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Franco Dell’Amore

Dora De Giovanni

Un soprano cesenate per Pietro Mascagni

Prefazione di Nicoletta Braschi

CASA DELL’AMORE EDIZIONI Cesena


Esemplare n.

Casa Dell’Amore Edizioni Contrada Chiaramonti, 74 - 47521 Cesena (FC) - Italia email: info@dellamore.it web: www.dellamore.it Dicembre 2014 L’editore ha rinunciato, sull’esempio di Lev Tolstoj, ad ogni diritto sul testo pubblicato in osservanza al principio che la cultura è un dominio pubblico. Tuttavia, la correttezza di chi farà uso del testo impone di citare gli autori e le fonti. I diritti sulle immagini qui riprodotte appartengono agli originari proprietari.


Ad ora bruna e tarda la Luna è tutta gaia se in due la si riguarda; soli - è una Luna scialba. Se Notte non t’appaia, amico, invoca l’Alba. Luigi Illica, dal libretto dell’Iris


Sigle archivi e biblioteche Sono state adottate le sigle RISM (Répertoire International des Sources Musicales) per non generare ulteriore confusione nel settore, sebbene le sigle internazionali adottate siano alquanto dissimili da quelle usualmente impiegate in Romagna nelle pubblicazioni di storia locale. I CEd I CEas

Cesena, Archivio Diocesano Cesena, Archivio di Stato, Archivio Storico Comunale

Crediti fotografici Famiglia De Giovanni: Figg. 1, 3, 5, 6, 7, 8, 10, 11, 13, 14, 17, 18, 19, 22, 25, 26, 27, 28 Casa Dell’Amore: Figg. 2, 9, 12, 20, 21, 29 Archivio del Teatro La Fenice di Venezia: Figg. 23, 24 Museo Mascagni di Bagnara di Romagna: Fig. 15 Biblioteca Labronica di Livorno: Fig. 16 Archivio Comunale di Cesena: Fig. 4

Ringraziamenti Non avrei potuto scrivere la biografia di Dora De Giovanni se non avessi avuto la possibilità di ritrovare Rolando De Giovanni, la cui infinita disponibilità e bontà d’animo conobbi sin da quando ero fanciullo. Ebbe la volontà di mettermi in contatto con i parenti di Dora e in particolare con l’amica di gioventù Nicoletta Braschi, che conserva amorevolmente l’Album dei ricordi dell’antenata. Le ricerche negli archivi e nelle biblioteche italiane sono state fortemente agevolate dalla disponibilità di Maria Berardi (Museo Storico Pietro Mascagni, Bagnara di Romagna), Giaele Mulinari (Biblioteca Labronica di Livorno), Fabiano Zambelli (Biblioteca Manfrediana di Faenza), Roberto Marcocci (sitoweb: lavoceantica.it) e Francesco Fienga (Circolo artistico di Palermo). Inoltre, ringrazio le conservatrici della Biblioteca Ariostea di Ferrara, della Biblioteca del DAMS e dell’Archiginnasio di Bologna. Non posso che rinnovare la riconoscenza ai miei abituali informatori dell’Archivio Diocesano, dell’Archivio Storico Comunale e della Biblioteca Malatestiana di Cesena, che si affacendano sempre disinvoltamente tra le carte che conservano. Un grazie di cuore agli amici Matteo Bosi, Gabriella Ceccaroni, Marzia Persi, Anna Sarubbo e Alberto Gagliardo, che mi sopportano e supportano nelle piccole e nelle grandi collaborazioni.

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Sommario

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Il tesoro di Dora di Nicoletta Braschi

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Dora De Giovanni. Un soprano cesenate per Pietro Mascagni

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Cronologia della carriera artistica di Dora De Giovanni

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Discografia

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Indice dei nomi

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Fig. 02 Dora De Giovanni in una cartolina del fotografo Capecchi, giĂ Bettini (Livorno)

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Il tesoro di Dora di Nicoletta Braschi

«Il mio tesoro. Per te». Con queste parole, «la» zia Dora, cugina di mio nonno materno Gino De Giovanni, mi affidò l’album dei suoi ricordi. Un album che raccoglie fotografie personali e di scena, articoli di giornali, appunti scritti di suo pugno: testimonianze memorabili della sua carriera artistica. Questo prezioso lascito nelle mie mani è il segno che ho ricevuto in eredità da Dora la passione per il teatro? Non lo so. So però che sono felice di metterlo ora a disposizione di Franco Dell’Amore, che ringrazio per la cura e la premura disinteressata che ha dedicato alla stesura del libro. Quando sono nata, Dora non si esibiva più già da molto tempo. Non l’ho mai sentita cantare dal vivo. Sul palco l’ho vista una sola volta, aveva settantasette anni e io sette: l’ho applaudita al Bonci la sera in cui la città di Cesena la festeggiava con un premio alla carriera. Conservo nella memoria la sua figura compita e gli occhi fiammeggianti davanti al pubblico che la osannava.

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Mia madre Paola mi ha cresciuta insegnandomi ad amarla e ammirarla. Durante gli appuntamenti che hanno scandito le fasi significative della nostra famiglia, o durante i nostri incontri affettuosi, nel suo salottino invernale o nel salone estivo e di mezza stagione, zia Dora raccontava. La sua voce, anche quando parlava, aveva una caratteristica che non avevo mai udito in quella di nessun altro. Dora disegnava con la sua modulazione così unica le avventure meravigliose che avevano per protagoniste lei e la sua stessa voce. Quel suono vibrava nell’aria, nello spazio sonoro si apriva un ventaglio, tutta la scala di note. E allora lo stupore di aver ricevuto in dono una tale dote naturale e il dono in sé diventavano una sola melodia. Poi la voce tornava a terra e diveniva tenacia immobile, un suono basso e severo, per evocare il duro lavoro e lo studio che avevano permesso a Dora di essere felice sulla scena. Il canto dell’usignolo contiene l’eco di sé stesso, svela costantemente che l’usignolo appartiene alle gole segrete del bosco. La voce di mia zia, anche quando raccontava, aveva un timbro modulato di rara bellezza. Portava intatto il suo tesoro. Rivelava incessantemente che Dora appartiene al canto.

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Dora De Giovanni Un soprano cesenate per Pietro Mascagni di Franco Dell’Amore

Cento anni fa la ventiquattrenne cesenate Dora De Giovanni1 debuttò al Teatro Comunale della sua città, dando inizio ad una brillante, seppur breve, carriera di cantante soprano drammatico. Era il 20 settembre 1914 e, all’epoca, ancora si festeggiava la gloriosa data che aveva segnato il ricongiungimento di Roma all’Italia. A teatro era previsto, per le ore 21, un «Grande Concerto Vocale-Istrumentale» e l’aspettativa era così grande che alla vigilia quasi tutti i palchi erano già stati venduti, come gran parte del parterre.2 1 Dora De Giovanni (Cesena, 23 ottobre 1890 - Cesena, 18 gennaio 1980). All’anagrafe comunale di Cesena, fino al 1922, il nome di famiglia era registrato come Degiovanni, dopo tale data divenne De Giovanni. Il registro comunale rivela che la nascita di Dora è avvenuta alle ore tre di mattino nella casa di famiglia, posta in Via Michelino, n. 6. Nel libro dei battesimi della Cattedrale di Cesena è scritto: «Addì 24 ventiquattro ottobre 1890. / De Giovanni, Dora Caterina Pia, n. 225 / Il sottoscritto Parroco ho battezzato una bimba coi nomi di Dora Caterina Pia nata ieri alle tre antimeridiane da Degiovanni Leopoldo di Paolo, e da Zani Adele di Giovanni di detta Parrocchia. Padrino: Dall’Ara Pietro del fu Sante. In fede. Carlo Can. Poloni Parroco.» I CEd, Cattedrale, Battesimi, 1885-1891. 2 Si contarono 1.202 ingressi con un incasso complessivo di 2.153,20 Lire, uno dei più alti della stagione. Cfr. I CEas, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1914.

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L’evento fu organizzato dal Comitato Cittadino ProSpettacoli3, a totale beneficio degli emigrati rimpatriati ovvero coloro che, a causa della guerra appena cominciata, rientravano in patria perché cacciati da Francia, Svizzera e Germania rimanendo così senza lavoro.4 3 «Grande Concerto vocale-istrumentale. Il Comitato cittadino pro-spettacoli d’opera, martedì mattina, 1 corr., a mezzo del suo rappresentante sig. Egisto Ravaglia, versava nelle mani del nostro Sindaco la somma di L. 100 già deliberata - in seguito alla rinuncia dello spettacolo d’opera - a favore degli emigranti poveri rimpatriati. / Nel contempo, il sig. Ravaglia, a nome sempre del Comitato, comunicò al Sindaco il proposito di tenere per il 20 settembre un grande Concerto vocale ed istrumentale a favore degli emigranti rimpatriati. / Non ci è dato ancora di conoscere il programma artistico, ma ci si assicura che sarà un avvenimento musicale di eccezionale importanza. / Da quanto ci viene riferito, in via del tutto confidenziale, prenderanno parte al concerto studenti ed artisti cittadini già apprezzatissimi nel campo dell’arte. Fra gli altri la signorina Dora De Giovanni, soprano, che in parecchie audizioni, e recentemente a Riccione, con l’illustre tenore Borgatti, s’ebbe gli elogi più lusinghieri di personalità competenti; il ben noto e celebre, per quanto giovane, violoncellista Edgardo Brunetti pure nostro concittadino, e il prof. Emilio Gironi, che consideriamo come gli altri concittadino, di cui il valore e la finezza artistica già noti a tutti da tempo, come ci dispensano da qualsiasi presentazione, così ci fanno pregustare lo squisito piacere di riudirlo. / Il nome dei valorosi e celebri artisti di canto che completeranno l’avvenimento artistico faremo conoscere nel prossimo numero, se pure il cartellone - sorpresa che il Comitato sta preparando - non lo annuncerà prima di domenica.», «Il Popolano, Periodico repubblicano settimanale», XIV, n. 35, 5 settembre 1914, p. 2. «Grande Concerto Vocale e Istrumentale. Domani, sera, 20 sett., si terrà l’annunziato Concerto a totale beneficio della colonia emigranti rimpatriati, col gentile concorso dei concittadini: sig.na Dora Degiovanni Soprano; prof. Edgardo Brunetti Violoncellista al Conservatorio di Pietroburgo - insieme coi distinti artisti: Ettore Bergamaschi Tenore, Emilio Bione Baritono, prof. Emilio Gironi Violinista [segue programma]. Siederà al piano il maestro prof. Mario Guagliumi.», «Il Popolano, Periodico repubblicano settimanale», XIV, n. 37, 19 settembre 1914, p. 2. 4 «Gli effetti della guerra. Anche Cesena risente un poco degli effetti della guerra. / Da due giorni giungono torme di emigranti cacciati dai paesi della Europa centrale dove i nostri operai si recano numerosi al lavoro. / Ritornano stanchi abbattuti per il lungo viaggio, per aver dovuto da un’or all’altra abbandonare il lavoro. Parecchi - la maggior parte anzi - hanno carta svizzera, tedesca, francese, che rappresenta i loro risparmi, il compenso degli ultimi giorni di fatica. Ma la carta non ha corso da noi, né le banche né i cambiavalute hanno potuto farne il cambio; e così è come se i poveri lavoratori ritornassero privi di ogni mezzo. / Il comune e la carità cittadina hanno fatto e fanno del loro meglio per alleviare la triste

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Oltre alla De Giovanni, la serata del 20 settembre 1914 prevedeva l’esibizione del violoncellista cesenate Edgardo Brunetti5, quella del tenore Ettore Bergamaschi e del baritono Emilio Bione, quest’ultimo sostituto all’ultimo minuto dall’omologo Edoardo Faticanti. Non poteva mancare la presenza al violino dell’insegnante alle scuole comunali di musica Emilio Gironi e l’accompagnamento al pianoforte fu affidato al maestro ravennate Mario Guagliumi6. La serata venne aperta da Gironi che interpretò, accompagnato dal pianoforte, la Serénade di Riccardo Drigo7. Seguì la romanza Un dì all’azzurro spazio guardai profondo ovvero l’Improvviso dell’Andrea Chénier cantata dal tenore Bergamaschi e, per lo scopo filantropico della serata, il brano scelto non poteva essere più appropriato. Gli illicasillabi (endecasillabi alla Illica) insultano l’indifferenza degli aristocratici verso la sofferenza ed esaltano l’amore, in particolare verso la patria. Il trentenne cantante bolognese trascinò il pubblico condizione delle cose.», «Il Popolano, Periodico repubblicano settimanale», XIV, n. 31, 8 agosto 1914, p. 3. 5 Edgardo Maria Brunetti svolse l’attività di violoncellista anche presso il Conservatorio di Pietroburgo. Suonò in diverse occasioni nella sua città natale e al Conservatorio musicale di Milano il 9 marzo 1914. Cfr. G. Salvetti (a cura di), Milano e il suo Conservatorio, Milano, Skira, 2003. 6 Il pianista Mario Guagliumi era stato ingaggiato, qualche giorno prima, per un altro concerto vocale e strumentale al Teatro Giardino di Cesena. «Al Teatro Giardino si è dato, martedì sera, un concerto con l’intervento degli artisti Eleonora Fiorini soprano; Angelo Minghetti, tenore; Marcello Govoni, baritono; Mario Guagliumi, pianista. Il pubblico non molto numeroso applaudì e richiese la replica di parecchi pezzi. Il concerto si è replicato giovedì con programma cambiato. / Domani sera, spettacolo di boxe.», «Il Popolano, Periodico repubblicano settimanale», XIV, n. 36, 12 settembre 1914, p. 2. 7 Riccardo Drigo (Padova, 30.VI.1846 - Padova, 1.X.1930), compositore e direttore d’orchestra italiano. La Serénade è un brano, tra i più conosciuti del compositore, tratto dal balletto I milioni di Arlecchino o Harlequinade (coreografia di Marius Petipa), rappresentato per la prima volta nel febbraio 1900 al Teatro Imperiale dell’Ermitage a San Pietroburgo. Lo stesso motivo venne elaborato da Drigo per farne la canzone Notturno d’amore, cantata da Beniamino Gigli.

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Fig. 03 Fotografie dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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Fig. 04 Nota degli incassi relativi al concerto di domenica 20 settembre 1914 al Teatro Comunale di Cesena

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all’entusiasmo, nonostante nella memoria degli ascoltatori cesenati vi fossero ancora gli echi delle valenti voci di un Bernardo De Muro (ascoltato nel teatro cesenate il 6 ottobre 1912) e del tenore spagnolo Icilio Calleja (esibitosi il 3 settembre 1911). Il giovane Brunetti poi, chino sul suo violoncello, propose - tra l’altro - lo Scherzo diabolico di Daniel van Goens. Venne quindi il momento del grande debutto di Dora De Giovanni, che nelle vesti di Amelia intonò Ecco l’orrido campo da Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi. Amelia si doveva aggirare sulla scena in cerca dell’erba dell’oblio nell’oscuro campo, ma per Dora non ci fu che la lucente gloria, dopo un’esecuzione in cui doveva esibire maestria e non poteva risparmiare drammaticità. La seconda parte del concerto venne aperta dal violoncellista Edgardo Brunetti con la Chanson plaintive di Pier Adolfo Tirindelli e il Minuetto-Capriccio di Hugo von Becker. Anche Emilio Gironi eseguì un Capriccio di sua composizione che, a gran richiesta bissò, così come aveva replicato anche il brano da lui eseguito nella prima parte della serata. Dalle cronache è possibile apprendere che Edoardo Faticanti, baritono sostituto, cantò anche il duetto della Forza del destino con Ettore Bergamaschi. La straordinaria serata si concluse con un trionfo della signorina Dora De Giovanni, la vera protagonista. Il programma prevedeva, quale ultimo brano, L’altra notte in fondo al mare ovvero la Nenia di Margherita dal Mefistofele di Boito, ma il reportage giornalistico - apparso a posteriori - parla dell’aria di Santuzza Voi lo sapete, o mamma della Cavalleria rusticana, acclamata a gran voce per ben tre volte dal pubblico. La nota di cronaca - qui parzialmente trascritta - è più che esplicita sul risultato del concerto.

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Ma il memorabile spontaneo trionfo del quale da anni non ricordiamo l’eguale per sincerità e intensità di esplosione unanime di commozione e di gaudio, è stato quello ottenuto dalla giovine nostra concittadina “Dora De Giovanni” allieva dell’illustre prof. Vezzani8 di Bologna per il canto, e della calorosa prof. Myria Buccellati9 per l’arte scenica, ai quali spetta il merito di aver saputo indirizzare, in modo così lusinghiero sulla via del bel canto la Signorina De Giovanni, che dotata di un appassionato temperamento di artista, di una voce d’oro e sorretta da una intelligenza non comune, saprà in breve raggiungere i fastigi della più durevole celebrità. / Le accoglienze che la città natale volle tributarle in un impeto irrefrenabile di contentezza, di affetto e di simpatia sono state il più bell’omaggio alla sua figura d’artista: la sua voce è dolcissima e robustissima; il fraseggio è un portento di eleganza e finezza: l’espressione del suo canto è soave; essa turba, soggioga, commuove; la sua arte conquista e incatena; il fascino si sprigiona dai suoi sguardi, dalla sua parola, dai suoi movimenti: tutto parla in lei: gli occhi hanno un linguaggio profondo e il suo sorriso è semplicemente incantevole. Il pubblico trascinato ad un entusiasmo delirante domandò a gran voce il tris della Romanza della “Cavalleria Rusticana”, che ripetuta alla perfezione, venne salutata da acclamazioni senza fine.10

Ancor più intensa fu la nota artistica che Renato Serra scrisse sulla prima pagina de «Il Cittadino», all’indomani del debutto del giovane soprano. La penna del letterato cesenate, novello amante della musica e poco avvezzo alle cronache teatrali, fecero onore all’artista che mai dimenticò quelle parole. Abbiamo dato in altro luogo la cronaca del concerto del 20, ma ci fu qualche cosa in quella serata che vuole essere ricordata a parte, con significato 8 Alessandro Vezzani (1864-1937), fu insegnante di canto al Liceo Musicale di Bologna dal 1900 al 1915. 9 Myria (Mirra) Buccellati (Rossi), insegnate di Declamazione al Liceo Musicale di Bologna dal 1902 al 1921. 10 «Il Cittadino», XXVI, n. 36, 27 settembre 1914, p. 2.

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e compiacenza speciale. / La prima comparsa sul palcoscenico della nostra concittadina Dora De Giovanni assunse, in mezzo a un pubblico che comprendeva tutta Cesena trepidante e attenta, un carattere indimenticabile di commozione e di festa. L’aurora non è così bella come lo splendore dei primi raggi della gloria sopra una fronte candida. E gli occhi di tutti vedevano veramente un riflesso di questo splendore diffuso come una aureola insolita intorno alla figura bianca e gentile della giovine artista, che s’affacciava sulla scena con una grazia in cui scomparivano tutte le ansie e le timidezze della prima prova. Inutile parlare del trionfo e analizzare particolarmente i doni che fanno fino da oggi della nostra concittadina, così per natura come per scuola ed educazione, una artista magnificamente compiuta. La signorina De Giovanni, o piuttosto come tutto il pubblico la chiamava con famigliarità affettuosa la Dora è un’artista nata; una di quelle creature speciali che sembrano fatte apposta per raccogliere dentro sé stesse tutte le vibrazioni dell’arte e diffonderla poi intorno moltiplicate e trasfigurate dalla forza incantata della voce e dell’espressione. In Lei non abbiamo ammirato solo la bellezza della voce fresca agile e mirabilmente modulata, che unisce con naturale facilità gli slanci pieni superbi e le più fini sfumature: la dolcezza e la forza del canto ci rapiva, mentre l’intelligenza dell’interpretazione, la potenza drammatica e la profondità dell’accento appassionato comunicavano fremiti rapidi e sinceri di commozione. Tutto questo passava a onda a onda nel silenzio della sala gremita, con mormorio contenuto e scoppiava alla fine nell’applauso irrefrenabile che confondeva le ammirazioni e le commozioni e la cordialità e la festa del pubblico con la soddisfazione lieta e l’artistica felicità brillante sul volto e sorridente nei grandi occhi che pareva inviassero a ognuno la gratitudine e il saluto più gentile. A noi non resta se non unirci a quell’applauso e all’augurio più sincero una speranza che non è soltanto nostra: riveder presto la nostra concittadina sulle scene, a incarnare, in mezzo al tumulto sonoro dell’orchestra e sullo sfondo di un grande spettacolo, un personaggio lirico degno di Lei! r.s.11 11 «Il Cittadino», XXVI, n. 36, 27 settembre 1914, p. 1.

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La notizia del successo - definito pieno, assoluto e unanime - venne ripresa da periodici locali e nazionali.12 A tutti gli artisti protagonisti venne fatto dono di una medaglia d’oro offerta dal Comitato promotore, rappresentato da Egisto Ravaglia. 12 «Il concerto pro emigranti al Comunale. Il pubblico cesenate conserverà indelebile ricordo di questa serata d’arte e carità. La sala del nostro teatro era assolutamente gremita, e risuonò degli applausi più fervidi. La signorina Dora Degiovanni - nostra concittadina - affrontava per la prima volta il pubblico: e ne trionfò completamente, entusiasmandolo. Una magnifica voce di soprano - fresca squillante argentina come poche altre, in oggi -, uno squisito sentimento; una vivacissima intelligenza musicale: ecco le doti fondamentali che la Degiovanni possiede, e che fanno di lei una artista già mirabile e destinata ad attingere i fasti più splendidi nella sua carriera di cantante. Dire quanto ella fu festeggiata dal pubblico, che le gettò fiori, le tributò ovazioni, le impose repliche, è difficile al cronista il quale non sa se non unire al plauso dell’uditorio il suo plauso sincero. / Altro concittadino festeggiato, ammirato, applaudito con grande calore: il Brunetti. Questo giovine sa trarre dal suo violoncello i suoni più dolci e squisiti; possiede una tecnica impeccabile; un senso d’arte acutissimo; canta come pochissimi. / Il tenore Bergamaschi - il quale possiede mezzi vocali - e, in luogo del Bione ammalato, il baritono Faticanti - voce robusta e squillante - ebbero la loro parte di applausi calorosi e concessero più di un bis al pubblico che ne li richiedeva instancabile. Il prof. Gironi, che tutta Cesena apprezza e ammira, eseguì alla perfezione brani con gusto e con senso vivo di opportunità, sì da strappare le ovazioni più calde e sincere. / Dopo lo spettacolo, agli artisti venne offerta una cena al Leon d’oro. Erano presenti, oltre i membri del Comitato e molti cittadini, il sindaco ing. Angeli e l’on. Comandini - il quale ultimo disse allo champagne brevi applaudite parole a quanti cooperarono all’avvenimento d’arte e di carità.», «Il Popolano, Periodico repubblicano settimanale», XIV, n. 38, 26 settembre 1914, p. 3. In un ritaglio di altro giornale è possibile leggere: «Concerto pro-rimpatriati. Cesena 26. Il concerto vocale istrumentale che qui ha avuto luogo a totale beneficio degli emigrati rimpatriati, ha avuto uno splendido successo, sia artistico sia finanziario. / Ettore Bergamaschi, Edoardo Faticanti, Edgardo Brunetti ed Emilio Gironi furono festeggiatissimi, gli applausi più unanimi più calorosi salutarono i bravi artisti che già godono un bel nome nel campo dell'arte. / La gentile ed avvenente signorina Dora De Giovanni, riportò un vero trionfo. / La valente cantatrice, allieva del prof. Vezzani di Bologna e della professoressa Buccellati, ha posto in piena luce tutta la virtuosità del suo canto, la robusta e dolcissima sua voce, la sua intelligenza, il suo sentimento artistico. Il pubblico, trascinato dall'entusiasmo domandò ed ottenne per due volte il bis della romanza dell’opera Cavalleria Rusticana, salutati poi da applausi frenetici. Il vostro maestro Mario Guagliumi, che sedeva al piano condivise meritamente gli applausi fatti agli artisti; il valente pianista si ebbe alla fine una vera ovazione.», Ritagli di giornali, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

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Si organizzò anche un banchetto in loro onore, presso l’Albergo Leon d’Oro, alla presenza delle autorità cittadine e, tra costoro, l’onorevole Ubaldo Comandini, artefice di un discorso di ringraziamento a tutti coloro che, superando non lievi difficoltà, riuscirono a realizzare l’evento. Dora De Giovanni era di casa all’Albergo Leon d’Oro, affacciato su Piazza del Popolo, semplicemente perché da qualche anno ci abitava con il padre Leopoldo, la madre Adele Zani, la sorella Veglia e il fratello Renato.13 In precedenza, la famiglia di Dora gestiva l’Albergo Cappello - oggi ancora esistente - situato a poca distanza, in un palazzo d’angolo tra Viale Mazzoni e Via Fra Michelino.14 Le parole di Renato Serra hanno già anticipato qualcosa sugli studi musicali di Dora De Giovanni. Ancor prima di questi, va detto che ebbe occasione di farsi ascoltare dal più grande tenore cesenate, Alessandro Bonci, frequentatore assiduo del ristorante all’Albergo Cappello. Come spesso succede nella descrizione dei prodromi delle carriere dei cantanti lirici, le vicende che si vanno a raccontare si caricano involontariamente di leggenda. Bonci, mentre stava pranzando al ristorante, udì una bella voce che proveniva da una stanza di fronte. Di chi è quella bella voce? - chiese il tenore al proprietario. E’ quella di mia figlia che spesso canta - fu la risposta. Bonci suggerì di farla studiare col professor Alessandro Vezzani, insegnante di canto al Liceo Musicale di Bologna. 13 I CEd, Parrocchia dei SS. Giovanni Ev. e Severo in S. Agostino, Stato d’anime, 1911. 14 L’albergo rientrava nella Parrocchia di S. Domenico e lo Stato d’anime del 1909 riferisce che la famiglia era così costituita: Degiovanni Leopoldo di Paolo e Imperatrice Rimbocchi (oste e capofamiglia, nato il 15.XI.1865), Zani Adele di Giovanni e Adelaide Valentini (moglie, nata il 1°.IV.1865), Luigia (figlia, nata il 10.V.1887), Dora (figlia, nata il 23.X.1890) e Veglia (figlia, nata il 23.XI.1893).

