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Emmaus/Avvenire_maggio 2016

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Corpus Domini

Messa e processione

www.emmausonline.it

ra meno di due settimane, domenica 29 maggio, si celebrerà T la solennità del Corpus Domini.

A cura della redazione EMMAUS Via Cincinelli, 4 62100 Macerata tel. 0733.234670

L’appuntamento è alle ore 18 nella Cattedrale di San Giuliano a Macerata, dove il vescovo diocesano Nazzareno Marconi presiederà la Celebrazione eucaristica. Alla fine si svolgerà la consueta processione che percorrerà le vie del centro storico cittadino.

e-mail: redazione@emmausonline.it facebook: emmausmacerata twitter: emmausmacerata

MACERATA

Martedì, 17 maggio 2016

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

la parola del vescovo

A Pentecoste la Cresima conferita a un gruppo di giovani e adulti, compimento di un cammino di riscoperta spirituale vissuto con gioia e piena consapevolezza

Fede, quel «sì» da grandi I catecumeni, per la comunità locale, sono un dono prezioso che dimostra come la Chiesa in realtà non sia fatta solo dai sacerdoti o dai catechisti, ma da tutti i credenti DI

EGIDIO TITTARELLI

A

lcune volte abbiamo l’impressione di una certa stanchezza e sterilità nel nostro lavoro pastorale perché facciamo fatica a coinvolgere le persone nel cammino della fede, ma il Signore ci sorprende sempre e ci fa prendere coscienza che è Lui a guidare la Chiesa e che il grembo di questa è vivo e ancora capace di generare Figli di Dio attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Da diversi anni viviamo in Diocesi e anche qui nella Parrocchia Immacolata l’esperienza del cammino di Iniziazione Cristiana degli adulti, provo quindi a raccontare questa bella esperienza. Tutto nasce dalla richiesta di alcuni adulti di “fare la Cresima” spesso a motivo della celebrazione del Matrimonio; poi sono arrivate anche le richieste di adulti che desideravano iniziare un cammino di vita cristiana per celebrare il Battesimo.

Successivamente abbiamo pensato di allargare questi incontri anche ad altri adulti animati dal desiderio di vivere e approfondire la loro fede e di condividere il cammino con altre persone. Ne è nata una proposta chiamata “I venerdì della fede” centrata sull’ascolto della Parola di Dio, in particolare del Vangelo, e sulla condivisione della vita e della fede. L’esperienza in questi anni è stata particolarmente significativa perché abbiamo gustato la bellezza del metterci in ascolto del Vangelo con uno stile semplice e sapienziale e con grande sorpresa abbiamo sperimentato come davvero il

Signore parli alla nostra vita e illumini il nostro cammino. L’altro aspetto significativo sperimentato è quello di una esperienza di chiesa comunità, perché la presenza degli adulti è una preziosa testimonianza per i più giovani di come si è sempre in cammino nella ricerca del Signore. Qualche giorno fa una signora, collaboratrice della parrocchia, nella preghiera finale ha ringraziato il Signore perché è felice alla sua età (75 anni) di continuare a scoprire la bellezza del Vangelo. Credo che questa preghiera sia stata più significativa di tanti inviti a continuare il cammino anche dopo la celebrazione dei sacramenti. Inoltre

tempo pasquale

catecumenato

testimoni. La scelta di diventare cristiani che matura con l’età osa spinge un giovane o un adulto a chiedere oggi di diventare cristiano? Lo spiegano alcuni tra quanti hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella Veglia pasquale o che sono stati cresimati domenica 15 maggio. Per Sophia «la preparazione ai Sacramenti è stato un momento per mettere in discussione me stessa… ho cercato di affidarmi quanto più possibile alla parola di Dio e ad accoglierla con apertura di cuore e di mente. Il dialogo con gli altri mi ha dato tanti spunti di riflessione. Il sentirmi partecipe in una Chiesa che ha spalancato le sue porte prevaleva sulla timidezza e sul timore di essere giudicata. Poi è arrivata la Veglia pasquale, nella quale ho ricevuto Battesimo, Cresima e Comunione. Nessuna parola riuscirebbe degnamente a descrivere l’emozione di quel giorno». E poi Liliya: «Ricevere i sacramenti è stato per me un grande dono, una grande grazia. Nel Paese in cui sono nata non si praticava la religione cattolica. Una volta arrivata in Italia è stato il Signore a cercarmi. Io non ho dovuto fare altro che accoglierlo. Tutto è cominciato dall’incontro con un parroco che, in un momento di difficoltà, mi ha saputo dare delle parole di conforto. Da lì è iniziato un percorso di conoscenza e di avvicinamento alla Parola del Signore. Ricevere i Sacramenti la notte di Pasqua è stato un modo per immergermi nell’infinito Amore che sento che il Signore prova per noi»… Al suo fianco c’è il fidanzato Tommaso che ha ricevuto domenica la Cresima: «Da ragazzo decisi di non farla. Non mi sentivo pronto e non accettavo l’idea di doverlo fare perché così facevano tutti. Guardandomi indietro non posso che apprezzare la scelta di allora, perché mi dà la possibilità di vivere oggi questo Sacramento con molta più consapevolezza e coinvolgimento. È una tappa significativa del mio percorso di crescita, un modo per sentirmi più vicino al Signore e per vivere ancora di più il suo Amore e la sua Misericordia». Infine Irene: «Ho sempre avuto la sensazione forte che accanto a me ci fosse una presenza buona che mi guidava dove io non arrivavo. Ho cominciato a leggere la Bibbia, soprattutto i Salmi e a pregare nel momento più buio della mia vita, dopo essermi seduta, in lacrime, in mezzo ad un campo assolato, da sola. All’improvviso, esaurita l’ultima lacrima, mi sono accorta di non appartenere più a me stessa, ma a Qualcuno molto più grande di me. Gli ho parlato, Gli ho chiesto di aiutarmi e Lui mi ha teso le sue mani. Mi sono alzata e ho cominciato a camminare con Lui, trovando presto splendide persone, già da tempo sul suo cammino. Ho fatto molta strada, ma ancor più me ne aspetta. La Cresima di domenica scorsa è la mia risposta, il mio “grazie” al suo avermi teso la mano». Egidio Tittarelli

riconosco che evitando di creare un gruppo a parte dei catecumeni, ma inserendoli in un cammino di fede, cresce in tutti la consapevolezza che la Chiesa non è fatta da un prete o un catechista, ma da tutto il popolo il Dio senza distinzione di età e di condizioni. Alcune volte si sperimenta la gioia di vedere i più maturi nella fede e nell’età ravvivati dall’entusiasmo dei più giovani; altre volte i più giovani sono sorpresi dall’esperienza di vita dei più anziani e così si capisce la bellezza della Chiesa dove c’è posto per tutti, dove la diversità è ricchezza, dove ci si educa ad accoglierci, a lasciarci sorprendere dall’altro, ad ascoltare l’altro e a camminare insieme. Quest’anno abbiamo vissuto questa bella esperienza con 6 giovani/adulti che si sono preparati alla celebrazione dei sacramenti della Iniziazione Cristiana nella notte di Pasqua e con 18 giovani adulti che hanno celebrato la Cresima nella festa di Pentecoste. Le persone si sono accostate a questo cammino con motivazioni diverse, ma è stupendo vedere che c’è in tutti il desiderio di mettersi in ascolto della Parola per vivere un vero incontro con il Signore e anche la bellezza di sperimentare il senso della comunità, della famiglia che è la Chiesa come possiamo ascoltare dalle testimonianze che seguono.

