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Emmaus e Avvenire. Martedì 16 luglio 2019

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post sisma

Una mano al territorio

www.emmetv.it

Martedì, 16 luglio 2019

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

e ferite inferte dal terremoto sono lungi dall’essere sanate e L continuano a pesare sulla vita di

A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567

molte comunità. Chi desidera contribuire sostenendo le iniziative di ricostruzione della diocesi, può farlo effettuando un bonifico a: Diocesi di Macerata-TolentinoRecanati-Cingoli-Treia. Causale: Offerta pro terremoto. Iban: IT61Q0605513401000000011753

e-mail: redazione@emmetv.it facebook: emmetvmacerata twitter: emmetvmacerata

MACERATA

il tema. Convivenza che cerca il bene comune e l’armonia

Vescovo, Chiesa e politica Il pastore deve annunciare i valori, ma può anche proporre scelte concrete, offrendole al dibattito pubblico senza pretesa di verità Proponiamo un estratto dell’intervento svolto dal vescovo il 1° luglio, su invito dell’associazione di cultura politica “La Tenda”, a un incontro che ha avuto luogo alla Domus San Giuliano aperto a politici, amministratori locali e persone interessate alla politica. iviamo in un mondo di idee e opinioni sovrapposte, confuse, spesso gridate. Questo porta spesso, anche “in casa nostra”, a scontri e contrapposizioni distruttive. Quando la pancia domina sulla testa e il grido prevale sull’argomentazione, siamo agli antipodi dello stile di confronto tra cristiani che la Fides et ratio auspica. Provo qui a chiarire il ruolo e la responsabilità del vescovo e della Chiesa locale rispetto all’azione politica. Il vescovo come l’abate benedettino è scelto, non autoproclamato. È primariamente l’uomo del duplice ascolto: del Signore che ci guida attraverso la sua Parola, e della Comunità, per giungere ad una sintesi. È un compito impegnativo, che indica una autorità chiara, ma non assoluta e in alcun modo assimilabile a certo leaderismo politico. In questo quadro vi è un piano della Dottrina sociale della Chiesa, cioè del Magistero, che impone al vescovo di testimoniare con chiarezza i grandi valori su cui si basa la convivenza umana, che cerca il bene comune e l’armonia sociale. Pio XII definiva il bene comune come «le condizioni esterne necessarie all’insieme dei cittadini per lo sviluppo delle loro qualità e dei loro uffici, della loro vita materiale, intellettuale e religiosa». Un principio che offre direttive che si incarnano in scelte economiche concrete. Esemplare al riguardo il “Codice di Camaldoli” (testo redatto nel luglio 1943 da un gruppo di intellettuali cattolici che già pensavano all’Italia post–bellica, ndr) con i suoi 8 principi regolatori dell’economia: la dignità della persona, l’eguaglianza dei diritti personali, la solidarietà, la destinazione primaria dei beni materiali a vantaggio di tutti gli uomini, la possibilità di appropriazione dei beni nei modi legittimi fra i quali è preminente il lavoro, il libero commercio, la giusta remunerazione del lavoro, la possibilità di intervento dello Stato. Sempre il Codice di Camaldoli definisce l’armonia sociale come: «l’esito dell’interazione di diversi fattori, il primo dei quali è la giustizia sociale». Lo Stato deve puntare a garantire a ogni cittadino un lavoro, vigilando sul libero mercato

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che non è automaticamente sempre buono. Corollario dell’armonia sociale è «il dovere dell’obbedienza allo Stato, inteso come primo e fondamentale garante dell’ordine pubblico». Dai due principi, bene comune e armonia sociale, si possono dettagliare una serie di valori fondamentali che rintracciamo già nel Decalogo di Mosè, sintesi del sistema valoriale della cultura latino–giudeo–cristiana, su cui si radica come memoria fondativa la nostra identità nazionale: «Non uccidere» – il valore della vita umana, da cui deriva l’impegno a evitare la guerra, la pena di morte, l’aborto, l’eutanasia, la segregazione razziale, la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento dei poveri e dei deboli, la violenza. «Onora il padre e la madre e non commettere adulterio» – Il valore della famiglia, come prima cellula della società generatrice di vita e di futuro, da tutelare, favorire, anteporre in dignità e tutte le strutture sociali e politiche secondarie, quale è lo Stato. «Ricordati di santificare le feste» – Il valore del lavoro e del riposo, come diritto–dovere primario della persona, che fonda la sua dignità e permette la vera promozione umana. Ne deriva la tutela di una giusta retribuzione, la sanità dei luoghi e dei processi lavorativi, la tutela previdenziale e quella assistenziale in caso di disoccupazione... A questo si connette il valore del riposo e del divertimento, assieme alla promozione della socializzazione e del confronto di idee, possibili solo se la gestione dei

Un dettaglio dell’affresco di Ambrogio Lorenzetti “L’allegoria del buon governo”

tempi del riposo è volta a far incontrare le persone e non a isolarle sul divano di casa. «Non rubare e non sequestrare le persone» – Il valore della liberà personale, sempre intesa nel quadro del bene comune. Ciò comporta l’impegno comune per la partecipazione alla conduzione politica della società. A questo valore si collega la libertà religiosa. «Non dire il falso» – Il valore della verità nella comunicazione, perché l’opinione pubblica si costruisca liberamente secondo il discernimento saggio e l’esperienza delle persone, con mass–media e produzione culturale e di svago che tutelino i minori e le persone culturalmente meno attrezzate contro plagio e strumentalizzazione. Nel concreto tale libertà si tutela dal basso, sostenendo e favorendo

le voci del territorio (radio, Tv, giornali sia stampati che online) rispetto ai grandi network. La miglior difesa della verità è legata alla diffusione della conoscenza e alla crescita culturale della popolazione. Il vescovo deve annunciare i valori, i quali, come ha ribadito papa Francesco, in sé non sono mai negoziabili. È solo “negoziabile” la modalità concreta di tutelare e promuovere ogni valore. Quando il vescovo e la comunità cristiana annunciano questi valori, declinandone l’attuazione nella vita della società, non compiono una indebita “invasione” dell’ambito laico. È laicismo deteriore e non laicità distinguere nell’uomo l’ambito delle convinzioni e desideri interiori, tra cui la fede, da quello dell’azione esteriore e pubblica. Il secondo piano della responsabi-

250 foto della Grande Guerra in mostra all’Abbadia

È aperta all’Abbadia di Fiastra, tutti i giorni dalla 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19, fino alla data emblematica del 4 novembre, la mostra «Obiettivo sul fronte. Carlo Balelli e le squadre fotografiche militari nella Grande Guerra», organizzata dal Centro Studi “Carlo Balelli” in collaborazione con le Fondazioni Carima e Giustiniani Bandini. Allestita nell’ex Ospizio dei Pellegrini, propone 250

fotografie della Grande Guerra realizzate da Carlo Balelli, che operò in prima linea nelle squadre fotografiche del Regio Esercito. Immagini di grande qualità tecnica e artistica colgono tanti aspetti del conflitto: le terribili condizioni della guerra in montagna, le città bombardate, le processioni di prigionieri, le battaglie decisive, l’armistizio... L’ingresso è libero. (P.Chin.)

lità del vescovo è quello della sollecitudine pastorale per il bene comune e l’armonia sociale del popolo a lui affidato. Nel concreto di scelte parziali e storiche – economiche, amministrative, educative e anche genericamente politiche – è bene che il vescovo condivida il suo pensiero con i collaboratori e con i credenti, offrendolo come contributo di riflessione anche a tutti gli “uomini di buona volontà”. Queste valutazioni di scelte concrete non hanno però il valore e l’autorevolezza del Magistero sulla Dottrina sociale. Proponendole, il vescovo si pone al livello del dibattito pubblico e del confronto sereno, che non solo tollera la contestazione o la proposta diversa, ma la considera un valore, purché il clima sia di vero confronto e di collaborazione di tutti alla ricerca del bene comune e dell’armonia sociale. Per questo quando il Vescovo entra nell’ambito del dibattito non compie un’ingerenza: è suo compito di pastore e maestro aiutare a comprendere come la visione di fede si possa incarnare in situazioni concrete. Da parte sua tale azione chiama necessariamente i laici cristiani a un coinvolgimento responsabile. Questo attua un modus operandi sanamente laico e né laicista, né clericale. Nel concreto il vescovo propone temi di riflessione e letture della situazione sociopolitica a quanti sono interessati, in maniera trasparente e pubblica. Il laicato ecclesiale è invitato a rispondere con libertà e responsabilità, soprattutto a partire dalle proprie competenze. Sta infine al vescovo cercare di offrire una sintesi saggia che possa essere riproposta a tutta la comunità credente. Questo stile potrebbe anche essere definito con una parola oggi di moda: sinodale. Nazzareno Marconi, vescovo

