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Emmaus:avvenire 01 gennaio

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dopo sisma Una mano alla comunità

www.emmausonline.it

a Chiesa locale ha avuto la Cattedrale e tantissime altre chieL se ferite dal recente terremoto, ed

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

è impegnata nell’aiuto a chi è stato colpito. Chi desidera contribuire sostenendo la diocesi può effettuare un bonifico a: Diocesi di Macerata-TolentinoRecanati-Cingoli-Treia Causale: Offerta pro terremoto Iban: IT61 Q 06055 13401 000000011753

A cura della redazione EMMAUS Via Cincinelli, 4 62100 Macerata tel. 0733.234670 e-mail: redazione@emmausonline.it facebook: emmausmacerata twitter: emmausmacerata

MACERATA

Martedì, 21 febbraio 2017

La Quaresima ci spinge a cambiare incontrando Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo

«Il tempo giusto per rinnovarsi» DI

NAZZARENO MARCONI *

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Le ceneri, il simbolo che apre la Quaresima, tempo di conversione

il sussidio. Racconti dalle Ceneri per ognuno dei quaranta giorni Anche quest’anno i 40 giorni della Quaresima saranno accompagnati dalle riflessioni quotidiane del nostro vescovo, raccolte in un fascicolo che ciascuno potrà reperire in parrocchia. Qui proponiamo il commento alla copertina. uest’opera fu dipinta nel maggio 1890, anno della morte dell’artista, copiandone il soggetto da una litografia di Delacroix. L’autore era appena uscito da una pesante crisi depressiva e i pensieri religiosi, espressi anche in questa tela, lo aiutavano nella lenta risalita verso la luce. Una crisi ancora più grave lo porterà poco dopo alla morte. Van Gogh conosce quindi e in qualche modo ritrae sia il fascino del bene vissuto dal samaritano, sia la situazione dell’uomo caduto preda dei briganti. Il pittore dipinge con i colori squillanti della resurrezione la vittoria sulla morte prodotta dall’amore. Lungo un sentiero assolato in mezzo ai campi, un uomo sta cercando di caricare un altro uomo sul suo cavallo. Questo attende pazientemente; ha le orecchie dritte pronto a percepire e assecondare ogni movimento. L’uomo in primo piano è teso nello sforzo. Si è anche rimboccato le maniche; deve aver già soccorso il malcapitato, perché questi porta sulla testa una vistosa benda. L’uomo non ha la forza di salire da solo sul cavallo e cerca di aiutarsi aggrappandosi a chi lo sostiene in un abbraccio scomposto. Sul bordo del sentiero sta il bagaglio aperto e svuotato dai briganti; mentre il levita e più lontano il sacerdote scompaiono alla vista. Colpisce che la Carità sia descritta come un’azione corale che unisce tutti in un solo abbraccio: il samaritano, l’uomo spogliato dai briganti e anche il ronzino che, come può, cerca di collaborare. I colori della Carità di cui è rivestito il Samaritano sono: il rosso del cuore, l’oro della vera ricchezza, e l’azzurro striato del cielo. La carità è azione, è movimento, è impegno fragile e instabile dove si fa ciò che si può. Caricare il poveraccio su una sella così in alto sembra impossibile, ma chi guarda il quadro è spinto alla fiducia, un tono di speranza illumina tutta la scena. Il prossimo, quest’uomo che scendeva da Gerusalemme, viene soccorso dal Samaritano che non chiede ad altri e si fa carico, si fa prossimo, fondendosi in un abbraccio che è portatore di una carica emotiva che coinvolge, perché non c’è altro da fare: «Va’ e anche tu fa lo stesso». Diversamente l’uomo non si salva, né tu né lui.

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apa Francesco nel messaggio per la Quaresima ci ha ricordato che si tratta di un tempo favorevole «per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo», compiendo un «vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi». Questo doppio incontro con Cristo: nella Parola e nei sacramenti da una parte e nel prossimo dall’altra, è davvero il grande tema della Quaresima ed i vangeli domenicali di questo anno liturgico lo mettono in particolare evidenza. Il cammino si apre con il Vangelo delle tentazioni, in cui Gesù sconfigge il male con la forza della Parola. Anche noi prendendo coscienza del peccato dobbiamo imitarlo in questa lotta. La seconda domenica incontriamo la luce della Trasfigurazione. Cristo è il modello umano da seguire, ma quel Gesù glorioso è anche il crocefisso, e noi dobbiamo saperlo riconoscere non solo nell’umanità gloriosa, ma anche in quella sfigurata e crocifissa come Lui. La terza domenica la Samaritana ci parla del nostro cuore, che non trova pace per la sua sete d’amore, come lei non trovava mai un vero marito o un sorgente che la dissetasse, finché non si è lasciata evangelizzare dall’incontro con uno straniero assetato, e tale per lei era Gesù. La quarta domenica ci ricorda che senza la grazia dei sacramenti siamo ciechi ed incapaci di uscire dalle tenebre, finché lo Spirito

Ci attende un periodo di ricostruzione delle case, delle chiese e delle scuole, ma anche delle famiglie, della vita di fede e dell’impegno educativo. Il terremoto ci ha insegnato che «Amare è ricostruire!» non apre i nostri occhi perché vediamo Gesù Cristo, colui che ci rivela il Padre nostro. Solo gli occhi sanati dalla grazia sanno riconoscere Gesù, presente in ogni uomo che ci passa accanto, riconoscendovi un figlio del Padre celeste. Infine il vangelo della quinta domenica ci invita a rinvigorire e confessare la nostra fede in Gesù: egli è «la risurrezione e la vita». Nella sua compassione e nel pianto per l’amico Lazzaro scopriamo un modello dell’amore che ci deve legare a ogni uomo vittima del male, nella certezza che Gesù ci fa uscire dalle tombe della nostra incredulità verso la vita eterna. Il denso cammino di fede, speranza e amore che è la Quaresima, ci invita a riscoprire così ogni anno il dono del Battesimo, ripercorrendo l’itinerario dei catecumeni della Chiesa. Queste celebrazioni domenicali ci riconsegnano infatti i segni battesimali: della rinuncia a Satana, della luce della fede, dell’acqua della vita, della preghiera del Padre nostro e

della confessione del Credo. Vivere di domenica in domenica la Quaresima è così davvero un bellissimo cammino verso la Pasqua a cui tutti siamo invitati. Queste sono poi per noi una Quaresima ed una Pasqua segnate dal terremoto e dai disagi che comporta per tutti. Sforziamoci, con l’aiuto di Dio, di non subire solo questa sofferenza, ma di offrirla nella fede perché diventi una occasione di maturazione umana e cristiana. Quando tutto vacilla si scoprono le cose veramente preziose: quelle che non crollano e su cui appoggiare la vita come su un fondamento solido. Si scopre il valore dell’unità familiare, dell’innocenza dei bambini e della sapienza degli anziani. Si scopre il valore della preghiera e l’importanza della presenza di Dio in mezzo a noi, anche con il segno delle tante chiese che punteggiano le nostre piazze. Solo ora che sono chiuse e pericolanti molti scoprono che quelle “case di Dio in mezzo alle case degli uomini” che sono le nostre parrocchie, sono luoghi da cui si irradia la fede, la speranza e la carità, di cui non possiamo fare a meno. Tante nostre chiese, tra cui la Cattedrale e le quattro Concattedrali sono fortemente lesionate e molte del tutto chiuse. Ci attende un tempo di ricostruzione delle case, delle chiese e delle scuole, ma anche delle famiglie, della vita di fede e dell’impegno educativo. Davanti a questa sfida la nostra Chiesa diocesana trema, ma non crolla, perché il terremoto ci sta insegnando che: «Amare è ricostruire!». * vescovo

