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Emmaus/Avvenire 20 settembre 2016

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come aiutare Così le donazioni per le zone terremotate

www.emmausonline.it Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

È attiva una raccolta fondi a favore degli interventi sostenuti dalla Caritas nelle zone colpite dal terremoto. I versamenti tramite bonifico bancario possono essere fatti cul conto corrente bancario IBAN IT40R0605513401000000019866, intestato a Caritas Diocesana Macerata, specificando nella causale “Sisma Centro Italia”.

A cura della redazione EMMAUS Via Cincinelli, 4 62100 Macerata tel. 0733.234670 e-mail: redazione@emmausonline.it facebook: emmausmacerata twitter: emmausmacerata

MACERATA

Martedì, 20 settembre 2016

La Caritas: «Non interventi predefiniti, ma costante e puntuale ascolto dei bisogni per realizzare azioni mirate, pronti ad adeguarsi all’evoluzione della situazione»

la parola del vescovo

Ricostruiamo dalle macerie case e famiglie

Sisma, vicini alle persone L’impegno a tenere al centro la comunità, favorendo l’azione delle realtà espressione del territorio e il raccordo e la collaborazione tra quanti rivestono responsabilità DI MARIO BETTUCCI E MARINA RINALDI * DI

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l terremoto del 24 agosto scorso ha riguardato l’area montana a cavallo tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo– Molise, interessando le diocesi di Rieti, Spoleto, L’Aquila e Teramo e quelle marchigiane di Ascoli Piceno, Camerino, Macerata, Fermo e San Benedetto del Tronto. La popolazione ha subìto, oltre al trauma del terremoto, anche quello del lutto: 295 vittime, di cui 50 sono state registrate nel territorio della diocesi di Ascoli Piceno. Sin dalla prima mattinata del 24 due operatori della Delegazione Caritas delle Marche si sono fatti vicini a don Alessio, direttore della Caritas di Ascoli Piceno, e al vescovo D’Ercole: è stato il primo segno di vicinanza delle Chiese delle Marche, proseguito con visite sia dalle Marche che dalle altre regioni. Nei giorni successivi Caritas Italiana ha avviato una serie di incontri per fare il punto della situazione; è scaturita l’unanime condivisione del metodo con cui continuare a stare accanto alle persone: non interventi predefiniti, ma restare in costante ascolto dei bisogni che man mano emergono per poter concordare interventi mirati, nella consapevolezza di un contesto in continuo mutamento. Pur vivendo uno stato di emergenza, è emersa la volontà di discernere esigenze e bisogni tenendo al centro la comunità, e utilizzando i diversi livelli (dai comuni alle parrocchie, dalla scuola alle agenzie educative, culturali e ricreative, alle realtà lavorative ed economiche). L’obiettivo è favorire, coordinandole, le varie

Vi propongo qui di seguito il testo dell’omelia della Messa per la festa di San Giuliano ospitaliere, celebrata allo Sferisterio di Macerata per l’inagibilità della nostra cattedrale. n questo Anno Santo della Misericordia la celebrazione di San Giuliano prende un significato particolare, anche per l’esperienza, purtroppo molto vicina, del terremoto che ha flagellato la nostra terra. Le letture di oggi (Sir 2,7–13; Sal 112; 1Gv 4,7–16, Gv 15,1–8) e in particolare il brano del libro del Siracide mi sembrano un dono di luce spirituale, per leggere con fede l’esperienza che stiamo vivendo. Ben Sirach il saggio dell’Antico Testamento autore di questo testo, dopo aver riletto la storia del suo popolo con le alterne vicende che l’avevano contrassegnata, confessa la sua fede in una provvidenza divina che guida la storia: egli sa che «il Signore è clemente e misericordioso, perdona i peccati e salva al momento della tribolazione». Noi abbiamo sperimentato questa salvezza: se il numero delle vittime è alto, poteva però essere ancora più tremendo. Ma ancora di più abbiamo sperimentato come Dio ci salva dagli eventi negativi, che fanno parte della nostra vita fragile, attraverso l’impegno degli uomini di buona volontà. Sappiamo bene che le responsabilità di uomini che non fanno il proprio dovere, possono aggravare le conseguenze di un evento naturale qual è un sisma. Tuttavia l’impegno eroico di uomini retti, che sostenuti dal civismo e molto spesso dalla fede, salvano, soccorrono e ospitano le vittime del terremoto, sono le mani di Dio che salva e protegge. Dio è nei luoghi più devastati dal terremoto e anche tra le nostre case e chiese lesionate, attraverso la presenza dei credenti che operano. «Dove due o più sono uniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro», ha detto Gesù. Noi siamo le mani di Dio per aiutare il mondo, dice una vecchia canzone, e il terremoto ci ha ricordato questa bella verità e ci chiama sempre più all’impegno ed alla responsabilità verso chi soffre. Questa esperienza ci ha poi insegnato il valore della vita. Le case crollate si potranno ricostruire. I beni danneggiati ricomperare, ma le vite travolte dal terremoto non si recuperano. Se non agli occhi della fede, che ci insegna a guardare la morte, anche quella più tragica e improvvisa, come un passaggio verso la luce di Dio. Per questo da credenti sentiamo oggi il dovere della preghiera di suffragio per le vittime. Non è vero che non possiamo fare più nulla per loro. Possiamo pregare «il Signore clemente e misericordioso, che perdona i peccati» perché li accolga nelle braccia della sua misericordia. Infine la meditazione alla luce della parola di Dio su questo evento mi ha spinto a notare la passione con cui le forze migliori del Paese, dal volontariato ai tecnici, agli operatori della comunicazione sociale e anche ai politici, si sono mobilitati davanti alle case crollate per salvare il salvabile ed evitare che altre case in futuro possano finire in macerie. Non ho potuto fare a meno di pensare a quante altre “case”, nel senso di famiglie, di nuclei familiari in crisi, sono a rischio crollo o sono già in macerie. Quando crolla interiormente una famiglia ci sono egualmente vittime e spesso soprattutto vittime innocenti. Non ho potuto fare a meno di pensare che se tutti mettessero lo stesso impegno per rendere antisismiche davanti alle prove della vita le unioni familiari; se alle prime scosse tutti si mobilitassero con la stessa generosità che vediamo oggi; se i politici prendessero provvedimenti altrettanto celeri e saggi per dare sostegno alle famiglie che rischiano di “crollare dentro”, la nostra intera società ne guadagnerebbe molto. Quante vittime e quanto dolore potremmo evitare se scattasse una “protezione civile” altrettanto efficiente in difesa di chi si ama e vuole continuare ad amarsi, con l’aiuto generoso di tanti per superare le crisi e i sismi della vita! È un sogno di vescovo, che affido alla protezione di san Giuliano ed alla collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà che sono tra noi, e per fortuna sono tanti. * vescovo

