Martedì, 15 settembre 2020
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La prossima edizione uscirà il 20 ottobre 2020
appuntamento Nuovi sacerdoti diocesani l prossimo sabato 10 ottobre, alle ore 10.30, nella chiesa abbaziale di Santa Maria di IChiaravalle di Fiastra, avrà luogo l’ordina-
Inserto mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata
zione sacerdotale di Antonio Barbaresi e Marco Petracci, giovani maceratesi, provenienti entrambi dalla parrocchia Buon Pastore di Collevario, che hanno svolto la loro formazione presso il Pontificio seminario regionale marchigiano «Pio XI» di Ancona. La celebrazione sarà presieduta dal vescovo Nazzareno Marconi. Sarà possibile seguire il rito attraverso la televisione su EmmeTv – Canale 89 e tramite il canale YouTube e la pagina Facebook della diocesi.
Maceratasette
Telefono 0733.231567 E-mail: redazione@emmetv.it Facebook: : emmetvmacerata Twitter: emmetvmacerata
Inserto di
Caritas: un anno di risposte ai bisogni di tanti
Avenale di Cingoli Riaperta la chiesa dopo il terremoto
Padre Frigerio è tornato all’Abbadia nell’ultimo viaggio
Scuola e catechismo: ripartire in sicurezza ma con fiducia
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elezione del sindaco. La scelta compete al popolo, che è autonomo, dotato di giudizio e maturità
Redemptoris Mater
Vescovo, cioè mai di parte
Ordinati presbiteri Gerardo, Isaac, Pawel e Paulo
Alla Chiesa spetta ricordare ciò su cui si fondano fede e vita credente, e anche allertare quando intravede minacce per l’identità dell’uomo Pubblichiamo ampi stralci dell’omelia del vescovo pronunciata durante la Messa per la Festa del patrono San Giuliano il 31 agosto. DI
NAZZARENO MARCONI *
arissimi fedeli, in questo momento significativo della vita della nostra città, la Chiesa attende giustamente dal Vescovo una parola chiara. Ma il Vescovo non può essere uomo di parte, schierato contro qualcuno. E soprattutto il popolo va stimato e rispettato: non è massa da dirigere, ma insieme di persone dotate di giudizio e maturità tali da potere e dover scegliere in autonomia ciò che è buono. Al Vescovo spetta di ricordare ciò su cui si fonda la fede e la vita credente e magari mettere sull’avviso quando percepisce che, dietro le pieghe di un passaggio storico, ci sia forse anche un livello più profondo, in cui si tratta di decidere quale idea di uomo e di società si vuole portare avanti. Scegliere bene esige riflessione onesta e pacata, il cui risultato non potrà comunque essere di piena soddisfazione, perché la visione cristiana è in varia misura presente nei vari schieramenti, ma in maniera più o meno parziale, accentuando un aspetto o l’altro, ma quasi ovunque lasciando indietro elementi tutt’altro che secondari. Perciò potrei dire che: chiunque vincerà sarò un po’ scontento, o meglio, che dal mattino dopo mi batterò perché non vengano dimenticati quei temi e quei valori che per noi cristiani non possono essere lasciati da parte. Chiunque sarà eletto sappia perciò che in città ci sarà un Vescovo scomodo. Mi preoccupa che non si tenga conto dell’uomo nella globalità della sua natura, complessa e ricca, come milioni di anni di evoluzione naturale e millenni di cultura ci hanno insegnato a pensare. L’uomo non è solo una macchina dotata di pompe e circuiti. L’Illuminismo, che doveva garantire il paradiso in terra, ha visto le sue lampadine fulminate da due guerre mon-
C
Il vescovo Marconi mentre pronuncia l’omelia nella Messa per San Giuliano
potrà avvenire realmente se non riparte l’uomo, tutto l’uomo e non solo il consumatore, o l’elettore, o il tifoso. Se l’uomo non torna a sperare che è possibile ancora vivere insieme, che l’altro non è una minaccia ma una ri-
Santa Maria in Selva
diali e dagli stermini dei campi di concentramento e dei gulag: realtà orribili, seppur tecnologicamente e razionalmente ben organizzate. In quei momenti bui e per quegli uomini oscuri, non si era spenta la luce della ragione tecnica, ma la ragione del cuore, la luce dell’anima. Credo abbia ancora molto da insegnarci la generazione del dopoguerra, quella che ha scritto la Costituzione. I Padri Costituenti avevano una visione dell’uomo ampia e saggia. Prima di tutto stimavano la persona che lavora, non l’individuo che rincorre le proprie voglie. E indicavano perciò a ogni persona il «dovere di svolgere... un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società» (Art 4). Per contribuire a questo progresso dello spirito, i Padri Costituenti chiamarono a collaborare con lo Stato anche le tutte le Religioni e la Chiesa cattolica, con i loro credenti e il loro pensiero. Perché il nostro fosse uno Stato laico, ma non laicista. Volevano creare un mondo di persone che si volessero bene, dopo tanto odio che aveva insanguinato la nostra terra. Volevano creare un mondo libero dopo le dittature, ma sapendo che la vera libertà ha un limite: quell’utilità sociale, quel bene comune, «quell’amarsi gli uni gli altri», quell’essere tutti sulla stessa barca della vita, che non autorizza nessuno a fare buchi nello scafo perché lui ha voglia di andare a fondo. La “ripartenza” cui tutti aneliamo non
sorsa (il mio vicino di casa, il concittadino che la pensa diversamente da me, l’immigrato che cerca di inserirsi onestamente nella nostra società…), che non sono solo ma ho una famiglia, dei figli, delle persone che amo e
Un campo sportivo pieno di amici per ricordare don Peppe Branchesi peravo che fosse un colpo d’occhio bello, ma così tanta gente non me lo aspettavo»: così il vescovo Nazza« S reno Marconi il 4 settembre all’inizo dell’omelia durante la celebrazione voluta dalle comunità di Camporota e di Santa Maria in Selva per ricordare l’amatissimo parroco don Peppe Branchesi, morto a causa del Covid–19 lo scorso 19 aprile. Una celebrazione pubblica, davvero di popolo, per tributare al sacerdote il saluto che la pandemia aveva impedito e anche per accogliere il nuovo parroco don Igino Tartabini. (P.Ch.)
