appuntamento
Verso il Sinodo
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Martedì, 16 gennaio 2018
Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia
l primo appuntamento del del cammino che in dioIcesi2018 conduce al Sinodo per i Gio-
A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567
vani, in programma in Vaticano per il prossimo mese di ottobre, si svolgerà il prossimo 9 febbraio alle ore 21 presso la Domus San Giuliano e avrà come relatore monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena–Nonantola.
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MACERATA
liturgia. Messe più accoglienti con l’animazione musicale
Cori che fanno la comunità MAURIZIO OSIMANI
«I
l cantare è proprio di chi ama», diceva sant’Agostino (Enarrationes in Psalmos, 72,1), e nella diocesi di Macerata sono in molti che, unendo l’amore per il canto e la musica alla fede, hanno fatto proprio questo aforisma. È infatti decisamente alto il numero, e spesso anche la qualità, dei gruppi corali che in maniera più o meno costante prestano servizio per l’animazione musicale delle liturgie, domenicali e non. Si va dalle piccole realtà giovanili a formazioni più ampie ed eterogenee, dove la differenza di età dei coristi non è certo un ostacolo per creare unità e armonia, non solo dal punto di vista musicale. E tutto ciò rende le comunità parrocchiali e le celebrazioni più vive e accoglienti. Inoltre numerosi di questi cori svolgono anche attività concertistica con esibizioni anche a livello nazionale ed, in qualche caso, internazionale. Nella sola città di Macerata sono presenti ben sette gruppi corali che abitualmente animano le celebrazioni nelle rispettive parrocchie: la Cappella Musicale della Cattedrale di Macerata diretta da Carlo Paniccià, che è anche collaboratore dell’Ufficio Liturgico Nazionale della Cei, il Coro dei Pueri Cantores, fondato dall’indimenticato don Fernando Morresi e attualmente diretto da Gianluca Paolucci, il Coro S. Francesco diretto da Laura Corbelli, il Coro Polifonico S. Vincenzo Maria Strambi diretto dal sottoscritto, il Coro di Comunione e Liberazione diretto da Luigi Baldassarri, annualmente presente al Pellegrinaggio Macerata–Loreto, e il Coro
chiese inagibili
Gruppi senza «casa» ra le tante chiese inagibili della diocesi spiccano T alcuni tra i templi di maggiore importanza e notorietà. Tra gli effetti collaterali di queste dolorose chiusure c’è anche la perdita della “casa” di altrettanti corali. È il caso della Cappella musicale della Cattedrale di Macerata, diretta da Carlo Paniccià. La medesima condizione è vissuta dalla Schola Cantorum “Giuseppe Bezzi” di Tolentino della Basilica di San Nicola, diretta da Andrea Carradori. Analoga situazione a Coro parrocchiale cingolano a servizio della concattedrale dedicata a Santa Maria Assunta.
dei Figli della Luce, che anima le Messe nella chiesa di San Giorgio. Di recentissima formazione è il coro giovanile diocesano diretto da Maria Chiara Tarulli e simpaticamente ribattezzato come Coro Interrato a causa di un errore di digitazione nell’Sms inviato ad alcuni ragazzi per invitarli a far parte del gruppo. All’Abbadia di Fiastra, da molti anni la Messa domenicale delle 10.30 è accompagnata dal coro diretto da Licio Cernetti. A Cingoli operano invece la Corale Polifonica Cingolana diretta da Ilde Maggiore e che recentemente ha festeggiato i 25 anni di attività, il Coro Parrocchiale di Villa Strada diretto da Tiziana Toccafondo e il Coro Parrocchiale di S. Maria Assunta. Le liturgie solenni della Parrocchia SS.Pietro e Paolo di Montelupone sono animate dalla Corale S. Francesco diretta da Alessandra Gattari che, come si legge nel profilo Facebook «è costituita da persone non professioniste che hanno scoperto l’importanza del canto come dono e preghiera». Nella Parrocchia del Preziosissimo Sangue di Porto Recanati sono attivi ben tre cori che si fondono in occasione di celebrazioni importanti; tra questi spicca il Coro Don Bosco diretto da Gaetano Campolo, che da 18 anni anima liturgie e matrimoni anche in trasferta in zone limitrofe. I tre cori si sono spesso esibiti insieme in concerti per la raccolta di fondi a scopo benefico, devolvendo ugualmente in beneficenza le offerte ricevute in occasone di matrimoni e funerali. Nella splendida basilica agostiniana di S. Nicola di Tolentino la liturgia domenicale delle 10.30 fino al terremoto è stata animata dalla Schola Cantorum “Giuseppe Bezzi” attualmente diretta da Andrea Carradori; la sua fondazione risale ben al 1600 ed è una delle poche in Italia che «canta per incarico dell’Amministrazione comunale». Sempre nella stessa Basilica tolentinate – ora purtroppo inagibile – ha sede il coro dei Pueri Cantores diretto dal 2009 da Maurizio Maffezzoli. Sono da citare poi anche i cori a carattere prevalentemente concertistico che a volte prestano la loro voce per alcune celebrazioni particolari, come ad esempio il Coro Piero Giorgi di Montecassiano diretto da Augusto Cingolani. Questa sintetica panoramica non è certamente esaustiva della variegata realtà corale diocesana, realtà in divenire dove sempre più presente è il desiderio di dare forma musicale alla preghiera, di creare una cultura del canto sacro e dove i “meno giovani” sono di stimolo e di esempio alle nuove generazioni.
