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Emmaus e Avvenire - Maggio 2019

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Tolentino 1 giugno, Rosario solenne

www.emmetv.it

ppuntamento alle 20.15 alla concattedrale di San Catervo. A Alle 20.30 inizierà la recita del Ro-

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

sario, mentre si avvierà la processione che percorrerà le vie del centro cittadino, fino a raggiungere la Basilica di San Nicola. Qui il vescovo Nazzareno Marconi presiederà la Celebrazione eucaristica nel corso della quale consacrerà Tolentino al Cuore immacolato di Maria. (Contatti 335.6078584)

A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567

Martedì, 21 maggio 2019

e-mail: redazione@emmetv.it facebook: emmetvmacerata twitter: emmetvmacerata

MACERATA

liturgia. Si chiude l’anno pastorale. Lectio divina del vescovo

Celebrare edifica la Chiesa Dopo il primo quinquennio di episcopato si apre ora in diocesi un biennio dedicato alla Visita pastorale che toccherà tutte le parrocchie DI

NAZZARENO MARCONI *

A

nche quest’anno il cammino pastorale della nostra diocesi giunge a compimento nella sua parte fondamentale, prima del lungo tempo estivo. Negli ultimi giorni di maggio la diocesi è chiamata, nelle sue varie articolazioni, a vivere questo momento di consuntivo. Il 27 maggio proporrò una Lectio divina sul tema pastorale dell’anno: “Celebrare la nostra speranza”, una riflessione cioè sull’arte di celebrare come comunità cristiana e sul fatto che è proprio a partire dalla celebrazione, in modo particolare la celebrazione eucaristica, che si edifica la Chiesa e la si apre alla speranza della vita eterna. Il testo di questa Lectio divina sarà tratto dal Vangelo di Luca, il Vangelo che ci ha accompagnato in questo anno pastorale e presenterà il momento in cui Gesù sulla croce offre la sua vita al Padre. Il racconto del Calvario nel Vangelo di Luca ha una struttura eucaristica: infatti Gesù sulla croce celebra la sua eucaristia, prima con l’offerta di perdono rivolta a tutta l’umanità, poi con l’offerta al Padre della sua vita per la salvezza del mondo e infine con il dono di questa vita come germe di eternità a tutti gli uomini disposti ad accoglierla. Al centro sta la scena dei due ladroni: chi accoglie e chi rifiuta il dono della salvezza, due sguardi sulla vita e la morte, la porta che se siamo uniti a Cristo ci conduce in paradiso. Dopo questo incontro vivremo due serate di riflessione e dialogo sul cammino fatto. La prima che si svolgerà in Aula Sinodale il 29 maggio sarà un incontro dei componenti di tutti i Consigli Pastorali delle 20 Unità Pastorali della nostra diocesi. Ci confronteremo a partire da uno schema elaborato dal Coordinamento Pastorale, per identificare i “piccoli passi possibili” che daranno concretezza e futuro al lavoro di quest’anno. Sarà anche un momento prezioso per condividere le “buone pratiche”, che sono state vissute come sperimentazione pastorale durante questo anno, perché l’esperienza di ciascuno possa diventare ricchezza per tutti. È questa la nostra modalità diocesana di interpretare, in maniera semplice ma concreta, quel cammino sinodale che il Papa propone come stile

pastorale alla Chiesa di oggi. Accanto alla riflessione dei laici vivremo il 30 maggio l’incontro del clero diocesano, presbiteri e diaconi, che insieme con il Vescovo si confronteranno sugli stessi temi e con le stesse metodiche del confronto fatto dai laici. Il risultato di tutto questo lavoro sinodale verrà consegnato al Vescovo perché ne elabori una sintesi sapienziale con cui riaprire il cammino pastorale del prossimo anno. L’ultimo giorno del nostro convenire insieme, sarà il 31 maggio con una celebrazione di chiusura del mese mariano, che vivremo all’abbadia di Fiastra e nella quale la riflessione sullo stile di celebrare, l’ars celebrandi, diventerà esperienza celebrativa concreta di tutta la comunità diocesana. Questo incontro concluderà non solo il cammino di questo anno, ma un tempo più ampio costituito dai miei primi 5 anni di servizio in diocesi, iniziati con la nomina episcopale del 3 giugno 2014. È stato un percorso che ha seguito, pur con tutti i limiti naturali, una discreta continuità. Come suggerisco sempre ad ogni nuovo parroco, anch’io ho vissuto il mio primo anno di ministero 2014–2015 come un tempo di ascolto, di incontro, di comprensione della realtà diocesana. Per fare sintesi di questo primo anno di ascolto e riflessione pastorale, scrissi la “Lettera ad un giovane parroco”, ispirata alla

Una celebrazione nell’Aula sinodale

appuntamenti

Una settimana di incontri

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Giovedì 30 maggio, ore 9.30, Domus San Giuliano Incontro di sacerdoti e diaconi

Mercoledì 29 maggio, ore 21, Aula sinodale Incontro degli operatori pastorali

Venerdì 31 maggio, ore 20.30, Abbazia di Fiastra Celebrazione di chusura dell’Anno pastorale e del Mese mariano presieduta dal vescovo

unedì 27 maggio, ore 21, Abbazia di Fiastra Lectio divina di conclusione d’anno Il vescovo guiderà la preghiera e la riflessione

Evangelii Gaudium. Vi si articolava un percorso triennale di rinnovamento dei fondamenti della nostra pastorale secondo tre grandi temi: la Carità, la Fede, la Speranza. Per introdursi in maniera corretta e concreta in questo Cammino pastorale, abbiamo vissuto il grande

Giubileo della misericordia 2015–2016 che ci ha messo tutti in un atteggiamento giusto: l’abbandono alla misericordia di Dio e la costante offerta di misericordia uni agli altri. Senza Misericordia infatti non si può scrivere nessuna storia comune veramente Cristiana.

Arriva in sala il docufilm sul Battista tutto girato nelle Marche

Monsignor Dario Edoardo Viganò, assessore del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede ha partecipato venerdì e sabato scorsi, a Loreto e Macerata, ai due eventi di presentazione de “Il Precursore”, docufilm sulla vita di San Giovanni Battista prodotto dalla Fondazione vaticana S. Giovanni XXIII, Officina della Comunicazione in collaborazione Vatican Media (nella foto un

fermo immagine). Le riprese sono state effettuate fra Ancona, Loreto, Cingoli Treia e Macerata e hanno goduto del supporto della Fondazione Marche Cultura–Marche Film Commission, di UBI Banca e del Pigini Group. Il regista Omar Pesenti ha mescolato il linguaggio della fiction e quello del documentario in un’opera che ha impiegato 17 attori e circa 50 comparse. (P.Chin.)

Nel 2016–2017 Abbiamo vissuto poi l’anno dedicato alla Carità, indirizzato dalla lettera pastorale “Ri–farsi Prossimo” che si ispirava agli insegnamenti del Card.Martini. Nel 2017–2018 è seguito l’anno dedicato alla riflessione sul tema della trasmissione della fede, cioè l’evangelizzazione e la catechesi, aperto dalla lettera pastorale “Annunciatelo dai tetti”, che rilanciava il documento Cei del 2014 “Incontriamo Gesù”. Infine in questo 2018–2019 stiamo completando la riflessione sinodale guidato dalla lettera “Celebrare la Speranza” che invita a rileggere insieme la Costituzione Conciliare Sacrosanctum Concilium. Giunti così al compiersi del mio quinquennio episcopale, secondo le norme della Chiesa, inizieremo la Visita pastorale. Questo è il grande appuntamento che ci attende e che ci impegnerà per i prossimi due anni. Sarà un vero pellegrinaggio del Vescovo in tutto il territorio della nostra diocesi, per verificare, incoraggiare e correggere questo cammino di pastorale fondamentale che abbiamo finora tracciato insieme. * vescovo

