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La scuola violoncellistica cesenate. Brevi tratti biografici di Franco Dell’Amore

Introduzione con ampia arcata Faceva freddo a Cesena in quella domenica dicembrina e verso sera... e’ sfruflèva nènca. «Si era messo anche a nevicare» avrebbe detto il maestro. Non quello della scuola elementare, bensì il maestro Dante Serra che, di lì a poco, avrebbe diretto un manipolo di giovinastri, allievi della sua scuola di violoncello. Era il 14 dicembre 1930. Il Teatro Comunale, che da tre anni aveva preso il nome del tenore concittadino Alessandro Bonci, ospitava un Grande Concerto Violoncellistico proponendo autori antichi e moderni. Ben 20 gli esecutori con lo strumento fra le gambe, i cui nomi saranno presto rivelati. La locandina era densa d’informazioni, tuttavia era l’ultima riga - in stampatello - ad interessare i più: «Il teatro sarà completamente riscaldato». Dante Serra - che tutti chiamavano professore e non maestro era di origini bolognesi, classe 18911. Dal 1919 aveva preso ad insegnare violoncello alla scuola comunale di musica di Cesena. Venne assunto con nomina definitiva nell’aprile 1921 e vi rimase sino alla fine dell’ultimo conflitto mondiale2. Nel frattempo insegnò anche 1 Dante Serra (Bologna, 7.IV.1891 - Firenze, 1970 ca.), violoncellista e didatta. L’intesa attività didattica e concertistica di Dante Serra non è oggetto di questo contributo. Sarebbe bastevole la sua attività nel Trio Cesenate (1922-1927) a riempire decine di pagine, già oggetto di interesse da parte di Federico Comandini (1923) e Mauro Turroni Casadei Monti (1996). 2 G. Raggi, L’Istituto Musicale “Arcangelo Corelli”. Duecento anni di insegnamento musicale a Cesena, Cesena, Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2006, p. 207.


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al Liceo Musicale della città felsinea, sostituendo il professor Arturo Bonucci nel 1923-24 e al Liceo Musicale di Pesaro. Al tempo del Grande Concerto Violoncellistico aveva già avuto la possibilità di formare decine di allievi, cosicché la lista avrebbe potuto ancor più allungarsi. Il programma musicale non poteva essere più vario. Spaziava dai compositori antichi (Benedetto Marcello, Stradella, Boccherini e Bach) a quelli a lui più vicini (David Popper, Edvard Grieg), dal sacro al profano, dalla lirica wagneriana (opportunamente adattata) alla musica strumentale per piccola orchestra. Buona parte delle trascrizioni per l’inusitato organico erano state preparate dallo stesso Dante Serra. L’accortezza del programma presupponeva vedute larghe e la perlustrazione di territori musicali poco frequentati. Milieux così poco provinciali che occorreva risalire verso la Società del Quartetto di Milano e, ancor meglio, al Doppio Quintetto di Torino (1920-1925) per ritrovare gli stessi fremiti musicologici. Oltre agli allievi, parteciparono alla congrega violoncellistica alcuni colleghi di Dante Serra nel segno e nel nome dell’illustre loro comune maestro Francesco Serato. L’evento - una perla di concerto - non era stato creato per il solo pubblico cesenate ed aveva già avuto repliche a Bologna, di cui si trovano recensioni in un paio di quotidiani3. A questo punto è giunto il momento di propalare l’elenco (niente affatto indiscreto) degli interpreti violoncellisti: Omar Caprioglio, Giuseppe Ferrari, Eros Suà, Umberto Giugni, Paolo Morara, Alberto Zanoli, Mario Rocca, Armando Badini, Natale Carletti, Augusto Righi, Renzo Valdinoci, Riccardo Nanni, Giuseppe Galeati, Giorgio Menegatti, Edgardo Gualdi, Alfredo Medica, Federico Cesari De Maria, Luigi Pavanelli, Dante Fioravanti, Abner Rossi. Si aggiunsero un organo e un pianoforte affidati rispettivamente a Giorgio Winternitz e a Vittorio Tani. Solo per pochi di loro si intenderà qui dare luce. Tuttavia, occorre dire che siamo partiti dalla fine e sarà obbligo raddrizzare il verso del tempo per capire come si è potuti giungere a tal ricchezza di talenti. Per comprendere quanto la madre patria abbia coltivato 3 «L’Avvenire d’Italia», 6 dicembre 1930; «Il Resto del Carlino», 8 dicembre 1930.


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la scuola degli archi occorrerebbe indietreggiare di cento e cento anni ponendo il freno solo al principio del secolo XVIII. Non è intenzione di chi scrive annoiare il lettore ricordando un Cristoforo Babbi o un Nicola Petrini Zamboni. Nemmeno ci si vuole soffermare su Tiberio Fantaguzzi, Giulio Masini o Giuseppe Denzi - violoncellisti cesenati attivi nel secolo decimonono - perché già ricordati in precedenti studi4. È la prima metà del Novecento la fossa temporale e armonica che raccoglierà valenti violoncellisti cesenati cui, con piacere, dedichiamo le pagine seguenti.

Programma di sala del Grande Concerto Violoncellistico. Cesena, 14 dicembre 1930. 4 F. Dell’Amore, Storia Musicale di Cesena. Mille anni d’artifici dal Medioevo al 1900, Cesena, F. Dell’Amore, 2002.


