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etCetera ottobre 2013

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etCetera

n°2 - Ottobre 2013

Liceo E. Majorana Desio

“Il Giornalino degli Studenti!”

Il Viaggio della Speranza Giulia Bianco 4°b

Cinquecentocinquanta persone sulla co s t a l i b i c a. Q ua si tu t t i e r i t re i e som a li. Vi t e d i f fe r e n t i , s t o r i e d i f fe r e n t i d i u o m i n i , d o n n e, b a m b i n i r i u n i t i l ì p e r u n fine comune: sfuggire alla fame, alla mis e r i a , a l l a g u e r ra , co n l a p ro s p e t t i va d i un futuro migliore per sé e per le prop r i e f am i g li e. Continua a pag. 8

Vajont: quando la natura è imprevedibile

Letizia Bigatti 4°a

“ Era il 9 ottobre 1963 quando una frana, staccatosi dal monte Toc, precipitò nel bacino artificiale della diga del Vajont, creando due ondate che spazzarono via tutte le frazioni più basse sulla riva del lago e che, fuoriuscendo dallo sbarramento, sommersero il paese di Longarone e altre frazioni della vallata. Le vittime furono più di 1900. “ ...

Continua a pag. 9

“ Sticking feathers up your butt does not make you a chicken “ Chuck Palahniuk Fight Club, 1996

Made in Italy #7 MadMan Riccardo Sala 4°F

“ Pierfrancesco Botrugno, classe 1988, è un artista hip-hop attivo sulla scena italiana, è cresciuto a Taranto, ma dal 2008 vive a Roma, dove si è trasferito in cerca di nuovi stimoli. Chi è? Forse lo conoscete meglio con il nome di MadMan, doppia M, non Marco Mengoni, un cantante? “ ... Continua a pag. 14

Dario Moccia: il Migliore

Stefano Tagliabue 5°D

“Chi è Dario Moccia? Se dovessi rispondere io – come sto facendo – direi che non solo è lo youtuber che seguo con più interesse ma anche quello che trovo più bravo. “ ... Continua a pag. 12


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ind i ce

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La questione quotidiana

pag. 3

Quarant’anni di Majorana: la diossina e la Befana

pag. 4

Una serie poco seria #1

pag. 5

Il sogno europeo

pag. 6

Il viaggio della speranza

pag. 8

Vajont: quando la natura è imprevedibile

pag. 9

50 anni di Doctr Who

pag. 10

Dario Moccia: il migliore

pag. 12

Made in Italy #7 - MadMan

pag. 14

Chi è Eminem?

pag. 16

Five leaves left - Nick Drake

pag. 17

Sudoku & Games

pag. 18

Forse non tutti sanno che...

Riccardo Sala 4°F

... Che è impossibile leccarsi il gomito. ... Chi usa la mano destra vive in media 9 anni di più dei mancini. ... Che la parola “lethologica” indica lo stato di non essere in gradi di ricordare una parola che si vorrebbe dire in quel momento. ... Che se si moltiplica un numero per zero si ottiene zero. ... Che esiste un forum del Majorana. ... Che il Sig. Lamborghini prima di fare macchine aggiustava i trattori.


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n°2 ottobre 2013

Gabriele Gatti 4°C

La questione quotidiana Da martedì 15 Ottobre è ricominciato l’appuntamento “quotidiano in classe”, non senza difficoltà. Come ben sapete la nostra scuola partecipa al progetto che porta i giornali sui nostri banchi cinque giorni su sei, e l’offerta è ampia: Corriere della sera, Il giorno e Sole24Ore. Manca solo Avvenire per la salvezza del nostro spirito! Quest’anno però la storica professoressa Sormani ha cessato l’attività di corriere dopo un impegno triennale, lasciando un vuoto di carica dato che non è ancora stato trovato il successore a tempo pieno. Tre studenti per ora hanno accettato l’incarico, purtroppo solo nei giorni di Giovedì, Venerdì e Sabato. L’appello alla collaborazione è rivolto a tutti: agli studenti auto-muniti, che potrebbero sperare in un punto extra in condotta, ai professori che immancabilmente si presentano alle 8.00 armati di forbice per aprire i plichi appena portati, e magari anche alle collaboratrici scolastiche che sembrano apprezzare particolarmente la disponibilità di quotidiani. Sfortunatamente sia nel corpo docenti che nel gruppo studenti non si sono proposte abbastanza persone per la completa copertura della settimana e, nonostante le oltre cento copie del Corriere che, quando ci sono, si esauriscono in pochi minuti, nessun altro parrebbe intenzionato a contribuire al progetto. L’indifferenza nei confronti di un’attività che fino all’anno scorso non era disdegnata è davvero sorprendente, soprattutto se i primi a correre per assicurarsi una copia del giornale sono anche i primi a tirarsene fuori. Coraggiosi testimoniano di aver visto più volte, nel bar vicino l’istituto, che preferiamo non

« Come ben sapete la nostra scuola partecipa al progetto che porta i giornali sui nostri banchi cinque giorni su sei » nominare, misteriose “copie scuola” sfogliate e sfogliabili da tutti i consumatori. Ripetuta dimenticanza di un alunno sbadato o racket ben studiato? Tornando al progetto, che prevedrebbe una discussione formativa con cadenza settimanale degli articoli di giornale, è un vero peccato che il dibattito non sia promosso all’interno delle classi; sicuramente ciò contribuirebbe ulteriormente alla formazione di un’opinione individuale. Probabilmente, causa comune è la mancanza di tempo e per sostenere il progetto si potrebbe istituire un forum pomeridiano volto alla discussione, moderato da insegnanti che approfondiscano le notizie o rendano più semplice la fruibilità di contenuti complessi, come nel caso del Sole24Ore. Gli ostacoli sempre maggiori che si presentano potrebbero indurre la dirigenza ad interrompere la proposta, e questa sarebbe una soluzione d’immediato effetto, ma a quale costo? Ripartiamo invece, e continuiamo ciò che abbiamo iniziato, riscopriamoci intraprendenti e altruisti, e questo da parte di tutte le componenti della scuola. Come primo passo, in definitiva, realizziamo la necessità di trovare qualcuno che si preoccupi di portare i giornali a scuola nei primi due giorni di progetto della settimana.