San Benedetto, una sapienza verso giorni felici el cambio d’epoca che stiamo vivendo, la piccola Regola per principianti che san N Benedetto ancora ci offre può essere utile per vivere la sapienza di un nuovo inizio che coincide con il risveglio del gusto della vita. Nei passaggi difficili dell’esistenza la gioia del vivere può essere offuscata dalla paura e dalla tristezza. In questo clima, a noi come ai primi lettori della Regola, viene posta una domanda che sgorga dal libro dei salmi: «Chi è l’uomo che vuole la vita e brama vedere giorni felici?» (Sal 33). Papa Francesco fa un invito simile: «Figlio mio, per quanto ti è possibile, non privarti di un giorno felice» (Sir 14). Vedere i giorni che ci aspettano come una promessa di felicità è già porre il germe di una nuova epoca. La sapienza di Benedetto, festeggiato l’11 luglio, è strumento per poter rincominciare da una sorgente zampillante. La vita benedettina ha prodotto molte opere. Le scolaresche e i curiosi che visitano i monasteri sono a volte prigionieri del mito di monaci che copiano libri e bonificano le terre. Ma ci sono gli sguardi più seri che colgono l’attenzione che le comunità hanno dedicato alla cultura, all’accoglienza e all’assistenza dei poveri. Ma i monaci, pur svolgendo con passione queste e altre opere, non si sono mai identificati con esse. Il loro motivo di essere è stato e resta la ricerca di Dio: è questo il loro “nobile servizio”, come si esprime il Concilio Vaticano II. Nella loro ricerca riconoscono i lineamenti nobili della propria e altrui umanità lanciata verso la sua pienezza. Chi cerca Dio resta in contatto con il desiderio di abitare il mondo in modo totalmente nuovo e si esercita nell’attesa del momento in cui si compirà la beata speranza e verrà il nostro Signore Gesù Cristo. La Regola di san Benedetto risveglia la sapienza di una sana umanità disegnando gli spazi. Dalla chiesa agli ambienti di lavoro, dalla cura del canto a quella della cucina, san Benedetto insegna il sentiero dell’umiltà che è fatto di misura, di bellezza e di audacia. «La via della salvezza all’inizio può essere stretta. Ma con l’avanzare, il cuore si dilata e con indicibile dolcezza d’amore si corre sulla via dei comandamenti di Dio» (Prologo alla Regola). I comandamenti sono la via. La dolcezza dell’amore è la meta cioè la vita eterna che inizia già ora. La pace del vivere insieme non è mai scontata, ma può nascere in ambienti abitati da sguardi che hanno cura delle persone e le custodiscono. Per la Regola sono gli sguardi degli anziani, di coloro che non sono fuggiti quando la strada si è fatta ripida e possono trasmettere una eredità della loro esperienza. Ogni eredità è uMonastero di Pra’d Mill na risorsa messa a disposizione di chi è più giovane, ma anche un’opera incompiuta da continuare in modo creativo. Preoccuparsi della trasmissione di una sapienza da una generazione all’altra è già compiere la traversata da un’epoca all’altra. Quest’anno la festa di san Benedetto si arricchisce della celebrazione dei 900 anni della nascita dell’ordine cistercense. All’inizio del XII secolo l’approvazione pontificia della Carta di Carità, riconosce la rilettura della Regola nel segno di una maggior cura della vita fraterna, della ricerca della solitudine e della povertà. Un tessuto di comunità ricoprì l’Europa dando vita a una cultura feconda per l’intera società. Oggi forse la consegna ci viene dai monaci di Tibhirine, gli ultimi beati germogliati nella famiglia cistercense. Fr. Christian, il priore, avverte come la gioia dello Spirito Santo sia stabilire la comunione giocando con le differenze. In un tempo di parole ostili sarebbe bello trovare sulla porta dei monasteri qualcuno che abbia parole di gratitudine e di benedizione per gli uomini e le donne che incontra. fr. Zeno monaco cistercense di Pra’d Mill

La voce nostalgica della Luna, cinquant’anni dopo Nella stampa del luglio 1969 i numerosi echi dell’impresa raccordati alle vicende del tempo DI

GIANCARLO CARTECHINI

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lle 4,40 di notte anche i più mattinieri dormono ancora; il silenzio è profondo. Pochi rumori, ai margini dell’orizzonte sonoro: il canto di un gallo, il suono impercettibile di qualche automobile che passa lontano. La Luna è calata da più di tre ore. Scrive Italo Calvino che il nostro satellite è il più mutevole dei corpi celesti, e il più regola-

re nelle sue complicate abitudini: puoi sempre aspettarlo al varco, ma se lo lasci in un posto lo ritrovi sempre altrove, e se ricordi la sua faccia voltata in un certo modo, ecco che ha già cambiato posa. Di questa Luna sfuggente, e dei tre uomini che cinquant’anni fa l’hanno visitata, è rimasta traccia in un plico scoperto casualmente sgombrando la cantina di casa: un pacco composto da 17 quotidiani e 6 riviste, chiuso con lo spago, nascosto tra le damigiane dell’olio e i montanti in metallo di una vecchia scaffalatura. Da buon archivista, mio padre amava lasciare tracce che qualcuno, prima o poi, avrebbe ritrovato. Edizioni straordinarie, numeri unici, tutti a celebrare la grande impresa. Titolo di apertura di “Avvenire”,

16 luglio 1969: “Oggi scatta l’Apollo 11. Inizia la più grande impresa spaziale”. “Il Resto del Carlino”, 21 luglio, titolo cubitale: “I piedi sulla Luna”. Sottotitolo: “Alle 4,40 – ora italiana – gli astronauti Armstrong e Aldrin aprono il boccaporto del modulo lunare”. Un editoriale di “Avvenire”, quattro giorni dopo, ammoniva: «Quando si tratta di esplorare le immensità dello spazio, tutto ciò che sembra sorpassare l’immaginazione dell’uomo diventa realtà; quando, invece, si tratta dello sforzo per eliminare la fame, il sottosviluppo, le guerre fratricide, allora l’uomo si arrende di fronte alle inevitabili difficoltà, trova ogni giustificazione per rinviare, abbassare il bersaglio, dichiararsi sconfitto». E Oriana Fallaci concludeva con queste

parole, dalle pagine dell’Europeo, il suo reportage: «Ecco, le cose andarono così, in quella settimana d’estate, nei primi giorni che seguirono il ritorno sulla Terra degli uomini che avevano toccato la Luna». Pagine e pagine di approfondimenti, foto, racconti, analisi scientifiche, cronache entusiaste. Quando il Web non esisteva e la stampa era il principale mezzo di comunicazione, c’era la necessità di fissare ogni cosa, descrivere compiutamente ogni dettaglio. A sfogliare i giornali dell’epoca non può sfuggire una sorprendente capacità di tenere insieme grandi tematiche e argomenti popolari: il filosofo Herbert Marcuse fotografato sulla spiaggia di Cannes, De Gaulle alle prese con i separatisti bretoni, una commedia di Lino Toffolo. Un arti-

colo su Robert F. Williams, leader del movimento per l’emancipazione degli afro– americani, inizia con queste parole: «Il “Black Power”, ora che la Luna è stata conquistata, è il più Un’immagine dell’allunaggio del 20 luglio 1969 urgente e grave problema per Nixon». Trovo anche un’intragga ispirazione per le sue canzoni, tervista a un giovane cantautore di 29 cita la canzone di Marinella: «C’era la anni: «Fabrizio ha una figura esile, gli Luna e avevi gli occhi stanchi, lui poocchi sofferenti e una ciocca di case le sue mani sui tuoi fianchi». pelli lisci che gli cade perennemente Alle 7,30 di mattina – ora italiana – sull’occhio sinistro. Ignorato o quaArmstrong e Aldrin stanno per riensi dalla radio e dalla televisione, trotrare nel modulo lunare. Io invece sto va ospitalità alla radio Vaticana, che per uscire di casa: giusto il tempo per spesso mette in onda le sue ballate». un caffè, e poi di corsa al lavoro... Il giornalista chiede all’artista dove