Quell’accordo dalla voce deve passare ai cuori DI NAZZARENO MARCONI *
Una realtà diffusa capillarmente che arricchisce chi vi partecipa e favorisce lo scambio e la collaborazione tra le parrocchie Il panorama dell’attività in diocesi DI
la parola del vescovo
Q
Il coro giovanile diocesano “Interrato”
«Chi canta si fa missionario di unità» DI JACOPO FOGLIA *
a musica guida chi la pratica a leggere le stesL se note, a seguire lo stesso tempo, addirittura a usare gli stessi muscoli seppur ciascuno con la propria voce o con il proprio strumento. Così un cristiano che prende parte anche con il canto alla Mensa della Parola e dell’Eucaristia diventa un missionario dell’unità, manifestando la comunione con i fratelli e con Dio, facendo sì che la liturgia terrena sia prefigurazione della liturgia celeste. Infatti il Concilio Vaticano II, nella costituzione sulla liturgia Sacrosanctum Concilium, ribadisce al n.112: «La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne. […] Perciò la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione più soave e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti
sacri. […] il fine della musica sacra è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli.» Nella nostra diocesi abbiamo numerose esperienze di collaborazione tra i cori. Tutto è nato con l’Anno della Misericordia in cui i pellegrinaggi giubilari terminavano con la S. Messa in Cattedrale animata dalle nascenti Unità Pastorali, con le parrocchie “costrette” a collaborare per l’animazione della Celebrazione eucaristica presieduta dal nostro Vescovo. È stata l’occasione per constatare la bellezza e la ricchezza del mettere in comunione i doni di ciascuna parrocchia. La musica liturgica non solo apre all’amicizia tra i musicisti e i coristi, ma rende tangibile a ogni fedele che quando ci si apre alle novità dello Spirito e si collabora per il Signore si edifica la sua Chiesa e si supera il fatale cancro dei campanilismi. Auspichiamo che le nostre parrocchie, sappiano continuare attraverso la musica liturgica e l’impegno dei cori, ad essere strumenti d’unità in un mondo in cui dilagano le divisioni. * direttore del Centro liturgico diocesano
Coro Sibilla: un’amicizia avviata 42 anni fa da don Fernando Morresi Il Coro Sibilla è nato nel 1976 sotto l’egida del Cai di Macerata. È formato da un gruppo di amici unito dalla passione per il canto popolare e di montagna e ha in repertorio canti sia tradizionali che moderni, armonizzati per quattro voci virili. Deve la sua impronta all’opera sapiente e appassionata del compianto don Fernando Morresi, che lo diresse fino alla prematura
scomparsa nel 1988. Da oltre venti anni è diretto dal M° Fabiano Pippa col quale ha ottenuto il riconoscimento di Associazione di interesse nazionale. Organizza annualmente la “Rassegna dei Sibillini”, giunta alla XXXII edizione, e il “Concerto di Natale”, di cui sopra vedete un’immagine di quello 2017 nella chiesa dell’Immacolata a Macerata. (M.B.)
uando, entrando in chiesa la domenica, si sente un Coro che cerca di animare la liturgia spingendo il popolo di Dio a partecipare, almeno a cantare tutti il ritornello del canto, non so quanti si rendano conto dell’importanza e del significato di ciò che accade. All’origine, almeno spirituale, dei nostri cori liturgici, c’è la grande tradizione di cori monastici. San Benedetto, nella sua Regola, dà grande importanza al coro, chiamato a pregare cantando la Parola di Dio, soprattutto nella sua forma poetica, cioè i salmi ed i cantici. Il capitolo XIX della sua Regola parla dell’atteggiamento, esteriore e soprattutto interiore, che il coro deve avere cantando l’Ufficio divino. Dice la Regola: «Sappiamo per fede che Dio è presente dappertutto e che “gli occhi del Signore guardano in ogni luogo i buoni e i cattivi”, ma dobbiamo crederlo con assoluta certezza e senza la minima esitazione, quando prendiamo parte all’Ufficio divino». Il canto corale è così il momento privilegiato, secondo san Benedetto, in cui si sperimenta la presenza del Signore nella nostra vita. L’obiettivo di tutta la preghiera cristiana è questo da sempre: sperimentare l’unione con Dio. Nel canto ciò diventa più facile perché, come insegna sant’Agostino «Chi canta prega due volte». In questa preghiera al quadrato infatti, siamo aiutati a sentire anche fisicamente che siamo “uniti”. La promessa di Gesù si compie perciò con maggiore certezza: «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20). La fatica di trovare l’accordo musicale, condizione indispensabile per cantare in coro, apre infatti la strada per l’accordo dei cuori, che è la condizione indispensabile per la preghiera comune dei cristiani. Cantando in coro i salmi per tanti anni ho imparato la “Regola del Coro”, che è fondamentale anche per trovare l’accordo dei cuori, e la regola è questa: «Per cantare in Coro, ascolta attentamente chi ti è vicino». È una regola tanto semplice quanto esigente, perché non può ascoltare chi grida più forte degli altri. Non può ascoltare chi va avanti da solo e non regola il passo su quello del coro. Soprattutto non può ascoltare chi non accetta di farsi aiutare in questo dal Maestro del Coro, perché tutti abbiamo sempre da imparare e possiamo migliorare accettando di lasciarci guidare. Benedetto invita poi alla competenza, perché la Scrittura dice: «Lodate Dio degnamente». Il servizio del Coro è un servizio prezioso per la preghiera del Popolo di Dio, ma va vissuto proprio come servizio, non come esibizione, dice infatti la Scrittura citata dalla Regola: «Servite il Signore nel timore». San Benedetto completa l’insegnamento con un’ultima citazione: «Ti canterò alla presenza degli angeli», per far capire che davanti ai “Cori degli angeli” tutte le nostre esibizioni umane, anche le più raffinate, se non vogliono cadere nel ridicolo si devono rivestire di tanta umiltà. Questo capitolo della Regola si chiude con un insegnamento luminoso: «Consideriamo dunque come bisogna comportarsi alla presenza di Dio e dei suoi Angeli e partecipiamo alla salmodia in modo tale che l’intima disposizione dell’animo si armonizzi con la nostra voce». Facendo seguito a sant’Agostino: «Quando pregate il Signore con salmi e inni, si svolga nel cuore ciò che si esprime con le parole» (Ep 211,7) così: «Se il salmo prega, pregate; se sospira, sospirate; se gioisce, gioite; se spera, sperate» (In Ps. 30,3). * vescovo
Quale cura dopo l’indigestione di auguri via Web Irretiti da effetti speciali da quattro soldi La speranza è che i figli sapranno fare meglio DI
GIANCARLO CARTECHINI
S
arà perché mi sto annoiando, o forse per il vino bevuto con troppa allegria, mi viene da pensare che per le festività del prossimo anno qualcuno inventerà l’albero di Natale 4.0. Un ologramma da esporre in salotto al posto del tradizionale abete, addobbato con app che cambiano colore all’arrivo di ogni nuova notifica. Siamo arrivati quasi al-
