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Quando nel 1927 il Teatro Comunale divenne un Ente Autonomo e prese (frettolosamente) il nome del commendatore Alessandro Bonci Atto unico in 7 quadri di Franco Dell’Amore

I. Un’indagine sui luoghi dello spettacolo Lo scenario che il podestà di Cesena avrebbe dovuto descrivere erano i luoghi dedicati ai pubblici spettacoli. La domanda proveniva dall’Unione Industriale Fascista che, nel settembre 1927, inviò la richiesta allo scopo di censire le sale teatrali e cinematografiche di ogni città della provincia forlivese. Al di là del motivo ufficiale, finalizzato all’adeguamento dei locali, si può ben intravvedere la volontà di controllare ogni pubblica manifestazione. La replica riferisce che nel centro cittadino di Cesena erano attivi due teatri e cinque cinematografi1. Nome del Teatro Teatro Comunale Teatro Verdi Cinematografo-Teatro Verdi Cinematografo Kursaal Cinematografo (Sala da ballo) Eden Cinematografo Artigianelli Cinematografo Fede e Patria

Luogo Piazza Guidazzi Via Sostegni Via Sostegni Corte Dandini Corte Dandini Istituto Lugaresi Palazzo Ghini

Gestore Ente Autonomo Teatro Comunale Nino Masi Nino Masi Egisto Salberini Egisto Salberini Canonico Don Lugaresi Don Giovanni Ravaglia

Il Teatro Comunale - su cui concentreremo tutta l’attenzione 1 Locali per pubblici spettacoli, 6 settembre 1927, ASC, cat. 15, fasc. 467. I locali del Teatro Verdi e del Cinematografo Verdi coincidevano, così come quelli del Cinematografo Kursaal ed Eden.


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era attivo, ma non troppo. Soffriva della crisi che stava attraversando tutto il mondo della lirica. In primo luogo, per un problema di risorse economiche da destinare ad un genere molto costoso e assai suscettibile. Alcuni diedero la responsabilità agli editori musicali che preferivano sostenere i nomi già affermati ritraendosi dal lanciare nuovi autori, altri videro una crisi artistica più che una questione economica 2. Più in generale, occorre tener conto anche della diminuzione di pubblico attirato dal cinematografo, dal teatro leggero e dagli spettacoli sportivi. Non da ultimo, l’estro compositivo era probabilmente sempre più lontano dagli appetiti popolari.

Teatro Comunale, Cesena, settembre 1939

II. Il teatro lirico va a Patrasso La crisi del teatro d’opera in Italia è ben presentata nelle righe che la Regia Prefettura di Forlì inviò, nel gennaio 1927, ai comuni e altri enti della provincia. Lo scopo era quello di diffondere la circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri su tale questione che così si esprimeva: La Corporazione Nazionale del Teatro ha testé segnalato a S.E. il Capo del Governo la grave crisi di disoccupazione che ha colpito la classe degli artisti lirici, facendo presente che nella imminente 2 A. Cantarini, Editori e crisi del teatro lirico, «Rivista Musicale Italiana», XXXV (1928), pp. 612-618; XXXVI (1929), pp. 305-310.


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stagione di carnevale 1927 si apriranno per rappresentazioni d’opera soltanto diciotto teatri, in confronto dei cinquanta circa, che agirono negli ultimi anni. / S.E. il Primo Ministro, allo scopo di alleviare tale penoso stato di cose, desidera che dai Podestà, ed eventualmente dalle altre Autorità ed Enti, si vada incontro ai desiderata degli artisti suddetti, dando il più efficace incoraggiamento alle iniziative concernenti le rappresentazioni stesse e favorendo, poi, nel miglior modo, la loro sollecita attuazione. / Il Prefetto3.

Ogni mese di quell’anno 1927, Adriano Lualdi scriveva di musica e di canto su di un periodico teatrale soffermandosi, assai spesso, sulla crisi del teatro d’opera. L’Italia lirica soffre il gran travaglio della sua lunga crisi, e mentre i teatri d’opera, in attesa di una sistemazione statale che sembra non voglia venire, rimangono in massima parte tempi dello scetticismo, dell’inerzia e della pigrizia di tutti - impresari, direttori, pubblici4. Il Teatro Massimo [di Palermo] è rimasto chiuso, quest’anno: saggio provvedimento, che sarebbe da augurarsi si prolungasse negli anni prossimi, e si estendesse a molti grandi teatri d’Italia, fino a degna e definitiva sistemazione generale. [...] Avviene a Palermo ciò che avvenne a Milano, dove, anche, la Scala ebbe, nei Visconti di Modrone, sostenitori di lunga pazienza. Dopo tanti anni di regime visconteo, dopo alternative di stagioni buone e cattive, il massimo teatro milanese ebbe sospensioni e sincopi nella sua attività, e non raggiunse un assetto materiale stabile e tranquillante anche per l’avvenire, che quando fu eretto in “Ente Autonomo” e beneficato della sovvenzione fissa statale dei due milioni e mezzo di lire che attualmente riceve5. In molte città, il municipio non ha intera la proprietà del teatro né può abbandonarlo al destino, ché i proprietari dei palchi intentano processo e costringono il municipio a darvi spettacoli anche con sacrificio di denaro. E le città grandi e piccole, oltre le questioni dell’acqua potabile, luce elettrica, fognatura, imposta progressiva, ecc. hanno la «questione del Massimo», la più greve di tutte; e se ne farebbe volentieri a meno!6.

In tale situazione di grande crisi dei teatri nazionali, quando 3 Circolare del 20 gennaio 1927, in ASCe, cat. 15, fasc. 467, 1927. 4 A. Lualdi, Lirica sotterranea a Roma, «Comoedia», IX, n. 5, maggio 1927, p. 9. 5 A. Lualdi, La musica a Palermo, «Comoedia», IX, n. 7, luglio 1927, p. 14. 6 G. Ferrero, Crisi teatrale, «Rivista Musicale Italiana», VI, 1899, p. 604.


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vennero meno i sostenitori privati - i Florio a Palermo, i Visconti di Modrone a Milano, ecc. - l’alternativa alla chiusura fu la gestione dei teatri affidati ad enti autonomi. Come a Milano, così a Cesena. Cesena, sulla stampa nazionale non faceva notizia per le proprie attività culturali, da considerarsi del tutto provinciali, bensì per la sua dedizione al trotto suscitando qualche interesse stracittadino. Infatti, il periodico «Radiorario. Organo ufficiale dell’Unione Radiofonica Italiana», che poi prenderà il nome di «Radio Corriere», si occupò di Cesena nel 1927, emblematicamente in relazione alla vittoria della puledra dal nome Appia all’ippodromo del trotto di San Siro. Il proprietario della cavalla - un cesenate - non aveva potuto recarsi a Milano ed aveva ascoltato «per il rotto della cuffia» - questo il titolo del servizio giornalistico - la corsa per radio, mentre gli amici, convenuti nella sua casa, riuscivano ad intuire l’andamento della corsa dalle espressioni facciali del proprietario7. III. Abbellimenti e ristrutturazioni del massimo teatro cesenate Una nota dell’ufficio tecnico del Municipio di Cesena, con data 10 febbraio 1925, avvertiva che il giorno prima, alle ore 22, nel Teatro Comunale si era verificato un principio d’incendio presso una delle bocchette del calorifero8. Era attivo da più di 40 anni un riscaldamento ad aria prodotto da un focolare in ghisa sotto il palcoscenico (tutto in legno), circondato da una serie di tubi in lamiera entro i quali circolavano i prodotti della combustione pervenendo poi al camino. Questi prodotti erano contenuti in una cella in muratura che si riscaldava a contatto con il focolare ed i tubi. Dalla cella il calore passava per ampie tubazioni formate da arelle ingessate che giungevano alle bocchette di calore sparse nella sala, nel palcoscenico e nei camerini principali. Assieme all’aria calda, a causa del logorio del tempo, venivano trascinate particelle di carbone incombuste che potevano provocare incendi9. La facilità che un teatro con sistemi di riscaldamento non adeguati andasse in 7 «Radiorario. Organo ufficiale dell’Unione Radiofonica Italiana», III, n. 50, 10 dicembre 1927, p. 4. 8 Lettera del 10 febbraio 1925, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1925. 9 Lettera del 5 marzo 1925, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1925.