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Evaristo Bartoletti Nella loro casa e nel giorno della Befana, Evaristo al violoncello e sua moglie Paolina al pianoforte stavano eseguendo la Terza Sonata di Beethoven in La maggiore n. 69. È un brano allegro, «ma non tanto» precisa l’indicazione agogica del primo movimento. Il violoncello dialoga in cordiale bonomia con il pianoforte, perché il teutonico compositore non lo aveva degnato di troppo spazio virtuosistico. Evaristo Bartoletti, dopo poco, si accasciava morente continuando ad abbracciare il suo strumento. Era il 6 gennaio 1959 e lì terminò la brillantissima carriera del violoncellista cesenate iniziata ai tempi della Grande Guerra. Riattacchiamo tuttavia col “da capo”, scusandomi per il vizio incontrollabile del flashback. Evaristo Eugenio Bartoletti nacque a Cesena alle 11 pomeridiane del 2 febbraio 1896 nella Parrocchia di San Domenico5. Era domenica, si parlava della guerra in Africa e al Circolo Strambi si preparavano i veglioni di “Carnevalia”. I giovani cesenati che intendevano dedicarsi allo studio professionale di uno strumento musicale e che avevano i mezzi economici per farlo, potevano iscriversi al Liceo Musicale di Bologna oppure a quello di Pesaro. Alla scuola musicale della città mancava il prestigio, non certo la qualità degli insegnamenti. Evaristo6 prese la strada di Bologna dove insegnava Francesco Serato, la cui scuola di violoncello coprì quasi mezzo secolo, dal 1871 al 1917. Questi - prediletto invariabilmente sia da Giuseppe Verdi alla Scala sia da Angelo Mariani al Teatro Comunale di Bologna - formò numerosi e ottimi allievi cui trasmise la capacità di trarre dallo strumento la melodiosità e la passione che, si scrisse, «soggiogavano le folle»7. Al diploma bolognese acquisito nel 1917, Evaristo Bartoletti8 accom5 «n. 26. Evaristo Eugenio Bartoletti. 4 Febbraio 1896. Io sottoscritto ho battezzato un infante col nome di Evaristo, Eugenio, Vasinto nato il dì 2 corr. ad ore 11 pom. da Bartoletti Vincenzo di fu Eugenio e da Alessandri Fidalma di fu Salvatore della Parrocchia di S. Domenico. Fu madrina Bartoletti Adele di fu Eugenio della Parrocchia di S. Domenico. Sac. Angelo Ardenti Cappellano», ADCe - Sa, Cattedrale, Libro dei Battezzati dall’anno 1896 al 1900. 6 Evaristo Bartoletti (Cesena, 2.II.1896 - ivi, 6.I.1959), violoncellista e didatta. 7 A. De Angelis, Dizionario dei Musicisti, Roma, Ausonia, 1928, p. 452. 8 I pochi cenni biografici, a questi precedenti, dicono che Evaristo Bartoletti abbia acquisito il diploma di professore di violoncello a Bologna, ma il suo nome non compare tra gli allievi di


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pagnò quello ottenuto all’Accademia di S. Cecilia a Roma. La carriera professionale del giovane strumentista non poteva che iniziare con un concerto di beneficenza. Al Circolo Cittadino di Cesena, la sera del 12 febbraio 1918 si realizzò un intrattenimento musicale il cui incasso (400 lire) andò alla benemerita Istituzione Pro Maternità. Assieme al tenore Ernesto Tanzi, al recitante Salvatore Montanari, al violinista Adolfo Salberini, alle signorine pianiste Maria Fellini e Maria Oliveti si esibì il concittadino Evaristo Bartoletti, erroneamente segnalato nella stampa locale come violinista che suonò con «passione e maestria»9. Maggior attenzione allo strumento suonato fu prestata l’anno successivo dal cronista che recensì l’esibizione del violoncellista a favore della Casa del Soldato, avvenuta lunedì 27 maggio 1919 al Teatro Comunale di Cesena. Fu un altro concerto di beneficenza con numerosissimo pubblico e che raccolse un migliaio di lire a favore dei reduci di guerra. Bartoletti ebbe l’onore di chiudere la serata e fu accompagnato dalla pianista Anna Diana. Le critiche furono inevitabilmente tutte positive. E dulcis in fundo, Evaristo Bartoletti, il violoncellista concittadino. Certo il suo fu un successo pieno e incontrastato: ci troviamo di fronte ad un vero, ad un autentico grande artista, nel più pieno significato della parola. Egli è un signore dell’arco: per anima, per forza, per finezza, per cuore: è molto giovane, ma è già arrivato. Questo non basta ancora: non si stanchi di studiare, di lavorare, di perfezionarsi pur essendo già grande, e i più clamorosi trionfi lo ricompenseranno di ogni sacrificio, nella sua carriera artistica10. Il Bartoletti ha una cavata robusta, accoppiata ad una tecnica spigliata e corretta, e mette nell’arco una foga ed una profondità di sentimento che rivelano un temperamento artistico che, affinandosi, potrà giungere molto in alto11.

quel Liceo Musicale, oggi inseriti nel database Gaspari-Bo. Lauro Malusi, che ha consultato i documenti cartacei del Conservatorio musicale bolognese, lo indica come diplomato nel 1917, ultimo anno d’insegnamento di Francesco Serato. L. Malusi, Il violoncello, Padova, G. Zanibon, 1973, p. 69. 9 «Il Popolano. Periodico repubblicano settimanale», XVIII, n. 4, 23 febbraio 1918, p. 3. 10 «Il Cittadino. Periodico Quindicinale Liberale», XXXI, n. 11, 1° giugno 1919, p. 2. 11 «Il Popolano. Periodico repubblicano settimanale», XIX, n. 14, 31 maggio 1919, p. 3.


