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Storia della Psichiatria


“La follia ci è tanto vicina da apparire il risvolto della ragione così come la morte ci è così vicina da apparire il risvolto della vita; né l’una né l’altra vicinanza ci sono gradite per il loro profondo potere perturbante – riti e istituzioni fanno di tutto per allontanarle e farle apparire cose-cheriguardano-gli-altri.” (L. Del Pistoia)


Introduzione


La Psichiatria E’una disciplina medica rivolta alla cura, alla assistenza, alla prevenzione e alla riabilitazione delle malattie mentali. Si pone sulla linea di confine tra le scienze della natura e le scienze dell’uomo.


L’Oggetto La mente è per sua natura polivalente e può essere detta in molti modi. Sono polivalenti e ambigui anche i suoi disturbi. Tale polivalenza è la sorgente principale da cui scaturiscono le difficoltà e i paradossi della psichiatria (ma anche della psicologia e delle neuroscienze).


Ma … la polivalenza della mente e delle sue manifestazioni normali e patologiche non preclude la possibilità di conoscere ed operare sensatamente. Per fare questo occorre acquisire una prospettiva sull’oggetto. La malattia mentale è una malattia della mente in quanto tale o è una malattia del cervello? (problema della scelta fondazionale).


I disturbi mentali hanno un’implicazione cerebrale (p.e. effetto della terapia). Ma il sintomo (ansia, depressione, delirio) non è solo questo. E’anche un evento della corrente psichica, un pezzo di vita che intrattiene rapporti con il passato e con il futuro, col pensiero e con l’azione. Il modo in cui una alterazione cerebrale (p.e. nella schizofrenia) si esprime sul piano psichico e comportamentale è necessariamente connesso anche con la dimensione: • degli eventi intrapsichici, • delle relazioni, • degli avvenimenti esterni.


Di fronte al sintomo psichico vi è un’opposizione di punti di vista, tra una prospettiva che mette a fuoco le proprietà generali del sintomo (generalizzazione) e una prospettiva che punta invece sulle proprietà individuali (individualizzazione). Le proprietà generali sono quegli aspetti del sintomo che si prestano ad essere descritti e analizzati in termini obiettivi (vedi ad esempio il DSM-IV).


L’approccio generalizzante al sintomo - p.e. della prospettiva neurobiologica - è, almeno per ora, compatibile solo con una psicologia estremamente schematica. L’approccio individualizzante richiede invece teorie molto flessibili, adattabili alla variabilità delle caratteristiche individuali. La flessibilità della teoria impedisce però che essa possa prescrivere in ciascun caso una strategia


Vantaggi dell’approccio generalizzante: 1) clinico-terapeutico 2) di ricerca Logica della generalizzazione: sintomo come deficit rispetto a uno standard medio di funzionamento mentale e comportamentale. Nell’approccio individualizzante il sintomo viene invece concepito come un evento dotato di


Curare in Psichiatria Curare e guarire in psichiatria implica la dimensione dei valori (curare le allucinazioni non è la stessa cosa che curare l’ipertensione). E’un concetto che si configura in prospettiva di una norma che viene ad identificarsi con i valori della società stessa. La psicopatologia appare una dimensione costitutiva della clinica psichiatrica dove svolge una duplice funzione: da un lato quella di fondamento e legittimazione del fare terapeutico, dall’altro quello di tramite fra la psichiatria e la cultura dell’epoca.


La Psichiatria Animistica

Sciamano della grotta di Trois Frères (Francia)


Le concezione animista L’interpretazione magico-animistica è la prima concezione psicopatologica in merito alla etiopatogenesi delle affezioni psicomorbose. La malattia non è né fisica, né psichica, ma uno stato globale, avvertito quale espressione di forze estranee dotate di intenzionalità, provenienti dal mondo dell’invisibile. Nasce una classe di guaritori-sacerdoti (spesso lo stesso capo-Re) che hanno il ruolo di intermediari con il mondo dell’invisibile, allo scopo di guarire, difendere e liberare i sudditi dalle forze avverse. (Frazer)


Nei miti sull’origine compare spesso una ribellione ad una forza sovrumana, concretizzata in una divinità alle cui leggi l’uomo si è ribellato. (Esiodo)

La “follia” è un male che nasce da una condanna dell’uomo ribelle da parte di un dio irato. Visione moralistica della

Prometeo incatenato


Anche in Grecia, in epoca arcaica, il patrimonio delle credenze popolari supporta un’interpretazione superstiziosa della malattia mentale: essa nasce dall’ira degli dei. La malattia mentale, come avviene per Edipo, Oreste e Bellerofonte, esprime la punizione divina, un castigo architettato dagli dei (“quem deus vult perdere prius dementat”). Secondo questa dottrina la divinità determina la vittoria di un “thumos” irrazionale che subissa il “nous”, di modo che il comportamento alterato


Bellerofonte, per aver osato salire al cielo, è punito per la sua temerarietà: “Egli, in odio a tutti gli dei, errava solo, triste, consumandosi il cuore, per la pianura Alea, fuggendo la vista degli uomini” (Iliade VI, 200-203). Il male nasce dalla “hybris”, cui consegue la “themis” divina. Omero però già nota che l’interpretazione proiettiva del senso di colpa non corrisponde alla verità: “soltanto dalle stoltezze


Si riteneva che presso i popoli primitivi, essendo minori le tensioni dell’animo e i contrasti sociali, i disturbi mentali e le stesse malattie somatiche fossero meno frequenti. (Ippocrate, Esiodo, Celso, Lucrezio)

La civiltà avrebbe contribuito alla degenerazione psichica dell’uomo. Benjamin West: The Death of General Wolfe


Le concezione animista Il disturbo diviene segno – un nodo di comunicazione tra universo visibile ed invisibile. I dispositivi di cura (riti) spostano l’interesse: 1) verso l’invisibile; 2) dall’individuale al collettivo; 3) da ciò che è fatale a ciò che è riparabile. Essi hanno lo scopo di separare il sintomo dalla persona. (Nathan)


Per il pensiero magico-animistico esiste uno stretto rapporto “simpaticoâ€?, vitale, fra oggetti diversi e fenomeni omologhi. Associazioni emotive e simboliche sorgono dall’idea che la sofferenza provenga da una forza malvagia, che può essere allontanata con oggetti simili o omologhi alla manifestazioni del quadro morboso. P.e. Toccando la parte malata con un oggetto che poi viene gettato, il male viene allontanato. (Galeno, Plutarco) Gli oggetti sono impregnati di una forza vitale (anima) e le leggi regolanti i rapporti fra di essi si basano su


Il pensiero psichiatrico Greco e Romano

Statua di Esculapio


Il pensiero greco: dal Mito… I popoli della Grecia presero dagli antichi concezioni di medicina magica: dei ed eroi erano ritenuti in grado di curare malattie ed infermità (Ercole era un buon intenditore di cose mediche, calmò pestilenze e curò se stesso da un attacco di mania con l’elleboro). La stessa arte medica nacque dall’insegnamento che semi-dei fornirono a uomini particolarmente dotati (il centauro Chirone ammaestrò Asclepio e Aristeo lo stesso Asclepio era figlio di Apollo).


Asclepio, dopo aver partecipato alla spedizione degli Argonauti, fondò la corporazione medica degli Asclepiadi, attiva sino al V secolo d.C. La terapia nei templi di Asclepio era basata su diversi metodi: letture di poesie, ginnastica, bagni, spettacoli teatrali, somministrazione di oppio ed elleboro, interpretazione dei sogni (che forniva sia uno spiraglio diagnostico sia l’indirizzo terapeutico). I disturbi mentali erano concettualizzati come passioni esagerate, che alteravano secondariamente l’equilibrio omeostatico del corpo umano.