la mezzanotte, e fuori crepitano i primi fuochi d’artificio. Dentro casa, invece, il crepitio è causato dalle suonerie dei messaggi. Ci appartiamo a turno con dovuta noncuranza: appoggiati al davanzale, ci abbandoniamo al flusso di auguri in entrata e uscita. Anche io, è bene confessarlo, ho condiviso in maniera compulsiva renne danzanti e altre animazioni; perfino un Babbo Natale corpulento e seminudo, schiaffeggiato al ritmo di Jingle Bells. Nel romanzo di Dave Eggers “Il Cerchio”, la protagonista Mae Holland, impiegata in una azienda specializzata nella gestione di informazioni web, trascorre le sue notti a postare foto e commenti, monitorare messaggi, leggere avvisi
senza fermarsi mai. Anche noi, dunque, siamo stati inglobati dal Cerchio? Come è potuto capitare che perfino lo scambio di auguri, che richiederebbe uno spazio di intimità e di cura, sia caduto in questo baratro chiassoso? Lo scambio epistolare, ci ricorda la scrittrice tedesca Andrea Köhler, era una roccaforte del tempo ritardato. Anche il carattere tattile della lettera faceva parte di questo attraversamento dello spazio nel tempo. Immaginandoci il destinatario mentre leggeva, inserivamo nella lettera anche il tragitto che questa doveva fare: il messaggio, insomma, veniva impreziosito dalla polvere della strada, dalla precarietà dell’attesa. Con l’accelerazione dell’informa-
zione, invece, il ritmo dei nostri rapporti personali si è adeguato alla frequenza convulsa del traffico online, piegandosi alla simultaneità. Nel tentativo vano di redimermi dall’indigestione di renne volanti, il giorno successivo decido di fare una passeggiata in campagna. Parcheggio vicino al distributore di metano, dopo il semaforo, tra il pub e il laboratorio del pane. Mi incammino a piedi lungo la strada bianca che costeggia i campi. Cielo grigio, nuvole basse e gonfie. Foschia. Colori spenti. Mi guardo intorno più volte, in cerca di punti di riferimento: un casa, una collina, un albero, il gorgoglio delle acque del fiume, il rumore lontano delle auto sulla provinciale. In questo
contesto disadorno e vasto, privo di difese, si potrebbe intuire per contrasto il peso dell’accerchiamento. Connessioni, presenze luminose e sonore, notizie condivise ci riempiono la vita ma rischiano di farci perdere di vista l’essenziale: la possibilità (almeno la possibilità) di uno sguardo limpido e libero sui nostri affetti e sulle cose che accadono nel mondo. O forse non è proprio così. Siamo noi che abbiamo frainteso, e ci siamo lasciati irretire da effetti speciali da quattro soldi. Forse è proprio attraverso la Rete che potremo
coltivare rapporti profondi, accumulare pensieri, liberare spazi di silenzio e di comprensione reciproca. Non ne saremo capaci noi, cafoni del web. Ma ci potrebbero riuscire i nostri figli. Ecco, è proprio questo l’augurio più bello per gli anni a venire.
Martedì 16 gennaio 2018
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Immigrati: aprire gli occhi, né invasione né minaccia La 104ª Giornata del rifugiato e del migrante è stata una festa dei popoli. La conoscenza trasforma la paura in incontro DI ANNAMARIA CACCIAMANI
iornata dei migranti 2018 «...insieme, coG me un’unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa, là dove ogni lacrima sarà tersa, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio». E in questa casa che è la terra, dove è proprio vero che siamo tutti migranti e viaggiatori, come possiamo tergere ogni lacrima e assaporare pace e sicurezza? Di quale abbraccio abbiamo bisogno? Forse dell’abbraccio della verità e della vita che trasforma la paura in incontro, una percezione in una realtà possibile. Questo il sentiero tracciato dalla ricca riflessio-
ne che si è svolta venerdì 12 gennaio presso il cineteatro Excelsior di Macerata. Partendo dai dati sui flussi migratori e rimarcando proprio come in prossimità delle tornate elettorali si faccia massiccio uso di preconcetti per alimentare posizioni razziste, Stefano Cacciamani dell’Università della Valle d’Aosta, che ha moderato la tavola rotonda «Paura del migrante? Ricchezza dell’incontro», ha aperto il dibattito tra gli ospiti. L’intervento del Marco Moroni, responsabile dell’Ufficio Studi Acli Marche, ha delineato un identikit del migrante marchigiano, nel quale si può riconoscere il migrante di ogni epoca. Dalla memoria al presente, stimolanti gli interventi di Stefano Trovato, responsabile nazionale dell’accoglienza migranti della Cnca, ed Ettore Fusaro, responsabile Immigrazione della Caritas regionale. Un percorso tra i dati e i numeri per comprendere come spesso la percezione di un fenomeno trasformi la realtà. Partiamo, ci invita Trovato, dall’articolo 10 della Costituzione italiana: «Lo straniero, al quale sia im-
pedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche... ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge». Il diritto di essere accolti è una realtà. Chi parte cerca solo una vita migliore. Il percorso tra i dati ci aiuta ad aprire gli occhi: sono il 3% i migranti nelle Marche, il 77% giovani dai 18 ai 36 anni e nel 2017 dei richiedenti asilo l’84% è stato di donne. Di cosa e di chi abbiamo realmente paura? La tavola rotonda si conclude con alcune voci di giovani costretti a lasciare la propria terra, Tarik e Mamadou, giovani perseguitati dalla dittatura e dalla fame, giovani grati perchè la nostra terra li ha abbracciati, ha asciugato le loro lacrime, ha dato loro sicurezza. Nel cuore del discorso del Papa per la giornata migranti si impone il verbo integrare, come azione che esprime un’opportunità: quella di un reale arricchimento interculturale. Questo il viaggio da intraprendere; questo l’abbraccio di cui davvero abbiamo tutti bisogno. E dall’incontro di venerdì all’evento di Domenica 14, la
Messa celebrata dal vescovo emerito di Senigallia Giuseppe Orlandoni alla Domus San Giuliano, con la ricca e colorata presenza delle diverse comunità di immigrati che vivono a Macerata: indiani, nigeriani, peruviani, albanesi. «Sei felice?», ha chiesto a tutti il celebrante, ricordando come questo sia l’appello che Dio rivolge a ogni uomo e come a ciascuno spetti di cercare una risposta possibile. Il pane eucaristico spezzato ha aperto l’incontro della giornata che poi si è trasformato in cibo condiviso e soprattutto nella Festa dei popoli. Un viaggio tra danza e musica che ha alternato atmosfere nostrane, create brillantemente dal gruppo Birbanda di Santa Croce, a suggestioni d’oltremare tra ritmi nigeriani, indiani, senegalesi e l’energia travolgente della Capoeira. Il mondo non conosce frontiere quando l’incontro diventa esperienza reale di casa, famiglia, fratellanza. Siamo tutti migranti e viaggiatori di speranza: la memoria è già futuro, il presente una porta aperta e una strada da intraprendere.
