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Emmaus 21 luglio 2020

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Martedì, 21 luglio 2020

www.emmetv.it

La prossima edizione uscirà il 15 settembre 2020

Caritas Sportello antiusura a crisi sta creando povertà e difficoltà economiche a tanti. Il pericolo del ricorso all’uL sura si fa sempre più minaccioso.

Inserto mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata

L’accesso al servizio avviene esclusivamente previa prenotazione telefonica. Si può chiamare dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12, al numero 0733.1992952 e concordare un appuntamento. Lo sportello opera presso la Caritas diocesana in Piazza Strambi 4. Prosegue l’attività anche lo sportello di Porto Recanati, che fa capo alla Parrocchia del Preziosissimo Sangue. È possibile telefonare al numero 351.2902524 per concordare un appuntamento. Ogni segnalazione e ogni contatto verranno trattati con rigorosa riservatezza.

Maceratasette

Telefono 0733.231567 E-mail: redazione@emmetv.it Facebook: : emmetvmacerata Twitter: emmetvmacerata

Inserto di

Anziani e Covid: coniugare cura, affetti e sicurezza

Il 12 settembre il vescovo ordinerà 4 nuovi sacerdoti

Don Paolo Picchio, prete generoso e gestore oculato

Dopo la batosta il turismo cerca le vie della ripartenza

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vacanze. La pandemia ci spinge a valorizzare le tante cose belle del nostro territorio e dell’Italia

sacerdoti

Sguardo nuovo sull’estate

Tra monti e vallate la fraternità cresce, l’animo si rinfranca

Bisogna vivere questo periodo in maniera positiva e serena, senza intristirsi con sterili lamentele perché non si può più fare come prima DI

NAZZARENO MARCONI *

A

nche se il Covid–19 ha reso quest’anno del tutto eccezionale, cancellando o ribaltando realtà che parevano inamovibili, ci sono consuetudini profondamente radicate, come le vacanze estive, che stanno comunque tentando di trovare una via di realizzazione. E il nostro popolo, che deve fare i conti anche con un Paese povero di materie prime, cerca di sopperire anche in questo ambito mettendo a frutto la fantasia. Non tutto il male viene per nuocere, si usava dire, perciò – senza minimizzare in alcun modo la tragedia che ci ha colpito – vorrei indicare alcuni segnali positivi che l’arte di arrangiarsi in cui siamo maestri sta facendo emergere. La normativa Covid per mantenere il distanziamento sociale incoraggia la condivisione di iniziative tra familiari e conviventi. In chiesa come al parco pubblico, al ristorante come in auto, il nucleo familiare o di conviventi si può muovere come una sola persona e tutto lo incoraggia a farlo. Si stanno così riscoprendo le vacanze familiari. Chi ha vissuto gli anni Sessanta sa bene che questo tipo di vacanza caratterizzato da ritmi rilassati, più diurno che notturno, più attratto dalle bellezze che dal rumore e dalla confusione, ha un fascino particolare che stavamo tutti dimenticando. Se il lockdown ci ha insegnato che una famiglia costretta a stare in casa ne ha tratto spesso l’opportunità per ricominciare a dialogare e magari a sopportarsi e crescere nell’amore, questo tempo di vacanze familiari potrebbe consolidare quanto abbiamo costruito. Visto che andare all’estero è ancora complicato, questa estate è poi un tempo propizio per riscoprire le bellezze vicine, con tre doni che il buon Dio ha sparso a profusione in ogni angolo d’Italia: paesaggio, arte e spiritualità. Invito tutti ad aprire la carta geografica della propria regione, magari nella forma elettronica di Google Maps e digitare parole “magiche” come: abbazia, eremo, convento, santuario, pellegrinaggio... Subito vedrete apparire inaspettate e bellissime occasioni per una vacanza che rigeneri il corpo e nutra la mente e l’anima. Molti stanno scoprendo solo ora di ave-

re capolavori di arte e paesaggio a portata di mano, così come luoghi di intensa spiritualità che non apprezzeremo mai abbastanza. Questo periodo post–lockdown sembra mostrare una ripresa significativa di tutto il nostro entroterra verso la montagna. Se questa tendenza si consoliderà, sarà la conferma che per far vivere il nostro comparto turistico interno non servono numeri enormi, basta qualità e continuità di afflusso, né servono eventi straordinari a tutti i costi (costi spesso assai salati). Ci serve un “ordinario” di qualità: una ospitalità cordiale e a buon prezzo, la cura della pulizia ovunque, buon cibo semplice con prodotti del territorio accompagnato dal nostro vino presentato bene, punti vendita a Km 0, la manutenzione delle strade interne e la vigilanza che ne aumenti la sicurezza, sentieristica curata (con tracciati per famiglie sicuri e ben segnalati, e vie di pellegrinaggio protette dal traffico e dotate dei servizi essenziali a basso prezzo), punti informativi collegati tra loro e con informazioni aggiornate, una segnaletica anche online efficace, le nostre chiese e i nostri piccoli musei restaurati e resi accessibili (con modalità e costi che non scoraggino i nostri piccoli Comuni), l’espansione della rete di piste ciclabili... Molte iniziative vanno già in questa direzione, ma è a tutti evidente la necessità di accelerare e di dare organicità agli interventi, favorendo sempre più collaborazioni, sinergie, integrazioni, unioni... che troveranno un moltiplicatore vincente nel calore dell’accoglienza connaturale alla nostra gente. Intanto, studiando le norme che regolano la riapertura dei centri estivi, ho visto tornare alla memoria le bellissime vacanze tra amici del tempo dell’università: primi anni 80. Un gruppo ben organizzato di nove amici e amiche, che viva la vacanza come gruppo stabile, verifichi ogni mattina la temperatura e si sposti noleggiando un unico mezzo, il mitico pulmino a 9 posti, ha davvero infinite possibilità. Se si scelgono in alberghi economici le solite tre stanze a tre letti, si può mangiare senza problemi di distanziamento entro il gruppo. Basta tenere nota accurata dei luoghi visitati, per verificare eventuali contatti, e si è perfettamente in regola con le norme di sicurezza. Così si può, con poca spesa, girare l’Italia, scoprirne le bellezze e dare una mano a tante persone che lavorano nel settore turistico e quest’anno incontrano difficoltà serie a garantirsi lo stipendio. So bene che sono un vescovo e non un manager pubblico o un tour operator, ma se il mio compito è educare alla vita buona del Vangelo, anche guardare avanti al futuro della nostra terra e proporre di vivere questa estate in maniera positiva e serena, senza intristirsi in una lamentela sterile perché non si possono fare le cose che si facevano fino a ieri, mi sembra faccia parte del mio lavoro. Perciò: Buone vacanze e che Dio vi benedica tutti. * vescovo

celebrazioni Regole per l’ingresso in chiesa ono ancora in vigore le norme per contrastare la ripresa della pandemia. Si entra ed esce uno per volta distanziati di 1,5 metri. Solo le famiglie con bambini possono sistemarsi vicini. C’è l’obbligo di indossare le mascherine, coprendo naso e bocca. Non è consentito accedere se si hanno sinto-

S

DI

mi influenzali, respiratori, temperatura +37,5° e a chi è stato in contatto con persone positive a Sars–CoV–2 nei giorni precedenti. Durante la Messa ciascuno resti sempre al proprio posto. La Santa Comunione verrà portata a chi restando in piedi porge le mani per riceverla. Per aiutare la chiesa e i poveri all’ingresso ed all’uscita c’è un contenitore dove mettere la propria offerta.

