famiglie Settimana a Folgaria (Tn)
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al 17 al 24 agosto la diocesi propone un soggiorno a misuD ra di famiglia con trattamento di
Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia
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A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567
Martedì, 18 giugno 2019
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MACERATA
visita pastorale. Dopo l’Argentina è la volta dell’Irlanda
Nella terra di san Patrizio Crisi di fede e crollo delle vocazioni segnano una Chiesa colpita anche da gravi scandali sessuali del clero. Ma i segnali incoraggianti non mancano Pubblichiamo un estratto del diario scritto per il sito di EmmeTv dal vescovo Nazzareno Marconi in occasione della Visita pastorale in Irlanda compiuta assieme al vicario generale don Andrea Leonesi tra il 10 e il 14 giugno. na fede in grave crisi Arrivati in Irlanda all’aeroporto di Dublino siamo stati accolti dal nostro don Giuseppe Pollio, rettore del seminario Redemptoris Mater della diocesi di Armagh, che, insieme con i catechisti neocatecumenali dell’Irlanda – una coppia veneziana qui da oltre 40 anni – ci racconta la storia di questa terra dove fede cattolica e identità nazionale sono sempre state profondamente legate. L’Irlanda è stato il Paese dell’Europa occidentale più povero fino agli anni 80 del secolo scorso, quando un rapido sviluppo ha fatto intravedere il miraggio della ricchezza facile; per questo la crisi economica del 2008 si è abbattuta sulle persone come una mannaia. Fede e denaro facile non vanno d’accordo – ci ricorda don Giuseppe – e qui lo hanno sperimentato con un crollo verticale della vita di fede. Il Paese che riempiva il mondo di missionari e la sua terra di preti vive oggi un inverno vocazionale durissimo: con quasi 5 milioni di abitanti ci sono soltanto 60 seminaristi e di questi ben 19 sono del Redemptoris Mater. A peggiorare il tutto c’è stata una serie di scandali sessuali tra il clero. Don Giuseppe e i catechisti riassumono la situazione della fede in modo lapidario: oggi in Irlanda è urgentissimo rievangelizzare la nuova generazione, ma è davvero tanto difficile. Verrebbe da dire che anche da noi non è semplice, ma credo che sia importante continuare cercare di comprendere questo popolo, che comunque sotto la cenere conserva la brace della fede.
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Una storia lacerante Chi come me ha più di 60 anni ricorda bene il nome di Belfast: la capitale dell’Irlanda del Nord dove fino agli anni 80 cattolici e protestanti si sono combattuti in una guerra civile costata più di 2.200 morti. Abbiamo avuto come guida per visitare i segni ancora ben riconoscibili di questa guerra, una coppia che ha la responsabilità della prima comunità neocatecumenale di Belfast. Il vecchio quartiere della signora è ancora oggi attraversato da un alto muro che separa la zona protestante da quella cattolica. L’esperienza di suo marito è stata
tragica: suo fratello con la moglie e i due figli furono bloccati mentre si recavano a Messa da un gruppo paramilitare e vennero brutalmente uccisi tutti. Mi ha colpito un commento del nostro amico: «Fortunatamente avevo da un po’ di tempo iniziato a riscoprire la fede attraverso l’esperienza del Cammino. Questo, insieme al sostegno dei miei fratelli di comunità, mi ha permesso di non impazzire dal dolore, diventando anch’io un terrorista desideroso di vendetta». Ho potuto contemplare così con sincera ammirazione che quando la fede brilla, riesce a mantenere umana una persona anche nelle condizioni in cui il male di questo mondo si scatena orribilmente e ci provoca all’odio e dalla vendetta. Dopo questa speciale liturgia penitenziale abbiamo celebrato la santa Messa con alcuni fratelli neocatecumeni di Belfast. Vi assicuro che quando nel mio stentato inglese ho detto le parole: «Vi lascio la pace, vi dono la mia pace», questa frase di Gesù aveva un sapore del tutto particolare. Alla scuola di san Patrizio Un piccolo pellegrinaggio, circa un’ora e mezzo di auto, ci ha condotto alla cittadina di Downpatrick, dove c’è la tomba di San Patrizio, patrono dell’intera Irlanda da lui evangelizzata intorno al V secolo. Di questo santo, grande pellegrino, mi piace ricordare una preghiera: «Che la strada ti venga incontro,/ che il vento soffi alle tue spalle,/ che il sole brilli sul tuo volto,/ che la pioggia
Tomba di san Patrizio, evangelizzatore dell’Irlanda, a Downpatrick
il programma La prossima tappa tra Cina e Taiwan l viaggio in Irlanda è la seconda tappa della Visita pastorale avviata dal vescovo Marconi in concomitanza col compimento del quinto anno di episcopato. La prima tappa è stato il viaggio in Argentina, nello scorso mese di marzo, mentre prossimamente avrà luogo la visita a Taiwan e a Pechino, dove il vescovo si recherà a pregare sulla tomba di pa-
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bagni le campagne attorno a te./ E fino a che non ci incontreremo di nuovo,/ che il Signore ti sostenga tenendoti nel palmo della sua mano». In serata il pellegrinaggio si è idealmente completato con l’incontro con monsignor Aemon Martin, vescovo di Armagh – la diocesi di san Patrizio –, che è anche presidente della Conferenza episcopale irlandese. Ha 58 anni ed è
dre Matteo Ricci. Tutti questi viaggi sono caratterizzati dall’incontro con nostri sacerdoti che lì prestano servizio, ma che rimangono espressione e membra vive della nostra Chiesa locale. La visita del vescovo, sempre accompagnato dal vicario generale don Andrea Leonesi, intende sottolineare e rafforzare questo legame. Dopo l’estate prenderà il via la visita alle parrocchie.
molto cordiale e dinamico. Abbiamo parlato dell’Irlanda e dell’Italia, della fatica ma anche della bellezza di condurre le nostre rispettive comunità in questo tempo di ricerca di nuove vie per portare il Vangelo, soprattutto alle nuove generazioni. L’ho invitato a Macerata, per consolidare l’amicizia tra due Chiese sorelle nel nome di san Patrizio (patrono di Treia, ndr) e
Pentecoste, Cresima degli adulti all’Abbadia di Fiastra
Nel pomeriggio della domenica di Pentecoste il vescovo Nazzareno Marconi ha celebrato nella chiesa abbaziale di Fiastra la Santa Messa nel corso della quale ha conferito il sacramento della Cresima a una ventina di adulti. Si è trattato di persone in largha parte ancora giovani, che avevano “saltato” l’appuntamento dopo la Prima Comunione. Il cammino che ha condotto a questa
celebrazione è stato per alcuni l’occasione per ritrovare familiarità con la Chiesa e con il Signore. Nell’Omelia il vescovo ha sottolineato il senso del sacramento e ha richiamato gli impegni conseguenti: «vivere lasciandoci amare da Dio, lasciandoci coinvolgere, sentendoci parte di questa grande famiglia che è la Chiesa dentro la quale nessuno deve sentirsi solo». (P.Chin.)
