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Emmaus e Avvenire, martedì 15 dicembre 2020

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Martedì, 15 dicembre 2020

FESTIVITÀ

perdurante situazione di inagibilità della catdi San Giuliano costringe il nostro veLscovoatedrale all’itineranza anche nelle celebrazioni più

Inserto mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata

Telefono 0733.231567 E-mail: redazione@emmetv.it Facebook: : emmetvmacerata Twitter: emmetvmacerata

solenni dell’anno liturgico. Vale pure per le festività natalizie che si approssimano. Qui di seguito segnaliamo le celebrazioni principali. Veglia del 24 dicembre - ore 18.30 - Chiesa di San Giorgio (Macerata) Santo Natale, Messa del giorno - 25 dicembre ore 11.00 - Chiesa dell’Immacolata (Macerata) Preghiera del Te Deum - 31 dicembre - ore 18.30 - Chiesa di San Giorgio (Macerata ) Maria Santissima Madre di Dio - 1° gennaio ore 11.30 - Chiesa Santa Madre di Dio (Macerata) Potrete seguire queste celebrazioni su EmmeTv Canale 89 e sul canale YouTube della diocesi.

Inserto di

Nuovo diacono: è Antimo Gambardella

Don Giuseppe Repupilli, una vita per la scuola

Avvicendamento del questore nel capoluogo

Macerata: parla l’assessore D’Alessandro

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Un cammino nel segno dell’affetto al Papa e della devozione al Santuario lauretano

Una storia lunga 700 anni DI

Reca la data 18 novembre 1320 la Bolla con la quale papa Giovanni XXII eresse la diocesi di Macerata, incorporando Recanati. Nell’unità l’ispirazione per un futuro fecondo

NAZZARENO MARCONI *

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Messa per la festa della Mater Misericordiae, patrona della diocesi di Macerata, lo scorso 6 settembre

ghibellini trovando un valido oppositore nel vescovo Federico, che parteggiava per i guelfi fedeli al papa. Papa Giovanni XXII intervenne nel 1320, dapprima scomunicando i responsabili delle violenze contro il vescovo e sottoponendo la città di Recanati a interdetto

ecclesiastico, poi il 18 novembre con la bolla “Sicut ex debito”, sopprimendo nuovamente la diocesi di Recanati ed erigendo al suo posto quella di Macerata, il cui primo vescovo fu lo stesso Federico, trasferito da Recanati. Perciò la data del 18 novembre 1320 divenne l’atto

di nascita certo della diocesi di Macerata, che da subito comprendeva anche il territorio di Recanati. La successiva vittoria del partito Guelfo su quello Ghibellino appianò le discordie e permise nuovamente la restaurazione della diocesi di Recanati con bolla di papa Innocenzo VI

VERSO L’UNITÀ

Da cinque a una

Nel 1964 la diocesi di Cingoli, già unita a Osimo, venne affidata in amministrazione apostolica al vescovo di Macerata Cassulo. Due anni più tardi questi fu nominato amministratore anche della diocesi di Treia, fino ad allora amministrata dal vescovo di San Severino. Nel 1970, durante l’episcopato di Ersilio Tonini, fu affidata al vescovo di Macerata anche la diocesi di Recanati. Dal 1976 le diocesi autonome di Macerata, Tolentino (unita aeque principaliter già nel 1586 a Macerata), Recanati, Cingoli, Treia ebbero come unico vescovo Tarcisio Carboni. Il 30 settembre 1986, le cinque diocesi autonome vennero unite nell’unica diocesi che prese nome di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia.

PELLEGRINAGGIO 2021

l 18 novembre 1320 con la Bolla “Sicut ex debito” papa Giovanni XXII eresse la diocesi di Macerata dando inizio a una storia che oramai annovera ben 700 anni. Siamo perciò entrati ufficialmente nell’ottavo secolo della nostra vita diocesana. Questo anno centenario, segnato pesantemente dal Covid, non si è potuto aprire con cerimonie e celebrazioni solenni ed affollate ma deve essere il tempo della riflessione e dell’ascolto della vita e della storia. La Chiesa vive sempre nel tempo ed al passo degli uomini, e anche la nostra storia diocesana si è sviluppata interloquendo con le mentalità dei tempi, muovendosi tra le luci e le ombre che l’agire umano mescola sempre. Nel nostro territorio diocesano il documento più antico che testimonia l’esistenza di un Vescovo e una Diocesi è nella menzione di un vescovo di Recina nel Concilio ariano di Rimini del 359. Dopo la distruzione da parte dei Goti all’inizio del V secolo dell’antica città di Helvia Recina la popolazione rifugiatasi sulle colline avrebbe dato origine ai due centri abitati di Macerata e Recanati. Nel 410 è testimoniata la presenza dell’ultimo vescovo Ricinate Claudio, che viene anche considerato il primo vescovo di Macerata, ma non ci sono documenti di questo titolo vescovile. Altrettanto antiche sarebbero le diocesi di Tolentino, Cingoli e Treia che vissero però alterne vicende con lunghi periodi di soppressioni ed accorpamenti, finché confluiranno gradualmente nella diocesi attuale di Macereta - Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia. La diocesi più antica attestata con certezza dal documento di erezione sarebbe Recanati, infatti fu eretta il 22 maggio 1240 con la bolla “Rectae considerationis” di papa Gregorio IX, ricavandone il territorio dalla diocesi di Numana. Seguirono varie vicende di soppressione e restaurazione finché ai primi del 1300 la città e le sue autorità amministrative aderirono al partito dei

Il 9 la Veglia della Venuta in preghiera con il sindaco dicembre, in occasione della Veglia della VenuSanta Casa, presidente e alcuni organizzaItorilta9deldella Pellegrinaggio Macerata-Loreto, assieme al vi-

cario generale don Andrea Leonesi, al sindaco e alla giunta comunale di Macerata, si sono raccolti in preghiera davanti allo Sferisterio illuminato per l’occasione. Senza il tradizionale falò, hanno acceso candele e recitato le Litanie. È stata quindi annunciata la data del 43° Pellegrinaggio: sabato 12 giugno 2021.

dell’8 gennaio 1356. In quella occasione però il Pontefice decise di unire “aeque principaliter” la sede Recanatese con quella di Macerata. La nostra Diocesi unita in origine era immediatamente soggetta alla Santa Sede e si estendeva fino al mare comprendendo, con Recanati, anche il territorio di Loreto. L’unione perdurò fino a marzo 1586 quando fu creata la diocesi di Loreto comprensiva della regione di Recanati. Quindi per quasi 3 secoli, pur con brevi interruzioni, dall’inizio del 1300 alla fine del 1500 la diocesi di Macerata fu unita a Recanati e con essa custode della Santa Casa. Si può quindi ritenere la diocesi di Helvia Recina come l’originaria sede episcopale del nostro territorio e la data del 18 novembre 1320 simbolica del ritorno a una unità diocesana in piena obbedienza al Papa e sotto un solo vescovo, di quei discendenti di Helvia Recina che si erano divisi in Maceratesi e Recanatesi. Nel corso della storia si avranno alterne separazioni e fusioni, ma questo settimo centenario ha il valore di ribadire una significativa unione del nostro territorio, che sempre più dovrà ispirare il cammino futuro. Questo squarcio di storia locale mi sembra illuminare la vocazione storica della nostra Diocesi, che è prosperata sempre nei momenti in cui si rafforzava: l’unione umana e spirituale di tutto il territorio, il legame particolare di affetto al Papa e la devozione al Santuario Lauretano verso il quale tutti guardano con affetto di predilezione. Buon Centenario a tutti. * vescovo