che mi amano, non ci si potrà dare una mano per ricostruire questo Paese. È importante chiedersi: che visione dell’uomo abbiamo e che tipo di mondo vogliamo costruire? E anche chiederlo a chi ci domanda la fiducia ed il voto. In questi tempi si è parlato spesso di “nuovo umanesimo”. Se l’uomo nuovo che si vuol costruire e moltiplicare fosse un individuo solitario, pieno di diritti e senza doveri, senza natura e senza storia e radici, che afferma sé stesso senza legami con gli altri, allora questo supposto “umanesimo” non sarebbe compatibile col cristianesimo. Lo dico chiaro: sarebbe un progetto pericoloso. Purtroppo il grande male dell’ultimo secolo è il pensare che l’uomo possa raggiungere la felicità tramite la tecnica. Ma per quanta tecnica useremo, non potremo sfuggire alla vecchiaia ed alla morte. La salvezza dell’uomo, la tua salvezza, cioè la tua vita piena e buona non è un problema di tecnica, ma di umanità, di incontro, di dialogo, di collaborazione, di relazione positiva e buona con gli altri. Questo insegna l’umanesimo cristiano. Il cuore della nostra fede è che non ci salviamo da soli, ma che è «Gesù mandato dal Padre che ci salva». Questa emergenza ci ha fatto scoprire che non siamo fatti per il distanziamento sociale. Chi dice che la natura umana non esiste e che ognuno si fa da solo secondo le sue voglie, ascolti la nostalgia profonda di abbracci, di festa, di sorrisi, di giochi fatti insieme, che ci sta intristendo tutti. Abbiamo necessità di questa visione dell’uomo che è molto più di una macchina che ragiona, di un progetto di futuro che dia dignità, responsabilità e mostri solidarietà verso chi ha più bisogno, perché ogni essere umano è prezioso e sacro. E permettete che dica con chiarezza in conclusione che con tutto questo, Dio, il Dio Padre di misericordia che Gesù ci ha insegnato, quel «Dio che ci ama per primo», c’entra e c’entra molto. L’immagine di San Giuliano traghettatore sul fiume Potenza mi ha ispirato una preghiera al nostro Patrono: che ci aiuti a traghettare la città verso un buon futuro, aprendola alla collaborazione e all’amicizia con tutto il territorio e le sue genti. Per Sua intercessione ci mettiamo perciò nelle mani di Dio. Chiediamo che, come il bravo agricoltore della parabola evangelica, ci aiuti a scegliere i tralci buoni da quelli che non portano frutto. E soprattutto aiuti quanti si candidano a guidare il nostro popolo ad avere la bella umiltà di chiedere la sapienza della fede e l’aiuto di Dio, ben sapendo che, come dice il Signore: «Senza di me non potete far nulla». * vescovo
n lucente cielo terso di settembre e il verde delle colline intorno al seminario diocesano e missionario Redemptoris Mater di Macerata hanno fatto da corona all’ordinazione sacerdotale di quattro giovani presbiteri. Gerardo Manuel Salinas Garcia, Isaac Vega Del Pino, Paulo Renato Mendes Gauto e Pawel Gajewski arrivano rispettivamente da Honduras, Isole Canarie, Brasile e Polonia e le loro strade si sono intrecciate a Macerata dove sabato scorso hanno vissuto il momento culminante dell’itinerario formatico che, nato in seno al Cammino neocatecumenale, li ha condotti al sacerdozio. I quattro sono stati incardinati nella diocesi di Macerata dove hanno svolto servizio durante il diaconato: Pawel a Montecassiano, Gerardo a Troviggiano di Cingoli, Isaac nella parrocchia dei santi Agostino e Domenico a Recanati e Paulo in quella dell’Immacolata a Macerata. «Sotto questo cielo che il Signore ci ha regalato, come bellissima cattedrale della vostra ordinazione, ricevete con fede il dono dello Spirito» ha detto monsignor Nazzareno Marconi durante l’omelia, richiamando l’originaria destinazione I neo sacerdoti missionaria della loro vocazione: «In qualsiasi parte del mondo andrete, quando guardate il cielo sarete dentro la cattedrale in cui siete stati ordinati. Che questo Spirito non vi abbandoni mai!». Lo spirito missionario e l’universalità della destinazione si sono resi ben visibili nella folla di fedeli presenti, circa un migliaio, accolti dall’impeccabile organizzazione del seminario che ha garantito il distanziamento e tutte le norme necessarie al contenimento del Covid–19, ma anche attraverso la diretta televisiva e lo streaming che ha permesso ad almeno altre duemila persone di condividere la gioia della comunità Diocesana; familiari, amici e parenti dei neo presbiteri dislocati in ogni angolo del mondo, hanno potuto non solo vivere la celebrazione ma inviare un pensiero o un augurio attraverso i media diocesani. «Questa celebrazione – ha detto il Vescovo in conclusione – ci ha fatto sperimentare ancora una volta che la Madre Chiesa non è sterile, ma genera. Ha migliaia di anni eppure non va mai in menopausa; è sempre viva e capace di donare la vita». A conferma delle sue parole arriva anche l’annuncio di altre due imminenti ordinazioni presbiterali: il prossimo 10 ottobre alle ore 10 all’Abbadia di Fiastra anche Antonio Barbaresi e Marco Petracci si uniranno infatti alla schiera dei sacerdoti diocesani. M. Natalia Marquesini
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Sibillini: quale turismo dopo l’abbuffata estiva? Come contemperare la tutela del patrimonio storico e naturalistico con l’esigenza di rinascita di un territorio con le macerie ancora vicine ai nuovi negozi? DI
GIANCARLO CARTECHINI
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no dei fenomeni di costume che ha caratterizzato, nella nostra regione, l’estate appena trascorsa, è stato il boom di presenze registrato sui monti Sibillini. Un simile assalto di vacanzieri distratti e gaudenti, da quelle parti, non si era mai vi-
sto. Le immagini delle file scomposte di autovetture che hanno intasato i Piani di Castelluccio sono state diffuse dai principali organi di informazione a livello nazionale. Ma ora che il tripudio della fioritura ha lasciato il posto alla monotonia delle erbe ingiallite, la tranquillità sembra ritrovata. Il profilo delle montagne, restituito alla sua essenzialità, amplifica gli spazi e il senso di libertà. Benché sia domenica, il sentiero che attraversa il Pian Piccolo è deserto fino all’orizzonte. Chi percorre l’altopiano può percepire il proprio respiro. In lontananza si scorgono due roulotte, utilizzate come rifugio dai pastori. Di fronte a una di esse ci sono grosse taniche di pla-
stica, e dei vestiti ad asciugare. Se questo fosse davvero un piccolo Tibet, come suggeriscono alcune pubblicità, i panni mossi dal vento potrebbero essere scambiati per bandiere di preghiera. Ai bordi della fonte che si trova poco lontano sono appoggiati un pezzo di sapone ruvido ed un asciugamano, e un avviso scritto a penna su un cartoncino: «Non portateli via». Sopra un’altura si stagliano le rovine di una fortificazione posta a guardia delle mulattiere che percorrevano l’altopiano e, in basso, le macerie molto più recenti di un casale crollato a causa del terremoto di quattro anni fa. Ora però il sentiero si avvicina alla strada asfaltata e ad una svolta, improvvisamente, il silenzio eva-
pora. Si trattava, a ben vedere, di una parentesi illusoria. Il traffico lungo il valico è sostenuto. A Forca di Presta ci attende un assembramento chiassoso di stand ambulanti: fritture ascolane, panini alla norcina con salsiccia cipolla e guanciale, le immancabili fette di cocomero. Gli avventori non mancano. Un gruppo di ragazzi percorre di corsa – a rotta di collo, letteralmente – l’ultimo tratto del sentiero che scende dal Vettore. Molte auto sono parcheggiate ai bordi della sterrata che conduce al Rifugio degli Alpini, in prossimità di uno stazzo. Passano due moto gran turismo di un colore nero lucente, con l’impianto audio al massimo: i woofer pompano house music e coprono perfino lo sconquasso
provocato dalle marmitte. Simbolo perfetto di un turismo arrogante mordi e fuggi, per nulla rispettoso di un ecosistema fragile, con ferite profondissime ancora aperte. Ecco il problema: dove trovare il punto di equilibrio tra la necessità di tutelare un patrimonio unico di bellezze naturali e di storia, e l’esigenza di garantire una rinascita non solo economica di un territorio in cui le macerie dei centri storici coesistono con la vitalità precaria di nuovi agglomerati commerciali? Come promuovere un turismo di qualità? Il filologo belga Fernand Desonay, studioso delle leggende nate sui nostri monti, nel corso di un viaggio effettuato nel 1929 scriveva: «L’aspetto di queste montagne serra il cuore; il silenzio al-
Parcheggio nel Piano Grande di Castelluccio durante la fioritura
l’intorno si direbbe che paralizzi. Ecco, dunque, lassù in alto, il leggendario monte della Sibilla; ecco il Vettore con il maledetto lago di Pilato! È lassù che sono sorti i culti antichi, i misteriosi racconti». Sì, forse bisognerebbe ripartire proprio dalla valorizzazione di questo silenzio, e dai racconti i
cui protagonisti erano eremiti, eretici, negromanti e incantatrici, soldati di ventura e doganieri, o cercatori di erbe leggendarie. Insomma tutti noi, che al ritmo frammentato e assillante di un videoclip preferiamo i tempi lunghi e tortuosi di un sentiero di montagna. La cui cima, forse, non raggiungeremo mai.
