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n°8 febbraio 2017

EtCetera Majorana Desio

Liceo Majorana Desio

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“il giornalino degli studenti”

Aula Magna “Giorgio Ambrosoli”

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Venerdì 17 febbraio la nuova aula magna è stata intitolata all’Avv. Giorgio Ambrosoli, uomo che ha saputo combattere, affrontare e resistere all’ingiustizia, facendo della virtù e della propria fermezza d’animo la sua arma più forte.

Sul prossimo numero tutte le attività!

Un “Eroe Borghese” che incarna quegli stessi valori di cui la Scuola si deve fare interprete nell’educazione di donne, uomini, cittadini giusti ed onesti.


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Indice

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Onde Brunite................................................................................3 Progetto Legalità.........................................................................4 Brevi considerazioni sulla legge elettorale.................................6 Trump contro tutti........................................................................8 La festa dei cornuti....................................................................10 L’evoluzione della bellezza........................................................12 Il non mistero del Triangolo delle Bermuda..............................14 Ho visto mio padre piangere.....................................................16 La neve......................................................................................19 Re Roger colpisce ancora..........................................................20

? u t e h c n a e r a p i c e t Vuoi par a o l o c i t r a o u t l i i Inviac m o .c l i a m g @ a n a r o j a m a r e etcet


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Poesia

3 Parodia della poesia “Onde Marine” di Marino

Il Poeta

Onde Brunite Onde brunite, e l’onde eran peluria, Navicella d’avorio un dì fendea Un dito pur d’avorio a la fessura Cercava la lanuggine tanto rea; E mentre i tremolanti fuscelli Con decisissimo solco raspea, Lanuggine de l’ombelico cogliea, Per formarne globi tanto belli. Per il nero mar che raspando apria Lo ignobil suo scurril tesoro, Agitato il mio core a morte gìa. Ricco ombelico, in cui sommerso il dito, Poich’almen fûr ne l’inoperosità mia, Di lana la falange e l’addome brunito.


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Progetto Legalità

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Camilla Ponti, 2A

Alla scoperta dei mass media

Progetto Legalità: Il primo passo Presentazione per gli studenti del liceo “Majorana”di Desio riguardante le donne ed i mass media. Desio – Il 24 gennaio 2017 ho potuto assistere, essendo una studentessa del liceo Majorana, ad una presentazione riguardante le donne ed i mass media, durata due ore e tenuta da una docente di sociologia all’università Bicocca di Milano, la professoressa Sveva Magaraggia, la quale ha parlato, inizialmente, della differenza tra genere e sesso: il primo indica il modo di pensare e di comportarsi, che presenta differenze tra l’uomo e la donna, ed il secondo indica, invece, come sono fatti esteriormente un uomo ed una donna. La docente, però, si è concentrata in particolare sulla differenza di genere, ovvero sul fatto che ai maschi e alle femmine viene imposto, sin da piccoli, di comportarsi in un certo modo e di avere gusti specifici; infatti ha portato come esempio quello della pubblicità dell’ovetto Kinder,

di cui esistono due generi diversi: uno per i maschi di colore blu, che contiene all’interno prevalentemente macchinine, ed uno per le femmine, di colore rosa, che contiene invece giochini come principesse ed animali; tutto questo è stato definito dalla relatrice come una “costruzione culturale” perché, appunto, le femmine hanno dei gusti ed i maschi ne hanno altri completamente diversi, ma questo perché è stato insegnato loro fin da piccoli. Successivamente l’insegnante ci ha parlato delle donne e di come sono viste nei mass media; infatti ci ha fatto notare che in TV queste ultime non vengono mai chiamate come esperte, ma al massimo come testimoni, quindi vengono considerate meno importanti e competenti; in più devono essere donne attraenti, avere un bel fisico ed essere, per la maggior parte di volte, rifatte. Per questo le donne che partecipano a programmi televisivi (in particolare la RAI) sono in numero ridotto. Invece nelle


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Progetto Legalità

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fotografie, se ci si fa caso, esse hanno tutte le stesse caratteristiche: si toccano il viso, in modo molto delicato per indicare debolezza, e sono molte volte supine, lo sguardo è spesso perso e non guarda mai dritto verso l’obiettivo; gli uomini, a differenza delle donne, sono in posizioni stabili, che indicano la loro forza, e guardano sempre dritti verso l’obiettivo, quasi con di sfida. Come ultimo tema, la professoressa ha trattato il problema dell’infantilizzazione: infatti molte donne vengono vestite da bamboline, con codini o treccine e abiti molto colorati; purtroppo esiste anche l’inverso, ovvero bambine che vengono vestite da donne e fotografate in posizioni strane ed ambigue e questo preoccupa molto, perché potrebbe indurre qualcuno a far loro del male. Secondo alcuni studi, infatti, molte delle donne vittime di violenze fuori dalle mura domestiche rispecchiano esteriormente il modello di femminilità proposto dalla pubblicità, con i tratti di debolezza, fragilità e sottomissione più sopra evidenziati. Tali tematiche sono state affrontate