La visita alle famiglie

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Il gruppo dei giovani e degli adulti che domenica hanno ricevuto la Cresima all’abbazia di Fiastra

La devozione a Maria è una pratica antica e illuminata, e quando la tradizione è rivolta ai più piccoli e si impegna nella loro educazione è sempre di grande ricchezza. E proprio loro, i bambini della scuola dell’infanzia e delle elementari, sono i protagonisti di un momento speciale che si rinnova ogni anno in occasione della festa della parrocchia Santa Maria della Pace, a Macerata. In rigoroso ordine, tra mille sorrisi e con un fiore raccolto nel proprio giardino, i bambini della scuola paritarita “Figlie dell’Addolorata” e quelli della scuola primaria statale “Quartiere Pace”, si sono ritrovati nella chiesa parrocchiale a salutare la Mamma di Gesù. Ad animare il momento di festa e di preghiera sono state le suore Figlie del SS. Redentore e della B.V. Addolorata, presenza apprezzata dal rione Pace e dall’intera città. Le religiose gestiscono la scuola dell’infanzia dal 1961, accogliendo quotidianamente 115 bambini e collaborano alla pastorale della parrocchia. (N.Mar.)

Il termine fa la differenza. Il sacerdote non gira per benedire case o ambienti, ma per incontrare persone. La Chiesa entra nella storia delle famiglie e delle persone, accoglie confidenze, gioie e lacrime, dà una parola di speranza e di incoraggiamento, annuncia il Vangelo. Più volte ho visto come l’amore di Dio e il suo Spirito sono diffusi ovunque e spesso proprio in chi potrebbe essere ritenuto più lontano dalla parrocchia. Quando incontro queste persone contemplo, gioisco e rifletto. Gabriele Crucianelli

Macerata: al rione Pace un fiore in dono a Maria dai bambini delle materne e delle elementari

maggio. Sui «passi» della Madre di Dio DI GIANLUCA MERLINI

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a nostra Diocesi conta quattro santuari mariani: a Macerata la basilica della “Mater Misericordiae” e la chiesa dell’Immacolata, a Tolentino la chiesa di Santa Maria Nuova, (detta anche “della Tempesta”) ed, eretto nel 2013, il santuario della Beata Vergine di Lourdes a Grottaccia in Cingoli. Ha inoltre 18 parrocchie (su 67 complessive) dedicate alla Madonna. In nessuna delle parrocchie restanti, peraltro, manca un’immagine di Maria verso cui non si coltivi una particolare devozione e non si celebri una festa annuale. La diffusione del culto mariano è tale da rendere quasi impossibile enumerare

Quattro i santuari dedicati alla Vergine Un culto cui molto hanno contribuito gli ordini monastici

compiutamente chiese, cappelle, edicole dedicate alla Vergine. Lo sviluppo del culto a Maria si confonde con il radicamento della stessa fede cristiana nel nostro territorio. Molte “pievi” risalenti all’Alto Medioevo e alla riforma dell’organizzazione ecclesiastica operata dal santo papa Gregorio Magno (590–604) dopo l’invasione dei Longobardi portano già il nome di Maria: “pieve di S. Maria” a Tolentino, Treia, Cingoli; S. Maria della Porta a Macerata... La diffusione del culto mariano trasse importante impulso dagli

insediamenti di monaci benedettini presenti specialmente lungo le valli del Potenza, del Chienti, del Fiastra (il titolo completo dell’“Abbadia”, edificata dai cistercensi a partire dal 1124, è Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra) o nelle selve e nelle vicinanze di antiche rovine, punteggiate dai loro numerosi monasteri con l’annessa chiesa, gli uni o l’altra dedicati molto spesso alla Vergine. Dalla metà del secolo XIII la devozione mariana fu favorita dagli ordini mendicanti, Francescani e Domenicani, che ampie

tracce hanno lasciato in conventi, chiese, santuari, molti dei quali tuttora esistenti. A fianco di tali testimonianze che dimostrano il profondo radicamento storico della devozione a Maria non si può non dare conto dell’immenso filone della tradizione mariana, spesso legata alla Vergine di Loreto, alimentato dalla fede umile e sincera del popolo cristiano. Una fede che si è riverberata anche sulla vita civile approdando il 16 novembre 1952 all’affidamento a Maria della città di Macerata, che da allora vede campeggiare l’immagine della sua patrona, la Mater Misericordiae, sulla facciata della casa comunale, corredata dall’iscrizione “Civitas Mariae”.

Con Paolo VI alla scuola della Madonna DI

NAZZARENO MARCONI *

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ell’opera di riscoperta dell’insegnamento di Paolo VI che soprattutto grazie a Papa Francesco la Chiesa sta portando avanti, è bello rileggere un suo testo dedicato al necessario rinnovamento post conciliare del culto mariano. Il punto di partenza della Marialis cultus mi sembra il n. 67 della Lumen Gentium: «la vera devozione [mariana] procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all’imitazione delle sue virtù». È difficile dissentire dall’idea che il cuore della vera devozione a Maria sia provare ad imitarne l’esempio, ma Paolo VI aveva ben chiaro, a differenza di certo devozionismo, che questa imitazione deve tener conto della distanza storica e culturale che ci separa dalla vita terrena di Maria di Nazareth. «La Vergine Maria è stata sempre proposta dalla Chiesa alla imitazione dei fedeli non precisamente per il tipo di vita che condusse e, tanto meno, per l’ambiente socioculturale in cui essa si svolse, oggi quasi dappertutto superato» (MC 35). Non possiamo certo proporre come imitazione di Maria che le donne di oggi assumano un ruolo di casalinga rurale, totalmente sottomessa al mondo maschile, come a una lettura superficiale dalle pagine evangeliche potrebbe apparire la vita della giovane di Nazareth di 2.000 anni fa. Invece letta con gli occhi sapienti della fede e della storia, come fa la Marialis cultus, la figura di Maria come è realmente narrata dai vangeli, diventa affascinante anche per l’uomo e la donna di oggi, soprattutto «perché, nella sua condizione concreta di vita, ella aderì totalmente e responsabilmente alla volontà di Dio (Lc 1,38); perché ne accolse la parola e la mise in pratica; perché la sua azione fu animata dalla carità e dallo spirito di servizio; perché, insomma, fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo: il che ha un valore esemplare, universale e Papa Paolo VI permanente» (MC 35). Così Maria si propone come modello «alla donna contemporanea [che], desiderosa di partecipare con potere decisionale alle scelte della comunità, contemplerà con intima gioia Maria che, assunta al dialogo con Dio, dà il suo consenso attivo e responsabile all’opera dei secoli, vale a dire all’Incarnazione del Verbo; si renderà conto che la scelta dello stato verginale da parte di Maria... non fu atto di chiusura ad alcuno dei valori dello stato matrimoniale, ma costituì una scelta coraggiosa, compiuta per consacrarsi totalmente all’amore di Dio» (MC 37). E ancora più chiaramente in un passaggio di vera poesia Paolo VI conclude: «Così la donna contemporanea constaterà con lieta sorpresa che Maria di Nazareth, pur completamente abbandonata alla volontà del Signore, fu tutt’altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo; e riconoscerà in Maria una donna forte... e Maria non le apparirà come madre gelosamente ripiegata sul proprio Figlio divino, ma donna che con la sua azione favorì la fede della comunità apostolica in Cristo e la cui funzione materna si dilatò, assumendo sul Calvario dimensioni universali» (MC 37). Maria è perciò modello sempre attuale «del discepolo del Signore: artefice della città terrena e temporale, ma pellegrino solerte verso quella celeste ed eterna; promotore della giustizia che libera l’oppresso e della carità che soccorre il bisognoso, ma soprattutto testimone operoso dell’amore che edifica Cristo nei cuori» (MC 37). Così da Maria, Vergine in ascolto, la Chiesa impara ad accogliere con fede la parola di Dio. Da lei, Vergine in preghiera, impara a presentare ogni giorno al Padre le necessità dei suoi figli, a lodare incessantemente e intercedere per la salvezza del mondo. Da lei, Vergine Madre, impara «quell’amore materno, del quale devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini» (LG 65). Ed infine da lei, Vergine offerente, impara a vivere il mistero pasquale di Cristo, in comunione con i santi del cielo. * vescovo