Parla Romano Mari, neoeletto presidente dell’Ordine dei medici di Macerata «La professione riguadagni autorevolezza Cresca l’attenzione ai colleghi giovani»
Dare risposte al bisogno di salute bisogno di acqua e di zucchero, il corpo ha bisogno di acqua e di pane, per cui l dottor Romano Mari, 64 anni, quando vado a nutrire un paziente medico di medicina generale, incosciente, lo nutro per dare un specializzato in pneumologia, è da supporto vitale; questo non può essere poche settimane il nuovo presidente considerato – secondo me – un dell’Ordine dei medici della provincia di trattamento terapeutico. È vero che il Macerata. Succede ad Americo Sbriccoli paziente può rinunciare al trattamento che ha guidato l’organismo per molti terapeutico e , in questo caso, secondo anni. queste nuove disposizioni, può morire Dottor Mari, qual è il primo obiettivo di fame e di sete, mentre io ritengo che che si pone? l’idratazione e la nutrizione siano un Dobbiamo riaffermare il valore della supporto vitale alla cellula, ed è nostra professione; dobbiamo doveroso che io, in quanto medico, lo riguadagnare un’autorevolezza che ci dia a qualsiasi essere umano. permetta di dare risposte più chiare al Lei ha dichiarato che intende uscire da bisogno di salute dei nostri concittadini. Macerata e andare sulla costa e Dobbiamo salvaguardare il Ssn che è nell’entroterra, un obiettivo che minacciato dalla stretta sempre più interseca il dibattito sul nuovo pressante sulle risorse. ospedale di Area Vasta: cosa ne pensa? E nei confronti dei medici? Nelle Marche abbiamo avuto una Dobbiamo fare in modo miriade di ospedali nei che il Consiglio direttivo quali si svolgeva della dell’Ordine sia più buona chirurgia e della compreso dagli associati e buona medicina, il medico stesso si senta fornendo anche servizi più partecipe della propria specialistici adeguati. Ma professione. La mia la medicina corre; esistono intenzione è uscire dalla e ci necessitano nuovi città e tenere dei Consigli supporti; è giusto che si aperti sia lungo la costa pensi a un Policlinico nel che nell’entroterra perché quale il paziente abbia un conto è fare il medico tutte le opportunità nelle località marine o in terapeutiche, per cui sono città, un altro conto è d’accordo sul fatto che si Romano Mari svolgere la professione nei debba creare un ospedale paesini dell’entroterra, di Area Vasta. Non ho specialmente adesso, con l’Alto capito molto bene i “logaritmi” portati Maceratese disastrato dagli eventi avanti dalla Regione. Una cosa è certa: sismici. Altra intenzione è costituire una noi dobbiamo creare un’unica struttura Commissione per i giovani medici. Oggi che dia supporto alla popolazione. Avrei questi non si sentono coinvolti o non si visto meglio un unico Policlinico che sentono di partecipare alla vita avesse inglobato anche l’ospedale di dell’Ordine; per questo voglio un Fermo. Per cui la Provincia di Fermo e la organismo aperto, per ascoltare e Provincia di Macerata secondo me ottenere suggerimenti e indicazioni. dovevano mettere assieme i loro sforzi, Uno degli ultimi provvedimenti varati le loro capacità per creare un vero dal Parlamento prima dello Policlinico in grado di dare una risposta scioglimento è stata la legge sulle Dat, più efficiente di quelle che si profilano. le Disposizioni anticipate di La prima cosa concreta che ha trattamento; qual è il suo pensiero a intenzione di fare da presidente riguardo? dell’Ordine dei medici? Qui parlo da medico cattolico, iscritto Il primo atto sarà la creazione della alla sezione di Macerata dell’Amci. Non Commissione giovani e subito dopo sono d’accordo con le disposizioni sul istituirò un organismo per dirimere i fine vita uscite dal Parlamento per due contrasti tra medici ospedalieri e motivi: il primo, perché nella mia clinica specialisti, e quelli del territorio. Mi non posso prendere disposizioni dagli prefiggo anche di promuovere un altri. La mia clinica viene dalla mia dibattito sulla Legge Gelli, che dalla coscienza e dalla mia scienza e dal primavera del 2017 disciplina i temi rapporto che si è instaurato nella vita col della sicurezza delle cure e del rischio paziente. Questo non può essere forzato sanitario, dei procedimenti giudiziari da disposizioni fissate da altri, sia pure il relativi alla responsabilità sanitaria. Parlamento. Il secondo problema viene Forse riusciremo ad avere con noi anche dal fatto che la cellula per vivere ha lo stesso relatore della legge. DI
i numeri
TIZIANA TIBERI
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incontro. «Famiglia, uscire e andare verso i più fragili» Il 28 gennaio nell’Aula sinodale di Macerata l’appuntamento diocesano guidato da don Marcucci DI LAURA E GABRIELE CARDINALI*
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opo il primo incontro tenuto dal nostro vescovo Nazzareno Marconi lo scorso ottobre, si avvicina l’appuntamento diocesano che si inserisce all’interno del percorso
annuale proposto alle famiglie della diocesi. «Toccati da Gesù» è il tema del prossimo passo che, attraverso l’ascolto del Vangelo di Marco vuole offrire un nuovo momento di riflessione; a coordinare l’incontro sarà don Cristiano Marcucci, già direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale della Famiglia di Pescara e ora parroco e presidente del Consultorio Ucipem sempre di Pescara, realtà che offre un importante e vasto servizio nel proprio territorio. L’appuntamento è per domenica 28 gennaio
