Skip to main content

Emmaus e Avvenire febbraio 2018

Page 1

appuntamenti

Le meditazioni

www.emmetv.it

e meditazioni del vescovo tratteranno il racconto della L Passione in Marco. Inizio ore 21.

A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567

26 febbraio – Centro di comunità – Osterianuova di Montefano 5 marzo – Parrocchia S. Maria delle Vergini – Macerata 12 marzo – Parrochia SS. Vito e Patrizio – Chiesanuova 19 marzo – Parrocchia S. Donato – Colmurano

e-mail: redazione@emmetv.it facebook: emmetvmacerata twitter: emmetvmacerata

MACERATA

Martedì, 20 febbraio 2018

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

Il vescovo: «Il mostro della droga continua a colpire, complice l’assenza educativa»

la comunità

Dopo la tragedia di Pamela «Non sappiamo trasmettere il gusto di vivere le relazioni con generosità e rispetto, capaci di dono e non solo richiusi in un egoismo infantile e triste perché non siamo credibili» DI

Pars. José Berdini: «Il male di vivere diventa schiavitù»

NAZZARENO MARCONI * DI

I

fatti di Macerata, che hanno occupato per giorni le prime pagine dei giornali, meritano una ultima riflessione. Sono stato colpito dalla velocità con cui la stampa e l’opinione pubblica hanno abbandonato l’origine del problema, per concentrarsi sulla questione degli emigranti e su quella della istigazione alla violenza attuata da una certa parte politica. Tutti hanno mostrato una gran fretta di dimenticare che Pamela era finita in quell’appartamento, dove è stata uccisa e il suo corpo straziato, a motivo della sua dipendenza dalla droga, da cui nonostante fosse giovane e bella, nonostante una comunità avesse per due volte ha provato ad aiutarla, non è stata capace di uscire. Se non ci fosse la droga anche Innocent Oseghale non avrebbe trovato subito un impiego nella malavita come spacciatore e con questo l’inizio di una discesa nel male che lo ha portato ad abituarsi a un totale disprezzo della vita e delle persone, come sembrano dimostrare gli atti ora al vaglio della magistratura. Infine la sparatoria sciagurata, rivolta a vittime innocenti e dettata da odio razzista, attuata da un giovane squilibrato, imbottito di ideologie violente, non ha forse una derivazione diretta dal mondo della droga, ma certo si nutre di un clima culturale in cui: se provo un istinto o una voglia, non devo chiedermi se è buono o cattivo, se è distruttivo o costruttivo, ma solo come posso soddisfarlo. Non riusciamo a vincere il mostro della droga nel cuore e nelle menti dei nostri giovani perché non ci preoccupiamo più di educarli al bene, al dominio di sé, anche alla rinuncia a qualcosa per conseguire un bene maggiore. Non sappiamo trasmettere loro il gusto di vivere le relazioni con generosità e rispetto, capaci di dono e non

U

accoglienza

Il Centro di ascolto

Macerata ferita (foto G. Cartechini)

ono 50 le persone richiedenti asilo accolte, in convenzione con la S Prefettura, dal Centro di ascolto, la

solo richiusi in un egoismo infantile e triste. Continuando sulla linea di questo pensiero, sono tentato di credere che la radice sia più profonda. Noi adulti abbiamo rinunciato a educare perché è un compito scomodo. Perché i giovani non si lasciano educare dalle prediche, ma ci chiedono coerenza. Educare è un’arte che nasce dall’esempio e funziona solo se l’educatore vive ciò che insegna; se i valori che proclama non sono solo parole, ma concrete motivazioni del suo agire quotidiano. Come può educare al rifiuto della droga una generazione adulta che non vuole rinunciare allo spinello, anzi mira a legalizzarlo, perché «non fa danni», «fa allegria» e «ricorda la gioventù»? Ormai 12

anni fa una analisi compiuta su 50 parlamentari, carpita con l’inganno ma medicalmente più che certa, fece sapere all’Italia che su un campione significativo dei nostri legislatori il 24% aveva fatto uso di cannabis nelle ultime 36 ore e l’8% di cocaina. Non mi sembra che le cose siano significativamente migliorate, ma solo che una tale inchiesta andrebbe fatta anche nel mondo della finanza, della comunicazione e forse dell’educazione. Se i risultati fossero confermati, sapremmo senza ombra di dubbio perché il nostro mondo degli adulti fallisce nell’educare alla sobrietà e al valore del rispetto della vita propria e altrui. Semplicemente perché non siamo degli adulti credibili. * vescovo

onlus di Rampa Zara che fa riferimento alla Caritas diocesana. 12 alloggiano nel Centro, gli altri sono distribuiti in 4 appartamenti nelle vicinanze. Provengono da Ghana, Senegal, Nigeria, Pakistan... Agli ospiti vengono messi a disposizione psicologi, mediatori culturali, linguistici, legali. Si sta avviando anche l’esperienza di un appartamento “di sgancio” per aiutare nell’inserimento sociale e lavorativo quanti hanno concluso l’ider di richiesta asilo. La positività complessiva dell’esperienza è confermata dall’amicizia che dura con quanti hanno completato l’iter burocratico e sono usciti. (P.Ch)