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Elio Tagliabue

Quarant’anni di Majorana: la diossina e la befana Il 10 luglio 1976 da alcuni contenitori dell’Icmesa di Meda, fuoriuscì una buona quantità di una sostanza gassosa allora sconosciuta ai più, che si chiamava diossina. Tale sostanza fu spinta a sud dal vento, intossicando persone, cose e animali e rendendo inagibile la sede di via Agnesi per due interi anni scolastici. Così, impreparati alla bisogna, e per la prima e unica volta nella sua storia, il Majorana non ebbe, nell’anno scolastico 1976/77 succursale alcuna. Tutti nella sede di Corso Italia. Ma siccome non ci stavamo ecco i favolosi Doppi Turni. Al mattino orario canonico, al pomeriggio dalle 13,30 alle 17,30 con le ore di 45 minuti. Le classi furono divise in due gruppi: Gruppo 1: quelli che avevano qualcuno in consiglio di istituto: a scuola alla mattina al lunedì, martedì e sabato. Gruppo 2: i deficienti. Così al sabato due ore di Filosofia dalle 16 alle 17.30. Teoricamente da 45 minuti l’una, nella realtà lunghe ciascuna quanto un’era geologica. E ogni sabato andavamo ad attendere in cima alle scale il nostro prof, detto “Il vecchio” perché aveva la barba, sperando che gli fossero accadute le peggiori disgrazie e che Stalin il bidello venisse a dirci che si usciva prima. E’ noto che non c’è migliore augurio di lunga vita che auspicare la morte di una persona: il prof non mancò mai da settembre a giugno costringendoci a meditare malinconicamente alla finestra fissando tristissimi ogni settimane un sabato pomeriggio che, come diceva Baglioni, “pian piano se ne va, passerotto ma che senso ha?” In compenso qualcuno pensò bene di “mettere la bomba” per quattro lunedi di fila. Alle tre arrivava puntuale la telefonata al centralino: “C’è una bomba nella scuola”, e quindi si chiamavano i Carabinieri, gli studenti uscivano e ovviamente si guardavano bene dal rientrare a pericolo scampato. Tutti a casa.

« Per la prima e unica volta nella sua storia, il Majorana non ebbe, nell’anno scolastico 1976/77 succursale alcuna. » Yeah! Non si poteva nemmeno andare al bar, perché al lunedì erano tutti chiusi. Gli studenti apprezzavano come si apprezza sempre una discesa in bicicletta, ma possibile che al sabato mai? Grazie al cielo la diossina, che tale disastro aveva combinato, era anche motivo di scioperi, per cui ogni tanto si saltava e si andava a manifestare in giro per il paese o, meglio ancora, a Milano saltando i tornelli della metropolitana al grido di “Avanti Compagni!”. Ma queste cose, si sa, non avvenivano mai di sabato. Non paghi di aver permesso lo scempio della diossina grazie ai “trent’anni di malgoverno democristiano”, quel governo democristiano decise che era ora di mettere in opera la laicità dello stato e aumentare la produzione industriale sopprimendo le tanto care festività infrasettimanali: Corpus Domini, SS. Pietro e Paolo, Anniversario dei Patti Lateranensi, San Francesco, Anniversario della Vittoria, 2 giugno,… tutto alle ortiche, salvando solo Natale, il 1 Maggio, il 25 aprile, il 1 Novembre, e Capodanno. E la Befana??? Niente Befana. A scuola il 3 gennaio! Per lo meno il Buon Dio ebbe il bontà di far capitare di domenica il 2 gennaio. E altrettanto per lo meno, il gruppo dei deficienti, di cui mi onoro tuttora di aver fatto parte con tutta la mia classe, riuscì a prolungare le vacanze fino alle 13.30 del 3. ...To Be Continued


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Stefano Tagliabue 5°D

Una serie poco seria #1

Premessa (ovvero qualche inutile nota del redattore): è giusto dire che questa rubrica (che poi in realtà è una serie di interviste) non è una cosa seria. In questi miei 4 anni di giornalino ho scritto su vari temi, sia impegnati che non, ma raramente mi sono lasciato andare ad articoli esplicitamente non-seri. Ho deciso di approfittare di questo mio ultimo anno – si spera – per farlo. Non intervisterò persone a caso ma quelle che, per un motivo o per l'altro, hanno attirato la mia attenzione. Lo scopo? Vedere cosa, o meglio chi, si nasconde fra le mura del nostro amatissimo Liceo Scientifico (e classico) Ettore Majorana.