Quelle pagine per riscoprire il tracciato marchigiano dell’antica Via Lauretana Da qualche anno a bordo strada si scorgono sempre più spesso pellegrini che, zaino voluminoso in spalla, percorrono l’antica Via Lauretana, l’itinerario che da Roma conduce alla Santa Casa di Loreto e che vede ora generalmente Assisi quale punto di partenza. A questo tracciato ricchissimo di storia è dedicato il volume “L’antica Via Lauretana. «Itinerario sì corporale, come spirituale» da Roma a Loreto” che ha per autore il giovane architetto maceratese Giacomo Alimenti. Viene analizzato il percorso marchigiano della Via, a partire dalla cartografia storica, dai diari dei pellegrini e dalle antiche guide per viaggiatori. In copertina è specificato che si tratta della “parte terza”, anche se è la prima a giungere in libreria: seguiranno i volumi dedicati al tratto laziale e a quello umbro. Il volume costa 30 euro, ma è possibile acquistarlo scontato sul sito delle Edizioni Università di Macerata. Esiste anche la versione ebook, in formato epub, al prezzo di 8 euro. (P.Ch)

Digiuno, spazio per incontrare il Signore Gesù DI

EGIDIO TITTARELLI

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a Quaresima è il tempo della “lotta spirituale” per vivere il mistero pasquale, per vincere con Gesù il nostro “io” e lasciarci trasfigurare dal suo Amore. Non a caso nella prima domenica ascolteremo il racconto della tentazione di Gesù nel deserto e la prima tentazione è proprio quella del pane: «Trasforma queste pietre in pane», dice il tentatore e Gesù risponde che «non di solo pane vive l’uomo». Spesso siamo prigionieri di passioni, di istinti, di “voglie”… La proposta del digiuno che la Chiesa ci fa è una preziosa occasione per ritrovare il senso della vita, per gustare l’incontro con il Signore, per vivere in uno stile fraterno. Veniamo da una tradizione dove siamo stati educati a osservare delle regole, a volte senza capirne pienamente il senso; siamo passati a una vita senza regole in nome di una presunta libertà. Forse questo è un tempo in cui non buttar via il bene della Tradizione cristiana vivendolo con un senso nuovo, pieno e bello. In concreto, non si tratta semplicemente di non mangiare qualche cibo (esempio la carne il venerdì), oppure digiunare qualche giorno alla settimana, ma di riscoprire il senso vero del digiuno nel tempo che viviamo. Penso alla sapienza dei Padri del deserto che non riducono il digiuno a una semplice pratica ascetica legata al cibo, ma parlano di un digiuno impregnato di carità: «È meglio mangiare carne e bere vino piuttosto che divorare con la maldicenza i propri fratelli» (Abba Iperechio). E ancora: «Un fratello si recò a visitare il celebre abbà Macario. Dopo la preghiera, disse al vecchio: “Padre, da trent’anni non mangio carne, eppure ne sono ancora tentato”. Il vecchio gli disse: “Non mi parlare di questo, ma, te ne prego, dimmi: quanti giorni hai trascorso senza dir male del tuo fratello, senza giudicare il tuo prossimo?”». Nella tradizione biblica ed ecclesiale il digiuno è una via privilegiata per un rapporto autentico con Dio e con gli altri. Il digiuno ha senso se legato alla preghiera e alla carità: si digiuna per la preghiera; il frutto del digiuno è sempre la carità, la condivisione (o restituzione) ai poveri. Il digiuno vuole aiutarci a discernere qual è la nostra fame, di che cosa viviamo, di che cosa ci nutriamo. Viviamo in maniera creativa e concreta il digiuno quaresimale: digiuniamo dalla dispersione della vita per vivere l’incontro con il Signore nella preghiera; digiuniamo dall’essere ripiegati sui telefonini per alzare lo sguardo verso chi ci sta accanto e ricominciare a comunicare con la parola più che con gli Sms o in chat; digiuniamo dallo spreco per custodire il creato e per condividere i beni con chi ne è privo; digiuniamo dalle troppe parole (soprattutto dai giudizi) per vivere gesti concreti di carità; digiuniamo dall’essere ripiegati sul nostro “io” per prenderci cura di chi il Signore ci fa incontrare; digiuniamo dai vizi per riscoprire la bellezza delle virtù.

Francesco Garbuglia è il nuovo presidente dell’Ac diocesana DI LUCIA

È

Il nuovo Consiglio diocesano di Ac

Domenica 12 febbraio l’assemblea triennale Il nuovo Consiglio diocesano ha proposto una terna di nomi al vescovo, che ha scelto

DIONISI

Francesco Garbuglia di Recanati il nuovo presidente diocesano dell’Azione cattolica per il triennio 2017–2020. Lo ha nominato sabato scorso il vescovo Marconi. La designazione del successore di Roberto Serrani dà compimento all’itinerario di rinnovo delle cariche che ha vissuto il suo momento culminante domenica 12 febbraio alla Domus San Giuliano, con la XVI assemblea diocesana elettiva. In apertura dell’appuntamento Luca Marcelli di Ascoli Piceno ha ricordato che il 12 febbraio ricorre l’anniversario della morte di Vittorio Bachelet, testimone di straordinaria attualità. Ha quindi sottolineato l’importanza

di una presenza che non si prefigge di occupare spazi, ma di generare processi, come il contadino che semina in un autunno nebbioso e buio, fiducioso di ottenere frutti nella buona stagione. Il nostro tempo ci chiede di semplificare senza scadere nel semplicismo. Vanno evitati il perfezionismo e l’improvvisazione. Organizzare è aiutarsi a non scadere in tecnicismi sterili. È necessario innescare processi di “cattolicità” attiva, stare insieme per comunicare e condividere il Vangelo della vita. Don Mazzolari avrebbe detto: «Imparare a donarsi alla buona alla Chiesa e al Paese». Vanno cercate occasioni e luoghi di intergenerazionalità dove potersi raccontare esperienze di vita arricchenti. Sono seguite le relazioni di fine man-

dato del Settore Giovani e dell’Acr e nel pomeriggio quella del Settore Adulti, tutte caratterizzate da gratitudine per l’esperienza vissuta e dallo stupore per quanto realizzato insieme a compagni di viaggio imprevedibili e affascinanti. I più giovani hanno proposto un video che è stato in grado di esprimere gioia anche dentro le ferite del terremoto. Dopo la Santa Messa, nel clima festoso e familiare del pranzo, è partita spontanea una ola di auguri per il compleanno del vescovo Nazzareno Marconi, ed è apparsa una torta con l’immancabile candelina. Poi tutti in assemblea per ascoltare la relazione del vescovo. Come la Chiesa italiana, anche quella locale deve ritrovare la capacità di sognare e il co-

raggio di rinnovarsi perché questa storia, pur complessa e articolata, è luogo abitato da Dio. Viviamo un cambiamento epocale, in cui dobbiamo mantenere ferme l’attenzione alla persona, la tensione per la libertà e la scelta privilegiata degli ultimi. Dobbiamo interrogarci perché siamo la nostra generazione sembra non essere capace di trasmettere la fede alle generazioni future. Poi monsignor Marconi ha citato una frase di Romano Guardini: «Non bisogna confondere le polarità con le opposizioni». Identità e capacità di dialogo devono trovare sani equilibri. Non dobbiamo trasformare le opposizioni in antitesi, ma accompagnare, ascoltare e pensare. Questo è un lavoro da fare insieme in tutte le età; è una intera comunità che si con-

fronta e interroga nel suo itinerario dal Battesino al Regno dei cieli. È seguita l’elezione del nuovo Consiglio diocesano, la cui composizione è risultata: per il Settore Adulti sono stati eletti: Simone Baroncia, Federico Canullo, Marco Cetraro, Antonella Monteverde, Anna Pistilli, Marina Rinaldi; per il Settore Giovani: Emanuele Biagioli, Ludovica Carcia, Irene Cimarelli, Francesco Garbuglia, Maria Cristina Maccari, Roberta Tacconi; per l’Azione Cattolica Ragazzi: Daniele Angelelli, Caterina Garbuglia, Lucia Spreca, Matteo Palermo, Maria Chiara Tarulli, Elisa Tarducci. Subito riunito, il Consiglio ha provveduto a votare la terna di nomi tra cui il vescovo, dopo meno di una settimana, ha scelto Francesco Garbuglia.


