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Emmaus e Avvenire aprile 2019

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Celebrazioni in tv

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u EmmeTv potrete seguire in diretta i principali appuntaS menti della Settimana Santa. In

A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567

particolare saranno trasmesse sul Canale 89 del digitale terrestre e in streaming sul canale Youtube della diocesi di Macerata tutte le celebrazioni del Triduo pasquale che il vescovo Marconi presiederà all’abbazia di Fiastra.

e-mail: redazione@emmetv.it facebook: emmetvmacerata twitter: emmetvmacerata

MACERATA

Martedì, 16 aprile 2019

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

giovani. L’esortazione «Christus vivit» ci chiede dei cambiamenti profondi

Ripartire ancora da Cristo Per il Papa la Chiesa deve saper accogliere, accompagnare, aiutare a discernere il bene e così integrare nel popolo di Dio tutti i giovani del mondo DI

NAZZARENO MARCONI *

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e il messaggio di San Giovanni Paolo II ai giovani si poteva riassumere nell’invito: «Non abbiate paura», quello di papa Francesco, che emerge anche dalla recentissima Esortazione apostolica post–sinodale “Christus vivit”, si potrebbe invece sintetizzare in: «Non lasciatevi rubare la speranza e la gioia!». Il segreto per vincere la paura e alimentare la speranza e la gioia di vivere, che ambedue i Papi presentano, è sempre lo stesso: il cuore dell’annuncio cristiano, che cioè Cristo è vivo, è presente e opera nella storia per la nostra salvezza. Papa Francesco lo ha messo nell’incipit stesso dell’Esortazione: «Cristo è vivo e ti vuole vivo»; oppure come ad un orecchio contemporaneo suona più intenso: Cristo è il vivente e ti invita a essere vivente. Il Papa a più riprese mette i giovani davanti al rischio di una realtà in cui potrebbero morire dentro, pur mantenendo un’apparenza superficiale di vita, un rischio reale per tanti giovani diventati un corpo unico con lo smartphone, a cui affidano la sorgente dei loro pensieri e forse anche dei loro sogni. Mentre, come dice il Papa: «un giovane non può essere scoraggiato, la sua caratteristica è sognare grandi cose, cercare orizzonti ampi, osare di più, aver voglia di conquistare il mondo, saper accettare proposte impegnative e voler dare il meglio di sé per costruire qualcosa di migliore» (CV 15). Papa Francesco però, pur guardando con grande lucidità e senza fare sconti alla situazione giovanile odierna, non cede mai al catastrofismo. «Questi giovani possono volare», è il suo costante atto di fede in loro. E non sta parlando solo dei giovani cristiani, quelli che vediamo dentro le nostre parrocchie e oratori e ai quali è stata finora indirizzata la Pastorale gio-

vescovo Il Triduo pasquale all’Abbadia di Fiastra Giovedì Santo – 18 aprile ore 10 – Messa crismale, con la consacrazione degli oli santi e il conferimento dei ministeri del lettorato e accolitato ai candidati al diaconato permanente ore 18.30 – Messa in Coena Domini Venerdì Santo – 19 aprile ore 18.30 – Adorazione della Santa Croce Sabato Santo – 20 aprile ore 21.30 – Solenne Veglia pasquale Santa Pasqua – 21 aprile ore 10.00 – Solenne Messa di Risurrezione

il sacramento

La Confessione: solo l’amore rende liberi DI FLAVIANO

D’ERCOLI

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vanile. Se infatti Francesco si indirizza ogni tanto a loro, lo fa solo per inviarli come annunciatori e testimoni del Vangelo a tutti i loro coetanei. Il cambiamento pastorale, anzi la vera conversione pastorale che il Papa domanda oggi a tutta la Chiesa, è primariamente una conversione dello sguardo: smettere di fissare le giovani pecorelle rimaste dentro l’ovile, le cui file si assottigliano sempre di più, per guardare invece a tutte quelle che si affollano sui monti e nelle valli del nostro mondo globalizzato. Per Bergoglio la Chiesa deve lavorare per accogliere, accompagnare, aiutare a discernere il bene e così integrare nel popolo di Dio tutti i giovani del mondo. Si tratta di un percorso pastorale che ormai ben conosciamo, almeno in teoria, ma sul quale è bene confrontarsi con chiarezza. È ormai chiaro che questo nuovo stile di Chiesa non è determinato dalla paura di non avere più “clienti”, per cui si tentano delle “offerte speciali” di misericordia. Papa Francesco è invece convinto che questo stile di apertura, inclusivo, accogliente, che privilegia l’ascolto rispetto all’annuncio, il discernimento rispetto al giudizio, stile simboleggiato dal racconto di Emmaus, debba essere la modalità pastorale caratteristica del cristianesimo del nuovo millennio. Dobbiamo però capire, per evitare equivoci pericolosi, che le parole di Bergoglio vengono da un vocabolario diverso dal nostro. Non si tratta solo di tradurre dall’argentino all’italiano, ma dalla sua esperienza di Chiesa latino–americana, giovane, nata dall’accoglienza di tanti popoli, protesa al futuro, e carica di una grande voglia e gioia di vivere, rispetto alla nostra impaurita Chiesa occidentale, che cerca sicurezze nei propri confini e guarda nostalgica al passato. Perciò l’“accogliere” nasce dalla convinzione che chi giunge è portatore di valore e di bene. “Accompagnare” significa predisporsi a un lungo cammino, dandosi a vicenda coraggio e sostegno. “Discernere”, secondo la grande tradizione gesuitica, è ricercare insieme la via più giusta che conduce al bene. Infine “Integrare nel Popolo di Dio” è forse per noi il concetto più complesso da comprendere. Il Papa ha detto più volte che per lui “popolo” è una categoria “mitica” (un concetto questo che all’inizio non aveva capito neppure l’Osservatore Romano, tanto da tradurlo con “mistica”!). Non sto parlando di filosofia astrusa, ma di concetti basilari per capire il pensiero del pontefice. Un Popolo, anche il Popolo di Dio che è la Chiesa, per Bergoglio è una realtà viva e cangiante, che cresce e si unifica condividendo la memoria di un racconto comune del suo passato, che ne determina l’identità. Per questo fa riferimento al concetto di “mito”. Per il Popolo di Dio questo racconto è la stessa Parola di Dio, come ribadisce l’”Evangelii Gaudium” e la storia di santità della Chiesa come ha insegnato più

L’Esortazione «Christus vivit» firmata a Loreto da Papa Francesco esposta nel Museo della Santa Casa

recentemente la “Gaudete et exsultate”. Accade a questo popolo come a una famiglia, che vivendo insieme costruisce la sua storia e la sua identità. Così ogni bambino che nasce, ogni nuova sposa o sposo che entra in famiglia, si sente raccontare questa storia, che sarà anche la sua storia, la chiave della sua identità. Ma è una storia che procederà d’ora in poi anche con il loro contributo includendo pure la loro storia passata. Per questo il Popolo di Dio è ben diverso da uno Stato, che nasce da una storia, ma anche da un “contratto scritto” come la nostra Costituzione, ha dei confini geografici, una lingua che lo identifica, ed è perciò necessariamente più rigido nell’accogliere sia il cambiamento che i nuovi cittadini. Forse in Europa abbiamo pensato la Chie-

sa, almeno fino al Concilio, più come uno Stato, una Nazione, che come un Popolo in cammino verso il Regno di Dio. Questo comporta progettare la pastorale, cioè lo stile di vita della Chiesa, in maniera diversa. Nella Chiesa, dare più valore ad autorità, strutture e norme rispetto alla vita e alla fede del Popolo è l’errore che papa Bergoglio chiama “clericalismo”. La grande domanda a cui il Papa cerca di rispondere con questa lettera mi sembra perciò: come fare dei giovani degli alleati per portare avanti questo modo nuovo di essere Chiesa? E ciò prendendo molto sul serio la definizione conciliare della Chiesa data dalla “Lumen Gentium” di Popolo di Dio in cammino verso il Regno (LG 9). * vescovo

