Dalla Carrying Capacity alla Carrying Capability

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Con il contributo di:

Legge20febbraio2006, n.77

"Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella "lista del patrimonio mondiale", posti sotto la tutela dell'UNESCO"

FONDAZIONE
DOLOMITI DOLOMITEN DOLOMITES DOLOMITIS UNESCO DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY UN MODELLO INTERPRETATIVO PER BENI MONTANI AD ALTA PRESENZA UMANA nov | 2014
MINISTERO DELLA CULTURA Segretariato Generale | Servizio II - Ufficio UNESCO MISURE SPECIALI DI TUTELA E FRUIZIONE DEI SITI ITALIANI DI INTERESSE CULTURALE, PAESAGGISTICO E AMBIENTALE, INSERITI NELLA “LISTA DEL PATRIMONIO MONDIALE”, POSTI SOTTO LA TUTELA DELL’UNESCO Legge 20 febbraio 2006, n. 77 progetto Divulgazione e promozione scientifica della ricerca “From Carrying capacity to Carrying capability” finanziato con DM n. 558 dd. 02/12/2016 a valere sul cap. 7305 E.F. 2016 DOCUMENTO DI SINTESI FINALE versione aggiornata 2020 | v8_2020 redazione scientifica di Loredana Ponticelli ph.d. | A²studio srl research & projects for the alpine landscape a2.studio.tn @ gmail.com | +39.0461.921316 | via E.Conci,74 38123 TRENTO impostazione metodologica e coordinamento tecnico Cesare Micheletti | FD4U info@dolomitiunesco.info | +39 0436 867395 | corso Italia, 77 Cortina d’Ampezzo 32043 (BL) con il supporto di Rete dello Sviluppo, Turismo sostenibile e Mobilità | Provincia autonoma di Bolzano / Autonome Provinz Bozen Südtirol contributi specialistici Cordanza per l Ciadenac | Comun General de Fascia concept grafica A²studio srl | cm+lp
indice abstract & sintesi esecutiva............................................................................................................II-V 0. concept..................................................................................................................................................3 1. finalità ed obiettivi................................................................................................................................7 1.1 focus 9 1.2 finalità......................................................................................................................................................9 1.3 obiettivi..................................................................................................................................................11 2. pianificazione e gestione...................................................................................................................13 2.1 processi decisionali formalizzati 13 2.2 approccio paesaggistico e abilità locali 15 2 3 modelli di valutazione basati su indicatori e standard 16 2.4 Global IUCN Green List Standard 17 2.5 fasi della procedura valutativa 20 2.6 proceduravalutativa per il Bene Dolomiti 21 3. indicatori e standard..........................................................................................................................23 3.1 riferimenti 23 3 2 metodologie di selezione degli indicatori 26 3.3 liste di indicatori....................................................................................................................................28 3.4 metodologie di selezione degli standard.............................................................................................35 4. modello interpretativo del Bene seriale..........................................................................................37 4.1 utilità e caratteristiche del modello del Bene seriale...........................................................................37 4.2 riferimenti concettuali e metodologici del modello..............................................................................40 4.3 modello interpretativo del Bene Dolomiti.............................................................................................45 5. applicazioni ........................................................................................................................................49 5 1 modello interpretativo per aree tematiche 49 5 2 modello valutativo applicato al CS (Sciliar Catinaccio Latemar) 51 allegati .................................................................................................................................................65

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY. UN MODELLO INTERPRETATIVO PER BENI MONTANI AD ALTA PRESENZA UMANA

IT Il modello interpretativo della carrying capability (CCIM Carrying Capability Interpretive Model), qui proposto, è un modello di tipo LAC elaborato per valutare gli effetti delle scelte di trasformazione nel sito seriale delle Dolomiti Patrimonio Mondiale. Si tratta di un modello di valutazione della carrying capacity adatto a beni naturali caratterizzati da alta frequentazione turistica e da una lunga tradizione di gestione da parte delle comunità locali.

L’obiettivo principale del modello è fornire concetti e strumenti per facilitare i processi decisionali in una regione di montagna intensamente abitata e caratterizzata da alto livello di sviluppo socio economico e con ampie possibilità di raggiungere elevati standard di qualità, in particolare per quanto riguarda gli aspetti ambientali e paesaggistici.

L’idea di base è interpretare la diversità paesaggistico culturale della regione non solo come patrimonio da preservare ma come un sistema di elementi attivi, in grado di intervenire sul posizionamento del limite entro il quale le trasformazioni sono accettabili o, addirittura, preferibili. Da questa prospettiva l'attenzione si sposta dalle "capacità" alle "abilità" dei territori, interpretandoli come soggetti attivi e non passivi della trasformazione. Il termine "carrying capability” intende sottolineare questa prospettiva attiva, considerando il complesso di attitudini che consente a un territorio di interagire con i fenomeni evolutivi che lo riguardano.

Principi principali: interpretazione dinamica degli indicatori; relazioni interattive tra indicatori e standard; relazioni dinamiche tra variazione degli indicatori e adattamento alle soglie di accettabilità.

EN The Carrying Capability Interpretive Model (CCIM) proposed here is a LAC type model developed to assess the effects of choices that impact the Dolomites Serial World Heritage Site. This carrying capacity assessment model is suited to natural heritage sites characterised by a high influx of tourism and a long tradition of management by local communities.

The main objective of the model is to provide the constructs and means to facilitate the decision making processes in a densely inhabited mountain region with a high level of socio economic development and considerable potential to attain excellent standards of quality, particularly with regard to the environmental and landscape aspects.

The idea is to interpret the landscape cultural diversity of the region not only as heritage to be preserved but also as a system of active elements, in order to define the limit within which impacts are acceptable or even desirable. From this perspective, the focus shifts from the "capacity" to the "ability" of the territories, interpreting them as active rather than passive subjects of the impact. The term "carrying capability" emphasises this active perspective, considering the attitudes as a whole that allow a territory to interact with the evolutionary phenomena concerned. Main principles: dynamic interpretation of the indicators; interactive relations between indicators and standards; dynamic relations between variation of the indicators and adaptation to the acceptability thresholds.

II

abstract

sintesi esecutiva

Il concetto di carrying capacity è evoluto dalla definizione di un valore-limite oltre al quale la "capacità di carico" di un dato ambiente non è più garantita, all'individuazione dei livelli entro i quali le trasformazioni che intervengono in un habitat risultano compatibili con le esigenze della sua conservazione a lungo termine. Questo approccio noto come LAC (Limits of Acceptable Change) e condiviso dagli organismi internazionali di valutazione (IUCN) corrisponde ad un processo di valutazione basato su indicatori e standard, finalizzato a determinare in modo predittivo quando delle trasformazioni indesiderabili stanno per aver luogo in un sito. Secondo questo approccio, la valutazione della carrying capacity corrisponde all’elaborazione di modelli valutativi di supporto alle scelte di gestione.

Tuttavia, questi modelli, che sono pensati per aree wilderness, sono direttamente applicabili al Bene Dolomiti?

La risposta non può prescindere dal considerare che fra le caratteristiche distintive della regione dolomitica, oltre agli eccezionali valori naturali, vi sono l'alto livello di sviluppo socio economico e le ampie e materiali capacità di raggiungere elevati standard di sostenibilità. Appare quindi evidente la necessità di adattare queste metodologie al caso specifico in modo da ricomprendere nella valutazione le capacità organizzative e quindi le risorse culturali delle comunità locali. L'attenzione si sposta quindi dalla "capacità" di sopportare le trasformazioni alla "abilità" dei territori di organizzarsi in modo proattivo, passando dalla valutazione della carrying capacity alla costruzione della carrying capability

III

Capitolo 1

FINALITÀ E OBIETTIVI

Lo scopo del report è fornire degli strumenti che aiutino a programmare e gestire l'utilizzo sostenibile del Bene, in base agli indirizzi della Strategia Complessiva di Gestione (comprensiva della Strategia per il Turismo).

La scelta di approfondire il tema della carrying capacity come strumento valutativo, nasce in risposta alla richiesta del Comitato per il Patrimonio Mondiale, formulata al momento dell'iscrizione del Bene nella Lista, di predisporre una strategia per la gestione delle attività turistiche e ricreative in modo che tali attività risultino compatibili con la carrying capacity del Bene.

In considerazione della serialità del Bene, sono stati integrati due princìpi: la capacità che il territorio ha di sostenere le trasformazioni (carrying capability) e la capacità di incrementare la funzionalità dell'intero sistema dolomitico attraverso la rete delle connessioni fra i gruppi montuosi che compongono il Bene (connectivity conservation).

Gli obiettivi concreti sono due: l'elaborazione di un modello interpretativo che aiuti a controllare la complessità del Bene seriale e lo sviluppo di una procedura di valutazione dell'efficacia gestionale che sia di supporto ai processi decisionali che stanno alla base delle scelte di gestione e pianificazione.

La finalità è la conservazione a lungo termine dei valori universali del Bene, nella consapevolezza che essa dipende in larga misura dalle comunità locali nel loro complesso di espressioni (economiche, sociali e culturali).

raccomandate dagli organismi internazionali (WHC, IUCN/WCPA, WTO, UNEP) e confronta alcune esperienze applicative, sviluppate in diversi contesti geografici. La comparazione mette in evidenza l'evoluzione concettuale dei metodi valutativi che sono passati dalla definizione di limiti allo sviluppo di "procedure decisionali formalizzate" a supporto della gestione proattiva del territorio.

In particolare analizza l’evoluzione dei modelli valutativi studiati per le aree wilderness prive di insediamenti stabili (parchi naturali del Nord America), i modelli elaborati per le aree naturali dove invece la presenza antropica è connaturata ai luoghi (paesaggi culturali delle Alpi) ed infine i modelli basati sullo sviluppo di attività sostenibili, collaboranti alla conservazione a lungo termine secondo schemi gestionali di tipo misto pubblico privato (parchi australiani).

Viene infine proposta una procedura di valutazione dell'efficacia gestionale, specificamente adattata al Bene. Tale procedura comprende le metodologie per la selezione degli indicatori e degli standard, nonché alcuni set di indicatori distinti per aree tematiche. La procedura prevede il coinvolgimento degli stakeholder ed è adatta a valutare lo sviluppo sostenibile in aree montane intensamente abitate e gestite tradizionalmente dalle comunità locali.

Capitolo 2

PROCESSI DECISIONALI E PROCEDURE DI VALUTAZIONE

Il capitolo prende in considerazione le metodologie

Capitolo 3

INDICATORI E STANDARD

Per individuare gli indicatori è stata elaborata una tabella di riferimento ricavata partendo dalla procedura di valutazione della efficacia gestionale sviluppata da IUCN WCPA. La tabella aiuta ad analizzare i temi ed a selezionare gli indicatori rispetto al processo di valutazione, distinguendo fra fase analitica e fase progettuale.

Gli indicatori selezionati si distinguono in indicatori di qualità relativi alla descrizione del contesto prima e

IV

dopo le azioni programmate ed indicatori di performance, relativi al monitoraggio dei processi gestionali.

Le liste proposte (indicative e non esaustive) sono ricavate da varie fonti (letteratura, esperienze degli enti di gestioni e professionali) ed hanno lo scopo di fornire una base di lavoro per formare dei set di indicatori e di standard utili al contesto dolomitico, da valutare operativamente con il coinvolgimento degli stakeholder territoriali. Le liste comprendono indicatori trasversali alle aree ambientali, paesaggistiche, socio economiche, culturali e di pianificazione.

La definizione degli standard appartiene alla fase di progetto ed è il risultato di una mediazione tra le aspettative e gli obiettivi di progetto. La definizione degli standard avviene per mezzo di un sistema di valutazione per “pesi” (con punteggi semplificati) attribuiti dagli stakeholder ai vari scenari di trasformazione in base al livello di accettabilità (4 gradi di modificazione). Nel caso delle Dolomiti, la scala di valutazione introduce delle classificazioni di grado positivo, corrispondenti a scenari in cui la trasformazione non è solamente accettabile ma addirittura preferibile ed auspicabile.

l’importanza delle connessioni fra siti componenti del Bene seriale. In base ai princìpi guida elaborati da IUCN per valutare la connettività, le connessioni sono state distinte in categorie riferite ai criteri di iscrizione ed alle condizioni del contesto territoriale in cui si trova il Bene e classificate secondo il livello di funzionalità richiesto.

Il modello interpretativo proposto per il Bene Dolomiti, distingue le diverse situazioni territoriali (aree cuore, aree tampone, aree di transizione, ambito di riferimento), individua le tipologie di connessione e di passaggio (fasce di contatto, connessioni paesaggistiche, connessioni funzionali continue, connessioni funzionali discontinue) e stabilisce le tipologie di indicatori in riferimento alle diverse situazioni.

Capitolo 4 MODELLO INTERPRETATIVO DI BENE SERIALE

ll modello interpretativo costituisce uno strumento analitico ed operativo che aiuta a rappresentare gli scenari di trasformazione in modo da valutare gli effetti in modo predittivo. Il modello rappresenta la struttura seriale del Bene in relazione alle connessioni esistenti ed alla connettività potenziale fra i siti componenti.

La sua funzione è facilitare il controllo della complessità del sistema, attraverso la rappresentazione di elementi e relazioni che altrimenti risulterebbero descritti solo per mezzo di matrici numeriche o dati tabellari.

Il modello permette inoltre di evidenziare la natura e

Capitolo 5 APPLICAZIONE DEL MODELLO VALUTATIVO

Al fine di valutarne l’efficacia, è stata effettuata un’applicazione dimostrativa del modello interpretativo del Bene Dolomiti. L’applicazione riguarda un sito campione, il sistema montuoso costituito dai gruppi del Latemar, del Catinaccio e dello Sciliar, considerato come paradigmatico perché presenta tutti gli elementi caratteristici dell’ambiente dolomitico e perché oggetto di una specifica pianificazione d’ambito coerente con gli obiettivi di valorizzazione del Patrimonio Mondiale (ovvero finalizzata ad aumentarne la carrying capability).

L’applicazione riguarda tutte le fasi della procedura: classificazione in aree, definizione degli obiettivi di gestione e strumenti di pianificazione, definizione di alcuni indicatori facilmente misurabili, definizione di standard di qualità e di prestazione, definizione di un programma di monitoraggio periodico degli effetti delle azioni e delle misure di gestione, valutazione ed eventuale riprogrammazione delle azioni di gestione in base ai risultati del monitoraggio.

V

carrying capacity & carrying capability

2 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

sintesi esecutiva

Il concetto di carrying capacity è evoluto dalla definizione di un valore limite oltre al quale la "capacità di carico" di un dato ambiente non è più garantita, all'individuazione dei livelli entro i quali le trasformazioni che intervengono in un habitat risultano compatibili con le esigenze della sua conservazione a lungo termine. Questo approccio noto come LAC (Limits of Acceptable Change) e condiviso dagli organismi internazionali di valutazione (IUCN) segna il passaggio a processi di valutazione basati su indicatori e standard, finalizzati a determinare in modo predittivo quando delle trasformazioni indesiderabili stanno per aver luogo in un sito. Secondo questo approccio, la valutazione della carrying capacity corrisponde all’elaborazione di modelli valutativi di supporto alle scelte di gestione. Tuttavia, questi modelli, che sono pensati per aree wilderness, sono direttamente applicabili al Bene Dolomiti ?

La risposta non può prescindere dal considerare che fra le caratteristiche distintive della regione dolomitica, oltre agli eccezionali valori naturali, vi sono l'alto livello di sviluppo socio economico e le ampie e materiali capacità di raggiungere elevati standard di sostenibilità. Appare quindi evidente la necessità di adattare queste metodologie al caso specifico in modo da ricomprendere nella valutazione le capacità autorganizzative e quindi le risorse culturali - delle comunità locali L'attenzione si sposta quindi dalla "capacità" di sopportare le trasformazioni alla "abilità" dei territori di organizzarsi in modo proattivo, passando dalla valutazione della carrying capacity alla costruzione della carrying capability.

0 concept

Strettamente connesso a quello di sviluppo sostenibile, il concetto di carrying capacity1 si è consolidato soprattutto nella dimensione della pratica, conquistando "sul campo" un ruolo importante nel processo di pianificazione - sia di aree naturali che abitate come strumento di

1 Il concetto di "carrying capacity" si riferisce al numero massimo di individui che una determinata area può sostenere senza compromettere l'ambiente naturale, sociale, culturale ed economico per le generazioni presenti e future. La carrying capacity di ogni area non è fissata: essa può essere alterata dal progresso tecnologico ma il più delle volte si modifica e peggiora a causa delle pressioni che accompagnano l'incremento di popolazione. Nel caso di territori naturali a forte vocazione turistica, è quindi naturale preoccuparsi in primo luogo di equilibrare gli impatti del flusso dei visitatori. In questo caso si intende invece porre l'accento sul fatto che in territori abitati da millenni e fortemente vocati al turismo, l'impatto più pesante non è solo a carico delle risorse naturali per le quali gli effetti di sofferenza sono più facilmente visibili e misurabili ma minaccia forse maggiormente le risorse culturali che in quanto immateriali ed intangibili devono essere diversamente "quantificate".

gestione e di supporto ai processi decisionali. Dall'iniziale definizione di un valore limite oltre al quale la "capacità di carico" di un dato ambiente rispetto a determinati elementi perturbativi non è più garantita, il concetto di carrying capacity si è evoluto completamente Alla domanda "quanto è troppo?" si è sostituito l'interrogativo "quali sono le condizioni appropriate o accettabili?". La definizione astratta di un limite numerico ha lasciato il posto a metodologie di valutazione più concrete, basate su indicatori d'impatto e standard di qualità, legati ad obiettivi di governo e di gestione del sito. Tali metodologie sono oggi considerate fondamentali non solo per gestire le trasformazioni ma anche per determinare in modo predittivo quando delle trasformazioni dovute all’affermarsi di nuovi usi oppure a scelte di pianificazione e

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 3

gestione possono diminuire o minacciare la conservazione dell’ambiente.

Accettare la trasformazione

Il cambiamento di approccio alla carrying capacity consiste nell'aver volto al positivo un concetto fondamentalmente limitativo come quello di “capacità di carico”, inteso come soglia critica oltre la quale intervengono modificazioni negative nel sistema, in quello più dinamico di “trasformazione tollerabile”, che stabilisce un intervallo di valori entro i quali le trasformazioni risultano compatibili con le esigenze di conservazione a lungo termine. Questo assunto sta alla base del metodo noto come LAC (Limits of Acceptable Change), il quale non stabilisce in modo astratto delle limitazioni numeriche ai fenomeni che interessano un'area, ma valuta realisticamente fino a che punto una trasformazione può essere "accettabile" cioè sostenibile dal sistema, in relazione a specifici obiettivi di gestione o scelte di pianificazione.

La concretezza di questo metodo risiede nel suo relativismo, ovvero nel considerare ciascuna trasformazione non in se stessa ma in rapporto ai risultati attesi. Diversamente, l'esperienza ha chiaramente evidenziato come i limiti posti in modo astratto e disgiunto rispetto agli obiettivi di gestione siano risultati complessivamente inefficaci.

Procedure di valutazione

I modelli valutativi di carrying capacity di tipo LAC si basano su principi di gestione adattiva: stabiliscono gli indicatori di controllo e gli standard di qualità tramite il coinvolgimento dei portatori d'interesse e verificano l'efficacia delle scelte di gestione tramite programmi di monitoraggio periodico degli effetti. Secondo questi principi, l'aspetto procedurale diventa elemento sostanziale del modello, secondo uno schema condiviso in molte esperienze applicative e articolato in quattro fasi fondamentali:

definizione degli obiettivi di gestione e

determinazione delle azioni e delle misure attuative;

formulazione di una serie di indicatori di qualità e performance in base agli obiettivi scelti;

verifica di efficacia rispetto agli standard;

definizione di misure di mitigazione qualora gli standard non siano soddisfatti.

Importanza del monitoraggio

Lo spostamento alle metodologie di tipo LAC ha evidenziato l'importanza del monitoraggio. Esistono svariate procedure di monitoraggio a seconda del livello di precisione desiderato e delle risorse disponibili. Tuttavia, è importante che i programmi di monitoraggio siano semplici ed eseguiti con regolarità per determinare l'efficacia degli indicatori. Nel caso del Bene Dolomiti il monitoraggio deve tenere in considerazione prioritariamente i valori universali (geologia e bellezza naturale) e d'integrità.

Carrying capability: un approccio paesaggistico alla conservazione

A differenza delle vaste aree naturali selvagge nelle quali le metodologie di valutazione della carrying capacity ricreativa si sono sviluppate (parchi naturali del Nord America), la presenza dell'uomo nella regione dolomitica è un fatto storico. Le Dolomiti sono una meta turistica fra le più importanti del mondo e allo stesso tempo una regione montuosa fra le più abitate delle Alpi

La valutazione della carrying capacity ricreativa (o visitor capacity) costituisce quindi solo uno degli aspetti legati alla frequentazione da parte dell'uomo ma non esaurisce l'argomento.

Va inoltre tenuto presente che questa frequentazione ha caratteri ed intensità molto diverse in relazione ad un complesso di fattori: il grado di accessibilità, la struttura della proprietà dei suoli, i modeli insediativi, i modelli economici, le tradizioni amministrative, le politiche di sviluppo.

4 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

In spazi relativamente ridotti dal punto di vista geografico sono compresenti situazioni molto diversificate: ampie aree naturali integre per le quali non sono necessarie particolari azioni di conservazione ed aree rurali di montagna che, per essere mantenute nel loro valore paesaggistico e di biodiversità, hanno bisogno di cure costanti. Queste situazioni naturali o prossime alla naturalità sono inoltre contigue ad aree ricreative e turistiche sviluppatesi in momenti diversi e per le quali è necessario diversificare gli interventi di pianificazione. Ad esempio: nel Bene si trovano destinazioni mature, per le quali è estremamente importante investire in politiche di sviluppo basate sulla conservazione e sulla qualità dell’ambiente, ed altre nascenti, per le quali è fondamentale impostare fin dal principio proposte di turismo ecosostenibile. Questa complessità è intrinseca al Bene e comporta una valutazione caso per caso, in base ai caratteri ed alla vocazione dei luoghi Oltre a ciò, è importante considerare che nella regione dolomitica l'uomo è presente e vive stabilmente (anche alle quote più alte) da oltre due millenni2 e che qui ha sviluppato forme di economia e stili di vita strettamente integrati al ciclo di vita di questa regione montuosa senza per questo rimanere isolato dalla contemporaneità. Attualmente queste montagne sono caratterizzate da un alto livello di sviluppo socio economico, sono in grado di raggiungere elevati standard di sostenibilità e possiedono ampie e materiali capacità d'implementazione delle misure,

2 Le Dolomiti sono ricchissime di testimonianze storiche anche alle quote più elevate. Infatti le Dolomiti sono montagne frequentate fino dagli inizi della storia umana. Rinvenimenti archeologici di accampamenti e bivacchi mesolitici molto importanti per la storia della presenza umana nelle Alpi, testimoniano la frequentazione umana a partire dal 10.000 a.C. Nel corso del I millennio a.C. le Dolomiti sono state area di contatto fra popolazioni celtiche e retiche, la cui presenza è testimoniata a partire dal IV secolo a.C. A queste popolazioni sono attribuiti i primi insediamenti stanziali e la prima rete organizzata dei sentieri e dei valichi di comunicazione con l'Europa centro settentrionale. Sono pure documentati frequenti scambi commerciali con popolazioni del sud dell'Europa, soprattutto con gli antichi Etruschi, come testimoniano molti toponimi, parole delle lingue locali ed iscrizioni incise nelle rocce di alcune montagne.

soprattutto per ciò che riguarda le sfere dell’ecologia e delle infrastrutture. Le Dolomiti, nel loro mosaico di aree naturali e aree abitate, sono pertanto un sistema che presenta i livelli di complessità ed i meccanismi di autorganizzazione di un ambiente insediato piuttosto che quelli di un ambiente naturale incontaminato (ovvero disabitato). La valutazione della carrying capacity ricreativa non si esaurisce quindi nello stimare che tipo di rapporto intercorre fra la conservazione degli ecosistemi ed il numero di visitatori, poiché in questo modo si tende ad escludere o sottovalutare le capacità autorganizzative e quindi le risorse culturali - di questi territori, che al contrario sono in grado di adattarsi alle situazioni e spostare continuamente la posizione della soglia limite. Appare invece più adatto un approccio complessivo che consideri il sistema di relazioni (naturali, sociali, economiche e culturali) che possono strutturare i luoghi, al fine di definirne le potenzialità piuttosto che i limiti. In questa prospettiva si sposta l’attenzione dalle “capacità” alle “abilità” dei territori3, intendendo questi ultimi dei soggetti attivi e non passivi della trasformazione. Si tratta quindi di una valutazione della carrying capability piuttosto che della carrying capacity. Questo spostamento concettuale rappresenta il passaggio ad una valutazione che considera soprattutto le componenti dinamiche che non solo influiscono ma in alcuni casi favoriscono la conservazione.

3 I termini di “capacità” e “abilità” del territorio, seppure molto vicini, non sono perfettamente coincidenti. Infatti, mentre il concetto di “capacità” identifica le qualità intrinseche emisurabili del territorio, quello di “abilità” si riferisce alle qualità e competenze, acquisite e perfezionate nel tempo, tramite l’esperienza. Il primo terminesottintende una prospettiva statica, il secondo una prospettiva dinamica.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 5

uso sostenibile & indirizzi di gestione

6 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

sintesi esecutiva

Scopo della ricerca è fornire strumenti che aiutino a programmare e gestire l'utilizzo sostenibile del Bene, in base agli indirizzi della Strategia Complessiva di Gestione (di cui la Strategia per il Turismo fa parte).

La scelta di approfondire il tema della carrying capacity come strumento valutativo, nasce in risposta alla richiesta della Commissione per il Patrimonio Mondiale, formulata al momento dell'iscrizione del Bene nella Lista, di predisporre una strategia per la gestione delle attività turistiche e ricreative in modo che tali attività risultino compatibili con la carrying capacity del Bene.

In considerazione della serialità del Bene, vengono integrati due criteri: la valorizzazione della capacità che il territorio ha di sostenere le trasformazioni (carrying capability) e l'implementazione delle connessioni fra i gruppi montuosi che compongono il Bene al fine di incrementare la funzionalità dell'intero sistema dolomitico (connectivity conservation).

Gli obiettivi concreti sono due: l'elaborazione di un modello interpretativo del Bene seriale che aiuti a focalizzarne i temi distintivi e controllarne la complessità e lo sviluppo di una procedura di valutazione dell'efficacia gestionale che sia di supporto ai processi decisionali che stanno alla base delle scelte di gestione e pianificazione.

La finalità è la conservazione a lungo termine dei valori universali del Bene, nella consapevolezza che essa dipende in larga misura dalle comunità locali nel loro complesso di espressioni (economiche, sociali e culturali).

1 finalità ed obiettivi

Nel documento d'iscrizione delle Dolomiti nella Lista dei Beni del Patrimonio Mondiale UNESCO (Siviglia, giugno 2009), il Comitato per il Patrimonio Mondiale aveva richiesto la predisposizione di una strategia complessiva di gestione, relativa in particolare alle attività turistiche e ricreative, in modo che tali attività fossero coerenti con la carrying capacity del Bene4 .

4 "Le aree sottoposte ad una frequentazione intensiva hanno bisogno di essere gestite in modo da assicurare che il numero di visitatori e le attività di visita siano mantenute nei limiti di capacità del Bene in riferimento sia alla tutela dei suoi valori che dell'esperienza di visita del Bene" (WHC Decision: 33 COM 8B.6, Sevilla 2009).

Il documento d'iscrizione, raccoglie le raccomandazioni contenute nella valutazione tecnica di IUCN: "Sono necessarie un'efficace pianificazione, gestione e regolamentazione delle attività e delle attrezzature turistiche, in modo che siano coerenti con la carrying capacity del Bene candidato" (IUCN Technical Evaluation)

Tale strategia raccomandava il Comitato non doveva riguardare solo le aree di maggior afflusso bensì tutta l’area del Bene (aree cuore e tampone), considerando inoltre dei collegamenti appropriati ad una regione più ampia, al fine di valutare pienamente le necessità di conservazione degli eccezionali valori universali e le condizioni di integrità del Bene.

Data la particolare struttura orografica del Bene, costituita da massici isolati collegati fra loro da un fitto reticolo di valli, più o meno intensamente abitate, la considerazione della “regione più ampia” porta inevitabilmente a comprendere le aree prossime alle zone d’insediamento stabile.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 7

Le Dolomiti rappresentano infatti un arcipelago fossile dove agli antichi bracci di mare, corrispondono oggi valli abitate.

Va inoltre tenuto presente che l’economia prevalente di queste valli è saldamente legata al turismo, secondo un sistema imprenditoriale costituito da un radicato tessuto di microimprese locali, molto spesso a conduzione familiare.

Di conseguenza, l’impatto del turismo non riguarda solo le risorse naturali ma anche quelle sociali e culturali.

Per rispondere alla richiesta contenuta nel documento d’iscrizione, la Fondazione Dolomiti UNESCO ha quindi elaborato uno studio del fenomeno turistico esteso a tutto il Bene tenendo presente come potenzialmente potrebbe svilupparsi per effetto del riconoscimento che fosse di supporto alla formazione di una strategia complessiva di gestione del turismo.

Tale studio, per consentire l’analisi delle criticità e l’individuazione delle potenzialità presenti nei territori, ha comportato la formazione di un database informativo omogeneo costruito sulla base degli archivi disponibili e una campagna di rilevamento dati sul campo per restituire l'esperienza di visita attraverso il punto di vista dei visitatori e degli imprenditori turistici.

Parallelamente, la Fondazione ha approfondito lo studio del tema della carrying capacity in conformità con le indicazioni metodologiche fornite dal Centro del Patrimonio Mondiale e dagli organismi internazionali di valutazione, per valutarne la più efficace applicabilità in ambito dolomitico.

