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Emmaus e Avvenire 16 marzo 2021

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Martedì, 16 marzo 2021

CARITAS Etiopia: emergenza guerra Tigray

italiana collabora da anni con la sua omologa dell’Etiopia. Dopo lo scoppio del conflitto Cnelaritas Tigray la rete Caritas ha lanciato un program-

Inserto mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata

Telefono 0733.231567 E-mail: redazione@emmetv.it Facebook: : emmetvmacerata Twitter: emmetvmacerata

ma di aiuto che ha un duplice obiettivo: migliorare le condizioni di vita e il sostentamento delle comunità colpite dal conflitto minacciate da insicurezza fisica, alimentare e sanitaria attraverso la fornitura di assistenza umanitaria; promuovere la convivenza pacifica per garantire la fiducia e la tolleranza reciproca tra i diversi gruppi etnici attraverso iniziative integrate di costruzione della pace. Un totale di 353.000 persone potranno essere raggiunte se il programma sarà finanziato interamente. Le offerte possono essere consegnate in parrocchia o alla Caritas diocesana, IBAN IT 39 S 05387 13401 0000 4204 7019 - Causale: Emergenza Etiopia

Inserto di

La comunità che va in diretta per stare accanto alla gente

Dopo la chiusura nuove aperture che fanno sperare

Daniela Corsi, direttore AV3: la lotta al virus

S. Madre di Dio: il centro vaccini nell’oratorio

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La lettera pastorale del vescovo: un cammino per provocare, discernere, ricominciare

Per una Chiesa viva oggi DI NAZZARENO

Marconi propone un lavoro sinodale, simile a un metodo sperimentale. Si formula una teoria, si immagina un’ipotesi, si agisce e, se il risultato è giudicato soddisfacente, si fa un passo ulteriore

MARCONI *

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Messa crismale 2020 all’Abbadia di Fiastra

gelico, diventerà particolarmente complesso e spesso non si realizzerà secondo le speranze. Gesù ci dice che dobbiamo essere “nel mondo”, agire “per il bene” del mondo, ma non diventare “del mondo”, non appiattirci in un pensiero mondano che spesso è lontano dal Vangelo. In questa situazione la missione di evangelizzare il mondo, la missione della Chiesa, è diventata particolarmente complessa. La reazione di alcuni porta a cambiare il metodo ope-

rativo in: sapere, giudicare, agire. Si tratterebbe solo di conoscere la fede in astratto e prima del contatto col reale, poi di giudicare il mondo a partire da idee e schemi già dati e quindi di diventare operativi. Un metodo bello ed affascinante, perché è chiaro e semplice, ma che ci lascia “fuori dal mondo”. In questo metodo pastorale non si attua nessuna incarnazione, non c’è nessun avvicinarsi alla realtà pieni di compassione, è il metodo del fariseo, che giudica da lonta-

no, non del buon samaritano che si avvicina e si sporca le mani. Cosa resta da fare? Non ho certo ricette da proporre, ma in questi anni ho visto il buon risultato di un metodo molto vicino al metodo sperimentale. Lo scienziato, che sulla base di ciò che sa ha formulato una teoria, immagina un’ipotesi, colpisce la realtà aspettandosi una risposta e se vede che “funziona”, fa un ulteriore passo avanti. Se dovessi definire una terna direi: provocare, discernere, ricominciare.

IL PROGRAMMA

Le celebrazioni del Triduo 1 aprile ore 10.00 – Messa Crismale – Abbadia di Fiastra 1 aprile ore 18.30 – Messa in Coena Domini – San Giorgio Macerata 2 aprile ore 15.00 – Predicazione delle Tre ore di Passione – San Flaviano Recanati 2 aprile ore 18.00 – Liturgia della Adorazione della Croce – San Giorgio Macerata 2 aprile ore 20.30 – Via Crucis per le vie del Centro Storico, con rappresentanti della Città 3 aprile ore 19.00 – Veglia di Pasqua – Immacolata Macerata 4 aprile ore 10.30 – Messa Pontificale di Pasqua – San Giorgio Macerata Tutti i riti saranno trasmessi in diretta su EmmeTv Canale 89 e sul canale YouTube della Diocesi.

Macerata-Loreto: «Quando vedo te, vedo speranza» PELLEGRINAGGIO

na caratteristica che deve sempre contraddistinguere lo stile cristiano nel vivere le situazioni dell’esistenza è la prospettiva, la visione, che per noi si chiama Speranza. Per questo, come nello scorso anno, ho preparato, per consegnarla nella Messa Crismale, la Lettera Pastorale per il prossimo anno pastorale, che inizierà a settembre 2021. Sei mesi di anticipo potrebbero sembrare eccessivi, ma la motivazione è legata al metodo pastorale con cui stiamo lavorando ormai da tempo. Anche io come molti vengo da un tempo in cui il metodo pastorale era ritmato in: vedere, giudicare, agire. Vedere la realtà, giudicarla alla luce della Parola di Dio e della sapienza consolidata della Tradizione, progettare di conseguenza una linea di azione secondo temi, ritmi, iniziative consolidate nel tempo. Questo funzionava in un mondo armonico ed omogeneo, dove la fede cristiana era ancora uno degli elementi costitutivi dello stile di vita della maggioranza. Oggi invece siamo in un tempo costantemente in cambiamento, dove i riferimenti della fede tendono a diventare marginali per i più, mentre problematiche nuove e sempre più complesse, non trovano facilmente nella Tradizione risposte o orientamenti immediati e indubitabili. La realtà poi è difficile da leggere con un occhio cristiano, perché nessuno può vederla tutta e direttamente. La grande interconnessione di un mondo fattosi piccolo, eppure sempre grandissimo, non permette di abbracciare con lo sguardo tutta la realtà che ci riguarda. Se oggi è difficile vedere una realtà così ampia e complessa, possiamo solo sentircela raccontare dai mass media. La mia lunga esperienza di studio biblico sulle “narrazioni” mi ha insegnato quanto siano potenti le armi della narrazione. Non a caso nella politica di oggi si parla tanto dell’importanza della narrazione, del saper raccontare la realtà per indirizzarne la comprensione e influenzare così i processi decisionali della gente. Una realtà “narrata” è già ritagliata, interpretata, colorata e non solo in superficie. Nel mondo di oggi chi si limita a vedere la realtà attraverso il racconto dei media, non avrà mai una visione evangelica delle cose. Da un tale vedere deriverà un giudicare già segnato dal pensiero dominante, spesso tutt’altro che credente e cristiano. Da ciò consegue che il progettare, per poi agire in stile evan-

uando vedo te, vedo speranza». È il tema del 43° Pellegrinaggio Macerata-Loreto in programma sabato «Q 12 giugno. Punto di partenza una domanda: nella situazione attuale c’è speranza? Nella risposta, cioè nel tema della marcia, riecheggia la canzone di un giovane cantautore inglese, che descrive come la speranza nasca solo di fronte a un volto preciso. Come l’anno scorso il pellegrinaggio si svolgerà nella forma di un gesto a Loreto, che sarà possibile seguire a distanza. (Nella foto un’immagine dell’edizione 2020)

