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Emmaus e Avvenire, martedì 15 giugno 2021

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Martedì, 15 giugno 2021

CURIA Sportello per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili a tutela dei minori e delle persone vulnerabili è un impegno che il Papa ha sollecitato di fronte al molLtiplicarsi di casi che, in tante parti del mondo, prota-

Inserto mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata

Telefono 0733.231567 E-mail: redazione@emmetv.it Facebook: : emmetvmacerata Twitter: emmetvmacerata

gonisti dei chierici, hanno gravemente ferito persone e colpito pesantemente l’immagine della Chiesa. «Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore – ha scritto papa Francesco –, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità» (Lettera al Popolo di Dio, 20 agosto 2018). La diocesi di Macerata ha istituito lo Sportello Tutela Minori e Vulnerabili. Il referente dicesano è don Ihor Olkhovskyi, la segretaria è l’avvocata Loretta Lombardelli. L’ufficio può essere contattato alla mail: tutela@diocesimacerata.it

Inserto di

Vicini all’India, terra di missione e aiuto fraterno

La lunga battaglia di don Euro contro il Covid

Macerata-Loreto Anche quest’anno pellegrini “remoti”

Porte finalmente spalancate per gli oratori

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Percorso da portare avanti con decisione e sapienza, ma senza fretta o improvvisazione

In cammino sinodale DI NAZZARENO

L’

Nella foto uno storico scatto in occasione dell’assemblea sinodale diocesana del 1992

bio di rotta, di una scelta di rottura con il passato. Invece quando papa Francesco parla di “conversione pastorale” e ne indica i tratti: nella missionarietà di una “Chiesa in uscita”, nel protagonismo dei laici di una Chiesa “tutta ministeriale” – nella coraggiosa ricezione del messaggio conciliare dando come ultimo punto di riferimento il Conve-

gno ecclesiale di Firenze del 2015 – di fatto parla di una “evoluzione” pastorale e non di una “rivoluzione”. Il concetto di conversione nella Bibbia non comporta infatti la novità assoluta della “rivoluzione”, ma piuttosto la maturazione dei buoni semi di fede posti da Dio della “evoluzione”. Le Chiese che sono in Italia in questo tempo che segue

il Concilio non sono state ferme né mute, tanto da necessitare di una “rivoluzione” che passi dal nulla al tutto. Dagli anni 60 a oggi c’è stato infatti un Cammino sinodale, che ha portato alla celebrazione di tantissimi Sinodi diocesani, mentre alcuni di essi sono ancora in atto o in partenza in questi mesi di pandemia.

ASSEMBLEA CEI I vescovi danno avvio al cammino presidente della Cei, cardinale Gualtiero Baslsetti, nella sua Introdu-

zione all’Assemblea annuale dell’episcopato italiano, ha definito il Sinodo «quel processo necessario che permetterà alle nostre Chiese che sono in Italia di fare proprio, sempre meglio, uno stile di presenza nella storia che sia credibile e affidabile». L’urgenza di tale cammino, condivisa dall’Assemblea, è stata ulteriormente confermata dalla decisione del Pontefice di avviare un nuovo itinerario anche per il Sinodo dei Vescovi, che si articolerà in tre fasi, tra ottobre 2021 e ottobre 2023, passando dal livello diocesano a quello universale.

Corpus Domini in piazza ma senza la processione CELEBRAZIONE

assemblea annuale dei vescovi italiani ha riflettuto a lungo con un confronto schietto e ampio sulla proposta, ampiamente sostenuta dalla stampa, di “un Sinodo italiano” da celebrare nei prossimi anni. È emersa la coscienza chiara, da parte dell’episcopato italiano, che stiamo vivendo un tempo speciale, di grandi cambiamenti e soprattutto di accelerazione dei processi di trasformazione della società e della Chiesa che già da tempo erano in atto. Con questa Assemblea è iniziato un serio percorso di discernimento, che va portato avanti con decisione e sapienza, ma senza fretta o improvvisazione. La Chiesa non dovrebbe mai e soprattutto in tempi come questo, farsi dettare l’agenda dall’emozione popolare o dagli articoli di opinionisti e giornalisti. L’idea di un Sinodo “italiano” ha il limite di non tenere conto che la Chiesa cattolica non è un’entità etnica, né statale. Infatti «l’unica Chiesa Cattolica sussiste nelle e dalle Chiese Locali» (CJC 368) dove l’unico popolo di Dio vive e celebra la sua fede attorno ai successori degli Apostoli, i Vescovi. La dimensione “italiana” della Chiesa è infatti il coordinamento fraterno delle Diocesi di uno stesso Stato e, se vogliamo, la valorizzazione della tradizione di fede di un popolo. Se dal punto di vista mediatico si parla spesso di “Chiesa italiana”, identificandone la voce con quella degli uffici della Cei, sarebbe un impoverimento della visione di Chiesa che è invece un unico coro dalle tante voci, ragionare secondo queste categorie ristrette. Nel corso della storia la retta comprensione della Chiesa come “universale e locale” è stata un prezioso antidoto perché i credenti non cadessero preda dei vari nazionalismi. Ideologie che cercano di consolidare il valore indubitabile dell’unità nazionale non attorno a valori comuni, ma identificando le altre nazioni come più o meno nemiche. Se Sinodo sarà, che sia perciò un “Sinodo delle Chiese che stanno in Italia”, non dimenticando tra l’altro che l’Italia è una nazione speciale, infatti secondo i dati più recenti della Fondazione Migrantes, gli italiani residenti all’estero sfiorano oggi il 10% della popolazione italiana totale e molti di loro sono giovani. Non tenerne conto nell’immaginare un cammino sinodale sarebbe un errore significativo. Poi l’idea di un “Sinodo” inteso come evento isolato e nuovo, comporta il rischio di immaginare la necessità di una “rivoluzione” pastorale, di un cam-

L’estate, ponte sul futuro della scuola

Dopo il Concilio le Chiese locali non sono state ferme né mute Dagli anni 60 a oggi c’è stato infatti un movimento diffuso, che ha portato alla celebrazione di tantissimi Sinodi diocesani

MARCONI *

nche quest’anno una delle celebrazioni più sentite dai fedeli ha dovuto fare i conti con le limitazioni imposte A dalla pandemia e così la processione del Corpus Domini lun-

go le vie del centro storico di Macerata domenica 6 giugno non ha potuto aver luogo. La celebrazione ha dovuto limitarsi alla Santa Messa presieduta dal vescovo Marconi nella piazza antistante la cattedrale di San Giuliano. Hanno concelebrato i sacerdoti del centro storico alla presenza di una rappresentanza di fedeli e delle autorità cittadine.