Melampo guarì da un disturbo psicotico (o dall’isteria?) le figlie di Pretore d’Argo: Lisippa, Ifinoe ed Ifianasse, che credevano di essere diventate delle vacche. Secondo la leggenda erano diventate folli in quanto rimaste caparbiamente vergini e refrattarie al “culto del fallo”. Melampo le curò con l’elleboro e le fece inseguire nella foresta da un gruppo di robusti giovani. (Roccatagliata)


Orfeo utilizza le erbe terapeutiche e la musica. L’anima “sporca” dal male può essere purificata tramite speciali tecniche usate nei templi della salute. Asclepio è il primo ad usare la terapia morale. (usata poi da Asclepiade, Celso, Sorano di Efeso, Celio Aureliano).

F. Von Stuck Orpheus


…alla Natura Nel VII secolo a.C. si passa dalla medicina animistica a quella naturalistica. Ora non è più una forza esterna ma un elemento della natura (aria, acqua, terra, fuoco) a spiegare la multiformità dei fenomeni morbosi. L’anima non è più una entità spirituale, ma una entità fisiologica, con la propria sede anatomica. E’ il tono vitale (la forza del cuore) a determinare il carattere dell’individuo: l’alienazione mentale deriva da un difetto di questa forza.


Il corpo umano possiede un determinato tono fisico (“temperamentum”) risultato dalla somma delle “qualità” dei suoi componenti. La vita umana si sviluppa attraverso vari stadi e ogni epoca di sviluppo ha un proprio “temperamentum”: il bambino è caldo e umido, il vecchio è secco e freddo (la malinconia, secca e fredda, è una malattia appannaggio dell’età avanzata). Originariamente il disturbo psichico veniva percepito più in senso vitalistico, come alterazione della sfera affettivo-emotiva (del tono vitale), che in senso intellettualistico, come allontanamento dalla


La scienza psichiatrica antica nasce nel momento in cui si comprende lo stretto rapporto esistente tra soma e psiche, tra funzioni vitali e funzioni psichiche. Tra VI e V secolo a.C. nasce la nosologia scientifica. Medico e filosofo lavorano attorno agli stessi problemi e derivano il loro sapere dallo stesso materiale umano. Essi cercano il fondamento della vita psicologica, sia sana che malata, che credono di trovare in elementi


Ippocrate di Coo (Kos)

(Coo, 460 a.C. circa – Larissa, 377 a.C.)


Proviene da una famiglia aristocratica con interessi medici, i cui membri erano già appartenuti alla corporazione degli Asclepiadi. Il padre, egli stesso medico, affermava di essere un discendente diretto di Asclepio. Egli lavora a Kos, viaggia molto, visita tutta la Grecia ed arriva persino in Egitto e in Libia (quasi tutti i medici laici viaggiavano molto per curare i malati e studiare le metodologie di cura). Acquisisce grande fama, contribuendo a debellare la grande peste di Atene del 429 a.C.. Scrive diverse opere, una settantina, che sono raccolte


Ippocrate, amico di Democrito, ne condivide la posizione laica rispetto al mito, alla superstizione e alle credenze popolari sulle malattie mentali. La malattia mentale è un disturbo del sistema nervoso centrale, che soffre in via “simpatica” per l’intervento degli “umori”, ognuno dei quali portatore di determinate caratteristiche. Si avvalora una concezione biochimica delle malattie mentali, valida sul piano euristico per combattere,


Ippocrate nell’opera De veteri medicina: “in medicina a nulla serve lo specioso teorizzare, ma sono utili esperienza e ragionamento presi insieme; […] conclusioni tratte da astrazioni non sono utili, mentre quelle che emergono

Ippocrate è consapevole che la medicina non è una scienza esatta, per cui il medico deve accontentarsi di “una certa misura di verità […] giacché egli non ha altro che percezioni che vengono da un corpo malato”.


La teoria degli umori I quattro umori (sangue, bile nera, bile gialla e pituita) hanno specifiche caratteristiche fisiche. Qualora un umore giunga in eccesso al sistema nervoso centrale, per sua natura freddo-umido, modifica tale stato in quello a lui proprio.


Fondamentale è l’osservazione delle psicosi organiche (“freniti”), con la loro sintomatologia fatta di confusione mentale, allucinazioni, deliri e agitazione psicomotoria (Delirium – DSM-IV). Oltre che dalla clamorosa sintomatologia psicotica il medico viene colpito dalla rilevanza dei disturbi somato-vegetativi: insonnia, diarrea e stitichezza, vomito e secreti bronchiali. E’ da questo che nasce la prima teoria interpretativa delle psicosi (teoria umorale).


Il concetto di equilibrio Empedocle ritiene che il rapporto fra gli opposti sia espressione di una relazione dinamica fra elementi contrari; l’organismo non è statico, non è composto da un solo elemento. La sua omeostasi è fondata su di un metabolismo che contempla la lotta fra gli opposti: se uno vince si ha la malattia mentale; se esiste un rapporto bilanciato si ha la sanità psichica. Atomi, tono vitale, umori, elementi, passioni, sono intuiti quali forze biologiche, il cui disequilibrio costituisce la malattia


L’equilibrio si mantiene tramite l’oscillazione fisiologica dei contrari: il freddo diventa caldo e il caldo freddo, l’umido secco e il secco umido; il caldo stimola, il freddo controlla un suo eccesso, e viceversa. La vita normale è la “simmetria” di meccanismi potenzialmente divergenti. Lo stato ipomaniacale è dovuto ad un cervello più caldo, la depressione ad un cervello più freddo, la grave mania ad un cervello molto caldo per azione della bile gialla, la frenite ad un cervello caldissimo e secco perché “asciugato” dalla febbre, l’ebefrenia


I disturbi dell’umore La scoperta della depressione è sostenuta dall’avere rilevato disturbi dell’umore “sine causa”, ossia quando compare “abbattimento dell’anima, taciturnità e ricerca della solitudine senza motivo”; inoltre, se “ciò dura per un periodo di tempo non breve, indica malinconia” (Aforismi, VI, 23). “E’ presente una interiore consapevolezza dolorosa in sé e per sé, afflizione, accettazione e nel contempo rifiuto della sofferenza per rabbia, disperazione a causa dei timori mentali, tristezza di cui non si conosce la causa” (De morbis popularibus, VI, 8, 18-21).


La mania è un quadro clinico con sintomi opposti a quelli malinconici: euforia, logorrea, idee di grandezza e aggressività. E’dovuta all’azione della bile gialla, surriscaldata, che causa una mutazione del cervello, che diventa caldo e secco, e da ciò nasce la sintomatologia. Nel caso si associ per comorbilità una febbricola, il cervello diventa “aridus” e compare un quadro clinico “simile alla frenite”, detto “mania frenitica” (Coacae Praenotiones, I, 99). Il maniaco è “malefico, parla di continuo ad alta voce, non tollera contraddizioni, è tumultuoso e mai quieto” (De morbo sacro, 16).


La malinconia è caratterizzata da “timore, paura, delirio di indemoniamento e di colpa e tendenza al suicidio, […] sintomi causati da un sangue intossicato dalla atra bilis”.

Una “cerebri transmutatio” sostiene il viraggio dalla malinconia alla mania per il passaggio da un sistema nervoso “freddo” ad uno “caldo”: si nota infatti come i pazienti “siano prima tristi e si allontanino dalla vita e talvolta poi, al contrario, euforici e di umore allegro” (De morbo sacro, 16; De morbis popularibus, V, 31).