Partendo dall’ascolto del Vangelo e della sapienza millenaria della Chiesa, una sapienza spirituale ma anche antropologica, credo che il compito del Vescovo sia quello di: provocare un pensiero non scontato sul reale, indicare una via che scomodi le nostre abitudini, narrare il reale da un punto di vista diverso da quello facile e dominante. Questo cerco di fare ogni anno di più con la mia Lettera Pastorale, che non è una summa di risposte già pronte e sicure, ma piuttosto una raccolta articolata di domande, che spero non appaiano scontate. È l’indicazione di vie forse degne di essere esplorate. È la proposta di riscoprire stili e metodi che abbiamo dimenticato, o troppo velocemente messo da parte. Lavoro come fa lo scienziato che prepara un esperimento: da una parte desidera che l’esperimento riesca, così da confermare la bontà delle sue teorie, ma dall’altra valuta positivo anche un fallimento, perché solo così potranno giungere teorie nuove e migliori. Per questo consegno per tempo la mia Lettera Pastorale: perché possa essere corretta, provata, criticata e spero migliorata da molti. Questo intendo per lavoro “sinodale”. Solo con questo contributo comune la Lettera diventa un materiale provocante, utile per discernere ciò che è più giusto, per fare un passo avanti. Non fare cento passi, non aprire una nuova strada, ma fare solo un piccolo passo possibile. Poi il metodo richiede di ricominciare. Ricominciare a lasciarci provocare dalla Parola e dalla sapienza della Chiesa, in vista di un altro piccolo passo possibile. Non è certo un metodo pastorale che appaia glorioso ed entusiasmante. Ma per i tempi in cui viviamo, mi sembra il più saggio. Direi che il titolo della prossima lettera potrebbe essere: “Per una Chiesa viva e non sopravvissuta”. * vescovo

TOLENTINO

Fra Mario, al via la causa di beatificazione DI

ALESSANDRO FELIZIANI

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a strada che può portare alla beatificazione del religioso agostiniano fra Mario Gentili, per tutti “fra Mario”, è stata aperta. La Congregazione vaticana per le Cause dei Santi, infatti, ha autorizzato l’apertura del processo diocesano. Era stato il vescovo Nazzareno Marconi ad inoltrare la richiesta, dopo che nel dicembre 2019 la Conferenza episcopale marchigiana aveva espresso il proprio «corale assenso» ad avviare la fase introduttiva del processo. Originario di Colmurano, fra Mario Gentili era entrato nell’Ordine agostiniano all’età di sedici anni, trascorrendo poi il resto della sua vita nel convento di San Nicola a Tolentino, dove si è spento il 2 maggio 2006 all’età di 78 anni. Per circa sessant’anni, ha esercitato con grande dedizione un prezioso servizio all’interno della Basilica soprattutto – come ricorda padre Marziano Rondina, a lungo priore del convento e poi provinciale dell’Ordine agostiniano – nell’accoglienza ai pellegrini, «maturando una esemplare testimonianza di amore a Cristo e alla Chiesa nell’imitazione di san Nicola e nella piena fedeltà alla spiritualità agostiniana con raffinata attenzione a tantissima gente avvicinata con gioiosa gratuità». Piccolo di statura, ma gigante per competenza e conoscenza della storia, dell’arte e della cultura agostiniana, oltre a trasmettere il profondo amore per san Nicola, fra Mario riusciva immediatamente a entrare in grande empatia con quanti lo avvicinavano. Il suo “segreto” era il sorriso. Un sorriso contagioso che lo ha reso il frate agostiniano più benvoluto, non solo nella sua città. «Sei sempre nel nostro cuore» è stata l’espressione più ricorrente di quanti gli hanno reso omaggio dopo la morte. Ora quella frase è diventata il titolo di un libro edito dalla Biblioteca Egidiana nel quale padre Rondina ha raccolto le più significative testimonianze di quanti in questi anni hanno scritto un pensiero affettuoso o un ricordo personale sul registro posto all’interno della chiesa del cimitero di Tolentino, nella cappella degli agostiniani, dove riposano le spoglie di fra Mario. Il libro appare come un’insolita biografia dell’amato frate, «scritta dall’affetto e dalla gratitudine di chi lo ha conosciuto e lo sente ancora vivo e presente». Le diverse testimonianze sono suddivise per temi (accoglienza, pace, famiglia, giovani, invocazioni di protezione ed intercessione, ringraziamenti) che danno vita ad altrettanti capitoli, introdotti ciascuno da un testo critico.

Covid: non una guerra, ma un mondo da curare DI

GIANCARLO CARTECHINI

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La tendenza a ingigantire gli aspetti negativi ci impedisce di comprendere cosa stia realmente accadendo e a reagire con efficacia

omenica mattina in zona rossa. In tempi normali le giornate di sole, a marzo, rappresentano una benedizione da cogliere al volo. Però oggi le auto sono rimaste in garage. Un giro intorno al proprio quartiere è il massimo che ci si può permettere. Un gruppo di amici sta discutendo. Il più alto indossa una mimetica dell’esercito: si muove in continuazione, come il cane di grossa taglia, pelo raso, che porta al guinzaglio. Un cane – si vede subito – abituato ad essere trattato da cane: coda tra le gambe, sguardo traverso. La sua parte in commedia è quella di esaltare la forza dell’altro, il padrone, o forse la fragilità di un

adolescente cresciuto in fretta. Parlano di donne e di università, dei loro progetti di viaggiare all’estero quando si potrà tornare a viaggiare. Uno di loro – indovinate chi – sogna una carriera militare negli Stati Uniti. Poi cambiano argomento. «Tutta colpa dei cinesi – dice quello seduto in panchina – sono riusciti a corrompere i membri dell’Oms, così l’allarme per la pandemia è stato lanciato in ritardo». «I cinesi sono ricchi, possono comprare tutto», lo asseconda l’amico seduto al suo fianco. «Non si tratta di ricchezza – precisa l’altro – ma di capacità di esercitare la propria influenza in ambito internazionale. Nasce tutto da lì». La tendenza a concentrarsi sulla ricerca del colpevole, quando ac-

cade un incidente, rappresenta un meccanismo istintivo che abbiamo ereditato dai nostri progenitori. Entra in gioco senza che ce ne rendiamo conto. Fa parte di quella che il medico Hans Rosling, accademico e fondatore della sezione svedese di Medici senza frontiere, chiama, nel suo saggio dal titolo Factfulness, una visione drammatica del mondo, che porta ad ingigantire gli aspetti negativi e impedisce di comprendere cosa stia realmente accadendo. Polarizziamo una realtà complessa in buoni e cattivi, ricchi e poveri, potenti e deboli. Cerchiamo spiegazioni semplici. L’istinto dell’accusa – pensiamo al livore che circola nei social nei confronti di politici, vicini di

casa, runner, habitué della movida, stranieri – ci induce a ingigantire l’importanza di individui e gruppi particolari e ci deconcentra, perché una volta deciso a chi dobbiamo tirare il cazzotto, ci disinteressiamo del resto: smettiamo di cercare spiegazioni, e soprattutto non riusciamo a concentrarci sulle possibili soluzioni. Le parole di Rosling meritano attenzione. Nel suo saggio, pubblicato nel 2018, aveva visto giusto. Al primo posto tra i 5 maggiori rischi globali che corre l’umanità aveva indicato proprio una pandemia: «I vari esperti di malattie infettive concordano che un nuovo resistente tipo di influenza è ancora la minaccia più sinistra per la salute globale. La

ragione: le vie di trasmissione della malattia. Una persona può salire su un vagone della metropolitana e contagiare tutti i passeggeri». Non la previsione di un indovino, dunque, ma la lettura attenta di dati scientifici già allora disponibili. Ecco quello che dovremmo fare. Smetterla di abbaiare al vento ogni volta che il vento suggerisce un latrato, e concentrarci sull’essenziale. Non abbiamo bisogno di un immaginario di guerra, ma di parole di cura. Non ci sono nemici da combattere, ma persone malate da accudire, un tessuto sociale da ricostruire, istituzioni da sostenere. La volontà di potenza di un adolescente può farci sorridere, quella di un adulto può provocare disastri.