Il vescovo e un gruppo di sacerdoti diocesani in Val di Fassa

Porto Recanati

Medici e infermieri delle zone rosse in soggiorno gratis odici settimane di vacanza in regalo per altrettante faD miglie dii operatori sanitari che hanno combattuto il Coronavirus in Lombardia e nel Padovano. Questa l’iniziativa del residence “Il casale del Conero” di Porto Recanati in collaborazione con l’Unione nazionale delle Pro Loco dei due territori coinvolti. Altre dodici settimane saranno offerte dalle due Unioni. Alcuni momenti di meritato relax per medici, infermieri e i loro cari.

GIANLUCA MERLINI

M

a tu per chi fai le cose? È stato questo il leitmotiv che ha condotto l’esperienza di fraternità sacerdotale che insieme al vescovo Nazzareno 19 presbiteri e 5 seminaristi della nostra diocesi hanno vissuto dal 6 all’11 luglio in Val di Fassa, a Soraga, nella casa La Lum de Roisc. Giorni intensi di fraternità, comunione, relax, preghiera, condivisione e svago. Il Vescovo ha condotto i sacerdoti a una riflessione concreta e interiore, pastorale e teologica, pragmatica e di visione aiutandoli alla condivisione e allo scambio vicendevole di esperienze e prospettive. Riflessioni che hanno guidato ogni giorno a entrare sempre più in contatto con il Dio di Gesù Cristo al quale il sacerdote ha risposto nella sua chiamata, al rapporto al popolo santo di Dio che ci è dato come dono da custodire e amare, alla relazione con il presbiterio diocesano, vera famiglia del sacerdote, e alla verità della relazione dei sacerdoti tra di loro. I sacerdoti hanno avuto l’occasione di vivere un momento di fraternità intenso. Esperienze di passeggiate tra le alti cime delle Dolomiti, nei boschi e nelle valli accompagnati da un tempo spettacolare hanno contribuito ad allietare gli animi, gli spiriti e i corpi. Un momento davvero toccante è stato poter vivere da pellegrini nella parrocchia natale di Giovanni Paolo I, papa Luciani, a Canale d’Agordo (Bl): celebrazione nella parrocchia, visita alla casa natale e al museo allestito dal Comune proprio per far conoscere colui che è stato Papa per solo 33 giorni ma che ha segnato il popolo di Dio in modo indelebile come sacerdote, vescovo, cardinale e papa. Ascoltare la storia di un prete diventato papa restando quel “don” che è stato sempre, sicuramente ha aiutato i sacerdoti a chiedersi: «Ma tu per chi fai le cose?» e vedere che è possibile farle veramente, profondamente e unicamente per il Signore. La settimana si è conclusa con un pellegrinaggio al Santuario della Vergine Maria a Pietralba, in Alto Adige: la Vergine Maria ha come suggellato l’esperienza dei nostri sacerdoti donando nuova forza e speranza per ritornare nuovi alla vita ministeriale quotidiana e immergersi con nuova spinta nella pastorale delle nostre realtà ecclesiali. Davvero momenti da non perdere quelli da poter vivere insieme nella comunione e nella verità. Lo stare insieme fa bene a tutti, anche ai sacerdoti!

Gli adolescenti, eroi inconsapevoli del lockdown Il mondo virtuale, fonte di rimproveri in tempi normali, ha consentito ai ragazzi di sopravvivere quando tutto il resto della loro vita è scomparso all’improvviso DI

GIANCARLO CARTECHINI

«È

arrivata una lettera per te». «Una lettera? Per me?». La reazione del nativo digitale supera di poco la linea di galleggiamento di una totale indifferenza. Eppure la busta è proprio lì, sul tavolo. L’indicazione del destinatario ine-

quivocabile. «Cari ragazzi, forse non lo sapete ancora, ma siete destinati ad entrare nei libri di storia…». La lettera, inviata da una lista civica locale, elogia il comportamento degli adolescenti nel periodo di lockdown. «Avete rinunciato a tutto pur di tutelare la salute dei più deboli e degli anziani. Vi siete comportati da eroi». E conclude: «Voi non siete sdraiati!». Il riferimento al titolo del libro di Michele Serra risulta datato, e la conclusione in contraddizione con le premesse, perché è proprio grazie al fatto di avere accettato di vivere da sdraiati che i nostri figli meritano il titolo di eroi. Lo avessero detto a me, a quindici anni, che sarei comparso nei libri di storia, avrei immaginato

avventure spericolate in qualche zona remota del mondo o, appena più grande, avrei sognato di perdermi per le vie di Parigi come un vero flâneur, in compagnia di Baudelaire e dei suoi poemi in prosa. E invece, eccoli i nuovi eroi per caso, costretti a restare in casa, indolenti per virtù, e non per noia. Ma sarà davvero questa l’impresa che li consegnerà alla storia? La parola “sdraiato” include molti differenti atteggiamenti. Sdraiati sul divano per messaggiare con gli amici; fisicamente in famiglia, di fatto fuori a coltivare amicizie: il punto perfetto di equilibrio, da un certo punto di vista. Sdraiati a letto anche durante il giorno, a vedere video sul tablet e controllare il profilo Instagram: l’unico

modo in cui si può restare in casa senza morire di noia, quando non ci sono altre cose da fare. Di fronte allo schermo della Playstation, invece, si resta a schiena dritta, perché non sono consentite distrazioni: completamente immersi nel gioco, insieme a compagni di avventura con cui si va a scuola, o sconosciuti che abitano in chissà quali altri mondi. Chi ha dei figli adolescenti ha presente il ventaglio di situazioni appena accennato. Tutto questo mondo virtuale, fonte di continui rimproveri da parte degli adulti in tempi normali, è ciò che ha consentito ai ragazzi di sopravvivere durante il periodo di confinamento, quando tutto il resto della loro vita è improvvisamente scomparso. Evaporato

da un giorno all’altro, in un clima di profonda incertezza, senza ben comprendere cosa stesse realmente accadendo. O forse era evaporato da tempo, senza che se ne fossero resi conto. La tolleranza dei ragazzi alle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria è stata sorprendente. Eppure, a detta di alcuni, questa buona notizia ha un lato oscuro: hanno sofferto poco perché erano stati abituati da tempo a chiudersi in casa, e a coltivare con i loro coetanei rapporti quasi esclusivamente virtuali. In un articolo pubblicato il 28 giugno sul Sole 24 Ore (“Per una rigenerazione urbana delle relazioni”) lo studioso Stefano Bartolini ha riportato i dati di una ricerca effettuata in Italia su ragazzi delle

Computer, ma anche tablet e smartphone hanno riempito le giornate, specialmente quelle dei giovani, durante il confinamento

scuole superiori: il 62% delle ragazze e il 36% dei maschi si sente solo. Molti ragazzi conducono una vita solitaria. La vita all’aperto non esiste più da qualche generazione. Per questo motivo è importante ripensare le nostre città riqualificando gli spazi aggregativi: aree pedonali, centri sportivi, parchi.

Scopriremo in questo modo, noi adulti, quanto sia bello sdraiarsi su un prato, a leggere un libro. E lasceremo alla generazione dei post millennial il compito di ritrovarsi insieme per decifrare il nostro tempo, come attori consapevoli e informati. Protagonisti, finalmente, di una storia tutta da inventare.