della comune passione per l’evangelizzazione. Il futuro ci chiama Nell’ultima giornata abbiamo visitato il Seminario nazionale di Maynooth che ospita oggi la facoltà teologica e parte del Campus dell’università statale. Il Direttore ci ha raccontato la storia di questo gigantesco edificio che ha ospitato fino ad un massimo di 600 seminaristi da tutta l’Irlanda e che è stato edificato alla fine del’700. La visita a Maynooth lascia senza fiato: tutto è gigantesco e splendido. Sarebbe bello poter rivedere questi ambienti affollati di giovani desiderosi di impegnare la vita per l’evangelizzazione. Il nostro viaggio sta per finire. Ogni volta che allarghiamo lo sguardo oltre i nostri confini scopriamo la diversità delle Chiese locali anche solo della nostra Europa. Tante storie, tante tradizioni, ma una comunanza di fede e spesso di problemi che tutti con fatica e speranza affrontiamo facendo del nostro meglio. La nuova evangelizzazione non è facile, richiede di valorizzare ciò che di bello e buono ci consegna la tradizione, ma anche di tentare e immaginare vie nuove che sappiano rispondere alle domande degli uomini di questo nuovo millennio. Nazzareno Marconi, vescovo
A Soraga di Fassa 23 sacerdoti assieme al vescovo DI
NAZZARENO MARCONI
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bbiamo vissuto nei primi giorni di giugno l’esperienza della settimana di fraternità del clero diocesano. 23 sacerdoti insieme con il vescovo sono stati ospitati nella bellissima casa della comunità mariana “Regina dell’amore” in Val di Fassa. Questa comunità è formata da famiglie e consacrati, nata a Macerata negli anni 80 del secolo scorso, ha da tempo una comunità sorella a Soraga, piccolo borgo del Trentino tra Moena e Vigo di Fassa. Quella di Roisc (https://www.lalumderoisc.it) è una casa di ospitalità del tutto particolare, nella quale l’accoglienza dell’ospite è vissuta davvero come un tratto caratteristico della vocazione dei consacrati che vi operano. Tutto è pensato per aiutare gli ospiti a vivere un tempo che sia autenticamente di riposo, di meditazione, di preghiera e anche di riscoperta di un’alimentazione più sana. Per noi maceratesi la tavola è luogo sacro e a Roisc si cerca di seguire, anche a tavola, gli insegnamenti della Laudato si’: cibo squisito, assolutamente naturale ottenuto per la gran parte da produttori conosciuti direttamente, preparato con cura e pensato per disintossicare le nostre abitudini alimentari sempre più condizionate dalla fretta da fast food. Ovviamente non si è solo mangiato e pregato, ma abbiamo anche vissuto dei momenti di riflessione centrati sul valore e l’attualità della Regola di san Benedetto per l’uomo e il prete di oggi. Questo testo, che ha ben 1500 anni, è tutt’ora estremamente vivo e prezioso, in grado di suggerire l’intelaiatura a uno stile di vita armonico, in cui il lavoro, la preghiera, la fraternità, la cura della propria interiorità e la custodia del cuore trovino il loro giusto posto. Durante il soggiorno abbiamo avuto la gradita visita di monsignor Lauro Tisi, vescovo di Trento, del cui territorio fa parte la Val di Fassa. Con lui abbiamo vissuto un prezioso momento di confronto, che ha consentito di verificare anche una bella sintonia nello stile pastorale che sia la diocesi di Trento, sia la nostra piccola diocesi di Macerata stanno cercando di portare avanti, secondo le direttive di papa Francesco e compiendo una saggia lettura dei nostri tempi, complicati ma belli. Infine con delle tranquille e poco impegnative ma comunque belle passeggiate sui sentieri di montagna, abbiamo avuto modo di accostarci ad alcuni dei luoghi più caratteristici di questo straordinario e affascinante territorio punteggiato da talune delle più affascinanti vette delle Dolomiti, toccando con mano purtroppo anche gli sconvolgenti danni ai boschi di abeti e larici provocati in pochi minuti dal tornado che a fine ottobre dello scorso anno si è abbattuto qui e nel vicino Cadore. Tutto insieme ha costituito una esperienza sicuramente bella, che potrebbe essere replicata arricchendo spiritualmente anche tanti giovani e famiglie delle nostre zone, dato che la casa dispone, oltre che delle stanze, anche di due confortevoli appartamenti.
Tangenziali: strade, anche digitali, senza veri incontri Se si indebolisce il senso di appartenenza, la comunità si sfilaccia e si alzano le barriere DI
GIANCARLO CARTECHINI
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e percorri a piedi le strade che intersecano le aree commerciali di periferia, puoi provare un senso di profonda inquietudine. Non è la vertigine che ti afferra in montagna. È piuttosto la consapevolezza di una sproporzione. Lo spazio si deforma, il tempo si dilata, i rettilinei tendono all’infinito. Provi un senso di nausea al passaggio di auto e camion. Avverti
sul corpo le vibrazioni causate dallo spostamento d’aria, sei scosso dal rumore degli pneumatici sopra l’asfalto dissestato. Vetture che incappano, una dietro l’altra, nella stessa buca: uno spartito che si ripete all’infinito. Tutti corrono altrove, e anche tu lo faresti, se solo ne avessi la possibilità. Invece ti stai avvicinando lentamente alla fermata dell’autobus dopo avere lasciato la macchina in officina, per una riparazione. Scrive l’antropologo Marco Aime, nella sua ultima pubblicazione “Comunità”, che una delle caratteristiche dei dibattiti digitali è proprio la “tangenzialità”: per quanto paradossale possa sembrare, chi frequenta i social entra raramente nel merito di ciò che legge. Si ha poco tempo e troppa paura di perdere l’orientamento per fermar-
si ad ascoltare il punto di vista degli altri. Pensieri che si incrociano per un attimo, e subito dopo si disperdono, senza avere generato un vero dialogo. È un concetto analogo a quello espresso da papa Francesco nel messaggio per la 53ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: Internet è diventato uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole dei fatti. Flussi di notizie e di opinioni si diffondono in modo irrazionale, e finiscono per intasarsi in ingorghi che alimentano spirali di odio. D’altro canto la “tangenzialità, precisa Aime, è una caratteristica che ritroviamo anche nella vita delle nostre città, attraversate con fretta sempre maggiore. Non si presta attenzione a cosa si incontra per strada, ma solo a
raggiungere la meta. Questo tipo di mobilità accelerata finisce per causare una percezione distorta della presenza degli stranieri: sono loro, infatti, ad animare gli spazi urbani semi abbandonati, e ad utilizzare le strade come luoghi di relazioni primarie. Non è forse vero che uno dei pregiudizi più diffusi, nei dibattiti social, è quello dell’immigrato palestrato e nulla facente, seduto in panchina con in mano il cellulare di ultima generazione? Gli stranieri ci danno fastidio se li incontriamo per strada; non certo quando lavorano nei cantieri, o nelle case dove accudiscono gli anziani. Quando il senso di appartenenza che sta alla base di ogni convivenza civile si indebolisce, la comunità si sfilaccia. Al suo posto si diffonde una ossessione identitaria. Le tradizionali ag-
gregazioni orizzontali, sviluppatesi su base sociale o ideologica (ricchi e poveri, operai e datori di lavoro…), vengono sostituite da barriere inaccessibili: la terra, il sangue, la cultura, la religione. È giunto il tempo di riprendere a camminare con lentezza, anche lungo le strade – virtuali o reali – dove tutti corrono sgomitando. È sempre papa Francesco a invitare coloro che si professano cristiani a conservare uno sguardo di inclusione e di prossimità. L’autentico cammino di umanizzazione va dall’individuo che percepisce l’altro come rivale, alla persona che lo ri-
conosce come compagno di viaggio. Sei giunto alla fermata dell’autobus, finalmente. Una bambina gioca in un fazzoletto di prato incolto. Il papà la osserva, e ride. Parla con accento slavo. Eccoli i tuoi compagni di viaggio, in questa strada di frontiera, stremata dall’improvvisa calura che sembrava, quest’anno, non dovesse arrivare più.
Martedì 18 giugno 2019
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Musicultura compie 30 anni e si conferma «bottega» della canzone d’autore DI
ALESSANDRO FELIZIANI
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La manifestazione dimostra che con un progetto serio emergono talenti e il settore può svilupparsi culturalmente e artisticamente
iovedì, venerdì e domenica prossimi allo Sferisterio di Macerata si accenderanno le luci su Musicultura. La rassegna che, per qualità ed originalità, ha calamitato sin dall’inizio su di sé l’attenzione del mondo musicale e della canzone d’autore, compie trent’anni. Un traguardo importante, in cui la “maturità” della formula del concorso, non fa venir meno la sua peculiare freschezza, data soprattutto dall’entusiasmo giovanile dei suoi partecipanti. Ogni anno, infatti, più di mille giovani cantautori italiani affidano a Musicultura le loro speranze e contestualmente fanno affidamento nella rassegna per “misurare” le proprie potenzialità artistiche. Perché tanti giovani cantautori ripongono fiducia in Musicultura? Per l’estrema trasparenza del concorso, ci dice Ezio Nannipieri, che nel 1990 fu tra i vincitori della prima edizione e da circa vent’anni è responsabile dell’intera produzione di Musicultura, nonché principale collaboratore del direttore artistico Piero Cesanelli, “inventore” di questo festival.
