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etCetera Periodico di informazione a cura degli studenti del liceo Scientifico e Classico Majorana liceomajoranadesio.forumfree.net

Numero 2 - 2010 Ottobre / Novembre

John Lennon

Giustizia

Immaginate di trovarvi nella città di Liverpool il 19 ottobre 1940, circa settant'anni fa. Minacciosi aerei vi frastornano, sguainati dall'aria fino a prima serena, e che aumentano più e più ancora nel numero e nell'efferatezza. Se affinaste l'udito, tutto sarebbe ritmato dal singhiozzare di madri sopra umide fasce, o da rauche grida di chi guerra e rumore hanno infine prosternato. (continua a pagina 2)

Superato il metal detector e fatto un passo oltre la porta blindata della stanza dei controlli, sei dentro. C’è un vialetto lungo un centinaio di metri che dal cortile conduce alle camere penitenziarie. A un visitatore

anonimo si staglia contro il cielo l’immagine di un edificio grottesco, con l’intonaco che cade a pezzi logorato dall’aria e dalle piogge di anni. (continua a pagina 3)

Il femminismo Dopo il sessantotto sembrava un percorso in discesa, sembrava che il mondo dovesse compiere una svolta storica decisiva, che da quel momento nulla sarebbe tornato ad essere come prima, che si fosse data una sterzata all’andamento ciclico della storia dell’uomo. Sembrava cadesse in frantumi quella società maschilista e patriarcale che fino ad allora aveva dominato la società.. (continua a pag.5)


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John Lennon, caro agli dei

Immaginate di trovarvi nella città di Liverpool il 19 ottobre 1940, circa settant'anni fa. Minacciosi aerei vi frastornano, sguainati dall'aria fino a prima serena, e che aumentano più e più ancora nel numero e nell'efferatezza. Se affinaste l'udito, tutto sarebbe ritmato dal singhiozzare di madri sopra umide fasce, o da rauche grida di chi guerra e rumore hanno infine prosternato. Non è una poesia di Marinetti, è realtà: su tutto trionfa una bomba esplosa qui da presso. Su tutto, tranne un'incredula vocina fragile che piange -è appena nato John Lennon. Quale sorpresa allora se proprio a causa di ciò egli fu sempre acerrimo fautore della pace, e nunzio d'una musica non più solo di divertissement, bensì capace di esprimere nel modo più umano possibile rabbia e speranze d'una intera generazione? Questo artista ritrova l'aureola smarrita da Baudelaire, un ruolo. Cosicché oltre ad una indole forse spontanea, fu la condizione di nascita a regalargli un destino. Ed infatti non usò la lotta per assicurarsi la celebrità, ma viceversa usò la celebrità per amplificare la sua lotta. Tant'è che durante la luna di miele con Yoko Ono, rimase sdraiato a letto all'Hilton ad Amsterdam per una settimana, dal 25 al 31 marzo 1969; un momento di intimità valso a denuncia contro la guerra del Vietnam. Con la stessa modalità replicò a Montreal. Il margine fra la sua arte e la sua vita giunse appunto a confondersi in seguito alle nozze con quella, coinvolgendo anche la sua produzione discografica (citerò a titolo d'esempio il giornalismo radicale in «Some Time in New York City»). Come si poté ripercuotere questa inscindibile unità fra arte e vita nel privato? Con l'ira del presidente americano Nixon e dell'F.B.I, che gli scatenarono contro una veemente campagna di infamia, e rifiutandogli il permesso di soggiorno -ottenuto solo più tardi dopo un processo risolto anche grazie alle firme di personaggi di spicco come Stanley Kubrick ed Andy Warhol. Ma benché il veicolo principe del suo messaggio fosse la musica, non va trascurata la sua ecletticità di pittore, attore e scrittore. Un ulteriore sviluppo del suo carattere poi è stato senza dubbio favorito dalle sue complesse relazioni affettive; la cui chiave è Yoko Ono, l'elemento di massima frattura col passato: la rivalità di sempre col compagno dei Beatles, Paul McCartney, culminò nella lacerazione dei legami che avevano permesso una collaborazione positiva fra i due; mentre divorziò dalla precedente moglie Cynthia Powell. Nei confronti di lei e del loro figlio fu sempre distaccato e arido di passione. D'altronde Yoko Ono credo sia l'icona femminile più criticata del rock, sia perché avrebbe sobillato il marito con tali effetti, sia perché avrebbe speculato sull'eredità di quello, una volta defunto. Un altro legame che è necessario

Edoardo Ponti, 5°a almeno tratteggiare è quello con la madre Julia, ingenua e imprudente. «I lost her twice» affermò: prima quando fu dato in affido alla zia «as a child of five», e poi «again at seventeen» quando lei perì investita. Rapporti che egli saprà riesumare dall'adolescenza per sfidare l'amarezza scaturitane anche grazie a questo suo salto lirico dai nonsense di «I Am a Walrus» o dai vortici onirici di «Lucy in the Sky with Diamonds» all'approdo ad un canto più esistenziale e scarno -come nella struggente «Mother», appunto. Tuttavia non fu mai esule da quel suo cosmo a sé evocato da «Strawberry Fields Forever». Cosa dedurne? Che John Lennon non godé solo d'una rara genialità e sensibilità, ma nonostante e grazie a questa aguzzò uno sguardo sì utopico, ma al contempo assai radicato alla realtà, donde cioè traeva la sua raison d'être. Questo perché l'immaginazione è la facoltà suprema di aggirare le false contraddizioni, è l'apertura umana di aprirsi alla possibilità, svincolatosi dall'ineluttabile. In altre parole, essa è la facoltà preliminare a qualsiasi rivoluzione d'un sistema, scardinandone le basi che appaiono leggi perpetue di natura e ragione, concepita una realtà diversa. Come sennò interpretare le provocazioni dissacranti di John Lennon, quando equiparò la popolarità dei Beatles a quella di Gesù Cristo (con i conseguenti falò dei loro dischi da parte di fanatici religiosi), lo scacco alla regina cui restituì il titolo di baronetto, l'incisione di quell'intreccio sperimentale di rumori qual è «Two Virgins». Arrivò a dire, durante uno spettacolo: «For our last number, I'd like to ask for your help. For the people in the cheaper seats, clap your hands... and the rest of you, if you'll just rattle your jewelry». Quando l'8 dicembre 1980 Mark Chapman gli esplose contro quattro colpi di pistola dinanzi al Dakota Building, dove risiedeva nel lusso, si narra abbia soggiunto «Ehi, Mr. Lennon! Sta per entrare nella storia». Non sbagliava; e certo non fu arduo vaticinargli ciò, pieno di fama già da vivo. Ma perché tanta, e perché al suo sodale e rivale Paul McCarney in minore scala? Azzarderei, perché la sua voce fu estinta da quella violenza entro cui nacque e cui contro sempre lottò -una fine coerente, pressoché teatrale, da cui fu eroificato, che affidò al suo percorso un senso. Il rischio maggiore, travisandolo, è però quello di contemplare i fiori della sua immaginazione senza il suolo che li nutrì: errori preoccupazioni conflitti della sua vita ed epoca, e da quanti giovani condivisi!


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La giustizia

tra sbarre arrugginite e cielo Viaggio alla scoperta del mondo dei carcerati Superato il metal detector e fatto un passo oltre la porta blindata della stanza dei controlli, sei dentro. C’è un vialetto lungo un centinaio di metri che dal cortile conduce alle camere penitenziarie. A un visitatore anonimo si staglia contro il cielo l’immagine di un edificio grottesco, con l’intonaco che cade a pezzi logorato dall’aria e dalle piogge di anni. A intervalli regolari in questa immensa parete decadente, dei piccoli buchi sono sprangati da sbarre di ferro anch’esso logoro e arrugginito. Avvicinandosi un poco, divengono più chiari altri particolari: da alcuni di questi buchi escono tra le sbarre innumerevoli paia di braccia che ricadono in giù penzoloni, come annoiate. Qualcuno ha in mano una sigaretta non ancora accesa, altri agitano vigorosamente le mani per indicare i nuovi visitatori come venissero da un paese lontano, o per sparare volgarità a un interlocutore invisibile o semplicemente per tenderle al cielo come un malinconico gesto di affidamento. Molti urlano “Sono innocente!”, “Non ho fatto niente”, “Liberatemi!” e anche chi non dice nulla parla a suo modo. L’interno del carcere è prevalentemente costituito da lunghi corridoi semi vuoti ognuno dei quali è presidiato da un paio di secondini dall’aria stanca. Le pareti sono spoglie e senza finestre. C’ è poca luce e molto spesso il fattore che domina in questo luogo, nonostante qualche schiamazzo, è il silenzio. Questa visita ha qualcosa di familiare. Sembra di essere improvvisamente entrati nel viaggio di quel poeta che sognò di camminare tra le anime del regno infernale, solo che i dannati che peccarono di lussuria, gola, avarizia e invidia sono sostituiti da rapinatori di banche, spacciatori di droga e truffatori. In realtà, questi carcerati non hanno nulla di spaventoso o disumano. Sbagliarono e ora pagano per il male che hanno commesso. Ma perché hanno commesso il male? Perché le carceri italiane sono sempre più piene (solo in Lombardia sono circa 20.000 i detenuti)? Quali sono le cause di questo sovraffollamento e, quindi, di questa inadeguatezza? Se, come sembra evidente, prevenire è meglio che curare, non sarebbe forse necessario ripartire da una rivisitazione non tanto dall’apparato giuridico, quanto dal sistema sociale e umano? Rendersi conto cioè, che die-