A tale scopo, è stato studiato un modello valutativo della carrying capacity specificamente orientato ai Beni seriali e finalizzato a supportare i processi di

coordinamento delle politiche di gestione dell’esperienza di visita nei territori coinvolti, in un’ottica di gestione a rete.

Il modello valutativo si basa sull'integrazione delle procedure di tipo LAC con i principi gestionali della connectivity conservation, tenendo presenti non solo i valori naturali ma anche le risorse sociali e culturali.

Per quanto riguarda il tema della conservazione duratura dei valori eccezionali del Bene, la carrying capability è stata concepita come uno strumento per orientare lo sviluppo verso modelli di sviluppo sostenibile in gradodi:

conservare e/o incrementare la qualità dell’ambiente naturale, come primo fattore di attrattività;

preservare l'identità culturale ed i valori sociali delle comunità locali, come primi interpreti dei valori del Bene;

favorire un'equa distribuzione dei benefici economici portati dallo sviluppo turistico in modo da prevenire potenziali situazioni di disequilibrio e contenere o evitare del tutto i costi sociali ed ambientali delle attività ricreative

Per quanto riguarda in particolare il tema dell’esperienza di visita, la visitor capacity del Bene Dolomiti Patrimonio Mondiale, non è stata interpretata solo in termini quantitativi cioè come la quantità di persone si possono accettare in un'area senza il rischio di degradare il sito e l'esperienza di visita stessa ma anche in termini quallitativi, cioè come il risultato dell’interazione fra le aspettative dei visitatori equelle dellapopolazione locale.

Tenendo presenti le opportunità offerte dalle particolari caratteristiche e abilità del contesto socio economico dolomitico, la visitor capacity diventa

8 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

quindi il risultato di un complesso sistema di relazioni

1.1 focus

Focus dello studio è l'elaborazione di un modello interpretativo del Bene che consenta di declinare in modo specifico il tema della carrying capacity e sia in grado di fornire un supporto ai processi decisionali che stanno alla base delle scelte di gestione e pianificazione

Non si tratta di stabilire semplicemente delle limitazioni al numero dei visitatori ma di sviluppare un metodo di valutazione delle specifiche "soglie di tolleranza alla trasformazione" del Bene, entro le quali le attività ricreative e le trasformazioni ad esse correlate risultino sostenibili.

Tale metodo è focalizzato sulla conservazione a lungo termine dei valori universali del Bene, nella consapevolezza che essa dipende in larga misura dalle comunità locali nel loro complesso di espressioni (economiche, sociali e culturali).

In questo senso, lo studio adotta un approccio paesaggistico alla conservazione (protected landscape approach) calibrato sui caratteri specifici dei siti componenti, ovvero l’essere aree naturali abitate e di antico insediamento ma con diversi livelli dipressione turisticaecompetitività economica.

Il modello di valutazione si inserisce nel quadro delle metodologie di tipo LAC (Limits of Acceptable Change) raccomandate dagli organismi internazionali di valutazione.

Il modello è pensato in modo da valutare lo sviluppo sostenibile in aree montane gestite tradizionalmente dalle comunità locali, con l'obiettivo di capire meglio come equilibrare le esigenze di conservazione ambientale e di sviluppo locale.

In questo modo il modello proposto, pur essendo

originale nei contenuti e nelle finalità, risulta condiviso e validato nel metodo

1.2 finalità

Il modello mira a fornire strumenti per la gestione adattiva delle Dolomiti Patrimonio Mondiale

La particolarità di questo Bene consiste nell’essere costituito da un sistema di aree protette funzionalmente interdipendenti da aree d'insediamento stabile e dall’essere caratterizzato al suo interno, oltre che da diversi livelli di pressione turistica e competitività economica, anche da una complessa rete di responsabilità di gestione.

In questo contesto, le soglie di tolleranza alla trasformazione (la carrying capacity) sono definite dall'intersezione fra fattori perturbativi esterni che agiscono sulle risorse (turismo, pratiche ricreative, andamento economico generale, cambiamento climatico) e capacità organizzative interne in grado di aumentare la resilienza complessiva del sistema (cultura,tradizioniamministrative,progettualitàlocali).

Il concetto di carrying capability introduce l’idea di una caratteristica capacità reattiva inerente il Bene, in grado di fornire un riferimento per la valutazione delle sue prestazioni complessive.

L’idea di base è interpretare la diversità paesaggistico culturale di questo territorio non solo come un patrimonio da salvaguardare ma come un sistema di elementi attivi, capaci di tenere sotto controllo e di modificare gli effetti dell’azione umana sul territorio montano.

Da questo punto di vista l'attenzione si sposta dalla "capacità" di tollerare le trasformazioni alla "abilità" dei territori di organizzarsi in modo proattivo.

Di conseguenza, i territori sono interpretati come soggetti attivi della trasformazione e non passivi.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 9

Il termine "carrying capability" intende sottolineare questa prospettiva attiva, considerando il complesso delle attitudini che permette a un territorio di interagire con i fenomeni evolutivi che lo interessano.

Un approccio alla capability del sistema è un approccio di tipo paesaggistico alla conservazione attiva.

modello interpretativo del Bene  (schema del sistema territoriale dolomitico e della regione geoculturale delle Dolomiti Patrimonio Mondiale - elaborazione ©A²studio srl, su mappa EURAC, 2012)

10 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

1.3 obiettivi

Gli obiettivi concreti sono due:

l'elaborazione di un modello interpretativo del Bene seriale Dolomiti Patrimonio Mondiale che aiuti a focalizzarne i temi distintivi e controllarne la complessità;

lo sviluppo di una procedura di valutazione dell'efficacia gestionale di supporto ai processi decisionali e che stanno alla base delle scelte di gestione e pianificazione. Tale procedura è pensata in coerenza con le indicazioni della IUCN/WCPA ed è stata adattata alle caratteristiche peculiari delle Dolomiti Patrimonio Mondiale

Il modello interpretativo rappresenta la struttura seriale del Bene in relazione alle connettività potenziali fra i siti componenti.

Le tipologie di connessione si distinguono in base alla loro funzione in: fasce di contatto, connessioni funzionali continue e connessioni funzionali discontinue.

Ad ogni tipo di connessione possono corrispondere diversi obiettivi gestionali. Gli indicatori sono diversificati in base alle diverse situazioni territoriali in indicatori di valutazione di:

fattori di pressione (aree cuore),

fattori di protezione (aree tampone),

usi compatibili e dei valori culturali ed identitari (aree di transizione),

equipaggiamenti strutturali e dei fattori di resilienza (aree di riferimento).

Questo modello interpretativo è parte di una procedura per la verifica di efficacia delle azioni di gestione, elaborata a partire dalla necessità di conservazione dei valori universali del Bene e dalla considerazione delle diverse tipologie ed intensità d’usochecaratterizzanociascunodeisiticomponenti.

Questo strumento operativo, diretto alla gestione delle attività ricreative, può essere esteso anche alla valutazione di altri fenomeni che interessano il Bene e costituire uno strumento utile al processo di pianificazione dello sviluppo sostenibile in aree montane con caratteristiche analoghe quelle della regione dolomitica

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 11

processi decisionali & procedure valutative

12 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

sintesi esecutiva

Il capitolo prende in considerazione le metodologie raccomandate dagli organismi internazionali (WHC, IUCN/WCPA, WTO, UNEP) e confronta alcune esperienze applicative, sviluppate in diversi contesti geografici. La comparazione mette in evidenza l'evoluzione concettuale dei metodi valutativi, passati dalla definizione di limiti allo sviluppo di "procedure decisionali formalizzate" a supporto della gestione proattiva del territorio.

In particolare viene analizzato il progressivo adattamento dei modelli valutativi studiati per aree wilderness (parchi naturali del Nord America), ad aree naturali dove la presenza antropica è invece connaturata ai luoghi (paesaggi culturali delle Alpi) oppure considerata fondamentale per lo sviluppo di attività economiche collaboranti alla conservazione a lungo termine delle aree naturali protette secondo uno schema gestionale di tipo misto pubblico privato (parchi australiani)

Viene infine proposta una procedura di valutazione dell'efficacia gestionale, specificamente adattata al Bene, che fornisce uno strumento per l'elaborazione della Strategia Complessiva di Gestione.

Tale procedura comprende le metodologie per la selezione degli indicatori e degli standard, nonché alcuni set di indicatori distinti per aree tematiche.

La procedura prevede il coinvolgimento degli stakeholder ed è adatta a valutare lo sviluppo sostenibile in aree montane intensamente abitate e gestite tradizionalmente dalle comunità locali.

2 pianificazione e gestione

2.1 processi decisionali formalizzati

A partire dalla metà degli anni 1970, sono stati sviluppati una serie di modelli di pianificazione e gestione delle aree protette, finalizzati ad affrontare i temi connessi al rapido incremento del fenomeno turistico nelle aree naturali: la carrying capacity delle attività ricreative e di visita; le attività antropiche che causano detrimento agli ecosistemi; i metodi per determinare tipi, livelli e condizioni di utilizzo appropriate; i metodi per individuare e gestire un mix appropriato di possibilità di visita.

Questi modelli, pur condividendo schemi procedurali analoghi, differiscono in modo anche rilevante in relazione ai diversi contesti per i quali sono stati elaborati ed in base ai diversi obiettivi di gestione e/o di sviluppoche si prefiggono.

A questi metodi sono stati dedicati considerevoli sforzi per descriverne le finalità, le fasi e le modalità di applicazione ai singoli siti. Tali studi applicativi formano una cospicua letteratura specialistica ed un sistema di riferimento per implementare l'efficacia delle procedure di gestione attraverso l'individuazione di buone prassi con caratteri di replicabilità.

L'analisi in parallelo di queste diverse esperienze applicative ed il confronto con l'inquadramento metodologico interpretativo messo a disposizione dagli organismi internazionali (WHC, IUCN/WCPA, WTO, UNEP) permette di leggere il percorso evolutivo del concetto di carrying capacity. In particolare, la comparazione mette in evidenza il passaggio concettuale dallo stabilire limitazioni al mettere a punto "procedure decisionali

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 13

formalizzate" [Meis 1990] di supporto alla gestione proattiva del territorio.

Nel manuale pratico per la gestione del turismo nei siti iscritti alla Lista edito dal Centro per il Patrimonio Mondiale [Pedersen 2002], il tema della carrying capacity è presentato come "essenziale per la pianificazione e per il processo decisionale", precisando che le metodologie di valutazione degli impatti basate sulla carrying capacity "vanno ben oltre il mero scopo di fissare un limite al numero di visitatori di un sito" e sono efficaci solo se considerate all'interno di un processo continuo di gestioneadattiva.

Nella pratica, tale processo è stato applicato mettendo a punto varie procedure, tutte riconducibili ad uno schema concettuale di base detto LAC (Limits of Acceptable Change) che alla determinazione di un numero limite sostituisce la definizione di un range di "cambiamenti accettabili".

La possibilità di accettare che in un'area intervengano delle trasformazioni entro dei limiti di tollerabilità (cioè siano sostenibili) si basa sulla valutazione di indicatori di causa effetto, associati a standard e legati ad obiettivi di governo e di gestione del sito. Tale valutazione è essenziale per determinare quando una trasformazione potenzialmente negativa sta per verificarsi in un sito. Lo schema di tipo LAC ha lo scopo di determinare le condizioni ed individuare le opportunità su cui impostare politiche di gestione basate sul feedback fornito da specifici programmi di monitoraggio [Pedersen 2002].

Nell’Allegato A2 “analisi comparativa di modelli valutativi” si confrontano sette procedure di tipo LAC, sviluppate fra gli anni '80 e '90 ed applicate nei parchi naturali statunitensi e canadesi. Il confronto si basa su un'analisi comparativa [Nilsen e Tayler 1998] cui fanno riferimento numerosi studi e le stesse linee

guida operative per la gestione del turismo nelle aree protetteeditedaIUCN[IUCN2002].

Il più recente fra tutti (2016) è il programma di gestione dell’utilizzo turistico sviluppato dall'IVUMC (Interagency Visitor Use Management Council, cui collaborano sei agenzie federali del National Park Service degli U.S.A.), che integra queste metodologie allo scopo di fornire un approccio coerente alla gestione dell'utilizzo turistico attraverso la creazione di connessioni ininterrotte tra sistemi terrestri e acquatici, gestiti da diverse agenzie federali.

Questo metodo integrato, denominato VUM (Visitor Use Management), stabilisce un processo proattivo e adattivo per la gestione dell'utilizzo turistico, che utilizza una varietà di strategie e strumenti al fine di raggiungere e mantenere le condizioni volute sia delle risorse ambientali che dell'esperienza dei visitatori.

La Guida (Visitor Use Management Framework) è stata completata e resa disponibile al pubblico già nel luglio 2016, mentre una serie di documenti (Monitoring Guidebook, Visitor Capacity Guidebook, Contributed Papers) è stata resa disponibile a partire dal 20195

La Guida è applicabile a un'ampia gamma di situazioni che variano, in estensione spaziale e complessità, da decisioni sito specifiche a piani di gestione completi e su vasta scala. Di conseguenza, un grande sforzo è dedicato a descrivere come applicare il metodo in modo flessibile, in modo che possa essere utilizzato in molteplici attività di pianificazione a più livelli. Di particolare importanza è la nozione di sliding scale (“scala variabile di analisi”) che commisura l'investimento di tempo, denaro e risorse alla complessità della situazione e alle conseguenze della decisione.

14 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA
5 https://visitorusemanagement.nps.gov/VUM/Framework

Gli argomenti trattati dalla Guida, in sintesi, sono i seguenti:

costruire una conoscenza fondativa: capire perché il progetto è necessario e svilupparne l'approccio;

definire gli indirizzi di gestione dell'uso dei visitatori: descrivere le condizioni da raggiungere o mantenere e come queste condizioni verrannoconseguite nel tempo;

identificare le strategie di gestione: identificare le strategie per gestire l'utilizzo dei visitatori per raggiungere o mantenere le condizioni desiderate;

implementare, monitorare, valutare e regolare: applicare strategie e azioni di gestione “adattabili” progressivamente in base ai risultati del monitoraggio e delle valutazioni di efficacia.

L'interesse del modello TOMM è proprio l'approccio misto pubblico privato che porta in primo piano la consapevolezza della comunità locale ed applica il concetto di opportunità dello sviluppo sostenibile. La stessa denominazione del modello, che sposta l'attenzione dall'idea di "limitazione" a quella di "ottimizzazione" è indice di questa volontà di volgere al positivo la necessità di uno sviluppo ambientalmente sostenibile.

Proprio questa attenzione alle comunità locali e questo specifico obiettivo di sviluppo del turismo sostenibile, ha portato alla scelta di questo modello come riferimento applicativo per la valutazione di aree rurali - protette e non - con caratteristiche di paesaggi culturali.

2.2 approccio paesaggistico e abilità locali

A questi metodi, sempre per la gestione di aree protette, va aggiunto un ulteriore modello, elaborato ed applicato nei parchi australiani di Kangaroo Island [Mainidis Roberts 1996].

Questo modello denominato TOMM (Tourism Optimisation Management Model), si caratterizza per il diverso approccio concettuale al tema della carrying capacity, dovuto ai diversi obiettivi di gestione e sviluppo. Nel caso di Kangaroo Island infatti, l'obiettivo non è solo gestire l'impatto turistico entro limiti accettabili ma creare le condizioni economiche e sociali perché si sviluppi un'economia basata sul turismo sostenibile laddove prima non c'era. Per creare queste condizioni era necessario il coinvolgimento attivo e reale degli operatori economici locali, sia perché appoggiassero l'iniziativa, sia perché garantissero una corretta gestione a lungo termine.

È il caso del VV-TOMM (Vital Villages Tourism Optimization Management Model), sviluppato nel 2008 dalla Boku (Universität für Bodenkultur) di Vienna all'interno del progetto europeo "Listen to the voice of villages", allo scopo di promuovere lo sviluppo del turismo sostenibile in villaggi rurali e montani europei caratterizzati da un patrimonio paesaggistico e socio culturale originali ma con un'economia in sofferenza.

Il modello è stato applicato ad alcune aree pilota in diversi contesti europei accomunati dall'essere aree marginali, distanti dai grandi flussi del turismo internazionale ma con la potenzialità di sviluppare offerte di nicchia basate sulla qualità ed originalità del prodotto.

Le aree pilota di applicazione del modello VV TOMM sono le seguenti:

Valli del Chiese, Tesino e Vanoi Trentino (I);

Lamoro - Piemonte (I);

Jablaniškadolina, Dole prilitiji e VelikaplaninaCentre Litija (SLO);

Parco Nazionale della Svizzera Boema Ústecký kraj (CZ);

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 15

ParcodeiDinosauri-OpolskieVoivodeship(PL);

Landkreis Forchheim Bayern (D);

Güssing Stegersbach Burgenland (A).

Il VV-TOMM, essendo fondato sul coinvolgimento delle comunità locali, utilizza un approccio paesaggistico alla conservazione (Protected Landscape Approach).

Tale approccio nonsiconcentrasolosulla protezione della natura e della biodiversità, ma riconosce i collegamenti critici tra natura, cultura e comunità per sostenere a lungo termine l'abilità alla conservazione

Un aspetto fondamentale di questo approccio è il complesso significato del termine "paesaggio". In questo contesto, il paesaggio comprende il mosaico degli usi del suolo, dai campi coltivati alle foreste, su una vasta area geografica che è stata trasformata dall'attività umana nel tempo. Questa definizione multi dimensionale e dinamica del paesaggio è fondamentale per l'approccio alla protezione del paesaggio.

Questo approccio conferma che la gestione dipende dalle persone e riconosce l'importanza di un processo inclusivo, partecipativo e democratico per realizzarelaconservazione[Brown2005].

Principi di riferimento del Protected Landscape Approach:

la scala bioregionale ed il mosaico di destinazionieusidel suolo;

le interrelazioni tra naturaecultura;

lerelazioni traivalorimaterialie immateriali;

l'inclusività e la partecipazione delle comunità locali;

l'essere fondatosupartnership intersettoriali;

il coinvolgimento di una serie diversificata di stakeholder attraverso specifici provvedimenti normativi e strutture di governance paritetiche e

basatesuprincipidiequità;

il contributo alla realizzazione di una società sostenibile.

2.3 Modelli di valutazione basati su indicatori e standard

Di seguito si propone un elenco di metodi valutativi, sviluppati ed applicati in diversi contesti con particolare attenzione alle aree protette. Un dettaglio di ciascun metodo è riportata nell'All. 2.

Aree protette:

ROS Recreation Opportunity Spectrum (1978),

LAC Limits ofAcceptableChange (1985),

VAMP Visitor Activities Management Process (1985),

CCAP-Carrying capacity Assessment Process (1986),

VIM Visitor Impact Management (1990),

VERP Visitor Experience and Resource Protection (1993),

TOMM Tourism Optimisation Management Model(1996),

VUM - Visitor Use Management (2019).

Aree protette e paesaggi culturali:

TCCA Tourism Carrying capacity Assessment nel Mediterraneo (UNEP 2003),

ICZM - Integrated Coastal Zone Management (UNEP 2005),

VV TOMM Vital Villages Tourism Optimization Management Model (2011)

Tra i vari metodi di valutazione elencati, il ROS

(Recreation Opportunity Spectrum; cfr. Allegato A2), applicato comunemente nei parchi naturali del

16 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA 

Nord America, appare il più vicino alla situazione che caratterizza il Bene Dolomiti.

Questo metodo si basa su una classificazione delle aree che definisce 6 classi d'utilizzo e va da "area primigenia ed incontaminata" fino ad "area urbana"6 I criteri di classificazione utilizzati sono oggettivi e "neutri" e definiscono le aree in base a: accessibilità, estensione, caratteristiche morfologiche, vicinanza/lontananza dai centri abitati, ecc.

I principi di base di questo metodo, seppure adeguatamente contestualizzati, si adattano molto bene a pianificazioni di tipo paesaggistico, basate sull'integrazione di aree con diverse caratteristiche e vocazioni. Per tale motivo possono costituire un utile riferimento nel caso delle Dolomiti.

2.4 Global IUCN Green List Standard (2017): un riferimento a livello globale

Un punto di riferimento globale per la valutazione dell’efficacia gestionale delle aree protette è rappresentato dal Global Standard messo a punto per la certificazione IUCN Green List.

Il Global Standard si compone di elementi costitutivi e criteri globalmente coerenti, supportati da indicatori per misurare le prestazioni di un sito e verificare gli esiti di una corretta gestione.

Il Global Standard si compone di una serie di diciassette criteri, classificati in quattro elementi costitutivi, accompagnati da 48 indicatori, per una conservazione di successo in aree protette e conservate.

Per ottenere la cerificazione Green List, un sito deve soddisfare tutti i criteri illustrati nella tabella alla pagina seguente.

Il Global IUCN Green List Standard viene revisionato ogni cinque anni (in conformità con il codice ISEAL2) per garantire che lo standard sia continuamente migliorato e fornisca costantemente un punto di riferimento internazionale per la qualità. Gli indicatori generali possono essere adattati al contesto nazionale (è possibile anche un livello di adattamento più di dettaglio).

Lo standard è applicato secondo un approccio giurisdizionale, adattato a ciascun paese o regione in cui è adottato. Ad esempio, a partire da giugno 2018 e da maggio/giugno 2019 l'IUCN Europa ha effettuato un test per determinare la fattibilità dell'applicazione dello standard di sostenibilità della Lista Verde IUCN ai siti Natura 2000, al fine di promuovere una gestione efficace e fornire un punto di riferimento di eccellenza. Il test ha coinvolto alcune aree protette della rete europea Natura 2000, selezionate tra le tante che si sono rese disponibili.

6 La classificazione va naturalmente adattata al contesto geografico di riferimento. Ad esempio la classe "area primigenia" nel contesto europeo è scarsamente rappresentata e quindi poco significativa, come osservato da alcuni studiosi europei in diverse applicazioni (Arnberger 2010).

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 17

1. BUONA GOVERNANCE

garantire legittimità e voce presenza di accordi chiari di governance, equi e funzionali, legittimi, in cui gli interessi della società civile, i titolari dei diritti e le parti interessate sono equamente rappresentati e trattati, compresi quelli relativi alla creazione o alla designazione del sito. raggiungere trasparenza e responsabilità le disposizioni sulla governance e i processi decisionali sono trasparenti e comunicate in modo appropriato e le responsabilità per l'attuazione sono chiare, compreso un processo facilmente accessibile per identificare, ascoltare e risolvere reclami, o controversie.

attivare adeguatamente la vitalità e la capacità di governance la pianificazione e la gestione si basano sulla migliore conoscenza disponibile del contesto sociale ed ecologico del sito, utilizzando una struttura di gestione adattativa che nel processo decisionale anticipa, apprende e risponde al cambiamento.

2. BUONA PIANIFICAZIONE

identificare e conoscere i valori del sito i principali valori del sito per quanto riguarda la conservazione della natura, i servizi ecosistemici associati ed i valori culturali sono identificati e compresi. pianificare una conservazione a lungo termine dei maggiori valori del sito

la pianificazione del sito nel suo contesto paesaggistico sostiene il mantenimento a lungo termine dei principali valori del sito capire quali sono le minacce e le sfide che interessano i maggiori valori del sito

le minacce e le sfide ai principali valori del sito sono descritte e comprese in modo sufficientemente dettagliato per consentire una pianificazione e una gestione capace di affrontarle efficacemente. capire il contesto sociale ed economico il contesto sociale ed economico del sito, compresi gli impatti sociali ed economici positivi e negativi del modo in cui viene gestito, viene compreso e riflesso negli obiettivi di gestione.

3. GESTIONE EFFICACE

sviluppare ed applicare una strategia gestionale di lungo termine

il sito è dotato di una strategia a lungo termine che fornisce una chiara spiegazione degli obiettivi generali della gestione (includendo esplicitamente la conservazione dei principali valori del sito e il raggiungimento degli obiettivi sociali ed economici).

18 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA IUCN Global Standard: elementi costitutivi e standard 

gestire le condizioni ecologiche

I principali contenuti sono: istruzioni di gestione chiare e appropriate, in base alle quali le strategie e le azioni specificate nei piani, nelle politiche e nelle procedure sono appropriate e sufficienti per raggiungere gli obiettivi pianificati per il sito; adeguate capacità di gestire efficacemente il sito, per cui le strategie sono sostenute da risorse finanziarie e umane adeguate, adeguata competenza del personale, sviluppo e formazione delle capacità e accesso adeguato alle attrezzature e infrastrutture; misure in atto per far fronte a carenze critiche.

il sito può dimostrare chiaramente che gli attributi e i processi ecologici sono gestiti per mantenere i principali valori naturali del sito insieme ai servizi ecosistemici associati ed ai valori culturali.

gestire all’interno del contesto socioeconomico del sito

il sito può dimostrare chiaramente che tiene conto del contesto sociale ed economico e degli interessi degli aventi diritto e delle parti interessate e li impegna in modo appropriato. I vantaggi sociali ed economici del sito sono riconosciuti, promossi e mantenuti, in un modo che è compatibile con il mantenimento dei principali valori naturali del sito insieme ai servizi ecosistemici associati ed ai valori culturali.

gestire le minacce

applicare leggi e regolamenti in modo equo ed efficace

gestire l’accesso, l’utilizzo delle risorse e l’attività di visita

alle minacce viene risposto attivamente ed efficacemente, in modo che il loro impatto non comprometta il mantenimento dei principali valori dei siti o il raggiungimento degli obiettivi del sito.

leggi, regolamenti e restrizioni sono applicati in modo equo ed efficace in tutti gli aspetti della gestione dell'area protetta.

le attività all'interno del sito sono compatibili e supportano il raggiungimento degli obiettivi di conservazione, soddisfano le esigenze degli utenti e sono regolate correttamente. Se consentito, il turismo e la gestione dei visitatori sono compatibili e supportano il raggiungimento degli obiettivi di conservazione.

misurare i risultati il monitoraggio, la valutazione e l'apprendimento forniscono una base oggettiva per determinare le misure di successo attraverso l'istituzione di soglie per la conservazione dei principali valori del sito. I programmi di

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 19

monitoraggio e valutazione dovrebbero essere in grado di fornire dati e / o informazioni su: il successo della protezione di ciascuno dei principali valori del sito; - l’ubicazione,l’estensione e la gravità delle minacce; il raggiungimento degli obiettivi di gestione.

Se del caso, le soglie possono essere determinate attraverso le modifiche nei valori principali in un periodo di tempo specificato rispetto a quelli previsti senza i provvedimentidi protezione

4. RISULTATI DI UNA BUONA CONSERVAZIONE

dimostrare la conservazione dei maggiori valori naturali

dimostrare la conservazione dei più importanti servizi ecosistemici associati

dimostrare la conservazione dei valori culturali più significativi

il sito soddisfa o supera le soglie stabilite per le misure prestazionali per la conservazione dei principali valori naturali.

il sito soddisfa le misure di prestazione stabilite per la conservazione dei principali servizi ecosistemici associati.

il sito soddisfa le misure prestazionali dichiarate per il mantenimento di importanti valori culturali associati.

2.5 Fasi della procedura valutativa

Secondo studi recenti (Manning 2011) la ricerca e le esperienze in materia di parchi ed attività ricreative all'aperto si sono evolute da un primo orientamento che considerava solo le risorse ad un approccio complessivo che comprende tre componenti principali e le loro interazioni:

le risorse (ad es. suoli, vegetazione, acqua, fauna),

l'esperienza di visita (ad es. l'affollamento, le situazioni di conflitto)

la gestione (ad es. l'educazione dei visitatori, norme, regolamenti e codici comportamentali). Le varie metodologie di valutazione della carrying capacity sviluppate per le aree protette, sono tuttavia riconducibili ad uno schema organizzativo e concet tuale di base che descrive lo sviluppo di una proceduragestionalebasatasuobiettivi(Manning,2011)

Tale procedura di riferimento si basa su alcune fasi fondamentali:

1. Definizione degli obiettivi di gestione e pianifica zione e determinazione delle modalità di attuazione;

2. Formulazione di una serie di indicatori di performance in base agli obiettivi;

3. Controllo per determinare se gli standard potranno essere soddisfatti;

4. Definizione delle azioni per attenuare i problemi se gli standard non sono soddisfatti;

5. Monitoraggio ciclico delle azioni di gestione.

Tale procedura rappresenta un impegno gestionale di lungo periodo che richiede il monitoraggio periodico degli indicatori, l'implementazione delle azioni di gestione per mantenere gli standard qualitativi e la correzione delle pratiche gestionali in

20 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

relazione ai dati monitorati.

Questa procedura di riferimento rappresenta una forma di gestione adattiva. Essa viene attuata sulla base delle migliori informazioni disponibili; le nuove informazioni vengono raccolte sulla base di un programma iterativo di monitoraggio e le pratiche gestionali sono verificate per essere in linea con queste nuove informazioni. Utilizza gli obiettivi di gestione, gli indicatori e gli standard di qualità associati come espressioni quantitative di un limite accettabile di trasformazione. La procedura richiede azioni di gestione concertate e condivise come avviene nel contesto delle proprietà collettive.

Se ad esempio l’obiettivo di lungo periodo è lo sviluppo dell'ecoturismo, le componenti gestionali potranno essere organizzate in modo da aiutare a sostenere l'equa distribuzione dei costi e dei benefici, facendo in modo che una percentuale ragionevole dei benefici economici sia utilizzata per la protezionedelle risorseambientali.

Gli obiettivi gestionali, gli indicatori e gli standard potranno derivare dalla ricerca e dalla conoscenza ecologica, così come dalla partecipazione e dal coinvolgimento delle comunità locali come suggerito nellagestionedegliecosistemi.

Tale procedura di gestione è stata applicata primariamente in Nord America per la gestione dei visitatori nei parchi nazionali ma si sta applicando sempre più anche in altre aree protette nel mondo ed in contesti diversi (paesaggi culturali, aree rurali marginali, isole ed aree costiere).

2.6 Procedura valutativa per il Bene Dolomiti

Per il Bene Dolomiti si propone una procedura di valutazione dell'efficacia gestionale articolato in sette fasi principali che s'inserisce nel quadro dei modelli di gestione adattiva raccomandati dagli organismi internazionali di valutazione.

