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Emmaus 21 gennaio 2020

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Martedì, 21 gennaio 2020

www.emmetv.it

prossima uscita martedì 18 febbraio 2020

online La diocesi su Internet utti i servizi che la Chiesa locale offre attraverso la Rete sono totalmente gratuiti e T curati con generosità da un gruppo di giova-

Inserto mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata

ni. Pur gestendo tutto con la massima parsimonia, ci sono dei costi ineliminabili, di attrezzature, spazi online e banda: se vuoi sostenerci e fare in modo che possano essere realizzati sempre meglio, puoi effettuare una piccola donazione con PayPal o carta di credito andando su: https://tinyurl.com/donomc Sito: http://www.diocesimacerata.it Facebook: https://www.facebook.com/diocesimacerata Twitter: https://twitter.com/diocesimacerata Telegram: https://t.me/diocesimacerata

Maceratasette

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Inserto di

Gennaio, secondo tradizione, resta il mese del maiale

A Roma conferito il Lettorato a Luca Riz e Filippo Gobbi

Montelupone: completata la Visita pastorale nell’UP

Recanati: il vescovo nella parrocchia di Cristo Redentore

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Domenica della Parola. Una lettura che va fatta nella comunità, nella fede di tutta la Chiesa

Caritas

Cristo si conosce nella Bibbia

Cerquetella: «Più presenti e attivi in tutta la diocesi»

L’ascolto della Scrittura diventa vera comprensione solo se ci fa conoscere “di persona” il Signore risorto e vivo oggi nella storia DI

NAZZARENO MARCONI *

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Lorenzo Lotto, “Matrimonio mistico di Santa Caterina”, 1524, Galleria Nazionale di Palazzo Barberini (Roma)

fede della Chiesa: farci conoscere Cristo! E non semplicemente farci sapere delle cose su Gesù di Nazareth, che è vissuto in Palestina 2000 anni fa, ma farci conoscere “di persona” Gesù Cristo risorto e

vivo oggi nella storia. La preziosità della Bibbia per l’umanità, che la Chiesa vuol testimoniare con una celebrazione speciale, consiste proprio nella potenza spirituale che la Bibbia ha e che la comunità

dei credenti può offrire al mondo. Cristo risorto e vivo, il Signore della storia, il Figlio di Dio, ciascuno di noi può conoscerlo di persona ed entrare in dialogo, in confidenza con Lui. Questa è la

da sapere

La prima volta della ricorrenza apa Francesco, con la Lettera apostolica in P forma di Motu proprio dal titolo “Aperuit illis”, ha stabilito che «la III Domenica del Tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio». Il titolo, tratto come al solito dalle prime parole del testo, si rifà a un versetto del Vangelo di san Luca: «Aprì loro la mente per comprendere le Scritture» (Lc 24,45). Il documento è stato pubblicato lunedì 30 settembre 2019, nella memoria liturgica di san Girolamo, all’inizio del 1600° anniversario della morte del celebre traduttore della Bibbia in latino. Domenica prossima, sarà quindi la prima celebrazione della ricorrenza.

AUGURI DELLA ONE

omenica prossima 26 gennaio, terza del tempo ordinario, per volontà di papa Francesco sarà per tutta la Chiesa la Domenica della Parola di Dio. È perciò un’occasione preziosa per prendere coscienza della importanza della Parola di Dio nella vita del cristiano. In questo ambito, a partire dal Concilio si sono fatti dei significativi passi avanti, ma la Chiesa ha da sempre avuto coscienza che la Parola di Dio era fondamentale per la sua vita. Già san Girolamo, vissuto nel IV secolo, diceva con chiarezza che un cristiano, per essere tale deve sforzarsi di conoscere la Bibbia, perché: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo». È una frase famosa che andrebbe meditata a lungo, soprattutto se la volgiamo in positivo: «La conoscenza delle Scritture, è conoscenza di Cristo!». Questa formulazione positiva ci aiuta a comprendere una lettura speciale della Bibbia, fondamentale per noi cristiani, che è la lettura ecclesiale: la lettura fatta nella fede della Chiesa. Infatti la Bibbia può essere letta per curiosità storica, e diventa una fonte interessante per ricostruire insieme all’archeologia e ad altre scienze un pezzo di storia dell’umanità. La si può leggere per curiosità artistica, ed è certo una raccolta di poesie, racconti, narrazioni di particolare antichità e bellezza, a cui tanta arte posteriore si è ispirata. La si può infine leggere per accrescere la nostra conoscenza, ed è innegabile che la Bibbia sia «il grande codice della cultura occidentale», come ha affermato forse per primo ma non certo per ultimo, il grande poeta e pittore inglese settecentesco William Blake. Ma tutti questi modi di leggere la Bibbia non sono ancora nulla rispetto alla grandezza di ciò che la sua lettura può operare, se realizzata nella

Epifania: l’arrivo dei tre Re Magi al Seminario Redemptoris Mater nche questo 6 gennaio i magi sono passati al Seminario Redemptoris Mater, evento che da 10 anni ottiene una rispoA sta entusiasta da parte di bambini e adulti. Si sono rivissuti eventi alla base della nostra fede: l’incontro dei magi con Erode, la Natività e il dialogo dei magi con i bambini, quando anche il vescovo Marconi ha rivolto una parola di consolazione ai presenti. Quindi il momento conviviale, con dolci e cioccolata calda per tutti. La giornata è terminata con i Vespri solenni. i seminaristi

cosa straordinaria che la lettura della Bibbia può permetterci. Perché una cosa così unica possa compiersi, non basta però leggere la Bibbia come fosse un romanzetto da metropolitana, quei libri facili e ed appassionanti che si leggevano sui mezzi pubblici, almeno finché non hanno inventato i cellulari. La Bibbia infatti è una voce attraverso cui possiamo udire la Parola, il Verbo di Dio, ma questo ascolto diventa vera comprensione e concreto incontro solo se lo facciamo nella fede. Una lettura della Bibbia senza fede è davvero poca cosa. L’immagine migliore di questa lettura ce la offre la prima parte della Messa, in quella che si chiama la liturgia della Parola. È una lettura fatta insieme, da un popolo credente, dove ci sia aiuta tra fratelli. Alcuni leggono e altri ascoltano, ma nessuno legge soltanto, senza poi farsi ascoltatore, perché la Bibbia deve sempre risuonare attraverso la voce di un fratello. Questo ci aiuta ad accoglierla come un dono e mai come un possesso. Si legge poi sia l’Antico che il Nuovo Testamento per culminare nel Vangelo, perché tutta la lettura della Bibbia, se non ci porta a Cristo, perde la via della verità e della vita. Al centro di questa lettura, attraverso il salmo ed il canto dell’Alleluja, la Bibbia diventa preghiera, la nostra preghiera. Perché si conosce qualcuno dialogando con lui, così nella lettura liturgica si ascolta e si parla, lasciandoci suggerire da Dio le parole della preghiera. La lettura cristiana della Bibbia è così un grande dialogo: tra un Noi che è la comunità credente e Gesù Signore, la Parola di Dio fatta carne, che ci viene incontro attraverso la voce della Bibbia che udiamo leggere. La lezione più bella su questa lettura credente della Bibbia la offre il grande pittore Lorenzo Lotto, nel suo Matrimonio mistico di Santa Caterina un’opera del 1524 oggi nella Galleria Nazionale di Palazzo Barberini. Vi è ritratto su un lato San Girolamo, il grandissimo studioso della Sacra Scrittura, che apre la Bibbia, ma è la Madonna seduta in trono e con Gesù in braccio, che gli sorregge la pagina giusta. La Madonna è in quest’opera immagine della Chiesa, che ci fa incontrare Gesù Signore, vivo e parlante attraverso la sua Parola. Senza l’aiuto della Chiesa ed il dono della fede, tutta la nostra scienza personale, sarebbe poca cosa per leggere la Bibbia e trarne il prezioso frutto spirituale. * vescovo