ATTUALITÀ

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MARTEDÌ 16 MARZO 2021

«La mia vita da sacerdote donata all’Africa» DI

NICOLA CIARAPICA *

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n saluto a tutti voi, amici che leggete “Emmaus”, carissimi anche a me. La mia vocazione cristiana, sacerdotale, missionaria è condivisa con voi perché sono nato e sono stato battezzato e ordinato sacerdote da monsignor Tarcisio Carboni nella parrocchia Santissimo Crocifisso di Tolentino. Il missionario ad gentes, ad extra non è, non può essere un “navigatore solitario”. Sono trascorsi oramai 32 anni, da quando nella Quaresima del 1989, la parrocchia dove sono stato battezzato, guidata allora da don Vittorio Monti, mi consegnò la croce del mandato missionario. Posso testimoniare che sono stato sempre accompagnato, visitato, accolto e sostenuto nella preghiera, nella condivisione dei progetti pa-

storali e materiali, dalla mia famiglia e dalla comunità cristiana. È come se la Chiesa di Tolentino fosse venuta in missione con me. Una delle domande che in genere si rivolgono a chi vive in missione è: «Cosa fai…?»”. Ho fatto…, ho cercato di fare “comunione”, comunione di vita, comunione di vita di fede. Ora mi trovo da 4 anni in Ghana, dopo essere stato 5 anni in Liberia e prima ancora 22 anni in Nigeria. In questi Paesi la Chiesa cattolica era già presente. La mia missione non è stata di “fondare” la Chiesa, ma condividere la fede delle comunità che mi hanno dato il mandato con la fede delle Chiese che mi hanno accolto. Il cardinale Arinze, mentre era ancora arcivescovo di Onitsha, iniziò a invitare le congregazioni dei religiosi nella sua Diocesi, voleva arric-

chire la Chiesa locale con i diversi carismi con cui lo Spirito Santo ha abbellito la Chiesa. Come Salesiano la mia missione è in mezzo ai giovani. Una marea di giovani! Pensate … la Nigeria con i suoi 200 milioni di abitanti ha un quinto della popolazione dell’Africa; un quinto dei giovani africani vivono in Nigeria. Tra loro – con loro –, per loro, con quelle Chiese particolari ho condiviso la ricchezza del carisma educativo di don Bosco. La missione per me è essere «Segno e portatore dell’Amore di Dio ai giovani, soprattutto i più bisognosi». Dove sono stato, sempre mi sono sentito ben voluto e accettato. Quando mi preparavo a partire spesso mi dicevano: «...ma perché vai, non stai bene qui?»! Usavo rispondere: qui ci siete voi, e qui voi siete chiamati a creare la Famiglia

di Dio. Non tutti possono lasciare luoghi e persone, cose e culture. Ma chi va, lo fa a nome e come rappresentante della comunità. Per questo è importante il contatto e l’informazione. Una volta il missionario ritornava ogni dieci anni o solo quando era finito fisicamente! Ora c’è più possibilità di comunicare, di viaggiare. Io ringrazio la Chiesa di Tolentino e la Diocesi perché quando ritorno, ogni due anni, mi riceve, mi invita a celebrare, mi coinvolge nelle attività pastorali. Essere in Unione con la Chiesa particolare di origine è sempre importante per noi missionari. Ringrazio Dio che mi ha dato una famiglia ricca di fede e di amore. Ringrazio per la testimonianza di persone con un “grande cuore” . Parlo di don Serafino Stramucci, mio parroco

Don Ciarapica con i bambini di Onitsha (Nigeria)

dal 1964 negli anni della mia giovinezza, di don Rino Ramaccioni, don Alberto Forconi, don Quinto Lombi, parlo dei Salesiani don Luciano Chiappini di Tolentino missionario in Amazzonia, e di don Arturo Morlupi di Colmurano, e tanti altri. Hanno saputo educare giovani, creare famiglie e comunità aperte, accoglienti, formatrici,

Da quattro anni in Ghana, dopo cinque in Liberia e prima ancora 22 in Nigeria don Ciarapica racconta la sua esperienza da missionario salesiano

missionarie. Il missionario salesiano «evangelizza educando ed educa evangelizzando». Ignoranza, indifferenza, odio, violenza, malattia sono conseguenze del male. Il missionario contribuisce ad eliminare il male portando il Bene che è Dio e la sua Vita. * missionario salesiano

Dopo le soluzioni di emergenza è il momento di orientarsi verso installazioni semplici ma professionali che aiutino i fedeli a seguire le liturgie sentendosene partecipi

Parrocchie in diretta per stare con la gente

GIOVANI

Progettare il futuro non va in quarantena DI

N

Si può favorire il coinvolgimento con una trasmissione di qualità decorosa DI DANIELE

ALIMENTI

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re anni fa, era il febbraio 2018, avevamo considerato in queste pagine la possibilità di trasmettere le dirette streaming e Tv in parrocchia come un’opportunità. Ora, a causa del Covid, quella che si considerava appunto un’opportunità è divenuta una necessità per permettere a chiunque lo desideri, di assistere alle funzioni religiose. Sebbene sia pacifico che la modalità online non sostituisce a pieno la partecipazione in presenza, è un modo efficace per mantenersi in contatto con la Parrocchia se motivi di salute oppure il timore di contagiarsi impediscono di andare a Messa. In questi ultimi mesi le parrocchie hanno cercato in tutti i modi di “arrangiarsi”, in maniera più o meno professionale, per poter trasmettere. Molti con i telefonini, altri con le telecamere di sorveglianza e altri ancora con delle telecamere specifiche. Software per il live streaming come OBS o piattaforme di videoconferenza come Zoom sono ormai diventati pane quotidiano in tante comunità. Però non sempre la qualità audio e video è stata delle migliori. Vorrei quindi soffermarmi su questo aspetto: data la premessa fatta e considerato che non è dato sapere quando la pandemia sarà definitivamente superata, risulta ormai cruciale porsi come obiettivo uno standard qualitativo accettabile, sia a livello video che audio, per far sì che il fedele si senta “in parrocchia” il più possibile. Nel 2018 si proponeva una soluzione che sfruttando l’impianto di sorveglianza permettesse anche la trasmissione in diretta. Dopo varie sperimentazioni ho riscontrato che associare i due aspetti non è l’ideale in termini di qualità, in quanto i rispettivi prodotti partono da presupposti diversi. Parlando un po’ in generale, le telecamere di sorveglianza hanno una qualità dell’immagine inferiore (e meno personalizzabile) a prescindere dalla risoluzione; non dispon-

Nuova telecamera a San Flaviano di Recanati

gono di solito di zoom ottico e per la maggior parte dei casi richiedono l’utilizzo di un encoder hardware o software che trasmetta il flusso audio-video su YouTube piuttosto che su Facebook. Le telecamere pensate per le videoconferenze, di contro, sono poco adatte per la videosorveglianza, perché difficilmente sono in grado di riconoscere i movimenti e non dispongono di visione notturna con infrarossi. Per trasmettere decorosamente le liturgie sarebbe opportuno utilizzare una telecamera che disponga delle seguenti caratteristiche: risoluzione Full HD o superiore; zoom ottico e non digitale; modalità di controllo da remoto tramite app, oppure con telecomando; possibilità di trasmettere direttamente su YouTube o

Facebook senza necessità di utilizzare encoder software o hardware.Questa potrebbe essere la dotazione base (in grado di soddisfare le esigenze della maggior parte delle parrocchie), poi si possono allestire sistemi più complessi, ad esempio con più telecamere. In questo caso ci sono varie modalità di gestione, ad esempio utilizzando un mixer video hardware oppure software, utilizzando il protocollo NDI - Network Device Interface. E poi c’è la domanda che i parroci arrivati a questo punto mi farebbero: «Sì, ma quanto costa?». In base a quanto affermato nell’introduzione, è necessario che la mentalità compia un passo avanti, riconoscendo che si tratta di un servizio svolto per i fedeli. Una trasmissione