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Una delle tendopoli allestite in seguito al terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24 agosto scorso

espressioni del territorio; facilitare raccordo e collaborazione tra quanti hanno responsabilità nel costruire risposte ai bisogni. Una carità quotidianamente testimoniata senza clamore attraverso le tende montate, i pasti distribuiti, le preghiere insieme, gli incontri nelle “tende”, i giochi coi bambini e il sostegno dato agli anziani, il denaro offerto, quanto si riuscirà a ricostruire... La maggior parte delle vittime non erano residenti, ma originari di quei territori o turisti, per lo più provenienti da Roma e dai comuni laziali. Per questo motivo, si stanno attivando le Caritas diocesane di provenienza delle vittime per garantire, attraverso le parrocchie, un adeguato supporto alle famiglie. Una analoga attenzione sarà attivata con le famiglie di vittime straniere. In base alla lettura del territorio e dei bisogni della popolazione

che le Caritas stanno conducendo si possono delineare i punti di un intervento di prossimità: emergenza e primo aiuto (fase attuale) con sostegno alla popolazione (generi alimentari, prodotti per l’igiene...), allestimento di tende comunitarie, sostegno ai parroci, attenzione alle fragilità (anziani, minori, malati...), supporto alle famiglie delle vittime... Accompagnamento della popolazione (fino alla chiusura delle tendopoli): presenza nelle tendopoli, monitoraggio delle “tende sparse”, attività di ascolto, animazione delle comunità, segretariato sociale, rilevazione dei bisogni...; ci saranno poi interventi di sostegno diretto alle famiglie (contributi economici per particolari esigenze, acquisto di arredi, suppellettili, elettrodomestici andati distrutti) e alle piccole realtà economiche a carattere

familiare, sia per micro interventi di ripristino di strutture e attrezzature andate distrutte, che per l’acquisto (per allevatori e agricoltori) di sementi, concimi o alimenti per il bestiame. Per questa fase verrà impegnata tutta la risorsa messa a disposizione dalla Cei (un milione di euro), e in base alla disponibilità che verrà garantita dalla colletta nazionale del 18 settembre e dalle donazioni spontanee (vedi il box in alto in questa pagina), potranno essere successivamente finanziati progetti di ricostruzione (spazi comunitari, scuole, servizi sociali e caritativi, strutture di accoglienza...) o di riabilitazione socio-economica (progetti di animazione e aggregazione, interventi a favore di persone in situazione di grave emarginazione, ripristino di realtà produttive, sostegno al reddito...). * co-direttori Caritas diocesana

celebrazioni

Mater Misericordiae, la festa della patrona culminata con la Messa celebrata all’aperto in piazza della Libertà

Macerata. È cambiato l’orario delle Messe a chiusura di numerose chiese a seguito del terremoto ha comportato una revisione degli orari delle Messe del centro storico di Macerata:

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Messe feriali ore 07.30 Chiesa San Filippo Neri ore 08.00 Basilica Mater Misericordiae ore 09.00 Basilica Mater Misericordiae ore 18.00 Chiesa San Giorgio (Madonna della Salute), Basilica Mater Misericordiae Messa prefestiva ore 18.00 Chiesa San Filippo Neri Messe festive ore 07.30 Basilica Mater Misericordiae ore 09.00 Basilica Mater Misericordiae ore 10.30 Chiesa San Filippo Neri ore 11.00 Chiesa di San Giorgio (Madonna della Salute) ore 12.00 Chiesa del Sacro Cuore ore 18.00 Chiesa San Filippo Neri, Chiesa di San Giorgio (Madonna della Salute)

Anche la festa per la ricorrenza della patrona della diocesi, Maria Mater Misericordiae, lo scorso 4 settembre ha dovuto fare i conti con le conseguenze del terremoto; l’inagibilità della Cattedrale ha costretto a celebrare la Messa in piazza della Libertà a Macerata. Prima della celebrazione, alle ore 17, si era svolta la consueta tradizione delle Canestrelle davanti al Santuario dedicato alla Madre della Misericordia. Nel corso della Messa, iniziata alle 18, il vescovo Marconi ha auspicato che il titolo di “Civitas Mariae” di Macerata faccia partire «con rinnovato orgoglio, un cammino delle donne che non vogliono essere bambole di plastica per i giochi dei

potenti, ma donne orgogliose della loro femminilità. Una femminilità che è autorità e servizio, che accoglie e fa vivere. Un mondo che sappia valorizzare il meglio del maschile e del femminile, è il futuro di cui abbiamo bisogno per salvare la nostra terra». Nel corso della

liturgia si è pregato alla reliquia di Madre Teresa di Calcutta, canonizzata in quella stessa mattinata da papa Francesco in Vaticano. In mattinata, alle 10.30, nella chiesa di San Filippo Neri si era svolta l’intronizzazione della reliquia della “santa dei poveri”. (P.Chi.)

la ricorrenza. Vincenzo Strambi, un santo che parla all’oggi Nel giro di pochi anni con la sua azione fu I in grado di rinnovare

l 25 settembre ricorrerà la memoria liturgica di san Vincenzo Maria Strambi, patrono di Macerata, un santo che conserva grande attualità. Nato a Civitavecchia nel 1745 fin da bambino manifestò inclinazione per la vita religiosa. Nel 1767, prossimo all’ordinazione sacerdotale, conobbe san Paolo della Croce che l’anno successivo lo accettò nella congregazione dei padri Passionisti. Uomo colto e oratore apprezzato, scrittore, direttore spirituale e consigliere del Papa, caritatevole, pastore saggio e autorevole, visse umilmente nella preghiera e nella devozione alla Passione di Cristo e alla Madonna della Misericordia. Il 26 luglio 1801 fu consacrato vescovo di Macerata, diocesi unita a quella di Tolentino, per ristabilire il governo pontificio dopo l’occupazione francese e – dice Francesco Talocchi nella biografia – per rinsaldare la fede e i costumi «nella popolazione ed ancor più nel clero» costituito in prevalenza da nobili che a-

NAZZARENO MARCONI *

vevano «abbracciato lo stato ecclesiatico» più per convenienza che per vocazione, «senza che le loro attitudini di vita cambiassero molto». Questo stato desolante – ancora il Talocchi – si rifletteva anche sul popolo che, in genere, partecipava alla vita religiosa «non certo per una profonda esigenza interiore ma per il semplice fatto che vi era obbligato». Strambi arrivò il 13 agosto 1801 a Macerata, città che durante l’occupazione francese aveva subito un terribile saccheggio nel 1799, la soppressione degli ordini religiosi, l’incameramento dei beni ecclesiatici. Nel giro di pochi anni con un’azione energica riuscì a rinnovare in profondità la vita religiosa e civile delle due diocesi. Agli ecclesiastici impose l’uso della veste talare, li obbligò all’osservanza dei doveri pastorali e alla formazione cultu-

rale, curò personalmente la formazione dei seminaristi. Per il popolo indisse subito Sante Missioni, visitò tutte le parrocchie rendendo obbligatorio il catechismo. Al rigore unì comprensione e amore per il prossimo, così come non mancò mai l’esempio personale, vivendo per primo quanto chiedeva agli altri. Stessa attenzione ebbe verso i poveri cui destinò costanti aiuti economici; creò il dormitorio per i vecchi e una scuola per l’educazione delle fanciulle povere. Il nuovo arrivo dei francesi e l’annessione di Macerata al Regno italico (11 maggio 1808) costrinsero il vescovo all’esilio, prima a Novara e poi a Milano, per il rifiuto a giurare fedeltà a Napoleone. Il 14 maggio 1814, caduto l’impero napoleonico, il vescovo Strambi fece ritorno a Macerata e il 3 maggio dell’anno successivo andò

in profondità la vita religiosa e sociale

incontro all’esercito austriaco che inseguiva Gioacchino Murat sconfitto a Tolentino, intercedendo affinché la città fosse risparmiata da rappresaglie. Nel 1821 festeggiò con solennità il primo centenario dell’Incoronazione della Madonna della Misericordia. La sua ultima battaglia fu l’istituzione di un “reclusorio”, cioè di una casa protetta, per il recupero delle prostitute, convinto che ciò non si potesse fare nelle carceri. Oramai stanco, ottenne dal papa Leone XII di essere esonerato dal servizio episcopale e il 5 novembre 1823 fu nominato confessore e consigliere del Papa. Il 28 dicembre fu colpito da un «colpo apoplettico» e spirò il primo gennaio 1824. Al suo funerale intervenne tutta Roma; fu sepolto nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Dopo la canonizzazione, avvenuta l’11 giugno 1950, le sue spoglie furono trasferite a Macerata, dove ora è sepolto in cattedrale nella seconda cappella della navata sinistra. (dal sito www.diocesimacerata.it)


