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Emmaus e Avvenire. 21 dicembre 2021

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www.emmetv.it

Martedì, 21 dicembre 2021

CARITÀ

Un’offerta per un’iniziativa di concreta solidarietà ome ogni anno nel tempo di Avvento, in preparazione al Natale, viene proposta Call’intera comunità diocesana un’iniziativa di

Inserto mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata

Telefono 0733.231567 E-mail: redazione@emmetv.it Facebook: : emmetvmacerata Twitter: emmetvmacerata

carità. Quest’anno, con lo slogan «Una “prima pietra” per una concreta opera di carità e di speranza», si è scelto di sostenere con i fondi che verranno raccolti «l’acquisto e il restauro di una fattoria per future progettualità della Comunità Papa Giovanni XXIII». L’offerta può essere conferita nella propria parrocchia o attraverso bonifico bancario, indicando i dati che riportiamo di seguito. IBAN: IT 75 K 06150 13400 CC032 01057 10 Intestato a: Diocesi Macerata Causale: Avvento 2021

Inserto di

Antonio Pettinari: in provincia è tempo di bilanci

Il prefetto Ferdani: impegno per sisma, droga e sicurezza

Pastorale giovanile: la ripartenza è presenza e ascolto

Letture e film per accompagnare il riposo delle feste

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Il perdurare del Covid ci fa scoprire fragili e apprezzare la vita che ogni giorno è un dono

Buon Natale, a voce alta DI

Il messaggio della Natività è che solo una società fraterna a dimensione universale è la base su cui costruire una cultura veramente umana. Vergognarsene o giudicarlo offensivo è segno di insipienza

NAZZARENO MARCONI *

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Il vescovo Marconi alla Messa della notte di Natale del 2020

veri panni che lo proteggono dal freddo della notte palestinese? Dio che si fa uomo rivela all’uomo che per vivere abbiamo bisogno degli altri, come gli altri hanno bisogno di noi. La fraternità umana, l’essere ciascuno «custode del suo fratello» (Gn 4) come insegna la Bibbia, l’es-

sere «tutti noi sulla stessa barca» come insegna Papa Francesco, non possono essere definiti semplici opinioni o visioni di parte. La civiltà occidentale si è costruita sulla coscienza di questa inderogabile necessità della fraternità, ma si è poi sviluppata soprattutto nell’ulti-

mo secolo sui binari di un crescente individualismo che cantava l’indipendenza dell’Io dal Noi come una grande conquista di libertà, come base per la rivendicazione infinita dei diritti dell’individuo, potendo mettere tra parentesi i doveri verso gli altri. Le varie e periodi-

FESTIVITÀ Messe presiedute dal vescovo abato 24 dicembre 2021, ore 22.30 - San Giuseppe S(Sforzacosta), Messa di Na-

tale Domenica 25 dicembre 2021, Natale, ore 11.00 San Giorgio (Macerata) Venerdì 31 dicembre 2021, ore 18.30 - San Giorgio (Macerata), Messa con Te Deum Sabato 1 gennaio 2022, ore 11.15 - Santa Maria Assunta (Troviggiano di Cingoli) Domenica 2 gennaio 2022, ore 10.30 - Preziosissimo Sangue (Porto Recanati) Domenica 2 gennaio 2022, ore 17 - San Flaviano (Recanati) Giovedì 6 gennaio 2022, Epifania, ore 11.15 - San Catervo (Tolentino) Giovedì 6 gennaio 2022, Epifania, ore 18 - San Filippo (Treia)

Bandiera arancione del Touring per il Balcone delle Marche ingoli ha ottenuto il prestigioso riconoscimento della “Bandiera arancione” del Tci. Questa la motivazione: «Il Ccentro storico, in posizione panoramica, esteso, complessi-

CINGOLI

l cuore del messaggio cristiano sul Natale, Dio che si è incarnato in Gesù, determina per noi un particolare rapporto con il tempo. Credere che l’Eterno è entrato nel tempo e nello spazio degli uomini impedisce di pensare il tempo solo come lo scorrere meccanico di secondi tutti uguali e tutti misurabili. Un grande saggio biblico come Qoelet confessa che non è indolore accettare una fede in cui Dio non sia solo il creatore lontano di tutte le cose, ma anche l’attore nella storia umana accanto a noi. Questa fede infatti dà valore al tempo che viviamo, rende significativo ogni istante e ci responsabilizza. Se nel tempo si dispiega l’azione di Dio e dell’uomo, allora «Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato» (Qo 3,1-2). Da cristiani perciò dobbiamo abitare il tempo che ci è dato in modo vigile e responsabile. Dobbiamo riconoscere “i segni dei tempi” da intendere secondo la saggia lezione conciliare: «Il popolo di Dio, mosso dalla fede… cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio» (Gaudium et Spes, 11). Non ci sarà dato di vivere un altro Natale 2021, per questo dobbiamo vivere in pienezza e da credenti questo Natale che sta giungendo. Il perdurare della pandemia richiama anche il nostro mondo occidentale al tema della fragilità, della vita che ogni giorno è un dono. Ci ricorda il bisogno inderogabile dell’aiuto degli altri, per poter entrare nella vita e per continuare a vivere. A ben vedere questi temi di meditazione sono profondamente natalizi. Quale annuncio dalla strutturale fragilità umana è più convincente di un Dio che per farsi veramente uomo deve diventare bambino: in tutto dipendente da un grembo che lo accoglie, un seno che lo nutre, una mangiatoia che lo sostiene e po-

vamente ben tenuto e vivace, per il servizio di informazioni turistiche efficiente, per il valore e la varietà degli attrattori ben promossi e valorizzati e per i servizi per i camperisti». «Questa assegnazione – ha detto il sindaco Michele Vittori - è motivo di gioia e orgoglio, frutto del lavoro fatto per la tutela culturale e per la promozione turistica». (G.Gr.)

che crisi di questo modello culturale egoistico ci ammoniscono, e ora la società dell’Io ha sbattuto duramente il muso contro il muro di gomma di questa pandemia che si ritira e ritorna, come l’onda del mare e al pari dell’onda erode le certezze “di sabbia” del mondo tecnocratico, egoistico, materialista. C’è una paura sorda che oggi scorre nelle vene della gente, perché la canzoncina «andrà tutto bene», intesa da tanti: «andrà tutto bene per te… degli altri non ti curare», non suona più. Le cose stanno andando sì meglio dell’anno scorso, tuttavia la zona gialla ci ricorda che la pandemia è ancora di là dall’essere sconfitta, mentre si conferma sempre più che: «se ne esce solo se ne usciamo insieme» (papa Francesco, 7 ottobre 2020). E non solo noi italiani o noi europei, ma un Noi ampio come l’umanità. Nel mondo di oggi è infatti scomparsa una parola: “antipodi”, l’altra parte del mondo. Per millenni l’umanità ha potuto disinteressarsi di ciò che accadeva dall’altra parte del mondo. Oggi una pandemia cinese, poi una variante australiana o sudafricana bussa alla tua porta a pochi giorni dalla sua genesi e cambia la vita di tutti. La sfida di questo Natale 2021 è recuperare la coscienza che solo una società fraterna a dimensione universale è la base su cui costruire una cultura veramente umana. Questo è il messaggio del Natale, di Dio che si è fatto nostro fratello nell’umanità; vergognarsene o peggio considerarlo pericoloso o offensivo per qualcuno, mi sembra un esempio lampante di particolare insipienza. * vescovo