Samuele Tagliabue, 5 F tro quelle sbarre di ferro arrugginito non stanno dei mostri che devono essere esclusi dalla società perché “potenzialmente pericolosi”, ma uomini, magari genitori o forse figli, che non vedono l’ora di avere un’altra possibilità, una seconda vita. La giustizia del cittadino medio però, oggi, non ammette questa possibilità. Predomina la logica retributiva del “male per il male”, della ritorsione e della condanna. Si continua a predicare una “cultura del controllo” che richiede eserciti di poliziotti, telecamere ovunque, restrizioni nelle regole e reclama l’intransigenza in nome di un’indefinita sicurezza. Eppure l’inefficacia di questa “cultura” è sotto i nostri occhi praticamente da sempre e Cesare Beccaria ne è l’esempio. La punizione, egli ci dice, «rappresenta la ‘via più breve’ e falsamente rassicurante contro gli sbandamenti dell’uomo». Tutto quello che il confronto e il dialogo potrebbero costruire, finisce consegnato nelle mani della pena che, non promuovendo alcuna crescita educativa e motivazionale, rende la società più repressa e non migliore. Ecco che, grazie anche ai mass-media, viene additato non tanto il reato, quanto il reo, il singolo. Avere un capro espiatorio, un volto dal quale poter essere disgustati, questo è necessario e sufficiente ad accontentare il pubblico, come negli spettacoli da circo. È solo una bella illusione pensare di sostituire la giustizia retributiva con una giustizia preventiva? È un’utopia? Forse, ma il dialogo e la formazione dell’educazione prima di tutto rispettosa, resta un fatto concretissimo, anche se, chiaramente, è un passaggio lento e molto impegnativo. Risposte definitive a questo problema non sono vicine o, forse, nemmeno esistono.Guardare gli occhi di un detenuto però, non lascia indifferenti. Quella solitudine, quella privazione, quel senso di nostalgia di un mondo che ti ha bollato ed escluso per sempre è stampata nei volti stanchi, ma pienamente umani di chi, mentre sorride, ti ricorda e ti fa apprezzare l’immenso e non scontato valore della libertà.


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La violenza dell’informazione Filippo Tagliabue, 4°F Su “La Repubblica” del 15 ottobre 2010, a proposito dell’omicidio di Sarah Scazzi e del conseguente accanimento dei media, il giornalista Antonio Dipollina scrive così (cito testualmente): “[…] Pagherebbero perché si scoprisse un omicidio collettivo come sull’Orient Express, in modo da tirare Natale con lo share alto. Quello share misura oscena dei nostri tempi, quello per cui basterebbe mandare in onda film porno per averlo alle stelle. E forse è quello che stanno facendo”. Non sono parole delicate. Spesso si parla di quanto la televisione sia promotrice di modelli negativi e di come non trasmetta nulla agli spettatori di profondo, utile, sensato. È un’affermazione a cui ci siamo assuefatti. Tuttavia un commento così duro è un chiaro invito a dire: “Alt”. È quello che gli alcolisti definiscono il “momento di autocoscienza”, quell’attimo in cui si è sufficientemente lucidi da vedere, non guardare, la situazione che ci circonda, con tutto ciò che comporta. Con la differenza, fondamentale, che questo momento dobbiamo cercarlo e non arriva per caso, perché siamo abituati all’orrore. Qualcuno ricorda nomi come “delitto di Cogne”, “strage di Erba” o “delitto di Garlasco”? No. Perché ormai la notizia è vecchia e il disgusto per la vicenda si trasforma in placida rassegnazione. Una dimostrazione? Mentre scrivevo ho fatto una ricerca su Google perché non ricordavo il nome “Cogne”. Squallido? Sì. Reale? Di nuovo sì. Certo non possiamo vivere ricordando ogni singolo crimine efferato che viene compiuto nel nostro paese, ma le ore e ore di approfondimenti che non ci lasciano un ricordo, la dicono molto lunga su come la nostra attenzione sia satura e inerte: è molto preoccupante. Siamo uomini, non bestie. Non dobbiamo abituarci alla violenza. Una ragazza è stata assassinata. Non importa chi, non importa perché. Davvero necessitiamo di dibattiti pomeridiani, telegiornali ridotti alla stregua di film horror, opinioni di esperti riferite all’accaduto? La domanda qualcuno se la pone, ma mai ripreso da una telecamera. La stampa diventa il mezzo che fruisce la crudeltà alla gente comune. Almeno nell’antica Roma si urlava inferociti per chiedere i massacri nel Colosseo,

la violenza era invocata con la violenza; ma oggi cos’è che ci spinge a cercare tutto ciò? Sì, perché la colpa è nostra. La più antica legge di mercato recita che un prodotto è disponibile fino a quando esiste un cliente disposto ad acquistarlo. La plebe rasentava la condizione della schiavitù ed era incattivita dalla propria situazione, ma noi? Forse la nostra vita è troppo monotona e abbiamo bisogno di nutrirci di fatti che vanno al di là del nostro mondo. Però andare al cinema è un’altra cosa rispetto all’interessamento da medico legale. Magari pensiamo, inconsciamente, di esorcizzare le nostre paure. Tuttavia, non sempre “chiodo scaccia chiodo”. È molto chiaro dal fatto che le carceri prevedono corsi riabilitativi e attenzione costante per i detenuti, invece di semplici punizioni. Crescete un cucciolo di cane in una gabbia, picchiatelo selvaggiamente per farlo obbedire. Non otterrete affetto, otterrete rabbia, rancore, cattiveria. Il primo intervento deve essere nostro, spettatori passivi dell’orrore quotidiano. Limitiamoci a voler conoscere le notizie, senza i fronzoli e i dettagli dei programmi in prima serata con i dibattiti. Anche la stampa ha le sue colpe. Intendiamoci, i giornali continueranno a dare le notizie come è giusto che sia, diritto garantito da tutti i paesi civili, ma non occorrerebbe un’etica del giornalismo, cartaceo, televisivo, radiofonico? Non l’etica del silenzio imposta da mafie e regimi, ma quella consigliata dal buonsenso del tatto e del senso comune del pudore. Parlare a dismisura non riporterà in vita le vittime: porgiamo loro il nostro rispetto.


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Il femminismo Un viaggio a puntate per riscoprire il femminismo nella nostra societa’ Dopo il sessantotto sembrava un percorso in discesa, sembrava che il mondo dovesse compiere una svolta storica decisiva, che da quel momento nulla sarebbe tornato ad essere come prima, che si fosse data una sterzata all’andamento ciclico della storia dell’uomo. Sembrava cadesse in frantumi quella società maschilista e patriarcale che fino ad allora aveva dominato la società. Sembrava che dovesse arrivare una nuova epoca. L’entusiasmo un po’ infantile di una generazione di giovani stava travolgendo il vecchio continente per portare una ventata di aria fresca. Ma… se davvero fosse stato così, accendendo la televisione, non dovrei vedere corpi di donne senza un volto, senza un diritto di parola. Se davvero quel sessantotto avesse cambiato la società, i ruoli di responsabilità non sarebbero affidati per il 95% a uomini. Se quelle idee del sessantotto non si fossero spente non sarebbe stato mandato in onda mai più un concorso di Miss Italia, in cui una giuria ha il compito valutare il tuo corpo e di decidere se sei abbastanza bella. Nella nostra Italia del 2010 le donne faticano molto più degli uomini per trovare un lavoro e sono pagate meno dei loro colleghi maschi. Se una donna si presenta ad un colloquio di lavoro le viene spesso domandato se ha intenzione di avere figli e nell’ambizione di una carriera lavorativa la donna deve quasi sempre rinunciare alla famiglia. La nostra televisione, tra le tante tragedie di cronaca, ha sempre pronta la notizia di una donna uccisa dal compagno e il dato che due donne su tre nella loro vita hanno subito una qualche forma di violenza è agghiacciante. Ma allora perchè il femminismo è morto? Perché non si lotta più per la parità dei sessi? Penso sia perché siamo un po’ tutti assuefatti a questo mondo, perché abbiamo finito per accettare questo sistema. Penso che non si sia riuscito a tramandare tra le generazioni il grande messaggio che, se non ci si oppone, queste ingiustizie tornano sempre più prepotente-

Marta Tagliabue, 4°E mente. Penso quindi che l’educazione abbia fallito. E penso anche che non sia nell’interesse dei politici fare leggi per garantire realmente le pari opportunità. O forse è solo questa generale apatia, questo disinteresse diffuso che ha coinvolto anche noi donne, che non ci ribelliamo più e vediamo distruggere piano piano la nostra dignità di persone. Non esiste più, è un dato di fatto, un forte e capillare movimento femminista, ma esiste ancora chi è in grado di resistere, esiste ancora chi queste cose non le ha accettate… Il nostro viaggio alla riscoperta del femminismo prosegue nel prossimo numero.