TERRITORIO

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MARTEDÌ 21 LUGLIO 2020

Cingoli: l’ospedale ci ripensa e riporta a 40 i posti letto Dopo i tagli dell’estate scorsa, l’emergenza Covid ha costretto l’Asur Marche a ripristinare le sue funzioni DI

GIACOMO GRASSELLI

C’

L’ingresso dell’ospedale di Cingoli

è voluto più di un anno per ripristinare la completa funzionalità dell’Ospedale di Cingoli. Il 1° luglio scorso l’Asur ha annunciato il ripristino dei 20 posti letto tagliati nei due reparti del nosocomio cingolano. Sono tornate dunque 40 le degenze nella struttura. Andiamo con ordine. Nel maggio del 2019, poco dopo le elezioni amministrative, l’Area Vasta 2 di Jesi, guidata dal direttore Giovanni Gui-

di, ha annunciato il taglio dei posti letto a causa del piano ferie, dimezzando gli slot per i pazienti. Si è subito scatenata l’indignazione di tutta la politica cingolana, in particolare dell’amministrazione del nuovo sindaco Michele Vittori, affiancato dal vice Filippo Saltamartini, primo cittadino uscente con delega alla sanità. Lo stesso Guidi ad agosto è stato chiamato a relazionare in Consiglio comunale, ma le sue risposte sono state giudicate insoddisfacenti da tutta l’assemblea. Il Comune ha iniziato allora la sua battaglia, annunciando azioni legali e organizzando manifestazioni di protesta, come il corteo ad Ancona nel dicembre 2019 e la fiaccolata a Cingoli a gennaio 2020. Oltre ai posti letto decurtati, il Comune pretendeva anche il ripristino del

pronto soccorso (ora punto di primo intervento) e il riconoscimento dell’ospedale come plesso in zona disagiata. In contemporanea, il consigliere di minoranza Raffaele Consalvi, di area Pd, ha avviato una mediazione con i vertici della Regione, in particolare con il capogruppo regionale Micucci e l’assessore Sciapichetti, per ottenere il riconoscimento del nosocomio cingolano in zona disagiata e per il trasferimento dell’area sanitaria di Cingoli dall’Area Vasta 2 all’Av3 di Macerata. Entrambe le proposte sono state accolte ed inserite nel Piano Sanitario Regionale del gennaio scorso, decretando così il passaggio dell’ospedale dalla zona di competenza jesina a quella maceratese. Non era, tuttavia, arrivata alcuna assicurazione concreta sul ripristino dei posti letto.

La decisione della giunta regionale, assunta senza dare peso alle opinioni delle amministrazioni locali di Cingoli, Apiro e Poggio San Vicino, è stata impugnata al Tar dal sindaco apirese Scuppa e da quello poggese Simoncini. Anche la giunta Vittori non ha approvato il provvedimento, ma si è solo costituita parte civile. Il tribunale regionale deciderà nel merito nel prossimo novembre, anche se ha bocciato preliminarmente il ricorso. La svolta è arrivata con la pandemia Covid–19. Il focolaio della Casa di riposo di Cingoli ha scatenato un duro confronto tra l’amministrazione comunale da una parte, la Regione Marche, l’Asur e l’Av3 del direttore cingolano Alessandro Maccioni dall’altra, con accuse reciproche sulla gestione dell’emergenza e sull’intervento tardivo dei

soccorsi. Quasi 30 guariti dalla pandemia nella struttura residenziale sono stati trasportati all’ospedale di Cingoli tra aprile e maggio, per permettere la sanificazione della Casa di riposo e riportarvi gli ospiti una volta conclusa l’operazione. Qualche settimana fa un incontro tra Guidi e Maccioni ha dettato le linee guida per il nosocomio cingolano, annunciando il ripristino dei posti letto tagliati nel 2019. L’Area Vasta 2 di Jesi si impegna a fornire il personale sanitario all’ospedale, mentre Macerata acquisterà una nuova ambulanza e potenzierà i servizi della struttura. Effettivamente il 1° luglio l’Asur ha comunicato la completa funzionalità delle 40 degenze. La popolazione spera caldamente che tutte le promesse siano mantenute.

Le persone in là con gli anni ospitate nelle Rsa e nelle case di riposo sono state le più colpite dalla pandemia. Sia in quanto vittime dirette, sia per le limitazioni imposte a loro tutela

Anziani: coniugare cura, affetti e sicurezza DI

DANIELA MESCHINI

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n questi ultimi giorni non circolano belle notizie, visti i nuovi focolai, pur circoscritti, che ci sono in alcune zone d’Italia, grazie a troppa gente irresponsabile ed egoista e questo rischia di allontanare ulteriormente la riapertura delle visite agli anziani che sono nelle Rsa, nelle Case di cura o nelle Case di riposo. Intanto è utile un breve focus sulla differenza tra Casa di cura, Casa di riposo e Rsa. Le Case di cura sono strutture, in prevalenza private, che ospitano anziani parzialmente autosufficienti affetti da patologie acute. In queste strutture le persone ricoverate possono contare su personale sanitario specializzato e su operatori socio–sanitari; sono in generale gratuite perché convenzionate con il Ssn; sono usate soprattutto per le lungodegenze. Le Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) fanno parte integrante dell’Asur del territorio e sono delle vere e proprie strutture socio–sanitarie per anziani non autosufficienti, che richiedono assistenza medica, infermieristica o riabilitativa, generica o specializzata. Il periodo normale di assistenza è al massimo di tre mesi. È prevista la presenza di un medico 24 ore su 24, un terapista ogni 40 ospiti e un infermiere ogni 5. Proprio perché gli ospiti della Rsa non sono autosufficienti, hanno bisogno di personale che li aiuti nello svolgimento delle attività quotidiane, anche se poi questo non è sempre vero perché in alcune di queste Rsa è richiesta la presenza dei parenti per la somministrazione dei pasti, poiché si lamenta la mancanza di personale. La Casa di riposo accoglie anziani non autosufficienti, parzialmente autosufficienti e autosufficienti. Il medico non è presente, ma si può contare sulla presenza del

Iniziativa di socializzazione nel parco di Villa Cozza, in epoca pre–Covid

personale infermieristico. Nelle Case di riposo, infatti, è garantita l’assistenza tutelare e infermieristica, così come la somministrazione di farmaci e i controlli ospedalieri. La caratteristica delle Case di riposo è sicuramente la socialità. In queste strutture sono organizzate attività ricreative, ludiche o culturali, come gruppi di lettura, gite, balli e giochi. Sono presenti aree comuni in cui trascorrere il tempo in compagnia, stimolando l’intelletto e la creatività degli ospiti. La gestione della Casa di Riposo può essere privata o pubblica e gli ospiti pagano una retta. A Macerata l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona è un Ente di diritto pubblico senza finalità di lucro e controllata dalla Regione Marche e gestisce anche le Case di Riposo di Pollenza, Mogliano, Montecassiano, Montefano, Potenza Picena. Tutti luoghi dove non c’è stato contagio da coronavirus perché come mi ha spiegato il dottor

