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Emmaus avvenire

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appuntamento

Approfondimento per sacerdoti e laici

www.emmausonline.it Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

uca Diotallevi, docente di Sociologia all’Università di Roma Tre, condurrà il primo incontro di approfondimento sulla Lettera pastorale “Ri–farsi prossimo” affrontando il tema: “Dalla tristezza individualistica… all’entusiasmo di fare il bene”. L’appuntamento è per mercoledì 26 ottobre, ore 21, alla Domus San Giuliano di Macerata.

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A cura della redazione EMMAUS Via Cincinelli, 4 62100 Macerata tel. 0733.234670 e-mail: redazione@emmausonline.it facebook: emmausmacerata twitter: emmausmacerata

MACERATA

Martedì, 18 ottobre 2016

«Ri-farsi prossimo», la strada Il percorso per una Chiesa sempre più proiettata nel servizio ai fratelli e alla comunità civile, prediligendo gli ultimi, illustrato nella prima lettera pastorale del nostro vescovo DI

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GABRIELLA PILESI

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abato 17 settembre è stato inaugurato il nuovo presbiterio della chiesa romanico–bizantina di San Firmano di Montelupone. A presiedere la Messa di consacrazione dei nuovi arredi liturgici è stato mons. Nazzareno Marconi. Erano presenti numerosi fedeli, tra cui molti studenti che hanno riempito i diciassette gradini che salgono all’antico presbiterio che sovrasta l’abside. È questo il cuore dell’abbazia costruita 1200 anni fa, che vide nel 986 padre Firmano da Acquacanina suo primo abate. Il progetto, avallato dalla diocesi di Macerata è stato fortemente voluto dall’Amministratore parrocchiale don Grigorij Linnik e dal comitato “L’Abbadia” di San Firmano, con l’aiuto di artigiani locali e di imprese come la Cosmo3 di Francesco Batocco, che ha donato tutte le strutture metalliche; iGuzzini Illuminazione nella persona di Adolfo Guzzini, che ha donato i nuovi corpi illuminanti a led in memoria di Enzo Castagnari; il suolificio Del Papa di Gianluca Petrelli che ha donato la

EGIDIO TITTARELLI

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NAZZARENO MARCONI *

anno pastorale appena iniziato sarà scandito dalla Lettera pastorale “Ri– farsi prossimo”, dedicata al tema della Carità: ve ne propongo una sintesi per agevolare l’accostamento e magari spingere qualcuno a leggerla per intero (è possibile scaricarla a questo indirizzo internet: http://tinyurl.com/lettpast). Il mio testo si ispira, a trent’anni di distanza, alla lettera “Farsi Prossimo” del cardinale Carlo Maria Martini, un maestro a cui devo la passione per la Lectio Divina, la lettura orante della Parola di Dio. Il modello evangelico della Carità cristiana è presentato dalla Parabola del Samaritano (Luca 10,25–37). L’inizio presenta una scena di violenza, dall’agguato all’abbandono del malcapitato e ci incoraggia a vincere «la globalizzazione dell’indifferenza» (Papa Francesco). Oggi, attraverso i media, il male è sempre sotto gli occhi, e c’è il rischio di farci l’abitudine. Il secondo momento della Parabola ci mostra la durezza di cuore del sacerdote e del levita, che passano senza fermarsi. I motivi per non vivere la Carità, anche per noi, sono tanti: la fretta, la paura di coinvolgerci nei problemi altrui, l’aver sempre qualcosa di più importante da fare... Queste tentazioni contro la Carità vanno vinte ogni giorno. Condividere l’esperienza di questa lotta aiuta a costruire una Chiesa più capace di riflettere la luce e la forza del Vangelo. Solo così i non credenti riusciranno a percepire meglio gli interventi sociali della Chiesa come azioni che nascono dalla capacità di cogliere «in profondità i bisogni degli uomini e di affrontarli con umiltà, disinteresse ed efficacia». (C.M.Martini, “Farsi prossimo”). Il terzo momento della Parabola è una sola parola greca che significa: fu mosso a compassione, ed è la stessa parola che nel Vangelo descrive l’atteggiamento intimo di Gesù e di Dio. La compassione è il segreto della Carità, che Dio infonde nell’intimo dell’uomo. È nella capacità di commuoverci che siamo a «immagine e somiglianza di Dio». Vive la Carità chi ha una visione corretta di Dio e riconosce che i bisogni umani non sono solo materiali, ma anche spirituali. Chi si fa illuminare dalla Parola di Dio e approfondisce il Vangelo della Carità. Quest’anno lo faremo sia nelle Lectio di Avvento che di Quaresima. E soprattutto cercheremo di metterci alla “scuola spirituale” dell’Eucaristia domenicale e dei nostri Santi, vivendo in maniera più attenta alla Carità le loro feste. In un Itinerario di incontri mensili ci chiederemo: come essere più creativi ed efficaci oggi? Che rapporto c’è tra Carità e Giustizia? Come la Carità aiuta il cristiano ad agire? Come la Carità ispira la missione della Chiesa? Partiremo dalla lettera Evangelii Gaudium di papa Francesco che ci chiede di essere una «Chiesa missionaria in uscita verso gli ultimi», sensibile alla dimensione sociale della evangelizzazione per costruire una società più caritatevole e solidale. Il quarto momento della Parabola testimonia la Carità che salva e si prende cura. È «il momento dell’olio e del vino», quando la Carità diventa concreta. Emergono così cinque ambiti di impegno concreto. La prima testimonianza è quella dell’amore fraterno dentro la comunità cristiana, che nasce dal contatto con la

Anno giubilare: un cammino di rigenerazione

giubileo Rossano Codex Purpureo, parabola del buon samaritano

Parola e l’Eucaristia; cresce con rapporti personali sinceri, pazienti, accoglienti; si diversifica in base ai carismi, ai ministeri, alle diverse vocazioni; si espande con la cooperazione missionaria; si mostra credibile nell’impegno ecumenico. La seconda testimonianza è quella della dedizione al fratello bisognoso. È un aspetto della Carità che non può essere delegato solo agli “specialisti”. La terza è il discernimento spirituale, cioè la capacità di leggere i veri bisogni dell’uomo e la radice del male. La quarta testimonianza è l’animazione sociale. In particolare dell’economia, dell’integrazione delle diversità e della valorizzazione della vita debole e minacciata. La quinta testimonianza è l’impegno politico. Per noi

cristiani la politica non è “una cosa sporca” perché «il buon andamento della vita sociale dipende molto dalla vivacità, dalla efficienza, dalla correttezza del sistema politico. Il realismo tenace, con cui la carità cerca il bene di ogni uomo, la impegna anche nel campo delle scelte politiche». (C.M.Martini). Va tuttavia evitato che la politica divenga troppo invasiva, ignorando autonomia e sussidiarietà. Dobbiamo invece: promuovere la collaborazione tra Chiesa e Stato, valorizzare la responsabilità dei laici, non rinunciare alla denuncia di ciò che è sbagliato. Soprattutto impegnarsi nella formazione: sia alla coscienza politica di tutti, sia all’impegno diretto di chi ha vocazione e doti. Invito tutti ad accogliere la Lettera come

Chiusura all’Abbadia di Fiastra ausa l’inagibilità della cattedrale di San Giuliano per i danni conseguenti al terremoto, la solenne concelebrazione di chiusura dell’Anno della Misericordia, presieduta dal vescovo Marconi, si svolgerà il 13 novembre all’Abbadia di Fiastra con inizio alle ore 17. Per favorire la partecipazione, sono sospese tutte le altre messe pomeridiane.