il sindaco

Carancini. «Uniti perché la città si possa risollevare» DI M. NATALIA MARQUESINI

M

acerata è passata, nel giro di quindici giorni, dalla fama di città tranquilla, quando non addirittura sonnolenta, all’immagine di una realtà messa sotto scacco da droga, razzismo, rigurgiti fascisti... Abbiamo voluto ascoltare il sindaco Romano Carancini per raccogliere il suo primo bilancio. Dopo il delitto di Pamela Mastropietro e la sparatoria lungo le vie della città per mano di Luca Traini, come cambia la vita di Macerata? Sono stati giorni di grande difficoltà e disorientamento. Confido che la manifestazione che abbiamo promosso come Amministrazione la scorsa domenica sia un punto di partenza. Dobbiamo riflettere sui modi con cui condurre la comunità a un confronto sereno e tranquillo – seppur nella diversità di posizioni –, rispettandosi gli uni gli altri e sbarrando recisamente la strada a ogni tentazione di violenza. Ci sono delle azioni che come amministrazione intendete mettere in campo contro la droga? La lotta allo spaccio è senz’altro una delle azioni decisive più urgenti, necessaria anche per cambiare lo stato d’animo della città. Su questo però le competenze sono di chi ha la responsabilità dell’ordine pubblico. Sono certo che la Prefettura e la Questura svolgeranno un ruolo importante, più incisivo e più forte rispetto a quanto messo in campo finora. Quali sentimenti vivono i cittadini? È un momento molto delicato; ci troviamo tutti davanti a un incrocio. Penso che ognuno di noi sia chiamato a fare un passo indietro; le differenze non vanno esacerbate; va ritessuto il senso di appartenenza alla comunità e quindi ognuno deve provare a ripensarsi dentro a un contesto di maggiore collaborazione e rispetto. Il primo interpellato dalla necessità di questo cambiamento di atteggiamento sono ovviamente io.

ANDREA MOZZONI

Celebrato all’abbazia di Fiastra il mercoledì delle Ceneri onvertiti e credi nel Vangelo»: l’invito accompagnato dal pizzico di cenere sparso sul capo dei fedeli è risuonato la sera del Mercoledì delle Ceneri nell’austera cornice dell’Abbazia di Fiastra dove il vescovo Marconi ha celebrato la Santa Messa che ha aperto il tempo quaresimale. Nell’omelia il presule ha preso spunto dalle parole del profeta Gioele: «Laceratevi il cuore e non le vesti», notando come nella cultura biblica il gesto di lacerarsi la veste esprimeva il lutto, ma anche la separazione netta da una persona. Nel contesto della Quaresima vuole indicare con chiarezza la necessità di

«C

separarci dal male e dal peccato. Così quando Gesù dice: «Lacerate il cuore» – che è il simbolo del ragionamento, delle decisioni e della volontà –, chiede di non separarsi dal male solo esteriormente: «Separate dal male i vostri pensieri, le decisioni, la volontà. Smettete di pensare, di desiderare, di volere il male. Il Signore chiede di fare un cammino per far scendere nel profondo la convinzione di allontanarsi dal male e di aderire a Lui. Questa richiede tempo, per questo la Quaresima dura 40 giorni». In questa prospettiva «le ceneri sono il segno del male che deve morire, della parte negativa di noi che deve piano piano diventare cenere».(P.Ch.)

no spaccato della vicenda umana di Pamela Mastropietro è offerto da José Berdini, responsabile della comunità di recupero Pars, con sede a Corridonia, a pochi chilometri da Macerata e dal luogo del ritrovamento del corpo della diciottenne. Dalla Pars, dove era ospite da ottobre 2017, Pamela era fuggita il 29 gennaio. José Berdini, qual è il suo ricordo di Pamela?Quello di una ragazza giovane, molto confusa, da intendere come risultato del pensiero che si possa vivere o sopravvivere attraverso l’uso di droghe, quindi fuggendo dalla realtà. Questo è il focus dell’immagine che mi rimane di lei. Dopo di che, Pamela era una persona volenterosa, con tanta energia umana. Una diciottenne in tutto, nel bene e anche nel “meno” bene: dentro ciò, una giovane desiderosa di ricominciare. Che “impatto” ha avuto con la comunità? Pamela è arrivata da noi, come tutti i nostri ospiti, come se fosse catapultata da un altro mondo. Questo è un aspetto importante, a mio parere, perché il “mondo” da cui si proviene è talmente fuori dalla realtà che trovarsi in un contesto che è, appunto, comunitario, e cioè non solo pieno di regole, ma anche di relazioni, affetto e talvolta inevitabilmente anche di incomprensioni, non è facile: ciò viene messo in luce nel continuo dialogo che c’è tra i pari e con gli psicologi o i medici. Chi giunge qui si trova scaraventato nel mondo vero, al contrario di quello da cui si proviene, e si possono provare, ad esempio, pensieri che vanno e vengono, che cambiano repentinamente, di per sé un effetto già in dote dalle droghe. Non ci sono soltanto i farmaci cui ricorrere, ma c’è una vita da affrontare, e questa può apparire fastidiosa. Come tutti, anche Pamela ha sperimentato queste sensazioni. Molte sono state le riflessioni, come il messaggio del vescovo Marconi... Quest’uomo ha avuto un momento di Grazia e di laicità, potremmo dire. Quando sostiene: «Pamela è morta qualche giorno fa, ma ha iniziato a morire il giorno in cui si è lasciata convincere – quindi c’è un atto anche suo di volontà – che la droga poteva essere la risposta al suo problema di vivere». Si tratta di un messaggio laico, “tecnico” e storico: non un giudizio, ma un fatto. Il problema di vivere oggi è castrato dai social, dal pettegolezzo di cui sono saturi, ma non si dice la verità. La verità è che quando ci si droga si viene trascinati, lo si decide, ci si “affeziona”, e uso un eufemismo minimo, e se ne diventa schiavi. Quel problema di vivere che c’è da prima e che si mostrava come un problema, se non affrontato (ed è questa la responsabilità del mondo adulto) diviene inevitabilmente una schiavitù.