Domenica delle Palme: il Signore dà occasioni, accogliamole

La chiesa abbaziale di Fiastra gremita ha vissuto la mattinata della Domenica delle Palme col vescovo Nazzareno. La Messa è stata preceduta nel chiostro dalla benedizione delle palme e dei ramoscelli d’ulivo. Quindi, seguendo la croce e il vescovo, la processione è entrata in chiesa. Qui il vescovo ha omesso l’omelia («Nessuna parola umana è adeguata a commentare la

Passione del Signore»), limitandosi a poche parole introduttive alla “Via Crucis” di san Luca. «Lungo la nostra vita il Signore passa portandoci la misericordia. Il buon ladrone ha avuto l’occasione per salvarsi, non l’ha persa: è il primo santo. Il Signore passa, dà delle occasioni per cambiare vita, per allontanarci dal male, per affidarci a lui: non perdiamo queste occasioni». (P.Chin.)

onfessare significa dire la verità, raccontare le cose così come stanno. «Ho detto solo la verità e tutta la verità»: che bello! Ciascuno comprende, per esperienza personale, che questo passaggio della coscienza mette le ali all’anima, le consente di volare, di librarsi leggera su qualsiasi situazione della vita. La verità rende liberi, dice Gesù. Eppure... Eppure la confessione dei propri peccati è un ostacolo spesso insormontabile: ammettere, di fronte a se stessi, la verità di questioni che vorremmo non fossero mai esistite, che minano alla base la stima che abbiamo di noi stessi e che gli altri hanno di noi beh… Rivelare le è nostre oscurità questo difficilmente a una persona sopportabile. Figuriamoci di che ci vuole fronte al bene è l’unico sacerdote. Meglio tacere. modo per Meglio dimenticare. parlarne Meglio negare. con verità: Ma Gesù ci vuole liberi e ci offre la chi ci ama il non smetterà libertà: sacramento della Riconciliazione. di amarci Rivelare le nostre oscurità a una persona che ci vuole bene è l’unico modo per parlarne con verità, senza mistificazioni: chi ci ama, pensiamo, non smetterà di amarci per quello che raccontiamo; questo amore è la nostra forza e la luce del nostro sguardo. Da soli ci nascondiamo; amati ci riveliamo: e ci amiamo di più. Confessarsi significa essere resi liberi grazie alla verità dell’amore. Non è un caso che spesso i bambini preferiscano raccontare le questioni più difficili che si trovano ad affrontare soprattutto ai nonni. Nel loro cuore, inconsapevolmente, sanno che i nonni ne hanno viste tante; sanno che non si scandalizzeranno; sanno che, se anche fossero scandalizzati, il loro affetto non verrebbe meno e continuerebbe a prevalere su tutto. Il legame è forte. I nonni sono fedeli. I nonni custodiscono i nipoti. Un nonno è per sempre. Questa immagine semplice della misericordia dei nonni trova la sua radice nell’amore del Padre celeste, il nonno di tutto il mondo. Egli è il Padre di Gesù, il Salvatore. Lo ha accompagnato a morire per i nostri peccati. Ha sostenuto Lui e ha perdonato noi: davvero grande è il suo amore. E davvero grande è anche la compassione di Gesù: tradito, perdona. «Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno». Gesù ha imparato dal Padre: quale Padre, tale Figlio. Se uno è amico di Gesù, confessarsi con Lui è cosa semplice: «Tu sai Gesù che ti voglio bene, abbi pietà di me!». Buona Pasqua. W la libertà.

Evadere dalle gabbie di Internet per restare umani Nel Web imperversano tribù dove informazioni e idee rimbalzano e si autoalimentano DI

GIANCARLO CARTECHINI

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a stanza nella quale sei appena entrato è buia. Sparsi sul pavimento ci sono alcuni cuscini sui quali sedersi. Sulla parete di fondo scorre a ciclo continuo un’opera di Ryoji Ikeda, artista e compositore giapponese di musica elettronica. Ti trovi a Roma per lavoro, e hai approfittato di qualche ora libera per andare a visitare una mostra di arte contemporanea, “Dream, l’arte incontra i sogni”.

Vicino alla tenda all’ingresso, un cartello avvisa che la visione dell’opera può provocare vertigini. Ora comprendi perché. Lo schermo proietta sequenze ipnotiche di numeri bianchi che precipitano velocissimi, poi si fermano, quindi invertono improvvisamente la direzione. Impossibile distogliere lo sguardo. Assi cartesiani in movimento individuano punti nello spazio definiti da stringhe alfanumeriche. Frequenze anomale, bit, pixel, pulsazioni. Atomi di suono puro, fruscii di fondo. Il battito di un cuore giunge filtrato dal liquido amniotico di cifre nel quale ti senti immerso e che ti affascina inspiegabilmente. Non riesci più ad uscire dalla stanza. Che sia proprio questo, ti viene da pensare, quello che accade nell’universo digitale? Il suo lato segreto, l’of-

ficina di algoritmi che governa il flusso di informazioni e di rapporti che finisce per rinchiuderci (che paradosso!) in gabbie dalle quali non siamo più in grado di liberarci? Walter Quattrociocchi, docente di scienze informatiche all’università di Venezia, ha recentemente affermato che quando navighiamo in rete consumiamo solo informazioni conformi alla nostra visione del mondo: le altre non le prendiamo neanche in considerazione. Adottiamo cioè strategie cognitive primitive. Come i cavernicoli del film “ I Croods”, ci dividiamo in tribù all’interno delle quali celebriamo il nostro credo condiviso. Detta in altri termini, si tratta di un aspetto preoccupante e irrazionale di polarizzazione delle opinioni, chiamato anche echo chamber: un am-

biente chiuso in cui le informazioni, le idee o le credenze rimbombano in continuazione, finendo per autoalimentarsi. Di fronte a questo fenomeno, tentare di fronteggiare il dilagare delle fake news solo con una verifica puntuale dei fatti e delle fonti, rischia di essere poco efficace. Per rompere l’incantesimo, sarebbe necessario cercare di limitare le derive emotive e polarizzanti della comunicazione e della stessa informazione. Uscire dalla stanza, insomma, cercare di abbatterne i muri. Già nel 1998 (età davvero preistorica per Internet) il sociologo francese Michel Maffesoli individuava il tratto caratterizzante della post–modernità proprio nell’incontro tra arcaico e tecnologico. Nella rete – affermava – nascono in continuazione vere e proprie

tribù tenute insieme da un collante di emozioni. E si spingeva ad affermare che la diffusione di Internet, e dei suoi micro gruppi, era la prova lampante della crisi della modernità e dei suoi Un’opera di Ryoji Ikeda valori universali. Le sue parole risuonano profetiche: ci una perenne emergenza. sono conquiste di civiltà che semNo, nessuna corazza, pensi uscenbravano acquisite in via definitiva e do dalla stanza che ti aveva inche invece traballano pericolosaghiottito. Sono le capacità di ramente. Le tecno–tribù veicolano egionare e di provare tenerezza, le mozioni che invece di svanire aucaratteristiche che ci rendono uomentano di volume a ogni passagmini. Non lasciamoci arruolare. gio di testimone. Lo sanno bene quei Piuttosto disertiamo. Alziamo le politici che fomentano odio e invimani nude, e andiamocene altrove. tano alla mobilitazione in nome di


