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Emmaus e Avvenire - Maggio 2008

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dopo sisma Una mano alla comunità

www.emmetv.it

e ferite inferte dalle tante scosse sismiche al nostro territorio L sono lungi dall’essere sanate e con-

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

tinuano a pesare sulla vita di molte comunità. Chi desidera contribuire sostenendo le iniziative della diocesi, può farlo effettuando un bonifico a: Diocesi di Macerata– Tolentino– Recanati–Cingoli–Treia Causale: Offerta pro terremoto Iban: IT61Q0605513401000000011753

A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567

Martedì, 22 maggio 2018

e-mail: redazione@emmetv.it facebook: emmetvmacerata twitter: emmetvmacerata

MACERATA

la riflessione. Andare verso l’altro per prendersene cura

Umani perché più fraterni NAZZARENO MARCONI *

N

ella Bibbia il popolo di Israele diventa adulto nella vita e nella fede attraverso l’esperienza dell’Esodo. È un lento, faticoso e progressivo cammino di uscita dalla schiavitù dell’Egitto, in cui gli ebrei imparano la libertà. La libertà non è fare ciò che si vuole, seguendo le proprie voglie. Infatti quando il popolo fa così, volendo tornare indietro verso l’Egitto di cui rimpiangeva le cipolle e la carne, sperimenta la morte. Lo stesso accade nella via della fede, quando gli israeliti cercano di stabilire da soli la strada del futuro, non attendendo che Dio tracci il giusto cammino con i suoi Comandamenti. Essi costruiscono un vitello d’oro, un Dio comodo che ti conduce dove vuoi tu, perché è sordo e muto e quindi non ha nessuna indicazione da dare; ma anche questa falsa libertà conduce alla morte. L’immagine dell’Esodo, dell’uscita da noi stessi per incontrare il Signore, per incontrare gli altri come fratelli dello stesso popolo, è un potente simbolo biblico che indica la differenza tra l’immaturità, il bambineggiare dentro i limiti del proprio egoismo e il diventare finalmente e veramente grandi. All’inizio del libro della Genesi c’è un’altra potente immagine simbolica: quella di Caino. L’uomo che uccide suo fratello offendendo Dio con la colpa più grave di tutte: il primo omicidio. A Dio che lo invita a capire la gravità del male commesso chiedendogli: «Dov’è Abele tuo fratello?», Caino risponde: «Non lo so, sono forse il custode di mio fratello?». In questa interrogativa sospesa, la Bibbia lascia intuire quale potrebbe essere la risposta di Dio: «Certamente! Se vuoi davvero essere un uomo, un uomo retto e maturo, devi sentirti il custode di ogni uomo tuo fratello, in particolare dei più deboli e fragili, che a me, loro Creatore e Padre, sono i più cari». L’accento del testo è tutto sull’essere custode, shomer in ebraico, che significa essere vigilante, custodire, aver cura, è il verbo del buon pastore. Andare verso l’altro per prendersene cura è perciò nel pensiero biblico la via migliore per crescere nel bene, per giocare al meglio la propria libertà, per

diventare davvero adulti e grandi. Questo è vero nella vita di relazione tra gli uomini ed ancora di più in quella della fede, della relazione con Dio. Questo Esodo verso l’altro minuscolo è la misura e la verifica di quello verso l’Altro maiuscolo, che è Dio. Lo dice con chiarezza cristallina la prima lettera di Giovanni: «Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20). Sono reduce dalla lettura di un saggio recente sull’evoluzione degli uomini primitivi, in cui l’autore, tra l’altro ateo e materialista, sostiene con varie prove che il successo della specie Homo Sapiens, di cui tutti facciamo parte, è stato determinato non dalla capacità cerebrale, che forse altri primitivi come i Neanderthal avevano più significativa assieme ad una maggiore robustezza fisica, ma dalla capacità di comunicare, collaborare, prendersi cura gli uni degli altri in gruppi più numerosi. Nel “progetto uomo”, che per chi crede ha scritto Dio e per chi non crede deriva dal caso, è dunque scritto a chiare lettere: l’uomo migliore è quello che si apre all’altro sentendosene custode. Forse il nostro mondo che guarda tanto al futuro, dovrebbe percorrere con più attenzione e riflessione i sentieri del passato. Se nel futuro c’è la crescita della conoscenza tecnica, non sempre si incontra la crescita della sapienza di vita. Di questa scarsa sapienza di vita abbiamo fatto esperienza a Macerata in questi ultimi tempi: affrontando problemi complessi e interconnessi come la crescita del traffico di droga, l’accoglienza degli extracomunitari, il caso di Pamela e quello di Luca Traini, in una logica di scontro, di contrasto sia nelle diagnosi che nelle ipotesi di soluzione. Restando ognuno chiuso “nella schiavitù egiziana” delle proprie idee ed appartenenze, senza fare Esodo gli uni verso gli altri in un clima di vera accoglienza. Non ha giovato il fatto che sono venuti qui da noi a confrontarsi tanti Neanderthal da tutta Italia. Spero che sempre più in futuro, sia tra noi che tra gli ospiti, sempre graditi, prevalgano di gran lunga gli Homo Sapiens. * vescovo

Pubblichiamo un estratto della comunicazione del vescovo relativa a spostamenti di sede e mutamenti di incarico per numerosi sacerdoti diocesani. settembre 2018 rispetto all’anno precedente avremo almeno 15 preti in meno su cui contare per un servizio pastorale stabile. Ciò comporta un necessario cambiamento del lavoro nelle parrocchie, una riduzione della celebrazione di Sante Messe, soprattutto la domenica negli orari di punta, e della disponibilità di confessori durante tali celebrazioni. Si potranno mantenere alcune celebrazioni, ma cambiando gli orari e sarà necessario aumentare le celebrazioni penitenziali o la disponibilità alle confessioni in altro orario, per permettere comunque ai fedeli di accostarsi alla confessione. Tutto ciò comporta una indispensabile ridistribuzione del clero. Se ciò non avvenisse equamente su tutto il territorio diocesano, alcune zone sarebbero ulteriormente penalizzate. Tre settori pastorali necessitano comunque, anche se abbiamo meno forze di prima, di una attenzione più grande che in passato: Il primo settore è quello della Pastorale familiare. Il numero di coppie in crisi o di giovani da guidare e sostenere spiritualmente a scegliere il matrimonio è in significativa crescita ogni anno. Va migliorata ed aumentata la formazione umana e soprattutto spirituale. Dobbiamo pensare a strutture e persone che vi si dedichino in maniera centralizzata ed efficiente. Il secondo settore è quello del Ministero della Consolazione, chiamo così il servizio di accoglienza, discernimento ed aiuto spirituale per “consolare gli afflitti”, sia da vere che da supposte vessazioni dello spirito del male. Sono comunque persone che soffrono, che rischiano di finire in mani sbagliate e il cui numero cresce ogni anno. Anche qui serve preparazione, maturazione, disponibilità di forze. Il terzo settore è quello della Pastorale del turismo, che ogni estate fa passare Porto Recanati da 13.000 abitanti a una media di 150.000 presenze (dati regionali 2016). La partenza di alcuni sacerdoti da Porto Recanati richiede di ripensare questo servizio estivo e anche la pastorale ordinaria della cittadina in forma unitaria, anche per tenere conto delle altre sue emergenze. Per tutto ciò, con l’accordo del Collegio dei Consultori e la collaborazione piena dei preti interessati, comunico il quadro degli spostamenti con alcune indicazioni. Il tempo, da ora a settembre, permetterà di coordinare gli spostamenti ed attuare il passaggio delle consegne da concordare con il nuovo Vicario Generale e il Segretario Generale: Don Juan Carlos Munoz Caceres nuovo parroco della S. Madre di Dio; don Egidio Tittarelli nuovo parroco del Buon Pastore (Collevario); padre Nöel Anselme Achi nuovo parroco di San Francesco; don Gennaro De Filippi nuovo parroco del Sacro Cuore; don Andrea Leonesi nuovo parroco dell’Immacolata; don Diego Di Modugno, che resta parroco della Santa Famiglia di Tolentino, diventa anche parroco dello Spirito Santo; don Ariel Veloz Mendez nuovo parroco di San Francesco, le Grazie, Cappuccini, San Giuseppe; don Gabriele Crucianelli nuovo parroco nelle parrocchie del Preziosissimo Sangue e di San Giovanni di Porto Recanati; don Fabio Olano nuovo parroco di Castelnuovo, Bagnolo ed Addolorata di Recanati; padre Roberto Zorzolo nuovo parroco a San Domenico e Montemorello di Recanati; don Alejandro Parrilla Gonzales nuovo parroco a Treia e Passo Treia. Don Roberto D’Annibale sostituisce don Gianfranco Ercoletti come Assistente spirituale della Caritas diocesana. Nazzareno Marconi, vescovo