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Un “Ritorno al futuro” dopo venticinque anni Trama: È l’anno 1985. Martin McFly è un diciassettenne come tanti altri che frequenta il liceo ed è felice nonostante i suoi familiari siano tutti imprigionati in lavori o ruoli patetici. Una notte viene contattato dall’inventore Emmet Brown che ha compiuto una mirabolante scoperta: utilizzando un’automobile marca Delorean è riuscito a costruire una macchina (notare il doppio senso) del tempo. Tuttavia il carburante del mezzo, del plutonio, è stato sottratto da Doc Brown ad alcuni terroristi libici che, infuriati, gli sparano. Nel tentativo di fuggire dai criminali, Marty salta a bordo della Delrean e inavvertitamente aziona i circuiti temporali finendo nel 1955. Il ragazzo non sa come tornare nel suo tempo e in più le cose si complicano: incontra i suoi genitori adolescenti causando delle modifiche nella loro vita che potrebbero cancellare l’esistenza di Marty stesso… La trama, cos’ breve per motivi di spazio, non rende giustizia a questo mitico film. Senza dubbio “Ritorno al futuro” è una pietra miliare nella fantascienza cinematografica e, nonostante sia uscito proprio nel 1985, mantiene ancora oggi intatta tutta la genialità e la godibilità di venticinque anni or sono. Innanzitutto risulta molto originale l’idea che una persona qualsiasi come Marty McFly, interpretato dal bravo Michael J. Fox, rimanga invischiato in una vicenda allucinante come un viaggio del tempo, al posto dei soliti scienziati o eroi perfettamente a loro agio in una simile situazione. Tuttavia, il maggiore punto di forza della vicenda sta nell’incontro tra Marty e i genitori Loreaine e George. Chiunque si è chiesto come sarebbero stato incontrare i nostri genitori da giovani. Il pro-

Filippo Tagliabue, 4°F tagonista del film ne ha la possibilità, che però si trasforma si trasforma in incubo, non solo perché ciò mette in gioco l’esistenza del protagonista stesso ma anche perché Loreaine si infatua di suo figlio trent’anni prima che nasca, gettando l’ombra, per quanto poco drammatica nel contesto della storia, dell’incesto. In più, la trovata di unire la fantascienza ad un contesto assolutamente normale come lo è la vita di tutti i giorni, aggiungendo l’idea di usare un auto come macchina del tempo, era ed è tuttora un’idea insolita ma incredibilmente efficace. La pellicola fu campione d’incassi del 1985, apprezzata equamente da appassionati del genere e normali spettatori. Il regista fu Robert Zemeckis, autore anche di “Chi ha incastrato Roger Rabbit” o dei più recenti “Castaway”, con la rilettura della storia di Robinson Crusoe in chiave moderna, e “Contact”, incentrato sempre su una vicenda fantascientifica in bilico tra vita e morte. Se si vuole trovare la conferma di un successo annunciato, basti dire che il produttore del film era niente meno che Steven Spielberg. Al primo episodio si accodarono due


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m etCetera Majorana Desio n. 2 / etCetera Majorana Desio n.2 m seguiti e cioè “Ritorno al futuro parte II” e “Ritorno al futuro parte III”, rispettivamente nel 1989 e nel 1990, che vennero girati in contemporanea e mantennero la coppia dei personaggi principali, cioè Marty e Doc (Christopher Lloyd) . Per festeggiare le nozze d’argento di questo capolavoro, per il solo giorno del 27 novembre 2010 alcuni cinema hanno riproposto il primo episodio della serie e nuove e vecchie generazioni si sono incontrate per assistere insieme ad uno spettacolo davvero unico. Curiosità: Inizialmente Spielberg aveva pensato di utilizzare un frigorifero come macchina del tempo al posto della Delorean ma, preoccupato che i bambini potessero imitare il gesto, optò per un’automobile. Il nome Delorean dice poco o niente per chiunque. Infatti la ditta produttrice rimase aperta solo dal 1981 al 1983 e produsse un solo modello, la Delorean DMC-12, prima di chiudere per fallimento. La fama che quest’auto possiede è dovuta proprio ai film di “Ritorno al futuro”, nei quale fu utilizzata per il ridotto costo che aveva. Nel film Marty McFly finge di essere un alieno di nome Darth Vader e di provenire dal pianeta vulcano, ovvi riferimenti alle saghe di Star wars e Star trek. Quando Doc mostra a Marty la macchina gli chiede se vuole vedere la nascita di Cristo facendo un viaggio indietro nel tempo. La data selezionata dall’inventore è 25 dicembre dell’anno 0, ma questo è un errore, visto che questo giorno è stato deciso arbitrariamente. Anche se può apparire strano, quando appaiono versioni più vecchie o più giovani degli stessi personaggi gli attori non cambiano. Ancora oggi il lavoro dei truccatori rimane sorprendente.

Dove sono oggi? I nomi di Michael J. Fox e Christopher Lloyd rimangono ancora strettamente legati alla trilogia di “Ri-

torno al futuro”, ma la loro carriera non si è fermata venticinque anni fa, nonostante non sentiamo mai parlare di loro. Lloyd ha continuato a lavorare moltissimo nel mondo dello spettacolo come attore sia televisivo che cinematografico e vanta anche alcuni impegni come doppiatore. Ha lavorato come alieno Klingon in “Star trek III: alla ricerca di Spock” e come zio Fester nei due film della famiglia Addams. Anche Fox non è da meno, avendo all’incirca un curriculum identico a quello di Lloyd. Nel 1991 gli fu diagnosticata una grave forma di morbo di Parkinson che rivelò al pubblico solo nel 1998, e per questo ha fondato un’associazione di ricerca contro questa malattia. Nei recenti video reperibili su internet per il venticinquennio della saga lo vediamo ancora in forma e, almeno esteriormente, in salute.


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Problemi di comprensione Davide F. Redaelli, 1 G Borghese, di origini polacche, nacque a San Pietroburgo centoquattro anni fa. Estimatore di Lenin al punto di volergli dedicare una sinfonia, ebbe un difficile e confuso rapporto il governo sovietico, anche dovuto alla frequente incoerenza dimostrata nelle varie valutazioni fatte nei suoi confronti dai vertici di una società che diceva di desiderare che si rappresentasse il suo sviluppo rivoluzionario, ma che ogni qual volta le venisse offerta la possibilità di farsi conoscere per uno stile nuovo e insolito si dimostrava, celando ciò sotto un atteggiamento autoritario, incapace o timorosa di accoglierla. Dal periodo in cui conseguì il diploma in pianoforte e in composizione, il musicista in questione palesò un’insofferenza nei confronti dell’accademico e poco lungimirante ambiente musicale dell’allora Leningrado, diverso da quello di Mosca, molto più aperto alle novità europee. Nel 1927 come segno di elogio della sua persona e delle sua capacità di musicista il governo gli chiese di comporre una sinfonia in commemorazione dell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Nel 1934, con la sua seconda opera, dopo quella satirica “Il Naso” ispirata al racconto omonimo di Gogol', Lady Macbeth del Distretto di Mcensk (poi chiamata Katerina Izmajlova), ebbe grande successo nell’URSS e in Europa, ma in seguito a una rappresentazione, due anni dopo, a Mosca alla quale assistette anche Stalin, fu pesantemente attaccata dal giornale Pravda con l’articolo "Il caos anziché la musica" (probabilmente redatto da Stalin stesso), le sue rappresentazioni furono bloccate e il nostro musicista venne addirittura definito come un «nemico dello Stato». L’opera veniva criticata dicendo che non rispondeva ai canoni del cosiddetto "Realismo socialista", i quali erano appena stati definiti da Maksim Gor'kij così: «Il realismo socialista […] esige dall’artista una descrizione veritiera, storicamente concreta della realtà nel suo sviluppo rivoluzionario. Nel contempo, la veridicità e la concretezza storica della descrizione artistica della realtà devono coesistere con lo scopo del cambiamento ideologico e dell’educazione dei lavoratori

nello spirito del socialismo». Dopo questa parentesi non piacevole, tuttavia, egli diventò uno degli artisti nazionali maggiormente considerati e apprezzati, con la composizione della celeberrima Sinfonia n.9, composta durante l’assedio tedesco a Leningrado, e perciò detta “di Leningrado”. Privato nel 1948 della sua cattedra al Conservatorio, conosciuto anche (da pianista, mi sento in dovere di citarli) per i ventiquattro preludi e fughe, ispirati all’idea del “Clavicembalo Ben Temperato” di Johann Sebastian Bach e abbastanza vicini allo stile del Mikrokosmos di Béla Bartók, nella sua musica emergono la tradizione, la cultura e il desiderio rivoluzionario (talvolta oltre i limiti consentiti a quel tempo) della Russia, espressi non poche volte con delle armonie che possono, a un primo e superficiale ascolto, parere sgradevoli, ma anche con un’impronta più romantica (il termine è da intendere in senso artistico-musicale). Compose anche le colonne sonore di molti film. Morì nel 1975. Chi è? Dmitrij D. Šostakovič, ovviamente.


