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P ERIODICO

Spediz. in Abb. Post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 2 filiale di Milano - Reg. presso il Tribunale di Milano N. 407 del 22.07.1995

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DELL ’I STITUTO PER LA RICERCA E LA PREVENZIONE DELLA DEPRESSIONE E DELL ’ ANSIA

19 Numero 2 - 2012

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(Andrea Fagiolini, Marta Valdagno, Elisa Pierantozzi)*

In condizioni fisiologiche l’umore è soggetto a oscillazioni che svolgono un ruolo importante nell’adattamento. Quando queste oscillazioni diventano ampie, indipendenti e sproporzionate rispetto agli stimoli esterni e si associano a peculiari quadri clinici, parliamo di disturbi dell’umore, che si distinguono in disturbi unipolari e distursegue a pag. 2

Aiuto: post 12 Qualcuno 7 Auto 13 Indallabrevericerca 14 Testimonianze 16 Disturbo sempre vi ascolta traumatico da stress e la dal 27 Grazie 22 IDEA 19 Ladelmaledizione 24 Letti per voi 25 Notizie cibo ricerca Mondo


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bi bipolari. Nei disturbi dell’umore è fondamentale operare una diagnosi tempestiva e corretta per avviare precocemente un adeguato intervento terapeutico. Distinguere una depressione unipolare da una depressione bipolare, può richiedere un’analisi complessa, soprattutto quando nel paziente non si sono verificati episodi maniacali franchi ma solo episodi ipomaniacali, spesso omessi dal soggetto durante il racconto della sua storia clinica in quanto considerati periodi di benessere: sono i casi di disturbo bipolare tipo II. Tale difficoltà diagnostica si manifesta in un ingente problema di salute pubblica, poiché una diagnosi precoce ed accurata è fondamentale per il trattamento del Disturbo Bipolare e farmaci utili ed efficaci nella depressione unipolare possono essere dannosi nella depressione bipolare. rata della vita. È considerato il disturbo dei “famosi” o dei “creativi”, in quanto sembra essere molto frequente tra i personaggi dello spettacolo, della politica e del-

Il Disturbo Bipolare: una visione d’insieme Il Disturbo Bipolare è una malattia psichiatrica cronica caratterizzata da episodi di euforia o irritabilità alter-

Episodio ipomaniacale: L’ipomania corrisponde ad un periodo di elevazione dell’umore, delle energie fisiche e del flusso delle idee, di esuberanza, instancabilità e di progettualità. Questi soggetti possono essere creativi e produttivi in campo artistico o comunque molto impegnati e dediti all’ambito lavorativo in cui sono inseriti. Nonostante questi aspetti che potrebbero sembrare “positivi”, non di rado uno stato ipomaniacale determina ripercussioni negative in ambito lavorativo e sociale perché prevalgono l’impulsività, l’aggressività, l’irritabilità e le condotte d’abuso. Nell’ipomania è inoltre presente spesso una diminuzione della capacità di giudizio che rende, per familiari e colleghi di lavoro, la convivenza con questi soggetti abbastanza problematica. L’episodio ipomaniacale, rispetto a quello maniacale o misto, che sovente per la sua intensità e durata (fino a 3-4 mesi) richiede l’ospedalizzazione, si caratterizza per la presenza di sintomi attenuati e di durata inferiore (4 giorni). Il quadro clinico comprende: euforia, allegria e vivacità che possono virare, in seguito a stimoli esterni anche minimi, verso irritabilità e aggressività. I pazienti in fase ipomaniacale mostrano stima ipertrofica, ottimismo, aumento di energia che li rende instancabili, iperproduttivi, con ridotto bisogno di sonno. Non sono presenti sintomi psicotici quali allucinazioni, deragliamenti e deliri, che invece possono comparire nel 45%75% dei pazienti in fase maniacale o mista. E’ caratteristica l’assenza di insight: il paziente tende a ritenere la sua condizione come la fisiologica reazione del suo organismo al precedente episodio depressivo. L’ipomania è dunque una condizione difficile da evidenziare, che ad un occhio non esperto potrebbe sembrare la semplice manifestazione di uno stato di particolare benessere o l’espressione di un carattere al massimo un pò esuberante. Tuttavia rilevare la presenza di una fase ipomaniacale è importante in quanto rappresenta un fattore predittivo per la possibile comparsa di un episodio depressivo e un elemento imprescindibile per impostare una corretta terapia. A questo scopo risulterà molto utile la testimonianza di chi osserva tutti i giorni il paziente da fuori (genitori, amici, colleghi e quanti altri).

l’arte, ma in realtà si tratta di una patologia ampiamente diffusa nella popolazione che comporta gravi complicanze per chi ne è affetto (divorzio, problemi economici e legali, abuso di alcol e sostanze, riduzione dell'aspettativa di vita) ed elevati costi per la società.

nati ad episodi depressivi e a periodi di benessere. Gli episodi di euforia o irritabilità possono anche essere sporadici o rarissimi: per una diagnosi di disturbo bipolare, ne basta uno. Il disturbo esordisce tipicamente in età adolescenziale, e continua per tutta la du2


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promissione psico-sociale. Il funzionamento e la qualità della vita dei pazienti bipolari risultano compromessi indipendentemente dalla polarità dell’episodio in corso: se da un lato può sembrare abbastanza chiaro che una fase depressiva, per via dei sintomi dell’umore, del senso di disperazione e del ritiro sociale che ne consegue, determini una drammatica riduzione del funzionamento globale, dall’altro stupisce il dato secondo cui una importante compromissione è riscontrabile anche durante le fasi ipomaniacali, quando si pensa che il paziente provi un accresciuto senso di benessere e percepisca un soggettivo aumento della qualità della vita.

Il Disturbo Bipolare I è un quadro clinico definito dal verificarsi di almeno un episodio euforico-maniacale (con o senza episodi depressivi), mentre il Disturbo Bipolare II è definito dal verificarsi di almeno un episodio depressivo e almeno un episodio euforico-maniacale attenuato, detto ipomaniacale. Il Disturbo Bipolare ha una prevalenza nella popolazione generale compresa tra lo 0.4% e lo 1.6%, ed un’incidenza che arriva fino al 15-20% se si considera l’intero “spettro bipolare”, comprendente sia forme lievi che molto gravi.

Disturbo Bipolare II: come si manifesta?

La valutazione del funzionamento occupazionale, in particolare, è fondamentale quando si cerca di quantificare oggettivamente la gravità di malattia: giorni persi e produttività sono misure oggettive, meno soggette a distorsioni rispetto ad altre valutazioni di funzionamento e rendimento che, invece, sono più soggettive. Disoccupazione e giorni di lavoro persi sono parametri più direttamente rilevanti rispetto a questionari o interviste sulla compromissione funzionale. Dati recenti disponibili in letteratura stimano che il 64% dei pazienti affetti

Il Disturbo Bipolare II (DB II) è caratterizzato da un decorso clinico in cui si evidenziano uno o più episodi depressivi (Criterio A del DSM-IV-TR) accompagnati da almeno un episodio ipomaniacale ( C r i t e r i o B d e l D S M - I V- T R ) . S i d i f f e r e n z i a d a l Disturbo Bipolare I per l’assenza in anamnesi di episodi maniacali o misti (Criterio C del DSM-IV-TR). Molto alta risulta l’associazione con altre malattie psichiatriche come il Disturbo da Attacchi di Panico,

Episodio depressivo: L’episodio depressivo è spesso preceduto per alcuni giorni o settimane da prodromi quali labilità emotiva, riduzione degli interessi, tensione, astenia, inappetenza, insonnia, cefalea, difficoltà di concentrazione. Dopo questa fase inizia il periodo di stato (solitamente della durata di 6-8 mesi) caratterizzato da abbattimento, tristezza, indifferenza, anedonia, ansia, irritabilità. A lungo andare questi pazienti arrivano a provare la dolorosa sensazione di essere diventati indifferenti a ciò che accade ai loro familiari e non provare più affetto per loro. Sintomi di tipo psicomotorio possono essere: rallentamento, mancanza di energie, ridotta espressività mimica, linguaggio scarno, oppure agitazione, irrequietezza. Sono presenti sintomi cognitivi quali rallentamento ideico, ottundimento mentale, difficoltà di concentrazione e memoria, visione negativa di sé e del mondo, desiderio di morire, idee di suicidio. Sintomi di tipo neurovegetativo comprendono: insonnia, risvegli precoci o ipersonnia, riduzione della libido, alternanza diurna con miglioramento serale. Nelle forme più gravi sono presenti disturbi psicosensoriali: illusioni o vere e proprie allucinazioni uditive (voci che denigrano, condannano, incitano a farsi del male), visive (scene a contenuto terrifico), olfattive, gustative (i cibi “sono cattivi”, “hanno cambiato sapore”). Il pessimismo, la demoralizzazione, l’incapacità di provare affetti, la mancanza di speranze per il futuro possono indurre nel paziente la convinzione che il suicidio costituisca l’unica via d’uscita allo stato di sofferenza in cui si trova. Sintomi come iperfagia, ipersonnia, eccessiva preoccupazione per il giudizio degli altri, ipersensibilità alla disapprovazione e alle frustrazioni, tendenza a drammatizzare esperienze negative, reattività eccessiva all’ambiente esterno, sono indicativi di una forma atipica di depressione.

il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, i Disturbi di Personalità e con gli abusi di alcol e droghe.

è disoccupato, nonostante la maggior parte di questi abbia un titolo di studi abbastanza elevato. Tra quelli che lavorano, inoltre, c’è un aumentato numero di giorni lavorativi persi e la tendenza ad avere prestazioni lavorative ridotte rispetto sia a persone affette da di-

Disturbo Bipolare II: effetto della malattia sulla qualità di vita e funzionamento psicosociale dei soggetti affetti Il Disturbo Bipolare è associato ad una considerevole com-

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mente ricercare la presenza di fasi espansive anche nel passato, utilizzando le informazioni raccolte sia dal paziente che dai familiari: una dettagliata anamnesi patologica remota è, infatti, indispensabile per avere un’immagine longitudinale del Disturbo e non solamente una fotografia della sintomatologia attuale.

s turbi unipolari sia ad un gruppo d i c o n t r o ll o . Dobbiamo, inoltre, considerare che le difficoltà generalmente incontrate nella diagnosi del Disturbo Bipolare II incidono sulla determinazione delle conseguenze dello stesso e sull’aumento dei costi indiretti correlati al disturbo. Valutazioni recenti dimostrano che, nonostante una notevole sensibilizzazione degli psichiatri nei confronti di questa malattia, i pazienti con disturbi affettivi presentano ancora tassi elevati di diagnosi errata. A rendere ancora più importante una corretta diagnosi e quindi più “costosa” una diagnosi errata, è il fatto che gli antidepressivi possono indurre episodi ipomaniacali e maniacali o accelerare la ciclicità nel 30-40% dei pazienti bipolari. Per questo motivo, è probabile che un trattamento prolungato con farmaci antidepressivi nei pazienti con Disturbo Bipolare non riconosciuto possa destabilizzare in modo drastico il decorso sintomatologico nel tempo.

