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e t C e te r a Periodico di informazione a cura degli studenti del liceo Scientifico e Classico Majorana facebook.com/etceteramajorana

Numero 4 - 2012 Marzo/Aprile

Nella foto parte della classifica delle scuole della Lombardia, stilata dalla fondazione Agnelli, che vede il nostro liceo al 13° posto, lo Zucchi (Monza) al 18° e il Frisi (Monza) al 49°.

MajoRadio

Kony 2012

I Manga

Q u e st ' a n n o Ro b e r t o B o f fa d o s s i , G i o rg i o C o l o m b o e Dario Dellegrazie hanno deciso di impegnarsi in un p ro g e tt o i n te re s s a n te e i n n ovati vo . .

Segui l’animato dibattito inerente al video che in pochi giorni ha toccato le vette dei più cliccati di YouTube.

È il 1834, Katsushika Hokusaki ha appena finito di disegnare quelli che poi deciderà di chiamare Hokusai Manga ...

(continua a pagina 2)

(alle pagine 4 e 6)

(continua a pagina 18)


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Il Majoradio: la “Voce” per tutti i Majorani Q u e st ' a n n o Ro b e r t o B o f fa d o s s i , G i o rg i o Colombo e Dario Dellegrazie hanno deciso d i i m p e g n a rs i i n u n p ro getto i nte re s s a nte e i n n ovati vo, ch e h a n n o ch i a mato Ma j o ra dio. Per coloro che vogliono saperne di più e p e r c h i i nve c e a n c o ra n o n n e s a n u l l a , ab b i a mo i nter vi stato i s o p ra ci tati ! C o m e v i è v e n u to i n m e n te d i re a l i z za re una Radio pe r la sc uola? “ A s p i ra n d o a l l a s c i e n za d i S o c ra te a b b i a m o fo n d ato q u e st ' i d e a , l ' I d e a p e r fe tta d i M a j o ra d i o ! “ – d i c o n o s c h e r zo s a m e n te gl i i nter vi stati “ E ’ u n a i d ea n ata d a l n u l l a , n ata p er p o ters i d i verti re i n s i eme co n u n a nuova esperienza, precisamente durante la c a m p a g n a e l e tt o ra l e d e i ra p p re s e n ta n t i d egl i stu d enti d i q u est ’a n n o : ci s i a mo res i co nto c h e s p e s s o n o n c ’è u n a re a l e co m u n i c a z i o n e t ra g l i st u d e n t i d e l l e d u e s e d i d el l a s cu o l a , s p es s o n o n c’è n é l a p o s s i b i l i tà , n é i l te m p o p e r o rga n i z za re d e l l e a s s emb l ee d ’ i sti tu to e i l Gi o rn a l i n o p o s s i ed e i l mo n o p o l i o d el l ’ i nfo rma z i o n e a s cu o l a . Il Ma j o ra d i o p u ò ra p p res enta re l a Vo ce d egl i st u d e nt i c h e p e r m ette a co l o ro c h e l o d e s i d e ra n o d i e s p o r re l e p ro p r i e i d e e e p ro g e tt i l i b e ra m e n te n e l l a m ez z ’o ra o o ra mes s a a d i s p o s i z i o n e” Viste le iniziali incertezze, che abbiamo ris c o n t ra to a n c h e n e l l ’a s s e m b l e a , c o m e p ro s e g u e , o r m a i a d u n m e s e d a l l a f i n e de lla sc uola, que st ’e spe r ie nza? C ’è r isposta da par te de g li stude nti? ” L e a l t re l i ste d i ra p p re s e n ta n za n o n c i h a n n o a p p o g gi ato, n o n era n o i nteres s ati e n o n c re d e va n o s a re m m o r i u s c i t i a re a l i z zare una vera radio, mentre ora, con un po’ d ’ i mp egn o, a b b i a mo d i mo st rato ch e è p o s s i b i l e ; p e r q u a n t o r i g u a rd a l a r i s p o sta d a

Elisabetta Sangalli, 3^a, Elisa Borsoi, 3^D parte degli studenti, basti dire che un gi o rn o a b b i a mo tro va to s o tto i l b a n co u n foglio su cui erano scritti dei complimenti al Majoradio! E’ stata una gratificante soddisfazione! Certo, alcuni majorani partono un po’ prevenuti e fin dall’assemblea, all’inizio dell’anno, quando abbiamo proposto la nostra idea, vedevamo facce di alcuni che sembravano dire:”Oh ma cosa sta dicendo?”, mentre altre invece: “ C h e f i ga ta !” Av e te m ai pe nsato di abbandonar e il v ostr o pr og e tto? “Ogni minimo minuto e secondo! – prem e t t o n o g l i i n t e r v i s t a t i – Av e v a m o p e n sato di abbandonare il progetto perchè pochi studenti aderivano all’iniziativa. Il n o s tro erro re è s ta to q u el l o d i i n i z i a re i l tutto frettolosamente, senza avere dei contenuti e degli argomenti da trattare, ma s o l o p o ch i o s p i ti : per esempio il Professor Marottoli o nella prima puntata della Radio Achille Taccagni e Nicolò Grassi, questa aveva ricevuto mo l ti a s co l ti s u l web , q u a s i 300 ( co me l a seguente con gli altri rappresentanti). S p es s o a n ch e i l Pro f es s o r E rma co ra vi en e come ospite. Il problema è che gli studenti non sanno chi sarà ospite al Majoradio. In realtà – Aggiungono gli intervistati – pensavamo che avremmo ricevuto una maggiore risposta da parte degli stud en ti ” E’ stato difficile trovare ed imparare ad utilizzare il programma per registrare? P r e par ate una sc ale tta?


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m “Siamo stati molto fortunati, abbiamo trovato f a ci l men te i l p ro gramma e n o n è as s o l u tamen te d i f f i ci l e! S e ci ri u s ci a mo n o i ! L a scaletta, per ora, è solo composta da canzoni che vengono trasmesse durante le varie puntate; il resto è completamente improvvisato e questo, ci rendiamo conto, è un problema che bisogna risolvere. Il nostro obiettivo è quello di realizzare una scaletta che spazi tra vari argomenti, per poter coinvolgere tutti i majorani, ci pensiamo molto spesso –soprattutto durante le lezioni! Perché siamo innamorati della ra d i o , s ec o n d o n o i è m i l l e volte più bella della televisione, puoi ascoltarla mentre fai tante cose e soprattutto non ammazza l’immaginazione!” e ridendo aggiungono: “ Ci i s p i ri a mo a l l o z o o d i 105 e a Rad i o Ma ri a … o h n o p erò q u es to n o n s cri verl o !” Pensate che negli anni suc c e ssiv i il m aj or adio sopravvivrà? Quali sono le vostre prospettive e qual è lo scopo finale del vostr o tr asm e tte r e ? “Se resiste quest’anno, resiste sempre! Noi abbiamo intenzione di andare avanti, finché rimarremo al Majo cercheremo di migl i o ra re s emp re d i p i ù ! Po trà s emb ra re u n a f ra s e f a tt a, ma n o i vo gl i amo d i verti rci e d i vert i re!” Vi piacerebbe vedere il Majoradio con nuov i c onduttor i? “Si, ci piacerebbe molto. Vorremmo trovare n u o vi stu d en ti ch e tratti n o p eri o d i camen te d ei b l o cch i p er l a Ra d i o , co me u n a ru b ri ca musicale, una raccolta di citazioni divertenti, o altri argomenti più o meno seri. Noi

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s i a m o i co nte n u t i d e l M a j o ra d i o . S a re b b e i nteres s a nte p ermettere, l ’a n n o p ro s s i mo, d i ave re u n d i b a tt i t o p o l i t i c o t ra i n u o v i c a n d i tat i a ra p p re s e nta nt i d e g l i st u d e nt i , p o t re m m o i n o l t re a f f i a n c a rc i a l l a p a g i n a fa c e b o o k d e i ra p p re s e nta nt i p e r co m u n i ca z i o n i a gl i stu d enti . Per co l o ro ch e fa n n o p a rte d i u n gru p p o mu s i ca l i , d i a mo l a p o s s i b i l i tà d i p res enta re e fa r a s co l ta re i p ro p r i b ra n i , t ra s m e tte n d o l i d u ra n te l e p u ntate . E ’ u n a g ra n d e o p p o r t u n i tà p e r i l Ma j o ra n a !” Perché noi dovremmo ascoltar vi? E perché d o v re m m o l e g ge re q u e sto ar ticolo? “ Pe rc h é s i a m o b e l l i s s i m i ! ” c o m m e n ta m o d e sta m e n te G i o rg i o . “ I l M a j o ra d i o è u n m ez zo st ra o rd i n a r i o c o n u n a gra n d e p o ten z i a l i tà , ch e può ancora crescere graz i e a l l ’a i u t o d i t u tt i g l i st u d e n t i . C i st i a m o a n c o ra o rga n i z za n d o, m a g i à d a l l e p ro s s i m a p u n tata tu tto a n d rà megl i o : p e r e s e m p i o o ra c e rc h i a m o q u a l c u n o c h e v o g l i a c re a rc i u n a s i g l a e p o te te a s c o l ta re l a n o st ra b i d e l l a Imma co l ata i n u n remi x !” E ade sso cosa aspettate ? M e tte te u n b e l “ m i p i a c e ” s u l l a p a g i n a “ M a j o ra d i o ” d i Fa c e b o o k ! Po t re te a s c o l tare e scar icare direttam e nte le puntate !


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KONY 2012: “i pro, i contro, i se e i ma Premessa: Cari lettori, vi sarete forse accorti dell’invasione massiccia di un tal video sulle vostre bacheche di Facebook: KONY 2012. Ci permettiamo di insinuare che non tutti quelli che lo hanno coraggiosamente condiviso siano totalemente informati sul tema in questione (non preoccupatevi, neanche noi lo siamo). Tuttavia noi ci assumeremo (o almeno ci proveremo) il compito di illuminare il più possibile coloro che ancora non ne sanno nulla. Vi esporremmo lati positivi e negativi ed esprimeremo il nostro umile parere a riguardo. Kony 2012 è un cortometraggio girato e prodotto dal regista Jason Russel, fondatore dell'organizzazione umanitaria no-profit Invisible Children, associazione nata con il fine di lottare contro lo sfruttamento di bambini e minorenni. Apparso per la prima volta in rete il 5 marzo 2012,nel giro di pochi giorni ha collezionate la bellezza di 84 milioni di visualizzazioni. Il suo scopo è di promuovere la campagna umanitaria promossa da Invisible Children denominata "Stop Kony", con l'obiettivo di far catturare il criminale di guerra ugandese Joseph Kony entro la fine del 2012. Ma veniamo al dunque, che cosa c’è effettivamente in questo video? In esso sono documentati gli sforzi di Invisible Children per far sì che Joseph Kony venga fermato e arrestato. Sono descritte le tattiche di guerriglia da lui utilizzate e gli orrendi crimini da lui perpetrati, come la sua agghiacciante abitudine di arruolare bambini nel suo Esercito di Resistenza del Signore e costringerli ad uccidere le loro stesse famiglie. Personaggio chiave del video è Jacob, un ragazzo ugandese il cui fratello è stato crudelmente ucciso dall’esercito di Kony e a cui il regista ha promesso di fermare il criminale. Ripercorrendo le vicende della vita di Jacob, il regista, Jason Russel descrive la terrificante condizione in cui questi bambini sono costretti a vivere. Ma soprattutto il video ci svela che quest’”uomo” non è “spuntato fuori dal nulla” in questi ultimi tempi ma tormenta l'Uganda da ben 26 anni con i