“Ecco come bisogna essere! Bisogna essere come l'acqua. Niente ostacoli – essa scorre. Trova una diga, allora si ferma. La diga si spezza, scorre di nuovo. In un recipiente quadrato, è quadrata. In uno tondo, è rotonda. Ecco perché è più indispensabile di ogni altra cosa. Niente esiste al mondo più adattabile dell'acqua. E tuttavia quando cade sul suolo, persistendo, niente può essere più forte di lei.” Laozi “Vorrei essere come l'acqua che si lascia andare, che scivola su tutto, che si fa assorbire, che supera ogni ostacolo finche' non raggiunge il mare e li si ferma a meditare per scegliere se esser ghiaccio o vapore, se fermarsi o se ricominciare... “ La Canzone dell’acqua, Eugenio Finardi

Letizia Bigatti, 1°a & Alice Girotto, 3°a

L’acqua è il principio di vita di tutte le cose, allo stesso tempo mutabile e greve, recettiva e multiforme, con un potere purificatore e fecondatore, generatrice di esistenze. Non ha una forma stabile ma assume esattamente la forma del contenitore in cui è versata. All’acqua è associata l’imprevedibilità, la fantasia,l’emotività, l’immaginazione: è infatti l’elemento femminile per eccellenza. Inoltre, l’acqua è un bene prezioso e come tale va considerata: senza di essa non ci sarebbero né gli animali né le piante, e perciò è necessario ridurre gli sprechi legati al suo consumo a volte spropositato. Oltretutto, non è una risorsa illimitata e l’imbottigliamento e lo smistamento nei vari supermercati ha delle ripercussioni sull’ambiente, dato che i camion, spostandosi per trasportare i prodotti, inquinano l’ambiente. E’ per questo che Desio ha partecipato all’iniziativa “L’acqua non si vende” contro la privatizzazione della fonte idrica, fatto che può indurre a speculazioni economice su questo elemento. Infine è doveroso “Sono impegnato sull’acqua come prete, come missio- ricordare che, se per noi l’acqua corrente è una renario e come cittadino. altà quotidiana, ci sono Paesi in cui è una necessità Come prete, perché, per me il problema dell’acqua è non sempre rispettata, un bisogno primario e, il più un problema etico che possiamo riassumere così: l’ac- delle volte, una carenza mortale. qua è fonte di vita o fonte di lucro? L’acqua è un bene Ecco perciò alcuni suggerimenti per ridurre gli sprenaturale, vitale e insostituibile , o un bene economico chi: da trattare come risorsa idrica o come merce? -Ogni volta che è possibile, al posto del bagno fai la Come missionario, perché se l’acqua diventerà fonte di doccia. lucro, questo significherà la morte di milioni di persone Risparmi così tra i 120 e i 150 litri alla volta. . Se oggi muoiono 50 milioni di persone all’anno per -Quando ti lavi i denti, evita di lasciare il getto delfame, domani, se l’acqua diventerà merce, 100 milioni l’acqua aperto: non sperpererai litri di acqua. di persone moriranno di sete. Come cittadino, l’acqua è uno degli elementi fondamentali per la convivenza umana. Non ci può essere democrazia senza il controllo sugli elementi indispensabili per la propria sopravvivenza.” Alex Zanotelli da “Giù le mani dall’acqua


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Technolab Il Grafene

Daniele Viganò, 3°E

Molti diranno: che cos’è? Ebbene il Grafene potrebbe essere uno dei materiali più importanti e rivoluzionari di questo secolo e dei successivi. La definizione è la seguente:” Il Grafene è un materiale costituito da uno strato monoatomico di atomi di carbonio (avente cioè uno spessore equivalente alle dimensioni di un solo atomo) che possono presentarsi a forma di pentagoni, esagoni o ettagoni. Uno strato ideale dovrebbe essere formato solo di celle esagonali così da poter essere un piano senza imperfezioni”. Come si può evincere dal nome, viene prodotto dalla grafite, infatti la stessa grafite è formata da diversi foglietti di Grafene sovrapposti. Qualcuno potrebbe dubitare dell’importanza di questo materiale rivoluzionario, ma basti pensare che il Nobel per la fisica di quest’anno è andato a due ricercatori per i loro esperimenti sulle applicazioni di questi foglietti. Difatti questo composto del carbonio ha un’elevata resistenza meccanica e proprietà elettriche singolari. Si stanno realizzando delle batterie composte da nano-tubi di questo materiale e i risultati ottenuti sull’utilizzo del Grafene nei chip e nei transistor, ricerche effettuate con buon esito dai due ricercatori premiati col Nobel, hanno aperto nuove strade verso l’evoluzione della tecnologia odierna. I risultati iniziali e quelli presunti per questo composto potrebbero addirittura farlo diventare più utilizzato del silicio, ad oggi uno dei migliori semiconduttori presenti in natura. Potrebbero esserci altre applicazioni del Grafene, come quella di essere utilizzato all’interno dei sensori a gas, o come membrana di trasmissione nei microscopi elettronici poiché nonostante il materiale sia molto sottile, il più sottile mai estratto dall’atomo, ha grandi capacità di resistenza grazie al legame con cristalli che rompono le unioni degli atomi di carbonio. Inoltre il Grafene ha capacità di resistenza ad acidi e alcali, perciò potrebbe esser impiegato nella produzione di rivestimenti protettivi “contro i prodotti stessi” (ovvero acidi ed alcali). A tal proposito si pensa di utilizzare un sottile film di Grafene per rivestire medicinali di nuova generazione, ovvero farmaci la cui

membrana che contiene le proteine (che si pensa possano esser la chiave di questi farmaci) è sostenuta dal rivestimento in Grafene. Il film di Grafene, ancora allo stato di prototipo, è stato pensato, però, soprattutto per utilizzi come rivestimento di celle solari, vetro e plastica flessibile.

The solar road

Daniele Viganò, 3°E

Tutti sanno che il Sole è una delle più forti fonti di energia ma come si può sfruttare questa (quasi) infinita fonte? I pannelli fotovoltaici sono forse il miglior modo per trasformare l’energia solare in elettrica ma lo spazio utilizzato per posizionarli diventa inutilizzabile. E allora perché non metterli su spazi già utilizzati? Oltre ai tetti degli edifici si possono ubicare in altri siti? Secondo Scott Brusaw le strade sarebbero una risorsa enorme. Come si possono porre migliaia di pannelli fotovoltaici sull’asfalto senza che si rompano? Ed ecco il bello, si sta cercando di inserire i pannelli sotto uno strato di vetro ad alta resistenza per proteggerli dal traffico. Si è calcolato che un parcheggio di un supermercato rivestito di questi pannelli potrebbe – anche con le automobili parcheggiate – fornire al supermercato tutta l’energia necessaria. Un altro aspetto particolare di questi pannelli è il fatto che abbiano interna-


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m etCetera Majorana Desio n. 2 / etCetera Majorana Desio n.2 m mente dei LED che possono accendersi in modo che sulla superficie stradale appaiano scritte di avvertimento per gli automobilisti o anche strisce pedonali, limiti di velocità etc … Inoltre possono essere posti su asfalto già esistente per non dover ricostruire completamente le strade già esistenti. Questa ricerca potrebbe portare al punto che le strade diventino un’enorme fonte di guadagno, non solo tramite i pedaggi ma anche attraverso l’elettricità prodotta, per le casse degli enti, pubblici o privati, che le posseggono. Brusaw però è un ingegnere elettronico, quindi per la sua ricerca ha chiesto aiuto all’università di Dayton per trovare un materiale non derivato dal petrolio resistente al passaggio di centinaia di auto e camion. Brusaw sta testando i prototipi nel suo cortile per migliorarne le prestazioni. Questa ricerca è attualmente al quarto posto nella: GE Ecoimagination Challenge, una competizione che dà l’opportunità e i fondi a ricerche sulle energie rinnovabili. Il prossimo passo per Brusaw sarà quello di uscire dal suo cortile ed entrare in laboratorio ed infine in un parcheggio, che spera sia possibile attraverso i fondi vinti nella competizione. Il sogno di Brusaw è vicino ma di mezzo ci saranno molti test e forse modifiche al progetto, ma immaginare che i luoghi dove si inquina maggiormente possano diventare delle armi contro l’inquinamento stesso e sapere che non è pura utopia, può proiettarci veramente e completamente nel XXI° secolo. Ringrazio L.V. per il suo aiuto anche se iniquo. Fonti: www.wired.com e www.wikipedia.org. Per tutti quelli che volessero esprimere critiche, proposte o altro potetecontattarmi sul forum degli studenti (liceomajoranadesio.forumfree.it).

