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EtCetera n° 8 | Marzo 2018

il giornalino degli studenti

L’editoriale del Caporedattore di Filippo Vergani, 4c

La vittoria del nuovo Gli italiani alle elezioni politiche hanno scelto il nuovo: il M5s che ha ricevuto circa il 32% dei voti e la Lega, rinnovata da Matteo Salvini (non più Lega Nord), che ha conseguito il 17% dei voti all’interno della coalizione di centrodestra che ha ottenuto il 37%. Un nuovo, imbevuto di populismo e retorica, che è riuscito ad intercettare le tematiche più sentite dagli elettori. Il lavoro che non c’è al Sud spiega il dominio del M5s nel Meridione e le carenze nella gestione dell’immigrazione giustificano il massiccio consenso per la Lega. La Calabria ha il record di disoccupazione continentale. Sicilia e Sardegna hanno un tasso di disoccupazione giovanile doppio del resto d’Europa. Certamente i 780 euro al mese promessi da Luigi Di Maio per chi non ha nessun lavoro, danno speranza ai ceti disagiati del Sud, tuttavia non serviranno a creare imprese e nuovi posti di lavoro. L’altro cavallo di battaglia del M5s è stata l’autoproclamata onestà (riduzione degli stipendi dei politici). Un atto importante simbolicamente, ma insignificante per le casse dello Stato e che non è sinonimo di capacità politica. Gli slogan “Prima gli italiani” e “Stop invasione” della Lega non toglieranno gli immigrati dalle piazze italiane, ma è anche vero che fino ad ora non si è riusciti ad affrontare i flussi migratori con lungimiranza, ovvero collaborando con l’Europa e i Paesi africani. La sinistra ha perso la sua vocazione sociale e la destra liberale non esiste, questi sono i risultati.

Pagellone politico

Come il fiore del Campo “...Grazie di cuore, prof. Ci mancherà.”

Apple rallenta i vecchi dispositivi?

“Quando la batteria viene caricata del 100%...” Continua a pagina 10

Oscar 2018

“La notte tra il quattro ed il cinque marzo è andata in onda la novantesima edizione dei premi Oscar”... pagina 12

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Indice

n° 8 Marzo 2018

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Lettera agli studenti.........................3 Macerata, le idee pericolose..............5 Come il fiore del campo....................9 Apple rallenta i vecchi dispositivi?...10 Oscar 2018....................................................12 Pagellone politico elezioni 2018.....15 Lettera alla professoressa Gruwell.....17 La macchina del tempo #3..................19 Vuoi partecipare anche tu? Manda il tuo articolo a etceteramajorana@gmail.com


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Storia

n° 8 Marzo 2018

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Lettera agli studenti In riferimento a quanto apparso sul numero 7 (Febbraio 2018) del giornalino EtCetera scritto e curato dagli studenti, pubblicato anche sul sito del nostro Liceo, i docenti del dipartimento di storia e filosofia chiedono alla redazione del giornale l’opportunità di esprimere alcune considerazioni sul contenuto di un intervento apparso alle pagine 5-8 che chiama in causa alcuni giudizi espressi sul periodo storico del fascismo. Innanzitutto, in coerenza con i principi costituzionali, vogliamo ricordare quanto contenuto ai commi 1 e 2 dell’articolo 21 della Costituzione Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Il confronto civile e rispettoso, anche quando i toni sono aspri e le opinioni distanti, è palestra di dialettica libera e democratica e va pertanto tutelato, garantendo in ogni sede spazio alla libertà di espressione .Questo non può però significare che si possa rimanere indifferenti quan-

do i contenuti, di fatto, rovesciano la verità storica, lasciando intendere che il fascismo e i fascisti nel Secondo dopoguerra sarebbero stati vittime di persecuzione politica, di cattiva stampa e di una pregiudizievole storiografia. Vale la pena ricordare che la Repubblica nasce dalla Resistenza e dalla sconfitta del fascismo e del nazismo; i padri costituenti hanno inteso garantire attraverso la Carta quei diritti civili, politici e sociali che sono stati seriamente compromessi durante gli anni del governo legale fascista (1922-1925), per essere poi sistematicamente violati durante tutti gli anni del regime dittatoriale (1925-1943). Il fascismo, al di là di quanto dichiarato nel manifesto fondativo del movimento, si scagliò con violenza, fin dal 1919, contro sezioni di partito, redazioni di giornali, associazioni, circoli ricreativi, biblioteche, sedi istituzionali provocando morti, feriti, un clima da guerra civile. Ad essere colpiti furono non solo socialisti e comunisti, ma anche liberali, democratici, cattolici, sacerdoti la cui unica colpa era quella di non


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Storia

essere fascisti. Il fascismo infatti, gioverà ricordarlo, non tollerava alcuna forma di dissenso, come nel caso dei dodici professori universitari costretti aa abbandonare la cattedra nel 1931 per non aver voluto prestare giuramento di fedeltà al regime. Il governo fascista non poteva ammettere neppure ogni minima forma di quella stessa libertà di espressione che invocano oggi alcune organizzazioni che si richiamano orgogliosamente a quella tradizione. È un falso storico affermare che il fascismo non fosse razzista e che solo ragioni di opportunismo politico e pressioni di lobby avrebbero determinato l’emanazione delle leggi razziali del 1938. In realtà, il fascismo aveva una legislazione razzista già negli anni precedenti finalizzata a regolare il rapporto fra gli Italiani e le popolazioni delle colonie (Eritrei, Libici, Etiopi). Non può esserci equidistanza fra fascismo e antifascismo. Anche oggi, occorre ribadire che la questione verte soprattutto sul binomio dittatura-democrazia, che sono poli antitetici e non confrontabili. Mussolini è il simbolo della dittatura, quale forma di potere e di governo che l’Italia ripudia dalle sue fondamenta costituzionali, democratiche e repubblicane.