Sara Perego, Elena Mazzeo, 2^a

suoi crimini che lo hanno reso IL ricercato n° 1 dalla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia. Eppure, come mai la sua figura è stata per lungo tempo del tutto sconosciuta al mondo occidentale? Non lo sappiamo , ciò che è certo sapere è che è importante, se non fondamentale, rendere partecipe la popolazione mondiale a questo fenomeno, affinchè si riesca a portare l'opinione pubblica contro Kony in modo da “farlo uscire allo scoperto”. Lo slogan della campagna è appunto “Make Kony famous”: rendiamo Kony famoso. Il fulcro della campagna si concentrerà nella notte tra venerdì 20 e sabato 21 aprile 2012, quando tutti gli adesori affiggerano manifesti per pubblicizzarla. Alla campagna partecipano anche numerosi personaggi famosi tra cui ricordiamo George Clooney, Angelina Jolie, Bono e tra i politici Barack H. Obama, George W. Bush e Condoleeza Rice. Insomma, ci parrebbe una rosea ed eroica campagna americana “per la sconfitta del cattivo e la salvezza di una nazione” ma purtroppo i dubbi e le critiche ci sono e sono tutti legittimi. Girovagando per siti, articoli di giornali e video su Youtube abbiamo raccolto le critiche più ricorrenti che gli si muovono contro. Critiche1: Invisible Children è finanziariamente discutibile. Secondo i dati che circolano in rete, le entrate sono sproporzionate rispetto alle spese: capiamo quindi che Invisible Children non è propriamente no-profit. Tuttavia,seppur i fondatori ricevano uno stipendio non irrilevante (89.000 dollari), è bene ricordare che il cortometraggio serve a diffondere consapevolezza tra le persone e ha raggiunto il suo scopo, indipendentemente da quanto i fondatori ci guadagnino. Critiche2: Gli affari di Invisible Children sono poco trasparenti


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m Secondo notizie che circolano in rete Invisible Children s rifiuterebbe di collaborare con il Better Business Bureau, un organismo per la difesa dei consumatori, che indaga sulla natura etica delle associazioni. Inoltre secondo alcuni media Invisible Children è decisamente poco trasparente in quanto all’organizzazione dei propri affari. Critiche 3: Invisible Children ha “calcato la mano” Secondo un articolo pubblicato dal Council on Foreign Relations: Nelle loro campagne, queste organizzazioni [come Invisible Children] hanno manipolato i fatti a scopo strategico, esagerando il numero dei rapimenti e delle uccisioni dell’Esercito di Resistenza del Signore, enfatizzando l’impiego dei bambini soldato, e descrivendo Kony—senza dubbio un uomo brutale—come il diavolo in persona. Critiche 4: Invisible Children favorisce l’uso delle armi. Secondo alcuni, uno degli obiettivi di Invisible Children sarebbe aiutare gli eserciti regolari a reprimere con il sangue la ribellione, e stanno facendo pressione al governo statunitense affinché inviino finanziamenti e aiuti militari all’Esercito Popolare di Liberazione del Popolo del Sudan. In parole povere, sosterrebbe un gruppo di uomini armati per ucciderne un altro. Critiche 5: Il cortometraggio è univoco. Chiunque si può essere accorto del fatto che non si menzioni “l'altra parte”, ovvero non si approfondisca nel video la situazione politica ugandese. Infatti il governo a cui Kony e i suoi si contrappongono è un governo di tipo dittatoriale autoritario ma sostenuto dalle potenze occidentalie non menzionato nel video.

Critiche 6: Il cortometraggio è un inno al populismo americano. Nessuno , guardando questo video, può non avere notato una certa patina di buonismo (o meglio, populismo) americano. Risalta infatti l'immagine dell'”eroe americano” che siamo abituati a vedere nei film da block-buster: “il bianco civilizzato che salva il povero popolo nero” . A tutto ciò si aggiunge anche il fatto che non si sa neanche dove Kony si trovi in questo momento. Difatti, è ormai appurato che abbia lasciato l’Uganda per rifugiarsi sotto diverse protezioni. Dunque la situazione è molto più complessa di quanto non ci mostri il video; di certo Kony è senza dubbio un uomo spregevole ma non è l’unico “cattivo” in questa vicenda. Noi non siamo in certo in grado di potervi illuminare di più su essa perché non abbiamo nè i mezzi né le fonti per farlo. Ciò che però desideremmo fare è “spezzare una lancia” (o forse anche più di una) per il progetto di Invisible Children. Per prima cosa è bene rendere merito all’associazione di aver reso partecipe buona parte della popolazione, soprattutto giovanile, contro il fenomeno dilagante in Africa dei “Bambini-soldato”. E’un fenomeno che colpisce le popolazioni africane, asiatiche e sudamericane e oggigiorno Sono più di 300.000 i minori di 18 anni impegnati in conflitti nel mondo. Negli ultimi 10 anni è documentata la partecipazione a conflitti armati di bambini dai 10 ai 16 anni in 25 Paesi. Alcuni sono soldati a tutti gli effetti, altri sono usati come "portatori" di munizioni, vettovaglie ecc. e la loro vita non è meno dura e ri-


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m schiosa dei primi. Non è dunque un triste che fenomeno che colpisce solo l’Uganda ma diversi paesi in tutto il globo. Numerosi sono gli articoli, i documentari, i programmi televisivi, i libri che ne trattano ed ogni volta che ne sentiamo parlare ci rattristiamo e ci indigniamo del fatto siano possibili cose di questo genere anche al giorno d’oggi; ma dopo aver chiuso il libro e spento la televisione, che cosa facciamo di concreto? Nulla, perché, giustamente, non sapremmo come aiutarli.Grazie a questo video però Jason Russell ha dato la possibilità ad un sacco di persone,o forse anche solo l’impressione, di poter fare qualcosa concretamente per loro. Che sia o che non sia utile questo “attivismo da internet” , si è fatto comunque un passo avanti, è stato reso possibile a migliaia di persone partecipare attivamente ad una campagna che nel bene o nel male ha buone intenzioni.Non di poco conto è stata anche la scelta di Invisible Children di sfruttare proprio quei Social Network sui quali spendiamo/sprechiamo ore ed ore ogni settimana, per poter “toccare” direttamente le persone prima ancora delle associazioni. Hanno dimostrato che anche siti come Facebook o Twitter, spesso denigrati e considerati (legittimamente) una perdita di temp, possono risultare un po-

tentissimo mezzo di informazione e di condivisione anche per campagne e fenomeni a scopo umanitario. Inoltre, è bene ricordare che quello di cui parla Invisible Children è comunque un fatto vero ed appurato, Kony è davvero il criminale numero 1 del Tribunale dell’Aia e davvero numerosi bambini vengono sfruttati per scopo militaristico , perciò l’opera di Invisible Children è stata senz’altro, almeno per quanto ci rigurda, un’efficace “spinta” ad informarci ed interessarci di più a questi fatti che se non ci sono sconosciuti , ci sembrano comunque troppo lontani dalle nostre realtà. In parole povere , secondo il nostro modesto parere, poco importa che Kony sia o non sia un mostro come lo descrivono, poco importa se bisogna credere a Jason Russel e a Jacob o agli innocentisti che dichiarno che Kony non sia un mostro così brutale e poco importante della trasparenza fiscale o meno di Invisible Children, insomma, poco importa. L'importante è che questa sia un'occasione per accendere un grande riflettore sulla situazione tragica che vivono uomini , donne e soprattutto bambini in paesi spesso snobbati dal mondo intero.

Kony 2012 (2) Molti di voi sicuramente avranno sentito parlare del video ‘’Kony 2012’’ che sta impazzando sul web orami dal 5 marzo. Attirato dal grande successo di questo video ho cominciato ad informarmi e ho deciso di scrivere questo articolo per far luce sulla faccenda. Prima di iniziare però vorrei precisare che non metto in dubbio la buona fede degli autori del video e che non prendo posizioni in merito alla questione poiché si tratta di un argomento delicato. Tengo soltanto a riportare le polemiche che si sono scatenate in merito alla faccenda. Il video di 30 minuti è diventato in breve tempo il video più virale mai apparso sul web e grazie ad i più

Mirco De Vito, 3^D importanti social network in soli 6 giorni ha totalizzato più di 100 milioni di visualizzazioni. In breve nel video viene presentato un padre che parla al proprio figlio di un suo viaggio in Uganda avvenuto nel 2002. In questo viaggio incontra un ragazzo di nome Jacob che gli spiega come nel suo paese un uomo rapisca i bambini per trasformarli in soldati. L'americano promette a Jacob che farà qualcosa per fermare Kony, l'uomo cattivo a capo dell'LRA (Lord’s Resistance Army) che da diversi anni aspira a prendere il potere in Uganda.


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m Quindi il nostro eroe decide di girare questo film in modo da tenere alta l’attenzione su Joseph Kony e permettere agli Stati Uniti di intervenire per fermarlo. Il video termina con una sollecitazione all’azione (call to action), che si tratti di finanziare il progetto, di ordinare il kit dei braccialetti o della “semplice” condivisione attraverso i vari social network. In tal senso, balza subito agli occhi una cosa: la storia di Kony - indubbiamente un uomo orribile è raccontata frettolosamente ed in maniera tranciante, come quella d’un uomo brutale, senza ideali né sostenitori, che rapisce bambini per farli combattere al suo servizio. Se J.Kony viene visto come il cattivo non possono mancare i buoni: tra questi politici e personaggi famosi è presente anche George Bush proprietario di diverse miniere d’oro in Burkina Faso; qui, per muoversi agilmente attraverso gli stretti cunicoli delle grotte, vengono utilizzati dei bambini. La spiegazione del motivo per cui molta gente dovrebbe mobilitarsi per la campagna occupa solo una parte relativamente breve del video. Gran parte di esso è invece dedicato a decantare le lodi del potenziale di Internet, della mobilitazione dal basso, e a mostrare immagini di giovani e fotogenici attivisti. Nel 2003 viene fondata l’associazione NO PROFIT ‘’Invisible Children’’ da Jason Russell, in seguito ad un viaggio di questi insieme a due suoi amici in Uganda. L’associazione nel video promuove “l’action kit” contenente bracciali e manifesti per la diffusione

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della protesta all’irrisoria somma di 30 dollari. Facciamo un attimo due conti: lo stesso Jason Russell ha dichiarato che più di 500.000 persone hanno comprato questo kit il che vuol dire che più di 15 milioni di dollari sono entrati nelle casse dei Bambini Invisibili. Il fondatore e i sui collaboratori percepiscono l’1% dei ricavato a testa che ammonta più o meno a 90.000 dollari. Niente male come stipendio. Inoltre una forte critica verso l’associazione è la mancanza di trasparenza nei propri movimenti finanziari. E se alcuni di voi avessero visto altri video ad opera del’Invisible Children Inc. si sarebbero resi conto che tra movimentati balletti stile “musical” e allegre canzoncine non viene nominata una sola volta la parola Uganda. Sorvoliamo però su questi aspetti. L’obbiettivo dichiarato nel video è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e rendere nota al maggior numero possibile di persone non tanto la condizione dei bambini in questione - mostrata solo in 3 minuti - ma piuttosto la figura J. Kony. Il video, infatti, dichiara che per fermarlo bisogna renderlo famoso. Il tenero dialogo tra padre e figlio diventa l’espediente attraverso cui presentare le informazioni. Così facendo risulta inevitabile percepire l’analogia tra l’innocente ignoranza del figlio e quella (forse meno innocente) del pubblico. E qui viene il punto su cui sono state rivolte le maggiori critiche: usare i bambini (le vittime della violenza ma anche il figlio Gavin del documentarista Jason Russel – quest’ultimo nel ruolo del “giustiziere” che tiene fede ad una promessa fatta anni


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prima) per istigare i sentimenti di chi guarda il video contro il “mostro” incarnato da Kony! Ruolo talmente enfatizzato da affermare che «la cattiveria dei crimini di Kony l’ha portato a essere al primo posto della lista (dell’International Criminal Court)». Addirittura il capo di tutti i criminali? (Peccato che la lista in questione - visualizzabile su Internet - sia compilata in ordine cronologico in base alla data di incriminazione). L’obbiettivo è stato raggiunto: Kony è diventato una Superstar, ma a che scopo? Davvero basta spingere il governo degli USA ad una caccia all’uomo senza pietà? combattere la violenza spingendo ad altra violenza? Come se poi un solo uomo possa essere la causa di quella piaga così atroce. Supponiamo che in una realtà altamente utopistica con la caduta di Kony nessun altro prenda il suo posto: nel filmato si afferma con convinzione che «l’arresto di Kony sarà la prova che viviamo in un mondo con nuove regole». Guardando la storia non trovo risposte. Hitler come molti altri uomini orribili (al quale Kony è associato nel video e affiancato in tutti i cartelloni che lo mostrano) sono morti ma il mondo non è cambiato. In che modo l’ennesima caccia all’uomo potrà cambiare il mondo? La cosa più stupefacente però è che diverse fonti Ugandesi affermano che Kony non si trovi più nel paese oramai da anni. Non metto in dubbio che la situazione apparsa nel video sia mai esistita: infatti fino ad 8 anni fa situazioni analoghe erano all’ordine del giorno, ma adesso? Dati alla mano nell’ultimo anno sono morte più persone nelle strade ugandesi rispetto a quante ne abbia stroncato l’LRA sin dal 2006. Quindi mi chiedo perchè proprio ora? Perchè organizzare tutto questo adesso?

