Gmg diocesana A Recanati il 9 aprile
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arà Recanati ad ospitare, quest’anno, la Giornata S mondiale della gioventù che a
Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia
livello diocesano i ragazzi vivranno domenica 9 aprile. Il tema scelto da papa Francesco per questo appuntamento che, come da tradizione, coincide con la Domenica delle Palme, si ispira alla figura di Maria e al Vangelo di Luca: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente».
A cura della redazione EMMAUS Via Cincinelli, 4 62100 Macerata tel. 0733.234670
Martedì, 21 marzo 2017
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MACERATA
Dietro a tutti i preti c’è una famiglia, che ha vissuto il proprio compito come una vera «chiamata». È questo sostegno familiare a formare personalità salde ed equilibrate
Ogni vocazione è una festa Celebrare la gioia proprio nel cuore della Quaresima
Vivere la vita come risposta è riconoscere che essa è un dono di Dio, che ci è giunto anche grazie all’amore di altre persone Un «debito» che ci interpella
DI DI
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NAZZARENO MARCONI *
L
a grande festa che una Comunità diocesana fa in occasione di una ordinazione sacerdotale, sia di un prete diocesano che di un religioso, è bellissima e giusta: si ringrazia Dio perché una vocazione si compie. Ma questa festa potrebbe essere fraintesa. Oggi che questi eventi sono più rari si potrebbe pensare che le vocazioni di particolare consacrazione abbiano una preziosità ed eroicità degne della prima pagina. So che non tutti saranno d’accordo con quanto dico, ma sono convinto invece che ogni vocazione che si compie abbia lo stesso valore e importanza delle altre. Vivere la propria vita come vocazione è credere – e dimostrarlo nei fatti – che la vita è un prezioso dono di Dio; che la vita non è di mia proprietà, mi è stata donata, e questo mi pone in debito con Dio e con l’umanità attraverso cui Dio mi ha fatto questo dono. È l’amore di Dio e l’amore di due persone, protratto per nove lunghi mesi dall’amore almeno di una madre, che rende possibile il dono della vita umana. Ognuno di noi ha aperto gli occhi sul mondo grazie a questa corrente di doni, ricevuti e da restituire con generosità, almeno per giustizia, per pagare il debito. Oggi invece è in crisi la visione della vita come vocazione, perché il mondo coltiva come una pianta infestante l’egoismo, la superbia di essere il centro dell’universo, l’errore di credere che il segreto della gioia sia servirsi degli altri invece di mettersi a servizio del bene. La radice di questo male comincia dal fatto che due persone non vivono il loro essere sposi e poi genitori come una vocazione, cioè come una chiamata a donare vita ed amore con generosità e gratuità. Dopo avere “allevato” più di 150 preti nella mia vita di formatore di seminario, posso testimoniare che dietro ogni vera vocazione di particolare consacrazione c’è sempre l’espe-
Un momento dell’Ordinazione sacerdotale di Mauro Scoccia e Francesco Mengoni – foto Maurizio Foglia
rienza dell’incontro con una o più vocazioni di paternità e maternità ben vissute. Dietro ogni prete c’è una famiglia, che ha vissuto come vocazione il proprio compito. Non sempre è quella di origine, ma c’è sempre. Altrimenti le vocazioni al sacerdozio, se non nascono dalla contemplazione ammirata di una bella famiglia, sono un po’ squilibrate. Lo insegna il Vangelo: Dio Padre ha voluto che Gesù maturasse umanamente la sua vocazione di Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza non dentro il tempio di Gerusalemme, ma nella famiglia di Nazareth, alla scuola di Maria e Giuseppe, dove la vita matrimoniale e di genitori è stata vissuta come vocazione, cioè come dono generoso di sé, al massimo grado. Questa esperienza mi ha convinto che le vocazioni di particolare consacrazione sono in calo perché mancano famiglie che vivano la loro vita rispondendo alla chiamata di Dio, nella vocazione a essere una vera famiglia cristiana. Se manca questa testimonianza, le vocazioni al sacerdozio non sbocciano, o nascono dall’idea squilibrata di essere speciali, di essere degli eroi rari e preziosi, portatori di un privilegio, o unici detentori di un potere sacro. Ho sempre insegnato a fuggire queste idee co-
me la peste, perché non corrispondono al genuino insegnamento della Chiesa, né tantomeno all’esempio di tanti santi preti. Quando celebriamo un’ordinazione sacerdotale, prima di tutto dobbiamo ringraziare Dio di tanti sposi e di tanti genitori, che vivendo la loro vita come una vocazione sacra sono stati la terra buona da cui questa vocazione di speciale consacrazione è germogliata. Dobbiamo poi fare festa, perché questo fatto dimostra che ci sono ancora tante persone, religiosi e laici, che vivono e testimoniano la loro vita come vocazione. La cultura dell’egoismo, «del cuore comodo e avaro», che papa Francesco denuncia come la peste spirituale del mondo di oggi, non ha ancora vinto e queste vocazioni ne sono la prova. Ho scoperto visitando più volte la Terra Santa che quando nel deserto tante piccole piante resistono e fanno tesoro di ogni goccia di acqua buona che ricevono, la desertificazione si ferma e la vita inizia nuovamente a espandersi. Le due ordinazioni sacerdotali dei nostri padri cappuccini di sabato scorso a Montecassiano sono un bel segnale di primavera. A loro i miei migliori auguri. * vescovo
promemoria I riti di aprile con il vescovo enerdì 7 – ore 21 Macerata, Via Crucis Domenica 9 – ore 10.30 Benedizione delle V palme a Piazza della Libertà, processione fino alla Chiesa del Sacro Cuore, S.Messa Ore 15 Recanati, Giornata della Gioventù Ore 18.30 Recanati, S.Messa a San Flaviano Martedì 11 – ore 15.30 Ospedale di Macerata, S.Messa Mercoledì 12 – ore 21 Tolentino, Lectio divina a San Nicola Giovedì 13 – ore 10 Abbazia di Fiastra, S.Messa Crismale Ore 16.30 Casa di Riposo Macerata, S.Messa Ultima cena Venerdì 14 – ore 15 Macerata, Chiesa Sacro Cuore, Liturgia dell’Adorazione della Croce Ore 21 Macerata, Chiesa Sacro Cuore: Processione con Cristo morto Sabato 15 – ore 23 Abbazia di Fiastra, Veglia pasquale Domenica 16 – ore 10.30 – Celebrazione Pasquale alla Basilica della Madonna della Misericordia
messa in sicurezza
terremoto. Tante le opere realizzate, ma i fondi ancora non arrivano DI
GIACOMO ALIMENTI E OSVALDO CALZOLAIO *
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ol susseguirsi delle scosse sismiche alcune espressioni forse insolite sono divenute ai più familiari. Una di queste è “messa in sicurezza”. Con essa intendiamo gli interventi a protezione di persone e cose, in attesa delle azioni di tipo permanente da compiersi successivamente. Nel caso, poi, in cui un edificio presenti un vincolo di tutela che ne attesta il valore storico culturale, la messa in sicurezza ha altresì lo scopo di preservare la sussistenza del bene stesso e dei beni culturali mobili eventualmente presenti al suo interno. La Circolare del Dipartimento della Protezione Civile del 22 dicembre 2016 che detta le regole, prevede tre casi fondamentali: 1) opere volte alla salvaguardia della pubblica incolumità; 2) opere volte ad evitare ulteriori danni ai beni culturali immobili; 3) opere volte a evitare ulteriori danni ai beni paesaggistici immobili. Sulla base di quanto sancito dal punto 2, le Diocesi colpite dal sisma possono realizzare gli interventi (di puntellamento o analoghi). I relativi oneri finanziari sono a carico dei fondi stanziati per la gestione emergenziale della Protezione Civile. In realtà, al momento, nelle Marche è ancora in via di definizione la procedura per inoltrare le richieste di rimborso delle spese sostenute per tali interventi, con gravissime difficoltà economiche per le diocesi e per le imprese edili che hanno lavorato. L’incertezza procedurale si è anche tradotta in difficoltà operative. La Diocesi di Macerata tramite l’Ufficio Sisma ha effettuato opere di messa in sicurezza sui territori delle cinque ex Vicarie, assegnando incarichi a imprese e tecnici, e controllandone l’esecuzione. Tra gli interventi di maggior rilievo, quelli effettuati presso l’abazia di Santa Maria Assunta di Rambona e nella chiesa di San Giovanni Battista a Porto Recanati. Nell’insieme sono stati eseguti un totale di 30 interventi. Altrettante situazioni precarie attendono di essere risolte, ma questo sarà realisticamente possibile soltanto se a parole come “sicurezza”, “cultura”, “semplificazione”, “sussidiarietà” verrà riconosciuto da tutti gli attori coinvolti, pubblici e privati, un significato sostanziale. Altrimenti il rischio è quello di restare a guardare un patrimonio che si sgretola e, con esso, i segni identitari delle comunità. Sarebbe un peccato, per tutti. * Ufficio Diocesano Sisma