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Martedì 20 settembre 2016

La società civile mobilitata per le vittime del terremoto Dalle associazioni sportive fino al mondo dello spettacolo, la solidarietà ha unito le realtà locali verso uno scopo comune a carovana della solidarietà si è prontamente messa in moto già dalle ore seguenti la notte del 24 agosto, quando il terremoto ha devastato le comunità del Centro Italia, dalla provincia di Rieti a quella di Ascoli Piceno, fino all’entroterra del Maceratese. Tra le prime ad attivarsi, le sezioni comunali dell’Avis hanno promosso una campagna di raccolta sangue. Appelli sono stati lanciati dal presidente provinciale Silvano Gironacci («Si rafforza, ancor di più in queste situazioni di pericolo, la fondamentale importanza dell’essere donatori») e dalla presidente di

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Macerata, Elisabetta Marcolini, ai quali si sono uniti tutti i responsabili locali. Grazie al lavoro dei medici e degli infermieri del Centro trasfusionale del capoluogo si è potuta così superare l’emergenza entro la giornata successiva al sisma. Con il passare dei giorni, si sono poi aggiunte varie iniziative di diverso tenore. Inoltre, anche le manifestazioni già in programma nel calendario provinciale hanno fatto la loro parte: tra queste, gli organizzatori della “Sibillini e dintorni”, la tre giorni di raduno di auto d’epoca promossa dalla Scuderia Marche, ha destinato i fondi raccolti alla Croce Rossa Italiana; mentre l’associazione “Opera” di Tolentino ha deciso di donare una percentuale pari al 10% di tutto il ricavato dalla vendita dei biglietti della lotteria di “TeatrOpera Festival 2016” fino alla data di estrazione del 16 ottobre.

Durante le celebrazioni per il patrono san Giuliano, il Comune di Macerata ha modificato il programma usuale proponendo “cene della solidarietà” e annullando gli spettacoli musicali e pirotecnici previsti, al fine di realizzare uno specifico progetto di ricostruzione (la riqualificazione di un asilo nido o di una scuola). Un esempio seguito anche a Tolentino (con l’evento “Amatriciana per tutti” del 30 agosto scorso) e anche da numerosi esercenti privati in tutto il territorio. In ambito sportivo, anche il mondo del calcio si è mobilitato: tra gli esempi, spiccano quelli dei tifosi della “Curva Just” della Maceratese, promotrice di un punto di raccolta di generi di prima necessità nel Centro storico, ai quali si aggiungono i supporter dello Juventus Club Treia che, in collaborazione con i soci siciliani di Santa Lucia del Mela e con i volontari di Macerata soccorso, hanno

raccolto e consegnato alimenti e capi di vestiario. Infine, le società Aurora Treia e Chiesanuova calcio hanno destinato gli incassi del doppio derby di Coppa Italia ai lavori di ripristino del Santuario del Santissimo Crocifisso, tra gli edifici di culto più danneggiati in città. «Si tratta di un luogo che rappresenta un punto di riferimento religioso e culturale per l’intera comunità – hanno spiegato i due presidenti Francesco Compagnoni e Luciano Bonvecchi –, inoltre, il superiore della comunità, padre Luciano Genga, nella sua carriera di calciatore ha indossato la maglia di entrambe le squadre e continua a essere vicino ai nostri giocatori. Questo il motivo della scelta e, di conseguenza, l’invito ai tifosi di mettere da parte le rivalità, unendosi per uno scopo benefico comune». Andrea Mozzoni

Col nuovo anno scolastico si ripresentano le problematiche di un mondo che non trova ancora una sua duratura dimensione educativa

Quale inizio per la «Buona Scuola»? DI

DANIELA MESCHINI *

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i apre un nuovo anno scolastico, segnato dal terremoto dell’Italia Centrale, e il pensiero va ai tanti bambini, ragazzi e giovani che al suono della campanella non trovano più nella propria classe i compagni che la terra ha inghiottito in quella notte di paura. Un’immagine resterà: quella di una scuola da poco inaugurata, e che si è sciolta come neve al sole. Qui entra in gioco il tema dell’edilizia scolastica, dei controlli e della

Non si è riusciti a coniugare educazione, formazione e studio: per una Riforma vera dell’istruzione c’è da chiedersi quale cittadino il sistema scolastico debba formare sicurezza. Nel quadro generale dell’Istruzione le strutture non costituiscono appendice, ma parte rilevante. La Scuola si apre anche con la legge 107, ai più nota come La Buona Scuola. Per costruire una Scuola Buona questa legge avrebbe dovuto essere varata solo relativamente al piano assunzioni, seppur caotico anch’esso: di certo, comunque, non avrebbe dovuto contenere altro. L’ultima vera (e seria) riforma è stata quella della ministra Falcucci, dal forte impianto pedagogico e didattico (Bruner e Gardner) e che, prima di entrare in vigore, venne sperimentata per un anno, e solo in alcune scuole. Una Riforma è un complesso organico di leggi, che ha l’obiettivo di trasformare un ordinamento legislativo o una struttura amministrativa: il nostro sistema di istruzione ha invece subìto negli anni cambiamenti spesso di facciata, o inerenti solo alcuni ordini di scuola. Ciò è inoltre avvenuto in modo disarticolato: la conseguenza è un sistema disomogeneo e spezzettato. Negli anni sono andate perdute valenza sociale e politica, così non si è riusciti a coniugare educazione, formazione, istruzione. Per una Riforma vera della scuola c’è da chiedersi quale uomo e quale cittadino, per quale società, la scuola debba impegnarsi a educare. Morin ha provato ad indicare una strada, nel volume “La testa ben fatta” prima – poi con i “Sette saperi necessari all’educazione del futuro”, e ora con il testo “Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione”, dove vengono posti in evidenza tre verbi: vivere, comprendere, conoscere. Oggi è necessario un insegnamento più centrato sulla

riflessione, sul pensiero, la comprensione e l’analisi critica. La scuola italiana vive una situazione molto confusa e con problematiche aperte. Il Sistema scolastico italiano appare bloccato, le riforme non incidono nei processi centrali di insegnamento e apprendimento. Per costruire una Scuola Buona – prendo in prestito le parole di Balducci – «rivendico una scuola al servizio della vita, che prepari ad essa con rigore e concretezza, senza vuoti formalismi. Una scuola che non contempli più la tragica separazione tra lavoro intellettuale e manuale, come se l’uomo fosse fatto di sola mente o di solo sapere da un lato, di sola prassi o abilità tecnica dall’altro...». Bisogna intervenire sulla riorganizzazione del sistema scolastico in modo organico, nei curricoli, nel tempo scuola, nella ridefinizione della figura dell’insegnante e tutto deve poggiare su di un forte impianto culturale, educativo, sociologico, didattico e metodologico. È di questi giorni la dichiarazione del Ministro Giannini di togliere un anno nei licei. Per chi conosce il Sistema scolastico Italiano, sa che la necessità è invece di riformare la scuola Media pensando ad un biennio obbligatorio con percorsi autentici di orientamento; sa che bisogna potenziare i servizi di aiuto alla persona, rafforzare l’autonomia. Ma prima di riformare un sistema logoro c’è bisogno di dare risposte a domande essenziali: quale scuola per quale persona, per quale realtà sociale, per quale territorio. Partire da questo vuol dire poi rinnovare programmi e curricoli, nel segno della formazione totale. Una scuola che si riempie la bocca di competenze, e che sembra aver abbandonato il cognitivo e l’educativo perno della formazione, è una scuola che non ha idee chiare. Non c’è competenza senza conoscenza, che a sua volta produce abilità. Questa nostra scuola ha perso il suo spirito creativo, la funzione di input alla curiosità del conoscere, perché si è persa nella burocrazia, nelle tabelle, nelle verifiche strutturate, nei Rav e nell’Invalsi. Altre sono ancora le problematiche da affrontare, come la ricerca e la sperimentazione, ma di certo bisogna intervenire anche sulla formazione degli insegnanti, recuperando dignità alla loro figura. Servono insegnani preparati ma anche autorevoli, capaci di ascolto, di accompagnamento, motivati, col gusto per la professione scelta, una professione difficile e logorante ma straordinariamente unica; insegnanti appassionati e che sappiano mettersi in discussione. Una scuola ancora segnata dalla forte dispersione scolastica e «che continua a fare parti uguali tra diseguali», per dirla con don Milani, deve fare ancora tanta strada. * pedagogista e docente di Lettere all’Ipsia «Corridoni» sede di Macerata