Nel video viene richiesto esplicitamente l’intervento degli USA per catturare Kony. E’ un dato di fatto che gli americani abbiano il vizietto della guerra (e probabilmente se non fosse così domani a scuola avrei una verifica di dottrina fascista, cit.) ma non riesco a capire: per far finire una guerra bisogna cominciarne un’altra? È proprio necessario istigare altra violenza? Non c’è altro modo? Dov’è l’azione umanitaria? Cosa s’intende esattamente? Perché se «questa guerra deve finire» è necessario che noi «combattiamo la guerra»? Dietro all’operazione Kony 2012 ci sono motivazioni umanitarie? Politiche? Non so, non posso rispondere a queste domande se non con una perplessità: è un caso che in Uganda nella zona del lago Alberto siano stati scoperti ingenti quantità di petrolio? Attualmente è stata calcolata la presenza di 700 milioni di barili, mentre le stime parlano di un potenziale di 1,5 miliardi di barili da estrarre. Con questo articolo non voglio mancare di rispetto a tutti quelli che si ritengono dei seri attivisti per aver guardato 30 minuti di video ma invito tutti quelli che non lo avessero già fatto (anche chi magari si è lasciato demoralizzare dalla lunghezza) a guardare il film in questione. Spero inoltre che qualcuno si sia interessato a tal punto da approfondire maggiormente la questione senza farsi influenzare troppo dalla semplicità con cui viene trattato l’argomento in mezz’ora di video.


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L' Omofobia ... We are more comfortable seeing two men holding guns than holding hands.” (Siamo più a nostro agio vedendo due ragazzi con in mano una pistola invece di due che si tengono per mano.) [Ernest Gaines] È incredibile, se ci si pensa un attimo, quanti termini e modi di dire siano a disposizione dell'uomo per riferirsi a un omosessuale, forse numericamente secondi solo a quelli per riferirsi alla prostituzione femminile. È proprio da questo genere di cose che ci si accorge di quanta strada bisogna ancora fare prima di superare le barriere della discriminazione e della paura per il diverso, non solo riguardo l'omosessualità (sia maschile che femminile) ma anche riguardo molti altri aspetti. Basterebbe parlare un po' di più di questi temi che sono “scomodi” ai più per paura di essere apostrofati con uno di quei tanti termini per superare queste barriere. Orientiamo, quindi, questo dialogo sul tema dell'omofobia e incominciamo col dire cosa significhi: la parola “omofobia” venne usata per la prima volta da Weinberg, uno psicologo americano, per riferirsi al “terrore di stare vicino a un omosessuale”. Nel 1989 Richard Isay, psichiatra e professore presso lo Weill Cornell Medical Center, ci spiega che l'omofobia è un atteggiamento che riguarda soprattutto il maschio ed è causato dall'ansia che egli avverte riguardo ciò che percepisce come “femminile” in un altro uomo. L'uomo si percepisce come il sesso forte, determinato, freddo, razionale ecc.. qualità come l’empatia, l’amore per l'arte, la comprensione ecc.. ritenute più adatte alla donna, diventano limitanti nell'uomo. Se poi è la stessa sessualità di un uomo ad essere più femminile, alla svalutazione può aggiungersi una specie di odio verso l'individuo. Ma da quando l'uomo ha incominciato a “soffrire” di omofobia? Nell'antica Grecia l'omosessualità era una pratica comune e nobile se praticata da un adulto col compito di formare un giovane e il giovane stesso. Le cose cambiavano per i rapporti fra due adulti, che erano visti male nonostante fosse una pratica ben dif-

Stefano Tagliabue, 3^D fusa. Anche a Roma era accettata e praticata ma solo fra cittadini romani liberi e schiavi o nemici vinti. Anche i rapporti fra adulti erano accettati ma veniva condannato chi faceva il passivo, anche se solo socialmente, poiché i romani, da sempre educati a essere dominatori non potevano farsi sottomettere, neanche a letto. Nel 342 Costanzo e Costante condannavano alla castrazione gli omosessuali passivi, nel 438 il Codice Teodosiano li condannava a essere arsi vivi e infine nel 533 con le Istituzioni di Giustiniano venivano condannati a morte sia attivi che passivi. Ma come si è arrivati a questa escalation di repressioni e condanne? Come si sa i tempi cambiano e l'arrivo del cristianesimo limitò drasticamente e quasi del tutto i rapporti leciti solo a quelli procreativi e la politica dell'impero dovette adattarsi. Col tempo la situazione non migliorò, anzi andò solo peggiorando con leggi sempre più severe. Non solo il cristianesimo, anche la Sharia condanna l'omosessualità tant'è che in Sudan, Mauritania, Afghanistan, Arabia Saudita, EAU e in Iran è punita con la pena di morte attraverso lapidazione, ma è anche condannata con il carcere a vita in altri paesi come Uganda, Bangladesh e altri stati dell'Asia. Perfino in diciotto stati degli USA vigono ancora leggi che proibiscono questi rapporti per coppie non sposate mentre in Europa sono possibili fra individui consenzienti e sopra una certa età (dai 14 ai 18 anni, dipende dagli stati). Le leggi e l’atteggiamento omofobico portarono col passare del tempo a molti episodi di persecuzione fra le quali è d’obbligo citare quelle naziste, iniziate nel 1934 per evitare che la “piaga omosessuale” si diffondesse.


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m Per una svolta in senso positivo bisogna aspettare il 1973 quando l’ Associazione Psichiatrica Americana depatologizza (cioè smette di considerare come una malattia) l’omosessualità, cinque anni dopo anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità farà lo stesso. Nonostante ciò il clima omofobico che c’era continuò e continua a esserci, anche se meno di allora, tant’è che ancora oggi l’omosessualità è considerata un fattore di rischio, soprattutto per gli adolescenti. La causa non sta tanto nell’omosessualità in sé, quanto nel clima omofobico in cui si vive che porta a discriminazioni e dileggi vari. Pensandoci ci si accorge di quanto sia strana questa cosa: sarebbe come se da domani la gente incominciasse a odiare i panettieri, diventerebbe rischioso farlo, nonostante non ci sia nulla di male nel fare il panettiere. Uno dei punti che più sta a cuore alla comunità omosessuale è quello del riconoscimento dei matrimoni fra due maschi o due femmine: in Europa sono solo otto gli stati in cui è legale il matrimonio fra persone dello stesso sesso, mentre sono nove quelli in cui è riconosciuta l’unione civile. L’Italia non è fra questi, nonostante sia possibile sposarsi per persone che hanno cambiato sesso. Ma perché? La causa principale, probabilmente, è da cercare nella forte influenza che ha la chiesa in Italia. Secondo la chiesa, infatti, gli omosessuali (sia maschi che femmine) sono “… contrari alla legge naturale. Precludono all’atto ses-

suale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati” [Catechismo della Chiesa Cattolica, art 2357] ma allo stesso tempo dice che “… devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” [Catechismo della Chiesa Cattolica, art 2358]. La chiesa non è contraria agli omosessuali, ma all’atto sessuale fra essi visto che non serve a procreare, cioè a fare figli. Proprio qui è il problema: “… l'atto per sé idoneo alla generazione della prole, al quale il matrimonio è ordinato per sua natura” [Codice Canonico, Libro Quarto, can 1061 - par 1]: Il matrimonio, visto che serva a procreare, non avrebbe senso fra due omosessuali che non possono procreare. Ancora una volta ci si dimentica che prima di essere qualsiasi cosa bisognerebbe essere uomini e dare a tutti gli stessi diritti, per poi decidere con la propria morale (che può essere cristiana, laica ecc..) quello che si vuole fare. Una legge che dice che gli omosessuali possono sposarsi non vuol dire che tutti si devono sposare con persone dello stesso sesso, così come una legge che dice che si possono comprare i salmoni non implica che tutti debbano comprarli. Questo ovviamente è solo il mio parere, un’ipotesi fra le tante, poi ognuno è libero di pensarla come vuole, non sono sicuramente io a dovervi dire come pensarla, e neanche voglio farlo.


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Per la libertà! Ma con calma.. Sara Perego, 2^a “L’immaginazione al potere!” urlavano gli studenti francesi per le vie di Parigi, desiderosi di cambiamento, vogliosi di mettersi in gioco in prima persona reclamando il diritto all’utopia e sfidando il potere senza paura. Era il ’68 e non solo in Europa ma in tutto il mondo aleggiava aria di rivoluzione, di mutamento e di rinnovo. Tutti sentivano questo bisogno di cambiamento, primi fra tutti i ragazzi che non volevano subire passivamente gli avvenimenti che in quegli anni stavano cambiando il mondo, loro stessi volevano contribuire a questa rivolta che sfidava la società capitalista e clericale che li faceva sentire “troppo stretti”. Contestavano le autorità (famiglia, Chiesa, scuola..) e cercavano ovunque un modo per farsi sentire. La “Beat Generation” per la letteratura, la “Pop-art” per l’arte e l’esplosione e la straordinaria diffusione della musica rock erano alcune delle più importanti nuove forme d’espressione che utilizzavano per trasmettere il proprio desiderio di rinnovamento. La musica più di tutte era un mezzo universale con cui condividere le proprie idee; attraverso la musica i ragazzi si sentivano liberi e attraverso la musica potevano farsi ascoltare dal mondo. Proprio in quegli anni infatti nascevano i cantanti e i gruppi musicali che avrebbero fatto la storia del “rock’n roll” mondiale: Elvis Presley, Beatles, Rolling Stone, Bob Dylan, Pink Floyd… Tutti loro furono imma-

gine della trasgressione, quella trasgressione che avrebbe portato all’abbattimento di quel muro che quella società eccessivamente conservatrice li teneva chiusi dentro. Una domanda però sorge spontanea: oggi, 43 anni dopo, noi ragazzi abbiamo ancora bisogno di una rivoluzione? Ma soprattutto, saremmo mai disposti a farla? Credo che questo un quesito pressoché impossibile da risolvere. Perché in quanto all’attuale generazione di giovani l’opinione è combattuta. Negli ultimi tempi abbiamo visto numerosi studenti sfilare nelle piazze per vari motivi che andavano dai tagli alle scuole poco graditi fino alla generale indignazione per il clima losco e contorto della politica. Purtroppo però devo dire che quando mi sono travata in mezzo a quei cortei ho avuto come l’impressione che una buona percentuale di quei ragazzi che mi affiancavo non avessero ben in chiaro né i motivi né gli scopi di quella protesta. Buona parte dei miei coetanei non paiono minimamente toccati da ciò che accade loro intorno, non sentono il bisogno di mettersi in gioco nella società al di fuori della loro cerchia familiare e sociale. Si affidano completamente alle scelte che gli adulti fanno per loro e quasi sono felici di essere considerati solo dei ragazzi e di essere coccolati


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m e viziati. Certo, esistono le eccezioni, ma per la maggior parte noi ragazzi stiamo “andando” contro a quello che i nostri padri, zii o nonni hanno fatto prima di noi. Non sentiamo il bisogno di lottare, non ne abbiamo voglia, siamo troppo pigri, stiamo fin troppo bene nelle nostre camerette dotate di computer, TV, iPod, iPad e chi più ne ha più ne metta. Lungi da me fare la moralista (sono io stessa la prima che si sente presa in considerazione) ma la nostra vita gira intorno ad interessi frivoli e superficiali; la televisione, internet, i social network, sono tutti mezzi potentissimi che noi potremmo sfruttare per tenerci al passo con il mondo, per informarci a vicende su ciò che accade, per conoscere e farci delle idee che siano nostre e combattere per esse, purtroppo però utilizziamo questi mezzi sono passivamente, veniamo bombardati continuamente di informazioni utili e interessanti ma ci concentriamo solo sulle pubblicità, sui programmi surreali e ben poco realistici che essi ci propinano. Tutti questi mezzi di comunicazioni ci hanno abituati solo a ricevere e mai a “produrre”, la stessa musica che prima doveva essere un mezzo per comunicare i nostri pensieri, i nostri ideali e i nostri valori, che prima era un modo per “trasgredire” e per opporsi a ciò che non si accettava,si sta sempre più commercializzando. Non è più uno strumento di lotta contro il consumismo ma è uno strumento del consumismo. Basta guardare le centinaia di video che ogni giorno vanno in onda su Mtv; gran parte di essi

non trasmettono nient’altro che parole a caso e, quando si è fortunati, incitamenti al puro divertimento e la trasgressione sta diventando solo pura volgarità. Non lottiamo più perché non abbiamo voglia di lottare e se mai lo facciamo consideriamo la battaglia già persa in partenza. Non sentiamo il bisogno di contestare le autorità perché ci va più che bene il mondo a cui ci hanno abituato. Ci sentiamo invincibili finchè rimaniamo entro le mura della nostra casa, della nostra scuola o del locale dove andiamo tutti i sabati sera con i nostri amici ma quando si tratta di mettere il piede nel mondo esterno? Ci sentiremmo lo stesso invincibili? Per non essere sommersi dalla società ci verrà chiesto di formulare dei pensieri nostri, di scegliere degli ideali in cui credere e degli obiettivi da raggiungere, saremmo disposti a farlo o anche in quel caso accetteremo quello che gli altri scelgono per noi? “Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo? E per quanti anni può la gente esistere prima di avere il permesso di essere libere?” cantava Bob Dylan in una delle più celebri canzoni… Noi, ragazzi e ragazze del 2011,siamo uomini e donne mondo? Siamo liberi? Ma soprattutto, vogliamo realmente esserlo?