durante la prima ora dell’incontro, che sinceramente non mi ha entusiasmato, perché sembrava che non ci fosse un filo conduttore tra tutto quello che veniva detto e spesso si faceva fatica a capire ciò che la docente intendesse dire. La parte peggiore è stata la seconda ora, ovvero il tempo riservato agli interventi degli studenti; infatti i pochi che hanno preso la parola hanno espresso pareri non inerenti e poco importanti e si è creato un brusio generale fastidioso. Penso che fosse necessaria un’altra piccola parte di presentazione, che magari potesse insegnarci qualcosa in più, piuttosto che perdere un’ora in un dibattito che non aveva senso. Mi auguro che l’anno prossimo si possa migliorare questo incontro affinchè i compagni che vi parteciperanno possano goderne ogni singola parola e comprendere più a fondo l’argomento trattato.


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Attualità

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Niccolò Barberio, 4C

Brevi considerazioni sulla legge elettorale All’instabilità economica degli ultimi anni, come se non bastasse, pare sia in procinto di aggiungersi quella politica, dovuta, tra le tante altre cose (come, ad esempio, il sistema partitico tripolare Italiano costituito da Sinistra, Destra e Movimento cinque stelle), alla mancanza di una legge elettorale che insieme renda possibile il principio di governabilità e di rappresentatività. In seguito qualche punto e considerazione che, spero, siano utili per delineare la situazione politica attuale del paese e non solo. -1 L’Italicum, attuale legge elettorale (ora resa un moncherino dalla sentenza della Consulta del 25 gennaio scorso), già dal lontano giugno del 2015, appena firmata da Mattarella, si sapeva essere in parte incostituzionale, perché contraria al principio di rappresentatività: per farla breve, il voto di una persona

che avesse votato il partito vincitore sarebbe potuto valere anche quattro volte di più di quello di una persona che avesse votato un partito di minoranza. Questo fatto era dovuto alla presenza di uno spropositato premio di maggioranza dato al partito vincitore al ballottaggio del secondo turno, nel caso in cui questo non avesse raggiunto la soglia del 40% nel primo. Ora, lo so che non si deve sempre stare a pensar male, eppure spero di non essere l’unico a ritenere questa legge come una legge di convenienza. Convenienza per il segretario del partito che l’ha tanto voluta, e che ora sembra tanto restio a lasciare, visti gli ultimi sondaggi che lo danno in calo. -2 Come accennato nel punto sopra, il PD, per lo meno quello renziano,


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Attualità

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sembra essere intenzionato ad andare ad elezioni anticipate questa fine primavera, magari con una nuova legge elettorale. Presto, prima che si perdano i consensi! -3 Il M5S, un tempo contrario in tutto e per tutto all’Italicum, ora, dopo essersi accorto di poter vincere le elezioni (forse con una vittoria di Pirro, però, dopo i tagli della Consulta), vuole anche lui andare ad elezioni anticipate, o con la parte restante della famigerata legge Renziana, o con il Legalicum (legge proposta dal M5S, teoricamente più rappresentativa). -4 Vorrei precisare che questo mio breve articolo, se, ahimé, non si fosse capito, è una critica ai partiti che scrivono e pensano leggi elettorali a convenienza, sulla base dei sondaggi. Fosse per me, in un mondo ideale, una legge elettorale si dovrebbe scrivere all’inizio di una legislatura, non alla fine. -5 Ma (e scusate se inizio con un

“ma”) tra quei partitucoli quali PD e M5S si erge da solo il savio eroe Matteone Salvini, l’unico che vuole andare ad elezioni anticipate pur sapendo che non sarebbe nemmeno in grado di vincere il premio di partecipazione al bowling di Lissone. Chapeau, Matte’. Quasi quasi voterò te (si scherza: mi piace farlo). -6 Quasi dimenticavo: nel caso in cui i parlamentari decidessero di arrivare al tanto sudato vitalizio di fine legislatura, spostando così le elezioni nel 2018, mi sento di scrivere che quest’anno ci saranno due referendum sul lavoro indetti dalla Cgl; ma di questo si avrà modo di approfondire in seguito.


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Attualità

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Filippo Vergani, 3c

Trump contro tutti Uno contro tutti, Trump contro il resto del mondo.

di Francia e Usa, quest’ultimi guidati dal Nobel per la Pace, Obama.

Pochi giorni dopo il suo insediamento, il presidente degli Usa emana un bando sui profughi provenienti da sette Paesi musulmani negli Stati Uniti. Il 50% circa degli americani sono favorevoli, tuttavia un giudice della Corte di Seattle sospende il divieto ai visti: il primo ostacolo sulla via del carrarmato Trump, che non sembra volersi fermare.