Martedì 17 maggio 2016

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Unitalsi, servizio di carità in un cammino di fede Sono moltissimi i volontari che si mettono a disposizione dell’Altro, cercando di mettere da parte il proprio “io” DI VINCENZO CANNELLI *

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er presentare l’Unitalsi mi piace citare una frase del suo fondatore: «Se Lourdes ha fatto bene a me, farà bene a tanti altri malati». Con queste poche e semplici parole pronunciate davanti alla grotta delle apparizioni di Lourdes nel lontano 1903, Giovan Battista Tomassi, ventenne romano, in carrozzina a causa di una grave forma di artrite deformante irreversibile fondava l’associazione pubblica di fedeli Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) grazie anche all’aiuto del vescovo mons. Radini Tedeschi e di don Angelo

Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII). L’associazione, germoglio di una conversione miracolosa, nasce e opera nella e con la Chiesa; attiva su tutto il territorio nazionale, vede presenti in diocesi le Sottosezioni di Macerata, Recanati e Tolentino. Essa propone un cammino di fede a favore e con quanti soffrono nel corpo e nello spirito attraverso i pellegrinaggi ai maggiori Santuari mariani nazionali e internazionali. Un pellegrinaggio “speciale”: in treno, con i “famosi” treni bianchi, ma anche in aereo, principalmente verso Lourdes. Quest’estate pellegrinaggi a Lourdes dalla nostra diocesi si svolgeranno dal 13 al 19 luglio, dall’11 al 16 settembre e dal 26 settembre al 2 ottobre. A Loreto, invece il prossimo 25 maggio ci sarà la giornata–giubileo dedicata ai sacerdoti e religiosi malati e anziani, mentre il pellegrinaggio avrà luogo dal 3 al 5 giugno; l’11 giugno si svolgerà la giornata dedicata ai bambini. Anche Fatima, Santiago di Compostela e la Terra Santa saranno meta di viaggi organizzati. Charitas è il motto nello stemma associativo:

Dai pellegrinaggi dell’Unitalsi, alla settimana estiva proposta dalla pastorale familiare;

volontari che si mettono al servizio dell’altro con amore, facendosi vicini, assistendo ammalati, disabili, anziani che sentono il desiderio di recarsi presso i Santuari. I volontari, di tutte le età, anche disabili, vengono in pellegrinaggio pagando la propria quota di partecipazione e per accompagnare i malati hanno nella valigia “solo” la divisa: non ci sono altri indumenti, in quella settimana ciascuno sceglie di mettersi al servizio completo dell’ammalato cercando di dimenticare il tanto ingombrante “io” che a casa è così difficile non ascoltare. Tale servizio si prolunga, poi, tutto l’anno nel territorio di appartenenza con la promozione di momenti di spiritualità, gioia e svago per chi è quotidianamente costretto in casa o in istituto. Tante le iniziative promosse: le “giornate insieme” dedicate ai malati, sono una sorta di mini–pellegrinaggio in parrocchia, gli incontri mensili di catechesi–formazione per i soci volontari guidati dall’assistente ecclesiastico don Franco Pranzetti, l’assistenza durante le varie iniziative giubilari diocesane, la partecipazione ad alcune udienze papali.

Quest’anno poi cade l’80esimo anniversario della costituzione della sottosezione di Macerata e per l’occasione verranno organizzati vari incontri. Il servizio a favore e con i malati, gli ultimi, gli “scartati”, rappresenta per l’Unitalsi uno strumento di riscoperta della pia pratica del pellegrinaggio in una società dell’apparire dalle comode vacanze personali “all inclusive” che non cura l’essenza della persona. È per chi si mette a disposizione la promozione di un cammino, a tratti scomodo e faticoso, che conduce all’Essenziale; è l’organizzazione di un cammino comunitario guidato dai vescovi, dalla Chiesa, e, infine, un piccolo strumento contro l’egoismo, l’indifferenza e la superficialità di ciascuno di noi. Per informazioni è possibile contattare la sottosezione di Macerata allo 388.8718635 (www.unitalsimacerata.it – unitalsi.macerata@libero.it), quella di Recanati allo 333.1694341 (www.unitalsirecanati.it – unitalsirecanati@libero.it) e quella di Tolentino allo 0733.972973 (unitalsi.tolentino@gmail.com). * presidente Sottosezione Macerata

dalle strutture diocesane all’estate dei ragazzi. Tante le occasioni per «ritemprarsi»

L’estate tempo di grazia per coltivare le relazioni DI

M. NATALIA MARQUESINI

L’

estate è il tempo del riposo; la natura offre lunghe giornate in cui i tanti impegni quotidiani sembrano defluire con più lentezza. I frutti della terra consentono un’alimentazione più sana, magari a chilometro zero, ed è il momento migliore dell’anno per ritemprarsi fisicamente e nello spirito, concedendosi il tempo per coltivare e irrobustire le amicizie che danno sapore alla vita. Tante sono le occasioni che associazioni, movimenti e parrocchie offrono nel mesi estivi per vivere esperienze che si distaccano da qualsiasi vacanza offerta da un tour operator tradizionale. L’Ufficio per la pastorale familiare diocesano ogni anno organizza una settimana di vacanza da trascorrere in condivisione, dove non mancano le occasioni di riposo e nemmeno quelle di crescita spirituale; quest’anno avrà luogo dal 7 al 13 agosto in località Prati di Tivo, alle pendici del Gran Sasso; le opportunità ricreative offerte alle famiglie e a i loro componenti, dai più piccoli ai più grandi, si intersecano con la possibilità di seguire le “lectio” del vescovo diocesano Nazzareno Marconi. Le famiglie che vogliano partecipare posso prenotarsi entro il 30 maggio contattando l’Ufficio al numero 3298911082 oppure tramite l’indirizzo mail famiglia@diocesimacerata.it. Altra iniziativa rivolta all’intero nucleo familiare è il camposcuola famiglie organizzato dall’Mlac diocesano; l’iniziativa promossa da don Rino Ramaccioni si rinnova ogni anno dal 1971 e quest’anno si svolgerà dal 6 al 13 agosto a Borca di Cadore, in Veneto. È possibile prenotarsi contattando il numero 0717570804. I giovani che posso scegliere tra varie iniziative promosse dalla pastorale giovanile, oltre la Gmg a Cracovia, la Diocesi ha organizzato un campo scuola che si terrà dal 19 al 26 agosto. Rivolto ai giovani dal primo al terzo superiore, avrà luogo al centro Giovanni Paolo II a Montorso e sarà caratterizzato da esperienze di servizio, grazie alla collaborazione con i Salesiani di Loreto, i cappuccini di Recanati, le suore Alcantarine e la comunità Cenacolo. La mattina i ragazzi si metteranno a disposizione delle varie comunità, mentre il pomeriggio si confronteranno su