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Romanzo di una strage Scontri di piazza, anni ’70. Questi l’immagine e gli anni su cui si apre il film “Romanzo di una strage”, recentemente uscito nelle sale. In una Milano in fermento e in un’Italia a rischio colpo di Stato si svolgono le vicende legate al circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa”, Giuseppe Pinelli, Pietro Valpreda e il commissario Calabresi. Per poi estendersi ad una Roma con un Aldo Moro dubbioso e meditativo, un Giuseppe Saragat autoritario e teso a proteggere l’Unità; e ancora al nord, nel Veneto dei neofascisti Giovanni Ventura e Franco Freda. In uno scenario da film di spionaggio guerra fredda style ruotano gli avvenimenti della strage di piazza Fontana, avvenuta per mano – ancora, dopo 33 anni di processi – ignota, ma comunque di matrice neofascista (sia ben inteso, anarchici e comunisti, le bombe, non le mettevano), la morte dell’anarchico Pinelli, le diverse piste sviate, la chiara collusione di membri delle forze dell’ordine con i “neri”, la volontà di questi di agire per un colpo di Stato, sull’esempio di quello avvenuto poco prima in Grecia, o di limitare quantomeno le libertà costituzionali. Una fotografia lunga 129 minuti di un recente spaccato d’Italia, appena poco più di trent’anni dopo la fine della guerra e del fascismo, dove appare evidente che, come titolava Bebo Storti un suo spettacolo, certi elementi non siano «Mai morti». Sicuramente è una pellicola che fa riflettere. Dopo quelle due ore e nove minuti, certamente pochi per condensare quel pullulare, quella moltitudine di uomini e idee, uscirete cogitabondi dalla sala. Voglio, a questo riguardo, darvi uno spunto di riflessione, senza voler monopolizzare: riportate quelle ben ferme intenzioni dei sopraccitati membri delle forze dell’ordine – beninteso, senza gridare al complotto, gli “er Pelliccia” ci sono oggi come c’erano allora – ai recenti scontri, siano NOTAV, siano quelli di Roma, siano quelli del G8 di Genova del 2001. Noterete curiosi parallelismi, come la sostituzione dei “ragazzi dei centri sociali” ai “comunisti/anarchici” degli anni ’70, quali capri espiatori delle peccata di questa società e un tentativo di “indirizzare” i fatti rispetto a come si siano

Giacomo Panzeri, 4^a

effettivamente svolti. Andateci, a vedere questo film. Investite questi 8 euro, perché qui di investimento si tratta, ed è sicuro, come lo era comprare azioni Google agli albori del 2000. Andateci. Con qualcuno, però. Con i vostri genitori, zii, nonni o, insomma, qualcuno che, quegli anni, li ha vissuti. Non ne rimarrete delusi, il vostro investimento tornerà indietro, e con gli interessi, per di più. Andateci.

Regia: Marco Tullio Giordana. Cast: Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Michela Cescon, Laura Chiatti, Fabrizio Gifuni. Uscita: venerdì 30 marzo 2012.


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The cat empire

TRACCE: How To Explain Days Like These The Lost Song The Chariot Hello One Four Five The Rhythm The Wine Song Nothing Beanni The Crowd Manifesto All That Talking I Cat Empire sono un gruppo di giovini australiani di Melbourne, che sono in circolazione dal 1999. Hanno inciso cinque album, il primo dei quali è The Cat Empire. La musica di quest'album si basa principalmente sull'insolita combinazione di strumenti (vale a dire tromba, tastiera, contrabbasso, batteria, percussioni) e questo crea un bel funky e atmosfere jazz nella sezione ritmica. Tutto ciò è condito dalle voci del trombettista Harry James Angus e del percussionista Felix Riebl.

Elena Mazzeo, 2a^ L'album è un viaggio nel paese delle meraviglie, con conigli con il panciotto, giganteschi funghi colorati e bruchi blu con improbabili aggeggi per fumare. Si comincia con il funky festaiolo di How To Explain, che descrive il primo concerto che la band ha suonato insieme, poi si viaggia attraverso diversi stili, dal jazz-ska-funky-miscuglivari movimentato di Days Like These, Hello e The Chariot (che ha un bellissimo testo: “our weapons were our instruments/made from timber and steel) e canzoni più lente e introspettive come The Lost Song e The Crowd. Concludiamo a malavoglia questo viaggio con il jazz indulgente di All That Talking. Il ricco miscuglio di musicisti, strumenti, suoni è stupefacente. Irresistibilmente ottimista e affascinante, è impossibile restare indifferenti.


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Attualità

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Justin Bieber My World 2.0 Probabilmente molta gente insulta questo povero ragazzo solo per il suo aspetto da eterno bambino innocente (e bimbominkia, aggiungerebbero molti) senza averlo preso neanche in considerazione come “artista”... non so quale masochistico impulso mi abbia spinto a informarmi anche di questo aspetto della sua vita, forse la mia voglia di “verità”, o forse preso dalla pietà per questo essere. Ma forse l'impulso più forte che mi spinge è cercare di capire perché questo ragazzo, dalle fattezze quasi femminili, venga idolatrato da orde di ragazzine, disposte a vendere i reni e il fondoschiena per un suo pelo del naso. Sentendomi quindi un novello Richard Benson mi appresto a recensire un album tra la sua “vastissima” raccolta di “opere”. Dovendo scegliere completamente a caso, attratto dal titolo, ho deciso di recensire il suo secondo album, My World 2.0, che ricorda il titolo di un opera di tutt'altro spessore,ossia la bella suite, penultima in tracklist, dell'album di debutto della superband Transatlantic, SMPT:e (investimento di tempo più costruttivo). Album molto corto (o almeno per i miei standard musicali), My World 2.0 con 10 tracce non riesce a raggiungere i 40 minuti, per fortuna di coloro che amano la Musica con la “M” maiuscola, e non l'immagine. Dei 37 minuti e 34 secondi si potrebbe analizzare soltanto la prima traccia, “Baby”; l'opening del disco infatti rispecchierà tutta “l'opera”, pervasa da una patina di mediocrità e monotonia. Ai 2 minuti e 3 secondi, dopo l'immancabile doppia ripetizione del ritornello al seguito della seconda strofa, si sfiora già la soglia della noia assoluta. Struttura della canzone prevedibile, priva di variazioni di accordi e di tempo, testo molto impegnato come solo quelli delle canzoni d'amore sanno essere; in tre minuti riesce a dimostrare che il tempo è relativo, portando il povero ascoltatore, una volta udito l'ultimo accordo, a chiedersi quanto tempo sia passato, spingendolo a osservare fuori dalla finestra convinto di vedere gigantesche navi d'acciaio che solcano i cieli. Vissuto un secolo in tre minuti il cd (nel mio caso il Tubo) colpisce senza pietà l'ascoltatore con la seconda traccia, Somebody To Love, che richiama (per non dire che è quasi identica) nella struttura, nel testo (indovinate il tema...) e nella mediocrità la prima. L'album si sviluppa quindi con continue “citazioni” delle tracce precedenti, rendendo pertanto inutile dilungarsi nella sua descrizione, anche se verso la fine, la canzone “Overboard”, forse per l'intro quasi gradevole al pianoforte che aggiunge un po' di variazione al disco, non risulta sgradita ed è anche

Marco Consonni, 3^D cantabile. Non vi è comunque necessità di dire di cosa tratti il testo... E' innegabile che questo disco abbia due pregi, la voce dell'androgino è bella (anche se in un cd tutto risulta orecchiabile) e soprattutto, l'album è facilmente riconoscibile, presentando in copertina l'idolo delle ragazze di cui sopra fregiato dalla tipica espressione da bullo che solo (e qui devo per forza omologarmi ai molti) i bimbiminkia riescono ad adottare, rendendolo facilmente evitabile. Credo comunque che l'androgino abbia capito come gira al momento il panorama musicale, dove l'immagine fa da padrona, basti vedere la cura con cui vengono girati i video dei sui singoli (ho fatto trenta, farò trentuno). Nel videoclip di Baby viene presentata una storia d'amore liofilizzata (tanto gettonata in quest'ultimo periodo grazie a pallidi e inespressivi individui) nella scintillante sala giochi (d'alta classe) di una città non meglio identificata, in cui l'androgino si improvvisa stalker per abbordare una ragazza, ma vedendo che la tattica non funziona (e ci mancherebbe altro), si da a spacconate alla Michael Jackson (e lui sì che faceva buon pop, poiché la buona musica supera i muri dei generi) trasformando la pista da bowling in pista da ballo. La ragazza si accorge di quanto l'androgino sia affascinante e nell'anelato finale se ne va mano nella mano con lui/lei. La qualità del video è ottima, belle inquadrature, effetti di luce efficaci, ottime scene di ballo, peccato che tutto ciò montato sulla canzone precedentemente descritta sembri un mostro di Frankenstein musicale, rasentando il ridicolo. Povera signora Musica, che da nobile Musa dell'uomo è diventata meretrice dell'apparire per colpa di chi la sfrutta in questo modo e soprattutto per colpa di chi segue idolatrando questi sfruttatori che possono essere rovesciati da un colpo di vento (chi si ricorda dei Tokio Hotel o dei Jonas Brothers?), ma che vengono rimpiazzati subito da nuovi burattinai. Magari si ritornasse a mettere nella composizione la stessa cura impiegata nei video . Dopo questa digressione manzoniana mi appresto a emettere il verdetto. Il nostro caro Giustino ci suggerisce per primo, nel titolo stesso, il voto da dare alla sua “opera”, ma siccome mi sento generoso, do all'album un bel 2,5.


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Flusso di coscienza Filippo Tagliabue, 5^F Trovarsi davanti alla pagina bianca non è semplice. Tutto questo oceano bianco ti apre le porte di mille possibilità. Potrei parlare della vita sentimentale dei castori, ad esempio. È incredibilmente interessante, anche se hanno una personalità un po’ “legnosa”. Vorrei vedere voi a masticare corteccia per tutta la vita. Pensandoci un attimo, sarebbe un’ottima idea per una nuova dieta. Puoi mangiare tutto quello che vuoi, purché sia corteccia. Già mi immagino la Parodi che insegna a qualche casalinga come cucinare la corteccia al ragù. Mamma mia. Io la odio la Parodi. Era una sorta di passaggio obbligato per vedersi i Simpson. Vuoi quello? Nel pacchetto c’è anche questo. Come quando su internet si aprono i pop-up. Dal nome sembrerebbe una cosa simpatica. Poi quando apri la pagina dello streaming della tua serie tv preferita, scopri che il pop-up è una bestia disgustosa che si riproduce con la velocità di Bolt imbottito di caffeina. In tre millisecondi mi viene chiesto: se sto diventando calvo, se sono interessato ad una green card per l’America (che secondo me è una roba di Greenpeace) e se vorrei incontrare Gianna, una ragazza un po’ sola che abita proprio proprio a 35 centimetri da casa mia. No, mi spiace Gianna,

sono già sposato allo studio, ma forse hai speranze col tizio calvo nel pop-up di prima. Tutta quella pubblicità rovina il fegato che neanche bevessi Montenegro e anti-gelo al mattino presto. Solo le parole “mattino” e “presto” mi danno sonnolenza, a voi no? Se il Creatore ha voluto che il mattino presto fosse buio ci sarà un motivo. Ci sono due sole specie che alle 7 a.m. sono sveglie, accomunate da una sconfinata stupidità: i piccioni e gli esseri umani. Credo anzi che i piccioni siano leggermente più furbi, ci guardano e bombardano con la loro ironia appollaiati lì in alto sui fili del tram. Non ha molto senso il termine “ appollaiato”. In più di diciotto anni di vita io non ho mai visto un pollo sui cavi dell’alta tensione, ma è pur sempre vero che quei goffi pennuti potrebbero soffrire di vertigini. Forse è questo il motivo per cui le galline non volano. Insomma, se c’è gente che ha paura di prendere l’aereo, non possono patire l’altezza anche i polli? Lì a bordo tentano in tutti i modi di farti sentire a tuo agio. Il pilota parla inglese come se avesse un canotto in