2018, come sempre all’Aula sinodale – Domus San Giuliano, Macerata, alle ore 15.30. Quest’anno la novità è quella di un percorso che dopo nove anni esce dalle case per «andare incontro e stare con». Le famiglie sono chiamate a vivere e nutrire la comunità semplicemente vivendo il loro essere famiglia, favorendo nelle nuove realtà delle unità pastorali il desiderio di costruire insieme la comunione e fare esperienza di una casa che custodisce e fa crescere l’amore e la fede. In un certo senso si vuol vivere quanto afferma continuamente papa Francesco: uscire, o anche assumere un
In provincia 1.700 camici medici iscritti all’Ordine di IMacerata sono 1.712, ai quali vanno aggiunti i 250 odontoiatri. Nell’Area Vasta 3 (provincia di Macerata ) dell’Asur Marche i medici dipendenti sono in totale 609, suddivisi in: 498 ospedalieri, 60 nel Dipartimento prevenzione e 51 nei servizi territoriali. I medici liberi professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale nell’Area Vasta 3 sono così ripartiti: 70 medici specialisti convenzionati esterni, 222 medici di medicina generale (di famiglia), 33 pediatri di base, 95 medici di continuità assistenziale (guardia medica)
Infermieri, con l’Ordine professionale aperte nuove prospettive DI M. NATALIA MARQUESINI
stata approvata lo scorso 22 diÈ cembre dalla legislatura uscente l’istituzione dell’Ordine professionale per gli infermieri, professione fino a oggi organizzata in un collegio di più figure professionali. Abbiamo intervistato Sandro Di Tuccio, presidente del collegio Ipasvi della provincia di Macerata. Cosa significa per la vostra professione la nascita di un ordine professionale autonomo? Siamo in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di tutti i decreti attuativi che ci diranno come organizzarci, anche se sappiamo già che le misure relative ai nuovi ordini entreranno in vigore
atteggiamento di uscita per lasciarsi toccare da Gesù, prima, e per incontrare i fratelli, con Lui nel cuore. Uscire è anche «uscire dallo schema». Le famiglie sono chiamate proprio a compiere questo passo con coraggio, tanto più oggi, in un tempo assetato di cura, di casa, di cuore. Uscire e andare incontro senza timore di attraversare la quotidianità, con il desiderio di essere toccati e guariti dalle proprie debolezze e fragilità. E annunciare dai tetti dell’esistenza la bellezza del Vangelo della vita e della famiglia. *direttori dell’Ufficio per la pastorale della famiglia e della vita
nel 2020. Ci sarà sicuramente una rappresentanza più ampia a livello nazionale, 15 consiglieri e non più solo 7, eletti attraverso più seggi e con la possibilità di istituire il voto elettronico. L’attuale consiglio direttivo, eletto lo scorso novembre ha confermato la sua presidenza Ipasvi per il Collegio di Macerata. Quale sarà l’impegno in questo triennio e quali gli obiettivi già raggiunti? L’infermiere viene visto come la figura classica dell’ambiente ospedaliero; noi invece vogliamo far capire che in realtà la nostra professione si rende presente utilmente in molti luoghi. Il nostro compito non è solo quello di assistere il ma-
lato, ma anche di fare prevenzione. Tra le iniziative che svolgiamo c’è la presenza nelle scuole: abbiamo donato libri alle biblioteche scolastiche e incontrando i bambini mostriamo che l’infermiere è loro amico e non solo «quello che fa la puntura». Abbiamo istituito un bando dedicato ai nostri colleghi colpiti dal sisma, per poter accedere a contributi a fondo perduto. Per il futuro vogliamo organizzare corsi gratuiti rivolti alla cittadinanza e diffondere materiale informativo scientifico attraverso le scuole, le associazioni e le parrocchie. Vogliamo investire sulla ricerca e aiutare i giovani infermieri a trovare sbocchi lavorativi in Italia, perché troppi colleghi neo lau-
ecumenismo. Unità dei cristiani, venerdì la Veglia di preghiera enerdì 19 gennaio alle ore 21 avrà luogo la Celebrazione ecuV menica della Parola che tradizional-
Uno scatto della Veglia ecumenica svoltasi lo scorso anno a Tolentino, con la partecipazione delle diverse confessioni cristiane presenti nel territorio
mente la diocesi di Macerata inserisce all’interno della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Tale settimana rappresenta un’iniziativa ecumenica di preghiera nel quale tutte le confessioni cristiane pregano insieme per il raggiungimento della piena unità e si celebra ogni anno dal 18 al 25 gennaio. Le date non sono casuali, la settimana infatti è compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo assumendone un significato simbolico. Le realtà cristiane non cattoliche nel nostro territorio sono diverse: battisti, anglicani, metodisti, avventisti, ortodossi (e non solo) ogni anno ade-
reati vanno all’estero. Cosa deve fare un giovane che vuole oggi intraprendere la vostra professione? Macerata ha la fortuna di avere un polo didattico del corso di laurea in Infermieristica, sede distaccata dell’Università Politecnica delle Marche. Ci sono 65 iscritti al primo anno e da tempo assistiamo a un aumento delle domande di partecipazione ai test preliminari: questo ci dice che i giovani hanno capito che l’infermiere non è una figura minore in ambito sanitario, ma un professionista che studia tre anni, che può svolgere master di ricerca, quindi una figura che in prospettiva può crescere moltissimo.
