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C.O.N.I. - F.I.V.

Notiziario Sociale Trimestrale • N. 34 Maggio 2013

TRIESTINA DELLA VELA

Associazione Sportiva Dilettantistica Stella d‘oro al merito sportivo

AUGURI PER I 90!

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abb. Postale - 70% - DCB Trieste

La Triestina della Vela festeggia l’anniversario

a cura di PINO BOLLIS

S P E C I A L E N OVA N T E S I M O C O M P L E A N N O


GRATITUDINE AI PREDECESSORI MENTRE NUOVI PROGETTI SI AFFACCIANO AL NOSTRO PRESENTE

Fabio Zlatich fotografato da Max Ceschia.

Egregi Soci, gentili Socie, ho il piacere di presentarVi il numero speciale della Brazzera dedicato ai 90 anni del nostro circolo. Questo, purtroppo, è l’ultimo numero curato dal nostro infaticabile Bollis, il nostro storico e apprezzato Direttore Responsabile ha, infatti, deciso di passare la mano. Questo pertanto è l’ultimo prezioso regalo che Pino ci fa. Un grazie di cuore! In queste poche righe Vi voglio raccontare le mie impressioni e le mie emozioni. Sono passati 90 anni da quel giorno in cui, nello storico caffè “Tommaseo” ha avuto inizio la nostra storia. Nel mio sentire è come il compleanno di una figura materna, a noi molto cara, antica, longeva e saggia. Novanta anni sono una vita lunga, costellata di successi sportivi; la vita degli uomini che, con capacità, perseveranza e passione hanno fatto crescere il Circolo. Il mio pensiero va con gratitudine e ammirazione ai nostri illustri predecessori che hanno reso grande la società. Dalla vecchia brazzera tanta strada è stata compiuta, ma nuovi progetti si affacciano al nostro presente, caratterizzato dalla divulgazione dello sport presso i giovani, per farne degli uomini che amano il mare, e che continueranno la nostra tradizione sportiva. Questa, credo, sia l’essenza di un sodalizio che ha vinto tanto, titoli italiani, europei, mondiali, che si fregia di cinque partecipazioni olimpiche, in cui il variegato ma compatto

corpo sociale è sinonimo di ricchezza e che non ha bisogno di autoproclamare la propria presunta grandezza a livello cittadino, perché, credetemi, ha tanto sentimento. Voglio infine rappresentarVi il mio personale orgoglio, quale figlio della STV, di avere avuto il piacere e l’onore di celebrare questo anniversario, e di presiedere un Circolo che attraverso gli anni e le mutazioni è riuscito nel migliore dei modi a dare forma ai propri desideri. Grazie a Voi, che tutti assieme formate una delle più belle società veliche, la “nostra” Triestina della Vela! Aspettandovi in mare... Fabio Zlatich

E ADESSO TIRO I REMI IN BARCA Prima o poi arriva per tutti (tutti quelli che possono ancora farlo) il momento di tirare i remi barca. Già tre anni fa avevo pensato di poter lasciare il gravoso impegno della direzione della Brazzera, ma Zlatich mi aveva spronato a continuare ancora per un po’. Oggi lascio il timone del Notiziario a forze nuove, promettendo al mio successore collaborazione qualora richiesta. In quasi diciotto anni di attività ho ricevuto dai Soci solamente consensi. Basta questo ad appagarmi. Grazie a tutti. Ci vediamo in mare. Pino Bollis

Triestina della Vela Pontile Istria, 8 - 34123 Trieste - Segreteria Tel. 040306327 - Fax 040313257 Bar Ristorante 040305999 www.stv.ts.it - info@stv.ts.it Direttore Responsabile Pierpaolo Gregori - mail pierpaolo.gregori@tin.it Autorizzazione del Tribunale di Trieste n. 1059/24.10.02 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abb. Postale 70% - DCB Trieste Grafica e impaginazione Luglio Fotocomposizioni Stampa Modiano S.p.A. Foto Claudio Ernè, FrancoVittur, Archivio STV, Max Ceschia, Roberto Ragogna, Pino Bollis. Questo numero è stato chiuso per la stampa il 30 aprile 2013.

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SPECIALE 90째 In alto, il bozzetto del guidone sociale disegnato dal socio fondatore Mario Lukas. In basso, il documento del 20 gennaio 1931 con cui si delibera la costituzione di una sezione della Filonautica a Cherso.

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SPECIALE 90°

DA 90 ANNI di Pino Bollis

S Pino Bollis, giornalista professionista. Socio dal 1958. Diportista. Ha curato per molti anni i notiziari della STV. Istruttore ai corsi di patente nautica.

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e andiamo a guardare le fotografie scattate alla fine della prima guerra mondiale, il bacino della Sacchetta è quasi irriconoscibile. Sulle rive, accanto a marinai e a lavoratori portuali si possono notare i pescatori intenti a riparare le reti; in mare sono ormeggiate molte barche da carico e poche barchette di diportisti. Fra quegli armatori, ci sia consentita la parola pomposa, agli inizi degli Anni Venti ci sono nove persone “di spirito tra il corsaresco e il poetico” (così annoterà il giornalista Italo Soncini) che sognano di dare vita a un nuovo sodalizio nautico, al pari dell’Adriaco nato vent’anni prima. Ambiscono ad avere una sede dove incontrarsi, sviluppare i loro progetti, parlare di mare e di regate. La barca rappresenta il loro mondo più bello, dove è gioia solo mollare le cime di ormeggio per andarsene a zonzo, ma un “tetto” può dare loro più tranquillità, meno pensieri. Sono tempi piuttosto difficili, spesso da cronaca nera. C’è il rischio che ti rubino perfino i remi della barca, se non anche il timone. Anno 1923. Un giorno, al rientro in porto, quelle nove persone, constatato che bastavano loro soltanto 14 lire per farlo, decidono finalmente di fondare l’agognato gruppo. Così il 20 marzo si riuniscono in una sala del caffè “Tommaseo” per sottoscrivere l’atto costitutivo. Tra le principali finalità c’è la creazione in Sacchetta di una sede che possa fungere da centro di assistenza per le attività nautiche. L’idea di Domenico Brencich, Enrico De Grandi, Carlo Giraldi, Carlo Liubich, Edmondo Lokner, Mario Lukas, Giorgio Mazzucato, Evaldo Perdan e Giorgio Sanzin piace a diversi altri appassionati e il 2 luglio dello stesso anno viene costituita la “Società Filonautica – Trieste” con la partecipazione di trentacinque aderenti. Giorgio Mazzucato, che aveva presieduto il gruppo in quei primi mesi, propone come suo successore l’avvocato Sergio Pontoni. Poi il circolo cambiò nome in Società Triestina della Vela e poi ancora ultimamente in