La procedura è inclusiva e partecipativa ed è

pensata in modo da valutare lo sviluppo sostenibile in aree montane intensamente abitate e gestite tradizionalmente dalle comunità locali (community conserved areas)

La procedurasi articola nelle seguenti fasi:

definizione del modello interpretativo che rappresenti la struttura seriale del Bene in base alle caratteristiche dei siti componenti ed in relazione alla qualità ed all’intensità delle connessioni fra i siti;

classificazione delle aree in base alla tipologia delle attività ed all’intensità d’uso pianificata (diversa rispetto alla zonizzazione urbanistica, basata sulle destinazioni d’uso dei suoli);

definizione degli obiettivi di gestione e di piani ficazione inbase alla classificazionedellearee;

definizione di alcuni indicatori facilmente misurabili, selezionati in base agli obiettivi di gestione e pianificazione (gli indicatori per cia scuna area e situazione d'uso sono individuati con il coinvolgimento degli stakeholder);

definizione di standard di qualità e di prestazione (intesi come condizioni desiderabili e come obiettivi da raggiungere o mantenere);

definizione di un programma di monitoraggio periodico degli effetti delle azioni e delle misure di gestione;

valutazione ed eventuale riprogrammazione delle azioni di gestione in base ai risultati del monitoraggio.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 21

riferimenti, liste & metodi di selezione

22 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

sintesi esecutiva

Per individuare gli indicatori è stata elaborata una tabella di riferimento ricavata partendo dalla procedura di valutazione della efficacia gestionale sviluppata da IUCN WCPA. La tabella aiuta ad analizzare i temi ed a selezionare gli indicatori rispetto al processo di valutazione, distinguendo fra fase analitica e fase progettuale Gli indicatori selezionati si distinguono in indicatori di qualità relativi alla descrizione del contesto prima e dopo le azioni programmate ed indicatori di performance, relativi al monitoraggio dei processi gestionali. Le liste proposte (indicative e non esaustive) sono ricavate da varie fonti (letteratura, esperienze degli enti di gestioni e professionali) ed hanno lo scopo di fornire una base di lavoro per formare dei set di indicatori e di standard utili al contesto dolomitico, da valutare operativamente con il coinvolgimento degli stakeholder territoriali. Le liste comprendono indicatori trasversali alle aree ambientali, paesaggistiche, socio economiche, culturali e di pianificazione. La definizione degli standard appartiene alla fase di progetto ed è il risultato di una mediazione tra le aspettative e gli obiettivi di progetto. La definizione degli standard avviene per mezzo di un sistema di valutazione per “pesi” (con punteggi semplificati) attribuiti dagli stakeholder ai vari scenari di trasformazione in base al livello di accettabilità (4 gradi di modificazione) Nel caso delle Dolomiti, la scala di valutazione introduce delle classificazioni di grado positivo, corrispondenti a scenari in cui la trasformazione non è solamente accettabile ma addirittura preferibile ed auspicabile

3 indicatori e standard

Gli indicatori sono misure delle risorse e dei fenomeni in atto in un sistema. Essi hanno lo scopo di fornire informazioni utili a valutare il contesto ed a orientare la gestione del sistema L’indicatore migliore non è dunque una semplice misura od un numero astratto, ma è quel valore o quell’insieme di valori che permette di di valutare la tendenza di un sistema, anticipandone in maniera abbastanza precisa l’evoluzione. E’ chiaro quindi che non tutti gli indicatori disponibili sono utili ad orientare la gestione di un sistema, e che la scelta degli indicatori deve essere funzionale alla valutazione degli obiettivi gestionali.

3.1 Riferimenti

Per l'individuazione degli indicatori utili nella valutazione del contesto dolomitico (quadro di riferimento informativo ed orientamento della

gestione) è stata elaborata una tabella di riferimento, ricavata partendo dalla matrice per la valutazione della efficacia gestionale, sviluppata da IUCN WCPA7 (Hockings et al. 2000 e 2006).

Considerando la gestione un processo ciclico ed adattivo (definizione obiettivi  valutazione temi  attuazione misure  monitoraggio esiti  precisazione azioni), la tabella di riferimento aiuta ad analizzare i temi ed a selezionare gli indicatori rispetto ai fattori di valutazione.

7 Lo scopo di questa matrice di riferimento è fornire un supporto allo sviluppo di un sistema e dei relativi indicatori per valutare l'efficacia della gestione delle aree protette. Questo riferimento basa su un "approccio al ciclo di gestione" in cui la valutazione si concentra sia sui processi che sugli effetti, trattando questioni legate al contesto ed alla pianificazione, ai sistemi di gestione ed ai processi in atto, alla realizzazione degli obiettivi (cioè ai prodotti ed ai risultati). Ciascun indicatore selezionato va riferito alla matrice di valutazione IUCN WCPA in modo da costruire un quadro completo di gestione adattiva

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 23

Questo studio sui modelli valutativi sviluppa la fase analitica, ovvero la fase propedeutica e di supporto alla fase progettuale.

Nello sviluppo dell'intero processo, l'individuazione delle aree tematiche si concentra sui valori naturali, culturali e sociali del territorio; a loro volta gli indicatori vanno considerati in relazione al contesto in cui il Bene (nel suo insieme o preso nei suoi singoli componenti) si trova. Gli indicatori selezionati, si distinguono in indicatori di qualità relativi alla descrizione del contesto prima e dopo le azioni programmate ed indicatori di performance, relativi al monitoraggio dei processi gestionali.

Per la selezione degli indicatori sono disponibili alcuni criteri utilizzati in esperienze internazionali; in linea generale, questi criteri riconducono ad un approccio "SMART", per cui gli indicatori devono essere: Simple, Measurable, Applicable, Relevant, Timely (ovvero semplici, misurabili, applicabili, rilevanti e temporalmente definiti; Alexandra et alii 1998).

Per quanto riguarda il Bene Dolomiti si ipotizza una selezione in base alle loro capacità di essere:

predittivi: capaci di fornire le informazioni necessarie alla valutazione dei vari momenti del processo gestionale;

disponibili: già inseriti in database il più possibile omogenei sull'intero territorio;

monitorabili: misurabili in maniera periodica secondo protocolli di monitoraggio omogenei;

sostenibili: ricavabili da operazioni di rilevamento economicamente sostenibili.

Le tipologie di informazione richieste agli indicatori vanno distinte in base alla fase a cui si riferiscono. Per quanto riguarda la fase analitica, rispetto alla

quale sono necessari indicatori di qualità, le informazioni da acquisire riguardano :

lo stato di conservazione dei valori rilevanti (principalmente l’eccezionale valore universale ma non esclusivamente);

potenziali minacce, pressioni o rischi;

problemi di gestione ritenuti importanti, complessi o controversi.

Relativamente alla fase progettuale, per cui servono indicatori di performance, le informazioni richieste riguardano:

indirizzi e le priorità di gestione (ovvero informazioni che possono essere particolarmente utili nell’orientare i processi decisionali);

riscontri relativi a programmi di sviluppo e/o investimenti in gestioni associate (certificazioni d'area, patti territoriali, MAB, reti di riserve, ecc.);

La tabella di riferimento per il processo di valutazione distingue una fase analitica (riquadro blu), relativa alla costruzione del quadro conoscitivo ed all'individuazione dei modelli di valutazione, ed una fase progettuale (riquadro grigio), relativa alla definizione delle strategie e delle scelte gestionali.

tabella di valutazione gestionale  (adattamento ed elaborazione ©A²studio srl, dalla matrice di valutazione dell’efficacia gestionale per aree protette IUCN/WCPA, Hockings et al. 2000)

24 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

FASE ANALITICA

quadro conoscitivo e modelli valutativi elementi domande chiave

analisi

a che punto siamo? informazioni che aiutano a contestualizzare le scelte gestionali

aree tematiche contesto

ambiente paesaggio pianificazione società cultura economia

metodi come valutiamo? modelli di riferimento e procedure di valutazione

stabilendo limiti accettabili di trasformazione (carrying capacity) potenziando i legami di sistema (connectivity conservation)

FASE PROGETTUALE

obiettivi e strategie di gestione elementi domande chiave

aree tematiche obiettivi gestionali obiettivi

cosa/come vogliamo essere? vision e obiettivi strumenti di gestione

staff finanziamenti sostenitori processi come possiamo fare? modalità di gestione

risorse cosa ci serve? risorse necessarie alla gestione

prodotti

quali sono i risultati? livelli di attuazione dei programmi e delle azioni di gestione; produzione di servizi

esiti

cosa abbiamo raggiunto? esiti e misura del raggiungimento degli obiettivi

risultati delle azioni di gestione servizi e prodotti

idoneità dei processi di gestione efficacia gestionale

effetti della gestione in relazione agli obiettivi

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 25

3.2 Metodologie per la selezione degli indicatori

Gli indicatori-chiave vanno scelti per ciascuna area tematica in base agli obiettivi di gestione ed agli scenari di progetto che verranno delineati, tenendo conto dell'esperienza dei gestori delle aree e sulla base di esperienze in aree simili, nonché attraverso la consultazione degli stakeholder selezionati.

Gli indicatori chiave raccolgono le informazioni essenziali, fondamentali o di base che l’area protetta deve comprendere e monitorare per gestire le sue prestazioni e garantire la conservazione. Idealmente, tutti gli indicatori selezionati dovrebbero essere monitorati regolarmente.

AREE TEMATICHE DI SELEZIONE DEGLI INDICATORI

aree tematiche contenuti paesaggio ed ambiente geomorfodiversità biodiversità integrità delle risorse naturali leggibilità delle unità paesaggistiche permanenza e riconoscibilità delle matrici culturali leggibilità della struttura insediativa storica presenza di attività tradizionali

programmazione e pianificazione

modalità di controllo del territorio insediato modalità di gestione del territorio aperto (non insediato) modalità di programmazione di servizi ed infrastrutture (intesi come dotazioni e standards) mobilità e trasporti

società-economia comparto economico prevalente "peso" del comparto prevalente rispetto agli altri comparti economici definizione del “peso” economico delle singole attività in relazione al PIL delle valli reddito medio procapite livello di benessere sociale livello di sicurezza attività di valorizzazione del patrimonio culturale locale (materiale e immateriale) investimento pubblico e privato in beni e servizi capacità attrattiva in relazione alle dotazioni turistico ricettive costi di gestione delle aree protette costi di gestione delle aree naturali di connessione (nonprotette)

26 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

Tuttavia, in presenza di situazioni territoriali molto diversificate, non tutti gli indicatori saranno ovunque significativi.

Di conseguenza è importante concordare un numero limitato di indicatori chiave, significativi per tutte le aree del Bene e utili a costuire un database omogeneo per il monitoraggio periodico.

La tabella seguente propone una serie di temi ed argomenti che caratterizzano il Bene Dolomiti, allo scopo di fornire una base di partenza per la selezione degli indicatori chiave.

AREE TEMATICHE DI SELEZIONE DEGLI INDICATORI

aree tematiche contenuti outdoor recreation ed esperienza di visita

quantità e qualità di strutture ricettive quantità e qualità di servizi quantità e qualità di prodotti tipici (agroalimentari) quantita e tipologia delle infrastrutture tipologia ed efficienza del sistema di trasporto pubblico (treno, bus) presenza di infrastrutture e sistemi di mobilità sostenibile (km piste ciclabili, car sharing)

numero e qualità delle iniziative culturali programmi di escursioni guidate offerta professionale specializzata formazione avanzata per operatori turistici professionalità degli operatori organizzazione della promozione (n. aziende di promozione, reti di promozione, cooperazione fra partner, ecc.) certficazioni di qualità ecologica certificazioni CSR (Corporate Social Responsability) e SCSRS (Sustainability and Corporate Social Responsibility SkillsCertification) presenza di programmi di monitoraggio

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 27

3.3 Liste di indicatori

Di seguito si propongono alcune liste di indicatori ricavati da varie fonti: letteratura specialistica8 , applicazioni degli enti di gestione (parchi, regioni, province, comuni), conoscenze ed esperienze specifiche (stakeholder).

In considerazione degli obiettivi specifici posti dalla ricerca sul turismo sostenibile9, è stato inoltre elaborato un set d'indicatori specificamente orientati alla valutazione dell'outdoor recreation e dell'esperienza di visita.

Le liste proposte (indicative e non esaustive) hanno lo scopo di fornire una base di lavoro per la selezione di un set ristretto di indicatori chiave da valutare operativamente con il coinvolgimento degli stakeholder territoriali.

Il set di indicatori trasversali a tutte le aree del Bene fornirà un riferimento omogeneo per il monitoraggio dei fenomeni ma anche per la verifica ed il controllo degli equilibri interni al Bene.

Nella fase iniziale, gli indicatori permettono di delineare lo status fattuale del sistema, contribuendo fornire una definizione oggettiva dei caratteri distintivi e degli elementi costitutivi.

Nella fase di monitoraggio gli stessi indicatori permetteranno di delineare il“comportamento” del

sistema, mettendo in evidenza le tendenze in atto e ricavare informazioni sugli effetti (attesi e/o inattesi) delle scelte di gestione e di progetto.

La tabella alla pagina seguente mostra i set di indicatori per aree tematiche. Con il simbolo “X” si individua l’indicatore chiave (rilevanza).

Legenda:

CZ = Core Zone (area cuore) gestione delle pressioni indicatori dei fattori di pressione

BZ = Buffer Zone (area tampone) potenziamento della conservazione indicatori dei fattori di protezione

TB = Transition Band (fascia di transizione) gestione degli usi del territorio indicatori degli usi compatibili e dei valori culturali associati

RA = Reference Area (ambito di riferimento) potenziamento degli elementi strutturali del territorio indicatori degli equipaggiamenti strutturali e infrastrutturali e delle capacità d'incrementare le risorse

8 Sistema Europeo degli Indicatori per il Turismo, studiato per la gestione sostenibile delle destinazioni (CE 2016); Sistema di indicatori elaborato dalla Convenzione delle Alpi (Gruppo di lavoro "Obiettivi Ambientali e Indicatori", 2004); Standard di qualità per il turismo sostenibile nelle aree naturali delle Alpi (HSR Rapperswil, Svizzera 2015).

9 “Applicazione, approfondimento e implementazione della programmazione strategica generale di gestione del sito Dolomiti Dolomiten Dolomites Dolomitis UNESCO nell’ambito del turismosostenibileenell’utilizzodimodelli valutativi (carrying capacity) per i processi di coordinamento delle politiche territoriali”, FD4U2014

aree tematiche per il reperimento dei set d'indicatori e relative unità di misura  le liste indicative e non esaustive hanno lo scopo di fornire una base di lavoro per la selezione degli indicatori. (elaborazione ©A²studio srl 2020)

28 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

INDICATORI E MACRO-DESCRITTORI (elenco non esaustivo)

TEMI (elenco non esaustivo)

habitat loss and reduction

edge effect

habitat isolation

qualità ambientale di habitat complessi

HABITAT NATURALE

superficie habitat naturali rispetto ad habitat antropici

sup. aree di margine rispetto all’estensione degli habitat naturali

superficie habitat naturali rispetto alle aree di margine

CZ BZ TB RA U.M.

HABITAT CULTURALE

X X m²/m²

X X m²/m²

X X m²/m²

numero specie guida selezionate per habitat X X specie/m²

stato di conservazione di habitat complessi numero di specie in Lista Rossa IUCN per habitat X X specie/m²

qualità ambientale indice di qualità dell’aria (IQA)

X X X X

X X X X qualità ambientale indice di qualità dell’acqua

vulnerabilità idrogeologica

clima

struttura degli spazi aperti

proprietà dei suoli

numero di frane

X X numero di debris flow

X X numero di deformazioni gravitative profonde di versante

X X quantità di perdita di suolo per erosione e dissesto

X X indice di qualità morfologica dei corsi d’acqua (IQM)

X X numero di nodi delle reti di monitoraggio idrometriche

X

X X X X mm andamento delle temperature mensili X X X X °C quantità di perdita di permafrost

quantità di precipitazioni mensili

m² ritiro dei ghiacciai

X m posizione della tree line rispetto alla quota 0 di riferimento

% superfici a prato da sfalcio rispetto al totale (ambito riferimento)

% superfici a pascolo rispetto al totale (ambito riferimento)

% superfici bosco da produzione rispetto al totale (ambito riferimento)

% suolo di proprietà pubblica sul totale per classe d’area

% suolo di proprietà privata sul totale per classe d’area

% suolo di proprietà collettiva sul totale per classe d’area

X m

X

X

X

X X X

X X X

X X X

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 29
X
X
X
X
X
X
X
X
X

INDICATORI E MACRO-DESCRITTORI (elenco non esaustivo)

TEMI (elenco non esaustivo)

popolazione

numero abitanti per classe d’area (core, buffer, transizione, ambito di rif.)

CZ BZ TB RA U.M.

ASPETTI SOCIOECONOMICI

tipologie insediative

abbandono o modificazioni d’uso

tutela e promozione del patrimonio culturale e dell’identità locale

tipologia degli attori economici

provenienza degli attori economici

tipologia delle risorse economiche e dei capitali investiti

X X X X pp/ha

valore delle attività e dei comparti insediati

inclusione/accessibilità

numero di insediamenti con struttura annucleata

X numeno di insediamenti con struttura sparsa

numero di edifici isolati

X X

% di avanzamento del bosco per classe d’area

X

X numero di edifici/manufatti in stato di abbandono per classe d’area

% di eventi che si occupano di cultura e patrimonio locale (mostre, concerti, feste tradizionali e sagre, giochi tradizionali…)

% attività educative dedicate alla valorizzazione del patrimonio culturale locale

% di residenti che giudicano positivamente l’impatto del turismo sull’identità locale

numero di cooperative e/o consorzi

X X X numero aziende familiari

X X X

X X X numero imprese individuali

numero di aziende con titolare locale (livello di valle e/o provinciale)

X X X numero di aziende con titolare extra locale (livello nazionale)

numero di aziende con titolare straniero

% investimenti pubblici a sostegno delle imprese (incentivi, contributi, mutui agevolati, ecc.)

% investimenti privati

% investimenti di finanziarie (società, agenzie, banche)

numero addetti aziende del settore dei trasporti sul totale

numero addetti aziende del settore ricettivo sul totale

numero addetti professioni della montagna (guide alpine, accompagnatori di territorio)

% di servizi di trasporto pubblico accessibili a persone con disabilità (bus

30 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X X X X
X X X X
X
X
X
X
X
X
X X X X

INDICATORI E MACRO-DESCRITTORI (elenco non esaustivo)

TEMI (elenco non esaustivo)

TERRITORIO

disponibilità a migliorare l’organizzazione

navetta, taxi, impianti di risalita)

% di mète naturalistiche accessibili a persone con disabilità

% di programmi informativi riconosciuti in tema di accessibilità per esercenti

% di strutture accessibili a persone con disabilità

% attori economici disposti ad accettare protocolli gestionali e a condividere responsabilità di gestione

% aziende certificate (Ecolabel, EMAS, ISO 14001)

protezione legale

RETI

vincoli urbanistici e delle destinazioni d'uso delle aree

% tipologia prevalente di protezione rispetto ad ambito di riferimento (parchi e riserve naturali, biotopi ed aree umide, aree rete Natura 2000, monumenti naturali, ecc.)

% superficie aree protette rispetto ad ambito di riferimento

% aree di tutela ambientale pianificate rispetto all’ambito di riferimento (invarianti strutturali del territorio, beni paesistici e di notevole interesse pubblico, foreste demaniali, fasce di rispetto dei corsi d’acqua, ecc.)

rapporto fra destinazioni d'uso reale delle aree (dati CORINE) e destinazioni d’uso pianificate

numero degli immobili esistenti per classe d’area

destinazione d’uso degli immobili esistenti per classe d’area (rifugi alpini, ristoranti, malghe, stalle, fienili, abitazioni non permanenti, depositi, ecc.)

X

X

X

X

livelli di efficienza dell’edificato

stato di conservazione degli immobili esistenti per classe d’area (buono, cattivo, rudere)

dotazioni tecnologiche degli edifici (energia elettrica, acqua potabile, fognatura, RSU, ecc.)

X

X

reti tecnologiche di distribuzione e smaltimento

estensione territoriale delle reti tecnologiche in quota

numero di abitazioni e di strutture ricettive in quota prive di allaccio alle reti (energia

X

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 31
CZ BZ TB RA U.M.
X X X X
X X X X
X X X X
X X X X
X PIANIFICAZIONE DEL
X X X X
X X X X
X X X
X X X m²/m² PATRIMONIO EDILIZIO
X X X
X X X
X X X
X X X
X X X ha
X X

INDICATORI E MACRO-DESCRITTORI (elenco non esaustivo)

TEMI (elenco non esaustivo)

elettrica, acqua potabile, reflui, ecc.)

CZ BZ TB RA U.M.

rete sentieristica e forestale

servizi di supporto al sistema di accesso

reti immateriali (LAN, WI FI, ecc.)

prestazioni ricettive d’area

prestazioni ricettive delle strutture

estensione della rete sentieristica

X X km lunghezza dei sentieri interessati da degrado

X X km estensione della viabilità forestale

X X X X

X X X X km modalità d'uso della viabilità forestale (% strade con accesso interdetto, % ad accesso regolamentato, frequenza d’uso, ecc.)

numero di punti di attestazione veicolare (parcheggi di arroccamento e/o scambiatori)

X X numero di impianti a fune

X X X numero di servizi di bus navetta

X X X numero di aree attrezzate per la sosta X X X

% aree con buona copertura di rete mobile X X X % strutture ricettive in quota con connessione internet

X X X

X X X X numero posti letto complessivi

numero visitatori per 100 residenti

X X X X numero pernottamenti complessivi

X X X X numero di servizi igienici pubblici/visitatore

% strutture aperte solo nei periodi di stagione (estate e inverno)

X X X

X X X

X X X numero posti letto

% strutture aperte anche nei periodi “fuori stagione” (mesi primaverili e autunnali)

X X X numero pernottamenti al mese

X X X numero pasti/giorno

X X X

X X X numero posti a sedere (ristorazione)

% dei posti letto occupati al mese e media annua

X X X tempi di attesa nelle strutture ricettive (per la ristorazione)

X X X possibilità di prenotazione online

X X personale fisso/stagionale impiegato nelle diverse attività

altre attrezzature e classificazione numero, tipologia, frequenza d'uso, ecc.

X X X X

X X X X

32 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA
CAPACITÀ RICETTIVA IN QUOTA
X

INDICATORI E MACRO-DESCRITTORI (elenco non esaustivo)

TEMI (elenco non esaustivo)

GE STIONE IMPATTO AMBIENTALE

rifiuti solidi

trattamento reflui

produzione di rifiuti per pernottamento in quota rispetto alla produzione di rifiuti per persona della popolazione residente (in kg)

% delle strutture ricettive in quota che effettuano una raccolta differenziata

% delle acque reflue provenienti dalle strutture ricettive in quota che vengono sottoposte a un trattamento almeno di secondo livello prima dello scarico

consumo d’acqua per pernottamento in quota rispetto a quello della popolazione generale per persona a notte

CZ BZ TB RA U.M.

X X X kg/pp

X X X

X X X

acqua

% delle strutture ricettive in quota che adottano misure per ridurre il consumo di acqua

% delle strutture ricettive in quota che adottano misure per ridurre il consumo energetico

X X X l/pp

X X X

X X X X

consumo energetico

% di energia da fonti rinnovabili (MWh) rispetto al consumo totale di energia all’anno, utilizzata dalle strutture ricettive un quota

% delle strutture ricettive che adottano misure per la mitigazione del cambiamento climatico (misure per il contenimento delle emissioni in atmosfera di CO2, sistemi a basso consumo energetico ecc.) e che mettono in atto risposte e azioni di “adattamento”

numero passaggi sui sistemi facilitati di risalita (bus navetta, taxibus e impianti di risalita)

X X X X

X X X X tutela dell’ambiente

X X X

sistemi facilitati di risalita

densità di frequentazione

portata oraria dei sistemi facilitati di risalita

X X pp/h numero primi ingressi (giornalieri, mensili, stagionali)

tempi medi di attesa dei mezzi pubblici

N. persone in un istante (people at one time)

X

X

X X pp/g presenza di segnavia e di percorsi segnalati per i visitatori (Besucherlenkung)

entità del flusso turistico in quota / giorno (periodo di picco)

X X affollamento dei sentieri danni lungo i margini dei sentieri

X

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 33
MOBILITÀ IN QUOTA
X
X
X
X
X

INDICATORI E MACRO-DESCRITTORI (elenco non esaustivo)

TEMI (elenco non esaustivo)

VISITA

qualità dell’esperienza di visita

(allargamento della sezione del sentiero, presenza di rami secondari, danni alla vegetazione, presenza di rifiuti, ecc.)

effetti di costipazione del suolo da calpestio (evoluzione in canali d’erosione)

effetti di reptazione causati da eccessivo calpestio di persone o animali

% di visitatori soddisfatti dell’esperienza complessiva di visita

% di visitatori abituali/visitatori che ritornano nella destinazione (entro 5 anni)

% di visitatori che hanno percezione di affollamento (strutture, sentieri, mezzi di trasporto)

% di visitatori soddisfatti della qualità dei servizi (ricettivi, ristorazione, outdoor ricreation)

% di visitatori soddisfatti della professionalità degli operatori

percezione della naturalità

% di visitatori che riconoscono elementi d naturalità (silenzio, possibilità di avvistare fauna selvatica, assenza di inquinamento luminoso, ecc.)

CZ BZ TB RA U.M.

X

X

X

X

X

X X X

X X X X

X X

percezione dei valori paesaggistici ed estetici

% di visitatori che rilevano la presenza di elementi detrattori nelle viste sui gruppi principali (strutture in abbadono, tralicci in disuso, manufatti incongrui, ecc.)

presenza di segnavia e di percorsi segnalati per i visitatori (Besucherlenkung)

X X

servizi di supporto all’esperienza di visita

X X X

presenza di elementi informativi X presenza di servizi di accompagnamento (guide alpine, guide naturalistiche dei parchi, servizio di noleggio joëlette o carrozzine da trekking per persone con mobilità ridotta, ecc.)

X X X

34 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA
X
X ESPERIENZA DI
X X X
X X X
X X

3.4 Metodologie per la selezione degli standard

La definizione degli standard appartiene alla fase di progetto in quanto è strettamente legata agli obiettivi di gestione che verranno fissati dalla SCG.

Lo standard, ovvero il valore ottimale di riferimento da associare ad ogni indicatore, può essere ottenuto attraverso un processo di valutazione dell’intervallo entro cui le modificazioni sono giudicate accettabili (limits of accettable change). In questa operazione va tenuto presente che gli standard non sono dati in assoluto e che a diverse situazioni corrisponderanno standard diversificati. Il processo di valutazione degli standard coinvolge i vari portatori d'interesse dell'area in particolare gli enti gestori ed è il risultato di una mediazione tra le aspettative e gli obiettivi di progetto.

Alcune esperienze per valutare la Carrying Capacity applicate nel Fiordland in Nuova Zelanda (Booth and Espiner, 2006), evidenziano un processo di valutazione per “pesi” (con punteggi semplificati) attribuiti ai vari scenari di trasformazione in base al livello di accettabilità (4 gradi di modificazione).

scenario di trasformazione peso attribuito dagli stakeholder

effetto

L’applicazione di questo sistema ha permesso di aggregare a tavolino le valutazioni fornite separatamente di vari stakeholder, evitando influenze reciproche ed ottenendo risultati omogenei ed equilibrati.

Nel caso delle Dolomiti, lo spostamento concettuale da carrying capacity a carrying capability, potrebbe introdurre nella scala di valutazione anche ulteriori classificazioni di grado positivo, corrispondenti a scenari in cui la trasformazione non è solamente accettabile ma addirittura preferibile ed auspicabile.

Pesi di valutazione in relazione agli scenari di trasformazione nel sistema dolomitico

scenario di trasformazione peso attribuito dagli stakeholder preferibile +2 accettabile +1 senza effetto 0 evitabile 1 inaccettabile -2

Questo tipo di valutazione, pur semplificata, può assumere una grande importanza non solo nella logica di gestione complessiva del Bene, ma anche in funzione della pianificazione territoriale sia di area vasta che di livello locale. La comparazione delle condizioni attuali con gli standard proposti, validati attraverso la consultazione degli stakeholder, potrà fornire le informazioni necessarie ad orientare le future scelte di pianificazione e gestione.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 35
accettabile +1 senza
0 evitabile 1 inaccettabile 2

riferimenti, struttura & caratteristiche

36 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

sintesi esecutiva

ll modello interpretativo costituisce uno strumento analitico ed operativo che aiuta a rappresentare gli scenari di trasformazione per valutarne gli effetti in modo predittivo. Il modello rappresenta la struttura seriale del Bene in relazione alle connessioni esistenti ed alla connettività potenziale fra i siti componenti.

La sua funzione è facilitare il controllo della complessità del sistema, attraverso la rappresentazione di elementi e relazioni che altrimenti risulterebbero descritti solo per mezzo di matrici numeriche o dati tabellari.

Il modello permette inoltre di evidenziare la natura e l’importanza delle connessioni fra siti componenti del Bene seriale. In base ai princìpi guida elaborati da IUCN per valutare la connettività, le connessioni sono state distinte in categorie riferite ai criteri di iscrizione ed alle condizioni del contesto territoriale in cui si trova il Bene e classificate secondo il livello di funzionalità richiesto.

Il modello interpretativo proposto per il Bene Dolomiti, distingue le diverse situazioni territoriali (aree cuore, aree tampone, aree di transizione, ambito di riferimento), individua le tipologie di connessione e di passaggio (fasce di contatto, connessioni paesaggistiche, connessioni funzionali continue, connessioni funzionali discontinue) e stabilisce le tipologie di indicatori in riferimento alle diverse situazioni.

4 modello interpretativo del Bene seriale

4.1 utilità e caratteristiche di un modello del bene seriale Dolomiti

che cos’è il modello interpretativo del Bene Dolomiti?