LA RIFLESSIONE

Di questo cammino sinodale possiamo tracciare dei comuni punti fermi nei Convegni ecclesiali nazionali che hanno segnato la vita di fede dei cattolici italiani. Li ho vissuti con passione fin dal primo: “Evangelizzazione e promozione umana” del 1976 quando, diciottenni, ne discutevamo i documenti in assemblea studentesca durante l’Autogestione del nostro Liceo occupato. Perciò quando 7 anni fa sono giunto in Diocesi, tra le prime cose che ho fatto c’è stata la lettura attenta e meditata dei documenti del nostro Sinodo Diocesano pubblicati nell’anno 2000, cioè 14 anni prima. Vi ho trovato preziose intuizioni pastorali come: l’ossatura di quella che chiamo la “Pastorale fondamentale” con la revisione di Catechesi, Liturgia e Caritas, a cui ho dedicato le mie lettere pastorali. Dal nostro Sinodo ho preso la proposta delle Unità Pastorali, e l’idea che gli Uffici diocesani debbano primariamente offrire supporto operativo al cammino delle comunità locali. Ho cercato di continuare, in evoluzione e non rivoluzione, un vero cammino sinodale della nostra Chiesa diocesana. Per questo ritengo saggio e buono che le Chiese che sono in Italia portino avanti un “Cammino sinodale”, che potrebbe iniziare da una raccolta attenta e condivisa della riflessione operata nei Sinodi diocesani celebrati almeno nell’ultimo decennio lungo tutta la penisola. Il primo ascolto rispettoso e sapiente del popolo di Dio va dato al cammino sinodale che abbiamo alle spalle ed illuminato, come ha detto il Papa, dai Convegni ecclesiali nazionali fino a quello di Firenze del 2015, punto di arrivo dei primi Sinodi e di partenza dei Sinodi più recenti. Solo questo ascolto ci indirizzerà per un ascolto più ampio e attuale del Popolo di Dio per far “evolvere” ulteriormente le Chiese che sono in Italia. Perché è l’evoluzione che ha prodotto le meraviglie naturali che ci circondano. * vescovo

DI DANIELA

MESCHINI

L

a crisi pandemica ha mostrato l’importanza della Sanità, ma anche della Scuola pubblica. È stato straordinario l’impegno dei dirigenti scolastici e del personale per assicurare il percorso scolare. Questo altro anno di pandemia ha evidenziato le disuguaglianze sociali, culturali, economiche in termini di apprendimento e di fragilità. La crisi economica si è abbattuta sulle famiglie a basso reddito, sulle fasce sociali più deboli e sugli studenti più fragili. Davanti alle nuove “povertà educative”, la sfida per la scuola è quella di “non lasciare indietro nessuno”. In questa direzione vanno i documenti ministeriali sugli Esami di Stato e sul Piano scuola estate 2021. Questo tempo così pesante può diventare prezioso per un cambio di paradigma nella scuola. La maturità riformata per la pandemia è occasione per innovare, e questo anno la novità è il curriculum dello studente, che vuole porre la persona al centro. Entrano anche a pieno titolo parole come: interdisciplinarità e multidisciplinarità, verso la prospettiva di un sapere non frantumato e settoriale, per persone come ci ricorda Montaigne, con «una testa ben fatta, più che una testa ben piena». Edgar Morin poi ci spiegherà che la testa ben fatta va al di là del sapere parcellizzato, al di là delle discipline. È il momento di una scuola che sappia attuare la sinergia tra conoscenza e competenza, con l’abbandono di stili obsoleti di insegnamento e di valutazione. È richiesta capacità di rinnovarsi agli insegnanti non solo in tecnologia, ma per promuovere processi di apprendimento efficaci. L’altra opportunità di rinnovamento è data dal “Tempo Estate a Scuola”. È l’occasione per aprire le classi ai gruppi di apprendimento e la scuola all’incontro con esperti del lavoro, delle professioni, del volontariato, creando sinergie e organizzando laboratori per svolgere attività più leggere ma non per questo meno formative. Insieme alle attività di recupero per gli studenti con i debiti, si possono affiancare attività di approfondimento e ricerca o dibattiti idonei a favorire il confronto tra ragazzi come occasione per crescere e maturare. Laboratori di arte, musica, teatro e attività esperienziali per vivere una scuola inserita nella realtà. Intanto ci sono i primi studi sul Learning Loss (perdita di competenze e conoscenze), un fenomeno studiato negli Stati Uniti, prima per gli esiti dopo lunghe vacanze estive, oggi ancora di più con le interruzioni per la pandemia e la didattica in presenza avvenute in tutto il mondo. Questa è la direzione della scuola aperta d’estate, occasione per aprire spazi di creatività e di riflessione, non solo per i tanti ragazzi che hanno perso il passo.

Mendicanti d’aria, per camminare verso la felicità DI

GIANCARLO CARTECHINI

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La copertina del libro di Simone Cristicchi

L’umanità è al cospetto di orizzonti inediti. Mutazioni apocalittiche le chiedono di elaborare nuovi concetti e parole che siano adatte

orse dipenderà dal ghiaione che hai affrontato a passo troppo veloce, oppure dal caldo che inizia a farsi sentire. O chissà, dallo stato di malessere che ti attanaglia da qualche giorno. In ogni caso, game over. La benzina è finita. Si è accesa la spia della riserva, sei costretto a fermarti ai bordi del sentiero. Hai paura di svenire da un momento all’altro, ti concentri sul respiro in affanno. Già, il respiro. Profondo, irregolare. In attesa che passi la crisi. Dice Guidalberto, monaco amico di Franco Battiato, intervistato da Simone Cristicchi nel libro “HappyNext”: ogni respiro rappresenta un atto di fede nella vita. L’aria

è il bene più prezioso. Se la espelliamo senza preoccuparcene, è perché abbiamo fiducia che torni presto a riempire i nostri polmoni. Siamo mendicanti di aria, non dovremmo dimenticarcelo mai. Il rifugio dista qualche centinaia di metri, ma non è il caso di riprendere a salire. L’espressione del volto deve essere eloquente, perché un uomo con gli sci alle spalle si ferma, e ti chiede se va tutto bene. «Tutto bene, grazie – rispondi – solo un po’ di stanchezza». E per avvalorare le tue parole fingi di osservare il paesaggio: lo sfasciume della pietraia, le viole, il pendio del Vettore. Prendi la borraccia, bevi un po’ d’acqua. Alla fine, dopo qualche minuto di riposo, il respiro

si fa più regolare, il battito rallenta. E proprio la lentezza, afferma Simone Cristicchi, è una delle sette parole chiave che possono guidarti verso la felicità: favorisce un processo di assimilazione e rielaborazione creativa di ciò che ti circonda. «Rallenta – dice un proverbio africano – per permettere alla tua anima di raggiungerti». La tua anima, però, è ancora lontana. La scorgi in basso, tra la fila di escursionisti che sta salendo. Così, mentre la attendi, hai tempo per ripensare a un’altra parola cardine proposta dal cantautore romano: attenzione. A duemila metri di altezza è relativamente semplice prendere le distanze dai pensieri che di solito ti assillano, o dall’inarrestabile agguato

digitale dietro cui si nascondono interessi economici spaventosi. Vivi consapevolmente il tempo presente, qui e ora. Coltiva l’attenzione come un germe di libertà, una insurrezione contro chiunque tenti di depistare la tua ricerca.La sosta ti ha ritemprato. Riprendi a camminare, consapevole di dovere dosare le forze. Passo dopo passo, con umiltà (ecco un’altra parola chiave suggerita dal cantautore romano), noncurante di quelli che avanzano a ritmo più spedito del tuo. Alla Forca delle Ciaule, nei pressi del rifugio, tira vento, le nubi si alzano. Prima di affrontare la dorsale detritica che conduce alla cima, respiri in profondità, ti concedi una ulteriore pausa. Il panorama si allarga sulle

vette vicine. Secondo il poeta Marco Guzzi (anch’egli presente nel libro di Simone Cristicchi) l’umanità si trova al cospetto di orizzonti inediti. Mutazioni apocalittiche, a causa delle quali è chiamata ad elaborare nuovi concetti e parole adeguate. Mangi qualcosa, poi riprendi a salire. L’affanno si fa sentire di nuovo. Stringi i denti. Un uomo sta sciando dentro un canalone innevato. È lo stesso che si era fermato a parlarti poco fa. Scende curvando con eleganza, mentre tu arranchi. Un po’ lo invidi, poi ti aggreghi a una comitiva che sta salendo. Insieme si fa meno fatica. L’ultima parola del cammino verso la felicità, infatti, è una parola plurale: noi.


