l’iniziativa Aiutare la diocesi
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La nostra Chiesa locale, le cui strutture sono state colpite pesantemente dalle scosse sismiche, è impegnata nel sostegno a chi ha bisogno di aiuto. Chi desidera contribuire alla sua azione può effettuare un versamento a: Diocesi di Macerata–Tolentino–Recanati– Cingoli–Treia Causale: Offerta pro terremoto IBAN IT61Q0605513401000000011753
Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMAUS Via Cincinelli, 4 62100 Macerata tel. 0733.234670 e-mail: redazione@emmausonline.it facebook: emmausmacerata twitter: emmausmacerata
MACERATA
Martedì, 22 novembre 2016
terremoto. Nella solidarietà fraterna la risposta alla paura
Grati per le vite tutte salve Messe celebrate negli oratori, in capannoni o tendoni. Tante parrocchie ospitano i fedeli delle comunità vicine. I paesi sulla costa spalancano le porte DI
NAZZARENO MARCONI *
Vangeli di questi giorni, che parlano della visita improvvisa del Signore nella nostra vita, per la nostra diocesi hanno preso un significato concreto e particolare in riferimento alla esperienza del terremoto. «Non resterà pietra su pietra… ma neppure un capello del vostro capo perirà» dice il Vangelo e di fatto abbiamo vissuto ambedue le esperienze. Andando in visita nei vari luoghi della diocesi, ho toccato con mano che il terremoto ha mosso ogni pietra. Non viviamo il disastro apocalittico della vicina Chiesa sorella di Camerino, ma soprattutto nella zona di Tolentino, Urbisaglia, Colmurano e in tutti i settori del Maceratese, Treiese e Cingolano più vicini all’epicentro della scossa del 30 ottobre, le case lesionate, la gente spaventata che dorme in soluzioni di fortuna e le chiese chiuse per danni anche molto rilevanti, sono davvero tante. Gli spazi integri delle parrocchie si sono aperti subito all’accoglienza, con la semplicità e naturalezza di chi apre casa ad accogliere il vicino in difficoltà. È una conferma bella del fatto che qui la parrocchia è davvero «la casa di Dio in mezzo alle case degli uomini». Alla parrocchia “Spirito Santo” di Tolentino, costruita con criteri antisismici, l’accoglienza si è vissuta anche in Chiesa, diventata un dormitorio di fortuna. A Macerata, dove è chiusa anche la Cattedrale, l’Aula Sinodale è diventata “la Cattedrale della Carità”, perché ha visto alternarsi le brandine di notte per gli sfollati e di giorno la celebrazione di
I
l’appuntamento Incontri sulla carità omani sera, mercoledì 23 D novembre, con inizio alle ore 21.15, presso l’Aula sinodale adiacente alla Domus San Giuliano (Via Cincinelli 4 – Macerata) si svolgerà il secondo incontro di approfondimento sui temi legati alla carità toccati dalla lettera pastorale del nostro vescovo “Ri–farci prossimo”. L’argomento sarà “La Chiesa è una comunità che annuncia–celebra–testimonia la carità”. Relatore sarà monsignor Luca Bressan, vicario episcopale di Milano per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale. Il mattino successivo monsignor Bressan incontrerà i sacerdoti, alle ore 9.30, alla Domus San Giuliano.
una ordinazione diaconale e di altri momenti diocesani solenni come la chiusura dell’Anno Santo. Si calcola che in Diocesi circa 35.000 persone non possano andare e Messa nella loro chiesa parrocchiale. Si celebra nei saloni degli oratori, in capannoni o tendoni arrangiati per l’occasione e varie parrocchie ospitano i fedeli delle parrocchie vicine. C’è poi la parte costiera di una Diocesi come la nostra, che va dai monti al mare, che è stata pressoché risparmiata dal terremoto, ma vive un diverso coinvolgimento perché accoglie nei camping gli sfollati delle zone più martoriate. Qui i preti, i comuni fedeli e in particolare i giovani e gli scout si stanno impegnando per dare sostegno e accoglienza proiettati su un tempo più lungo. Anche a Macerata stiamo organizzando una accoglienza di lungo periodo, impegnando le strutture diocesane disponibili. Così come stiamo intensamente collaborando a Cingoli con Comune e Provincia per accogliere un istituto scolastico superiore. Tutto si svolge in maniera coordinata e con una collaborazione sempre più armonica tra la Chiesa e la società civile, a partire dalle nostre Amministrazioni comunali con i loro sindaci. Questo sta consolidando il nostro camminare insieme come unica comunità credente e umana. Se sfortunatamente sono caduti i muri delle case, sono però positivamente caduti alcuni muri di divisione sociale ed ideologica. Anche da un male come il terremoto, il Signore sa trarre il bene. Poi stiamo constatando quanto sia stata vera per noi anche la seconda frase evangelica: «Neppure un capello del vostro capo perirà». Tutti notano il fatto che la violenza del sisma del 30 ottobre, se si è accanita sulle pietre, non ha però fortunatamente ferito né ucciso persone. Di questo con la semplicità della gente di fede, che sempre loda Dio per ogni bene che sperimenta, vogliamo ringraziare il Signore e l’intercessione dei nostri Santi patroni. Come mostrano gli articoli che seguono, la situazione è complessa; anche il cammino di messa in sicurezza, il primo passo da fare, non è semplice, ma spero che per Natale molte persone rientreranno nelle loro case e molti potranno riprendere a celebrare nelle loro Chiese, magari puntellate e scorticate, ma aperte. D’altra parte chi non lotta con coraggio per un obiettivo ambizioso, difficilmente farà qualcosa di concreto, e la nostra gente marchigiana, quanto a coraggio e concretezza, non è seconda a nessuno. * vescovo
Tolentino, la chiesa dello Spirito Santo adibita a dormitorio
Le braccia aperte di Porto Recanati DI
ROBERTO ZORZOLO *
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orto Recanati è abituata ad accogliere turisti d’estate e a offrir loro svago e benessere. L’accoglienza è tratto distintivo anche per i tanti immigrati che risiedono all’Hotel House, palazzone con quasi cinquecento appartamenti alla periferia della città. Poi il terremoto, e la città ha accolto ospiti completamente diversi. Il “mostro della montagna”, come lo ha definito il sindaco di Ussita, ha portato qui tanti sfollati dopo la furiosa scossa del 30 ottobre scorso che ha distrutto le loro case e spesso il lavoro di una vita. Oggi sono alloggiati per lo più nei camping Bellamare, La Medusa e Pineta. Possiamo tutti immaginare il loro smarrimento, l’angoscia, ma dopo lo sbigottimento iniziale, l’intero Paese si è mobilitato per soccorrerli: una gara di solidarietà che non ha precedenti. Le ne-
cessità sono tante: le ricette mediche per i medicinali rimasti a casa, indumenti invernali, biancheria intima... Partono gli Sms e in poco tempo le associazioni di volontariato ma anche semplici cittadini raccolgono indumenti, prodotti per l’igiene e quanto altro necessario. Non si trascura neanche il sostegno psicologico ad anziani e bambini traumatizzati, ed è per questo che tanti volontari si offrono per soccorrere l’animo e lo spirito di chi si sente perduto e inerme davanti a tanta rovina. Non è mancato chi ha anteposto l’esibizione personale all’interesse collettivo, ma nel complesso si è offerta una grande dimostrazione di solidarietà che non può essere neppur minimamente sminuita da sporadiche forme di personalismo. * parroco di San Giovanni Battista Porto Recanati (Mc)
L’Aula Sinodale ora è “casa” temporanea della diocesi
L’inagibilità della cattedrale di San Giuliano ha costretto a rivolgersi all’unico edificio di grandi dimensioni che desse adeguate garanzie di sicurezza sismica: l’Aula sinodale annessa alla Domus San Giuliano, in via Cincinelli. Edificata tra il 1992 e il 1993, ha una struttura di cemento armato e una copertura in legno lamellare ultimata di recente. La cupola ha
una superficie di 680 mq e dispone di 575 posti a sedere. L’Aula è dotata, oltre che di videoproiettore, di videocamere e di una sala di regia per gestire le trasmissioni radio, Tv e in streaming Internet. Il restauro e il risanamento conservativo dell’Aula è stato ultimato recentemente grazie anche a un contributo concesso dalla Cei, coi fondi dell’8xmille. (P.C.)