DI

TIZIANA TIBERI

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n progetto comune nella diversità: Lorenzo Cerquetella direttore da un anno della Caritas diocesana di Macerata, traccia un bilancio delle attività svolte e parla di progetti. Com’è stato questo primo anno? Un’esperienza bella, anche se impegnativa e faticosa. Insieme ai collaboratori Franco Berardi e Carlo Tirabassi abbiamo cercato di dare un’impronta sempre più diocesana, che vada oltre Macerata città. Ogni Caritas parrocchiale ha la sua identità: puntiamo a una maggiore uniformità pur nella diversità, a questo fine stiamo incontrando i parroci e conoscendo le varie esperienze. Quali sono le povertà che incontrate? Le povertà di fondo sono sempre le stesse: mancanza di sicurezza economica e di lavoro, o la perdita del lavoro in età avanzata, la difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Mi ha impressionato scoprire la diffusione del problema della solitudine, soprattutto degli anziani ma non solo. Non possiamo accontentarci di gesti come la raccolta dei panni, che io ho cercato di limitare ai casi di effettiva necessità. Dobbiamo intercettare la solitudine e il disagio psicologico attraverso le antenne di cui le parrocchie dispongono, Cerquetella per venire incontro alle persone. Emergono nuove necessità riguardo a operatori e volontari. E qui faccio un appello, ad esempio, agli infermieri in pensione perché dedichino un po’ di tempo a chi è in difficoltà. Magari andare a trovare una persona anziana sola: misurare la pressione, vedere se prende regolarmente le pillole... L’Albania il 26 novembre scorso ha subito un terremoto di magnitudo 6.5. Voi avete avviato una raccolta fondi che si sta ultimando in questi giorni. Come sta andando? Il terremoto in Albania ci ha toccato da vicino: sia perché anche noi abbiamo fatto questa triste esperienza, sia perché la nostra diocesi è particolarmente legata a Batore una parrocchia nella periferia di Tirana dove hanno operato alcuni sacerdoti come don Patrizio Santinelli e la cui chiesa è stata costruita anche con il contributo e l’8xmille della diocesi di Macerata. Col ricavato della raccolta effettuata nel periodo natalizio realizzeremo un progetto che la Conferenza episcopale albanese ci indicherà. Per il 2020 partecipiamo inoltre a un progetto lanciato da Caritas nazionale per i comuni del cratere per un importo di circa 200mila euro, con l’obiettivo di stimolare la rinascita attraverso la ripresa economica e la valorizzazione del turismo religioso, tra cui i Cammini Lauretani. Progetti che si aggiungono al lavoro quotidiano che vuole essere qualcosa di vivo: un cuore che batte a favore di chi è più in difficoltà e solo.

Strada, coscienti dei nostri limiti per evitare tragedie Non dovremmo dimenticare che guidare non è “naturale”. Che percezione abbiamo del mondo esterno quando siamo chiusi dentro l’abitacolo dell’auto? DI

GIANCARLO CARTECHINI

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l cielo di questa domenica di metà gennaio è terso. Sto percorrendo la variante alla statale 77, e devo prestare attenzione: il fondo è gelato. Niente distrazioni, please. Nel 2018, in provincia di Macerata, gli incidenti stradali hanno causato 22 morti e 1.356 feriti.

Lo dice un’indagine Istat pubblicata lo scorso novembre. Un incidente su cinque è stato determinato da guida distratta. In altri casi, come testimoniano i gravi fatti di cronaca con i quali si è aperto il nuovo anno, si è trattato di un mix micidiale di stordimento, abuso di alcool, mancato rispetto delle regole di sicurezza. Benché il trend sia in diminuzione, dal 2010 al 2018 i dati riferiti all’intera regione Marche parlano di 2.413 morti e più di 171.000 feriti. Il costo sociale di questa guerra non dichiarata è stimato, per il solo 2018, in 500 milioni di euro. Neanche questi numeri riescono a dare un’idea di quanto il fenomeno venga sottovalutato, e, più in generale, di come sia distorta la percezione attraverso la quale

leggiamo i fatti di cronaca. Perché queste morti non generano allarme sociale? Perché non determinano la stessa angoscia che potrebbe causare una serie prolungata di delitti? Cosa accadrebbe se un numero analogo di morti fosse causato dalla presenza, tra le nostre case, della criminalità organizzata? Il fatto è che in questo caso non possiamo alzare il tiro della nostra indignazione, perché sappiamo di recitare contemporaneamente due parti in commedia: potenziale vittima e potenziale carnefice. Non a caso i commenti postati sui social si dividono tra coloro che biasimano il comportamento irresponsabile dei guidatori e coloro che invece tendono ad immedesimarsi nella loro con-

dizione («Uno sbaglio però può capitare a tutti…»). Mettiamola così: non siamo fatti per guidare. Il nostro cervello non è adatto alla velocità. Abbiamo regalato, a un io ipertrofico, macchine troppo potenti. Non c’è nulla di naturale nel guidare, non dovremmo dimenticarlo mai. Che percezione abbiamo, del mondo esterno, quando siamo chiusi dentro un abitacolo? Mentre spingiamo sull’acceleratore il campo visivo si distorce: immagini laterali ci corrono incontro, ma non ce ne curiamo. La nostra attenzione è fissa di fronte a noi. La velocità su gomma non costa fatica. Non è necessario avere muscoli buoni o fiato nei polmoni per azzardare un sorpasso. Degli odori e dei suoni esterni sappiamo poco o nul-

la. Ci fanno compagnia il rumore del motore, quello dei nostri pensieri, e il cigolio degli ammortizzatori mentre percorriamo strade dissestate. Però le sconnessioni più pericolose sono quelle che si formano dentro di noi: a volte inseriamo il pilota automatico, e ci perdiamo, senza accorgercene, nel groviglio di quelle che la tradizione buddista chiama “proliferazioni mentali”. Sentimentali, arrabbiati, semplicemente stanchi. Oppure distratti dalle molteplici identità digitali. Dovremo dunque attendere la diffusione in larga scala delle auto a guida autonoma per ridurre drasticamente il numero di incidenti? Nell’universo immaginato da Ian Mc Ewan nel romanzo “Macchine come me”, auto senza conducen-

L’auto che nella notte di sabato 4 gennaio a Lutago (Bz) ha falciato un gruppo di giovani tedeschi causando la morte di 7 di loro

te vengono progettate per rimediare al comportamento di uomini inaffidabili. L’esperimento però fallisce, di fronte al susseguirsi di colossali ingorghi e alla impossibilità di dirimere complicati dilemmi relativi alle persone da sottrarre alla morte, in caso di incidente, qualora non sia possibile salvare tutti.

Non resta che confidare in noi stessi, cercando di rispettare le regole del gioco: nessuno si illuda di trasformarsi in un cyborg fatto di muscoli e pistoni. Restiamo fragili, umorali: e forse proprio la coscienza dei nostri limiti rappresenta una possibile via di salvezza, per noi e per coloro che ogni giorno incrociamo per strada.


ATTUALITÀ

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MARTEDÌ 21 GENNAIO 2020

Sacerdoti ad Assisi: un tempo di preghiera, ascolto e confronto per rinvigorire l’amicizia e l’impegno DI

GIANLUCA MERLINI

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al 7 al 10 gennaio i nostri sacerdoti, circa 30, insieme al vescovo Nazzareno, guidati da monsignor Mosè Marcia, vescovo emerito di Nuoro, hanno vissuto un tempo di ritiro spirituale, ascolto, preghiera e condivisione. Assisi il luogo e la Domus Laetitiae, dei Frati Minori Cappuccini, la casa che li ha ospitati. In un contesto di silenzio, accoglienza e serenità, monsignor Marcia ha guidato i sacerdoti a confrontarsi interiormente e profondamente su temi fondamentali della vita umana, cristiana e sacerdotale non solo in relazione alla vita interiore ma, come questi temi debbano, e possono risvegliare una testimonianza chiara, sincera e limpida nella vita concreta: nella quotidianità che ognuno è chiamato a vivere. Proprio dall’esperienza della Visita pastorale, vissuta in prima persona, monsignor Mosè ha cercato di risvegliare l’attenzione alla fraternità sacerdotale, al confronto amichevole e di fede tra presbiteri, alla riscoperta della relazione vera, sincera, schietta e leale tra preti. Ha sollecitato a chiedersi come vivono tra loro e come si mettono in discussione nei confronti del popolo di Dio loro affidato: se è u-