Martedì 21 febbraio 2017

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Assieme all’Unitalsi al fianco di malati e sofferenti Un percorso di incontri, preghiera e pellegrinaggi DI FRANCO

PRANZETTI

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ante volte ci chiediamo quale può essere la strada per un servizio vero ai fratelli che non si limiti a gesti saltuari, isolati dal resto della vita, ma nasca dal più profondo di noi stessi. Se guardiamo a un fratello diversamente abile che ha bisogno del nostro aiuto, tutto dipende da come ci poniamo di fronte a lui. L’esperienza maturata nell’Unitalsi ci porta a riconoscere che ci sono alcuni elementi da rispettare. Intanto, il rispetto della vita inizia con il rispetto della persona. Questo vale sia nei pellegrinaggi che nel nostro rapporto con il malato o tra noi. Quando riusciamo a esprimerlo appieno e non ci lasciamo prendere dalla fretta o dalla pretesa della perfezione, ci accorgiamo della naturalezza che l’altro ricambia con un sorriso espressivo al massimo. Allora proviamo una gioia veramente grande e ci sentiamo anche noi importanti e utili, guarda caso come loro si sentono qualcuno.

Altro aspetto fondamentale è illuminare tutto, parole e azioni, con la luce della carità, ma quella cristiana, di fede, non quella semplicemente umana. Quando ci riusciamo, ci accorgiamo di non essere solo noi ad agire, ma avvertiamo una forza interiore grande, un animo disteso, percepiamo una presenza unica ed irripetibile che ci sostiene e ci sospinge anche nei momenti di difficoltà o di stanchezza (e proviamo quanto sia vera l’espressione: «Stanchi ma felici»). Altro elemento indispensabile è la preghiera. Il silenzio personale, l’avvicinarsi frequentemente e con costanza ai sacramenti, il pregare insieme al fratello sono esperienze indimenticabili che fanno superare la distanza fisica e geografica. Oggi i rapporti sono facilitati dal fatto che possiamo rimanere in contatto attraverso i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia. Per noi si tratta sempre di valorizzare il rapporto umano, senza sentimentalismi ed e-

Dal concepimento fino alla vecchiaia, l’esistenza, quale bene «non negoziabile»,

goismi, ma con apertura concreta e vera. È questo che ci fa sentire utili, gioiosi, autentici. È la gioia più grande che possiamo provare, che non è non solo momentanea, ma duratura. Ci piace vedere la vita così e viverla in questo modo... L’altro è importante per me, come io sono importante per lui: nella semplicità raggiungiamo così un’espressione alta della carità e godiamo del senso pieno della vita. Abbiamo tanti limiti e difetti, ma la carità tutto copre, tutto spera, tutto rende vivo e bello. Scopriamo allora la grandezza di Dio e la protezione di Maria, la mamma di tutti, che considera i suoi figli uno per uno e li mette tutti sullo stesso piano anche se con caratteristiche e ruoli diversi. La vita è veramente bella e vale la pena di viverla in pienezza. Quello di cui l’Unitalsi fa esperienza è certamente un modo bello, gratificante, entusiasmante. Una vita così, se vissuta in pienezza, dona, ma soprattutto riceve.

rappresenta il cuore di tante iniziative promosse dalla diocesi nei vari ambiti pastorali

San Valentino, l’incontro del vescovo Marconi con i fidanzati Un bel momento di incontro, di ascolto e di festa. Hanno accolto l’invito dell’Ufficio di Pastorale Familiare della Diocesi molte coppie di fidanzati e qualche giovane coppia appena sposata, insieme ad alcune coppie accompagnatrici nei percorsi di preparazione al matrimonio. Tutti insieme per ringraziare del dono dell’amore. Durante la Messa il vescovo Nazzareno Marconi ha proposto una riflessione partendo dalla vita dei santi: il “quinto vangelo”, quello scritto con la vita e l’esperienza di fede. Ha proposto un parallelo tra la vita dei santi Cirillo e Metodio e la vita dei fidanzati: i due fratelli inventano un alfabeto che ha permesso ai popoli dell’Est di scrivere e capirsi, così i fidanzati sono chiamati a imparare a parlare la stessa lingua. «Capirsi – ha detto il Vescovo – è una

In cammino con l’uomo in tutte le sue «stagioni» DI LAURA E

GABRIELE CARDINALI

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l messaggio dei vescovi per la 39^ Giornata per la vita è chiaro ed essenziale: un invito ad entrare in una logica nuova e antica allo stesso tempo, che aiuta a guardare oltre la cultura dello scarto, del rifiuto, dell’allontanamento e della chiusura, per assumere uno sguardo nuovo sugli uomini e le donne di oggi e sulle situazioni che si trovano a vivere. Una logica che è antica, almeno quanto il Vangelo con il suo richiamo alla custodia della persona umana e della sua dignità, dal suo sbocciare al suo naturale termine. La legge dell’amore, annunciata da Gesù è la scelta da compiere, scelta che risuona nel cuore di ogni uomo e chiede di essere ascoltata e accolta. Si tratta di optare per gli ultimi, i poveri, gli indifesi. Non può esserci altra via da percorrere! E gli ultimi sono i piccoli, i bambini che non hanno voce per difendersi; gli ultimi sono gli anziani soli, troppo appesantiti da una vita di lavoro e spesso di malattia, per avere la forza di ricominciare e di rivendicare. Gli ultimi, poi, sono tutti i malati, i disabili, piccoli e adulti, e le loro famiglie, a volte sole e stanche. Nella nostra Diocesi, non immune dalle fragilità e dalle fatiche di questa società frammentata, il grido degli ultimi viene raccolto in modo speciale dalle tante realtà impegnate al servizio della vita e della persona, dalle famiglie che si aprono all’affido e all’adozione e da Associazioni, come la Goccia, nata in seno all’Azione Cattolica, che da anni si occupa anche di formazione proprio su questi temi. Un pensiero va rivolto all’Associazione papa Giovanni XXIII, fondata nel 1968 da don Oreste Benzi. La Comunità porta avanti il grande progetto di solidarietà di don Oreste: essere famiglia con chi non ce l’ha. Disseminate sul territorio diocesano, infatti, ci sono quattro case–famiglia che hanno fatto dell’accoglienza degli ultimi e dei rifiutati la propria missione. Insieme alle mamma e ai papà dell’associazione vivono figli naturali e figli rigenerati nell’amore; bambini e giovani spesso abbandonati, alcuni disabili, anche gravi. Valentino e Roberta, Denis e Monica, Stefano e Stefania, Fabrizio e Maria