Ricerca di sintomi ipomaniacali in pazienti depressi La principale difficoltà diagnostica in questi casi consiste nel fatto che spesso tali pazienti riconoscono solo gli episodi depressivi come patologici, mentre le fasi ipomaniacali sono vissute e descritte come periodi di buon funzionamento sociale e lavorativo. Di fronte a tale problema è utile valutare la presenza di segni obiettivi quali, ad esempio nell’episodio depressivo, un impoverimento della mimica, la riduzione della gestualità, la fissità dello sguardo, la scarsa cura della persona e dell’abbigliamento, l’aumento del tempo di latenza delle risposte ed il rallentamento dell’eloquio. Nelle fasi di euforia o ipomania spesso è presente un non riconoscimento dei sintomi da parte del paziente, che tende a non aver consapevolezza del proprio cambiamento rispetto ad una condizione di normotimia; così, ad esempio, la sensazione di sentirsi pieno di energie, di non essere mai stanco, di non aver bisogno di dormire, la tendenza ad avere una sessualità intensa e promiscua non viene riconosciuta dal paziente come patologica. Anche in questo caso risulta utile evidenziare accelerazione dell’eloquio, abbigliamento bizzarro o vistoso, disinibizione e distraibilità e può risultare problematico indirizzare l’intervista su argomenti specifici. Anche la presenza di aggressività, irritabilità ed impulsività devono far pensare ad un Disturbo Bipolare anzichè unipolare e risulta essenziale indagare in questi pazienti il rischio di suicidio in maniera accurata.

Il ritardo nel formulare una corretta diagnosi, ha le sue ripercussioni in termini di costi indiretti anche per quanto riguarda le morti premature: è stato valutato che una donna di 25 anni con Disturbo Bipolare non trattato perde 9 anni di aspettativa di vita, dovuti in gran parte al suicidio. Poiché il rischio suicidario è particolarmente elevato nei primi anni successivi all’esordio dei sintomi affettivi, il ritardo di una corretta diagnosi e di un adeguato trattamento può incidere in modo significativo sul rischio di suicidio.

L’impor tanza di una cor retta diagnosi differenziale:quando deve insorgere il sospetto di“bipolarità”? Nella pratica clinica capita frequentemente, ad un occhio poco esperto, di non ricercare caratteristiche di “bipolarità” nei soggetti che si presentano lamentando una sintomatologia depressiva e quindi di somministrare talvolta una terapia farmacologica inadeguata e spesso dannosa.

In altre occasioni, il paziente non ha ancora sperimentato episodi ipomaniacali, ma è ugualmente presente un Disturbo Bipolare occulto, da individuare con una adeguata intervista clinica ed eventualmente alcune informazioni raccolte da parenti e amici più stretti.

Una corretta diagnosi, anche all’interno delle condizioni più sfumate di Disturbo Bipolare, è invece di fondamentale importanza per una tempestiva individuazione della malattia e l’impostazione di una adeguata strategia terapeutica.

Nella individuazione di una “bipolarità” è utile considerare che spesso le caratteristiche cliniche degli episodi depressivi nei pazienti con Disturbo Bipolare sono in qualche modo diverse da quelle degli episodi di depressione

Di conseguenza, ai fini di un corretto inquadramento è necessario che l’indagine anamnestica venga condotta da un clinico esperto in disturbi dell’umore che dovr̀a attiva4


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unipolare. Nel Disturbo Bipolare, infatti, l’episodio depressivo insorge piuttosto rapidamente e sono spesso presenti aumento nell’appetito e nelle ore di sonno, mentre nella depressione unipolare si osserva con maggior frequenza una loro riduzione. Anche un esordio in età adolescenziale dei sintomi depressivi è più frequente nel Disturbo Bipolare che nella malattia unipolare. Il verificarsi e il ripetersi di episodi depressivi ed espansivi in particolari stagioni dell’anno può essere un’altra caratteristica che orienta verso la bipolarità: spesso i pazienti con Disturbo Bipolare vanno incontro ad un maggior numero di episodi depressivi in autunno e ad episodi maniacali o ipomaniacali in primavera, o viceversa. Infine, il verificarsi di una fase ipomaniacale a seguito della somministrazione di una terapia con antidepressivi o la presenza di accentuati sbalzi d’umore, possono essere sintomi predittivi di un Disturbo Bipolare.

almeno 3-5 giorni durante il corso della vita del paziente.

Anche il riscontro di un Disturbo Bipolare o di una malattia psicotica in un familiare del nostro paziente depresso fa ipotizzare con maggiore probabilità la presenza di un Disturbo Bipolare rispetto ad altri pazienti che non hanno una simile anamnesi familiare. A disposizione del clinico sono, inoltre, alcuni strumenti testistici che aiutano nella diagnosi. Tra questi il gold standard per la diagnosi di Disturbo Bipolare II è rappresentato da un’intervista clinica semi-strutturata per i disturbi di asse I del DSM-IV: Structured Clinical Interview for DSM-IV Axis I Disorders (SCID). La somministrazione di tale questionario è limitata ai medici che operano nel campo della psichiatria da almeno 3 anni e che hanno ricevuto una formazione specifica in merito. Il Mood Disorder Questionnaire (MDQ) e l’Hypomania Checklist (HCL-32) sono questionari in auto-somministrazione utilizzati per identificare le componenti ipomaniacali nei pazienti con episodi depressivi, mentre il MOOD-Self Report (SR) life time valuta la presenza o assenza delle caratteristiche di spettro per un periodo di

il paziente rilascia il proprio consenso, sarà molto utile un colloquio con i familiari dello stesso. E’ stata, infatti, dimostrata nei familiari una capacità superiore a quella dei pazienti di individuare precedenti episodi ipomaniacali e di avere un’immagine più obiettiva dell’interferenza dei sintomi sul funzionamento.

I colloqui con i familiari del paziente Come precedentemente anticipato, una delle difficoltà nella corretta definizione diagnostica di un paziente con Disturbo Bipolare II è data dalla tendenza del paziente stesso a minimizzare la sintomatologia ipomaniacale e talvolta dalla sua difficoltà di differenziarla da periodi di benessere. In tali situazioni risulta estremamente difficile per il clinico ricostruire la storia anamnestica di episodi ipomaniacali e valutare correttamente l’interferenza del disturbo sul funzionamento sociolavorativo e familiare del paziente. A tale proposito, se

La diagnosi differenziale con le patologie organiche In presenza di sintomi depressivi è fondamentale escludere anche i più frequenti disturbi organici che possono simulare un disturbo dell’umore. Un’anamnesi medica e un esame obiettivo dettagliati, assieme ad un prelievo ematico per esami di laboratorio di routine e ad un dosaggio dell’ormone tireostimolante (TSH), sono generalmente in grado di escludere quelle condizioni cliniche, come le disfunzioni tiroidee, l’apnea ostruttiva del sonno e le malattie neurologiche, che più frequentemente mimano un disturbo dell’umore. Solo in casi eccezionali, quali la mancata risposta al trattasesegue a pag. 6 5


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mento o la presenza di sintomi inusuali, si rendono necessarie indagini più approfondite quali gli esami di neuroimmaging, l’EEG, il dosaggio dei livelli plasmatici della vitamina B12 e dell’acido folico, il test per la sifilide e per la malattia di Lyme, una consulenza neurologica e una serie di altri test a seconda della situazione.

che risultavano difficilmente inquadrabili in base alla sola indagine anamnestica e al colloquio clinico. Se possibile ed accettata dal paziente, una valutazione esterna, effettuata da uno specialista in Psichiatria, aiuterà a confermare la diagnosi. Oltre all’esperienza clinica, lo specialista psichiatra ha a disposizione la possibilità di confermare il disturbo attraverso l’intervista clinica semi-strutturata (Structured Clinical Interview for DSMIV Axis I Disorders - SCID) per i disturbi di asse I del DSMIV-TR. Il supporto dello specialista in psichiatria risulta, inoltre, fondamentale per un’adeguata impostazione terapeutica, che tenga conto delle più recenti linee guida di trattamento nel Disturbo Bipolare II. Quest’ultime sconsigliano l’utilizzo degli antidepressivi in monoterapia nelle fasi depressive bipolari, per il rischio di favorire un viraggio maniacale o ipomaniacale e lo sviluppo di forme a rapida ciclicità e resistenti al trattamento, mentre raccomandano la prescrizione di farmaci stabilizzatori dell’umore come prima scelta per fasi depressive lievi-moderate del Disturbo Bipolare.

E se si sospetta un Disturbo Bipolare II? Il paziente con un disturbo bipolare non ancora diagnosticato si presenta spesso negli ambulatori del medico di medicina generale riferendo sintomi depressivi e chiedendo un aiuto per recuperare le proprie energie e capacità. Ne deriva pertanto la necessità che il medico di medicina generale sia adeguatamente formato nell’individuazione di un sospetto Disturbo Bipolare, sulla base della presenza di almeno un episodio ipomaniacale in passato. Il percorso diagnostico in tali disturbi non si esaurisce, infatti, con l’esame dei sintomi attuali, ma prosegue con la valutazione della storia passata e, spesso, la conferma dello specialista. Il medico di medicina generale che ipotizza una diagnosi di Disturbo Bipolare II può validare o meno il suo sospetto continuando un’osservazione attenta del paziente finalizzata a valutare modiche oscillazioni temporali nel tono dell’umore, l’evoluzione della sintomatologia presentata, l’aspetto fisico e la cura della persona, l’eloquio ed eventuali altri cambiamenti comportamentali, aiutato in ciò anche dalla precedente conoscenza del soggetto. La valutazione in longitudinale del soggetto può, inoltre, consentire di individuare quelle oscillazioni nel tono dell’umore che il clinico sospettava ma

Infine, lo scambio di informazioni tra medico di medicina generale e psichiatra relativamente all’andamento del quadro e allo stato psichico del paziente, assicura la creazione di una piccola rete di assistenza all’interno della quale sarà più facile la rapida identificazione di oscillazioni nel tono dell’umore ed il tempestivo intervento terapeutico. In questa cornice anche il paziente avvertirà un supporto clinico maggiore e la consapevolezza di malattia potrà aumentare progressivamente. *Università di Siena 6


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Auto Aiuto: sempre “Niente mi commuove di più dell’essere capito, lo preferisco immensamente all’essere immaginato, anche sotto la forma più seducente” Paul Valery (Quaderni, 1923)

Roberta Necci*

rima di iniziare questa lettura provate a fare un piccolo esercizio di immaginazione. Tornate indietro di molti secoli e pensate a come i membri di piccole comunità rurali fronteggiassero le difficoltà quotidiane. Senza sostegno reciproco, quanto sarebbero riusciti a far sopravvivere il proprio gruppo di appartenenza? Provate ancora a tornare indietro di pochi anni (aprile 2009) e di pochi mesi (maggio 2012), ai due terremoti che hanno duramente colpito l’Abruzzo prima e l’Emilia poi. Come avrebbero potuto gli abitanti di quei luoghi affrontare emotivamente un evento così devastante? La condivisione non solo dei problemi pratici ma anche della paura e dell’angoscia, il sostegno reciproco e la solidarietà hanno sicuramente avuto una funzione cruciale per quelle comunità nell’affrontare un cambiamento improvviso e terribi le.