Sopra: il gruppo al termine di una celebrazione liturgica A fianco: uno dei momenti di incontro

na adesione vera e profonda a Cristo, se le cose che si vivono e si fanno sono realizzate per il Signore o solamente per appagare problemi irrisolti della vita personale. Toccando i problemi della vita concreta, i sacerdoti hanno condiviso ogni sera le riflessioni sviluppate durante la giornata e cercando di confrontarsi insieme per vedere come meglio rispondere non solo singolarmente ma come famiglia sacerdotale, come presbiterio diocesano alle sfide antiche e sempre nuove la realtà propone. Tanti i temi affrontati e tutti sempre con la grande serenità e la serietà di un pastore che ha fatto sentire i sacerdoti a casa: monsignor Mosè ha parlato ai presbiteri con cuore di padre trasmettendo empatia, passione pastorale, sofferenza sacerdotale, verità apostolica! L’ambiente in cui si sono svolti i ritiri ha sicuramente aiutato il silenzio e la contemplazione, nonché i molti momenti di preghiera comuni vissuti insieme. La celebrazione dell’Eucaristia e l’adorazione del Santissimo sono stati momenti fondamentali di ogni giornata che, oltre a rafforzare i legami personali tra i sacerdoti, hanno donato nuova grazia per affrontare meglio e con maggior impegno le sfide che oggi tutti insieme siamo chiamati a vivere.

La Chiesa cresce grazie all’opera dei suoi «operai», alimentata dallo Spirito. Nuovi «ministri» che si mettono al servizio della comunità, sono segno di speranza da sostenere con la preghiera

portare la fede

Incontri per una «Missione con–passione» nche quest’anno un gruppo di giovani partirà per un’esperienza estiva fuori dall’Europa. Ne vale la pena, anche fosse A uno solo che decide di andare. Ci interessa far conoscere ai giovani questo volto della nostra Chiesa che si sporca le mani, che si fa povera per meglio annunciare la ricchezza del Vangelo. A questa esperienza sono invitati i giovani che già appartengono a realtà ecclesiali, ma anche quelli che in altri contesti stanno comunque cercando un senso. Crediamo che il Signore ha strade diverse per toccare la vita e il cuore, e certamente anche questa può esserlo. Nel “Vademecum del Centro Missionario Diocesano” viene riportata un’espressione del Concilio Vaticano II: «La Chiesa che vive nel tempo è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il disegno del Padre, trae la sua origine» (Ad Gentes). La missione della Chiesa è espressione dell’Amore del Padre che tutto dona attraverso il Figlio e l’Amore del Figlio che tutto accoglie dal Padre e tutto ridona attraverso lo Spirito Santo. Mettiamoci in Missione con–passione. L’appuntamento e per sabato 25 gennaio alle ore 18 presso il convento dei frati Cappuccini di Recanati. È il primo di una serie di incontri per chi vuole provare il gusto della missione e a guardare l’altro con passione. don Sergio e l’équipe diocesana

Lettorato conferito a Luca e Filippo DI

GABRIELE FARAGHINI *

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a Domenica della Parola di Dio è davvero un dono prezioso per tutta la Chiesa, come ben ci fa cogliere monsignor Marconi nell’intervento pubblicato in prima pagina. Significativa in particolare, la scelta della III Domenica del Tempo ordinario, perché, sottolinea papa Francesco, «verrà così a collocarsi in un momento opportuno di quel periodo dell’anno, quando siamo invitati a rafforzare i

procede speditamente in comunione con la loro Chiesa locale. Per comprendere un po’ meglio il senso di questa tappa del cammino di formazione al presbiterato, mi permetto di citare lo stesso monsignor Marconi che scrive: «Il primo e basilare modello evangelico del Seminario è indubbiamente la casa di Nazareth. È questa infatti il luogo in cui Gesù visse il suo tempo di formazione». Dunque in questa casa di Nazareth che è il seminario, nella quale si è chiamati a crescere in «sapienza, età e grazia» (Lc 2,52) proprio come Gesù (anche se il paragone potrebbe sembrare esagerato o presuntuoso!), c’è un momento del cammino ritmato dai ministeri del Lettorato e dell’Accolitato, soprattutto caratterizzato dalla valorizzazione della Parola e dell’Eucaristia, citando sempre la stessa fonte che completa il pensiero: «Il rito del lettorato dice: “Ricevi il libro delle sante Scritture e trasmetti fedelmente la Parola di Dio perchè germogli e fruttifichi nel cuore degli uomini”. Tali parole esprimono bene il senso profondo di questo ministero: “trasmettere

Il Seminario è come la casa di Nazaret per Gesù, luogo nel quale si è chiamati a crescere ogni giorno in «sapienza, età e grazia»

Pontificio Seminario Romano Maggiore, cappella del santuario della Madonna della fiducia

Montefano: ammesso agli ordini il seminarista cinese Pietro Shi L’esempio e la testimonianza di padre Matteo Ricci continuano a essere punto di riferimento fecondo tra la Cina e la Chiesa maceratese nel segno della nuova evangelizzazione

DI

GIOVANNI BATTISTA SUN

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e ultime parole di padre Matteo Rcci consegnate ai confratelli prima della morte avvenuta a Pechino l’11 maggio 1610, esprimono il senso e la portata di una straordinaria missione: «Vi lascio su una soglia aperta a grandi meriti, ma non senza molti pericoli e tribolazioni». Li Madou (nome cinese di padre Ricci), la cui figura è impressa in forma indelebile nella memoria e nella civiltà cinese così come il suo geniale metodo di inculturazione e di comunicazione del Vangelo, ci ricorda così un compito, ancora attualissimo; un frutto delle sue opere è anche il Centro Studi Li Madou che fa apostolato culturale e organizza convegni in Cina rivolti a studiosi del cristianesimo. Un segno della comunione tra la diocesi di Macerata e quelle cinesi c’è stato domenica scorsa nella parrocchia San Donato di Montefano dove il vescovo Marconi ha presieduto la liturgia con l’Ammissione agli ordini del seminarista Pietro Shi che lì presta apprezzato servizio pastorale mentre frequenta il Pon-

tificio Seminario Regionale “Pio XI”. La vocazione di Pietro è nata dopo la maturità durante un campeggio per universitari cattolici. Laureatosi in ingegneria, ha lavorato per diversi mesi, ma sentendo forte la chiamata del Signore. Decisivo l’eco della frase evangelica: «Io sono la Via» (Gv 14,6) che lo indusse a decidere di lasciare il lavoro per entrare nel Seminario diocesano di Yixian nel 2015. Dopo due anni è venuto a Macerata, diventando il primo seminarista cinese nel Seminario Regionale. Pietro si è mostrato emozionato, circondato dal’affetto dei parrocchiani, di amici cinesi e dei compagni di classe nel seminario). È una tappa importante per confermare la sua vocazione verso il presibiterato. Non resta altro che augurargli un buon cammino di formazione spirituale, intellettuale e umana. Padre Matteo Ricci ci ha lasciato una porta aperta. Siamo invitati a continuare le opere iniziate da lui, di vivere nell’amicizia e nella comunione. Con la viva speranza che venga riconosciuta presto la sua santità e che la sua eredità porti ancora frutti abbondanti per la diffusione del Vangelo e per il bene di tutta l’umanità.

legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani. Non si tratta di una mera coincidenza temporale: celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, perché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida». E ancora inviterei a cogliere il fatto che il Papa scrive: «I vescovi potranno in questa Domenica celebrare il rito del Lettorato o affidare un ministero simile, per richiamare l’importanza della proclamazione della Parola di Dio nella liturgia». Ecco in quale contesto si inserisce la celebrazione eucaristica alla quale abbiamo invitato al Pontificio Seminario Romano Maggiore il vescovo Nazzareno Marconi, proprio nei Primi Vespri della Domenica della Parola, per conferire il ministero del lettorato a dodici seminaristi, due dei quali sono della sua diocesi. Si tratta di Luca Riz e di Filippo Gobbi, della comunità dei Figli del Sacro Cuore di Macerata; a loro auguro di mettersi sempre più in ascolto della Parola per diventarne sempre più fedeli testimoni e annunciatori! Sono un dono e una bella presenza nella comunità del seminario e il loro cammino verso il presbiterato

vocazioni

Nuovi sacerdoti e missionari enerdì alle18 presso il Seminario “Redemptoris Mater” di Macerata vivremo, assieme al vescovo Nazzareno MarcoV ni, l’ammissione agli Ordini sacri di Matteo Esposito, seminarista del nostro seminario proveniente da L’Aquila. Questa celebrazione si inserisce in una storia che il Signore sta portando avanti da quando, nel 1991, ispirò all’allora vescovo Tarcisio Carboni, di aprire questo Seminario diocesano e missionario sulle orme del padre Matteo Ricci apostolo della Cina. In questi anni sono stati ordinati molti presbiteri per la diocesi di Macerata e per tutto il mondo; alcuni di loro già operano in Cina. Il Signore ci benedice suscitando nuove vocazioni che, vivendo l’esperienza di fede nel Cammino neocatecumenale, decidono di abbandonare tutto per rispondere al Signore. Oggi abbiamo più di trenta seminaristi provenienti da tutto il mondo che si stanno formando per essere apostoli della Nuova evangelizzazione. Come non benedire il Signore che ama la sua Chiesa e continua a manifestare la sua grazia donandoci nuovi presbiteri. Emanuele Marconi, vicerettore del Seminario

Gennaio, il tempo giusto per la «pista» L’uccisione del maiale era occasione di festa: tavola più ricca e condivisione in allegria DI

UGO BELLESI

S

econdo un’antichissima tradizione, nel periodo più freddo dell’anno, tra metà dicembre e metà gennaio, le famiglie contadine sono solite uccidere il maiale. Confezionare le salsicce e preparare gli altri insaccati si chiama “fare la pista” nel Maceratese (perché le carni un tempo si sminuzzavano con coltelli da battuto) e “li ‘mmasciate” nell’ascolano (nel senso di ambasciate e quindi faccende). A seconda del nu-

mero dei componenti della famiglia si impiegava un maiale intero o una “pacca” (la mezzena). Un tempo le giornate dedicate alla “pista” erano giornate di duro lavoro ma anche di festa. Era festa perché si mangiava carne più spesso del solito, perché i cibi erano più conditi, perché tanti vicini venivano ad aiutare. Quindi era anche la festa dell’amicizia, della solidarietà e della convivialità perché erano giorni in cui non si doveva lavorare nei campi. Appena il maiale era ucciso arrivavano le vergare a raccogliere il sangue che veniva prima lessato, poi tagliato a pezzi per cuocerlo in un soffritto di cipolla, sale, pepe e buccia d’arancia. Le due “mezzene” erano quindi appese nel locale più freddo e arieggiato della casa per far “rassodare” le carni, il che richiedeva tra 24

e 48 ore. Nel frattempo però le vergare, sempre vigili, erano riuscite a recuperare parte delle carni del collo, della gola e della testa con cui avrebbero preparato il sugo per condire la pasta asciutta mentre i ritagli più consistenti erano destinati ad essere cotti in padella per confezionare la gustosissima “padellaccia”. A fine giornata era questo il pasto che gratificava quanti si erano impegnati a fare la pista. Il giorno successivo, mentre le due “mezzene” riposavano, sempre le vergare erano impegnate nel lavoro più ingrato, cioè la pulizia delle viscere, utilizzando anche il vino cotto, perché dovevano servire per confezionare gli insaccati. Il “pistarolo” (maceratese) o il “norcino” (umbro) metteva da parte i tagli migliori e cioè i prosciutti e le carni destinate a fare

le lonze, i lonzini, le spalle, il guanciale, la pancetta, le costolette ecc. La restante carne, a parte la “ssogna” (sugna) e il lardo, era destinata ad essere macinata per confezionare salsicce (di carne e di fegato), salami, ciauscoli, cotechini, ciarimmoli... Tantissimi i piatti che è possibile preparare con questi ingredienti e sarebbe lungo elencarli tutti. Ci soffermeremo sui più significativi partendo dalla polenta alla carbonara, e proseguendo con i fegatini allo spiedo, le costolette in graticola, la pizza con i grasselli, i “taccù co’ li sgrisce”, la frittata con il sangue, la “crescia onta”, le spuntature, la polenta o i fagioli con le cotiche, la polenta con salsicce e ossa di maiale. Per non parlare dei dolci che si preparavano, in tempi ormai lontani, con il sangue come il miaccitto (con miele e

fedelmente la Parola di Dio”, essere annunciatore del messaggio di speranza ad ogni persona che incontriamo, essere collaboratori dell’opera salvifica di Cristo». Il rapporto da coltivare con la Parola di Dio non deve essere di natura scolastica o scientifica, o tecnica. Pochi giorni fa ho avuto la gioia di conoscere Ernesto Olivero, il fondatore del Sermig a Torino, opera grande nata dallo Spirito al servizio dei poveri; notando che sulla sua agenda ogni giorno c’erano due numeri separati da un trattino mi ha spiegato: «sono i numeri delle pagine della Bibbia che ho letto quel giorno. Leggo sempre la Bibbia, l’ho letta quasi duecento volte, ma non lo faccio per nessun altro motivo che per passare del tempo con Gesù…non pretendo di studiarla». Credo sia questo il modo di relazionarsi con la Parola, lo stesso che usiamo per relazionarci con una persona viva: Gesù! Rendendo grazie al Signore che mi fa vedere tanta Grazia in questi giovani che si preparano al ministero presbiterale, non posso non condividere la gioia che provo e sperare che tutti avvertiamo la necessità di pregare per le vocazioni! * sacerdote, rettore del Seminario Romano

Preghiera per l’unità con i fratelli anglicani a tradizionale celebrazione ecumenica diocesana in occasione L della Settimana di preghiera per l’u-

sapa), “u migliacciu” (con mele, noci, uva, zucchero), il sanguinaccio (con uva, sapa, miele, rum, cannella e buccia d’arancia) e il sanguinaccio rognoso (con patate lesse, uva, buccia d’arancia, zucchero). In questi dolci il sangue doveva dare solo l’apporto di grasso. Infatti poi è stato sostituito con olio e cacao.

Una “pista” fatta in casa nel 1981 (foto B.Salvucci)

nità dei cristiani, celebrata dal 18 al 25 gennaio, quest’anno non si svolgerà. È una delle conseguenze del terremoto 2016 è stato il forte esodo di molti cristiani delle altre Confessioni. Quest’anno, quindi, alla presenza del vescovo Marconi verrà celebrato l’Ottavario per l’Unità dei Cristiani – il cui tema è “Ci trattarono con gentilezza” (At. 28,2) – venerdì 24 gennaio alle ore 21.15 nell’unica Chiesa storica ancora operante in Diocesi – la Chiesa Anglicana – nella chiesetta Santa Maria della Pietà a Macerata, data in comodato d’uso gratuito agli Anglicani per le loro necessità liturgico–pastorali, da più di 10 anni.