SOCIETÀ
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MARTEDÌ 15 SETTEMBRE 2020
Via Lauretana, un cammino che non è un andare altrove Il pellegrinaggio stimola e alimenta la fiducia che un giorno tutti i passi fatti arrivino al Signore DI
LEONARDO GIUSTI
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Sosta rinfrescante lungo il cammino
ettersi in viaggio a piedi è sicuramente il modo più antico di spostarsi, ma anche quello che ci fa veramente apprezzare la bellezza di ciò che abbiamo intorno e la gioia dell’incontro con l’altro. Quest’anno il cammino da Assisi a Loreto lungo la via Lauretana è stato per me una scoperta. Un viaggio bello, immerso nella natura, silenzioso, riflessivo, attraverso luoghi che toccano sempre il cuore e ti mettono nella condizio-
ne di relazionarti con Dio senza il “rumore” della quotidianità. Sono partito il 2 agosto, giorno del Perdono di Assisi, zaino leggero e scarpe comode, destinazione Spello lungo il Sentiero degli Ulivi con una breve tappa all’Eremo delle Carceri. Pensavo di dover fare il cammino da solo invece proprio a Spello ho incontrato alcuni ragazzi che come me hanno deciso di abbandonare la macchina e vivere le proprie vacanze a piedi. Molte persone oggi decidono di fare questa esperienza; c’è chi lo fa per meditare, la maggior parte per pregare, ma l’idea che mi sono fatto è che quasi tutti intraprendono il cammino per sentirsi parte di qualcosa di più grande, per osservare il mondo da un’altra prospettiva e magari ritrovare l’armonia e la pace.
Lungo il cammino avevo la sensazione di non sentirmi mai solo, di essere sempre accompagnato dalla figura di Maria che in qualche modo mi ricordava lo scopo del mio viaggio e mi invitava a pregare davanti a ogni edicola che incontravo per strada. Nei pressi di Muccia dopo una forte pioggia, una scritta sopra una piccola cappella mi ha colpito in particolare e mi ha dato la forza di continuare malgrado il brutto tempo: «Il sorriso di Maria questi luoghi allieterà se chi passa per la via Ave Maria le dirà». Da Muccia ho ripreso il percorso verso Belforte del Chienti, passando per diversi paesi colpiti dal terremoto. Attraversare Pievefavera, Caldarola e Camerino mi ha riportato alla mente quel terribile 24 agosto 2016. Le città vuote e le case con i tetti crollati danno solo una
piccola idea di quanta paura hanno avuto gli abitanti, ma forse la Via Lauretana è anche questo, riscoprire la fragilità dell’uomo, dare il giusto peso alle cose, capire che in questa vita siamo di passaggio e che in fondo tutto quello di cui abbiamo bisogno potrebbe essere racchiuso in piccolo zaino. Sono sicuro che il passaggio di tanti pellegrini getterà un seme di speranza a chi ha deciso di rimanere a vivere qui e magari anche la nostra presenza può essere un modo per dire che non li abbiamo lasciati soli. Il mio cammino è proseguito verso Tolentino lungo il fiume Chienti e da qui fino a Macerata. Mi ha dato una sensazione strana arrivare nella mia città da pellegrino, ma ho voluto comunque viverla come se fossi stato un viaggiatore errante, curioso di scoprire nuovi luoghi
e impaziente di affrontare l’ultima tappa… Loreto. Alle ore 6.30 di Domenica 9 agosto ero già in cammino, la strada la conoscevo bene perché l’avevo fatta spesso, ma questa volta era diverso. Nella tappa finale ho pensato molto a tutte le persone che ho incontrato, ai tanti rosari che avevo distribuito invitando a pregare per le missioni e ai volti di quei ragazzi che, anche se per poco tempo, hanno percorso un piccolo pezzo di strada insieme a me. Giuto a Loreto ero stanco ma con tanta gioia nel cuore. Camminare ti cambia la vita, non è un andare altrove, e neanche cercare qualcosa di diverso dalla strada segnata. Il cammino ha il meraviglioso potere di stimolarti e darti fiducia affinché un giorno tutti i passi fatti arrivino al Signore.
Le situazioni di difficoltà, già in aumento per il protrarsi della crisi economica, si sono bruscamente impennate col lockdown La Chiesa si è mobilitata a tutti i livelli
Caritas: un anno di risposte ai bisogni DI LORENZO
CERQUETELLA
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l 2020 è stato e continua ad essere un anno impegnativo per la Caritas diocesana; numerosi sono i progetti già avviati e quelli in via di definizione che partiranno prossimamente. Se l’emergenza Coronavirus ha, da una parte, purtroppo imposto per motivi di sicurezza la chiusura di alcuni Centri di ascolto parrocchiali, dall’altra, ha sollecitato e innescato innovative forme di ascolto e sostegno, e ha spinto molti parroci e comunità a voler investire sulla ricerca di nuovi volontari e sulla loro formazione. Durante il periodo del lockdown è stato organizzato, su richiesta degli stessi interessati, un corso di formazione per parroci, sacerdoti, diaconi e seminaristi della diocesi sulla pastorale della carità: si è trattato di un’occasione che ci ha permesso di riflettere e offrire alcuni spunti su una pastorale che spesso viene “sottovalutata” e che invece, ora come non mai, ha bisogno di essere conosciuta, approfondita e vissuta (tutti gli incontri sono recuperabili nel canale YouTube della diocesi, ndr). Sollecitati dal riscontro di questo momento di approfondimento, partiranno a breve percorsi di formazione per i volontari dell’unità pastorale Santa Croce – Immacolata di Macerata, e di quelle di Recanati. Gli appuntamenti vedranno alternarsi momenti di approfondimento e di confronto con “tirocini” sul campo per toccare con mano le realtà operative. La volontà di salvaguardare la salute dei volontari, per lo più anziani, dei vari Centri di ascolto e le piccole dimensioni della maggior parte delle Caritas parrocchiali, ci hanno portato a confrontarci con il Centro di ascolto e di prima accoglienza di Rampa Zara per decidere come poter portare avanti l’opera di ascolto e di sostegno che oggi più
Preparazione di alimenti da parte della Caritas di Macerata durante l’emergenza Covid–19
che mai i nuovi poveri richiedono. Per questo, da metà settembre, a Macerata, diventa operativo un unico servizio di ascolto cittadino, ospitato in uno spazio ricavato nei locali in via Armaroli messi a disposizione dalla Cooperativa Rapadura, dove operatori incontreranno, sempre previo appuntamento, quanti richiedono sostegno. Un altro progetto ambizioso che si sta delineando, dopo un attento confronto con le realtà coinvolte, è quello che riguarda l’apertura di un Emporio della solidarietà a Recanati. La volontà è quella di replicare l’esperienza che funziona già da cinque anni a Macerata, con apprezzamento unanime, e in questi mesi stiamo verificando con i sacerdoti, gli operatori pastorali e le istituzioni civili le condizioni per dare sostenibilità a questa nuova e impegnativa iniziativa. A Macerata, da alcuni mesi, grazie alla disponibilità di due ristoranti del centro cittadino, Lord Bio e
Volontaria durante la raccolta “Dona la Spesa”
Hab, circa 30 persone ricevono due volte a settimana, gratuitamente, pasti preparati e consegnati a domicilio nell’ambito del progetto #bastaunsorriso. Con la collaborazione della libreria Giunti del Centro commerciale Val di Chienti (Piediripa), dal mese di giugno è in fase di svolgimento il progetto “Regalaci un libro, regalaci un sorriso”. Tutti i volumi che i clienti vorranno donare, saranno poi distribuiti per lo più ai minori delle famiglie seguite all’Emporio. Ad oggi, abbiamo ricevuto oltre 150 pubblicazioni. Da sottolineare anche l’apertura a Macerata e Porto Recanati di uno sportello anti–usura in collaborazione con la Fondazione Mons. Traini Onlus (http://fondazioneantiusura monstrainionlus.it) di San Benedetto del Tronto. Si tratta di un servizio con profili di particolare delicatezza, la cui mancanza nel nostro territorio era avvertita da tempo, una carenza acuita dai problemi economici esplosi a seguito dell’emergenza Covid e che è svolto con massima attenzione alla riservatezza (i numeri da contattare sono: per Macerata lo 0733.1992952, per Porto Recanati il 351.2902524). Continua anche il nostro impegno costante per l’inserimento sociale di un giovane rifugiato giunto a Macerata nell’ambito del progetto dei Corridoi umanitari. Da ultimo, è nostra intenzione sviluppare l’accompagnamento all’impiego per gli “over 30” con specifiche “borse lavoro”, strumento rivelatosi particolarmente efficace. Durante il lockdown siamo stati accompagnati da alcuni slogan ripetuti in maniera quasi ossessiva. L’auspicio della Caritas diocesana è che l’esperienza di emergenza ed eccezionalità che ancora ci accompagna sia di vero stimolo per sostenerci nella convinzione che «insieme ce la faremo» davvero, ricordandoci altresì che «niente sarà più come prima».