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una provocazione a metterci in moto, a riflettere insieme. Confido di ricevere suggerimenti e sollecitazioni, per condurre come una comunità unita la nostra Diocesi sulle vie della Carità che lo Spirito traccia per noi. Che la Mater Misericordiae ci sostenga e benedica. * vescovo

Padre Matteo Ricci e la Cina un esempio anche per il Papa i moltiplicano nella Chiesa i segnali di attenzione alla Cina. Papa Francesco ha impresso un forte impulso al dialogo per offrire uno sbocco alle difficoltà e alla sofferenza di tanti cattolici di quel Paese. La nostra diocesi vive questa fase con grande partecipazione, perché il riavvicinamento costituirebbe il coronamento del sogno per il quale padre Matteo Ricci ha speso la vita. Papa Francesco lo ha ben presente e non ha mancato di sottolineare l’esemplarità dell’atteggiamento del gesuita maceratese: «Egli è stato in grado di entrare in dialogo con la grande cultura di questo Paese, e con questa

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sua antica saggezza. Lui ha saputo come “incontrarla”. Matteo Ricci ci insegna che è necessario entrare in dialogo con la Cina». Per questo ci piace sottolineare il parallelismo tra l’accentuazione dell’attenzione della Chiesa alla Cina e il progredire della causa di beatificazione del nostro più illustre concittadino. Conclusa la fase diocesana del processo, siamo in attesa che la Congregazione per le cause dei santiâ ‹, dopo aver dichiarato padre Matteo Ricci Servo di Dio, conduca a termine â ‹la posizione canonica e lo decreti venerabile per poi attendere il miracolo e sottopâ ‹orre i risultati al Santo Padre. (P.Chi.)

San Firmano sempre più splendida grazie al dono di nuovi arredi artistici pavimentazione in cuoio, insieme ai contributi delle famiglie Latini e Castagnari e di altre aziende che hanno collaborato. Grazie a loro si è potuto realizzare il progetto dell’arch. Andrea Stortoni che ha ideato i nuovi arredi dalle linee contemporanee capaci di integrarsi e interagire con l’architettura storica della chiesa e con il suo imponente presbiterio rialzato. Il nuovo ambito presbiterale pertanto viene concepito come il prolungamento del primo gradino del presbiterio storico, che dilatandosi in direzione dei fedeli diviene spazio dove trovano collocazione i nuovi arredi – l’altare, l’ambone e la presidenza – tutti realizzati in metallo e legno massello. L’altare composto da tavole plurisecolari di ulivo è aperto al centro. La luce che dal pavimento attraversa la fessura tra le due

L’antica abbazia, edificata prima dell’anno 1000, ha rinnovato altare, ambone, presidenza e luci grazie al contributo generoso di tante persone e aziende assi vuole rappresentare la preghiera che dalla terra sale al cielo per mezzo della liturgia eucaristica. L’altare dalle linee tese, quasi bidimensionale se osservato dall’ingresso della chiesa, diviene cubico e volumetrico per mezzo dei paramenti con i quali viene vestito in occasione delle

Monsignor Marconi (Foto A. Zampa)

celebrazioni. La tovaglia a base quadrata oltre che trasformare la mensa/tavolo in un ara/altare con la sua forma rappresenta Cristo e in quel momento la fessura dell’altare diviene simbolicamente il sepolcro aperto. Per sottolineare la centralità della mensa,

ulla scorta della bella lettera di indizione che papa Francesco ci ha donato, la prima attenzione del nostro vescovo Nazzareno è stata quella di individuare la “Porta santa”, ma dato che l’Anno Santo è stato posto sotto la speciale protezione della Mater Misericordiae (cfr MV 24) la scelta è stata semplice: «per la nostra Diocesi e la nostra Città che la venerano da secoli come patrona, la “porta santa” può essere solo quella del santuario della Mater Misericordiae». Saggia decisione quella di avere una unica “Porta santa”, perché ci ha aiutato a fare comunione e a sperimentare l’unità (non dimentichiamo che proveniamo da cinque diocesi riunite). Nella prima parte dell’anno giubilare ci si è mossi dalle 20 unità pastorali in pellegrinaggio verso il Santuario della Madonna della Misericordia. Con sorpresa e gioia abbiamo visto molte migliaia di persone in cammino, realizzando un bel segno di collaborazione e di comunione tra le unità pastorali che si stanno avviando. Nella seconda parte dell’anno una copia del quadro della Mater Misericordiae è stata accolta nei comuni della diocesi e nelle parrocchie e ha radunato una moltitudine di persone che si sono incontrate in chiesa e nelle case dove si è vissuta l’esperienza dei centri di ascolto della Parola, un prezioso segno della misericordia del Signore dentro la vita quotidiana. Molte persone che hanno aperto la propria casa ai vicini mi hanno raccontato la gioia del ritrovarsi insieme, anche con persone che non frequentano la parrocchia e che a volte si guardano con diffidenza per questioni condominiali, che sembrano indifferenti… Alcuni chiedono di continuare questa esperienza per uscire dall’indifferenza e dall’individualismo e ritrovare lo stile di accoglienza, di fraternità e di fede che da sempre hanno caratterizzato la cultura marchigiana. Avviandoci verso la conclusione dell’anno giubilare possiamo riconoscere che l’importanza data alle chiese diocesane offrendo la possibilità di vivere il Giubileo in diocesi è stata una bella intuizione di papa Francesco. Per tutti c’è stata l’occasione di incontrarsi con la Misericordia del Signore nell’ordinarietà della vita quotidiana, nei luoghi familiari alla nostra tradizione cristiana. Molte persone si sono accostate con umiltà e fede al sacramento del perdono; hanno vissuto l’esperienza del pellegrinaggio come segno del cammino della fede che ci conduce all’incontro con il Signore e la sua misericordia attraversando la porta che è Gesù e desiderando camminare nella vita con Lui, in Lui e per Lui. Non credo ci siano stati “miracoli” straordinari, ma certamente c’è stato il “miracolo” di tante persone che hanno gustato il perdono del Signore, che si sono accostate alla sua misericordia, che hanno maturato il desiderio e l’impegno di vivere quelle opere di misericordia che rendono operosa la nostra fede e testimoniano un vero stile di vita cristiano. Tra poco l’anno giubilare chiuderà, ma la Misericordia del Signore non finisce mai, e anche le opere di misericordia su cui abbiamo meditato in questo anno speriamo che continuino a caratterizzare la nostra vita di credenti “misericordiosi come il Padre”.

luogo attorno al quale i fedeli si ritrovano con il padre, la base dell’altare è stata impreziosita con un pavimento in lastre di cuoio lavate e lavorate artigianalmente, inoltre la presidenza è stata ruotata rispetto alla configurazione passata e posizionata a lato del presbiterio orientata verso il suo centro. Questa disposizione durante le celebrazioni affollate permette all’assemblea di prendere posto anche alle spalle dell’altare trasformando lo scalone in una sorta di platea per concretizzare quanto auspicato dal Concilio Vaticano II in merito agli spazi per le funzioni religiose contemporanee. Infine l’ambone, pulpito da cui viene proclamata la parola del Signore, è poggiato in equilibrio su di un ulteriore aggetto del presbiterio verso i fedeli. A sottolineare questo slancio il “leggio” è posizionato completamente a sbalzo al di fuori del presbiterio, come fosse una mano tesa pronta per essere afferrata. Con il nuovo presbiterio e i nuovi arredi sacri si concretizza la nuova vita per lo spazio liturgico della piccola abazia di San Firmano.