Un momento della settimana estiva per famiglie dello scorso anno

quanto fatto la mattina e vivranno un momento di spiritualità. Per informazioni: giovani@diocesimacerata.it. Tantissimi, inoltre, i campi scuola organizzati dalla maggior parte delle parrocchie per offrire ai ragazzi delle elementari e delle medie la possibilità di godere di un’esperienza il cui valore educativo scaturisce dal divertimento e dall’impegno comune, col risultato di ricordi che si scolpiscono spesso in modo indelebile nel cuore di chi vi partecipa. Alcuni campi saranno interparrocchiali; questi uniranno i ragazzi delle parrocchie di Macerata San Vincenzo Maria Strambi, San Giuseppe, Santa Croce e San Francesco, quelle di Pollenza Sacro Cuore e Santa Famiglie e quelle di Urbisaglia e Colmurano. Divisi per

fasce di età, i campi scuola si articoleranno dal 26 giugno per tre settimane ad Avenale di Cingoli, e saranno guidati dai rispettivi parroci, catechisti e animatori. Per avere informazioni e per iscriversi è necessario contattare il proprio parroco. Anche il mondo del volontariato è particolarmente impegnato con delle attività estive: sono diverse le associazioni del territorio che non “chiudono per ferie” ma che invece aumentano i proprio sforzi per offrire a ragazzi e persone portatrici di handicap la possibilità di trascorrere insieme dei giorni di vacanza. Tra queste l’associazione i Nuovi Amici di Macerata, ogni anno organizza un’intera settimana in cui gli utenti possono continuare a rinforzare i legami di amicizia coltivati

durante le attività invernali. Altra realtà importante in questo ambito è il campo scuola organizzato dalla Caritas di Treia che si svolge la prima settimana di agosto nella struttura di proprietà del Comune in frazione San Lorenzo e che prevede l’accoglienza dalla mattina alla sera di diverse decine di ragazzi, impegnate nell’arco della giornata in attività musicali, artistiche e aggregative da svolgere insieme ai numerosi volontari coinvolti. Anche Anffas Macerata offre ai propri ospiti un’interessante attività estiva: si tratta di una vera e propria vacanza, solitamente fuori regione, in cui i partecipanti hanno la possibilità di “staccare” dal quotidiano senza però doversi privare delle particolari cure di cui hanno bisogno.

le «Domus»

«Accoglienti per vocazione» Le strutture ricettive diocesane

N

on è un caso se la “casa madre” che gestisce la maggior parte delle strutture di proprietà della Diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia porta il nome di Domus San Giuliano. Come San Giuliano, il patrono di Macerata chiamato “l’ospitaliere”, ha trovato la propria vocazione nell’accoglienza ai viandanti, così la nostra Diocesi è impegnata nella gestione di strutture ricettive adatte a gruppi, singoli e famiglie che per desiderio di svago o anche per caso si trovano a trascorrere qualche giorno nel nostro territorio. Quello che diversi decenni fa era il Seminario vescovile oggi si propone come struttura ricettiva accogliente e conveniente, in grado di offrire un’alternativa al soggiorno in albergo. Il complesso è stato di recente ristrutturato nelle camere e nelle diverse sale riunioni che sono a disposizione per incontri, meeting, convention... La vicinanza con l’ospedale ha consentito anche la collaborazione con l’associazione “Casa Accoglienza Maceratese”, che, dal 2011, offre accoglienza ai malati oncologici e ai loro familiari che si trovano a svolgere delle cure a Macerata. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero 0733.232738, oppure visitare il sito www.domusmacerata.it. Non solo in città ma anche in montagna o al mare la Diocesi è in grado di accogliere gruppi che, desiderosi di trascorrere un tempo di condivisione, desiderino prendere in autogestione una casa. La Domus Appennino ha una capienza di 120 posti letto. Immersa nel verde di Montefalcone Appennino, in provincia di Fermo, a 750 mslm, è stata ricavata da un antico convento francescano di cui ancora si conserva il bellissimo chiostro. La Domus Marina, invece, sorge sul lungomare di Marzocca di Senigallia, a 20 metri dalla spiaggia, ed è particolarmente adatta ad accogliere gruppi in cui siano presenti disabili. C’è anche la Domus Montebove che si trova a Ussita (Mc), nel cuore del Parco Nazionale dei Sibillini. Può ospitare 110 persone ed è dotata di un grande spazio esterno. È possibile verificare la disponibilità delle strutture telefonando alla Domus San Giuliano (0733.232738). La Domus Laetitiae è, poi, un’accogliente struttura ricettiva di qualità alberghiera situata a 1300 metri slm a Frontignano di Ussita (Mc). Inaugurata nel 1959 come struttura per le attività pastorali della Diocesi, oggi è inserita tra le proposte di ospitalità turistica della zona. Dispone di 205 posti letto ed è adatta sia a grandi gruppi che a famiglie o a singoli che possono godere di un soggiorno accogliente e curato, gustando i piatti tipici elaborati con passione dalla cucina. Per informazioni e prenotazioni contattare il numero 0737.90140 o visitare il sito www.domuslaetitiae.it. (M.N.M.)

Grest: ragazzi in movimento sotto la luce di Cristo Dalla tradizione salesiana, il dono di un tempo non da riempire ma da imparare a vivere da protagonisti amma e papà solitamente non hanno vacanze dal lavoro così prolungate come quelle dei loro bambini e non tutte le famiglie hanno la ricchezza di avere dei nonni che condividano il proprio tempo con i nipoti durante la pausa estiva, quando questi non hanno l’impegno della scuola. Le agenzie educative non possono non tenerne conto, ecco che quindi alle più classiche colonie che accompagnano ogni giorno i bambini al mare si aggiungono sempre più realtà che offrono attività

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dedicate ai più piccoli durante il mese di luglio. Tra le varie realtà che più che “impegnare il tempo” si adoperano per far sentire i ragazzi protagonisti del proprio tempo è il Grest, la “tradizionale” estate salesiana caratterizzata da una intensa forza educativa, basata sulla convivenza di ragazzi e ragazze di diverse età e animatori che trascorrono insieme momenti di gioco, di lavoro, di impegno con lo stile proprio dell’oratorio. Importante diventa la dimensione religiosa che traspare dal clima educativo, ma anche dalla proposta esplicita del Vangelo nei momenti di riflessione e preghiera, ben armonizzati con il tema e la struttura organizzativa. A Macerata la Casa Salesiana propone le attività estiva a tutti i ragazzi dalla I elementare alla III media per tre settimane, iniziando dalla

celebrazione eucaristica del 12 giugno alla ore 18 fino alla festa finale del 3 Luglio. Durante “L’estate ragazzi” la settimana ha inizio con la messa, da vivere insieme alla propria famiglia, concludendo la giornata con una cena condivisa con la famiglia salesiana, e la presentazione del programma della settimana a seguire. L’Oratorio è quindi aperto dalle 8.30 alle 17, e i bambini verranno coinvolti in diverse attività tra cui giochi, lavori di gruppo, tornei, laboratori, canti e la possibilità di usufruire del servizio mensa. Spazio anche al movimento con “Trisport”, tornei di calcetto, volley e basket organizzati per i più grandi. Nemmeno per il mese di luglio la grande casa salesiana chiude i battenti: l’associazione Anima Giovani, che garantisce il legame con lo stile salesiano, propone infatti il centro estivo dal 1 al 29

del mese, offrendo ai ragazzi diverse attività. Anche l’Oratorio diocesano di Porto Recanati, benché la parrocchia del Preziosissimo Sangue non sia più gestita dalla famiglia Salesiana, porta avanti la grande tradizione dell’estate ragazzi, coinvolgendo non solo i parrocchiani, ma anche chi arriva in città per godere del mare. Ogni estate sono quasi 200 i ragazzi che frequentano le attività proposte dalla parrocchia, e quest’anno per l’intero mese di giugno le porte si apriranno la mattina alle 7.30. L’estate ragazzi continua fino al pomeriggio alle 16.30, offrendono la possibilità a chi vuole di consumare nel locali dell’Oratorio il pasto portato da casa. L’oratorio rimane comunque aperto come il resto dell’anno fino alle 19 del pomeriggio. M. Natalia Marquesini