ONORIFICENZA

Michelangelo fatto “Alfiere” da Mattarella DI LEONARDO

GIUSTI

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a Presidenza della Repubblica dal 2010 premia ogni anno 30 giovani: «che si sono distinti nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive, nel volontariato oppure hanno compiuto atti o adottato comportamenti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà, Quest’anno tra i premiati con il titolo di “Alfiere della Repubblica” c’è Michelangelo Melchiorri di diciannove anni. Durante l’emergenza Covid-19 si è particolarmente distinto come giovane volontario della Croce Verde di Macerata per aver prestato servizio in un momento così delicato. Michelangelo ha anche partecipato all’addestramento per diventare volontario dei Vigili del Fuoco superando il corso e gli esami a pieni voti. Da quando aveva sei anni Michelangelo fa parte del Gruppo Scout Macerata 2 con sede ai Salesiani. Fin da piccolo ha sempre partecipato alle attività insieme ai suoi tre fratelli con entusiasmo e dedizione, riuscendo fino ad oggi a dedicarsi al prossimo cogliendo a pieno il motto “servire” della branca Rover. Nel metodo educativo scout, già da otto anni con la “buona azione”, i ragazzi assaporano la bellezza del donarsi con piccoli gesti e arrivano poi a 19 anni maturando il pensiero di Baden Powell che afferma come «il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri». Gli Alfieri della Repubblica non sono eroi, ma semplici ragazzi che hanno maturato un alto senso civico e lo dimostrano nella loro vita con lo studio, lo sport e il tempo che dedicano al prossimo. In questi ultimi 2 anni molti gruppi scout hanno continuato le attività con i ragazzi cercando di mantenere un livello di sicurezza adeguato, privilegiando le attività all’aria aperta; purtroppo per alcuni, la pandemia ha lasciato un senso di chiusura e di vuoto rendendo le relazioni sempre più difficili. Nella Casa salesiana di Macerata circa trenta giovani come Michelangelo hanno aiutato diverse famiglie impossibilitate ad uscire portando loro la spesa e medicinali. È stato un servizio semplice ma molto apprezzato, che ha coinvolto giovani che nella loro vita non hanno mai fatto esperienze di volontariato. «Fatelo perché è una cosa bella!», è la frase che in questi giorni sentiamo sempre da Michelangelo rivolta a tutti ragazzi. Cogliamo il suo invito e gli facciamo ancora una volta i complimenti per questa onorificenza.

Il presepe è solo accoglienza: abbraccia tutti DI

GIANCARLO CARTECHINI

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Presepe illuminato di verde

Ogni vicenda umana ha titolo per stare al cospetto della Natività Celebrarla oggi comporta sentirsi coinvolti dal dramma dei migranti

lle sei di mattina la casa è ancora al buio. Davanti alla capanna del presepe non c’è nessuno: i led verdi del modem lampeggiano, la caldaia è ripartita da poco, il compressore del frigo scarica in un borbottio la sua stanchezza. Forse non è un caso che la luce del Natale si accenda nel periodo più freddo dell’anno, quando ogni fioritura sembra una remota anomalia, suggerisce la scrittrice polacca Olga Tokarczuk – premio Nobel della letteratura nel 2018 – all’inizio del racconto “Il presepe di Bardo”. Proprio il Natale, nei giorni scorsi, è stato al centro di una polemica nata dalla pubblicazione

di alcune linee guida della Commissione Europea, finalizzate alla diffusione di un linguaggio inclusivo e non discriminatorio. In una parte del documento si sottolinea che non tutti celebrano le festività cristiane, e non tutti i cristiani le celebrano nella stessa data. Da qui l’invito a sostituire frasi del tipo «Il periodo natalizio può essere stressante» con «I momenti delle vacanze possono essere stressanti per coloro che celebrano il Natale o Hanukkah» e altri esempi del genere. La diffusione del documento, in seguito ritirato, ha aperto un dibattito le cui posizioni principali possono essere riassunte in questo modo: il Natale è un simbolo ingombrante, da edulcorare il più possibile in nome di

quella cancel culture che tende a rimuovere tutto ciò che potrebbe risultare offensivo nei confronti della pluralità di etnie e culture che caratterizza le nostre città. Al contrario, hanno detto altri, Natale deve restare un simbolo identitario forte, da utilizzare, se necessario, come strumento di polemica politica. La posizione più significativa, tuttavia, è venuta da coloro che hanno proposto di dare nuova vita al Natale, presentandolo come simbolo impegnativo di accoglienza e valorizzazione di ogni lingua e di ogni cultura. Il presepe nasce come nascono le città, per aggiunte successive, dice Olga Tokarczuk. La protagonista del suo racconto è la custode infedele di un presepe monu-

mentale: percepiva, dice la scrittrice, che qualsiasi cosa venisse inserita nel presepe sarebbe stata al posto giusto; tutto il mondo doveva essere condotto all’ingresso della capanna. Per questo motivo aggiungeva di nascosto statuine di uomini imbrattate di sangue, torri di vedette, carabine, macerie di città. Angeli e filo spinato. Estrazioni del carbone, banche, elezioni, psicoanalisi, fisica nucleare, violenze in famiglia: tutto, conclude la scrittrice polacca alla fine del racconto, deve essere presentato al cospetto della Natività. Accanto alla Natività, probabilmente, dovrebbero trovare posto anche i profughi bloccati ai confini tra Polonia e Bielorussia. «Natale lo avete cancellato ogni

volta che li avete respinti, perseguitati, cacciati», ha scritto in un post il giornalista di “Avvenire” Nello Scavo, da sempre in prima linea nel raccontare il dramma dei migranti. A commento di questo post, qualcuno ha aggiunto: «Se l’Europa si preoccupa di promuovere valori di inclusione, perché non aiuta le persone che vivono come dannati ai confini di casa nostra?». Alcune famiglie polacche hanno acceso lanterne verdi alle finestre per lanciare un segnale di accoglienza. Nel loro piccolo, anche i led verdi del mio modem continuano a lampeggiare davanti alla capanna del presepe; testimoni discontinui di resistenza, compagni di tutte le storie che implorano un largo perdono.


COMUNITÀ

2 PERSONE FRAGILI

Afam Alzheimer Uniti Marche a Santa Croce col vescovo Marconi per la Messa di Natale a liturgia di Natale della “Città Amica della persona con demenza”, presieduta dal vescovo Nazzareno Marconi, è diLventata ormai «una piccola bella tradizione», come l’ha de-

finita lui stesso all’inizio della celebrazione. La Messa, promossa come ogni anno dall’associazione Afam Alzheimer Uniti Marche Odv, si è svolta lo scorso 6 dicembre nella chiesa di Santa Croce a Macerata e ha visto la partecipazione di rappresentanti dell’amministrazione comunale, delle forze dell’Ordine e un numero significativo di anziani fragili, familiari e operatori dell’associazione. La celebrazione pensata specificamente per le persone affette da demenza, è stata animata dai canti dei giovani dell’Azione Cattolica diocesana e si è svolta nella semplicità e con l’attenzione ai più fragili che contraddistingue ogni iniziativa dell’Afam. «Grazie di essere venuti qui a vivere insieme questo momento – ha detto in conclusione il vescovo – perché, nella prudenza che questo tempo impone, è importante socializzare, incontrarsi e sentirsi parte di una famiglia: da soli davanti alle difficoltà volte ci si scoraggia». L’Afam è raggiungibile al “telefono Alzheimer”: 0733.1870545 attivato per ascoltare e sostenere le famiglie. (M.N.M.)