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Martedì 18 ottobre 2016

Ordinato sacerdote il salesiano Andrea Berardi «Vaso di creta» nelle mani del Signore, il giovane maceratese continuerà a essere responsabile dell’oratorio di Scandicci DI

M. NATALIA MARQUESINI

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Don Andrea Berardi durante la sua prima omelia

oi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi»; si “odorava” davvero questa grande potenza dall’involucro fragile, sabato 8 ottobre nella Casa salesiana di Macerata nel seguire l’Ordinazione sacerdotale di don Andrea Berardi, sostenuto e accompagnato dal Vescovo, dall’ispettore della circoscrizione salesiana dell’Italia Centrale, da tanti confratelli presbiteri (salesiani di don Bosco ma anche diocesani), dalla famiglia e dagli amici. Una cerimonia che ha saputo trasmettere la

delicatezza e la dolcezza di un giovane che, pieno di emozione e serenità, consacrava la sua vita a Dio, per diventarne servitore. «Fidati, il Signore ti conosce», gli ha detto monsignor Nazzareno Marconi durante l’omelia, spiegando come la «vocazione non è altro che il momento in cui noi scopriamo quello che Dio già sa di noi». E se Andrea, consapevole delle sue fragilità, ha scelto per la se stesso il paragone con il vaso di creta, non sono tardati nelle parole del Vescovo la consolazione e il coraggio: «Non aver paura delle tue fragilità. Non aver paura del fatto che sei un uomo povero e semplice, Dio è molto più grande della luce che brilla in te e se qualche volta i tuoi limiti ti porteranno a essere un vaso “scocciato”, la luce di Dio che rifulge in te saprà passare anche attraverso». Prete nella forma di don Bosco, salesiano in mezzo ai poveri perché «i poveri di oggi sono i giovani, non c’è posto per loro; questo è un mondo per pensionati e spesso i giovani so-

no i poveri fin da quando vengono concepiti, perché non sono una vita accolta ma una vita programmata». Nei dieci anni durante i quali don Andrea Berardi ha maturato la propria vocazione all’interno della famiglia salesiana, tante sono state le Case che lo hanno accolto con affetto; un sentimento ricambiato che ha portato tantissimi giovani, e non solo, a essere presenti in questa giornata di fondamentale significato per la sua vita. E con la stessa serenità e gratitudine con cui ha vissuto i servizi a lui affidati negli anni, ha voluto ringraziare e pregare insieme in conclusione alla celebrazione. Accompagnato dal coro, ha recitato il suo “grazie” durante un canto ispirato al Magnificat di Maria: «Grazie Signore per il dono della vita e della mia vocazione salesiana e sacerdotale. Grazie Signore per il dono della famiglia: babbo Franco, mamma Rosaria, i miei fratelli e sorelle e tutti i miei familiari. Grazie Signore per la nuova famiglia

che tu mi hai donato da tempo, i Salesiani. Grazie Signore per i maceratesi e per coloro che oggi hanno preparato questa bellissima giornata; gente forte e tenace che ha generato quello che sono oggi. Io, vaso di creta, ti seguirò ovunque mi manderai e che Maria sia per me maestra madre e modello». Il giorno seguente, con lo stesso spirito di gratitudine, la comunità salesiana di Macerata si è ritrovata per vivere la prima messa presieduta dal “neo” presbitero in coincidenza con l’apertura dell’anno pastorale in Oratorio. Il giovane sacerdote non si è sottratto “all’incombenza” dell’omelia, come da tradizione, e l’ha sviluppata aiutando i presenti a comprendere il Vangelo del giorno. Don Flaviano D’Ercoli, direttore della Casa di Macerata, ha salutato la comunità di Scandicci, comune della città metropolitana di Firenze nel quale si trova l’Oratorio di cui don Andrea è già responsabile e dove continuerà a prestare servizio.

La devozione verso la Madonna può “tradursi” in molteplici iniziative in cui il valore del pellegrinaggio è veicolo per la cultura e il turismo religioso nel territorio

I Cammini Lauretani, esperienza di fede viva DI FRANCESCA

CIPOLLONI

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intento principale è quello di recuperare e promuovere l’antica Via Lauretana, traducendo in un’esperienza ecclesiale qual è il pellegrinaggio l’occasione per riscoprire il patrimonio culturale e la “vocazione” turistica delle nostre terre. Nasce così, nel 2014, il Distretto culturale evoluto «Cammini lauretani» e a spiegarne lo sviluppo è il direttore, Simone Longhi. Quali finalità si prefigge il Dce? Il progetto «Cammini Lauretani» è sorto nel contesto del tavolo di concertazione finalizzato alla valorizzazione e al recupero del patrimonio religioso, storico, artistico, turistico e ambientale della Via Lauretana e costituito, a Loreto, alla presenza del cardinale Angelo Bagnasco, dalla Conferenza episcopale marchigiana, dall’associazione «Via lauretana», dall’Anci Marche e dalle Fondazioni Carima e Carilo. In tale

La Madonna di Loreto

Giovani pellegrini in cammino tra le colline marchigiane. Sotto, il logo della credenziale

ambito, dunque, ha preso forma un’idea che, raccogliendo le ricerche e l’impegno di molti, ha infine trovato l’occasione per concretizzarsi all’interno del bando Dce, lanciato nel marzo del 2013 dalla Regione Marche. Partendo dal valore che il culto mariano incarna, l’obiettivo è quello di valorizzare il pellegrinaggio a Loreto lungo la Via Lauretana e gli altri cammini. Si tratta, in sostanza, di una metodologia di sviluppo territoriale capace di attivare processi di creazione e potenziamento del tessuto imprenditoriale e sociale, nel pieno rispetto del carattere spirituale del culto lauretano. Inoltre, si vuole offrire un’opportunità di crescita anche ai giovani. Il distretto «Cammini lauretani» vede oggi coinvolti numerosi soggetti, tra partner ecclesiali, venti enti locali riuniti nell’associazione «Via Lauretana», fondazioni di territorio, università, associazioni di categoria e imprese. Nel sito ufficiale del progetto www.camminilauretani.eu è possibile trovare tutte le informazioni sul percorso e sul progetto stesso, nonchè scaricare gratuitamente l’app «Cammini lauretani». Il pellegrinaggio, da segno di devozione, può aprire nuove vie sul fronte turistico. Come costruire le “sinergie” con le altre realtà interessate senza però perdere di vista la vera natura del progetto? Penso sia fondamentale, anzitutto, l’adesione dei

partner alla logica, agli obiettivi ed alle azioni progettuali. Per fare un esempio, nel 2015, a seguito del lancio dell’iniziativa denominata «Campi Scuola Itineranti», promossa dal vescovo di Macerata, monsignor Nazzareno Marconi sul tratto Assisi–Loreto (grazie anche al coinvolgimento della rete degli oratori marchigiani, dei partner del Dce, dei Comuni situati lungo la Via Lauretana e della Croce Rossa), sono stati oltre 2000 i giovani che hanno effettuato questa esperienza di fede: da pellegrini, sono stati accolti dalle strutture ricettive locali e hanno potuto visitare i tesori artistici della nostra terra. La gestione di questi partenariati ampi è onerosa e determina a volte lungaggini. Questo è il “prezzo” da pagare, ma non cerchiamo scorciatoie che nascono velocemente ma muoiono presto: la necessaria fatica per ottenere il successo dell’iniziativa, legata al coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, è un elemento che ci è ben presente. Quali sono le prospettive di dialogo con gli altri Paesi in cui, pure, è forte lo spirito devozionistico verso la Vergine Maria? Stiamo portando avanti interessanti iniziative anche su questo versante. Un obiettivo importante al quale stiamo lavorando e che speriamo di raggiungere presto è il riconoscimento dei «Cammini lauretani» come «Itinerario culturale europeo», ossia come uno dei percorsi riconosciuti dal Consiglio d’Europa e intesi quali veicolo di comunicazione, di scambio culturale tra le nazioni, e come strumento per consolidare l’identità europea stessa. Per il raggiungimento di questa ambiziosa meta stiamo costruendo una rete internazionale di soggetti ecclesiali e laici concretamente motivati nell’impegno.