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Il ventiquattrenne violoncellista ebbe un’esperienza musicale che si potrebbe definire ardita, perché lo si incontra a Fiume, nel 1920, in occasione dell’impresa dannunziana. L’ardito Bartoletti venne invitato a tenere un concerto - con la pianista Corradini e il violinista Grassi - probabilmente in occasione della fondazione della città-stato autoproclamatasi Reggenza Italiana del Carnaro. L’italianità gli valse una medaglia d’oro consegnata dallo stesso comandante Gabriele D’Annunzio, che aggiunse una propria foto in divisa militare con dedica. Non ho potuto indagare se la pianista fosse imparentata col nazionalista Enrico Corradini, ma altre ricerche riusciranno a soddisfare la curiosità.

Il violoncellista Evaristo Bartoletti.

Occorre segnalare una mancata presenza di Bartoletti al Teatro Comunale per il concerto di domenica 2 ottobre 1921 promosso dalla Società Corale A. Bonci. Non se ne conosce la ragione12. Tra le esperienze musicali più significative vi fu sicuramente la partecipazione alla prestigiosa Orchestra dell’Augusteo di Roma. Il re12 «Il Popolano. Periodico repubblicano settimanale», XXI, n. 38, 8 ottobre 1921, p. 3.


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pertorio, italiano e straniero, presentato da quell’unica formazione orchestrale stabile italiana con più di 20 anni di vita, diretta dal valente Bernardino Molinari, era dei più vari. Quello vivaldiano - segnatamente Le Quattro Stagioni - è rimasto inciso su dischi Cetra. Il ruolo di primo violoncello non era affidato al giovane cesenate, ma ricoperto da Tito Rosati. La presenza di quella celebrata orchestra nei calendari concertistici cesenati (9 maggio 1924, 7 maggio e 7 giugno 1925) sono probabilmente da attribuire al violoncellista di fila romagnolo. Si può credere che fosse nella sua città in quelle stagioni promosse dalla combriccola di musicofili che aveva preso il nome di Amici dell’Arte, sebbene alcune notizie lo collochino piuttosto lontano dall’Italia. Il 4 marzo del 1925 è, infatti, documentato un suo concerto alla Salle du Casino Palace Hotel di Port-Said (Egitto), con il patrocinio del console italiano M. Fiandaca. Le credenziali espresse sul foglio di propaganda lo descrivono quale «Soliste de l’Opéra Royal du Caire». Affacciato sul Canale di Suez, Bartoletti si esibì accompagnato dal pianista D. Carro eseguendo musiche di Benedetto Marcello, Édouard Lalo, Max Bruch, Gabriel Marie, Louis Delune, David Popper, Fryderyk Chopin ed Auguste Nölck. L’attività con l’orchestra del Teatro Reale dell’Opera del Cairo sembra sia durata quattro anni.

Evaristo Bartoletti con la moglie Paola Coraducci.


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Le poche e frammentarie informazioni biografiche di Evaristo Bartoletti lo collocano poi in Svizzera, a Radio Berna e al Kursaal. Nel frattempo convolò a nozze a Bologna con la pianista Paolina Coraducci. L’occasione di poter suonare nell’orchestra italiana del Kursaal Sanzli di Berna venne dal concittadino Umberto Callegari, a capo di quell’orchestra perlomeno fino al 1932. Nella stessa formazione musicale era stato chiamato anche un altro cesenate, il violinista Giuseppe Piraccini13. Tra il 1927 e il 1929, il suono del violoncello di Evaristo Bartoletti arrivò in tutte le case attraverso le antenne di Radio Berna. Nei tanti annunci comparsi sui bollettini settimanali di «Radio Bern - Konzert Programme» e sulle pagine dei programmi esteri di «Radiorario» si può leggere - tra le molteplici segnalazioni - che domenica 25 settembre 1927 suonò assieme al pianista Gino Filippini. Il Teatro Comunale di Cesena accolse Evaristo Bartoletti il 9 febbraio 1932 per un concerto vocale e strumentale assieme al soprano bolognese Minnie Zappoli, al tenore catalano Filippo Santagostino e al violinista Giuseppe Piraccini. Era carnevale e il teatro risultò affollatissimo. Non si conosce il programma musicale della serata poiché la cronaca cittadina era ridotta all’osso e i periodici locali ridotti a un lumicino che rischiarava le solite icone. Minnie Zappoli, «giovine e leggiadra artista»14 ritornerà a Cesena per la Madama Butterfly del 1933 e per la Carmen del 1935. Il nome del tenore era stato obbligatoriamente italianizzato, l’originale suonava come Felipe Sanaugustin. Dalla cronaca si apprende che Giuseppe Piraccini era di ritorno dal politeama fiorentino. Il nome di quest’ultimo si può inoltre leggere tra i firmatari del manifesto per le onoranze a Carlo Brighi (Zaclèn) avvenute a Pievequinta il 25 aprile 1926 e tra gli orchestrali che suonarono a Cesena in onore di Alessandro Bonci nel 1927. Qualche opportunità a noi sconosciuta fece incontrare Evaristo Bartoletti con Pietro Mascagni il 25 febbraio 1935, poiché è conservata una foto del compositore con una dedica autografa «all’egre13 «Il Risveglio. Settimanale Cattolico Cesenate», X, n. 9, 28 febbraio 1932, p. 6. 14 «Lo Staffile. Giornale illustrato di lettere, arti, teatri e sport», XXXXVIII, n. 10, 20 luglio 1927, p. 1.