Triestina della Vela ADS. La STV è Stella d’oro al merito sportivo. Il bozzetto del guidone sociale porta la firma di Mario Lukas. E’ sempre quello stesso – azzurro, crociato in bianco e con una stella pure bianca - che garrisce sulla nostra sede e a riva delle nostre barche. Alla guida della STV si sono alternati finora diciannove Presidenti. Come prima sede avemmo un barcone di tipo brazzera, ormeggiato lungo la riva. Poi nel 1925 una vera casa galleggiante, sostituita successivamente negli Anni 50, quand’era Presidente Paolo Pupis, da una costruzione in muratura sul Pontile Istria appena costruito. La palazzina della Triestina della Vela venne considerata dall’USVI (Unione società veliche italiane) come la “più bella e razionale sede nautica d’Italia e una tra le migliori d’Europa”. Le barche erano all’ormeggio su corpi morti, in mezzo alla Sacchetta accanto ai pittoreschi garofolini. Per raggiungere la barca si doveva adoperare uno dei “passi” spinti a scia-e-voga; al rientro in porto la barca veniva raggiunta dal “passo” portato da ragazzini incredibilmente volenterosi. Grazie alla lungimiranza di Otello Oro, nel 1981 arrivarono i pontili, e successivamente nel 1987, Presidente Guido Crechici, la soletta per l’alaggio delle imbarcazioni. Passarono gli anni e la sede cominciò a sentirne il peso. Si ebbero estenuanti assemblee per decidere come fare i lavori di adeguamento e abbellimento. Ognuno diceva la sua e non se ne veniva a capo. Solamente la soluzione di un questionario (proposta dal sottoscritto) portò a un accordo tra i Soci. Nel 1995, Presidente Giampaolo Bartoli, l’incarico venne affidato all’arch. Umberto Wetzl. La sede ristrutturata venne inaugurata il 13 ottobre del 2000 quando a Bartoli era subentrato come Presidente Nicolò Ferro. Intorno agli anni Trenta la Triestina della Vela ebbe anche Sedi distaccate a Cherso, Laurana, Grado e un Consolato a Muggia. L’Albo d’oro che esponiamo con giusto vanto lungo lo scalone della STV si apre con


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I SUL MARE ieri...

il primo titolo conquistato da Danilo D’Isiot in Snipe nel 1949. Ma il prezioso documento dovrà essere corretto, in quanto dagli archivi è saltata fuori a sorpresa, poco tempo fa, la testimonianza che il primo titolo di cui poteva fregiarsi l’allora Società Filonautica era stato conquistato già venti anni prima, nel 1929, in classe 6 metri stazza nazionale dall’imbarcazione “Benita” di Luigi Stuparich, poi diventata “Mirella”, skipper Gianni Stuparich. Nell’Albo d’oro si contano a occhio e croce, fino al 2012, su derive o barche d’altura, 27 titoli mondiali, 15 titoli europei, 68 titoli italiani e 33 titoli nazionali, nonché – il fiore più bello al nostro occhiello – cinque partecipazioni alle Olimpiadi con sette atleti.

Siamo sul mare, e lo godiamo in pieno… Fino a quando non arriva l’alta marea a coprire i pontili e il pavimento della sede a pianoterra. Qualche danno è inevitabile. In “Ricordi di un cronista”, Ranieri Ponis racconta di uno scampato pericolo che ci riguarda da vicino. Il 26 novembre 1969, il custode della Vela fece appena in tempo a salvarsi dall’acqua alta assieme alla famigliola: la culla della figlioletta, messasi a galleggiare, era andata a sbattere contro il letto in cui dormivano Alessio Floriano e la moglie Nevenka, svegliandoli per il rumore. (In quella notte perse la vita anche l’avventore di una trattoria dietro la Portizza, annegato in venti centimetri d’acqua all’uscita dal locale).

La brazzera che è stata la prima nostra sede sociale.

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SPECIALE 90° Uno dei garofolini esistenti un tempo in Sacchetta. Era in pietra bianca di Aurisina e di ausilio agli ormeggi delle navi.

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Un giorno, illustrando l’attività svolta dalla Triestina della Vela in occasione di una sola regata, il Presidente Fabio Zlatich sciorinò una serie impressionante di dati: duecento e più barche in mare, cinquecento persone coinvolte nella manifestazione tra atleti e accompagnatori, cento boe posate in mare, la fattiva collaborazione di tanti Soci armatori con la messa a disposizione delle loro imbarcazioni. Sono numeri che fanno riflettere sull’impegno profuso. Un impegno enorme, di uomini che sacrificano il loro tempo libero al servizio dello sport e che si sentono ampiamente gratificati dal successo delle varie iniziative intraprese e dai rico-

noscimenti dei partecipanti e delle istituzioni. Non c’è occasione proposta dal Consiglio direttivo che non trovi la pronta rispondenza di tantissimi Soci. La stupenda collaborazione dei Soci, la sede ospitale, le nostre capacità tecniche ci assicurano grande successo in tutte le iniziative, come abbiamo potuto constatare in occasione anche di campionati di livello mondiale che abbiamo organizzato. E non sono solamente i titoli conquistati sui campi di regata a riempirci di orgoglio. Il massimo riconoscimento che la Triestina della Vela può dare a un suo Socio è rappresentato