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Tragedia di Pamela, scorreria di Luca Traini, droga, accoglienza degli extracomunitari: i problemi di Macerata non si risolvono puntando ciecamente allo scontro DI

La diocesi di fronte a grandi novità

Macerata, 3 febbraio 2018 (foto G. Cartechini)

Cambiamenti: il grazie del vicario ei Vespri dei giorni di Quaresima ci viene proposta una preghiera al Signore in cui si N chiede che non manchi mai al gregge la sollecitudine dei pastori e ai pastori la docilità del gregge. Io credo che il Signore, nella vicenda dei cambiamenti di incarico e degli spostamenti che stiamo vivendo, abbia ascoltato questa preghiera, perché – come il vescovo ha riconosciuto – la docilità del gregge c’è stata, ed è stato bello costatare tanta disponibilità da parte dei sacerdoti. Penso che tra questi un ringraziamento speciale vada rivolto al Collegio dei Consultori, composto da sei sacerdoti che sono un po’ i più stretti collaboratori del Vescovo, anche per la loro disponibilità a vedersi spesso, perché il vescovo ci convoca frequentemente. Una realtà composta da persone molto diverse, però alla fine su queste nomine, sui cambiamenti, sui trasferimenti, abbiamo respirato una grande sintonia di intenti, una grande comunione di spirito.

Il grazie principale che dobbiemo rivolgere al Signore, in particolare io come vicario, è perché al gregge non sta mancando affatto la sollecitudine del Pastore. Sono solo da qualche mese il suo più stretto collaboratore e toccare con mano la passione e anche la pazienza certosina con cui il vescovo Marconi cura queste relazioni è per me esempio e stimolo alla crescita. L’esito cui siamo giunti, con profondi cambiamenti che investono realtà e persone, ha comportato un grande lavoro: non tutti i sacerdoti vanno bene per tutte le parrocchie; bisogna capire il profilo più giusto per quella parrocchia, e poi bisogna verificare col sacerdote disponibilità, eventuali problemi, desideri... Fare sintesi di tutto ciò è operazione complessa: la sollecitudine del pastore è stata un esempio per noi, un aiuto. Quindi il ringraziamento principale va a lui. Andrea Leonesi

Macerata, 34ª Raci, la Best in show è «Bella»

La Best in Show della 34ª di Raci è “Bella” dell’azienda Gianni e Fabio Vissani di Macerata, scelta tra i 4 campioni assoluti della manifestazione, che si è aggiudicata il premio intitolato a Valtiero Sangiorgi, fondatore della Nuova Veterinaria. La mostra, alla quale erano iscritti a catalogo 170 bovini di razza marchigiana, provenienti dalle migliori aziende

di Macerata, Ancona, Ascoli Piceno, Perugia e Pescara, si è conclusa domenica 13 maggio al Centro fiere di Villa Potenza. L’evento è stato organizzato dall’Associazione nazionale allevatori bovini italiani carne (Anabic) che, dal 1961, si occupa della valorizzazione della razza marchigiana, la quale conta 2.167 allevamenti, per un totale di 52.700 capi. (A.M.)

La Rete, strumento di partecipazione. Ma c’è chi bara Internet, da mezzo per la democrazia “diretta” e “immediata” a megafono del rancore DI

GIANCARLO CARTECHINI

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ono convinto che inventeranno, prima o poi, una forma di realtà aumentata grazie alla quale, inquadrando sullo smartphone il volto di uno sconosciuto, avremo accesso ai suoi profili “social”: potremo sapere come la pensa, leggere i suoi post. La trasparenza sarà considerata una virtù, e chi sceglierà di non condividere nulla sarà guardato

con sospetto, come il proprietario di un Suv dai vetri oscurati che continui ad aggirarsi dalle parti di casa nostra... Proprio la diffidenza nei confronti degli “altri” sembra essere la cifra del nostro tempo. Non solo nei confronti degli stranieri, ma di tutti coloro che incontriamo quotidianamente. Secondo una indagine elaborata dall’Istituto Demos, oltre sei persone su dieci sono convinte che gli “altri”, se si presentasse l’occasione, approfitterebbero della loro buona fede. L’indagine è citata da Ilvo Diamanti nel suo recente libro “Popolocrazia”. Secondo il professore di Urbino, una delle cause principali della affermazione dei movimenti populisti, al di là degli effetti ben noti della crisi

economica, è la crisi della democrazia rappresentativa. Ogni forma di mediazione è guardata con sospetto. La delega attribuita agli eletti attraverso il voto non basta più. I corpi intermedi tendono a scomparire, e le istituzioni sono spesso criticate, al di là dei loro stessi demeriti. A sua volta, la crisi del principio di rappresentanza nasce proprio all’interno del clima di diffidenza che abbiamo appena ricordato, e che coinvolge pesantemente il mondo della politica. Per questo motivo la principale risorsa attraverso cui ottenere consenso, da parte di alcuni partiti, è diventata la diffusione della sfiducia. La partecipazione alla vita politica è vissuta sopratutto come una attività

di sorveglianza e di denuncia. Giustamente il politologo Sergio Fabbrini ha sottolineato come negli ultimi anni si sia registrato un degrado del dibattito pubblico nel nostro Paese. I media tradizionali, combinandosi con la rete dei social, hanno contribuito alla formazione di una opinione pubblica faziosa, approssimativa, e soprattutto provinciale. Invece di puntare l’attenzione verso le priorità nazionali, come la riforma dell’Eurozona o la modernizzazione dello Stato, si è indirizzata la rabbia popolare verso i “privilegi della casta”… E infatti proprio la rete, che della democrazia “diretta” e “immediata” dovrebbe essere il principale strumento, è diventata

megafono di rancore, collante identitario di piccole realtà chiuse in se stesse: basta pensare a tutti i gruppi del genere “Sei di Macerata se”, in cui ci si esprime in dialetto e si dà voce ad ogni recriminazione. Che valore aggiunto può offrire, alla vita politica, una realtà di questo genere? Eppure, proprio un uso appropriato delle piattaforme di social media potrebbe consentire alle nostre comunità arroccate in difesa di aprirsi agli “altri” di tutto il mondo, di farsi attraversare da una salutare

circolazione di idee. La rete può essere un formidabile strumento di partecipazione politica, ci ricorda il politologo indiano Parag Khanna, a patto che siano presenti due presupposti indispensabili: una società istruita, e un governo incentrato sulla democrazia sociale inclusiva.


