Da Pastore a Pastore SETTIMANALE D’OPINIONE
Spedizione in abbonamento postale 45% art. 2 comma 20/B Legge 662/96 - Filiale di Macerata.In caso di mancato recapito, il mittente chiede la restituzione e si impegna a pagare la tassa dovuta
Emmaus via Cincinelli 4 62100 Macerata
anno
XXIX n° 29 | 26 luglio 2014 | 1 euro
L'ACCOGLIENZA DELLA CEM
«Vieni con fede tra noi» Luigi Conti* Caro Vescovo Nazzareno, fratello carissimo, «grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro» (2Tm 1,2), noi Vescovi delle Marche ti attendiamo per condividere con te il cammino delle nostre Chiese e, in esse, di tutta la Chiesa «costruita sul fondamento degli Apostoli» (Ef 2,20). Con gioia abbiamo salutato la tua elezione e aspettiamo la tua ordinazione. Come Paolo si ricordava nelle preghiere di Timoteo e gli rammentava la sua «fede schietta», così è per noi. Hai fatto bene a ricordarcelo: la tua fede schietta viene dalla tua famiglia, da tua madre e dal tuo santo parroco. Vieni con questa fede tra di noi e non temere. Personalmente, mi associano a te sia il luogo della tua formazione presbiterale, il Seminario Romano, sia la Chiesa che il Papa ti affida. Proprio la cara Diocesi di Macerata ci svela la radice profonda della fraternità episcopale nel mistero della successione apostolica. Io l’ho ricevuta «come sposa» dal venerato Vescovo Tarcisio, le cui tracce di santità continuano a
nutrire la vita di quella Chiesa: tu ora ricevi il testimone dal Vescovo Claudio. Egli ti consegna innanzitutto il deposito della fede di una Chiesa che ha amato, che ambedue continuiamo ad amare. Ti assicuro che io mi sono nutrito abbondantemente della fede di quella che oggi diventa la tua sposa: è incomparabile quanto ho ricevuto rispetto a quanto posso aver dato. In questi giorni ho riletto le Lettere di Paolo a Timoteo per prepararmi alla tua ordinazione. Ho provato un senso di vertigine, come se mi trovassi in cima ad una cordata: dopo tanti anni di presbiterato ed episcopato, si avvicina per me il «momento di sciogliere le vele». Se verso il termine della mia corsa «ho conservato la fede» (4.7b), lo devo anche alla Chiesa maceratese che, con amore, mi ha accompagnato per dieci anni nel mio servizio episcopale. Caro don Nazzareno, mi rivolgo a te come Paolo a Timoteo: «Cerca di venire presto… affrettati a venire prima dell’inverno» (2Tm 4, 9.22). *Arcivescovo di Fermo e Presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana
I TRATTI DELLA CONTINUITÀ
Una “musica” dai molteplici carismi Luigi Taliani
descrivere il dono che il Signore ci ha fatto con i sette anni di episcopato di «Mi ha sempre colpito una massima», don Claudio. Una grandezza d'animo, dice papa Francesco, descrivendo la la sua, che nei rapporti personali si visione di Sant'Ignazio: «Non essere traduceva in bontà, e chi si è fermacontenibili nello spazio più grande, to all'“involucro” non ne ha potuto ma essere in grado di stare nello godere. La magnanimità è la capacità spazio più piccolo». «Questa virtù del di portare il grande ideale dentro le grande e del piccolo è la magnanimità questioni di tutti i giorni: qui, nell'ope– continua il Pontefice -, è fare le cose ratività delle cose importanti come di piccole di ogni giorno con un cuore quelle meno, nel coraggio di sporcarsi grande e aperto a Dio e agli uomini». È le mani anche con giudizi su società e questo un buon punto di partenza per su politica, quando il bene comune lo
richiedeva, Giuliodori ha dato un grande esempio. Il Vescovo ha riconosciuto e valorizzato i carismi che lo Spirito gli ha fatto trovare nella nostra Chiesa. Tra gli strumenti della “musica” diocesana, ricordiamo il settimanale Emmaus e Radio Nuova Macerata, che consegna nelle mani del suo successore dopo averli sostenuti e irrobustiti. Don Nazzareno Marconi “promette” di essere un Vescovo che, senza sottovalutare tali “strumenti”, si dedicherà, infatti, alla formazione dei “suonatori”.
UN “CAMMINO” TRA LE PAGINE
Grati del passato guardando al domani Francesca Cipolloni Quando si ripercorre un cammino, fondato su sette anni di episcopato intenso e coinvolgente, volgendo lo sguardo ad un futuro altrettanto promettente, l'auspicio, giornalisticamente parlando, è sempre quello di adoperare le parole e le immagini giuste, per raccontare e immaginare pagine di storia vissute con l'operosità di tutti. Questo vuole essere l'edizione speciale pensata dal settimanale per voi, cari lettori: non una sorta di monografia celebrativa (che, ne siamo certi, non sarebbe nemmeno gradita a due Pastori uniti da un legame di autentica amicizia...), bensì una “fotografia” della Diocesi che abitiamo e che, in questi anni, ha trova-
to in monsignor Giuliodori una guida preziosa e abbraccia monsignor Marconi all'inizio del suo Ministero Episcopale. Sfogliando il giornale, troverete allora il volto di un Vescovo che tanto ha donato alla Chiesa umbra, tratteggiato attraverso le voci di chi lo ha conosciuto, passo dopo passo, nel suo impegno parrocchiale. Conoscerete chi è «don Nazzareno», scoprirete la sua attenzione verso i più bisognosi e la cura per lo studio e la formazione sacerdotale. Guarderete al nuovo, senza dimenticare il passato e facendo tesoro di quanto, in diversi contesti, nella dimensione della carità, della pastorale, della catechesi, della spiritualità, della cultura, della missione, delle opere e dei segni, è stato seminato insieme al Vescovo Claudio. Buona lettura!
Il messaggio dei Vescovi IL SALUTO DI MONSIGNOR CLAUDIO GIULIODORI
All'Angelo della Chiesa che è in Macerata scrivi... Nel secondo e terzo capitolo dell’Apocalisse Gesù Cristo si rivolge attraverso Giovanni alle sette Chiese dell’Asia minore. Coloro a cui sono indirizzate le parole dell’evangelista sono chiamati angeli delle Chiese. Si tratta dei Vescovi di queste sette comunità. Questo titolo, utilizzato per identificare il Pastore di una determinata Chiesa, mi sembra particolarmente significativo per illustrarne la natura e la missione. Il Vescovo è un angelo, nel senso che è un eletto e un mandato da Dio. Scelto non per i suoi meriti, le sue competenze o per una particolare carriera professionale, ma solo per la grazia divina che segna la sua vita e che si attua con la consacrazione episcopale. La sua dignità e il suo ruolo derivano, pertanto, non da una autorità umana, ma si fondano sul particolare vincolo spirituale e ministeriale con il Signore e i successori degli apostoli. Con riferimento all’etimologia del termine, la definizione di «angelo della Chiesa» sottolinea poi il mandato missionario. Come angelo deve essere la voce di Dio in mezzo alla sua gente,
annunciatore del suo disegno di salvezza e interprete dei segni dei tempi per guidare la comunità ecclesiale. Attraverso monsignor Nazzareno Marconi, l’angelo ora inviato alla Chiesa maceratese, il Signore si appresta a scrivere una nuova pagina della ricca e straordinaria storia di questa bella comunità ecclesiale. Ma che cosa troverà e che cosa sarà chiamato a fare l’angelo Marconi in questa Chiesa? Troverà una realtà viva e dinamica, ricca di doni spirituali, caratterizzata da una forte propensione missionaria sulle orme di P. Matteo Ricci e capace di una concreta testimonianza della carità. È una Chiesa fortemente radicata nelle sue tradizioni e nel suo territorio, con le sue 67 parrocchie ancora capaci di alimentare nel vissuto ordinario la fede delle famiglie e delle comunità, prestando attenzione a tutti i suoi membri, dai bambini agli anziani, dai giovani agli adulti, dai più disagiati ai malati fino ai non pochi immigrati. È una Chiesa sostanzialmente unita, pur nella molteplicità dei doni e dei carismi, che ha bisogno di coltivare con assiduità e convinzione, in
IL SALUTO DI MONSIGNOR NAZZARENO MARCONI
«Chiamati ad essere nel mondo» Ricordo che ero un giovane seminarista quando, il 10 febbraio 1980, vidi in tv l’ingresso del cardinal Martini nella Diocesi di Milano. Lo seguii con passione. Fino a pochi mesi prima, padre Martini veniva puntualmente in seminario a fare con noi la Lectio sui brani biblici che parlavano del sacerdozio e del presbiterato. Per noi seminaristi, il suo tono di voce pacato ed intenso era diventato il suono della Parola di Dio. In quell’ingresso solenne mi colpì che il Cardinale portava in mano il Vangelo, quasi a farsi coraggio con una presenza amica ed a segnare con quel gesto tutto un programma: avrebbe portato la Parola a Milano. Io vengo in una terra ricca di fede, dove l’amore per questa è già ben radicato nel cuore di tanti. Vengo in una terra dove molti, prima di me, hanno ben lavorato e continuano a farlo, per far crescere una comunità cristiana adulta, responsabile, coraggiosa nell’affrontare la sfida della nuova evangelizzazione. Per questo cercherò di venire in punta di piedi, per non rovinare il bene che c’è, per accostarmi e camminare con voi, sulla via che il Signore ci indicherà. Siamo in un momento storico impegnativo: la crisi non è solamente economica. Il mondo intero sta cercando un nuovo equilibrio: l’unità e l’armonia tra le nazioni sono per tanti versi più vicine che mai, ma quando si cerca di fondarle solo sull’economia, piuttosto che su valori umani condivisi e da tutti sentiti come obiettivi preziosi da raggiungere, la pace si allontana. I cristiani
2
sono chiamati a non isolarsi, dobbiamo essere “nel mondo”, aperti al dialogo con tutti, sempre desiderosi di collaborare alla costruzione di una società nuova e migliore per tutti. Dobbiamo, però, e ce lo chiede con forza il Signore, non essere «del mondo», prigionieri come tanti di quella ricerca individualista del piacere, che sembra la parola d’ordine dello stile di vita “mondano”. Non è facile, ma la luce della Parola di Dio, la forza spirituale donata dai sacramenti, il sostegno della vita fraterna, l’energia di bene che sgorga da una vita di preghiera sono le armi per questo pacifico combattimento spirituale, a cui tutti siamo chiamati. Non è un tempo comodo, per chi vuol essere cristiano davvero, ma è
emmaus 29 | 26 luglio 2014
certo ricco di significato e promettente di frutti. Con questi pensieri nel cuore vengo a voi, sinceramente grato al Signore perché, se la chiamata all’Episcopato era la Sua volontà, viverla a Macerata è stato un dono ed un segno di predilezione. In una terra di gente semplice e buona, devotamente legata a Maria, aperta verso le nuove sfide che l’evangelizzazione di tutto il mondo ci propone. Che i nostri Santi ci proteggano in questo cammino e la benedizione di Dio raggiunga tutti, in particolare quanti soffrono, quanti sono soli, quanti, con fatica, cercano la luce della fede. + Nazzareno Marconi Vescovo eletto di Macerata Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia
modo effettivo ed affettivo, la comunione fraterna, senza darla mai per scontata o acquisita. È una Chiesa a cui è stato dato molto e molto le viene chiesto dal Signore. L’angelo che la guida non deve stancarsi mai di ricordarle quanti doni di grazia ha ricevuto ma, di conseguenza, anche quanto grande è la sua responsabilità nel contribuire all’annuncio del Vangelo ai vicini a ai lontani, in senso sia esistenziale che geografico. All’angelo don Nazzareno, che per volontà di Dio e mandato del Papa mi succede alla guida dell’amata Chiesa maceratese, auguro di proseguire e sviluppare quanto di buono posso aver fatto, di supplire ai limiti del mio ministero e di dare piena attuazione al disegno di Dio su questa comunità, che cammina con gioia e umiltà sotto lo sguardo premuroso e il manto rassicurante della Madonna della Misericordia. + Claudio Giuliodori Vescovo Emerito di Macerata Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
LA MEDITAZIONE PROPOSTA DAL VESCOVO
«Si avvicinò e camminava con loro» Pubblichiamo il testo della meditazione suggerita da monsignor Marconi in preparazione alla sua Ordinazione Episcopale avvenuta a Città di Castello, il 13 luglio scorso, cui hanno partecipato anche molti fedeli della Diocesi maceratese.
Emmaus ci fa conoscere in pienezza lo stile di Gesù. Questo è importante perché la nostra fede non è una religione come le altre, il Cristianesimo è prima di tutto una sequela, un camminare dietro a Gesù, un regolare il passo della nostra vita sul Suo passo. Non a caso ci chiamano Cristiani, perché cerchiamo in ogni modo di assomigliare a Lui. Qui è
tutto il segreto della vita, perché noi crediamo che Lui è la Vita. Questo è il comportamento più vero perché Lui è la Verità. Questa è la strada più sicura per il bene, perchè Lui è la Via. Ed ecco che Colui che è Via, Verità e Vita si mette a percorrere la via degli uomini. Dovremmo meravigliarci, perché quando Gesù inizia a camminare con loro, i due di Emmaus stavano andando nella direzione sbagliata. Infatti poi, quando scopriranno la verità, torneranno indietro di corsa. Noi avremmo intimato loro l’alt,
urlato dall’alto dei cieli che stavano sbagliando, scagliato un fulmine per fermarli. Ma questo non è lo stile di Gesù. Egli prima di tutto e più di tutto è: “il Dio che si avvicina”. In Lui si rivela un volto di Dio che sconvolge ed entusiasma. Un Dio che si fa vicino, che si fa prossimo. Come il buon samaritano, Gesù non aspetta che noi andiamo verso di Lui, ma è Lui che si fa prossimo, che si avvicina per sentire la fatica della nostra vita, il peso della giornata e del caldo, la tristezza e la delusione che porta con sé percorrere la via sbagliata. Questo nostro Dio, che si fa prossimo, si pone umilmente in ascolto delle fatiche e delle delusioni dell’uomo che sbaglia e gli fa sentire il calore della Sua presenza, la vicinanza di un Amico che cammina al suo fianco, prima di tutto, senza giudicare e condannare. Non comprenderemmo però appieno lo stile di Gesù se pensassimo che basta limitarsi a non giudicare, a non intervenire verso chi sbaglia per assomigliargli. Gesù è la verità e non teme di fare verità nella vita degli uomini. “Stolti e tardi di cuore” dirà loro, senza mezze misure, per scuoterli dalla loro triste abitudine a camminare in direzione sbagliata. Ma lo farà dopo avere ben piantato nei loro cuori la certezza che quell’uomo che si è fatto vicino è davvero interessato a loro, condivide le loro tristezze e le loro gioie, è un fratello nell’umanità, con tutto il peso che ha questa parola. E la prima parola di questo compagno di viaggio è tutto un programma: «Che sono questi discorsi?». È la domanda di chi cammina vicino per conoscere, di chi è
interessato a chi sei e a cosa provi nel cuore, di chi ascolta le tue parole con la simpatia umana di uno che vuol capire, che vuol raggiungere la comprensione piena del tuo cuore. Quanto ci manca questo stile di ascolto di Gesù, nel nostro mondo così distratto davanti all’umano! I migliori cervelli oggi si industriano per riuscire a trovare la formula che standardizzi la vita, che trasformi le persone in numeri, in cifre, in sigle. Ci stanno riducendo ad un numero binario, fatto solo di 1 e 0, perché il computer lo preferisce. Il mondo dei computer è senza sfumature, bianco o nero, acceso o spento, 1 o 0. E l’uomo deve entrare dentro questo schema, tutto ciò che esula è inutile. Il mistero dei mille colori dell’uomo ridotto in bianco e nero. Questa cultura dello standard e del disinteresse per ciò che non si misura, non si vende e non si compra, non è la via di Emmaus, ma la vera via sbagliata che dovremmo abbandonare prima possibile. Gesù ci invita a camminare a fianco dei fratelli uomini, con il suo stile, con il suo interesse del cuore, con l’attenzione alla bellezza, perché ogni uomo, anche quello che ha sbagliato tutto, è un prodigio di Dio, che deve essere solo restaurato alla sua originaria bellezza. Camminare su questa via, acquisire questo stile è costruire il Regno di Dio, cioè una civiltà nuova, quella civiltà dell’amore desiderata da tutti gli uomini di buona volontà, che dobbiamo sempre più sentire fratelli in questa impresa. Buon cammino a tutti! Don Nazzareno, il Vescovo
I Pastori nella storia diocesana Diocesi di Macerata - Tolentino
Diocesi di Osimo e Cingoli
Diocesi di San Severino - Treia
Nominato il 28 aprile 1948
Nominato il 23 gennaio 1945 deceduto l'11 febbraio 1964
Nominato il 22 ottobre 1934
Nominato il 2 agosto 1955
Diocesi di San Severino - Treia
Diocesi di Recanati
+ Silvio Cassulo
1964
Cingoli è separata da Osimo e Cassulo ne diventa Vescovo
1966
Treia è separata da San Severino e Cassulo ne diventa Vescovo
+ Ferdinando Longinotti
+ Domenico Brizi
Diocesi di Macerata - Tolentino - Cingoli
+ Silvio Cassulo
Diocesi di Recanati
+ Emilio Baroncelli
+ Ferdinando Longinotti
+ Emilio Baroncelli
Riassegnato il 5 ottobre 1966
Diocesi di Macerata - Tolentino - Cingoli - Treia
+ Silvio Cassulo
Deceduto il 27 novembre 1968
Diocesi di Recanati
Ritirato il 15 febbraio 1968
Diocesi di Macerata - Tolentino - Cingoli - Treia
+ Ersilio Tonini
Nominato il 28 aprile 1969
1970
Ersilio Tonini viene nominato Vescovo anche di Recanati
1986
Le Diocesi di Macerata - Tolentino Recanati - Cingoli - Treia sono unite anche giuridicamente
+ Francesco Tarcisio Carboni
Nominato l'11 febbraio 1976 deceduto il 20 novembre 1995
+ Luigi Conti
+ Emilio Baroncelli
Nominato il 28 giugno 1996 Eletto Arcivescovo di Fermo il 3 aprile 2006
Diocesi di Recanati
+ Alessandro Donini
Vicario Capitolare dal 23-2-1968 al 23-11-1970
+ Claudio Giuliodori
Eletto il 22 febbraio 2007 Nominato Assistente Ecclesiastico generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore il 26 febbraio 2013
+ Nazzareno Marconi
Nominato Vescovo di Macerata - Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia il 3 giugno 2014 Consacrato il 13 luglio 2014 a Città di Castello Inizio del Ministero Episcopale in Diocesi il 27 luglio 2014
emmaus 29 | 26 luglio 2014
3
Il saluto delle Istituzioni IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI MACERATA
«Il Vescovo avrà modo di conoscere la nostra terra» Nel porgere il più affettuoso benvenuto, a nome dell'intera collettività, al nuovo Vescovo monsignor Nazzareno Marconi, desidero augurare una proficua opera di apostolato a favore della nostra comunità, che non mancherà di accoglierlo con gioia e sincera cordialità. Ci hanno colpito subito la sua semplicità e umiltà, peraltro già apprezzate da chi aveva avuto modo di incontrarlo nelle varie iniziative organizzate dalla Diocesi. Il Vescovo avrà modo di conoscere a fondo la nostra terra, con le sue eccellenze, e, soprattutto, la sua gente laboriosa, ricca di umanità e di solidarietà, gelosa custode, nel tempo, dell'ambiente e dei doni del Creato che ha trasmesso integri ai suoi figli. La nostra realtà
provinciale annovera, fra l'altro, due prestigiosi Atenei; è ricca di arte, storia, architettura ed ha saputo creare un'imprenditorialità diffusa e di grande qualità, con un sistema di servizi che primeggia a livello regionale e nazionale. Nonostante le sue potenzialità, un territorio così bello presenta un'eccessiva fragilità ed alcune criticità: prioritaria è la crisi economica e sociale che provoca tanta disoccupazione, specie fra i giovani. Confidiamo che il nostro Pastore sarà vicino alla sua comunità e saprà interpretarne al meglio le istanze e le attese, nella comune consapevolezza che al centro di ogni azione ci debbano essere la persona e la famiglia, nel rilancio di quei principi, valori e coesione sociale che hanno permesso di superare tante difficoltà. Nell'accogliere il nuovo pastore voglio esprimere gratitudine al Vescovo Giuliodori. Egli è stato fortemente attento alle problematiche sociali, ambientali, a quelle del lavoro, della povertà, dell'emarginazione, né si è sottratto
IL PREFETTO DI MACERATA
«La Chiesa, un saldo ancoraggio di valori per tutti» In una società contemporanea segnata dalla difficoltà, soprattutto per i giovani, di trovare punti di riferimento, la Chiesa costituisce senz’altro un saldo ancoraggio di valori per tutti noi. Ecco perché l’avvicendarsi di un nuovo Pastore alla guida della nostra comunità costituisce sicuramente un momento importantissimo. Ciò a maggior ragione quando colui che lascia questo incarico ha così ben interpretato, negli anni, il ruolo affidatogli dal Santo Padre, con una carica spirituale, umana e di senso civico assolutamente non comuni. Per tale motivo voglio nuovamente esprimere, pubblicamente, la mia gratitudine a monsignor Giuliodori, per l’infaticabile opera prestata in tutto il periodo trascorso al servizio materiale e spirituale della comunità diocesana. La nomina da parte di Sua Santità di monsignor Nazzareno Marconi come nuovo Pastore ci infonde peraltro una profonda fiducia verso il futuro. La saggezza che dona l'impronta a tutte le scelte di papa Francesco, unitamente alla conoscenza di questo territorio da parte del nuovo Vescovo, sono una garanzia per noi maceratesi e costituiscono, altresì, le basi perché la collaborazione tra Istituzioni pubbliche e Chiesa cattolica continui, ed anzi si sviluppi ulteriormente, attraverso nuove forme ispirate alla solidarietà sociale ed alla volontà di rendere un servizio al bene comune. Desidero, quindi, dare il benvenuto a monsignor Marconi, rivolgendogli un sincero augurio di buon lavoro nella sua nuova veste di guida spirituale della nostra comunità, certo che non mancheranno occasioni per approfondire la reciproca conoscenza in uno spirito di proficua cooperazione.
