Skip to main content

Emmaus avvenire aprile 17

Page 1

dopo sisma Una mano alla comunità

www.emmausonline.it

L

a Chiesa locale ha avuto la Cattedrale e tantissime altre chiese gravemente ferite dalle scosse di agosto e ottobre 2016, ed è impegnata nell’aiuto a quanti sono stati colpiti. Chi desidera contribuire sostenendo la diocesi, può farlo effettuando un bonifico a: Diocesi di Macerata– Tolentino–Recanati–Cingoli–Treia Causale: Offerta pro terremoto Iban: IT61Q0605513401000000011753

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMAUS Via Cincinelli, 4 62100 Macerata tel. 0733.234670 e-mail: redazione@emmausonline.it facebook: emmausmacerata twitter: emmausmacerata

MACERATA

Martedì, 18 aprile 2017

Missione della Chiesa e di ogni cristiano è creare le condizioni perché tutti possano conoscere Cristo

Nessuno escluso dall’incontro con il Risorto to del villaggio” canta: «Or la squilla dà segno / Della festa che viene; / Ed er questa Santa Pasqua sono ana quel suon diresti / Che il cor si ridato a rileggermi alcune pagine di conforta». La gioia serena del sabato è un autore che amo, don Giusepdeterminata, secondo il poeta, dalla pe Dossetti, che in una omelia paprospettiva di futuro, dal fatto che ci squale del 1972 scriveva: «Ciò che è attende la festa. Questa è la prospettiavvenuto in questo giorno di Pasqua va che dona l’incontro con il Signore è avvenuto per tutti gli uomini e non Risorto, perché apre la vita a una eterc’è nessuno che sia escluso da questo nità che ci attende, che non è vuota e dono, da questa grazia, da questa salvaga sopravvivenza di anime, ma pievezza; nessuno è escluso dal timore e nezza di vita quale il Risorto testimodalla gioia grande, dall’estasi del senia a quanti lo incontrano. Questo è l’annuncio pasquale che polcro vuoto, nessuno è escluso dalDossetti continuava a commentare col’incontro col Signore Risorto...». Il senso della mia vita e della vita di tutsì: «E questa Parola cammina. Camta la Chiesa sta da sempre rinchiuso in mina per le vie del mondo, con sucquesta convinzione: siamo mandati a cessi o insuccessi, con creduti succestutti per realizzare questo, perché tutti si che talvolta sono in realtà delle veincontrino Gesù risorto e vivo. Costruire re sconfitte, che pesano sul cammino le condizioni più favodella Chiesa per centinaia revoli perché questo indi anni e con insuccessi contro possa realizzarsi che sono invece delle veIl «successo di per tuti gli uomini, è la re grandi vittorie che la lipubblico» può missione della Chiesa e berano, la spiritualizzadi ogni cristiano, il senno, la fanno vincitrice vetrasformarsi in so primo e ultimo del ra». Perché se la prospetinsuccesso agli nostro esistere. tiva di eternità spinge alIl mondo non si divide la fuga dal reale, in una occhi di Dio in bianchi e neri, né in vita da credenti che non La spiritualità uomini e donne, né in cambia in meglio la storicchi e poveri o potenria, ma consola e coccola mai fuga dalla ti ed espropriati di tutgiustificando il disimpefatica del vivere to; la grande differenza gno, questo “successo di tra gli uomini la segna pubblico” diventa insucla fede. La fede che è un cesso agli occhi di Dio. Il grande rischio che oggi corriamo è dono gratuito e sempre immeritato, di assecondare una ricerca di spirituaperché è frutto di un incontro: l’inlità come fuga dalla fatica del vivere, cocontro con Gesù Signore vivo nella vime consolazione a buon mercato, cota di chi gli apre le porte. Questo camme alibi di fronte alla necessità di imbia tutto, perché prima di tutto campegnarsi a costruire il bene possibile. bia lo sguardo, su di te, sugli altri e sul La fede nel Risorto spinge quanti lo inmondo. Guardare la vita con gli occhi contrarono a mettersi in cammino. Il della fede che sgorga dall’incontro con martirio di santo Stefano è stato tra i il Risorto, è vederla sulla prospettiva primi frutti dell’annuncio della risurdell’eternità. Il tempo non ci fugge più, rezione e non a caso è il martiro di un non dobbiamo più rubare al tempo i uomo scomodo, di un testimone delminuti per spremerne tutto il piacere la carità, di un credente impegnato. Un che possono darci, ma che è sempre martirio su cui è germogliata poi la fepoco. Ci è promessa e mostrata una de di San Paolo perchè i veri credenti vita vera e piena. Un grande della nonella risurrezione sono fortunatamente stra diocesi, Giacomo Leopardi, demolto contagiosi. scrive con toni lirici la nostalgia di que* vescovo sta fede nella risurrezione. Nel “SabaDI

Benedizione dell’acqua durante la Veglia pasquale all’abbazia di Fiastra

NAZZARENO MARCONI *

P

Augurio rivolto dal vescovo durante la Veglia pasquale

M

onsignor Marconi ha concluso l’omelia della celebrazione svolta all’abbazia di Fiastra con questo augurio: «Questa notte il Kerygma proclama la nostra fede che: se Trump si crede potente perché ha la bomba più grossa, solo “il Risorto è il Signore”. Se l’Isis pensa di terrorizzarci perché possono toglierci

questa vita che muore, il Signore può farci risorgere. Se Xi Jinping comanda a 1 miliardo e 375 milioni di cinesi, il Risorto è Signore del creato e della storia e parla al cuore di tutti gli uomini di buona volontà. Questa è la nostra fede, che possono credere solo i grandi con un cuore da bambino, ma fortunatamente nel mondo ci sono ancora tantissime persone così e con l’aiuto di Dio potremo esserlo anche noi. Buona Pasqua».

Una nuova pala d’altare per l’eremo di San Michele

U

na tradizione che si rinnova ogni anno nella terza domenica di Quaresima, il pellegrinaggio all’eremo di San Michele, in località Rio Laque, ad Avenale di Cingoli, ha visto in questo 2017 la benedizione della nuova pala d’altare per la chiesa risalente al XIII secolo. Ne è autore il parroco di Chiesanuova di Treia, don Peter Paul Sultana. L’opera (2,1x1,4 metri) è stata realizzata con la tecnica del “semi affresco”, con pigmenti e olio su un pannello di legno, e raffigura l’Arcangelo Michele, protettore della Polizia nel mondo, tratto dalla tradizione bizantina. La pala d’altare è stata benedetta domenica 2 aprile dal vescovo Nazzareno Marconi nel corso della cerimonia alla quale hanno partecipato numerosi fedeli intervenuti dai paesi e dai Comuni limitrofi. Tra le autorità, erano presenti il sindaco di Cingoli (finanziatore dell’opera), Filippo Saltamartini, i componenti della Confraternita del Santissimo Sacramento di Avenale, responsabili della tutela del luogo, e rappresentanti delle Forze dell’Ordine, tra i quali il questore di Macerata Giancarlo Pallini. (A.Moz.)