dal titolo di Commodoro. In 90 anni, questa onorificenza è andata solamente a una persona: Giorgio Brezich, insignito dalla Triestina della Vela nel 2012 per gli altissimi meriti acquisiti sia in campo sportivo sia in quello dirigenziale. Un’associazione come la nostra di sport si nutre e grazie allo sport si sviluppa, aumenta progressivamente il suo prestigio. Richiama annualmente centinaia di ragazzi a frequentare i suoi corsi di vela. Molti di questi si affezionano alla STV, continuano a stare con noi, crescono assieme a noi e pian piano li vediamo trasformarsi in uomini. Rappresentano il nostro futuro. Molti di loro arriveranno a ricoprire posti dirigenziali. Ogni anno organizziamo molte regate, per derive e per barche d’altura. Fra le più prestigiose di questi ultimi anni possiamo ricordare in classe Snipe il Mondiale femminile, l’Europeo juniores e il Mondiale Master Snipe, poi l’Italiano e l’ Europeo di Mini Altura, e in classe L’Equipe il Campionato italiano a squadre e il Campionato italiano. Da ricordare anche la proficua collaborazione con Porto San Rocco e con l’Adriaco, nonché il Campionato italiano classi olimpiche assieme ad altre cinque Società della zona. Le nostre regate tradizionali sono il Piccolo Nastro Azzurro, il Nastro Azzurro e la Marinaresca in notturna, e poi i trofei “Città di Trieste - Per Paolo”, “Bisso”, “Ferin”, “Finozzi & Alesani”, “Bongo”. Sempre affollato, chissà perché, l’appuntamento con la “Mare & Vino”. Notevole l’impegno della STV anche nell’organizzazione dei trofei “Insiel” e “Sailing for Children”. E c’è anche il Nastro Bianco, gara sociale di sci, oggi con attrezzature sofisticate e nei ricordi lontani con tavole di legno e vestiti da intirizzirsi. Quanto alla pesca, siamo abituati a chi la spara più grossa in fatto di catture, ma la resa dei conti, la prova della verità se vogliamo, è nella nostra gara sociale per il Nastro Giallo e la Lisca d’oro. Oltre ai corsi per ragazzi, la STV organizza corsi di vela per adulti. Il suo Centro di istruzione per la nautica, poi, organizza corsi per il conseguimento della patente nautica; gli esami possono tenersi in sede e un nostro rappresentante può fare parte, senza diritto di voto, della commissione d’esame. Sapete tutti che non è solo lo sport a caratterizzare il nostro circolo. Operiamo da tempo


La Vela un tempo disponeva del “Mau Ciau”, una grossa barca scuola adoperata anche per crociere. Era stata costruita da Danilo D’Isiot a Muggia per Tyrichter, poi era stata venduta a Vito Medaglia di Milano che non la usava mai ma la teneva sempre ormeggiata da noi. L’allora Presidente Marsilio Vidulich un giorno disse “diplomaticamente” a Medaglia che ormai la barca poteva considerarsi nostra, per usucapione diciamo, e così fu. D’estate le banchine si svuotano. Al ritorno dalle vacanze sono in agguato i delatori del Comitato Calbu, pronti a captare il minimo indizio di guai capitati ai naviganti. Durante la cena sociale di fine anno c’è sempre da divertirsi.

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nel sociale facendo godere della navigazione a vela i giovani diversamente abili e gli studenti di scuole di tutta la regione. In queste attività abbiamo anche sempre il pieno sostegno della Capitaneria di Porto. Una volta, andare oltre l’orizzonte era un’impresa. Il compianto Libero Mazzi, giornalista del “Piccolo” e nostro caro Socio, con il suo articolo “Andare a Lussino”, un inno al sole, al vento e al mare, ha fatto sognare i giovani di allora. Io ero agli inizi, e fantasticavo sulla rotta Trieste-Pirano, poi il passaggio di Punta Salvore, le pericolose secche di Zambrattia, e sempre più giù fino all’incontro con il Quarnero, spauracchio cui si deve rispetto come tanti hanno imparato a loro spese.

I SOCI FONDATORI + Domenico Brencic + Enrico De Grandi + Carlo Giraldi + Carlo Liubich + Edmondo Lokner

+ Mario Lukas + Giorgio Mazzucato + Evaldo Perdan + Giorgio Sanzin

I PRESIDENTI + Giorgio Mazzucato dalla fondazione all’assemblea del luglio 1923 + avv. Sante Pontoni (1923-1928) + dott. Virgilio Rubini (1928-1931) + dott. Sisinio Zuech (1931-1941) + ing. Riccardo de Haag (1941-1948) + dott. Paolo Pupis (1948-1956) + prof. Marsilio Vidulich (1957-1964) + avv. Giorgio Irneri (1965) + prof. Marsilio Vidulich (1966-1969)

+ rag. Umberto Brovedani (1970-1974) + ing. Roberto Zar (1974-1976) + ing. Egeo Bonetta (1976) ing. Gianfranco Longhi (1976-1979) + p.i. Otello Oro (1979-1982) Guido Crechici (1982-1994) arch. Giovanni Paolo Bartoli (1994-1998) ing. Nicolò Ferro (1998-2004) cap. Giorgio Brezich (2004-2010) arch. Fabio Zlatich (2010-...) 7


SPECIALE 90° Un’insolita veduta della Sacchetta, per la quale ringraziamo Claudio Ernè.

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Comunque bisogna riconoscere che il guidone della Vela è stato presente in tutti i mari. Ce l’ha portato “Amaltea” di Mario Bonomi nel suo giro del mondo. Fra i “Cape Horners” citiamo Dani De Grassi. E qui ricordiamo anche la graditissima sorpresa fattaci da Luciano Sandrin, emigrato tanti anni fa in Australia in cerca di fortuna. Alla partenza da Trieste si era ripromesso di far soldi e di ritornare nella sua città almeno una volta al comando di un’imbarcazione tutta sua. Approdò alla Vela col “Sabaloo” il 9 giugno 1983, dopo una navigazione di 25 mila miglia. Promessa mantenuta. Per lunghi anni l’attività della Triestina della Vela è stata documentata da riviste a tiratura nazionale, tra le quali “La Vela”, “Vela e Motore”, “Yachting italiano”. Poi la STV ha fatto da sé, pubblicando notiziari sempre più belli e ricchi di fotografie. Uno sponsor generoso ci consente da nove anni a questa parte di fare uscire la “Brazzera” in veste davvero dignitosa. E’ sempre in primo piano l’attività culturale, con mostre, conferenze, dibattiti. Ce ne parla più avanti l’amico Niki Orciuolo. In novanta anni sono cambiate tante cose riguardanti il panorama della nautica. Così, dell’evoluzione delle vele ci scrive Roberto Vencato, di come è cambiato il mondo delle derive Giorgio Brezich, e delle barche da regata d’altura Marina Simoni.