Noi, Porte Sante del Vangelo DI
PIERO CHINELLATO
i affido la missione di essere le porte della misericordia perché chi vi incontra possa scorgere in voi un segno della misericordia del Padre»: con queste parole, pronunciate al termine di una solenne celebrazione eucaristica, il vescovo Nazzareno Marconi ha chiuso nel pomeriggio di domenica 13 novembre il Giubileo della Misericordia in diocesi. Una chiusura ospitata da una sede imprevista ed eccezionale, l’Aula sinodale annessa alla Domus San Giuliano di Macerata, in quanto la cattedrale è chiusa fin dal 24 agosto e la sede individuata come alternativa, l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, è diventata a sua volta inagibile dopo la forte scossa del 30 ottobre. La celebrazione aveva vissuto un prologo alle 16 quando il vescovo aveva chiuso i battenti della Porta santa diocesana al Santuario della Mater Misericordiae, gesto che i fedeli presenti nell’Aula sinodale hanno potuto rivivere attraverso un video realizzato tempestivamente dal Servizio informatico della diocesi. Poco dopo le 17, trasmessa e commentata in diretta anche da “RadioNuova”, da “èTv Macerata” e attraverso il canale YouTube della diocesi, la Santa Messa presieduta dal vescovo Nazzareno Marconi è iniziata con la lunga processione introitale composta da tantissimi sacerdoti, preceduti dai candidati al lettorato e all’accolitato. Nell’omelia monsignor Marconi ha ripercorso il tempo giubilare riconoscendo che «il Signore è passato tra noi con la sua misericordia» e che «Pur con tutti i nostri limiti siamo una comunità più unita. Che la preghiera e l’esperienza del perdono ha fatto crescere nella capacità: di accoglierci, di ascoltarci, di comprenderci, di tentare di camminare insieme». C’è però da rimanere in guardia perché «dopo il peccato ed il perdono generoso di Dio resta sempre per ciascuno di noi una duplice tentazione particolarmente subdola: è la tentazione della nostalgia del male, assieme alla tentazione dell’infinito rimorso. Rimuginare sui nostri errori passati non è segno di fede, ma di sfiducia nella misericordia di Dio. Incamminiamoci positivamente verso il futuro, chiudiamo la porta al male». E il perdono ricevuto deve spingere a offrire «ai fratelli un perdono altrettanto radicale e sincero: chiudiamo la porta al ricordo dei loro errori e incamminiamoci con loro verso una vita nuova». La tentazione della nostalgia del male «denuncia la nostra poca fede in Dio, nella sua capacità di riempire di vera gioia il nostro cuore». È venuto poi il richiamo alla drammatica realtà del terremoto con la supplica al Signore «che si chiuda la porta su questa esperienza, per iniziare un tempo nuovo di serenità e di ricostruzione, non solo degli edifici, ma anche dei cuori». All’omelia è seguito il conferimento del ministero del lettorato e dell’accolitato rispettivamente a sei e otto candidati, provenienti da tutte le zone della diocesi. È stata quindi la volta del rinnovo delle promesse battesimali, di quelle matrimoniali, sacerdotali e dei religiosi. Nel caloroso congedo, il vescovo ha confessato di aver «scoperto che nei momenti seri sappiamo essere uniti. Qui c’è un popolo unito nella difesa del territorio, del lavoro, del futuro, di quelle ricchezze che ci fanno andare avanti. Una bella collaborazione è nata anche con le autorità civili durante la Peregrinatio Mariae» e poi un riscontro grato per «l’azione senza risparmio in queste settimane di volontari, forze dell’ordine, protezione civile, vigili del fuoco… di sindaci, assessori, autorità». A questo punto il vicario generale monsignor Pietro Spernanzoni ha sottratto il microfono al vescovo Marconi per rivolgere: «Un grazie anche al vescovo che in questi giorni sta correndo da un capo all’altro della diocesi. Grazie Nazzareno!». E sull’applauso scrosciante seguito a queste parole l’assemblea si è sciolta.
«V
Chiesa delle Vergini: il rischio è grave
Cattedrale. I danni sono seri Spostate spoglie di s. Vincenzo
A Macerata messe al sicuro “L’adorazione dei magi” del Tintoretto e altre 21 opere d’arte
nche la cattedrale di San Giuliano è stata duramente colpita dal sisma di domenica 30 ottobre, peggiorando la situazione che la rende inagibile già dallo scorso agosto. Essa è da sempre un punto di riferimento per molti fedeli, sia perché dedicata a San Giuliano, patrono della città, sia per l’importante devozione a San Vincenzo Maria Strambi, di cui conserva le spoglie mortali. Don Ariel Valentin Veloz Mendez, il nuovo parroco, conferma l’aggravarsi dei problemi: «La sacrestia ha subito molti danni e si sono riaperte numerose crepe». Del necessario spostamento delle opere si occuperà don Jacopo Foglia, direttore dell’ufficio liturgico: «Dobbiamo attendere il permesso della Soprintendenza prima di poter procedere, ma non sappiamo quando potremo iniziare dato che le scosse continuano. Intanto – ha concluso –, per venire incontro ai devoti, San Vincenzo Maria Strambi è stato spostato nella basilica della Madonna della Misericordia». (E. Pug.)
DI
ELISABETTA PUGLIESE
A
nche la parrocchia di Santa Maria delle Vergini è uno degli edifici della città di Macerata dichiarati inagibili subito dopo il terremoto del 26 e 30 ottobre. Al suo interno erano custodite opere d’arte preziose, come “L’adorazione dei magi” del Tintoretto. Visti
gli ingenti danni alla chiesa e soprattutto considerato il rischio di implosione della cupola superiore, che potrebbe creare danni irreparabili, è stato deciso di mettere in sicurezza le ventuno opere d’arte lì presenti. Si è così deciso di trasferirle a Palazzo Buonaccorsi, giudicato la sede più sicura, idonea alla loro conservazione, specie per la presenza di un efficace impianto di allarme antintrusione, che assicura un’adeguata protezione. La delicata operazione si è svolta giovedì 3 novembre e ha avuto per protagonisti i
Vigili del fuoco, una squadra di tecnici, i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e alcuni volontari, che hanno prestato la loro opera. L’operazione, per quanto obbligata, ha provocato sofferenza ai parrocchiani. A loro si è rivolto con un messaggio affettuoso il parroco don Andrés Cruz: «Il mio invito, oltre che il mio incoraggiamento è che la nostra fede non diventi “terremotata”, perché il vero sisma, quello che distrugge, è spirituale». Riguardo la necessità della modifica degli orari e dei luoghi delle celebrazioni, inoltre, il
parroco ha ringraziato i fedeli per la loro disponibilità al cambiamento, comunicando che, dalla settimana prossima, il luogo prescelto per le Messe sarà il tendone. «Mi auguro che questo riporti serenità nei nostri cuori feriti e unione in parrocchia – ha detto don Andrés –, unione che ci deve rendere forti per cominciare, nel migliore dei modi, il nuovo anno pastorale 2016/2017. Penso che sarà un anno straordinario, pieno di grazie e tenerezza da parte del Signore – ha sottolineato il parroco –, in particolare, la Madonna di Fatima sarà
A
L’Adorazione dei Magi
insieme alle nostre famiglie in occasione del centenario della sua apparizione: vedrete che sarà per noi una grande conferma del suo amore materno. Torneremo alla nostra quotidianità – ha poi concluso –, si ripartirà con il catechismo, il gruppo famiglie e le tante realtà che rendono viva la nostra comunità».