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secoli più tardi, tra il 1600 e la fine del 1800 le “Friendly Societies” e i “Mutual Aid Groups”, gruppi spontanei di solidarietà sorti per fronteggiare i problemi della quotidianità dovuti agli importanti cambiamenti sociali. Un’interessante esperienza, risalente al 1905, è quella che vede J. Pratt, medico tisiologo, e E. Worcester, psi-

Questi due semplici esempi ci fanno capire come il fenomeno sociale “Auto Aiuto” esista da sempre pur con denominazioni diverse (mutuo soccorso, reciproca assistenza, gruppi di solidarietà). La sua lunga storia è densa di esperienze affascinanti. La letteratura riporta che già intorno al XI secolo nei paesi anglosassoni nascevano le “Gildes”, associazioni di reciproca assistenza, e alcuni

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cologo appassionato di teologia, organizzatori, all’interno di una struttura dedicata alla cura di soggetti affetti da tubercolosi, di una forma di aiuto collettivo definita “Metodo della classe”. Tale metodo prevedeva delle riunioni in cui gli ammalati, dopo aver ricevuto delle informazioni sulla loro malattia, venivano sollecitati a parlare della loro condizione focalizzandosi sul miglioramento al fine di evitare l’autocompatimento e le sue conseguenze. A seconda del grado di “miglioramento”, le persone venivano invitate ad avanzare fino a raggiungere la prima fila quando si dichiaravano guariti. Il metodo sembrava essere efficace e, sebbene piuttosto rudimentale, è indubbio che tale esperienza avesse in sé alcuni elementi fondanti del futuro auto aiuto. Nel 1935 dall’incontro tra un agente di borsa e un medico chirurgo, entrambi dediti all’alcol, nasce negli Stati Uniti l’Associazione “Alcolisti Anonimi” e con essa ufficialmente l’Auto Aiuto. Bill e Robert scoprirono che condividendo le loro esperienze e sostenendosi reciprocamente riuscivano a mantenere la sobrietà. Il risultato sembrò essere di tale portata che entrambi decisero di dedicarsi a chi fosse vittima del loro stesso problema. Il metodo originato da quell’incontro, noto come “Tecnica dei dodici passi”, è il fulcro dell’attività di Alcolisti Anonimi, un’associazione diffusa oggi in tutto il mondo da cui si sono sviluppate esperienze di auto aiuto per disagi di ogni tipo. Infine, un’esperienza diventata un vero e proprio modello di riabilitazione psichiatrica, tuttora diffuso in buona parte del mondo occidentale, è quella di “Fountain House” iniziata nel 1948 a New York da un gruppo di pazienti dimessi da una struttura psichiatrica che si incontravano non solo per sostenersi emotivamente ma anche per trovare una soluzione a problemi pratici quali la ricerca di un alloggio e di un lavoro. Ancora oggi le “Clubhouse Fountain House” si pongono come obiettivo, oltre al sostegno, il reintegro sociale e lavorativo. Attualmente l’Auto Aiuto è considerato un valido strumento di intervento sociale a sostegno di tutti i tipi di disagio. La sua attività è promossa e sostenuta da importanti istituzioni tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 1987 così lo definisce: “L’Auto Aiuto è dato dall’insieme di tutte le misure adotta-

te da non professionisti per promuovere, mantenere o recuperare la salute, intesa come benessere fisico, psicologico e sociale, di una determinata comunità”, includendo il moderno concetto di salute ormai condiviso, riferito non più alla riduttiva dimensione di “assenza di malattia”. Nel tempo sotto l’etichetta “Auto Aiuto” sono state collocate attività, esperienze e metodologie diverse. I gruppi, sempre formati da persone che condividono uno stesso disagio, in alcuni casi sono totalmente autogestiti, in altri si avvalgono della moderazione di persone che hanno avuto un’esperienza diretta del problema condiviso (ex-pazienti, per esempio, che decidono di aiutare chi si trova in una condizione attraverso cui loro stessi sono passati), in altri ancora prevedono la presenza di operatori professionisti (per esempio psicoterapeuti, psicologi, assistenti sociali). Fin dall’inizio della sua attività la Fondazione IDEA ha creduto nei Gruppi di Auto Aiuto per chi soffre di disturbi dell’umore e d’ansia tanto che già nel numero 1 di IDEA Notizie (settembre 1995) dichiarava tra gli obiettivi “promuovere la nascita di gruppi di Auto Aiuto tra depressi ed ex-depressi per permettere lo scambio di informazioni e, soprattutto, il sostegno reciproco”. Promessa mantenuta. Da allora grazie alla preziosa opera volta alla costruzione delle fondamenta dell’Auto Aiuto del prof. Giovanni Battista Cassano e del prof. Paolo Lucio Morselli e grazie alla motivazione e all’impegno di tantissimi volontari, IDEA ha lavorato alla diffusione di questa attività. Attualmente i Gruppi di Auto Aiuto (GAA) IDEA sono presenti in molte città italiane (per informazioni www.fondazioneidea.org) e la loro attività a sostegno di chi soffre di ansia e depressione continua costantemente con tenacia e convinzione. Nonostante i grandi passi in avanti compiuti nel campo della salute mentale negli ultimi venti anni, sia dal punto di vista della ricerca, della diagnosi e dei trattamenti, sia dal punto di vista dell’informazione, gli obiettivi dei GAA IDEA, ossia lotta allo stigma e all’isolamento, promozione dell’informazione e sostegno emotivo, sono ancora molto lontani dall’essere raggiunti. Chi soffre di 8


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disturbi come ansia, depressione, disturbi bipolari sa molto bene, purtroppo, quanto oltre la propria sofferenza si debba mettere in conto la frustrazione derivante da incomprensione, incredulità, diffidenza e isolamento sociale. Le parole di Paul Valery, che aprono questo articolo, descrivono in maniera sintetica, ma molto efficace, lo stato d’animo delle persone che approdano ai nostri gruppi. Il bisogno di riconoscimento e ascolto rappresenta un nodo centrale per chi si rivolge a IDEA e i nostri gruppi rappresentano un’ancora di salvezza, un’opportunità unica di legittimazione, comprensione e speranza. “Solo chi ha provato può capire cosa provo” , è la richiesta implicitamente posta da chi desidera entrare in un gruppo di auto aiuto. “Io l’ho provato e so come ti senti” , è ciò che i volontari comunicano in modo spontaneo e autentico a livello emotivo. Sebbene molti tra coloro che leggeranno questo articolo conoscono già i GAA IDEA, ritengo comunque utile ricordare quali sono i principi generali del loro funzionamento. Si tratta di gruppi aperti, cioè ammettono l’ingresso di nuovi partecipanti in qualsiasi momento del percorso del gruppo, sono formati al massimo da 15 partecipanti, non hanno una durata prestabilita, hanno cadenza settimanale e sono totalmente gratuiti. Prevedono la presenza di due volontari, per scelta rigorosamente non professionisti, detti “facilitatori”, il cui compito è proprio quello di rendere più facile qualcosa che, per la natura di questo tipo di disagio, non lo è: incontrarsi, esprimersi, ascoltarsi. I facilitatori dei GAA IDEA hanno avuto un’esperienza diretta o indiretta, come familiari, di depressione, disturbo bipolare o disturbo d’ansia. Hanno risolto i problemi di accettazione e consapevolezza del proprio disagio, parlano senza problemi della loro esperienza e hanno raggiunto un buon livello di benessere. Hanno inoltre partecipato ad un corso di formazione organizzato dalla Fondazione IDEA e, successivamente, affiancato altri facilitatori nella conduzione di un gruppo. Durante la loro attività continuano ad aggiornare le proprie conoscenze e, soprattutto, partecipano ad incontri con altri facilitatori di esperienza pari (intervisione) o maggiore (supervisione) alla loro. Condividere regolarmente con altri

facilitatori sia le criticità che le gratificazioni derivanti dalla conduzione di un gruppo è fondamentale perché alleggerisce il carico emotivo, migliora la capacità di stare in gruppo e di confrontarsi con gli altri ed aumenta il proprio bagaglio di esperienza. Riguardo il gruppo, la loro funzione è di essere custodi degli aspetti organizzativi (per esempio della disponibilità dei locali) e del rispetto (per esempio curano che argomenti quali preferenze sessuali, religiose e politiche siano trattate nel massimo rispetto di tutti gli orientamenti); credendo nel gruppo come risorsa, si limitano a moderare gli incontri in modo che tutti i partecipanti abbiano la possibilità di narrare le proprie esperienze

ed i propri vissuti emotivi. Dato che la loro conoscenza è unicamente dettata dall’esperienza, i facilitatori di un GAA IDEA non intervengono con “intenzione terapeutica”, la loro ricchezza, al pari degli altri, è la storia personale e il desiderio di condividerla. È indubbio che l’ascolto e la condivisione dei vissuti personali, il rispecchiamento con le storie degli altri partecipanti, conducano i membri del gruppo a riflessioni importanti, ad individuare elementi di somiglianza o di differenza, a scoprire nuove prospettive, a vedere le proprie convinzioni sotto una nuova luce, e, di conseguenza, a spontanei cambiamenti sia nel modo di interpretare la realtà sia nei comportamenti. Tale processo di cambiamento però non può, e a mio avviso non deve, essere intenzionalmente guidato dai facilitatori (se così fossesegue a pag. 10 9


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se l’Auto Aiuto verrebbe snaturato della sua anima e della sua vera forza, lo spontaneismo) né deve essere considerato il risultato di una forma indiretta di terapia. A questo proposito è importante ricordare che l’Auto Aiuto è uno strumento di riabilitazione sociale che affianca ma non sostituisce né intralcia, come taluni credono, i percorsi terapeutici tradizionali e rappresenta per tutti i professionisti della salute mentale un prezioso alleato con cui instaurare una relazione di reciproco supporto. Questo in accordo con il modello biopsicosociale dello psichiatra americano George Engel (1977), secondo il quale tutti gli aspetti, biologici, psicologici e sociali, di una data condizione patologica devono essere considerati con pari dignità affinché ciò che viene chiamato “malattia” non dimentichi anche la sua dimensione di esperienza umana. Data la lunga esperienza di Auto Aiuto della Fondazione IDEA e le continue richieste di partecipazione da parte degli utenti e di collaborazione da parte di strutture di cura pubbliche e private, come pure di altre associazioni di volontariato, ritengo che la partecipazione ai Gruppi di Auto Aiuto abbia importanti ricadute sul piano individuale e sociale.

d’animo?”, “Sarei capace di spiegare come mi sento?”, “Se raccontassi a qualcuno come mi sento, potrebbe davvero capire cosa sto provando?”), l’angoscia (“La mia situazione è irrisolvibile…come faccio a trovare chi può aiutarmi?”) e l’isolamento sociale (“Le persone si annoiano a stare con me, preferisco rimanere da solo, almeno non mi sento di peso”, “Esiste qualcuno a cui interessi il mio star male?”), dovuti tanto alla malattia quanto ai pregiudizi che gravano come macigni sui disturbi psichici, rendono delle vite già difficili, simili ad un’acqua stagnante. Provate ora ad immaginare l’Auto Aiuto come un sasso lanciato in uno stagno. Nell’acqua ferma si genera un movimento ad onde concentriche. Il primo cambiamento riguarda chi soffre che, spesso per la prima volta, sente di essere accolto, riconosciuto e trova un linguaggio condiviso. Con il procedere dell’esperienza, la convinzione di aver bisogno di aiuto cede il passo ad una sorprendente scoperta: i membri del gruppo si accorgono che, semplicemente raccontando la propria storia ed esprimendo i propri sentimenti, diventano essi stessi portatori di aiuto. La scoperta di questa reciprocità ha una forte ricaduta positiva sul livello di autostima e sull’immagine di sé e, come ricordano Elvio Martini e Roberto Sequi, può a pieno titolo rappresentare uno degli obiettivi principali dell’Auto Aiuto: “L’intento comune a tutti i Gruppi di Auto Aiuto è quello di trasformare coloro che domandano aiuto in persone in grado di fornirlo, aumentando quindi la padronanza e il controllo dei problemi “ (1988).