La prima vola che ho incontrato Simone Lecchi è stato il 12 settembre del 2011, il primo giorno di terza liceo, pochi minuti prima di entrare in classe. Era uno studente nuovo che veniva da un'altra scuola e aveva quel fascino esotico e misterioso che solo gli studenti nuovi che vengono da un'altra scuola possono avere. Ciononostante in poco tempo ci siamo tutti dimenticati del fatto che fosse un "nuovo arrivato" perchè ci sembrava che fosse con noi dalla prima. Quando sono stato colto dall'ispirazione e ho deciso di iniziare questa serie la mia scelta per la prima intervista è caduta su Simone Lecchi perchè è una brava persona (anche se gli piace Dante...), che mi ascolta sempre quando ho da dire qualcuna delle mie intelligentissime battute e che a pallavolo contro la 4°B mi alza le palle buone per farmi schiacciare, gesto che pochi hanno la generosità di compiere. E allora iniziamo: nel casino generale e necessario di un'ora buca del sabato, fra gente che commentava e gente che interrompeva, questo è quello che è venuto fuori. Nome: Simone Cognome: Lecchi Classe: 5°D Da quanti anni sei al Majorana? Dalla terza E prima dove stavi? Al Frisi a Monza Dammi tre buoni motivi per cui dovrei intervistarti: Ehm... Uno perchè lo stai già facendo... Due perchè se no non sai cosa scrivere e tre perchè è giusto porre dei giudizi estetici obbiettivi, che piacciano a tutti secondo la concezione del bello kantiano Ok.... allora a proposito di Kant, a cosa serve, secondo te, studiare la filosofia? A non diventare come Luca Balen. (n.d.r. Ahimè,

chi non conosce l'esimio Luca Balen non potrà cogliere la marcata sfumatura socio-psicologica presente in questa risposta.) Secondo te, quale potrebbe essere una soluzione concreta ed efficace alla crisi? Penso che una soluzione efficace per uscire dalla crisi potrebbe essere quella di uscire dalla crisi. Non fa una piega. Se fossi un professore, chi vorresti essere? L'Ermy! No, anzi, sarei il professor Lecchi Se potessi cambiare qualcosa nella scuola, cosa cambieresti? Che per prendere una panino dalla panzerottaia nuova bisogna fare il mutuo E nel giornalino? Io personalmente pubblicherei più articoli di Sara Cinesca (n.d.r. Ahimè, chi non conosce Sara Cinesca non potrà cogliere appieno la sfumatura storica di questa risposta e, quindi, il suo pungente intento critico di profonda denuncia.) Sono pienamente d'accordo. Qual è la parte migliore di essere uno studente? Non credo ci sia una parte migliore... No va beh, secondo me il poter dire di aver imparato qualcosa ogni giorno... E anche di avere dei compagni vicini che soffrono con te negli istanti prima di una verifica Venendo da un'altra scuola, qual è la cosa migliore che hai trovato qui? Senz'altro gli amici. Ultima cosa: fai un appello alla scuola: Un appello alla scuola... Ci sono più di mille studenti, è lunga fare un appello! No, ok, serio: evitiamo leggins trasparenti con mutande da nonna bianche per favore Ok, abbiamo finito, un saluto per concludere l'intervista? Un ciao al mio redattore preferito! Ma anche a tutti gli altri.


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Riccardo Sala 4°F

Il Sogno europeo C ’era una volta il “sogno americano”, riuscire col lavoro duro e il coraggio a rifarsi una vita, raggiungere un tenore di vita più alto, o comunque accettabile, la scalata al successo nel Nuovo Mondo. Molti abbandonavano la vecchia Europa con grandi speranze e poche cer tezze, potendo contare solo sulle proprie forze per arrivare in alto. Oggi, il sogno americano è un po’ più sbiadito, la crisi economica ha fatto in modo che le occasioni siano divenute sempre più ridotte, gli stipendi sempre più ridotti, il tempo sempre più ridotto e le speranze sempre più misere. Cer to, non ci si è ancora svegliati dal sogno americano, molti ancora arrivano sull’altra sponda dell’Atlantico in cerca di for tuna, o almeno di un lavoro, molti ancora sognano un giorno di poter raggiungere l’America, ma negli ultimi anni, si sta diffondendo anche il sogno europeo. Agli occhi di parecchie persone l’Europa rappresenta speranza, un luogo ameno impossibile o quasi da raggiungere. Molti decidono di arrivare nel vecchio continente spinti dalla disperazione, ogni giorno centinaia di persone oltrepassano i confini, si imbarcano per attraversare il Mediterraneo, come una volta l’Atlantico, lasciando tutto quello che avevano, por tandosi dietro solo la propria vita e i propri cari. Molti, so gnando e sperando l’Europa “senza

« Il sogno europeo è un po’ diverso da quello americano: l’Europa, almeno idealmente, cerca lo sviluppo sostenibile, l’integrazione sociale, la responsabilità collettiva. » frontiere”, scappano dalla guerra, molti sono perseguitati, molti sono costretti, comunque tutti questi cercano delle condizioni di vita migliore, delle condizioni di vita sostenibili, un po’ come gli americani padri pellegrini che fuggivano dalle persecuzioni religiose contro i puritani. Noi spesso guardiamo a quegli uomini disperati che giungono sulle nostre coste come dei poveracci, gente che in patria non aveva nulla, gente che viene qui per rubarci il lavoro, ma alcuni, per esempio, sono anche medici, fuggiti dalla Siria con la propria famiglia perché costretti dalla guerra. Il sogno europeo è un po’ diverso da quello americano, l’Europa, almeno idealmente, cerca lo sviluppo sostenibile, l’integrazione sociale, la responsabilità collettiva. L’Europa non è come gli Stati Uniti, dove alla base della società ci sono gli ideali di Lutero e Calvino, l’individuo al centro di tutto, l’individuo che solo con le proprie forze e con il sacrificio può otte nere il successo e la grazia di Dio. La


