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Emmaus 17 settembre 2019

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EmmeTv Sante Messe da Loreto

www.emmetv.it

lle 7.30, dal lunedì al sabato, su EmmeTv Canale 89 viene traA smessa in diretta la Messa celebra-

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

ta nella Santa Casa. La domenica viene invece trasmessa alle ore 10 la Messa solenne celebrata nella Basilica di Loreto. Oltre agli appuntamenti liturgici, il sabato, dalle ore 12.50 alle 13.05 viene trasmesso “Santa Casa News”, il magazine di notizie su tutto ciò che riguarda la vita del Santuario.

A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567

Martedì, 17 settembre 2019

e-mail: redazione@emmetv.it facebook: emmetvmacerata twitter: emmetvmacerata

MACERATA

Macerata. Ripensare la città coinvolgendo i centri vicini

Da soli non si può più Il vescovo: «Il bene comune da costruire non può essere troppo ristretto: non reggerebbe alla sfida del mondo che si muove intorno a noi» Segue il testo dell’omelia che il vescovo Nazzareno Marconi ha pronunciato nel corso della Santa Messa celebrata il 31 agosto scorso in occasione della festa del Santo patrono. DI

NAZZARENO MARCONI *

N

ell’ultima festa di S. Vito, patrono di Recanati, ho ricordato che «l’omelia per la festa del Santo Patrono di una città non è solo una riflessione spirituale, ma un momento in cui il Vescovo, nella sua responsabilità di Padre e Pastore è chiamato ad offrire una parola di saggezza a tutta la società civile». Questa Santa Messa, celebrata in piazza e guardando verso il centro della Città – davvero una Messa “in uscita” – mi motiva ancora di più in questa scelta. Spero di essere ben compreso: non penso che il Vescovo debba indirizzare le scelte sociali, né tantomeno politiche di una città, ma rispondendo ad una richiesta che Gesù fa nel Vangelo, debba aiutare i credenti e tutti gli uomini di buona volontà a “leggere i segni dei tempi” (Mt 16,3), a riconoscere la realtà in cui viviamo e le sue caratteristiche dominanti. Una città si può guidare seguendo le idee oppure le ideologie. Le idee si fondano su una lettura dei fatti, le ideologie sui desideri, le promesse o peggio le voglie di qualcuno. La scelta cristiana è indubbiamente quella di pensare a partire dai fatti. A tre anni dal terremoto fisico e da vari terremoti sociali ed emotivi che ci hanno colpito, tutti ci rendiamo conto che il mondo attorno a noi, e di conseguenza la Città, sono cambiati e sono tuttora in cambiamento. La città serena, abitata da impiegati con la certezza dello stipendio e la prospettiva di trasmettere il lavoro ai figli, sta sparendo. La riorganizzazione e centralizzazione dei sistemi di governo, sia pubblici che privati, non sembra dare prospettive all’idea di Macerata centro dirigenziale di un territorio, come era nel passato. L’Università è certo una grande risorsa, ma non può dare lavoro a tutta la popolazione, né essere l’unico centro progettuale della Città. Il turismo può dare un aiuto, ma non siamo né Firenze, né Roma ed è bene che non ci illudiamo. La grande distribuzione e il commercio online stanno mettendo in crisi anche la città come centro commerciale del territorio, basti vedere quanti negozi chiudono. Sono situazioni che oltrepassano le possibilità operative di un’Amministrazione. Si può criticare chi amministra, ma è bene allargare lo

sguardo: i nostri problemi non nascono tutti dentro le mura e non si risolveranno se restiamo mentalmente chiusi dentro di esse. La Chiesa è definita da un bell’aggettivo: cattolica. Cattolico significa: universale, che pensa in grande, che progetta inclusivamente, che è aperto alle sinergie, che dialoga per abbattere le separazioni. Per dare un futuro alla nostra città, è necessario un pensiero veramente “cattolico”, non in senso confessionale ma etimologico. Macerata, prima con la testa e poi con i piedi deve uscire dalle mura, deve ripensarsi insieme con le città vicine, non in alternativa. Qualcuno si ricorderà della metafora usata dal Manzoni ne “I Promessi Sposi” quando descrive Renzo che va dall’Azzeccagarbugli, portandogli in dono quattro capponi, che tiene per le zampe e a testa in giù, con le povere bestie – dice l’Autore –: «le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura». Da Civitanova a Camerino c’è un mondo di piccoli borghi e medie cittadine che si salveranno solo se agiranno insieme. Per questo è indispensabile incontrarsi, confrontarsi, leggere insieme la realtà e insieme trovare soluzioni: il “Bene comune” da costruire non può essere troppo ristretto, non reggerebbe alla sfida del grande mondo intorno a noi. Allargando lo sguardo alla realtà sociale dell’Italia, vedo altri fattori che mi sembra saggio considerare. Sono finiti i tempi in cui a una generazione di padri di destra, si con-

l’altra patrona l calendario celebra la Madonna della Misericordia il primo settembre, giorno immediatamente successivo a quello del’altro patrono San Giuliano. La festa come al solito ha visto la coreografica processione delle canestrelle, con le parrocchie cittadine che hanno portato in dono alla Madonna il grano, in segno di gratitudine per i frutti della terra. Nel corso

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trapponeva la generazione giovane a sinistra. Mi sembra passato anche il tempo in cui ai nuovi padri di sinistra, si contrapponevano i nuovi giovani di destra. Si sta ricompattando una sinistra che cerca di tenere insieme un’anima anziana e una più irrequieta realtà giovanile. E lo stesso si muove specularmente a

della Santa Messa conclusiva, il vescovo Marconi, ha ricordato che «il Misericordioso per eccellenza è Dio» e che questo titolo gli è riconosciuto anche da islam ed ebraismo. Ha quindi sottolineato che noi «sappiamo con certezza che Gesù suo Figlio è venuto sulla Terra e si è fatto uomo proprio per rivelarci l’amore misericordioso del Padre» e che «Maria ci mostra l’aspetto materno dell’amore misericordioso di Dio».

destra. Ci attende un tempo in cui la grande tentazione sarà, per tenere unite nelle due case politiche queste anime irrequiete: di rafforzare lo scontro, di compattare le generazioni entro le famiglie ideologiche, demonizzando l’avversario e descrivendolo come “il male assoluto”. Il tempo delle scomuniche reciproche

Tolentino, riaperto il chiostro della basilica di San Nicola

Nei giorni scorsi è stato riaperto a Tolentino il chiostro di San Nicola. Il 10 Settembre 1305 avvenne il pio transito alla vita eterna del santo, patrono delle anime del Purgatorio e degli Agostiniani d’Italia, che con le sue virtù e miracoli illumina il nostro cammino. Il chiostro, riaperto dopo il rovinoso terremoto dell’autunno 2016, è uno spazio splendido di arte, armonia, silenzio. In

esso vi è il pozzo quadrato scavato su indicazione del santo. La riapertura ha suscitato grande gioia e speranza negli abitanti di Tolentino e in tutti i devoti del santo ed ha permesso domenica scorsa per la Festa del perdono di San Nicola di accedere agevolmente al Cappellone per ricevere l’indulgenza plenaria, concessa dal Papa Bonifacio IX nel 1401, e di recente confermata in perpetuo.