UNITÀ PASTORALI

MARTEDÌ 21 GENNAIO 2020

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San Firmano: un gioiello che brilla da più di mille anni La lunetta bizantina del portale presenta cinque figure ricavate sul retro di una statua romana DI

GABRIELLA PIRESI

L’

abbaziale benedettina di San Firmano, inizialmente dedicata a San Giovanni e a San Benedetto, sorse negli ultimi anni del X secolo. Firmano, un monaco di Aquacanina, ne fu il primo abate. Fu ricostruita nel 1256 dopo che era stata quasi interamente distrutta durante le lotte tra guelfi e ghibellini. Presenta una sobria facciata a capanna in laterizio su cui si aprono il portale litico con il bassorilievo della Crocifissione nella lunetta – risalente alla chiesa primiti-

va e ricavato dal tergo di una statua romana – e il finestrone settecentesco. È a pianta basilicale a tre navate absidate con presbiterio sopraelevato e sottostante cripta di impianto gotico. Nella facciata della chiesa l’elemento più significativo è il portale lapideo composto di elementi romanici – almeno le basi consunte dei piedritti – e soprattutto elementi duecenteschi come i piedritti, le lastre dell’architrave e del timpano, i conci ben levigati e connessi dell’archivolto esterno. Avvicinandosi all’ingresso della chiesa si nota subito la lunetta bizantina del portale che si presenta in tutta la sua bellezza e preziosità. Cinque figure in altorilievo sono state ricavate sul retro di una statua romana ancora ben visibile dalla parte interna alla chiesa; nella

dualità della scultura si può intendere il simbolo del passaggio dal paganesimo alla religione cristiana. Le figure sono disposte in un unico piano frontale, hanno grandi occhi spalancati, sporgenti dalle orbite e al centro si trova il Cristo sulla croce dai quattro bracci quasi uguali; particolare è il fatto che sia raffigurato con la corona regale e non di spine: è il Cristo Re dell’Universo. Sotto la croce sono scolpiti la Maddalena e San Giovanni. Nella parte inferiore vi è la Santa Vergine in trono con il Bambino e di lato un monaco La cripta è divisa in cinque navate, di cui le tre centrali corrispondenti alla larghezza della navata maggiore, coperte da volte a crociera su archi acuti ricadenti su pilastri in laterizio e rocchi di colonne romane di spoglio al pari dei capitelli co-

rinzi, forse già in uso nella costruzione precedente). Il pavimento in cotto ha la particolarità di essere costituito in cerchi concentrici che si dipartono dalla croce centrale, a significare che la croce di Cristo è il centro dell’universo. I capitelli delle colonne sono, il primo di derivazione dorica, il secondo in stile corinzio con decorazioni a foglie d’acanto, il terzo di derivazione corinzia, la quarta colonna ha due capitelli di cui uno rovesciato con sculture floreali. Sull’altare della cripta si trova una statua in terracotta policroma raffigurante il santo attribuita ai Della Robbia (XV sec.) L’antica chiesa abbaziale sorge nei pressi del fiume Potenza. Secondo la Vita Beati Firmani di Teodorico (1002) il santo vi avrebbe vissuto fra il 951 e il 992 e dopo quindici anni di sacerdozio sarebbe stato

chiamato da una pia donna a governare da abate il monastero da lei fondato. Effettivamente un’istituzione religiosa dedicata al santo esisteva nel 1028 e lo stesso Pier Damiani (ante 1050) menziona Fermano come santo elevato agli onori degli altari grazie ai suoi miracoli. L’abbazia benedettina, in diocesi di Fermo, inizialmente dedicata a San Giovanni e a San Benedetto, si estinse nel 1468 e solo nel 1881 le reliquie del santo furono trasferite nella collegiata di Montelupone. La chiesa attuale è ascrivibile al XIII secolo in base a due eventi storici: l’incursione dei Ghibellini maceratesi del 1248, che determinò la ricostruzione quasi integrale del complesso, e il ritrovamento delle reliquie del santo nel 1256, in seguito conservate nella cripta edificata a tale scopo sotto l’area presbiteriale.

Incontri che ritessono la trama di un’intera comunità, ricordando che un paese cresce se nessuno viene lasciato indietro o scartato

Tappa

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San Firmano: la cripta

Montelupone fa comunità Due obiettivi: riapertura della chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e rendere più accogliente l’abbazia di San Firmano verso i pellegrini

Toccanti le visite agli ammalati, partendo dai casi più gravi (Sla, distrofia), specialmente quella a una ragazza uscita dal coma

Il sindaco: grati al vescovo per la sua attenzione costante DI

ROLANDO PECORA *

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icordo con affetto e profonda riconoscenza la Visita pastorale del vescovo Tarcisio Carboni: significò l’avvio di un nuovo cammino per tutta la nostra comunità. Ogni vescovo mette del suo nel proprio ministero, e così anche la Visita del Pastore trasmette il suo carattere, la sua sensibilità. Incontrando tempo fa il nostro vescovo a San Firmano, per l’inizio dell’anno scolastico, evidenziavo ai giovani della nostra comunità quanto il vescovo profumasse del suo gregge in virtù della sua costante vicinanza, così come il Papa richiede. Ebbene, in questa visita questo concetto è stato se possibile, magnificato. La nostra comunità, non solo quella religiosa, aveva il bisogno di una presenza e di una testimonianza forti. Ci sono tanti problemi locali e generali che si assommano e possono minare il carattere di una comunità. Il terremoto, l’assenza di riferimenti credibili nella società civile, la perdita dei valori tradizionali, la perdurante crisi economica ed occupazionale sono solo i più evidenti tra fattori critici che ci troviamo ad affrontare. La presenza capillarmente amorevole del vescovo Nazzareno Marconi contribuisce a mantenere la speranza e giustificare l’impegno di tanti che, pure tra molte difficoltà, spendono il loro tempo per il bene comune. Un momento per noi significativo è stato quello di sabato 18 gennaio quando l’autorità civile unitamente ai tanti volontari delle Associazioni di Montelupone ha incontrato in un Consiglio comunale aperto il vescovo, confrontandosi sul tema delle politiche sociali nelle realtà comunali. I nostri Comuni rappresentano l’ultimo baluardo

della credibilità istituzionale, della politica e della democrazia nell’accezione più nobile di questi termini. Le sinergie nell’ambito sociale (di mezzi e idee), in particolare con la nostra Chiesa diocesana, rappresentano la prima opportunità e il primo vaglio per tutti coloro che credono nel bene comune. Questa Visita pastorale è anche l’occasione per l’intera nostra comunità di richiedere al nostro vescovo un supplemento di collaborazione per due fini: la riapertura della nostra Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e, per l’Abbazia di San Firmano, il potenziamento della sua funzione di accoglienza, storicamente determinata e oggi rivolta ai pellegrini della Via Lauretana. Per questi obiettivi ci si è adoperati a costruire i presupposti; ora la nostra collaborazione potrà consentire la naturale conclusione di questo cammino. * sindaco di Montelupone

DI

GIACOMO IPPOLITO *

D

al 12 al 18 gennaio, monsignor Nazzareno Marconi ha incontrato per la Visita pastorale le due parrocchia dell’Unità Pastorale 16 di Montelupone: Santi Pietro e Paolo (3.000 abitanti) e San Firmano (600 abitanti). La visita è iniziata con una Messa solenne nell’Abbazia di San Firmano, dove sono conservate le spoglie del patrono di Montelupone. Hanno concelebrato il parroco di Montelupone don Gianfranco Ercoletti e il sottoscritto. Durante la settimana, il vescovo ha cercato di visitare più gente possibile, avendo due priorità: gli ammalati e i lavoratori. Agli ammalati, partendo dai casi più gravi (Sla, distrofia), ha voluto portare con la sua presenza la carezza di Dio, ricordando loro che non sono dimenticati e che il vescovo li porta nel suo cuore e nelle sue preghiere. Toccante è stato l’incontro con una ragazza che, dopo un periodo di coma superato con tena-

il giovane

terza età

«Paese piccolo, unito e beni da valorizzare»

«Casa per gli anziani: il sogno può avverarsi»

iego Pranzetti, 21 anni, è revisore dei conti dell’Avis di Montelupone e fa parte per la provincia di Macerata della Consulta regionale giovani Marche dei donatori del sangue. Diego è anche attivo in parrocchia nel gruppo di fraternità francescana e vede il vero “punto di forza” del Borgo «nella forte coesione» della sua comunità. «Siamo piccoli e questo ci permette di aiutarci a vicenda – ha detto –, per certi versi, tuttavia, questa nostra particolare “dimensione” può essere anche uno