riscono volentieri a questa celebrazione condivisa della Parola; segno di una collaborazione e amicizia che le accompagna non solo in questi giorni particolari ma anche le altre settimane dall’anno. Questo sarà il secondo anno che la Cattedrale di Macerata, causa inagibilità, non potrà ospitare la veglia. Nel 2017, infatti, la celebrazione fu organizzata dalla chiesa Evangelica Battista di Tolentino mentre quest’anno ad ospitare la celebrazione sarà la parrocchia del preziosissimo Sangue di Porto Recanati. Il titolo della veglia è «Potente è la tua mano, Signore» (Es 15,6) e prenderà spunto dal sussidio promosso tradizionalmente dalla Società biblica in Italia, appositamente redatto da un gruppo internazionale ecumenico composto da rappresentanti del Consiglio Ecumenico delle Chiese e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. M. Natalia Marquesini
Martedì 16 gennaio 2018
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Ritornano le opere del Lotto «disperse» nel mondo Da ottobre 2018 a febbraio 2019 Palazzo Buonaccorsi riunirà per la prima volta i quadri creati dal maestro per il territorio orenzo Lotto (Venezia 1480, Loreto 1556–1557) torna protagonista nella sua terra d’elezione a cavallo tra il 2017 e la stagione culturale appena iniziata. Lo scorso anno, infatti, ha visto il successo di pubblico ottenuto dalla mostra “Solo, senza fidel governo et molto inquieto de la mente. Lorenzo Lotto dialoga con Giacomo Leopardi”, curata da Vittorio Sgarbi a Recanati, presso le sale di Villa Colloredo Mells. Visitabile fino all’8 aprile, l’esposizione è dedicata al rapporto fra l’artista veneto e il poeta: due figure di grande
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Lorenzo Lotto, Madonna col Bambino e angeli
sensibilità che, pur derivando da mondi artistici differenti, hanno espresso l’esigenza di raccontare la realtà e il conflitto interiore. La mostra offrirà un percorso visivo ed emotivo di compresenza fra Lotto e Leopardi, tra opere d’arte e scritti poetici. Altresì, sempre a livello internazionale, il 2018 punterà i riflettori sul Lotto attraverso l’allestimento di una attesa mostra dedicata ai suoi ritratti toccando due tra i più importanti Musei del mondo, il Prado di Madrid e la National Gallery di Londra. Un “imprevisto” anno lottesco al quale non poteva sottrarsi la Regione Marche, le cui terre sono state riferimento essenziale nella vita e nella formazione dell’artista. La notizia è stata data dal sindaco di Macerata Romano Carancini e dal vice sindaco Stefania Monteverde nella conferenza stampa di fine anno. In concomitanza con le due tappe
espositive e in collaborazione con le due prestigiose Istituzioni di Londra e Madrid, il territorio marchigiano diverrà dunque teatro di una serie d’iniziative di altissimo valore che permetteranno al pubblico di riscoprire lo straordinario patrimonio lottesco delle Marche – regione che non ha eguali in Italia per quantità e qualità di opere dell’artista – ma anche il profondo legame che unì il Maestro veneziano a queste terre, nelle quali ripetutamente tornava per creare e ispirarsi. Itinerari ragionati, produzioni filmiche, eventi che raggiungeranno il loro culmine con una grande mostra a Macerata presso la sede di Palazzo Buonaccorsi che, da ottobre 2018 a febbraio 2019, riunirà per la prima volta le opere di Lotto create per il territorio e poi disperse nel mondo o quelle che, per storia e realizzazione, hanno avuto forti legami con le
Marche, rendendo ancora più evidente la profonda e decisiva connessione tra Lotto e queste terre. Una preziosa esposizione, che si porrà in stretto dialogo con i lavori lotteschi e le opere degli allievi e dei seguaci più affermati disseminati nei diversi centri marchigiani, in un museo diffuso da vivere insieme alle bellezze storiche e naturali della regione e capace di mostrare l’intero percorso compiuto dal grande interprete del Rinascimento veneziano: dalle prime opere giovanili come il “Polittico di Recanati” alla tarda produzione eseguita a Loreto, ove dipinse “l’Adorazione dei Magi”, opera di collaborazione, e la “Presentazione al Tempio”, la cui realizzazione fu interrotta alla morte: autentico capolavoro, quasi il testamento artistico e spirituale dell’irrequieto artista. Andrea Mozzoni
Il patrimonio artistico religioso maceratese, ferito dagli eventi sismici, si propone come testimone della volontà di rialzarsi e risorsa per comunicare la bellezza di un territorio unico
Va in mostra l’arte salvata dalla chiesa delle Vergini DI
ALESSANDRA SFRAPPINI *
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l viandante che agli inizi del ‘500 lasciava Macerata incamminandosi sulla via di Fermo trovava, poco fuori dell’abitato, una chiesuola di campagna molto antica che custodiva un affresco della Madonna della Misericordia. A quell’immagine furono attribuiti, verso la metà del secolo, alcuni fatti miracolosi. La devozione crebbe al punto da suscitare la nascita di una confraternita che fu detta “dei Vergini” perché destinata ad accogliere giovani – uomini e donne – non ancora diciottenni. Nasceva così Santa Maria delle Vergini, eretta fra il 1550 e il 1577 su progetto di Galasso Alghisi da Carpi. La stessa confraternita affidava i patronati delle otto cappelle a famiglie della città e alla corporazione dei Bifolchi, fissando in modo definitivo il carattere del grandioso tempio, luminoso e spoglio nelle sue alte navate, quanto ricco nella decorazione delle cappelle, secondo un modello di diretta ascendenza lau-
Incoronazione della Vergine (particolare)
Giuseppe Bastiani, Incoronazione della Vergine (particolare), Chiesa di Santa Maria delle Vergini di Macerata