PATAGONIA ARGENTINA

Verso il Natale agli estremi del mondo DI ALBERICO

CAPITANI

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bbiamo vissuto un anno di incertezze, di sofferenza, di solitudine e, per alcuni, di morte di persone care: il Natale non può non essere diverso. Qui in Argentina la situazione è migliore dell’Italia quanto a numero dei morti, ma siamo in quarantena dal mese di marzo e in questi ultimi tempi assistiamo all’aumento dei contagi. Le attività pastorali non sono potute iniziare come al solito a marzo e improvvisamente siamo stati costretti a spostare tutta l’attività online. Con entusiasmo e fantasia i catechisti hanno fatto l’impossibile per non abbandonare le famiglie e i ragazzi, anche se ci sono situazioni che hanno reso impossibile l’accompagnamento, in modo speciale per i molti che qui vivono in povertà. Nella periferia di Puerto Madryn molte case sono piccole, una stanza e una cucina, Internet non c’è o il segnale è debole. Solo in qualche occasione i catechisti hanno potuto visitare i ragazzi e le loro famiglie per animarli e portare loro la solidarietà e la vicinanza della comunità parrocchiale, come anche i volontari di Caritas hanno ogni settimana cercato di visitare un gruppo di poveri portando loro viveri di prima necessità. Anche la preghiera e la liturgia sono state animate virtualmente. Da poche settimane le chiese sono state riaperte, con capienza ridotta a un terzo, ma purtroppo la gente, o per paura o per aver perso l’abitudine alla domenica, non sta participando molto, un problema al quale dare una risposta.In questa realtà stiamo camminando verso il Natale. Nel mese di Novembre abbiamo creato una immagine virtuale della Madonna che è riuscita a entrare in molte famiglie portando consolazione e speranza. Molte di queste famiglie ci hanno poi spedito preghiere semplici, fatte in occasione della visita di Maria, di ringraziamento e di richiesta di aiuto, non solo per loro ma per tutti. E noi abbiamo accompagnato con una trasmissione dal vivo, ogni giorno, per mezzo della pagina Facebook parrocchiale, recitando una decina del rosario e leggendo le loro preghiere. Questo primo momento è terminato l’8 dicembre: da tutte le parrocchie della città è partita una carovana di auto che si sono ritrovate in una Piazza per celebrare la santa Messa. I volontari della Caritas stanno preparando pacchi speciali di viveri e di alcuni dolci natalizi da portare alle famiglie più povere. I catechisti stanno preparando un presepe, cercando di approfondire l’enciclica “Fratelli tutti” e alla fine realizzeranno un video. Tutto questo per aiutarci a crescere nella fede e nella speranza e guidarci a vivere la fraternità, a passare dall’“io” al “noi”.

Parchi commerciali destinati all’estinzione? Il Covid è riuscito a cambiare il nostro modo di vivere. Stavolta l’ingranaggio si è inceppato davvero Come ne usciremo? DI

GIANCARLO CARTECHINI

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uattro giorni consecutivi di chiusura dei centri commerciali, nelle settimane che precedono il Natale, non si erano mai verificati. Nessuno li aveva messi in conto. Nessun investitore, nessun commerciante. L’intero ponte dell’Immacolata cancellato dai DPCM, come si può leggere nelle locandine affisse in molte vetrine: «In base al DPCM del 24 ottobre 2020,

per evitare assembramenti, l’accesso a questo negozio…»; «In vista del nuovo DPCM del 3/12/2020 il punto vendita riaprirà mercoledì 9 dicembre». Forse bisogna venire in luoghi come questi, per rendersi conto di quanto a fondo la lotta alla pandemia stia incidendo nelle nostre abitudini. «Benvenuti nel più grande parco commerciale delle Marche» – si legge nel sito Internet che nessuno si è curato di aggiornare –; «Un ampio mix merceologico. Aperto tutti i giorni dalle nove alle venti. 23.000 metri quadri coperti. 1.200 posti auto». Forse qui è possibile comprendere. Attraversare corridoi vuoti, sbattere contro serrande abbassate, osservare gli sguardi vitrei dei manichini nudi e dei pochi attoniti che si aggi-

rano per i negozi. Colpiti al cuore. Consumatori in frantumi. È accaduto quello che si era riuscito a evitare perfino nella stagione degli attentati efferati (ricordate la presunzione degli uomini di governo occidentali? «Nessuno riuscirà a cambiare il nostro modo di vivere, continueremo la vita di sempre!»). Stavolta l’ingranaggio si è inceppato davvero. Alle 18 di lunedì pomeriggio gli altoparlanti diffondono musica. Le luminarie sono accese. Dal piano superiore, che domina il parcheggio, si vede una fila di macchine entrare nell’area del centro commerciale. Molti si rendono conto che i negozi sono chiusi, tornano indietro. Qualcuno invece si ferma. Scende dall’auto, indossa la mascherina. Si dirige verso una delle poche vetrine illuminate, finalmente si accor-

ge che c’è qualcosa di strano. Si guarda intorno, come una formica che si muove a tentoni cercando la fila delle compagne; poi risale in macchina, e riparte tuffandosi nel buio della periferia. Due uomini sono seduti all’esterno di un bar, nella semioscurità. Sui loro visi si riflette la luce dello schermo del tablet che il più giovane sta mostrando all’altro. L’atmosfera è irreale, le scale mobili continuano a scendere e a salire senza trasportare nessuno. Resta da chiedersi dove si diriga il flusso delle auto in uscita: qualcuno tornerà a casa a mani vuote, i più ostinati continueranno a cercare negozi aperti in città. Altri, forse, troveranno il tempo per chiedersi se sono davvero da rimpiangere gli assembramenti asfissianti, le file interminabili, gli acquisti compulsivi.

Il negozio di un centro commerciale

Qualcuno intuirà di far parte di un tempo tutto al contrario, dove si rischia di perdere il lavoro non per mancanza di acquirenti, ma per il pericolo di un eccessivo affollamento. E magari inizierà a chiedersi se non sia preferibile un modello di sviluppo differente, più sostenibile, alternativo rispetto alle grandi

concentrazioni di capitali, merci e persone. I parchi commerciali e il mondo che essi rappresentano faranno la fine dei dinosauri? Sarà la storia a dirci se stiamo assistendo all’inizio della grande estinzione, o solo a una memorabile battuta d’arresto.


TERRITORIO

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Pollenza, benedetto il cantiere a San Biagio

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el giorno della festa di Sant’Andrea Apostolo, il vescovo di Macerata mons. Nazzareno Marconi ha benedetto il cantiere all’avvio dei lavoro presso la chiesa collegiata di San Biagio di Pollenza. Si tratta di operazioni di restauro e risanamento conservativo dell’immobile dopo il sisma che ha colpito il Centro Italia nel 2016. Presenti alla breve cerimonia anche il legale rappresentante della Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo, ente proprietario della Collegiata, don Roberto Angelucci, con alcuni collaboratori parrocchiali, i tecnici, le imprese e il Sindaco di Pollenza Mauro Romoli. «Questa è una giornata di festa e di speranza per la comunità pollentina - ha affermato il Primo cittadino -, non è solo un cantiere che si apre, ma un primo passo verso una vita normale. Quando saranno finiti i lavori ci sarà un momento di festa dopo anche le difficoltà attuali legate al Coronavirus.