Da sin. don Peter, Pallini, mons. Marconi e Saltamartini

Al via il Consiglio pastorale DI

EGIDIO TITTARELLI

U

na Chiesa che sceglie lo stile della sinodalità e della ministerialità ha bisogno di luoghi di confronto e di partecipazione, ecco perché mercoledì 5 aprile si è riunito il nuovo Consiglio Pastorale diocesano. Dentro al processo di ristrutturazione della Curia e della pastorale della Diocesi, il vescovo Nazzareno ha convocato il nuovo Consiglio formato dai rappresentanti delle 20 unità pastorali. Da subito abbiamo capito che il criterio con cui lavorare insieme è quello del collegamento tra il territorio e il centro della Diocesi attraverso una paziente opera di comunione, per cui le proposte pastorali vengono elaborate non a tavolino, ma con il contributo delle realtà locali e vengono poi concretizzate con la presenza di persone che cercano di tessere relazioni tra le varie realtà e costituiscono uno stimolo a camminare insieme su linee comuni e condivise. Il lavoro più prezioso e necessario è proprio quello della comunione, perché altrimenti corriamo il rischio di pro-

cedere o per imposizione dall’alto di linee pastorali che poi non trovano concretizzazione nel vissuto delle nostre comunità, oppure per una certa “anarchia” per cui ciascuno procede a modo proprio e secondo la propria sensibilità, senza un collegamento con tutto il corpo ecclesiale della Diocesi. Comprendiamo che si tratta di una sfida impegnativa, ma anche bella. Attraverso la via del dialogo, dell’ascolto, del confronto possiamo vivere quella esperienza di sinodalità che ci aiuta a sentirci parte di una comunità, che ci sfida ad un lavoro di discernimento comunitario per cercare insieme la volontà di Dio e il bene della comunità a partire dalla vita e dalla storia in cui ci troviamo a vivere. Lo stile del nostro lavoro sarà quello di un “laboratorio”, dove si cerca, sotto la guida del Vescovo, di pensare insieme, di confrontarci, di aiutarci a capire la realtà in cui viviamo per annunciare, celebrare e vivere il Vangelo della Misericordia, per sperimentare la fatica e la bellezza dell’essere il popolo di Dio che è chiamato a rendere presente e visibile l’Amore del Signore nella storia.

Volontario nei luoghi dove visse Gesù Antonio Tarducci, raggiunta la pensione, va una o due volte l’anno in Terra Santa ad aiutare i frati francescani DI

GIUSEPPE LUPPINO

A

ntonio Tarducci è un fiume di parole. Classe 1940, vitalissimo, piccolo imprenditore recanatese in pensione, sposato con Maria, padre di due figli e nonno di cinque nipoti stupendi, è partito per la prima volta per la Terra Santa nel 2009. Da allora una o due volte l’anno vola a Gerusalemme per mettersi a disposizione dei Francescani della Custodia di Terra Santa.

Tutto ebbe inizio a Rimini al Meeting. Lì l’incontro con i volontari dell’Associazione riminese “Romano Gelmini per i popoli della Terrasanta” con i quali poco dopo parte alla volta della Terra Santa, per fare che ha sempre fatto: l’idraulico. Gli viene subito chiesto di sistemare una cucina, mentre gli altri si dedicano alla raccolta delle olive, a opere di manutenzione, alla sistemazione della biblioteca... Intorno fervono attività, crescono amicizie, si vivono momenti in comune con gli amici di Cl, con altri volontari, con frati e suore clarisse, con cristiani di altre confessioni, con ebrei e musulmani. Così anno dopo

anno, fino a oggi. Si lavora durante la settimana mentre la domenica è dedicata alle gite: Cafarnao, Nazaret, Grotte di Qumran, Masada, il Monte delle Beatitudini, il fiume Giordano dove a un check point Tonino fa suonare l’allarme e i soldati lo prendono di mira, salvo poi scoprire che la causa erano le sue scarpe antinfortunistiche. Tra i volontari che si alternano nel portare aiuto in Terra Santa ci sono altri maceratesi: Paolo ex impiegato Inps, Alberto elettricista, Lauro ex tecnico Telecom, con la moglie Maria. «Non è solo il gesto del volontariato che conta, ma – rac-

conta Antonio – condividere un’amicizia che ci accomuna tutti e che testimonia un’appartenenza… Il contraccolpo che mi ha cambiato, che mi ha come paralizzato, è stato il sapere che stavo calpestando le stesse pietre dov’era passato Gesù! Dove ha vissuto la sua passione, morte e risurrezione! Tale consapevolezza, suscitata da un’affermazione apparentemente scontata di un sacerdote che ci guidava – eravamo nell’Orto degli ulivi – mi ha sconvolto». Da quel momento, di cui ricorda ancora l’attimo – come accadde per i primi apostoli: Giovanni e Andrea – il cambiamento lo esprime nei gesti

Volontari con padre Pizzaballa

quotidiani: fa l’elemosina a chi altri evita, fa l’autista per l’Avulss, consegna i pacchi alimentari alle famiglie bisognose... In lui è cambiato lo sguardo, e la vita. «Non vedo l’ora di ripartire, nonostante il sacrificio, per imparare di più ad aiutare chi ha bisogno, non solo a Recanati, ma anche là», e per rinascere continuamene a vita nuova.

EmmeTv parte con Emmaus nella sede ristrutturata DI

PIERO CHINELLATO

S

avolta il passo è definitivo; si può solo guardare avanti. Alle spalle infatti non è rimasto nulla. Dopo avere sostituito il logo di èTV Macerata sul canale 89 del digitale terrestre, ora si è passati a una nuova fase. Il punto di riferimento operativo della Tv maceratese oggi è in via Cincinelli. Apparecchiature, arredi e persone stanno prendendo confidenza con la nuova sede di EmmeTv che ingloba anche gli spazi che erano appartenuti a Emmaus. Le due redazioni sono diventate una. Dagli accordi di collaborazione su questa o quella iniziativa, dagli scambi cordiali ma estemporanei, siamo oramai alla piena integrazione dei media, cosicché non c’è più divisione nelle operazioni tra web e tv, ma un’unica presenza che, a seconda del tema, potrà uscire sul Web attraverso emmausonline.it oppure nell’etere sui canali 89 e 605 del digitale terrestre. La tv si è già associata al “Corallo” che raggruppa 199 radio e 62 televisioni di ispirazione cattolica con presenze in tutte le regioni italiane, due Consorzi radio, una Agenzia di inforIl logo di EmmeTv mazione a diffusione nazionale; è in stretto rapporto con l’Ufficio nazionale Comunicazioni sociali della Cei. In un momento di grande difficoltà economica per la diocesi, alle prese con le gravose conseguenze del terremoto, per la sede si è scelto di sfruttare al meglio spazi già occupati, realizzando solo i lavori strettamente necessari a renderli funzionali per svolgere le nuove funzioni. I mesi che abbiamo di fronte dovranno vedere poco alla volta, ma senza esitazioni o retromarce, crescere i frutti del progetto. Chi è competente in un settore, sia web o tv, diventerà capace (a dire il vero, questo processo è già iniziato) di operare sempre meglio anche nell’altro; la tv vedrà ramificarsi il suo palinsesto per renderla sempre più e meglio portavoce e interlocutrice del nostro territorio, avendo ben chiaro che non intende accontentarsi di essere “la tv del vescovo” o “dei preti”, delle Messe e dei rosari… Ci saranno anche gli appuntamenti liturgici, ma non ci candidiamo a “tv delle devozioni”; per nostra fortuna, nonostante le ferite inferte dal terremoto, i nostri sacerdoti assicurano un servizio religioso capillare e assiduo che non necessita di supplenze. Vogliamo essere voce della gente, dei timori e delle speranze ramificate in questo tempo complicato; raccontare storie, presentare personaggi ed esperienze, trasmettere saperi… Non siamo presuntuosi e quindi sappiamo che con le nostre povere forze, nonostante il generoso supporto del vescovo e della diocesi, possiamo fare poco, per questo confidiamo di riuscire a creare una rete larga di amici volontari collaboratori che funzioni da antenna fin nei più remoti e piccoli borghi della diocesi. Se ci sono giovani, agili nelle tecnologie (e magari anche nella scrittura), che trovano interessante il progetto, si facciano avanti. Il via è già stato dato.