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In qualità di docenti di storia proviamo ogni giorno a trasmettere conoscenze e competenze ai nostri studenti, lasciando emergere la nostra passione per la disciplina che insegniamo. Proviamo faticosamente a insegnare che la verità storica si alimenta di interpretazioni che possono anche confliggere, ma rigetta i falsi storici. Proviamo a fornire gli strumenti utili per il reperimento di informazioni attendibili, invitando ad usare con discernimento siti internet e social che diffondono una gran quantità di dati incontrollati e spesso finalizzati ad usi strumentali. Rimaniamo a disposizione per chiunque voglia confrontarsi, approfondire, studiare, ricercare senza atteggiamenti pregiudiziali, nella garanzia del pluralismo dei punti vista e nella consapevolezza dei valori umani e civili espressi dalla Resistenza e incardinati nella nostra Costituzione. Desio, 14 febbraio 2018 I docenti del Dipartimento di Storia e Filosofia


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Attualità 5

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Beatrice Corti , 4c

Macerata: le ideologie pericolose Una tranquilla mattinata in una tranquilla cittadina del Sud Italia, Macerata. Ad un tratto, improvvisamente, per le vie del centro si odono rumori di spari ed è subito il panico. Gente che urla, persone spaventate che cercano rifugio nei negozi e nei bar, mentre l’asfalto si tinge di rosso. Poco dopo verrà individuato l’autore del gesto, Luca Traini, che prima di essere fermato dalle forze dell’ordine è riuscito a ferire con colpi di arma da fuoco sei persone, che si trovano in strada per caso e che sono state prese di mira perché il colore della loro pelle non era bianco. Festus, Wilson, Jennifer, Mahmadou, Omar e Gideon, ragazzi di età compresa tra i 21 e i 32 anni, sono riusciti tutti a sopravvivere e ora sono in via di guarigione dalle lesioni provocate dai proiettili. Luca Traini, arrestato mentre era avvolto nel tricolore italiano e faceva il saluto fascista, rischia un minimo di quindici anni di carce-

re, con l’accusa di “strage”, anche se la pena prevista è inferiore a quella normalmente applicata perché non ci sono stati decessi. Questi i fatti avvenuti il 3 febbraio 2018. Fatti da cui è impossibile non trarre una riflessione, con cui forse non tutti saranno d’accordo, ma che spero aiuti a creare un dialogo volto al rispetto e alla determinazione che questi fatti non si ripetano mai più. Innanzitutto mi ha molto sorpreso la riluttanza e a volte il rifiuto di chiamare ciò che è successo con il nome di attentato terroristico. Secondo Wikipedia, come secondo diversi dizionari della lingua italiana, la definizione di attentato terroristico è la seguente: “Un attentato è un atto brutale, diretto contro un avversario chiaramente individuato, con cui si mira a eliminare il nemico o la sua rete di relazioni e interessi; […] Nell’organizzazione dell’attentato sono particolarmente rilevanti moventi ideolo-


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Attualità

gici, economici e politici perché il nemico che ne è oggetto ha rilevanza anche simbolica, oltre che come singolo. La distinzione tra attentato ed altre forme di violenza è proprio nel tentativo di far passare un messaggio politico o solo intimidatorio col gesto che si compie, e questa violenza sarà esercitata contro persone o cose di sorpresa, con premeditazione e spesso nella convinzione da parte dell’attentatore che il gesto (sempre criminale) fosse la cosa giusta o l’unica cosa da fare nell’ambito del suo pensiero violento, ideologico, o criminale.” Se analizziamo i fatti di Macerata possiamo dunque notare come gli elementi che caratterizzano un attentato siano tutti presenti; abbiamo la sorpresa dell’azione, l’utilizzo del singolo individuo come simbolo di un’intera categoria, la volontà di propagandare una propria ideologia attraverso un atto criminale e la convinzione dell’attentatore di star agendo per una buona causa. Questo ci deve far riflettere sulla nostra personale percezione di cosa è un attentato, perché molto spesso limitiamo la definizione solo a quelli di stampo islamico, dimenticandoci che l’odio e la volontà di compiere del

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male per delle credenze assurde non sono limitati a un solo colore di pelle o a una sola ideologia. È interessante analizzare anche le “motivazioni” che hanno spinto l’attentatore a un simile gesto. Durante il primo interrogatorio Traini ha affermato che ha deciso di imbracciare una pistola perché “ho sentito alla radio che parlavano di nuovo del male fatto a Pamela (Mastropietro N.d.R.) da quel nigeriano e in quel momento non ci ho visto più. Sono tornato a casa di mia nonna Ada a Tolentino, ho aperto la cassaforte, ho estratto la Glock che detengo per uso sportivo, una scatola da cinquanta colpi e i due caricatori con una decina di pallottole ciascuno. Volevo ucciderli tutti”. Dietro la sua odiosa decisione ci sarebbe quindi la volontà di vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro, la ragazza appartenente ad una comunità di recupero del quale omicidio è per ora accusato un uomo nigeriano. Al grido di “Difendiamo le nostre donne!” l’attentatore ha quindi iniziato a sparare a vista dalla sua auto. Mi piacerebbe analizzare nei particolari questo slogan, che durante questa campagna elettorale è stato