Come nota Ippocrate, una parte di malati “affetti da malinconia diventano maniaci […]; per questo motivo i malinconici assomigliano ai maniaci e viceversa”. “Ritengo di essere nel vero nel ritenere che la malinconia e la mania abbiano la stessa Nasce l’idea che la c.d. psicosi maniaco-depressiva (disturbo bipolare) sia un quadro clinico unitario, originato da una predisposizione biologica.


L’isteria Ippocrate affronta il problema dei disturbi mentali delle donne vergini, sterili, nubili e vedove; essi nascono perché la “mater puerorum”, come Ippocrate chiama l’utero, si gonfia di umori tossici e “vagola nel corpo”: dove colpisce, origina un sintomo. Ippocrate ritiene che nella donna che non abbia rapporti sessuali nel “legittimo matrimonio” l’utero si gonfi per ritenzione umorale e, come un pallone, vagoli nel corpo e che da ciò origini la “strangulatio uteri”.


Ippocrate identifica inoltre: Le psicosi puerperali, in cui il quadro clinico è caratterizzato da febbre elevata, convulsioni, insonnia, deliri con allucinazioni visive, agitazione psicomotoria. …e l’ipocondria, che chiama “morbus flatuosus”. È un disturbo cronico con sintomi a carico dell’apparato digerente (dispepsia, dolori addominali, vomito, eruttazioni e inappetenza). Il malato “avverte dolori in tutto il corpo, sente delle punture nei visceri, è ansioso e triste, fugge la luce e gli uomini, ha sempre paura; dorme male e ha sogni spaventosi con immagini terrificanti; è un disturbo molto


Le terapie farmacologiche Il farmaco più usato, come si nota dall’esame delle storie cliniche delle Coacae Praenotiones, è l’elleboro. Ha proprietà cardiotoniche, narcotiche, emetiche e purganti. Esso è consigliato per la malinconia, per le freniti, la mania, gli attacchi di panico, la sonnolenza, l’epilessia, la cefalea e i tremori.


Il papavero da oppio (Papaver somniferum) ha proprietà narcotiche, dovute all’alcaloide morfina, presente nell’oppio grezzo. Ippocrate lo raccomanda come narcotico e contro la dissenteria. Nicandro (II secolo a.C.) è il primo a parlare della theriaka, una miscela di sostanze diverse, sempre


Le teorie psicologiche Da Solone a Pericle prende corpo un movimento filosofico che si consolida con i Sofisti e Socrate, e assume una forma definita con Platone. Fiorisce un profondo interesse per l’esistenza umana come tale, per il suo destino e per ciò che la lega alla legge e alla morale. La malattia mentale è epifenomeno dell’incapacità esistenziale di raggiungere la conoscenza di se stessi, base della “aretè” (virtù).


“Le passioni portano all’ira e questa sostiene la colpevole follia” (Eschilo, I Persiani, vv. 800 seg.). La conoscenza di sé è il fondamento dell’equilibrio psichico e della sanità mentale. Essi ritengono ottima un’esistenza condotta secondo “misura”: non desiderare troppo, conoscere se stessi, evitare l’intemperanza, coltivare la verità, combattere la follia che potenzialmente è in ognuno: “l’uomo è misura di tutte le cose”. Giungere alla verità tramite le “congetture” di un uomo saggio che identifichi le cause della sofferenza psichica: in questo si trova la vera


Plutarco di Cheronea dice che “Antifonte (il sofista) aveva uno studio a Corinto dove curava le malattie dell’anima con la parola perché riteneva che, conosciuta la causa dell’afflizione depressiva, si sarebbe giunti alla guarigione”. Questi riteneva che l’analisi dei sogni potesse portare alla conoscenza delle problematiche interiori; scrisse in tale senso un’opera dal titolo L’interpretazione dei sogni. La psicopatologia su basi etico-razionalistiche si avvalora delle sentenze che campeggiano sul tempio di Apollo a Delfi: “conosci te stesso, tu sei,


Socrate Con Socrate (Atene, 470 a.C. - Atene, 399 a.C.) l’ipotesi “psicologica-morale” provoca un’insanabile frattura fra “physis” e “nomos” (nelle riunioni conviviali egli irrideva la teoria degli umori di Ippocrate come “storiella”). Per Socrate la follia nasce dalla non conoscenza di se stesso. L’assennato è virtuoso, il dissennato è dominato da passioni esagerate. Per questa prospettiva a nulla servono i farmaci, è utile invece una “direzione spirituale”, come


Platone Platone (Atene, 428 a.C. - Atene, 348 a.C.) - il temperamento disturbato per “dissimetria” fra corpo e mente, una cattiva educazione, rapporti familiari contrastati ed eventi stressanti possano svolgere un ruolo nei disturbi mentali minori (“malattie dell’anima”). L’isteria per esempio segnala un’anima femminile “delusa e arrabbiata” per non aver potuto adempiere ai compiti propri della donna: “dare alla luce una creatura”. È la rabbia dell’anima femminile che “scuote l’utero e lo spinge a vagolare nel corpo” (Timeo, passim).


Per Platone la psichiatria comprende disturbi psicotici a genesi umorale e altri che nascono per passioni che turbano l’anima; il primo tipo di malati è di competenza del Nasce la dicotomia fra “malattia del corpo e malattia dell’anima” (Fedro, 270c-271a).


Aristotele Aristotele (Stagira, 384 a.C. –  Calcide, 322 a.C.) è allievo di Platone, ma non suo discepolo. Per lui la conoscenza non è concettuale, né fondata sulla memoria, come per Platone. Il mondo della materia è raggiunto attraverso i nostri organi di senso. Egli però non assegna alcun ruolo al cervello nelle funzioni della sensazione e della percezione. Il centro, luogo di incontro di tutte le sensazioni (sensorium commune) è il cuore.


Nel XXX Problemata Aristotele espone una teoria dei disturbi maniaco-depressivi basata sul dismetabolismo di un solo elemento, la “atra bilis”. È la sua “temperatura” (da cui il termine temperamento) ciò che sostiene la vita psichica, sana e patologica. Un “temperamento” malinconico sostiene la “creatività”, segno di una malinconia naturale. Tutti i grandi pensatori, poeti, artisti e statisti ebbero un “temperamento melancolico” (compresi Platone e Socrate). Il metabolismo della “atra bilis” chiarisce “gli


Aristotele viene dai contemporanei chiamato “venditore di erbe medicinali”; infatti invia medici al seguito di Alessandro Magno al fine di scoprire erbe medicinali. La scuola di Aristotele ha un ruolo decisivo nella formazione della cultura ellenistica e nella creazione dell’Università di Alessandria. Teofrasto, suo allievo, scrive l’opera Historia Plantarum, dove analizza circa cinquecento erbe e piante e le loro attività terapeutiche; lascia opere di interesse neuropsichiatrico come I Caratteri, Sull’alcolismo, Sull’astenia, Sulle vertigini e sul ruolo delle emozioni e dell’invidia nella psicopatologia.


La scuola stoica (III secolo a.C. – III secolo d.C.) La psicopatologia basata sullo stoicismo affronta l’argomento delle “malattie dell’anima” e il ruolo dell’evento stressante, del temperamento e della forza dell’Io. Il “pathos” è fenomeno nemico della ragione: la vittoria dell’irrazionalità trasforma il “logos” in una struttura che aderisce al “pathos”. Svolge un ruolo decisivo l’immagine mentale alimentata dalle passioni, il “phantasma”.