Quaresima. Incamminati verso la Risurrezione Anche quest’anno il vescovo accompagna il cammino della Quaresima con un fascicolo che quotidianamente propone una traccia di riflessione e di preghiera, col suggerimento di assumersi un impegno che dia concretezza alla conversione. Il fascicolo è disponibile in ogni parrocchia. Ogni giorno sul sito www.emmetv.it, fin dal primo mattino, potete trovare la pagina del giorno. Qui di seguito riproduciamo l’Introduzione. ome ogni anno vi invito a percorrere insieme il cammino quaresimale mettendo al centro la Parola di Dio e in particolare il Vangelo della Messa quotidiana. Meditare il Vangelo della liturgia quotidiana ha un significato particolare, perché ci mette in sintonia con i cattolici che in tutte le lingue e i continenti meditano lo stesso Vangelo. Ma cosa significa

C

meditare e soprattutto come si fa? La meditazione è la strada della semplicità, del silenzio e della quiete, che porta dalla mente al cuore. Nel cristianesimo questa tradizione ci arriva fin dai primi monaci cristiani: i padri e le madri del deserto e ci consente di mettere in pratica l’insegnamento di Gesù sulla preghiera in modo radicale e semplice. Dio, attraverso il profeta Isaia (55,8) rimproverava Israele perché si erano allontanati da Lui e la prova era che: «i Suoi pensieri non erano i loro pensieri, le Sue vie non erano le loro vie». La meditazione opera per ribaltare questa situazione e insegna che più noi entriamo profondamente nel mistero di unità con Dio, più ciò si realizza. Si tratta semplicemente di leggere e ascoltare il Vangelo ogni giorno perché «le sue Parole diventino le nostre parole». Così passando dalla mente al cuore, cioè nella nostra intima convinzione, ogni giorno di più i «Suoi pensieri diventeranno i nostri pensieri». E

infine «le sue vie diventeranno le nostre vie», cioè agiremo anche noi come il Signore: diventando realmente sempre più umani e compassionevoli. Al centro di tutto sta perciò la parola del Vangelo, da leggere con calma e magari rileggere fermandosi ad ascoltare col cuore se una immagine, una parola, un esempio o un consiglio di Gesù ci colpiscono particolarmente. Le poche righe proposte dopo ogni Vangelo servono ad aiutare in questo, così come la “Parola luminosa”, provocazione di un autore cristiano per far battere il cuore al ritmo di Dio. Infine, il racconto che chiude la meditazione serve a dare un momento di pace serena e di insegnamento, per crescere in umanità e compassione. Le due righe vuote sono un invito a scrivere un impegno per la tua giornata, quello che ti senti di fare perché: “le Sue vie diventino le tue vie”. Buona meditazione e buon cammino verso la Risurrezione. Nazzareno Marconi


Martedì 20 febbraio 2018

2

La ricerca della verità, bene politico da salvaguardare Tutti hanno diritto di parola, ma non tutto è opinione. Se una informazione non corrisponde ai fatti, va chiamata menzogna DI

GIANCARLO CARTECHINI

«M

acerata violenta», «Oasi perduta», «Regno dello spaccio»… Siamo reduci da una sbornia emotiva dalla quale stentiamo a riaverci. Se abbiamo imparato qualcosa dagli avvenimenti accaduti nei giorni scorsi, è che le interpretazioni hanno avuto il sopravvento rispetto all’analisi dei nudi fatti. Abbiamo letto e ascoltato tutto e il contrario di tutto. Affermare che la sparatoria per le vie della città sia stata opera di un folle, piuttosto che la vendetta di un

razzista, o un attentato terroristico di estrema destra, cambia radicalmente la percezione di quanto è accaduto. Giustifica scenari differenti. Come le onde generate da un sasso gettato nello stagno, le interpretazioni ribollono e si espandono. Più si allontanano dal centro, più finiscono per vivere di vita propria, trascinando macerie e invettive nella risacca dei social. Il rapporto tra fatti e interpretazioni; l’importanza di distinguere le notizie vere dalle bufale; la necessità di smascherare quella che alcuni analisti hanno chiamato la “grossolanità sfrenata” delle promesse elettorali: sono tutti temi legati a vario titolo al concetto di verità. Franca D’Agostini, docente di filosofia della Scienza alla Statale di Milano, in uno studio pubblicato dalla Fondazione Einaudi, consultabile in rete, ci ricorda che l’esplosione comunicativa in cui ci troviamo immersi amplifica il rischio di scambiare il

falso per il vero. Il dibattito pubblico finisce per oscillare tra affermazioni non provate, falsità accettate acriticamente, mezze verità che possono facilmente trasformarsi in complete menzogne. Chi è in grado di definire con certezza come stanno veramente le cose? Come arginare la proliferazione del falso salvaguardando il pluralismo delle idee? Come difendersi dai fomentatori di odio? In un regime democratico, in cui sempre più spesso viene chiesto al cittadino di esprimere la propria volontà, il tema è divenuto centrale. La studiosa ha individuato una costellazione di diritti che riguardano la ricerca della verità, intesa come bene giuridico e politico da salvaguardare: il diritto di essere informati in modo veridico, il diritto di ricevere strumenti culturali che mettano in grado di poter giudicare, il diritto di essere considerati fonti affidabili di verità, il diritto di vivere in una società che tuteli la ricerca