In tutte le fasi delle lunghe selezioni – continua Nannipieri – dalla prima scrematura delle canzoni, fino all’individuazione degli otto vincitori che saliranno sul palco nelle tre serate finali, si guarda con intransigenza e competenza solo ed esclusivamente alla qualità. Come viene garantita questa ferrea attenzione alla qualità dei testi e della musica? Attraverso un comitato di garanzia composto da nomi indiscussi del panorama artistico. Già nella prima edizione c’erano tra i “garanti” Fabrizio De André, Sergio Endrigo e i poeti Giorgio Caproni e Giovanni Raboni. Poi anno dopo anno il comitato è cambiato e ne hanno fatto parte artisti come Luis Bacalov, Claudio Baglioni, Gino Paoli, Nicola Piovani, Vincenzo Cerami, Alda Merini, Dacia Maraini, Ennio Cavalli, Fernanda Pivano. Perché la scelta di affidarsi, oltre che a cantanti e musicisti, anche a poeti? È una caratterizzazione di Musicultura che, nato come progetto culturale, vuole fare convergere aree artistiche diverse, per influenzarsi a vicenda e lanciare anche proposte nuove. Del resto la canzone è un mix di due generi di scrittura, fatto di parole e
di note musicali. La canzone d’autore è una poesia in musica. La gara coinvolge anche il pubblico…. Sì, e non solo nelle serate finali, quando gli spettatori contribuiscono a proclamare il vincitore assoluto, ma anche nella fase in cui le 16 canzoni semifinaliste, che vengono pubblicate in un CD compilation, sono trasmesse dalle emittenti radiofoniche nazionali. Alcune di esse entrano in finale proprio in base alle preferenze dei radioascoltatori. Torniamo a trent’anni fa. Quale fu la motivazione che diede vita alla rassegna? Negli anni ’90 in Italia c’erano tanti concorsi canori, ma si assisteva anche a un degrado della qualità e a una semplificazione, frutto di logiche estemporanee e prive di una progettualità culturale. Il “Premio Recanati”, come si chiamava inizialmente in onore alla città dove nacque e dove è rimasto per i primi quindici anni, voleva istituire un concorso pulito per dare fiducia ai giovani artisti che troppo spesso erano scoraggiati e illusi, ma anche per creare nello stesso tempo un “humus” fertile tra giovani e artisti affermati. Alcuni giovani cantautori hanno trovato in Mu-
sicultura un trampolino di lancio eccezionale: Povia e Simone Cristicchi sono un esempio su tutti. Sì, ma limitarsi a coloro che hanno avuto grande popolarità è riduttivo. Premesso che la ‘missione’ di Musicultura è individuare nuove tendenze e valorizzare nuovi talenti, occorre tener presente che tanti cantautori sono bravi interpreti, ma molti altri sono più portati a scrivere canzoni. I loro nomi non diventano popolari, ma sono loro che fanno le canzoni e che fanno crescere l’ambito artistico, evitando la banalizzazione del settore. Oggi molti cantanti di successo hanno tra i loro autori tanti giovani che si sono affermati proprio attraverso quella “bottega artistica” che è Musicultura. Il mondo della canzone e della discografia costituiscono anche una grande attività economica. Musicultura come si pone nel rapporto con essa? Che la canzone sia un prodotto commerciale è nelle cose, ma deve essere di qualità. Musicultura ha fatto capire che attraverso un progetto serio, non estemporaneo, si possono scoprire i talenti e far crescere culturalmente e artisticamente la canzone italiana.
Famiglie, adulti, giovani, ragazzi: anche quest’anno durante la bella stagione la diocesi offre a tutti numerose occasioni per «ricaricarsi», stare insieme e riflettere
Estate, tempo prezioso di cammino e crescita DI
M. NATALIA MARQUESINI
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enedetto XVI scriveva che «il tempo libero è certamente una cosa bella e necessaria, ma se non ha un centro interiore esso finisce per essere un tempo vuoto che non ci rinforza e ricrea»; il cristiano è chiamato a cogliere le opportunità che ogni tempo offre, e spesso quello più adatto a dedicarsi a ciò che più conta nella vita sembra essere il periodo estivo. Le giornate più lunghe e le ferie dal lavoro o la pausa dagli studi, sembrano concedere la possibilità di fermarsi a riflettere, a riprendere in mano la propria vita ed ecco che movimenti, associazioni e l’intera pastorale si mobilita per offrire esperienze intense e significative che aiutino ad aprire i propri orizzonti al mondo. Anche quest’anno in diocesi non mancano le occasione estive per coltivare relazioni e trasformare il tempo di vacanza in tempo di vera rigenerazione; la settimana estiva per famiglie organizzata dall’Ufficio per la pastorale della famiglia si terrà dal 17 al 24 agosto a Folgaria, in provincia di Trento. Si tratta di una meta già conosciuta dalle famiglie che permette di vivere un tempo di riposo per lo spirito e per il corpo, alternando momenti di riflessione e di svago, sempre immersi nella bellezza del creato accompagnati dal vescovo Nazzareno Marconi (per informazioni è possibile contattare la segreteria al numero 329.8911082 o all’indirizzo mail famiglia@diocesimacerata.it). Per i giovani sono diverse le proposte di un periodo di condivisione da svolgere durante l’estate; per lo più si tratta di iniziative in continuità o a conclusione delle attività vissute durante l’anno andando a sigillare un cammino percorso insieme. I giovani delle parrocchie di Montecassiano, Sambucheto e Villa Potenza trascorreranno una settimana, dal 28 luglio al 3 agosto presso la «Capanna di Betlemme», realtà di accoglienza attiva nel centro storico di Chieti della Comunità Papa Giovanni XXIII. I ragazzi trascorreranno le proprie giornate all’interno di un vecchio convento donato dalle Suore Orsoline all’associazione fondata da don Oreste
Uno scatto dell’edizione 2018 della Festa del Perdono a Santa Maria degli Angeli, Assisi
Benzi, dove trovano protezione e conforto mamme in difficoltà, donne vittime di violenze o che cercano di uscire dalla strada e senza tetto che hanno voglia di ripartire e intraprendere percorsi di reinseriemento sociale. L’Azione cattolica diocesana propone per i propri educatori e giovani un camposcuola che si svolgerà dal 4 all’11 agosto. I ragazzi di età compresa tra il primo anno delle superiori fino al primo anno di università, andranno a Sant’Angelo in Vado in provicia di Pesaro Urbino per confrontarsi sul tema: «L’arte di (ri)cominciare». Saranno coinvolti ragazzi e educatori da Recanati, Macerata, Sambucheto, Sforzacosta, Piediripa, Urbisaglia, Porto Recanati, e li accompagneranno don Luca Beccacece e don Giacomo Pompei. «Al posto tuo» è il titolo della 39ª Marcia Francescana promossa dalla Provincia picena san Giacomo della Marca dei frati minori delle Marche. Camminando dal 25 luglio al 4 agosto i giovani che vorranno partecipare affronteranno un breve itinerario spirituale
per dare luce alla propria vita interiore e così raggiungere a piedi la meta di Assisi. È un’esperienza che coinvolge ogni anno qualche migliaio di giovani di tutta Italia e dell’Europa che si ritrovano a San Maria degli Angeli in Assisi il 2 agosto, per poter vivere insieme la Festa del Perdono istituita da San Francesco nel 1216. Per iscriversi è possibile contattare fr. Roberto De Luca al numero 366.1940922 o all’indirizzo mail frarobertofm@gmail.com. Sul fronte missionario partiranno per l’Africa i giovani che hanno partecipato al percorso formativo promosso da gennaio a maggio dal titolo «Poveri noi». Al mandato missionario ricevuto sabato scorso presso la parrocchia Buon Pastore di Macerata hanno risposto sì a una chiamata Matteo e Giacomo, che partiranno con Bondeko per un’esperienza insieme ai saveriani presso il centro immigrati di Siracusa dal 26 luglio al 3 agosto; fr Gustave, Roberta, Annamaria, Chiara, Anna, Gabriele, Sofia, Giulia, Debora, Annarita che supportati dal gruppo missionario Eumega a-
dranno nella missione francescana del Togo dal 22 luglio al 15 agosto; Caterina, del Sermigo “don Ennio Borgogna” che dal 15 luglio al 13 agosto vivrà presso la missione salesiana in Egitto e Chiara, Emanuela, Monica, Ilaria, Chiara, Giuseppe, Paolo e Deanna che coordinati da “Missioni estere Cappuccini delle Marche” trascorreranno un periodo in Benin, nell’Africa occidentale. Sono aperte le iscrizioni al campo di lavoro missionario che si terrà a Recanati dal 22 luglio al 6 agosto (è possibile farlo gratuitamente all’indirizzo internet: www.missionicappuccini.it/events/evento– prova). I Frati Cappuccini invitano ragazzi dai 16 anni in su a condividere 16 giorni di fraternità, preghiera, lavoro e anche divertimento. Per una settimana andranno per le città, nelle piazze e nelle vie, per sensibilizzare le persone ed invitarle nel convento di Recanati, dove sarà allestito il mercatino di beneficenza al fine di raccogliere fondi per la costruzione di una scuola a Shura Koio in Etiopia.