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fiamme è confermata dalle cronache. In alcuni giornali teatrali del XIX secolo vi era addirittura una rubrica permanente dedicata ai teatri di tutto il mondo andati in fumo. La necessaria installazione di un nuovo impianto di riscaldamento fu affidata alla Società Anonima Dell’Orto di Milano che, con un leggero ritardo, lo terminò verso la metà di agosto del 192710. Lo stesso ufficio tecnico comunale avvertì inoltre che alcuni scalini del secondo ramo della scala di accesso al Ridotto del Teatro manifestavano segni di cedimento. Da un’ispezione del sottoscala (adibito all’epoca alla vendita dei biglietti) e del locale destinato a lavandino per il caffè sotto il pianerottolo, il legname si mostrava consumato e senza nessuna resistenza, con probabile futuro cedimento di parte della scala, da cui si accedeva alla sala, spesso utilizzata per riunioni o concerti11. Alla fabbrica di divani meccanici di Pirro Zignani - con sede a Cesena in Via Braschi 11 ed a Savignano sul Rubicone - venne chiesto un preventivo per circa 200 poltrone ricoperte di velluto. Il costo ammontava a lire 150 ognuna12. L’amministrazione comunale trovò più conveniente l’offerta di un altro fornitore, quello della ditta Fratelli Thonet di Milano. La fornitura di poltrone e poltroncine imbottite arrivò a rilento alla fine del 1926 perché l’amministrazione ritardava ad inviare il saldo della fattura o quanto meno un buon acconto13. Ancora nel marzo 1927 la filiale milanese della fabbrica cecoslovacca di mobili in legno curvato Thonet attendeva il pagamento e con raccomandata annunciò l’emissione di una «tratta a vista», a cui venne risposto di non procedere perché stavano «trattando con un Municipio»14. Inoltre, il tappezziere Zignani - che aveva consegnato all’economato un campione di sedia - chiese un rimborso delle spese di manodopera che non gli venne mai riconosciuto15. 10 Lettera del 20 luglio 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 11 Lettera del 13 febbraio 1926, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1926. 12 Lettera del 4 maggio 1925, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1925. 13 Lettere del 25 ottobre e 6 dicembre 1926, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1926. 14 Lettere dell’8 e 18 marzo 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 15 Lettera del 10 febbraio 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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Il Teatro Comunale non era dotato di un moderno sipario e si vide recapitare, il 10 agosto 1925, una proposta dalla ditta milanese di Mosè Way di Enrico. Un’antica ditta, fondata nel 1780, prima fabbricante italiana di bandiere e costruttrice del sipario del Teatro alla Scala. Il nuovo sipario venne acquistato per la cifra di 15.293 Lire, ma a novembre non era ancora stato evaso il saldo della fattura, nonostante i reiterati solleciti della ditta fornitrice. La risposta dell’amministrazione comunale fu semplice: «Per momentanee condizioni di cassa non è assolutamente possibile provvedere alla richiesta»16. Poi, il Comune si vide computare dalla ditta un 8% in più d’interessi per il ritardo nei pagamenti. Nel mese di novembre, al Municipio di Cesena erano giunte, inoltre, le tratte per 68.500 Lire dalla Società Anonima Dell’Orto per il nuovo impianto di riscaldamento a teatro17. Con l’intento di rilanciare l’attività del teatro cesenate ed elevare il livello culturale della città si provvide ad ulteriori lavori di ristrutturazione dell’immobile. Venne aumentata la capacità che raggiunse i 1.500 posti a sedere. Tutte le decorazioni dei palchi furono rimesse a nuovo e il loggione venne completamente ristrutturato. Il quarto ordine di posti venne trasformato in galleria con tre file di sedie rialzate. Il vecchio e rumoroso sipario fu sostituito da un lussuoso velario di velluto rosso a frange d’oro. Le decorazioni furono completate e rinfrescate. Furono aperte le sale del ridotto e le adiacenti terrazze. L’ammodernamento dello spazio scenico si risolse nel solo ampliamento della fossa d’orchestra, chiamata anche golfo mistico, per migliorare l’acustica - si disse - ma soprattutto per contenere le masse orchestrali post-wagneriane. La foto mostra l’interno del Teatro Comunale con il palco nella sua interezza ovvero prima che venisse ricavata la fossa dell’orchestra togliendo il proscenio. Il buffet del Teatro Comunale era stato affidato, con contratto del giugno 1923, a Camillo Garaffoni, gestore del «Caffè Grande Italia - Bar Caffè Centrale - Pasticceria - Biliardi» e della fabbrica 16 Lettere del 10 agosto, 1°, 12 e 15 novembre 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 17 Lettere del 19 novembre 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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del ghiaccio. Con la creazione dell’Ente Autonomo dovette rinnovare la richiesta per la gestione del caffè del teatro18. Nell’atto deliberativo n. 553 del 9 luglio 1927 si approvarono i lavori di completa sistemazione del Teatro Comunale con una spesa presunta di Lire 95.00019.

Interno del Teatro Comunale Cesena alla fine del sec. XIX. Foto Casalboni

Avviso con i prezzi del Buffet del Teatro Comunale

18 Lettera del 17 e 19 agosto 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 19 Delibera comunale del 9 luglio 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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IV. Un ente autonomo e un teatro in affanno Le prime riunioni, utili a definire la costituzione dell’Ente Autonomo del Teatro Comunale ed il corrispondente statuto, iniziarono nel pomeriggio di domenica 7 novembre 1926 nella sala del Ridotto con una lettera di convocazione inviata dal Commissario Prefettizio20.

Atti per l’istituzione dell’Ente Autonomo Teatro Comunale, Cesena, 1926

La costituzione della società Ente Autonomo del Teatro Comunale avvenne ufficialmente l’11 giugno 1927 con rogito del notaio Eugenio Fantini n. 9304/3785. Erano presenti il podestà Attilio Biagini, il medico Giulio Bocchini, il medico Natale Salvi, il pittore Giordano Severi, il possidente Ruggero Verità, l’impiegato Ruggero Pirini, il possidente Alfredo Foggia, il possidente Agostino Fiumana, l’impiegato Giulio Brasa, il possidente marchese Federico Ghini, il possidente Francesco Fiumana, il possidente Francesco Onofri, l’impiegato Rito Ravaioli, il possidente Umberto Basini, il chimico farmacista Corrado Tomasini e il possidente Augusto Costa. La convenzione esordiva con alcune considerazioni utili a comprendere le motivazioni della costituzione dell’Ente Autonomo. 20 Lettera del 5 novembre 1926, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1926.


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Si premette che, dopo la grande vittoria, in questa rinascita di energie e di valori che, sotto l’impulso potente e geniale del Duce, ha pervaso ogni angolo della Nazione, nella nostra Cesena, accanto alle Sante opere utili e necessarie alla popolazione alle quali si sono accinti con fervore gli Uomini dell’attuale regime, doleva, a quanti amano l’arte, vedere e sapere chiusi i battenti del maggior Teatro cittadino, che agli avi nostri sino dalla fondazione vollero decoroso e ampio più che la città allora nol comportasse, presagi dell’allargarsi della città stessa oltre le mura antiche, dell’aumento della popolazione, dello sviluppo del senso artistico cittadino, cosicché Cesena può attualmente dirsi la città romagnola più squisitamente appassionata alla Musica. Gli è per colmare questa lacuna che, essendo podestà il sig. Attilio Biagini di Cesena, è stata studiata e promossa la costituzione di un Ente che raduni garanzie economiche, morali ed artistiche da assumere con successi e durevolmente la gestione del Teatro Comunale con criteri razionali ed artistici 21.

Seguì l’approvazione dello statuto dell’Ente in concerto con l’Amministrazione Comunale. L’Ente, quale organismo giuridico, aveva il compito di gestire il Teatro Comunale avuto in concessione gratuita per dieci anni e amministrare il capitale sociale proveniente dalle sottoscrizioni di azioni del valore di Lire 500 cadauna. Oltre a tale capitale poteva contare sugli incassi degli spettacoli e, non ultimo, una dote annua del Comune così suddivisa: Lire 25.000 annue per il primo quadriennio, Lire 20.000 annue per il triennio successivo e Lire 18.000 annue per l’ultimo triennio. Il personale addetto al teatro che era alle dipendenze dell’amministrazione comunale passava alle dipendenze dell’Ente Autonomo. A carico di quest’ultimo vi erano le spese di manutenzione ordinaria, assicurazione, personale ed esercizio, cui contribuiva forfettariamente il Comune con un ulteriore contributo annuo di Lire 15.000. Rimanevano esclusi dalla concessione i locali dell’Istituto Musicale Arcangelo Corelli e dell’annessa sala di concerti (Ridotto del Teatro). L’Ente Autonomo gestiva tutte le attività del Teatro Comunale garantendo almeno una stagione lirica e una stagione di prosa con otto rappresentazioni all’anno ciascuna, quattro concerti di musica da camera e concerti sinfonico-corali. Gli azionisti non avrebbero 21 Archivio Notarile Mandamentale, Notaio Fantini, Atto Pubblico del 11 giugno 1927, n. 9304/3785.


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ricevuto dividendi né benefici ad eccezione dei ribassi sui prezzi degli spettacoli. Eventuali utili dell’Ente sarebbero stati accantonati come fondo di riserva per future partite di esercizio. L’Ente Autonomo aveva la sua sede in una sala dello stesso teatro. Nella convenzione fra Amministrazione Comunale ed Ente Autonomo vi era una clausola che vietava la concessione del teatro o altre sale del medesimo edificio per lo svolgimento di lotterie, divertimenti, feste da ballo pubbliche o private, salvo «cause eccezionalissime» da concordare di volta in volta. In effetti, fino a quel momento, il teatro era stato impiegato spesso a tale scopo. Si può fare l’esempio dell’annuale festa di carnevale organizzata dal Comitato Goliardico di Cesena, guidato dal futurista locale Irzio Pasini e da Imerio Tonelli22 oppure del veglionissimo a teatro organizzato il 1° marzo 1927 dal Fascio di Cesena23.

Scheda di sottoscrizione delle quote di adesione all’Ente Autonomo, Cesena, 1926 22 Lettera dell’11 novembre 1925, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1925. Lettera del 3 dicembre 1925, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1925. 23 Lettera del 5 febbraio 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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La decisione ufficiale di intitolare il Teatro Comunale al tenore Alessandro Bonci avvenne nella seduta del consiglio comunale del 1° settembre 1927. «Teatro Comunale. Intitolazione al nome del concittadino Alessandro Bonci. Deliberazione 1° settembre 1927, n. 760. Veduta la deliberazione del 9 luglio u.s., n. 553 - approvata dalla G.P.A. in seduta 18 agosto u.s. - con la quale a corollario di tutta un’attività amministrativa tendente all’elevamento culturale ed artistico della nostra Città è stato costituito l’Ente Autonomo del Teatro Comunale, Ente che - in armonia ai fini del Governo Nazionale - assicurerà la vita artistica dell’importante Istituto e lo renderà potente strumento di educazione del Popolo. Veduto come l’opera feconda iniziata ed ormai definita debba completarsi dedicando il Teatro del Comune ad Alessandro Bonci, il concittadino che così nobilmente ha illustrato la nostra Cesena portando l’incanto della sua voce e la perfezione della sua arte nei due continenti e raccogliendo i consensi di tutta la grande famiglia umana che sente nei fremiti delle armonie la voce profonda della stirpe elevata dalla purezza del sentimento e dalla dolcezza mistica dell’arte sacra ad Euterpe. Veduto come la dedica non rappresenti che il modesto contributo della sua città Natale all’Uomo benemerito che in ogni momento, e sotto tutte le latitudini, sentì ardente l’affetto per il proprio paese e ne seguì trepidante le vicende - liete e tristi - contribuendo sempre al suo avvenire, anche recentissimamente. Veduto come al desiderio dell’intera cittadinanza di cui si rende interprete sicuro la sua rappresentanza non ostino disposizioni di legge. Veduto il T.U. della legge comunale e provinciale. Veduto la legge 4 Febbraio 1926 n. 237, 25 Giugno 1926 n. 126, il D.L. 3 Settembre 1926 n. 1910, nonché il R.D. 13 Febbraio 1927 n. 116 DELIBERA di intitolare il Teatro Comunale al nome del concittadino Alessandro Bonci, illustrazione dell’arte lirica mondiale, con riserva di provvedere all’esecuzione non appena la presente abbia ottenuto le sanzioni di rito. Letto, approvato e sottoscritto. Il Segretario Generale: Tonelli / Il Podestà / A. B. [Attilio Biagini]»24.

