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Numero 1 - 2012 Novembre

Liceo Majorana Desio

etCetera “Il Giornalino degli Studenti!” Il Nostro Futuro “Oggi migliaia di studenti affronteranno i test d’ingresso e solo UNO SU OTTO potrà realizzare la propria aspirazione. Non solo non saranno liberi di poter scegliere il loro futuro, per giunta dovranno sostenere una prova che da anni si mostra fallace sia nel metodo che nei contenuti. Si tratta di un vero e proprio divieto all’accesso al sapere. Per questo stamattina saremo presenti davanti alle aule delle università, in tutta Italia, a manifestare il nostro secco e deciso <<no al numero chiuso>>. (...Continua a pagina 6)

Intervista alla Preside È passato poco più di un anno da quando in nostro vecchio preside Carlo Rovelli (noto anche come “Il Carletto”) è andato in pensione e a succedergli è stata la preside del nostro carissimo vicino ITIS Fermi, che in un solo anno ha apportato una lunga serie di modifiche a regolamenti e consuetudini. Quest’anno è approdata da noi la dottoressa Daniela Colombo che sarà la nostra preside per i prossimi anni. (...Continua a pagina 3)

Plausibile “Calciatori Sfigati” L'altra faccia del pallone Calciatori Sfigati: #1 Sebastian Deisler. Diciamocelo, quale maschio dai 2 ai 16 anni (più o meno da quando si ha cognizione di cosa sia un pallone a quando si capisce di essere troppo scarsi per arrivare a giocare in carrozza una finale di Champions) non ha mai pensato “voglio essere un calciatore”? Massì, un calciatore! Numero 10 sulle spalle, ricco conto in banca, frotte di giornalisti invadenti, veline a camionate e, naturalmente, Sfiga! (...Continua a pagina 22)

Mentre frugavo sul web mi è caduto l’occhio su un saggio breve intitolato “Senza scuola e senza lavoro si vive meglio”. Ovviamente era un’assurdità, un saggio umoristico con tanto di riferimenti e tesi credibili scritto probabilmente da qualche buontempone. Tuttavia mi sono chiesto se sia possibile sostenere una tesi assurda sotto una luce realistica con tanto di tesi plausibili e riferimenti scientifici o storici, in modo da poterla rendere credibile. (...Continua a pagina 22)

La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire. -George Orwell.


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Majofoto What’s That? Alice Barbon 3^F; Con tutte le fotografe e tutti i fotografi che stanno nascendo, era ora di un bel concorso per ammirare gli scatti migliori. Cristina Tagliabue e Chiara Redaelli di 5^a classico ci inquadrano la situazione. Quindi.. MajoFoto – Scattare per riflettere.. D: Qual è il tema? R: Il tema scelto è “Le differenze e il contrasto”. Ognuno di noi può interpretare l’argomento come meglio crede. L’obiettivo è far capire i contrasti, le differenze, le diversità del soggetto e dalla foto in sé. D: Come funziona? R: Bisogna inviare la foto con titolo e una breve spiegazione (niente frasi fatte o canzoni, ma una vostra riflessione personale), nome, cognome e classe del fotografo, all’indirizzo majofoto.concorso@gmail.com entro il 15 dicembre. Le foto saranno poi postate su facebook in modo da rimanere anonime e dovranno essere tempestate dai “Mi piace” delle ragazze e dei ragazzi del Majorana. Le foto con più “Mi piace” saranno valutate da una giuria di professori, composta da: la prof.ssa Pozzi, il prof. Tagliabue, il prof. Fumagalli, la prof.ssa Fiussello, il prof. Terruzzi, la prof.ssa Schiatti Flavia, il prof. Morselli, la prof.ssa Veneziano, la prof.ssa Pau, che sceglieranno le foto vincitrici. I vincitori saranno premiati il giorno della Corrida. Ovviamente ci sono alcune regole da rispettare: per qualsiasi soggetto minorenne andrà compilata una liberatoria, niente ritocchi, scritte e cuoricini, niente rappresentazioni di antisemitismo, razzismo, violenza. Quindi, people, partecipate numerosi e scattate! Tutti in posa: cheese! Che il concorso abbia inizio!


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Intervista alla Preside È passato poco più di un anno da quando in nostro vecchio preside Carlo Rovelli (noto anche come “Il Carletto”) è andato in pensione e a succedergli è stata la preside del nostro carissimo vicino ITIS Fermi, che in un solo anno ha apportato una lunga serie di modifiche a regolamenti e consuetudini. Quest’anno è approdata da noi la dottoressa Daniela Colombo che sarà la nostra preside per i prossimi anni. Già il sabato in cui si era presentata ai rappresentanti di classe aveva spiegato che dopo vent’anni di presidenza nella scuola media, voleva concludere la sua carriera in un liceo classico, visto che era lo stesso che aveva frequentato. “Dopo il liceo, cosa ha deciso di fare all’università?” “Mi sono laureata in lettere moderne all’università statale di Milano, perché avendo una passione per le materie umanistiche che avevo studiato al liceo e avendo deciso di insegnare volevo approfondire le mie conoscenze in questi ambiti” “Quindi già dal liceo aveva deciso di diventare insegnante?” “Si, la mia scelta per l’insegnamento è dovuta all’incontro con due ottimi docenti al liceo: uno di lettere e uno di matematica” “E cosa l’ha spinta, da docente, a lasciare l’insegnamento per diventare preside?” “Mi ha convinto il mio preside, di cui ero vicepreside; ho provato e alla fine sono rimasta dentro questo circuito. Sicuramente c’era anche la volontà di passare dalla gestione di una classe a una realtà più complessa come una scuola. Certo, prima le scuole erano più piccole: non c’erano questi grandi istituti come oggi” “Lei ha sempre fatto la preside alle scuole medie, quali sono le differenze che ha trovato passando a un liceo?” “Dal punto di vista amministrativo non c’è nessuna differenza, sul piano didattico invece ho trovato un’organizzazione più flessibile e non rigida come mi aspettavo. Inoltre mentre alle medie ero io a proporre una rappresentanza studentesca qui ne ho trovata già una. Infine in una scuola superiore c’è il problema degli spazi più grandi e quindi della sicurezza” “Cosa pensa delle precedenti amministrazioni, o per meglio dire dei presidi passati (soprattutto l’ultima)?” “Non mi permetto sicuramente di criticare; devo dire che io sono arrivata e ho trovato una scuola organiz-

Stefano Tagliabue, 4^D zata, quindi devo dire grazie. È una scuola con docenti e studenti ben organizzati quindi penso che sia il preside di prima sia la dottoressa Perego abbiano contribuito a costruire questo liceo.” “Riguardo alla questione sulla circolazione da una sede all’altra come ha intenzione di muoversi?” “Sicuramente andremo a regolamentare, ma non sarà possibile che durante gli intervalli ci sia libera circolazione, per una questione di ordine. Il problema lo andremo a risolvere nel momento in cui avremo il bar, che sarà al centro fra le due sedi. A quel punto si potrebbe fare un intervallo più lungo che permetta la circolazione in modo ordinato. Ovviamente questa è solo un’ipotesi” “Un altro problema è quello del traffico che si forma all’uscita, soprattutto il sabato” “Per quanto riguarda questo ho già sensibilizzato la polizia locale e il sindaco. Abbiamo richiesto una maggiore presenza di vigili; ma la mia idea sarebbe quella di creare un secondo ingresso sul lato del Paladesio. Per quello che riguarda la rete dei trasporti quest’anno è troppo tardi per modificarne gli orari ma tenteremo di risolvere il problema per l’anno prossimo” “Ultima domanda, che non c’entra nulla con le altre: un po’ tutti si sono accorti della sua passione per la musica (nessuno prima aveva proposto l’orchestra del Majorana, per esempio); quali sono i suoi preferiti, non solo nella musica ma anche nell’ arte, nel cinema…” “per quanto riguarda la musica sicuramente Bach e fra i moderni Vecchioni. Nell’arte mi è difficile sceglierne uno ma penso che Leonardo da Vinci sia uno dei migliori come anche Klimt e Kandinskij. Per la letteratura Leopardi. Per quanto riguarda il cinema non amo i film violenti e preferisco quelli con un certo spessore. Un must sicuramente è L’Attimo Fuggente e ultimamente ho scoperto, come regista, Clint Eastwood” Che dire? Le cosa da fare sono tante per cui non ci resta che augurarle buon lavoro!


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Intervista ai Rappresentanti d’Istituto Perché vi siete candidati? Panzeri e Grassi: Perché abbiamo intenzione di proseguire il lavoro svolto l’anno scorso. Lentini e Camisasca: Per dare un contributo attivo e positivo al liceo e a tutti gli studenti. Quale sarà la prima cosa che farete come rappresentanti? Panzeri: L’ assemblea degli studenti credo che sarà la prima cosa da organizzare, comunque c’è anche la pianificazione e l’organizzazione di quest’anno scolastico. Per i più esperti: si comunica anche la realizzazione della cucina per la Camisasca con padelle in acciaio inox. Come avreste intenzione di fare per garantire agli studenti, che si fermano nel pomeriggio, un luogo dove mangiare? Grassi: Ora come ora il luogo è l’Aula Magna e chi prende per primo le chiavi ne è responsabile. Quando poi la provincia ci darà l’ok, la casa del custode verrà risistemata o come PIZZAULA o come BAR. Per facilitare la comunicazione fra i rappresentanti di istituto e gli studenti, cosa avete intenzione di introdurre o migliorare? Panzeri: Beh… in primis intensificare l’utilizzo di Facebook, come mezzo di comunicazione, senza però tralasciare il Forum. Infatti da quest’anno abbiamo intenzione non solo di migliorarne le prestazioni, ma controllarlo più di frequente, al fine di garantirne una maggiore efficienza. Cosa creerete per agevolare lo spostamento degli studenti dalla succursale alla sede centrale? Grassi: Allora,per quanto riguarda i rappresentanti di classe e di istituto non ci sono problemi per lo spostamento. Per gli altri, invece, è richiesto un modulo firmato da un docente. p.s. Appello “all’uscere” della succursale:- può stare tranquillo, non c’è bisogno dei controlli da KGB !!!-. Quali tematiche vorreste sviluppare e trattare nelle assemblee e nella cogestione? Pensiero comune:Non lo sappiamo ancora, ma una cosa è certa: con i “nuovi acquisti” di quest’anno ci saranno grandi sorprese. Sentite queste parole dai nostri rappresentanti di istituto, non ci resta che essere felici e soddisfatti(?)

Eleonora Camisasca, 4^a

Simone Borgonovo, 3^b

Nicolò Grassi, 5^F

Giacomo Panzeri, 5^a

Riccardo Lentini, 4^G


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L’Avvento dell’iPhone 5 E così arrivò il quinto. L'uscita di iPhone 5 non è stata certo una sorpresa, avendo rispettato perfettamente la cadenza annuale con cui Apple ha sempre scelto di aggiornare il proprio smartphone. Ciò nonostante il grado di interesse, le speculazioni, i rumors e le fughe di notizie hanno raggiunto un livello tale che la conferenza condotta da Tim Cook il 12 settembre scorso è stata quasi una liberazione, la conclusione di quel rito pagano che è ormai diventata la presentazione di un nuovo iPhone. Il 5, al di là delle considerazioni puramente tecniche e tecnologiche, ha portato con sé anche il peso di essere di fatto il primo iPhone del "dopo Steve Jobs", e quindi quello che avrebbe dovuto mettersi sulle spalle il, non certo semplice, compito di slegare definitivamente la casa di Cupertino dal suo padrepadrone scomparso il 5 ottobre 2011. Si è molto parlato del fatto che iPhone 5 non sia in realtà un salto generazionale rispetto al predecessore, ma un semplice aggiornamento minore privo di novità concrete. Possiamo affermare che questa affermazione sia in realtà solo in parte condivisibile; il nuovo smartphone di Apple non sorprende dal primo istante come fece magari il 4 grazie al design innovativo e al Retina Display, ma conquista e convince lentamente svelando le proprie qualità nell'uso quotidiano. La prima cosa che salta immediatamente all'occhio è inevitabilmente lo schermo, cresciuto di dimensioni dai 3.5 pollici che hanno finora da sempre contraddistinto la linea di prodotto ai 4 pollici di iPhone 5; a differenza delle offerte dei concorrenti, però, Apple ha scelto di sviluppare in verticale il display mantenendo inalterata la larghezza. Una decisione giustificata per garantire l'accessibilità di ogni parte dello schermo col pollice, impugnando quindi lo smartphone con una sola mano (fattore su cui Apple ha sempre puntato). Oltre alle distinzioni nelle misure, che tra l'altro hanno permesso di ag-

Erika Visentin, 4^b giungere un' ulteriore riga di applicazioni, lo schermo di iPhone 5 riesce a restituire colori più vivi e neri più profondi; nel confronto diretto con un iPhone 4S messi uno di fianco all'altro si possono effettivamente notare le differenze, anche se ovviamente non si tratta di nulla di trascendentale per un pannello che si conferma di altissima qualità. Il fatto che sia stato eletto il miglior display su smartphone (dal sito DisplayMate), al di là di classifiche e confronti, è certamente un fatto notevole. Ma le differenze non si fermano qui, dal momento che il lavoro del team capitanato da Jonathan Ive ha voluto andare a toccare molti altri aspetti tra cui la scelta dei materiali. Se la parte anteriore è infatti ancora in vetro, creando un margine però minore rispetto alla cornice, quella posteriore è divisa tra un' ampia parte centrale in alluminio anodizzato e due fasce alle estremità in vetro; una soluzione estetica estremamente gradevole ed elegante, che trova continuità cromatica anche nella cornice esterna. Tutto ciò, assieme all'utilizzo di un display con tecnologia touch integrata, ha consentito di ridurre sia lo spessore dello smartphone che il peso. Impugnarlo per la prima volta è addirittura spiazzante tanta è la differenza di peso, al punto da apparire quasi vuoto. Questo “rinnovato” tecnologico è arrivato in Italia il 28 settembre e ha causato code interminabili nei negozi: conclusa la notte bianca organizzata dagli operatori Tim, Vodafone e Tre in molte città italiane, all’apertura degli Apple store, si sono viste file di pazzi entusiasti, disposti a tutto pur di non arrivare alla cassa a esaurimento scorte avvenuto. E’ però l’iPhone più costoso di sempre. Il suo valore è di 729 euro per il modello da 16 Gb e di 949 per quello da 64 Gb. Fate voi le vostre considerazioni!