MARTEDÌ 21 DICEMBRE 2021

Le Figlie del Redentore e dell’Addolorata riunite a Potenza Picena per il Capitolo

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empo di riflessione e confronto per le Figlie del Santissimo Redentore e della Beata Vergine Addolorata che in questi giorni rinnovano l’esperienza del capitolo generale. La congregazione, fondata il 5 aprile del 1816 da suor Faustina Mengo, ha la propria casa madre a Potenza Picena, in un antico convento gesuita, dove le consorelle si ritroveranno fino al prossimo 27 dicembre per decidere i passi futuri della comunità e nominare la madre superiora per i prossime 6 anni, ruolo che attualmente è ricoperto da suor Agnese Casantini. Fin dalla fondazione, la Congregazione ha espresso la propria vocazione attraverso l’impegno verso i più emarginati. La scintilla che portò all’apertura della prima casa, infatti, è stata la volontà di ospitare

ragazze desiderose di consacrarsi, ma che non avevano la dote per entrare in convento. Oggi come allora, le figlie dell’Addolorata fanno dell’accoglienza nella semplicità di vita e generosità il loro modo di vivere ed essere costante presenza nel territorio. L’istituto porta avanti due scuole dell’infanzia, una a Macerata nel rione Pace e un’altra a Porto Potenza Picena, mentre a Potenza Picena ospita la casa di riposo per le suore più anziane e destina un’ala per l’accoglienza di persone bisognose. In questi oltre 200 anni di attività, grazie allo sforzo missionario le suore hanno raggiunto anche il Brasile e le Filippine, nelle favelas e nelle estreme periferie, dove il lavoro di promozione umana, sociale e di integrazione scolastica conferma l’attualità del carisma. (M.N.M.)

LA FESTA

Si rinnova la tradizione dei «focaracci» a Recanati A Macerata l’annuncio: l’11 giugno il Pellegrinaggio ià da via Roma e giù per il corso principale di Recanati, alle 19 del 9 dicembre si avverte l’odore sprigionato dalla legna che sta brucianG do; iI falò è stato acceso in piazza Leopardi per ricordare la “Venuta”,

cioè la Traslazione della Santa Casa da Nazareth a Loreto, avvenuta nella notte tra il 9 e il 10 dicembre del 1294, mentre la tradizione dei focaracci risale al ’600. Campane a distesa, un momento di preghiera guidato da don Roberto Zorzolo, e di canti attorno al falò, alla presenza di autorità civili, delle confraternite e di tanti cittadini recanatesi. Nel contempo, a Macerata, presso la chiesa dell’Immacolata, il vescovo emerito di Fabriano Giancarlo Vecerrica, iniziatore del Pellegrinaggio Macerata-Loreto, celebra la Santa Messa nel corso della quale annuncia la data della 44ª edizione: si svolgerà l’11 giugno 2022. Concelebranti il parroco e vicario generale don Andrea Leonesi, don Giacomo Pompei e don Marco Petracci, accompagnatori di un gruppo di giovani cresimandi di Tolentino. (G.Lup.)

Rammarico per la riforma che ha “amputato” il rapporto con i cittadini. «A chi arriva adesso, auguro di provare le stesse emozioni e il senso di responsabilità istituzionale vissuto in questi anni»

Pettinari: da presidente dieci anni impegnativi DI

TIZIANA TIBERI

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olto più di un bilancio dei dieci anni di presidenza dal giugno 2011 al 18 dicembre 2021, Antonio Pettinari, racconta in questa intervista le tappe e le sfide che hanno caratterizzato l’attività istituzionale della Provincia di Macerata. Dieci anni intensi e complicati, che provincia lascia? Una Provincia molto più convinta e consapevole della sua importanza e della sua forza; un’Amministrazione che dialoga con tutte le Istituzioni e che è capace di essere interlocutore credibile del territorio. Nell’ultimo periodo sono arrivate numerose risorse su tutti i settori: ora la sfida sarà rendere questi finanziamenti dei progetti che diventeranno cantieri e quindi opere pubbliche. Il sisma più che mai ha evidenziato la necessità di questo “Ente cerniera” tra Comuni e Regione. Cosa ha provato durante l’ultimo consiglio provinciale? Sicuramente ho provato commozione e gratitudine per il lavoro costante svolto negli anni, con condivisione e unione di intenti. Quando, nel 1985, sono entrato in quest’aula consiliare, provai sentimenti straordinari: grande emozione da una parte e senso di responsabilità dall’altra, perché rappresentavo chi mi aveva votato. Oggi la situazione è completamente diversa, per colpa della riforma: è inaccettabile che i cittadini non possano più votare direttamente il presidente e i consiglieri provinciali. Ho iniziato la mia attività amministrativa seguendo chi era più esperto di me, per apprendere al meglio, capire e crescere: ecco, l’augurio che faccio a chi arriva dopo di me, è di provare le stesse emozioni e senso di responsabilità istituzionale. Grande viabilità. Quali sono le opere principali in cantiere? Una delle opere più attese è sicuramente il completamento della superstrada Civitanova- Foligno e le opere ad essa collegate. Per la PieveMattei e lo svincolo di Campogiano il progetto è salito a 57 milioni, a

cui si aggiungono 18 milioni per le rotatorie di Civitanova. Altre due opere del progetto Quadrilatero sono: la Pedemontana, di cui pochi giorni fa è stato aperto il primo lotto da Fabriano a Matelica nord di 8 Km, e la bretella Tolentino-San Severino di 132 milioni. Scuole: sono 48 gli Istituti superiori di competenza della Provincia. In che condizioni sono? Può fare un punto su quelli danneggiati dal sisma? Faccio un’importante premessa: l’edilizia scolastica della Provincia è di altissimo livello perché dal 1990 in poi sono state realizzate molte scuole nuove e altre sono state adeguate sismicamente. Con il terremoto del 2016 numerosi Istituti superiori non hanno subito danni, come

a Macerata; altri saranno oggetto di miglioramento o adeguamento sismico. L’obiettivo, in sintonia con la struttura commissariale per la Ricostruzione, è mettere in sicurezza tutte le scuole del cratere. Tra le più danneggiate per le quali stiamo lavorando con nuovi progetti c’è: l’Istituto professionale e il socio pedagogico di San Ginesio. Per l’alberghiero di Cingoli, un’opera colossale da 34 milioni al vaglio della Sovrintendenza,

«Ho iniziato seguendo chi era più esperto di me, per apprendere, capire e crescere»

Antonio Pettinari in una sala della Provincia di Macerata

Don Franco Palmieri saluta Villa Potenza DI M. NATALIA MARQUESINI

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on Franco Palmieri ha vissuto più della metà della sua vita nella parrocchia del Santissimo Crocifisso a Villa Potenza di Macerata. Sacerdote dal 1965, rappresenta per la comunità parrocchiale della frazione quell’esempio di parroco caro all’immaginario della tradizione, che percorre le vie del quartiere ben conoscendo chi si trova dietro ogni porta. Era il 1984 quando l’allora vescovo di Macerata Tarcisio Carboni lo nominò parroco e da quel momento ha svolto il suo servizio nella «semplicità e con molto impegno» come ricordato in un lungo messaggio di saluto firmato dalle tante associazioni sociali, sportive e religiose del territorio di Villa Potenza. In molti sono convinti che la vivace realtà sociale della frazione, che conta poco più di 2mila abitanti, sia anche risultato del grande sostegno del sacerdote alle innumerevoli proposte che negli anni i parrocchiani hanno suggerito: «Caro don Franco sei stato un bravo direttore d’orchestra, capace di accordare le varie iniziative» recita, infatti, un altro passaggio del messaggio. Nonostante il suo carattere schivo e introverso, don Franco ha saputo in 41 anni di presenza a Villa Potenza costruire comunità, ma anche spazi fisici di condivisione come quello ad Ussita chiamato “Angolo di Paradiso”; una struttura ricettiva per gruppi – purtroppo ora in attesa di ristrutturazione dopo il sisma del 2016 – che la parrocchia ha rilevato dall’Istituto delle Suore di Gesù Redentore, per farlo diventare la casa dei campi scuola e delle vacanze. Oltre ai tanti lavori di restauro e conservazione della chiesa e degli arredi sacri, don Franco ha molto lottato per la costruzione di un nuovo centro polivalente che andasse a sostituire il vecchio teatrino parrocchiale e includesse le sale dedicate al catechismo; progetto che, pur in forma ridotta rispetto ai suoi sogni, è già in costruzione e a breve si concretizzerà nel terreno dietro la chiesa. «Signore, dove non arrivo io con la mia persona, arrivaci Tu con il tuo spirito», era stata la preghiera di don Franco durante la Messa che l’ha visto iniziare il suo mandato da parroco; ai primi 4 anni da vice parrocco infatti sono seguiti altri 37 durante i quali ha celebrato 181 matrimoni e 782 battesimi, preparato alla prima comunione 881 bambini e accompagnato al sacramento della Cresima 925 ragazzi: intere generazioni al quale il sacerdote rimane legato da un affetto reciproco. Nell’ultima messa da parroco celebrata lo scorso 5 dicembre la sua umiltà e il suo affidamento continuo al Signore hanno riecheggiato, ancora una volta, tra i banchi della sua amata comunità: «Non facciamo mancare la gratitudine a Dio che ha fatto grandi cose anche attraverso la mia piccolezza e la mia limitatezza e grazie alla vostra generosa collaborazione». Durante la piccola festa organizzata in suo onore per l’occasione, ha ricevuto anche lo stemma araldico del comune di Macerata e una targa da parte dell’Amministrazione comunale che esprime «ammirazione e riconoscenza» per aver «dedicato con gioia la propria esistenza alla sana crescita di tanti giovani». A raccogliere il testimone ora è don Gianfranco Ercoletti, che ha già collaborato con don Franco come vice parroco. Don Franco rimarrà comunque collaboratore dell’unità pastorale che comprende la parrocchia di Villa Potenza e quelle di Sambucheto e Montecassiano.