Martedì 22 novembre 2016
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Cingoli nel «cratere», ma con la volontà di reagire Molti i danni registrati nel «Balcone delle Marche». Attivato anche un supporto psicologico per sostenere la popolazione DI
GIOVANNI SBERGAMO
A
nche il comune di Cingoli è stato inserito nella lunga lista del cratere dei territori maceratesi colpiti dal sisma. Già dopo il 24 agosto c’erano state le avvisaglie di lesioni, seppur leggere, come quelle provocate alla torre che svetta sul Palazzo comunale. Molte le persone sfollate a causa delle proprie case divenute inagibili nel giro di pochi secondi. Centri di accoglienza sono stati allestiti nella palestra della scuola Secondaria di Primo grado del capoluogo, in quella della frazione di Grottaccia, al centro polisportivo Victoria di villa Strada, nella struttura parrocchiale di San Vittore e in quella di
Villa Pozzo. Una cucina da campo gestita dai militari dell’esercito ha preparato i pasti nella tensostruttura della città, per poi smistarli nelle varie sedi. Il Centro storico è stato interdetto per metà al transito delle auto e al parcheggio per consentire ai mezzi dei Vigili del Fuoco, della Croce Rossa e di altri sussidi di soccorso di far fronte alle emergenze e ai sopralluoghi. Anche il nonocomio cittadino non è stato risparmiato e gran parte della struttura è stata dichiarata inagibile; ciò ha costretto ad evacuare i pazienti del primo piano che sono stati trasferiti alla struttura ospedaliera di Jesi. Lesionati anche alcuni spazi del Palazzo comunale, tra cui la sala degli Stemmi. Le lezioni scolastiche sono invece state sospese per un lungo periodo e sono poi riprese a singhiozzo, ma solo dopo i necessari controlli. Gli studenti dello storico Istituto alberghiero “Varnelli” hanno avuto parte dell’edificio più vecchio lesionato e alcune aule sono state spostate nell’ala non intaccata dal sisma. L’attenzione poi si è spostata nel
viadotto che costeggia la grande diga sul fiume Musone: alcuni piloni presentano delle criticità che hanno costretto a emettere l’ordine di chiusura al traffico dei mezzi. Il ponte, che ha bisogno di essere sistemato con la massima urgenza, è stato interdetto al transito fino al prossimo 30 novembre. Precaria e desolante è anche la situazione delle chiese: dopo i terribili movimenti del 26 e del 30 ottobre sono state chiuse al culto per vistose lesioni interne la Concattedrale S. Maria Assunta e San Filippo; messa in sicurezza ed imbracata la chiesa di Santa Caterina nei pressi dell’ospedale, restaurata ma chiusa da vari anni. Porte chiuse anche alle chiese di Castel Sant’Angelo, Santo Stefano, San Cristoforo di Panicali, San Venanzo, Avenale e Villa Torre. In queste ultime due le celebrazioni si svolgono nell’adiacente teatrino parrocchiale e nella casa del parroco. Parzialmente utilizzabile quella di San Nicola di Bari di Moscosi. Sul fronte delle strutture culturali, chiuso lo spazio museale di San Domenico per legge-
re lesioni alla controfacciata: le pregevoli opere che vi si custodiscono sono state messe in sicurezza. Nessun problema all’abside invece, dove sullo sfondo si trova la famosa pala di Lorenzo Lotto “Madonna col Bambino e Santi”. La Biblioteca comunale non ha subito danni, così come il Museo archeologico statale, mentre nella Pinacoteca andrà consolidata la sala “Pio VIII”. Inagibile la chiesa di San Lorenzo per i danni riportati dalla facciata, dal timpano e dalla torretta campanaria settecentesca. Per venire incontro allo smarrimento d’animo delle persone, l’Amministrazione comunale ha organizzato un incontro con uno psicologo per cercare di lenire almeno in parte le ansie e le preoccupazioni, dando suggerimenti e consigli su come affrontare questo difficile momento. Di certo la ripresa delle lezioni scolastiche ha rappresentato un primo passo importante nel cammino verso quella normalità che i cingolani sapranno riprendersi con il coraggio, la forza e la tenacia che li contraddistingue.
Le scosse di agosto e ottobre non hanno risparmiato il capoluogo e il suo circondario, spaventando la popolazione e infliggendo ferite che colpiscono al cuore tanti borghi
Il Duomo di Recanati lesionato dal sisma del 1997 venne riaperto nel 2011
Recanati: in tutta la vicaria lesioni a chiese ed edifici DI FRANCESCA
CIPOLLONI
ià compromessi dalle scosse di G fine estate, gli edifici, religiosi e non, della vicaria di Recanati, hanno fortemente, inevitabilmente risentito degli ultimi eventi sismici. A Montecassiano proseguono le verifiche sulla sicurezza delle chiese parrocchiali. In particolare, la struttura di san Nicolò, già inagibile dal 24 agosto, è gravemente lesionata e a rischio crollo: la campana della chiesa, poco distante dal bivio per la frazione di Vissani, è considerata la più antica delle Marche. Anche Montefano vede inagibile la “sua” chiesa intitolata a sant’Antonio abate. Per quanto riguarda il territorio di Recanati, le verifiche tecniche hanno confermato la gravità delle lesioni riportate in sei chiese. Dichiarata inagibile quella di San Francesco: nell’edificio i tecnici hanno riscontrato problemi in particolare all’abside e all’ingresso. Inaccessibili anche altri edifici storici, come la chiesa santa Maria dei Mercanti, la chiesa santa Maria Assunta in Castelnuovo e la chiesa di san Vito. Anche la chiesa conventuale Santa Maria della Pietà è inagibile, e si è provveduto, come in gran parte delle parrocchie della diocesi, ad allestire delle “soluzioni” alternative. Il terremoto non ha causato danni strutturali, ma anche la chiesa di san Domenico, l’abside, l’unica parte non soggetta agli ultimi lavori di ristrutturazione, riporta
diverse crepe ed è lesionato. Risultano invece agibili, con provvedimenti, la Concattedrale di san Flaviano (riaperta nel 2011, dopo i danni del terremoto del 1997 e attualmente inagibile nelle due navate laterali) e la chiesa di san Filippo Neri (con divieto di utilizzo dell’altare principale e del primo altare a sinistra dell’ingresso). Utilizzabili, al momento, le strutture di sant’Agostino, sant’Anna, la chiesa dei Frati Cappuccini e quelle di Santa Maria in Montemorello, san Pietro, Chiarino, Cristo Redentore, Maria Santissima Addolorata e Montefiore. Oltre ai danni riscontrati anche al celebre Ermo Colle leopardiano, anche alcuni degli uffici comunali si sono trasferiti presso l’ex sede dell’Agenzia delle Entrate, dal momento che anche il Palazzo comunale è stato “ferito” dalle violenti scosse del 26 e del 30 ottobre. Rientra l’emergenza a Montelupone; nonostante alcuni sfollati e le ferite sparse qua e là, tutte sotto controllo e in sicurezza, il centro storico è tornato a essere del tutto vivibile e, mentre continua l’impegno di amministratori, dipendenti comunali, Protezione civile e addirittura dell’Ufficio del turista (si affacciano ancora dei turisti, compresi i ciclisti), la piazza e via Regina Elena sono di nuovo piene di auto e gli esercizi commerciali accolgono i clienti. Le scuole sono riaperte.