ATTUALITÀ

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MARTEDÌ 15 GIUGNO 2021

In India, apostolato e promozione umana Il Sermit di Tolentino e il Sermir di Recanati, coinvolti grazie a don Rino Ramaccioni, sostengono fattivamente le iniziative DI CLOTILDE SANTHANAM

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P

rima di tutto mi faccio conoscere. Ho 68 anni ed appartengo alla Congregazione delle Figlie di Santa Maria di Leuca. Nel 2011 ho iniziato a collaborare con la nostra indimenticabile madre Noemi, che è ritornata alla casa del Padre dopo una lunga sofferenza causata dal cancro, il 29 agosto 2018. Ecco vorrei iniziare questo messaggio citando il carisma del nostro

gente povera e senza educazione. Non si accontentò di svolgere l’apostolato che le era stato assegnato dalla Madre Fondatrice, ma ogni giorno dava il massimo di se stessa, confidando nell’aiuto del Signore, per dare conforto e aiuto anche materiale per alleviare la povertà. Cominciò a bussare le porte degli amici in Canada e col cappuccino padre Francesco da Pescara avviò l’adozione a distanza. Poi il Signore nel 1987 le fece incontrare don Rino Ramaccioni, arrivato con un gruppo italiano. Da quel giorno tramite l’Associazione Sermit e poi l’Associazione Sermir persone generose di Macerata stanno aiutando la nostra missione. Con il loro contributo forniamo supporto educativo, scuola infermieristica, ITI, Istruzione

Istituto: «Qualunque cosa avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli l’avete fatto a me». La nostra Fondatrice, la serva di Dio madre Elisa Martinez, è nata il 25 Marzo 1905 a Ugento – Italia. Madre Noemi Carbone è stata una delle prime missionarie della nostra Congregazione ed era una persona che compiva la sua missione con amore e dedizione. Prima di giungere in India aveva svolto la sua missione in Belgio, America, Canada, Spagna e Portogallo. Il 31 Ottobre 1975 venne inviata a far parte della Comunita` di Moondrumavadi – Madurai. La sua inculturazione fu talmente profonda, che assunse nella totalità lo stile di vita indiano senza badare alla salute, fino alla fine dei suoi giorni. Soffriva moltissimo nel vedere la

Superiore, Istruzione Tecnica e Istruzione non formale; provvediamo alle costruzioni e ristrutturazioni di case; alla trivellazione di pozzi e a strutture per l’acqua potabile per le aree dei malati di lebbra; diamo assistenza economica per l’allevamento di capre e mucche; forniamo assistenza per macchine da cucire e kit di sartoria; distribuiamo cibo, abbigliamento, coperte, utensili per la casa; diamo assistenza matrimoniale ai figli dei malati di lebbra e assistenza medica, forniamo kit per la salute e l’igiene (sapone, materiale sanitario, polvere nutriente ecc.). La nostra madre generale Ilaria Nicolardi mi ha affidato la responsabilità di queste missioni a Madurai. Con amore e zelo stiamo portando avanti questa opera, e il Signore

Don Rino Ramaccioni con madre Noemi Carbone

che ha promesso che avrebbe mandato il Suo Spirito a guidarci nelle sue vie senza lasciarci mai sole, ci sta davvero guidando. La situazione pandemica da un anno e mezzo ha ostacolato le attività di sostentamento e molti hanno perso il lavoro. Non abbiamo un sistema sanitario come in Europa.

Chi ha soldi va all’ospedale privato e si cura. La gente povera è costretta ad andare all’ospedale governativo e non può avere una cura adeguata. Da due mesi il nostro ospedale è sempre pieno di malati affetti da Covid 19. * religiosa, congregazione delle Figlie di Santa Maria di Leuca

Il sacerdote è guarito dopo settimane durissime: «È stato il momento più difficile della mia vita, mi hanno curato con umanità e gentilezza. Mi hanno dato la possibilità di vivere ancora»

Covid-19 don Euro: «Un grazie grande» DI

TIZIANA TIBERI

«N

on posso fare a meno, prima di lasciare questo reparto di Medicina Covid di Macerata, di esprimere con tutto il cuore il più vivo ringraziamento, promettendo perenne riconoscenza, perché mi avete accolto nel momento più drammatico della mia vita e mi avete dato la possibilità di rivivere ancora»: inizia con queste parole la lettera di ringraziamento a medici e infermieri di don Euro Giustozzi, 86 anni, cappellano della Casa di riposo di Villa Cozza a Macerata, guarito dal Covid dopo una degenza prolungatasi dal 18 aprile al 27 maggio. «Sono contento di poter trasmettere una mia testimonianza, forse la più difficile della mia vita» ha tenuto a sottolineare, prima dell’intervista. Don Euro, qual è il ricordo più forte che ha della sua esperienza Covid? Il ricordo più forte è confuso, perché mi è capitato di provare un dolore immenso, diffuso e come se cadessi in una voragine oscura in piena velocità, urlavo senza trovare un appiglio di salvezza. Ero fuori dalla coscienza, fuori dalla mente; non ricordo neppure quando mi hanno portato al Pronto soccorso di Macerata. A un certo punto mi sono ritrovato nel letto del reparto Covid; prima c’è un vuoto nei ricordi. Il 5 aprile avevo fatto la prima dose di vaccino (AstraZeneca); pochi giorni dopo ho cominciato a stare male, a sentirmi deperito, non riuscivo più a mangiare; anche se prendevo una mollica di pane, mi sembrava tutto veleno. A un certo punto i miei confratelli hanno deciso di portarmi al Pronto soccorso e da quel momento è cominciato questo cammino terribile; mi sono così trovato lì nel reparto medicina Co-

vid e ho cominciato ad avere un po’ di coscienza, a vedere infermieri, medici, con cui ho cercato con tutti i mezzi di instaurare un rapporto umano di gentilezza, come loro avevano verso di me. Ho scritto una lettera e un elenco di nomi di infermieri, oss e medici che mi hanno aiutato: «Non posso dimenticare la gentilezza e la disponibilità dimostrata da tutto il personale medico e paramedico nei miei confronti in questi giorni di degenza e anche la pazienza esercitata per il mio udito difettoso – scrive don Euro –; state per essere vincitori su questo nemico invisibile e terribile… Come sacerdote da questo momento accolgo molto volentieri l’invito a ricordarmi ogni giorno di voi nella celebrazione della S. Messa». Con alcuni ho ancora un contatto telefonico, soprattutto con la dottoressa Paola Mielini che è stata trasferita al Covid Center di Civitanova e ha detto che mi verrà a trovare. Come ha condiviso la sofferenza con gli altri? Con grande umanità e preghiere. Col girello camminavo per il corridoio dell’ospe-

Don Euro guarito dal Covid-19

Don Euro Giustozzi, 86 anni, con sanitari del reparto Covid dell’ospedale di Macerata

dale, incontravo una decina di malati in varie stanze e dalla porta – indossavo ovviamente la mascherina – cercavo di trasmettere un saluto e chiedevo, dato che sono un sacerdote, se volevano recitare una preghiera insieme; tutti hanno accettato, anche gli infermieri e tutti quelli che mi stavano vicino. Con chi ha avuto il virus ci siamo sentiti incoraggiati vicendevolmente; vorrei ringraziare Dio che ci ha dato la possibilità di guarire per ricordare tutte le vittime del Covid. Un mio ricordo particolare è per don Giuseppe Branchesi, 4 anni più giovane di me, che non è riuscito a sconfiggere la malattia. Particolare gratitudine desidero esprimerla anche al nostro vescovo Nazzareno Marconi che mi è stato vicino psicologicamente e moralmente. Ricordo le sue parole al telefono con don Gianluca Merlini nei momenti più difficili: «Coraggio, coraggio, ti vogliamo bene», mi hanno detto, infondendo in me grande forza e speranza. Ho rivisto il vescovo Marconi dopo 50 giorni e abbiamo concelebrato per la festa del Corpus Domini davanti alla facciata del Duomo di San Giuliano a Macerata ed è stato bellissimo. Spero di tornare presto a celebrare anche nella Casa di riposo di Villa Cozza dove non sono più entrato da inizio pandemia. Sono felice e spero di riprendermi ancora meglio dopo questa esperienza terribile. La cosa straordinaria è che ho trovato una maggiore serenità interiore, non sento neanche un’ inquietudine, forse anche per questo il Signore mi ha donato questa prova. Come ho scritto a chiusura della mia lettera, mi auguro che «lo Spirito Santo conceda al mondo inquieto la giustizia, la pace e sostenga ciascuno di noi nelle difficoltà».