Martedì 16 aprile 2019

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Comprare il Made in Marche con WeChat Pay il sistema di pagamento più usato dai cinesi Università di Macerata ha avuto un ruolo preminente negli ultimi anni contribuendo al consolidamento dei diversi legami di collaborazione tra istituzioni pubbliche ed imprenditoriali maceratesi e cinesi. Ciò ha fatto crescere nel tempo la presenza di Macerata sugli organi d’informazione a maggior diffusione nel grande Paese orientale e, di conseguenza, i flussi turistici cinesi in Italia inseriscono sempre più spesso la nostra regione tra le mete da visitare. Non solo Roma, Firenze e Venezia, come era un tempo, ma anche Ancona, Urbino, Macerata, Fermo e altre realtà marchigiane vedono arrivare sempre più turisti cinesi. Se si considera che nei prossimi anni il turismo cinese è

L’

quello per il quale si prevede il maggior sviluppo, l’importanza di questa attenzione è immediatamente evidente. Per favorire sempre più l’arrivo nelle Marche di turisti dalla Cina, ma anche per incoraggiare da parte dei cinesi l’acquisto di produzioni marchigiane, all’interno del “Luci”, il laboratorio umanistico per la creatività e l’innovazione dell’Università di Macerata, è nato “MiM – Made in Marche”. Il progetto, ideato da Gianluca Sampaolo, Elisa Giuliani e Irene Pini, proprio allo scopo di favorire i flussi turistici e commerciali cinesi, anche online, prevede l’utilizzo di WeChat Pay, la piattaforma di pagamento digitale più utilizzata in Cina. “MiM – Made in Marche”, per la sua capacità potenziale di creare un circuito in

L’inaugurazione del 729° anno accademico è stata occasione per rinsaldare la consapevolezza del

grado di valorizzare le produzioni locali attraverso una componente tecnologica e innovativa più vicina ai consumatori della più vasta nazione asiatica, è stato premiato come “migliore idea di impresa” da una giuria, composta da docenti, imprenditori e professionisti della comunicazione. Il “Luci”, coordinato dalla professoressa Francesca Spigarelli, delegata del rettore ai rapporti con le imprese, è un percorso interdisciplinare che si svolge da fine ottobre a febbraio ed ospita docenti, imprenditori e professionisti. Negli ultimi tre anni il Laboratorio ha organizzato attività in stretta sinergia con i Contamination Lab dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Università di Urbino. (Ale. Fel.)

valore raggiunto e delle ancora grandi potenzialità dell’Ateneo, in dialogo fecondo col territorio

Dal Congo a Civitanova: «Devo tutto ai maceratesi e a Unimc» Harmany Itoua–Elegan è un giovane congolese che ha studiato all’Università di Macerata e, dopo la laurea, ha trovato lavoro come “Sales area manager”del gruppo Simonelli di Belforte del Chienti. Oggi lui è una sorta di ambasciatore dell’azienda in tutti i paesi dell’Africa subsahariana ed è anche un esempio di buona integrazione. «Vivo a Macerata e – dice Harmany – devo tutto alle persone che qui mi hanno fatto sentire come a casa e all’Università di Macerata che mi ha dato un’ottima preparazione». Nato 31 anni fa a Brazzaville, capitale dell’ex colonia francese, Harmany, terminata la scuola superiore nel suo Paese, era stato ammesso a uno stage presso la sede Eni in Congo, dove ha trovato la spinta a imparare l’italiano. Con una piccola borsa di studio dell’ambasciata è arrivato dieci anni fa in Italia. Prima destinazione Pavia. Dopo pochi mesi, invitato da alcuni amici a Civitanova Marche, ha trovato qui il “calore” che fino ad allora gli era mancato. Si è innamorato di

Unimc, un’università sempre più internazionale DI

ALESSANDRO FELIZIANI

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al 1290, anno in cui a Macerata fu istituita la “Scuola di diritto”, sono passati più di sette secoli; per la precisione 729 anni. Ricorre, quindi, un anniversario che potremmo considerare del tutto “normale”, poiché una particolare rilevanza viene in genere attribuita ai “centenari”. Eppure il 729° anno accademico dell’Università di Macerata presenta più di una particolarità e la cerimonia d’inaugurazione che si è svolta al teatro Lauro Rossi lo ha evidenziato. Un primo aspetto – curioso, ma forse anche significativo, come ha tenuto a rimarcare il rettore Francesco Adornato – è dato da una coincidenza: anagrammando l’anno di fondazione dell’ateneo si ottiene proprio 2019. Un anno, questo, che segna per l’ateneo un traguardo di crescita e che nello stesso tempo può porsi come momento di partenza per un suo nuovo ulteriore sviluppo. Se dietro c’è un glorioso passato, davanti c’è dunque un futuro pieno di opportunità. Il secondo aspetto che si è delineato durante la stessa cerimonia d’inaugurazione è quello dell’internazionalizzazione, che in questi anni ha posto l’università di Macerata al centro di una rete di proficue relazioni. La “Carta di Macerata”, che su proposta del rettore Adornato, è stata nell’occasione sottoscritta dall’Unimc e da altre nove università di Francia, Spagna, Russia, Cina, Polonia e Albania, accentua la vocazione dell’ateneo maceratese ad abbattere muri culturali e costruire ponti, secondo l’insegnamento di padre Matteo Ricci ed Alberico Gentili. Oltre ai corsi di laurea a doppio titolo che già da qualche anno sono attivi con tali atenei, la “Carta di Macerata” apre «prospettive di ancor più ampia collaborazione con l’attivazione di nuovi corsi di studio o di ricerche comuni o di confronti su temi di rilevanza globale, come la questione ambientale, l’immigrazione, l’integrazione e la sicurezza, l’impresa sociale». L’Università di Macerata potrà così accrescere anche la propria “attrattività”, oggi sostenuta da un’ampia offerta didattica costituita da 11 corsi di laurea triennali, 15 corsi di laurea

I rettori presenti alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico

magistrale, 2 corsi di laurea magistrale a ciclo unico, 3 corsi di laurea magistrali impartiti in lingua inglese, 8 corsi di laurea a doppio titolo e, inoltre, corsi di dottorato, scuole di specializzazione post– laurea, Master. Gli studenti iscritti (circa undicimila, come un quarto della popolazione residente in città) provengono da 18 regioni italiane e quelli di cittadinanza straniera (434) arrivano da 60 Paesi di quattro continenti. Non a caso l’anno accademico è stato inaugurato durante la “International Week 2019”, una settimana di convegni e seminari tenuti dai visiting professor e da altri prestigiosi relatori giunti dall’estero. «L’Università – ha ricordato il rettore A-

dornato nel suo intervento – in quanto fondata sulla libertà di educazione e di ricerca scientifica, è stata e continua ad essere un ambiente favorevole per promuovere la cultura del dialogo, della cooperazione e della pace». I percorsi di internazionalizzazione dell’ateneo «contribuiscono – ha proseguito il rettore – a educare a una mente interculturale, … a superare possibili forme di discriminazione e precomprensione ideologica, politica o religiosa». Un terzo aspetto è quello del rapporto tra l’università e la città. Anche a seguito del depauperamento di diversi servizi prodottosi negli anni, Macerata è diventata sempre più una “città universitaria” e, come in tutte le città universita-

rie, l’ateneo è uno dei protagonisti (a Macerata probabilmente il principale) delle dinamiche economiche, sociali, culturali e urbanistiche. «Lo stesso centro storico – ha osservato Adornato – senza l’università avrebbe una diversa skyline e una diversa composizione sociale». Più che nel passato, oggi l’università è un “attore” strategico per Macerata, capace di creare valore, sia per gli investimenti sul territorio, sia per gli effetti diretti ed indiretti della presenza degli studenti. Una presenza, la loro, che appare oggi vitale per la città. E, come ha ripetuto il rettore dal palco del teatro comunale, «ciò che è utile all’Università lo è anche per la città, e viceversa».