Martedì 16 luglio 2019

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Porto Recanati ricorda i 50 anni dall’allunaggio ed Enrico Medi DI SARA FIORETTI

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Un razzo Apollo e la torre di Porto Recanati

ivere, muoversi, scoprire»: parole chiave dell’estate di Porto Recanati. Varie iniziative commemoreranno i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna e la memoria del fisico Enrico Medi, protagonista della diretta Rai dell’evento, nato a Porto Recanati nel 1911. Al castello Svevo saranno esposte 160 immagini della Nasa e modelli di moduli lunari; presso la piazza F.lli Brancondi degli astronomi accoglieranno i visitatori nel planetario con una proiezione a 360°. Il 19 luglio appuntamento alla Pineta Comunale per la “notte della Luna” in ricordo della più grande avventura del secolo scorso che sarà celebrata inoltre con una performance video/teatrale all’anfiteatro Natale Mondo il 25 luglio. Numerosi gli spettacoli in programma all’Arena Gigli tra i quali: il 4 agosto “Uomini in Frac”, omaggio a Domenico Modugno con

Recanati, nel segno dell’Infinito ante le proposte per vivere appieno Recanati d’estate: eccoT ne alcune. Nell’ambito delle cele-

Peppe Servillo; l’8 agosto Fiorella Mannoia; il 13 agosto spettacolo dedicato a Mia Martini, il 17 agosto Marco Goldin presenta “La grande storia dell’impressionismo” e il 19 agosto PFM in concerto. Il 21 luglio sarà la volta di “Photowalk”: passeggiata fotografica alla scoperta della città. Tutte le domeniche di luglio ed agosto mostra mercato antiquariato e artistico lungo Corso Matteotti e appuntamenti gastronomici al Cortile Diaz (27–28 luglio; 10–11; 14– 15;17–18 agosto). Il 20 luglio, Festa della Madonna del Soccorso, alle ore 17 Processione sul mare e alle ore 18,30 la S.Messa in largo Medi. Il 6 agosto, festa della Trasfigurazione, Messa della Luce alle 5.30 alla spiaggia Scossicci. Il 24 agosto appuntamento con il Palio Storico del patrono San Giovanni e il 29 agosto alle ore 21.30 all’Arena Gigli Santa Messa presieduta dal vescovo Marconi.

brazioni per i duecento anni de “L’Infinito”, fino al 3 novembre al museo Villa Colloredo Mells sono aperte due mostre. Ogni venerdì alle 21, visita notturna della città che si conclude con il tour del colle tra suggestivi giochi di luce. Alla scoperta del centro storico con il tour tematico “Giacomo Leopardi e il favoloso ‘800” i martedì alle 18,30; tutti i giorni “Infinito Experience”, visita coinvolgente nei luoghi cari al poeta accompagnati da un suo “sosia”. Sport e solidarietà caratterizzano la manifestazione “6 alle 6”: con il motto “far del bene fa bene” alle 6 del 21 luglio si percorreranno 6 km e raccogliere fondi per l’associazione “La Ragnatela”. (S.Fior.)

Un attore interpreta Leopardi per i turisti

I mesi di luglio e agosto vedono un pullulare di manifestazioni. Un accattivante biglietto da visita per i turisti, ma anche l’occasione per rinsaldare i legami delle comunità locali

Estate in città: Sferisterio ma non solo DI

ALESSANDRO FELIZIANI

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acerata non è solo Sferisterio. O meglio, l’estate maceratese non è solo lirica. Il celebre monumento di Macerata, che si apre sempre più a diverse forme di spettacolo, resta infatti il catalizzatore della ricca programmazione estiva che va ben oltre l’opera. Il fitto cartellone dell’estate 2019 si propone di riempire le calde giornate di luglio ed agosto ai turisti che arrivano in città, ma anche di far vivere ai maceratesi una stagione tutt’altro che monotona. Musica di ogni genere, teatro, incontri culturali. E poi le mostre, con una su tutte: “Bauhaus 100”, che rappresenta per Macerata l’evento tra gli eventi. Non c’è serata, quindi, in cui non valga la pena uscire di casa e immergersi in una città destinata a restare “vivace” almeno fino alle porte dell’autunno. La data clou è il primo agosto, con la Notte dell’Opera, in cui l’intero centro storico, corso Cavour e corso Cairoli, costituiranno un grande palcoscenico con decine di spettacoli. Una vera festa della città e per la città, che si preparerà all’evento il 29, 30 e 31 luglio con un’invasione di violoncellisti provenienti da tutto il mondo. I musicisti – attraverso esibizioni estemporanee per le vie del centro – si prepareranno per il concerto allo Sferisterio del 31 sera con ospite d’onore la Premiata Forneria Marconi. Ci saranno anche due concerti di anteprima ad ingresso gratuito, il 29 alla Terrazza dei Salesiani e il 30 alla Terrazza dei Popoli. Per chi ama la danza, la sera del 23 luglio il palcoscenico dello Sferisterio offre Kataklò Play, coreografie ispirate all’antico gioco della palla al bracciale, mentre la sera del 24 luglio sarà dedicata alle atmosfere celtiche di Loreena McKennit. Altri concerti: il 7 a-

gosto con il pianista Raphael Gualazzi, l’8 agosto con l’Orchestra di Piazza Vittorio e l’11 agosto con Neri Marcorè che renderà omaggio a Fabrizio De André. Il programma di incontri culturali si apre questa sera (16 luglio) alle ore 18 in piazza Mazzini all’interno di uno spazio, “Opere Lounge”, dedicato ad incontri con artisti e protagonisti del festival. Il primo appuntamento vede protagonista la casa editrice maceratese Quodlibet con la presentazione del libro “Imparare dalla luna” di Stefano Catucci, mentre il 50° anniversario dello sbarco dell’uomo sul nostro sa-

Un’edizione precedente de «La notte dell’Opera» a Macerata

tellite naturale sarà ricordato la sera del 5 agosto (ore 21) all’Orto dei Pensatori (via Illuminati) con ospite l’astronauta Paolo Nespoli. Dal 19 luglio e per tutti i quattro fine settimana della stagione lirica, a mezzogiorno dei giorni di venerdì, sabato e domenica, agli Antichi Forni (Piaggia della Torre) si svolgono gli “Aperitivi culturali” (ingresso libero) che vedranno come ospiti critici musicali, direttori d’orchestra e cantanti, mentre negli stessi giorni alle ore 17 al parco di Villa Cozza concerti ad ingresso gratuito a cura del Conservatorio musicale di Fermo

Per iniziativa della casa editrice maceratese Liberilibri ci saranno tre incontri con altrettanti autori: Giancristiano Desiderio (24 luglio), Giuseppe Nori (31 luglio) e Mario Elisei (7 agosto). Il teatro serale all’aperto è dedicato al dialetto: alla Terrazza dei Popoli (area Giardini Diaz) nei prossimi tre venerdì (19 luglio, 26 luglio e 2 agosto) e al parco di Villa Cozza (20 e 27 luglio). Per chi ama l’arte ci sono i musei cittadini (orario continuato 10–18 e il giovedì anche dalle 20,30 alle 22,30) e mostre temporanee. Di queste, una su tutte, è la rassegna che Palazzo Buonaccorsi dedica ai cento anni del