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E’ probabile, tuttavia, che i primi rudimenti musicali Dora li abbia appresi da Alessandro Raggi, insegnante di solfeggio alle scuole comunali cesenati. Frequentò effettivamente, per tre anni dal 1911 al 1914, i corsi di canto col prof. Vezzani al Liceo Musicale di Bologna e, contemporaneamente, i corsi di declamazione con l’insegnante Mirra Buccellati. Si diplomò a pieni voti assieme al basso Ezio Pinza e il giorno dell’esame le fecero cantare l’impegnativa aria di Elisabetta Tu che le vanità conoscesti, dall’ultimo atto del Don Carlos15. In un secondo tempo, Bonci - era l’ottobre 1914 e di ritorno dai concerti dati al Teatro Colon di Buenos Aires - si rifece vivo al ristorante dei genitori chiedendo dei progressi musicali di Dora e se avesse ancora quella bella voce che aveva ascoltato qualche anno prima. La portò poi con sé al Teatro Comunale - dove si stava allestendo la Wally, opera di Alfredo Catalani - facendole cantare alcune romanze, fra cui Vissi d’arte dalla Tosca, mentre lui si era appostato in platea. Dopo qualche anno, si ritroveranno assieme sulla scena a Bologna, in occasione di un concerto di musica sacra. 15 I ricordi di Dora De Giovanni, appuntati dal cugino diretto Amilcare De Giovanni, rivelano che all’esame di licenza al Conservatorio Musicale di Bologna il neo soprano ebbe qualche timore per il gravoso brano abitualmente interpretato da celebri soprani. Un ritaglio di giornale commenta: «Tre alunni, meritevoli negli anni di licenza dei pieni voti assoluti, riscossero speciali manifestazioni di plauso da parte del pubblico. / Essi sono: la signorina Dora De Giovanni, uscita dalla scuola di canto del prof. Alessandro Vezzani, il violinista Aldo Ricci della scuola Sarti, ed il pianista Guido Agosti, alunno del prof. Ivaldi. / La De Giovanni nella gran scena ed aria dell’ultimo atto del Don Carlos spiegò una splendida voce di vero soprano drammatico estesa, omogenea, ricca di timbro e di volume con suoni acuti sicuri, squillantissimi.». Ancora, su di un altro periodico: «La scuola del prof. Vezzani ebbe occasione di affermarsi con un’allieva delle più distinte, la signorina De Giovanni che riportò un grande successo nella scena ed aria del Don Carlos “Tu che la vanità” fatta proprio per dar risalto ad una voce magnifica di soprano drammatico. E tale è veramente quella della De Giovanni per estensione timbro ed eguaglianza, sicché è facile presagire un grande avvenire.», Ritagli di giornale, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

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Una nota di cronaca riferisce di un’audizione avuta a Riccione dal soprano Dora De Giovanni, in presenza del tenore Giuseppe Borgatti.16 Era l’estate del 1914 e il grande “aedo cieco” si trovava sulla Riviera Adriatica per godersi, come ricorda nelle sue memorie postume, un meritato riposo al termine della sua luminosa carriera artistica.17 Non vi sono altre tracce documentarie che possano descrivere compiutamente quell’evento. Così come non si conosce il giorno del concerto, tenuto dal soprano al Circolo Cittadino di Cesena nel 1915, che il quotidiano bolognese «Il Resto del Carlino - La Patria» recensì.18 La seconda esibizione pubblica di Dora De Giovanni avvenne il 25 aprile 1915 al Teatro Mariani di Ravenna. Anche in questo caso, non fu interprete di un’intera opera, ma di un concerto vocale e strumentale. 16 «Il Popolano, Periodico repubblicano settimanale», XIV, n. 37, 19 settembre 1914, p. 2. 17 G. Borgatti, La mia vita di artista, Bologna, Cappelli, 1927, p. 150. 18 «I teatri. Una grande serata d’arte al Circolo Cittadino di Cesena. Cesena 2. ore 12. Ieri sera dinnanzi a un pubblico distinto e affollato, ha avuto luogo una serata d’arte musicale nelle splendide sale del Circolo Cittadino, grazie il gentile intervento del giovine soprano, la concittadina Dora De Giovanni, e dei professori Emilio Gironi violinista e Achille Turchi, pianista. / Il Gironi, noto ed apprezzato in tutta la Romagna per le sue rare qualità di insegnante geniale e di esecutore impareggiabile, ed il Turchi, profondissimo temperamento di pianista, che alle superiori doti di esecutore unisce una eccezionale cultura musicale, deliziarono ed impressionarono vivamente l’affollato uditorio nella esecuzione perfetta della difficile Sonata in Mi minore del norvegese Emil Sjozgzen [Sjögren], e nella celebre Sonata in Fa maggiore di Griegg [Edvard Grieg]. / Dora De Giovanni fu grande nel più puro senso della parola; detto questo non occorre aggiungere altre frasi. / Il suo dimani sarà di gloria. / Il suo canto superbo, per intensità di voce, per anima e dizione perfetta, commosse addirittura il pubblico entusiasta che non ristette dal tributare alla festeggiatissima artista, applausi e acclamazioni senza fine. / La magnifica serata artistica ha lasciato in tutti gli intervenuti il desiderio e l'augurio di un "bis", a non lunga scadenza». Il ritaglio dell’articolo è conservato, senza data e nome del periodico, nell’Album dei ricordi di Dora De Giovanni. La grafica dell’articolo è riconducibile al quotidiano bolognese «Il Resto del Carlino» dell’anno 1915 e la cronaca ricorda che il concerto avvenne il primo giorno del mese.

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Fig. 05 Fotografie dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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Fig. 06 Ritagli di giornali dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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La cronologia del teatro ravennate informa che assieme al soprano cesenate si esibirono il tenore Angelo Minghetti e il baritono Menotti Bertolani, accompagnati dal violoncello di Amleto Fabbri e dal pianoforte del già conosciuto Mario Guagliumi.19 Le cronache locali documentarono ampiamente l’evento che si rivelò un grandioso successo.20 Al «Corriere di Romagna» fece eco il periodico repubblicano «La Libertà», che annunciò l’evento impiegando le stesse parole.21 È d’obbligo lasciare al cronista teatrale la descrizione dei meriti dell’avvenente e giovane soprano. Al Mariani. Ieri sera il Teatro Mariani presentava l’aspetto delle grandi occasioni; il pubblico sceltissimo gremiva la platea, i palchi, la galleria, il loggione. L’aspettativa di tutta quella folla non andò delusa, la serata vocalestrumentale fu magnifica. / Troppo ci vorrebbe fare la cronaca minuta 19 G. Ravaldini, Spettacoli nei teatri e in altri luoghi di Ravenna. 1555-1977, Bologna, University Press, 1978, p. 256. 20 «Al Mariani. Veniamo informati che domenica sera avrà luogo al teatro Mariani un Grande Concerto Vocale istrumentale. Questo concerto assume un’importanza artistica speciale per il valore degli esecutori. / La sig.na Dora De Giovanni di Cesena è sulla via per raggiungere la massima notorietà, ha una voce splendida e una scuola perfetta. / Il tenore Angelo Minghetti acclamato Grieux nella stagione dell’Alighieri e reduce dai trionfi di Bergamo, rinnoverà il successo e la fama già tanto meritatamente acquistata. / Il baritono Bertolani già noto in arte per aver cantato in fortunate stagioni liriche, ha belle doti e un avvenire promettentissimo. / Superfluo parlare dei proff. Amleto Fabbri e Guagliumi del nostro Istituto Verdi perché conosciuti e apprezzati ormai dal nostro pubblico. / Indubbiamente il concerto preparato con tali elementi non potrà che riuscire in modo splendido.», «Corriere di Romagna», LIII, n. 95, 23-24 aprile 1915, p. 2. «Al Mariani. Al Grande Concerto Vocale ed Istrumentale che avrà luogo domani sera domenica, parteciperanno i seguenti artisti: / Sig. Minghetti Angelo, tenore; sig. De Giovanni Dora soprano; sig. Bertolani baritono; maestro Guagliumi Mario pianista; maestro Fabbri Amleto violoncellista.», «Corriere di Romagna», LIII, n. 96, 24-25 aprile 1915, p. 2. 21 «Teatro Mariani. Il concerto di domani al Teatro Mariani assume un’importanza artistica speciale per il valore degli esecutori / La Sig.na Dora De-Giovanni di Cesena ha una voce splendida e scuola perfetta. [...] Indubbiamente il concerto preparato con tali elementi avrà un bel successo.», «La Libertà. Bisettimanale repubblicano», XVI, n. 31, 24 aprile 1915, p. 3.

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dettagliata della serata; ci limiteremo a dire che tutti gli artisti ottennero un magnifico successo, un vero trionfo. / La bella e brava signorina Dora De Giovanni, da Cesena, - allieva del maestro Vezzani del conservatorio di Bologna - divenne subito la beniamina del pubblico. La sua bella e limpida voce intonatissima, il suo metodo di canto, la sua intelligenza musicale, la sua disinvoltura e franchezza trascinarono più volte il pubblico all’applauso. / Essa canta con grazia infinita, con squisito sentimento artistico, e dalle note basse, sale agli acuti, senza apparente sforzo, con una sicurezza meravigliosa. La giovinissima ed avvenente artista, dopo Ecco l’orrido campo del “Ballo in Maschera” dovette fra scroscianti applausi concedere il bis poi un secondo bis e quando nella seconda parte del programma ebbe cantato Ebben ne andrò lontana [dalla Wally di Alfredo Catalani, n.d.a.], alle insistenze del pubblico, dovette eseguire altri pezzi musicali fra applausi insistenti e generali. Alla signorina Dora De Giovanni non può mancare una luminosa carriera perché essa possiede tutte le doti indispensabili ad una cantatrice. [...] È stato questo uno dei rari concerti vocali-istrumentali in cui il pubblico ha trascorso tre ore in un vero godimento dello spirito.22

La Dora fu di nuovo al Teatro Comunale di Cesena, domenica 2 maggio 1915, per un concerto di beneficienza.23 22 «Corriere di Romagna», LIII, n. 97, 26-27 aprile 1915, p. 2. 23 «Grande Concerto al Comunale. Ad iniziativa del Comitato Cittadino pro-spettacoli d’opera avrà luogo le sera del 2 maggio p.v. un Grande Concerto Vocale ed Istrumentale a beneficio della Croce Rossa (Sezione di Cesena) al quale prenderanno parte artisti rinomati come il celebre baritono Cav. Carlo Galeffi, il soprano Signorina Baldisseri Nerina, il tenore Ettore Cesa-Bianchi. / Canteranno romanze e duetti a grande orchestra. L’orchestra di 50 Professori è composta dei migliori e più noti elementi e sarà diretta dal M.o Icilio NiniBellucci. / E’ assicurato l’intervento della concittadina Signorina Dora Degiovanni, che sebbene ancora studentessa altra volta ha dato prova del suo valore artistico e della sua bella voce di soprano, e la Signorina Carmen Franciosi giovanissima e pur tanto brava violinista, allieva dell’Esimio Prof. Emilio Gironi.», «Il Popolano, Periodico repubblicano settimanale», XV, n. 15, 17 aprile 1915, p. 3. «Concerto Vocale Istrumentale. Come annunciammo, Domenica 2 Maggio, alle ore 20,30, avrà luogo nel Teatro Comunale un gran Concerto a beneficio della Croce Rossa italiana», «Il Popolano, Periodico repubblicano settimanale», XV, n. 16, 25 aprile 1915, p. 3.

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Una costante - ieri come oggi - è quella di chiedere con ostinazione agli artisti di esibirsi gratuitamente a scopo filantropico. Anche in quel caso, l’incasso venne devoluto alla Croce Rossa.24 Già dalla vigilia il successo si prefigurava strepitoso, per le prenotazioni teatrali che stavano giungendo da ogni parte.25 L’orchestra era diretta da Icilio Nini Bellucci e tra i protagonisti vocali, assieme alla De Giovanni, vi erano il soprano Nerina Baldisseri, il tenore Ettore Cesa Bianchi e il baritono Carlo Galeffi.26 24 «Il Grande Concerto Vocale-Istrumentale che a beneficio della “Croce Rossa Italiana” il Comitato Cittadino “pro spettacoli lirici” ha organizzato in modo superbo per domani sera al Comunale, segnerà negli annali del nostro Massimo una delle pagine più memorande per la valentia degli artisti e per l’alto significato morale e patriottico della manifestazione. / Al botteghino del Teatro si legge fin d’ora il tutto esaurito per i palchi dei primi tre ordini e per le poltrone, restano ancora pochi posti a sedere in platea, per i quali enorme è la ricerca in queste ultime ore. / Cesena tutta converrà dunque, dal suo primo cittadino all’umile lavoratore, che si pigierà in loggione, dopo qualche mezzora di anticamera... agli ingressi della “piccionaia” a rendere il doveroso tributo di ammirazione e gratitudine agli artisti tutti, che hanno reso un duplice omaggio alla nostra città: l’omaggio delle loro arie e della loro voce sublime alla passione dei cesenati, così profonda e sentita per il bel canto, e l’omaggio loro generoso al senso di civica sollecitudine in pro degli afflitti e sofferenti. [...] Nerina Baldisseri e Dora De Giovanni portano al Concerto della “Croce Rossa” l’omaggio del loro cuore squisitamente gentile e generoso, ed insieme con la carezza della loro finissima personalità artistica il tesoro della loro voce superba. A lungo parlammo della Dora De Giovanni, di questa giovanissima cantante, della Dora piena di intelligenza e di passione, nella occasione del suo indimenticabile concerto al Comunale “pro emigranti” oggi le diciamo tutta la nostra riconoscenza per il grande godimento che ci procurerà la sua arte singolare.», «Il Cittadino. Periodico settimanale liberale», XXVII, n. 18, 2 maggio 1915, pp. 1-2. 25 «Sappiamo che le richieste dei palchi e dei posti numerati giungono da ogni parte e quindi si può fin d’ora dire che è assicurato uno strepitoso successo.», «Il Cittadino. Periodico settimanale liberale», XXVII, n. 17, 25 aprile 1915, p. 3. 26 «Grande Concerto Vocale Istrumentale. Domani Domenica 2 maggio, nel nostro Massimo Teatro avremo l’annunciato grande Concerto Vocale-Istrumentale, a beneficio della Croce Rossa italiana, preparato dal benemerito Comitato Cittadino Pro-Spettacoli. Vi prenderanno parte con vero slancio filantropico i celebri artisti Cav. Carlo Galeffi, baritono, Ettore CesaBianchi, tenore, Nerina Baldisseri, soprano, in unione alle concittadine Dora De Giovanni, soprano e Carmen Franciosi violinista. / L’accompagnamento sarà a piena orchestra, diretta dal distinto M.o Icilio Nini-Bellucci. / Grande è l’attesa per questo grandioso avvenimento

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Al pianoforte sedeva l’avvocato longianese Achille Turchi. Vennero eseguite musiche di Wagner, Max Bruch, Puccini, Ponchielli, Verdi, Rossini e Fritz Kreisler. Il preannunciato successo si trasformò in realtà.27 Nella prima parte del concerto, la De Giovanni cantò la romanza In quelle trine morbide dalla Manon Lescaut di Puccini e, nella seconda parte, l’aria Suicidio! dalla Gioconda di Ponchielli. Occorre sottolineare la rilevante presenza del baritono Carlo Galeffi che, nella prima parte, cantò il gran duetto della Gioconda con il tenore Ettore Cesa Bianchi e, nella seconda, il gran duetto del Rigoletto col soprano Nerina Baldisseri. Come d’abitudine, al concerto seguì un banchetto preparato all’Albergo Leon d’Oro. Per il saluto di ringraziamento, nelle note di cronaca si possono leggere i nomi di alcune autorità militari, evidentemente i tempi lo imponevano.28 Il giornalista, che scrisse la recensione, annotò nell’articolo anche una precedente esibizione bolognese della Dora, di cui si ignorano le circostanze. La stampa nazionale, come il periodico milanese «Gazzetta artistico e già da ogni parte giungono prenotazioni di posti e si prevede uno strepitoso successo.», «Il Popolano, Periodico repubblicano settimanale», XV, n. 17, 1° maggio 1915, p. 3. 27 Furono presenti più di mille persone con un incasso di 2.942,45 Lire. 28 «Concerto vocale-orchestrale. Il concerto organizzato domenica scorsa per la benefica istituzione della Croce Rossa non poteva riuscire migliore, poiché fu un vero trionfo dell’arte e di ciò va data ampia lode al Comitato Cittadino e specialmente al deus ex machina Egisto Ravaglia. [...] Dora De Giovanni, la nostra gentile concittadina, seppe, come anche ultimamente a Bologna, dimostrare la sua fine e completa natura di artista in una forma così alta e magnifica per cui il nostro elogio potrebbe sembrare inferiore alla constatazione del nuovo trionfo. [...] Dopo il concerto ebbe luogo un banchetto al Leon d’Oro: allo champagne parlarono vivamente applauditi il nuovo colonnello cav. Bertone, il tenente colonnello cav. Matarelli, il prof. Mischi, il prof. Roberti e l’avv. Macrelli per il Municipio.», «Il Popolano, Periodico repubblicano settimanale», XV, n. 18, 8 maggio 1915, p. 3.

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dei Teatri», riferì del grandioso successo artistico ed economico del concerto a favore della Croce Rossa Italiana, sebbene sia stato collocato erroneamente al 3 maggio.29 L’intervento della De Giovanni in un’opera completa sembra sia avvenuta al Politeama Verdi di Milano nell’agosto 1915, quando impersonò Santuzza nella Cavalleria rusticana. Come spesso accade nel mondo dell’opera lirica, il debutto prese avvio dalla forzata sostituzione dell’interprete principale. In quell’occasione, il ruolo primario di Santuzza apparteneva ad Elvira Leveroni, poi sostituita da Pierina Gorianz e, a sua volta, rimpiazzata da Dora De Giovanni.30 In realtà, non si ha certezza che il soprano cesenate abbia preso parte attiva alla rappresentazione, perché potrebbe semplicemente essere stata inserita tra i nomi degli artisti per un’eventuale sostituzione. È così labile la presenza di Dora De Giovanni in quella Cavalleria rusticana da non poter essere degnamente documentata. 29 «Il grandioso Concerto dato il 3 corrente al Teatro Comunale di Cesena a beneficio di questa santissima Istituzione ebbe una importanza artistica ed un successo finanziario eccezionale.» Il periodico milanese cita poi «Il Resto del Carlino» riportando le seguenti parole: ««Un delirio di commozione e di applausi: ecco sintetizzata la magnifica serata d’arte, di beneficenza e di patriottismo ad affollare la magnifica sala del “Comunale” non potrà mai dimenticare. Non un palco vuoto, non uno scranno disponibile; il loggione gremitissimo. [...] Né meno grandioso è stato il successo riportato dalle signorine Nerina Baldisseri e Dora De Giovanni che hanno portato al Concerto della “Croce Rossa” l’omaggio della loro squisitamente gentile e generoso, ed insieme con la carezza della loro finissima personalità artistica il tesoro della loro voce superba.», «Gazzetta dei Teatri», LXXVII, n. 10, 20 maggio 1915, p. 5. 30 Il cast era inoltre formato dal mezzosoprano Clara Giglio (Lola), dal soprano Amelia Biadi (Lucia), dai tenori Amedeo Rossi e Piero Schiavazzi (Turiddu) e dal baritono Alessandro Morselli (Alfio). L’informazione proviene dall’utilissimo sito web (lavoceantica.it) creato dall’infaticabile Roberto Marcocci.

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La «Gazzetta dei Teatri» è sprezzante al riguardo, definendo i Pagliacci e La Cavalleria «due sorelle siamesi» che, alla pari di «due meteore», andarono in scena senza lasciare tracce lodevoli.31 Ferdinando Battaglia, nella cronologia della carriera dell’artista cesenate, colloca quel concerto nel mese di dicembre, mentre la stagione lirica al Politeama Verdi avvenne in precedenza.32 31 «Gazzetta dei Teatri», LXXVII, n. 11, 23 settembre 1915, p. 2. 32 F. Battaglia, L’arte del canto in Romagna. I cantanti lirici romagnoli dell’Ottocento e del Novecento, Bologna, Edizioni Bongiovanni, 1979, pp. 52-54.