Si ritroverà - ha continuato Romoli non solo un simbolo della città, ma un luogo dove tornare a vivere i momenti importanti del paese». Il coordinatore dello staff dei professionisti, Ing. Francesco Losego, ha illustrato le lavorazioni previste, soffermando l’attenzione sulle riparazioni strutturali. «L’intervento strutturale riguarda interventi di messa in sicurezza e di continuità strutturale per la muratura - ha spiegato -, la seconda parte riguarderà invece il recupero pittorico attraverso le riprese degli intonaci e dei dipinti, ridando l’antico splendore a questa chiesa». Con Losego anche il progettista architettonico, arch. Alessandro Nardi e tutti i compenti dello staff. Responsabile tecnico della procedura è l’arch. Giacomo Alimenti dell’Ufficio Diocesano per il Coordinamento sul Sisma. I lavori edili saranno eseguiti dalla Crucianelli Rest/Edile srl in collaborazione con la Eures

MARTEDÌ 15 DICEMBRE 2020

UNA VITA PER LA SCUOLA

Arte srl. Il restauro e il risanamento sono resi possibili dal contributo economico della Conferenza Episcopale Italiana e dall’impegno della Parrocchia. Per il vescovo Marconi si tratta di un ulteriore segno di speranza, vista anche l’emergenza Coronavirus: «Abbiamo raggiunto una capacità organizzativa e una competenza che ci fanno ben sperare - ha detto -, appena gli ultimi adempimenti legali potranno far partire in maniera significativa la ricostruzione su tante chiese della nostra Diocesi potremo veramente dare un segnale forte anche di lavoro per tutto il nostro territorio». Diocesi e Accademia di Belle Arti di Macerata stanno lavorando, inoltre, per strutturare una partnership grazie alla quale studenti e diplomati potranno partecipare ai cantieri di restauro attivati dalla stessa Diocesi, per stage formativi. Andrea Mozzoni

È tornato alla casa del Padre don Giuseppe Repupilli on Giuseppe Repupilli nasce a Macerata il 21 febbraio 1928. Terminate le EleD mentari entra nel Seminario diocesano, do-

ve l’aveva preceduto il fratello Antonio; fa il suo corso di studi e si prepara all’ordinazione sacerdotale che riceve il 20 dicembre 1952. Subito dopo frequenta l’Università Cattolica del S. Cuore di Milano laureandosi in Filosofia. Al ritorno in diocesi viene nominato vice parroco al S. Cuore di Macerata e insegnante di filosofia nel Seminario diocesano. In seguito insegnerà filosofia anche al Liceo Classico statale. Per circa dieci si reca poi in Argentina dove sarà preside del Liceo Classico italiano di Buenos Aires. Ritornato in Italia sarà preside, e praticamente rifondatore sia dell’Istituto Tecnico Femminile che dell’Istituto Magistrale di Macerata. Don Giuseppe ha dedicato la vita all’insegnamento, ma, compatibilmente con gli impegni scolastici, anche alla pastorale gio-

vanile, con uno stile di sana apertura, come ricordano ancora oggi coloro che lo hanno incontrato e conosciuto. Lasciata la scuola godrà di buona salute fino a 92 anni, Don Repupilli quando lo colpirà un’ischemia cerebrale che in pochi giorni lo condurrà alla fine. La morte è avvenuta venerdì 4 dicembre; i funerali si sono svolti lunedì 7 dicembre nella chiesa parrocchiale di San Francesco a Macerata. Il suo lungo e rigoroso impegno nella scuola, orientato alla formazione di tanti giovani, è il ricordo più bello che ci rimane di lui. Pio Pesaresi

Il Covid-19 continua a cambiare le nostre vite. Anche l’attività ludica, ingrediente fondamentale delle feste dei bambini, fa i conti con una situazione senza precedenti Diorama di Simone Tamburrini

Tre collezioni di presepi in mostra allo Sferisterio DI

La sede della Clementoni a Recanati

DI TIZIANA TIBERI

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l Natale è la festa del Bambino Gesù e, di riflesso, di tutti i bambini. E come a Betlemme arrivarono i doni portati dai Magi, il regalo è un aspetto naturale della festa. Un regalo che per i più piccoli è sinonimo di giocattolo. Quest’anno però anche su questi aspetti del Natale incombe l’ombra del Covid. Ne ragioniamo con Pierpaolo Clementoni, direttore Ricerca Avanzata della Clementoni. Cosa è cambiato per voi con l’emergenza Covid? Tra le tante funzioni del gioco, tutte utili ed educative, c'è quella di aiutare il bambino a riconoscere e a gestire le proprie emozioni. E in questo lungo periodo di emergenza il gioco occupa un ruolo fondamentale nell'aiutare il bambino ad affrontare più serenamente i cambiamenti e le nuove abitudini della vita quotidiana. Consapevoli di questo, come Clementoni abbiamo sentito ancora di più la nostra responsabilità di produttori di giochi. Abbiamo voluto dare un contributo di qualità, mettendo a disposizione la nostra esperienza, il nostro sapere e soprattutto nuove idee, con l’obiettivo di facilitare l'incontro di grandi e piccoli sul terreno del divertimento, aiutando genitori e figli a fare di questo momento di difficoltà un'occasione di crescita insieme. E durante il lockdown vi siete fermati? Quali giocattoli sono stati più venduti? Nei mesi di lockdown Clementoni non si è mai fermata continuando ad ideare, progettare e sviluppare i nuovi giochi per il Natale ormai imminente. Abbiamo operato in smart working riuscendo a portare avanti tutte le attività di innovazione fino alla riapertura di maggio, quando abbiamo potuto riprendere an-

Ministeri per 10 seminaristi

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ALESSANDRO FELIZIANI

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Giocare è bello E aiuta a crescere che la produzione. E siamo sempre vicini ai nostri consumatori, ascoltando le loro esigenze e i loro bisogni anche grazie all’attività dell’Area Test. In questi mesi abbiamo registrato una grande riscoperta dei giochi da tavolo che, sia nelle versioni dedicate ai bambini, sia in quelle per tutta la famiglia, sono diventati dei veri e propri best seller. Anche i puzzle hanno registrato un boom di vendite, confermandosi un prezioso passatempo per grandi e piccoli. Un fatturato di 178 milioni di euro, 28 milioni di giochi venduti all'anno. Quanto incidono in questo periodo le vendite online? Il processo di digitalizzazione su cui abbiamo investito durante il lockdown ha trovato nel nuovo sito, da poco lanciato, uno dei suoi punti forti per rinnovare e ottimizzare la customer experience. Nel nostro settore si registra un buon bilanciamento tra online, che è stato fondamentale nella fase di chiusura totale di negozi, e attività produttive e vendite realizzate nei negozi fisici dove il vedere e spesso, provare, il gioco restano elementi di grande valore per il consumatore.

onsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti e amministratore apostolico della diocesi di Ascoli Piceno, ha conferito i ministeri del lettorato e dell’accolitato a 10 giovani del seminario diocesano missionario Redemptoris Mater di Macerata. «Per entrare nel grande mistero del presbiterato occorre iniziare a esercitarsi da lontano nel servizio» ha esordito il presule che, commentando il vangelo dell'Annunciazione, li ha incoraggiati a spendersi nel servizio ispirandosi alla scuola di Maria: «Ciò che conta non sono tanto le nostre opere e tanto meno i nostri progetti, ma lasciar fare a Dio». Ad accedere al lettorato sono due giovani della diocesi di Macerata, Matteo Esposito e Mattia Sagripanti, mentre Gbe Didier Destin Dro e Emanuele Gioacchino Sebastiani arrivano dalla diocesi di Ascoli Piceno. I nuovi accoliti sono, per la diocesi di Macerata, Carlos Arturo Berrio Lara, Davide Baldinelli e Giovanni Paolo Luzi e per la diocesi di Ascoli Piceno Matteo Mantenuto, David Montalvo Abadias e Giovanni Rossi. (M.N.M.)

L'azienda, nata nel 1963, quanti segmenti di mercato copre attualmente? Clementoni accompagna la crescita dei bambini fin dai primi mesi di vita, con i giochi per la prima infanzia (0-36 mesi) e con altre 5 linee dedicate alle diverse età del gioco: i giochi educativi, come il Sapientino , il brand sinonimo del gioco educativo, e i giochi Montessori , i giochi scientifici, quelli creativi, i giochi di società e infine i puzzle per bambini e adulti di tutte le età. «Crescere è un gioco bellissimo»: un bel messaggio di speranza per grandi e bambini in tempo di Covid. Che cosa si augura per il 2021? Guardo al 2021 con cauto ottimismo. L'incertezza su come e quando finirà il Covid non ci permette illusioni. Mi auguro che saremo tutti capaci di vivere i prossimi mesi con prudenza, responsabilità e fiducia. Come azienda, auguro di poter portare una maggiore serenità nelle famiglie: “Crescere è un gioco bellissimo”, e se con i nostri giochi possiamo dare un piccolo contributo, siamo felici di crescere insieme!