Le suore di Tolentino presto a casa I

NUOVI MINISTERI

Due accoliti e tre lettori al Redemptoris Mater onsignor Giampiero Palmieri, vescovo di Ascoli Piceno dallo scorso 28 novemM bre, ha presieduto la celebrazione eucaristi-

ca durante la quale sono stati conferiti il ministero dell’Accolitato a due seminaristi del Redemptoris Mater, Matteo Esposito ed Emanuele Sebastiani e quello del Lettorato a Alphonsus Soh, Carmine Marino e Luca Ferretti. La celebrazione, svolta nel giorno dell’anniversario della dedicazione della chiesa del Seminario, è stata preceduta dalla benedizione da parte del vescovo Marconi della statua di san Giuseppe realizzata dall’artista Jesus Arevalo e ideata da Kiko Arguello. La statua, raffigurante san Giuseppe che tiene per mano il piccolo Gesù intento nei suoi primi passi, ha stimolato anche la riflessione del vescovo Palmieri che ha affidato ai 5 nuovi ministri il Santo come esempio: «Il vostro cammino punta là, a quella paternità così bella che insegna agli altri a camminare». (M.N.M.)

siamo al terzo progetto in attesa di approvazione. Finalmente invece, proprio la scorsa settimana è stato approvato il progetto definitivo per la costruzione del nuovo Polo scolastico di Tolentino che ospiterà il Liceo Classico, lo Scientifico, il Coreutico, l’Ite e l’Ipia “Frau”. Un’opera pubblica del valore complessivo di 23,5 milioni. Prima di lasciare l’incarico di Presidente, sono contento di onorare un altro impegno preso a favore di ragazzi, famiglie, personale scolastico e di tutta la comunità, per questo un grazie speciale va al nostro Ufficio tecnico. Rifiuti e discarica, cosa ha previsto l’Autorità d’ambito? Abbiamo adottato come Assemblea il Piano d’ambito; per quanto riguarda la discarica è previsto un primo abbancamento di 6 mesi, un secondo di 70mila metri cubi fino al 2023. Per gli anni successivi si prevede di abbancare in un sito idoneo, da scegliere nei prossimi due anni, o in un sito fuori Provincia. Sferisterio e Stagione lirica maceratese: si apre una nuova fase? Personalmente ero per la continuità, ma è stato deciso diversamente. Credo che dai primi anni Novanta il ruolo svolto dalla Provincia sia stato determinante: molto è stato investito per la lirica maceratese. Sottolineo due tappe importanti: la costituzione dell’Associazione Sferisterio e la grande politica di rilancio e cambiamento avviata dal 2011 con il sindaco di Macerata Carancini. Quelle scelte strategiche hanno portato in questi anni risultati di rilievo: un’ arena sempre piena, critica positiva, il decollo internazionale, siamo riusciti come mai prima ad avvicinare i giovanissimi, gli studenti e a coinvolgere l’intero territorio. Cosa farà adesso Antonio Pettinari? Mi preparo senza frenesia al Santo Natale; mi dedicherò più che mai alla famiglia, poi si vedrà. Mi auguro possa essere un Natale di rinascita per tutti e un Buon anno; spero si possa superare prima possibile questa pandemia. Per me il 2022 sarà sicuramente un anno di cambiamento. Auguri di cuore a tutti!

PARROCI

La priora con la statua della Madonna

naugurato e benedetto ufficialmente a Tolentino il cantiere del nuovo monastero “Santa Teresa” delle suore Carmelitane, che, danneggiato dal sisma del 2016, sarà ricostruito interamente in legno. «Torniamo in una struttura sicura; subito ci sembrava un’utopia – ha detto la priora suor Maria Chiara – tanti Tolentinati ci sono stati vicini in questi anni di esilio: prima nove mesi a Fano, poi a Cascia, dove si trovano attualmente le 17 suore della comunità. Oggi – ha aggiunto – siamo contente della presenza di tanti, parenti e amici venuti anche da lontano, perché la gioia va condivisa e diffusa. Ora affidiamo tutto al Signore nella preghiera». Tra le autorità presenti all’evento, nella tensostruttura del convento di San Nicola, il commissario della ricostruzione Legnini, i vescovi di Macerata

Nazzareno Marconi, di Urbino Giovanni Tani, con i sindaci di Tolentino e Cascia. Momento significativo della cerimonia la sistemazione all’interno di un tronco ligneo di una capsula contenente una pergamena firmata dalla priora, dal vescovo di Macerata Nazzareno Marconi e dal commissario alla Ricostruzione Legnini, insieme alle reliquie di alcuni Santi. Sopra al coccio di legno è stata deposta la statua della Madonna che sarà collocata all’interno del monastero. È stata questa la “prima pietra” che simbolicamente è stata benedetta oggi dalla comunità di Tolentino nel cantiere del nuovo monastero di Santa Teresa che sarà completato entro luglio 2022. «Una struttura che permette a chi ci vive di pregare, e a chi viene accolto, questa costruzione deve parlare, perché è il monaco che fa il monastero, ma è an-

che il monastero che fa il monaco – ha detto monsignor Marconi –; questa costruzione che nasce da un ciocco di legno, come nella fiaba di Pinocchio, diventerà una casa accogliente della preghiera, la testimonianza della vicinanza di Dio attraverso queste sorelle, della loro preghiera a tutti i noi». Un progetto di 3,5 milioni, un edificio in legno di 6.500 mq disposto su due livelli, con una struttura cosiddetta a telaio che consente tempi ridotti di installazione e alte performance termiche. «Un giorno importante per la città di Tolentino ferita dal sisma 2016 – ha aggiunto il commissario Giovanni Legnini –; dicembre sarà un mese importante per gli obiettivi che ci siamo dati per la ricostruzione. Anche le diocesi stanno lavorando intensamente per i lavori relativi agli edifici di culto». Tiziana Tiberi


SOCIETÀ

MARTEDÌ 21 DICEMBRE 2021

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Tolentino, al via un «lavoro ben fatto» DI