I racconti di chi si avvicina a IDEA e chiede di partecipare ai nostri GAA per ansia e depressione, infatti, disegnano spesso un quadro non solo di grande sofferenza ma anche di una condizione sociale e relazionale sconfortante. Il dolore (“Sono solo io a provare questi stati

La partecipazione ad un GAA aumenta il livello di informazioni sui propri disturbi. Non essere bene informati su una propria specifica condizione di salute 10


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significa non conoscere una parte importante della propria vita. Migliorare tale conoscenza aumenta la consapevolezza del proprio stato e, di conseguenza, ne migliora la gestione, facilita l’identificazione dei segni premonitori, veri e propri “campanelli d’allarme” dell’arrivo di un momento di crisi, rendendo la persona soggetto attivo nella produzione e nella gestione del proprio benessere. L’effetto benefico dell’Auto Aiuto si estende lentamente dalla persona che partecipa al gruppo ai suoi familiari. Quelli già consapevoli del disturbo del proprio congiunto, traggono un indubbio beneficio nella condivisione del carico emotivo e dalla possibilità di poter contare sul gruppo come alleato nell’incoraggiare e sostenere chi soffre. Per quelli che invece ancora ritengono

inefficiente”, “un assenteista”, “un pigro”.

ansia e depressione semplici conseguenze di un pes-

Infine, l’ultima onda del sasso Auto Aiuto lanciato nello

simo carattere, pigrizia o eccessivo pessimismo, il grup-

stagno del disagio mentale raggiunge la società. Le per-

po rappresenta indirettamente l’opportunità, purtrop-

sone sentendosi accettate, capite, sostenute ed utili so-

po non sempre colta, di rivedere la propria opinione.

no incoraggiate a mettersi alla prova e scendere in cam-

Dagli effetti positivi dell’Auto Aiuto traggono bene-

po. Dapprima questo si verifica all’interno del gruppo

ficio anche i professionisti della salute mentale.

stesso, un contesto protetto in cui ogni membro può ri-

Grazie, infatti, allo scambio di informazioni tra partecipan-

schiare perché se sbaglia ha la possibilità di corregger-

ti (un vero e proprio aggiornamento continuo), le perso-

si; in un secondo momento, grazie alla ritrovata sicu-

ne arrivano più rapidamente e in condizioni meno gravi

rezza, si estende alle relazioni sociali della vita quo-

alle strutture deputate per un trattamento adeguato, evi-

tidiana orientando le persone ad una maggiore au-

tando inutili ritardi nella diagnosi dovuti alla sottovaluta-

tonomia, obiettivo ultimo del nostro Auto Aiuto.

zione dei sintomi e ai pregiudizi che ancora gravano sui

Convinta che la somma di tanti effetti a onde concentri-

disturbi mentali e non di rado, anche all’essersi rivolti a

che possa dare un importante contributo all’abbattimen-

specialisti non adatti (internisti, cardiologi, otorinolarin-

to dello stigma e al miglioramento della qualità di vita

goiatri) quando non a maghi, guaritori, sacerdoti ecc.

di chi soffre di disturbi dell’umore e dell’ansia, penso sia

Grazie, inoltre, ad una sorta di reciproco e permanente

nostro dovere, come volontari della Fondazione IDEA,

monitoraggio l’adesione ai trattamenti migliora (“Non

continuare con forza e convinzione la nostra attività in

devi smettere la psicoterapia…ti accompagno io dallo

favore di una più ampia diffusione dell’Auto Aiuto.

psicologo”, “Sempre a pensare alla bocca secca…non

Colgo l’occasione per ringraziare tutti i volontari dell’Auto

sarà meglio che essere depressi?”, “Lo dici tu che sei

Aiuto IDEA per il loro impegno. Il continuo scambio con

ancora depresso…non ti ricordi come stavi due settima-

molti di loro è per me un’inesauribile fonte di esperien-

ne fa? Non riuscivi neanche a parlare…”) e l’arrivo di una

za e arricchimento per la mia attività di supervisione.

ricaduta può essere segnalato in tempo utile ad evitare che la situazione peggiori e si aggravi (“Già l’altra volta

"Sapere come qualcun altro ha affrontato un problema è importante e utile per pensare al problema sotto diverse prospettive. Spesso conoscendo chi ha avuto il problema, si capisce meglio cosa è il problema”. Luca Amovilli, 2006

hai detto che non dormi bene, l’hai detto al tuo medico?”). Come gli specialisti ben sanno, un intervento precoce spesso può evitare lo sviluppo di un episodio pieno e contribuire a migliorare il funzionamento lavorativo e sociale contrastando i pregiudizi che spesso portano a considerare chi soffre di ansia e depressione “un lavativo”, “un

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Qualcuno vi ascolta (Risponde Prof. Antonio Tundo, Istituto di Psicopatologia, Roma)

Scrive Franca da Orvieto: “Ho 50 anni e da oltre 10 soffro di depressione. Ho sempre seguito una cura farmacologica con la quale, grazie a Dio, sto abbastanza bene. Da qualche tempo sento parlare della possibilità di prevenire, e a volte anche curare, attraverso una corretta alimentazione diverse importanti malattie come l’infarto e, persino, i tumori. Che lei sappia, ci sono studi analoghi per le patologie psichiatriche? In altri termini e per essere più chiara, posso sperare che per vincere la depressione un giorno andrò al supermercato e non più in farmacia?”.

sce spada e crostacei), i cereali, le noci, le mandorle, i kiwi e i

“Cara Signora Franca, il tema che lei propone, sebbene po-

(arance, limoni, fragole e kiwi), nei legumi e nei cereali.

co trattato dai mass media, è di estrema attualità tanto che ci sono nel mondo diversi gruppi di ricerca che se ne occu-

Studi pionieristici, pubblicati negli ultimi anni, hanno infine messo in relazione la formazione dei ricordi, l’umore e, più in

pano. Essendo il cervello un organo come tutti gli altri, quello che noi mangiamo non può non influenzarne il funziona-

generale, la salute mentale di una persona con i batteri fisiologicamente presenti nel suo intestino. Questi microorgani-

mento e, di conseguenza, le nostre emozioni, i nostri pensieri e i nostri comportamenti. Dovrebbe, a questo proposito, vedere il recente film Super Size Me di Morgan

smi sembrerebbero in grado di influenzare l’attività del cervel-

Spurlock, un documentarista statunitense che ha mangiato per un mese solo cibo spazzatura. I risultati sono stati un aumento di peso di 11 chili, una preoccupante alterazio-

fano. Il primo è un nervo che collega gli organi periferici con il sistema nervoso centrale la cui stimolazione, mediante un apposito pace maker, si è dimostrata efficace per la cura della depressione non rispondente ai farmaci. Il secondo è un

legumi- aumenta la produzione di BDNF e facilita la crescita di nuove cellule nervose. I dati relativi agli omega 3 sono così convincenti che ormai da qualche anno se ne sta studiando l’efficacia nel trattamento di alcune forme di depressione. Un impatto positivo sull’umore sembrano avere anche alcuni nutrienti, come il magnesio, il triptofano, contenuto nel cacao non dolcificato, nei semi di soia, nelle noci e negli anacardi, e l’acido folico, che si trova in abbondanza nelle verdure a foglia verde (broccoli, spinaci, asparagi, lattuga), nella frutta

lo sia direttamente, attraverso sostanze che stimolano il nervo vago, sia indirettamente, attraverso la produzione di tripto-

ne della funzionalità epatica e un umore pessimo (il protagonista dichiara di essere diventato lunatico, irascibile e infelice). Passiamo ora dall’aneddotica ai risultati degli studi scientifici oggi disponibili sull’argomento. Una dieta ricca di zuccheri o di acidi grassi saturi (contenuti in burro, panna, insaccati e carne) negli animali da esperimento riduce la produzione a livello dell’ippocampo (una zona del cervello) di BDNF (Brain Derived Neurotrophic Factor, o fattore della crescita), sostanza che protegge le cellule nervose e le aiuta a scambiarsi le informazioni. Nell’uomo l’eccessivo consumo di zuccheri può causare sintomi simili a quelli della depressione (apatia, stanchezza, rallentamento delle funzioni mentali, sonnolenza), mentre un eccesso di grassi saturi peggiora le capacità di concentrazione e memoria. Al contrario, una dieta ricca di acidi grassi omega 3 -di cui sono ricchi alcuni pesci (salmone, sgombro, merluzzo, sardine, pe-

precursore della serotonina, un neurotrasmettitore (cioè una sostanza che permette alle cellule nervose di parlare tra di loro) su cui agisce la maggior parte degli antidepressivi di seconda generazione. Una dieta ricca di bifidobatteri o lattobacilli, probiotici contenuti in yogurt, formaggio e crauti, migliora la resistenza allo stress e previene la comparsa di sintomi simil-depressivi negli animali da esperimento. E’ ancora tutto da verificare se questo effetto si manifesta anche nell’uomo. In conclusione le suggerisco, signora Franca, di continuare ad assumere gli antidepressivi perché, almeno per ora, la depressione si può sconfiggere solo con le giuste cure. Un’alimentazione corretta, ricca cioè di frutta, verdura, yogurt e pesce e povera invece di zuccheri, carne, formaggi e burro, oltre a fare bene al suo fisico può darle una mano a fronteggiare meglio lo stress e a mantenere il buon umore. E, mi creda, non è poco.

Inviate le vostre lettere per posta ordinaria al Prof. Antonio Tundo - Idea Bologna, Via Barberia 18 • 40123 Bolognao per E-mail: idearisponde@tin.it In questa rubrica saranno pubblicate quelle che contengono richieste di informazioni o quesiti clinici di interesse comune

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In breve dalla ricerca (a cura della Dott.ssa Fulvia Marchetti, Istituto di Psicopatologia, Roma)

NUOVI ANTIPSICOTICI: un’opportunità in più per la cura della schizofrenia Per la natura stessa della loro patologia, coloro che soffrono di schizofrenia, o più in generale di un disturbo psicotico, spesso non si rendono conto di stare male e tendono a rifiutare o a interrompere continuamente le cure, soprattutto quando queste prevedono più assunzioni al giorno. Da quando sono disponibili le preparazioni long acting degli antipsicotici di seconda generazione (somministrabili per via intramuscolare ogni 1530 giorni), la prognosi della schizofrenia sembra migliorata. In un recente studio di Y.Barak e D. Aizernber (BMC Psychiatry, 2012) è stata infatti dimostrata una stretta relazione tra uso di antipsicotici long acting e minore interruzione delle cure, maggiore probabilità di remissione dei sintomi e migliore adattamento sul piano sociale.

Le TERAPIE SOMATICHE nel trattamento della depressione resistente Circa il 15-20% di coloro che soffrono di depressione risponde in maniera non soddisfacente o non risponde affatto alle cure. Per questi casi, che tecnicamente si definiscono di “depressione resistente”, negli ultimi anni sono state messe a punto diverse strategie di intervento che consistono nella combinazione di più farmaci o nel ricorso a terapie somatiche. Per quanto riguarda le terapie somatiche, una revisione degli studi presenti in letteratura (C. Cusin e D. Dougherty, Biology of Mood & Anxiety Disorders, 2012), ha evidenziato che la terapia elettroconvulsivante rimane il sistema di cura più rapido e con maggiori prove di efficacia. I risultati per la Stimolazione Magnetica Transcranica ripetuta sono contraddittori, mentre per la Stimolazione del Nervo Vago e per la Stimolazione Cerebrale Profonda, per quanto promettenti, necessitano di ulteriori conferme.

