all’università «Comunicare Dio»
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tamattina alle 9.30, nell’Aula magna dell’Università di MaceS rata, il giornalista Rai Vincenzo Va-
Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia
ragona presenterà il volume Comunicare Dio. Dalla Creazione alla Chiesa di Papa Francesco (Ecra – Edizioni del Credito Cooperativo). Dopo i saluti del magnifico rettore Luigi Lacchè e del vescovo Nazzareno Marconi, il cardinale Edoardo Menichelli arcivescovo di Ancona-Osimo terrà la Lectio magistralis. (P.C.)
A cura della redazione EMMAUS Via Cincinelli, 4 62100 Macerata tel. 0733.234670 e-mail: redazione@emmausonline.it facebook: emmausmacerata twitter: emmausmacerata
MACERATA
Martedì, 19 aprile 2016
L’effigie della patrona si sposta dal suo santuario e fa tappa per una settimana in tutti i Comuni della diocesi per «restituire» la visita dei pellegrinaggi dalle zone pastorali
la parola del vescovo
La «peregrinatio» di Maria La Vergine accolta nei municipi e nelle chiese. L’incontro con le comunità che si riuniscono per riflettere e pregare in tanti Centri di ascolto che si tengono nelle famiglie DI
Quell’immagine che accompagna la Chiesa in uscita
LUIGI TALIANI
DI
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ompletati i pellegrinaggi giubilari delle venti unità pastorali alla Basilica della Misericordia di Macerata, si riparte con rinnovato entusiasmo per una nuova esperienza, quella della Peregrinatio Mariae che coinvolge i tredici comuni della diocesi e alcune frazioni. L’immagine della Madonna della Misericordia, patrona della diocesi, ha cominciato a visitare per una settimana ciascun Comune, accolta nel municipio e ospitata poi in chiesa. Durante la sua permanenza alcune famiglie aprono la loro casa che diventa “centro d’ascolto”, luogo in cui riflettere e pregare, insieme ai vicini, sulla Parola di Dio. Quello della Madre della Misericordia non è un viaggio turistico, ma la visita discreta e premurosa di una mamma alle comunità dei suoi figli. Lo stile è quello di Maria di Nazareth, attenta e sollecita alle esigenze, ai problemi e alle aspirazioni di chi si accosta a Gesù, come a Cana di Galilea quando prima di tutti gli altri si accorge che gli sposi non hanno più vino e rischiano che la festa finisca male e il matrimonio inizi con un’ombra. Lei prontamente interviene e rimanda con autorevolezza la soluzione del problema a Gesù. Le poche parole che pronuncia sono di piena e completa fiducia nell’operato del Figlio. Per parte nostra, noi ci accorgiamo che sulle tavole delle nostre famiglie manca frequentemente il vino che dà la gioia e spesso, pur vivendo sotto lo stesso tetto, si sperimenta la solitudine di persone separate. Manca spesso il “vino” anche quando non c’è il lavoro che dà sicurezza e speranza alle persone mature ma anche ai più giovani. La Madonna si accosta al nostro “banchetto domestico” come ha fatto a Cana, con la sua presenza attenta e amorevole. Una vicinanza vissuta
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L’immagine della Mater Misericordiae accolta nel Municipio di Appignano (Mc)
anche nei Centri di ascolto, dove si tenterà di farsi sollecitare dall’armonia della comunità degli apostoli, che vivevano con «un cuor solo e un’anima sola». Solo così la misericordia è sperimentabile nel rapporto con Dio che si sente Padre quando è messo in condizione di perdonare rinnovando il cuore e la mente. Il cardinale Walter Kasper, intervenuto lo scorso 1 aprile al Congresso apostolico europeo della Misericordia, ha affermato che «La misericordia ci apre la strada per la nuova evangelizzazione» e «ci porta all’aggiornamento dell’annuncio del Vangelo». «Con la sua misericordia Dio è fedele – e cioè giusto – a se stesso. Dio non è legato alle nostre regole di giustizia, Egli è legato solo a se stesso e alla sua carità». «Senza la misericordia la somma giustizia può diventare somma ingiustizia. Dove non c’è misericordia vivono i demoni, ha detto Dostoevskij». La Peregrinatio Mariae vuole ripercorrere oggi quella stessa esperienza umana ricca di segni e di volti cari. Questo è il senso di andare di casa in casa dell’immagine della Vergine, quasi a voler incrociare il suo sguardo con quello di quanti vivono nel
territorio della diocesi. Il suo è un condividere le difficoltà con uno sguardo misericordioso per spingere chi incontra a incamminarsi impegnandosi in azioni positive, come fece Lei quando si recò a trovare la cugina Elisabetta bisognosa di aiuto. Il percorso di Maria durante la sua vita terrena è parallelo a quello di Gesù lungo le strade della Palestina. Dalla fuga in Egitto alla bottega di Nazareth, fino al sacrificio supremo della Croce, Maria sperimenta la fatica, le speranze e il dolore di suo figlio partecipando fino in fondo a tutta la sua vicenda umana. Oggi attraversando i sentieri, le vie e le piazze dei nostri paesi Lei si ferma a sostenere discretamente le difficoltà degli anziani, resi più soli e fragili dal tempo che passa, ridona una speranza al dolore dei malati e infonde senso agli interrogativi di giovani spesso smarriti e disorientati dagli scossoni e dalle delusioni sopportate. Tanti lamentano l’assenza in questa epoca della figura del padre e forse anche della madre, ma la nostra Chiesa locale che “ospiterà” Maria di Nazareth potrà sperimentare concretamente una presenza
l’itinerario Le prossime tappe n questi giorni l’immagine della Mater Misericordiae fa tappa nel Comune di PolIlenza, dove resterà fino a sabato prossimo, 23 aprile. Alle ore 19 di quel giorno avrà luogo la cerimonia di congedo e la partenza del quadro alla volta del Comune di Montecassiano. Sabato 30 aprile, alla stessa ora e con le stesse modalità, il quadro da Montecassiano raggiungerà Recanati, dove resterà per due settimane. Il 14 maggio l’immagine della Mater Misericordiae si sposterà a Montefano e il 21 da qui arriverà a Montelupone.
che dà senso a tutta la comunità ecclesiale. Attendiamo e accogliamo Maria nella nostra quotidianità che spesso può apparire arida, ripetitiva e priva di slancio vitale, nella speranza che Lei ci doni quegli elementi che rendano più dignitosa e gioiosa la nostra esistenza.