Villa Cozza a Macerata

Giuliano Centioni, presidente dell’Azienda, «già a metà febbraio sono state messe in pratica le indicazioni del Ministero e della Regione Marche. Credo che abbiamo scelto la strada di un giusto bilanciamento tra buon senso e regole efficaci, efficienti e necessarie. Da subito è stato vietato l’ingresso dei familiari e sono state organizzate chiamate e videochiamate per tutelare la loro vita di relazione. È stato bloccato il servizio diurno e da subito il personale sanitario e sociale è stato dotato di guanti, mascherine e tute. Abbiamo approntato la sanificazione degli ambienti. Tutto questo ci ha permesso di non avere nessun decesso. Abbiamo fatto rete anche con Tolentino e San Severino». Avremo, indiscutibilmente, sempre più bisogno di servizi per le persone della “terza e quarta età” e anzi questo dovrà sempre di più accompagnarsi con le problematiche che già interessano milioni d’italiani, come quelle legate alla gestione della salute mentale e al decadimento cognitivo. Il Servizio alle persone più fragili come gli anziani dovrà essere in futuro potenziato e sempre più pubblico. Tante le persone sole, tanti i figli unici o lontani. La domanda verso queste strutture sarà per forza di cose in aumento. La scelta della Casa di riposo è per i familiari dolorosa ma obbligata per difficoltà oggettive ma con la possibilità d’incontri frequenti e di visite. «Ad oggi la prevenzione – aggiunge il dottor Centioni – passa necessariamente dal controllo su chi entra. Visto il pericolo che ancora si corre, permettiamo l’ingresso a un solo familiare, cerchiamo anche di offrire attività di svago, di ascolto e di farli sentire protetti». Papa Francesco ci ricorda che «bisogna aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore».

oratori

Ripartono le attività estive con i giovani e la Regione dà un importante sostegno del servizio politiche sociali e sport n. 203 del 19 giugno 2020, e alla stipula di un protoopo il lockdown trovare la forza e le collo di intesa tra Regione ecclesiastica Marmotivazioni per coinvolgere respon- che e Regione Marche per il sostegno alla funsabili di oratorio, educatori, anima- zione socio educativa degli oratori, sono statori, famiglie e giovani e portare avanti le te avviate nuove esperienze educative e di vibelle esperienze degli anni scorsi come gre- ta comunitaria con e per i giovani in un luost, laboratori, ritiri, uscite, appariva impresa go generativo, l’oratorio, da sempre considerato un ambiente adatto ardua, tenuto conto delle per costruire relazioni saprescrizioni anticontagio. ne, incontri significativi e Il rischio era di fermarsi e legami forti. Nella piccola attendere tempi migliori. diocesi di Macerata enti ecEppure non ha prevalso la clesiastici, salesiani, Csi, paura ma il coraggio. Quel Anspi, Noi associazione, coraggio tanto voluto da con l’ausilio di professiopapa Francesco che più nisti ed enti del terzo setvolte ha sollecitato la tore, hanno già realizzato Chiesa a non accontenmoduli formativi per edutarsi di accogliere e ricevecatori, coinvolgendo tanti re tenendo le porte apergiovani in iniziative diverte, ma di impegnarsi a trosificate nei contenuti ma vare nuove strade, a uscire con un metodo basato sulda se stessa andando verOratorio salesiano di Macerata la comunione e la condiso chi non la frequenta, se visione. Sono convinto che n’è andato o è indifferente. Gli oratori marchigiani hanno mostrato dal cielo i santi che hanno pensato, amato e proprio questo volto bello della Chiesa. Non vissuto l’oratorio, da san Giovanni Bosco a hanno abbandonato i ragazzi e sono stati co- san Carlo Borromeo a san Filippo Neri, stiastruiti insieme a parrocchie, associazioni, no apprezzando e benedicendo l’intuito e la gruppi e movimenti, dei progetti di rete per profezia dei tanti sacerdoti e laici che si socurare e accompagnare i ragazzi e gli adole- no messi a servizio dei giovani, in questo moscenti in tempo di pandemia. Grazie anche mento così particolare, in cui si ha bisogno a un importante contributo erogato dalla di queste esperienze per recuperare fiducia e Regione Marche, con il Decreto del Dirigente speranza nel futuro. DI SIMONE

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LONGHI


COMUNITÀ

MARTEDÌ 21 LUGLIO 2020

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Sferisterio: occhi puntati al 2021, centenario con l’Aida DI

ALESSANDRO FELIZIANI

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a 56ª stagione lirica allo Sferisterio – fortemente voluta ma a lungo in bilico a seguito della pandemia, come tutte le manifestazioni con la presenza di pubblico – è appena iniziata, forzatamente diversa da quelle degli anni scorsi, ma l’attenzione di tutti e gli sforzi organizzativi sono già rivolti al 2021. Il prossimo anno, infatti, Macerata Opera Festival sarà “100x100 Sferisterio”, un’edizione speciale per festeggiare i cento anni da quando l’Arena maceratese – fino ad allora destinata quasi esclusivamente al gioco del pallone col bracciale – si aprì per la prima

volta allo spettacolo lirico. Iniziava nel 1921 – nonostante poi un’interruzione di ben quarantacinque anni – una tradizione che ha fatto di Macerata e del suo più noto monumento uno dei maggiori centri del teatro lirico all’aperto d’Europa. L’edizione del 1921 fu probabilmente la più sfarzosa, con una massa artistica imponente (due compagnie di canto, 120 orchestrali e 50 ballerini) e con un bilancio per quei tempi astronomico, oltre 670 mila lire di spese. Anche gli incassi, però non furono da meno. Più di 630 mila lire. Alle diciassette recite dell’Aida (unica opera in cartellone) che andarono in scena ogni

sera, con esclusione dei venerdì, dal 27 luglio al 15 agosto assistettero 70mila spettatori. Praticamente tre volte il numero degli abitanti di Macerata del tempo. Arrivarono spettatori da tutte le Marche e anche da altre regioni, grazie a una campagna pubblicitaria capillare svolta soprattutto nelle regioni del nord Italia; furono organizzati perfino alcuni treni speciali. Il trionfo di quella prima edizione – come ha scritto Ivano Palmucci nel volume “Aida 1921”, edito dal Centro studi Balelli – fu per Macerata «un’importante occasione per risalire alla ribalta dopo il declassamento subito con la ristrutturazione territoriale

post–unitaria che le aveva fatto perdere il ruolo di capitale amministrativa esercitato nello Stato Pontificio». Il successo del 1921 è stato ascritto a diversi fattori: a Macerata c’era da tempo “fame” di lirica; l’opera scelta, l’Aida, era da anni la più amata dagli italiani e questo interesse era cresciuto dopo la morte di Giuseppe Verdi, della quale ricorreva il ventesimo anniversario; inoltre il 1921 era il cinquantesimo anniversario della prima rappresentazione dell’opera verdiana. Infine va ricordato che nella prima compagnia di canto scritturata per lo Sferisterio, nel ruolo di Aida c’era la stella del panorama lirico del tempo,

Francisca Solari, legata da un rapporto affettivo con il conte Pier Alberto Conti, presidente della Società Cittadina di Pubblici Divertimenti, il quale – tanto facoltoso quanto generoso – coprì quasi interamente il disavanzo di quella stagione lirica e quello, ben più pesante, dell’anno successivo. Il 2021 sarà quindi per Macerata un anno di celebrazioni, che culmineranno con la stagione lirica in calendario dal 23 luglio al 14 agosto (biglietti in vendita già dal prossimo 27 luglio). L’opera d’apertura (con tre repliche ad agosto) sarà ovviamente Aida, in una nuova produzione affidata alla registra argentina

Un’immagine dell’Aida del 1921

Valentina Carrasco, con la direzione musicale di Francesco Lanzillotta. “100x100 Sferisterio” renderà omaggio anche al più famoso compositore marchigiano, Gioacchino Rossini, proponendo per quattro serate una delle sue opere più rappresentate, Il Barbiere di

Di Giuseppe Verdi in cartellone anche “La Traviata”, nel famoso allestimento “degli specchi” di Josef Svoboda; terza opera “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini Siviglia, che a Macerata è stata allestita solo tre volte. Il terzo titolo in cartellone sarà La Traviata, nella famosa edizione scenografica “degli specchi” di Josef Svoboda, opera che dagli anni Novanta ha contribuito a far crescere il buon nome dello Sferisterio tra i teatri lirici all’aperto.