DISTURBI PSICHIATRICI NELL’INFANZIA e abuso di sostanze nella vita adulta Alcuni disturbi emotivi, che tipicamente insorgono nell’infanzia, se non sono prontamente riconosciuti e curati aumentano il rischio di sviluppare in età adulta abuso di alcol o sostanze. Questo dato, che conferma l’importanza di trattare adeguatamente le problematiche psichiatriche infantili, emerge da uno studio di J.B. Pingaul e collaboratori (Mol Psychiatry, 2012) condotto su 1803 bambini che, tra i 6 e i 12 anni, presentavano iperattività, deficit dell’attenzione o oppositività. A 21 anni il 13% di questi soggetti abusa di alcol, il 9% di cannabis e il 2% di cocaina. La dipendenza da nicotina appare correlata in maniera specifica con il deficit dell’attenzione.

METFORMINA per il trattamento degli effetti secondari degli antipsicotici L’amenorrea, il blocco cioè del ciclo mestruale, e l’aumento di peso sono tra gli effetti collaterali più comuni degli antipsicotici di prima e seconda generazione e un frequente motivo di interruzione precoce della terapia. Trattandosi di farmaci indispensabili per il trattamento di patologie importanti, come la schizofrenia e il disturbo bipolare, e non facilmente sostituibili, fino ad ora l’unica possibilità di contrastare questi effetti era il ricorso agli ormoni, per il ciclo, e alla dieta, per il peso. Di recente Wu e collaboratori (American Journal of Psychiatry, 2012) hanno dimostrato che associando agli antipsicotici la metformina, un ipoglicemizzante orale largamente impiegato anche per contrastare il dismetabolismo, è possibile non solo contenere l’incremento ponderale e ridurre il rischio di amenorrea, ma normalizzare anche alcuni parametri ormonali come i livelli di prolattina, di LH, di testosterone e la resistenza all’insulina. 13


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Testimonianze Gabriella Caruso - Canicattì

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l mio è un problema antico..”, fu la prima cosa che dissi alla mia psicologa appena la incontrai la prima volta. Da allora sono trascorsi diciotto anni, ora sto bene, almeno per quanto riguarda la mia dipendenza. Ho preso dalla tavola imbandita ciò che mi piaceva: la psicoterapia, i libri, le amiche, la palestra, i Gruppi di Auto Aiuto. Ed è proprio di questi che ti voglio parlare, IDEA. Quando non so dove portare il mio dolore, ecco che il Gruppo di Auto Aiuto mi apre la porta, con un sorriso, con gentilezza, senza pretendere nulla, mi fa accomodare e pare quasi dica: “Vieni cara, hai bussato alla porta giusta, ti aiuteremo, prenderemo in braccio il tuo dolore, così come tu prenderai in braccio il nostro”. Il gruppo ti invita, ti aiuta con delicatezza e rispetto a ricompattare le cose, a un riassestamento. Qualcosa si cristallizza e nasce un’anima, e si diviene meno infelici, meno disperati, cambia la consapevolezza o, più semplicemente, si impara a conoscerla. Do riposo, finalmente, alla mia mente, osservando tutti i suoi problemi, le sue ferite, i suoi traumi, i suoi ricordi e desideri, e percepisco un’atmosfera spirituale. Si diviene una cosa sola nella compenetrazione e l’ego si dissolve, per un po’: questa unione potrei anche chiamarla “preghiera”. Inizialmente sei parte di un gruppo e poi pian piano il gruppo si dissolve e rimani tu, tu solo, e diventi completamente te stesso. Ed io, imperturbabile, starò lì, fra le pareti di quella stanza accogliente, forte di quegli sguardi carichi di comprensione, come seduta sulla riva di un ruscello aspettando il momento in cui tutto sarà limpido. <<…. Una candida colomba cadde in uno stagno di fango. Il rospo disse: “Oh bella colombella, sei caduta nel fango!” … e la colomba rispose “Sì, ma non ci rimango!”>> Trilussa

Pierino Poli - Bologna

L’

Auto Aiuto rappresenta uno strumento utile a molte persone per uscire dall’isolamento. La possibilità di parlare dei propri problemi con chi vive la stessa situazione, ti fa sentire ascoltato e compreso e ciò non esclude, quando necessario, un supporto farmacologico ed un eventuale sostegno psicoterapeutico da parte degli specialisti. La mia esperienza come beneficiario di un Gruppo di Auto Aiuto IDEA è stata molto positiva, dal gruppo ho ricevuto comprensione, aiuto e conforto nei momenti di bisogno, il legame di empatia che si è venuto a creare con i facilitatori di IDEA e gli altri fruitori, è stato tale che tuttora partecipo al gruppo pur avendo superato le mie difficoltà. Penso che la mia esperienza possa essere di aiuto ad altri, le persone che si avvicinano a questi gruppi a volte sono veramente all’oscuro del disagio che stanno attraversando e brancolano nel buio, cercando di capire cosa gli stia capitando e quali strumenti possono utilizzare per uscirne. Ovviamente il gruppo non può sostituire il medico, la presenza ad inizio attività di uno specialista è comunque molto utile per comprendere le finalità di questa terapia ed avere una corretta informazione scientifica su cosa sia la depressione e quali gli strumenti che la medicina mette a disposizione di coloro che ne soffrono. Nel ringraziare Gabriella, Pierino e Angelo per le loro testimonianze, rinnoviamo l’invito a tutti i nostri gentili lettori ad inviarc 14


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Quando vorresti spegnere il sole E non puoi Quando esci la notte E ti accorgi che il firmamento Brilla più che mai Quando pensi che il tuo inverno Non abbia più fine Ma ti svegli una mattina E ti sorprende Un’esuberante primavera Se cerchi cocciutamente Significati per la tua vita Se il mare dei tuoi sentimenti Imperversa burrascoso Minacciando di travolgere tutto Quando lo sconforto Ti chiude nella tua stanza E resti lì a dialogare col buio Se ogni filo di comunicazione Sembra reciso E scegli di isolarti Dal resto del mondo Quando il mattino Ti costa schiudere le persiane E temi il confronto Con una nuova giornata Quando ti ripugna Metterti in discussione Perché sai di avere torto E se per caso Anche il tuo migliore amico Ha appena tradito la tua fiducia Se tutto questo accadesse E quando malauguratamente accadesse.. Fai un CLIC Su ciò che rimane Della tua FEDE In un ideale qualunque Fai doppio CLIC Su un gesto di SOLIDARIETA’ Un ulteriore Piccolo, semplice, Insignificante CLIC Per risvegliare La tua mente La SPERANZA Cancellerà ogni ombra E tu non avrai più paura Di incontrare il SOLE Angelo - Brescia viarci articoli e testimonianze, personali o dei propri cari, affinchè l’esperienza di chi ha sofferto possa essere di aiuto agli altri 15


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(Antonio Drago, Irene Toniolo, Diana De Ronchi)*

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l disturbo post traumatico da stress (PTSD) è un disturbo psichiatrico che appartiene al gruppo dei disturbi d'ansia. All'interno dello spettro dei disturbi d'ansia il PTSD ha la caratteristica di essere legato ad un elemento esterno, un evento traumatico particolarmente grave in cui il soggetto è stato coinvolto in prima persona o di cui è stato testimone. I sintomi associati al disturbo possono emergere immediatamente dopo il trauma o anche più di sei mesi dopo. Il PTSD ha una prevalenza lievemente inferiore al 10% nelle popolazioni occidentali (America del nord) ed ha andamento cronico in meno della metà dei casi. L'associazione tra trauma e sintomi psichici fu inizialmente formalizzata più di 200 anni fa. Descrizioni di quadri clinici riconducibili al PTSD si possono rintracciare già dalla guerra civile negli Stati Uniti d'America (1861–1865), ed in Europa Freud (1856–1939) fu uno dei primi ad associare il trauma a sintomi psichici. Un interesse per sindromi cliniche riconducibili al PTSD si manifestò anche durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. La nosologia psichiatrica DSM già nel 1980 definì il PTSD con le caratteristiche riconducibili a quelle cui ci riferiamo oggi. Da quel momento in poi il numero delle pubblicazioni relative al PTSD è andato aumentando negli anni, testimoniando l'interesse e la rilevanza clinica di questo disturbo. sintomi dissociativi, 2) sono presenti sintomi di aumentato “arousal”, ovvero uno stato fisiologico e psicologico di estrema allerta e 3) condotte di evitamento, cioè una deviazione dai normali comportamenti giornalieri adatta a minimizzare il riemergere dei ricordi. Per poter completare una diagnosi di PTSD è necessario che questi elementi causino un profondo disagio psichico al soggetto e che ci siano conseguenze tangibili sul piano del funzionamen-

Caratteristiche cliniche Il PTSD si caratterizza per lo sviluppo di sintomi caratteristici dopo un trauma particolarmente forte che ha messo il soggetto o qualcuno vicino a lui in pericolo di vita o di essere gravemente ferito. Il disturbo si presenta con tre elementi clinici principali: 1) l'esperienza traumatica è rivissuta in diversi possibili modi, inclusi pensieri, immagini, illusioni, allucinazioni e 16


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descritti devono durare per almeno un mese per poter porre diagnosi di PTSD. Il PTSD si definisce acuto se dura meno di tre mesi, cronico se dura di più oppure ad insorgenza tardiva se i sintomi descritti compaiono almeno sei mesi dopo l'evento traumatico. Quelle descritte finora sono le caratteristiche cliniche principali del PTSD. Accanto a queste si possono presentare altri sintomi. Per esempio, ci possono essere sentimenti di colpa se il soggetto è sopravvissuto all'evento traumatico dove altre persone sono morte, o in caso di violenza sessuale, o rapimento. Le condotte di evitamento e la diminuzione della funzionalità sociale, lavorativa e personale possono portare a conflitti relazionali con l'ambiente esterno che possono peggiorare il quadro di difficoltà psichica del soggetto. Soggetti con PTSD sono più a rischio di andare incontro a depressione, ad altre patologie dello spettro ansioso (disturbo da attacchi di panico, fobia sociale, agorafobia, disturbo ossessivo compulsivo, fobie specifiche), abuso o dipendenza da sostanze e disturbo bipolare.

to personale, sociale o lavorativo. Per esempio, un soggetto che abbia avuto un grave incidente in automobile nel quale ha rischiato di perdere la vita, potrà nelle settimane o nei mesi successivi avere dei ricordi dell'evento traumatico sotto forma di immagini o sogni. Questi vissuti potranno essere particolarmente angoscianti, tanto da causare un aumento dell'allerta del soggetto durante tutto il giorno, anche in assenza di pericoli reali. Per evitare che i ricordi dell'evento traumatico ritornino, il soggetto potrà decidere di evitare di andare in automobile, questa potrebbe essere una condotta di evitamento, con una conseguente forte limitazione della sua libertà e funzionalità sociale. Gli eventi traumatici che possono provocare un PTSD possono includere esperienze militari, assalti personali di carattere sessuale, psichico o a scopo di rapina: essere rapito, tenuto in ostaggio, essere vittima di attacchi terroristici, tortura, incarceramento, disastri naturali o causati dall'uomo, incidenti stradali severi o infine avere ricevuto una diagnosi di malattia potenzialmente mortale. Una persona può andare incontro a PTSD anche se è solo testimone e non è direttamente coinvolto in tutta questa serie di eventi. L'esperienza traumatica può essere rivissuta in diversi modi. Più classicamente attraverso immagini o ricordi dell'evento, o sogni ricorrenti e disturbanti che riguardano l'evento in modo diretto o in modo simbolico. Sintomi dissociativi relativi all'evento sono più rari ma si possono verificare. Questi stati possono durare da qualche secondo a giorni interi, durante i quali il soggetto rivive l'evento traumatico o parti di esso e si comporta come se li stesse vivendo in quel momento. Questi episodi si definiscono in genere flashback. Anche se possono durare solo qualche momento, si caratterizzano in genere per uno strascico di sensazioni spiacevoli e malessere, insieme ad aumentato arousal. L'esposizione a stimoli interni od esterni che ricordano o rappresentano l'evento traumatico può essere causa di intenso malessere psichico per un soggetto che soffre di PTDS. Per questo motivo si possono verificare condotte di evitamento adatte a proteggere il soggetto dalla riemersione dei ricordi relativi all'evento traumatico. Infine, il quadro clinico di un paziente che soffre di PTSD si può caratterizzare per una diminuita recettività all'ambiente esterno, un diminuito interesse per le altre persone o per attività che prima dell'evento risultavano piacevoli per il soggetto. Il PTSD si associa a sintomi di carattere ansioso che non erano presenti prima del trauma; questi sintomi includono una diminuzione della qualità del sonno, ipervigilanza ed aumento della reattività delle risposte di allerta. I sintomi