Martedì 22 maggio 2018

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Il vescovo ai neocatecumenali: «Valorizzate la normalità» DI PIERO CHINELLATO

sorpresa, in conclusione della A celebrazione per l’ordinazione sacerdotale di don Paul Felice e di

Chiesa del seminario Redemptoris Mater

Il 60% del clero diocesano proviene dal Cammino iniziato da Kiko Argüello e Carmen Hernández Il movimento è presente a Macerata da quasi trent’anni

don Luca Poli, sabato 12 maggio, il vescovo Nazzareno Marconi ha consegnato una lettera ai «cari fratelli neocatecumeni». Il calendario ha fornito l’occasione, con il 50° anniversario dell’esperienza, ma ben più sostanziale è il fatto che Macerata è «l’unica diocesi nel mondo con circa il 60% del suo clero attivo neocatecumenale, dove in molte parrocchie abbiamo delle Comunità e dove l’annuncio e le catechesi del Cammino sono proposte con continuità da quasi 30 anni». Alla constatazione si è accompagnato il riconoscimento: «Prima come prete e ora come vescovo di Macerata so bene cos’è il Cammino,

La vita col Signore è scelta quotidiana da coltivare, traguardo cui mirare, condizione entro cui crescere.

ne apprezzo i valori, ne riconosco i limiti, presenti d’altronde in ogni esperienza umana e di Chiesa e soprattutto ne posso apprezzare l’evoluzione». Per giungere a constatare «che il Cammino “cammina”, procede ed evolve, cercando di crescere nella direzione che Dio indica e che la Chiesa aiuta a riconoscere». Il contesto in cui si inserisce la presenza neocatecumenale è molto mutato rispetto alle origini e monsignor Marconi ha sottolineato come oggi «la gran parte della efficace azione di evangelizzazione del mondo attuata dal Cammino è realizzata dalle famiglie “normali”, di fratelli che vivono la vita di tutti i giorni ma: con un chiaro riferimento a Dio ed alla morale cristiana, con una fedele vita di preghiera, con la celebrazione ogni settimana della Parola e dell’Eucarestia, con un’accoglienza

della vita che senza avere numeri di figli da record, forma però famiglie numerose, un po’ eccezionali, ma attraenti ed imitabili anche per chi non fa parte del Cammino». Da qui l’auspicio del vescovo: «Questo Cammino che non corre, ma tiene il passo degli altri e dei più deboli, andrebbe esaltato di più, perché è davvero la realtà più preziosa, che salva ogni giorno e con semplicità, sia il nostro mondo occidentale, che i Paesi dove si vive il Cammino restando nella propria terra e tra la propria gente». E la sottolineatura: «Questi Fratelli poco eccezionali nei gesti eclatanti, ma tanto eccezionali nella loro fedeltà al quotidiano, che animano dall’interno le parrocchie e la vita di fede nei luoghi di lavoro o di studio, sono la vera ricchezza del Cammino in mezzo a noi».

Eucaristia. Dal monastero Corpus Domini un fiume incessante fatto di lode e preghiera M. NATALIA MARQUESINI

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ra il 7 gennaio del 2007 quando monsignor Claudio Giuliodori da pochi mesi vescovo di Macerata, istituì l’adorazione eucaristica perpetua diocesana, scegliendo come sede la chiesa del monastero delle suore dominicane intitolato al “Corpus Domini”. Le suore già vivevano forte il legame con l’Eucaristia; la loro fondatrice suor Maria Giacinta Bassi nel lontano 1690 era venuta proprio nelle Marche per creare dei “cenacoli eucaristici” che garantissero la presenza continua di una monaca in adorazione davanti al Santissimo. Quell’amore per Gesù eucaristia ha portato, nonostante la clausura delle monache, ad aprirsi sempre più, attraverso l’esposizione e la possibilità per tutti di sostare in adorazione ogni domenica nella loro chiesa, allora situata nel centro storico di Macerata. Con il trasferimento delle suore nel nuovo monastero nel quartiere delle Vergini, l’intenzione del Vescovo di istituire un «fiume ininterrotto di lode, ringraziamento e invocazione» si è concretizzata proprio in quell’“oasi di pace” che si fa largo con forza e dolcezza tra il traffico cittadino. «Per noi è stata veramente una cosa bellissima – racconta la superiora suor Maria Paola Toscano –, perché vivere insieme alla diocesi questo carisma eucaristico è significativo. Anche quando si stava dietro una grata e senza vedere nessuno, i problemi e le realtà delle persone le portavamo nel cuore con la preghiera; ora però con quest’apertura siamo gomito a gomito con la gente e a volte vediamo anche i loro volti, partecipando della preghiera che stanno facendo. Vedi lacrime che scendono dagli occhi, vedi tristezza, a volte vedi anche gioia; e per noi diventa una preghiera ancor più partecipata». Attualmente nel convento vivono solo 8 monache, per lo più anziane, che però ancora riescono a tenere fede al proprio turno di adorazione.

to per «quelli che chiamo i “neocatecumenali 2.0”. Si tratta dei figli delle famiglie del Cammino, vissuti sempre nell’atmosfera di fede dei genitori. Per loro entrare in Cammino non ha significato una conversione spiritualmente e psicologicamente travolgente, ma la continuazione serena di una proposta ricevuta con il latte materno... E non è un caso che tra questi “giovani neo 2.0” le vocazioni siano più numerose che tra gli altri giovani cristiani». E la lettera si chiude con la rassicurazione affettuosa che tutto viene guardato con l’occhio amorevole dei genitori, che «“vedono col cuore”, con uno sguardo che apprezza, un approccio che rispetta, una fiducia che pazienta». Il testo integrale della lettera può essere letto al link: https://tinyurl.com/annneoc

L’incontro con chi ha deciso di farne il centro della propria esistenza ce ne mostra la bellezza lieta e contagiosa

Dieci anni nella luce DI

Lo sguardo del pastore si è quindi rivolto ai sacerdoti «che vivono una vera missionarietà senza prendere aerei, ma facendo tanta strada per seguire non solo la loro parrocchia, ma anche le Comunità del Cammino in varie città delle Marche, dove non ci sono presbiteri disponibili alle celebrazioni ed alle catechesi». Un’ordinarietà feconda: «questa azione missionaria nella nostra terra, tra i cristiani tiepidi, tra quelli che hanno dimenticato la fede anche se vengono ogni tanto a Messa, tra i ragazzi che si incontrano in oratorio o nelle aule di catechismo ma sono atei pratici, va esaltata ed è il frutto meno visibile, ma numericamente più significativo e anche più prezioso del Cammino in questi 50 anni». Il vescovo di Macerata ha quindi rivolto un particolare apprezzamen-

La richiesta di vocazioni è una delle intenzioni più comuni tra le consorelle e una certa malinconia passa negli occhi di suor Paola, quando guarda al futuro del convento e confessa: «Anche se noi suore dovvessimo abbandonare il convento, ma questa chiesa continuasse ad essere chiesa dell’adorazione, significherebbe che il nostro carisma continua a portare frutto». Poi però aggiunge: «Speriamo di non finire! Speriamo che veramente ci possano essere ancora delle anime che dedicano l’intera vita al Signore, in questo luogo e con questo carisma». Sono trascorsi dieci anni dall’inizio dell’adorazione eucaristica perpetua e da allora nell’intera Diocesi si è avviata una mobilitazione che ancora prosegue, con presenze che si alternano nella chiesa, aperta ogni giorno dalle 6 alle 24 e il sabato fino alle 6 del mattino per riprendere alle 10 di domenica. Una turnazione ormai collaudata affidata allora dal vescovo Giuliodori ad Anna Zanconi e Rosaria Berardi, sostenuta dalla disponibilità di tanti gruppi e associazioni – ma anche di singoli fedeli affezionati. «I turni – ci racconta Anna – vengono stabiliti settimanalmente; le persone scelgono un giorno e un’orario della settimana, alcuni gruppi invece si organizzano mensilmente. Ci sono anche delle persone che oltre ad assicurare il proprio turno, si rendono disponibili a coprire eventuali vuoti». Ogni anno in occasione della solennità del Corpus Domini, a cui è intitolato il monastero, le suore organizzano un Triduo eucaristico.