Macerata-Loreto. Pronti per l’8 giugno DI

GIUSEPPE LUPPINO

a mesi ferve a Macerata la preparazione della 41ª edizione del Pellegrinaggio Macerata-Loreto, che si svolgerà sabato 8 giugno sotto il vigile coordinamento dell’ideatore del gesto, nonché instancabile guida, il vescovo Giancarlo Vecerrica e del presidente del Comitato Ermanno Calzolaio. Il tema conduttore proposto quest’anno è: «Non sarai più solo, mai». È pretesa, provocazione, oppure una promessa che si può verificare? «Il Mistero si è fatto uomo per noi, e non ci lascia mai soli di fronte alle paure e agli imprevisti della vita» è la risposta di chi propone il Pellegrinaggio. Punto di riferimento è papa Francesco il quale a Panama nel gennaio scorso, rivolgendosi ai “giovani privati della libertà”, ha affermato: «Dio non ti abbandona mai. Dio non abbandona nessuno. Dio ti dice: “Vieni”. Dio ti aspetta e ti abbraccia, e se non sai la strada viene a cercarti. [...] La gioia e la speranza del cristiano nascono dall’aver sperimentato qualche volta questo sguardo di Dio che ci dice: “Tu sei parte della mia famiglia e non ti abbandonerò alle intemperie, non ti lascerò a terra sulla strada, no, non posso perderti per strada” – ci dice Dio, ad ognuno di noi, con nome e cognome – “io sono qui con te”. Qui? Sì, qui» (25 gennaio 2019). Un’esortazione rivolta ai giovani e a tutto il popolo di Dio, con l’annuncio rinovato di un Padre che ci ama, vivo oggi, contemporaneo. Lo stadio Helvia Recina di Macerata sarà aperto ai pellegrini nel pomeriggio di sabato 8 giugno, mentre l’inizio è previsto alle 19,30. Dopo l’ascolto di alcune testimonianze e l’ingresso della Fiaccola della Pace benedetta da papa Francesco nell’Udienza di mercoledì 5 giugno, il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Cei, celebrerà la Santa Messa alle ore 21; al termine inizierà il cammino verso la Santa Casa di Loreto. Il gesto che renderà esplicito il mandato missionario, sempre fortemente a cuore del Pellegrinaggio, sarà la consegna del crocifisso a ogni pellegrino alla presenza di monsignor Giampietro Dal Toso, presidente delle Pontificie Opere Missionarie. Il Pellegrinaggio di quest’anno sarà così non solo memore del Sinodo sui giovani, ma anche introduttivo al Mese missionario straordinario indetto da papa Francesco per l’ottobre prossimo sul tema “Battezzati e inviati”. La Santa Messa, le testimonianze, i flambeaux, i fuochi d’artificio, rappresentano i momenti salienti dell’intero gesto e scandiscono il cammino. Mentre i canti – come sempre – sostengono i pellegrini sin dall’accoglienza allo Stadio, li guidano lungo il percorso durante la notte, e accompagnano tutti alla grande festa dell’arrivo a Loreto nella mattina di domenica 9 giugno. Ma vero motore del cammino restano le preghiere, dal Rosario alle intenzioni personali: aiutano a domandare, supplicare, ringraziare. Nel frattempo stanno pervenendo numerosissime intenzioni di preghiera, come pure le iscrizion. La segreteria del Comitato Pellegrinaggio situata in piazza Strambi, 4 – Macerata, tel. 0733.236401, è sempre attiva, disponibile e pronta ad accogliere le adesioni dei pellegrini e dei gruppi organizzati, e a fornire indicazioni e materiali promozionali (dépliant, manifesti, etc.). Tutte le informazioni sul sito https://www.pellegrinaggio.org.

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Europa, il 26 maggio c’è un voto da non disertare Le mancate risposte a migrazioni e crisi economica, frutto degli egoismi nazionalisti DI

GIANCARLO CARTECHINI

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e volete comprendere quale sia l’effettiva posta in gioco alle prossime elezioni del Parlamento europeo, accettate questo consiglio: lasciate stare i sondaggi, evitate le analisi dei politologi. Spegnete smartphone e tablet. Sedetevi comodi, e iniziate a leggere l’ultimo libro di Paolo Rumiz, “Il filo infinito”: è il resoconto di un viaggio nel cuore del nostro

continente. L’itinerario ha inizio lungo il crinale del monte Vettore, al confine tra Marche ed Umbria, tra i paesi ridotti in macerie dal terremoto del 2016, e si sviluppa lungo una rete di monasteri benedettini. Attraversa l’Europa e torna infine nella nostra regione, per concludersi a Venezia. Un viaggio nel corso del quale l’autore si interroga più volte sulle tensioni che caratterizzano i nostri giorni, e paragona il tempo presente a quello ricco di guerre, migrazioni e rovine, in cui san Benedetto iniziò l’opera di ricostruzione che salvò l’Europa. «Mai nella storia – afferma – abbiamo avuto tanti problemi in comune, eppure l’Europa invece di compattarsi litiga, alza reticolati, mette in discussione la democrazia. Dimentica di essere la terra delle regole».

Ora abbandonate per un attimo il libro, e cercate una carta geografica dell’Europa: osservate i confini esterni dell’Unione, e le frontiere tra i Paesi membri. Se la cartina fosse sufficientemente dettagliata, vi meravigliereste dei tanti muri innalzati negli ultimi anni: muri a Ceuta e Melilla, al confine con il Marocco; il grande muro di Calais, in Francia; muri tra Bulgaria e Turchia, tra Macedonia e Grecia, tra Ungheria e Serbia. Per quanto odiose possano essere queste strutture, con il richiamo sinistro del filo spinato e della corrente elettrica che spesso le attraversa, si può seriamente affermare che rappresentino una difesa efficace? La verità è che i muri non possono fermare nessuno. La nostra società è profondamente interconnessa, ramificata, solcata da

scambi ininterrotti di merci, informazioni, flussi finanziari, persone. Cosa può fare l’ottusità greve di un muro, di fronte alla malizia tentacolare di una rete? Eppure una propaganda assillante vuole farci credere che innalzare muri e sbattere i pugni sui tavoli delle istituzioni europee sia l’unico modo per difendere i nostri interessi: respingere, litigare, fregarsene degli altri. Ecco, forse avete capito perché le prossime elezioni europee sono così importanti. Seguite il ragionamento di Mario Ricciardi, direttore della rivista “Il Mulino”: a scontrarsi sono due visioni del mondo. La prima, quella di chi vuole difendere l’Unione Europea, si basa sui principi del pluralismo liberale: apertura al mondo, rispetto dei diritti individuali, precedenza del

principio di legalità su quello dell’autorità personale. La seconda, quella di chi vuole erodere le fondamenta dell’Unione per indebolire la democrazia liberale, si alimenta di vecchi pregiudizi e di nuove paure. L’incapacità di fornire risposte efficaci ai problemi che ci assillano – la gestione delle migrazioni e la lunga coda della crisi economica – non è stata causata dagli europeisti, ma dai detrattori delle istituzioni comunitarie, dall’incrociarsi dei loro egoismi. «Continuare a dividersi – è ancora Paolo Rumiz a parlare – sarebbe una follia, smantellare le nostre conqui-

ste farebbe il gioco dei nostri nemici. Esiste un’altra Europa, di cui poco si parla. Un’Europa giovane e appassionata che sogna, viaggia, lavora, resiste, combatte. Un’Europa che si fa carico del proprio destino e non scarica sugli ultimi le colpe della crisi. È venuto il tempo di darle voce». Sì, il 26 maggio non possiamo disertare.