«Sento che il Signore mi chiama e voglio donare la mia vita al servizio di Dio e della Chiesa». Così si presentano i candidati presbiteri. Tra 28 e i 32 anni, vengono da Polonia, Honduras, Canarie e Brasile

Seminario Redemptoris Mater di Macerata

Dal Redemptoris Mater in 30 anni 100 sacerdoti Paulo Renato Mendes Gauto, Pawel Gajewski, Gerardo Manuel Salinas Garcia, Isaac Vega del Pino

o 31 anni e sono polacco. Svolgo il mio ministero nella parrocchia Santa Maria Assunta a Montecassiano. Fin dall’adolescenza il Signore mi ha chiamato a scoprire la Chiesa attraverso il Cammino neocatecumenale. La Parola di Dio ascoltata nella piccola comunità mi ha aiutato a incontrare ogni giorno il Suo amore illuminando i fatti della mia storia, scorgendo in essa i doni del Signore: la riconciliazione con mio padre, la possibilità di accompagnarlo alla morte, la scoperta del vero senso della mia vita, la chiamata al presbiterato. A 21 anni mi sono offerto per l’evangelizzazione entrando in un seminario “Redemptoris Mater” e arrivando a Macerata. Sono stato preparato al ministero attraverso i formatori, i catechisti, la comunità e con due anni di missione in Cambogia, fondamentali per sperimentare la provvidenza di Dio e il suo amore. Dopo tutti questi anni di fedeltà del Signore, grato a Lui, mi preparo a ricevere il dono dell’ordinazione presbiterale. Pawel Gajewski

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o 32 anni e vengo dall’Honduras. Sono nato in una famiglia provata da difficoltà e dalla dolorosa separazione dei miei genitori. Il loro riavvicinamento al Signore e alla Chiesa li ha portati a perdonarsi ricostruendo poco a poco il matrimonio e risanando molte ferite. All’età di 15 anni sono entrato nel Cammino neocatecumenale. Gra-

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l Seminario Diocesano Missionario “Redemptoris Mater” di Macerata è sorto per volontà dell’allora vescovo Tarcisio Carboni, unito ai catechisti itineranti del Cammino neocatecumenale Eusebio e Giulietta Astiaso e don Osvaldo Giacomelli, il 6 ottobre 1991, giorno anniversario della nascita di padre Matteo Ricci. I Seminari “Redemptoris Mater” sono un frutto del Concilio Vaticano II che nel decreto Presbyterorum Ordinis scrive: «Ricordino i presbiteri che a essi incombe la sollecitudine di tutte le chiese [...] A questo scopo potrà essere utile la creazione di seminari internazionali [...] per il bene di tutta la Chiesa» (n.10). Nel 1981 la Santa Sede ha riconosciuto che: «Questa idea del Concilio ha incontrato attuazione nei Seminari “Redemptoris Mater”, che preparano presbiteri per la nuova evangelizzazione, secondo il programma del Cammino neocatecumenale» (Osservatore Romano, 15.3.1991). Questi seminari, che hanno come caratteristica l’internazionalità, sono condotti dal Vescovo in comunione con i formatori ed i catechisti itineranti della zona. L’esperienza ha mostrato che unire alla formazione presbiterale un itinerario di iniziazione cristiana, qual è il Cammino neocatecumenale, costituisce un grande aiuto per la maturazione psicologica, affettiva e umana dei candidati. Il 6 ottobre 1991 monsignor Tarcisio Carboni accolse i primi 12 seminaristi provenienti da diverse nazioni. San Giovanni Paolo II nel giugno 1993 nella cattedrale di Macerata benedisse la prima pietra del nuovo seminario. In quell’occasione bussò alle porte della Cina dicendo: «Al Signore affido il vivo desiderio di poter un giorno incontrare personalmente quei cristiani per ringraziare insieme con loro il Signore per i tanti doni ricevuti [...] ciò che ho detto ora lo devo all’ispirazione della vostra città, di Matteo Ricci oriundo di Macerata». Nel giugno del 1998 il vescovo Luigi Conti pose la prima pietra del nuovo seminario, che è stato inaugurato nel gennaio del 2000. Sulle orme di padre Matteo Ricci i vescovi che si sono succeduti hanno inviato in missione diversi presbiteri, accompagnati da seminaristi e famiglie, per la Missio ad Gentes: una nuova forma di evangelizzazione per chiamare alla fede i lontani attraverso i segni dell’amore nella dimensione della croce e dell’unità. Durante questi 30 anni sono stati ordinati quasi 100 presbiteri: alcuni svolgono il loro servizio pastorale nella diocesi di Macerata ed in altre diocesi italiane, altri sono in missione in diverse parti del mondo. Oggi il Seminario accoglie di 30 seminaristi provenienti da 15 nazioni. Papa Francesco il 9 gennaio scorso in un incontro con due di noi, formatori del seminario, don Mario Malloni e don Emanuele Marconi, ci ha spinti a proseguire: «Avanti, formateli bene. Avete un carisma bellissimo, che ci sia sostanza dentro. Voi fate tanto bene, tanto bene». Gli ha fatto eco ultimamente il nostro vescovo Nazzareno Marconi, che sempre pieno di premura e di amore per noi ci ha invitato «a non avere paura, a proseguire perché noi siamo cari al Signore». Possiamo concludere con le parole pronunciate da Kiko Argüello, Carmen Hernandez e padre Mario Pezzi in occasione della inaugurazione del Seminario: «Dio ha un progetto, sceglie questa piccola città di Macerata e le dà una dimensione universale». I formatori del seminario

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Il 12 settembre quattro nuovi preti zie alla mia comunità e ai catechisti ho sperimentato la misericordia di Dio e scoperto la Chiesa come madre. Poco dopo ho sentito la chiamata del Signore a essere presbitero. Grazie all’aiuto dei formatori, dei catechisti, della comunità e del vescovo ho visto come il Signore andava confermando la mia chiamata. È stato molto importante il tempo di missione a Taiwan e in Costa Rica con delle crisi profonde che mi hanno portato prima ad abbandonare tutto e poi a riabbracciare liberamente e con gioia la volontà di Dio. Oggi svolgo il servizio di diacono a Troviggiano di Cingoli. Sento che il Signore mi chiama e voglio donare con gioia e gratitudine la mia vita al servizio di Dio e della Chiesa. Gerardo Manuel Salinas Garcia pagnolo delle Isole Canarie, 28 anni, sono nato in una famiglia con sei figli che il Si-

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gnore ha tenuto unita e aperta alla vita attraverso l’esperienza del Cammino neocatecumenale. Nella comunità dove ho fatto i primi passi nella fede ho scoperto la chiamata. Il pellegrinaggio di Benedetto XVI a Fatima è stato fondamentale: lì il Signore ha rotto le mie resistenze e mi sono offerto per entrare in un seminario missionario. Qui a Macerata è stato fondamentale l’aiuto dei formatori, del vescovo, la presenza dei catechisti e della comunità di Villa Potenza nella quale continuo il mio cammino di fede. Sono stato in missione in Cina, e anche lì il Signore mi ha confermato nella vocazione. Oggi mi trovo, inviato dal vescovo nella parrocchia dei Santi Agostino e Domenico a Recanati. Ora guardando alla volontà di Colui che mi ha chiamato mi preparo per ricevere il presbiterato. Isaac Vega del Pino

o 31 anni, sono brasiliano. Svolgo il mio ministero nella parrocchia dell’Immacolata a Macerata. Sono cresciuto in una famiglia segnata da tante difficoltà, ma il Signore ha avuto cura di noi e ha provveduto a ogni necessità. A 15 anni, dopo una crisi esistenziale, grazie a mio padre che mi invitò ad ascoltare le catechesi del Cammino neocatecumenale, ho sperimentato, per mezzo della predicazione del Kerygma, che Cristo mi amava così come ero, e che Dio era presente nella mia vita. Il seme della vocazione è fiorito nella mia piccola comunità. E, mentre lavoravo e frequentavo l’ultimo anno di Informatica all’università, il Signore mi ha dato il coraggio di lasciare tutto. Dopo i 6 anni di formazione e l’esperienza di 3 anni in Cina, sono grato al Signore dell’elezione e della gioia di donare la mia vita a lui e ai fratelli. Paulo Renato Mendes Gauto