Solidarietà, moltiplicati i fronti di aiuto verso chi è stato colpito dalla pandemia nche nel nostro territorio la solida- con problemi di salute o sole; accanto al suprietà non si è arresa e piegata ai timo- porto nel pagamento di affitti e utenze abri derivanti dalla pandemia. Una so- biamo, ad esempio, coinvolto alcuni eserlidarietà concreta testimoniata da persone centi locali per integrare con prodotti freschi che hanno messo a disposizione, e alcune e con beni di tipo non distribuito dalla nocontinuano a farlo, il proprio contributo, ciò stra rete, ciò di cui le famiglie avevano bisoche potevano. Abbiamo avuto, ad esempio, gno. Abbiamo riscontrato un’ottima rispopersone che si sono rese disponibili a por- sta da parte dei negozianti, che hanno ditare i generi alimentari a mostrato sensibilità e atchi non poteva ritirarli, tenzione. Accanto a queste volontari che si sono mesrisposte se ne sono intesi a disposizione per agrate altre che non erano scoltare telefonicamente state concretizzate prima chi si trovava solo e disodella pandemia; una di rientato, così come ci soqueste riguarda il supporno stati (e ci sono) persoto per la teledidattica. ne che hanno contribuito Prima che lo Stato intercon offerte in denaro rivenisse con fondi mirati a spondendo all’invito che supportare bambini e rala nostra diocesi ha fatto gazzi nel seguire le lezioni a essere vicini a chi è più online, alcune famiglie ci nel bisogno. hanno segnalato la necesAl 31 Giugno 2020 sono sità di dispositivi per seUfficio della Caritas al lavoro pervenute offerte da priguire le lezioni a distanza; vati per circa 6.000 euro grazie ai fondi sopra citati che si sono aggiunti ai 10.000 euro messi a siamo riusciti ad individuare i prodotti idodisposizione dalla Conferenza episcopale i- nei e a farli recapitare direttamente alle fataliana grazie ai fondi dell’8permille. Dopo miglie. Chi li ha ricevuto ci ha fatto giungeaver conosciuto la situazione, anche attra- re il suo “grazie” per la vicinanza mostrata verso il servizio di prossimità svolto dai par- in un tempo in cui le norme imponevano roci e dai volontari, abbiamo cercato di ri- di mantenere le distanze, facendoci capire spondere ai bisogni più urgenti e basilari, quanto la vita di chi si trova più in difficoltà ponendo particolare attenzione alle fami- possa cambiare anche con piccoli doni. glie in cui erano presenti minori e persone Emanuele Ranzuglia
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L’Avis del capoluogo compie 70 anni Macerata abbraccia la sua patrona DI
TIZIANA TIBERI
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na festa con la città: l’Avis di Macerata ha celebrato 70 anni di storia domenica 6 settembre all’Arena Sferisterio con momenti di spettacolo, ospiti e riconoscimenti ai donatori. «Come nel 1950, in un difficile dopoguerra – ha commentato la presidente Elisabetta Marcolini –, così in quest’anno appesantito dalla pandemia, le donazioni rappresentano più che mai un segno concreto di vita, speranza e generosità». Sul palco a turno anche i presidenti provinciali di Avis Silvano Gironacci e Aido Elio Giacomelli. Veri protagonisti sono stati i
1.028 donatori di oggi chiamati uno ad uno per ricevere il distintivo di riconoscimento in base al numero di donazioni e anni di iscrizione: rame, argento, argento dorato, oro, oro rubino, oro smeraldo, oro con diamante, super premiato è Alessandro Urbani, 62 anni e 167 donazioni. L’Avis di Macerata è tra le realtà più longeve, ad esempio nella vicina Umbria, ha evidenziato il presidente regionale Andrea Marchini, la società più “antica” ha 65 anni. Nel corso dell’evento sono stati tanti i messaggi positivi e di sostegno alla donazione. Il presidente Avis Marche Massimo Lauri, ha ricordato che ora si può diventare donatori
anche manifestando il proprio consenso al momento del rilascio o rinnovo della carta d’Identità. Tre nuovi donatori, che hanno attivato la procedura durante il lockdown, hanno portato la loro testimonianza: «Abbiamo accolto l’invito a donare perché per il Covid c’era bisogna di sangue, è stato molto bello!»; altrettanto emozionante il racconto di Maura, iscritta Admo, che ha donato il midollo al fratello. In tempi duri, pieni di paure, queste storie hanno ricordato che il sangue è prezioso e di un solo colore uguale per tutti; le distinzioni esistono solo nelle nostre menti e, purtroppo, a volte, nei nostri cuori!
DI LUCIA
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Elisabetta Marcolini
DIONISI
opo le feste patronali di San Giuliano l’Ospitaliere a Macerata nel mese di settembre è tradizione festeggiare la patrona della diocesi e della città di Macerata. L’immagine è stata incoronata dal Capitolo Vaticano il 25 agosto 1721, successivamente dal papa Benedetto XV il 4 settembre 1921 e dal papa Pio XII l’8 settembre del 1947. Anche in questo tempo segnato dal coronavirus la gente di Macerata non ha voluto mancare all’incontro, dandosi appuntamento domenica 6 settembre in Piazza Strambi sul sagrato sul quale si affacciano sia la Cattedrale che la Basilica della Misericordia. Alla presenza del Vescovo Nazzareno Marconi e del Sindaco Roma-
no Carancini hanno sfilato i trattori e carri agricoli con il loro carico di sacchi di grano da donare alla Madonna. Nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia, non si è voluto spegnere il clima gioioso e di partecipazione della festa delle canestrelle con la quale si omaggia la Madonna. All’inizio di questa usanza popolare c’era un monte fru-
mentario gestito dalla confraternita della Misericordia finalizzato a distribuire ai contadini poveri, con l’obbligo della restituzione, il grano e l’orzo di cui avevano bisogno. I cereali che eccedevano le necessità venivano venduti e con il ricavato si sovvenivano ai bisogni delle persone indigenti. Anche quest’anno ogni parrocchia ha espresso la propria creatività addobbando con spighe e fiori i propri carri, in qualche caso costruendo edicole mariane sullo stile di quelle presenti nelle campagne e vestendo gli abiti tradizionali. È seguita la Santa Messa nella quale era palpabile un senso di gratitudine e speranza, con la consapevolezza che solo come comunità responsabile si potranno affrontate i giorni che ci aspettano con lo sguardo rivolto a Maria che saprà accoglierci sotto il suo manto di Misericordia come ha sempre fatto lungo la nostra storia.