Nel centro storico l’unica chiesa aperta è il Santuario della Mater Misericordiae Tante scuole con danni anche di grave entità Intanto l’Università è già ripartita con lauree e lezioni
DI
M. NATALIA MARQUESINI
S
ono 46 su 57 i comuni maceratesi inseriti nel cratere del terremoto del 30 ottobre scorso. Tra questi anche il capoluogo che, rientrata l’emergenza iniziale, si trova a convivere con numerosi disagi. A metà settimana scorsa le ordinanze di sgombero erano 22 e riguardavano un totale di 202 residenti. Circa settanta fa-
allarme
Anche gli organi tra le «vittime» del sisma e Marche, prima regione in Italia, ha effettuato dal 1985 al 2000 L un censimento degli organi antichi, catalogando ben 720 esemplari. Gli organi, purtroppo, hanno diversi nemici quali fulmini, incendi, terremoti e, talvolta, la stessa mano dell’uomo. Il terremoto ha colpito pesantemente l’organo Callido 1792 (opus 303) della Collegiata di S. Loren-
zo di Urbisaglia. Esso, che già presentava instabilità di alcuni elementi, ha riportato con la prima scossa del 24 agosto la caduta all’interno della cantoria di quasi tutte le canne di facciata. C’è speranza che non si siano molto danneggiate e che il prezioso strumento possa essere recuperato. Gli altri casi, in genere, sono legati all’inagibilità delle chiese e
al pericolo di crolli. Nella cattedrale è salvo per fortuna il presbiterio posto nel catino absidale, dove ha sede nella cantoria in cornu Epistolæ l’unico organo Callido a due tastiere superstite in regione (1790 – numero d’opera sconosciuto) e uno dei pochi dell’intera penisola: sarebbe gravissimo perderlo. Fabio Quarchioni
Macerata, la città non si arrende
miglie hanno trovato una sistemazione autonoma; da sottolineare poi l’apporto dell’Ircr e dell’Anffas che hanno messo a disposizione, gratuitamente, posti letto e pasti per anziani e disabili. Chiuse tutte le chiese del centro storico a eccezione del santuario della Mater Misericordiae. Grande disagio ha creato la verica di agibilità delle scuole; per due settimane tutti i plessi del comune sono rimasti chiusi. Gravemente lesionata la scuola “Dante Alighieri”. Dai giorni scorsi i circa 400 ragazzi che la frequentavano stanno seguendo le lezioni nel pomeriggio, utilizzando le aule dell’Itas “Matteo Ricci” mentre nelle prossime settimane verranno dislocate in tre diversi plessi, così da poter riprendere il consueto orario antimeridiano. Lesioni le ha subite anche l’istituto salesiano che ospita la scuola media Mestica e la primaria Montessori; in questo caso è stato sufficiente sospendere le lezioni per un’ulteriore settimana e svolgere i lavori di sistemazione. Battuta d’arresto anche per la cultura maceratese che dovrà rinunciare per un po’ all’utilizzo del teatro Lauro Rossi. Questo for-
tunamente non ha subito danni, ma le lesioni patite dalla sala Gigli hanno costretto a chiudere il teatro e la galleria Antichi Forni. L’Università è riuscita a contenere al minimo i disagi, riaprendo già il 7 novembre. Nei giorni sucessivi alla scossa del 30 ottobre, la comunità di Colmurano si è “stretta” nel palazzetto dello sport dove è stato allestito un centro accoglienza; grazie al lavoro dei volontari lì la popolazione ha potuto dormire, ottenere pasti caldi e celebrare la Santa Messa. A tre settimane dal sisma le abitazioni e gli edifici erano già stati controllati dai tecnici e risultavano sfollate oltre un centinaio di persone per le quali è stata trovata una nuova sistemazione. Rimane seria la situazione delle chiese che risultano tutte inagibili. Per il momento è stato concesso in affitto un ex capannone industriale, che dà adeguate garanzie di sicurezza, all’interno del quale verrà allestito per le celebrazioni. Numerosi i danni nel comune di Pollenza; la zona più colpita è la frazione di Rambona (vedi articolo sull’omonima abbazia), gli investimenti
passati sull’edilizia scolastica sono stati però provvidenziali e gli edifici hanno resistito alle scosse. I controlli sono ancora in corsa ma già circa 200 persone si trovano a non poter rientrare nelle proprie abitazioni; inagibile la caserma dei Carabinieri che attualmente stanno operando dal Comune di Treia, ma è in via di allestimento una postazione mobile che a breve sarà pienamente operativa. A Urbisaglia solo tre le abitazioni inagibili, ma molte centinaia le richieste di sopralluogo per accertamento dei danni. Le lesioni più preoccupanti sono state riportate dalla collegiata di San Lorenzo, che già aveva subito il crollo di molte canne dello storico organo Callido con la scossa del 24 agosto. Inagibile anche la chiesa della frazione Convento. Le Messe per il Centro storico vengono celebrate nel teatrino parrocchiale. Le circonvallazioni che contornano il borgo sono entrambe a carreggiata ridotta per transennamenti di sicurezza. Nessun problema per le scuole, adeguate alle più recenti norme di sicurezza antisismica.
Abbazia di Fiastra. Chiesa chiusa per la prima volta dopo secoli
Un nuovo duro colpo per l’Abbazia di Rambona
ono passati quasi 900 anni da quando un gruppetto di S monaci provenienti da Chiara-
Complesso monastico antichissimo, tante volte rimaneggiato, con lesioni gravi specie nella cripta
valle di Milano cominciarono a tirare su le mura squadrate dell’abbazia dedicata a Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra. La sua esistenza fu a rischio solo nel 1422 quando i mercenari di Braccio da Montone dispersero i monaci e la devastarono facendone crollare il tetto e la torre campanaria. Il terremoto del 1997 incise solo una crepa nella parete dell’abside, prontamente sigillata. Purtroppo il 26 e del 30 ottobre non è andata altrettanto bene. Le prime hanno staccato solo qualche frammento di intonaco, ma quella di domenica 30
ha fatto cadere nella navata centrale alcuni mattoni. E così la chiusura della chiesa, che era già stata disposta per motivi precauzionali, è stata confermata e ampliata all’intero complesso, esclusa la zona di alloggio dei monaci. Le Messe domenicali, condizioni meteo permettendo, vengono celebrate alle 10 e alle 17 sul piazzale antistante la chiesa; nei giorni feriali alle ore 7 nella cappella dietro la chiesa. Per il futuro si è in attesa che gli accertamenti valutino le condizioni degli edifici e si possa procedere alle azioni di ripristino necessarie a riaprire la chiesa al culto e il complesso abbaziale alle visite dei turisti. (P.C.)