Il giorno prima il podestà si vide recapitare - «come promesso» - un assegno da 25.000 lire dal commendatore Bonci, la cui destinazione benefica è indicata bene nel testo della lettera che lo 24 Delibera manoscritta del 1° settembre 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. Delibera dattiloscritta del 5 settembre 1927, in ASC, fasc. Locandine Teatro.


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accompagnava. «Gent.mo Sig. Podestà / Qui troverà il check di Lire venticinquemila come da me promesso. Lire cinquemila per le 10 azioni sottoscritte per l’Ente del Teatro e le altre ventimila Lei le destinerà alla beneficenza che più Le piacerà. / Con tanti affettuosi saluti. / Suo / A. Bonci / Cesena 31 agosto 1927»25.

Lettera di Alessandro Bonci recapitata al podestà Attilio Biagini (31 agosto 1927)

Immediata la replica di ringraziamento del podestà accompagnata (significativamente) dal testo della delibera comunale, ancora fresca di stampa, nella quale si intitolava ufficialmente al nome del tenore il massimo teatro di Cesena. «Gabinetto / Egregio Commendatore, / Le nuove prove di affetto date dalla S.V. Ill. alla sua Città con l’offerta generosa contenuta nella lettera 31 agosto u.s. attesta dei sentimenti di figliale attaccamento che ella ha conservato per la nostra Cesena che è stata sempre orgogliosa del suo grande figlio. / Le esprimo quindi i più vivi ringraziamenti a nome dell'intera popolazione e, modesto tributo di riconoscente amore, le unisco copia del mio atto deliberato col quale ho intitolato il nostro maggior massimo Teatro al di Lei nome illustre, perpetuando così nello stabilimento caro ai Cesenati e che ha riflesso i suoi trionfi di artista e di nell’opera immortale di Bizet Gounod, un nome che è rimasto per tutti noi così affezionato a quella terra di Romagna che il genio del Duce ha illustra nel mondo e che i minori suoi figli fanno 25 Lettera del 31 agosto 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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grande col contributo fecondo di una genialità che nessuno nella Terra può vantare. / Con particolari sentimenti / Il Podestà / A. B. [Attilio Biagini] / Lì 2 settembre 1927-V». 26.

Minuta del podestà Attilio Biagini indirizzata ad Alessandro Bonci, Cesena, 2 settembre 1927

Il 7 settembre 1927 l’Amministrazione Comunale di Cesena, per ottenere un parere, invia alla Regia Deputazione di Storia Patria (presso la Prefettura di Forlì) la delibera nella quale si intende intitolare il massimo teatro cittadino al vivente tenore Alessandro Bonci. Ottiene dalla Deputazione una risposta il 16 settembre in cui si annuncia che il quesito in oggetto - ovvero «Teatro Comunale. Intitolazione al nome del concittadino Alessandro Bonci» - sarà sottoposto all’assemblea dei membri e soci nella tornata che avrà luogo nel mese di novembre27. Si ricorda che il 18 settembre, ovvero due giorni dopo, avvenne l’intitolazione ufficiale del teatro senza attendere la risposta. 26 Minuta della lettera del 2 settembre 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 27 Lettera del 16 settembre 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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Con la seguente missiva la Regia Prefettura di Forlì risponde al podestà di Cesena il 30 novembre 1927: «Intitolazione al nome del concittadino Alessandro Bonci del Teatro Comunale. [...] Partecipo che la R. Deputazione di Storia Patria nell’adunanza del 19/11/1927 ha dato parere contrario alla nuova denominazione di codesto Teatro Comunale in Teatro Alessandro Bonci perché contrario alla Legge, che vieta che siano intitolate vie, piazze e monumenti a persone tuttora in vita o defunte nell’ultimo decennio. / Pertanto restituisco la deliberazione 1/9/1927, qui allegata, senza provvedimenti. Il Prefetto»28. In effetti, una legge dello stato italiano - n. 1188 del 23 giugno 1927 (G.U. 18 luglio n. 164) - era da poco stata approvata e vietava l’intitolazione di strade, piazze o monumenti a persone viventi o decedute da meno di 10 anni. Una deroga era ammessa per i caduti di guerra e per i luoghi di culto come cimiteri e chiese. In casi eccezionali era facoltà del Ministero degli Interni consentire la deroga per persone benemerite della nazione, ma nessuno interpellò l’istituzione centrale. È possibile affermare che Alessandro Bonci abbia «pagato» affinché il teatro della sua città natale avesse il suo nome? Gli indizi sono diversi: 1. I tempi: l’arrivo dell’assegno con lettera riservata del tenore (31 agosto), la delibera del Comune (1° settembre), la risposta riservata del podestà al Bonci (2 settembre). 2. La fretta. Il Comune non attende il parere chiesto alla Deputazione di Storia Patria che probabilmente si prevedeva negativo, come del resto è accaduto. 3. Destinazione anonima della beneficenza. Non è stata data alcuna informazione sulla destinazione delle 20.000 lire, mentre esplicita è stata la destinazione delle 5.000 lire per l’acquisto di 10 quote dell’Ente Autonomo. 4. Lettera pubblica di ringraziamento di Bonci al podestà in cui si fa esplicito riferimento all’intestazione anticipata. Quindi tutti sapevano dell’atto illegale, ma tacevano. 5. Se l’amministrazione cesenate avesse atteso la morte di Bonci 28 Lettera del 30 novembre 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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per l’intestazione del teatro non avrebbe potuto usufruire del cospicuo lascito. 6. Nessuna informazione è stata diffusa in merito al parere negativo della Deputazione di Storia Patria Per cogliere quale fosse il ruolo di Alessandro Bonci a Cesena in quell’occasione occorre andare indietro di 23 anni, al 1904, quando esisteva una Società Bonciana e quando il tenore si esibì a Cesena nel Faust di Gounod - evento (faticosamente) citato dal podestà Biagini - con le diatribe organizzative che non è possibile qui riferire e che si rimandano ad altro futuro saggio di storia locale.

Da destra: Ruggero Verità e Alessandro Bonci

V. Un’opera simbolista «In seguito alle premure del commendatore Sig. Alessandro Bonci», già nell’aprile 1927, l’agenzia teatrale milanese Lusardi fece pervenire al Comune di Cesena l’impegno scritto del soprano Rosetta Pampanini a cantare nell’opera Iris prevista nel settembre al teatro cesenate29. Seguì il contratto di prestazione artistica inviato dal rappresentante del primo tenore Alessandro Granda che prevedeva per costui almeno sette recite - non più di quattro a set29 Lettera dell’11 aprile 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927.


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timana e non più di due di seguito - con un compenso di lire 1.000 a recita30. Nella primavera 1927, Ruggero Verità rappresentava l’Ente Autonomo del Teatro Comunale in quanto era destinatario di vari contratti, sebbene l’Ente non fosse ancora ufficialmente costituito. La ditta milanese E. Rancati e C. gli fece pervenire un preventivo di spesa per l’uso dell’attrezzeria teatrale necessaria alle rappresentazioni dell’opera Iris previste dal 1° al 20 settembre 192731. Il materiale elettrico (riflettori e proiettori) necessari per l’opera Iris vennero presi a noleggio dalla ditta veronese di Cesare Ghirotto con un costo di Lire 60032. La ricevuta di pagamento registra una spesa di Lire 1.945 comprensive del rimborso viaggi da Verona. Fu sempre Ruggero Verità a recarsi a Milano dall’editore Ricordi per avere a nolo le parti musicali utili all’esecuzione cesenate dell’opera Iris di Mascagni e della Messa di Requiem di Verdi. Il costo del noleggio ammontava alla considerevole cifra di Lire 9.000. Evidentemente, vi fu poi un ripensamento sul programma musicale settembrino volendo aggiungere anche un’esecuzione unica del secondo atto del Ballo in maschera. Lo si deduce da una missiva dell’editore musicale il quale rivide - su richiesta - il preventivo fissandolo a Lire 8.000, comprensivo della tardiva aggiunta. Inoltre, alla ditta Ricordi vennero chiesti alcuni strumenti musicali specifici per realizzare adeguatamente l’Iris: 13 gong, giochi di campanelle giapponesi e lo strumento tipico a corde samisen33. Interessante sarebbe sapere se giunsero parti musicali a stampa o manoscritte, considerata la volontà dell’editore Ricordi di evitare la stampa di partiture d’opera. I manoscritti affidati a personale fidato dell’editore era un metodo che ostacolava le esecuzioni e le riproduzioni abusive. Le scene dell’Iris e del secondo atto di Un ballo in maschera era30 Contratto del 12 aprile 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 31 Contratto dell’11 maggio 1927, in CEas, cat. 15, fasc. 467, 1927. 32 Lettere del 29 luglio e 10 agosto 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 33 Lettera del 23 maggio 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927.