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pronunciato da diversi leader politici. Per prima cosa non bisogna farsi ingannare dalla frase apparentemente femminista, perché il fatto che le donne debbano essere difese implica che chi le deve difendere pensi che queste siano troppo deboli e fragili per farlo da sole. È quindi l’ennesimo incitamento ad essere un uomo “forte”, in grado di proteggere le proprie proprietà, neanche fossimo tornati al tempo delle clave e delle caverne. Sorge poi una domanda, quasi spontanea; difenderle da chi? Secondi i dati Istat del 2014 l’81,6% degli stupri a danno di donne italiane sono stati compiuti da uomini italiani, rendendo proprio loro la minaccia principale per la sicurezza delle “loro” donne. D’altra parte, la nostra percezione di questo dato potrebbe essere facilmente falsata, dal momento che in caso di stupro da parte di un connazionale solo il 4,4% delle vittime lo ha denunciato, percentuale che si alza al 24,7% quando il colpevole è straniero. L’uso dell’aggettivo possessivo “nostre” è un altro elemento interessante: rimarca il fatto che le donne debbano essere la proprietà di qualcuno e ne specifica l’appartenenza a

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un gruppo etnico ben preciso. In questo modo, infatti, vengono escluse tutte le donne non italiane vittime di violenze e viene rimarcato ancora di più il fatto che la donna degna di essere difesa sia solo quella vittima di un aggressore straniero, mentre di solito quella vittima di un italiano “se l’è andata a cercare”. Come accennavo prima questi slogan sono stati utilizzati da diversi partiti politici, di diversi orientamenti, perché rimangono impressi facilmente nelle menti degli ascoltatori e spingono a un voto “di pancia”, lasciando poco spazio alla riflessione e quindi sì, assicurandosi i voti degli elettori non troppo attenti. Tuttavia, specialmente dopo i fatti del 3 febbraio, è diventato evidente come il pensiero dei leader politici sia preso a volte troppo alla lettera, e che questi stessi leader devono condannare apertamente questo genere di comportamenti, senza tergiversare o temporeggiare nell’affermare la natura sbagliata di questi atti. È loro il compito di vigilare sul proprio elettorato, in modo che non si formino posizioni violente e anticostituzionali. Anticostituzionali perché sì, essere fascisti o fortemente influen-


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Attualità

zati dalle idee fasciste, come lo era Luca Traini, che aveva il Mein Kampf e un manifesto della Gioventù Fascista in casa, è contro la nostra Costituzione, che è stata fondata sui valori della Resistenza, che il fascismo lo combatteva. Questo è un altro problema fondamentale, forse quello più pressante da risolvere: molto spesso oggi non si riesce a comprendere la gravità di questa posizione ideologica e di come violi i diritti fondamentali dell’uomo, in quanto dittature che negano qualsiasi forma di libertà e tendono a voler ridurre l’uomo a un unico modello, senza possibilità di essere diversi. Con la mentalità corrente c’è il rischio che queste dittature si ripetano, queste dittature talmente piene di pregiudizi da temere le minoranze senza alcun motivo, guidate da demagoghi che utilizzano il diverso come capro espiatorio, parlano alla pancia e agli istinti bassi delle persone e temono la ragione e la conoscenza. C’è il rischio che ciò che è avvenuto durante il Ventennio fascista si ripeta, se si continuerà a negare la gravità di ciò che è accaduto, giustificando gli avvenimenti di odio e chiamandoli “incidenti di percorso” di un pro-

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gramma altrimenti perfetto. C’è il rischio che senza un’adeguata campagna di sensibilizzazione nelle scuole, nelle piazze e per le strade questo avvenga mentre noi ne siamo consapevoli, ma non facciamo nulla per impedirlo, perché non crediamo che singoli episodi di violenza e di discriminazione possano portare a un sentimento diffuso di odio e di paura del diverso. In definitiva, c’è il rischio che il mondo venga ridotto, ancora una volta, a un’unica sfumatura di colore, senza possibilità di scelta; c’è il rischio che ci si dimentichi che anche gli individui diversi da noi sono persone, e come tali hanno diritto alla libertà e alla vita.


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Scuola 9

Giacomo Longoni , 2b

Come il fiore del campo “Come il fiore del campo”… così iniziava la circolare diramata dalla Preside il 20 febbraio scorso per comunicare a tutta la comunità scolastica la scomparsa della professoressa Barbara Bianchi Porro, docente di lettere presso il nostro liceo da molti anni. È stata una morte improvvisa, dal momento che tutti nutrivano la speranza di rivederla in cattedra il prossimo anno. Lascerà in eredità a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla e di stimarla la cosa più importante che ci possa essere: il sorriso, l’unica arma capace di combattere il gelo nelle nostre relazioni. Sì, ci mancherà il suo sorriso, il solo antidoto all’indifferenza e alla distanza che spesso si instaurano nel nostro porci verso gli altri anche nella nostra scuola. Eppure sono convinto che, come il fiore del campo sparge sul terreno i semi dei futuri germogli, così anche la nostra prof.ssa Bianchi

Porro abbia trasmesso ad ognuno di noi, attraverso le sue attenzioni e la sua bontà, un po’ di quell’umanità e di quella dolcezza che scarseggiano oggigiorno. Ad ognuno di noi sta il prezioso compito di custodire i suoi insegnamenti affinché un domani ci siano molti altri fiori in quel campo che è il mondo e, nel piccolo, il nostro liceo. Grazie di cuore, prof. Ci mancherà. Per tutti coloro che desiderano ricordare la prof.ssa Bianchi Porro sarà possibile fare una donazione all’associazione Marta Nurizzo ( www.martalive.org), che da anni si occupa della ricerca contro le neoplasie polmonari. Per la donazione potete contattare Myriam Cerliani, Giulia Burigotto, Federica Marconi e Sofia Presutti in 2b (piano laboratori della sede).