CLEMENTONI Le radici a Recanati

ondata nel 1963 a Recanati da Mario Clementoni, è ogFgi una realtà industriale fieramente italiana, orientata con decisione verso i mercati esteri, ma profondamente radicata nel territorio d’origine. Con un fatturato di 178 milioni di euro, 28 milioni di giochi venduti all'anno, 600 dipendenti, 9 filiali commerciali oltre all’HQ in Italia (Francia, Germania, Spagna, UK, Portogallo, Belgio, Olanda, Turchia e Polonia), una filiale operativa a Hong Kong ed export verso 83 Paesi, Clementoni è alfiere del Made in Italy. Tra i valori dell’Azienda: inclusione, sostenibilità ambientale, equilibrio tra componente analogica e tecnologia, divertimento per la crescita, secondo il motto del suo Fondatore: «Il gioco è una cosa seria».

Natale dello scorso anno Papa Francesco definì il presepe «Un Vangelo vivo». La rappresentazione della nascita di Cristo «è un’immagine di pace»”, che dal giorno di Natale del 1223, quando San Francesco realizzò il primo presepe a Greccio, ha ispirato un’infinità di artisti e diffuso in tutto il mondo cristiano la tradizione di allestire presepi. In questo Natale, che la situazione pandemica ci spinge a vivere di più nell’intimità familiare, Macerata offre la possibilità di riscoprire l’arte e la tradizione del presepe. Fino al 28 febbraio 2021 alcuni ambienti dello Sferisterio ospitano una mostra in cui l’antica tradizione del presepe si coniuga con la singolarità del contesto espositivo. Una quarantina di presepi, di diversa fattura, epoca e ambientazione, sono esposti nel foyer della monumentale arena e lungo la galleria porticata delle antiche botteghe artigiane sul lato esterno. A seguito delle norme anti Covid-19, fino al 15 gennaio l’esposizione può essere vista (ore 17-21) solo attraverso le vetrate lungo via Diomede Pantaleoni oppure sul sito internet mostrapresepi.org. Nata da un’idea del presepista Andrea Pistolesi, la mostra è stata allestita dall’amministrazione comunale che – hanno spiegato gli assessori Katiuscia Cassetta (Beni culturali) e Silvano Iommi (urbanistica e centro storico) – offre la possibilità di non privare la città della magia del Natale, nonostante l’emergenza, e di recuperare spazi dello Sferisterio rimasti a lungo “oscurati”, valorizzandoli sin d’ora per destinarli in seguito a spazio espositivo permanente. La mostra comprende tre diverse tipologie di presepi: storico-tipologico, artistico contemporaneo e secondo la tecnica del diorama. Il primo gruppo è costituito da una ristretta selezione della collezione del cavalier Domenico Cassese (1908-1997), il quale per oltre sessant’anni ha raccolto a Macerata presepi di ogni epoca e di ogni parte del mondo. Aveva iniziato a collezionarli nel 1933, quando nacque la sua prima figlia, continuando poi per tutta la vita. «Con lui – ricorda la nipote Paola – ogni discorso finiva sempre per toccare l’argomento presepe e tutti gli spazi all’interno della casa erano occupati da presepi, perfino in piccole nicchie ricavate lungo le scale». Tra i presepi di maggiore valore storico figura quello napoletano del ‘700, interamente costituito da pezzi originali che Cassese riuscì a portare nel suo “museo” dopo vent’anni di ricerche. Andrea Pistolesi, che frequenta lo Sferisterio come baritono nel coro della stagione lirica, è invece un artista del presepe. Lui li realizza con varie tecniche e materiali e qui espone una ventina di opere delle 67 fino ad oggi realizzate, gran parte presenti nella mostra permanente di Palazzo Bonafede a Monte San Giusto. Completano la mostra maceratese cinque diorami di Simone Tamburrini, di Mogliano. Sono due Natività e altre tre scene tipiche del presepe che l’artista ha realizzato con ricchezza di particolari, luci e colori. Veri e propri quadri tridimensionali all’interno di un parallelepipedo semi aperto su un lato per poterne ammirare la scenografia. Tre collezioni, tre storie, un’identica passione nata dal desiderio di comunicare la fede attraverso l’arte.

e Luca accoliti Antimo, nuovo diacono in diocesi Filippo la domenica Gaudete «L N

a celebrazione di oggi testimonia la speranza che sempre deve animare la vita di noi credenti»: così il vescovo Nazzareno Marconi lo scorso 7 dicembre all’Abbadia di Fiastra, in occasione dell’Ordinazione diaconale di Antimo Gambardella e dell’Ammissione di Andrea Marinozzi. «La Chiesa diocesana vuole continuare il suo cammino, che attraverso il diaconato permanente è un percorso di fedeltà al Vangelo ma anche di rinnovamento», afferma il Pastore, che durante l’omelia spiega le intuizioni del Concilio Vaticano II: «Non si tratta solo di ripristinare un ministero

esistito nei primi secoli, ma di andare avanti e – credo – più in profondità». Un cammino quello di Antimo che da Napoli, città dove è nato 57 anni fa, l’ha portato a Tolentino. Figlio di una famiglia cristiana, è cresciuto nella fede sviluppando una forte sensibilità francescana, che nel 1984 ha professato entrando nell’Ordine francescano secolare insieme a Rossella, poi diventata sua moglie. Arruolatosi nell’Arma dei Carabinieri è stato assegnato a Tolentino dove tutt’ora vive frequentando la parrocchia intitolata proprio a San Francesco. È padre di due figli, Andrea e Marco; ha svolto la sua formazionen el-

la scuola di teologia diocesana e da qualche anno offre servizio in Diocesi nell’Ufficio Economato. Dalle parole di monsignor Marconi emerge l’importanza della presenza dei diaconi permanenti nella comunità diocesana: «Sacerdoti e diaconi devono essere stretti collaboratori nel far crescere il volersi bene tra le persone. Ecco il nostro comune ministero: servizio dell’ascolto, del consiglio, nella guida nella preghiera, nella crescita della collaborazione e lavorare perché si realizzi quello che dice San Paolo: “Gareggiate nello stimarvi a vicenda”». M. Natalia Marquesini

Antimo Gambardella

ella vigilia della terza domenica di Avvento, domenica Gaudete cioè “della gioia”, Filippo Gobbi e Luca Riz hanno ricevuto, durante la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Nazzareno Marconi, il ministero dell’Accolitato. I due giovani, entrambi consacrati nella comunità dei Figli del Sacro Cuore di Gesù stanno concludendo gli studi teologici in preparazione al presbiterato presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore. «Radicate la vostra gioia nel Signore» è stato il messaggio del Vescovo. «Il Signore non passa, non delude; radicata in lui, motivata dalla sua presenza, la gioia non svanisce ma si ripete. Chi radica la sua gioia nel Signore non si monterà mai la testa: guardate al Battista per vivere ogni ministero nella Chiesa e la vostra luce sarà sempre luminosa». (M.N.M.)