l’anniversario
Agraria di festa, 150 anni per il “Garibaldi” di Macerata Istituto d’istruzione superiore “Giuseppe Garibaldi” di Macerata (così nell’attuale L ’ denominazione) ha riabbracciato i suoi studenti, tra le varie generazioni, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dalla sua fondazione. A cambiare, dopo un secolo e mezzo, non sono stati soltanto i nomi e i programmi didattici, ma la stessa conformazione della scuola. Tra i tanti punti fermi, tuttavia, la certezza di offrire un percorso formativo all’altezza dei tempi, oggi come allora. Padrona di casa la dirigente scolastica Maria Antonella Angerilli che con il professor Mirko Grasso ha dato luogo e sostegno al “Comitato 150” che da circa due anni fino al 1° e 2 giugno scorso, date scelte per la ricorrenza formale, hanno promosso molteplici iniziative tra ricerca e tradizione. Dal punto di vista storico, la scuola trae le sue origini da una colonia agricola sorta nel 1868 per iniziativa dell’allora Deputazione Provinciale di Macerata. Nel 1881 fu trasformata in Regia Scuola Pratica di Agricoltura con deliberazione del Consiglio Provinciale di Macerata. La Scuola Pratica Provinciale fu trasformata in Statale e per circa un quarantennio influì molto sul progresso economico. Nel 1924 divenne invece Scuola Agraria Media: fu costruito un ampio padiglione scolastico, migliorati i fabbricati dell’Azienda e del Convitto e fu costruita una nuova casa colonica modello. Infine, dal 1933, l’Istituto fu trasformato in Tecnico Agrario, diplomando una numerosa schiera di Periti Agrari. Il fine settimana della festa della Repubblica è stato quindi miglior scenario possibile per una scuola che porta in dote il nome di uno dei protagonisti più illustri della nascita della Nazione. Tanti gli eventi anche in questa duplice occasione, iniziando la consegna di un attestato a quanti si sono diplomati negli ultimi cinquantanni con una menzione speciale per quanti hanno festeggiato con la loro maturità il centenario nel 1969. I festeggiamenti sono stati invece aperti sabato mattina con il convegno “Agricoltura 4.0”, seminario informativo e di aggiornamento professionale per periti agrari, e dalla Messa celebrata dal vescovo di Macerata Nazzareno Marconi. Visite guidate, artisti di strada, giochi per bambini e adulti e vendita di prodotti tipici hanno contraddistinto le due giornate, con la particolarità della realizzazione di un annullo postale appositamente pensato per i 150 anni del “Garibaldi”. Professori, tecnici e gli attuali studenti si sono prodigati nel garantire la miglior accoglienza possibile, con l’offerta enogastronomica servita a km 0 negli appositi stand. «Abbiamo realizzato tante attività – ha affermato la dirigente Angerilli – la presenza di tanti ex studenti, di amici di tutte le età, gli apprezzamenti pervenuti ci hanno ripagato di tutto l’impegno e gli sforzi profusi per organizzare al meglio la manifestazione».
il gesto. Un’icona diventa ponte di speranza tra Macerata e Siria
Terremoto, non arrendersi cedendo al silenzio
a città siriana di Maaloula è l’unica zona al mondo in cui L si parli ancora l’aramaico, la lin-
A Castelraimondo giornalisti a convegno con Unicam e Ucsi. L’evento dedicato alla comunicazione dopo il sisma
gua di Gesù; prima di venire travolta dalla guerra civile contava 5mila abitanti, in grande maggioranza cristiani (greco– cattolici e greco–ortodossi). Anche Maaloula è stata coinvolta dalla guerra che in Siria ha prodotto centinaia di migliaia di morti, circa 6 milioni di sfollati e altrettanti profughi fuggiti all’estero. Martedì 28 maggio a Palazzo Sarnari si è fatto memoria di una storia di amicizia cristiana e di solidarietà maturata tra l’Italia, e in pzrticolare le Marche, e Maaloula. Si è ripercorsa la storia di un’icona lì venerata da
secoli, distrutta nel 2014 dai jihadisti che si erano impossessati del paese e della quale la Ong marchigiana Perigeo, l’istituto Zaccaria dei padri Barnabiti di Milano e il Centro d’Ateneo per la solidarietà internazionale (Cesi) dell’Università cattolica del Sacro Cuore hanno promosso una riproduzione, “scritta” dall’iconografa maceratese Sandra Carassai, e che è stata ricollocata in Siria sull’antico altare il 13 gennaio scorso, dopo essere stata benedetta 8 giorni prima dal vescovo Marconi, presso la Basilica della Misericordia. Un’immagine che è giunta in moltissime case della diocesi con gli auguri di Pasqua del vescovo. (P.Chin.)
desso basta “opportunità”, servono fatti!»: così, tra l’accorato e l’indignato, il rettore Unicam Claudio Pettinari al Convegno promosso dall’università in collaborazione con i giornalisti cattolici dell’Ucsi Marche e l’arcidiocesi di Camerino sul tema “Informazione e comunicazione durante e dopo le grandi calamità”. L’evento, svolto lo scorso 6 giugno a Borgo Lanciano di Castelraimondo, ha evidenziato come il sisma stia svanendo anche dall’orizzonte dell’informazione, mentre la ricostruzio-
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ne resta a zero. «L’università – ancora Pettinari – ha avuto 110.000 metri quadri di strutture non agibili e ha perso 1.997 postazioni studenti», ma ad appena tre ore dalla scossa del 26 ottobre lanciava la sfida della sopravvivenza con l’hastag #ilfuturononcrolla. Una sfida che oggi si può dire vinta, ma sulla quale quella sera – di cui il rettore ricorda «solo polvere e trolley» con gli studenti in fuga – pochi avrebbero scommesso. Poi le testimonianze di chi ha fatto informazione sul campo in quei giorni, come Chiara Paduano, al-
l’epoca al TgR Marche, che ha sottolineato l’impegno a essere autentico «servizio pubblico, con un passo indietro rispetto allo scoop e un passo avanti nella responsabilità», per aiutare le persone e non aumentare l’angoscia. Mario Staffolani, direttore di Radio C1, ha ricordato le ore di trasmissione di fortuna per «fare compagnia» a persone smarrite e strappate ai propri luoghi. Sconfortata Maria Francesca Alfonsi, volto noto del TgR Marche, che ha messo in fila termini come «abbandono, solitudine, mancanza
dello Stato, distanza tra soggetti forti e deboli, tradimento...», riconoscendo peraltro la positività dell’opera di volontari, personale della Protezione civile, Forze dell’ordine, che hanno ottenuto anche il risultato di «recuperare 13.000 opere d’arte». E poi un altro volto conosciuto del TgR, Vincenzo Varagona, che ha constatato come «il terremoto è un evento di cui parleremo per decenni», e come sia necessario insistere perché incombe il rischio del silenzio. Il poeta Franco Arminio ha da ultimo invocato un «nuovo umanesimo delle montagne», nella convinzione che «i territori marginali sono gli unici che possono trasmettere delle visioni». E chi di recente è stato a Visso, Macereto, Ussita... parlando con le persone che lì vivono, non può che sottoscrivere. Piero Chinellato
Martedì 18 giugno 2019
