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Emmaus e Avvenire - Giugno 2018

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dopo sisma Una mano alla comunità

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e ferite inferte dalle tante scosse sismiche al nostro territorio L sono lungi dall’essere sanate e con-

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

tinuano a pesare sulla vita di molte comunità. Chi desidera contribuire sostenendo le iniziative della diocesi, può farlo effettuando un bonifico a: Diocesi di Macerata– Tolentino– Recanati–Cingoli–Treia Causale: Offerta pro terremoto Iban: IT61Q0605513401000000011753

A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567 e-mail: redazione@emmetv.it facebook: emmetvmacerata twitter: emmetvmacerata

MACERATA

Martedì, 19 giugno 2018

Per il vescovo Marconi è urgente integrare annuncio della salvezza con la lettura dei segni dei tempi, la celebrazione, la ricezione dei sacramenti e l’impegno caritativo

«Rilanciare la testimonianza» Va sviluppata attenzione verso i nuovi media con un maggiore coinvolgimento dei giovani con iniziative di volontariato e percorsi formativi specifici

Il vescovo Nazzareno Marconi

La fede si genera nel grembo della comunità

Riproduciamo un estratto della Lectio divina tenuta dal vescovo Marconi al Convegno pastorale diocesano giovedì 14 giugno.

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bbiamo vissuto il cammino di riflessione pastorale di quest’anno dedicato al tema della evangelizzazione e della catechesi. L’obiettivo era comprendere meglio come sostenere la crescita della nostra fede grazie alla “conversione pastorale” richiesta dalla Evangelii Gaudium da attuare nella evangelizzazione e nella catechesi. La mia lettera “Annunciatelo dai tetti” sintetizzava il cammino da fare attorno a tre domande basilari: 1) Quali sono gli itinerari fondamentali per la scoperta o riscoperta del Vangelo? 2) Quali le caratteristiche di un evangelizzatore oggi, come impostare una corretta formazione? 3) Evangelizzare “secondo gli ambiti di vita”, dalle indicazioni del Convegno di Firenze e di Evangelii Gaudium, cosa significa e come realizzarlo? Nella riflessione con cui avevo aperto gli incontri diocesani che hanno caratterizzato il cammino di questo anno ricordavo che: «perdurare nella catechesi tradizionale, unicamente preoccupati dei contenuti da trasmettere, ci porta a verificare che i ragazzi imparano delle nozioni, poche e slegate tra loro, che presto dimenticano, ma la loro fede non cresce». Un cambio di passo che porti ad una vera crescita della fede dei ragazzi e dei giovani non può partire se non da una crescita della nostra fede e da un rinnovato sguardo di fede su di loro. Indicavo perciò alcune scelte di impostazione, che proprio questa evangelizzazione nata dalla fede e nutrita di uno sguardo di fede doveva possedere. 1) Cercare di far emergere le domande implicite, cioè aiutare le “pecore senza pastore” che incontriamo ogni giorno a capire qual è la vera fame e la vera sete che stanno nel lo-

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La Messa per la Festa della famiglia, a conclusione del Convegno pastorale diocesano

ro cuore, guardando con affetto il loro agitarsi e il loro cercare, prima che condannare i loro errori. 2) Uno sguardo positivo ed affettuoso sulla contemporaneità, modellato sullo sguardo di Gesù. 3) Ricominciare da capo ad annunciare con passione e fede il Vangelo. È quanto Gesù fa: «Cominciando ad insegnare di nuovo a loro molte cose». 4) Lavorare per ricostruire il tessuto comunitario della Chiesa, privilegiando i rapporti personali, favorendo la partecipazione corresponsabile di uomini e donne. Rifacendomi al racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci mi piace sottolineare la perfetta integrazione tra annuncio e dono, sia del sacramento che dell’amore concreto fatto di compassione e di risposta caritativa ai bisogni concreti del popolo di Dio. La sfida che abbiamo davanti, nel ripensare e riorganizzare l’evangelizzazione e la catechesi, a tutti i livelli – da quello della iniziazione cristiana, a quello della formazione degli adulti, a quello del sostegno alla vita familiare dai fidanzati, alle giovani coppie, alle coppie di genitori – non può ridursi alla somministrazione di schede e sussidi, per una catechesi fatta solo di trasmissione di contenuti o di

incontri che a volte si riducono a un parlarsi addosso su temi generali e lontani dalla vita. La vera sfida è nell’integrazione, nella proposta a ogni livello di una crescita integrata nella fede, nella speranza e nella carità, integrando le dimensioni dell’annuncio e della riflessione con quelle della celebrazione e ricezione dei sacramenti, infine con quelle della lettura dei segni dei tempi e dell’impegno caritativo. Alla fine della mia lettera pastorale di inizio anno indicavo quattro scelte: L’iniziazione cristiana e non il semplice catechismo. Da realizzare con la scelta significativa di una comunità educante, che segue la persona dalla sua nascita fino alla maturità della fede e valorizza lo stile pastorale di impostare itinerari unitari rispetto a quello di sommare eventi slegati tra loro. La formazione permanente degli adulti. Superando la proposta della semplice partecipazione alla liturgia domenicale, per integrarla con un secondo momento settimanale in cui confrontarsi con la Parola di Dio, condividere e narrare la propria fede, vivere la carità sentendosi parte di un gruppo di fratelli. E questo proponendolo anche come parrocchia o U-

nità pastorale, senza condizionarlo all’adesione a un gruppo, movimento, associazione o cammino di fede. L’evangelizzazione dell’amore matrimoniale e della famiglia. Con l’offerta di veri itinerari di iniziazione: all’amore (iniziazione per fidanzati), alla vita matrimoniale (cammini per giovani coppie), alla responsabilità genitoriale (gruppi di formazione per i genitori) con catechesi, preghiera, carità. Come veri itinerari composti da momenti di evangelizzazione e catechesi, liturgia e sacramenti, carità ed esperienza di fraternità. L’evangelizzazione della vita come vocazione. Attivando una attenzione personalizzata sui giovani, che come riconosce i segni di una speciale vocazione, inizia a farli camminare sulla via di un discernimento sempre più specifico e attento, nutrito da un più intenso cammino di preghiera. L’evangelizzazione attraverso i nuovi media. Con un rinnovato impegno a diffondere, potenziare e coordinare l’azione diocesana in questo campo, anche promuovendo un maggiore coinvolgimento dei giovani con iniziative di volontariato e percorsi formativi specifici. Nazzareno Marconi, vescovo