Fig. 07 Cartolina postale del 13 dicembre 1916 indirizzata a Gino De Giovanni

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Certa, invece, fu la partecipazione alla Cavalleria rusticana, nello stesso teatro milanese, nel novembre dell’anno successivo.33 Ne fa fede una cartolina postale spedita da Cesena, datata 13 dicembre 1916 e indirizzata «Al soldato Gino De Giovanni Officina Feretti Via Giotto n. 41 Torino», fratello di Dora. Porta la firma di Luigi De Giovanni e in essa si fa esplicito riferimento a tale esibizione con le seguenti parole: «Carissimo Gino, devi perdonarmi se da un pezzo non ti ò scritto, perché non ne ò avuto voglia. [...] Sappi che la Dora à debuttato a Milano ottenendo il massimo successo».34 Il 19 febbraio 1917 al Teatro Manzoni di Milano, ancora una volta, Dora De Giovanni si prestò per cantare a favore della Croce Rossa, che raccoglieva fondi da destinare ai feriti di guerra. Seguì una riconoscente lettera in omaggio alla disponibilità dimostrata dall’artista. Conforto Domenicale ai Feriti - Croce Rossa. Milano 20/2/1917. Gentilissima Signorina Dora De Giovanni. Città. / Sentite grazie noi Le dobbiamo per la Sua artistica e gentile cooperazione alla mattinata d’ieri al Teatro Manzoni. / La bellezza della Sua voce e la finezza d’arte dimostrata col Suo canto è presagio certo di futuri trionfi, che noi sinceramente Le auguriamo. / A nome dei soldati feriti Le rinnoviamo i ringraziamenti e colla più distinta stima La riveriamo. Il Presidente.35 33 «Il Cittadino», XXVIII, n. 46, 17 dicembre 1916, pp. 3. Il cast dell’esecuzione era così formato: i soprani Carola Fenoglio e Dora De Giovanni (Santuzza), il mezzo-soprano Vittorina Paganelli (Lola), il soprano Elvira Cannetti (Lucia), il tenore Lorenzo Confaloni (Turiddu) e il baritono Giovanni Novelli (Alfio). Cfr. voce Dora De Giovanni, sito web: lavoceantica.it 34 Cartolina postale del 13 dicembre 1916, indirizzata a Gino De Giovanni, propr. privata. 35 Lettera del 20 febbraio 1917, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

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Tra i compiti di una cantante, che muove i primi passi nel mondo del melodramma, v’è anche quello di cercarsi un buon rappresentante fra gli agenti teatrali. È quello che la De Giovanni fece andando a Milano per un’audizione presso l’agenzia teatrale Deliliers, dove venne subito scritturata per una serie di recite al Teatro Politeama di Genova. In quel teatro debuttò il 10 ottobre 1917 con il Faust di Gounod nelle vesti di Marguerite, la protagonista femminile.36 L’orchestra era diretta da Pasquale La Rotella. Tutta la stampa genovese parlò del debutto della giovane artista cesenate. Una lode speciale va tributata a Dora Degiovanni interprete di Margherita. La Degiovanni è debuttante; la prima interpretazione fu quella di ieri a sera e come debutto non si può far a meno di riscontrare in lei tutte le più alte doti, tutte le più belle qualità per poter presto raggiungere un posto elevato fra le sue compagne e competitrici. Ella possiede una bellissima voce fresca, dal timbro dolce, che sa modulare con grazia anche nei passaggi più difficili. All’ottimo canto unisce un’azione scenica molto equilibrata, rendendo il personaggio di Margherita piacevolissimo.37

Anche i fogli cesenati non si fecero sfuggire la notizia del debutto nazionale della concittadina. Note d’arte. È con vero compiacimento che registriamo il completo successo ottenuto dalla nostra gentile concittadina signorina Dora Degiovanni 36 Assieme alla De Giovanni, in quella produzione, erano stati chiamati Aida Righi Tarugi (Tarughi), Vittorio Salbego, Matteo Dragoni, Giuseppe Quinzi Tapergi (Vittorio Julio) e Crema Cabardi. Cfr. E. Frassoni, Due secoli di lirica a Genova, Genova, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, 1980, II, p. 124. Cfr anche R. Iovino, I. Aliprandi, S. Licciardello, K. Tocchi, I palcoscenici della lirica. Cronologia dal Falcone al nuovo Carlo Felice (16451992), Genova, Sagep, 1993, p. 258. 37 «Il Secolo XIX», ottobre 1917

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al Teatro Politeama di Genova nell’opera Faust, cantando la non facile parte di Margherita sotto la ben nota Direzione del M.° La Rotella. [...] E mentre ci congratuliamo colla signorina Degiovanni per questo felice debutto, ce ne rallegriamo in quanto che ella ha incominciato la sua carriera in un Teatro di un’importanza eccezionale, avendo calcate quelle scene non solo artisti valorosi e celebri, ma bensì nella stessa stagione d’opera ove trionfano il Tenore Pertile ed il Baritono Galeffi di nostra conoscenza. / Di tutto questo la Signorina Dora Degiovanni deve esserne molto lusingata. / E noi le auguriamo nuovi e maggiori successi.38

La ventisettenne Dora, sulla scena del Faust, era all’arcolaio e dovette attendere il secondo atto per dare inizio alle danze al suono di un valzer eseguito dal coro (Ainsi que la brise légère). Lo stesso valzer che il nostro Carlo Brighi (Zaclèn) aveva introdotto nel repertorio della sua orchestrina romagnola.39 A Bologna, poco tempo dopo, si realizzò, a beneficio dei profughi veneti, un paio di concerti di musiche sacre nella Basilica di S. Giacomo Maggiore. I concerti, programmati il 23 e il 26 dicembre 1917, prevedevano un ampio programma di musiche spirituali che coinvolsero diversi cantanti, tra cui Alessandro Bonci e Dora De Giovanni. Fu la «Società per il risveglio della vita cittadina» ad organizzare gli eventi per i quali, oltre agli artisti cesenati, si prevedeva la partecipazione del basso Vincenzo Bettoni, del tenore Vittorio Salbego e del mezzosoprano Maria Pedrazzi.40 Il complesso orchestrale, composto da 70 professori 38 «Il Cittadino», XXIX, n. 37-38, 21 ottobre 1917, pp. 1-2. 39 Il valzer tratto dal Faust di Gounod fa parte della raccolta n. 17 (senza data) del repertorio di ballabili di Carlo Brighi conservata presso la Biblioteca Comunale di Forlì, Raccolte Piancastelli. 40 Società del risveglio, Concerti spirituali a beneficio dei profughi veneti, s.l., s.e., stampa 1917 (Bologna: Tip. Paolo Neri).

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d’orchestra e da un coro di 100 voci, venne diretto da Giovanni Tebaldini, il quale si occupò anche di definire l’impegnativo programma musicale. La cronaca parla di fervida attesa, di folla assiepata agli ingressi e della sensazione che «tutta la parte più eletta della cittadinanza» bolognese fosse presente.41 L’interesse dell’ampio reportage giornalistico è dato dalle impressioni relative all’interpretazione canora, che ebbe in Bonci il punto più alto. L’impressione del concerto ha ancora superato l’aspettativa: tutti i brani eseguiti furono ascoltati con religiosa attenzione e molte volte accolti con vivi applausi malgrado la santità del luogo. È facile immaginare che la maggiore attenzione fu data dai brani interpretati dal Bonci, il quale ha legato il suo nome ai due massimi avvenimenti musicali di Bologna in quest’anno, la memorabile serata d’arte al Comunale e il Concerto spirituale di ieri. Ed è davvero ammirabile il fascino di questo artista che oggi non ha rivali per la aristocratica perfezione dello stile, per la purezza della voce e per lo studio finissimo degli accenti, che danno risalto ad ogni dettaglio della frase, sempre espressa con meravigliosa perspicuità di dizione. / Così quel capolavoro di espressione drammatica ed umana che è l’Aria di Ezechia del Carissimi risultò un capolavoro anche dal lato della interpretazione; né meno interessanti apparvero l’«Ingemisco» della Messa di Verdi, e quella focosa invocazione che è Il Canto dell’amore del S. Francesco di Tinel, due brani fatti per dare evidenza a tutte le risorse di un grande cantante. / L’altra interprete che richiamò in ispecial modo l’attenzione del pubblico fu la signorina Maria Pedrazzi che si presentava per la prima volta come cantante e che rivelò le più elette doti di scuola e di stile, oltre ad una voce bellissima per ampiezza e calore. [...] Fu pure, molto ammirata pel duetto «Recordare» della Messa di Verdi, insieme alla signorina De Giovanni, un soprano che ha le migliori qualità di timbro vocale e di espressione per conseguire i maggiori successi.42 41 «Il Resto del Carlino. Giornale di Bologna», XXXIII, n. 343, 9 dicembre 1917, p. 3. «Il Resto del Carlino. Giornale di Bologna », XXXIII, n. 347, 13 dicembre 1917, p. 3. 42 «Il Resto del Carlino. Giornale di Bologna », XXXIII, n. 358, 24 dicembre 1917, p. 2.

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L’esito finanziario della prima esecuzione fu sorprendente.43 Per la cantante cesenate, il programma di domenica 23 dicembre prevedeva il recitativo Plorate da La figlia di Jephte di Giacomo Carissimi. Nella seconda parte eseguì, assieme al mezzosoprano Maria Pedrazzi, il Recordare dalla Messa di Requiem di Giuseppe Verdi, sviluppando «tutti gli effetti di voce e di colorito dovuti alla ricchezza dei suoi mezzi e del suo talento espressivo.»44 Nell’aria di Ezechia, dalla Historia Ezechiae di Giacomo Carissimi, Bonci destò ammirazione, per l’espressione umana e commovente dell’interpretazione. In occasione del secondo concerto, avvenuto mercoledì 26 dicembre, la De Giovanni cantò nella prima parte, assieme a Maria Pedrazzi e Vittorio Salbego, brani dalle Laudi spirituali di Giovanni Animuccia e Giovanni Francesco Anerio. Quindi ripeté il recitativo Plorate e il Recordare già eseguiti precedentemente. In segno di riconoscimento e gratitudine, Dora De Giovanni ricevette un attestato da parte degli organizzatori dell’evento artistico bolognese.45 Di quell’esperienza musicale vi è traccia non solo nei quotidiani locali, ma anche nelle riviste musicali nazionali che misero in evidenza come la preparazione musicale della De Giovanni facesse onore al Liceo musicale bolognese che l’aveva istruita.46 43 «Il Resto del Carlino. Giornale di Bologna », XXXIII, n. 359, 25 dicembre 1917, p. 3. 44 «Il Resto del Carlino. Giornale di Bologna », XXXIII, n. 361, 27 dicembre 1917, p. 3. 45 «Società per il risveglio della vita cittadina in Bologna. Via Pignattari 1, Palazzo Notai. Bologna, 11 gennaio 1918. Gentilissima Signorina, / Con riconoscenza vivissima e con plauso sincero adempiamo al dovere che ci incombe di porgerLe i nostri più vivi e sentiti ringraziamenti per la parte cospicua da Lei così degnamente sostenuta nella esecuzione dei due Concerti Spirituali che sono stati tenuti nella Chiesa di S. Giacomo a beneficio dei profughi Veneti e che hanno costituito un vero avvenimento artistico per la nostra città.», Lettera dell’11 gennaio 1918, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata. 46 «Orfeo», IX, n. 3, 14 febbraio 1918.

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Fig. 08 Fotografie dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni 38


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Si incontrerà ancora la Dora nelle vesti di Marguerite al Teatro Andreani di Mantova. Le rappresentazioni del Faust di Charles Gounod ebbero inizio il 30 aprile47 e si conclusero, dopo 11 repliche, domenica 12 maggio 1918. Occorre ricordare che, causa la guerra, il Teatro Sociale di Mantova non era attivo. Suppliva in qualche modo il Teatro Andreani, che alternava stagioni musicali ad altre di prosa. L’affluenza del pubblico non mancava. Le recensioni musicali sulla stampa furono lusinghiere48 ed è facile creder loro perché la «fresca e innocente» voce di Dora, nell’interpretazione di Marguerite, è fortunatamente ancora possibile ascoltarla. Incise, infatti, per la Columbia le arie - C’era un re di Thulé e l’Aria dei gioielli - provenienti dall’opera più famosa di Gounod. Con la De Giovanni si esibì il tenore russo Romano Ciaroff Ciarini, considerato all’epoca una celebrità.49 Anche i periodici cesenati ripresero la notizia dell’esibizione mantovana esaltando le doti della concittadina.50 47 «Teatro Andreani. La prima del “Faust”. Ieri sera ebbe luogo la prima rappresentazione dell’opera Faust di Carlo Gounod. L’esecuzione fu ottima sotto ogni rapporto sia per la parte vocale, sia per la parte strumentale. [...] La soprano signorina Dora De Giovanni si merita le più vive simpatie degli ascoltatori che poterono riscontrare in lei tutte le doti che formano un vero artista. Voce limpida, dagli acuti squillanti e robusti, arte scenica superiore ad ogni elogio. [...] Questa sera seconda rappresentazione.», «La provincia di Mantova», XXXV, n. 114, 1° maggio 1918, p. 3. 48 «Ottimamente la signorina Dora di Giovanni nella parte di Margherita, e la sig.na Mazzoni (Siebel). La prima particolarmente per la grazia spiccata dei suoi modi, per la correttezza scenica, e per la sua voce educata e limpida si è meritata vivissimi applausi.», «La provincia di Mantova», XXXV, n. 118, 5 maggio 1918, p. 3. 49 «Teatro Andreani. Teatro affollatissimo ieri sera alla quinta rappresentazione del Faust. Tutti gli esecutori, particolarmente il baritono Piazza, il basso Spada, il tenore Ciaroff e lo soprano Di Giovanni, furono applauditissimi e più volte chiamati al proscenio, unitamente al valente maestro d’orchestra cav. [Carmelo] Preite. / Questa sera replica del "Faust".», «La provincia di Mantova», XXXV, n. 119, 6 maggio 1918, p. 3. 50 «Dora De Giovanni nel Faust a Mantova. È con vero piacere che segnaliamo il nuovo successo ottenuto a Mantova nel non facile Faust, dalla nostra concittadina Dora De Giovanni. Da Mantova ci si scrive che la sua fu autentica ed incontrastata vittoria. Il pubblico fu subito

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La stagione lirica di primavera del 1918 si concluse il 12 maggio, mentre il Teatro Andreani proseguì la sua attività con un programma di prosa.51 La prima volta che la De Giovanni venne chiamata ad interpretare la parte di Maddalena, nell’Andrea Chénier di Umberto Giordano, fu a Ferrara nel febbraio 1919. Venne assai apprezzata per l’abilità con la quale affrontò il “racconto” del quadro terzo.52 Sebbene non vi siano rimaste registrazioni sonore de La mamma morta, si può immaginare la sua interpretazione dalle parole - solo parole ahimè - che restano in un foglio a stampa. conquistato dalla grazia squisita della voce che robusta com’è, si piega tuttavia con ottima scuola e tutte le delicatezze e a tutte le sfumature. Il timbro simpaticissimo e perfettamente intonato, in calda pastosità delle note centrali, lo squillo degli acuti, piacquero immensamente. Il pubblico sottolineò di approvazioni i punti più salienti dell’opera, e applaudì specialmente l’aria dei gioielli e la finale del 5° atto. Dopo ogni atto l’egregia artista fu evocata al proscenio fra gli applausi. / Nel congratularci vivamente con l’eletta artista che onora la nostra città, le porgiamo tutti i nostri auguri per il proseguimento trionfale della splendida carriera.», «Il Cittadino», XXX, n. 9, 5 maggio 1918, p. 3. 51 «La provincia di Mantova», XXXV, n. 126, 13 maggio 1918, p. 2. 52 «Gazzetta Ferrarese. Ottima Maddalena la Dora De Giovanni. Questa cantante giovanissima si cimentava per la prima volta in quest’opera. Il pubblico l’ha seguita con simpatia apprezzandone le belle doti vocali. Il timbro di una tersa chiarezza argentina e l’intonazione felice si palesarono con successo evidente. Fu molto festeggiata dopo il “racconto”, eseguito con abilità.»; «La Provincia. Dora De Giovanni nelle vesti di Maddalena riuscì a trarre buoni effetti della partitura: la sua voce ben modulata ed emessa con arte, piaciuta.»; «Il Trentino. Il duetto del terzo e del quarto atto diedero campo alla signorina De Giovanni nella parte di Maddalena di spiegare le sue vibranti corde vocali che sanno rendere con accento passionale i momenti drammatici.»; «Il Cittadino. Maddalena fu la signorina Dora De Giovanni, che si fece bene apprezzare particolarmente nel terzo atto, nel drammaticissimo duetto col baritono ed anche nel quarto col tenore. / La De Giovanni ha saputo animare di sincera e vibrante poesia dolorosa il proprio “racconto” nella gran scena del terzo atto, sostenendone felicemente la acuta tessitura con note simpatiche in tutta la estensione, cosicché il pubblico la rimeritò giustamente di nutriti applausi». Ritagli di giornali, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

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Non è molto che abbiamo riferito con piacere dei continui successi di questo eccellente soprano. Godiamo di registrarne altri e ancor più brillanti - come era facilmente prevedibile - meritati da questa artista. / La sua argentea voce educata ad uno stile di canto perfetto, ricca di soavità sonore e di modulazioni deliziose, l’arte sua profondamente comunicativa che trova efficacissimo sussidio estetico nella figura bellissima e nell’espressione fulgida dello sguardo e del gesto, hanno trionfato una volta ancora, come trionferanno sempre in una sua squisita e preferita interpretazione: quella di Maddalena nello Chénier di Giordano. Come è noto la parte è di rara difficoltà, poiché passando dalle tenere note dell’amore ingenuo ed entusiasta a quelle dello sgomento, della passione, del terrore e dell’eroismo, costituisce la più dura e la più nobile prova di un temperamento artistico eccezionale. I pubblici di Ferrara e di Trento hanno riconosciuto nella De Giovanni i pregi veramente superiori che qui siamo lieti di constatare. In entrambe le città essa fu acclamata meritatamente con straordinario calore, fatta segno ad ovazioni prolungate, specialmente ai duetti del secondo, terzo e quarto atto, quest’ultimo da lei cantati con ammirevole impeto.53

Due duetti dell’Andrea Chénier, interpretati dalla De Giovanni, sono stati incisi su dischi 78 giri degli Anni Venti. Sono eseguiti col tenore Carmelo Alabiso e prodotti dalla casa discografica Columbia. Nel cupo silenzio della prigione si ode il languido Vicino a te s’acqueta l’irrequieta anima mia di Chénier, a cui risponde il tragico conforto di Maddalena Per non lasciarti son qui; non è un addio! Al quadro secondo appartiene Ora soave, sublime ora d’amore... Fino alla morte insieme? Fino alla morte insiem! Il legame amore-morte rinvia direttamente al wagneriano Tristan und Isolde, risolto armonicamente con l’obbligo del Tristan-Akkord. Valgano le medesime considerazioni per il duetto La nostra morte e il tragicissimo finale Viva la morte! Insiem! 53 Ritaglio di giornale, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

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La stessa opera venne ripresa nel maggio 1919 al Teatro Sociale di Trento. Nell’elenco dei cari ricordi di Dora De Giovanni è appuntata, quale opera cantata, anche La Bohème di Giacomo Puccini. La prima occasione per il soprano di vestire i panni di Mimì capitò al Teatro Rossini di Venezia nel maggio 1919. Un teatro che - a quel tempo - offriva un cartellone alternativo a quello della Fenice, poi finì per diventare un cinematografo. Avvenne per Dora De Giovanni l’inevitabile incontro con la musica wagneriana interpretando Elsa di Brabante nel Lohengrin, allestito dall’11 settembre al 5 ottobre 1919 al Teatro Municipale di Reggio Emilia. In quella stagione, comprendente anche la Norma, si realizzarono 19 recite.54 Erano tempi in cui le opere di Wagner si cantavano in lingua italiana, cosicché Einsam in trüben Tagen diventava Sola ne’ miei prim’anni e, nella seconda scena dell’atto secondo, Euch Lüften, die mein Klagen veniva tradotta in Aurette, a cui spesso. Le due arie vennero incise dalla De Giovanni, a metà degli Anni Venti, su dischi 78 giri dalla casa discografica Columbia. Le notizie dei successi della De Giovanni trovarono eco anche sui periodici cesenati e per quell’esibizione emiliana vennero dedicate molte righe. È con vivo compiacimento che rileviamo il successo non facile riportato nell’opera Lohengrin al Teatro Regio di Reggio Emilia dalla nostra concittadina Dora De Giovanni. / Il critico teatrale del Giornale di Reggio il 54 Con Dora De Giovanni furono scritturati il basso Percy Costa (Enrico l’uccellatore), il tenore Francesco Merli (Lohengrin), il baritono Francesco Cigada (Federico di Telramondo), il mezzosoprano Sarah Bosisio (Ortruda) e il baritono Aristide Baracchi (L’araldo del re). L’orchestra era diretta da Leopoldo Mugnone e l’impresa apparteneva a Mario Ferrarini. Cfr. G. Degani, M. Grotti (a cura di), Teatro Municipale di Reggio Emilia. Opere in musica 1857-1976, Reggio Emilia, Edizione del Teatro Municipale di Reggio Emilia, 1976, p. 231.

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17 corr. così si esprimeva: «La signorina De Giovanni si è affermata artista di valore. Ha una voce estesa, che sa modulare con garbo e virtuosità e per merito suo il pubblico ha potuto apprezzare alcune parti dell’opera che nelle sere precedenti avevano avuto scarso risalto, come ad esempio il duetto d’amore del 3° atto. Il pubblico è stato prodigo di applausi tanto a scena aperta che alla fine di ogni atto». / Il critico dello stesso giornale il 24 corr. affermava che la signorina Dora De Giovanni è una Elsa ideale, la quale esplica ogni sera più le sue rare qualità artistiche e possiede una voce fresca, dolcissima e al tempo stesso forte, sicura e intonatissima. Il Sig. Ruggero Verità55 ci scrive: «Alla seconda del Lohengrin fui a Reggio Emilia ed ebbi il sommo piacere di ammirare le belle doti di cui va adorna la Signorina De Giovanni, alla quale si apre una rapida splendida carriera. La voce deliziosamente lirica e il suo talento, accoppiati ad uno studio severo e continuato che la De Giovanni mai tralascia, permettono di azzardare i migliori pronostici. Lo stesso M.o Comm. Mugnone, che attualmente dirige a Reggio il Lohengrin, e che è spesso avaro di elogi, così si espresse sul conto suo: una gran brava ragazza e salirà, salirà certo. / Il successo nel Lohengrin le ha fruttato una splendida scrittura di quattro mesi al S. Carlo di Napoli dove canterà, oltre il Lohengrin, Le Donne Curiose del Ferrari, Suor Angelica e Gianni Schicchi del Trittico di Puccini.». / Alla gentile signorina De Giovanni giungano graditi i nostri più vivi rallegramenti insieme con l’augurio più fervido di sempre maggiori trionfi. / Cesena che ebbe ad apprezzare già i pregi della sua bella voce educata all’arte più eletta in diversi concerti, attende di udirla in una opera poderosa in un avvenire che auguriamo non lontano.56

Nell’ottobre del 1919 al Teatro della Pergola di Firenze, si alternarono due opere: il Lohengrin di Wagner e la Manon di Massenet. Nella prima opera, Dora De Giovanni vestiva i panni dell’umana Elsa e il tenore Francesco Merli era il divino cavaliere 55 Ruggero Verità è stato un personaggio cesenate molto conosciuto, cultore della musica lirica e sinfonica. Oltre ad essere annoverato tra i componenti della deputazione teatrale, è stato socio (sostenitore) della Società Amici dell’Arte di Cesena. Nel dicembre 1928 venne espulso dal Partito Fascista per «equivoca attività vociferatoria». 56 «Il Cittadino», XXXI, n. 20, 28 settembre 1919, p. 5.

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dall’armatura d’argento. Il corrispondente della «Gazzetta dei Teatri» parlò del soprano come un’interprete «completamente a posto per le sue belle qualità vocali, di cantante fine, per le sue qualità di attrice.»57 Il tenore Merli nella parte di protagonista, è veramente grande e la bellezza della sua voce trova ogni sera entusiastici ammiratori. La De Giovanni è stata un’Elsa senza pari; ella canta con una grazia e una soavità non comuni, e la sua voce, che è d’una dolcezza vellutata, sale con sicura naturalezza all’acuto. La signorina De Giovanni è giovanissima e l’aspetta quindi un assai lusinghiero avvenire. [...] Abbiamo già detto tante volte di tutti gli artisti ma pur non potendo che ripetere il giudizio ripetutamente espresso ci piace ancora una volta ricordarli con l’augurio di averli ancora tra noi. / La Signorina Di Giovanni interpreta il personaggio di Elsa con una grazia ammirevole ed una virtuosità di canto eccezionale. La sua voce calda, vellutata, ricrea lo spirito. A questa artista giovanissima non mancherà certo un grande avvenire e noi sinceramente glielo auguriamo come omaggio alla sua arte.58

I successi della recita fiorentina vennero registrati anche sulla stampa cesenate.59 Dal Faust di Gounod al Mefistofele di Boito il passo potrebbe essere considerato breve, ma non fu così. Marguerite diventò, con il “giovane genio incompreso” Margherita dovendo dimostrare l’agile multiformità del personaggio: l’ingenua grazia nel secondo atto, la potente espressione drammatica nel terzo e la compostezza 57 «Gazzetta dei Teatri», LXXXI, n. 19, 6 novembre 1919, p. 5. 58 Ritagli di giornali, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata. 59 «Per la concittadina Dora De Giovanni i giornali di Firenze registrano un nuovo successo nelle opere Lohengrin e Mefistofele al teatro La Pergola. Ci compiacciamo vivamente e le auguriamo nuovi e sempre maggiori trionfi.», «Il Cittadino», XXXI, n. 29, 22 novembre 1919, p. 3.

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plastica nel quarto. In quest’ultimo atto, indossando le vesti di Elena, ella risorse scoprendo l’eterna arcadica giovinezza. Il Mefistofele del giovane poeta milanese - già ritagliato e riaggiustato dopo il tonfo della prima del 1868 e riabilitato a Bologna nel 1875 - andò in scena al Teatro San Carlo di Napoli il 18 dicembre 1919 realizzando 11 rappresentazioni.60 La rappresentazione napoletana del Mefistofele boitiano era stata preceduta, di soli pochi mesi, da una produzione bolognese con Beniamino Gigli nelle parti di Faust e Augusta Concato in quelle di Margherita.61 Evidentemente l’idea di recuperare un’opera in precedenza assai tartassata era nello spirito del momento. Si voglia tornare alla rappresentazione di Napoli con la Dora e rendere onore alla protagonista femminile con i lodevoli commenti che seguono. Seguiamo con la viva simpatia e con schietto compiacimento il rapido cammino ascendente che con passo sicuro percorre in arte l’egregia nostra concittadina Dora De Giovanni. / L’inaugurazione della stagione al San Carlo di Napoli, avvenuta il 19 del mese scorso col Mefistofele diretto da Leopoldo Mugnone e allestito con quello sfarzo che caratterizza gli spettacoli di quel massimo teatro, rappresenta per la De Giovanni un nuovo trionfo che le assegna un posto eminente, incontrastato in Arte che, siamo certi, saprà degnamente conservare. / I quotidiani di Napoli sono concordi nel tributarle le maggiori lodi. / Il Giorno, così ne parla: «Una deliziosa sorpresa ci 60 La cronologia del teatro colloca la data della prima rappresentazione al 18 dicembre, sebbene la cronaca giornalistica parli del 19 dicembre 1919. Dora De Giovanni cantò con Ida Quaiatti (poi sostituita da Elda Franco), Ferdinando Ciniselli, Angelo Masini Pieralli. Direttore d’orchestra furono Leopoldo Mugnone e A. Dell’Orefice. Cfr. C. Marinelli Roscioni (a cura di), Il Teatro di San Carlo. La cronologia 1737-1987, Napoli, Guida Editori, 1988, p. 499. 61 Un’annotazione di Dora De Giovanni indica la collaborazione, tre recite per la precisione, con Beniamino Gigli nel Mefistofele di Boito al San Carlo di Napoli nel 1927. Dopo aver spulciato la carriera artistica del tenore, va rilevato che l’unica recita a Napoli di Gigli nel Mefistofele avvenne nel 1915 e che nel 1927 si esibì solo negli Stati Uniti d’America.