Con la carta delle credenziali «passo in avanti» per i pellegrini a notizia è di qualche tempo fa ma merita, senza dubbio, di essere divulgata. Sono disponibili, infatti, le Credenziali per i pellegrini che percorreranno la Via lauretana: a renderlo ufficialmente noto è la Confraternita delle SS. Stimmate di San Francesco di Macerata, partner del Distretto culturale evoluto «Cammini Lauretani». Decisamente uno step positivo nel percorso avviato per l’attivazione delle credenziali e la valorizzazione dell’antica via religiosa. Un “passo”, vale la pena di dire, atteso da tempo dai pellegrini che, sempre più numerosi, hanno ripreso a percorrere l’itinerario di fede lauretano e che, specie nell’Anno Giubilare desideravano testimoniare il loro impegno con il documento (le Credenziali, appuntamento) che attestasse il loro passaggio lungo le diverse tappe fino al Santuario della Santa Casa di Loreto, luogo di consegna dell’attestato finale, il Testimonium. Le Credenziali del pellegrino lauretano («Charta Pelegrini Lauretani») sono state autorizzate dalla Delegazione Pontificia

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della Santa Casa di Loreto, e sono rilasciate dalla Confraternita maceratese presso i luoghi religiosi appositamente autorizzati o con modalità on line. La prassi è avviata anche in collaborazione con Opera Romana Pellegrinaggi, che pure sostiene la ripresa del pellegrinaggio lauretano, potenziandone ulteriormente il valore spirituale. Le statistiche confermano infatti che, ogni anno, circa 35 milioni di italiani viaggiano alla scoperta dei numerosi santuari, monasteri ed eremi siti nel Belpaese. Inoltre, le tradizioni e la cultura religiosa in Italia, grazie alla presenza di importanti santuari di riferimento, rappresentano dei punti di forza quali richiamo di flussi turistici motivati da interessi legati al culto. Oltre venti, finora, le richieste già pervenute dopo la prima metà di agosto dai pellegrini messisi in cammino sulle proprie gambe oppure in bici per raggiungere la Basilica laureatana. Per saperne di più, in particolar modo sulle modalità di rilascio e di certificazione, è possibile consultare i siti internet www.sacrestimmate.it o www.camminilauretani.eu. (F.Cip.)

Due nuovi diaconi al servizio della diocesi Su don Francesco Zambelli e don Pietro Micheletti sarà il vescovo Nazzareno Marconi ad imporre le mani il 29 ottobre a Tolentino io chiama a scelte definitive, ha un progetto su ciascuno: scoprirlo, rispondere alla propria vocazione è camminare verso la realizzazione felice di se stessi. Dio ci chiama tutti alla santità, a vivere la sua vita, ma ha una strada per ognuno». Le parole di papa Francesco suonano più che mai adatte per i giovani don Pietro Micheletti e don Francesco Zambelli che, sabato 29 ottobre, alle ore 18 nella parrocchia di San Catervo a Tolentino, riceveranno l’ordinazione per imposizione

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delle mani e preghiera consacratoria del vescovo diocesano, monsignor Nazzareno Marconi. Pietro Micheletti, 33 anni, è il quarto di nove figli ed è originario di Bologna. «Provengo da una famiglia cristiana che fin da piccolo mi ha trasmesso la fede», racconta lui stesso, che, a quattordici anni, è entrato a far parte di una comunità neocatecumenale: dopo la maturità scientifica, lo studio della musicologia all’Università di Bologna. «Anche se stavo seguendo le mie aspirazioni – prosegue – la vita mi pareva vuota. Così, poco più che ventenne, ho sentito che il Signore mi chiamava a seguirlo. Non avrei mai trovato da solo il coraggio di lasciare tutto, ma grazie a Dio ho visto accanto a me tanti fratelli e sorelle della mia comunità che, pur avendo una vocazione diversa dalla mia, hanno rischiato tutto per affidarsi a Dio.

La loro radicalità – conclude don Micheletti – mi ha incoraggiato a cominciare questa avventura col Signore». Dopo due anni di discernimento vocazionale, nel 2007 il giovane è entrato nel Seminario diocesano missionario «Redemptoris Mater» di Macerata. Conclusi gli anni di studio in seminario, per lui ha preso vita l’esperienza di missione in Cina, nella diocesi di Macao, insieme a un presbitero e a quattro famiglie in missione. Ritornato in Diocesi, don Pietro è stato inviato dal Vescovo nella parrocchia di San Catervo a Tolentino: ora sarà diretto a Roma per completare gli studi. Ha invece 28 anni don Francesco Zambelli: nato proprio a Tolentino, è il terzo di quattro figli. «La mia vocazione nasce nella mia famiglia – racconta il ragazzo che si appresta a diventare diacono –, dove i miei genitori,

fin da piccolo, mi hanno trasmesso la fede; è cresciuta nell’esperienza del Cammino neocatecumenale attraverso l’ascolto della Parola, i sacramenti e la comunione con i fratelli di comunità». Dal 2007 fino ad oggi, per Don Francesco Zambelli, a sinistra, e don Pietro Micheletti don Zambelli la decisione di rispondere alla chiamata del Signore è arrivata a parrocchia di Santa Maria Assunta a maturazione, anche per lui, nel Seminario Montecassiano, chiedendo anche a lui, nel diocesano missionario di Macerata, frattempo, di proseguire gli studi teologici «attraverso la pazienza dei formatori, gli nella Capitale. «Grati a Dio per la sua studi teologici e soprattutto l’esperienza di fedeltà e il suo amore», entrambi i ragazzi missione in Cina, dove ho avuto la grazia che si apprestano a compiere un passo di servire i veri missionari: le famiglie con decisivo verso il sacerdozio chiedono «una i loro figli, che rappresentano i primi preghiera» per il loro ministero. evangelizzatori». Tornato dalla missione Francesca Cipolloni monsignor Marconi lo ha assegnato alla


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Martedì 18 ottobre 2016 Insieme a quella ecumenica e a quella vocazionale, la veglia missionaria rappresenta uno degli appuntamenti di preghiera più significativi dell’anno pastorale. Quest’anno, a seguito dell’inagibilità della cattedrale provocata dal sisma del 24 agosto scorso, verrà celebrata nella chiesa all’Abbadia di Fiastra.