convegno

Davide Zilli è il vincitore della XXIX edizione di Musicultura Marco Greco si aggiudica il premio della critica

famiglia. La bellezza costruita sui dettagli della vita in comune

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a santità è nella storia. Parole che fanno eco alla “santità della porta accanto” proposta dalla “Gaudete et exsultate”, tema che ha fatto da cornice alla giornata conclusiva delle attività pastorali delle famiglie della nostra diocesi. A introdurla con «musica e tanta vita concreta», don Mario Camborata, assistente nazionale dei consultori di ispirazione cristiana, responsabile regionale Marche della pastorale familiare e parroco senigalliese. Nel richiamare alla grandezza di una vita vissuta nella quotidianità e nell’essenzialità del Battesimo, don Mario ha condotto i presenti alla 5ª Festa della famiglia a chiedersi: chi sono io? Che posto Dio ha nella mia/nostra vita? La vita trova il senso in un incontro. Gesù è entrato in casa di Zaccheo, che lo ha accolto nell’ordinarietà della sua giornata. Un richiamo a essere cristiani senza sconti, avendo però chiaro dove poggiamo i nostri piedi. Ciascuno con la propria strada, ma tutti chiamati a fare della propria esistenza un dono. È la logica del seminatore che con fiducia attende, nella consapevolezza che il frutto arriverà. Siamo chiamati a percorrere vie di santità, perché consapevoli di essere figli di un Padre. Papa Francesco ci richiama a «essere cristiani, senza dirlo»! Tutti si dovrebbero accorgere che siamo cristiani dal nostro vivere, non dalle nostre parole. Il metodo è l’attenzione ai piccoli particolari e ce lo insegna lo stesso Gesù, introducendoci nella vita della sua famiglia a Nazaret. Nella ferialità di quella casa impariamo la bellezza di una vita nascosta, ma preziosa, attenta ai particolari. Così, visto che i dettagli sono importanti, dopo la celebrazione eucaristica con il vescovo Nazzareno, le famiglie si sono intrattenute per la cena sul prato della Domus San Giuliano. E in una bellissima serata di giugno, hanno sperimentato la gioia di condividere la mensa eucaristica e la cena, in una relazione di amicizia preziosa, perché nata e custodita nella fede in Gesù. Laura e Gabriele Cardinali

EGIDIO TITTARELLI

Uno Sferisterio sempre gremito ha accolto le serate finali di Musicultura 2018. 800 giovani artisti si sono iscritti, proponendo più 1200 brani al Comitato artistico di garanzia. Vincitore assoluto è stato Davide Zilli, spiritoso professore di italiano, che con il brano, “Coinquilini”, racconta gli inconvenienti della convivenza che la maggior parte degli universitari fuori sede deve affrontare. «È stato veramente bellissimo – ha detto –, ci avete fatto sentire a casa. Insegnare e suonare sono due cose complementari; vorrei continuare

a fare questa doppia vita dando il massimo sia da un lato sia dall’altro». Il professore ha condiviso la finalissima con Daniela Pes, che cantava “Ca milla dia dì”, un pezzo in lingua sarda modellato sui testi poetici di Don Gavino Pea, Marco Greco (vincitore del Premio della Critica) con il brano “Abbiamo

vinto noi” e Pollio con “Generico”. Sul palco dello Sferisterio è tornato anche il vincitore della scorsa edizione Mirkoeilcane, che ha rivolto uno speciale augurio ai vincitori: «Che rimanga a loro la stessa immagine di questo luogo che è rimasta a me». (N.M.)

opo un anno di riflessione sulla trasmissione della fede abbiamo celebrato il Convegno pastorale diocesano per condividere il cammino fatto e per riflettere su priorità e scelte per il prossimo anno pastorale. Siamo partiti dalla convinzione di non poter continuare nella catechesi tradizionale dove la preoccupazione è trasmettere nozioni e lo stile è di fare lezioni più che accompagnare a un progressivo incontro col Signore, vissuto e condiviso con una comunità cristiana. Il vescovo Nazzareno ci ha invitato a ricominciare ad annunciare con passione e fede il Vangelo, guardando con simpatia gli uomini del nostro tempo e lavorando per ricostruire il tessuto comunitario della Chiesa privilegiando i rapporti personali, favorendo la partecipazione corresponsabile di uomini e donne e coltivando il gusto del bello. Abbiamo iniziato il Convegno ascoltando il brano evangelico del Vangelo di Marco dove Gesù si commuove per la molta folla che lo segue perché erano come pecore senza pastore e si mise ad insegnare loro molte cose, invitando poi i discepoli a dare loro da mangiare. Abbiamo ricordato il cammino di formazione degli operatori pastorali vissuto in questo anno e abbiamo vissuto un momento di restituzione della riflessione fatta nel consiglio pastorale diocesano sui quattro temi indicati nella lettera del vescovo per questo anno: l’iniziazione cristiana, la formazione permanente degli adulti, l’evangelizzazione dell’amore matrimoniale e della famiglia e il cammino verso il Sinodo dei giovani. Sono emerse alcune indicazioni: un maggior coinvolgimento dei genitori nella catechesi; mettersi in ascolto del quotidiano (quartiere in ascolto); il “Vangelo nelle case” puntando a una ministerialità familiare; la proposta di un luogo di incontro e di formazione diocesano per le famiglie e di far camminare i giovani sulla via di un discernimento nutrito da un intenso cammino di preghiera. Infine abbiamo condiviso il racconto di alcune esperienze di annuncio. Abbiamo sperimentato la bellezza di ascoltare insieme la Parola e di ascoltarci reciprocamente; il desiderio di non chiuderci dentro la ripetizione di quanto si è fatto sempre, ma di metterci insieme in cammino per fare piccoli passi possibili per un rinnovato annuncio del Vangelo nella vita e nelle case. Ci attende ora un lavoro creativo e concreto per tradurre queste indicazioni in un cammino comunitario perché a tutti sia data la gioia di un rinnovato incontro con il Signore e con una comunità per vivere un cammino di fede.