DI

GIUSTINO CASCIANO *

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a vita e i miracoli di San Nicola da Tolentino (1245–1305) sono storicamente ben attestati. I celebri affreschi del Cappellone di San Nicola, di Pietro da Rimini e della scuola di Giotto, risalgono appena a 15 anni dopo la morte. Il Processo di canonizzazione fu celebrato dal 7 luglio al 28 settembre 1325. Dello stesso anno è la prima biografia, scritta da Pietro di Monterubbiano, suo coetaneo e confratello. La vita San Nicola da Tolentino nacque nel 1245 a S. Angelo in Pontano (Mc). I suoi genitori Compagnone e Amata lo concepirono a Modugno, nel ritorno dal loro pellegrinaggio a Bari e per grazia ricevuta, al Battesimo, lo chiamarono Nicola. La vocazione religiosa si manifestò chiaramente ascoltando l’agostiniano padre Reginaldo e a 15 anni divenne novizio tra gli Eremitani di Sant’Agostino, ordine fondato per volere del papa Alessandro IV nel 1256. Durante gli anni di formazione Nicola praticò con fervore la Regola di Sant’Agostino. Essa, per attualizzare la vita dei cristiani descritta dagli Atti degli Apostoli (cfr 2,42), pone al centro l’ideale di un cuore solo proteso verso Dio. Compiuti gli studi, Nicola venne ordinato sacerdote nella cattedrale di Cingoli nel 1273 dal vescovo Benvenuto di Osimo. Dopo varie predicazioni in conventi delle Marche, fu inviato a Tolentino dove esercitò il sacerdozio in modo esemplare per 27 anni. Morì il 10 Settembre 1305 in fama di grande santità. Il processo di Canonizzazione elenca 301 miracoli, di cui 26 durante la vita.

Macerata, Messa per la festa di san Giuliano celebrata sul sagrato del duomo

La festa per la Mater Misericordiae

San Nicola. Tolentino: i giorni della festa

e dello scontro anche armato, lo abbiamo già vissuto e non ha prodotto niente di buono. Questo stile di guerra perenne contro l’altra parte non è un pensiero buono, non è cattolico, non è universale, non pensa in grande, non progetta inclusivamente, non opera in sinergia con molti, non dialoga per abbattere le separazioni. Un’Italia tanto divisa anche all’interno di schieramenti ed alleanze, dentro un mondo sempre più grande e potente, rischia di fare la fine dei capponi di Renzo! Vorrei consegnare a san Giuliano e alle menti e ai cuori degli uomini di buona volontà, questi miei pensieri, nati dall’amore per questa Città e per tutta la nostra Diocesi, senza giudizi e senza condanne. Il Vescovo, come ho detto altre volte, non si schiera! Non per tatticismo o per altri interessi, ma per la profonda convinzione che un pensiero e una conseguente azione che nascono sentendosi in guerra contro un nemico, non sono cattolici. Non credo che la storia proceda verso il bene attraverso la rivoluzione, ma come ci insegna la natura: sempre attraverso l’evoluzione. Chi vuol impegnarsi per tutto questo troverà il mio incoraggiamento e sostegno. Che san Giuliano ci aiuti e ci benedica. * vescovo

La carità verso le anime del Purgatorio A seguito delle apparizioni dell’anima del defunto frate agostiniano Pellegrino da Osimo e dell’anima del cugino Gentile e di una folla di anime purganti che riempivano la valle di Valmanente (Pu), imploranti aiuto, san Nicola è stato proclamato dal papa Leone XIII patrono delle anime del Purgatorio. Ogni giorno nella Basilica di Tolentino viene celebrata la santa Messa per tutti gli iscritti alla Pia Unione Primaria di S. Nicola da Tolentino. La carità verso malati, poveri, peccatori Dedicava molte ore al confessionale. Erano molto frequenti le sue visite ai malati e ai poveri di Tolentino. Lui stesso, gravemente malato, venne guarito da un’apparizione della Vergine Maria, che gli prescrisse di inSan Nicola (affresco) tingere un pezzetto di pane nell’acqua. L’uso dei panini benedetti di San Nicola, come sacramentale, è tuttora molto diffuso e nella quarta Domenica di Quaresima viene celebrata la festa del pane di San Nicola. Una santità ricca di umanità La santità di Nicola, vera, altissima, è fatta di semplicità, di bontà, di affabilità. Il Compendio del processo di canonizzazione fa questa sintesi: «Nicola era pudico, casto, modesto, riservato, sereno, generoso, tranquillo, alieno da invidia, nemico degli scandali, per nulla ambizioso, né stravagante; era morigerato, giusto, saggio, prudente, discreto… Dotato di buon senso, era fedele, umile, cortese». Questo gigante della santità cristiana è raffigurato di solito con il giglio per la sua illibata castità, con il libro della Parola di Dio, con una stella o un sole come segno della luce che emana dalla santità. * agostiniano priore della comunità di San Nicola

Che madri sono quelle che lasciano partire così i figli? La sconvolgente presenza sui barconi di tanti bambini scava al fondo della nostra umanità DI

GIANCARLO CARTECHINI

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notte, il mare è mosso. Voci concitate si confondono con il pianto dei bambini. Una motovedetta della Guardia Costiera affianca la nave Mare Jonio. A bordo della nave ci sono alcune persone tratte in salvo, il giorno prima, da un gommone alla deriva intercettato al largo della Libia. Provengono da diversi Paesi africani: 30 sono minori, 22 hanno me-

no di dieci anni, 7 donne sono in stato di gravidanza. Benché le condizioni atmosferiche siano avverse, alla nave della Ong, considerata “non inoffensiva”, è stato vietato l’ingresso nelle acque territoriali italiane. Proprio così. Per “motivi di sicurezza nazionale” la nave deve restare al largo e i bambini, per i quali comunque è arrivata l’autorizzazione allo sbarco, dovranno essere trasferiti sulla unità navale della Guardia Costiera che li trasferirà a Lampedusa. I piccoli naufraghi passano di mano in mano, di notte, in alto mare, sopra le teste dei volontari. Le braccia che li affidano ai soccorritori sono alzate come quelle di un sacerdote nel momento della elevazione del pane. L’immagine della bambina seminuda e smarrita, che guarda verso l’obiettivo mentre è so-

spesa a mezz’aria, resta una delle testimonianze più significative della disumanità nella quale siamo precipitati. E forse, più ancora dell’immagine, colpiscono le parole incoscienti che a partire da questo avvenimento sono state pronunciate. «Le Ong usano donne e bambini come scudi umani»: ha affermato proprio così, in un tweet da Paese in guerra, il leader di uno dei maggiori partiti italiani. Si è diffusa, nel Web, una domanda retorica che acceca gli animi e nega ogni pietà: «Ma che madri sono quelle che mettono a repentaglio la vita dei loro figli? In fondo se la sono voluta, perché dovremmo prestare loro aiuto?». Eppure sarebbe facile ritorcere questa domanda contro i suoi stessi autori, prendendo in prestito la terribile accusa lanciata da Pier Paolo Pa-

solini nella sua “Ballata delle Madri”: «Mi domando che madri avete avuto… Madri feroci, che vi hanno detto: sopravvivete! Pensate a voi! Non provate rispetto o pietà per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi…». Già, che madri abbiamo avuto? E che genitori siamo, noi? Che idea di mondo stiamo consegnando ai nostri figli? Il sociologo Richard Sennett ha scritto che le società occidentali sono divenute società fortemente tribali: la solidarietà per chi considero mio simile si associa con l’aggressività nei confronti del diverso da me. L’ignoranza genera paura, la paura una chiusura disumana. Il fenomeno migratorio è di una complessità straordinaria, ed è indispensabile tentare di conoscerne le cause. Forse sarebbe sufficiente ascoltare le parole di Khalif,

nove anni, uno dei bambini salvati dalla nave Mare Jonio che ha intrapreso – da solo! – il viaggio verso l’Europa: «Non ho nessuno che mi aspetta. Ma è sempre meglio che da noi. SaPiccola migrante su una nave della Guardia costiera rei finito a fare il soldato. Mia mamma dice che non è giusto duto. Perché una tartaruga è anche la uccidere». Eccolo tornare, il tema delprotagonista di una poesia di Alda Mele madri che lasciano partire i loro picrini dedicata a Lampedusa, isola la cui coli, in un contesto che resta per noi forma ricorda un carapace: «Così, fiincomprensibile. gli miei, una volta vi hanno buttato Il politologo Robert Putnam ha parnell’acqua, e voi vi siete aggrappati al lato di “effetto tartaruga” per signifimio guscio, e io vi ho portati in salvo, care il rinchiudersi nel proprio guscio perché questa testuggine marina è la da parte delle persone che rifuggono terra che vi salva». dalla diversità. Però non tutto è per-


Martedì 17 settembre 2019

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Symbola: rischio ricostruzione senza più comunità Per il segretario della Fondazione Renzi e il curatore del rapporto Capponi per finire entro 10 anni è necessario semplificare norme e procedure DI