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Il Nostro Futuro “Oggi migliaia di studenti affronteranno i test d’ingresso e solo UNO SU OTTO potrà realizzare la propria aspirazione. Non solo non saranno liberi di poter scegliere il loro futuro, per giunta dovranno sostenere una prova che da anni si mostra fallace sia nel metodo che nei contenuti. Si tratta di un vero e proprio divieto all’accesso al sapere. Per questo stamattina saremo presenti davanti alle aule delle università, in tutta Italia, a manifestare il nostro secco e deciso <<no al numero chiuso>>. Da anni continua la nostra battaglia contro il numero chiuso che riteniamo leda il diritto allo studio e il nostro fermo dissenso è arrivato fino alla Corte Costituzionale che si pronuncerà sulla costituzionalità o meno di questo sistema di sbarramento aprioristico. In attesa della pronuncia della Corte noi continueremo il nostro lavoro di sindacato universitario e saremo sempre dalla parte degli studenti a difendere i loro diritti e oggi distribuiremo, come ogni anno, a tutti gli studenti che proveranno il test una guida per un test in più possibile sicuro. In caso di errori saremo al loro fianco nell’accompagnarli verso i ricorsi”. Ho riportato qui sopra parte del discorso di Michele Orezzi, coordinatore dell’Udu, unione degli universitari, pronunciato durante l’azione dimostrativa organizzata a Milano appena prima del test d’ingresso di quest’anno alla facoltà di Medicina, per manifestare il completo dissenso a questo sistema di sbarramento all’accesso del mondo dell’università.

Elisabetta Sangalli, 4^a Dagli anni Ottanta, in Italia è stato introdotto il sistema del cosiddetto «numero chiuso», ormai in vigore per la maggior parte delle università. L’idea è stata mutuata dagli Stati Uniti, dove la regolamentazione delle immatricolazioni era già in vigore; lo scopo dei test di ammissione è quello di valutare l’attitudine degli aspiranti studenti alle materie di quella specifica facoltà, ma basandosi su domande di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore. Giuseppe Remuzzi, esperto a tutto tondo, primario di nefrologia e dialisi agli Ospedali Riuniti di Bergamo, autore di 800 pubblicazioni e unico italiano nei comitati di redazione del Lancet e del New England Journal of Medicine (due tra le più importanti riviste di settore), per conto del Corriere della Sera ha provato a sostenere il test d'ammissione alla facoltà universitaria di Medicina, risultato? Bocciato! E Remuzzi è solo uno dei tanti grandi personaggi di cultura ad esprime tutte le sue perplessità sugli esercizi della prova, non comprende l’utilità dei quesiti, porta ad esempio una domanda sulla teoria taoista e sulla pratica meditativa basata sulla respirazione profonda. Secondo Remuzzi gli esercizi dell'esame sono ancora troppo datati, tanto che il test "assomiglia alla prova di maturità di sessant'anni fa". Remuzzi conclude l'analisi con un'ultima considerazione: "Non so se l'avrei passato l'esame di ammissione, forse no, di domande ne ho sbagliate almeno quindici. E avrei dovuto rinunciare


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m etCetera Majorana Desio n. 1 m a tutto quello che ho avuto dal mio meraviglioso lavoro". Sui test di ammissione pende però il rischio che la Corte Costituzionale definisca anticostituzionale il numero chiuso, come ricorda il Codacons che paventa la possibilità, in caso affermativo, di una class action (azione legale condotta da uno o più soggetti che chiedono la soluzione di una questione comune) per i non ammessi e per questo ha provveduto a diffidare il ministero dell’Istruzione chiedendo l’eliminazione dei test di ammissione. “Il numero chiuso all’università è assurdo e antistorico, peraltro i test di ammissione, con domande magari di cultura generale, non selezionano certo quelli che saranno, ad esempio, i medici migliori. Non si capisce, poi, perché qualche ora di test dovrebbe valere più del voto conseguito alla maturità, dopo un percorso durato ben cinque anni di studio. Per migliorare la qualità della nostra sanità la selezione andrebbe fatta durante gli anni universitari, attraverso esami più selettivi e non certo con un test di un centinaio di domande da risolvere in qualche ora” afferma il presidente del Codacons, Marco Donzelli. Inoltre, sottolinea l’associazione, è ormai accertato che non vi è un esubero di medici in Italia, e per questo vi sono assessori regionali alla sanità che hanno già chiesto l’eliminazione del numero chiuso. Quest’anno all’università sapienza di Roma i candidati a medicina erano 6.833, per 997 posti disponibili; in totale, i posti stabiliti dal Ministero, sempre per le facoltà di medicina, quest’anno erano 9.501, ma gli aspiranti studenti che si sono presentati erano circa 100.000. Iscriversi ad un’Università privata cambia poco dato che, per esempio a Roma, 7.333 ragazzi hanno provato ad aggiudicarsi uno dei 282 posti messi a disposizione dalla Cattolica. Questi sono solo alcuni numeri, ma fanno sicuramente sorgere delle domande: E tutti gli altri aspiranti studenti che cosa fanno? Io da studentessa ho sinceramente paura per il mio domani, se non sarò tra quei pochi “eletti” che riusci-

ranno a passare il test d’ingresso, sarò costretta ad una seconda scelta per il mio futuro, per la mia vita in mano alla sorte, come se si trattasse di una lotteria. Questi test d’ingresso non fanno altro che frustrare studenti neo diplomati con idee chiare per il proprio futuro, motivati e disposti a mettersi in gioco per imparare e apprendere, andando a mettere dei paletti, ad erigere inutili e insensati muri al diritto allo studio. In Francia per entrare nelle università a numero chiuso serve mostrare le pagelle degli ultimi 3 anni di scuole superiori e partecipare ad un colloquio in cui si dimostra personalmente il proprio reale interesse, in più, al termine del primo anno,si deve affrontare un esame per cui è stato fissato un voto minimo che permette d’accedere al secondo anno. Credo che questo sia un metodo migliore per avere la certezza che uno studente abbia fatto la scelta giusta e sia intenzionato ad impegnarsi, rispetto a misurare il sapere nozionistico con un metodo fin troppo generale e –come lo definisce Orezziaprioristico. “(..)L’Università è una comunità umana e scientifica, di insegnamento e di ricerca. È suo compito contribuire all’innalzamento del livello delle conoscenze scientifiche e trasmettere il sapere disponibile alle nuove generazioni. È altresì suo compito formare le nuove generazioni al libero esercizio del pensiero e al senso della responsabilità sociale delle proprie funzioni attuali e future(..)”- art. 1 della carta dei diritti degli studenti In che modo, dunque, si possono affidare ad un test il futuro di una persona e i diritti di un ragazzo alla formazione? Una fallace selettività che non fa altro che ledere gli italiani e l’Italia. I nostri genitori si sono battuti per il loro e il nostro diritto allo studio, noi cosa decidiamo di fare?


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Red Bull Stratos Mission to the edge of space Il progetto Red Bull Stratos ha la sua origine nel Gennaio 2010, quando l’austriaco Felix Baumgartner, insieme ad un gruppo di scienziati e con il finanziamento della Red Bull, nota produttrice di uno degli energy drink più famosi al mondo, cominciò a progettare la missione. L’obiettivo iniziale era quello di saltare da un’altezza di 36600 metri da una capsula retta da un pallone aerostatico riempito di elio per poi superare, durante la caduta libera, il muro del suono. Prima della missione vera e propria, l’austriaco ha compiuto due salti di prova. Il primo è stato effettuato il 15 marzo 2012, da un’altezza di 21818 metri. La caduta libera è durata 3 minuti e 43 secondi, con una velocità massima di caduta registrata a 580 km/h. In totale, la durata del salto è stata di 8 minuti e 8 secondi contando anche la discesa con il paracadute. Questo tentativo ha permesso a Baumgartner di diventare il terzo uomo ad atterrare con sicurezza da un'altezza di oltre 21.7 kilometri. Il secondo dei test è avvenuto il 25 luglio 2012. Il salto è avvenuto ad un'altezza di 29460 metri dopo novanta minuti di ascesa. In questa occasione la caduta libera è durata 3 minuti e 48 secondi, con una velocità massima di ben 863 km/h. In seguito a questo test si è aggiunto al progetto anche John Kittinger, detentore in quel momento del record per la caduta libera più alta e duratura, in qualità di consulente per Baumgartner e per aiutare gli studi sulle tute di nuova generazione.

Lorenzo Valerin, 5^E La data originaria per la missione era stata fissata per il 9 ottobre 2012, ma una serie di problemi alla radio della capsula e soprattutto la presenza di forte vento (che avrebbe potuto rompere il pallone durante l’ascesa) hanno portato ad un rinvio al 14 Ottobre. Alle 9.30 MDT (15.30 UTC), la capsula è stata lanciata dal Roswell International Air Center. L’ascesa è proseguita senza alcun problema sino al superamento dell’Armstrong Line. Questa linea ipotetica, posta a circa 18000-19350 m, rappresenta il punto in cui vi è una pressione atmosferica tanto bassa (circa 0,0618 atmosfere) da far bollire il sangue alla temperatura di 37 °C (ovviamente senza la dovuta pressurizzazione). Al superamento di questa quota, Baumgartner ha comunicato alla base di avere un problema con il sistema di riscaldamento della visiera. E’ stata considerata anche una procedura di aborto della missione, ma dopo quaranta minuti è arrivato l’annuncio che il salto sarebbe stato compiuto nonostante questo problema. Dopo due ore e mezza di ascesa sono iniziate le procedure di uscita, tra cui la depressurizzazione della capsula, il distacco dei vari collegamenti per l’aria collegati all’ombelico e la sistemazione dell’interno della capsula per permettere l’uscita. Dopo quindici minuti il portellone della capsula viene aperto. Dopo aver attivato le telecamere, Baumgartner ha


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m etCetera Majorana Desio n. 1 m comunicato per l’ultima volta con la base: "I know the whole world is watching now. I wish you could see what I can see. Sometimes you have to be up really high to understand how small you are... I'm coming home now." Il salto è avvenuto alle 12.08 MDT (18.08 UTC) da un’altezza di 39045 metri. Dopo 42 secondi è stata raggiunta la velocità massima (ancora non confermata) di 1342 km/h. Una rotazione improvvisa è cominciata dopo circa un minuto dal salto, la quale sarebbe potuta essere fatale se non che Baumgartner ha ripreso stabilità dopo un minuto e 23 secondi dopo il salto. In caso di necessità, un paracadute d’emergenza sarebbe stato disponibile per l’attivazione, interrompendo la rotazione ma frenando la caduta, rendendo vano ogni tentativo di record. Dopo 3:40 di caduta libera sono stati registrati i primi problemi di appannamento della visiera, a conferma del problema denunciato dall’austriaco durante l’ascesa. Probabilmente, l’apertura anticipata del paracadute, avvenuta a 4:16 è stata dovuta proprio per la difficoltà di capire esattamente l’altitudine a cui si trovava. La caduta libera si è fermata dunque dopo 4:20 dal salto, non battendo il record detenuto da John Kittinger di 4:36. Alle 12.17 MDT (18.17 UTC), dopo circa undici minuti dal salto, Felix è atterrato felicemente in una zona nell’est del New Mexico. Un elicottero, che ha seguito la parte finale della discesa, ha poi riportato Baumgartner alla base di Roswell. La capsula è ritornata invece a terra circa a 70 km dal luogo di atterraggio di Felix, intatta grazie al suo sistema di paracadute. La missione è stata un successo anche dal punto di vista medi-

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atico, raggiungendo il massimo share televisivo di sempre in Austria (59%) e il maggior numero di collegamenti per un evento in diretta tramite YouTube con ben 8 milioni di persone. Dopo alcune analisi preliminari sono stati annunciati tre nuovi record sui quattro previsti. In primo luogo, il più alto viaggio con pallone aerostatico umano, la rottura della barriera del suono da parte di un uomo senza l’ausilio di alcun veicolo, e la caduta libera più alta. La Fédération Aéronautique Internationale sta ancora oggi analizzando i dati della discesa. Se confermati, le statistiche saranno queste: · Massima altitudine di 39045 m · Massima velocità di 1342,1 km/h, che corrisponde a Mach 1,24 · Tempo totale di caduta libera di 4 minuti e 20 secondi -Distanza totale di caduta libera di 36529 metri Nonostante i dati siano ancora in fase di analisi, è certo che Felix Baumgartner ha superato la barriera del suono. La missione ha portato anche dei benefici scientifici. Sarà possibile studiare l’effetto del superamento della barriera del suono sul corpo umano e grazie alle informazioni raccolte sviluppare tute pressurizzate ancora più efficienti per i prossimi voli spaziali. Inoltre, sarà possibile migliorare i sistemi di paracadute. Lo sviluppo di questi permetterà di poter studiare eventuali vie di uscite d’emergenza dai veicoli spaziali tramite il passaggio nella stratosfera. Good job, Felix!


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Inspire a Generation

"The greatest Paralympic Games ever" Vorrei fare una piccola premessa personale: perché le Paralimpiadi e non le Olimpiadi? Mi sono fatto questa domanda prima di scrivere l’articolo e devo ammettere che la risposta è stata piuttosto facile da trovare. Credo che delle Paralimpiadi si sia parlato troppo poco e che la copertura televisiva in chiaro sia stata generalmente scadente. E’ giusto quindi rendere onore anche a tutti gli atleti paralimpici, veri portatori del messaggio, Inspire a Generation, e dei valori olimpici, molto più di certi personaggi che pensano più alla loro vita privata piuttosto che a dare il meglio di loro stessi nelle competizioni sportive (ogni riferimento a nuotatori/nuotatrici di nazionalità italiana è puramente casuale). Il più grande evento della storia del Regno Unito dopo le Olimpiadi, le più grandi Paralimpiadi mai tenute: 4.294 atleti provenienti dalle 164 nazioni facenti parte dell’IPC (International Paralympic Committee). Come per le Olimpiadi, anche le Paralimpiadi hanno avuto la loro staffetta della torcia olimpica. Questa è partita il 22 Agosto, quando, dalle cime più elevate di ogni nazione facente parte del Regno Unito (Ben Nevis in Scozia, Scafell Pike in Inghilterra, Slieve Donard in Irlanda del Nord e Snowdon in Galles), alcuni gruppi di scout (disabili e non) hanno acceso la fiamma paralimpica. Il 28 Agosto le torce sono state riunite esattamente alle 20.12 allo Stoke Mandeville Stadium, da dove è partita la vera e propria staffetta paralimpica. Il percorso della torcia, portata in totale da 580 persone a gruppi di cinque, è durato circa 148 kilometri, passando da luoghi icona della città come Abbey Road e lo Zoo di Londra. Nonostante un ritardo do-