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riserbava con una stupenda raffigurazione di Elena, la Signorina Dora De Giovanni, vera forma ideale purissima della bellezza eterna. Figura regale. E voce altrettanto sovraneggiante per la sua squillante e vigorosa estensione, la gradevolezza del timbro, lo sfolgorio del suo accento. Ella determinò l’immediato successo del quarto atto, che fece volgere alle più liete sorti la serata, in una plaudente espansione ammirativa di tutto il pubblico. Ella è ora attesissima nel Lohengrin.» Rallegramenti e auguri.62 62 «Il Cittadino», XXXII, n. 2, 10 gennaio 1920, p. 3.

Fig. 09 Spartito dell’inizio del terzo atto del Mefistofele di Arrigo Boito

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A Napoli, il soprano cesenate ebbe occasione di incontrare e conoscere Matilde Serao, come rivela una lettera della direttrice del quotidiano napoletano «Il Giorno». In essa, si invitava il soprano a partecipare ad un paio di matinées, nei primi giorni del gennaio 1920, offerti gratuitamente agli abbonati del giornale.63 63 «Il Giorno. Napoli, 23 dicembre 1919 / Gentile Signora, alla nostra mattinata di arte [al Teatro S. Carlo] offerta da noi, gratuitamente, agli abbonati del Giorno, io desidero vivamente il suo prezioso concorso. Ella può informarsi dai suoi compagni di arte, che insieme splendido offrono, da anni, queste mattinate, innanzi a un pubblico magnifico. / Io sono d'accordo col Comm. [Augusto] Laganà, per la data di venerdì, due gennaio e di lunedì, cinque gennaio. / In attesa di una sua amabile adesione, Le offro le espressioni del mio animo grato e della mia ammirazione. / Matilde Serao», Lettera del 23 dicembre 1919. Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

Fig. 10 Lettera di Matilde Serao a Dora De Giovanni

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In quelle stesse settimane, sul periodico settimanale «Il Cittadino» comparve la notizia che la De Giovanni sarebbe stata impegnata nel Lohengrin durante la stagione lirica in programma, per il settembre 1920, al Teatro Comunale di Cesena.64 In realtà, l’opera non venne realizzata e il soprano, in quell’anno, non si esibì a Cesena. Sarà a Palermo che la Dora incontrerà due uomini fatali, uno che segnerà la sua vita artistica e l’altro quella privata. Era al Teatro Massimo, per interpretare Santuzza nella Cavalleria rusticana, dove fu impegnata per otto rappresentazioni ad iniziare dal 20 marzo 1920.65 Il primo uomo fatale fu Pietro Mascagni. È la stessa cantante a raccontare quell’incontro in un’intervista rilasciata nel 1967, in occasione del centenario della nascita di Umberto Giordano, in quanto storica interprete di Maddalena nell’Andrea Chénier. Il reporter, il conte Leon Francesco Guerrini, ripercorse in tale occasione le tappe salienti della carriera del soprano cesenate.66 Tuttavia, è preferibile ascoltare dalla diretta voce del soprano, rilasciata alla nipote Maria Rita De Giovanni ed ora su nastro magnetico, la sorpresa che le fece il compositore livornese. Ho conosciuto Pietro Mascagni a Palermo, mentre cantavo la Cavalleria rusticana al Teatro Massimo. Sapevo che il maestro sarebbe arrivato da un giorno all’altro, ma non sapevo esattamente quando. 64 «Il Cittadino», XXXII, n. 9, 28 febbraio 1920, p. 3. 65 Dora De Giovanni si esibì assieme al tenore Francesco Merli (Turiddu) poi sostituito da Angelo Minghetti, al mezzosoprano Rhea Toniolo (Lola), al baritono Augusto Beuf (Alfio) poi Ernesto Torti e al mezzosoprano Amelia Fabretti (Mamma Lucia). Cfr. G. Leone, L’Opera a Palermo dal 1653 al 1987. L’Opera al Teatro Massimo dalle origini (1897) al 1987, Palermo, Publisicula Editrice, 1988, II, p. 69. 66 «Il Resto del Carlino», LXXXII, n. 204, 30 agosto 1967, p. 4.

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Venne a teatro mentre stavo eseguendo la quinta recita della sua Cavalleria. Al termine della recita, l’inserviente del teatro si avvicina e mi dice: Signorina, faccia presto perché c’è Mascagni che la vuol vedere. Mi informò che era arrivato a Palermo al mattino e quella sera era venuto a teatro. La vuol vedere! mi ripeté l’inserviente. Mi venne un gran tremore pensando al giudizio di Mascagni sulla mia esecuzione. Perché mi vuol vedere? - mi chiesi - forse non gli sono piaciuta nel cantare la sua opera? Ero ancor giovane di carriera ed ero preoccupata. Finii di struccarmi e poi andai nella stanza del direttore del teatro, dove c’era Mascagni e un’altra signora. Pensavo intendesse non farmi cantare la sua opera e, invece, mi mette una mano sulla spalla e mi dice: Brava signorina! Lei sarà la mia Iris. Gli replicai che non conoscevo affatto quell’opera. Non importa! interloquì con tono risoluto - Anche se non la conosce per niente. In otto o dieci giorni la può studiare. L’Iris non la deve fare la Gilda Dalla Rizza? risposi. No, no, voglio che la faccia lei. Finalmente ho trovato la voce per la mia Iris. - Maestro, come faccio a studiarla che debbo andare in scena anche con il Lohengrin? - Lei non pensi al Lohengrin, ci metteremo d’accordo con la direzione. Lei intanto si metta a studiare l’Iris e quando sarà pronta la metteremo in scena. Mi fecero trovare un pianoforte all’Albergo delle Palme dove alloggiavo e due maestri sostituti. In otto giorni mi studiai l’Iris e il decimo giorno andai in scena sotto la direzione dello stesso Mascagni. Fu un successo straordinario! Tutta la scena me la insegnò la moglie di Mascagni, una brava signora che mi volle un gran bene. Ne feci otto recite. Seppi poi, per voce della direzione del teatro, che il maestro Mascagni quando mi udì cantare nella Cavalleria stava conversando. Si fermò e con una spiccata pronuncia toscana chiese: Di chi è codesta bella voce? Lo informarono che si trattava di una signorina romagnola in principio di carriera. Da quel momento iniziai a cantare l’Iris in tutta Italia, sempre diretta da Mascagni. Lui mi volle al Teatro San Carlo di Napoli, mentre ero già stata impegnata per il Faust al Teatro Regio di Torino. Le due direzioni teatrali si accordarono e quindi andai a cantare prima a Napoli e poi a Torino. Così diventai celebre con l’Iris.

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Dopo le recite palermitane della Cavalleria rusticana, Dora venne invitata a prendere parte - il 15 aprile 1920 - ad un concerto a Palazzo Ganci, per il Circolo Artistico di Palermo.67 Soggiornerà in quella città per tutto il tempo necessario alle prove per la rappresentazione dell’Iris al Teatro Massimo, programmata nel mese di maggio. In quel soggiorno palermitano ebbe l’opportunità di conoscere l’altro uomo fatale ovvero colui che la seguirà pedissequamente durante le sue recite e che finirà per sposarla. Del suo nome e del suo destino si parlerà tra poco. «Ho fatto un triste sogno pauroso» sono le prime parole pronunciate da Iris sulla scena e quando i «draghi, mostri, volanti chimere» diventarono storici còlubri, la vita - come per la giovane fanciulla del melodramma - impose la domanda sul senso dell’esistenza e chiese, nella realtà, un ritiro. Fatti e fatalità! Seguendo la volontà perentoria di Mascagni, l’8 maggio 1920 Dora interpreterà la giapponesina Iris nel massimo teatro palermitano.68 L’opera, esotica e simbolista, venne eseguita sotto la diretta bacchetta del compositore. 67 «Circolo Artistico in Palermo / 16 aprile 1920 / Dist.ma Sig. Dora Di Giovanni / Città / La Deputazione di questo Circolo, oggi riunitasi, ha emesso un voto di sentiti ringraziamenti all’indirizzo della S.V. per la gentilezza squisita con la quale si degnò di prender parte efficace al Concerto che ebbe luogo in questo Circolo il 15 corrente. / Son lieto di darne comunicazione a V.S. riaffermandole l’entusiastico plauso dei Soci che ammirarono le Sue non comuni doti artistiche. / Mi creda con la maggiore osservanza. Vincenzo Pagano Rizzo» Lettera del 16 aprile 1920, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata. 68 Dora De Giovanni canterà con il tenore Giulio Rotondi (Osaka), il baritono Salvatore Persichetti (Kyoto), il basso Enrico Vannuccini (Il Cieco), il mezzosoprano Antonietta Balzani (Una Guècha) e il tenore Antonio Gilardi (Un Merciaiuolo). Il coro era diretto da Giovanni Maggio. Cfr. G. Leone, op. cit., II, p. 70. Cfr. anche F. Venturi, Pietro Mascagni. Biografia e cronologia artistica, Livorno, Circolo Musicale Galliano Masini, 2005, p. 162.

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Fig. 11 Fotografie dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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La sua direzione accompagnò spesso le esecuzioni italiane dell’opera, che nelle premesse creative voleva superare il verismo affidandosi alle mode orientaliste. L’entusiasmo per la sua presenza e la sua concertazione venne ben espresso, per la prima siciliana, dal reporter Franz Caronna. L’ultima opera della stagione, l’Iris, con la guida del suo illustre autore ebbe la grande attrattiva e solennità di una vera première. / Durante tutte le serate si accentuò sempre più il successo entusiastico per Pietro Mascagni. Egli è sempre pittoresco e suggestivo quando dirige. [...] Tutta l’opera ebbe una interpretazione orchestrale quale mai si era ottenuto. Ad ogni atto il maestro Mascagni era costretto presentarsi al proscenio insieme agli artisti, la pregevolissima soprano Dora Di Giovanni, il tenore Giulio Rotondi ed il bravo baritono Persichetti e anche da solo fra entusiastiche acclamazioni.69

Lo stesso Mascagni confermerà il successo della prima rappresentazione in una sconsolata lettera indirizzata all’amata Annuccia, che in quel momento l’aveva abbandonato: «Ieri l’altro andò in scena Iris con un successo fantastico. L’accoglienza fatta a me è stata entusiastica, imponente, enorme. Io ho sofferto molto di questo entusiasmo, di questa festa grandiosa, perché l’anima mia era troppo lontana, era troppo diversa da quella festa affettuosa! Il mio pensiero correva a te e le lacrime mi riempivano gli occhi!»70 L’Associazione della Stampa volle organizzare per lunedì 17 maggio, alla vigilia della partenza da Palermo dell’illustre compositore, una matinée in suo onore con banchetto a Villa Igiea. Vi presero parte, oltre al festeggiato, donna Lina Mascagni, Tina Di 69 «Gazzetta dei Teatri», LXXXII, n. 11, giugno 1920, p. 4. 70 Lettera del 7 maggio 1920, Pietro Mascagni ad Anna Lolli, Epistolario Mascagni-Lolli, Museo Storico Pietro Mascagni, Bagnara di Romagna.

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Angelo, Giulio Rotondi, Dora De Giovanni, Salvatore Persichetti e tutte le autorità cittadine.71 Allo champagne, Pietro Mascagni ebbe a dire: «Voglia Dio che la mia fugace dimora a Palermo mi possa ispirare un’opera, che celebri le bellezze di questa terra e le passioni di questo popolo; voglia Dio che alla gioia di quest’ora inobliabile possa venirmi la scintilla per un’opera degna di quest’isola forte e generosa. Sarei il primo ad esserne felice, e mi parrebbe di sciogliere un voto di riconoscenza verso questa nobile regione, alla quale è legato il mio primo apparire nel mondo dell’arte.»72 Nella mente del compositore stava fermentando l’idea di un dramma dell’amore materno sullo sfondo della Rivoluzione francese. Scesero tutti in giardino per il caffè e il maestro si mise al pianoforte anticipando qualche trepido motivo de Il Piccolo Marat. Opera che vedrà protagonista, ancora una volta la Dora. A lei, il giorno dopo, Pietro Mascagni fece dono di un proprio ritratto fotografico, con la seguente dedica: «Alla Sig.na Dora De Giovanni, a ricordo della Sua bella interpretazione di Iris al Massimo di Palermo. 18-5-1920». 71 «Circolo Artistico in Palermo. Ill.mo Signore / Comunico alla S.V. che lunedì 17 corr. alle ore 17,30 avrà luogo nella Sede del Circolo una Mattinata Musicale in onore e coll’intervento dell’illustre Maestro / Pietro Mascagni / Alla mattinata - nella quale sarà eseguita esclusivamente musica mascagnana - prenderanno parte gentilmente gli Artisti Signori: Dora di Giovanni / Tina D’Angelo / Giulio Rotondi / Salvatore Persichetti / I Sigg. Soci sono pregati di attenersi scrupolosamente al disposto dell’art. 56 dello Statuto. / Come di consueto funzionerà all’ingresso la speciale Commissione, delegata dalla Presidenza. / Con perfetta osservanza / Addì 13 maggio 1920. Il Deput. Segr. Avv. [Vincenzo] Pagano Rizzo. / Art. 56 dello Statuto - Ogni Socio nelle occasioni di balli, concerti, conferenze ed altri trattenimenti potrà fare intervenire al Circolo soltanto la moglie e le figlie nubili non minori di 16 anni, oppure la madre e le sorelle nubili non minori di 16 anni con le quali convive.», Avviso a stampa del 13 maggio 1920, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata. 72 «Gazzetta dei Teatri», LXXXII, n. 11, giugno 1920, p. 4.

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Fig. 12 Copertina del libretto dell’opera Iris

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Poi ancora Iris, «l’innamorata dei fiori», un carattere simile a quello di Dora, presa, sulla scena come nella vita, tra il bene incosciente e il male calcolatore. La floreale opera di Mascagni venne proposta nella città del compositore, al Teatro degli Avvalorati, con nove recite che ebbero inizio il 7 agosto 1920. Sul podio, oltre a Mascagni, si avvicendarono le bacchette di Edoardo Mascheroni e Vittorio Ruffo.73 La stampa cortigiana parlerà di successo trionfale presso il pubblico livornese, da spartire parimenti tra tutti gli artisti. Diverso il parere del compositore, espresso in una lettera del giorno seguente indirizzata all’amata Anna Lolli. Ieri sera Iris è andata assai male. Peccato perché gli artisti sono veramente di primo ordine; ma la concertazione è stata deficiente, e cori ed orchestra sono stati un vero disastro. Non ti parlo della messa in scena che è una cosa indecorosa ed indegna. Il pubblico ha sottolineato tutte le deficienze, e certamente non è rimasto molto soddisfatto dell’insieme dello spettacolo. Il pubblico era immenso, imponente, meraviglioso. Le feste fatte a me sono state qualche cosa di fantastico: era un delirio, una commozione generale. Appena sono entrato nel mio palco tutti si sono alzati in piedi, uomini e donne, e mi hanno fatto una ovazione che è durata più di venti minuti. Intanto si gettavano dall’alto fiori, epigrafi ecc. Naturalmente non sono mancate le grida contro i miei detrattori e denigratori, grida che per poco non si sono cambiate in fatti gravi, poiché i più eccitati volevano la morte dei miei nemici. È stata una dimostrazione altissima.74 73 Gli altri interpreti della rappresentazione livornese: Giuseppina Floris (Una Guècha), Giulio Rotondi (Osaka), Carlo Gislon e poi Adrastro Simonti (Un Merciaiuolo; Un Cenciaiuolo), Umberto Sartori (Kyoto) e Umberto Di Lelio (Il Cieco). Alla direzione dei cori era stato chiamato Albino Floris. L’impresa era nella mani di Gisletti, con Romeo Venturini quale amministratore e direttore artistico. Cfr. F. Venturi (a cura di), Iris 18981998 Il Centenario, Livorno, Circolo Masini, 1998, p. 202. Cfr. F. Venturi, Pietro Mascagni. Biografia e cronologia artistica, cit., p. 162. 74 Lettera dell’8 agosto 1920, Pietro Mascagni ad Anna Lolli, Epistolario Mascagni-Lolli, Museo Storico Pietro Mascagni, Bagnara di Romagna.

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Fig. 13 Incipit dell’Aria della piovra dall’opera Iris. Autografo di Pietro Mascagni dedicato a Dora De Giovanni. Palermo, maggio 1920

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Alcune recensioni, che si riprodurranno di seguito, rendono merito al soprano, primariamente quando cantò Un dì ero piccina, detta “aria della piovra”. La particolare interpretazione spinse Mascagni a farle dono di un autografo con l’incipit del brano più celebrato. L’imminente edizione. Avrà luogo al magnifico teatro lirico “Avvalorati”, risorto a nuova vita, e diamo qualche cenno di coloro che ne saranno interpreti. / Ne sarà direttore d’orchestra il maestro comm. Edoardo Mascheroni. / Sarà Iris Dora Di-Giovanni. Deliziosa, intelligente, suggestiva artista, è definita questa bellissima e giovane soprano, del più grande organizzatore di spettacoli lirici il comm. Vittorio Deliliers, direttore della Rassegna Melodrammatica di Milano. Essa ha al suo attivo numerosi successi riportati nei massimi teatri d’Italia. A Palermo fanatizzò con la sua magnifica interpretazione d’Iris diretta personalmente dal suo illustre autore. Gli esecutori. Daremo il posto di onore alla signora Dora De Giovanni, protagonista dell’opera, dominatrice incontrastata di tutto lo spettacolo. La De Giovanni non è una di quelle artiste che appena compaiono sulla scena con un prodigio di virtuosità stordiscono il pubblico. Essa invece canta con dignità e con misura procurando egregiamente di essere sempre nel carattere della sua parte senza asservire la parte al proprio orgoglio di artista. Cosicché avviene che ella si mantenga sempre in una linea interpretativa piena di garbo e correttezza, e solo quando la partitura lo consente, sfoggiando le sue qualità reali di egregia cantatrice. Nella “Ballata della piovra” del secondo atto che essa cantò con rara abilità, con tutte le risorse della sua bella voce pieghevole e calda, è stata interrotta dagli applausi del pubblico ben tre volte. Ma all’infuori di questo pezzo originale, il suo successo si è medesimamente affermato in tutta l’opera che essa ha condotto con molto gusto e passione. / Evocata alla fine del secondo atto ripetutamente alla ribalta, insieme ai suoi compagni, alla fine del terzo atto ha avuto l’onore di una chiamata al proscenio affatto personale.

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Fig. 14 Foto di Pietro Mascagni con dedica del 18 maggio 1920

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Livorno, 8 [agosto 1920]. Teatro lirico Avvalorati. Iris alla prima rappresentazione con teatro esaurito grandiosa indimenticabile dimostrazione a Pietro Mascagni che assisteva alla inaugurazione. Magnifica esecuzione diretta dal valente maestro Mascheroni. Dora De Giovanni, trionfale è stato il successo riportato da questa giovane e già celebrata artista mirabile interprete di Iris e straordinaria cantante, voce ben timbrata squillante, figura deliziosa; dopo la “Piovra” strepitosamente acclamata. [...] bissato “Inno del sole” infinite chiamate a tutti gli artisti, all’autore, al maestro Mascheroni. Indimenticabile serata. Livorno, 8 [agosto 1920]. Ingenua ed espressiva, colla voce carezzevole ben timbrata e squillante. Dora De Giovanni è stata al nostro Avvalorati una Iris quale Mascagni non avrebbe potuto desiderare migliore. Al “Sogno” ed alla “Piovra” nonché in tutto il duetto con Osaka, la misurata cantatrice sollevò le più schiette acclamazioni, riportando un successo di convinzione diviso dall’illustre autore, che le rivolse parole di sentito elogio e segni di ostentata soddisfazione. «Il Telegrafo», 13 agosto 1920. Teatro Lirico “Avvalorati”. La serata “Pro Casa del popolo”. Ed anche ieri sera, alla quarta dell’Iris, il teatro era pieno. La splendida musica di Pietro Mascagni, ridondante d’armonia, d’ispirazione, d’idealità procura al nostro popolo ineffabili ore di diletto; esso comprende perfettamente il linguaggio di quella musica, e si convince che è la più alta espressione dei sentimenti umani. / In tutta la sera risuonarono nel teatro i più caldi applausi, dopo l’inno al sole, dopo l’aria della piovra, dopo la romanza del tenore nel secondo atto, e ad ogni calar di tela, mentre gli artisti più volte si presentavano al proscenio, insieme al maestro Mascheroni, l’anima dello spettacolo. / Dora Di Giovanni è una protagonista veramente ideale: essa ha voce bellissima, ferma e resistente, sicura nelle intonazioni e la modula con facilità ed abilità. Anche scenicamente ella è ammirabile per grazia, sentimento, spontaneità. «Corriere di Livorno», 16 agosto 1920. Teatro Lirico Avvalorati. Le tre ultime rappresentazioni, che ci restano a registrare nelle nostre cronache

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teatrali hanno avuto un gran concorso di pubblico. E sabato sera e ieri nel pomeriggio all’ - Iris - e ieri sera all’ - Aida - lo entusiasmo raggiunse il colmo. / Nella - Iris - il pubblico applaudì con maggior slancio e calore la protagonista Dora Di Giovanni che è arrivata a conquistarsi ogni simpatia. Essa fin dalla “aria della bambola”, in principio dell’opera, e che canta con tanta sincerità di passione arrivando a commuovere assai vivamente, fu applauditissima. / Dopo la “romanza della piovra” e in fine del terzo atto le vennero rinnovate manifestazioni di pieno gradimento, e applausi ed acclamazioni insistenti le dissero festevolmente quanto il pubblico ammirasse la sua bella e ricca voce penetrante e il suo portamento grazioso e nobile che dà una preziosa efficacia al personaggio della ingenua, innocente eroina. Dora Di Giovanni. “Iris” a Livorno. Eccola, un’altra volta trionfatrice nell’opera Iris; ancora alla presenza di Pietro Mascagni; ancora sotto la sua stessa direzione. Fu lui stesso che interrogato da’ suoi concittadini (Mascagni è livornese) se Dora Di Giovanni era da scegliersi per la esecuzione della sua opera a Livorno, rispose appoggiando caldamente la scelta. V’è anzi chi assicura che lui per primo l’ha additata, in seguito al successo nell’opera stessa che la bellissima e valentissima artista cesenate, ottenne nella primavera ultima, appunto come Iris, al teatro Massimo di Palermo. Sta il fatto che noi abbiamo ora il grato compito di constatare un nuovo, grande successo. E lo facciamo ben volentieri, saldamente appoggiati, come siamo, alla verità, suffragati dai numerosi giornali che di quell’importante spettacolo si sono intrattenuti e che celebrarono l’esito dello spettacolo - diretto dal maestro Mascheroni, poi dal maestro Mascagni - l’esito della valorosissima protagonista. Questa fu tanto ammirata e tanto applaudita. Ha sfoggiato i suoi mezzi vocali tanto belli, la sua grazia che è molta, la sua abilità che è indiscutibile. Capisaldi del suo personale successo: l’aria del primo atto, l’aria della piovra e il monologo dell’ultimo atto che culmina nell’Inno del sole.75 Dora Di Giovanni “Iris” a Livorno. Abbiamo raccontato ai lettori il magnifico successo riportato da questa giovane, celebrata artista soprano che cantò Iris a Livorno - teatro Avvalorati - colla direzione dello stesso Mascagni 75 Ritagli di giornali, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