Verifiche e interventi fanno slittare il ritorno tra i banchi Molti i sopralluoghi effettuati anche tra gli edifici scolastici delle vicarie della diocesi maceratese: la decisione di posticipare l’ingresso in classe è stata dovuta soprattutto dalla necessità di effettuare il prima possibile i lavori urgenti di ripristino e di messa in sicurezza degli studenti e delle strutture danneggiate dal terremoto

l 13 settembre scorso l’Anno scolastico ha fatto il suo ingresso anche nella martoriata città di Amatrice. Un segnale positivo ma altrettanto rappresentativo di quanto il terremoto abbia inciso sulla quotidianità delle nostre comunità. Sistemazioni alternative o lavori in corso d’opera sono stati attivati anche nelle vicarie della Diocesi di Macerata, la quale, dopo l’ultimarsi delle continue scosse di assestamento, ha potuto fare il conto dei danni dei propri edifici scolastici. A Macerata, dopo il sopralluogo delle 23 strutture di proprietà comunale, le verifiche hanno decretato l’inagibilità per tre scuole, il Convitto, la “Mestica” e, per ragioni di prudenza, l’ultimo piano della “Fratelli Cervi”, per i quali studenti si è già trovata una soluzione alternativa anche grazie all’Istituto salesiano presente nel capoluogo. Nessun danno rilevante a

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Recanati, mentre a Tolentino, dove sono agibili tutte le scuole e gli asili di proprietà comunale, si è invece deciso di modificare l’inizio delle lezioni del Liceo Classico, del Liceo Scientifico, del Liceo Coreutico e dell’Istituto Tecnico Economico, di proprietà della Provincia di Macerata, spostando al 18 settembre. A Cingoli, l’inizio delle lezioni dell’Istituto Alberghiero, previsto per l’8 settembre, è stato rimandato al 15 settembre in una sede alternativa, in quanto i lavori previsti dalla Provincia di Macerata per la messa in sicurezza non sono potuti terminare prima del 19 settembre. A Treia, infine, nessun problema per gli edifici delle frazioni di Passo di Treia e Chiesanuova, mentre è stato posticipato l’inizio dell’anno scolastico per la Scuola primaria e per secondaria di primo grado del Capoluogo a giovedì 22 settembre. (A.Moz)

Chiese chiuse e inagibili, la situazione in diocesi Il vescovo Marconi: «Il bilancio peggiore interessa Macerata, con numerosi edifici sacri del centro chiusi» DI FRANCESCA

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CIPOLLONI

ome noto, il terremoto che ha messo in ginocchia più di una zona del Centro Italia non ha risparmiato lesioni nemmeno i luoghi di culto della diocesi di Macerata– Tolentino–Recanati–Cingoli–Treia che, al momento, sull’intero territorio conta in totale 31 edifici inagibili, tra chiese e locali vari adibiti a ministero pastorale. Trentaquattro, invece, le strutture dichiarate chiuse per ragion di sicurezza,

sulle quali effettuare le opportune verifiche di tenuta. I restanti 54 edifici risultano danneggiati, in forma più o meno consistente, ma comunque usati (alcuni parzialmente). «La situazione peggiore – ha rilevato il vescovo Nazzareno Marconi – è senza dubbio quella che interessa Macerata, con diverse chiese del centro cittadino chiuse e, in particolare, quella delle Vergini inagibile a causa dei danni che hanno interessato la cupola e la cattedrale di san Giuliano compromessa, dove alcuni distacchi e fessurazioni rendono inutilizzabile le sacrestie e creano problemi di staticità ad alcune parti della volta. San Giovanni presenta il distaccamento sia di una parte di facciata che del cornicione, già messa in sicurezza dalla curia, mentre sono state chiuse le chiese Santa Maria del Monte, Santa Maria della Porta e Santissimo

Sacramento». Danni ingenti si registrano anche a Tolentino, dove, oltre a quattro chiese chiuse – collegiata di San Francesco, Santuario di Santa Maria della Tempesta, san Giuseppe e sant’Andrea –, la chiesa del Santissimo Crocifisso «è stata dichiarata inagibile per il crollo della volta». A Treia, oltre al Santuario del Santissimo Crocifisso inaccessibile, sono attualmente inutilizzabili: la concattedrale della Santissima Annunziata, la chiesa di Santa Lucia, della frazione di Camporota, e la struttura di sant’Ubaldo a Passo Treia. Seppur al vaglio di ulteriori accertamenti, risultano poi compromesse molti altri “scrigni” dei piccoli borghi, già lesionati dal terremoto del 1997 e custodi di quella tradizione e devozione tipica del tessuto diocesano. Questo comunque, ad oggi, il quadro complessivo e aggiornato.

Cingoli lamenta ben cinque chiese inagibili: san Francesco, san Nicolò, Santa Maria del Rango e la canonica di san Michele Arcangelo. Inagibile anche la chiesa intitolata a sant’Antonio abate, a Montefano; a Il Santuario del Santissimo Crocifisso a Treia (Mc) Montecassiano la chiesa di San Nicolò, già inagibile dal precedente sisma, è Assunta; danneggiate ma usate due chiese gravemente lesionata e risulta a rischio a Colmurano, inagibile la casa canonica crollo; a Urbisaglia, nella chiesa di San della chiesa di San Firmano, a Lorenzo, è totalmente danneggiato Montelupone. Una buona notizia arriva l’organo Callido; ad Appignano è chiusa però dalla parrocchia di Porto Recanati, la chiesa di san Giovanni Battista e quella dove, il 15 settembre, in occasione della di Santa Tecla, chiusa in un primo visita del cardinale Angelo Comastri, è momento in a scopo precauzionale, è stata riaperta la chiesa di san Giovanni stata dichiarata inagibile; a Pollenza è Battista, lesionata ma messa in sicurezza. chiusa la chiesa dedicata a Santa Maria


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Martedì 20 settembre 2016

Nuovi parroci per le comunità della città Un avvicendamento nel segno del servizio nche nella Chiesa non mancano i «cambi generazionali» e, nel giorno dedicato al patrono san Giuliano, in vista dell’avvio del nuovo Anno pastorale, è stato il vescovo Nazzareno Marconi in persona ad annunciare alla comunità diocesana e, in particolare, alla città di Macerata «la nomina dei nuovi parroci e collaboratori», esprimendo sentimenti di gratitudine verso i sacerdoti più anziani che hanno svolto finora la propria generosa opera. In concomitanza con l’avvio del nuovo Anno pastorale, dunque, al termine della messa – celebrata in extremis allo Sferisterio a causa dell’inagibilità della cattedrale, intitolata proprio al santo «Ospitaliere» e lesionata dal sisma del 24 agosto scorso – don Ariel Valentin Veloz Mendez è il