Bauhaus, la corrente artistica nata dall’omonima scuola d’arte tedesca, cha ha rappresentato un punto di riferimento per l’artista maceratese Ivo Pannaggi (1901–1981) e per tutti i movimenti d’innovazione nel campo del design e dell’architettura del XX secolo. La mostra, che si apre giovedì 18 luglio, per concludersi il 3 novembre, ha le potenzialità per portare a Macerata ulteriori flussi turistici, così come avvenuto l’inverno scorso con la rassegna dedicata a Lorenzo Lotto. Per chi vuol compiere un percorso di avvicinamento al Bauhaus è consigliabile visitare prima la mostra didattica

sullo stesso tema allestita a Palazzo Ugolini, in corso Cavour (fino a tutto settembre con ingresso gratuito), in cui l’aspetto artistico del movimento viene sapientemente inquadrato nel contesto storico dell’epoca. L’estate maceratese avrà il consueto epilogo con le festività del Santo Patrono, San Giuliano, la Marguttiana d’arte e il Festival internazionale del Folklore. Per non perdere nessun appuntamento è consigliabile munirsi dell’opuscolo–guida “Macerata estate 2019” in distribuzione gratuita a cura del Comune in vari punti della città.

provincia. Un ricco calendario di eventi DI

ANDREA MOZZONI

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Montecassiano, l’edizione 2017 del Palio dei terzieri

Appuntamenti di sport, cultura, folklore, gastronomia, musica riempiono di suoni, colori, aromi... e calore umano le vie storiche e le piazze dei nostri borghi

appuntamento annuale con storia e tradizione si rinnova come ogni estate nei territori di Montecassiano, Montefano, Pollenza, Treia e Tolentino. Il mese di luglio ha già messo in archivio l’edizione 2019 del Palio delle Contrade in programma nel cartellone di Montefano ‘900. Si tratta della rievocazione storica della Belle Époque, attraverso la quale l’intero paese e i suoi ospiti vengono catapultati negli anni a cavallo del 1900 con spettacoli comici e musicali, sfilate in abito e auto d’epoca, balli e gastronomia. I momenti più attesi della manifestazione sono la corsa dei Papi sugli asini e la sedia del Papa. L’edizione di quest’anno si è svolta nel fine settimana dal 5 al 7 luglio, con la proclamazione dei vincitori e la consegna del Palio di Santa Maria del Soccorso al rione Fornace. Iniziata il 6 luglio, è invece ancora in corso la 28ª edizione dell’Esposizione di antiquariato, restauro e artigianato artistico di Pollenza. Un vero e proprio mondo antico che si snoderà fino al 21

luglio tra le vie del paese per la valorizzazione del “saper fare” delle tante botteghe di restauro e lavorazione del legno ancora attive e pronte ad aprire le loro porte a esperti, turisti e curiosi. Nel weekend da 19 al 21 luglio Pollenza, grazie alla presenza del Museo della Vespa, sarà anche uno dei centri dei festeggiamenti per il LXX Anniversario del Vespa Club d’Italia assieme a Sorrento e Verona. Il Medioevo si approprierà del centro storico di Montecassiano, dal 17 al 21 luglio, con il Palio dei Terzieri. Rievocazione che deve il suo nome agli antichi borghi (o “terzieri”, appunto) nei quali era suddiviso il paese. Il centro riacquista così l’originaria dimensione con le vie e le piazze animate dai quattrocento figuranti dei cortei storici, dagli ospiti, dalle gare popolari, dalla competizione degli arcieri, dalla giostra dei cavalieri e dalla rievocazione di scene di vita medievale, sforzandosi di coniugare al meglio la ricostruzione storica rigorosa con l’aspetto ludico e spettacolare. Sono iniziate da alcune settimana an-

che le qualificazioni per la finale della Disfida del Bracciale di Treia. La rievocazione ottocentesca che vede affrontarsi nel gioco della palla al bracciale, cantata anche da Giacomo Leopardi, i giovani del paese divisi nei quartieri storici della città. Come sistema di gioco, l’attività può considerarsi un’antesignana del tennis con alcune importanti particolarità: il numero dei giocatori, tre contro tre, battitore, spalla e terzino; il bracciale, un manicotto in legno con degli spuntoni; la palla di cuoio e la presenza di un muraglione. La 41ª edizione, anticipata da momenti di spettacolo per le vie del Centro Storico fin dall’apertura nel fine settimana precedente, vivrà il suo clou il prossimo 4 agosto. Vari anche gli appuntamenti di Tolentino. Spiccano la Rassegna di cinema all’aperto con diverse date a luglio e agosto, l’oramai imminente Festa della Bura, che movimenterà l’omonima contrada dal 20 al 28 luglio e il successivo Rewind Music Festival che si svolgerà dal 31 luglio al 4 agosto allo Spazio 815.

Pala del Lotto in mostra a Cingoli

Urbisaglia, celebra la XXX edizione la Rassegna di teatro classico antico

L’olio su tela «Madonna del Rosario e Santi» è esposto nella Sala degli Stemmi della sede municipale

nniversario importante per la Stagione del teatro classico antico ospitata nell’anfiteatro di Urbisaglia: quest’anno va in scena infatti la XXX edizione. L’affascinante ambientazione che abbraccia gli spettatori con la cortina di querce cresciute sulle gradinate dell’anfiteatro romano ospita anche quest’anno produzioni teatrali di qualità, intercalate da eventi culturali e musicali. Tre le opere principali in cartellone, tra le quali spicca l’anteprima nazionale, il 24 luglio, dell’ “Anfitrione” di Sergio Pierattini, che rilegge la commedia di Plauto in chiave moderna. L’opera, che a novembre sarà per quasi tre settimane sul palcoscenico del teatro Manzoni di Milano, è portata in scena da Gigio Alberti, Barbora Bobulova, Anto-

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GIANFILIPPO CENTANNI

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rimavera del 1537. I domenicani di Cingoli commissionano al celebre pittore veneziano Lorenzo Lotto l’olio su tela di 383x264 centimetri dedicato alla “Madonna del Rosario e Santi”, per l’altar maggiore della chiesa di San Domenico. Nel 1539 il Lotto conclude uno dei suoi capolavori, che doveva divenire – come ha evidenziato Luca Pernici, il dirigente delle civiche istituzioni culturali, nella

pregevole pubblicazione “Lotto Bellinzoni Salimbeni – Tesori d’arte cingolani nella restaurata Sala degli Stemmi del Palazzo municipale”– «l’opera più importante del patrimonio artistico cittadino». Dalla chiesa di San Domenico, lesionata dal terremoto del 2016 la pala il 30 maggio 2017 è stata trasferita a cura del Comune nella Sala degli Stemmi, all’ultimo piano della sede municipale. E dal 31 luglio 2017, eseguita la collocazione completando gli adeguati impianti d’illuminazione e allarme, la “Madonna del Rosario e Santi” è fruibile in suggestiva visione, col godibile complemento dei frammenti di due affreschi: “Crocifissione” (sec. XV, dall’abside della chiesa di San Domenico) dei settempedani Lorenzo e Jacopo Salimbeni, e di “Scena della Pietà con Santi”

(1455) del pesarese Giovanni Antonio Bellinzoni tratto da una parete della chiesa di Santa Lucia degli Agostiniani. La “Madonna del Rosario e Santi” è sovrastata da quindici medaglioni composti dalle tre cinquine dei misteri del Rosario classico: Gaudiosi, Dolorosi, Gloriosi. La Madonna che, intronizzata, tiene col braccio sinistro il Bambino e con la destra porge la corona del rosario a San Domenico: sulla sinistra, Maria Maddalena a cui il Lotto avrebbe dato il volto della nobildonna cingolana Sperandia Franceschini Simonetti. All’opposto, Sant’Esuperanzio protettore di Cingoli che porge la città, i santi domenicani Vincenzo Ferrer e Pietro da Verona. In basso, al centro il piccolo Giovanni Battista e due puttini: uno dei quali lancia petali di rose, contenuti in una cesta.