MARCO PETRACCI

poco curata (video poco definito, audio soffocato o con rimbombo...) di durata che si avvicina a un’ora, risulta difficile da seguire. Per realizzare un impianto del tipo suggerito non basta qualche centinaio di euro, ma non è neanche necessario spenderne migliaia per avere una soluzione base ma tale da consentire risultati decorosamente professionali. Bisogna considerare inoltre che se si acquista una telecamera di sorveglianza di discreta qualità, il prezzo non sarà poi così basso e andrà comunque aggiunto un encoder (banalmente un computer). Per qualsiasi chiarimento o valutazione, il Servizio Informatico diocesano rimane a disposizione al numero 0733.1992910 e tramite e-mail a informatica@diocesimacerata.it.

el tempo di prova che l’umanità vive da più di un anno a questa parte, con molta fatica per le tante limitazioni che impediscono di vivere serenamente la quotidianità, la comunità cristiana è chiamata ad aprirsi alla novità di questo tempo. Il Papa ha più volte avvertito che «non dobbiamo tornare alla normalità, che è ammalata da prima della pandemia»; ma piuttosto a guardare verso il prossimo per uscire da quell’egoismo che fa pensare che tutto andrà bene, se io starò meglio. Per entrare in questo sguardo nuovo, ed accorgersi della novità di questo tempo, la Pastorale giovanile della diocesi di Macerata ha organizzato due incontri online svoltisi venerdì 26 febbraio e venerdì 5 marzo, dove rispettivamente don Fabio Rosini e don Luigi Maria Epicoco hanno guidato una riflessione partendo dal versetto del profeta Isaia: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia: non ve ne accorgete?» (Is 43,19). Nel primo incontro don Fabio ci ha messo in guardia dall’innamorarci dei nostri progetti di vita: il rischio è quello di amare le ipotesi che facciamo più della realtà che viviamo. Se io ho un’idea del mio futuro, non posso riuscire ad entrare nella novità dell’opera che Dio vuole compiere in me. Se programmiamo tutto, schiavizziamo la realtà. Occorre allora fare Sguardo prossimo piazza pulita delle nostre assolutizzazioni, delle nostre aspettative, cambiando il modo di pensare, lasciandosi trasformare, chiedendo il dono di un cuore nuovo che sappia cogliere l’inatteso che ci visita e vuole fare di noi persone nuove. Don Luigi invece ci ha invitato ad accorgerci di cosa germoglia, evitando due tentazioni: rimanere ostaggio del passato e proiettarci troppo verso il futuro. Il momento che stiamo vivendo è allo stesso tempo di debolezza e di fioritura: occorre allora custodire uno sguardo di benedizione anche quando nella vita intorno a noi tutto sembra “maledetto”. Per accorgersi di qualcosa che nasce, bisogna guardare oltre ciò che si vede subito: Gesù nelle “Beatitudini” dice che è beato chi è nel pianto, perché il suo sguardo è verso la consolazione che lui porta. Così anche noi siamo chiamati a non fermarci davanti alla croce presente nella nostra vita, e a compiere il passaggio pasquale, che ha fatto di quell’inciampo la pietra su cui è fondata la Chiesa. Concluderà questo percorso diocesano una catechesi del vescovo Nazzareno Marconi il prossimo 19 marzo, quando nella solennità di San Giuseppe ci farà contemplare la figura di questo padre, che di germogli se ne intende.

Triste Leopardi a Pasqua, senza uova sode e crescia Dopo le privazioni della Quaresima, le campane “liberavano” anche la tavola. Al poeta di Recanati, lontano da casa, mancavano i piatti tradizionali DI

UGO BELLESI

C Giacomo Leopardi

i troviamo di nuovo in piena pandemia, con il solo conforto che è stata avviata la vaccinazione antivirus, e quindi il nostro stato d’animo è in piena sintonia con il periodo di Quaresima che stiamo vivendo. Comunque l’astinenza e il digiuno

in vigore in epoca moderna sono ben lontani dalla realtà vissuta dai nostri avi. Che tra l’altro dovevano rispettare precetti molto meno rigidi di quelli osservati da chi apparteneva agli ordini religiosi. Basterà ricordare che la Regola di sant’Agostino prescriveva: «Domate la vostra carne con digiuni e con astinenza dal cibo e dalle bevande, secondo quanto lo consentono le vostre forze». In altri termini il digiuno significava «rinuncia ad una parte della razione quotidiana e sicuramente la rinuncia totale alla carne». Nella sostanza il “digiuno stretto” significava un solo pasto al giorno. Ma arrivati alla domenica delle Palme, che dava il via alla Settimana Santa, già si contavano i giorni dalla fine della Quaresima.

Va ricordato che in questa settimana, per antica tradizione, non si potevano cantare canzoni profane mentre continuava il digiuno strettissimo. Unica eccezione consentita era il Giovedì Santo, quando, dopo la visita ai sepolcri, i contadini al mattino e gli artigiani al pomeriggio si riunivano per mangiare (in ricordo dell’Ultima cena di Gesù) esclusivamente sardelle o stoccafisso. In tutti i paesi, quando si “legavano le campane”, si fermavano anche le lancette dei pubblici orologi. Il Venerdì Santo i chierichetti suonavano le “gnacchere” (tavolette di legno con due o più battenti di ferro) per le vie dei centri urbani per annunciare la predica delle “Tre ore” e la “processione del Cristo morto”. Il Sabato Santo si “scioglievano le cam-

pane” per annunciare la Risurrezione e si dava il via alla celebrazione delle Messe solenni in cui tutti adempivano al precetto di «comunicarsi almeno a Pasqua». Ma era quello anche il giorno in cui cessavano astinenze e digiuni tanto che la festa continuava fino a martedì dopo Pasqua, dando il via anche alle scampagnate fuori città. E parlando della Pasqua non possiamo non ricordare la lettera che Giacomo Leopardi, vivendo lontano da Recanati, inviò in questa ricorrenza alla sorella Paolina, scrivendo tra l’altro: «Salutami il curato e don Vincenzo, e dà loro, a mio nome, la buona Pasqua, che io passerò senza uovi tosti, senza crescia, senza un segno di solennità». In altra lettera, inviata da Pi-

sa al fratello Pierfrancesco, il poeta esalta la bontà delle locali “stiacciate” o “schiacciate” scrivendo tra l’altro «Se provaste le schiacciate che si usano qui per Pasqua, son certo che vi piacerebbero più che la crescia; io ne manderei una per posta a Paolina (perché è roba che ci entra il zucchero), ma bisogna mangiarle calde, e io non posso mandare per posta anche il forno». E più avanti (riferendosi al gioco della “scoccetta” in cui si gareggia sbattendo l’una contro l’altra le uova sode) aggiunge: «A proposito di Pasqua, vi raccomando quelle povere uova toste, che non le strapazziate quest’anno: mangiatele senza farle patire, e non sieno tante. Io non mangerò né uova toste, né altre… passo le 48 ore con una zuppa!».


COMUNITÀ

MARTEDÌ 16 MARZO 2021

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Ordinazione diaconale per quattro seminaristi

FIGLI DEL SACRO CUORE Saranno ordinati diaconi anche Filippo e Luca rande gioia per la Comunità dei Figli del Sacro Cuore di Gesù a MaG cerata, dove due dei loro consacrati,

DI M.