l’iniziativa
Formazione a scuola La Caritas: «Il cibo, un diritto per tutti» nche per il 2016 la Caritas di Macerata promuove il progetto “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro”, per sensibilizzare i giovani delle scuole della Diocesi verso la campagna mondiale lanciata da Caritas Internationalis per il diritto universale al cibo. Avviato da settembre 2015, il percorso è stato finora condiviso con 15 Istituti tra Macerata, Treia, Recanati, Cingoli, Tolentino, Montecassiano e Montelupone, intercettando circa 900 studenti. Un progetto che ha strette connessioni con i temi della buona finanza e della pace. Non c’è diritto al cibo se non si regola la finanza; non c’è buona finanza se non si promuovono relazioni rivolte al bene comune e alla pace. Viceversa, non può esistere una pace durevole se non è fondata sulla giustizia sociale e sul rispetto dei diritti delle persone, tra cui quello essenziale al cibo. Inoltre, non si può trascurare l’importanza della custodia e della salvaguardia del pianeta, Volontari a Roma principio tante volte evocato da papa Francesco. Articolato in tre tappe, il percorso prevede due momenti in classe per la conoscenza, e un terzo da realizzarsi attraverso un’”uscita”, facendo incontrare i ragazzi con il “mondo del cibo”. Insieme di esperienze che i giovani, in alcuni casi, già conoscono, oppure che incontrano per la prima volta: dal supermercato alla Bottega del commercio equo e solidale, dalla fattoria didattica all’azienda biologica del Progetto Policoro. L’obiettivo è coinvolgere sempre più studenti verso stili di vita improntati a solidarietà e sobrietà. I giovani sono «i primi possessori del cambiamento da apportare alla società» ed è loro diritto conoscere ciò che lì circonda per rendere la casa comune degli esseri umani un luogo migliore. Andrea Mozzoni
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NAZZARENO MARCONI*
All’Abbazia di Fiastra preghiera ecumenica per la cura del Creato assieme alle confessioni cristiane delle Marche Una prima volta che i partecipanti, per rimarcarne l’importanza, hanno voluto subito onorare con l’apposizione di una targa commemorativa. Questo è stato “CamminiAmo insieme”, l’appuntamento di preghiera ecumenica promosso dal Consiglio delle Chiese cristiane delle Marche, svoltosi domenica 10 aprile all’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra. L’incontro ha visto la partecipazione di più di 200 persone provenienti da tutte le Marche e appartenenti all’Arcidiocesi d’Italia e Malta del Patriarcato di
Costantinopoli, alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno, alla Chiesa Ortodossa romena, alla Chiesa Metodista, alla Chiesa Battista, oltre che, ovviamente, alla Chiesa cattolica. Tre tappe di lettura e meditazione con preghiere sul tema della “custodia del creato” lungo i sentieri della Riserva
naturale che contorna l’abbazia, seguite da una preghiera insieme alla Comunità cistercense nella chiesa. In conclusione un semplice momento conviviale. Piccoli gesti e parole sobrie per un evento che ha fatto nascere o rinsaldato legami e, soprattutto, amicizia cristiana autentica. (P.C.)
ella nostra diocesi l’immagine fondamentale di questo Anno Santo è certamente quella della nostra Patrona: la Mater Misericordiae. Custodita nell’omonimo santuario maceratese è un’opera pregevole, anche se di autore ignoto, databile agli inizi del XVI secolo. Per la sua composizione il pittore si è ispirato a una tipologia iconografica dell’arte medievale che ha avuto grandissima diffusione, la Madonna “Genitrice della Chiesa”, che custodisce sotto il suo mantello il popolo di Dio. È anche chiaro il riferimento all’antifona Sub tuum presidium, “Ci rifugiamo sotto la tua protezione…”, forse la più antica preghiera devozionale cristiana a Maria, usata in tutti i principali riti liturgici cristiani. Il grande araldo di questa devozione è stato san Bernardo, che attraverso i monasteri cistercensi, presenti fin dal 1142 nella vicina Abbadia di Fiastra, l’ha sparsa in tutta la cristianità. L’immagine si ispira a una usanza medievale detta “protezione del mantello”, che solo le nobildonne potevano concedere per misericordia ai bisognosi e perseguitati. Questa difesa simbolica consisteva appunto nell’offrire, a chi si trovava in difficoltà o era minacciato, un riparo sotto il proprio mantello, considerato inviolabile. Dopo la peste della metà del ’300 questa immagine si amplia: è tutto il popolo che si raccoglie sotto il manto di Maria al cui fianco, come nel nostro caso, compaiono i santi protettori contro la peste san Sebastiano e san Rocco e i santi patroni come il nostro san Giuliano. Nella nostra immagine il secondo patrono è sant’Andrea, patrono della confraternita degli Schiavoni; erano chiamati così gli abitanti delle isole dalmate e in generale della Croazia emigrati nelle nostre terre. Il modello artisticamente più alto della Madonna della misericordia, a cui anche la nostra opera si ispira, è certo il Polittico della Misericordia di Piero della Francesca, datato attorno al 1464 a Sansepolcro. Come nella nostra Madonna, l’esterno del mantello è blu come il colore del cielo, l’interno è verde come il colore della terra: la misericordia celeste grazie a Maria abbraccia e protegge tutta la Terra. Il nostro pittore si è anche ispirato all’opera di Piero collocando alla sommità delle colonne in due medaglioni san Giovanni Battista e san Francesco, i grandi evangelizzatori di Cristo misericordioso, che dal Giordano alla Croce è venuto a togliere il peccato del mondo. La nostra Mater Misericordiae è poi contornata da una architettura che ricorda come Maria è al tempo stesso Madre e Figlia della Chiesa, è tutta la Chiesa in preghiera, sia quella trionfante, sia quella terrena che con Maria attende il dono dello Spirito nel corso della storia. È significativo che questa chiesa, che architettonicamente tutti racchiude, si presenti come la desidera papa Francesco: «La Chiesa “in uscita” è una Chiesa con le porte aperte» (EG 46). *vescovo
l’evento. Giubileo dei ragazzi, da Macerata in 260 a Roma DI FRANCESCA
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CIPOLLONI
imanete saldi nel cammino della fede con la ferma speranza nel Signore. Qui sta il segreto del nostro cammino!». All’invito del Papa per il Giubileo a loro dedicato, in programma a Roma dal 22 al 24 aprile, i ragazzi della diocesi non hanno esitato a rispondere, per «crescere misericordiosi come il Padre», come esorta Francesco. I nati dal 2000 al 2003, che per ragioni di età non potranno partecipare al grande evento di luglio a Cracovia, si metteranno dunque in cammino, in perfetto “stile Gmg”, per vivere questo appuntamento assaporando le emozioni che ogni Giornata mondiale della gioventù regala. «La Chiesa sta vivendo l’Anno della Misericordia, un tempo di grazia, di pace, di conversione e gioia che coinvolge tutti: piccoli e grandi, vicini e lontani – scrive il Santo Padre nel
Dal 22 al 24 aprile incontreranno gli adolescenti di tutto il mondo. «Sarà un “assaggio” di Gmg»
messaggio per il Giubileo dei ragazzi e delle ragazze – e questo tempo prezioso coinvolge anche voi, a cui mi rivolgo a voi per invitarvi a prenderne parte, a diventarne i protagonisti. Vi vorrei chiamare uno a uno, vi vorrei chiamare per nome, come fa Gesù ogni giorno, perché lo sapete bene che i vostri nomi sono scolpiti nel cuore del Padre che è il Cuore Misericordioso da cui nasce ogni riconciliazione e ogni dolcezza». Parole che coinvolgono e che le parrocchie della diocesi hanno fatto proprie, permettendo a 260 giovanissimi di vivere un’esperienza destinata a rimanere impressa nella loro memoria. «Dalle zone pastorali di Cingoli partiamo con circa venti ragazzi: per loro sarà un “assaggio” della Gmg e l’emozione
dei preparativi è palpabile», spiega l’educatrice Annamaria Tittarelli, che ha già partecipato agli incontri mondiali di Parigi, Roma e Madrid e accompagnerà i ragazzi che già hanno fatto la Cresima e altri che devono ancora riceverla. L’entusiasmo è lo stesso che condividono anche Teresa Mariani e Francesco Cantarini, animatori dei giovani cresimandi e di un gruppo che ha già ricevuto il sacramento della Confermazione nella parrocchia Santa Maria della Pietà di Recanati. Per loro si tratterà senza dubbio di un’occasione speciale. «Sono passati quasi otto anni dalla Gmg di Sydney, un momento che ha segnato le nostre vite. Durante quei giorni in Australia infatti – racconta la coppia – ci
siamo ri–conosciuti ed è così iniziato il nostro cammino di fidanzamento, culminato nel matrimonio, nell’ottobre scorso. Sarà quindi una doppia gioia poter seguire i nostri giovani, prima nel Giubileo dei ragazzi e poi in Polonia, certi che queste esperienze – aggiungono i neo sposi – potranno arricchire la loro vita spirituale. Sarà un’occasione per incontrare altri coetanei che hanno nel cuore le loro stesse domande e per trovare risposte certe che li porteranno a sperimentare la felicità, quella vera, che viene da Cristo». Sensazioni che rappresentano senz’altro il giusto passo per proseguire il cammino di crescita appena intrapreso, imparando, come esorta Francesco «ad essere coraggiosi nell’amore concreto e disinteressato, a diventare grandi tanto nel fisico, quanto nell’intimo, come cristiani capaci di scelte e gesti coraggiosi, in grado di costruire ogni giorno, anche nelle piccole cose, un mondo di pace».