Già in passato la Triestina della Vela ha festeggiato in varie occasioni le sue tappe più significative. Per i 40 anni di anzianità, sotto la presidenza di Marsilio Vidulich (è da annotare per inciso che Vidulich è stato l’ispiratore del tesseramento nazionale nel settore della vela), è stato pubblicato un fascicolo e ai Soci è stato donato un posacenere ricordo. Per il cinquantesimo anniversario, sotto la presidenza di Umberto Brovedani, videro la luce due pubblicazioni: “Col vento in poppa ma anche di bolina” di un comitato di soci e “Ridi e piangi barca amata” di Fabio Sarè. Nel 1998, per il 75°, sotto la presidenza di Nicolò Ferro, venne dato alle stampe il libro “Dal golfo agli oceani”, curato dal sottoscritto. Dieci anni dopo uscì lo speciale annuario “1923 85° 2008”, dedicato ai nostri Soci, agli innamorati della vela di ieri, oggi e domani; vi si ricorda fra l’altro che la Vela è la diciannovesima società fondata in Italia e la quarta dell’Adriatico. Nell’occasione Brezich – allora Presidente – scrisse che “il restauro delle sedi delle tre canottiere, l’abbellimento dei corridoi di accesso e la prevista costruzione di un nuovo manufatto sul tetto della sede daranno sicuramente grande dignità a tutta l’area della Sacchetta già fortemente migliorata grazie al rifacimento delle Rive. I mezzi nautici aumentati di numero e di qualità ci permettono di pianificare futuri impegni organizzativi di ancora più alto livello”.


Un numero speciale della Brazzera venne pubblicato in luglio 2009, in italiano e in inglese, in occasione del Campionato mondiale Snipe Master da noi organizzato. L’Albo d’oro ricorda i più grandi campioni di vela, ma è affidata a qualche scritto o al ricordo personale dei più anziani la memoria di tanti personaggi che si sono distinti tra i Soci per capacità, operosità o simpatia. Non possiamo citarli tutti, come sarebbe invece doveroso. Ma uno per tutti sì: Brunetto Rossetti, pittore superlativo di barche, armatore dell’irraggiungibile “Nibbio”. Gli altri ci perdonino. Possono farlo, perché sanno che sono nei nostri cuori. Nel solco della tradizione, i dirigenti di oggi sono intenzionati a seguire la strada tracciata dai nostri predecessori ma decisi a portare in tutti i settori miglioramenti continui. E’ così

che cresce, anno dopo anno, una società senza grilli per la testa, che guarda in avanti con coraggio, sacrificio, caparbietà, con l’entusiasmo che dura da ben novanta anni. Il 20 marzo di quest’anno è ricorso infatti il novantesimo anniversario di fondazione della STV. Come riferiamo ampiamente più avanti, lo abbiamo celebrato convenientemente con la consegna di una targa ricordo al caffè “Tommaseo” e con una significativa cerimonia nella nostra sede seguita da una grande festa. Abbiamo avuto graditi ospiti i rappresentanti degli altri circoli velici, tra i quali l’Adriaco col quale possiamo dirci cugini per la grande amicizia reciproca e per il sano agonismo (senza alcun antagonismo) che ci anima. Ha assicurato un accurato servizio di catering la Focus srl.

Le copertine delle pubblicazioni celebrative della STV in ricorrenza dei 40, 50, 75 e 85 anni dalla fondazione.

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CONTINUA EVOLUZIONE NEL SETTORE DERIVE di Giorgio Brezich

Q Giorgio Brezich, socio dal 1958. Atleta pluridecorato. Commodoro STV. Ex dirigente e Presidente della Vela. Ha presieduto anche la XIII Zona FIV.

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uando ho iniziato a fare vela negli anni ’40 le società veliche locali erano molto poche (il Circolo Vela Muggia dal 1946, lo Yacht Club Adriaco dal 1903, la Triestina della Vela dal 1923, la Oscar Cosulich dal 1933 e la Canottieri Ausonia dal 1909 e anche le classi veliche erano di numero molto contenuto, per cui la scelta per un velista era piuttosto semplice e direi influenzata da pochi parametri: singolo o doppio, capacità economica, peso. Fatta chiarezza su questi argomenti si poteva decidere in caso di opzione per il singolo di regatare in Iole Olimpionica 1936 (detta ioletta), se in doppio leggero in Beccaccino (ora chiamato all’inglese Snipe che sempre beccaccino vuol dire), se in doppio pesante in Stella (Star). Il Dinghy 12’ a Trieste era già tramontato (mentre resisteva magnificamente a Monfalcone), stavano scomparendo pure le derive adriatiche A (alla STV veleggiava ancora il Mirella II dei de Haag) che tanto avevano contribuito alla diffusione della vela leggera avvicinando al mare molti appassionati. Le imbarcazioni erano costruite sia amatorialmente sia professionalmente però, a mio avviso, seguendo i progetti e le stazze in modo empirico. Le imbarcazioni, almeno nel periodo estivo, rimanevano regolarmente in acqua e venivano utilizzate anche per il diporto e specialmente per la pesca; infatti spesso venivano dotate di un motore fuoribordo o anche di motore entrobordo e in questo caso il pozzetto veniva coperto con dei portelli (boccaporte) per evitare l’entrata dell’acqua piovana. Uno dei primi costruttori a capire l’importanza del peso della barca, dell’utilizzo delle tolleranze nelle misure di stazza, fu Danilo D’Isiot, mitico costruttore di beccaccini vincitori di moltissime regate. A Monfalcone ci furono dei costruttori di Stelle molto attenti agli stessi problemi con il risultato di produrre delle ottime imbarcazioni. Le migliori iole erano costruite dai Frausin