ATTUALITÀ

MARTEDÌ 15 DICEMBRE 2020

antimafia Libera, l’associazione di don Ciotti

inaugura un presidio nel capoluogo

È

stato inaugurato a Macerata il 12 dicembre un nuovo presidio di Libera. Per approfondire l’evento abbiamo rivolto alcune domande a Benedetta Mazzieri che è la Portavoce e Referente Benedetta intanto parlaci di te. Ho 22 anni, frequento il 4° anno di Giurisprudenza. Sono di Terni ma maceratese d’adozione. Grazie al sindacato studentesco “Officina Universitaria”, sono venuta a conoscenza del progetto di costituire un Presidio di Libera in città, e mi sono subito unita al gruppo di volontari. Come nasce questo Presidio maceratese? Nasce dopo due anni di formazione e dalla necessità di puntare i riflettori sul fenomeno ma-

fioso nel nostro territorio. La criminalità organizzata è radicata nel territorio da più di 30 anni: Antonio Domenico Cataldi, il primo boss “nostrano”, operante in regione negli anni 80, aveva legami con la camorra e con Cosa Nostra, in particolare con i catanesi. In seguito alla sua morte, si insediarono vari clan riconducibili alla camorra. Negli

Il logo dell’associazione Libera

anni a venire, il Maceratese venne scosso dalla Strage di Sambucheto del 1996 e poi dall’ingente sequestro di droga che avvenne nello stesso anno a San Benedetto del Tronto, che permise di constatare la presenza della ’ndrangheta’ nelle Marche. E oggi? La relazione semestrale della Dia sottolinea la presenza di cosche ’ndranghetiste in 4 province su 5, compresa quella maceratese, dove sono presenti famiglie della zona di Catanzaro. È necessario prenderne consapevolezza ora per sviluppare gli anticorpi necessari affinché la collettività sia in grado di reagire all’assoggettamento mafioso e contrastare attivamente la criminalità. Daniela Meschini

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Apre il Mercato coperto promosso da Coldiretti

LIBRI

Pagine per giorni di serenità

C

n un Natale di paura e malinconia la compagnia di un buon librova apprezzata. Indico per Iprimo: Papa Francesco, Fratelli tutti: Gesù na-

oldiretti Marche ha aperto a Macerata il suo secondo Mercato coperto regionale di Campagna amica. Un luogo centrale, a pochi metri da Corso Cavour, in via Morbiducci, dove acquistare le eccellenze enogastronomiche e non solo della provincia. Tra i banchi si potranno trovare carne, frutta e verdura, pesce dell’Adriatico, olio extravergine d’oliva, salumi della tradizione, formaggi freschi e stagionati, pasta, pane contadino, miele, vino, birra agricola, porchetta, zafferano e cosmesi a base di lavanda. Il Mercato coperto di Campagna amica a Macerata sarà aperto tutti i mercoledì dalle 8 alle 13 e il sabato con orario continuato dalle 8 alle 19.30. La struttura sarà, viste le limitazioni dovute alle disposizioni per combattere il contagio da coronavirus, anche il quartier generale delle consegne a domicilio: il servizio è già stato lanciato con successo dagli agricoltori nei mesi del lockdown e viene ripreso ora con questa seconda ondata della pandemia. Le eccellenze arrivano da 18 aziende agricole del territorio made in Macerata e sono collocate in un padiglione di 300 metri quadri. (A.Moz.)

sce per tutti gli uomini senza distinzioni e classificazioni. Per chi ama una scrittura agile e ironica un bel libro è Donne dell’anima mia di Isabel Allende. Di Gianrico Carofiglio è uscito Della gentilezza e del coraggio, un richiamo alla responsabilità del proprio agire ed essere cittadini. Un romanzo che cattura è Le assaggiatrici di Rossella Postorino. Che tu sia per me il coltello di David Grossman parla di amore profondo e di verità. 21 lezioni per il XXI secolo Yuval Noah Harari è un saggio sulla sfida tecnologica, sulla sfida politica, sulla disperazione e la speranza, sulla resilenza. Per chi è attratto dal giallo, Maurizio De Giovanni con Vuoto continua la storia dei Bastardi di Pizzofalcone. Con Due in condotta di Alberto Maggi si sorride e si riflette sull’essere credenti. E da ultimo, di Antonio Scurati, M il figlio del secolo e M l’uomo della Provvidenza. (D.Mes.)

Nuovo incarico ai vertici delle Istituzioni, dopo la nomina del prefetto Flavio Ferdani e le elezioni amministrative che hanno visto in città la vittoria del centrodestra di Sandro Parcaroli

Il questore Pignataro ha salutato Macerata

NOMINA

Trombadore al lavoro dal 1° dicembre

I

Era entrato in servizio nel 2018, subito dopo la tragedia di Pamela DI

ANDREA MOZZONI

«M

acerata non era nei miei programmi, ma da quando vi ho messo piede, la mia vita professionale è cambiata in meglio». Inizia così la lettera con cui il questore Antonio Pignataro ha scelto di congedarsi dalla città, salutando i maceratesi e le Istituzioni che lo hanno accompagnato nei suoi tre anni di servizio. L’avvicendamento ufficialmente rispetta i canoni di una normale rotazione all’interno delle Forze di Polizia per un incarico iniziato dopo quelli che ormai vengono ricordati come “i fatti di Macerata”. Dall’efferato omicidio della giovane diciottenne romana Pamela Mastropietro, ritrovata ai primi di febbraio straziata all’interno di un trolley, alla successiva sparatoria causata dal raid razzista di Luca Traini. Eventi che sconvolsero l’intera comunità, catapultandola anche sulle prime pagine nazionali e non solo, e che non sono ancora del tutto superati. «La mia destinazione originaria doveva essere un’altra città, ma l’emergenza nazionale mi ha proiettato a Macerata», scrive ancora Pignataro, ricordando le tensioni di quei giorni e l’avvicendamento improvviso con l’allora questore Vincenzo Vuono. Troppo per una Macerata considerata tra le ultime

L’ex questore Pignataro e il sindaco Parcaroli durante la consegna del riconoscimento IL VESCOVO

Il grazie di monsignor Marconi

nche il vescovo Nazzareno Marconi ha A voluto «ringraziare di cuore il Questore Antonio Pignataro: per il suo impegno a di-

fesa di quel bene così prezioso che è la salute e l’educazione delle giovani generazioni». Per quest’opera «il nostro Questore ha meritato il convinto sostegno e la stima di tanti nella sua lotta contro la droga e la mentalità che ne facilita il consumo tra i giovani». Il vescovo ha quindi riconosciuto che tale «lavoro ha prodotto oggettivi ed apprezzabili risultati in questo campo... Il questore Pignataro ha corso per noi e con noi. Grazie a lui ed ai suoi uomini, Macerata è oggi in vantaggio nella corsa contro i mercanti di morte e i cattivi maestri dei giovani». E ha concluso: «Ogni volta che tornerà in città, troverà aperte tante porte amiche».

“isole felici”: «La mia finalità era quella di far ritrovare ai cittadini il senso di unità e di rispetto reciproco, anche attraverso la tutela e la sicurezza del territorio – afferma ancora Pignataro nel suo discorso di commiato –, con un occhio sempre attento alle giovani generazioni che rappresentano il nostro futuro». Obiettivi non semplici che il questore ha raggiunto con un efficace gioco di squadra tra i comandi presenti in città e la Procura della Repubblica. Il tutto nel rispetto delle parole della Costituzione: «Un compito arduo, faticoso, che spesso mi ha esposto a rischi, ma che ho sempre portato

avanti con “disciplina e onore”, trascurando a volte i miei interessi, senza preoccuparmi della carriera». Inevitabile per chi è solito «metterci la faccia», come nella lotta alle droghe, dallo spaccio ai negozi di cannabis light, al fine di apportare il proprio messaggio «forte e a tutto il Paese» per contrastare il fenomeno e «salvare dei ragazzi ed evitare sofferenze alle loro famiglie». La città ha riconosciuto questo impegno e i maceratesi si sono stretti attorno al questore: «L’affetto che mi è stato testimoniato anche fermandomi per strada è il dono più grande di questi tre anni che porterò con me anche quando sarò lontano».