della verità. Il tema, va da sé, è piuttosto scivoloso. Si rischia una deriva totalitaria o, nella migliore delle ipotesi, la dittatura del “politicamente corretto”. Eppure saper distinguere è necessario: tutti hanno diritto di parola, ma non tutto può essere ridotto a opinione (pensiamo, ad esempio, al tema dei vaccini). E se una informazione non corrisponde allo svolgimento dei fatti, deve essere chiamata col nome di menzogna. Come i malati di mente, vittima di allucinazioni, i cittadini che vivono in condizioni in cui la distorsione della verità non è combattuta, soffrono un danno rilevante che giustifica ogni tipo di scetticismo sociale: genera sfiducia nelle istituzioni, porta a un degrado dei legami sociali. Perché – è bene ricordarlo – «i peggiori disastri morali e intellettuali si verificano per l’alleanza degli ignari inconsapevoli con gli informati malintenzionati».

La ripresa della vita dopo il terremoto e la sconvolgente tragedia di Pamela richiedono un’azione lungimirante di prevenzione delle dipendenze ma anche servizi efficienti

I programmi per la Sanità aspettando l’ospedale DI TIZIANA TIBERI

I

n un’ampia intervista negli studi di EmmeTv il direttore dell’area Vasta 3 Alessandro Maccioni ci racconta come è stata gestita l’emergenza dei feriti nella sparatoria di Macerata, i lavori in corso nelle zone colpite dal sisma e le novità sull’ospedale unico. Direttore, cosa è successo all’ospedale di Macerata mentre Traini sparava per le vie della Città? Il 118 si è subito messo in moto, insieme al Pronto soccorso, al Dipartimento d’emergenza e alla Chirurgia, appena ho ricevuto la chiamata del dottor Ermanno Zamponi, direttore della Centrale operativa del 118, che parlava di persone ferite da colpi di arma da fuoco sparati da un’auto di cui non si conoscevano altri dettagli. Quando abbiamo saputo che i feriti erano arrivati a sei, dato che l’elicottero non si poteva alzare, abbiamo convenuto con il direttore di chiamare le persone che normalmente il sabato sono a casa, come i direttori del Pronto soccorso di Civitanova e Camerino, anestesisti, infermieri... e tutti hanno risposto prontamente all’appello. Ci sembra di essere riusciti a gestire l’emergenza al meglio, tenuto conto che questo fatto del tutto “straordinario” si è sovrapposto alle normali attività del Pronto soccorso. Va riconosciuto che il personale dei vari reparti si è mostrato all’altezza della situazione, trattandola con grande freddezza, lucidità ed efficienza. Pochi giorni fa la presentazione di cinque nuovi primari. Sono previste altre nomine a breve? Si è svolta la prova concorsuale per la struttura complessa dell’Unità operativa di Radiologia interventistica; ciò si aggiunge alle

nomine recenti della dottoressa Lucilla Servi per il reparto di Urologia, di Francesca Capoccetti a Medicina nucleare, di Guido Cesare Gesuelli per Chirurgia generale e di Luigi Taccari per l’Unità operativa di Radiologia. Inoltre stiamo realizzando la seconda sala di Emodinamica con un secondo angiografo donato dalla Fondazione Carima. L’annuncio dell’entrata in funzione entro il 2019 del nuovo Punto nascita nel vecchio ospedale? Tempi lunghi? Il nuovo reparto di Ostetricia e Ginecologia è previsto per il 2019 nell’ala di Chirurgia del vecchio ospedale di Macerata. Dovremo prima completare altri lavori: l’Oncologia andrà dal secondo al terzo piano dell’ala nuova, la Chirurgia dall’ala vecchia sarà trasferita al secondo piano dov’era Oncologia, dopodiché appena liberato lo spazio procederemo ai lavori per il nuovo punto nascita. Oggi con la chiusura di altri punti nascita,

Alessandro Maccioni, direttore dell’Area vasta 3

a quanti parti l’anno è arrivata Macerata? Circa 1.400 nascite l’anno. Cosa prevede il nuovo punto nascita? Più spazi, camere più accoglienti, maggior numero di ambulatori e sale operatorie, per arrivare a 2.000/2.500 nascite, un progetto complesso che si sta vagliando nel dettaglio. Può farci una sintesi dei lavori post sisma? L’Area vasta 3 è coinvolta in diversi progetti, tra questi il più importante a Tolentino, poi a San Ginesio e a Sarnano dove abbiamo già ripristinato dei servizi nell’ex ospedale. Posso anticipare che l’ospedale di Tolentino, fortemente danneggiato dal sisma, sarà demolito e ricostruito nello stesso spazio. Le analisi tecniche sulla struttura ci confermano che non conviene riparare, ma è meglio ricostruire. Nel frattempo nella ex Farmacia, struttura di oltre 500 mq, stiamo completando lavori per i servizi di radiologia e per altri ambulatori. L’ospedale unico di Macerata nell’area Pieve, a che punto è la discussione? Abbiamo presentato una gara alla Regione per effettuare le indagini geologico– ambientali, essenziali per valutare se la Pieve è un’area idonea per quella struttura. All’apertura delle buste erano presenti tredici ditte che avevano presentato offerte. Per fine febbraio individueremo l’azienda che effetturà i rilievi. Quanto costerà l’Ospedale unico di Macerata? Quanti posti letto prevedete? Costerà circa 200 milioni di euro, sono previsti 550 posti letto. Le altre strutture rimarranno? La filosofia del Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, che riveste anche il ruolo di assessore alla Sanità, è che fino a che non verrà inagurato l’ospedale unico, verranno garantiti tutti i servizi necessari.