EGIDIO TITTARELLI
Montecassiano, la gioia per l’ordinazione dei due cappuccini fra Francesco Mengoni e fra Mauro Scoccia Una festa di paese o meglio ancora, di un’intera comunità. Questo ha rappresentato per Montecassiano la celebrazione della consacrazione presbiterale dei concittadini Mauro Scoccia e Francesco Mengoni, due giovani cresciuti in parrocchia, che ora vivono la loro vocazione all’interno dell’Ordine dei frati minori cappuccini. A consacrare presbiteri i due è stato monsignor Nazzareno Marconi che durante l’omelia ha voluto avvicinare all’imagine del sacerdote quella di padre, con un
particolare affidamento a San Giuseppe. «Il padre di Gesù – ha detto – ha vissuto la propria parternità in una condizione in cui tutto è dono e nulla è suo; così voi siete chiamati come presbiteri, e in più come Francescani, a testimoniare che Dio è dono; se lo farete regalete al mondo
l’immagine che l’amore è un dono gratuito del Signore». Tra i tanti sentiti rigraziamenti di Mauro e Francesco, un pensiero speciale è stato rivolto a don Giuseppe Ortenzi, per tanti anni parroco e punto di riferimento per il paese. M. Natalia Marquesini
iamo sorpresi che nel tempo della Quaresima, tempo di penitenza e di conversione, la Chiesa celebri la domenica della gioia. Viene da domandarci: che cosa c’entra la gioia con la Quaresima, non è questo il tempo della tristezza, delle rinunce, dei “fioretti”? Tuttalpiù la gioia va bene per il tempo di Pasqua. In realtà c’è una grande sapienza della Madre Chiesa e niente avviene per caso. Allora se nella quarta domenica del tempo di Quaresima siamo invitati a celebrare la domenica della gioia un motivo ci deve pur essere. La liturgia vuole aiutarci a non dimenticare che sempre si celebra la totalità del mistero di Cristo e dell’incontro con Lui. Nelle domeniche di Quaresima siamo condotti a gustare la vita nuova in Cristo che ci è stata donata attraverso la grazia del Battesimo: nella prima domenica ci è stato detto di non spaventarci dinanzi alle prove della vita, alle tentazioni, ma di vivere tutto con Gesù per vincere con Lui il male e camminare in una vita trasfigurata dall’ascolto della sua Parola e dalla sua Grazia (seconda domenica). Nella terza domenica siamo stati invitati a fare memoria dell’acqua del Battesimo e a lasciarci dissetare dal suo Amore come la donna samaritana al pozzo di Sicar. Nella quarta, la domenica della gioia appunto, attraverso la figura del cieco nato siamo invitati ad accogliere quella Luce che è capace di vincere le nostre cecità e rischiarare le nostre tenebre. Ecco allora il motivo della gioia: il Signore non ci lascia prigionieri delle tenebre, non ci abbandona nelle nostre tristi oscurità. Il cammino verso la Pasqua è un cammino di luce, di speranza, di vita piena e bella. È vero: siamo ancora in Quaresima, ma già intravediamo la luce della Pasqua, la vittoria di Cristo sulla morte, sul peccato e sulle tenebre. Allora, con il cuore illuminato da questa luce, siamo chiamati a camminare tra le tenebre e le ferite della vita non lasciandoci imprigionare dalla tristezza e dallo scoraggiamento, senza arrenderci dinanzi alle fatiche e alle prove della vita. Siamo invitati ad alzare lo sguardo verso la Risurrezione, verso la pienezza della Vita e della Luce che ci attende e ci avvolge donandoci speranza e gioia grande. La vera sapienza cristiana è vedere nel tempo penitenziale della Quaresima già la gioia della Pasqua, nelle tenebre che ci rattristano la Luce che tutto rischiara, nelle nostre dolenti ferite la presenza del Medico celeste che tutto risana, nelle fatiche dell’oggi il riposo beato dell’eternità… E tutto questo non è un sogno o un’illusione perché la Chiesa nella liturgia anticipa e vive già oggi la gioia della Risurrezione, della vita nuova in Cristo, di una umanità che è abitata da Dio e trasfigurata dal suo Amore.
famiglie. La testimonianza di Gigi e Anna Chiara De Palo DI LAURA E
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GABRIELE CARDINALI *
e famiglie della diocesi continuano a camminare e ad incontrare testimoni di carità. Domenica 2 aprile sarà la volta dei coniugi De Palo, Gigi e Anna Chiara, sposi e genitori di quattro figli, coinvolti in vari ambiti di impegno sociale a favore della famiglia. Li abbiamo conosciuti ad Assisi, all’indomani della pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, invitati dall’Ufficio Nazionale Cei di pastorale familiare, a commentare l’Inno alla Carità di san Paolo, in versione famiglia. Gigi e Anna Chiara hanno presentato una preghiera mattutina, coinvolgente e toccante, per la freschezza e l’attualità delle riflessioni e soprattutto per la concretezza delle parole. Una famiglia normale che si barcamena tra lavoro, sport, parrocchia e impegni vari, che rilegge la propria storia alla luce della Parola di Dio, cercando di farne il proprio rife-
Il 2 aprile l’incontro con il presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari e la moglie
rimento quotidiano. Gianluigi, per tutti Gigi, è l’attuale Presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari. Con questo incarico sta girando l’Italia per incontrare le realtà che di famiglia si occupano e stimolare un nuovo e diverso interesse verso le tematiche ad essa legate. Tanti sono i progetti promossi dal Forum. Recentemente ha sollecitato una riflessione sull’introduzione del “Fattore Famiglia”, una legge che è stata appena approvata nella regione Lombardia. Con essa saranno garantiti maggiore tutela e sostegno alle donne in gravidanza, ai disabili, alle famiglie numerose e a quelle con anziani, attraverso un fisco più equo. L’esperienza di Gigi De Palo spazia dall’impegno in politica (dal 2011 al 2013 è stato anche Assessore alla Famiglia, alla Scuola
e ai Giovani di Roma Capitale) alla professione di giornalista, oltre ad aver ricoperto numerosi altri incarichi, a livello sociale ed ecclesiale. Di questa coppia colpisce soprattutto la grande passione per la vita e la famiglia. Un amore che si espande in ogni cosa che fanno: niente è per loro scontato, tutto è “incontro” e dono, tutto è occasione di gioia ed esperienza di carità. È stato facile pensare a Gigi ed Anna Chiara quando si stava cercando il testimone di turno da invitare in Diocesi. Il tema, “Amore appassionato”, sembra tagliato sulla loro realtà di uomo e donna di questo tempo, perfettamente integrati nella società, desiderosi di vivere e condividere tutta la bellezza della loro relazione coniugale. Dei ve-
ri testimoni del Vangelo, quelli che piacciono tanto a papa Francesco, quelli che antepongono l’ascolto al fare. Quelli che incarnano la buona notizia nella quotidianità del loro servizio all’uomo e alla famiglia, con gioia e passione, appunto. Per le famiglie della nostra diocesi si tratta del penultimo appuntamento, quasi al termine di un cammino che ha avuto come momenti centrali gli incontri in famiglia e in parrocchia, con le “videolectio” del vescovo Nazzareno e la giornata di ritiro del 26 marzo. Il nostro auspicio è che il cuore delle famiglie della diocesi sia riscaldato dalla Parola che il Vescovo vorrà spezzare per noi e dalla testimonianza di Gigi e Anna Chiara De Palo, con la loro passione per la famiglia e per la comunità intera, sperimentata nel dono continuo e gratuito della propria vita. *Direttori dell’Ufficio diocesano per la pastorale della famiglia e della vita