scenari. L’internazionalismo rimane solo per gli investitori? DI

GIANCARLO CARTECHINI

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he ci faccio qui?» si chiedeva Bruce Chatwin. Già, cosa ci faccio a Castelfidardo, in una notte di giugno, inebriato dal profumo dei tigli? Dietro il palco campeggia, illuminato a giorno, il monumento al generale Cialdini: una montagna di travertino da cui si distacca un battaglione di soldati forgiati nel bronzo, con le armi in pugno e le bandiere spiegate. Eppure non sembra, il nostro, un tempo di battaglie epiche, di eserciti in lotta tra loro. Piuttosto è il tempo di piccoli fatti di cronaca, episodi minori che attendono una voce narrante per uscire dalla loro apparente insignificanza. “Concetta, una storia operaia” è il titolo del libro che Gad Lerner è venuto a presentare. Parla di una donna che si è data fuoco negli uffici Inps di Settimo Torinese, per protestare contro un presunto torto che le è co-

Domande poco rassicuranti sul futuro del lavoro dipendente a partire dall’ultimo libro di Gad Lerner

stato un notevole ritardo nella percezione di una indennità di disoccupazione. «La storia – esordisce – potrebbe iniziare così: ci sono una cristiana, un musulmano e un ebreo, ma non si tratta di una barzelletta». La cristiana è Concetta, ex dipendente di una cooperativa di pulizie, a rischio di indigenza, testimone vivente di quel fenomeno che Lerner chiama il “lavoro retrocesso”: chi perde il lavoro ha scarsissime probabilità di trovarne un altro dello stesso livello, e chi lo cerca per la prima volta non si illude di trovare un posto fisso. Il musulmano è Anas Shabi, immigrato marocchino che ha salvato la vita di Concetta, utilizzando un estintore. L’ebreo, naturalmente, è il giornalista che ha ricostruito la vicenda. «Per una volta almeno

– sottolinea – questa storia contraddice lo stereotipo del conflitto tra italiani precari e immigrati invasori. Manda in soffitta – finalmente! – il motto rancoroso “Prima gli italiani”. Potrebbe rappresentare il germe di una inedita solidarietà tra poveri: nelle sale d’aspetto dell’Inps si incontra una umanità nuova, ridotta a plebe dalla mancanza di lavoro stabile, sempre più simile alla massa di diseredati che proviene dalla sponda sud del Mediterraneo». Eccolo, infine, il nodo cruciale da sciogliere: combattere l’idea che l’internazionalismo, un tempo tratto distintivo del movimento operaio, debba restare patrimonio della classe apolide degli investitori. E che i lavoratori poveri di ciascuna nazione, per difendersi dalla manodopera immigrata, deb-

bano rifugiarsi in forme di protezionismo economico. Internazionalismo finanziario dei privilegiati e nazionalismo xenofobo dei pezzenti: è proprio ineluttabile questo esito del crollo del lavoro dipendente? Gli interrogativi si accavallano. I problemi sono drammaticamente evidenti. Non così le soluzioni. L’unico invito, ripetuto più volte, è proprio quello di diffidare delle soluzioni apparentemente facili, diffuse a colpi di tweet. Al termine dell’incontro vorrei parlare con Gad Lerner. Raccontargli che anche dalle nostre parti la retrocessione del lavoro ha causato fratture profonde. E come è potuto accadere che la mansuetudine di un tempo sia stata cancellata dal livore. Mi metto in fila, attendo il mio turno. Riprendo in mano il volantino della serata: “Abitiamo il bene comune” è il nome dell’associazione promotrice. Un ottimo auspicio per i giorni a venire.


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Martedì 19 giugno 2018

Un organismo per gestire i conflitti sociali, promuovere la difesa civile, i diritti umani e la non violenza

«Ministero della Pace»: si fa strada la proposta avanzata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII

I relatori del convegno a Macerata

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M. NATALIA MARQUESINI

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erchiamo di avere speranza, tutti, anche i promotori di questo progetto, perché l’ottimismo non deve mai venir meno e il Ministero della Pace sarà fatto». Sono le parole di Antonio Pignataro, Questore di Macerata, chiamato a portare i saluti insieme al vescovo Nazzareno Marconi e al sindaco Romano Carancini, al convegno «Ministero della Pace – una scelta di governo». Si tratta della campagna promossa dall’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, in collaborazione con altre realtà, che vuole sensibilizzare la politica affinché venga istituito anche in Italia un ministero che si occupi della gestione dei conflitti sociali e promuova la difesa civile attuando politiche di disarmo, difendendo i diritti umani ed educando alla non violenza. Coordinati da Vincenzo Varagona, giornalista Rai, al tavolo dei relatori si sono alternati, dopo la presentazione di Nicola Lapenta, coordinatore della campagna, i rappresentanti locali di alcune delle associazioni aderenti.

Francesco Garbuglia, giovane presidente dell’Azione Cattolica diocesana ha posto l’accento su come l’urgenza di un mondo che anela alla pace debba necessariamente interrogare un giovane, che sia credente o no: «Quando ho sentito parlare per la prima volta di Ministero della Pace non nascondo che mi è sembrata un’idea particolarmente astratta; però è bastato un attimo per domandare a me stesso: se non lo sogno io che sono giovane un Ministero della Pace, chi lo deve sognare?». Un interrogativo che investe tutte le realtà coinvolte, perché la Pace non è solo assenza di conflitti e i recenti fatti di Macerata diventano motivo di riflessione: «La proposta del Ministero per la Pace – afferma Silvio Minnetti, responsabile del Movimento politico per l’unità – contiene una parte importante che è quella dell’intervento dentro le nostre città, che sono comunità lacerate da ricucire». Tra i relatori anche Michelangelo Chiuchiù, presidente di Cesc Project, aggregazione di enti di servizio civile: «La nostra strategia educativa è proprio quella di educare i giovani perché ognuno sia responsabile di tutto».

