Page 11

NotiCUM

UNA CHIESA IN USCITA

Ogni notte ci sono dai 15 ai 17 pastori che a turno rispondono al telefono. Si può chiamare dalle 9 di sera alle 6 del mattino. La maggior parte delle telefonate arriva durante la sera, ma quelle più impegnative al mattino presto

Europa

n.2 - febbraio 2014

SVEZIA: L’AMICO TELEFONO L’help line della Chiesa luterana: 69mila chiamate l’anno Tratto da Agensir

“J

ourhavande präst” (sacerdote a disposizione) è un servizio nato nel 1956 per la prevenzione dei suicidi, su iniziativa di un pastore della chiesa luterana a Helsingborg, nella regione più meridionale della Svezia. Erik Bernspång aveva avviato questa attività pastorale sollecitato dall’esperienza di un collega a Londra, che pubblicava su un giornale l’annuncio: “Prima di ucciderti, chiama il…”. A raccontare questa esperienza è Monica Eckerdal, pastore luterana da circa trent’anni e da 22 attiva in questo servizio. “Così Erik pensò che ciò fosse estremamente necessario anche a Helsingborg. E mise il suo annuncio sul giornale. Fu il punto di partenza. Dopo di lui, in altre città furono avviate linee telefoniche di primo aiuto, a cui rispondevano pastori e sacerdoti”. Per Monika Eckerdal “poter rappresentare una differenza per qualcuno che è o si sente in difficoltà è ciò che mi ha fatto cominciare e mi fa restare a lavorare in questo servizio”. Come funziona “Jourhavande präst”? “Dal 1958 il servizio è diventato parte del 90 000, il numero svedese ufficiale per le emergenze, nato anch’esso nel 1956. Era quindi possibile raggiungere le help line dei sacerdoti attraverso il servizio nazionale di emergenza. All’inizio del 1990 c’erano 13 help line gestite dalla chiesa di Svezia, una in ogni diocesi. Ma le statistiche mostravano che non riuscivamo a gestire tutte le chiamate in arrivo, per questo si è deciso di creare un’unica organizzazione nazionale in cui le 13 linee lavorano insieme. Ci sono voluti dieci anni! Ma dal 1° gennaio 2012 lavoriamo attraverso un’unica help line. Ogni notte ci sono dai 15 ai 17 pastori che a turno rispondono al telefono. Si può chiamare dalle 9 di sera alle 6 del mattino. La maggior parte delle telefonate arriva durante la sera, ma quelle più impegnative al mattino presto”. Quante persone chiamano ogni notte? “In media rispondiamo a circa 190 telefonate a notte. Significa che riusciamo a dare al 90% delle persone la possibilità di parlare con un pastore. Lo scorso anno il servizio Jourhavande präst ha risposto a 69mila chiamate”. Che genere di problemi pongono le persone che vi telefonano? “Lo scopo della help line è ancora quello della prevenzione dei suicidi e interventi in casi di crisi, emergenze. Circa il 3% delle chiamate è effettivamente legato al suicidio e un altro 3% a situazioni di crisi. Il 13% delle chiamate riguarda difficoltà nelle relazioni. Tante persone chiamano perché sono malate, mentalmente o fisicamente. Tante chiamano semplicemente perché sono terribilmente sole. Alcune chiamano per chiedere al pastore di pregare per loro o con loro”. Che genere di risposte vengono offerte? “In realtà noi non diamo ‘risposte’. Offriamo un appoggio, attraverso una breve conversazione o una consulenza. Se sei solo, la tua vita è in crisi, fa la differenza se puoi condividere la tua sofferenza con qualcuno. Fa una grande differenza se qualcuno ti ascolta seriamente e ti ‘incontra’ con rispetto. Ci sono persone che chiamano tutte le sere. Non è questo lo scopo del servizio, ma per alcuni questa è l’unica ‘via di salvezza’ quando la notte è troppo buia”.

Che cosa succede dopo la prima telefonata? “Noi non diamo nessun seguito alla chiamata. Non possiamo richiamare il giorno seguente né intervenire chiamando altri tipi di servizi. Il nostro compito è stare al telefono. Offriamo la possibilità di richiamare se la persona si sente ancora male in quella notte o suggeriamo loro se vogliono incontrare il pastore o il diacono della loro parrocchia. Possiamo dare numeri di telefono o indirizzi mail, ma la responsabilità di fare altri passi è rimessa alla persona stessa. Non ci è consentito di continuare il contatto dopo la telefonata. Offriamo anonimità e segreto professionale, una sorta di concordanza attraverso il silenzio, come una stanza protetta che rende possibile alle persone di aprirsi e raccontare le loro storie e anche di confessarsi”.

Panoramica

L’EUROPA E LE LINGUE

P

iù di 60 sono le lingue parlate dagli europei, oltre alle 11 ufficiali. Si tratta di 40 milioni di persone, all’incirca il 10% della popolazione europea, che usano una lingua diversa da quella della maggioranza della popolazione nazionale. Un dato che indica come la diversità socio culturale rappresenti per il nostro continente una ricchezza da non disperdere e uno dei pilastri della costruzione democratica dell’Europa, inserita nell’art. 22 della ‘’Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea’’, che così recita: ‘’L’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica’’. Una definizione di lingua ‘’minoritaria’’ si può trovare nella ‘’Carta europea per le lingue regionali e minoritarie’’, un trattato internazionale firmato nel 1992 nel quadro del Consiglio d’Europa. Sono ‘’lingue tradizionalmente usate all’interno di un dato territorio di una nazione, da cittadini che formano un gruppo numericamente meno numeroso del resto della popolazione, che parla lingue differenti da quella ufficiale dello stato. Non includono né i dialetti delle lingue ufficiali, né le lingue dei migranti’’. La definizione copre un largo spettro di lingue e di situazioni sociali. Il catalano, ad esempio, è parlato da circa 7 milioni di persone in Spagna, Francia e nella zona di Alghero, in Italia. Il sami, invece, è una famiglia di lingue parlate da popolazioni della Finlandia del nord, Svezia, Norvegia e la penisola di Kola in Russia, dove però è a rischio di estinzione. Lo scopo della Carta del Consiglio d’Europa è quello di proteggere e favorire iniziative di promozione delle lingue minoritarie, riconoscendo alcuni fondamentali diritti, quali l’insegnamento nelle scuole, l’uso nelle pubbliche amministrazioni e nei mass media locali. Per precisare l’entità del fenomeno e, di conseguenza, adottare specifiche misure di salvaguardia, la Commissione a metà degli anni ’90 ha commissionato uno studio approfondito, sfociato poi nel rapporto Euromosaic. In tale documento si sono definite le variabili sociali, economiche, culturali, ma anche istituzionali, che permettono la sopravvivenza e la diffusione di una lingua.

11

NotiCum n. 2 - 2014  

NotiCum è il mensile della Fondazione CUM (Centro Unitario per la Cooperazione Missionaria fra le Chiese) dedicato al mondo della missione....

NotiCum n. 2 - 2014  

NotiCum è il mensile della Fondazione CUM (Centro Unitario per la Cooperazione Missionaria fra le Chiese) dedicato al mondo della missione....

Advertisement