il rito

Un momento dell’ordinazione sacerdotale

Don Luca Poli e don Paul Felice due sacerdoti «schiavi di Cristo» ioia in Diocesi per l’ordinazione sacerdotale di due nuovi presbiteri. Si G tratta di don Luca Poli e don Paul Felice, entrambi formati nel seminario diocesano per le missioni “Redemptoris Mater”, frutto del Cammino Neocatecumenale. Don Luca ha 30 anni ed è nato a Milano. Da quando è stato ordinato diacono presta servizio a Recanati nelle parrocchie dei Santi Domenico e Agostino e di Santa Maria in Montemorello. Don Paul, 29 anni, arriva da Malta ed è attivo nella parrocchia Santa Maria Assunta a Cingoli. «Quando stringendo le mani prometterete a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza – ha detto monsignor Marconi nell’omelia – siate prigionieri di Cristo. Il vescovo cercherà di aiu-

tarvi a mantenervi prigionieri di Cristo. Non vi prometto che andrà tutto bene; che il Signore vi aiuti e vi benedica e benedica tutte le persone che sono qui e che hanno, pezzettino per pezzettino, costruito la vostra vocazione. Perché un prete non è una persona che si fa prete. Un prete è come un mosaico, bello quando appare un’unità, ma composto di tante tessere, ognuna donata da una persona diversa. Ogni tanto ringraziate soprattutto le persone che hanno sofferto per voi. Per questo abbiate coscenza di quanto è sacra e preziosa questa vocazione. Non è roba vostra, vi è stata donata dal popolo di Dio, dalle sue preghiere, dalle sue sofferenze e dal suo amore. È mistero delle fede e come tale ricevetelo».

la consacrazione

«Per sempre col Signore» Monsignor Nazzareno Marconi in adorazione alla chiesa del monastero del Corpus Domini, il giorno del suo arrivo in diocesi

Ques’anno per festeggiare il decennale, ad animare l’adorazione dalle 21 alle 22 di giovedì 31 maggio sarà il gruppo di Rinnovamento nello spirito della parrocchia di San Francesco, mentre venerdì 1 giugno alle 21 il vescovo diocesano Nazzareno Marconi celebrerà la Santa Messa con l’animazione del gruppo Rns della parrocchia di San Giorgio, da sempre legato alla realtà delle do-

minicane. Sabato invece ci sarà una festa parrocchiale. Alla Messa celebrata alle 10 dal parroco don Gianni Carraro seguirà la processione eucaristica fino alla chiesa delle Vergini. A concludere il Triduo sarà proprio monsignor Claudio Giuliodori, ideatore dell’adorazione eucarisitica perpetua diocesana, con la Messa solenne delle ore 10 di domenica 3 giugno.

u invece va’ e annuncia il Regno di Dio» (Lc 9,60): è una frase del Vangelo che a 15 anni mi colpiva, ma non ne capivo il motivo. « T A quel tempo sognavo di sposarmi, anche se l’idea non mi dava soddisfazione, la sentivo come un abito di taglia troppo stretta. Così, su suggerimento della mia guida spirituale Maria, ho iniziato a pregare per la mia vocazione, e Gesù non mi ha fatto attendere molto! Ho capito presto infatti che la vita consacrata poteva essere la mia strada; quella frase del Vangelo di Luca mi colpiva perché Gesù mi stava chiamando a seguirlo più da vicino, ad annunciare con la mia vita il Regno di Dio. Così nell’estate del 2013 è iniziato il cammino di discernimento vocazionale nella comunità dei Figli del Sacro Cuore di Gesù, insieme a un’altra ragazza, Maria Chiara. Qui ho sperimentato l’amore per Dio e per i fratelli, il sostegno, la correzione e la condivisione, e la chiamata di Gesù a donargli tutta la mia vita si è fatta sentire sempre più forte. Così il 26 maggio, dopo 3 anni di professione temporanea dei voti di obbedienza, povertà e castità, mi consacrerò a Dio per sempre! I dubbi, le tentazioni, lo scoraggiamento non sono mancati: «Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione» (Sir 2,1). Ho visto però come attraverso la preghiera, la meditazione della Parola di Dio, l’apertura con la guida spirituale e la confessione frequente è possibile superare tutto e tornare a camminare con gioia. Sono certa che la mia vita è stata guidata dolcemente dalla Madonna, a cui mi sono consacrata quando avevo 5 anni, e a lei, che alle nozze di Cana dice: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5), affido la mia vocazione per poter realizzare la volontà del Padre. Lucia Giustozzi

Pellegrinaggio Macerata-Loreto, da 40 anni sulla strada Il cardinale Beniamino Stella celebrerà la Messa alla partenza. Il cardinale Gualtiero Bassetti riceverà i pellegrini all’arrivo DI

GIUSEPPE LUPPINO

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he cercate?» A campeggiare sui materiali pubblicitari è questo interrogativo: una domanda, una provocazione che intende sfidare in particolar modo i giovani, mettendosi in dialogo con le loro preoccupazioni e domande. Sin dalle origini – e già 40 anni sono trascorsi dalla prima edizione! – il Pellegrinaggio proposto da Co-

munione e liberazione e tramite il carisma di chi l’ha iniziato, don Giancarlo Vecerrica, si rivolge ai giovani invitandoli a un gesto impegnativo per un’educazione al vivere e camminare insieme, guidati, verso una meta certa. Perché la tentazione dello sbando, del perdersi nel nulla proposto dal mondo è sempre dietro l’angolo. «Dentro la rapidità dei processi di cambiamento e di trasformazione che è la cifra principale che caratterizza le società e le culture contemporanee, ci troviamo in un contesto di fluidità e incertezza mai sperimentato in precedenza» (Lettera del Santo Padre Francesco ai giovani…, 13 gennaio 2017). Ed ecco come il titolo del prossimo Pellegrinaggio ci fa accorgere del nostro vero bisogno e della novità che

una compagnia come quella della Chiesa, avendo a cuore il bene dei giovani e di tutti i fratelli uomini, introduce nelle nostre vite. Chi altri, oggi, infatti pone e propone questa domanda? Nella storia della salvezza dell’umanità, è Gesù che si rivolge così ai suoi primi amici: «Che cercate?» (Gv. 1, 38). E a partire dalla domanda, si apre subito il dialogo! Sul sito www.pellegrinaggio.org ci sono indicazioni per inviare video, immagini, poesie, racconti, canzoni, rappresentazioni grafiche in risposta alla domanda del titolo, che si articola poi in altre domande: «Che cerchi quando ti alzi la mattina? Che cerchi quando sei a scuola? Che cerchi quando ti annoi oppure sei felice? Che cerchi quando ti entusiasmi oppure quando sei ad-

dolorato e arrabbiato?». Come a dire: fermati a guardare chi sei e cosa cerchi veramente nelle tue giornate! Tutto sarà inoltrato a papa Francesco e confluirà nell’appuntamento del prossimo 9 giugno; alcuni interventi saranno letti durante il cammino notturno verso Loreto. Come da tradizione, al termine del Pellegrinaggio, sul sagrato della Basilica di Loreto, verranno raccolte le intenzioni di preghiera dei pellegrini e anche di chi, non potendo partecipare, le invierà alla segreteria del Pellegrinaggio: piazza Strambi n. 4, Macerata. Le richieste pervenute, per quanto possibile, verranno ricordate lungo il cammino e bruciate sul sagrato insieme a quelle di tutti i pellegrini. Allo Stadio Helvia Recina di Macera-

ta, sarà il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, a presiedere la celebrazione della S. Messa alle ore 20.30, prima dell’avvio verso la Santa Casa; tra i concelebranti ci sarà il card. Edoardo Menichelli, arcivescovo emerito di Ancona–Osimo, insieme ad altri vescovi delle Marche. Monsignor Nazzareno Marconi, vescovo ospitante, porterà il saluto a tutti gli intervenuti. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, accoglierà i pellegrini all’arrivo nella piazza di Loreto, e insieme al cardinale Stella e all’arcivescovo Fabio Dal Cin, guiderà la Consacrazione alla Madonna e la conclusione del 40° Pellegrinaggio. Anche per questa edizione papa Francesco ha assicurato il suo saluto via telefono prima della partenza.