Pietro Giardina
4
emmaus 29 | 26 luglio 2014
degli accorpamenti delle Province. A lui va il dall'affrontare questioni di natura civica. Non dimentichiamo, ad esempio, quando si è nostro grazie più sentito, e a mons. Marconi schierato a fianco della nostra comunità che un caloroso ben arrivato! rischiava di perdere la sua identità nella fase Antonio Pettinari
IL RETTORE DELL'UNIVERSITÀ DI MACERATA
«Ambiente vivace e crocevia di studenti» Mi fa molto piacere rivolgere, anche a nome dell’Università di Macerata, i più vivi e sinceri auguri a monsignor Nazzareno Marconi, chiamato alla guida della Diocesi di Macerata - Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia. Il nostro nuovo Pastore ha saputo coniugare, nel suo percorso di vita, l’esperienza di parroco con quella di apprezzato teologo, studioso di esegesi biblica e insegnante. Questa duplice, ma unitaria veste, sarà certamente di ausilio nel suo nuovo importante incarico che papa Francesco ha voluto affidargli. Mi unisco alla comunità dei fedeli per esprimergli
il benvenuto in una provincia e in una città che sapranno essere al suo fianco con dedizione e con spirito positivo. Siamo sicuri che anche con il nuovo Vescovo l'Università di Macerata potrà proseguire e rinnovare la fruttuosa collaborazione instaurata con i suoi predecessori e, in particolare, con monsignor Claudio Giuliodori. Penso al lavoro fatto insieme per gettare luce e valorizzare sempre di più la straordinaria figura di Padre Matteo Ricci, attraverso studi e convegni di respiro internazionale e alla pubblicazione di volumi come «Scienza Ragione Fede. Il genio di Padre Matteo Ricci» editi dalla Eum, la casa editrice dell'Ateneo. Né posso dimenticare, poi, tutte le volte che il rapporto tra l’Università e la Chiesa diocesana si è tradotto e rinnovato in tantissime occasioni: incontri, convegni, lezioni, o in significativi momenti della vita del nostro
Ateneo, come le inaugurazioni degli anni accademici o l'apertura di importanti strutture come il Collegio «Padre Matteo Ricci». Sono sicuro che il nostro Pastore sarà, nel segno del timore e della pace, un validissimo «capitano», che saprà guidare l’intera comunità con umiltà, intelligenza ed empatia. A Macerata troverà, anche grazie ad un Ateneo antico che cerca di operare al meglio per costruire il futuro dei giovani e delle loro famiglie, un ambiente vivace, un crocevia di studenti, ricercatori e docenti provenienti da ogni parte del mondo. Noi diciamo che l’Università di Macerata è «l’umanesimo che innova». Certamente condividiamo tanti valori e su questa base vogliamo collaborare con impegno e con sguardo rivolto al futuro, per i nostri giovani e al servizio della comunità.
Luigi Lacchè
I PRIMI CITTADINI DELLE CINQUE VICARIE
«La “squadra” lo aspetta» «Un lavoro che prosegue» Come Sindaco di Macerata, a nome di tutta la città, voglio dare il benvenuto al nuovo Vescovo monsignor Nazzareno Marconi. Riallacciandomi alle sue stesse parole, semplici ed efficaci, pronunciate in occasione dell'annuncio in Cattedrale e legate a una metafora a me molto cara, voglio semplicemente dire che la «squadra» è qui che aspetta di abbracciare il suo nuovo «capitano», con tanta voglia di stare bene insieme e di raggiungere traguardi importanti di ricchezza interiore. Come nello sport, anche nella vita la condivisione di valori incontaminati, l’uguaglianza, l’unione, la semplicità, il bene, sono gli elementi che possono condurre alla felicità e a un’esistenza migliore. Macerata è pronta a offrire appoggio, amicizia e collaborazione a un Vescovo che, prima di essere tale, è stato parroco e insegnante, vale a dire una persona semplice che ha sorretto e guidato i suoi parrocchiani e nel contempo ha progressivamente arricchito il proprio bagaglio spirituale e culturale, trasmettendo messaggi di educazione e crescita ai suoi studenti. Sulla scia dei cambiamenti epocali apportati da papa Francesco, che ha messo al primo posto l’umiltà, la semplicità e il contatto diretto della Chiesa con le persone, incurante degli sfarzi e dell’immagine, il
mio augurio è che anche a Macerata, grazie all’arrivo di Monsignor Nazzareno Marconi, si possa proseguire nel percorso di apertura e rinnovamento già intrapreso dal Vescovo Giuliodori, in direzione del confronto e del dialogo più vero con tutta la comunità. Voglio ricordare con grande stima e gratitudine i sette anni di episcopato di monsignor Claudio Giuliodori, l’impeccabile apporto e la sincera collaborazione dimostrata in tutti i frangenti e, in particolar modo, per il Comitato promotore delle celebrazioni del IV Centenario della morte di Padre Matteo Ricci. Rivolgo a lui un sentito ringraziamento e un in bocca al lupo per il cammino futuro, e dedico un caldo benvenuto e un affettuoso abbraccio al nostro nuovo Vescovo monsignor Nazzareno Marconi.
«Impareremo a conoscerci» Tra i ricordi d'infanzia che di tanto in tanto, quando meno te lo aspetti, affiorano nella mente, c'è quello del Vescovo Tarcisio Carboni, di quando arrivava per le Cresime o la Festa di San Gabriele alla parrocchia Santa Maria della Pietà, dai Padri Passionisti, ed io, da chierichetto vivace, spesso birbante, rimanevo incantato per il suo carisma, la semplicità delle sue parole, anche quelle che non capivo, il sorriso, quel simpatico buffetto che non mancava mai... Ricordi d'infanzia che ti accompagnano per la vita, ti arricchiscono, ti fanno sentire a tuo agio e ti danno una carica speciale quando da adulto ti ritrovi Sindaco della tua città ed hai un nuovo Vescovo davanti a te, con il quale devi collaborare per costruire qualcosa di utile per la comunità. È stato questo il percorso di cinque anni con monsignor Giuliodori, un costruire paziente che ha consentito a Recanati di riaprire la Cattedrale di San Flaviano dopo tredici lunghissimi anni di chiusura e la chiesa di Sant'Anna, di attivare il progetto degli oratori, la gestione condivisa della biblioteche cittadine, il Convivio per le persone in difficoltà, aiuti concreti alle famiglie... Ora siamo pronti ad abbracciare il nuovo Vescovo e proseguire la collaborazione con grande intensità e voglia di fare. Impareremo a conoscerci, ci confronteremo lealmente, avendo responsabilità diverse ma obiettivi comuni. È nei momenti complicati che bisogna mettere in moto le migliori energie, lavorando con coraggio, fiducia e determinazione. Auguri, don Nazzareno, benvenuto tra noi!
Francesco Fiordomo, Sindaco di Recanati
Romano Carancini, Sindaco di Macerata
Con grande piacere, affetto e riconoscenza invio questo messaggio a mio nome e dell’intera Città di Tolentino a monsignor Claudio Giuliodori che, in questi anni, ha guidato la nostra Diocesi e formulo i migliori auguri al nuovo Vescovo monsignor Nazzareno Marconi che presto ci guiderà. Quelli trascorsi con Giuliodori sono stati anni intensi, con un grande cammino di fede, dove ci è stato insegnato a riconoscerci continuamente nell’unione pastorale, a credere nell’ascolto e nel dialogo con gli altri. Il Vescovo Giuliodori è sempre stato al nostro fianco per sorreggerci, consigliarci e in maniera positiva ha saputo interagire con ognuno di noi, facendoci sentire parte di una Chiesa che abbraccia ogni anima, facendola percepire come «membra di un unico corpo», dando risalto ai valori della famiglia e mettendo in primo piano i giovani. Anche dal punto di vista amministrativo, ha collaborato con il nostro Comune, consentendoci di avviare importanti progetti di indubbio valore culturale e sociale per la collettività tolentinate: resterà un Vescovo che ha lasciato una traccia forte e indelebile nei nostri cuori e nelle nostre coscienze. Ora, siamo pronti a intraprendere un nuovo cammino nella nostra Chiesa diocesana con
il Vescovo Marconi. Siamo pronti a gettare nuove basi e a fare nuove esperienze nel nome di Gesù Cristo, certi che impareremo a conoscerci e che ci sapremo reciprocamente apprezzare. A lui affidiamo noi stessi, consci di continuare a riconoscerci nella nostra Diocesi, nel nostro nuovo Vescovo e negli insegnamenti del Vangelo. Di certo, saremo la sua “nuova” famiglia e sapremo accoglierlo con la consueta ospitalità e simpatia che è propria della nostra gente. In conclusione, quindi, grazie con tutto il cuore a monsignor Claudio Giuliodori, che siamo certi resterà sempre vicino alla nostra comunità, e benvenuto al nuovo Vescovo monsignor Nazzareno Marconi, con il quale ci auguriamo di proseguire, nella fede e nella serenità, il grande lavoro iniziato.
Giuseppe Pezzanesi, Sindaco di Tolentino
«Continuiamo sulla strada intrapresa»
Vivissime nella comunità cingolana sono la partecipazione e la sensibilità per l'elezione del nuovo Pastore della Diocesi, monsignor Nazzareno Marconi, a cui indirizziamo i rallegramenti più sinceri per l'alta missione pastorale e gli auguri di tutti. Siamo certi che, in un periodo di gravi difficoltà, il suo messaggio e la sua opera sapranno guidare con amore e autorevolezza tutta la comunità della Diocesi. Immensa è la gratitudine e l'apprezzamento al suo predecessore monsignor Claudio Giuliodori che, con encomiabile trasporto, ha saputo affrontare e risolvere molti problemi della gente e della nostra terra. La sua missione ha contribuito a rafforzare i sentimenti ed i valori cristiani più profondi, e questo non potrà che spronare tutti a continuare sulla strada intrapresa. Il Vescovo Claudio non è venuto ad adorare la cenere che copre le nostre tradizioni, ma a riscoprire insieme il fuoco vivo che è
presente sotto i monumenti e i segni che sono diffusi nel nostro vasto territorio. Lo ha fatto a partire dal restauro di monumenti religiosi, che sono punti di riferimento di una religiosità popolare impregnata di figure di Santi e di devozioni che ricollegano ad una storia di popolo lungo vari secoli. Certamente non è stato tanto un interesse estetico a far risorgere, ad esempio, la chiesa parrocchiale di Troviggiano, di Villa Strada, o l'ex Seminario vescovile, “ripensato” in una struttura di accoglienza adeguata alle esigenze del nostro tempo. Tuttavia, non basta limitarsi solo alla cura delle strutture, quanto, amo sottolineare, alla cura pastorale della nostra Vicaria. Anche negli angoli più remoti è stata garantita regolarmente sia la cura pastorale nella quotidianità, che l'Eucarestia domenicale con estrema regolarità. Lo abbiamo incontrato nell'amministrazione delle Cresime in tutte le parrocchie, come
segno di un Vescovo che nel suo ministero non si è dimenticato delle piccole realtà dove vive la nostra gente. Si è seduto a tavola con le persone alle feste parrocchiali, magari dopo aver indossato di nuovo le sue scarpette da calciatore nei tornei. Su questo scenario culturale e religioso accogliamo monsignor Nazzareno Marconi, con spirito fraterno di collaborazione, in simbiosi con la spiritualità umbra.
Filippo Saltamartini, Sindaco di Cingoli
«Una missione svolta con forza»
Desidero esprimere a monsignor Claudio Giuliodori, a nome dell'intera comunità treiese, i sentimenti della più profonda gratitudine per il prezioso servizio reso in questi anni alla nostra Diocesi e alla città di Treia; un cammino pastorale molto intenso, caratterizzato da tanti eventi religiosi e segnato dalla scelta di dedicarsi non solo alle tematiche strettamente pastorali, ma anche alle questioni più scottanti e delicate della vita civile, in un momento storico in cui la Chiesa vuole e deve essere al fianco delle persone. Una missione svolta con forza e determinazione per essere vicino ai fedeli, nei momenti di preghiera, nelle scelte di vita, ma anche nelle occasioni di svago della quotidianità. Basta ricordare la sua passione per il gioco del calcio. Per il prestigioso incarico di Assistente ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore formulo un particolare rallegramento, con l’augurio che il servizio affidatogli sia animato dalla stessa tenacia e passione che lo hanno fatto amare così tanto dalla nostra comunità. È con particolare emozione che porgo il benvenuto al nuovo Pastore della Diocesi, monsignor Nazzareno Marconi; ho appreso della sua nomi-
na dall’amico Daniele Morini di Gubbio. In quell'occasione, Daniele ha espresso un sincero rallegramento per la fortuna che la comunità maceratese ha avuto in questa circostanza: un vero e proprio dono della Provvidenza per un Pastore che ha dedicato la sua missione alla formazione dei giovani, in qualità di Rettore del Pontificio Seminario regionale Umbro, alla cura delle famiglie, all'attenzione verso gli ultimi. Monsignor Marconi proseguirà il suo cammino nella terra maceratese, animata da una fede genuina e da una forte vocazione missionaria. La comunità treiese lo attende, lo accoglierà a braccia aperte e non gli farà mai mancare il suo sostegno.
Franco Capponi, Sindaco di Treia
emmaus 29 | 26 luglio 2014
5
Benvenuto, Vescovo Nazzareno
6
emmaus 29 | 26 luglio 2014
Monsignor Marconi Foto Cico
LE TAPPE DI VITA
Dall'amata Umbria a Macerata Il Vescovo monsignor Nazzareno Marconi è nato a Città di Castello, in provincia di Perugia, il 12 febbraio 1958. Dopo la maturità classica, ottenuta a Città di Castello nel 1977, è entrato come alunno nel Pontificio Seminario Romano Maggiore ed ha conseguito il Baccalaureato in Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense e la licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Ordinato presbitero il 2 luglio 1983, incardinato nella Diocesi di Città di Castello, è rimasto come Assistente nel Pontificio Seminario Romano Maggiore. Ha raggiunto nel luglio 1985, presso il Pontificio Istituto Biblico, la licenza in Sacra Scrittura. Tornato in Diocesi nel 1987 e nominato vice parroco di San Giustino (Pg), ha iniziato a svolgere corsi opzionali e seminari presso l’Istituto Teologico di Assisi. Nell’ottobre 1989 ha conseguito la qualifica di candidato al Dottorato in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico. Dal 1987 al 2003, è stato anche insegnante di religione nella scuola statale media e superiore. Negli stessi anni, ha insegnato anche nella scuola diocesana di Teologia «Cesare Pagani» di Città di Castello ed in quella di Perugia «Leone XIII». Dal 1990 al 2004 è stato Direttore dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Città di Castello. Nel 1990 è stato nominato docente incaricato presso l’Istituto Teologico di Assisi. Nell’ottobre 1997 ha conseguito
il dottorato in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Urbaniana con la tesi: «Analisi narrativa delle storie di Giuseppe, Gn 37-50». Nel 1998 è stato nominato parroco di Citerna (Pg) e, nel 2003, Docente Stabile Straordinario di Sacra Scrittura presso l’Istituto Teologico di Assisi. Dal 2004 al 2013 è stato Rettore del Pontificio Seminario Regionale Umbro «Pio XI» di Assisi. Dal 2005 è Cappellano di Sua Santità. Dal 2005 al 2011 è stato Direttore dell’Ufficio Catechistico Regionale dell’Umbria. Dal 1° settembre 2013 è co-parroco non moderatore nella parrocchia di S. Donato in Trestina (Città di Castello). Dal 1983 al 1987, mentre era Assistente nel Pontificio Seminario Romano Maggiore, ha collaborato con l’ufficio di Pastorale Familiare della Diocesi di Roma e della CEI come estensore di sussidi per la preghiera e la catechesi e come relatore in alcuni convegni sull’utilizzo della Bibbia nella pastorale. Dal 2000 al 2004 ha fatto parte della redazione della rivista «Presbyteri» (QS editrice, Trento), con la quale ha collaborato periodicamente con articoli di spiritualità biblica. Negli stessi anni è stato membro del Centro Studi dell’Unione Apostolica del Clero. Dal 2002 al 2004 è stato docente di Teologia presso l’Università Lumsa, Facoltà di Scienze dell’Educazione, sede di Gubbio. Ha collaborato, dal 1990 al 2001, al progetto «Bibbia» della
Lux Vide per la Rai, per il quale ha seguito, come consulente storicoesegetico, la realizzazione di tredici film tv di argomento biblico e catechistico. Tra gli altri, «Genesi», «Abramo», «Giuseppe», «Mosè», «Jesus», «Apocalisse». Dal 1987 ad oggi ha pubblicato, inoltre, vari articoli di spiritualità biblica, collaborando organicamente con varie riviste, tra cui: «Il Cursore» (Roma), «Famiglie a Roma» (Roma), «La Voce» (Perugia), «Il Portico» (Cagliari), «Culmine e fonte» (Roma). Ormai da tempo, il suo ambito di ricerca esegetica e teologica si sta concentrando sulle problematiche del rapporto tra l’immagine (dall’arte, al cinema e alla tv) e la Parola di Dio. A questo argomento ha dedicato alcune pubblicazioni e molte conferenze in varie parti d’Italia. In particolare, ha collaborato organicamente a progetti pluriennali di formazione pastorale e biblica con le Diocesi di Roma, Assisi, Perugia, Modena, Macerata e Cagliari.
LO STEMMA ED IL MOTTO
La stella del mattino che indica la «Civitas Mariae» Lo stemma, senza violare troppo i principi araldici, cerca soprattutto di illustrare la scena di Mt 28,5-7. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete». I discepoli si incamminano, oltrepassano la croce verso le colline della Galilea, e la stella del mattino indica loro la strada. Come in ogni immagine, c’è però molto di più di ciò che appare. Quella croce, oltrepassata ma ancora visibile, è la presenza della croce nella nostra vita. Non c’è vita cristiana senza croce, ma la croce non sbarra il cammino di chi ha fede, perché il Signore è Risorto, per questo brilla della stessa luce della stella. Le tre colline simboleggiano Citerna, il colle della mia infanzia, quello di Macerata, che sarà la mia nuova terra, e quello di Nazareth in Galilea, di cui porto il nome. Perché la nostra fede non deve mai dimenticare la testimonianza di chi ci ha preceduto, e si radica
nella concretezza di una terra con i suoi colori, i suoi profumi, il suo popolo. La stella del mattino è Maria, stella del mattino e stella del mare, e Macerata è la «Civitas Mariae». Lei ci indica sempre la via per seguire il Signore. È rappresentata da una stella a sette punte, perché prepara la venuta dell’ottavo giorno, quello della resurrezione e della salvezza. È anche simbolo della Parola di Dio, luce ai nostri passi, e dei sette doni dello Spirito Santo. Tutta l’immagine corrisponde, così, anche ad uno sguardo volto da Città di Castello verso la terra di Macerata, posta oltre i monti dell’Appennino, contornata dall’azzurro unito del cielo e del mare. Infine, la Galilea rappresenta nel Vangelo quelle periferie da cui pensiamo, sbagliando, che non può mai venire nulla di buono. Non dobbiamo compiere l’errore di Natanaele che dicendo: «cosa vuoi che venga di buono da
Nazareth» (Gv, 1,46) rischiava di non riconoscere la salvezza, che con Gesù di Nazareth gli veniva incontro. Lo stemma, che non è un’arma, ma la lavagna del Maestro, ci invita ad andare, con coraggio, verso le periferie del mondo e le periferie esistenziali. «Non abbiate paura!», diceva S. Giovanni Paolo II, il cui stemma è evocato nella forma della croce: il Signore risorto «vi precede in Galilea! Là lo vedrete». Nella forma dei tre monti è poi evocato lo stemma di Paolo VI, papa Montini, che si impegnò con tutto se stesso per la realizzazione del Concilio. Il motto è tratto dal primo libro dei Re 3,9: «Dabis servo tuo cor docile», concederai al tuo servo un cuore docile. È tratto dalla preghiera del giovane Salomone a Gabaon. Il nuovo re, dovendo iniziare a governare il popolo di Dio, chiede un cuore saggio come dono più urgente e prezioso. In ebraico è «un cuore in ascolto», un cuore che si mette in ascolto, intendendo: in ascolto obbediente e contemporaneo sia di Dio che del suo popolo. È l’atteggiamento con cui il Vescovo si presenta al suo popolo, ma anche il progetto pastorale che vuol attuare: aiutare tutti a crescere nella capacità di porsi in ascolto obbediente di Dio ed in ascolto amichevole e compassionevole de: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono» (Gs, 1,1).
Don Nazzareno
emmaus 29 | 26 luglio 2014
7
I numeri della Diocesi Cinque Vicarie e oltre 140mila abitanti
Le origini
La Diocesi di Macerata è composta da cinque Vicarie (Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia) e da una popolazione di circa 140mila abitanti: i Comuni che la comprendono, appartenenti alla Provincia di Macerata, sono 13. Distribuita in 10 zone pastorali, essa è formata da 67 parrocchie, 229 chiese, 135 sacerdoti residenti in Diocesi, 22 missionari Fidei donum e 13 diaconi permanenti.