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Carciofi e miele, ecco l’oro dei campi: qualità della vita e sana alimentazione rincipe del Borgo è senza dubbio lo “scarciofeno”. Un nome che forse non rende l’idea (o il gusto) di quello che è uno dei prodotti gastronomici più apprezzati e ricercati del panorama non solo regionale: il carciofo di Montelupone. Grazie al suo gusto saporito e molto dolce, il carciofo di Montelupone è protagonista di molti piatti tipici, come le tagliatelle ai carciofi, i carciofi fritti e i carciofi alla giudìa. In particolare, il paese lo celebra durante l’omonima sagra in programma ogni anno

Il sacerdote: una sequenza di tantissimi incontri intensi

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Lo scarciofeno

fin dal 1961 nella prima decade di maggio (primo o secondo weekend). Un evento che richiama migliaia di visitatori da tutto il circondario e che ha l’obiettivo di valorizzare questo prodotto dipico al quale è stato anche attribuito il marchio De.C.O. (denominazio-

ne comunale di origine – RES Tipica) e, di recente, il marchio di qualità Slow Food. Montelupone è anche una delle “Città del Miele” che durante il mese di agosto ospita la manifestazione “Apimarche”, che nel 2019 ha celebrato la sua 30ª edizione. La kermesse del miele e dei suoi derivati coniuga degustazioni e convegni, con particolare attenzione alla ricerca scientifica alimentare e alla sicurezza di quanti operano nel settore, oltre che di quella delle stesse api. Andrea Mozzoni

Incontro coi giovani

svantaggio, in quanto siamo obbligati a spostarci per altri interessi». Per le nuove generazioni non manca nulla, così come per gli anziani, ma, secondo Diego, «noi giovani potremmo essere più attivi». Nelle parole del rappresentante Avis traspare l’amore per quello «scrigno» che è Montelupone: «La cornice offerta dalla piazza è il luogo che mi piace di più – ha concluso –, i servizi non mancano e viviamo in un paese sicuro: dobbiamo continuare a valorizzare il nostro patrimonio». (A.Moz.)

almiro Antonini, 72 anni, pensionato, fa parte del diP rettivo del Centro anziani locale e del circolo cultura “Ratalanga”, anagramma usato sotto il fascismo dal disegnatore satirico Gabriele Galantara. «La cultura preoccupa sempre», ha confidato Palmiro che in estate, con il fratello e altri anziani del posto, si occupa anche di accompagnare i visitatori che giungono all’Ufficio del turista. «L’ultimo anno sono stati oltre un migliaio – ha detto –, venuti ad apprezzare il nostro teatro, i musei e le chiese del Borgo». A preoc-

Il Borgo rinomato tra i più «belli» che si tinge di blu e d’arancione ontelupone “Borgo più bello d’Italia” e “Bandiera arancione” del Touring Club. Un doppio e importante riconoscimento alla qualità della vita e alla bellezza architettonica del paese che si aggiunge alla sua storia. Non tutti i comuni del Maceratese possono vantare infatti questi titoli che hanno un grande impatto sull’affluenza turistica e che permettono di far parte di veri e propri “club” apprezzati anche fuori dai confini nazionali. Tra gli elementi che contraddistinguono Montelupone c’è senza dubbio la sua cita muraria, con porte e torri di avvistamento, che permette di conservare la sua conformazione medievale. La piazza centrale è dominata dal Palazzo del Podestà

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(XIV secolo) con un loggiato a cinque archi sopra il quale poggia il salone, illuminato da bifore e decorato da affreschi cinquecenteschi, dove ha sede la Pinacoteca civica. Affianca il Palazzo la trecentesca Torre civica, restaurata nell’Ottocento, altro elemento di pregio del Centro storico. Sempre sulla piazza si prospetta la facciata del Palazzo comunale che ospita all’interno lo storico teatro “Nicola degli Angeli” e, nei sotterranei, il Museo d’arti e mestieri antichi. Se si aggiunge la prospettiva di affacciarsi sul mare, e di avere sullo sfondo i monti Sibillini, ben si comprende come questi “titoli” poggino su una solida eredità, culturale e non solo.(A.Moz.)

cupare è anche l’impegno dei giovani nelle varie associazioni: «Abbiamo la fortuna di avere una Pro Loco molto attiva – ha spiegato – , ma manca il ricambio generazionale. Chi si impegna lo fa soprattutto nello sport, ma sarebbe bello vedere attivi i giovani anche nella cultura». L’Amministrazione comunale si è impegnata nella realizzazione di una casa per gli anziani, uno degli auspici di Palmiro: «Sappiamo come non sia una cosa facile, sembra però che ci sia la possibilità di colmare questa mancanza». (A.Moz.)

cia, ora sta lottando per riprendere la sua vita di studio. È stata intensa anche la visita alle numerose fabbriche della zona. L’incontro con gli operai, gli impiegati, i dirigenti, è stato un modo per conoscere le loro fatiche e ascoltare le loro difficoltà. Il vescovo ha incoraggiato tutti ad andare avanti, perché la loro permanenza è garanzia di benessere per il territorio ed è un segno di speranza e per le nuove generazioni. Grande accoglienza è stata fatta al vescovo nelle scuole. Alla Scuola Media è stato salutato con l’“Inno alla gioia” di Beethoven , eseguito da un nutrito gruppo di flautisti. Il vescovo si è quindi intrattenuto con i ragazzi, rispondendo alle più svariate domande. Nella scuola elementare gli alunni hanno accolto monsignor Marconi con un grande striscione di benvenuto e tappezzato il corridoio con disegni dedicati a lui. Traendo spunto da una frase di Madre Teresa di Calcutta, a cui è intitolata la scuola, hanno fatto una scenetta con delle grandi matite colorate, dicendo: «Non siamo che delle piccole matite nelle mani di Dio. È Lui che scrive. È Lui che pensa. È Lui che decide». Anche nei due asili comunali: Arcobaleno e San Firmano, e nell’asilo delle Suore Ancelle del Sacro Cuore, l’accoglienza è stata molto calorosa. In parrocchia il vescovo ha incontrato ogni sera i vari gruppi: i consigli pastorali ed affari economici, la Caritas, i ministri straordinari dell’Eucaristia, i cori, i gruppi francescani delle famiglie e dei giovani, il Comitato Abbadia San Firmano. A conclusione, c’è stato l’incontro sabato mattina con il Consiglio comunale e le varie associazioni della città; nel pomeriggio con tutti i ragazzi del catechismo ed i loro genitori, e in serata la Messa conclusiva nella chiesa di San Francesco e una grande cena di fraternità nell’oratorio. * parroco di San Firmano

Una stagione teatrale per far crescere lo stare assieme, tra risate e riflessioni n teatro è una risorsa straordinaria. I nostri paesi, dove quasi sempre ce n’è uno, che è uno scrigno di bellezza e buon gusto, talvolta non se ne rendono conto. Andrebbe viceversa rivalutata l’occasione che offrono, di trovarsi fianco a fianco, persone vere, a confrontarsi con le realtà tragiche o spiritose dell’esistenza, proposte da persone in carne e ossa e non da simulacri elettronici, creando così occasioni che aiutano a sviluppare lo spirito di comunità e ad arricchire la nostra umanità, scrol-

U

Teatro di Montelupone

landoci di dosso pigrizia ed egoismi. Così il teatro serve «per divertirsi. Ma anche per crescere, per riflettere, per migliorarsi e riconciliarsi con il mondo», come recita la brochure che presenta la stagione 2020 del teatro di Montelupone, con una parte del cartellone dedicata ai giova-

ni che si accompagna a una Stagione “Classica”. Dei cinque spettacoli, due saranno portati in scena da realtà amatoriali e tre da professionisti di fama nazionale. La stagione si è aperta il 18 gennaio con Michele La Ginestra e proseguirà il 2 febbraio con Cesare Bocci e Tiziana Foschi, poi sarà la volta del teatro Totò di Pollenza, quindi di Corrado e Camilla Tedeschi, per concludersi con Giandomenico Lisi il 19 aprile. Per informazioni basta rivolgersi al Comune.(P.Ch.)