UNIMC

Ecoturismo in un’App: LandGo vince al laboratorio umanistico uali sono i possibili sviluppi nell’integrazione tra le discipline umaniQstiche e l’imprenditorialità? A dare

risposte concrete ci pensa il progetto LUCI (Laboratorio Umanistico su Creatività e Innovazione) promosso dall’Università di Macerata e giunto quest’anno all’ottava edizione. Quaranta studenti, suddivisi in sette squadre hanno affrontato un percorso lungo l’intero anno accademico che li ha portati a presentare le loro idee di impresa a una giuria di docenti, imprenditori e professionisti. La più votata è stata LandGo, presentata da Emanuele Cinciripini, Martina Maddalena, Michele Cardinali, Vanessa Baleani e Viola D’Ambrosio: un progetto che offre esperienze di eco-turismo, attraverso itinerari ed escursioni in borghi storici, parchi naturali e paesaggi incontaminati in maniera dinamica e interattiva, anche tramite contenuti audiovisivi di realtà aumentata. «La nostra idea – spiegano i giovani vincitori – si basa su tre parole chiave: relazioni, narrazioni e sostenibilità». L’ambizione dei promotori è

di diventare la prima App di eco-turismo in Italia, e proprio grazie a LUCI potrebbe diventare realtà; l’idea verrà valutata da esperti per capire come portarla a un livello di applicazione concreta attraverso il sostegno finanziario di Unimc e la consulenza di un’incubatrice di startup. «Il contributo dell’umanista o dell’esperto giurista, dell’economista – spiega la coordinatrice del progetto, Francesca Spigarelli – si integra per generare idee ancorate al nostro territorio e alle nostre tipicità. È una bella soddisfazione vederli arrivare alla consapevolezza di potersi presentarsi nel mondo del lavoro». «Le esperienze culturali dell’umanesimo sono spiazzanti, inattese, e tutto ciò che è inatteso e perturbante suscita nuove idee – sintetizza Francesco Adornato, rettore Unimc –. L’Università di Macerata, tra le prime, ha intuito il rapporto tra umanesimo e tecnologie. Non a caso – conclude – stiamo avviando un percorso di laurea in Digital humanities». Maria Natalia Marquesini

L’eleganza raffinata di Crivelli germoglia in poesia DI SANTA

H

CIOCI

o in mano un’opera di grande valore, che ha già avuto motivati e lusinghieri apprezzamenti. Si tratta di De praecipitata luce, di Matteo Bonvecchi, Fara editore. Non sono né critica d’arte, né critica letteraria. Proverò, soltanto, a esprimere pensieri sulla funzione della poesia in questo momento storico e a registrare alcune immagini e concetti che hanno parlato al mio cuore. L’opera, vincitrice al Narrapoetando 2021, è un’antologia di poesie colte , che hanno un afflato religioso, sono intrise di cultura classica e artistica di notevole spessore. L’amore alla terra marchigiana

proietta l’autore verso il futuro e propone valori universali ai quali aprirsi: quelli stessi da cui il poeta-scrittore è il primo “folgorato”. Le liriche evocano espressioni del Cantico dei cantici, dell’Apocalisse, dei Salmi. La raccolta si articola in sezioni, la prima delle quali dà il titolo all’intera opera. Scrivere poesie oggi è una scelta di speranza, ma soprattutto di fraternità, perché aiuta il lettore a conoscere la gamma della propria umanità, nelle manifestazioni e nelle reazioni. In questo tempo disorientato, in cui le persone con nostalgia cercano di recuperare i ritmi frenetici della vita, fermata e frenata dalla pandemia, la poesia è un richiamo delicato ma autorevole,

Un volume raccoglie le liriche, intrise di fede e di cultura, che mettono in luce l’animo dell’autore, docente del liceo classico “Leopardi” del capoluogo un messaggio forte. È la proposta di interiorità, di silenzio, di sosta, per riconoscere e gustare la bellezza e il valore di ogni forma di vita. È anche apertura al mistero, consolazione, compagnia, condivisione, invito alla contemplazione.L’etimologia della parola “poesia “, dal verbo greco poieo, rende il termine uno

scrigno di significati : da sinonimo di creatività, ad azione che plasma di bellezza i pensieri e le parole. È uno spaccato di sentimenti profondi liberamente partecipati e offerti, perché aiutino a decodificare l’essenza e le sfumature della gioia, del dolore, della pace, della delusione, della rabbia, della solitudine… situazioni, che spesso, da soli non riusciamo a riconoscere, né a raccontare. Trovo molto belle e profonde, alcune affermazioni: l’uomo vive della gloria di Dio e non di immagini umane. La vita è aperta a chi fa più fatica; l’indifeso ha più diritto del potente; il cammino del viandante è illuminato dalla luna, che lo precede. Nella prima parte,

Matteo Bonvecchi poeta si identifica con il pittore Carlo Crivelli e canta la sua ammirazione e la sua gratitudine, per l’immensità dell’amore di Dio per ogni uomo. È lontana, ma nitida, l’eco del Preconio della Veglia pasquale: «Felice colpa che meritò di avere un così grande Redentore»! Le grandi domande sulla vita, che affiorano in tutti i tempi, trovano una risposta di estrema attualità per il lettore: per vivere, occorre morire ogni giorno, aprirsi e uscire al richiamo del nuovo, il nuovo che attende. Le liriche, intrise di fede e di cultura, mettono in luce l’animo dell’autore, che è delicato, sensibile, attento alle persone , attratto dalla natura, capace di gioire delle piccole cose.