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gio professore» che portava quella data. Una trasmissione speciale dell’EIAR, destinata all’Estremo Oriente, trasmise il 13 maggio 1936 - dopo il notiziario in lingua inglese - un concerto violoncellistico di Evaristo Bartoletti accompagnato al pianoforte da Paola Bartoletti. Il programma prevedeva un Larghetto di Handel, una Sonata di Sammartini e l’abituale Rapsodia ungherese di Popper15. Nel febbraio 1941 il disoccupato Evaristo Bartoletti sostituì Dante Serra alla cattedra di violoncello dell’Istituto Musicale A. Corelli di Cesena e lì vi rimase fino al beethoveniano decesso. A Dante Serra, da poco insegnante al Regio Conservatorio di Firenze, venne affidato l’insegnamento di storia della musica per poter raggiungere i 25 anni di servizio e beneficiare di migliore pensione16. L’olimpo dello strumentalismo cesenate si raggiunse, negli Anni Venti, col Trio Cesenate composto da Emilio Gironi, Dante Serra e Achille Turchi. L’ideale continuazione di quel connubio accolse Evaristo Bartoletti continuandone la gloria. Era il 21 giugno 1947 quando il massimo teatro cesenate ospitò Emilio Gironi al violino, Riccardo Simoncelli al pianoforte ed Evaristo Bartoletti al violoncello. Quest’ultimo ruolo era quello occupato da Dante Serra. La continuità tra i due, come si può capire, fu ratificata nell’attività didattica così come in quella concertistica. I nomi di alcuni allievi di Evaristo Bartoletti corrispondono a quelli di Iole Pieri, Sergio Gridelli, Luigi Merloni, Annibale Scardoni che nel maggio 1957 offrirono un loro concerto nei saggi di fine anno al liceo musicale cesenate17. Un paio di giorni dopo la scomparsa di Bartoletti comparve un breve trafiletto commemorativo la cui sintesi è da attribuire alla sola insensibilità dei concittadini. Egli faceva parte di quel mondo manifestatosi nella generazione precedente l’attuale, in cui i valori dell’arte in genere e della musica in particolare erano apprezzati unicamente per ciò che rappresentavano e sapevano suscitare nell’animo umano. / Dopo aver fatto parte,

15 «Radiocorriere. Settimanale dell’EIAR», XII, n. 20, 10-16 maggio 1936, p. 16. 16 Raggi, L’Istituto Musicale “Arcangelo Corelli”, cit., p. 252. 17 «Il Resto del Carlino», a. LXXVI, n. 127, 29 maggio 1957, p. 4.


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per alcuni anni, del famoso complesso orchestrale dell’Augusteo di Roma, il prof. Bartoletti passò ad insegnare la tecnica del violoncello al nostro fiorente Istituto Musicale Arcangelo Corelli dove ha educato ed elevato alle sublimi concezioni dell’arte musicale schiere di giovani di cui molti hanno poi fatto carriera, distinguendosi per capacità e senso artistico talmente da divenire famosi ed esser ricercati da complessi di arte di fama mondiale. / Il Bartoletti, per l’alta sensibilità artistica che lo distingueva, ha fatto parte anche di un trio locale che ha avuto momenti di indiscussa celebrità. / Ieri si sono svolti i funerali cui hanno partecipato, oltre a larghe rappresentanze della cittadinanza cesenate, molti artisti e gli allievi dell’Istituto Musicale dove insegnava18.

Diversamente dalle parole scritte, resta ancora nell’animo di alcuni il ricordo di una persona generosa (sebbene non possidente) che donava ai propri allievi strumenti, libri e persino il vitto oltre alla propria arte. Un piccolo ma significativo omaggio gli venne offerto in occasione dei saggi finali del Liceo Musicale A. Corelli nel giugno 1959, quando la giovane Jole Pieri, allieva del terzo corso di violoncello, suonò la Danza di Arlecchino composta da Evaristo Bartoletti19. Sante Amadori Nell’universo musicale italiano lo strumentalismo continuava a combattere la sua battaglia a discapito della lirica cosicché la musica da camera si ritagliò uno spazio sempre più ampio. Costretti ad abbandonare il Trio Cesenate, si può incontrare un altro trio in quel di Bolzano, dove aveva trovato posto il violoncellista cesenate Sante Amadori20. Tra il 1954 e il 1978 il Trio di Bolzano, appunto, poteva essere ascoltato in radio, prima dalle trasmissioni locali altoatesine e poi su quelle nazionali. Il violoncellista era in formazione assieme al violinista Giannino Carpi e al pianista Nunzio Montanari. Un piccolo ritaglio di una loro foto comparve sul «Radiocorriere». Il Trio era impegnato col K 502 di Mozart che sarebbe stato trasmes-

18 «Il Resto del Carlino», a. LXXIV, n. 7, 8 gennaio 1959, p. 4. 19 «Il Resto del Carlino», a. LXXIV, n. 136, 9 giugno 1959, p. 4. 20 Sante Amadori (Cesena, 18 novembre 1931 - Cesena, 31 dicembre 2016), violoncellista.