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nuovo parroco di san Giuliano (mentre don Enzo Buschi ne rimarrà canonico penitenziere) e del Sacro Cuore di Macerata. Di quest’ultima sarà co–parroco don Francesco Cocilova. Don Gianluca Merlini, attuale segretario generale della Diocesi, è stato invece nominato parroco di san Giovanni e di san Giorgio e sarà coordinatore Pastorale dell’Unità Pastorale 01–Centro Storico–Sacro Cuore. Inoltre, sempre a san Giorgio, don Grzegorz Swierkoswz svolgerà la funzione di co–parroco, oltre che di collaboratore della stessa Up. «Le parrocchie del Centro Storico di Macerata e la parrocchia del Sacro Cuore – ha chiarito monsignor Marconi – funzioneranno come un’unica, grande comunità, sia nella gestione pastorale che amministrativa e sacramentale, sotto l’autorità del coordinatore e dei parroci: questo è il segno di una diocesi che cammina e che costruisce insieme. Speriamo inoltre di riaprire quanto prima il Duomo che è stato danneggiato dal terremoto, come altre chiese

Con il mese di settembre riprendono le attività e il cammino della diocesi,

del centro storico. Ci sono state poi delle variazioni per gli orari nelle messe e ora occorre pazienza. Con la collaborazione di tutti cercheremo di rispondere alle esigenze delle persone: scommettiamo su questa unità». E ancora, con un ringraziamento rivolto «ai preti e anche ai religiosi», il vescovo ha comunicato che don Gianluca Cerolini è il nuovo parroco di Santa Maria della Pace (dove finora prestava servizio don Pietro Carnevali), di San Michele e di Santa Maria del Monte, contando sulla presenza di don Efraim Santiago Acosta come viceparroco. Infine, dopo il prezioso lavoro svolto finora da padre Dino Mascioni», sarà padre Andrea Spera a guidare la parrocchia del SS. Sacramento, mentre padre Marco Buccolini è il nuovo parroco di San Francesco in Macerata. Su tutti loro, invitati «al dialogo e al confronto», da parte del Pastore è scesa la benedizione della Mater misericordiae, patrona della diocesi. Francesca Cipolloni

in vista dell’apertura del nuovo Anno pastorale E ricordando le «tappe» estive

Da Passo di Treia a Macerata: sulla strada con la «Mater»

Il pellegrinaggio a piedi da Passo di Treia fino alla Basilica della Mater Misericordiae a Macerata è una tradizione che si rinnova da oltre 50 anni. L’occasione è data dai festeggiamenti per la solennità di Maria Madre della Misercordia, patrona della Diocesi. Quest’anno il Giubileo della Misericordia ha donato un senso più profondo alla notte di preghiera, dove le riflessioni, guidate da don Gennaro De Filippi, si sono alternate alla recita dei misteri del Rosario con intenzioni di preghiera rivolte alle vittime del recente sisma che ha colpito Lazio e Marche. Organizzatore dell’evento è don Alberto Forconi,

La Peregrinatio Mariae ha raggiunto Macerata DI EGIDIO TITTARELLI *

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ell’anno del Giubileo la nostra Chiesa diocesana ha offerto diverse proposte per incontrare la misericordia del Padre. Nella prima parte dell’anno ci si è mossi dalle 20 unità pastorali in pellegrinaggio verso la Porta Santa del Santuario della Madonna della Misericordia, patrona della nostra diocesi. Con sorpresa e gioia abbiamo visto che questa iniziativa ha coinvolto diverse migliaia di persone ed è stato un bel segno di collaborazione e di comunione tra le unità pastorali che si stanno avviando in diocesi. Nella seconda parte dell’anno una copia del quadro della Madonna Misericordia è stata accolta nei comuni della diocesi e nelle parrocchie e ha radunato una moltitudine di persone che si sono incontrate in chiesa e nelle case dove si è vissuta l’esperienza dei centri di ascolto e di prima accoglienza. Per le parrocchie della città di Macerata, la «Peregrinatio Mariae» sarà vissuta come una Settimana della Misericordia, e avrà la struttura di una «missione popolare» scandita da momenti di celebrazioni comuni – come l’inizio della missione, l’adorazione eucaristica, il rosario meditato, la celebrazione conclusiva – ma avrà il suo fulcro nei Centri di ascolto della Parola che saranno diffusi su tutto il territorio cittadino. È una proposta che cerca di realizzare la sollecitazione a essere una «Chiesa in uscita», tante volte rinnovata da papa Francesco. Non solo accogliere le persone che vengono in chiesa e frequentano la parrocchia, ma andare noi, accostarci a tutti, essere un segno della misericordia del Signore dentro il condominio, nella via in cui abitiamo, negli incontri della nostra vita quotidiana. Viviamo in un tempo che patisce un individualismo egoistico ed è segnato dalla cultura dell’indifferenza... questa piccola proposta vuole aiutarci a uscire, a incontrarci, a fare fraternità con tutti, a prenderci cura e accogliere chi è

L’effigie della Mater Misericordiae portata in processione a Macerata

vicino a noi fisicamente, ma a volte tanto lontano nella relazione e nella condivisione di vita. Si tratta di un’occasione in cui le famiglie hanno la possibilità di aprire la propria casa all’accoglienza di amici,

di vicini e di conoscenti che, insieme, vogliono, due volte la settimana, ascoltare e spezzare la parola di Dio. Sicuramente, in una stagione come la nostra, dove non ci si incontra più, ma si passa l’uno vicino all’altro sfiorandosi senza guardarsi nel volto, Anno Santo come ricordato pochi giorni fa da papa L’effigie della patrona ha visitato Francesco. Vogliamo tutti i paesi e i centri del territorio vivere questa iniziata il 2 aprile scorso la Peregrinatio Mariae esperienza non tanto che vede il quadro raffigurante Maria Madre come un evento, un della Misericordia itinerante in tutte le unità pastoepisodio a scadenza rali quale secondo momento dell’Anno Santo giusubito esaurito, ma bilare. La prima tappa è stato il comune di Appicome una proposta gnano, che come gli altri paesi raggiunti, ha visto che può continuare una sosta dell’effigie nella casa comunale, accolta nel tempo, con la dal sindaco, prima di approdare in chiesa. Durante possibilità di l’itinerario moltissime famiglie sono state coinvolincontrarci ancora in te nelle missioni popolari e nei centri d’ascolto atAvvento, in tivati nelle parrocchie. L’occasione ha confermato Quaresima, nel tempo il forte radicamento della devozione a Maria nelle pasquale o nel mese comunità cristiane della diocesi. (M.N.M.) di maggio, nella speranza che siano