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Tecnologia 10

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Tommaso Pirola, 5I

Apple rallenta i vecchi dispositivi? Sfatiamo subito il grande mito: no, Apple non rallenta deliberatamente i vecchi dispositivi, o almeno non nel senso in cui molte persone pensano. Facciamo però una prima una premessa spiegando cos’è e come funziona la batteria montata sugli iPhone. Si tratta di una batteria Li-ion, in cui gli ioni di litio si muovono dall’elettrodo positivo all’elettrodo negativo quando viene caricata e viceversa quando la batteria è in uso. Quando la batteria viene caricata del 100% (anche non tutto in una volta, ma in più cariche separate), si effettua un ciclo di ricarica. Le batterie tuttavia non sono eterne: esse sono studiate per sopportare centinaia di cicli di ricarica senza intaccare la loro capacità, ma inevitabilmente sul lungo periodo, la degradazione dei componenti chimici al loro interno è inevitabile. La gestione della batteria negli iPhone è affidata al Chip U2 che si occupa di “capire” quanta energia richiede il di-

spositivo e fornirla dalla batteria. Esso è molto importante perché il consumo energetico di un dispositivo è altamente variabile. Nella fase di accensione ad esempio, viene utilizzata molta energia, perché tutto il sistema operativo viene caricato. Anche però quando sulla schermata home vengono fatte scorrere le applicazioni c’è un notevole consumo energetico, in quanto l’effetto di movimento impiega risorse della scheda video. Quando viene aperto invece ad esempio in gioco molto complesso con una grafica dettagliata, il consumo energetico è altissimo in quanto viene impiegato sia il processore che la scheda video alla massima capacità, tant’è che spesso il dispositivo si scalda. Questi sono detti “picchi energetici”. Essi sono influenzati dal “clock” del processore, ossia dalla sua velocità, espressa in Ghz. Più è alto, e più il processore è veloce, ma chiede anche più energia. Nelle specifiche del dispositivo, il clock indicato è quello massimo,


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Tecnologia

ma ovviamente il dispositivo non lo utilizza sempre tutto; solitamente, per operazioni normali, esso è molto più basso, e sale a livelli alti solo quando è necessario. Tornando alle batterie, quando esse si usurano non solo perdono in termini di capacità, ma anche in flessibilità nel fornire tanta energia nei picchi energetici. Tutto questo si è tradotto negli spegnimenti improvvisi quando il dispositivo chiedeva molta energia, specialmente in iPhone 6s, problema apparentemente risolto con l’aggiornamento ad iOS 10.2.1 all’inizio del 2017. Ovviamente Apple però non ha “sanato” le batterie usurate attraverso un aggiornamento software, ma con uno stratagemma ha semplicemente evitato i picchi energetici, abbassando il clock massimo raggiungibile e quindi di fatto rallentando il dispositivo in alcune operazioni più complesse. Tornando alla domanda iniziale, Apple rallenta i vecchi dispositivi? A questo punto possiamo rispondere Sì, lo fa. Lo fa però non con l’intenzione di ridurre la vita del dispositivo costringendo i propri clienti a cambiarli, ma anzi con l’idea di renderli usabili il più possibile: è vero, sono un po’ più lenti, ma allo stesso tempo non si spengono improvvisamente a pochi

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minuti dalla ricarica completa. Inoltre è giusto specificare che, sostituendo la batteria, le limitazioni che rallentano il dispositivo vengono completamente rimosse. Apple ha quindi operato nel migliore dei modi, segnalando che la batteria è usurata (impostazioni > batteria > appare la scritta che consiglia la sostituzione), e allungando la vita dei dispositivi più vecchi, rendendoli quanto più usabili possibile. L’unico errore che forse è stato commesso è stato quello del non comunicare correttamente queste misure attuate. Per scusarsi quindi, Apple si è mossa in due direzioni: prima di tutto ha abbassato il costo della sostituzione della batteria da $79 a $29. Inoltre con un prossimo aggiornamento di iOS 11.3 sarà possibile verificare lo stato della batteria e decidere se avere un dispositivo al massimo delle sue capacità ma che rischia di spegnersi dopo poco, oppure un dispositivo un po’ più lento, che però avrà meno problemi anche con una batteria usurata. Per risolvere comunque tutti i problemi, l’unica soluzione è quella di sostituire la batteria.


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Cinema 12

Alessandro De Marchi , 4a

Oscar 2018 Al Dolby Theatre di Los Angeles, la notte tra il quattro ed il cinque marzo è andata in onda la novantesima edizione dei premi Oscar, condotta per la seconda volta di seguito da Jimmy Kimmel. Come era da aspettarsi, questa edizione dei premi Oscar si è sviluppata da una parte celebrando l’importante anniversario dalla prima edizione con numerosi montaggi di pellicole di culto (molto emozionante quello che ripercorreva tutte le pellicole vincitrici del premio miglior film), e dall’altra facendo proprio il clima politico che imperversa in questi mesi a Hollywood, fra la politica di Trump e i movimenti femministi come “Me too” e “Time’s up”. Trattandosi inoltre della prima edizione della cerimonia dopo gli scandali Weinstein e Spacey ci si sarebbe aspettati qualche pungente frecciatina che avesse per argomento gli scandali di molestie sessuali, prendere in giro i propri scandali è infatti un comportamento tipicamente americano (a quanto pare gli Americani hanno un ottimo senso di autoironia). Le battute agrodolci di Kimmel sono state spesso però all’insegna del