Martedì 21 marzo 2017
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Tolentino e Ungheria avvicinate dalle radici cristiane Finanziato il restauro della chiesa del SS. Cuore di Gesù DI TIZIANA TIBERI
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n segno forte di solidarietà. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, in visita a Tolentino, ha ufficializzato l’impegno del Governo magiaro, ben 480mila euro, per il restauro della chiesa del Sacro Cuore lesionata dal terremoto. «Un grande segno di speranza che ribadisce il valore delle radici cristiane dell’Europa – ha detto il vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi –, esempio particolarmente significativo in questi giorni in cui si sentono scricchiolare gli elementi che tengono unita l’Europa». Secondo il Ministro «l’Ungheria e l’Europa stessa non hanno futuro se si allontanano dalle radici cri-
stiane. Spero che a novembre i lavori di sistemazione siano conclusi – ha aggiunto – e i fedeli possano tornare a frequentare la Chiesa: ungheresi e italiani erano e sono uniti soprattutto nei momenti di difficoltà, come nel recente incidente di Verona dove
hanno perso la vita 16 giovani nostri connazionali». I lavori dureranno da aprile a ottobre e saranno coordinati dall’ingegner Gianfranco Ruffini e dall’architetto Massimo Fiori. Sono previste opere strutturali per il miglioramento sismico, il restau-
Al centro il ministro Szijjarto tra il sindaco Pezzanesi e il vescovo Marconi
Sono tredici i Comuni della diocesi di Macerata. Tutti luoghi dal ricco patrimonio storico e
ro degli apparati decorativi, degli elementi funzionali alla liturgia e dell’organo del Settecento. Nella Chiesa del Santissimo Cuore di Gesù ha sede l’omonima Confraternita, inserita da secoli nel tessuto sociale e religioso cittadino. «Senza il Governo ungherese – ha affermato Andrea Carradori, priore dell’Arciconfraternita dei Sacconi – questa chiesa non sarebbe stata restaurata». Recuperare la struttura è, per Tolentino sinonimo di ripartenza: «Si tratta di una storia a lieto fine – ha concluso il sindaco Giuseppe Pezzanesi –, con la nascita di un intenso rapporto con il Governo ungherese. Altro miracolo di un post sisma che ogni giorno ci racconta storie di piccola o grande solidarietà».
culturale. Il sisma del 2016 impone ora nuove strategie promozionali contro la paura
All’Abbadia di Fiastra apre l’area camper attrezzata e controllata Il polmone verde dell’Abbadia di Fiastra si arricchisce di un nuovo servizio. È entrata in funzione, infatti, l’area di sosta attrezzata per camper. Da anni, invogliati dagli ampi spazi a disposizione e dalla postazione di scarico e rifornimento acqua, centinaia di camperisti hanno scoperto la pace dell’oasi maceratese, eleggendola a tappa dei propri spostamenti. Ora si fa un importante passo avanti. Quello che prima era un prato adibito alla sosta libera e incontrollata, senza pavimentazione, elettricità, bagni... diventa un’area attrezzata per una sosta comoda, con servizi di qualità. Ben 50 piazzole di ampia superficie, con pavimentazione che lascia spazio all’erba ma impedisce il fango ed evita il ristagno dell’acqua,
La voce degli Enti locali: «Fare rete per il turismo» DI ANDREA MOZZONI
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ai Monti Sibillini al Mare Adriatico. Un lembo di terra al plurale, come la regione che lo comprende, fatto di bellezza e tradizione. In tale contesto, la Diocesi guidata dal vescovo Nazzareno Marconi si estende in tredici Comuni tutti segnati dai danni del terremoto. Un cratere dilatato con violenza, toccando la città di Macerata; le antiche vicarie di Tolentino, Cingoli e Treia; bussando ai piedi del Colle dell’Infinito, a Recanati; e causando ripercussioni nei centri piccoli per dimensione ma non per dignità culturale. Come rilanciare, dunque, l’attrattività turistica di questi luoghi? I sindaci, gli assessori o i consiglieri impegnati in materia sono d’accordo: bisogna fare squadra. «Creare un’impresa “di comunità” è ancora più fondamentale – conferma Stefania Monteverde – vice sindaco di Macerata –, manifestazioni come l’Opera Festival, allo Sferisterio, agevoleranno la creazione di itinerari di turismo sostenibile che saranno un indotto per tutto il territorio». La candidatura di Recanati a Capitale della Cultura 2018 poteva essere un’opportunità: «Delusione, sì, ma guardiamo al futuro – ha sottolineato il sindaco Francesco Fiordomo, reduce dalla 25ª edizione della kermesse regionale di Tipicità –, il progetto “Recanati Experience” ne è un esempio per presentare le eccellenze della città, che sono anche patrimonio di tutte le Marche». Tra i Comuni della diocesi, Recanati fa parte, con Porto Recanati e Montefano, dell’associazione “Riviera del Conero”. «Per noi rappresenta un’opportunità per ribadire come, se cresce la costa si avvantaggia anche l’entroterra – ha evidenziato l’assessore portorecantese Angelica Sabatini –, non bisogna avere paura nel scegliere le Marche». Un pensiero condiviso anche dal sindaco di Montefano, Carlo Carnevali: «Sarebbe necessario tornare a parlare di “sistema turistico integrato” – ha detto –, un’idea rimasta nel cassetto per troppo tempo». La rete esistente con Appignano ne è un primo esempio: «Sono condivisi servizi, uffici e manifestazioni», ha confermato l’assessore Alessia Tarabelli, ricordando come «il terremoto ha reso inagibili molte chiese, tra i luoghi prediletti dai turisti». Si punterà ancora di più, dunque, sui prodotti tipici: «Leguminaria
Una tipica panoramica marchigiana, solcata dalla Via Lauretana
su tutti, ma bisogna fare più sinergia». Messaggio che fa proprio David Buschittari, assessore a Treia: «La proposta enogastronomica locale va rilanciata – ha ribadito –, ma punteremo anche sullo sport con la palla al bracciale, tanto che a giugno ci sarà il gemellaggio con il Calcio storico fiorentino». Quasi la totalità dei tredici Comuni fa parte dei Borghi più belli d’Italia e può vantare Bandiere blu o arancioni. Un vanto per Montelupone, anch’esso con musei e chiese inagibili: «Tra le “leve” da sostenere c’è quella del turismo religioso – ha affermato l’assessore Orietta Mogliani –, mentre si rafforza il legame con la costa è bene far passare il messaggio che “ci stiamo rialzando”». Dello stesso avviso è Orietta Leonori, in una Tolen-
tino ferita al cuore: «I danni alla Basilica di San Nicola e ai luoghi di culto sono consistenti – ha aggiunto –, i cammini lauretani potranno aiutare a riprenderci». Il sisma ha interessato anche l’Abbazia di Rambona, principale traino turistico di Pollenza. «Ci auguriamo che venga restituita a fedeli e visitatori – ha ammesso l’assessore Alessandra Ricotta –; in attesa, stiamo lavorando all’Esposizione di antiquariato, restauro e artigiano artistico (8–23 luglio) per rilanciare l’eccellenza locale». Lo stesso obiettivo è tra le priorità di Lucia Gentili, a Colmurano: «Vogliamo valorizzare la vita sociale, confermando gli eventi che da anni caratterizzano il nostro paese». Nella vicina Urbisaglia, l’assessore Daniele Car-
radori suggerisce di puntare su nuovi testimonial «in attesa delle iniziative del circuito delle Bandiere arancioni». Club di cui fa parte, con i Borghi più belli d’Italia, anche Montecassiano: «Siamo in gara nel programma “Alle falde del Kilimangiaro”, su Rai 3 – spiega Fiorella Perugini –; confidiamo che la visibilità possa aiutare il turismo regionale. Sarà possibile votarci come “Borgo dei borghi 2017” fino al 2 aprile». Non nuova alla tv anche Cingoli, il “Balcone delle Marche”: «La sicurezza è la priorità, in particolare nei Centro storici – sostiene Michele Vittori –, perciò vogliamo garantire la fruibilità della Pinacoteca e della Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto. Con la nostra grinta torneremo a essere davvero accoglienti».