I wanna be a blogger

Giacomo Panzeri, 3°a

Avete idee, pensieri, opinioni che pensate valga la pena di condividere con altri? Volete esprimerli su internet? La soluzione che fa per voi è aprire un blog, nel quale potete scrivere, appunto, le vostre idee, ma anche molto di più! Per fare ciò avete due possibilità: comprare un dominio o aprire un sottodominio da qualche piattaforma. La prima ve la sconsiglio, pagare una cifra che si aggira attorno ai 40 euro l'anno per uno studente non è il massimo, e poi, forse, non è accessibile a tutti. All' acquisto di un dominio segue poi l'istallazione di programmi per gestire il blog; esse possono essere Wordpress, per i blog, Joomla!, per i siti (questi sono i programmi più usati). Basta poi inserire alcuni dati relativi al vostro dominio acquistato, selezionare una skin, e iniziare a postare. Altra cosa degna di menzione è che coi domini non è possibile superare una certa capacità, variabile a seconda della rata annuale. Ma perchè pagare un dominio, di grazia, se è possibile ottenere dei blog di buona fattura senza pagare un centesimo, adoperando un sottodominio? "Come fare?", chiederete voi? É facilissimo, basta iscriversi presso una piattaforma (sito per fare blog/siti) e iniziare a bloggare. Qui sono riportate le più usate, alcune delle quali provate: · Blogger: è la piattaforma creata da Google, indi sinonimo di una certa qualità. Blogger è una buona piattaforma, molto diffusa. Per quel che riguarda le skin ce ne sono alcune (non molto belle, a mio dire) già "preconfezionate" e messe a disposizione subito. Sono comunque personalizzabili, se si conosce l' HTML o il CSS. Altrimenti ce ne sono molte in rete (non personalizzabili, però). Di recente è stato inserito un servizio grazie al quale è possibile prendere una skin data da Blogger e modificarla a proprio piacimento. Per quel che riguarda i post, l'editor di testo è molto intuitivo, simile a Microsoft Word o OpenOffice Writer. Il brutto è che, nell' inserimento dei link non inserisce la funzione "apri in un'altra scheda", e quindi va inserito manualmente il tag


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m etCetera Majorana Desio n. 2 / etCetera Majorana Desio n.2 m HTML: target="_blank". Per il resto nulla da ridire, è anche molto vasta la gamma degli widget, con i quali è possibile aggiungere "qualcosa in più" al vostro blog. · Wordpress.com: è la piattaforma che sfrutta il programma wordpress. Anch'essa è molto diffusa, per la sua comodità è facilità d'uso. Le skin non si possono prendere dalla rete, ma sono fruibili solo quelle messe a disposizione dal servizio. Alcune sono più belle, altre meno, ma comunque si attestano su un buon livello. Alcune di esse sono modificabili, vuoi nella testata, vuoi nei colori. La maggior parte consente la modifica dei caratteri. Un blog in wordpress.com consente l'uso gratuito di molti plugin, fra i quali uno per seguire le visite e un altro per classificare i commenti. Previo login su un altro sito associato a wordpress.com, è possibile anche fare dei sondaggi. La gestione degli widget è del tipo trascina - e – rilascia. La gestione del blogroll (link di siti ritenuti belli, di lato rispetto al testo) è facile ed è possibile creare più liste, chiamandole in modo diverso. L'editor di testo è anch'esso molto facile da usare, e non molto diverso da quello di Blogger. Importante è la funzione "quickpress" con la quale è possibile scrivere post da un editor molto basic direttamente dal pannello di controllo, senza dover andare sulla sezione "articoli" e poi "nuovo post". · IlCannocchiale: interfaccia molto semplice, che però non consente di visualizzare il sito, incentrata parecchio sul post, con un editor di testo molto curato. Ne risentono le funzioni come il blogroll, uno e unico, non è possibile creare altri, o l'aggiunta di widjet, che è assente. Le skin sono modificabili solo se si conosce l' HTML e il CSS, fatta eccezione per la testata, alla quale è possibile applicare immagini presenti sul proprio computer. Le skin sono un po' povere, poche sono belle. Con IlCannocchiale si possono creare anche gruppi. · MySpace: questa piattaforma è molto più concentrata su altri tipi di file che sui post. Difatti se si è giovani musicisti è facile far girare le proprie produzioni grazie a questo servizio, e si possono stringere anche “amicizie” con altri utenti. Le skin non sono male, anche perchè personalizzabili, per lo meno nello sfondo. · Weebly: questo è un sito che consente, più che di creare un blog, di realizzare siti che al proprio interno

hanno una pagina adibita a blog. È molto semplice da usare, le skin sono personalizzabili previa conoscenza dei nostri amici HTML e CSS, ma già quelle di partenza sono belle. Gli elementi che si possono aggiungere sono vari, quali lettore di feed RSS, flashplayer, slideshows, e altri ancora. È anche possibile creare blog, basta aggiungere una pagina alla quale dare questo valore, dalla schermata usata per aggiungere le pagine. La gestione di questo però è fattibile solo dal weebly.com, e non dal sito creato. La tecnologia che esso sfrutta è trascina – e – rilascia, elemento che consente l'utilizzo di questo strumento anche ai meno “smanettoni”.

Ecco i loghi delle piattaforme “recensite”, in ordine di presentazione.


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Giochi matematici Davide F. Redaelli, 1 G SOLUZIONI DEI GIOCHI DELLO SCORSO NUMERO SOL. QUESITO 1: Poiché tra i numeri primi sono compresi il numero 2 e il numero 5, il cui prodotto è dieci, l’ultima cifra del prodotto dei primi centomila numeri primi sarà certamente zero. La penultima cifra deve essere dispari, perché se fosse pari il prodotto sarebbe divisibile per 4 e quindi i suoi fattori non sarebbero tutti numeri primi. SOL. QUESITO 2: All’inizio del viaggio quel tale possedeva dieci denari e mezzo. Indicando con x il numero di denari posseduti all’inizio del viaggio, si può scrivere: 2x – 12 numero di denari a Lucca 2(2x – 12) – 12 numero di denari a Firenze 2[2(2x-12) – 12] - 12 numero di denari a Pisa Eseguendo i calcoli nell’ultima espressione si ottiene: 8x – 84 numero di denari a Pisa Ma poiché alla fine restò con nulla, si ha: 8x – 84 = 0 e quindi x = 10,5 SOL. QUESITO 3: Per poter dividere in parti uguali le focacce, divisero ciascuna focaccia in tre fette, ottenendo perciò in tutto 48 fette e ciascuno mangiò quindi 16 fette. Il beduino con 10 focacce (30 fette) mangiò 16 fette e ne regalò 14 al turista, invece il beduino con 6 focacce (18 fette) mangiò 16 fette e ne regalò 2 al turista. Al primo beduino spettano perciò 1400 dollari e al secondo beduino 200 dollari. SOL. QUESITO 4: Indichiamo con x il tempo in ore che il signor Pacifico deve impiegare per arrivare al lavoro. Poiché tre minuti equivalgono a 0,05 ore, otteniamo: 40 km/h (x + 0,05 h) = 60 km/h (x – 0,05 h) da cui si ottiene x = 0,25 h. La distanza dalla casa all’ufficio è perciò: d = 40 km/h (0,25 h + 0,05 h) = 12 km Di conseguenza la sua velocità media dovrà essere: v = 12 km / 0,25 h = 48 km/h NUOVI GIOCHI

QUESITO 5: A Luca piace un sacco giocare con i suoi soldatini di piombo e li ha organizzati in due eserciti contrapposti: da una parte ci sono 95 soldatini rossi (i suoi preferiti), dall’altra ci sono 51 soldatini verdi e 15 blu. A ogni assalto, due soldatini verdi, uno blu e uno rosso devono lasciare la battaglia (perché “feriti”). Preso dal rimorso, Luca decide che ogni volta, tra due assalti successivi, i “verdi” e i “blu” riceveranno un rinforzo da un numero di soldatini verdi uguale al numero restante dei blu. Dopo quanti assalti uno dei due eserciti sarà annientato? Qual è il colore dei vincitori e quanti soldati rimarranno a loro? QUESITO 6: Nell’isola abitata da cavalieri (che dicono sempre la verità), furfanti (che mentono sempre) e normali (che a volte mentono e a volte dicono la verità), i furfanti sono detti di rango inferiore, i normali di rango medio e i cavalieri di rango superiore. Due persone fanno le seguenti affermazioni: A: “Io sono di rango inferiore a B” B: “Non è vero!” Si può determinare il rango di A e B? Si può determinare se queste affermazioni sono vere o false? QUESITO 7: Due candele, di cui una di 3 cm più lunga dell’altra, vengono accese, quella più lunga alle 17:30 e quella più corta alle 19:00. Alle 21:30 le due candele hanno la stessa lunghezza. La più corta è completamente bruciata alle 23:00 e la più lunga è completamente bruciata alle 23:30. Qual era la lunghezza iniziale delle due candele? QUESITO 8: Un viaggiatore ha l’abitudine di arrivare alla sua stazione di periferia ogni sera esattamente alle 17:00. La moglie va sempre a prenderlo al treno e lo riaccompagna in auto a casa. Un giorno il marito prende un treno precedente e arriva alle 16:00. Il tempo è bello e perciò, invece di telefonare a casa, si mette a fare una passeggiata lungo la strada percorsa sempre in auto dalla moglie. Quando si incontrano, sale in macchina e arriva a casa dieci minuti prima del solito. Supponendo che la moglie guidi sempre a velocità costante e che sia partita giusto in tempo per arrivare al treno delle 17:00, è possibile determinare per quanto tempo ha camminato il marito prima di essere incontrato?