“politically correct” e hanno avuto come bersagli prediletti l’età di Cristopher Plummer e l’errore dello scorso anno che aveva incoronato per qualche minuto La La Land vincitore del premio al miglior film (premio poi assegnato a Moonlight). L’unica battuta in cui si è leggermente accennato agli scandali che hanno investito lo star system californiano è arrivata nel monologo iniziale, quando il conduttore, parlando della statuetta dell’Oscar, ha detto: “Oscar è un uomo molto rispettato ad Hollywood, guardatelo, tiene le mani dove le si può vedere, non dice mai una parola fuori posto e, soprattutto, non ha il pene” . Il conduttore è stato in grado inoltre di regalare agli spettatori alcuni episodi davvero divertenti che hanno avuto il pregio di spezzare la grande monotonia complessiva della cerimonia, come quando, accompagnato da un gran numero di star e munito di un vero e proprio fucile spara hot dog, si è recato nel cinema adiacente al teatro e ha regalato degli snack agli ignari spettatori, o quando ancora ha promesso una moto d’acqua a colui che tra tutti i vincitori avrebbe


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Cinema

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fatto il discorso più breve (“premio” assegnato a Mark Bridges, vincitore dell’Oscar per i migliori costumi per Il Filo Nascosto). A fare incetta di Oscar, come era prevedibile, è stato La Forma dell’Acqua di Guillermo del Toro, che si è portato a casa il premio per miglior film (premio ancora una volta annunciato da Warren Beatty e Faye Dunaway, nonostante il pasticcio della busta dello scorso anno) e miglior regia, oltre che per la migliore scenografia e la migliore colonna sonora. E la vittoria per miglior film de La Forma dell’Acqua è stata forse l’unico vero colpo di scena della serata, caratterizzata da premi praticamente già assegnati da quanto si era visto nei precursor (premiazioni precedenti agli Oscar come Golden Globes o Screen Guild Award). Molti infatti si aspettavano che, nell’anno degli scandali riguardanti le molestie sessuali e dei movimenti femministi, sarebbe stato Tre manifesti a Ebbing, Missouri a sollevare la statuetta. Questo probabilmente non per un’effettiva superiorità della pellicola rispetto alle altre, ma per la sua denunica forte e cruda delle violenze perpetrate ai danni delle donne. Vantando anche una così forte protagonista femmini-

le, poteva dare all’Accademy l’occasione di lanciare un messaggio chiaro allo star system di Hollywood: l’Accademy ha invece optato per un film di una poetica più intensa e che, comunque, vede per protagonista una donna forte e coraggiosa A Dunkirk di Christopher Nolan tre statuette tecniche, miglior montaggio, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro, mentre a Blade Runner 2049 due (effetti speciali e fotografia). Inoltre anche l’Italia può gioire, Chiamami Con Il Tuo Nome di Luca Guadagnino ha infatti vinto la statuetta per la migliore sceneggiatura non originale di James Ivory, persona più anziana a vincere un Oscar che non sia quello alla carriera. La statuetta alla miglior sceneggiatura originale è andata invece a Get out. Per quanto riguarda gli attori, i premi per i protagonisti sono andati finalmente al talentuosissimo Gary Oldman, per la sua interpretazione di Winston Churchill ne L’ora Più Buia e a Frances McDormand per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (con Jodie Foster e Jennifer Lawrence che hanno sostituito nella presentazione della miglior attrice Casey Affleck, vincitore del premio al miglior attore dello


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Cinema

scorso anno, ma nel frattempo accusato di molestie). È stato proprio quello della McDormand il discorso più interessante della serata. Dopo essere salita sul palco, ha infatti invitato tutti i presenti a mettersi comodi perché avrebbe avuto molte cose da dire, poi ha invitato tutte le donne della platea candidate ad un Oscar ad alzarsi in piedi e si è rivolta a Meryl Streep dicendo: “Meryl, se lo fai tu lo fanno tutte”. La Mc Dormand ha poi concluso il suo discorso affermando come le donne abbiano molte storie da raccontare e molti progetti da finanziare, e ha esortato i produttori ad invitarle nel proprio ufficio per discuterne a riguardo. Si è trattato di un discorso perfettamente conforme al mood complessivo della serata, improntato ad una grande attenzione al mondo femminile. I premi per i migliori attori non protagonisti sono spettati a Sam Rockwell per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri e ad Allison Janney per I, Tonya. Il premio per il miglior film d’animazione è andato a Coco, ultima fatica della Disney Pixar, mentre il premio per il miglior film straniero è stato vinto un po’ a sorpresa da Una Donna Fantastica. Questo film cileno è la trasposizione romanzata del-

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la vita di Daniela Vega, attrice transgender. Avendo presentato una sezione della serata, la stessa Vega è diventata la prima attrice transgender a salire sul palco degli Oscar e a presentarne parte. In conclusione, in questa edizione hanno avuto una singolare importanza i premi per il miglior cortometraggio e per il miglior cortometraggio animato. The Silent Child ha vinto il premio per il miglior cortometraggio: la protagonista di questo film è Masie Sly, una bambina sorda di sei anni. Rachel Shenton, sceneggiatrice della pellicola, ha tenuto il discorso con il linguaggio dei segni per mantenere la promessa fatta a Sly, rendendolo così ricco di pathos. L’oscar per il miglior cortometraggio animato è stato vinto da Kobe Bryant, cestista vincitore di cinque campionati NBA, per il suo film Dear Basket, una struggente lettera animata di addio alla pallacanestro giocata. Nei ringraziamenti Bryant, il quale è cresciuto in Italia, ha detto in italiano, rivolgendosi alla moglie e alle figlie: “Vi amo con tutto il mio cuore”, rendendo questa premiazione, assieme a quella per il miglior cortometraggio, uno dei momenti più emozionanti di tutta la serata.