2

Martedì 18 aprile 2017

L’impegno concreto della Fondazione Carima La presidente Del Balzo Ruiti: donati 160.000 euro all’università di Camerino e 10 Panda 4x4 ad altrettanti Comuni DI

PIERO CHINELLATO

«A

Donate dieci Panda 4x4 a Comuni terremotati

nche per la Fondazione Carima il terremoto ha cambiato tutto»: non c’è rassegnazione nelle parole di Rosaria Del Balzo Ruiti, presidente dell’istituzione, ma la consapevolezza che uno scenario radicalmente mutato impone di rivoluzionare i modi con cui essere presenti: «Se prima si agiva per sostenere le forme associative, le iniziative culturali, il recupero dei beni artistici, ora l’orizzonte è totalmente occupato dal terremoto. Me ne sono resa conto quando, subito dopo la scossa del 26 ottobre, sono cominciate a fioccare le te-

lefonate dei sindaci con richieste di aiuto». La nostra provincia conta 46 Comuni nel cratere su 57 totali... Infatti. Abbiamo però aspettato un po’, perché le scelte non si risolvessero in interventi estemporanei. Poi ci siamo mossi su due linee. La prima ha riguardato l’Università di Camerino Ci è sembrato doveroso. Abbiamo destinato 160.000 euro per due interventi. 100.000 per il restauro della Facoltà di Botanica, nella Zona Rossa, quale segno di rinascita per il Centro storico devastato; gli altri 60.000 per l’acquisto di container per le Facoltà scientifiche, per contribuire a ridare rapidamente operatività a didattica e ricerca. E la seconda? La seconda si rifà a una delle preoccupazioni dei sindaci: disporre di mezzi di trasporto. Le 10 Panda 4x4 già consegnate, pronte per essere usate sgravando le Amministrazioni da ogni incombenza burocratica ine-

rente l’acquisizione, rappresentano solo una prima tranche di questo impegno, che avrà un seguito prossimamente. In questo 2017 cambierà qualcosa? No, tutte le risorse restano orientate al post–terremoto. Quando in una famiglia succede un rovescio grave, tutto ciò che è secondario, anche se importante, va necessariamente accantonato per rispondere ai bisogni primari. È quanto successo alla nostra comunità e non possiamo agire diversamente. Nessun rimpianto? Certo, piange il cuore al pensiero che qualcuna delle opere d’arte che avevamo contribuito a riportare a pieno splendore grazie a finanziamenti legati all’Art Bonus siano andate perdute, e che non saremo in grado, per un po’ di tempo, di riprendere questa linea di intervento. Andrà in porto, comunque, nei prossimi mesi una pubblicazione, in cantiere da tempo, che illustrerà un “capolavoro” di ciascuno dei nostri 57 Comuni. In

qualche caso si tratterà purtroppo di una celebrazione “alla memoria”, ma consideriamo anche questo un tributo alla volontà caparbia di rinascita della nostra terra. E per i giovani? Ci stavo arrivando. Anche in questo ambito non disponiamo di mezzi risolutivi, ma cerchiamo di porre dei segni concreti. Per i giovani stiamo collaborando in vista della realizzazione di un punto di incontro per i giovani a Muccia. Perché la nostra montagna non morirà se riusciamo a far sì che i giovani possono restarci a vivere. Ma la nostra montagna è terra di anziani... È un mio chiodo fisso. Ricordo che sono stati distrutti ben 470 posti letto in strutture per accoglienza e assistenza degli anziani. A tutti quelli che sono stati costretti ad abbandonare la casa – e con la casa il loro universo di affetti e relazioni – dev’essere data la speranza di poter rientrare. È una responsabilità morale per tutti gli amministratori, e noi saremo al loro fianco.

La popolazione, che da otto mesi attende un po’ di normalità, chiede conto delle promesse fatte dalle autorità. Risponde Cesare Spuri, delegato regionale per la ricostruzione

Terremoto «Si vedono i primi passi in avanti»

La messa in sicurezza del Ss Crocefisso di Treia

Blakely, ci ha fatto capire un modello che ha permesso di ricostruire in tempi record la città distrutta dall’uragano Katrina, mettendo al centro la comunità, le persone. La testimonianza di chi ha vissuto altre calamità ci arricchisce. La Regione Marche ha una squadra di Protezione civile tra le meglio organizzate d’Italia, come è stata utilizzata? 12 mila volontari della Protezione civile hanno lavorato senza sosta fin dalla notte del 24 agosto, allestendo mense, servizi, aiutando le persone nell’emergenza. Anche la Protezione civile delle Marche è stata operativa ad Arquata fin dalle prime ore coordinandosi con quelle di altre Regioni come Emilia Romagna, Campania, Sardegna e Toscana. Tutto ciò si è rafforzato sul nostro territorio dopo le scosse di ottobre. Cosa si può dire delle attese per la ricostruzione? Mi rendo conto che è difficile avere una percezione adeguata dell’entità di questa sciagura. Abbiamo 2mila casette in arrivo, da dislocare su 70 lottizzazioni, in 40 comuni. Ogni passaggio comporta dei tempi tecnici, a cominciare da quelli necessari per l’esproprio delle aree. Serve un po’ di pazienza. Abbiamo fatto l’ordinanza per i danni leggeri, i danni pesanti e le attività produttive. È prevista la costruzione di 13 nuovi plessi scolastici, la cui progettazione è in fase avanzata. Ci sta a cuore inviare un Cesare Spuri, direttore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione messaggio chiaro alle nuo-

DI

TIZIANA TIBERI

«S

tiamo lavorando con grande impegno per ristabilire innanzitutto una normalità. Tante piccole attività stanno riaprendo in questi giorni»: parla, a quasi 8 mesi dal primo sisma, l’ingegner Cesare Spuri, che guida l’Ufficio straordinario per la ricostruzione. La Regione Marche fa tanti tavoli di incontro, ma la gente continua a lamentarsi... I tavoli tecnici non sono una perdita di tempo. Abbiamo fatto incontri tra le persone, nei cinema e nei palazzetti, per spiegare quello che si sta facendo. Questi tavoli sono uno strumento di comunicazione e credo non ne abbiamo fatti abbastanza, perché è molto importante che le persone siano informate. Forse non ci rendiamo conto della complessità del fenomeno e valutare più punti di vista aiuta a trovare la soluzione migliore per prendere scelte responsabili. Ad esempio l’incontro con il commissario di New Orleans

ve generazioni: «Qui si sta, qui si resta!». La gente aspetta le case, qual è la situazione? C’è la questione sopralluoghi ancora aperta che dovremmo chiudere entro due mesi. Stiamo aprendo il bando per l’acquisto di appartamenti al posto delle casette: ci sono centinaia di proposte. Quest’anno sarà importante ridurre il numero delle persone lontane da casa. Alcune casette saranno consegnata subito dopo Pasqua e arrivaremo a 1.500 entro fine anno. I primi comuni interessati saranno: Arquata, Amandola, Castel Sant’Angelo sul Nera, Visso, Ussita, Muccia e Fiastra. Per i luoghi di lavoro come si sta procedendo? Ci sono oltre 400 pratiche per delocalizzare l’attività. C’è chi ha scelto di continuare nei moduli o chi, come ad esempio a Camerino, Pievetorina e Muccia, ha preferito creare piccoli centri commerciali. Ci sono in questi giorni tante inaugurazioni per la riapertura di piccole attività, che ripartono in container, casette o in altre strutture. Mi sembra un segnale positivo. La gente attende la riapertura di qualche chiesa (77 chiuse su 134 nella diocesi di Macerata, ndr)... Un edifico di culto in ogni comunità: questa è l’indicazione. Abbiamo stilato con il presidente della Protezione civile Curcio e il commissario Errani un elenco di 50 chiese con danni lievi, concordato con le Diocesi, da recuperare definitivamente e riaprire. Stiamo mettendo grande impegno; la critica c’è sempre, ma lavoriamo uniti a testa bassa, per ristabilire innanzitutto una normalità provvisoria. Molti di noi hanno vissuto anche il terremoto del ’97; tante modalità oggi sono diverse ma lo spirito e il cuore sono come venti anni fa.