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Mica pizza & fichi Ricetta Halloween Salame di Cioccolato a forma di Zucca Allora, dato che siamo sotto Halloween, i due cuochi più genialmente trascendenti del Majo hanno deciso di proporvi una ricetta alternativa per decorare le vostre misere casette. Stiamo parlando di una zucca (vera, s’intende, mica di plastica) completamente riempita di salame di cioccolato (non andate a cercare la ricetta su Google, ci abbiamo già provato noi e non c’è)! La ricetta, per quattro persone, è piuttosto semplice: avete bisogno di una zucca (piccola sennò dovete rifare tutte le dosi e sono affari vostri), 2 tuorli d'uovo, 4 cucchiai di zucchero, 50 gr di burro, 3 cucchiai di cacao amaro, 1 bicchierino rhum, 200 gr di biscotti secchi. Ecco la preparazione: mescolate due tuorli con due cucchiai di zucchero fino a quando non vi sembra che la sbobba sia una crema morbida e avvenente. Aggiungete il burro sciolto (non sappiamo come farlo sciogliere, fate voi), mettete lo zucchero che rimane (perché sì, vi doveva rimanere dello zucchero!) con il cacao amaro ed il rhum (rhum a piacere, ossì). Girate tutto molto bene e quando i vari ingredienti si saranno ben amalgamati unite i biscotti secchi tagliati (con forbici dalla punta arrotondata) a pezzettini di un centimetro e

Alberto Colombo, 3°E , Alice Girotto, 3°a & Arianna Colciago, 4°a, Rebecca Spencer, 3°E mezzo circa (se è di due centimetri non va bene). Mescolate in modo che il cioccolato leghi bene i biscotti poi versate il tutto nella zucca che avrete precedentemente svuotato della roba che ha dentro e ricoperta di carta oleata, chiudendola con cura con il picciolo. Mettetela in frigo (non ci sta? Problemi vostri) e lasciatela lì per un po’, finché non vi sembrerà pronta. E ora… buttatela via e andate a comprarne una fatta meglio.


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Torta farcita alla nutella

Poi unire la farina mescolata con il lievito e una puntina di sale (che non è una puntina da disegno con sopra un po’ di sale). Preparazione:

Provare per credere!!

Meglio unire la farina lentamente facendola passare attraverso un colino così eviteremo i grumi; ma soprattutto eviteremo di fare dei pastrugni e mamma non si arrabbierà. Infine aggiungere i tre cucchiai di nutella (mi raccomando,poca ingordigia e non svuotate il barattolo) e mescolare,possibilmente guardando quello che si sta facendo e non l’ultimo episodio in tv di “One Piece”. Versare il composto in una tortiera foderata di carta forno e cuocere per 30 minuti a 180 gradi. Appena pronta fare raffreddare bene e quindi tagliarla a metà (occhio alle dita). A questo punto si può farcire, mettiamo più o meno nutella, a seconda del nostro gusto, ma soprattutto a seconda di quanto vogliamo ingrassare, e per chi vuole, penso più o meno tutti, mettere sopra la nutella la panna montata. Ora passiamo alla decorazione, si può spolverare interamente di zucchero a velo. E per chi se lo stesse chiedendo, non è necessario utilizzare uno Swiffer; un semplice colino andrà più che bene.

Ingredienti:

Buon Appetito!!!!

Eccoci qua cari Majorani..come promesso nel precedente numero, ecco la seconda, fantastica uscita della rubrica culinaria più amata da tutta la Brianza (la Parodi e la Clerici a noi ci fanno un baffo). La ricetta che quest’oggi vi proponiamo, è niente popodimeno che la mitica, strabiliante, stramegaiperultra (pausa per prendere fiato) arcifantasmagorica TORTA FARCITA ALLA NUTELLA, che a meno che non siate allergici (in tal caso vi faccio le mie più sentite condoglianze) non può non pia cere!!! E ve lo dico per esperienza, oltre ad essere incredibilmente buona (gnammm ), se la cucinate e la portate ai vostri professori, magari si addolciscono e vi alzano di mezzo (o se l’avete fatta particolarmente buona anche di uno) punto quella terribile verifica di matematica o quel Platone che proprio non si faceva tradurre.

160 gr di farina 00 150 gr di zucchero 3 uova 200 ml circa di latte 3 cucchiai di nutella 1 bustina di lievito per dolci. Per la farcitura altra nutella da spalmare e circa 350 ml di panna già montata. Amalgamare tutti assieme gli ingredienti(se decidete di farlo con le mani, sarebbe buona cosa lavarsele prima): prima uova ,sempre ricordandosi di togliere il guscio, e zucchero e poi aggiungere il latte (avvertenze: SOLO quello della Lola).


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La crudelta’ dell a risata Scoprire che l’ esplosione del riso avviene fondamentalmente davanti un fatto anomalo e un po’ crudele... Qualcuno sta camminando per strada, improvvisamente scivola su una buccia di banana oppure cade in un tombino. Davanti una scena simile tutti dimentichiamo che il malcapitato si fa del male, e se l’infortunio è davvero grave può rimetterci la pelle. Ci invade una forza diabolica che annulla ogni sentimento di solidarietà e compassione verso la vittima di uno scherzo del caso e senza volerlo, scoppiamo a ridere. Per un attimo dimentichiamo che il poveretto è un essere umano in tutto e per tutto simile a noi e che potremmo trovarci al suo posto. Restiamo colpiti soltanto dalla scomposta reazione a un avvenimento legato alle ineluttabili leggi della fisica sulla gravità. E ridiamo. Forse non apertamente, quando siamo in grado di controllare almeno in parte la reazione istintiva e teniamo conto della suscettibilità di chi subisce l’inconveniente o di eventuali testimoni. Ma dentro di noi si scatena un improvviso stato d’animo caratterizzato da puro divertimento. Questo ci porta a scoprire una prima sgradevole verità sui meccanismi del comico e della risata. Si tratta di un processo basato essenzialmente sulla crudeltà e sull’annullamento di ogni partecipazione emotiva. Perché? Perché ridere significa sostanzialmente cogliere improvvise e impreviste deviazioni del corso normale della realtà. Tornando all’esempio precedente, vediamo un signore con compiaciuta compostezza avanzare lungo la strada. Osserviamo il suo abbigliamento elegante, i suoi gesti che infondono sicurezza e perfetto controllo della realtà che lo circonda. Tuttavia non vede davanti a sé un tombino aperto, ostacolo impercettibile in un percorso all’apparenza preciso e ordinato. Lo scivolone annulla con straordinaria brutalità il senso di sicurezza suscitato dal signore che se ne andava impettito a passeggio (e solo immaginare questa figuraccia fa comparire il sorriso sui volti della metà dei lettori di questo articolo). E’ come se la natura ci ricordasse che la nostra evoluzione, il progresso civile e tecnologico, non ci liberano dall’imprevedibilità della vita e il riso è un atto liberatorio che ci permette di reagire con il puro istinto di fronte alle avversità o situazioni in cui lì per lì non sapremmo come comportarci. Il primo ad analizzare con grande precisione questa origine del riso fu il filosofo Henri Bergson. Questo grande pensatore, rifacendosi a quanto già intuito da altri

Luca Novati 4°D studiosi, definì senza possibilità di equivoco il rapporto tra ilarità e repentine variazioni della realtà che ci circonda. Così come una frase si presenta agli occhi del lettore con lo stesso andamento solenne di quell’immaginario signore… ed ecco che di punto in bianco le parole prendono un’altra direzione, verso un esito del tutto sconcertante. Prendiamo ad esempio un frammento dello scrittore austriaco Karl Kraus: “Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia!” . Ecco che si propongono con puntualità le due principali componenti del riso fin qui esaminate: La deviazione dalla norma e la crudeltà. Dal modo in cui inizia la frase di Kraus ci si attende un invito a prendere la parola, mentre si verifica l’esatto contrario. L’autore conclude con un secco monito a tenere la bocca chiusa. Ma la comicità che nasce sulla pagina scritta offre agli autori una serie ben più ricca di possibilità rispetto a quelle che derivano dalla semplice sorpresa finale in un periodo iniziato nel modo più prevedibile (Era un alcolizzato e la sua carriera finì in un fiasco..). Spesso si ottiene una carica dirompente di comicità alludendo a qualcosa di concreto, a una situazione che all’inizio si presenta normale e in seguito acquista una parvenza stravagante, come abbiamo già visto nel motto di Kraus. Meno dura ma ugualmente inesorabile è un’ uscita comica dell’umorista americano Elwin White: “La rivoluzione sessuale cominciò con la scoperta da parte dell’Uomo di non essere attraente per la Donna”, o ancora peggio della scena evocata da un’uscita azzardata dello scrittore Tom Clancy: “Se la cosa più vicina al cuore di un uomo è lo stomaco, allora uno dei migliori complimenti che un uomo possa fare a una donna è quello di chiedere il Bis dopo un suo piatto”. Abbiamo parlato finora piuttosto liberamente di comicità e le cause (o affermazioni) spesso con retroscena non propriamente umoristici o perfino crudeli, tuttavia non sentitevi in colpa se davanti a un’epica Gaffe vi compare il sorriso: “Nessuno che almeno una volta abbia riso veramente di cuore può essere considerato irrimediabilmente cattivo” (Thomas Carlyle).


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Che majorano sei?