«Mani che parlano»: quando l’arte è in grado di mettere assieme studenti e migranti e fosse solo impressa negli occhi, la bellezza dell’arte rimarrebbe autoreferenziale. Ma il suo carattere inclusivo, di ponte tra le generazioni, riS mane troppo spesso in secondo piano. A ridare la giusta luce è “Mani che

parlano”, l’esposizione opera degli studenti del Liceo artistico Cantalamessa e degli ospiti del Centro di ascolto e di prima accoglienza di Macerata. Dal 6 giugno fino al 1° luglio, i Musei Civici di Palazzo Buoccorsi ospitano quanto presentato con successo nella Seconda Biennale nazionale dei Licei artistici a Roma: scambi artistici come veicolo di integrazione tra studenti e migranti. Il video che ripercorre le tappe del progetto, a cura dell’indirizzo Audiovisivo e Multimediale del Liceo artistico, ha fatto parte del percorso itinerante della stessa Biennale. All’inaugurazione dell’esposizione sono intervenuti l’assessore alla Cultura Stefania Monteverde, il preside del Liceo Pierluigi Ansovini, la direttrice dei Musei civici Alessandra Sfrappini e la coordinatrice del centro di Ascolto Claudia Manuali. Il progetto è stato presentato dai docenti Leonardo Properzi, Marco Franchini, Veronica Rossetti, Marco Bozzi e David Miliozzi. (And.Moz.)

Macerata–Loreto: una notte di passi, canti e preghiere, rischiarata dai flambeaux e confortata dalla vicinanza di tantissimi fratelli in cammino verso la casa di Maria

«Che cercate?» Ecco la risposta DI

GIUSEPPE LUPPINO

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lla luce del tramonto di sabato 9 giugno nei pressi dello Stadio Helvia Recina di Macerata tutto vibra tra chi è in attesa che inizi il gesto e chi, da volontario, svolge il proprio servizio. Un lancio di palloncini tricolori a richiamare la bandiera italiana trasporta in cielo un numero: il 40. Poi altri palloncini colorati si librano verso l’alto. Persone da tutta Italia e anche dall’estero sono giunte con 280 pullman ufficialmente iscritti; sul prato anche gente venuta solo per la S. Messa. A tutti viene consegnato il kit del pellegrino: Rosario, libro guida, messaggio di don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL, carisma cui da sempre si ispira il Pellegrinaggio. La scaletta è rispettata al minuto: canti di accoglienza, saluto del sindaco di Macerata Romano Carancini, recita dell’Angelus, introduzione di Ermanno Calzolaio, presidente del Comitato Pellegrinaggio, testimonianza di due ragazzi nigeriani sbarcati in Italia, Frank e Uwa, felici di essere stati accolti, cercati e amati. Ed ecco la telefonata di papa Francesco: uno scambio di battute tra lui e monsignor Giancarlo Vecerriva e il messaggio, quasi un’invocazione ai giovani: «Cercate la felicità!». «È un fatto che ci sovrasta» dice ai lati del palco un emozionato Ermanno Calzolaio. Entra poi la Fiaccola per la Pace seguita da una ventina di atleti per l’accensione del braciere. Segue la Santa Messa presieduta dal cardinale Marc Ouellet, prefetto per la Congregazione dei vescovi, preceduta dal saluto del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, che ringrazia “don” Giancarlo per essere stato strumento “piccolo e tosto” della Madonna nell’avviare 40 anni fa e nel proseguire ancora oggi il Pellegrinaggio. Ouellet, nell’omelia, esprime in vari modi la preoccupazione della Chiesa verso i giovani, fino a dire ad ognuno: «Non star solo, camminiamo insieme nella vita come cammineremo stanotte, verso una meta impegnativa ma sicura». E a tutti ricorda: «Siamo promossi a fratelli, sorelle e madri di Gesù, perché lo cerchiamo e siamo disposti ad accogliere ogni parola che esce dalla sua bocca». Il Cardinale ha voluto poi distribuire la comunione ai disabili accolti in prima fila ai piedi dell’altare. Concelebrano il cardinale Edoardo Menichelli, 7 vescovi, 4 sacerdoti e 2 diaconi; 120 i ministri pronti per distribuire la comunione; 18.500 le particole preparate; 30 le postazioni per le confessioni; 60 i coristi; 1.000 circa i volontari a sostegno dell’intera organizzazione dell’evento: servizio medico, liturgia, amplificazione, illuminazione... Alla fine della Messa, la croce, proprio quella donata ai giovani da san Giovanni Paolo II 25 anni fa, esce dallo Stadio per avviarsi verso la Santa Casa di Loreto. Dietro si allinea tanta gente, inserendosi in fretta per non restare troppo in coda, e diventa un popolo. Si procede lungo il percorso secondo un crono–programma ben rodato: adorazione del SS. Sacramento a Sambucheto, dove si aggregano i malati accompagnati dall’Unitalsi; accensione dei flambeau a S. Firmano: 21.000 le candele distribuite da decine di volontari; fuochi d’artificio all’altezza del ponte sul fiume Potenza. Intanto un primo quarto di luna assiste dall’alto e non

poteva non essere ricordato Giacomo Leopardi che da un colle, là, da quelle parti l’ha cantata… Si cammina concentrati sulle parole di chi guida, pregando, cantando. Si lotta con il sonno, la stanchezza, i dolori ai piedi, con la brezza mattutina; ma è una festa, soprattutto del cuore perché scopri che sei nella compagnia giusta, quella che ti conduce al Destino buono, dando pian piano risposte alle domande che si agitano dentro di te, come mi raccontano due giovanissime amiche, Irene e Nastia. Testimonianze toccanti si susseguono; una ragazza della Pars di Corridonia prega anche per l’anima e per la mamma di Pamela, la vittima dell’efferato delitto. A Chiarino l’agognato ristoro; ma ecco: alla luce dell’aurora oramai diffusa, Loreto è alla vista dei primi e si affrontano tra canti festosi gli ultimi e impegnativi saliscendi verso la Basilica. Nel frattempo il cardinale Ouellet, prima di salutare sul sagrato i pellegrini quasi uno a uno stringendo loro la mano, è entrato in Santa Casa per disporre un bel mazzo di rose bianche ai piedi della Madonna. Alla fine – come augurato dal Papa la sera prima – c’è stato veramente per tutti l’incontro con la Vergine Lauretana, in particolare per quei tanti giovani in cerca della loro strada e di risposte di senso alla loro vita.