Martedì 19 aprile 2016
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Don Fabio José Olano Carranza è cittadino italiano La cerimonia di conferimento nella «sua» Treia on scelsi io, ma Dio scelse per me il collegio Redemptoris Mater di Macerata». Sono parole dense di emozione quelle pronunciate da don Fabio José Olano Carranza nel raccontare le prime tappe successive al suo arrivo in Italia, ormai 16 anni fa. Ricordi di un cammino di fede iniziato nella Repubblica di El Salvador e proseguito nel capoluogo maceratese prima di approdare a Treia. La città dove pochi giorni fa, il 6 aprile, il sacerdote ha giurato fedeltà alla Costituzione, acquisendo la cittadinanza italiana alla presenza del sindaco Franco Capponi, dell’ambasciatore straordinario e
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plenipotenziario di El Salvador presso la Santa Sede, Manuel Roberto López e del parroco della concattedrale della Santissima Annunziata, don Gabriele Crucianelli. La cerimonia è stata il coronamento di un lungo percorso del quale don Fabio si è detto «orgoglioso e onorato». «Vi è un passo del Vangelo – ha poi aggiunto il trentaseienne sacerdote – nel quale si ascolta Pietro domandare a Gesù: “Ma Signore, noi che abbiamo lasciato tutto, che avremo? Che ci guadagneremo con tutto questo che abbiamo
La storia dell’impegno caritativo e il punto sulle iniziative attive sul territorio locale per venire
fatto?”. E Gesù gli risponde: “Non c’è nessuno che abbia mai lasciato qualcosa per me e che non abbia ricevuto, fin da questa vita, cento volte tanto”». Un episodio la cui verità don Fabio ha riconosciuto confermata anche nella propria vita, da quel «sì» col quale ha risposto alla chiamata del Signore, lasciandosi condurre, ventenne, a Macerata. «La mia presenza in Italia è per me la prova del disegno buono di Dio su di me – ha affermato –; un progetto che Lui mi sta ancora svelando giorno dopo
giorno: dapprima con il Cammino Neocatecumenale, poi a Treia e ora anche con la gioia immensa di essere italiano». Ora c’è l’impegno per il dottorato in Teologiache lo fa stare a Roma per gran parte del tempo, «ma, quando posso, offro il mio servizio nella parrocchia di San Donato, a Montefano. Tuttavia, resto molto legato a Treia, dove ho voluto lasciare la mia residenza. Si tratta della città dove sono diventato prete e dove la cittadinanza mi ha accolto e voluto bene, oltre ad avermi insegnato, nei primi anni della mia vita sacerdotale, a essere un buon prete». Andrea Mozzoni
in aiuto alle tante persone e alle famiglie in difficoltà economiche e lavorative
Per gli «extra sbarchi» l’accoglienza umanitaria maceratese Dal 2011, attraverso l’Associazione Centro di Ascolto e di prima accoglienza di via Zara, a Macerata, operatori e volontari sono impegnati nel garantire una risposta ai bisogni dei richiedenti asilo e dei rifugiati che giungono in Italia via mare, in convenzione con la Prefettura. Dall’agosto dello scorso anno si è aggiunta la necessità di accogliere anche quanti, in prevalenza pachistani, arrivano nel nostro Paese via terra e oltrepassato il confine raggiungono Macerata: i cosiddetti “extra sbarchi”. Per queste persone non è previsto l’immediato inserimento da parte della Prefettura nelle strutture preposte e, pertanto, sono costrette ad arrangiarsi come possono, sia per dormire che per mangiare. Grazie ad alcuni locali messi a disposizione della
Carità, volto della Chiesa che si rende prossimo DI
MARIO BETTUCCI E MARINA RINALDI
«L’
intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio, celebrazione dei Sacramenti e servizio della Carità. Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro» (Deus caritas est, 25). Così papa Benedetto XVI apre il suo “Motu Proprio” sulla carità quale «specifico ambito dell’attività episcopale». Le Chiese in Italia, fin dal 1971, sullo stimolo di Paolo VI, avevano iniziato la riflessione sulla dimensione pastorale della carità, dando vita ad uno strumento specifico: la Caritas. Un mezzo delle Chiese diocesane, giovane, poco più che quarantenne, per far ricordare come la carità non si esaurisca nell’attuarla, non sia un modo per scontare i peccati e assicurarsi un posto in paradiso, ma è espressione irrinunciabile della natura stessa della Chiesa: tutti i fedeli hanno il diritto e il dovere di impegnarsi personalmente offrendo all’uomo non solo aiuto materiale, ma anche ristoro e cura dell’anima (cfr Deus caritas est, 28). Nella Chiesa particolare, la Caritas diocesana ha il mandato di animare la comunità al senso di carità, in risposta alle situazioni di difficoltà delle persone con interventi concreti promozionali e, ove possibile, preventivi. La sua azione si caratterizza per la prevalente funzione pedagogica: assume forme consone ai tempi e ai bisogni; è in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace; mantiene una particolare attenzione agli ultimi (cfr. Statuto Caritas Italiana, art. 1). Il suo obiettivo è aperto sulla Chiesa, sui poveri e sul mondo, partendo dai problemi e dalle sofferenze delle persone, per aiutare tutta la comunità a costruire risposte di solidarietà nella dimensione della partecipazione e della corresponsabilità, utilizzando un metodo: ascoltare, osservare e discernere per animare. Con questo spirito, nei suoi trentacinque anni, la Chiesa maceratese ha provato a
Gesù lava i piedi a Pietro (mosaico di padre Marko Rupnik, Santuario della Madonna del Carmine di Snagov, Romania)
concretizzare tale sua dimensione costitutiva e ha trovato, nella riflessione fatta durante il Sinodo diocesano, un momento di svolta. Già era attivo il Centro di Ascolto diocesano, con la mensa e l’accoglienza maschile, come pure la costituzione della Caritas in alcune parrocchie delle cinque vicarie. Negli anni successivi, è cresciuta l’attenzione verso gli operatori pastorali della carità, cercando di coniugare il sostegno alle Caritas parrocchiali nel servizio verso i poveri e la formazione degli stessi operatori/volontari, volta a modificare la persistente idea che la carità sia solo qualcosa da fare e non quella dimensione propria di ogni
battezzato, sull’esempio di Gesù che lava i piedi agli apostoli. Con l’avvento del nuovo millennio, si struttura l’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse (Opr), strumento pastorale che permette una lettura del fenomeno. Nasce poi il coordinamento dei Centri di Ascolto, dove formazione, animazione e accompagnamento vengono messi in rete su gran parte del territorio diocesano. Queste azioni sono possibili attraverso gli operatori pastorali delle parrocchie e i volontari delle Associazioni e dei movimenti presenti sul territorio, ma anche attraverso le risorse economiche che, con la destinazione dell’8xmille alla Chiesa Cattolica, arrivano alla Diocesi
con progetti specifici, monitorati e rendicontati. Nell’ultimo anno, una delle iniziative è stata proprio l’accompagnamento al lavoro, attraverso tirocini formativi con un tutoraggio presso aziende disposte a scommettere sul prossimo. Attualmente, con un impegno economico di 75mila euro, sono 20 i lavoratori occupati per un periodo di 6 mesi che possono così acquisire nuove competenze e sostenere la propria famiglia. Al centro vi è la persona, a cui va ridata giustizia, speranza e dignità, perché non avvenga che si offra come dono di carità ciò che dovrebbe essere dovuto a titolo di giustizia (Cfr. Apostolicam Actuositatem, 8).