Si tratta di una rappresentazione concettuale del Bene seriale che aiuta a visualizzare i rapporti funzionali fra i nove siti componenti e le aree circostanti che ne costituiscono il tessuto connettivo. In particolare il modello interpretativo del WHS Dolomiti rappresenta in forma semplificata le componenti di un sistema complesso, al fine di facilitare il controllo.

L’area dolomitica, che costituisce il contesto di riferimento territoriale per il WHS Dolomiti, rappresenta una realtà complessa non solo dal

punto amministrativo o culturale, ma anche dal punto di vista paesaggistico ed ambientale. Lo confermano tutti gli studi finora effettuati (assetto della pianificazione, assetto legislativo amministrativo, assetto turistico, assetto della protezione naturale, assetto dei trasporti, ecc.).

a cosa serve il modello interpretativo?

Il modello serve a schematizzare processi e relazioni, che altrimenti risulterebbero descritti solo per mezzo di matrici numeriche o dati tabellari, trasformando le informazioni in segni grafici facilmente comprensibili e comunicabili. Ciò risulta particolarmente utile per poter organizzare le conoscenze e interpretare le trasformazioni da gestire. Risulta infatti fondamentale, ai fini decisionali e gestionali, poter generalizzare scelte ed interventi, sviluppando scenari di riferimento

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 37

diversificati, da applicare sperimentalmente al modello elaborato. La prefigurazione degli effetti ed il confronto tra soluzioni diverse diventano strumenti progettuali, per mezzo dei quali discutere le opzioni e condividere le possibili decisioni.

come può essere schematizzato il sistema dolomitico?

Il modello sintetizza i tratti essenziali della struttura

CORE ZONE piani di gestione BUFFER ZONE piani di gestione (+ pianificazione)

seriale del Bene Dolomiti, UNESCO individuando i CS distinti per tipologia di aree (cuore, tampone) e l'ambito di riferimento, ovvero quelle zone d’insediamento stabile, omogenne dal punto di vista geo culturale, che ospitano attività antropiche estensive e consolidate.

In parallelo sono evidenziate le corrispondenti tipologie degli strumenti di pianificazione e/o gestione

REFERENCE AREA pianificazione territoriale piani regolatori

CORE ZONE piani di gestione BUFFER ZONE piani di gestione (+ pianificazione)

struttura del Bene seriale in relazione agli strumenti di pianificazione esistenti

CORE zone (aree cuore)

piani parco / piani di gestione /……. BUFFER zone (aree tampone) piani parco / piani di gestione + strumenti di pianificazione territoriale/urbana REFERENCE area (ambito di riferimento) strumenti di pianificazione territoriale (piani territoriali regionali, piani urbanistici provinciali, piani territoriali di coordinamento, ecc) strumenti di pianificazione locale (piani regolatori generali, piani territoriali di comunità, ecc.)

38 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

Ai fini della comprensione del modello è importante notare che per strumenti di pianificazione vanno intese tutte le forme di programmazione delle attività economiche (piani di sviluppo rurale, piani di mobilità, piani turistici, "piani neve", piani di assestamento forestale, ecc.) e la pianificazione degli usi del suolo ai fini insediativi ed antropici (piani territoriali regionali, piani urbanistici provinciali, piani regolatori comunali e/o intercomunali, ecc.), mentre per strumenti di gestione vanno intese quelle forme di controllo applicato alle trasformazioni ambientali del territorio (p.es. i piani di gestione dei SIC, i piani parco, ecc.).

Lo schema concettuale deriva direttamente dai criteri con cui la serialità è stata interpretata in fase di candidatura, che pongono l’accento non solo sull’eccezionalità dei fenomeni naturali rappresentati da ciascun sito componente, ma anche sull’eccezionalità dei rapporti che li legano fra loro. In altre parole, secondo questa interpretazione il Bene è seriale non tanto perché è costituito da un insieme di elementi ma perché questi elementi sono legati fra loro da legami significativi, a costituire una serie.

L’originalità di tale chiave di lettura è stata riconosciuta come buona pratica dal Comitato per il Patrimonio Mondiale nel documento di iscrizione del Bene10 ed è stata confermata dalla letteratura scientifica elaborata successivamente all’inserimento del Bene nella Lista del Patrimonio Mondiale [Engels, 2009]. Sulla base di queste indicazioni, nel 2011 sono state aggiornate le Operational Guidelines per l’applicazione della Convenzione per il Patrimonio Mondiale per quanto riguarda i beni seriali, mettendo in rilievo l’aspetto relazionale che lega i vari componenti.

quali sono i caratteri seriali che il modello aiuta a analizzare?

10

World Heritage Committee] also takes note of the presentation of the different component parts in relation to the values of the property as a whole as an example of good practice;[…]” (WHC, Decision 33 COM 8B.6)

I caratteri principali che definiscono la serialità del bene Dolomiti sono i seguenti:

1) le caratteristiche naturali del Bene (il fatto di essere un arcipelago fossile composto da atolli e barriere coralline);

2) la profonda stratificazione storica e culturale (vi si parlano quattro lingue diverse, fra cui due minoranze linguistiche alloglotte);

3) l’articolazione dell’architettura istituzionale (si sviluppa nei territori di due regioni e cinque provinceprofondamentediverse fraloro);

4) la complessità del quadro di protezione legale (si tratta di un bene composto da una collezione di aree protette fra cui 9 parchi, 23 siti della rete Natura 2000 e 4 riserve tutelate dai piani territoriali).

Tuttavia il carattere che rende il Bene seriale Dolomiti un caso studio emblematico sul piano della gestione complessiva, è l’alto livello di antropizzazione delle aree di connessione fra i siti componenti.

Le Dolomiti sono infatti fra le regioni montuose più intensamente abitate a livello globale e una meta turistica fra le più importanti del mondo. Tuttavia, se da un lato questo può costituire un problema, dall’altro proprio l’elevato livello di sviluppo socio economico può fornire ampie e materiali possibilità di implementazione delle misure, soprattutto per ciò che riguarda le sfere dell’ecologia e degli interventi per garantire le connessioni fra i siti componenti. In altre parole, la particolare complessità di questo Bene, impone uno sforzo concettuale sia nei termini della “costruzione” del modello seriale, sia nei termini della definizione dei meccanismi di “connessione” integrata - che può fornire esiti interessanti sul piano dell’innovazione metodologica, analogamente a quanto avvenuto in fase di candidatura.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 39
“[The

4.2 riferimenti concettuali e metodologici del modello

World Heritage

Con l’aggiornamento del 2011, le Operational Guidelines operano uno spostamento concettuale nell’interpretazione di sito seriale.

Da serie come insieme di parti correlate perché appartenenti a un medesimo ambito (storico culturale, geografico, geologico e geomorfologico, biogeografico o ecosistemico) si passa al considerare la serie come parti correlate da chiare relazioni funzionali che forniscono connettività di tipo paesaggistico, ecologico, evolutivo o degli habitat11 .

Quindi da semplice sommatoria di siti, la serie, per essere tale, deve rappresentare una sequenza di parti interrelate fra loro a vario livello e secondo varie prospettive, compresa la lettura dei valori immateriali12 .

Preso atto che il tipo e la qualità delle relazioni che possiamo riscontrare tra le varie parti componenti influiscono direttamente sulla efficacia e sulla efficienza delle connessioni, appare necessario considerare principalmente quelle più strettamente correlate agli OUV e che ne assicurano la migliore conservazione e valorizzazione.

Questo tipo di approccio rappresenta l’applicazione dei concetti della connectivity conservation nella valutazione dei collegamenti funzionali all’interno dei beni seriali

11 Il fatto è importante perché sia il WHC che il suo organismo di valutazione IUCN, fanno costantemente riferimento alle Operational Guidelines, non solo nel caso di nuove candidature ma anche nel monitoraggio dello stato di conservazione dei WHS già iscritti per mezzo dei report periodici (periodic reporting cycles) oppure tramite le missioni valutative intermedie (reactive monitoring mission)

12 “Each component part should contribute to the Outstanding Universal Value of the property as a whole in a substantial, scientific, readily defined and discernible way, and may include, inter alia, intangible attributes.” UNESCO WHC (nov. 2011), Operational Guideline for the Implementation of the World heritage Convention, par. 137 b), Paris, F

modello interpretativo della connectivity conservation (da G Bennett. (2004). Integrating Biodiversity Conservation and Sustainable Use: Lessons Learned From Ecological Networks. IUCN, Gland, CH, and Cambridge, UK)

40 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

La valutazione comparativa con altri siti seriali della WHL dimostra come non esista una sola tipologia di connessione, o una sola interpretazione di connettività. Anzi ciascun bene seriale, già presente nella WHL, rappresenta il tema della serialità in modo specifico, contribuendo in questa maniera all’evoluzione del concetto. Le Dolomiti WHS sono state prese ad esempio per l’applicazione di questo approccio al criterio VII (bellezza naturale), valutando come le Dolomiti: “(…) demonstrates landscape connectivity via a conceptual link: The nine component parts, including 18 peaks which rise above 3,000 m, are functionally linked in the sense of representing complementary natural values of the Dolomites.” (Engels IUCN, 2009).

Il modello interpretativo (operational model) aiuta quindi a chiarire il ruolo ed il peso che le connessioni funzionali hanno nella conservazione degli OUV13. Trasferendo il concetto di connectivity conservation dalla conservazione delle aree protette alla gestione delle aree funzionalmente connesse, è possibile individuare e schematizzare i fattori chiave sia per quanto riguarda la pianificazione dell’uso del suolo che per quanto riguarda gli strumenti di programmazione delle attività compatibili in essere e/o in progetto.

Dalle raccomandazioni che IUCN propone per la valutazione delle connessioni funzionali, si ricavano i seguenti punti di riferimento:

le connessioni funzionali devono essere ricercate ovunque siano necessarie alla effettiva protezione del bene seriale;

le connessioni funzionali tra i componenti di un bene seriale possono essere definite come quei collegamenti che forniscono connettività

cfr par. 4.2.5 Buffer Zones as an operational model, (B.Engels edt., Nov. 2009), Serial Natural World Heritage Properties Challenges for Nomination and Management. IUCN, Gland,CH, and German Federal Agency for Nature Conservation (BfN)

paesaggistica, ecologica, biologico evolutiva o di habitat;

è importante segnalare e motivare come le parti componenti siano collegate oppure no, ed eventualmente giustificare il perchè non siano necessari collegamenti;

le connesioni funzionali non fanno parte del Patrimonio Mondiale;

le connessioni funzionali devono essere soggette ad una appropriata legislazione o a forme di pianificazione specifiche;

gli interventi che operano sulle connessioni funzionali, minacciando l’integrità dell’OUV, dovrebbero essere sottoposti all’approvazione del World Heritage Committee;

la gestione risulta più efficace se considera il Patrimonio Mondiale come parte di un più ampio paesaggio, piuttosto che come un’isola isolata.

In considerazione del fatto che i criteri di iscrizione VII ed VIII delle Dolomiti WHS riguardano fenomeni non circoscrivibili alle sole core zone, ma che si ritrovano anche nelle buffer zone o nelle aree esterne, e che la nozione di “integrità” suggerisce l’estensione delle valutazioni anche alle aree circostanti al Patrimonio, è utile:

categorizzare le connessioni in base ai criteri di iscrizione ed in base alle condizioni al contorno (p.es. paesaggistiche, geologiche e geomorfologiche, ecologiche, biologiche e di habitat, amministrativo istituzionali);

classificare il livello di funzionalità richiesto a ciascun tipo di connessione, in base agli obiettivi di gestione

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 41
13

MaB programme (Man and Biosphere)

Il Programma MaB dell’UNESCO (in italiano “Riserve di Biosfera” o "Uomo e Biosfera") e la Rete Globale delle Riserve della Biosfera può costituire un ulteriore elemento di confronto per il WHS seriale Dolomiti UNESCO, soprattutto in relazione al suo ampio contesto di riferimento.

Il MaB Programme si prefigge la promozione di aree comprendenti ecosistemi terrestri, marini/costieri, o una combinazione degli stessi, ma abitate e sfruttate dall'uomo, in cui il fattore umano giochi un ruolo importante in relazione ai servizi eco sistemici, a cui si attribuisce valore essenziale. A livello gestionale e di programmazione la biosphere reserve prevede la condivisione e la partecipazione delle comunità locali e degli stakeholder, mentre a livello territoriale il Programma prevede una suddivisione in tre zone principali:

core area, legalmente costituita, destinata ad una protezione di lungo termine ed a preservare la biodiversità vegetale e animale, rispondente agli obiettivi di conservazione delle riserve di biosfera MaB;

buffer zone di gestione ecologica contigua alla area centrale destinata alle attività compatibili con gli obiettivi di conservazione ed alle attività a basso impatto in termini di silvicoltura, agricoltura ecologica ed ecoturismo; e infine

transition area in cui promuovere e sviluppare politiche di gestione sostenibile delle risorse utilizzata per l'insediamento stabile e per le attività produttive, artigianali, i servizi e le attività agro silvopastorali più estensive.

Le Riserve di Biosfera rappresentano perciò dei veri e propri "laboratori" di sviluppo sostenibile in grado di abbinare alla funzione di conservazione dei valori ecologici del territorio, la valorizzazione delle sue

specificità naturali e delle attività tradizionali di utilizzo eco compatibili.

L’insieme composto dal Bene seriale Dolomiti propriamente detto (costituito da aree cuore ed aree tampone) e dal suo cosiddetto “contesto culturale e geografico”14 , entro cui ricadono anche i territori insediati, limitrofi al Bene presenta alcune similitudini rispetto alla zonizzazione prevista dal MAB

In primo luogo, il ruolo connettivo delle aree tampone che all’interno dell’ecomosaico dolomitico hanno lo scopo di potenziare le relazioni di tipo biologico e faunistico tra aree cuore non contigue costituiscono degli elementi di particolare analogia fra Beni seriali e riserve della Biosfera.

In secondo luogo, la presenza, nell’areale del Bene di zone di transizione seminaturali più o meno antropizzate in un contesto di riferimento storicamente abitato ed economicamente ben sviluppato, costituisce l’aspetto che maggiormente suggerisce il riferimento allo schema strutturale delle riserve della biosfera.

Facendo riferimento alla macro zonizzazione, la presenza di numerose aree cuore non fisicamente collegate fra di loro e la presenza di aree cuscinetto che, all’interno dell’ecomosaico, hanno lo scopo di potenziare le connessioni di tipo biologico e faunistico tra le core zones, costituisce un elemento di forte analogia.

Anche il fatto che le aree di transizione ospitino numerosi insediamenti urbani e che in generale risultino intensamente abitate costituisce un aspetto particolarmente simile alle Dolomiti Patrimonio Mondiale

14 si fa riferimento alla definizione di “regione dolomitica” (stabilito con delibera del CdA della FD4U; Cortina, 2011) che ha stabilito il “contesto culturale e geografico” del Bene propriamente detto, ovvero i territori che sono in vario modo collegati e/o afferenti rispetto al WHS.

42 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

modello interpretativo della Riserva della Biosfera (da: L. Möller (edt.) (2013). World Network of UNESCO Biosphere Reserves, 2013 2014. Deutsche UNESCO Kommission e.V., Bonn, D.

Ciò nonostante, va tenuto presente che, a differenza di quanto accade per i beni del Patrimonio Mondiale, le aree di transizione rientrano a pieno titolo nei Beni del Programma MAB, implicando come conseguenza diretta una gestione e pianificazione, espressamente orientate allo sviluppo sostenibile. Tale requisito rappresenta una condizione che risulterebbe difficilmente raggiungibile in una regione vasta e variegata come

quella del ”quadrante dolomitico”,che copre un’area di 145 km di ampiezza e 73 km di profondità.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 43

Dalle indicazioni che il Programma MaB fornisce per la costruzione di una candidatura15 emergono ulteriori punti di riferimento per quanto riguarda il tema della connettività:

le connessioni funzionali includono anche i collegamenti immateriali (culturali, storici, linguistici, ecc.)

le connessioni funzionali rappresentano l’elemento chiave del concetto di sviluppo sostenibile;

le aree di connessione identificano solo attività compatibili con gli obiettivi di conservazione e debbono avere una adeguata dimensione;

i servizi ecosistemici forniti dal paesaggio possono costituire un efficace riferimento per individuare le aree di transizione;

in relazione al tema della pianificazione e delle tutele legali, introduce la questione della proprietà dei suoli;

elenca una serie di parametri (biotici ed abiotici, socio economici, integrati) per la misurazione di efficacia della connettività interna;

Per trasferire alle Dolomiti Patrimonio Mondiale alcuni di questi riferimenti occorre tenere presente in primo luogo le caratteristiche morfologiche del territorio sotteso al Patrimonio dell’Umanità, formato da valli profondamente incise più o meno densamente abitate, ed in secondo luogo che le core zone corrispondono generalmente a zone di alta quota (> 1 900 m/slm) non interessate da attività antropiche (escursionismo ed alpinismo esclusi) e che le buffer zone occupano la fascia altimetrica sottostante generalmente caratterizzata

15

UNESCO, (jan. 2013), Man and the Biosphere (MAB) Programme Biosphere reserve nomination form. UNESCO Division of Ecological and Earth Sciences, Paris, F.

da attività “tradizionali” estensive di tipo agro silvo pastorale.

Per migliorare le capacità connettive del singolo sito componente con il proprio intorno appare quindi decisivo agire sulla fascia intermedia (generalmente compresa tra i 1 600 ed i 1 900 m/slm), che risulta relativamente fragile a causa di un progressivo abbandono, generato della perdita di valore economico e di "senso socio identitario" delle tradizionali attività rurali.

In questo senso è necessario rinnovare i valori economici generati direttamente (nuove forme di gestione ed utilizzo delle risorse naturali) ma anche i valori indiretti legati ai servizi ecosistemici (sfruttamento di tipo ludico ricreativo).

Analogamente è fondamentale rafforzare le capacità connettive ad ampio raggio tra i vari CS del Bene Dolomiti, intervenendo sulle attività compatibili ed auspicabili che si svolgono nelle aree di transizione e negli ambiti di riferimento.

In sintesi le azioni che possono consolidare la connettività sono:

1. potenziare le aree di transizione non solo a livello di servizi ecosistemici forniti dal paesaggio ma anche come matrice identitarioculturale, introducendo tra gli indicatori da monitorare anche aspetti immateriali;

2. individuare le attività compatibili non solo nella gamma delle attività rurali tradizionali, ma ampliando ad usi innovativi (p.es. outdoor recreation, slow tourism, slow trekking);

3. selezionare obiettivi di gestione che includano le proprietà dei suoli (p.es coinvolgimento attivo delle proprietà collettive, Asuc, Regole, Magn. Comunità) per alleggerire la pressione generata verso le aree tampone e cuore da attività legate all’uso turistico tradizionale.

44 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

4.3 modello interpretativo del Bene Dolomiti

Le Dolomiti Patrimonio Mondiale sono un bene seriale con caratteristiche specifiche in cui il tipo e la qualità dei legami con il resto del territorio non consente l’adozione tout-court di uno dei due modelli disponibili prima considerati (biosphere reserve + connectivity conservation), ma piuttosto una loro integrazione in una prospettiva dinamica ed adattiva di entrambi. Infatti mentre il primo modello (connectivity conservation) punta decisamente sulle valenze biologiche ed ambientali per costituire le connessioni di tipo ecologico tra i vari componenti, il secondo (biosphere reserves) pone invece l’accento sulla combinazione di valori naturali e culturali per promuovere lo sviluppo sostenibile del contesto territoriale di riferimento.

Tuttavia le Dolomiti Patrimonio Mondiale non sono state iscritte come bene naturale secondo i criteri ecologici e di biodiversità (criteri IX e X) né, d’altra parte, sono state iscritte come “bene misto” né come “paesaggioculturale”.

Le Dolomiti sono iscritte nella Lista per l’eccezionale bellezza naturale e per l’importanza dei fenomeni geologici ivi rappresentati (criteri VII e VIII) ma non sono un territorio selvaggio, sono un bene naturale per il quale l’importanza della presenza umana è innegabile.

Qui l'uomo è presente e vive in alta quota fin dalla preistoria e, nell'arco di millenni di frequentazione, è divenuto una delle parti fondamentali del ciclo di vita di questi territori.

azioni di connessione lungo le fasce di contatto  gli interventi sulle fasce di contatto possono essere strutturati agendo su alcuni fattori come l’individuazione dei corridoi ecologici (a), di quelli paesaggistici (b) ed il rafforzamento degli ecotoni (c) in corrispondenza del limite della vegetazione arborea

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 45

La modellizzazione del sito seriale Dolomiti combina quindi i due aspetti essenziali: da una parte la macro zonizzazione, ispirata al modello MaB, dall’altra la connettività come elemento strutturale della serialità, ispirata al principio della connectivity conservation

Macro zonizzazione

core zone (aree cuore), il cui ruolo è rappresentare gli OUV;

buffer zone (aree tampone), il cui ruolo è proteggere gli eccezionali valori universali;

transition area (aree di transizione), il cui ruolo è gestire e mitigare i fattori di pressione;

reference area (ambito di riferimento), il cui ruolo è implementare la connettività e ridurre la frammentazione fra gli habitat.

La classificazione di ciascuna delle aree avviene in base ad alcuni fattori caratterizzanti, quali:

le condizioni ambientali e di naturalità;

la presenza e la rappresentatività degli OUV;

illivello e l’intensità di antropizzazione;

collegamenti indiretti tra i CS, esistenti e potenziali, cioè da costruire e/o strutturare sulla base di obiettivi strategici.

L’adozione di un modello integrato adattivo e dinamico impone una coerente contestualizzazione dei metodi valutativi finora applicati e di conseguenza anche la selezione di indicatori e standars deve essere finalizzata alla valutazione dell’efficacia e dell’efficienza della gestione.

Da ciò deriva un'interpretazione dinamica e non deterministica degli indicatori variabili e degli standard.

La variazione di "peso" degli indicatori comporta un parallelo "adattamento" delle soglie-limite, come avviene in un sistema dinamico. Per queste ragioni è necessario individuare gli indicatori più significativi anche per quanto riguarda gli aspetti culturali, ambientali, economici e sociali, valutando il modo in cui questi indicatori possono costituire alternativamente fattori di sviluppo o di freno allo sviluppo.

Connettività

Queste le modalità fondamentali:

connessioni fisiche, ma non necessariamente funzionali ovvero le “fasce di contatto” fra il CS ed il suo intorno immediato, dove il collegamento è diretto;

connessioni funzionali continue, ossia i collegamenti diretti tra i vari CS determinati dalle caratteristiche fisiche del contesto e distinguibili in base alla tipologia (p.es. paesaggistici, geologici e geomorfologici, ecologici, biologici e di habitat, istituzionali ed amministrativi);

connessioni funzionali discontinue, ovvero i

In questo senso l’utilizzo del modello interpretativo per la costruzione di scenari predittivi che permettano di individuare criticità ed interessi potenzialmente confliggenti, deve diventare parte del processo gestionale e progettuale.

In questa prospettiva l’attenzione si sposta dalle “capacità” alle “abilità” dei territori, intendendo questi ultimi dei soggetti attivi e non passivi della trasformazione. Il termine carrying capability intende sottolineare questo ruolo attivo, poiché prende in considerazione il complesso di attitudini che permette ad un sistema complesso come il sito seriale delle Dolomiti di interagire in modo evolutivo con i fenomeni che le interessano

46 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA
.
 l’accessibilità

CORE ZONE conservazione BUFFER ZONE protezione

TRANSITION AREA usi compatibili

REFERENCE AREA implementazione connettività sviluppo sostenibile

connessioni funzionali continue

connessioni fisiche

connessioni funzionali discontinue

Struttura del Bene seriale in relazione alla connettività (reale e potenziale) ed in base ad alcuni macro obiettivi di gestione

CORE ZONE conservazione BUFFER ZONE protezione

connessioni fisiche

sono le "fasce di contatto" diretto fra i CS ed il territorio circostante; l'obiettivo prioritario è rafforzare la struttura ecologica e paesaggistica di livello locale connessioni funzionali continue

sono i collegamenti diretti tra i CS, distinguibili in esistenti (di tipo paesaggistico, geologico e geomorfologico, ecolsistemico) e potenziali (sinergie economiche, mobilità sostenibile, accordi di tipo istituzionale amministrativo, ecc.) in funzione della SCG. connessioni funzionali discontinue si tratta di legami funzionali, diversi da quelli scientifici e concettuali, da strutturare o costruire

I set di indicatori sono diversificati in relazione alle diverse situazioni territoriali ed in base i macro obiettivi di gestione

CORE ZONE (aree cuore)

indicatori di valutazione dei fattori di pressione

BUFFER ZONE (aree tampone) indicatori di valutazione dei fattori di protezione

TRANSITION AREA (aree di transizione) indicatori di valutazione degli usi compatibili e dei valori culturali ed identitari

REFERENCE AREA (ambito di riferimento)

indicatori di valutazione degli equipaggiamenti strutturali e infrastrutturali e delle capacità d'incrementare le risorse

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 47

modello interpretativo & procedura valutativa

48 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

sintesi esecutiva

Al fine di valutarne l’efficacia, è stata effettuata un’applicazione dimostrativa del modello interpretativo del Bene Dolomiti.

L’applicazione riguarda un sito campione, il sistema montuoso costituito dai gruppi del Latemar, del Catinaccio e dello Sciliar, considerato come paradigmatico perché presenta tutti gli elementi caratteristici dell’ambiente dolomitico e perché oggetto di una specifica pianificazione d’ambito coerente con gli obiettivi di valorizzazione del Patrimonio Mondiale (ovvero finalizzata ad aumentarne la carrying capability).

L’applicazione riguarda tutte le fasi della procedura: classificazione in aree, definizione degli obiettivi di gestione e strumenti di pianificazione, definizione di alcuni indicatori facilmente misurabili, definizione di standard di qualità e di prestazione, definizione di un programma di monitoraggio periodico degli effetti delle azioni e delle misure di gestione, valutazione ed eventuale riprogrammazione delle azioni di gestione in base ai risultati del monitoraggio

5 applicazioni

5.1 modello interpretativo applicato per aree tematiche

Si tratta di una verifica dell’efficacia del modello interpretativo, come strumento analitico applicato ad alcuni temi chiave (p.es. paesaggio e ambiente, società ed economia, programmazione e pianificazione, outdoor recreation ed esperienza di visita). In particolare, il modello è pensato per facilitare il processo di costruzione di relazioni interne ed esterne al Bene Dolomiti, in modo da rafforzarne la rete gestionale.

L’applicazione del modello interpretativo è finalizzata all’approfondimento da parte degli stakeholder territoriali delle opportunità legate al carattere seriale del Bene

Tali opportunità possono riguardare ad esempio (elenco non esaustivo):

gli aspetti dell'escursionismo (rifugi e ricettività in quota, accompagnamento e guida, ecc.),

gli aspetti della mobilità (trasporto pubblico, servizi navetta, impianti di risalita, parcheggi di attestamento, ecc.),

gli aspetti culturali ed identitari (percorsi didattici, musei, manifestazioni, folklore, ecc.),

gli aspetti di gestione del paesaggio (manutenzione, gestione rurale, ecc.).

Operativamente, il modello serve all’individuazione delle varie tipologie di connettività ed a supportare le conseguenti scelte di gestione e progettuali.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 49
50 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

5.2 modello valutativo applicato al CS Sciliar-Catinaccio-Latemar

Al fine di valutare l’efficacia dell'approccio carrying capability è stata effettuata un’applicazione ad un'area studio che coincide con il sistema montuoso compreso fra il Passo di Carezza e la Val Duron e le relative zone limitrofe e funzionalmente collegate. L'area è ben individuabile geograficamente per caratteristiche morfologiche e che si configura come una delle porte d'accesso più importanti al sito componente n.7 del Bene (il sistema montuoso che riunisce i gruppi del Latemar Catinaccio Sciliar).

L'area si pone a cavallo del Bene ed interessa sia aree cuore e buffer, sia aree di connessione immediatamente esterne al perimetro UNESCO e funzionalmente collegate al Bene.

criteri di selezione del campione

L’area è stata scelta perché paradigmatica da molteplici punti di vista:

per la dimensione rilevante della frequentazione turistica (l’area registra la maggiore densità di visitatori/giorno al Km² del Bene),

per la prossimità ad aree di insediamento stabile (vìles in quota e centri di fondovalle),

per la facilità di accesso (prossimità ad impianti di risalita dal fondovalle),

per la presenza di aree di valico transitabili,

per le problematiche gestionali

per la presenza di studi disponibili, utili alla verifica della CC e corredati da banche dati pertinenti.

dati generali relativi all’area studio

L’area è un ampio territorio di montagna, che va dai 1.900 m.slm delle aree di accesso fino agli oltre

3.000 delle cime dolomitiche. Il territorio considerato abbraccia sia aree iscritte nel Patrimonio che aree ad esso funzionalmente collegate e si configura come un sistema aperto con almeno 8 “punti di accesso” di diverso tipo: 4 facilitati da mezzi di risalita a fune, 1 facilitato da un servizio di bus navetta,3 a piedi dai passi d’alta quota.

superficie

3.832 ha (38,3 Kmq) sentieri

62 km (catasto sentieri CAI SAT) 48 km (strade forestali + altri sentieri)

presenze 250.000 pers. (estate); 105.000 pers. (inverno) impianti a fune 1 funivia 5 seggiovie strutture 10 rifugi 4 ristoranti 2 bar/ristoro 2 malghe 40 immobili privati (13 casare, 12 tabià, 7 baite, 3 negozi, 3 casette, 1 cappella) addetti attività 250 pers. pax 400 pernottamenti 15.000 (estate)

studi di riferimento: “Progetto Catinaccio”

Questa applicazione tiene in considerazione i dati e le analisi di uno studio promosso dalla Provincia autonoma di Trento nel 2008, alla vigilia dell’iscrizione del Bene nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Lo studio faceva parte di un progetto di sviluppo sostenibile denominato “Progetto Catinaccio”, incentrato sulla conservazione dell'ambiente naturale attraverso il riequilibrio funzionale delle attività che si svolgono nelle sue aree di margine. Tale progetto è confluito in un accordo di programma, denominato “Cordanza per l Ciadenac

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 51

/ Carta del Catinaccio”, siglato nel 2009 dai rappresentanti degli enti locali e da tutti i portatori d'interesse coinvolti nel progetto, con l’obiettivo di costituire una rete di istituzioni a sostegno dell’area16

Tale obiettivo è stato concretizzato con l'istituzione di un'omonima associazione, il cui scopo è realizzare il programma di lavoro del progetto.