ESTATE
MARTEDÌ 15 SETTEMBRE 2020
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Giovani dell’Up 14 nel segno dell’«Ora et labora» DI EFRAIN ACOSTA
SANTIAGO RAMIREZ
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l progetto “estate giovani” è nato dalla necessità di far vivere ai ragazzi una settimana di servizio e comunità, a partire dalle comunità connesse dell’Unità pastorale 14 che comprende le parrocchie Santa Teresa del Bambino Gesù di Sambucheto, Santa Maria Assunta in cielo di Montecassiano e Santissimo Crocifisso di Villa Potenza. Nel rispetto delle regole volte a contrastare la diffusione della pandemia, abbiamo scelto di concentrare l’impegno indirizzandolo verso i ragazzi della fascia di età dai 16 ai 20 anni. Li
abbiamo incoraggiati e aiutati a vivere un’esperienza di servizio e condivisione, nella quale si sono trovati a sperimentare dei momenti di lavoro, di servizio, di preghiera, senza ovviamente rinunciare alle occasioni ricreative. L’esperienza è stata articolata in tre settimane, coinvolgendo ogni settimana un gruppo diverso (e sempre piccolo) di ragazzi. Prendendo spunto dal motto che riassume la regola di San Benedetto “Ora et Labora”, abbiamo cercato di aiutare i ragazzi a comprendere che la giornata e la vita non possono esaurirsi solo alternando lo studio o il lavoro allo svago, ma che, nel riferimento al Signore, possono arrivare a
comporre una vera e propria “liturgia” che dà pienezza alla vita. Questa esperienza è stata sviluppata grazie alla collaborazione con la Fraternità dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, una grande ricchezza per le nostre realtà perché, con la testimonianza del loro carisma di aprirsi a chi ha più bisogno, abbiamo esperimentato che la diversità, quando è accolta, non è un limite ma un dono. Le giornate erano articolate secondo uno schema che si ripeteva quotidianamente. Al mattino, dopo l’accoglienza, si iniziava con la preghiera delle Lodi e l’ascolto del Vangelo del giorno accompagnato da un breve commento. I ragazzi
venivano quindi suddivisi in gruppetti e ogni giorno erano assegnati a un lavoro differente. Dopo il pranzo si alternavano momenti di ascolto, testimonianze, lavori in gruppo. La giornata si concludeva con una celebrazione. Chi ha partecipato è stato positivamente colpito sia dall’esperienza del lavoro sia dai momenti di ascolto. Nel lavoro nei campi, nella raccolta dei prodotti, nel lavoro in serra e nel vivaio, i giovani hanno sperimentato da un lato la fatica fisica e dall’altro la bellezza di toccare con mano i frutti della loro attività. I momenti di ascolto hanno condotto i ragazzi a scoprire l’importanza e il
valore del tempo, hanno avuto l’occasione di rileggere alcune situazioni difficili della loro storia personale, hanno maturato la consapevolezza che il futuro si costruisce vivendo bene il presente. Questa esperienza estiva ha avuto l’obiettivo di mettere la nostra vita accanto a quella di chi ha maggiori bisogni, ponendo al centro dell’attenzione la persona e valorizzando le caratteristiche di ciascuno. Abbiamo vissuto un’esperienza di servizio e di relazioni in un contesto che insieme educa, si educa, lavora e dà lavoro a chi è ai margini della società. I ragazzi hanno verificato che le esperienze che ci permettono di essere diversi dai modelli
Ci lasciamo alle spalle una stagione inedita, che ha imposto di rimodulare attività e iniziative per evitare che il distanziamento fisico inaridisse la vita comunitaria. Ma la sfida non è ancora conclusa
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Escursione alle Lame Rosse (Lago di Fiastra)
omologati dai media, di essere noi stessi, sono preziose. Le esperienze belle vanno cercate, scelte, vissute e custodite perché ci permettono di scendere dalla croce e risorgere. Le persone sono in un certo modo, perché sono frutto di una storia e non vanno giudicate.
VALENTINA CHIODERA
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e pensiamo ai mesi del lockdown, tra i termini ricorrenti nei dibattiti televisivi e nelle conversazioni in famiglia, non potremmo non annoverare la parola “estate”. L’estate 2020 il cui avvicinarsi poneva sempre più interrogativi che spesso rimanevano sospesi ed irrisolti, creando così un generale clima di incertezza. È proprio questo tempo di incognite che ha messo alla prova anche gli oratori e le parrocchie, desiderosi di far vivere un tempo di sana allegria ai propri giovani. Una sfida si stava prospettando. Una sfida che ha accolto anche l’Oratorio salesiano di Macerata, abituato da sempre a riflettere sull’estate come tempo privilegiato per incontrare i giovani e far vivere loro un tempo bello e profondo e che quindi ha dovuto pensare e progettare un’estate inedita, nel rispetto delle normative per prevenire la diffusione del Covid–19 ma non per questo meno coinvolgente. Ecco, quindi, che la classica Estate Ragazzi che vedeva gli adolescenti tra i 14 e 18 anni impegnati nel servizio verso i più piccoli nel mese di giugno per cinque giorni a settimana, diventa Estate Adolescenti dal tema “20venti di novità”, iniziata ufficialmente il 22 giugno per concludersi il 10 luglio. Gli adolescenti, divisi in gruppi da
Assemblea Ac: «Oggi mi devo fermare a casa tua»
Papa Giovanni: Paoloni confermato responsabile
DANIELA MESCHINI
l Responsabile di Zona porta nel cuore ogni membro della comunità e aiuta ciascuno a compiere la sua parte» ha esordito Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale dell’associazione Comunità papa Giovanni XXIII, in collegamento webex sabato 12 settembre con l’assemblea riunita alla Domus San Giuliano di Macerata. Destinatari delle sue parole i membri della zona Marche Sud che si sono ritrovati – per la prima volta in presenza dallo scorso febbraio – per eleggere il Resposabile di Zona, figura che assolve al “servizio di autorità” in comunione e obbedienza con il responsabile dell’intera Comunità. Il mandato, che ha una durata triennale, è stato portato avanti negli ultimi 6 anni da Stefano Paoloni, diacono permanente e papà della casa famiglia “Giada” di Tolentino. Prima di procedere con le votazioni a scrutino segreto, i membri della zona (che comprende le regioni Marche, Umbria e Abruzzo) hanno avuto spazio per esprimere le proprie considerazioni e le intenzioni di voto. Dei 53 membri votanti (18 collegati da casa) in 27 hanno scelto di confermare Stefano Paoloni per i prossimi tre anni. Ora la scelta deve essere ratificata dal consiglio di governo, composto dal responsabile generale e dai responsabili delle zone dei 45 Paesi in cui è presente la Comunità Papa Giovanni XXIII. Maria Natalia Marquesini
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«20venti di novità» per un’estate inedita dieci e seguiti da un animatore maggiorenne, si sono così confrontati su molteplici temi ricavati dall’agenda 2030 dell’Onu, cercando di mettersi in ascolto della voce dello Spirito. La settimana era ben organizzata: il lunedì e il venerdì erano dedicati alle attività formative, il martedì e il mercoledì erano invece i giorni delle missioni che vedevano gli adolescenti impegnati attivamente in attività di servizio presso associazioni o enti della città, e infine l’atteso giovedì al mare. Alcuni degli universitari e giovani lavoratori che si sono spesi per rendere concreta l’Estate Adolescenti, hanno inoltre preso parte al Campo Biblico dal tema “Dare parola alla fragilità”, accogliendo la proposta del Movimento giovanile salesiano dell’Italia centrale. Il cam-
lavoro ha costituito un’opportunità importante per stare insieme e fare insieme. Per non avere uno sguardo che si ferma alla diversità, occorre l’Amore, quell’amore che ci insegna Gesù nel Vangelo. L’amore ci permette di passare dal volontariato all’amore.