Prima di tutto le persone attendono risposte concrete che ridiano fiducia comunità sono di potersi dare da fare per ricominciare, per ripartire. Ci si attende chiaa nostra Diocesi fin dal 24 agosto 2016 rezza da chi la deve dare; certezza di aiuti da ha cercato di dare risposte concrete ai chi è deputato a deciderli ed erogarli: molti tanti bisogni che le comunità cristiasono ancora oggi i dubbi che circondano la ne hanno man mano evidenziato. Di fatrealtà drammatica che ci ha colpiti. Sentiamo parlare intorno a noi di impleto però i bisogni sono lievitati con l’aggramentare il turismo, di programmare movarsi della situazione e da sola la diocesi postre, di aumentare le possibilità di accoco può fare oltre il minimo necessario alglienza ecc… ma come è possibile spendere la sopravvivenza. Cosa ci attendiamo? Non semplicemente dei del denaro, certamente per cose buone, ma fondi per una ricostruzione limitata alle pieche ora non rappresentano urgenze pritre: chiediamo attenzione alla nostra gente, marie, quando la nostra gente aspetta una rispetto per le persone, ascolto delle reali necasa, gli spazi per far ripartire le attività cessità nonché attenzione a quel bisogno pricommerciali? mario che ha l’uomo scritto dentro di sé, il La nostra gente, i nostri fedeli ci chiedono bisogno di Dio e alle isticontinuamente: tuzioni ecclesiali nella mi«Quando riaprite sura in cui se ne fanno questa chiesa e quelportavoce. l’altra?»… Non saper dare alcuna Oggi più che mai attenindicazione ci fa stare diamo dal Governo e dalmale e non aiuta né noi le istituzioni di accompané la gente afar lievitagnarci nel cominciare a re ciò di cui davvero c’è pensare, a progettare, a far bisogno… fiducia. Corinascere il nostro territosa ci aspettiamo? Che rio, a restituire i nostri become noi dobbiamo ni al godimento pieno imparare a fidarci dello della popolazione. Non aStato (che siamo noi) vremmo voluto vivere il così lo Stato, le Istituterremoto, ma questa è la zioni facciano altrettanrealtà e con essa dobbiato rispondendo a chi è mo necessariamente conGazebo a San Nicola di Tolentino veramente nel bisogno! frontarci. Le attese delle DI

GIANLUCA MERLINI

L

Abbadia di Fiastra e Tolentino rilanciano il turismo La nuova area camper e il chiostro del monastero tornato agibile si accompagnano alla riapertura del Castello della Rancia ieci gradi di temperatura alle 10:30 e il cielo grigio non sembravano un viatico incoraggiante e invece venerdì 7 aprile, in poche decine di minuti, col cielo tornato limpido e con un sole radioso, la splendida primavera dell’Abbadia di Fiastra ha esibito il meglio di sé, componendo una cornice perfetta per un evento che dà concretezza e vigore alla speranza della ripresa dalle difficoltà immani prodotte dal terremoto. Si inaugurava la nuova Area camper adiacente ai parcheggi dell’abbazia. Una installazione realizzata dalla

D

Fondazione Giustiniani Bandini col contributo della Regione Marche. Cinquanta ampie piazzole, con segnaposti in ceramica, separate da siepi già rigogliose e da alberelli pronti per slanciarsi in alto e offrire frescure ombrose ai mezzi in sosta. Per l’occasione si sono ritrovati i responsabili della Fondazione Giustiniani Bandini, col presidente Giuseppe Sposetti che ha fatto gli onori di casa rivendicando la lungimiranza della scelta compiuta nel lontano 1984 di creare la Riserva Naturale, in un’epoca in cui solo lo 0,5% del territorio nazionale rientrava in aree protette mentre ora tale quota supera l’11%. «Se l’abate che nel 1422 si confrontò con Braccio da Montone si ritrovasse qui oggi, non avrebbe difficoltà a riconoscersi in quanto ci circonda» ha rimarcato Sposetti, auspicando infine la creazione di un “consorzio” coi Comuni di Urbisaglia e Tolentino, dei quali il territorio

dell’Abbazia fa parte, allo scopo di sviluppare una promozione turistica più efficace. Ha quindi preso la parola il sindaco di Urbisaglia Paolo Giubileo che ha manifestato soddisfazione per un’iniziativa che, accompagnata dalla riapertura alle visite del complesso monastico e del giardino del Palazzo, si è augurato dia slancio alla rinascita anche economica del territorio. È stata quindi la volta del vice sindaco di Tolentino Emanuele Della Ceca che, dichiarandosi orgoglioso di quanto il nostro territorio esprime, ha ricordato il ruolo di polmone verde che da decenni l’Abbazia di Fiastra ha conquistato per tutta la realtà del Maceratese, «un luogo di rigenerazione» che ora ha «bisogno dell’intervento dello Stato» per riparare le ferite subite, ma in cui «tutti si sono rimboccati le maniche e guardano avanti». Inevitabile il riferimento alla recentissima riapertura anche del Castello

della Rancia, il cui legame con l’abbazia non è mai venuto meno, anch’esso indicatore della volontà di ripresa e di proiezione a largo raggio dell’offerta di un turismo di qualità, cui i nostri territori sono naturalmente vocati. In Abbadia di Fiastra: autorità all’inaugurazione dell’Area camper conclusione ha preso la parola il vescovo Nazzareno Marconi, che ha esordito per la riapertura del chiostro e per i lavori richiamando un principio caro a Baden svolti nella chiesa abbaziale, «cattedrale Powell, il fondatore degli scout, il quale sostitutiva», a causa della chiusura del nell’ultima lettera indirizzata ai suoi ragazzi duomo di San Giuliano sempre in li ha esortati a non accontentarsi di conseguenza del terremoto, nella quale è custodire il creato, ma li ha incitati: stata celebrata il Giovedì santo la Messa «Preoccupatevi di lasciare questo mondo un crismale, e anche, nella notte del Sabato po’ migliore di come lo avete trovato». santo, la Veglia pasquale. Monsignor Marconi ha quindi concluso Piero Chinellato ringraziando tutti quanti si sono adoperati


Martedì 18 aprile 2017

3

Giuseppe Brizi: «I valori della Robur anche in Serie A» La storia sportiva del maceratese nato calcisticamente all’oratorio e divenuto campione d’Italia nella stagione 1968–69 DI ANDREA MOZZONI

S

olo a sentirli nominare vengono i brividi: Altafini, Anastasi, Boninsegna, Riva, Rivera e Vinicio. Nomi di un calcio scomparso ma non dimenticato, sportivi che oggi la stampa altisonante chiamerebbe “fenomeni”. Eppure così uomini, dentro a un rettangolo d’erba o di polvere, dalle periferie del mondo agli stadi di Serie A. Dalla periferia è partito, per poi farvi ritorno, anche Giuseppe Brizi, detto “Pino”, maceratese doc, classe 1942. Il calcio di cui ha farto parte, assieme ai campionissimi citati, è quello a cavallo

tra gli anni Sessanta e Settanta. A formarlo, giovane difensore, la squadra salesiana della Robur 1905, prima del passaggio alla più blasonata Maceratese. Poi, con l’età adulta, la sua “stoffa” si colora del pregiato viola gigliato della Fiorentina. Aveva 20 anni Brizi all’esordio in Serie A, avvenuto nella stagione 1962–63. Con negli occhi gli anni passati all’oratorio di Macerata: «Dovunque abbia giocato ho tenuto stretti i valori che si tramandavano al “Don Bosco” – precisa –, anche da ragazzino, quando l’amicizia faceva da collante durante le partite di pallone, tra un torneo e l’altro del centro sportivo». Il salto nel calcio che conta è immediato: un anno e mezzo passato alla Maceratese è sufficiente per convincere gli osservatori della “Viola”. «Per me fu una gioia immensa – ammette Brizi –, da sempre tifoso della Fiorentina mi sarei ritrovato ad allenare con i miei idoli e, poco