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m bocca, nessuno capisce e tutti sono storditi, solo qualche bergamasco sembra afferrare il senso. Mi piacerebbe sapere il senso dell’applauso all’atterraggio. Signore e signori, vi abbiamo fatto atterrare senza sfracellarci al suolo. Vi ringraziamo di aver scelto la nostra compagnia e vi auguriamo una buona giornata. Battere di mani. Ormai si applaude per qualunque cosa! Perché l’applauso? Stavi suonando Bach al clavicembalo con delle bacchette da cibo cinese infilate nelle narici? Oh no, ho cambiato le pile al telecomando. Appena in tempo, il nonno cominciava ad avere una crisi di panico a furia di vedere il canale “meteo 24h su 24h”. Io lo capisco il nonno, eccome. La questione delle previsioni del tempo ha raggiunto i livelli della psicosi. Si vedono famiglie vestite di pelle d’orso canadese su slitte trainate da cani lupo perché il meteo aveva detto neve, quando in realtà c’è un sole che spacca le pietre e non solo. Che tempo fa? Tempo di crisi. L’economia sta facendo fatica a tornare a galla, i bagnini di Baywatch l’hanno vista ma hanno detto che correndo al ralenti impiegheranno ancora cinque o sei mesi per il salvataggio. Sarebbe bello andare al mare in

questo periodo. Ettari di spazio libero, senza Giovannino che gioca a palla, Giovannino lascia stare il signore, Giovannino adesso ti spezzo i denti. Una specie di Sahara ma col frigo dei Magnum ad uno sputo. Magari si fanno incontri interessanti e scopri che il venditore ambulante è laureato in ingegneria nucleare e ti asfalterebbe in una sfida intellettuale. Bisogna saper ammettere i propri limiti, anche se è difficile. Esistono imprese dalle quali non possiamo uscire vincitori. C’è stato solo un uomo che poteva tutto ma la gente era invidiosa e lo hanno messo in croce. Lui però era più avanti ed è resuscitato, così gli invidiosi sono stati costretti a pagare da bere. Io mi sarei fatto dare i soldi, sono astemio. Alcuni mi dicono che è una brutta malattia e non ho ancora capito se è una battuta o una cosa seria. Dottore, sono sano come un pesce, mi aiuti la prego. Dov’è il problema? Ho cominciato a nuotare controcorrente nella vasca da bagno e mia moglie dice che puzzo di salmone. Prenda un panino con la salamella e tutto si risolve. Le cose più unte, grasse e caloriche sono sempre le più appetitose, lo sappiamo tutti. Allora perché cacchio mangiamo la corteccia?


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I Manga Stefano Tagliabue, 3^D È il 1834, Katsushika Hokusaki ha appena finito di disegnare quelli che poi deciderà di chiamare Hokusai Manga (quindici rotoli illustrati con caricature e vignette comiche) inconsapevole di aver appena segnato l’inizio della storia dei manga. Nonostante Hokusaki abbia usato il termine “manga” nel titolo della sua opera non fu lui a inventarlo, infatti, secondi molti, esisteva già da molto prima. Ma cosa vuol dire? Manga: è una parola giapponese composta da due ideogrammi (man e ga, appunto) che potremmo tradurre con “immagini scherzose/divertenti”. Oggi parlando di manga si parla di fumetto, anche se non in senso universale: noi usiamo questo termine per riferirci ai fumetti esclusivamente giapponesi, ma in Giappone viene usato per indicare in generale tutti i fumetti, aldilà della loro provenienza. Il concetto di manga del tempo di Hokusaki, però, è molto diverso dal concetto che ne abbiamo noi oggi: si trattava di semplici storielle per far ridere la gente. Prima di arrivare al manga moderno dovranno passare molti anni e due sono gli avvenimenti principali: · 1901, il quotidiano Jiji Shinpo pubblica delle vignette satiriche di Kitazawa Rakuten, il primo vero fumettista professionista giapponese; · 1951, la data più importante, viene pubblicata “La Nuova Isola del Tesoro” (in giap. Shin-Takarajima) di Osamu Tezuka. Quest’ultimo evento è fondamentale per la storia dei manga: Tezuka in Giappone è ritenuto il Manga no Kamisama, “il dio del manga”, tant’è che alla sua morte

gli venne dedicato un tempio e una serie di francobolli. Ma cosa può aver fatto di così importante? Tezuka rinnovò completamente lo stile dei manga introducendo delle inquadrature più cinematografiche: che ci si aspetterebbe di trovare in un film ma non in un fumetto, sfruttando questa novità riuscì a rendere più dinamiche le sequenze facendole sembrare quindi più realistiche. Tezuka non si limitò a modificare il look dei manga ma incominciò a trattare di tematiche più complesse e a introdurre scenografie migliori: più dettagliate e ricercate inventando quello che fu poi chiamato “Story Manga”. Queste innovazioni portarono ad un cambio radicale nella storia dei manga: Tezuka aveva trasformato un fumetto comico in un vero e proprio mass-media: i manga non erano più solo “immagini divertenti” ma potevano trattare di qualsiasi argomento. Come lui stesso disse: “Sono convinto che i fumetti non debbano solo far ridere. Per questo nelle mie storie trovate lacrime, rabbia, odio, dolore e finali non sempre lieti”. Nonostante tutto ciò se si considera il periodo in cui agì Tezuka, in cui il Giappone era appena uscito in ginocchio dalla guerra e l’umore generale non era dei migliori, serviva un qualcosa che facesse sentire tutti i giapponesi vicini e questo qualcosa era proprio lo story manga. Nel giro di


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m poco tempo, forte di tutte queste novità, si fece strada fino a diventare uno dei prodotti che ancora oggi rappresentano meglio il Giappone nel mondo. È il 1989 quando Tezuka muore, lasciando oltre ottomila pagine e tavole illustrate raccolte in circa 400 volumi, ma non solo: negli ultimi anni si dedicò anche alla regia di alcuni anime (cioè quei cartoni animati basati su un manga) e, cosa più incredibile, di fatto “inventò” tutti i generi che caratterizzano il manga oggi. Ad'oggi esistono due tipi principali di fumetto: quello americano e quello giapponese. Per quanto possano sembrare simili sono in realtà molto diversi fra loro. Prima di tutto il verso in cui si leggono: i manga si sfogliano “dalla fine verso l'inizio” cioè dall'utlima pagina verso la prima mentre le vignette si leggono da destra verso sinistra; questo a causa del modo in cui si legge e scrive in giapponese. In secondo luogo i disegni: i manga raramente sono colorati, se non la copertina e a volte alcune pagine, e quindi la tecnica cambia totalmente: per disegnareun ombra o un dettaglio non ci si potrà affidare al colore ma bisognerà cercare di renderlo in un altro modo. I disegni così sembreranno più semplici ma anche meno realistici. L'ultima differenza però sta nel fatto che i manga si differenziano in base al target (cioè il pubblico di riferimento). Il fumetto americano ha solamente due target: i bimbi per i fumetti più “industriali” e gli adulti più interessati per i fumetti “d'autore”. In Giappone invece esistono manga per qualunque tipo di pubblico, sesso ed età. Principalemnte i generi sono quattro, divisi non per contenuti ma per il target a cui sono rivolti: -Shonen: sono i più famosi, i così detti “manga

d'azione” in cui l'eroe combatte per il benessere degli amici o del mondo. Sono diretti a un pubblico di ragazzi dai 10/11 anni fino ai 16/17, la maggior parte della produzione di manga riguarda questa categoria. (Es. Dragon Ball, Naruto, One Piece, Fairy Tail, Inuyasha, Hunter x Hunter e mooolti altri) -Shojo: sono l'alternativa femminile agli shonen per fascia d'età, anche detti “manga sentimentali” sono ambientati nella quotidianità: amore, odio, faniglia, scuola amicizia e cose così sono i temi fondamentali delle avventure che capitano alla protagonista. (Es. Ufo Baby, Happy Icecream) -Seinen: sono manga rivolti ad un pubblico che va dai 18/20 anni in poi, non hanno un tema comune ma possono variare in molti ambiti, li caratterizza il fatto che i disegni sono più raffinati e ricercati e trattano di tematiche a volte complesse. (Es. Fulletal Alchemist) -Ladies manga (o Josei): in un certo senso sono l'evoluzione degli shojo, i temi dell'affetto e dell'amore sono sempre presenti, ma sono affetti e amori più “pensati” e la trama è più articolata e complessa. (Es. Nana) A questi quattro si possono aggiungere altri due gruppi: -Kodomo: sono i manga per i bambini più piccoli, i disegni sono molto semplici. Nonostante le apparenze cercando bene se ne possono trovare anche di interessanti per un pubblico più grande (Es. Kurochan, Doraemon, Hamtaro, Keroro) -Manga erotici o Hentai: ce ne sono letteralmente per tutti i gusti, non vanno consfusi con gli Ecchi che sono manga a sfondo sessuale ma non così espliciti e hanno una trama, cosa che raramente succede negli hentai. (Per i titoli penso che basti una ricerca su Google).


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Analisi approfondita sulla psicologia del bimbominkia Giulia Bianco, 2^b “Il bimbominkia (f. bimbaminkia, pl. m. bimbiminkia, pl. f. bimbeminkia, dizioni alternative: bimbominchia, bimbosenzaminchia BiNbominkia, B1mb0m1nk14, makind o nella dicitura italiana più aulica fallomarmocchio) è una delle piaghe che affliggono l'umanità, e negli ultimi anni è sempre più comune sul web.” Con questa definizione si apre la pagina di Nonciclopedia su quest'argomento. L'immagine tipica del bimbominkia più o meno l'abbiamo in mente tutti: sKrìTTùrà !nK0mPRèn$ìB!Lè, foto modificate, condivisione di post inutili che dimostrano il loro costante bisogno di attenzioni (KùàNTò Mìì Dàì Dà 1 à 10??), catene e dichiarazioni d'amore ad altri bimbiminkia, passione sfrenata per artisti che vanno di moda o che sono incredibilmente belli. Chi bazzica su internet almeno una volta nella vita si è imbattuto in uno di questi elementi, la maggior parte ne ha ribrezzo. La repulsione da parte della maggior parte delle persone ha portato i bimbiminkia a soluzioni alternative per continuare la loro esistenza senza essere continui litigi. Innanzitutto, naturalmente la miglior soluzione per non essere etichettati come bimbiminkia è quella di amalgamarsi alla massa. La categoria dei bimbiminkia ha la caratteristica di amare tutto ciò che è mainstream per trovare più facilmente delle persone che condividano i loro interessi, perciò quello di “mimetizzazione” non è un pro-

cesso difficile. La maggior parte di questi elementi ha deciso inoltre di migrare verso nuovi orizzonti: la nuova meta più gettonata è senz'altro Twitter. Sarà perchè la migrazione e gli uccelli vanno d'accordo, fatto sta che il social network dell'uccellino è popolato dai bimbiminkia di nuova generazione. Il processo di mimetizzazione è andato a buon fine, ciò rende spesso difficile il riconoscimento di questi individui, in quanto Twitter in questo momento è letteralmente invaso dalle fans dei One Direction. I frequentatori del social network infatti sono divisi in quattro categorie: Le “Directioners”, quelle che sembrano essere realmente fans dei One Direction; Le bimbeminkia che amano i One Direction e li ameranno finchè andrà di moda; Quelli a cui i One Direction piacevano ma ora li odiano perchè sono troppo mainstream; Quelli che si erano iscritti a Twitter ma ora l'hanno abbandonato perchè non riescono più a sentir nominare i One Direction.