Inoltre fu grave l’abbandono frettoloso nel 2011 dell’Iraq da parte delle truppe americane, che lasciarono depositi pieni di armi in mano all’esercito iracheno non ancora autonomo. Certamente questo bando non avrebbe funzionato, poiché avrebbe impedito l’ingresso anche a persone estranee al terrorismo, innocue e spesso già integrate.

Non gli piace la gestione disordinata dell’immigrazione, “il caos europeo”. Di certo questo tentativo di proteggere il Paese è stato azzardato e superficiale, ma è necessario ricordare che terrorismo e immigrazione sono stati in gran parte alimentati dal suo rimpianto predecessore Obama. Cercando di analizzare a fondo le cause del problema, la rottura dei difficili equilibri dell’Africa settentrionale si può individuare nell’attacco contro la Libia da parte

Il tycoon sta cercando di riparare a un danno, che non è stato creato da lui. Bisogna quindi essere prudenti nell’etichettarlo negativamente, piuttosto si deve apprezzare il suo coraggio e la sua determinazione, caratteristiche assenti nel precedente presidente, che in otto anni non ha combinato molto e pur essendo espressione e simbolo della comunità afroamericana non è riuscito ad abbattere le differenze sociali.


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Attualità

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Anzi, l’ “indifferenza” verso i problemi degli altri Paesi e il protezionismo di Trump spingeranno gli Stati finora assoggettati economicamente dagli americani a cavarsela da soli. Non aspettiamoci l’ampliamento dell’orto della Casa Bianca degli Obama... Ci sono esempi di immigrazione e integrazione riusciti: si guardi ai genitori di Steve Jobs, lui siriano, lei svizzera, per la presenza di persone come loro l’Immigration Ban non è una soluzione. L’America è un paese “di immigrati”, che non possono però essere paragonati a chi arriva oggi sulle coste italiane. A chi mi ha criticato per le mie opinioni sull’immigrazione dicendo che moltissimi italiani hanno cercato fortuna in America e per questo noi dovremmo accogliere in modo sconsiderato chiunque, ricordo che nessun italiano ha mai ricevuto un dollaro dagli Stati Uniti! A noi la crisi dei profughi è già costata 8,4 miliardi. Gli italiani arrivavano ad Ellis Island, fornivano i loro dati senza

lamentarsi, effettuavano visite mediche, e le porte degli Usa si aprivano per loro, liberi di inseguire l’American Dream. In questo mondo, purtroppo o per fortuna, nessuno deve niente a nessuno, sta al singolo individuo essere responsabile di se stesso. Noi invece continuiamo a deresponsabilizzare gli immigrati e i fanatici religiosi: se le cose non vanno è colpa dell’Occidente, se rubi è perché sei emarginato, se sei povero è colpa delle multinazionali. Esiste la solidarietà, ma non ci sono colpevoli o vittime: ci sono Stati che devono difendere i loro cittadini e uomini liberi che devono occuparsi di se stessi.


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Curiosità

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Vittoria Baldissarro, 1b

La Festa dei cornuti L’amore, si sa, è una cosa meravigliosa, ma va preso con filosofia e soprattutto va preso con filosofia anche il tradimento o, in questo caso, con ironia. Se vi dicessi che annualmente oltre alla famosa festa degli innamorati si festeggia anche una festa dei “cornuti”? Probabilmente non mi credereste, ma potete andare a controllare con i vostri occhi a Rocca Canterano, un paese posto a modesta altitudine tra i monti Ruffi in pieno Lazio. Si svolge l’ undici Novembre di ogni anno, la festa attira molti visitatori e consiste in una grande sfilata in cui uomini vestiti con tuniche bianche e adorni di corna sulla testa rompono gli oggetti legati al loro amore infedele. Tra i cornuti viene addirittura eletto un re che, tra gli sfortunati, è il più malamente tradito, ma almeno ha il privilegio di non camminare e di sfilare su un grande trono composto, guarda caso, da due grandi corna. I turisti sono autorizzati a deridere questi uomini che intanto piangono, si disperano o, per prenderla con filosofia, scherzano tra loro.

In tutto questo c’è anche un menestrello che, obbligatoriamente in dialetto, canta le disavventure coniugali dei personaggi che più hanno attirato la sua attenzione a cavallo di un somarello; dopo la festa sono presenti anche molte bancarelle e stand degustativi dei prodotti locali con il motto “Cornuti si, affamati no!”. La festa viene anche chiamata della Rola, una varietà di castagne che fa da padrona a tutte le pietanze che vengono servite. Lo stesso giorno per questo evento si svolge anche una corsa in costume con relativo trofeo, mentre i “non cornuti” passano alle soglie di quelli al centro dei pettegolezzi per decorarle con striscioni e corna di vario genere e misura. Da ricordare è, però, che la festa non si festeggia solo qui ma anche in altre località in tutta Italia, circa un centinaio, ma quella di Rocca Canterano è la più conosciuta. Tra gli altri paesi, se potesse interessarvi, ci sono Ruviano (Caserta), Nepi (Viterbo), Roccagorga (Latina), Grottammare (Ascoli Piceno), Pescasseroli (L’Aquila), San Valentino in Abruzzo Citeriore (Pescara),


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Curiosità

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Santarcangelo (Rimini) e Martino (Chieti).