Grazia, don Sergio, con tutti i fratelli e le sorelle che condividono il loro cammino, spendono la propria esistenza, a servizio della vita. Si fanno compagni di strada di tante altre famiglie di questa nostra Chiesa locale, in una grande “famiglia di famiglie” che vede nel loro donarsi generoso, un gesto concreto e una testimonianza viva e pulsante della Carità. Non solo l’Associazione papa Giovanni XXIII, ma anche altre realtà operano per la difesa della vita, rivolgendo la loro attenzione alle donne che si trovano a vivere il dramma dell’aborto o di una maternità difficile. In diocesi è presente il Movimento per la Vita, che attraverso i CAV, Centri di Aiuto alla Vita, che grazie

al Progetto Gemma sostengono le donne che pensano di abortire o che si trovano a vivere la gravidanza in situazione di solitudine. Donne che se accompagnate, scelgono la vita, di fronte ad una società che non offre adeguati supporti. Basterebbe, infatti, un aiuto concreto alle mamme e alle coppie in difficoltà per salvare ogni anno la vita di tanti bambini che oggi vengono abortiti. Nel corso dell’Eucaristia per la 39^ Giornata per la Vita, lo scorso 5 febbraio, il nostro vescovo, mons. Marconi ha detto che tutti noi siamo luce, siamo “come tante candele accese” che vivono nel mondo, per annunciare la bellezza di essere uomini e donne in cammino, che inciampano e si rialzano. Padri e madri

che sperimentano la dolcezza di donarsi senza riserve e di custodire il frutto del proprio amore. Papà e mamme dall’animo grande, capaci di generare nell’amore figli di cui non sono stati gravidi se non nel cuore: “sale della Terra e luce del mondo” come ci accompagnava il Vangelo. Un sale che non può e non deve perdere il suo sapore! Così da continuare a sognare una vita fatta di bellezza e pienezza per ogni uomo. Si capisce bene perché si torna a parlare di educare alla vita, e se ne parla come di una rivoluzione d’amore, necessaria per far crescere una cultura della vita, a partire soprattutto dalle nuove generazioni. *direttori dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della famiglia e della vita

grande opera di pazienza. Occorre comunicare per costruire una lingua comune, la lingua di quella famiglia. Il fidanzamento è tempo di ascolto e d’incontro. La lingua dell’amore è più complessa della lingua dell’amicizia e anche di quella della passione. L’amore è una lingua ancora più ricca che si impara piano piano. Allora preghiamo per voi perché il Signore vi dia di scoprire la bellezza di questo amore che unisce e dà speranza al mondo». La bella serata si è conclusa con la cena a tema, che ha fatto incontrare ragazzi provenienti dalle varie parti della diocesi. Tutti con il desiderio di imparare a parlare la stessa lingua, quella dell’amore! (L.P.)

famiglia al centro

«Il Portale» che opera in sinergia n Santo a me molto caro, papa Giovanni Paolo II, amava spesso ripetere: «Non dobbiamo stancarci mai di servire la famiglia, di dare così risposta alla fame e alla sete che essa ha di senso di verità, di amore profondo, di libertà autentica e di pienezza di vita». Tutto questo in qualunque ambito siamo chiamati ad operare. Grazie all’impegno e alla generosità dei vari operatori del consultorio «Il Portale» cerchiamo di porci in dialogo con le diverse realtà che si attivano nel sociale per sostenere la famiglia. Ci sono tante forme di violenza sul nostro territorio e la famiglia stessa è sola ad affrontarle: spesso non si vede all’esterno perché si tende a non parlarne, e si arriva a chiedere aiuto quando è troppo tardi. Figli maltrattati, poco seguiti, donne, uomini, anziani soli e disperati, ci segnalano, tuttavia, quanto sia profondo e diffuso il disagio che nella maggior parte delle situazioni colpisce le generazioni più giovani lasciate sole nel loro cammino di crescita per le enormi difficoltà a tessere relazioni profonde e durature. Non c’è possibilità di migliorare la vita dell’uomo senza un dialogo leale e rispettoso con ogni persona. Anche questo è sostenere la vita: rispondere al bisogno di ascolto, sostenere, accompagnare, esserci, senza giudicare. Le persone varcano la soglia del nostro «Portale» sin dal lontano 1976 e, da allora, le incontriamo instancabilmente ogni giorno in questa preziosa struttura a servizio di tutti. Con le risorse a disposizione si cera di promuove i valori della vita, della sessualità e dell’amore, della responsabilità educativa, offrendo servizi di consulenza psicologica ed educativo– pedagogica, procreazione responsabile, prevenzione dell’aborto, offrendo anche servizi di mediazione familiare e consulenza legale. Per accedere ai servizi del Consultorio è possibile fissare un appuntamento contattando la segreteria ed illustrando brevemente il motivo della richiesta. I consulenti volontari prendono poi in carico le persone dando disponibilità per gli incontri tentando di venire incontro alle loro esigenze. L’attività del «Portale», quindi, si esplica attraverso diverse tipologie di intervento. Di recente, inoltre, in sinergia con l’Ufficio diocesano per la Pastorale familiare e assieme al Centro Metodo Billings, è stato promosso un corso per lo sviluppo delle attività di counseling e ascolto della famiglia. In particolare, si stimolano le conoscenze di base necessarie per la comprensione delle problematiche nell’ambito di tutto il ciclo della vita e in particolare nelle fasi di disorientamento, attraverso attività interattive ed esperenziali finalizzate alla costruzione di un clima di intesa e collaborazione. Cristina Parolisi presidente del Consultorio «Il Portale» di Macerata

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Centro di aiuto alla vita, la solidarietà «dà i numeri» Il presidente, Pierpaolo Campolungo, traccia il bilancio delle attività svolte a Macerata a sostegno di mamme e neonati DI FRANCESCA

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CIPOLLONI

bambini «sono il futuro, sono la forza». Questo lo slogan che ha guidato la 39^ Giornata per la Vita, celebrata anche nella diocesi di Macerata–Tolentino–Recanati– Cingoli–Treia il 4 e 5 febbraio. L’appuntamento è stato promosso dal Movimento per la Vita e dal Centro di Aiuto alla Vita con il sostegno della Comunità Papa Giovanni XXIII e del Csv Marche. Come sempre, il Cav di Macerata per l’occasione rinnova l’invito ad essere presente come segno di partecipazione e sensibilità verso quel valore non negoziabile

che è la vita umana. «Facendo due sani “conti”, per quanto riguarda l’anno 2016 possiamo dichiarare che, tra mamme già assistite negli anni precedenti, mamme nuove, donne con gravidanza già iniziata o iniziata nell’anno, sono in tutto 191 le persone assistite, con 47 bambini nati da mamme assistite dal nostro Centro, a cui si aggiungono una donna che ha evitato l’aborto e un bimbo salvato e nato nell’anno». A spiegare il felice bilancio è il dottor Pierpaolo Campolungo, medico ginecologo in pensione e, da anni, grazie alla sua lodevole esperienza, presidente del Cav maceratese. Oltre al dono della nascita, vale la pena sottolineare anche le «885 prestazioni erogate in totale» dal punto di riferimento territoriale, con «539 indumenti e calzature forniti, 155 oggetti vari, 101 pannolini, 48 fra contatti, colloqui e accompagnamento, 24 alimenti per l’infanzia o per la famiglia e 18 sostegni economici». Nove, infine, le mam-

me italiane e «24 quelle assistite che hanno restituito al Cav», cui si somma anche la lieta notizia di un parto gemellare. Numeri significativi, che raccontano un mondo meritevole di continua attenzione da parte della realtà circostante e che lasciano guardare al futuro con vera speranza. Come noto, «la finalità primaria dei Centri di Aiuto alla Vita è rivolta alla salvaguardia della vita nascente e l’impegno degli operatori mira fondamentalmente a far sì che il concepito sia accettato e accolto come figlio», aggiunge inoltre Campolungo, spiegando in che modo si interviene quando lo spettro dell’aborto mina la speranza. «In queste circostanze – spiega – aiutare la donna ad accettare il figlio e portarlo alla nascita non è compito facile. Sebbene si riesca a stimolare il sentimento materno o paterno fino ad accogliere la nuova vita, rimane presente e pressante tutta la penuria esistenziale: affetti, abitazione, povertà,

lavoro, alimentazione, ecc. Per questo, i Cav d’Italia si adoperano per sostenere affettivamente, culturalmente ed economicamente le mamme durante la gravidanza e proseguire l’opera di assistenza e di accompagnamento anche dopo il parto». Nel contesto maceratese, le operatrici si rendono disponibili a prendere contatto con le mamme in difficoltà offrendo loro ogni genere di assistenza, «affinché siano libere e consapevoli di non abortire». Le donne vengono accolte «con amorevolezza, in un clima amicale, lavorando con serenità». Una particolare forma particolare di aiuto, conclude il responsabile, è il Progetto Gemma, «un criterio di sostegno economico che consiste nell’erogare una somma di 160 euro mensili per 18 mesi. Ogni cittadino, singolarmente o in gruppo, può quindi donare, attraverso l’indicazione fornita dalla segreteria organizzatrice, una somma di denaro direttamente alla mamma bisognosa».