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”Hespérios”

All’Anfiteatro un cartellone di prestigio e un ricco contorno di appuntamenti culturali e musicali

nio Catania, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Valeria Angelozzi è diretta da Filippo Dini. Domenica scorsa, 14 luglio, è stata la volta di “Hespérios”, musica, teatro e danza dall’opera omonima di Fabio Pallotta, che la prossima domenica sarà rappresentata nel Parco di Selinunte (Tp). Il 4 agosto Enrico Lo Verso andrà in scena con “Metamorfosi – altre storie oltre il mito”, tratta dall’opera di Ovidio. A latere delle manifestazioni teatrali, dal 30 giugno al 4 agosto nell’ambientazione suggestiva dell’acquedotto romano, è allestita la mostra “Sui cuique persona – Maschere del teatro greco”, opere dello scultore Riccardo Ruggiano, realizzazione a cura di Francesco Facciolli. (P.Ch.)


Martedì 16 luglio 2019

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A Grottaccia di Cingoli la Giornata del Malato La scelta della data estiva, invece di quella tradizionale dell’11 febbraio, ha consentito la partecipazione a molti infermi altrimenti impediti er la prima volta la Giornata del Malato è stata celebrata nella nostra diocesi il 29 giugno scorso anziché nella data canonica dell’11 Febbraio. E ciò è avvenuto nel Santuario mariano di Grottaccia, ai piedi della Madonna di Lourdes, cui è intitolata la chiesa. C’è stata anche la novità dell’orario: la Giornata, anziché al mattino, è iniziata alle 16.30 ed è proseguita fino a tarda notte, chiudendo l’incontro con la recita del S. Rosario, in processione, e deponendo un fiore ai piedi della Vergine Maria. Questa novità ha permesso la partecipa-

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Il Santuario di Grottaccia

zione di molti malati (che hanno sofferto meno il caldo) e di tantissimi volontari, visto che hanno supportato l’iniziativa organizzata e voluta dall’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute, quasi tutte le Associazioni che si occupano dei malati, in particolare Unitalsi, CVS, Avulss, Medici cattolici etc. La riuscita della manifestazione è legata anche all’ottima organizzazione del Rettore del Santuario, d. Giovanni Valenti, che ha curato nei dettagli la scansione dei vari momenti. Diversi gli spunti di interesse. Dopo l’accoglienza e la presentazione del Santuario da parte di Valenti, la parola è passata a Claudia Koll, che ha descritto nei dettagli la sua conversione e come è organizzata adesso la sua vita, ormai messa totalmente nelle mani del Padre, dando sostanza a questa scelta con diverse opere di carità che servono, da una parte a vincere la sfiducia ed il nichilismo degli assistiti e, dall’altra, a trasmettere il con-

cetto essenziale: la misericordia di Dio che, anche quando non ce ne accorgiamo, ci è sempre al fianco. Al tema della Misericordia si rifaceva, in sostanza, anche quello della GdM: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Ma come può un ammalato o chi soffre per altri motivi, “dare” anch’egli qualcosa ai fratelli? Non è un paradosso che proprio lui che ha bisogno di aiuto, possa offrire sostegno agli altri? La risposta è: quando i malati si trovano di fronte al dolore, talvolta all’inesorabilità della patologia, sono chiamati a scegliere; o accettare questa “vocazione” alla croce, secondo il Vangelo, oppure rifiutarla. Quando, con consapevolezza, accetta di completare la croce di Cristo ed offre le sue sofferenze per la conversione e la redenzione dei fratelli (vedi l’ Esortazione Apostolica Salvifici doloris), è lì che, anche il malato, può dare agli altri ciò che gratuitamente ha ricevuto dal Padre (la

salvezza eterna). Dopo la Koll c’è stata la celebrazione della Santa Messa, presieduta dal nostro Vescovo Nazareno e questa sua attenzione per i malati è stata rilevata da tanti. Il Vescovo si è poi trattenuto anche per la cena (circa 220 partecipanti). Prima di chiudere, sembra giusto evidenziare un aspetto: la comunione. Ossia l’unitarietà delle diverse Associazioni che, accantonando i rispettivi carismi e le rispettive abitudini, si ritrovano insieme per un’azione di ringraziamento al Padre, ma anche per condividere nella gioia questa parentesi di fratellanza evangelica. Non più solitudine ed emarginazione per malati ed anziani, dunque, con l’auspicio che questo “incontro” di Associazioni, con l’opportuna regia dell’Ufficio diocesano e supportato dalle Comunità parrocchiali, possa sostanziarsi, in futuro, con un’attività di crescita spirituale ed umana condivisa. (R.S.)

A cinquant’anni dall’ingresso in diocesi a Macerata, due ritratti “visti da vicino” del futuro cardinale che ne evidenziano la profonda umanità e la sagacia pastorale

Ersilio Tonini, pastore che amò e fu amato

il ricordo

25 anni a Ravenna, un ministero che aprì il cuore ai laici romagnoli uando monsignor Tonini giunse a Ravenna il clima in città era fortemente anticlericale. Vi arrivò quale Q “restauratore” imposto da Roma, per sostituire monsignor

DI LUIGI TALIANI

S

ono trascorsi 50 anni da quando il vescovo Tonini prese servizio nella diocesi di Macerata accolto da una folla di fedeli festosi in Piazza della Libertà e da una Cattedrale gremita per partecipare alla celebrazione eucaristica del nuovo presule. Un uomo schietto e paterno mi accolse il primo luglio 1969 – lui era entrato in diocesi il 28 giugno – quando mi presentai per farmi conoscere. Avevo terminato il mio itinerario teologico nel seminario regionale di Fano e non ero stato però ordinato sacerdote a motivo del mio passato che aveva visto manifestazioni di contestazione a un cardinale del nord delle Marche e al vescovo amministratore della diocesi Aurelio Sabattani succeduto al vescovo Silvio Cassulo deceduto in seguito a un incidente il 27 novembre 1968. Il vescovo Tonini non ebbe difficoltà a consacrarmi diacono il 21 settembre e poi prete il 27 settembre. Mise in chiaro che lui condivideva molte delle nostre idee ma non il metodo della contestazione di piazza a una eminente personalità della Chiesa. La celebrazione della mia ordinazione si svolse nella parrocchia di Villa Torre di Cingoli e come tradizione ci fu un pranzo a cui fu invitato tutto il paese: gente che non profumava d’incenso ma onesta, laboriosa e molto attaccata alla famiglia, nella fabbrica dove mio fratello lavorava da operaio. Uomo dallo stile diretto e informale, mi convocò a Cingoli, che raggiunse nel pomeriggio freddo e nevoso del 27 dicembre nella sua Fiat 850, per chiedermi in quale parrocchia avrei desiderato andare a svolgere il mio ministero. Ricordo un vescovo in mezzo alla gente, soprattutto a contadini e braccianti. La personalità di monsignor Tonini era poliedrica: dovunque ci fosse una questione che chiamava in causa l’essenza dell’umanità, là lui si spendeva con tutte le sue energie. Ebbe sempre un’attenzione vivissima per la cultura. Nei primi mesi del 1970 fondò

28 giugno 1969: mons. Tonini fa l’ingresso in diocesi a Macerata

un settimanale chiamandolo “Gente March”e perché, come mi spiegò, credeva molto nella ricchezza dell’umanità della gente della nostra regione. Spesso ripeteva che questo era un patrimonio prezioso da conservare. Amava girare con la sua utilitaria per le campagne della diocesi; un giorno vide un gruppo di mietitori al lavoro e tranquillamente si fermò a pranzare, sedendosi con loro ai bordi del campo. Così come prese molto a cuore anche la vicenda di un gruppo di lavoratori di un’azienda in crisi di Sforzacosta. Era un nomade, come lui stesso amava definirsi, che ci ha insegnato a ricercare sempre l’incontro con l’uomo di oggi e che anche quando se ne andò da Macerata, non dimenticò i nomi delle sue vie e frazioni. Quando noi del periodico Emmaus

chiedemmo all’allora sindaco Giorgio Meschini di conferirgli la cittadinanza onoraria, la richiesta venne subito accolta dall’assise comunale e così il 18 settembre 2004 il cardinale ricevette le chiavi della città. «A Macerata – disse – ho trovato quell’humanitas che è la speranza del futuro. Un futuro di grandi trasformazioni». La sera stessa del conferimento, con una macchina guidata da un autista del Comune lo accompagnai a Ravenna dove arrivammo nel cuore della notte. Ci recammo nella sua modesta stanza piena di giornali e libri all’Istituto di Santa Teresa e lui, ormai erano quasi le due dopo mezzanotte, volle riaccompagnarmi in strada per salutare anche l’autista. Aveva compiuto novanta anni nel luglio precedente. Il suo ricordo sfaccettato in tanti al-