Fare San

Già, anche a San Valentino c’è la festa dei cornuti, perdonate il gioco di parole, qui però la festa ha connotazioni differenti: nella parata l’ultimo uomo sposato dell’anno precedente passa all’ultimo uomo sposato dell’anno in corso una bandiera con disegnate delle corna di bue. Vi è poi la tradizione di 150 anni fa, che prevedeva l’accensione di un lumino davanti alle case dei cornuti, che scoprivano in questo modo di essere stati traditi ed erano costretti ad indossare giacche e camice al contrario per simboleggiare il proprio status; oggi la tradizione si è evoluta ma in parte persiste ancora: colui che riceve la bandiera fa in giro per il paese circondato da una folla di gente per fermarsi davanti alle case dei traditi e canzonarli. San Martino, patrono dei cornuti e che viene ricordato in questa data, si dice sia stato proprio il primo a essere stato cornificato: essendo cristiano, cercò vanamente di trattenere la passione della sorella verso un giovane, ma evidentemente non c’è riuscito; altri attribuiscono la singolare stirpe messa

sotto alla sua custodia ad una grande fiera di caprini e bestiame che si svolgeva ogni anno nei pressi del villaggio in cui abitava e dunque alle corna del bestiame, o alle mogli lasciate sole a casa. Il povero vescovo francese vede ormai dimenticata la sua protezione a soldati e viandanti, anche se in Italia San Martino è il patrono dell’Arma della Fanteria dell’Esercito Italiano, oltre che il titolo di una celeberrima poesia: La nebbia a gl’irti colli piovigginando sale, e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar; ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar. Così recita la prima parte della poesia, ricordandoci che “a San Martino ogni mosto diventa vino”, poiché è anche simbolo del vino nuovo. Un santo multi-tasking, insomma. Detto ciò, mi rimane un’unica cosa da fare: augurarvi buon San Valentino, chissà se un giorno finirete anche voi ad indossare delle corna o con una candela sulla soglia di casa…


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Curiosità

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Clara Cassandro, 1a

L’evoluzione della bellezza “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.” Così esordisce il filosofo di turno del tuo gruppo di amici.

non è sempre stato così. Ecco come, nel corso della storia, si è evoluto il concetto di bellezza:

Oggi abbiamo la possibilità di esprimerci liberamente, senza dare nemmeno più peso a ciò che diciamo. Possiamo confrontarci con qualcuno, facendoci così un’idea diversa da quella che avevamo in partenza, magari. Un tempo l’immaginazione delle persone non si sarebbe mai spinta tanto in là da pensare ad una simile libertà.

Antica Grecia: a partire dalla Grecia classica si affermano i primi veri e propri canoni estetici. All’idea della bellezza i Greci associano i concetti di grazia, armonia e proporzione: c’è bellezza solo in presenza di equilibrio e simmetria. Si prediligono dunque forme morbide, ma di perfezione quasi geometrica. Come testimonianza di questo abbiamo le numerose opere rappresentanti figure femminili, come l’Afrodite Cnidia, “la donna perfetta”.

Basti pensare a qualche secolo fa: ogni aspetto della vita quotidiana era severamente regolamentato, e proprio da questa rigida routine nascono quelli che oggi prendono il nome di canoni. Il canone (da canon,-onis = regola) rappresentava dunque come qualcosa (o qualcuno) doveva essere. Soffermiamoci su un particolare tipo di canone, ancora oggi, in un certo senso, sulla bocca di tutti: la bellezza femminile. Se in questo preciso momento tu dovessi pensare ad una ragazza degna dell’aggettivo “bella”, penseresti alla ragazza alta, magra, dal fisico asciutto ed atletico, con uno sguardo intenso e un sorriso che potrebbe far concorrenza alla luce del sole. Ma

Rinascimento: in questo periodo, in cui il Cattolicesimo era la dottrina principale, le donne vengono spesso separate dagli uomini, poiché devono rappresentare la purezza. Proprio per questo la donna rinascimentale deve avere un aspetto curato, ma poco appariscente, per evitare di attirare altri uomini. Apprezzati sono i fianchi pieni, i capelli lunghi con boccoli dorati e una carnagione pallida. L’emblema di questa corrente estetica è la Venere di Botticelli.