È

abbattuti i muri dell’indifferenza e si costruiscano i ponti della fraternità, dell’amicizia e della condivisione. Siamo tutti chiamati a essere missionari, a uscire dalle nostre paure, timori, ritrosie e fare la proposta di un momento di preghiera e di fraternità aprendo le porte della nostra casa, invitando chi è vicino a noi, facendo sentire la presenza di una Chiesa che è madre e che come tale vuole bene a tutti i suoi figli; il cui unico obiettivo è aiutare ognuno a incontrare la misericordia del Signore che non vuole lasciare fuori nessuno, che non è lontano da nessuno, che accoglie tutti a braccia aperte e dona speranza a tutti. Non ci attendiamo miracoli straordinari, ma desideriamo che ci sia il miracolo del quotidiano, il miracolo di una porta aperta, di una famiglia accogliente, di un sentirsi chiamati e non scartati, di una fraternità ritrovata. * vicario diocesano per la pastorale

parroco di Santa Croce a Macerata, che da diverso tempo promuove e compie il pellegrinaggio insieme ai propri parrocchiani e alle varie comunità coinvolte. All’arrivo i pellegrini hanno avuto l’occasione di visitare la mostra organizzata dal Centro Missionario diocesano sulle Opere di misericordia, allestita per la solennità a palazzo Sarnari, mentre nella piazza dinanzi la basilica si è celebrata la santa Messa, organizzata all’aperto per l’alto numero di partecipanti. (M.N.M)

l’intervista

Riparte l’itinerario delle famiglie dopo la settimana a Prati di Tivo ncontriamo Laura e Gabriele Cardinali, direttori dell’Ufficio diocesano per la pastorale familiare e della vita, alla vigilia della ripresa delle attività dopo la pausa estiva. È diventata “buona abitudine” per numerose famiglie della diocesi, ritrovarsi per trascorrere una settimana estiva all’insegna della condivisione. Come è andata quest’anno? La prima novità è stato il luogo, Prati di Tivo alla pendici del Gran Sasso, che ha arricchito il senso di quella che per tanti è stata l’unica settimana di ferie. La lectio di monsignor Marconi sull’«inno alla carità» letto con l’aiuto dell’esortazione apostolica, ha avviato un percorso profondo e intenso. Il vescovo ci teneva che fosse un momento di spiritualità forte con uno sguardo nuovo sulla vita di coppia, fatto di misericordia, accoglienza e integrazione. La sua presenza e quella di don Pietro Spernanzoni sono state un incoraggiamento a vivere la vicinanza tra i sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio, dove la fecondità spirituale del sacerdote e quella nella carne delle famiglie sono vissute nella fedeltà alla Chiesa e al proprio sposo o sposa. I figli più grandi, tra i 15 e i 20 anni, hanno vissuto un «campo nel campo», animando le giornate dei più piccoli, ma godendo anche di momenti di preghiera e di formazione. Senso di una pastorale a 360 gradi che vive in cammino. Voi siete, insieme con don Mario Camborata, responsabili della commissione regionale di pastorale famigliare che il 3 settembre scorso ha organizzato un’importante giornata di formazione sull’Amoris laetitiae... Sì. Abbiamo avuto con noi il cardinale Edoardo Menichelli, delegato per la famiglia della Cem, che ha saputo riscaldare il cuore dei presenti, mentre un “appassionato” don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio di pastorale familiare della Cei ha offerto alcune linee di riflessione riprese nei tavoli di lavoro del pomeriggio, dove le parole sono diventate «carne» riflettendo su come diventare concretamente portatori di speranza. A breve tutto il lavoro verrà riconsegnato alle diocesi sotto forma di linee guida. Il 25 settembre, all’Aula sinodale, ci sarà l’apertura del nuovo anno pastorale. Cosa c’è in cantiere per le famiglie? Il lavoro continuerà nella dimensione domestica, ma con una nuova finalità: aiutare le unità pastorali a fare comunione. Sono state individuate delle coppie e dei sacerdoti referenti che avranno il compito di coordinare le attività per le famiglie. Rimangono i tre incontri diocesani dove, alla consueta lectio del vescovo, saranno abbinate delle testimonianze, e la festa conclusiva delle famiglie a giugno 2017. M. Natalia Marquesini

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in pellegrinaggio. Da Lourdes non si rientra mai uguali

La Gmg è finita ma il bello comincia adesso

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La tentazione di non sentirsi all’altezza degli ideali vissuti in Polonia non può essere un freno all’impegno a casa

ai nessuno torna a casa uguale a prima di partire», è il motto dell’Unitalsi che ha nella sua storia un legame particolare con il Santuario Mariano di Lourdes che, ancora dopo più di cento anni dalla fondazione dell’Associazione, è la meta privilegiata dei propri pellegrinaggi. Dal 14 al 18 luglio, la sezione della Regione Marche ha compiuto il proprio pellegrinaggio al Santuario di nostra Signore di Lourdes. Circa 900 pellegrini hanno avuto la gioia di condividere momenti di preghiera e celebrazione e quest’anno ad accompargnali è stato il vescovo della nostra diocesi

monsignor Nazzareno Marconi, insieme al vescovo emerito di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Gervasio Gestori e per qualche giorno anche monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno. Come ci racconta don Franco Pranzetti, assistente diocesano dell’Unitalsi e veterano dei pellegrinaggi a Lourdes – si è recato al santuario più di una ventina di volte – i tanti partecipanti sono rimasti entusiasti delle omelie dei vescovi e dei momenti di preghiera e condivisione, accogliendo nel proprio cuore un seme di conversione.

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MARCO PETRACCI

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a Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia ha lasciato ricordi indelebili in chi vi ha partecipato. Si torna a casa carichi di gioia, speranza di una vita “piena” di bellezza, quella vera, che solo Dio può donare. Ma la quotidianità, spesso costellata di difficoltà e povera di gioia, rischia di far venir meno i buoni propositi. E allora è fondamentale fare memoria di quei giorni di grazia. Personal-

mente sento molto vive le parole del Papa sulla bassa statura di Zaccheo pronunciate nell’omelia della Messa conclusiva, domenica 31 luglio: «Possiamo correre il rischio di stare a distanza da Gesù perché non ci sentiamo all’altezza, perché abbiamo una bassa considerazione di noi stessi». «Ma questa – ha sottolineato Francesco – è una grande tentazione». E siccome «siamo “figli di Dio, e lo siamo realmente” (1Gv 3,1) e siamo stati creati a sua immagine», Dio «ci ama così come siamo, e nessun peccato, difetto o sbaglio gli farà cambiare idea. Per Gesù nessuno è inferiore e distante, nessuno insignificante, ma

tutti siamo prediletti e importanti. Ai suoi occhi vali e il tuo valore è inestimabile». Parole che ridonano dignità, speranza, consolazione, consapevolezza del proprio valore a ogni ragazzo, e a chiunque legga ora. Parole che, se fissate bene nella mente e nel cuore, possono far superare «la vergogna paralizzante», purtroppo frutto della «folla mormorante» (gli altri due ostacoli citati dal Papa) che incontriamo nel nostro quotidiano. Ma se davvero desideriamo che la sua Parola illumini la nostra vita, come abbiamo speri-

mentato nei quindici giorni in terra polacca, cerchiamo Gesù. Come? Leggiamo ogni giorno il Vangelo che la Liturgia ci propone; basta un minuto, ci sono tante “App” a portata di mano. Oppure cerchiamo quel sacerdote o quell’educatore, che in quei giorni ci ha fatti sentire amati, accolti, perdonati. Non dimentichiamo che «Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità», come recita il Salmo 145. Il Papa concluse con queste parole «La Gmg, potremmo dire, comincia oggi e continua domani, a casa, perché è lì che Gesù vuole incontrarti d’ora in poi». Ecco, ricordiamo bene che Gesù ci vuole incontrare, allora cerchiamolo e facciamolo entrare dentro la quotidianità, così il Suo amore pervaderà la nostra esistenza, e potremo dirgli: «Io ti rendo grazie, hai fatto di me una meraviglia stupenda» (Sal 139).