ALESSANDRO FELIZIANI

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no dei grandi temi di questi anni è la cosiddetta “economia circolare”. Troppo spesso, però, se ne parla in termini poco comprensibili alla gente comune e soprattutto ai più giovani. Rivolto proprio a questi ultimi, è appena iniziato a Tolentino un corso che – oltre a spiegare come contrastare la dominante “cultura dello scarto” delle cose di uso comune – vuole rendere i giovani protagonisti di una delle azioni previste dal piano d’azione dell’Unione europea in materia di economia circolare, cioè il “diritto alla riparazione”. Sotto la guida degli artigiani Federico Ferretti e Desy Michelini, ragazzi e ragazze di

età compresa tra i 14 e i 19 anni frequentano un “laboratorio di restauro e riuso”, dove imparano a restaurare una sedia o una libreria, a riparare un utensile o un piccolo elettrodomestico. Rendere la vita degli oggetti più lunga possibile, infatti, è il primo passo per educare al rispetto dell’ambiente e a contrastare il consumismo più sfrenato. Il corso è uno dei tre con i quali è stato avviato un progetto più ampio e articolato, ideato e promosso dal Circolo culturale “Tullio Colsalvatico” di Tolentino, in collaborazione con l’associazione “Diaframma zero”, volto ad educare alla bellezza, a recuperare antichi mestieri e a sviluppare “l’intelligenza delle mani”, cioè quell’esercizio che già Maria

Montessori sosteneva utile a “scolpire il cervello” e rafforzare l’apprendimento. Gli altri due corsi, che si svolgono contestualmente a quello di restauro e riuso, riguardano: la fotografia analogica, con un laboratorio di sviluppo e stampa in camera oscura, coordinato dal fotografo di origine portoghese Ruben Almeida Pinto, e un laboratorio di pelletteria guidato da Beatrice Donati, da tempo impegnata nella realizzazione di oggetti di design ecosostenibili. «Abbiamo chiamato il progetto “Un lavoro ben fatto” – spiega la coordinatrice Fiorella Sampaolo – perché l’idea è nata con tre principali obiettivi educativi per adolescenti. Il primo è quello di trasmettere loro la

consapevolezza del saper creare, di stimolare il gusto per il bello, di far emergere le passioni e far scoprire a ognuno le proprie attitudini e i propri interessi, collegati con le capacità manuali. Il secondo è quello di far conoscere ai ragazzi di Tolentino i mestieri tradizionali del territorio e i relativi valori. Il terzo, promuovere la partecipazione dei giovani alla vita sociale e lavorativa». I laboratori, frequentati da una trentina di giovani, si svolgono settimanalmente all’interno di “Fabrica city”, una struttura di volontariato sociale, ricavata all’interno di un vecchio deposito ferroviario situato accanto alla stazione di Tolentino, concesso in comodato d’uso dalle Ferrovie

Un corso insegna ai giovani come rendersi protagonisti di una delle azioni dell’economia circolare, promuovendo il ”diritto alla riparazione”

Desy Michelini e Federico Ferretti all’opera

dello Stato. L’immobile è stato riadattato allo scopo ed internamente è stato riorganizzato con una camera oscura e altre attrezzature per i tre laboratori. Il tutto è stato possibile utilizzando un finanziamento di 26.000 euro concessi dalla regione Marche, attingendo da risorse del

Ministero per il lavoro e le politiche sociali. Il progetto “Lavoro ben fatto” prevede entro il 2022 anche una mappatura degli antichi mestieri nel territorio di Tolentino e una serie incontri pubblici su temi e aspetti legati alle attività industriali e artigianali tipiche della realtà locale.

Il prefetto Flavio Ferdani, a Macerata dal luglio 2020, fa un bilancio su ricostruzione, Covid, sicurezza e descrive le iniziative per affrontare le criticità del territorio. «Sì all’etica della responsabilità sociale»

«Alla comunità occorre la fiducia» DI TIZIANA TIBERI

L

a fine d’anno è occasione classica per tracciare bilanci e assumere impegni. È così anche per il prefetto di Macerata Flavio Ferdani. Che realtà ha trovato al suo arrivo a Macerata, un anno e mezzo fa circa? Una realtà istituzionale disponibile al confronto ed al dialogo, una realtà economica che ha subito una contrazione a causa della pandemia ma con una forte capacità di resilienza, così come una popolazione coraggiosa che ha affrontato con realismo e coraggiosa responsabilità le gravissime emergenze che hanno colpito il territorio. Come si è mossa la Prefettura per gestire l’emergenza Covid? Quali le maggiori difficoltà? È indubbio che il Covid ha scardinato tanti punti fermi, per cui in una realtà caratterizzata da incertezze e vulnerabilità la Prefettura ha svolto un ruolo di coordinamento creando un rapporto di intensa e leale cooperazione istituzionale. Molto complessa è stata l’attività del Tavolo di coordinamento in Prefettura con riunioni da remoto con Regione, Provincia, Ufficio scolastico regionale e provinciale, Enti locali, Asur, Forze dell’Ordine e Polizie locali, gestori dei trasporti con la redazione del Piano operativo per raccordare gli orari di inizio e termine delle attività didattiche e gli orari dei servizi di trasporto pubblico. È stata fondamentale la costante relazione con i sindaci sia per il contenimento della diffusione del virus, che per affrontare insieme le criticità provocate dal Covid, così come la pianificazione dei controlli operati dalle Forze dell’Ordine, per assicurare il rispetto delle norme per contenere la diffusione del coronavirus. Si è collaborato attivamente con l’Asur anche per la diffusione di una cultura sanitaria nelle scuole superiori d’intesa con l’Ufficio scolastico. Al corso tenuto da personale specializzato di Asur hanno par-

tecipato 4.071 ragazzi di sedici diversi Istituti. Altro aspetto importante è stata la recente adozione del piano di controllo per la verifica del possesso della certificazione verde così come disposto dal Decreto Legge n.172/2021. Siamo una terra profondamente ferita anche dal sisma (44 comuni su 55): che segnali vede per la Ricostruzione? Il Commissario Straordinario sta svolgendo una importante attività per la ricostruzione con un notevole passo in avanti nel supera-

«Contro la pandemia coordinamento con istituzioni, enti locali, Asur, forze dell’ordine, polizie locali, Usr, gestori dei trasporti» mento di molte problematiche. Un passo importante verso un’estesa partecipazione e condivisione della “comunità della ricostruzione” per far sì che il processo di rinascita dei territori colpiti dal sisma possa decollare e procedere con ritmo spedito. Accanto a questa azione è importante favorire il reinsediamento abitativo, garantendo tutti i servizi ri-

spondenti alle esigenze delle famiglie sia sotto il profilo lavorativo che culturale. Per quanto riguarda la Prefettura l’attività di ricostruzione è stata rivolta alle strutture dell’Arma dei Carabinieri; la collaborazione con i Sindaci, il Ministero dell’Interno, l’Arma dei Carabinieri ed il Demanio ha individuato soluzioni alloggiative nei Comuni di Pollenza, Loro Piceno e definizioni progettuali per le Caserme di Matelica e di Caldarola. L’intesa raggiunta con il Presidente della Provincia, il Comando dell’Arma e il Sindaco di Camerino ha portato il 16 dicembre all’inaugurazione della nuova sede provvisoria della Compagnia Carabinieri, ricreando così un presidio di sicurezza per il territorio e condizioni di benessere lavorativo per il personale. Importante anche la cooperazione avviata con il Commissario Legnini e la Provincia che si è conclusa con l’emissione dell’Ordinanza commissariale speciale che ha finanziato i lavori di recupero e miglioramento sismico dell’immobile che ospita il Palazzo del Governo, la Questura e l’Ufficio scolastico. Un segnale di “rigenerazione urbana” per la Città e una riaffermazione della sede dello Stato che recupera il proprio valore simbolico. Tra le criticità di questo territorio c’è lo spaccio di stupefacen-