Le parole del sacerdote in corsia possono curare le ferite dell’anima mensione spirituale. Focalizzarsi sui bisogni del malato e dei faa sofferenza e la malattia mettono in miliari non può prescindere dal consideracrisi le convinzioni più profonde. Per re quelli degli operatori che sono in ospequesto situazioni dolorose possono dale per curare, ma che allo stesso tempo trasformarsi in momenti di intensa rifleshanno le loro debolezze e le loro fragilità sione sul proprio vissuto spirituale, e per in quanto uomini. Hanno anche loro nequesto è fondamentale la figura del sacercessità di essere ascoltati e riconosciuti e tadote in corsia. le ascolto può aiutare a rielaborare conflitNel momento in cui l’uomo ti non risolti ed evitare il burn sperimenta la fragilità può perout. Ogni situazione e ogni perdersi e angosciarsi nei perché sona va considerata non solo della propria esistenza. Come alla luce di principi etici geneil corpo sofferente viene curarali, ma anche nella sua unito dal medico, così l’anima ha cità, per cui non esiste “il” mabisogno di ritrovare il signifilato, ma tanti singoli soggetti, cato del vivere e del trovarsi di ognuno con la propria storia, fronte alla malattia e alla more se non si può evitare loro di te. Ciò vale non solo per le perstar male o morire, è però possone malate, ma anche per i fasibile esserci, ed è questa premiliari e per gli operatori osenza del sacerdote che fa la spedalieri che hanno la prodifferenza nell’accompagnaDon Carlos Munoz pria persona come strumento mento nel percorso di guariprimario nella cura dell’altro. gione o verso la morte, che non Purtroppo tancora oggi ci sono malattie per avviene in solitudine ma si umanizza attracui non esistono cure e dalle quali non si verso un forte scambio emozionale. guarisce. Esistono però metodologie attraInoltre, con l’avvento della bioetica, la perverso le quali ci si prende cura della persosona del sacerdote risulta fondamentale per na malata affinché possa vivere dignitosainterrogarsi e rispondere sulle questioni emente, tenendo sotto controllo il dolore, fiticamente sensibili, nel modo più semplice no alla fine dei suoi giorni. ma essenziale con una carità pastorale che In questi casi ancor più che in altri le parolo avvicina ai sofferenti e condivide con lole del sacerdote possono essere un balsamo ro il cammino verso Dio. che scioglie i nodi dell’anima e apre alla di* cappellano dell’ospedale di Macerata DI JUAN CARLOS MUNOZ CACERES *

L

Lotta alla droga, l’importanza di ridurre la domanda Parla Gianni Giuli, direttore del Dipartimento Dipendenze Asur Macerata, che partecipa al Comitato «Uniti contro la droga» i è riunito in Prefettura a Macerata lo scorso 13 febbraio il Comitato interistituzionale contro le droghe: è il primo dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro, il secondo del 2018. Il comitato ha la finalità di analizzare il fenomeno delle dipendenze patologiche e di promuovere azioni di prevenzione e contrasto al fenomeno. Del Comitato, coordinato dalla Prefettura, fanno parte la Provincia, il Comune di Macerata, le forze dell’ordine, la Procura della Repubblica, i direttori dei Dipartimenti

S

delle dipendenze patologiche della Provincia, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Associazioni del terzo settore quali «Con Nicola, oltre il deserto dell’indifferenza», la «Rondinella» ed il «Glatad» e le Comunità terapeutiche della Cooperativa Pars e «Berta 80». Abbiamo sentito il dottor Gianni Giuli direttore Dipartimento dipendenze patologiche Asur Macerata e impegnato nel territorio contro le droghe. Dottor Giuli, cosa è emerso dall’incontro di oggi del Comitato antidroga; quali azioni potenzierete? Da un po’ di tempo avevamo acceso i riflettori sulle criticità relative al mondo delle droghe e il Prefetto Roberta Preziotti, ha voluto fortemente questo tavolo che è ripartito, dopo lo stop imposto del terremoto 2016. La

programmazione dovrà essere intensificata soprattutto col coinvolgimento di tre importanti attori del territorio: i comuni, le scuole e le famiglie. Per questo faremo un incontro con i sindaci e con i dirigenti scolastici. Il nostro target non sono solo i giovani, ma anche e soprattutto le famiglie. Parlare di prevenzione in questi giorni difficili sembra una scappatoia, una via molto teorica e lontana dalla realtà? Sì, questo è un problema che la prevenzione patisce sempre, poiché le ricadute della sua azione non sono immediate. I fatti ci hanno scioccato. Sappiamo che l’evento di Pamela è molto legato al mondo della droga, allo spaccio ..., ma io credo che nel territorio bisogna essere presenti. È percezione comune che lo spaccio a