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Martedì 17 maggio 2016

«Missio Giovani», una solidarietà che si allarga fino ad abbracciare le tante povertà del mondo

Con il contributo dei sacerdoti la Gmg per alcuni diventa una meta reale racovia fa rima con solidarietà per la diocesi di Macerata– Tolentino–Recanati–Cingoli–Treia, che in vista della C prossima Giornata mondiale della gioventù, ha deciso di

co di comunione, si è sviluppata l’idea, condivisa poi col vescovo Marconi, di provare a creare uno spazio “giovaimmagine è quella di un abbraccio. Perché «Missio ne” all’interno del Centro diocesano, con l’intento di conGiovani» è prima di tutto questo: due braccia aperdividere le iniziative proposte dai vari ambiti missionari. te al mondo della povertà e della vita tradita. Un deDa quel giorno è iniziato, quindi, uno straordinario camsiderio, tutto missionario, di andare verso l’altro, consimino che continua a stupirci e che si fonda su quattro paderandolo fratello. È l’abbraccio dell’uomo verso un altro role–chiave: rete, formazione, conoscenza e spiritualità. Il uomo, ma è anche quello di Dio che protende le sue brac27 maggio a Macerata, inoltre, nelle piazze del centro è in cia verso di noi, bisognosi della sua presenza di Paprogramma «Abitare la strada», un evento nel segno deldre. Questo è ciò che dà voce e volto al Gruppo di coordil’animazione missionaria. L’équipe, che si è formata uffinamento diocesano del Centro cialmente nel 2015, è guidata da don Missionario, che si occupa di proAlberto Forconi e padre Alberto Panimuovere iniziative di sensibilità, chella, accompagnati da alcuni ragazzi, animazione e servizio missionaprovenienti da parrocchie e associaziorio rivolte, in particolar modo, ai ni, che si stanno impegnando per far ragazzi. L’idea è nata nel giugno conoscere e crescere lo spirito di «Mis2014 quando, durante una celesio Giovani». Sono davvero tante, inbrazione nel convento di Forano, fatti, le esperienze che da anni stanno circa venticinque giovani si sono rianimando e operando nella diocesi matrovati per ricevere il mandato misceratese. Così come sono tanti i Paesi dosionario estivo dal provinciale dei ve vengono sostenute iniziative, dal BraFrati Minori, padre Ferdinando sile, all’India, all’Africa, per scoprire uReligiosi e laici nell’équipe missionaria Campana. Da quell’incontro, ricna solidarietà concreta, e senza confini.

DI

ANNAMARIA CACCIAMANI

L’

In diocesi due nuovi giovani sacerdoti pronti a testimoniare il Vangelo:

Una parte del Grupo Juvenil della parrocchia San Cayetano di Puerto Madryn

entrambi si sono formati attraverso il Cammino neocatecumenale

mettere in campo un’iniziativa dal “sapore” generoso, per sostenere i giovani diretti verso la Polonia. I sacerdoti hanno deciso di contribuire alla causa solidale della Giornata mondiale della gioventù offrendo ciascuno 100 euro che potranno garantire la partecipazione alla Gmg ai ragazzi economicamente più svantaggiati. Inoltre, tra gli oltre 500 partecipanti in partenza da Macerata, ci saranno anche Braian e Jessica, provenienti dalla parrocchia San Cayetano di Puerto Madryn, in Argentina, dove opera il sacerdote “fidei donum” don Alberico Capitani. Anche loro avranno l’opportunità di volare a Cracovia grazie alla solidarietà della comunità diocesana e, in particolare, di don Giacomo Pompei che, dopo averli conosciuti «durante la splendida esperienza della Gmg in Brasile», saputo del loro desiderio e delle difficoltà economiche per affrontare il viaggio, si è attivato assieme a monsignor Marconi, dando concreta forma alla generosità. «Lo scorso 6 dicembre, in occasione della mia ordinazione diaconale – spiega Pompei – sono state molte le offerte ricevuto: così, ho deciso di destinare una parte della somma ai due ragazzi. La Pastorale giovanile diocesana si è fatta carico del costo delle due iscrizioni e la parrocchia San Giuseppe di Sforzacosta, dove attualmente svolgo servizio, si prenderà cura della loro accoglienza, prima di partire insieme il 18 luglio per il gemellaggio e l’evento a Cracovia». In Patagonia, come racconta don Capitani, «dopo la Gmg di Rio i giovani ogni quindici giorni si ritrovano nel barrio più povero della parrocchia per pregare assieme e visitare le famiglie, grati per il legame di gratitudine e amicizia verso il diacono». (F.Cip.)

Nuovi preti per ogni «periferia» DI FRANCESCA

CIPOLLONI

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a frase più incisiva, tratta dalle Letture, è quella riferita all’«incarico missionario» che Gesù affida agli apostoli, destinati ad essere «testimoni fino ai confini della terra». Durante l’omelia pronunciata sabato 7 maggio in occasione dell’ordinazione presbiterale di don Manuel Ornelas e don Fabrizio Perini, in un’affollata cattedrale di Macerata, il vescovo diocesano Nazzareno Marconi insiste sull’impegno a cui i due giovani neo sacerdoti sono

Il vescovo Marconi: «Toccando la carne di Cristo entriamo in contatto vivo con il Padre. La grandezza del sacerdozio cristiano sta in questo: permettere ai fratelli di toccare Dio»

Monsignor Nazzareno Marconi con, a sinistra, don Fabrizio Perini e, a destra, don Manuel De Ornelas, ordinati sacerdoti nella cattedrale di Macerata

La diocesi di Macerata in festa per due ordinazioni sacerdotali Don Manuel De Ornelas Palacios

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erzo di quattro figli, 41 anni, don Manuel è arrivato a Macerata nel 2005 dal Venezuela, sua terra natale. Durante il Giubileo del 2000, colpito dalle catechesi, la svolta decisiva. Nel 2010 ha concluso gli studi di Teologia e, nello stesso anno, è stato inviato in Taiwan dove ha studiato per due anni la lingua cinese. Quindi è stato inviato a Pechino, per tre anni di missione. Dall’inizio del 2015 presta servizio nella parrocchia della Concattedrale Santissima Annunziata a Treia. «Associo la mia chiamata – afferma – alle parole del profeta Geremia: “Fin dal seno materno ti ho chiamato”. Per tanti anni ho chiuso gli orecchi alla volontà di Dio perché ero più attirato dal mondo, fino a che, attraverso varie circostanze della mia vita, mi accorsi che la strada era un’altra, e non quella che stavo percorrendo». Oggi il sacerdote chiede la grazia «di servire Dio, ovunque e con gratitudine». (S.R.)