Somma il punteggio di ogni tua risposta e scopri a quale categoria di Majorano appartieni! Luca Novati 4°D -noiosissima ora di filosofia. Cosa fai? 1) Seguo la lezione, ovvio! Durante un’ora bisogna stare attenti e imparare il più possibile, a scuola bisogna seguire! 2) Prendo qualche appunto per ricordarmi i passaggi cardine e le informazioni essenziali, anche se ogni tanto mi perdo nei miei pensieri. 3) C 2: Colpito e affondato! La partita a battaglia navale col compagno è molto più interessante… -domani hai il compito di storia, ma il/la ragazzo/a più in vista del Majo ti ha chiesto di uscire. Cosa fai? 1) Prima il dovere poi il piacere! In questo compito devo assolutamente prendere 9! 2) Ho già studiato un po’ i giorni scorsi, magari ripasso stasera tornato dall’uscita. 3) Storia?? Certo…che si esce con il tipo/a! Ho sempre il tempo di scrivere i bigliettini domani sull’autobus… -La prof di latino ti assegna delle versioni facoltative. Che fai? 1) Ne faccio tre o quattro, così mi alleno per la verifica e poi gliele consegno per farmele correggere. 2) ne faccio un paio come allenamento, ma senza consegnarle. Posso correggerle coi miei compagni. 3) Facoltative? AHAHAHAH -Autogestione: 1) Non ci sono andato, non potevo perdermi le spiegazioni. Gli appunti degli altri sono incomprensibili! 2) Non sono andato, non mi interessava e non stavo nemmeno molto bene. 3) Non sono andato perché mi sono alzato a mezzogiorno. -La sveglia non è suonata e sei in ritardo di 10 minuti. 1)Devo trovare il modo di scusarmi! Se il prof mi prende di mira

come farò ad avere la media del 9? 2) Pazienza, è il primo ritardo, può capitare. 3) 10 minuti? Dov’è il problema? Vado al bar a fare colazione ed entro alla 2°ora. -Qual è la prima cosa che ti viene in mente sentendo “Majorana?” 1) Una scuola che ti dà un’ottima preparazione. 2) Luogo dove imparare, crescere e mettersi in gioco divertendosi. 3) Luogo dove devo riuscire a prendere 6 altrimenti i miei mi uccidono. Punteggio tra 6 e 9: Fanatico Che dire… sei sicuramente uno studente modello , ma non starai esagerando? Anche se prendi un voto negativo qualche volta non è una tragedia, ma un incentivo per mettersi in discussione e per migliorare sempre di più. Un consiglio: prenditi un momento ogni tanto e divertiti! Guarda la scuola, non è anche un luogo per socializzare divertendosi? Punteggio tra 10 e 14 Tutto ok, hai capito qual è il vero spirito con cui andare a scuola. Divertimento e studio sono gli elementi migliori per crescere. Un consiglio: Continua a non vedere la scuola come un peso, ma come un’opportunità per maturare. Punteggio tra 15 e 18 Prendere sempre 4 non è il massimo... qualche ora di studio in più non farebbero male. Cerca di entrare di più nella realtà del Majo, magari anche fuori dalle ore di lezione. Consiglio: prendi la scuola più seriamente, dopotutto non è così male!


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Sapevatelo: incredibile ma vero! Luca Novati 4°D Sconvolgenti notizie dal mondo faunistico… (non so quanto ne valga la pena) -Il maschio della mantide religiosa non può accoppiarsi finché la sua testa è attaccata al corpo.. La femmina dà inizio dell’accoppiamento decapitando il maschio (Tesoro, sono a casa! Tesoro, che ti prende..)

-Se una persona emettesse flatulenze senza sosta per nove anni e cinque mesi produrrebbe gas sufficiente per creare l’energia di una piccola bomba atomica (alla faccia di quello che urla per scaldare il caffè!)

-Un pesce gatto ha più di 27000 papille gustative (la domanda è: cosa c’è di così saporito sul fondo degli stagni?) -Le farfalle sentono i sapori con i “piedi” (questa è anche peggio del pesce gatto) -Le formiche possono sollevare pesi pari a 50 volte quelli del proprio corpo e spingere oggetti 30 volte più pesanti. -l ’occhio dello struzzo è più grande del suo cervello (conosco persone con un problema simile) -Le stelle marine non hanno cervello (conosco anche persone con questo difetto) …e dagli umani. -A Liverpool in Inghilterra la legge ammette commesse in Topless solo nei negozi di pesci tropicali (voglio un acquario!) -Se una persona gridasse per otto anni, sette mesi e due giorni produrrebbe abbastanza energia sonora da scaldare una tazza di caffè

Beh, che hai da guardare?!


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Quando gettare la carta diventa un’impresa Terza ora: Lo studente medio è accasciato sul banco nella tranquillità dell’ultima fila, mentre “al fronte” i suoi compagni combattono (la noia) prendendo appunti e facendosi vedere interessati. Lasciandosi trasportare dalla corrente dei propri pensieri non si accorge del tempo che passa, finché non viene destato da un suono che pare dire “al mio segnale, scatenate l’inferno!”. La campanella. Nel caos dell’intervallo il nostro eroe si incammina per il corridoio osservando divertito i coetanei che corrono a litigarsi la merenda dal paninaro. Panini? Troppo pesanti per lui che vive di caffeina, il suo spacciatore è una macchinetta che nell’angolo propone invitanti intrugli come “Caffè al Ginseng”. “espresso o lungo?” il suo dilemma. “Vada per l’espresso” e trenta secondi dopo eccolo osservare il bicchierino, reliquia di ciò che fu un caffè.

Luca Novati 4°D dare il nostro ambiente e contribuite a migliorare questo mondo alla deriva. Siate dunque civili e gettate carta, plastica, bottiglie, lattine nel giusto contenitore. Ne guadagniamo tutti.

Recuperiamo lo studente che un paragrafo più indietro abbiamo lasciato in contemplazione del proprio bicchiere: Voltandosi il nostro eroe si trova in una jungla di bidoni e sconvolto inizia a cercare disperatamente quello giusto. L’intervallo è finito e spinto dalla propria coscienza ecologista cerca nel panico, finché come un fulmine gli si pone di fronte la soluzione. Entrando spavaldamente nella propria aula getta il fardello nel cestino di classe, dove in mezzo a caffè versato, cicche,cartacce e penne rotte il ciclo vitale del proprio bicchierino giunge a conclusione attraverso una via meno ecologica,vanificando con un semplice Fin dai primi giorni di scuola gli studenti della nuova gesto l’impegno di molti. sede convivono con un piccolo problema causato dalla raccolta differenziata. Questo fastidio è costituito da ben 6 cestini adibiti alla raccolta differenziata accalcati nel metro e mezzo che separa i distributori automatici dal muro. Fin qui tutto ok, gli studenti devono mettersi in coda in uno spazio angusto per prendere da mangiare/bere ma almeno compiono qualcosa di ecologico…. Su ogni contenitore compaiono indicazioni che sembrano forse poco chiare del tipo: “Qui solo bottiglie di plastica e tappi ”, “Qui lattine, carta, plastica, tappi, scarti alimentari ma niente bicchierini” ecc. ma con un po’ di buona volontà ci possiamo arrivare a capire in quale cestino dobbiamo buttare la spazzatura considerata. Tuttavia qualche alunno disperato di fronte a tanti “indovinelli” si arrende e per non perdere tempo a cercare quello giusto butta il rifiuto in un bidone a caso, così che in quell’immensità di cestini si ottiene un fenomeno opposto rispetto al fine della raccolta differenziata e ogni contenitore diventa una pattumiera di “spazzatura casuale”. Ragazzi, so che può essere noioso doversi aggirare ogni volta alla ricerca del bidone giusto, ciononostante fate qualcosa di quantificabile per salvaguar-


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Parole in liberta’ Marta Tagliabue, 4°E Molte persone hanno un diario segreto, altre una cartella nel computer o un vecchio quaderno, alcune nulla di ben definito. Tutti allo stesso modo ci troviamo ad aver bisogno di scrivere per sfogarci, scrollarci di dosso i pensieri più cupi e comunicarli a un terzo soggetto, per quanto fittizio esso possa essere. A chi non è mai capitato di arrivare sfinito a casa buttarsi a capofitto sulla tastiera del computer o su un foglio di carta qualunque e mettersi a scrivere, frasi piene di enfasi, cariche di rabbia o di entusiasmo? E scrivere velocemente come se quelle parole le stessimo urlando con tutta la nostra voce? Oppure appuntare l’abbozzo di che ti balena nel cervello in un momento assurdo della giornata e abbandonarla lì, su un foglio che magari andrà perso? Si, scrivere è liberatorio, è uno sfogo per tutto quello che ci teniamo dentro, scrivere ti permette di vomitare tutte le tue idee, i tuoi pensieri… E rileggendo, alla fine, quelle frasi un po’ sconnesse ti senti svuotato, più sereno forse. Quando hai finito aspetti un po’, ti fermi e rifletti poi chiudi il diario/quaderno/documento word e ti trascini ad una sedia, davanti ad un

libro o sul letto a fissare il vuoto, scrollandoti di dosso i pensieri e lasciando cadere a poco a poco nel dimenticatoio quelle parole partorite poco prima. Chiudi gli occhi, li riapri, prendi un bel respiro e sei pronto a ricominciare.