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mentalità europea è molto più influenzata dalla presenza cattolica, dalle tradizioni paternalistiche, sono frequenti le figure di personaggi che da soli si incaricano di garantire il bene dell’intera popolazione, come i primi sovrani illuminati del ‘700, l’Europa è più solidale. Pensiamo all’I talia, ha molti difetti, però garantisce a ogni suo cittadino un’assistenza sociale, anche questa magari ha molti difetti e problemi, però c ’è. Ogni cittadino può andare in un ospedale ed essere curato qualsiasi sia la sua condizione economica, se ha lavorato avrà diritto a una pensione. Negli USA una cosa del genere sarebbe impensabile, Obamacare, il progetto di previdenza sociale a cui Obama tiene molto e che por tato allo shutdown degli scorsi giorni, dovrebbe coprire quasi 50milioni di abitanti che prima non potevano permettersi una polizza, in quanto negli States ogni cittadino deve preoccuparsi individualmente della propria previdenza sociale, facendo un contratto con il proprio datore di lavoro o con compagnie assicurative private, quasi tutti gli ospedali sono privati e se non avete la polizza o non potete pagare di tasca vostra le spese mediche non vi curano. Questa Europa solidale, nel suo “piccolo”, è l’unione di varie culture, di vari popoli sempre più connessi tra loro, quest ’Europa nel suo piccolo potrebbe essere un esempio di società multiculturale, la società cui si potrebbe arri-

vare nel futuro, una società multietnica e globale. Questo è il progetto europeo, integrare i vari popoli, oltre che in un mercato unico, in una so cietà unica, con l’unità politica, uno stato-continente federale, in cui siano garantiti gli stessi diritti, gli stessi servizi e le stesse possibilità sia che si abiti in Germania sia che si abiti in Italia, uno stato in cui sia garantito lo stesso livello di dignità e di benessere, sia che si provenga dalla Spagna sia che si provenga dalla Gran Bretag na, sia che si nasca in Europa sia se si abbia acquisito la cittadinanza euro pea, uno stato in cui siano uguali tutti i cittadini d’Europa, questo era il progetto dei primi che iniziarono a parlare di una giovine Europa unita ed è ancora il sogno di molti. Il sogno europeo non è quello che quindi punta al successo dell’individuo, che sacrifica tutto per il successo, che sacrifica la famiglia per la carriera, ma il sogno che punta al miglioramento della so cietà e quindi di conseguenza delle condizioni dell’individuo in essa; non deve essere l’individuo ad adattarsi per raggiungere il successo e conquistarsi così una cer ta liber tà e indipendenza, ma la società che si deve adeguare e concedere e proteggere tutti i diritti fondamentali dell’individuo e creare le condizioni neces sarie perché l’individuo possa esercitarli.


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Giulia Bianco 4°b

Il viaggio della speranza Cinquecentocinquanta persone sulla costa libica. Quasi tutti eritrei e som a l i . Vi t e d i f fe re n t i , s t o r i e d i f fe re n t i di uomini, donne, bambini riuniti lì per un fine comune: sfuggire alla f a m e, a l l a m i s e r i a , a l l a g u e r r a , co n l a p ro s p e t t i v a d i u n f u t u ro m i g l i o re p e r s é e p e r l e p ro p r i e f a m i g l i e. Fu g g o n o d a i p a e s i d ove s o n o n a t i , d a n n o t u t t i i l o ro ave r i a c h i p ro m e t te d i p o r t a r l i in un posto migliore, in un luogo d ove p o t ra n n o v i ve re u n a v i t a p i ù fe lice. E poi si par te, stipati in una b a rc a i n co n d i z i o n i b e s t i a l i . L a n o t te. I l m a re. I l f re d d o i n s o p p o r t a b i l e. D e cidono di accendere un fuoco nel tent a t i v o d i p r o t e g g e r s i d a l f r e d d o. L e f i a m m e d i v a m p a n o. L a b a r c a è u n ro g o. E ra n o p a r t i t i i n c i n q u e ce nto c i n quanta, ma il mare se n'è presi più d e l l a m e t à . Pi ù d i t r e c e n t o s e s s a n t a p e r s o n e, c h e ave v a n o l a s c i a t o i l p ro prio paese portando con sé solamente i propri ricordi e un mucchio di speranze, uccise da una distesa d'acqua, da uomini senza scrupoli, dall'ingiustizia e, probabilmente, d a l l e l o r o s t e s s e s p e r a n z e . Lu t t o n a z i o n a l e , p a r o l e d i s d e g n o d e l Pa p a , visite dei politici. C'è poi anche chi non tenta nemmeno di fare la bella f a cc i a e p ro p o n e d i r i m a n d a r l i t u t t i a casa e punire chi in futuro tenti di s o c c o r r e r l i . “ V i a g g i o d e l l a s p e ra n z a ? M a a n co ra co n q u e s t e i d i oz i e ? U n b a r-

«E poi si parte, stipati in una barca in condizioni bestiali. La notte. Il mare. Il freddo insopportabile. » cone di stupratori. Ecco chi andiamo a salvare in mezzo al mare, ecco p er chi, i l l u t t o n a z i o n a l e. ” M a , a q u a n to p a re, c 'è d e l l ' a l t ro. S e c o n d o i l r a c c o n t o d i u n a t e s t i m o n e, molte di queste persone si sarebbero potute salvare. Si parla di soccorsi che tardano ad arrivare, di capitani d e l l a g u a rd i a co s t i e r a c h e c h i a m a n o R o m a p e r c h i e d e re i n d i c a z i o n i s u l d a farsi, di membri delle forze dell'ordine che si limitano a stare a guard a r e p e r c h é “d e v o n o s e g u i r e i l p r o t o c o l l o”, d i p e r s o n e b i a s i m a t e perché tentano di recuperare i superstiti con i loro pescherecci. Sì, s o n o s t a te l e f a l s e s p e r a n ze a d u cc i d e r e q u e l l e p e r s o n e. L a s p e r a n z a d i p o te r r i u s c i re a v i ve re i n u n p a e s e c i v i l e e s v i l u p p a to.