parrocchia di Santa Croce, sempre a Macerata, e la mensa del Centro di Ascolto è stato possibile offrire una sistemazione provvisoria a circa 80 profughi, per un periodo che varia dai 10 ai 15 giorni. In tal modo, si è evitato che gli stessi immigrati potessero dormire nei portici dei palazzi o, persino, sotto le pensiline dei bus. Una risposta che, seppur limitata e perfettibile, è per ora l’unica attuabile. Tuttavia, secondo la Caritas diocesana, la auspicabile interazione tra soggetti istituzionali e realtà associative del territorio potrebbe produrre risposte più soddisfacenti. (A.Moz.)
il servizio
I protagonisti della solidarietà che offrono sostegno concreto ra gli strumenti resi operativi dalla diocesi di Macerata c’è il fondo «La solidarietà a lavoro» che sostiene, da oltre cinque anni, le situazioni di povertà secondo una logica fraterna, pastorale e pedagogica. Il fondo diocesano è rivolto soprattutto a chi ha perso il lavoro o si trova in uno stato di precarietà occupazionale. Lo strumento si concretizza in piccoli prestiti economici erogati secondo la logica del microcredito, tanto che ogni beneficiario si assume un impegno “solidale” alla restituzione di quanto ricevuto. A chi riceve il prestito si affiancano delle “famiglie accompagnatrici” (tutor) per realizzare le azioni previste per l’uscita dallo stato di bisogno e il raggiungimento di una piena autonomia. Il fondo «La solidarietà a lavoro» è stato alimentato, negli anni, dalle risorse derivanti dall’8xmille alla Chiesa Cattolica (circa 134mila euro). A questi si sono aggiunte le offerte dei privati (69mila euro) e le restituzioni di quanti ne hanno già usufruito (40mila euro). La situazione registrata al termine dello scorso anno ha visto 169 famiglie e 591 persone aiutate, 69 famiglie in restituzione e 67 gruppi tutor individuati. Inoltre, in Diocesi la solidarietà viene diclinata anche nei rapporti consolidati tra le Associazioni che condividono con la Caritas il metodo dell’ascoltare, dell’osservare e del discernere per animare. La collaborazione con l’Associazione Centro di Ascolto e di prima accoglienza, il Gruppo di Volontariato Vincenziano (Gvv) e il Punto Acli «Famiglia» di Macerata ha permesso di attivare, grazie anche al Comune di Macerata, il progetto «Solidarietà in circolo». Questo strumento ha comportato, nel 2014, l’avvio dell’Emporio della Solidarietà, facendo confluire il servizio del sostegno alimentare di cinque parrocchie e del Gvv di Macerata. Punto forza è la messa in rete della lettura dei bisogni della singola famiglia e la sua presa in carico, oltre a un “nuovo stile di aiuto” che rifiuta l’assistenzialismo e mette al centro del proprio operato la dignità della persona/famiglia. Su questa strada si sta avviando anche il «Tavolo delle povertà» con il Comune di Tolentino, l’Ats 16, le Caritas parrocchiali, il Sermit, l’associazione «Pier Giorgio Frassati» e la Chiesa evangelica «Missione Pieno Vangelo», oltre al Punto Acli «Famiglia». Entrambe le esperienze preludono a un modello di welfare che tiene conto delle risorse da rigenerare senza consumarle, anzi, garantendo, grazie a questo modo di intendere i diritti e doveri sociali, un maggiore rendimento delle stesse. Su questo fronte è da intendersi anche il prossimo avvio da parte della Caritas dell’«Alleanza contro la povertà», su scala provinciale, insieme ad Acli, Aci, Cisl e altre realtà locali, allo scopo di realizzare misure stabili e continuative di contrasto alla povertà di cui il «Sostegno inclusione attiva» dell’ultima Legge di stabilità è un primo segnale verso il più ampio «Reddito di inclusione sociale». (M.Bet.)