Prevalenza, decorso e fattori predittivi Negli Stati Uniti d'America il PTSD ha una prevalenza stimata intorno al 7.8% tra gli adulti. Si stima che nelle popolazioni occidentali (USA) il 50% della popolazione sarà esposto durante la sua vita a traumi che potenzialmente possono portare al PTSD. Una diagnosi di PTSD è stata posta nel 31% dei veterani della guerra del Vietnam; gli eventi traumatici che sono associati più frequentemente con il PTSD includono la violenza sessuale, esperienze militari o imprigionamento e fenomeni di violenza legati a conflitti etnici o politici. Il PTSD si può presentare a qualsiasi età. La probabilità di sviluppare i sintomi, l'intensità e la durata degli stessi sono in genere associati all'intensità, alla vicinanza ed al grado di coinvolgimento in prima persesegue a pag. 18 17


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Il disturbo post traumatico da stress segue da pag. 17

sona durante il trauma. I sintomi in genere compaiono entro tre mesi dall'evento traumatico, anche se si possono verificare anche a distanza di anni. In genere il quadro iniziale è quello di un’ansia acuta. La durata dei sintomi può variare: circa metà dei casi migliorano entro i primi tre mesi fino ad una remissione completa dei sintomi. Altri soggetti vanno incontro ad una fluttuazione sintomatologica nel tempo, con periodi caratterizzati da sintomi più intensi e periodi di relativo benessere. Sintomi cronici di PTSD si possono riscontrare fino al 40% dei casi e ad una distanza di 10 anni dal trauma. Una storia di depressione nei parenti di primo grado aumenta le probabilità di incorrere in un PTSD dopo un trauma. Una storia personale caratterizzata da traumi, familiarità per disturbi psichiatrici, sentirsi in pericolo di vita ed un supporto sociale scarso al momento del trauma, sono fattori di rischio per il PTSD. Circa un terzo della vulnerabilità al PTSD è di carattere genetico ed il rischio rimanente è primariamente determinato dall'ambiente. Una fragilità dell'asse ipotalamo potrebbe essere un fattore biologico di rischio per lo sviluppo del PTSD. Anche il sistema serotoninergico, che è uno dei principali obiettivi dell'intervento farmacologico per il PTSD, può rappresentare una base biologica di fragilità predittiva di sviluppo del disturbo dopo l’ esposizione ad un trauma. Nonostante questi elementi clinici e di ricerca, la risposta ad un evento traumatico rimane un elemento di grande variabilità, difficile da predire in termini pratici.

ancora in vita nel 2004, ovvero 36 anni dopo la tragedia, la prevalenza di PTSD fu del 26%, mentre la prevalenza di depressione maggiore fu del 28%. Fattori predittivi per la presenza di PTSD o sindrome depressiva maggiore furono il genere femminile ed il numero di lutti tra i parenti di primo grado sofferti a causa del disastro. Il terremoto dell'Aquila del 2009 provocò 308 vittime. Dell'Osso e colleghi hanno condotto uno studio epidemiologico in un campione di giovani adolescenti soggetti al disastro ed hanno rinvenuto che la prevalenza di PTSD nella popolazione indagata era del 37.5%, soprattutto nella popolazione di genere femminile. In un campione più vasto di 1680 persone abitanti nell'area dell'Aquila, lo studio ha riportato una prevalenza di PTSD inferiore (14.5%) a sei mesi dall'evento, ed ha confermato che il sesso maschile, un'età inferiore ai 55 anni ed una maggiore scolarizzazione sono aspetti protettivi per non sviluppare un PTSD dopo un trauma. Un aspetto interessante relativo agli studi epidemiologici condotti dopo il terremoto dell'Aquila, è stato riportato da Rossi e colleghi. La popolazione sottoposta a stress dimostrava una prevalenza minore di patologie psichiatriche peggiori (psicosi) rispetto ad una popolazione di controllo. Gli autori concludevano che i traumi possono essere associati allo sviluppo di migliori strategie di “coping”(la reattività dell’individuo, la capacità di affrontare le situazioni). Abbiamo visto che anche una malattia grave e cronica può essere causa di PTSD. Peris e colleghi hanno dimostrato che un intervento psicologico precoce in queste persone può condurre ad una diminuzione dei sintomi ansiosi (dal 17.4% all’ 8.9%) e di depressione (dal 12.8% al 6.5%) con importanti ricadute sulla qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari. Inoltre, riguardo al rischio di sviluppare in seguito un PTSD, dimostrò una tendenza minore nei soggetti che furono sottoposti ad un intervento psicologico precoce.

Il PTSD in Italia Il PTSD è stato studiato in Italia, soprattutto in seguito ad eventi catastrofici come il disastro del Vajont nel 1963 o i più recenti terremoti in Abruzzo nel 2009 e in Emilia nel 2012. L'evento del Vajont fu causato da una frana caduta dal versante settentrionale del monte Toc, situato sul confine tra le province di Belluno e Udine, le vittime furono circa 2000. Un gruppo italiano (Favaro-Santanastaso) si è occupato dell'investigazione degli effetti a lungo termine, sia fisici che psicologici, del disastro. In particolare, 60 sopravvissuti al disastro furono sottoposti ad interviste strutturate insieme a 48 controlli, simili per età, genere e scolarità ai sopravvissuti. I sopravvissuti riportarono un numero significativamente maggiore di problemi a livello fisico, in correlazione significativa con la prevalenza di PTSD in quel gruppo. Ovvero, soggetti sopravvissuti al disastro che svilupparono un PTSD dimostrarono anche una maggiore incidenza di problematiche fisiche, non necessariamente dovute al trauma fisico della tragedia in se'. Tra i sopravvissuti alla tragedia

Trattamenti Per quanto concerne i trattamenti, esistono trattamenti efficaci sia farmacologici che psicoterapeutici. Gli inibitori della ricaptazione della serotonina sono i farmaci con maggiore evidenza di efficacia nel trattamento del PTSD. Ulteriori studi sono, invece, necessari per stabilire quale protocollo psicoterapeutico sia maggiormente efficace nel trattamento di questo disturbo, essendo la letteratura ancora divisa in materia, pur essendo tuttavia evidente che un approccio psicoterapeutico è utile in caso di trauma. *Università di Bologna, Istituto di Psichiatria 18


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La maledizione del cibo

Introduzione al Convegno organizzato in memoria del prof. Maurizio Bellini Daria Foracchi - IDEA Bologna

i terrà il prossimo 23 Novembre a Bolo-

Salute Mentale Azienda USL di Bologna, il prof.

gna, presso l’Aula “Giorgio Prodi” all’inter-

Christopher G. Fairburn del Centre for Research

no del Complesso Monumentale di San

on Eating Disorders presso la Oxford University,

Giovanni in Monte, il Convegno dal titolo

massimo esperto in materia e famoso a livello inter-

“La maledizione del cibo - Le ragazze anoressiche e

nazionale, la prof.ssa Diana De Ronchi, Università

bulimiche e la coesistenza impossibile col corpo”.

degli Studi di Bologna, il dott. Luigi Ferrannini

Alla Conferenza, organizzata dalla Clinica Psichiatrica

del Dipartimento di Salute Mentale di Genova, il

dell’Università di Bologna, in collaborazione con il S.S.N.

dott. Emilio Sacchetti dell’Università di Brescia e la dott.a

dell’Emilia Romagna e la Società Italiana di Psichiatria,

Roberta Mondadori della Tavistock Clinic di Londra. Il Con-

parteciperanno, fra gli altri, il prof. Ivano Dionigi,

vegno è dedicato a Maurizio Bellini, emerito professo-

Magnifico Rettore dell’Università di Bologna, il

re di psichiatria presso l’Università di Bologna, scom-

dott. Angelo Fioritti, Direttore del Dipartimento

sesegue a pag. 20

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La maledizione del cibo segue da pag. 19

ca, per il dialogo e l’ascolto rispettoso dell’altro.

parso lo scorso anno, che ha dedicato la sua vita alla cura delle persone affette da anoressia e bulimia ed ha fondato il Centro per lo Studio e l’Assistenza Disturbi

Scrive di lui la dott.ssa Irene Toniolo, che in quegli an-

del Comportamento Alimentare Adulti dell’Univer-

ni lavorava come specializzanda presso l’Istituto di Psichiatria Ottonello diret-

sità di Bologna. Nel suo ultimo libro “La maledizione del cibo - Le ragazze anoressiche e bulimiche e la coesistenza impossibile col corpo”, presentato a settembre e che dà il titolo al Convegno, Maurizio

Complesso Monumentale di San Giovanni in Monte

Christopher G. Fairburn

Bellini affronta il

Giovanni Battista Cassano

complicato tema dei disturbi alimentari, tramite contributi che spaziano dalle suggestioni mitologi-

Angelo Fioritti

che, all’antropologia, dalla fenomenolo-

Ivano Dionigi

gia alla psicoanalisi, fino agli attuali apporti della genetica e

to dal Professore:

della Medicina Basata sulle Evidenze.