La copertina del libro


COMUNITÀ

MARTEDÌ 15 GIUGNO 2021

MUSICA Tornano i concerti di Appassionata

M

usica da camera, musica classica e contemporanea in scena in differenti location grazie al prestigioso cartellone organizzato dall’associazione musicale Appassionata insieme all’assessorato alla cultura del Comune di Macerata, con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Marche, Società Civile dello Sferisterio-Eredi dei Cento Consorti e Istituto Confucio-Unimc. Alexander Lonquich in recital pianistico, Carolin Widmann e Dénés Várjon in duo, Gringolts Quartet, Ying Li, Benedetto Lupo insieme a FORM diretti da Yves Abel, Sonia Bergamasco con Emanuele Arciuli: sono solo alcuni dei protagonisti della tredicesima stagione dei Concerti di Appassionata iniziati il 4 giugno all’Orto dei Pensatori e che si concluderanno al Teatro Lauro Rossi l’11 dicembre. Ad aprire la rassegna è stata la stella nascente del pianismo cinese Ying Li; la studentessa della celebre Julliard School di New York ha saputo incantare il pubblico contemplando ed esaltando le tradizioni musicali occidentali e orientali. Particolarità di questa stagione saranno i concerti del 27 giugno a Recanati nell’Orto sul Colle dell’Infinito con il Belinfante Quartet, e quello di domenica 11 luglio che segnerà la chiusura della prima parte della stagione al Palazzo Castiglioni di Cingoli con la chitarra della giovane promessa italiana Carlotta Dalia. (M.N.M)

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Il Vangelo di Luca letto dal vescovo Marconi Edito da Shalom, è una guida concreta, sintetica ed esistenziale alla lettura personale del testo, utile a lettori con poco tempo libero

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n questi giorni è uscito in libreria, per i tipi dell’Editrice Shalom un agile volumetto (300 pagine, 7 euro). “Il Vangelo di Luca, una guida alla lettura” scritto dal nostro vescovo Nazzareno Marconi. Ci ha raccontato monsignor Marconi che nel tempo libero, ampliato

dalla prima fase della pandemia e del lockdown, aveva ripreso a tradurre il vangelo di Marco dall’originale greco e a commentarlo in modo semplice. Da quegli appunti nacque l’idea di pubblicare nel 2020, nella collana economica della Shalom, un volumetto: “Il Vangelo di Marco, una guida alla lettura”. Il piccolo successo di quella iniziativa, ben accolta soprattutto in ambienti poco abituati a leggere libri devoti ma curiosi di conoscere meglio il Vangelo, l’ha incoraggiato a continuare con una sfida più esigente. Il vangelo di Luca è infatti più denso e

La copertina del volume edito da Shalom

complesso di quello di Marco; spiegarlo in modo semplice ma non banale è stato un lavoro più impegnativo, ha confessato il Vescovo. Il lavoro, più che dare riposte secche e definitive, cerca di guidare

il lettore di Luca a comprendere come il Vangelo interroghi l’uomo di ogni epoca, lo sfidi con domande che vanno al cuore dell’esistenza, come potrebbe essere quella indicata dalle parole:

«Dov’è il vostro tesoro, sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34) che suggeriscono l’interrogativo: cosa è davvero prezioso per me? A quale tesoro sto attaccando il mio cuore? E soprattutto: vale davvero la pena di giocarsi la vita per un tale tesoro? In breve lo definirei: una guida concreta, sintetica ed esistenziale alla lettura personale del Vangelo, nata nel poco tempo libero di un autore che lavora a molto altro, che proprio per questo può essere utile a dei lettori a cui il lavoro lascia poco tempo libero per curare la mente e l’anima, ha concluso l’Autore.

Per il secondo anno consecutivo non si è potuto camminare. La fiaccola benedetta dal Papa è giunta alla Santa Casa della Vergine accompagnata da migliaia di preghiere inviate da tutto il mondo

Alla Macerata - Loreto i “pellegrini del cuore” DI

GIUSEPPE LUPPINO

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l 43° Pellegrinaggio Macerata-Loreto, anche quest’anno sotto forma particolare, si è svolto sabato 12 giugno alle ore 21 attraverso un gesto di preghiera a Loreto, “dolce paese della speranza”, come l’ha definito il vescovo Giancarlo Vecerrica, ideatore e guida del Pellegrinaggio. Alle ore 16 il gesto era stato preceduto dalla benedizione della Fiaccola della Pace a Macerata, dinnanzi alla Basilica della Mater Misericordiae da parte del vescovo diocesano Nazzareno Marconi, e alla presenza del Sindaco Sandro Parcaroli. Monsignor Marconi, salutando gli organizzatori, sottolineava di aver «meditato con attenzione il messaggio che don Julián Carrón ha inviato per questo Pellegrinaggio 2021 dedicato al tema della Speranza. “È ancora ragionevole sperare?” si chiede don Julián. Una speranza solo “ragionevole” non basta a vivere il presente ed affrontare il futuro. La pandemia ci ha resi tutti più coscienti che una vita “a termine”, con scadenza più o meno ravvicinata non ci soddisfa. Ci serve una speranza non solo ragionevole, ma credente. Perché una ragione chiusa alla sorpresa di Dio, non riesce a sostenere una speranza che vada oltre. E se oggi non possiamo tutti fare “il pellegrinaggio dei piedi”, facciamo tutti “il pellegrinaggio dei cuori”. Lì dove siete, tutti coloro che ascoltate e seguite con tanti mezzi della tecnica moderna: Alzate i vostri cuori, rivolgeteli al Signore ed iniziamo questo cammino verso una speranza che non delude». Il Sindaco di Macerata, nel frattempo, ha voluto esprimerci in esclusiva questa riflessione: «In questo primo anno da Sindaco è una grande emozione per me accendere, insieme al vescovo Marconi, la Fiaccola della Pace del Pellegrinaggio Macerata-Loreto. Un momento che tutti i fedeli aspettano ogni anno per sentirsi ancor di più parte della comunità. Anche quest’anno ci apprestiamo a vivere un Pellegrinaggio nuovo a causa della pandemia. Nuovo nelle modalità ma nuovo anche nel voler arricchire l’animo di ciascuno di noi di speranza e voglia di rinascita. L’augurio che faccio a tutti i

pellegrini e alla città di Macerata, la Civitas Mariae, è di far crescere, ora più che mai, l’amore per il prossimo, la carità, la fede e quel sentimento di speranza di cui abbiamo tanto bisogno per poter ripartire e tornare alla tanto desiderata normalità». La Fiaccola, portata da quattro podisti e tre accompagnatori, ha poi raggiunto Loreto attraversando i borghi di Villapotenza, Sambucheto, Fontenoce e Chiarino, il percorso che decine di migliaia di pellegrini percorrevano a piedi sino a due anni fa… La stessa Fiaccola che mercoledì 9 giugno era stata accesa e benedetta da Papa Francesco in Vaticano alla presenza di monsignor Vecerrica e di due podisti. Durante la diretta televisiva di TV 2000, verso le ore 21, il Papa non ha fatto mancare la sua paterna presenza

attraverso la telefonata che, da anni, accompagna i pellegrini. «Camminare è riflesso della vita e si fa con speranza o senza sapere dove si va. Cammino verso l’orizzonte o sono imprigionato in un labirinto? A fare la differenza è la meta». Papa Francesco ha aggiunto che «la speranza non delude mai; bisogna guardare all’orizzonte; e non camminare da soli ma aiutandosi l’uno con l’altro, e soprattutto nei momenti difficili dando

Anche in questo 2021 il gesto è stato compiuto da una piccola rappresentanza

La presentazione alla Vergine delle intenzioni di preghiera

Una nuova icona murale lo di Villa Torre di Cingoli. Poche settimane fa, infatti, è stato realizzato un murales per lo spazio sostitutivo della Chiesa parrocchiale, danneggiata dal terremoto del 2016, opera del sacerdote maltese don Peter Paul Sultana su richiesta del parroco don Mirco Cichella. Al centro dell’opera c’è Gesù all’interno di un circolo blu-nero-azzurro e di un riquadro poliedrico rosso, che presenta un libro aperto, con le scritte “Amate i vostri nemici” e “Vengo presto”. Don Peter Paul è stato aiutato nella realizzazione da alcuni suoi conna-

zionali e da volontari cingolani. I lavori si sono svolti nel mese di maggio e sono durati quasi 15 giorni. Gli artisti provenienti da Malta sono stati ospitati in parrocchia. La comunità ha ringraziato don Sultana con un post sulla pagina Facebook della parrocchia di San Pietro Apostolo. «La vostra presenza – si legge – è stata molto breve, ma ugualmente significativa; lascerà in molti di noi dei segni indelebili». Sicuramente dal cielo ne sarà contento anche don Giuseppe Lippi, detto don Pè, indimenticato parroco della comunità di Villa Torre, scomparso il 31 maggio 2019 all’età di 90 anni. Giacomo Grasselli