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La rete del volontariato per portare il pane in tavola Sono numerosi i gruppi e le associazioni che distribuiscono prodotti alimentari a quanti si trovano nell’indigenza l sostegno tramite la distribuzione gratuita di generi alimentari alle persone indigenti in Italia raggiunge e aiuta un numero considerevole di famiglie bisognose. Le associazioni nazionali Banco Alimentare e Il Banco delle Opere di Carità, rappresentano le principali organizzazioni ad occuparsi della reale distribuzione, garantendo l’arrivo dei prodotti Agea (l’agenzia governativa per le erogazioni in agricoltura che ha competenza nell’erogazione di aiuti, contributi, premi ed interventi comunitari, nonché per la gestione degli ammassi
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pubblici) a chi ne ha veramente bisogno. La rete del volontariato si conferma fondamentale per far giungere a destinazione gli alimenti a lunga conservazione messi a disposizione dalle scorte di intervento dell’Unione Europea. Nel nostro territorio sono tante le realtà che si occupano di garantire il servizio sia alle strutture caritative che alle famiglie. Oltre all’importante servizio offerto dall’Emporio della solidarietà, gestito dalla Caritas diocesana a cui fanno riferimento le varie Caritas parrocchiali, tanti gruppi e associazioni di volontariato si impegnano nell’aiuto ai più bisognosi; lavorando in collaborazione per evitare sovrapposizioni si spendono per raggiungere il maggior numero possibile di famiglie. Tra questi a Macerata importante rilievo ha la Croce Rossa Italiana, che ha istituito un servizio settimanale nella propria sede
dove ogni martedì raccoglie le domande di chi richiede il servizio, valutandone attentamente l’effettivo bisogno. L’Associazione nazionale famiglie numerose è particolarmente attiva in questo ambito offrendo ai propri associati una generosa distribuzione di generi alimentari Agea, (elargita solo dentro rigorosi parametri Isee), la distribuzione di verdura e frutta di stagione e la gestione di gruppi d’acquisto che permette a chi vi partecipa una riduzione significativa dei prezzi di beni alimentari di uso quotidiano quale olio, parmigiano, uova… Da oltre un decennio a Macerata il Gruppo di volontariato vincenziano (Gvv), con sede in via Crescimbeni 33, offre alle famiglie bisognose un sostegno attraverso la consegna mensile del pacco alimentare; attualmente usufruiscono del servizio una
cinquantina di famiglie e, nel segno di una sempre più proficua collaborazione, è in corso la confluenza, che riguarda anche altre piccole realtà, all’interno del sistema gestito dall’Emporio della Solidarietà. Non solo a Macerata ma anche negli altri comuni della diocesi tanti sono i volontari, i gruppi e le associazioni impegnati nella distribuzione gratuita di alimenti. Particolarmente impegnati, anche in importanti opere caritatevoli a carattere spesso missionario e internazionale, sono il Sermit con sede operativa a Tolentino e il Sermir che si trova a Recanati. Grazie a questa rete, fatta di solidarietà, di volontariato e di collaborazione tante sono le famiglie che riescono ad ottenere un sollievo, arrivando, talvolta, più serene alla fine del mese. M. Natalia Marquesini
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Omicidio stradale, la legge è un buon passo avanti Piero Bonarini, referente locale, spiega l’impegno e l’attività dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada l suo impegno come uno dei referenti maceratesi presso l’Associazione italiana familiari e vittime della strada (www.vittimestrada.org) inizia laddove finisce la vita di sua moglie: un investimento mortale di cui lei rimane vittima nel 2002, mentre sta attraversando la strada a piedi, e Piero Bonarini, ormai in pensione, decide di dedicare parte del suo tempo libero, tra i tanti vari hobby, a questa realtà locale che persegue, esclusivamente, finalità di solidarietà sociale. Per quarant’anni comandante della Polizia municipale di Potenza Picena, Bonarini plaude alla legge sull’omicidio stradale appena
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approvata, ma non si lascia trascinare da troppi entusiasmi. «Ben venga il via libera del Parlamento – dichiara – ma ricordiamoci che si tratta di un punto di partenza, perchè l’iter giudiziario in casi così delicati come quelli legati agli incidenti non è mai semplice, considerando anche la variabile del patteggiamento che, nel corso del processo, non sempre facilita e tutela le vittime». Il messaggio è diretto: «Si deve stabilire con esattezza la responsabilità della colpa, e auguriamoci che con la nuova legge vengano applicati i giusti criteri per consegnare ai familiari una degna giustizia». Nelle parole dell’incaricato non traspare livore, ma il semplice desiderio di attivarsi, anche attraverso l’Associazione, per «fermare la strage stradale» nel rispetto dei superstiti, come recita lo statuto. Diffondere questo messaggio in tutto il territorio italiano e sensibilizzare non
solo i familiari delle vittime ma anche l’intera società civile è uno dei presupposti che anima l’Aifvs, sorta per continuare l’azione del Comitato italiano familiari vittime della strada, costituito nel 1998. «Quando incombe un trauma che, sulla strada, spazza via vite umane e affetti, gli equilibri familiari vengono destabilizzati», prosegue Bonarini, e tra le finalità perseguite dall’associazione non mancano «il conforto umano e, quando possibile, l’assistenza psicologica e legale tramite strutture convenzionate o la sensibilizzazione di quelle pubbliche». A questo, si aggiunge inoltre «un capillare lavoro di contatto con le realtà aggregate sul territorio e il collegamento con qualsiasi organismo, di base o istituzionale, concretamente rivolto all’attuazione di questi stessi obiettivi». È la prevenzione, poi, uno dei punti focali su cui si muove
la realtà presente in ogni regione d’Italia, con l’attenzione rivolta in particolar modo agli istituti scolastici e ai luoghi di aggregazione in cui promuovere, nei giovani, l’educazione alla legalità. Da qui, l’organizzazione di convegni e manifestazioni, nazionali e locali, assieme alla costante «pressione sulle istituzioni, a più livelli, per la più ampia e puntuale applicazione delle norme esistenti e per l’approvazione di nuove» che risultino efficaci «a livello di prevenzione, repressione, andamento ed accelerazione dei processi penali e civili ed equità dei risarcimenti». «Finchè non capita ai propri cari, l’omicidio stradale, di cui non si parla ancora abbastanza, sembra una fatalità lontana da noi – conclude Piero Bonarini – e il nostro intento, dunque, è agire in sinergia e fare il più possibile rete, oltre ogni barriera di dolore, per “muoversi” sulla buona strada». (F.Cip.)
I timori importati dall’esterno fanno lievitare l’incertezza, ma le forze dell’ordine continuano a garantire un attento controllo del territorio
Sicurezza, premiata la vigilanza Tutela dei cittadini, droga e immigrazione: intervista a 360 gradi a Pallini, questore di Macerata DI FRANCESCA
CIPOLLONI
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l termine «repressione» preferisce di gran lunga la parola «contrasto», con cui esprime il senso del suo mandato, iniziato in provincia il 1° agosto 2015. Il questore di Macerata, Giancarlo Pallini, ha le idee chiare in fatto di sicurezza sul territorio e, certo che non viene meno la fiducia nelle forze dell’ordine, declina i vari aspetti del tema secondo un principio orientativo: «Occorre colpire il fenomeno delittuoso nel suo complesso e non concentrarsi solo sul soggetto che delinque, senza limitarsi a reprimere l’azione ma contrastando il pericolo che sopraggiunge». Dottor Pallini, si va sfatando il luogo comune che vuole Macerata “provincia tranquilla”, divisa tra entroterra placido e costa turbolenta? Non è la provincia che deve essere tranquilla, ma ogni singolo cittadino che vive situazioni critiche: un furto che avviene nell’entroterra, più tranquillo rispetto alla costa, può infatti essere avvertito anche in maniera più grave. L’attenzione non va posta alle “classifiche” o ai confronti con le altre realtà territoriali: la tranquillità non esiste quando un abitante solleva la questione sicurezza e, sicuramente, margini di miglioramento nel contrasto degli episodi delittuosi qui ce ne sono. In fatto di delinquenza, Porto Recanati, purtroppo molto spesso, fa rima con «Hotel House», una delicata realtà verso cui riversare un’attenzione prioritaria... Questo grosso edificio, con il suo immenso e indefinito agglomerato di persone, suscita preoccupazione e un senso di insicurezza, ma il controllo da parte della Polizia di Stato a Porto Recanati è costante, attraverso servizi ordinari e straordinari, tesi a verificare la regolarità dei titoli per la permanenza all’interno dello stabile di chi è presente negli appartamenti. Furti in casa, rapine nelle aziende e atti vandalici. Oltre ai tavoli di concertazione sul cosiddetto «controllo
del vicinato», qual è il messaggio da rivolgere ai maceratesi? Gli allarmismi sono giustificati? Il contrasto per l’attività di Polizia significa evitare allarmismo. In parallelo c’è l’impegno ad attivare tavoli di concertazione. La conoscenza reciproca e il dialogo sono fattori essenziali, quindi è importante il coinvolgimento da parte dei cittadini, con il controllo del vicinato, utilissimo nei piccoli centri urbani. I sindaci, ormai da tempo, sono parte attiva dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica e dunque chiamati a incidere sulla vivibilità di un ambiente, sotto il profilo del degrado ambientale, dell’illuminazione pubblica, degli stabili abbandonati, che spesso sono ricettacolo di attività illegali, con la video sorveglianza. Sono tutti aspetti che servono alle forze di Polizia ordinarie per creare le condizioni di una sicurezza che non si limiti esclusivamente alla criminalità ma si estenda alla tranquilla ordinarietà della vita sociale. L’urgente e crescente fenomeno migratorio interpella l’intera collettività locale: come creare i presupposti per un’integrazione intelligente? In base alla mia competenza posso affermare che l’autorità di pubblica sicurezza sta lavorando affinché l’impatto dello straniero che sbarca improvvisamente, nelle coste del Sud Italia come a Macerata, chiedendo asilo, aderisca prima di tutto alla piena umanità, per far sentire questa persona a proprio agio. Rimane imprescindibile, ovviamente, la necessità di un’identificazione e dell’accertamento dei dati per ragioni di sicurezza. Non esistono soluzioni immediate, ma quel che sta accadendo in altri Paesi ci insegna, tuttavia, che l’integrazione è un percorso che si costruisce a partire da una degna accoglienza. Siamo nell’Anno giubilare e, con l’apertura della Porta Santa, nel dicembre scorso, anche Macerata ha vissuto un evento straordinario: come si è attivata la Questura di fronte all’affluenza in città di migliaia di fedeli?