Macerata sia molto diffuso; forse è stato sottovalutato finora? No, sottovalutato no. Si è diffuso, ma non è “facile”. Per le forze dell’ordine non è facile contenere il fenomeno che può contare sull’appoggio di Gianni Giuli, direttore del Dip. Dipendenze Asur Macerata organizzazioni criminali molto potenti. L’obiettivo della prevenzione è principi attivi della cannabis –, che ha soprattutto la diminuzione della effetto psicoattivo al 50%. Basta pensare domanda perché – ne parlavamo anche che quello diffuso una trentina di anni fa al tavolo tecnico – le droghe continuano lo aveva al 4%. Quindi lo spinello non è ad aumentare di numero e a essere più una droga leggera: questo per dire sempre più forti. Ad esempio il che noi rincorrere le “specializzazioni Dipartimento politiche antidroga ha chimiche” che la criminalità organizzata emanato di recente un allarme su un ha raggiunto. cannabinoide che ha un contenuto di Tiziana Tiberi Thc – uno dei maggiori e più noti


Martedì 20 febbraio 2018

3

«A pensarci bene», ogni settimana un quarto d’ora in video DI FRANCESCO

GIACCHETTA

R

Un quadro con illusione ottica di O. Shuplyak

icordo con nostalgia e riconoscenza la mia professoressa di matematica che, in terza media, ci chiese chi tra noi, vispi alunni, dubitasse del fatto che se da una totalità tolgo una quantità, ciò che rimane è sempre inferiore al numero iniziale. Naturalmente i più desiderosi di approvazione risposero prontamente dicendo che nessun dubbio era possibile sul risultato finale, il quale sarebbe stato tassativamente inferiore. Altri, forse per una minore passione per la matematica, non giudicarono la questione neppure degna di attenzione tanto paresse scontata. Con una sorpresa che ancora mi porto appresso, la “prof” ci aiutò a ragionare sul fatto che se dall’insieme della totalità

dei numeri naturali (1,2,3,4…) togliamo tutti i numeri pari (2,4,6,8…) alla fine ciò che rimane non è affatto inferiore alla quantità infinita iniziale. A essere sinceri, devo dire che per convincerci di questa stravaganza matematica la mia insegnante dovette faticare un po’, ma alla fine tutti noi fummo colpiti da questo esito che ci assomigliava più ad un gioco di prestigio che ad un rigoroso ragionamento logico. A me, in particolare, rimase impressa l’idea che nell’abitudinaria realtà giornaliera ci sono delle increspature che a volte ci sfuggono: a pensarci bene, molte delle cose che diamo per scontate non sono affatto come sembrano o, almeno, mostrano aspetti che tendono a sfuggirci; e non è detto che siano sempre solo amenità logiche ininfluenti nella no-

stra quotidiana ricerca della felicità. Grazie a molti maestri e amici che ho incontrato in seguito e che ancora ho la felice ventura di incrociare, tante altre volte ho rivissuto quella esperienza. Talvolta erano uomini e donne che, pur non potendo esibire titoli accademici, avevano tuttavia il dono d’uno sguardo penetrante, capace di trapassa-

Al via una nuova rubrica di EmmeTv. Usando un linguaggio semplice e diretto, si parlerà di teologia e filosofia ragionando su domande, dubbi e anche curiosità che intersecano la nostra vita

re la piatta crosta delle cose e farmi vedere che, a pensarci bene, «l’essenziale è invisibile agli occhi», come direbbe Antoine de Saint– Exupéry. In effetti, quando il “Piccolo principe” afferma con semplicità disarmante che “non si vede bene che con il cuore” vuole proprio richiamare l’attenzione sulla forza rivelatrice dell’amore: voler bene è attenzione, aver cura, regalarsi del tempo da dedicare a qualcosa, sapersi fermare perché, come continua il “Piccolo principe”, a pensarci bene «è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante». ”A pensarci bene…” è una nuova rubrica che EmmeTv inaugura. Quindici minuti dove ci si prende del tempo per dare profondità ai nostri sguardi e dove, evitando un linguaggio per iniziati, si vuol ren-

dere feconda quella cultura teologica e filosofica che purtroppo, per scarsa sensibilità equamente divisa tra Chiesa e Stato, circola ancora prevalentemente solo dentro le anguste mura di elitarie istituzioni accademiche. Certamente queste ultime svolgono un ruolo insostituibile, ma rischiano sovente di cadere nella trappola di pensare che il rigore della riflessione e la comprensibilità delle questioni siano tra loro irrimediabilmente inconciliabili. La sfida che con riconosciuto coraggio la redazione di EmmeTv raccoglie è proprio questa: accompagnare i suoi teleascoltatori con un linguaggio popolare e arricchito dalle arti figurative a confrontarsi con le proprie abitudini di pensiero per scoprire, magari, che, a pensarci bene, c’è ben più di quel che si era sempre supposto.