”Maurizio Bellini è venuto a man-

Il volume, accolto sin da subito con vivo interesse

care il 29 Marzo

dall’ambiente, accademico e non, mira a potenziare la discussione su patologie prive di cure riconosciu-

Emilio Sacchetti

2011, lasciando un vuoto tremen-

te efficaci, in particolare l’anoressia nervosa, di cui

do, indicibile. E’ stato un Professore che non ha

ancora la causa è sconosciuta, con aspetti multidi-

mai smesso di essere tale: fino all’ultimo ha

mensionali e ne affronta i molti interrogativi con il co-

continuato ad insegnare e ad ascoltarci, pur nei

raggio, la profondità e l’umiltà di chi ha saputo tra-

nostri dubbi e nelle nostre difficoltà. Per questo

scorrere una vita accanto ai suoi pazienti ed ai suoi

credo che sarebbe fiero di saperci riuniti il 23 No-

studenti, senza mai perdere la passione per la clini20


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vembre 2012 in un Convegno Internazionale.

condo tra saperi differenti. Questo rende questo

Per quanto riguarda me, come molti colleghi, l’unico

libro prezioso e volto al futuro, di cui l’autore

modo per poter affrontare questa mancanza è stato

ha serbato per noi premurosa memoria”.

il tentare di continuare a studiare e lavorare come lui Il programma del Convegno prevede venerdì pomeriggio “Il lavoro della Fondazione IDEA a Bologna e in Italia”. Ne parleranno il prof. Giovanni Battista Cassano, la dott.ssa Maria Maddalena Fiordiliso Grimaldi e la sig.ra Maria Cañedo Valdecasas, mentre gli aggiornamenti ed approfondimenti scientifici saranno curati dalla prof.ssa Diana De Ronchi e dal dott. Antonio Drago, che tratteranno di “Attacchi di panico nelle catastrofi naturali”, dal prof. Alessandro Serretti che ci relazionerà a proposito di “Terapie farmacologiche e nuove prospettive per il paziente” ed infine dal prof. Antonio Tundo che parlerà di “Ansia e depressione: stigma e problematiche sociali. Prima indagine nazionale”.

ci insegnava: con umiltà ed attenzione per le persone, per i pazienti, a partire dalla loro complessità, dalle sfumature che ne colorano le espressioni di vita. Lo scopo di un volume come La maledizione del cibo di Maurizio Bellini non appare quello di esaurire gli interrogativi con cui ci si avvicina ad un mon-

Il giorno successivo si svolgerà, presso la Casa Cervantes del Collegio di SpaMaria Maddalena Fiordiliso Grimaldi gna, un incontro fra tutti i parteAntonio Tundo cipanti dei nuclei ed associazioni IDEA. Riteniamo che questa rappresenti un’importante occasione di incontro e confronto: la presenza del prof. Cassano e del prof. Tundo costituiscono un importante valore aggiunto per approfondire le tematiche di stretto interesse Luigi Ferrannini della Fondazione, per riflettere sul lavoro finora svolto ed i risultati raggiunti, ma anche Maria Cañedo Valdecasas per delineare assieme le linee guida di nuovi impegni e traguardi, affinchè il servizio redo complesso come la so nei confronti di coloro che soffrono posclinica dei disturbi alisa essere sempre il migliore possibile. Rinmentari, ma quello di graziamo l’Università degli Studi di Bologna Alessandro aprire il più possibile il per l’ospitalità prestigiosa, la prof.ssa Diana Serretti dialogo su questo teDe Ronchi per la grande opportunità di poter ma, spaziando nei condare una voce a chi, ancora troppo spesso, tributi fra le discipline più diverse. Ascoltare con non trova le parole per esprimere la propria soffegrande attenzione i suoi interlocutori, fossero parenza e alla Fondazione che da vent’anni difende zienti, studenti o colleghi, è sempre stata una cae diffonde l’idea che depressione ed ansia, insieratteristica di Maurizio Bellini, così come la sua me, si possano guarire, il prof. Cassano e il prof. difesa della multidisciplinarietà e del dialogo feTu n d o , f a r i l u m i n o s i i n q u e s t i m a r i a g i t a t i . 21


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IDEA e la ricerca Stile di vita e ricadute nella depressione ricorrente: un aggiornamento sullo sviluppo dello studio vita abbia un impatto positivo su soggetti affetti da depressione ricorrente, riducendo il rischio di sviluppare nuovi episodi di depressione, dopo aver vinto la fase acuta. Abbiamo sviluppato un programma educazionale che, con l’aiuto di un qualificato staff medico, garantisca al soggetto affetto da depressione ricorrente, ed in fase di remissione della malattia, di acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per “riorganizzare” i propri ritmi circadiani e sociali, improntandoli alle linee guida di uno stile di vita corretto ed equilibrato. Educhiamo i nostri pazienti a rivedere le proprie abitudini alimentari, a saperle confrontare con le prescrizioni per una alimentazione sana ed equilibrata, ad abbandonare - o almeno limitare - cattive abitudini come il fumo ed il bere eccessivo, a trovare lo spazio ed il tempo necessario per una moderata e costante attività fisica. Il programma si articola in modo modulare, attraverso una serie di steps successivi fatti di incontri con medici specialisti in psichiatria, psicoterapeuti e dietologi, e fornisce al paziente gli strumenti necessari ad un ripensamento critico delle proprie abitudini per uniformarle a canoni più salutari. Il programma prevede un calendario di incontri attentamente strutturato nei quali il clinico spiega i contenuti della fase su cui si va a lavorare, fornendogli il necessario supporto motivazionale ed educazionale che gli consenta di rivedere, in autonomia, le proprie abitudini, per uno stile di vita più sano. Abbiamo pensato e strutturato il programma perché sia di facile applicazione, con materiali educativi facilmente comprensibili che mantengano alti i livelli di motivazione ed attenzione dei soggetti partecipanti.

E’

ormai acclarato che una corretta alimentazione, un’ attività fisica adeguata e le giuste ore di sonno, quello che chiamiamo “uno stile di vita sano ed equilibrato” hanno ricadute importantissime sulla salute di ognuno di noi. Ma per i soggetti affetti da depressione ricorrente, questo stile di vita assume un ulteriore significato: può diventare una vera e propria “terapia” di supporto a quelle che sono le terapie farmacologiche per la prevenzione delle ricadute. Poichè la depressione ed alcuni suoi trattamenti possono far ingrassare, l'attività fisica aiuta anche a tenere sotto controllo il peso. La routine è tra le più efficaci autocure preventive che una persona affetta da depressione possa darsi: programmare orari regolari per dormire, mangiare, lavorare, fare attività fisica e persino per rilassarsi e divertirsi, aiuta ad allontanare l'ansia, e riesce a farci sentire più forti e calmi. Riuscire ad organizzarsi un programma a cui rimanere il più possibile fedeli ed essere capaci di modularlo nel tempo secondo le proprie esigenze è un passpartout efficacissimo per affrontare le inevitabili ricadute degli episodi depressivi e limitarli, nella durata e nella frequenza. Regolare il sonno, concedendoci sette-otto ore di sonno ogni notte, è uno dei metodi migliori per tenere lontani i sintomi. Questo è quello che sta alla base dello studio clinico “Stile di Vita e Ricadute nella Depressione Ricorrente: un programma comportamentale per il miglioramento generale della salute e la prevenzione delle ricadute”, attivo presso la Clinica Universitaria di Psichiatria di Siena grazie al sostegno di IDEA, e quasi giunto al termine del primo anno di attività. Ci siamo proposti di dimostrare come un corretto stile di

Per sostenere questo nuovo Progetto di Ricerca occorrono fondi: IDEA sarà grata a tutti coloro che vorranno contribu

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Ad oggi 90 soggetti hanno superato la fase di screening ed hanno acconsentito alla partecipazione nello studio e sono stati randomizzati ai due Figura 1 trattamenti previsti: quello sperimentale - in cui appunto si seguono le indicazioni del programma comportamentale - e quello dei controlli, in cui si segue un trattamento secondo lo standard of care, ovvero secondo le cure che di solito riserviamo ai pazienti che non seguono il programma che stiamo sperimentando. Controlli I 90 soggetti sono stati randomizzati come come nella figura 1. Sono attivi al momento 65 Figura 2 soggetti tra controlli e sperimentali (figura 2). 13 soggetti che sono stati randomizzati nel braccio dei controlli hanno scelto di abbandonare lo studio, in fondo sottolineando il fatto che il trattamento sperimentale proposto riscuote un certo interesse e che una volta veControlli rificato che non si sarebbe goduto del trattamento sperimentale si è preferito rinun- Figura 3 ciare alla disponibilità a continuare la partecipazione. L’89% dei pazienti che hanno accettato di partecipare allo studio sono donne (figura 3). In parte il dato riflette la maggior incidenza della depressione nelle donne rispetto agli uomini - che Maschi in letteratura viene indicata con un rapporto di 1:2 - ed in parte riflette probabilmente anche un maggior appeal del programma sulle donne. Stiamo comunque registrando un crescente numero di uomini che manifestano interesse nel programma e pre-

vediamo che queste percentuali si riequilibrino nel corso dello studio fino a riflettere il rapporto osservato in letteratura. Uno degli obiettivi dello studio è il monitoraggio delle ricadute nei soggetti che hanno partecipato allo studio stesso. Fino ad oggi, tra i soggetti partecipanti allo studio solo 4 hanno avuto una ricaduta nel disturbo depressivo e tutti appartengono al braccio dei Sperimentali “controlli”. Nessun soggetto tra quelli randomizzati al trattamento sperimentale ha finora manifestato una ricaduta, come caratterizzata nel protocollo. Certo, alcuni soggetti anche tra quelli che ricevono il programma sperimentale - hanno manifestato peggioramenti delSperimentali l’umore nel corso dello studio e la cosa interessante che abbiamo osservato, e che contiamo di registrare in termini % più oggettivi nel corso del programma, è una miglior capacità di reagire ai peggioramenti e re% cuperare sulla malattia. Naturalmente queste sono le prime impressioni, avute sul numero relatiFemmine vamente basso dei soggetti che hanno da poco terminato il programma comportamentale. Riteniamo probabile che queste prime impressioni positive saranno confermate alla conclusione dello studio, con analisi scientificamente appropriate.

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tribuire a supportare, anche attraverso un piccolo gesto, gli studi e le attività dei ricercatori.

GRAZIE DI CUORE!! 23


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LETTI PERVOI A cura della dott.ssa Maria Maddalena Fiordiliso Grimaldi

L’autrice è una donna di successo, fa il lavoro che ama, è circondata da amici… eppure la depressione ha colpito anche lei, a testimonianza del fatto che, come qualsiasi altra patologia, può colpire chiunque non essendo, come ancora molti ritengono, la conseguenza di una vita difficile o di un carattere debole. Se, seguendo il coraggioso esempio di Veronica Pivetti, le voci dei tanti personaggi famosi che soffrono di depressione uscissero dal buio per raccontare la propria esperienza, lo stigma che ancora grava sui disturbi psichici perderebbe buona parte della sua potenza e si farebbe strada la realtà: sono malattie che possono colpire chiunque, che comportano una grandissima sofferenza ma che, se correttamente e prontamente riconosciute, possono essere curate. Purtroppo i pregiudizi sono duri a morire e anche in “Ho smesso di piangere” se ne trovano tracce. Veronica Pivetti più volte, infatti, tiene a precisare che la sua depressione è unicamente conseguente ad un disturbo alla tiroide. E’ opinione degli specialisti che talvolta un cattivo funzionamento della tiroide possa far emergere (“scatenare”), più che causare, la depressione la quale, una volta insorta, non sarà comunque diversa dalle altre. Certamente è più facile raccontare le proprie sofferenze emotive se le si può “giustificare” come conseguenza di un problema ormonale, ma un po’ più di coraggio avrebbe dato maggiore forza anti-stigma al libro. L’autrice mostra, inoltre, un atteggiamento ambivalente nei confronti delle terapie. Se da un lato sostiene l’utilità dei farmaci, dall’altro ne sottolinea (un po’ troppo) i limiti, lamentando la necessità di tentare più cure prima di trovare quella più adatta a lei, la lentezza con cui agiscono e gli effetti collaterali (ma non è così per tutte le cure mediche e non solo per quelle psichiatriche?), tanto da farsi più volte tentare da strade “alternative”. Infine, anche se ognuno deve essere libero di scegliere come curarsi e di esprimere le proprie opinioni su questo, non è condivisibile né consigliabile quanto riportato nell’ultimo capitolo in cui l’autrice racconta che interrompe, contro il parere del proprio medico, le cure nella convinzione che questo l’avrebbe fatta sentire più se stessa e avrebbe consolidato il suo benessere. Pur con queste zone d’ombra, “Ho smesso di piangere” rimane un utile contributo allo sdoganamento della depressione come malattia ed è in grado di dare un sollievo a quanti ne soffrono in quanto si sentiranno meno soli.