Martedì 21 febbraio 2017

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Lavoro, così l’incubo può finire le domande/1

1 Nel 2016 alla crisi si è aggiunto il terremoto. Qual è la situazione della sua realtà a inizio 2017?

l lavoro oramai da quasi 10 anni è assillo che incombe e diffonde inquietudine nella vita delle nostre famiglie e comunità. Da una situazione che vedeva nelle Marche nel 2008 un tasso di disoccupazione certificato dall’Istat al 4,65%, corrispondente quasi alla piena occupazione, siamo ora – gli ultimi dati disponibili sono quelli del 3° trimestre 2016 – al 9,91%, dopo aver toccato a fine 2013 il 12,34%. Il terremoto ha calato un maglio su una situazione che già arrancava in

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affanno. Come le cronache quotidiane confermano, continuano ad affacciarsi nuove situazioni di sofferenza, mentre sono ancora pochi i segnali incoraggianti. Anche nella nostra terra, a lungo felice sul versante dell’occupazione, i giovani stentano a liberarsi da una precarietà mortificante, tanti dei più preparati se ne vanno e chi invece è avanti con gli anni vede la pensione come un traguardo sempre più aleatorio. Abbiamo voluto fare il punto

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Intravede delle prospettive di sviluppo sano dell’occupazione?

Impegno corale per rilanciare il territorio

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Pur in un quadro che si presenta allarmante, nutre delle speranze?

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Quali sono le maggiori criticità che è necessario affrontare?

essere e fare.

GIANNI NICCOLÒ *

1) Il 2016 è stato meno negativo di quanto poteva attendersi; si sono affacciati segnali di ripresa. La crisi, che nel nostro territorio ha colpito a macchia di leopardo, ha stimolato comunque molte aziende, soprattutto quelle che hanno intuito tempestivamente la portata dei fenomeni, a pianificare e a strutturarsi per contrastarla, mantenendo le proprie posizioni e consentendo ad alcune addirittura di rafforzarsi. I dati della Cassa integrazione e dell’occupazione sembrano confermare questo andamento. Questo era il quadro almeno fino alle scosse del 26 e 30 ottobre, che hanno condizionato globalmente le prospettive e le politiche non solo industriali ma di tutto il tessuto economico.

3) Di certo la prima grande criticità, già segnalata, riguarda le conseguenze del sisma: nella nostra provincia abbiamo 46 comuni colpiti e circa 21.000 sfollati. Altro elemento critico è dato dal sistema bancario: il nostro territorio è stato fortemente penalizzato e impoverito dal default di Banca Marche. L’acquisto di Nuova Banca Marche da parte di Ubi Banca ha un duplice aspetto, positivo nella speranza che ci possa essere un’attenzione particolare a una provincia da sempre legata all’Istituto di credito, dall’altra, preoccupazione per il possibile ulteriore impoverimento delle potenzialità di affidamento del credito per le nostre imprese e per la chiusura di sportelli con perdita di occupazione.

2) Le speranze sono legate alla capacità del nostro sistema di rilanciare il territorio con un lavoro corale dal punto di vista economico, sociale, culturale e turistico. Serve una cabina di regia istituzionale territoriale per gestire la situazione determinata dal sisma; le azioni devono essere concertate tra i diversi attori, non calate dall’alto. Soprattutto bisogna snellire le procedure e abbattere la burocrazia che rallenta i processi; tutto ciò all’insegna e a salvaguardia dei valori di solidarietà e dei modelli di sviluppo che da sempre contraddistinguono il nostro modo di

4) Come già notato, ci sono diverse aziende che stanno riprendendo ad assumere; di certo le prospettive di sviluppo sono strettamente collegate alle politiche di crescita del territorio. Un contributo sostanziale potrà essere fornito dal-

Spazio all’innovazione per favorire lo sviluppo DI SILVIA

le domande/2

della situazione, non accontentandosi di piangere sul latte versato, ma cercando di scrutare i segni di una possibile, positiva inversione di tendenza. Nostri interlocutori sono Silvia Spinaci, responsabile provinciale della Cisl, Giuliano Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Macerata, Gianni Niccolò, direttore di Confindustria Macerata, Massimiliano Polacco, direttore generale di Confcommercio Marche. Piero Chinellato

SPINACI *

1) Se la caduta verticale dell’occupazione sembra essersi arrestata, ai deboli segnali di recupero registrati nel 2014 non è seguita una reale inversione di tendenza: nella nostra provincia il tasso di disoccupazione resta per il terzo anno attorno al 9%, le assunzioni nel lavoro dipendente restano invariate nel periodo 2014/2016, a testimonianza della profonda difficoltà di creare nuova occupazione, lo stock di imprese attive non cresce nell’ultimo biennio, assestandosi attorno alle 34 mila unità e senza riuscire a colmare il gap di quasi 3 mila imprese perse dall’inizio della crisi. Un quadro di stagnazione delle dinamiche occupazionali e di creazione di impresa oggi ad alto rischio di implosione dopo la devastazione prodotta dal sisma.

5) Il futuro indubbiamente è investire sui giovani, a loro dobbiamo dare opportunità di crescita tramite le Università, investire sempre di più nella formazione. Oltre ai prestigiosi Atenei, ci sono realtà come l’Istao, con cui Confindustria ha sempre avuto una strettissima collaborazione: c’è grande impegno a favore della cultura (Master, scuole di specializzazione...). 6) Pur determinati a investire sui giovani, non possiamo né vogliamo trascurare la fascia degli anziani, risorsa per le nostre aziende in quanto depositari di esperienza e competenze Gianni Niccolò legate al vissuto. Siamo una terra ancorata ai valori patriarcali; la solidarietà per noi è sacra, per cui siamo convinti che solo legando il passato col presente si possa immaginare il futuro. Confindustria Macerata per aiutare e facilitare l’incontro della domanda con l’offerta, soprattutto di chi è uscito dal mondo del lavoro, ha attivato lo Sportello Lavoro; l’obiettivo è proprio dare continuità e seguito a professionalità che per i nostri imprenditori sono un vero patrimonio. * direttore di Confindustria Macerata

5 Avete qualcosa da offrire o da proporre ai giovani, la categoria più colpita dalla crisi ?

6

Scorge delle chances, delle opportunità per chi, avanti con gli anni, ha perso il lavoro?

Per ripartire c’è bisogno di fondi ma anche di governance e regole

ropei. Rafforzare il potenziale produttivo del nostro manifatturiero: investire nei servizi avanzati alle imprese, anche in una logica di rete, per sostenerne l’innovazione, la promozione sui mercati esteri, il potenziamento delle strategie di marketing e di vendita. Espandere le potenzialità occupazionali dei nuovi motori di sviluppo: servizi socio–sanitari, turismo, arte e cultura, agro–alimentare, infrastrutture materiali e immateriali.