DI
ANDREA MOZZONI
A
l confine tra i Comuni di Treia e Pollenza, l’Abbazia di Rambona è uno degli ideali esempi di unione tra fede e patrimonio culturale che offre il Maceratese, essendo una dei luoghi più antichi presenti nella diocesi di Macerata. Oggetto di numerosi restauri nel tempo (purtroppo mai giunti alla restituzione della facciata e delle navate originarie), al passaggio implacabile del terremoto del 24 agosto, e delle successive scosse,
ora anche la cripta necessiterà di ulteriori interventi prima di essere restituita al culto. Sia esternamente che al suo interno, infatti, sono visibili numerosi segni di cedimento e di crepe sia sul presbiterio, che riguardanti le preziose monofore. Danneggiati anche gli affreschi. L’origine dell’Abbazia di Rambona risale al secolo VIII–IX: una comunità benedettina costruì su quest’area il primo edificio di culto dedicato ai santi Gregorio, Flaviano e Silvestro; mentre, intorno all’anno Mille, vi si stabilì sant’Amico,
secondo abate di Rambona, le cui spoglie sono conservate proprio nella cripta. Divisa in tre navate da 14 colonne romane sormontate da capitelli romanici, questo luogo suggestivo presenta affreschi attribuiti agli allievi di Lorenzo Salimbeni (sec. XV) e, addossati alle pareti , vi sono custoditi frammenti architettonici di epoca romana e il calco del dittico d’avorio del secolo IX–X, il cui originale si trova nel Museo Sacro della
Biblioteca Vaticana. Caduta in decadenza, l’Abbazia divenne in seguito di proprietà privata e solo il riconoscimento della funzione parrocchiale, nel 1819, ha evitato il totale disfacimento dell’abbazia. Un rischio che si ripresenta, oggi, sotto l’incessante morsa del terremoto. «Ringrazio quanti hanno già testimoniato in questi mesi la loro vicinanza all’Abbazia – ha commentato il parroco don Giuseppe Verdenelli –, confido nell’aiuto del Signore e nell’affetto dei tanti che hanno nel loro cuore questo luogo e di quelli che lo hanno visitato apprezzandone la bellezza e l’importanza storica. In questi momenti – ha concluso don Giuseppe – è importante non correre il rischio di far scendere l’attenzione».
Martedì 22 novembre 2016
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Treia, l’emergenza riporta al culto San Filippo DI
GABRIELE SERPILLI
A
nche nella vicaria di Treia, Appignano e Grottaccia, pian piano si sta ritornando alla normalità. Tuttavia, a Treia, per il timore dei genitori circa la sicurezza dei ragazzi, risultano chiusi i locali dell’Oratorio, mentre proseguono le lezioni di catechismo, in parte al piano terra del Palazzo vescovile, in parte nei locali della chiesa di San Michele e in alcune abitazioni private, grazie alla disponibilità degli stessi catechisti e di alcune famiglie accoglienti. Nel Centro storico, una positiva novità è rappresentata dalla riapertura al culto della chiesa di San Filippo, in piazza della Repubblica, ristrutturata dopo il terremoto del 1997 e fin qui utilizzata solo come auditorium di prestigio. Nella frazione di Passo Treia i locali parrocchiali vengono utilizzati
al mattino per le lezioni della scuola Media di Treia, trasferitasi lì temporaneamente per l’inagibilità dell’edificio scolastico, ma il pomeriggio e la sera continuano le attività sia di catechesi. Per quanto riguarda Chiesanuova tutta le celebrazioni liturgiche (oltre che il catechismo, il sabato) sono state trasferire nell’adiacente oratorio, dove sono state spostate anche due opere artistiche: un Crocifisso e il quadro della Madonna della Pace, proveniente dall’antico monastero delle Monache Benedettine (situato dove ora c’è il parcheggio dell’Ospedale di Treia). Lo stesso oratorio viene utilizzato per ospitare al mattino alcune classi della scuola elementare di Treia, mentre le attività ludiche per i ragazzi sono spostate al pomeriggio. Anche a Santa Maria in Selva il salone parrocchiale è ormai scenario di molteplici attività della parrocchia che
comprende anche la località di Camporota (dove la chiesa di Santa Lucia è stata chiusa dopo il sisma del 24 agosto). Al Santuario del SS. Crocifisso proseguono regolarmente le catechesi per ragazzi e adulti in un grande tendone riscaldato, ottenuto in tempi rapidi grazie alle risorse derivate dall’assicurazione stipulata sulla chiesa. La struttura è ora installata nel giardino posto all’interno del monastero, dove vengono celebrate le Messe e proseguiti gli incontri del calendario francescano. Per quanto riguarda le parrocchie di Grottaccia ed Appignano, oltre alla grande paura, non vi sono state conseguenze tali da imporre modifiche delle attività. Il 10 novembre sono ripresi, presso l’oratorio di Appignano, anche gli incontri del Corso per Fidanzati, iniziato lo scorso 14 ottobre e poi temporaneamente sospeso per il sisma.
Più di 12.000 persone, il 62% della popolazione tolentinate, è stato colpito dal sisma. Dopo la violenta scossa del 30 ottobre sono stati richiesti più di 3.000 controlli delle abitazioni Sono più di 1.300 i sopralluoghi finora effettuati dai tecnici
Tolentino. La città più grande gravemente ferita dal sisma
Centro storico colpito La speranza non crolla
Frontignano Con la «Domus Laetitiae» è caduto un simbolo
ra le “vittime” del terremoto c’è anche la Domus Laetitiae di FronT tignano di Ussita che sembra essersi accartocciata su se stessa. Alla notizia del crollo, la pagina Facebook della struttura si è riempita dei ri-
Messa in sicurezza del torrione di San Catervo
DI SIMONE
cordi di tantissimi ospiti memori dell’accoglienza premurosa e piena di calore ricevuta, come pure di splendidi soggiorni per vacanze e campi scuola, non di rado esperienze che, come ricordano, hanno segnato in maniera indelebile la loro esistenza. È doveroso un ricordo al fondatore, monsignor Gianfilippo Bartolazzi che profuse il suo patrimonio per creare un’“oasi” di soggiorno in mezzo alla natura. (L.Tal.)
BARONCIA
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olentino è la città più grande del territorio colpito dalle scosse di terremoto di ottobre. Per capire la dimensione bastano alcuni dati: sono 3.536 le persone con casa totalmente o parzialmente inagibile a causa del terremoto, a cui si aggiungono 300 persone che hanno le abitazioni da ricontrollare. Il 62% dei tolentinati (12.393) è stato colpito dal sisma mentre dal 30 ottobre sono stati richiesti 3.046 controlli con 1.300 sopralluoghi effettuati dai tecnici. Le richieste di verifica dal 24 ago-
sto al 25 ottobre sono state 2.987 mentre dal terremoto del 26 ottobre sono state 460. Nei punti di prima accoglienza sono ospitate 585 persone, di cui un centinaio nelle parrocchie; circa 400 sono alloggiate lungo la costa. Però la speranza riparte: i piccoli negozi, che hanno subito una grave battuta d’arresto, stanno riaprendo; le industrie sono ri-
San Nicola. Basilica danneggiata ma resiste il «santuario dei cuori» DI FRANCESCA
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Per ovviare alla chiusura forzata della chiesa retta dagli Agostiniani, subito dopo il terremoto è stato allestito un tendone per le funzioni religiose
CIPOLLONI
a voglia di parlare non è molta, e lo stress delle scosse si fa sentire. Di interviste ne ha già rilasciate diverse, ma con il garbo che lo contraddistingue, padre Gabriele Pedicino, il giovane religioso dell’Ordine di Sant’Agostino che, assieme ai confratelli della comunità presta servizio nella basilica di San Nicola, autentico “cuore” spirituale non solo di Tolentino ma dell’intera diocesi, racconta la situazione post sisma. «Come religiosi, in accordo con i nostri superiori, avremmo la possibilità di trovare una sistemazione che ci permetta di essere sereni, ma la scelta ora è quella di rimanere».