Scoprirsi tutti fratelli attraverso il servizio

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n mondo, una casa... fratelli», con questa frase tratta liberamente dall’ultima Enciclica di papa Francesco è iniziata la scuola missionaria diocesana di Macerata. Il tutto si è svolto in questo strano anno pandemico che non permetteva di incontrarsi personalmente, di incrociare gli sguardi e di stringere mani che desideravano diventare operose. Gli incontri si sono tenuti online e ci hanno comunque permesso di condividere un cammino in tappe mensili che partendo proprio dalla Fratelli tutti ci portasse a essere missionari dell’annuncio di una gioia grande: siamo fratelli perché tutti figli di un solo Padre che ci ama teneramente e personalmente. La conclusione desiderata della scuola missionaria era la possibilità di vivere esperienze concrete in Paesi di missione, dove diversi dei partecipanti avevano già sperimentato la gioia della condivisione della fede, del pane e del lavoro comune, e dove altri speravano di poter iniziare un nuovo cammino di fraternità, amicizia e accoglienza. Non potendo, per ovvi motivi, partire e viaggiare, si è cercato qui nella realtà di Macerata e nei dintorni la possibilità di mettersi a servizio di realtà “missionarie” locali. Abbiamo potuto incontrare e sentire le testimonianze di tre esperienze di servizio e dono verso i più fragili. Comunità di Papa Giovanni XXIII, Centro d’Ascolto Caritas di Macerata e On The Road all’Hotel House. Nella vigilia di Pentecoste il 22 maggio scorso presso l’Abbadia di Fiastra, durante la celebrazione liturgica, il nostro Vescovo ha consegnato il mandato ai partecipanti alla scuola missionaria con tre segni significativi: il Vangelo di Marco, un grembiule e un quaderno. Segni che ricordano che l’annuncio della buona notizia di Cristo illumina la vita di ogni persona, che lo stile di incontro è il servizio e la condivisione di amicizia e che stiamo scrivendo pagine importanti per le nostre vite. Ecco quindi in sintesi l’Estate in Missione con le tre proposte operative: Missione con la comunità Papa Giovanni XXIII Modalità: moduli di quattro giorni, da martedì a venerdì. Mese di Luglio per 6/8 partecipanti. Mattino lavoro agricolo con i ragazzi della comunità, pranzo insieme, gioco relax, testimonianze in varie case famiglia. Servizio al Centro d’Ascolto di Macerata di Rampa Zara - Questo ospita attualmente una quindicina di migranti maschi, in prevalenza giovani, provenienti soprattutto dall’Africa e dal Medio Oriente. Modalità: una settimana (19-24 luglio), dal lunedì al sabato: 5 ore circa. Condivisione con gli ospiti della casa: preparazione e condivisione dei pasti, pulizia dei locali, attività ricreative (laboratori artistici e culturali, giochi, uscite). Esperienza all’Hotel House con On The Road, cooperativa sociale che opera dal 1994 per tutelare i diritti umani e civili di donne, uomini e bambini attraverso un approccio basato sulla centralità della persona, l’empowerment e l’inclusione sociale. Stile: esperienza di presenza e servizio nella realtà dell’Hotel House di Porto Recanati. èquipe Centro missionario diocesano

Un’estate tonica con «Marche d’autore»

VILLA TORRE DI CINGOLI

na nuova “icona” impreziosisce la Cappella della parU rocchia dei Santi Pietro Aposto-

speranza a chi l’ha persa». «La Madonna vi custodisca – ha concluso il Papa – e il Signore vi accompagni. Avanti e coraggio». A seguire, il presidente del Comitato Pellegrinaggio, il professor Ermanno Calzolaio, ha così introdotto il gesto: «Per molti anni siamo partiti da Macerata con nel cuore i bisogni e le domande di tante persone, per arrivare nella Santa Casa avendo più chiara la voragine del nostro personale bisogno e il nome di Colui che solo può colmarlo. Ora che il tratto del cammino è più breve, il passo a cui siamo chiamati è tanto più grande e profondo. Infatti l’urto della realtà in questi mesi è stato così forte che sono emerse domande che forse pensavamo di non avere e ci ha costretto a riprendere in mano la nostra vita. Migliaia di preghiere ci sono arrivate da ogni parte d’Italia e del mondo. Le abbiamo raccolte tutte nei cesti che alcuni studenti porteranno ai piedi di Maria». L’attraversamento della Porta Santa del Giubileo Lauretano da parte di monsignor Vecerrica e alcuni giovani ha dato inizio alla seconda parte del gesto con la consegna della Croce del Pellegrinaggio. In Basilica, alla recita del Santo Rosario guidato da don Luigi Traini, si sono alternati canti, diretti dal maestro Luigi Baldassarri, letture e testimonianze. Tra queste, due molto significative e toccanti: una di Alessandro dal carcere di Opera, un’altra di Giancarlo, provato duramente dal Covid. Il Rettore della Santa Casa, padre Franco Carollo, ha presentato poi Gesù Eucaristico per un momento di adorazione silenziosa e impartito la Santa benedizione. Al termine, all’interno della Santa Casa, dopo la recita delle Litanie lauretane, cinque studenti hanno consegnato ai piedi della Madonna le intenzioni di preghiera pervenute. Don Bernardino Giordano, Vicario generale della Prelatura della Santa Casa, ha portato i saluti del vescovo Dal Cin. Il Pellegrinaggio si è concluso con i ringraziamenti da parte di monsignor Vecerrica a chi ha permesso la realizzazione del gesto e con la recita dell’atto di consacrazione alla Madonna, e con l’appuntamento al 44° Pellegrinaggio: 11 giugno 2022.

MISSIONE

DI

DANIELA MESCHINI

È

Cristo, al centro dell’“icona”

iniziato a Castelbellino il tour del libro “Marche d’Autore”, antologia curata da Jonathan Arpetti e David Miliozzi. Nella provincia di Macerata il 13 Giugno sarà a Urbisaglia, il 26 a Colmurano e mercoledì 30 Giugno a Macerata. Il volume raccoglie racconti brevi di autori conosciuti e di esordienti. Storie che parlano di tradizioni culinarie e valorizzazione dei prodotti della nostra terra. Il testo è corredato da opere di Silvio Craia. Il poeta Emilio Villa disse di lui: «Pittore nel mondo della pensosa e severa fantasia». Lo ricordo fin da bambina, sempre insieme alla moglie Luciana, nel palazzo di via Calabresi, dove veniva in visita ai pa-

Nella provincia di Macerata presentazioni il 13 giugno a Urbisaglia, il 26 a Colmurano e il 30 nel capoluogo renti. Nato a Corridonia nel 1937, ha frequentato l’Istituto d’Arte di Macerata, dove fu stimolato a operare velocemente e spontaneamente da Ghiozzi e Marone Marcelletti, che egli riconoscerà come maestri. Dopo il diploma nel 1955 si stabilisce a Macerata e subito intraprende la carriera d’artista. Dopo il periodo chiarista si avvicina all’arte informale e inizia ad utilizzare il plexiglass assieme ad altri materiali fino alla realizzazione delle sue prime Idrologie, esposte

per la prima volta nel ’69 al Foglio di Roma, una mostra che vede assieme Emilio Villa e Sante Monachesi. La sua ricerca stilistica diventa oggetto di attenzione della più autorevole critica contemporanea: Melloni, Bignardi, Crispolti. Figurativo poi informale e sempre più “artista inventore”. Colori, carta, acqua, plexiglass, materiale di recupero in genere, con lui tornano a vivere nell’arte, dove è costante il tema del paesaggio marchigiano, interpretato, riletto e rivissuto. La base impressionista si riduce all’essenziale e si concentra sul candore della luce, segno pulito e lineare, senza ripensamenti. Forza espressiva nell’atto del disegnare che deve trasportare e affascinare.