l Dirigente superiore della Polizia di Stato Vincenzo Trombadore ha assunto l’incarico di Questore della provincia di Macerata il 1° dicembre 2020. Nella mattina ha incontrato la stampa locale per una breve presentazione e per rispondere alle domande dei cronisti presenti. Trombadore, 55 anni, nato a Modica (Rg), una figlia di 19 anni, ha conseguito nel 1988 la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Catania. Entrato in Polizia nel 1989, dopo il periodo di formazione presso l’Istituto Superiore di Polizia, è stato assegnato alla Questura di Torino, funzionario all’Ufficio Prevenzione generale e Soccorso pubblico e Commissariati; in missione a Brindisi e Bari in occasione dei servizi di ordine pubblico connessi all’emergenza profughi albanesi. In servizio ai Centri interprovinciali Criminalpol “Toscana di Firenze” (dirigente Nucleo Antiracket in Versilia), “Sicilia occidentale di Palermo” (attività info-investigative connesse alle stragi di Il nuovo questore Capaci e Via D’Amelio e dirigente Nucleo Antiracket a Gela) e vice dirigente del Centro interprovinciale Criminalpol “Sicilia orientale di Catania”. Trombadore è stato inviato anche a Nuoro ed Orgosolo per indagini a seguito di sequestro di persona. In Questura a Catania, dirigente della Sezione Antidroga della Squadra Mobile, funzionario all’Ufficio di Gabinetto e dirigente di Commissariati. vice comandante del 1° Reparto Mobile di Roma, nel 2008 è stato promosso primo dirigente e nominato Comandante del Reparto Mobile di Cagliari. Dal 2010 al 2013, presso la Direzione centrale delle Specialità, direttore della 3ª Divisione del Servizio Reparti speciali. Dal 2013 al 2019, Trombadore è stato direttore del 2° Settore dell’Ufficio Ordine pubblico della Segreteria del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e rappresentante del Dipartimento di P.S per le attività di coordinamento sul territorio nazionale in occasione del G7 – 2017, compreso l’evento a Taormina del Vertice dei capi di Stato e Capi di Governo. Nominato Dirigente superiore nel 2019, ha assunto l’incarico di Ispettore generale presso l’Ufficio Centrale Ispettivo e a seguire Direttore del Servizio Reparti speciali. «La Polizia è fatta di cittadini prima ancora che di poliziotti – ha detto nel suo primo incontro con la stampa –; questo è un valore aggiunto rispetto alle richieste della cittadinanza che vuole sicurezza e credibilità da parte delle Forze dell’Ordine». Spaccio di droga, Hotel House e lotta alle infiltrazioni della criminalità nelle opere della ricostruzione post sisma del 2016 sono solo alcune delle problematiche da affrontare: «Non bisogna abbassare mai la guardia». Andrea Mozzoni

In tavola a Natale: la tradizione premia la dolcezza DI UGO

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Pistinco (foto di Lucilla Di Chiara)

Dolce tipico regionale era il pistinco. Ma vanno ricordati anche il torrone, i cavallucci, la crescia fojata, lu ciceru, il serpe...

BELLESI

n piena pandemia a volte ci si chiede: quali cambiamenti provocherà nelle nostre abitudini, nel nostro carattere, nel nostro modo di vivere il virus che ci costringe a uscire con la mascherina e a rimanere in casa il maggior tempo possibile? Niente paura in questo senso, dal momento che anche la famosa epidemia spagnola, scatenatasi tra 1918 e il 1920, non ha intaccato le tradizioni della nostra gente, come ci conferma lo studioso Giovanni Ginobili (1892-1973) quando descrive le abitudini dei marchigiani ad esempio in occasione del Natale. Proprio per quanto riguarda il Natale, una tradizione durata a

lungo era quella di accendere, il giorno di Natale, un grosso tronco d’albero sotto il camino che doveva ardere fino all’Epifania. Una seggiola vuota si sarebbe poi dovuta lasciare davanti al focolare per far riposare simbolicamente la Madonna e Gesù bambino, mentre i componenti della famiglia sedevano a tavola per il pranzo. In tutte le Marche il dolce tipico di Natale era il pistinco, di cui i fichi secchi erano l’ingrediente principale. E proprio per questo si chiamava anche ficusu ma assumeva pure altre denominazioni (a seconda delle località) quali fristingo, frostenga, bostrengo, crustingu. La sua origine sarebbe etrusca, ripresa poi dai romani ed arrivata fino a noi ma con molte varian-

ti. Gli ingredienti essenziali erano questi: fichi secchi, sapa, farina di granturco, pane grattugiato, uva passa, gherigli di noci, mandorle, pinoli, olio di oliva. La tradizione su questo fronte si è molto affievolita in quanto sono arrivati i panettoni a farla da padroni. Tuttavia in alcune famiglie, ma anche in varie panetterie e in qualche pasticceria, la tradizione viene ancora portata avanti. Ovviamente si inseriscono altri ingredienti come il caffè, il cacao e qualche liquore. Noi abbiamo anche la grande tradizione del torrone che vede Camerino in prima linea. Questa leccornia fu portata nel Mediterraneo (forse proveniente dalla Cina) dagli arabi. Il testo più antico che ne parla è il De medicinis et cibis semplicibus del medico arabo

Abdul Muterrif tradotto tra il 1100 e il 1150. Ma è Cremona che vanta la primogenitura perché il torrone fu presentato la prima volta nel 1441 alle nozze tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. A quelle nozze – secondo una ipotesi assai vicina al vero formulata dal rettore dell’Università di Camerino Claudio Pettinari – partecipò Costanza Varano, promessa sposa di Alessandro Sforza (fratello dello sposo). È così che il torrone è arrivato anche a Camerino. È a fine XIX secolo che troviamo la famiglia Bettacchi famosa per la produzione del “torrone biondo”. Si affermò poi il laboratorio di Severino Francucci che venne infine rilevato dal mastro pasticcere Paolo Attili. Ma la città dei Varano vanta, fin

dal 2015, il “dolce di Camerino” (da consumare tutto l’anno) i cui ingredienti sono: pastafrolla, noci, mistrà, mele rosa, cacao e crema pasticciera. Tipici del Natale sono invece i “cavallucci” di Cingoli, il “serpe” di Apiro e “Lu ciceru” di Civitanova. Tiene banco anche un altro dolce del nostro entroterra (che si prepara tutto l’anno), e cioè la “crescia fojata” di cui mena vanto Fiuminata. Si tratta di una sfoglia di pasta molto sottile con cui si avvolgono diversi ingredienti come noci, mele, uvetta, cannella, semi di anice e zucchero. La sfoglia è a base di farina, olio di oliva, acqua, zucchero. Nelle pasticcerie aggiungono anche limone, cacao, mandorle, nocciole, rhum, vaniglia, mistrà e alchermes.


SOCIETÀ

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MARTEDÌ 15 DICEMBRE 2020

COLLETTA ALIMENTARE Cambiata la forma della raccolta, non la sostanza

L’Avis di Recanati al traguardo dei 60 anni non si ferma

ta nazionale della Colletta alimentare. Quest’anno l’iniziativa ha però cambiato forma a causa dell’emergenza sanitaria, e si è svolta dal 21 novembre all’8 dicembre. Circa 30 i responsabili di zona impegnati; mentre si sono attivati – come per lo scorso anno – circa 2.000 volontari, per i rapporti con i negozianti, la distribuzione del materiale pubblicitario, la diffusione di informazioni tramite i social, proprio per la modalità, del tutto nuova, di raccolta dei generi alimentari.Non acquisto di cibo, questa volta, ma donazioni tramite card ritirate all’ingresso o alle casse dei negozi che hanno aderito all’iniLe card per le donazioni ziativa, in particolare Coal ed Eurospin. In molti hanno scelto di donare direttamente online. Il valore complessivo delle card verrà convertito in generi alimentari a lunga scadenza che saranno consegnati alle sedi regionali del Banco alimentare e distribuito alle circa 8.000 strutture caritative convenzionate che sostengono oltre 2 milioni di persone. Per maggiori informazioni sui dati e gli esiti della raccolta: https://www.collettaalimentare.it (G.Lup.)