padre e figlio; una delle meglio riuscite fu sicuramente la “Attila”. Molto interessante era la proprietà delle barche, che spesso erano di soci che non le utilizzavano mai o quasi mai ma le davano molto generosamente in affido ai giovani più promettenti perché potessero competere ed acquisire esperienza per migliorare. Allo YC Adriaco erano famose le iole “Falena” con le quali regatava Giorgio Rinaldi, però il proprietario era Pangrazi. Alla STV la “Luisella” era di proprietà di Cadalbert, però è stata usata specialmente da Guido Inchiostri. Anche alcuni beccaccini erano di proprietà di soci che venivano in sede occasionalmente per constatare che le loro barche venissero utilizzate con attenzione e fossero mantenute, anche a loro spese, in buone condizioni. Anche se i professionisti costruivano più barche dello stesso tipo, non seguivano il concetto della costruzione in serie per avere una omogeneità qualitativa, e questo sia per il metodo di costruzione molto tradizionale e anche a causa dei materiali impiegati con non si prestavano alla lavorazione in serie. La produzione e il commercio del compensato marino erano agli albori, così pure quella dell’importazione di legname esotico. L’uso diffuso di questi materiali, abbinato all’esigenza di avere scafi adatti a competizioni di maggior livello, portò al grande cambiamento qualitativo del prodotto. La maggior disponibilità economica delle persone portò inoltre alla scelta di barche di maggiori dimensioni da dedicare al diporto. Questo portò alla netta distinzione dell’utilizzo delle barche tra regata e crociera. Il numero di costruzioni di beccaccini, star, iole diminuì sensibilmente a favore di imbarcazioni più sofisticate e di quelle di dimensioni maggiori a uso puramente amatoriale. Alla regata internazionale Olandese Volante della STV del 1953 regatarono per la prima volta in golfo gli FD, barche magnifiche, veloci, acrobatiche costruite in lamellare su stampo. Localmente ebbero una diffusione limitata, anche dovuta ai costi molto elevati, però con prestazioni di eccellenza e la conquista di tante


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vittorie e di un Campionato italiano da parte Cobau e Apollonio. Localmente è rimasta storica la costruzione contemporanea di quattro beccaccini uguali, quindi prodotti in serie, utilizzando western red cedar per lo scafo e compensato marino per la coperta. Barche bellissime, estremamente veloci (il “Portorose” è l’unico beccaccino italiano ad aver vinto un campionato mondiale), leggerissime e durature. Tre dopo 60 anni fanno ancora magnifica figura. Per le Stelle locali la grande evoluzione fu rappresentata dall’importazione dagli USA delle barche costruite da Lippinncott e da Etchells che vincevano le regate più importanti. Anche in questo caso la leggerezza degli scafi, la flessibilità e il basso peso degli alberi, abbinati allo sfruttamento delle tolleranze dimensionali, portarono alla fine delle costruzioni amatoriali e professionali meno raffinate. Nel 1955 alla STV gli allievi, su mandato e con la guida del Consiglio direttivo e di Guido Apollonio titolare di un famoso cantiere navale, costruirono, regolarmente in legno, tre Cadets. Il Cadet è una piccola imbarcazione a spigolo inglese molto interessante perché dotata di randa, fiocco e spy, per cui i bambini finalmente potevano avere una imbarcazione adatta a loro perché più maneggevole e leggera del beccaccino. Tra Trieste e Monfalcone ne vennero costruiti moltissimi al punto da organizzare a Trieste un Campionato del mondo. Deus

ex macchina della classe è stato il capitano Marino Tarabocchia dello YC Adriaco, grande appassionato di vela, padre delle sorelle Laura e Marina magnifiche regatanti. A quel tempo nella nostra area navigavano anche alcuni Dragoni, che però vedevamo solo saltuariamente in occasione delle grandi regate internazionali organizzate dallo YC Adriaco. I Dragoni erano di costruzione tedesca o danese fino a quando il Marina “Hannibal” per merito di Sergio Sorrentino iniziò la produzione locale, credo su licenza o collaborazione con il costruttore danese. Nel 1951 comparvero cinque Finn importati dalla Federazione per consentire ai singolisti di prepararsi per le Olimpiadi di Helsinki dove per prima volta venne adottata questa classe. Successivamente, circa a metà degli anni ’50, Sorrentino portò in Italia i primi due FJ che inizialmente non suscitarono alcun interesse, per poi svilupparsi in modo incredibile divenendo la prima classe internazionale dedicata quasi esclusivamente ai giovani che ha permesso la formazione di altissimo livello di tanti ragazzi (come Vencato, Sponza, Demartis, Bertocchi, Noè, Beltrame ecc.e i loro prodieri). A quel tempo le barche erano ancora costruite rigorosamente in lamellare di legno ed al top erano i Galletti. Barche elegantissime, leggere, estremamente veloci. Sergio Sorrentino, uomo dal grande fiuto non solo come velista ma anche come imprenditore, ha avuto il merito di importare anche


SPECIALE 90° un prototipo e i piani costruttivi dell’Optimist, per cui se oggi esiste in Italia una barca così diffusa lo si deve a lui. I primi esemplari vennero costruiti in compensato nella falegnameria cantiere del futuro Marina Hannibal e poi da tantissimi genitori ed artigiani disseminati in tutta Italia. Sorrentino, grande campione di vela su Star ma specialmente su Dragoni, veleggiando nel Nord Europa ebbe modo infatti di vedere in acqua tantissimi FJ e Optimist con a bordo ragazzini impegnati ad apprendere i primi rudimenti di vela, per cui reputò utile introdurre anche da noi queste classi che contribuirono alla diffusione delle scuole vela. La classe Finn ebbe alcuni momenti di produzione in serie di un numero piuttosto importante di imbarcazioni in legno e precisamente per la preparazione degli scafi per le Olimpiadi di Napoli del 1960, e per i successivi campionati europei. La costruzione venne affidata alla Fincantieri di Monfalcone e ad eventi conclusi le barche vennero vendute a prezzi specialissimi alle società veliche nazionali che ne fecero richiesta. Anche alla STV vennero acquistati tre

o quattro di questi Finn per sviluppare l’attività giovanile in singolo. Parte del romanticismo che ammantava l’attività velica venne a mancare con la diffusione della vetroresina e quindi con la standardizzazione della produzione da parte di pochi costruttori specializzati. Anche in questo caso gli inizi non furono facili a causa della qualità e del peso delle barche, però dopo alcuni anni le cose migliorarono al punto da soppiantare le costruzioni in legno permettendo inoltre la rapida diffusione di nuove classi sia giovanili che non. La situazione attuale vede praticamente la costruzione esclusivamente in vetroresina e la diffusione di tante classi da creare una certa confusione nella scelta da parte dei velisti e una loro dispersione. Infatti, nonostante i praticanti siano enormemente più numerosi che in passato, le regate, a parte quelle della classe Optimist, non vedono un numero maggiore di iscritti rispetto al passato, per cui il raggiungimento di livelli di vertice diventa più difficile perché mancano il confronto e lo stimolo emulativo. Quindi anche le evoluzioni possono avere il loro tallone di Achille.