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che dimostrò alla sua interprete - già acclamata al di lui fianco a Palermo - la sua completa dimostrazione per il riuscitissimo lavoro di cantante e d’interprete. / Oggi avvaloriamo le prime notizie riproducendo i giudizi della stampa toscana su Dora De Giovanni, Iris acclamatissima.76 76 «La signorina Dora di Giovanni, cantatrice dalla voce chiarissima e morbida, seppe superare le difficoltà della intonazione ed apparve una squisitissima Iris piena di ingenuità ed espressione.», «La Toscana», 8 agosto 1920. «Alla grandiosità del preludio succede l’ingenuità che caratterizza la soave fanciulla ideata dal genio del poeta e del musicista. / Dora Di Giovanni è ritenuta una delle più efficaci interpreti di questa difficilissima opera. Ella ha voce robusta, bene educata, di perfetta intonazione, che si piega facilmente all’espressione dei sentimenti provati da Iris.», «Il Telegrafo», 9 agosto 1920. «Ed ora passiamo agli interpreti principali che sono tutti degni delle più accese lodi. / Così la protagonista Dora Di Giovanni che ha una bella e calda voce sonante che sale alle note estreme con rara facilità e le tiene ferme e precise senz’ombra di sforzo. E imprime al suo canto un’anima vibrante ed al suo giuoco scenico una rispondenza di somma efficacia. Fu applauditissima dopo l’aria della bambola, dopo la romanza della piovra e alla fine del terzo atto nel quale grandeggiò.», «Corriere di Livorno», 9 agosto 1920. «Impregna l’ambiente di tanta e così entusiastica delirante ammirazione, il secondo atto si svolge in tutta la sua magnificenza con frequenti irrefrenabili approvazioni più clamorose dopo l’aria della piovra, cantata dal soprano Dora Di Giovanni con splendido effetto permessole dalla calda voce vibrante e limpida che ha nelle sfumature.», «Corriere di Livorno», 30 agosto 1920. «La signora Dora Di Giovanni fu applauditissima dopo la Piovra ch’essa canta, come tutta la sua parte inconsciamente fascinatrice, con altro tanto fascino.», «La Toscana», 1° settembre 1920. Ritaglio di giornale, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

Fig. 15 Lettera di Pietro Mascagni ad Anna Lolli dell’8 agosto 1920

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Fig. 16 Locandina dell’Iris al Teatro degli Avvalorati di Livorno

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Fig. 17 Fotografia e ritagli di giornale dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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Nell’autunno 1920, all’Iris fece seguito una breve parentesi dedicata all’opera più famosa di Umberto Giordano. Il Teatro Nuovo di Mirandola inserì nel proprio cartellone operistico l’Andrea Chénier con Dora De Giovanni protagonista, accompagnata da un cast del tutto diverso da quello dell’anno precedente. Mirandola, 23. “Andrea Chenier”. Splendido esito. L’opera di Giordano ha una esecuzione al nostro teatro che è veramente di primo ordine. [...] La De Giovanni, Maddalena eletta per bellezza di voce, acuti splendidi, modi di canto, azione scenica distinta, bella figura.77

Quando nel 1899 e nel 1901 si rappresentò l’Andrea Chénier a Trieste, l’opera non raggiunse il meritato successo, sebbene l’autore fosse sinceramente ammirato. La riproposta nell’autunno 1920, al cospetto di un pubblico rinnovato e di un’eccellente esecuzione di Aureliano Pertile e Dora De Giovanni, ottenne il generale plauso. Il tenore signor Aureliano Pertile, se non fece dimenticare i due eminenti artisti [Pietro Zeni e Giovanni Zenatello], che lo precedettero nell’interpretazione di questo spartito diede un preziosissimo contributo al bellissimo esito della serata. [...] La signorina Dora Di Giovanni è una artista giovane ancora, in possesso di un gradevole timbro di voce, che sa adoperare con efficacia e grande passione. Ebbe lei pure un successo dei più lusinghieri.78

I due protagonisti ritorneranno nel capoluogo friulano due anni dopo riscuotendo altrettanto successo. 77 Ritagli di giornali, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata. 78 «Gazzetta dei Teatri», LXXXII, n. 19, 11 novembre 1920, p. 4.

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La prima serie di rappresentazioni dell’Iris in Romagna fu diretta, come consuetudine, dallo stesso Pietro Mascagni e ospitata al Teatro Alighieri di Ravenna, dal 18 al 28 novembre 1920. Nelle sette recite, con Dora De Giovanni si esibirono il tenore Giulio Rotondi, il baritono Riccardo Tegani, il basso Enrico Vannuccini, assieme ai comprimari Tina Masucci e Palmiro Domenichetti. Maestri sostituti di Pietro Mascagni furono il nipote Mario Mascagni e il ravennate Mario Guagliumi. A dirigere il coro fu incaricato il romagnolo Cesare Martuzzi, mentre l’impresa era quella di Boccardi-Valbonesi.79 Il trionfale esito della serata è stato ben espresso dalle penne dei giornalisti presenti all’esordio. La prima dell’«Iris», al Teatro Alighieri. [...] La cronaca della serata. Quando il Maestro Mascagni entrò nella sala per recarsi in orchestra il pubblico si alzò in piedi applaudendo calorosamente. Il Mascagni, visibilmente commosso, ringraziò inchinandosi per la simpatica e cordiale manifestazione fattagli e allora l’applauso si fece più clamoroso, più nutrito. / Quindi si fece un profondo silenzio. Il magistrale Inno al Sole suscitò un vero entusiasmo. Alle ultime battute il pubblico scattò in piedi applaudendo il momento solenne, impressionante, indimenticabile. / Nel primo atto la signorina De Giovanni e il tenore Rotondi che cantò superbamente la serenata furono applauditi a scena aperta. Al calar della tela, il Mascagni e gli altri artisti furono replicatamente chiamati alla ribalta. / Nell’atto secondo, durante il duetto, la signorina De Giovanni e il Rotondi furono nuovamente applauditi a scena aperta e alla fine dell’atto superbo, maestro e artisti furono chiamati al proscenio, e vivamente e fragorosamente applauditi. / Nell’atto terzo, l’Inno al Sole suscitò un maggiore entusiasmo: al calare della tela il Maestro e gli artisti tutti si ebbero diverse chiamate: al Mascagni fu fatta una vera ovazione. / Gli artisti. Ci compiacciamo di porre in prima linea la felice protagonista 79 «In attesa dell’ “Iris”, al teatro Alighieri. [...] Le prove, sotto la direzione dello stesso Mascagni procedono magnificamente: lo spettacolo nulla lascerà a desiderare.», «Corriere di Romagna», LVIII, n. 260, 17 novembre 1920, p. 3.

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di questa nostra “Iris”, la signorina Dora De Giovanni. Essa può vantarsi di avere ottenuto un successo incontrastato, pienamente riconosciuto da tutto quanto il pubblico che non le è stato certo avaro di applausi. / La Dora De Giovanni è una misteriosa anima che vibra in tutte le sue manifestazioni d’artista e di dama, poiché anche con la plastica si può mostrare la sensibilità di un’anima, anche con la plastica si può esprimere alla vivida luce della ribalta idealità inusitate e affascinare e conquidere e trascinare. / La sua voce fresca, limpida, estesa, squillante, percorre tutti i registri senza sforzo; la sua mimica è propria ed opportuna. Dora De Giovanni è, in una parola, una vera artista. Sinceramente riteniamo che poche artiste possano rendere il personaggio d’Iris come essa ha saputo.80 L’Iris all’Alighieri. Abbiamo avuto, giovedì sera, la premiére dell’opera Iris diretta dall’autore stesso, M. Pietro Mascagni. [...] Venendo a dire qualcosa sull’esecuzione di questo gioiello mascagnano, non possiamo esimerci dall’inviare all’Impresa un rallegramento per la buona scelta ch’essa ha saputo fare chiamando ad interpretare l’opera, artisti le cui doti si son subito mostrate ottime. / Dora De Giovanni, diciamolo subito, è stata un’Iris perfetta. La sua fresca e ben modulata voce ha saputo far apprezzare fin dalle prime note i tesori della sua gola. Al canto squisito ella ha saputo accoppiare una intelligente interpretazione scenica, per modo che il foltissimo pubblico accorso alla premiére non ha lesinate le più lusinghiere ovazioni. [...] / Riassumendo possiamo dire che il successo è stato completo, sì da dare ottimi affidamenti per le recite che si daranno nell'entrante settimana.81

L’accoglienza fu trionfale anche nelle successive repliche, poi l’intera produzione si trasferì nella vicina Faenza.82 80 «Corriere di Romagna», LVIII, n. 263, 20 novembre 1920, p. 3. 81 «La Libertà. Giornale repubblicano di Ravenna», XXI, n. 49, 20 novembre 1920, p. 3. 82 «Teatro Alighieri, L’ “Iris” diretta dall’autore, l’illustre maestro Mascagni, continua ad entusiasmare il pubblico. Seralmente Mascagni, la De Giovanni, il Rotondi, il Tegani ed il Vannuccini sono fatti segno ad applausi vivissimi a scena aperta ed a vere ovazioni ad ogni fine atto. Questa “Iris” per il maestro Mascagni e per gli artisti è un vero trionfo.», «Corriere di Romagna», LVIII, n. 265, 23 novembre 1920, p. 3.

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Il 1° dicembre 1920 il pubblico faentino poté assistere alla prima dell’Iris al Teatro Comunale. La compagnia era la stessa che si era esibita a Ravenna, con Pietro Mascagni alla direzione dell’orchestra.83 La prima delle sette recite avvenute, è stata dettagliatamente descritta dal settimanale «Il Lamone» che rivela essere, quella dell’Iris, non una prima esecuzione nel teatro faentino, ma una riproposta dopo qualche lustro.84 Il teatro presenta un magnifico colpo d’occhio. Il desiderio di rivedere Mascagni e riudire la sua Iris, che egli quindici anni fa diresse nello stesso teatro, è intenso. Quando il Maestro sale sul podio, un’ovazione unanime del pubblico e dei professori d’orchestra, lunghissima lo saluta; egli ringrazia con viso sereno e gioviale. All’attacco dell’Inno del sole si fa un religioso silenzio. [...] Dobbiamo dire che l’esecuzione è stata maravigliosa. Sotto la bacchetta di Mascagni l’orchestra ebbe vigorìa di accenti, varietà di colorito, delicatezze e sfumature efficacissime. Certamente la presenza dell'Autore infonde negli esecutori anima e sentimento e tutti sono trascinati nella bellezza del fattore che prova i fremiti che gli infonde la sua fattura. Ond’è che tutta l’opera si svolge fra calorosi applausi e numerose chiamate al proscenio, al Maestro e agli artisti. I quali sono veramente eccellenti e degni in tutto di interpretare il lavoro del Mascagni. I due protagonisti, signorina De Giovanni, soprano, e il tenore cav. Rotondi apparvero magnifici: voce potente, espressione perfettamente intonata ai personaggi; nell’uno le voluttuose fantasime del giovine sensuale rese in un canto caldo e appassionato del molle timbro carezzevole, nell’altra, limpida vena come un mattino sereno, che svela la ignara purezza della fanciulla.85 83 Ebe Ticozzi rimpiazzò Tina Masucci nella parte della Guècha. 84 I. Savini, R. Savini, La musica a Faenza (1400... 1994), Faenza, Comune di Faenza, 1997, p. 135. 85 «Il Lamone. Il popolo. Settimanale repubblicano. Esce a Faenza», XXVII, n. 50, 5 dicembre 1920, p. 3.

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Fig. 18

Fotografie dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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Il consenso relativo al successo dell’Iris a Faenza sarebbe stato unanime se non vi fosse una nota del periodico faentino «Il Socialista» che si rammaricò della poca partecipazione del pubblico, specie della borghesia cittadina. L’osservazione del giornalista, pregna di valenza politica, è significativa per chi non intende trascurare un approccio proprio della sociologia della musica. Pietro Mascagni, meritava un’altra accoglienza. L’opera - così com’è stata presentata - esigeva maggior consenso. / Ma non è la prima volta che si diserta il nostro teatro, quando più maggiormente lo spettacolo merita. È mancato - come spesso - il concorso della classe che può spendere. Non ci meravigliamo più del fenomeno. / La borghesia che ha, non spende. Non interviene mai. Non concorre mai in nessuna iniziativa. Mai incoraggia. Prende solo, e la sua funzione è ridotta a quella dell’accumulatore. Se non c’è l’affare, la borghesia si dà alla latitanza. Così nel nostro paese, dove tutte le iniziative encomiabili falliscono per le diserzioni boicottatrici della borghesia, che non va più a teatro, perché troppo assorbita dagli affari e... dalle preoccupazioni del momento. L’operaio, il professionista, concorrono sempre. / Ciò che prova come esistan delle classi che sanno vivere la vita. Delle altre invece che foggiano una vita tutta propria, tutta incamerata, rimanendo fuori delle leggi del mondo, salvo esigere con esosa arroganza i diritti dell’ozio blasonato. Lo spettacolo ha artisticamente toccato il suo successo. / Pietro Mascagni, con la sua “Iris” che raccoglie la forza più vergine e più espressiva della sua grand’anima, ha offerto agli annali del nostro teatro un’altra memorabile pagina. E accanto al suo nome, ripetuto a conferma delle nostre invidiate tradizioni melodrammatiche, figurano i nomi della De Giovanni e del tenore Rotondi, che, insieme alla Masucci, al Tegani, al Vannuccini e al maestro Martuzzi, resero superba un’esecuzione. Stassera ultima recita.86 86 «Il Socialista. Esce la domenica a Faenza», XVI, n. 49, 5 dicembre 1920, p. 4.

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Lo stesso giornale non si esime dall’apprezzamento per quanto è stato prodotto dall’intera compagnia.87 Tuttavia, le lodi più esplicite per l’interpretazione della Dora vengono dal settimanale faentino «L’Idea Popolare» e ci restituisce i migliori attributi associabili ad una cantante lirica. “Iris” al Teatro Comunale. Giovedì sera davanti ad un pubblico numerosissimo si sono iniziate le rappresentazioni dell’Iris dirette dall’autore M.o Mascagni. È stato un trionfo. Mascagni è un animatore, è uno di coloro che hanno la virtù di trasformare l’entusiasmo che possiedono. Quando si è presentato nella sala folgorante di luce l’ha accolto un entusiastico applauso. Mascagni ha salutato ringraziando. Cessa il rumore come per incanto e dà luogo ad un religioso silenzio: nella sala si fa l’oscurità completa e si alza il sipario. [...] L’esecuzione è inappuntabile per parte di tutti: l’orchestra meravigliosamente diretta, fa miracoli. La Sig.na Dora De Giovanni (Iris) riunisce in sé tutte le migliori qualità: la voce dolcissima, dal timbro argentino, estesa, agile, perfettamente intonata; l’ottima dizione, il fraseggiare largo, l’agilità spontanea, il possesso di scena, la intuizione del personaggio che rappresenta e che rende con ogni efficacia e con tutte le sfumature del sentimento. [...] Ad ogni calata di sipario il pubblico volle alla ribalta autore ed esecutori, molti gli applausi a scena aperta alla De Giovanni ed al Cav. Rotondi.88

87 «L’Iris al Comunale. L’opera avrà dei difetti, ma ha anche tante virtù. Lasciamo stare il soggetto. È la musica che ci interessa. E Mascagni nell’Iris ha profuso l’esuberanza della sua vena melodica. [...] Buono il complesso degli esecutori. / Dora De Giovanni è un’artista di intuito sicuro. Voce forte, perfezione di dizione e di espressione. / Nelle scene più salienti, supera ogni difficoltà, per affermarsi vittoriosa nel consenso del pubblico.», «Il Socialista. Esce la domenica a Faenza», XVI, n. 50, 12 dicembre 1920, p. 4. 88 «L’Idea Popolare (Il Piccolo). Organo settimanale della Sezione faentina del P.P.I.», I, n. 43, 5 dicembre 1920, p. 3.

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Con la stessa compagnia, Dora De Giovanni si trasferì poi a Napoli per inaugurare, il 18 dicembre 1920, la stagione d’opere del Teatro San Carlo. Furono date 14 recite dell’Iris con gli stessi interpreti principali e la bacchetta sempre nelle mani di Pietro Mascagni. 89 Il pubblico accolse l’opera, in particolare l’introduttivo Inno al Sole, con il calore e l’entusiasmo popolare che fino a quel momento l’aveva accompagnata.90 Quel sole eloquente, evocato anche nel finale d’opera, è la rinascita della vergine morta (Iris), ma era anche - perché no - il sole dell’avvenire per chi credeva nel riscatto sociale. Nella storia delle interpretazioni di Iris, la De Giovanni fu preceduta da Hariclea Darclée, prima interprete nel 1898. Sarà poi seguita dal soprano Magda Olivero negli Anni Cinquanta del Novecento, a cui si affidarono le speranze (ahimè perdute) di un rilancio dell’opera. L’inaugurazione della stagione del San Carlo con l’ “Iris” di Mascagni diretto dall’autore. Quando fu data la prima volta a Napoli l’Iris - nel marzo 1899 - Mascagni contava assai sul trionfo definitivo della sua singolare opera, che era stata variamente esaltata e criticata, ma che la maggioranza dei pubblici e dei critici avea riavvicinato alla sicura resistenza e alla salda sostanza della Cavalleria. 89 C. Marinelli Roscioni (a cura di), op. cit., p. 503. 90 «La riapertura del San Carlo. Con l’Iris diretta da Pietro Mascagni si è inaugurata la grande stagione musicale del San Carlo. L’opera ed il suo illustre e popolare autore hanno avuto un successo magnifico. Dall’Inno al sole all’ultima battuta dal terzo atto vi furono applausi festosissimi al maestro ed agli artisti, signora Dora Di Giovanni, tenore Rotondi, baritono Paci e basso Vannuccini. I maggiori applausi, dopo la bellissima, trascinante introduzione, furono prodigati al secondo atto, all’aria del soprano ed al duetto tra soprano e tenore. Pietro Mascagni, insieme agli esecutori, fu evocato al proscenio molte volte ad ogni finale.», «Gazzetta dei Teatri», LXXXIII, n. 1, 13 gennaio 1921, p. 7.

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Mascagni era già allora molto gàté dal pubblico napoletano. Era stato a Corte, ove il Principe e la Principessa di Napoli lo aveano voluto per fargli giudicare le composizioni musicali della Principessa di Batternberg; e una coorte di tutt’i napoletani graziosamente simpatizzanti con grandi figure di passaggio, avea formato il suo folto e rumoroso entourage del pomeriggio e della notte. [...] Messe le debite proporzioni, c’è da fare una cronaca lieta anche per la riproduzione di ieri sera, che inaugurava la grande stagione sancarliana 1920-21. [...] Non v’erano i meravigliosi quadri dei palchi nel loro supremo cachet aristocratico d’una volta; ma attraverso palchi e poltrone e platea folgorava in rimescolati abbagliamenti la nuova ricchezza. Non c’era che una imponenza d’altra specie, - e d’altri tempi. Però, ad un tratto, noi avemmo la sensazione d’essere ritornati al più fastoso passato del nostro superbo Teatro. Il maestro Mascagni era apparso per accingersi a dirigere l’opera. Tutto il teatro lo salutò con una duplice ovazione. Era appena terminato l’inno al Sole, nella gran luce della sala, quando fu immediatamente intonato un altro inno, che fece scattare in piedi tutto il pubblico - l’Inno Reale - in uno scoppio formidabile di applausi. Nel palco di Corte di proscenio erano apparse le LL. AA. RR. il Duca e la Duchessa d’Aosta. L’acclamazione si rinnovò più volte, in una vera esultanza, nella sensazione unanime che l’avvenimento segnava un’era propizia di rinnovamento, subito regalmente iniziata, della nostra vita artistica e della vita mondana. [...] È un pubblico che stenta a pronunziarsi. Questa riservatezza, più preconcetta che in correlazione con gli eventi lieti della serata e dell’impressione vivissima dell’opera, dell’esecuzione, e della ricchissima messa in iscena, mantenne in teatro un’atmosfera temperata, quando non c’era da offrire e da far di meglio per far salire più elevatamente il termometro del successo. Tuttavia, oltre le molte approvazioni a scena aperta, ogni fine d’atto ebbe la sua media di tre o quattro chiamate agli esecutori e all’autore. / Dora Di Giovanni è una Iris molto interessante, di speciali qualità interpretative sempre sicura della sua bella voce robusta, che tanto spesso la parte reclama oltre misura. Fu ammiratissima in ispecie nel second’atto, dalla scena del risveglio all’aria della piovra, che richiede una particolare esperienza di canto per la sua intonazione e per la sua difficile misura ritmica.

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Una protagonista lodevolissima è stata Dora di Giovanni, che possiede mezzi vocali pregevolissimi, addottrinati ad ottima scuola, e rende nella sua non facile interpretazione canora e scenica della giapponesina ingenua, che poi diviene donna, tutta la efficacia drammatica, ideata dal compositore. / La Di Giovanni fu acclamata nei punti culminanti dello spartito e segnatamente nella leggenda della piovra, che interpretò con impeto e calore drammatico di grande artista. Degli esecutori principali sia in primo piano, per il ruolo e per i meriti, la signora De Giovanni (Iris). Questa cantatrice ha dato prove convincenti di abilità nell’interpretazione vocale e scenica: la voce che essa profonde nel vivere la sognante figura di Iris è calda e morbida; si espande e si modula con accenti di sincera passione. In ogni momento dell’opera essa fu consapevole della finzione scenica ed ha assolto al compito da esperta cantante e dignitosa attrice. Degli interpreti faremo per prima il nome di Dora De Giovanni. Ella fu un’Iris meravigliosa. L’opera richiede oltre che mezzi vocali non comuni un gioco scenico accurato e fine: la De Giovanni superò trionfalmente l’ardua prova. Ella del resto è una delle artiste più celebrate per l’Iris avendo cantato più volte sotto la direzione dell’autore. / Ha voce limpida e fresca, acuti liutati; è tutto come il chiaro zampillo di una fonte: pieghevolezze morbide e vellutate. È un giuoco scenico fatto di mille piccole grazie, che denotano l’artista completa. Teatri e Concerti. Dora De Giovanni. La sublime interprete di “Iris” che alle affascinanti movenze sceniche accoppia la dolcezza del canto, trionfatrice, fra le prime, della stagione sancarliana. / S. Carlo / Iersera, per spettacolo popolare, unica rappresentazione di “Iris” diretta dall’illustre Pietro Mascagni. / Feste cordialissime ai valorosi esecutori ed applausi che raggiunsero l’apoteosi a Dora De Giovanni, la magnifica prima donna che di questa opera ha fatto una interpretazione tutta personale mettendo in bella evidenza le sue rare doti artistiche.91 91 Ritagli di giornali, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

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Dora lasciò Napoli, l’innocente e ingenuo personaggio di Iris, per vestire a Torino, nel Faust di Gounod, quello della bellissima e violata Marguerite. La prima al Teatro Regio ebbe luogo il 24 febbraio 1921.92 Per rendere giustizia a chi se ne fece artefice, occorre ricordare che la stagione operistica venne allestita con un sistema di autogestione. Fu un’esperienza esemplare perché tutti i musicisti, riuniti in cooperativa, riuscirono ad organizzare in tre anni, a partire dal 23 aprile 1919, ben 65 concerti. Si scrisse che era una «conferma della splendida fioritura di quel movimento e dell’iniziativa degli orchestrali stessi».93 Si è soliti leggere adulatorie recensioni degli spettacoli, perché le perplessità e ancor più le critiche sono, quasi sempre, taciute. Sia per compiacenza nei riguardi degli artisti, ma anche perché i giornali musicali, troppo spesso, erano legati a doppio filo colle agenzie teatrali o con gli editori, i quali avevano strettissimi interessi economici con gli artisti che si andava a recensire. Occorre riferire che, per il Faust al Regio di Torino, la «Gazzetta dei Teatri» rivelò qualche ombra, nell’interpretazione di Marguerite, da parte della nostra Dora. Sono lieto di segnalare con la prima del Faust un nuovo successo sulle scene del nostro Regio. [...] V’è però qualche difettuccio da rimproverare: La notte di Valpurgis è musicalmente debole, e Margherita Dora di Giovanni 92 Accanto a Dora De Giovanni si esibirono il tenore Dino Borgioli (Faust), il basso Paolo Ludikar (Mefistofele), Giuseppe Noto (Valentino), Rosa Pampanini (Siebel) ed Elvira Ravelli (Marta). Il ruolo di maestro concertatore e direttore d’orchestra fu affidato a Tullio Serafin, quello di maestro del coro ad Aristide Venturi. Le fastose scene vennero firmate da Ugo Gheduzzi e G. B. Santoni. Cfr. V. Gualerzi, G. Gualerzi, G. Rampone, Momenti di gloria. Il Teatro Regio di Torino 1740-1936, Torino, Daniela Piazza Editore, 1990, p. 396. 93 A. Basso, Il teatro della città dal 1788 al 1936. Storia del Teatro Regio di Torino, Torino, Cassa di Risparmio di Torino, 1976, II, p. 568.