NATALIA MARQUESINI

S

Filippo Gobbi e Luca Riz riceveranno per imposizione delle mani del vescovo Nazzareno Marconi l’Ordinazione diaconale. Il gesto avverrà durante una celebrazione all’Abbadia di Fiastra il prossimo 10 aprile alle ore 16, nel rispetto delle norme di contenimento di contagio da Covid-19. Filippo, 32 anni è nato a Macerata e ha fatto la consacrazione definitiva alla Comunità lo scorso novembre, mentre Luca arriva dalla Val di Fassa e ha proferito i voti nel giugno del 2019; insieme stanno compiendo gli studi teologici in vista della consacrazione sacerdotale presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore e insieme hanno ricevuto il ministero dell’accolitato il 12 dicembre 2020. (M.N.M)

José Manuel, Matteo, Alain, José Daniel

Matteo, Josè Daniel, Alain Georges e Josè Manuel, formati nel Seminario Redemptoris Mater, verranno consacrati all’Abbadia di Fiastra il 17 aprile

abato 17 aprile l’Abbazia di Fiastra ospiterà alle ore 17 l’ordinazione diaconale di Matteo, Josè Daniel, Alain Georges e José Manuel, seminaristi del Seminario diocesano missionario Redemptoris Mater di Macerata. «Trovandomi alle soglie del diaconato voglio dire innanzitutto che vale la pena seguire il Signore perché non si rimane mai delusi», ci dice Matteo Giannini, nato a Pescara 42 anni fa e arrivato nel seminario maceratese nel 2015. Cresciuto in una famiglia appartenente al cammino neocatecumenale, Matteo è il terzo di sei figli ed ha alle spalle 10 anni di formazione, che comprendono un’intensa esperienza missionaria nella Repubblica Dominicana vissuta nei quartieri poveri, nelle carceri e tra i bisognosi. È nato tra le montagne peruviane invece Josè Daniel Morey Alarcon, in una famiglia allargata: «il Signore mi ha chiamato ad entra-

re nel Cammino neocatecumenale e a scoprire il suo amore, unico in grado di riempire quel vuoto che da sempre affliggeva il mio cuore». Dei suoi 32 anni, 9 li ha dedicati alla formazione e anche lui ha potuto assaporare la vita di missione: in Messico, Israele ma anche in Italia, presso una parrocchia a Pesaro. Alain Georges N’guessan Damana viene dalla Costa d’Avorio, 42 anni, ha 9 fratelli e anche la sua è una vocazione maturata all’interno del Cammino neocatecumenale. Arrivato a Macerata nel 2012 ha vissuto dei periodi di formazione ad Ascoli Piceno e in Lombardia: «Sono grato al Signore e lo benedico per tutti i doni che mi ha fatto e sono contento di essere stato eletto per servire come diacono, e poi presbitero, nella sua Chiesa». José Manuel Contreras Martinez ha 40 anni ed è il quarto di sette figli di una famiglia messicana. A 16 anni è emigrato negli Stati Uniti, a Dallas in Texas dove ha conosciuto in un momento di grande difficoltà un pre-

sbitero del Cammino. Nel 2011 è arrivato nel seminario di Macerata per formarsi, anche attraverso la missione; ha trascorso due anni in Irpinia ed è stato anche in Albania. «Ringrazio molto la Madonna di Guadalupe che mi ha accompagnato in questi anni, i miei genitori che mi hanno dato la vita, la Chiesa che, nella persona del vescovo Nazzareno Marconi, dei miei formatori e dell’équipe pastorale del seminario, ha confermato la chiamata che Dio mi ha fatto alcuni anni fa». I quattro sono già attivi nel servizio in Diocesi attraverso l’impegno pastorale affidato dal Vescovo in diverse parrocchie. Matteo collabora con i sacerdoti della parrocchia del Santissimo Crocifisso di Villa Potenza a Macerata, José Daniel è collaboratore a Piediripa nella parrocchia di San Vincenzo Maria Strambi dove accompagna in particolare i giovani, mentre Alain offre servizio in due parrocchie, a Treia e a Passo di Treia; infine José Manuel attualmente collabora presso la parrocchia dello Spirito Santo a Tolentino.

Superato lo sconcerto iniziale si è compreso che non c’era alternativa alla valorizzazione dei nuovi media per continuare a vivere la comunità cristiana come famiglia di famiglie 30 maggio 2020, Messa crismale all’abbazia di Fiastra

Questa Settimana Santa in tempo di pandemia DI JACOPO FOGLIA

“30’ di preghiera in famiglia” dell’8 marzo. Don Egidio Tittarelli è in alto a destra

DI EGIDIO TITTARELLI *

Q

uando all’inizio di marzo dello scorso anno è cominciato il periodo del lokdown, siamo stati tutti colti di sorpresa, eravamo appena all’inizio del tempo di Quaresima e tutto sembrava fermarsi, bloccarsi… niente liturgie, niente incontri… tutti chiusi dentro le nostre case… Anche su sollecitazione del vescovo Nazzareno e confrontandoci con alcune famiglie è nata l’idea di non lasciarci bloccare dalla situazione e di non rimanere in una attesa passiva. È nata così l’idea di registrare un messaggio quotidiano di pochi minuti, sulla Parola di Dio del giorno, per accompagnare le famiglie e tutti a vivere questo tempo difficile. Abbiamo aperto il canale YouTube Buon Pastore Macerata e insieme al messaggio quotidiano si è iniziato a trasmettere anche le celebrazioni eucaristiche e gli incontri settimanali sulla Parola di Dio, con il desiderio di mantenere un contatto vivo con le famiglie e le persone della comunità, ricordare insieme i defunti, pregare per i malati e in qualche modo continuare a sentirci in famiglia anche se chiusi dentro le nostre case. Abbiamo chiesto di inviare foto e preghiere da condividere nella celebrazione, piccoli segni che ci hanno aiutato a riscoprire la bellezza di pregare insieme in famiglia, ma anche di continuare a sentirci comunità, a vivere in comunione in quella famiglia di famiglie che è la comunità parrocchiale. Ciò che davvero sorprende è che un tempo in cui tutto dava l’impressione di una chiusura, quasi di una fine… si è trasformato in un nuovo inizio, in una apertura e nello sbocciare di una creatività sorprendente.

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L

Dalla chiusura nuove aperture Proprio qualche domenica fa mi si accosta una famiglia che mi ringrazia; lui mi dice: «Sono stato ricoverato per più di un mese a causa del Covid e quel breve messaggio del mattino mi ha dato tanta forza per vivere questo tempo di solitudine e di fatica». Testimonianze che ci fanno intuire come qualcosa di piccolo possa diventare un grande dono, dove ci è data la possibilità di raggiungere tante persone e offrire un momento di riflessione, una celebrazione e sperimentare una qualche comunione e condivisione di vita. Attraverso i mezzi di comunicazione abbiamo anche continuato gli incontri diocesani con le famiglie, perché ci siamo accorti che, soprattutto in questo tempo, era importante nutrirci di cose buone, non smettere di sostenerci a vicenda, sentirci in famiglia… Una cosa simpatica è stata anche l’intuizione di leggere ogni giorno un piccolo racconto dialettale tratto dai libri di don Amedeo Gubinelli che descrive la vita di famiglia attraverso il personaggio di Sor Ansermo, una piccola passione per il dialetto che ha accompagnato soprattutto i

più anziani e ha strappato qualche risata in quei giorni segnati dalla tristezza e dalla paura. Una bella iniziativa è stata la preghiera del Rosario online nel mese di maggio, quando a turno una famiglia pregava e in qualche modo ci si incontrava tra famiglie. Significativo è stato anche il coinvolgimento delle famiglie nella Novena di Natale o nel commento settimanale alle letture della domenica in Quaresima perché abbiamo sperimentato la bellezza di famiglie che pregano insieme ad altre famiglie e fanno dono del Vangelo vissuto nel quotidiano. Nessuno sa come evolveranno le cose, ma non possiamo perdere la ricchezza di quanto abbiamo sperimentato. Siamo chiamati ad abitare i mezzi di comunicazione per creare occasioni di comunione (anche se sempre preferiamo vederci di persona), per testimoniare la bellezza della vita cristiana, per raggiungere tanti che restano a casa e che rischiano di sentirsi ai margini ed esclusi. Questo è davvero un tempo di creatività! * parroco