EmmeTv, Messa da Loreto C

hi è più fedele all’appuntamento mattutino con EmmeTv, l’emittente televisiva della nostra diocesi che trasmette sul canale 89 del digitale terrestre, si sarà accorto di una novità di grande rilievo, che riscuoterà un sicuro apprezzamento dai telespettatori. Tutte le mattine dei giorni feriali, dal lunedì al sabato, alle ore 7.30 viene trasmessa la Santa Messa celebrata all’interno della Santa Casa di Loreto. La domenica, invece,

viene proposta la celebrazione solenne in diretta dalla Basilica, alle ore 10. Sempre da Loreto ogni sabato alle 12.50 è possibile seguire Santa Casa News, 15 minuti con le notizie più recenti su attività, incontri, programmi, iniziative che coinvolgono il santuario mariano, cuore religioso delle Marche. Sono trasmissioni a carattere strettamente religioso, ma conoscendo l’attaccamento per il santuario lauretano dei marchigiani e quello

tutto particolare dei maceratesi, sancito dal grande Pellegrinaggio di giugno, crediamo di realizzare autentica televisione di servizio, rivolta soprattutto ai malati e agli anziani, tra i quali l’affezione alla Casa di Maria è particolarmente presente. Questi appuntamenti non subiranno interruzioni estive e costituiranno un filo di congiunzione che ci accompagnerà alla nuova stagione televisiva che, com’è tradizione, prenderà il via a settembre. (A.N.)

tri particolari attinti da numerosi incontri che ho avuto con lui, mi sembra combaciare con tanti tratti della figura di papa Francesco. Come l’attuale pontefice, anche mons. Tonini guardava molto lontano nella storia e verso nuovi orizzonti culturali intravedendo segni che poi avrebbero preso vigore e risonanza espandendosi nella riflessione bioetica; colse in anticipo il rilievo che avrebbero assunto le trasmigrazioni dei popoli. Talvolta questa sua visione “profetica” della storia gli ha procurato incomprensionei, come emerge da alcune pagine del diario in cui puntualmente e dettagliatamente annotava le sue giornate. Questo lo potei costatare con i miei occhi quando mi mostrò alcune pagine descrittive di incontri di gioia e di sofferenza che lui aveva provato.

Baldassarri, considerato troppo “aperto” e prossimo alla sinistra. Il paradosso è che era partito da Macerata con la fama di vescovo “comunista” per aver venduto i terreni delle diocesi ai mezzadri e per aver celebrato la Santa Messa della notte di Natale in una fornace occupata dagli operai. I cattolici di Ravenna erano divisi: da una parte gli ultra–conservatori, dall’altra i “seguaci” i Baldassarri, sostenitori delle novità. Lui scelse la via del dialogo. A partire dal predecessore che non voleva lasciare il palazzo arcivescovile. Baldassarri si convinse e “perdonò” Tonini fino al punto da donargli, pochi giorni prima della morte, la sua croce pettorale! In quel palazzo, però, Tonini non mise mai piede: preferì abitare in due stanzette piccolissime di Santa Teresa. Contemporaneamente abbandonò il muro contro muro con i laici romagnoli messo in atto dai suoi predecessori, per cercare di costruire qualcosa “insieme”, con l’obiettivo di far conoscere meglio l’anima vera dei cattolici dialogando senza più pregiudizi. Partì dal concetto della “solidarietà”, innato nei ravennati e strumento evangelico per eccellenza. Tonini riuscì a trovare un accordo con il Sindaco, la Regione, la Provincia e l’Asl e anche il supporto di alcune associazioni cattoliche, per dar vita ad una delle prime Comunità di recupero per tossicodipendenti: il Ce.I.S. e, a seguire, ad una Casa per l’accoglienza di malati terminali di Aids. Questo fu il grimaldelloche gli permise di “aprire il cuore” dei laici. Seguirono altre azioni mirate: la creazione di cooperative per dare lavoro ai ragazzi che avevano completato il percorso al Ce.I.S., l’avvio della Ronda della Carità (pattuglie di notte per soccorrere barboni, diseredati, marittimi stranieri abbandonati dagli armatori...) e la campagna “uma vaca para o indios” a favore degli Yanomani di Roraima (Rio delle Amazzoni) che accompagnò personalmente dal Papa. Un anticipatore di almeno 35 anni, insomma, della Chiesa in uscita di papa Francesco e dell’attenzione alle questioni ambientali e climatiche. Un “sentire” che coincideva con il pensiero laico dei romagnoli, sempre più convinti da questo scorpiccio di vescovo. Le ciliegine sulla torta arrivarono con la vicenda dei 13 operai morti nella stiva di una nave nel cantiere Mecnavi e la Visita pastorale di Giovanni Paolo II (ben 4 giorni in Romagna, dove il 30% dei residenti non sono neppure battezzati). Nel primo caso, con l’editoriale “Uomini o topi?” mise il dito nella piaga: non si può anteporre il denaro alla dignità e alla tutela di ogni uomo. La Visita pastorale fu un vero e proprio tripudio. Contemporaneamente Tonini si dedicò al “recupero” spirituale dei cattolici, alla loro rappacificazione, a rinvigorire la loro capacità di “vivere il Vangelo”. Partì dalla riapertura del Seminario e dal rilancio di alcune Associazioni cattoliche per finire con la riorganizzazione degli Oratori e il rilancio della catechesi degli adulti. Pur senza parlare del Tonini–comunicatore, non si può non ricordare il rilancio professionale del Settimanale diocesano (fondato nel 1902 da san Confalonieri!) e la creazione di Ravegnana Radio, la prima piccola emittente privata al mondo dai cui microfoni ha trasmesso in diretta un Pontefice! Romolo Sardellini

Libri per un’estate tonificante DI

PIERO TANTUCCI

L’

La basilica di Loreto

Dalla Santa Casa tutti i giorni feriali alle 7.30. Alla domenica alle 10

estate è tempo di riposo e un ingrediente rigenerante è di sicuro fornito da buone letture. Vi proponiamo una selezione di libri usciti di recente che, a seconda dei gusti, possono impreziosire le giornate di relax. 1) Bruno Maggioni, Il padre di tutti – Catechesi biblica su Dio Padre, pp. 76, giugno 2019, Vita e Pensiero, euro 10: non esiste parola più appropriata per esprimere il Dio cristiano che quella di Padre. È il cuore della Rivelazione di Gesù, che si rivolgeva a Dio chiamandolo «abbà», papà. 2) AA.VV., YouCat for kids – Catechismo cattolico per bambini e

genitori, pp. 240, maggio 2019, San Paolo edizioni, euro 14,90: il Catechismo della Chiesa Cattolica spiegato ai più giovani, dedicato ai ragazzi (tra gli 8 e i 12 anni) 3) Luigi Accattoli, Ciro Fusco, C’era un vecchio gesuita “furbaccione”. 100 + 10 parabole di Papa Francesco, pp. 208, maggio 2019, Paoline edizioni, euro 14,00: Papa Francesco parla spesso in «parabole» tratte dalla vita vissuta. 4) Marina Marcolini, Ermes Ronchi, Innamorarsi della realtà, pp. 96 – maggio 2019 – Fraternità di Romena edizioni, euro 8: come si affronta la sfiducia che pervade il nostro tempo? Come si trasforma il sentimento di delusione verso il

presente? Con uno sguardo innamorato. 5) Ermes Ronchi, L’infinita pazienza di ricominciare, pp. 55, 2016 (5 rist giugno 2018), Fraternità di Romena edizioni, euro 6: nessun cammino è lungo per chi crede e nessuno sforzo è grande per chi ama. Seminiamo l’aurora, oggi, di un giorno nuovo. 6) Mirko Pozzobon, Mosche bianche. Manuale di sopravvivenza per parrocchiani, pp. 160, febbraio 2019, San Paolo edizioni, euro 14,90: dopo aver fotografato la realtà senza sconti o edulcorazioni vorrebbe esprimere un nuovo punto di vista, profetico, sui cosiddetti “soliti”: sono loro a costruire la comunità cristiana.