tempo dopo, senza neppure immaginarlo, ad entrare nella storia della società». Passano pochi anni è la squadra, oggi proprietà di altri due marchigiani d’eccezione come i fratelli Andrea e Diego Della Valle, diventa a sorpresa campione d’Italia per la seconda volta. Il campionato 1968–69 segna l’apice della crescita della cosiddetta “Fiorentina ye– ye”, connotata dalla presenza in rosa di molti giovani, come Brizi, e valorizzata dal grande allenatore Bruno Pesaola, “il petisso”. Lo scudetto è vinto ai danni di Cagliari e Milan: capitano è Giancarlo De Sisti, mentre Brizi, titolare, colleziona 25 presenze. «Ora i calciatori vengono seguiti fin dalla scuola calcio. è più facile “arrivare” ma alcuni si perdono presto – afferma –; se penso a quegli anni mi viene quasi da ridere: il talento emergeva davvero e non c’era spazio per molte sciocchezze. Il primo pensiero non era il denaro ma il campo – continua –, e il

rispetto, insegnato dall’oratorio, era un valore fondamentale sia con i compagni che quando si incontravano gli avversari». Sembra commuoversi poi Brizi quando ripercorre i suoi esordi e torna in mente un ricordo particolare ancora una volta legato al campo dei salesiani: «Non posso non pensare a don Ubaldo Paciaroni, alla sua attenzione per la crescita dei giovani e al regalo che mi fece tanti anni fa: un buono per comprare le mie prime scarpe da calcio». Con quelle scarpette “Pino” ha iniziato una carriera che l’ha portato per 14 anni ai massimi livelli dello sport che amava. Un’impronta lasciata non solo tra le pagine degli almanacchi ma, dal 2012, anche nell’Hall of Fame all’interno del museo viola. Riconoscimento che la Fiorentina ha rinnovato ufficialmente lo scorso anno invitandolo alla festa per i suoi 90 anni e attraverso il tributo dei tifosi allo stadio Artemio Franchi.

La parola d’ordine è rilanciare questi luoghi d’incontro, adeguandoli alle esigenze dei tempi. Importante il rapporto con il territorio per dei veri e propri "ponti" tra Chiesa e strada

L’Opera Salesiana di Macerata, da sempre, “casa” per decine di giovani

La Casa Salesiana, realtà in cui «costruire il tempo» DI FRANCESCA CIPOLLONI

L

’oratorio è sempre stato legato all’idea di tempo libero e oggi, bello o brutto che sia, i fanciulli, i ragazzi e i giovani non hanno più tempo libero, almeno quelli italiani. Che fare? «O immagini di competere con le numerose offerte di attività, oppure studi come caratterizzare l’ambiente in cui un giovane può fare gradualmente una sintesi critica delle sue molteplici esperienze e in questo modo costruire il suo tempo liberato». Ragiona in questi termini don Flaviano D’Ercoli, direttore dell’Opera Salesiana di Macerata, che traccia il “quadro” della realtà locale da lui coordinata assieme ai vari collaboratori. Tra bilanci e prospettive qual è la vostra situazione attuale? La nostra Casa Salesiana sta compiendo il suo percorso di esplorazione: abbiamo segnali incoraggianti. Aumenta la frequenza giornaliera e settimanale dei ragazzi e dei giovani. Aumenta il coinvolgimento degli adulti, nella comprensione di cosa significhi educare e di cosa voglia dire creare e gestire un ambiente educativo. Aumenta la rilevanza sociale della Casa stessa in tutta la città di Macerata: durante il periodo acuto del terremoto molte persone si sono accorte di quanto “aperta” e “inclusiva” sia questa presenza. Cosa significa, oggi, essere una “guida” per i giovani? Educare i giovani (e non mi riferisco ai fanciulli e ai ragazzi) richie-

de di mantenere la tensione su due fuochi: la situazione del giovane e la méta a cui accompagnarlo. L’età giovanile non è più definita, i giovani hanno alle loro spalle storie e del tutto differenti. Delineare la situazione di partenza è un lavoro molto paziente da fare. Sulle méte c’è ancora più indeterminazione: quando termina la giovinezza? Come termina la giovinezza? Pertanto, guidare i giovani richiede di saper gestire il percorso attorno a questi due fuochi. E non si può farlo in due: occorre una comunità di riferimento in cui i giovani possano avventurarsi assieme nell’amicizia, della goliardia, nel lavoro, nella preghiera, nello studio. Quali sono le iniziative o gli eventi in programma per i prossimi mesi? Dopo Pasqua prende il via la seconda edizione della «Scuola di Animazione» aperta a tutti i giovani degli Istituti superiori. Sappiamo che un adolescente scopre meglio la propria intimità se si impegna a far venire fuori quella dei più piccoli: è un processo maieutico di doppio livello. Non verranno proposte, quindi, solo tecniche del far divertire, ma anche un impegno a costruire relazioni. A maggio terminerà il secondo percorso di teatro musicale (danza, canto e recitazione) con il musical «Cats». Poi, ci saranno gli eventi estivi: tre settimane di «Estate Ragazzi», due settimane di «Trisport», un torneo giovanile a squadre, e i Campi estivi per le due associazioni Compagnia del Savio e Scout.

Sono 17 le strutture presenti in diocesi Spazi educativi dove i giovani impiegano bene il loro tempo fuori dagli impegni ordinari Il sisma ha acuito i bisogni ma la risposta è stata generosa

DI ANDREA MOZZONI

«R

ilanciate gli oratori, adeguandoli alle esigenze dei tempi, come "ponti" tra la Chiesa e la strada, con particolare attenzione per chi è emarginato». Le parole pronunciate da san Giovanni Pao-

Il Grest a Tolentino, Recanati e Urbisaglia

P

rivolta ai ragazzi della scuola dell’obbligo durante tutti i pomeriggi infrasettimanali. Con la collaborazione di ragazzi più grandi, si garantirà infatti ai bimbi l’opportunità di trascorrere il pomeriggio con giochi, laboratori, escursioni. Anche Recanati, tramite le parrocchie Cristo Redentore e Santa Maria Assunta, sono previste attività per i

Il nuovo «volto» degli oratori

Un murale dell’oratorio di Tolentino raffigurante Don Bosco

appuntamenti estivi

ermettere ai giovani di trascorrere i mesi estivi ormai alle porte tra divertimento e momenti di aggregazione “intelligente”. Questo prenderà forma in diversi comuni dell’ambito diocesano. A Urbisaglia dal 3 al 29 luglio, su iniziativa dell’Avulss locale, si svolgerà per la prima volta il Grest, un’iniziativa di animazione

Brizi con la maglia dei 90 anni della Fiorentina

gruppi dalla terza elementare alla prima media: l’appuntamento è dal 28 giugno al 2 luglio a Chiarino. Si organizzano anche le Unità pastorali di Tolentino, che dal 19 luglio al 2 luglio proporranno esperienze di Grest e Cresc. Previsti anche due campi scuola e momenti formativi per educatori e catechisti. (F. Cip.)