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Anni ’20: facciamo un salto in avanti: durante questo periodo la donna conquista il diritto di voto negli Stati Uniti. È una svolta epocale, che sarà la causa di un totale cambiamento dell’immagine della donna da allora in avanti. In questi anni avremo una donna dal look androgino, che tenta in ogni modo di nascondere le sue forme e, così, la sua femminilità.

donna ha un fisico sportivo, è alta, eccelle sia a casa sia al lavoro. Ciò che differenzia gli anni ’80 dai nostri, sono gli “eccessi”, caratteristica di questo decennio: parliamo di make-up esageratamente colorato, svariate e insolite sovrapposizioni di capi. Per non parlare dei leggendari capelli cotonati, che in confronto i nostri capelli la mattina sarebbero solo apprendisti.

Anni’30-’50:questoèilperiodoconosciuto come “l’età d’oro di Hollywood”, poiché il cinema e lo spettacolo uniscono gran parte della popolazione. Il mondo ha gli occhi puntati su quelli che per noi oggi sono veri miti del mondo cinematografico, come la bellissima Marilyn Monroe. Qui il concetto di bellezza è completamente diverso: la femminilità della donna viene sottolineata proprio in contrapposizione agli anni ’20.

Anni ’90: nuova icona, Kate Moss. Negli anni ’90 non compare nemmeno l’ombra di ciò che è avvenuto nel decennio precedente. Ritorniamo, per l’ennesima volta, alla donna filiforme, che fa di tutto per non mettersi in mostra. Questa volta però, con il diffondersi della “moda della magrezza”, prende piede l’anoressia.

Anni ’60: innovazioni come il divorzio, la pillola anticoncezionale e la comparsa della donna da noi chiamata “multitasking”, ovvero la donna dalle mille risorse, portano ad un periodo di regresso, in cui l’emancipazione vissuta fino a questo momento viene soppiantata dalla totale mancanza di forme, tornando un po’ alla figura anni ’20. Anni ’80: l’era delle supermodelle. Questo periodo è in un certo senso analogo a quello che viviamo ora, nel quale la

Insomma, è facile capire che ciò che qualcuno ritiene “bello”, spesso non è ritenuto tale da altri, e questo in qualche modo ci fa sentire in difetto, come se noi stessimo sbagliando, come se noi fossimo obbligati a pensarla diversamente. Ma è bene ricordare che il concetto di perfezione non esiste, nonostante molti si ostinino a cercarla. Nessuno ha l’obbligo di omologare gli altri, anche se ci sentiamo all’interno di una campana di vetro. I canoni non sono altro che tracce. Non vere regole. Per una volta, il filosofo di turno aveva ragione: non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.


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Vittoria Baldissarro, 1b

Il (non) mistero del Triangolo delle Bermuda Di leggende metropolitane ce ne sono a milioni, ma tutti, almeno una volta, abbiamo sentito parlare dei misteri e delle scomparse che girano attorno al Triangolo delle Bermuda. Questo, però, non viene considerato un vero e proprio mistero, ma un insieme di misteri, perché il Triangolo delle Bermuda non è un enigma concreto, come in altri casi, ma è l’unione di molti fatti inspiegabili accaduti in quella zona. Il Triangolo delle Bermuda è una regione compresa tra la Florida, il Porto Rico e le Isole delle Bermuda. In queste zone sono appunto accaduti parecchi eventi inspiegabili che però si sono verificati anche nel resto del mondo; obiettivamente in questa zona non c’è niente di statisticamente speciale rispetto a qualsiasi altro luogo della Terra se si dà un occhio al numero di incidenti enigmatici. In questa regione c’è un grandissimo traffico per quanto riguarda navi e aerei, essendo un luogo molto turistico. Ed è per questo che fin dall’antichità si registrano parecchi incidenti, a cui vengono date spiegazioni ai limiti della fantasia. Al Triangolo delle Bermuda sono poi

affidati dei misteri che, magari, non centravano nulla con questa zona la quale veniva considerato come un jolly, come spiegazione di un qualsiasi altro enigma. Essa veniva definita una zona in collegamento con gli ufo, la regione nelle cui profondità si trova Atlantide, oppure si diceva che al suo interno ci fosse un’anomalia spazio-temporale. Per questo che è arrivato fino a noi il mito che dice che quella zona sia maledetta e nelle mani del diavolo. Allora vi chiederete come sia nata la leggenda del Triangolo delle Bermuda dato che, effettivamente, non c’è nessuna ragione per crederci. La risposta è che questo luogo viene ricordato fin dai tempi più remoti come un luogo molto propenso alla nascita di uragani (a causa della corrente del Golfo), i quali hanno poi causato molte perdite, un luogo dove c’erano molti vascelli pirati e che infine veniva considerato zona in cui i marinai perdevano la rotta, visto che le bussole, magicamente, non indicavano più il Nord. Anche Cristoforo Colombo aveva ammesso che la sua bussola non indica-


