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Emmaus e avvenire 20 dicembre 2016

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iniziativa

Aiutare la diocesi

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a nostra Chiesa locale ha avuto tante chiese colpite pesanteL mente dalle scosse sismiche ed è

A cura della redazione EMMAUS Via Cincinelli, 4 62100 Macerata tel. 0733.234670

impegnata nel sostegno a chi ha bisogno di aiuto. Chi desidera contribuire alla sua azione può effettuare un versamento a: Diocesi di Macerata-Tolentino-RecanatiCingoli-Treia. Causale: Offerta pro terremoto Iban IT61Q0605513401000000011753

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MACERATA

Martedì, 20 dicembre 2016

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

I timori per il terremoto non soffocano la letizia delle feste natalizie in chi è sfollato e in chi è protagonista dell’accoglienza. Con i sacerdoti sempre in prima linea

la parola del vescovo

Gesù rinasce sul «cratere» Il nostro Natale eccezionale pieno di speranza

Il bisogno di rinsaldare i legami di vicinanza porta a rimodellare le celebrazioni delle festività, rispondendo in modo creativo alle condizioni imposte dal sisma

DI NAZZARENO MARCONI *

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DI ANDREA MOZZONI

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tretti in una sorta di mangiatoia raccolta nel “cratere” del terremoto, i maceratesi si apprestano a vivere il Natale dopo il dramma iniziato nella notte dello scorso 24 agosto. In questo territorio, dove le prospettive di ricostruzione si alternano alla ripetizione delle scosse, la stella cometa è rappresentata da reali segni di accoglienza. Una ricerca condivisa e costantemente accompagnata dalla preghiera. Rimane indelebile, infatti, il dolore dei legami spezzati, così come la sofferenza di quanti ancora oggi sono costretti arestare lontani dalla propria casa. Sfollate le persone e inagibili i luoghi, il vaso comunicante della Carità genera solidarietà solida, che si sta sostituendo, giorno dopo giorno, all’abbandono e allo sconforto. Il Crocifisso ligneo del Santuario dei frati minori, a Treia è un emblema di questo bisogno di riparo, dello stringersi, se possibile, in modo più forte a un luogo tanto caro alla comunità locale. «Come ormai avviene da settimane, anche le festività natalizie saranno celebrate in una tensostruttura – conferma padre Luciano Genga – poco distante dalla cappellina dove ora è riposto il Crocifisso. Andiamo avanti e guardiamo al Natale e al futuro con la fede nel Signore». Il sigillo a tali sentimenti lo porranno i tanti presepi, in mostra come ogni anno e realizzati da alcuni appassionati. Una possibilità invece rimandata a Colmurano, con la rinuncia al grande presepe francescano meccanizzato, data l’inagibilità della chiesa di San Donato e dell’attiguo teatrino, dove l’installazione negli anni scorsi richiamava numerosi visitatori durante le festività. Se lo sguardo di tutti è rivolto con timore alla montagna, ai martoriati Sibillini, sarà

Un dettaglio dell’Adorazione dei Magi del Tintoretto, una delle opere d’arte tratte in salvo dalla chiesa delle Vergini di Macerata

un Natale diverso anche per chi ha trovato alloggio lungo la costa. «Siamo veramente più vicini di quanto dicano i chilometri al nostro entroterra – afferma padre Roberto Zorzolo, parroco a Porto Recanati –, il giorno dell’Epifania ospiteremo a pranzo l’Anffas dei Monti Azzurri, attualmente senza sede, per condividere questo momento di difficoltà». Padre Zorzolo racconta come l’atmosfera natalizia si stia diffondendo anche nei campeggi, dove attualmente alloggiano oltre 600 persone: «I miei genitori alloggiano qui ma io non posso abbandonare Bolognola – spiega, tra questi, Giuliano, un giovane agricoltore –; per questo sarà un periodo davvero particolare, con la paura che la neve faccia ulteriori danni, ma cercheremo di viverlo insieme». Nei centri di Porto Recanati non sarà però possibile celebrare la Messa di mezzanotte: «Ma a Natale saremo presenti per gli auguri e per officiare la liturgia nel pomeriggio – aggiunge ancora padre Roberto – , tutto ciò grazie anche alla disponibilità di alcune corali che rallegreranno la funzione».

L’esperienza di Porto Recanati è simile a quanto vissuto anche a Tolentino. Diego e Letizia, residenti in una delle vie più danneggiate dal terremoto, genitori da poche settimane, si preparano al loro primo Natale in tre: «Nostra figlia rappresenta una speranza per noi e, allo stesso tempo, soprattutto in questo periodo di festa, noi vogliamo rappresentare per lei la fiducia in un futuro migliore anche dopo il terremoto». Prospettiva su cui ha “investito” concretamente anche parrocchia dello Spirito Santo, dove sono ancora ospitate alcune famiglie in attesa di una sistemazione più consona. «Per tale ragione, durante le festività l’obiettivo è garantire un’apertura più ampia dell’oratorio per i giovani – dichiara don Sergio Fraticelli –; stiamo cercando di essere presenti, inoltre, in altri due luoghi: il centro di accoglienza realizzato nel padiglione del centro commerciale “Tolentino 815” e in una zona della città adibita alla sosta dei camper. Finora abbiamo assicurato la celebrazione della liturgia domenicale e, almeno per ciò che riguarda chi alloggia presso il centro com-

celebrazione Messa di Mezzanotte a Fiastra atale doppiamente gioioso, perché la felicità per la venuta del Salvatore vieN ne celebrata in una delle chiese più amate della nostra terra, vittima al pari di tantissime altre della violenza del terremoto: l’abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra. L’antico edificio cistercense, chiuso per precauzione dopo la scossa del 26 ottobre e colpito, sia pure lievemente, da quella del 30 ottobre, potrà riaprire i battenti proprio in occasione della Messa della Notte di Natale, celebrata dal vescovo Marconi, con inizio alle ore 24.

merciale, questo si ripeterà anche il 25 dicembre e il giorno di Santo Stefano». Una parrocchia dalle porte aperte, quella dello Spirito Santo, secondo quanto indicato da papa Francesco, come tante altre della diocesi, vicina a quanti vivono un momento di difficoltà.

appuntamento

«La tua Betlemme»: un concorso di sacre raffigurazioni mobilita famiglie ed esercenti nella vicaria di Treia

8 gennaio. La Stella di san Giuliano salirà ancora in alto eppur di datazione non antichissima, come racconta Libero Paci, uno dei maggiori custodi della cultura locale, nel testo “La tradizionale stella di san Giuliano”, uno degli eventi ai quali i maceratesi sono particolarmente legati avviene, ogni anno, la seconda domenica di gennaio, come buon auspicio per la nuova stagione appena inaugurata. Nel 1848, infatti, i conti del capitolo “Cattedrale” annotano spese per la confezione di una stella luminosa da innalzare nel duomo in data 14 gennaio. Un appuntamento che, nel corso del tempo, ha assunto il nome di “San Giuliano d’inverno”, affiancandosi così alle celebrazioni estive, il 31 agosto, in onore del Patrono della città di Macerata. La tradizione è oggi mantenuta viva dal Centro italiano femminile (Cif). Questo si è già proposto con l’iniziativa dedicata al mondo dell’infanzia dello scorso 10 dicembre, durante la quale il pittore “chiarista” e artista del recupero Silvio Craia ha coinvolto i bambini in un laboratorio per la realizzazione di piccoli presepi da vendere per beneficienza. Ora, però, l’attesa è rivolta all’8 gennaio, quando, grazie alla collaborazione dei Vigili del Fuoco, la “Stella di San Giuliano” sarà ancora una volta posta, nella riproposizione moderna dell’evento, sulla facciata del Palazzo comunale, subito sotto l’immagine della Madonna a protezione della “Civitas Mariae”. Un appuntamento che vedrà la consueta presenza del vescovo Nazzareno Marconi, del sindaco Romano Carancini e di tutte le autorità cittadine. «Nel pomeriggio del 14 gennaio – scriveva ancora Libero Paci – durante il canto del vespro, il pio canonico con pazienza certosina accendeva tutti i lumi. Poi il meccanismo si metteva in moto e la stella ascendeva verso la conca dell’abside fra le meraviglie popolari». Uno spettacolo unico che si appresta a rinnovarsi. (A.Moz)