L’arrivo a Loreto dopo una notte di cammino

Voci e volti raccontano i sogni e le attese di chi si è messo in marcia DI M. NATALIA MARQUESINI

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davvero un popolo quello che ogni anno si presenta puntuale all’appuntamento con il pellegrinaggio che partendo da Macerata giunge a Loreto. Migliaia di persone che condividono non solo una notte fatta di passi e di fatiche, ma un cammino interiore che li rende immagine viva di una Chiesa in cammino. Oltre ai vestiti comodi e agli zaini pieni di cioccolata per mantenersi in forze durante la notte, è nel cuore ciò che distingue i pellegrini dagli “altri” e li accomuna tra di loro: la voglia di rispondere a quella domanda che ognuno si porta dentro e che in questa quarantesima edizione campeggia dalla gradinate: «Che cercate?». Curiosando fra i fedeli allo stadio pronti alla partenza, sono tante le immagini che colpiscono. Dai ragazzi in fila per le confessioni, al folto gruppo di giovani suore con le scarpe da tennis ai piedi. Dall’anziana signora alle famiglie con i passeggini al seguito. Non tutti partiranno, ma molti di loro hanno voglia di raccontarci perché sono lì. Come una signora, che seduta sul prato mentre mangia la sua cena al sacco ci dice: «Arrivo da Schio, in provincia di Vicenza, ed è la prima volta che faccio il pellegrinaggio; a essere sincera non ho una risposta alla domanda “Che cercate?”. Voglio vedere, strada facendo quale sarà la risposta che il Signore mi metterà davanti. Sono qui un po’ per curiosità e poi

forse per una mia personale ricerca interiore, e con una grande voglia di ritrovarmi insieme a tanti giovani». Poco più in là un gruppetto di ragazzi ridono allegramente. Frequestano tutti la 5C del Liceo Scientifico di Macerata e non vedono l’ora di condividere questa esperienza. «Abbiamo voluto partecipare a questo pellegrinaggio perché dobbiamo affrontare l’esame di maturità e anche delle scelte importanti per la nostra vita futura», ci racconta uno di loro. Mentre un suo compagno gli fa eco: «Abbiamo deciso insieme, all’unisono, di fare questo cammino. Sarà un gesto non tanto fisico quanto spirituale, perché crediamo che in questo periodo particolare della nostra vita un’esperienza simile possa essere d’aiuto nella nostra formazione. La nostra è un’età importante di crescita in cui ognuno deve capire chi è e cosa prova e con l’aiuto della fede può capirlo anche meglio». Alcuni maxi schermi per poter seguire la Messa sono posizionati anche all’esterno delle tribune dello stadio, ed è proprio lì che incontriamo una suora, non più tanto giovane che si scatta un selfie con lo smartphone. «Mi dispiace perché sono rimasta fuori dallo stadio» ci dice ancor prima che le arriviamo vicini armati di telecamera e microfono, «però è commovente» ribatte subito. «Vengo da Vicenza e voglio unirmi a questa grande folla, questa grande Chiesa aperta a tutti. Mi piace vedere che la Chiesa è davvero di Gesù ed è aperta a tutti: piccoli, grandi, vecchi e giovani.

Questo è il terzo anno che vengo a Macerata per fare il Pellegerinaggio e sono sempre più convinta che bisogna partecipare a questo genere di cose. Il cammino che facciamo verso Loreto ci conduce dalla Madonna, che ci accoglie con le braccia aperte». Facciamo altri due passi e incontriamo un piccolo gruppo di persone intente a trascrivere le proprie intenzioni di preghiera su palloncini color azzurro gonfi di gas elio. Ci colpisce una bella donna bionda che ci mostra ciò che ha scritto dentro un cuore: «Andrea, per te Angelo mio»; poi con un filo di commozione ci racconta: «Io ho un’intenzione enorme. Per mio figlio che non c’è più da 12 anni. Però i motivi per essere qui e pregare sono tantissimi; basta vedere quanti siamo per capire quanto sia importante ringraziare la nostra mamma celeste». Stiamo per andare via quando riconosciamo una ventina di giovani che frequentano l’Oratorio salesiano di Macerata; subito ci indicano chi intervistare: un ragazzo sorridente che per la prima volta camminerà tutta la notte proprio nel giorno del suo diciottesimo compleanno. «Parto insieme all’Oratorio salesiano e lo faccio perché è una bella occasione da condividere con la comunità con cui cammino il resto dell’anno e compio altre esperienze di vita». Ora dall’amplificazione risuona la voce di papa Francesco, e fra poco inizierà la Messa, per tutti i pellegrini il primo e più importante passo di questo cammino.

Sergio e Paolo pellegrini tra Lazio, Umbria e Marche Dalla Basilica di San Pietro fino alla Santa Casa di Loreto, il racconto di un cammino nel segno della Vergine Maria DI

ANDREA MOZZONI

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a Roma a Loreto lungo la Via Lauretana. Si è concluso il 2 giugno scorso il cammino intrapreso da Sergio Tartari e Paolo Giovannetti. Prima della partenza alla volta della Capitale, i due pellegrini il 24 maggio si sono posti sotto la protezione della Madonna della Misericordia. A benedire il loro viaggio è stato monsignor Pio Pesaresi, delegato per la vita consacrata della diocesi di Macerata.