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so nottetempo il 17 marzo 1958 sul Terzo Programma Radio21. Il repertorio che il Trio proponeva non si discostava tanto dalla classicità sebbene la letteratura musicale per quella formazione avrebbe potuto spaziare altrove. Erano tuttavia i programmi radio a non oltrepassare gli ambiti della musica strettamente tonale. I brani più replicati in radio dal Trio di Bolzano sono state le Sonate per pianoforte - con accompagnamento di violino e violoncello - di Muzio Clementi, così come i trii di Mozart, Beethoven e Schumann. Una scelta monografica, in qualche modo distante dal repertorio classico, venne fatta il 18 settembre 1961 quando eseguirono le Tre invenzioni per violino, violoncello e pianoforte di Alfredo Sangiorgi, unico compositore italiano allievo di Arnold Schönberg. Altre due foto del Trio di Bolzano apparvero sul «Radiocorriere» del 1968 e del 1969, nella pagina dedicata alle trasmissioni in lingua tedesca, in occasione di concerti dal vivo dedicati alle musiche di Haydn, Stradella, Clementi e Ghedini. Il Trio, op. 97, di Beethoven fu l’ultimo loro concerto trasmesso dalla Sender Bozen.

Il violoncellista Sante Amadori. 21 «Radiocorriere», XXXV, n. 11, 16-22 marzo 1958, p. 20. Altri concerti radiofonici del Trio di Bolzano vennero trasmessi nelle seguenti date: 18 gennaio 1954, 21 giugno 1954, 18 ottobre 1954, 15 giugno 1955, 19 maggio 1956, 28 giugno 1956, 15 novembre 1956, 11 dicembre 1956, 3 febbraio 1957, 13 aprile 1957, 25 ottobre 1957, 9 giugno 1958, 4 settembre 1958, 9 settembre 1958, 3 novembre 1958, 3 febbraio 1959, 3 marzo 1960, 5 giugno 1960, 2 luglio 1960, 5 luglio 1960, 24 agosto 1960, 16 settembre 1960, 10 dicembre 1960, 19 gennaio 1961, 7 febbraio 1961, 9 febbraio 1961, 28 febbraio 1961, 24 marzo 1961, 18 giugno 1961, 18 settembre 1961, 14 marzo 1962, 3 aprile 1962, 19 aprile 1962, 3 maggio 1962, 14 agosto 1962, 8 febbraio 1963, 31 ottobre 1963. Poi ancora: 8 concerti trasmessi nel 1964, 9 nel 1965, 8 nel 1966, 2 nel 1967, 5 nel 1968, 3 nel 1969, 4 nel 1970, 1 nel 1973, 1 nel 1976 e 1 nel 1978.


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Una breve, tuttavia utile, descrizione della carriera artistica di Sante Amadori comparve sulle pagine de «Il Resto del Carlino» in occasione di un suo ritorno in città dopo una lunga tournée musicale in America. Il violoncellista Sante Amadori è nato a Martorano nel 1927 ed ha studiato presso l’Istituto Musicale Arcangelo Corelli di Cesena sotto la guida del maestro Bartoletti, dopodiché è passato al Conservatorio Musicale di Pesaro dove ha conseguito il diploma con lusinghiera valutazione. Vincitore di borse di studio, ebbe poi la possibilità di perfezionarsi in arte presso l’Accademia Chigiana di Siena, ed al termine del periodo di perfezionamento, entrò a far parte del Trio di Bolzano assieme al quale attualmente sta iniziando una tornata musicale in Svizzera, Olanda, Inghilterra e Francia 22.

Vi fu un ritorno di fiamma della Società Amici dell’Arte che fu prodiga di iniziative negli Anni Venti, la cui attività è stata oggetto di profonda attenzione da parte dell’amico musicologo Mauro Casadei Turroni Monti23. Quella benemerita società organizzò, domenica 10 gennaio 1960 nel Ridotto del Teatro Comunale di Cesena, un concerto solistico di Sante Amadori, con la collaborazione pianistica di Riccardo Simoncelli. In quel pomeriggio si eseguirono musiche di Beethoven, Boccherini, Bach e Tschaikowski, mentre allo stadio la squadra di calcio del Cesena (serie D) affrontava l’Imolese battendola con un risultato di 5 a 0. Vi giocava Remo Bonci, pronipote del tenore Alessandro Bonci24. L’arte, come si può constatare, non viene trasmessa per via genetica! Alcuni compositori italiani e stranieri dedicarono propri brani all’originale duo formato da Sante Amadori al violoncello e da Bianca Maria Monteverde all’arpa. Formatosi nel 1960, il duo si esibì in numerosissimi concerti in Italia e all’estero. Uno di questi si tenne a Cesena sabato 10 maggio 1969 nella sala del Ridotto del Teatro Comunale. Furono eseguite musiche di François Couperin, Benedetto Marcello, antiche danze e arie trascritte per arpa da 22 «Il Resto del Carlino», a. LXXIII, n. 297, 16 dicembre 1958, p. 4. 23 M. Casadei Turroni Monti, L’attività musicale della Società «Amici dell’Arte» di Cesena tra il 1922 e il 1927, «Studi Romagnoli», XLIII (1992), Cesena, Stilgraf, 1996, pp. 463-515. 24 «Il Resto del Carlino», LXXV, n. 8, 9 gennaio 1960, p. 4.