retana grazie ad artisti attivi anche nel cantiere della Santa Casa. Il trasferimento delle opere di questa chiesa ai Musei civici dopo il sisma del 2016 ha suggerito agli storici dell’arte Anna Maria Ambrosini e Alessandro Delpriori una mostra che potesse dare corpo a un momento densissimo della vicenda artistica regionale, quel secondo Cinquecento caratterizzato da tanti artisti impegnati nel cantiere della basilica di Loreto i quali, con l’ininterrotta circolazione nel mondo romano dove in molti si formano, diffondono in tutta la regione i nuovi linguaggi. Trentasette opere, comprese entro un arco temporale che dalla metà del XVI secolo va ad abbracciare il primo quindicennio del successivo, attendono il visitatore nel piano nobile di Palazzo Buonaccorsi. La mostra “Capriccio e natura” tocca la fase crepuscolare del manierismo e apre un focus sul progressivo affermarsi di una pittura inquieta e moderna, di un sentimento della natura capace di incarnare, entro la temperie controriformistica, la crescente aspirazione all’autenticità dell’arte. È il magistero dei fratelli Taddeo e Federico Zuccari da Sant’Angelo in Vado il polo catalizzatore su cui si apre l’affascinante dialettica che la mostra si propone di raccontare. Incastonato nella prima sala l’episodio delle Vergini quale momento simbolo, dopo Loreto, di questa fase culturale – in particolare grazie alla figura del nobile pittore maceratese Gaspare Gasparini,
presente in entrambi i cantieri – la mostra tocca l’arte di Taddeo e Federico Zuccari e di Girolamo Muziano, Si snoda poi lungo i percorsi che segnano il passaggio dalla maniera alla natura nel territorio marchigiano: dal crocevia lauretano – con particolare attenzione agli scultori che vi furono attivi come Vergelli e Calcagni – alle committenze delle tante comunità locali, in cui l’impegno post tridentino degli ordini religiosi si esprime dotando chiese e oratori di opere assonanti alla rinascita spirituale in corso. Simone de Magistris, il fiorentino Andrea Boscoli, il maceratese Giuseppe Bastiani, allievo del Gasparini: la visuale si allarga agli urbinati Filippo Bellini, Antonio Viviani e Federico Barocci, indispensabile termine di riferimento, quest’ultimo, per animare il fitto dialogo aperto con gli Zuccari e per far trasparire nel modo più suggestivo il passaggio dal mondo tardo rinascimentale all’incipiente poetica del sentimento, preludio al naturalismo del secolo seguente. Molte le opere di straordinaria fattura che si possono ammirare, come le due grandi tele dello stesso Barocci e del Pomarancio con le Stimmate di San Francesco. Allestita nei Musei civici di Palazzo Buonaccorsi fino al 13 maggio, “Capriccio e natura. Arte nelle Marche del secondo Cinquecento. Percorsi di rinascita” fa parte di “Mostrare le Marche”, il programma promosso dalla Regione Marche e dal Mibact con sei Comuni marchigiani dopo il sisma del 2016. Occasione di conoscenza storica e invito a condividere l’urgenza di una grande opera di restauro: come dichiara nel titolo la mostra di Macerata, servono percorsi di rinascita che possano far rivivere, tutto intero, un territorio ferito. * direttore dell’Istituzione Macerata Cultura Biblioteca e Musei
Dopo il sisma la ribalta nazionale: riflettori sui capolavori delle Marche llestita presso il Museo–Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto, la mostra “L’arte che salva. Immagini della predicazione tra Quattrocento e Settecento. Crivelli, Lotto, Guercino”, ha inaugurato nello scorso ottobre 2017 il ciclo di eventi di “Mostrare le Marche”. Si tratta del progetto biennale della Regione Marche che, dopo Loreto, ha visto già nel 2017 l’apertura di due ulteriori esposizioni a Macerata, “Capriccio e Natura” (vedi l’articolo qui a fianco, ndr), e ad Ascoli Piceno, “Cola dell’Amatrice pittore eccentrico tra Pinturicchio e Raffaello”. A queste, nel corso del 2018, seguiranno ulteriori tre rassegne tra Fermo, Fabriano e Matelica. Gli appuntamenti di “Mostrare le Marche” nascono con l’intento di valorizzare nel biennio 2017–2018 il patrimonio culturale delle aree colpite dal sisma, attraverso la promozione di attività espositive realizzate utilizzando le opere d’arte provenienti dai musei e dalle collezioni pubbliche ed ecclesiastiche
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interessate dai recenti terremoti, e messe in sicurezza presso i depositi attrezzati del Mibact. Il 2018, dunque, con una tripla partenza nel mese di marzo, vedrà, appunto, a Fermo, nella Chiesa di San Filippo, l’ordinamento della rassegna “Rinascimento a Fermo: pittori tra Adriatico e Appennino dal tardogotico a Carlo Crivelli”, che si protrarrà fino a dicembre. Intanto, a Fabriano, sempre a marzo, si aprirà all’Oratorio San Giovanni la mostra “Orazio Gentileschi caravaggesco errante nelle Marche”, visibile fino a settembre. Anche Matelica, da marzo a settembre, ospiterà una considerevole rassegna espositiva: “Il romanico nelle Marche con i percorsi delle abbazie (Valle del Chienti – Valle del Potenza)”. Sei eventi voluti per porre un accento speciale e una forte speranza di rinascita di un territorio impegnato nella sua ricostruzione del tessuto territoriale, sociale, culturale e storico–artistico. (A. Moz.)
A piedi da Recanati a Loreto nel segno della pace Sabato 27 gennaio si svolge la 18ª edizione della Marcia organizzata in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio DI SARA FIORETTI
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bbiamo bisogno di rivolgere anche sulla città in cui viviamo “uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze [...] promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia” in altre parole realizzando la promessa della pace». Il monito contenuto nel Messaggio di papa Francesco per la 51ª giornata mondiale della Pace, celebrata il 1 gennaio 2018, è anche la
speranza che accompagnerà quanti prenderanno parte alla Marcia della Pace Recanati– Loreto il 27 gennaio 2018. Giunta alla sua 18ª edizione, la Marcia che ha il patrocinio del Consiglio Regionale ed è organizzata dalla Commissione della Conferenza episcopale marchigiana per il lavoro e la pastorale sociale, in collaborazione con Sermirr, Sermit, Parrocchia Cristo Redentore, Caritas, Azione Cattolica, Acli, Agesci, Pax Christi, quest’anno vede la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, movimento di laici impegnato nella comunicazione del Vangelo e nella carità in più di 70 Paesi dei diversi continenti. «Abbiamo chiesto un aiuto – racconta don Rino Ramaccioni, ideatore della marcia – perché il cammino diventi un invito a rimboccarci le maniche, ognuno nel proprio ambiente di vita, e a trovare risposte concrete ai bisogni delle persone nel segno dell’amicizia. La nostra marcia vuole diventare una palestra in cui ci