ti. Quali azioni di contrasto sono state attivate? Lo spaccio di sostanze stupefacenti e i reati ad esso connesso accrescono il senso di insicurezza nella comunità e innescano allarme perché vengono avvertiti nella loro piena illegalità, in quanto condizionano il quotidiano, gli stili di vita e minacciano direttamente l’integrità personale soprattutto delle nuove generazioni. Si tratta di una problematica che seguo con molta attenzione su varie direttrici: 1) Nell’attività di prevenzione e contrasto da agosto 2020 a novembre 2021 le Forze dell’ordine hanno sequestrato 248.079,19 kg di Cannabis; 1.161,46 kg di Eroina; 2.119,05 kg di Cocaina; 2.085,400 kg di droghe sintetiche. 2) È stato avviato con l’Ufficio scolastico e i Dirigenti scolastici un modulo formativo attuato dalle Forze dell’Ordine con una prima sessione di lezioni in quattro Istituti scolastici che si è già conclusa. 3) A partire dal 10/1/2022 gli incontri delle Forze dell’Ordine riguarderanno cinque Scuole medie individuate d’intesa con il Sindaco di Macerata per un totale di 391 studenti. Il protocollo contro lo “Spaccio nelle scuole” finanziato dal Ministero dell’Interno: cosa prevede? L’attività di sensibilizzazione nei

BIOGRAFIA

Un brillante cursus honorum

Ferdani è nato nel 1958 a Villafranca in Lunigiana (Provincia di Massa-Carrara). FDopolavio la laurea e il superamento del concorso,

nel 1989 è entrato nell’amministrazione dell’Interno presso la Prefettura di Massa-Carrara. La sua carriera è proseguita prestando servizio, con incarichi di responsabilità via via crescente, in varie province del Centro e Nord Italia. Nel giugno 2010 gli è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, seguita da quella di Commendatore nell’ottobre 2016. Il 7 Luglio 2020 è stato nominato dal Consiglio dei ministri Prefetto di Macerata.

Il prefetto Flavio Ferdani

Il Prefetto davanti al Monumento ai caduti per la Festa della Repubblica

confronti dei Sindaci ha portato alla presentazione di sei nuovi progetti tutti finanziati, con iniziative per la prevenzione e contro la vendita e la cessione di sostanze stupefacenti, il rafforzamento delle attività di controllo da parte delle Polizie locali e iniziative di tipo formativo e divulgativo da parte degli Enti locali. Finanziato anche il Progetto di prevenzione e contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti nei pressi degli Istituti scolastici (Scuole Sicure 2021-2022) presentato dal Sindaco di Recanati. Di recente c’è stata anche la firma con l’Università di Macerata di un protocollo per la formazione e la ricerca. Di cosa si tratta? La Convenzione permetterà agli studenti di integrare il percorso formativo partecipando ai procedimenti amministrativi della Prefettura, mentre l’Accordo quadro consentirà l’organizzazione congiunta di seminari, convegni ed eventi su tematiche di comune interesse, oltre alla promozione di attività di ricerca e didattica. Il fenomeno della movida desta

qualche preoccupazione e coinvolge la responsabilità di varie istituzioni: come può essere affrontato? Vi è una ripresa significativa della vita sociale che deve però trovare il giusto bilanciamento fra i momenti di svago con il diritto al riposo dei residenti. Il fenomeno della movida è stato esaminato con i Sindaci nel Comi-

Ingenti i sequestri di droga. Nelle scuole realizzati numerosi interventi formativi e di prevenzione (altri in programma) tato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica. Al fine di scongiurare atti illegali quali spaccio, violenza, vandalismi o l’abuso di alcolici dei minori, sono stati pianificati servizi da parte delle Forze dell’Ordine. Tutta-

via la complessità del fenomeno richiede un sempre maggiore coinvolgimento di Comuni, Università, titolari di esercizi pubblici, mondo della Sanità e dell’associazionismo. Da questa collaborazione possono derivare buone pratiche per promuovere un divertimento rispettoso delle città e garantire ai residenti e a chi fruisce della città ambiti connotati da sicurezza, decoro, vivibilità, evitando assembramenti.. Questa intervista, nell’imminenza delle festività natalizie e di fine anno, è anche l’occasione per un messaggio... È una opportunità che accolgo volentieri rivolgendo a tutti l’augurio di un Santo Natale portatore di speranza e l’invito a operare tutti per un futuro dove le speranze individuali si armonizzino con quelle collettive nella creazione del bene comune. L’etica della responsabilità sociale deve essere la linfa di una comunità, solo così potremo ricostruire quel valore della fiducia che costituisce il cemento autentico della società. Buon Natale a tutti.

Tradizioni sacre e profane del periodo natalizio Dalla “Venuta” che ricorda la traslazione della Santa Casa a Loreto, ai piatti natalizi, alla “tommoletta” DI

UGO BELLESI

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ei primi giorni del mese di dicembre c’è una festa particolarmente attesa dai marchigiani perché celebra l’arrivo nel 1294 della Santa Casa nelle Marche, in una collina che guarda il mare, allora in territorio di Recanati. La festa si celebra il 10 dicembre ma i marchigiani preferiscono esaltare la Venuta che la tradizione ha fissato nel cuore della notte tra

il 9 e il 10. Fino a qualche anno fa nelle campagne erano numerosi i falò accesi per «illuminare – si diceva – il viaggio della Madonna». Ma andando più indietro nel tempo scopriamo che quella notte non dormiva nessuno. Nelle sue memorie il padre di Giacomo Leopardi, Monaldo, nel 1624 scrive che, secondo le regole, bisognava sparare colpi di mortaio, suonare le campane alle 3.30, accendere fuochi sopra le torri comunali, i lumi alle finestre delle case e i falò nelle campagne. Chi aveva fucili poteva sparare in aria in segno di festa. Per tradizione nel territorio di Ancona quella sera si doveva digiunare mentre, nelle zone più lontane da Loreto, invece si festeggiava la vigilia della festa della Madonna facendo il cosiddetto

Nataletto, cioè un pasto ridotto come quantità e tuttavia molto simile a quello della vigilia di Natale. A proposito della vigilia di Natale, va ricordato che proprio in quel giorno le massaie marchigiane prendevano il cappone più grasso e lo lessavano. Il brodo lo lasciavano fuori della finestra per tutta la notte. Al mattino dalla superficie del brodo potevano portar via uno spesso strato di grasso. Questo era ritenuto benedetto e veniva conservato per tutto l’anno come medicamento contro alcune malattie. Ma già alcuni giorni prima di Natale la vergara era andata in paese per gli acquisti destinati alla cena del 24 e al pranzo del 25 dicembre. E si trattava del baccalà o dello stoccafisso, di tonno e alici in

scatola, o dell’anguilla. Il pesce fresco era difficile da trovare perché le nostre piccole imbarcazioni d’inverno andavano poco in mare e allora i mercati di paese venivano riforniti con il pesce del lago Trasimeno. La vigilia infatti si mangiavano spaghetti con tonno e alici, il baccalà alla brace o in umido con patate mentre se c’era l’anguilla, si faceva alla brace sotto il camino. Per dessert poteva esserci la crescia fojata o altri dolci come i cavallucci. Il menù del pranzo di Natale era quello classico della tradizione e cioè cappelletti in brodo (o anche vincisgrassi), cappone lesso con verdure cotte, cavolfiori o anche gobbi. Come dolce il tradizionale pistinco. Non mancava mai il torrone di Camerino.