IL CONTESTO FAMILIARE
Seguendo l'esempio dello zio Edoardo «Per obbedire a Dio, si obbedisce alla Chiesa». Un insegnamento che nasce dal cuore e pervade la mente degli uomini e delle donne di buona volontà. Donne come la signora Emiliana, madre del nuovo Pastore di Macerata, monsignor Marconi (una «grande mamma», come l'ha definita lo stesso Vescovo), rimasta improvvisamente vedova con tre figli piccoli da allevare, oppure come sua nonna («un generale») che in
qualche caso ha dovuto dispensare qualche «scappellotto» ai nipoti. Uomini come don Edoardo, morto nel marzo scorso, zio del piccolo Nazzareno (il Presule porta il nome del nonno paterno), un bambino umbro di cinque anni al quale fare da padre verso una crescita spirituale e culturale che oggi lo ha condotto alla guida della Diocesi maceratese. Nato a Città di Castello il 12 febbraio del 1958 e originario di Citerna, don
Nazzareno Marconi (come ancora oggi si firma) ha voluto rivolgere i suoi primi ringraziamenti a seguito della sua elezione come Vescovo di Macerata proprio a queste due persone e alla sua terra: «Grazie alla mia famiglia, che mi ha allevato nella fede e nell'amore per tutti, senza eccezioni. Grazie alla gente dell'Alta Valle del Tevere. Ho fatto il prete al Nord, al Centro e a Sud, e dappertutto - ha affermato - ho trovato tanto bene, sono grato e orgoglioso di essere uno di voi». La vicinanza di un sacerdote nella sua infanzia (don Edoardo era un prete molto noto e attivo nella Diocesi di Città di Castello, della quale è stato anche Vicario generale) ha indubbiamente inciso nella sua formazione e in alcune scelte fondamentali: «Alla fine delle scuole medie – ha confidato lo stesso Vescovo – molti miei coetanei entravano in seminario e anch'io volevo seguire lo stesso percorso.
Mia madre e mio zio hanno detto di no, spiegandomi come questa scelta andasse fatta da adulto, senza alcun condizionamento». In quegli anni monsignor Marconi si dilettava, tuttavia, nelle “costruzioni” e, anche se senza molto successo, come conferma il fratello minore Massimo, nello sport (nella foto a lato, il Vescovo è il secondo seduto da sinistra). «Nazzareno non ha mai avuto il fisico dello sportivo: anzi, la sua fisionomia era più riconducibile a quella del “secchione” - afferma scherzando -, ma con lui, mia sorella Tina e i nostri cugini il divertimento non è mai mancato. Nazzareno preferiva costruire da solo i suoi giochi, una manualità che poi gli è rimasta superati i trent'anni. Non ricordo litigate che siano durate oltre i dieci minuti, c'era e c'è complicità, come quando si scappava via dalla nonna che, come la chiamavo io, era la “mano più veloce dell'Alto Tevere”.
Mi piace ricordare quando Nazzareno ricevette per regalo il “Manuale delle giovani marmotte” - conclude -, seguendo le sue indicazioni (lui era la mente, noi gli esecutori materiali) iniziammo a costruire una casa sull'albero che però, tra le risate generali, non stette mai in piedi».
Andrea Mozzoni
I DONI
L'anello, il pastorale e la croce Semplici ma, al tempo stesso, preziosi e altamente simbolici i tre doni ricevuti dal nuovo Vescovo per la sua Ordinazione Episcopale. Da parte della famiglia, l'anello e il pastorale, intrinsecamente legati alla vita e all'attività di don Nazzareno. L'anello porta con sé una lunga storia che parla di due amori, sponsale e consacrato: acquistato dalla mamma Emiliana, grazie ai primi lavori di sartoria, l'anello fu conservato fino alla morte dal padre di monsignor Marconi, venuto a mancare quando egli aveva 5 anni. Sull'anello è stata montata una medaglietta in oro con il volto di Gesù, a ricordo dell'ordinazione sacerdotale dello zio don Edoardo, che conservò anch'egli per tutta la vita. Non solo un anello, dunque, ma un vero e proprio simbolo dell'amore che ha accompagnato don Nazzareno fin dai primi anni di vita. Ad opera dell'orafo e amico Fegadoli di Città di Castello, il pastorale è realizzato in legno d'ulivo, proveniente dalle colline umbre. La pianta da cui è stato ricavato il legno è, non a caso, l'ulivo, simbolo di pace. Il pastorale è caratterizzato dalla forma classica e lineare di quelli dei Pastori che hanno trasmesso al Vescovo Marconi la fede e la passione per la
8
emmaus 29 | 26 luglio 2014
Chiesa. Una croce argentata in mezzo al riccio del pastorale, posta a rappresentare la Colomba dello Spirito Santo, concorre a creare l'immagine complessiva della «croce di Taizé»: quest'ultima è stata fortemente voluta da don Nazzareno, in quanto quella di Taizé è stata, nel corso della sua formazione, un'esperienza ecumenica di grande rilevanza. «Un ricordo di una donna che mi ha insegnato grandi cose della vita spirituale e della grande tradizione monastica», afferma don Nazzareno parlando della Croce Pettorale, da lui stesso richiesta, ricevuta dalle monache benedettine del monastero di Citerna. Si tratta della croce della prima Abbadessa del monastero, madre Ildegarde Sutto, inviata dal monastero di Santa Caterina di Perugia per fondare una nuova comunità. Situato a pochi passi dalla casa natale del Vescovo, il monastero di Citerna vide come cappellano per ben trentadue anni lo zio di don Edoardo, parroco del paese. Lo stesso Pastore, inoltre, partecipava, ogni mattina, ad un'ora di celebrazione monastica con le religiose negli anni in cui fu parroco a Citerna.
Federica Spalletti
L'IMPEGNO NEL SEMINARIO REGIONALE DI ASSISI
Confronto e preghiera: il metodo usato come Rettore Don Gianluca Bianchi (nella foto) è stato, oltre che alunno, anche assistente di monsignor Nazzareno Marconi presso il Seminario di Assisi per un anno e mezzo. Don Gianluca fa parte della Diocesi di Terni - Narni - Amelia, ha avuto esperienza nelle suddette Vicarie, oltre che in quelle di Roma, la sua città d'origine. Don Gianluca, che ricordo ha di monsignor Nazzareno Marconi? Qual era la sua linea educativa verso i seminaristi? Don Nazzareno ha sempre tenuto conto dei vari ambienti di provenienza, con una grande attenzione alla storia di ciascuno e alle loro diversità, così da favorire gli aspetti positivi di ciascuna di queste e focalizzarsi poi su alcuni elementi rilevanti. Era una persona che ascoltava molto e che, viste le differenze sia di età, sia di provenienza ed esperienza,
cercava di conciliare tra loro esigenze molto distanti. Ci riusciva, valorizzando proprio la personalità di ciascuno, attraverso un dialogo libero e franco, e costruendo un ambiente molto familiare in seminario. Nello specifico, quali sono state le mete e gli obiettivi che vi ha indicato? Il Vescovo puntava ad una sempre più profonda intimità con Cristo, questo è stato il punto su cui ha insistito, attraverso la preghiera e le esperienze di carità. La preghiera era alimentata dalla riflessione sulla Parola: uno degli appuntamenti più importanti della settimana era la Lectio basata su un continuo confronto con i padri della Chiesa. Per quanto riguarda le esperienze di carità, monsignor Marconi ha sempre favorito sia quelle all'interno delle varie Caritas diocesane, sia le esperienze estive all'estero, come quelle
dell'operazione «Mato Grosso» in Perù, oppure nella casa di accoglienza in Kosovo. Nel suo compito di insegnante, il nuovo Vescovo di Macerata cura molto lo studio e l'aggiornamento? Ha sempre rimarcato l'importanza dello studio per un confronto adulto con la società contemporanea, capace di rispondere alle domande che oggi vengono poste ai presbiteri, favorendo un clima di dialogo sulle tematiche attuali e sottolineando l'importanza della capacità di ascoltare e di porsi tali interrogativi. L'aggiornamento, invece, era stimolato più dal confronto che da laboratori particolari. Con quali occhi vi faceva guardare alla realtà vicina e con quali, invece, vi educava? Marconi sottolineava, con le sue parole, la
ricchezza delle varie diversità che ci circondavano e che erano da valorizzare e, allo stesso tempo, poneva l'accento sulle radici comuni delle otto Diocesi umbre. Inoltre, puntava molto sulla grande storia spirituale, proponendo riferimenti alle grandi figure umbre, come san Francesco e san Benedetto. Tutto ciò creava una dimensione regionale sempre più fondamentale in prospettiva della collaborazione fra i presbiteri.
Lucia Marcolini Piero Paoletti
L'AMBITO ESEGETICO E BIBLICO
Un Pastore, un professore, un padre Dopo qualche “trillo”, don Roberto Biagini risponde al telefono e pare seccato dal fatto che un perfetto sconosciuto gli stia proponendo un'intervista, fino al momento in cui gli chiedo di parlarmi di monsignor Nazzareno Marconi, suo ex Rettore al Pontificio Seminario Regionale Umbro di Assisi e nuovo Vescovo della Diocesi di Macerata. «È un uomo semplice, alla mano – racconta don Roberto -, gli ho sempre dato del tu. Se in Seminario c’erano lavori da fare, lui era presente e anche se indossava la tuta da lavoro, aveva sempre il clergyman, come segno della sua paternità verso di noi. Camminando con don Nazzareno, ero sempre colpito dal vedere come lui conoscesse tantissime persone, e a ciascuna associava ricordi e vissuti ben precisi; ha una memoria incredibile dei suoi parrocchiani». Monsignor Marconi è stato, inoltre, docente di Esegesi dell’Antico Testamento presso l’Istituto Teologico di Assisi, e padre Giorgio Berdini racconta che «è un professore che ama stare tra i giovani, ascoltarli e scherzare con loro. Ci accompagnava alle partite di calcetto, e faceva il tifo per noi». Ciò che più ricorda delle sue lezioni è «la sua capacità di riportare le nozioni del suo insegnamento alle sue esperienze di vissuto pastorale. Nonostante sia un docente sopraffino e un ottimo Rettore, ci trasmetteva sempre la sua passione e il suo entusiasmo per l’esperienza di essere parroco». Anche padre Francesco Botterio parla della sua «intelligenza nello sposare la Sacra Scrittura con la
vita quotidiana dell’uomo. A noi studenti ha insegnato che la parola di Dio parla ad ogni uomo in ogni tempo. Ricordo che una volta, mentre mi stava esaminando, si accorse che c’era qualcosa che non andava in me, e mi chiese come stavo: quei giorni stavo attraversando, infatti, un momento molto particolare e delicato della mia vita, e mi sono sentito libero di raccontarglielo; mi sono sentito accolto dalle parole di speranza che mi ha rivolto, ha guardato la mia umanità nella sua interezza, è stato con me un padre amorevole. Ai suoi seminaristi - prosegue - trasmetteva il suo amore per la parrocchia, e diceva sempre che ciò che un parroco deve assolutamente saper fare è organizzare feste, perché un cristiano ha bisogno di fare festa». Padre Francesco descrive, inoltre, monsignor Marconi come un uomo profondamente legato alla dimensione del servizio e lo esemplifica con il racconto di una giornata in cui in seminario sarebbero arrivate centinaia di persone in vista di una celebrazione importante. «Io e don Nazzareno abbiamo dedicato delle ore intere alla pulizia dei principali luoghi dell’edificio per renderli accoglienti, bagni compresi – afferma -, ciò che a lui interessa è stare a contatto con le persone, e non importa se per fare questo deve parlare di esegesi o lavare un pavimento. Questo mi riporta alla mente un versetto di San Paolo, che, in 1 Cor 9, dice: “Mi sono fatto tutto a tutti”».
Alessandro De Pascalis
emmaus 29 | 26 luglio 2014
9
10
emmaus 29 | 26 luglio 2014
La solidarieta'
La Cattedrale di Macerata Dedicata a San Giuliano, è del 1771 La Cattedrale di San Giuliano a Macerata è stata costruita nel 1771 dall’architetto Cosimo Morelli. L’interno ha uno stile neoclassico a tre navate, con una vasta abside di metri 54 per 25 e consta di dieci cappelle. In essa è conservato il braccio di S. Giuliano, protettore della città, e il corporale macchiato del sangue miracolosamente sgorgato da un’ostia consacrata da un sacerdote dubbioso.
LA DIMENSIONE CARITATIVA
Accanto ai poveri con un cuore grande il prossimo, per il povero, ma anche per l’immigrato che in condizioni disperate arriva in Italia alla ricerca di un nuovo futuro. Grazie a papa Francesco, l'azione caritativa è cresciuta notevolmente. «Aiutare il bisognoso per aiutare noi stessi», queste sono, infatti, le parole del Pontefice e, in linea con il messaggio del Santo Padre, è di certo l'operato di monsignor Nazzareno Marconi. I primi commenti ci
provengono da Massimo Mazzali, che gestisce una casa della Caritas umbra in Kosovo, e da Giuseppe Segantin, da 12 anni impegnato in una Casa famiglia vicina a Castiglion del Lago. Mazzali vive con la moglie Cristina e i suoi 4 figli a Klina, nel Kosovo occidentale, ormai da 15 anni: «Da quando fu nominato, nel lontano 2004, Rettore del Seminario Regionale di Assisi, l'allora don Nazzareno ha voluto conoscere
Foto Cico
In una società come la nostra, dove la povertà economica e il bisogno di aiuto sono i problemi principali di chi non riesce più a combattere, si avverte il forte bisogno di reagire e di lottare affinché ogni situazione di disagio possa risolversi. Ciò non solo con strategie economiche o politiche, ma anche spirituali: si avverte, infatti, la necessità di stare bene con noi stessi, cercando di essere un aiuto per
tutti noi seminaristi impegnati nel campo della Caritas Umbria in Kosovo – ha affermato -, che, oltre ad essere Casa famiglia, fa anche attività con i poveri. Marconi si è relazionato come un padre buono e ha promosso diverse iniziative con i seminaristi, seguendoli nelle azioni di carità. L'Umbria guarda attentamente al continuo arrivo dei clandestini – ha aggiunto Mazzali -, per questo ha allestito case di accoglienza delle quali mons. Marconi si è molto preoccupato». Segantin, che ha operato un anno in Kosovo e ha poi aperto una casa di accoglienza a Sanfatucchio, sulle vicine sponde del Trasimeno, dove con la moglie propone un cammino a tutti coloro che vogliono uscire dai problemi della vita guardando in se stessi, ha inoltre dichiarato: «Il Vescovo ci ha aiutato con l'amicizia e la vicinanza; quando noi, responsabili delle varie Case, andavamo a parlare con lui, don Nazzareno spendeva volentieri il suo tempo dandoci diversi consigli su come gestire queste strutture. Ha mostrato sempre una grande disponibilità verso i ragazzi che accoglievamo e veniva a parlare con loro. Mi ritornano in mente i Campi estivi per le famiglie – ha concluso Segantin -, ai quali partecipava, per stare in nostra compagnia e interessarsi ai problemi delle famiglie. C’era, collaborava, perché è un nostro amico che “fatica” insieme a noi con il suo cuore grande».
Lorenzo Pastuglia
emmaus 29 | 26 luglio 2014
11
La parrocchia
La devozione per i Patroni In una terra “ricca” di Santi Ampiamente diffuso in tutto il territorio diocesano è il culto dei Santi Patroni. A Macerata sono venerati San Giuliano, Maria Madre di Misericordia e San Vincenzo Maria Strambi; a Tolentino, invece, vengono onorati San Nicola e San Catervo. A Treia il patrono è San Patrizio, e se a Cingoli forte è la devozione per Santa Sperandia e Sant’Esuperanzio, a Recanati lo è per San Flaviano e San Vito.
L'IMPEGNO A CITERNA Vinicio Zambri*
stabile in parrocchia e che abitava nella casa canonica. Era stato nominato a San Donato «Dobbiamo cominciare a mettere insieme un in Trestina dal mese di settembre del 2013, po’ di idee per un progetto pastorale dell’an- con il titolo di parroco solidale. L’“acquisto” no che ci attende». «Sì, adesso ci metteremo era stato prestigioso. Le sue qualità, per chi giù e ragioneremo insieme». Questo, per non le avesse già conosciute, si sono rivelate sommi capi, il dialogo tra me e don Nazzare- grandi: rispettoso della vita della parrocchia no, poco tempo fa. Solo qualche giorno dopo da lui trovata, ma, allo stesso tempo, pieno di arriva la sua nomina a Vescovo di Macerata. idee e di energie e sempre in movimento, si è Tutta la parrocchia si è sentita onorata per immediatamente inserito nella nostra realtà, questa nomina ma, nello stesso tempo, è promettendo molto. Le sue qualità sono rimasta spiazzata. Su don Nazzareno, o «don innegabili: oltre alla sua specializzazione sulla Neno», come è da noi chiamato, le parrocchie Sacra Scrittura, tutti hanno ammirato la sua di Trestina e di Bonsciano avevano fatto molto predicazione semplice, profonda e convincente. La sua presenza alla catechesi dei bambini conto. Erano pochi mesi che era in pianta
LA TESTIMONIANZA
«Un vero “scherzo da prete” per la tua gente» L'impegno del Vescovo Marconi nella parrocchia di San Donato è stato preceduto da quello dedicato a San Giustino e a Citerna (suo paese natale). L'approccio in ogni comunità – ricordano alcuni sacerdoti a lui vicini – è stato sempre connotato dal suo carattere, capace di smorzare, con quel tocco di umorismo e ironia, anche le situazioni più delicate e complesse. Nei luoghi in cui è stato, il nuovo Pastore di Macerata ha dimostrato, inoltre, tutta la sua capacità nei lavori manuali come muratore e, persino, elettricista. Ai ricordi e alle considerazioni offerte nel contributo firmato da don Vinicio Zambri, si aggiunge, di seguito, un'ulteriore testimonianza della parrocchia San Donato attraverso le parole della signora Emanuela Meocci. Domenica 27 luglio 2014: destinazione Macerata. Non è la semplice chiamata alla partenza di un treno, ma quella del Signore che vede il nostro «Neno», arrivato qui da prete, andarsene da Vescovo. Il nostro vissuto insieme non è stato così lungo quanto importante, le nostre strade si sono incrociate in un momento di difficoltà, restituendoci speranza e sostegno. Nella nostra umanità e nella fretta di andare avanti non abbiamo tenuto conto che i piani del Signore erano altri. Oggi è stato chiamato ad una missione importante, essere Vescovo. La famiglia che gli è stata affidata è ben più grande di Trestina e Bonsciano, ma nulla ostacolerà questo incarico. Caro «Neno», la nostra preghiera ti accompagnerà con la protezione di Maria, la mamma celeste, che saprà indicarti la strada da percorrere. Mancherai a tutti noi, grandi e piccini, ognuno di noi ha salvato nel cuore, come in un pc, un po’ di te. Ti siamo grati per tutto quello che ci hai donato in questo tempo: le omelie indimenticabili, la tua ironia costruttiva, il tuo essere operatore di pace, il tuo modo di comunicare con tutti in modo semplice. Saranno molti i momenti in cui ci tornerai in mente, soprattutto guardando il nostro don Vinicio, del quale ti sei preso cura in modo encomiabile. Ti affidiamo al Signore, perché ti protegga sempre. In un'occasione come questa, siamo sicuri che tu ci diresti che si tratta proprio di «uno scherzo da prete». Ricordaci nella preghiera, la comunità di Trestina e Bonsciano ti abbracciano.
a. m.
12
emmaus 29 | 26 luglio 2014
e la disponibilità con i catechisti sono state le sue attività più semplici e costanti. Ricordiamo il mese di maggio, celebrato con noi per la prima e l'ultima volta come parroco, che l’ha visto presente con costanza nelle famiglie, dove, per sua esplicita proposta, si è recitato per tutto il mese il Santo Rosario. È stato disponibile ai servizi che dobbiamo rendere anche alle parrocchie a noi, in modi diversi, affiliate, oltre a questa di San Donato di Trestina e di Santo Stefano di Bonsciano: San Martino di Castelvecchio, San Biagio in Cinquemiglia, Santa Maria in Promano (in tutto, quasi cinquemila persone). Abbiamo approfittato della competente disponibilità di don Nazzareno molte volte nel corso degli anni, per le nostre attività pastorali: non ha detto mai di no, anche quando questo gli avrebbe comportato non poco sacrificio. Personalmente, devo ricordare la sua collaborazione affettuosa in questi ultimi tre anni della mia malattia: veniva tutte le domeniche a celebrare messa a Trestina o dove c’era bisogno. Dopo la morte di mio fratello, per alleviare la mia solitudine, è voluto venire a dormire in casa con me, sistemando, con le sue mani, l’appartamento che era appartenuto alle suore. È sicuramente da ricordare, infine, il lavoro svolto per favorire la soluzione dei problemi economici della nostra Scuola materna parrocchiale, che negli ultimi anni, a causa della mancanza di fondi, era venuta a trovarsi in gravi ristrettezze. *Parroco di Trestina
Foto Cico
Idee sempre in movimento
IL RICORDO
«Una guida fin dalla nostra adolescenza»
Foto Cico
Di seguito, proponiamo la testimonianza di Alessandro Pacchioni e Silvia Reali, attuali responsabili dell’Ufficio di Evangelizzazione e Catechesi della Diocesi di Città di Castello.