lo II il 5 aprile del 2001 hanno una nuova interpretazione al tempo del terremoto. Le Marche, e in particolare la provincia di Macerata, si trovano oggi a dover affrontare una ricostruzione che ha riguardato gran parte delle strutture ecclesiali. Dalla costa all’entroterra, sono ben 17 le realtà diocesane che fanno parte del Forum oratori Marche. L’équipe che le coordina è composta dall’assistente diocesano don Igino Tartabini, da Simone Longhi e da Daniele Alimenti. «Le parole di san Giovanni Paolo II sono ancora attuali – afferma don Igino –; i nostri emarginati sono coloro che hanno perso la loro casa o hanno comunque dovuto abbandonarla. La risposta di quello che è divenuto un “oratorio di frontiera” è offrire, perciò, vicinanza e aiuto. In questo senso, restano molteplici, come alla casa salesiana di Macerata, le esperienze positive – spiega don Igino –, altre hanno dovuto però sospendere le attività o ripensarle». A Tolentino, in-

fatti, i disagi non sono ancora superati, ma la solidarietà è un collante che ha radici antiche. «Il legame della popolazione risale alla fondazione dell’oratorio Don Bosco da parte dei salesiani – conferma don Andrea Leonesi, parroco in San Francesco –, tuttavia, circa cinque anni fa il rilancio delle attività ha dato vita a una nuova partecipazione che oltrepassa i “confini” parrocchiali, grazie anche alla ristrutturazione del campo da calcio». Un piccolo ma significativo esempio di integrazione e aggregazione tra giovani italiani e stranieri, arricchita dall’affiliazione con l’associazione Noi, insieme degli oratori del Nord Est, nata a seguito della lettura di un annuncio pubblicato su Avvenire: «Il terremoto ha cambiato la situazione – ammette don Andrea –, e, data l’inagibilità delle chiese nel Centro storico di Tolentino, l’oratorio è divenuto il centro pastorale di quasi tutta la città,

con la celebrazione delle Messe e del catechismo. L’associazione Noi ha fornito un grande aiuto economico e, dopo l’estate e le attività del Grest, puntiamo a tornare alla normalità con l’installazione di una tensostruttura». Anche a Treia troviamo esempi simili dovuti ai lavori di messa in sicurezza post sisma, con l’oratorio di Passo di Treia trasformato, temporaneamente, nella sede distaccata della scuola Media del capoluogo, così come alcuni mesi fa la struttura di Chiesanuova aveva ospitato classi della Primaria per poi tornare alle proprie attività con il consueto dinamismo. Ulteriori esperienze positive si ritrovano poi a Montelupone, Montefano, Montecassiano e Appignano. In molti casi, comprensibilmente, è stata la paura a bussare alle porte degli oratori: «La nostra è una struttura sicura e affrontiamo l’apprensione dei genitori e le domande dei ragazzi con sincerità e spontaneità – afferma Anna Maria Tittarelli, responsabile del centro adiacente l’ex seminario vescovile di Cingoli –, le nostre attività ludiche e di aiuto allo studio continuano con regolarità, oltre agli incontri mensili dei corsi di formazione per i giovani animatori: la richiesta principale è di stare insieme ed essere coinvolti, affrontando anche temi delicati come quelli legati al sisma». A Porto Recanati, infine, il terremoto ha coinvolto solo indirettamente la comunità costiera. Don Juan Carlos Munoz Caceres, vicario della parrocchia del Preziosissimo Sangue, segue la pastorale giovanile in un luogo di incontro tra italiani e coetanei di diverse nazionalità: «I ragazzi dei paesi terremotati accolti nei camping frequentano abitualmente l’oratorio e offriamo loro il nostro sostegno – afferma –; le nostre attività si svolgono nei pomeriggi della settimana con laboratori di inglese, di spagnolo e di chitarra, oltre ai corsi di formazione teologica, il catechismo e gli incontri degli scout».

Ricordo di don Giuseppe Ortenzi, pastore fino alla fine DI LUIGI TALIANI

D

Don Giuseppe Ortenzi

Filo rosso della sua esistenza, portare a tutti la buona notizia del Vangelo Aperto al nuovo, è stato a servizio di Montecassiano fino agli ultimi giorni

i primo mattino domenica 26 marzo il cellulare con uno squillo mi comunica un messaggio con la notizia del decesso avvenuto poche ore prima, di don Giuseppe Ortenzi. Mi ha colto subito un senso di sorpresa perché dalla memoria riaffiorafa con insistenza la figura di sacerdote che ha partecipato costantemente e con interesse ed entusiasmo alla vita ecclesiale nonostante i suoi novanta anni, compiuti nel settembre scorso. Nato a Montecassiano, eccetto che per un periodo di un paio d’anni di servizio al di fuori del suo paese, ha accompagnato la comunità fino al termine dei suoi giorni. Nei lunghi decenni in cui è stato parroco a Montecassiano non è mai rimasto

statico e “ripetitivo” ma sempre contemporaneo alla vita delle persone. Esprimeva la sua “inquietudine” nel portare il Vangelo alle persone della nostra epoca con un aggiornamento “permanente” sia sul campo pastorale che teologico. Qualche anno fa il vicario generale emerito dell’Arcidiocesi di Ancona, suo compagno di classe e amico, monsignor Nicola Larivera, deceduto anch’egli recentemente, mi confidava che spesso al termine della giornata, anche alle 11 di sera, riceveva una telefonata di don Giuseppe che gli raccontava con inesaurita passione ed entusiasmoi suoi progetti pastorali. Dopo le dimissioni da parroco nel 2006, don Giuseppe diceva che, nonostante gli 80 anni avrebbe voluto iscriversi a qualche corso di teologia presso l’istituto marchigiano di Ancona.

Fil rouge che ha attraversato tutta la sua esistenza è stata la passione dell’annuncio del Vangelo rivolto a tutti. Nell’ambito del piano pastorale di “Nuova Immagine di Parrocchia”, con il quale voleva raggiungere e incontrare ogni persona del suo territorio per valorizzare i talenti che ognuno possiede, ha fondato la Radio parrocchiale Santa Maria che porta in ogni famiglia la liturgia e le catechesi, e anche un foglio a stampa, dal titolo “Il germoglio”, recapitato in tutte le case. Fino all’ultimo è stato partecipe della vita della comunità. Basti pensare che appena una settimana prima della morte ha voluto assistere ai bordi della strada al passaggio della classica corsa ciclistica di San Giuseppe che ha visto la partecipazione di circa 200 corridori under 23. È stato un uomo che ha

assunto il volto di una comunità. Il vescovo Nazzareno Marconi nell’omelia del funerale ha rilevato come gli risulti difficile pensare a Montecassiano senza associare immediatamente il volto di don Giuseppe. Nel suo lungo servizio la comunità parrocchiale ha espresso tante vocazioni sacerdotali, fino alle ultime due di giovani francescani cappuccini che hanno ricevuto l’ordinazione presbiterale due settimane prima della sua morte; lui era felice come il vecchio Simeone del Vangelo che ha esaudito l’ultimo desiderio: «Ora lascia che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola»! Numerose sono state le testimonianze di associazioni ecclesiali e culturali presenti nel territorio che hanno voluto esprimere il loro ringraziamento a questa figura di parroco che ha saputo coniugare evangelizzazione e promozione umana.