Giovanni Ginobili, apprezzato folclorista e dialettologo di Petriolo

Ma c’era anche un’altra tradizione natalizia che, in alcune famiglie, continua ancora oggi. Si tratta de La tommoletta de Nata’, descritta assai bene dal nostro Giovanni Ginobili, il quale sottolinea in particolare che chi estrae i numeri molto spesso li annuncia «in modo strano». E così per 22 si dice “le pape-

rette”, per 90 “la paura”, per 25 “Nata’”, per 33 “gli anni di Cristo”, per 24 “la vigilia di Natale”, per 8 “l’occhiali”, per 4 “la sedioletta”, per 7 “la zappa di Adamo”, per 12 “gli apostoli” e così via suscitando l’ilarità dei presenti, l’indignazione di chi non sa interpretare la frase e lo scambio di salaci battute.


ATTUALITÀ

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MARTEDÌ 21 DICEMBRE 2021

Zambia, l’impegno di don Mauricio in Seminario «Sono anche sarto, falegname, contadino, muratore, catechista, liturgista, insegnante» DI

MAURICIO LARA*

S Ordinazione sacerdotale a Kitve (Zambia)

ono presbitero fidei donum, rettore del Seminario Redemptoris Mater di Kitwe, nella diocesi di Ndola (Zambia), un seminario della stessa natura di quello di Macerata. L’anno accademico inizia a novembre e solitamente le prime due settimane sono piene di lavoro, ma in questo anno il lavoro si è moltiplicato a dismisura. Il mio è un compito formativo che, per le circostanze locali, va oltre le normali competenze,

quindi da dieci anni, oltre a lavorare come rettore, sono insegnante, catechista, liturgista, bibliotecario, sarto, falegname, contadino e muratore. A Kitwe viviamo ospiti in una casa per ritiri spirituali; grazie ai benefattori abbiamo ricevuto un terreno destinato alla costruzione del nostro Seminario. In Zambia, chi possiede un terreno deve proteggerlo da insediamenti abusivi e dalla corruzione di alcuni funzionari pubblici i quali, nonostante le carte siano in regola, fanno di tutto per portartelo via. Così negli ultimi tre anni ho fatto il muratore per innalzare il muro di cinta che siamo riusciti a portare a termine; parallelamente abbiamo costruito due ponti e una edicola dedicata alla Beata Vergine Maria. A ottobre abbiamo iniziato la costruzione del-

la prima casa di un villaggio in cui contiamo di avere un posto tutto nostro dove vivere. Costruito il tetto, ora stiamo preparando porte e finestre. Ogni cosa è una sfida, poiché devi cercare buoni materiali facendo i conti con i soldi che hai, poi devi cercare muratori che possano eseguire il lavoro senza fregarti troppo, e infine devi litigare con loro poiché non fanno quello che hai concordato in precedenza; insomma, tutta una avventura che ci mette a dura prova. Nello specifico della formazione, lavoro con 12 seminaristi che provengono da 8 nazioni (Argentina, Colombia, Costa d’Avorio, Ecuador, Italia, Namibia, Usa e Zambia). A loro offriamo – gratuitamente – formazione umana, intellettuale, spirituale e pastorale. Per la loro formazione intellettuale

chiediamo aiuto a professori di filosofia e teologia sia dalla nostra diocesi di Ndola, sia dall’estero, in quanto a Kitwe non abbiamo una università. Dal marzo 2019 l’insegnamento è stato messo alla prova a causa del Covid, infatti, per gli insegnanti è difficile viaggiare a Kitwe, perciò io devo studiare tantissimo per preparare i corsi necessari per i seminaristi, cosa che non mi lascia tempo per riposare. Negli ultimi mesi abbiamo provato a fare corsi online: una sfida, poiché non sempre abbiamo elettricità e internet. Sono tante le sfide ma tante anche le gioie che il Signore ci ha donato in questi anni di missione; il Covid stesso è stata a suo modo una benedizione: Dio ha donato una comunione incredibile tra noi in Seminario; i seminaristi sono

maturati significativamente, abbiamo lavorato in cucina, in lavanderia, nella pulizia della casa e, chiaramente, nello studio, eppure Dio ci ha donato una gioia enorme, perciò, condividendo questa esperienza con il vescovo Nazzareno Marconi, gli ho detto che l’anno scorso è stato il più bello di tutti questi dieci anni in missione. Certo, ci siamo ammalati, io stesso ho avuto l’anno scorso sia la malaria che il Covid, ma la vita è un costante attendere la venuta del Signore; qui in Africa ogni giorno rischiamo di morire per i motivi più disparati: Covid, malaria, Aids, serpenti, coccodrilli, fulmini, ecc. Concludo chiedendo una preghiera per me, affinché la protezione della Madre della Misericordia mi accompagni sempre. * fidei donum in Zambia

L’équipe diocesana: le nuove generazioni desiderano proposte che abbiano un senso per loro, e attività concrete e ispirate dalla realtà che vivono Il «si è sempre fatto così» crea appiattimento

Giovani, apre il cantiere di un nuovo cammino Incontro di 50 ragazzi con il vescovo: guardare al dopo pandemia «da protagonisti» DI SARA CARLONI *

I

l Cammino sinodale diocesano è partito dai giovani: il 21 novembre, dopo le difficoltà dovute alla pandemia, il vescovo Nazzareno ha incontrato la Consulta di pastorale giovanile, formata da circa 50 giovani in rappresentanza di Unità pastorali, Movimenti, Gruppi e Associazioni. I giovani si sono confrontati in un clima sereno e schietto su alcune domande, preparate dall’équipe ristretta e ritenute necessarie per conoscere il terreno su cui progettare e costruire il cammino futuro. Il filo conduttore della mezza giornata trascorsa presso i Salesiani di Macerata è stato sicuramente la “sete” dei giovani, quella voglia di essere protagonisti e non spettatori di questo tempo, unita alla forte consapevolezza che in questo periodo «ci troviamo sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme… non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme». (Papa Francesco – Momento straordinario di preghiera, 27 marzo 2020). Interpellati su cosa cercano, dai giovani è emerso forte il bisogno di sentirsi accolti senza giudizio da adulti che siano testimoni credibili e autentici, pronti ad ascoltarli in modo disinteressato, gratuito e semplice. La necessità dei ragazzi è di poter abitare luoghi che li accolgano, da frequentare ogni giorno senza la paura di essere bersagliati da mille proposte, semplicemente dove “stare” e incontrarsi. Il rischio emerso da molti infatti è quello di essere “spremuti” dalle tante attività da fare, sacrificando così se stessi e gli altri. I giovani desiderano proposte che abbiano un senso per loro e vogliono essere coinvolti quando si progettano le attività, che vogliono concrete e ispirate dalla realtà che vivono, per poter sviluppare un pensiero critico e saper dare risposte di senso. Un altro bisogno che emerge forte, soprattutto nel post pandemia, è quello di momenti di formazione e crescita condivisi, con la propria realtà di appartenenza e con