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In famiglia, in chiesa o tra amici, la festa dell’Immacolata rappresenta da sempre un appuntamento speciale in vista del Natale. La tradizione del presepe domestico, infatti, ricorda il ritrovarsi attorno al focolare, ma anche i molti concorsi che, lungo la Penisola, mettono in mostra, oltre alla fede, l’estro degli italiani. Famose nel mondo, le statuine di San Gregorio Armeno, a Napoli, sono quindi in buona compagnia, grazie ai tanti premi promossi durante il periodo natalizio. Dopo alcuni anni di pausa, la vicaria di

Treia ha deciso di rilanciare questa iniziativa che stimola la creatività sia dei privati, che degli esercizi pubblici con le loro vetrine. “La tua Betlemme”, questo il nome del concorso, vuol essere anche un segno di speranza e di ripresa per una zona anch’essa ferita dal sisma. Con la

collaborazione dell’Arche Treia “Luigi Lanzi” e il patrocinio del Comune, gli elaborati potranno essere ammirati dal 2 all’8 gennaio presso la chiesa della Natività di Passo di Treia, dove avverranno anche le premiazioni con la partecipazione di artisti locali. (A. Moz.)

uest’anno, la mia lettera di auguri natalizi è particolare, la faccio giungere anche dalle pagine di Avvenire a tanti amici che si tengono in contatto con noi attraverso questo appuntamento mensile. Queste feste di Natale hanno per la nostra Diocesi un carattere particolare: alcune famiglie vivono in situazioni di fortuna, cacciate fuori casa dalla violenza del terremoto. Il numero degli sfollati è difficile da calcolare, perché i controlli stanno procedendo lentamente per i tanti edifici coinvolti. Molte persone hanno trovato ospitalità da amici e parenti, svuotando i ricoveri improvvisati dei primi giorni, ma sono tanti quelli che non potranno tornare a casa in tempi brevi. Dai dati raccolti come Chiesa, nella zona più colpita, che comprende circa 35.000 abitanti, abbiamo più del 20% di sfollati. Questi numeri diventano evidenti quando parlando tra noi, tutti sono in grado si indicare nomi di persone amiche in questa condizione. In varie strutture ospitiamo persone della nostra Diocesi o di Diocesi vicine duramente colpite. Molti celebrano la Santa Messa in situazioni provvisorie. Qualche parrocchia rimasta intatta ospita le celebrazioni delle parrocchie vicine più danneggiate. Le parrocchie della costa sono coinvolte nell’assistenza a quanti sono ricoverati nei campeggi o nelle strutture alberghiere. Tutti più o meno direttamente siamo toccati da questa situazione. La fede ci insegna che «tutto concorre al bene per quelli che amano Dio» (Rm 8,28) cioè: da ogni situazione, per quanto negativa, possiamo con la forza della fede trarre del bene, senza lasciarci solo sopraffare dal male. La sofferenza che viviamo offre l’occasione di donare e di ricevere un amore concreto, fatto di ascolto, di accoglienza, di piccoli gesti di bene. La mancanza di tante cose inutili con cui spesso riempiamo la vita, ci fa riscoprire l’essenziale, ciò che è davvero prezioso. Una coppia di sposi abbastanza maturi mi ha detto sorridendo: «Sa Vescovo, quando c’è stata la scossa forte, ci siamo abbracciati per la paura… ma anche perché ci vogliamo bene… ci voleva il terremoto per abbracciarci stretti come quando eravamo fidanzati!». Buon Natale allora vuol dire soprattutto: «Buona Nascita!». Chiediamo a Dio di far nascere di nuovo in noi il desiderio del bene e la luce della speranza. Guardando al Bambino nella capanna di Betlemme, anche Lui «sfollato in un rifugio di fortuna con la sua famiglia», ci stringiamo con affetto profondo a quanti vivono un po’ «al freddo e al gelo», come canta un inno di Natale. So bene che non è facile essere accoglienti. L’ospite dopo qualche giorno ci chiede una generosità più grande e spesso almeno altrettanta pazienza di quanta lui ne ha con noi. Il nostro patrono, san Giuliano ospitaliere, anche lui sfollato dalla nostra Cattedrale inagibile, ci aiuti a ospitare gli altri, prima di tutto nel nostro cuore. Su tutti: amici, ospitanti ed ospitati, scenda la benedizione di Dio in questo Natale e ci conservi nella pace e nel bene. * vescovo

tradizione. Presepi viventi, una storia di evangelizzazione DI

M. NATALIA MARQUESINI

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ella notte di Natale del 1223 a Greccio, non c’erano statue e neppure raffigurazioni, ma unicamente una celebrazione eucaristica sopra una mangiatoia, tra il bue e l’asinello che San Francesco volle per vedere con “gli occhi del corpo” il modo in cui il bambino Gesù si è “abbassato” sulla terra. Come il Santo, ogni uomo e donna sente il bisogno dei segni e la raffigurazione della Sacra Famiglia affascina nella sua semplicità. Anche oggi, nel presepe si cela un grande segno di evangelizzazione che mette in evidenza la centralità del Cristo. La tradizione dei presepi viventi ha concorso nei secoli alla diffusione del messaggio evangelico e anche oggi viene vissuta con trasporto in molte comunità, rappresentando un forte momento di aggregazione. Ecco quindi che durante il perio-

Treia, Montefano e Macerata ospitano «piccole mangiatoie» per annunciare la venuta del Signore

do delle vacanze natalizie sono tante le famiglie che trascorrono molto tempo assieme “vivendo” una raffigurazione della nascita di Gesù. È un Natale segnato dal terremoto quello che la diocesi di Macerata si accinge a vivere. Anche la “messa in scena” della nascita di Gesù ne ha patito le conseguenze. Nel convento di San Giacomo a Cingoli, ad esempio, quest’anno non sarà allestita la rappresentazione. L’inagibilità della chiesa e le tante necessità imposte dalla situazione di emergenza hanno difatti impedito l’organizzazione che da qualche anno univa drammatizzazione teatrale e preghiera. Altro caso emblematico è quello del presepe vivente di Treia, che si svolge da ben venticinque anni, ma che per questo Na-

tale avrà una caratterizzazione diversa. A sostituire l’ormai tradizionale scenario, il prossimo 6 gennaio, sarà la casetta “terremotata” posta davanti al sagrato della chiesa della Natività della Beata Vergine Maria nella frazione di Passo di Treia che in questi giorni ospita le statue della sacra famiglia. Saranno invece tre le giornate del presepe vivente di Montefano che quest’anno giunge alle decima edizione. Nei giorni 1, 6 e 8 gennaio 2017 dalle ore 16 alle 20, le vie del centro storico si trasformeranno in una piccola Betlemme per dare vita a una manifestazione che si ispira ai valori della tradizione. Decine di figuranti in abito d’epoca rievocheranno mestieri antichi e, corollario sempre apprezzato, ci sarà occasione di assaggiare vin brulè, po-