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no state richieste allo Studio di Scenografia Bertini, Pressi & C. di Milano. Le scene di carta misuravano metri 16×10 e si intendevano esclusi altri oggetti come tendaggi, praticabili e tappeti34. Il noleggio dei costumi per 45 coristi e 25 coriste, con esclusione degli accessori, era fornito dalla Casa del Teatro Chiappa con un costo di lire 2.40035. In occasione dei festeggiamenti cesenati, arrivò un telegramma dal ministro delle Poste Telegrafi e Comunicazioni Costanzo Ciano nel quale si confermava la concessione della riduzione del 30% sui prezzi dei biglietti ferroviari (per un periodo di dieci giorni) e si provvedeva ad aggiungere la fermata alla stazione di Cesena del treno 15536. La stampa - quella di regime perché la restante era già stata messa a tacere - diede l’annuncio di una grande stagione lirica al Teatro Comunale con alcuni ridondanti articoli d’elogio per la nobile impresa, considerata alla pari dei primi teatri italiani. Effettivamente lo sforzo fu notevole, sebbene sulle spalle di pochi cesenati. Da Cesena. Grande stagione lirica al Teatro Comunale. Dal 3 al 20 Settembre prossimo al Teatro Comunale avrà luogo una stagione lirica d’importanza eccezionale, sia per il programma, sia per il valore degli esecutori. Ad Alessandro Bonci, figlio non dimentico, Cesena tributerà un’imponente manifestazione d’ammirazione e d’affetto. L’illustre artista canterà nella Messa di Requiem di Verdi avendo a collaboratori le Signore Isora Rinolfi, soprano ed Irene Minghini Cattaneo mezzo soprano ed il basso Antonio Righetti. Verrà eseguito l’Iris del M° Mascagni con un complesso di esecutori tale da far anticipare i più lieti pronostici di successo: Signore Rosetta Pampanini soprano, Ida Manarini, mezzo soprano, ed i Signori Alessandro Granda, tenore, Aristide Baracchi, baritono e Palmiro Domenichetti. A dare maggior risalto all’avvenimento artistico, le cure dei promotori hanno assicurato l’intervento di Antonio Guarnieri come Maestro Direttore e concertatore. Aristide Venturi sarà maestro del coro. L’Ente Autonomo del Teatro Comunale sorto per volontà del Podestà 34 Contratto del 9 maggio 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 35 Contratto del 19 maggio 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 36 Telegramma del 4 settembre 1927, in CEas, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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Biagini, il 22 Maggio scorso ha saputo in tempo brevissimo dare una prova decisiva della propria vitalità ed alacrità con l’organizzazione di una manifestazione degna dei maggiori teatri. Tutta la regione indubbiamente seguirà con vivo interesse il nobile sforzo cooperando alla riuscita 37. Una grande stagione lirica al Teatro Comunale. Le laboriose trattative di questi giorni si sono concluse brillantemente, assicurando un complesso di esecutori degno dei maggiori teatri. La stagione lirica, che si svolgerà dal 3 al 20 settembre, farà parte delle onoranze di Cesena ad Alessandro Bonci. L’illustre concittadino canterà nella Messa di Requiem del Verdi assieme alle Signore Isora Rinolfi, soprano, Irene Menghini Cattaneo, mezzo soprano ed al sig. Antonio Righetti, basso. L’Iris di Mascagni verrà eseguita dalle signore Rosetta Pampanini, soprano, Ida Manarini, mezzo soprano, e dai sigg. Alessandro Granda, tenore, Antonio Righetti, basso, Aristide Baracchi, baritono, Palmiro Domenichetti tenore. / Maestro Direttore e concertatore: Antonio Guarnieri. Maestro del coro: Aristide Venturi. La gestione dell’Ente Autonomo voluta dal Podestà Biagini ha in tempo brevissimo data prova della sua vitalità organizzando uno spettacolo veramente eccezionale. Non mancherà certo l’interessamento di tutta la regione, ed il concorso al successo del nobile sforzo38. Stagione lirica. L’Iris. Le prove dei cori, dirette da quel valente maestro che è Aristide Venturi, procedono da vari giorni alacremente e con risultati ottimi, come hanno constatato quelli che hanno potuto seguirle. Se si pensa poi che un complesso corale, vagliato con prudente severità per le esigenze della Messa di Requiem, verrà integralmente utilizzato per l’esecuzione dell’Iris, si può prevedere che questa sarà certamente superiore alle esecuzioni solite. / Sono incominciate anche le prove orchestrali, e possiamo assicurare che gli organizzatori hanno saputo riunire gli elementi degni della direzione di Antonio Guarnieri. Questi ha rivelato la sua vibrante e generosa anima colla più entusiastica adesione al grande avvenimento artistico, e queste sono le parole che egli telegrafò al comitato promotore accogliendone le proposte: «Confermo mia venuta prossima stagione settembre condizioni stabilite, lieto ritrovarmi nella simpatica Cesena, che tante soddisfazioni ha saputo dare alla mia semplice e modesta anima d’artista». / Il 3 settembre andrà in scena l’Iris, nuova per Cesena. Questo capolavoro di poesia dell’autore di Cavalleria Rusticana, ha resistito ad una prova trentennale, dando la misura 37 «Corriere Padano. Quotidiano Politico», III, 26 luglio 1927, p. 7. 38 «Il Popolo di Romagna», VI, n. 32, 31 luglio 1927, p. 5.


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di una capacità creativa, che rare volte è stata superata nel tanto discusso ’900. Non a torto l’Iris è considerata la più felice creazione di Mascagni, poiché in essa una perfetta elaborazione musicale segue sempre l’ispirazione. / Una soprano come Rosetta Pampanini ha tutte le qualità necessarie per far rivivere la grazia della squisita creatura giapponese. Altri esecutori di primissimo ordine quali il Granda ed il Righetti, la Manarini, il Baracchi ed il Domenichetti danno la certezza di un raro spettacolo d’arte. / Seguirà una grandiosa esecuzione della Messa di Requiem, opera di potente ispirazione, che Verdi compose per la morte di Alessandro Manzoni, e che è ben degna di entrambi. Alessandro Bonci, in onore del quale Cesena ha organizzato questa manifestazione, l’interesse della quale varca i limiti della regione, sarà un esecutore impareggiabile del capolavoro verdiano, assieme ad Isora Rinolfi, alla Minghini Cattaneo ed al Righetti. / I promotori hanno saputo vincere la tentazione d’ingombrare il cartellone dei più disparati spettacoli, per poter dedicare ogni cura alla perfetta riuscita dei lavori prescelti. In questo campo è la qualità che vale e non la quantità, l’Iris e la Messa per le loro qualità intrinseche e per la cura dei particolari e dell’insieme riusciranno certamente piene di attrattive per i buongustai. L’Ente Autonomo che gestisce il Teatro Comunale, e che è stato costituito dal Podestà fascista, si propone anche un’opera di elevazione artistica e di educazione, che occorre secondare affinché dia tutti i frutti di cui è capace. / Siamo certi che tutta la Romagna si raccoglierà, assieme a Cesena, attorno a questo suo figlio illustre e generoso, ad Alessandro Bonci, che già agli inizi della sua prodigiosa carriera d’artista, come dopo, all’apogeo della fama, prodigava la propria opera per lenire le umane miserie. Alessandro Bonci ancora una volta, dopo tanti anni di vita avventurosa, dopo aver portato nelle più lontane terre il canto e la poesia dell’Italia, ritorna fedelmente nella città natale. Echeggerà ancora nel bel teatro inaugurato da Edoardo Fabbri la voce armoniosa, che ha fatto delirare di passione innumerevoli folle, e che nel 1904 qui trionfò colle note di Faust. Una lapide nell’atrio del teatro ricorda la meravigliosa serata: Qui il tenore Alessandro Bonci Cesenate - aggiungeva nuova e più fulgida fronda - alla sua gloriosa corona d’artista prodigando il canto sovrano - a sollievo dei miseri39 .

L’articolo non venne firmato. Sappiamo, tuttavia, che nel 1925 il corrispondente da Cesena del «Popolo di Romagna» era Carlo Rasi. Inoltre, occorre prendere atto che la stampa musicale italiana ha ignorato la stagione cesenate del settembre 1927, così come la 39 «Il Popolo di Romagna», VI, n. 35, 28 agosto 1927, p. 4.


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nuova denominazione del teatro. Da Cesena. La stagione lirica a Cesena. Il 3 settembre p.v. colla messa in scena dell’Iris del maestro Mascagni, avrà luogo la riapertura del Teatro Comunale per l’eccezionale stagione lirica organizzata in onore dell’illustre artista cesenate Alessandro Bonci. Il periodo di preparazione è ormai nella fase più intensa, ed il bellissimo teatro, capace di 1500 posti a sedere, è trasformato in un fervido cantiere. Tutti i palchi vengono rimessi a nuovo, il quarto ordine di posti è stato trasformato in una comoda galleria con tre file di sedie rialzate; le decorazioni sono state completate o rinfrescate. L’ambiente sarà degnissimo della meravigliosa festa d’arte e di poesia. Un’esecuzione accuratissima dell’Iris e della Messa verdiana è assicurata dal complesso di ottimi artisti che il Comitato promotore ha saputo riunire. La Rinolfi e la Minghini Cattaneo ed il Righetti faranno degna corona ad Alessandro Bonci nella Messa di Requiem, il capolavoro ispirato a Verdi dalla morte di Alessandro Manzoni. Nell’Iris la Pampanini avrà modo di sfoggiare tutte le sue qualità vocali e sceniche, suscitando tutta la poesia di cui è ricca la squisita eroina creata dall’autore di Cavalleria Rusticana. Mediante sacrifici non lievi la gestione dell’Ente Autonomo ha saputo riunire un complesso corale ed orchestrale che non avrà nulla da invidiare ai teatri di primissimo ordine. Aristide Venturi, ha sapientemente vagliato un vero esercito di coriste per trarne l’insieme necessario alla difficilissima esecuzione della Messa di Requiem. Le stesse masse verranno utilizzate in pieno per l’Iris, che avrà quindi un’esecuzione veramente eccezionale. L’orchestra sarà diretta da Antonio Guarnieri. È inutile quindi aggiungere parole40. Un’eccezionale stagione lirica a Cesena di Iris. Cesena, 1. Abbiamo assistito ad una prima prova d’insieme dell’Iris. [...] Il bel teatro di Cesena, che particolarmente si presta, colle sue linee sobrie ed eleganti e coi signorili ornamenti, a servire di cornice ad un’opera d’arte così fine, e nella quale l’elemento pittorico ha speciale importanza, vedrà sabato sera un’Iris che certamente appagherà anche i gusti più delicati. Le prove dei cori hanno portato ad un grado d’insieme e nello stesso tempo di finezza e, ciò che più conta, di naturalezza, da permettere l’uso di un’abusata parola: perfezione. Nelle prove, procedute di pari passo, il complesso orchestrale è stato sviluppato ed elaborato sapientemente. Alle linee essenziali dell’istrumentazione, si sono aggiunte di mano in mano tutte le vaghissime linee ornamentali, di cui è ricca a profusione quest’opera, nella quale è reso il colorito etnico, non come ciarpame scenico, ma 40 «Corriere Padano. Quotidiano Politico», III, 30 agosto 1927, p. 5.