Martedì 22 maggio 2018

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Macerata, verifiche nella chiesa di San Filippo Neri Completato il ciclo di indagini tecniche approfondite DI ANDREA

MOZZONI

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opo la scossa di terremoto del 30 ottobre 2016 che ha colpito il Centro Italia, la chiesa di San Filippo Neri a Macerata è stata chiusa al culto a seguito dei gravi danni riportati e che hanno interessato, in special modo, la cupola ellittica, dove si è aperta una lesione passante diretta lungo il sesto lungitudinale. La Diocesi di Macerata ha dato mandato, su indicazione dell’Ufficio Sisma, allo studio Da Gai di Roma di intraprendere una campagna di indagini conoscitive sull’area in cui sorge la fabbrica di San Filippo e sulla struttura della stessa chiesa. Tali operazioni saranno propedeutiche alla progettazione dell’intervento di restauro. Il professor Enrico Da Gai, esperto di chiara fama nel restauro di monumenti, ha costituito uno staff tecnico di altissimo livello scientifico, con docenti afferenti in particolare

Le Marche sono state la prima Regione in Italia a legiferare sulla tariffa puntuale della

all’Università di Roma Tre, come l’architetto Carlo Baggio, l’ingegner Silvia Santini e il geologo Massimo Pietrantoni. Oggetto delle indagini sono state il terreno e le murature di fondazione, nonché le strutture in elevato. Inoltre, per l’occasione, è stato inaugurato a Macerata il Laboratorio mobile di Roma Tre, furgone attrezzato per le indagini conoscitive di tipo specialistico. A San Filippo, dal 9 al 27 aprile, sono state poi eseguite indagini georadar, indagini geoelettriche, sondaggi geologici con Spt e attrezzati per prove Down Hole, nonché carotaggi sulle murature di fondazione. Nello specifico i sondaggi eseguiti con Spt riguardano una tipologia di indagine geotecnica messa in atto allo scopo per ricavare e studiare le caratteristiche di un terreno. Questa prova consiste nell’inserire nel terreno un campionatore standardizzato sotto i colpi di un maglio che, battendo a caduta libera sulle aste standard che prolungano il

campionatore, infigge lo stesso attrezzo nel terreno. Allo stesso tempo, la prova Down Hole è una tecnica sismica per la determinazione delle proprietà fisico– meccaniche dei terreni che permette di individuare la velocità di propagazione delle onde sismiche, misurando il tempo che tali onde impiegano nel tragitto tra la sorgente e il ricevitore, così da ricavarne poi i parametri dei terreni attraversati. Infine, sono state inoltre eseguite endoscopie sulle murature in elevato, prove con martinetti piatti e tomografie elettriche. Il cospicuo programma di indagini geognostiche è stato eseguito dalla Progeo Srl di Forlì per le prove geofisiche e dalla Geotecnica Lavori di Perugia per le prove geologiche. Successivamente lo staff tecnico coordinato dal professor Da Gai esaminerà i dati provenienti dalle indagini e produrrà una analisi dello stato di salute del fabbricato indicandone le cause dei dissesti.

spazzatura: il Cosmari si occupa dello smaltimento nei Comuni del Maceratese

Sant’Agostino a Recanati Restaurato il portale della chiesa Sono stati inaugurati il 2 maggio, i lavori di recupero del Portale della Chiesa di Sant’Agostino a Recanati. L’appuntamento si è svolto presso la sala convegni della Fondazione Ircer con gli interventi del sindaco di Recanati Francesco Fiordomo, del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, dell’assessore alle culture Rita Soccio, dei restauratori Maria e Simone Fortuna e dello scultore Marco Cingolani. Il progetto è stato affidato a professionisti del settore ed è stato eseguito sotto la guida della Soprintendenza ai Beni Culturali. L’intervento è consistito nel restauro conservativo degli elementi lapidei, lo smontaggio e rimontaggio dei conci dell’arco (montati al contrario in epoche passate), la ricostruzione di alcuni elementi mancanti nella parte

Rifiuti, ciascuno pagherà solo per quanto produce DI

TIZIANA TIBERI

«V

erso la Tarip: progettare la tariffa puntuale nei comuni della Provincia di Macerata»: è stato il tema dell’incontro voluto dal Cosmari per illustrare lo stato della sperimentazione in atto e il relativo cronoprogramma in attuazione della normativa nazionale e della recente Legge regionale in materia di Tariffa puntuale dei rifiuti. In apertura di seduta il presidente Marco Graziano Ciurlanti ha portato i saluti del CdA (presenti la Vicepresidente Rosalia Calcagnini e il Consigliere Paolo Gattafoni) e ha sottolineato l’impegno di Cosmari in questo settore che rappresenta la naturale evoluzione del porta a porta e del sistema dei sacchetti dotati di microchip. Il direttore generale di Cosmari srl Giuseppe Giampaoli ha ricordato tutti i passaggi che sono stati compiuti proprio in previsione dell’applicazione della tariffa puntuale. La tecnologia alla base del sistema Riciclochip si fonda su una gestione integrata di sistemi che permettono la distribuzione, l’identificazione, il tracciamento Gps, la gestione della tariffa e la gestione delle anomalie. I sacchetti distribuiti sono dotati di Fides Code, un sistema all’avanguardia che impedisce contraffazione e duplicazione del tag e quindi offre la certezza del dato. Per la distribuzione dei kit vengono utilizzati tablet che, grazie al cloud, permettono uno scambio dati giornaliero con il software così da rendere le anagrafiche contribuenti sempre aggiornate. Un’opzione alternativa e da valutare, prevede l’utilizzo di distributori automatici anch’essi controllabili da remoto. I sistemi innovativi di raccolta VT–2 extreme di Teea sgravano l’operatore da qualsiasi azione, rendendolo partecipe e controllore visivo dell’attività di raccolta. L’innovazione prevede, inoltre, l’allineamento automatico delle banche dati comunali con quelle Cosmari grazie alla partnership con E–

lios, Spin Off dell’Università di Camerino, che si occupa di tutti gli aspetti che consentono di interfacciare i programmi comunali e il software di gestione Tarip. Altra sfida di Cosmari è quella dei sistemi Green Point, (foto) veri e propri punti di conferimento “intelligenti” progettati per umido, pannolini/pannoloni e vetro. Basta avvicianre la tessera personalizzata, premere un pulsante e introdurre il rifiuto nel cassonetto idoneo: dunque la tecnologia si mette sempre di più a servizio dell’ambiente per un conferimento di qualità. Presente all’Incontro anche il Consigliere regionale delle Marche