LA CATECHESI IN DIOCESI
Fedele alla sacralità della Parola destinatari, e al Signore Gesù, che ne è il “contenuto”. In una recente intervista, monsignor Marconi ha confidato che «il dono più grande che ha ricevuto dalla Chiesa è una fede che punta al concreto, sa essere autoironica e non diventa mai ideologia». È un pensiero, questo, che ha affermato anche attraverso la sua catechesi? Non è mai stato un uomo dai voli pindarici. La profondità del suo Quando don Nazzareno rivestiva vivere e testimoniare la fede ha il ruolo di Responsabile dell’Uffi- sempre attraversato il perimetro dell’esistenza reale, nella logica cio catechistico emergevano già la sua attenzione alla formazione dell’incarnazione, mostrando la e il suo «andare verso l'altro con bellezza della fede nella gioia che cuore docile»? da essa scaturisce e che niente Nei sei anni durante i quali il vostro assolutizza se non l’Unico, Cristo, nuovo Vescovo è stato Direttore speranza dell’uomo e del mondo. dell’Ufficio catechistico umbro, Autoironica, sì, intesa come la abbiamo potuto ammirare, ancora capacità di cogliere il parossismo una volta, la sua semplice umanità inutile insito nella volontà di nell’accoglienza di tutti e nell’atten- «aggiungere toppe nuove su vestiti zione a ciascuno. Si è preoccupato, vecchi», poiché fa solo danno, con inoltre, di creare motivi di riflesdetrimento sia del “vecchio” che sione negli incaricati dell’annunzio del “nuovo”: in questo, Marconi è evangelico in merito alle persone, i in linea con papa Francesco, che Dal 2005 al 2011, monsignor Marconi è stato Direttore dell’Ufficio catechistico regionale dell’Umbria, dopo che, dal 1990 al 2004, aveva guidato l’Ufficio della Diocesi di Città di Castello. Per approfondire tale ambito di azione, Emmaus ha interpellato padre Giovanni Raia, amico personale del nuovo Pastore e direttore dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino.
parla di una Chiesa più attenta ad essere in «stato di permanente missione» che impegnata nell’«autoconservazione». Il Vescovo è noto per essere un biblista: quanto ha inciso questo aspetto? Tanto. Come già affermato, fondamenti della sua azione pastorale (e catechetica) sono sempre stati la fedeltà alla Parola - cibo che ha nutrito con abbondanza i suoi interventi e la sua testimonianza - e alla Chiesa. Come biblista, ho “usato” molto don Nazzareno: in quanto responsabile delle Scuole della Parola nella Diocesi di Assisi, sono stato contento di coinvolgerlo nell’impegno di rimettere tra le mani della nostra gente la Sacra Scrittura. Lo ha fatto sempre con la semplicità di chi ha compreso fino in fondo il messaggio e con la profondità di chi da esso è stato “performato”. I gruppi biblici gli sono debitori per la competenza e la chiarezza con le quali ha indicato la metodologia per accostarsi al testo sacro.
Conosciamo don Nazzareno – per noi «Neno» - da molto tempo prima che ci venisse affidato l’incarico in Diocesi, ed ha avuto una parte importante nella nostra formazione fin dall’adolescenza: è ancora vivo il ricordo delle catechesi che ha tenuto quando eravamo ragazzi della Pastorale giovanile. Per molti anni ha curato i libretti «Verso la Pasqua», sussidi che hanno guidato giorno per giorno, con commenti alla Parola, le Quaresime della nostra gioventù: realizzati inizialmente per i ragazzi di Città di Castello, oggi vengono utilizzati in tutte le Diocesi umbre. Facciamo tesoro anche delle numerose veglie di preghiera nelle quali è riuscito a farci gustare la bellezza dell'incontro diretto con Gesù. Ha servito la Chiesa di Città di Castello con moltissimi incontri di formazione, catechesi e conferenze, dimostrando una
grande capacità di adattarsi a tutti i tipi di interlocutori: il suo modo di parlare è infatti diretto, concreto, semplice ma non semplicistico, mai banale e ricco di quell’ironia ereditata dallo zio don Edoardo. La sua guida ha segnato il nostro cammino di fede, e abbiamo imparato tanto: a non avere paura di evangelizzare tutti; la grande importanza della formazione, che permette di conoscere a fondo Gesù per arricchire non solo noi stessi, ma anche per essere più efficaci nell'annuncio agli altri; l'incoraggiamento a non lasciarsi prendere dallo sconforto e a non arrendersi, perché spesso i cambiamenti sono segni dei tempi, e il Signore utilizza anche ciò che umanamente sembra debole; l'attenzione e la stima verso i laici e il loro lavoro nella Chiesa. Per salutarlo, usando anche noi l'ironia che lo contraddistingue, abbiamo ideato un motto - «Neno profeta in patria» - col quale abbiamo voluto augurargli di essere profeta nella sua nuova terra di Macerata, come tante volte lo è stato a Città di Castello.
t. e.
Eleonora Tiseni
emmaus 29 | 26 luglio 2014
13
La vocazione
La Concattedrale di Tolentino La San Catervo “ricostruita” La Concattedrale di San Catervo a Tolentino è stata ricostruita, per volere di papa Alessandro IV, a partire dal 1256, su una preesistente chiesa eretta nell’alto medioevo. Nel 1509 papa Giulio II assegnò il monastero e la chiesa ai Canonici Regolari Lateranensi, che vi rimasero fino alla soppressione napoleonica. Nel 1820 venne ricostruito il tempio dove il Vescovo Strambi trasferì la Cattedrale.
L'ATTENZIONE ALLE FAMIGLIE LA VITA CONTEMPLATIVA
Il “pensiero” delle monache di Citerna Sul bel colle di Citerna che domina l’Alta Valle del Tevere, scendendo dal suggestivo borgo medioevale scrigno di tante opere d’arte, lo sguardo viene attratto da un complesso monastico dalle sobrie linee trecentesche: si tratta del Monastero del SS. Crocifisso e S. Maria delle Monache Benedettine. La fondazione della comunità risale al 1129 in Città di Castello da cui, dopo una secolare presenza, si trasferì nel 1951 in questa casa che, fino al 1890, fu dei frati minori osservanti. Al loro arrivo le monache ebbero come cappellano don Edoardo Marconi, il quale svolse il suo ministero sacerdotale con dedizione, discrezione e tatto. Spesso portava con sé il nipote Nazzareno, come chierichetto. La nostra conoscenza di monsignor Marconi è, dunque, di lunga data: lo abbiamo seguito, con la preghiera e l’affetto, nelle tappe della sua formazione al sacerdozio, negli studi che sono seguiti al Pontificio Istituto Biblico e nei successivi incarichi che gli sono stati richiesti. Teologia biblica, Lectio divina, esercizi e ritiri spirituali: don Nazzareno ci ha accompagnato in tutti questi anni condividendo con noi la sua scienza biblica attraverso una capacità di trasmissione non comune, alla quale unisce l’attualizzazione della Parola capace di interpellare personalmente chi lo ascolta. Ci ha sempre colpito la sua disponi-
14
bilità anche in questi ultimi anni nei quali la responsabilità come Rettore del Seminario Regionale umbro lo assorbiva in maniera particolare: faceva di tutto pur di venire, anche per fare un solo incontro! Nel suo servizio come parroco di Citerna, ha sempre cercato di ricucire e approfondire il rapporto umano e spirituale tra la nostra comunità monastica, organizzando anche dei momenti di preghiera insieme. Questo stesso desiderio lo ha spinto ad intessere un rapporto di amicizia e collaborazione anche con i seminaristi del Seminario regionale umbro. Infatti, la nostra foresteria «S. Benedetto», destinata all’accoglienza dei gruppi, ha ospitato con gioia per diversi anni il ritiro conclusivo del cammino formativo dei seminaristi. Don Nazzareno, che ha sempre sostenuto e condiviso l’importanza della tradizione monastica e della sua testimonianza nella vita della Chiesa, in queste occasioni ci ha chiesto di presentare la nostra esperienza nutrita dalla Lectio divina e dallo studio. Grate al Signore per il dono che ci ha fatto, lo affidiamo alla Mater Divinae Gratiae venerata nella nostra comunità, sicure che sarà un ottimo «capitano», come lui stesso ha scritto nel suo primo messaggio alla Diocesi di Macerata.
Le monache benedettine di Citerna
emmaus 29 | 26 luglio 2014
Vicini al «parroco solidale» Monsignor Nazzareno Marconi si appresta a guidare la Diocesi di Macerata, della quale ha seguito l'Itinerario di fede per le famiglie nel triennio 2008-2011: anche come parroco di San Donato in Trestina, tuttavia, non ha mancato di riservare una spiccata attenzione per le «piccole Chiese domestiche». Per saperne di più, Emmaus ha intervistato una sua parrocchiana, Danila Bagnini. Don Nazzareno ha accompagnato le famiglie della Diocesi maceratese, guidando settimane estive ed esercizi spirituali; anche nella vostra parrocchia ha fatto le stesse esperienze? Purtroppo non ha fatto in tempo a fare molto, essendo diventato il nostro parroco a settembre, perché, mentre il progetto stava nascendo è stato nominato Vescovo. Tuttavia, monsignor Marconi ha trovato comunque il modo di raggiungere tanta gente della nostra comunità con una sua proposta: nel mese di maggio, infatti, tutte le sere, si è recato in una famiglia diversa per la recita del Rosario, aperto a chiunque volesse partecipare. Inoltre, abbiamo fatto un breve ritiro di un week-end nell'ottobre scorso. È rimasto con noi appena otto mesi, ma lo conoscevamo da diversi anni perché, essendo il nostro parroco malato, si rendeva disponibile tutte le domeniche per celebrare la Santa Messa (per questo era stato nominato «parroco solidale»), e negli
ultimi tre mesi del 2013 ha anche seguito un percorso per i fidanzati. Quali caratteristiche contraddistinguono il Pastore nel suo rapporto con le famiglie? Senza dubbio, risaltano la massima disponibilità, l’umiltà, il rispetto e la sapienza. Queste doti gli permettono di saper ascoltare ed entrare nelle situazioni, in silenzio: e, sicuramente, il suo operare la pace. Tutto questo con molta semplicità e simpatia, dato che usava spesso il dialetto. Credo sia stato un grande formatore, perché sa essere un padre per tutti. E sono convinta che anche ora, pur essendo Vescovo, rimarrà un parroco dall'animo «docile». Cosa augurate a monsignor Marconi e quale ricordo conserverete di lui? Ognuno di noi avrà salvato nel cuore un po’ di lui, come in un computer. Don Nazzareno ci ha ridato la speranza per andare avanti e guardare al domani anche nei momenti più difficili: non ha detto mai di no a nes-
suno, anche quando gli costava non poco sacrificio. Inoltre, ricordiamo con gratitudine il suo «spezzare» la Parola in modo profondo e convincente, rendendola adatta a tutti, e arrivando anche ai bambini con grande semplicità, tanto che persino quelli di prima elementare sanno ripetere la sua omelia. Oggi gli auguriamo tutto il bene possibile, di rimanere sempre così come lo abbiamo conosciuto, e di incontrare delle persone che sappiano cogliere a fondo quello che lui è. Noi gli saremo sempre vicini con la nostra preghiera.
Marco Petracci
L'ATTIVITÀ NELLE ARTI E NEI MEDIA
Dalla stampa alla radio, comunicatore a 360° eventi culturali, come concerti, mostre e conferenze; quelle tenute dall’allora don Nazzareno sono sempre state, in assoluto, tra le più seguite. Il suo approccio, da biblista, è sempre consistito nel partire dalla Scrittura, con la quale comprendere e interpretare la realtà attuale. Lo ha dimostrato anche nel corso della sua collaborazione con una tv locale umbra, per la quale ha curato la rubrica settimanale «Il Vangelo della Domenica». Erano i primi anni Novanta, quando il sacerdote ricopriva il ruolo di viceparroco nel piccolo Comune di San Giustino. In quel periodo anche un altro prestigioso ruolo come consulente per la Lux Vide di Ettore Bernabei: come ci ha raccontato Daniele Morini,
è stato lui a curare la lettura storicoesegetica della sceneggiatura dei primi episodi della «Bibbia» trasmessa da Rai Uno e distribuita in tutto il mondo. Lo scorso anno, inoltre, ogni giorno per circa due mesi, attraverso le frequenze di Umbria Radio, Marconi ha portato nelle case degli ascoltatori brevi riflessioni con le quali iniziare la giornata. «La trasmissione, dal titolo “Un passo al giorno” - illustra Francesco Panti, dell'emittente umbra -, andava in onda la mattina e proponeva un pensiero che poteva riguardare le letture, il Santo del giorno, o un argomento scelto da lui». Per quanto riguarda il settore della carta stampata, il Pastore ha curato un ciclo triennale del «Vangelo della domenica»
Foto Cico
Monsignor Marconi ha mostrato un vivo interesse per l’arte e i linguaggi della comunicazione fin da quando era un giovane prete educatore al Seminario di Roma. Negli anni, con l’intensificarsi dell’impegno, il Vescovo ha cominciato ad essere invitato in tutta Italia in occasione di convegni, congressi e assemblee diocesane. Ogni anno, dal 1998, il Museo del Duomo di Città di Castello organizza l'evento «Chiese ed Arte», un’importante iniziativa di promozione culturale, con itinerari alla scoperta dei luoghi sacri dell’Alto Tevere Umbro, che si articolano in un percorso che coinvolge alcune chiese, al fine di farne apprezzare il valore artistico, attraverso visite ed
LO STUDIO TEOLOGICO
La ricerca al primo posto Giulio Micheli* Conobbi don Nazzareno mentre ero ancora studente all’Istituto Teologico di Assisi. Ricordo bene che quel giovane biblista era fresco di studi, entusiasta, capace di comunicare la passione per la Parola di Dio. In un seminario sulla narrativa biblica dell’Antico Testamento, ci face lavorare sull’ebraico per poter comprendere meglio il modo in cui il testo era stato organizzato dall’Autore sacro, e coglierne così il suo significato. Il suo interesse per la Bibbia non era semplicemente formale, astratto o limitato all’insegnamento. In particolare, era nota la sua capacità di coniugare la Parola con la vita e l’esperienza cristiana e umana. A questo riguardo, si deve dire che l’attività di ricerca del professor Marconi non si sia limitata agli studi di alto livello scientifico, ma si è aperta anche a quelli di divulgazione. Sarà bene ricordare, allora, anche il contributo che ha dato per elevare la qualità della produzione televisiva sulla Bibbia, entrando in un territorio che spesso viene criticato dagli esperti esegeti, ma che, invece, è un vero e proprio luogo di azione pastorale. Anche in una sua pubblicazione,
monsignor Marconi dimostra come sia importante la collaborazione con registi e sceneggiatori impegnati nella realizzazione di film tratti dalla Scrittura – impegno che don Nazzareno ha portato avanti insieme a colleghi appartenenti allo stesso progetto, esperti di altissimo livello come Soggin, Garrone e Di Segni –, perché coloro che devono portare sullo schermo il testo biblico possano presentarne correttamente i contenuti. Da non dimenticare, poi, l’opera che ha compiuto nei confronti della diffusione della Parola di Dio, grazie ai commenti pubblicati per anni nel settimanale regionale cattolico dell’Umbria, «La Voce». Anziché nuocere alla sua attività accademica, lo sforzo di rendere il testo biblico comprensibile a tutti – anche ai lettori, magari distratti, di un giornale – ha contribuito a rendere l’insegnamento del professore sempre comprensibile e, per questo, ancor più apprezzato dagli studenti. Ora, non più da suo studente,
ma da suo ex collega all’Istituto Teologico di Assisi, posso dire di aver sempre ascoltato la sua opinione, che spesso mi ha aiutato in alcune situazioni complicate. Anche se il nuovo Vescovo di Macerata ama dire che i suoi allievi lo hanno superato, credo proprio si possa dire che il suo (il nostro) caso sia una vera eccezione: sentiremo la mancanza non solo del suo contributo scientifico, ma, soprattutto, della sua presenza di collega amato, di amico e di fratello nella fede. *ofm Ordinario di Sacra Scrittura all'Istituto Teologico di Assisi
per il settimanale delle Diocesi umbre «La Voce». La sua penna ha ben oltrepassato i confini regionali e la sua firma ha accompagnato articoli pubblicati su diverse riviste della Capitale e su «Il
Portico» di Cagliari. Ora la Diocesi di Macerata, mediaticamente “fertile”, lo attende con entusiasmo, per scrivere insieme altre nuove «pagine» di vita.
e. t.
L'OPERA EDITORIALE
Tra le righe il valore delle relazioni umane Seguire il fil rouge dell’attenzione di carattere esegetico-pastorale che monsignor Marconi ha tracciato durante i suoi anni da presbitero, parroco, docente e Rettore del Pontificio Seminario Regionale Umbro, significa anche confrontarsi con la sua vasta produzione letteraria, il cui carattere divulgativo ne consente la fruizione da parte di chiunque. Attraverso il libro «All’origine della relazione – Le prime pagine della Bibbia», don Nazzareno racconta storie e personaggi, facendo uso di un linguaggio semplice e alla portata di tutti, del testo biblico della Genesi. La sua analisi teologica ed esegetica fa emergere un carattere proprio dell’uomo in quanto creato: il suo essere in relazione. La relazionalità tipica umana si sviluppa lungo tre versanti, orizzontalmente con i fratelli e con il mondo, in quanto componenti di un unico disegno di creazione, e verticalmente con il Creatore. L’incontro con Dio segna anche un’altra tappa fondamentale del cammino umano, quella della scoperta della propria vocazione, di cui il nuovo Vescovo di Macerata parla nel suo libro «L’albero di Zaccheo - Un itinerario per scoprire la propria vocazione». Servendosi della vicenda del pubblicano salito sull’albero per poter vedere il passaggio di Gesù narrataci dall’evangelista Luca, l’autore ci presenta la vocazione come la risposta singolare alla chiamata di Dio nella vita di ciascuno, che si palesa nell’incontro personale con Lui. La vocazione, inoltre, si sviluppa nelle molteplici dimensioni sulle quali poggia l’esistenza umana, configurandosi, quindi, come vocazione ad amare, a credere o a pregare, ed è ancora una volta l’incontro con Dio a dare un senso unitario a questi frangenti di vita. Con tutta la semplicità e la chiarezza che rendono i suoi scritti accessibili anche ai non esperti, monsignor Marconi ci offre una meditazione di carattere biblico e pastorale su un particolare tipo di vocazione: quella
al sacerdozio. Nel suo scritto «Imita ciò che celebri. Meditazione biblica sul rito dell’ordinazione presbiterale», l’autore fa luce, infatti, sulla missione del sacerdote, confrontandosi con il passato attraverso le Sacre Scritture e proiettando questa particolare spiritualità nel futuro. La cifra distintiva dello stile di scrittura di don Nazzareno è certamente quella dell’inclusività, dalla quale traspare la missione del Pastore neo eletto di rendere spendibili i suoi studi per chiunque abbia desiderio di fare con lui un cammino interiore che porti al Padre. Proprio alla vigilia della sua Ordinazione episcopale, inoltre, è andato in stampa l'ultimo libro del Vescovo di Macerata, «Accompagnare all'incontro con Dio – Una introduzione semplice ai fondamenti della vita nello Spirito»: ossia la sintesi di un'esperienza trentennale di presbiterato e di insegnamento della Sacra Scrittura, trascorsa nella sua Umbria e suddivisa nei suoi incarichi di vice parroco, di parroco e, infine, di Rettore al Seminario Regionale. Prima di essere chiamato dal Santo Padre, il 3 giugno scorso, a guidare la Chiesa maceratese.