UNITÀ PASTORALI

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MARTEDÌ 21 GENNAIO 2020

Il 25 gennaio si torna in Marcia per la pace verso Loreto Dalla parrocchia di Cristo Redentore il via alle 17 Tante le adesioni di singoli e gruppi alla 20ª edizione DI

MARIA ANTONELLA MARINO

«L

a pace come cammino di speranza: dialogo e riconciliazione e riconversione ecologica» è il tema della 20ª Marcia della Pace Recanati – Loreto, 53ª a livello nazionale, promossa dalla Unità pastorale 12 parrocchia Cristo Redentore e Santi Giuseppe e Filippo Neri di Recanati con l’Azione Cattolica, e in collaborazione con Mlac – Oratorio – Agesci – Acli – Sermir – Sermit – Pastorale giovanile –

Comitato di Quartiere. La Marcia si aprirà nella parrocchia di Cristo Redentore il 25 gennaio prossimo alle ore 17. «L’evento a cui si è voluto dare continuità – dice don David Malavé, parroco della parrocchia Cristo Redentore e coordinatore dell’UP 12 – vuol essere un momento di riflessione e condivisione, per affermare il valore della pace e per richiamare ogni persona alla responsabilità nel costruire ponti, necessari a mettere in relazione mondi e prospettive diverse, così da creare spazi di riconciliazione, solidarietà e fraternità umana». Il tempo che stiamo vivendo è costellato di tensioni e violenze in tantissime parti del mondo, di abusi e sopraffazioni e sconvolgimenti anche climatici e ambientali che aggravano le

condizioni di vita soprattutto delle popolazioni più povere, accomunate dalle diseguaglianze e dalle ingiustizie sociali, ma non possiamo smettere di sperare. La pace – scrive il Papa – è un bene prezioso, oggetto della nostra speranza; è un bene al quale aspira tutta l’umanità, e la speranza è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, persino quando gli ostacoli sembrano insormontabili. E con questo sentimento vivo di “speranza”, si chiede a tutti gli uomini di buona volontà di unirsi e partecipare al cammino, ideale e reale al tempo stesso, con la determinazione ferma di costruire quotidianamente la pace. Prima della partenza alla volta di Loreto, nella Chiesa di

Cristo Redentore alle ore 17 interverrà Lidia Massari insegnante del liceo che parlerà di conflitti e pace con lo sguardo dell’educatrice. Alessandro Metz, regista e sceneggiatore, animatore sociale e “armatore sociale”, ci racconterà, poi, l’esperienza di ideatore del “progetto Mediterranea”, per il monitoraggio e la verifica attraverso la nave Mare Jonio, di tutto ciò che succede nel Mediterraneo, e il salvataggio delle persone in pericolo. Infine, la testimonianza di Fabio di Nunno, del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica, giornalista di Città Nuova, inviato a Berlino in occasione del trentennale della caduta del muro di Berlino. Protagonisti del cammino, che condurrà i

pellegrini alla Santa Casa di Loreto, saranno i giovani, attivi durante il tragitto. Proporranno la lettura delle parti più salienti del Messaggio della Pace del Santo Padre, attraverso segni e parole: speranza, memoria, custodia, perdono, pace. Nella Basilica ci si unirà in preghiera, accompagnati dall’arcivescovo prelato di Loreto Fabio Dal Cin, poi la testimonianza di padre Bonaventura Nsavyimana, vissuto in Burundi, sulla sua esperienza di riconciliazione e perdono. Nel corso della Marcia verrà proposto un gesto di solidarietà a favore della Caritas parrocchiale, per dire con fatti concreti che non ci si dimentica di chi soffre accanto a noi, e che si sceglie il Dio della Pace e della Giustizia.

I legami comunitari fanno argine alle situazioni di difficoltà e disagio. Le ricchezze culturali e paesaggistiche sono un plus di grande valore

Tappa

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Recanati: solidarietà e cultura Ruolo importante delle parrocchie, molto oltre quello religioso, per il coinvolgimento di un’ampia porzione della cittadinanza

Cinquant’anni di crescita che hanno accompagnato la trasformazione di un territorio da rurale a urbano, proiettato nel terzo millennio

Il sindaco: «Insieme al vescovo per costruire ponti e non muri» DI

TIZIANA TIBERI

V

ice sindaco nella passata legislatura, Primo cittadino dal maggio scorso. Profondo conoscitore della sua città, Bravi attende con curiosità la visita pastorale del vescovo Marconi per dar seguito a un proficuo confrondo sui temi legati alla solidarietà e alle prolematiche delle nuove generazioni. Sindaco, la visita pastorale nasce «per ascoltare la gente e i territori», ha detto il vescovo Nazzareno Marconi. Recanati come vive questo appuntamento? C’è attesa e curiosità, anche negli ambienti meno legati alla Chiesa. Una visita pastorale non può che contribuire alla creazione di legami sociali più profondi e improntati alla solidarietà, per questo siamo grati al Vescovo per la sua attenzione ai nostri territori. Il Vescovo prevede di effettuare visite agli ammalati, ai giovani e alle scuole. Com’è la situazione del tessuto sociale locale? Quali disagi e fragilità ci sono? Come tutte le comunità Recanati ha alcuni punti di debolezza, ma mi sento di attestare che ben più ampi nella loro portata sono quelli di forza. A livello sociale, posso segnalare alcune situazioni di disagio giovanile, che talvolta sono emerse in problematiche di convivenza tra ragazzi e bambini che gravitano nelle stesse zone, o tra giovani e anziani che certamente provengono da traiettorie diverse di vita. Si è trattato di alcuni episodi sporadici, a cui stiamo cercando di dare risposta con azioni mirate. Una piaga che però non riguarda solo la nostra città è la crisi del lavoro, che in alcuni casi sfocia in demotivazione delle persone. Tra le positività, cito la grande partecipazione che vediamo aumentare quasi di giorno in giorno e che riteniamo una ottima risorsa. Abbiamo anche una fitta rete di

volontariato che giornalmente si impegna con interventi rivolti alle fasce più fragili della popolazione; così come radici culturali profonde, che spaziano dalla letteratura all’arte e alla musica; e un paesaggio che di per sé è fonte di benessere; numerose sono le attività sportive e gli eventi a cui tutta la cittadinanza prende parte. La presenza di un centro di aggregazione giovanile è punto di riferimento per molti residenti, non solo della zona in cui esso sorge ed espleta le attività. Altrettanto importante è il ruolo delle parrocchie, che, oltre ad assicurare le funzioni religiose, in molti momenti dell’anno vedono il coinvolgimento di un’ampia porzione della cittadinanza, non solo di quella cosiddetta “militante”. Quale richiesta rivolgerà a monsignor Marconi? Gli chiederò di essere per noi un operatore di pace, di svolgere quel ruolo di ponte di cui la nostra società ha estremamente bisogno. Di porsi insieme a noi contro i tanti “muri” che stanno crescendo.

DI

«La Pastorale aiuta i nostri giovani» abrina Capodaglio, 23 anni, studentessa Unicam e scherS mitrice, è tra i giovani catechisti e tra i responsabili del dopo cresima a Recanati. Al di là della parrocchia di provenienza, Sabrina sottolinea l’importanza del lavoro svolto dalla Pastorale giovanile: «Si sta creando un bel movimento – ha raccontato –, si cerca di puntare sui momenti religiosi più sentiti per fare gruppo tra noi giovani. Durante l’ultima Veglia d’Avvento, ad esempio, è stato con noi anche il vescovo Nazzareno Marconi e abbiamo avuto una

S

Riapertura della chiesa

Maria. È la penultima salita, percorsa già col cuore proiettato all’ultima che conduce alla Piazza della Madonna. La chiesa del borgo, dedicata ai Santi Giuseppe e Filippo Neri, è stata riaperta dal vescovo Nazzareno Marconi sabato 18

maggio 2019. L’attuale chiesa parrocchiale, con un’unica navata, era stata eretta fra il 1860 e il 1867. Il 20 dicembre 1919 un fulmine atterrò il campanile e gran parte del tetto. Danneggiata dal sisma 2016, la chiesa è stata interdetta. La scorsa primavera si è svolto l’intervento di consolidamento, terminato il 26 aprile e finanziato con fondi dell’8x1000 della Chiesa cattolica e anche con i sacrifici della parrocchia. (P.Ch.)