Un momento dei lavori nei tavoli di confronto

i giovani di realtà diverse, per aumentare il senso di comunità e fortificare la fede. Se in alcuni casi questi bisogni sono accolti con entusiasmo se non già appagati, in altri ci si scontra con diversi limiti e con la paura di aprirsi al nuovo; per questo il «si è sempre fatto così», spesso dovuto a mancati cambi generazionali, sta facendo appiattire alcune realtà. Inoltre è sempre in agguato la minaccia per cui «solo ciò che facciamo noi è giusto», da cui nascono personalismi, protagonismi e la tendenza a portare i ragazzi a sé e non a Gesù Cristo. Un aspetto interessante è l’esigenza di continuità del cammino quando ci si trasferisce altrove per studio: i ragazzi che vogliono proseguire un percorso o inserirsi in uno nuovo, hanno difficoltà a farlo; ciò invece vale meno per chi rimane, che spesso di-

venta animatore/educatore e prosegue il proprio cammino personale. Altri punti di forza delle parrocchie della nostra diocesi per i ragazzi sono: l’affiatamento e la sinergia tra educatori e catechisti; il camminare insieme di giovani e adulti, fidanzati e famiglie, consacrate e sacerdoti; la presenza di giovani per i giovani. Si è poi parlato delle esperienze più coinvolgenti vissute finora come Pastorale giovanile diocesana; è stato chiesto di prestare attenzione al modo di proporre gli eventi, oltre che al cammino di preparazione, per coltivare già da prima le relazioni tra i partecipanti (base della riuscita dell’evento stesso). Per tutto l’incontro – occasione speciale di dialogo, confronto e ascolto reciproco – il vescovo è passato tra i gruppi ascoltando e annotando ciò che da essi stava emer-

gendo, e che ha poi affidato a Dio nella Celebrazione eucaristica vissuta insieme. Al termine dell’incontro, che è inizio di un nuovo cammino condiviso, facciamo nostre le parole con cui il Papa ha spronato noi giovani nell’omelia della Gmg di quest’anno: «Siate capaci di sognare, perche questo fa chi sogna: non si lascia assorbire dalla notte ma accende una fiamma, accende una luce di speranza che annuncia il domani. Non vivete addormentati o anestetizzati, ma sognate, siate svelti e guardate al futuro con coraggio! Questo aiuta noi adulti e la Chiesa. Sì, abbiamo bisogno anche come Chiesa di sognare, abbiamo bisogno dell’entusiasmo, abbiamo bisogno dell’ardore dei giovani per essere testimoni di Dio che e sempre giovane!». *équipe di Pastorale giovanile diocesana

Film a scelta, tra sala e piattaforme DI

MARTA BETTUCCI

C’

è qualcosa di diverso in questo Natale: possiamo finalmente tornare al cinema. In sala troviamo già uno dei film italiani più attesi dell’anno: “Diabolik”, dei Manetti Bros. con Luca Marinelli in tuta nera che si innamora della bella e misteriosa Eva Kant/Miriam Leone, e Valerio Mastandrea nei panni di Ginko. Alessandro Gassmann alla sua terza regia porta l’opera teatrale di Maurizio De Giovanni al cinema con “Il silenzio grande”. Si sposta su Netflix “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, racconto di formazione allo specchio intimo e personale dove The Young Paolo diventa Fabietto nella Napoli anni ’80. Due grandi arrivi da oltreoceano: “Spider-Man: No Way Home” di

Da “One Second” di Xhang Yimou

Jon Watts e “House of Gucci” di Ridley Scott con Lady Gaga e Adam Driver sulla vicenda di cronaca che ha segnato la famosa dinastia di alta moda. Dopo una censura durata quasi due anni è in sala “One second” di Xhang Yimou, il regista di “Lanterne rosse”, che firma la sua dichiarazione d’amore alla settima arte. Il weekend di Natale si apre a ritmo di musica: il 23 dicembre il sequel di

“Sing”, film d’animazione per tutta la famiglia e l’adattamento di Steven Spielberg del musical più leggendario di sempre: “West Side Story”. Dalla vigilia si trasferiscono sulle piattaforme “Encanto” (Disney+), la nuova favola piena di canzoni e realismo magico e “Don’t look up” (Netflix), la commedia apocalittica con la coppia Di Caprio/Lawrence, due scienziati alle prese con una cometa pronta a schiantarsi sulla terra, negazionisti incitati dai media e politici ignoranti. Il giorno di Natale esce in sala “7 donne e un mistero”, remake del classico di François Ozon che Alessandro Genovesi ambienta nell’Italia degli anni ’30, nel cast anche Ornella Vanoni. Chiude l’anno “Illusioni perdute” di Xavier Giannoli, il film che si ispira al romanzo omonimo di Honoré de Balzac.

SANTO NATALE

Scambio di auguri con tutti i missionari DI

SERGIO FRATICELLI *

I

l Centro missionario diocesano (Cmd) organizza anche quest’anno un incontro via streaming in prossimità del Natale con i missionari Fidei Donum della diocesi, ed altri missionari di varie congregazioni religiose con i quali la nostra diocesi è in contatto per varie iniziative. Con la presenza del vescovo Nazzareno Marconi desideriamo tenere vivo un legame di amicizia e fraternità che certamente è dato dall’essere tutti nella stessa Chiesa e tutti annunciatori della salvezza di Cristo, ma che si alimenta anche di questi brevi ma intensi momenti di fraternità. Quest’anno potranno anche partecipare altre persone oltre al Vescovo e all’équipe del Cmd, segno ulteriore di una comunità diocesana che prega e ha a cuore i suoi missionari sparsi in varie parti del mondo e con diversi incarichi e servizi. L’incontro si svolgerà alla Domus San Giuliano, nell’Aula Rossa domani, 22 dicembre, alle ore 15. L’orario per noi è un po’ scomodo, ma si tratta di ritrovarci in contemporanea con fratelli e sorelle, per qualcuno dei quali saranno le 11 del mattino, mentre per altri saranno le 22 della sera. Ogni volta che ci sono La locandina queste occasioni mi sembra di dire che questo è uno dei più bei “miracoli” del nostro tempo: con gli strumenti della tecnologia moderna possiamo tenere viva una rete di fraternità e dare spessore esperienziale al nostro essere Chiesa. Certo non basta una “diretta streaming”, ma vedere i nostri missionari, guardare i loro volti, ascoltare dalla loro voce come stanno, è un vero aiuto per la vita fraterna, e per ricordarci veramente di loro nelle nostre preghiere e non solo. Su circa 25 inviti che ho mandato per questo appuntamento, sono una quindicina i missionari che hanno risposto assicurando che faranno il possibile per collegarsi. Anche una coppia di coniugi del Cammino neocatecumenale che si trova a Taiwan cercherà di ritrovarsi con noi: ne siamo davvero contenti. Veramente i nostri missionari ci ricordano, tanto concretamente, che Gesù viene nel mondo per tutti gli uomini ed è bello scambiarci l’auguri del Natale del Signore, che non ha altri che noi per portarlo in tutto il mondo. * direttore Cmd

Sotto l’albero, la carta di buoni libri oltre a quella dei tanti pacchetti

«U

Copertine

Volumi da donare o regalare a se stessi per arricchire la mente e – perché no? – anche il cuore

n libro dev’essere un’ascia per rompere il mare ghiacciato che è dentro di noi» scriveva Kafka e mai come in questo tempo si ha bisogno di libri. Partiamo dal territorio: E tutto iniziò a tremare (Pendragon) di D.Miliozzi, celebra la nascita e l’amore per la vita spaventata dal sisma. Filigrane è il primo romanzo, a carattere autobiografico, di G. Garufi con rimandi a filosofia ed estetica. Si parla di Macerata e di melanconia. Ildegarda e Io, Monica (Città Nuova) di L. Tancredi; figure di donne anche in Donne inquiete (Studium) di F. Maveri. Per la poesia Dentro il Meraviglioso Istante (Cartacanta) di F. Davoli, pieno di dol-

cezza, grazia, nostalgie e spiritualità. I versi di M. Monachesi in La poesia è la luce di un lampo (Crocetti) Per chi ama i racconti AA.VV. Marche in Piazza (Picus) antologia a più voci sulle nostre piazze. Me sa mijj’anne di S. Fazi (Vydia) ha il sottotitolo «Ovviro le avventure e le disavventure de otto generazzió de contadì de la parte de Macerata». Botte e Risposte (Garzanti) di padre A. Maggi: pace e uguaglianza valori per un’esistenza degna. Di P. Bartolo, Le stelle di Lampedusa (Mondadori). Sull’epidemia: Nel Contagio (Einaudi) di P. Giordano, e Zerocalcare, Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia (BaoPublishing). Daniela Meschini


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Emmaus e Avvenire. 21 dicembre 2021 by EmmausOnline - Issuu