Venerdì sera la veglia diocesana di preghiera per le missioni all’Abbadia di Fiastra

Un momento della veglia missionaria dello scorso anno

DI ALBERTO FORCONI *

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enerdì 21 ottobre, alle 21.15 si svolgerà all’Abbadia di Fiastra l’annuale veglia missionaria diocesana. È una tradizione che sia celebrata il venerdì precedente la Giornata Missionaria Mondiale che sarà appunto la domenica 23 ottobre. Quest’anno si celebrano i 90 anni da quando la Pontificia Opera della Propagazione della Fede (la famosa “Propaganda Fide”) ha proposto per la prima volta questa giornata. In questa occasione il Papa rivolge ogni anno un messaggio; per il 2016 il suo titolo è: «Chiesa missionaria, testimone di misericordia». La sottolineatura centrale contenuta in quello di quest’anno è che «Ogni popolo e cultura ha il diritto di ricevere il messaggio di salvezza che è dono di Dio per tutti». Nella nostra diocesi abbiamo un motivo particolare per festeggiare questa giornata: festeg-

Una nuova cappella a Puerto Madryn

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a piccola chiesa dedicata a Nostra Signora di Guadalupe sorge nel Barrio Presidente Perón, un quartiere recente che conta già 7.000 abitanti provenienti da altre province argentine, dalla Bolivia e dal Paraguay. Nel 2010 era stata realizzata una piccola edicola della Madonna di Guadalupe. Nel tempo è cresciuta l’attività della Caritas parrocchiale in aiuto alle famiglie indigenti. Tre anni fa, dopo la Gmg di Rio, i giovani hanno avviato attività coi ragazzi. Nel 2014 è cominciata l’edificazione della chiesa e delle aule catechistiche. L’edificio è lungo 20 metri e largo 16; si è arrivati a realizzare il tetto, le finestre e le porte. Adesso viene recitato il rosario, si celebra la Messa una volta al mese, si visitano le famiglie. Dal prossimo anno si avvierà una presenza più stabile. (P.Chi)

giamo infatti i 50 anni di presenza missionaria della nostra diocesi in Argentina. C’è da ricordare che sono stati quindici i sacerdoti della nostra diocesi che si sono avvicendati nella missione in Argentina dagli inizia nella diocesi di Morón, alla periferia di Buenos Aires, fino alla presenza attuale a Puerto Madryn in Patagonia, di cui parla diffusamente don Alberico Capitani nell’intervista in questa stessa pagina. Mai avremmo pensato che da quella nazione dove abbiamo seminato la Parola di Dio sarebbe arrivato papa Francesco che tanto sta facendo affinché tutta la Chiesa sia missionaria in ogni dimensione. Non mancherà il ricordo di Madre Teresa di Calcutta, appena proclamata santa, la “matita nelle mani di Dio”, che attraverso la sua testimonianza continua ad offrirci un profondo stimolo ad andare verso ogni tipo di povertà. * Direttore dell’Ufficio diocesano per la cooperazione missionaria tra le chiese

In Patagonia una Chiesa che si fa serva Don Alberico insieme con alcuni giovani della sua parrocchia prima della partenza di Jessi e Exequiel per la Gmg

Durante il Concilio la richiesta di aiuto dal vescovo di Morón, con la pronta risposta di monsignor Cassulo. Da lì il via ai sacerdoti maceratesi “fidei donum”

Cinquant’anni di presenza missionaria della nostra diocesi in Argentina DI ELEONORA TISENI

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iguel Raspanti, vescovo di Morón (città argentina della provincia di Buenos Aires) aveva incontrato a Roma durante il Concilio, l’allora vescovo di Macerata, mons. Silvio Cassulo, e gli aveva chiesto aiuto per la sua realtà ecclesiale, in forte crescita ma con un numero insufficiente di sacerdoti. Cassulo aderì prontamente alla richiesta, poiché alcuni sacerdoti si erano resi disponibili alla partenza. Il primo a volare oltreoceano fu don Fernando Mariani, seguito dopo qualche mese da don Nazzareno Piccioni. Dal 1965 al 1967 operarono nella città di Castelar, dove fondarono la parrocchia di San Miguel e Santa Magdalena. In seguito l’attività si spostò nel territorio di Merlo, dove stava nascendo la «Ciudad Parque San Martín». All’arrivo dei missionari, nel Parque esisteva soltanto la chiesa di Nostra Signora di Fatima, ma nel tempo, grazie alla loro opera e all’aiuto della comunità, ne vennero fondate altre due: Nostra Signora di Itatí e María Auxiliadora. Nel 1990, dopo venticinque anni, il vescovo Tarcisio Carboni stipulò una nuova convenzione con mons. Argimiro Moure, suo omologo della diocesi di Comodoro Rivadavia, in Patagonia. Il 2 gennaio del 1991, don Alberico Capitani e don Frediano Salvucci (ora monaco benedettino) partirono alla volta di Gobernador Costa, centro sulla Precordigliera delle Ande, a 700 metri di altitudine. Il territorio era molto vasto ma con soli 8.000 abitanti. La presenza maceratese durò per dodici anni, fino al 28 febbraio 2003. Poi una pausa fino al 2009, quando la collaborazione è ripresa sempre in quella regione, ma sulla costa, nella popolosa città di Puerto Madryn.

la lettera. Grazie per la Gmg Ora la rivivo raccontandola Dall’America Latina a Cracovia: un ragazzo condivide la forte esperienza con chi non aveva potuto partecipare ono un giovane della parrocchia di San Cayetano di Puerto Madryn, nella diocesi di Comodoro Rivadavia. Tutto ha avuto inizio con la missione che Giacomo Pompei, seminarista della diocesi di Macerata, ha compiuto nella nostra parrocchia a luglio del 2015

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ma è stato a febbraio ci è arrivata la notizia che grazie al contributo della comunità di Macerata due di noi sarebbero potuti partire. Quando sono stato scelto, insieme a Jessica, per venire in Italia ho fatto fatica a sentirmi degno, visto che molti altri giovani frequentano la parrocchia da più tempo di me e sentivo che ne avrebbero avuto maggior diritto, ma poi ho capito che la decisione non era la mia, ma del Signore, e che Lui voleva che io godessi di quest’esperienza. Arrivati in Italia siamo stati ospiti per alcuni giorni in una

famiglia della parrocchia San Giuseppe di Pollenza, dove ho potuto sperimentare un bell’esempio di unione tra adulti e giovani che si accompagnano reciprocamente nel vivere la fede. A Katowice siamo stati una settimana ospiti di una famiglia mentre la seconda settimana abbiamo potuto conoscere meglio i ragazzi della pastorale giovanile di Macerata; io cominciavo a comprendere meglio l’italiano e il confronto con loro mi ha aiutato a capire che loro ansie erano le stesse mie. Delle parole di papa Francesco mi è rimasto impresso l’invito a lasciare un’impronta nella storia, a costruire ponti e non muri. Il viaggio di ritorno è stato il momento

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Don Alberico Capitani: «La sfida è il materialismo. Grazie a Emmaus sempre in contatto con Macerata»

PIERO CHINELLATO

L’

accento e i termini spagnoli che irrompono in ogni espressione di don Alberico Capitani spiegano più di ogni ragionamento quanto la sua vita sia totalmente immersa nella missione. Lui, sacerdote classe 1950 originario di Pollenza, missionario “fidei donum” a Puerto Madryn, città portuale della Patagonia argentina, assieme a don Sergio Salvucci e don André Luis de Oliveira, racconta con semplicità che «Il nostro impegno è cercare di formare la Comunità, come Chiesa vivente. I laici partecipano come protagonista nelle varie attività, ma purtroppo si trovano a vivere senza la presenza del sacerdote, che dovrebbe animare per creare unità e dare “spiritualità” alle varie attività e celebrare la presenza del Signore nel cammino della stessa comunità e aiutare a incontrarsi con Lui nei vari Sacramenti. In una città di 100.000 abitanti siamo 4 sacerdoti più uno, che ha circa 90 anni… La Chiesa argentina resta povera di vocazioni, specie in Patagonia: nella nostra Diocesi siamo 30 preti, una metà stranieri (colombiani e italiani). Poi c’è una forte penetrazione delle sette. I cattolici che mantengono un qualche riferimento con la Chiesa sono una metà della popolazione; nel corso dell’anno nella nostra parrocchia celebriamo circa 130 Battesimi, 80 Prime Comunioni, 45 Cresime e 10 Matrimoni. La partecipazione alle celebrazioni eucaristiche della domenica è di circa 200 persone al mattino e 150 persone nel pomeriggio: una partecipazione non numerosa, ma che va crescendo, una partecipazione attiva e dinamica… Come sono i tuoi parrocchiani? Sono molti e diversi: sono battezzati, ma la