lenta, crescia, biscotti e formaggio. Dal 2014 anche la città di Macerata ha il proprio presepe vivente che si snoda nel suggestivo quartiere borgo Ficana, fatto interamente di case di terra. I vicoli rimessi a nuovo di recente e che sono parte attiva della rete museale del Comune, offrono un percorso suggestivo, pieno di scorci suggestivi, dove le casette e i loro cortili accolgono gli artigiani al lavoro: falegname, fabbro, macellaio, pastaia, fornaio, oste. Anche gli animali sembrano a loro agio tra i personaggi e la narrazione che si diffonde nell’aria ricorda ai visitatori i momenti più significativi raccontati nel Vangelo. L’evento è organizzato dalla parrocchia di Santa Croce in collaborazione con gli esercizi commerciali che non faranno mancare nemmeno quest’anno degustazioni e assaggi gastronomici. L’appuntamento è per domenica 8 gennaio dalle ore 15.


Martedì 20 dicembre 2016

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I paesaggi delle Marche «si colorano» di speranza Nel libro di Gianluca Storani, fotografo maceratese, le bellezze del nostro territorio. Parte degli incassi destinata ai terremotati DI FRANCESCA

CIPOLLONI

A

nche nel buio più fitto «c’è sempre una fiammella di speranza in fondo al cuore con la quale poter ripartire». È questo il pensiero, sintetizzato nel suo profilo Facebook, con cui l’artista, fotografo e grafico maceratese Gianluca Storani tratteggia le “tonalità” con cui, dopo il devastante sisma che ha ridisegnato i contorni dei nostri amati Sibillini e dei tanti paesi custodi di storia, cultura e tradizioni, ci si accinge alla lunga e delicata ricostruzione. «Dopo il terribile cataclisma che ha messo in

Il fotografo Gianluca Storani

ginocchio l’Alto Maceratese – racconta il professionista –, ho pensato a come potermi rendere utile. Oltre a ricostruire fisicamente tutto, possibilmente nel rispetto delle peculiarità di quei luoghi unici al mondo, è necessaria anche una ricostruzione morale. Partendo, però, da un assunto fondamentale: quei luoghi oggi feriti sono luoghi meravigliosi che devono rifiorire non solo esteriormente ma anche dentro di noi, perché sono parte di noi e della nostra stessa identità». Nasce così, dal desiderio di elaborare il lutto ma anche di voltare pagina, grazie ad una spiccata sensibilità e un’apprezzata abilità con il flash «Macerata e i paesaggi delle Marche», il testo appena presentato nel capoluogo e disponibile nelle librerie cittadine. Tra una foto di Pollenza e uno scorcio di Visso, le Marche rappresentano, ora più che mai, la “musa ispiratrice” del fotografo che, attraverso un’accurata

ricerca, ha voluto far emergere «l’anima più vera e pura» del cuore pulsante dell’Italia, immortalato prima di quei terribili momenti del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre. Nato nella Civitas Mariae nel 1974, diplomato come Maestro d’arte, Gianluca Storani è anche tecnico della grafica pubblicitaria: nel giugno scorso grazie ai suoi lavori si è aggiudicato il «Riconoscimento della giuria» al concorso fotografico «San Ginesio in posa». Oltre alla creatività, tuttavia, ciò che anima lo spirito creativo di Gianluca è anche l’altruismo. «Da scrittore e curatore di immagini – spiega Storani –, ho pensato di devolvere alle popolazioni colpite parte dei guadagni derivanti dalla vendita di questa mia prima opera. Restituire parte di quanto ho ricevuto in tanti anni proprio nel momento di massimo bisogno mi sembra il minimo. Dobbiamo iniziare ad immagine il futuro – aggiunge –, e il futuro non può non

ripartire dal passato, da ciò che è stato e da ciò che continuerà ad esistere, prima di tutto dentro di noi, nel nostro cuore. “Le Marche nel cuore” è il titolo, l’hashtag che ho dato a questa nuova raccolta di foto. Sono quelle stesse quattro semplici parole che mi accompagnarono la sera del 27 ottobre per descrivere lo stato d’animo di un uomo e di un’intera comunità finita letteralmente a terra. Ma vogliono essere, soprattutto, un augurio di speranza». Da autentico “promotore del territorio”, dunque, Gianluca Storani sposa una mission che, ci si augura, possa essere contagiosa. Dal mostrare al mondo tutto il territorio marchigiano allo svelare soprattutto quella parte di territorio ora ferito e in grave difficoltà. «Non macerie, frane, fratture, voragini, e distruzione – conclude – ma, piuttosto, l’inesauribile fascino di quei luoghi nel pieno del loro splendore». Una ricchezza per gli occhi e l’animo che la polvere non ha offuscato.

Dal passato giunge il ricordo di usanze e parole che le tragedie della storia non cancellavano e che ci sollecitano, anche oggi, a riscoprire il senso autentico della festa più sentita

Notte santa riscaldata dalla dolce tradizione Bambini impegnati nei canti di Natale

DI IVANO

C

PALMUCCI

on l’avvicinarsi del Natale ritornano nella memoria di chi ha i capelli bianchi i versi della poesia “La Notte santa” di Guido Gozzano che i maestri della scuola elementare facevano imparare ai propri alunni. Non poteva mancare nel programma scolastico e doveva essere recitata tutta, fino ai sospirati versi “Il campanile scocca la Mezzanotte Santa”. Scritta per il Natale del 1914, il poeta ripercorre le peripezie di Giuseppe e Maria per trovare un tetto e ricevere accoglienza, e conclude con un inno al presepe, simbolo per eccellenza dell’incarnazione del Redentore che entra nella Storia per confrontarsi con l’uomo. A scuola veniva recitata per ottenere un bel voto, a casa, tra il compiacimento e gli elogi, veniva replicata davanti a tutta la famiglia riunita intorno al presepio, come in una liturgia domestica. Sì, a tutta la famiglia, perché anche chi era lontano cercava in ogni modo di rientrare per vivere insieme, nel calore degli affetti, questo giorno speciale. “Natale con i tuoi”, recita un famoso adagio popolare. Ma si acuisce anche il dolore per l’assenza di chi ci ha lasciato. Quanti versi, quanti canti e melodie sono stati composti, quante tradizioni si sono stratificate in ogni comunità nel corso dei decenni per celebrare la

festa delle feste, la festa della famiglia, tanto cara alla nostra popolazione! Tante le storie e tante le leggende fiorite intorno a questo evento; innumerevoli i capolavori e le opere d’arte ispirati dall’umile Bambino adagiato tra la paglia. Si rinnova la commozione nel ricordo della fiaba della piccola fiammiferaia, tanto attuale e carica di significato, scritta dal danese Hans Christian Andersen e pubblicata nel 1848. L’attesa veniva scandita in ogni parrocchia, a partire dal 16 dicembre, dalla pia usanza della Novena di Natale, alla quale a gara partecipavano i bambini, e rimaneva impressa la bella invocazione “Regem venturum Dominum, venite adoremus”. Il culmine dei preparativi si raggiungeva la sera della Vigilia, ma la tradizione è viva ancora oggi, con la preparazione del cenone e finalmente con la partecipazione alla Messa di mezzanotte. Il cenone, rigorosamente a base di pesce, era un rito quasi sacro che vedeva impegnata tutta la famiglia a rendere la tavola festosa e invitante. Piatti fondamentali erano gli spaghetti con sugo di tonno, anguilla, baccalà, stoccafisso, sardelle, sgombri e fritti di ogni genere, nonché noci, fichi secchi, datteri, arance e torrone. Nel corso della cena, poi, si rinnovava la simpatica