Civitanova che assomiglia a Pointe–Noire, la città del Congo dove era vissuta da ragazzo, e non è più ripartito. Si è iscritto alla facoltà di Economia e Diritto dell’università di Macerata e per mantenersi agli studi ha lavorato come cameriere e come installatore di impianti fotovoltaici. Dopo la laurea triennale conseguita con una tesi in Ragioneria, ha proseguito gli studi fino a conseguire nel 2015 la laurea magistrale in Economia, sostenendo una tesi in “Principi contabili internazionali” con il prof. Andrea Fradeanni. All’Università di Macerata – ci dice – ho potuto studiare molto bene anche grazie alle ottime strutture e – tiene a precisare Harmany – nel mio lavoro mi trovo spesso a far riferimento alle lezioni del professor Federico Niccolini, di cui ho fatto tesoro. (Ale. Fel.)

eccellenza La Scuola Giacomo Leopardi un “unicum” nelle Marche oltivare talenti e le qualità dei giovani studenti: C questa la peculiarità principale della Scuola di Studi Superiori “Giacomo Leopardi”. Istituita dall’Università degli Studi di Macerata, con il contributo rilevante della Fondazione Carima, è nata nel 2008 per coltivare le attitudini dei migliori diplomati delle scuole superiori. È un istituto che si affianca ai corsi universitari offrendo seminari avanzati, di carattere innovativo e interdisciplinare, al fine di favorire la più elevata e qualificata preparazione degli studenti e per avviarli alla ricerca. Per mantenere lo status gli allievi devono conservare un elevato standard di rendimento nei corsi universitari e in quelli interni, ma i benefici sono molto rilevanti. I vincitori del concorso – con bando annuale – godono dell’esonero dalle tasse universitarie, di vitto e alloggio gratuiti, degli esami di certificazioni linguistiche e informatiche gratuiti, e di tutor individuali. I princìpi cardine della Scuola “Giacomo Leopardi” in sintesi sono: massimizzare i risultati della formazione e della ricerca, il coinvolgimento di docenti e ricercatori italiani e stranieri, la messa a disposizione di servizi e strutture di qualità; l’interdisciplinarità, l’internazionalizzazione, intesa come “valore aggiunto”, sia attraverso il confronto con i docenti e studiosi stranieri, sia con soggiorni di studio e di ricerca degli allievi presso le migliori Università e Centri di ricerca internazionali. La Scuola si articola su due Classi: la Classe delle scienze umanistiche, con studenti universitari che scelgono i corsi di studio dei Dipartimenti di Studi umanistici, lingue, mediazione, storia, lettere, filosofia, e Scienze della formazione, dei beni culturali e turismo; la Classe delle scienze sociali, per gli studenti dei Dipartimenti di Giurisprudenza; Economia e diritto; Scienze Politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali. Oltre alle lezioni previste dallo specifico Corso di Laurea, gli allievi della Scuola hanno l’obbligo di svolgere attività di ricerca e di frequentare i corsi interni della Scuola, che si articolano in seminari di classe e seminari interclasse. Per l’espletamento delle proprie attività istituzionali e formative la Scuola si avvale di docenti dell’Ateneo maceratese e di docenti provenienti da altri Atenei, italiani e stranieri, oltre a personalità del mondo scientifico e imprenditoriale. Ogni anno, inoltre, il Consiglio di Direzione della Scuola individua un tema portante che viene affrontato all’interno di ciascuna classe con approccio pluridisciplinare, trasversale e seminariale. Anche la location della Scuola è assai rappresentativa: attualmente è situata nel prestigioso Palazzo De Vico, nel cuore del centro storico e uno degli edifici più antichi di Macerata, mentre gli allievi risiedono gratuitamente presso il Collegio Universitario Matteo Ricci–Li Madou, a pochi passi dal centro storico. Direttore, per il triennio 2017/2020 è il professor Luigi Alici, docente ordinario di Filosofia morale. Giuseppe Luppino

Post-terremoto: trasparenza, una sfida che va vinta Un convegno ha evidenziato le persistenti criticità che incontra il percorso della ricostruzione in ambito pubblico e privato DI

MAURO GIUSTOZZI

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randissima partecipazione all’edizione 2019 della Giornata per la trasparenza organizzata dall’Università di Macerata, col patrocinio della Regione Marche, lo scorso 4 aprile presso il Polo didattico Pantaleoni. Un interesse certamente merito del tema che metteva in connessione le problematiche della trasparenza e della prevenzione del fenomeno corruttivo con quelle, attuali e sofferte, della ricostruzione post terremoto. Dopo la gestione dell’emergenza, anch’essa

non priva di criticità, la discussione sulle procedure e sull’impianto normativo che disciplinano la ricostruzione, evidenzia persistenti difficoltà ed è motivo di non poche polemiche. L’Ateneo ha inteso cogliere la diffusa domanda formativa in questo settore e coniugare l’annuale riflessione sulla trasparenza con le problematiche più sentite ed attuali per le amministrazioni, i pubblici funzionari e anche, non da ultimo, il vissuto quotidiano di migliaia di persone. L’ingegner Andrea Crocioni, dell’Ufficio Speciale Ricostruzione della Regione Marche, ha illustrato la complessa macchina organizzativa che presiede alla ricostruzione e che deve assolvere alle esigenze di trasparenza e prevenzione della corruzione, ma nel contempo assicurare speditezza nelle procedure di appalto. Certamente un compito non facile alla luce degli innumerevoli passaggi amministrativi e burocratici, peraltro non sempre

chiari. L’ampiezza del cratere e la sua frammentazione (sono oltre 150 i Comuni interessati, anche di piccolissime dimensioni), unite alla carenza di personale tecnico esperto, hanno reso da subito indispensabile l’utilizzo di una piattaforma informatica sul modello di quella predisposta per l’Expo 2015. Non sono mancate difficoltà legate al digital divide, considerato che molti soggetti interessati sono anziani e con scarsa familiarità con gli strumenti informatici. Non facilitano la situazione i continui aggiornamenti normativi che, come è stato ricordato, hanno interessato il DL Terremoto per ben nove volte dal 2016 ad oggi. È stata così ribadita la necessità e l’urgenza di protocolli e procedure stabili per fronteggiare in modo più adeguato ed efficiente eventuali possibili emergenze in territori a forte rischio sismico. Introdotti dal Direttore del Dipartimento di

Giurisprudenza, il professor Stefano Pollastrelli e coordinati da Francesco De Leonardis, ordinario di Diritto amministrativo a Macerata, i lavori hanno toccato tutto l’ampio spettro della materia: il Piano nazionale anticorruzione 2018 e tutte le problematiche legate alla redazione e gestione dei Piani delle singole pubbliche amministrazioni, sono stati i temi dell’intervento di Stefano Villamena, Docente di diritto amministrativo di Unimc; il ruolo del responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, il Whistleblowing, le linee guida dell’Anac ed, infine, i profili penalistici sono stati affrontati negli interventi del professor Giammarco Sigismondi dell’Università Cattolica di Milano, del professor Benedetto Ponti dell’Università di Perugia, del Direttore generale di Unimc Mauro Giustozzi, del professor Roberto Acquaroli di Unimc e dei dottori Fulvio Costantino e Alessandro Berrettini.