Trentino, viene dalla Val di Fassa Segue il cammino per diventare sacerdote presso il Pontificio Seminario romano
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Luca Riz è figlio del Sacro Cuore di Gesù Sabato scorso la consacrazione perpetua
Il momento del rito della «prostrazione»
artì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli « P corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (Lc 15,20). È su questa parola che Luca Riz, un giovane di venticinque anni, originario della Val di Fassa, ha “scommesso” la sua vita! Sabato 15 giugno, infatti, ha professato innanzi al vescovo Nazzareno Marconi, i consigli evangelici di obbedienza, povertà e castità, diventando «figlio del Sacro Cuore di Gesù» per sempre, nella Comunità dei Figli del Sacro Cuore di Macerata. Nell’omelia il vescovo gli ha ricordato come «consacrarsi oggi con i voti di povertà, castità ed obbedienza, può trovare senso solo in una visione del mondo e della vita, della realizzazione di sé e della conquista di ciò che davvero vale, misurata sull’intero universo e sull’eternità. Queste, lo sai bene, sono le misure dello sguardo di Dio. La tua consacrazione ha senso, solo guardando il mondo e la vita come li guarda Dio». La Comunità è nata dal carisma di una coppia di sposi, Maria e Giampaolo Nerpiti che hanno messo tutta la loro vita a disposizione del Signore. Nel 2011 c’è stata la consacrazione di 12 giovani e oggi i nuovi
Tolentino consacrata al Cuore Immacolato di Maria il primo giugno a conclusione del Rosario itinerante
membri sono altrettanti, tra cui la sorella dello stesso Luca, Sara, appena arrivata! Ma perché una scelta del genere? «Avevo fame... – risponde Luca –: la mia anima era affamata, avevo tutto, eppure mancava qualcosa alla mia vita che mi rendeva sempre inquieto, insoddisfatto… mancava il Senso, la pienezza... Cristo!». A questa consapevolezza Luca è arrivato attraverso un cammino. Fin dall’età di quattro anni si era consacrato insieme alla sua famiglia al Cuore Immacolato di Maria e la Madre che l’ha condotto al Cuore di Cristo! Nella ricerca della verità su se stesso e sulla propria vita, Luca è arrivato a Macerata ed è entrato nella Comunità dove la sua fame ha trovato finalmente sollievo. A condividere il momento della consacrazione c’erano compagni seminaristi e superiori del Pontificio Seminario Romano Maggiore. E sabato, dopo la prostrazione nella sepoltura con Cristo, rialzatosi, non era più soltanto Luca Riz, ormai era “Luca della Croce gloriosa di Cristo”, pronto a dire con la vita: «Non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me», secondo la parola del carisma che lo ha abbracciato. Loretta Lombardelli, figlia del Sacro Cuore di Gesù
abato primo giugno, a Tolentino si è conclusa l’iniziativa del Rosario itinerante che si è svolta in tutti i primi sabati del mese a partire dal febS braio 2019. La preghiera, guidata nei mesi scorsi da padre Giustino Casciano, priore della comunità agostiniana di San Nicola, e dal parroco della concattedrale di San Catervo don Gianni Compagnucci, ha sempre visto una rilevante partecipazione di fedeli. Questi hanno percorso le vie del centro storico, ferito dal sisma del 2016 e le cui chiese sono ancora tutte inagibili a eccezione della sola basilica di San Nicola, parzialmente riaperta dopo la messa in sicurezza e della minuscola ma bella chiesa del Sacro Cuore, restaurata grazie a un contributo del Governo ungherese. Sabato i fedeli si sono trovati alle 20.15 di fronte alla Concattedrale di San Catervo; da qui è partita la processione durante la quale è stato recitato il Rosario. A seguire, è stata celebrata la Santa Messa nella Basilica di San Nicola – presenti le autorità cittadine – a conclusione della quale il vescovo Nazzareno Marconi, ha consacrato la città al Cuore immacolato di Maria. (P.Chin.)
Sempre grande partecipazione al gesto promosso da Comunione e Liberazione. Il saluto inviato da papa Francesco: «Nella vita si deve sempre camminare»
Macerata-Loreto: «Mai da soli» DI GIUSEPPE LUPPINO
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egli occhi pieni di stupore di una bimba è racchiusa e risplende al tempo stesso la bellezza di ciò che sta accadendo. Lei è nata… due pellegrinaggi fa! Proprio il giorno del Pellegrinaggio Macerata Loreto del 2017, con una malformazione congenita di cui nessuno era al corrente e che ha fatto temere il peggio. Ma eccola qua, la piccola Martina (vedi foto a fianco, ndr), con i genitori e la sorella maggiore sull’erba dello Stadio Helvia Recina di Macerata insieme alle migliaia di altre persone che assisteranno al gesto. La mamma, Lucia, dice che è «difficile dire quello che si scopre e come farlo capire, ma ho – continua – una certezza in più e ringrazio Dio di aver un altro sguardo sulla vita». Intanto il parterre dello Stadio e le scalinate si affollano di persone provenienti anche dall’estero: Brasile, Colombia, Olanda, Svizzera, Croazia... Le regioni più rappresentate sono Marche, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Puglia e Abruzzo. A tutti viene consegnato il kit del pellegrino: Rosario, libro guida, messaggio di don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Cl, carisma cui da sempre si ispira il Pellegrinaggio, un Crocefisso. Quest’anno più di 130.000 persone si sono collegate all’evento Facebook e il sito ha raccolto il 40% di visitatori in più rispetto allo scorso anno. Circa 3.000 i volontari coinvolti nei vari servizi. Cosa muove queste persone? «Il desiderio di vivere un’esperienza che rende gioiosa la vita, testimoni di una gratuità in atto, che rappresenta un segno di continua novità», dicono di loro stessi. L’evento si avvia con la scaletta oramai ben strutturata: canti di accoglienza, il saluto – l’ultimo da sindaco di Macerata – di Romano Carancini, la recita dell’Angelus guidata da don Gigi Traini, introduzione di Ermanno Calzolaio, presidente del Comitato Pellegrinaggio e varie testimonianze. Due le principali: di Jonata, di Firenze, che ha raccontato la sua vita con Caterina dal giorno del matrimonio alla morte per tumore della moglie e come il vuoto «non è mai stato vuoto. È stato colmato con qualcos’altro… Una compagnia che non finisce più». Di Tilly, cattolica algerina, venuta dal suo Paese per testimoniare come dal 1990 al 2000, in Algeria, sono morte 200 mila persone, e che anche la Chiesa di Algeria ha sofferto per la morte di un vescovo, i 7 monaci cistercensi di Tibhirine, 4 padri Bianchi e 7 religiose e religiosi, per i quali l’8 dicembre dell’anno scorso è iniziato il processo di beatificazione. Di uno dei monaci cistercensi Tilly era amica personale. Monsignor Giampietro Dal Toso, presidente delle Pontificie Opere Missionarie annuncia poi il mese missionario straordinario voluto per ottobre di quest’anno da papa Francesco che chiede che tutta la Chiesa sia missionaria.