Don Fabrizio Perini

roviene da Chioggia don Fabrizio Perini: P nato il 27 maggio del 1975, terzo di tre fratelli, è figlio di un marinaio e pescatore e di una casalinga. Prima di entrare in seminario ha lavorato per circa undici anni come operaio in una ditta presso le Ferrovie dello Stato. Terminati gli studi da ragioniere ed entrato in seminario, ha proseguito con l’università, studiando filosofia: presso l’Istituto Teologico Marchigiano, a Fermo, ha conseguito il baccalaureato in sacra teologia. «Ho compreso che il Signore mi stava chiamando a lasciare tutto per seguire la vocazione grazie al Cammino neocatecumenale – spiega don Fabrizio, che ha ricevuto l’ordinazione diaconale il 31 ottobre scorso – e, dopo un tempo di discernimento vocazionale, la chiamata mi ha condotto nel seminario di Macerata». Dopo un’esperienza itinerante in Israele, il neo sacerdote sta svolgendo servizio nella parrocchia del Preziosissimo Sangue di Porto Recanati. (F.Cip.)

chiamati, per portare l’annuncio del Vangelo ovunque e, in particolare, nelle “periferie” esistenziali così care a papa Francesco. Quindi, l’esortazione da parte del Pastore di Macerata nel giorno più bello per questi giovani formatisi entrambi attraverso il Cammino neocatecumenale, in cui la chiamata ad offrire la propria vita a Dio si è fatta scelta di vita concreta. «Ogni cristiano e, ancor di più ogni sacerdote, è costituito missionario, ma dobbiamo fare attenzione a ciò che il Signore ci chiede. L’invito a raggiungere i confini della terra – precisa Marconi – non è tanto quello di spostarci geograficamente sul globo: oggi è anche piuttosto facile, basta comperare un biglietto aereo... I confini di cui Gesù parla sono i luoghi dove gli uomini sono lontani da Dio e, soprattutto, le profondità di quei cuori che sono chiusi all’ascolto della Parola». Una Parola che don Ornelas e don Perini hanno già iniziato a mettere a

servizio dei fratelli, attraverso l’opera di evangelizzazione compiuta nelle esperienze svolte in questi anni di diaconato. «Raggiungere i confini dei cuori di quanti sono lontani da Dio e dal Vangelo – aggiunge – richiede un impegno generoso e, soprattutto, tanta preghiera e l’offerta del nostro personale sacrificio. Essere disposti a consumarsi per il Vangelo piegando le ginocchia in adorazione è la condizione indispensabile per raggiungere i confini della terra e così rispondere alla nostra vera vocazione missionaria». Quindi, il riferimento alla Lettera agli Ebrei, «il grande testo su cui si fonda la teologia del sacerdozio nel Nuovo Testamento». «Il popolo d’Israele ha sempre desiderato poter toccare Dio, ma questo – spiega il presule – era possibile soltanto per il sommo sacerdote che, solo una volta all’anno, varcava il tempio per raggiungere l’arca della presenza di Dio. Con Gesù, attraverso la sua carne, per tutti noi è aperto il passaggio oltre il velo del tempio. Toccando la carne di Cristo, infatti, entriamo in contatto vivo e diretto con il Padre». Ecco pertanto, secondo il Vescovo, la grandezza del sacerdozio cristiano, come «servizio all’unico sacerdozio di Cristo, che risiede nel compito di permettere ai fratelli di toccare Dio». Poi, il pensiero al primo gesto dei due giovani preti: «Quando oggi, per la prima volta, consacrerete il pane e il vino in corpo e sangue di Gesù, sono certo sarete pieni di stupore per la grandezza di quello che realmente accade attraverso di voi». Con un augurio speciale, in questo mese di maggio dedicato alla Vergine Maria. «Prego la Madonna – ha concluso monsignor Marconi –, affinchè la stessa meraviglia che avete nel cuore per la possibilità che, attraverso il vostro ministero, darete ai fratelli di entrare in contatto con Dio, sia nell’Eucarestia che nel dono sacramentale del perdono, non cessi mai».

verso il sacerdozio I seminaristi diocesani distribuiti tra il «Pio XI» di Ancona e il «Redemptoris Mater» di Macerata l Seminario missionario diocesano «Redemptoris Mater» ospita attualmente 47 Irata),seminaristi, di cui 38 residenti e 9 in missione: tre, Stefano Cioppettini (MaceFrancesco Giordani (Cingoli) e Francesco Zambelli (Tolentino) sono diocesani. Nel Pontificio Seminario regionale marchigiano «Pio XI» sono presenti tre seminaristi maceratesi: Marco Petracci, 33 anni, Antonio Barbaresi, 32, e Giacomo Pompei, 26. I primi due provengono dalla parrocchia Buon Pastore di Collevario e sono al secondo anno, mentre don Pompei (diacono dal dicembre 2015) frequenta il sesto anno e viene dalla parrocchia San Vincenzo M. Strambi di Piediripa.

Il futuro dei Salesiani riparte da una vera «casa» La realtà locale è pronta a reinventarsi nonostante la chiusura della scuola DI FLAVIANO

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D’ERCOLI *

hi conosce il futuro dell’Oratorio? E quello presente? Quando don Bosco creò l’Oratorio salesiano rinnovò una solida tradizione ecclesiale. Il suo originale contributo fu pensare all’Oratorio come a una “casa”: non solo attività culturali o parrocchiali ma famiglia effettiva, in cui diventare adulti. Se san Filippo Neri aveva lavorato sulla cultura, soprattutto musicale, e la tradizione lombarda si era legata alla parrocchia, don Bosco ricondusse tutto alla sua esperienza di famiglia: «Quello che so l’ho imparato tutto da mia madre». Da qui

è partito per avventurarsi in ogni ambiente, dalla scuola alla formazione professionale. In Piemonte come in Patagonia, in principio fu una casa aperta. È nell’indole di ogni educatore stare dietro alle novità che ogni giovane porta con sé quando nasce. E i Salesiani sono educatori dalla testa ai piedi. In una società in cui la scuola cattolica non è più una necessità verbalizzata e in cui il tempo libero è sparito dal calendario giornaliero di ciascun giovane, cosa potrà mai rappresentare la parola «oratorio»? Sì, ci sono alcuni giovani, soprattutto immigrati, che si muovono secondo le necessità del tempo andato: spazi per giocare liberamente, luoghi di socializzazione non troppo formalizzata, sostegno scolastico per carenze evidenti. A questi giovani l’oratorio classico è ancora molto utile. Ma non sono più la maggioranza. A Macerata la maggior parte

di chi è tra gli 8 e i 25 anni ha un tempo scandito in modo scientifico, interessi coltivati doviziosamente e relazioni tra coetanei mediate dalla scuola e dai social network. Al resto pensa la famiglia. E cos’è il resto? E la famiglia ce la fa? Qui viene il bello. Per creare cose stupende occorre guardare le povertà: il Vangelo è per i poveri. Quale povertà viene a galla nei giovani italiani?Guardiamoli bene i cuori di questi giovani: per lo più si tratta di figli solitari. Ricchi di tutto ma non di speranza per il futuro; incerti sulle evidenze della vita: l’amore, la nascita, la morte, il dolore, la gioia, il desiderio, la politica… Ecco la povertà: i giovani non hanno più l’occasione di confrontarsi con un’idea definita di vita, di umanità e di società. Ci vorrebbe una casa piena di vita. Una casa a conduzione familiare. E riecco don Bosco. A Macerata ci proviamo: costruire una casa

con l’aiuto dei giovani che la desiderano e delle famiglie che vogliono ospitare ed essere ospitate, conoscere e farsi conoscere. Una casa in cui vivere insieme tra genitori e figli, magari con i compagni di classe, con quelli della mia associazione, con quelli del catechismo. Una «scuola di vita» alla scuola di don Bosco. E, intorno alla casa, mille attività: lo sport, il teatro, la musica, le feste. Perché non si smette mai di crescere vivendo insieme il tempo libero, le domande culturali, la vita di fede e la voglia di scoprire il senso del proprio futuro. Gli interessi dei giovani come porta di ingresso per relazioni molto più profonde di quelle

meramente consumistiche con cui la cultura dominante ci sta impoverendo sempre di più. Solo che serve una famiglia, serve una casa: serve don Bosco e il suo antico Oratorio. * direttore dell’Opera salesiana diocesana