Martedì 21 maggio 2019

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Alle urne domenica 38 Comuni della provincia Una sola lista in cinque paesi In tre piccoli centri liste “fantasma” di non residenti A Recanati ben venti liste e cinque candidati sindaco DI

ALESSANDRO FELIZIANI

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omenica 26 maggio sarà l’election day. Quel giorno, infatti, in concomitanza con le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, si voterà in Italia anche per eleggere numerosi sindaci e consiglieri comunali. In provincia di Macerata circa un quarto degli elettori sono interessati contemporaneamente alle due votazioni (europee e comunali). I Comuni chiamati al rinnovo delle amministrazioni sono in tutto 38 su 55, e

nella maggior parte si tratta di centri piccoli dove viene subito eletto il candidato sindaco che ottiene il maggior numero di voti. Due soli comuni, Recanati e Potenza Picena, superano i quindicimila abitanti e qualora nessun candidato sindaco ottenga la maggioranza assoluta dei voti espressi, si dovrà ricorrere due settimane più tardi al ballottaggio tra i due aspiranti sindaco più votati. Complessivamente in provincia quasi 1.300 cittadini si sono candidati a un seggio in consiglio comunale. Nella sola città di Recanati i candidati sindaco sono 5 e sono sostenuti complessivamente da ben 20 liste con 311 candidati in lizza per ricoprire i 16 posti disponibili nel consiglio comunale. A Potenza Picena, i candidati sindaco sono tre con sei diverse liste e 96 aspiranti alla carica di consigliere. Gli altri 36 centri vedono situazioni molto differenziate. In molti

casi è stato difficile trovare candidati disponibili ad assumersi la responsabilità di amministrare il comune per i prossimi cinque anni. L’esempio più evidente è dato da Colmurano, Fiuminata, Gualdo, Pioraco e Urbisaglia dove c’è un solo candidato sindaco e una sola lista di candidati al Consiglio comunale. Per loro l’unico “avversario” è l’astensionismo, poiché l’elezione si concretizza solo con la partecipazione al voto di almeno la metà più uno degli aventi diritto al voto. I comuni con un solo candidato sindaco sarebbero stati addirittura otto qualora a Cessapalombo, Camporotondo di Fiastrone e Poggio San Vicino non si fosse presentata “a sorpresa” una seconda lista composta da candidati non residenti e addirittura originari per la quasi totalità di località del sud Italia. Trattandosi di comuni con meno di mille abitanti e dove per la presentazione delle liste non occorre sottoscrizione di elettori del

posto, l’ingresso in consiglio comunale per almeno tre candidati di queste liste diventa pressoché automatico. Il fenomeno, presente anche in altri comuni del centro Italia, ha destato preoccupazione e “sospetti”, tanto da indurre un deputato reatino, Alessandro Fusacchia, a presentare una proposta di legge per correggere questa anomalia. Due candidati sindaco con altrettante liste per il consiglio comunale sono “in corsa” ad Apiro, Belforte del Chienti, Caldarola, Camerino, Loro Piceno, Matelica, Montecavallo, Montecassiano, Montecosaro, Montefano, Montelupone, Pieve Torina, Ripe San Ginesio, Sarnano, Sefro, Serrapetrona, Serravalle di Chienti e Visso. Sono tre i candidati a sindaco, con altrettante le liste, ad Appignano, Castelsantangelo sul Nera, Cingoli, Fiastra, Mogliano, Monte San Giusto, Monte San Martino, Pollenza, Sant’Angelo in Pontano e Treia.

Il confronto politico degradato a invettiva avvelena i pozzi della convivenza civile Va ridato vigore alla democrazia difendendo la verità dei fatti e la dignità delle persone

Del Balzo: tante azioni a favore del Maceratese DI

aggressioni

Se si arriva a “sparare” addirittura sulla Croce Rossa ra inevitabile che prima o poi qualche invasato, se la prendesse perfino con la Croce Rossa. Così, una frase E idiomatica logorata dall’uso – «Non sparate sulla Croce Ros-

TIZIANA TIBERI

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osaria Del Balzo Ruiti è stata confermata alla presidenza della Fondazione Carima per un secondo mandato. Come sono stati i primi 4 anni? Non sono stati semplici, caratterizzati purtroppo da due terremoti: quello economico di Banca Marche e il sisma del 2016. La diminuzione delle risorse economiche ha costretto ad aguzzare l’ingegno per restare una presenza importante diventando non più semplici erogatori, ma collettori delle istanze dei sindaci e del territorio. 4 anni importanti che hanno preparato il terreno per nuovi progetti: per questo ho accettato con molto piacere l’offerta di un secondo mandato. Un Cda che passa da 7 a 5 membri, con alcune conferme e novità: un rinnovamento nella continuità? Al di là del numero, con un consiglio composto di persone provenienti dalla società civile, soprattutto dal terzo settore piuttosto che dalle istituzioni, già con la prima elezione si è segnato un giro di boa e su questa linea continueremo. Fanno parte del nuovo Cda l’ex segretario generale Renzo Borroni, riconferma per Donatella Pazzelli di Camerino, new entry l’architetto Giacomo Alimenti (Responsabile dell’ufficio diocesano per il coordinamento sul sisma), l’imprenditore di Civitanova Francesco Sabatucci vice presidente. Nuovo segretario generale è Gianni Fermanelli. Quali saranno le linee di intervento? Proseguirà la vicinanza alle zone terremotate, rafforzando questa presenza con il recupero degli archivi storici. Vogliamo continuare a rispondere alle richieste dei sindaci che ancora non stanno vedendo nemmeno i primi bagliori della ricostruzione. Continueremo a essere vicini alla sanità di questa Area Vasta. Doneremo strumentazioni sanitarie d’eccellenza perché i cittadini trovino qui i migliori macchinari. Avremo un occhio particolare per i progetti di informatizzazione e per la sicurezza delle scuole. Quale idee per l’estate 2019 a Palazzo Ricci? Sicuramente ci dedicheremo a una mostra con tante sfumature di “rosso desiderio”, leitmotiv della stagione li-

«Macerata mon amour», edizione 2019

rica 2019 dello Sferisterio. Da venti anni è anche presidente di Croce Rossa comitato di Macerata: che impegno è per lei? Croce Rossa per me rappresenta il desiderio di una vita; è un lavoro fatto in tanti anni con volontari straordinari e dipendenti che hanno scelto di mettersi al servizio degli altri; è stato fatto un grande lavoro a favore del territorio. È cresciuta molto l’attività di socio assistenza: aiutiamo circa 1.400 i nuclei familiari; di questi l’85% è costituito da italiani. Sottolineo questo dato per mettere a tacere le tante “cornacchie” che ci accusano di aiutare solo gli stranieri. Lei è stata bersaglio di polemiche dopo la scelta di non partecipare come Croce Rossa al nuovo bando per l’accoglienza... Una scelta semplicemente coerente. Le polemiche nei confronti della Croce Ros-

sa e della mia persona erano iniziate già quando qualche tempo fa avevo dichiarato, con i dati rendicondati e carte in mano, che i 33 euro circa erogati per l’accoglienza dei richiedenti asilo non erano sufficienti, a volte, per garantire un livello di accoglienza buono. Convinta di ciò, figuriamoci se potevamo continuare a fare assistenza con una cifra che si è ridotta di più della metà. La Croce Rossa è entrata in questo servizio mettendosi a disposizione, come sempre nella sua storia. Chi sbarca si trova davanti come prima divisa quella della Croce Rossa: siamo sempre stati in prima linea e continueremo a esserlo. Come avete gestito i progetti di accoglienza? Abbiamo cercato di curare ogni fase con grande attenzione. Ad esempio cercando di dislocare le persone in case di campagna per affrontare anche la paura ini-

ziale, un sentimento legittimo, giustificabile, ma che è possibile superare con la conoscenza. Abbiamo seguito il protocollo umanitario della Croce Rossa; ora non possiamo più farlo. Questo non vuol dire che le nostre porte non rimarranno aperte; siamo pronti per affrontare lemergenza, come è sempre stato nello spirito di Croce Rossa. Infine, si è fatto il suo nome per l’appuntamento elettorale del 2020 a Macerata. Ci sta pensando? Già la Croce Rossa e la Fondazione Carima mi impegnano tanto: è davvero un grande lavoro sul territorio al servizio degli altri. Però quest’anno compirò 60 anni e non c’è sera in cui non mi faccia la domanda: «Chi lo sa cosa farò da grande?». Ho ancora tanta curiosità nei confronti della vita e spero che questa mi riservi grandi sorprese; io ci metterò tutto l’impegno.