Martedì 16 aprile 2019

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«Signore, insegnaci a pregare... nella comunità»: Terzo appuntamento diocesano per le famiglie DI LAURA E

GABRIELE CARDINALI

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a temperatura era più fredda del solito, ma il calore degli amici di Cingoli è stato sufficiente a riscaldare una domenica pomeriggio dal cielo grigio, ma con qualche sprazzo di sole che di tanto in tanto filtrava dalle finestre della Collegiata di Sant’Esuperanzio. Il percorso diocesano per le famiglie quest’anno è stato itinerante, come vera e propria Chiesa in uscita. Partito a ottobre da Recanati, a gennaio si è spostato a Tolentino e quindi, domenica 7 aprile, a Cingoli. Un pomeriggio di ascolto e di celebrazione, con il vescovo Nazzareno Marconi che ha spezzato la Parola per le tante famiglie che affollavano i banchi della chiesa, mentre le catechiste della città si sono prese cura dei bambini. Vera esperienza di Chiesa-comunità che ha visto partecipi varie realtà cingolane: dal coro di Villa Strada, all’équipe dei fidanzati della Unità

pastorale, dai volontari di Sant’Esuperanzio, ai tanti amici che hanno reso un servizio nella celebrazione eucaristica e nel rinfresco offerto al termine o nel preparare i mattoncini di legno con il logo della giornata, regalati al termine della catechesi del Vescovo alle famiglie: siamo tanti mattoni di questa Chiesa, chiamati a portare nel mondo il Vangelo della Famiglia. «Come ogni famiglia ha la sua casa e la ama, così ogni comunità ha la sua casa: la chiesa. Per sentirsi famiglia ci vuole una casa, così anche per sentirsi comunità ci vuole una Chiesa, che è casa del Padre, luogo dove la comunità cristiana fa memoria e celebra la speranza». Così il vescovo Nazzareno ha incoraggiato le coppie presenti. Presentando la figura di Simeone e Anna, due anziani che pregano e servono Dio nella loro casa che è il tempio. Due anziani che portano con sé un mistero e che sono immagine della famiglia dei credenti. Simeone in particolare è immagine del credente cha ha me-

moria del suo passato, e al contempo la visione dell’attesa, della speranza. E dopo la bella e preziosa testimonianza di Fabrizio e M. Grazia, genitori della casa famiglia “Il chicco di grano” dell’Associazione papa Giovanni XXIII presente da qualche anno a Botontano di Cingoli, il nostro pastore ha spiegato il mistero della Chiesa paragonandola alla luna, che risplende di luce riflessa, la luce di Gesù. Così la giornata si è conclusa con un’Eucaristia celebrata con la consapevolezza di essere una grande e bella famiglia, che nonostante differenze e fatiche, desidera camminare tendendosi la mano per far risplendere la luce dell’unico sole, che è Cristo. Il prossimo appuntamento è per il pomeriggio di domenica 19 maggio, all’Oasi Buon Pastore, presso la parrocchia di Collevario a Macerata. Si svolgerà la Festa della Famiglia, con la partecipazione della teologa Rosanna Virgili e con la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo.

Da «città della paura» a «città in uscita»: la ricerca sul BenVivere promossa da Avvenire smentisce false immagini e riconosce le tante qualità del nostro territorio

Chiesanuova di Treia, svelato quadro sulla Crocifissione Svelato durante la Lectio quaresimale a Chiesanuova di Treia il dipinto della Crocifissione realizzato dal parroco don Peter Paul Sultana. Un quadro di grandi dimensioni, 3×3 metri, posizionato in una sala poco distante dalla chiesa inagibile dopo il terremoto del 2016. Si tratta della riproduzione di un’opera che Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale, ha realizzato insieme alla sua équipe a Scandicci, come spiegato dallo stesso parroco: «Sono stato autorizzato alla realizzazione – ha spiegato don Peter – ; si tratta di un invito alla preghiera e rappresenta un po’ il ponte tra Oriente e Occidente che Kiko sta cercando di creare attraverso il fondamento teologico delle immagini sacre. Ciò con

Macerata, uno dei luoghi più "generativi" d’Italia DI

MASSIMILIANO COLOMBI

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iamo di fronte alla “buona notizia” perfetta. Perfetta perché arriva in un momento davvero particolare e concorre ad invertire una narrazione insostenibile di Macerata come “città della paura”, efficace per le retoriche politiche, ma micidiale per la vita dei cittadini. Perfetta in quanto restituisce alla città una consapevolezza che rischiava l’evaporazione: città e comunità non sono alternative. Perfetta soprattutto perché consente di cogliere uno dei tratti fondativi della città di Macerata: una città “estroversa”. Macerata “estroversa” si presenta come città della cultura che valorizza l’estro e la creatività; per la storica vocazione di città del dialogo e dell’accoglienza, attraverso un canale preferenziale con l’Oriente sulle orme di Padre Matteo Ricci; città della pace capace di pensare forme non–violente della convivenza; città di Maria, madre di Dio e testimone di una Chiesa materna e carica di misericordia. Una città che testardamente cerca di coniugare cultura, socialità e spiritualità. Se questi tratti a volte fanno fatica ad essere riconosciuti da molti maceratesi, sono stati mirabilmente valorizzati dalla ricerca promossa da “Avvenire”. Macerata “generativa”, all’ottavo posto tra tutte le città italiane è una notizia ricostituente per tutta l’area “micropolitana” che intorno alla città coinvolge altre piccole e medie città. Siamo di fronte ad una “generatività di territorio” che grazie a Macerata viene riconosciuta a livello nazionale. I ricercatori riconoscono “Macerata generativa” per la «capacità di incidere positivamente nella vita di altri esseri umani» e per la propensione alla “trasmissione generazionale di ciò che ha valore”. In sintesi «la generatività costituisce probabilmente la componente principale della ricchezza di sen-

La Piazza della Libertà a Macerata in uno scatto di Andrea Del Brutto

so e di soddisfazione di vita». Ritornano alla mente parole antiche che senza alcuna nostalgia ma con una carica profetica incontestabile possano ricollegare la generatività all’impegno di un “pensiero politico” sulla città. In qualche modo riafferma, anche in questa epoca dell’individualismo metodologico, la possibilità di costruire insieme la città dell’uomo a mi-

sura d’uomo (Giuseppe Lazzati). Nello stesso tempo risuonano le parole generative di don Lorenzo Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia». In questa prospettiva il lavoro coordinato dall’economista Leonardo Becchetti consegna alla città una mappa di “beni comuni” di

cui aver cura e su cui investire per irrobustire la propensione generativa della città. Un progetto generativo per Macerata deve avere attenzione e cura per: (1) le condizioni potenziali personali (reddito, salute, istruzione); (2) le condizioni potenziali di territorio (assenza di corruzione, libertà d’iniziativa) e (3) l’attivazione individuale–ge-

neratività in atto (comportamenti generativi dei singoli è l’elemento più importante). In questo quadro un elemento cruciale è l’ impegno “generativo”: dalla raccolta differenziata, alle imprese certificate come “ecologiche”; dal tasso di matrimoni, al numero medio di figli per donna; dalla percentuale di imprese di stranieri, ai volontari nelle istituzioni non profit; dalla partecipazione al voto, al numero di cashmob e/o slotmob (le iniziative a sostegno del piccolo commercio locale e contro l’azzardopatia, ndr). In una stagione di ripensamento della città e con una campagna elettorale già vivace in vista delle elezioni amministrative del 2020, avere una mappa delle questioni che contano è anche un dono prezioso per la città e richiama tutti a non sprecare l’occasione. Una Macerata “generativa” è anche la città che coltiva la propria capacità di “sentire la ferita dell’altro” che diventa accoglienza e mobilitazione per sostenere chi fa più fatica. In questa epoca del castigo (Didier Fassin) il rischio che il povero diventi anche colpevole è molto elevato. Dalla Chiesa alle istituzioni, dal volontariato alla politica, nessuno può sentirsi immune. In questa prospettiva sostenere uno “sviluppo generativo” significa alimentare il desiderio di vita buona, non per sé ma per tutti, a partire da quelli che fanno più fatica. Allora Macerata estroversa e generativa può essere un laboratorio per una “città in uscita” che, come la Chiesa in uscita di papa Francesco, sia capace di prendere l’iniziativa, di coinvolgersi e di accompagnare le donne e gli uomini di questo tempo, con l’obiettivo che nessuno finisca per vivere la condizione di scarto. Accanto ai buoni lasciti sarà allora possibile generare nuovi inizi. La ricerca sul BenVivere in Italia è disponibile all’indirizzo http://benvivere.avvenire.it