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m Fino a tre mesi fa la situazione era identica, se sostituiamo i One Direction con Justin Bieber, che sembra piano piano sparire. Infatti le “Beliebers” non esistono più, alcune, le più accanite (?), continuano ad essere fans di Bieber, ma nel contempo si dichiarano Directioners. Questo fenomeno fa sì che si trovino persone che nella loro bio dichiarano di essere contemporaneamente fans di Justin Bieber, One Direction, Miley Cyrus, Jonas Brothers, Selena Gomez, Demi Lovato. (...) Quest'ultima ha appena pubblicato un nuovo album, infatti nell'ultimo periodo sta facendo concorrenza ai 1D. Con questo non sto dicendo che nessuno finora non abbia continuato a parlare di lei (e degli altri “artisti” un tempo mainstream ed ora finiti nel dimenticatoio), perchè frequentando l'ambiente di Twitter ho imparato che evidentemente c'è una piccola percentuale di persone a cui questa musica piace veramente. Ma non tutti i figli di Netlog sono finiti su Twitter, c'è anche chi crescendo ha messo la testa a posto o chi ha deciso di uniformarsi alla massa su Facebook. Uniformazione è quindi la parola chiave, ma è proprio impossibile riconoscere i bimbiminkia al giorno d'oggi? I fans dei One Direction ci riescono, per i comuni mortali è più difficile (non nego di essermi dovuta servire di segnalazioni esterne per scrivere questo articolo). Per riconoscere i casi più eclatanti però si può notare la presenza delle seguenti caratteristiche: Il nickname è scritto con caratteri strani: la scrittura b!mBòMìnKì0$à non è più così diffusa, è preferito l'uso -parziale o totale- improprio dell'alfabeto greco

(in particolare sostituire le a con le ɑ); Come detto sopra, l'amore per tutto ciò che è mainstream; Negano di essere bimbeminkia, dichiarando l'odio nei confronti di queste ultime; Cercano continuamente legami con persone che condividono i loro interessi (RT se sei una Directioners, ti seguo!) Twittano ininterrottamente, soprattutto se c'è da raggiungere un Top Tweet. Se siete davanti ad una ragazza che presenti più di tre di queste caratteristiche, probabilmente avete a che fare con una bimbaminkia. Se volete farvi due risate, continuate la conversazione, ma mi raccomando, non insultatela in nessun modo e non datele della bimbaminkia! Chiamerà le sue amiche bimbeminkia/fans che non la considerano tale in sua difesa e sarete marchiati a vita come haters. Il ban in questo caso è probabile, ma non vuol dire che non ne valga la pena...!


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Controsc(i)enza 2012, sono solo coincidenze?

Daniele Viganò, 4^E

Buon giorno, Ragazzi! Voi che siete amanti del Mistero..ehm...no ho sbagliato programma, dicevo, Voi che amate ricercare verità nascoste, vi siete mai domendati perché stanno capitando così tante coincidenze con quello che succede nel film (oh, che film!) 2012? bene, neanch'io, Però stasera le evidenzieremo noi della redazzione di VVVOYAGGER! Allora facciamo una bella lista: coincidenze o presunte tali c'entrano i neutrini, anche se non so cosa ca.. siano c'è un naufragio di una nave, c'è sempre Schettino di mezzo tsunami e terremoti in varie zone del globo crisi mondiale, questa centra sempre altra cosa che non ricordo molto bene quella famosa..erhm..come acciderbolina si chiamava... AH ECCO! sìsì la morte di mia sorella! E siamo arrivati ben a SETTE! non sembra strano che così tanti avvenimenti siano già stati previsti da un eminente scenziato nonché regista come Roland Emmerich??? Eminenti esperti (di cui obbliai il nome) ritengono che tutte queste catastrofi abbiano una prova schiacciante nel fatto che la Juve rischia di vincere lo scudetto! gli esperti sostengono infatti che la vincita del campionato porterebbe un guadagno tale che tutti i giocatori riuscirebbero a comprarsi il biglietto da un

miliardo di euri tedeschi, perché qwelli italiani valgon meno, per salvarsi le penne su una delle ventordici arche di Noè e Sìnò che stanno costruendo i tibetani schiavizzati dai cinesi come fossero dei filippini comandati da giapponesi e coreani. dopo questo meltinppò di popoli asiatici e pacifici è facile notare come ci stiano nascondendo questa imminente catastrofe i nostri politici. SEI ANCHE TU CONTRO L'OCCULTAMENTO DELLE PROVE? SCENDI IN PIAZZA CONTRO QUESTO SCEMPIO! Comunque vorrei ricordare che, secondo me, queste teorie apocalittiche (sono delle cavolate inventate per far vendere il mio libbro: 2012:la fine del mondo, nelle migliori cartolibrerie d'asporto!) non si avvereranno, magari scopriremo l'acqua calda o forse l'acqua fredda, però 'un c'è da preoccuparsi! oddio Maria cos'hai fatto? Marì? marì??? AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH! orpo che bestia! alla prossima puntata di Kezzenger! D'OH ho sbagliato ancora programma, intendevo, alla prossima puntatona di VVVOYAGGER, ai confini della stupidità!

Roberto Giacobbbo, VVVoyagger!


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Technolab Daniele Viganò, 4^E Tecnologia e Sport, un binomio vincente. Avete mai pensato al progresso nelle prestazioni degli atleti moderni? Di sicuro non tutto il merito di può dare agli studi sull'alimentazione e ai migliori e più mirati allenamenti, una parte importante la gioca anche la tecnologia. Provate a pensare ad esempio allo sport più semplice e comune, la corsa. Ora ci sono abiti e scarpe studiate appunto per dare il meglio in ogni condizione; scarpe ammortizzanti, tessuti traspiranti e termici, il tutto superleggero in modo da influire il meno possibile sulle prestazioni. Alle volte si è anche esagerato; non so se ricordate quando la nike presento una tuta integrale per gli atleti statunitensi, doveva "tagliare" l'aria, il risultato è stato fallimentare. Pensando alla corsa si può prendere il caso di Oscar Pistorius. Australiano, amputato bilaterale, detentore dei record per para-atleti sui 100, 200 e 400 metri e unico capace di gareggiare praticamente alla pari con gli atleti normodotati. Dopo che il 13 gennaio 2008 la IAAF respinge la sua richiesta di gareggiare con i normodotati, sostenendo che l'atleta sudafricano tragga un vantaggio consistente dalle sue protesi in fibra di carbonio, il 16 maggio dello stesso anno Pistorius è riabilitato dal tribunale sportivo alla partecipazione delle Olimpiadi di Pechino. Nelle motivazioni che hanno portato alla riabilitazione viene evindenziata l'impossibilità di dimostrare l'effettivo vantaggio delle protesi. Tuttavia non riesce a realizzare il tempo minimo che gli avrebbe permesso di partecipare alla manifestazione olimpica. Il 19 luglio 2011 a Lignano Sabbiadoro corre i 400 metri in 45"07 realizzando il tempo minimo valido per la partecipazione ai Giochi olimpici che avranno luogo quest'estate a Londra. Il caso Pistorius è forse l'emblema di quanto l'uomo possa fare grazie alla tecnologia. Un'altro esempio è il trimarano del team BMW-Oracle che grazie al suo scafo e alla vela in fibre composite è riu-

scito a vincere l'ultima edizione dell'America's Cup nel 2010. Le fibre sintetiche, i materiali compositi e soprattutto la fibra di carbonio stanno diventando un fattore determinante per le prestazioni in qualsiasi sport; dalla Formula 1 al tennis, dal Baseball al canottaggio, si usano lame in carbonio anche in scherma, per non parlare di quelle bici ultra-leggere e ultra-aerodinamiche usate durante le prove a cronometro o nei velodromi; non ultimo è l'utilizzo della fibra di carbonio nelle suole delle scarpette da calcio. Se poi si passa agli sport acquatici chi non si ricorda della questione che ha attanagliato la FINA negli ultimi anni a proposito dei cosiddetti "super-costumi"? A seguire ci sono anche le protezioni usate nell'hockey e nel rugby, che utilizzano dei materiali che attutiscono gli urti in modo incredibile, anche le tute dei motociclisti sono diventate molto più sicure. Negli sport invernali è ormai gara a chi trova il materiale migliore, tra sci sempre più "scivolosi", slittini e bob che raggiungono velocità assurde, lame di pattini che fanno invidia ai Miracle blade di Chef Tony, fanno la loro parte anche l'evoluzione delle strutture su cui si praticano questi sport. Le vistose reti arancio che più volte hanno salvato la vita agli sciatori, i paletti dello slalom che sono diventati flessibili etc.. A proposito degli impianti si possono notare le piste di atletica sempre più performanti, i photofinish sempre più accurati etc. Di sicuro le prestazioni degli atleti continueranno a migliorare, ma non sarà più solo merito loro; dovrebbero dare le medaglie anche ai ricercatori che hanno studiato nuove soluzioni per loro. Vi aspetto al prossimo numero, Buona tecnologia a tutti.


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Cultura Fisica: più cultura o più fisicità? (e non chiamatela body building!) Prof. Michele Marottoli Quarta puntata: “ Sed quomodo magister debemus exerceri et edere et bibere ut fortes validique fiamus?” Trad.: “Prof, ma come ce dovemo allenà, magnà e bève pe’ diventà gajardi e tosti?” In questa quarta puntata parlerò in particolare di allenamento e alimentazione sia per la cultura fisica sia per tutte/i voi sportive/i che avete la pazienza di leggere. Ricordo ancora una volta a tutte le ragazze (dai 14 ai 114 anni) che l’allenamento con i pesi/macchine serve soprattutto a loro e che, se non si usano sostanze dopanti, NON si può assolutamente diventare grosse e/o “mascoline”! Ammesso che una donna diventi un PO’ più muscolosa avrà certamente però guadagnato MOLTA più forza, tonicità generale, potenziamento legamentoso-osseoarticolare, benessere psico-fisico, reattività, stima di sé e, non dimentichiamolo mai, un’ottima prevenzione/cura ai disagi della “giovinezza avanzata”. Metafora attuale: dopo una grande nevicata, riescono a circolare solo i motori potenti e con i pneumatici tosti… capito? Rileggetevi bene la prima puntata dedicata a tutte voi del sesso debole… appunto. Avete deciso quante volte potete/VOLETE allenarvi in palestra pesi? Non ditemi che non avete tempo perché sarebbe inaccettabile: per un OTTIMO risultato finale può bastare anche soltanto una TOSTA ora di allenamento per due/tre volte alla settimana. Se poi praticherete anche una bella “corsa-cammino” di almeno 30 minuti (basta partire e ritornare a casa) per un paio di volte a settimana e abbinerete una sana e corretta alimentazione, allora da anatroccoli vi trasformerete SICURAMENTE in cigni! Dunque, vediamo ora per quelle/i TOSTE/I le varie schede in base alla frequenza settimanale in palestra pesi. Premessa: allenate prima i muscoli grossi del busto e poi i piccoli delle braccia; gambe e addominali in tutte le sedute con minore quantità di serie (non ho detto intensità!) oppure in modo più specifico in una/due sedute settimanali. Ricordo che ci sono DIVERSI modi per allenarsi in modo ottimale; quello che vi suggerisco ora è, secondo la mia esperienza decennale, forse il più sensato e redditizio. Per semplificare al massimo possibile la comprensione dei distretti muscolari, si legga: S = serie totali; Pe = pet-

torali / D=dorsali / De = deltoidi / T = tricipiti / B = bicipiti / Q = quadricipiti / F = femorali / P = polpacci / A = addominali. Scheda A: uno/due (meglio se due) allenamenti settimanali con almeno 48/72 ore di riposo possibilmente ATTIVO (ovvero con una o più attività aerobiche- vedi articoli precedenti-). Pe: 4-6 S / T: 2-4 S /D: 4-6 S / B: 2-4 S ( oppure si può anche allenare prima D e B e poi Pe e T )/ De: 2-4 S / Q&F: 4-6 S / P: 2-4 S / A: 4-8 S Scheda B: tre allenamenti alla settimana. Alternare “A” e “B”. Tra “A” e “B” inserire uno/due giorni di riposo, meglio se ATTIVO. Allenamento A: Pe: 6-10 S / T: 4-6 S / De: 3-4 S / Q: 68 S / P: 2-4 S / A: 4-6 S Allenamento B: D: 6-10 S / B: 4-6 S / De: 3-4 S / F: 4-6 S / P: 2-4 S / A: 4-6 S Scheda C: quattro allenamenti alla settimana: seguire lo schema precedente possibilmente A e B in due giorni consecutivi seguiti da uno o due giorni di pausa, meglio se ATTIVA. Quest’ultimo è un allenamento veramente tosto riservato ESCLUSIVAMENTE ad atleti motivati dopo almeno un anno di allenamento serio. Ricordate sempre: ogni serie dev’essere eseguita “alla morte”; cambiate completamente tipo di allenamento ogni mese per almeno una settimana; non abbiate fretta, non fate di più per non bruciarvi. Ma prima, durante e dopo questi allenamenti da “belve”, cosa bisogna mangiare e bere? Bere: SPESSO e SOLO acqua, al limite gasata, e basta! Via tutte le bibite (orrore!!), vino, birra, alcool, bevande sportive (ancora credete a Babbo Natale?). Latte (per chi lo tollera) e/o yogurt a colazione e/o agli spuntini (da non saltare!) e/o tarda sera prima di andare a dormire. In linea di massima (NON ho intenzione e NON posso scrivere schede alimentari personalizzate!) a PRANZO