Alessandro De Pascalis
emmaus 29 | 26 luglio 2014
15
Grazie, Vescovo Claudio
16
emmaus 29 | 26 luglio 2014
La carita'
«La comunità cristiana è spesso rappresentata come una enorme estensione di tralci ricchi di grappoli d’uva. Credo che anche noi, oggi, che occupiamo questo bellissimo spazio antistante l’Abbazia di Fiastra, possiamo sentirci legati l’un l’altro come tralci e, tutti insieme, uniti alla vita che è Cristo» (Dall’omelia di monsignor Claudio Giuliodori per l’Agorà dei giovani, Abbazia di Fiastra, 30 agosto 2007)
IL CARATTERE DELL'OSPITALITÀ
Tante piccole “gocce”: l'accoglienza nella comunità Paolo Carassai*
accolto si fondono in una relazione donativa. Poi, l’arrivo di monsignor Giuliodori, il Vescovo che ha battezzato le tre figlie Ricordo benissimo il dispiacere della partenza di monsignor che abbiamo accolto con l’adozione. Come in una staffetta, Conti, il Vescovo che aveva tenuto a battesimo la nostra avnon poteva esserci uno scambio del testimone che avvenisse ventura con «La Goccia»; il Pastore al quale avevamo chiesto in maniera più fisiologica. Con il Vescovo Claudio non abbiadi «accoglierci per accogliere» e che «con lo sguardo fisso nel mo condiviso solo le gioie di una crescita associativa, umana mistero dell’incarnazione» aveva scelto proprio la nostra Ale- e spirituale, ma anche gli affanni delle criticità che ci hanno xia come segno e paradigma di una ospitalità da vivere in un provato «come oro nel crogiolo»: insieme siamo riusciti a processo di alterità, dove le figure di chi accoglie e di chi viene scrutare, oltre il buio della notte, le prime luci dell’alba. Come
Associazione, dobbiamo a monsignor Giuliodori la gratitudine di averci lasciato come «realtà di frontiera» la libertà di vivere una dimensione ecclesiale che – nel limite di una attività preevangelizzatrice – ha saputo promuovere un autentico spirito vocazionale, fatto di scelte di vita donative, quello del buon samaritano, testimone assoluto di una autenticità che oscura il Levita, così come un certo stile di vita perbenista di «credenti della prima ora» a cui magari ci è capitato di appartenere. Oggi possiamo esprimerci con leggerezza, viste le oltre 60 coppie che si sono rivolte a noi per l’adozione internazionale in poco più di un anno di attività con l’Aibi, i 29 nuclei accoglienti che si sono affidati al nostro centro con l’ultimo corso di formazione chiusosi meno di tre mesi fa. Già si stanno avviando le prime accoglienze, i ritorni positivi con i referenti degli ambiti territoriali con i quali lavoriamo gestendo dei centri famiglia. Tuttavia, non è stato facile focalizzare le nostre forze, scommettendo sulla centralità della famiglia, consapevoli del carisma ma anche delle fragilità di questa realtà, ma soprattutto del fatto che questo tipo di attività non gode di grandi risorse economiche. Su questa linea di frontiera abbiamo strutturato un vero e proprio Centro Studi, condividendo con il Vescovo (insieme a don Egidio Tittarelli) la promozione di una attività culturale, volta non tanto a valorizzare le buone prassi dell’accogliere, ma a stimolare un confronto culturale su più livelli, per provare a rimuovere le cause di bisogno piuttosto che accontentarsi di tacitare le nostre coscienze con approfondimenti a tema. Credo che la linea non sia stata quella di «mettere i bigodini alle pecore» – per cogliere un suggerimento simpaticamente prezioso di papa Bergoglio – ma tentare di raccordare e supportare i bisogni e le risorse del nostro territorio. Vorrei salutare il Vescovo Claudio più che con un «grazie» con un «buon viaggio», sulle strade della vita, consapevoli che ci rincontreremo e che ora, su queste stesse strade, non possiamo che accogliere il nuovo Vescovo Nazzareno. * Presidente dell'associazione «La Goccia»
L'ESEMPIO DELLE CASE FAMIGLIA
Un Pastore attento ai più fragili Sono quattro, in Diocesi, le Case famiglia legate alla Comunità papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi. Per queste realtà caritative e sociali, durante il suo episcopato il Vescovo Claudio Giuliodori è stato «un pastore che porta addosso l’odore delle sue pecore, perché vive vicino a loro, scegliendo quelle che il mondo in genere rifiuta, quelle che escono fuori dal gregge, come i poveri che accogliamo nelle nostre Case»: così lo descrive Denis Marini, che con la moglie Monica gestisce, a Montecassiano, la struttura «Santa Maria del Cammino». «Riconosciamo in monsignor Giuliodori un Vescovo, certo, ma anche un padre, perché paterno è sempre stato lo sguardo che ha rivolto ai nostri accolti, ai quali, ogni volta che è venuto a farci visita, ha dedicato tempo e attenzioni, facendo loro sentire la sua pastoralità e il suo affetto». Accanto a questo aspetto, Marini ricorda l’inizio del suo ministero, quando Giuliodori ha permesso l’ingresso del Santissimo Sacramento nelle Case famiglia della Comunità: «Nel conferire il riconoscimento a don Benzi, papa Giovanni Paolo II disse proprio “Fate di Gesù il cuore di ogni casa”. Avevamo subito fatto richiesta ed era già partito il cammino diocesano quando, poco dopo il suo arrivo, il Vescovo ci fece questo dono, prima a noi, poi a tutte le altre realtà». Come «Giada», a Tolentino, guidata
da Stefania e Stefano Paoloni, che ospita oggi quattordici persone: «Insieme a me e a mia moglie – spiega Stefano – vivono i nostri tre figli, sei minori, un ragazzo adulto e due sorelle di Comunità». Anche Paoloni sottolinea il rapporto di familiarità e vicinanza che nel corso degli anni si è creato e consolidato tra il Pastore diocesano e l’universo della papa Giovanni XXIII: «Il suo ingresso in Diocesi coincise con il trasferimento della nostra Casa da Cingoli, e in questi anni ci siamo sentiti voluti bene davvero; nel rispetto dei ruoli di ciascuno non ci è mai mancato il sostegno che non si è limitato al territorio ma si è esteso ad altre iniziative. Nel 2012, ad esempio, Giuliodori ha partecipato alla Celebrazione che ogni anno si svolge a Rimini il 26 dicembre e segna la fine del percorso dei nostri ragazzi nelle comunità di recupero, con il loro ritorno nel mondo. Si è instaurato un rapporto di collaborazione che ha promosso la nostra attività, la sua presenza è stata costante e molte volte – continua – è passato a trovarci, si è fermato a mangiare con noi e si è relazionato con i bambini con spontaneità, anche perché loro non riescono a distinguere il ruolo di chi hanno di fronte; il Vescovo non si è mai trattenuto, anzi, è riuscito sempre a trasmettere la sua disponibilità».
Eleonora Tiseni
emmaus 29 | 26 luglio 2014
17
«Di vita e di gioia parlano, infatti, tutti i segni di questa liturgia da cui si sprigiona una forza cosmica. Tutti gli elementi del cosmo e cioè tutta la storia e tutta la vita dell’uomo, sono coinvolti nel prodigio della Resurrezione. La terra con le sue viscere non può imprigionare il Signore della vita» (Dall’omelia di monsignor Claudio Giuliodori per la Santa Pasqua, Macerata, 22 marzo 2008)
La carita' IL SOSTEGNO ALLA CARITAS
Per una solidarietà sempre “in circolo” Marina Rinaldi e Mario Bettucci* La cura pastorale di monsignor Claudio Giuliodori si è naturalmente intrecciata nella vita quotidiana di quanti a lui sono stati affidati: il popolo di Dio nel territorio diocesano, i cittadini, cristiani e non cristiani, partecipi della vita della comunità o ai suoi margini. «Con cuore di padre», il Pastore ha cura della sua gente e nulla, nella vita della gente, eventi lieti o tristi, deve sfuggire alla conoscenza e alla presenza discreta e attiva, così da assicurare il rapporto del Vangelo e della Chiesa con il luogo, con le dimore degli uomini, attraverso la parrocchia, fatta di prossimità, condivisione, cura. In questi anni, insieme al Vescovo Claudio si è consolidato il legame tra Servizio civile e Pastorale giovanile; è stato reso stabile l’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse, “luogo” diocesano necessario per conoscere la realtà del territorio e dei portatori di bisogni. Già a fine 2007 si avviava la formulazione di un questionario sulla percezione della povertà nelle parrocchie e questo tempo ha coinciso anche con il progressivo contagio del nostro tessuto sociale con la crisi economica e finanziaria. Il tempo di crisi poi, ha dato modo di ripensare un modo di essere Chiesa tra la gente, tentando di allontanare l’assistenzialismo per favorire uno stile di animazione pastorale vicina alle famiglie in difficoltà. Nel 2011, inoltre, si è avviato il progetto del fondo «la Solidarietà A Lavoro», che ancora oggi si alimenta con i fondi dell’8 per mille e con le offerte dei fedeli e di diverse associazioni. È stata intensificata e ampliata, così, la rete delle Caritas parrocchiali e dei Centri di Ascolto che unificano le modalità di osservazione dei territori: ciò ha sviluppato la formazione di nuovi rapporti con le Istituzioni pubbliche anche nei vari Comuni interessati. Nel 2013 è stato avviato anche a Macerata il progetto «Policoro» dall'Ufficio per i problemi sociali e il lavoro insieme al Servizio diocesano per la Pastorale giovanile e la Caritas diocesana. Il Vescovo Claudio lascia ora il testimone al Vescovo Nazzareno nella fase di avvio del progetto dell’«Emporio della Solidarietà», il quale accrescerà il sostegno e l’accompagnamento del Fondo Diocesano anche sul fronte dei beni di prima necessità, per una vera solidarietà da mettere “in circolo”. *Co-direttori della Caritas diocesana di Macerata
IL CENTRO D'ASCOLTO
Una risposta concreta per le nuove povertà di oggi Franco Moneta* Fedeli alla volontà del nostro fondatore monsignor Carboni, abbiamo cercato con l’aiuto del Signore di tradurre in opere quanto Egli ci ha comandato: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Passa il tempo, cambiano i problemi, si diversificano i bisogni e così anche noi, con fare camaleontico, abbiamo provato ad adeguare le nostre risposte alle nuove esigenze; ed ecco che la «pronta» accoglienza si è trasformata in «media» o «lunga» accoglienza: si è allargato il servizio mensa, si è provato a dare risposte concrete a tutte le richieste di lavoro pervenuteci e soprattutto ad offrire ascolto a chiunque si è presentato. Forse questo sarebbe potuto bastare, ma negli anni 2004-2005 si sono riversati nella nostra sede tanti di quei minori in stato di abbandono che chiedevano ospitalità! Si è pensato allora di predisporre un’area del nostro Centro all’accoglienza di questi adolescenti e negli otto anni di apertura ne abbiamo accolti più di
18
emmaus 29 | 26 luglio 2014
un centinaio. Un altro bisogno che in quel periodo ha richiamato la nostra attenzione è stato quello delle donne vittime di violenza, con o senza figli, e anche in questo caso abbiamo dapprima messo a disposizione un appartamento dove venivano ospitate e supportate nei loro svariati bisogni. Visto l’incremento della domanda, abbiamo aperto una nostra struttura di accoglienza inaugurata da monsignor Giuliodori, appositamente ristrutturata per permetterci di farcene carico in modo più mirato. Oggi, proprio per il mutare delle situazioni, entrambe le strutture sono state chiuse e, considerati i nuovi bisogni rilevati nel centro di ascolto, abbiamo pensato di mettere a disposizione gli ambienti per l’accoglienza dei profughi che sbarcano quotidianamente sulle coste siciliane. In questi ultimi anni, abbiamo riscontrato un disagio crescente nella fascia adolescenziale, derivato da una mancanza di riferimenti affettivi, di valori morali, di gusto per la vita. Così, creata una cooperativa sociale
capace di gestire servizi rivolti alla persona, abbiamo dapprima formato un gruppo educativo permanente presso la parrocchia San Claudio e, avendo poi a disposizione alcuni alloggi in località Vallato di San Ginesio, li abbiamo ristrutturati al fine di accogliere gruppi di ogni genere (parrocchie, scout, associazioni sportive, ecc.) e offrire loro un ambiente dove confrontarsi, meditare e fare vere esperienze di vita. Lo stare insieme ai giovani ci ha fatto capire quanto abbiano bisogno di questo. Ciò ha fatto maturare un progetto ambizioso chiamato «Itinerari alla scoperta della bellezza»: un percorso estivo-residenziale che si è tenuto in località Vallato dal 30 giugno al 6 luglio, riservato ai ragazzi dai 13 ai 17 anni interessati alla scoperta del bello nella natura, nella musica, nell’arte e nelle relazioni, per condividere insieme un cammino di arricchimento. *Coordinatore del Centro di Ascolto e Prima Accoglienza diocesano di Macerata
Vienici a trovare su www.emmausonline.it: basta cliccare nella sezione «Abbonamenti» per procedere con l'attivazione
SETTIMANALE D’OPINIONE
emmaus 29 | 26 luglio 2014
19
La pastorale
«Qui abbiamo il senso del ruolo e della missione affidata a Pietro, quella di custodire la fede, di confermare i fratelli, di garantire l’unità della Chiesa. Ed è singolare che questo compito venga affidato non al migliore, non al più preparato, anzi a colui che ha manifestato le sue incertezze, le sue debolezze e contraddizioni» (Dall’omelia della Santa Messa presieduta da monsignor Claudio Giuliodori per l’apertura dell’Anno Paolino, Macerata, 29 giugno 2008)
IL LEGAME CON LE FAMIGLIE
Un nuovo capitolo dello stesso libro Laura e Gabriele Cardinali* Ogni buon romanzo che leggiamo contiene tanti capitoli, ciascuno dei quali ci accompagna nel vivere la storia, aiutandoci ad entrare nella vita dei personaggi e nella descrizione dei fatti, suscitando in noi un alternarsi di sentimenti e di emozioni. Dopo un capitolo, bello e affascinante oppure noioso, ci troviamo a dover voltare pagina, perché la narrazione continua. È un po' la metafora della vita: tante esperienze, tutte importanti per farsi le ossa, per conoscere e conoscersi, per acquisire nuove abilità e nuove consapevolezze. Nel libro della vita della nostra Chiesa diocesana sta terminando un bellissimo capitolo che ha avuto come nucleo narrativo la famiglia e la cura che di essa si deve avere. Monsignor Giuliodori, che ne ha imbastito la trama, nell'apertura dell'Anno pastorale del 2008 ha usato un incipit chiaro e profetico: «È giunto il momento di dare una svolta significativa, passando dai tentativi e dalle sperimentazioni al lavoro sistematico e capillare per accompagnare le famiglie in tutte le tappe della loro vita con questo cammino triennale di crescita umana e cristiana». La narrazione di questi anni di
cammino parla di un’attenzione particolare per la famiglia, “cuore” relazionale fondamentale, da cui hanno origine tutte le altre. Per questo, sin dai primi giorni del suo mandato episcopale, monsignor Giuliodori ha promosso Esercizi spirituali, incontri, settimane di formazione, momenti unici e indimenticabili. Tanta passione e tanta cura: le famiglie di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia non possono che essergliene profondamente grate. Provvidenzialmente, il filo rosso che lega questo capitolo
con il successivo è proprio la persona scelta in passato da monsignor Giuliodori per formare le famiglie nei primi tre anni di Itinerario diocesano: un sacerdote appassionato, entrato in punta di piedi nella nostra comunità facendosi compagno di cammino di tante famiglie. Ora, quel sacerdote torna tra noi come Pastore per guidare tutta la Chiesa diocesana da “capitano” che non vuole stare in panchina, ma intende spronare e spingere tutti verso il Signore. Oggi, dunque, voltiamo pagina: monsignor Nazzare-
I FIDANZATI
LE COPPIE IN DIFFICOLTÀ
Federico e Luisa Teloni*
Franco e Antonietta Taffetani*
no Marconi sarà matita nelle mani di Dio per scrivere questo nuovo capitolo e le famiglie saranno per lui sostegno, con la preghiera e la stima. Un nuovo capitolo dello stesso libro, bello perché arricchito dall'amicizia di due Pastori, fratelli... Non solo a parole. A noi non resta che dire: «Grazie, don Claudio! Benvenuto tra noi, don Nazzareno!». *Direttori dell'Ufficio diocesano per la Pastorale della Famiglia e della Vita
Il Vangelo dell'amore Una Chiesa che cura le ferite Tracciare il percorso fatto insieme a monsignor Claudio Giuliodori con la pastorale dei fidanzati non è facile perché di strada ne è stata fatta tanta (e tanta ancora ce ne è da fare). Ricordo che il primo incontro fu in Curia, cenando con una pizza al taglio. Il Vescovo Giuliodori ci ascoltava e faceva domande per capire il lavoro fatto, evidenziando i punti di forza e di debolezza. Ci stimolò a progettare un cammino almeno triennale e nel giro di qualche settimana avevamo in mano un progetto condiviso, che valorizzava l’esperienza fino a quel momento fatta in Diocesi e che voleva trasformare i “corsi per fidanzati” che si effettuavano nelle parrocchie, in veri e propri «cammini di fede per coppie in preparazione al matrimonio». Seguirono momenti di formazione, discussioni, incontri con altre realtà e monsignor Giuliodori era sempre presente, stimolandoci ad andare avanti con fede e speranza. Grazie a questo lavoro si sono sperimentati percorsi di preparazione su periodi lunghi con il coinvolgimento dei genitori e si è pregato insieme alla comunità per le nuove famiglie, riflettuto sul perdono nella coppia e sul sacramento della riconciliazione e dell’Eucarestia. Inoltre, si sono svolti Esercizi spirituali per i fidanzati e una cura particolare è stata data ai numerosi incontri di formazione per gli operatori della Pastorale dei fidanzati: non incontri “frontali” ma veri e propri laboratori dove ognuno ha potuto condividere l’esperienza vissuta nella propria zona pastorale. Il Vescovo ha sempre partecipato ogni anno all’incontro diocesano con tutte le coppie di fidanzati della Diocesi che si preparavano al matrimonio e, con la pubblicazione «Perché sposarsi in chiesa? Come e dove sposarsi?» ha contribuito a chiarire aspetti importanti del matrimonio. La sua visione della pastorale dei fidanzati non è stata isolata ma integrata nella Pastorale familiare e in quella delle coppie in difficoltà. Ci ha sempre stimolato a lavorare in gruppo e a utilizzare i nuovi linguaggi di comunicazione per annunciare il Vangelo. Abbiamo fatto molta strada insieme a monsignor Giuliodori, ma il testimone preso dal Vescovo Nazzareno Marconi sarà ancora più impegnativo: occorre ridare nuovo slancio, progettare altri cammini, formare famiglie, sacerdoti e suore che si dedicano alla Pastorale dei fidanzati. Con l’abbraccio accogliente del Vangelo, dovremo guardare ai giovani, indagare la società per cogliere le emergenze educative e raggiungere le periferie esistenziali di tante coppie di fidanzati che vivono la preparazione al matrimonio senza progettualità e privi di speranza e di futuro. Rivolgiamo il nostro grazie a monsignor Giuliodori e, pieni di gioia nel cuore, accogliamo il nostro nuovo Pastore dicendogli: «Siamo pronti a camminare tutti insieme per testimoniare il Vangelo dell’amore familiare». *Responsabili della Pastorale diocesana per i fidanzati
20
emmaus 29 | 26 luglio 2014
parte del cammino. Ci ritornano così in mente le parole del Papa: «La Chiesa deve avere la capacità di curare le Si è concluso lo scorso giugno il percorso di fede dioce- ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Le persone vanno accompagnate, le ferite sano per coppie in crisi, in condizione di separazione, di divorzio o di nuova unione, al quale diede inizio, nel vanno curate». Molte sono quelle rimaste aperte lungo novembre 2010, lo stesso monsignor Giuliodori. È stata il cammino. Scrive uno dei partecipanti al percorso la revisione di un percorso durato quattro anni e vissuto di fede: «La mia terra promessa non era quella che io credevo: quando il nostro cuore vive per sé e per il suo non come una serie di incontri, ma come un vero e proprio cammino nella e con la Chiesa diocesana. Esso egoismo, tutto crolla... Ora vedo tutto quello che prima non vedevo, eppure era lì! Quale strada devo fare, è stato caratterizzato sia dallo sviluppo annuale delle Signore, per raggiungerti? O meglio, quale strada utilizzi tematiche e dal ruolo centrale della Parola di Dio (con per venire da me? A volte non comprendo, non capisco. relative Lectio del Vescovo il primo anno, poi di don Eppure sei lì, ogni volta ti presenti sotto varie vesti per Francisco José Pàrraga Antonilos e don Pietro Sperindicarmi la via». Non sono però mancate guarigioni, nanzoni), sia dall'importanza che i partecipanti hanno attribuito alla loro crescita spirituale e al miglioramento come sostengono altri due partecipanti: «Noi crediamo delle relazioni. Don Pietro Spernanzoni ha commentato fermamente nella famiglia ed è per questo che desideravamo fortemente il Sacramento del matrimonio. Il l'appello che fa Dio al suo popolo in vista della terra Signore, nella sua infinita Misericordia, ce lo ha permespromessa: «Ricordati di tutto il cammino nel deserto, la fame che hai provato, la manna con cui ti ho nutrito so, nonostante i nostri limiti e infedeltà... E a Lui siamo e, nonostante tutto, il tuo mantello non ti si è logorato davvero grati. L'esperienza quotidiana dei bambini che addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi soffrono terribilmente e visibilmente per la separazione quarant’anni, cioè resti nella tua dignità di figlio e puoi dei propri genitori ci fa credere sempre di più nell’impeproseguire il cammino verso la terra promessa». Il gno in questa Pastorale». Con l'augurio di proseguire il resoconto dei numeri di questo cammino è però scarno: cammino, sotto la guida “esperta” e paterna di monsicirca 50 i contatti, tra cui dieci con partecipazione gnor Nazzareno Marconi. *Responsabili della Pastorale familiare diocesana sporadica, venti costanti ma non per tutto il percorso delle coppie in difficoltà e una decina, lo “zoccolo duro”, presenti per buona
LA VICINANZA AI GIOVANI
Insieme ai ragazzi con «Spirito vivo» Quando una cosa «si muove», ci si domanda giustamente da cosa sia provocato tale movimento. Don Luca Beccacece, responsabile della Pastorale giovanile della Diocesi assieme a don Emanuele Marconi, ha le idee chiare sulle radici di quel risveglio che, qualche anno fa, ha generato un vero e proprio «sommovimento di fede» tra i giovani maceratesi. Da dove nasce questo percorso pastorale? Quando monsignor Giuliodori è arrivato a Macerata ha dato subito una spinta decisiva alla Pastorale giovanile, suggerendo di seguire un progetto diocesano unitario, ciò non per sostituirsi alle esperienze già esistenti, ma per conferire un indirizzo comune ai vari cammini, movimenti e associazioni. Il Vescovo, in quell’intuizione del 2008, propose di intraprendere un lavoro strutturato per chiarire la direzione e gli obiettivi della Diocesi. Cosa ha guidato i primi passi? Il percorso è partito da un ascolto fortemente voluto da Giuliodori, attraverso il sondaggio «Identità cercasi» basato su un campione di mille studenti: un'istantanea della realtà giovanile maceratese dai 14 ai 19 anni, per cogliere l’identikit dei giovani. Sogni, tempo libero, amici ma, soprattutto, voglia di cambiamento. Se volevamo incontrare i ragazzi, infatti, bisognava prima “sintonizzarsi” con le
loro esigenze. Cosa serve ai giovani per vivere «cristianamente»? Occorre uno «Spirito vivo»: è questo il nome che abbiamo dato al cammino di crescita nella fede, poiché chi incontra il Signore Gesù vive una nuova vita, uno spirito nuovo. Sono stati coinvolti 67 parrocchie, 30 gruppi, 500 ragazzi, 60 educatori. Il Vescovo non voleva vincolare i giovanissimi all’ottenimento di certi sacramenti, ma desiderava aiutarli ad attraversare le tappe più significative della loro vita, per fare una scelta libera e consapevole di vita cristiana a servizio della comunità. Insomma: meno “indottrinamento”, più vita! I ricordi dei momenti trascorsi insieme saranno molti… Con i ragazzi non basta un incontro settimanale ma occorre una «spiritualità della presenza». In collegamento con l’Ufficio Scuola, ad esempio, abbiamo vissuto un’esperienza di vita fraterna all’«Oasi Santa Chiara» di Pollenza: classi intere chiamate alla condivisione e alla preghiera, a scoprire che non abbiamo solo un corpo e una ragione, ma anche un’anima. Non abbiamo dimenticato neanche i più grandi, però, universitari o lavoratori: monsignor Giuliodori ha fatto di tutto per mettere a disposizione gli spazi del Monastero del «Corpus Domini» per favorire un’introduzione alla vita adulta e alla scelta
vocazionale. Tre di questi ragazzi sono entrati poi in seminario. Quale flash trattenere, invece, delle Gmg di questi anni? Le Giornate mondiali, così come quelle diocesane, sono state un’occasione bellissima di comunione. Quando poteva, monsignor Giuliodori partecipava alle Consulte e a Sydney, Madrid o Rio, curando personalmente gli incontri con i giovani, ai quali mancherà di certo: gli hanno dimostrato
affetto perché si sono sentiti sempre voluti bene da lui. Abbiamo perciò una speranza grande, che con il Vescovo Marconi ci sia una continuità fruttuosa e che si possa davvero proseguire al meglio, guidando i ragazzi alla scoperta di un amore grande e continuando a rispondere alla domanda di papa Francesco: «Com’è la Pastorale nelle nostre diocesi e parrocchie? Rende visibile l’essenziale, cioè Gesù Cristo?».