in cui ho avuto occasione di parlare meglio con tutti, avevo il desiderio di conoscerli uno a uno, sapere cosa facevano nelle proprie parrocchie e raccontare loro quello che facevo nella mia. Salutarli per tornare nel mio Paese non è stato un addio, ma l’inizio di un’amicizia e ora so che ho dei fratelli con cui condivido la stessa fede e le preghiere. Tornato a casa non sapevo da dove cominciare, sentivo il desiderio di raccontare tutto a tutti, continuando a fare quello che facevo ma con più convinzione e uno sguardo “rinnovato”. Ringrazio il Signore del nostro parroco, don Alberico che sempre ci accompagna e ci appoggia. Braian Exequiel Mamani

fede è debole e risentono della crisi materialista per cui la vita religiosa è confinata ai margini della loro esistenza. In questi ultimi anni una nuova emigrazione da altri Paesi dell’America Latina (Bolivia, Paraguay), persone che spesso smarriscono il riferimento alle loro radici religiose, complice, come per i boliviani ad esempio, il passaggio dalla vita dei campi a quella urbana e a un relativo benessere. Su cosa si concentra la vostra attività? La nostra è una Chiesa giovane senza tradizioni e questo ha alcuni aspetti negativi e altri positivi: seguiamo una programmazione diocesana che ha l’obiettivo condurre le comunità a essere sempre più Chiesa, crescendo nella fede. Abbiamo una serie di attività per raggiungere tutti. La vita pastorale fa perno sull’evangelizzazione rivolta ad adulti, giovani e ragazzi. Per questi ultimi proponiamo una catechesi familiare: i ragazzi vengono accompagnati dai genitori e c’è un catechista per loro e uno per i genitori. Com’è cambiata l’Argentina negli anni della tua presenza? Sono arrivato la prima volta il 22 giugno del 1989. A quasi trent’anni di distanza è rimasta l’instabilità economica, ma si notano migliori condizioni di vita, anche se la distanza tra ricchi e poveri rimane fortissima. Si sta comunque meglio. A livello religioso, si risentono le conseguenze dell’avanzata del materialismo, ma sperimentiamo anche una crescente maturità in molti credenti: cristiani come scelta di vita e protagonisti della vita ecclesiale. E un tuo bilancio personale? Sono contento di questi anni passati in questa terra e in questa Chiesa. Non mancano le difficoltà, la solitudine (siamo

stranieri qui in Argentina e ci sentiamo stranieri quando torniamo in Italia, ma molte più sono le cose positive: sentirsi appoggiati dalla comunità, vedere giorno per giorno che questa cresce, l’incontro con i poveri, la semplicità della gente e la disponibilità a partecipare come protagonista… Dio appare più visibile. Quale rapporto c’è con Macerata? Com’è naturale, alcuni rapporti si vanno affievolendo, ma il legame resta forte: tutti i giorni leggo notizie dall’Italia e per quanto riguarda le notizie della nostra Chiesa, seguo quotidianamente Emmaus. Internet aiuta, ed Emmaus online arriva subito. I mezzi di comunicazione digitali magari allontanano i vicini, ma certo avvicinano i lontani e io lo sperimento in prima persona. Come ti si può aiutare? Credo nell’aiuto spirituale: continuate a pregare per noi e a condividere il camino delle nostre comunità. Facebook per me è molto utile e mi aiuta ad essere vicino a molta gente che ho incontrato nel mio cammino sacerdotale e che ancora porto nel cuore. Mi fa piacere che ancora molta gente si ricordi del “prete ciuco”. Vi invito poi a continuare ad aiutarci con la vostra generosità per portare avanti le attività caritative e creare nuove strutture pastorali per dare alla gente la possibilità di incontrarsi e di incontrarsi con Dio. Non si tratta solo di dare una risposta alla povertà materiale, ma anche a quella spirituale. Attualmente stiamo costruendo una Centro pastorale nella zona più povera della nostra Parrocchia: una chiesa e vari saloni multiuso, che chiamiamo “Capilla Guadalupe” (di cui si parla in alto in questa stessa pagina, ndr). Chi vuole darci una mano può rivolgersi al Centro missionario diocesano.

giovani. Un incontro di bilancio dopo un’estate di servizio l 6 ottobre 1552 nasceva a Macerata Padre Matteo Ricci e lo stesso giorno del 1991, per una coincidenza che profuma di Spirito Santo, sorgeva il primo nucleo del seminario per le missioni “Redemptoris Mater”. Per l’Ufficio diocesano missionario non c’era data più propizia per raccontare, in un incontro promosso con la collaborazione di Missio Giovani, le esperienze di missione che i giovani della diocesi hanno compiuto quest’estate. «Macerata – ci dice don Alberto Forconi, direttore dell’Ufficio Migrantes – ha il dovere di ricordare questo compleanno speciale. La nostra città che ha dato i natali ad un così illustre missionario non può non dedicargli un ricordo speciale proprio in questo giorno». È stata una serata all’insegna del racconto e della testi-

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Qui sopra un’immagine dell’evento di bilancio delle iniziative estive. Gli scenari delle attività: Egitto, Togo, Uganda, ma anche luoghi a pochi chilometri da casa

monianza che ha unito momenti di riflessione, con la lettura di alcune missive del missionario gesuita, alla proiezione dei video–racconti realizzati sulle esperienze missionarie. Così Sermigo, Missioni Estere dei frati cappuccini delle Marche, Eumega, Sermit e Azione Cattolica, hanno condiviso le loro esperienze di testimonianza e lavoro; chi in terre lontane come l’Egitto, il Togo o l’Uganda, e chi invece facendosi “chiesa in uscita” a pochi chilometri da casa. Un montaggio fotografico ha ricordato la Gmg di Cracovia, cui centinaia di giovani di diverse spiritualità, gruppi e cammini hanno partecipato. Ad animare la serata anche i brani del coro “interrato” diocesano, composto da giovani di diverse parrocchie. Prima della benedizione apostolica impartita dal vescovo Nazzareno, i seminaristi del Redemptoris Mater hanno intonato un canto nelle lingue dei Paesi di provenienza. M. Natalia Marquesini


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Martedì 18 ottobre 2016

La storia di Dante Cecchi, intellettuale del Novecento Un volume ripercorre la vita e l’opera del docente dai tanti impegni e molteplici interessi, scomparso un anno fa DI