DAVID MALAVÉ *

V

illa Teresa è un quartiere periferico di Recanati che deve il proprio nome alla residenza di una componente dell’antica famiglia Anselmini. La sua popolazione proviene principalmente dalle campagne circostanti. Il 2 marzo 1969 vi è stata eretta canonicamente la parrocchia dedicata a Cristo Redentore. La chiesa è diventato luogo di celebrazione per matrimoni, battesimi, cresime, funerali, ma anche centro in cui si organizzano feste della comunità, feste di quartiere, feste di carnevale, incontri di politica, incontri di formazione per piccoli e per grandi, insomma un “Centro di vita comunitaria” sotto tutti i profili. Tutti i sabati vi si svolge il catechismo per le elementari e per i ragazzi delle medie. Per i giovani, dal post Cresima in poi, vengono proposti incontri settimanali. Agli adulti è rivolto l’invito a un incontro biblico settimanale, in cui si riflette sul

testimone

Chiarino, tappa dei pellegrini diretti a Loreto, con la sua chiesa recuperata e la parrocchia di Cristo Redentore è il popoloso baricentro dell’Unita pastorale, il borgo di Chiarino conserva un’identità spiccata e anche una certa notorietà, diffusa soprattutto tra chi a piedi da Macerata è diretto a Loreto, si tratti del grandioso Pellegrinaggio di giugno promosso da Comunione e Liberazione, o dei tanti che, a gruppetti e in numero negli anni sempre crescente, partiti da Assisi hanno per meta la casa di

Don Malavé: per il quartiere, centro di vita comunitaria e civile

l’ex parroco

«Porto nel mio cuore tanta gratitudine»

La chiesa di Cristo Redentore

grande partecipazione». Per Sabrina, «un’attenzione maggiore va posta nel dopo Cresima, perché è in quel particolare momento che si può creare un distacco dalle parrocchie». Nel suo caso, ciò non è avvenuto, anzi, i rapporti si sono consolidati: «Sono stata dapprima affiancata da catechisti più grandi – ha aggiunto –, poi con altre tre ragazze abbiamo deciso di proseguire questo percorso. L’obiettivo della Pastorale, in effetti, è proprio questo: creare un legame duraturo». (A.Moz.)

entidue anni come parroco a Cristo Redentore di don RiV no Ramaccioni. Un ministero conclusosi appena pochi mesi fa. Alla domanda su quale sia il ricordo più bello, non ha un attimo di esitazione: «Sono le molte persone che mi dicono che in parrocchia hanno imparato che non basta dire “Signore, Signore”, ma che è necessario prendersi responsabilità per coltivare il bene comune. È così, continuo a ripeterlo: se non lo fanno i cristiani, da chi altri possiamo aspettarcelo? Se il sale non è sale,

Matrimonio: prepararsi insieme per affrontare la sfida di una vita l salone dei Padri Passionisti, caldo e accogliente come sempre, si sta riempendo all’inverosimile. Le coppie sono circa quaranta, il doppio dell’anno scorso. Don Pietro Spernanzoni, responsabile del corso fidanzati Recanati Montefano è raggiante. È iniziato con grande speranza il percorso che condurrà verso il sacramento del Matrimonio tanti giovani e adulti, in gran parte conviventi e spesso con figli. La scommessa che ogni anno si rinnova è di accompagnare tante persone diverse per esperienze di vita e di fede verso un matrimonio consapevole. I trucchi, i doni, i tesori che la Chiesa custodisce per vivere “alla grande” il matrimonio verranno offerti attraverso un percorso su misura per le coppie presen-

I

ti. Ogni gruppo sceglierà tra tanti possibili argomenti quelli da approfondire, attraverso un confronto tra coppie e in piccoli gruppi, accompagnati da sacerdoti, da sposi e da alcuni esperti. Si cercheranno insieme le risorse che ogni coppia ha a disposizione per un matrimonio felice e si affronteranno le principali problematiche della vita insieme. Per giovedì 13 febbraio è previsto, nell’ambito della Visita pastorale all’UP del Centro storico, l’incontro con il vescovo Marconi. Il percorso si concluderà, dopo la Pasqua, nella Chiesa di S. Anna, che custodisce una copia della S. Casa di Loreto, scrigno cittadino di spiritualità coniugale, con un incontro di preghiera per coppie. Gabriele Garbuglia

ma solo spiritualismi… Se non c’è l’amore, il servizio... tutto perde di significato». A questo aggiunge: «E poi c’è la soddisfazione umana per quegli stranieri che ringraziandomi hanno aggiunto: “Dio ti benedica!”, o per quella madre di famiglia che mi ha detto: “ti ringrazio perché la parrocchia mi ha aiutato a vivere in questi ultimi tre anni”. Un bilancio che va oltre la persona «perché è la parrocchia che si è mossa, non un prete solo», pur determinato e pieno di fervore com’è don Rino. (P.Ch.)

vangelo della domenica successiva. Grazie a Dio sono tante le persone che si offrono per vari servizi in parrocchia e per organizzare le iniziative di carità verso i poveri che passano e anche verso i poveri lontani, nei paesi del Terzo Mondo. Dal 2010 ha preso il via in parrocchia l’iniziativa che fornisce pacchi viveri a famiglie povere straniere e italiane. Nel 1999 è nato il “Servizio Missionario – Redentore – Recanati” (Sermirr), che ha la qualifica di onlus. Un’iniziativa particolarmente seguita (alla quale si dà ampio spazio in questa pagina) è “La Marcia della Pace e della giustizia”, che si svolgerà sabato prossimo e che è arrivata alla 20ª edizione. In parrocchia è attivo l’Oratorio, una struttura realizzata e inaugurata nel 2017: durante la settimana è frequentato da bambini e giovani; ai più piccoli e offerta la possibilità di fare i compiti scolastici, seguiti da adulti che li aiutano. Dell’unità pastorale fa parte anche Chiarino, piccola località rurale lungo la strada tra Recanati e Loreto, dove intorno al 1255, da umili genitori, nacque Angelo Clareno. L’attuale chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Giuseppe e Filippo Neri, fu eretta fra il 1860 e il 1867. Danneggiata dal terremoto del 2016, fu riaperta il 18 maggio 2019. Le Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani) sono presenti in questa parrocchia da oltre 60 anni. In stretta collaborazione con la parrocchia mantengono vive le tradizioni popolari della frazione e delle campagne marchigiane. Un’importante e sentita tradizione è la festa di Sant’Antonio abate con la benedizione degli animali. Da circa due anni le due parrocchie vivono l’esperienza di camminare insieme, condividendo la liturgia e la pastorale. In questo servizio mi sta aiutando don Samuele Sapio. * parroco a Cristo Redentore e Chiarino

L’istituto Mattei: tante professioni per un mondo sempre più digitale Istituto di istruzione superiore “Mattei” di Recanati è impegnato nella formazione da oltre 50 anni; comprende l’Istituto tecnico, con gli indirizzi Chimica, materiali e biotecnologie; Meccanica, meccatronica ed energia; Informatica e telecomunicazioni; e l’Istituto professionale, indirizzo Manutenzione e assistenza tecnica. Negli ultimi quattro anni l’Istituto, che collabora proficuamente con

L’

La sede dell’Iis Mattei

imprese e università, ha registrato una forte crescita, arrivando a 865 iscritti e diventando punto di riferimento per il territorio. Ricca è la dotazione di spazi e attrezzature continuamente rinnovate: 22 laboratori, biblioteca e

aula multimediale, palestra con campetto esterno, 35 aule con armadietti personali e moderne lavagne interattive multimediali touch Flip e digitali e– Board. Tutti gli indirizzi promuovono lo sviluppo delle digital skills, le competenze digitali oramai necessarie per qualsiasi profilo professionale. Diversi i progetti seguiti: Aule 3.0–tablet in classe, Robotica Educativa, madrelingua in classe, inglese certificato Cambridge, Ecdl, scambi culturali. Valentino Morotti


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