con attacco per l’elettricità, zona per il carico e lo scarico delle acque, bagni, lavandini e docce. A breve sarà attivato anche un hotspot internet wifi. In un momento in cui il Maceratese sconta pesanti cali negli arrivi di visitatori quale comprensibile conseguenza del terremoto, ecco un segnale concreto e operativo della volontà di promuovere un turismo di qualità, insediato in un luogo che è uno splendido bilietto da visita del nostro territorio e che può quindi fungere da volano per la tanto auspicata ripresa del turismo in tutto il circondario. Per info e prenotazioni rivolgersi all’Ufficio informazioni dell’abbazia: 0733.202942 (P.Chi.)
racconti dal cratere L’ospitalità maceratese e il terremoto, la storia interrotta della Domus Laetitiae el 1997 il terremoto lasciò sorprendentemente indenne la Domus Laetitiae di Frontignano, a N Ussita. Un sospiro di sollievo strozzato, però, con tanto di interessi vent’anni dopo. Tra l’estate e l’autunno scorso, lo sciame sismico non ha stavolta risparmiato la struttura incastonata nel versante maceratese dei Monti Sibillini. Una storia interrotta raccontata da Robertino Dichiara, 47 anni, 26 dei quali passati come direttore della Domus Laetitiae e oggi responsabile, della Domus San Giuliano, casa di accoglienza della Diocesi di Macerata. Uomo abituato a ben altre corse contro il tempo (oltre alla montagna, una delle sue grandi passioni è proprio il running), rispetto a ogni plausibile ipotesi di “ripartenza”. «Ho iniziato questa professione come cameriere, da studente, durante le vacanze estive – racconta Dichiara –; abitavo ancora a Montappone (Fm) quando, a 21 anni, mi è stata prospettata la possibilità di diventare direttore della Domus Laetitiae. Lavoro e vita familiare sono “cresciuti” insieme, avendo conosciuto tra quelle mura la mia futura moglie – Tiziana Sabatini –, originaria di Visso». Nella notte del 24 agosto erano ben 170 gli ospiti alla Domus Laetitiae. Dalle immagini che pubblichiamo a lato è facile comprendere quale ulteriore dramma sia stato evitato contando i danni provocati dalla faglia attivatasi in ottobre. «Dopo un iniziale smarrimento – ammette –, in quattro ore siamo riusciti a trasferire tutte le persone alla Domus San Giuliano, grazie alla disponibilità del vescovo Nazzareno Marconi e di don Gianluca Cerolini. Abbiamo sperato di riaprire la struttura, ma La «Domus» prima del sisma la situazione è invece precipitata». Con il crollo della Domus Laetitiae sono scese anche le lacrime dello staff che vi ha lavorato fino all’ultimo. Per Robertino e Tiziana non è stato facile accettare questa nuova sfida imposta dalla Dopo il recente terremoto vita, ed è tanta la sofferenza quando ritornano a Frontignano nel tentativo di salvare ciò che è ancora recuperabile. Il futuro è, senza facili illusioni, a Macerata: «Si tratta di un lavoro differente da quello compiuto sui Sibillini – afferma Dichiara –, ma con un comune denominatore: l’ospitalità. Sono molte le sale a disposizione, così come sono numerose le realtà ecclesiali o laiche che si rivolgono alla struttura per incontri di preghiera e conferenze». Una “vocazione” che si traduce nella fede e nelle preghiere al patrono san Giuliano: «Buona parte del personale della Domus Laetitiae è impiegato con noi a Macerata e ciò rappresenta un segnale di speranza. Per tale ragione, una nuova cucina è stata destinata al vitto di quanti sono rimasti senza casa dopo il terremoto: circa 90 persone per 270 pasti giornalieri. Le potenzialità sono davvero tante – conclude Dichiara –, così come la volontà di offrire concretamente il nostro contributo». Andrea Mozzoni
Il Rosario mariano, tra devozione e «giovane» creatività A Loreto un convegno e una mostra con la lectio magistralis di Vittorio Sgarbi dedicati a un oggetto di culto senza età DI FRANCESCA CIPOLLONI
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ue sono le “istantanee” con cui si potrebbe fotografare l’intensa e interessante mattinata l’8 marzo, a Loreto in occasione del convegno dedicato ai Rosari lauretani. Da un lato, gli studenti, a rappresentare interesse giovanile e creatività, dall’altro la tradizione legata a quella autentica devozione che, nella città del “fiat” della Vergine Maria, trova la sua massima espressione. A dare ulteriore luce all’evento, inoltre, la lectio magistralis di Vittorio Sgarbi. L’evento organizzato dal
Comune di Loreto, con il confronto tra esperti e autorità seguito dall’esposizione «Il Rosario mariano lauretano: dal saper fare ai nuovi materiali», si è rivelato un momento propizio per raccontare il cammino e le prospettive che attendono il Progetto Distretto culturale evoluto «Cammini Lauretani». È toccato al direttore, Simone Longhi, e al progettista, Giuseppe Ucciero, fare il punto sul percorso fin qui compiuto, tramite la partecipazione di ben diciannove soggetti, tra enti, istituzioni e partner commerciali, impegnati nel fare rete attraverso una pluralità di idee e impegno condiviso. Un impegno fortemente appoggiato sia dalla Regione Marche, sia dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. «In questi tre anni, attraverso un valore culturale e cultuale, abbiamo voluto poggiare le basi per la ripresa della pratica pellegrina, creando
opportunità per uno sviluppo sostenibile ed equilibrato nel territorio», ha dichiarato Longhi, annoverando le iniziative messe in atto. Migliaia sono stati inoltre i giovani che hanno camminato lungo una parte del tracciato, assieme ai tanti visitatori che «da Assisi a Loreto, in sette tappe, hanno voluto riscoprire le peculiarità dei paesaggi marchigiani». Dalla Peregrinatio Mariae ai vari eventi culturali, senza tralasciare il protocollo d’intesa stipulato con Primosten, città della Croazia che ha come patrona la Madonna di Loreto, numerosi sono i “ponti” di dialogo strutturati in questo tempo prezioso. E intanto, «sono state presentate le linee guida della candidatura con l’obiettivo di costruire un partenariato europeo». Quindi, la presentazione dell’esposizione realizzata nell’ambito del Lab Art con la premiazione dei giovanissimi talenti più meritevoli che
hanno partecipato al concorso «Nuove idee per i Rosari lauretani»: Riccardo Mazzuferi, per la creazione «Una corona di rose», Monica Pomili per «Passo dopo passo» e Vincenzo Franchino per «Rosario ML». A chiudere la giornata la dissertazione di Sgarbi che, attraverso una carrellata di esempi pittorici, ha spiegato il valore di un oggetto tradizionale così «consolidato» come il rosario. «Oggi, nelle Marche – ha affermato – è bello scoprire come un oggetto di culto solitamente associato agli anziani sia invece tramandato da ragazzi creativi. Quello che qui avviene è il perpetuarsi di una testimonianza che avvertivo negli anni Sessanta e che, a differenza di qui, ho visto dissolversi». Per rendersene conto c’è tempo fino al 1° maggio, quando si concluderà questa mostra concepita tra passato e presente, con l’innovazione fatta, più che mai, arte.