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ordinazione Il rito sarà all’aperto l prossimo 12 settembre alle ore 17 presso il SemiInario diocesano e missionario “Redemptoris Mater” di Macerata verrà celebrata per l’imposizione delle mani del vescovo diocesano Nazzareno Marconi, l’ordinazione presbiterale di quattro diaconi la cui vocazione è maturata nel Cammino neocatecumenale: Gerardo Manuel Salinas Garcia, Isaac Vega del Pino, Pawel Gajewski e Paulo Renato Mendes Gauto. La celebrazione si terrà all’aperto nel giardino del Seminario rispettando tutte le vigenti norme di sicurezza. Tutti sono invitati a partecipare e a condividere la gioia per l’opera del Signore.

L’addio a don Picchio, pastore generoso e gestore oculato DI

PIETRO SPERNANZONI

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Don Paolo Picchio col Papa, per i 50 anni di sacerdozio

È morto il 12 luglio, aveva 80 anni Era malato da lungo tempo. È stato parroco, economo diocesano e vicario della delegazione pontificia di Loreto

on Paolo è nato il 12 ottobre 1939 a Montecassiano, nella piccola parrocchia di Vissani che in quegli anni oltre don Paolo ha visto maturare la vocazione di altri tre sacerdoti. Frequenta la pluriclasse di campagna con un anno di ritardo a causa della guerra. Entra nel seminario di Recanati il 12 ottobre 1950. Passa al Seminario Regionale di Fano il 3 ottobre del 1957. Viene ordinato sacerdote il 28 luglio 1966. Per tre anni è viceparroco a Montecassiano, poi per 24 anni è parroco a Recanati,

prima a Montefiore e Bagnolo poi a San Domenico. Nel 1993 è nominato economo diocesano e parroco a Vissani. Dopo il terremoto del 1997 ha avviato tutte le pratiche della diocesi per i lavori di restauro. Nel 2003 riceve l’incarico di vicario della Delegazione pontificia della Santa Casa di Loreto come collaboratore di monsignor Comastri. In questo periodo iniziano per lui i problemi di salute che affronta con coraggio e con fede. Lasciato l’incarico di vicario a Loreto, ritorna alla parrocchietta di Vissani e dopo qualche anno, continuando a seguire la

sua parrocchia, si trasferisce nella Collegiata di Montecassiano per fare vita comune con altri sacerdoti. Con l’aggravarsi della malattia viene accolto con attenzione in casa del nipote Egidio. In questi ultimi mesi è stato ricoverato in diversi ospedali. È morto a Villa Pini di Civitanova Marche il 12 luglio. Con don Paolo ho avuto una bella amicizia: nati nella stessa parrocchia, vicini di casa, compagni di banco in prima elementare, entrati insieme in Seminario prima a Recanati poi a Fano, parroci entrambi a Recanati negli

anni 70. Ho partecipato a molti momenti significativi della sua vita: la sua ordinazione sacerdotale, le feste della Madonna della Vittoria a Recanati, le feste quinquennali a Vissani con la presenza del cardinal Comastri, i funerali dei genitori, dei fratelli, di don Gino Bellezze e in ultimo la festa per i suoi cinquant’anni di sacerdozio. Di lui ho apprezzato prima di tutto la serenità nella malattia. Minimizzava con gli altri la gravità del male senza lamentarsi troppo. Poi la capacità di affrontare con tempestività i problemi pratici, in particolare quelli relativi ai lavori edilizi delle

parrocchie e della Diocesi – penso alla colonia Oda, alla Domus Laetitiae di Frontignano e agli interventi post–terremoto del 1997 –. Con la talare sempre impeccabile, riusciva a stare tra i muratori e sui ponteggi per seguire di persona l’andamento dei lavori. Ha amministrato il denaro della diocesi con oculatezza; sapeva risparmiare su tutto, ma ha usato il denaro personale con grande generosità. Posso testimoniare che ha aiutato seriamente molte persone e famiglie in difficoltà. Ha speso molto per sostenere seminaristi e missionari in

particolare l’amico padre Gino Bellezze, missionario Comboniano in Sudan, anche lui di Vissani, di poco più giovane, morto nel 1999. Nella pastorale ha curato la direzione spirituale di molti giovani seguendone l’orientamento vocazionale. Ha avuto grande attenzione per i malati che visitava spesso e sapeva confortare essendo sofferente anche lui. Di modi spicciativi non amava le lungaggini, ma tuttavia era sempre molto attento ai bisogni delle persone. Difetti ne aveva anche lui, come tutti, ma penso a un bilancio molto positivo ed esemplare della sua vita.


CULTURA&TURISMO

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Ritornati i turisti all’Abbadia di Fiastra «A

XXXI stagione di teatro antico: a Urbisaglia lo spettacolo va Anfiteatro romano di Urbs Salvia accoglie anche quest’anno la Rassegna di teatro antico, giunta alla XXXI edizione. L’evoluzione favorevole del contagio unita allo svolgimento all’aperto hanno convinto l’Amministrazione comunale a superare i timori e varare la stagione, che vede la collaborazione di Tau (Teatri antichi uniti), di Borgofuturo festival e della Form, l’Orchestra filarmonica marchigiana. La pandemia ha comunque preteso il suo prezzo, che si concretizza in un quasi dimezzamento dei posti disponibili per gli spettatori: saranno soltanto 440 le poltrone, contro le 800 degli anni scorsi. Gli spettacoli sono iniziati la settimana scorsa con Elisabetta Pozzi interprete di “Elena. O del tem-

L’

po ritrovato”, regia di Andrea Chiodi. Domenica 19 Luglio è stata la vota di Vinicio Capossela con le sue “Canzoni all’osso”. Domani, mercoledì 22, sarà la volta di Vinicio Marchioni col suo (è anche regista) “Studio su Calligola”. Domenica 2 agosto Teatro Rebis rappresenterà “Un chant d’amour”, regia di Andrea Fazzini. Il giorno successivo Massimo Venturiello porterà in scena l’”Aulularia” di Plauto, regia di Cristiano Roccamo. Sabato 8 agosto Sergio Leone proporrà le “Memorie di Adriano”, da Margherite Yourcenar, regia di Antonio Mingarelli. Lunedì 10 Agosto la chiusura della stagione affidata all’Orchestra filarmonica marchigiana diretta da David Crescenzi, con “Beethoven 5”, musica per la notte di San Lorenzo.