Per gli stoici due sono le entità tassonomiche dei disturbi psichiatrici: l’ “insanitas animi” (le psicosi) e l’ “aegrotatio animi” (le nevrosi); esiste una personalità facile alla “aegrotatio” per un temperamento predisponente. Nel caso della perdita di un oggetto d’amore si ha una “animi commotio” e la “aegrotatio”. Per gli stoici il centro della sofferenza dell’anima è la “libido” insoddisfatta. La libido frustrata, legata ad un oggetto d’amore, genera morsi dolorosi per il desiderio inappagato; ciò può originare una “follia d’amore” e, di riflesso,


Galeno (129-216 d.C.) Nasce a Pergamo da una famiglia di architetti. All'età di 16 anni diviene therapeutes (con significato di addetto o socio) del dio Asclepio nel tempio locale. A 20 anni lascia il tempio per studiare a Smirne, a Corinto ed a Alessandria. Quando torna a Pergamo, nel 157, lavora come medico alla scuola dei gladiatori, dove fa esperienza su traumi e trattamento delle ferite (le finestre nel corpo).


Dal 162 vive a Roma, dove scrive e opera estesamente, dimostrando così pubblicamente la sua conoscenza dell'anatomia. Diviene poi medico di corte dell'imperatore Marco Aurelio. Per G. su tutto domina la mente - l’io razionale o egemonico - con funzione direttiva. Nulla può vincere e ostacolare, se lo vuole, l’egemonico; esso non può essere colpito dalle cose o dalle passioni, ma solo soffrire per le false opinioni. Per Galeno in alcuni casi le malattie mentali nascono da “peccati dell’egemonico”, dalla sua parte cattiva;


Contro le scuole meccanicistiche G. rivaluta il pensiero di Ippocrate, Platone e Aristotele in una complessa sintesi con l’approccio stoico. Distingue le psicosi, “insaniae”, dalle nevrosi, allora dette “morbi dell’anima”; nel primo caso il paziente, a motivo della gravità della sintomatologia, “si allontana dal costume sociale normale”. Ritiene che le alterazioni mentali della depressione possano essere sostenute “dalla grande angoscia dell’anima” (Medicae definitiones, 20h-25a).


L’ebefrenia (“fatuitas” o “morositas”) indica una insania “dei giovani”, dove sono deficitarie sia le funzioni mentali sia le pulsionali (“sine corde et sine cerebro”). In essi “è manchevole il discorso, che non ha una conseguenza logica e procede per salti”. “Coloro che in età giovanile sono deboli nelle emozioni dimostrano che sono affetti da fatuità” (De symptomatum differentiis, II, 3).


La nosologia classica PSICOSI ORGANICHE

PSICOSI ENDOGENE

•Freniti (lesioni primitive del cervello)

•Malinconia (somatica, mentale,

•Parafreniti (in corso di malattie

viscerale)

febbrili) •D. mentali in epilettici •D. mentali nell’alcolismo •D. mentali da sostanze (oppio, hyosciamo, cannabis, ecc.)

•Ipocondria (quale varietà di malinconia) •Licantropia e demonopatia (varietà gravi di malinconia) •Mania (lieve, media, grave) •Disturbi “circolari” dell’umore

NEVROSI •Malinconia d’amore •Isteria •Incubo •Attacchi di panico •Fobie (idrofobia, panfobia, aerofobia, patofobia) •Neurastenia •Bulimia •Anoressia

(maniaco-depressivi)

•Cefalea tensiva

•D. mentali in corso di emicrania

•Catatonia (un tipo febbrile, uno

•Cardiacus (disturbo somatoforme)

•D. mentali da colpo di calore

confuso, uno malinconiforme)

•Crisi di angoscia

•D. da traumi cranici

•Letargo

•Malinconia reattiva (cum


La Psichiatria Medioevale

H. Bosch - L’estrazione della pietra della follia


La cultura del tempo San Basilio (330-379) si duole di aver studiato in gioventù la letteratura classica. San Gerolamo (?-420) fa il voto di non leggere mai libri pagani. San Gregorio di Tours sostiene che “colui che si rende degno delle cure celesti non ha bisogno di medici terrestri per le proprie infermità mentali.” All’inizio del VII secolo questo atteggiamento subisce una completa cristallizzazione: la psichiatria diviene lo studio delle vie e dei mezzi del diavolo e dei suoi servi.


Editto di Giustiniano (529 d.C.) proibisce per legge l’insegnamento e la diffusione di tutto ciò che riguarda la cultura classica. I centri di cultura, scientifici e clinici, di Atene, Smirne, Efeso, Pergamo, Alessandria, sono definitivamente chiusi.

Codex Theodosianus (429 d.C.) proibisce ufficialmente la magia, che riconosce formalmente come una pratica maligna e criminale. Si costituisce il fronte legale dei poteri temporali e spirituali per perseguitare in futuro gli indemoniati


All’inizio del IV secolo d.C. la creatività scientifica dei secoli precedenti scompare dalla medicina e dalla psichiatria. Si elaborano antologie dove le malattie vengono riportate secondo la descrizione che ne diedero gli autori più importanti. Teofane scrive per Costantino VII l’opera Compendium totius artis medicinae (910 d.C.), in cui non è formulato alcun pensiero originale.


“Ciò che è veramente interessante delle psicopatologia dell’epoca non è quello che troviamo scritto sulle malattie mentali nelle opere del tempo, ma il fatto che non troviamo alcuna discussione intorno ad esse.” (Zillborg) I ragionamenti del medico del tempo tradivano il timore profondo che il suo interesse per gli argomenti clinici venisse scambiato per indifferenza verso i problemi del peccato e della virtù. Ogni riferimento alla cultura medica classica doveva


Il rapporto con i classici passa per una accettazione acritica, spesso “addolcita” da una fusione con la dottrina demonologica. Un antico manoscritto del X secolo illustra con chiarezza l’atteggiamento verso l’isteria, legato allo spostamento dell’utero nel corpo e pone come rimedio la preghiera per fermare l’utero. Zacchia, medico personale di Innocenzo X, sostiene che “Gaudet humore melancholico daemon”. Arnaldo di Villanova sostiene che se si sviluppano nel corpo certi umori caldi, il diavolo può impadronirsi della vittima, perché egli ama il caldo.


L’Inquisizione Innaugurata nel 1233 da Gregorio IX. Si calcola che sotto il regno di Francesco I la giustizia si dovette occupare di 100.000 persone. L’ultima strega fu decapitata in Svizzera, nella città di Glarus, il 18 giugno 1782.


Johann Sprenger e Heinrich Krämer Institoris , domenicani, divennero i capi del movimento per lo sterminio delle streghe. Una missione religiosa che doveva essere sostenuta non solo dalla Chiesa, ma anche dalla scienza e dal potere temporale. Bolla di Innocenzo VIII (9 dicembre 1484) Summis desiderantes affectibus: “Noi decretiamo e ingiungiamo che i sopraddetti inquisitori abbiano in potere di procedere alla giusta correzione, imprigionamento e punizione di qualsiasi persona, senza ostacolo o impedimento in


Malleus Maleficarum - il documento piÚ autorevole sulla demonologia. Fu sottoposto alla facoltà di teologia di Colonia (1487) e, dopo forti pressioni, approvato all’unanimità.

Con un editto (6 novembre 1486) Massimiliano, re dei romani, prendeva notizia ufficialmente della bolla papale e concedeva il suo aiuto ufficiale ai due inquisitori.


La Psichiatria del Rinascimento


Il Rinascimento Il Rinascimento si collega direttamente con Ippocrate e Galeno, Aristotele e Platone. Vesalio, Falloppio e Varolio scoprono la neuroanatomia; Mattioli la farmacologia greco-romana; Weyer condanna per la prima volta l’identificazione delle malattie mentali con la demonopatia. Il piÚ grande medico di questo periodo storico è Gerolamo Mercuriale, la cui opera rimane alla base degli studi medici e psicopatologici per quasi due secoli.