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come potente mezzo d’espressione e di poesia. Antonio Guarnieri giustamente non ha voluto rinunciare a nulla, ha preteso quella finezza dei particolari che gli consentirà di rivivere l’opera d’arte nella sua integrità, e di farla rivivere nell’anima degli spettatori41. Le onoranze di Cesena ad Alessandro Bonci. Il 3 corrente - Sabato alle ore 21 al Teatro Comunale vi sarà la rappresentazione inaugurale della stagione, coll’Iris di Pietro Mascagni. Parliamo in altra parte del giornale delle prove generali. Rosetta Pampanini interpreterà la parte della protagonista dell’opera, il tenore Granda la parte di Osaka. Faranno degna corona ai due artisti, la cui fama ha avuto una consacrazione mondiale, il basso Antonio Righetti nella parte del vecchio cieco, il baritono Aristide Baracchi in quella di Kyoto, Ida Manarini e Palmiro Domenichetti. Maestro concertatore e direttore d’orchestra Antonio Guarnieri, sostituto il Maestro Dik Marzollo, direttore dei cori il M° Aristide Venturi. Il coro e l’orchestra contano complessivamente oltre 200 esecutori. I vestiari e gli scenari sono stati forniti direttamente da due importanti ditte milanesi. Il teatro è stato rimesso completamente a nuovo, rispettando però la linea architettonica e lo stile delle decorazioni, che ne fanno uno dei più indovinati fra quelli costruiti nell’Ottocento. L’acustica è stata migliorata colla costruzione del golfo mistico. La sistemazione del quarto ordine in un’ampia e comoda galleria ha aumentato la capacità del teatro nel quale vi sono oltre 1500 posti a sedere. La platea è stata dotata di nuove poltrone, spaziose e bellissime. Il loggione è stato del tutto rinnovato. Il vecchio e rumoroso sipario è stato sostituito con un lussuoso velario di velluto rosso a frange d’oro. Sono state aperte le sontuose sale del ridotto e le adiacenti terrazze42.

Un interrogativo pervade la mente dello scrivente. Perché non venne chiamata a cantare nell’opera Iris il soprano cesenate Dora De Giovanni? Qualche anno prima lo stesso Mascagni la scelse per interpretare la sua opera esotica e simbolista. Sappiamo anche che il tenore Bonci conosceva molto bene «la Dora»43. Nella stagione di Quaresima di quello stesso 1927, Dora De Giovanni recitò nella sua più acclamata opera al Teatro Sociale di Como. Era anche il perio41 «Corriere Padano. Quotidiano Politico», III, 2 settembre 1927, p. 5. 42 «Corriere Padano. Quotidiano Politico», III, 3 settembre 1927, p. 5. 43 F. Dell’Amore, Dora De Giovanni. Un soprano cesenate per Pietro Mascagni, Cesena, Casa Dell’Amore Edizioni, 2014.


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do nel quale il soprano intendeva - ma non lo fece immediatamente - lasciare il teatro per dedicarsi alla famiglia. Vogliamo credere che fossero questi i motivi della sua mancata presenza nell’opera da lei preferita data nella sua patria. Le date delle recite indicate nel resoconto dell’Ente Autonomo sono parzialmente errate. Si è tenuto conto, in via definitiva, dei bordereaux del teatro indicanti il numero di ingressi e incassi di ciascuna rappresentazione44. Così come sono state prese in considerazione le date e gli interpreti nelle recensioni giornalistiche a stagione conclusa. Una nota a pié pagina del resoconto afferma: «L’esito finanziario non corrisponde certo al successo artistico che fu superiore e degno sotto ogni rapporto»45. Cronologia definitiva, nomi degli interpreti e numero degli ingressi 3, 4, 6, 8, 11, 14, 17 settembre 1927 7 recite Teatro Comunale Iris Melodramma in tre atti Musica: Pietro Mascagni Libretto: Luigi Illica Interpreti vocali e personaggi: Rosetta Pampanini (Iris, S), Ida Manarini (Una Guécha, S), Alessandro Granda (Osaka, T), Palmiro Domenichetti (Un Cenciaiuolo - Un Merciaiuolo, T), Aristide Baracchi (Kyoto, Bar.), Antonio Righetti (Il Cieco, B) Orchestra e coro di 200 elementi Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Antonio Guarnieri (fino all’11 settembre) Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Umberto Berrettone (dal 14 settembre) Maestro del coro: Aristide Venturi Suggeritore: Alfredo Vaccari Direttore di scena: C. Farinetti

Fonti: Città di Cesena - Teatro Comunale / dal 3 al 20 settembre 1927 grande stagione lirica / onoranze ad Alessandro Bonci / del maestro Pietro Mascagni / Iris, Cesena, s.e., [1927], in BCM, Lett. Grigia 63. ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 44 Resoconto incassi del 3, 4, 8, 10, 11, 13, 14, 15, 17 e 18 settembre 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 45 Resoconto del settembre 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927.


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ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. Ingresso a teatro: Lire 15 Loggione: Lire 7 Poltrona: Lire 25 - Poltroncina: Lire 15 (oltre al biglietto d’ingresso) Incassi serali per le recite: Lire 105.257,60 Incassi abbonamenti: Lire 8.330 Incassi palchi in abbonamento: Lire 16.350 Totale incassi: 129.937,60

Libretto dell'opera Iris appartenuto a Ruggero Verità (Teatro alla Scala di Milano 1925 - Teatro Comunale di Cesena 1927)

Sono stati presi in considerazione gli onorari indicati nei contratti di prestazione artistica tuttora conservati, così come le ricevute delle singole prestazioni professionali. Antonio Guarnieri Direttore d’orchestra. Non sono conservati contratti o ricevute che lo riguardino. Agostino Vaccari Maestro sostituto e suggeritore nell’Iris e Messa di Requiem. Lire 1.700 complessive e viaggi. Ricevuta emessa di 2.260 lire. Dick Marzollo Maestro sostituto. Lire 1.600 complessive. Aristide Venturi Maestro del coro. Ricevuta emessa di Lire 4.000. Isora Rinolfi Soprano I nella Messa di Requiem. Lire 6.000 complessive. Ricevuta emessa di Lire 6.135 comprensive dei viaggi. Rosetta Pampanini Soprano nell’Iris. Ricevuta emessa di Lire 8.000. Ida Manarini Mezzosoprano nell’Iris. Lire 100 giornaliere. Irene Minghini Cattaneo Mezzosoprano nella Messa di Requiem e Ballo in Maschera. Lire 6.000 complessive. Ricevuta emessa di Lire 6.000 + 2.100 lire. Alessandro Bonci Nessun onorario. Alessandro Granda Tenore nell’Iris. Ricevuta di Lire 7.000 comprensive dei viaggi. Aristide Baracchi Baritono nell’Iris. Lire 3.230 complessive. Antonio Righetti Basso nell’Iris e Ballo in Maschera. Ricevuta emessa di Lire 9.000. Palmiro Domenichetti Tenore nell’Iris (merciaiuolo e cenciaiolo) e Ballo in maschera.Lire 80 giornaliere.


364 Gilda Sommariva Assunta Maggi Pina Guastoldi Francesco Buratta Montanari Primo Lanzoni Pio Ravaglia Romeo Carletti Giulio Sangiorgi Renato Romagnoli e Signora Dolores Galli Cassia Antonio Berettoni Silio Coppola

Le Storie Ballo. Ricevuta emessa di Lire 878 comprensive dei viaggi. Ballo. Ricevuta emessa di lire 878 comprensive di viaggi. Ballo. Ricevuta di lire 878 comprensive di viaggi. Tromba I. Lire 60 giornaliere. Tromba I nell’Iris e nella Messa di Requiem. Lire 80 giornaliere. Tromba II. Lire 45 giornaliere. Tromba III. Lire 45 giornaliere. Corno I. Lire 80 giornaliere. Corno III. Lire 50 giornaliere. Corno IV e corista. Lire 85 giornaliere. Arpa. Lire 70 giornaliere. Spese viaggi. Lire 429. Carta e copiatura delle parti musicali dell’Iris e della Messa 46. Lire 500.