Martedì 21 marzo 2017
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Identità e contenuti: la ricetta dell’associazione Corallo Il presidente Bardelli delinea lo scenario futuro e le opportunità delle emittenti radiotelevisive di ispirazione cristiana DI TIZIANA TIBERI
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elle 1400 realtà locali presenti in Italia, 61 tv e 199 radio fanno parte dell’associazione Corallo, punto di riferimento dell’emittenza privata di ispirazione cristiana. Il presidente Luigi Bardelli traccia lo scenario attuale tra sfide e opportunità. Nell’era digitale quali valori sono riconosciuti alle tv locali? Il primo valore è il pluralismo informativo, riconosciuto da sempre anche dal legislatore. La loro grande forza è di riuscire ad aggregare il territorio, a creare sviluppo locale, dare voce alle comunità an-
Luigi Bardelli, presidente dell’associazione Corallo
che nell’era della globalizzazione. Quali contenuti emergono dai palinsesti delle emittenti Corallo? Le sfumature sono molte, si differenziano tra la collacazione geografica e il fine, anche se resta la matrice cattolica delineata nel loro statuto. Possiamo però distinguere due tipologie: palinsesti “fuori” e “dentro” la Chiesa. Quelli “fuori” parlano al mondo laico prestando un’attenzione spiccata ai territori, visti sempre con un occhio “cattolico”; quindi palinsesti che raccontano tutta la vita del territorio: sofferenza, gioia, festa, sport, politica, amore, vita... I programmi che guardano alla Chiesa si occupano in modo più mirato di ciò che ha luogo dentro le comunità cristiane, con particolare attenzione alle celebrazioni: S.Messe, rosari, momenti di preghiera. Nella guerra del telecomando, come fidelizzare lo spettatore? L’avvento del digitale è stato innanzitutto
un fatto tecnico, ma ha avviato importanti cambiamenti di comunicazione e costume e dato vita a nuovi mezzi. Tra gli effetti c’è anche la moltiplicazione dei canali tv. C’è una cosa però che non cambia: nella comunicazione o si ha qualcosa da dire o meglio non farlo. Se si vuole fare tv o radio è perché riteniamo di avere un contenuto da comunicare. Per ottenere che le persone si sintonizzino sul proprio canale serve un’identità precisa, autorevolezza, ricchezza di idee da testimoniare con coerenza nei confronti dello spettatore e nel rispetto dei principi della nostra mission. Il digitale e la multimedialità hanno creato nuove figure professionali e nuovi modelli di business? Con la multimedialità nel mondo digitale nascono nuove professionalità per l’elaborazione di immagini e dati. Effetti importanti, ma dipenderà da come verranno usati: se per incartare o truccare un contenuto, oppure per mostrare più bellezza.
L’immagine tv sta cambiando grazie anche a nuove specializzazioni che stanno creando nuovi sbocchi professionali e nel futuro, per ora non ancora, credo arriveranno nuove opportunità di business. Dopo l’addio alla tv analogica anche la radio diventerà digitale. Come sarà il passagio? La radio locale digitale crescerà sicuramente in qualità e bellezza del suono. Saranno possibili, inoltre, un’espansione ulteriore e una maggiore fruibilità. La legislazione italiana prevede un passaggio più graduale rispetto alla tv, con il mantenimento in Fm e l’opzione del passaggio al digitale. Le linee guida puntano all’aggregazione in Consorzi; questo non sarà semplice, ma permetterà di ridurre le frequenze e di liberarne altre. Infine, per chi sceglierà di continuare a fare radio, sarà importante aggiornarsi con i cambiamenti tecnologici e contraddistinguersi per contenuto e identità da trasmettere.
La vita scorre sempre più sui media, che chiedono equilibrio e capacità di discernimento. Ecco perché è importante valorizzare le voci che aiutano a crescere Sull’esempio di quanto il Papa sta facendo le diocesi sono chiamate a un nuovo processo di integrazione. Nasce da qui il progetto diocesano che vede l’avvio di un nuovo canale televisivo DI
EmmeTv, la sigla di un’amicizia
PIERO CHINELLATO
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martphone, tablet: due parole entrate a tal punto nell’uso comune che neppure i più ostinati difensori dell’italiano-a-tutti-i costi si lamentano se le trovano scritte senza traduzione. Eppure sono parole nuovissime: nate una ventina di anni fa, sono dilagate nell’ultimo decennio modificando a livello planetario la comunicazione. Nulla è come prima, sia nei contatti individuali che nello scambio delle informazioni. Il terremoto Internet ha reso anacronistiche interurbane, fax, telegrammi, raccomandate a vantaggio di email, pec, Skype, Whatsapp, Telegram... e contemporaneamente ha inferto violenti scossoni al castello dell’informazione modulato da decenni su radio, tv e carta stampata. Tutto è in movimento e un mondo, come quello editoriale, che appariva solido e ben pasciuto dalle risorse della pubblicità, si è scoperto quasi all’improvviso fragile e minacciato in profondità, con crolli delle tirature e drastici tagli delle redazioni. Una rivoluzione è in atto e non se ne intravede ancora l’epilogo. Va tuttavia affrontata consapevoli che erigere barricate contro un futuro che avanza travolgente è scelta destinata inesorabilmente a soccombere. Questo vale anche per la Chiesa, che lungo tutto il XX secolo è stata grande protagonista della comunicazioni (basti ricordare che Pio XI affidò la realizzazione della Radio Vaticana a Guglielmo Marconi e la inaugurò con il primo radiomessaggio papale rivolto al mondo il 12 febbraio 1931), con un’attenzione che ha raggiunto il culmine col Concilio Vaticano II che dedicò addirittura un decreto agli “strumenti della comunicazione sociale”: l’Inter Mirifica, promulgato il 4 dicembre 1963. Ora, a più di 50 anni di distanza da quel testo che metteva a fuoco anche l’aspetto cruciale del rapporto tra media e opinione pubblica, papa Francesco ha impresso una svolta affrontando il “cambiamento di epoca” che esige un ripensamento generale della presenza, delle strutture e dell’organizzazione del lavoro in materia di media. Come ha detto in una recente in-
tervista a “Il Regno” monsignor Dario Edoardo Viganò, il sacerdote milanese che papa Francesco ha nominato prefetto della Segreteria per la comunicazione nata nel 2015: «La riforma è necessaria quanto è necessario che la Santa Sede risponda alla missione della Chiesa nella cultura contemporanea». Usare i Social, essere presenti nei canali della fruizione on–demand, lavorare contemporaneamente su diverse piattaforme mediali non significa “cedere” al mondo, ma guardarlo in volto, per parlargli in forma sincera e persuasiva. L’interlocutore non è più una massa generica, raggiunta a pioggia da una comunicazione indifferenziata, ma ogni singola persona con la quale si entra in contatto. Viganò lo conferma: «Questa urgenza apostolica ci richiede di fornire i contenuti che ci vengono richiesti a livello mondiale secondo il criterio “user first” (comprendere quello che l’utente cerca e come lo cerca) e di tenere costantemente monitorati i costi e i risultati». Ci si impegna per offrire alle persone quanto cercano, prestando grande attenzione a utilizzare al meglio le risorse economiche, af-
finché non ci siano sprechi. La riorganizzazione è guidata dalla consapevolezza che ciò «che caratterizza la comunicazione oggi – parla sempre Viganò – è la convergenza digitale, cioè il fatto che i singoli media, con le loro identità definite, non esistono più». È evidente che il passo intrapreso dalla Santa Sede non può lasciare indifferenti le Chiese locali: il radicale mutamento di orizzonte riguarda e coinvolge anch’esse. Anche a livello diocesano si pone il problema di affrontare le sfide di una comunicazione che, gestendo oculatamente ogni euro, deve necessariamente confrontarsi coi “nuovi media” non per cedimento alla moda, ma perché sono l’unica via per provare a entrare in contatto con fasce di popolazione altrimenti irraggiungibili, per raccogliere problemi, scoprire opportunità, dare risposte, chiarire dubbi, fornire informazioni, smascherare pregiudizi... È la strada che la nostra diocesi ha deciso già di tempo di percorrere con risolutezza e che oggi vive una tappa importante con la nascita di EmmeTv, la nuova realtà descritta qui a destra.