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va più il Nord mentre navigava in quei mari, ma ora questo fenomeno viene spiegato in seguito allo studio che ha portato a capire che sul pianeta terra il campo magnetico può variare in diverse parti del mondo. Questa leggenda, in senso contemporaneo, è nata in seguito alla seconda Guerra Mondiale, dopo che cinque aerei da guerra e due aerei commerciali sono misteriosamente scomparsi proprio in questa area, senza che se ne sapesse nulla per mancanza di dati e testimoni. Negli anni ’70 invece Charles Berlitz pubblica il best seller The Bermuda Triangle, un libro in cui sono state raccolte molte storie enigmatiche riguardanti questa particolare zona. Sono poi usciti moltissimi altri libri, film e serie tv, che hanno di sicuro aiutato la diffusione di questa leggenda. Tutto viene poi risolto nel 1972 quando Larry Kusche pubblicò il libro The Bermuda Triangle mistery in cui l’autore dà una spiegazione molto precisa e accurata di ogni mistero che girava attorno alla zona dando le reali spiegazioni dei molti enigmi, la maggior parte delle volte completamente inventati. Un esempio concreto è quello della nave ssvafog, che dopo essere scompar-

sa proprio nel Triangolo delle Bermuda è stata poi ritrovata con nessun componente dell’equipaggio a bordo, eccetto il capitano, rimasto nella sua cabina tutto tremante con una tazza di caffè in mano. In realtà la nave è stata realmente ritrovata con tutti i cadaveri dell’equipaggio e sappiamo anche che è sprofondata a causa di un’esplosione. La maggior parte dei racconti del primo libro sono quindi tutti inventati, oppure sono dei reali casi di scomparse ma molto ingigantiti e, anche se sembra strano, molto di essi vengono ancora proposti come misteri irrisolti. Questi sono prodotti e promossi da molte compagnie che si occupano di documentari e che vengono passati a canali che dovrebbero fare divulgazione spacciandoli per reali. Le leggende metropolitane continuano e continueranno ad affascinare tutti noi, lasciandoci sempre addosso quello strano timore misto all’adrenalina che ci porterà ad incuriosirci ancora di più. Meno bello è però sapere che ciò che crediamo realtà è, a volte, solo fantasia e che racconti veritieri siano solo stupide storielle da raccontare quando sei con gli amici, attorno ad un falò con dei marshmallow su dei bastoni.


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Matteo Redaelli, 5a

Ho visto mio padre piangere Ho visto mio padre piangere solo due volte nella mia vita: quando finiva di leggere un libro sulla tragedia del Freney del ‘61 (in particolare alla morte dell’alpinista Andrea Oggioni) e quando è morto Walter Bonatti nel 2011. Sembrerà pazzesco ma si, non l’ho mai visto piangere se non per Walter Bonatti e le montagne. Che durezza, si dirà di mio padre... Non penso che nessun suo conoscente abbia in mente un suo volto di tristezza o sconforto. Disumano pensai per anni, come, anche di fronte alla morte di parenti, lui riuscisse a rimanere forte e stabile sui suoi piedi, senza dare segno di cedimento interno e sconforto; certo, rimangono quei due episodi particolari sopracitati. Due episodi sintomatici, voi direte, del fatto che, evidentemente, a mio padre piace moltissimo la montagna. Sin da piccolo fui quasi costretto a vivere sulle montagne, passeggiando e scalicchiando già qualche cima alle scuole elementari nei ritagli di tempo tra una giornata di scuola e

l’altra. Mi ricordo che ero arrivato a un tal punto di saturazione da iniziare a dire in famiglia che avessi il “piede marcio” e che i miei genitori mi costringessero comunque a immense camminate (ovviamente suscitando l’ilarità dei parenti). Crebbi quindi in montagna, dove mi insegnarono a non fermarmi di fronte alla fatica, a sbattere piedi in presenza di vipere per farle scappare, a non bere bibite gassate durante la marcia (davvero non fatelo) e molte altre piccole cose che fanno di me, oggi, di casa su qualsiasi catena montuosa. Eppure mi fu sempre estranea la passione morbosa di mio padre per le alpi: lui aveva scalato Cervino, Montebianco, Pizzo Badile, Bernina e una serie di altre cime che non so nemmeno dove si trovino. Mi parlava dei colpi di ramponi che dava ai ghiacciai per superarli e delle creste su cui si muoveva, ma a me sembrava sempre tutto così lontano e assurdo.