Martedì 17 maggio 2016

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La città di Cingoli si mobilita per Santa Sperandia Al via una serie di iniziative congiunte per la raccolta dei fondi necessari alla tutela della struttura del monastero DI ANDREA MOZZONI

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La chiesa di Santa Sperandia a Cingoli

a comunità di Cingoli si stringe attorno alle monache Benedettine del Convento di Santa Sperandia. Da tempo, infatti, le autorità religiose e civili locali, oltre all’opinione pubblica, sollecitavano il concretizzarsi di azioni indirizzate alla riparazione di parte del tetto del monastero, la cui costruzione risale al Medioevo, completando l’opera che dopo il terremoto ha condotto a restaurare molto bene il santuario e buona parte del monastero. Il monastero, del quale non si conosce con precisione il periodo di origine, si è for-

mato intorno a un primo impianto monastico benedettino databile tra gli anni 1030 e 1050. Al termine di una vita di peregrinazioni, santa Sperandia decise di ritirarvisi, dando origine a una fiorente comunità religiosa, sorta dall’unione delle monache di San Michele con quelle del vicino monastero di San Marco fuori porta Mentana. Lo scorso 15 aprile è stata sancita la costituzione di un “gruppo di lavoro” per raccogliere i fondi necessari, anche se il sogno resta l’intera ristrutturazione del complesso. «Nessuno può sottrarsi dall’esigenza di aiutare le monache del convento di Santa Sperandia per salvare il loro cenobio», ha affermato, in tal senso, il sindaco Filippo Saltamartini, invitando alla condivisione dell’iniziativa. Il crollo delle travi e dei tramezzi di una porzione del tetto ha causato una voragine che si è progressivamente allargata fino a esporre alle intemperie i

piani sottostanti, mettendo a rischio l’intera struttura. «Occorre intervenire con urgenza – ha aggiunto Saltamartini –, almeno per riparare le travi, le pianelle e rimettere i coppi del tetto. La città di Cingoli non può permettere che il convento di Santa Sperandia crolli e diventi un rudere come l’eremo di San Bonfilio, l’altro nostro Patrono». Nell’anniversario dagli 800 anni dalla nascita di santa Sperandia (1216–1276), il cui nome significa “Spero in Dio”, alcune iniziative spontanee da parte di cittadini e delle Associazioni locali stanno consentendo di raccogliere i primi fondi da destinare alla ristrutturazione. Unendosi alle parole del Primo cittadino, la Madre badessa, suor Ada, «confida nel buon esito della raccolta», in modo tale da «consentire al più presto la realizzazione degli interventi edilizi necessari». La comunità ecclesiale vede già un impegno della Cei che, sollecitata anche dalla nostra Diocesi, ogni

anno contribuisce alla vita e manutenzione dei monasteri, ma essendo questi molto numerosi, le somme erogate non possono essere di entità tale da coprire lavori come quelli necessari a Cingoli. L’obiettivo posto dal “gruppo di lavoro” è il coinvolgimento di almeno mille famiglie sulle 4mila residenti nel Comune. Per far ciò, i volontari, suddivisi nelle varie località del territorio e in collaborazione con la parrocchia della Cattedrale di Santa Maria Assunta, guidata da don Patrizio Santinelli, con la sezione locale dell’Avis e la Croce Rossa Italiana, stanno verificando la possibilità di aprire un conto corrente per consentire anche ai cingolani non più residenti nel Comune di poter offrire il loro aiuto economico. Nel frattempo, molteplici sono state le adesioni riscontrate: l’ultima, soltanto in ordine di tempo, quella della Compagnia teatrale della frazio di Avenale che il 21 maggio destinerà al monastero l’incasso del proprio spettacolo.

Focus sullo stato di salute di tre importanti luoghi di culto della diocesi, che al contempo sono anche sul territorio presidi di alto valore storico, architettonico e culturale

L’attesa di Macerata per la sua Collegiata

Vista sulla Visione dell’Apocalisse col trono di Dio e i sette Angeli, dopo il restauro

sto 1721 dal vescovo di Macerata e Tolentino, Alessandro Varano. Come ebbe hiesa prepositale parrocchiale di a scrivere Raffaele Foglietti, «riuscì la più San Salvatore in San Giovanni. Per bella e più ricca che si abbia qui in Mai maceratesi: la Collegiata. Un tito- cerata, per marmi, decorazioni, pitture». lo impegnativo, certo, quello che si de- Attualmente è in fase di restauro. In duce dalle carte d’archivio, ma anche realtà, sono due i cantieri attivi in San rappresentativo di una storia lunga oltre Giovanni che vedono impegnata l’Alma sette secoli: del tempio con l’annesso o- Restauri Srl di Tolentino; nel mese di febspedale dei Gerosolimitani si ha nozio- braio infatti hanno preso avvio i lavori ne, infatti, fin dal 1232. nei locali parrocchiali, di cui è previsto Il 31 agosto 1561 il complesso fu affida- il recupero di un primo stralcio funzioto alla Compagnia di Gesù da Pio IV, at- nale, mentre in chiesa l’intervento si proto poi confermato da Pio V nel 1565. Il trae da oltre un anno: è questo l’aspetto 12 marzo dell’Anno Santo 1600 sui di- più delicato dell’operazione. Progettista segni del barnabita Rosato Rosati si die- e direttore dei lavori è l’ingegner Francede avvio alla costruzione della nuova sco Losego di Belforte del Chienti. chiesa: il governatore della Marca cardi- Ad aggravare i danni che lo stabile ha rinale Ottavio Bandini pose la prima pie- portato a seguito degli eventi sismici che tra. I lavori durarono oltre centocin- hanno interessato l’Umbria e le Marche tra quant’anni: nel 1762, finalmente, si chiu- il 1997 e il 1998, si sono nel frattempo agse la cupola, benché la chiesa fosse già giunti ulteriori fenomeni di degrado, talstata solennemente consacrata l’11 ago- volta imputabili all’impossibilità di porre in opera un organico piano di manutenzione della fabbrica. Nel maggio del 2015 sono iniziate le operazioni di restauro degli apparati decorativi in corrispondenza della cupola emisferica, condotte dalla Restauro Dipinti Snc di Corridonia e ora concluse. Questa, tra l’altro, costituisce uno degli elementi caratterizzanti lo skyline di Macerata, tra le prime emergenze che scorge l’occhio di chi viene da Vista sulla calotta della cupola lato sud, post operam (2016) Roma. E man mano che