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LE FORMULE DI STAZZA AGUZZANO L’INGEGNO Dallo IOR all’IMS, all’ORC. L’Altura spinge i progettisti a trovare soluzioni innovative di Marina Simoni

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orreva l’anno… gli anni 70… mi affacciavo alle regate sulle “barche grandi” dopo un battesimo della vela sul mitico “Nibbio2”. La prima regata d’altura la feci con un’altra barca prestigiosa dell’epoca, lo “Shark”, un Sangiovese di 8 m. progetto Fioravanti, che mi sembrava enorme e… velocissima. Al momento non sapevo che le barche d’altura di quegli anni (70 - 80) stavano vivendo una trasformazione epocale che veniva dall’emisfero meridionale: un ragazzotto neozelandese di nome Bruce Farr rivoluzionava le barche “grandi” facendole assomigliare alla barche “piccole”; le barche d’altura, una volta strette, pesanti, con grande stabilità di peso, dislocanti, diventavano leggere, larghe, con grande stabilità di forma, relativamente poco invelate, in una parola plananti. Negli anni Ottanta questa rivoluzione prese piede in tutto il mondo nautico. Un esempio lo abbiamo sotto gli occhi nella nostra società. Nel 1976, alla Half Ton Cup di Trieste, un quasi esordiente Andrea Vallicelli si presentò con lo Ziggurat 9.10, barca che ha avuto un grandissimo successo; nello stesso Campionato a qualcuno non sarà sfuggito il “Tuscany”, strana barca tagliata e ricucita che già seguiva i nuovi dettami in termini di progettazione nautica. Ma solo quattro anni più tardi il team progettuale Fontana-Maletto-Navone disegnò “Pioniere” e Roberto Starkel “Serbidiola”, barche che vediamo tutti i giorni ai nostri ormeggi, un’evoluzione storica rispetto allo Ziggurat. Tutto era regolato, come dagli albori dello yachting, dalle formule di Stazza. Negli anni 70, esplosione delle regate d’altura in Italia, vigeva lo IOR, forse la prima formula con basi scien-

tifiche per paragonare le prestazioni di barche diverse. In quegli anni non esistevano i monotipi o quasi, perché in realtà c’era già un piccolo cabinato che faceva classe, il Meteor, progetto ‘68 dell’olandese Van de Stadt. Il Meteor ha un seguito notevolissimo anche dopo oltre 40 anni: i buoni progetti non muoiono mai! Le stazze: servono, non servono. Io ritengo che siano fondamentali per confrontare barche diverse; le formula di stazza, e forse questo è un difetto, influenzano pesantemente le scelte progettuali e di conseguenza le politiche dei cantieri. Ma torniamo allo IOR, sistema validissimo, ma che inevitabilmente doveva tramontare in quanto, portato alle estreme situazioni di progetto, ha finito per partorire barche poco utilizzabili per un qualsiasi uso che non fosse quello agonistico, con conseguente rapida perdita di competitività e valore. Anni 90: lo IOR cede il passo all’IMS divenuto poi ORC, sistemi che hanno portato ad un’ evoluzione e affinamento delle modalità di misurazione (sono comparsi puntatori laser ed altre diavolerie per misurare le barche), le barche si sono subito adeguate alle nuove regole. Tutti ricorderanno gli ultimi progetti IOR caratterizzati da bordo libero basso, grande larghezza per migliorare la stabilità di forma, grandi tughe per ottenere l’altezza minima in cabina, alberi frazionati con sezioni… imbarazzanti che si reggevano in piedi solo con sofisticati sistemi di sartie volanti. Gli IMS e ORC sono al contrario barche strette, più pesanti, bordo libero alto, fiocchi piccoli, alberi armati quasi in testa con sezioni decisamente più rassicuranti. Non bisogna dimenticare nell’ evoluzione delle barche quella dei materiali, dal legno lamellare e dalle abbondanti sezioni di vetroresina degli anni 70 (nel dubbio era meglio fare una resinata in più) siamo passati all’utilizzo dei

Marina Simoni, socia dal 1972. Insegnante di educazione fisica. Regatante in Altura. Presidente della XIII Zona FIV.

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SPECIALE 90° Un tempo, il Comitato di regata non poteva fare a meno del cronometrista. In piedi, col berretto bianco, vediamo qui un rappresentante della benemerita categoria, il signor Quarantotto, Un giorno, in occasione di una regata a Grado, il cronometrista era stato fatto “accomodare” sulla boa foranea. Durante la cena, alla fine della regata, ci si accorse di essersi dimenticati del cronometrista. Non si sa chi sia andato a liberarlo.

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materiali compositi che hanno portato ad una diminuzione dei pesi degli scafi, a un loro irrigidimento, a una riduzione delle attrezzature. Già, le attrezzature. Se qualcuno ricorda le barche degli anni 70, “El Cid” e “Raguseo” per citarne due (e con questo mi sono inimicata tutti gli altri armatori della STV non ricordando i loro prestigiosi yacht ), all’epoca le barche erano dei veri campionari delle ditte produttrici di attrezzature. Negli anni l’evoluzione ha portato a una diminuzione di winch, bozzelli ecc. e a una drastica riduzione di dimensioni e pesi, qualche volta esagerando… e più di qualche bozzello è esploso. Anche sul settore cime è evidente una riduzione dei diametri, addirittura l’abitudine a sfilare le calze per lasciare solo delicatissime “anime” di kevlar, spectra o altro e un conseguente tassativo obbligo all’uso del guanto.