Lorenzo Valerin, 5^E vuto alle cattive condizioni meteorologiche, la fiamma paralimpica è giunta allo Stadio Olimpico in tempo. La cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici si è tenuta il 29 Agosto allo Stadio Olimpico. Ispirata dalla famosa opera di William Shakespeare, The Tempest, è ruotata intorno al concetto di Illuminismo (da qui il nome dato allo show, Enlightenment). La cerimonia, diretta da Jenny Sealey e Bradley Hemmings, ha visto come ospite speciale il fisico Stephen Hawking. Per le parti di Miranda e Prospero, personaggi chiave de The Tempest, sono stati chiamati gli attori Ian McKellen e Nicola Miles-Wildin. L’ultima staffettista è stata Margaret Maughan, prima medaglia d’oro per il Regno Unito alle prime Paralimpiadi, svoltesi a Roma. Queste Paralimpiadi hanno visto l’ingresso di ben quattordici nuove delegazioni, ovvero quelle di Antigua e Barbuda, Brunei, Camerun, isole Comore, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Gambia, Guinea-Bissau, Liberia, Mozambico, Corea del Nord, San Marino, Isole Salomone e Isole Vergini Americane. La delegazione di Trinidad e Tobago ha invece fatto il suo ritorno ai Giochi Paralimpici dopo un’assenza che durava sin dal 1988. Le competizioni, per un totale di 20 sport, si sono svolte in un arco di 11 giorni. Dopo uno stop di dodici anni, sono ritornate a far parte del programma paralimpico anche le competizioni per gli atleti con


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m etCetera Majorana Desio n. 5 m disabilità di apprendimento. Lo stop iniziò a causa dello scandalo riguardante la nazionale spagnola di pallacanestro, la quale fu privata della medaglia d’oro dopo che ben dieci dei dodici componenti del roster vennero scoperti essere privi di alcuna disabilità. Proprio per evitare casi simili, il Comitato Paralimpico ha deliberato misure più rigide per determinare l’eleggibilità degli atleti per questi eventi. Inoltre, per le competizioni con atleti non vedenti partecipanti, anche le guide hanno ottenuto la possibilità di vincere la propria medaglia, vedendo così riconosciuto il loro contributo. Esistono delle differenze con gli sport presenti alle Olimpiadi. Si può pensare per esempio al sollevamento pesi, che contempla la specialità della panca, oppure al tennis, che presenta anche una categoria a parte, detta quad, aperta agli atleti quadriplegici. Presenti sport come il rugby, la pallavolo paralimpica (che consiste nel giocare seduti a terra), il goalball, la boccia (molto simile al gioco delle bocce). Data la presenza di varie tipologie di disabilità, ogni sport ha visto assegnare medaglie a seconda della categoria di disabilità. L’atletica ha visto dunque assegnare ben 170 medaglie d’oro a differenza delle sole 47 dei Giochi Olimpici. Il medagliere è stato dominato dalla Cina, con ben 95 medaglie d’oro sulle 231 totali. Al secondo posto si è piazzata la Russia, con 35 medaglie d’oro su 102 totali, seguita dai padroni di casa della Gran Bretagna, con 34 medaglie d’oro su 120 totali. Sorpresa di queste Paralimpiadi è stata l’Ucraina, quarta classificata nel Medagliere con 32 medaglie d’oro su 84 totali. Per quanto concerne gli atleti, Jacqueline Freney, nuotatrice australiana, è riuscita nell’impresa di vincere 8 medaglie d’oro nella stessa edizione delle Paralimpiadi, battendo il record nazionale detenuto fino ad allora da Siobhan Paton, di soli nove anni più giovane. E l’Italia? I nostri han concluso questa edizione delle Paralimpiadi con 28 medaglie totali, di cui 9 di oro, 8 di argento e 11 di bronzo. La maggior parte di queste sono arrivate dal ciclismo, ben 10, ma è giusto però ricordare non solo alcuni, ma tutti i medagliati. Per il nuoto Cecilia Camellini e Fede-

rico Morlacchi; per il tiro con l’arco Oscar De Pellegrin ed Elisabetta Mijno; per l’atletica Assunta Legnante, Martina Caironi, Oxana Corso, Alvise De Vidi, Annalisa Minetti e la sua guida Andrea Giocondi; per il ciclismo Alex Zanardi, Roberto Bargna, Ivano Pizzi e suo fratello Luca in qualità di pilota, Giorgio Farroni, Francesca Fenocchio, Vittorio Podestà e Michele Pittacolo; per il tennis tavolo Pamela Pezzutto; per la scherma in carrozzina Matteo Betti ed Alessio Sarri. A loro e a tutti gli altri componenti della spedizione paralimpica italiana va rivolto un grande applauso. La cerimonia di chiusura della XIV edizione dei Giochi Paralimpici si è tenuta il 9 Settembre sempre allo Stadio Olimpico. Il nome dato allo show è stato quello di The Festival of The Flame. La cerimonia si è incentrata principalmente sui Festival e sulle quattro stagioni, con la presenza di numerose guest star, passando da Rihanna a Jay-Z. Al centro dello spettacolo, strettamente collegato con la scaletta dello show, si è tenuto un concerto dei Coldplay, con i quali ha suonato anche la British Paraorchestra, un’orchestra composta da musicisti diversamente abili. La bandiera delle Paralimpiadi è stata poi consegnata nelle mani del sindaco di Rio De Janeiro, Eduardo Paes. La fiamma paralimpica è stata poi estinta da due atleti britannici, Ellie Simmonds e Jonnie Peacock, i quali hanno raccolto con le loro torce l’ultima fiamma per poi passarla a tutti gli artisti presenti in scena. Il significato di tutto ciò è far comprendere che la fiamma raggiunge tutte le persone sul nostro pianeta ed è quindi eterna, perché passata di generazione in generazione. Per concludere, riporto il messaggio di commiato degli speaker dello Stadio Olimpico, Trish Bertram e Marc Edwards: “To athletes of the world to the people of London and the United Kingdom, the volunteers and the staff of the London 2012 Organising Committee, thank you for an unforgettable summer, thank you for inspiring a generation. Good night and goodbye.”


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Elezioni USA 2012: una scelta importante Sono appena avvenute le elezioni più importanti e significative del pianeta Terra: questo 6 novembre, la data dell’Election Day è sempre il martedì successivo al primo lunedì di novembre, si è deciso chi sarà il presidente degli Stati Uniti d’America per i prossimi anni, l’uomo più potente del mondo. Ma tu, caro lettore, starai dicendo: a me cosa importa del presidente americano, io sono italiano e a me interessa ciò che succede in Italia. Di rimando io ti dico che la scelta che hanno fatto quei centinaia di milioni di statunitensi avrà ripercussioni e lascerà il segno anche nel nostro paese. Perchè se il presidente degli USA dovesse fare uno sbaglio, un errore, a “mistake” (per dirlo all’inglese), le conseguenze di questo ricadrebbero anche sull’Italia. Perchè essendo l’America il paese più importante, ricco e potente di questo pianeta, influenza in modo positivo o negativo il resto del mondo. Ma chi sono stati i due candidati principali di queste presidenziali 2012: il primo era il presidente uscente, Barack Obama, il primo leader statunitense di colore, mentre il secondo era il mormone Mitt Romney, che ha battuto Rick Santorum nelle primarie del proprio partito. Democratici o Repubblicani, chi scegliere? Ma adesso torni in gioco tu, lettore, che ti starai chiedendo certamente il significato di Democratici e Repubblicani, perchè non ci sono la Destra e la Sinistra come in Italia, perchè ci sono così pochi partiti? A queste domande rispondo

Antonio Cascella, 1^b io, sono qua apposta. Impropriamente potrei dire che i Democratici rappresentano il centro-sinistra, mentre i Repubblicani il centro-destra. Ho detto impropriamente perchè non si possono paragonare i partiti americani con quelli italiani. Nel nostro paese non c’è solo la Destra e la Sinistra, ci sono una sfilza di partiti minori che magari sono anch’essi di Destra o di Sinistra, ma che differenziano fra loro per p i c co l i s s i m e sfumature. Il problema dell’Italia è che qualunque persona che abbia molti soldi e naturalmente le raccomandazioni giuste (altro guaio italiano: i raccomandati) può creare un partito, con il proprio indirizzo politico e tutto il resto. Non faccio nomi, anche se ne avrei qualcuno in mente... Dico anche che la politica americana e anglo-sassone è diversa dalla nostra, i partiti Laburista o Democratico, Conservatore o Repubblicano, non sono necessariamente Sinistra e Destra, le idee si mescolano, sono diverse. Aggiungo che non è vero che ci sono solo due partiti, anche se il 99% di voi avrebbe detto così; sicuramente il partito blu e quello rosso sono i favoriti, ma ci sono anche il partito Libertario di Gary


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m etCetera Majorana Desio n. 1 m Johnson e Jim Gray, e il partito Verde di Jill Stein e Cheri Honkala. Sono partiti minori che prendono una bassissima percentuale di voto, ma che fanno comunque parte delle elezioni. Partiti che vengono censurati dal sistema americano: sono outsiders senza speranza di vittoria; Jill Stein e Gary Johnson non li vedete dibattere in tv con Obama e Romney, e non vedete nemmeno Cheri Honkala e Jim Gray scontrarsi con Joe Biden e Ryan Paul nel confronto tra i vice. Un politico riceve finanziamenti solo se fa audience, se ha visibilità, se no non viene sponsorizzato. Allora, nel 1987, i Democratici e i Repubblicani, uniti e compatti come i nostri politici quando devono alzarsi la paghetta mensile, hanno istituito la Commission on Presidential Debates: un’associazione no profit che dovrebbe, in teoria, organizzare e gestire i dibattiti tra i candidati alle Presidenziali. Però ha sempre escluso ogni candidato alternativo, non invitandolo ai dibattiti e vietandone la partecipazione. E chi si oppone alla censura finisce in galera: è successo alle due candidate verdi che hanno organizzato uno stand di fronte all’università dove si sarebbe svolto il terzo dibattito tv tra Obama e Romney e per questo motivo sono state arrestate. Ma il loro nome sulla scheda elettorale il 6 novembre c’era, ma nessuno sapeva chi fossero per colpa di questo sistema malato e obsoleto. Ma tornando a noi, volevo dire che il fatidico 6 novembre non è stato solo giorno di Presidenziali ma, in concomitanza con la cinquantasettesima elezione del presidente statunitense, si sono tenute anche le elezioni parlamentari e le elezioni governative in 13 Stati oltre che alcuni importanti referendum sui matrimoni gay, sull’eutanasia, sulla segregazione razziale e su altri temi non poco rilevanti. Ma conosciamo meglio i due candidati princi-

pali: Barack Hussein Obama || è nato in a Honolulu nelle Hawaii, lo stato che con l’Alaska non è nel continente americano. Si è laureato alla Columbia University in giurisprudenza, ma è sempre stato un noto attivista politico a Chicago fino a diventare governatore dell’Illinois per 7 anni, dal 1997 al 2004. Poi ha deciso di candidarsi alle primarie democratiche e, dopo aver battuto la ex first lady Hillary Clinton, ha vinto le Presidenziali contro John McCain il 4 novembre 2008. Ha vinto anche il Nobel per la pace nel 2009. Ma ora parliamo dello sfidante, Mitt Romney, che non è solo un politico ma anche un noto e ricco dirigente d’azienda della Bain&Company. Fino al 2007 è stato il governatore dello Stato del Massachussets e ora è il candidato a queste Presidenziali 2012. La particolarità di Romney è la sua religione: è un mormone e ha servito anche una missione mentre si laureava con lode ad Harvard. Dopo i dibattiti televisivi, è iniziato un tour senza sosta per i candidati che dovevano convincere in particolare la popolazione dell’Ohio, perchè questo stato è da sempre risultato fondamentale per la vittoria finale. Anche se Obama ha vinto il terzo confronto e Romney è sembrato un po’incerto, il repubblicano rimaneva sempre in vantaggio di neanche un punto, quindi sostanzialmente sono rimasti in parità fino al giorno prima dell’Election Day, che è stato un giorno decisivo non solo per l’America ma per il mondo intero e che ha permesso la continuazione del mandato di Obama, sperando che riesca a fare quello che aveva promesso e che non aveva mantenuto nel 2008 e a far uscire l’America da questa terribile e interminabile crisi.


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Violenza sulle donne e stalking: conoscere per difendersi. Palermo- Dopo tre ore di interrogatorio Samuele Caruso, il 23 enne che ha ferito la ex fidanzata, Lucia Petrucci , e ha ucciso la sorella Carmela Petrucci, 17 anni, ha confessato il delitto e l'aggressione. Caruso non si era rassegnato alla fine della storia d'amore e perseguitava la ex fidanzata da settimane. Le ragazze stavano rientrando da scuola quando si sono imbattute nel giovane che era in attesa nei pressi del palazzo; successivamente si sarebbe accesa un'animata discussione: Carmela, intervenuta per difendere la sorella, facendole scudo con il suo corpo, sarebbe stata colpita a morte dalle coltellate sferrate dal giovane, che avrebbe poi pugnalato anche Lucia, prima di darsi alla fuga. Lucia, la 18enne sopravvissuta all'aggressione, è ricoverata nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Palermo,i medici non temono per la sua vita. Lucia, ha subito più interventi per la ricucitura delle ferite, è lucida e chiede della sorella: non sa ancora della sua morte. E' così che si conclude l'ennesimo episodio di violenza sulle donne.La violenza sulle donne non ha tempo né confini, è endemica e non risparmia nessuna nazione o paese, industrializzato o in via di sviluppo che sia. Non conosce nemmeno differenze socio-culturali, vittime ed aggressori appartengono a tutte le classi sociali, perché al di là di quello che tutti i giorni viene mostrato dai media il rischio maggiore viene dai i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici, vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro. Oltre a questo si aggiunge il fenomeno di stalking da parte del ragazzo. Con il termine stalking si intende una forma di aggressione messa in atto da un persecutore che irrompe in maniera ripetitiva, indesiderata e distruttiva nella vita privata di un altro individuo provocando gravi conseguenze fisiche e psicologiche. Studiosi si sono concentrati sui comportamenti di stalking individuando inizialmente nell’erotomania come modello. Il delirio erotomane si ha quando il soggetto ha la convinzione che un’altra persona sia innamorata di lui; spesso si tratta di un amore romantico, idealizzato, è un’unione spirituale, piuttosto che sessuale. L’erotomane non accetta di non essere ricambiato: ha bisogno di credere, e quindi si convince, che, a dispetto delle apparenze, l’altro provi, o proverà in futuro,amore per lui. Qualsiasi risposta, compresi i maltrattamenti e gli insulti,viene

Angelica Ieriti, 4^b percepita come un segno di incoraggiamento: per lui, l’amore non si fonda sulla comunicazione e sulla reciprocità, ma su una fissazione totalizzante. Paradossalmente, lo stalker si percepisce come la sola e vera vittima per essere stato deriso, maltrattato e umiliato. Per lo stalker non è importante il modo con cui viene rifiutato, poiché ciò che per lui è intollerabile è il rifiuto in sé, che vive con ostilità e angoscia. Per questo tipo di persona è fondamentale ricevere una qualsiasi forma di risposta emotiva (amore, rabbia, compassione,odio) poiché il silenzio lo carica di un’angoscia che può tradursi in comportamenti decisamente aggressivi. È importante, però, ricordare che lo stalking non è un fenomeno omogeneo; pertanto risulta difficile far rientrare i molestatori assillanti in una categoria diagnostica precisa e identificare sempre la presenza di una vera e propria patologia mentale di riferimento. Come abbiamo visto nel caso di Lucia, esiste tra lo stalker e la sua vittima una diversità di percezioni sul significato sull’intensità della relazione in atto, da cui dipende anche la difficoltà da parte del molestatore di riconoscere l’inappropriatezza dei propri comportamenti. Le vittime molestate da persone conosciute (ex partner, parente, amico) sono più facilmente soggette a una campagna di stalking che può durare mesi o anni. Quanto maggiori sono la precedente intimità e l’investimento affettivo sulla vittima, tanto più è probabile che il molestatore si ostini nel perseguitarla.. Come intervenire di fronte a questo fenomeno? a livello sociale/comunitario, la presenza nel Codice Penale dell’articolo 612 bis riconosce il fenomeno dello stalking e legittima la denuncia per la tutela della persona. A livello organizzativo, è necessario diffondere una cultura preventiva, ad esempio con corsi specifici di formazione per le categorie maggiormente a rischio. Ragazze, Ricordate che, in alcune circostanze, di fronte ad una relazione indesiderata, è necessario “dire no” in modo chiaro e fermo e raccogliete più dato possibili sui fastidi subiti, per esempio, conservate eventuali lettere o emai a contenuto offensivo o intimidatorio.