Gli interventi proposti da questo progetto spaziano dalla gestione del paesaggio, alla rigenerazione degli spazi aperti, al riscatto delle matrici culturali ladine, alla comunicazione del valore contemporaneo della cultura alpina.

Si tratta in sintesi di una strategia di interventi basata sul rafforzamento delle interconnessioni tra i processi naturali, culturali ed economici dell'area, con l'obiettivo di rendere il Catinaccio uno "spazio di relazioni" in grado di supportare le esigenze di tutte le sue comunità: naturali ed umane.

applicazione della procedura di valutazione all’area campione

L'applicazione della procedura di valutazione segue le sei fasi della procedura valutativa elaborata per il Bene Dolomiti (cfr. § 2.6).

Gli esiti attesi riguardano rispettivamente :

una verifica di applicabilità, per evidenziare se e quanto i set di indicatori individuati siano pertinenti nella valutazione di un area montana ad alta frequentazione turistica;

 una verifica di efficacia, per mettere in evidenza come e quanto i set di indicatori debbano essere rimodulati in relazione alle caratteristiche e alle intensità d’uso delle aree.

fase 1. classificazione delle aree

Applicando il modello interpretativo del Bene Dolomiti, l'area Catinaccio può essere suddivisa in quattro classi d’area, in base alle caratteristiche, alle attività (in essere e potenziali) ed agli obiettivi di gestione e/o di pianificazione.

Come nel modello ROS (Recreation Opportunity Spectrum) che costituisce il riferimento di base le classi descrivono una progressione dalla condizione di naturalità; tuttavia per meglio rispondere allo status di Patrimonio Mondiale nel caso studio vengono adottati ulteriori criteri di classificazione. In particolare, le aree sono definite in base alla presenza e rappresentatività dei valori universali (trattandosi di un Bene seriale), in base al livello di antropizzazione, ed infine in base ai livelli di accessibilità

Le classi individuate sono le seguenti:

aree cuore, il cui ruolo è rappresentare gli eccezionali valori universali.

Queste aree costituiscono il Patrimonio Mondiale propriamente detto; si tratta cioè delle aree iscritte nella Lista.

In questo caso comprendono l’antica scogliera corallina del Catinaccio e la sua laguna interna (ora Valle del Vajolet) con gli atolli fossili del Latemar, del Catinaccio, del Larsech.

Qui non vi sono segni di attività antropiche ad eccezione della presenza di rifugi alpini a riferimento delle attività alpinistiche ed escursionistiche, nelle località di Porte Neigre (2.200 m/slm; rifugi Vajole e Paul Preuss), Passo Principe (2.600 m/slm; rifugio Passo Principe) e Ciampac’ (2.300 m/slm; rifugio Roda di Vaél e Baita Pederiva).

Le aree cuore si elevano a partire dai 2.000 m/slm e costituiscono la parte emergente del sistema.

16 http://tools.aroundstore.net/vigo/PIIRA_PRIMA_ADOZIONE/A.01 _CARTA CORDANZA%20testo%20a%20fronte_firme.pdf

52 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

aree cuscinetto, il cui ruolo è proteggere gli eccezionali valori universali

Queste aree corrispondono ai perimetri dei cd. “Beni del patrimonio dolomitico” che il piano urbanistico provinciale individua come “invarianti”, cioè aree "di stabile configurazione o di lenta modificazione" sottoposte a tutela.

Si tratta di fasce naturali integre che circondano le aree del Patrimonio Mondiale ed hanno la funzione di proteggere il Bene. In esse sono presenti in forma sporadica attività silvopastorali tradizionali che svolgono una funzione protettiva rispetto al rischio idrogeologico e sono fondamentali per la conservazione della biodiversità ed il controllo dell’entropia naturale (per es.: aree pascolive di malga Vaél e Prà Martìn).

L’insediamento in quota ha una struttura fondiaria costituita da piccoli appezzamenti prativi e presenta edifici a carattere sparso, disposti ai margini degli appezzamenti. Mentre Gardeccia nella stagione invernale è raggiungibile solo a piedi, Ciampedìe costituisce invece una stazione sciistica isolata.

aree di transizione, il cui ruolo è gestire e mitigare i fattori di pressione

Queste aree sono le aree d'ingresso al Patrimonio Mondiale e corrispondono alle fasce di ecotono fra due habitat adiacenti: naturale e antropizzato.

Si tratta di aree d'importanza cruciale in quanto hanno il ruolo di limitare i fattori di pressione, mantenendoli all'esterno del Bene; necessitano pertanto di essere adeguatamente equipaggiate ed attrezzate per questo scopo.

Per quanto riguarda il Catinaccio, tali aree si trovano a circa 1.900 m/slm e corrispondono alle località di Gardeccia e Ciampedìe.

La conca di Gardeccia presenta un insediamento d’alta quota a carattere stagionale, caratterizzato da una struttura fondiaria formata da appezzamenti di pratopascolo presidiati da alcuni edifici raggruppati in piccoli nuclei di matrice rurale, ciascuno dominato dalla presenza di un rifugio alpino. Ciampedìe è invece una radura prativa che si apre sulla sommità di un promontorio caratterizzato da boschi di larici e cirmoli.

ambito di riferimento, il cui ruolo è implementare la connettività e ridurre la frammentazione fra gli habitat. Esso corrisponde al territorio d'influenza del Bene, determinato sia dal punto di vista della geografia fisica che antropica. L'ambito si estende dai nuclei in quota fino alle aree marginali dei maggiori centri vallivi (Vigo, Pèra e Pozza) e comprende le superfici boscate sulle pendici (compresa la foresta pura di pino cembro di Gardeccia), le aree rurali con i prati da sfalcio attorno alle frazioni alte (le vìles di Muncion, Ronch, Valongia e Tamion), la rete idrografica tributaria dell'Avisio. Si tratta di un ambito dove si concentrano attività antropiche tradizionali e di recente insediamento come gli impianti di arroccamento e di risalita facilitata alle aree del Bene.

mappa dell’area del campione  la mappa evidenzia la macro- zonizzazione (le quattro classi d’area considerate), i centri abitati del fondovalle, gli abitati in quota (le tradizionali viles) ed i principali punti di accesso al Bene, oltre alle località citate all’interno delle descrizioni.

quadro sinottico per classe d'area  la tabella permette di visualizzare in parallelo le caratteristiche di ciascuna classe d’area (la condizione di naturalità, presenza e rappresentatività dei valori universali, il livello di antropizzazione, il livello di accessibilità), le attività in essere, le attività auspicabili, gli obiettivi pianificati e gli strumenti per l’attuazione della strategia.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 53
54 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

punti di forza e di debolezza del sistema

All'interno del Bene, le località di Porte Neigre, Passo Principe,Ciampac’e Vaél hanno il loro punto di forza nell’offrire situazioni straordinarie dal punto di vista paesaggistico. Presentano tuttavia alcune criticità insediative conseguenti alla mancanza di locali di appoggio per i rifugi alle quote più alte (sostituiti da strutture provvisorie).

Nelle aree prossime al Bene, la località di Gardeccia è uno dei pochi accessi alle Dolomiti Patrimonio Mondiale che presenta in quota una struttura insediativa storica e originale ancora leggibile e funzionante. Tuttavia, la fama dei luoghi e la grande frequentazione turistica hanno notevolmente impoverito il carattere insediativo originale, portando a situazioni di abbandono e degrado evidente delle strutture rurali, con conseguente compromissione della integrità insediativa e paesaggistica.

Appare dunque opportuno valorizzare la vocazione di "centro" stanziale di tutto il sistema Catinaccio, sia intervenendo sugli edifici esistenti ripensandone in particolare gli affacci e facendo in modo che questi si pongano in relazione fra di lorosia riqualificando gli spazi fra gli edifici stessi (slarghi, passaggi, piccole aree di sosta, arredi minimi come fontane). La località di Ciampedie invece presenta un paesaggio culturale compiuto e interessante di per sé, oltre che una vista spettacolare sul Patrimonio Mondiale. Grazie alla funivia, Ciampedìe è raggiungibile molto facilmente da Vigo, tanto da costituire quasi una sua estensione urbana. La distanza fra monte e fondovalle è annullata dall’impianto di risalita tanto che, nel periodo estivo, la radura di Ciampedìe viene utilizzata dai visitatori come un parco urbano d'alta quota. Questa situazione costituisce al tempo stesso un punto di forza e di debolezza. L’annullamento delle

distanze permesso dall'impianto di risalita, offre a Ciampedie la possibilità di assumere la funzione di "soglia" tra spazio abitato e spazio naturale. Tuttavia, l’insediamento attuale si è sviluppato in modo spontaneo e disorganizzato, favorendo la dispersione dei percorsi viabilistici e pedonali e delle attrezzature per attività ludiche e ricreative, che attualmente sono disseminate un po’ disordinatamente al centro della radura (cartelli informativi, giochi, arredi, e strutture provvisorie di supporto alle attività ricreative), facendo in modo che creino un contesto a forte caratterizzazione montana.

fase 2. definizione degli obiettivi di gestione e strumenti di pianificazione

Gli obiettivi si dividono in due categorie principali a seconda se si riferiscono ad aree interne al Bene (cuore e cuscinetto) oppure alle aree esterne (transizione ed ambito di riferimento).

In linea generale, le aree cuore e cuscinetto, essendo aree naturali integre ed in condizione di equilibrio, non richiedono l'intervento umano se non per esercitare normali attività di gestione come il controllo ed il monitoraggio dello stato di conservazione delle risorse e la gestione delle attività escursionistiche e di visita.

Nelle aree esterne sono invece necessari interventi costanti per il mantenimento dell'ecomosaico paesaggistico (sequenza di aree boscate, pascolive e prative) ed interventi di valorizzazione generale per rafforzare gli equipaggiamenti paesaggistici, riqualificare gli insediamenti in quota ed implementare le prestazioni ambientali delle attività insediate.

In altre parole: per rendere efficace la conservazione del Bene è particolarmente importante pianificare in modo coerente gli ambiti esterni, prossimi al Bene. In questo caso sono stati elaborati degli strumenti di pianificazione non convenzionali, finalizzati ad irrobustire l' "infrastruttura" ambientale che circonda il Bene.

56 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

insidetheWHS conservation, research and management outsidetheWHS promotion, planning, training and information

Per le aree di transizione, in attuazione al Progetto Catinaccio, i comuni di Vigo e Pozza di Fassa (riuniti nel nuovo comune di Sèn Jan di Fassa dal gennaio 2018) hanno promosso congiuntamente ed approvato due Piani di Riqualificazione Urbana e Ambientale (PRUA), che costituiscono dei piani di dettaglio finalizzati a rafforzare la carrying capability nei due hotspot escursionistici di afflusso turistico, nella qualità di "punti di accesso" al Patrimonio Mondiale.

Gli obiettivi dei PRUA sono la riqualificazione ambientale e la riqualificazione paesaggistico insediativa

La prima è diretta a sostanziare la protezione della biodiversità ed è focalizzata nel migliorare le prestazioni ambientali delle attività insediate, per raggiungere il traguardo delle emissioni zero e potenziare le attrezzature ed i servizi contenendo l’impatto del flusso dei visitatori.

La seconda è finalizzata a rafforzare la corrispondenza del patrimonio edilizio esistente alla cultura insediativa del luogo (intendendo quest’ultima come modo specifico di insediarsi, che qui si realizza nel sistema di relazioni che legano gli edifici alla morfologia del suolo ed alla struttura degli spazi aperti) ed a rinvigorire l’equipaggiamento strutturale di supporto alle attività escursionistiche e ricreative.

E’ prevista pertanto la rimozione e/o la ricollocazione dei volumi edilizi posti in posizioni inadeguate dal punto di vista paesaggistico insediativo oppure inadatti alla valorizzazione delle

prestazioni funzionali dell’area. In considerazione delle caratteristiche morfologiche particolarmente favorevoli del promontorio pianeggiante di Ciampedìe ed approfittando della presenza dell'impianto di risalita, lo scenario è valorizzare il potenziale di punto di ingresso al Patrimonio Mondiale UNESCO accessibile a tutti. Tale obiettivo prevede alcuni interventi per rendere il luogo accessibile e praticabile alle persone diversamente abili, con particolare riguardo ai bambini (percorsi, area ludico didattica, servizi dedicati).

L'ambito di riferimento è invece interessato dagli effetti positivi del progetto di Rete di Riserve della Val di Fassa (Cordanza per l Patrimonie Naturèl de Fascia), ovvero un progetto di valorizzazione ambientale basato sulla gestione a rete delle aree naturali, che interessa l'intero ambito vallivo di Fassa. Obiettivo è la valorizzazione del patrimonio di biodiversità rappresentato dalle emergenze naturalistiche e paesaggistiche presenti nella valle, attraverso l’approccio sistemico della connectivity conservation. Il progetto non si concentra soltanto sulla tutela di alcune parti circoscritte di territorio (aree protette), quanto sulla gestione oculata degli ambiti circostanti e di connessione adottando misure ed interventi per mitigare gli effetti della frammentazione ambientale su specie, comunità, ecosistemi e processi ecologici.

Il focus è stabilire quali tipi di connettività possano essere individuati fra le aree naturali della valle e come favorire le interrelazioni fra di esse.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 57
bufferzone core zone

A tal fine il progetto identifica una serie di possibili corridoi ecologici, distinti in base alle loro caratteristiche tipologiche ed alle diverse prestazioni funzionali in: corridoi paesaggisti corridoi lineari e collegamenti discontinui o stepping stones.

Nell'ambito di riferimento è individuato il corridoio paesaggistico della dorsale dolomitica che unisce il massiccio del Latemar al Catinaccio d’Antermoia, ed il corridoio lineare definito della fascia Valle del Vajolet - Passo Carezza, caratterizzato dalla continuità degli habitat.

aree tematiche misure/azioni classe

strategie di gestione e certificazione territoriale creazione di consorzi locali per la gestione coordinata con la partecipazione di tutti i soggetti locali che rappresentano attività 4 certificazioni ambientali d’area 4 accordi di programma fra enti locali per coordinare le gestioni 4 rinnovabilita' delle risorse gestione delle risorse idriche con riordino delsistema di approvvigionamento 1, 2. 3, 4 gestione delle risorseenergetichee promozione dell'utilizzo difontirinnovabili 3 gestione/limitazione dei rifiuti solidi urbani 3 aggiornamento dei modi d'uso del territorio

ripristino delle attività rurali tradizionali nei territori di grande afflusso turistico come fattori di trasmissione d’identità e di limitazione della perdita di significati (sfalcio, monticazione ove possibile e pascolo)

3 riqualificazione paesaggistica (rimozione strutture incongrue che ostacolano le visuali, riqualificazione sentieri, ecc.)

1, 2, 3, 4 definizione di percorsi naturalistici e didattici 1, 2, 3, 4 organizzazione dei flussi coordinamento di servizi, presidi, periodo di apertura (smart card) 4 definizione e sviluppo dei tematismi specifici (specificità ambientali, storia, leggende locali,…..)

1, 2, 3, 4 promozione di interventi per la mobilità sostenibile e per la limitazione delle emissioni di gas serra 3, 4 definizione dei modi e degli strumenti narrativi sui sentieri dedicati

1, 2, 3, 4 monitoraggio sentieristica

1, 2, 3, 4 monitoraggio delle strade di accesso esistenti 3, 4 realizzazione di spazi di sosta a basso impatto per operatori 3 riordino dei sistemi insediativi

riqualificazione delle strutture secondo criteri di sostenibilità edilizia e che impieghino energia da fonti rinnovabili 3 riqualificazione edilizia dei volumi esistenti e riuso (forme coordinate) 3 recupero del patrimonio edilizio tradizionale sparso 3 comunicazione, formazione e promozione culturale

4 programmi di formazione per gestori dei rifugi come primi veicoli di comunicazione culturale 4 programmidi formazione per glioperatori turisticie culturale (accompagnatori lungo isentieri tematicio altri itinerari naturalisticie culturali) 4 programmi con enti di ricerca, volti allo sviluppo di nuovi modelli per la conoscenza/divulgazione scientifica e culturale del territorio da esercitarsi sul campo (UNESCO)

progetti educativi con le scuole (dalle scuole dell'infanzia alle medie inferiori) per la valorizzazione della conoscenza del territorio (dall'educazione ambientale al comportamento in quota)

58 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA
4

fase 3. definizione di alcuni indicatori facilmente misurabili, selezionati in base agli obiettivi di gestione e pianificazione

L'applicazione campione si è concentrata sulle aree di transizione ovvero le aree che possono mitigare/limitare i fattori di pressione rispetto alle aree cuore del Bene e si è basata sugli esiti del Progetto Catinaccio. Il progetto ha infatti sviluppato temi coincidenti con gli obiettivi pianificati del modello interpretativo, ovvero:

riqualificazione paesaggistica ed insediativa

rafforzamento delle attività rurali tradizionali

implementazione delle prestazioni ambientali delle attività insediate

gestione delle attività di visita

La selezione degli indicatori avviene dunque in base agli obiettivi di gestione e pianificazione, partendo dal Set di indicatori individuati (cfr. § 3.3).

Gli indicatori considerati in questo caso sono evidenziati con la spunta

Set di indicatori per aree tematiche area tematica indicatore (argomento)

tipo dato u.m. habitat naturale

strutturazione ed articolazione degli ecosistemi cartografico mq livello di biodiversità descrittivo % articolazione delle strutture geologiche e dei processi geomorfologici descrittivo/ cartografico

 reticolo idrico e sistema delle acque superficiali e non cartografico ml/mq qualità dell'aria e dell’acqua descrittivo % climate change (comportamento di ghiacciai e nevai, modifica della posizione della tree line, ecc.) descrittivo habitat culturale  strutturazione degli spazi aperti (pascoli, prati da sfalcio, regimentazione boschiva, ecc.)

 regime dei suoli (proprietà collettiva, proprietà privata, proprietà pubblica)

 tipologia insediativa (nucleo, edifici sparsi, edifici isolati)

cartografico mq

cartografico mq

descrittivo cartografico cifra

 livello di permanenza e riconoscibilità delle matrici insediative storiche e culturali descrittivo

 percezione dei valori culturali e identitari (questionari, interviste) descrittivoaspetti socio economici provenienza (locale, provinciale, territori extra provinciali, straniera) e tipologia (singoli, aziende familiari, cooperative, consorzi, ecc.) degli attori economici

descrittivo % provenienza e tipologia delle risorse economiche e dei capitali investiti (pubblici, privati, misti, banche, società finanziarie)

descrittivo % peso economico delle attività e dei comparti insediati (trasporti, attività ricetttive, professioni montagna, ristorazione, ecc.)

disponibilità degli attori economici ad accettare protocolli gestionali e a condividere responsabilità di gestione

descrittivo %

descrittivo

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 59
().

pianificazione del territorio

tutele ambientali (biotopi, SIC, aree protette, ecc.)

cartografico mq

 vincoli urbanistici e delle destinazioni d'uso delle aree cartografico mq destinazioni d'uso reale delle aree e superfici relative (dati CORINE) cartografico mq patrimonio edilizio

 numero immobili esistenti (tipologia, morfologia, destinazioni d'uso, ecc.)

 uso degli immobili esistenti (grado di utilizzo, stato di conservazione, congruità, ecc.)

descrittivo cartografico cifra

descrittivo %

descrittivo reti

 livello di dotazione tecnologica (energia elettrica, acqua potabile, fognatura, RSU, ecc.)

 estensione ed efficienza delle reti materiali (energia elettrica, acqua potabile, reflui, smaltimento r.s.u., ecc.)

 presenza/assenza di reti immateriali (LAN, WI FI, ecc.)

 estensione della rete sentieristica (ufficiale e spontanea)

 stato di conservazione della rete sentieristica (eventuale evoluzione in canali di erosione reptazione)

 estensione della viabilità forestale

 modalità d'uso della viabilità forestale (modalità di accesso, frequenza uso, ecc.)

descrittivo cartografico %

descrittivo cifra

descrittivo ml

descrittivo %

cartografico ml

descrittivo %

 sistemi di mobilità e sosta (servizi di accesso facilitato: impianti a fune, bus shuttle; parcheggi: fondovalle, quota) cartografico descrittivo capacità ricettiva

 strutture ricettive e quantificazione delle prestazioni ricettive (periodo apertura, posti letto, posti a sedere/ora, pasti/giorno, pernotti,ecc.)

 altre attrezzature e classificazione (modalità d'uso, frequenza d'uso, ecc.)

descrittivo cifra

descrittivo cifra/%

 personale fisso/stagionale impiegato nelle diverse attività descrittivo cifra gestione del flusso di visita

 mobilità di accesso e dei sistemi di trasporto presenti descrittivo

 interazione sui sistemi di fondovalle descrittivo passaggi sui sistemi facilitati di risalita (shuttle, taxibus e impianti) descrittivo cifra

 primi ingressi (giornalieri, mensili, stagionali) descrittivo cifra

 tempi medi di attesa dei mezzi pubblici descrittivo cifra

 numero di servizi igienici/visitatore descrittivo rapporto

 N. persone in un istante (people at one time) descrittivo rapporto

 entità del flusso turistico in quota descrittivo rapporto  densità di frequentazione della sentieristica descrittivo rapporto

 segnavia / percorsi segnalati per i visitatori (Besucherlenkung) descrittivo cifra  stato di efficienza della sentieristica descrittivo

60 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

 danni alla vegetazione lungo i margini dei sentieri descrittivo -

 effetti di costipazione del suolo da calpestio descrittivo

 danni da reptazione (animali e persone) descrittivo esperienza di visita quantificazione e valutazione delle caratteristiche socio economiche dei visitatori descrittivo

 quantificazione e valutazione delle caratteristiche comportamentali dei visitatori descrittivo

 percezione della qualità dell’esperienza di visita (affollamento, qualità dei servizi, percezione del silenzio, …)

 percezione dei valori paesaggistici ed estetici (qualità dell'ambiente, possibilità di avvistare fauna selvatica, ….)

descrittivo

descrittivo -

 tempi di attesa nelle strutture ricettive (per la ristorazione) descrittivo cifra

Le informazioni reperite per l'elaborazione del Progetto Catinaccio descrivono nel dettaglio la situazione dell’area appena prima l’iscrizione nella Lista e dunque rappresentano un punto di riferimento per la verifica delle trasformazioni intervenute con l’iscrizione.

I dati e le informazioni, ricavati dagli elaborati progettuali, riguardavano i seguenti aspetti:

risorse ambientali ed ecologiche (numero specie animali e vegetali, numero habitat ed ecosistemi, caratteri e particolarità geologiche e geomorfologiche);

caratteri paesaggistici (unità tipologiche di paesaggio, variazioni della copertura vegetale, variazioni colturali);

sistema insediativo (schedatura degli immobili presenti, inventario della proprietà delle aree);

reti tecnologiche e dei servizi (acqua, energia, reflui, RSU);

prestazioni ambientali degli edifici e criticità gestionali presenti (analisi ambientale iniziale);

sistema ricettivo (n. strutture, n. posti letto, n. pernottamenti, n. pasti/giorno);

infrastrutture di mobilità e flussi in quota;

pianificazione e gestione vigente;

flusso turistico (n. presenze, n. pernottamenti, n. persone/giorno, indici di affollamento dei sentieri PAOT);

esperienza di visita (escursionisti, alpinisti).

fase 4. definizione di standard di qualità e di prestazione (intesi come condizioni desiderabili e come obiettivi da raggiungere o mantenere)

Gli standard definiscono le prestazioni ottimali a cui tendere, non delle limitazioni. In questo senso, gli standard possono essere interpretati come l'obiettivo dell'investimento sulle abilità del sistema territoriale (capability) al fine di potenziarne la resilienza e la qualità. Questo principio vale sia per gli obiettivi di gestione che per gli obiettivi di pianificazione.

Gli standard relativi agli obiettivi di pianificazione (riqualificazione paesaggistica ed insediativa, implementazione delle prestazioni ambientali delle attività insediate) sono definiti dai piani attuativi (Programmi Integrati di Interventi di Riqualificazione

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 61

Ambientale) e vengono determinati tramite il coinvolgimento degli stakeholder.

Per favorire il raggiungimento degli standard, i piani introducono incentivi (parametri edilizi, fiscalità, ecc.) e meccanismi compensativi. Questi meccanismi sono finalizzati ad attivare l’iniziativa privata (ovvero le "abilità" individuali) e renderle attivamente collaboranti agli obiettivi d'interesse collettivo fissati dal piano.

Per quanto riguarda gli spazi aperti pertinenziali, gli standard di qualità che impongono limitazioni (come evitare la realizzazione di parcheggi nei pressi delle strutture, di manufatti accessori, di recintare i fondi) sono compensati dalla previsione di interventi a carattere pubblico, finalizzati alla creazione di servizi collettivi (piazzette nei nuclei, parcheggi pertinenziali collettivi, servizi igienici pubblici, aree ludiche).

considerazione della complementarietà fra le due attività e/o delle possibili situazioni di conflitto.

La tabella seguente esemplifica le relazioni fra gli obiettivi e gli standard di riqualificazione

tipologia riqualificazione standard di riqualificazione incentivo

ambientale utilizzo di energia da fonti rinnovabili in misura uguale o maggiore del 75% del fabbisogno energetico totale fiscale riduzione delle emissioni di CO2 in misura uguale o maggiore al 50% della produzione attuale totale fiscale

miglioramento delle prestazioni delle strutture ricettive (p.es. 1 servizio igienico/5 posti letto, 1 stanza diversamente agibile/20 posti letto)

funzionale

volumetrico miglioramento delle prestazioni funzionali degli edifici destinati ad attività diverse da quelle ricettive (p.es. 1 servizio igienico/25 posti a sedere)

miglioramento della struttura insediativa attraverso demolizione delle strutture incongrue e ricostruzione nella posizione individuata dal Piano

volumetrico

volumetrico conservazione dei caratteri tipologici degli edifici tradizionali fiscale orientamento della facciata principale per stabilire rapporti di reciprocità fra edifici volumetrico riqualificazione di edifici incongrui alla tradizione insediativa volumetrico energetica miglioramento dell’efficienza nel risparmio energetico volumetrico

morfologica

La definizione degli standard relativi agli obiettivi di gestione delle attività di visita e rafforzamento delle attività rurali tradizionali è in corso di elaborazione con il coinvolgimento degli stakeholder dell'area. Questi due obiettivi sono valutati in parallelo in

La modalità di coinvolgimento segue tecniche già applicate in altri contesti (richiesta di assegnare dei "pesi" a diversi scenari di trasformazione). Tuttavia in questo caso, secondo lo schema di valutazione proposto per il Bene Dolomiti (cfr. §

62 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA

5.4), è possibile giudicare positivamente una trasformazione come migliorativa della stato di fatto e quindi non solo accettabile ma addirittura preferibile.

fase 5. definizione di un programma di monitoraggio periodico degli effetti delle azioni e delle misure di gestione

All’interno degli strumenti di pianificazione attuativa (PRUA) è previsto il monitoraggio, con cadenza quinquennale, dell’efficacia delle azioni pianificate e delle strategie di recupero ambientale.

Il monitoraggio prende in considerazione sia gli aspetti ecologici che quelli paesaggistico insediativi ed invita ad analizzare gli indicatori seguenti:

qualità delle risorse primarie (acqua, aria);

conservazione degli habitat;

qualità della esperienza dei visitatori;

quantità di interventi sulle strutture edilizie;

livelli di utilizzo delle strutture edilizie;

livelli di utilizzo delle infrastrutture;

intensità di sfruttamento degli incentivi di riqualificazione;

valutazione del rapporto tra risorse disponibili e fruitori stimati.

fase 6. valutazione ed eventuale riprogrammazione delle azioni di gestione in base ai risultati del monitoraggio

Le verifiche dei programmi di gestione sono fissate con cadenza triennale, mentre l’aggiornamento delle modalità di attuazione della pianificazione (PIIRA) ha cadenza quinquennale.

Tuttavia sia il sistema di gestione che la pianificazione risultano avviati da poco tempo e quindi entrambi devono ancora concludere il primo ciclo.

La procedura prevede il coinvolgimento degli stakeholder e delle autorità di gestione ed è stata strutturata per valutare lo sviluppo sostenibile in aree montane intensamente abitate e gestite tradizionalmente dalle comunità locali.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 63
64 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA
DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 65 allegati A.1. carrying capacity e Patrimonio Mondiale.......................................................................................66 A.2. analisi comparativa di modelli valutativi ........................................................................................70 A.2.1 Analisi comparativa.............................................................................................................................70 Carrying Capacity Assessment Process (CCAP)..............................................................................71 Recreation Opportunity Spectrum (ROS)...........................................................................................72 Limits of Acceptable Change (LAC)...................................................................................................74 Process for Visitor Impact Management (VIM) 76 Visitor Experience and Resource Protection (VERP)........................................................................78 Management Process for Visitor Activities (VAMP)...........................................................................80 Tourism Optimisation Management Model (TOMM)..........................................................................82 Visitor Use Management Framework (VUM).....................................................................................85 A 2 2 Casi studio 87 modelli valutativi applicati ad aree naturaliprotette /Beni Patrimonio dell’Umanità 87 modelli valutativi applicati ad aree naturali protette / Parchi 88 modelli valutativi applicati ad aree antropizzate 89 A.3. visitor experience e prestazioni ricettive nel Catinaccio (area campione c.s. n.7)..................90 A 3.1 valutazione dell'esperienza di visita 90 A 3 2 valutazione delle capacità prestazionali della Valle del Vajolet 98 A.4. bibliografia selezionata ...................................................................................................................102

A1 carrying capacity e Patrimonio Mondiale

Scopo della carrying capacity17

Comprendere il tema della carrying capacity è essenziale per la pianificazione e per il processo decisionale.