Coro per l’opera Iris Coro donne: Maria Rossi, Elisa Mazzoni, Parisina Borghesi, Clara Merendi, Tilde Novelli, Vittoria Villa, Italia Vannini, Margherita Pederzani, Valentina Sala, Antonietta Viola, Ines Levizzani, Marta Brambilla, Delia Ugolini, Marcella Gualtieri, Maria Labò, Ada Bonini, Clinia Scaroni, Gamberini Coletti, Anna Tomba, Maria Romagnoli, Iolanda Rustichelli, Rina Torricelli, Gina Perletti, Tersilla Troiani, Iole Baracchi, Linda Mey. Coro uomini: Giuseppe Ballardini, Eligio Ligozzi, Celestino Gaspari, Carlo Manzatti, Dario Castelli, Giovanni Oghezi, Adolfo Sboarini, Bernardo Viola, Giovanni Uttini, Romeo Marchesini, Augusto Cagnola, Vittorio Cavazzoni, Omero Simoni, Giuseppe Mattioli, Arnaldo Borghi, Umberto Mosca, Fortunato Patrian, Pietro Ganelli, Remo Diotti, Eugenio Marchetti, Vincenzo Bonini, Enrico Zarini, Gastone Magnani 47. Massa corale per il 2° atto di Un ballo in maschera Mazzoni, Brambilla, Novelli, Borghesi, Rossi, Levizzani, Merendi, Ugolini, Troiani, Bonini, Anna Tomba, Labò, Baracchi, Torricelli, Perletti, Rustichelli, Romagnoli, Ballardin, Ligozzi, Zaini, Bonini, Ganelli, Sboarini, Gaspari, Marchesini, Marchetti, Manzatti, Castelli, Agheri, Cagnola, Simoni, Carazzolo, Mattioli, Mosca, Borghi, Patrian, Dino Viola, Antonietta Viola, Sala Valentina, Vannini, Pederzani, Villa, Uttini, Mei, Scaroni48. Elenco del personale tecnico retribuito per lo spettacolo Iris 49 Macchinisti Elettricisti Portinaio ingresso Portinaio parterre n. 4 Portinaio palcoscenico Portinaio orchestra Portinaio galleria n. 2 Attrezzista Servi di scena n. 2

46 Lettere del 22 novembre 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 47Distinta dei pagamenti al coro del settembre 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 48 Distinta dei pagamenti al coro del 18 settembre 1927, in ASC, Teatro Comunale 19001927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 49 Resoconto spese del settembre 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927.


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Orologiaio Fabbro Controllo e piombatura porte Vendita biglietti n. 2 Avvisatore dal 7 al 10 settembre Custodi latrine n. 2 Ispettore Piombi e refe Sarti n. 2 Sarte n. 2 Pompeo Piraccini Custode. Ricevuta emessa di 700 lire Vincenzo De Crescenzo Scenotecnico. Ricevuta emessa di Lire 2.035 Renato Casadei Distribuzione volantini degli spettacoli teatrali. Lire 50 Luigi Montevecchi Liutaio e flautista. Vari servigi e rimborsato per spese di oggetti di cancelleria Alfredo Foggia Cassiere Giuseppe Morigi, Pompeo Biondi, Pietro Romagnoli, Pio Cicognani, Vittorio Lazzari: Servizi di facchinaggio Elenco dei palchettisti e degli abbonamenti Prima fila e numero palco: Teodorani-Fabbri (2), Bazzocchi Zoffoli e Golfarelli (9), Camillo Garaffoni (10), Francesco Massolo (11), Arturo Bettini (12), Lelli Mami (14), Maria Grassi (16), Manuzzi Burioli (17), Prof. Jacchia (18), Bianchi Venturoli (19), Naverini e Soci (25). Seconda fila e numero palco: Egisto Nardi e Soci (1), Camillo Vistoli (6), Cino Bartoletti (9), Federico Ghini (11), Donati Porcelli (15), Calboli Genocchi (16), Malvina Zanelli (19), Bondi Pistocchi (25). Terza fila e numero palco: Barcaccia Ravaglia (12, 13, 14), Giovanni Stablumi (17), Barcaccia Savio Ricchi (22, 23, 24, 25) Abbonati soci Ente. Bollette n. 8 Abbonamenti ordinari. Bollette n. 61

Nel contratto col baritono Aristide Baracchi, emesso dall’Agenzia Lusardi di Emilio Ferone, vi era una clausola che obbligava il teatro a scritturare la moglie del cantante in qualità di contralto corista. Dalle ricevute dei pagamenti si apprende che otto trombe erano collocate sul palcoscenico, sia per la Messa di Requiem, sia per l’Iris. I rimanenti orchestrali, impegnati dal 27 agosto al 18 settembre 1927, erano nella stragrande maggioranza di provenienza cesenate e, per essere assunti, dovevano essere soci del Sindacato Orchestrale Nazionale. Emilio Gironi (violino di spalla); Adolfo Salberini, Giuseppe Piraccini, Alberto Zani, Renato Montevecchi (violini di fila); Achille Alessandri e Mario Baruzzi (viole); Ezio Neri e Paolo Ravaglia (violoncelli); Edgardo Partisani, Lotti, Lucchi, Alfredo Baldacci (contrabbassi); Pio Gherardi (clarinetto I); Egisto Crudeli (clarinetto II); Alberto Severi ed Edisto Bettini (flauti II), Romeo Aguselli (corno di fila); Antonio Cicognani (trombone III); Sante Nanni (basso tuba); Augusto Foggia (cassa).

Per i vasi di piante e fiori scelti per la scena il teatro si rivolse al


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giardiniere e fiorista Pietro Beldrati che aveva il negozio in Corso Garibaldi, 44 a Cesena. Per l’opera Iris fornì 60 crisantemi per un costo totale di 36 lire50. Per il noleggio del pianoforte e accordatura ci si avvalse dell’emporio musicale Eredi Massarini (con sede a Cesena in Corso Garibaldi 24 - Palazzo delle Poste) oppure della ditta ravennate di Battista Savini. Il servizio di vigilanza del Corpo Pompieri di Cesena, per 11 rappresentazioni, ebbe un costo di 879,50 lire51. Infine, sono conservate le ricevute dei compensi ai sarti, tra cui Giuseppina Piraccini, che stirò gli abiti di scena52. VI. Il canto del cigno Alcuni periodici annunciarono, assieme al programma della stagione lirica cesenate del settembre 1927, l’addio alle scene di Alessandro Bonci. Il tenore scelse per l’occasione di eseguire due suoi cavalli di battaglia: la Messa di Requiem e il secondo atto di Un ballo in maschera. L’esecuzione della Messa di Requiem fu affatto laica e la scelta di un luogo teatrale esprimeva coerentemente la natura del lavoro verdiano che prescindeva dagli uffici liturgici e che, non a caso, escludeva il Credo. Tale meditazione laica sulla morte potrebbe essere (retoricamente) la metafora della fine del teatro lirico, di una brillante carriera e di una democrazia politica cui però nessuno voleva credere. Le critiche musicologiche alla teatralità della Messa e alla sua eterodossia sono vere e nello stesso tempo da respingere, altrimenti lo stesso concetto potrebbe coinvolgere e contaminare tutta la musica religiosa. Il motivo sta, semplicemente, nel fatto che non esiste una musica religiosa, bensì la musica e dei testi religiosi. La Messa di Requiem non termina con l’affermativa parola Amen perché il così sia potrebbe anche essere messo in dubbio. Riflessioni certo non appartenenti a coloro che governavano il teatro della città (teatro in senso figurato) e che procedevano per certezze assolute. 50 Ricevute del settembre 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 51 Ricevute del 20 settembre 1927, in CEas, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 52 Ricevuta del 18 settembre 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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Da Cesena. Il rinvio della prima esecuzione della Messa di Requiem a Cesena. La prima esecuzione della Messa di Requiem è stata rinviata al 10 corrente, alle ore 21. La musica profonda e religiosa della Messa verdiana susciterà speciali risonanze nel cuore degli ascoltatori, poiché Alessandro Bonci canterà per l’ultima volta in pubblico. L’entusiasmo e la commozione dei concittadini cesenati e della Romagna tutta circonderanno il nobilissimo artista, il grande maestro di canto, lo strenuo difensore della più pura italianità dell’arte. Il suo canto appassionato e melodioso s’innalzerà ancora una volta nella Messa di Requiem, la quale non è una fredda e compassata opera liturgica, ma una composizione piena di movimento, d’azione e di calore. I cori di una grandiosità solenne, imponente e l’istrumentazione maestosa e le voci magnifiche degli altri cantanti, il soprano Isora Rinolfi, Irene Meneghini Cattaneo ed Antonio Righetti, circonderanno degnamente Alessandro Bonci nella sua ultima manifestazione artistica. Le prove dei cori e dell’orchestra si ripetono da oltre un mese, l’affiatamento e la fusione sono perfetti. Il bel teatro tutto vibrante del successo dell’Iris, conoscerà certamente un grande avvenimento artistico. Onorando questo suo grandissimo figlio, Cesena assolve un antico debito di riconoscenza, poiché Alessandro Bonci si è sempre prodigato in opere altamente filantropiche. / L’11 sera si replicherà per la quinta volta l’Iris53.

Gli fece eco il sottile e ben informato giornale teatrale fiorentino «Lo Staffile», che rimbalzò la notizia dell’abbandono delle scene da parte di Alessandro Bonci. Nel prossimo settembre al Comunale di Cesena verrà eseguita la Messa di Requiem di Verdi nella quale prenderà parte quella insigne artista che è Isora Rinolfi in cui già cantò, e con grande successo, alla Scala di Milano. Insieme a lei si produrranno Irene MinghiniCattaneo ed il basso Antonio Righetti. Il tenore che canterà nel lavoro verdiano sarà Alessandro Bonci. Al Corriere di Milano, all’ottimo giornale milanese che con tanta abilità dirige il nostro amico Egisto Tromben, hanno assicurato che Alessandro Bonci darà a Cesena il suo addio all’arte; ma vogliamo sperare che tale notizia venga smentita. Alessandro Bonci è tuttora nella pienezza dei suoi mezzi vocali, è un artista carissimo a tanti pubblici ed ha il dovere di continuare ancora a deliziare le folle con la sua voce d’oro e l’arte sua superba. La Messa di Requiem a Cesena avrà per direttore il maestro Guarnieri54. 53 «Corriere Padano. Quotidiano Politico», III, 9 settembre 1927, p. 5. 54 «Lo Staffile. Giornale illustrato di lettere, arti, teatri e sport», XXXXVIII, n. 11, 10 agosto 1927, p. 4.