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Riflessioni #1

Simone Borgonovo, 3^b Il significato della parola crisi ha un origine assai antica, già in uso nella Mesopotamia di 5000 anni fa, e ancora oggi molto frequente. La presenza e l’uso quotidiano di questo sostantivo sarebbero positivi per la nostra società, se solo si cogliesse il vero significato, ossia l’opportunità del cambiamento generato dal confronto, proprio di una società aperta. Quando però, questo mutamento si interrompe, si assiste all’estinzione delle specie meno adatte a sopravvivere, secondo la legge della natura. A grandi linee questa è la mentalità contemporanea, dove si tende a rifiutare il lecito dubbio a vantaggio dell’ irragionevole certezza, giungendo a quella che si definisce “verità apparente”. E’ lampante che da conclusioni affrettate e oltre tutto errate si ricavino provvedimenti inefficienti che non risolvono i problemi comuni. Esempi evidenti sono la lotta alla corruzione e la difesa della libertà di stampa, questioni non ancora risolte proprio perché molte delle analisi presentate in parlamento dai vari governi risultano incomplete e prive di senso. Tale fenomeno che tende ad aggirare gli ostacoli nella maniera più vile che esista, è determinato inoltre dalla cultura mafiosa. Questa è costantemente alla ricerca di un proprio guadagno materiale a discapito della giustizia e del vantaggio comune. Il pensiero “ mafia” non si limita solamente al mercato di droghe, alcool e prostituzione (anche minorile), ma si estende oltre l’impensabile: dalla scrivania del notaio alla parcella dell’avvocato, dalla diaria del politico all’evasione fiscale del cittadino. Siamo una società mafiosa quando chiudiamo gli occhi di fronte alle ingiustizie, quando ci asteniamo dal voto o votiamo l’amico nella speranza di una futura raccomandazione. Nella nostra vita quotidiana la mafia non è tanto distante, basti pensare che nella sola Brianza sono quattro le famiglie che si contendono il territorio: i Cocco-Trovato, gli Iamonte-Moscato, i Mancuso e gli Esposito. Con le continue inchieste giudiziarie (Infinito, Star Wars e Ulisse) la magis-

tratura ha cercato di contrastare la criminalità organizzata e tutt’ora continua. Tuttavia può fare poco contro una società schierata a difesa della corruzione e della cupidigia. La base della democrazia risiede nella libera informazione e nell’interesse del cittadino per la politica. Entrambe le cose si sono manifestate di rado nella storia italiana, per questo si può affermare il carattere qualunquista che contraddistingue l’Italia nel mondo. Nella graduatoria europea il nostro paese risulta essere al ventiquattresimo posto su ventisette posizioni nella lotta contro la corruzione e precede solo Grecia, Romania e Bulgaria. Questo spiega perché a Desio come a Cesano, con le exgiunte di centro-destra si sono avuti problemi riguardanti le infiltrazioni mafiose che hanno portato alle elezioni comunali di maggio. La mafia non è solo una questione italiana, ma è presente anche in Sud-America per la droga, in Oriente per lo sfruttamento della manodopera anche minorile, in Europa e negli USA per il commercio e la finanza speculativa e infine in Vaticano per lo IOR. Il pensiero criminoso di queste organizzazioni finalizzate a destabilizzare ciò che è lo stato non conosce confini, perché non tiene conto del rispetto per la vita e dei diritti dell’uomo. Ciò spiega l’interesse mafioso nelle armi, nelle società segrete, nelle dittature e ovunque ci sia la possibilità di guadagnare in modo illecito. La cultura mafiosa è alla base della crisi morale che stiamo vivendo, si nutre con le guerre, con l’instabilità economico-sociale degli stati, col silenzio della gente, con la deturpazione del paesaggio, con l’annullamento del rispetto e del senso di civiltà. Come i virus, anche il pensiero mafioso è parassitario, infatti vive sulle spalle della società sana. La mafia si presenta come l’alternativa allo stato e quindi non è possibile la coesistenza di entrambi. L’unica soluzione è l’annientamento di uno o dell’altro.


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Una scuola tecnologica..a metà! Oggi come oggi gli insegnanti trovano innanzi a sé alunni sempre più esperti delle tecnologie innovatrici delle quali possono disporre. Essendo cresciuti in un'era digitale, tuttora i ragazzi iniziano ad usare le tecnologie anche per studiare, non soltanto per piacere e divertimento, come i computer, tablet, e-book e siti internet che mettono a disposizione delle video lezioni per ogni materia. Gli strumenti moderni sfruttati per facilitarsi lo studio a casa sono, purtroppo ancora ignorati o sconosciuti da molti insegnanti. Almeno per quanto riguarda la scuola italiana. Infatti è molto frequente che siano gli alunni a guidare gli stessi professori nell'uso di questi materiali tecnologici e la grande assenza dell'uso della tecnologia nella didattica disorienta i ragazzi che a casa utilizzano costantemente computer, console di varia natura e altre tecnologie, e a scuola si ritrovano ad usare i tradizionali strumenti di apprendimento. Questo problema non dipende dagli studenti ma dagli insegnanti non esperti nell'uso delle odierne tecnologie tanto che il ministero dell'istruzione vuole favorire l'ingresso di insegnanti giovani nelle scuole, ma soprattutto docenti che abbiano competenze informatiche. Le scuole dovrebbero cominciare a dare maggiore importanza alla tecnologia per evitare il disagio che potrebbero provare gli studenti nel vivere da estranei in una realtà già cambiata da tempo e già al-

Ilaria Nesci, Martina Vitarelli, 3^a

meno in parte adattata alle nuove tecnologie. Recentemente la MIUR (ministero italiano università e ricerca) ha introdotto nella scuola e nella didattica l'adozione obbligatoria dei testi misti con espansione on-line, molti libri hanno anche CD o DVD.Questo investe molto sull'acquisto delle LIM, lavagne interattive multimediali, e di laboratori di informatica nelle strutture scolastiche. Infatti queste nuove tecnologie possono incrementare il coinvolgimento, l'attenzione e il gradimento degli studenti durante le lezioni. Questa grande promessa della scuola del futuro,ovvero i supporti digitali, manderebbe in soffitta i libri di testo cartacei per incentivare il passaggio da una conoscenza statica e lineare a una interattiva, multimediale e sempre connessa. In questo modo i pesanti volumi di carta sarebbero rimpiazzati da compatti software, leggeri e sempre a portata di mano e soprattutto si ridurrebbe lo spreco di carta. Inoltre il nostro paese rimarrebbe a pari passo con la tecnologia degli altri paesi europei e non e potrebbe riportare L'Italia ad un livello competitivo.


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Viva l'Italia...?

Questo articolo è un riadattamento del tema che ho scritto quest'estate. Comunque, dicevo, viva l'Italia, sì sì. Chiaramente chi mi conosce bene sa che sono ironica, s'immagina che questo articolo contenga insulti di vario genere, ma non è così, o almeno non del tutto. Innanzitutto vorrei farvi una domanda: com'è l'italiano medio? Provate a pensarci un attimo, avete un'immagine chiara? Io personalmente non sono giunta ad una conclusione. Le usanze, la lingua, i modi di fare, pensare e vivere cambiano di regione in regione cambiano di città in città, il contrasto tra nord e sud è talmente elevato che si fatica a pensare ad un compromesso. A mio parere attualmente gli italiani sono tutti uguali in tre situazioni: quando gioca la Nazionale; quando bisogna cantare l'inno; dal benzinaio. Come tutti sappiamo (perché siamo persone acculturate, mica andiamo all'Itis -citazione necessaria-) al momento dell'Unità fu pronunciata la fatidica frase “Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”. Sono passati centocinquantun anni, ma gli italiani non sono ancora stati fatti. Basti guardare gli accenti, senza arrivare a parlare di dialetti, e prendere in considerazione la nostra regione: come cambia la parlata tra Milano, Bergamo e Brescia? La differenza nel raggio di cinquanta chilometri è colossale. Parliamo invece dell'uso delle lingue locali: molti ragazzi milanesi non conoscono il proprio dialetto, mentre per esempio i ragazzi marchigiani parlano praticamente solo quello, limitando l'uso dell'italiano all'ambito scolastico. In Italia esistono infiniti modi per chiamare la gomma da masticare (cicles, ciunga, cicca, gomma, masticante, cingomma...) e altrettanti per chiamare la sigaretta. Tralasciando l'aspetto geografico e i vari orrori che mi è capitato di sentire, come “Piacenza e Verona sono in Lombardia”, “Matera è in Calabria” o “Frosinone è in Friuli”, gli italiani non conoscono la propria penisola a livello di tradizioni, usanze o modi di vivere. Un esempio semplice: in vacanza,

Giulia Bianco, 3^b parlando con una ragazza napoletana le ho detto che spesso e volentieri nella nostra zona la gente d'estate trascorre i pomeriggi al lago e lei è rimasta praticamente traumatizzata, perché non ci ha mai pensato. L'Italia purtroppo è eccessivamente frammentata e pochi hanno il coraggio di affrontare le barriere. Credo che le diversità siano sicuramente anche un pregio per il nostro paese, che se la gente smettesse una volta per tutte di dar retta alle opinioni altrui facendo di tutta l'erba un fascio il punto forte dell'Italia sarebbero le sue mille sfaccettature. Ma da cosa sono causate? Analizziamo. Abbiamo già citato le ragioni storiche, passiamo a quelle geografiche: il paesaggio italiano è molto vario, ciò porta a diversi stili di vita. Le persone hanno delle esigenze e dei problemi diversi in base al luogo dove abitano, o problemi comuni, ma risolvibili in maniere diverse. Insomma le differenze sono troppe, gli italiani non hanno identità nazionale e non si conoscono, è questo quello che penso, spesso si nascondono dietro il pregiudizio evitando di andare oltre e di conoscere in prima persona l'altro. E nel caso vi sentiste pronti a farlo, vi do un consiglio: le cose più belle sono le più piccole. Lo sapevate che a Palermo nei chioschi per le strade il ghiaccio viene grattugiato al momento da un grosso blocco per fare la granita? Io ci sono rimasta male. Queste note marginali che caratterizzano ogni luogo (in Italia e al di fuori) a mio parere sono meravigliose, sono quelle che permettono di coglierne la vera essenza. Credo di avere appena detto un'enorme boiata, perciò concludo qui questo momento anomalo di patriottismo, esagerato per i miei standard. Perciò viva l'Inghilterra.


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Scienza alla sbarra degli imputati Anni fa in Russia furono istituite delle pesanti sanzioni per i metereologi che avessero fornito informazioni sbagliate riguardo le previsioni del tempo. Una nevicata imprevista o una giornata di sole laddove le autorità erano predisposte a prevenire i disagi causati dal maltempo possono fare la differenza in un paese rigido (sia climaticamente che politicamente) come la Russia, eppure sanzionare chi è addetto a interpretare complessi dati metereologici sembra davvero eccessivo, soprattutto per il fatto che il clima, aihmè, è talvolta imprevedibile. Ma quando fatti di altri paesi ci lasciano increduli, basta gettare uno sguardo entro i confini nazionali per incontrare l’assurdo. E infatti.. Giorni fa sulla prima pagina di un giornale ho letto: “Non hanno previsto il terremoto. 6 anni agli scienziati” Ho sfogliato le pagine e mi sono scontrato con un fatto che non ha precedenti. “Processo l'Aquila, condannati tutti i membri della commissione «Grandi rischi». Sei anni per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose” Letto così suona davvero male. Ricordiamo tutti il sisma che nel 2009 ha devastato l’ Aquila, il dramma delle persone segnate dalla perdita di un caro, della casa o delle famiglie che tuttora vivono in alloggi temporanei. Eppure a distanza di 3 anni si cerca ancora un colpevole, e quando questo non si trova sembra lecito aggrapparsi a un cavillo per poter puntare il dito contro qualcuno. Gli scienziati ap-

Luca Novati, 5^E punto, i sismologi del centro “Grandi rischi”. Finisco di leggere l’articolo ed ecco che la situazione si fa chiara: l’accusa è di omicidio colposo e lesioni gravi per aver fornito inesatte rassicurazioni alla popolazione aquilana circa l’eventualità di un sisma. Tutti e sei condannati quindi, anche se qualcosa non è chiaro. Prendo Google tra le mani per scoprire cosa voglia dire “omicidio colposo”. Ecco a voi: “L'omicidio colposo è il reato consistente nella soppressione di una vita umana ad opera di una persona in conseguenza di un fatto a lei imputabile, ma compiuto senza intenzionalità.” In breve, hanno la colpa di aver ucciso delle persone “senza intenzione” in conseguenza di un fatto (terremoto) a loro imputabile. Come sia loro imputabile il terremoto ancora non mi è chiaro. Forse si sono messi a saltare su una placca tettonica e hanno causato il sisma? È chiaro che come imputazione non regge. Il cavillo cui si è aggrappata l’accusa è il fatto che gli scienziati avevano giudicato improbabile un terremoto in quel periodo, giudizio giustificato da dati scientifici, rilevamenti e continui controlli di ciò che sta sotto i nostri piedi. Tuttavia un evento simile è impossibile da prevedere con precisione, anche con i mezzi più sofisticati. Come imputare dunque loro questa accusa? Qualcuno ha provato a sostenere la tesi che “Tal Sig-