DI GIACOMO ALIMENTI

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gli interventi vengono eseguiti, San Giovanni sta cambiando pelle, o meglio, si sta riappropriando della facies “originale”. Interventi concentrati nella prima metà del XIX secolo per opera dei Canonici di San Salvatore, trasferitisi qui a seguito della soppressione napoleonica, ne avevano infatti snaturato l’aspetto settecentesco. Il lavoro che si sta compiendo è quello, dove possibile, di recuperare la percezione della chiesa barocca. «Attendiamo con una certa ansietà la riapertura della chiesa», ha dichiarato don Gianluca Merlini, parroco di San Giovanni (alla cui parrocchia si deve la gentile concessione delle foto di Roberto Dell’Orso). «La parrocchia, insieme alla Diocesi di Macerata e alla Fondazione Carima, sta profondendo tutto il suo impegno affinché questo accada quanto prima. Ma il nostro desiderio è che tutto il complesso, certo in fasi successive, torni a servizio della comunità dei fedeli e della città tutta. Questo recupero, ancora più ampiamente, si inscrive nel progetto del Distretto Culturale Evoluto “I Cammini Lauretani”, di cui la parrocchia di San Giovanni è partner insieme a tanti altri soggetti afferenti al mondo ecclesiale come a quello civile». Un obiettivo ambizioso, ma che costituirebbe il naturale completamento di piazza Vittorio Veneto, su cui già affaccia la Biblioteca Comunale Mozzi–Borgetti, con le sue sale antiche e le sue pregevoli raccolte, il Palazzo Ricci col Museo dell’Arte italiana del Novecento e la Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata e, non ultima, la chiesa di San Filippo, sorta all’inizio del ’700 su progetto del Contini. Attendiamo, dunque.

A Pollenza gli studenti progettano l’Abbazia di Rambona «ciclabile» ono in molti, tra i cittadini di Passo di Treia e Pollenza, a paragonare ciò che rappresenta l’area di Rambona a quanto costituito, in maniera preponderante, nella valle del fiume Fiastra dal più importante edificio monastico del Sud delle Marche, l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra. Sorta intorno al IX secolo, in età tardocarolingia, su di un antico santuario pagano dedicato alla Dea Bona (corruzione del latino Ara Bonae Deae, da cui il toponimo), poi implementata intorno a XII secolo, l’Abbazia di Rambona resta tra le strutture architettoniche più suggestive del Maceratese, nonostante l’antico monastero Benedettino sia del tutto scomparso e della chiesa romana non si conservino che il presbiterio triabsidato e la cripta bassomedievale. Importanti anche gli affreschi, come quello raffigurante l’abate sant’Amico intento ad ammansire un lupo nella curva absidale della cripta (XV–XVI secolo). Altrettanto affascinante è la direttrice naturalistica che si delinea lungo le sponde del fiume

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Potenza. Un itinerario arricchito dal percorso pedonale e ciclabile (con annessa un’area di sosta attrezzata per i camper) inaugurato lo scorso 24 aprile dall’Amministrazione comunale di Pollenza in occasione dei festeggiamenti dedicati allo stesso sant’Amico. Si tratta di un anello di circa due chilometri (ma è già allo studio un ampliamento) intorno all’abbazia curato dall’associazione “Les Friches”. L’iniziativa ha coinvolto gli studenti dell’Istituto comprensivo “Vincenzo Monti” e, in particolare, attraverso metodologie partecipative, le classi quarte della scuola primaria “Anna Frank”, impegnate nella realizzazione di un’area ludica. Durante l’Anno scolastico 2013/2014, i giovani hanno esplorato lo spazio a disposizione e immaginato alcuni giochi in legno, semplici e sostenibili. Un modo nuovo di vivere gli spazi e di accrescere la consapevolezza dei cittadini di poter interagire in modo attivo con la progettazione del territorio. (A.Moz.)

Porto Recanati vota il sindaco: incognite e timori Ben sei liste si contendono i 16 consiglieri, ma solo una potrà fare centro. I problemi principali: personalismi e frammentazione DI PIERO CHINELLATO

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orto Recanati andrà al voto l’oramai prossimo 5 giugno. I tabelloni elettorali sfoggiano la lunga sequenza di candidati. Sei (6) liste per un paese di 13mila abitanti. Se non venissimo da un anno di gestione commissariale e se l’atmosfera non fosse quella velenosa che invece si respira, si potrebbe pensare a un soprassalto di fervore democratico e partecipativo. Ma purtroppo nulla autorizza a coltivare pensieri positivi. L’anno di tregua assicurato dalla gestione del com-

missario Passerotti non è bastato a stemperare ambizioni personali e rivalità, né è stato utilizzato per ritessere convergenze ed elaborare progetti che mirassero alla condivisione più vasta. Continua l’accanimento su posizioni particolaristiche e non affiora in nessuno la consapevolezza che il problema principale, a monte di tutti gli altri, è la frammentazione, l’arroccamento altezzoso e miope, l’indisponibilità a far passare in secondo piano il proprio interesse rispetto a quello della città. Ciascuno presidia il proprio orticello senza neppure cercare di sollevare lo sguardo per valutare la possibilità di allargare orizzonti e costruire convergenze. Le lacerazioni e i personalismi continuano a imperversare lasciando ben poco spazio alla speranza che si giri finalmente pagina. Finora si è visto ben poco approfondimento dei problemi, non c’è confronto e ricerca di condivisione sulla base di progetti ragionati, seri, liberi da aspetta-

tive di tornaconti personali. Si va a un voto in cui, complice il sistema elettorale maggioritario applicato ai comuni fino a 15mila abitanti, ogni candidato sindaco e la rispettiva lista si giocheranno il tutto per tutto: chi prevarrà anche solo per un voto, incasserà l’intero piatto, 10 consiglieri. Le altre cinque liste si divideranno i rimanenti 6 consiglieri. E la prossima amministrazione quasi inesorabilmente sarà quindi espressione di una piccola frazione della cittadinanza. A tutto ciò ormai, depositate le liste, non c’è rimedio. Tuttavia nulla vieta che la saggezza mancata finora torni ad affacciarsi, sia pure all’ultimo. Nulla impedisce che a partire da adesso si possa imprimere alla campagna elettorale una sterzata che le faccia imboccare una strada finalmente limpida e dalla quale vengano rimossi trabocchetti, volgarità, astio personale, egoismi. Nelle liste, grazie anche alla legge, sono numerose le donne. La loro pre-

duca a disertare le urne. Se l’insieme dei senza in politica si accompacandidati è stato al di gna spesso a concretezza, gesotto delle aspettatinerosità e sguardo rivolto al ve, aumenta la refuturo: facciano sentire la losponsabilità dell’ero voce pretendendo che si lettorato “attivo”, cambi registro e si lavori per cioè di chi andrà a un paese in cui ci si possa torvotare. A loro spetta nare a sentire tutti assieme covalutare e scegliere le munità, a prescindere dalle Uno scorcio di Porto Recanati persone, cercando simpatie per questa o quella quelle che diano speparte politica. ranze concrete di far Non sono pie illusioni e ripartire la città, facendo crescere la coesione chiacchiere da ingenui che non sanno come e la partecipazione. Serve una buona politi“funziona” la politica. È l’idea di tanti che ca, fatta da gente per bene, disposta e impenon si rassegnano a ridurre il confronto sulgnata a dialogare con tutti, anche con gli avla gestione della cosa pubblica a una corrida, versari, mai considerati nemici. Finora non si lasciando in secondo piano, quasi fossero detè fatto, ma questo è proprio il miglior motitagli trascurabili, la sostanza dei problemi e vo per cambiare strada. Solo così a vincere le idee per risolverli. non sarà solo una lista ma, finalmente, tutta Alla fine, tutto sarà nelle mani degli elettori, Porto Recanati. nella speranza che il clima respirato non li in-


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