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Arrampicarmi su un ghiacciaio? Con il rischio di cadere in un crepaccio, spaccarmi una gamba, non riuscire a chiamare i soccorsi e morire di edema polmonare? No, grazie, pensavo da bambino. Preferivo giocare con gli altri a costruire capanne, affilare bastoni con i coltellini della Victorinox e fumarmi per scherzo gli aghi di pino raccolti nei boschi sotto casa. Pensavo che la fermezza di mio padre di fronte alla vita fosse derivata proprio da quelle scalate di cui mi raccontava, dal vento gelido dei 4000m in faccia, dalle mani tagliate dal freddo e dalla neve gelida riversata negli scarponi da ghiaccio. Non volevo diventare come lui. Non era per me quello sport. A me piaceva Omero e la letteratura, volevo fare il liceo classico, mica lo scalatore di montagne pazze con giù 3 metri di neve. Volevo altro dalla mia vita. Disertai le camminate per un paio d’anni. Capitò poi che le cose cambiarono. Mi resi sempre più conto che, tutto sommato, non erano così male le camminate scialle con gli amici della

Val di Giüst e che non mi dispiaceva affatto condividere avventure nella natura con i soci. Iniziai a vivere le mie piccole scalate come un divertimento, delle avventure infinite fatte di risate, panini alla bresaola, borracce piene di acqua rinvigorente e altro. Non era così male, ma certo, mi guardavo sempre a distanza le grandi montagne della valle e le scalate difficili, non c’era motivo di sfidare quei giganti. Che mi importa? - dicevo - Non sono come mio padre. Ma, per non so quale congiuntura astrale folle, non smisi mai di fare quelle stupide camminatine con gli amici, anzi diventavano sempre più impegnative e serie. Era forse destino che a 18 anni mi ritrovassi infebbrato più che mai di scalate e montagne? Certo, non ho mai fatto nessuna cima importantissima, ma ad oggi ho fatto i miei giri. È stato forse un gene latente trasmesso dal papi a suscitarmi questa passione? O forse semplicemente un’autosuggestione? Non lo so, non penso sia nemmeno importante capirlo, so solo che ad oggi ho capito cosa spinge l’uomo a scalare quelle


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immense masse di roccia deformi e irregolari, o forse ho solo capito cosa motiva me. Ora capisco cosa mosse mio padre e cosa mosse mille altri come lui. Cosa spinge un uomo ad arrampicarsi su una parete di roccia a strapiombo con i piedi appoggiati su cenge di 5 cm quadrati, con alle spalle il vuoto? Cosa spinge l’uomo ad arrampicarsi su dei mostruosi ingordi ghiacciai? Nulla se non lo spirito. È il dire io ci sono, io sono qua da solo: quassù non c’è cemento, non ci sono comodità, non c’è la civiltà, non c’è la rete per farsi le foto filtrate su Snapchat, non c’è il bar in cui riposarti, non c’è il camino di fronte al quale riscaldarti... Quassù ci sei solo tu, folle scalatore. Non puoi che essere te stesso quassù, privo di pensieri e restrizioni, quassù non ci sono regole, quassù non puoi che essere libero da qualsiasi vincolo, quassù non puoi che essere te stesso, ti ripeto, o folle scalatore. Non sono il futuro Walter Bonatti e nemmeno pari a mio padre. Non sarò mai come lui, ho imparato ad apprezzare quello che la montagna

mi offre, ma sento comunque di essere uno scricciolo inesperto e inabile all’arrampicata. So bene che la mia strada, la mia carriera scolastica e la mia vita non puntano alla cima del Monte Bianco. So bene che essere mio padre, beh per quanto lui non sia stato Lionel Terray o Mesner, non sia roba per tutti, forse neppure per me. Cresco quindi nella consapevolezza che non sarò mai come lui, non sarò mai scolpito dai venti gelidi della Val Bregaglia e strutturato dalle minime temperature della Bianco Grad. So bene che piangerò molte più volte di mio padre nella mia vita.


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La Neve La neve è una delle precipitazioni atmosferiche che ci ha affascinato di più da sempre. Ma oltre ad attenderla tanto ogni inverno, ammirarla per il suo fascino e fare i pupazzi di neve... sappiamo dire CHE COSA SIA LA NEVE? La neve è acqua ghiacciata formata da molti cristalli di ghiaccio. Essa si forma nell’atmosfera ad una temperatura inferiore ai 5 gradi centigradi attorno a cosiddetti germi cristallini, passando dallo stato gassoso a quello solido e formando cristalli di ghiaccio. Questi ultimi cominciano a cadere verso il suolo quando il loro peso supera la spinta contraria di galleggiamento nell’aria e raggiungono il terreno senza fondersi. La neve può presentarsi in diversi modi, ad esempio sotto forma di nevischio oppure di bufera ecc. Al nostro occhio la neve appare bianca, anche se in realtà è composta da cristallini di ghiaccio trasparenti, come l’acqua. Essa appare bianca perché ogni raggio di luce che attraversa un cristallo di neve viene leggermente riflesso di cristallo in cristallo e la luce continua a essere riflessa e deviata fino a riemergere in una direzione casuale. Il raggio di luce che arriva all’occhio è un insieme di tutta la luce che è composta dalla somma di tutti i colori dello spettro; dato che i cristallini di ghiaccio non assorbono alcun colore, ai nostri occhi arrivano tutti i colori. Un’altra