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Politica 15

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Niccolò Barberio, 5C

Pagellone politico elezioni 2018 ● Lega: Matteo Salvini è passato dal 4,1% delle elezioni politiche del 2013 al quasi 18% di quelle della tornata elettorale di domenica 4 marzo. Scavalcando Berlusconi, ha inoltre preso in mano le redini della coalizione di centro-destra che, con un buon 37% circa, è al momento la più votata in Italia. Chapeau. Voto: 10 ● M5S: sono passati dal 26% delle precedenti elezioni ad oltre il 32,5%, dimostrando di essere il partito più forte del paese. Tuttavia, il merito maggiore che hanno avuto Di Maio e i suoi, durante l’ultima campagna elettorale, è stato forse quello di abbandonare ogni forma di estremismo che li contraddistingueva, in favore di un moderatismo che però ha saputo mantenere l’intransigenza e il “sapore di nuovo” di un tempo. Voto: 9. Onestissimo.

● Fratelli d’Italia: diciamolo pure: senza Giorgia Meloni la coalizione di centro-destra non avrebbe mai retto fino al giorno del voto. Ha preso pochi voti, ma è stata la voce mediatrice tra Salvini e Berlusconi. Voto: 8. Per l’impegno. ● Potere al Popolo: un partito che in tre mesi scarsi raccoglie più dell’1% ha dell’incredibile: è molto di più di tanti altri partiti radicati nel territorio da più tempo (Casa Pound, per esempio), o di altre liste che vantavano appoggi con partiti maggiori (come Alternativa Popolare, lista collegata al Pd). Buone anche le idee. Voto: 7. Di incoraggiamento. ● Forza Italia: Berlusconi, come la manifestante femen ha già detto al suo collegio elettorale, è scaduto. Vecchio, in piena demenza senile, in questa campagna elettorale ne ha sparate così tante che la metà potevano bastare. Ormai


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Politica

non si rende nemmeno conto di ciò che dice, eppure va avanti, imperterrito, riuscendo a guadagnare (non mi capacito come) un buon 14%. Voto: 6. Per la caparbietà. ● Liberi e Uguali: si sono presentati come una novità, un’alternativa alla sinistra renziana, puzzando però già di vecchio (si pensi alla candidatura di D’Alema). Infatti hanno preso meno del previsto, poco più di uno striminzito 3%. Voto: 5. ● Partito Democratico: i dem hanno preso un inquietante 18-19% (minimo storico). E vabbe’. Hanno passato l’intera campagna elettorale più ad attaccare i cinque stelle (sempre con una dose d’ipocrisia non indifferente) che a parlare delle proprie proposte. E vabbe’. Non hanno fatto le primarie. E vabbe’. Hanno presentato la lista di candidati con il record di indagati della tornata elettorale. E vabbe’. Errare è umano, perseverare è diabolico: nonostante le numerose sconfitte politiche, i democratici si sono affidati ancora ad un Renzi completamente distaccato dalla realtà, borioso e arrogante. E va...no,

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non ce la faccio più. Voto: 4. Così alto perché 18% è ancora una percentuale alta. ● +Europa: le idee ci sono, ma gli alleati scelti sono quelli sbagliati. Emma Bonino &co. non superano la soglia di sbarramento del 3%. Voto: 3 ● Casapound: dopo tanto rumore mediatico in campagna elettorale, questi neo-fascistucoli hanno raggiunto un misero 0, schifo %. La colpa, secondo il leader Di Stefano, sarebbe dei mass media. Voto: 2. Un po’ di autocritica non farebbe male. ● Forza Nuova, 10 volte meglio, Popolo della famiglia...ecc: non metto n.c. solo perché voglio fare tutti i numeri dall’uno al dieci. Voto: 1.


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Lettera 17

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Classe 1FF

Lettera alla professoressa Gruwell Cara professoressa Gruwell, siamo la classe 1 FF del Liceo Ettore Majorana di Desio. Dopo aver guardato il film Freedom Writers, che racconta la vicenda sua e degli alunni di una classe di un liceo americano a metà degli anni novanta in un contesto di integrazione sociale, abbiamo riflettuto e abbiamo pensato di scrivere questa lettera per esprimere i nostri pensieri personali riguardo ai temi trattati nella storia. Siamo rimasti molto colpiti dallo spirito di solidarietà che ha mostrato verso gli alunni dell’aula 203. Per questo motivo, ammiriamo la tenacia, la disponibilità e la grande generosità con cui ha aiutato quei ragazzi ai quali nessuno aveva mai teso la mano. Questi ragazzi vivevano in una situazione difficile a causa delle tensioni razziali, della criminalità, dell’odio che li divideva. Molti di loro appartenevano a “gan-

g”che si scontravano con altre di diverse etnie e per le quali erano disposti a rischiare la loro stessa vita morendo da “eroi”. Ci ha colpito molto il gioco che lei ha proposto in classe con cui ha fatto capire agli alunni che tante erano le cose che avevano in comune rispetto a ciò che li divideva. Grazie a questo gioco, in cui i ragazzi dovevano avvicinarsi ad una linea rossa tracciata sul pavimento della classe ogni volta che lei poneva loro delle domande riguardo la loro vita, i ragazzi hanno capito che erano molti gli aspetti che li legavano e per questo dovevano essere più uniti, soprattutto quando ha chiesto loro se avessero perso amici a causa degli scontri tra “gang”. Infatti, tutti si avvicinarono alla linea per ricordarli e pregare per loro. Questo ci ha fatto capire che per essere amici bisogna imparare a guardare oltre le differenze di qualsiasi tipo,