Comprendere le limitazioni del concetto di carrying capacity e conoscere le metodologie che lo hanno sostituito è essenziale non solo per attuare piani di gestione concreti ma anche per valutare le proposte progettuali. Queste metodologie generano indicatori d'impatto e standard che sono legati ad obiettivi di governo e di gestione del sito. Essi sono essenziali per determinare quando un cambiamento indesiderabile sta per aver luogo in un sito.

sintesi da: Pedersen A. 2002: Manuali Del Patrimonio Mondiale N.1 "Gestire il turismo nei siti del Patrimonio Mondiale: manuale pratico per i gestori dei siti del Patrimonio Mondiale" Parigi, WHC 2002 (versione italiana a cura di Loredana Ponticelli e Cesare Micheletti)

Questioni generali sulla carrying capacity

Il concetto di carrying capacity risponde alla domanda di quante persone si possono accettare in un'area senza il rischio di degradare il sito e l'esperienza di visita stessa. Il concetto è stato generalmente ristretto a tre categorie: c.c. fisica (n. posti letto, n. pernottamenti, n. posti auto nei parcheggi, quantità d'acqua dolce, Kw elettrici, ecc.), c.c. ecologica (misura della resistenza e resilienza ecosistemica, molto difficile da predire) e c.c. sociale (dipendente dalle aspettative e dai diversi approcci culturali all'esperienza, difficile da valutare).

Il concetto di carrying capacity si è evoluto completamente attraverso una migliore

66 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA
17

comprensione delle relazioni fra il numero dei visitatori e gli impatti che provocano.

La pianificazione della gestione dei visitatori dovrebbe basarsi sul concetto di limite accettabile del cambiamento (LAC). Il nuovo modello stabilisce limiti agli impatti piuttosto che alla visite. Si tratta di un metodo per includere gli indicatori ecologici e sociali attraverso studi sul campo ed indagini sull'utenza.

Il metodo conosciuto come Limits of Acceptable Change (LAC) stabilisce standard ed indicatori di controllo, basati sulla partecipazione dei portatori d'interesse. Schema del processo di sviluppo delle metodologie di tipo LAC: 1. Definizione degli obiettivi derivanti dagli interessi di gestione e dagli stakeholder e determinazione di come realizzarli. 2. Formulazione di una serie di indicatori di performance in base agli obiettivi. 3. Controllo per determinare se gli standard potranno essere soddisfatti. 4. Definizione delle azioni per attenuare i problemi se gli standard non sono soddisfatti.

Persistono malintesi fra organizzazioni internazionali ed agenzie governative riguardo alla carrying capacity. Si ripetono richieste di studi per fornire ai responsabili politici un limite tecnico, un numero o una serie di numeri che indichino un cambiamento negativo. Tali studi possono creare la falsa impressione che la carrying capacity possa essere ridotta a un numero specifico capace di indicare il punto preciso in cui gli impatti negativi inizieranno a manifestarsi.

Gli amministratori possono ancora avere il bisogno di impostare limiti numerici per controllare le persone nei loro siti. Il numero di visitatori deve essere impostato in base a

norme convenute. Non si tratta di una scienza esatta, ma di un lavoro sul campo per rilevare gli impatti attraverso programmi di monitoraggio e giungere a un giudizio approssimativo su quando i limiti sono raggiunti. Nella pratica, diverse strategie aiuteranno gli amministratori nel giustificare la decisione di limitare le visite.

Questioni sul monitoraggio

Lo spostamento a metodologie di tipo LAC hanno evidenziato l'importanza del monitoraggio. Un programma di monitoraggio ben sviluppato e regolare può fornire ai gestori delle risorse i dati per giustificare azioni talvolta controverse, come la limitazione del numero di persone alla volta, consentito in un sito. Il monitoraggio del gradimento o della disapprovazione dei visitatori, delle modalità di viaggio, così come il loro impatto, possono aiutare ad identificare e giustificare le azioni necessarie nei cambiamenti dell'industria turistica.

L'aspetto più difficoltoso delle attività di monitoraggio è assicurare che siano effettuate regolarmente.

Molti tipi di procedure di monitoraggio sono possibili a seconda del livello di precisione desiderato e delle risorse disponibili. Tutti i programmi di monitoraggio dovrebbero essere valutati per determinare quanto efficacemente misurano gli indicatori. Questa valutazione dovrebbe anche determinare quanto dev'essere grande un cambiamento registrato ai fini della gestione per essere certi che sia il risultato dell'impatto dei visitatori e non di errori nella raccolta dati.

Il monitoraggio dei monumenti storici deve tenere in considerazione i valori di integrità e autenticità.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 67

I sistemi di monitoraggio semplici con incentivi incorporati possono rappresentare l'approccio migliore e più realistico per un programma sostenibile. Date le numerose difficoltà nel sostenere un programma di monitoraggio, in considerazione delle esigenze pratiche dei gestori del sito, funzionari del turismo e gli operatori privati potranno migliorare le possibilità di successo.

Implicazioni e raccomandazioni

La carrying capacity è determinabile in maniera più realistica se considerata come un processo continuo. Le metodologie di tipo LAC (Limits of Acceptable Change) vanno ben oltre il mero scopo di fissare un limite al numero di visitatori di un sito. Questa metodologia dovrebbe essere utilizzata per determinare le condizioni che la gestione deve trattare come delle opportunità su cui impostare politiche basate sul feedback fornito dai programmi di monitoraggio.

Le finalità e gli obiettivi di gestione per il controllo degli impatti causati dal turismo devono essere sostenuti da misure quantificabili e da altri strumenti di confronto delle condizioni attuali rispetto a quelle volute. Queste dovrebbero costituire la base di un programma di monitoraggio con indicatori ben definiti.

Per identificare gli indicatori di monitoraggio, i pianificatori dovrebbero esaminare le esigenze espresse dalle parti in causa, le intenzioni politiche di visione del sito e gli obiettivi di gestione, quindi tenere riunioni con il gruppo consultivo per concordare le condizioni ecologiche e sociali volute. Obiettivi scritti di gestione contribuiscono ad indirizzare lo sviluppo di standard misurabili.

essere impostati sulla base di discussioni con le principali parti interessate. Ove possibile, gli standard non dovrebbero permettere un declassamento delle condizioni attuali. Ad esempio, uno standard per mantenere la popolazione di una particolare specie di volatili non dovrebbe essere fissato sotto i livelli attuali a meno dell'introduzione di compesazioni che comportino vantaggi risolutivi. Gli standard, quando possibile, dovrebbero essere stabiliti per rispecchiare condizioni ideali.

I dati di riferimento sono essenziali per stabilire standard realistici. Il rilevamento dei dati potrà rivelare il grado in cui le condizioni esistenti variano rispetto alle condizioni volute. Gli standard devono corrispondere agli obiettivi ed alle condizioni desiderate dagli stakeholder. Così, per esempio, se l'istruzione locale è un obiettivo di gestione, uno standard può essere stabilito previa determinazione del numero di visite scolastiche guidate dal personale durante l'anno precedente.

Le campagne di rilevamento dei dati dovrebbero essere condotte secondo procedure scritte e consolidate per assicurare un monitoraggio costante nel lungo termine. Le procedure dovrebbero fornire una cornice di riferimento per un manuale di monitoraggio.

Per garantire la sostenibilità del programma di monitoraggio, gli indicatori dovrebbero essere selezionati in base a considerazioni pratiche. Le guide locali possono essere in grado di aiutare il monitoraggio e le agenzie di viaggio private, interessate a monitorare le preferenze dei visitatori, potrebbero finanziare dei sondaggi. I tour operator possono essere disposti ad investire nella formazione dei gestori e contribuire al monitoraggio.

Fermo restando che i gestori avranno la decisione finale, gli standard dovrebbero

La comprensione delle cause dei cambiamenti

68 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA 

negli indicatori può indirizzare verso soluzioni di gestione. L'analisi delle problematiche inizia con il processo di monitoraggio, durante il quale sono identificate le soluzioni per realizzare le condizioni volute o addirittura superare gli standard specifici.

raggiungere il consenso e sviluppare un accordo finale Criteri raccomandati per gli indicatori

Quantitativo  L'indicatore deve essere misurato quantitativamente

Attività proposte

1. Identificare gli indicatori

Analizzare l'elenco degli impatti e delle loro cause

Sviluppare un primo elenco di indicatori turistici completo di una giustificazione per la loro selezione e della stima dei costi di monitoraggio

Sottoporre gli indicatori selezionati al gruppo consultivo per la loro revisione

2. Raccogliere dati di riferimento in base agli indicatori selezionati

Sviluppare un programma di monitoraggio e scrivere un manuale per il monitoraggio

Formare il personale del sito in modo che raccolga i dati secondo i metodi concordati

Determinare come i portatori d'interesse potrebbero essere coinvolti nel monitoraggio

3. Stabilire gli standard per gli indicatori

Utilizzare i dati dal punto 2 per sviluppare una serie preliminare di standard per indicatori

Se si utilizzano le classi di possibilità del metodo ROS (Recreation Opportunity Spectrum), stabilire degli standard che riflettano le diverse esperienze desiderate in diverse aree del sito

In collaborazione con il gruppo consultivo del turismo, discutere gli standard proposti,

Facilmente misurabile  deve essere misurato dal personale sul campo utilizzando semplici attrezzature e tecniche di campionamento.

Rilevante per i problemi  L'indicatore deve rispecchiare veramente il problema rilevato.

Significativo  Deve rilevare un cambiamento delle condizioni che potrebbero disturbare il funzionamento di un ecosistema o ridurre la futura attrattività di un'area.

Sensibile  L'indicatore deve permettere una facile individuazione dei cambiamenti nelle condizioni che si possono verificare nell'arco dell'anno

Affidabile nel tempo  Il monitoraggio dell'indicatore deve essere effettuato nello stesso modo durante ogni ciclo di monitoraggio

Reattivo alle azioni di gestione  L'indicatore deve essere in grado di rilevare i cambiamenti di condizione causati da azioni di gestione.

Economico da misurare  Non richiede spese eccessive per attrezzature o dispendio di tempo del personale

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 69

A2 analisi comparativa di modelli valutativi

A2.1 Analisi comparativa

Dei vari modelli l'analisi esamina: le origini; la metodologia; l'uso di fattori, indicatori e standard; l'applicazione appropriata e le relazioni reciproche.

L'analisi rileva l'esigenza di migliorare molti ambiti dei modelli di riferimento ma soprattutto la necessità di integrare i principi dei vari modelli con altri processi di pianificazione che evidenzino una gestione basata sugli ecosistemi ed una valutazione della loro efficacia, con particolare riguardo ai profondi cambiamenti organizzativi in atto in tutti gli enti gestori di aree protette.

dei modelli di riferimento decisionale:

Capacity

Recreation Opportunity Spectrum (ROS)

of Acceptable Change

for Visitor Impact Management

Experience and Resource Protection

Process for Visitor Activities

Optimisation Management Model

Use Management

70 MODELLO INTERPRETATIVO PERBENIMONTANIADALTAPRESENZA UMANA
Elenco
 Carrying
Assessment Process (CCAP)18 , 18 Shelby ed Herberlein 1986 
19 ,  Limits
(LAC)20 ,  Process
(VIM)21 ,  Visitor
(VERP)22 ,  Management
(VAMP)23 ,  Tourism
(TOMM)24 ,  Visitor
Framework (VUM) 2016 201925 . 19 Nilsen e Tayler 1998 20 ibidem 21 ibidem 22 ibidem 23 ibidem 24 Manidis Roberts Cons. 1996 ; Brown et al. 2006 25 https://visitorusemanagement.nps.gov/VUM/Framework

Carrying Capacity Assessment Process (CCAP -1986)

Il procedimento di valutazione della carrying capacity proposto da Shelby e Herberlein distingue fra parametri di gestione sui quali è possibile intervenire (come i livelli d'uso, capacità dei parcheggi, il costo di biglietti e servizi, ecc.) e parametri d'impatto che descrivono l'effetto delle scelte di gestione, distinti in: ecologici, fisici, di attrezzature e infrastrutture e sociali.

Per quanto riguarda il tema dell'esperienza di visita (e quindi della carrying capacity percepita), questo procedimento affronta il tema di come la percezione siaanche una funzione delle aspettative di visita.

In particolare, nel caso dello studio della carrying capacity del Grand Canyon, è stato chiesto di pensare all'esperienza di visita in tre modi diversi e successivamente indicare quale si adattava meglio all'esperienza vissuta e quale invece si vorrebbe che offrisse: 1. Grand Canyon come area "wilderness"; 2. Grand Canyon come area "semiwilderness"; 3. Grand Canyon come "area naturale ricreativa".

Oltre a ciò, nel caso si fosse preferito un'esperienza di tipo wilderness, si è chiesro di indicare cosa si era disposti a fare perché questo potesse realizzarsi, scegliendo fra le seguenti opzioni: pagare di più; aspettare un anno in più per poter fare la visita; fare la visita durante la stagione invernale.

Modello descrittivo di carrying capacity

Carrying capacity: livello di utilizzo oltre il quale gli impatti superano livelli accettabili stabiliti attraverso standard di valutazione.

Componente descrittiva:

descrive la funzionalità di un sistema ricreativo, includendo caratteristiche fisiche e biologiche e modelli di utizzo da parte delle varie popolazioni: umane ed animali.

1. Parametri di gestione: elementi di un sistema ricreativo sui quali è possibile intervenire. Questi comprendono il livello di utilizzo oppure la modalità con cui un’area è utilizzata (p.es. la redistribuzione dell’uso nello spazio e nel tempo oppure i cambiamenti nelle pratiche d’uso).

2. Impatti: elementi di un sistema che subiscono glieffetti dei livelli o delle diverse modalità d’uso. Le tipologie d’impatto determinano le tipologie di capacità (ecologica, fisica, infrastrutturale, sociale, culturale).

Componente valutativa:

definisce come dovrebbe essere gestita un’area e specifica illivello massimo accettabile di un impatto.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 71

Recreation Opportunity Spectrum (ROS) - 1978

Sviluppato da ricercatori incaricati dal Servizio Foreste e dall'Ufficio per la Gestione del Territorio degli Stati Uniti in risposta al tema della crescente domanda di ricreatività e dell'incremento del conflitto fra uso eccessivo e scarsità di risorse ed ad una serie di direttive legislative che richiesero un approccio integrato e complessivo alla pianificazione delle risorse naturali. Il processo incluse sei classi territoriali per aiutare a comprendere le relazioni fisiche, biologiche, sociali e gestionali e per stabilire parametri e linee guida per la gestione delle opportunità ricreative.

Fasi del processo

1. Inventariare e schematizzare, secondo le tre situazioni che influenzano l'esperienza del visitatore e cioè: le componenti fisiche, sociali e di gestione.

2. Condurre analisi per: a) identificare le incongruenze d'impostazione; b) definire le classi di opportunità ricreative; c) integrare con le attività di gestione forestale, d) identificare i conflitti e raccomandare mitigazioni.

3. Programmare

4. Pianificare

5. Eseguire progetti

6. Monitorare

Il prodotto finale è la definizione delle opportunità di esperienza di visita che si attendono per ogni contesto (sei classi da incontaminato a urbano), gli indicatori d'esperienza ed i parametri e le linee guida per la gestione.

Fattori, indicatori e standard

Sono stati identificati sette indicatori di situazione. Rappresentano aspetti degli scenari ricreativi che facilitano una gamma di esperienze sulle quali i manager possono intervenire.

1. Accessibilità

2. Isolamento

3. Caratteristiche visuali

4. Gestione del sito

5. Gestione dei visitatori

6. Incontro con altre persone

7. Impatti dei visitatori

Il Servizio Foreste degli USA ha sviluppato dei criteri per ogni indicatore e per ciascuna delle sei classi classi territoriali, per es. linee guida per le aree più remote, densità di visitatori in termini di capacità o frequenza dei contatti e il livello di regolamentazione richiesto.

Applicabilità

Questo procedimento può essere ipiegato in quasi tutte le esperienze di pianificazione del paesaggio. Tuttavia, la natura di questo metodo, gli indicatori ed i loro criteri dipendono dallo scopo dell'area, dal mandato dell'ente/organizzazione e dalle responsabilità di gestione.

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Relazioni

Questo approccio gestionale è stato incluso all'interno del sistema LAC e può essere utilizzato con il VIM. È stato riconosciuto all'interno del VAMP ma è ostacolato dall'utilizzo corrente dello zoning nei parchi canadesi.

Punti di forza: Si tratta di un procedimento pratico con principi che inducono i manager a razionalizzare la gestione secondo tre prospettive. protezione delle risorse; - opportunità per l'utilizzo pubblico; abilità degli enti/organizzazioni di rispondere a condizioni programmate. Collega domanda e offerta e può essere facilmente integrato con altri processi; assicura che al pubblico sia offerta una gamma di opportunità di svago.

Punti di debolezza Il metodo ROS, i suoi indicatori di situazione ed i criteri devono essere accettati in toto dai manager prima che qualsiasi scelta o decisione possa essere fatta. Ogni disaccordo influenzerà il resto del programma di pianificazione. Le mappe ROS devono essere legate alle caratteristiche fisiche e biofisiche di ogni zona.

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Visitor Impact Management (VIM) - 1990

Sviluppato da ricercatori per conto del Servizio Parchi Nazionali degli USA e di Associazioni di tutela. Il procedimento affronta tre questioni fondamentali relative all'impatto: le situazioni problematiche; potenziali fattori causali; potenziali strategie di gestione.

Fasi del procedimento

1. Effettuare un controllo pre valutativa dei database

2. Esaminare gli obiettivi di gestione.

3. Selezionare indicatori chiave.

4. Selezionare gli standard per gli indicatori chiave d'impatto.

5. Confrontare gli standard con le condizioni esistenti.

6. Identificare probabili cause d'impatto.

7. Individuare strategie di gestione.

8. Applicare.

Fattori, indicatori e standard

La lista dei possibili indicatori d'impatto include: Impatti fisici densità del suolo, pH, compattezza, permeabilità, composizione chimica, produttività quantità e profondità di rifiuti e polvere area delle superfici sterili e dei terreni nudi area di campeggi completi numero e dimensioni dei fuochi da campo numero di percorsi di massa segni visibili d'erosione

Impatti biologici fauna e microfauna del terreno densità della copertura vegetale e scarsità di coperturadel terreno diversità e composizione delle specie vegetali percentuale di specievegetali esotiche altezza delle specie vegetali, vigore e malattie segni di mutilazione dgli alberi, rigenerazione della semina, radici scoperte diversità delle specie di fauna selvatica, abbondanza, avvistamenti presenza o assenza di bioindicatori successo riproduttivo Impatti sociali. il numero di incontri per tipo di attività con altri individui / giorno per le dimensioni del gruppo - con altri gruppi / giorno per modalità di trasporto dalla posizione di incontro - percezione dell'affollamento da parte dei visitatori percezione dell'impatto sull'ambiente da parte dei visitatori

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soddisfazione dei visitatori lamentele dei visitatori - segnalazioni dei visitatori di comportamenti indesiderati

Gli standard sono stabiliti per ciascun indicatore basandosi su obiettivi di gestione che specificano limiti o livelli appropriati per gli impatti.

Applicabilità

Si tratta di un procedimento flessibile, parallelo al LAC, che può essere applicato in un'ampia varietà di contesti. Utilizza una metodologia simile per valutare ed identificare gli impatti in essere ed in particolare le loro cause.

Relazioni

Come il LAC, questa procedura è stata inclusa nel sistema VERP.

Punti di forza la procedura assicura un uso equilibrato di considerazioni di carattere scientifico e di valutazione. Pone un forte accento sulla comprensione dei fattori causali per l'identificazione di strategie di gestione. La procedura inoltre fornisce una classificazione delle strategie di gestione e una matrice per loro valutazione.

Punti di debolezza: Il procedimento non fa uso di ROS, anche se potrebbe. È stato scritto per affrontare condizioni d'impatto attuali, piuttosto che per valutare impatti potenziali.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 75

Limits of Acceptable Change (LAC) - 1985

Elaborato da ricercatori per conto del Servizio Foreste statunitense come risposta ai temi relativi alla gestione degli impatti dovuti ad attività ricreative. La procedura identifica condizioni appropriate ed accettabili per le risorse naturali e sociali e le azioni necessarie a mantenere o raggiungere tali condizioni.

Fasi del procedimento

Si tratta di una procedura in nove fasi, normalmente illustrata come un procedimento circolare:

1. Identificare le questioni e i problemi della zona.

2. Definire e descrivere le classi di opportunità (basate sul concetto di ROS).

3. Selezionare gli indicatori dello stato delle risorse e sociali.

4. Inventariare le risorse esistenti e le condizioni sociali.

5. Specificare gli standard per gli indicatori delle risorsee sociali per ogni classe di opportunità.

6. Identificare destinazioni alternative per le classi di possibilità.

7. Individuare azioni di gestione per ogni alternativa.

8. Valutare e selezionare le alternative preferite.

9. Attuare azioni e monitorare le condizioni.

Fattori, indicatori e standard

I fattori sono dipendenti dalle tematiche identificate nella fase 1: Esempi: Risorse

stato dei sentieri stato dei campeggi - qualità dell'acqua qualità dell'aria popolazioni selvatiche - portata delle condizioni specie minacciate e/o in via d'estinzione Sociali

- solitudine durante le escursioni isolamento dei campeggi conflitti fra visitatori metodi d'escursione conflittuali conflitti con la misura dei gruppi rumore

Esistono esempi di indicatori e standard nella letteratura. Gli standard sono gli aspetti misurabili degli indicatori e sono la base per giudicare se una condizione è accettabile oppure no. Gli standard descrivono condizioni accettabili ed appropriate per ciascun indicatore in ogni classe di possibilità.

Applicabilità

Questa procedura è un buon mezzo per decidere le condizioni più appropriate ed accettabili delle risorse naturali e sociali in un'area intatta. È stata applicata a fiumi selvaggi e scenografici, siti storici per aree di sviluppo turistico

Relazioni

La procedura include classi di possibilità basate sul concetto del ROS e strumenti di analisi e sintesi. È stato

76 MODELLOINTERPRETATIVOPERBENI MONTANIADALTAPRESENZA UMANA

incorporato nella cornice VERP del Servizio Nazionale dei Parchi degli USA.

Punti di forza: il prodotto finale è un piano strategico basato sul concetto di cambiamento accettabile per ciascuna classe di possibilità, con indicatori di cambiamento che possono essere utilizzati per monitorare le condizioni ecologiche e sociali.

Punti di debolezza: la procedura si concentra su questioni e problematiche che guidano conseguenti raccolte e analisi dei dati. L'indirizzo strategico potrebbe non essere garantito su temi di gestione dove non ci sono problemi o questioni correnti.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 77

Visitor Experience Resource Protection (VERP) - 1993

Creato dal Servizio Parchi Naturali statunitense. Si tratta di un nuovo modello che si occupa di carrying capacity in termini di qualità delle risorse e di qualità dell'esperienza di visita. Contiene prescrizioni per ottenere le programmate condizioni delle risorse naturali e sociali, definendo quali livelli d'uso sono appropriati, dove, quando e perché.

Fasi del procedimento

1. Formare un team interdisciplinare di progetto.

2. Sviluppare una strategia di coinvolgimento del pubblico.

3. Sviluppare e dichiarare lo scopo del parco, i temi rilevanti e prioritari; identificare i mandati di pianificazione ed i vincoli.

4. Analizzare le risorse del parco e gli usi in atto da parte dei visitatori.

5. Descrivere un potenziale gamma di esperienze di visita e dello stato delle risorse (potenziali zone regolamentate).

6. Assegnare regolamentazioni a siti specifici all'interno del parco (zoning di gestione regolamentata).

7. Selezionare indicatori e specificarestandard per ogni zona; sviluppare un piano di monitoraggio.

8. Monitorare gli indicatori delle risorse e sociali.

9. Intraprendere azioni di gestione.

Fattori, indicatori e standard

I seguenti fattori sono considerati all'interno del processo di pianificazione: resoconto delle finalità del parco resoconto della rilevanza del parco - temi fondamentali valore delle risorse, vincoli ed elementi sensibili - possibilità di esperienza di visita caratteri delle risorse in rapporto all'uso dei visitatori zone di gestione

Gli indicatori delle risorse naturali e sociali, così come gli standard associati, sono stati sviluppati per ciascuna zona del Arches National Park, dove la procedura è stata testata per la prima volta.

Applicabilità

La procedura VERP è stata concepita e progettata per essere parte del processo generale di pianificazione di modelli gestionali da parte del National Park Service degli USA. Questa procedura analitica ed iterativa tenta riunire in un solo processo sia la programmazione gestionale che la programmazione operativa. L'enfasi è posta sulle decisioni strategiche inerenti la carrying capacity sulla base della qualità delle risorse e della qualità dell'esperienza di visita. L'esito finale è una serie di zone a gestione regolamentata che definiscono tramite indicatori e standard le volute condizioni previste.

Relazioni

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Questo quadro procedurale si riferisce in particolar modo ai metodi LAC e VIM. Nessuna menzione è fatta ai metodi ROS o VAMP. Il metod VERP è parallelo alle procedure fondamentali di VAMP e ROS ed è stato visto come una componente del LAC.

Punti di forza: al pari del VAMP, il metodo VERP è un processo concettuale che ricorre al talento di squadra ed è guidato dalla politica e dalla definizione delle finalità del parco. Conduce analisi delle risorse attraverso il controllo della rilevanza e degli elementi sensibili mentre l'analisi delle possibilità di visita è guidata dalla definizione degli elementi importanti dell'esperienza di visita. La zonizzazione è il punto di riferimento per la gestione.

Punti di debolezza: è necessario del lavoro supplementare per applicare e condurre l'approccio in diversi contesti ambientali. Il concetto di "esperienza" non è definito e non sono considerati altri indicatori al di là degli esempi di Arches National Park. Devono inoltre essere verificate la determinazione e la capacità di monitorare in modo sufficiente a fornire indicazioni sulleazioni di gestione.

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Management Process for Visitor Activities (VAMP) - 1985

Creato da Parks Canada (agenzia governativa canadese) come un processo accompagnatorio al Natural Resources Management Process e interno al Parks Canada Management Planning System. Il processo fornisce indirizzi per la pianificazione e gestione di nuovi parchi, di parchi in via di sviluppo e di parchi già istituiti.

Fasi del procedimento

Il procedimento utilizza un modello basato su una gradazione di decisioni all'interno del programma di gestione. Le decisioni del piano di gestione si riferiscono alla selezione e alla creazione di possibilità per i visitatori di sperimentare il patrimonio del parco tramite adeguate attività educative e ricreative. Le decisioni sulla gestione e la fornitura di servizi di supporto alle attività si riflettono nel piano dei servizi. I principi fondamentali del metodo VAMP si trovano nei tre documenti del Parks Canada:

Principi guida e regole operative - Manuale di pianificazione e gestione Manuale delle attività di visita

Fasi generali del processo per la formazione del piano di gestione:

1. Produrre dei termini di riferimento progettuali.

2. Confermare lo scopo e gli obiettivi attuali espressi del parco.

3. Organizzare un database che descriva gli ecosistemi e le situazioni del parco, le potenziali opportunità educative e ricreative per il visitatore, i servizi e le attività esistenti per i visitatori, il contesto regionale.

4. Analizzare la situazione esistente per identificare i temi del patrimonio, la capacità e idoneità delle risorse, le adeguate attività dei visitatori, il ruolo del parco nella regione e il ruolo del settore privato.

5. Iindividuare attività di visita alternative per questi contesti, esperienze da sostenere, segmenti di mercato turistico, linee guida per i livelli di servizio, e ruoli per la regione e per il settore privato.

6. Creare un piano di gestione del parco, tra cui lo scopo del parco e il ruolo, obiettivi di gestione e linee guida, relazioni regionali ed il ruolo del settore privato.

7. Individuare priorità per attuare definire la conservazione del parco e la pianificazione dei servizi del parco.

Fattori, indicatori e standard

I fattori che sono considerati nello sviluppo di indicatori e standard comprendono: i profili di attività turistica tipo quantità, diversità, posizione esperienze / benefici ricercati servizi di supporto e le attrezzature necessarie in tutte le fasi del ciclo di visita profili degli stakeholder presentazione delle tematiche di riflessione valori delle risorse, vincoli ed elementi di sensibilità legislazione esistente, politiche, indirizzi di gestione, piani - offerta attuale di servizi ed attrezzature in tutte le fasi del ciclo di visita

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attività regionale / offerta di servizi soddisfazione rispetto all'offerta di servizi

Applicabilità

Il processo dettagliato è specifico per il programma di pianificazione di Parks Canada ed è affiancato dal Natural Resources Management Process. Il concetto base del metodo VAMP include i principi del metodo ROS. Il procedimento potrà beneficiare ed integrare facilmente i principi del VIM, LAC e VERP. Il punto centrale è la valutazione delle opportunità, mentre la questione di una maggiore precisazione degli impatti è lasciato al Natural Resources Management Process.

Relazioni

La procedura generale fornisce un quadro complessivo per la creazione e la gestione delle possibilità di visitai all'interno della Parks Canada Management Planning Program.

Punti di forza: si tratta di un processo decisionale complessivo basato su una classificazione gerarchica. Trae vantaggio da un pensiero strutturato che richiede di analizzare sia le opportunità che gli impatti. Esso combina principi delle scienze sociali con quelli del marketing per concentrarsi sulle opportunità di visita.