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m etCetera Majorana Desio n. 1 m nore G.G” il cui nome si è già sentito troppe volte, aveva previsto il terremoto poche ore prima che si verificasse il tutto. Dunque anche gli scienziati erano tenuti a saperlo, e diffondere l’allarme. Ancora mi chiedo: Come faceva quest’uomo a sapere che sarebbe successo quel disastro? E soprattutto: se lo sapeva e ne era così convinto, perché non ha avvisato le autorità ma è comparso postumo urlando “Io lo sapevo. Io lo avevo detto”? Parliamo dei fatti. G.G, ex tecnico dei laboratori del gran sasso, sostiene di essere riuscito a prevedere con precisione sia le scosse precedenti il sisma che lo stesso terremoto misurando i livelli di Radon (un gas radioattivo sotterraneo) nello scantinato della scuola elementare di San Bernardino. I sistemi da lui utilizzati sono stati dichiarati in seguito empirici e solo lontanamente legati all’attività sismica (le concentrazioni di Radon nel sottosuolo possono variare per molteplici motivi). Inoltre lo stesso G.G in un'intervista risalente al 25 marzo 2009 dichiarava: “Quest'anno questo sciame sismico è stato più intenso e con delle scosse più forti, che sono state rilevate dalla popolazione. Lo sciame non è un fenomeno preparatorio ad un evento sismico più rilevante, né ha correlazione con grandi piogge o nevicate, come ho sentito dire da molti. È un fenomeno normale per una zona come quella aquilana.[…] Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini, in quanto lo sciame sismico andrà scemando con la fine di marzo.” La notte del sisma, stando allo stesso G.G, gli strumenti rilevarono un’inconsueta quantità di Radon, sintomo di una “probabile” attività sismica. Definendosi "sconvolto ed impotente" (la settimana prima aveva previsto una scossa a Sulmona, che puntualmente non si verificò facendogli guadagnare un avviso di garanzia per procurato allarme) non sapendo cosa fare, si sarebbe limitato a mettere al sicuro la sua famiglia fuori casa, rimanendo comunque nella sua abitazione per osservare l'arrivo dell'evento con un sismografo. Mi sembra di vedere la scena: questo signore entra in casa agitato, manda in giardino la moglie e i figli (il ter-

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remoto è accaduto di notte, quindi immagino che abbia fatto passare alla famiglia almeno qualche ora all’addiaccio) e si siede sul divano con un sismografo aspettando che cominci a tremare tutto (a questo punto poteva tenere in casa tutta la famiglia, oppure stare in tenda con loro fuori di casa. Se fosse stato davvero fiducioso circa la solidità della casa non avrebbe tenuto moglie e figli in giardino dentro una tenda, ancora più insensato tuttavia restare in casa pur sapendo che il tetto poteva sbriciolarglisi sulla testa). Tornando ai fatti, il principio resta identico: è impossibile prevedere con precisione dove e quando ci sarà un terremoto, né con strumenti empirici né con sofisticati rilevamenti. Come imputare dunque la colpa di Omicidio Colposo a degli scienziati? Certo, avrebbero potuto dare l’allarme di fronte alle piccole scosse che precedettero il sisma, ma scosse simili sono frequentissime e diffondere l’allarme ogni volta che uno strumento comincia a dare in escandescenze non è la cosa più opportuna, soprattutto quando ci sono poche probabilità che rappresenti una vera emergenza. La difesa infatti ha puntato sulla impossibilità di prevedere i terremoti, posizione sostenuta da ricercatori internazionali. Tutta la comunità scientifica si interroga ora su un punto: le rassicurazioni eccessive possono indurre la gente ad adottare comportamenti rischiosi, ma può un errore valere una condanna per omicidio colposo? Chi si prenderà la responsabilità di adempiere a questo compito, pur sapendo che un errore può costare 6 anni di carcere? Questa sentenza imbarazzante è la morte della scienza, permettere che dei ricercatori vengano accusati di omissione distrugge la libertà di indagine e discussione, talvolta lasciando spazio a coloro che infondono sicurezza con sistemi empirici e inadeguati. Sembra che il terremoto, a tre anni di distanza, continui a mietere vittime. Non con mattoni e calcinacci, bensì con l’assurdità di una sentenza.


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Plausibile Mentre frugavo sul web mi è caduto l’occhio su un saggio breve intitolato “Senza scuola e senza lavoro si vive meglio”. Ovviamente era un’assurdità, un saggio umoristico con tanto di riferimenti e tesi credibili scritto probabilmente da qualche buontempone. Tuttavia mi sono chiesto se sia possibile sostenere una tesi assurda sotto una luce realistica con tanto di tesi plausibili e riferimenti scientifici o storici, in modo da poterla rendere credibile. Ci ho provato. Saggio Breve: Parla di una possibile minaccia sociale dei tuoi tempi. Mezza tonnellata di peso, voracità estrema, tre file di denti affilati come rasoi e una potenza muscolare che susciterebbe invidia al leone. La perfetta macchina di morte: Lo Squalo. Da sempre l’uomo è intimorito da questo straordinario animale, la cui eleganza è paragonabile alla forza distruttrice con cui dilania le sventurate prede e dissemina il panico tra le orde di bagnanti. Eppure noi uomini, vittime della caduca apparenza, non ci accorgiamo del vero pericolo. Un essere silenzioso miete vite centocinquanta volte più frequentemente dello squalo: esso vive silenzioso e quieto nell’indifferenza generale e uccide indiscriminatamente con

Luca Novati, 5^E apparente casualità e innocenza. Il Cocco. Ebbene, la scienza non mente. Il cocco uccide più dello squalo, più dei fulmini e più dei meteoriti. La matematica ci insegna che la pericolosità del cocco può essere calcolata prendendo come unità di riferimento la pericolosità di un meteorite in base al numero di uccisioni annue, 150 per il cocco e 0 per i meteoriti. 150/0=∞ Con questo semplice conto è dimostrato matematicamente che il cocco è infinite volte più pericoloso dei meteoriti. Ma nessuno lo sa, e la gente continua a dormire sonni tranquilli. La pianta di cocco è infima e crudele: cresce negli ambienti in cui l’uomo è solito sollazzarsi durante la stagione estiva, lungo le coste marine dei climi caldi. Esso cresce lentamente ignorato da tutti: chi presterebbe attenzione a una pianta? Ma l’evoluzione e la lotta per la sopravvivenza hanno reso quest’albero crudele e


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m etCetera Majorana Desio n. 1 m spietato: durante le calde giornate estive, quando l’uomo cerca riparo dalla canicola e dal sole sotto le sue foglie ombrose, ecco che il Cocco con silenziosa (ma solo apparente) casualità, lascia cadere le proprie pesanti noci addosso agli sventurati uccidendoli all’istante. Pensate sia impossibile? La fisica lo conferma. La superficie della noce di cocco ha una durezza paragonabile alla pietra e cade da un’altezza media di 10m. Facciamo due conti. Sapendo che la forza gravitazionale g=9,81 m/s^2 accelera la noce per un tempo di caduta pari a 1,4 secondi, la velocità con cui essa colpisce la testa della sventurata vittima e pari a V=a*t = 14m/s. 14m/s! da quell’altezza la noce di cocco colpisce una testa con velocità superiore a quella raggiunta da Bolt in volata alle olimpiadi di Londra 2012. Micidiale. L’energia cinetica sprigionata dall’impatto è sufficiente a provocare una profonda ammaccatura nel metallo, per esempio sulla carrozzeria di un’automobile. Pensateci! Ritenete che il vostro cranio sia più resistente della vostra vettura, studiata per resistere a impatti devastanti? Ma non è finita, la pianta utilizza la noce per un duplice scopo: Uccidere e riprodursi. Una volta caduta a terra, la noce si nutre col terreno reso fertile dalla stessa

vittima e da vita a una nuova pianta, scatenando una reazione a catena che potrebbe portare l’umanità verso un lento e inarrestabile olocausto. Più efficace di una pianta carnivora, più spietato della peste nera, il vero nemico è quello che passa inosservato e miete vite in silenzio. Ne siamo circondati, un giorno potrebbe toccare a voi questa triste sorte tuttavia le autorità si ostinano a non prendere provvedimenti per il problema. Le forze dell’ordine sono concentrate nella lotta al crimine ignorando il vero nemico della società. Le piante di cocco diventano sempre più numerose, sempre più forti, tanto che un giorno potremmo diventarne addirittura schiavi. Forse la Terra ha trovato il modo di vendicarsi? Forse Leopardi aveva ragione sostenendo che la natura è malvagia? Forse in un futuro non troppo lontano l’espressione “Cocco di mamma” significherà “Matricida”? Un recentissimo studio ha inoltre dimostrato che è meno rischioso lanciarsi col paracadute dalla stratosfera piuttosto che dormire sotto un Cocco. Nessuno infatti è mai morto per essersi lanciato da 39km di altezza, mentre 150 persone perdono la vita ogni anno a causa di questa pianta. Smettete di dormire tranquilli nelle vostre case e meditate. Le prossime vittime potreste essere voi.


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“Rock of Ages” - I Non esiste un'unica storia del rock, ne esistono diverse. Come non esiste un unico grande artista, ma diversi, che hanno contribuito a modificare e arrichire questo grande ramo della musica che ancora oggi è in continua trasformazione. A molti di noi sarà di certo capitato di ascoltare, anche semplicemente in un locale o alla radio, brani di Elivs Presley, dei Led Zeppelin o dei Red Hot Chili Peppers; ma da dove nasce il rock che ha emozionato le generazioni dagli anni Cinquanta a oggi? Il rock ha radici profonde, che risalgono al country e al rhythm'n'blues. Quello che viene definito rock'n'roll è la convergenza del country e del blues che ebbe la sua esplosione con Chuck Berry, sicuramente se non inventore primo compositore di rock'n'roll. Con Chuck Berry inizia a essere affidata alla chitarra il compito di disegnare la melodia principale con accordi blues suonati con la velocità del country, i testi parlano di temi adolescienziali quali l'amore, la ribellione e il passaggio generazionale narrati da una voce che ricorda quelli degli shouters blues. Chuck Berry era il cantante rock'n'roll perfetto, provocante sia dal punto di vista musicale che sociale (si ricorda in fatti che era un nero famoso negli anni '50) incarnava così lo spirito ribelle giova-

Marco Consonni, Elisa Borsoi, 4^D

nile. La sua fama crebbe sopratutto nei giovani bianchi, sia per il suo carisma musicale, sia per i temi di cui parlava, infatti il rock'n'roll era la musica dei neri, suonata dai neri, ma ascoltata dai bianchi. In seguito il rock'n'roll venne ereditato da questi ultimi e il primo grande cantante e interprete fu Bill Haley: con la sua “Rock Around the Clock presentò un ritmo più deciso del rhythm'n'blues, da accompagnare con il battito delle mani del pubblico: con lui nasce il rock'n'roll di massa. Questo brano è uno dei più conosciuti della storia della musica. La nuova musica di Bill Haley venne sviluppata in seguito dal nuovo “Re del Rock'n'roll”: Elivs Presley. La sua voce e la sua presenza scenica erano nuovi, innovativi e hanno avuto un grande impatto nella cultura americana e mondiale. Con “Heartbreak Hotel” del 1956 il cantante entra per la prima volta nelle classifiche e in 24 anni di carriera Elvis Presley pubblicò ben 61 album, vendendo copie in tutto il mondo e diventando, insieme ai Beatles e Michael Jackson, una delle icone del ventesimo secolo che, ancora


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m etCetera Majorana Desio n. 1 m oggi, viene ricordata come una leggenda. Un'altra grande figura del rock'n'roll dei tardi anni '50 fu Buddy Holly. Insieme a lui si sviluppò anche il rock strumentale di Duan Eddy e le melodie con elementi ancora country degli Everly Brothers. Dopo “l'esplosione ribelle” del rock'n'roll alla fine degli anni '50 si ha il “folkrevival”. Lanciato nel 1958 dal Kingstone Trio e affermatosi nel 1959 al prima Newport folk festival, il folk-revival introdusse il concetto che la musica dovesse essere qualcosa di più di un semplice intrattenimento. I cantanti folck rock divennero quindi i difensori dei diritti civili e prestarono la propria voce ai movimenti per la pace. La canzone non era più divertimento ma era un messaggio, un manifesto politico, la stesura del testo divenne più importante della costruzione melodica. Tra tutti questi “eroi” la figura più di spicco è sicuramente Bob Dylan, vero mito della musica rock. Bob Dylan era il folksinger “a ruota libera” che puntava il dito contro i “signori della guerra” e siergeva a giudice della società a lui contemporanea reinterpretandola in chiave apocalittica, infatti tra le sue fonti di ispirazione c'è anche la Bibbiaa, oltre che alle leggende di frontiera e a Walt whitman. Bob Dylan fu un poeta, con le sue liriche quasi surrealiste capì che poteva superare la retorica. La sua voce non era gradevolissima e nelle sue canzoni

quasi biascicava (quel che viene definito “talking blues”) ma con quel suo freddo blues esprimeva perfettamente l'angoscia della sua generazione. La forza di Bob Dylan stava nel fatto che non era un uomo ma un simbolo, infatti venne partorito dalla mente di un ragazzo ebreo di nome Robert Zimmerman, che lo usò come pseudonimo e rendendolo così immortale e quindi un mito. Il Rock però cambiò approdando in California: i Beach Boys inventarono il “surf rock”, un rock'n'roll che prediligeva armonie vocali più complesse e melodiche, che avrebbero sostituito i suoni graffianti delle voci nere. Era un rock che doveva riflettere il divertimento delle giornate in spiaggia e lo spirito giovanile. I Beach Boys sperimentarono molti generi differenti, crescendo sia artisticamente che musicalmente, diventando una delle band più influenti. I Beach Boys, con le loro nuove melodie, sono il legame tra il rock e il doowop, genere in cui la voce solista è affiancata da cori utilizzati più come accompagnamento. Questo è solo un breve assaggio della lunghissima storia della musica rock, negli anni a venire si svilupperà seguendo strade molto diverse, dall'incredibile virtuosismo musicale del progressive alle urlate emozioni del grunge, evolvendosi con la società o, molto più spesso, precedendola con le sue visionarie creazioni... [continua]


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No, discalculico non è una parolaccia Terza elementare, quarto banco da sinistra, una bambina con gli occhiali tondi e le trecce, si appresta a scrivere sul suo nuovo quaderno della Barbie. Lo apre, felicissima, e copia il testo alla lavagna, poi confronta la sua scrittura con quella della compagna di banco. Mentre quella della vicina è tondeggiante e ordinata, la sua è goffa e squadrata. Ho passato anni a sentirmi dire che dovevo impegnarmi di più, che prima o poi qualche prof. non mi avrebbe corretto un compito perché non sarebbe riuscito a leggerlo. Ma la cosa peggiore era pensare che nessuno (io compresa) riuscisse a leggere quello che scrivo, sentirsi incompresa. Anni dopo scoprii di essere disgrafica. Nel mio caso è piuttosto lieve, ma è comunque riuscita è più volte a crearmi problemi. Esistono ben quattro tipi di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento). Il più “famoso” è sicuramente la dislessia, disturbo che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente, che vorrei ricordare non essere una malattia o un problema mentale ma una “una disabilità dell'apprendimento di origine neurobiologica”. Esistono poi discalculia, disturbo nelle abilità di numero e del calcolo, disgrafia, disturbo della grafia, disortografia, disturbo nella scrittura. Esistono molte persone famose hanno un DSA tra cui: Einstein, Orlando Bloom, Walt Disney, Pablo Picasso o Napoleone. Le persone elencata hanno tutte un Q.I. nella

Matilde Simonetti, 3^F

norma o addirittura superiore, ma possiedono un modo diverso di apprendere. Einstein (MOTTA) parlò in ritardo e imparò a leggere a nove anni, quando era già uno scienziato famoso aveva nel suo studio una lavagna con scritte le tabelline! La legge italiana riconosce questi disturbi e permette di fare usare strumenti compensativi (la calcolatrice, il computer, ecc.), maggior tempo e semplificazione delle verifiche. Nonostante questo alcuni prof. continuano a sottovalutare i DSA chi per ignoranza, chi per mancanza di tempo o voglia. A proposito di questo vorrei citare un libro messo online da un laureto in ingegneria dislessico (Giacomo Cutrera): il demone bianco (http://www.edscuola.it/archivio/comprensivi/demone_bianco.pdf). “Oggi voi non lo credete, ma, domani, qualcuno vivrà in un mondo costruito attorno al pilastro delle vostre scelte, quindi vi esorto ancora ad osservare le vostre mani quando chiuderanno questo libro e ad utilizzarle per gettare le basi di questo benedetto futuro.”