Avis è presente su tutto il territorio nazionale con strutture diffuse in 111 sedi provinciali, 3.180 sedi comunali, 22 regionali e 773 gruppi di appartenenza in aziende sia private che pubbliche. Anche la città leopardiana vanta la propria sede che, quest’anno, ha raggiunto i 60 anni di attività. L’anniversario doveva essere celebrato come avrebbe meritato, ma l’emergenza sanitaria in atto ha ribaltato tutto. «L’Avis comunale di Recanati – dice la consigliera Laura Borgognoni – è nata nel 1960 dalla forte volontà di Mario Marinelli, ispirato dall’operato della sezione di Macerata all’interno dell’Ospedale Civile della città, che contattò l’allora Ufficiale sanitario dottor Manlio Moretti, il quale accolse con entusiasmo la

acerata, Cingoli, Treia, Chiesanuova e Passo di Treia, Recanati, Tolentino, Porto Recanati, Montecassiano, Montelupone sono le città della nostra M diocesi coinvolte in un evento ormai tradizionale per l’Italia tutta: la Giorna-

L’

proposta e fu il primo Presidente del sodalizio. Insieme iniziarono a coinvolgere i primi volontari e diedero il via alla collaborazione con l’Ospedale Santa Lucia». Presidente del Consiglio Direttivo è Daniela Elisei, suo vice è

Il monumento Avis

Enrico Fabbraccio; a fianco, i consiglieri Fabio e Carlo Ambrosini, Giuseppe e Massimo Baleani, Laura Borgognoni (Segretario e Tesoriere), Leonardo Grufi, Lorenzo Pacella, Ettore Pelati, Silvia Salvi. Ad essi si aggiungono i Revisori dei conti Francesco Argentati, Mirella Baleani e Matteo Senesi. «I donatori a Recanati sono 1.295 e nonostante le difficoltà dovute all’emergenza sanitaria, come la quarantena fiduciaria di molti donatori o la paura, comprensibilissima – dice la Borgognoni –, di frequentare l’ambiente ospedaliero, hanno garantito 1.886 donazioni, contro le 2.400 dello scorso anno, tra sangue intero e plasma. Una percentuale molto alta per il numero di donatori rispetto al numero degli abitanti, con il 6,42% degli abi-

tanti iscritti, contro il 3,81% medio delle Marche e il 2,16 dell’intero territorio italiano». Grandi le capacità di coinvolgimento e di attenzione dei volontari verso i donatori, un rapporto quasi familiare tra loro. Marilena Morbidoni, alla sua prima e non poco impegnativa donazione di plasma, è contenta di donare, ad esempio, consapevole di «fare del bene», con il sangue appartenente al gruppo 0 negativo quindi compatibile con tutti i tipi di sangue. Per questo Natale intanto è prevista la campagna solidale “EartHeart – Fatti dalla terra, donati con il cuore”, che coinvolgerà tutti i donatori e quindici aziende agricole del territorio per portare sostegno ai più fragili della Cooperativa ‘Terra e Vita’. Giuseppe Luppino

Parla la vice sindaco di Macerata con delega alle Politiche sociali, 48 anni, sposata e madre di tre figli. Con 305 preferenze è stata la donna più votata in Consiglio comunale

D’Alessandro: «Aiuto senza assistenzialismo» DI MARIA

NATALIA MARQUESINI

F

rancesca D'Alessandro, 48 anni, sposata e madre di tre figli, con 305 preferenze è stata la donna più votata alle elezioni di settembre per il consiglio comunale di Macerata. Candidata per Fratelli d'Italia ricopre ora la carica di vice del sindaco Sandro Parcaroli ed è assessore alle Politiche sociali, occupandosi anche di integrazione, inclusione, cooperazione sociale e pari opportunità. L'abbiamo incontrata per offrire ai lettori una panoramica sulla sua persona e sugli obiettivi della nuova amministrazione comunale. Come nasce il suo impegno in politica? Vengo dal mondo della scuola, sono un'insegnante (insegna lingua e letteratura italiana, latino, storia e geografia al Liceo Classico di Macerata, ndr), un lavoro che amo moltissimo perché penso che quello che si può offrire alle giovani generazioni sia un valore aggiunto per la società. Tuttavia per seguire questo nuovo impegno ho deciso mio malgrado di lasciare per un po’ la scuola, perché ritengo che questo sia un incarico molto importante che comporta tante responsabilità e merita una grande dedizione. Mi piace definirmi una "nata per caso" della politica; non avevo mai pensato di fare politica se non quando, 10 anni fa, mi è stato chiesto di far parte di una lista civica e ho voluto provare. Venivo da tanti anni di teatro amatoriale e sono sempre stato molto attivo nel mondo dell'associazionismo e della cultura, quindi avevo già uno spirito sociale spiccato e potermi cimentare in un nuovo ambiente mi ha stimolato. Da questa prima esperienza sono uscita molto soddisfatta perché arrivai prima della lista ed entrai in consiglio comunale; questa cosa mi ha portato a riconoscere in me una vocazione che poi è la vocazione alla relazione, allo stare con gli altri e al mettersi in servizio. Alle elezioni del 2015, pur avendo ottenuto un ottimo risultato, non fui eletta, ma da allora ho comunque continuato ad occuparmi di certe tematiche e a portare avanti alcune battaglie, soprattutto nel mondo della scuola, fino a quando alle ultime elezioni ho appoggiato la candidatura di Sandro Parcaroli. Per lui nutro una grande stima perché è un uomo generoso, semplice

ma diretto, che ama il bene delle persone e questo suo aspetto così umano e franco ha ancor più motivato la mia passione politica. Riguardo al suo assessorato ai servizi sociali, quali sono gli obiettivi della giunta per i prossimi anni? L'obiettivo è non solo di attenzionare le fasce più fragili della nostra città ma anche offrire delle prospettive. Non crediamo nell'assistenzialismo fine a se stesso; le persone hanno bisogno di un aiuto economico ma questo non basta, dobbiamo aprire prospettive che siano dignitose e decorose; la dignità della persona deve stare al centro dell'azione amministrativa. Oggi ci troviamo a dover mettere una particolare attenzione alle esigenze economiche perché le persone che stanno perdendo il lavoro sono tante; le famiglie che si trovano in difficol-

tà e non riescono neppure a mettere insieme il pranzo con la cena purtroppo stanno aumentando e questo coinvolge anche categorie che fino ad ora non si erano mai rivolte ai servizi sociali. Recentemente c'è stata la polemica per lo stop da parte del comune di Macerata al progetto Siproimi (Ex Sprarr) che sosteneva l'accoglienza agli immigrati inseriti in appartamenti dislocati sul territorio gestiti autonomamente con la supervisione degli operatori.