QUARESIMA «30’ di preghiera in famiglia» l’occasione offerta dalla pastofamiliare per fare inconÈtrarerale online le famiglie e pregare

insieme, nell’ascolto del commento al Vangelo delle domeniche di Quaresima. Un commento fatto da famiglie e introdotto dalla recita di una decina del Rosario per affidare a Maria le intenzioni di preghiera che si ricevono. La pandemia ci ha insegnato a cercare l’essenziale, e quindi parole semplici, che sanno di vita concreta, di quotidianità per rivolgersi al Padre. Tutto con una durata a misura di famiglia: pochi minuti per fermarsi, pregare e ringraziare. Come si sta facendo ogni lunedì di Quaresima, alle 21.15 sul canale YouTube Buon Pastore Macerata. (L.Pal.)

a pandemia ci spinge anche quest’anno ad avvicinarci alla Pasqua con prudenza e sobrietà. Nell’ultimo ritiro presbiterale, il vescovo Nazzareno Marconi ha informato sugli Orientamenti per le Celebrazioni della Settimana Santa pubblicati dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Innanzitutto la lettera esorta i fedeli alla partecipazione in presenza alle celebrazioni liturgiche nel rispetto dei decreti governativi riguardanti gli spostamenti sul territorio e delle misure precauzionali contenute nel Protocollo tra Stato e Cei e ribadisce che solo dove strettamente necessario o realmente utile, si favorisca l’uso dei social media per la partecipazione alle stesse. Si raccomanda che l’eventuale trasmissione in streaming delle celebrazioni sia in diretta e mai in differita e sia sempre rispettata la dignità del rito liturgico. La Nota incoraggia a «facilitare e privilegiare la diffusione mediatica delle celebrazioni presiedute dal Vescovo, incoraggiando i fedeli impossibilitati a frequentare la propria chiesa a seguire le celebrazioni diocesane come segno di unità». Nello specifico, ci vengono suggerite le seguenti indicazioni estese anche a seminari, collegi sacerdotali, monasteri e comunità religiose: «1. Per la Domenica delle Palme, sia celebrata con la seconda forma prevista dal Messale Romano. Si evitino assembramenti dei fedeli; i ministri e i fedeli tengano nelle mani il ramo d’ulivo o di palma portato con sé; in nessun modo ci sia consegna o scambio di rami. Dove si ritiene opportuno si utilizzi la terza forma del Messale Romano, che commemora in forma semplice l’ingresso del Signore in Gerusalemme. 2. La Messa crismale sia celebrata la mattina del Giovedì Santo o, secondo la consuetudine in alcune Diocesi, il mercoledì pomeriggio. Qualora fosse impedita “una significativa rappresentanza di pastori, ministri e fedeli”, il Vescovo diocesano valuti la possibilità di spostarla in un altro giorno, entro il tempo di Pasqua. 3. Il Giovedì Santo, nella Messa vespertina della “Cena del Signore” sia omessa la lavanda dei piedi. Al termine della celebrazione, il Santissimo Sacramento potrà essere portato, come previsto dal rito, nel luogo della reposizione in una cappella della chiesa dove ci si potrà fermare in adorazione, nel rispetto delle norme per la pandemia, dell’eventuale coprifuoco ed evitando lo spostamento tra chiese al di là della propria parrocchia. 4. Il Venerdì Santo, riprendendo l’indicazione del Messale Romano (“In caso di grave necessità pubblica, l’Ordinario del luogo può permettere o stabilire che si aggiunga una speciale intenzione”, n. 12), il Vescovo introduca nella preghiera universale un’intenzione “per chi si trova in situazione di smarrimento, i malati, i defunti”. L’atto di adorazione della Croce mediante il bacio sia limitato al solo presidente della celebrazione. 5. La Veglia pasquale potrà essere celebrata in tutte le sue parti come previsto dal rito, in orario compatibile con l’eventuale coprifuoco». Nonostante le restrizioni liturgiche, ci auguriamo di prepararci bene insieme alle nostre comunità alla Settimana Santa ed al Triduo pasquale centro e fondamento dell’anno liturgico e della vita di fede di ogni cristiano. * sacerdote, direttore del Centro liturgico diocesano

Cent’anni fa l’incendio nella Santa Casa di Loreto DI IVANO

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L’immagine di Treia

L’immagine distrutta fu sostituita dalla copia ospitata nella chiesa delle Visitandine di Treia fino all’arrivo della nuova, donata da papa Pio XI

PALMUCCI

u un risveglio amaro quello del 23 febbraio di cento anni fa per i lauretani, ma anche per tutti i devoti della Vergine lauretana. All’apertura mattutina della Basilica i frati Cappuccini furono investiti da un fumo acre. Durante la notte un violento incendio scoppiato nella Santa Casa aveva incenerito l’antica Sacra Effigie della Madonna in cedro del Libano ed erano andati inesorabilmente perduti i preziosi paramenti e ornamenti, dono della pietà popolare, gli stupendi lavori che ne abbellivano l’interno e i pregevoli arredi. La Sacra reliquia era stata privata della venerata icona della Madonna, proclamata pochi mesi

prima patrona degli aviatori. Un vero disastro, una grave ferita nel cuore dei credenti di tutto il mondo cattolico. Ignote sono rimaste le cause del disastro. Continuo fu il pellegrinaggio dei fedeli che gremirono la piazza, costernati e ansiosi di conoscere i fatti. Fu subito avvertito il vescovo di Recanati e Loreto Alfonso Andreoli che fece il sopralluogo insieme all’architetto della Santa Casa Cirilli e alle autorità civili e militari. Benedetto XV, particolarmente legato al Santuario mariano, espresse il suo dolore e fece giungere il suo conforto, nominando una commissione per valutare i danni e procedere poi alla realizzazione di una nuova effigie e studiare gli interventi per il restauro.

Intanto monsignor Andreoli, essendo venuto a conoscenza che le suore dell’Ordine della Visitazione di S. Maria della vicina città di Treia erano in possesso di una copia del Simulacro andato perduto, accettò ben volentieri la generosa offerta delle religiose di trasferire provvisoriamente la loro statua nella Basilica di Loreto. Così il 26 febbraio nella sacrestia della Basilica si riunirono il vescovo, l’amministratore e i custodi della S. Casa, l’arcidiacono della Cattedrale di Treia in rappresentanza delle Visitandine per stendere il verbale di consegna dove si accenna che il sacro Simulacro di Treia era già stato esposto nella Santa Casa dal 18 aprile 1797 al 9 dicembre 1802, quando l’antica sacra Effigie era stata

trafugata da Napoleone in persona e spedita in Francia per essere collocata nel Museo del Louvre. È vivo ancora oggi il legame tra Loreto e la comunità di Treia che onora la Vergine Lauretana come Patrona principale della città, insieme a san Patrizio. La Vergine lauretana è rappresentata con un bassorilievo al centro della facciata del Palazzo Comunale, opera dello scultore Gioacchino Varlé e viene festeggiata nel giorno della “Venuta”, il 10 dicembre, con una processione. La sacra statua di Treia, come osserva lo storico padre Giuseppe Santarelli, può essere considerata la più venerabile e insigne dopo quella della Santa Casa per il suo stretto legame con il sacello lauretano. Nel 1922 Pio XI fece realizzare

dallo scultore Enrico Quattrini e dal pittore Leopoldo Celani un nuovo Simulacro con il legno ricavato da un vecchio esemplare di cedro del Libano dei Giardini Vaticani e lui stesso benedisse e incoronò la Statua. Da Roma, attraverso l’antica Via Lauretana, accolta nel suo passaggio dai fedeli festanti, la nuova sacra Effigie raggiunse Loreto l’8 settembre 1822, festa della Natività di Maria. Allora la statua di Treia ritornò nella chiesa delle Visitandine, alle quali ancora oggi i Treiesi esprimono la più profonda gratitudine per aver fatto il grande dono di lasciare alla loro venerazione il sacro Simulacro, ancora memori della loro benefica presenza e della loro missione nella comunità treiese.