sa!» – si è trasformata nell’urlo esausto di chi è costretto a registrare l’ennesimo picco di violenza verbale. I fatti: nei giorni scorsi la Croce Rossa di Macerata, insieme ad altre associazioni, ha reso nota la decisione di non partecipare a un bando per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Il motivo? Le restrizioni introdotte dal decreto “sicurezza”, che impediscono di operare per una integrazione dignitosa dei migranti. È bastata questa dichiarazione per innescare un fuoco incrociato di accuse e sberleffi, che nei social si è spinto fino alle offese personali e all’accusa, rivolta ai responsabili, di intascare mazzette: «Finita la mangiatoia», «Integrazione, casa, corsi di lingua. E agli italiani qualcuno regala queste cose?», «Ciaone immigrato!», «È proprio una Croce Rossa, molto Rossa»… Chi sta manovrando questo livore? C’era una volta la lotta alla casta. Era il tempo in cui (ricordate?) tutti i politici erano corrotti, e i partiti erano assimilati ad associazioni a delinquere. Da un po’ di tempo il panorama è radicalmente mutato: prima ai politici prezzolati si contrapponeva il mondo del volontariato, ammirato per il suo impegno senza tornaconto. Ora invece i nuovi potenti hanno scatenato una campagna di odio contro le associazioni che si occupano di migranti, accusate di tradire gli interessi degli italiani. Amano, i politici al potere, presentarsi come paladini di un popolo assediato: uomini di lotta e di governo, usano toni da agitatori anti–sistema senza curarsi del fatto che “il sistema”, in questo momento, è rappresentato proprio da loro. “Il Populista” (testata on–line erede della “Padania”) continua a suggerire: “Libera la bestia che c’è in te! Sii audace, istintivo e fuori controllo.” Libera la bestia: dice proprio così. Già, ma una bestia liberata e fuori controllo – dovremmo chiederci – a chi può tornare utile? Forse all’uomo forte di turno che volesse dimostrare di poterla ammansire… Da qualche giorno, e con molta chiarezza, Avvenire sta denunciando questo clima irrespirabile. La guerra alla solidarietà – ha scritto il direttore Marco Tarquinio – è combattuta proprio nel momento in cui, attraverso misure come il reddito di cittadinanza, il governo sta cercando di raggiungere le fasce più deboli della popolazione. Ma forse non proprio tutte. Ecco il punto: la frattura sociale non si colloca più tra ricchi benestanti e poveri, ma tra penultimi ed ultimi, e le forze politiche non hanno saputo indicare la strada per sanare questa frattura inedita. Chi non ha soluzioni da offrire cerca consenso enfatizzando i dissidi, e getta discredito nei confronti di chi testimonia, con il proprio operato, che l’unica prospettiva percorribile è quella di una prossimità inclusiva che non emargina nessuno. «L’Agorà del Duemila si è trasformata in un sistema di denigrazione sistematica dove agiscono sopratutto i portatori di odio» – ha detto nei giorni scorsi Enrico Mentana, ospite di “Macerata racconta” – «Di fronte a tanta aggressività la gente civile lascia stare. E invece abbiamo un’unica alternativa: combattere. Lasciando la piazza in mano agli arroganti passa il messaggio che loro hanno ragione». È proprio così: non possiamo restare in silenzio. Giancarlo Cartechini

Il vescovo al questore: appoggio la lotta alla cannabis Il questore di Macerata Antonio Pignataro

Sbagliato farne un tema di parte o di propaganda politica: le “canne” sono rischiose e causano danni Far luce sul gigantesco giro di affari

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PIERO CHINELLATO

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ei giorni scorsi il vescovo Marconi ha indirizzato al questore di Macerata Antonio Pignataro una “lettera aperta” per esprimegli pubblicamente apprezzamento e sostegno nella lotta «contro la diffusione “legale” della cannabis (marijuana)». Prendendo posizione contro le critiche piovute sul funzionario, il presule ha sottolineato: «Anche io come Lei ho troppo a cuore la difesa della vita e del futuro dei giovani, per farmi spaventare dall’accusa di fare con ciò propaganda politica. D’altra parte, fare di questo tema un discorso “di parte” mi sembra profondamente sbagliato: tutti dovrebbero informarsi seriamente sul tema e se lo facessero, credo che

davvero pochi resterebbero dalla parte di chi difende la cannabis». Monsignor Marconi ha quindi ricordato i 40 anni di impegno coi giovani e i «15 anni di amicizia con i giovani ex–tossici delle “Case della Carità” dell’Umbria». Ha quindi fatto riferimento alle decise prese di posizione dei Papi contro la legalizzazione, con Francesco per il quale «la droga non si vince con la droga! La droga è un male, e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi». Altrettanto aveva fatto San Giovanni Paolo II: «Non si può parlare della “libertà di drogarsi” né del “diritto alla droga”, perché l’essere umano (...) non ha il diritto di danneggiare sé stesso». Monsignor Marconi ha poi ricordato come, oltre ai Pontefici, anche illustri ricer-

catori e accademici abbiano demolito gli argomenti di chi sostiene l’innocuità delle “droghe leggere”; tra questi Silvio Garattini, Presidente dell’Istituto Farmacologico Mario Negri di Milano, per il quale «la verità scientifica ci dice che la cannabis è rischiosa e che causa danni soprattutto nei giovanissimi che ancora hanno un sistema cerebrale in via di sviluppo. In più sappiamo che l’uso di cannabis aumenta di molto la probabilità che si passi all’uso di droghe più pesanti». Riferendosi quindi a Macerata il vescovo ha notato come l’essere città universitaria comporti che «abbiamo tutti la responsabilità, non solo di comunicare nozioni, ma di “educare” un numero significativo dei giovani che saranno la futura

classe dirigente del Centro Italia. Favorire per loro uno stile di vita che renda facile e normale sbronzarsi ogni giovedì sera e affrontare la fatica delle tensioni e delle inevitabili prove della vita fuggendo nelle droghe più o meno velenose, è una responsabilità grave verso il loro futuro e quello del nostro Paese, di cui i maceratesi onesti non dovrebbero caricarsi». «Un giovane – ha proseguito il vescovo – che fugge dalla fatica del vivere, del mettersi in relazione con gli altri, del portare il suo pezzo di sofferenza, attraverso una qualsiasi sostanza per quanto sembri o anche sia innocua, si comporta da “tossico” e inizia una discesa pericolosa che può portare molto lontano nel male. I tossicodipendenti iniziano sempre con “una can-

na”». Da ultimo monsignor Marconi si è chiesto: «Chi ci guadagna e quanto dall’operazione “cannabis light” e relativi negozi?», notando come la spinta alla legalizzazione sia diventata pressante solo nell’ultimo decennio, da quando a spingere sono fondi speculativi e grandi gruppi industriali. Come ha scritto Pietro Saccò su “Avvenire”: «Se la cannabis “ricreativa” diventasse legale nei maggiori Paesi, chi controlla il mercato, secondo dati Onu, gestirebbe un affare da 500 miliardi di dollari». La conclusione del vescovo: «Carissimo signor Questore, per quello che posso fare in questo campo, dico a Lei ed a tutti gli Uomini di Buona volontà del Maceratese, che sono con voi».