ALBERTO MERIGGI *

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abato 8 ottobre, presso il Teatro Lauro Rossi di Macerata, è stato presentato il volume: “Dante Cecchi. L’avventura di un intellettuale nelle Marche del Novecento”, pubblicato nei “Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche” e del quale ho avuto l’onore di curare l’edizione. L’evento è stato promosso dal Centro di Studi Storici Maceratesi, associazione fondata nel 1965 proprio dal prof. Dante Cecchi e dal suo amico prof. Pio Cartechini. All’appuntamento hanno preso parte, oltre al figlio, Giovanni Cecchi, illustri rap-

presentanti del mondo istituzionale e culturale maceratese, tra cui il sindaco Romano Carancini, il rettore dell’Università degli Studi di Macerata Luigi Lacchè, il dott. Daniele Salvi, il prof. Gilberto Piccinini, la dott.ssa Angiola Maria Napolioni, il prof. Nazzareno Gaspari, la dott.ssa Francesca Bartolacci, il prof. Giammario Borri, il prof. Fabio Macedoni l’on. Adriano Ciaffi, il dott. Carlo Capodaglio, la prof. Anna Maria Tamburri e il dott. Maurizio Verdenelli. Dante Cecchi è stato un maestro insigne della storia e, più in generale, un educatore culturale stimatissimo. Rappresentante della “miglior gioventù” maceratese del secondo dopoguerra e attento alle sollecitazioni storiografiche a lui contemporanee, Cecchi è riuscito ad offrire una sintesi di impegno civile e cultura. Figura di primo piano non solo nella vita culturale, politica e sociale della città di Macerata, ma dell’intera regione mar-

chigiana, nella sua qualità di professore e preside negli Istituti scolastici e successivamente di docente universitario, nonché di Amministratore comunale, negli anni difficili della ricostruzione. A lui si deve un incisivo contributo dato, in modi diversi, allo sviluppo degli studi storici della regione. Un apporto offerto innanzitutto con i suoi numerosissimi saggi che, spaziando dal mondo romano al XIX secolo, hanno toccato temi di grande rilievo per la storia istituzionale ed economico–sociale delle Marche. Sua cura particolare è stata quella di approfondire originali temi di storia giuridica locale (Statuti comunali) alla luce dei più solidi risultati della grande storia nazionale e di giovarsi nella ricerca della metodologia più aggiornata. Diversi contributi presenti all’interno del volume ricordano le sue qualità umane, professionali e politiche, le sue capacità di dialogo e di serena apertura al confronto

che lo hanno fatto amare e rispettare da tutti, tanto da divenire modello e ispiratore di tanti giovani studiosi e appassionati della ricerca storica. Uomo di grande fede ha saputo accompagnare i suoi molteplici impegni con spazi dedicati al volontariato a favore degli ammalati nell’ospedale cittadino. Incontrò due volte il Papa Santo, Giovanni Paolo II, il quale, in una delle due occasioni, lo abbracciò sussurrandogli all’orecchio: «Tra noi uomini di penna...», alludendo al fatto che la loro pratica di vita non era il potere ma l’impegno intellettuale. Nel volume, oltre a numerose testimonianze riguardanti i molteplici interessi e impegni di Dante Cecchi nella sua vita, è presente anche la bibliografia degli scritti, consistente in ben 233 titoli pubblicati, una appendice con cinque inediti e un album fotografico. * presidente f.f. Centro di studi storici maceratesi

Dalle testimonianze di chi ha trovato nel cammino neocatecumenale un aiuto per la preghiera e lo studio parte l’invito ai giovani a cercare nel Signore il senso pieno della vita

Don Emanuele Marconi alla Gmg insieme ai ragazzi della pastorale giovanile

«La mia vocazione coltivata al “Redemptoris Mater”» ono il secondo di cinque figli, tutto quello che avevo realizzato nato a Macerata e ordinato nella vita non mi dava la felicità che presbitero il 12 maggio 2012. Mi sono tanto avevo cercato. È stato come un formato presso il seminario terremoto che ha fatto crollare tutti i diocesano missionario “Redemptoris miei progetti mettendomi in una Mater” di Macerata e attualmente condizione di povertà e di precarietà sono viceparroco a Macerata e che mi ha fatto arrendere a Dio. Ho formatore nel Seminario. Ringrazio lentamente abbassato il muro della innanzitutto il Signore per i miei mia volontà e mi sono reso genitori, i miei catechisti e i formatori disponibile ad abbracciare la Sua del seminario, che sin da quando ero volontà per me. Mi sono così “alzato” piccolo hanno accompagnato il mio per il seminario ed ho iniziato un cammino di fede. Pensando alla mia tempo di centro vocazionale. Dopo vita, posso dire che ho potuto seguire un anno ho partecipato a un incontro il Signore nella vocazione solo dopo rivolto ai ragazzi del Cammino aver conosciuto il suo amore e la sua Neocatecumenale che avevano bontà per me. Amore e bontà che ho sentito la chiamata di Dio. Due cose incontrato nella Chiesa grazie al si richiedono a chi entra in un Cammino Neocatecumenale in cui seminario “Redemptoris Mater”: che sono entrato appena ricevuta la lasci tutti i suoi beni e che sia Cresima. In questo cammino di fede, disposto a seguire Cristo in qualsiasi vissuto insieme ad altri fratelli e parte del mondo. In quel momento sorelle in Cristo in una piccola sono entrato in una crisi profonda; comunità ho messo cristiana, il Signore «A chi entra nel nostro discussione la mi ha dato luce fede e la mia istituto si chiede per conoscere me vocazione. stesso, il Suo Pensavo: Dio mi di lasciare i propri beni amore nelle mie sta chiedendo ed essere disposti debolezze e nei troppo... non è miei peccati, la per me... e se poi ad andare in qualsiasi santità della storia è tutto falso? Il parte del mondo che stava facendo Signore ha con me, l’efficacia mandato un dove saremo destinati» della Sua parola e angelo ad la Sua paternità nella mia vita. Negli aiutarmi, un catechista itinerante, da anni, man a mano che la presenza di tantissimi anni in missione in Dio si faceva più forte in me, ho Germania e oggi in cielo. Lui in due avvertito la Sua chiamata: a sedici parole ha fotografato la mia anni ascoltando l’esperienza di un situazione: «Tu sei come il giovane catechista itinerante ho sentito come ricco – mi ha detto –; il Signore ti un fuoco, il desiderio di vivere chiama a seguirlo, ma hai molte abbandonato all’opera dello Spirito ricchezze e te ne andrai via di qui Santo servendo il Signore ovunque triste». Questa parola mi ha aperto il Egli volesse. Tutto questo mi cuore, ho lasciato tutto e sono spaventava: potevo fidarmi di Dio? entrato in Seminario. Da allora è Che ne sarebbe stato della mia vita? E iniziata un’avventura meravigliosa poi non volevo diventare presbitero. che mi ha portato in Albania, a Così per lungo tempo ho scelto di Malta, a Taiwan, in Cina, a Macerata fare la mia volontà seguendo altre in diverse parrocchie seguendo i strade. Il Signore però è stato più giovani nella Pastorale giovanile forte di me, mi ha sedotto, ha lottato della diocesi. È una grazia con me ed ha vinto, ed oggi sono annunciare il Vangelo soprattutto a molto più felice di quando cercavo di tanti giovani che oggi hanno realizzare i miei progetti. Il momento bisogno di incontrarsi con Cristo e di svolta della mia vita l’ho avuto a hanno sete di una parola di vita che 26 anni. Era il 2002 e lavoravo come il mondo non offre. Benedetto il grafico pubblicitario a Macerata, ero Signore per il suo amore e per tutto fidanzato e stavo pensando al quello che sta realizzando nella mia matrimonio. Provvidenzialmente il vita. Pregate per me. fidanzamento finì e mi resi conto che Don Emanuele Marconi

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San Giovanni Paolo II e Dante Cecchi

A colloquio con il rettore don Mario Malloni: a 25 anni dalla fondazione, attualmente la struttura ospita ben 44 futuri preti, provenienti da 14 Paesi mentre 74 sono i sacerdoti già ordinati