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Alessandro Bonci. La conclusione di una carriera brillante e fortunata non può essere cosa triste, soprattutto quando essa non segni la fine di un uomo, ma sia il giusto riposo ed il meritato compenso di una nobile attività, alla quale succede un’opera nobilissima di cittadino e di filantropo. Eppure è con profonda commozione che abbiamo appresa la decisione di Alessandro Bonci di abbandonare la vita dell’arte, o meglio la vita tumultuosa del teatro, feconda di gioie e di lotte, poiché il grande e purissimo artista non potrà mai abbandonare l’arte per la quale è nato e vissuto, Bonci, eguale sempre a sé stesso, per dare un addio alla sua vita di artista non ha scelto la ribalta pomposa e lucrativa di un teatro straniero, ha voluto compiere il rito nella città nativa, che seguì ansiosa il procedere della sua gloria. / La Messa di Requiem di Verdi sarà il suo canto del cigno. Una musica austera ed ardente che egli canterà con religioso fervore. La musica italianissima che egli sempre predilesse, dalla quale ebbe ed alla quale diede purissima gloria. Poiché è proprio su ciò che dobbiamo insistere, sull’italianità dell’arte di Alessandro Bonci, e questo fu il suo efficiente patriottismo senza vane e loquaci ostentazioni. Ben merita oggi l’Italia di essere definita dai barbari del Nord un paese privo di musica e di senso musicale, se i compositori italiani aspettano il figurino d’oltralpe e d’oltremare, se i cantanti obliano il canto della loro terra, se il pubblico diserta le manifestazioni delle quali si effonde l’anima lirica della nazione per bearsi stolidamente ai drogati pasticci o alle macchinose architetture musicali barbariche. / Chi è nato nella terra di Guido d’Arezzo e di Casella, di Palestrina e di Monteverdi, di Rossini, di Donizetti e di Verdi [non si citano Puccini e Mascagni] dovrebbe essere immune da ogni contagio. Disgraziatamente non è così, e noi vediamo oggi immiserirsi ed intorbidarsi la vena del nostro canto. Alessandro Bonci è stato sempre uno strenuo difensore, per natura, per istinto, per cosciente volontà, della musica prettamente italiana. Egli è stato l’interprete più felice e più fecondo delle creazioni più schiette. Egli ha portato di trionfo in trionfo lo splendente orifiamma della musica italiana. Sorretto da un intuito profondo egli volle tenacemente e riuscì a salvare dal decadimento il gusto del pubblico, e per far questo non basta un’ugola per quanto virtuosa e capace, occorre una grande anima, non basta la valentia dell’attore per quanto provetto, occorre un carattere, occorre un cuore. Alessandro Bonci non per nulla percorreva ogni giorno a piedi nel rigido inverno la strada da Fano a Pesaro, lui gracile e quasi malaticcio allora, egli si era votato alla dura milizia dell’arte. Non per nulla ora lo vediamo sorridente e benefico visitare i fanciulli delle colonie marine, e seguire con amore la rinascita della sua Cesena, egli non è stato mai un venale istrione, ma un nobile artista. / Noi sappiamo di un suo generoso


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gesto recente, che egli vorrebbe ignorato, ma che non lo sarà, poiché è troppo necessario che la virtù non ecceda in modestia, quanto l’egoismo ostenta il suo fasto. Il suo nome è più che legato a quello di Cesena, che ama ed onora in Lui un figlio glorioso e devoto. La stagione lirica a lui dedicata, e che culminerà coll’esecuzione della Messa di Requiem, è stata l’omaggio più gradito per il suo cuore d’artista. Tutta la Cesena nobile e sollecita delle proprie tradizioni e delle proprie glorie si stringe attorno ad Alessandro Bonci, rivive con Lui le sublimi ebbrezze dell’arte, gli porta il suo plauso ed il suo affetto. Il popolo fremerà ancora una volta al suono di quella voce sublime che diede vita ai fantasmi dell’arte redentrice ed esaltatrice55.

Date definitive e nomi degli esecutori 10, 13, 15, 18 settembre 1927 4 repliche Teatro Comunale Messa di requiem Musica: Giuseppe Verdi Interpreti vocali: Isora Rinolfi (S), Irene Minghini Cattaneo (Contralto), Alessandro Bonci (T), Antonio Righetti (B) Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Antonio Guarnieri (fino al 10 settembre) Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Dick Marzollo (13 settembre) Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Umberto Berrettoni (dal 15 settembre) Maestro del coro: Aristide Venturi Direttore di scena: C. Farinetti Orchestra e coro: 200 elementi 18 settembre 1927 1 replica Teatro Comunale Un ballo in maschera. Atto primo, scena decima Musica: Giuseppe Verdi Libretto: Antonio Somma Interpreti vocali: Alessandro Bonci (Riccardo, Conte di Warwich), Irene Minghini Cattaneo (Ulrica, indovina di razza nera), Amelia Castiglione (Oscar, paggio) Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Umberto Berrettoni Maestro del coro: Aristide Venturi Direttore di scena: C. Farinetti Orchestra e coro: 200 elementi

La chiusura della Stagione Lirica. L’esecuzione della «Messa di Requiem» / Davanti ad un pubblico elettissimo venne eseguita il 10 sera la «Messa da Requiem» con un successo degno del capolavoro verdiano e delle tradizioni del teatro cesenate. Tutta la potenza drammatica, che in questa messa eguaglia l’ispirazione religiosa, ha potuto essere integralmente resa dal grandioso complesso corale

55 «Il Popolo di Romagna», VI, n. 37, 11 settembre 1927, p. 5.


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ed orchestrale ricco di oltre 200 elementi scelti ed elaborati con cura. L’interpretazione nobilissima e fervida di Antonio Guarnieri ha trovato pronti tutti gli esecutori, consentendogli di ottenere in qualsiasi momento il rendimento migliore. Non va però taciuta per quanto riguarda i cori l’efficace collaborazione del M° Aristide Venturi sia nella fase di preparazione, sia nell’esecuzione d’insieme. / Completavano il quadro il soprano Isora Rinolfi e il contralto Irene Minghini Cattaneo, il tenore Alessandro Bonci e il basso Antonio Righetti. / La voce celestiale della Rinolfi ha raggiunto altezze d’indescrivibile beltà specie nell’Agnus Dei e nel finale Libera me, Domine. La Menghini Cattaneo è stata di un’esattezza estrema, non però a scapito dell’espressione, particolarmente nel Liber scriptus e nel Lux aeterna luceat eis. Non diremo le lodi di Alessandro Bonci, poiché potrebbero sembrar banali e di prammatica, e questo mirabile artista non ha certo ora bisogno di mietere le nostre lodi. Possiamo dire per chi può intenderci che Alessandro Bonci in questa manifestazione artistica a lui dedicata, e nel Teatro che porterà il suo nome, e in questo addio al pubblico dato ancora nella verdezza della coscienza artistica, si è compiaciuto di rivelare i più riposti segreti della sua arte fascinatrice. Egli ne ha mostrato, per così dire, la parte interna e più intima: ed è stato un godimento indicibile per gli ascoltatori intelligenti. Egli ha mostrato che l’essenza ed il pregio e la seduzione maggiori del canto italiano non consistono soltanto nella potenza dei mezzi vocali, ma, è soprattutto nella coscienza, nella sensibilità dell’arte, nella volontà di far sempre meglio, nello studio indefesso, nell’esattezza dell’interpretazione, nell’amore inestinguibile per l’arte. Egli ha avuto squisite finezze nell’Ingemisco e nel Domine Jesu Christe. / Il basso Righetti è stato efficacissimo, completando colla poderosa voce l’eccezionale quartetto. Le note profonde del Mors stupebit hanno fatto fremere l’uditorio. / Non sono certo stati delusi gli amatori ed intenditori di musica richiamati dal nome degli esecutori e dal nome di Antonio Guarnieri, ma non lo sono stati nemmeno gli ingenui capitati a teatro credendo si trattasse di... un’opera, o gli scettici e gl’ipercritici. La gagliarda musica verdiana è penetrata in tutte le anime, nelle più complicate e nelle più semplici, come tutte le opere di sincera ispirazione. / Non sono necessari fastosi e strabilianti scenari e pompa di vesti e fantasmagorie di luci, poiché è la musica stessa, purissima ed ardente, che erige di volta in volta eccelsi templi e colonnati e volte ed altari, e poi ad un tratto li sgombra, svolgendo teorie di angeli e di arcangeli nell’azzurra immensità dello spazio56.

56 «Il Popolo di Romagna», VI, n. 38, 17 settembre 1927, p. 5.


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Il direttore d’orchestra Antonio Guarnieri inviò - il 14 settembre 1927 - una lettera a Ruggero Verità, accompagnata da un certificato medico, nella quale affermava di ritenersi sciolto dagli impegni presi col teatro comunale e chiedendo di essere sostituito57. Si riesce a comprendere che il problema non fu la semplice temporanea malattia del maestro, nei rapporti con i cesenati vi fu qualcos’altro che non trapela dai documenti. Caro Verità, / Dall’accluso foglio, frutto di lunga esternazione, comprendovi bene che io non ne vado, se posso, anche domani quindi la tua notifica d’oggi viene come il cacio sui maccheroni ed io mi ritrovo sciolto dai miei impegni. Sostituitemi pure. / Saluti cordiali / A. Guarnieri58. Consiglio al Sig. Maestro Antonio Guarnieri, febbricitante ancora per influenza, di recarsi a Gardone Riviera per una cura climatica al più presto, appena sfebbrato. / Lì 14/9/2759.

In tutta fretta venne chiamato il maestro Umberto Berrettoni60 per sostituire il Guarnieri opportunamente influenzatosi. A Cesena la Messa da Requiem di Verdi, diretta dal maestro Guarnieri, e poi dal maestro Berrettoni, ha avuto una esecuzione vocale superba. Il coro di duecento voci, istruito dal maestro Venturi, si è comportato molto bene. Isora Rinolfi con la sua arte magistrale e la sua voce di un’eccezionale bellezza, una voce che ha, come la tavolozza di un grande pittore, un’infinita gamma di colori, che va dalla tinta fortissima alla sfumatura più tenue e soave, ha riscosso la generale ammirazione. La Rinolfi è stata una trionfatrice, come un trionfatore è stato Alessandro Bonci che ha cantato le pagine verdiane con quell’arte e con quella voce che lo hanno reso famoso. Alessandro Bonci ha conquistato ora a Cesena, nuovi titoli alla immensa stima di cui gode nel mondo canoro. Insieme ai suddetti insigni artisti si sono assai distinti la Minghini-Cattaneo ed il basso Righetti61.