Il tavolo di presidenza dell’Assemblea dell’Ac
Il Noviziato / Clan Allegrezza del gruppo Scout Macerata 2 in escursione al Lago di Fiastra
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Per i 16-20enni di Villa Potenza, Sambucheto e Montecassiano tre settimane di impegno e servizio accompagnati dai volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII
po si è svolto dal 29 luglio al 2 agosto a Gualdo Tadino (Pg) e ha permesso così a tanti giovani di rileggere le proprie fragilità attraverso la Parola di Dio, per rendersi conto di come queste siano strutturali al nostro essere uomini, in quanto è proprio la mancanza che umanizza e che genera in noi il desiderio di infinito. È questa la fragilità strutturale che riesce ad accettare e a vivere san Francesco, il poverello d’Assisi, che fa consistere la gioia piena, la celebre “perfetta letizia”, nell’abbracciare e vivere le mancanze, invece dei successi. Un campo, dunque, che ha permesso di guardarsi dentro e di conoscere le proprie ferite per imparare ad accettarle e trasformarle in feritoie. L’Oratorio Salesiano vanta anche il gruppo Scout Macerata 2, che ha proposto ai lupetti e alle coccinel-
le un insolito ma tanto atteso campo estivo nella Casa Salesiana dall’1 al 9 Agosto. Le attività si sono svolte dalle 8 di mattina fino alle 18 o 22.30 a giorni alterni, privilegiando uscite e attività all’aperto per riscoprire la bellezza della condivisione e dello stare insieme. Giorni che hanno avuto come ambientazione la serie Tv animata “Adventure time” e che quindi hanno visto i bambini compiere metaforicamente un viaggio nel tempo, impegnandosi così in prove da superare e incontrando personaggi che mostravano loro la bellezza dell’incontro con l’altro. Anche i più grandi del gruppo Scout Macerata 2, il Noviziato / Clan Allegrezza, ha risposto con gioia ed entusiasmo alla proposta dei loro capi: una route itinerante sui Monti Sibillini dal 19 al 25 A-
gosto. Un bel gruppo di ragazzi dai 16 ai 20 anni, che con gli zaini in spalla, ha raggiunto, tra le tante mete di ogni giornata, il monte Vettore e il monte Porche, dormendo ognuno in tende singole per le normative vigenti. Una route che ripercorreva l’enciclica “Laudato si’” per riflettere sulla bellezza del creato e al tempo stesso anche sulle problematiche attuali che purtroppo lo caratterizzano. L’estate 2020 è stata così la prova concreta di come le sfide si possano fronteggiare solo chiedendo la grazia della speranza, che, come dice papa Francesco, non è da confondere con il vedere sempre il “bicchiere mezzo pieno”, in quanto è molto di più. La speranza cristiana è Gesù che ha vinto la morte e che si offre a noi nell’Eucaristia.
abato 5 settembre, presso l’Istituto Salesiano di Macerata l’Azione cattolica ha celebrato la XVII assemblea diocesana. Motto dell’Assemblea è la “sfida” lanciata da papa Francesco nell’Evangelii Gaudium a tutta la Chiesa, richiamo forte all’uscire dai propri recinti. Sul senso dell’abitare la riflessione del vescovo Marconi. Abitare come capacità di rendere la città dell’uomo luogo accogliente, dimora ospitale. Tre le parole chiave: servizio, ascolto e fraternità. Il presidente diocesano Francesco Garbuglia ha sintetizzato il lavoro svolto e lanciato nuove prospettive: dal cambiamento del cuore al rinnovamento, consapevoli della nostra fragilità ma esploratori fuori dalla parrocchia in un servizio solidale che si apre nella prospettiva degli ultimi. Snella e agile dovrà essere sempre di più l’Azione cattolica diocesana.Poi le signicative testimonianze: dal caffè che profuma di vita di Paolo Carassai, alla sacralità del pane di Massimo D’Este e alla felicità del vino di Valentino Caporaletti.Al termine di una bellissima e partecipata giornata si è aperto il seggio. È la scelta democratica dell’Associazione per le elezioni dei nuovi rappresentati per il triennio 2020/23. Agli eletti, buon servizio…
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Avenale di Cingoli dopo il restauro riottiene la sua chiesa DI
GIACOMO GRASSELLI
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Il vescovo Marconi si appresta a tagliare il nastro
Lesionato dal sisma 2016, l’edificio è stato recuperato grazie alla fruttuosa collaborazione tra la diocesi, ente attuatore e le istituzioni pubbliche
venale di Cingoli finalmente riabbraccia la sua chiesa dedicata a Sant’Elena Imperatrice. Domenica 23 agosto è stato riaperto il luogo di culto della frazione a sud di Cingoli, restaurato dopo i danni subiti nel terremoto del 2016. Edificata nel 1796 e consacrata nel 1804, la chiesa è intitolata alla Santa madre dell’imperatore romano Costantino. L’edificio è sorto dopo la demolizione di una chiesa precedente di stile romanico, probabilmente fatta realizzare dall’ordine benedettino. Era già stata
restaurata negli anni ’50 del Novecento. Il sisma del 2016 ha danneggiato l’edificio, richiedendo una ristrutturazione importante degli interni. La diocesi di Macerata, in base all’ordinanza 23/2017 de Commissario alla ricostruzione dal terremoto, ha progettato e commissionato i lavori, realizzati dall’Impresa Edile Alessandrini di Montefortino e durati quasi un anno, dal settembre 2019 al 5 agosto scorso. La progettazione è stata curata dall’architetto Pasquali, dall’ingegnere Gullini e dal geometra Borsini, residente ad Avenale.
All’inaugurazione erano presenti il vescovo Nazzareno Marconi, il vescovo emerito Claudio Giuliodori, l’ex parroco di Avenale, don Silvano Attilio, il parroco di Cingoli, don Patrizio Santinelli, il vice– sindaco di Cingoli, Filippo Saltamartini, accompagnato dall’assessore alla cultura Coppari e dalla consigliera Barontini, un delegato dell’Ufficio regionale alla ricostruzione, i rappresentanti provinciali dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza. Il vescovo Marconi ha commentato con grande soddisfazione l’opera: «Il restauro e la riapertura della
chiesa di Avenale – ha detto – è importante non solo per questo piccolo borgo, ma permette di mostrare in pratica come l’applicazione di un principio della Dottrina sociale della Chiesa abbia permesso il realizzarsi in una storia di buona politica, di dialogo e fiducia tra lo Stato, la Chiesa, la gente, chi lavora, ottenendo un risultato economico, celere ed efficace. Lo Stato non sempre deve fare tutto, soprattutto quando può trovare tra le istituzioni e le libere aggregazioni di cittadini delle preziose collaborazioni. Il recupero di questa bella chiesa è nato
e cresciuto grazie al dialogo tra i vari attori coinvolti. Delegare il restauro alla diocesi è stata una saggia decisione. Si è lavorato seriamente, nel rispetto di tutte le norme. Ora, con le nuove ordinanze appena emanate, si aprono buone prospettive per il restauro di molte altre chiese». Il Vescovo, inoltre, ringraziando il precedente parroco don Silvano Attilio, ha annunciato l’affidamento della parrocchia di Avenale all’unità pastorale di Cingoli guidata da don Patrizio Santinelli. Nella frazione, presso la Casa parrocchiale, monsignor
Marconi ha istituito il Centro diaconale diocesano della chiesa di Sant’Elena imperatrice, a disposizione di tutti i diaconi della diocesi. All’inaugurazione è seguita alle 18.30 la Santa Messa celebrata dal Vescovo, presenti molti diaconi, i membri della Confraternita del Santissimo Sacramento, della Pia Unione Madre del Buon Consiglio, della Pia Unione San Macario e della Pia Unione Sant’Antonio di Avenale. Durante la Messa, monsignor Marconi ha consegnato le chiavi del tabernacolo a don Patrizio Santinelli, come simbolo di affidamento della parrocchia.
ATTUALITÀ
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MARTEDÌ 15 SETTEMBRE 2020
Padre Mario Mattei, ricordo indelebile DI
GIUSEPPE LUPPINO
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i è spento lo scorso 22 agosto a Viterbo padre Mario Mattei, agostiniano. Nato a Secchiano (Rimini) nel 1947, ha svolto il suo ministero a Recanati (1977), Ancona (1985), Bologna (1993) e in Vaticano, dove è stato Sagrestano pontificio dal 2003 al 2008; infine, presso il Cenobio–Santuario della SS.ma Trinità di Viterbo. Ricercatore, storico, archivista dell’Ordine, segretario del Centro culturale agostiniano e membro di redazione delle riviste «Percorsi Agostiniani» e «Analecta Augustiniana», ha scritto e pubblicato molto. Nel Maceratese in tanti lo ricordano con stima e affetto: giunto nel 1977 come priore degli Agostiniani a Recanati, ha insegnato religione per otto anni all’Iti e ha dato vita al Centro culturale “Charles Peguy”. Nel 1980 e nel 1982 ha accolto in città don Luigi Giussani, fondatore di Cl.