Emanuele Sorichetti
Sempre con te!
Scarica gratis la App
carifermo.it Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Per le condizioni economiche e contrattuali è necessario far riferimento ai Fogli Informativi disponibili presso le succursali della Banca e su carifermo.it
emmaus 29 | 26 luglio 2014
21
La catechesi
La Concattedrale di Recanati Del 1200, dedicata a San Flaviano La Concattedrale di San Flaviano a Recanati ha origine nel secolo VI come Pieve. Poi, intorno al 1200, fu eretta come Cattedrale sul colle attuale dal Cardinale Angelo Cino da Bevagna. In questa chiesa si conserva il corpo del papa Gregorio XII. All’interno, è da notare lo splendido soffitto ligneo a cassettoni, la cappella di Tutti i Santi, la cripta, il coro e il museo diocesano opera di Mons. Attilio Moroni.
LA LITURGIA
La bellezza di un'educazione alla fede Gianluca Merlini* Sono passati più di 7 anni dalla prima liturgia preparata insieme a monsignor Giuliodori: l’ordinazione episcopale e la presa di possesso della Diocesi. Momento solenne che può essere l’espressione di tutta la forza che la liturgia ha nella sua capacità educativa e nel suo trasmettere la fede: il popolo che si raduna, ascolta la parola di Dio, accoglie il suo pastore, con lui prega, canta, gioisce. Non ci sono cose semplici e cose difficili, nella liturgia ci sono cose belle o cose sgradevoli. La bellezza della liturgia è l’equilibrio, la delicatezza, la soavità, la sobrietà, rettamente intesa. La bellezza è uno degli strumenti fondamentali per manifestare la presenza di Dio che cammina con il suo popolo e, attraverso la liturgia, questa bellezza si manifesta non solo ai credenti ma a tutti, divenendo un mezzo per l’educazione e il principale strumento per l’annuncio della fede. La liturgia, azione e preghiera del popolo che innalzano le sue lodi al Signore, ha questo come scopo fondamentale: manifestare al mondo dove il credente tiene il suo cuore. Sintomatico è l’ordine perentorio di assoluta povertà che san Francesco indicava come la via unica per i frati, chiedendo, allo stesso tempo, che l’Eucaristia fosse contenuta con il massimo onore e la massima solennità. Monsignor Giuliodori è stato molto attento alla liturgia in tutte le sue forme: attivazione dell’Adorazione Eucaristica perpetua presso il Monastero del Corpus Domini; Celebrazione eucaristica nei vari momenti importanti della vita diocesana; la Veglia di Pasqua insieme alle Aggregazioni laicali; le liturgie di battesimi e cresime. Ogni momento segnato dalla preparazione, dall’accuratezza, dalla manifestazione del bello per annunciare il bello. Il Vescovo ha visto bene come ogni momento liturgico fosse fortemente educativo per la fede tanto che
ogni liturgia è stata occasione di catechesi, omelie di spessore e illuminazione biblica per i partecipanti. La liturgia ha come segno particolare ed intimo il trasmettere la fede, attraverso i gesti, i canti, le molteplici ritualità, non può mai essere espressione di un “fai da te”, ma un sentire con la Chiesa, per la Chiesa, nella Chiesa. In ogni occasione, sia all’interno degli edifici di culto che all’esterno, può essere forza trascinante per chi vi
assiste e partecipa. Molteplici sono stati i momenti liturgici affascinanti e trascinanti vissuti presso l'Arena Sferisterio e all’Abbazia di Fiastra, come quelli della riapertura delle chiese costrette a chiudere a causa dei danni subiti durante il terremoto del 1997: ogni volta, la preghiera della comunità credente condotta dal suo Pastore ha fatto gustare la gioia di innalzare a Dio il canto di lode, non solo con la voce ma con la risposta
concreta della vita. Come non ricordare, perciò, gli eventi di processione eucaristica del Corpus Domini, gli incontri liturgici con le confraternite, o quelli con le associazioni ecclesiali e di volontariato. Tutto vissuto solo per un motivo: annunciare attraverso la liturgia Gesù Cristo, Colui che con essa è pregato e conosciuto. *Cancelliere Vescovile e Segretario generale della Diocesi
LA TEOLOGIA
L'esperienza della Scuola di Formazione diocesana Egidio Tittarelli* Ripensando alle tante attenzioni e iniziative che il Vescovo Claudio ha avuto in questi anni per la vita della comunità diocesana, non possiamo dimenticare quella per la Scuola di Formazione Teologica. Avendo lui stesso vissuto il servizio dell’insegnamento all’Istituto teologico marchigiano di Fano e all’Istituto «Giovanni Paolo II» per la Famiglia di Roma, quando ha iniziato il suo ministero pastorale nella nostra Diocesi ha avuto una particolare attenzione per la formazione dei laici e ha ridato vigore e freschezza alla Scuola, incoraggiando il lavoro che da molti anni si sta portando avanti con tanta dedizione. Dobbiamo riconoscere non solo la grande disponibilità di
22
emmaus 29 | 26 luglio 2014
monsignor Giuliodori a celebrare l’Eucaristia all’inizio e alla fine dell’anno scolastico, vivendo un significativo incontro con tutti gli studenti di teologia, ma anche una particolare cura e attenzione nel seguire lo svolgimento dei corsi, nell’incoraggiare il lavoro degli insegnanti e nell’invitare con molta passione a partecipare alla scuola diocesana di teologia. In particolare, ha proposto dei corsi di approfondimento serali a servizio degli operatori pastorali della Diocesi su alcuni temi di attualità, in risposta alle indicazioni più volte emerse nei nostri convegni pastorali di curare la formazione dei laici. Siamo partiti con una serie di incontri legati all’approfondimento della liturgia culmine e fonte della vita cristiana, alla conoscenza della figura di Padre Matteo Ricci, al tema e alle sfide della comunicazione
sociale, particolarmente cari al nostro Pastore per il servizio vissuto a Roma nella Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, abbiamo cercato di entrare nello spirito del Concilio, infine, nell’anno della fede e dopo la pubblicazione della esortazione apostolica «Lumen fidei» di papa Francesco, abbiamo approfondito una riflessione sul cammino e la vita di fede. Ringraziamo monsignor Giuliodori e ci auguriamo di far tesoro di quanto ci ha comunicato per continuare questo prezioso servizio di formazione degli operatori pastorali e di quanti desiderano approfondire la loro vita di fede e di conoscenza della vita cristiana. *Vicario episcopale per la Pastorale
LA PAROLA AI VICARI
Un'azione pastorale «Cento ne ha pensate e cento ne ha realizzate» dalle sfumature variegate Pietro Spernanzoni* Il 22 marzo 2007, dopo un anno di attesa per la «sede vacante», accoglievamo in Cattedrale Sua Eccellenza monsignor Claudio Giuliodori. Da questo ricordo, provo a riflettere sul periodo passato accanto al Vescovo come Vicario Generale: la prima dote che mi viene da rilevare è la sua intraprendenza. C'è un modo di dire per indicare le persone intraprendenti: «una ne pensa e cento ne fa». Non è così per il Vescovo Claudio, che cento ne ha pensate e cento ne ha realizzate, tutte curate nei minimi dettagli, senza lasciare nulla all'improvvisazione o al caso. Questo vale per le iniziative pastorali, come il percorso di formazione per famiglie e l'analogo percorso compiuto con i giovani, per l'organizzazione di eventi, quale il Centenario di Padre Matteo Ricci e la ripresa della causa di canonizzazione del grande missionario maceratese; per la realizzazione di opere edilizie come il restauro delle chiese danneggiate dal terremoto, la riapertura della Cattedrale di Recanati, la ristrutturazione del Seminario di Macerata e di quello di Cingoli, la costruzione della chiesa di Bathore. Anche in questo campo - che non è proprio di un Vescovo - ha mostrato grande competenza nelle soluzio-
ni, gusto fine nella scelta dei materiali e versatilità nella destinazione degli ambienti. La seconda qualità (come nel calcio, in cui Claudio era una eccellenza!), risiede nel suo essere stato un buon allenatore che sa trovare il ruolo giusto ad ogni giocatore: ha saputo collocare le persone, specialmente i sacerdoti, nel posto più adatto alle loro qualità. Inoltre, Giuliodori impressiona per come è instancabile. Prendo dalla sua agenda gli impegni di una settimana: domenica a Macerata, alla sera parte per Cagliari, lunedì a Oristano, martedì a Tolentino, mercoledì a Roma (udienza del Papa), giovedì a Verona, venerdì a Roma, sabato a Macerata... Come mi son trovato con un Vescovo così? Poco tempo dopo il suo ingresso in Diocesi, ho avuto la frattura del menisco: lui giocava a pallone e io camminavo con la stampella. * Vicario generale della Diocesi
Pio Pesaresi* La ricca e multiforme azione pastorale di monsignor Claudio Giuliodori a Macerata potrebbe essere paragonata a un prisma dalle molte facce e sfumature. Come Vicario episcopale per il Clero mi colpì, al suo arrivo in Diocesi, il gesto che egli fece di invitare tutti i sacerdoti ad un colloquio personale con lui. Bastò questo per far capire l'importanza che egli dava al rapporto con il suo clero. Per il presbiterio, nel suo insieme preparava con cura, poi, l'incontro mensile e, per i giovani, un incontro supplementare al quale, finché ha potuto, ha partecipato sempre. Per la formazione spirituale del clero diocesano ha anche introdotto la consuetudine degli Esercizi Spirituali alla Domus Laetitiae di Frontignano, invitando ogni anno per l'occasione figure significative, tra cui, guarda caso, colui che sarebbe diventato poi il suo successore, il nuovo Vescovo Marconi. Anche per le case del Clero delle varie vicarie ha sempre avuto una cura speciale, perché i sacerdoti potessero più facilmente alimentare fra di loro rapporti di fraternità e gli anziani avessero la possibilità di essere adeguatamente assistiti,
continuando a vivere accanto ai confratelli. Se qualche sacerdote, poi, ad un certo punto, si trovava alle prese con problemi o difficoltà particolari, Giuliodori se ne faceva carico sollecitamente, senza ricorrere ad intermediari. Infine, è forse superfluo parlare del suo amore e della sua attenzione per il Seminario Missionario Diocesano Redemptoris Mater, al quale non ha fatto mai mancare la sua presenza e la sua illuminata guida. Ci conforta il fatto che se monsignor Giuliodori ci lascia, colui che è chiamato a sostituirlo ha al suo attivo l'esperienza quasi decennale di rettore del Pontificio Seminario Regionale Umbro, dove avrà avuto modo di affinare senz'altro la sua sensibilità nei confronti dei sacerdoti. * Vicario per il Clero e la Vita consacrata
LA BASILICA DELLA «MATER MISERICORDIAE»
Un episcopato sotto il manto della Vergine Maria Egidio Pietrella*
celebrazione del 60° anniversario della proclamazione di Macerata «Città di Maria», che ha avuto una particolare Macerata, sul piano religioso, si solennità. La settimana mariana si è caratterizza come città eucaristica e svolta dal 10 al 18 novembre con un mariana. Sempre presente e disporicco programma religioso, artisticonibile, monsignor Giuliodori ha dato impulso alla nostra devozione a Maria, musicale e civile, con il rinnovo dell’afpresiedendo sempre le celebrazioni an- fidamento a Maria, sia in duomo, sia nuali della Festa della Madonna della nella pubblica piazza della Libertà. Le Misericordia, nella prima domenica di sue parole di esortazione, riecheggiansettembre: salutava i pellegrini che da do quelle del papa San Giovanni Paolo Passo di Treia giungevano al Santuario; II, pellegrino a Macerata il 19 giugno 1993, si concludevano con questo voto: partecipava con gioia ed esultanza «Auguro alla nostra città, alle donne all’offerta delle «Canestrelle». Inoltre, e agli uomini maceratesi e dell’intera nel novembre 2012, ha promosso la
diocesi di essere sempre uniti sotto lo sguardo amorevole di Maria, per costruire insieme la civiltà dell’amore, nella certezza che quanto più Macerata saprà onorare il suo titolo di «Civitas», tanto più diventerà una vera città della pace». Per completare l’apostolato mariano di monsignor Giuliodori, tra le tante altre iniziative promosse nelle vicarie sono da ricordare a Recanati la benedizione del portale di bronzo nella chiesa di S. Anna (2007), opera dello scultore Sesto Amerigo Luchetti, che all’interno conserva la replica della Santa Casa di Loreto. A Tolentino, il 17
maggio di quest'anno, il Vescovo ha celebrato il duecentesimo anniversario dell’Incoronazione della Madonna della Tempesta, in ricordo di quella effettuata da Pio VII (17 maggio 1814), unitamente a quella della Madonna della Misericordia che si venera nella Concattedrale di Treia. Infine, il 22 giugno 2013 monsignor Giuliodori ha elevato a dignità di Santuario Mariano la chiesa parrocchiale della «Beata Vergine di Lourdes», nella frazione Grottaccia di Cingoli. *Rettore della Basilica della Madre della Misericordia
emmaus 29 | 26 luglio 2014
23
La catechesi
«Maria è per noi la via maestra e la porta di accesso alla Misericordia Divina. È davvero incoraggiante iniziare l’Anno Pastorale sotto il suo mantello sapendo di poter cantare con lei “l’Anima mia magnifica il Signore”, perché “di generazione in generazione la misericordia di Dio si stende su quelli che lo temono” ( Lc 1, 50)» (Dall’omelia di monsignor Claudio Giuliodori per l’apertura dell’Anno pastorale 2008-2009, Macerata, 7 settembre 2008)
I PASSI DELL'ECUMENISMO
Gli “slanci” al dialogo interreligioso Paolo Matcovich*
monsignor Giuliodori nel giro di pochi anni è diventato anche per i fratelli dell’Ortodossia e della Riforma un riconosciuto punto Il Vescovo Claudio forse non prevedeva di riferimento e un apprezzato sostegno nel che l’icastico motto episcopale «Gratia et comune desiderio di realizzare il testamento Veritas» potesse fungere, a conclusione del del Signore Gesù: ut unum sint. Se l’Ecumenisuo eclettico e incisivo ministero, da cifra smo - è storia diocesana – non ha avuto inizio ermeneutica dello stile e del contenuto di quanto, come Pastore diocesano, ha intrapre- con Giuliodori, è altrettanto certo però che il so a servizio dell’Ecumenismo e del Dialogo suo episcopato tra noi ha prodotto slancio, radicamento ed estensione delle “cose” ecuinterreligioso. Gratia appunto, come imprescindibile richiamo al primato del consiglio e meniche, sia nei rapporti con le altre comunidell’azione dello Spirito nell’impegno delicato tà ecclesiali, sia nella comunità diocesana nei diversi livelli, nei quali è andata maturando e complesso per la piena e visibile unità tra sempre più l’idea che l’attività ecumenica tutti i credenti in Cristo Gesù. Gratia come debba evangelicamente essere una dimensiohabitus nel relazionarsi e nell’accogliere le sorelle e i fratelli delle altre Chiese cristiane: ne costitutiva e ordinaria dell’essere Chiesa. non solo gentilezza e cordialità, ma sincero ed Incontri ufficiali ed ufficiosi, Celebrazioni affettuoso ascolto delle loro domande e diver- ecumeniche della Parola, varie iniziative per se esigenze ecclesiali. E poi Veritas, sempre la Settimana dell’Unità, cessione in comoe comunque. I numerosi e significativi passi dato di alcune chiese e spazi per il culto e per una alleanza intercristiana, sul territorio la formazione spirituale dei fedeli ortodossi diocesano, sono stati caratterizzati da una e anglicani, hanno nel tempo costruito una fattiva generosità, insieme ad una rispettocredibile via diocesana all’Ecumenismo, sa franchezza dottrinale e spirituale, nella dono e responsabilità per il cammino futuro, consapevolezza che un’autentica comunione che, ne siamo certi, il nuovo Pastore saprà accogliere nella misura e nei modi che più nel Signore può realizzarsi a partire dalla riterrà opportuni. Sul dialogo interreligioso mite fedeltà alla propria identità personale va in particolare segnalata la sua cordiale ed ecclesiale. Così, in «Gratia et Veritas»,
attenzione alle buone relazioni interpersonali accompagnato - come Padre, Pastore e amico con i leader del Centro Islamico maceratese, nel Signore - nel coinvolgente e irrinunciabile volte al discernimento di iniziative congiunte apostolato in favore della causa ecumenica. su tematiche etico-culturali. In conclusione, *Direttore dell’Ufficio diocesano desidero esprimere a Sua Eccellenza un per l’Ecumenismo grazie del tutto speciale per averci sempre e il Dialogo interreligioso
L'INIZIAZIONE CRISTIANA
Nella Chiesa Madre l'abbraccio con Gesù «Cristiani non si nasce ma si diventa», diceva a ragione Tertulliano. Certo, qualche tempo fa si poteva avere la fortuna di nascere e crescere in una famiglia cristiana, respirando la fede insieme all’aria o agli odori della vita quotidiana. Oggi, però, questa possibilità è sempre meno «scontata», tant’è che la Chiesa avverte la necessità di essere sempre più attenta nell’accompagnare chiunque desideri approfondire e vivere l’incontro con il Signore. Don Egidio Tittarelli, parroco dell’Immacolata e guida spirituale dei “neofiti”, spiega come anche la nostra Chiesa diocesana, «con la presenza particolarmente sollecita e accogliente del Vescovo Claudio», abbia vissuto in questi anni una «particolare attenzione verso tutti coloro che dopo aver iniziato un cammino di fede in età infantile lo hanno poi interrotto e chiedono di celebrare il sacramento della Cresima da adulti o verso quelli che sono in ricerca della fede e del senso della vita e, avendo incontrato una comunità cristiana, chiedono di celebrare i sacramenti dell’iniziazione cristiana». «Ci sono persone che vengono da Paesi esteri – racconta don Egidio – che durante
24
emmaus 29 | 26 luglio 2014
questi anni hanno chiesto di incamminarsi verso un’esperienza di fede; negli ultimi anni ci sono anche persone della nostra Diocesi, che per vari motivi non hanno mai ricevuto i sacramenti e chiedono di entrare nella vita della Chiesa». Ogni candidato è accompagnato da un’equipe di sacerdoti, famiglie e laici, in un itinerario di almeno due anni che culmina nella celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione (Battesimo, Cresima e Comunione) nella solenne Veglia di Pasqua, in Cattedrale: «Abbiamo visto tanta gioia sul volto di monsignor Giuliodori nell’incontrare personalmente i candidati e nel celebrare questa grande festa che è segno di una Chiesa Madre ancora capace di generare alla fede dei figli». Il più delle volte sono le persone in ricerca – che partecipano a qualche celebrazione o che incontrano un’esperienza di fede – a chiedere di accostarsi ai sacramenti. Tuttavia, «l’attenzione all’andare, al proporre, va crescendo, anche grazie alla spinta di papa Francesco che ci invita ad essere “Chiesa in uscita”». Tra le storie più curiose c’è quella di un giovane maceratese che «ha chiesto in parrocchia di poter fare da padrino,
ma si è accorto di non essere stato battezzato; probabilmente sua mamma non gliene aveva mai parlato. Io ricordo di avergli detto: “devi quasi ringraziarla per non averti battezzato da piccolo, perché attraverso questo cammino scoprirai la bellezza della fede”. Dopo la celebrazione - continua il parroco dell'Immacolata -, mi ha detto con le lacrime agli occhi: “Sono proprio vere quelle parole ed è stato talmente bello che quasi ringrazio mia madre!”». Le testimonianze sono molte e tutte manifestano la passione e la gioia di vivere la fede in una comunità: «Ricordo un musulmano che ha quasi lottato con la sua famiglia e la sua cultura per diventare cristiano, con tanta forza e decisione. Ci ha comunicato l’entusiasmo della fede - ha concluso -, tanto che condividere il suo cammino di preparazione è stata un’occasione di grazia per risvegliare la bellezza della fede anche in noi che ci sentiamo credenti ma che, a volte, rischiamo di dare tutto per scontato e di vivere con tiepidezza la gioia della fede che viene dall’abbraccio di Gesù Cristo».