da sapere
Sintonizzare l’89 e il 605 igitate 89 sul telecomando: se in basso a destra del video apD pare il logo azzurro di Emmetv siete già pronti per ricevere i nostri programmi. Nel caso, invece, non appaia nulla, premete il tasto Menu e selezionate il comando che dice pressappoco “Aggiorna la lista dei canali”. Se non lo trovate, sempre dal Menu, spostandovi con le frecce, raggiungete e cliccate la voce “Impostazioni/Avanzate”. Selezionate quindi la “Scansione automatica dei canali” e scegliete, se richiesti, “DTV”. Premere quindi Ok per avviare la scansione. Qualche minuto e otterrete la lista aggiornata, inclusi, ci auguriamo, i canali 89 e 605. Nel caso il tentativo fallisca, telefonate allo 0733.231567 e vi aiuteremo.
La nuova iniziativa sul piede di partenza o schermo è tornato a illuminarsi nei canali 89 e 605, ma in basso a destra è cambiato il L logo: non più quello di “èTv Macerata”, ma risalta un “EmmeTv” mai visto prima (un logo che evoca molteplici riferimenti: da “Marche media ecclesiali”, a Macerata, a Matteo Ricci, a Maria, a Emmaus...). Se i numeri dei canali sono gli stessi e le persone che hanno condotto in porto la mutazione sono i medesimi validi professionisti che operavano con la vecchia tv, tutto il resto è viceversa cambiato. Ora la televisione non è più una costola del consorzio “èTv” ma è diventata totalmente marchigiana e maceratese. Non è più solamente una tv, perché la redazione si è fusa con quella di Emmaus, creando il primo polo realmente multimediale presente nel nostro territorio. A chi si sintonizza (qui a fianco trovate le informazioni per condurre in porto con successo l’operazione) balzerà agli occhi il grande miglioramento nella qualità dell’immagine, ottenuto grazie a una strumentazione di trasmissione evoluta. Anche il bacino raggiunto dalla trasmissione si è ampliato, arrivando a coprire l’intera provincia di Macerata e l’82% della popolazione della nostra regione (col 70% del territorio). Siamo visibili da Pesaro fino al Tronto e oltre, mentre restano fuori portata solo le aree più isolate e spopolate dell’entroterra montano. Un salto di qualità, ma ancor prima, un salto di identità: non più media distinti che ogni tanto si scambiavano qualche contenuto, ma una piattaforma comune, integrata, che si espanderà progressivamente ampliando il raggio dell’informazione fornita. Non c’è più solo il sito www.emmausonline.it ma anche EmmeTv e, a breve anche visivamente l’unificazione risalterà nella piattaforma online www.emmetv.it. Si parte con la tv avendo quale riferimento il territorio provinciale, ma l’irradiazione del segnale rende possibile una proiezione che sarà via via sempre più regionale. L’operazione è stata possibile grazie all’impulso deciso impresso dal vescovo Marconi, convinto del ruolo che possono svolgere i media nel comunicare ciò che è e che fa la Chiesa, raggiungendo anche chi abitualmente non la frequenta e ne ha magari una visione parziale o anche distorta. Non si tratterà comunque, né sul versante televisivo né su quello di Internet, di media “clericali”: protagonista sarà il territorio, con le sue storie, i suoi problemi, le sue conquiste, le sue ansie, i suoi momenti di incontro, festosi o anche dolenti. Il cammino è appena avviato e bisognerà aspettare qualche mese perché giunga a regime, ma il dado è tratto e gli ambienti della redazione, che rimangono nella sede storica di Emmaus, in un edificio della Domus San Giuliano, sono quasi pronti dopo i lavori indispensabili per ospitare le strumentazioni e gli studi necessari per mandare nell’etere il segnale televisivo. Vi aspettiamo (e andate subito a risintonizzare le tv per ricevere i canali 89 e 605)! Piero Chinellato
Le radio locali, «eco» di un’informazione rivolta a tutti DI FRANCESCA
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Radio Nuova Macerata, Radio Padre Matteo Ricci e Radio Santa Maria: le tre esperienze a servizio di una comunicazione a 360 gradi
CIPOLLONI
onsiderate, a torto, le “sorelle minori” tra i media, le radio rappresentano, da sempre un patrimonio comunicativo prezioso per il territorio. A livello locale, sono tre le emittenti di ispirazione cattolica che, con professionalità e spirito di servizio, offrono contenuti informativi, intrattenimento e approfondimenti di qualità. La più storica è senz’altro Radio Nuova Macerata inBlu, attiva nell’etere dal 1976: unica emittente nel capoluogo, trasmette in FM sulle frequenze 90.00 e 96.90 MHz, e il suo raggio di ascolto comprende le province di Macerata, di Fermo e la zona Sud di Ancona. Oltre alla pagina Facebook, la radio vanta anche uno streaming attraverso il sito www.radionuova.com
aggiornato quotidianamente con notizie e curiosità: il target è prevalentemente adulto, anche se non mancano spazi per i ragazzi con un’attenzione privilegiata alla realtà familiare. Vengono inoltre realizzate diverse interviste a personalità marchigiane del mondo della cultura e dello spettacolo, soprattutto in concomitanza con eventi di rilievo promossi nel Maceratese. I programmi di informazione e comunicazione rappresentano comunque più del 50% del palinsesto quotidiano, con i notiziari trasmessi alle ore 12.30, 18.40 e 22; dalle 7 alle 20 viene inoltre irradiato un Gr nazionale ogni ora. Nel nome del più illustre cittadino maceratese, esiste poi la “giovane” Radio Padre Matteo Ricci, sorta nel 2010 in occasione del quarto centenario della
morte del gesuita missionario. Opera dal sito www.radiopadrematteoricci.it per iniziativa dei Figli della Luce: l’intento, come spiegano i coordinatori, è quello di «raggiungere chi utilizza i nuovi mezzi di comunicazione con l’obiettivo di testimoniare le virtù teologali di fede, speranza e carità», attraverso una programmazione molto varia e mirata ad ogni fascia di età. Oltre agli spazi di preghiera e alle note sacre, l’emittente web trasmette anche musica classica, pop e rock, raggiungendo anche chi è lontano dalla fede. Prima della chiusura per via del terremoto, dalla chiesa di San Filippo Neri, a Macerata, venivano trasmesse le celebrazioni liturgiche. Infine, da Montecassiano, è possibile ascoltare anche Radio Santa Maria, voluta negli anni Ottanta da monsignor Giuseppe
Ortenzi e in grado di raggiungere le zone di Appignano, Pollenza, Treia e il versante Nord di Macerata. “Sopravvissuta” anche ai pesanti disagi arrecati dalla nevicata del 2012 che danneggiò pesantemente il trasmettitore, questa piccola, grande emittente parrocchiale è nata per essere vicina ai malati e consentire loro di seguire le messe e le liturgie. «Attraverso la nostra “missione” comunicativa cerchiamo di far arrivare la parrocchia nelle case dei più sfortunati, di chi ha bisogno di una parola e del conforto del Signore», spiega il referente Gustavo Omar Massaccesi, che aggiunge: «Siamo solo una voce ma attraverso questa voce tante persone potranno continuare a sentirsi vicini alla vita della comunità e, in qualche modo, partecipi del mondo che li circonda».