Punti di debolezza: anche se ben sviluppato a livello di pianificazione dei servizi, il metodo VAMP non ha ancora il peso che dovrebbe avere a livello di gestione e pianificazione, soprattutto perché la definizione di "opportunità di esperienza" non è stata integrata nei piani di gestione o nella zonizzazione.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 81

Tourism Optimisation Management Model (TOMM) - 1996

Modello sviluppato dalla società di progettazione Manidis Roberts Consultants per conto del Kangaroo Island Council, il metodo TOMM (Tourism Optimisation Management Model) è stato pensato per pianificare lo sviluppo turistico nelle aree naturali. Gli obiettivi di questo modello sono il monitoraggio e la quantificazione dei principali benefici e degli impatti del turismo e fornisce un riferimento per la valutazione delle problematiche emergenti e per l'individuazione di opzioni alternative per il turismo sostenibile. Il modello valuta utilizza una varietà di prospettive (compresa l'esperienza ambientale, economica, socio culturale e l'esperienza di visita) nell'interesse sia dei residenti che dei visitatori. La procedura è supervisionata da un comitato di gestione con il supporto di rappresentanti della comunità, dell'industria e delle agenzie governative.

Il modello si basa sul procedimento LAC ma con alcunesostanziali differenze: inalità più ampie ha un'estesa applicazione regionale e copre molte tenute fondiarie, sia di proprietà pubblica che privata,

- uno specifico coinvolgimento di ampie categorie di portatori d'interesse, dall'identificazione degli indicatori al rilievo ed all'interpretazione dei dati. un procedimento di facile uso, con semplici requisiti di presentazione.

La denominazione TOMM intende prendere le distanze da concetti come "limite" e "capacità" che hanno portato l'industria turistica ad associare il metodo LAC all'idea di anti crescita ed anti economia. Il metodo di riferimento TOMM si basa su 5 temi:

1. Economia: contributi finanziari alle attività turistiche.

2. Opportunità di mercato: caratteristiche dei profili chiave di mercato ed attività di marketing.

3. Esperienza di visita: la natura al centro dell'esperienza di visita (nature-based).

4. Comunità: qualità di vita delle popolazioni locali in relazione all'area.

5. Ambiente: ambiente biofisico, spaziando dalla biodiversità e dallo stato della fauna selvatica ai modelli di consumo dell'energia.

Fasi della procedura

La procedura consiste in 6 fasi suddivise in tre componenti chiave identificazione del contesto, monitoraggio ed efficacia gestionale - che individuano le tipologie di relazione di causa-effetto ed aiutano a dare delle risposte.

1. Iniziare il processo di piano ed il coinvolgimento degli stakeholder tramite l'identificazione degli attori territoriali e la produzione di scenari.

2. Condurre analisi descrittive del contesto per definire lo stato di fatto. Esaminare piani e politiche territoriali. Proseguire con il coinvolgimento delle parti interessate ed iniziare ad impegnarle tramite un'informazione organizzata.

3. Sviluppo di programmi di monitoraggio che identifichino cosa misurare e come e definiscano i criteri dei resoconti. Delinerare una serie di condizioni ottimali e studiare gli indicatori associati.

4. Raffinare la descrizione del contesto ed il programma di monitoraggio attraverso riunioni seminariali con gli stakeholder. Restringere il numero di indicatori, determinare un range accettabile e dei riferimenti per ciascun indicatore.

5. Predisporre le versioni in bozza e finale del piano TOMM ed informare i portatori d'interesse.

6. Implementare e perfezionare il modello. Iniziare il monitoraggio. Dopo il primo ciclo, individuare gli indicatori fuori range, identificare potenziali relazioni di causa ed effetto al fine di sviluppare risposte di gestione.

82 MODELLOINTERPRETATIVOPERBENI MONTANIADALTAPRESENZA UMANA

Il processo iterativo prosegue con il continuo perfezionamento degli indicatori, delle condizioni ottimali e dei range.

Fattori, indicatori e standard economici

periodo medio di permanenza dei visitatori - incremento medio della spesa totale sostenuta dai visitatori incremento medio degli occupati nel settore turistico variazione annuale dei pernottamenti distinguendo fra piccoe bassa stagione opportunità di mercato numero di operatori che utilizzano dati di mercato e di piani di settore numero di campagne di mercato cooperative - percentuale di visitatori che corrispondono ai profili dei segmenti culturale ed ambientale del mercato turistico interno ed internazionale numero di arrivi ambientali percentuale di visitatori di aree naturali che visitano aree appositamente gestite per la visita superficiecomplessiva netta di vegetazione autoctona in siti specifici numero di foche nei siti destinati al turismo numero di corrieri dal cappuccio (specie endemica dell'Australia) nei siti destinati al turismo - numero di falchi pescatori nei siti destinati al turismo consumo di energia a pernottamento per visitatore consumo d'acqua a pernottamento per visitatore esperienza di visita percentuale di visitatori che ritengono d'aver vissuto un'intima esperienza con la fauna selvatica in un'area naturale

- percentuale di visitatori che ritengono d'aver vissuto un'esperienza che poteva essere vissuta solo in questa zona percentuale di visitatori che si ritengono soddisfatti con le spiegazioni ricevute in un'escursione guidata - percentuale di visitatori che, lasciando l'area, sono soddisfatti della loro esperienza di visita socio culturali percentuale di popolazione residente persuasa che la comunità locale sia in grado d'influire sulle tipologie di turismo numero totale di riferimenti a comportamenti scorretti da parte dei visitatori numero di incidenti automobilistici checoinvolgono turisti percentuale di popolazione che ricava effetti positivi dalla loro interazione con i turisti - percentuale di popolazione residente che ritiene di poter visitare un'area naturale di loro scelta con scarsa presenza turistica.

Applicabilità

Il metodo è adatto ad una gamma di comunità o territori nei quali il turismo è divenuto una forza economica e sociale significativa o dominante. Il metodo si presta ad un'applicazione proattiva, prima che gli aspetti negativi della crescita turistica diventino pervasivi. Esempi di applicazioni del metodo in Australia: Kangaroo Island, South Australia; Quarantine Station Sydney, New South Wales, and Dryandra, Western Australia.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 83

Relazioni

In contrasto con LAC e VIM, il modello TOMM non si concentra sugli impatti o sullo stabilire limitazioni d'uso, ma invece sottolinea i risultati ottimali e sostenibili dal punto di vista turistico e della comunità e stabilisce intervalli accettabili entro cui devono verificarsi. Le condizioni ottimali coprono l'ampio spettro della situazione economica, le opportunità di mercato, i fattori ecologici, esperienziali e socio culturali e, in quanto tali, riflettono l'intero sistema turistico. Contrasta quindi contrastare con i sistemi di LAC o VIM, che tendono a concentrarsi su un aspetto specifico di un sistema turistico.

Punti di forza: la considerazione delle componenti socio politiche ed economiche dei territori dove si verifica l'utilizzo delle aree naturali così come il coinvolgimento delle parti interessate durante l'intero processo di sviluppo sono chiari punti di forza del metodo TOMM.

Punti di debolezza: I principali limiti di questa procedura possono essere rappresentati da: - la quantità di informazioni necessarie, dato che TOMM copre una grande quantità di proprietà fondiarie e richiede dati di mercato, economici, socio culturali e biofisici l'intenso impiego di risorse per l'individuazione e la collaborazione dei portatori d'interesse attraverso vaste aree e l'approfondimento di una complessità di problemi. la gestione e l'elaborazione dei dati richiedono un livello significativo di risorse. Sono necessari investimenti sia in termini di raccolta dei dati, così come talvolta è difficile trarre conclusioni e analizzare delle tendenze. dal punto vista degli esiti, TOMM fornisce solo un quadro indicativo del turismo. Allo stesso modo, possono rendersi necessarie ulteriori ricerche per comprendere pienamente variazioni, anche serie, rispetto ai range accettabili. il procedimento TOMM richiede una struttura di coordinamento particolarmente efficiente e l'individuazione di precise responsabilità, data la varietà di soggetti coinvolti.

84 MODELLOINTERPRETATIVOPERBENI MONTANIADALTAPRESENZA UMANA

Visitor Use Management Framework (VUM) - 2016-2019

Modello sviluppato dalla Interagency Visitor Use Management Council (IVUMC), agenzia intergovernativa statunitense che riunisce 6 agenzie facenti capo a 4 dipartimenti: Bureau of Land Management, National Park Service, U.S. Fish and Wildlife Service (Department of the Interior); U.S. Forest Service, (Department of Agriculture); National Oceanic and Atmospheric Administration (Department of Commerce); U.S. Army Corps of Engineers (Department of Defense).

Lo scopo del Visitor Use Management Framework è fornire una guida coordinata su quattro degli elementi principali di analisi e gestione dell'utilizzo da parte dei visitatori dei territori e degli ambienti acquatici gestiti a livello federale. Intende inoltre offrire un processo decisionale legalmente difendibile e trasparente che rispetti i requisiti di legge e di governo, garantisca la responsabilità dell'agenzia e fornisca solide basi su cui impostare le decisioni e le azioni di gestione. Un filo comune in tutto il framework è l'uso della scala variabile (sliding scale). Una scala variabile viene utilizzata per garantire che l'investimento di tempo, denaro e altre risorse dedicato ad un progetto sia commisurato alla complessità del progetto stesso ed alle conseguenze della decisione. Questioni che comportano impatti chiaramente limitati di solito richiedono analisi meno approfondite ed estese rispetto a quelli con impatti di maggiore rilevanza. Nel complesso, questo quadro è pensato per essere adattabile alle diverse politiche e regolamenti delle agenzie e tuttavia consente un approccio professionale, completo e coerente alla gestione dell'utilizzo da parte dei visitatori dei territori e degli ambienti acquatici gestiti a livello federale.

Fasi della procedura

La proceduraconsiste in 4 fasi.

1. Gettare le fondamenta.

Il primo passo consiste nel comprendere perché il progetto è necessario e nello sviluppare l'approccio del progetto. Tale fase comprende le seguenti azioni: chiarire lo scopo e le necessità del progetto; esaminare la vocazione della zona e la legislazione che la definisce, le strategie dell’agenzia (federale) e gli indirizzi di gestione; valutare e riassumere le informazioni esistenti e le condizioni attuali; sviluppare un progetto di piano d'azioni, compresivo di un piano di sensibilizzazione e di coinvolgimento pubblico.

2. Definire l’indirizzo di gestione dell'utilizzo da parte dei visitatori Stabilire l'orientamento di gestione dell'utilizzo da parte dei visitatori significa definire le condizioni desiderate, identificare gli usi appropriati e inappropriatie monitorare i cambiamenti nel tempo. Questi i passaggi fondamentali: - definire un obiettivo condiviso tra il pubblico e il personale di servizio dell'agenzia (federale); creare un chiaro indirizzo di gestione per le attività di visita che sia di beneficio al pubblico e fornisca una base per le future azioni di gestione e individui le responsabilità; - aiutare i gestori ad agire in base a un progetto e non in modo predefinito.

3. Identificare le strategie di gestione Identificare le strategie di gestione è la chiave per lo sviluppo di un piano che intenda raggiungere le condizioni desiderate. I passaggi seguenti aiutano gli amministratori a identificare: le lacune tra le condizioni esistenti e quelle desiderate; - analizzare la relazione tra l'utilizzo da parte dei visitatori e le modifiche nello stato dei luoghi; la visitor capacity e le strategie per gestire all'interno di tale capacità;

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 85

le strategie di monitoraggio.

4. Applicare, monitorare, valutare e adattare

La fase conclusiva del Framework consiste nell’applicare strategie ed azioni di gestione e nell’adeguare le scelte in base al monitoraggio e alla valutazione. I passaggi fondamentali sono i seguenti: applicare le azioni di gestione; - condurre e documentare le operazioni di monitoraggio e valutare l’eficacia delle azioni di gestione per il raggiungimento delle condizioni desiderate; adattare le azioni di gestione se necessario per raggiungere le condizioni desiderate e docuemntarne le motivazioni

Fattori, indicatori e standard

Una guida specifica dedicata agli indicatori ed alle soglie è attualmente in corso di completamento.

Applicabilità

Il Framework è applicabile a un'ampia gamma di situazioni che variano in estensione spaziale e complessità da decisioni sito specifiche a piani di gestione completi e su vasta scala. Può anche essere utilizzato in molteplici attività di pianificazione a più livelli. Elemento caratterizzante è l’introduzione del concetto disliding scale. L'applicazione di un’analisi a “scala variabile” intende dare flessibilità nell’affrontare i problemi in base al livello di incertezza, al rischio di impatto sulle risorse e sulle esperienze dei visitatori, al livello di interesse degli stakeholder e al livello di controversie e di potenziale di contenzioso. L’esperienza suggerisce che un’agenzia è più propensa a sostenere una sfida quando il processo per prendere la decisione è seguito, ben documentato, e l'analisi usata per supportare quella decisione è ben spiegata. In definitiva, determinare il livello appropriato di analisi per applicare questo Framework è una questione di attenta valutazione e giudizio professionale.

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A2.2 Casi studio

modelli valutativi applicati ad aree naturali protette / Beni Patrimonio dell’Umanità

Arena Tettonica Sardona (CH). Relazione sullo stato di conservazione del Bene e programma di monitoraggio (incluso nel PdG) con selezione di indicatori significativi. Fonte: CI UNESCO World Heritage Tektonikarena Sardona;

website link : http://www.unesco sardona.ch /fileadmin/user_upload/customers/unesco sar dona/Das_Welterbe/Dokumente/ Grundlagen dokumente/Monitoringkonzept%20und%20Dat en/Grafiken_und_Files_zu_Konzept/Tektonikar ena%20Sardona_ZF_englisch.pdf

Swiss Alps Jungfrau-Aletsch (CH). Sintesi sullo stato del Bene come punto di partenza per il monitoraggio regionale con selezione di 30 indicatori significativi. Fonte: eco.mont Journal on Protected Mountain Areas Research 3/2 12/2011; website link: http://epub.oeaw.ac.at/0xc1aa50 0e_0x0029e64d.pdf

Yosemite National Park (USA). Programma di monitoraggio dell'impatto dell'uso turistico.

Rapporto annuale: analisi degli indicatori, analisi dei dati, sintesi delle valutazioni. Fonte: Servizio Parchi Nazionali, Dip. Interni degli Stati Uniti; website link: http://www.nps.gov/yose/learn/nature/upload/2009 Annual Report Revised January 2010.pdf

Canadian Rocky Mountains Parks (CDN).

Piani di gestione dei parchi naturali del Bene (4 parchi nazionali e 3 provinciali): valutazione di efficacia gestionale con indicatori di performance.

website links CDN:

Banff National Park: http://www.pc.gc.ca/eng/pnnp/ab/banff/plan/gestion-management.aspx

Jasper National Park: http://www.pc.gc.ca/eng/pnnp/ab/jasper/ plan.aspx

Kootenay National Park: http://www.pc.gc.ca/eng/ pn np/bc/kootenay/ plan.aspx

Yoho National Park: http://www.pc.gc.ca/eng/pn np/bc/yoho/plan.aspx

Cave and Basin National Historic Site: http://www pc.gc.ca/eng/lhnnhs/ab/caveandbasin/plan.aspx

Mt. Assiniboine Provincial Park: http://www.env gov.bc.ca/bcparks/planning/mgmtplns/mt_assini/mt _assiniboine_mp_final.pdf

Mount Robson Provincial Park: http://www.env. gov.bc.ca/bcparks/explore/parkpgs/mt_robson/mt robson mp march2011.pdf

Dorset e East Devon Coast (UK).

Valutazione della carrying capacity turistica della cd. Jurassic Coast su modello TOMM adattato.

website link: http://eprints.bournemouth.ac.uk/ 5167/1/Purbeck_Carrying_Capacity_140607.pdf

Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (I); e Parco Naturale Dolomiti Ampezzane (I). Analisi delle caratteristiche del flusso turistico. Modello statistico di valutazione del numero di visite attraverso il metodo del costo di viaggio, e la willingness to pay.

website link: http://mmv.boku.ac.at/downloa ds/mmv1 proceedings.pdf

Parco Naturale Dolomiti di Sesto (I) Metodi valutativi delle attività escursionistiche website link : http://tesi.cab.unipd.it/26995/1/ Tesi_Statistica_Comprensorio_Delle_Dolomiti _Di_Sesto_ _Benetti_Andrea.pdf

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 87

modelli valutativi applicati ad Aree naturali protette / Parchi

Parco Nazionale d’Abruzzo (I). Piano della Performance del Triennio 2013 2015. Valutazione dell'efficacia gestionale sulla base di indicatori di performance. website link: http://consultazionebanchedati. portaletrasparenza.it/performance/piani performance/documento/22

Parco Nazionale del Gran Paradiso (I). Piano della Performance del Triennio 2013 2015. Valutazione dell'efficacia gestionale sulla base di indicatori di performance. website link: http://www.pngp.it/sites/default/ files/documenti/Atti/performance/pngp_piano_p erformance_2013_e_all.8.8.9.10.11.pdf

Rete dei parchi e delle aree protette del Mar Baltico (Baltic Sea Region): DovrefjellSunndalsfjella National Park (N); Nature Park Maribosøerne (DK); Müritz National Park (DE); South East Rügen Biosphere Reserve (DE); Žemaitija National Park (LT); Kurtuvénai Regional Park (LT); Kemeri National Park (LV); Matsalu National Park (EE). Progetto Parks & Benefits: strategia di gestione dei visitatori e valutazione della carrying capacity turistica. visitor management website link: http://www.parksandbenefits.net/index.php?opt ion=com_content&view=article&id=112&Itemid =108&lang=en carrying capacity website link:: http://www.parksandbenefits.net/index.php?opt ion=com_content&view=article&id=127&Itemid =123&lang=en

Parco Naturale Regionale Pfyn-Finges (CH). Sistema di monitoraggio dei visitatori basato sul concetto di carrying capacity. Approccio euristico e pratico alla carrying capacity. website link: http://www.metla.fi/julkaisut/ workingpapers/2004/mwp002-33.pdf

Nationalpark Donau-Auen (A). Metodi di gestione e monitoraggio dei visitatori e modelli di valutazione della social carrying capacity. monitoraggio turistico website link: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii /S1617138104700564

social carrying capacity website link: http://www.metla.fi/julkaisut/workingpapers/200 4/mwp002-37.pdf

Parco Nazionale dei Minti Sibillini (I). Valutazione del flusso turisticovisitatori del parco tramite indicatori d'impatto. website link: http://www.sibillini.net/attivita/turismoSostenibil e/CETS/CETS2Strategia.PDF

Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino (I). Valutazione dell'impronta ecologica dei Comuni del Parco. website link: http://www.parcopan.org/it/territorio/improntaec ologica p126.html

Parco Naturale Adamello-Brenta (I) Indagine sui visitatori del parco (esperienza di visita). website link: http://www.pnab.it/fileadmin/parco/CETS/estat e_2007_Indagine_sui_visitatori_del_Pnab.pdf

Parco Naturale Regionale Dolomiti Friulane (I)

Monitoraggio del flusso dei visitatori con sistemi automatici di conteggio. website link: http://www.parcodolomitifriulane.it/SLIV301Y/it a/

88 MODELLOINTERPRETATIVOPERBENI MONTANIADALTAPRESENZA UMANA



modelli valutativi applicati ad aree antropizzate

Isola d’Elba (I). Metodologia per la valutazione della carrying capacity turistica isole mediterranee:

website link: http://www.pap thecoastcentre. org/pdfs/Guide%20English.pdf

Provincia di Rimini (I). Metodologia per la valutazione della carrying capacity turistica città costiere:

website link: http://www.pap thecoastcentre. org/pdfs/Guide%20English.pdf

Cotswolds Area of Outstanding Natural Beauty (UK). Strategia e piano d'azione per il turismo sostenibile; Piano di gestione 2013 2018: applicazione, monitoraggio e valutazione del paesaggio culturale di Cotswolds AONB, Inghilterra centrale.

website link: http://www.cotswoldsaonb.org. uk/userfiles/file/tourism/sustainable tourism strategy final complete version.pdf http://www.cotswoldsaonb.org.uk/management _plan/pdfs/Implementation.pdf

Peak District Derbyshire (UK). Strategia per il turismo sostenibile (paesaggio culturale); Rapporto di monitoraggio annuale dell'efficacia gestionale 2011 12.

website link: http://www.peakdistrict.gov.uk /data/assets/pdf_file/0010/78166/strategy.pdf http://www.peakdistrict.gov.uk/__data/assets/p df_file/0003/312735/ldf amr 2011 12.pdf

Gower Peninsular AONB, South Wales (UK) Gestione delle attività ricreative e turistiche in un'area di eccezionale valore (paesaggio culturale).

website link: http://www.swansea.gov.uk/ gowermanagement

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 89

A3 visitor experience e prestazioni ricettive nel Catinaccio (area campione Valle del Vajolet)

A3.1 valutazione dell'esperienza di visita (CS 7 Sciliar Catinaccio Latemar)26

Nel corso dell’estate è stata effettuata un’applicazione campione per verificare l'esperienza di visita dei visitatori dell’area del Catinaccio, nel sito componente n. 7 delle Dolomiti Patrimonio Mondiale. Sono state compiute osservazioni ed interviste al fine di a mettere a fuoco i comportamenti dei visitatori all’interno dell’area di studio, le loro impressioni/valutazioni rispetto all’integrità dell’ambiente naturale e, a contraltare, rispetto all’efficienza dei servizi ma, soprattutto, per avere informazioni sul loro grado di attenzione rispetto all’ambiente visitato.

26 estratto da: "Progetto Catinaccio"; progetto di sviluppo sostenibile del gruppo del Catinaccio, sviluppato dall'associazione di promozione territoriale "Cordanza per l Ciadenac" fra il 2007 2009 con il supporto della Provincia autonoma di Trento, Fondo per lo sviluppo sostenibile.

Gli interrogativi posti nell’analisi campione riflettono alcune tematiche di inquadramento del fenomeno “chi” visita l’area, “perché” la visita e “come” lo fa (motivazioni e modalità) mentre la parte centrale si concentra sull’interesse principale dell’indagine: che “cosa rimane” dell’esperienza di visita (percezione, esperienza, attenzione).

profilo dei visitatori

In totale, la maggior parte delle persone che visitano l'area d'indagine, ha un’età compresa tra i 40 ed i 50 anni. Le classi di età prevalenti tra i visitatori sono quelle comprese fra i 30 39 anni (19 % del totale), fra i 40-49 (25 % del totale) e fra i 5059 anni (22 % del totale). Nell’insieme coprono il 66% del totale. Questi dati non sono naturalmente validi in assoluto ma danno delle indicazioni tendenziali, tenendo anche presente la maggiore disponibilità a rispondere delle persone comprese in

90 MODELLOINTERPRETATIVOPERBENI MONTANIADALTAPRESENZA UMANA

queste fasce d’età.

Dividendo i visitatori per classe d’età e nazionalità, distinguendo solamente fra italiani e stranieri, risulta che 319 persone che hanno risposto al questionario sono italiane (61%), 185 straniere (36%), mentre 17 persone non hanno risposto alla domanda (3%).

Confrontando inoltre le classi d’età risulta che il numero di stranieri si concentra più nettamente nella fascia d’età compresa fra i 40 e i 50 anni rispetto ai visitatori italiani (29% del totale contro il 24% degli italiani), tanto da rappresentare il 42% del totale di visitatoricompresi in questa fascia d’età.

I visitatori italiani provengono da quasi tutte le regioni anche se con “pesi” diversi.La regione con il maggior numero di visitatori è la Lombardia, che da sola rappresenta il 24% del totale.

Seguono, anche se con notevole distacco, il Veneto (10 %) e l’Emilia Romagna (9 %) mentre molto basso è il numero di visitatori della Provincia di Trento (4 %) e bassissimo quello dei visitatori della Provincia di Bolzano (1%).

Prendendo inoltre in considerazione queste tre regioni maggiormente rappresentative Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e verificando le zone di provenienza interne a queste regioni, risulta che il maggior bacino di visitatori del Catinaccio risiede nelle grandi e medie città della Pianura Padana. In particolare per la Lombardia è molto importante il ruolo di Milano con tutto il suo hinterland, per il Veneto le città dell’entroterra e per l’Emilia Romagna soprattutto le città emiliane e meno le località della costa romagnola.

La grande maggioranza dei visitatori stranieri proviene dalla Germania (68% del totale).

Confrontando le zone di provenienza di questi visitatori tedeschi risulta inoltre una prevalenza di bavaresi con predominanza di cittadini di Monaco e Rosenheim, anche se sono rappresentate quasi tutte le regioni della Germania interna (Hessen, Westfalia, Turingia, Sassonia, Brandeburgo, Berlino, Baden-Württemberg). Non vi sono invece visitatori delle regioni settentrionali affacciate sul

Mare del Nord.

Seguono anche se la distanza è incomparabile i visitatori britannici (9 %), con una predominanza di cittadini scozzesi e di residenti nelle regioni più a nord dell’Inghilterra (Northern e Yorkshire).

L’area tende invece ad essere meno frequentata dai visitatori provenienti dalle vicine nazioni “alpine” europee come l’Austria (8 %) e ancora meno la Svizzera (2 %). Inoltre, per quanto riguarda l’Austria, i visitatori si dividono per la maggior parte fra cittadini provenienti dalla Stiria, quindi da una regione montagnosa, e viennesi, quindi urbani. I visitatori svizzeri invece non indicano il luogo preciso della loro provenienza.

Abbastanza significativa la quantità di visitatori olandesi (4 %) mentre per altri stati europei vi sono presenze meno importanti (Belgio, Croazia, Danimarca, Francia, Polonia, Svezia, Repubblica di Malta).

veicoli di promozione utilizzati

Dall’indagine risulta chiaramente che il principale veicolo di promozione dell’area è il consiglio di parenti e amici, cioè il passaparola. Infatti circa la metà dei visitatori del Catinaccio è stato informato in questo modo. Seguono, anche se a notevole distanza, web, materiale divulgativo e la conoscenza personale mentre risultano decisamente poco utilizzati gli enti di promozione turistica, la radio e la tv.

Fra i visitatori stranieri ed i visitatori italiani risultano tendenze simili anche se con pesi diversi.

In particolare, sono proprio gli stranieri a venire informati dell’area tramite il passaparola (6 su 10) mentre nessuno di loro si è informato presso gli enti di promozione turistica. Questo dato è totalmente assorbito dal web. Infatti le informazioni fornite dagli enti di promozione turistica sono tutte disponibili online. In ogni caso questa modalità informativa risulta essere stata utilizzata solamente nel 10 % dei casi, cioè in un rapporto di 1 su 10. Anche l’albergo non è un canale informativo significativo.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 91

In generale, il visitatore del Catinaccio giunge sul posto già informato per conoscenza personale (più diffusa fra gli italiani ovviamente) ma soprattutto perché consigliato da chi ci è già stato. motivazioni di visita

Le motivazioni di visita sono un indicatore importante nella valutazione dell'esperienza di visita: influenzano il tipo di giudizio in conseguenza al tipo di disposizione con cui ci si approccia ai luoghi.

Dall’analisi delle risposte risulta che più della metà dei visitatori del Catinaccio sono mossi da interesse escursionistico e, in seconda battuta (21 %), per la bellezza del paesaggio. A seguire vi è l’interesse alpinistico mentre nullo è l’interesse per le attrezzature presenti.

Fra le altre motivazioni (lavoro, amicizia) è da notare che molti hanno espresso un sentimento di amore e addirittura di nostalgia verso i luoghi. Appare quindi chiaramente che i visitatori sono attratti dal paesaggio e sono interessati soprattutto dalla possibilità di farne un’esperienza personale e diretta (escursioni). Ciò è coerente con le modalità con cui si è venuti a conoscenza dell’area. Infatti, l’esperienza di un ambiente montano è troppo complessa per averne un’idea da fonti che veicolano informazioni standard. Molto meglio chiedere a chi si conosce e condivide i propri interessi.

Confrontando i dati rispetto alla provenienza risulta che, mentre per quanto riguarda l’interesse escursionistico le percentualisi mantengonosimili fra visitatori italiani e stranieri, per l’interesse alpinistico sono invece nettamente maggiori nel caso degli stranieri(nelrapportodi3 a1).

Se inoltre valutiamo i campioni delle nazioni straniere maggiormente rappresentate risulta che i visitatori stranieri sono spinti quasi esclusivamente dall’interesse escursionistico e che l’interesse alpinistico aumenta per le vicine nazioni alpine. Nel caso della Svizzera, ad esempio l’esiguo campione

è totalmente rappresentato da alpinisti, alcuni accompagnati da guida alpina.

Se invece si confrontano le motivazioni per classe d’età è interessante notare che, pur rimanendo prevalente l’interesse escursionistico in tutte le classi d’età, l’interesse per la bellezza del paesaggio tende a essere maggiormente segnalato dai più giovani e tende a diminuire con l’aumentare dell’età.

Al contrario, l’interesse alpinistico tende a crescere con l’età e a condensarsi nella classe d’età che va dai 40 ai 50 anni. Questo dato va letto tenendo presente che la maggior parte dei visitatoti stranieri è compresa in questa classe d’età (circa il 30%) ed è quella che maggiormente ha espresso interessi alpinistici.

Va anche tenuto conto che l’interesse escursionistico non è sempre separabile dall’interesse per il paesaggio di cui si fa l’esperienza e quindi risulta che, per tutte le classi d’età, anche se con sfumature percettive diverse dovute sia a cambiamenti generazionali che culturali, è l’ambiente naturale la maggiore motivazione di visita del Catinaccio.

modalità di trasferimento in quota

La modalità di trasferimento in quota rappresenta un ulteriore elemento che influenza la carrying capacity percepita. Esiste infatti una relazione fra la percezione di carrying capacity e l'approccio scelto per il trasferimento in quota. Infatti chi sale a piedi ha una percezione della soglia di carrying capacity mediamente maggiore di chi utilizza mezzi facilitati per l'accesso in quota. Circa il 46% dei visitatori sale in quota a piedi, il 23% in funivia, il 12% in bus navetta e solo il 7% utilizza la seggiovia. Vi è inoltre una buona percentuale di persone (il restante 12%) che preferisce non rispondere alla domanda. Per quanto riguarda l’interpretazione del dato delle persone salite a piedi, va tenuto presente che il campione di rispondenti rappresenta una selezione fra gli

92 MODELLOINTERPRETATIVOPERBENI MONTANIADALTAPRESENZA UMANA

escursionisti maggiormente motivati

Tutti i visitatori che dichiarano di essere saliti in quota a scesi a valle a piedi dichiarano anche di non aver utilizzato i servizi di trasporto. Viceversa, non tutti coloro che dichiarano di non aver utilizzato servizi di trasporto (134 rispondenti) sono coerenti nel dire che sono saliti e scesi a piedi (87 rispondenti). Sembra quasi che i sistemi di trasporto a fune, come funivia e seggiovia, non siano percepiti come “veri” mezzi di trasporto pubblico, non almeno nel senso comune di trasporto pubblico urbano.