Tanti gli aneddoti raccolti lungo il percorso, fin dai primi passi a Roma: «Questa mattina – si legge nel loro “diario” di viaggio – andando verso la Basilica di San Pietro, in uno dei diversi punti di controllo presidiati da militari, in mezzo ai turisti, un giovane soldato, vedendo il loro abbigliamento da pellegrino, ci ha rivolto un gran sorriso come saluto: ci è sembrato un gesto degno di nota in questo tempo fatto di velocità e indifferenza». E ancora: «Lungo una pista ciclabile, un anziano di oltre 70 anni ci ha accompagnato raccontandoci episodi della sua vita, evidenziando la bellezza della natura e dell’animo umano». In quei giorni trova spazio una naturale fatica, dovuta soprattutto all’alta temperature: «Rignano Flaminio, verso mezzogiorno: con lo zaino pesantissimo, un caldo

torrido e la voglia di fermarsi prima possibile, incontriamo un signore di 84 anni che sta affrontando la chemioterapia. Fa un breve, ma intenso discorso sulla fede, dicendo che, “senza”, lui non esisterebbe da tempo. “Bisogna amare Dio – afferma – perché solo amandolo si può vivere serenamente”. È proprio vero che il volto di Gesù si incontra quando meno te lo aspetti e in condizioni di sofferenza, chi lo cerca con i capelli biondi la barba curata come in certe iconografie, probabilmente non lo incontrerà mai. Questa

è la sensazione che ho avuto oggi». Al caldo, si aggiunge poi lo sforzo per affrontare le pendenze dell’Appennino, tant’è che i due pellegrini giungono quasi stremati a Colfiorito, pagando lo sforzo fisico compiuto anche nei giorni successivi fino a Belforte. La fede e la voglia di giungere a Loreto hanno l’effetto di ricaricare le loro energie, così che a Tolentino, di fronte alla Basilica di San Nicola e, più tardi, all’Abbadia di Fiastra, è la preghiera a dettare i loro passi prima di arrivare a Macerata. Le strade di Sergio e Paolo si sono anche divise

per alcuni tratti lungo il cammino, ma il ritrovarsi insieme a San Firmano dà nuova forza nelle gambe per affrontare l’ultima tappa verso Loreto dove ad attenderli è l’arcivescovo Fabio Dal Cin. «Siamo giunti a Loreto con una stanchezza fisica innegabile – hanno raccontato i due pellegrini una volta ritornati a Macerata –, tuttavia, eravamo e siamo molto soddisfatti di quanto compiuto, anche se abbiamo compiuto alcuni errori “tecnici” sia sulla scelta del periodo che nella lunghezza delle tappe». Una fatica che si è dissipata, però, davanti alla Santa Casa: «Dapprima la sorpresa, quando abbiamo riconosciuto i nostri amici della Podistica Loreto, alla quale siamo iscritti, che ci hanno accolto con applausi, video e foto. Poi l’emozione, di fronte all’arcivescovo, che ci ha invitati a fare tesoro di questa esperienza e a pregare insieme a lui per offrire alla Madonna le nostre fatiche». E il pensiero è già al prossimo anno, ancora una volta lungo il tracciato della Via Lauretana.


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Martedì 19 giugno 2018

Cingoli, lo stadio «Aldo Spivach» celebra il mezzo secolo di attività DI LUIGI TALIANI

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inquant’anni ben portati! A festeggiare il compleanno è lo stadio comunale di Cingoli “Aldo Spivach”. Sabato 9 giugno un pomeriggio primaverile ha visto accorrere centinaia di antichi tifosi e vecchie glorie della A.S. Cingolana che si sono sfidate a calcio riportando in campo le divise bianche e rosse, colori ufficiali delle squadre. Ritmi più blandi di un tempo, quando al campo sportivo si affrontavano squadre che partecipavano anche al campionato interregionale. Chi poteva dare il “la” a questo amarcord se non don Giuseppe Lippi? Lo storico cappellano del club ha introdotto l’incontro rievocando una storia che ha “costruito” non solo calciatori ma anche educato generazioni ad affrontare la vita con responsabilità e autonomia. Prima di lasciare lo stadio,

Insieme a Macerata Robur e Oratorio salesiano DI

in anticipo per impegni in parrocchia, il sacerdote ha voluto consegnare a tutti i suoi “ragazzi” una medaglietta e un santino. Mentre il complesso musicale locale “I Frutti di Bosco” accompagnava le prestazioni degli atleti, il numeroso pubblico poteva ammirare gigantografie delle formazioni calcistiche che si sono susseguite nel cinquantennio, documentazione di anni favolosi che hanno fatto sognare tante generazioni di fans. Da sottolineare che si sono ritrovati tanti dirigenti del passato ed anche tanti tifosi delle storiche sfide degli anni ‘60 e ‘70 tra le frazioni del territorio cingolano che rinfocolavano antiche rivalità tra i paesi. La serata si è conclusa con la cena in un grande gazebo, rievocando il passato ricco di passioni. Due organizzatori, Giorgio Mosca ed Andrea Strappa, stanno già pensando alle prossime edizioni per riaccendere un fuoco che ancora cova sotto la cenere.

TIZIANA TIBERI

R

obur Macerata e Salesiani insieme in un progetto di crescita educativo che va oltre il calcio: «Il nostro sogno – ha detto don Flaviano D’Ercoli, direttore della Casa salesiana di Macerata – è di aiutare i giovani che vivono in questa società frammentata e individualistica a costruire quel villaggio di cui, come dice papa Francesco, c’è bisogno per far crescere un ragazzo. L’oratorio deve diventare il luogo in cui un figlio unico trova tanti fratelli; una famiglia nucleare incontra tante altre famiglie e tutti insieme si cammina verso uno stesso sogno: questa è la missione educativa. Per noi educare vuol dire aiutare una persona a tirar fuori il mistero che ognuno ha dentro di sé. Abbiamo anche avviato una raccolta fondi per aiutare 25 ragazzi che non possono permettersi la quota o il kit da calciatore». «Il calcio è bello, ma all’interno dell’oratorio l’esperienza è ancora più arricchente e bella – aggiunge Simone Borgogna, presidente della Robur –, perché vogliamo aiutare questi ragazzi a condividere momenti importanti della loro crescita, accompagnarli nello sport e anche nello studio, perché Don Bosco ci ha insegnato che l’oratorio è anche una scuola che educa alla vita. Spesso si pensa che in oratorio si facciano cose di serie B. No, come ci ha insegnato Don Bosco, quello che si fa in oratorio è il meglio che si possa offrire a un giovane! Ecco perché anche lo sport deve essere fatto bene e per questo abbiamo avviato una collaborazione col Perugia calcio, cos’ da offrire una crescita tecnica approfondita e orientata al meglio per i nostri giovani».