5) Partiamo da un dato: nel 2016 solo il 9,3% delle assunzioni effettuate dalle imprese della provincia ha coinvolto i laureati, contro il 27,1% destinato a figure professionali senza formazione specifica. Per un giovane maceratese la transizione dalla scuola al lavoro non è semplice. Per questo chiediamo che nel territorio si stringano connessioni più 2) In questa fase è forti tra scuola, uimportante ricononiversità e lavoro, scere gli elementi ma al contempo di dinamismo e di stiamo sperimeninnovazione che, tando un servizio seppur deboli e aCisl di informazioSilvia Spinaci cerbi, erano cone e orientamento munque già eai giovani in cerca spressi dal sistema produttivo di lavoro: forniamo informamaceratese, soprattutto nell’azioni sui canali territoriali per rea colpita dal sisma: le imla ricerca dell’impiego e sulle portanti risorse naturali, paeofferte locali di lavoro, aiutiasaggistiche, artistiche e cultumo a scrivere insieme un buon rali e le potenzialità per uno curriculum, forniamo consi“sviluppo polivalente” dato da gli per presentarsi e proporsi imprese manifatturiere, servial meglio nei colloqui di lazi alla persona, agricoltura, voro. Piccole cose, ma che aiuproduzioni tipiche locali, atano a sentirsi meno soli. gro–alimentare, turismo e industria creativa. Sono questi i 6) L’outplacement richiede inpunti di forza su cui ricostruiterventi integrati tra norme nare il futuro. zionali, sistemi territoriali e contrattazione. È urgente che 3) Oltre 21 mila persone delil Governo dia corpo alla parla provincia, provenienti sote del Jobs Act rimasta inatprattutto dalle aree interne, tuata, quella delle politiche atsono oggi senza casa. Con tive. Nel territorio, come parquesti numeri, la criticità magte sociale, possiamo spendere giore è il rischio di spopolale nostre competenze e strutmento. I tempi della ricostruture nella costruzione di una zione si preannunciano lunrete di servizi al lavoro, integhi e per arginare e contrastagrata tra pubblico e privato e re l’abbandono del territorio capace di accompagnare la serve un progetto strategico di persona in cerca di lavoro dal recupero e rilancio dell’entroprimo orientamento, alla forterra e del suo tessuto sociale, mazione mirata, all’incrocio economico, produttivo per gadomanda–offerta, fino al reinrantire lavoro e servizi di quaserimento lavorativo. Nei luolità. Senza questa visione, righi di lavoro dovremo rafforschiamo di veder messo in gizare le esperienze, ancora linocchio il sistema socio–ecomitate nel nostro territorio ma nomico dell’intera provincia. valide, di accordi di gestione di crisi aziendali che prevedono 4) Per averle servono investipercorsi di formazione e reinmenti forti nei settori strategiserimento dei lavoratori. ci, da sostenere con un utiliz* responsabile Cisl zo mirato anche dei fondi euMacerata

la Regione con la rimodulazione di strumenti e provvedimenti agevolativi finora emanati per le imprese, anche per intercettare risorse aggiuntive dei fondi strutturali.

DI

e lineari e che ci siano fondi sufficienti. Senza risorse umane e finanziarie anche i migliori progetti si fermano.

GIULIANO BIANCHI *

1) Il decreto sul terremoto ha inserito 46 comuni sui 57 della provincia nel “cratere” del sisma. La quasi totalità insiste nella parte più interna che già mostrava crescenti segni di debolezza demografica ed economica. Le nuove infrastrutture, penso alla Quadrilatero che la Camera di commercio ha sostenuto, possono essere base per la ripartenza ma è necessario attivare quella “Strategia nazionale delle Aree interne”, documento di programmazione per Stato e Regioni, che esiste ma che nessuno conosce. Perché per fare bisogna prima conoscere. 2) In quel documento si parla di precondizioni: adeguare i servizi essenziali come la scuola, la sanità e la mobilità delle Aree interne; a seguire si prevedono azioni che mirano alla tutela attiva del territorio e delle Comunità locali, alla valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile, dei sistemi agro–alimentari, delle filiere locali di energia rinnovabile, e del saper fare e artigianato. Parliamo di un documento

Giuliano Bianchi

tecnico allegato alla bozza di Accordo di Partenariato 2014–2020 trasmessa alla Commissione europea il 9 dicembre 2013. Spero che, oggi più che mai, si traduca in realtà quanto fissato sulla carta. 3) Concordo: i problemi non nascono con il terremoto ma quest’ultimo è stato un formidabile acceleratore di crisi: sociale, per la perdita di identità; economica, per una decrescita che è stata tutt’altro che virtuosa. Abbiamo bisogno di una governance che esprima rispetto antropologico e paesaggistico per il territorio e che sia capace di restituire il senso della comunità alle nostre genti. Poi bisogna che le “regole d’ingaggio” siano chiare, che le procedure per la ricostruzione siano rapide

Serve una svolta sui consumi. Sostegno ai giovani DI

MASSIMILIANO POLACCO *

1) L’impatto del terremoto è stato devastante per l’economia del nostro territorio e in particolare per il turismo che fino a fine agosto dell’anno scorso aveva segnato una positività in oscillazione tra il 2 e l’8%. Ora per le Marche è tutto più difficile, ma stiamo lavorando affinché il territorio possa riprendersi attraverso interventi strutturali. Nelle Marche, almeno prima del sisma, c’erano dei segnali positivi, in particolare una leggera ripresa degli investimenti e la fine della deflazione. 2) L’auspicio è ovviamente che ci sia il prima possibile una ripresa economica e che il tessuto imprenditoriale sia protagonista in questa fase difficile. Noi siamo pronti ad accettare la sfida per il futuro che passa per le nostre imprese che valgono almeno il 24% del Pil regionale. Dobbiamo anche essere bravi a stimolare il sistema bancario che è in piena criticità e che invece deve tornare a svolgere un ruolo fondamentale. 3) Le conseguenze del terremoto sono le maggiori criticità del momento: siamo di nuovo in netta difficoltà con una persistente crisi dei consumi che ha visto soffrire meno Ancona e Pesaro, mentre la zona sud della regione l’ha patita maggiormente. Il 2016 si è chiuso con un tasso di

crescita delle imprese che si posizionerà – ancora i dati non sono ufficiali – in terreno negativo con un –0,3, –0,4%. Il 2017 sarà un anno difficile soprattutto per noi marchigiani che dobbiamo moltiplicare gli sforzi per metterci alle spalle la crisi, e noi di Confcommercio Marche e Marche Centrali siamo in prima linea per sostenere tutte le imprese. 4) Il settore che rappresentiamo è estremamente importante per l’occupazione, se si considera che più del 25% dell’occupazione è inclusa nei nostri comMassimiliano Polacco parti di riferimento. Lavorare sulla crescita dell’occupazione è determinante perché potrebbe portare un aumento del reddito disponibile. Serve quindi una svolta sui consumi altrimenti resteremo in un quadro di estrema fragilità con un Pil il cui incremento per il 2017 potrebbe non superare l’1% e lo 0,6% per i consumi. 5) Abbiamo moltissimo da offrire ai giovani a partire da tutta l’assistenza necessaria per l’apertura di un’impresa anche attraverso i nostri progetti di contatto come “Info desk” o “ImpreSiamo”. Inoltre ab-

biamo attivato da tempo un servizio di incrocio tra domanda e offerta che permette di rispondere alle esigenze di assunzioni delle nostre Aziende associate. Ci sono poi molti fronti progettuali aperti a partire da “Garanzia giovani” i cui tirocini sono stati rifinanziati dalla Regione Marche, per arrivare all’”Alternanza Scuola–Lavoro” un’opportunità di rilievo per l’inserimento di nuovi occupati anche attraverso gli incentivi governativi per le assunzioni. Un altro strumento molto importante è l’assunzione di personale in apprendistato e con tirocini. 6) Aderiamo ai bandi regionali per la ricollocazione di coloro che hanno perduto il lavoro anche per supportare le fasce più deboli con strumenti come i tirocini per gli over 30. Inoltre permettiamo alle imprese di sfruttare gli sgravi contributivi per le assunzioni di over 50 o di persone provenienti dalle cosiddette fasce deboli come le donne disoccupate da oltre 24 mesi. C’è un’attenzione particolare per i giovani e per chi ha perso il lavoro anche attraverso la formazione con progetti di riqualificazione delle professionalità e delle professioni tesi a favorire l’inserimento e lo sviluppo di nuovi contesti economici utili a superare crisi e criticità di questo momento. * direttore generale Confcommercio Imprese per l’Italia Marche