Nel suo libro “Ho smesso di piangere. L a m i a odissea per uscire dalla depressione” (Mondadori, 2012, 160 pag., 17 euro), Veronica Pivetti, attrice dalla carriera brillante e molto nota al grande pubblico, racconta con un tono a volte esilarante, a volte drammatico la sua storia di depressione. L’autrice descrive in maniera realistica ed efficace i sintomi del disturbo, l’intensità della sua sofferenza, lo stravolgimento che la ma-

lattia ha comportato nella sua vita quotidiana, il rapporto con i diversi sanitari (medici e non) consultati e, da ultimo, rende conto del vissuto spesso conflittuale o ambivalente verso le cure, farmacologiche e psicologiche, seguite. La lettura del libro è semplice e gradevole e tutti coloro che hanno avuto un’esperienza, diretta o indiretta, con la depressione si ritroveranno facilmente nelle storie che Veronica Pivetti descrive. Oltre al rispecchiamento, questo libro ha anche un altro grandissimo merito: far toccare con mano quanto la depressione, per dirla con le parole di Indro Montanelli, sia “democratica”.

Roberta Necci 24


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Notizie dal Mondo Bologna Dopo un anno di intenso lavoro, supervisione ai Gruppi di Auto Aiuto, risposta telefonica, colloqui e incontri, IDEA Bologna ha deciso di organizzare una “Cena in famiglia”, per ringraziare i Volontari che con la loro passione, impegno e professionalità consentono il normale svolgersi delle attività. Nella meravigliosa, e sorprendentemente fresca cornice del giardino di Collegio di Spagna, ospiti di Maria Cañedo Valdecasas,

Daria, Enea e Tommy

responsabile di IDEA Bologna, mercoledì 11 luglio lo staff ed i Volontari si sono ritrovati per una cena dei ringraziamenti e dei saluti prima della pausa estiva. Graditi ospiti della serata, la prof.ssa Diana De Ronchi ed il

Antonio Drago

dott. Antonio Drago, accompa-

Diana De Ronchi

Maria Cañedo Valdecasas

gnato dalla sua signora. La deliziosa cena a buffet, gentilmente offerta dai nostri amici Ivo e Simone, è stata servita in uno splendido angolo di porticato allestito con lanterne e candele, che hanno creato una piacevole atmosfera di tranquillità e rilassatezza. L’incontro è stato allietato dalla presenza di Nosferatu, il cagnolino di casa e mascotte della serata. Fra chiacchiere e crescentine, risate, zuppe fredde e sangria, si è tirato tardi parlando, per una volta, di cose lievi e delle imminenti vacanze. Un ringraziamento particolare a Maria Valdecasas per l’ospitalità ricevuta e ad Ivo e Simone per le squisite prelibatezze. A grande richiesta cercheremo di organizzare una cena anche in versione invernale. A partire dalla metà del mese di novembre fino a Natale, tutti potranno acquistare i buonissimi Panettoni IDEA! E’ ormai consolidato che in occasione delle festività molte persone preferiscono acquistare prodotti che sostengono una buona causa, celebrando in questo modo il più autentico spirito natalizio. A seguito del grande successo riscosso lo scorso anno dalla vendita dei panettoni a livello locale da parte dei volontari di Bologna, IDEA ha deciso di organizzare per il Natale 2012 una vendita di panettoni a livello nazionale, con lo scopo di favorire la raccolta fondi destinata a sostenere i progetti locali delle associazioni e nuclei IDEA sul territorio. Creati da una storica azienda artigianale, i panettoni IDEA, assortiti nei gusti classico, cioccolato e amarena, contribuiranno ad allietare il vostro Natale e a supportare nello stesso tempo una buona causa. Per informazioni potete contattare IDEA Bologna oppure l’associazione o il nucleo IDEA eventualmente presente nella vostra città. 25


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Notizie dal Mondo Brescia Riprende anche per l’anno accademico 2012/2013 il progetto già realizzato tre anni fa e rivolto agli studenti degli Istituti Superiori di Brescia e Provincia, con lo scopo di informare in modo corretto sui danni derivanti dall’uso di sostanze. Questa volta, il progetto si rivolge ai ragazzi delle Scuole Medie Inferiori e prevede la distribuzione capillare all’interno delle scuole di 45.000 copie dell’opuscolo informativo “Adolescenti e droga: pericoloso ignorare”, curato dal prof. Matteo Pacini, Presidente dell’Associazione Europea per il Trattamento delle Dipendenze da Oppiacei, Consulente del Centro Alcologico del Lazio presso il Policlinico Umberto I di Roma e professore a contratto presso l’Università di Pisa. Come nella scorsa occasione, anche per questo anno accademico gli studenti saranno invitati ad un incontro con il prof. Pacini presso il Palatenda cittadino (Ottobre/Novembre 2012), nel corso del quale è attesa, come speriamo, la partecipazione straordinaria di Vasco Rossi in qualità di testimonial. IDEA Brescia ringrazia l’Amministrazione Comunale ed in particolare la Commissione Pari Opportunità per il supporto ricevuto.

Genova Mercoledì 28 Novembre 2012, l’Associazione IDEA Genova Onlus, con il patrocinio della SIP – Società Italiana di Psichiatria, Sezione Regionale Ligure, terrà un Seminario dal titolo “I Fattori di Rischio per la depressione: nuove conoscenze e loro impatto sulla prevenzione”. Il Seminario, che si svolgerà presso la Sala di Rappresentanza di Palazzo Doria Tursi, conclude un ciclo di quattro dedicato a temi riguardanti la diagnosi e il trattamento precoce della depressione. In questa occasione saranno affrontati argomenti di grande interesse per la prevenzione, come la vulnerabilità, le interazioni gene-ambiente, il trauma, i fattori di rischio e quelli protettivi, il ruolo della famiglia e della scuola. La ricerca clinica ed epidemiologica ci ha fornito, nell’ultimo decennio, molte informazioni sulle quali i relatori aggiorneranno i partecipanti. La presenza di neuropsichiatri infantili e psichiatri degli adulti è il segno della necessità urgente di migliorare il raccordo degli interventi nelle diverse fasi della vita. Fra i numerosi psichiatri presenti all’incontro in qualità di relatori, il dott. Luigi Ferrannini, Primario SPDC Ospedali Galliera e Direttore DSM ASL 3 Genovese, il dott. Giuseppe Spinetti, Vice Presidente di IDEA Imperia-Savona, Primario SPDC Imperia ASL 1 Imperiese e Presidente Nazionale della Società Italiana di Ecologia, Psichiatria e Salute Mentale ed il dott. Panfilo Ciancaglini, Referente Scientifico di IDEA Genova. Lo scopo del seminario è quello di legare le conoscenze scientifiche all’operatività dei servizi nel suo declinarsi quotidiano pieno di difficoltà. 26


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Notizie dal Mondo Genova La depressione è la terza causa più frequente di consultazione nella medicina di base, ma solo il 25-50% dei pazienti depressi viene individuato e solo alla metà di questi viene proposto un trattamento antidepressivo. Il miglioramento delle capacità di riconoscimento precoce della depressione e l’adozione di strategie più efficaci a mantenere il paziente in trattamento nello scenario della medicina generale, costituiscono premesse indispensabili per il miglioramento dell’appropriatezza complessiva nel trattamento della depressione. L’integrazione all’interno del Centro di Salute Mentale di Genova Voltri, avvenuta a partire da Gennaio 2010, di un Ambulatorio Specialistico di secondo livello, sovrazonale, dedicato alla diagnosi ed al trattamento dei disturbi dell’umore e dell’ansia sovvenzionato dall’Associazione IDEA Genova Onlus, ha permesso di creare un livello intermedio fra l’Ambulatorio dei medici di medicina generale e la presa in carico da parte del Servizio di Salute Mentale. Al fine di poter continuare a sostenere questo importante Progetto ed incrementare sempre più gli importanti risultati fino ad oggi raggiunti, l’Associazione IDEA Genova Onlus organizza un evento di raccolta fondi attraverso una Mostra di arte moderna e contemporanea. Le opere pittoriche verranno esposte nei giorni 24-25 e 26 Gennaio 2013 presso il Museo di Sant’Agostino, in Piazza Sarzano a Genova. Sabato 26 sarà dedicato, in particolare, alla realizzazione dell’evento benefico, attraverso l’acquisizione dei quadri messi a disposizione dagli artisti e dai collezionisti che, con il loro contributo, vogliano sostenere la nostra iniziativa e ne condividano le finalità. Le opere verranno poi abbinate ai biglietti d’ingresso e verranno estratte a sorte fra tutti i partecipanti. La giornata, che si spera possa essere molto positiva per le ipotesi benefiche sopra descritte, si concluderà con un cocktail di ringraziamento per tutti quanti avranno contribuito nelle varie forme al successo dell’iniziativa.

GRAZIE Lo scorso mese di luglio Fondazione IDEA ha ricevuto un generoso lascito da parte di Maria Bandini, anziana signora purtroppo deceduta più di un anno fa. Maria abitava a Palasone, piccola frazione del comune di Sissa, in provincia di Parma. Chi l’ha conosciuta personalmente, la descrive come una persona estremamente buona, rispettata e cortese con tutti, molto sensibile e generosa nei confronti delle persone meno fortunate e bisognose di aiuto. La sua era certamente una sensibilità particolare, lo testimonia il fatto che ha voluto inserire come beneficiari all’interno del proprio testamento fondazioni, associazioni di volontariato ed altri enti benefici. Siamo felici che IDEA possa aver rappresentato per lei qualcosa di importante, di significativo e degno della sua generosità. In memoria della defunta sig.ra Maria, IDEA ha deciso di finalizzare la somma ricevuta al sostegno del nuovo Progetto di Ricerca della Clinica Psichiatrica Universitaria di Bologna <<P. Ottonello>> dal titolo “Predittori della comparsa di bipolarità in soggetti con depressione”, che inizierà nel mese di gennaio 2013 e avrà la durata di tre anni. IDEA ringrazia tutti coloro che si sono prodigati per esaudire le volontà di Maria. Per le donazioni ricevute IDEA ringrazia in particolare: ➠ Vincenzo De Vivo, Vincenzo Badaloni e Franca Bernardi; ➠ Alessandro Ciberti per la donazione in memoria del Dottor Remigio Raimondi; ➠ Vittoria Francini per la donazione in memoria del Dottor Nicola Francini; ➠ Manrico Landolfi e Maria Di Leo, i sig.ri Ferrari, Lorenzi, Di Rosa, Consiglio. 27


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“IDEArisponde…” IDEArisponde: un servizio al paziente e alla sua famiglia. Un gruppo di volontari, che hanno seguito un apposito corso di formazione, risponde alle telefonate dei pazienti e dei loro familiari per dare ascolto, conforto, consiglio, informazioni. Segreteria e servizio IDEArisponde: Milano (Dal Lunedì al Venerdì ore 9-18) 02 80.58.18.66 - 65 / idearisponde@tin.it Roma (Dal Lunedì al Venerdì ore 15.30-19.30) 06 48.55.83 / idearoma@hotmail.it Bologna (Dal Lunedì al Venerdì ore 10-13 e15-18) 051 64.47.124 / ideabo@virgilio.it Genova (Lun., Merc., Giov. 16-18 e Mart. 10-12) 010 24.76.402 / ideagenova@libero.it Trieste (Lun. e Giov. 10-12, Mart. 16-18, Merc. 15-16, Ven.17-18) 040 31.43.68 / info@ideatrieste.it Brescia (Martedì e Giovedì 15-18) 030 23.00.196 Napoli (Mercoledì e Giovedì 18-19) 081 57.84.622 / ideanapoli@libero.it

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