TIZIANA TIBERI

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icostruzione: quando? come? La Fondazione Symbola, a tre anni dal sisma che ha colpito il centro Italia e in particolare le Marche, ha presentato un rapporto sullo stato della ricostruzione, che «con questi ritmi rischia di slittare al 2044– 2049». Il dossier, presentato dal segretario generale della Fondazione Fabio Renzi e dal curatore Franco Capponi, propone un’analisi critica delle difficoltà e dei ritardi accumulati in questi anni e propo-

Fabio Renzi e Franco Capponi

ste per avviare finalmente la rinascita di comunità e territori. «Finora emerge una fotografia sfocata – dice Capponi – che non dà certezza sulla ricostruzione. Bisogna semplificare e trovare soluzioni più efficaci. Ad esempio con Symbola abbiamo sollecitato la preparazione degli articoli del Dl 55 che ha consentito di superare la questione della difformità edilizia, peròabbiamo impiegato un anno per convincere che era l’unica cosa da fare. I numeri delle pratiche approvate sono ancora bassissimi; con questi tempi impiegheremo trenta anni per la ricostruzione. Nel nostro report proponiamo a Comuni e Regione l’obiettivo di una ricostruzione entro dieci anni e allora anche la psicologia delle persone dei territori colpiti, tra cui molti anziani, cambierebbe. Tra le proposte: innanzitutto effetture controlli ex post e non ex ante come ora». Al pari del Giro d’Italia o del Tour de France, tutti i ciclisti vanno alla punzonatura e partono. Poi all’arrivo

si fanno dei controlli a campione e chi non risulta in regola viene punito e sanzionato. Altra proposta è la creazione di “uffici speciali associati” che superino la dimensione comunale, con responsabili altamente qualificati. Altra cosa che semplificherebbe: una modifica operativa del sismabonus. «Abbiamo ipotizzato un ampliamento a 200mila euro del plafond di lavori, che oggi arriva a 96mila e una modifica della percentuale di contributo portandola al 100% qualora ci sia l’“adeguamento” sismico, o al 90% qualora ci sia solo un “miglioramento”. Questa operazione sgraverebbe – sottolinea Capponi – l’ufficio speciale della ricostruzione di quasi la metà delle pratiche che quindi potrebbero avere un iter molto semplificato». «Abbiamo ritenuto utile questo report per capire lo stato dell’arte e le criticità – ha evidenziato il segretario generale della Fondazione Symbola Fabio Renzi. Noi temiamo che i dati così miseri delle do-

mande di ricostruzione nascondano non solo una difficoltà oggettiva ma anche un’alta probabilità che molta gente, anche perché anziana, non farà domanda. Quindi c’è un forte rischio di “evaporazione” delle comunità e dei territori che sarebbe gravissimo. Abbiamo progetti interessanti che parlano dell’Appenino del terzo millennio, come la ricerca fatta dalle quattro università delle Marche per conto il consiglio regionale su “I nuovi sentieri di sviluppo dell’Appennino marchigiano” e “Il patto della rinascita” stilato dalla Giunta regionale delle Marche, ma tutto questo non è credibile se non c’è la ricostruzione. «Bisogna partire prima che sia troppo tardi, perché – conclude Renzi – con questi ritmi nel 2044 nel cratere non ci sarà più nessuno e il rischio è di fare una ricostruzione per un grande “The Truman Show” ambientale, naturalistico, un luogo di svago, ma con territori orfani di comunità».

Marconi: «La Cina e Taiwan sono tra le sfide più complesse per la missione della Chiesa e anche per la nostra diocesi, profondamente coinvolta per vicende storiche e relazioni intrattenute»

Alla scuola di padre Matteo Ricci Nel mese di agosto il vescovo Marconi ha visitato i luoghi di Cina e Taiwan dove sono presenti missionari maceratesi. Segue uno stralcio del suo diario che può essere letto integralmente su www.emmetv.it a visita pastorale per incontrare i nostri missionari, dopo Argentina e Irlanda è approdata in Cina, sulle orme di padre Matteo Ricci. La compagnia è sempre quella del vicario generale don Andrea Leonesi. A Pechino tutto è gigantesco: attorno alla città ci sono 6 raccordi anulari (il settimo è in costruzione), tutti pieni di auto. Non si vede nulla che ricordi Dio, in compenso su tanti palazzi campeggia la scritta: “Bank of…”. È domenica, ma siamo costretti a celebrare la Messa nella camera d’albergo. Siamo poi andati alla tomba di padre Matteo Ricci, nel giardino di quello che fu un seminario dei padri Vincenziani, ma ora ospita un centro di formazione dei quadri amministrativi del partito comunista. In questo cimitero padre Matteo è attorniato dalle tombe di altri missionari europei, per lo più gesuiti e francescani e c’è anche una zona dove all’inizio del ’900 furono tumulati in grandi fosse comuni più di duemila martiri delle persecuzioni anticattoliche: un santuario a cielo aperto.

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Storie di fede e di carità Quasi clandestinamente abbiamo incontrato in un centro commerciale cristiani di una diocesi con cui collaboriamo da anni ma che non è ancora riconosciuta ufficialmente. Ci raccontano la fatica di una situazione che «fa due passi avanti e uno indietro». Le loro belle storie di fede e di carità non possono ancora essere riferite. A fianco della vecchia cattedrale, chiusa per restauri, c’è un piccolo ambulatorio tenuto da suore e aperto ai poveri. La fede, rafforzata da una carità semplice e disinteressata, può ancora vincere il mondo. Siamo andati a visitare il Tempio del Signore del cielo, l’essere spirituale supremo venerato nella Cina imperiale fino agli inizi del XX secolo. Padre Matteo Ricci lesse in questa devozione una preparazione provvidenziale all’annuncio di Dio, Padre del Cielo, rivelato da Gesù.

Nel segno di Matteo Ricci Per la Grande muraglia, circa 90 km a nord del centro storico di Pechino, quasi non si lascia la città, che è vasta più di una volta e mezzo le Marche e conta circa 27 milioni di abitanti! Oggi sulla Grande muraglia si ascoltano tutte le lingue del mondo: nata per dividere è ora luogo di incontro e comunione. Di ritorno visitiamo la nuova cattedrale di Pechino, da poco restaurata anche con il contributo statale: in una grande vetrata c’è l’immagine di padre Matteo Ricci, che i cristiani qui già considerano santo. In mattinata visitiamo l’antichissimo osservatorio astronomico di Pechino con cui collaborarono i nostri antichi missionari. Si conferma la bontà dell’evangelizzazione proposta da padre Matteo a partire dalla cultura e dalla vita buona del Vangelo. Uno stile attualizzato nella nostra diocesi dal Centro studi Padre Matteo Ricci, che collabora con Unimc, la Cattolica di Milano, l’Università Normale di Pechino, ed è punto di incontro dove gli studenti cinesi trovano dei sacerdoti che parlano la loro lingua. Grazie al Centro, la nostra diocesi ospita due seminaristi cinesi che si formano ad Ancona. L’arrivo a Taiwan Arrivati a Taiwan alle 24 di giovedì, il venerdì è stato dedicato ai nostri preti che vivono qui e in Cina continentale. Nella logica della Visita pastorale tutto è cominciato con una bella celebrazione eucaristica, cui è seguito un momento di confronto, condividendo gioie e difficoltà. Abbiamo sperimentato il valore di sentirsi parte di una Chiesa diocesana e universale, che offre il Vangelo al mondo senza vanto o superbia. Dopo un pranzo molto maceratese, a base di vincisgrassi e porchetta, il pomeriggio è trascorso in colloqui personali. È una bella storia di fede scritta con fatica e passione in questi luoghi così lontani. A Taiwan i nostri sacerdoti dirigono due parrocchie. Ho incontrato il vescovo Bosco Lin, che ha studiato in Italia e conosce Macerata. Nella parrocchia gemellata con noi da oltre 18 anni, molto viva e attiva, la chiesa è anche santuario dedicato a Maria Assunta; c’è

il testimone

Monsignor Renzo Fratini, una vita da nunzio del Papa ientrato dalla Spagna dove ha trascorso i suoi ultimi 10 anni e reduce dalla R festa per i 50 anni dall’ordinazione presbi-