La parrocchia si fa vicina media. La Messa domenicale potrà essere trasmessa via Internet. Una rivoluzione per gli infermi e i lontani DI

A

chi è cresciuto quando la fotografia era sinonimo di 35mm e le riprese Super8 duravano 3 minuti (ed era comunque necessario mettere in conto il tempo e la spesa necessari per lo sviluppo), il digitale appare come il regno dei balocchi: immagini e video di qualità elevata, semplicissimi da realizzare, a costo praticamente zero, immediatamente pronti per essere visti e modificati. Se a tutto questo si aggiunge Internet con le sue possibilità di diffusione e condivisione, ecco che ciascuno si può sognare regista in grado di trovare spettatori fino in capo al mondo. La rivoluzione contagia tutti e ha modificato la grammatica stessa della comunicazione; se nel passato – cioè appena qualche anno fa – informazione significava essenzialmente parola scritta o ascoltata, oggi immagini e video hanno assunto un risalto tale da confinare in posizione secondaria la scrittura. Si può trasmettere praticamente tutto, istantaneamente: basta disporre di un telefonino e di una connessione Internet appena discreta. E così si può far vedere il nipotino che spegne le candeline del compleanno ai nonni che stanno a migliaia di km, svolgere una teleconferenza che risparmia giornate di viaggio a colleghi che vivono altrove, o far assistere i malati alla Messa celebrata nella propria parrocchia. Ecco, tra le infinite sfaccettature, ci concentriamo proprio su questa: la possibilità offerta alle nostre parrocchie e unità pastorali di farsi vedere e ascoltare, a un costo contenuto, da tutti coloro che sono impossibilitati a frequentarle di persona, perché malati, in viaggio o si trovano a vivere lontani per lavoro o studio. Non si intende certo sminuire il valore della partecipazione diretta all’Eucaristia domenicale, alla mensa della Parola e del Pane, perché non c’è sacramento senza presenza, ma soltanto offrire la possibilità a chi non ce la fa a frequen-

EmmeTv Canale 89: basta poco per vederla

Tv parrocchiale: quello che serve per essere online

mmeTv trasmette sul canale 89 del digitale terrestre. Il suo segnale raggiunge quasi tutto il terriE torio marchigiano, dal Pesarese fino al fiume Tronto,

DI DANIELE ALIMENTI

come sintonizzarsi

PIERO CHINELLATO

raggiungendo anche l’entroterra montano. Se digitando 89 sul telecomando non appare il nostro nome seguito dallo schermo col nostro marchio in basso a destra, significa che il canale non è sintonizzato. Bisogna a questo punto procedere alla risintonizzazione. È un’operazione alla portata di tutti, ma in caso di difficoltà sarà comunque sufficiente rivolgersi a un giovane che sarà in grado di eseguirla in pochi minuti. Sul telecomando si premi il tasto Menu, quindi si sceglie “Installazione”, avviando poi la procedura “Automatica”. La Tv memorizzerà tutti i canali ricevuti e li proporrà ordinati secondo il numero assegnato in automatico. A quel punto EmmeTv dovrebbe apparire tornando a digitare 89. In caso l’operazione non riuscisse si può provare con la voce che di solito segue immediatamente “Installazione automatica” e cioè “Installazione manuale”. Lì viene richiesto il numero di canale e bisogna inserire “28”. Se appare “EmmeTv” il problema sarà risolto. In caso negativo vi preghiamo di segnalarcelo allo 077.231567 per permetterci di effettuare gli accertamenti necessari. (P.Ch.)

canale 89 I nostri programmi tare, a mantenere un legame, a non sentirsi tagliato fuori. Ciò che era impensabile, o comportava costi proibitivi, appena quattro o cinque anni fa, oggi è alla portata anche di piccole comunità con risorse modeste (ma con un paio di giovani volenterosi). Al minimo è sufficiente una telecamera, un pc con scheda di acquisizione video per comandarla, un software specifico, un account YouTube e una connessione Internet decente (vedete il pezzo qui a fianco). Piazzata nella posizione più favorevole in modo da inquadrare almeno il presbiterio, potrà consentire, semplicemente, di far giungere nelle case dei parrocchiani infermi – ma anche di chiunque abbia ac-

TgEmme ore 19.40 – 20.40 – 22.40 – 06.10 Tempi supplementari lunedì ore 21.00 – martedì ore 19.20 Emmesera ore 21.00 – replica ore 19.20 del giorno successivo Diario maceratese domenica ore 21.00 – lunedì ore 19.00 – martedì ore 23.00 – mercoledì ore 13.10 – giovedì ore 17.00 – venerdì ore 15.00 – sabato ore 22.40 I–taliani mercoledì ore 21.20

cesso a Internet in qualsiasi parte del mondo – la santa Messa. Semplice poi espandere il servizio con qualche altra telecamera che consenta una più accurata regia: il problema a questo punto non sarà tanto economico, quanti piuttosto di persone, perché servirà qualcuno che gestisca le riprese. Ne vale la pena? Sta alla singola comunità valutarlo. Quanti sono coloro che potrebbero avvalersi di questa possibilità? È un calcolo impossibile da eseguire, ma se si diffonde la notizia e se qualcuno tra i catechisti o i giovani che frequentano la parrocchia si mette a disposizione per insegnare a ricevere la trasmissione sul telefonino, sul tablet, sul pc o addirittura sul televisore colle-