colori un po’ più vivaci e una interpretazione più moderna». Gremita la sala, con i fedeli che si sono a lungo trattenuti dopo la preghiera per vedere da vicino e fotografare il dipinto: «La ragione di questa immagine è nel suo contenuto di fede – ha aggiunto don Peter –; Cristo che ci ama in modo fenomenale, così che le sua braccia, disegnate in modo sproporzionato e in un abbraccio aperto, possano accoglierci». È soddisfatto il parroco anche per la grande partecipazione di fedeli: «Sono contento che ci sia stata questa accoglienza». Andrea Mozzoni

giovani

A Passo Treia la Gmg diocesana: abbracciare la vita, così com’è l termine dei quaranta giorni della Quaresima e in concomitanza con la Domenica delle Palme A si vive la Giornata Mondiale dei Giovani a livello locale e diocesano. Quest’anno si è trattato di un appuntamento che ha concluso un percorso a forte connotazione mariana, intrapreso tre anni, fa richiamando l’immagine di una gioventù in cammino, in sintonia con il percorso del Sinodo dei Giovani e della Gmg mondiale di Panama, vissuta nello scorso gennaio. L’ultimo tratto di questo triennio è stato tracciato dalla virtù teologale della speranza, incentrando il tema nel versetto del vangelo di Luca: «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola» (1, 38). Nella diocesi di Macerata la Gmg si è svolta nel pomeriggio di sabato 13 aprile a Passo di Treia; vi hanno preso parte giovani dai 15 anni in su provenienti dalle varie unità pastorali, associazioni, movimenti, accompagnati dai loro educatori e sacerdoti. Un appuntamento importante per la comunità parrocchiale ospitante che da mesi preparava l’incontro; il risultato è stato una bella giornata vissuta insieme, ricca di tanti doni: dall’accoglienza animata dai giovani della Gifra (Gioventù Francescana), alla super merenda, all’animazione liturgica. In piccolo si è voluto far vivere e/o rivivere a tutti i partecipanti i momenti importanti della Gmg di Panama. Riprendendo le parole del Papa e con l’aiuto dei giovani che hanno vissuto l’esperienza direttamente, abbiamo costruito un percorso che ci portava a vivere appieno la parola di Dio nella nostra vita. All’inizio è stata consegnata una benda che ha permesso ai giovani di “chiudere gli occhi” per ascoltare il discorso alla Via Crucis della Gmg, in cui Francesco indicava le sofferenze che oggi ci sono nel mondo interrogandoci su cosa «Noi, Signore, cosa facciamo? […] come reagiamo?». La riflessione è continuata per gruppi e prendendo come riferimento il brano del vangelo di Bartimèo, cieco di Gerico (Mc 10, 46–52), i giovani, aiutati dagli animatori e sacerdoti, hanno ricercato in sé il desiderio di amore e cosa impedisce di vederlo, cosa rende ciechi. La conclusione sè stata vissuta tutti insieme in chiesa, davanti al Santissimo, guidati dalle parole del Pontefice e del vescovo Nazzareno. Il Papa aveva sottolineato che “dire «Sì” al Signore significa avere il coraggio di abbracciare la vita come viene, con tutta la sua fragilità e piccolezza e molte volte persino con tutte le sue contraddizioni e mancanze di senso» e il Vescovo ha evidenziato che i difetti, le cecità dovremmo vederle come la nostra bellezza perché ognuno di noi è amato in modo speciale da quel Padre che non ci abbandona mai e non dobbiamo chiudere gli occhi, ma aprirli per vivere in pieno la vita e amarla per tutto quello che dona e per quello che abbiamo perchè «Il primo passo consiste nel non aver paura di ricevere la vita come viene, non avere paura di abbracciare la vita così com’è» (Papa Francesco). Elisa Merlini

Tradizioni pasquali: la tavola più imbandita dell’anno Dopo l’austerità quaresimale la festa raccoglie le famiglie attorno ai piatti della tradizione preparati da “vergare” orgogliose DI

UGO BELLESI

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ome è noto la Pasqua è preceduta dalla Quaresima e la nostra popolazione rispettava rigorosamente il ritmo delle astinenze e dei digiuni. È così che si arrivava alla Pasqua con un irrefrenabile desiderio di cibo. Ma bisognava anche andare alla Messa (quella cantata delle 11.30) e fare la Comunione (era obbligo essere a digiuno). Si tornava a casa con una fame “nera” per cui le vergare avevano preparato una “colazione” pantagruelica. Si iniziava ad assaggiare la coratella di agnello cotta con le cipolle, abbina-

ta a fette di pizza al formaggio. Si proseguiva con le uova sode, e poteva bastare un uovo a testa ma se poi qualcuno invitava alla gara della “scoccetta” allora se ne potevano mangiare molte di più. Si continuava con la frittata d’uova alla mentuccia, seguita da testine di agnello al forno con le patate. Il tutto abbinato con i vini del territorio e non mancava mai il vino cotto da abbinare alla Pizza dolce di Pasqua. A quel punto, essendo ormai arrivati alle 15 o alle 16, qualcuno decideva di andare a fare un riposino e così il gruppo dei commensali si scioglieva. L’unica a non andare a riposare era la vergara, perché poco più tardi i commensali sarebbero tornati a tavola per quella che oggi chiameremmo “merenda/cena”. Si partiva dai salumi perché bisognava smaltire gli insaccati più “vecchi” e si cominciava ad assaggiare quelli nuovi: ciauscolo, salame lardellato, salametto di fegato, lonzino ecc. Si

proseguiva con la coratella di agnello (questa volta cotta in frittata con le uova). Il primo era costituito da minestra in brodo di gallina con fette di pane indorate nell’uovo battuto e parmigiano. Si concludeva con un coscio di agnello arrostito al forno con patate. Al posto del pane, la classica pizza di formaggio. A questo punto arrivava una interminabile raffica di dolci. Infatti la nostra tradizione ha riservato per il periodo pasquale un gran numero di preparazioni dolciarie, come non avviene neppure a Natale. Ne ricordiamo le più significative. La “Pizza dolce di Pasqua” aveva questi ingredienti: uova, lievito di birra, la massa di pane, olio, canditi, uva passita, la buccia grattugiata di limone, latte, mistrà, un bicchiere d’acqua e per guarnizione albume e zucchero a velo. Per confezionare due “Ciambelle” occorrevano: 2 uova, 2 cucchiai d’olio, 2 cucchiai di zucchero, 2 cucchiai di mistrà, la buccia grattugiata di un limone, farina e,

per guarnire la superficie, albume d’uovo e zuccherini colorati. I “Calcioni di formaggio” sono a forma di ravioli; la superficie superiore è tagliata a croce per far uscire (al calore del forno) il ripieno composto da un impasto di uova, farina, pecorino grattugiato e olio. Anche i “Picù” erano a forma di ravioli ma con pasta sfoglia dolce mentre il ripieno era a base di rossi d’uovo, ricotta, zucchero, vino cotto, cannella e buccia grattugiata di limone. I “Caciù” si confezionavano ricavando dalla sfoglia di pasta all’uovo dei tondini di 10 cm che poi erano farciti con una purea di fave lessate (con una foglia di alloro) e passate al setaccio. Di origine conventuale è la ricetta dell’”Agnello di Pasqua”. Si tratta di un dolce a forma di agnellino coricato, composto da pan di Spagna spruzzato di liquore e ripieno di crema, cioccolato e mandorle; il tutto coperto da uno strato bianco costituito da ricci di zucchero filato.