Il vescovo, al centro, sulla tomba di Matteo Ricci con don Francisco, don Natale, don Giovanni Battista

una comunità di suore di Madre Teresa che assistono degli anziani e visitano tantissimi poveri e malati. Qui vivono anche delle famiglie del Cammino neocatecumenale. Ho trovato molta somiglianza spirituale con la missione in Argentina. Mi piacerebbe che alcuni nostri giovani svolgessero qui un’esperienza di servizio missionario, confrontandosi con un mondo concentrato solo sul denaro e sul successo. Sulla frontiera del denaro È domenica e abbiamo celebrato la Messa nella chiesetta di don Emanuele, in una zona a nord della città dove l’evangelizzazione è particolarmente difficile. La ricerca del denaro e del successo è così spasmodica che per Dio non sembra esserci posto. Bambini e giovani hanno sguardi fissi sui cellulari e volti cupi. Molta tristezza dipende dal sistema educativo. Ragazzi e giovani studiano anche 12 ore al giorno. Tanti durante le superiori addirittura vivono a scuola. Non c’è sport, gioco o vita sociale fuori dal gruppo scolastico di maschi o femmine, sempre separati. Questo allevamento da “polli in batteria” non sembra produrre dei geni, ma solo alunni che sanno a memoria tante cose. Sono tanti i suicidi di adolescenti. Al confronto, la scuola italiana, con tutti i suoi difetti, è ancora un mondo umano! Que-

sto sistema fa una concorrenza spietata alla pastorale giovanile della Chiesa: non è facile far capire ai genitori che il successo non è tutto. La Loreto di Taiwan L’ultimo giorno andiamo da Tainan a Taipei con il treno che viaggia oltre i 300 km/h. Giungiamo a un piccolo santuario: dei fedeli hanno costruito con tantissimo amore una copia perfetta dell’interno della Santa Casa, che permette alla gente umile di compiere un pellegrinaggio simbolico alla casa di Maria. È una devozione in crescita costante, rafforzata anche dalla pratica dei pellegrinaggi a piedi. Va rafforzato il legame tra la nostra terra lauretana e questa “Loreto di Taiwan” . Abbiamo pranzato con la Direttrice della Biblioteca nazionale – dove una sezione è dedicata a Matteo Ricci – e il sottosegretario del Ministero degli Esteri. C’è il desiderio di rafforzare i rapporti di collaborazione culturale con Macerata. Molto interessante anche l’incontro con il Vicepresidente della Repubblica, che conosce e apprezza la presenza da 18 anni della nostra diocesi a Tainan. Su questa prospettiva si chiude il diario dalla Cina di questi 10 giorni, ma si apre il cammino del prossimo futuro. Nazzareno Marconi, vescovo

terale, abbiamo incontrato l’arcivescovo Renzo Fratini, che si è presentato così: «Sono nato a Urbisaglia il 25 di aprile 1944. Vivevo in campagna, in contrada Entogge. Per andare in chiesa dovevo fare 40 minuti a piedi. A undici anni sono entrato al seminario di Tolentino, poi sono passato a quello di Macerata fino alla terza liceo. Successivamente fui inviato al Seminario Romano Maggiore, dove ho fatto il corso di teologia. Sono stato ordinato sacerdote il 6 settembre 1969». Lei è stato il primo sacerdote consacrato dal vescovo Ersilio Tonini, che era entrato in diocesi il 28 giugno 1969. Quali ricordi? Mi sento come un primogenito. Del vescovo Tonini ricordo e conservo ancora l’omelia dell’ordinazione, quando a Santa Croce, con me, don Renato Buccolini divenne diacono e tu, don Luigi, suddiacono. Quale percorso dopo l’ordinazione? Sono stato alla parrocchia della Pace per un breve periodo, poi a Santa Croce per circa un anno. Ho insegnato religione nella scuola media Dante Alighieri. Poi il Vescovo mi hainviato all’accademia ecclesiastiMons. Fratini ca di Roma. Dal 1970 al 1974 ho frequentato l’Università lateranense. Conseguita la laurea in Diritto canonico, mi hanno inviato alla nunziatura in Giappone, per 3 anni. Poi sono stato 2 anni in Nigeria, 3 in Etiopia, 2 ad Atene. Dalla Grecia sono stato destinato in Ecuador, dove sono rimasto fino al 1986. In seguito ho fatto servizio a Gerusalemme nel momento difficile della prima Intifada, quindi a Parigi, fino al 1993. Sono stato nominato da Papa Giovanni Paolo II Pro–Nunzio apostolico in Pakistan e consacrato vescovo a Macerata il 2 ottobre 1993 dal cardinal Sodano. In Pakistan ho trascorso 4 anni; sono quindi passato in Indonesia fino al 2004, poi di nuovo in Nigeria e dal 2009 sono stato trasferito a Madrid dove sono rimasto per 10 anni. Ora, a 75 anni, sono in pensione. Com’è cambiata la Chiesa nel mondo in questo mezzo secolo? La Chiesa si è in qualche modo internazionalizzata, diventando più “cattolica”: ad esempio in Indonesia, i vescovi sono locali eccetto un italiano. L’Africa rappresenta la Chiesa giovane, i seminari più grandi di tutta la Chiesa sono in Nigeria, quello di Enugu conta 1.200 seminaristi e questo ci fa sperare... Una Chiesa giovane non può che aprirci a un futuro carico di attese positive. Luigi Taliani

A Porto Recanati il via all’anno della Visita pastorale Il logo della Visita pastorale

Il 22 settembre l’incontro con una riflessione del vescovo, la solenne processione e l’Eucaristia che verrà celebrata all’Arena Gigli

DI

GIANLUCA MERLINI

S

iamo di nuovo allo start, pronti per la partenza: il 22 settembre prende ufficialmente avvio il nuovo anno pastorale che sarà tutto dedicato alla Visita pastorale del vescovo in Diocesi. Infatti dopo aver visitato i sacerdoti più lontani in Argentina, Irlanda, Taiwan e Cina ora il nostro Pastore si appresta a avisitare le nostre comunità, le nostre realtà locali. Ripartire insieme al nostro pastore e ai nostri sacerdoti è ritornare all’inizio della storia della Chiesa. In Atti degli Apostoli ci viene ricordata l’importanza dello stare insieme, del pregare, dell’ascolto della

Parola e della condivisione fraterna. Questi sono i tratti che anche quest’anno caratterizzeranno l’apertura dell’Anno Pastorale. Il ritrovo sarà a Porto Recanati, che per la prima volta accoglierà questo evento; ascolteremo la Parola del nostro Vescovo, che ci offrirà una meditazione biblica sul senso della Visita pastorale diocesana, e pregheremo insieme con lui: è il Signore, Buon Pastore che va a visitare il suo popolo. Proprio l’immagine del Buon Pastore, tratto dal Sarcofago di San Catervo di Tolentino, è stata scelta come la figura che campeggerà su tutte le nostre chiese a ricordarci che è proprio il Signore che sta

visitando il nostro territorio, sollecitandoci a pregare gli uni per gli altri. L’appuntamento di Porto Recanati avrà come segno il ritrovarsi in un luogo pubblico, aperto, l’oratorio cittadino e l’Arena Beniamino Gigli, per testimoniare insieme, pubblicamente la nostra fede e annunciare Cristo Risorto. Sarebbe bello ogni anno ritrovarci pellegrini nelle piazze dei centri della nostra Diocesi per vivere insieme il momento significativo della partenza dell’anno ecclesiale. Momento che non deve vedere la Chiesa ripiegata su di sé, a piangere per le cose che non vanno, ma la deve inviare a tutte le

periferie, per annunciare nuovamente e in modo nuovo la presenza viva di Gesù. Anche il logo che è stato pensato dal Vescovo per la Visita pastorale è molto significativo: la barca con i colori del mare e delle colline ricorda che la nostra Diocesi è distesa in un territorio che va dal mare ai monti ma resta comunque e sempre un’unica Chiesa locale che cammina insieme seguendo il suo Pastore. Sulla vela della barca si staglia il simbolo di Cristo perché è Lui, sempre e solo Lui che guida la Sua Chiesa tra i marosi di questo tempo e in cima all’albero c’è la croce, unico vanto dei cristiani (cfr Gal 6,14).