Emanuele Sorichetti
La spiritualita'
La Concattedrale di Cingoli Il Neoclassico sul Balcone La Concattedrale di Santa Maria Assunta di Cingoli un tempo era dedicata a S. Maria della Pieve. Situata presso le mura dell’acropoli romana, nel secolo XVII venne ricostruita nell’odierna piazza Vittorio Emanuele II. Nel 1986, venne definita «Concattedrale». Di stile neoclassico, vi si possono ammirare il polittico di Antonio da Fabriano, i dipinti di Piersimone Fanelli e dello Spagnoletto.
I LUOGHI DELLA CONTEMPLAZIONE
VITA CONSACRATA
Un territorio che “respira” di devozione Quello sguardo «Siete in una terra meravigliosa»: questo recitano alcuni cartelloni che si possono incontrare, da qualche tempo, lungo il tratto marchigiano dell’autostrada A14. Un modo originale di invitare il turista di passaggio a fermare lo sguardo distratto su un territorio ricco di bellezza. Fa riflettere come vi sia bisogno che ci si ricordi di “vedere”, in un tempo in cui la tecnologia sembra aver annullato ogni ostacolo al raggiungimento della “connessione continua”, eppure è un rischio reale che corre, ogni giorno, ciascuno di noi. Viviamo, lo sappiamo, un tempo di grandi contraddizioni, in cui possibilità impensate solo per una generazione fa, fanno da contraltare a povertà spirituali, ed ora anche materiali, spesso sconcertanti: un'epoca in cui una tecnologia sempre più alla portata di tutti non impedisce squallide storie di solitudine. In questo tempo di smarrimento esistenziale abbiamo sempre più bisogno di recuperare riferimenti certi, porti sicuri alla cui vista veleggiare serenamente. Davvero siamo in una terra meravigliosa, e non solo per un paesaggio che, fortunatamente, ha conservato quasi intatto il suo fascino senza tempo, ma soprattutto per quel patrimonio umano e spirituale costituito da una fitta trama di relazioni e tradizioni, indispensabili ad una vita ancora a misura d’uomo. La nostra Diocesi, adagiata al centro di questa regione, ne coglie, esaltandoli, tutti gli aspetti peculiari: una terra forse senza eccellenze “ingombranti”, che presenta, però, un ricco tessuto di luoghi e memorie, capaci di rinnovarsi e costituire quell’in-
sieme di punti di riferimento di cui oggi si ha così bisogno. Il cammino compiuto dalla comunità diocesana in questi anni ha contribuito a valorizzare questa ricchezza sviluppando dei veri e propri “polmoni spirituali”, punti di riferimento non solo per la vita ecclesiale della Diocesi ma anche al di fuori di essa. Una vera e propria “rete spirituale” con nodi di primaria importanza: l’abbazia di S. Maria di Chiaravalle di Fiastra, con la sua comunità cistercense cui la Diocesi si rivolge in occasione delle Lectio divine di inizio avvento e quaresima, promosse dall’Azione Cattolica, o per la meditazione che tradizionalmente dà il via ogni anno al Convegno pastorale diocesano; il monastero San Giuseppe di Pollenza, in cui le clarisse ospitano tutta una serie di appuntamenti di discernimento vocazionale per i giovani, tra cui la “tenda dell’Eccomi”; il monastero Corpus Domini di Macerata, ove l’accogliente disponibilità delle monache domenicane ha permesso il consolidarsi della preziosa tradizione dell’Adorazione Eucaristica perpetua. Inoltre, le stesse hanno consentito di avviare un diverso modo di promuovere il bene comune con la proposta annuale della Veglia regionale del lavoro; senza dimenticare il convento agostiniano di San Nicola a Tolentino, con l’originale presenza nel mondo giovanile e l’accoglienza nei confronti di pellegrini di tutta Italia. Tanti nodi che, anziché legare, liberano la spiritualità delle persone in un profondo respiro di assoluto.
Federico Canullo
L'ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA
La novità che genera frutti Era il 7 gennaio 2008 quando a Macerata, presso il monastero del Corpus Domini delle suore domenicane (conosciute in città come «monachette»), in via Chinnici, è stato possibile attuare l'Adorazione Eucaristica Perpetua. Tale novità era stata annunciata dal Vescovo Claudio Giuliodori nel corso dell’omelia pronunciata la notte di Natale dell'anno precedente. Anche la Diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati - Cingoli - Treia aveva, così, partecipato all'invito di Benedetto XVI che, nell'Esortazione Apostolica «Sacramentum Caritatis», raccomandava «ai Pastori della Chiesa e al Popolo di Dio la pratica dell'adorazione eucaristica, sia personale che comunitaria», sottolineando che «nel limite del possibile, converrà individuare chiese da riservare appositamente all’Adorazione». Nel 1928 le monache domenicane ottennero dalla Santa Sede la facoltà dell’esposizione del Ss. Sacramento per conformarsi al desiderio della madre fondatrice del monastero suor Maria Giacinta Bassi, nel 1690 -, con lo scopo preciso dell’adorazione quotidiana che, fino al 2008, non era aperta al pubblico in modo «perpetuo». In realtà, benché gli auspici siano tuttora quelli di permettere l’Adorazione in tutto l’arco d'orario
giornaliero, l’attuale programmazione è fissata dalle ore 7.30 alle ore 24 (tranne il sabato, durante il quale si protrae fino alle ore 6 del mattino della domenica). «Una tale iniziativa, dal punto di vista spirituale - afferma la madre superiora del monastero domenicano di clausura, suor Maria Paola Toscano - non può che essere stata positiva. Il nostro carisma ha trovato la sua piena realizzazione: non siamo solo noi a portare avanti l'adorazione eucaristica, ma tutta la Diocesi con noi. Insieme, contempliamo il Cristo in stato di offerta e di immolazione nel santo sacramento per imparare a compiere la volontà di Dio, a donarci senza limiti, a perseverare nell’amore per la gloria del Signore e il servizio del prossimo. Dal punto di vista organizzativo - continua suor Maria - abbiamo dovuto adattare i nostri orari e rinunciare a volte a celebrazioni comunitarie per non disturbare l'adorazione personale di chi è presente in chiesa. Comunque, i benefici sono senz'altro superiori alle limitazioni. In questi anni – conclude – stiamo cercando di diffondere l’iniziativa alle giovani generazioni, confidando nella loro attiva partecipazione». Molto, tuttavia, si può ancora fare.
Paola Olmi
in profondità... Anna Maria Cacciamani*
Sono passati sette anni dal giorno in cui, con leggera inquietudine e trepidazione, attendevamo il nostro nuovo Vescovo. A quella giornata, in una Cattedrale gremita e festante di febbraio, molte altre se ne sono avvicendate, sotto lo sguardo vigile e premuroso, la parola attenta e profonda, del Pastore della nostra Chiesa locale. L'attesa emozionata e curiosa, giorno dopo giorno, si è trasformata in familiarità ed intimità, all'interno di una relazione fatta di grandi eventi e semplici gesti che, negli anni, ci hanno insegnato ad amare, sognare, vivere e sentirci parte viva di tutta la comunità. Nessuno credo possa essersi sentito escluso da questa presenza. Sacerdoti e laici, religiosi e religiose, uomini e donne, giovani e bambini: ad ognuno è arrivata una parola di padre e guida. Nessuno escluso da quello sguardo che ha cercato di attraversare ogni anima in profondità: ammonendo, indicando, esortando. Sulle ali della memoria, mi lascio condurre attraverso i colori di luce di quella stessa cattedrale, altrettanto gremita e trepidante, del dicembre 2010. Una data straordinaria per la mia storia di donna. «Sì, Dio ha posto su di te il suo sguardo e si è compiaciuto di sceglierti per costituirti testimone del suo amore sponsale. Da sempre ti ha amato e ti ha plasmato secondo il suo progetto». Parole di un Vescovo che si è fatto carico di accompagnare il discernimento fino a quell’altare prezioso e unico di una consacrazione per la vita. Come per me, le sue parole di cura e consolazione, di invito e slancio, sono entrate essenziali e forti nella storia di tante altre donne consacrate nell’Ordo Virginum. Quando un Pastore parte, con lui parte un pezzetto di cuore e di spirito, quello spirito che anche lui ha contribuito ad alimentare con la sua presenza. Sono le mani di un Vescovo a consacrare la nostra vita a Dio, nelle sue mani noi mettiamo le nostre e, anche attraverso lui, sentiamo tutta la forza di un Dio che ci accoglie e ama. Grazie a lui, negli incontri annuali che ci ha dedicato, abbiamo imparato a scoprire il volto di Maria madre e sposa; abbiamo assaporato il gusto del mistero di Cristo, Dio e uomo, abbiamo contemplato e ascoltato la Parola di Dio, lasciando che interpellasse e provocasse di novità la nostra quotidianità. Con lui abbiamo atteso la nota pastorale «l’Ordo Virginum nella Chiesa italiana», perché essere lievito nella massa è possibile solo nella fedeltà a quella Chiesa che ci è madre. Non è semplice il saluto quando gli anni trascorsi insieme, a poco a poco, ci hanno fatto crescere in fiducia e impegno accanto ad un padre che si è speso fino in fondo per la sua “famiglia”. Non è stato semplice accompagnarlo in tutte le sue imprese, ma dove non c’eravamo abbiamo sempre chiesto al Signore di poggiare lo sguardo su di lui. Così, come vergini dalle lampade accese, continuiamo ad attendere lo sposo e ad accompagnare chi parte con il cuore grato e pregno di preghiera. *Consacrata nell'Ordo Virginum
emmaus 29 | 26 luglio 2014
25
«Ancor più evidente è la verità dell'insegnamento di gesù se lo consideriamo all'interno delle relazioni familiari. Solo se sia ha il coraggio di dare la vita per l'altro nelle relazioni coniugali e genitoriali, l'amore cresce altrimenti si atrofizza e si traforma in risentimento e persino in odio» (Dall'omelia di monsignor Claudio Giuliodori in occasione del Convegno nazionale delle consacrate dell'Ordo Virginum, Loreto, 16 agosto 2010)
La cultura
LA COMUNICAZIONE COME LUOGO DA ABITARE
La mission dei media: «buone notizie» senza retorica Vincenzo Varagona*
ambienti di impegno, cercando di sfuggire alla “retorica della buona notizia”. Spesso, Nei giorni in cui monsignor Claudio Giuliodori negli incontri fra giornalisti, la ricerca della faceva il suo ingresso a Macerata, sette anni «buona notizia» viene giudicata residuale. Nei fa, usciva anche un mio libro - il primo vero meeting, anche ecclesiali, ci si chiede perché libro - che, guarda caso, portava la sua firma il tentativo di offrire “buone notizie” spesso nella prefazione. Si parlava di «media eduaffondi nella retorica, se tutti sappiamo che la cation», impegno e passioni comuni con don Buona Notizia per eccellenza è, semplicemenClaudio, per tanti anni, e - direi - anche ades- te, rivoluzionaria. Non è il caso di approfonso. C'è stato, credo, in queste lunghe stagioni, dire, anche perché credo che i nostri “eredi” il tentativo di dare spessore alla “mission” continueranno a porsi la stessa domanda, del giornalista, del comunicatore, nei diversi spero dandosi risposte concrete e convincenti.
Ebbene, monsignor Giuliodori ha impresso, nella sua Diocesi, una svolta che non credo sia esagerato definire epocale, da questo punto di vista. Gli aspetti più tangibili si notano nel progetto di rinnovamento di Emmaus, che aveva periodicità quindicinale, ora è settimanale e che sette anni fa non presentava l'aspetto attuale. C'è poi la sinergia con Radio Nuova Macerata In Blu, con il sito internet, e anche questa non casuale - la presenza della Diocesi stessa nella Fisc, con il coordinamento dei periodici comunitari attraverso il direttore
LE FRONTIERE DIGITALI
di Emmaus, che è anche segretario regionale Ucsi. Non sono solo “segni”, sono la sostanza di un impegno e di una crescita, non individuali, ma corali. Dietro tutto questo c'è il desiderio di far arrivare la Parola ovunque, anche, ad esempio, con celebrazioni itineranti diffuse in diretta in tutte le Concattedrali. C'è il tentativo di far arrivare la Parola nelle case, dotando una delle più belle chiese di Macerata, San Filippo, di un moderno e sofisticato impianto di trasmissione per la diretta tv. Si direbbe - e forse don Claudio lo dirà al nuovo Vescovo, di cui è amico - che nulla è stato lasciato al caso, nulla di intentato. Certo, c'è la comune consapevolezza che i mezzi non bastano, che occorre continuare a lavorare con intensità sullo stile della comunicazione e sull'empatia di una Chiesa che vuole mostrarsi accogliente verso il prossimo, nello stile di sempre che è la condivisione. Non bastano pochi anni per raggiungere questo risultato. Il lavoro è cominciato e questa è probabilmente una delle eredità che vengono lasciate a monsignor Marconi. A lui, naturalmente, insieme all'affettuoso saluto di benvenuto, va la disponibilità di quanti, fra i giornalisti e i comunicatori, hanno a cuore una moderna evangelizzazione e, con questa, un altrettanto moderno progetto di comunicazione comunitaria. *giornalista Rai
Pastorale 2.0 «con cuore di padre» L’impegno nel servizio si fa autentica comunicazione quando educa e fa cultura: potrebbe essere questa, nell’estrema sintesi di un tweet, l’essenza dei sette anni di ministero episcopale di monsignor Claudio Giuliodori. Le considerevoli competenze, già ampiamente dimostrate in ambito CEI prima della nomina a Vescovo della nostra Diocesi, rappresentano per la nostra Chiesa locale un propellente che nel tempo certamente impareremo ad apprezzare in misura sempre maggiore. Infatti, la sferzata di energia impressa da subito al suo ministero ci ha permesso di sperimentare con qualche anno di anticipo lo stile tanto caro a papa Francesco di una Chiesa perennemente «in uscita», anche attraverso i media e il web. La scelta di far pubblicare l’agenda dei suoi impegni episcopali su Emmaus e sul sito della Diocesi è stata la prova tangibile del costante dono di sé in «Gratia et Veritas» a Cristo e alla Chiesa. Questa pastorale dinamica, praticata instancabilmente da monsignor Giuliodori con il suo stile efficace ed incisivo nella comunicazione e nell’azione, ha saputo lasciare il segno nella vita spirituale di ognuno mediante la
26
emmaus 29 | 26 luglio 2014
prossimità alle singole comunità parrocchiali, le numerose e valide iniziative, una migliore funzionalità dei vari organismi, delle strutture e persino degli edifici. L’attuale Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica, con la sua testimonianza, ci ha anche insegnato un originale modello di umiltà nel servizio: l’umiltà di chi non si tira indietro ma “ci mette la faccia”, senza tatticismi e senza timore di critiche o attacchi personali strumentali. Siamo grati al Signore per il dono di questo “Pastore digitale” che per il suo stile innovativo, con un’espressione presa in prestito dalle nuove tecnologie, potremmo definire «Vescovo 2.0» capace di moltiplicare ogni piccolo talento, accompagnandoci con il suo generoso e sempre disponibile «cuore di padre».
Lorenzo Lattanzi
IL CENTENARIO RICCIANO
LE ECCELLENZE ARTISTICHE
Eredità fatta scienza Per diversi motivi non è semplice guardare a ritroso i sette anni di pastorale del Vescovo Giuliodori: poiché nella storia della Chiesa le valutazioni hanno tempi molto lunghi, è infatti necessario avere la giusta attenzione e sapere che si corre il rischio di non riuscire a vedere bene ciò che è più vicino. In secondo luogo, una riflessione di tal genere deve già sapere in partenza di essere al contempo “un punto di vista” e “la vista di un punto”: essa sarà dunque un piccolo tassello all’interno di un mosaico ben più grande nel quale è piuttosto il senso dell’insieme, infine, ad essere realmente importante. Entrando nel merito della questione, è bene fare riferimento a ciò che Giuliodori ha saputo operare per ciò che riguarda il macro ambito della cultura, a lui particolarmente caro. Qual è stato l’indirizzo “culturale” indicato durante questi anni? Tra i vari interventi attuati nei settori più sensibili di tale orizzonte (la grande attenzione alla scuola come «realtà preziosa e insostituibile per la crescita pienamente umana e per l’educazione-formazione integrale dei nostri bambini, ragazzi e giovani»; l’impegno per una sempre più presente comunicazione all’interno dei “nuovi” e dei “vecchi” media, nonché l'attenta partecipazione a numerosi eventi di carattere culturale promossi in tutto il territorio diocesano nel corso degli anni) mi limiterò a citare due grandi eventi che possono fornire chiare indicazioni in tal senso: in primo luogo è doveroso riferirsi alle celebrazioni per commemorare il IV centenario della morte del missionario gesuita maceratese Padre Matteo Ricci, culminate nei due convegni di Roma e Macerata del marzo del 2010 e nella pubblicazione dei relativi atti («Scienza Ragione Fede. Il
genio di Padre Matteo Ricci», Macerata, Eum, 2012). Mediante tale “opera”, il Vescovo ha promosso un netto avanzamento del processo di beatificazione di Ricci - ora, terminata la fase diocesana, esso è infatti giunto al suo ultimo grado presso la Congregazione delle Cause dei Santi - rispondendo con grande zelo all’appello del suo predecessore Tarcisio Carboni, al quale va il merito di aver per primo desiderato e fatto avviare tale causa. Quale significato assume tale evento nell’ottica del nostro discorso? Ricci ha saputo coniugare con sapienza fede e ragione nella prospettiva dell’inculturazione del Vangelo in terra cinese. Da grande scienziato e teologo quale era, egli rappresenta un vero e proprio modello per le complesse situazioni in cui versa l’evangelizzazione del nostro tempo. Il “modello” di Chiesa che esce da tale autorevole testimone è dunque una presenza viva radicata nel contesto socio-politico, capace di orientare e di orientarsi. È proprio tale “presenza” a fungere da trait d’union con il secondo evento che vorrei citare: la pubblicazione del volume «Le Cattedrali». Tale volume ha il merito di sottolineare che le Cattedrali della Diocesi, più che semplici “edifici” dedicati al culto, rappresentino la sintesi del dialogo fra fede, ragione e contesto storico-culturale. La loro esaltazione - connessa alla benemerita opera di ristrutturazione della Concattedrale di San Flaviano e della chiesa di San Filippo - testimonia l’intrinseca volontà dell’episcopato del Vescovo Claudio di farsi autorevole interprete della tradizione della Chiesa di fronte alle grandi sfide che portano il nostro territorio diocesano e la Chiesa tutta ad intraprendere il cammino nel Terzo Millennio dell’era cristiana.
L'Oriente riscoperto di Li Madou L’anno dedicato alle celebrazioni per il quarto centenario della morte di Padre Matteo Ricci è stata una tappa importante dell’episcopato di monsignor Giuliodori, forte è ancora oggi la sua risonanza e, soprattutto, ha svelato l’esistenza di un bacino culturale dalle mille potenzialità. A spiegarlo meglio è don Giovanni Battista Sun, teologo e letterato, vicedirettore del Centro Studi Li Madou di Macerata. Don Sun, cos’ha significato il Centenario ricciano per la Diocesi? I numerosi eventi legati a tale ricorrenza sono stati una grande ricchezza. Il più significativo è stato sicuramente la riapertura della causa di beatificazione, ma tante altre sono le iniziative da ricordare: le due giornate di amicizia con la Cina, che chiamiamo «Le Giornate di Padre Matteo Ricci», organizzate nel 2009 e nel 2010, grazie alla tenacia e all’entusiasmo del Vescovo Giuliodori; i Convegni internazionali, la mostra «Padre Matteo Ricci e la Cina» ospitata in Vaticano, senza tralasciare il pellegrinaggio diocesano che ha permesso a oltre duecento persone di visitare i centri più importanti del Paese della Grande Muraglia e di celebrare la Messa davanti alla tomba del missionario maceratese. Qual è il valore della riscoperta della figura di Padre Matteo Ricci nel nostro territorio e nel mondo? La promozione della figura ricciana coinvolge più livelli, da quello spirituale a quello culturale ed economico. I maceratesi (ma non solo) si sono resi conto di quanto il loro concittadino gesuita sia amato e
stimato in tutto l’Oriente, e ciò ha suscitato voglia di conoscere e approfondire una diversa cultura e civiltà: in alcune scuole superiori, ad esempio, si può scegliere il cinese come seconda o terza lingua. Nel nome del religioso, inoltre, è stato aperto l’Istituto Confucio e c’è un vivo scambio internazionale di studenti (più di 60 studiano all’Accademia delle Belle Arti), non dimenticando un altro fiore all’occhiello: il Centro Studi Li Madou, che in soli tre anni ha pubblicato una decina di volumi, tra cui il «Catechismo» del gesuita presentato lo scorso marzo. In questi sette anni, quanto è stata promossa la dimensione missionaria ed evangelica nella Chiesa d’Oriente? La comprensione della grandezza di Padre Matteo Ricci ha fatto sì che venisse realizzata una missione più ampia e lungimirante sulle orme e sull’esempio di colui che è stato ed è tuttora il modello per tutti i missionari del mondo, tanto che lo stesso papa emerito Benedetto XVI lo ha paragonato ad altri grandi della Chiesa. L’episcopato di Giuliodori è stato profondamente segnato da questa figura esemplare e non è un caso che ad alcuni anni di distanza dall’anniversario ricciano esso abbia una eco così forte: ha permesso, infatti, l’apertura di nuove missioni, è stato argomento delle visite svolte a Pechino e a Taiwan nel 2012, e l’Oriente ha visto un rifiorire di pubblicazioni e riedizioni di e su Ricci, così come l’apertura di Istituti e centri culturali a lui riconducibili.