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Fig. 19 Ritaglio di giornale dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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benché dotata di una buona voce, non ha la purezza, la poesia, lo stile ed il ritmo della protagonista del Gounod, sia nel modo di cantare, sia anche nella mimica. / Chi merita un bravo veramente di cuore è il basso Paolo Ludikar che fu un Mefistofele superiore ad ogni elogio. In questa sua personificazione perfetta egli spiegò tutta intera la potenza della sua voce di prim’ordine. / Anche Giuseppe Noto pose molto impegno nella parte di Valentino. Da ricordare Elvira Ravelli e Rosa Pampanini. Il maestro Tullio Serafin seppe ottenere una bella fusione tra orchestra e palcoscenico.94

Maggior consenso per l’interpretazione del soprano De Giovanni venne dal quotidiano torinese «La Stampa», che si preoccupò di recensire ampiamente la prima esecuzione, avanzando alcune perplessità rivolte alla composizione delle parti dell’opera e non agli interpreti. La Di Giovanni (Margherita) ebbe momenti felici, nella risposta nel secondo atto, nel duetto del giardino, nella scena della chiesa; si vorrebbe una maggiore intimità nella canzone all’arcolaio: in quanto al rondò dei gioielli, esso è ormai una pagina ardua per le cantanti contemporanee. [...] Ebbero applausi a scena aperta, il Borgioli, la Di Giovanni, il Ludikar, il Noto. Due e tre chiamate alla fine di ciascun atto.95

Il fascino, la bellezza, le qualità vocali della giovane Dora erano sottolineati in ogni occasione dai critici teatrali e sostenuti dal pubblico in sala. Più che alle interpretazioni di Maddalena o Marguerite, il nome del soprano cesenate andava associandosi sempre più al repertorio mascagnano. Dopo l’Iris venne, come naturale conseguenza, Il Piccolo Marat e sempre con la stima, il compiacimento e le preferenze del compositore livornese. 94 «Gazzetta dei Teatri», LXXXIII, n. 5, 10 marzo 1921, p. 6. 95 «La Stampa», 25 febbraio 1921, p. 4.

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Alla fine di dicembre 1921, Dora De Giovanni è al Teatro Verdi di Pisa, con Il piccolo Marat di Pietro Mascagni, nelle vesti della giovane protagonista Mariella. È con lei il tenore Ettore Bergamaschi e il basso Luciano Donaggio.96 Il periodico locale «Il Ponte di Pisa» annunciò la prima regionale del Piccolo Marat per il giorno di Natale del 1921.97 A dispetto del generale successo che l’opera aveva già ottenuto in altri teatri, il critico locale mostrò qualche perplessità sulle scelte compositive dell’autore, senza togliere alcunché agli esecutori. Fra Parrucche e Gibus. Il “Piccolo Marat” al “Verdi”. Dopo il sentimentale idillio di «Lodoletta» l’illustre maestro, l’artista proteiforme, ha saputo a meraviglia esser potentemente eloquente in questa sua nuova opera, che pure non avendo la sovrabbondanza dei motivi facili della romantica «Isabeau», conquide e trascina, collo stile personalissimo del compositore, colla melodia gentile o imperiosa, in scene essenzialmente drammatiche. 96 Secondo quando indicato nella cronologia del teatro pisano, in contraddizione con i resoconti dei giornali locali, si realizzarono cinque recite (3, 5, 7, 9 e 10 dicembre 1921) con Ettore Bergamaschi (Il piccolo Marat), Giuseppe Montanelli (Il Soldato), Ciro Patino (Il Carpentiere) e Luciano Donaggio (L’Orco). La direzione d’orchestra fu affidata a Icilio Nini Bellucci. Cfr. G. Dell’Ira, I teatri di Pisa (1773-1986), Pisa, Giardini Editori e Stampatori, 1987, p. 188. 97 «La grande stagione lirica di Carnevale al “Verdi”. “Il Piccolo Marat” di P. Mascagni. Il cartellone affisso annunzia adunque, per il giorno di Natale, l’andata in scena del “Piccolo Marat” dell’opera mascagnana che, salvo lievi dispareri fra i critici autorevoli, ha ottenuto un grandioso successo nei teatri maggiori, ove è stata fin qui rappresentata. Essa è nuova per la Toscana; sarà perciò un bell’avvenimento artistico ed interessante per la città nostra. Non dubitiamo del successo dello spettacolo, dandone sicuro affidamento, per la concertazione e direzione orchestrale, il noto e valoroso maestro Nini Bellucci; e per l’esecuzione vocale, artisti di bella rinomanza, alcuni dei quali già favorevolmente apprezzati dal pubblico pisano, in altre stagioni liriche importanti. [...] Saranno interpreti delle parti principali: la soprano Dora Di Giovanni (Mariella); il tenore Ettore Bergamaschi (Piccolo Marat); il basso Luciano Donaggio (L’Orco); il baritono Giuseppe Montanelli (il Soldato). / Si crede che il grandioso spettacolo sarà degno delle tradizioni del nostro maggiore teatro.», «Il Ponte di Pisa. Giornale politico amministrativo della città e provincia», XXIX, n. 52, 24-25 dicembre 1921, p. 3.

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La sua gagliarda espressività si manifesta con pregevole ricchezza strumentale, ma talvolta con vizio inquietante d’impetuosa, frenetica sonorità, per la quale anche le voci sono trascinate a lunghi spasimi nei registri acuti. / Alle due prime rappresentazioni il pubblico folto e distinto ha confermato il successo che l’opera mascagnana ha avuto altrove. / Il successo fu raggiunto caldo entusiastico al secondo atto; il terzo ebbe pure intense acclamazioni, mentre il primo, accolto con applausi, non destò entusiasmo come i due che seguono. [...] Sulla scena la soprano Di Giovanni (Mariella) e il tenore Bergamaschi, per magistero di canto e di scena, per l’ardore e il fervore di che si mostrano pervasi, danno impronta di una vitalità magnifica alle loro parti.98

Le recite pisane, che registrarono esiti e incassi sempre crescenti, si conclusero con la rappresentazione diurna di domenica 8 gennaio 1922.99 L’esecuzione sfibrante delle parti mise alla prova la voce di tutti i cantanti, soprattutto, del Piccolo Marat che, nel lungo duetto No... non ci sono! con Mariella, si rivelerà essere il Principe Gian Carlo di Fleury. Il soprano ne uscì sempre glorificato e, contemporaneamente, dalla critica veniva percepiva - per la sua giovane età - come una futura promessa. Auspicio che poi non ebbe, come vedremo, l’opportunità di assecondare. 98 «Il Ponte di Pisa. Giornale politico amministrativo della città e provincia», XXX, n. 1, 1° gennaio 1922, p. 3. 99 «Fra Parrucche e Gibus. Il “Piccolo Marat” al “Verdi”. Il pubblico, sempre ben numeroso, delle successive rappresentazioni, ha confermato, anzi ampliato favorevolmente il successo ottimo dello spettacolo; e nelle ripetute audizioni ha dimostrato di comprendere più intimamente, e con vivo intellettuale godimento, ogni particolare dell’opera degno di rilievo. Ed è nel secondo atto che esso è conquiso dalla vena lirica mascagnana, la quale si ridesta fluente, trascinante, per cantare la canzone eterna dell’amore, con melodia d’intensa e vibrante espressione. E la canzone risuona poi come una eco soave nell’atto successivo, fino a riflettersi nella catastrofe del dramma, pure tra gli accenti cupi dell’ “Orco”. Agli esecutori tutti della scena, ed all’esimio maestro cav. Nini Bellucci, che alla preparazione dello spettacolo ha dedicato minuziosa e amorosa cura, il pubblico tributa seralmente, onori ben meritati, con vivo plauso e replicate acclamazioni.», «Il Ponte di Pisa. Giornale politico amministrativo della città e provincia», XXX, n. 2, 7-8 gennaio 1922, p. 3

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Fig. 20 Copertina del libretto dell’opera Il piccolo Marat

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L’articolo riproposto in nota - come altri che seguiranno - è conservato nell’Album dei ricordi di Dora De Giovanni e, molto probabilmente, fu pubblicato sul periodico milanese «Rassegna Melodrammatica», organo dell’agenzia teatrale Deliliers, diretto dallo stesso Vittorio Deliliers. Se si ricorda, fu l’agenzia di Milano, considerata la più importante impresa lirica italiana, che scritturò la cantante cesenate. Sebbene il notiziario potesse aver avuto tutti gli interessi ad esaltarne acriticamente le qualità, la rassegna stampa favorevole, che vi era riprodotta, rivela il generale apprezzamento della critica teatrale nei confronti del soprano.100 100 «Dora De Giovanni. Fascinatrice del pubblico al Teatro Verdi di Pisa; ideale Mariella nel Piccolo Marat. A Pisa la si attendeva. Si aspettava da questa bella, intelligente e squisita artista che fra le prime aveva incluso nel proprio vasto repertorio il vigoroso ultimo lavoro di Mascagni, l’interpretazione modello che già nella audizione di poche frasi dinnanzi all’Autore aveva fatto luminosamente intravvedere. Si sapeva che la De Giovanni non solo ne aveva ottenuto l’approvazione ma addirittura la più simpatica ed esplicita designazione. Si sapeva che il nostro grande Maestro la stimava e la preferiva come un’interprete classica anche della sua Iris. Erano nuovi titoli d’onore e fra i più lusinghieri, che si aggiungevano ai molti con cui Dora De Giovanni si presentava al pubblico Pisano. Già quando aveva portato il fascino della sua voce brillantissima e insinuante, del suo canto, signore di ogni perfetta modulazione, della sua passione drammatica e della suprema finezza del suo temperamento artistico, sui più importanti teatri d’Italia - fra cui il San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo, il Regio di [Torino] - la vagheggiata giovane prima donna soprano era legittimamente compresa nel novero delle grandi promesse. E come tale si affermò, trasformando e superando la promessa colla realtà. L’esito da Lei ottenuto al Verdi di Pisa incarnando il delicato personaggio della nipote dell’Orco - la spaurita giovanetta che attraverso l’amore nascente trova le strade dell’eroismo - fu subito un trionfo. Lo dicono a troppo chiare note per essere commentate o illustrate, le critiche dei giornali locali, toscani e romani, che riproduciamo più sotto ad edificazione del lettore, e constanti, fra l’altro, le accoglienze fattele dal pubblico che seralmente la richiese e ne ottenne il bis dell’ormai famoso duetto del secondo atto. La magnifica verità è che Dora De Giovanni, scritturata per sette recite, dovette consentire a cantarne undici, procurando alla accorta e fortunata Impresa - che aveva completato il trio dei maggiori interpreti con due artisti del valore di Ettore Bergamaschi e del basso Donaggio, una media realizzata di incassi - dedotte le spese - di circa una ventina di mille lire per sera!

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Fig. 21 Copertina del libretto dell’opera Germania

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Nel mirabolante risultato facciamo il dovuto posto d’onore a Dora De Giovanni, salita con ciò alla più ambita fama. La Toscana. Accanto al Bergamaschi è il soprano Dora De Giovanni. Un soprano d’eccezione anch’essa. Di una scuola di canto e d’un timbro e di una estensione di voce rari davvero. Dalla dolcezza del “racconto” del primo atto, agli acuti passionali del secondo e all’appassionato fraseggiare del terzo - ella ha fatto sfoggio del suo canto morbido, cristallino, purissimo, ch’è d’una dolcezza toccante sulle note medie e d’una intensità vigorosissima negli acuti i più rischiosi. Ella ha condiviso con il Bergamaschi gli applausi della serata ed è stata salutata da un applauso a scena aperta dopo l’appassionato del terzo atto. La Tribuna. Dora De Giovanni ha interpretato la parte di Mariella con sentire impareggiabile di artista, che aggiunge alla bellezza della voce il fascino dell’espressione. Il Popolo Romano. Il tenore Ettore Bergamaschi, la soprano Dora De Giovanni che ha profuso in esso veri tesori di voce e di sentimento sono stati fatti segno ad una dimostrazione interminabile. Il duetto è stato bissato. Alla fine del secondo atto si sono avute altre 7 o 8 chiamate agli artisti e al maestro. Il Telegrafo. E passiamo agli artisti. Dora De Giovanni interpretava la parte di Mariella con tutta la grazia e con tutta la passione del suo temperamento artistico. Della povera fanciulla, puro fiore di bontà e di tenerezza fra tanta crudeltà, essa ha reso l’anima con sentimento impareggiabile. Grande e deliziosa artista dalla voce di una purezza e di un timbro i quali difficilmente è dato di ascoltare, la De Giovanni ha conquiso il pubblico subito dalle prime note. E durante l’intera opera essa ha avvinto con il fascino della sua voce e con la potenza della sua espressione. Appena essa con tanta delicatezza di modulazione ha iniziato al primo atto il suo canto con la giustificazione dello zio: “Io non ho fatto nulla, nulla di male, zio...” il pubblico ha tosto, compreso dinanzi a quale magnifica artista egli si trovasse. E ne ha avuto la più meravigliosa conferma al secondo atto nel dolce canto che lo apre: “La mamma ritrovò la bimba abbandonata” e nel duetto d’amore col quale l’atto si conclude. La De Giovanni ha effuso tutti i tesori della sua voce e della sua anima in questo pezzo sì che il pubblico non ha potuto più contenere il suo entusiasmo ed ha avuto uno di quegli scatti che raggiungono il delirio. Il valore di questa cantante destinata certo a raggiungere le più alte soddisfazioni ha avuto un battesimo a Pisa che la fa rifulgere maggiormente. Il Messaggero Toscano. Tra gli artisti che partecipano alla esecuzione dell’opera emergono per le vigorose, non comuni doti vocali la signora Di Giovanni e il tenore Bergamaschi. Questi due preziosi elementi, nei quali abbiamo riscontrato tutte le qualità dei grandi cantanti, sono stati i veri trionfatori di questo spettacolo. Il pubblico ha dimostrato di essere veramente entusiasta della loro arte. Spesso la De Giovanni ed il Bergamaschi provocarono applausi a scena aperta ma non sempre le approvazioni dell’uditorio possono liberamente manifestarsi perché l’esecuzione di quest’opera non permette che rare interruzioni. Nel duetto del secondo atto, dove il bel canto dei due artisti si spiega dolce e vigoroso in una tessitura che richiede eccezionali qualità, essi provocano sempre una vera esplosione di entusiasmo.», Ritaglio di giornale, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

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L’11 febbraio 1922, al Teatro Comunale di Ferrara, iniziarono le recite di Germania - dramma lirico in un prologo, due quadri e un epilogo - di Alberto Franchetti, su libretto di Luigi Illica. 101 Dora De Giovanni era nel ruolo di Ricke, la protagonista femminile a cui tutto gira attorno, ma - se si esclude il monologo All’ardente desìo - assai poco impegnata vocalmente, rispetto ai comprimari maschili e rispetto alla gravosa opera che aveva interpretato in precedenza. Come accadde a Torino, il teatro ferrarese venne aperto per il «coraggio leonino» delle masse teatrali che gestirono direttamente l’attività operistica. Il bilancio economico di quella stagione di carnevale andò in passivo, con una perdita di 24.280,25 Lire, sebbene gli orchestrali e i cantanti avessero rinunciato al 40% delle loro pur modeste paghe. La relazione di bilancio, non solo economico, può essere di grande interesse per conoscere quell’esperienza di autogestione, generata dal mancato contributo al teatro da parte della amministrazione comunale ferrarese.102 Anche la stampa musicale nazionale, oltre a farci conoscere il buon esito artistico, riferì di quell’esperienza.103 101 Le successive recite si tennero il 12, 14, 16, 19, 20, 22, 26, 27 febbraio 1922. Oltre al soprano, il cast era formato dai seguenti cantanti: il tenore Jesus De Gaviria, il baritono Luigi Almodovar, il basso Amleto Galli, il secondo baritono A. Soleil, il secondo tenore Alessandro Ravazzolo, Mario Jacopini, Sandra Bellucci, Beatrice Stelvi. Cfr. P. Fabbri, M. C. Bertieri, I teatri di Ferrara. Il Comunale, Ferrara, LIM Editrice, 2004, p. 398. 102 L’esperimento della gestione delle masse al Teatro Comunale. Risultati morali e finanziari, «Gazzetta Ferrarese», LXXV, n. 61, 2 maggio 1922. 103 «Da Ferrara. Germania e Traviata. Le masse teatrali, con coraggio... leonino, hanno aperto il nostro bel Comunale offrendoci un ottimo spettacolo. / Duce supremo Antonio Guarnieri, che ha concertato e diretto i due spartiti prescelti da pari zelo. In Germania piacquero assai, e furono molto applauditi la Di Giovanni, il baritono Almodovar, il tenore Gaviria, il baritono Soleil. [...] Buoni tutti i comprimari. / Coro istruito dal Vertova magnifico. Orchestra inappuntabile, eccettuati gli ottoni... strazianti! Allestimento scenico decoroso.», «Gazzetta dei Teatri», LXXXIV, n. 4, 23 febbraio 1922, p. 6.

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Dalle pagine del più diffuso settimanale cesenate, nell’aprile 1922 si annunciò il ritorno di Dora De Giovanni nel teatro della sua città, dove si stava allestendo l’Andrea Chénier di Umberto Giordano.104 La prima recita venne prevista per domenica 16 aprile, giorno di Pasqua, in condizioni economiche così disagiate che costrinsero la protagonista, l’orchestra e le masse corali ad esibirsi gratuitamente.105 In occasione della première, le aspettative sulle ottime prestazioni degli artisti non vennero deluse. In particolare, si attendeva di rendere omaggio all’artista cesenate che stava raccogliendo, nell’intera Italia, i frutti delle sue qualità canore.106 Giovedì 27 aprile fu la serata a beneficio del soprano e tutta Cesena si strinse attorno alla sua prediletta. 104 «L’Andrea Chénier al Comunale. La notizia fortunatamente è certa e la bell’opera nota indistintamente al pubblico Cesenate delizierà gli amanti dell’arte lirica dal 16 aprile (première) al 30 dello stesso mese. / Delizierà perché avrà interpreti degnissimi e primi tra essi la concittadina, soprano, Dora De Giovanni, il di cui valore ormai è indiscusso e riconosciuto non comune», «Il Cittadino», XXXIV, n. 14, 8 aprile 1922, p. 4. 105 «Vivissima è l’attesa per la première, che avverrà la sera di Pasqua e convien subito dirlo, non tanto per l’opera bellissima in sé, ma per gli artisti che ne daranno un’edizione degna del fulgido passato del nostro Comunale. Le indiscrezioni che inevitabilmente affiorano, confermano l’attesa d’un grande successo che starà all’arte purissima della De Giovanni, del Maugeri e del Campioni e alla passione accesa e cosciente del chiarissimo Direttore d’Orchestra M.o Fanelli.», «Il Cittadino», XXXIV, n. 15, 15 aprile 1922, p. 4. 106 «La première de l’Andrea Chenier al Comunale. Il nostro massimo Teatro affluiva nella sera di Pasqua, per la première dell’opera del M.o Giordano una visione d’eleganza, di brio, dava un’impressione d’attesa assoluta e fidente. / L’applauso d’augurio che proruppe all’apparizione dei maggiori artisti, si ripeté durante lo spettacolo caldo, convinto perché l’esecuzione è apparsa ottima, degna delle migliori tradizioni. / L’eletta artista di Cesena, Dora De Giovanni ha superato la fama, da cui era preceduta; voce dolce, estesa, maestria di canto, vis scenica, mobilità felice d’espressioni del viso, ne fanno una cantante deliziosa, meritevole dei più autentici successi, e ben l’han compreso i suoi concittadini festeggiandola», «Il Cittadino», XXXIV, n. 16, 22 aprile 1922, p. 3.

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Non mancarono i numerosi doni e gli applausi frenetici a lei dedicati.107 Fu un trionfo! Il corso delle recite dell’opera di Umberto Giordano si concluse il 30 aprile con le rappresentazioni a favore del tenore Giuseppe Campioni e del direttore d’orchestra Armando Fanelli.108 L’intervista del 1967 a Dora De Giovanni, pubblicata sul quotidiano «Il Resto del Carlino», aggiunge particolari di quel grandioso successo cesenate. I desideri dei cesenati sono, finalmente, esauditi: siamo nell’aprile del ‘22, è in cartellone Chénier con un “cast” di artisti di altissimo livello, dirige il maestro Fanelli, protagonista Giuseppe Campioni (Pertile, all’estero, non poté accettare l’invito), un tenore che non farà rimpiangere il grande assente e che, nella “lettura dei versi” raggiungeva incomparabili effetti. Dora de’ Giovanni “Maddalena”, e “Gerard” il baritono Carmelo Maugeri. Le accoglienze dei cesenati all’opera rivoluzionaria furono veramente trionfali nella “serata d’onore” Dora de’ Giovanni cantò, al termine dell’opera, ben cinque romanze fra l’incontenibile entusiasmo del pubblico strabocchevole. La lunga attesa dei suoi concittadini era, così, ricompensata “ad abundantiam”: dieci rappresentazioni di Chènier e tre concerti di beneficenza (e, aggiungiamo noi, tutti gratuiti).109 107 «Andrea Chénier al Comunale. Lo spettacolo continua ad avere tutto il favore del pubblico nostro e la fama si è sparsa, sì che anche numerosi forestieri sono accorsi. / Degna di duraturo ricordo la serata di Giovedì ultimo scorso, in onore a Dora De Giovanni. / Tal serata ci ha riportato ai migliori successi del nostro Massimo. Alla seratante, eletta artista, cui una brillantissima carriera s’apre dinnanzi, è andato tutto il fervore e il consenso dei suoi concittadini. Applausi frenetici; bellissimi e numerosi doni han detto tutto l’affetto e la stima di Cesena. / Domani, ultima sera, quella del chiarissimo Maestro Fanelli.», «Il Cittadino», XXXIV, n. 17, 29 aprile 1922, p. 3. 108 «L’ultima dell’Andrea Chénier. Sabato e domenica u.s. con le serate del Tenore Campioni e del M.o Fanelli, si è chiuso il felice ciclo delle rappresentazioni dell’opera del M.o Giordano. / Non abbiamo che a confermare il nostro giudizio lusinghierissimo sull’interpretazione ottima di tutti gli artisti e il plauso alle masse Orchestrali e Vocali, che con il loro altruismo han reso possibile finanziariamente lo spettacolo.», «Il Cittadino», XXXIV, n. 18, 6 maggio 1922, p. 3. 109 «Il Resto del Carlino», LXXXII, n. 204, 30 agosto 1967, p. 4.

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Il 12 ottobre 1922 Dora De Giovanni sposa a Milano, con rito civile110, l’avvocato Guido Vittoriano Basile, conosciuto a Palermo durante la permanenza dell’artista. È costui il “secondo uomo fatale” che all’epoca delle recite palermitane ricopriva il ruolo di cronista teatrale e che cambiò la vita della cantante. Egli, infatuatosi immediatamente, la seguì nei tour italiani finché non si trasferì a Milano per svolgere l’attività di consulente legale. Dora continuò la carriera artistica per qualche anno, nonostante i legami affettivi (il marito) le imponessero d’interromperla. Assieme al tenore Aureliano Pertile, la signora De Giovanni si presentò di nuovo a Trieste, sulle scene del Politeama Rossetti, nell’ottobre del 1922 per un’edizione dell’Andrea Chénier. A fianco del Pertile abbiamo avuto campo di apprezzare un’ottima primadonna: la signorina Dora De Giovanni, un’artista giovane d’anni ma ben quotata, che col bagaglio di una bella voce dolce, espressiva ed estesa, s’avvia alla grande carriera. E per il canto e per la dignità del gesto e delle pose, essa fu una “Maddalena di Coigny” apprezzatissima, cui il pubblico fece le più cordiali accoglienze.111

Nel gennaio 1923, la Dora è ancora nei panni di Iris, questa volta al Teatro La Fenice di Venezia.112 110 Comune di Milano, anagrafe comunale, Contratti di matrimonio n. 1395 del 12 ottobre 1922. 111 Ritaglio di giornale, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata. 112 L’Iris venne rappresentata nei giorni 10, 11, 14, 16, 21, 27, 28 gennaio; 4 febbraio. Nelle recite dal 27 gennaio al 4 febbraio la De Giovanni venne sostituita da Zita Riva Fumagalli, altro soprano preferito da Pietro Mascagni. Assieme a Dora De Giovanni si esibirono: Felipe Romito (Il Cieco), Giulio Rotondi (Osaka), Leone Paci (Kyoto), Maria Vaccari (Una Guècha), Gino Treves (Un Merciaiuolo) e Angelo Zoni (Un Cenciaiuolo). Cfr. M. Girardi, F. Rossi, Il Teatro La Fenice. Cronologia degli spettacoli 1792-1936, Venezia, Albrizzi Editore, 1989, pp. 348-349.