Un Seminario per la missione

Foto Paolo Tritarelli

DI LUIGI TALIANI

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n occasione del 25° anniversario della fondazione del seminario diocesano per le missioni “Redemptoris Mater” abbiamo intervistato don Mario Malloni, storico rettore. Quando è sorto il primo nucleo di seminaristi? Il 6 ottobre 1991 sono arrivati a Macerata i primi dodici seminaristi. Eusebio e Giulietta, catechisti itineranti del Cammino neocatecumenale, insieme all’allora vescovo Tarcisio Carboni, distribuirono i ragazzi in diverse famiglie disponibili all’accoglienza. Nel gennaio del 1994 il gruppo ha occupato stabilmente fino al 2001 una parte dell’ex seminario di via Cincinelli, ora Domus San Giuliano. Nel frattempo è stata eretta la nuova struttura nella zona delle Vergini a Macerata. La prima pietra fu benedetta da san Giovanni Paolo II... Sì, il 19 giugno 1993, mentre il 28 giugno del 1998 monsignor Luigi

Conti ha poi celebrato la posa di questa prima pietra. Siamo riusciti a realizzare l’opera grazie al co– finanziamento giubilare che lo Stato italiano aveva messo a disposizione per tutte le strutture che avrebbero accolto pellegrini a basso costo durante il Giubileo del 2000. Come mai la scelta di creare una struttura ex–novo? Ideatore artistico del seminario è Kiko Arguello, iniziatore del Cammino neocatecumenale, mentre l’architetto Mattia Del Prete ha realizzato il progetto. La struttura del seminario vuole aiutare i giovani a formarsi per una vita missionaria: nessuno ha la propria stanza chiusa a chiave, ma tutto si vive in comunione all’insegna di una regola, un po’ monastica, che si chiama “Soci”, avendo un aiuto nella preghiera e nello studio. Qual è la giornata tipo di un seminarista? La sveglia è alle 5.45, alle 6.15 celebriamo le Lodi in una sala chiamata “Santuario della Parola”.

Poi, si fa colazione e alle 7.30, con i nostri due pullman, recitando il rosario, raggiungiamo l’Istituto teologico marchigiano nella sede di Fermo. Tornati a casa, si recita insieme l’Ora Media e si pranza. Dalle 15.30 alle 18.30 c’è il tempo per lo studio e la formazione personale. Alle 18.30, l’Eucarestia conclude la giornata. Non essendoci scuola il giovedì, si permette ai seminaristi di recarsi il mercoledì sera in tante parrocchie dove viene celebrata la Liturgia della Parola. Quanti sono i seminaristi? Ad oggi ne abbiamo 44 provenienti da 14 Paesi: 34 sono in seminario per il corso di teologia e 10 sono in missione con famiglie e altri sacerdoti, anche in Asia, Africa e Americhe. Per un seminarista la missione è un momento fondamentale della formazione; solitamente dura almeno due anni a volte però può variare, in base alle esigenze dei giovani. Quanti i presbiteri già ordinati? Abbiamo ordinato 74 presbiteri incardinati nella nostra diocesi e

un’altra decina sono stati ordinati dai vescovi delle diocesi di provenienza, mentre fra poco avremo altri due diaconi. Un terzo di loro è impegnato nella nostra diocesi, circa 25 prestano servizio in altre città. Alcuni sono insegnanti o formatori: quattro di loro sono rettori di altri seminari “Redemptoris Mater” in Italia, Irlanda e Zambia. Avete in programma delle iniziative per celebrare l’anniversario? Credo che celebrare un anniversario come questo sia utile per guardarsi indietro, ma anche per proiettarsi in avanti, senza paura, sempre sulle orme del grande evangelizzatore padre Matteo Ricci. Mi sento di invitare i giovani a non vivere una vita piatta, senza senso, ma di cercare nel Signore il senso pieno della vita. Io ero un barista, e oggi sono un apostolo del Signore e il dono è così grande che vorrei che tutti ne fossero partecipi. Non c’è cosa più brutta che vivere senza una missione da compiere.

Scuola di teologia: accogliere il tesoro della Parola «L

L’ingresso della Domus San Giuliano di Macerata

Approfondire i contenuti della fede consente agli studenti di scoprire la propria vocazione e di realizzarla in modo fattivo nella Chiesa locale

o studio della Sacra Scrittura dev’essere una porta aperta a tutti i credenti. L’evangelizzazione richiede la familiarità con la Parola di Dio e questo esige che le diocesi, le parrocchie e tutte le aggregazioni cattoliche propongano uno studio serio e perseverante della Bibbia». Nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, papa Francesco ribadisce gli aspetti fondamentali di una “Parola rivelata” che diventa feconda verso la catechesi e in favore di «tutti gli sforzi per trasmettere la fede». Un messaggio che bene si esprime e si realizza nel piano di studi previsto dalla Scuola di formazione teologica della diocesi di Macerata. Percorso attuato per la qualificazione degli operatori pastorali, i quali si impegnano al fine di «aiutare ogni cristiano ad approfondire i contenuti

della fede, a scoprire la propria vocazione e a realizzarla in modo che l’apostolato e la spiritualità, nella nostra Chiesa locale, maturino con il contributo attivo e specifico di ciascuno» (Diocesi di Macerata, Libro del Sinodo, parte I, cap. Iv, n. 152). «La scuola esiste da 40 anni e ha avuto inizio grazie alla sensibilità post conciliare di don Benedetto Testa – afferma Santa Cioci, docente della Scuola di formazione teologica, responsabile del corso di Storia della Chiesa –, allora come oggi l’obiettivo è di proporre ai laici gli strumenti adeguati per essere, responsabilmente e consapevolmente, dei membri attivi del popolo di Dio». Con la professoressa Cioci sono quattro, in totale, i docenti: don Piero Tantucci (per il corso di Sacra Scrittura), don Diego Di Modugno (Teologia) e don

Egidio Tittarelli (Morale). «Gli iscritti sono circa 150 – continua Santa Cioci –; in seguito, oltre ai diaconi coinvolti, molte persone hanno compiuto delle scelte significative: alcuni hanno fatto il loro ingresso nell’Ordine francescano secolare, mentre altri si sono messi a servizio della loro comunità». A loro disposizione c’è una biblioteca composta da oltre 20mila volumi che spaziano in tutti i campi della teologia: biblico, teolgico, patristico, storico e filosofico. Si tratta di una formazione indispensabile per chi si prepara ai ministeri, per chi esercita un servizio nella catechesi, nella liturgia e nell’azione caritativa; per gli animatori di gruppi ecclesiali e per quanti desiderino approfondire la fede. Le lezioni hanno avuto inizio lo scorso martedì 4 ottobre presso la Domus San Giuliano di Macerata (l’ex Seminario

vescovile, in via Cincinelli 4), e proseguiranno con un calendario che impegna due giorni a settimana, il martedì e il giovedì (dalle 18 alle 20 circa), fino al 25 maggio 2017 con due lezioni di 60 minuti. Il corso base prevede una durata di 4 anni; è aperto a tutti e rilascia attestati di frequenza. «Noi non cerchiamo brancolando nel buio, né dobbiamo attendere che Dio ci rivolga la Parola – ha ricordato ancora papa Bergoglio –, perché realmente “Dio ha parlato, non è più il grande sconosciuto, ma ha mostrato se stesso”. Accogliamo il sublime tesoro della Parola rivelata». Per ulteriori informazioni si può scaricare il depliant del corso a questo indirizzo http://tinyurl.com/scuolateol, o scrivere all’indirizzo di posta elettronica: teologia@diocesimacerata.it. Andrea Mozzoni


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