57 Lettera del 14 agosto 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 58 Lettera del 14 settembre 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. Nell’originale compare la seguente errata data: «14.8.27». 59 Certificato del 14 settembre 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 60 Nota spese di viaggio del settembre 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 61 «Lo Staffile. Giornale illustrato di lettere, arti, teatri e sport», XXXXVIII, n. 13, 21 settembre 1927, p. 4.


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Le ultime repliche dell’Iris. / L’11 è stata replicata l’Iris per la serata d’onore del tenore Alessandro Granda, il quale fu assai festeggiato e cantò alcune applaudite romanze, suscitando la meraviglia degli interlocutori colle sue eccezionali qualità canore. / Il 14 Rosetta Pampanini ha nuovamente interpretato con rara finezza l’Iris per la sua serata d’onore. Cantò poi con appassionata ed elettissima arte la famosa romanza della Batterfly: Un bel dì vedremo... fra un delirio d’applausi. All’insuperabile artista vennero offerti magnifici fiori e ricchi doni.

«Nella sera del 18 settembre, serata in onore di Alessandro Bonci il nostro Podestà S.E. Attilio Biagini dal palcoscenico leggeva una pergamena sulla quale era riportata la sua deliberazione che dava al nostro massimo Teatro il nome Alessandro Bonci»62. La pergamena era stata acquistata il 9 settembre con un costo di 45 lire63. Le onoranze ad Alessandro Bonci / La Serata di Gala al Comunale / La stagione lirica, organizzata sotto gli auspici del celebre artista cesenate, si è chiusa il 18 con una grande manifestazione d’arte. Davanti ad un pubblico imponente venne eseguita la «Messa di Requiem» con un successo maggiore dei precedenti, poiché le quattro repliche avevano giovato tanto al pubblico quanto agli esecutori. Ma ciò che rendeva ancor più vibrante il pubblico era naturalmente l’attesa del 2. atto del Ballo In Maschera. Se nella Messa Di Requiem Alessandro Bonci si era compiaciuto di risalire ai nobilissimi primordi della sua vita d’artista, alla vigilia di Loreto, ora, nel Ballo in Maschera, egli doveva balzare d’un tratto ai fastigi della sua arte. La sua voce, trepida e commossa nella religiosa invocazione, doveva ora innalzarsi superba iridescente e sfolgorante, complessa e sapiente, eppur vestita di semplicità e di naturalezza come tutte le cose perfette. / Di solito un prodigio atteso riesce meno meraviglioso, poiché manca l’effetto della sorpresa - ma nel mondo dell’arte il ripetersi d’un prodigio noto esalta l’uomo come un segno certo di divinità. / Quando Alessandro Bonci, cioè, quando il Conte di Warwich, agile silenzioso, apparve sulla scena, questa e tutto il teatro furono pieni di lui. Ma quando nel dramma incalzante il Conte di Warwich lanciò la sua sfida gioviale ed alquanto beffarda contro il destino, quando vibrarono le prime note dell’immortale “È scherzo od è follia” - l’anima collettiva si destò tumultuosa, avvinse il grande artista canoro, lo ghermì nel tumulto del suo entusiasmo violento. La folla rivendicò il suo diritto antico 62 Resoconto del settembre 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 63 Mandato di pagamento del 9 settembre 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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di protagonista del dramma. Alessandro Bonci dovette ripetere due, tre, quattro volte - e poi ricominciare ancora, e finalmente chiedere tregua alla folla innamorata ed imperiosa. / Nella sala, dove in religioso raccoglimento si era innalzata la preghiera fervida - come nel tempio di Loreto, quando echeggiava la limpida voce del cantore giovinetto - il fragore irrompente degli applausi suscitò l’eco di lontani clamori, di lontani trionfi. La folla della nativa Cesena, spasimando d’amore per il proprio idolo, rioffrì ad Alessandro Bonci il cuore delle folle estasiate di Varsavia e di Madrid, di Londra e di Pietroburgo, di Mosca e di Lisbona, di tutte le capitali più antiche, più ricche, più affascinanti. Ma è l’Italia la terra sacra dell’arte, se artisti come Alessandro Bonci possono sorgere dal suo popolo, da scaturigini oscure ma rivelatrici d’una nobiltà millenaria. Il Teatro Comunale dedicato ad A. Bonci / Mentre il grande artista era costretto a ripresentarsi per l’ennesima volta al pubblico, e gli venivano offerti da una rappresentanza di Balilla e di Piccole Italiane omaggi di fiori, il Podestà di Cesena, Attilio Biagini, con simpatico gesto si presentò sul palcoscenico. Ricordate le benemerenze artistiche e quelle patriottiche dell’illustre concittadino, il quale in tempo di guerra disdegnò l’oro e le lusinghe delle capitali straniere, per dedicare la propria attività ad opere assistenziali, il Podestà lesse la deliberazione d’intitolare ad Alessandro Bonci il massimo Teatro cittadino 64.

Le cronache che anticipavano i festeggiamenti bonciani del 18 settembre hanno parlato dell’esecuzione del secondo atto di Un ballo in maschera, in realtà si eseguì la scena decima del primo atto che porgeva su un piatto d’argento all’uditorio voglioso l’aria È scherzo od è follia. Nelle recensioni posteriori all’evento si citano, infatti, oltre al tenore Bonci, gli altri interpreti e ci si limita a ricordare il contralto Irene Menghini Cattaneo nella parte di Ulrica e la signorina Amelia Castiglione nella parte del paggio Oscar. Certo che il Requiem e le parole funeste della profezia di Ulrica poco si prestavano per una serata di gala come gli organizzatori si prefiggevano e com’è effettivamente accaduto. Tuttavia, l’impiego del titolo «Onoranze ad Alessandro Bonci» è, per noi oggi, assai emblematico dell’inconscio collettivo. Alessandro Bonci rispose con una lettera di ringraziamento questa volta pubblica - al podestà Attilio Biagini. 64 «Il Popolo di Romagna», VI, n. 39, 25 settembre 1927, p. 5.


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On.le Signor Podestà, Era mio vivissimo desiderio di ringraziare l’altra sera la S. V. per le gentili parole rivoltemi e per l’alto onore conferitomi, e di porgere il mio deferente ed affettuoso saluto ai concittadini che mi avevano dimostrato la loro immutata simpatia. Avrei voluto stringerli tutti in un solo abbraccio! Ora, ancora dominato dalla commozione, mi permetto di esprimere tutta la mia riconoscenza di Cesenate e a Lei, specialmente, il mio fervido grazie, perché come primo cittadino di Cesena, con perfetto stile fascista, ha voluto precorrere il tempo, senza attendere che la Città onorasse un suo devoto figlio dopo morto, ma anche perché tutta sua è stata l’idea di onorarmi in forma così solenne. Non Le nascondo che le sincere e grandiose testimonianze di affetto tributatemi hanno lasciato in me eco profonda e incancellabile. Grazie, On. Signor Podestà, se vorrà rendersi interprete di questi miei sentimenti verso l’intera Cittadinanza, e coi più devoti sensi, mi abbia di Lei obbligatissimo, Alessandro Bonci65.

Seguì, la sera del 20 settembre, un banchetto offerto al commendatore Bonci nei locali dell’Hotel Leon d’Oro. Oltre al podestà che parlò con «sobrietà fascista», v’erano convenuti l’on. Manaresi, l’avv. Oliveti, l’avv. Bonomi, il segretario del fascio e altre autorità cesenati. Erano pure presenti il senatore Vicini e altri dirigenti dell’Unione Ippica convenuti a Cesena per le corse al trotto. VII. Attorno al Teatro Comunale Nel 1927 venne aperta al pubblico la sala del Ridotto del Teatro, adibita a concerti e conferenze66. Il 24 febbraio 1927, il Regio Provveditorato agli Studi dell’Emilia organizzò nella sala del Ridotto del Teatro una conferenza di Giovanni Crocioni sul Folklore Romagnolo cui parteciparono «tutti gli uomini di scuola della Romagna»67. Il pianista cesenate Carlo Bersani chiese l’uso della sala del Ridotto per tenervi un concerto la sera del 24 aprile 1927, ma non gli

65 «Il Popolo di Romagna», VI, n. 39, 25 settembre 1927, p. 5. 66 Resoconto del settembre 1927, in ASC, Teatro Comunale 1900-1927, Locandine, corrispondenza e incassi, b. 1927. 67 Lettera del 21 febbraio 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927.


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venne concesso perché il luogo era occupato da altre cerimonie68. Il musicista rinnova poi la richiesta per l’uso della sala in un giorno festivo a scelta dell’amministrazione, ma gli viene nuovamente negata69. La Società degli Amici dell’Arte, che aveva sede in una sala del teatro, organizzò la sera dell’8 aprile 1927 un concerto del violinista Leo Guetta70. Nell’atto deliberativo n. 553 del 9 luglio 1927 l’amministrazione cesenate approvò anche il Regolamento per la istituzione del Corpo Bandistico Comunale e si adottarono i provvedimenti per il pareggiamento dell’Istituto Musicale Arcangelo Corelli71. A Cesena nel 1927 erano attive diverse orchestrine da ballo, fra queste quella guidata da Dino Pistocchi.

Dino Pistocchi nel 1927 col suo violino munito di risuonatore 68 Lettere del 31 marzo e del 5 aprile 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 69 Lettera dell’8 aprile 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 70 Lettera del 6 aprile 1927, in ASC, cat. 15, fasc. 467, 1927. 71 Delibera comunale del 9 luglio 1927, in CEas, cat. 15, fasc. 467, 1927.


Quando nel 1927 il Teatro Comunale divenne un Ente Autonomo  

Franco Dell’Amore Quando nel 1927 il Teatro Comunale divenne un Ente Autonomo e prese (frettolosamente) il nome del commendatore Alessandro...

Quando nel 1927 il Teatro Comunale divenne un Ente Autonomo  

Franco Dell’Amore Quando nel 1927 il Teatro Comunale divenne un Ente Autonomo e prese (frettolosamente) il nome del commendatore Alessandro...

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