«Non è solo la provincia che deve essere tranquilla, ma ogni singolo cittadino che abita questo territorio e che può trovarsi di fronte a situazioni rischiose», afferma il capo della Polizia in carica dallo scorso agosto
Con il coordinamento del Prefetto l’impegno è stato dettagliato nei minimi particolari, tramite il controllo del territorio e l’attività informativa, che è stata potenziata per intuire se covassero delle situazioni che potessero mettere a rischio l’evento del 13 dicembre: a un mese esatto dai gravi episodi di Parigi non era escluso qualche pericoloso episodio di emulazione. Tanto Macerata quanto piazza San Pietro a Roma o i punti di riferimento delle più grandi città italiane, in questo momento, vanno monitorate con la medesima considerazione. Quando si affrontano questi temi, il pensiero corre inevitabilmente allo spaccio degli stupefacenti. Quali misure sta adottando la Polizia di Stato nel Maceratese per prevenire la piaga della droga, specie negli ambienti frequentati da minorenni? Stiamo proseguendo con le azioni investigative, a partire dagli episodi di micro spaccio. Queste vengono
comunque accompagnate anche da una attività investigativa di più ampio respiro nei confronti dei grossi trafficanti. Come Polizia siamo altamente consapevoli, inoltre, di quanto sia importante l’opera di prevenzione e di contatto con gli studenti: quindi, riteniamo basilare l’attività di sensibilizzazione nelle scuole, che abbiamo intenzione di programmare in maniera ancora più capillare per il prossimo anno. Nella mia esperienza Pallini ho anche collaborato con l’Unicri, l’organismo delle Nazioni Unite per la lotta al crimine organizzato in materia di stupefacenti, e credo fermamente che il ruolo del poliziotto non sia semplicemente repressivo ma, in primo luogo, educativo: il rispetto per la legalità si costruisce così.
chi è Un’esperienza di 30 anni Giancarlo Pallini è nato a Casal di Principe (Caserta) il 24 agosto 1959. Coniugato, ha due figli. La sua vita professionale si è svolta essenzialmente nella città di Roma dove si è laureato in Scienze politiche e ha conseguito il Master di II livello in Sicurezza, coordinamento interforze e Cooperazione internazionale. Entrato nella Polizia di Stato nel 1985, in trent’anni di attività ha alternato servizi sul territorio e al dipartimento della Pubblica Sicurezza. È stato dirigente del commissariato romano «Casilino Nuovo» e direttore di divisione presso la Direzione centrale della Polizia di Prevenzione.
«Controllo del vicinato» e attenzione al territorio Il movimento associativo nato nel 2013 ha già alcune declinazioni locali: il punto sulle iniziative in atto l motto di «sicurezza e coesione sociale», su tutto il territorio nazionale stanno prendendo forma delle aggregazioni di cittadini intente a garantire il proprio occhio vigile su aree (in diversi casi si tratta persino di quartieri o condomini) delle città in cui abitano. Ne sono promotori, primi in Italia, i componenti dell’Associazione Controllo del vicinato (www.controllodelvicinato.it), nata nel 2013 (ma con origini statunitensi che risalgono agli anni 60–70 ) allo scopo di costituire una rete territoriale di volontari e specialisti che
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possano fornire consulenza e supporto gratuito alle Amministrazioni comunali, alle stesse Associazioni locali e ai privati che intendano sviluppare nel proprio territorio «programmi di sicurezza residenziale». Chiari anche gli obiettivi: condividere e rendere visibili tutte le esperienze di Controllo del vicinato presenti sul territorio nazionale; mettere a disposizione di tutti i gruppi le “migliori pratiche” che man mano si consolideranno negli anni; creare e diffondere strumenti standard per sostenere la vita organizzativa dei gruppi; e, non ultimo, aiutare e sostenere le Amministrazioni comunali che decideranno di realizzare il Programma nei loro territori. Un programma ambizioso che, tuttavia, ha già trovato attivazione (o si stanno svolgendo alcune fasi preliminari) in alcune città della provincia come Civitanova Marche, Morrovalle, Camporotondo di
Fiastrone, Porto Recanati e Tolentino, mentre un primo incontro è stato organizzato anche a Macerata lo scorso 8 aprile. Molteplici anche i servizi messi a disposizione: dal materiale informativo alla formazione, dalla modulistica agli adesivi e ai cartelli con cui scoraggiare i malintenzionati. A livello locale, vanno menzionate anche due esperienze, frutto degli stessi obiettivi ma con metodi di attuazione differenti, proposte nei Comuni di Macerata e Treia. Nel capoluogo provinciale, infatti, l’associazione “Insieme in Sicurezza” (www.insimeinsicurezza.it), presentata il 12 febbraio scorso, ha illustrato il suo vademecum al fine «di recuperare il senso di comunità e di appartenenza in una logica di reti relazionali, che possono aiutare a vivere meglio e in maggiore sicurezza, rafforzando solidarietà e buone pratiche di vicinato». Non un “controllo” ma una “mutualità” del
vicinato, secondo i promotori, al quale sarà affiancata la collaborazione con l’Università di Macerata (si sta studiando il livello di insicurezza dei cittadini per identificare correttamente le fasce d’età più insicure e a maggiore rischio) e la Telecamere in aumento in periferia e nei centri storici programmazione di incontri con la cittadinanza per affrontare i problemi di collaborazione alla quale non si sottrae, disagio dei ragazzi. Infine, sempre nel mese com’è logico e opportuno, alcuna delle di febbraio, a Treia è stato presentato iniziative presentate, così da evitare qualsiasi dall’Amministrazione comunale il progetto rischio di deriva razzista o xenofoba. “Treia città sicura”. Si tratta della possibilità Nessuna “ronda”, dunque, per ciascuno dei di aderire a uno specifico gruppo casi presentati, ma la concretizzazione del “Whatsapp” con il quale i cittadini aderenti senso civico, indipendentemente si impegneranno a segnalare comportamenti dall’appartenenza politica o partitica, a e presenze sospette attraverso lo scambio di supporto di Questura e Prefettura. (A.Moz.) informazioni con le Forze dell’Ordine. Una
Martedì 19 aprile 2016
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Biblioteca Egidiana, una perla ancora sconosciuta Sugli scaffali 80mila volumi, moltissimi quelli dedicati alle Marche e a sant’Agostino. Aperta al pubblico ma poco frequentata DI
ALESSANDRO FELIZIANI