Anche nel caso della discesa la percentuale maggiore è rappresentata dalle persone che scendono a piedi: quasi la metà del totale. La metà rimanente scende in funivia (19%), con i bus navetta (11%)e solo il 6% utilizza la seggiovia. Fattore importante di percezione di carrying capacity legata all'esperienza di visita è la circolarità dei flussi di visitatori.

Laddove tale circolarità è limitata oppure sfavorita dalla presenza di facilitazioni non coordinate fra loro a garantire un buon deflusso a valle, la percezione della soglia di carrying capacity aumenta.

Nel caso in esame, confrontando i dati delle modalità di salita in quota e di discesa a valle, è possibile avere un’idea di quante persone utilizzino lo stesso mezzo sia per salire che per scendere.

In tutti i casi, i dati evidenziano questa tendenza come assolutamente predominante con percentuali molto alte, soprattutto nel caso dei mezzi maggiormente utilizzati come funivia e bus navetta. Ciò non significa solo che chi sale con un mezzo, utilizza poi lo stesso per scendere ma soprattutto che chi sale da una parte, poi scende dalla stessa.

Si tratta di una conferma delll’assenza di collegamenti a valle che permettano lasciando spazio all’escursione in quota - di salire da una parte e scendere da un’altra. Tant’è che solo una persona, fra le 63 salite utilizzando il bus navetta, è poi scesa con la funivia, mentre nessuna delle 120

salite in funivia è scesa con il bus.

Un’ulteriore conferma è data dal fatto che tra le persone che decidono di scendere in altro modo rispetto a come sono salite, la maggior parte scende a piedi che è il mezzo di trasporto più flessibile relativamente alla mobilità di valle.

modalità di visita

La grande maggioranza dei visitatori affronta il viaggio accompagnata da persone conosciute, con una leggera prevalenza di persone che viaggiano in coppia (23% rispetto al totale).

Solo il 3 % dei visitatori è accompagnato da una guida alpina e solo il 2 % effettua l’escursione con un gruppo organizzato da terzi.

La tendenza che se ne ricava è che la compagnia preferita per l’escursione nell’area è costituita da persone fidate ed a cui si è legati affettivamente: amici e familiari. I gruppi sono generalmente costituiti da un numero limitato di persone. Esigua è infine la percentuale di persone che affrontano l’escursione da sole (3 %). Fra queste il 44 % è di nazionalità straniera.

Distinguendo i visitatori per nazionalità (italiani e stranieri), risultano delle tendenze molto diverse.

La maggior parte dei visitatori italiani preferisce effettuare l’escursione con la famiglia (25 %) o in coppia (24 %) mentre gli stanieri preferiscono muoversi con amici (21 %), in coppia (20 %) o con un gruppo autorganizzato (14 %). Solo l’11 % degli stranieri effettua l’escursione con la famiglia e nessuno si affida ad un gruppo organizzato da terzi. Piuttosto elevata è pure la percentuale di stranieri che non risponde a questa domanda rispetto ai visitatori di nazionalità italiana (26% contro il 9%). Infine, la percentuale di persone che viaggiano da sole è leggeremente superiore fra gli stranieri (4 % del totale degli stranieri rispetto al 3 % del totale degli italiani).

percezione dell’integrità ambientale

Per mettere a fuoco che tipo di percezione hanno i

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 93

visitatori delle risorse fondamentali dell’area, è stato chiesto loro di dare una valutazione rispetto al grado di conservazione ed alle prestazioni generali dell'area relativamente a: ambiente, ricettività, servizi. Naturalmente, nei dati che si ricavano non vanno ricercate informazioni sullo stato effettivo delle risorse ma su come queste vengono percepite, quindi gestite

comunicate.

acque superficiali, cioè quell’elemento che assieme all’aria è simbolo di purezza montana.

percezione dell'efficienza dei servizi È stato chiesto di dare una valutazione dei servizi in quota. Le risposte fornite restituiscono informazioni abbastanza precise sul dal grado di percezione di qualità o difetti con indicazioni sulla necessità di un loro adeguamento o migliore gestione.

I servizi maggiormente utilizzati e giudicati molto positivamente sono la ristorazione ed il pernottamento in quota. Da accostare alla valutazione di questi servizi è anche il dato relativo alla cordialità degli operatori che, essendo giudicata ottima dal 41 % dei visitatori e buona da un altro 41%, è il servizio che riscuote il maggior grado di soddisfazione da parte dei visitatori. L'efficienza dei servizi e l'aspetto umano dell'accoglienza è un elemento che influisce notevolmente sulla percezione di carrying capacity, abbassando molto la soglia limite di percezione di pressione.

I servizi di trasporto vengono giudicati nel complesso buoni. Suscitano invece meno entusiasmo i loro orari che in gran parte vengono definiti buoni (dal 35% dei visitatori) ma una parte abbastanza significativa li definisce solo sufficienti.

Per quanto riguarda l'ambiente, gli aspetti ambientali più “naturali” nel senso di wilderness come vette, boschi, aria - sono percepiti come maggiormente integri ma anche, allo stesso tempo, sono quelli dove ci si aspetta maggiore integrità. A questo proposito è piuttosto interessante il fatto che nessuno abbia indicato come “non integri” i pascoli e i prati da sfalcio (dove la presenza umana è più presente) ma che attualmente sono sotto- o mal utilizzati, come testimonia lo stato di abbandono dei molti piccoli fienili e ricoveri agricoli, mentre il 7% abbia notato sofferenze a livello di

Il servizio che risulta maggiormente carente nella percezione dei visitatori è sicuramente quello dei parcheggi. Va tenuto presente però che l’indagine è stata effettuata prima della realizzazione del parcheggio multilivello di arroccamento a Vigo di Fassa. Fra i servizi non utilizzati spicca il dato delle guide alpine, senz’altro il più sofferente sotto questo punto di vista: il 61% dei visitatori dichiara di non averlo utilizzato ed il 21% non risponde alla domanda. Per contro, coloro che ne hanno fatto ricorso si dichiarano decisamente soddisfatti.

Da notare infine il risultato della valutazione dei prezzi che vengono definiti buoni dal 49% dei

94 MODELLOINTERPRETATIVOPERBENI MONTANIADALTAPRESENZA UMANA
e
rappresentazione della percezione di integrità montagne vette pascoli boschi ruscelli laghi nevai aria 25 0 39 14 156 231 197 105 314 236 205 333 26 54 80 69 valutazione integrità ambientalenon integro suff.integro integro non risponde

visitatori ed elevati dal 30%.

percezione della pressione turistica

L’obiettivo è ottenere informazioni indicative su come viene percepita la gestione del flusso dei visitatori, prendendo in esame indicatori come il numero di infrastrutture/facilitazioni (rifugi, ristori, impianti di risalita), il numero stesso dei visitatori, lo stato degli spazi destinati al pubblico (WC, spazi esterni dei rifugi, sentieri).

In generale l’atteggiamento è abbastanza tollerante nonostante vi siano percentuali abbastanza considerevoli di persone che giudicano come eccessivi il numero delle facilitazioni (18%) e soprattutto dei turisti (29%).E’ invece trascurabile la percentuale di persone che giudica questi fattori di pressione come “insufficienti” (2%).

La conoscenza dell’ambiente di visita è molto soggettiva. Tuttavia un dato medio è interessante per valutare come essa possa influenzare la carrying capacity dell'area. Per avere un parametro di riferimento rispetto al quale valutare la soglia di interesse dei visitatori nei confronti dei luoghi si è ricorso ad un artificio. Si è chiestoai visitatori di nominare almeno tre cime dell’area.

Dall’analisi delle risposte risulta che il 29% dei rispondenti non è in grado di nominare nessuna cima dell’area (in questo caso le proporzioni fra italiani e stranieri non sono diverse).

Le cime maggiormente conosciute risultano essere nell’ordine: la Cima Catinaccio, nominata nel 42% dei casi, il Catinaccio d’Antermoia (41%), le Torri del Vajolet (41%) e la Roda di Vael (28%).

soglia di interesse

della percezione d’impatto

Le altre cime dell’area che vengono nominate, pur con una frequenza decisamente minore, sono relative al gruppo del Larsech: Punta Larsech (7%) e Cima Scalieret (3%), mentre le altre si concentrano soprattutto nel gruppo delle Torri del Vajolete dell’Antermoia.

Le persone che conoscono più nel dettaglio i nomi delle cime sono in grado di nominarne parecchie, ma questi conoscitori sono abbastanza pochi. Abbastanza frequenti gli “errori”, cioè la nominazione di cime non facenti parte dell’area. La più frequentemente nominata è la Marmolada (4%), i Denti di Terrarossa (2%, soprattutto da visitatori tedeschi), le cime del Sella. Tuttavia quasi nessuno ha nominato cime troppo distanti o non visibili dalle cime dell’area.

percezione emotiva

Poiché l’esperienzache si fa di un luogo può essere descritta sia attraverso azioni che attraverso impressioni,si è chiesto al campione di visitatori di fare un’associazione logica scegliendo fra una serie di sostantivi e di verbi dati che sintetizzino il tipo di esperienza che si è fatto - o è possibile fare - di questo luogo.

Scopo della prima parte della domanda è mettere in

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 95
rappresentazione
infrastrutture presenza turisti pulizia/ordine spazi pubblici 9 9 15 388 302 473 94 153 0 30 57 33 insufficiente sufficiente eccesivo nonrisponde

luce la condizione o l’impressione di cui si fa l’esperienza visitando il luogo, tenendo presente che il carattere che si riconosce in un luogo, spesso

anche con quello che maggiormente si desidera (si tende a scegliere il carattere che si vorrebbe trovare). In questo caso, poiché si pone l’accento su una condizione inerente il luogo, si ricorre a dei sostantivi: qualità, rispetto, silenzio, libertà.

notevole la percentuale delle persone che non rispondono alla domanda.

Dal punto di vista dell’elaborazione dei dati, sono piuttosto interessanti le influenze culturali sulle prevalenze di percezione che si ottengono distinguendo i visitatori per nazionalità in italiani e stranieri.

Scopo della seconda parte della domanda è comprendere quale tipo di attività si è fatto o ci si aspetta di fare nel luogo. In questo caso, poiché si intende “esperienza” del luogo in senso attivo, cioè come azione, si ricorre a dei verbI: conoscere, osservare, riposare, camminare, emozionarsi. Nel primo caso, la parola che viene percepita come maggiormente rappresentativa dell’area è “libertà” (22% del totale). Seguono: “rispetto” (20%), “silenzio” (17%) e,solo in ultimo,“qualità” (10%). Nel secondo caso, il verbo scelto dalla maggior parte dei visitatori è “camminare” (29% del totale). Seguono: “emozionarsi” (27%) e, a una sensibile distanza, “osservare” (10%), “conoscere” (4%) e “riposare” (2%). In entrambi i casi è davvero

Per gli stranieri le parole più significative sono nell’ordine “rispetto” (26% del totale degli stranieri) e “libertà” (23%). Un terzo dei visitatori stranieri non risponde alla domanda.

Per i visitatori italiani invece, le parole maggiormente scelte sono “silenzio” (21%) e “libertà” (21%).

Un dato su cui riflettere è che sia i visitatori italiani che stranieri, sono concordi nel ritenere la parola “qualità” come la meno appropriata all’area.

Anche per quanto riguarda la scelta del verbo ci sono significative differenze fra italiani e stranieri. Gli stranieri non hanno dubbi nel scegliere “camminare” (43%) mentre gli italiani scelgono soprattutto “emozionarsi” (33%).

96 MODELLOINTERPRETATIVOPERBENI MONTANIADALTAPRESENZA UMANA silenzio rispetto qualità libertà non risponde 69 57 39 70 101 18 48 14 43 62 italiani stranieri
coincide
camminare osservare riposare conoscere emozionarsi non risponde 76 43 7 15 111 84 79 7 4 4 30 61 italiani stranieri

Questo dato dipende in parte dal fatto che è fra gli stranieri che troviamo la maggior parte di alpinisti e di escursionisti esperti. Tuttavia è innegabile che vi sia un’influenza culturale nel modo di percepire l’esperienza di montagna, sia nella sua dimensione reale che nella sua dimensione ideale.

Quindi l’area in quanto area di montagna è percepita soprattutto nella sua dimesione ricreativa. Infatti “camminare” ed “emozionarsi” sono i due tipi di esperienza maggiormente veicolati dalla comunicazione turistica: la montagna come ambiente ideale per l’attività fisica all’aria aperta (camminare), oppure nella sua dimensione contemplativa che la assimila prioritariamente ad un’esperienza emotiva.

Un elemento su cui riflettere è che sia nel caso dei visitatori italiani che stranieri, la montagna tende a non essere percepita come un’esperienza di conoscenza (infatti “conoscere” è il verbo giudicato meno rappresentativo). Tuttavia ciò non implica necessariamente che non esista interesse di conoscenza da parte dei visitatori. Semplicemente questo interesse non fa parte dell’immaginario turistico e ciò a prescindere dalla provenienza e dalle differenze culturali dei visitatori.

soglia di attenzione ai luoghi È stato chiesto agli intervistati di annotare cosa li ha colpiti maggiormente e cosa ricordano in particolare della loro visita. Si tratta di una domanda aperta che permette al visitatore di rispondere liberamente e in modo dettagliato, aggiungendo tutti i chiarimenti che desidera.La domanda ha l’obiettivo di verificare il grado di attenzione dei visitatori rispetto all’ambiente che visitano, spingendo a ricordare o a riflettere sulla loro visita.

A questa domanda ha risposto una buona percentuale di visitatori (74%), che hanno fornito un ricco archivio di impressioni.Le risposte sono state decodificate e raggruppate secondo “parole

chiave”, cioè tenendo presenti non solo i concetti espressi ma anche i termini utilizzati per esprimerli.

Dall’analisi appare chiaro che i valori dell’area sono davvero importanti e colpiscono profondamente l’immaginazione.

Questi sono in grandissima misura legati alla bellezza del paesaggio, intesa soprattutto in senso estetico di “bellezza naturale” delle montagne. La grande risorsa dell’area è data dall’eccezionale conformazione dell’anfiteatro naturale della valle del Vajolet che permette sia una prospettiva complessiva di grande profondità, sia una visione sequenziale di grande varietà.

Una buona parte rimane inoltre impressionata dalla cordialità degli operatori.

Tra gli elementi percepiti come incongruenti rispetto all’ambiente, il giudizio più negativo è relativo ai bus navetta per Gardeccia, segue il parco giochi di Ciampedìe, giudicato come un elemento estraneo.

effetti sulle soglie di percezione in dipendenza dei luoghi dove si vive

Infine è stato chiesto agli intervistati di esprimere liberamente annotazioni, osservazioni, critiche e suggerimenti. Circa il 20% dei rispondenti ha utilizzato questo spazio, dimostrando nelle risposte molto interesse per l’area.

Si tratta di impressioni molto eterogenee ma tuttavia caratterizzate da alcune costanti. I risultati più interessanti si ottengono controllando il tipo di osservazioni con gli ambienti di provenienza dei visitatori, poiché è l’ambiente di vita quotidiana che condiziona i comportamenti ed il tipo di percezione dei problemi.

In generale, si evidenzia che i visitatori provenienti da ambienti metropolitani e dalle grandi città sono tendenzialmente i più infastiditi dai comportamenti poco rispettosi dell’ambiente naturale e tendono ad avvertire con maggiore intensità il disagio per la replica di situazioni urbane in alta montagna. Il fastidio per il parco giochi con i gonfiabili, o per il via

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 97

vai di taxibus percepiti come “fuori luogo” con l’ambiente montano è percepito maggiormente da persone provenienti da città caotiche e “compresse” come Milano, Roma o Genova. Allo stesso modo, sono sempre le persone provenienti dalle grandi città che lamentano disservizi come la mancanza di coordinamento negli orari dei servizi di trasporto o la scarsa professionalità degli addetti agli uffici turistici. Dimostrano invece di apprezzare molto i percorsi “guidati”, nei quali ci sia la possibilità di avere informazioni o suggestioni sul luogo che arricchiscano la visita.

Le persone che invece evidenziano con una certa frequenza problemi pratici, come la necessità di punti di rifornimento d’acqua potabile, provengono da centri più piccoli mentre le persone che provengono da aree montane tendono essenzialmente a segnalare problemi notati lungo i percorsi (come l’esigua altezza dei segnavia o danneggiamenti ai sentieri e alle ferrate).

I visitatori stranieri evidenziano con molta frequenza la mancanza di tecnologie informatiche adeguate sia per poter pianificare il soggiorno a distanza che per organizzarlo in loco (ad esempio per avere informazioni di tipo meteo), evidenziando il ritardo dell’area sotto questo aspetto. Tuttavia anche molti visitatori italiani evidenziano la difficoltà ad organizzare un soggiorno prolungato per problemi di sovraffollamento o di organizzazione se non prenotando con ampio anticipo.

Un dato a cui prestare molta attenzione che accomuna tutte le tipologie di visitatori, è che la bellezza del luogo non è mai data per scontata, né è percepita come una risorsa inesauribile. La consapevolezza dell’importanza di una gestione responsabile traspare anche se non è ancora elaborata né indirizzata.

A3.2 valutazione delle capacità prestazionali della Valle del Vajolet (CS 7 Sciliar Catinaccio Latemar)

Le capacità prestazionali dell'area, in presenza di forte affluenza turistica in quota, sono un elemento importante in grado di influire in modo determinante sulle soglie limite di carrying capacity dei territori. Nel caso in esame ad esempio, i dati raccolti per la ricerca hanno spinto le amministrazioni locali ad adottare un programma di interventi di riqualificazione ambientale, paesaggistica ed insediativa per rafforzare le capacità prestazionali dell'area ed abbassare di conseguenza la soglia di carrying capacity dell'area.

Il sistema insediativo del Catinaccio presenta i tipici caratteri degli insediamenti sparsi d'alta quota: esso è dominato dalla dimensione dello spazio aperto più che da quello edificato. La valle del Vajolet è infatti organizzata come un insieme funzionale in cui boschi, radure e campi costituiscono la struttura portante dell'insediamento, dove il ritmo non è dato dall'alternanza di pieni e vuoti ma dall'articolazione di "pieni" paesaggistici e "pieni" architettonici. In questo contesto, la descrizione del sistema insediativo corrisponde quindi ad una valutazione del ruolo dell'uomo nell'ecosistema della valle. struttura della proprietà

Il tipo di amministrazione dei suoli e la loro distribuzione sono elementi imprenscindibili per la definizione dell’identità dei luoghi.

L’analisi della proprietà (edificabili e fondiaria) si compone del rilievo tavolare e della sua restituzione in mappa secondo le principali tipologie di proprietà.I grafici evidenziano i rapporti percentuali fra le tre principali “famiglie” di proprietà: privata, pubblica e collettiva. Alla prima corrispondono i beni dei singoli censiti (compresi i rifugi alpini), le proprietà della società funiviaria, le proprietà degli enti religiosi e quelle della Società Alpinisti Tridentini; alla seconda i beni del demanio pubblico,

98 MODELLOINTERPRETATIVOPERBENI MONTANIADALTAPRESENZA UMANA

le rocce ed i suoli improduttivi nonché i beni comunali (boschi e pascoli); alla terza i Beni della Frazione di Pèra (Asuc di Pèra).

Territorio totale proprietà privata proprietà pubblica proprietà collettiva

Dal punto di vista dell’uso del suolo i terreni privati sono coltivati a prato e pascolo, i terreni di proprietà collettiva sono coltivati a bosco e pascolo, i terreni di proprietà pubblica hanno un utilizzo variabile a seconda del livello amministrativo cui si riferiscono. In particolare i terreni improduttivi, i beni demaniali del ramo acque, le rocce e le vette sono di proprietà provinciale mentre i terreni di proprietà comunale (nel territorio di Vigo) sono coltivati a bosco e pascolo.

ietà rispetto alla superficie totale

evidentemente quella di proprietà pubblica (57%) nonostante si mantenga rilevante la fetta di proprietà collettiva (35%), mentre solo una piccola parte del territorio è in mano privata (8%). Nel caso invece (2) viene considerato solamente il terreno produttivo, escludendo quindi rocce e vette. Le proporzioni sono invertite: più della metà dei terreni è di proprietà collettiva (53%), mentre quella pubblica si riduce al 35%. La proprietà privata in questo caso risulta naturalmente maggiore ma le proporzioni rimangono comunque nettamente inferiori rispetto alle altre due macrocategorie (rapporto di 1:3 rispetto alla pubblica e 1:4,5 rispetto alla collettiva).

Territorio produttivo

proprietà privata proprietà pubblica proprietà collettiva

proprietà rispetto alla superficie produttiva

Dunque si può facilmente osservare come le proporzioni percentuali fra queste tre famiglie cambino sensibilmente nel caso si consideri l’intera area d’analisi (cioè comprendendo rocce e vette), oppure solo la porzione di terreno produttivo o potenzialmente produttivo (prati, pascoli e boschi). Nel primo caso (1) la proporzione maggiore è

prestazioni insediative: morfologia dell'edificato Dal punto di vista generale, nell’intera area d’analisi sono stati individuati circa 60 immobili, riconducibili a tre categorie funzionali principali: 1/3 sono edifici ricettivi (rifugi, ristoranti e bar ristoro), 1/3 rustici rurali (molti in disuso e alcuni utilizzati come case di vacanza) ed 1/3 edifici specialistici (stazioni funiviarie, volumi tecnici e depositi, una malga, una cappella). L’edificato è quindi caratterizzato da funzioni e tipologie ricorrenti, pur essendoci sufficiente varietà nelle dimensioni degli edifici. Nell’area non vi sono state nuove edificazioni negli ultimi 50 anni. I rifugi sono in gran parte storici, realizzati fra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900 e presentano caratteri tipologici simili. Precedenti sono solo gli edifici rurali ed i fienili. L’ultimo edificio ad essere realizzato nell’area risale agli anni ’70 ed è andato distrutto per la sua parte lignea da un incendio. Non è più stato ricostruito.

prestazioni ricettive

L'adeguatezza del sistema ricettivo rispetto alla presssione turistica è un elemento che influisce in maniera significativa sulla percezione della soglia di tolleranza e sulla determinazione della carrying capacity dell’area. I fattori quantitativi da tenere in conto sono: il numero e l'idoneità delle strutture

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 99
57% 35%
12% 35% 53%

ricettive, le loro dotazioni infrastrutturali, le loro prestazioni energetiche e soprattutto le loro prestazioni ricettive, cioè la loro capacità di soddisfare le necessità primarie di accoglienza del flusso turistico. Il peso di questi fattori agisce sul benessere complessivo del visitatore.

Allargando l'orizzonte di riferimento al sistema paesaggistico, subentrano inoltre fattori qualitativi fondamentali come la posizione relativa, l'orientamento, la panoramicità, la qualità architettonica, il valore di testimonianza storica. Anche il peso di questi fattori qualitativi è importante, tanto da poter spostare la soglia di percezione della pressione turistica in maniera significativa, poiché agisce sul benessere "emozionale" (culturale) dei visitatori.

In generale, le prestazioni ricettive tendono a calibrarsi spontaneamente sul numero massimo di visitatori dei giorni "di punta". Questo processo "naturale" non è leggibile analizzando le singole strutture ma valutando le loro prestazioni in rapporto all'intera area di attività. Diversamente, quelle che si potrebbero definire come "prestazioni emozionali" sono solo intuite o interpretate ingenuamente ma non finalizzate in manieraconsapevole.

Nella valutazione complessiva delle prestazioni ricettive occorre distinguere fra stagione invernale ed estiva.

stagione invernale

indicatore

valore

superficie piste da sci alpino 30,75 ha lunghezza piste da sci alpino 11,50 km arrivi 103.000 pp

media giorni di apertura 130 gg media primi ingressi/giorno (tot) 800 pp/g primi ingressi/giorno (picco=feb) 1.000 pp/g media densità visitatori (tot) 26 pp/ha media densità visitatori (picco=feb) 32,5 pp/ha

affollamento piste (tot) 10 p/km/h affollamento piste (picco=feb) 12,5 p/km/h impianti 6 strutture ricettive 6 pasti/giorno 1.000 p/g posti letto 35 pernottamenti 1.500 addetti 160 pp

rapporto pasti/pers. 1 / 1 rapporto servizi igienici/persona 1 / 33

Durante l’inverno l’area di interesse corrisponde all’area sciistica di Ciampedìe Prà Martìn Pian Pecei.

Si tratta di circa 31 ettari di piste servite da 6 impianti di risalita. L’area di attività è circoscritta al sistema piste-impianti dove si concentra quasi la totalità dei visitatori. Le strutture ricettive che offrono servizio di ristorazione sono 6, mentre la possibilità di una permanenza in quota è offerta solo dal Rifugio Negritella poiché almeno al momento il Rifugio Ciampedìe non prevede il pernottamento durante la stagione invernale. Complessivamente, queste strutture sono in grado di garantire fino a circa 1.000 pasti/giorno.

Inoltre, durante la stagione invernale, nell’area lavorano circa 160 persone, comprendendo gli addetti agli impianti (76), alle strutture ricettive (33) ed i maestri delle Scuole Italiane di Sci di Vigo e di Pozza (circa 50 nell'area Ciampedìe).

Confrontando i dati dei primi ingressi all’area nel mese invernale di maggiore affluenza (febbraio), risulta una media giornaliera di circa 1.000 persone. Ne consegue che la ricettività sull’area è in grado di soddisfare almeno in media sia le esigenze di ristorazione (1 pasto per ogni visitatore) che di accoglienza e servizio sulle piste con un rapporto di circa 1 operatore ogni 6 visitatori.

Dal punto di vista delle strutture di servizio, si riscontrano tuttavia delle carenze sotto il profilo dei

100 MODELLOINTERPRETATIVOPERBENI MONTANIADALTAPRESENZA UMANA

servizi igienici con un rapporto di circa 1 servizio ogni 33 visitatori, tenendo conto anche dei servizi interni alle strutture ricettive, che non possono essere considerati come pubblici. Sempre in inverno a Gardeccia rimane aperto ma solo con servizio di ristorazione il Rifugio Gardeccia (raggiungibile a piedi) e, subordinatamente al pericolo valanghe, il Rifugio Passo Principe a servizio dei visitatori che praticano attività di scialpinismo durante i fine settimana.

stagione estiva indicatore valore

superficie areale Catinaccio 3.832 ha lunghezza sentieri (catasto SAT) 62 km arrivi 250.000 pp media giorni apertura 100 gg media primi ingressi/giorno (tot) 2.500 pp media primi ingressi/g (picco=ago) 4.000 pp media densità visitatori (tot) 0,65 pp/ha media dens. visitatori (picco=ago) 1 pp/ha affollamento sentieri (tot) 5 p/km/h affollamento sentieri (picco=ago) 8 p/km/h impianti 5 strutture ricettive 19 pasti/giorno 3.000 p/g addetti 160 pp posti letto 543 pax pernottamenti 15.000 rapporto pasti/persona 1 / 1,3 rapporto servizi igienici/persona 1 / 80 pp

Durante la stagione estiva la situazione è del tutto differente. L’estate l’area di interesse è più di dieci volte quella invernale: si estende per 3.830 ettari ed ha molte più “porte” di accesso, comprendendo quelle “facilitate” del versante sudtirolese del Catinaccio e i passi percorribili solo a piedi.

Nell’intera area le strutture che offrono servizio di ristorazione sono 19 per un totale di circa 3.000 pasti/giorno. Fra queste 13 sono rifugi per un totale di 543 posti letto e di 15.000 pernottamenti circa. Nell’insieme queste strutture costituiscono una rete di presidi per l’accoglienza in quota in grado di fornire una buona “copertura” dell’intera area dal punto di vista della ricettività. All’interno di questo sistema, si individuano le due centralità di Ciampedìe e Gardeccia (che da sole concentrano 10 strutture ricettive) e una serie di ulteriori 7 luoghi (con una o due strutture) dove il visitatore può trovare ospitalità.

Durante la stagione estiva, nell’area lavorano circa 170 persone, comprendendo il personale delle stutture ricettive (110 addetti), degli impianti (30), delle guide alpine e delle guide turistiche (30).

Considerando solo gli accessi facilitati, i dati dei primi ingressi all’area nel mese di maggiore affluenza (agosto) indicano una media giornaliera di circa 3.100 persone. A queste vanno aggiunte le persone che raggiungono l’area utilizzando il bus navetta, una media di circa 500 ÷ 600 persone, e coloro che vi arrivano a piedi dai passi Principe e Antermoia, cioè una media di circa 200 persone. La media complessiva si aggira quindi sulle 3.800 ÷ 4.000 persone. In questa stagione il sistema ricettivo è in grado di soddisfare le esigenze di ristorazione nel rapporto di 1 pastoogni1,3 visitatori mentreè del tutto insufficiente la dotazione di servizi igienici che sono nel rapporto di circa 1 ogni 80 visitatori, conteggiando tutti i servizi interni a ristoranti e rifugi (che sono privati). La situazione peggiora notevolmente se si considerano i due ingressi principali dove si verifica la maggior concentrazione di persone in entrata. In particolare l’ingresso di Gardeccia, dove questo tipo di necessità è in carico integralmenteallestrutturericettive. Quest’ultimo dato influisce pesantemente sulla percezione della soglia di tolleranza della pressione turistica e va certamente preso in considerazione e risolto.

DA CARRYING CAPACITY A CARRYING CAPABILITY 101

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