L’Anno Pastorale sarà importante per tutte le nostre comunità ecclesiali per fare il punto della situazione, tirare qualche somma, correggere qualche tiro, ma soprattutto per riscoprire il valore della nostra consacrazione battesimale e del nutrimento necessario che ci è offerto dalla Parola di Dio e dai Sacramenti: strumenti di grazia che ci permettono di annunciare nuovamente il Kerygma di Gesù Signore. Con gioia allora partecipiamo a questo momento ecclesiale che segna l’unità e la sinodalità di cui tanto parliamo e che tanto facciamo fatica tutti a vivere e testimoniare.


Martedì 17 settembre 2019

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Azione cattolica: immagini della solidarietà in mostra con «Ascolta: scatta l’accoglienza» DI FEDERICO

CANULLO

L’

assassinio orribile di Pamela Mastropietro e la delirante ritorsione di Luca Traini hanno portato Macerata alla ribalta della cronaca non solo nazionale, diffondendo l’immagine di una comunità egoisticamente chiusa e fondamentalmente razzista e violenta. La Presidenza diocesana dell’Azione Cattolica, consapevole dell’urgenza, da un lato, di far sentire una voce dissonante rispetto a una fuorviante narrazione mediatica e, dall’altro, di avviare un percorso di rimarginazione delle ferite inferte al tessuto sociale, si è interrogata su come recuperare e valorizzare le tante ricchezze, in termini di solidarietà ed accoglienza, di una città che ha come patrono San

Giuliano, il santo “ospitaliere”. Nell’autunno dello scorso anno si è svolta una visita guidata ai luoghi della città in cui storicamente si pratica l’ospitalità, finendo al centro di accoglienza della Caritas, impegnato nell’assistenza a migranti e richiedenti asilo, grazie all’opera di operatori e volontari, giovani e adulti. Nella primavera di quest’anno, in vista delle elezioni, si è ragionato di Europa col giornalista Gianni Borsa, inviato del Sir – l’agenzia di stampa della Cei – a Buxelles, che, senza nascondere le criticità, ha sottolineato il valore dell’adesione del nostro Paese all’Unione e fornendo così un bagaglio di conoscenze utili all’esercizio consapevole del proprio diritto di voto. Per la festa del patrono della città, il

31 agosto, si è infine lanciato un Concorso fotografico, aperto a tutti, dal titolo “Ascolta: scatta l’Accoglienza”; l’intenzione era di stimolare la città a riaprire gli occhi, liberandoli dai veli del pregiudizio e dei luoghi comuni, su una realtà di solidarietà e accoglienza magari poco “rumorosa” ma indubbiamente fertile ed ampiamente diffusa. Grazie al prezioso aiuto del fotografo professionista Claudio Colotti, da sempre impegnato nella cosiddetta fotografia sociale, si sono pertanto raccolte oltre 60 opere proposte da 17 concorrenti di ogni età, valutate da una qualificata commissione, con le quali si è poi organizzata, con il patrocinio del Comune, dal 29 agosto al 1 settembre, una mostra pubblica nei locali dei Magazzini U.T.O., in centro storico.

Biblioteca Benedettucci di Recanati, ripartono le attività Mostra ai magazzini UTO, Macerata

La premiazione dei vincitori del concorso, che si è svolta giovedì 29 agosto con la partecipazione del vescovo Nazzareno Marconi e dell’assessore e vicesindaco Stefania Monteverde, ha visto una folta presenza di pubblico, segno evidente del forte bisogno della città di riaffermare la propria vocazione solidale e accogliente, e la voglia di riprendere un condiviso percorso di costruzione di una comunità autenticamente generativa.

L’incremento dei numeri a Loreto sollecita l’impegno a offrire percorsi sicuri e accoglienza in stile evangelico. Una realtà che è un’opportunità spirituale per le parrocchie attraversate

“Recanati e Restauro” è il progetto avviato all’inizio dell’estate per la tutela, la conservazione e il restauro del patrimonio librario e archivistico della Biblioteca Benedettucci di Recanati, proprietà della Diocesi di Macerata in convenzione con il Comune di Recanati. Il vescovo Marconi ha ricordato l’eccezionalità dal punto di vista della memoria libraria del nostro territorio; Donatella Fioretti, già docente dell’Università di Macerata, ne ha evidenziato l’importanza: con i suoi circa 46mila libri è un tesoro che «consente di andare a un livello profondo dove sono radicati i costumi, la mentalità, le abitudini soprattutto della realtà locale che

Sempre più pellegrini verso la Santa Casa DI

l’anniversario

«Io, sacerdote dal 1969» Cinquant’anni di volti e amicizie n occasione della mia consacrazione sacerdotale, avvenuta cinquant’anni fa il 27 settembre 1969 Ia Villa Torre di Cingoli per mano del vescovo Ersilio

DANIELE ALIMENTI

C

on la fine dell’estate, anche per la Via Lauretana è tempo di bilanci. Si veniva dall’anno scorso quando centinaia di giovani provenienti da varie parti d’Italia (di cui 300 solo dalle diocesi delle Marche Sud), in preparazione al Sinodo dei Giovani, hanno percorso quest’antica via per poi ritrovarsi tutti a Roma dal Santo Padre. Il 2019 invece si sta caratterizzando come anno di “ordinaria amministrazione”, ma l’eterogeneità delle esperienze fa capire quanto la Via Lauretana si stia ri–scoprendo come via di pellegrinaggio, nonostante allo stato attuale ci sia ancora molto da fare in termini di messa in sicurezza del tracciato, che consenta di camminare in tranquillità, che di ospitalità (richiesta principalmente quella “povera” di ostelli o ospitali). Questo lo si percepisce stando in contatto con vari luoghi di ospitalità (ad esempio le suore Clarisse di Camerino presso le quali ogni giorno alle 18.30 si celebrano i Vespri con il rito di accoglienza dei pellegrini, durante il quale viene fatta la lavanda dei piedi) e uffici informazioni (ad esempio quello dell’Abbadia di Fiastra, dove peraltro, comportando una deviazione di qualche chilometro, non transitano tutti i pellegrini che si muovono da Tolentino a Macerata). I numeri non sono l’elemento decisivo – ciò che si ha a cuore soprattutto è il sostegno a ogni singolo pellegrino affinché la Via Lauretana possa rappresentare un’esperienza di fede e di incontro – però ci possono aiutare a comprendere le prospettive. Ad esempio nel 2018 l’App per smartphone (uno strumento che comporta un interesse diretto di chi la scarica, rispetto al sito Internet dove magari uno può capitare per caso) è stata scaricata 736 volte. Nel 2019, fino al 10 settembre, i download sono stati 654. Prima facevo riferimento soprattutto a esperienze… ricordo per esempio in aprile 13 pellegrini da Angolo Terme (Bs) che sono giunti in bicicletta fino a Loreto, oppure i più di 30 scout che, provenienti da Taranto, in agosto hanno percorso un tratto del cammino per poi svolgere dei servizi pastorali presso il Santuario di Loreto, o anche un gruppo di parrocchiani di San Casciano in

La famiglia Raimondo, in pellegrinaggio sulla Via Lauretana

Val di Pesa (Fi) che transitando lungo le nostre terre colpite dal terremoto hanno raccolto intenzioni di preghiera da chi li aveva accolti per presentarle alla Vergine Lauretana una volta giunti alla Santa Casa. Significative sono state anche le esperienze della “Compagnia di Santiago e del Beato Enrico” da Castelfranco Veneto, di un gruppo di sacerdoti di Agrigento e di una coppia di Udine che ha festeggiato in cammino i 25 anni di matrimonio. In ultimo, la bella esperienza dei coniugi Raimondo, provenienti dalla Valle d’Aosta, che con i loro 3 figli (Matteo il più piccolo di 9 anni!) hanno percorso la Via e sono intenzionati a proporre questa esperienza ad altre famiglie dell’Associazione Albero di Zaccheo, di cui fanno parte. Insomma anche quest’anno l’impegno dello staff dei Cammini Lauretani non è mancato! E già ci stiamo preparando al Giubileo Lauretano, concesso di recente da Papa Francesco, che si svolgerà dall’8 dicembre 2019 al 10 dicembre 2020. Che dire… buon cammino a tutti!