tradizione della letterina sotto al piatto del papà, accuratamente confezionata e nascosta dai bambini della famiglia. Oggi si è andata perdendo questa usanza, ma alcuni decenni fa era l’occasione per dire ai propri genitori quello che non si aveva il coraggio di dire apertamente e personalmente: oltre a chiedere qualche dono, la letterina terminava con la classica promessa di essere migliori, più obbedienti e soprattutto più bravi a scuola. In attesa della mezzanotte si aprivano i regali e si riempiva il tempo con la tombolata o con il gioco delle carte, i cui vincitori di regola erano i più piccoli. La Messa a mezzanotte – quale incanto nella chiesa addobbata e quanta gioia all’intonazione del Gloria salutato dal suono allegro di tutte le campane –, poi gli sguardi di tutti su quel Bambino benedicente deposto nella mangiatoia al canto “Tu scendi dalle stelle”! E mentre si sperava di trovare all’uscita un candido manto di neve, riaffioravano gli ultimi versi della poesia “La Messa di Mezzanotte” del poeta e avvocato fiorentino Pietro Mastri (pseudonimo di Pirro Masetti 1868–1932). «E nella tiepida/chiesa, che incanto!/Fra lumi e un denso/profumo d’incenso/e suono d’organo/e voci di canto,/ecco il presepe/con Te, Bambino”.

Grande Guerra: a Modena le fotografie di Carlo Balelli DI ANDREA MOZZONI

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libri di storia raccontano la crudezza brutale della Prima Guerra mondiale coi suoi milioni di morti. Ancor oggi non è facile prendere la distanza emotiva necessaria per valutare eventi che segnarono in profondità le persone e la società. Eppure, la Grande Guerra segnò anche un momento storico per la fotografia con la nascita del fotogiornalismo: ben 600 reporter del Servizio Fotografico del Regio Esercito furono inviati sui campi di battaglia. Fra questi anche il maceratese Carlo Balelli, appena ventenne. Il suo lavoro è ora raccolto nella mostra itinerante «Obiettivo sul fronte», curata e promossa dal Centro Studi che porta il nome del fotografo e presieduto dalla figlia Emanuela Balelli. Dopo Macerata e Roma, le immagini sono esposte, fino al 31 gennaio, al Palazzo Ducale di Modena, sede dell’Accademia Militare, tra i promotori insieme all’Anmig (Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra), inaugurata alla presenza di Gabriele Giacobazzi (assessore del Comune di Modena), Adriano Zavatti (Anmig Modena), generale Salvatore Camporeale (comandante dell’Accademia militare) ed Ema-

nuela Balelli. Un omaggio alla dignità con cui il popolo italiano affrontò la guerra, attraverso un percorso di immagini dal 1914 al 1919, curato da Emanuela Balelli, Nicola di Monte, Ivano Palmucci e Giuseppe Trivellini. 240 scatti selezionati tra gli oltre 20mila conservati nei Fondi pubblici della biblioteca comunale Mozzi-Borgetti e della biblioteca statale di Macerata, oltre a quello della famiglia Balelli. Le immagini mostrano l’evoluzione delle tecniche fotografiche usate al fronte e la vita quotidiana in trincea.

Il fotografo Carlo Balelli

Da sinistra, Giacobazzi, Zavatti, Camporeale e Balelli all’inaugurazione

L’oratorio salesiano si lascia sorprendere dal Natale DI FLAVIANO

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L’oratorio durante la chiusura delle scuole

Per due settimane, durante le vacanze scolastiche, vengono ospitati 250 ragazzi che vogliono continuare a stare insieme

D’ERCOLI *

er Maria e Giuseppe è stato praticamente un terremoto. Lo possiamo dire senza timore di smentita. Un matrimonio sostanzialmente pronto ma che rischia di andare all’aria fragorosamente. I legami nel villaggio sconquassati da mille voci, non del tutto ingiustificate. I sogni dei genitori infranti da un non ben precisato Arcangelo. Diciamo che prima del terremoto che riguarda la terra, ne esiste un altro che ha l’epicentro nell’anima. E aggiungiamo anche che, se quello delle case segna in profondità lo spirito, il terremoto dell’anima incide molto concretamente sulle abitazioni. L’oratorio è la “casa dell’anima”. In fondo perché si chiamerebbe oratorio (luogo in cui si prega) se non fosse la

sorgente di mille “annunciazioni”? È nella preghiera che l’anima si dispone a essere fecondata dalle buone notizie che provengono dal cielo: sia dalle buone notizie, che dalle missioni più impegnative, intendiamoci. L’oratorio si chiama così perché, fondamentalmente, punta anch’esso a sconquassare l’anima dei giovani come l’Angelo ha sconquassato l’anima di Maria e Giuseppe e, a seguire, quella di tutti noi. Il terremoto ha sconquassato l’oratorio? Come in tutte le situazioni della vita ha portato le sue grandi novità. Le più immediate sono violente: stanze e chiesa inagibili, paura diffusa ovunque, lavori scomodi e polverosi, questioni economiche… Ma poi, se si riesce ad andare oltre tutto questo, è possibile accorgersi di molto altro. Le relazioni ricominciano a fiorire.

Allora succede che, per due settimane, l’oratorio si riempia ogni mattina di duecentocinquanta ragazzini che sono stanchi di stare a casa da soli e vogliono fare come quando si andava a scuola! Che bello. Succede anche che i più grandi cerchino un posto per studiare e fare merenda insieme! Che bello. Succede che la gente più grande voglia dare una mano perché non si può stare tutto il giorno a pensare alle cose brutte: occorre sapere che la vita va avanti. Che bello. Succede che le famiglie vengano a cercare un luogo in cui stare insieme per cena o per pranzo, o dopo cena e dopo pranzo. Che bello. Succede che le associazioni della città abbiano bisogno di luoghi in cui svolgere le attività sociali e, guarda un

po’, non erano mai entrate in oratorio e scoprono nuove possibilità. Che bello. Insomma, succede di tutto. E non tutto è negativo. Anzi, succede che le cose che non dipendono da noi sono delle vere e autentiche sorprese che possono cambiare la nostra prospettiva sulla vita. Viva il Natale, allora, e viva lo sconquasso che può creare nell’anima, come in famiglia, come all’oratorio. Diciamocelo chiaramente: il Natale può essere il vero terremoto dell’anima e un terremoto con l’epicentro nell’anima può diventare sorgente di vita nuova per tutti. In oratorio stiamo tutti bene. Per quelli che stanno male l’oratorio si sta rivelando un luogo di vita. Benediciamo il Signore! * direttore dell’oratorio salesiano di Macerata


Martedì 20 dicembre 2016

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Recanati, stanziati 8 milioni dallo Stato per il recupero del Colle dell’Infinito DI TIZIANA TIBERI