Ed ecco la telefonata di papa Francesco aperta da uno scambio familiare tra lui e don Giancarlo: «La veste da vescovo con le scarpe da tennis: una bella macedonia!» Poi ha proseguito con il messaggio: «Questa sera vi sono vicino nel peregrinare. Peregrinare è camminare. È fare in una sera quello che si fa in tutta la vita: andare avanti. Nella vita si deve sempre camminare. Anche quando siamo nel riposo, dobbiamo camminare con lo spirito, per andare sempre avanti, all’incontro con la pienezza. La pienezza di Gesù. La pienezza per tutti noi». «Saremo i discepoli missionari di Papa Francesco», lo slogan che don Giancarlo lancia, e «Così mi piace. Avanti e coraggio!», risponde il Santo Padre. Entra poi la Fiaccola per la Pace, benedetta mercoledì 5 giugno in piazza San Pietro dal Papa al termine dell’Udienza generale, seguita da una ventina di atleti. Dopo l’accensione del braciere inizia la Santa Messa introdotta dal saluto del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, che cita «un poeta moderno – così definisce Claudio Baglioni – che è molto più che un cantautore: Strada facendo, vedrai/Che non sei più da solo/Strada facendo troverai/Un gancio in mezzo al cielo… e il suo saluto è un augurio: Auguro a tutti e ad ognuno che stanotte, “strada facendo”, tenuti per mano da Maria, scopriate la verità della mente e del cuore ”che non sei più da solo” », richiamando così il titolo del Pellegrinaggio edizione 2019. La celebrazione eucaristica è presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Al centro dell’omelia la preghiera per l’Italia «perché in ogni contrada si possa vivere nella pace e nella concordia, e cresca il senso della solidarietà fraterna». Poi «per i malati, gli anziani e i ricoverati negli ospedali». Ed infine «un grido di allarme nei confronti di un triste fenomeno che riguarda i nostri giovani: la mancanza di lavoro e di prospettive per il loro avvenire». E via, alla fine della Messa, verso la Santa Casa di Loreto. Il percorso è ben rodato anch’esso: adorazione del SS. Sacramento a Sambucheto; accensione e distribuzione dei flambeau a San Firmano; fuochi d’artificio all’altezza del ponte sul fiume Potenza. E non poteva non essere ricordato Giacomo Leopardi passando sotto Recanati: lo ha fatto genialmente il poeta Davide Rondoni. Si prosegue passo dopo passo, dietro a don Giancarlo ideatore e guida instancabile del Pellegrinaggio, pregando, impetrando grazie per i malati e i bisognosi, cantando, e ascoltando tante testimonianze; mentre si lotta contro il sonno, la stanchezza, l’umidità della notte, i dolori ai piedi, ma la festa attende tutti quelli che arriveranno a Loreto! Sul sagrato il cardinale Bassetti, monsignor Dal Cin, arcivescovo di Loreto, monsignor Dal Toso e don Giancarlo. La gioia dei canti festosi sostituisce la fatica di chi ha camminato tuta la notte, la vista del Santuario cancella la stanchezza, mentre cresce il desiderio di entrare in Santa Casa per salutare personalmente la Madonna… Che grande Mistero!
La piccola Martina con la sorella e i genitori. A sinistra, la folla di partecipanti alla Macerata-Loreto
«Camminando uniti, come fratelli e sorelle» tanotte nel camminare verso Loreto, voi parlerete una sola lin« S gua: la lingua dell’amore. Camminerete uniti sentendovi fratelli e sorelle, figli di un unico padre», con le parole del cardinal Bassetti nel cuore, in tantissimi hanno camminato nella notte fino a raggiungere la Santa Casa di Loreto. Giovani e meno giovani, anziani malati, in gruppo o in solitaria si sono raccolti sotto la guida di Maria per compiere un gesto ormai diventato tradizione ma che si rinnova ogni anno. «Sono 30 anni che vengo ogni anno alla Messa allo stadio Helvia Recina per assistere alla partenza del pellegrinaggio Macerata–Loreto – racconta una signora –. Prima accompagnavo mio marito disabile, ora che lui non c’è più mi organizzo comunque per fare da accompagnatore a qualcuno che ne ha bisogno». Molti arrivano in pulman e prima di partire hanno già alle spalle un
viaggio di diverse ore. «Vengo da Milano – ci raccontata un giovane universitario appena sceso da uno dei due pullman che accompagna lui e tanti colleghi di studio – e porto nel cuore delle intenzioni di preghiera da consegnare alla Madonna». Un gruppo arriva da Rimini, sono in 98 e per molti di loro non è la prima volta ; alla domanda «perché?», rispondondo convinti: «È una bellissima esperienza per il corpo e per l’anima, per tutto!». «Il tema di quest’anno – («Non sarai più solo, mai», ndr) dice poi un altro partecipante – ci aiuta a camminare ancora più convinti. È la risponda alla domanda che ci ha portato qui». Tra di loro c’è anche chi è stato coinvolto dagli amici e affronta per la prima volta l’esperienza: «...però non ho paura, mi piace camminare e so che i miei compagni mi saranno vicini se ne avrò bisogno».
Don Pè, un autentico evangelizzatore (anche del calcio) È morto nel giorno del suo 90° compleanno don Giuseppe Lippi, grande tifoso della Juve, 65 anni di sacerdozio tutti vissuti a Cingoli DI
GIANFILIPPO CENTANNI
D
ue date, una vita: 31 maggio 1929 e 31 maggio 2019. Un’esistenza lunga novant’anni esatti. Li ha vissuti don Giuseppe Lippi, deceduto dieci minuti dopo la mezzanotte di venerdì 31 maggio. «È molto raro che in una lapide siano incisi gli stessi giorno e mese tra la nascita e la morte: è come se il Signore a don Giuseppe avesse dato novant’anni di vita. E lui li ha vissuti fino all’ultimo istante». Questa meditata riflessione è stata proposta dal
vescovo diocesano Nazzareno Marconi durante l’omelia, uno dei momenti più coinvolgenti del rito funebre officiato, concelebranti i vescovi Claudio Giuliodori e Giancarlo Vecerrica, nella chiesa di Sant’Esuperanzio, pur ampia ma talmente gremita che tanta gente è rimasta fuori, nello slargo del sagrato. Monsignor Marconi ha idealmente proiettato la commemorazione di don Giuseppe su uno schermo materialmente invisibile: pur tale, quasi per una straordinaria materializzazione della suggestione dei pensieri, si è traslata nello sguardo e nella mente delle centinaia di persone a cui è impalpabilmente riapparso don Giuseppe, il “don Pè” tanto amato. E altrettanto spiritualmente gli adulti sono ridiventati i giovani di allora, di quando don Pè, giovane pretino anche lui, nell’oratorio di Cingoli li educava ai valori, inculcati
attraverso interminabili partite di calcio: valori che ognuno ha mantenuto inossidabili. «Don Giuseppe – ha evidenziato monsignor Marconi – è riuscito a far entrare la fede anche nel calcio: è stato un autentico evangelizzatore». Tifoso bianconero, ha presieduto lo Juventus Club di Cingoli mantenendone quindi la carica onoraria. È ridiventata giovane anche la generazione anziana a cui don Pè, viceparroco nella cattedrale cingolana poi titolare nella frazione Villa Torre («Per 23 anni a Cingoli – ha ricordato il parroco don Patrizio – poi 42 a Villa Torre») ha
dedicato il suo ministero. Quanto il suo apostolato sia stato premuroso e apprezzato, lo ha confermato l’Amministrazione comunale che lo scorso 1° luglio, festeggiato per la ricorrenza del 65° dell’ordinazione sacerdotale, gli ha conferito uno speciale attestato di benemerenza «per la sua opera formativa, l’encomiabile disponibilità e la generosità silenziosamente profusa»: esemplari la generosità verso tutti, sacrificando ogni risorsa per soccorrere i più bisognosi,;la disponibilità permeata di zelante comprensione
È partito da Treviso la mattina alle 11 per arrivare in tempo per la Messa un pullman di pellegrini: «Questo è il sesto anno che vengo e continuerò a venire finché sarò in grado di farlo perché sento dentro di me che quello che facciamo qui questa notte è una cosa grande!». «È una cosa che ci coinvolge dentro – aggiunge per ribadire il concetto una sua compagna di cammnino – anima e corpo». Un altro gruppo di 60 arriva da Milano; l’organizzatore ci spiega che «Veniamo alla Macerata–Loreto dal 1993 e continuamo a tornare perchè ogni volta arriviamo con la certezza di una risposta, e ogni volta è tutto diverso, perché la verità è sempre nuova». Un diciassettenne del suo gruppo, pellegrino per la quarta volta gli fa eco: «È un modo bellissimo per accorgersi che c’è un popolo che cammina». M. Natalia Marquesini
per ridare fiducia agli afflitti e donare serenità nei momenti grigi. Sono tornati vividi alcuni scorci – siparietti indimenticabili – della sorridente operosità di don Pè, come la tarda mattinata in cui un malvivente s’introdusse nella canonica dalla finestra al pianterreno, e da don Pè si sentì dire, prima di fuggire precipitosamente: «C’era la porta aperta, potevi entrare da lì»; la sosta della sua auto, una vecchia Peugeot rossa, a Cingoli davanti a Porta Pia, la battuta d’un amico («Don Pè, hai la rossa») alludendo al colore e l’ironica risposta di don Pè : «Quella è una Ferrari, la mia una ferracci». Rimane vivida la conclusione dell’omelia di monsignor Marconi: «Abbiamo dedicato la liturgia dell’arrivederci a don Giuseppe: lo rivedremo in cielo, non so se da prete o con la maglia della Juventus». Quindi piace pensare che lassù, ritrovando Gaetano Scirea a cui è intitolato lo Juve Club cingolano, don Pè stia organizzando qualche partita di calcio; e che un batuffolo di nuvola sia il pallone fluttuante nell’azzurro.