Martedì 16 luglio 2019

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Symbola: «Da soli non si può», da Treia un messaggio di fiducia che fa leva sulle eccellenze del nostro Paese DI

PIERO CHINELLATO

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en 200: tanti sono stati gli interventi che si sono susseguiti quest’anno sui vari palchi che hanno ospitato gli eventi di Symbola. Top manager di grandi multinazionali e amministratori di piccole cooperative, uomini di cultura e sindaci di comuni con poche centinaia di abitanti, docenti universitari e responsabili di associazioni di imprese hanno declinato il titolo dato al Seminario “Da soli non si può” senza mai dare l’impressione, purtroppo dilagante in tanti dibattiti televisivi e no, di esibirsi solo per i propri fan. A Treia, forse in forza di una frequentazione che per tanti si ripete puntuale da svariati anni, il dialogo e il confronto sono reali, non puntano a prevalere con gli eccessi verbali, ma a capire, facendo tesoro del contributo di ciascuno. Il sottotitolo “Empatia e tecnologia per costruire il futuro” ha incanalato gli interventi lungo un percorso che, senza na-

scondere debolezze, rigidità, ritardi del nostro Paese, ha messo in luce e rivendicato i punti di forza assecondando i quali l’Italia potrebbe rialzare la testa sia dal punto di vista economico che da quello sociale e civile. In sintonia con questa prospettiva il vescovo Marconi nel suo saluto iniziale ha sottolineato che «l’approccio empatico al concreto vivente è preferibile a qualsiasi approccio ideologico: non si impone uno schema, ma si fa crescere la relazione e l’interazione» e che «l’ideologia è anche il contrario della tecnologia, perché invece che applicare schemi rigidi predefiniti, questa cerca di ripensare il funzionamento dei processi». E poi i tanti interventi che nella sola mattinata di venerdì 5 luglio hanno visto alternarsi sul podio del teatro di Treia il presidente della Bnl Luigi Abete, il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, il sondaggista Nando Pagnoncelli a capo di Ipsos, il segretario genera-

le della Cna Sergio Silvestrini, l’ad di Enel Francesco Starace. Nel pomeriggio l’economista Leonardo Becchetti ha introdotto una tavola rotonda in cui è stato offerto un caleidoscopio di buone pratiche di economia civile. Sabato mattina l’ultima sessione ha visto prendere la parola, tra gli altri, il presidente nazionale di Confindustria Vincenzo Boccia e Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo e dell’ Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio. Al presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci le conclusioni, con al centro la considerazione che «solo gli animali privi di spina dorsale hanno bisogno del guscio», citazione di Giorgio La Pira usata per sottolineare che un’identità vigorosa, fondata su una storia civile ricca di valori è per l’Italia la miglior garanzia per un futuro da affrontare senza timori. «Non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia».

L’importanza di un supporto alle donne che affrontano la malattia per garantire al meglio la qualità della vita in un momento gravoso per la paziente e la sua famiglia

Recanati, la Biblioteca Benedettucci ha un nuovo volto digitale Presentato nei giorni scorsi, presso la chiesa di San Filippo a Recanati, il nuovo sito internet della Biblioteca Padre Celestino Benedettucci, con la conferma della convenzione con il Comune e una visita guidata agli spazi rinnovati con la consueta cura per i preziosi testi raccolti. Curatrice dell’evento la responsabile del polo culturale Denise Tanoni: «Un nuovo percorso attivato grazie anche a “Recanati e Restauro” – ha detto –, realtà che offre la possibilità di avere un monitoraggio sullo stato di conservazione dei testi e di proporre progetti di restauro sui testi e documenti che necessitano di interventi. Altresì, il sito internet garantisce l’accesso alla biblioteca più antica di Recanati e di essere informati su ogni iniziativa in programma». La biblioteca nasce con i Filippini nel 1656, seconda come

Le OrchiDee: il cancro si combatte con l’unione DI

PAOLA OLMI

È

nata a Macerata l’associazione Le OrchiDee, un gruppo di volontariato creato dalle pazienti per le pazienti, come supporto e sostegno di chi affronta il tumore al seno. Ha come punto di riferimento l’unità operativa di Oncologia dell’ospedale di Macerata guidata da Nicola Battelli. Il direttivo è formato da persone che hanno (avuto) familiarità con la malattia in prima persona, in quanto caregiver o perché lavorano in ambiente medico sanitario: sono Maria, Beatrice, Angela, Cristina e Laura. Non amano emergere e rispondono, perciò, all’unisono. Prima di iniziare l’intervista fanno presente che l’esperienza di vicinanza al tumore al seno fa acquisire una forza che permette di affrontare situazioni e di essere attivi in campi che, altrimenti, non si sarebbero mai esplorati. Da quale desiderio nasce Le OrchiDee? Dalla volontà e dalla necessità delle donne colpite dal tumore al seno di essere parte di un gruppo, perché – spiegano – come ha detto qualcuno prima di noi «un dolore condiviso è un dolore a metà, una gioia condivisa è una gioia doppia». È importante la condivisione? Certamente. Poter condividere esperienze, dubbi e paure con donne che hanno già percorso questo cammino dona serenità nei momenti difficili e di sconforto. Aiuta a sentirsi meno sole. Perché questo nome? Una ragazza lo ha proposto in ricordo di un’amica che amava particolarmente questo fiore. La raffinatezza, armonia ed eleganza dell’orchidea rappresentano la donna. Il sostegno reciproco fa parte della mission di Le OrchiDee? Certamente! Il nostro obiettivo è fornire un supporto alle donne chiamate ad affrontare la malattia per garantire al meglio la qualità della vita in un momento così delicato per la paziente e la sua famiglia. Qual è il vostro motto? Una citazione di Sofocle: «L’opera umana più bella è essere utile al prossimo». Essere parte di un gruppo, ascoltare l’esperienza di chi ha percorso un tratto della strada che altre iniziano a percor-

Mogliano, 5 luglio: «Donne a colori - Corsa contro il cancro»

rere ora, è assolutamente incoraggiante. Ci sono desideri che vorreste realizzare a breve? Di desideri ne abbiamo molti, tutti ispirati ai nostri princìpi di associazione; abbiamo iniziato a raccogliere fondi per la loro realizzazione. Siamo grate, perciò, alla solidarietà di tante persone che abbiamo incontrato e incontriamo nella nostra strada. Ci piacerebbe collaborare con una nutrizionista che assista e consigli a rapportarsi al meglio con il cibo durante e dopo la malattia. Poi? Puntiamo anche sulla prevenzione, a tutti i livelli, con eventi e attività finalizzate alla diffusione di corretti stili di vita, dall’alimentazione all’attività fisica. La

nostra bussola punta sempre sulla qualità della vita. Di recente avete partecipato a un’interessante iniziativa... Il 5 luglio abbiamo partecipato alla 26ª Marcialonga dei colli moglianesi – Memorial Luciano Vita, a Mogliano. All’interno della manifestazione ne era contemplata un’altra dal titolo “Donne a colori – corsa contro il cancro”. Il presidente e la coordinatrice di quest’ultima hanno voluto come testimonial la nostra associazione. Siamo state molto soddisfatte per la partecipazione e perché abbiamo anche vinto. Quali sono i principali punti su cui fate presa per lo sviluppo di questa nuova associazione?