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Fig. 22 Fotografie dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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Figg. 23 e 24 Locandine delle rappresentazioni di Iris al Teatro La Fenice di Venezia

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Le cronache dell’esecuzione veneziana - alla cui guida, in sostituzione dell’autore Pietro Mascagni, venne chiamato il maestro Giuseppe Baroni - sono dense di elogi. La signora Dora De Giovanni è stata una protagonista di grande stile: voce bellissima, squisitamente carezzevole, sicura in tutti i registri, intonata. A queste rare qualità aggiungasi una interpretazione veramente eccezionale piena di grazia, sentimento e passione. È stata applauditissima specie nell’aria della piovra, che ha reso da artista veramente grande. Il successo della serata si è anche manifestato oltre che verso il magnifico verso la signora Dora De Giovanni che ci è apparsa una protagonista insuperabile. / Questa distinta artista, alla voce bellissima, carezzevole, intonatissima, unisce una particolare interpretazione scenica, piena di grazia e di sentimento. Nell’aria della piovra e nel duetto col tenore ebbe entusiastici e meritati applausi. Di questa artista che certamente è una delle migliori e più interessanti interpreti dello spartito mascagnano avremo campo di dire ancora.113 Da Venezia. Alla Fenice. La grandiosa stagione lirica di carnevale va volgendo alla fine, pur troppo, perché negli annali del nostro massimo lascerà un ricordo indelebile. / Dopo la Bohème di Puccini, l’Iris di Mascagni, la superba concezione musicale, che da tredici anni non veniva rappresentata sulle nostre scene, ottenne splendido e completo successo. Dopo l’Inno al Sole, superbamente eseguito dall’orchestra diretta con la solita perizia dall’illustre maestro Baroni, l’affollato uditorio proruppe in generali e prolungati battimani e il bis venne concesso. I due eroi della serata furono la signora De Giovanni, che dovette bissare l’aria della piovra, e il tenore Rotondi, un Osaka eccezionale per canto e per azione. Anche gli altri cooperarono al successo compreso il basso Romito e la signora Vaccari.114 113 Ritagli di giornale tratti dal «Gazzettino di Venezia», Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata. 114 «Gazzetta dei Teatri», LXXXV, n. 3, 8 febbraio 1923, p. 7.

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Fig. 25 Ritagli di giornali dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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Dora De Giovanni, nei suoi appunti di prima mano, annotò anche un’esecuzione della Giulietta e Romeo di Riccardo Zandonai al Teatro Carlo Felice di Genova. L’unica rappresentazione genovese dell’opera, nel periodo in cui il soprano era attivo, avvenne nel gennaio del 1924. Nella cronologia del teatro non si trova tuttavia riscontro, perché nel cast femminile appaiono solo i nomi di Maddalena Bugg ed Enrica Alberti.115 La volontà di ritirarsi dalle scene, espressa dal soprano, non trovò spazio di fronte alle pressanti richieste che le furono rivolte da più parti. Si ritroverà, infatti, protagonista della stagione d’opera nella primavera del 1924 al Teatro Comunale di Teramo dove interpretò Iris.116 Dora De Giovanni nell’Iris al Comunale di Teramo. La grande artista, ha ceduto alle pressioni che da ogni parte le erano rivolte ed è ritornata alle scene. È un avvenimento, questo, degno del più grande rilievo. Il pubblico dei teatri d’Italia che accolse sempre la De Giovanni con tutti gli onori dovuti al suo grado, si appresta novellamente a renderle nuovo ed alto omaggio di ammirazione. La “rentrée” della eletta artista ha avuto luogo al Comunale di Teramo con l’Iris. Il successo è stato imponente e commovente: la stampa ha dedicato alla De Giovanni articoli entusiastici.117 115 E. Frassoni, op. cit., II, p. 154. 116 La direzione dell’orchestra era affidata a Pasquale Malaspina e quella del coro ad Aristide Venturi. Con la De Giovanni si esibirono Antonio Bagnariol (Osaka) e Silvio D’Arles (Kyoto). Cfr. A. Marino, A. M. Ioannoni Fiore, C. Ortolani, Musica e Società a Teramo. Da “La Cetra” all’Istituto Musicale G. Braga, Colledara, TE, Andromeda Editrice, 1999, p. 101. Un diverso cast è indicato nella cronologia apparsa per il Centenario dell’opera Iris dove sono indicati, assieme alla De Giovanni, il basso Ernesto Fumagalli (Il Cieco), il tenore Giulio Rotondi (Osaka) e il baritono Salvatore Persichetti (Kyoto). Lo stesso Pietro Mascagni è indicato quale direttore dell’insieme orchestrale. Cfr. F. Venturi (a cura di), Iris 1898-1998. Il Centenario, cit., p. 204. 117 Ritaglio di giornale, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata.

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A Piacenza, per il carnevale del 1925, le rappresentazioni dell’Iris al Teatro Municipale si conclusero con una serata in onore della signora De Giovanni.118 L’eloquente cronaca teatrale restituisce il clima emotivo di quella straordinaria recita. Al Municipale. L’ultima di “Iris”. Questa sera avrà luogo l’annunciata ultima esecuzione dell’opera “Iris”, come serata d’onore della principale interprete soprano signora Dora De Giovanni. / A questa deliziosa artista, squisita cantatrice, si deve soprattutto il successo dell’opera ed il pubblico intende testimoniarle l’ammirazione ed il rammarico di non doverla più udire per questa stagione. [...] Iniziatosi così il successo dell’opera, esso si è mantenuto vivo per tutta la serata, non solo per merito del maestro Armani e per l’eloquenza ch’egli ha saputo dare all’orchestra, viva e suggestiva sempre, ma per merito anche dei cantanti tutti per verità molto notevoli e degni di lode. Diciamo della signora Dora De Giovanni - Iris - perfettamente adatta alla sua parte, poiché ad una buona, facile voce, unisce una armoniosa duttilità che ne allarga il potere coloristico, e la fa viva e umana negli attimi di dolore e di vergogna che affliggono la infelice figlia del Sole. / Essa ha dato certa e sicura prova della sua virtù nella esecuzione della famosa “Canzone della piovra”, resa con bella intensità d’espressione e per ciò lungamente applaudita. Al Municipale. La serata d’onore della Signora De Giovanni. Chiamiamola pure, e questa è la sensazione di quanti vi hanno assistito, geniale festa d’arte, sia per il valore dell’artista sia per lo spirito cha ha animato il pubblico verso questa cantatrice eletta. / Teatro elegantissimo di toilettes, come nelle grandi premier, come attestazione del favore che essa, 118 Il cast dell’opera era formato, oltre alla De Giovanni, dai tenori Ernesto Torti (Kyoto), Agostino Capuzzo e poi Carlo Broccardi (Osaka), dal basso Vittorio Julio. Alla direzione dell’orchestra compaiono, nella cronologia del teatro, i nomi di Ugo Benvenuti Giusti e Federico Del Cupolo, mentre la cronaca giornalistica riferisce della direzione d’orchestra affidata al maestro Giacomo Armani. L’impresa era quella di Gennaro De Tura, al primo anno di esperienza come impresario dopo aver cessato la carriera di tenore. Cfr. M. G. Forlani, Il Teatro Municipale di Piacenza (1804-1984), Piacenza, Cassa di Risparmio di Piacenza, 1985, p. 305.

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la signora De Giovanni, ha saputo conquistarsi col puro ausilio di un’arte colorita ed efficace. / Sin dalla prima rappresentazione dell’ “Iris” noi abbiamo parlato appunto del talento musicale e delle qualità della sua voce, in modo sommario certamente ma con senso di ammirazione. / Ci è grato in occasione della sua serata d’onore, e doveva essere d’addio, di riconfermare il primo giudizio aggiungendo che la sig.ra De Giovanni possiede oltre tutto il segreto di piacere ogni sera di più, di offrire insomma l’agio a quanti l’hanno seguita con interesse di intendere pienamente sopra quali basi si fonda la sua fama e sopra quali risorse l’arte sua. / Cosicché se nella prima audizione la bella qualità della voce trasparente e distribuita equilibratamente in tutti i registri è il pregio che ha colpito il pubblico insieme ad una correttezza di dizione e di espressione singolari e alla padronanza della parte, di poi il pubblico ha potuto penetrare il criterio d’arte che essa segue nella interpretazione, come ad esempio in quel secondo atto in cui ella sembra che si contenga entro i limiti severi per tutta la prima parte del duetto con Osaka fino a che arriva a quella esplosione di angoscia della ballata della Piovra, che essa canta con una passione di terrore inesprimibile. / Gli applausi che l’hanno salutata al suo apparire, e ad ogni frase saliente sono stati quindi quanto mai giustificati e così i fiori che le sono stati offerti e di cui essa di rimando ha fatto dono al pubblico plaudente.119

Se si eccettua un’opera fuori repertorio di Domenico Monleone, il compimento della carriera di Dora De Giovanni si fissò sul personaggio di Iris. Infatti, al Teatro Petruzzelli di Bari si realizzarono altre sei rappresentazione dell’Iris, con debutto il 28 febbraio 1925.120 119 Ritagli di giornali, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata. 120 Le altre recite avvennero il 1°, 2, 5, 7 8 marzo. Il cast vocale era formato da Antonio Bagnariol (Osaka), Francesco Federici (Kyoto), Silvio Becucci (Il Cieco), Silvia Bruschi (Una Guècha), Gino Fanelli (Un Merciaiuolo), Ettore Castellazzi (Un Cenciaiuolo). Direttore d’orchestra: Alfredo Padovani. Maestro del coro: Achille De Pascale. Impresa: Antonio Quaranta. Cfr. A. Giovine, Il Teatro Petruzzelli di Bari, Bari, Edizioni Fratelli Laterza, 1983. Cfr. anche F. Venturi (a cura di), Iris 1898-1998. Il Centenario, cit., p. 204.

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L’opera doveva essere diretta dall’autore che si era impegnato con l’impresa in tal senso per la seconda quindicina di febbraio. Senonché Mascagni comunicò al Quaranta di volersi trattenere all’estero per alcuni anni, rendendosi così inadempiente non solo con l’impresa barese, ma anche con le altre. / Il “cast” dei cantanti rimase, comunque, quello stabilito dal Maestro. Il pubblico, tuttavia, assisté ad esecuzioni eccezionali, dovute alla “bacchetta magica” di Alfredo Padovani. L’ “Inno al Sole” fu eseguito con tale impeccabilità di stile da non far rimpiangere le esecuzioni memorande dirette dall’autore. Lodevoli le interpretazioni degli artisti.121

Nell’aprile del 1925, Dora De Giovanni si trasferisce in Sardegna per una nuova versione dell’Iris andata in scena al Politeama Margherita di Cagliari.122 È di nuovo al Teatro Carlo Felice di Genova, il 29 gennaio 1927, per la prima dell’opera Arabesca123, musicata da Domenico Monleone, su libretto del fratello Giovanni Monleone e Biante Montelisi. Fu l’unica occasione per la De Giovanni di interpretare il personaggio di Dhara, di cui è rimasta testimonianza in un’ampia rassegna stampa dell’epoca.124 121 A. Giovine, op. cit., pp. 60-61. 122 È assieme a Pietro Friggi (Il Cieco), Antonio Bagnariol (Osaka), Ciro Patino (Kyoto), Maria De Angelis (Una Guècha) e Gino Barbieri (Un Cenciaiuolo). Alla direzione dell’orchestra Luigi Solari. Cfr. F. Venturi (a cura di), Iris 1898-1998. Il Centenario, cit., p. 204. 123 Domenico Monleone presentò per la prima volta Arabesca l’11 marzo 1913 al Teatro Costanzi di Roma. 124 Con la De Giovanni, facevano parte del cast: Oreste De Bernardi, Mario Albanese, Cesare Spadoni, Romeo Morisani, Giuseppe Satariano. La cronologia del Teatro Carlo Felice indica, come direttore d’orchestra, il maestro Gaetano Bavagnoli, mentre le cronache consultate riferiscono di un’orchestra diretta da Giacomo Armani. Cfr. E. Frassoni, op. cit., II, p. 176. Cfr. anche R. Iovino, I. Aliprandi, S. Licciardello, K. Tocchi, op. cit., p. 143. G. Monleone, I cent’anni del Carlo Felice 1828-1928, Genova 1928. L’«Arabesca» di D. M., Il libretto, «Corriere Mercantile», 28-29 gennaio 1927. La prima dell’opera l’Arabesca di D. M. al Carlo Felice, «Caffaro», 30 gennaio 1927. Arabesca di D. M., «Il Cittadino», 30

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Genova, 30. Attesa première al Carlo Felice di Arabesca del maestro Monleone ebbe un calorosissimo successo. Pubblico e critica si sono pronunciati in modo decisamente favorevole all’opera d’arte. Il maestro Monleone ha dimostrato facile e piena vena e profonda e sicura conoscenza tecnica. Egli fu acclamatissimo. Dora De Giovanni fu magnifica protagonista: applaudita per la voce superba e espressiva e per la vigorosa interpretazione scenica; Oreste Di Bernardo ha dato alla parte di “Ramon” fervore e calore. Fu applaudito anche il baritono Mario Albanese che ha dato vita ed espressione con l’ausilio di una bella voce al personaggio di “Arcasi”. Perfetti gli interpreti minori: la Spadoni, il Morisani, il Satariano. Ottimi i cori e suggestiva la messa in scena. L’orchestra fu diretta dal maestro Gaetano Bavagnoli con grande passione e con squisita genialità. Ottenne effetti mirabili di colorito e di fusione; ed ebbe gran parte di merito nel successo lietissimo della serata.125

Se un tempo, dopo la stagione di carnevale, i teatri chiudevano per lasciare spazio alla penitente quaresima, nel “secolo breve” occuparono anche quei quaranta giorni dedicati al silenzio. Così fu al Teatro Sociale di Como per la stagione di quaresima del 1927, quando si propose Iris e la sua più gradita interprete.126 Corriere teatrale. Il successo dell’ “Iris” al Sociale. Il più bel teatro della stagione (con una ricorrenza alle circostanze si potrebbe dire un teatro che valeva un Perù). Mascagni ha saputo scuotere l’apatia che pareva dovesse incombere su tutti gli spettacoli: il teatro per la prima volta era esaurito, e affollatissimi erano anche i palchi e le gallerie, queste ultime il termometro della situazione. gennaio 1927. L’Arabesca di D. M., «Giornale di Genova», 30 gennaio 1927. Arabesca, «Il Secolo XIX», 30 gennaio 1927. L’Arabesca di D. M. al Carlo Felice, «Corriere Mercantile», 31 gennaio 1927. 125 Ritaglio di giornale, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata. 126 Il cast era formato, inoltre, da Nino Marotta (Il Cieco), Alessandro Granda (Osaka), Ilio Del Chiaro (Kyoto), Ebe Ticozzi (Una Guècha) ed Ettore Castellazzi (Un Cenciaiuolo). La direzione d’orchestra era affidata a Giacomo Armani, mentre quella del coro ad Arnaldo De Marzi. Cfr. F. Venturi (a cura di), Iris 1898-1998. Il Centenario, cit., p. 204.

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Il successo dell’esecuzione, non è il caso di dire dell’opera, acquista quindi un maggior valore, che noi siamo lieti di constatare; successo meritato anche se si possono fare alcune osservazioni che non influiscono sul giudizio complessivo. [...] Gradito segnalare il breve, ma tanto toccante a solo, della spalla nel secondo atto reso con dolcezza e fine limpidezza di suoni, in modo veramente ammirevole. Cessati gli applausi ai quali abbiamo uniti i nostri, l’attenzione del pubblico si rivolge all'entrata di Iris (predisposta all'unisono dei flauti in orchestra, finissimo contrasto dopo la chiusa dell’Inno del Sole), e attende la narrazione del sogno. / La signorina Dora De-Giovanni canta il suo non breve pezzo, in modo da suscitare le unanimi approvazioni, il pubblico rileva subito l’espressione con la quale accentua e appoggia sul ricordo dei draghi, mostri, nelle frasi del dolore e finalmente nell’esplosione della gioia. / E le approvazioni che si ripeteranno per tutta l’opera, fino alla scena finale, provocheranno poi i più vivi applausi all’aria della piovra nel secondo atto in cui la paura, l’orrore, lo spasimo descritto dalla musica con ritmi e modulazioni caratteristiche sono rese colla massima efficacia. / In questo punto anzi, gli applausi scoppiarono in anticipo, forse per la sospensione della melodia, che dà l’impressione di una conclusione, dimostrando ad ogni modo che il consenso del pubblico si riferiva a tutta l’esecuzione e non era strappato dall’acuto o dalla cadenza finale. La signorina Dora De Giovanni ha dimostrato nell’interpretazione del non facile personaggio, dal principio alla fine, dal racconto del sogno, alla visione della morte, tutta l’anima artistica della quale è dotata. Valendosi del suo non comune volume di voce che, intonata, sa piegare a tutte le esigenze della musica, provò di essere ben degna degli applausi che significarono il pieno riconoscimento dei suoi meriti. Teatro Sociale. Al “Sociale” si succedono le serate d’onore degli artisti che hanno saputo maggiormente entrare nel favore del nostro pubblico. / Ieri sera è stata la volta di Dora De Giovanni, la gentile “Iris” che tanto deliziosamente interpreta la musica mascagnana. Accolta da applausi al suo apparire sulla scena, il suo canto è stato seguito da approvazioni lungo tutto lo spettacolo ed ha avuto altissimi e prolungati battimani in modo speciale dopo

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la “piovra”, il brano dell’opera che dalla sua arte viene reso con maggiore calore, con commosso accento, con sentite vibrazioni e con effetti suggestivi e appropriati. La sua voce, dolce e nitida, si adatta assai bene alla espressione richiesta dall’opera, nella quale essa brilla e raccoglie meritato consenso. / Le vennero offerti fiori e parecchi doni. / Alla bella serata assistevano i Grandi Invalidi di Arosio, fatti segno a fervide manifestazioni da parte del pubblico, lieto sempre di rivederli. Essi (condotti qui per la cortesia delle Imprese automobilistiche Dell’Oca e Moretti) hanno avuto modo di esprimere tutto il loro compiacimento per l’esecuzione di “Iris”. Notizie Telegrafiche. Como, 21 (Cesare). Iris, veramente grandiosissimo spettacolo, ottenne successo immenso Teatro Sociale, successo decretato unanimi scatti entusiasmo irruentissimo. Vero trionfo De Giovanni protagonista deliziosa, fatta segno continue ovazioni anche scena aperta, particolarmente “aria piovra”. Ottimo Osaka tenore esordiente Granda, indiscutibile valore artistico, vocale. Eccellente Del Chiaro, Kioto eccezionali pregi; superiore elogio Marotta, stupendo Cieco. Tutti clamorosamente ovazionati, compreso illustre Maestro Armani, che concertò, diresse con abilità somma. Benissimo tutti altri; perfettamente cori; messinscena sfarzosa; meravigliosi effetti luce. Inno al sole, riescito imponentissimo, volevasi bissato.127 Indi al “Sociale” di Como nuovamente protagonista di Iris: e con l’opera che le aveva procurato onori e celebrità chiude, ancor giovane, la sua breve, folgorante carriera. Siamo nel 1926 [sic], l’anno della grande, dolorosa rinuncia in ossequio all’amore coniugale. Mentre Dora de’ Giovanni rievoca l’episodio, un velo di tristezza affiora sul suo volto vivace ed espressivo richiamando alla nostra mente il virgiliano “vivit sub pectore vulnus” perché la ferita, purtroppo, è ancora dolente! Troncare di colpo una stupenda carriera, annullare invidiabili contratti per il Nord America, e soprattutto con il grande Mascagni che attende a “La Scala” la sua Iris prediletta, deve essere, indubbiamente, un trauma che gli anni, a fatica, riescono ad affievolire.128 127 Ritagli di giornali, Album dei ricordi di Dora De Giovanni, propr. privata. 128 «Il Resto del Carlino», LXXXII, n. 204, 30 agosto 1967, p. 4.

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Fig. 26 Fotografie dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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Nel mondo delle interpreti operistiche o delle cantatrici, come si diceva negli anni appena descritti, accadeva frequentemente che dovessero affrontare l’esiziale scelta fra il proseguimento della carriera artistica o quella del focolare domestico. Lo stesso pernicioso dilemma, molto tempo prima, se lo pose il contralto Marietta Alboni (1826-1894), la quale scelse la prima soluzione, sebbene sposa del conte Pepoli. Diversamente, poco dopo il matrimonio, la Dora si ritirò effettivamente dall’attività teatrale per una scelta di vita che le fece previlegiare l’uomo che aveva sposato anziché la carriera artistica. L’ultimo concerto pubblico di Dora De Giovanni assume un significato particolare, per il genere musicale del brano eseguito e per le vicissitudini del suo compositore. Nel maggio del 1929, al Tempio S. Nicolò di Treviso, venne realizzato l’oratorio Mosè di Lorenzo Perosi. Genere mai frequentato dal soprano cesenate, se si escludono le composizioni sacre eseguite a Bologna. In quell’anno, Perosi riacquistò parzialmente la serenità e la tranquillità di un tempo, dopo - per dirla con Franco Abbiati - «la foschia di una demenza inemendabile», cui seguì la scomunica da parte del Vaticano e l’interdizione con sentenza del Regio Tribunale Civile di Roma. Il poema sinfonico-corale Mosè, in un prologo e tre parti, venne composto nel 1901 e rappresentato, per la prima volta, a Milano - nello stesso anno - sotto la direzione di Arturo Toscanini. Il ruolo ricoperto da Dora De Giovanni nella rappresentazione trevigiana fu quello di Sefora, moglie di Mosè.129 Lorenzo Perosi frequentò l’Abbazia del Monte di Cesena nel maggio del 1890 e 129 Gli altri interpreti furono il tenore Giuseppe Bentonelli (Aronne), il baritono Dante Perrone (Mosè), il baritono Luigi Sarti (Faraone / Capo famiglia ebreo), il basso Corrado Zambelli (Jehova) e il basso Pietro Friggi (Raguele). Cfr. voce Dora De Giovanni, sito web: lavoceantica.it

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probabilmente fu di nuovo in città nel 1925 e nel 1938, quando si eseguirono sue composizioni sacre. Sarebbe stato di conforto trovare un legame più forte tra la cantante e il compositore. Dora De Giovanni visse a Milano col marito fino alla primavera del 1944, quando le SS tedesche prelevarono Guido Basile per il tradimento di un collega, presunto amico. Guido venne rinchiuso e torturato a Villa Triste, poi lo deportarono a Mauthausen dove morì. La testimonianza di Giovanni Basile, suo nipote, è bastevole per cogliere la tragedia che si consumò. Mio zio, fratello di mio padre, Guido Vittoriano Basile, avvocato in Milano, qui arrestato il 18 febbraio 1944 arriva a Mauthausen il 21 febbraio 1944, dove muore il 27 marzo 1944. Deportato per “motivi politici” ovvero per aver difeso un amico ebreo. Si affidava nelle mani dell’avv. Augusto Trinca Armati che si faceva pagare dandogli una missiva per il “compare” Pietro Koch, capo della famigerata Banda Koch di Villa Triste a Milano, con la missiva preparata dal degenerato tossicomane avv. Trinca Armati, nella lettera scritta in tedesco ed in busta “chiusa” questi scriveva: «Questo è il famoso avvocato Guido Vittoriano Basile, famigerato antifascista: Arrestalo!» Purtroppo il tedesco era l’unica lingua che mio zio poliglotta non conosceva. Qui veniva prima torturato nelle celle di Villa Triste, poi mandato a San Vittore dove ancora torturato partiva da Milano, sul convoglio proveniente da Torino, Binario 21, trasporto numero 25, matricola 53357. Sul libro: Dictatorship and Political Police. The tecnique of control by fear di Ernst Kohn Bramstedt (Dittatura e polizia politica: la tecnica del controllo attraverso la paura) viene citato Guido Vittoriano Basile. “Tale è l’inferno di San Vittore”. Moriva in forno crematorio il 27.3.1944. Ancora oggi ricordo mio zio, sempre con grande dolore. Un uomo ancora giovane e rampante, perde la sua vita in difesa di un amico ebreo. Ringrazio la dott.ssa Grazia Di Veroli, del centro ebraico di Roma, per avermi dato informazioni in merito. Giovanni Basile, Palermo.130 130 Testimonianza di Giovanni Basile, tg1.blog.rai.it del 27 gennaio 2013.