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n una dozzina delle quindici stanze a disposizione trovano ordinata collocazione più di ottantamila volumi. C’è di tutto sulle Marche e sul pensiero teologico–filosofico di sant’Agostino d’Ippona, nonché libri di letteratura antica latina e greca, letteratura italiana e straniera, storia civile, filosofia e teologia, arte, geografia, economia e medicina. Oltre a essere l’unico punto di riferimento marchigiano per la bibliografia agostiniana, da anni è anche una delle maggiori biblioteche della provincia di Macerata. Parliamo della Biblioteca
Egidiana di Tolentino, una delle più ricche di patrimonio librario, ma ancora poco nota al grande pubblico. Non, però, agli studiosi, che la frequentano regolarmente per le loro ricerche sulla storia locale e delle Marche in genere. La sede è al civico n.3 di piazza Silverj, all’ombra del campanile della Basilica di San Nicola. I locali della biblioteca, d’altronde, sono parte del complesso conventuale dei frati Agostiniani. Sono stati gli stessi religiosi a trasformarla da biblioteca interna del convento a biblioteca aperta al pubblico. Benché della sua esistenza si trovi traccia in un documento del 1358 (mezzo secolo dopo la morte di san Nicola), solo nel secondo Novecento la biblioteca ha avuto un notevole sviluppo. Contestualmente alla ristrutturazione dei locali, è stata portava avanti l’implementazione e la catalogazione dei volumi. Determinante in questo è stato il lavoro svolto da diversi studiosi agostiniani, primo tra tutti padre
Domenico Gentili. Fu lui, docente di storia e filosofia al Liceo classico di Tolentino, a dare la prima “impronta” e chiamare la biblioteca «Egidiana», in onore di Egidio Romano (1243–1316), professore alla Sorbona di Parigi e fondatore della scuola teologica agostiniana. Padre Gentili, scomparso nel 1992, è stato, di fatto, il primo bibliotecario dell’Egidiana. Dopo di lui, hanno implementato il fondo e curato la catalogazione padre Ezio Ruggeri e l’attuale bibliotecario Orlando Ruffini. Quest’ultimo ha legato il proprio nome all’organizzazione di diverse iniziative culturali che hanno avuto nella biblioteca la base logistica e operativa. L’attuale responsabile della biblioteca è Monica Ruffini, che ha da tempo iniziato la digitalizzazione del catalogo, confluito nel polo Sbn dell’Università di Macerata. Si tratta di un servizio per la consultazione dei cataloghi on line (http://opac.unimc.it)
cui partecipano le biblioteche dell’Università di Macerata, la Biblioteca comunale Mozzi Borgetti di Macerata, la Biblioteca statale di Macerata, le biblioteche dei principali comuni della provincia e, ovviamente, la Biblioteca Egidiana. Quest’ultima – che custodisce anche la documentazione storica del convento di San Nicola e della Provincia agostiniana picena – è stata formalmente riconosciuta di «utilità pubblica» e il suo archivio di «notevole interesse storico». Oltre al fondo librario possiede una vasta raccolta di cartoline, santini, foto, diapositive e al suo interno, dal 1994, opera un’associazione culturale che svolge attività di ricerca storica e iconografica intorno alla figura di san Nicola e dell’Ordine agostiniano, cui si aggiunge quella sul territorio comunale, provinciale e regionale. Inoltre, organizza periodicamente conferenze e pubblica monografie specializzate.
Una delle stanze della «Egidiana»
Un territorio costellato di memorie religiose che custodiscono un gran numero di opere d’arte radicate nel Vangelo. Un patrimonio culturale che merita di essere riscoperto
Quei tesori preziosi che raccontano la fede la reliquia Il miracolo eucaristico ocumenti di archivio, ecclesiastici e civili D attestano che il 25 aprile 1356, un sacerdote celebrando la Messa, nell’atto di spezzare l’ostia consacrata, fu preso dal dubbio sulla reale presenza di Gesù Cristo in essa; l’ostia cominciò a stillare sangue che cadde anche sul corporale sottostante. Ricevuta la notizia, il vescovo ordinò di portare lo stesso in cattedrale. Fino al 1807 ogni anno la reliquia veniva recata in processione per le vie di Macerata, con grande partecipazione di fedeli. Il culto successivamente si affievolì. Riprese nel 1932, quando il corporale fu collocato sotto l’altare della Cappella del Sacramento della cattedrale. (N.M.)
Tra quelli donati nel tempo alla Chiesa da ecclesiastici di spicco e quelli commissionati dal mecenatismo di famiglie ricche sono numerosi gli oggetti artistici che oggi sono a disposizione di tutti
Il corporale del Miracolo eucaristico del 1356
DI JACOPO FOGLIA*
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a diocesi “riunita” di MacerataTolentino-Recanati-Cingoli-Treia, porta con sé millenni di storia, tradizioni e tesori artistici che i fedeli hanno coltivato e mutato da quando il cristianesimo si è radicato nel suo territorio. Sia le chiese monumentali delle concattedrali che quelle più piccole si sono arricchite nei secoli di memorie sacre e devozionali illustrate da numerosissimi e pregevoli lavori di pittura, scultura ed oreficeria. Nel corso del tempo su questi edifici si è intervenuto ripetutamente, rinnovandoli e parzialmente trasformandoli, rispecchiando il desiderio di adattamento al gusto moderno connesso al mutare delle forme e del repertorio decorativo e con la volontà di arricchirli ulteriormente. Questa volontà di rinnovamento ha il più delle volte prevalso sulla spinta a conservare e mantenere, che si è spesso concretizzata nel riuso di gran parte degli apparati decorativi mobili, come pale d’altare, arredi e suppellettili sacre. Esse sono comunque il riflesso di un’intensa vita religiosa che intrecciata alle vicende politiche, amministrative e sociali, ma anche alle guerre e alle calamità naturali, hanno contribuito al-
La Pala di san Sebastiano di Ludovico Urbani custodita a Recanati
la formazione di un’identità cattolica di riconosciuta peculiarità. Due esempi significativi sono il grande ciborio ligneo seicentesco della Concattedrale di Treia realizzato come risposta liturgica alla Riforma luterana e la preziosa reliquia del Corporale del Miracolo eucaristico avvenuto a Macerata nel 1356, conservato presso il cappellone del SS. Sacramento della Cattedrale, oggetto nei secoli passati di grande venerazione da tutte le Marche. Degne di nota sono anche le figure di diversi ecclesiastici di spicco, attenti e generosi nei confronti delle realtà di provenienza, come il cingolano Francesco Saverio Castiglioni eletto Papa nel 1829 con il nome di Pio VIII, che arricchì già da cardinale le chiese di S. Esuperanzio e la Concattedrale dell’Assunta con preziosi arredi e suppellettili, ma il dono più raro e singolare che fece nella domenica “Laetare” del marzo 1830, fu una rosa d’oro. La ricchezza delle nostre chiese fu data anche dal forte impegno del mecenatismo delle famiglie nobili cittadine, attraverso le importanti commissioni a maestranze artistiche di alta fama. Come ad esempio gli argentieri maceratesi Antonio e Domenico Piani, a cui furono commissionati note-