tornate in produzione; le scuole sono riprese il 21 novembre. L’ospedale civico, con danni ingenti nella struttura centrale, ha riattivato i servizi distrettuali ed ambulatoriali. Per sostenere un progetto di ricostruzione la Linotype e la Pro Loco TCT, con lo slogan “Tolentino resiste. La speranza non crolla”, hanno invitato i cittadini ad inviare fotografie per
Per quanto riguarda il santuario, i danni a livello strutturale si erano già riscontrati il 24 agosto scorso: poi, il terremoto del 26 e del 30 ottobre ha aumentato l’entità delle lesioni, costringendo parte della comunità religiosa a evacuare. «Nel convento abbiamo parte del chiostro e il refettorio inagibili – spiega l’agostiniano – e la nostra basilica è chiusa perché ha un problema serio alla facciata. Di conseguenza, ci siamo spostati al Foro boario per le Messe, cercando di “ottimizzare” i tempi delle celebrazioni in base anche al clima ormai invernale, e ci siamo attrezzati nel tendone all’aperto, qui nel parcheggio del convento». Nonostante il disagio, «se siamo ancora qui – conclude padre Pedicino – non è per reggere la basilica, ma per restaurare e mantenere vivo il santuario dei cuori, il bene più prezioso».
la realizzazione di un calendario. Alcuni giovani professionisti del territorio vogliono rilanciare l’economia con la costruzione di un sito ecommerce di prodotti tipici con l’iniziativa #DajeMarche, come ha spiegato Paolo Isabettini: «Ieri ero da solo, e oggi vedere qui con me così tanta gente che ha voglia di creare qualcosa di importante per la nostra comunità, mi riempie il cuore di orgoglio. Ci stanno contattando da tutta Italia e l’obiettivo è essere online al più presto per dare una speranza ai nostri commercianti e non smettere di sognare un futuro normale».
San Catervo. Parla il parroco: «La gente vuole tornare a casa» Risanate le ferite del sisma del 1997, è ora di nuovo inagibile Al suo interno c’è la tomba del venerabile Luigi Rocchi DI SIMONE
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BARONCIA
a concattedrale di San Catervo è di nuovo inagibile a pochi anni dalla ristrutturazione che si era resa necessaria a seguito del sisma del 1997. Talune porzioni delle navate sono crollate e il lucernario ha subito alcuni danni. Anche esterna-
mente il timpano e l’abside hanno subito danni. La chiesa attuale, elevata al rango di basilica minore da papa Giovanni XXIII nel 1961, era stata preceduta da altri due edifici sacri, edificati sul medesimo sito. Il primo era stato il Panteum di epoca tardo–imperiale, dedicato al martire san Catervo, il prefetto romano che portò il cristianesimo nel territorio circostante. Fu sua moglie Settimia Severina a volere questo monumento, che diventò la prima chiesa cristiana della città. All’interno è conservato anche il pregevole sarcofago del santo, di epoca romana.
Caritas: prossimità, condivisione e cura DI
MARIO BETTUCCI E MARINA RINALDI
«C
i fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto» (1Re 19,11b). In questi giorni tutti abbiamo sperimentato la precarietà. Ci siamo riversati nelle strade, quelle più larghe, e nelle piazze; abbiamo condiviso i nostri racconti, la paura, i pianti… il pensiero alle persone care o a quelle che erano in casa sole. Tutti a cercare notizie, le prime foto che giravano su Facebook, Twitter... Quel mercoledì 26 ottobre, nonostante la scossa delle 19.10, eravamo numerosi ad attendere il professor Diotallevi per il primo degli incontri di formazione per operatori pastorali sulla Carità. Abbiamo vissuto insieme nell’Aula Sinodale la scossa delle 21.20. L’attenzionerivolta al relatore forse non era piena; la mente era rivolta alle notizie che cominciavano ad arrivavare dalla zona di Camerino, e poi da Tolentino, dove già le famiglie si erano attrezzate per passare la notte fuori casa… Tra i primi luoghi utilizzati ci sono gli spazi all’aperto fuori dal centro di Tolentino. Nella parrocchia dello Spirito Santo don Sergio apre le porte per la notte; altrettanto avviene anche alla parrocchia Santa Famiglia. I numeri aumentano con il passare dei giorni: oltre 220, con punte di 300, alla chiesa dello Spirito Santo, utilizzando anche la sala per le celebrazioni; mentre alla Santa Famiglia trovano riparo in 40. L’immediata disponibilità ha successivamente richiesto coordinamento dei molti volontari, i giovani tra i primi, che si sono adoperati per le sistemazioni diurne degli ambienti, ma anche per la preparazione dei pasti e delle colazioni. Fino ad adattare a dormitorio la sala delle celebrazioni liturgiche. Si sono riorganizzati gli spazi per metterli a servizio anche delle altre parrocchie della città prive del luogo che caratterizza la comunità ecclesiale, che vi riconosce la sua origine e il suo compimento: le chiese della zona Giochi per i bimbi al mare pastorale ovest erano tutte inutilizzabili come Gesti di accoglienza anche San Catervo e la basilica di e disponibilità San Nicola con all’ascolto. Fare l’annesso conincontrare i ragazzi, vento. Dall’altro capo coinvolgere i giovani della diocesi, a Porto Recanati, e le famiglie per dare l’emergenza ter- segni di speranza remoto viene vissuta diversamente: accantonata la paura per le scosse più forti, ci si mobilita per farsi vicini alle famiglie trasferite dai paesi dell’entroterra nei camping della costa. Dalla montagna al mare, in un periodo non proprio da spiaggia. Le comunità parrocchiali di San Giovanni Battista e del Preziosissimo Sangue si attivano da subito insieme ai capi Agesci per dire con la loro presenza che oltre a un tetto e a un pasto caldo, c’è anche la possibilità di parlare, di raccontare, di tirar fuori un po’ di quel groppo in gola, che sta lì, per la casa caduta o abbandonata in fretta, per il lavoro perso o distante, perché i luoghi in cui la comunità si raccoglieva non ci sono più, per i gruppi familiari frazionati tra i vari luoghi di accoglienza. Qualcuno c’è che li sta ad ascoltare. Forse mai come in questo momento la comunità ecclesiale si trova a dare attuazione a quanto indicato dai vescovi già nel 2004 nella nota pastorale “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”: «La presenza della parrocchia nel territorio si esprime anzitutto nel tessere rapporti diretti con tutti i suoi abitanti, cristiani e non cristiani, partecipi della vita della comunità o ai suoi margini. Nulla nella vita della gente, eventi lieti o tristi, deve sfuggire alla conoscenza e alla presenza discreta e attiva della parrocchia, fatta di prossimità, condivisione, cura». Un mondo cambia anche a causa del terremoto; allora la prossimità, la condivisione, la cura, si trasformano in gesti di accoglienza, disponibilità all’ascolto, attenzione a chi è più colpito. Ma anche mettersi insieme per progettare un modo nuovo di fare incontrare i ragazzi, coinvolgere i giovani, convocare le famiglie, per dare segni di speranza con la prospettiva di riaprire quei luoghi segno della comunità. Il Natale è vicino.
Nella Concattedrale è posta anche la tomba del venerabile Luigi Rocchi, morto nel 1979 a causa dal morbo di Duchenne, che lo ha costretto a vivere a letto per oltre 30 anni. In una delle oltre 1.700 lettere di corrispondenza ha raccontato come ha vissuto il terremoto dal letto impossibilitato a fuggire, eppure ha sempre creduto che: «Il Signore non mi abbandona mai. Ed è quel Volto che mi sorride con amore a darmi fiducia e coraggio». Il parroco, don Gianni Carraro, è accanto alla popolazione e non ha voluto lasciare la città: «La scelta di noi sacerdoti è stata quella di rimanere in città e di portare un aiuto spirituale a chi chiede aiuto: per mantenere viva la speranza di chi ha perso la propria casa».