Sandro Bisonni relatore della nuova legge, la prima approvata in Italia, che consente di avviare un processo che passa dalla sperimentazione all’applicazione reale della nuova Tarip, con lo scopo di favorire una maggiore differenziazione e una più equa applicazione della tariffa ai cittadini virtuosi. Infatti, con la tariffazione puntuale, il cittadino avrà la sicurezza di pagare in proporzione alla quantità di rifiuto indifferenziato prodotta, vedendo premiati i propri sforzi per aumentare la raccolta differenziata. Con la tariffa il cittadino è responsabilizzato e vengono promossi comportamenti virtuosi: più si differenzia meno si paga, meno

rifiuti non riciclabili si producono a tutto vantaggio dell’ambiente. L’approvazione della legge è un risultato importante che valorizza il ruolo delle Ata (Assemblee territoriali d’ambito); è stata voluta dalla maggioranza e votata all’unanimità. La legge attua le previsioni contenute nel Piano regionale gestione rifiuti; dà seguito al decreto del Ministero dell’Ambiente del 20 aprile 2017; favorisce azioni finalizzate a politiche e percorsi amministrativi dei Comuni diretti all’implementazione della tariffa puntuale. Il provvedimento è in linea con le direttive europee e perfettamente coerente con il principio “chi inquina paga”.

alta dell’arco, che è stato poi protetto dalle intemperie mediante un’apposita copertina, il riposizionamento (con gli opportuni ancoraggi) sia della tiara di Sant’Agostino che del Dio benedicente, il tutto secondo i dettami e le prescrizioni della Soprintendenza. Il portale, in pietra d’Istria, fu eseguito da Giovanni di Fiandra su disegno di Giuliano da Maiano nel 1485, mentre l’interno fu rifatto sul finire del XVII secolo su disegno di Ferdinando Galli da Bibbiena. Il portale è uno degli elementi più rappresentativi della Chiesa e Convento di Sant’Agostino, costruzione in stile gotico che risale al XIII secolo. (A.M.)

il ricordo

Don Cocilova, fede esuberante unita a una grande generosità hi lo incontrava non rimaneva indifferente. Stiamo parlando di don Francesco Cocilova, parroco emerito della parrocchia del Sacro Cuore di Macerata deceduto lo scorso 7 maggio, intorno alle ore 9, a causa di un incidente stradale presso la frazione Santa Caterina di Montelupone. Già nel look c’era “scritta” la sua personalità: un lungo grembiule che arrivava fino alle caviglie e un paio di sandali che lasciavano scoperti i nudi piedi anche nel periodo invernale; una folta chioma di capelli ormai bianchi che faceva da cornice agli occhi e a un volto che esprimevano una vivida fede. Il sacerdote era nato a Cingoli nella frazione di Colognola il 16 marzo 1939, dove aveva trascorso l’infanzia per poi entrare nel seminario della città dove ha compiuto gli studi della scuola media inferiore. Osimo e Cingoli costituivano in quell’epoca un’unica diocesi sotto la guida di mons. Domenico Brizzi, proveniente dalla laziale Tuscania, e quindi il ginnasio lo compie presso la città dei “senza testa” per poi proseguire gli studi liceali e teologici nel seminario regionale Pio XI di Fano. Il giovane Francesco nei periodi delle vacanze estive non disdegnava di lavorare la terra con i suoi fratelli. Viene consacrato sacerdote il 22 maggio 1965 per le mani del cardinale Fernando Cento. Gli viene assegnato un primo servizio pastorale presso la parrocchia del Sacro Cuore di Macerata dove era parroco don Antonio Repupilli. La sua ansia apostolica lo spinse ad accettare di spostarsi nella diocesi di Ancona, alla parrocchia di Posatora, data la carenza di sacerdoti nel capoluogo regionale, prestandovi servizio per alcuni anni. Successivamente il vescovo di Macerata lo “richiamò” in Diocesi, a Tolentino, dove il sacerdote individuò l’esigenza di una nuova chies,a in un quartiere in formazione, Don Cocilova accompagnata da strutture sociali che rispondessero ai bisogni, come “l’asilo degli anziani”, così definito dal novello parroco. Quì profuse tutte le sue energie (e anche i suoi risparmi personali). Nell’ottobre 2010 don Francesco ritorna alle origini con l’incarico di parroco al Sacro Cuore di Macerata. Invia cospicue somme personali ai nostri sacerdoti missionari in Argentina per aiutarli nella costruzione della Chiesa e delle strutture catechistiche. Quasi come gesto ascetico, tutti i lunedì, sia durante la permanenza a Tolentino, sia a Macerata, tempo permettendo, saliva in bicicletta e percorreva tracciati lunghi, con salite impegnative. Il suo sogno era di contribuire al restauro della chiesa che nell’infanzia lo aveva visto educarsi alla fede nella sua amata Colognola. Luigi Taliani

C

EmmeTv ripercorre la storia calcistica della Maceratese La trasmissione «Protagonisti dello sport» racconta le gesta della squadra biancorossa in attesa del grande rilancio DI

ENRICO SCATTOLINI

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Enrico Scattolini

a mia interpretazione dei “Protagonisti dello sport” è inevitabilmente un “amarcord”; al contrario di quella moderna dei miei più giovani colleghi. La loro opzione è per l’attualità sportiva, anche se in questo momento non particolarmente gratificante nelle nostre contrade. Qualche sera fa, ad esempio, ho seguito con attenzione l’intervista del mio amico Enrico Costantini a Tosoni. Un autentico scoop perché per la prima volta il presidente della Sangiustese ha riferito esplici-

tamente – sia pure con diplomatica prudenza – dei ripetuti contatti fra il suo club e la tifoseria maceratese che sembravano schiudere il sospirato (da parte biancorossa) spiraglio all’imminente trasferimento del calcio “calzaturiero” al desolato Helvia Recina di quest’ultimi tempi. Debbo ammettere, con attenzione non disgiunta da personale curiosità, essendo stato recente bersaglio di critiche per aver osato rendere pubblica la trattativa sui media. Meno adrenalinico, quindi, il rifugio nel passato. Ma soprattutto più rilassante, per gli aneddoti ricordati dagli stessi giocatori nelle puntate dedicate alla famosa Maceratese (Giammarinaro/uno) che per un punto perse la serie B contro il Perugia nel campionato 1966/67, e a quella della rinascita (Giammarinaro/due) con lo spettacolare ritorno fra i professionisti nella stagione 1969/70, dopo l’ingloriosa retrocessio-

ne nel frattempo subita. Stik Attili, ad esempio, ha descritto il suo storico gol con cui la Maceratese vinse a San Benedetto del Tronto (l’altro successo esterno dei biancorossi in Serie C sarebbe giunto solo mezzo secolo dopo con la squadra di Giunti). «Rammentando di essere sceso in campo con il piede destro gonfio di ematomi, però nascosti a Giammarinaro con la complicità del massaggiatore, l’indimenticabile Donati, che riuscì ad applicarmi una fasciatura particolare. Il destino volle che la palla buona mi arrivasse proprio lì. Un dolore tremendo nel decidere di calciarla forte, ma una gioia immensa quando l’ho vista nella rete avversaria». Ancora citato Giammarinaro, ma stavolta nel ruolo attivo di inferocito... persecutore di Alessandrini in una nervosa trasferta a Riccione (Serie D). L’estroso “Pannellì” ha raccontato: «Eravamo nel finale di un

match molto tirato. Io giocavo nella zona di campo vicina alla nostra panchina, a contatto diretto con il mister. Nonostante ciò, mi intestardivo a non seguire i suoi ordini. Lui ha perso la pazienza e ha tentato di scagliarmi contro tutto quello che poteva raccattare nei dintorni. Non trovando nulla, alla fine ha strappato un bottone dal suo cappotto e me l’ha lanciato in faccia. Ho capito che dovevo cambiare gioco». La Maceratese comunque ottenne la promozione con straordinaria facilità.La più importante vittoria nella successiva serie C fu il 2–0 con cui battè il Genoa – che avrebbe poi vinto il campionato – all’Helvia Recina.Il terzino biancorosso Ciappelloni ed il celebre Turone furono protagonisti di una polemica interlocuzione sfuggita agli 8000 spettatori dello stadio. Ma questa è un’altra storia da raccontare alla prossima occasione.