Scuola lavoro: l’alternanza che va R isale al 2005 il decreto legislativo che regolamenta i progetti di altrernanza scuola – lavoro. Una progettualitià mirata a coniugare la formazione in aula dei giovani dai 15 ai 18 anni con l’esperienza pratica e assicurare nel percorso formativo scolastico, oltre alle conoscenze di base, l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro. Si tratta di veri e propri tirocini che gli studenti degli ultimi due anni della scuola superiore compiono all’interno di aziende convenzionate con la loro scuola. Con la riforma scolastica denominata “Buona scuola” questi percorsi fomativi sono stati potenziati definendo la durata complessiva del tiricinio in almeno 400 ore per gli studenti de-

gli istituti tecnici e professionali e 200 ore nei licei. E sempre la “Buona scuola” ha chiamato a scendere in campo le Camere di Commercio, chiamate a gestire il nuovo registro nazionale per l’alternanza scuola–lavoro, con un’attenzione particolare ai laboratori territoriali per l’occupabilità. In questo ambito la Camera di Commercio di Macerata ha elaborato strategie e percorsi formativi per offrire agli studenti una conoscenza più adeguata del mondo del lavoro e delle possibilità che offre attualmente. Il comitato territoriale per l’alternanza scuola lavoro si è mosso su più linee: da una parte sostenendo il percorso definito di “base”, che prevede formazione per tutor scolastici, non-

ché un premio annuale per gli istituti scolastici e per le unità formative; dall’altra proponendo dei percorsi chiamati “laboratori formativi” volti a fornire agli studenti una formazione specifica corrispondente alle necessità emerse dalle aziende del territorio. Per le piccole mede imprese che nell’anno 2018 metteranno in atto convenzioni con gli istituti scolastici, accogliendo al loro interno studenti attraverso progetti di alternanza scuola lavoro, la camera di Commercio di Macerata ha indetto un bando finalizzato all’erogazione di contributi economici; a tale bando possono aderire le Pmi iscritte nel Registro nazionale per l’Alternanza Scuola–Lavoro. (M.N.M.)

gato a Internet, sarà possibile ottenere un riscontro. E poi nulla vieta di moltiplicare le trasmissioni, riprendendo gli eventi di maggior rilievo della comunità. Non sarà la chiave di volta della nuova evangelizzazione, ma forse rappresenterà un piccolo contributo a una Chiesa che guarda all’esterno, rivolta ai tanti che hanno smesso considerarla parte della propria esistenza, per tornare a presentarsi a chi si affaccia sul canale YouTube parrocchiale con volto amorevole, ma anche – ci auguriamo – interessante, così da invogliare qualcuno a riavvicinarsi. Il risultato non è certo garantito, ma forse anche questa può essere un’esperienza di “Chiesa in uscita” che merita provare.

rima di tutto credo sia necessaP rio individuare in parrocchia una persona di riferimento che abbia familiarità con dispositivi audiovisivi. Tra le varie soluzioni offerte dal mercato, ne presento una, che a mio avviso offre un buon rapporto qualità/prezzo. Bisogna considerare una serie di fattori: Connessione: per poter trasmettere con una buona qualità in alta definizione servirebbero almeno 2 Megabit al secondo (considerate che le fibre a 30M che vendono gli operatori più importanti hanno in genere fino a 3M in upload). Telecamera: la telecamera dovrebbe avere un’uscita video HDMI che dovremo collegare al computer. È preferibile sia di tipo orientabile piuttosto che una fissa perché permette di cambiare l’inquadratura. Computer: dovrà essere dotato di una scheda di acquisizione con ingresso HDMI. Ce ne sono diversi tipi: consiglierei quelle integrate. Il pc se vogliamo trasmettere in alta definizione deve avere buone prestazioni, soprattutto per quanto riguarda il processore e la scheda grafica. Audio: l’uscita audio del mixer che abbiamo in chiesa dovrà essere inserita sempre in questa scheda. Software: necessario per mandare in streaming il segnale audiov–ideo. Ce ne sono anche di gratuiti come OBS Studio in grado di pubblicare uno streaming su piattaforme come YouTube e Facebook. Per eventuali chiarimenti potete contattare il Servizio Informatico della Diocesi di Macerata allo 0733.1992910

Studenti per 200 ore in redazione a provare il mestiere di giornalista aleria, Giorgio, Diana, Lorenzo e Jacopo; sono i nomi dei primi cinque ragazzi che hanno scelto di svolgere il proprio progetto di alternanza scuola–lavoro all’interno della redazione di EmmeTv. Giovanissimi e pieni di voglia di assaggiare un po’ di “mondo vero” fuori dai banchi scolastici. Esperienze sempre arricchenti; i loro occhi curiosi e attenti hanno avuto occasione di imparare e noi siamo stati felici di essere un piccolo, grande tassello nel loro percorso formativo. Lorenzo e Jacopo frequentano il IV anno del Liceo Linguistico Giacomo Leopardi a Macerata e sono gli ultimi in ordine di tempo ad aver condiviso l’esperienza. «È stata una sosprendente opportunità per conoscere da vicino il mondo del giornalismo – ci dice Jacopo – che mi

V

Premio per l’Alternanza

ha affascinato fin da piccolo. Ho trovato un ambiente sereno e amichevole, e questa esperienza mi ha fatto capire che studiare per diventare giornalista potrebbe essere la mia strada». Lorenzo è venuto da noi proprio per capire come funziona una redazione: «Fin da piccolo ho immaginato di diventare un giornalista e sono stato felice di poter fare l’alternanza scuola lavoro in un ambiente in sintonia con i miei studi umanistici. Una delle cose che più mi ha colpito è stata lo possibilità di svolgere concretamente il lavoro e ringrazio la redazione che ci ha fatto “scendere in campo”». Jacopo e Lorenzo sono tornati a scuola e dopo di loro noi abbiamo aperto le porte a Leonardo. M. Natalia Marquesini


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Emmaus e Avvenire febbraio 2018 by EmmausOnline - Issuu