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Techno Lab Caro-benzina? 3 soluzioni da tre angoli del mondo

Daniele Viganò , 5^E

1.Benzina sintetica – Gran Bretagna scarto della produzione del formaggio. Una piccola compagnia inglese (Air Fuel Synthesis) ha Gli studenti hanno costruito l’auto da record ed sviluppato un processo che, utilizzando aria ed elethanno anche prodotto il biocarburante che ha pertricità, produce benzina sintetica. Certo, in realtà è messo il raggiungimento del record, un biocarbuun pochetto più complicato ma il principio di base è rante derivato da lievito e scarti di formaggio. questo. Il record, 104 km/h, è stato raggiunto sui laghi salati Ecco come funziona: l’aria attraversa una “torre” condi Bonneville, durante il festival della velocità, ed è tenente una soluzione di il primato per una soda caustica, la quale macchina mossa da un reagendo con l’anidride motore due cilindri da un carbonica dell’aria prolitro a biodiesel, però duce carbonato di sodio. questo record è stato ragQuest’ultimo viene pergiunto con un’auto mossa corso da una scarica eletunicamente da biocarbutrica che produce ancora rante. più CO2 , che viene imLo scopo del progetto è di magazzinata. porre l’attenzione sui pregi Dunque, un deumidificadei biocarburanti, le basse tore condensa il vapore emissioni e le prestazioni. acqueo dell’aria, e quindi Il pilota, Mike Morgan, ha con un processo eletdichiarato che l’odore della Un modello di ‘’Toilet Bike’’ trolitico si dividono gli combustione è molto simatomi d’ossigeno e ile all’odore del pane apd’idrogeno, questi ultimi reagiscono con l’anidride pena sfornato, sempre meglio degli odierni fumi di carbonica, precedentemente immagazzinata, forscarico. mando metanolo, un combustibile simile al metano, che può essere modificato a seconda del tipo di car3. Escrementi umani – Giappone burante richiesto. In Giappone, un’azienda che produce, guada caso, Questo metodo viene chiamato “carbon-neutral” gabinetti, la TOTO, ha costruito una motocicletta che perché trasforma in carburante tutta l’anidride carfunziona con le acque di scarico e gli escrementi, e, bonica che emett come si vede nell’immagine, ha una sella molto coLa Air Fuel Synthesis ha già prodotto 5 l di benzina in moda. Le acque nere servono per la produzione di meno di tre mesi da una piccola raffineria. Un piccolo biogas, che naturalmente è prodotto a parte, ed è il inizio ma il progetto prevede la produzione in larga carburante per la moto. scala, la c La moto ha iniziato un tour attraverso il Giappone e Per i test è stata usata una Lotus Exige preparata per l’intenzione è quella di continuarlo anche in altri l’utilizzo di tre diversi carburanti. paesi per esportare le idee ecologiche dell’azienda. 2. Scarti della lavorazione del formaggio – Utah, USA Alcuni studenti dell’Università dello Stato Utah hanno stabilito il nuovo record di velocità di terra con un’auto spinta da un motore che funziona con uno

Fonti: www.wired.com Vi aspetto al prossimo articolo, potete contattarmi all’indirizzo dlvpaper@libero.it, Buona tecnologia a tutti!


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“Calciatori Sfigati” L'altra faccia del pallone Calciatori Sfigati: #1 Sebastian Deisler. Diciamocelo, quale maschio dai 2 ai 16 anni (più o meno da quando si ha cognizione di cosa sia un pallone a quando si capisce di essere troppo scarsi per arrivare a giocare in carrozza una finale di Champions) non ha mai pensato “voglio essere un calciatore”? Massì, un calciatore! Numero 10 sulle spalle, ricco conto in banca, frotte di giornalisti invadenti, veline a camionate e, naturalmente, Sfiga! No, aspett Sfiga. Perché per ogni Leo Messi, Cristiano Ronaldo e Fernando Torres che monopolizzano prime pagine, premi internazionali e spot per lozioni anti-forfora dal dubbio valore, il mondo del calcio nasconde decine di Owen Hargreaves (chi?), di Ruben De la Red (chichi?), di Fabrice Muamba (chicchiricchì?), calciatori ignoti ai meno esperti del settore, a cui il cielo ha donato grande talento e ancora più grande sfortuna. Questa rubrica, se il buon Panzeri (sempre sia lodato) ne permetterà la pubblicazione sulle auguste pagine di Et Cetera, si prefigge come obiettivo quello di fare un po’ di luce sulle storie di calciatori spesso trascurati o condannati all’oblio, per colpe attribuibili non a bizze caratteriali o mancanza di applicazione, ma a semplice, totale, distruttiva Sfiga nera (come avrete modo di capire, i termini “sfortuna”, “iella” o “malasorte” non rendono abbastanza bene il concetto). Senza ulteriori indugi, vorrei inaugurare questo appuntamento con l’emblema della Sfiga calcistica, uno dei più grandi sprechi di talento della storia, bersagliato dalla sfortuna in ogni ambito, fisico e mentale, umano e professionale: Sebastian Deisler. “Deisler? Che? Si mangia?” direte voi. “Eh, non fosse stato così sfigato sapreste di chi sto parlando”, risponderò io. Ma andiamo con ordine. Sebastian Toni Deisler nasce a Lorräch, ridente cittadina del sud della Germania nota più che altro per essere sede della Milka (questa nota di costume era per destare dal sonno gli innumerevoli ciccioni alla lettura), il 5 Gennaio del 1980. Il piccolo Bastian a giocare a calcio sembra bravino, tanto che

Simone Viganò, 5^b a soli 6 anni il padre lo iscrive ad un vivaio locale, quello del Tumringen. Il talento appare subito cristallino; ad 11 anni passa al FV Lorräch, la prima squadra della sua città natale; la svolta però avviene quando di anni ne ha 15: gli scout del Borussia Mönchengladbach (squadra di Bundesliga, la Serie A tedesca – mica cazzi insomma) sono i più rapidi di tutti ad offrire un contratto a Deisler, il quale lascia così la propria terra e completa lì la trafila delle giovanili. Il non più tanto piccolo Bastian, più che bravino, a giocare a calcio sembra un predestinato: nel Settembre del 1998, a 18 anni e qualche mese, durante una partita in casa contro l’Eintracht Frankfurt arriva il momento del grande debutto in Bundesliga. Pur giovanissimo, Deisler si ritaglia ben 17 presenze, segnando anche uno stupendo goal in coast-to-coast (che non è il nome di una salsa barbecue: significa che ha preso palla al limite della sua area, si è fatto tutto il campo e ha segnato dall’altra parte) contro il Munich 1860. Ma è altro ad impressionare: abile a giocare da trequartista tanto quanto da ala sinistra, il bimbo prodigio mette in mostra sin da subito una visione di gioco fuori dal comune, unita a grande tecnica di base e a due piedi a 24 carati. A fine stagione il Borussia retrocede, ma per il nostro le porte della Bundesliga sono ormai spalancate. Nell’estate del 1999 passa all’Hertha di Berlino: qui doveva cominciare la gloria, qui cominciano i problemi. Le speranze del movimento calcistico tedesco, uscito con le ossa rotte dal Mondiale appena conclusosi, si fondano, oltre che su un certo Michael Ballack, sul nuovo fenomeno di Lorräch, quel Deisler così giovane e così impreparato a reggere una responsabilità tale. L’allenatore del Borussia ritiene che sia “potenzialmente al livello di Fritz Walter, Uwe Seeler e Franz Beckenbauer” (no, non siete strani se non li avete mai sentiti nominare); il mister della Germania lo descrive come “un gioiello, il futuro del calcio tedesco”; i media impazziscono letteralmente per lui (oltre ad affi-


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m etCetera Majorana Desio n. 1 m dargli l’orrendo soprannome di “Basti Fantasti”, che da solo mi avrebbe indotto al suicidio): secondo un giornale tedesco del tempo, Deisler “ha la velocità di Michael Owen, il cross di David Beckham e l’abilità di Platini su punizione”. Ed era vero. Deisler aveva tutto questo. Quello che gli mancava era la mentalità (il termine tecnico sarebbe “palle”, ma dalla regia mi informano che ho già usufruito del tetto massimo di parole scurrili consentite): a Berlino Bastian trova un posto da titolare fisso, viene convocato in Nazionale, è una gioia per gli occhi di chi assiste alle sue magie. Ma non è felice. Sarà lui stesso a dirlo, anni più tardi: “Devo essere onesto e dire che al momento del mio passaggio all’Hertha ero assolutamente impreparato; erano felici di gettarmi in pasto ai leoni. Diventai così infelice cercando di fare felici gli altri: mi sentivo come un clown triste”. Mai forse Deisler ebbe una descrizione più fedele e malinconica: un clown triste, che diverte i propri spettatori e logora se stesso. Mentalmente e concretamente: il fisico è di cristallo. Si strappa una prima volta i legamenti del ginocchio destro; nell’Ottobre del 2001, dopo una miriade di altri infortuni, è costretto ad operarsi allo stesso ginocchio, e salta il resto della stagione. Anche se infortunato, Deisler è una preda che il più importante club tedesco, il Bayern Monaco, non può farsi sfuggire: Bastian viene strappato al Hertha per la cifra record di 20M di euro. L’allora 22enne Deisler è felice: al contrario di molti suoi colleghi, vede il fatto di non essere più l’unico fenomeno della squadra come una sorta di scarico di responsabilità, una benedizione. Ma ha fatto male i suoi conti: nelle idee del tecnico del Bayern, Ottmar Hitzfeld, il centro della squadra deve essere ancora lui. La pressione ora è alle stelle. Sebastian continua ad infortunarsi, saltando il Mondiale del 2002, per la delusione della Germania, che sperava nell’estro del suo nuovo fenomeno. Poco dopo, il clown si mette a piangere: quando, nel 2003, viene reso noto che Deisler soffre di depressione cronica, non ride più nessuno.

Forse, a quel punto, il nostro aveva già meditato di appendere le scarpe al chiodo, ma la stessa pressione che lo ha piegato lo spinge ad andare avanti. Dopo aver saltato anche gli Europei del 2004, sempre per colpa di quel maledetto ginocchio, torna a giocare, riprendendosi in breve tempo un posto da titolare al Bayern Monaco. Dopo che nel 2005 il capitano del Bayern Michael Ballack lascia la squadra, per Deisler arriva il momento della consacrazione: il biennio 2004/05 rimane forse il più felice della sua carriera, nonostante i problemi fisici non lo abbandonino mai. Nel pieno della propria vita agonistica, a 26 anni, Deisler si prepara a prendere finalmente sulle proprie spalle la Nazionale tedesca, quando chiaramente la Sfiga decide di metterci del suo: nel Marzo 2006, il ginocchio cede ancora di schianto; il Mondiale del 2006 (il nostro Mondiale, per intenderci) svanisce nel nulla. Il genietto torna in qualche modo in campo per la stagione successiva, ma è il canto del cigno: tra lo stupore generale, nel Gennaio 2007 Deisler annuncia il ritiro dal calcio giocato, a soli 27 anni e con un ricco contratto con il Bayern fino al 2009. La parabola della speranza calcistica di una nazione arriva così al suo epilogo. I giornali titolano emblematicamente: “il salvatore del calcio tedesco deve salvare se stesso”. Tutti gli chiedono di tornare a giocare, ma l’ormai ex enfant prodige ha trovato la propria dimensione: sposatosi, nel frattempo gli nasce un figlio. Deisler, senza più l’obbligo di fare felici gli altri, trova finalmente del tempo per vivere la propria vita, ottenendo forse la tanto desiderata felicità. Questa è la storia di Sebastian Deisler, questa l’ironia della sorte: che un giocatore con un tale talento fosse, a conti fatti e per sua stessa ammissione, inadatto al mondo del calcio professionistico. Vi ho intristito? Se sì, prendetevela con l’impaginatore del giornalino. Se no, non disperate: tante nuove storie seguiranno presto! Alla prossima Sfiga!