Martedì 18 giugno 2019
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Francesco di fronte al potere di Internet: «La rete aiuti a custodire la comunione» DI LUCIA
DIONISI
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ulla riva c’è un pescatore che con amore aggiusta la sua rete. Mi spiega che serve tanta pazienza e che lo fa solo chi ama il mare anche quando non si prendono pesci. Nel silenzio cullato dallo sciabordio del mare penso al messaggio di papa Francesco per la 53ª Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, celebrata il 2 giugno, sul tema «Siamo membra gli uni degli altri (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana » Nel messaggio il Papa afferma che: «La rete è una risorsa del nostro tempo. È una fonte di conoscenze e di relazioni un tempo impensabili. Numerosi esperti però, a proposito delle profonde trasformazioni impres-
se dalla tecnologia alle logiche di produzione, circolazione e fruizione dei contenuti, evidenziano anche i rischi che minacciano la ricerca e la condivisione di una informazione autentica su scala globale.[…] è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito». Prosegue il Papa :«Una comunità è tanto più forte quanto più è coesa e solidale, animata da sentimenti di fiducia e persegue obiettivi condivisi. La comunità come rete solidale richiede l’ascolto reciproco e il dialogo, basato sull’uso responsabile del linguaggio. […] . Nei casi migliori le community
riescono a dare prova di coesione e solidarietà, ma spesso rimangono solo aggregati di individui che si riconoscono intorno a interessi o argomenti caratterizzati da legami deboli». L’immagine del corpo e delle membra proposta nel messaggio «ci ricorda che l’uso del social web è complementare all’incontro in carne e ossa, che vive attraverso la nostra corporeità, il cuore, gli occhi, lo sguardo, il respiro dell’altro. [..] Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui “like”, ma sulla verità, sull’“amen”, con cui ognuno a-
Al Cristo Redentore di Recanati la chiusura del Giubileo derisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri». Il volto del pescatore che ho di fronte mi sorride mentre continua a riparare la sua rete; io rispondo con una risata pensando a quanto si potrebbe fare per migliorare la comunicazione nella realtà in cui vivo. Guardo il mare e penso che è lo stesso nel quale duecento anni fa un poeta a tutti noi caro amava dolcemente naufragare e il cuore mi si intenerisce.
Conclusa la tornata elettorale amministrativa con risultati che spesso hanno ribaltato quelli delle Europee, a riprova di un voto sempre più mobile e volubile. Ci si fida di chi si conosce
«Questo giubileo è occasione per far memoria, ma anche motivo di impegno rinnovato, recuperando la forza e l’entusiasmo delle origini per continuare sulla via dell’accoglienza, del dialogo e della comunione fraterna»: così il parroco don Rino Ramaccioni, prossimo al trasferimento all’Abbadia di Fiastra, commentando le iniziative per festeggiare gli anni trascorsi da quando, il 2 febbraio 1969 il vicario capitolare don Alessandro Donini, erigeva canonicamente a Villa Teresa di Recanati una nuova Parrocchia dedicata a “Cristo Redentore”. All’intervento dell’arcivescovo di Bologna Zuppi alla Marcia della giustizia e della pace sono seguite
Recanati, Antonio Bravi sindaco al fotofinish DI
ANDREA MOZZONI
«U
na vittoria contro tutti e contro tutto». Queste le prime parole a caldo espresse dal neo eletto sindaco di Recanati Antonio Bravi. Tanta era la tensione accumulata, che non ha usato mezzi termini per definire un appuntamento elettorale contraddistinto da divisioni, mancati “apparentamenti” e un successo ottenuto davvero sul filo di lana. Al ballottaggio di domenica 9 giugno, infatti, sono stati soltanto 29 voti a dividere Antonio Bravi, centrosinistra, ma in alternativa al Pd, dal competitor Simone Simonacci del centrodestra. Tant’è che lo stesso Simonacci ha già annunciato di voler fare ricorso rispetto alle 121 schede risultate nulle. La vittoria è tuttavia giunta grazie a 5.167 preferenze (50,14%) contro le 5.138 dell’avversario che ha conquistato quasi tutti i seggi, tranne quello di Rione Mercato (il numero 2), dove Bravi ha prevalso prendendo quasi il doppio dei voti del rivale, 409 contro 251. Tra gli eletti a sostegno di Bravi, cinque figurano nella lista “Vivere Recanati” (tra i quali gli ex assessori Rita Soccio e Tania Paoltroni), due in “Uniti per Antonio Bravi”, uno per “Idee in Comune” e due per “Recanati insieme”. A urne stavolta davvero chiuse si può annotare come certamente ci sia stato più fair play tra i due candidati sindaco, che tra le forze politiche. Un Antonio Bravi evidentemente emozionato e soddisfatto, circondato dai
Da sinistra, il sindaco uscente Francesco Fiordomo, il neo eletto Antonio Bravi e la presidente dell’ufficio centrale elettorale di Recanati
suoi sostenitori sia durante la notte elettorale che alla proclamazione avvenuta il giorno seguente. Lo abbiamo raggiunto poco dopo la consegna ufficiale della fascia tricolore tra le pareti dello studio che lo accoglieranno per il prossimo quinquennio. Antonio Bravi, un successo inaspettato per come è proceduto lo scrutinio nel corso della notte, ma che nasce nel segno della continuità col suo prede-
cessore Francesco Fiordomo... Si tratta di una vittoria contro tutti e tutto. Ci siamo ritrovati a proporre un progetto alla città senza sostegno alcuno, se non con la forza di quanto realizzato negli anni precedenti (nella giunta Fiordomo il neo Primo cittadino era vice sindaco, ndr). I cittadini fortunatamente lo hanno capito e ci hanno premiati, aumentando al ballottaggio addirittura i numeri del primo turno, nonostante
l’omelia per il patrono
«Il confronto politico sia vissuto da tutti come competizione, non come lotta» abato 15, ricorrenza di san Vito, patrono di Recanati, il vescovo Nazzareno Marconi ha celebrato la santa Messa nella S chiesa che la città di Leopardi ha dedicato al santo. Nell’omelia il vescovo ha ricordato di non essere nei mesi scorsi «intervenuto, né con interviste, né con gesti pubblici, schierando la Chiesa da una parte o dall’altra». E, dopo aver preso atto che lo «scontro elettorale ha letteralmente spaccato in due la città», guardando avanti ha commentato che chi ha «vinto ai rigori, dopo la giusta esultanza, deve con umiltà chiedersi cosa può correggere e migliorare e magari, guardando allo stile di gioco dell’avversario, cosa può imparare di buono». Ha quindi formulato l’auspicio che il confronto politico d’ora
in poi, possa essere vissuto non come lotta ma come competizione. «La parola lotta rimanda allo scontro ed allo sguardo sull’altro in cui si riconosce un nemico. La bella parola competizione, da cum–petere, vuol dire puntare insieme a raggiungere un risultato, si corre distinti e anche su traiettorie diverse, ma si va verso lo stesso traguardo e la corsa dell’uno è ispirazione per l’altro». Attingendo quindi a un discorso del 1963 di san Paolo VI ha ricordato che : «Se democrazia dice: “fraternità”, il Vangelo ci insegna ad amare tutti gli uomini, di qualunque condizione, perché tutti sono stati redenti dallo stesso Salvatore; e ci obbliga a offrire ai più diseredati i mezzi per giungere, nella dignità, a una vita più umana», formulando infine l’augurio «Che san Vito aiuti tutti i Recanatesi a costruire insieme quella civiltà dell’amore». (P.Chin.)