Martedì 21 marzo 2017
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All’opera i nuovi Consigli pastorale e presbiterale Si consolida la riorganizzazione della diocesi e dei suoi organismi di partecipazione con il rinnovo anche della loro composizione DI FRANCO
PRANZETTI
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l piano di rinnovamento pastorale avviato dal nostro vescovo ha trovato la sua manifestazione più tangibile nella creazione delle unità pastorali che raggruppano le parrocchie, unificando funzioni e servizi che prima erano appannaggio di ciascuna anche piccolissima comunità. Un passaggio volto a favorire l’uso ottimale delle risorse e la produttività dell’impegno delle persone. Ma l’opera di riorganizzazione ha toccato anche gli
organismi diocesani quali il Consiglio presbiterale e quello pastorale. L’obiettivo che ha guidato le scelte è promuovere una maggiore corresponsabilità dei presbiteri e dei laici alla realizzazione di un nuovo volto della diocesi, meglio in grado di essere testimone del Vangelo, parola di vita anche per questo nostro tempo turbolento e travagliato. Una sfida affrontata senza spirito di rivalsa ma in atteggiamento di attenzione, disponibilità, servizio disinteressato e generoso. Il Consiglio presbiterale è definito dal Codice di Diritto Canonico come «un gruppo di sacerdoti che, rappresentando il presbiterio, sia come il senato del Vescovo»; gli compete «coadiuvare il Vescovo nel governo della diocesi... affinché venga promosso nel modo più efficace il bene pastorale della porzione di
popolo di Dio a lui affidata» (Can. 495). In coerenza e a supporto del disegno di riorganizzazione della diocesi, monsignor Marconi ha scelto che il nucleo fondamentale del Consiglio presbiterale sia costituito dai coordinatori delle unità pastorali. A loro si aggiungono il rettore del seminario Redemptoris Mater, un rappresentante dei religiosi e tre sacerdoti scelti dal vescovo tra quelli indicati attraverso il voto dall’intero presbiterio, rappresentanti le varie fasce di età del clero. Al Consiglio presbiterale si affianca il Consiglio pastorale diocesano. Anch’esso previsto dal Codice di Diritto canonico, gli compete «sotto l’autorità del Vescovo, studiare, valutare e proporre conclusioni operative su quanto riguarda le attività pastorali della diocesi» (Can. 511). Nella nostra diocesi è composto dal
vescovo, dal delegato per la pastorale, dal delegato per il consiglio presbiterale, da venti laici, uno per ogni unità pastorale, scelti fra i tre candidati presentati da ciascuna di esse, dal rappresentante dei diaconi e da uno dei religiosi. La sua funzione è rendere presenti al vescovo la varietà delle situazioni, dei problemi, delle istanze, delle difficoltà, delle aspirazioni, delle realizzazioni emerse in tutte le realtà della diocesi per metterlo in condizione di maturare le scelte più opportune in vista del bene dell’intera comunità diocesana e di ogni singola comunità locale. Al Consiglio pastorale diocesano e al Consiglio presbiterale che iniziano a operare in queste settimane, il più caloroso augurio di un lavoro fecondo, sapiente e generoso per il bene della nostra Chiesa.
Il pane della Parola di Dio e quello della carità, come l’Eucaristia, non sono «pani» diversi: sono la persona stessa di Gesù che si dona agli uomini del nostro tempo
La Chiesa si ammala se non serve i poveri Il testo che segue è un sunto, non rivisto dall’autore, della conferenza tenuta presso la Domus San Giuliano di Macerata, la sera del 22 febbraio 2017. opo aver letto la parabola di don Tonino Bello (proposta qui a fianco, ndr), il pensiero va al patrimonio di servizi ecclesiali rivolti ai poveri: le mense, i dormitori, gli empori... Papa Francesco, nell’Evangelii Gaudium, documento fondamentale, ci ricorda che «Per la Chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica» (n. 198). «Sogno una Chiesa inquieta», disse papa Francesco al Convegno ecclesiale di Firenze, aggiungendo: «in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii Gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni». Lì, al n. 25, richiama la necessità di una «conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno». La carità – come già diceva San Giovanni Paolo II – non si riduce a semplice «sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti». (Sollicitudo Rei Socialis, 38). Il tema dell’amore si pone sul piano dei principi fondativi della realtà cristiana e quindi della Chiesa, la cui missione è l’annuncio di Gesù Cristo, che deve svolgersi con la stessa concretezza espressa dall’Incarnazione. Purtroppo nel corso dei secoli talvolta la Chiesa ha amato e servito più se
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stessa che l’uomo. Questo pericolo è sempre in agguato. Papa Francesco lo ha ripetuto all’Angelus del 15 gennaio scorso: «Guai, guai quando la Chiesa annuncia se stessa; perde la bussola, non sa dove va! La Chiesa annuncia Cristo; non porta sé stessa, porta Cristo». È il rischio della “mondanità spirituale”, contro la quale il Papa ci mette in guardia descrivendola nell’EG 95 come «cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa», senza preoccuparsi per «il reale inserimento del Vangelo nel Popolo di Dio». Già la Gaudium et Spes 1 aveva rovesciato questa prospettiva, ma sebbene nel Concilio si fosse molto discusso di «Chiesa povera per i poveri», negli anni seguenti non c’era stato un seguito adeguato. Poi è arrivato papa Francesco che ha rimesso al centro il concetto di carità/solidarietà, con la Chiesa che è irraggiamento di amore in mezzo agli uomini e che cresce non per proselitismo, ma per attrazione, sacramento del Regno solo se si pone a servizio del povero e offre il suo amore a ogni persona (e papa Francesco ha dedicato l’intero IV capitolo della EGalla dimensione sociale della evangelizzazione). In questo quadro «La Caritas Italiana è l’organismo pastorale costi-
«Buon Samaritano formato 2000» Una parabola di don Tonino Bello uando stai con i poveri ti accorgi di tante cose e sei sollecitato a lottare con loro: sapete cosa significa lottare? Ve lo racconto con una parabola, quella del “Buon Samaritano formato 2000”. Un uomo scendeva da Palestrina a Roma con la sua 500. Percorreva quella strada ogni giorno alle otto. Un giorno trovò una macchina cappottata. Scese dalla macchina e vide un uomo ferito. Fasciò le lacerazioni, ma, visto che perdeva ancora molto sangue, lo caricò sulla Cinquecento, lo portò in ospedale e lo salvò. Due giorni dopo, un altro incidente! Insomma, un giorno sì e uno no incrociava un incidente, e sempre nello stesso posto. Allora chiamò il parroco e gli disse: «Riuniamo il consiglio pastorale e quelli della Caritas». Al consiglio pastorale se ne discusse, finché uno tra i presenti disse: «Voi non mi conoscete perché vivo qui da poco tempo. Sono però un cattolico fervente. Io volentieri, grazie a Dio che mi ha dato una buona fortuna, penso di potervi liberare dal peso di una sottoscrizione». Tutti applaudirono. Nel pomeriggio arrivò un’autoambulanza nuovissima: quando si dice la carità…! Le cose andavano bene perché gli incidenti accadevano sempre nello stesso posto, ma bastava un colpo di telefono, arrivava l’ambulanza e via. Un giorno l’operaio che per primo aveva effettuato il soccorso, arrivò alla famosa curva e si vide avvolto in un nebbione incredibile e andò a sbattere con la sua Cinquecento contro la fiancata del ponte. Di lì vide che in fondo alla valle c’erano delle fabbriche le cui ciminiere cacciavano smog: era fumo, non nebbia! E capì perché accadevano gli incidenti. Scese giù a valle e dopo un’ora riuscì finalmente a parlare con il responsabile: era il signore che aveva regalato l’ambulanza! Gli disse: «Gli incidenti accadono unicamente per il fumo di queste ciminiere. Perciò, se adottiamo i parametri contemplati dalla legge, si può risolvere il problema». L’altro rispose: «Io sono in grado di pagare dieci ambulanze, ma qui non si tocca niente!». Allora, attenzione, quando vengono a lusingarvi con le formule di beneficenza! La carità deve essere intelligente: non basta distribuire i pasti, o le vesti... Occorre anche essere in grado di conoscere i meccanismi perversi che stanno alla radice di certe sofferenze, per cui la profezia più grossa sul piano della carità, nello stare con gli ultimi, nel condividere la loro sorte, è di aiutare la comunità a scorgere i meccanismi che operano alla base di certe forme di ingiustizia: la droga, l’usura, il traffico d’armi… Bisogna stare veramente attenti, perché la gente, con la beneficenza, si sente a posto, pensa di aver risolto i problemi di carità. Anche noi rischiamo di essere contenti e battiamo le mani alle persone che sfruttano la gente, che opprimono e non danno il giusto salario. Stare con i poveri, restare con gli ultimi, lottare con gli ultimi vuol dire scoprire i meccanismi perversi che stanno alla base di tanta sofferenza! Ridotto da: Don Tonino Bello, Come vela s’inarca il grembo del mondo, Ed Insieme.