da sapere

Cos’è la Via Lauretana conosciuto come “Via Lauretana” il percorso che nei secoli passati conÈ giungeva Roma alla città di Maria; coincideva con la Via Flaminia fino a Foligno, deviando quindi verso Colfiorito, Macerata e la costa adriatica. Negli anni più recenti si è andato sempre più affermando il tragitto che congiunge la città di Francesco, Assisi, con Loreto. L’aumento dei pellegrini, in atto da anni, ha fatto crescere anche l’attenzione per i problemi della sicurezza, che riguardano soprattutto il tratto marchigiano, specie in prossimità di Macerata, per i quali sono in progetto numerosi interventi. Il percorso è stato indicativamente suddiviso in 7 tappe, che ciascun pellegrino o gruppo può adattare alle proprie esigenze, tenendo peraltro presente che

non compare nei manuali di storia». Le attività già avviate comprendono seminari per i professionisti del settore e attività di insegnamento e formazione per biblioteche, archivi, musei e scuole pubbliche locali. Ne parleremo più diffusamente, in una prossima occasione, con Giovanni Pagani, restauratore a Roma e direttore di “Recanati e Restauro” che ha organizzato i corsi. Giuseppe Luppino

nelle zone interne, pesantemente colpite dal terremoto del 2016, è bene assicurarsi in anticipo della disponibilità dell’accoglienza. Di grande utilità può essere la App “Cammini lauretani” scaricabile sia per iOS che per Android nei rispettivi store. Le tappe suggerite 1° Tappa: Assisi – Spello (13 km) 2° Tappa: Spello – Colfiorito (28 km) 3° Tappa: Colfiorito – Muccia (18 km) 4° Tappa: Muccia – Camerino – Belforte del Chienti (Nord – 30 km) | Muccia – Polverina – Belforte del Chienti (Sud – 29 km) 5° Tappa: Belforte del Chienti – Tolentino (9 km) 6° Tappa: Tolentino – Macerata (33 km) 7° Tappa: Macerata – Montecassiano – Recanati – Loreto (Ovest – 31 km) | Macerata – Montelupone – Recanati – Loreto (Est – 34 km)

Tonini, sul ricordino della prima Messa, oltre al motto «Al servizio del Regno di Dio», feci stampare il volto di un Cristo “anticonformista” con barba incolta e capelli lunghi. Questo simbolo mi accompagna da allora. Dai volti degli alluvionati del Vajont, a quelli della Cité Saint–Pierre a Lourdes, che ospita i pellegrini indigenti e che io raggiunsi insieme a un amico in un rocambolesco autostop con 29 passaggi, durato 5 giorni, con sole diecimila lire in tasca. Si affaccia alla memoria il volto di Carlo Carretto che a Spello, in un eremo, ci preparò per una settimana all’ordinazione sacerdotale. Decisivo fu per me l’incontro con don Gianfranco Gaudiano, sacerdote di Pesaro, fondatore di una delle prime comunità terapeutiche per tossicodipendenti, che mi accompagnò negli anni finali del corso di teologia. I visi degli abitanti di Villa Torre che parteciparono al pranzo dell’ordinazione allestito in una falegnameria; gente laboriosa e onesta, ma che certamente non odorava di incenso e che però, come disse il vescovo Tonini, mi aveva “adottato”. Ho ancora impressi i tantissimi volti di giovani che ho incontrato nei quasi 30 anni di insegnamento e quelli di ragazzi e i giovani dell’Acr e dalla Fuci, che sono sempre stati risorse di speranza e di stimolo per guardare fiducioso al futuro. Con loro ho condiviso esperienze educative che vanno da cammini personali, a convegni, a campi scuola. Don Luigi Taliani Ogni volto che rievochiamo riporta alla luce una relazione che ha interloquito con le scelte della nostra vita. Quando ho iniziato il mio ministero le macchine fotografiche a pellicola costringevano a mettere bene a fuoco il soggetto, a regolare apertura e tempo di esposizione per non sprecare fotogrammi. Tutto questo richiedeva pazienza e attenzione. Oggi, nell’epoca digitale si rischia di moltiplicare a dismisura gli “scatti” e con essi le esperienze, ma spesso gli sguardi e i volti vengono appena sfiorati e le persone non si incontrano realmente. Per rimettersi in carreggiata come sacerdoti è necessario fermarsi di fronte al mistero della vita dell’altro, per contemplare il suo volto e collaborare al progetto unico e irripetibile che Dio ha per ognuno. Non serve saltare di fiore in fiore, ma è necessario farsi compagno, passo dopo passo, nel cammino della vita. Per citare un proverbio: gli amici non sono come l’autobus da cui si scende e si sale a piacimento. Vorrei augurare che non si sia separati in vicinanza, ma profondamente coinvolti nel tempo che Dio ci dona per la nostra salvezza e che i nostri incontri non siano cotrassegnati dalla “liquidità”, ben descritta da Zygmunt Bauman, tali da scorrerci addosso senza lasciare traccia. Luigi Taliani

Vendemmia, tradizione che si rinnova nella qualità DI

UGO BELLESI

I

Un grappolo di Maceratino

Nelle Marche sono 41 i vitigni presenti. Uno dei più antichi è il bianco Maceratino, coltivato da secoli, da cui si ottiene il “Ribona”

l mese di settembre ha dato il via alla campagna vitivinicola con l’inizio della raccolta delle uve. Un evento importante ma abituale per le nostre campagne che hanno un legame antico con le vigne. Tutto risale molto indietro nel tempo. Infatti i resti più antichi della vitis vinifera sono stati rinvenuti in agro di Ascoli. Risalivano all’epoca Quaternaria. Sono stati scoperti ai bordi delle foreste e gli uomini dell’età neolitica utilizzavano gli acini come cibo. Che poi la coltivazione della vite si sia diffusa in tutte le Marche è dimostrato dal ritrovamento a Matelica,

nell’area archeologica di Villa Clara, nella tomba di un principe guerriero dell’VIII secolo a.C., di centinaia di vinaccioli. Per aver fatto conoscere le caratteristiche dei vini del ’500, famoso fu il medico e filosofo Andrea Bacci di Sant’Elpidio a Mare, che nel 1596 pubblicò in latino sette libri di un’opera intitolata De naturali vinorum historia, de vitis Italiae et de conviviis antiquorum, in cui passa in rassegna tutti i vini del tempo e ne descrive le qualità. Da sempre l’uomo ha cercato nel vino l’esaltazione sia dello spirito che del corpo. E proprio in questa esaltazione l’umanità ha trovato ispirazioni artistiche che si estrinsecano nella danza ma anche in altre

forme come la poesia. Quindi il vino ha avuto ben presto oltre al valore nutritivo, prezioso nel lavoro dei campi, anche quello terapeutico nei momenti di dolore, gioioso nei tempi della festa, religioso quando si libava in onore degli dei, poetico quando stimolava la composizione lirica, amoroso quando favoriva l’incontro con l’anima gemella. Ma è soprattutto nell’antico e nel nuovo Testamento che il vino trova il più alto riconoscimento. Basterà ricordare il miracolo di Gesù alle nozze di Cana e l’ultima cena con gli apostoli quando il vino fu tramutato nel sangue di Cristo. E una testimonianza artistica la troviamo a Matelica

dove si conserva un dipinto, risalente al XVI–XVII sec., in cui viene rappresentato il cosiddetto “torchio mistico” in cui il vino si mescola con il sangue di Cristo sulla croce. Nelle Marche il vino, “rinato” dopo il flagello della fillossera (arrivata nel 1890), fino agli anni ’50 rappresentò, insieme al pane, un alimento indispensabile per quasi l’80% della popolazione. Ci fu poi il fenomeno dell’introduzione di vitigni di altre regioni sconosciuti al nostro territorio. Ma la situazione è migliorata radicalmente a partire dal 1963 con l’introduzione dei disciplinari delle Doc. Le Marche vantano 41 varietà di viti. I vitigni più significativi

della tradizione sono: Verdicchio, Pecorino, Passerina, Biancame, Maceratino, Trebbiano toscano, Malvasia di Candia e Malvasia bianca, tutti a bacca bianca; Lacrima (da cui il Lacrima di Morro d’Alba), Vernaccia Nera (da cui la Vernaccia di Serrapetrona), Montepulciano, Sangiovese e Aleatico, tutti a bacca nera. Uno dei più antichi vitigni è il Maceratino, coltivato da secoli in provincia di Macerata. Le uve, vinificate, hanno avuto la Doc come “Colli maceratesi” bianco, ma con la modifica del disciplinare (il Maceratino sale all’80%) oggi è a tutti noto come “Ribona” (due volte buono), anche in versione passito e spumante.