Le persone hanno voglia di muoversi ma per tanti è diventata decisiva la sicurezza, per questo i luoghi

MARTEDÌ 21 LUGLIO 2020

Urbisaglia,”Elena. O del tempo ritrovato”

bbiamo trovato tante chiese chiuse, ma non per il coronavirus, per il terremoto!»: lo stupore amaro di una turista intercettata all’Abbadia di Fiastra nei primissimi giorni dopo la riapertura dei confini regionali rende plasticamente la gravità della situazione che continua ad affliggere il nostro territorio. L’uscita pur graduale dall’emergenza Covid si scontra con le cicatrici del sisma che ancora deturpano tanti borghi del nostro entroterra e anche le chiese principali del capoluogo. I primi segnali dopo la ripresa degli spostamenti tra le regioni sono incoraggianti, anche se nessuno si illude di compensare quanto è stato perduto, e le provvidenze erogate da Governo e Regione, pur apprezzate, coprono soltanto una frazione delle perdite. Il bilancio di giugno segna un +20% di visitatori paganti rispetto allo stesso mese del 2019 e la prima metà di luglio registra un’impen-

nata ancora più forte, con un più che raddoppio rispetto all’anno scorso. Risalta come i primi turisti che si sono presentati dopo l’apertura dei confini regionali provenissero in gran parte dalle regioni più colpite dalla pandemia, Lombardia in testa, e poi Emilia–Romagna e Veneto, ed erano stati preceduti dai pesaresi, quasi a rappresentare plasticamente l’incontenibile bisogno di chi più era stato colpito, di tornare a respirare aria libera in un ambiente che marcasse la distanza da quello segnato tragicamente dalla pandemia. Discorso analogo per le 50 piazzole dell’area camper. Deserte nei weekend primaverili che fino all’anno scorso segnavano il tutto esaurito, al ritorno della libertà di spostamento si sono subito affollate, con ripetuti sold–out nei fine settimana, ma con presenze significative anche nei giorni infrasettimanali. Il mese di giugno ha così consegnato un saldo

che ha superato quello dello stesso mese dell’anno scorso e in questo mese di luglio, complice forse il meteo spesso nuvoloso, ci si avvia a più che raddoppiare i numeri del 2019. Peraltro qualche camperista ammette che si sente molto più tranquillo nelle spaziose e ben delimitate piazzole dell’Abbadia che non nelle aree spesso caotiche e affollate della costa. Ed è tornato a presentarsi all’Ufficio informazioni anche qualche pellegrino in cammino lungo la Via Lauretana per farsi apporre il timbro sulla credenziale, un numero non comparabile con quello dell’anno scorso ma comunque un rivolo che promette la ripresa di un flusso copioso non appena le emergenze cominceranno a essere risolte. Se i contagi non ripartono e se si mettesse in moto davvero la ricostruzione, i motivi di ottimismo non mancherebbero. Piero Chinellato

dell’entroterra, tranquilli e con ampi spazi, stanno registrando un significativo aumento di presenze e proposte

Tra i borghi con le guide

viabilità

Un calendario di appuntamenti che toccano mete note e centri meno famosi ma anch’essi ricchi di panorami, opere d’arte, monumenti e gastronomia

Uno scorcio della strada statale 77 della Val di Chienti (SS 77)

stato possibile inserire nel primo progetto. Una serie di ulteriori iniziative volte alla ipARTiamo!» ed «Esitur valorizzazione dell’entroterra T.O.» sono due delle marchigiano attraverso la iniziative sul territorio proposta “Camminare, scoprire, regionale che vedono degustare”. “Esitur” è protagoniste le guide turistiche un’esperienza collaudata nel nel corso dell’estate 2020. Una mercato turistico: «L’obiettivo è stagione particolare, quello di lavorare con la nostra caratterizzata dall’emergenza terra e dare lavoro nella Regione coronavirus, che vede operatori, – ha affermato il titolare Daniele amministratori locali e visitatori Crognaletti –. Le visite guidate alle prese con le normative poste nei borghi e nelle cittadine scelte a prevenire il contagio, che non sveleranno aspetti storici e hanno intaccato, tuttavia, la artistici poco conosciuti, con voglia di scoprire bellezze possibilità di alcune degustazioni culturali e naturalistiche. Il primo e shopping di prodotti tipici nelle dei due progetti, dal nome aziende locali». In questo caso, il significativo, RipARTiamo!, calendario degli appuntamenti, propone alcuni minitour alla partiti il 9 luglio scoperta degli da Montelupone, incanti della si prolungherà provincia di In svolgimento fino al 10 Macerata guidati due progetti turistici settembre, con dalla l’ultimo incontro a rappresentante di per far conoscere Corridonia. Tra le Federagit di le bellezze culturali attrattive storiche e Confesercenti, culturali Daniela Perroni. e gastronomiche all’interno del Un calendario disseminate territorio della iniziato il 20 diocesi di giugno scorso e nel territorio Macerata si che alternerà possono citare diversi anche la scoperta del capolavoro appuntamenti fino al 19 dei Della Robbia a settembre nei Comuni di Loro Montecassiano (il 23 luglio), la Piceno, Macerata, Mogliano, visita alla “regina del Chienti”, Monte San Giusto, Montelupone ovvero Tolentino (30 luglio); e Treia. «Le visite saranno ripetute oppure al parco archeologico e (il programma completo è all’anfiteatro romano di Urbs disponibile al sito Salvia (20 agosto). Non ultimo www.guideturistichedellemarche.i l’appuntamento nella “città della t, ndr) per coloro che al palla al bracciale”, Treia (3 momento non hanno potuto settembre), accompagnati dalle partecipare e anche per i turisti strofe dell’”Ode a un vincitore del che vorranno aggiungersi volta, pallone” di Giacomo Leopardi volta – ha spiegato la guida –; la dedicata al campione Carlo partecipazione, finora, ha visto Didimi. Lapedona, Morrovalle, visitatori da tutta la regione, oltre l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra che da Milano, Padova, Savona, e Montecosaro sono gli altri tour Roma e persino dall’Egitto. Le consultabili nel dettaglio al sito prossime visite vedranno delle www.esitur.com. Da ricordare per piccole e piacevoli variazioni per tutti l’obbligo della mascherina e essere più attrattivi e stiamo il rispetto della distanza di cercando di ripetere brevi sicurezza, con prenotazione interventi teatralizzati che obbligatoria. I tour verranno arricchiranno la nostra effettuati anche in caso di narrazione». Esitur T.O. raccoglie maltempo. anche alcune località che non è

Con la SS77 Civitanova ridiventa Foligno beach

DI

ANDREA MOZZONI

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DI

ALESSANDRO FELIZIANI

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La guida Daniela Perroni durante una delle visite di “RipARTiamo!” al Museo d’Arte Sacra di Mogliano

Casa Leopardi apre un nuovo percorso di visita DI

GIUSEPPE LUPPINO

L’

apertura del nuovo percorso di visita “Ove abitai fanciullo” era prevista per marzo scorso, ma è stata rinviata per l’emergenza sanitaria. Ora, così, si può accedere al piano nobile di Casa Leopardi, nel centro storico a Recanati, dimora natale di Giacomo e antica residenza della sua famiglia, che tuttora vi risiede. Il persorso conduce alla scoperta dei luoghi in cui Giacomo è nato e cresciuto: si accede ai saloni di rappresentanza, alla galleria dove sono esposte le collezioni d’arte, al giardino che ispirò gli immortali versi de ”Le ricordanze”, al salottino dove i fratelli Leopardi si intrattenevano e alla camera privata di Giacomo, dalla cui finestra egli rimirava il cielo, la luna e le vaghe stelle dell’Orsa… Il restauro, concluso nel gennaio 2020, ha permesso di riscoprire gli originali decori pittorici del-

le “Brecce”, la parte di Palazzo che ospita gli appartamenti di Giacomo e dei fratelli. Ubicati tra il giardino di ponente e quello di levante, vennero fatti edificare dal conte Monaldo per garantire ai suoi figli adolescenti indipendenza e intimità. Il progetto di restauro e di apertura al pubblico degli spazi di Giacomo è stato fortemente voluto dal Conte Vanni Leopardi, scomparso a novembre 2019, e portato a termine da sua figlia, la contessa Olimpia che, in occasione dell’apertura, ha detto: «Per la nostra famiglia è un momento importante e, mi auguro, possa esserlo anche per tutti coloro che hanno Giacomo nel cuore». Insieme ad alcuni rappresentanti della famiglia Leopardi, all’inaugurazione avvenuta il 18 giugno erano presenti anche il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, varie autorità tra cui il sindaco di Recanati Antonio Bravi, e il magnifico rettore dell’Università di Macerata Francesco Adornato.