Luca Ronco, 1b

caratteristica che ci affascina sempre di più della neve sono i suoi fiocchi, che sono sempre simmetrici e non identici tra loro. Data la forma esagonale della struttura del ghiaccio, i bracci del cristallo di neve crescono indipendentemente in un ambiente che è ritenuto variabile per quanto riguarda la temperatura, l’umidità. La differenza nell’ambiente anche minima per la temperatura e soprattutto per l’umidità conduce alla disuguaglianza tra le forme di due o più cristalli differenti. Oltre ad essere bella, affascinante e divertente, la neve può essere molto pericolosa. Può infatti portare grandi e seri problemi, proprio come ha fatto nel SudItalia bloccando strade, aeroporti e anche costringendo i cittadini a restare chiusi in casa senza acqua e luce, sommersi dalla neve. Ma il fatto più grave è accaduto il 18 Gennaio 2017 quando l’hotel Rigopiano in Abruzzo è stato travolto e distrutto da una slavina. Quando la speranza sembrava ormai vana, è stato trovato il primo sopravvissuto insieme agli altri 10 trovati nei giorni successivi, ma purtroppo ci sono state 29 vittime portate via dalla neve. Con questo non voglio togliere la “magia” della neve ma solo farvi riflettere su quello che può anche causare.


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Alessandro Bruzzano, 3a

Re Roger colpisce ancora Dopo quasi cinque anni dall’ultima volta, Roger Federer torna a vincere uno Slam. Il tennista svizzero di 35 anni ha battuto il suo rivale di sempre Rafael Nadal nella finale degli Australian Open a Melbourne, conquistando così il suo diciottesimo Slam. Una vittoria storica, perché con essa Federer è diventato il tennista più vecchio a vincere uno Slam, ennesimo record della magnifica carriera dello svizzero. Tutto iniziò nel 1998, quando fece il suo esordio nel tennis professionistico senza aver ancora compiuto 17 anni, perdendo il suo primo match contro l’argentino Lucas Arnold. La prima vittoria di uno Slam arrivò cinque anni dopo, nel 2003, vincendo Wimbledon. A questa vittoria seguirono soprattutto gioie (il suo palmarès vanta infatti di 89

titoli), ma anche qualche dolore. Ne è prova la finale di Wimbledon persa proprio contro Nadal nel 2008. Dopo un incontro durato ben 4 ore e 48 minuti, Federer si è visto soffiare il titolo dal campione spagnolo, che interruppe la striscia di 65 vittorie consecutive sull’erba dello svizzero. Nel 2013 un infortunio alla schiena lo ostacolò nei quarti di finale degli BNP Paribas Open di Indian Wells, in cui viene battuto da Nadal. Dopo l’infortunio, Federer non riuscì a reagire e nei successivi quattro anni perse tre finali Slam consecutive. Arrivato in finale degli Australian Open quest’anno, non in pochi hanno creduto che avrebbe potuto ripetersi il risultato delle ultime finali. Ma Nadal non aveva fatto i conti con lo spirito goliardico di Federer. Lo svizzero è stato infatti in grado


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di tenere il fiato sul collo del suo avversario, di impedirne la fuga e di tornare in partita. L’ottavo e nono game del quinto set sono stati la sublimazione di tutto ciò che a Federer era sempre mancato in carriera: forza, resistenza, determinazione nei momenti chiave e un pizzico di fortuna, come quel nastro sul break o l’occhio di falco vinto sull’ultimo punto della partita. Anche se il timbro indelebile dello svizzero è il suo incredibile rovescio, a farlo trionfare in questa finale è stato il dritto di controbalzo più volte esibito da fondo campo. Questa è probabilmente la vittoria più indimenticabile della sua carriera, tenendo conto che in una sola serata è riuscito a sfatare gli ultimi tabù della sua carriera. Il giorno dopo la finale Federer torna sulla dichiarazione fatta subito dopo la finale, in cui ha detto che anche se l’anno prossimo non dovesse tornare in Australia sarà stato comunque bellissimo, tranquillizzando i tifosi dicendo:

“No, non ho mai pensato al ritiro, tornerò sicuramente qui. Mi sono fermato per sei mesi proprio perché voglio tornare ancora. Penso che giocherò ancora un paio d’anni”. Ora ha Wimbledon nel mirino. Ha infatti detto: “Lì ho buone possibilità di fare bene”. Chissà, magari vincerà anche quello, perché il destino è strano: chiama quando meno te lo aspetti. E lo fa anche se il tuo nome è Roger Federer.


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Caporedattore: Lorenzo Ferri, 4A Impaginatore: Riccardo Galli, 5a A cura di: Sonia Martinetto & Giorgia Pasqual, 5C Redattori: Matteo Redaelli 5a, Niccolò Barberio 4C, Filippo Vergani 3c, Camilla Ponti 2A, Clara Cassandro 1a, Vittoria Baldissarro 1b, Luca Ronco 1b

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