Martedì 21 maggio 2019

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All’Oasi Buon Pastore famiglie in festa tra ascolto, accoglienza, accompagnamento na festa all’insegna dall’accoglienza, dell’ascolto e dell’accompagnamento quella che ha visto riunirsi le famiglie coinvolte nei percorsi offerti dalla pastorale diocesana per vivere un momento di condivisione presso l’Oasi Buon Pastore – il centro dedicato alle famiglie con sede presso la parrocchia di Collevario a Macerata. «In questo luogo – ha detto il vescovo Nazzareno Marconi introducendo il momento di riflessione in chiesa – si vive il ministero del tenere la “porta aperta”». È questa l’idea che ha dato vita all’esperienza dell’Oasi, intesa come un luogo a disposizione dell’intera diocesi che sia “casa della famiglia”, dove «qualcuno ti accoglie con un

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sorriso: il Signore, don Egidio o chiunque si trovi già qui». In pieno stile di familiarità, come quello che contraddistingue davvero l’Oasi Buon Pastore, è stata accolta la biblista Rosanna Virgili che ha sapientemente offerto ai tanti presenti una riflessione a commento del brano del Vangelo che racconta l’esperienza dei discepoli di Emmaus. Declinandola anche attraverso “l’occhio” della famiglia e intrecciandola con tre verbi cari a papa Francesco: «Accogliere, discernere, integrare», la relatrice ha saputo catturare l’attenzione: «Noi pensiampo che accogliere l’altro sia un atto di generosità rischioso verso chi è straniero, chi “poteva stare a casa sua”, ecc. non comprendiamo il

“succo” del racconto dei discepoli di Emmaus, cioè il fatto che l’altro ci fa entrare in una dimensione che prima non conoscevamo, ma perché questo avvenga c’è bisogno di un nostro primo passo». Le parole della biblista hanno poi lasciato spazio alla testimonianza di vita di Roberta e Valentino Nobili, genitori della casa famiglia “Nostra Signora della Pace” dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. La festa della famiglie, prima della cena condivisa, ha visto la celebrazione della santa Messa durante la quale è stata presentata l’icona realizzata da Sandra Carassai posta al lato dell’altare, “raccontata” durante l’omelia da monsignor Marconi e che raffigura

Vocazioni: «Pescatori di uomini» per il Signore e per i fratelli proprio l’episodio dei discepoli di Emmaus. «Come finisce quello che abbiamo vissuto oggi? – ha chiesto in conclusione il vescovo –. Finisce che quell’esperienza deve diventare annuncio: l’incontro, l’accoglienza, l’esperienza di ascolto l’uno con l’altro deve diventare testimonianza. I cristiani non possono restare chiusi né dentro i sepolcri, né dentro le chiese». M. Natalia Marquesini

Mutano le esigenze della diocesi e la Chiesa deve aggiornare le forme della sua presenza per essere in grado di annunciare Cristo. Le nomine e gli spostamenti in vigore da settembre

Un’appuntamento quanto mai significativo quello vissuto in occasione della veglia diocesana per le vocazioni. Il vescovo Nazzareno Marconi ha presieduto all’Abbadia di Fiastra un momento di preghiera in unità con la Chiesa universale che il 12 maggio celebrava la 56ª giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Le riflessioni offerte all’assemblea tratte dal messaggio di papa Francesco per la giornata, si sono intervallate ai canti del “Coro Interrato” e al «piccolo esercizio spirituale» offerto da don Gabriele Crucianelli, direttore del Centro diocesano vocazioni; è seguita la testimonianza di Fabio Piombetti e

Sacerdoti, testimonianza anche nel cambiamento DI

PIERO CHINELLATO

A

conclusione della Veglia vocazionale celebrata nella chiesa abbaziale di Fastra la sera di venerdì 10 maggio 2019, il vescovo Nazzareno Marconi ha comunicato una corposa serie di nomine e di spostamenti di sacerdoti che andranno in vigore gradualmente entro la fine del prossimo mese di settembre, in tempo per l’inizio del nuovo anno pastorale. Si tratta di scelte che vogliono offrire risposte alle urgenze manifestate dal nostro tempo e che corrispondono anche a caratteristiche peculiari della nostra diocesi; una per tutte: l’elevato numero di sacerdoti formati nel Cammino Neocatecumenale a una vocazione diocesana e missionaria, per i quali ogni anno si sperimenta l’esperienza del ritorno e della partenza di alcuni presbiteri dalle terre di missione, come pure il rientro dalla missione di coloro che saranno presto ordinati diaconi e che verranno assegnati alle varie Unità pastorali (d’ora in poi indicate con Up) per cominciare fin da subito la loro esperienza pastorale. Tornerà da una lunga missione a Taiwan don Mirco Cichella, per un tempo di servizio pastorale e di formazione da trascorrere in diocesi. La sua presenza, soprattutto nel prossimo anno, sarà occasione preziosa per far conoscere alle comunità parrocchiali la realtà della Chiesa cattolica in Cina. La diocesi, sulle orme di padre Matteo Ricci, ha una particolare vocazione a riguardo. Partiranno invece per la missione don Sauro Formiconi, attuale parroco a Villastrada e San Vittore di Cingoli, don Oscar Salguero, attuale collaboratore a Montecassiano ed infine don Peter Paul Sultana, attuale parroco di Chiesanuova. L’abate generale dell’ordine cistercense Mauro Giuseppe Lepori ha purtroppo confermato per lettera che non sarà possibile un ritorno dei monaci cistercensi a Fiastra. Questo ha imposto di cercare come garantire il servizio liturgico e soprattutto di confessioni e di direzione spirituale, che tante persone continuano a cercare in questo prezioso Santuario mariano. Alcuni sacerdoti anziani, ancora desiderosi di servire il Signore con la preghiera e l’amministrazione dei sacramenti, si so-

Il vescovo Marconi illustra incarichi e sostamenti dei sacerdoti

no resi disponibili per garantire il servizio nell’abbazia e anche nelle vicine parrocchie dell’Up, cioè Urbisaglia e Colmurano. C’è speranza di poter presto affiancare a loro la presenza di una comunità monastica femminile benedettina. Un altro fattore che impone delle risposte è l’età avanzata di molto del nostro clero. Lasciare isolati o sovraccarichi di impegni pastorali dei sacerdoti molto anziani non è giusto, come va superata la mentalità che vincola la fede di una comunità a un sacerdote ritenuto insostituibile; ognuno è importante, ma solo Gesù è il fondamento irrinunciabile. L’abitudine a una persona e al suo stile di pastorale e anche l’affetto sviluppatosi negli anni – certo sentimento da apprezzare – non possono essere il fondamento della fede vera, senza il quale tutto crolla. Se i sacerdoti devono essere disponibili – come di fatto si sono dimostrati – a obbedire alle necessità dell’intera diocesi e non di una sola parrocchia, i fedeli devono impegnarsi a vivere una fede adulta.

Loreto. L’associazione Regina dell’Amore ha vissuto la consacrazione al Cuore di Maria DI LORETTA

LOMBARDELLI

iniziato il 23 marzo scorso il 58° percorso di affidamento al Cuore Immacolato di Maria presso la parrocchia Immacolata di Macerata, su iniziativa dell’Associazione mariana Regina dell’Amore, che dagli anni 90 cura tale affidamento, raggiungendo oggi un cospicuo numero di persone. Volti e storie diverse ma accomunate dall’«eccomi» all’invito di un amico o un parente, in realtà: una chiamata più grande. Volti che nel corso degli incontri si rischiaravano, si illuminavano. Sino al 5 maggio scorso, giorno della solenne consacrazione nella Santa Casa di Loreto. I nuovi consacrandi insieme a quanti rinnovavano il loro affidamento a Maria hanno vissuto una giornata intensa e carica di emozioni, in cui si sono alternaie catechesi, canti e testimonianze di vita. Nel corso della celebra-