Martedì 22 maggio 2018

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Santità, una chiamata «moderna», rivolta a tutti noi Chiamati a riconoscere e amare la nostra terra, consapevoli però che il nostro cuore ha la sua dimora definitiva in Cielo DI GIANLUCA MERLINI

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a Chiesa? Sistema umano o realtà divina? Corpo di Cristo vivente o semplice aggregato umano? Oggi più che mai e forse come non mai abbiamo bisogno di comunità credenti, di persone in carne e ossa che non si ritirano in sacrestia e che mettono la faccia per fare bene il bene. Abbiamo bisogno di testimoni, ci diceva non tanti decenni fa Paolo VI... e testimoni sono i martiri che hanno messo non solo la faccia ma anche il sangue per realizzare la volontà di Dio, per far vedere una Chiesa che vive e vive concretamente. Ma, ci ricordava proprio

Paolo VI c’è una testimonianza che va spesa nell’ordinarietà delle nostre giornate: «Ecco: un cristiano o un gruppo di cristiani, in seno alla comunità d’uomini nella quale vivono, manifestano capacità di comprensione e di accoglimento, comunione di vita e di destino con gli altri, solidarietà negli sforzi di tutti per tutto ciò che è nobile e buono. Ecco: essi irradiano, inoltre, in maniera molto semplice e spontanea, la fede in alcuni valori che sono al di là dei valori correnti, e la speranza in qualche cosa che non si vede, e che non si oserebbe immaginare. Allora con tale testimonianza senza parole, questi cristiani fanno salire nel cuore di coloro che li vedono vivere, domande irresistibili: perché sono così? Perché vivono in tal modo? Che cosa o chi li ispira? Perché sono in mezzo a noi? Ebbene, una tale testimonianza è già una proclamazione silenziosa, ma molto forte ed efficace della Buona Novella» (Evangelii nuntiandi, 21).

Oggi rischiamo spesso di considerare la Chiesa, corpo vivo di Cristo, come una delle tante istituzioni umane impastoiate da una miriade di “intrallazzi” con la politica e con le questioni “di questo mondo”! Riflettere sul nostro essere popolo; che un popolo ha naturalmente un capo cui spetta condurlo, ci porta a riprendere in mano il cammino di Chiesa non astratto ma concreto, il mio essere Chiesa a casa mia, nel luogo del mio lavoro e nelle situazioni che ognuno di noi vive concretamente. Non apparteniamo a noi stessi, ma siamo cittadini del Cielo: quanti ne sono ancora convinti? Non significa che abbiamo la testa tra le nuvole, ma che il nostro essere Chiesa oggi deve rivelarsi come una presenza viva, efficace, che penetra fin nelle viscere delle realtà terrene: siamo chiamati a riconoscere e amare la nostra terra con la consapevolezza che abbiamo il nostro cuore in Cielo.

Imparare a valutare, conoscere e discernere le realtà di questo mondo basandoci sull’esperienza di Chiesa, sulla esperienza di Cristo va di pari passo col vedere e valutare le cose dal punto di vista della croce. All’orizzonte si affaccia la luce della risurrezione, ma per raggiungerla è necessario attraversare il dolore della morte: la certezza che questa non è la fine di tutto ci aiuta a superare le difficoltà quotidiane illuminando il nostro modo di vedere e soprattutto di essere. Quindi la nostra Chiesa oggi è chiamata a “uscire”: il Papa lo ripete con insistenza… uscire dalle nostre comode scelte e prospettive guardando alla croce come all’unica, vera speranza, con la prospettiva della risurrezione per dare letture nuove delle cose antiche, prospettiva nuova a situazioni che pur continuando apparentemente a ripetersi, sempre simili, poco per volta influenzano e modificano il modo di vivere di tutti… anche della Chiesa!

Papa Paolo VI

Le devozioni popolari trasmettono la fede con segni e parole semplici, che parlano al cuore ma non fanno velo alla profondità del mistero

Rivivono i panini di San Nicola DI

ELISABETTA NARDI

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rima o poi capita a tutti dover fare i conti con la malattia. Oggi, ci viene spontaneo parlare col medico, cercare notizie su Internet, svolgere esami, rivolgerci a specialisti. Non era così al tempo di San Nicola da Tolentino (1245–1305): alle poche armi della medicina si suppliva con la fede, con la quale si chiedeva la salute o la forza spirituale necessaria a affrontare la malattia. Ed è significativo ricordarlo oggi, nella giornata in cui si fa memoria di santa Rita da Cascia, la cui entrata in monastero fu dovuta proprio al santo tolentinate. Accadde che Nicola cadde gravemente malato; il santo agostiniano allora, si abbandonò alla preghiera, fiduciosa, insistente. Gli apparve la Vergine Maria che gli disse: «Chiedi in carità, in nome di mio Figlio, un pane. Quando lo avrai ricevuto, tu lo mangerai dopo averlo intinto nell’acqua, e grazie alla mia intercessione riacquisterai la salute». Fu una “donna di Tolentino”, di cui non conosciamo il nome, a donare al Santo il pane che egli intinse nell’acqua e con il quale ottenne laguarigione. Il gesto di carità compiuto da quella donna è possibile ripeterlo ancora oggi grazie alla tradizione, conservata nei secoli da parte del Terz’Ordine Agostiniano femminile, di preparare i “panini di San Nicola”. Un paio di volte l’anno, nel convento santuario di San Nicola il Terz’Ordine Agostiniano, guidato oggi dalla solerte e simpatica Marta Zazzaretta, si riunisce sotto lo sguardo attento del priore padre Giustino Casciano osa, per impastare e cuocere i panini azzimi che rag-

giungeranno i devoti di San Nicola in tutto il mondo. Così è stato anche lo scorso 30 aprile, coi tavoli della sala da pranzo degli agostiniani ricoperti da lunghissime tovaglie rosse e bianche; l’impastatrice elettrica, segno dell’evoluzione dei tempi, è stata caricata dalla cuoca con farina di grano tipo 00 e acqua, senza aggiunta di lievito, i semplici ingredienti necessari alla produzione dei panini ed è così iniziata una maratona durata quattro giorni. Quest’anno si sono prodotti ben 60 chili di

La secolare devozione si rinnova ogni anno. 60 kg di farina, con l’aggiunta solo di acqua, si sono trasformati in piccoli panini per tutti i devoti del santo tolentinate che ne fanno richiesta

panini che, secondo le previsioni di Marta, dureranno fino a Natale perché, nonostante i danni del terremoto che hanno reso inagibile il santuario e parte del convento, i devoti di San Nicola non hanno dimenticato il loro santo e continuano fervorosi a implorare la sua intercessione e a frequentare con assiduità le celebrazioni presso il tendone–santuario e le feste annuali del Perdono e della ricorrenza della morte del santo, il 10 settembre. Mentre l’impastatrice girava, il padre priore dava inizio ai lavori con una solenne benedizione.