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VAJONT

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Letizia Bigatti 4°a

quando la natura è imprevedibile “ U n s a s s o è ca d u t o i n u n b i cc h i e re, l ’a cq ua è u s c i t a s u l l a t ova g l i a . Tu t t o q ua . S o l o c h e i l s a s s o e ra g ra n d e co m e u n a m o n t a g n a , i l b i cc h i e re a l t o ce n t i n a i a d i m e t r i , e g i ù s u l l a t ova g l i a , s t a va n o m i g l i a i a d i c re a t u re u m a n e c h e n o n p o t e va n o d i f e n d e r s i . E n o n è c h e s i s i a ro t t o i l b i cc h i e re ; n o n s i p u ò d a r d e l l a b e s t i a a c h i l o h a co s t r u i t o p e rc h é i l b i cc h i e re e ra fa t t o b e n e, a re g o l a d ’a r t e, t e s t i m o n i a n z a d e l l a t e n a c i a e d e l co ra g g i o u m a n i . L a d i g a d e l Va j o n t e ra e d è u n ca p o l a vo ro. A n c h e d a l p u n t o d i v i s t a e s t e t i co.” Dino Buzzati, è lui lo scrittore, sul "Corriere della Sera", venerdì 11 ottobre 1963. La diga del Vajont era ed è un capolavoro. Era il 9 ottobre 1963 quando una frana, staccatosi dal monte Toc, precipitò nel bacino artificiale della diga del Vajont, creando due ondate che spazzarono via tutte le frazioni più basse sulla riva del lago e che, fuoriuscendo dallo sbarramento, sommersero il paese di Longarone e altre frazioni della vallata. Le vittime furono più di 1900. Il progetto di costruzione della diga più alta del mondo era stato fortemente voluto dalla SADE(Società Adriatica di Elettricità)e, nonostante le numerose proteste degli abitanti del luogo, intorno al 1956 vennero iniziati i lavori. La prima frana avvenne nel 1960 e anche se fu commissionata una simulazione di disastro all’Istituto di Idraulica e Costruzioni Idrauliche dell’università di Padova il limite di invaso stabilito venne superato, mettendo così in pericolo la vita di molte persone. Tina Merlin, una giornalista dell’Unità, più volte portò sulle pagine del giornale le denuncie degli abitanti e fu per questo motivo denunciata lei stessa per diffamazione e disturbo dell’ordine pubblico. In seguito alla tragedia, i responsabili vennero processati ed alcuni assolti per mancanza di prove. A 50 anni dall’evento, si ricorda in molti paesi la disgrazia e il coraggio di tutti quei volontari, vigili del fuoco, carabinieri che, a poche ore di distanza dall’inondazione, si diedero da fare scavando nel fango per trovare supersiti. “Fatte poche centinaia di metri i miei occhi videro cose mai viste prima: macchine capovolte, animali morti gonfi con le zampe all’aria, tronchi d’albero e mobili coperti di fango. Più

si andava avanti e più il disastro appariva terrificante. Si vedevano cadaveri dappertutto e oggetti di ogni tipo sommersi nel fango. Col chiaro di luna e con le torce in dotazione cercavamo di vedere se c’era qualcuno che aveva bisogno di aiuto.”(da una testimonianza del carabinieri Vincenzo Campisi). Tra i superstiti vi è anche Mauro Corona, scrittore, scultore e alpinista che all’epoca aveva 13 anni e che riuscì a scampare al disastro. In diversi suoi libri egli racconta quegli attimi che cambiarono la storia, la vita e la valle del Vajont.


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Elisabetta Ferreri 5°D

50 anni di Doctor Who Se vi interessate di telefilm e sci-fi saprete certamente quale ricorrenza avrà luogo il prossimo mese: il cinquantesimo anniversario dalla messa in onda del primo episodio di Doctor Who, il telefilm di fantascienza più longevo della storia della televisione. Iniziato il 23 novembre 1963, Doctor Who è andato in onda fino al 1989, per essere poi ripreso nel 1996 con un film tv di poco successo e nuovamente nel 2005 con una serie che invece ha riportato in evidenza un pezzo consistente della tv britannica e che continua ad andare in onda fino ad oggi. Ma di che cosa parla questo telefilm? In breve, Doctor Who parla di un alieno, un Signore del Tempo chiamato “Dottore”, che viaggia nel tempo e nello spazio grazie a un’astronave, il T.A.R.D.I.S., insieme a dei compagni di viaggio che si susseguono con il passare del tempo. La trama sembra poco convincente e ci si potrebbe chiedere come una serie del genere abbia potuto proseguire

« D o c to r W ho, il te l e fi l m d i fa nt as c ie nz a p i ù l on ge vo d e ll a s tor ia d e ll a te le v is io n e. » per così tanti anni, in realtà è difficile spiegare a parole il perché, si può trovare una risposta soltanto guardandola: ci sono alieni, mondi fantastici, ma anche amicizia, famiglia e personaggi a cui non si può fare a meno di affezionarsi, che rendono questo telefilm più di un semplice agglomerato di effetti speciali. Il Dottore, nel corso degli anni, ha cambiato volto per 11 volte, e a dicembre lo farà per la dodicesima volta; questo perché, essendo un Signore del Tempo, egli ha la capacità di rigenerarsi, ovvero di cambiare il proprio corpo in punto di morte per sopravvivere, e questo susseguirsi di attori diversi nel ruolo del protagonista è un altro fattore che ha