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Sparkland (parte 2) Erano ormai quasi tre ore che ero là, al parco, con il mio papà. Io, seduto su una vecchia altalena, sempre all’erta per il timore che si potesse rompere da un momento all’altro, ogni tanto lo guardavo. Non era molto lontano da me. Svogliatamente appoggiato a un palo della luce sembrava spazientito per il ritardo inaspettato dei miei amici, e anch’io, a dire il vero, stavo cominciando a innervosirmi. Tuttavia, adesso che ci ripenso, è stato un pomeriggio buffo quello che passai al parco a farmi logorare da una attesa che, minuto per minuto, si faceva sempre più disperata. Come se fossi stato un personaggio del celebre dipinto di Géricault. Io, con mio padre, là, al parco, sulla zattera della Medusa, a cercare di scorgere all’orizzonte una qualsiasi figura in grado di salvarci, in grado di far cessare un’attesa che, in un posto come il parco del mio paese, piccolo e noioso, silenzioso e tremendo, avrebbe quasi potuto farci impazzire. E alla fine la vedemmo, quella provvidenziale figura, nata come un punto dove l’asfalto della strada e il cielo, mai così grigio come quel giorno, si univano. Era Frank, sulla sua bici, alla cui esile sagoma presto si affiancò quella di John. Salutatomi, scusatisi per il ritardo e riposte le bici e le valigie nel bagagliaio della bella auto di mio padre, vi salirono, e così feci anch’io. Frank e John sono gemelli. Hanno gli occhi verdi e i capelli biondi, sono alti, ma molto magri e ciononostante abbastanza forti. Il loro timbro di voce e pressoché identico e come se non bastasse si vestono allo stesso modo. Non è una cosa che aiuti molto a inquadrare velocemente le due persone, ma ormai io li conosco da molto tempo e ho imparato a conoscerli e a riconoscerli. Frank è diventato il mio migliore amico e anche con John ho ottimi rapporti; tuttavia io e lui non ci frequentiamo molto in quanto sia sempre troppo impegnato a trafficare col suo cellulare. Il viaggio trascorse serenamente e non sembrò durare quelle dodici ore che ci mettemmo ad arrivare al piccolo borgo di mare, non lontano dalla foce del lunghissimo fiume che nasceva nei pressi del mio paesino. Trovato il nostro hotel, disfati i bagagli e occupato per quasi un’ora il bagno (mio padre non voleva che ci fermassimo durante il viaggio), Frank, John e io ci chiudemmo nella nostra camera a discutere sul da farsi; per qualche assurdo motivo che, stranamente in quel momento ci pareva evidente e più che giusto, ma che ora non mi viene

Davide F. Redaelli, 1 G in mente e che se me lo ricordassi troverei sicuramente privo di senso, avevamo fatto in modo che i nostri genitori approvassero questa nostra vacanza in modo che noi potessimo scappare e cominciare una nuova vita. Assurdo! Tuttavia la nostra vita cambiò davvero grazie a (o a causa di…, giudicate voi) quella vacanza. Ciò che stavamo aspettando si verificò giovedì sera. Pioveva. L’odore dell’acqua piovana si mescolava a quello delle pietanze esposte in uno di quei mercatini di paese che, nonostante il maltempo, pullulava di donne anziane. Lì, al mercatino, c’erano anche delle famiglie che, probabilmente in vacanza in quel paese sperduto, avevano optato per un pomeriggio “alternativo”, considerando anche la pioggia, che picchiettava ostinatamente su qualunque cosa e il cui suono ostinato veniva man mano reso più greve dal crescente numero di ombrelli aperti che vagavano per la piazza da una bancarella all’altra, come fossero pezzi colorati di un mosaico mossi dal vento, fastidioso quasi al pari della pioggia in quel pomeriggio schifoso che però di lì a poco si sarebbe trasformato per me e i miei amici nel giorno migliore della nostra noiosa vita, nel «giorno chiave» che stavamo aspettando per cambiarla. Mentre io ero impegnato a sentirmi un idiota, lì a vagare per il mercatino-labirinto, Frank e John, che prima stavano mangiando un gelato nonostante piovesse a dirotto e ci fossero 12°C, si erano fermati in un bar per bere una cioccolata calda. Mi chiamarono per invitarmi a unirmi a loro. Li raggiunsi e ordinai un tè caldo, ma quello che mi servirono aveva una temperatura, come spesso accade, quasi più simile a quella del ferro fuso piuttosto che a quella di una tisana e solo grazie al mio apparato digerente refrattario riuscii a berlo tutto, anche abbastanza velocemente, scrutato da un inaspettato sguardo stupito di Frank e John. Nel locale, racchiusa in una decorazione floreale dipinta sul muro color del bronzo, c’era una porta; pareva essere d’oro, ma con ogni probabilità non lo era, e aveva numerose incisioni. Incuriositi, ci avvicinammo alla porta per capire che tipo di incisioni ci fossero su di essa. John la aprì…


Litterarum pars

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Dialogo fra un celta ed il Po Camaleontica I CELTA: Gloria perpetua a te, o Eridano santo! Verace immagine del mondo: tutto fluente: ora t’invoco! O tu che alle insubri vergini eviti malinconia ed afa, che il notturno cielo non disdegna emulare: esaudisci la mia preghiera. PO: (tra sé) Orpa, è quel solito pazzo a farneticarsi progenie di un celta antico; annualmente con salti a destra e a manca, è qui e mi venera. Il meglio pare assecondarlo –sarà da restarci secchi. (all’altro) Io arrossisco, mercé della tua gentilezza; ma nessuno t’educò sopra la mia propria natura, tutta di ossigeno e idrogeno, al massimo liquami? O per Carducci, tutta delle lacrime dei poeti romantici? CELTA: Perdono, ma tu hai frainteso; essendo la situazione a far me celta, te divinità. Bisogna però te la illustri. Sappi che il gregge mi salutò guida e salvatore della sua paura di smarrirsi, giacché ognuna pecorella ne cova un poco entro di sé a causa dell’indole fragile e cauta e mansueta –dedite infatti a procacciare candido latte, e coppie fedeli: ebbene, per la tranquillità dell’animo loro mi bastò trovar qualcuno di cui potessero impaurirsi. E chi più adatto di un altro gregge contiguo? Sicché piano piano, nude dei velli, stan spuntando loro sopra le molli gengive, fauci da lupo. Violenza dà sicurezza, ma in breve scema –quantunque rimaste impunite; anzi quasi meritevoli. PO: Dubito se biasimarvi, o deridervi. Tali, le calamità, i morbi, gli affanni a minacciarle –la cui paura è giusta: e queste belano contro chi è a loro uguale? Ma da buon pastoruzzo qual sei, certo ti adoperasti per estirparle! O non capiterà altrimenti loro quanto in principio le assillò fino al degrado, la paura di smarrirsi, ovvero di trovarsi reiette nella più totale solitudine, reciprocamente ostili? CELTA: Altroché, io le nutrii. Però sta’ lieto, che questo è un gran dì. PO: Perché mai? Sei forse qui per una grigliata di pesce? Ascolta un umile consiglio: in effetti ti gioverebbe assai, dacché ti è carente il fosforo e la memoria, e spesso neghi cosa prima hai affermato. CELTA: No. PO: Vuoi passarmi al setaccio per certe pagliuzze d’oro? Invero mi meraviglio: la fosca nebbia è minore del con-

Edoardo Ponti, 5°a sueto, tanto grazie a te è già il luccichio di quello accumulato. CELTA: No. PO: E allora che? CELTA: Prego che tu ogni mare, cima o landa cingendo, travolga nei flutti, salvo questa unica valle. Ora così desiderano. D’altronde mi è necessario cogliere l’attimo favorevole, se nessuno è più mutevole di chi ha paura. Ma perché mai dovrei sforzarmi di persuaderti, quando te lo posso comandare? Non appartiene il mondo ai forti? PO: Io credo ai pazzi. Badate, o irresponsabili: badate a non esser anche voi travolti! CELTA: Io non ti ruberei tempo –stanne certo, fiumiciattolo, se i miei avi barbari già non avessero tentato di affrancarsi dagli altri in mille e più modi: e quando eressero le Alpi un granellino sopra l’altro, soltanto ad onta loro fu un africanaccio, tale Annibale, a varcarle; perché recava con sé elefanti e collanine da piazzarci. PO: (fra sé, impaurito) Forse non erra: a me tocca un disagio ancor peggiore. Secoli fa, o ieri, mi cadde Fetonte nel bel mezzo dall’alto, fulminato da Zeus per aver abbrustolito la Libia, seppur infimo danno, coi cavalli imbizzarriti al traino del carro del padre Sole. Ma da allora è qui a languire! A esalare un tanfo sublime! (silenzio; all’altro) Ebbene, mi hai persuaso: ora, esaudirò la tua preghiera; anzi assolvimi per aver dubitato della tua onestà. Ma prima levami una curiosità, che ammalato non posso alzarmi da letto: è mica sincero quel Catullo misero, romano e gaio, che voi celti sciacquate i denti col piscio per candeggiarli? E ciò non vi accomuna a quei beduini del deserto, i quali se ne dissetano? CELTA: Per nulla! Invero di nazione egli fu padano: e lo seppe bene, che qui non pisciamo.


Immense grazie siano rese alle bidelle e ai tecnici che perdono investono il loro tempo nel ciclostilare il nostro giornale!

labirinto

mREDAZIONEm Caporedattrice: Marta Tagliabue, 4°E Redattori: Edoardo Ponti, 5°a; Giulia Zaina, 4°a; Achille Taccagni,4°a; Arianna Colciago, 4°a; Alice Girotto, 3°a; Letizia Bigatti, 1°a; Miriana Colloca, 1°a; Samuele Tagliabue 5°F; Luca Novati, 4°D; Filippo Tagliabue 4°F; Rebecca Spencer, 3°E; Daniele Viganò, 3° E; Giulia Chinellato, 3°E; Alberto Colombo, 3°E; Davide F. Redaelli, 1°G. Fumettisti: Filippo Tagliabue 4°F; Daniele Viganò, 3° E; Alessandro Orsenigo, 3°E. Redazione grafica: Giovanni Zullo, 3° C; Giacomo Panzeri, 3°a.


etCetera 2 (As 2010/2011)