Martedì 17 settembre 2019

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«La domenica del cuore», prevenzione e solidarietà Oltre 50 approfondite visite cardiologiche gratuite effettuate a Macerata dallo staff del Policlinico Gemelli guidato dal professor Massetti DI

TIZIANA TIBERI

T

Il dottor Romano Mari e il cardiochirurgo Massimo Massetti

appa a Macerata, il 25 agosto scorso, alla Domus San Giuliano per “Le Domeniche del cuore”, il progetto itinerante, ideato nel 2013 dal cardiochirurgo Massimo Massetti col coinvolgimento negli anni di circa 50 medici del Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma e non solo, che offre visite cardiologiche gratuite a favore di chi vive in stato di disagio o difficoltà. In una mattinata, cinquanta persone del Maceratese hanno potuto usufruire

di questa opportunità, grazie alla Caritas diocesana di Macerata e al Gran Priorato del Sovrano militare dell’Ordine di Malta, che hanno collaborato all’iniziativa. «Lavoriamo con queste organizzazioni che conoscono bene il territorio per arrivare dove c’è necessità e portare il nostro aiuto – sottolinea il professor Massetti – ; organizziamo queste domeniche per effettuare una visita cardiologica approfondita a chi vive situazioni particolari e non può permettersi questi controlli. Il nostro staff è lieto di offrire una possibilità di cura e qualora ce ne fosse bisogno indirizzare il soggetto verso ulteriori approfondimenti o interventi». Un camper attrezzato gira l’Italia e fa tappa anche in luoghi insoliti come un carcere per intercettare anche i casi più estremi. Davvero un’inizativa tutta nel segno del cuore, sia per le visite cardiologiche, ma anche

per lo spirito di solidarietà che anima la Onlus “Con il Cuore” del Policlinico Gemelli che, oltre ai medici, vede impegnati anche tanti volontari. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con l’Ordine dei Medici della provincia di Macerata con la partecipazione del presidente dottor Romano Mari che ha sottolineato l’importanza della prevenzione e l’eccezionalità dell’apporto del prosessor Massetti, figura di riferimento nazionale e internazionale per la cardiochirurgia, nonché esperto di “cuori artificiali”. «Cresce il bisogno per la medicina di recuperare la qualità del rapporto umano con il paziente – ha detto il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi –; è quello che sta facendo il professor Massetti e il suo staff, con grandi esperti che trattano i pazienti non come numeri ma che vogliono incontrare le persone, farsi raccontare le

storie. Ogni cuore ha una storia, è la storia di quella persona: incontrarla, avere un dialogo, un confronto è importante per ridare umanità alla medicina senza ovviamente perdere di qualità e professionalità». L’Ordine di Malta è sempre a fianco di chi ha bisogno – parole del Delegato Marche Nord Cav. Paolo Massi –; crediamo che portare degli esperti cardiologi a Macerata per svolgere visite estremamente specialistiche gratuite sia una cosa degna di attenzione a favore di chi ha più bisogno e di tutti coloro che richiedono il nostro aiuto». «I pazienti sono stati tutti molto soddisfatti – ha notato Lorenzo Cerquetella, direttore della Caritas di Macerata –; abbiamo avuto tantissime richieste e non siamo riusciti ad accontentare tutti, ma col professor Massetti ci siamo ripromessi di ripetere l’iniziativa il prossimo anno».

I ragazzi hanno bisogno di una preparazione solida, insieme però a un bagaglio di emozioni, di scoperte, di fatica, di ricerca di un percorso per apprendere e per diventare grandi

Con don Milani, «scuola di scienza e di tenerezza» DI

DANIELA MESCHINI

C

hiudo con quest’anno la mia esperienza lavorativa nella scuola, dove ho attraversato i vari ordini del sistema scolastico. Ho amato questo “mestiere”, questa “arte” perché non c’è niente di più coinvolgente che insegnare a dare valore alla vita, a dare forma e sostanza alla parola, a ricercare le nostre radici, e non c’è niente di più straordinario che vedere le trasformazioni positive di alunni che spesso sono indicati come “residuo”. È un mestiere denso di responsabilità, che a volte ti toglie il respiro e che non si può fare solo perché “non si è trovato di meglio”. Di certo non mi mancheranno le montagne di circolari, Pof, Ptof, Rav, Pon, Pdp, griglie di valutazione, registri che ci costringono a una burocrazia asfissiante che fa dimenticare gli obiettivi più importanti. Mi mancheranno tanto i ragazzi, quell’universo di sogni e paure, di arroganza e fragilità, di voglia di volare e non averne ancora la capacità, mi mancheranno gli sguardi di chi è riuscito a superare l’ostacolo e anche le sconfitte, quelle dove hai cercato in mille modi di tendere la mano e hai fallito, dove gli occhi sono persi altrove. In questo passaggio ideale di testimone mi permetto, di invitare i colleghi a perseguire i traguardi fondamentali dell’“ insegnare a vivere bene”, a dare strumenti “per volare”, a offrire un sapere senza arroganza, ad affinare la capacità di sbriciolare i contenuti disciplinari, con pazienza, soprattutto con chi fa più fatica, con chi ha maggiori difficoltà. Non amo chi rimpiange “i bei tempi andati”: per la scuola questo è un assurdo, perché le generazioni cambiano con il cambiare della realtà che respirano, ma questo non vuol dire rinnegare aspetti fondamentali del cammino dell’istruzione, vuol dire trovare sinergie didattiche per mettere insieme ad esempio conoscenza e tecnologia. Non amo neanche chi assolutizza le novità. Ho amato sperimentare nuove didattiche e metodologie, sono andata alla ricerca di nuove strategie e anche di modi altri di valutare che non fossero quelli della stretta logica della docimologia. L’ho fatto cercando di non

Un’antica aula di scuola elementare (Museo della Scuola “Paolo e Ornella Ricca” dell’Università di Macerata)

spostare mai l’obiettivo fondamentale: quello della relazione educativa. Ascoltare la vita dei propri alunni è un fondamento del nostro lavoro perché, come dice Demetrio, «non esiste forma-

zione senza relazione». I ragazzi hanno bisogno, oggi più che mai, di una solida preparazione disciplinare insieme però a un bagaglio di emozioni, di scoperte, di fatica, di ricerca di un percorso

il dato Nuovi dirigenti scolastici ma diminuiscono gli allievi Macerata hanno preso servizio Claudio Mengoni al liceo artistico “CanA talamessa”, Roberta Ciampechini all’istituto per ragionieri “Gentili” e Moreno Trubbiani all’istituto comprensivo “Fermi”. Nuovi dirigenti scolastici anche in altre scuole della Diocesi: Filomena Greco all’istituto comprensivo “Della Robbia” di Appignano, Annalisa Ruggeri all’I.C. di Colmurano, Ermanno Bracalente all’I.C. “Gigli” di Recanati, Giuseppe