Torniamo alle stazze che hanno portato a una nuova figura: “l’ottimizzatore”. Una volta, gli armatori, prima delle regate, si limitavano a scaricare i materassi, i parabordi ecc. , oggi invece “l’ottimizzatore” studia la stazza, progetta modifiche e carotaggi dei bulbi, aggiunge, ma soprattutto… toglie piombi, sostituisce timoni, ecc. (ma qui siamo già in un settore di addetti ai lavori, ma soprattutto di budget di spesa non strettamente alla portata di tutti). Per concludere, citiamo un fenomeno tipicamente locale, le barche Open. In questo caso si parla di barche nate sull’onda dell’entusiasmo per la velocità, sono barche con pesi ridicoli e velature impressionanti, ma qui stiamo parlando di funambolismo che poco ha a che fare con la vela di altura.


SPECIALE 90°

DALLE VELE IN COTONE A QUELLE AL COMPUTER Stiamo assistendo a un inarrestabile progresso tecnico. Come si calcola il peso del tessuto di Roberto Vencato

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923... guai a bagnar le vele... Già, il cotone bagnato pesa come un sasso ed è il tessuto più usato per la fabbricazione delle vele, ogni tanto si vede ancora qualche vela in lino trattato, i pannelli sono molto piccoli e le sovrapposizioni per le cuciture servono per bloccare l’elasticità che, insieme al peso, era il vero problema. La tecnologia sembra non avanzare per diversi anni, si tentano strane pannellature, la più usata è la famosa “spina di pesce”. Spinnaker? Pochi tentativi di vele similari, ancora non esiste uno standard predefinito e il cotone si mescola a varie soluzioni. Bisogna arrivare agli anni 50 per vedere un cambiamento epocale: l’ introduzione del Dacron, un polyestere che ha un modulo molto superiore al cotone, molto semplice ed economico da produrre. I velai hanno finalmente in mano un prodotto che garantisce una stabilità di forme fino ad allora inimmaginabile: le pannellature si adeguano e bastano pochi “ferzi” per poter produrre una vela, il filo per cucire in polyestere è un’altra pietra miliare per garantire la durata dell’ assemblaggio. Le velerie possono finalmente preincollare le vele con il biadesivo e proporre un prodotto longevo e rapido da produrre. Il nylon intanto diventa il punto di riferimento per produrre gli spinnaker. Negli anni è molto cambiata la chimica delle spalmature poliuretaniche usate per il finissaggio, ma il materiale di base è a tutt’oggi esattamente lo stesso. Piccole variazioni chimiche e di finitura, vari tentativi con tessuti affini ma alla fine il Dacron resta il principe degli anni 60 e 70.

La Coppa America del 1983 fa capire per la prima volta che la ricerca di stabilità e leggerezza sono imperativi per avere il massimo rendimento delle vele, le industrie chimiche sono “lanciatissime” e inizia una sarabanda di tentativi con fibre di tutti i tipi incapsulate in due strati di film: nascono i laminati. All’inizio il Kevlar sembra insostituibile, il suo alto modulo (tenute in trazione paragonabili all’acciaio) e la sua buona adesivizzazione nel processo di laminazione lo propongono come la fibra del futuro e in effetti sarà così per qualche anno finché altre fibre prenderanno gradualmente il suo posto. Al Kevlar non viene perdonato il grave degrado che subisce con i raggi UVA e lentamente negli anni 90 nascono laminati contenenti Black Technora, Vectran, Dyneema, PBO Zylon, Carbonio, non ultimo il mitico Cuben Fiber. Alcuni di questi materiali sono esattamente quelli che si usano oggi, prevalentemente Black Technora e Carbonio che sono responsabili di quel “Black Look” che tanto va di moda. Oggi le vele pannellate sono state sostituite da vele fabbricate tutte di un pezzo o assemblate in grandi box con la disposizione di fili progettata a computer e differente per ogni singola vela. In tutti questi anni solo una cosa non è cambiata: l’unità di misura per stabilire il peso del tessuto che resta l’oncia per yarda quadra (36 x 36 inches)... ma... pochi sanno convertirla in grammi poiché non ha nulla a che fare con le once tradizionali! Gli anglosassoni hanno ben pensato di istituire la SM OZ (sailmaker ounce) che va calcolata su un rettangolo di 28.5 x 36 inches... divertitevi moltiplicando le once della vostra vela per 42.83 grammi... risultato garantito!

Roberto Vencato, socio dal 1970. Velaio. Olimpionico in 470 a Montreal nel 1976 assieme a Roberto Sponza (decimi su 34 partenti).

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SPECIALE 90°

EVENTI CULTURALI E INTRATTENIMENTI di Niki Orciuolo

A Niki Orciuolo è socio dal 1967. Giornalista e scrittore, è accompagnatore turistico molto apprezzato nei suoi viaggi in ogni parte del mondo.

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ccanto all’attività primaria della STV, che ovviamente è quella sportiva, in questi nove decenni si è affiancata un’altra diversa e variegata che potremo definire ludica, ricreativa e culturale, che si è via via sviluppata nel tempo, senza interruzione, con grande partecipazione e soddisfazione dei sempre più numerosi soci. Per un lungo periodo nel passato della STV, nel Direttivo è stato presente un Responsabile dell’attività ricreativa chiamato comunemente “Direttore Feste”, alludendo chiaramente al suo compito di organizzare premiazioni, cene sociali, ma soprattutto i famosi balli per giovani e meno giovani, veglioni di Capodanno e le spettacolari feste di Carnevale, di grande successo e sempre molto ambite da soci e dai loro ospiti. Alcuni tra i soci più anziani ricorderanno certo come in tanti ci si impegnava per settimane ad arredare il salone per le feste e nei ricordi rimangono i mitici veglioni con tema “Pirati”, “Il Mare”, “Il Circo”, “Antica Roma” e tanti altri ancora. Insomma alla STV non si veniva solo per parlare di vela o commentare le regate, ma anche per divertirsi e trascorrere il tempo libero in un ambiente sano e familiare. Nei mesi invernali, poi, venivano organizzati tornei di tennis da tavolo, scacchi, dama e carte, gare gastronomiche con tanto di piccoli stand e degustazione; nei mesi estivi, l’albero della cuccagna con inevitabili tuffi in mare, gare di “passi” e altro ancora. Non tutti possedevano ancora un televisore, per in cui molte serate la sede era affollata da decine di soci (il fumo allora si poteva tagliare con il coltello!) che assistevano a “Lascia o Raddoppia?”, a partite di