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Lettera

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trovare qualcosa che ci accomuni e ci leghi e rispettarsi l’un l’altro, solo così potremo andare verso il futuro colmi di speranza. Il suo desiderio di aiutare quei ragazzi è stato per noi fonte di ispirazione e ci ha insegnato che non bisogna arrendersi, ci ha fatto comprendere che non bisogna fermarsi di fronte alle difficoltà e che impiegare il tempo per qualcosa in cui crediamo non è mai uno spreco. Ci ha molto colpito che lei ha impiegato molto del suo tempo e delle sue energie per raccogliere fondi per la classe per realizzare attività per gli studenti. Tra le attività, pensiamo che il progetto che proponeva le tematiche della Shoah attraverso la visita al Museo dell’Olocausto e la lettura de “Il diario di Anna Frank”, sia stata la migliore. Gli studenti hanno potuto comprendere che l’odio e la discriminazione razziale portano a conseguenze orribili e questa attività ha insegnato loro il rispetto. Interessante è stato anche chiedere ai ragazzi di tenere un diario personale su cui scrivere le loro vicende, per poi raccogliere le loro storie in un libro. Questa è stata veramente un’ottima idea, poiché ha permesso

a quei ragazzi di esplorare il loro mondo interiore e a lei di poter comprendere il dolore che provavano dentro oltre ai problemi che li affliggevano. Grazie a lei gli studenti hanno ritrovato la speranza, hanno dato una svolta alla loro vita e hanno cominciato a costruire con maggiore serenità la loro vita. In conclusione, ci sentiamo di affermare che la vicenda sua e dei suoi studenti ha suscitato in noi sentimenti molto forti ed è stata fonte di ispirazione per tutti noi ragazzi che quotidianamente lottiamo contro le insicurezze e i fallimenti e per questo vogliamo ringraziarla per l’importante lezione di vita che ci ha trasmesso e vogliamo salutare lei e tutti i suoi studenti augurando a tutti la pace. Con affetto, La classe 1 FF


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Narrativa 19

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Dario Arcolin , 4D

La macchina del tempo #3 Cari Majorani e Majorane, come va? Spero bene perché al contrario io nell’ultima settimana ho rischiato grosso, ma procediamo con ordine… Come ben sapete dal resoconto della mia avventura indietro nel tempo, contenuto in una precedente edizione del giornalino, ho testato con successo la macchina del tempo e galvanizzato da quella fruttuosa crono spedizione ho deciso di replicare trasportandomi nel 1942 a Chicago per incontrare il pioniere dell’atomo, il padre di tutti i fisici nucleari del mondo, l’italiano Enrico Fermi. Ripensando adesso a ciò che ho fatto ed ho rischiato di causare con quel mio secondo viaggio temporale ancora rabbrividisco. Mi chiedo se non fosse stato meglio andare a ficcanasare nel passato di Fermi un po’ più recente, vale a dire negli anni cinquanta, ma adesso non voglio tediarvi oltre con il resoconto della mia sconsideratezza e vi assicuro che leggendo il riassunto di questo mio viaggio riuscirete a comprendere tutto.

Innanzitutto perché proprio nel 1942 vi starete domandando, e la risposta è semplice: volevo vedere Fermi intento a lavorare alla Chicago Pile-1, alias il primo reattore artificiale a fissione nucleare del mondo. Per questa volta mi ero anche preparato una copertura credibile, vale a dire quella di essere un giovane e brillante studente del prestigioso MIT di Boston selezionato come assistente in modo da poter partecipare al progetto in questa sua fase. Mettere le mani su alcuni fac-simile dei badge top-secret utili per accedere all’area riservata è stato un gioco da ragazzi e ancora più divertente è stato usare photoshop per modificarli creando il mio personale lasciapassare completo di dati anagrafici, falsi, e di mia fototessera. Una volta settate e controllate più e più volte le coordinate spazio-temporali per evitare di comparire in mezzo ad una strada come la volta precedente ero partito per ritrovarmi in campo di granturco, circondato da una moltitudine di pannocchie gialle. Allarmato dall’odore di pop-corn


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Narrativa

bruciati mi accorsi di aver carbonizzato per un buon metro e mezzo attorno a me le piante e cercai goffamente di spegnere le fiamme che già danzavano tra le sterpaglie e con fatica mi tirai fuori da quel campo. Vidi così in lontananza il profilo di Chicago e fui lieto di essere almeno arrivato nello Stato giusto. Fortunatamente mi trovavo a pochi passi da una strada e grazie ad un clemente autista dopo essere salito sul retro del suo pick-up finalmente tirai un sospiro di sollievo, sarei arrivato in città in poco più di un’ora. Mi fermai finalmente a pensare ad Enrico Fermi, la grande mente che ha contribuito in modo significativo a plasmare il nostro mondo, nato a Roma il 29 settembre del 1901 e morto a Chicago il 28 novembre del 1954. Ha riscosso successi in qualsiasi ambito della scienza in cui abbia indagato, a lui dobbiamo infatti gli studi teorici e sperimentali nell’ambito della meccanica quantistica, e in particolare della fisica nucleare. Tra i maggiori contributi vanno sottolineati la teoria del decadimento β, la statistica quantistica di Fermi-Dirac e i risultati riguardanti le interazioni nucleari. Come riconoscimento per gli studi

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compiuti e le scoperte effettuate venne insignito del Premio Nobel per la fisica nel 1938 per “l’identificazione di nuovi elementi della radioattività e la scoperta delle reazioni nucleari mediante neutroni lenti” e in suo onore il centesimo elemento della tavola periodica venne denominato Fermio. Oggigiorno i fisici nucleari usano il “Fermi”, un sottomultiplo del metro, per definire le distanze infinitesimamente piccole e addirittura sono stati chiamati “Fermioni” le particelle di una delle due classi di particelle della statistica quantistica. Era una persona straordinaria e fuori dal comune sin da ragazzo, infatti ebbe il coraggio di leggere “Elementorum physicae mathematicae”, un pesante tomo di novecento pagine scritte in latino trattanti la matematica, la meccanica classica, l’astronomia, l’ottica e l’ acustica. Sappiamo che Fermi lesse tutto il libro, che trovò e comprò ad un mercatino dell’usato, con gusto ed interesse grazie alla fitta serie di note scritte di suo pugno in matita a margine di quasi ogni pagina. Inoltre qualche anno dopo, nel 1926, vinse assieme ad un suo amico una delle prime tre cattedre di fisica teorica create in Italia.