È

zione eucaristica presieduta dal vescovo Nazzareno Marconi, uno dei consacrandi di 54 anni ha ricevuto la sua prima Eucarestia! Terminata la celebrazione i consacrandi in processione si sono avviati verso la Santa Casa ove il Vescovo li ha consacrati tutti – bambini, famiglie, giovani, sposi, consacrati, seminaristi – a Maria Santissima per sempre. Lacrime bagnavano, illuminandoli, occhi maturi, tornati come bambini; cuori provati, segnati dalla vita si scioglievano commossi. È l’esperienza traboccante della grazia! In quel momento sembrava che dal cuore di ognuno sgorgasse una sola parola: grazie! Al Padre, a Maria Santissima e a quanti si sono resi “strumenti” affinché questo dono potesse raggiungerli. Con questo spirito poi si è ripartiti, consapevoli che dopo il Tabor si attende la quotidianità in cui custodire e diffondere la grazia e la bellezza vissute.

la «mappa» Ecco i nuovi incarichi - Don Igino Tartabini, parroco ai Santi Vito e Patrizio - Chiesanuova - Don Fabrizio Perini, parroco a Villastrada e a S.Vittore - Cingoli - Don Mirco Cichella, parroco a Troviggiano e a VillaTorre - Cingoli - Don David Malavè, parroco a Cristo Redentore e Chiarino - Recanati - Don Roberto d’Annibale, parroco a San Vincenzo Maria Strambi-Piediripa - Don Franco Pranzetti, parroco a Montecassiano - Don Rafael Ranchal Garzia, collaboratore nell’Up di Montecassiano e direttore degli Oratori delle Up - Don Pier Andrea Giochi, parroco a Santa Croce - Macerata - Don Sergio Fraticelli, collaboratore Up Immacolata-Santa Croce - Macerata - Don Luca Poli, collaboratore Up Immacolata-Santa Croce - Macerata

- Don Alberto Forconi, coordinatore pastorale di Up 6 Urbisaglia-ColmuranoAbbadia di Fiastra - Don Fabio Piombetti, collaboratore Up 6 Urbisaglia-Colmurano-Abbadia di Fiastra e Up 8 la Rancia, Casette Verdini, Sforzacosta, Piediripa - Don Rino Ramaccioni e don Salvatore Paparoni, collaboratori di Up 6 Urbisaglia-Colmurano-Abbadia di Fiastra - Don Francesco Zambelli, collaboratore Up 13 - Porto Recanati - Don Giacomo Pompei, collaboratore UP 9 e 10 - Tolentino - Don Pietro Micheletti, parroco a San Francesco e Addolorata di Recanati - Don Giacomo Ippolito, collaboratore Up 11 (Recanati Centro) e 16 (Montelupone) - Don Gianfranco Ercoletti, parroco a Montelupone e San Firmano - Don Samuele Sapio, collaboratore Up 12 - Cristo Redentore Recanati e Chiarino

Samuele Sapio che l’indomani sarebbero stti consacrati sacerdoti (vedi l’articolo sottostante). Il Vescovo infine si è rivolto a loro e a tutti i fedeli presenti: «”Vi farò pescatori di uomini” è la Parola che il Signore consegna a ogni vocazione, anche a una coppia; perché la vocazione non è per noi, ma è una chiamata che Dio ci fa per qualcuno: per Lui e per i fratelli». Poi un’indicazione per vivere al meglio ogni vocazione: «Non privatevi mai della preghiera e il Signore vi benedirà». (M.N.M.)

Abbadia di Fiastra

Preti novelli sabato 11 maggio don Fabio e don Samuele el pomeriggio di sabato 11 maggio, all’abbazia di Chiaravalle di Fiastra, si è svolta la solenne ceN lebrazione con la quale il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi ha consacrato sacerdoti don Fabio Piombetti e don Samuele Sapio. Molti i fratelli convenuti da lontano, anche dalla Cina, che li hanno accompagnati con devozione, fede e profonda partecipazione. Don Fabio Piombetti, nativo di Macerata, 41 anni, dopo aver vissuto lontano dalla fede, si è incontrato con il Signore attraverso il Cammino Neocatecumenale, dove ha sperimentato concretamente l’amore e la misericordia di Dio: nel matrimonio dei suoi genitori, nella liberazione dai vizi... e attraverso l’ascolto della Parola, la vita in comunità, il perdono dei peccati ha pian piano maturato la vocazione al presbiterato. Dopo un periodo nel Seminario diocesano missionario “Redemptoris Mater” di Macerata è partito con l’équipe responsabile per l’evangelizzazione del Cammino Neocatecumenale nel nord Italia. Tornato in Diocesi ha svolto il suo servizio nella parrocchia di San Vincenzo Maria Strambi di Piediripa, occupandosi della pastorale giovanile nelle parrocchie di Urbisaglia, Colmurano, Sforzacosta e Casette Verdini, dove continuerà la sua missione anche da presbitero. Samuele Sapio, 28 anni, nativo di Roma, già all’età di 13 anni è entrato nel Cammino Neocatecumenale, dove, attraverso le Giornate mondiali della gioventù, le lodi al mattino con la famiglia, parole, celebrazioni, ha sentito la chiamata dal Signore. Dopo un tempo di combattimento e di lenta maturazione, è entrato anche lui nel seminario “Redemptoris Mater” di Macerata. Terminata la Teologia è stato inviato in Cina, dove insieme ad altri fratelli ha aperto una Missione a Zhengzhou. Rientrato in Italia, ha prestato servizio a Recanati nelle parrocchie di Cristo Redentore e Chiarino, dove continuerà a vivere il suo ministero presbiterale. «Contemplate sempre con timore e reverenza la grandezza di ciò che farete. Anche se celebrerete la Confessione o l’Eucarestia in una chiesetta sperduta, davanti a pochi naufraghi della vita, ricordate la gloria della visione trasmessa dal libro dell’Apocalisse: voi state lavando il peccato del mondo col sangue dell’Agnello. Non c’è al mondo cosa più grande che un uomo piccolo, come siamo tutti noi, possa fare». Così il vescovo di Macerata ha incoraggiato i nuovi sacerdoti a “uscire”, come direbbe papa Francesco, ad andare alle periferie esistenziali, ad annunciare il Vangelo negli angoli più bui e remoti della Terra, a portare il perdono del Signore. Li ha sollecitati ad ascoltare la voce del Signore che risuona nel cuore di ogni fratello, anche del più debole e fragile. In questo senso un grande aiuto, ha continuato il Vescovo, è la relazione con le proprie comunità Neocatecumenali, nelle quali continuare ad ascoltare la voce del Pastore. Samuele Sapio e Fabio Piombetti

L’Infinito di Leopardi secondo Frisina «R ecanati, un’infinita ricerca» è stato il titolo scelto dal compositore e direttore di coro monsignor Marco Frisina per la lectio proposta nella città leopardiana in occasione dei duecento anni del celebre idillio. L’incontro si è svolto nella cornice di Villa Colloredo Mels, nel cuore di Recanati, alla presenza del sindaco Francesco Fiordomo e del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi. Quella che è stata proposta da

monsignor Frisina è stata una lettura inedita dell’Infinito composto da Giacomo Leopardi che ha approfondito il rapporto del poeta con la religione e non solo. «Bisogna sempre leggere tra le righe, soprattutto quando ci si trova di fronte a opere come queste – ha affermato Frisina –, credo che dentro l’anima dei grandi poeti come Leopardi ci sia sempre tanto da scoprire». Per il compositore, l’ansia di scoprire spazi

sterminati indica nel poeta un afflato religioso: «Un sentimento che forse Leopardi non accetta o vuole esprimere in

Mons. Marco Frisina

maniera esplicita – ha aggiunto –, ma che in un richiamo irresistibile lo porta ad andare oltre quella siepe, oltre gli spazi naturali per cercare il senso della vita». La vita di Leopardi sarà, dunque, un continuo interrogarsi: «Molte saranno anche le contraddizioni – sottolinea Frisina –, la lotta continua contro una religiosità formale che non accetta, contro l’idea di Dio veramente impossibile per lui da accettare. Si troverà a controbattere questo

afflato altissimo e allo stesso tempo un mondo che non sa rispondere alle sue domande: così nasce la grande poesia di Giacomo Leopardi». Un disincanto che cela un desiderio di amore e di “infinito” che è tipica del poeta. Da compositore, infine, monsignor Frisina non esclude una trasposizione in musica dell’idillio: «Sarebbe bello, diversi brani di Leopardi mi hanno suggestionato in questo senso». Tiziana Tiberi