In tali situazioni cosa significa dare speranza? In questo momento non è facile ridare speranza. La gente, oltre a aver perso la casa, ha ancora paura. Ma la nostra gente è tenace, caparbia, e vuole riprendere a vivere. Ridare speranza vuol dire spronare la gente a reagire. Le parole servono a poco: le persone vanno abbracciate e incoraggiate a ripartire nuovamente. Come Chiesa siamo chiamati a ricostruire le comunità, a ridare fiducia alla gente, ad abbracciare, a reintrodurre nel tessuto sociale la solidarietà, la carità e la tenerezza. Allora la Chiesa può essere casa accogliente? Casa accogliente è vivere lo spirito della misericordia di Dio, soprattutto per chi accoglie.
Martedì 22 novembre 2016
4 Un Avvento vissuto nel segno della Parola per rafforzare la fede e alimentare la speranza DI
EGIDIO TITTARELLI
el tempo di Avvento ci vengono offerti momenN ti di ascolto della Parola di Dio, presenza viva del Signore in mezzo a noi e luce per il nostro cammino.
Sopra l’adorazione eucaristica perpetua al Monastero del Corpus Domini di Macerata A fianco mons. Nazzareno Marconi durante le “Lectio” della scorsa Quaresima
La prima iniziativa è la Lectio divina nei lunedì di Avvento presso il Monastero delle Domenicane dove da diversi anni si vive la bella esperienza dell’Adorazione eucaristica. Abbiamo la grazia di avere un Vescovo biblista che con sapienza ci fa dono della Parola e mette al servizio del popolo di Dio il frutto di tanti anni di studio e di ascolto della Scrittura. Negli incontri al Monastero ci accompagnerà con una riflessione sul comandamento dell’Amore perché, dopo il Giubileo della Misericordia, in questo anno pastorale ci stiamo interrogando su come vivere la carità nella vita quotidiana delle nostre comunità. Il Vescovo ci ha fatto dono di una lettera pastorale dal titolo “Ri–farsi prossimo”: contemplando Gesù Buon Samaritano che è venuto a condividere la nostra vita e le nostre fragilità ci interroghiamo su come vivere la carità, la compassione e l’amore verso tutti. Un’altra significativa proposta è quella di quattro in-
contri sulle Beatitudini proposti nei venerdì di Avvento a Tolentino, nella parrocchia dello Spirito Santo, dove per alcuni giorni la chiesa ha accolto le persone senza casa e impaurite dal terremoto. Dopo la triste esperienza del terremoto questa proposta, pensata già da tempo, acquista un significato particolare sia perché Tolentino è la comunità più provata, sia per il tema che propone una riflessione sulle Beatitudini come bellezza della fede, perché anche la fede rischia di essere messa in crisi dal dramma del terremoto che spiazza, fa apparire tutto fragile, insicuro… e alimenta nel cuore e nella mente paura, tristezza, insicurezza… «Le crepe del terremoto finiscono anche dentro l’anima: restauriamo la speranza con la preghiera, la Parola di Dio e il canto» riporta il volantino di presentazione. Oggi più che mai sentiamo il bisogno di restaurare la speranza, di lasciarci accompagnare dalla fede, di vivere gesti di carità per non soccombere sotto le macerie della vita, per farla invece rifiorire, per ricostruire, con l’aiuto del Signore, una umanità nuova, abitata da Lui e resa bella dalla sua presenza e dal suo amore per noi.
Chiuse gran parte delle chiese: costretta a ridisegnare percorsi e appuntamenti pastorali, la comunità cristiana locale non si rassegna e guarda avanti con speranza e determinazione
La Concattedrale tra le 16 chiese inagibili di Treia el cuore del centro storico di Treia, la Concattedrale e il vicino ex Palazzo vescovile rappresentano un punto di riferimento per la città, determinandone persino la bellezza dello skyline. I danni rilevati l’indomani delle scosse del 24 agosto e di quelle più recenti hanno determinato l’inagibilità della chiesa. «Nessun particolare interessamento alla struttura ma un aggravamento dei distaccamenti all’interno – conferma don Gabriele Crucianelli –, anche se c’è stata una naturale attenzione per la sua collocazione e la vicinanza alle abitazioni». I controlli da parte dei tecnici della Diocesi, continuati anche nei giorni scorsi, hanno comunque escluso problematiche peggiori. Nel complesso, il terremoto non ha certo risparmiato i luoghi di culto della città: con la Concattedrale, infatti, sono ben 16 su 19 le chiese attualmente Interno della Concattedrale inagibili. (A.Moz.)
N
Il mondo attuale schiavo del male? DI LUCA
DIOTALLEVI
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ome ha detto il papa al recente Convegno di Firenze, «non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca». È un mutamento che ci impressiona, ma la strada da seguire ci era già stata indicata dal Concilio. Mi accosto da sociologo, all’idea di società espressa nel passo di Evangelii Gaudium 2 che dà il titolo alla mia riflessione: “Dalla tristezza individualistica all’entusiasmo di fare il bene”. Questa frase implica una valutazione, male–bene, sulla società contemporanea e rileva che chi va dall’entusiasmo di fare il bene verso la tristezza individualistica, va contro la storia e contro la logica. Un giudizio e un linguaggio fortemente critici verso la modernità, usati oggi anche da molte sette che guadagnano seguaci (e pure da alcuni gruppi cattolici), che prendonoo tre o quattro “pezzi” dell’insieme della fede cristiana, scartandone altri, come la risurrezione della carne, perché troppo scomodi. Noi però sappiamo che non sempre ciò che ha successo corrisponde al Vangelo, anche se sembra religioso. E la Chiesa deve svolgere il discernimento con attenzione, perché c’è in ballo la fede della gente. Avvertiti di questo, affrontiamo le affermazioni molto forti del capitolo 2 dell’Evangelii Gaudium. Cerchiamo di riassumerne il testo complesso in tre frasi più semplici: 1. Il mondo attuale è caratterizzato da un’offerta opprimente di beni e servizi molteplici. Da ciò consegue un cuore comodo, avaro, la ricerca di piaceri superficiali, vivere in una coscienza isolata. Quindi il mondo attuale produce tristezza individualista. 2) Questa nasce e corrisponde a una vita chiusa, concentrata sui propri interessi. 3) Da questo rischio i cristiani non sono esenti. Concetti come “gioia” e “persona” non sono indagabili con strumenti scientifici. Estraiamo quindi tre elementi che la sociologia può vagliare: 1) “mondo attuale”; 2) “offerta molteplice di beni e servizi”, 3) “oppressione e individualismo”. È indiscutibile che la società sia fortemente caratterizzata dall’economia. Sul lato dell’offerta abbiamo aziende che competono sul “mercato” innovando. Sul lato della domanda sono io a decidere. Le novità di tipo economico sono frutto della differenziazione della società per funzioni. Questa società è un prodotto del cristianesimo che ha preso avvio con la lotta per le investiture – protagonisti papa Gregorio VII ed Enrico III – dan-
l’iniziativa Parola al sociologo ui a fianco potete leggere la Q sintesi, non rivista dall’autore, dell’intervento svolto dal professor Luca Diotallevi, docente di Sociologia all’Università Roma3 e consulente della Conferenza episcopale italiana, all’Aula sinodale di Macerata la sera del 26 ottobre scorso, sul tema: “Dalla tristezza individualistica all’entusiasmo di fare il bene”. L’intervento è stato replicato il mattino successivo per i sacerdoti.