beni culturali
musei. Le importanti raccolte di Macerata e Recanati apparato museale della Diocesi conta, tra gli altri, due importanti esposizioni permanenti. A L ’ Macerata, nei sotterranei della basilica della Mater Misericordiae in piazza Strambi a Macerata è allestito il museo «La Misericordia». Raccoglie oggetti liturgici di argenteria e oreficeria per lo più donati al santuario dal ‘600 ai nostri giorni da parte di benefattori. Il museo è aperto tutti i giorni dalle ore 9 alle 12 e dalle 16 alle 19. Il museo diocesano di Recanati è ospitato nei locali voli calici, turiboli, ostensori e croci processionali visibili attualmente presso la Cattedrale di S. Giuliano e nel Museo Diocesano della Basilica della Madonna della Misericordia. Ricordiamo ancora gli organi a canne, costruiti per l’animazione liturgica musicale durante il XVIII secolo, che impreziosirono la maggior parte delle chiese. Monumentali quelli della famosa famiglia veneta dei Callido, conservati e restaurati recentemente in tutte le concattedrali ed in diverse chiese della diocesi. La grande devozione alla Madre di Dio, è espressa nella venerazione della Vergine nella piccola basilica van-
del vecchio episcopio – in via Gregorio XII, 2 –, un edificio risalente al 1240. È articolato in due grandi ambienti cui si accede attraverso un’artistica porta a pannelli intarsiati del recanatese Benedettucci (1957). I quadri, le statue, le suppellettili e gli arredi sacri del museo provengono da varie chiese e sacrestie della diocesi, in particolare dalla concattedrale di San Flaviano. L’apertura al pubblico è assicurata il sabato e la domenica dalle 14.30 alle 19.30. (N.M.)
vitelliana della Mater Misericordiae e soprattutto nella Virgo Lauretana. Quest’ultima è la tradizione più diffusa che da secoli accomuna le cinque Vicarie tutte attraversate dall’antica via Lauretana. Infatti nel territorio è possibile trovare in ogni chiesa, cappella rurale o edicola votiva, un’effige della Madonna di Loreto. Tra le più antiche ricordiamo la statua policroma in legno di cedro del Libano, della Vergine Lauretana nella chiesa barocca di S. Chiara di Treia, copia fedelissima della statua medievale di Loreto bruciata da un incendio nel 1921. Ultimamente la nostra Diocesi ha dedicato a questa devozione una
Pio Cartechini, un pilastro della storia maceratese Persona di grande sensibilità, credente esemplare. Grande studioso, fu per venticinque anni direttore dell’Archivio diocesano l 6 marzo scorso, dopo breve malattia, si è spento all’età di 88 anni il professor Pio Cartechini, figura di rilievo della cultura maceratese. «La fede è un dono che rende migliori le cose ed è un bene per chi si dedica allo studio e alla cultura, perché consente di sperimentare una dote fondamentale quale è l’umiltà: il professor Pio in questo senso è stato un lodevole esempio, di cui esser grati». Con queste parole, a nome dell’intera comunità diocesana, il vescovo Nazzareno Marconi lo ha ricordato celebrandone le esequie nella
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chiesa del Sacro Cuore, a Macerata. Laureatosi in Giurisprudenza, è stato bibliotecario a Macerata e in altri capoluoghi di Provincia; ha assunto la direzione dell’Archivio di Stato di Macerata nel 1962, mantenendolo fino al collocamento a riposo nel 1992. A lui si deve la fondazione e il riordinamento dell’Archivio di Stato di Macerata e della sezione di Archivio di Stato di Camerino che, istituita nel 1968, batte per ricchezza e importanza di fondi molti archivi provinciali. Durante la lunga permanenza agli Archivi, Cartechini opera anche come docente incaricato nella locale Università e contemporaneamente porta avanti una ricerca scientifica di qualità che gli consente di valorizzare scoperte documentali di straordinario significato. L’impegno didattico e la produzione scientifica lo portano a vincere negli anni Ottanta la
cattedra di professore associato, alla quale rinuncia per non distaccarsi dalla ricerca sul campo. Per un breve periodo ricopre anche il ruolo di Soprintendente generale per gli Archivi delle Marche, alla quale tuttavia rinuncerà per tornare all’archivio di Macerata, più confacente ai suoi interessi di studioso. Si interessò anche al recupero dell’Archivio di Cingoli e di archivi privati. Meritorio il suo impegno nel recupero e restauro nel 1966 di documenti danneggiati durante l’alluvione a Firenze e a Prato: per questo intervento ottenne il plauso del Pio Cartechini Ministero.
Dotato di un grande senso dello Stato, si è sempre impegnato nel valorizzare le Istituzioni culturali maceratesi e marchigiane, come la Deputazione di Storia Patria per le Marche, di cui è stato a lungo nel direttivo. È anche grazie al suo interessamento che a Macerata è stata istituita una Biblioteca Statale. Il suo vero orgoglio e anche il suo grande amore è stato, però, il Centro di Studi Storici Maceratesi, di cui nel 1965 è stato fondatore insieme al professor Dante Cecchi e al dottor Aldo Adversi; dal 1965 in poi ha rivestito ininterrottamente la carica di presidente e nel
mostra presso il Museo Diocesano di Recanati, riunendo numerose sculture e modelli plastici dei sacelli lauretani realizzati in diversi materiali, funzionali alla devozione e al trasporto durante la processione. Quanto brevemente descritto è ovviamente solo una parte piccolissima della varietà di bellezze artistiche e devozionali della Diocesi, che con la collaborazione di diversi enti regionali, ha potuto sostenere il restauro di opere importanti e purtroppo a volte sconosciute o non valorizzate come meritano. *direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici
Centro ha profuso un grande impegno, con dedizione e forte senso del dovere, qualità che hanno caratterizzato tutta la sua vita. La sua produzione scientifica è presente soprattutto nei volumi della collana di “Studi Maceratesi”, relativa agli aspetti giuridico–istituzionali legati a importanti periodi della storia maceratese (Fonti archivistiche per la storia della provincia di Macerata, il Tribunale della S. Rota, il Collegio di S. Caterina ecc.). La collana, di cui nel 2014 s’è celebrato il cinquantenario di fondazione, è diretta da lui fin dal primo volume. I suoi volumi sono presenti nelle biblioteche di taglio umanistico più prestigiose d’Italia e del mondo. “Studi Maceratesi costituisce un singolare strumento di accredito culturale per la nostra Regione”. Negli ultimi venticinque anni è stato Direttore dell’Archivio della Diocesi di Macerata e ne ha curato con la consueta precisione il catalogo. Ha fatto parte anche della Commissione Arte sacra e Beni Culturali della stessa Diocesi. M. Natalia Marquesini