Padre Mario Mattei con Giovanni Paolo II e nella biblioteca del convento della SS. Trinità a Viterbo
A Recanati è tornato nel 2016 quale relatore su “Gli Agostiniani a Recanati, dal loro arrivo, nel 1200, fino al 1986”, invitato dall’Università di Istruzione Permanente “Don Giovanni Simonetti”. Una sua toccante testimonianza di qualche mese fa: «Ho vissuto sei anni in Vaticano, quale Sacrista pontificio e sono stato a stretto contatto con Giovanni Paolo II dal 2003 al 2005. Avevo la custodia delle Cappelle papali (anche della Sistina) e soprattutto della Sagrestia papale, per cui dovevo preparare il necessario per la Messa del Papa e dei concelebranti. Una domanda immagino vi siate posti: che effetto fa vivere con un Santo? O meglio, cosa hai imparato da questa esperienza? Che fosse un Santo, ne ero certo fin da allora. Quando preparavamo per la sua Messa, si chiacchierava e si scherzava, ma quando arrivava il Papa, scendeva un grande silenzio. Era come se fosse entrato qualcosa che non era umano. Era ormai vecchio
e malandato, ma incuteva sempre forza e soggezione filiale. A rivedere a distanza di tanti anni cosa ha lasciato in me, posso dire che la Chiesa (e quindi anch’io e voi) possiamo essere vecchi e cadenti, ma portiamo in noi qualcosa che non è umano, che non coincide con la poca stima che abbiamo di noi stessi. Lo sento ora anche dal letto d’ospedale: ho portato l’olio santo a qualcuno e ad altri strappo qualche sorriso. Sono vecchio e malandato, ma capisco sempre più che porto qualcosa che non è mio e che tutti aspettano». Era il suo modo di porsi, un po’ ironico, ma sempre umile e fedele testimone di Cristo. Presente tramite Whatsapp pressoché tutti i giorni, inviava “pillole” di Scuola di comunità, commenti al Vangelo della domenica e “un Santo al giorno”. E qualcuno tra loro, sicuramente, lo ha atteso alle porte del Paradiso… Per tanti di noi, giovani, adulti, famiglie intere, è stato un amico, un fratello, un padre.
Si ripopolano gli edifici scolastici e le aule catechistiche, con lo sforzo corale di generare una nuova normalità in cui ricominciare a stare insieme, senza aprire varchi al coronavirus
cistercensi Padre Giovanni Frigerio è tornato per sempre nella sua abbazia di Chiaravalle di Fiastra uando a dicembre 2019 l’ho visto l’ultima volta a Smerillo, gli chiesi: come stai? e padre Giovanni Frigerio rispose: «BeQne, ho qualche metastasi qua e là, ma si va avanti». E lui certo non stava fermo. In poco più di un anno aveva risistemato la casa parrocchiale, abbandonata anni, rendendola accogliente. Ogni mattina vi celebrava la Messa e la porta era aperta per chiunque desiderasse partecipare. E poi i tanti incontri, le Messe domenicali nelle chiese del circondario. Così era ripresa la vita di padre Giovanni dopo la chiusura nell’agosto 2018 della comunità cistercense di Fiastra, dove era arrivato nel 1985, riportando con tre confratelli la presenza monastica dopo tre secoli di assenza. Nell’abbazia il suo carisma e la ricchezza che sapeva estrarre dalla Parola di Dio, lo avevano reso punto di riferimento e guida spirituale per molti. Nemmeno la malattia, che da anni lo accompagnava, ne aveva incrinato la tempra. La morte lo ha raggiunto il 9 agosto La tomba di padre Giovanni a Fermo dove, oramai infermo, era stato accolto nella Casa del clero. Ora, come da lui desiderato, è tornato a Fiastra, sepolto di fronte alla tomba dell’abate Rosavini. Come ha riconoscuto nel saluto di commiato il vescovo Marconi, padre Giovanni «con la semplicità di un bambino ha vissuto; con la semplicità di un bambino ha affrontato i problemi; con la semplicità e a volte l’incoscienza di un bambino è andato a ricercare le pecore perdute, anche quelle più strane. Nessuna era mai perduta, bisognava sempre provarci». Lui ci ha provato spendendo fino alla fine tutto se stesso. (P.Chin.)
Per una scuola che impari dalla vita arissimi studenti, famiglie dirigenti, docenti, personale amministrativo e tecnico, vi giunga il saluto cordiale dei Vescovi delle Marche a pochi giorni dalla riapertura delle scuole di ogni ordine e grado. È una riapertura desiderata ma anche un po’ temuta, perché la ripresa del nuovo anno scolastico sarà segnata in maniera significativa dalla pandemia che sta colpendo tutto il mondo. Nei mesi passati andava di moda disegnare un arcobaleno beneaugurante con la scritta ottimistica: andrà tutto bene. Da Vescovi e da credenti vorremo trasmettervi di più, soprattutto
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al rischio del contagio. Anche ai più piccoli tra voi viene chiesto questo atto di responsabilità e di amore generoso verso gli altri, senza promettervi regali in cambio, ma solo avendo fiducia in voi e nella vostra capacità di essere ogni giorno più maturi e responsabili. Crediamo che fra qualche anno si parlerà di voi – la generazione del Covid – come di una generazione speciale: cresciuta nel valore e nel rispetto degli altri con una convinzione e una forza encomiabili. Dall’esperienza che vivrete, potrete imparare la comprensione del valore di quello che oggi ci manca e che in passato davamo per scontato: la bellezza di un abbraccio affettuoso, la spontaneità del correre assieme ridendo e cantando, il valore di una carezza, l’impegno suggellato da una stretta di mano. Se questa esperienza vi farà crescere più coscienti del valore e della preziosità del vostro corpo e di quello degli altri, avrete imparato tanto, forse molto più di quello che potremmo insegnarvi in condizioni normali. Infine siete chiamati a provare l’esperienza che non tutto si può avere, non tutto si può fare. Questa esperienza di povertà, potrà aiutarvi a comprendere meglio la vita di tanti bambini, ragazzi e giovani che in altre parti del mondo vivono la povertà come esperienza quotidiana e perenne.