Corpus Domini. Domenica 23 giugno solenne processione lungo il centro storico di Macerata omenica prossima, 23 giugno, Macerata vivrà la festa del Corpus Domini. La ricorrenza ha origini remote che rimandano allo sviluppo del culto dell’Eucarestia che si ebbe nel Medioevo, giungendo a essere inclusa nel calendario liturgico da Urbano IV (1261 – 1264) con la bolla Transiturus de hoc mundo dell’11 agosto 1264. Si stabilì la celebrazione per il giovedì dopo l’Ottava di Pentecoste, mettendola in relazione al Giovedì Santo. Dal 1977, in concomitanza con la soppressione civile di alcune festività infrasettimanali tra le quali appunto il Corpus Domini, la Conferenza episcopale italiana decise di spostare i festeggiamenti alla seconda domenica dopo Pentecoste. Culmine della solennità nel nostro capoluogo sarà la Santa Messa che il vescovo Nazzareno Marconi celebrerà sul sagrato del duomo di San
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Giuliano alle ore 18. Al termine della liturgia prenderà il via la processione che, secondo la tradizione, percorrerà le vie del centro cittadino col vescovo che reggerà l’ostensorio contenente l’ostia consacrata, offerta alla pubblica adorazione. Questo è il senso di un rito che non è esibizione di potenza o affermazione di predominio, ma offerta e memoria di una realtà – quella dell’immolazione cruenta sulla croce del Signore Gesù Cristo presente nel Santissimo Sacramento –, che sta alla base della fede cristiana indirizzando l’azione e la stessa vita dei credenti nella direzione tracciata dal comandamento dell’amore. La processione si concluderà col rientro nel sagrato della cattedrale e nella basilica della Misericordia, stante la pedurante inagibilità del duomo di San Giuliano, per quale non è stato ancora definito il programma di recupero. (P.Chin.)
il calo fisiologico dell’affluenza: la soddisfazione è perciò grandissima. Senza particolari scossoni, i primi “cento giorni” della nuova Amministrazione seguiranno, dunque, i passi di quella appena passata? La Giunta Fiordomo è stata attiva fino a sabato 8 giugno. Non serve “ripartire” perché la macchina amministrativa ha operato fino all’ultimo. Bisogna mettere in campo ciò che serve, lavorando assiduamente per raggiungere gli obiettivi prefissati. C’è qualcuno che si sente di ringraziare in modo particolare? Ringrazio prima di tutto i cittadini, che hanno compreso la condizione di isolamento rispetto alle altre forze politiche della città e, nonostante questo, ci hanno dato la loro fiducia. Poi, immediatamente dopo, la squadra che mi ha sostenuto, a iniziare inevitabilmente da Francesco Fiordomo, per poi proseguire con i candidati della lista e gli assessori uscenti che l’hanno sostenuta. Tutti hanno lavorato in maniera encomiabile e vista l’esiguità del vantaggio con il quale abbiamo conseguito la vittoria, devo molto di questo successo a loro e all’impegno nello “strappare” l’ultimo voto fino all’ultimo giorno disponibile.
serate di approfondimento con l’arcivescovo Giancarlo Bregantini e con Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, la nascita di Centri di ascolto nelle famiglie e momenti conviviali a ricordo della fondazione nel 1999 del gruppo missionario Sermirr. Le celebrazioni si chiuderanno con la Messa presieduta dal vescovo Marconi la prossima domenica 23 giugno alle ore 11,15 e la partecipazione, mercoledì 26 giugno, all’Udienza Papale a Roma. Sara Fioretti
elezioni
Le nuove amministrazioni nei Comuni della diocesi ltre a Recanati, unico centro in cui si è reso necessario tornare alle urne per il O ballottaggio tra Antonio Bravi e Simone Simonacci e che ha visto prevalere sul filo di lana il primo, esponente del centrosinistra (di cui potete leggere qui a fianco l’intervista raccolta poco dopo il voto), altri nove Comuni che ricadono nel territorio della Diocesi hanno rinnovato le rispettive amministrazioni civiche. Quasi ovunque è prevalsa la continuità con il passato e non solo dove sono stati riconfermati i sindaci uscenti che si erano candidati. Se Paolo Francesco Giubileo a Urbisaglia e Mirko Mari a Colmurano non avevano contendenti e il loro unico avversario – superato da entrambi – era la percentuale dei votanti che doveva valicare il 50% più uno degli elettori, le affermazioni più vistose in termini di percentuale di voti l’hanno ottenuta i riconfermati Leonardo Catena a Montecassiano (72% dei voti) e Rolando Pecora a Montelupone (64%). Nel solco della continuità politica anche il risultato di Cingoli, dove Michele Vittori, dopo essere stato assessore comunale per dieci anni, ha ottenuto la carica di primo cittadino superando con il 45% dei voti gli altri due candidati. Finale analogo a quello di Cingoli pure nelle elezioni comunali a Pollenza, dove con il 47% dei voti è stato eletto Mauro Romoli, già vice sindaco nel precedente quinquennio e ad Appignano, dove su tre candidati ha prevalso Mariano Calamita, con il 54% dei consensi. A Montefano, unico comune dove si fronteggiavano due liste, entrambe con la candidatura di una donna alla carica di sindaco, è stata eletta con il 63% dei voti Angela Barbieri. Si può parlare di continuità con il passato anche a Treia, dove però le elezioni hanno avuto una peculiarità. Su tre candidati in lizza, ha vinto, con il 48% dei voti, Franco Capponi, il quale era stato eletto anche nel 2014. Lo scorso anno, però, a seguito di una sentenza della magistratura sul noto caso che aveva coinvolto diversi ex consiglieri regionali, tra cui lo stesso Capponi, era stato sospeso dalla carica. Sospeso, ma rieleggibile e così è stato. Appena proclamato sindaco, Capponi è stato nuovamente sospeso con provvedimento del Prefetto e per tutto il rimanente periodo della sospensione (circa 6 mesi), l’amministrazione comunale treiese sarà guidata dal vice sindaco David Buschittari. Alessandro Feliziani
Confraternite, la tradizione mira al futuro C’
è una storia di devozione che ha radici antichissime e la cui espressione è ancora ben visibile ai giorni nostri: le Confraternite. Nate addirittura durante l’epoca romana, queste aggregazioni di fedeli laici che collaborano nell’impegno a perpetuare una specifica devozione, conservano anche oggi la loro funzione, soprattutto nel sostegno alle attività pastorali delle parrocchie. Molte di queste realtà sviluppatesi in particolar modo dall’anno Mille in poi, e con un nuovo slan-
cio dal 1500, hanno avuto la capacità di superare le difficoltà dei cambiamenti sociali e storici e giungere fino ai giorni nostri, mantenendo la propria ispirazione e vocazione che generalmente si esprime nel servizio alle celebrazioni liturgiche, o paraliturgiche come le processioni, e per venire incontro alle necessità dei più poveri. Ma oggi, in una Chiesa come quella di papa Francesco, in piena conversione pastorale di quale attualizzazione può farsi protagonista una Confraternita con uno Statuto
magari antico di secoli? «Innanzitutto, far parte di una confraternita oggi non può limitarsi a presenziare a una processione o una Santa Messa – ci
Una confraternita oggi
dice don Jacopo Foglia, responsabile dell’Ufficio liturgico della diocesi di Macerata – ma la vita cristiana di ogni partecipante deve essere arricchita da un cammino di fede personale. Senza vivere il Battesimo e senza condurre una vita alimentata dall’Eucaristia domenicale (ancora più arricchente quella quotidiana), senza la confessione frequente e la preghiera personale l’azione svolta all’interno di una confraternita perde un po’ di significato». Nel territorio diocesano le confraternite presenti sono davvero numerose,
quasi tutte le parrocchie ne hanno una, nonostante molte si siano estinte dopo il Concilio Vaticano II e ci sono realtà come Colmurano o Montecassiano dove sono tutt’ora attive 7 confraternite. L’impegno pastorale dei parroci passa anche attraverso la loro riscoperta. «Tante volte percepiamo la tradizione come una cosa non più utile, dall’odore di naftalina, – prosegue don Jacopo – ma se si sanno valorizzare, le Confraternite diventano vera e preziosa occasione di evangelizzazione». M. Natalia Marquesini