montagna

Famiglie a Folgaria dal 18 al 25 agosto orna la settimana estiva per famiglie che quest’anno si svolgerà a Folgaria T (Tn) dal 18 al 25 agosto. L’essere giunta

alla decima edizione è conferma dell’apprezzamento che l’iniziativa riscuote. Con prezzi popolari, a misura di famiglia (il costo per un adulto è di 250 euro con trattamento di pensione completa), viene offerta la possibilità di una settimana di relax nell’incantevole contesto dei monti del Trentino, in un albergo 3 stelle, l’Hotel Montemaggio, a

Per i giovani un cammino di 100 chilometri prima del grande incontro con il Papa a Roma

Uno scatto della realizzazione del video per invitare i giovani sulla Via Lauretana

Così d’estate l’unità pastorale diventa «casa» per i più piccoli DI

ANNAMARIA CACCIAMANI

U

na scommessa nata quasi per gioco o forse per il sogno di cominciare a costruire un ponte tra due parrocchie vicine di Macerata, San Francesco e Buon Pastore. Due realtà diverse per storia, tradizioni, iniziative, ma che già da tempo hanno cominciato a raccogliere la sfida dell’unità pastorale: Up n. 5. Già il Carnevale aveva fatto incontrare i più giovani dei due quartieri in una festa semplice ma ricca di entusiasmo e partecipazione, soprattutto dei più piccoli. Da quella prima esperienza condivisa, l’idea di lanciarsi in un’altra bella, stimolante, nuova impresa: una settimana estiva per i bambini delle classi di scuola primaria. Un’idea semplice, appunto, che ha cominciato a farsi strada prima nel cuore degli educatori dei giovanissimi e poi negli animi di entrambe le comunità. È bastato annunciarlo alla Messa e dal 17 aprile un gruppo eterogeneo, per età, competenza ed esperienza, si sta con

impegno e continuità incontrando per costruire un tempo di gioco, preghiera, attività espressive da donare ai più piccoli, un tempo prezioso perché costruito insieme. L’esperienza partirà il 3 luglio alle 16 a Collevario e proseguirà fino al 7 luglio con una cena condivisa insieme alle famiglie. Ogni giorno si starà insieme dalle 9 alle 19 attraverso momenti diversificati ma tutti accomunati dallo stile che si è scelto: servire con umiltà e dedizione mettendosi alla scuola di Madre Teresa, la santa che accompagnerà con le sue parole e la sua vita ogni momento vissuto insieme. Quattro le parole che guideranno l’intera settimana: leggerezza, coraggio, sorriso e ascolto. Davvero una scommessa questa proposta, ma che si nutre della certezza che «essere Up» è l’unico vero modo di essere: quello di riconoscere che la vita è un dono e che non si può non viverla da persone risorte restituendo quello che con amore si è ricevuto. «Sei up?» Vieni e vedi.

Sulla Via Lauretana col cuore al Sinodo DI FRANCESCO

TOTA

«S

ulla strada verso Casa» è il tema del pellegrinaggio che si terrà dal 4 al 10 Agosto lungo la Via Lauretana (sono 100 i km previsti), organizzato dal servizio diocesano di pastorale giovanile di Macerata e dalla “Fondazione di Culto Vaticano II”, e che vede la partecipazione anche dei giovani delle altre diocesi della Metropolia di Fermo. In Italia quest’estate saranno in tanti a camminare, in vista del Sinodo di ottobre su «I giovani, la fede, e il discernimento vocazionale». Meta comune: Roma, l’11 e 12 agosto, per il grande incontro con papa Francesco (Veglia al Circo Massimo il sabato e Santa Messa a San Pietro la domenica). Il gruppo (previsti 200 giovani) incontrerà anche le comunità colpite dal sisma del 2016 e visiterà luoghi significativi di spiritualità come la Basilica della Madre della Misericordia a Macerata, l’Abbazia di Fiastra e quella di San Firmano (Montelupone). Sono inoltre in programma incontri con la comunità Papa Giovanni XIII, gli Agostiniani a Tolentino e i Frati Cappuccini a Recanati. Il ritrovo con le altre diocesi marchigiane avverrà a Loreto, casa del

Tolentino, Campus per le scuole superiori DI

TIZIANA TIBERI

I

n un’area che fa da cerniera tra la zona residenziale e quella commerciale alle porte di Tolentino sorgerà il nuovo Polo scolastico, che riunirà in un unico campus i Licei Classico, Coreutico e Scientifico, l’ITE e l’IPIA, per circa 900 studenti su un’area di oltre 11mila metri quadrati e un costo complessivo di 22 milioni di euro. Il progetto preliminare, realizzato dallo Studio Severini e Associati è stato presentato nelle Sale del Cinema Giometti, a studenti e docenti, con il sindaco Giuseppe Pezzanesi, il presidente della provincia di Macerata Antonio Pettinari, l’assesso-

Avrà spazi verdi, strutture a due piani, laboratori, aule di danza, palestra e auditorium. Spesa prevista 22 milioni; 5 sono ancora da trovare re regionale Angelo Sciapichetti, l’ing. Alessandro Mecozzi, gli architetti Giordano Pierucci, U-

quasi 1.200 metri di quota. Alle passeggiate e all’aria balsamica si unirà l’opportunità di recuperare spazi e tempi per la propria interiorità, non più sopraffatti dai ritmi incalzanti della vita ordinaria. Tempo per guardarsi dentro, per pregare, per rinvigorire il dialogo di coppia e familiare, per rimettere ordine nelle priorità della propria vita e avviarsi a «scendere a valle» rinfrancati e fiduciosi. Per informazioni telefonare al 329.8911082 (ore pasti). (P.Ch.)