do origine alla separazione dei poteri. È il processo che ha dato origine alle università autonome, ai mercati, approdando, nella Centesimus Annus, a espressioni come sussidiarietà orizzontale. La società differenziata costringe l’uomo a essere libero, riflessivo, a chiedersi: che devo fare della mia vita? Il punto è che nell’espressione del nostro titolo, contestualizzata nell’EG 2 troviamo un giudizio negativo sul processo di differenziazione sociale: questa, oltrepassata una certa soglia, fatalmente produrrebbe egoismo, riflessività, tristezza. Ma il sociologo non può non rilevare che di questo stesso processo la Gaudium et Spes 4 fornisce una lettura diversa. «Mai il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze, possibilità e potenza economica; e tuttavia una grande parte degli abitanti del globo è ancora tormentata dalla fame e dalla miseria...» e si prosegue su questo registro. La modernità vi è identificata cioè come positiva, anche se presenta delle difficoltà e delle ambiguità. È un bene che responsabilizza e la responsabilità può essere giocata bene o male. La Gaudium et Spes riguardo alla vita religiosa nota peraltro che: «Da un lato, un più acuto senso critico la purifica... numerosi sono perciò coloro che giungono a un più vivo senso di Dio. D’altro canto però, moltitudini crescenti praticamente si staccano dalla religione» (n. 7). Di fronte a questo quadro non c’è alternativa a un aumento della personalizzazione della fede. Questa prospettiva trova sviluppo in tutto il magistero di Paolo VI, che con la Gaudete in Domino del 1975 offre una riflessione sulla
gioia cristiana in continuità con la GS. Al punto III: Gesù «ha manifestamente conosciuto, apprezzato, esaltato tutta una gamma di gioie umane, di quelle gioie semplici e quotidiane, alla portata di tutti … Queste gioie umane hanno tale consistenza per Gesù da essere per lui i segni delle gioie spirituali del Regno di Dio…». Ci troviamo di fronte a uno schema diverso rispetto a quello di papa Francesco, ma in un quadro sempre guidato dalla Chiesa, nella convinzione che: «La vita cristiana, quale la Chiesa viene interpretando e codificando in sapienti disposizioni, esigerà sempre fedeltà, impegno, mortificazione e sacrificio; sarà sempre segnata dalla via stretta, di cui nostro Signore ci parla; domanderà a noi cristiani moderni non minori, anzi forse maggiori energie morali che non ai cristiani di ieri» (Ecclesiam suam, 53). Io credo che noi oggi siamo posti, dopo il Vaticano II, di fronte al problema difficilissimo di dare un giudizio a una realtà che legittimamente non ci piace, ma che è una grande opportunità di salvezza per il genere umano.
Sono iniziati gli interventi al Santissimo Crocifisso DI
DI FRANCO
O
MAIOLATI
ccorrerà una terza “ricostruzione” per riconsegnare il Santuario di Santa Maria Nuova al culto dei tolentinati per la Madonna della Tempesta. La chiusura precauzionale era già avvenuta ad agosto; le scosse del 26 e 30 ottobre ne hanno aggravato le condizioni. Le sue origini risalgono all’XI secolo, con la notizia della costituzione della prima pieve di Santa Maria. Dal 1586 al 1653 fu cattedrale. Poi un lungo periodo di decadenza. Finché San Leonardo da Porto Maurizio nel 1740 ne ripropose ardentemente il culto: «Popolo di
Tolentino, in Maria avrai lo scudo, la difesa, il riparo contro ogni tempesta». Tutti si mossero, compreso il consiglio comunale. In breve i lavori di una sostanziale completa ricostruzione, con architettura vanvitelliana e riapertura nel 1746. Il vescovo San Vincenzo Maria Strambi ne sottolineò il carattere di santuario mariano, dando personale testimonianza di una profonda devozione alla Madonna, raccogliendosi in preghiera in una stanzetta da cui, tramite una minuscola finestra, guardava l’immagine della Madonna della Tempesta (una statua del 1300), posta dietro l’altare maggiore. Nella stessa chiesa, nel Natale del 1822, subito dopo la consacrazione, fu rapito in estasi. Fu sempre merito del santo vescovo che il 17 maggio del 1814 nella basilica di San Nicola Pio VII – di ritorno a Roma dalla Francia – incoronò solennemente la statua della Madonna della Tempesta, per cui si è assunta quella
ANDREA MOZZONI
S
alito suo malgrado agli onori delle cronache a causa del terremoto, il Santuario del Santissimo Crocifisso sta raccogliendo ampia attenzione dai media, in riconoscimento dell’importanza religiosa e culturale per l’intero territorio maceratese. Punto di riferimento per la comunità francescana e, in particolare, per quella treiese dove è collocato (in questa zona sorgeva, infatti, l’antica urbe romana, Trea, prima dello spostamento sui colli circostanti durante il Medioevo), dopo i danni prodotti dal sisma del 1997 non è stato risparmiato dai terremoti delle scorse settimane, anzi, dopo il 30 ottobre ogni ulteriore scossa ne aggrava le lesioni. Da alcuni giorni sono iniziati i lavori di messa in
Interventi di messa in sicurezza del Santuario
Far rinascere la Madonna della Tempesta Gravi lesioni al Santuario, simbolo della protezione di Maria, caro ai tolentinati
Da sinistra, il vescovo Nazzareno Marconi, Luca Diotallevi e Mario Bettucci della Caritas diocesana
data per la festa del santuario. I tolentinati hanno sempre riconosciuto alla Madonna della Tempesta la particolare protezione «nell’allontanare le tempeste atmosferiche ma anche spirituali», anche durante la Seconda Guerra mondiale, in cui, a parte i giovani trucidati a Montalto, non ci furono morti in città. Anche con il terremoto, nessuna vittima. Neppure in quello del 1997, che pure ne provocò la chiusura fino al 2002. Alla presenza della Madonna della Tempesta si unisce quella di sant’Emidio (patrono di Ascoli e protettore contro il terremoto), la cui statua è conservata in una nicchia a sinistra dell’altare maggiore. Per questo legame – oltre che per la presenza di opere pregevoli come gli affreschi del ‘300 e ‘400, le tele del Malpiedi o la statua del Cristo morto in legno policromo, insieme alla stessa Madonna della Tempesta – Tolentino chiede l’avvio della nuova “ricostruzione”.
sicurezza: in particolare, è stato già realizzato un intervento di ingabbiamento del campanile attraverso una orditura metallica, allo scopo di evitare il crollo della cuspide e della croce sovrastante. Altri interventi interesseranno presto la cupola del Santuario, alta ben 42 metri, e la facciata della chiesa. Numerosi i danni anche all’interno, dove era custodito il famoso Crocifisso dal quale prende il nome il complesso religioso, e la statua lignea dorata di san Patrizio, patrono della città di Treia. Questa è stata danneggiata dal terremoto, mentre nessun danno ha patito il Crocifisso, in legno policromo e risalente al XV, portato in salvo e presente in copia all’interno di un’adiacente tensostruttura installata per dar comunque seguito, in questi giorni di evidente apprensione, alle funzioni dei frati minori.
Passo di Treia, stop al traffico a S. Ubaldo a chiesa di Sant’Ubaldo L rappresenta per Passo di Treia il fulcro dello sviluppo urbano fin dall’Ottocento. Consacrata il 4 ottobre 1839, l’edificio recentemente assegnato al culto cristiano–ortodosso è inagibile dopo il terremoto del 24 agosto. Il Comune di Treia e la Provincia di Macerata hanno emanato due ordinanze per la messa in sicurezza degli spazi su cui grava il luogo di culto, tra i quali il
tratto della Strada provinciale 361, attualmente chiuso al traffico. Il nuovo decreto sul terremoto lascia presagire un’accelerazione nella salvaguardia dei beni tutelati e, di conseguenza, anche per l’urgente puntellamento della chiesa. (A.Moz)