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V’è un profilo di Dora De Giovanni che può essere considerato definitivo, compilato e pubblicato nel 1921 da chi aveva legittimamente interesse alla promozione della cantante. Al di là della sintesi curricolare, viene lì introdotta una variabile che avrebbe potuto cambiare la vita artistica di Dora: l’America. Dora De Giovanni. È un esponente di quel canto italiano ch’ebbe a sua gloria Adelina Patti, Romilda Pantaleoni, Gemma Bellincioni. La sua voce è di quelle che non è facile dimenticare: piena, uguale, pastosa, avvince prodigiosamente chi ha la ventura di sentirla. Dora De Giovanni ha poi virtù di sapere trasfondere, a questa sua voce, tutto l’ardore della sua Romagna, la passione della sua anima di artista e la sapienza che le deriva da uno studio paziente, minuzioso e sagace. Ma le virtuosità canore di questa eletta soprano non si limitano soltanto alla musicalità vibrante e carezzevole delle sue note: esse si completano con una dizione chiara, elegante, incisiva e con una azione scenica che nulla ha da invidiare alle migliori attrici del teatro di prosa. Chi potrebbe dimenticare - nelle interpretazioni di Dora De Giovanni - la passionalità di Maddalena de Coigny, la fresca ingenuità di Iris, il misticismo di Elsa e l’umanità di Santuzza. La sua carriera breve (il suo debutto è di tre anni or sono) costituisce una serie ininterrotta di immensi successi. Ha cantato al Municipale di Reggio Emilia, alla Pergola di Firenze e al S. Carlo di Napoli sotto la direzione di Leopoldo Mugnone: al Massimo di Palermo sotto la direzione di Guy, al Regio di Torino sotto la bacchetta del Serafin. Anche Mascagni l’ha prescelta per l’efficace interpretazione della sua Iris a Palermo, Livorno, Faenza, Ravenna e Napoli. Vorrà l’America - questa maliosa e prodiga dispensatrice di banco-note - toglierci anche il godimento di questa fine ed intellettuale cantatrice? La fortunata agiatezza della De Giovanni ci fa sperare nella grande rinunzia... sì da poterla avere sempre tra noi per il prestigio delle scene italiane.131 131 «Il Teatro», 1922.

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Dal 31 agosto al 2 settembre 1967, per il centenario di Umberto Giordano, venne allestita al Teatro Bonci di Cesena l’opera Andrea Chénier. Nell’intervallo tra il secondo e il terzo atto, si onorò Dora De Giovanni, eletta interprete del capolavoro giordaniano, facendole dono di una medaglia d’oro e una pergamena, a ricordo di «una Maddalena tra le più acclamate del capolavoro giordaniano».132 Artefice dell’iniziativa fu Leon Francesco Guerrini Bratti, il quale ebbe occasione di assistere, nello stesso teatro, all’esibizione della cantante cesenate durante la rappresentazione del 1922. Chi scrive - soggetto di scarsa memoria - ha avuto un flashback. Nel 1967, ancora adolescente, ebbe l’opportunità di essere chiamato, come comparsa, al Teatro Bonci per interpretare uno di quegli inservienti in livrea che spostavano divani e candelabri durante il primo atto dell’Andrea Chénier. Forse ebbe l’occasione di incrociare, nei corridoi del teatro, la Dora per la quale, considerata la sua ignoranza musicale, non poteva mostrare alcun interesse. Venerdì 18 gennaio 1980 - dopo 15 giorni d’agonia all’Ospedale Bufalini di Cesena, senza riprendere completa conoscenza e senza aver potuto dettare precise disposizioni testamentarie - Dora De Giovanni lasciò tutti in silenzio. Era malauguratamente caduta in casa, durante un fine settimana, quando la domestica non era presente. Al funerale, in una tediosa giornata di pioggia, oltre ai parenti, erano presenti poche persone. La Dora dovette accontentarsi delle laconiche parole del parroco di Sant’Agostino. 132 «Il Resto del Carlino», LXXXII, n. 204, 30 agosto 1967, p. 4. «Prima dell’inizio del terzo atto è stata festeggiata una delle famose interpreti degli anni venti: la soprano cittadina Dora De Giovanni.», «Il Resto del Carlino», LXXXII, n. 207, 2 settembre 1967, p. 4.

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Fig. 27 Appunti autografi dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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Fig. 28 Appunti autografi dall’Album dei ricordi di Dora De Giovanni

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Così i cesenati l’hanno lasciata e per qualche tempo dimenticata. Nel centenario della nascita e, contemporaneamente, nel decennale della morte della cantante, gli Amici della Musica di Cesena vollero renderle onore con un concerto al Ridotto del Teatro Comunale, organizzato per domenica 25 marzo 1990. Si esibirono il soprano Daniela Dessì, il tenore Giuseppe Sabbatini e il basso Andrea Silvestrelli, accompagnati al pianoforte da Paola Molinari.133 L’ultimo evento musicale a ricordo del soprano Dora De Giovanni è avvenuto il 20 ottobre 2013, quando a Forlì venne riproposto il Lohengrin di Wagner nella prima versione italiana di Bologna. Si celebrò nell’occasione, oltre ad una grande interprete di Elsa, il direttore ravennate Angelo Mariani, che per primo diresse l’opera al Teatro Comunale di Bologna. Si volle, non da meno, celebrare polemicamente il Wagner cantato in italiano.134 Il più bel segno di gratitudine verso Dora De Giovanni può essere letto, senza che sia mai avvenuta una dichiarazione ufficiale 133 M. S. Grandi, Voce pura e scintillante. Omaggio a Dora De’ Giovanni. Concerto al Ridotto del “Bonci” domenica 25, «La Gazzetta di Cesena», 16 marzo 1990. 134 «La scelta della versione in lingua italiana è assolutamente polemica. È infatti una dichiarazione di imbecillità a quegli intellettuali che danneggiano teatro e cultura, ed hanno imposto l’esecuzione delle opere in lingua originale, attivando un falso storico inaccettabile. Mozart si preoccupava che le sue opere su libretti tedeschi fossero subito tradotte in italiano e così Wagner che personalmente promosse questa traduzione come quella francese, affinché fuori dalla Germania i suoi lavori potessero essere ascoltati. / Finché Wagner fu cantato in italiano abbiamo avuto sia un’ottima scuola di canto wagneriana ed uno stuolo di artisti che interpretarono questo repertorio in tutto il mondo, da Giuseppe Borgatti di Cento (FE) a Ezio Pinza di Ravenna. Imporre l’esecuzione nella lingua originale ha ucciso la scuola di canto wagneriana italiana e ha allontanato il grande pubblico da questo teatro.», Programma di sala del Lohengrin, rappresentato all’Auditorium Cariromagna di Forlì il 20 ottobre 2013.

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in tal senso, nella sceneggiatura del film La vita è bella di Roberto Benigni. Nicoletta Braschi, bisnipote del soprano cesenate, ha voluto dare alla protagonista il nome di Dora in omaggio alla zia. Benigni interpretava il personaggio di Guido, nome dato in ricordo di Guido Braschi, padre di Nicoletta. Ma pure il marito di Dora De Giovanni si chiamava Guido, e fu barbaramente ucciso dai nazisti proprio come il personaggio della finzione cinematografica. Ciò che più sorprende lo scrivente è - con l’eccezione delle scarne cronologie teatrali e delle dimenticate recensioni giornalistiche dell’epoca - la completa scomparsa del nome della grande interprete mascagnana dalle biografie del compositore livornese e dalle descrizioni delle sue opere. Dora De Giovanni è stata quindi la più fulminea di tutte le meteore, le cui tracce si è cercato qui di rinvenire. Non si può non far proprio l’aforisma dello scrittore statunitense Jack London che asserì: «Preferirei essere una superba meteora, ogni mio atomo esploso in un magnifico bagliore, piuttosto che un sonnolento e perseverante pianeta». Emblematico è stato il casuale ritrovamento di una foto di Dora De Giovanni presso il mercato antiquario. Il ritratto-cartolina non era accompagnato dal nome della cantante. Nessuno, sin dal momento della stampa, aveva provveduto ad indicarlo. Dare un nome ad un volto e dare una storia ad un nome è stato l’affascinante lavoro qui messo in opera. L’immagine di Dora De Giovanni e la sua voce continuano a vivere.

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Teatro Manzoni Politeama Genovese Basilica S. Giacomo Maggiore

Concerto di beneficenza Faust (Gounod) Marguerite Concerti di musica sacra

1920 2 gennaio Napoli Teatro San Carlo Matinée d’arte varia 20 marzo Palermo Teatro Massimo Cavalleria rusticana (Mascagni) 15 aprile Palermo Circolo Artistico Concerto

Santuzza

1919 Febbraio Ferrara Teatro Comunale Andrea Chénier (Giordano) Maddalena Maggio Trento Teatro Sociale Andrea Chénier (Giordano) Maddalena Maggio Venezia Teatro Rossini La Bohème (Puccini) Mimì Giugno Trento Teatro Sociale La Bohème (Puccini) Mimì Giugno Trento Teatro Sociale Mefistofele Margherita 11 settembre Reggio Emilia Teatro Municipale Lohengrin (Wagner) Elsa Ottobre Firenze Teatro della Pergola Lohengrin (Wagner) Elsa 18 dicembre Napoli Teatro San Carlo Mefistofele (Boito) Margherita/Elena

1918 30 aprile Mantova Teatro Andreani Faust (Gounod) Marguerite

1917 19 febbraio Milano 10 ottobre Genova 23, 26 dicembre Bologna

Santuzza

Circolo Cittadino Teatro Mariani Teatro Comunale Politeama Verdi

Concerto vocale e strumentale

1916 Novembre Milano Politeama Verdi Cavalleria rusticana (Mascagni)

Cesena Ravenna Cesena Milano

1915 25 aprile 2 maggio Agosto

Teatro Comunale

Santuzza

Cesena

1914 20 settembre

Teatro Titolo della rappresentazione Parte

Concerto di beneficenza Concerto vocale e strumentale Concerto di beneficenza Cavalleria rusticana (Mascagni)

Luogo

Data

Cronologia della carriera artistica di Dora De Giovanni


113 Venezia

Teatro La Fenice

Iris (Mascagni) Iris

1929 Maggio Treviso

Tempio di S. Nicolò

Mosè (Perosi) Sephora

1927 29 gennaio Genova Teatro Carlo Felice Arabesca (Monleone) Dhara Febbraio Como Teatro Sociale Iris (Mascagni) Iris

1925 Carnevale Piacenza Teatro Municipale Iris (Mascagni) Iris 28 febbraio Bari Teatro Petruzzelli Iris (Mascagni) Iris Aprile Cagliari Teatro Politeama Iris (Mascagni) Iris

1924 Primavera Teramo Teatro Comunale Iris (Mascagni) Iris Dicembre Piacenza Teatro Municipale Iris (Mascagni) Iris

1923 10 gennaio

1922 11 febbraio Ferrara Teatro Comunale Germania (Franchetti) Ricke 16 aprile Cesena Teatro Comunale Andrea Chénier (Giordano) Maddalena Ottobre Trieste Politeama Rossetti Andrea Chénier (Giordano) Maddalena

1921 24 febbraio Torino Teatro Regio Faust (Gounod) Marguerite 25 dicembre Pisa Teatro Verdi Il piccolo Marat (Mascagni) Mariella

8 maggio Palermo Teatro Massimo Iris (Mascagni) Iris 17 maggio Palermo Circolo artistico Concerto 7 agosto Livorno Teatro degli Avvalorati Iris (Mascagni) Iris Autunno Mirandola Teatro Nuovo Andrea Chénier (Giordano) Maddalena Autunno Trieste Politeama Rossetti Andrea Chénier (Giordano) Maddalena 18 novembre Ravenna Teatro Alighieri Iris (Mascagni) Iris 1° dicembre Faenza Teatro Comunale Iris (Mascagni) Iris 18 dicembre Napoli Teatro San Carlo Iris (Mascagni) Iris


Discografia di Dora De Giovanni

Columbia e Cigale, Milano 1925 D 1258 D 5202 D 5202 D 5203 D 5203 D 9465 D 9465 D 9468 D 9468

Stringe il periglio dagli Ugonotti (Meyerbeer) con John O’Sullivan Parte I e II Sola nei miei primi anni dal Lohengrin (Wagner) Aurette, a cui spesso dal Lohengrin (Wagner) Aria dei gioielli dal Faust (Gounod) C’era un re di Thule dal Faust (Gounod) A terra dall’Otello (Verdi) La piovra dall’Iris (Mascagni) Ora soave dall’Andrea Chénier (Giordano) con Carmelo Alabiso La nostra morte dall’Andrea Chénier (Giordano) con Carmelo Alabiso

Fig. 29 Inserto promozionale nel catalogo della Columbia e Cigale, 1925

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Indice dei nomi

Abbiati, Franco, 104 Agosti, Guido, 22n Alabiso, Carmelo, 42, 114 Albanese, Mario, 98n-99 Alberti, Enrica, 95 Alboni, Marietta, 104 Almodovar, Luigi, 86n Anerio, Giovanni Francesco, 37 Angeli, Vincenzo, 20n Animuccia, Giovanni, 37 Armani, Giacomo, 96n, 98n, 99n, 101 Bagnariol, Antonio, 95n, 97n, 98n Baldisseri, Nerina, 20n, 28n-30n, 31n Balzani, Antonietta, 51n Baracchi, Aristide, 43n Barbieri, Gino, 98n Baroni, Giuseppe, 93 Basile, Giovanni, 105 Basile, Guido Vittoriano, 89, 105 Battaglia, Ferdinando, 32 Bavagnoli, Gaetano, 98n-99 Becker, Hugo, von, 17 Becucci, Silvio, 97n Bellincioni, Gemma, 106 Bellucci, Sandra, 86n Benigni, Roberto, 111 Bentonelli, Giuseppe, 104n Benvenuti Giusti, Ugo, 96n Bergamaschi, Ettore, 12n-13, 17, 20n, 80-81, 83n, 85n Bertolani, Menotti, 27-27n Bertone, 30n

Bettoni, Vincenzo, 35 Beuf, Augusto, 49n Biadi, Amelia, 31n Bione, Emilio, 12n-13, 20n Boito, Arrigo, 17, 45, 46n Bonci, Alessandro, 21-22, 35-37 Borgatti, Giuseppe, 12n, 23, 110n Borgioli, Dino, 77n, 79 Bosisio, Sarah, 43n Bramstedt, Ernst Kohn, 105 Braschi, Guido, 111 Braschi, Nicoletta, 111 Brighi, Carlo, 35-35n Broccardi, Carlo, 96n Bruch, Max, 30 Brunetti, Edgardo, 12n-13n, 17, 20n Bruschi, Silvia, 97n Buccellati (Rossi), Myria (Mirra), 1818n, 20n, 22 Bugg, Maddalena, 95 Cabardi, Crema, 34n Calleja, Icilio, 17 Campioni, Giuseppe, 87n-88n Cannetti, Elvira, 33n Capuzzo, Agostino, 96n Carissimi, Giacomo, 37 Caronna, Franz, 54 Castellazzi, Ettore, 97n, 99n Catalani, Alfredo, 23, 28 Cesa Bianchi, Ettore, 28n-30n, 31n Ciaroff Ciarini, Romano, 40-40n Cigada, Francesco, 43n

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Ciniselli, Ferdinando, 46n Comandini, Ubaldo, 20n-21 Concato, Augusta, 46 Confaloni, Lorenzo, 33n Costa, Percy, 43n D’Arles, Silvio, 95n Dalla Rizza, Gilda, 50 Dall’Ara, Pietro, 11n Dall’Ara, Sante, 11n Darclée, Hariclea, 74 De Angelis, Maria, 98n De Bernardi, Oreste, 98n De Gaviria, Jesus, 86n De Giovanni, Amilcare, 22n De Giovanni, Gino, 33 De Giovanni, Leopoldo, 11n, 21-21n De Giovanni, Luigi, 33 De Giovanni, Luigia, 21n De Giovanni, Maria Rita, 49 De Giovanni, Paolo, 11n, 21n De Giovanni, Renato, 21 De Giovanni, Veglia, 21-21n De Marzi, Arnaldo, 99n De Muro, Bernardo, 17 De Pascale, Achille, 97n De Tura, Gennaro, 96n Del Chiaro, Ilio, 99n, 101 Del Cupolo, Federico, 96n Deliliers, Vittorio, 59, 83 Dell’Orefice, A., 46n Dessì, Daniela, 110 Di Angelo (D’Angelo), Tina, 54, 55n Di Bernardo, Oreste, 99 Di Lelio, Umberto, 57n Di Veroli, Grazia, 105 Domenichetti, Palmiro, 67 Donaggio, Luciano, 80-80n, 83n

Dragoni, Matteo, 34n Drigo, Riccardo, 13-13n Fabbri, Amleto, 27-27n Fabretti, Amelia, 49n Fanelli, Armando, 87n-88n Fanelli, Gino, 97n Faticanti, Edoardo, 13, 17, 20n Federici, Francesco, 97n Fenoglio, Carola, 33n Ferrarini, Mario, 43n Fiorini, Eleonora, 13n Floris, Albino, 57n Floris, Giuseppina, 57n Franchetti, Alberto, 86 Franciosi, Carmen, 28n, 30n Franco, Elda, 46n Friggi, Pietro, 98n, 104n Fumagalli, Ernesto, 95n Galeffi, Carlo, 28n-30n, 31n, 35 Galli, Amleto, 86n Gheduzzi, Ugo, 77n Gigli, Beniamino, 13n, 46-46n Giglio, Clara, 31n Gilardi, Antonio, 51n Giordano, Umberto, 41-42, 49, 66, 87-88n, 107, 114 Gironi, Emilio, 12n-13, 17, 20n, 23n, 29n Gisletti, 57n Gislon, Carlo, 57n Goens, Daniel, van, 17 Gorianz, Pierina, 31 Gounod, Charles, 34, 35n, 40-40n, 45, 77, 79, 114 Govoni, Marcello, 13n Granda, Alessandro, 99n, 101 Grieg, Edvard, 23n

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Guagliumi, Mario, 12n-13n, 21n, 2727n, 67 Guarnieri, Antonio, 86n Guerrini Bratti, Leon Francesco, 49, 107 Guy, 106 Illica, Luigi, 86 Ivaldi, Filippo, 22n Jacopini, Mario, 86n Julio, Vittorio, 96n Koch, Pietro, 105 Kreisler, Fritz, 30 La Rotella, Pasquale, 34-35 LaganĂ , Augusto, 48n Leveroni, Elvira, 31 Lolli, Anna (Annuccia), 54-54n, 57-57n Ludikar, Paolo, 77n, 79 Macrelli, Cino, 30n Maggio, Giovanni, 51n Malaspina, Pasquale, 95n Marcocci, Roberto, 31n Mariani, Angelo, 110 Marotta, Nino, 99n, 101 Martuzzi, Cesare, 67, 72 Mascagni, Lina, 54 Mascagni, Mario, 67 Mascagni, Pietro, 49-51, 54-55n, 5757n, 59, 61-62, 67-69, 72-76, 80-80n, 83n, 89n, 93, 95n, 98-99, 101, 106, 114 Mascheroni, Edoardo, 57, 59, 61-62 Masini Pieralli, Angelo, 46n Massenet, Jules, 44 Masucci, Tina, 67, 69n, 72 Matarelli, 30n Maugeri, Carmelo, 87n-88 Mazzoni, 40n Merli, Francesco, 43n-45, 49n

Meyerbeer, Giacomo, 114 Minghetti, Angelo, 13n, 27-27n, 49n Mischi, Archimede, 30n Molinari, Paola, 110 Monleone, Domenico, 97-99 Monleone, Giovanni, 98 Montanelli, Giuseppe, 80n Montelisi, Biante, 98 Morisani, Romeo, 98n-99 Morselli, Alessandro, 31n Mozart, Wolfgang Amadeus, 110n Mugnone, Leopoldo, 43n-44, 46-46n, 106 Nini Bellucci, Icilio, 28n-29, 30n, 80n, 81n Noto, Giuseppe, 77n, 79 Novelli, Giovanni, 33n Olivero, Magda, 74 O’Sullivan, John, 114 Paci, Leone, 74n, 89n Padovani, Alfredo, 97n-98 Paganelli, Vittorina, 33n Pagano Rizzo, Vincenzo, 51n, 55n Pampanini, Rosa, 77n, 79 Pantaleoni, Romilda, 106 Patino, Ciro, 80n, 98n Patti, Adelina,106 Pedrazzi, Maria, 35-37 Pepoli, Achille, 104 Perosi, Lorenzo, 104 Perrone, Dante, 104n Persichetti, Salvatore, 51n, 54-55n, 95n Pertile, Aureliano, 35, 66, 88-89 Petipa, Marius, 13n Pinza, Ezio, 22, 110n Poloni, Carlo, 11n Ponchielli, Amilcare, 30

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Preite, Carmelo, 40n Puccini, Giacomo, 30, 43-44, 93 Quaiatti, Ida, 46n Quaranta, Antonio, 97n-98 Quinzi Tapergi, Giuseppe, 34n Raggi, Alessandro, 22 Ravaglia, Egisto, 12n, 21, 30n Ravazzolo, Alessandro, 86n Ravelli, Elvira, 77n, 79 Ricci, Aldo, 22n Righi Tarugi, Aida, 34n Rimbocchi, Imperatrice, 21n Riva Fumagalli, Zita, 89n Roberti, Giovanni, 30n Romito, Felipe, 89n, 93 Rossi, Amedeo, 31n Rossini, Gioachino, 30 Rotondi, Giulio, 51n, 54-55n, 57n, 67, 68n, 69, 72-74n, 89n, 93, 95n Ruffo, Vittorio, 57 Sabbatini, Giuseppe, 110 Salbego, Vittorio, 34n-35, 37 Santoni, G. B., 77n Sarti, Luigi, 104n Sartori, Umberto, 57n Satariano, Giuseppe, 98n-99 Schiavazzi, Piero, 31n Serafin, Tullio, 77n, 79, 106 Serao, Matilde, 48-48n Serra, Renato, 18, 21 Silvestrelli, Andrea, 110 Simonti, Adastro, 57n SjĂśgren, Emil, 23 Solari, Luigi, 98n Soleil, A., 86n Spada, Enrico, 40n Spadoni, Cesare, 98n-99

Stelvi, Beatrice, 86n Tebaldini, Giovanni, 36 Tegani, Riccardo, 67, 68n, 72 Ticozzi, Ebe, 69n, 99n Tinel, Edgar, 36 Tirindelli, Pier Adolfo, 17 Toniolo, Rhea, 49n Torti, Ernesto, 49n, 96n Toscanini, Arturo, 104 Treves, Gino, 89n Trinca Armati, Augusto, 105 Turchi, Achille, 30 Turchi, Emilio, 23n Vaccari, Maria, 89n, 93 Valentini, Adelaide, 21n Vannuccini, Enrico, 51n, 67, 68n, 72, 74n Venturi, Aristide, 77n, 95n Venturini, Romeo, 57n Verdi, Giuseppe, 17, 30, 36-37, 114 VeritĂ , Ruggero, 44-44n Vezzani, Alessandro, 18-18n, 20n, 2222n, 28 Wagner, Richard, 30, 43-44, 110-110n, 114 Wolf Ferrari, Ermanno, 44 Zambelli, Corrado, 104n Zandonai, Riccardo, 95 Zani, Adele, 11n, 21-21n Zani, Giovanni, 11n, 21n Zenatello, Giovanni, 66 Zeni, Pietro, 66 Zoni, Angelo, 89n

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Copertina e revisione grafica: Matteo Bosi Ideazione grafica e impaginazione: Franco Dell’Amore Questo volume è stato stampato, in 300 copie numerate, su carta Garda pat 13 di grammi 125 presso la litografia Stampare di S. Carlo di Cesena nel dicembre 2014 e rilegato in brossura con filo-refe.


Profile for Franco Dell'Amore

Dora De Giovanni, un soprano cesenate per Pietro Mascagni  

Franco Dell'Amore, Dora De Giovanni, un soprano cesenate per Pietro Mascagni.

Dora De Giovanni, un soprano cesenate per Pietro Mascagni  

Franco Dell'Amore, Dora De Giovanni, un soprano cesenate per Pietro Mascagni.

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