calcio e avvenimenti sportivi come le regate di Coppa America, da “Azzurra” a “Il Moro di Venezia”, a “Luna Rossa”. Certo negli anni molte cose sono cambiate, ma la voglia di utilizzare al meglio la nostra sede, più volte abbellita e resa sempre più funzionale, non è mai venuta meno. Negli ultimi anni, a esempio, hanno avuto notevole successo gli eventi culturali mensili aperti a ogni tema e contenuto, da quello artistico a quello musicale e teatrale. L’idea e il format, rivelatosi felice, è stato quello di dare spazio alle molteplici capacità, attività, conoscenze specifiche e hobby di tanti soci. Ecco dunque che alcuni hanno potuto esporre in una mostra le opere da loro create come quadri, disegni, sculture, fotografie, o presentare libri e pubblicazioni da loro scritti, descrivere viaggi in lontani Paesi accompagnando il tutto con proiezioni fotografiche. Apprezzati anche i pomeriggi in terrazza per la lettura di poesie con accompagnamento musicale dal vivo, e naturalmente le conferenze su tanti temi quasi sempre attinenti al mare, alle esplorazioni, alla tecnica navale, ad avventurose e impegnative crociere oceaniche. Tutto si è svolto, e non poteva essere che così, a titolo volontaristico e sempre grazie al fondamentale aiuto di tanti soci disponibili. Ultimamente tutta questa attività in sede è stata ampiamente descritta negli articoli della “Brazzera” e segnalata sempre sul nuovo sito della STV (www.stv.ts.it) che, grazie alla Newsletter a cui ogni socio può iscriversi, raggiunge ormai chiunque desideri essere informato. La Triestina della Vela è dunque cresciuta anche tecnologicamente in questi 90 anni, ma fortunatamente lo spirito di aggregazione è rimasto lo stesso sia in mare sia a terra.


GLI ORGANI SOCIALI L’Assemblea dei Soci tenutasi il 24 febbraio 2013 ha provveduto al rinnovo degli organi sociali decaduti per scadenza di mandato. Alla Presidenza è stato confermato l’architetto Fabio Zlatich. Di seguito i nuovi compenti del Direttivo, dei Revisori dei conti e del Collegio dei probiviri.

CONSIGLIO DIRETTIVO

Pubb. Relazioni Gregori Pierpaolo

Presidente Zlatich Fabio

Resp. Sede Cibibin Massimo

Vice Presidente Ulcigrai Sandro

Resp. Mare Fonda Massimo

Tesoriere Neglia Gino

Resp. Sport Faggiani Francesco

Segretario Michelazzi Stefano

Coadiutore Teghini Michele


COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI

COLLEGIO DEI PROBIVIRI

Presidente Fonda Fabio

Presidente Penso Marco

Effettivo Cavazzon Riccardo

Bollis Giuseppe

Effettivo Bontempo Tullio

Giugni Umberto

Supplente Orlando Cristina

Sponza Furio

Supplente Relli Paola

Terdoslavich Giuseppe


SPECIALE 90° Un momento della cerimonia al Caffè “Tommaseo”. Da sinistra: Gino Neglia, Stefano Michelazzi, Fabio Zlatich, Sandro Ulcigrai, Francesco Faggiani, Michele Teghini, Massimo Fonda.

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TARGA AL CAFF

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ello storico caffè “Tommaseo”, il 20 marzo di novanta anni fa un gruppetto di persone si riunì per dar vita alla Società Filonautica, destinata a diventare Triestina della Vela. In ricordo di quel lontano giorno, il 20 marzo 2013 il Consiglio direttivo della STV, guidato dal Presidente Fabio Zlatich, ha consegnato al caffè “Tommaseo” una targa ricordo. La cerimonia è stata seguita con commozione da diversi Soci. In serata, nel salone delle feste della STV ha avuto luogo un ricevimento cui sono intervenute circa 300 persone fra autorità, esponenti del mondo sportivo e Soci con i loro famigliari. Nelle pagine che seguono pubblichiamo alcune delle foto scattate durante la festa.


SPECIALE 90°

FÉ “TOMMASEO”

Gli ex Presidenti Giampaolo Bartoli e Guido Crechici, poi Giorgio Fonda, il Commodoro Giorgio Brezich anche lui già Presidente, Marco Penso Presidente dei probiviri. A sinistra, la targa rievocativa.

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SPECIALE 90° L’indirizzo di saluto del Presidente Fabio Zlatich. Sotto, esprimono felicitazioni e auguri per l’anniversario della STV la dottoressa Francesca Adelaide Garufi, Prefetto di Trieste, e il Socio Fabio Rizzi, intervenuto per l’Autorità Portuale.

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SPECIALE 90° Parte degli intervenuti alla festosa cerimonia. In primo piano l’ex Presidente Guido Crechici. A sinistra, l’assessore Federica Seganti intervenuta in rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia.

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Il comandante Pierluigi Mancuso per la Guardia di Finanza A destra, Francesco Rossetti Cosulich Presidente dello Yacht Club Adriaco.

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SPECIALE 90째 A sinistra, il comandante Sante Tani per la Guardia di Finanza-Settore aeronavale. Qui a fianco Giampaolo Bartoli, ex Presidente della Triestina della Vela.

A sinistra, Il saluto di Renato Milazzi delegato del Coni provinciale. In sequenza, lo scoprimento di una composizione di documenti storici della STV.

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Il C.V. Natale Serrano, Comandante in II della Capitaneria di Porto, con il Presidente Zlatich.

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SPECIALE 90째 In alto un gruppo di allievi. A lato, Maura Vodiska con la sorella Franca.

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Dall’alto in basso in senso orario: Lucia Giurco con Luciana Caporizzi; le segretarie Clio Paoletti e Nevia Tamaro; i coniugi Silvia e Piero Barcia; Gabriella Cibibin; Franco Vittur.

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SPECIALE 90° Francesco Cipolla Presidente del Panathlon nonchÊ vice Presidente del Coni regionale, e la signora Elena Gustini.

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...oggi

34 brazzera maggio 2013  
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