Martedì 16 aprile 2019

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Lettorato e accolitato: tappe del cammino con la meta del diaconato permanente DI GABRIELE CRUCIANELLI

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opodomani, Giovedì santo, 18 aprile, durante la Messa crismale presieduta dal nostro vescovo Nazzareno presso l’Abbazia di Fiastra, Renzo Mazzieri, Denis Marini, Mario Torregiani, Carlo Migliorelli, Andrea Marinozzi e Antimo Gambardella, candidati al diaconato permanente, riceveranno i ministeri del lettorato e dell’accolitato. È significativo che i suddetti ministeri siano conferiti loro durante questa celebrazione che apre i tre giorni più importanti dell’anno liturgico; si tratta infatti di un momento vocazionale che coinvolge tutta la Chiesa

particolare, che viene arricchita continuamente dal Signore, nella vitalità dello Spirito, con vari ministeri e carismi. Raccogliendo anche la ricchezza delle precedenti riflessioni della Chiesa su questi due ministeri, il documento della Cei “I ministeri nella Chiesa” del 2017 afferma: «L’ufficio liturgico del lettore è la proclamazione delle letture nell’assemblea liturgica. Di conseguenza il lettore deve curare la preparazione dei fedeli alla comprensione della Parola di Dio ed educare nella fede i fanciulli e gli adulti. […] Suo impegno, perché al ministero corrisponda un’effettiva idoneità e consapevolezza, deve essere quello di accogliere, conoscere, meditare, testimoniare la Parola di Dio che egli deve trasmettere» (n.7). E riguardo all’accolito, il suo ufficio liturgico viene definito come quello: «di aiutare il presbitero e il diacono nelle azioni liturgiche; di distribuire o di esporre, come

ministro straordinario, l’Eucaristia. Di conseguenza, deve curare con impegno il servizio all’altare e farsi educatore di chiunque nella comunità presta il suo servizio alle azioni liturgiche. Il contatto che il suo ministero lo spinge ad avere con “i deboli e gli infermi” lo stimola a farsi strumento dell’amore di Cristo e della Chiesa nei loro confronti» (n. 8). Comprendiamo quindi la grande importanza di questo passo nel cammino che questi nostri fratelli stanno percorrendo verso il diaconato permanente. Donando loro tale vocazione il Signore li chiamerà infatti a vivere, sostenuti dalla grazia sacramentale, il loro servizio al popolo di Dio in comunione con il vescovo e il suo presbiterio, nel ministero della liturgia, della predicazione e della carità. Accompagniamoli con la nostra preghiera. sacerdote direttore del Centro diocesano vocazioni

Più di 120 famiglie sono sorrette ogni mese in un cammino che ha già condotto molti nuclei a uscire dal bisogno, fino ad essere in grado di mantenersi autonomamente

Per sei sacerdoti diocesani 50, 60 e 70 anni di Messa

La Messa crismale col ricordo dell’istituzione del sacerdozio ministeriale è occasione per fare memoria dei presbiteri che celebrano un anniversario particolarmente significativo. Sono 50 anni di Messa per l’arcivescovo Renzo Fratini, originario di Urbisaglia, nunzio apostolico in Spagna, ordinato il 6 settembre 1969. Il 27 settembre dello stesso anno fu ordinato anche don Luigi Taliani, storico direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi e ancora oggi colonna di EmmeTv. Festeggiano 60 anni di sacerdozio don Giuliano Cingolani ordinato il 5 aprile 1959. Nello stesso giorno è

Solidarietà, quasi 1.600 aiutati dall’Emporio DI EMANUELE SEVERINI *

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nche nel 2019 prosegue l’attività dell’Emporio della Solidarietà di Macerata, azione promossa dalla Caritas diocesana in partenariato con il Comune di Macerata, le Acli–Punto famiglia di Macerata, il Gruppo di volontariato vincenziano (Gvv) di Macerata, l’associazione Centro di Ascolto e di prima accoglienza ed i centri di ascolto delle parrocchie maceratesi. Avviato nel 2015 e giunto quindi al suo quarto anno di attività, l’Emporio ha accolto dalla sua apertura 415 famiglie per un totale di quasi 1.600 persone ammesse e seguite in un percorso di accompagnamento verso la fuoriuscita dallo stato di bisogno. Essere ammessi al percorso dell’Emporio non significa solamente avere la possibilità di “fare spesa” gratuitamente ogni mese attraverso una tessera a punti che viene consegnata alla famiglia, ma significa anche ricevere un aiuto nel tentare di rispondere ai bisogni che hanno portato alla richiesta di aiuto: disoccupazione, sfratto, debiti, dipendenze, ecc. In questo aspetto in particolare è importante il lavoro di analisi della situazione e progettazione dell’intervento fatto in sinergia tra Caritas, Servizi sociali del Comune e le associazioni partner del progetto (ad esempio le Acli e tutto il ventaglio di servizi che offre). Il percorso di accompagnamento è strutturato in step semestrali, al termine dei quali si va a verificare se il percorso di fuoriuscita dallo stato di bisogno è seguito dalla famiglia beneficiaria e se sta funzionando. Ad oggi molte famiglie che avevano iniziato il loro percorso all’Emporio, non lo frequentano più: o perché hanno risolto i problemi che le affliggevano e si sono allontanate autonomamente, o perché ritenute dalla Commissione di valutazione non più bisognose dell’accompagnamento. In questa maniera è possibile dare spazio e attenzione a nuove domande di aiuto, senza cronicizzare gli

Scaffali dell’Emporio della solidarietà

interventi su utenti che altrimenti rischiano di diventare, senza un giustificato motivo, “storici”. È ovvio che in casi di cronicità conclamata (cioè l’impossibilità di fuoriuscire dallo stato di bisogno per difficoltà oggettiva), l’accompagnamento prosegue anche nel medio–lungo periodo. Negli ultimi mesi l’accesso all’Emporio di Macerata è stabile e si attesta sulle 120–130 famiglie mensili: un dato in linea se non superiore a quello degli altri empori presenti nella nostra Regione. A tal

informazioni

Sede e orari di apertura Via Silone 12/C (Zona San Francesco) 62100 Macerata Telefono: 0733.1833463 Orario di apertura: lunedì e mercoledì dalle 16 alle 18:30 venerdì dalle 9 alle 11:30

proposito, nelle scorse settimane Caritas Marche ha avviato un “Coordinamento Empori” regionale, al cui tavolo di lavoro partecipa la realtà del nostro Emporio (insieme a quelli di Ancona, Osimo, Jesi, ecc.). Il coordinamento sarà utile per confrontarsi sulle problematiche rilevate e sulle soluzioni migliori da adottare, oltre che per attuare una sinergia ed un’ottimizzazione a livello regionale nei contatti con gli enti (con l’avvio di collaborazioni di più ampio respiro) e con i fornitori (miglioramento di preventivi). È importante ricordare che i prodotti che si trovano all’interno dell’Emporio di Macerata sono in parte prodotti Agea (l’Agenzia governativa per le erogazioni in agricoltura) forniti gratuitamente attraverso il Banco

educazione digitale. Nella Rete senza farsi truffare Un Festival per insegnare a tutti a «navigare» DI DANIELA ZEPPONI