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Narrativa 21

Cullato dalle sospensioni a balestra del pick-up iniziai a pensare su cosa disquisire con Fermi, sempre che ne avessi avuto l’opportunità. Passare i controlli di sicurezza non era uno scherzo e mi chiesi se il mio badge fai-da-te fosse all’altezza di uno originale, inoltre Fermi aveva un carattere particolare, come d’altronde tutti gli altri grandi geni. Molto dedito al suo lavoro vi si immergeva completamente per parecchio tempo riuscendo a trovare soluzioni ingegnose ai problemi che gli si paravano davanti, era anche abbastanza impulsivo durante il suo lavoro ed in più di un caso le sue intuizioni lo hanno guidato a far luce su molti argomenti. Cosa sarebbe successo se lo avessi trovato assorto nei suoi pensieri oppure talmente concentrato sul suo lavoro da stizzirsi a causa delle mie domande? Liquidai questi tristi pensieri e cominciai a ripassare alcune delle sue teorie, come quella del decadimento Beta, un suo importante successo, con la quale riuscì per primo a spiegare un tipo di decadimento radioattivo, ovvero il fenomeno per cui gli elementi chimici radioattivi si trasformano con il passare del

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tempo in altri ben precisi elementi, in particolare il decadimento di un neutrone in un protone. La radioattività è quell’insieme di processi per cui i nuclei instabili di atomi decadono in un determinato periodo di tempo tipico di ogni elemento sino a raggiungere un livello energetico più basso e quindi la stabilità. In altre parole questi elementi emettono spontaneamente e fondamentalmente radiazioni di tre tipi (radiazioni alfa, beta e gamma) allo scopo di liberarsi dell’energia in eccesso. Queste radiazioni sono composte da particelle o da gruppi di tali che a diversa velocità e con diversi effetti si propagano nello spazio. La particella alfa, responsabile della suddetta radiazione, è costituita da due protoni e da due neutroni che come un blocco compatto vengono espulsi dal nucleo dell’atomo instabile. I raggi gamma hanno come particella di riferimento i fotoni, quindi sono onde elettromagnetiche e provengono anche esse direttamente dal nucleo dell’atomo. Oltre ai raggi beta, sui quali adesso mi dilungherò, vi sono altri due tipi di radiazioni: i raggi x, anche in questo caso fotoni però provenienti dagli orbitali


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Narrativa

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elettronici (sostanzialmente dalla porzione di spazio in cui si muovono gli elettroni) e i cosiddetti neutroni liberi che non sono altro che semplici neutroni espulsi dal nucleo per i motivi prima citati. Tornando a noi perché la radiazione beta sconcertava così tanto i fisici allora? A grosse linee, perché si creava della materia! Ciò creava sconcerto in quanto era cosa inaudita. All’epoca di pensava che una particella decadesse in un’altra sola e ovviamente diversa particella, non in due o più nuove particelle. Fermi risolse il problema indagando minuziosamente e osservando attentamente i dati raccolti dagli strumenti, lavorando anche su teorie formulate in precedenza da suoi esimi colleghi tra i quali Pauli. Accettò l’idea di Pauli per cui protone e neutrone erano due stati differenti di una stessa entità; nell’atomo quando un neutrone si trasformava in protone si liberava assieme a quest’ultimo anche un elettrone ed un neutrino e Fermi teorizzò l’effettiva “creazione” di queste particelle. Più semplicemente possiamo pensare che all’interno di un neutrone vi siano presenti un protone, un elettrone ed un neutrino e che una volta

“rotto” il neutrone essi siano finalmente “liberi di muoversi”. Tutto questo succede se la particella, in questo caso il neutrone, interagisce con un campo magnetico. Questa interazione chiamata interazione di Fermi è oggi meglio nota come interazione debole; grazie a questa sua scoperta è nata un’intera branchia di ricerca nella fisica delle particelle elementari, chiamata fisica delle interazioni deboli, infatti questo principio è applicabile a molte altre particelle. Ovviamente teorizzare non basta e Fermi fu per parecchio tempo impegnato a dare consistenza alle suo teorie tramite adeguate dimostrazioni, ma quando riuscì a dimostrare quanto affermava conobbe il riconoscimento dell’intera comunità dei fisici del suo tempo. Mentre il mio cervello preferiva fondersi piuttosto che cercare di ricordare una qualche altra nozione di fisica fui scosso da un tremito piuttosto brusco del furgone, fu così che mi accorsi di trovarmi nella periferia di Chicago degli anni ’40.


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Giochi 23

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Stefano Perdicchia, 4I


Vignette e meme

La redazione

Caporedattore: Filippo Vergani 4c Impaginatore: Davide Ferloni 5A A cura di: Beatrice Corti 4cc, Beatrice Seregni 5A, Cecilia Terraneo 5A Redattori: Beatrice Corti 4c, Giacomo Longoni 2b, Tommaso Pirola 5I, Alessanro De Marchi 4a, Niccolò Barberio 5C, Classe 1FF, Dario Arcolin 4D Giochi: Stefano Perdicchia 4I Vignette: Davide Ferloni 5A

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