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arà messo in sicurezza il Colle dell’Infinito di Recanati, danneggiato dalla violenta scossa del 30 ottobre, una delle ferite più dolorose al patrimonio artistico e culturale dell’Italia. All’inizio di dicembre, prima della crisi di governo, a Roma è stato firmato il provvedimento che stanzia 8 milioni di euro per il suo recupero. Si tratta del finanziamento governativo più cospicuo dal Dopoguerra. «Una giornata storica per Recanati – ha commentato il sindaco Francesco Fiordomo –: in poche settimane si è concretizzato un lavoro preparato con scrupolo dai nostri uffici e da quelli della Regione». Velocissimi anche i ministeri della Cultura e dell’Ambiente. «Ora tocca a noi procedere con speditezza», ha concluso Fiordomo. L’intervento del Governo restituirà integro il luogo che ha ispirato l’idillio più famoso del poeta recanatese, un colle visitato ogni

anno da decine di migliaia di turisti, simbolo emblematico di cultura e bellezza ambientale. La profonda fessura provocata dal sisma, ha evidenziato il rischio concreto di uno scivolamento a valle a motivo di una grave debolezza idrogeologica. Altri beni culturali della città leopardiana hanno retto bene alle scosse e sono addirittura un’àncora di salvezza per altre città danneggiata dal sisma. Il Teatro Persiani ha ospitato spettacoli di prosa che non hanno potuto essere messi in scena al Lauro Rossi di Macerata e al Feronia di San Severino. Una collaborazione che tiene viva la cultura alimentando la voglia di rinascere e ricostruire. Recanati, candidata capitale della cultura italiana 2018, si conferma dunque città che accoglie, educa, è vocata all’innovazione e alla creatività. Un progetto ambizioso, un percorso già avviato con i successi del Giovane Favoloso che non si ferma davanti alle difficoltà.

Non solo paura: nel territorio maceratese non mancano i segnali di ripresa rivolti alla vita quotidiana delle comunità

Appignano in favore di «Eumega»

Il doppio con «Un Natale a Metà»

«N

ra le iniziative solidali promosse in questo periodo natalizio, c’è la proposta della parrocchia San Giovanni Battista di Appignano che, T come l’anno scorso, è impegnata nella raccolta di fondi per

oi due faremo a metà»: da una frase di don Bosco l’ispirazione per continuare ad aiutare chi ne ha più bisogno. È il motto con cui il Sermigo promuove l’iniziativa nataliza volta a raccogliere fondi per le missioni salesiane in Africa. L’associazione missionaria maceratese, attiva dal 1990, sostiene la missione a Dar Es Salaam in Tanzania e propone di offrire un regalo solidale. Con un piccolo contributo, infatti, è possibile acquistare il calendario il cui ricavato potrà offrire un Natale migliore ai bambini della missione. Per prenotare i calendari da regalare ad amici e parenti basta inviare un messaggio privato su Facebook a “Mgs-Sermigo Don Ennio Borgogna”, oppure scrivere una mail a: info@sermigo.org. (M.N.M.)

e all’economia delle aziende in difficoltà, senza perdere di vista, tuttavia, l’importanza della solidarietà missionaria

l’associazione di impegno missionario «Eumega». Alle bancarelle allestite per raccogliere fondi, verrà affiancato il mercatino “Al contrario” dove chi lo desidera può offrire un regalo che verrà poi recapitato nella missione africana in Togo. Il progetto missionario nasce da esperienze condotte dai giovani della parrocchia in Togo, Benin e Costa d’Avorio. Ora Eumega, il cui nome si compone da “eu=bene” e “mega=grande”, è una realtà di giovane chiesa missionaria sempre più viva. M.N.M.

Nella foto a destra, il mercatino natalizio dello scorso anno promosso dall’associazione Eumega dove sono stati raccolti anche i doni da portare nella missione in Togo

Le ferite sono tutte ancora aperte Tolentino. Si moltiplicano le iniziative che testimoniano la volontà di rialzarsi recuperando la normalità perduta, per superare la fase dell’emergenza più acuta DI FRANCO

MAIOLATI

erotti e ingessature. Nel corpo si sa che, sotto, l’organismo sta ricostruendo. Nella città tavole, ferro, tiranti, cinghie ci assicurano che possiamo passarci sotto o vicino. Ma le casa, i palazzi, le chiese restano chiusi. Più avanti si saprà e deciderà cosa fare. E quanto tempo ci vorrà. Per ora bisogna finire questa fase urgente e provvisoria che vede anche le ruspe all’opera per preparare l’area per i moduli abitativi e accogliere i molti che ancora restano nei centri di accoglienza. Ferite evidenti che, incrociandosi per strada, costringono a parlare di nuovo e sempre del terremoto. E si riconosce, almeno di questo grati, che non ci sono ferite sulla nostra pelle, sulle nostre ossa. Lo sguardo comincia ad alzarsi e guardare oltre. Come hanno fatto e stanno facendo i giovani di “Daje Marche”. Aldo, il maestro del coro Città di Tolentino, che non vuole lasciare soli i suoi coristi e chiede di stare nella sede del Circolo Colsalvatico – che apre tutti i giorni per offrire uno spazio per studiare a chi è senza casa – per le prove. L’idea insieme di una serata di canti in piazza, quando ancora era tutto transennato. Centinaia di persone, commosse, ci arrivano per vicoli sconosciuti. I padri Agostiniani che attrezzano il tendone del loro parcheggio a chiesa, e fanno venire due casette prefabbricate per poter alloggiare nell’ambito del grande complesso della basilica, quasi tutto inagibile, compresa la cripta con il corpo del santo – che nei giorni scorsi è stato trasferito in uno dei pochi spazi accessibili –, per essere loro e il santo vicini al loro popolo. Restano anche Gabriella ed Emanuele che decidono di sposarsi nel tendone, perché «non si abbandona qualcuno quando sta male». Un po’ come l’architetto Adriano che, paradossalmente, decide per il suo nuovo studio in città, lui che tolentinate non è, preferendo il centro alla periferia, proprio nel momento in cui molti se ne vanno fuori perché non c’è movimento. Intanto Muhammed e sua sorella Nujiyan – restati senza casa e alloggiati presso i tendoni di accoglienza – allestiscono il banchetto per chiedere offerte per il calendario della loro scuola, il “Filelfo”. E lo dicono che i soldi non vanno ai terremotati ma al sostegno a distanza dei bambini dell’Avsi, come da anni fanno insieme alla professoressa Silvana. Alcuni piccoli segni che dicono che, sì la città è piena di cerotti, ma, sotto, l’organismo sta rigenerandosi. E così ricostruirà anche i suoi muri.

«Campagna Amica» di solidarietà con Coldiretti

C

ltima solo in ordine di tempo, l’iniziativa solidale di Coldiretti ha riguardato l’ostello di San Ginesio, snodo per gli aiuti alle U zone colpite dal terremoto. «Rimasta senza beni di prima necessità,

Il logo del sito di «Daje Marche»

la struttura è stata aiutata dalle nostre aziende – ha dichiarato il responsabile di “Campagna Amica”, Giordano Avenali –, grazie alle quali abbiamo provveduto a consegnare prodotti agroalimentari». Avenali ha sottolineato la principale emergenza che attanaglia gli allevatori dei Monti Sibillini: «Si avvicina l’inverno e, nonostante la volontà di ricominciare, mancano camper o roulotte per consentire agli allevatori di svolgere il proprio lavoro. Loro non possono andarsene». Non è possibile avere una stima precisa dei danni, comunque nell’ordine di milioni di euro. Per aiutare le aziende colpite dal sisma è possibile contattare Coldiretti Macerata al numero 0733.2441 o consultare il sito: www.macerata.coldiretti.it. (A.M.)