SOCIETÀ

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MARTEDÌ 16 MARZO 2021

Scuola, squarci di luce pur tra le difficoltà DI SILVANA

BACELLI *

È

già trascorso un anno dalla prima chiusura delle scuole. Di sicuro non siamo in grado di fare alcun bilancio, considerata la precarietà che stiamo tutti sperimentando in ogni ambito e in ogni settore, dall’economia all’istruzione, ma soprattutto nelle relazioni umane e sociali messe così a dura prova da periodi lunghi di isolamento e di distanziamento, purtroppo non ancora conclusi. In questo anno anche il mondo della scuola si è dovuto confrontare con non poche difficoltà: quarantene e contagi, indicazioni sanitarie, gel e mascherine, didattica a distanza, connessioni difficili, strumentazioni mal funzionanti. E questi sono solo alcuni dei nei comparsi sul volto di una scuola che sta sicuramente risentendo della pandemia. Certo è un po’ triste

pensare e parlare di scuola solo in questi termini. Seppure a distanza, ciò che non si è perso è il contatto tra scuola e mondo dei giovani, tra docenti e ragazzi e ragazze rinchiusi da tempo nelle loro camere. La didattica a distanza non è l’ottimale, non è neanche da pensare che possa continuare così. Però per tanti giovani, se non ci fosse stata questa possibilità telematica, probabilmente non ci sarebbero stati altri contatti con il mondo del sapere, della conoscenza e soprattutto non avrebbero avuto relazioni con gli adulti che hanno a cuore la loro crescita e la loro formazione. Molte ombre si sono allungate sulla Dad, ma anche squarci di luce che fanno sperare e riconoscere nei giovani e nei ragazzi briciole di maturità. È come un vaso di Pandora: si è aperto e stanno venendo fuori tante criticità, è

vero. Ma insieme a questo, che è il lato più triste della situazione, stanno emergendo testimonianze di dirigenti, insegnanti, personale ausiliario e tecnico che nel mondo della scuola contribuiscono ogni giorno a dare ai ragazzi e ai bambini un soffio di normalità, ammesso che ancora si possa riconoscere come normale una qualsiasi azione. Ci sono famiglie provate, e ci sono docenti alla continua ricerca di strategie e strumenti per far sì che il percorso scolastico ne risenta il meno possibile. Niente è facile, molto è opinabile. Ma la buona volontà c’è e si percepisce. Cosa è cambiato da un anno a questa parte? Forse è cambiato troppo poco, forse l’emergenza doveva essere affrontata con altri strumenti. Si potrebbe recriminare all’infinito su ciò che non è andato, accusando questo o quell’altro. Ma questo è l’oggi che ci è

dato di vivere. La realtà è più grande di tante lamentele e parla di bambini che desiderano incontrarsi a scuola e che magari l’hanno anche fatto per alcuni mesi. Ragazzi che nonostante le mascherine, il gel per sanificare le mani e il distanziamento, hanno sperimentato che la scuola è un posto bello dove stare. La nostra storia parla di fatica, di orari infiniti, di decisioni prese a ogni ora del giornoe, a volte, della notte. Di rapporti non sempre facili con le famiglie, ma anche di disponibilità a raccogliere le loro preoccupazioni e a cercare insieme soluzioni praticabili. Un mondo complicato, che sta affrontando situazioni complicate. Un ambito che ha sofferto e sta soffrendo molto. Qualsiasi ulteriore commento potrebbe risultare stucchevole. A chi come noi ama la scuola, ama il mondo dei giovani e dell’educazione, re-

Montecassiano, evento natalizio pre-Covid

sta tanto dispiacere. Ma questo è unito al desiderio grande che il futuro dei ragazzi e delle ragazze sia segnato il meno possibile dal dolore che stiamo tutti vivendo. Ogni epoca attraversata da eventi infausti ha vissuto disorientamento e pena, ma anche desiderio di rinascita, di riscatto, di miglioramento. Se questo tempo non ci lascerà migliori, anche nel mondo del-

A chi ama il mondo dei giovani resta tanto dispiacere, unito però alla speranza che il futuro di ragazzi e ragazze resti segnato il meno possibile dal dolore

la scuola, con una visione più vera e profonda sull’educazione e sulla vita dei ragazzi, sarà stato un tempo inutile. Come inutile sarà stata la sofferenza condivisa da tutti: studenti, famiglie, docenti e tutto il personale della scuola. Ma questo noi non lo vogliamo, né lo permetteremo! * dirigente scolastica I.C. Montecassiano (Mc)

Tutta l’attività delle strutture sanitarie è condizionata dal contrasto al coronavirus. Il problema di più difficile soluzione è la carenza di personale. L’intero sistema va ripensato

«Il Covid è la priorità» Corsi, nuova direttrice dell’Area Vasta 3, spiega come la sanità affronta l’emergenza cercando di salvaguardare l’attività ordinaria DI TIZIANA

TIBERI

L

a dottoressa Daniela Corsi, da dicembre 2020 è il nuovo direttore dell’Area Vasta 3 di Macerata; esperta di emergenza, è stata primario di Rianimazione dell’ospedale di Civitanova Marche e direttore del dipartimento del Covid Hospital; ha preso il posto di Alessandro Maccioni. In piena pandemia, quali difficoltà ha affrontato in questi primi mesi da direttore di Area Vasta? È un momento particolarmente impegnativo; per un rianimatore come me l’emergenza non è una novità, siamo abituati a sostenere ritmi pesanti. Fino a dicembre, facendo parte dell’équipe medica del Covid Hospital, fronteggiavo solo gli aspetti clinici del Covid, ora il mio impegno è su diversi fronti. Sul Covid Hospital c’è stato un ampio dibattito politico; oggi cosa ci può dire sul ruolo di questa struttura per il territorio? È una struttura molto utile, progettata e costruita bene. L’altra faccia della medaglia è che ricade tutta sull’Area Vasta 3 e questo ha comportato un impegno importante di quasi tutto il personale del presidi ospedalieri del Maceratese, sacrificando le attività ordinarie. Per il resto è un ospedale a tutti gli effetti e funziona molto bene. Come avviene la comunicazione tra malati Covid e famiglie? La comunicazione e il rapporto con i familiari e i pazienti sono esperienze molto forti che ci porteremo dietro per sempre. Anche se abituati come rianimatori a trattare con pazienti critici, abbiamo scoperto un aspetto diverso, perché al Covid Hospital seguivamo anche il percorso post rianimazione. Ho visto pazienti arrivati gravi che hanno superato la malattia, con i quali c’è stata condivisione

emotiva di tutto il percorso; ci sono pazienti che ancora oggi mi scrivono e questa è una cosa molto bella. Durante la degenza in terapia intensiva, grazie a molte donazioni ricevute, siamo riusciti tramite cellulari o tablet a effettuare videochiamate: questo filo diretto tra pazienti e familiari è stato davvero emozionante. In caso di decesso? Le regole non permettono di salutare i propri cari… Le posso dire francamente che sono momenti molto commoventi anche per noi sanitari, perché sappiamo che questa è una parte importante che viene a mancare. Cosa ci insegna questa pandemia su piano sanitario e per la medicina del territorio? Ha sottolineato le difficoltà: la carenza di risorse umane e quindi la necessità di incrementare il personale, di rendere le strutture più efficienti. I malati non-Covid e le prenotazioni... come pensate di affrontare le criticità di questi mesi e le lunghe liste d’attesa? Per quanto riguarda liste operatorie e pazienti oncologici non si è trascurato nulla; abbiamo dato la precedenza a interventi chirurgici e ambulatori oncologici, a parte poi tutte le emergenze-urgenze che sono state rispettate. Per tutte le altre attività ambulatoriali si è cercato di mantenere il più possibile, però, ripeto, resta il problema determinato dalla carenza di personale. Diciamo che c’è il massimo impegno da parte nostra di dare una risposta con tutti i limiti della situazione anche per le liste d’attesa. Donne e sanità. Qual è la sua riflessione nel mese dell’8 marzo? Siamo tante. Però mi permetta più una riflessione che interessa la famiglia, perché credo che questa pandemia abbia visto come soggetto interprete principale la famiglia, non solo la donna.