SOCIETÀ

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MARTEDÌ 15 GIUGNO 2021

Il grato tributo a Macerata dell’Eroe dei due mondi Garibaldi dedicò alla città la vittoria del 30 aprile 1849 contro i francesi a Roma DI NAZZARENO

GASPARI

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Inaugurazione monumento a Garibaldi (1895)

gni anno Macerata ricorda con una cerimonia ufficiale l’anniversario della vittoria riportata a Roma nei pressi di Porta San Pancrazio dalla legione di Giuseppe Garibaldi sulle truppe francesi del generale Oudinot il 30 aprile 1849 e la dedica che di quella vittoria Garibaldi fece ai maceratesi. Era un periodo di profondi cambiamenti per lo Stato Pontificio: il 24 novembre 1848 Pio IX aveva lasciato Roma per Gaeta; il 12 dicembre una nuova

Giunta si era insediata nella capitale; il 29 dicembre erano state indette le elezioni dell’Assemblea Costituente; il 9 febbraio era stata proclamata la Repubblica Romana; tutto questo sotto la minaccia delle truppe francesi mandate da Luigi Napoleone per contrastare quei cambiamenti, che avevano invece in Garibaldi uno strenuo sostenitore. Ma che c’entra Macerata con la vittoria di Porta San Pancrazio e perché quella dedica? Per rispondere a questa domanda è necessario ricostruire alcuni eventi immediatamente precedenti. Rientrato dal Sud America nel giugno 1848 Garibaldi, dopo un primo breve soggiorno a Macerata intorno alla metà di dicembre 1848, vi era tornato all’inizio dell’anno successivo alla testa di oltre 400 uomini e

c’era restato fino al 23 gennaio, alloggiando all’Albergo della Pace (nei pressi della chiesa di San Giorgio) e sistemando la legione, ancora in fase di addestramento, nell’ex convento di San Domenico (oggi Convitto Nazionale). Il 22 gennaio era stato eletto deputato all’Assemblea Costituente della Repubblica Romana per il collegio di Macerata e il giorno successivo era partito con la sua legione alla volta di Roma rivolgendo ai maceratesi il seguente messaggio: «Addio Maceratesi! Voi avete meritato che ci dividiamo da voi commossi riconoscenti. Contristata l’anima nell’allontanarsi da Cittadini carissimi, noi vi dirigiamo la parola d’amore, di fratellanza – partiamo confortati dall’affetto vostro – da quello immenso, sublime, che voi nutrite per la sacra no-

stra redenzione; e noi vi contraccambiamo con la dedica del primo fatto d’armi, in cui potrà dirsi della Legione, che ha ben meritato della Patria. Addio. Macerata, 23 Gennaio 1849 - G. Garibaldi». Il primo fatto d’armi in cui la Legione avrebbe «ben meritato della Patria» sarebbe stata appunto la battaglia di Porta San Pancrazio il successivo 30 aprile. Garibaldi espresse dunque riconoscenza ai maceratesi e mantenne la promessa della dedica, nonostante la sua permanenza in città non fosse stata a tutti ben accetta e non fossero mancate manifestazioni apertamente ostili: a Borgo San Giovanni Battista (oggi corso Cairoli), poco prima della partenza, una piccola folla aveva inscenato una manifestazione al grido di «Viva Pio IX, morte al generale Garibaldi e

ai suoi legionari». Per l’elezione a deputato all’Assemblea Costituente Romana, inoltre, Garibaldi aveva ricevuto 2.069 voti provenienti in gran parte non dal capoluogo ma dai distretti elettorali di Recanati, Fabriano e Loreto, allora compresi nella provincia maceratese. Negli anni successivi, fatta l’unità d’Italia, mentre cresceva il mito dell’Eroe dei due mondi, si rafforzò il legame dei maceratesi con la sua memoria e subito dopo la sua morte, nel 1882, fu deciso di erigergli un monumento omaggio di tutta la città. Ma prima che questo, opera in bronzo dello scultore Ettore Ferrari, fosse inaugurato il 30 aprile 1895, i maceratesi vollero erigergliene uno con le loro mani nel gennaio 1891, approfittando di una copiosa nevicata…

Dal capoluogo a Porto Recanati, ma anche a Tolentino, Recanati e Cingoli sono tante le proposte dedicate ai più piccoli che prendono vita negli spazi della diocesi

Nell’estate in oratorio il contagio dell’allegria Grande attenzione per la sicurezza. Rispettati rigorosamente tutti i protocolli sanitari DI

MARIA NATALIA MARQUESINI

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on il suono della campanella del 5 giugno scorso si è concluso un anno scolastico a dir poco particolare, all’insegna di chiusure, quarantene e molte incertezze. I ragazzi ora hanno davanti l’estate e i genitori al lavoro hanno l’esigenza di trovare qualcuno che si occupi di loro. Nascono così proposte lanciate da associazioni culturali o sportive che offrono svariate opportunità. Protagonisti di primo piano sono anche gli oratori, la cui proposta educativa non si limita all’estate ma abbraccia tutto l’anno. «Vedere il cortile così pieno di ragazzi, nonostante le giuste limitazioni e distanziamenti – ci spiega don Francesco Galante, direttore della casa salesiana di Macerata – è una gioia del cuore. Da quando è iniziata l’Estate Ragazzi ogni mattina ci svegliamo sempre più felici perché il cortile è tornato ad esplodere». L’Estate Ragazzi ai salesiani di Macerata è iniziata lunedì 7 giugno e durerà ancora fino al 25 giugno; gli orari dell’estate in oratorio sono abbastanza dilatati, dall’apertura dei cancelli allo scoccare delle 7.30, fino alle 17 quando le “magliette rosse”, cioè gli educatori, si riuniscono per la revisione della giornata. Fulcro dell’Estate Ragazzi sono infatti gli adolescenti, che coinvolti in un’esperienza di servizio, si impegnano nella cura dei più piccoli in un circolo educativo che coinvolge molto spesso anche gli adulti e le famiglie. «Noi esistiamo per questo – continua don Francesco –; eravamo lì che fremevamo e aspettavamo di capire come poter vivere questo sogno e siamo riusciti a farlo soprattutto grazie all’impegno di tantissimi». La spensieratezza e la gioia dei ragazzi che corrono in cortile non è sinonimo di leggerezza. Infatti l’organizzazione di questo tipo di proposta, già