Calenzo all’I.C. “Don Bosco” di Tolentino, Donato Romano all’Istituto “Filelfo” di Tolentino, Angela Fiorillo all’I.C. comprensivo “Paladini” di Treia. Si conferma il calo degli alunni. Diminuiscono gli iscritti alla prima elementare e alle materne. Nello scorso anno in provincia la popolazione scolastica era scesa complessivamente a poco più di 43 mila unità: diminuzione per la scuola per l’infanzia (6.562 alunni) e le elementari (13.437 alunni), mentre poco variati i frequentanti le scuole medie (8.235) e superiori (14.908). (Ale. Fel.)

per apprendere e per diventare grandi. È questa l’impresa più difficile e affascinante: costruire e perseguire giorno per giorno l’idea di una scuola “di tutti e ciascuno” come diceva Don Milani, «una scuola di scienza e di tenerezza» a metà tra scienza e arte, dove tutto si ripete e niente è mai uguale, perché ogni ragazzo è diverso e diversa ogni stagione scolastica. Il nostro è un lavoro privilegiato, in qualche modo straordinario e rivoluzionario: abbiamo in mano gli strumenti per contribuire a cambiare un po’ il mondo; è un lavoro che ci permette di vivere con i ragazzi l’opposto di ciò che accade “fuori”, di far loro decodificare una realtà sempre più complessa. Buon Anno scolastico in modo particolare ai precari e a chi quest’anno ha firmato un contratto a tempo indeterminato. Un augurio a tutti gli insegnanti di credere davvero al proprio ruolo e di vedere alla fine del percorso sguardi sorridenti e dotati di ali per volare.

calcio

Maceratese, un campionato nel segno della speranza ipercorrendo con la memoria la quasi centenaria Rstoria della Maceratese, le date si accalcano. Una però brilla sulle altre. Molto vicina: 6 luglio 2019. È il ritorno sul proscenio della SS Maceratese 1922. Il brand doc, senza le sovrapposizioni sulla denominazione imposte nel recente passato dai regolamenti federali. L’anno scorso la squadra biancorossa nell’ufficialità era l’“HR Maceratese”, consanguinea dell’ “Helvia Recina” di Villa Potenza. In capo ad Alberto, cui va gran parte del merito di aver resuscitato la Rata, che sembrava definitivamente sepolta dopo il default della gestione Spalletta e successori, con conseguente estromissione dalla Lega Pro e un buio periodo sabbatico emblematico del rischio di definitiva tumulazione. Tutto questo per dire che la Rata il suo campionato l’ha già vinto. Con il recupero della tradizione nonostante il perdurante agnosticismo di quel filone di tifoseria ancora nostalgico di soluzioni esogene in realtà mai esistite o molto improbabili, come la speranza dell’approdo in città di “cavalieri bianchi” lombardi. Certo, la (costosa) idoneità dell’Helvia Recina a ospitare incontri fra squadre professionistiche e l’abbondanza d’impianti sportivi in città, potrebbero favorire sinergie con club in odore di accesso alla Lega Pro però privi di strutture a norma Uefa (il solito Matelica e la sopraggiunta Recanatese). Nel frattempo però la Maceratese 1922 deve pensare solo ai fatti domestici. Sfumato il ripescaggio in “Eccellenza” a vantaggio dell’Azzurra Colli, più attenta dei biancorossi alla fatidica scadenza del ricorso alla Lega Dilettanti (19 luglio ), il suo obiettivo è il successo sul campo. Crocioni, a tal proposito, è stato categorico. Sostituendo un’ambiziosa ma motivata determinazione alla prudenza della scorsa stagione, ha detto con chiarezza di voler «vincere tutti gli incontri». L’allenatore Marinelli – praticaDaniele Marinelli mente all’esordio in Promozione – e i suoi ragazzi, il primo passo l’hanno fatto battendo per due volte il Corridonia all’esordio in Coppa Italia. Ma i veri test inizieranno a metà settembre, con l’avvio di un campionato (ostico il derby con il Chiesanuova ) che colloca appunto la Maceratese, l’Atletico Ascoli e la Civitanovese fra le favorite. La formazione è rivoluzionata rispetto a quella precedente, nell’attualità rappresentata soltanto da Campana, Brugiapaglia e Massini. Nessun reparto è sfuggito all’intenso lavoro di ristrutturazione del nuovo Direttore sportivo Proculo e di Marinelli. Peccato che abbia coinvolto anche Mongiello, autentica star dello scorso torneo con i suoi tanti gol. Ma via da Macerata ufficialmente per incompatibilità fra il lavoro e gli allenamenti pomeridiani pretesi dal nuovo mister; di fatto forse per altri motivi. È stato comunque sostituito da un altro bomber (Chornopyschuk) nella sostanza realizzativa e da Jachetta nella qualità stilistica. In definitiva una Maceratese bene attrezzata per l’attività di vertice, a patto che i suoi valori tecnici siano sostenuti da carattere e robustezza fisica: qualità indispensabile per i contenuti del campionato che si appresta ad affrontare. Significativa l’esperienza del recente passato. Enrico Maria Scattolini

Marta Gambella, «regina del softball» DI

PINO CIAPPELLONI

Q

La Banda musicale dell’Arma dei Carabinieri sul palcoscenico dello Sferisterio di Macerata

Sferisterio. Applausi per la Banda dei Carabinieri acerata ha accolto nella cornice di un’Arena Sferisterio da tutto esaurito, la Banda musiM cale dell’Arma dei Carabinieri. Uno spettacolo andato in scena giovedì 5 settembre, con i 102 elementi diretti dal maestro colonnello Massimo Martinelli

che hanno eseguito un ricco programma in circa due ore di spettacolo coniugando musica classica e grandi successi pop. Infine, tra applausi scroscianti, la marcia d’ordinanza dell’Arma, “La Fedelissima”, e, mano sul cuore, l’Inno di Mameli. (A.Moz.)

uel giorno al campo dei Pini di Macerata si parlava di sport. Tanto per cambiare! Poi qualcuno chiede a un altro: «Ma tu te la ricordi Marta quando giocava?». «Marta chi?», rispondiamo in coro. Per nostra fortuna uno, quasi rimproverandoci si tira su e dice: «Ma sì: Marta, il softball, il Diamante di via Cioci, le Olimpiadi, la numero Uno, una delle ragazze più medagliate di Macerata, delle Marche, d’Italia». Per questo ci siamo informati, abbiamo letto i giornali e siamo poi andati in via Cioci dove c’è il tempo del baseball e del softball; siamo andati là per conoscere Marta Gambella. Putroppo non sono molti i Maceratesi che la conoscono bene, come la sua carriera e i suoi risultati

meriterebbero. Marta Gambella con le ragazze del softball ha vinto: cinque campionati italiani, cinque campionati europei, ha giocato 236 volte nella Nazionale italiana; ha partecipato alle Olimpiadi di Sidney nel 2000 e a quelle di Atene nel 2004; è stata per molto tempo capitana della squadra azzurra di softball; ha allenato la Nazionale italiana giovanile e adesso è l’allenatrice della squadra di softball Maceratese. Quante vittorie ragazzi! Quanti successi! Che curriculum sportivo! Parlavo con Marta ma ad un certo punto non sapevo più neanche come chiamarla: “la regina del softball”? la campionissima? la divina no, perché si chiama così un’altra campionessa, ma del nuoto. Lei abitava vicino al vecchio campo da gioco e da ragazzina era tutto

“guantone e mazza”; giocava sotto casa con i ragazzini del quartiere e piano piano è diventata la numero uno, la più brava di tutti. Anche adesso che è sposa, mamma, stimata insegnante, riesce a conciliare con successo la famiglia, lo sport e il lavoro. Quando le chiedo quale sia stata la sua vittoria più bella non risponde subito, poi con quello sguardo schietto e gentile che la caratterizza, mi dice: «Certo che se ripenso alle Olimpiadi, alla sfilata degli atleti, alle bandiere, a quegli stadi enormi... ancora adesso mi viene la pelle d’oca». Poi ci salutiamo; io le ricordo che non mi ha ancora detto come posso chiamarla; lei si gira, sorride e come se fosse la cosa più naturale del mondo mi dice: «Marta. Semplicemente Marta». E se ne va.


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Emmaus 17 settembre 2019 by EmmausOnline - Issuu