Martedì 18 aprile 2017

4

Anffas, #questoracconto lungo cinquant’anni DI M. NATALIA MARQUESINI

al 1967 l’Anffas (Associazione Nazionale D Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) opera a Macerata. In questi cinquant’anni l’associazione si è radicata nel tessuto sociale cittadino. Attualmente sono 53 i ragazzi in età post scolare che frequentano il centro diurno, 15 gli ospiti delle due comunità alloggio, mentre l’ambulatorio offre ogni anno 18.000 sedute per un’utenza che raggiunge i 450 bambini. Abbiamo incontrato il presidente Marco Scarponi che ci ha raccontato il progetto con cui intendono festeggiare l’importante anniversario. In questi giorni nelle strade di Macerata sono comparsi dei manifesti che ritraggono i vostri ospiti accompagnati dall’hastag #questoracconto. Di cosa si tratta? Dopo aver raggiunto l’importate traguardo della realizzazione della nostra struttura volevamo trovare un modo per far capire alla

Diversi, estranei, bisognosi scuotono la coscienza civile ma anche quella

città ciò che Anffas rappresenta per moltissime famiglie, quanto è stato fatto in risposta ai bisogni attuali. Così abbiamo prodotto un video che ripercorre la giornata tipo di un ragazzo che frequenta il centro, in parallelo con le fasi della vita di una persona: al mattino si sveglia un bambino piccolissimo e la sera va a dormire una persona anziana. L’idea è nata tra amici, tra cui l’art director del progetto Fabio Fondi dell’azienda Graphò di Roma, che ha coinvolto anche altri professionisti che operano a livello nazionale, come Gianni Ugolini, un fotografo fiorentino dall’esperienza quarantennale e il videomaker Alessio Pucci. Sono per noi dei grandi amici, perché ci hanno regalato un lavoro di grande professionalità e bellezza chiedendoci in cambio solamente il rimborso delle spese per i materiali. Cosa rappresenta la vostra associazione per Macerata? Io parlo da presidente in quanto genitore di una bambina disabile. L’Anffas è un’associazione di famiglie e quando

cristiana. La risposta che diamo esprime ciò che davvero siamo

Nell’immagine a fianco, Cesare Bocci e i giovani del progetto #questoracconto, con cui Anffas Macerata festeggia i cinquant’anni di attività

Tre nuovi sacerdoti ordinati in diocesi

L’Eucaristia e i poveri: due presenze di Cristo Il religioso fin dall’inizio al fianco di Madre Teresa testimonia la grandezza semplice della santa di Calcutta, la quale riservava ai moribondi lo stesso rispetto e la stessa venerazione che tributava al Corpo di Cristo Il testo che segue è un sunto, non rivisto dall’autore, della conferenza tenuta alla Domus San Giuliano di Macerata, la sera del 22 marzo 2017. na sera di marzo 1966 Madre Teresa è venuta in seminario in India dove studiavo a parlarci della sua missione per i poveri e con i poveri. Ottenuto con qualche fatica il permesso del mio padre spirituale, il 30 novembre 1966 ho avuto il primo incontro con Madre Teresa. Da quel giorno non ho avuto più alcun dubbio. Mi ha attirato il modo in cui viveva il Vangelo: «Ho avuto fame e mi hai dato da mangiare, ho avuto sete... Ogni volta che avete fatto...»: in lei ho visto vivere concretamente questo messaggio. Era la mia prima volta a Calcutta e alla Casa dei moribondi: là ho visto il Vangelo vissuto da lei e dalle suore. Quel giorno le ho detto che mi sarebbe piaciuto assistere i poveri come assistente sociale. Lei mi ha risposto: «Noi non siamo assistenti sociali. Noi compiamo l’opera di Dio». Io allora non capivo la differenza, adesso sì. Lei riteneva che non bastasse servire i poveri, ma bisognasse vivere come i poveri. Anche papa Francesco insiste a volere una Chiesa “dei” poveri e “per” i poveri. Lavorando per oltre cinquant’anni con i poveri io ho scoperto la mia povertà; loro mi insegnano. Da quarant’anni sono in Italia e sto ancora imparando molte cose. A Roma abbiamo nella nostra casa di accoglienza 74 uomini senza fissa dimora, il 60% sono italiani, con più di cinquant’anni, tutti divorziati. Abbiamo anche l’Adorazione perpetua. La nostra spiritualità è amare e adorare Gesù nella forma del pane; amare e servire Gesù nella forma dei poveri.

U

Abbiamo quindi due trabernacoli, uno con il corpo di Cristo e l’altro è la presenza di Gesù nei poveri. Una volta mi trovavo a Calcutta nella casa dei moribondi quando è arrivata l’ambulanza; vedendo chi era, dissi a Madre Teresa: «Non dobbiamo prendere quest’uomo, perché sono già dieci volte che viene qui» e lei mi ha risposto: «Non vivere il domani nei libri di ieri». Dopo il Premio Nobel ricevuto il 10 dicembre dell’89, un giornalista le chiese quale fosse stato il giorno più importante della sua vita. Lei senza pensarci ha detto: «È oggi, perché ieri è già passato e domani deve ancora venire; oggi invece ho la possibilità di amare e di servire i poveri, i bisognosi, gli ultimi, i dimenticati, i malati, gli anziani, cioè tutti quelli che incontriamo». Questi sono insegnamenti semplici ma importanti. Molte persone perdono l’oggi e vivono “ieri” o “domani”, ma per lei ogni giorno era il primo giorno. In ogni sagrestia aveva fatto scrivere: «Sacerdoti di Dio celebrate questa Messa come la vostra prima Messa»; così anche ogni azione va compiuta come fosse la prima, l’unica e l’ultima. Ogni aiuto che si dà a un povero dev’essere così, perché la povertà non riduce la dignità, che non dipende dallo stato di vita. Paolo VI ha affidato a Madre Teresa una preghiera che per noi è piena di significato: «Signore, rendici degni di servire i nostri fratelli». Perché noi non siamo degni né di ricevere la Comunione, né di servire i nostri fratelli. Loro sono come me, hanno la mia stessa dignità. Io devo vedere me stesso nei poveri. Voi siete evangelizzatori e dovete avere con voi la gioia della convinzione che Dio è tutto, sa tutto e che voi vivete con Dio.

Il vescovo Marconi e, a fianco, padre Sebastian Vazhakala

Dobbiamo comunicare questo messaggio di gioia a tutti. Madre Teresa ne era convinta, perché quando il Signore l’ha chiamata a uscire dal convento di Loreto (a Entally, in India, ndr); lei non voleva, ma Gesù le disse: «Io voglio suore missionarie della carità. Ci sono tanti conventi per curare i ricchi ma per i miei poveri non c’è nessuno». E in questo santa Teresa di Calcutta ha aperto gli occhi di tantissime persone. Credenti e non credenti, atei, piccoli e grandi, presidenti e moribondi. Lei era convinta di essere una lampada, ma Gesù era la sua “corrente”. Dobbiamo ringraziare Dio per i doni ricevuti, ma non basta, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare per essere lampada accesa con la corrente che è Gesù e sempre con il sorriso. Perché sorridere significa che c’è Dio in noi; la gioia è un dono di Dio che viene dalla fede. Un’altra domanda che il giornalista fece a Madre Teresa fu: «Lei ha fondato un ordine che è cresciuto ed è diffuso in tutto il mondo. Qual è il problema più difficile che si trova dinanzi?» «È normale – dice Madre Teresa – che la crescita porti con se grandi problemi, ma il più grande ostacolo da superare è me stessa». Lei diceva: «Devo continuare a lottare per diventare più buona, più umile, più generosa. Devo lavorare e faticare per

diventare ciò che Dio vuole da me». È una lotta che tutti combattiamo. Una volta un cardinale venuto da noi celebrare la Santa Messa ha chiesto a Madre Teresa che allora aveva 85 anni da dove le venissero forza ed energie; sorridendo santa Teresa rispose: «Eminenza, lei mi ha dato le forze per fare le cose per Gesù durante la Santa Messa quando mi ha dato la Comunione». La Comunione sotto le specie del pane e nelle sembianze dei poveri: queste due presenze sono inseparabili. È importante avere per i poveri lo stesso rispetto e la stessa venerazione che manifestiamo per l’Eucaristia. Di premi e riconoscimenti ne ha ricevuti tanti, anche dalla città di Calcutta, ma il più grande ottenuto dall’India è stato il suo funerale; concedere a una suora cattolica i funerali di Stato è stato un riconoscimento per tutto ciò che lei hai fatto per i poveri del mondo. Se anche la sua missione è iniziata a Calcutta, lei ha poi cominciato a vedere Calcutta in tutte le parti del mondo. Adesso per esempio negli Stati Uniti abbiamo più di 50 comunità di suore che occupano, assieme ai poveri, tanti conventi che si erano svuotati. Sebastian Vazhakala Superiore generale dei Missionari della Carità – contemplativi