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CHI MI AMA, MI SEGUA! e mi retwitti! Alzi la mano chi di voi, ultimamente, si è accorto dell’ascesa nel World Wide Web da parte del social network Twitter, e perciò ha provveduto a registrarsi. Probabilmente il 60 - 70 % di voi. Ora alzi la mano chi crede di saper usare twitter in tutte le sue funzioni, chi dà un’occhiata alla Home più di una volta al mese, chi cinguetta allegramente con frequenza. Forse il 10% di voi... Motivo: perché la restante parte non lo sa usare in tutte le sue funzioni, e non ha mai provato a scoprire le possibilità che offre questa piattaforma sociale. Beh, questo articolo vuol farvi ricredere sull’inferiorità qualitativa del passerottino azzurro rispetto al sito bianco-blu per eccellenza! Per chi non lo sapesse, il verbo inglese to twitter significa “cinguettare”. Già dalla differenza tra “cinguettare” e “libro delle facce” risulta chiara la differenza fondamentale del sito: pur essendo un social network, è molto più impersonale del ben noto Facebook. Infatti lo scopo del cinguettatore provetto non è quello di farsi gli affari altrui, o pubblicare proprie foto nella speranza di ottenere quanti più mi piace possibile; piuttosto è quello di trovare persone con interessi simili ai propri,

Alessandra Cafiero,4^b condividere i loro tweets (retweettare), rispondere a ciò che scrivono, scoprire nuove tendenze; insomma, su twitter puoi confrontarti con persone sconosciute senza che loro abbiano a disposizione i tuoi dati personali, o anche evitare conversazioni con gli altri utenti, trovando nonostante ciò qualcosa di interessante da fare. Ad esempio, diventare follower (in italiano seguace o accolito, che suona inquietante) delle tue stars, associazioni, riviste, serie TV preferite. Così, ad esempio, saprai sempre l’ultima riguardo a divi che su twitter si trasformano quasi in normalissimi utenti, e condividono con i followers attimi della propria vita quotidiana, spesso in modo molto divertente – proprio come te; solo che hanno un numero di “seguaci” che supera in lunghezza il tuo di qualche cifra. Piccoli dettagli.. Altre piccole istruzioni: potete divertirvi a cinguettare quanto volete, basta non superare i 140 caratteri per ogni tweet. Credo, personalmente, che questa costrizione alla brevitas sia un altro punto a favore di twitter,


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m etCetera Majorana Desio n. 1 m dato che obbliga a scrivere cose più concise e dunque più interessanti, evita copia-e-incolla di storie strappalacrime facebookiane, o stati chilometrici sulle proprie riflessioni esistenziali notturne. Per quanto riguarda la chat, sul sito non ne esiste una vera e propria, ma è possibile destinare un tweet ad un altro utente (anche una star, che, anche qualora non sia italiana, potrebbe rispondervi!) scrivendo @nomeutente. Quando citate qualche novità, qualche vostro interesse, qualunque cavolata vi venga in mente nel vostro tweet e volete metterlo bene in evidenza, fatelo precedere da un #. Esempio scemo: “Interrogazione domani.. #panico” Le parole più frequentemente “citate” dagli utenti di Twitter sono dette “tendenze” (TT) e sono ben evidenziate nella Home, per permettere di aggiornarsi facilmente sugli argomenti più discussi del momento. Twitter, insomma, è molto minimal e semplice rispetto a Facebook, ma al contempo presenta molti vantaggi in più: primo tra tutti ho già accennato al rapporto più strettamente ravvicinato con i propri idoli, anche stranieri; inoltre, leggendo i tweets dei vostri divi stranieri preferiti, tra un cinguettio e l’altro correte anche il rischio di imparare l’inglese. La scarsa importanza della propria identità sul social network è un altro vantaggio, dato che permette di essere retweettato, commentato e seguito da tutti, utenti sconosciuti e non, senza dover necessariamente dare loro troppa corda. Viceversa, consente di leggere moltissimi tweets, opinioni di utenti di tutto il mondo, permettendo così una circolazione di idee e una diffusione di nuove tendenze davvero eccezionale. Giusto per non essere troppo di parte, credo di dover anche esporre un difetto di Twitter,

almeno quello più evidente: tra i TT del social network, che cambiano ogni giorno, non ne manca mai qualcuno relativo agli One Direction. Ebbene sì, le Directioners hanno letteralmente invaso il sito, cinguettando senza tregua da ogni angolo della Terra. Non ho nulla contro le Directioners – o quasi – ma su Twitter oltrepassano decisamente i limiti della decenza. Tuttavia, se riuscirete a fare un piccolo sforzo di sopportazione, vi abituerete come me al fatto che ogni giorno più della metà del popolo di Twitter osanni questi fanciulli inglesi senza tregua, e tornerete a cinguettare serenamente. Spero di esser riuscita a suscitare in voi almeno un po’ di curiosità riguardo a questo social network spopolato da molto tempo negli States; un mezzo di informazione moderno e stimolante, in continuo movimento e trasformazione, proprio come il mondo che ci circonda. Insomma, non vi resta che iscrivervi, scoprire il fantastico mondo dell’uccellino più famoso della Rete, e, perché no, magari “seguirmi”, se avete gradito l’articolo! @AleBeaCafiero ;)


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Made in Italy: Two Fingerz, il fenomeno hip hop dell'anno Non sapendo con cosa cominciare abbiamo deciso di parlare del nostro parrucchiere. E' un ragazzo di trent'anni di Nova Milanese, che nel tempo libero si diverte a “rappare” e a fare il pirla. E' una persona molto eccentrica ed eclettica che di certo non passa in osservato (in una folla lo notereste di certo per la tinta shock dei capelli). Si chiama Daniele Lazzarin e non è male a tagliare i capelli... ma anche a fare musica non scherza. Lavora ormai da anni con un suo amico, Riccardo Garifo, produttore musicale e imitatore per Radio Deejay, componendo brani hip hop. Loro sono Danti e Roofio, e si fanno chiamare Two Fingerz. Dopo vari Ep, hanno pubblicato nel 2006 il loro primo album, “Figli del Caos”, con la Sony, che però si è rivelato un insuccesso. Successivamente in pochi mesi pubblicano con un'etichetta indipendente “il Disco Finto”, “il Disco Nuovo” e “il Disco Volante”, passando da un rap tradizionale in stile americano a un rap con suoni più elettronici e tendenti alla dance. Nel 2012, tornati in major, fanno uscire l'album “Mouse Music”, simbolo del loro successo e del loro nuovo stile. Con Mouse Music (musica fatta con il mouse) si riferiscono al fatto che ormai ogni canzone è prodotta o rifinita a computer, dal brano dance a quello di musica pop. Si possono riconoscere anche dal fatto che nei videoclip delle loro canzoni si trovano effetti moderni e sorprendenti, come il GoPano, un obiettivo che riprende a 360°. Ma i loro progetti non si limitano a questo, hanno prodotto l'album dei Moderni, da qualche

Riccardo Sala, Davide Raineri, 3^F anno conducono un programma musicale su HipHop tv (un canale di Sky) e come già detto lavorano e collaborano spesso con Radio Deejay e Deejay tv. Insieme a Max Pezzali hanno realizzato una versione speciale per celebrare i 20 anni di carriera dell'ex 883 di “6/1 sfigato”, diventata poi sigla ufficiale della nuova edizione di Colorado (su Italia1). Ma chi sono veramente i Two Fingerz? Roofio (alias Riccardo Garifo) è un ex pasticcere, tifosissimo della Juve e con una passione per le Mini (non solo le macchine). Danti (alias Daniele Lazzarin), invece, fa ancora il parrucchiere e ha l'abitudine pubblicare video su YouTube: mini video della durata di qualche minuto che mostrano la sua psiche contorta e quanto non abbia nulla da fare. Si diverte in particolar modo a riprendere il cane della sua ragazza, muratori che trapanano e “fanno dubstep” e strani uomini a cavallo che dirigono eserciti di piccioni spacciatori. Il 2012 è quindi stato ed è ancora l'anno del successo dei Two Fingerz, che dopo quasi dieci anni di attività sono finalmente arrivati al grande pubblico. Due dita, simbolo di pace in India, insulto in Inghilterra e in Italia... Two Fingerz Up “Ridere è la cosa più seria che ho imparato” Danti


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Recensioni

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Godspeed You! Black Emperor 'Allelujah! Don't Bend! Ascend! LISTA DELLE TRACCE: Mladic Their Helicopter's Sing We Drift Like Worried Fire Strung Like Lights At Thee Printemps Erable

I Godspeed You! Black Emperor sono un gruppo canadese, formato da un sacco di gente che non elenco perché, appunto, sono un sacco, appartenente alla corrente post-rock, “un genere musicale che utilizza una strumentazione tipica del rock in modo non conforme alla tradizione del rock stesso” (da Wikipedia). In realtà personalmente non so se lo definirei così, perché il postrock è un genere con una varietà impressionante al suo interno, e questa definizione mi pare riduttiva, ma era solo per inquadrare brevemente la corrente quindi va bene. Dunque, i GY!BE hanno all'attivo sei album, di cui il sesto, uscito ad ottobre 2012, è 'Allelujah! Don't Bend! Ascend!, dal titolo chilometrico, come loro solito. Il suddetto album è formato da quattro tracce delle quali due

Elena Mazzeo, 3^a

(Mladic e We Drift Like Worried Fire) erano già parte del repertorio live del gruppo dal 2003. 'Allelujah! Don't Bend! Ascend! si apre appunto con Mladic, una delle due tracce da (quasi) 20 minuti, in cui si trova il mondo. È un lunghissimo climax dall'atmosfera oscura e cupa. I suoni crescono sempre di più in intensità fino a lasciare l'ascoltatore praticamente svuotato. Verso il dodicesimo minuto il ritmo rallenta progressivamente, diventando ipnotizzante ed oppressivo, finché non sfocia nel suono di un singolo nebbioso violoncello (?). Successivamente riprendono piede gli altri strumenti, il ritmo accelera e poi rallenta, le chitarre suonano lamentosamente, e la traccia si conclude con uno strano giochino divertente che non saprei ben descrivere. Dopo l'esaurimento totale di Mladic, Their Helicopter's Sing si presenta come una specie di intermezzo ludico tra le due tracce più lunghe, che tanto ludico non è, infatti questa traccia è composta da sei minuti di inquietantissimo e vibrante drone privo di forma, che tuttavia si conclude dolcemente. We Drift Like Worried Fire è l'alter-ego di Mladic: come quest'ultima è oscura e cupa come una fotografia in bianco e nero, la prima è un vero e proprio inno alla felicita e alla dolcezza. Parte abbastanza in sordina, tuttavia di minuto in minuto prende sempre di più una sua forma, fino ad arrivare dopo l'undicesimo minuto, quando diventa una cosa commoventissima. L'album si conclude, forse un po' bruscamente, con Strung Like Lights At Thee Printemps Erable, un'altra traccia drone. Personalmente 'Allelujah mi è piaciuto un sacco, non vorrei dare giudizi troppo avventati ma credo che sia un mezzo capolavoro. In ogni caso, vale veramente la pena di ascoltarlo.


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Alla ricerca della Poesia Perduta “Tanto gentile e tanto onesta pare La donna mia, quand’ella altrui saluta, Ch’ogne lingua devèn, tremando, muta E li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta, e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira Che dà per li occhi una dolcezza al core, Che ‘ntender no la può chi no la prova; E par che dalle sue labbra si mova uno spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima:Sospira.”

Dante, il sommo poeta, scrisse questi splendidi endecasillabi per la sua donna amata, Beatrice. Versi bellissimi che ci appaiono lontani, velati da un’antica atmosfera, forse troppo romantica per i nostri tempi. Poesie che si imparano a memoria e si guardano con un occhio stanco e provato dalle lunghe ore di scuola. Avete mai, però, riletto per curiosità quelle pagine che suonano di vecchio e con altri occhi avete scoperto orizzonti indescrivibili, emozioni che fanno venire i brividi lungo la schiena? Questa è la magia della poesia, capace di far commuovere, di rischiarare con una nuova luce le grigie giornate d’inverno, di colorare il nostro mondo. Ma quante persone sono disposte a scrivere e recitare versi, distinguersi dagli altri e a lasciare nel mondo parole d’amore, parole di

Letizia Bigatti, 3^a

vita? La parola è fondamentale nella vita di un uomo: è comunicazione, è istruzione, è libertà. Fin dai tempi antichi la parola aveva un significato molto importante: Greci usavano quotidianamente il loro lògos nella filosofia, nella politica e nella letteratura, nel teatro. Saffo è uno dei più importanti esempi di poesia d’amore nella Grecia antica mentre a Roma ritroviamo Catullo, follemente innamorato di Lesbia: “Dammi mille baci e poi cento, poi altri mille e poi altri cento…”. Secoli dopo intorno al 1200 fiorì in Francia una nuova forma di poesia, chiamata “poesia cortese”. Qui i trovatori componevano versi d’amore per le loro donne a volte irraggiungibili e lontane. Quindi la parola e il suo uso ai fini dell’amore era ricorrente nei secoli passati ma la bellezza della poesia è rimasta immutata nel tempo: vi chiedete come mai poemi scritti più d 2000 anni fa sono ancora letti e commentati? Ogni parola donata al mondo lo rischiara con la sua luce, è una boccata d’aria fresca in un’atmosfera inquinata dalle mode moderne dove non c’è posto per la poesia. Riscopriamo questo mondo perduto e dimenticato, imparando a commuoverci ad ogni parola d’amore perché è una luce che illumina il cammino della vita degli uomini. Finché ci sarà l’amore, potremo sperare in un mondo migliore, basato sulla giustizia, sul rispetto e sulla libertà di ogni individuo.


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L’ambiente: il problema dell’iniquinamento Cos’è l’inquinamento?? Il termine inquinamento si riferisce a un’alterazione di una caratteristica ambientale causata da attività antropica. Generalmente si parla di inquinamento quando l’alterazione ambientale compromette l’ecosistema danneggiando uno o più forme di vita. Allo stesso modo si considerano atti di inquinamento quelli commessi dall’uomo, ma non quelli naturali (emissioni gassose naturali, ceneri vulcaniche, aumento della salinità…). Quando si parla di sostanze inquinanti solitamente ci si riferisce a prodotti della lavorazione industriale (o dell’agricoltura industriale). Una forte presa di coscienza sui problemi causati dall’inquinamento industriale (ed in particolare dei cancerogeni) è avvenuta nel mondo occidentale a partire dagli anni settanta. Già negli anni precedenti tutta via si erano manifestati i pericoli per la salute legati allo sviluppo industriale. Quali sono le cause dell’inquinamento…?? Le cause più comuni dell’inquinamento sono la deforestazione; lo scarico dell’ immondizia nel mare, nei fiumi e nelle falde acquifere; i rifiuti tossici (per esempio medicinali scaduti, batterie scariche…) e radioattivi. …e le conseguenze?? le conseguenze più rilevanti che portano all’inquinamento sono: l’innalzamento delle temperature, quindi scioglimento dei ghiacciai; l’aumento della superficie dei deserti e morte di numerosi esseri viventi; il buco dell’ozono si allarga facendo innalzare le temperature; l’aria diventa piena di sostanze tossiche che possono causare tumori; anche la terra assume

Giorgia Guardino, Erika ZanEtti, 1^b

queste sostanze che nuociono alle piante e agli animali che se ne cibano; l’acqua diventa sempre più acida, la vegetazione marina diminuisce, i pesci e i mammiferi marini trovano sempre più spesso la morte per avvelenamento o soffocamento con buste di plastica abbandonate in mare (succede soprattutto ai delfini). Tutto questo causa uno sconvolgimento del clima, che porta fenomeni come uragani, oppure onde anomale spaventosamente alte, che non resistono alle barriere coralline (eliminate dall’ inquinamento) che inondano le coste uccidendo milioni di persone. Esistono rimedi ai danni causati dall’inquinamento?? Per quanto riguarda i rimedi sono fondamentali: le raccolte differenziate dei rifiuti, che poi verranno riciclati; l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili (solari ed eoliche); l’attenzione alla produzione e al consumo: che senso ha, per esempio, produrre e comprare un oggetto con tanti incartati? Sprecherebbe risorse inutili in quanto la plastica o la carta verrebbero gettate via. È necessario, poi, tagliare gli alberi solo dalle apposite coltivazioni, invece che dalle foreste, che costituiscono il polmone della terra; è necessario fare un uso di motori non inquinanti nelle automobili, industrie e navi. È necessario che l’uomo prenda coscienza del fatto che distruggere l’ambiente equivale a distruggere se stessi.