Johann Weyer (Grave, 1515 – Tecklenburg, 1588) Medico personale del duca Guglielmo di Jßlich, Berg e Kleves. Nel De prestigiis daemonum raccoglie una massa di particolari storici, teologici e medicopsicologici sulle malattie


Sembra perfino accettare il diavolo, ma gli nega ogni potere sull’uomo. Si batte per il diritto e il dovere della medicina di intervenire per guarire quelle che sono indicate come streghe: “Medici e chirurghi ignoranti nascondono la loro stupidità e i loro errori rifacendosi alla stregoneria e alle virtù dei santi”. Ammette l’esistenza del contagio collettivo e, cosa fondamentale, la necessità di un trattamento terapeutico individuale dei malati di mente. “Radunò la sua esperienza personale


Si chiede se molte delle cosiddette streghe non agiscano sotto l’effetto di alcune erbe (belladonna, oppio, giusquiamo e hashish). Si interessa degli effetti di queste droghe anche a livello del vissuto di questi pazienti. Fornisce una prima descrizione delle allucinazioni ottiche.


E’ il primo medico il cui interesse maggiore si sia rivolto alle malattie mentali e che quindi abbia anticipato la nascita della psichiatria. Ha tentato di completare il processo di distacco della psichiatria dalla teologia. Fu per questo sempre sospettato di essere un mago (anche per i suoi rapporti con Cornelio Agrippa). “Ama l’uomo, togli di mezzo gli errori, affronta la lotta per la verità, senza crudeltà.”


Gerolamo Mercuriale (1530-1606) Localizza nelle regioni del cervello la sede delle manifestazioni cliniche. Il cervello sostiene “operazioni diverse che richiedono strumenti diversi, posti in sedi diverse�.


Si hanno casi di mania furente perché pre-esiste un temperamento “caldo-secco”. Nel caso di grave mania bisogna usare il succo del papavero. E’ difficile curare il paziente maniacale perché egli non si ritiene ammalato, (De cognoscendis et curandis humani corporis affectibus, I,


La critica alla tradizione Nasce il concetto di homme machine (Cartesio), condizionato dalla fisica e libero da riferimenti teologici (iatrofisica e iatrochimica). Grandi progressi nella medicina fisica (Sennert, Sydenham e Willis) e nelle neuroanatomia (Borelli, Malpighi e Pacchioni). La psichiatria continua a ridurre l’uomo a considerare tutti gli individui come se fossero uguali. Il comune denominatore non è più la demonopatia, ma è il postulato iatrochimico e iatromeccanico.


Anche le terapie sono uniformi: emetici, purganti, salassi e ‌ intimidazione (con mezzi morali e materiali – catene). La psichiatria è essenzialmente a-psicologica e radicata nella neuroanatomia e nella neurofisiologia. La psicologia va nelle mani dei filosofi (Bacone, Cartesio, Hobbes, Locke, Malebranche e Spinoza).


L’epoca della ricostruzione Per tutto il XVI secolo, e per buona parte del XVII, lo scienziato e il medico, così occupati attorno alla natura e all’uomo, abbandonano il loro interesse per la mente umana e la lasciano in parte al teologo e in parte al filosofo. Nascono varie accademie scientifiche, Accademia del Cimento (Firenze, 1657), Royal Society (Londra, 1662), Académie des Sciences (Parigi, 1666), Akademie (Berlino, 1700).


Neuroanatomia

Il XVII secolo segna l’inizio delle ricerche sul sistema nervoso che supporta l’indirizzo cerebro-centrico della psichiatria


Thomas Willis (1621-1675) Impone definitivamente il modello cerebro-centrico dei disturbi mentali. I sintomi mentali sono manifestazioni del cervello causate da un dismetabolismo o da difetti della struttura anatomica del cervello.


Causa della malinconia sono “spiriti animali oscuri e tenebrosi” per una “cattiva fermentazione” che determina alterazioni delle funzioni superiori, le quali diventano “acetose, vetriolose e saline”. Per Willis esiste anche una malinconia che nasce da un amore perduto e un’altra che si manifesta con attacchi di terrore e panico.


La base dell’ipocondria è un “temperamento malinconico”; i sintomi sono paura, tristezza e ansia precordiale. La malattia è simile alla malinconia, che però “tramite il nervo vago, si diffonde ai visceri” causando sintomi vegetativi.

La sua psicopatologia dell’isteria parte da un presupposto: “la convinzione che la passione isterica nasca dall’utero origina da un giudizio volgare e popolare”, tanto, continua Willis, che la causa del disturbo provoca “una cattiva fama e la


La malattia ebefrenica riporta all’esistenza di un processo organico cerebrale (“cervello senile in un giovane”). Il cervello dell’“hebes” è privo del fuoco eracliteo che sostiene la creatività mentale; non mosso dagli “spiriti animali”, il cervello rimane un organo recettivo, “passivo”. L’ebefrenico non è spinto dal “nous”, ma da funzioni automatiche, da “istinti naturali”.


Riguardo alla terapia: “Il primo obiettivo è naturalmente quello di guarire … La disciplina, le minacce, le catene e le busse sono altrettanto necessarie quanto il trattamento medico … Con questo metodo la mente, messa a freno dalla costrizione, è indotta ad abbandonare la sua arroganza e le sue idee selvagge e diventa ben presto mite e ordinata. Questo è il motivo per cui i maniaci guariscono spesso molto più in fretta se sono curati con


La Prima Rivoluzione Psichiatrica (XVIII secolo)


Nasce l’umanitarismo… Jean Colombier (1736-1789): “E’al più debole e al più disgraziato che la società è debitrice della protezione e della cura più diligente”. “Il maltrattamento e le busse dovrebbero essere ritenuti crimini da punire esemplarmente.” Altre voci si levano in tutta Europa a favore di un trattamento più umano dei malati mentali: Anton Müller (1755-1827), Vincenzo Chiarugi (1759-1820) e William Tuke (1732-1822).


Philippe Pinel (1745-1826) Primario dell’ospedale Bicêtre e in seguito della Salpêtrière durante la Rivoluzione e il Terrore, e poi sotto Napoleone. “Ebbe decorazioni e cariche da tutti i regimi ma rimase sempre fedele a se stesso.” (Zillborg)


Appena arrivato a BicĂŞtre vuole subito togliere ceppi e catene, incontrando tuttavia non pochi ostacoli da parte dei comitati rivoluzionari. Sospettato di ospitare nel suo ospedale preti ed emigrati, un giorno rischia di essere linciato da una folla inferocita e viene difeso da un suo paziente che aveva liberato dalle catene.


Pur riconoscendo nell’ambito della psichiatria l’apporto di Ippocrate, Areteo e Celio Aureliano, ritiene di sentirsi più vicino agli autori che hanno inquadrato le malattie mentali come epifenomeni di violente passioni: agli Stoici, a Platone, Plutarco, Cicerone e Seneca. Ritiene che le Tusculanae di Cicerone, come le opere di van Helmont, di Stahl, di Locke e Condillac, siano basilari per l’approccio psicopatologico. Propende per una concezione radicalmente antiorganicista della malattia mentale. Il luogo di


Vi sono due tipologie cliniche : La prima si caratterizza per una forte vulnerabilità passionale-emotiva agli avvenimenti esterni. La follia nasce da reazioni passionali ed emotive eccezionalmente intense che il soggetto non riesce a tollerare. La seconda si caratterizza per la tendenza del soggetto a sviluppare spontaneamente passioni persistenti ed intensissime – terrore della morte, fanatismo religioso, passioni sentimentali. In questo caso la follia scaturisce dall’interno. (Traité médico-philosophique) In entrambi i casi il terreno su cui la follia si innesta è


Il trattamento morale I mezzi per combattere la follia devono essere a loro volta di natura passionale e morale. Morale (accezione degli idĂŠologues) indica sia la sfera dei processi mentali cognitivi e affettivi, sia il campo dei comportamenti e delle pratiche umane. Il trattamento morale costituisce la prima forma sistematica di psicoterapia. Le tradizionali terapie fisiche (salassi, evacuanti, bagni, narcotici) non sono tenute in gran conto da Pinel, che vi ricorre solo in casi estremi.