Martedì 21 maggio 2019

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Spirito Santo: con un giardinetto ricorda don Francesco Cocilova DI TIZIANA TIBERI

Tolentino, accanto alla Chiesa dello Spirito A Santo un giardinetto dedicato a don Francesco Cocilova, che quella parrocchia ha visto na-

Il vescovo davanti all’altare ispirato al Globo

scere e guidato per quasi 30 anni. Lo spazio è stato inaugurato a un anno dalla morte, avvenuta tragicamente in un incidente stradale, e a 30 anni dalla consacrazione della Chiesa. Una comunità parrocchiale a cui ha dato tanto e che si è ritrovata numerosa per questo momento di ricordo e preghiera presieduto dal vescovo Nazzareno Marconi. «Don Farncesco merita di essere ricordato – ha detto don Diego Di Modugno oggi parroco –; la nostra gente capisce che ciò che lui ha cominciato deve essere portato avanti. Abbiamo desiderato creare un giardino dove di giorno e di notte si possa ricordare don Francesco, sostare per una preghiera o un momento di riflessione». Uno spazio di circa 160 mq che vede al centro un

Chiarino, la chiesa riapre le porte on una solenne celebrazione presieduta dal vescovo NazzaC reno Marconi sabato scorso, 18 mag-

altare ispirato al Globo, con meridiani e paralleli spaccati da una croce; dietro tre vessilli: dell’Agesci, del Vaticano e del tricolore italiano, attorno 4 panchine. Altri elementi sono: un melograno, una fontana e una lapide con una raffigurazione stilizzata di don Francesco e una preghiera da lui composta. «Il ricordo di don Francesco è ancora molto vivo – ha detto Monia Prioretti – nonostante sia andato via di qua da nove anni. Lui aveva un temperamento particolare: generoso, umile, a volte anche un po’ testardo, un burbero dal cuore d’oro». «Don Francesco ha sempre sostenuto gli scout – ricorda Mattia Buldorini –; volentieri celebrava la Messa all’aperto e ci aiutava. Ci diceva sempre che gli Scout hanno una marcia in più». La chiesa dello Spirito Santo di Tolentino, consacrata il 13 maggio 1989, continua a crescere e ogni nuovo parroco (don Sergio prima, ora don Diego con don Vito) aggiunge qualcosa rafforzando quello che c’era e che don Francesco ha iniziato.

gio, è stata riaperta la chiesa dedicata ai Santi Giuseppe e Filippo Neri di Chiarino, località lungo la strada tra Recanati e Loreto. L’attuale chiesa parrocchiale, con un’unica navata, era stata eretta fra il 1860 e il 1867. Il 20 dicembre 1919 un fulmine atterrò il campanile e gran parte del tetto. Danneggiata dal sisma 2016, la chiesa è stata interdetta. Questa primavera si è svolto l’intervento di consolidamento, terminato il 26 aprile. Progettato dall’arch. Stefano Pasquali in collaborazione con l’ing. Guglielmo Cervigni, è stato eseguito dalla ditta Edil 93 e C. snc di Stacchiotti Luciano, con fondi dell’8x1000 della Chiesa cattolica e con i sacrifici della parrocchia. (P.Chin.)

Chiesa di Chiarino: rifacimento del tetto

Sul territorio colpito duramente dalla crisi e dal terremoto, i giovani non si rassegnano La reazione di quattro neolaureati e le iniziative culturali che danno speranza

Ecoy: successo di impresa e di creatività DI

ALESSANDRO FELIZIANI

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assione, conoscenza tecnico– scientifica, creatività, intraprendenza. Con queste quattro doti si possono raggiungere grandi obiettivi, ma se più persone, unite da comuni interessi, mettono in sinergia le loro specifiche professionalità, la “meta” sarà più facile da conquistare. Un esempio concreto è dato dall’esperienza di quattro laureati in diverse discipline, i quali hanno trovato la forza di mettersi insieme, diventando imprenditori di sé stessi. Riccardo Rascioni, laureato in farmacia a Camerino, Irene Pantanetti (chimica e tecnologie farmaceutiche), Christian Rozzi (economia aziendale) e Pamela Rozzi, una delle prima laureate in Scienze della comunicazione a Macerata, poco più di tre anni fa hanno dato vita ad Urbisaglia alla Evo.Co, azienda che opera nel settore della produzione e commercializzazione di prodotti cosmetici innovativi ed ecosostenibili. L’azienda urbisalviense è stata capace di penetrare in un mercato dominato da grandi società multinazionali grazie alla professionalità dei protagonisti, ma anche grazie al desiderio di valorizzare alcune loro comuni aspirazioni. In particolare quella di rinnovare il settore della cosmesi con “prodotti innovativi che superassero i limiti attuali” e quella di indurre i consumatori ad essere più consapevoli delle loro scelte, prestando maggiore dedizione alla propria pelle attraverso il consumo di cosmetici di derivazione naturale. È stata creata un’intera linea, la Eco:Y, che comprende prodotti detergenti per l’igiene personale e creme per la cura della pelle realizzati con materie prime di alta qualità e a “Km 0”. Nella sede di Urbisaglia – dove avvengono tutte le fasi della produ-

zione, fino al confezionamento – si utilizzano erbe spontanee dell’Appennino e piante aromatiche o officinali tipiche del territorio marchigiano. Tutte accuratamente selezionate con la collaborazione di piccoli produttori e aziende agricole locali. «Le Marche – ricorda Riccardo Rascioni – sono una delle regioni d’Italia con maggiore produzione di piante aromatiche. Alcune di queste variano anche in relazione alla zona di coltivazione, come ad esempio la lavanda, che esprime tonalità di profumo diverso a seconda se coltivata in montagna oppure se cresce

Pamela Rozzi, Riccardo Rascioni, Christian Rozzi, Irene Pantanetti

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ALESSANDRO FELIZIANI

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el linguaggio di oggi, con i termini artigiano ed artista si identificano figure professionali differenti. Secoli addietro, invece, artista e artigiano erano realtà sovrapponibili. Creatività e capacità di realizzare oggetti “coabitavano” nella sapienza delle mani. Oggi i due mondi tendono a vivere separati, ma non mancano i tentativi di avvicinarli, come a Tolen-

ropei è dato dall’amore per la ricerca, unita alla voglia di innovare, mantenendo alti standard qualitativi. «Abbiamo fondato la nostra azienda – sottolinea Pamela Rozzi – con l’obiettivo di realizzare un nuovo modo di fare impresa che riservi particolare attenzione al rispetto dell’ambiente e alla valorizzazione del nostro territorio. Ogni fornitore o cliente è considerato come un vero partner con cui iniziare e portare avanti un progetto comune, con un continuo scambio di informazioni, esperienze e relazioni».