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CHOKLAD

L’antidepressivo conosciuto maggiormente da noi donne: il cioccolato. GNAM! Lo troviamo in diverse forme: c’è il cioccolato da spalmare, quello bianco, quello nero, i cioccolatini, le barrette, il cacao solubile, quello con il 90%, quello al cioccolato fondente... . Il cioccolato nasce dalle ‘bacche’ di un arbusto, l’albero di cacao, coltivano nei paesi tropicali. Le ‘bacche’ di circa una ventina di centimetri, contengono le fave di cacao: piccoli semini. Contiene a seconda della percentuale di cacao e di sostanze aggiuntive, come le magnifiche noccioline di alcune barrette di cioccolato, più o meno calorie. Nonostante questo il cioccolato ha qualità benefiche, basta che sia fondente con minimo 50% di cacao. E vi assicuro che non lo dicono solo le ragazze con problemi d’amore o con il mestruo, lo dice la comunità scientifica. Infatti, numerosi studi scientifici attestano le proprietà salutistiche del cioccolato amaro, fa bene al cuore, alla pressione, al colesterolo, alla tristezza e viene usato come afrodisiaco e dimagrante. Consiglio vivamente di adottare ogni giorno un pezzo di cioccolato come amico del cuore. ATTENZIONE, alcuni ricercatori teTTeschi avvisano che mangiarne troppo comporta l’assunzione di sostanze nocive per i reni. Quindi, sì mangiarlo ma non in grandi quantità. Sempre secondo i nostri vicini, se dovete acquistare del cioccolato, accertatevi che provenga da paesi come l’Ecuador, il Messico e la Papua-Guinea dove ha più qualità benefiche provenienti dal terreno. Ma ritorniamo alle buone notizie che solo Orlando, USA, ci può dare. All’ American Heart Association, secondo una ricerca giapponese, il cioccolato aiuterebbe il cuore a mantenersi in buona salute. Parliamo sempre del cioccolato fondente. L’Equipe dei medici del Sol Levante lo ha messo a confronto con il cioccolato bianco, la sfida si è conclusa con un bel 1 a 0 per il bel fondente che ha dimostrato di avere degli antiossidanti di cui il cioccolato bianco era sprovvisto. Aiuta il colesterolo. Un esperimento di J. Marsu ha dimostrato che dopo tre settimane di trattamento a

Sara Di Vita, 1^a base di cioccolato fondente, il colesterolo chiamato ‘buono’ è aumentato e quello ‘cattivo’ è diminuito. In sostanza, se mangiato con moderazione, non crea problemi per chi soffre di diabete. Le mattine a scuola sono sempre un trauma, ammettiamolo, quanti di voi sul pullman alle sette pensano solo al caffè (?), ma cari majorani come alternativa al caffè potete armarvi di una barretta. É risaputo infatti che il cioccolato è e n e r g e t i c o, ideale per stanchezza improvvisa, è si ricco di glucidi e ha un basso indice glicemico. Contiene sostanze, come la caffeina, la teobromina e la teofillina, il cui effetto è molto simile alle mani ghiacciate di un vostro compagno sul viso. Quindi capace di svegliarvi sia a livello fisico che mentale. Ma chi sono i costituenti che ci permettono di saltellare allegramente come teneri e dolci orsacchiotti a forma di orsacchiotti? Uno tra i primi e tra i più conosciuti sono i glucidi, che migliorano l’umore e diminuiscono l’ansia. Altro costituente che agisce sull’umore è il magnesio che distende i nervi causando un rilassamento generale e che lotta contro lo stress. La feniletilamina, che funge da anti-depressimo. Un consumo regolare può provocare una diminuzione dello stress. Una fonte sicura mi ha rivelato che alla domanda ‘qual’è il senso della vita?’, Siri (un software della Apple basato sul riconoscimento vocale, a cui tu puoi fare domande e puoi ascoltare felicemente la risposta,) ha risposto ‘senza ombra di dubbio il cioccolato’. Avete cambiato idea sul cioccolato? Ora non lo immaginate più solo come una massa di grassi da odiare. Come già ripetuto, quando si mangia cioccolato ci si sente bene, sia a livello mentale che fisico. Ma secondo gli studiosi, il segreto per il benessere, non consisterebbe nella quantità da mangiare ma nel suo sapore fresco e piacevole. Quindi cari liceali: mangiare si, ma con moderazione. Un saluto dalla cucina di Cotto e..ehm no. Dimenticate i diamanti, è il cioccolato, credo sarete d'accordo, il miglior amico delle ragazze. (Carole Matthews)


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Schegge di CicloRivoluzione Dal 5 al 7 ottobre a Reggio Emilia, il movimento #salvaiciclisti, la Fiab, federazione italiana amici della bicicletta, l'ANCI, associazione nazionale comuni italiani, e la Legambiente hanno presieduto gli Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità Nuova. L'evento è stato un momento importante di confronto e lavoro per dar forma insieme a proposte concrete e vincolanti a favore di una mobilità più sicura e sostenibile nelle città. Gli Stati Generali sono stati un’occasione per confrontarsi sulla bicicletta in tutti i suoi aspetti. Questi i punti fondamentali del documento conclusivo: - Verso un target “20-20-20” della mobilità come obiettivo medio nazionale e un target “zero incidenti” in ambito urbano puntando a dimezzare subito morti e feriti tra pedoni e ciclisti. - Abbassare a 30 km orari il limite di velocità in ambito urbano con eccezione della viabilità principale e raggiungere i 20.000 km di rete ciclabile nazionale. Ma non è solo degli Stati Generali che parlerò in questa nuova rubrica, parlerò soprattutto della Velorution, la Ciclorivoluzione. Una rivoluzione, appunto. Perché? perché le automobili si stanno dimostrando inquinanti, inefficienti e troppo lente per la mobilità urbana, troppo spesso caratterizzata da ingorghi, traffico e inquinamento. La bicicletta è il mezzo che si è dimostrato più efficiente in città, infatti nei percorsi brevi ottiene un vantaggio notevole rispetto all'auto ed anche ai mezzi pubblici. #salvaiciclisti è un movimento popolare e spontaneo indipendente da partiti e associazioni che chiede alla politica interventi mirati per aumentare la sicurezza dei ciclisti sulle strade italiane sulle quali sono morti negli ultimi 10 anni 2.556 ciclisti. Tutto è partito dall’iniziativa Cities fit for cyclists del Times e dal manifesto di 8 punti che viene ripreso dai blogger italiani e rilanciato in rete

Daniele Viganò, 5^E sotto il nome di #salvaiciclisti. Questo movimento è composto da vari gruppi locali, che sono riuniti dagli obiettivi esposti nel manifesto, cercano di far valere la voce dei ciclisti ma anche di tutti coloro che non vogliono utilizzare l'auto, e incentivare l'utilizzo di mezzi di trasporto più ecologici ed economici. L'ultimo anno ha visto il sorpasso delle biciclette rispetto alle auto immatricolate, sarà la crisi, sarà il caro-benzina, ma questo è un risultato importante per l'incentivazione all'uso di un veicolo, il velocipede, che è "zero-emission", economico e anche salutare. Ma torniamo a parlare di CicloRivoluzione; Noi studenti del Majo siamo molto avanti,infatti quando sulla grigia Brianza splende il caldo sole primaverile e di fine estate, le rastrelliere sul piazzale della scuola sono piene di bici, anzi, alle volte non bastano. Ma anche i nostri pendolari sull'autobus compiono un gesto nobile, stipati come i tetris partendo prima dell'alba, comunque tagliano il potenziale traffico davanti a scuola. Cos'altro possiamo fare? Be', bisogna cercare di utilizzare il meno possibile l'auto, provare ad usare la bici un po' di più, soprattutto per piccoli percorsi, scrivere all'azienda dei trasporti se l'autobus e troppo pieno o passa in ritardo, usare il treno per le medio-lunghe distanze, protestare al comune per la mancanza o la cattiva condizione dei marciapiedi e delle piste ciclabili, istituire un gruppo di #salvaiciclisti. alla prossima scheggia di CicloRivoluzione.


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My Favourite Game Ciao a tutti! Da questo mese inizia una rubrica che parlerà di canzoni e musica. Una playlist da ascoltare, riascoltare e scaricare. Canzoni di ieri e di oggi. Il "il mio gioco preferito" che vorrei condividere con voi. Ma mi raccomando: ascoltate almeno una canzone al giorno! Skyfall - Adele. Dal nuovo film del mitico James Bond Baudelaire - Baustelle. Il pensiero della "rive gauche" tradotto in musica Call me maybe - Carly Rae Jepsen. "Hey i just met you and this is crazy! But here is my number so call me maybe! Song 2 - Blur. La colonna sonora del mio primo FIFA Could you be loved - Bob Marley. La canzone capostipite del Raggae So good - B.O.B. Speriamo che vada tutto bene! She wolf - David Guetta ft. Sia. Fa uscire il lupo che c'è in ognuno di noi

Matteo Villa, 1^b

Le tasche piene di sassi - Jovanotti. "Mi riconosci: ho le tasche piene di sassi, la faccia piena di schiaffi, il cuore pieno di battiti e gli occhi pieni di te!" Goodbye Kiss - Kasabian. Last friday night - Katy Perry. È successo tutto lo scorso venerdì notte… ma io dove ero? Certe Notti - Ligabue. L' omaggio più classico al grande Liga da Correggio New Divide - Linkin Park. La colonna sonora di Trasformers 2 Autumn Song - Manic Street Preachers. Visto che siamo in tema con la stagione... Haven't meet you yet - Michael Bublè

It will rain - Bruno Mars. Pioverà ma noi non ci bagneremo; saremo a scuola

Come un pittore - Modà. Ciao semplicemente ciao

Ma cheriè- Dj Antoine.

Sober - Muse. Dal primo album di uno dei miei gruppi rock preferiti. Una piccola perla

Blue - Eiffel 65. Provate a rimanere fermi ascoltando " da dabadi dabada" Tonight (I'm loving you) - Enrique Eglesias. Semplicemente favolosa Rocket - Goldfrapp. Con il loro razzo i Goldfrapp sono arrivati alle stelle Basket Case - Green Day. Il primo vero successo del gruppo pop punk di Berkeley Cemento Armato - Il Cile. "Respirare i silenzi spietati di una donna che hai perso" C'è qualche cosa di più triste?? Space Cowboy - Jamiroquai. Un grande omaggio al cantante che mi ha cresciuto!

Song to say goodbye - Placebo. Brian Molko mi fa letteralmente impazzire!! Welcome to my life - Simple Plan. Dal freddo Canada, una caldissima hit!!! 5 o' clock - T Pain ft. Lilly Allen. Non piacerebbe a nessuno svegliarsi a quell'ora Street of love - The Rolling Stones. Pietra miliare del rock. Non siete d'accordo? This is love - Will.i.am. Un rap romantico! Accetto suggerimenti per canzoni, gruppi e artisti!


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Rubrica di moda Il trionfo della pochette! Tornano di moda le mini borse. Più sono piccole e meglio è, sono molto amate infatti le “hardcase”, poco più grandi di un portaocchiali. Sì soprattutto a borchie, pietre e zirconi, vanno molto di moda anche i colori accesi: arancio, rosa, rosso, turchese, verde acido, petrolio. Davvero importante è notare il dettaglio: ad esempio un trasgressiva, ma pur sempre raffinata, chiusura dalla forma di teschio. È necessario, per essere sempre elegante, portare la pochette in mano, certo non è molto pratico, tuttavia chi vuole essere all’ultima moda deve saper rinunciare ad un po’ di comfort. Eh già, il nero lascia il posto a colori un po’ più eccentrici come il blu elettrico, il viola e il grigio.

Arianna Pagani, 1^b

Un’acconciatura perfetta: I tagli undercut sono sempre più in voga! Femminili, ma grintosi i tagli undercut vanno sempre più di moda! Questo tipo così particolare di look, un tempo adottato soprattutto dalle più giovani e ribelli, ora viene apprezzato da tutte le donne, che lo scelgono per l’audacia e, forse, anche un po’ per la trasgressività che trasmettono. E per i capelli lunghi? Se si vuole sembrare sempre più femminili e sexy, il taglio lungo e sciolto fa per voi! Si preferiscono onde morbide e naturali, ma sempre ben curate, per capelli non troppo lisci. Molto in voga sono acconciature originali con treccie e intrecci, ma anche capigliature romantico-dark caratterizzate da ciocche lunghe piegate indietro a torchon. Riguardo ai colori, quello più fashion è sicuramente il rosso, con riflesssi fiammeggianti dai quali difficile è distogliere l’attenzione. Che siano rame, melanzana, fulvo, mogano o tiziano, i tuoi capelli saranno sempre oggetto di sguardi meravigliati.

Make up autunno 2012: In questo periodo si preferiscono sul viso colori tenui (beige, pesca) per far risaltare la purezza e la semplicità del volto, con il contrasto di un rossetto rosso sulle labbra, il quale è il punto di forza di molte donne. Per chi invece non optasse per questo tipo di make-up? SMOKEY EYS. Sono all’ultima moda,… ma con qualche variante: basta col solito nero! Eh già, il nero lascia il posto a colori un po’ più eccentrici come il blu elettrico, il viola e il grigio.


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Sudoku


Immense grazie Redazione siano rese ai Caporedattore: Stefano Tagliabue, 4^D membri del Impaginatore: Mirco De Vito, 4^D personale ATA Redattori: Luca Novati 5E; Daniele Viganò 5E; Lorenzo Valerin 5E; Siche perdono mone Vigano 5b; Marco Consonni investono il loro 4D; Elisa Borsoi 4D; Erika Visentin 4b; Angelica Ierti 4b; Alessandra Catempo nel ciclosti- fiero 4; Elisabetta Sangalli 4a; Alice Barbon 3F; Matilde Simonetti 3F; lare il nostro Riccardo Sala 3F; Davide raineri 3F; Letizia Bigatti 3a; Elena Mazzero 3a; giornale! Ilaria Nesci 3a; Martina Vitarelli 3a; Giulia Bianco 3b; Simone Borgonovo 3b;

Le copie del giornalino sono poche non perché siamo molto taccagni ma perché è stato messo anche online, sul sito issuu.com/etceteramajorana. Se non sei stato abbastanza veloce da prenderne una copia leggilo online, la definizione è maggiore e le immagini sono a colori! Commenta gli articoli sul forum (www.liceomajoranadesio.forumfree.it) e invia i tuoi elaborati a etceteramajorana@gmail.com!


etCetera 1. numero 2012/13