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Alberta Suriani e un brano di Carlo Piero Giorgi esplicitamente dedicato al duo con «affettuosa amicizia»25. Il Trio di Bolzano, di cui è parlato, rinvia ad un’altra identica formazione, il Trio Bisacchi, guidato da un violinista cesenate ed attivo nei primi anni del Novecento. Si conserva una loro foto databile circa al 1909 nella quale compaiono Antonio Bisacchi al violino, un distinto pianista e un chiomato violoncellista. Non sono documentati loro concerti a Cesena, ma ben più importanti salotti musicali li ospitarono. Infatti, il 24 marzo 1909, giunse a Cesena da San Pietroburgo una lettera che descriveva i successi ottenuti in quella capitale dal «ricercatissimo» violinista Antonio Bisacchi, il suo impiego al Restaurant Français gestito dal sig. Bètemp e, soprattutto, la stima espressa da Hugo Varlich, compositore ed eminente direttore dell’orchestra dello zar Nicola II26. Non resta tra le nostre carte che una foto del Trio Bisacchi in attesa di qualche inaspettata novità.

Il Trio Bisacchi di Cesena (1909 ca.).

25 Concerto duo Amadori-Monteverde, Cesena, Tip. Bettini, [1969]. (Programma musicale in BCM) 26 «Il Cittadino», XXI, n. 16, 18 aprile 1909, p. 3.


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Dante Fioravanti e la rinata Società Amici dell’Arte Si vuole ora ritornare, per un attimo, al grande concerto violoncellistico del dicembre 1930 - col quale si è dato inizio a questo breve contributo - per ricordare che tra i 20 esecutori era presente un ragazzino quattordicenne di nome Dante Fioravanti27. Un altro violoncello iniziava a vibrare tra le mani di un cesenate. Quello strumento verrà poi sostituito da uno più importante costruito dal liutaio Arturo Fracassi. Nel frattempo arrivò il secondo conflitto mondiale e il nostro venne arruolato tra i carristi, per guidare i nuovi tank da guerra M13. Il sergente Fioravanti andrà in Africa Settentrionale a difendere, con quei blindati, quell’immaginifico impero voluto da un regime che non voleva essere inferiore alle nazioni colonialiste nostre vicine. Ritroveremo Dante Fioravanti a Roma a sfogliare le pagine della rivista «Signal», senza abbandonare le quattro corde che continuerà a suonare in divisa assieme ad altri commilitoni. È ritratto con un quartetto d’archi mentre è impegnato ad eseguire probabilmente qualcosa di classico. In altra foto è assieme a un batterista, pianista e fisarmonicista che rinvia obbligatoriamente a qualche ritmo sincopato di grande successo, sebbene poco apprezzato dalla politica ufficiale. Altra musica tuttavia lo aspettava perché venne ingaggiato nell’organizzazione Todt (creata dal ministro tedesco degli armamenti e degli approvvigionamenti Fritz Todt) al fine di creare strade, ponti e altre opere di comunicazione. Nel maggio 1950 aveva sostituito la divisa e le spallette graduate con un appropriato frac nero - sovrapposto ad un corpetto e farfallino bianco - per esibirsi a Rio De Janeiro in compagnia di un trio di artiste ammaliatrici in abito lungo. La sua casa cesenate di Via Cesare Battisti però lo attendeva così come il negozio di lane ed accessori per donne in Via Zeffirino Re. Non perse la voglia di sparare che si ridusse a pochi colpi di carabina nei luna-park di qualche fiera cittadina. Lasciamo le private abitudini per descrivere i numerosi concerti cesenati eseguiti da Dante Fioravanti i quali permettono di ricostruire, oltre alla sua carriera artistica, la vita musicale di provincia 27 Dante Fioravanti (Cesena, 26 agosto 1916 - ivi, 13 novembre 1973), violoncellista.


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negli anni ’50 e ’60. Assieme al suo nome ricorrono quelli di musicisti a lui contemporanei, i quali meriterebbero adeguate biografie nella quasi totalità non ancora concepite. È bene iniziare col raccontare che Dante Fioravanti fungeva da segretario - per non dire promotore e tuttofare - della rinata Società Amici dell’Arte di Cesena, che aveva ripreso le attività sin dal novembre 1949, quando organizzò a teatro un grande concerto sinfonico diretto da Carlo Zecchi. Occupandoci qui di violoncellisti non si può non ricordare che la benemerita Società chiamò a Cesena il celebre Benedetto Mazzacurati, il quale tenne un concerto nel massimo teatro il 30 aprile 1950, accompagnato al pianoforte da Riccardo Simoncelli. Era l’ottobre del 1952 quando la Società annunciò un nuovo tipo di attività. In attesa di sapere se fossero arrivati gli agognati finanziamenti ministeriali, che avrebbero permesso di organizzare altri concerti dal vivo, il gruppo di amici musicofili invitò la cittadinanza ad una serata discografica con ascolto di musica sinfonica presso la Sala dell’Unione Sportiva Renato Serra. Avrebbe dovuto presentare l’intero programma delle iniziative il sindaco Corradino Fabbri, presidente ad honorem dell’associazione, ma disguidi lo fecero rinunciatario. I giovedì d’ascolto proseguirono nelle successive settimane ottenendo un alto gradimento; si potevano ascoltare dischi microsolco Decca e Remington con uno “speciale” impianto stereofonico. Le serate discografiche - come venivano chiamate proseguirono per diversi anni trovando nuova sede nella Sala degli stucchi del Bar Centrale e ricollocati nella serata del lunedì. Ben più gravosa fu l’iniziativa - partita nell’aprile 1953 - di costituire un’orchestra d’archi composta di 22 strumentisti con lo scopo di far conoscere a tutta la Romagna le musiche di Arcangelo Corelli, di cui ricorreva il terzo centenario della nascita. La compagine si faceva chiamare Orchestra d’archi di Cesena e aveva la direzione di Scevola Minghetti. Oltre che a Cesena, si esibì con ottimo esito artistico a Cesenatico, Faenza e Bagnacavallo. Era formata da elementi della locale Sezione del Sindacato Nazionale Professori d’Orchestra col concorso di alcuni fra i migliori allievi dell’Istituto Musicale A. Corelli. Aveva un’anima repubblicana, perché emanazione diretta dello spirito d’iniziativa culturale di quel partito.