Un momento dell’Estate Ragazzi all’oratorio salesiano di Macerata

impegnativa negli anni scorsi, ha dovuto fare i conti in questo 2021 con una serie di linee guida sanitarie imposte dal Governo per il contrasto alla pandemia da Covid-19, ma anche con i protocolli suggeriti dalla Chiesa italiana e fatti propri dalla Diocesi. Un’esperienza “in sicurezza” quindi, che però non toglie valore alla formazione dei giovani: «Amiamo definire la nostra esperienza “l’Estate Ragazzi”; non è un centro estivo ma è una proposta educativa. I ragazzi sono immersi in un cammino di crescita, in un cammino di riscoperta di sé, in un cammino che li aiuta a guardare all’altro non come a qualcuno da cui difendersi, ma come un fratello verso cui andare. Così come papa Francesco ci

ricorda: la fraternità non è una scelta, è il modo in cui veniamo creati dal buon Dio». Non solo la realtà salesiana ma anche gli altri oratori giovanili del territorio diocesano si impegnano in questo tipo di esperienza educativa. A Macerata fervono le attività nella parrocchia dei Cappuccini, in quella di Piediripa e a Santa Madre di Dio. Anche nella vicina Tolentino le Unità Pastorali 9 e 10 hanno proposto l’esperienza del Grest (GRuppo ESTivo). Fino alla fine del mese di giugno le parrocchie si alterneranno in una specie di staffetta; anche qui la proposta è stata accolta con entusiasmo, raggiungendo in pochi giorni il limite di iscrizioni possibili. Esperienze di questo ti-

po vengono proposte anche dalla Parrocchia di Cristo Redentore a Recanati e a Cingoli dalla parrocchia Santa Maria Assunta. Da ieri e per due settimane, infine, sono aperte le porte anche dell’Oratorio diocesano di Porto Recanati per l’edizione 2021 del Grest. L’esperienza proposta ai ragazzi dalla 1 alla 5 elementare, animerà i bambini dalle 7.30 alle 12.30. «È veramente una grazia – confida don Luca Beccacece, responsabile dell’Oratorio – poter tornare a gustare l’estate grazie a tanti adolescenti disposti a mettersi in gioco per i più piccoli. Credo che questi siano segni di speranza concreta di cui abbiamo bisogno in questo momento difficile per i bambini e le famiglie».

L’ESPERIENZA

Lega del Filo d’Oro, vicini oltre il Covid

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l lockdown del marzo del 2020, così come le difficoltà legate alla sospensione dei servizi, al rapporto con le famiglie e, ora, la «luce in fondo al tunnel» rappresentata dall’avvio delle vaccinazioni contro il coronavirus. Sono alcuni dei momenti raccontati dal presidente della “Lega del Filo d’Oro” Rossano Bartoli durante la trasmissione “ConfrontIncontri” condotta dalla giornalista Tiziana Tiberi e andata in onda su EmmeTv, canale 89 delle Marche. «Questa pandemia è stata ed è qualcosa di difficile per tutti – spiega Bartoli –, in particolare, per le persone sordocieche, per le persone con pluriminorazione, perché già vivono in una condizione di isolamento dovuta alla mancanza di vista e di udito. Da un lato il distanziamento fisico, dall’altro l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale per gli operatori o i volontari, che non tutti tra gli ospiti hanno subito compreso, hanno certamente creato una condizione di difficoltà ulteriore. Non solo, almeno nel primo periodo – continua –, abbiamo dovuto interrompere l’erogazione di alcuni servizi come l’attività dei centri diurni, oppure il ricovero nel centro diagnostico per la valutazione iniziale e per gli interventi di breve durata». Servizi riferibili al centro nazionale di Osimo e ai quali fanno riferimento bambini, giovani e adulti di tutta Italia: «Sempre attraverso il personale e i volonIl presidente Bartoli tari abbiamo cercato di rimanere il più possibile accanto ai ragazzi e alle famiglie sulle quali è gravato il peso maggiore e davvero impegnativo – aggiunge il presidente della “Lega del Filo d’Oro” –, in alcuni casi è stato tuttavia possibile effettuare degli interventi domiciliari, mentre le cose sono cambiate da quando abbiamo potuto vaccinare il personale, gli stessi volontari, gli ospiti e i cosiddetti caregiver». Si è trattato di un periodo indubbiamente difficile anche dal punto di vista economico, con l’aumento dei costi dovuto all’acquisto dei vari dispositivi di protezione individuale e la necessità di provvedere giornalmente alla sanificazione degli ambienti: «Alla mancanza delle rette di ricovero si sono aggiunti dei costi importanti – conferma –, ma soprattutto il problema è stato quello legato all’impossibilità di dare servizi. Adesso c’è una ripresa, vediamo la luce in fondo al tunnel, pensiamo che nel giro di poco tempo riusciremo a tornare a una normalità che nel nostro caso significa “vicinanza”, “contatto fisico”, perché è così che comunichiamo con le persone che arrivano alla “Lega del Filo d’Oro”». Andrea Mozzoni

Per le donne in campagna tutt’altro che una bella vita DI

UGO BELLESI

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n antico proverbio delle nostre campagne recitava così: «Giugno la falce in pugno, luglio trebbiatore quanta grazia del Signore», a indicare le due fatiche più impegnative dell’estate mentre la “grazia del Signore” era costituita dal grano. Oggi non ha più senso perché, con la meccanizzazione agricola, sono arrivate le mietitrebbiatrici che assolvono a entrambi i compiti. Un tempo anche la mietitura veniva eseguita a forza di braccia con le falci. Il lavoro era eguale sia per gli uomini che per le donne. E non c’era solo il problema di mietere ma anche di legare i “covoni”, con i quali (in numero di 17 o 21) si costruivano i

“cavalletti” a forma di croce. Le giovani avevano il compito di seguire i mietitori e di “spigolare” il grano rimasto a terra. Per la trebbiatura tutti i “covoni” venivano raccolti nell’aia per formare “lu varcò”, e da questo i fasci di grano venivano lanciati sopra la trebbiatrice. Qui un uomo li prendeva al volo e li passava a una ragazza già esperta che con una falce tagliava il legame che teneva raccolte le spighe e le gettava direttamente nell’imboccatura della trebbiatrice. A volte questo compito toccava a un uomo. Altre donne invece erano impegnate in cucina per preparare il pranzo della trebbiatura e si trattava delle vergara con qualche figlia o nuora. Come abbiamo visto le donne in

Hanno sempre lavorato duramente: oltre che aiutare nei campi, sopratutto in passato, a loro competevano tessitura, cucito, riordino della casa e cucina campagna non avevano alcun trattamento privilegiato. Addirittura, quando la novella sposa entrava in casa della famiglia dello sposo, veniva accolta dalla suocera sulle scale di casa ricevendo in dono la “conocchia” a significare che c’era del lavoro da fare. Ed erano le madri che insegnavano alle figlie, fin da piccole, la tessitura,

lo sferruzzare, il cucito, il ricamo e ovviamente tutte le faccende domestiche. Era la preparazione giusta per una vita di lavoro. Ma anche la vita delle figlie e delle mogli dei nostri pescatori in Adriatico era molto impegnativa. Non perché fossero coinvolte direttamente nella pesca, ma perché dal momento in cui il pesce arrivava in porto (cioè quando ancora era notte) c’era un lavoro impegnativo da affrontare. Innanzitutto si doveva portare le cassette di pesce al mercato. Se la pesca era abbondante, si doveva pensare anche a rifornire la clientela più lontana. Se non si aveva un motorino, allora in bicicletta si doveva raggiungere le case di campagna fuori città. Spesso ci si organizzava anche per arrivare alle

città più vicine. Senza dimenticare che, nelle giornate per così dire di “riposo”, erano impegnate anche nella riparazione delle reti. Ma spesso la donna aveva anche il compito (e lo ha soprattutto oggi) di tenere i rapporti con la Capitaneria di porto, con il contabile dell’azienda, con i clienti più esigenti che oggi non solo chiedono il pesce migliore ma lo vogliono anche pulito, spesso addirittura “sfilettato”. Ma l’assillo maggiore è per i figli perché bisogna stare loro dietro, quando fanno i compiti, quando hanno gli esami, quando debbono scegliere l’indirizzo scolastico, quando c’è il rischio che frequentino cattive amicizie. Questo se sono maschi. Se sono femmine ci vogliono cento occhi.

Trebbiatura negli anni 50


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Emmaus e Avvenire, martedì 15 giugno 2021 by EmmausOnline - Issuu