«Daje Marche», con la spinta di Internet DI

M. NATALIA MARQUESINI

«C

ercasi esperti di comunicazione e marketing, social, grafici, programmatori e fotografi in zona Tolentino e provincia di Mc. Abbiamo una sfida impossibile: in 48 ore dobbiamo metter su un sito e–commerce per aiutare tutti insieme le attività colpite dal terremoto». È iniziata così l’avventura di “Daje Marche”, con un post su Facebook al quale hanno risposto tanti giovani, tutti volontari, realizzando un portale che è stato in grado di fatturare oltre 100 mila euro di vendite nei primi 10 giorni di vita. A margine di “Daje Marche” c’è la volontà di far

iniziativa Confartigianato a sostegno delle aziende opo il terremoto anche Confartigianato ha voluto mostrare vicinanza alle aziende che hanno subìto danni. D Con l’iniziativa “Acquisti Solidali” vengono segnalate delle aziende enogastronomiche che nonostante i problemi patiti, hanno ancora molto da offrire in termini di eccellenze, e alle quali è possibile dare un aiuto concreto acquistandone i prodotti. La lista è reperibile sul sito www.macerata.confartigianato.it/ (nella sezione “Acquisti solidali”). Confartigianato inoltre, in collaborazione col portale MyMarca, ha ideato tre diverse confezioni natalizie, del costo di circa 25, 55 e 80 euro, realizzate con una selezione delle tipicità delle stesse aziende, acquistabili direttamente dal sito MyMarca.it. (M.N.M.) La Basilica di San Nicola coperta dall’impalcatura

nascere e allestire altre iniziative per rianimare i luoghi colpiti dal terremoto. Vengono vagliate in particolar modo proposte culturali e di eventi, mentre sul portale, oltre alla possibilità di acquistare diverse tipologie di prodotti marchigiani, trovano spazio le storie dei commercianti presenti nel sito. L’idea si sta dimostrando sempre più vincente e a oggi sono tantissimi gli ordini consegnati in ogni parte d’Italia e la pagina Facebook Daje Marche conta già più di 21.000 “like”. L’associazione onlus che è nata dal progetto ha sede legale in via Fornaci a Tolentino, uno dei comuni maggiormente colpiti dagli ultimi eventi sismici e all’origine dell’iniziativa c’è la consapevolezza che per tornare alla normalità sarà necessario un lungo percorso. Le istituzioni ci sono e fanno del loro meglio, ma occorre muoversi per accelerare la ripresa e sono proprio esperienze di volontariato come questa che possono dare sostegno concreto alle attività commerciali che caratterizzano da sempre l’identità di una regione “al plurale”, come le Marche. Il sostegno e i contributi per il progetto sono arrivati da parte di tanti volontari; il comune di Tolentino ha deciso di sostenere l’associazione assicurando la copertura delle spese relative alle utenze di acqua, energia elettrica e rifiuti della sede operativa di via San Nicola, messa a disposizione con un contratto di comodato, dove viene gestita la logistica e la spedizione dei prodotti. Per informarsi sull’iniziativa, conoscere le storie dei produttori e, magari, acquistare qualcosa, basta visitare il portale www.dajemarche.it.

Una «Domus» dove vivere il valore della famiglia DI FRANCESCA CIPOLLONI

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La casa famiglia «Nostra Signora della Pace»

Dopo il sisma Valentino e Roberta Nobili, della Comunità Papa Giovanni XXIII, hanno dovuto lasciare la struttura di Tolentino: ora alloggiano a Macerata

ncrociare, quasi per caso, i volti di Valentino Nobili e Roberta Vitali, vuol dire sentirsi grati a quella Provvidenza che, soprattutto in tempi difficili come questi, fa sentire tutti più prossimi. La loro è una storia particolare, dato che «per vocazione», come sposi, genitori di cinque figli (tre naturali, Alessia, Federico e Ilaria, di 14, 12 e 8 anni, e due in adozione) e come casa famiglia «Nostra Signora della Pace» della Comunità Papa Giovanni XXIII, quindici anni fa hanno scelto di accogliere e oggi si trovano accolti, in una dimensione tutta nuova e improvvisa, a causa del terremoto che ha sconvolto anche le loro esistenze. Attualmente sono ospiti in un appartamento messo a disposizione

dalla diocesi nei locali della Domus San Giuliano, a Macerata, dopo che il sisma ha letteralmente messo fuori uso a Tolentino la chiesa di Sant’Andrea e l’abitazione adiacente in cui vivevano. In questa transitoria provvisorietà, in cui «la quotidianità va organizzata, giorno per giorno» la speranza di Valentino e di sua moglie è che non crolli il senso della missione su cui hanno fondato la propria vita. È questo, infatti, ciò che ora occorre, per «non perdere le radici, dove i figli sono cresciuti», nella gratitudine «verso la curia maceratese e il vescovo che hanno concesso questi spazi». «Subito dopo le scosse di agosto, che hanno generato le prime crepe agli edifici di Sant’Andrea – racconta Nobili –, ci siamo confrontati con lo spavento: non sapevamo come affrontare quel momento. La mattina del 30 ottobre

eravamo undici in casa: al piano terra un disabile, al piano superiore mia moglie con i piccoli e Giacomo, con noi dal 2004, che ha 77 anni e vari disturbi. In quegli istanti interminabili, pensavo ai miei cari, tanto a Federico, quanto a Giulio, affetto da paralisi cerebrale che, in carrozzina, aveva oggettivamente più difficoltà per spostarsi. Pensavo a Sirin, anche lei adottata e ipovedente, a Giuseppe, paraplegico. Dopo il terrore, sono seguiti i giorni dello smarrimento, per trovare una sistemazione alternativa e adeguata». Come sarà questo Natale così “particolare”? «Sentiamo di ringraziare il Signore – spiega Valentino – per tutti i tutti i doni che ci ha dato, in primis la vita e la famiglia. Un valore essenziale che che in questo contesto così delicato ci ha aiutato a crescere ancor di più: famiglia intesa comunità e

come Chiesa, per non sentirci soli». Intanto, tramite la Comunità Papa Giovanni XXIII è stata già attivata una raccolta fondi per ricostruire la realtà tolentinate. La festa che la «Nostra Signora della Speranza» vivrà sembra dunque ricalcare proprio il suo nome, con l’auspicio «che le cose pian piano riprenderanno il proprio posto. Il “dove” e il “come” ancora non lo sappiamo ma siamo fiduciosi: Dio chiude una porta per aprirne sempre una ancora più grande». Il giorno di Natale saranno i fratelli e i familiari di Valentino a raggiungere la Domus a Macerata. Lì, dove, fondata sulla solidarietà concreta, continua ad abitare una fede granitica che ha il sapore della rinascita, perchè l’augurio più bello per loro è quello di «continuare ad essere una casa famiglia aperta. E accogliente».