Non vi è alcun dubbio che detto trattamento si deve svolgere all’interno del manicomio (“L’esperienza dimostra che gli alienati non guariscono mai se restano in famiglia”) Il direttore è la figura centrale del trattamento. In virtù delle sue speciali caratteristiche morali, intellettuali e fisiche, egli è l’incarnazione della ragione e della grandezza d’animo, ma è anche il depositario della legge e della forza. La sua figura deve rappresentare l’armonia e l’ordine a fronte del tumulto disordinato della follia.


Il manicomio “I cupi malinconici saranno messi in un sito piacevole e in un luogo adatto alla coltivazione dei vegetali; i maniaci in stato di furore … saranno confinati nel luogo più appartato dell’ospizio, in un locale silenzioso e buio … I convalescenti. E’soprattutto l’isolamento di questi ultimi che deve rappresentare il fattore più importante di ogni ospizio ben organizzato, onde evitare le ricadute.” (Traité médico-philosophique)


Il trattamento morale è una pedagogia semplice, basata su due principi: 1. Opporre, anche visibilmente, il male al bene, il giorno alla notte (alla maniacalità l’oscurità e il silenzio, alla malinconia la luce). 2. Isolare il paziente da stimoli controproducenti, potenzialmente patogeni: evitare a tutti lo spettacolo della demenza e dell’idiotismo; mettere a riparo i convalescenti da qualsiasi manifestazione di follia. E’un trattamento che deve essere specializzato sulla


1. Introduce in psichiatria il presupposto di guaribilità (il malato mentale conserva comunque dentro di sé un nucleo di razionalità e umanità). 2. Il trattamento terapeutico deve essere realizzato sulla base di una conoscenza diretta della personalità, della biografia, dello stato di salute e dei sintomi del paziente. 3. Attribuisce al manicomio una funzione principalmente sanitaria. 4. Sancisce il principio inviolabile del rispetto della


La Psichiatria

 Caspar David Friedrich - Chalk Cliffs on Rügen  


Nella prima metà del XIX secolo emerge una impostazione psicopatologica “romantica” che avvalora il concetto di anima e il monismo di Stahl. Le idee di Pinel continuano a sopravvivere, rielaborate. Rifacendosi alla filosofia stoica, le malattie mentali sono viste come segno di uno squilibrio dell’anima (istinti, emozioni, sentimenti e affetti) per un disagio esistenziale. I rappresentanti di questa corrente sono C.W. Ideler (1795-1860), E. Feuchtersleben (1806-1849) e


Il filosofo E. von Hartmann (1842-1906) analizza il mondo della vita inconscia: la vita dell’uomo è sorretta da una pulsione cieca, da una volontà inconscia che si traduce in forme mentali e storiche; la più alta espressione vitale è la pulsione sessuale. Lo psichiatra W. Neumann (1814-1884) espone un indirizzo psicopatologico fondato sul “conflitto” nell’anima fra le forze generatrici e quelle distruttive; l’energia vitale è identificata con la pulsione sessuale che, qualora insoddisfatta, genera angoscia e sintomi psichiatrici, come ossessioni, fobie per lo sporco, crisi isteriche e così via.


Il neurofisiologo G. Fechner (1801-1887) formula il “principio della stabilità”, meta di tutti gli organismi viventi. Egli formula il rapporto tra energia e rappresentazione mentale e il concetto della “costanza” dell’attività psichica e quello della tendenza della mente alla ripetizione.

La psichiatria romantica ha un influsso decisivo sulla nascita del movimento psicoanalitico; essa agisce peraltro anche sull’indirizzo psichiatrico-clinico tradizionalmente fondato su concezioni biologiche, specie per l’interpretazione dei disturbi mentali minori, le cosiddette “psiconevrosi”.


La Psichiatria Positivista

Illustrazione da C. Lombroso L’uomo delinquente


Nella seconda metà del XIX secolo si afferma una psichiatria basata su: 1. Organicismo e assimilazione della psichiatria alla neurologia con centralità delle indagini anatomo e fisio-patologiche. 2. Interesse per l’ereditarietà. 3. Rifiuto di ogni eziologia psicologica e valorizzazione dell’osservazione obiettiva, dell’esperimento e dell’uso di test psicometrici. 4. Sviluppo della nosografia psichiatrica. 5. Piena medicalizzazione della psichiatria: per ogni malattia psichiatrica dovrebbe essere possibile individuare una forma clinica tipica e una causa.


La Teoria Degenerativa Si richiama alle teorie di Bouffon e Lamarck (Morel, Magnan, Krafft-Ebing). La follia esprime il segno pi첫 evidente del processo degenerativo biologico. Essa si collega a una costellazione di stigmate degenerative di carattere fisico, intellettuale e morale.


Nella prima metà del XIX secolo i profondi cambiamenti sociali in rapporto alla rivoluzione industriale e alla caduta dell’antico regime sono ritenuti la causa determinante del deciso aumento dei disturbi mentali. Golgi, rifacendosi al modello degenerativo di Morel, rileva come nelle famiglie dei “folli” siano sempre presenti malattie gravi: epilessia, criminalità, alcolismo, pellagra, isteria, cretinismo, tubercolosi, suicidi, omicidi. Questi dati riflettono più probabilmente le miserabili condizioni sociali del tempo.


Ha il merito di aver individuato tra le cause “degenerative” in particolare delle classi povere e lavoratrici le carenze alimentari e le condizioni anti-igieniche di lavoro e di abitazione; e di aver dato un notevole contributo a rimuoverle. Il Manicomio assume una funzione per lo più custodialistica riguardante i soggetti che per il loro deterioramento mentale sono più compatibili con la convivenza civile. E’incentrato sulla colonia agricola e sulle “lavorazioni” – un trattamento basato sul lavoro a orientamento


Emil Kraepelin Emilio Kraepelin (1856-1926), allievo del neurologo Erb e del fisio-psicologo Wundt. E’ uno studioso di vasti e articolati interessi: filosofici, poetici, politici, sociologici e psichiatrico- transculturali. Afferma di essersi dedicato alla psichiatria clinica seguendo il metodo delle scienze della natura.


Un’ideale nosologia sarebbe fondata su elementi eziologici e correlati biologici, non sempre possibile ma “meta futura della ricerca” I disturbi psichiatrici sono determinati da cause endogene ed esogene, organiche e psico-emotive (nelle “nevrosi psicogene”). Sia nel disturbo bipolare, nella demenza precoce e nei comportamenti sociopatici che nelle psiconevrosi dette degenerative (isterica e ossessiva) la predisposizione costituzionale gioca un ruolo decisivo.


La nascita dell’Ipnotismo F. A. Mesmer (1734-1815), medico viennese, tenta dapprima di trovare cure per le malattie utilizzando il magnetismo minerale, applicando ferro calamitato sui pazienti. Si convince poi dell'esistenza di una forza, o "fluido", che si sprigiona direttamente dall'organismo umano capace di agire sugli altri organismi.