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t emp o lib e r o

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permesso alla serie di andare in onda fino ad oggi. Per far capire quanto Doctor Who sia diventato parte integrante della pop culture, da quando l’1 giugno è stato annunciato che l’undicesimo Dottore, interpretato da Matt Smith, si sarebbe rigenerato nell’episodio di Natale, internet si è riempito di speculazioni, battute e meme su chi potesse essere il suo successore; la risposta è arrivata il 4 agosto, quando durante uno speciale di un’ora su BBC One è stato rivelato che Peter Capaldi, che già aveva avuto una parte in un episodio della serie e nel suo spin-off Torchwood e grande fan della serie fin da giovane, interpreterà la dodicesima reincarnazione del Dottore. Il fatto che Capaldi sia già comparso all’interno del telefilm non ha fermato l’attuale scrittore e produttore della serie, Steven Moffat, dallo sceglierlo per questo ruolo; egli ha inoltre affermato in un’intervista che le precedenti apparizioni dell’attore non saranno dimenticate, lasciando il pubblico con un altro quesito la cui risposta si potrà trovare solo con il tempo, come sua abitudine. L’episodio che festeggerà il cinquantesimo anniversario non vedrà ancora all’azione Capaldi, ma i suoi predecessori David Tennant e Matt Smith (rispettivamente decimo e undicesimo Dottore) e John Hurt, che farà la sua prima comparsa come una misteriosa e dimenticata rigenerazione del Dottore. La BBC ha deciso di vendere questo episodio anche ad altre emittenti estere in modo da trasmetterlo contemporaneamente in più di 200 paesi, perciò sarà possibile vederlo anche in Italia il 23 novembre su Rai4, molto probabilmente già doppiato in italiano. Questa mossa fa parte di un grande progetto per i festeggiamenti di questo anniversario, insieme a video e pagine web che ogni mese a partire da gennaio celebrano una diversa rigenerazione del Dottore; i più fortunati sono riusciti

anche a comprare i biglietti per la convention che avrà luogo a Londra il 22-23-24 novembre, dove i fan potranno vedere insieme l’episodio ma anche incontrare alcuni attori e fare il pieno di gadget della serie. Ma anche se non avete la possibilità di andare fino a Londra potete comunque festeggiare: il Lucca Comics ha infatti organizzato per il 2 novembre un Doctor Who Day, con un “Super Trivial Doctor Who Edition”, una parata di cosplayers a tema per le strade della città e la proiezione del primo episodio della serie risalente al 1963. Allora, prendete le vostre cabine blu e i vostri cacciavite sonici e preparatevi a festeggiare i 50 anni di Doctor Who!


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Stefano Tagliabue 5°D

Dario Moccia: il Migliore Questo articolo non è una recensione ma un parere personale

Prima di tutto: no, non sto parlando di Federico Moccia, lo scrittore di "Amore 14" e "Tre Metri Sopra il Cielo", lui è un'altra cosa, una distrazione della natura. Detto questo, chi è Dario Moccia? Se dovessi rispondere io – come sto facendo – direi che non solo è lo youtuber che seguo con più interesse ma anche quello che trovo più bravo. Certo, questa è un'affermazione impegnativa: non tutti gli youtuber si occupano delle stesse cose quindi è difficile confrontarli per dire chi sia il migliore, ma per la presenza di molti aspetti concomitanti (per usare una parola che nella vita di tutti i giorni non ho mai avuto modo di usare) i suoi video sono quelli che mi coinvolgono di più (e coinvolgere chi guarda un video è l'obbiettivo di uno youtuber) e che, in un certo senso, mi danno più soddisfazione. Alla fine di un suo video ti accorgi di aver imparato qualcosa di nuovo o di aver scoperto un nuovo modo di vedere una cosa che già conoscevi. Ma piuttosto che continuare a parlare per linee generali, diamo delle solide motivazioni a quanto sta sopra. C'è da dire che un ruolo fondamentale è giocato dall'argomento dei suoi video: i fumetti. Dario Moccia, infatti, è conosciuto su youtube grazie alla sua "Nerd Cultura", una serie di video che trattano di fumetti e animazione; dire solo così, però, è estremamente riduttivo. Per spiegare appieno cos'è e cosa significa "Nerd Cultura" mi affido alle parole di Dario stesso: "Ho usato due termini che l'italiano medio non associa con facilità, ovvero nerd, che tutti idealizzano come un cic-

Dario Moccia colto in un primissimo piano cione schifoso, e cultura, una parola bellissima che rappresenta tutta la nostra storia e tutte le nostre arti. Volevo far capire a tutti che è possibile fare cultura con i fumetti e con l'animazione". E trovo che abbia perfettamente ragione. Dario non vuole solo parlare di fumetti ma vuole dimostrare come questi possano essere molto più che semplici "cose da bambini". La maggior parte delle persone tende ad associare l'idea di fumetto a quella di un qualcosa privo di qualsiasi profondità e spesso solo stracolmo di violenza e parolacce (causa l'influenza dei media). Ma ci può essere molto di più dietro a un fumetto: ci possono essere sentimenti, emozioni e avventure così come critiche e denunce, in alcuni casi si arriva addirittura ad analizzare la natura più profonda


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dell'uomo. Tutto questo però non è contemplato dall'italiano medio che resta nel suo stato di minorità (come direbbe Kant) continuando a pensare che i fumetti siano solo bambinate. Tecnicamente parlando l'aggettivo migliore per descrivere i suoi video è "sobri". Non ci sono tagli ogni sei parole o effetti