Martedì 20 settembre 2016

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Azione cattolica, campo scuola di «Vite (per)donate» Si è svolto in agosto, al Centro Giovanni Paolo II di Montorso: servizi concreti e riflessione, culminati al Santuario di Loreto n’esperienza straordinaria, proprio nel senso di “fuori dall’ordinario”: tale è stato quest’anno il campo scuola diocesano di Azione Cattolica per i ragazzi dal 1° al 3° superiore che ha avuto luogo nella suggestiva cornice del Centro Giovanni Paolo II di Montorso, nei pressi di Loreto. Dal 19 al 26 agosto infatti i giovani maceratesi, sotto la guida di don Luca Beccacece, don Giacomo Pompei, e con gli educatori, sono stati invitati a donare tempo, braccia, generosità, sorrisi, e molto altro in varie realtà limitrofe. Divisi in 4 gruppi, i partecipanti si sono alternati tra

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l’Istituto Salesiano Madonna di Loreto, la “Casa di Santa Maria della Divina Provvidenza” dell’Opera don Guanella (sempre a Loreto), il convento dei Frati Cappuccini di Recanati e l’Hotel House di Porto Recanati. Nella casa salesiana si è sperimentato il sudore della fronte, con il lavoro dentro e fuori l’edificio, mentre nella casa accanto, dove operano le Suore della Divina Provvidenza, i ragazzi hanno fatto compagnia alle circa 50 donne ospiti della casa, tutte con deficit mentali, aiutandole a disegnare, colorare e recitare. Nel convento dei frati a Recanati invece i nostri giovani sono stati sensibilizzati sulle missioni africane in Etiopia e Benin, e più in generale sulle condizioni di estrema povertà lì patite. Infine, l’esperienza dell’Hotel House mirava a far giocare e divertire i tantissimi bambini delle famiglie che abitano

nel grande edificio sulla costa. Questi servizi venivano svolti al mattino, mentre nel pomeriggio, sempre divisi in gruppi, i ragazzi hanno riflettuto e condiviso le loro impressioni sulla loro attività mattutina, tempo questo, che introduceva lo sviluppo del tema del campo, intitolato quest’anno “Miseri – Cor – Dare”, e scelto all’apertura dell’anno pastorale, in questo Giubileo della Misericordia, su indicazione del vescovo Marconi. Nei primi 3 giorni ognuno si è confrontato con la propria miseria, che affidata al Signore, può diventare ricchezza, capendo che è proprio la miseria che ci rende preziosi agli occhi di Dio; e in questo tratto i ragazzi sono stati accompagnati in un percorso alla scoperta di se stessi anche dalla testimonianza di alcuni giovani della Comunità Cenacolo di Madre Elvira. Poi la riflessione si è incentrata sul

proprio cuore: è umile? È povero o ricco? E se ricco, di cosa? C’è spazio per accogliere l’altro? Tutti questi interrogativi hanno accompagnato i ragazzi verso l’ultimo step: il “dare”, nel quale i ragazzi, proprio grazie ai servizi svolti, e ai gesti d’affetto donati, hanno sperimentato sulla loro pelle che «c’è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20, 35). Significativo è stato anche il pellegrinaggio dal Centro che li ospitava alla Santa Casa, dove i ragazzi hanno ricevuto il sacramento della riconciliazione, per poi attraversare la Porta Santa e pregare per qualche istante in silenzio nel luogo del “Sì”. Senza dubbio è stato un tempo di grazia che i giovani maceratesi, per loro stessa ammissione durante la condivisione della serata finale, porteranno per sempre nel loro cuore, ora perdonato e pronto per donare. Marco Petracci

I due media «storici» diocesani celebrano in questi giorni anniversari importanti, non un traguardo ma un trampolino verso nuovi impegnativi orizzonti di impegno e servizio

Un pannello della mostra itinerante sulla fondazione della radio

Radio Nuova, dal 1976 nell’etere le storie di bene DI

ROBERTA FORESI

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uaranta anni insieme». Così recita lo slogan che in questi giorni viene diffuso dalle frequenze di Radio Nuova Macerata per celebrare quattro decenni di attività. La parola «insieme» racchiude molta parte della storia di una radio che continua a irradiare un messaggio positivo (unica emittente radiofonica attiva nell’etere oggi nel capoluogo di provincia), grazie all’impegno di molte persone. Una storia fatta di storie, di quelle che sono state raccontate dai microfoni della radio e di quelle dei tanti speaker che si sono fatti conoscere (alcuni hanno fatto carriera: hanno scritto liberi, lavorano alla Rai, a Mediaset...). Persone, personaggi, personalità, tutti ospiti di uno spazio che ha salvaguardato l’umanità. Quella che deriva anche dall’essere parte attiva delle comunicazioni sociali della diocesi. Oggi Radio Nuova Macerata è ben inserita nell’area centrale delle Marche (Macerata, Fermo e Sud della provincia di Ancona); emittente attenta all’informazione locale e soprattutto al sociale. Due giornalisti e un aiuto regista lavorano quotidianamente negli studi di via Cincinelli. Guidati dal presidente storico, «anima» della radio, Nazzareno Tiberi, che – vero record – è in radio fin dalla nascita dell’emittente. Alla direzione c’è don Luigi Taliani, responsabile dell’Uf-

ficio Comunicazioni sociali della diocesi, un punto di riferimento a Rnm insieme a me, direttore responsabile. In redazione sono operativi anche Gigliola Guardati e Piero Paoletti. E poi ci sono i collaboratori che volontariamente si alternano ai microfoni: un ampio gruppo che ha vissuto negli anni un ricambio costante, senza però mai svuotarsi. Radio Nuova Macerata deve molto a queste persone, perché senza di loro sarebbe impossibile riuscire a trasmettere tutto il giorno, tutti i giorni dell’anno. Fondamentale è poi l’impegno in ambito amministrativo di Lorenzo Branciari, da tre decenni infaticabile nella ricerca pubblicitaria, un’opera preziosa per far fronte alle tante necessità. Nonostante il quadro economico pesante, si spera sempre di proseguire nell’opera, anche attraverso l’aiuto di enti, istituzioni e benefattori. Su questo fronte c’è anche un rapporto continuo con la diocesi di Macerata. Rnm ha sempre cavalcato i tempi, scegliendo una direzione difficile ma fruttuosa: l’approfondimento, la territorialità, l’attenzione al sociale e la positività costituiscono fattori essenziali, insieme all’operatività attraverso le nuove tecnologie, all’affiancamento ormai decennale di un sito internet (www.radionuova.com) sempre aggiornato. Radio Nuova Macerata partecipa al circuito nazionale delle radio «inBlu»: ciò consente di avere un’informazione completa, anche sul piano nazionale e internazionale.