L’ospitalità è un comportamento oramai in via di estinzione? DI

GIANCARLO CARTECHINI

«V

La scritta apparsa su un’impalcatura a San Benedetto del Tronto

Una scritta apparsa a San Benedetto del Tronto, forse riferita ai terremotati sfollati, solleva interrogativi sul valore riconosciuto all’accoglienza oggi

ia le pecore dal mare»: la scritta è apparsa nei giorni scorsi tra le impalcature di un cantiere a San Benedetto del Tronto, nei pressi dell’albergo che ospita alcuni sfollati dell’entroterra. Ripresa dagli organi di informazione e rimbalzata sui social, la notizia ha scatenato una rissa tra coloro che sostenevano che lo slogan fosse solo un vecchio sfottò rivolto ai tifosi dell’Ascoli, e chi invece ha parlato di un invito al respingimento lanciato contro i terremotati ospiti degli alberghi della costa. Parole livide, battibecchi furiosi. Un crescendo di smentite e accuse reciproche tra innocentisti e complottisti che ha evidenziato la complessità di quello che gli esperti chia-

all’interno di una famiglia nasce una persona con disabilità il primo sentimento è di paura, perché non si sa cosa succederà. Avere un punto di riferimento, un luogo dove confrontarsi e magari qualche consiglio diventa un aiuto fondamentale. Per quanto riguarda la città, io credo che la nostra presenza e i nostri servizi contribuiscano a rendere la nostra comunità un luogo migliore in cui vivere. Come si può aiutare Anffas? La nostra è un’associazione senza scopo di lucro, quindi le donazioni sono per noi di vitale importanza. Oltre alla possibilità di un’elargizione liberale, è possibile contribuire in fase di dichiarazione dei ridditi donando il 5x1000 (93042580436 è il codice fiscale dell’associazione). Poi siamo sempre ben lieti di chi ci dice: «Io ci sono»; ogni persona che si avvicina a noi può trovare il modo di aiutarci in mille forme diverse; parlo di un volontariato mirato in cui ognuno è in grado di offrire ai ragazzi e all’associazione un aiuto che fa bene a tutti.

mano “l’ecosistema dell’informazione”: un mondo fatto di verità, mezze verità, falsità a pieno titolo, pubblicità mascherate da notizie e opinioni presentate come fatti. Un labirinto nel quale è facilissimo restare impantanati. Eppure qualcosa di certo, in questa vicenda, è possibile dirlo. Siamo a pochi giorni dalla scadenza della convenzione firmata tra la Regione e gli albergatori. Alcuni terremotati non sanno ancora se potranno restare, in attesa delle «soluzioni abitative di emergenza» che tardano a venire, o se dovranno lasciare il posto ai turisti attesi per la stagione estiva. Gente di montagna, non abituata a convivere con il rumore del mare, ospite a disagio. Ecco, provate a leggere quella scritta con gli occhi di uno sfollato, e vi sentirete colpiti

da un marchio di infamia. Molti, per negare che lo slogan fosse riferito ai terremotati, hanno sottolineato le numerose iniziative di accoglienza messe in atto nei loro confronti: a San Benedetto, a Porto Recanati, in molte altre località della Regione. Eppure, secondo Umberto Curi, l’ospitalità è un comportamento in via di estinzione. Non è più una relazione vincolante, ma un privilegio che può essere discrezionalmente concesso o negato. Certo, la riflessione del filosofo è rivolta a orizzonti e fenomeni migratori molto più complessi rispetto a quelli del martoriato Appennino e delle sue greggi erranti. Ma rivela un punto dolente del nostro convivere, che può approfittare perfino di una scritta sconclusionata per venire alla luce.

DI FRANCESCA CIPOLLONI

S

i avvicina per loro il giorno più atteso, quello in cui pronunceranno il «sì» più importante della propria vita e non potrebbe esserci data più benedetta. Saranno infatti ordinati sacerdoti il 13 maggio, alle ore 18 presso l’Abbadia di Fiastra, Francesco Zambelli e Pietro Micheletti, entrambi provenienti dal Seminario missionario diocesano «Redemptoris Mater», e di Giacomo Pompei. Su tutti e tre, la cui vocazione è nata all’interno della famiglia, nel giorno in cui si celebra il centenario delle apparizioni della Madonna ai pastorelli di Fatima, imporrà le mani secondo il rito consacratorio il vescovo Nazzareno Marconi. «Fin da piccolo – racconta Zambelli – il Signore ha messo un piccolo seme nel mio cuore, alimentato poi dall’ascolto della parola di Dio, condiviso nell’esperienza del Cammino Neocatecumenale». Per lui, il momento decisivo che lo ha portato alla scelta di consacrarsi è arrivato durante la Giornata mondiale della Gioventù a Colonia, nel 2005. Il tempo che precede l’ordinazione «è un tempo molto forte, tra gli studi intrapresi a Roma e l’esigenza di pregare di fronte al Santissimo per per cercare di comprendere questo mistero che sta per avvenire». La stessa emozione alberga nel cuore di Pietro, la cui priorità in queste settimane di attesa è quella di «mantenere un dialogo vivo e perseverante con Dio, e riconoscere in questa vocazione un regalo immeritato». Anche nel suo caso, la chiamata alla vita religiosa è maturata in ambito neocatecumenale, specialmente durante l’università. Studente al Dams e, contemporaneamente, al conservatorio, fu un infortunio al braccio che per più di un anno gli ha impedito di suonare l’amato violoncello a fargli intuire la volontà di Dio. «In quel tempo di vuoto la mia vita sembrava insignificante – spiega – e solo la Parola di Dio ascoltata e contemplata viva ed efficace nella vita dei fratelli della mia comunità, mi ha strappato dalla profonda tristezza e sfiducia in cui vivevo». Così, anche per Micheletti, il Francesco pellegrinaggio di Zambelli, Colonia rappresentò la “svolta” per scegliere di Pietro «abbandonare i progetti Micheletti personali e seguire il Signore risorto». e Giacomo Proviene invece dalla Pompei parrocchia San Vincenzo Maria Strambi di saranno Piediripa Giacomo consacrati Pompei, attualmente impegnato nella studio il 13 maggio alla Pontificia Università Lateranense, al primo anno di licenza in Diritto canonico, dove svolge il proprio servizio pastorale con gli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. In diocesi, per ora, il giovane diacono collabora con la parrocchia san Giuseppe di Sforzacosta. «Questi luoghi dicono il mio presente – dichiara Giacomo –, ma esprimono anche l’attesa di un dono determinante per la mia vita. Un periodo questo, fatto di tante emozioni e tremori, di stupore perché quanto riceverò non si può descrivere a parole ma scrivere con la vita». A vent’anni il cuore del futuro sacerdote «era gonfio di progetti belli ma solo miei» e «mancava la completezza che è arrivata nell’inquietudine, quando il sussurro si è fatto grido: datti a me, non fare bella solo la tua vita, fai bella quella degli altri». Da qui, la decisione di entrare nel Pontificio seminario regionale marchigiano di Ancona, dove è iniziato il periodo di discernimento e di formazione. «Ora, davanti a questa nuova nascita – conclude –, voglio chiedere la grazia grande di poter essere un prete innamorato e appassionato di tutto ciò per cui il Signore Gesù non ha rifiutato di dare la vita, vincendo la morte».


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Emmaus avvenire aprile 17 by EmmausOnline - Issuu