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al 4 al 7 aprile si è svolto a Macerata il Festival Villaggio digitale, che ha ospitato quasi venti eventi di formazione su tematiche digital. Eventi per le famiglie e per le donne, per i giovani e i meno giovani, per aziende e liberi professionisti, tutte accomunate dalla cifra stilistica di Red–Rete Educazione digitale, l’associazione alla base del progetto: sensibilizzare le persone sulla necessità di dedicare tempo alla propria educazione digitale. Se da un lato infatti, soprattutto nei giovani e nei giovanissimi, le conoscenze tecniche sono approfondite, manca alla base una vera e propria cultura del digitale. Manca la conoscenza delle regole, manca una formazione che permetta di non incappare in malintenzionati ma anche di non fare errori che possano danneggiare se stessi e gli

altri. E quindi si è fatta educazione digitale parlando di adescamento per mettere in guardia i ragazzi, e di truffe sentimentali e reati di cui sono spesso vittime le donne, di protezione dei dati e di truffe ai consumatori, ma anche di rischi che si corrono con i figli se usiamo la tecnologia come tata, senza cercare con loro un dialogo costruttivo. Ma nel Villaggio digitale si è sottolineato come il mondo digitale offra infinite opportunità di sviluppo e di lavoro. Ci sono nuove professioni che le persone non hanno ancora sentito nominare, e magari potrebbe essere proprio il web uno strumento per limitare il gender gap nel mondo del lavoro, offrendo opportunità alle donne. Red–rete educazione digitale quindi si augura che “Villaggio digitale” possa essere davvero un tassello (magari piccolo ma comunque significativo) di un nuovo Rinascimento culturale digitale.

delle Opere di Carità; in parte sono prodotti derivanti da collette (vedi quella del mese di marzo scorso) e donazioni; per il resto sono acquisti effettuati con fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica che riceviamo da Caritas Italiana in seguito ad approvazione di specifici progetti da noi presentati. Questi fondi hanno permesso di ampliare molto il paniere di prodotti Agea, acquistando ulteriori tipologie di alimenti, prodotti freschi di zona, surgelati, prodotti per l’igiene personale e della casa, articoli di cartoleria. Novità degli ultimi giorni è la possibilità di trovare all’Emporio anche alcuni farmaci da banco, frutto di una nuova collaborazione avviata con il Banco Farmaceutico che ha effettuato una colletta nelle farmacie lo scorso mese di febbraio: medicinali prelevabili tramite la card dell’Emporio unitamente alla ricetta bianca del medico. * responsabile Progetto Emporio della Solidarietà Macerata

diventato sacerdote anche don Quinto Lombi, a lungo missionario prima in Argentina e poi in Ecuador. Don Giulio Borsini è stato ordinato il 12 luglio 1959 ed è stato a lungo parroco a Montefiore di Recanati. Il memorabile traguardo di 70 anni di Messa sarà tagliato, a Dio piacendo, da don Lamberto Pigini il prossimo 26 giugno. Il sacerdote, nato 95 anni fa a Recanati, si è distinto in campo imprenditoriale dando vita a un gruppo di una decina di aziende con circa cinquecento dipendenti.

il servizio

Alle coppie ferite mano tesa per provare a risollevarsi pesso ci poniamo in un atteggiamento di “persone regolari”, che vivono nella « S “normalità” e, dall’alto di tale posizione, affrontiamo i problemi di chi è nella difficoltà o in una situazione irregolare. Il progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia è un progetto straordinario dentro il quale si incarna l’amore stesso della Trinità. Solo attraverso i doni della grazia è possibile vivere in modo pieno un tale progetto. Siamo tutti in questo cammino di fiducioso abbandono alla misericordia del Padre, consapevoli delle difficoltà e della crescita che ciascuno è chiamato a fare». Con queste parole, nel 2009 l’allora vescovo di Macerata Claudio Giuliodori spronava le coppie che, con estrema umiltà, si mettevano a servizio della delicata pastorale dedicata alle famiglie in difficoltà. Un impegno che si rinnova da 10 anni e che ha permesso nel tempo di dare sostegno a molte persone che attraversavano un periodo cruciale della loro vita. Di fronte a una società che esalta le libertà individuali e che vede divorzi e separazioni in forte aumento, e matrimoni in calo, la pastorale delle famiglie in difficoltà lavora con una vicinanza concreta alle persone che le si affidano, con la volontà di riavvicinarle a Cristo. L’esperienza si sviluppa attraverso incontri, ma soprattutto con un accompagnamento alla crescita personale svolto dalle varie coppie dell’équipe con il supporto di esperti e sacerdoti, una vicinanza che si è dimostrata spesso un aiuto decisivo per chi si è trovato ad affrontare un divorzio. I frutti di tale accompagnamento non sono certo immediati, ma le situazioni che nel tempo sono evolute fino a una ritrovata serenità e anche la completa regolarizzazione non mancano, anche attraverso il riconoscimento giuridico della nullità di precedenti unioni matrimoniali. Sono altresì numerose le persone che grazie anche agli sforzi delle coppie guida ora sono inserite in contesti parrocchiali o cammini di fede. Nell’ultimo anno si sono svolti presso l’oasi Buon Pastore di Macerata sei incontri in collaborazione con il consultorio familiare e seguiti da esperti, col coinvolgimento di una ventina di persone. Punto focale della pastorale per le famiglie in difficoltà è l’ora di adorazione che ogni terzo giovedì del mese l’équipe conduce da 10 anni nel monastero del Corpus Domini; ristoro spirituale in cui le coppie che seguono le situazioni difficili affidano alla preghiera ogni situazione. Chi sentisse il bisogno di mettersi in cammino attraverso tale accompagnamento può chiedere informazioni al proprio parroco, all’Oasi Buon Pastore presso la parrocchia del quartiere Collevario a Macerata o all’Ufficio Famiglia della Diocesi al numero 329.8911082. (M.N.M.)

Istantanee dei momenti di fraternità L’Ac ha lanciato il concorso fotografico «Ascolta. Scatta l’accoglienza». Il messaggio di san Giuliano ospitaliere oggi

DI SIMONE

L’

BARONCIA

Azione Cattolica propone un concorso fotografico (bando scaricabile dal sito www.azionecattolicamacerata.blogspot.com) sul tema dell’accoglienza: “Ascolta. Scatta l’accoglienza”. L’idea è scaturita dalla riflessione intorno ad un proverbio locale, che recita: «Quanno a lu conventu vusseno vocche affamate, lu priore ordina: vrodo lungu e seguitate» (Quando al convento bussano bocche affamate, il priore ordina: brodo lungo e continuate). Un’altra riflessione ha tratto origine da un pensiero di Vittorio Bachelet del 1964 per il quale la generatività si sviluppa nella prospettiva educativa dell’incontro, «ma questa prospettiva è anche più libera e può essere perciò più feconda;… impone, alle nuove generazioni, nuove scoperte dell’esperienza della società che si trasforma, e nuove re-

sponsabili scelte per la costruzione di una società migliore, cioè di un bene comune più compiutamente realizzato nella nuova situazione storica». Presentando il concorso, patrocinato dal Comune di Macerata, il fotoreporter Claudio Colotti, e il collaboratore di Emmaus, Giancarlo Cartechini, hanno raccontato le suggestioni di incontri sviluppatisi con uno stile di relazione, disposto all’ascolto dell’altro per creare visioni di socialità. L’Azione Cattolica propone quindi la fotografia come modalità di guardare la realtà e per ascoltare la generatività nei luoghi in cui si vive; utilizzare lo scatto fotografico per fermare un momento di accoglienza, come dimensione primaria del vivere, nel solco del patrono san Giuliano l’ospitaliere. Le opere devono essere inviate entro 31 maggio all’indirizzo di posta elettronica dell’associazione: formac.macerata@gmail.com.


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