Dal ciclostilato dei primi tempi all’approdo al Web e alla «compagnia» mensile di Avvenire Un lungo cammino con l’obiettivo di rendere più unita la diocesi e di far crescere il dialogo tra tutte le sue componenti

Una pagina interna e la prima pagina di un numero di «Emmaus» del 1987

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PAOLA MARIA SIMONETTI

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er tutti compiere 30 anni significa entrare nell’età matura. Per Emmaus trent’anni sono una conquista e la accettazione di nuove avventure: conquista perché dal 1986 un cammino lungo e esaltante si è compiuto; nuove avventure perché l’orizzonte resta impegnativo. Il 6 ottobre 1986 è la data della pri-

comunicazioni sociali

Padre Matteo Ricci e l’apostolato della stampa no studio apparso sull’ultimo numero di Civiltà Cattolica riU costruisce le modalità con le quali padre Matteo Ricci quattro secoli fa fu un antesignano del cosiddetto «apostolato della stampa». Per alcuni decenni l’impegno di Ricci e dei suoi amici ha prodotto una letteratura di opere a sfondo religioso-teologico in lingua locale che

rappresenta un fatto unico nella storia delle missioni della Chiesa cattoica. Il gesuita maceratese in una lettera scriveva: «In questo Regno sono molto pregiate le lettere e conseguentemente le scientie e opinioni fondate nella ragione». Quattro sono le caratteristiche che definirono la missione di Ricci, anzittutto la Cina era una «società al-

Emmaus, 30 anni lungo il cammino

tamente istruita, desiderosa di scambi filosofici o scientifici», poi l’assenza pressoché totale di un potere coloniale o esterno, gli stranieri dovevano sottostare all’«imperativo culturale» che li costringeva a conformarsi alla cultura locale e infine l’utilizzo della tecnologia per attirare i cinesi più colti. Luigi Taliani

ma uscita pubblica di Emmaus, ma, volendo essere precisi, fin dal 13 maggio 1986 un gruppetto di persone si era riunito per parlare di un sogno e per vedere «non se, ma come» realizzarlo. I sei erano Lorenzo Cerquetella, Piero Chinellato, Rossana De Sanctis, Ruggero Giovagnotti, Paola Maria Simonetti, Luigi Taliani… tutta gente di Ac, persuasa della necessità di dare vita a un foglio di collegamento tra parrocchie e diocesi e, allo stesso tempo, di formazione spirituale dei lettori. Su di loro aleggiava la benedizione incoraggiante del vescovo Carboni. Fu Rossana la più giovane del gruppo a proporre il nome Emmaus perché esprimeva al meglio il cammino che avremmo voluto percorrere. Qualcuno ancora ricorda l’immagine delle prime copertine: Gesù di spalle e la scritta «e si mise a camminare con loro». Non c’era una sede; si stampava si impaginava e impacchettava presso la parrocchia dei Cappuccini di Macerata: e le pratiche burocratiche (Prefettura, Posta, Tribunale, individua-

zione di don Pietro Diletti quale direttore responsabile iscritto all’albo dei Giornalisti...) e poi i costi inaspettati, la ricerca di pubblicità… quanto lavoro! Le uscite erano puntualmente bimestrali. Nel 1992 il ciclostilato fu archiviato e sostituito da una più professionale pubblicazione mensile a cura di Tecnostampa. La veste grafica migliorò e si aprirono nuovi spazi di dialogo. Si sollecitò la collaborazione degli altri gruppi ecclesiali. La giovane e appassionata redazione con il direttore don Luigi Taliani crebbe lavorando con entusiasmo. Molti giovani hanno scoperto proprio in quelle piccole stanze che esiste un giornalismo onesto e ricco di ideali per il quale vale la pena di spendersi. Arrivarono anche gli stagisti, e grazie alla continua dialettica di tante e diverse presenze, il giornale ha conservato la sua freschezza originale. Nel 1996 ecco un altro balzo in avanti col diventare quindicinale raddoppiando le pagine, da otto a sedici. Ormai Emmaus era pronto per la comunicazione del terzo millennio e,

sotto l’impulso del vescovo Giuliodori, nel 2008, prima diventò settimanale in bianco e nero e a colori… e poi, nel 2009, definitivamente a colori. Pagine che illustravano le bellezze della nostra terra, a volte quasi sconosciute. Nel frattempo era nato anche Emmausonline per rispondere alle esigenze di chi navigando sul Web voleva trovare anche qui una lettura corrispondente alle sue esigenze. Con il nuovo secolo il vento del cambiamento sta soffiando nelle vele di Emmaus: dove lo porterà? Ormai superato, ma non dimenticato, il ciclostilato quadrotto, all’inizio del 2016 con l’ultima (per ora) trasformazione con l’ingresso deciso in Internet e il ritrovarsi su carta mensilmente qui, su Avvenire. Per chi ama Emmaus ogni cambiamento è la risposta a quella mano tesa che Gesù fin dalle prime copertine ha rivolto ai lettori, a quell’invito per il quale «si mise a camminare con loro». E sulla carta o sullo schermo del pc il Signore ancora oggi cammina con Emmaus. Ne sono certa. Buon compleanno Emmaus!

Madre Teresa, «una conoscenza che mi ha arricchito» L

Colpito dalla frase che la santa volle incisa nelle sacrestie: «Celebra questa Messa come fosse la prima Messa, l’ultima Messa, l’unica Messa»

a canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, avvenuta lo scorso 4 settembre, offre un’occasione per fare memoria degli incontri avuti con la Santa della Carità e con le sue suore che continuano in tante parti del mondo l’opera da lei iniziata. Ho conosciuto Madre Teresa attraverso l’amicizia e la condivisione del cammino della fede con Sister Rio (Maria Virgili di San Ruffino in Amandola). Eravamo un piccolo gruppo di amici e ci trovavamo a pregare accompagnati da don Ernesto Menichelli (poi monaco a Camaldoli). Quando il tempo lo permetteva ci incamminavamo verso le cascate del Rio nella zona dell’Infernaccio dopo i prati di San Leonardo e lì abbiamo vissuto momenti di preghiera, di condivisione e di fraternità. È proprio da questa esperienza e da questo luogo che Maria

Virgili ha preso il nome di Sister Rio. Dopo la partenza di don Ernesto, dal 1979 il nostro appuntamento era l’Eremo di Camaldoli, poi Maria è partita come missionaria della Carità con le suore di Madre Teresa. Ho condiviso con lei una settimana di servizio a Roma in Via Casilina nel 1989 e in quella occasione ho incontrato più volte anche madre Teresa. Un incontro indimenticabile che ha riempito il cuore e la vita di gioia. In modo quasi miracoloso ci siamo incontrati con suor Rio in Argentina e ho condiviso con le suore una settimana nella loro casa di Zarate– Campana servendo i poveri e pregando insieme. In quella occasione ho conosciuto la povertà di chi vive nelle “villas miserias”, ho condiviso la preghiera a Nostra Signora di Luján,

l’umiliazione di chiedere la carità ai mercati generali per procurare il cibo ai 70 bambini e altrettanti anziani accolti dalle suore. La bontà del “Signore degli incontri” ci ha fatto incontrare ancora a Gerusalemme, a Betlemme e ad Amman in Giordania, perché dopo diversi anni di missione nel Sud Sudan ora suor Rio è stata chiamata a vivere il servizio di provinciale del Medio Oriente, servizio che vive condividendo la vita delle suore in Giordania, Israele, Palestina Siria, Libano e Yemen. Ogni volta che la incontro avverto come una rigenerazione della fede e del ministero perché contemplo con stupore la generosità sua e delle suore di Madre Teresa, la loro semplicità e delicatezza nell’accoglienza, la loro fede profonda e concreta, la loro completa dedizione ai più poveri dei poveri e

anche in me si rinnova il desiderio di servire il Signore e il suo popolo con tutto il cuore e con tutta la vita. Custodisco la frase di Gesù sulla croce, che Madre Teresa ha voluto in tutte le Cappelle del mondo: «Ho sete» e quella che è in tutte le sacrestie, dove mentre ci si prepara a celebrare l’Eucaristia trovi scritto: «Celebra questa Messa come fosse la prima Messa, l’ultima Messa, l’unica Messa». Ringrazio il Signore per questa bella testimonianza di preghiera e di carità che nel silenzio, nel quotidiano, con umiltà e generosità si vive nella Chiesa e nel mondo, perché la santità di Madre Teresa e delle sue suore è proprio qui: nell’unire Dio e l’uomo, il cielo e la terra, la santità e l’umanità, la preghiera e la carità. Egidio Tittarelli


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Emmaus/Avvenire 20 settembre 2016 by EmmausOnline - Issuu