4) Parto da quattro dati desunti dall’indagine Excelsior di Unioncamere sull’occupazione e la formazione, pubblicata a fine 2016. 1) il 18% delle imprese della provincia prevede di assumere nel corso del 2017. 2): il 31% delle imprese che programmano assunzioni ha una esplicita preferenza per i giovani under 30. 3): circa il 9% delle assunzioni è per immigrati. 4): aumenta del 4% rispetto all’anno precedente la quota per le figure high skill (professioni intellettuali, scientifiche e ad elevata specializzazione). Sono tutti segni di vitalità, di integrazione e innovazione, che vanno incentivati e sviluppati. 5) La Camera di Commercio è capofila da anni di un laboratorio territoriale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro cui partecipano tutte le scuole superiori della provincia, enti pubblici, associazioni di categoria, ordini e collegi professionali. Siamo convinti che la cultura d’impresa nasca da un efficace orientamento e da una buona preparazione scolastica. Favoriamo la formazione in mobilità anche all’estero con progetti europei e siamo terminali operativi di progetti governativi volti a stimolare l’assunzione di giovani nei nuovi profili dell’economia digitale e la propensione al “fare impresa”. 6) La mappatura delle esigenze delle aziende, che si effettua di anno in anno, serve anche a questo: a ri–orientare le azioni anche attraverso la rete di associazioni che sono parte della governance dell’Ente. Offriamo spesso percorsi gratuiti di formazione aperti non solo alle imprese ma a tutti i cittadini e siamo da anni parte attiva nel finanziamento di progetti culturali ed economici presentati da enti ed associazioni: crediamo che dietro validi progetti si crei sempre un efficace “movimento”, in grado almeno di tentare di rispondere alle necessità di ri–orientare la propria attività e il proprio profilo per i lavoratori che, più in là con gli anni, perdono l’impiego. * presidente della Camera di Commercio di Macerata


Martedì 21 febbraio 2017

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La nostra arte al tempo del terremoto: anche da qui si può ripartire DI

GIANCARLO CARTECHINI

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Santa Maria in Via a Camerino, prima degli ultimi crolli (foto Luca Maria Cristini)

Servono dei “ricostruttori di comunità”: soggetti capaci di sviluppare relazioni sociali inclusive, occuparsi di sostenibilità ambientale, recuperare i beni culturali

Lo stile di vita delle nostre parrocchie e dei nostri gruppi, le azioni che compiono

ontinua, forte, il senso di irrealtà. Troppo grande è stato l’impatto di questo terremoto. Così violento, così devastante. Nei giorni successivi alle scosse sentivo l’esigenza di tracciare una mappa delle zone colpite. Avrei voluto contattare qualcuno, cercare un testimone. Non sono bastati gli articoli di giornale, le immagini sono scivolate via. Non ci siamo resi conto, e questo è tutto. Sto accompagnando mio figlio in palestra, e sono appena passato accanto al manifesto che pubblicizza la prossima apertura, qui ad Osimo, della mostra “Capolavori Sibillini”. Una raccolta di opere d’arte provenienti dai luoghi colpiti dal sisma: Montefortino,

Montefalcone, Smerillo, San Ginesio, Loro Piceno... Dicono che la mostra non racconterà la storia di una comunità ripiegata su se stessa; cercherà piuttosto di presentare il patrimonio di un territorio che intende ripartire dall’arte e dal bello.Anche la valorizzazione dei beni artistici, dunque, può offrire la possibilità di una rinascita. Come ha sottolineato il sociologo Aldo Bonomi, servono dei “ricostruttori di comunità”: figure come il parroco, l’artigiano, l’insegnante, il postino, in grado di promuovere cooperative di comunità, con soggetti capaci di sviluppare relazioni sociali inclusive, occuparsi di sostenibilità ambientale, recuperare i beni culturali. Se non diventano beni della

comunità, queste risorse rischiano di essere oggetto di rapina, o di consumarsi in un processo degenerativo di abbandono. Mentre aspetto che Andrea termini l’allenamento, mi chiudo in macchina, nel parcheggio antistante la palestra. Quasi un’ora a disposizione per leggere. Un lusso. Ho appena acquistato un libro di Tzvetan Todorov, pensatore recentemente scomparso. Un saggio sul potere salvifico dell’arte. Mi imbatto nella figura di San Giuliano Ospitaliere, presentato come il simbolo dell’artista chiamato a farsi prossimo: capace di sdraiarsi accanto al lebbroso, di condividere con lui il calore del proprio corpo «fino all’intimo calore delle notti d’amore». Si fa improvvisamente buio mentre

leggo, e per continuare a leggere illumino le pagine dei libro con l’iPhone appoggiato sopra il volante. Dura qualche minuto questa lettura in equilibrio precario. Poi chiudo il libro e alzo lo sguardo. Alle spalle della palestra, in alto, il profilo del centro di Osimo. Palazzi eleganti, campanili, lo sfregio di assurde speculazioni edilizie. Rimango in silenzio, mentre scende la notte. E nella notte si accendono luci verso il mare, a est, e luci verso ovest, in direzione delle montagne. Già, le montagne... Tutto si è generato da quelle parti. Forse solo un artista, come un buon samaritano, potrebbe restituirci il senso di quello che è accaduto: descrivere il dolore dei senza casa e dei senza paese, nelle aree interne

e i rapporti che intessono sono il terreno in cui far rivivere il Vangelo

La comunione tra noi comincia dallo sguardo Il testo che segue è un sunto, non rivisto dall’autore, della conferenza tenuta presso la Domus San Giuliano di Macerata, la sera del 25 gennaio 2017.