VITA

Cristina Parolisi presidente del Consultorio «Il Portale»

«Il Portale»: 45 anni ascoltando le famiglie DI CRISTINA

PAROLISI *

I

«La pandemia ha ribadito l’importanza dei legami familiari»

Daniela Corsi e don Carlos Muñoz, cappellano dell’ospedale, negli studi di EmmeTv

Consiglio delle donne a Macerata DI DANIELA

MESCHINI

È

il 2003 quando nello Statuto del Comune di Macerata è inserito l’art. 28 che istituisce il Consiglio delle Donne. Tra gli obiettivi c’è la promozione del ruolo della donna nella società e la sua valorizzazione e la promozione di iniziative contro ogni forma di abuso e di violenza. Il Consiglio formula proposte e osservazioni su questioni che hanno attinenza alla condizione femminile e che possono tradursi in politiche di pari opportunità. Del Consiglio delle Donne fanno parte di diritto tutte le elette e le donne nominate negli enti, inoltre vi partecipano donne rappresentan-

ti di associazioni e esperte di accertata competenza ed esperienza professionale. L’8 Febbraio si è riunito il nuovo Consiglio che ha nominato Presidente la professoressa Sabrina De Padova e Vice la Professoressa Ninfa Contigiani e ha approvato le nomine delle donne segnalate dalle Associazioni. Al completo il Consiglio si è riunito in streaming il 19 febbraio. Subito attivo per promuovere iniziative significative in occasione della Giornata della donna pur con le limitazioni a cui costringe la pandemia. In rete ci sono le due iniziative: un CD dal titolo Parole e musica e una mostra fotografica su Il lavoro delle donne nella storia a cura del Centro Studi Balelli.

l consultorio “Il Portale”, che fa parte della Confederazione dei consultori di ispirazione cristiana, è presente nella città di Macerata sin dal 20 Ottobre 1976 ed è quindi operativo nel territorio ininterrottamente da quasi quarantacinque anni. Svolge la propria attività su base volontaria ispirandosi ai principi cristiani della persona e della famiglia, promuovendo e salvaguardando tutti i valori che vi presiedono, i valori della vita, della sessualità e dell’amore. È formato da una équipe di professionisti che offrono il proprio tempo con spirito di gratuità ascoltando e sostenendo chiunque bussi alla porta. Sia la Diocesi che le istituzioni pubbliche riconoscono il valore del servizio da noi svolto tanto che abbiamo convenzioni sia con il Comune che con l’Ambito territoriale. In questo periodo segnato drammaticamente dalla pandemia siamo passati da incontri in presenza a modalità da remoto adeguandoci di volta in volta alle indicazioni nazionali. Il Covid ha fatto aumentare le richieste di supporto nella gestione dei rapporti familiari a causa della condivisione continuativa degli spazi, del disorientamento, della solitudine, dei timori di perdita di lavoro, dell’elaborazione del lutto, senza tralasciare le enormi difficoltà affrontate dalle famiglie con figli disabili o anziani malati. Il consultorio “Il Portale” come segno di ripartenza ha lanciato il progetto “Crescere Assieme”, che ha preso il via nel gennaio scorso nonostante tutte le difficoltà legate al Covid. In collaborazione con l’Ambito territoriale n. 15, che vede come Comune capofila quello di Macerata, abbiamo iniziato questo percorso rivolto alle famiglie che hanno figli compresi nella fascia di età 0-3 anni e caratterizzato da quattro incontri. Finalità del progetto era la creazione di un gruppo come spazio di condivisione e di dialogo, nel confrontarsi sull’esperienza della genitorialità, imparando a conoscere i propri figli per crescere insieme a loro nella relazione. Si è deciso di portare avanti questa iniziativa in modo permanente così da permettere a quante più famiglie possibile di partecipare a un’esperienza di crescita e di arricchimento. Speriamo che possa essere di supporto anche al grande lavoro che sta svolgendo ormai da tanti anni la Pastorale familiare nella nostra Diocesi. Ci teniamo che le coppie, oltre a portare avanti il proprio percorso, possano avere la possibilità di usufruire di uno spazio di crescita nel momento in cui diventano genitori. “Il Portale”, nonostante le difficoltà, continua a portare avanti la sua missione a favore della famiglia. * presidente del consultorio ”Il Portale”

Santa Madre di Dio si offre come centro vaccini Agli over 80 vengono offerte non solo le sedie, ma anche bevande calde e le parole che la carità cristiana suggerisce DI

GIORGIO IACOBONE

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on Carlos, parroco della Santa Madre di Dio di Macerata, è anche cappellano dell’Ospedale Civile del capoluogo e in tale veste assiste i ricoverati, per i quali ha sempre parole di conforto e di vicinanza, tanto benefiche specie in un periodo come quello attuale che preclude a parenti ed amici di visitare i congiunti.

Don Carlos ha voluto essere vicino anche ai malati di Covid e, usando le dovute precauzioni, è stato accanto a tanti pazienti; alcuni negli ultimi momenti di vita hanno ricevuto i sacramenti della Confessione e dell’Unzione degli infermi. Quando un attivo parrocchiano viene trasportato al Covid Hospital di Civitanova Marche, in considerazione della gravità della sua situazione, don Carlos trova la complicità di Emanuele Iacobone, un altro parrocchiano medico rianimatore a Macerata, che preferisce seguire i malati Covid più gravi a Civitanova. Così a don Carlos si aprono le porte del Covid Hospital civitanovese, e può esercitare il suo ministero in situazioni ancora più

difficili! Ai primi di febbraio Daniela Corsi, direttore generale dell’Area Vasta 3, è alla spasmodica ricerca di luoghi da destinare alle vaccinazioni; don Carlos si immedesima nel problema e lancia la proposta di adattare l’oratorio della Parrocchia Santa Madre di Dio a Centro vaccinale per Macerata e comuni limitrofi. Certo c’è da sacrificare l’oratorio che costituisce da alcuni anni un fondamentale punto di riferimento per i ragazzi non solo del quartiere! Ma si può girare la faccia dall’altra parte con la consapevolezza che la soluzione di un grave problema l’hai a portata di mano? In realtà i ragazzi possono pur sempre giocare nel campetto e c’è la prima-

vera alle porte! Va coinvolta la comunità parrocchiale! Non è possibile prendere una tale decisione senza che sia condivisa. Don Carlos indice un referendum nella comunità, un referendum veloce tra sabato e domenica durante le Messe: si vota per alzata di mano! Con la sostanziale unanimità la proposta è accolta con entusiasmo. Il 20 febbraio si parte: il salone è a completa disposizione, nel rodaggio i parrocchiani si fanno carico di superare gli intoppi. È necessaria un’altra stanza adiacente... concessa, un’altra ancora... va bene... Il garage di don Carlos... ok: la macchina resta parcheggiata fuori! Il clima che si crea è eccezionale: agli over 80, in attesa del vacci-

In attesa della vaccinazione nell’oratorio della parrocchia Santa Madre di Dio di Macerata

no, viene data un’assistenza amorevole... Non solo le sedie, ma anche una bevanda calda e le consolanti parole che la carità cristiana suggerisce! Certo il quartiere sta subendo dei disagi, con i parcheggi e altre limitazioni, ma l’auspicio che i vaccini determinino la fine della

pandemia e il ritorno a relazioni umane è così forte che ogni sacrificio appare poca cosa! Apprendere che la parrocchia Santa Madre di Dio ha risposto a questa emergenza ripaga di tutto! Grazie don Carlos. Grazie parrocchiani. Grazie al quartiere Mameli – Manzoni!


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Emmaus e Avvenire 16 marzo 2021 by EmmausOnline - Issuu