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Le Vite

Alcuni pro-memoria inviati da Dante Fioravanti al proprio presidente ed anche sindaco, rivelano le ansie e le aspettative degli Amici dell’Arte. Oltre a chiedere sussidi per le attività musicali in programma, si desiderava introdurre alcuni strumentisti cesenati nell’orchestra delle stagioni liriche del Comunale e furono avanzate richieste di riduzioni per i propri tesserati nell’acquisto dei biglietti a teatro. Quelle missive erano anche l’occasione per qualche sfogo: «La Sala del Ridotto è stata «accomodata» senza tener conto della sua funzione di Sala da Concerto ed è stata trasformata in una grande... infermeria! Persino le porte sono state verniciate a smalto bianco!!»28. Interessanti furono i suggerimenti al fine di correggere l’acustica della Sala del Ridotto del Teatro, problemi oggi risolti essendo questa esclusivamente utilizzata come sede degli uffici tecnici del Comune facendo mancare alla città uno storico spazio per piccoli eventi: «Se possibile, fare un rivestimento di materiale isolante (populit e simili) dalla metà dell’altezza della Sala al limite dei finestroni, sarà già sufficiente rimettere le fettucce come anteguerra (sempre a metà altezza della Sala) da un capo all’altro della medesima; alle pareti vi sono ancora i piccoli ganci su cui applicarle. Ritengo doveroso avvertire che il dott. Sozzi, immancabile frequentatore dei concerti, è rimasto, come tutti, sorpreso da tale dannosa acustica, e ha detto che inserirà all’ordine del giorno delle prossime interpellanze del suo gruppo consigliare [Partito Socialista] il lavoro per la correzione della medesima, perciò prima che questo avvenga sarebbe bene far fare il lavoro all’ufficio tecnico, e gli incaricati potranno chiedere al custode dell’Istituto [musicale A. Corelli] i consigli e gli schiarimenti necessari per la buona e corretta applicazione delle fettucce al posto che erano. Anche i quadri alle pareti correggono un po’ l’acustica e speriamo che presto l’ufficio tecnico li faccia rimettere su puliti e riparati, in modo del tutto particolare per quello di Corelli in vista dei prossimi concerti corelliani per le scuole e per la cittadinanza. Al passaggio del fronte andarono distrutte anche le portiere di stoffa, che ornavano moltissimo, stavano molto bene e avevano anche loro un’importante funzione di correttivo dell’acustica, le grandi porte così nude non 28 Dattiloscritto del 1953, in ASCe, Tit. 9, fasc. 313.


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stanno bene, e danno un senso di vuoto...»29. I consigli vennero accolti e si provvide ai correttivi acustici nella Sala del Ridotto perché la buona notizia comparve sugli avvisi propagandistici del concerto tenuto dal Quartetto di Cesena il 6 maggio 1954. In quella classica formazione suonò anche Dante Fioravanti assieme ai violini di Giuseppe Gardini, Iolanda Budelacci e la viola di Renato Biguzzi. Forse non è fuori contesto segnalare che la Società Amici dell’Arte il giovedì successivo, nella stessa Sala del Ridotto, fece esibire la cesenate Corale S. Cecilia, diretta da don Giuseppe Campidelli, che propose diversi brani vocali da lui composti. La presenza a Cesena dell’acclamato violoncellista Arturo Bonucci probabilmente è stata notata dai musicisti di cui stiamo parlando. Il 12 gennaio 1957 si esibì con il Quartetto Carminelli, appena rientrato da una lunga tournée con più di 50 concerti in America del Nord. La sigla D.F. conclude l’ampia recensione del concerto comparsa sul quotidiano locale. Lasciamo al lettore il facile scioglimento. Ancor più facile se citiamo il finale: «Indegna, come sempre, la sala. Inaccogliente, disadorna, spoglia, fredda, brutta, con quella sonorità frastornante, che annulla buona parte dell’eccellenza dei coloriti e che snatura l’intensità dei suoni, mettendo in serio imbarazzo gli esecutori e togliendo al pubblico il piacere di ascoltare. Osservino gli Amministratori nostri, cosa hanno saputo creare i loro colleghi di Forlì, Ravenna, Rimini, Faenza e quali e quante cure hanno posto nella realizzazione della Sala dei concerti della loro città»30. Dante Fioravanti si fece promotore della costituzione di un complesso d’archi cesenate che prese il nome di Pro Arte. La prima uscita pubblica fu nella Sala Pïana della Biblioteca Malatestiana il 22 marzo 1957. Nell’ambito delle attività della Società Amici dell’Arte, si esibì nuovamente il 3 aprile 1957 al Ridotto del Teatro Comunale con Iolanda Budelacci, Iris Mordenti, Antonio Fantini, Vincenzo Gobbi e Laura Zani (violini), Renato Biguzzi (viola), Dante Fioravanti (violoncello), Alvaro Castagnoli (contrabbasso) e Clara Casanova (pianoforte). 29 Dattiloscritto dell’aprile 1953, in ASCe, Tit. 9, fasc. 313. 30 «Il Resto del Carlino», a. LXXVI, n. 14, 16 gennaio 1957, p. 4.