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m molto meglio se pasta/riso & legumi (insieme!), un piccolo pezzo di formaggio, frutta e/o verdura OPPURE pasta/riso, una porzione di carne o pesce o formaggio, frutta e/o verdura. A CENA meglio se una porzione di carne o pesce o formaggio o una/due uova, una fetta di pane o due patate, frutta e/o verdura. Al giorno, nelle pietanze che volete, sempre e solo un cucchiaio da cucina di olio extra-vergine d’oliva crudo. Eliminate il più possibile fritture, sughi vari, “piatti pronti” surgelati e pieni di strani condimenti ( imparate a preparare e mangiare piatti semplici e salutari, che sono anche “veloci”!),maionese, burro e i classici dolcetti, bibite e/o vino, “ammazzacaffè”, liquori della nonna e altre amenità varie. Ogni tanto potete sostituire pranzo o cena con la nostra amata pizza con birrettina o vinello o acqua gasata (no bibite!). Eliminate anche biscotti, fette biscottate, grissini, brioches, bomboloni… OK, già lo sapevate. Spesso si sente parlare di diete iper-proteiche per dimagrire (funzionano, ma seguitele al massimo a mesi alterni senza tralasciare l’abbinamento pasta/riso & legumi, inserendo molte verdure/insalate e bevendo MOLTA acqua) o per chi pratica la pesistica. Non cascate nella trappola di chi “può” mangiare TANTE proteine: spesso è perché usa gli anabolizzanti (…poverino).La regola base è molto semplice: 1,5/2 gr di proteine/die per peso corporeo UTILE, ovvero, semplificando al massimo, se veramente vi allenate seriamente e con intensità e a prescindere se siete grassi o magri, seguite questo schema indicativo: Uomo: (cm in altezza - 100) x 1,5/2gr di proteine/die. Donna: (cm in altezza - 110) x 1,5/2gr di proteine/die. Esempio: un uomo di 1,70m deve assumere: (170100)x1,5/2gr = 105/140gr di proteine al giorno, in base all’intensità ed alla frequenza dell’allenamento. Sbattetevi un po’ a consultare le tabelle degli alimenti calcolandovi cosa/quanto introdurre in proteine al giorno. Scoprirete che la carne contiene circa 20gr di proteine per 100gr; pasta 7gr & fagioli 6gr per 100gr; formaggi dai 20 ai quasi 40 per 100gr; pesce 15-20gr per 100gr; eccetera. Vi risparmio la definizione di “aminoacidi” e occhio a chi e in quali quantità vi vuole rifilare quelli “ramificati” ( mi fanno ricordare le corna che… vi vogliono mettere!). Alcuni culturisti e pesisti agonisti seguono una dieta vegetariana (NON di tipo “vegano”) includendo latte e uova. Sappiate che esistono scienziati di varie tipologie assolutamente “vegani” e altri che, invece, sono convinti della teoria “carnivora” dell’uomo primitivo (che aggiungeva

solo un po’ di frutta, bacche e verdura). Personalmente penso che, dopo migliaia di anni, l’organismo umano si sia “abituato” ad essere onnivoro. Vi sembra una mia posizione di comodo? E’ anche vero che esistono dei “maghi” che ne sanno molto piu’ degli altri solo per …attirarvi nella loro COSTOSA trappola! Provate ad immaginarvi mentre togliete da sotto il naso all’uomo primitivo la lepre che aveva appena cacciato oppure il latte appena munto oppure la mela o l’acqua perché non si beve e non si mangia frutta durante i pasti, oppure… Usate la logica, vedrete che sarete difficilmente buggerabili anche da chi, ad esempio, vi propone la “dieta dissociata”: ditegli, da parte mia, che è lui un dissociato… mentale! Mi raccomando: NON fermatemi nei corridoi della scuola per chiedermi una VOSTRA personale dieta da seguire,oppure la mia opinione sui singoli vari e numerosi “integratori o sostitutori o rassodatori o modellatori o dimagratori “o altri “…tori” ( anche questi hanno le corna!...), perché NON POSSO E NON VOGLIO RISPONDERVI! Dovete incuriosirvi per quanto scrivo, ricercare e studiare e, infine, provare ad applicare il tutto su voi stessi che siete una UNICITA’! Se volete, piuttosto, datemi delle domande scritte su foglietti (odio quelli anonimi e/o senza la classe) a cui cercherò di rispondere nel prossimo e forse ultimo nostro incontro su questo prezioso Giornalino. Provate a seguire questi schemi alimentari abbinandoci la “corsa-cammino” e/o la palestra (almeno due –tre volte a settimana) per qualche mese: guardatevi poi allo specchio, pesatevi, riprovate il fiato mentre salite le scale di case, rifate le analisi del sangue e… mi farete santo subito! Vedete che, in ultima analisi, non bisogna strafare e/o ricercare formule e schemi particolari. Il segreto di tutto è la costanza ed un minimo di conoscenza e di buon senso. Fatevi una “cultura fisica” e cercate di VIVERLA più che potete e per tutta la vita! Vi aspetto alla prossima puntata. Un bacione forte alle mie campestrine e ai miei campestrini che hanno vinto il titolo regionale e che andranno a rappresentare la Lombardia ai prossimi Campionati Italiani Studenteschi!! Vi adoro tutti, ciao!


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I ciclisti della domenica Se durante le vacanze pasquali aveste voglia di sgranchirvi un po’ le gambe ormai atrofizzate per il troppo tempo trascorso sotto i banchi del Majo con una bella biciclettata, oppure voleste togliere dal chiodo il vostro bolide a pedali, noi della redazione vi proponiamo un percorso da noi stessi testato (o almeno in buona parte), ideale per smaltire tutto il cioccolato delle uova di Pasqua. Questo percorso, molto suggestivo e nemmeno troppo faticoso, si snoda praticamente tutto lungo le sponde del Lambro: stiamo parlando del percorso ciclopedonale, per giunta recentemente sistemato, che collega Monza ad Erba. Purtroppo il resoconto della nostra “avventura” termina a Nibionno, a causa di un guasto alla camera d’aria di un nostro redattore che ci ha obbligato a trovare un meccanico e poi a rinunciare e tornare indietro. Abbiamo percorso l’itinerario in due momenti differenti, partendo però sempre dalla piazza della chiesa di Albiate; per avere un’idea unica del percorso mettete insieme le due parti che ora vi proponiamo. 1° tappa: da Albiate a Nibionno. Partendo dalla piazza sopra citata ci si dirige in direzione Nord verso Carate Brianza, e lo si raggiunge in pochissimo tempo grazie ad un rapido sterrato che ci porta quasi alle spalle dell’ospedale caratese. Da lì il percorso si complica un tantino, in quanto è neces-

Alessandro Orsenigo, Daniele Viganò, Simone Spadaro, 4^E sario scendere per alcuni ripidi tornanti (pendenza 17%, indicata con tanto di cartello) fino alla riva del Lambro. Da qui la pista continua con alcuni saliscendi e, lasciate sulla destra le rovine del vecchio Mulino Tagliabue, si giunge in località Realdino dove vi sono le conosciute “Grotte” da cui sgorga (o meglio sgorgava) acqua sorgiva, ora però non più potabile ed al centro di diverse controversie a causa dell’inquinamento. Successivamente si supera un’ansa del fiume e si arriva ad Agliate, paese ben noto per la sua Basilica e il suo Battistero, entrambi risalenti al X secolo d.C. Dalla Basilica si procede in discesa valicando il fiume e, una volta svoltato a destra, si continua lungo la Via dei Mulini, che si percorre per tutta la sua lunghezza fin quando, giunti davanti ad un grande cancello, il percorso devia a sinistra e si inoltra nel bosco che costeggia il fiume, ormai in territorio di Giussano. Superati (o per meglio dire, scalati!) tre ripidi tornanti si perviene alla Cascina Rebecca, risalente al 1700. Consigliamo una sosta per reidratare l’organismo… Qui vicino c’è il famigerato laghetto di Giussano da cui il resto della truppa è partito valicando anche il promontorio su cui sorge la Cascina Torre, il cui nucleo originario è risalente al medioevo. Si prosegue ora su asfalto: dopo aver attraversato il


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m etCetera Majorana Desio n. 4 m cavalcavia della Valassina, la strada prosegue verso Briosco. Occorre fare attenzione su questo tratto perché molto trafficato, anche se non staremo molto sulla strada. Dopo una lunghissima discesa in cui si raggiungono velocità assurde per un velocipede (raggiunti da noi circa i 50-60 km/h), si svolta a sinistra (via Peregallo) e si ritorna su pista ciclabile. Si passa sotto il viadotto della superstrada e si procede seguendo il fiume in direzione Nord, in lieve salita. Si sbuca così nuovamente in strada e, in discesa, si oltrepassa la Bevera sul ponte che la tradizione vuole sia stato fatto costruire da Teodolinda. Si svolta alla prima traversa a sinistra e si ritorna sulla pista ciclabile recentemente sistemata in località Fornacetta. Superata una curva, ora il percorso si fa tutto dritto e costeggia la superstrada per un lungo tratto fino all’inizio di Gaggio-Nibionno. Qui si svolta a sinistra e il sentiero diventa sterrato. Seguendo la pista, dopo una breve salita, si ritorna sull’asfalto e si giunge al centro sportivo di Gaggio-Nibionno. Qui il nostro viaggio si è appunto interrotto per il suddetto problema meccanico, che ci ha costretto a peregrinare per l’abitato in cerca di un centro riparazioni, ricerca che, fortunatamente, si è conclusa lietamente, consentendoci il ritorno a casa. 2° tappa: da Albiate a Monza Partendo dall’ormai famosa piazza ci si dirige verso Triuggio e, dopo aver affrontato la discesa a tornanti che porta alla località di Ponte, si gira a destra entrando in un parcheggio da cui si accede alla pista,

che costeggia il Lambro e porta con un percorso poco impegnativo fatto di saliscendi a Canonica. Lì si attraversa la strada entrando in un altro pezzo di sterrato che condurrà fino al Parco di Monza senza grandi difficoltà e in piena sicurezza, poiché il percorso si snoda sempre su una pista ciclabile che permette di ammirare la cinquecentesca Villa Taverna. Dopo aver attraversato il Lambro su di un ponte in alluminio nuovo di zecca s’imbocca una pista sterrata che porta fino a Cascina Pirotta. Proseguendo si arriva fino fra Peregallo e Biassono, dove s’imbocca una pista ciclabile che arriva ad attraversare la linea ferroviaria Monza-Molteno-Lecco e qui si giunge in un parcheggio, posto di fronte a una delle entrate dell’Autodromo di Monza. Qui abbiamo scelto una variante a sinistra che, costeggiando il perimetro del Parco, conduce alla porta San Giorgio. Una volta arrivati abbiamo deciso di entrare nel Parco, dirigendoci verso l’Autodromo, in particolare in corrispondenza della curva del Serraglio. Durante la nostra escursione siamo riusciti ad entrare nella parte vecchia dell’autodromo riuscendo perfino ad arrivare alla vecchia parabolica in direzione nord. Da lì poi percorrendo le strade interne al parco siamo usciti dal lato opposto, precisamente a Biassono e da lì ognuno è tornato a casa sua per la Strada Provinciale, più rapida ma molto meno “Spesso non ci rendiamo conto della bellezza della nostra cara Italia. Eh sì! Siamo uno dei Paesi più famosi al mondo per le sue opere artistiche e culturali, per scrittori, pittori, scienziati, musicisti. Eppure non sono in molti che ne approfittano per ammirare que-