ria; la prassi eccede gli schemi concettuali, presenta fatti, leggi che la teoria non riesce a prevedere. C’è anche chi invece dice che è la realtà a decidere tutto, ma anche questo metodo non va: nessuna azione uarità, servizio, comunione, sono mana è totalmente costretta o cieca. realtà affascinanti, all’apparenza Non è perciò sufficiente dire che la carità semplici, la cui verità è colta immeè importante e che la comunione descrive diatamente, però la vita pastorale ci mola comunità cristiana e le relazioni tra i cristra un quadro diverso. Di carità, che è la stiani: la teoria non basta, l’esperienza nepforma propria, basilare, della vita dei cripure. Bisogna che la teoria e la prassi si stiani, sono pochi a occuparsi e la stessa parlino, o meglio, la teoria che è il Vangecomunione nella vita ecclesiale pone inlo deve estrarre la teoria scritta dentro la terrogativi. Il termine comunione rinvia prassi, deve riconoscerla ed evangelizzarall’Eucaristia: realtà diverse diventano una la. Punto di partenza è interrogarsi su cocosa sola. La Chiesa è una comunione, ma sa c’è dentro questa vita, per che cosa le pernelle nostre comunità questo reciproco apsone vivono realmente, non “in teoria”, partenersi, esiste veramente? per cosa spendono soldi, tempo, energia. Alcune idee per guardare avanti. Bisogna ripensare il rapporto tra la fede La prima: va convertito il rapporto tra teocreduta, professata, saputa e la fede vissuria e prassi. Ancora oggi gran parte della forta. L’una sta dentro l’altra. mazione è modellata sulla trasposizione di Secondo punto. Per rifare questo “matriteorie.La vita però non coincide con la teomonio” bisogna partire dal fatto che si sta già vivendo il rapporto coi fratelli e le sorelle nella fede, si sta già interpretando la comunione, la carità. Ciò che siamo, nella condizione che viviamo, descrive e decide ciò che possiamo fare. Per questo il Papa usa la parola “discernimento”: guardare con la luce della fede a qualcosa che già c’è. Analogaomani alle 21.15, presmente il Vangelo aiuta a dare so la Domus San Giuliaun nome a ciò che stiamo già vino di Macerata, avrà luogo il vendo: di fronte allo spessore V incontro del corso per odella realtà siamo ciechi, abperatori pastorali. Protagobiamo bisogno che mentre vinista sarà mons. Francesco viamo, la Parola ci faccia vedeSoddu, direttore di Caritas Ire, ci aiuti a comprendere. E il taliana, che svilupperà l’arSignore vuole portarci a questo gomento: “Vivere la carità assieme agli altri, in una dimensione in cui la nostra vita è nel quotidiano, tra progettaaccolta, amata, conosciuta, abzione e profezia”. bracciata, come Lui fa per noi. L’incontro successivo avrà Il discernimento ci consente di luogo mercoledì 29 marzo: cogliere la realtà come gente che padre Sebastian Vazhakala, cofondatore con Madre Tela ama, anche quando è dura e resa degli Uomini Contemplativi Missionari della Carità, difficile, senza edulcorarla, ma sul tema: “La scelta degli ultimi” rimanendoci col Signore, con Mercoledì 26 aprile sarà la volta dell’economista Luigli occhi della fede. Questo ci agino Bruni su: “Il bene comune e la pace sociale” pre a una carità intesa non coLa serie di incontri si chiuderà Mercoledì 24 maggio con me ideale astratto e generico, un rappresentante della Comunità di Sant’Egidio di Roma quale compito che lo Spirima, che parlerà su: «"Presenza della Chiesa nella soto Santo sta svolgendo in mezcietà": promuovere la collaborazione tra enti pubblici zo a noi, e col quale noi dobe volontariato».

C

Domani l’incontro con Soddu, direttore di Caritas italiana

D

dell’Appennino. L’allenamento è quasi concluso. Esco dalla macchina, aspetto che mio figlio mi raggiunga. Torno a guardare verso le montagne. Sulla cresta del Redentore tira vento, e arranco dietro l’altro figlio, Francesco. Non riesco a tenere il passo, ho il fiato grosso. Sotto di noi, dalla grande frattura che ha sfregiato il fianco della montagna, esce un bagliore che illumina la notte. Mi guardo intorno, e spero di sorprendere un folle, un amante divorato dal silenzio, o un poeta, mentre dipingono lo squarcio con una foglia d’oro, come una icona. Ora comprendo perché gli organizzatori hanno scelto di presentare la mostra con le parole di Leonard Cohen: «C’è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce».

biamo collaborare. Ci apriamo così alla comunione, che è il nome stesso di Dio. Trinità è un concetto che noi possiamo esprimere solo perché Dio ce lo ha trasmesso. Le tre persone divine per san Tommaso sono “relazioni sussistenti”; il Padre è in quanto si dà al Figlio e il Figlio è in quanto si riceve e si dà al Padre, ma questo amore scambiato è esso stesso una persona, lo Spirito. Questo ci interessa perché siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio e nessuno troverà in sé la ragione della propria vita se non aprendosi alla possibilità che esso consista nel donarsi a qualcuno: è lo scambio di vita tra me e l’altro che ci realizza. Dove non c’è questo, c’è morte. Con le cose materiali non c’è reciprocità. Io do e loro si tengono. Quando la comunità cristiana si interroga sulla comunione non tratta quindi un tema marginale, ma sta chiedendosi quanto del mistero santo di Dio vive in lei.

Guardando, poi, al servizio nella vita ecclesiale, bisogna innanzitutto distinguere la diakonia – il servizio –, dalla carità. Quanto la Chiesa fa ha come anima e radice la carità, l’amore, l’offerta di sé di Dio. Già interrogarsi sull’esigenza di accordare carità e catechismo segnala un problema, perché il contenuto ultimo del catechismo è la carità. Il Vangelo è alla radice il Vangelo della carità, l’annuncio che Dio è amore e che il suo amore ci ha salvati da una condizione di fallimento e di morte. Dentro a questo quadro, nella vita pastorale c’è un servizio specifico rivolto alla carità, un servizio fedele che la Chiesa rivolge ai bisognosi e la converte rendendola simile a Gesù. È la fedeltà ai poveri che ci radica nella realtà, la quale non è “disgraziatamente” fatta così, perché attraverso di essa possiamo imparare ad amare come Dio ama. La prima “attività” della comunità cristiana è lo stile delle relazioni. Se l’interlocutore non viene trattato con amore, non si è fatto nulla. Lo stile di ogni nostro gesto dev’essere fraterno, amichevole, buono. La comunione comincia dallo sguardo. Come riorganizzare la pastorale per corrispondere a queste prospettive? Non basta declinare catechesi, liturgia, carità. Bisogna considerare molto di più la situazione della gente e chiedersi come si può far crescere la cultura di comunione fatta di stima, di collaborazione, di riconoscimento reciproco. Va altresì riconsiderato il ruolo degli organismi di comunione, come il Consiglio pastorale, deputato al discernimento. Un’opportunità è data anche dalla scelta delle unità pastorale, per affrontare le sfide per le quali la dimensione della singola parrocchia non è più adeguata. Paolo Asolan, docente di Teologia pastorale alla Pontificia Università Lateranense

Luoghi di confronto e discernimento DI MARINA RNALDI E MARIO BETTUCCI *

ell’appuntamento del mese scorso siamo stati solN lecitati da don Paolo Asolan sul piano della “pastorale”: la declinazione della Chiesa su cosa deve fare, qui e ora. Abbiamo capito che si è investito poco nella “teologia pastorale”, in termini di risorse umane, trovandoci in difficoltà a far interagire Catechesi, Liturgia e Carità in un solo insieme. È riapparso ancora una volta il termine “discernimento”, pratica in declino in termini vocazionali e spirituali, ma forse anche in termini pastorali: il discernimento comunitario che permette di guardare a quanto già c’è attraverso la luce della fede, alla luce del Vangelo come cartina di tornasole per comprendere la realtà, aiutandoci a dare un nome a ciò che stiamo vivendo. Il relatore ci ha stimolati a riprendere la tematica della comunione e del servizio là dove svolgiamo il nostro servizio pastorale, indicando gli organismi di comunione come luoghi che esprimono la cultura di comunione e nello stesso tempo Un Consiglio pastorale la educano. Quello più a nostra misura Dalle decisioni e dai è sicuramente il Consiglio pastorale progetti condivisi parrocchiale (Cpp), e ognuno ne ha un’enascono quei diversa. percorsi di unità che sperienza Questo addentrarci nel tema della “Caoffrono un terreno non può essere fertile alla pastorale rità” un percorso compiuto individualdella carità mente; ha bisogno che il servizio pastorale della Carità trovi luoghi di confronto, di discernimento della realtà dove la Chiesa vive la propria missione, per decidere cosa fare “qui ed ora”. Il Cpp dovrebbe essere il luogo privilegiato del discernimento comunitario necessario per capire quel “cosa fare”: nel decidere, nel progettare insieme l’azione pastorale, si edifica la comunione e trova fondamento la pastorale della carità. Le Unità Pastorali sono un primo passo verso la consapevolezza di una Chiesa “sinodale e ministeriale”, che non svolge il suo mandato con le sole gambe del parroco, ma con le gambe e le mani di una pluralità di persone che svolgono servizi diversi con un comune e condiviso obiettivo, che ha per soggetto la persona dal suo nascere al suo morire, con la sua storia, con le sue domande; le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini, dei poveri soprattutto, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo (GS 1). * codirettori Caritas diocesana


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