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Le Vite

Nel novembre 1958 si svolse l’assemblea biennale degli Amici dell’Arte per eleggere i nuovi rappresentanti i quali risultarono: Corradino Fabbri, Gino Collinelli, Dante Fioravanti, Irzio Pasini, Vincenzo Gobbi, Boero Savoia, Giuseppe Calbi, Adolfo Riva e Renato Biguzzi31. La firma di Dante Fioravanti ritornò sulle pagine del Carlino con rinnovati appelli per il miglioramento dell’insegnamento e degli spazi musicali32. Allo stesso modo proseguirono i concerti del Complesso Pro Arte che coinvolse, di volta in volta, numerosi strumentisti locali. I 16 più distinti virtuosi d’Europa (così recita la copertina del disco Gramophone a 33 giri) componevano, nella seconda metà degli anni ’50, un’orchestra da camera che si faceva chiamare I Maestri di Lugano, titolo coniugato anche nelle quattro maggiori lingue europee. Tra loro, nella foto di copertina, si distingue bene la figura di Dante Fioravanti al violoncello. La formazione era guidata da Richard Schumacher e numerose furono le loro tournée in tutto il mondo, ben documentate da lodevoli recensioni apposte sul libretto che accompagnava l’incisione. Non si conosce a quante di queste partecipò il virtuoso cesenate, ma è ben probabile che la foto scattata a Rio de Janeiro fosse frutto di uno di questi tour... del resto la livrea è la stessa.

Il violoncellista Dante Fioravanti.

31 «Il Resto del Carlino», a. LXXIII, n. 274, 18 novembre 1958, p. 4. 32 «Il Resto del Carlino», a. LXXVI, n. 135, 7 giugno 1957, p. 4; n. 143, 16 giugno 1957, p. 4.


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Finale con pizzicato Tre nomi non possono bastare per disegnare il fermento violoncellistico che ha fatto vibrare un paio di generazioni cesenati. Nemmeno sarà sufficiente l’appresso elenco di virtuosi che associarono il loro nome alla nostra provinciale città. Altri dovranno mettere luce sulle loro benefiche opere di musica. Il violoncellista e tenore Luigi Zavalloni, diplomatosi al Liceo di Pesaro e attivo nei primissimi anni del secolo XX in Europa e nelle Americhe. Edgardo Brunetti, allievo a Milano di Giuseppe Magrini, già concertista a 15 anni e primo violoncello solista al Teatro alla Scala nel 1914. Nerio Brunelli, altro allievo di Dante Serra, emerito concertista tra gli anni ’20 e ’50 del Novecento. Il cesenaticense Amleto Fabbri, chiamato a partecipare ai concerti della prima Società Amici dell’Arte. Il cervese Lauro Malusi, dispensatore a chi scrive d’informazioni sulla storia musicale romagnola, insegnante all’Istituto Musicale Arcangelo Corelli e autore del didattico manuale Il violoncello, più volte edito dal 1973 ad oggi. Antonio Montanari, Giuseppe Sama, Luciano Schinetti, Nino Bernucci, Renato Ceccarelli, tutti allievi cesenati della scuola di violoncello al Liceo Musicale di Bologna tra il 1877 e il 1931. Poi ancora Renato Partisani, Giuseppe Ferrari, Claudio Casadei e altri di cui non sono rimasti segni. All’interno di ogni strumento ad arco vibra un’anima, un bastoncino cilindrico così chiamato attraverso il quale si trasmettono in senso circolare le vibrazioni dal piano armonico al fondo. Non può essere né troppo lungo né troppo corto e deve essere posizionato con le venature incrociate con quelle del piano armonico. Se non combaciano perfettamente occorre togliere l’anima, rimodellarla e ricollocarla con mani esperte. Una buona metafora di vita, non solo per i musicisti. Infine, sia ben chiaro che il termine “Scuola violoncellistica cesenate” è una consapevole forzata espressione che non ha trovato surrogato. Ringraziamenti Le biografie dei violoncellisti cesenati sono state rese possibili per la fruibilità del materiale documentario messo a disposizione dello scrivente da Bruno Evangelisti (per Evaristo Bartoletti), Giorgio Foschi (per Sante Amadori), Paolo e Fiorella Fioravanti (per Dante Fioravanti).


LA SCUOLA VIOLONCELLISTICA CESENATE  

Franco Dell’Amore LA SCUOLA VIOLONCELLISTICA CESENATE Brevi tratti biografici da Le Vite dei Cesenati XII, Cesena, Stampare Edizioni, 2018

LA SCUOLA VIOLONCELLISTICA CESENATE  

Franco Dell’Amore LA SCUOLA VIOLONCELLISTICA CESENATE Brevi tratti biografici da Le Vite dei Cesenati XII, Cesena, Stampare Edizioni, 2018

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