Messaggio dei vescovi delle Marche: imparare il valore dell’impegno e come comportarsi, è utile per sé e per gli altri quella speranza cristiana che S. Paolo nella lettera ai Romani ha espresso con una celebre frase: «Tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio». Indicando che con la forza dell’amore di Dio per noi e nostro per Lui si può trarre un frutto di bene anche da situazioni tutt’altro che positive e tutt’altro che rare nella vita. Anche questo anno, che si preannuncia complesso e impegnativo per tutti, produrrà certamente dei frutti di bene con il vostro impegno e l’aiuto di Dio. Vorremmo indicarvene alcuni per sostenere e incoraggiare la vostra speranza. La scuola, prima che un travaso di nozioni, deve essere scuola di vita che impara dalla vita. Questo tempo di vita difficile che abbiamo davanti ci può insegnare tante cose, a partire dal valore dell’impegno e del darsi importanti regole di comportamento e di azione, segno tangibile di rispetto per sé e per gli altri. Il modo di giungere a scuola, di trascorrervi la giornata, di vivere cose banali come i minuti di intervallo dovrà cambiare rispettando le norme che, da mesi, stanno cercheranno di tutelare la salute di tutti. Quando voi tutti, insegnanti, personale e studenti, vivrete queste fatiche giornaliere pensate perché e per chi lo fate. Lo fate per tutelare la vita vostra e quella degli altri, in particolare dei più fragili, i malati e gli anziani che sono più esposti
Da adulti infine vogliamo ringraziare tutto il mondo dei lavoratori della scuola. Anche perché affrontate una prova che non è senza rischi per voi e per le vostre famiglie, ma è proprio quando questo lavoro si fa col cuore, si vive come un’autentica vocazione, anche con sincero sacrificio personale, che si costruisce un futuro migliore per tutti. La vocazione dell’educatore nasce, cresce e si fortifica più nei momenti di difficoltà, che quando tutto scorre facilmente in discesa. Siamo fiduciosi che il mondo della scuola, rispondendo alla sua prima “chiamata” ad essere promotrice di curiosità intelligente, sia capace di individuare, nel corso dell’anno scolastico, nuove motivazioni e frutti di bene che, in questo momento, sembra difficile riconoscere. Vogliamo infine incoraggiare i genitori, che sono certo preoccupati della salute dei figli, ma comprendono anche il grande valore della formazione e dell’istruzione, un bene che dobbiamo garantire ai figli con una collaborazione sempre più stretta tra scuola e famiglie. Giunga a tutti voi la nostra benedizione assieme all’assicurazione che vi saremo vicino con la preghiera e quando sarà possibile e gradito anche venendovi a trovare a scuola. In nessun lavoro, infatti, si smette mai di imparare ed anche a noi Vescovi, ogni tanto, tornare a scuola fa proprio bene. A presto. I vescovi delle Marche
Una delle aule dell’istituto San Giuseppe di Macerata allestita secondo le disposizioni anti Covid-19
Catechismo: il rispetto delle regole esalta il valore della testimonianza DI
NAZZARENO MARCONI *
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Catechismo all’aperto
Gli incontri vanno preparati con amore e passione; non possono essere improvvisati
arissimi sacerdoti, catechisti, genitori e ragazzi, vi propongo alcune indicazioni importanti in riferimento al Catechismo. Sono richieste che, applicando le disposizzioni governative, comportano una organizzazione più complessa rispetto agli anni scorsi, ma solo così si potrà garantire la serenità necessaria perché la partecipazione al catechismo sia sentita da tutti come sicura. Il catechismo dovrà svolgersi in locali dove tra un incontro e l’altro si provveda ad aerare il locale e possibilmente a sanificare le superfici di contatto, o almeno a far sanificare le mani ai ragazzi prima
dell’ingresso. Si chieda ai genitori di tenere a casa i ragazzi se presentano sintomi come raffreddore, tosse o febbre. I ragazzi raggiungano la sala con la mascherina, evitando assembramenti e siano distribuiti in modo da garantire la distanza di un metro tra un posto e l’altro. Si cerchi di far muovere i ragazzi il meno possibile. Finché si resta seduti al proprio posto e le distanze sono osservate non è necessaria la mascherina. Durante eventuali attività evitare scambi di penne, colori o altri oggetti. Si tenga un registro aggiornato e preciso dei partecipanti, perché, se un ragazzo risultasse successivamente positivo al Covid– 19, si possa risalire con chiarez-
za alle persone con cui è venuto in contatto. Alla fine dell’incontro e per uscire, si conservino ordine e distanziamento e si indossi la mascherina. Queste regole rischiano di “ingessare” l’incontro di catechismo, perciò esortiamo a preparare bene ogni appuntamento, perché ciò che viene trasmesso sia interessante, i ragazzi siano stimolati al dialogo ordinato, quanto si apprende venga fissato nella memoria e soprattutto nella convinzione di ciascuno. Sarà perciò importante che l’incontro si apra con un momento di preghiera, dove le parole della fede, il silenzio e in particolare la Parola di Dio vengano proposti con cura e bellezza. Si invitino ed educhino poi i singoli ad intervenire
chiedendo la preghiera di tutti per intenzioni, sia significative della vita della Chiesa e del mondo, sia personali. Si abbia cura che delle belle immagini sacre o magari anche la musica aiutino a vivere questo momento. I contenuti della catechesi siano proposti in maniera ordinata e chiara, mostrando che derivano dalla Parola di Dio e dall’esempio dei santi, che portano a una vita più buona nell’amore di Dio e degli altri. Si usino esempi che vengono dalla vita e toccano la vita reale e l’esperienza concreta dei ragazzi. Tutto questo richiede che l’incontro sia preparato con amore e passione; non va improvvisato o ridotto alla semplice lettura di un
È iniziata anche la vendemmia: si annuncia un’ottima annata Eccellenti le previsioni per Verdicchio di Matelica e Vernaccia di Serrapetrona
Settembre, il mese della farina nuova di mais DI
UGO BELLESI
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uando il mais arrivò in Europa, dopo la scoperta dell’America (1492), gli agricoltori marchigiani, come sempre di fronte alle novità, non furono molto solleciti ad introdurne la coltivazione. Nella nostra regione tra le prime aziende agrarie a produrre granturco fu quella di Loreto nel 1650. Nelle campagne l’alimentazione cambiò radicalmente, perché a pranzo e cena si mangiava solo polenta. Infatti, essendo il grano più remunerativo, veniva quasi tutto destinato alla vendita.
Di conseguenza si moltiplicarono le ricette di polenta grazie agli stimoli della fame e alla fantasia delle vergare. Il caso ha voluto che fosse un ecclesiastico, l’abate Bernardino Baldi di Urbino (1553–1617), a descrivere, nel 1613, in una sua egloga dal titolo “Celeo e l’orto”, la prima ricetta di “polenta pasticciata”. Ed infatti tra l’altro scrive che Celeo: «Preso un largo taglier di bianco faggio / fecene sopra una rotonda massa / ritroncandola poscia con un filo / il piatto ne colmò di trito cacio / aspergendolo sempre a suolo a suolo; / e per non
tralasciar cosa che d’uopo / fosse per farla delicata e cara / mentre fumava ancor, sopra v’infuse / di butirro gran copia, che dal caldo / liquefatto, stillante a poco a poco, / penetrò tutto il penetrabil corpo». E settembre è il mese giusto per assaporare la farina nuova di granturco. Ma c’è anche un altro prezioso prodotto che giunge a maturazione. Ed è l’uva. Ne parliamo con Roberto Potentini, uno degli enologi più esperti delle Marche e oltre, al quale chiediamo le previsioni per un vino di eccellenza della provincia di Macerata come il Verdicchio di Matelica. «I
dati di maturazione – ci spiega – sono eccellenti sia per quanto riguarda l’acidità, gli zuccheri e l’aspetto sensoriale. Se destinato alla spumantizzazione la raccolta è iniziata proprio in questi giorni, perché l’uva ha la giusta gradazione alcolica, potenzialmente utile alla spumantizzazione. Se invece si punta ad un Verdicchio d’annata la vendemmia avrà inizio tra il 20 e il 30 settembre per avere maggiore freschezza, acidità e sentori floreali per il consumo nel 2021. Per il Verdicchio Docg – vino per il quale nei giorni scorsi è
stato avviato l’iter per il cambio di denominazione, che diventerà “Matelica Docg” – la raccolta è fissata per i primi di ottobre, quando più alti saranno gli zuccheri e la gradazione alcoolica. Comunque avremo un’ottima annata del Verdicchio di Matelica». Altrettanto positivo il giudizio di Mauro Quacquarini per la Vernaccia di Serrapetrona, l’altro vino di eccellenza del Maceratese. «Di solito – ci dice – noi iniziamo la vendemmia in ottobre, ma quest’anno dovremo anticipare a fine settembre perché la maturazione è molto avanzata, in quanto
Una piantagione di mais
il caldo, ma soprattutto le piogge arrivate al momento giusto, ci consentono di avere un’ottima Vernaccia. Rispetto agli anni passati non abbiamo avuto problematiche particolari, il che ci garantisce una
testo o alla visione di un video. Testi e video restano preziosi strumenti, ma vanno usati senza abusarne ed entro un percorso ben pensato e programmato. Ogni catechista creda che la sua personale testimonianza, la sua parola semplice e convinta, lo sforzo di ascoltare le domande dei ragazzi e di rispondere con verità e chiarezza, sono le armi più efficaci per un vero incontro di catechesi. Soprattutto ogni catechista ami in Cristo i suoi ragazzi, li raccomandi al Signore nella preghiera, li consigli e ricerchi uno per uno come preziosi tesori a lui affidati da Dio e dalla Chiesa. Buon anno di catechesi! * vescovo
produzione biologica perfetta». Quindi quest’anno avremo la Vernaccia di Serrapetrona dolce e la Vernaccia di Serrapetrona secca in condizioni ottimali per essere gustate, dopo le tre
rigorose fermentazioni previste dal disciplinare, nel loro perlage di spumante di élite per quella dolce e nel sapore sempre netto e identificabile per quella secca a tutto pasto.