Martedì 20 dicembre 2016

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Porto Recanati, l’integrazione cresce imparando la lingua DI

ROBERTA FORESI

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gni giorno la scuola “Enrico Medi” di Porto Recanati accoglie decine di cittadini stranieri che frequentano i corsi di alfabetizzazione della lingua italiana. Provengono prevalentemente dal vicino Hotel House, che coi suoi circa 2 mila residenti è spesso al centro di fatti di cronaca giudiziaria. Ma la realtà che emerge dalla conoscenza diretta delle persone è ben diversa. Emergono personalità positive, determinate ad apprendere l’italiano, a integrarsi nella società in cui hanno iniziato una nuova vita, a creare una famiglia o a far arrivare quella lasciata nel Paese di origine. Non conoscono nemmeno una parola di italiano, per questo i corsi rappresentano una vera e propria ancora di salvezza. Sono realizzati dal Cpia, il Centro interprovinciale per l’istruzione degli adulti, che ha sede a Macerata ed è diretto da Sabrina Fondato. Una struttura statale preziosa, impegnata in un progetto di integrazione e alfabetizzazione, con 39 insegnanti che operano in varie realtà, comprese le carceri. Il corso che si svolge a Porto Recanati va ad inci-

Le realtà diocesane, nonostante i colpi inferti dal sisma, sono determinate

dere in un territorio con un’elevata presenza di cittadini stranieri. Laura Dario è una delle docenti impegnate in un percorso certo non facile. Chi sono i suoi studenti? Sono persone che per la maggior parte non sanno nulla della lingua italiana; sono adulti, si va dai 20 ai 50 anni; spesso non sono mai andati a scuola, nemmeno nei Paesi di origine. Con loro utilizziamo stili di apprendimento diverso: tante immagini, video, l’espressione mimica diventa importante. Ogni giorno frequentano due ore di corso, con due turni tra le 16 e le 20, per un intero anno. Che tipo di rapporto si crea? Si va aldilà del rapporto insegnante–studente, arrivando anche a conoscere un po’ le loro storie. C’è chi racconta di essere venuto in Italia con un barcone dalla Libia, quindi di averne passate di tutti i colori, per questo ci tiene a superare l’esame. Spesso arrivano a lezione dopo una giornata di lavoro e viene loro richiesto anche l’approfondimento con lo studio a casa. Non è facile apprendere la nostra lingua da adulti, peraltro nel loro Paese hanno un sistema di scrittura di-

a guardare avanti per accompagnare la rinascita della nostra terra

Il secondo incontro per gli animatori pastorali ha scandagliato gli orizzonti sui quali si proietta l’impegno di animare la carità oggi, in un mondo e una Chiesa che cambiano molto velocemente

Una comunità fondata e orientata dalla carità DI LUCA

BRESSAN *

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a scelta della carità quale fulcro della vita ecclesiale ci riconduce al Concilio Vaticano II, alla Chiesa che scopre il mondo come “altro da sé” e non più come sua emanazione, e la testimonianza come codice che “dice” la verità della parola annunciata. Dal Concilio, la Chiesa in Italia ha imparato a fissare il mondo contemporaneo con uno sguardo critico e fiducioso a un tempo, carico di amore (Cei, 1985).

Il sogno del Papa: seguaci di Gesù aperti e missionari onsignor Bressan ha chiuso il suo interM vento con la citazione del numero 27 dell’Evangelii gaudium di papa Francesco proponendola quasi come riassuntiva di tutto il suo discorso. Ve la proponiamo qui di seguito: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia».

Lo strumento è il discernimento, via per comprendere l’identità cristiana. Anche dinanzi alle paure suscitate dalla novità, la “caritas” resta il punto di appoggio basilare. Il discernimento, «avvalendosi doverosamente anche di appropriati strumenti culturali, consente al cristiano la presenza al proprio tempo, intesa come presenza che deriva da una “caritas discreta”, cioè da una carità capace di vagliare criticamente il senso degli eventi civili e dei fatti di Chiesa alla luce della contemplazione del disegno di Dio per questo nostro tempo» (Cei, La Chiesa italiana dopo Loreto, 17). La Chiesa italiana decide quindi «di ripartire dagli “ultimi”, che sono il segno drammatico della crisi attuale... Gli impegni prioritari sono quelli che riguardano la gente tuttora priva dell’essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l’accesso alla cultura, la partecipazione». (Cei, La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 4) Come agire? Attraverso la Caritas. Questa è al contempo istituzione, luogo di discernimento, costruttrice del linguaggio per “vedere” la realtà; dilatatore della memoria cristiana, sempre pronta a nutrire il vissuto con la parola di amore di Dio per noi; è costruttrice di legami, di procedure e di competenze tecniche; è infine esperienza di risveglio, pungolo alle istituzioni perché recuperino il senso autentico dell’essere uomo oggi. L’obiettivo: la trasformazione della Chiesa locale. Un nuovo modo di vivere la cattolicità nel quotidiano, il senso profondo dell’essere Chiesa tra le case degli

uomini, con un stile evangelico. Il legame tra evangelizzazione e carità è reso emblematico dall’espressione “Vangelo della carità”: «Vangelo ricorda la parola che annuncia, racconta, spiega e insegna. All’uomo non basta essere amato, nè amare. Ha bisogno di sapere e di capire: l’uomo ha bisogno di verità. E carità ricorda che il centro del vangelo, la “lieta notizia”, è l’amore di Dio per l’uomo e, in risposta, l’amore dell’uomo per i fratelli. E ricorda – di conseguenza – che l’evangelizzazione deve passare in modo privilegiato attraverso la via della carità reciproca, del dono e del servizio» (Cei, Evangelizzazione e testimonianza della carità, 10). L’obiettivo è una carità che traduce il volto profondo della fede cristiana: Caritas quaerens intellectum. Il primo strumento, per una reale ripartenza dai poveri, è la “conversione pastorale”: la Chiesa è chiamata a scoprire la sua dimensione trasfiguratrice del legame religioso, da individuale e autocentrato a comunitario e aperto all’ascolto, alla condivisione. Da una Chiesa che “va” verso l’altro a una Chiesa che si “scopre” tra gli altri. L’Evangelii gaudium insiste su questo tema, e così i cinque verbi del convegno ecclesiale di Firenze (uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare). Il secondo strumento, per imparare a rimanere tra i poveri, è la “promozione umana”, il “ripartire dagli ultimi”. Assieme compongono un’attitudine escatologica che aiuta il mondo (e la Chiesa) a scoprire il senso della storia, la sua destinazione, il cammino dentro il quale si trova

collocata, ovvero il compimento della manifestazione della creazione come disegno originario di amore di Dio per gli uomini. Il terzo strumento è indirizzato a custodire la differenza cristiana. Il primato della “evangelizzazione”, ovvero un’azione missionaria che consiste nel mettere al centro Dio, la sua parola, il suo futuro, rileggendo in modo terapeutico tutte le relazioni attraverso cui strutturiamo le nostre identità. L’azione vede la necessità di una parola (annuncio) che abbia come soggetto il “noi” della Chiesa popolo di Dio, svolta nel contesto quotidiano, avendo come contenuto la “caritas” e si ponga come obiettivo l’indirizzamento verso il Regno. La Chiesa italiana definisce così la testimonianza cristiana, il passaggio da fedeli a testimoni, la conversione pastorale, l’urgenza missionaria o dell’evangelizzazione. La grammatica: esercizi di contaminazione, di meticciato, di santità ospitale, secondo la logica generativa del viandante di Emmaus. È a partire da questi esercizi che si devono distinguere ruoli e ministeri. Un ministero plurale e dinamico (uno, alcuni, tutti), forte degli aggettivi che sostengono la Chiesa (solida, radicata, incarnata, stabile), pronto a fare della custodia della differenza (di Dio e del suo agire in Gesù Cristo) il proprio principio identitario (teologico, etico, culturale). L’unum necessarium: la comunità dell’Apocalisse deve cambiare mentalità, se non vuole perdere la stessa esistenza cristiana. Un bel monito anche per noi. * vicario episcopale di Milano per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale

Quadrilatero: buone notizie per la «bretella» di via Mattei-La Pieve DI

PIERO PAOLETTI

L

Da sinistra, Romano Carancini, Antonio Pettinari, Luca Ceriscioli e Guido Perosino