a domani tutti al mare!». Lo disse scherzosamente l’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dopo aver inaugurato l’ultimo tratto della superstrada 77 Val di Chienti. La frase diventò un tormentone quel pomeriggio del 28 luglio di quattro anni fa, ma l’indomani tanti umbri la presero alla lettera e, saliti in auto, si ritrovarono dopo appena un’ora sulla spiaggia di Civitanova. Un mese più tardi sarebbe arrivata la prima tremenda scossa di terremoto, ma il gran flusso di auto che dalle prime ore del mattino percorrevano agevolmente i 110 chilometri della corsia monti– mare non si arrestò. A Civitanova non si erano mai visti tanti villeggianti umbri tutti insieme e un giornale locale parlò di “Foligno beach”. Negli anni successivi il fenomeno si è regolarmente ripetuto ed anche in questa estate la voglia di mare degli abitanti della regione senza sbocchi sulla costa sembra più forte di ogni difficoltà. «A causa della pandemia – dice Marusia Ciavattini, che gestisce un noto chalet sulla spiaggia di Civitanova – la stagione è partita con un certo timore, ma la risposta di turisti e villeggianti è incoraggiante. Già durante la quarantena abbiamo ricevuto tante prenotazioni per gli ombrelloni. Molte da clienti della zona di Foligno». Alcuni ricordano che il 3 giugno, gli umbri sono stati i più solleciti ad approfittare della “riapertura delle frontiere” tra le regioni, per godere del mare dell’Adriatico. La superstrada favorisce un turismo pendolare che aumenta nei festivi ed è comunque prezioso per le imprese balneari di Civitanova. Un afflusso continuo che dura fino a settembre inoltrato. Quella che per tanti umbri era una meta difficile da raggiungere, è diventata così la località estiva prediletta. Oltre che snodo cruciale per le Marche, la superstrada Val di Chienti è anche una risorsa per il turismo, soprattutto per la provincia di Macerata. E non solo turismo estivo. L’arteria è diventata una moderna e strategica “Via Lauretana” per il turismo religioso sull’asse Assisi–Tolentino–Loreto ed ha “riavvicinato” i due santuari agostiniani dell’Umbria e delle Marche, Santa Rita e San Nicola. Anche il turismo culturale trae vantaggio dalla superstrada. Macerata e il parco archeologico di Urbs Salvia distano ormai poco più di un’ora in auto da Perugia e Spoleto. Grazie alla superstrada ci si può anche immergere per un’intera giornata nell’architettura romanica: S. Maria a Piè di Chienti, S. Claudio al Chienti, S. Maria di Chiaravalle di Fiastra, S. Maria di Rambona e S. Giusto a San Maroto sono tutte splendide abbazie servite da altrettanti svincoli dell’arteria che, tanto a lungo attesa, è oggi una splendida realtà.

L’estate era tempo di sagre, che si spera tornino presto DI

UGO BELLESI

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Colmurano: mele e “paccucce”

uelli di luglio, agosto e settembre, sono da sempre i mesi centrali per la vita e il lavoro degli agricoltori e di quanti abitano nei tanti centri urbani, più o meno piccoli, che caratterizzano le Marche. Infatti in luglio c’era la trebbiatura, in agosto si raccoglieva la frutta per fare marmellate e i pomodori per le conserve, mentre in settembre il lavoro era concentrato sul granturco e sulla vendemmia. Tanta la fatica nei campi ma anche in città, dove c’erano le cantine per lavorare le uve e trasformarle in vino. Proprio in questi tre mesi erano concentrate le feste più belle e caratteristiche di tutto l’anno. Merita ricordarle, anche se

quest’anno l’emergenza le ha pressoché tutte bloccate. Una delle più antiche era la festa de “la Madonna della Cona” che si teneva tutti gli anni il 2 luglio in località Forca di Gualdo per ricordare la pace sancita nel 1522, dopo la “battaglia del Pian Perduto”, tra gli abitanti di Castelluccio di Norcia e quelli di Villa di Gualdo (Castelsantangelo sul Nera). Lì fu eretta la cappella (semidistrutta dal sisma 2016 e ora in attesa di restauro) con l’Icona della Madonna. E proprio ai primi di luglio esplodeva la fioritura delle lenticchie nella pianura a ridosso di Castelluccio. In agosto si confezionavano le “scorzette”, cioè bucce di melone fatte seccare al sole che poi in autunno si lessavano nel mosto e venivano

conservate per l’inverno. Invece con le fettine di mele o di pere si confezionavano le “paccucce”. Una volta seccate al sole (o al forno) erano conservate nel mosto cotto. Per questo gli abitanti di Colmurano avevano il soprannome di “paccuccià”. In settembre, terminata la “spannocchiatura” del granturco, gli “scartocciatori” avevano il privilegio di mangiare la prima polenta, condita con “sugo di

In questi tre mesi hanno luogo le feste paesane dedicate ai prodotti tipici, contornate di rievocazioni storiche e folcloristiche

pollastri al pomodoro”. Con la polenta avanzata il giorno dopo si preparava il “polentone rencoatu”. Ma è proprio durante l’estate che si svolgevano le sagre paesane dedicate ai prodotti tipici, allietate da rappresentazioni in dialetto, esibizioni di orchestre, rievocazioni storiche e folcloristiche. Ma c’erano anche le feste patronali, ciascuna con un suo piatto caratteristico. Così a Macerata ancora oggi a fine agosto si festeggia S.Giuliano mangiando tagliatelle o gnocchi con sugo di papera. A Sefro quando è ferragosto, si festeggia Santa Maria Assunta e proprio in quel giorno c’è la sagra della trota. A Cingoli, in luglio, si celebra il patrono S.Esuperanzio che coincide con la sagra dei “maccarù de lo vatte” (alias boccolotti con sugo di papera). A Porto Recanati,

per la festa di S.Andrea (che non è il patrono) è di rigore mangiare stoccafisso. Come è evidente il legame tra i santi protettori e il cibo è soltanto occasionale, in coincidenza cioè con i prodotti da sempre più in uso in quelle date ricorrenze. Tra le altre sagre ricordiamo quelle della trota, della rana, del maialino alla brace, della tagliatella, delle vongole, dei vincisgrassi, della polenta, della frittella, della crescia fojata, del gambero, della vernaccia, degli gnocchi, dei fagioli con le cotiche, del vino cotto, della bruschetta, del ciauscolo, della birra, dello scartoccio, del fungo di bosco, dei fegatelli, dell’acquaticcio, del pecorino, dell’agnello, del prosciutto e melone...


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Emmaus 21 luglio 2020 by EmmausOnline - Issuu