Il mesmerismo e i fenomeni ipnotici nelle isteriche sollevano l’attenzione sulle cosiddette nevrosi – che erano state perse di vista nel trambusto sollevato dal progresso dell’anatomia, della fisiologia e della neurologia, nonché dalla riorganizzazione degli ospedali per alienati. Inizia a farsi strada l’idea che alla base di esse vi possano essere fenomeni di natura psicologica più che fisiologica. P.J. Moebius (1853-1907) e A. Strümper (1853-1925) ritengono che l’isteria sia una malattia mentale in


Sigmund Freud (1856-1939) Neurologo, fondatore della Psicoanalisi Elabora una teoria, secondo la quale l‘inconscio esercita influssi determinanti sul comportamento e sul pensiero umano, e sulle interazioni tra individui.


Dopo il 1870 il modello psicodinamico di Janet viene incorporato nella psichiatria tradizionale per l’interpretazione delle psiconevrosi e dell’isteria. Freud sostiene che alla base delle guarigioni delle psiconevrosi ci sia un particolare rapporto terapeutico (come intravisto da Mesmer e dagli ipnotisti). Ritiene che attraverso l’analisi del sogno, del conflitto sessuale e del contenuto simbolico delle rappresentazioni mentali si può giungere al nucleo psicopatogeno.


Così come Platone e gli stoici avevano individuato in una energia vitale (libido, eros, pneuma) la spinta pulsionale primaria dell’organismo, anche Freud identifica nelle vicissitudini e nell’arresto del cammino di tale energia (libido) il

L’energia mentale, che nell’isteria viene impiegata per la rimozione di immagini patogene, impoverisce il tono psichico e genera la condizione “ipnoide”. Tale stato, simile ad una situazione crepuscolare, sostiene la “dissociazione” presente nelle condizioni isteriche.


In un primo momento si dedica allo studio dell'ipnosi, influenzato dal contatto con Charcot e in seguito dagli studi di Josef Breuer sull'isteria. In particolare dalle difficoltà incotrate da Breuer nel caso Anna O. (Bertha Pappenheim, futura fondatrice dei movimenti di assistenza sociale e di emancipazione femminile) Freud costruisce progressivamente alcuni principi basilari della psicoanalisi relativi alle relazioni medicopaziente: 1. la Resistenza 2. il Transfert


La psicoanalisi si costituisce come il metodo di indagine basato sull'analisi di tutti i fenomeni che danno accesso all’inconscio (associazioni libere, lapsus , atti involontari, atti mancati e sogni). Si costituiscono concetti come la pulsione (Eros e Thanatos), le componenti della vita psichica (Es, Io, Super-Io), il Complesso di Edipo, la libido e le fasi dello sviluppo psicosessuale.


I Nuovi Trattamenti


Le terapie farmacologiche Le terapie lassative rimangono una terapia per le malattie mentali fin nel XX secolo (i cosiddetti “catartici”). Ancora nel 1921, gli psichiatri inglesi decantavano le lodi dell’olio di croton nel “bloccare una crisi mentale”. L’oppio viene usato per anni come sedativo – nel 1806 ne viene sintetizzato il derivato alcaloide morfina (assunta per lo più per via orale). Nel 1855 A. Wood introduce le iniezioni ipodermiche di morfina - usata per lo più come sedativo e come


Le Terapie Sedative In seguito altre sostanze vengono usate come sedativi: lo hyosciamo, la scopolamina, la apomorfina (usata nella mania, anche e soprattutto per le sue proprietà emetiche). Nel 1832 J. Von Liebig sintetizza il cloralio idrato - il primo farmaco che acquisisce un vasto “successo di pubblico”. Nel 1857 nasce l’impiego clinico del potassio bromuro, usato inizialmente per curare l’”isteria epilettica”.


Il Sonno Prolungato Nel 1879 N. McLeod, dovendosi occupare di una donna colpita da episodio maniacale, scopre le proprietĂ  del potassio bromuro nel favorire il sonno prolungato (“the bromide sleepâ€?). Per la prima volta il sonno prolungato si dimostra una possibile terapia efficace, in grado, non solo di sedare, ma anche di alleviare i sintomi. Il bromuro viene in seguito abbandonato in quanto troppo tossico


Nel 1837 E. Fischer e J. Von Mering scoprono le proprietà sedative dei barbiturici, che agiscono a dosi nettamente inferiori a quelle tossiche (“Veronal”, “Medinal”). Divengono il farmaco di scelta nelle cliniche private che si occupano di malattie nervose. J. Klaesi nel 1920 inizia usando una combinazione innovativa di due barbiturici (inizialmente per favorire il processo psicoterapeutico nei pazienti più gravi): dei 26 pazienti che tratta con la narcosi prolungata, circa 1/3 sono così migliorati che possono essere dimessi. Ma 3 muoiono per complicanze polmonari.


La Piretoterapia Il rapporto tra febbre e malattia mentale è noto da tempo (vedi nell’antica Grecia). J. Wagner-Jauregg nel 1883 nota che una donna che ha contratto un’erisipela ha una remissione della sua psicosi. Inizia iniettando la tubercolina in pazienti affetti da paralisi progressiva (le spirochete sono sensibili al calore).


In seguito passa alla malaria, che, a differenza di altre infezioni, è controllabile con il chinino. Ha il merito di rompere la cappa di nichilismo terapeutico. Nel 1927 Wagner-Jauregg riceve il premio Nobel. Nel 1910, Paul Ehrlich applica il composto “Salvarsanâ€? (a base di arsenico) alla sifilide primaria e secondaria. Ma la fine definitiva della neurosifilide si ha con l’applicazione della penicillina (1929 - A. Fleming).


La Terapia Insulinica M. Sakel scopre nel 1920 che i sintomi da astinenza da morfina potevano essere trattati con successo somministrando basse dosi di insulina.

Il coma in quei casi era un evento involontario. Sakel nota che dopo che il coma finisce il desiderio di morfina da parte del paziente cessa. Questi stessi pazienti, precedentemente “agitati e irrequieti” sono diventati “tranquilli e accessibili”


Nel 1933 a Vienna inizia a testare alla clinica psichiatrica universitaria la sua ipotesi che lo “shock insulinico” rappresenti una cura per la schizofrenia. Ottiene ottimi risultati (dei 50 pazienti al loro primo episodio di schizofrenia ottiene la remissione completa nel 70% dei casi e una “remissione sociale” nel 18%). In seguito si trasferisce negli Stati Uniti Entro il 1939 ogni ospedale ha la sua unità insulinica. Ma è una procedura pericolosa e potenzialmente mortale. E l’efficacia è maggiore della “sleep therapy” solo nel breve termine.


Le Terapie Convulsive Quella del rapporto tra convulsioni e sintomi psicotici è una questione che si è posta fin dall’antichità. Gli epilettici che sviluppano schizofrenia sembrano presentare meno sintomi epilettici. Vengono sviluppate delle terapie di shock convulsivo – per un po’di tempo danno agli psichiatri la speranza di modificare il decorso di alcune patologie psicotiche maggiori.


L. Von Meduna (1934) propone di usare la terapia convulsiva per migliorare i sintomi dei pazienti schizofrenici. Inzia con la canfora, che però non è affidabile. Procura vomito e ansia prima dell’attacco Metrazol (Cardiazol) viene usato per produrre convulsioni senza coma, in particolare nella depressione maggiore. Ma è molto temuto dai pazienti. Negli anni 40 viene abbandonato in favore di …


L’Elettroshock U. Cerletti (1938), professore di psichiatria a Roma tenta un esperimento con l’energia elettrica. I primi esperimenti su cani erano falliti (morte dell’animale). Cambiando la posizione degli elettrodi l’animale sopravvive. Esperimenti sui maiali.