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Pavia: un viaggio nei misteri della città ste meraviglie. Pavia? E cosa c’è a Pavia? Beh…sicuramente molto, visto che dopo una giornata a zonzo per le sue strade avevo le gambe a pezzi! Per prima cosa abbiamo le numerose chiese che si distinguono per la loro bellezza, quali per esempio la Basilica di San Michele Maggiore. Costruita durante il periodo longobardo, venne rovinata da un incendio e dal terremoto del 1117 Colpisce particolarmente la facciata, rivestita di pietra arenaria che conferisce all’edificio una particolare coloritura. In questa basilica furono inoltre incoronati molti personaggi illustri come Federico Barbarossa. San Pietro in Ciel d’Oro è anch’essa una chiesa edificata in epoca longobarda e accoglie le spoglie di Sant’Agostino. L’esterno della basilica è decorato con piastrelle di maiolica. Pavia è nota come la “città delle cento torri”, per sottolinearne la quantità all’interno della città. Davvero spettacolare è il Ponte Coperto che collega con borgo Ticino il resto della città. venne edificato originariamente dai Romani, in seguito distrutto e ricostruito più volte, la più recente ricostruzione risale a dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel centro di Pavia sono ancora presenti numerosi palazzi, appartenenti un tempo a potenti famiglie cittadine, come il Palazzo Malaspina, il Palazzo Bottigella, la Reggia di Alboino e il Palazzo Mezzabarba. A Pavia si trova anche un castello costruito nel 1360 da Galeazzo II Visconti. L’università di Pavia ha un’origine molto antica, infatti nel 825 l’imperatore Lotario I fece costruire una scuola di retorica. In seguito divenne una scuola giuridica ed uno Studium Generale. In età asburgica Maria Teresa d’Asburgo e Giuseppe II, dopo aver ampliato l’edificio, chiamarono molti personaggi illustri ad insegnarvi quali per esempio Alessandro Volta e Ugo Foscolo. In tempi più recenti insegnarono a Pavia anche Camillo Golgi, Giulio Natta e Carlo Rubbia, tutti e tre premi nobel e Carlo Forlanini, inventore del pneumotorace artificiale. e ora passiamo alla…Certosa!!! Badate bene… non è solo un formaggio come credono in molti, bensì uno

Letizia Bigatti, 2^a dei più straordinari complessi monumentali dell’Europa Rinascimentale. Il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti fece edificare un tempio dedicato a Santa Maria delle Grazie affiancato da un impianto monastico gestito dall’ordine certosino. La spettacolare facciata si deve nella sua parte più antica al progetto di Guiniforte Solari. È decorata da uno zoccolo di marmo con profili di imperatori antichi e composizioni allegoriche, mentre nella parte superiore emergono le figure dei profeti, santi e apostoli, alternate a scene della vita del Cristo. L’interno è diviso in tre navate che reggono ampie volte decorate da affreschi che si sono conservati quasi intatti fino ad oggi. All’interno della chiesa sono disposte le statue dei principali santi e apostoli mentre in alto da una finta finestrella sbircia curioso un monaco. È custodito un mausoleo dedicato ai principali benefattori della Certosa, Ludovico il Moro e sua moglie Beatrice d’Este che però non vi vennero sepolti in quanto il primo morì in Francia mentre i resti della consorte sono conservati a Milano. Il presbiterio comprende un monumentale coro ligneo i cui intagli si devono a Bartolomeo de’ Polli e gli intarsi a Pietro da Vailante. Ci appare anche un altro mausoleo in cui invece è seppellito Gian Galeazzo Visconti, mentre uscendo dalla chiesa ci ritroviamo in un piccolo chiostro da cui poi si accede nel chiostro più grande dalla pianta rettangolare e con 123 arcate decorate con profili di terracotta. Al chiostro si affacciano 23 celle per i monaci di clausura. In seguito ci furono interventi strutturali che ne aumentarono il numero fino ad arrivare a 36. Ogni cella è costituita da tre stanze e un piccolo giardino in cui è presente un pozzo. All’ingresso della cella è presente una piccola apertura in cui i monaci ricevevano il pasto giornaliero, ad eccezione dei giorni estivi in cui i monaci si radunavano nel refettorio comune.


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Gabbie invisibili Sara Perego, 2^a Marco ha 16 anni. 16 e un fisico da 14enne. Ha capelli ricci, biondi e spettinati, il naso un po’ storto e coperto da foruncoli, e i suoi occhi verdi, intensi e penetranti, sono l’unica cosa bella di quel viso irregolare e sproporzionato. Fissa attento il suo riflesso allo specchio e si sofferma nell’osservare quegli “affascinantissimi”baffetti “post-pubertà” che gli stanno crescendo sotto il naso. “ Fantastico, un'altra cosa di cui vergognarsi” pensa. Si butta scoraggiato sul letto a pancia all’aria ed osserva la massa di libri che ha sulla scrivania e che neanche oggi ha intenzione di aprire. Tra 5 minuti infatti tornerà suo padre e i suoi genitori ricominceranno ad urlarsi contro ,secondo routine. Lo fanno da più di due mesi e da più di due mesi Marco non riesce a studiare, non può e non vuole. Accende il registratore, sempre il solito CD di David Bowie, sempre le stesse canzoni che ormai sa a memoria. Uno “scansafatiche” lo definiva sua madre ogni giorno,ed era vero, era passato da essere uno dei migliori studenti della sua scuola ad un nullafacente ozioso ed annoiato; ne era consapevole e non aveva la forza né l’intenzione di cambiare le cose. Dalla stanza di sua sorella si sentono lei e quel completo idiota del suo ragazzo che fanno gli scemi ; per non parlare poi dell’odoraccio che arriva dalla cucina di sua nonna, sta cucinando polpette, ancora. E’ sicuro che non riuscirà a resistere un minuto di più in quella stanza, reprime le lacrime di rabbia e di nervosismo che gli riempiono gli occhi e, infilate le scarpe esce velocemente sbattendo la porta. Finalmente solo. Solo in mezzo ad un cortile condominiale di neanche 200 metri quadri. Sono ormai le 7 di sera e il vento soffia forte tra gli alberi, dal cielo comincia a piovigginare. Non ha la minima intenzione di rientrare in casa, preferirebbe prendersi una polmonite.Le tapparelle delle finestre sono quasi tutte chiuse e per la prima volta nella sua vita scopre quanto sia bello non essere osservato, l'irresestibile fascino dell'essere ignorato da tutto e tutti.Respira l'aria fredda che gli entra nei polmoni e si asciuga le lacrime amare scese sul suo viso, raffreddate e im-

pregnate sulla pelle.Solo. Solo e tranquillo. Solo e sereno. Direbbe persino, azzardando, di sentirsi libero.Chiude gli occhi e , forse involontariamente, forse per chissà quale istinto, comincia a girare su se stesso, lentamente. Le braccia alzate al livello delle spalle, come fossero le eliche di un elicottero. Gira e gira ancora, sempre più veloce. I tranquillanti di sua madre, le urla di suo padre, la sorella più grande più bella e intelligente, il suo 5 in greco sulla pagella e i suoi compagni che lo chiamano "sfigato". Sono tutte immagini fisse nella sua testa come mattoni impossibili da rimuovere. Ma questo è il suo momento di serenità, non vuole che niente lo rovini; così comincia a girare più veloce e ancora più veloce. La testa comincia a fargli male e le immagini si confondono sempre di più. Più veloce, le braccia che ruotano rapide. Ormai le immagini sono scomparse e lui sta girando all'impazzata, la testa gli spacca le tempie, ma lui non si ferma, non riesce a fermarsi, non vuole fermarsi. Sta volando, vola in mezzo all'aria e alla pioggia, vola ed è libero... Il cemento gli graffia la guancia e le mani, la pioggia ora scende fitta e batte forte sul suo capo.Lì, steso per terra in un cortile condominiale si accorge di non essere libero, di non esserlo mai stato, è soltanto solo. E’ in attesa di qualcuno che lo salvi, qualcuno che lo aiuti, perché ha una paura tremenda di impazzire. Spera che qualcuno arrivi, è sicuro che qualcuno arrivi, lo sa con certezza; ciò che non sa è che quel qualcuno avrà una cresta colorata in testa e una maglietta che puzza di naftalina…


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Gaia Gabriele Maimone, 2^a “Ed eccomi qua. So che quello che sto per fare è sbagliato, ma lo farò comunque”, pensava. “Non mi lascerò fermare da questa stupida ed immotivata paura. Non ho mai avuto paura, io. Mai. Perché dovrei averne adesso? Dopotutto, lo faccio per il mio bene. Il mio bene. Neppure io so cosa mi fa bene.” E sentì una lacrima rigarle la guancia. In quella lacrima si condensavano anni ed anni di dolore e di silenzioso tormento. Anni in cui dovette reprimere quella sofferenza così… naturale.

Il tarlo del dubbio le divorava la mente. “Dannazione, lasciatemi in pace”, pensò quando vide due agenti della polizia avvicinarsi a lei.

“No, non devo piangere. Ora basta. Troppe lacrime versate, troppi singhiozzi. Lascerò che sia il Destino a decidere.”

«Beh, l’abbiamo vista correre così velocemente e ci siamo chiesti se fosse tutto okay.»

Si erse, si guardò intorno e si lanciò. L’ultimo rumore che sentì fu uno straziante urlo in lontananza. «Hey, Gaia, tutto bene?» chiese Luca. «Ehm… sì.» rispose Gaia, incerta. “Non ti credo, cara. E fidati, scoprirò cos’hai!” pensò ironico Luca. Come se avesse letto nei suoi pensieri, Gaia continuò: «No! Luca, mi dispiace, ma non mi sento bene, ho uno strano presentimento. Scusa, ancora.» Mentre pronunciava queste parole, corse via lasciando Luca nel bel mezzo della piazza, da solo. «Ma…» tentò di replicare il ragazzo. “Diamine! Ma che le prende?” pensò preoccupato, mentre la guardava correre via. “Ma che diavolo mi è preso? Non posso lasciarlo là da solo”, pensava Gaia mentre correva a perdifiato, senza una meta precisa. “Devo capire cosa intendeva mia madre al telefono.”

«Salve, signorina.» disse calmo uno dei due. «Buonasera, agenti.» bofonchiò.

«Sì, sì tutto okay, ma ora devo proprio andare.» disse. Ma mentre si affrettava a chiudere la conversazione, la Carta d’Identità le scivolò fuori dalla borsa, che aveva dimenticato di chiudere. Uno dei due agenti la raccolse. «Scusi…» cercò di dire ma lei stava già camminando molto velocemente. Sbirciò dentro il documento. Quando lesse il nome ed il cognome rimase scioccato. “No, non può essere…” pensò. Chiamò il suo collega e gli chiese di verificare il nome e dentro di sé pregava che il suo sospetto fosse sbagliato. «Ma…» Dopo una rapida serie di occhiate poco promettenti, si affrettarono a raggiungere la giovane. Dopo qualche minuto le si avvicinarono, la bloccarono senza molti complimenti, tralasciando il savoirfaire. «Signorina, abbiamo delle cattive notizie per lei.» dissero quasi in coro, preoccupati.


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Immense grazie siano rese ai membri del personale ATA che perdono investono il loro tempo nel ciclostilare il nostro giornale!

mRedazionem Caporedattrice: Marta Tagliabue, 5^E Redattori: Arianna Colciago, 5^a; Elisabetta Sangalli, 3^a; Federica Savini, 3^a; Clara Caimi, 3^a; Noemi Spoleti, 3^a; Letizia Bigatti, 2^a; Elena Mazzeo, 2^a; Giulia Bianco, 2^b; Giada Donadel, 1^b; Giuditta Moltrasio, 1^b, Erika Bianchin, 1^b; Ylenia Baldanza, 1^b Luca Novati, 5^D; Filippo Tagliabue, 5^F; Daniele Viganò, 4^E; Alessandro Orsenigo, 4^E; Lorenzo Valerin, 4^E; Stefano Tagliabue, 3^ D; Elisa Borsoi, 3^D; Mirco De Vito, 3^D; Giulia Agrati, 3^F; Silvia Tagliabue, 1^F. Collaboratori esterni: Samuele Tagliabue; prof. Michele Marottoli. Fumettisti: Filippo Tagliabue, 5^F. Redazione Grafica: Giacomo Panzeri, 4^a.

Le copie del giornalino sono poche non perché siamo molto taccagni ma perché è stato messo anche online, sul sito issuu.com/etceteramajorana. Se non sei stato abbastanza veloce da prenderne una copia leggilo online, la definizione è maggiore e le immagini sono a colori! Commenta gli articoli sul forum (www.liceomajoranadesio.forumfree.it) e invia i tuoi elaborati a etceteramajorana@gmail.com!


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