È però con l'arrivo di un'altra serie di video, "Pokemon Anthology" (che si prefigge di analizzare uno a uno tutti i pokemon di tutte le generazioni), e con la "Neo Nerd Cultura" che le cose evolvono, se possibile, ancora in meglio: nei video vengono inseriti spezzoni animati, scenette,

spettacolari o sigle o cose del genere: c'è solo un'inquadratura fissa, pochi tagli tattici e Dario Moccia che parla per 10, 20, 30 o 40 minuti. Ok, detto così può risultare piuttosto tedioso (per usare un altro termine che nella vita di tutti i giorni nessuno usa), ma non è così. La sua capacità di coinvolgere e di mantenere viva l'attenzione fa dimenticare allo spettatore cosa sia la noia. "Il video è trainato dalle espressioni, dalla gestualità e dalla comicità di Dario che è, a volte, una comicità per eletti" dice la recensione della pagina Facebook L'occhio Sul Tubo, che ha senz'altro più esperienza di me.

intermezzi, ecc che, però, non banalizzano il video (non immaginatevi scenette-conparrucche alla Willwosh) ma, anzi, ravvivano ancora di più l'attenzione e fanno diventare il video qualcosa di spettacolare. Ci sarebbe molto altro di cui parlare, perchè DarioMocciaChannel (ovvero il canale di Dario Moccia) non è solo "Nerd Cultura": ci sono i "Talking About", gli "Extra", i "Tutorial Trash" e addirittura le "Poesie Postavanguardistiche", ovviamente il modo migliore per scoprirli è iscriversi al suo canale, cosa che io consiglio caldamente di fare.


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Riccardo Sala 4°F

Made in Italy #7 - MadMan Niente ti fa come ti fa Mad Pierfrancesco Botrugno, classe 1988, è un artista hip-hop attivo sulla scena italiana, è cresciuto a Taranto, ma dal 2008 vive a Roma, dove si è trasferito in cerca di nuovi stimoli. Chi è? Forse lo conoscete meglio con il nome di MadMan, doppia M, non Marco Mengoni, un cantante? No, un rapper che si contraddistingue dal suo particolare flow spezzato, come se dovesse scandire ogni sillaba mentre parla sopra le basi musicali, spezzato anche perché spesso le sue rime sono frasi sconnesse. Nei sui testi sono molto frequenti riferimenti a personaggi e stereotipi che vanno dal mondo dei videogame al mondo del cinema, da personaggi storici ad atleti di Serie A e NBA, e ancora più frequenti i temi che riguardano il disagio. M come Mendel, M come Mendelayev , so fly Messner, rime doppie: Kessler . Top class Mad, rap zar come Medalyev , furia ceca Nedved, terrone Redneck. Nel 2006 entra nel mondo rap, partecipa al noto concorso di freestyle Tecniche Perfette arrivando fino in finale. Il suo esordio musicale è invece nel 2007 con il mixtape Riscatto, cui segue l’EP Prequel, nel 2008 il primo album ufficiale R.I.P. e poi il secondo, Escape from Heart. La svolta, però, arriva quando decide di tra-

« Un rapper che si contraddistingue dal suo particolare flow spezzato, come se dovesse scandire ogni sillaba mentre parla sopra le basi musicali. » sferirsi a Roma, cerca nuovi stimoli, cerca nuovi compagni d’avventura e infatti incontra CaneSecco (rapper noto della scena romana). Incontro molto importante per MM, perché proprio CaneSecco gli presenta subito un altro artista, attivo a Roma, molto promettente, con il quale c’è da subito un ottimo feeling, MadMan incontra così Davide De Luca, ovvero Gemitaiz. Da quel momento i due MC collaborano spesso, se in un album è presente uno c’è anche l’altro, fanno molti pezzi insieme e nel 2011 pubblicano il primo disco insieme, il primo di tre, pubblicano il mixtape Haterproof. Questo lavoro riscontra un notevole successo tra il pubblico, aumentando molto la popolarità dei due. Attirano così l’attenzione di dj Harsh, Harsh Times produce il loro secondo disco in collaborazione. Nel dicembre del 2012, infatti, Gemitaiz & MadMan pubblicano l’EP Detto, Fatto, che raggiunge le più alte posizioni nelle classifiche degli


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store digitali e rimane per diverse settimane nella top50 della classifica FIMI dei dischi più venduti in Italia. Brucio l'asfalto, Mad Max; forza d'assalto alla Spetznatz, perdi terreno e le Air Max, flow ultraterreno, fra’ K-Pax. Nel 2013, mentre Gemitaiz firma con l’etichetta TantaRoba e pubblica un album, MadMan si concentra sulla realizzazione di un altro mixtape con Harsh Times. A giugno 2013 esce appunto MM vol.1, mixtape molto energico, che vanta molte collaborazioni con artisti noti, l’immancabile Gemitaiz, En?gma, Ensi, Pedar Poy e molti altri artisti meno noti e attivi a Roma. Questo disco, che contiene il singolo Come ti fa Mad prodotto da Pk che è disponibile anche su iTunes, raggiunge più di 50mila download in una sola settimana ed è proprio questo successo non indifferente che gli garantisce la firma con TantaRoba, che è , come già detto tante volte, l’etichetta curata da Guè Pequeño e che appartiene ad HarshTimesZonaUno. Così MadMan raggiunge Gemitaiz tra le fila della più grande eti-

chetta indipendente hip-hop italiana e si aggiunge ai già noti Salmo e Ensi. Doppia MM arriva nella nuova label con un progetto, il ritorno del duo del disagio romano, un nuovo album firmato Gemitaiz & MadMan in uscita all’inizio del prossimo anno. Vivo in un mondo di ignavi, scrivo e non vado mai in pari, tutti che pensano di essere bari, ma sono schiavi e ne sono ignari. Non basta più fare i bravi, quello squallore non è che lo lavi, l'amore non c'è ne nemmeno se scavi, metto nel cuore dei cavi.