«Macerata Racconta», bilancio positivo na settantina di eventi concentrati in una settimana e in diverse sedi di Macerata, dove migliaia di persone hanno la possibilità di avvicinare nomi famosi della letteratura, ma anche autori emergenti. Questa è “Macerata Racconta”, rassegna nata nel 2011 con lo scopo di «portare il libro a più persone possibili». La professoressa Lina Caraceni, presidente dell’associazione “ConTesto” cui fa capo l’organizzazione, è soddisfatta dei risultati della nona edizione, svoltasi dal 29 aprile a 5 maggio. «Ancora una volta abbiamo centrato due obiettivi del nostro sforzo: coinvolgere l’intera città in una “festa del libro” e fare cultura tramite lo scritto e la parola, offrendo stimoli per poter ragionare e sviluppare il proprio senso critico». Come si articola la manifestazione? Noi proponiamo ogni anno un tema (quest’anno “Le derive” ndr) che fa da filo conduttore. Individuiamo libri che abbiano attinenza con esso e che siano strumento adatto per trovare chiavi di lettura su realtà che il

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Carlo Lucarelli al teatro Lauro Rossi (foto Distilleria fotografica)

L’iniziativa è nata nel 2011 per far incontrare i libri a quante più persone possibili. Tanti gli editori marchigiani. “Le meraviglie” sarà il tema del 2020

Tolentino, al via il «Progetto Fiore» L’obiettivo è riavvicinare l’artigiano all’artista aprendo nuovi sbocchi di mercato alla lavorazione della pelle

e quattro i soci consente loro anche di saper valorizzare l’apporto del mondo accademico verso le imprese. L’azienda, infatti, si avvale di una collaborazione con il laboratorio di ricerca dell’Università di Camerino e, nello specifico, la Evo.Co è tra i soci dello spinoff “ProHerbalCare”, un progetto che opera in ambito sociale con la creazione di un laboratorio cosmetico in Camerun. Il valore aggiunto che permette alla giovane azienda di Urbisaglia di ricevere continue soddisfazioni dalla propria clientela e di continuare a crescere anche su alcuni mercati eu-

alla pelle e contribuisce a renderla tonica e vellutata». La produzione 100% Made in Italy della Evo.Co – che opera pure per conto terzi – comprende anche un marchio di cosmesi bio–tecnologica commercializzata nel settore dell’estetica professionale, per il quale si utilizzano materie prime funzionali ottenute biotecnologicamente e un marchio dedicato ad una cosmetica sanitaria e dermatologica che cerca di rispondere a tutte le esigenze di persone con particolari problematiche. La formazione universitaria di tutti

nelle aree più vicine al mare». Uno dei prodotti della linea Eco:Y che per la sua novità, unita alla naturalezza della materia prima utilizzata, ha suscitato maggiore interesse sul mercato è la crema (o siero) viso e crema corpo a base di bava di lumaca. «La bava di lumaca – spiega Irene Pantanetti – è considerata un vero e proprio miracolo della natura per le sue proprietà antiossidanti e leviganti. La nostra linea potenzia la funzione ammorbidente, idratante e anti–età della bava di lumache grazie all’aggiunta dell’acido ialuronico che dona un rinnovato turgore

tino dove si sta provando a creare una filiera produttiva in cui tradizione ed innovazione potranno valorizzarsi a vicenda. Fiorella Sampaolo, del Circolo culturale “Tullio Colsalvatico”, si propone di sviluppare «un metodo nuovo di lavorare in cui accanto alla centralità della persona c’è la bellezza quale filo conduttore di una storia raccontata attraverso l’oggetto concreto che si va a realizzare». Il «Progetto Fiore» – questo il nome dell’iniziativa – coinvolge un settore lavorativo tipico di Tolentino, quello della pelle. “Culla” del progetto è il laboratorio della piccola pelletteria Sagi, sorto – dopo un accurato recupero edilizio – dove un tempo c’era l’antica conceria di Tolentino. La prima “creazione” in cantiere è la

“borsa del vino” realizzata in cuoio, in grado di contenere le bottiglie e trasportarle in sicurezza. Un oggetto nato da un’idea di Stefano Raponi, un produttore vitivinicolo. La progettazione è opera di due giovani designer, Paolo Montecchiari e Nicola Caprodossi, mentre l’aspetto comunicativo coinvolge il videomaker Mattia Muccichini. Lavoro manuale, creatività e lavoro intellettuale si legano in questo progetto che Fiorella Sampaolo vede come un mezzo per «riscoprire la dignità del lavoro che, nella fatica, diviene attività creatrice dell’uomo». E mentre la borsa del vino è ancora in piena evoluzione progettuale, si sta già pensando alla “bisaccia” da viaggio, ispirata alla figura di padre Matteo Ricci. (Ale.Fel.)

tema coinvolge. Nel programma di quest’anno figuravano nomi noti insieme ad autori sconosciuti al grande pubblico. Perché questa scelta? Perché la gente, attratta dai grandi nomi, finisce così per accostarsi anche ai nuovi autori e questo è parte dell’arricchimento che la rassegna produce. Peraltro, in questi anni molti giovani autori, dopo essere stati nostri ospiti, hanno vinto premi letterari prestigiosi o sono stati tra i finalisti. Questo li ha “affezionati” a Macerata Racconta… A Macerata vengono volentieri anche autori di successo poiché ci siamo conquistati una buona reputazione. Quest’anno, ad esempio, abbiamo avuto ospiti Simonetta Agnello Hornby, che ha scelto Macerata per aprire il tour di presentazione del suo nuovo libro e Jhumpa Lahiri, premio Pulitzer, nonché membro dell’American Academy of Arts and Letters. All’interno di Macerata Racconta c’è anche la fiera dell’editoria Marche Libri. Che ruolo ha?

Marche Libri è nata su proposta della Regione Marche e d’intesa con il Comune, per dare visibilità ai tanti editori marchigiani. La nostra regione è quella che nel rapporto con la popolazione ha il più alto numero di case editrici. Alcune affermate a livello nazionale, altre di nicchia che pubblicano ottimi libri: noi mettiamo volentieri a disposizione lo spazio espositivo per avvicinarle al pubblico dei lettori. Come è stata la risposta dei giovani? Con il “Premio Macerata Racconta Giovani” c’è la loro impegnata partecipazione durante l’anno. Essi portano avanti le attività che avvicinano i ragazzi di tutte le età alla lettura. Ciò, insieme al coinvolgimento dell’Università, del Museo della scuola e di diverse istituzioni scolastiche, costituisce un forte valore aggiunto della manifestazione. Per il 2020 sono previste novità? L’organizzazione è già partita sulla base della formula già collaudata. Posso anticipare solo il tema della decima edizione che sarà “Le meraviglie”. Alessandro Feliziani

Lube Volley, due vette straordinarie conquistate in appena cinque giorni DI LORENZO

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Una settimana fa l’epica rimonta di Perugia e sabato scorso l’impresa in Champions contro il Kazan

CERVIGNI

iusto una settimana fa la Lube si apprestava a disputare al Palabarton di Perugia gara cinque della finale scudetto. Una partita che sembrava destinata quasi fatalmente alla sconfitta. Raccontiamo invece di una Lube sul tetto d’Italia e d’Europa: dopo la grande prova di martedì scorso, con Civitanova capace di risalire da due set a zero e di conquistare il quinto scudetto della sua storia, il team del patron Giulianelli, nella serata di sabato, ha sovvertito anche un altro pronostico cancellando dal campo lo Zenit Kazan, campione d’Europa in carica. Le dichiarazioni sdegnate e deluse di Giulianelli, dopo la finale del mondiale per club nello scorso inverno, sono archiviate dalle ultime strepitose prove della squadra.

Juantorena, miglior giocatore delle due finali, lo è solo per dovere di cronaca. Al suo fianco un Bruninho straordinario, tornato ai livelli di Rio 2016; un Sokolov che sabato ha marcato l’ultimo e decisivo punto della finale di Champions e probabilmente della sua avventura Lube (si rincorrono voci che lo vorrebbero in partenza, sostituito da uno Zaytsev di ritorno), Leal e Simon, arrivati a Civitanova per marcare la differenza e subito protagonisti di una stagione trionfale. A guidare la squadra, subentrato a stagione avviata, Ferdinando De Giorgi. Non era facile riprendere la guida della squadra che lui stesso aveva contribuito a rendere grande col primo tricolore. Ci è riuscito con umiltà, forgiando un’identità ma soprattutto entrando nella testa dei suoi, riportandoli a credere di essere capaci di notti come quelle di Perugia e di Berlino.


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Emmaus e Avvenire - Maggio 2019 by EmmausOnline - Issuu