Poi ‌ sull’uomo: un ingegnere di Milano colto a vagare per Roma in preda ad un episodio psicotico. Dopo 11 applicazioni di ECT il paziente viene dimesso in buono stato. L. Kalinoswky diffonde il nuovo metodo in Europa e USA. Inizia ad essere abusato. Rischi dovuti a fratture (introduzione di succinilcolina e anestesia generale).


Psicochirurgia G. Burckardt 1888 applica la psicochirurgia a sei pazienti schizofrenici: 1 muore, 1 migliora, 2 non riportano cambiamenti e 2 si mostrano “più quieti”. Il neurologo di Lisbona E. Moniz reseca parte del lobo W. Freeman accoglie questa nuova tecnica con grande entusiasmo – propone la lobotomia negli U.S.A. Nel 1946 nasce la tecnica trans-orbitale. Viene presto abbandonato tutto grazie agli psicofarmaci.


Psichiatria Sociale Riguarda l’ambiente della terapia più che la terapia in sé. Ruolo dell’ambiente sociale nel condizionare l’insorgere delle malattie mentali. Si sviluppa diffusamente nel Regno Unito. Trova espressione in: • open asylums (Germania, Regno Unito) Metal Treatment Act (1930) apre gli ospedali psichiatrici alla comunità • family-based community care (Gheel) • outpatient clinicca(Charcot, Germania)


J. Bierer nel 1948 fonda il primo Day Hospital in Inghilterra. Maxwell Jones durante la guerra fonda al Mill Hill Emergency Hospital (per i militari) la prima comunità terapeutica - in parte governata dai pazienti stessi tramite i social club meetings. Nasce per caso - il gruppo di discussione diviene più che un semplice evento educativo, ma condiziona l’intera struttura sociale dell’unità. Nel 1947 apre la più famosa comunità terapeutica, il Belmont Hospital, in cui sono accolti soprattutto pazienti nevrotici.


I primi farmaci specifici Una molecola sintetizzata nel 1883 (fenotiazina) viene utilizzata dal 1945 come antistaminico. Mostra evidenti proprietà sedative, viene quindi usato in anestesia e psichiatria. Nel 1950 viene sintetizzata in Francia la clorpromazina. H. Laborit, medico militare francese, la utilizza nei suoi “cocktail litici” – per ridurre o abolire le reazioni di difesa dell’organismo e facilitare l’ibernazione artificiale (p.e. durante un intervento chirurgico).


J. Delay e P. Deniker, psichiatri dell’Hopital Saint Anne di Parigi, introducono nella clinica il nuovo farmaco (Largactil – per la sua larghissima gamma di azione). Nel 1951 i laboratori Roche sintetizzano (derivandolo da farmaco antitubercolare già esistente) l’iproniazide, utilizzato inizialmente per la cura della tbc ossea. Nei malati di tbc viene notato un netto e specifico effetto psichico: sensazione di benessere e aumento di appetito e peso corporeo. Viene riportato che in alcuni reparti i pazienti ballano contenti


Nel 1954 un’altra molecola di lontana derivazione fenotiazinica, imipramina, rivela, oltre ad attività antistaminiche ed anticolinergiche, proprietà sedative ed antidolorifiche. Nel 1957 dimostrata attività antidepressiva: sembra intaccare anche le psicosi depressive endogene. Differenziandosi dalla clorpromazina, l’imipramina confermava una prima distinzione nosologica


Gli antecedenti In Francia la legge del 1838, ispirata alle esperienze di Pinel e Esquirol, stabilisce che è compito dell’autorità amministrativa e non di quella di polizia internare. Ha in seguito una rilevante influenza sulle legislazioni nel resto del mondo. In Gran Bretagna il Country Asylum Act del 1808 e il Lunacy Act del 1845 impongono l’edificazione di asili in ciascuna delle contee del paese. Ogni aspetto della cura e della tutela degli ammalati passa sotto la sovraintendenza di una commissione medica.


In Italia si hanno esperienze positive sulla conduzione moderna del manicomio nel Granducato di Toscana e nel Regno dei Borboni (Aversa). In seguito l’Unità d’Italia avvicina tra loro realtà molto diverse. Nell’omogeneizzazione le innovazioni si perdono.

Nel 1904 (governo Giolitti) nasce la prima vera legge manicomiale. Ricalca la legge francese del 1838. Regola la struttura e la funzione dei manicomi.


Antipsichiatria Il termine viene coniato nel 1967 da D. Cooper, che gli conferisce connotazioni politiche di stampo marxista. Nasce in parte dalla crisi della psichiatria in un momento molto particolare per la cultura e la politica dell’Occidente (controcultura degli anni 50 e 60). E’un fenomeno allo stesso tempo politico e culturale che riguarda il problema generale della devianza, ma anche la filosofia della salute e della malattia. Se non ci fossero cattive interferenze sociali la nostra mente sarebbe sempre sana (ritorna il “mito del


Esse pongono al loro centro una critica al modello dominante di comportamento normale. Rivalutano secondo un’ispirazione romantica il valore delle emozioni. Diffidenti verso le scienze, affascinati dagli spiritualismi, attaccano i presupposti medicobiologici della psichiatria. Secondo R. Laing il punto di vista sociale ed esistenziale avrebbe dovuto sostituire il punto di vista clinico. Le diagnosi sono solo etichette socialmente funzionali. “Le idee antipsichiatriche sono per lo piĂš la


La fine delle istituzioni Fin dal secondo dopoguerra si inizia a mettere in dubbio, in tutto il mondo, l’utilità dell’istituzione manicomiale. Esperienza dell’ospedale di Saint Alban (1941) coinvolgimento diretto dei pazienti nel governo dell’istituzione. Ma in Francia non viene messa in discussione né la legge del 1838 né la fine delle istituzioni manicomiali. Nel 1968 legge Mariotti abolisce la vecchia iscrizione nel casellario giudiziario, sostituita da una anagrafe psichiatrica.


Negli anni 60 e 70 in Italia iniziano a farsi strada nuove prospettive e nuovi progetti. Sono spesso sostenuti dalle amministrazioni locali, interessate a diminuire la popolazione dei ricoverati e a costituire i servizi di assistenza nel territorio. Si rende necessario investire sul territorio, lavorare sul sociale, creare strutture apposite, produrre nuova formazione per il personale. Vi sono alcune esperienze significative in varie parti d’Italia. La legge 180 arriva dopo che alcune sperimentazioni


Franco Basaglia (1924-1980) Direttore dell’O.P. di Gorizia. Propone un modello nuovo. E’quello razionale e moderato della comunità terapeutica britannica: accettazione del mandato sociale e massima libertà e dignità per i pazienti, riunioni frequenti e club autogestito dai meno gravi (“Aiutiamoci a guarire”).


Il libro “L’istituzione negata” riscuote un grande successo di pubblico. Promuove l’idea che il vecchio manicomio si possa ribaltare nel suo rovescio, riscattandosi. La priorità a quel punto diventa chiudere i manicomi. Tutto il resto - compresa la realtà clinica dei pazienti e con cosa sostituire le vecchie istituzioni - passa in secondo piano. L’immagine di Basaglia viene idealizzata. “Fu circondato da amici e allievi che erano più basagliani di lui”. (G. Jervis)


La Legge “180” La legge 180, 13 maggio 1978 (legge Orsini): nasce in un clima di emergenza nazionale (4 giorni dopo il ritrovamento del cadavere di A. Moro). I caposaldi della nuova legge: • Smantellamento e chiusura di tutti gli ospedali psichiatrici • Blocco immediato dei nuovi ricoveri • Istituzione di reparti psichiatrici per brevi degenze negli ospedali generali • Organizzazione territoriale dell’assistenza • Maggiori garanzie per gli interventi terapeutici di autorità


Storia della Psichiatria