«Vogliamo

pensare a un’accoglienza che rispetti sia la città sia chi viene accolto»

Francesca D’Alessandro, vice-sindaco di Macerata

Quali sono i motivi che vi hanno portato a questa scelta? Intanto bisogna sgomberare il campo dall'equivoco sulle parole: aver bloccato questo progetto non significa che noi non vogliamo rendere Macerata una città accogliente. Anche nel comune uso del termine, la parola accoglienza si riferisce alla possibilità di avere un contesto capace di accogliere. Secondo il nostro modo di vedere i progetti portati avanti in questi anni non hanno portato i risultati che ci si aspettava e questo lo si evince dal fatto che la popolazione maceratese ha deciso di votarci, sapendo che questa azione era nel nostro programma elettorale. La percezione dell'accoglienza da parte dei cittadini in questi anni non è stata una percezione serena, anzi tutt'altro, e questo a prescindere dai fatti di cronaca che hanno ferito la città. Se vogliamo fare accoglienza - e la vogliamo fare deve essere un'accoglienza che abbia un certo tipo di risultato, con una prospettiva di vita sana e la possibilità di integrarsi nel contesto sociale in modo positivo. Quindi quello che ci ha spinto è stata la volontà di fare bene il punto della situazione e nel futuro pensare ad una forma di accoglienza veramente efficace che rispetti sia la città che accoglie sia chi viene accolto. Non basta un progetto e non basta dire “siamo città accogliente” lo dobbiamo essere veramente. Prima di essere vice-sindaco è stata presidente della sezione locale del Movimento per la Vita. Cosa le ha lasciato quest'esperienza? Essendo mamma ho affinato la sensibilità per tutela della donna e della maternità; trovo davvero sgradevole che nel 2020 una donna si trova a scegliere tra il lavoro e fare un figlio. Il mio impegno all'interno del Movimento parte dal presupposto che considero la vita degna di tutto l'onore possibile, dal concepimento fino alla morte naturale. La difesa della vita fin dal grembo materno per me è un principio che va al di là della sensibilità religiosa e tutelare i diritti del bambino non ancora nato, secondo me è un alto segno di civiltà perché è davvero il più indifeso di tutti gli esseri umani . È un dovere civico prima di tutto, perché se si tutela il più debole, a cascata si tutelano tutti i diritti.

ASSOCIAZIONI

Anteas: a Natale vicini a chi non ha nessuno DI

LORENZO TAMBURRINI *

N

atale è, da sempre, la festa più attesa e sentita dell’anno. Per i più è sinonimo di famiglia, luci e addobbi; ma per molti non è così. In questo periodo dell’anno emerge maggiormente la fragilità, la solitudine delle persone anziane sole, aggravata per il ricordo delle persone che non ci sono più e dei momenti belli vissuti in famiglia. Con le ultime restrizioni natalizie subentra tristezza e spavento. Questi temi sono molto cari all’Anteas Macerata che, dal 1999 – anno di costituzione – offre i servizi di vicinanza alle persone sole e più fragili, di taxi sociale, consegna farmaci a domicilio, infermieri a domicilio, attività ludiche-ricreative, culturali. L’anno scorso, in prossimità delle festività natalizie, l’Associazione aveva organizzato – in collaborazione con L’Albero dei Cuori APS – l’evento “Natale in Casa di Riposo”: per un giorno i volontari hanno “indossato” i panni di Babbo Natale e portato dei piccoli doni agli ospiti della Casa di riposo comunale di Treia e l’Ircr di Macerata a ritmo dei classici natalizi intonati dal gruppo “Viaggioincanto”. Ai più ha suscitato ricordi di periodi passati, facendo per un attimo dimenticare malinconie e nostalgie. Quest’anno, purtroppo, non si potrà replicare a motivo delle norme di contenimento del Covid-19, situazione che ha determinato anche la sospensione delle prove per un concerto di Natale a cura del “Coro di Collevario”, creato dall’Associazione per far trascorrere qualche ora in compagnia anche degli anziani di cui il gruppo si occupa. Continua, invece, con modalità differenti, il laboratorio artistico di creazione di oggetti handmade natalizi realizzati dalle volontarie del progetto “Botteghe delle Fiducia”: l’attività non avviene più insieme nel centro sociale di Collevario di Macerata, ma individualmente con chiamate periodiche, messaggi Whatsapp per avanzamento dei lavori e suggerimenti. In occasione delle Messe domenicali della parrocchia, essi saranno offerti in omaggio a chi deciderà di fare una piccola donazione a sostegno del Progetto. Per combattere il distanziamento sociale e il problema della solitudine, l’Anteas Macerata ha messo in campo degli incontri online/telefonici gratuiti – con la psicologa Giorgia Pellegrini: il prossimo incontro si è svolto giovedì 10 dicembre. L’intento è di proseguire gli incontri anche nel 2021, con la speranza di poterli realizzare in presenza, creando un tavolo di confronto e socializzazione. Il Natale 2020 sarà caratterizzato dal distanziamento fisico: niente incontri, niente visite inaspettate; l’Anteas di Macerata raggiungerà gli anziani con il proprio servizio di taxi sociale, spesa e farmaci a domicilio e con un caloroso augurio di Buone Feste utilizzando Sms, messaggi Whatsapp, telefonate, email, social: un gesto semplice ma in cui tutti possono sentirsi parte di una comunità affettuosa e familiare. * presidente provinciale di Anteas Macerata

Sport: nel bilancio annuale svetta la Lube In un anno che è stato traumatizzato dal Covid, buoni risultati per il baseball e la ginnastica Alti e bassi per il calcio DI

ENRICO MARIA SCATTOLINI

A

nnus horribilis quello che si sta (fortunatamente) concludendo. Non per nulla ”anno bisesto cioè funesto”, per antica definizione popolare. Un giorno in più che riassesta il calendario solare – con la puntualità dei quattro anni – ma che resterà incancellabile nella storia dell’umanità per la terribile pandemia da Covid-19 che l’ha attraversato.

Lo sport ne è stato traumatizzato, al pari di tutte le altre attività sociali, culturali ed economiche. Non è facile fare bilanci sotto il peso angosciante di oltre un milione di morti nel mondo e di una media di diverse centinaia di decessi quotidiani nel nostro Paese. Illumina il proscenio la Lube con la vittoria della Coppa Italia, che ha seguito la straordinaria performance del precedente successo (targato invece 2019) nel Mondiale per club brasiliano di volley. Straordinaria valenza confermata dai “cucinieri” in questo rateo finale 2020, che li colloca di nuovo ai vertici nella classifica del campionato italiano. Buon quarto posto conquistato da Macerata nel torneo di A1 di baseball. La squadra cittadina di softball non è invece riuscita a disincagliar-

si dalle secche dell’A/2, ma ha potenziato notevolmente il settore giovanile. Brillante come di consueto il procedere della ginnastica artistica, autentico patrimonio cittadino.Con atleti di assoluta eccellenza. Infine rose ma anche spine nel calcio. Traguardo storico infatti la promozione fra i professionisti (LegaPro) ottenuta dal Matelica, dopo ripetuti tentativi andati a vuoto. Attualmente la formazione del patron Canil se la sta cavando con onore: gioca all’Helvia Recina per la mancata omologazione, a norma Uefa, del proprio campo sportivo cittadino. Ancora amaro in bocca invece per la Maceratese e la Civitanovese, le quali rappresentano la nobiltà del football provinciale. Da tempo inghiottite dalle sabbie mobili di me-

diocri campionati di secondo livello regionale che tradiscono la loro tradizione. Gli unici guizzi d’entusiasmo erano rimasti gli scontri diretti di andata/ritorno previsti da sempre dai calendari dei loro confronti…condominiali. Ci ha pensato il Comitato Marchigiano della Figc a cancellare anche questi episodici fermenti, ancora capaci di richiamare gran pubblico allo stadio. Infatti biancorossi e rossoblù sono stati inseriti in due diversi minigironi. Nel segno dell’appiattimento dei programmi della Lega Dilettanti che intristiscono anche per la loro frammentarietà (al momento disputato un solo incontro, quello d’avvio dello scorso 25 ottobre), l’incertezza del futuro (non è stata stabilita la data di ri-

La Lube Civitanova in campo

presa, che comunque dovrebbe orientarsi verso la metà gennaio 2021) e la desolante assenza di pubblico. La consolazione è che comunque un derby ci sarà per la Rata. Addirittura un derbissimo contro la Cluentina di Piediripa, nel frattempo neo promossa dal torneo di prima cate-

goria. Finalmente un motivo di sorriso e di… speranza per una parte dei calciofili maceratesi. Dietro le quinte attendono pazientemente il loro turno l’Atletico Macerata e la Vigor Macerata:dalla seconda categoria guardano infatti come un esempio quello che è riuscito alla conterranea Cluentina.


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Emmaus e Avvenire, martedì 15 dicembre 2020 by EmmausOnline - Issuu