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Alice Calvi 3°A

Chi è Eminem? Eminem, Eminem chi? No, non è la domanda che a volte senti dai nonni, è in realtà quello che io penso di Eminem, perchè anche se so a memoria i suoi testi, anche se è il mio punto di riferimento, io non so bene chi sia in realtà. Di critiche su Marshall Mathers ne ho sempre sentite tante. E anche di elogi. E’ un artista vero. E’ più che altro uno capace di avere un’immagine. E’ un genio che ha cambiato il rap. E’ un bianco che ha osservato quello che i neri facevano attorno a lui. Ha avuto una vita maledetta. E’ uno che un po’ anche ha giocato sui suoi problemi per costruirsi un’immagine. E considerando tutto questo, il vero Eminem,chi è? Eminem nasce il 17 ottobre 1972 a St. Joseph, nello stato del Missouri. Suo padre sparisce presto, resta con lui la madre che non è proprio l’esempio perfetto, come poi il figlio la descriverà nei suoi testi (drogata, prepotente, matta …). La loro vita è misera, con continui trasferimenti fra baracche, campeggi, ruderi. La vita di Eminem bambino è in mezzo alle gang di cui lui, bianco ed esile, è sempre una vittima. Per chi dice che la sua vita sia stata usata per creare il personaggio, forse, ma resta il fatto che quella vita è stata veramente così. Solitamente quelli di successo partono da un disco che vende e il passato è come se neanche lo avessero. Beh, Eminem fin da ragazzino, al di là della droga, dei vizi, delle violenze, ha conosciuto solo un mondo, quello delle sfide rap freestyle, dove era un bianco che spesso vinceva. Non ha copiato niente dal rap di colore, semplicemente spesso lo ha battuto tanto che era il nemico sul palco di tutte le gang tradizionali che non capivano come un bianco potesse batterli sul loro terreno. Marshall insomma si è fatto da solo. E ha

« Per capire un artista non serve la sua vita o quello che dicono di lui, ma ascoltare le sue canzoni. » cominciato a vendere dischi cantando cose che già cantava. Non ha cambiato la strada per trovare il successo, è il rap che è cambiato mettendo il successo sulle sue spalle. Eminem diventa famoso con il nuovo millennio ma con un nuovo rap, le sue parole raccontano storie: a volte dalla parte dei buoni, a volte dei cattivi, qualche volta delle vittime e altre degli assassini. Lui parla come parlava in strada, solo che i luoghi attorno a lui cambiano. Io credo che il vero Eminem, la sua verità, risieda solo nei suoi dischi. Basta leggere delle frasi di Lose Yourself, il brano che l’ha reso leggenda. “Scherzavo all'inizio, adesso l'umore è cambiato Sono stato masticato, risputato e cacciato a fischi dal palco Ma ho continuato a rappare ed a scrivere il prossimo freestyle” La sua vita, con il successo, non è cambiata. Ha continuato a lasciare e riprendere la madre che ha tanto odiato e il suo primo amore, moglie e madre di sua figlia. Anche qui ci sono tanti Eminem, un buon figlio e un cattivo figlio, un buon marito e uno cattivo, così come padre. Sì, probabilmente ci sono tanti Eminem ma anche uno solo vero, quello geniale che ha cambiato la storia del rap non solo con la musica, ma anche dipingendolo un po’ di bianco. Come in tutte le cose, per capire un artista non serve la sua vita o quello che dicono di lui, ma ascoltare le sue canzoni.


r ec ens i oni

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Five Leaves Left Nick Drake

Lista delle tracce: Time has told me River man Three hours Way to blue Day is done 'Cello song The thoughts of Mary Jane Man in a shed Fruit tree Saturday sun

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Elena Mazzeo 4°a

Five Leaves Left è il primo album di Nick Drake, cantautore inglese dalla vita travagliata: dopo la laurea in letteratura inglese a Cambridge, pubblicò il suo primo album, Five Leaves Left, appunto. Il suo produttore gli organizzò un tour in tutta l'Inghilterra per presentare il suo lavoro, ma poiché ogni canzone prevedeva una diversa accordatura della chitarra, la preparazione richiedeva tempo: il pubblico si spazientiva presto, ma Nick Drake si limitava a esprimere la sua musica non curandosi degli altri. In questi suoi aspetti biografici si palesa la sensibilità e la fragilità di Nick, riversate in quest'album. Five Leaves Left è un caleidoscopio di suoni e influenze, il tutto perfettamente intrecciato insieme con uno stile ipnotico e dissonante che sembra rieccheggiare di temi quali vuoto, rimpianto, amore. Questi temi costituiscono il leitmotiv di tutto l'album, in cui si vede riflessa l'anima intera dell'artista. Ogni canzone è una piccola perla pregna di sentimento: sono tutte bellissime, ma per quanto mi riguarda merita una menzione particolare 'Cello Song, il cui violoncello costruisce un'intima conversazione tra la nuda musica e l'ascoltatore. Per concludere, senza profondermi in non necessari superlativi per descrivere quest'album, dirò che lo scopo principale di ogni cantautore è quello di toccare il cuore di chi ascolta: c'è chi lo fa narrando storie di eroi di tutti i giorni, chi racconta “l'amor sacro e l'amor profano”, Nick Drake invece, con il solo vibrare di una corda della sua chitarra non solo entra nel cuore dell'ascoltatore, ma ne scaldaglia l'anima per cercare una sensibilità magari nascosta, magari sepolta, per farla riemergere in tutta la sua devastante potenza.


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