Organizziamo e promuoviamo eventi per sensibilizzare e diffondere l’importanza della prevenzione. Invitiamo tutti a sostenere l’associazione stessa, ognuno come può o vuole: con donazione, offrendo la propria professionalità o anche partecipando. Cosa fare per sostenere Le OrchiDee? Chi desidera, ci può scrivere un’email a leorchideeets@gmail.com oppure ci può contattare ai numeri 347.9532853 (Maria – presidente) o 339.7843688 (Beatrice – vicepresidente). Abbiamo una pagina Facebook, siamo su Instagram e, a breve, sarà online il nostro sito. Saremo ben liete di fornire ogni informazione per i progetti futuri e per chi vorrà aiutarci a crescere. Grazie.

importanza soltanto a quella di Giacomo Leopardi. In particolare, deve il suo nome all’ultimo dei Filippini delle Marche: padre Clemente Benedettucci (Montelupone, 1850 – Recanati, 1949). «Il patrimonio qui conservato è fondamentale dal punto di vista storico locale e non solo – ha spiegato Tanoni –, con volumi pregiati sia di ambito regionale che nazionale». La conferenza ha visto la partecipazione del direttore di “Recanati e Restauro”, Giovanni Pagano, del sindaco di Recanati Antonio Bravi e dell’assessore alle culture Rita Soccio, oltre che del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi. L’indirizzo del sito internet è www.sanfilipporecanati.it. Andrea Mozzoni

opera lirica

Il Macerata Opera Festival 2019 ha il colore del #rossodesiderio l #rossodesiderio, tema scelto per la 55ª edizione Macerata Opera Festival, sarà declinato nei toIni del della gelosia, del potere e della ossessività evocati dalle tre opere in programma: Carmen, Macbeth e Rigoletto. Per undici serate dal 19 luglio all’11 agosto il palcoscenico più lungo d’Europa vedrà alternarsi le tre opere a iniziare dalla nuova produzione della Carmen di Georges Bizet che andrà in scena il 19 e 28 luglio e il 3 e 10 agosto sotto la bacchetta di Francesco Lanzillotta, direttore artistico del Festival, e con la regia di Jacopo Spirei. Completano il programma operistico due titoli di Giuseppe Verdi: Macbeth (20 e 26 luglio; 4 agosto) con la regia di Emma Dante – coprodotto dall’associazione Arena Sferisterio insieme al Teatro Massimo di Palermo e al Regio di Torino –, che vedrà sul podio Francesco Ivan Ciampa, e il Rigoletto (21 e 27 luglio, 2 e 9 agosto) andato già in scena nel 2015 con la regia di Federico Grazzini e la direzione di Giampaolo Bisanti. Dopo tanti anni, due prime, Carmen e Macbeth, torneranno a essere trasmesse in diretta su Rai Radio3. Il Mof si presenta quindi con le carte in regola per continuare ad essere il fulcro dell’estate cittadina in grado di catalizzare visitatori da tutta Europa e coinvolgere l’intero territorio in una serie di eventi culturali, formativi e sociali. Non è un caso infatti se per il settimo anno consecutivo nel 2018 l’associazione Arena Sferisterio ha chiuso il proprio bilancio in attivo con un totale di ricavi di quasi 4.500.000 euro e con una percentuale di autofianzamento maggiore a quella del contributo pubblico. Un trend positivo iniziato nel 2011, con l’avvento del nuovo Cda e che ha portato non solo a un miglior stato di salute economica ma ha saputo affermare l’immagine di ente solido in grado di stringere accordi con prestigiose istituzioni nazionali e internazionali. Il Festival quindi non si limita ad essere un’occasione di spettacolo ma attraverso le innumerovoli attività messe in atto dalla direzione artistica contribuisce alla crescita economica e culturale della comunità. Basti pensare agli oltre 500 laboratori svolti nelle scuole durante l’anno scolastico che si combinano con la possibilità da parte dei bambini o dei giovani di usufruire di ingressi agevolati per le opere in cartellone (1 euro per chi ha meno di 14 anni e 10 euro per assitere alle anteprima giovani di oggi, domani e dopodomani). Ma il Macerata Opera Festival è ancora di più: “Sferisterio Live” è la rassegna organizzata in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Macerata che già nel 2018 ha ospitato 10 concerti da luglio a settembre. Sei i nomi annunciati per il 2019: Loreena McKennitt mercoledì 24 luglio, Antonello Venditti il 16 agosto, Maurizio Battista sabato 17 agosto, Levante il 22, i Måneskin domenica 25 e Shine – Pink Floid Legend il 7 settembre. Sul sito sferisterio.it è possibile accedere a tutte le informazioni necessarie per acquistare i biglietti. M. Natalia Marquesini

Mordillo «sorride dall’alto» alla Biennale di Tolentino 50 anni fa la sua prima partecipazione alla rassegna sull’umorismo che lo lanciò a livello internazionale DI

ALESSANDRO FELIZIANI

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nrico Gianeri, in arte Gec, famoso giornalista, caricaturista e vignettista satirico, scriveva esattamente cinquant’anni fa per il catalogo della V Biennale internazionale dell’umorismo nell’arte di Tolentino a proposito Guillermo Mordillo, l’illustratore e fumettista argentino morto lo scorso 30 giugno all’età di 86 anni: «…è uno dei caricaturisti che incontra maggior successo da qualche tempo… Si è affermato per il gusto della storiella

trattata con arguzia e profondità introspettiva e per la sua sensibilità pittorica. Rivela infatti un gusto raffinatissimo del colore». Forse fu un caso, o forse no, ma dopo quella sua partecipazione con una mostra personale di 20 opere alla rassegna di Tolentino, Mordillo divenne rapidamente famoso in tutto il mondo. Nei sette anni successivi ottenne numerosi e importanti riconoscimenti internazionali, tra i quali il Phoenix Prize of Humor, il Yellow Kid Award, il Nakanoki Prize, il Cartoonist of the Year del Salone Internazionale dell’Humor di Montréal. Luigi Mari, già sindaco di Tolentino, ideatore, fondatore e anche organizzatore quell’anno della Biennale, aveva avuto un grande intuito nel dedicare a Mordillo una sezione della mostra. Ne nacque un’amicizia e forse anche un sentimento

di riconoscenza di Mordillo nei riguardi della Biennale. Sta di fatto che quel legame nato nel 1969 tra il disegnatore sudamericano e Tolentino è rimasto sempre molto forte, anche quando Mordillo era ormai “conteso” da tutti. Nel 1995, invitato dal direttore della Biennale, Melanton, l’artista argentino, famoso per le sue giraffe dal collo lunghissimo e altri animali che egli disegnava in modo stravagante ed espressivo, tornò a Tolentino per una seconda mostra personale. Nell’occasione, insieme ad Altan, ricevette il premio “Accademia dell’umorismo”. Quattro anni più tardi Mordillo tornò di nuovo. Questa volta in veste di presidente della giuria della Biennale. Era il 1999, anno in cui il mondo dell’umorismo nell’arte fu segnato dalla

scomparsa di grandi illustratori umoristici, quali Raymond Peynet (creatore dei celebri “Fidanzatini”), Saul Steinberg e l’italiano Benito Jacovitti. Nell’occasione Mordillo omaggiò la Biennale di una sua opera inedita, che fu subito utilizzata per realizzare il manifesto della rassegna. Fu quella anche un’edizione particolare. Essendo l’ultima del XX secolo, ebbe uno svolgimento temporale molto lungo, quasi sei mesi. Inaugurata il 10 luglio 1999, la Biennale chiuse i battenti, infatti, la sera del 1° gennaio 2000. Fu un modo per non far spegnere il sorriso con il secolo che finiva e traghettare l’umorismo nell’arte negli anni Duemila. Mordillo è stato e rimane il testimone di questo passaggio della Biennale internazionale dell’umorismo di Tolentino al nuovo secolo.


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Emmaus e Avvenire. Martedì 16 luglio 2019 by EmmausOnline - Issuu