baldo e Viviana Severini. Il concetto di “campus” ha orientato la progettazione: si è voluto unire le scuole, in un unico luogo per favorire le relazioni tra istituti, l’interazione dei saperi, l’incontro tra gli studenti e per agevolare gli spostamenti. È stata scelta una struttura ad H con edifici a due piani con corti centrali, spazi verdi, laboratori, aule di danza, palestra e auditorium. Il A sinistra, l’aspetto che avrà il nuovo Campus delle scuole superiori di Tolentino

campus fortemente voluto dalla Provincia e dal Comune per ora ha una copertura di 17 milioni di euro; sono stati sollecitati Regione e Commissario straordinario per la ricostruzione a provvedere al finanziamento dell’intera opera. «Bisogna entrare nel merito del progetto e non fermarsi ai numeri – ha ribadito Pettinari –. Ci sono esigenze specifiche da soddisfare per ciascuna scuola». «Impegniamoci a trovare insieme le risorse, – ha replicato l’assessore regionale Sciapichetti –. La Regione ha posto al primo punto la ricostruzione delle scuole. Il nostro impegno, oltre a1,2 milioni, è realizzare il polo bene e nel più breve tempo possibile».

“sì” di Maria, venerdì 10. L’essenzialità di uno zaino che dovrà contenere l’indispensabile, la fatica che sicuramente si farà sentire, gli imprevisti che si incontreranno (nessuno governa le condizioni meteo...), le scomodità di condividere un bagno in tanti e di non avere la comodità di un letto… papa Francesco, in occasione della Gmg a Cracovia del 2016, ci ha spronato proprio su questo, parlando della “paralisi” che nasce quando si confonde la felicità con un divano. «Il tempo che oggi stiamo vivendo non ha bisogno di giovani-divano ma di giovani con le scarpe, meglio ancora, con gli scarponcini calzati. Questo tempo accetta solo giocatori titolari in campo, non c’è posto per riserve. Il mondo di oggi vi chiede di essere protagonisti della storia perché la vita è bella sempre che vogliamo viverla, sempre che vogliamo lasciare un’impronta». Anche noi accettiamo la sua pro-vocazione, cioè quel sentirsi chiamati alla vita, ognuno la propria. Per farne un capolavoro. Mettendoci in cammino. Passo dopo passo. E tutto questo insieme, non da soli. Sorreggendoci gli uni gli altri, sorridendo an-

che nella fatica, facendo proprie le difficoltà dell’amico, confrontandomi con gli educatori, ascoltando le parole dei vescovi, ballando e cantando a squarciagola durante le feste del dopocena, gustando la bellezza di quel maestro di vita che è il silenzio e stupendoci delle “impronte digitali” che Dio ha disseminato nel Creato. Senza dimenticare la gratitudine verso tutte quanti ci accoglieranno e che sicuramente ci faranno sentire a casa, laddove ci fermeremo anche per una breve sosta. E nel cuore la certezza che la tenerezza di una Mamma ci invita ci attende, ci accoglie a casa sua. Per farla anche nostra. Per consegnarle i nostri desideri e i nostri affanni, i nostri sogni e le nostre inquietudini. Faccio mie le parole di don Tonino Bello: «Santa Maria, icona del camminare, fa’ che i nostri sentieri siano, come lo furono i tuoi, strumenti di comunicazione con la gente e non nastri isolanti entro cui assicuriamo la nostra solitudine. È su questi itinerari che crescerà la nostra fede. Prendici per mano, e facci scorgere la presenza di Dio sotto il filo dei giorni, negli accadimenti del tempo».

sacerdoti

In mezzo alle Dolomiti «rinasce» il dialogo con Dio

li esercizi spirituali dei sacerdoti sono sempre un tempo per riposarsi nello SpiG rito e accogliere una Parola rigenerante. Anche quest’anno, al fresco delle Dolomiti della Val di Fassa, i nostri presbiteri passano un tempo di preghiera, silenzio, riflessione e condivisione per poter ripartire con nuovo slancio nell’azione missionaria quotidiana. Ci si ferma per ritornare sulla “Roccia” che dà certezza alla nostra vocazione sacerdotale, è riaggrapparsi a Lui, è vivere un tempo e uno spazio che, riempiti dalla Parola nel silenzio orante, ci consente di ridare senso, ordine e fine al tempo che abbiamo perché sia scintilla dell’eternità di Dio. Il silenzio che si vive non è mai un silenzio vuoto e il silenzio non è mai un tempo perso. Tra i frastuoni del nostro mondo il silenzio è una salutare medicina che cura il cuore, la mente e lo spirito dell’uomo perché il

cuore, la mente e lo Spirito di Dio torni pienamente a vivere in lui. Questi giorni sono anche per i nostri sacerdoti un tempo di riflessione, aiutati dal biblista don Alberto Maffeis di Bergamo, parroco, esperto del Vangelo di Marco. Dopo gli incontri mensili col vescovo su questo Vangelo, in questi giorni hanno l’opportunità di fare il punto e approfondire, per ritornare alla vita pastorale concreta ripieni di Dio e della luce che nasce dall’incontro con il Vangelo di Gesù. Un tempo di preghiera per incontrare il Cuore di Dio, vissuto proprio nel mese di giugno, mese del Sacro Cuore di Gesù. Chiediamo in questi giorni in modo particolare che i nostri pastori possano sperimentare la bellezza, la profondità e l’ampiezza dell’incontro col Cuore di Dio nel Cuore di Cristo e chiediamo per loro, ma anche per noi, che sempre di più il loro cuore sia simile a quello di Dio. Gianluca Merlini


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Emmaus e Avvenire - Giugno 2018 by EmmausOnline - Issuu