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Il vescovo Marconi e, a destra, monsignor Soddu durante l’incontro con gli operatori pastorali
tuito dalla Cei al fine di promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica» (Statuto, art. 1). Se la missione della Chiesa consiste essenzialmente nell’annuncio di Gesù Cristo, è chiaro che «il pane della Parola di Dio e il pane della carità, come il pane dell’Eucaristia, non sono pani diversi: sono la persona stessa di Gesù che si dona agli uomini e coinvolge i discepoli nel suo atto di amore al Padre e ai fratelli» (Evangelizzazione e testimonianza della carità, 1). L’EG, n. 207 chiarisce che «Qualsiasi comunità della Chiesa, nella misura in cui pretenda di stare tranquilla senza occuparsi creativamente e cooperare con efficacia affinché i poveri vivano con dignità e per l’inclusione di tutti, correrà anche il rischio della dissolu-
appuntamento
Sempre dalla parte degli ultimi l prossimo incontro di approfondimento per gli operatori pastorali sul tema avrà luogo mercoledì 29 marzo, alle ore 21.15 presso la Domus ISandell’anno Giuliano. Ne sarà protagonista padre Sebastian Vazhakala, superiore generale dei Missionari della Carità – Contemplativi, l’ordine co–fondato dalla santa Madre Teresa di Calcutta e da padre Sebastian nel 1979, che tratterà il tema «La scelta degli ultimi».
zione, benché parli di temi sociali o critichi i governi. Facilmente finirà per essere sommersa dalla mondanità spirituale, dissimulata con pratiche religiose, con riunioni infeconde o con discorsi vuoti». L’architrave del nostro essere Chiesa è la misericordia e la carità. A noi è richiesto un “supplemento” ai progetti umani: Cristo dev’essere al centro della nostra vita mediante l’aiuto e l’attenzione al povero. Quando questo “andare oltre” ci manca, diventiamo irrilevanti, si cade nella mondanità spirituale. Tutte le volte che la Chiesa, cioè noi, assomigliamo al mondo, diventiamo banali, ridicoli se non addirittura dannosi. Magari, operativamente, non tutti possiamo essere volontari, ma tutti dobbiamo essere dei buoni cristiani, e nella misura in cui siamo buoni cristiani, il volontariato diventa qualcosa di connaturale. Se la carità di Dio è ben altra cosa dall’interrogativo preoccupato che precede l’episodio evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci («Maestro, dove potremo procurare...»), tuttavia i pani e i pesci, e quindi l’attenzione umana, sono necessari per non rimanere chiusi in noi stessi. Tutto dev’essere ricondotto a Gesù Maestro, che insegna la condivisione. Solo così potremo uscire dal pantano in cui rischiamo di ingolfare le nostre azioni: la pura gestione, la verifica, lo studio… Tutti noi, in nome della Chiesa, dobbiamo essere il tramite nella realizzazione del miracolo costante e continuo della carità. Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana
Case del commiato: cambiano le onoranze funebri Frutto di un’operazione di marketing, stanno colmando un vuoto, ma pongono interrogativi Che ne è della morte cristiana? DI
GIANCARLO CARTECHINI
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osa resta, di una vita, quando la vita se ne va? Cosa resta tra le mani di chi sopravvive, se non un silenzio sbigottito, o la resa esausta alla sopraffazione? Resta uno strazio sordo. Restano rimorsi, ondate di differenti dolori e, a volte, la consolazione della preghiera. Perché ci sono storie che giungono a un compimento luminoso, ricche di anni; e ci sono invece scarti improvvisi della storia, esistenze che vanno a morire senza
preavviso. Andando al lavoro, questa mattina, dietro la curva dello svincolo che conduce alla statale ho visto una piccola volpe morta. Era distesa sull’asfalto, ai margini della strada. La coda lunga, le orecchie aguzze; investita, forse, da uno dei molti camion che attraversano questa zona industriale fatta di capannoni e di colline pettinate all’orizzonte. Vicino alla volpe c’era un narciso, fiorito spontaneamente sopra la scarpata. Lo stesso fiore campeggia nei manifesti che pubblicizzano la prossima apertura di una nuova “Casa del commiato”. Ne stanno sorgendo molte, anche nella nostra regione. Collocate, in genere, nelle periferie produttive sfibrate dagli anni della crisi, tra supermercati dismessi, cataste di barre profilate, tubi in cemento, piazzali di ghiaia e buche. Le case del commiato sono la nuova frontiera delle onoranze funebri.
Potete dimenticare i vetri oscurati dei negozi tristi da oltrepassare il più in fretta possibile. Il marketing è all’opera per rendere gradevole perfino il bacio di sorella morte. «Ogni vita lascia un fiore nelle nostre mani – recita lo slogan pubblicitario – sapremo accoglierne e salutarne il passaggio». Sono strutture polivalenti, adatte a commemorazioni laiche o a celebrazioni di qualunque credo religioso. Stanze accoglienti, dotate di collegamento Wi–Fi. Con un punto ristoro per brevi snack, una sala dove i parenti possono riposare, e la sala “tanatoestetica” per la composizione della salma. Eppure c’è qualcosa, in questa apparente perfezione, che lascia interdetti. Come il finto giardino all’inglese descritto dallo scrittore americano Don Delillo nel suo ultimo romanzo, “Zero K”: un eden artificiale, collocato al centro di un bunker sotterraneo dove i clienti di una setta
tecnologica scelgono l’eutanasia, facendosi ibernare nell’attesa di una futura cyber–resurrezione («Cosa troveremo qui? – dice uno dei responsabili della setta – Una promessa che gode di maggiori garanzie rispetto a tutti gli La stanza di una Casa del commiato di recente apertura aldilà delle religioni organizzate di questo mondo»). attente alla cura dei malati quanto pronte a Le case del commiato, inutile negarlo, disfarsi di chi è morto e dei loro cari: relegati stanno colmando un vuoto: offrono un in stanze piccole e fredde, con sedie in servizio “all inclusive” che trova terreno formica e arredi ridotti all’essenziale. E forse fertile in un tessuto sociale che non è più in non è più in grado neanche la Chiesa, da grado di gestire le vicende che sola, perché ci sono molti non credenti nelle accompagnano il morire. Non sono in nostre città, e seguaci di altre fedi. Saranno grado le famiglie, sempre più affannate, ancora in grado, i cristiani, di pronunciare sempre più propense a delegare. Non sono parole credibili di speranza? in grado le strutture ospedaliere, tanto