Eleonora Tiseni
Daniele Referza
emmaus 29 | 26 luglio 2014
27
«La comunione ecclesiale cresce non cancellando o rinnegando la storia, ma condividendo e coniugando le ricchezze delle diverse realtà. Dobbiamo saper unificare in modo armonico il patrimonio di ciascuna realtà, perché da questo processo deriva il volto unico, originale e straordinariamente bello della nostra Chiesa diocesana» (Dall’omelia di monsignor Claudio Giuliodori pronunciata per la Messa del Crisma, Recanati, 21 aprile 2011)
La missione
LE VISITE DEL VESCOVO
LE REALTÀ NEL MONDO
Il volto dell'evangelizzazione Alberto Forconi* La Chiesa nasce per essere missionaria. Il Vangelo di Marco ce lo ricorda attraverso queste parole: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a tutte le nazioni». Il Concilio Vaticano II nel documento Christus Dominus, riferendosi ai Vescovi, ha voluto sottolineare la dimensione missionaria da cui devono essere animati: «I Vescovi, sia come legittimi successori degli Apostoli, sia come membri del Collegio Episcopale, sappiano sempre essere tra loro uniti, e dimostrarsi solleciti di tutte le chiese». La grazia di Dio ha concesso alla Diocesi di Macerata, nel corso dei secoli ed in questi ultimi anni, di vivere sempre una fortissima tensione missionaria e di inviare molti suoi figli ad annunciare il Vangelo in tutto il mondo. Primo fra tutti, vogliamo ricordare il maceratese padre Matteo Ricci, uno dei più famosi missionari di tutta la storia della Chiesa che ha portato la buona notizia fino in Cina. Al gesuita, in questi due ultimi secoli, hanno fatto seguito moltissimi missionari, inseriti nei vari istituti religiosi con dimensione ad vitam (padre Domenico Seri, padre Giuliano Sincini e padre Luciano Chiappini). Recentemente, la nostra Diocesi ha vissuto un periodo particolarmente effervescente con i sacerdoti Fidei donum presenti in Argentina ed Ecuador: questi presbiteri si sono avvicendati in una missione che dura da più di quaranta anni. Recentemente, è stato pubblicato un libro, «Quaranta anni in Argentina»,
che racconta gli avvenimenti e le opere realizzate nel tempo. Non sono mancati neanche i sacerdoti che si sono dedicati agli emigranti italiani, come don Mario Bolletta, don Ivano Settembri in Francia e don Nazareno Piccioni negli Usa. Ci preme ricordare ancora che, nel nostro territorio, ad oggi vivono dei gruppi etnici di immigrati particolarmente numerosi, indiani del Kerala ed i nigeriani, che sono seguiti da due sacerdoti delle rispettive nazioni, permanentemente in mezzo a noi. La dimensione missionaria della nostra Diocesi è stata poi recentemente rinvigorita da un fatto straordinario: l'erezione del Seminario diocesano missionario «Redemptoris Mater» (vedi servizio in basso). Questo luogo ha una specificità tutta missionaria: i seminaristi che vi approdano provengono da tutte le parti del mondo e hanno maturato la fede nell'esperienza del Cammino Neocatecumenale. La preparazione è curata dal Vescovo, dai formatori, dal Rettore, dal suo vice, dal formatore agli studi e dai padri spirituali, nonché da da un'équipe di catechisti del Cammino, in missione da più di trent'anni nel nostro territorio. Da questo seminario sono usciti già settanta sacerdoti, venti dei quali sono in missione in varie parti del mondo, particolarmente in Cina. Un Pastore che viene chiamato a svolgere il suo servizio in una Diocesi come questa non può non farne sua la storia e la dimensione missionaria: questo è successo al Vescovo Claudio e ai suoi predecessori e questo succederà,
fortunatamente, anche con il Vescovo Nazzareno. Infine, va aggiunto solamente che questa dimensione è stata vissuta in maniera molto forte da monsignor Giuliodori, che non solo ha accompagnato puntualmente tutti questi aspetti, ma li ha vissuti con particolare impegno e generosità, partecipando a tutte le veglie missionarie, con dei viaggi nelle zone in cui è presente la Diocesi e nei rapporti epistolari e telefonici. Una ragione in più per benedire il Signore per tutto ciò che realizza nella nostra comunità diocesana e per il Vescovo che ci ha donato in questi anni. *Direttore Ufficio per la cooperazione missionaria tra le Chiese e migrantes
«Chiese sorelle»
Rimanendo sul tema della dimensione missionaria, non è affatto facile farne una descrizione dettagliata, perché il Vescovo Giuliodori ha dato un'impronta molto forte alla sua pastorale nella nostra Diocesi. Proprio per questa complessità ed abbondanza mi soffermo ad elencare solamente alcune delle numerosissime espressioni di tale pastorale che ha trovato attuazione sia all'interno, che all'esterno del territorio vero e proprio della nostra Diocesi: – La consacrazione della chiesa in onore di S. Giovanni Paolo II a Bathore, in Albania. È accaduto poco più di due mesi fa, il 3 maggio. Tale celebrazione è stata il coronamento di una serie di viaggi e di interventi a favore della nuova chiesa nella periferia di Tirana (nella foto a lato) dove, da quindici anni anni, opera il sacerdote Fidei Donum don Patrizio Santinelli. – Nel marzo 2012, la visita ai sacerdoti del Cammino neocatecumenale usciti dal seminario «Redemptoris Mater», che lavorano a Taiwan. Un'occasione per ricordare il lavoro fatto nel sostegno al Seminario missionario diocesano e a tutti i sacerdoti provenienti da lì che ora si trovano a svolgere un delicato compito missionario nei Paesi del mondo. – Nel febbraio del 2011, la visita ai missionari don Alberico Capitani e don Jorge Trinidad in Argentina. In una prima parte del soggiorno si erano ripercorse le tappe missionarie dei precedenti dieci sacerdoti Fidei donum della Diocesi maceratese che avevano operato per vari anni nella periferia di Buenos Aires. Il libro «Quaranta anni in Argentina», con i suoi racconti e le numerose foto, narra proprio di questo viaggio. – Un impegno straordinario è stato dedicato dal Vescovo Claudio alle Celebrazioni per il quarto centenario della morte di Padre Matteo Ricci. Come già è stato ricordato, monsignor Claudio Giuliodori ha guidato un pellegrinaggio di 200 persone in Cina attraverso le tappe di Padre Matteo Ricci, ha organizzato il Convegno internazionale a Macerata dal 4 al 6 marzo 2010 e preparato l'Udienza speciale di papa Benedetto XVI, il 29 maggio del 2011. Questi sono solo quattro esempi di una dinamicità missionaria che ha caratterizzato la pastorale del Vescovo Claudio nella nostra Diocesi e ne siamo profondamente riconoscenti.
a. f.
IL SEMINARIO DIOCESANO
Il modello apostolico del «Redemptoris Mater» Luca Poli e Samuele Sapio*
insieme, costituiscono una comunità cristiana, che porta, nelle zone più secolarizzate, i segni «Una forma sorprendente che Dio ha concesso della fede: l’amore nella dimensione della croalla Chiesa, grazie all’esperienza del Cammino ce e la perfetta unità. «Care famiglie, cari fratelli Neocatecumenale per portare avanti la Nuova e sorelle, vi incoraggio a portare dovunque, Evangelizzazione, sono le “missio ad genanche negli ambienti più scristianizzati, specialtes”». San Giovanni Paolo II, nel VI Simposio mente nelle periferie esistenziali, il Vangelo di dei Vescovi Europei del 1985, indicò che, per Gesù Cristo. Evangelizzate con amore, portate rispondere alla secolarizzazione dell’Europa, a tutti l’amore di Dio». Con queste parole, il 1° era necessario «tornare al primissimo modello febbraio di quest'anno, il Santo Padre Franceapostolico». I primi cristiani si riunivano nelle sco ha inviato numerose «missio ad gentes» case per ricevere l’istruzione dagli Apostoli, per l’evangelizzazione della Cina e di tutto il per la frazione del pane e per le preghiere, mondo. A Macerata, per volontà di monsignor Tarcisio Carboni, nel 1992, nacque il Seminario come leggiamo negli Atti degli Apostoli. Così, le «missio ad gentes», su imitazione di questo Diocesano Missionario «Redemptoris Mater», primo modello, sono costituite da un presbitero accolto, poi, dai Vescovi suoi successori Luigi e da tre o quattro famiglie con i loro figli che, Conti, Claudio Giuliodori e, ne siamo certi, da
28
emmaus 29 | 26 luglio 2014
monsignor Nazzareno Marconi. I seminari, nati per rispondere alle esigenze della Nuova Evangelizzazione tanto auspicata dai diversi Pontefici ed in modo ancor più appassionato da papa Francesco, hanno come scopo specifico quello di preparare i presbiteri, che saranno coadiuvati da intere famiglie, provenienti dal Cammino Neocatecumenale. Finora, i presbiteri ordinati sono settanta: alcuni svolgono il loro servizio in Diocesi come parroci e vice parroci, altri, come già ricordato, sono in missione in ogni parte
del mondo, fino alla lontana terra cinese. Da dove nasce in noi questo desiderio di lasciare tutto per seguire il Signore ovunque ci chiami? Come rimanere insensibili pensando che, in questo momento, migliaia di persone in tutto il mondo attendono che qualcuno annunzi loro questo stesso amore che ha dato un senso alla nostra vita? «Chi manderò e chi andrà per noi? Eccomi, manda me!» (Cfr. Is 6, 8). *Seminaristi del «Redemptoris Mater» di Macerata
emmaus 29 | 26 luglio 2014
29
Le opere e i segni
La Concattedrale di Treia L'altare in marmo dell'antica Trea La Concattedrale di Santa Maria Assunta a Treia sorge sui resti della chiesa intitolata a S. Giovanni Battista. L’attuale struttura è stata realizzata nel secolo XVIII su disegno dell’architetto Andrea Vici. Il tempio è diviso in tre navate e l’altare maggiore è formato da pregiati marmi, prelevati nel luogo dove sorgeva l'antico municipio romano di Trea.
I MOVIMENTI E LE AGGREGAZIONI
Il vasto mosaico dei carismi ecclesiali Carla Domenella e Franco Berardi* pertura dell’Anno della Fede e la ricorrenza Nell’ottobre del 2007, le 40 aggregazioni laicali già presenti in Diocesi si incontrarono con il nuovo Vescovo Claudio Giuliodori, felice di conoscere il mosaico di realtà che lo accoglievano con cuore aperto. Confidò l'auspicio di un cammino condiviso e di unità tra le varie realtà per affrontare le nuove sfide ed esigenze. Il suo grande desiderio era quello di ripartire insieme dall’Eucarestia, chiedendoci l’impegno in turni di Adorazione al Monastero del Corpus Domini. Sicuramente, lascia ora a ciascuno di noi il dono di avere Gesù Eucaristia al centro della nostra vita. Sempre con grande rispetto del percorso di formazione di ciascuna realtà, riconoscendo nei vari carismi doni dello Spirito per il nostro tempo, siamo stati sapientemente sollecitati a collaborare al cammino della Chiesa locale e a condividere momenti significativi, quali la Veglia pasquale in Cattedrale e i Convegni diocesani. Ripercorrendo questi anni, l’esperienza più significativa l’abbiamo fatta nel 2012: proponemmo a monsignor Giuliodori di affidare alla Consulta della aggregazioni laicali la preparazione dell’a-
di Macerata «Civitas Mariae». Ci sentimmo tutti coinvolti nel voler rivivere, e attualizzare il 50° del Concilio nell’Anno della Fede, ma anche nel ricordare alla città le parole di Giovanni Paolo II quando, nel ’93, sostando di fronte al Palazzo comunale, lasciò questa consegna: «Uno stile di vita improntato alla sobrietà, accoglienza, servizio». Siamo grati a monsignor Claudio, perché per tutti noi è
stata un'esperienza significativa, la quale ha indicato qual è la strada da seguire con tenacia superando ogni difficoltà: armonizzare le specificità, mostrare la bellezza dell’unità dei carismi a servizio della Chiesa e della città. Non possiamo non ricordare, inoltre, l'indole missionaria di questo Vescovo, di cui tutti i movimenti e le aggregazioni sono per loro natura partecipi, testimoniata a tutto il mondo anche nelle Celebrazioni per la
ricorrenza centenaria del concittadino Padre Matteo Ricci. Con tanta gratitudine in cuore, rimarremo uniti a monsignor Giuliodori, pregando per lui e l’alto compito missionario e culturale nella nuova realtà in cui è stato chiamato, già protesi ad accogliere e collaborare con rinnovato entusiasmo con il Vescovo Nazzareno Marconi. *Segretari della Consulta delle Aggregazioni laicali
GLI INTERVENTI
Sette anni “costruttivi” Gianfranco Ruffini* Nel periodo in cui la Diocesi è stata guidata da monsignor Claudio Giuliodori, molte iniziative, finalizzate al recupero e restauro di edifici destinati all’esercizio del culto, si sono concretizzate, nella consapevolezza che la disponibilità di spazi adeguati possa favorire lo sviluppo delle comunità locali in tutti i loro aspetti. Grande è stato l’impulso che il Vescovo ha sviluppato, individuando direttamente gli interventi da eseguire e partecipando personalmente sia alla fase progettuale che a quella realizzativa con frequenti sopralluoghi nei cantieri. Per quanto riguarda le chiese, i due interventi più significativi hanno riguardato la Concattedrale di San Flaviano a Recanati, chiusa dal 1997 in quanto danneggiata dal sisma, e riaperta nel 2011 grazie ad un accordo di programma sottoscritto con la Soprintendenza Regionale, e la chiesa di San Filippo a Macerata, riaperta nel 2012, dopo un lungo periodo di chiusura, in forza di un accordo con la Regione Marche per l’utilizzo dei fondi Fas. Notevoli ed impegnativi sono stati gli interventi che hanno interessato la chiesa di Santa Croce a Macerata, quella di Santa Maria Assunta a Troviggiano e di San Giovanni Evangelista a Villa Strada, entrambi nel comune di Cingoli, dove, nel centro storico, sono state restaurate anche la chiesa di San Filippo e la piccola, ma pregevole, chiesa di San Girolamo.
30
emmaus 29 | 26 luglio 2014
Vanno inoltre segnalati alcuni recuperi che, pur di limitato impegno economico, risultano significativi nel territorio diocesano quali, a Macerata, il restauro della facciata con la nuova illuminazione della chiesa dell’Immacolata ed il consolidamento strutturale della chiesa di Consalvi; a Tolentino il restauro della facciata di San Catervo con la nuova illuminazione ed il rifacimento del tetto di San Francesco; a Recanati il recupero della chiesa di Sant’Anna; a Porto Recanati il rifacimento del tetto della chiesa del Preziosissimo Sangue. Tra le strutture di servizio meritano una menzione la Domus San Giuliano a Macerata, recuperata ai fini ricettivi, con l’adiacente Aula sinodale; il palazzo Sarnari, nelle vicinanze della sede vescovile, e l’ex Seminario di Cingoli, ora Domus San Filippo, destinata all’accoglienza al primo piano e ad attività oratoriali al piano terra. Il Vescovo Giuliodori, oltre ad aver posato la prima pietra della chiesa di Bagnolo a Recanati, ha predisposto gli atti amministrativi per la realizzazione dei seguenti interventi: auditorium nella chiesa di San Giovanni a Macerata, locali di Ministero pastorale a Villa Potenza, nuova chiesa nel quartiere Buozzi a Tolentino, rifacimento del tetto della chiesa di San Domenico a Recanati, recupero della chiesa di San Francesco e di quella a Colognola, nel comune di Cingoli. *Consulente del Servizio diocesano Nuova Edilizia di Culto
I PELLEGRINAGGI
Una Diocesi in viaggio per le vie del mondo Serena Menichelli* Gita o viaggio? No, pellegrinaggio. Turisti? No, pellegrini. In questi anni abbiamo avuto la grande grazia di scoprirci “Diocesi in cammino” e in molti hanno deciso di uscire dalla propria realtà quotidiana per essere cercatori di Dio. È il gennaio del 2008 quando monsignor Giuliodori, nel suo primo anno da Vescovo a Macerata, decide di promuovere un importante pellegrinaggio: Terra Santa e Giordania, perché da lì tutto è iniziato. E, meditando la Via Crucis nelle strade della Gerusalemme vecchia, ci siamo sentiti diocesi alla sequela di Gesù. Non ci siamo fermati, però: abbiamo continuato a camminare. Pregando nella chiesa abbandonata di Tarso, in Turchia, nell'anno dedicato a san Paolo (il 2009), abbiamo ringraziato il Signore per il dono della fede. La Celebrazione eucaristica sulla tomba di Padre Matteo Ricci a Pechino, nel 2010, ci ha fatto capire ancora di più quanto sia importante la figura del nostro concittadino. Una serata passata a dialogare con un sacerdote ortodosso a Mosca, nel 2011, ci ha permesso di capire che l'unità tra i cristiani è possibile. Poi, nel 2012, la Cappellina delle Apparizioni di Fatima, davanti alla statua di Maria, tutti insieme, ciascuno con la propria supplica, ci ha lasciato nel cuore sensazioni che non si possono descrivere a parole. Rileggere alcuni capitoli del libro dell'Esodo ai piedi del monte Sinai, nell'aprile 2013, e poi salire fin lassù dove Dio ha consegnato a Mosè le tavole della legge, per sentirci an-
cora più uniti a Lui. Pregare inginocchiati al Santo Sepolcro, nell'Anno della Fede, lascia un segno indelebile nel cuore. Ripercorrere le strade della Polonia, nel luglio di quest'anno, dove ha camminato san Giovanni Paolo II, a pochi mesi dalla sua canonizzazione, e in questi luoghi ripensare alle sue parole: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!». Mai mete scelte “a caso”, sempre all'interno di una più grande pastorale diocesana o della Chiesa universale. Mai pellegrini soli, sempre sotto la guida del Vescovo e di tanti sacerdoti che si sono resi disponibili a
Settimanale d’opinione
Direttore Francesca Cipolloni cip.francesca@alice.it
Abbonamento annuo ordinario: 35 euro Abbonamento annuo amico: 50 euro Abbonamento annuo sostenitore: 100 euro Rinnovo abbonamento: 35 euro Da versare sul ccp n. 12758629 intestato a: Emmaus periodico diocesano via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata
Direttore responsabile Luigi Taliani luigi.taliani@gmail.com
oppure tramite Bonifico bancario: Carifermo agenzia di Macerata IBAN: IT 35 N 06150 13400 CC0321008790
Coordinamento redazionale Andrea Mozzoni
Chiuso in tipografia: 23/07/2014 Tiratura speciale: 5000 copie Sede della Redazione: via Cincinelli, 4 62100 Macerata - Tel. e Fax: 0733 234670 Cellulare di Redazione: 366 3018860 E mail: emmaus@mercurio.it
Edito da Emmaus Società Cooperativa a r.l. Proprietà Azione Cattolica Macerata
La Redazione di Emmaus esprime il più vivo ringraziamento a quanti (con un pensiero particolare rivolto alle giovani “penne” e alle “menti” esperte), con le proprie idee, attraverso servizi, foto o semplici suggerimenti, si sono resi disponibili nel collaborare per rendere questa edizione davvero... speciale.
questo importante servizio: guidare spiritualmente i fedeli in cammino. Tanti, in questi anni i fedeli in cammino e chi ha partecipato anche solo ad uno dei pellegrinaggi diocesani sa che la valigia del ritorno è più pesante di quella dell'andata e non solo di souvenir, gadget o piccoli doni per chi è rimasto a casa, ma è piena di immagini, parole, incontri, sensazioni ed emozioni che solo un pellegrinaggio può dare. *Responsabile Ufficio diocesano Pellegrinaggi
Grafica e impaginazione Maria Natalia Marquesini Progetto grafico originale Daniele Garbuglia
www.emmausonline.it
Pubblicità e promozione commerciale@emmausonline.it
Orario di apertura al pubblico della Redazione: dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.30
Stampa Rotopress International s.r.l. / Loreto www.rotoin.it
Registrazione Trib. di Macerata n° 268 del 6/10/1986. Iscrizione al R.O.C. n° 5574
Questo periodico è aderente alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici e associato all’Unione Stampa Periodica Italiana Testata che fruisce di contributi di cui all’art. 3 comma 3 della legge n. 250 del 7/8/1990 Informativa ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. n. 196/2003. Per quello che riguarda i dati che siamo obbligati a conoscere il loro mancato conferimento da parte Vostra comporta l’impossibilità di instaurare o proseguire il rapporto, nei limiti in cui tali dati sono necessari all’esecuzione dello stesso. Il trattamento dei dati potrà avvenire mediante l’utilizzo di strumenti sia cartacei che elettronici. Per esercitare i diritti a Voi riconosciuti dall’art. 7 del D. Lgs. n. 196/2003, Vi potrete rivolgere a Emmaus: Via Cincinelli n. 4 - 62100 Macerata Tel e Fax: 0733 234670 Posta elettronica: emmaus@mercurio.it
emmaus 29 | 26 luglio 2014
31