per le richieste Indirizzo e contatti panini di San Nicola possono essere Irichiesti direttamente al Santuario. Basta scrivere, telefonare o inviare un messaggio di posta elettronica a: Basilica San Nicola da Tolentino Convento padri agostiniani 62029 Tolentino (Mc) Tel. 0733.976311 Fax: 0733.948768 E-mail: agostiniani@sannicoladatolentino.it

la preghiera Orazione da recitare prima di intingere i panini nell’acqua Dio onnipotente e misericordioso, con fiducia a te rivolgiamo la nostra preghiera, O interponendo l’intercessione di San Nicola, tuo servo fedele e nostro particolare protettore: soccorri con prontezza e benevolenza quanti invocano forza nella prova e conforto nel dolore. O San Nicola, tu che durante la tua vita hai condiviso le sofferenze dei più bisognosi e ti sei prodigato nel consolare afflitti e malati, vieni in nostro aiuto: presenta al Padre buono e provvidente, la nostra richiesta di guarigione nel corpo e nell’anima, in modo che ci sia donata una nuova occasione di gratitudine per i benefici dispensati in virtù dei meriti infiniti di Gesù Cristo, nostro Salvatore. Amen

Alcune fasi – dall’impasto al confezionamento – della preparazione dei “panini di San Nicola”

Padre Nostro Ave Maria Gloria al Padre

Con l’impasto di farina e acqua si formavano tanti piccoli rotoli da cui una macchina elettrica ricavava sfoglie di circa 20 cm di larghezza per 50 cm di lunghezza e di sei mm di spessore all’incirca, che erano poi adagiate una accanto sopra le tovaglie colorate. Le sfoglie venivano prese delicatamente una a una e pressate meccanicamente per imprimere il sigillo di San Nicola: una composizione verticale, ripetuta tre volte formata da una stella alternata al profilo del santo, che ora non si vede più perché il rullo è danneggiato a causa dell’usura. La pressa delineava anche i contorni del panino. Ogni panino, separato dagli altri, veniva quindi messo dentro una teglia di alluminio, che una volta piena era portata al forno per la cottura. Una volta cotti, i panini venivano raccolti nuovamente sopra le tovaglie, quindi presi uno a uno e infilati in una busta di carta bianca con riprodotto in blu il profilo della Madonna con in braccio Gesù Bambino che dona il panino a San Nicola, il quale tiene in mano un calice, per intingervelo. Sotto l’immagine compare la scritta «Panini benedetti di San Nicola agostiniano 1245–1305 Santuario di San Nicola 62029 Tolentino (Macerata)». Va ricordato che san Nicola stesso, dopo essere guarito miracolosamente dalla terribile malattia, consigliava l’uso dei panini e di ricorrere all’intercessione della Vergine Maria, sia in caso di malattie fisiche che spirituali. La storia riporta che molti sono i miracoli attribuiti all’uso dei panini; tempeste sedate, domati incendi e placate epidemie. Un grande quadro presente all’interno della Basilica nella Cappella delle Sante Braccia, ricorda che nel 1447 il Palazzo dei Dogi a Venezia fu assalito da uno spaventoso incendio che fu domato solo quando vi furono gettati i panini di S. Nicola e fu così che per riconoscenza il Doge fece San Nicola Coprotettore della Repubblica Veneta. A Genova l’Arcivescovo calmò una tempesta che metteva in pericolo la vita di molti marinai e la perdita di numerose imbarcazioni, gettando i panini di San Nicola tra le acque agitate che subito si calmarono. Anche la pala d’altare del presbiterio all’interno del Santuario ricorda un fatto prodigioso accaduto a Cordova, in Spagna di cui sono protagonisti i panini: quando nel 1602 infuriava la peste i padri Agostiniani portarono in processione la statua di San Nicola fino all’ospedale, distribuendo per strada panini benedetti: la statua arrivata davanti al Crocifisso fu vista piegare la testa per baciare i piedi di Gesù e il crocifisso fu visto staccare le braccia dalla croce per abbracciare la statua del santo. La peste scomparve e molte persone furono guarite dopo aver mangiato i panini benedetti.

Via Lauretana, ora gli impegni diventano concreti I 23 Comuni marchigiani coinvolti dal tracciato sottoscrivono l’accordo finanziato dalla Regione DI

ANDREA MOZZONI

S

i avvicina il giorno in cui i pellegrini che da Assisi si incamminano per raggiungere a piedi Loreto scavalcando Colfiorito, potranno mettersi in viaggio senza l’angustia di affrontare lunghi tratti di strada asfaltata, a pochi centimetri da auto e camion, con l’incolumità sempre a repentaglio. Venerdì 4 maggio, infatti, presso la Sala consiliare del Comune di Loreto, è stato sottoscritto l’accordo tra le 23 amministrazioni comunali interessate al progetto per la “Messa in

sicurezza, il recupero e la valorizzazione della cinquecentesca Via Lauretana”, per il quale Regione Marche ha complessivamente stanziato 3,6 milioni di euro. Hanno partecipato alla stipula dell’Associazione Temporanea di Scopo i rappresentanti dei comuni di Loreto (ente capofila), Serravalle del Chienti, Visso, Muccia, Camerino, Valfornace, Pievetorina, Caldarola, Camporotondo di Fiastrone, Serrapetrona, Belforte del Chienti, San Severino Marche, Tolentino, Pollenza, Cessapalombo, San Ginesio, Treia, Appignano, Macerata, Recanati, Montecassiano, Montelupone, Sefro. All’incontro presieduto dal sindaco di Loreto, Paolo Niccoletti, hanno preso parte anche l’assessore al Turismo e alla Cultura della Regione Marche, Moreno Pieroni, il presidente dell’Associazione “Via Lauretana” (e sindaco di Tolentino), Giuseppe Pezzanesi, il direttore del Distretto culturale evoluto “Cammini Lauretani” e delegato dalla Conferenza episcopale

Mmarchigiana, Simone Longhi, il presidente del Tavolo di Concertazione per “Il recupero e la valorizzazione dell’Antica Via Lauretana”, Renato Poletti e, per lo staff tecnico, Giuseppe Ucciero. Tutti gli intervenuti hanno espresso soddisfazione per la decisione della Regione che permetterà l’avvio dei lavori di messa in sicurezza e di valorizzazione del tracciato della Via Lauretana da Colfiorito a Loreto. Si conclude così la lunga ed impegnativa fase preparatoria su cui l’Associazione “Via Lauretana” ha profuso tanti sforzi negli anni, permettendo di proporre a una platea molto più vasta di pellegrini questa antica Via di Fede, un risultato prezioso colto grazie alla convergenza delle realtà religiose e civili, e all’impegno del progetto Distretto Culturale Evoluto “Cammini Lauretani”. Con la stipula dell’Associazione Temporanea di Scopo, i 23 sindaci, tutti aderenti all’Asso-

ciazione presieduta dal sindaco Pezzanesi, hanno avviato una nuova fase dalla quale il territorio, le imprese, i giovani, le comunità civili e religiose, il mondo della cultura si attendono molto sia come occasione di riproposta della spiI sindaci firmatari ritualità lauretana, sia come opportunità per imprimere ai territori interessati una spinta significativa verso uno sviluppo sostenibile e condiviso, specie nell’area del cratere del sisma 2016, alla quale è destinata la quota prevalente del finanziamento (2,5 milioni di euro). Sono previste sia azioni di valorizzazione (denominate “Azione 2”) affidate al Comune di Loreto, che di messa in sicurezza e recupero del tracciato (definita “Azione 1”), affidate al Comune di Tolentino, in veste di rappresentante dell’Associazione “Via Lauretana”.

Avviso ai lettori uesto mese la pagina «le Marche» è presente a causa di uno Qnon spiacevole disguido organizzativo. Tornerà regolarmente a giugno. La redazione si scusa con tutti i lettori.


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Emmaus e Avvenire - Maggio 2008 by EmmausOnline - Issuu