Assegnati dal Cipe, con una delibera del primo dicembre, le risorse economiche mancanti per il collegamento stradale, pari a tre milioni di euro

a viabilità a Macerata è un argomento da sempre al centro delle discussioni politiche e civili. La soluzione principale e più attesa è quella della “bretella” che collegherà Via Mattei con la zona della Pieve. Una formula che alleggerirà di molto il traffico d’ingresso in città a cui si unisce il collegamento con la superstrada che a sua volta porterà benefici anche alle frazioni di Sforzacosta e Piediripa assediate dalle auto. Il progetto urbanistico è destinato, quindi, a cambiare in maniera davvero radicale il volto della viabilità del capoluogo maceratese e non solo. Ne hanno dato notizia il presidente della Provincia Antonio Pettinari, con il presidente della Regione Luca Ceriscioli, il sindaco di Macerata Romano

verso dal nostro, da destra verso sinistra. Quali le loro provenienze? Arrivano da Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Senegal. Ci sono anche diverse donne che frequentano; sono molto motivate ed hanno una capacità elevata di apprendimento. Sono spinte dalla volontà di integrare la propria famiglia e in particolare i figli nel sistema italiano. Si portano i figli piccoli a scuola; per loro viene predisposto uno spazio ad hoc dove attendono silenziosamente che la mamma finisca la lezione. Alle donne brillano gli occhi, cercano anche un rapporto umano. Dopo aver svolto l’esame le signore ci baciano commosse perché sono dispiaciute che questa opportunità di incontro e di apprendimento sia finita. Cosa raccontano? Intanto che quella di venire in Italia è stata una scelta consapevole. Sono venuti qui perché convinti che l’Italia è un Paese bello culturalmente, c’è lavoro. Certamente hanno un atteggiamento positivo e apprezzano l’opportunità che l’Italia offre loro attraverso corsi come questo per ottenere i permessi e per integrarsi.

Carancini e l’amministratore unico della Quadrilatero Guido Perosino. Risale ad alcuni giorni fa l’atto formale che permette al progetto di poter procedere con speditezza: si tratta dell’assegnazione delle risorse mancanti (tre milioni di euro) arrivata con una delibera dello scorso primo dicembre da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). A questa ultima tranche di finanziamento vanno aggiunti altri nove milioni di euro già stanziati, equamente suddivisi, da Regione Marche, Provincia di Macerata e Comune di Macerata. Il collegamento permetterà di immettersi sulla superstrada 77 Valdichienti, con lo svincolo di Campogiano che sarà collegato con la Via Mattei–La Pieve. Soddisfazione da parte del Primo cittadino di Macerata, Carancini: «Ab-

biamo appena finito di scalare una montagna e siamo pronti per un cammino in discesa da affrontare tutti insieme – ha detto –; ora il prossimo passo sarà quello di incontrare i vertici dell’Anas e disegnare la mappa di quello che dovrà essere fatto». Altrettanto positive le considerazioni di Pettinari: «Il finanziamento c’è e questo vuol dire che l’opera si farà grazie alla collaborazione di tante Istituzioni». A realizzare l’opera sarà la Quadrilatero: nella delibera sono stati inseriti anche il completamento dello svincolo tra Muccia e Fabriano e del collegamento tra la 77 e la statale 16, a Civitanova, attraverso una rotatoria e un sottopassaggio. Lavori decisivi nel quadro della viabilità regionale, risposte a problematiche che hanno interessato il Maceratese per lungo tempo.

Numerose le chiese riaperte a Natale DI PIERO CHINELLATO

ono 150 su 188, cioè 4 su 5, gli edifici di culto, S tra chiese e cappelle, che hanno patito danni dai terremoti che dalla fine dell’estate hanno sconvolto tanta parte della nostra diocesi e che ancora adesso ci fanno vivere in costante apprensione. Si tratta quasi sempre di edifici storici resi più vulnerabili dalle dimensioni, dall’anzianità, dalla forma di archi, volte, cupole e dalle tecniche costruttive che non contemplavano gli eventi sismici. Un elenco interminabile, capeggiato dalla cattedrale di San Giuliano, la cui volta è danneggiata al punto da essere a rischio di collasso. La chiusura di tantissime chiese è stata la conseguenza obbligata, anche quando le lesioni non apparivano particolarmente gravi, perché la preoccupazione principale è sempre stata la sicurezza delle persone: nessuna vita va messa a repentaglio dopo che, quasi miracolosamente, le scosse di ottobre non hanno provocato alcuna vittima. Una decisione sofferta perché ha comportato privare tantissime parrocchie e interi comuni della possibilità di celebrare l’Eucaristia in una chiesa, costringendo a ripiegare su luoghi di fortuna – tendoni, palazzetti sportivi, teatri, sale… –. Un dolore reso ancora più acuto dall’avvicinarsi delle festività natalizie. Se da un lato la condizione di terremotati ci aiuta a immedesimarci nella precarietà con cui Maria e Giuseppe hanno vissuto l’approssimarsi e il compiersi della nascita di Gesù, riscoprendo un Natale depurato dagli orpelli e dal chiasso sguaiato del consumismo, dall’altro l’impossibilità di ritrovarsi comunità in chiesa per intonare insieme con esultanza il «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in Terra agli uomini che egli ama» è sofferenza cui è difficile rassegnarsi. Per affrontare con la Fiastra, Messa sul piazzale massima tempestività questa situazione il Tante comunità vescovo Marconi ha istituito, già dopo il sisma celebreranno del 24 agosto, l’“Ufficio diocesano di le feste nella coordinamento sisma” propria chiesa diretto da monsignor Altre attendono Pietro Spernanzoni, del quale fanno parte come l’arrivo segretario l’architetto Giacomo Alimenti, e poi di tendoni ingegneri Gianfranco e tensostrutture gli Ruffini e Francesco Losego, il geom. Osvaldo Calzolaio e l’avv. Simone Longhi, oltre a don Jacopo Foglia che è anche direttore dell’ufficio Beni culturali. In dialogo con enti e organismi statali deputati alla gestione dell’emergenza, hanno collaborato a precisare il quadro degli edifici danneggiati, premessa per ogni intervento di recupero. Oggi finalmente la cometa comincia a irradiare un chiarore di speranza anche su di noi ed è possibile cominciare a stilare un nutrito elenco di chiese che, salvo gli accertamenti minuziosi in svolgimento in questi giorni rivelassero lesioni più gravi di quelle accertate dai primi controlli, potranno riaprire in occasione del Natale. Si tratta a Macerata della chiesa parrocchiale del Sacro Cuore, della chiesa della SS.ma Annunziata dell’Abbazia di Fiastra (dove il vescovo celebrerà a Natale la Messa di Mezzanotte), della chiesa parrocchiale di San Lorenzo di Urbisaglia, della chiesa del Sacro Cuore della Bura di Tolentino, della chiesa parrocchiale di San Donato di Montefano, della chiesa di Santa Maria in Selva di Treia. Per far fronte alle esigenze delle tante comunità che restano prive del proprio tempio è stata, inoltre, da tempo fatta richiesta di container o tensostrutture alla Protezione Civile ottenendo l’assicurazione che sarebbero state fornite in tempo utile per le festività. Si è in attesa della loro consegna presso la Concattedrale di San Catervo e la chiesa di San Francesco a Tolentino, a Colmurano per supplire alla chiusura della chiesa parrocchiale di San Donato, a Macerata per la chiesa di Santa Maria delle Vergini e a Treia per la chiesa dei Santi Vito e Patrizio a Chiesanuova.


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Emmaus e avvenire 20 dicembre 2016 by EmmausOnline - Issuu