si allena a farci carico degli altri». Lo sguardo di amicizia ai poveri e agli ultimi nel nome di una necessaria unità della grande famiglia umana è il messaggio di cui è portavoce Alberto Quattrucci, segretario generale di “Uomini e religioni”, associazione nata per promuovere la conoscenza e il dialogo tra le religioni, che dal 1986 collabora a mantenere viva la rete di rapporti tra uomini e organizzazioni di oltre 90 Paesi. Quattrucci, che per conto della Comunità di Sant’Egidio è stato osservatore delle trattative di pace in Mindanao (Filippine) e attualmente impegnato nella missione umanitaria con aiuti di emergenza ai profughi Rohingya in Bangladesh, parteciperà alla marcia che muoverà alle 17 dalla parrocchia Cristo Redentore di Recanati. Saranno presenti il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi e il sindaco di Recanati Francesco Fiordomo. Le storie di quanti dalla Siria sono riusciti a
fuggire dall’inferno della guerra e a raggiungere il nostro Paese attraverso i corridioi umanitari aperti dalla Comunità Di Sant’Egidio, Federazione Chiese Evangeliche, Tavola Valedese e Caritas daranno senso concreto all’espressione strade di Un’immagine della marcia Recanati–Loreto del 2017 pace facendo intravedere un percorso di speranza viva. I 9 km che conducono alla Bascato l’amicizia con la Comunità di Sant’Egisilica di Loreto non saranno uno stanco rituale dio di cui la marcia rappresenta una tappa prema abbraccio che si fa carico idealmente del ceduta nel mese di novembre da una confedolore di ultimi. renza alla quale ha preso parte lo stesso proPerché la marcia sia anche gesto concreto fessor Quattrucci e da una preghiera per la padi solidarietà i promotori hanno accolto ce in ricordo di tutti i Paesi attraversati da guerl’appello della Comunità di Sant’Egidio a re e conflitti, che per la prima sé tenuta nella raccogliere fondi per i Rohingya profughi città di Recanati avviando un percorso che si in Bangladesh. auspica possa continuare in futuro. Il richiamo a uscire dall’indifferenza ha inne-
MARCHE
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Martedì, 16 gennaio 2018
Redazione Avvenire piazza Carbonari, 3 – 20125 Milano e-mail: speciali@avvenire.it
l’associazione Libera in regione: i numeri Coordinamenti provinciali: 3 Presidi: 5 Età media referenti: 30 anni Beni confiscati immobili destinati: 7 Beni confiscati immobili in gestione: 26 Beni confiscati immobili usciti dalla gestione: 2 Beni confiscati aziende uscite dalla ge-
stione 3 Contatti: pesaro.urbino@libera.it ancona@libera.it ascolipiceno@libera.it pres.ancona@libera.it pres.fermo@libera.it pres.senigallia@libera.it pres.jesi@libera.it pres.fabriano@libera.it marche@libera.it Sito Internet: www.libera.it
Pagina a cura della delegazione regionale della Federazione Italiana Settimanali Cattolici in collaborazione con l'Ufficio regionale Comunicazioni Sociali e l'Unione Cattolica Stampa Italiana Telefono 3286325380 e-mail: fiscmarche@gmail.com
Il nuovo procuratore generale di Ancona Sergio Sottani: «Tenere alta l’attenzione»
Per una cultura della legalità DI PAOLO GASPERINI
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«Ricostruzione post sisma, via la mafia dai cantieri» Intervista al magistrato dopo il suo insediamento a luglio «Già attivati strumenti di contrasto alle infiltrazioni Il rischio c’è, ma i marchigiani sono cittadini laboriosi, in grado di riconoscere le speculazioni e difendersi» DI PAOLA SENESI
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l nuovo procuratore generale della Corte d’Appello di Ancona, Sergio Sottani, si è insediato nel capoluogo marchigiano da luglio 2017 e abbiamo ritenuto importante incontrarlo, all’apertura del nuovo anno, per capire la situazione nelle Marche rispetto alla criminalità organizzata e alle sfide che la regione ha di fronte, legate in
Storia di cambiamento ibera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie» nasce il 25 Marzo 1995, dopo le stragi del 1992 e del 1993 in un contesto italiano molto faticoso. Nasce come coordinamento di associazioni, provenienti da culture differenti, che individua nella lotta alle mafie il proprio obiettivo condiviso: Azione Cattolica, Agesci, Acli, Fuci, Cgil, Cisl, Uil, Arci, Legambiente, Cnca e altre realtà per la prima volta nel Paese uniscono le forze lanciando una raccolta di firme per la legge sulla confisca dei beni ai mafiosi e ai corrotti e il loro riutilizzo ai fini sociali. ”Libera” diventa il motore di cambiamento culturale nel Paese cercando di diffondere il tema della legalità come strumento di giustizia. Grazie poi alla approvazione della legge n. 109/96 sulla confisca dei beni ai mafiosi la nazione si dà uno strumento legislativo concreto per consentire il riscatto di chi vive in scacco a causa delle organizzazioni criminali. Dal 1995 Libera è cresciuta grazie all’impegno dei tanti volontari presenti in tutto il territorio italiano ed in ciascuna regione compresa le Marche.
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Urbino, Macerata, Ascoli Piceno e Fermo, e Procura per i minorenni. Inoltre, d’accordo con il procuratore di Ancona, abbiamo promosso e richiesto formalmente al Capo della Polizia, Franco Gabrielli, l’istituzione della Direzione investigativa antimafia (Dia) in regione per avere uno strumento in più, particolar modo alla soprattutto in questa fase di ricostruzione. ricostruzione post terremoto Saremo chiamati a controllare con e non solo. attenzione chi esegue i lavori nei cantieri, se Procuratore ha avuto modo vengono garantiti i diritti delle maestranze di farsi un’idea della poiché il lavoro è da sempre mezzo di situazione nelle Marche? consenso sociale per le organizzazioni Certamente, innanzitutto criminali e soprattutto seguire bene la rete attraverso le relazioni di dei subappalti, il nolo a caldo e a freddo apertura dell’anno nelle attività di ricostruzione. giudiziario e quella Ci sono degli elementi che caratterizzano consegnata alla la nostra regione che Commissione parlamentare hanno attirato la sua Magistrato da 30 anni antimafia. Da qui emergono attenzione? rocuratore generale di segnali da non sottovalutare. La presenza da qui in Ancona, in magistratura Si conferma la presenza di avanti di grandi flussi di da oltre 30 anni, Sergio molti collaboratori di fondi pubblici legati alla Sottani è stato titolare di giustizia presenti sul ricostruzione ci impone inchieste importanti. Tra le territorio regionale. Questo attenzione. Dalla più note, quelle sul G8, sulla impone di saper leggere le relazione della Banca P4 e su presunti illeciti negli dinamiche regionali e tenere d’Italia per le Marche si appalti di grandi eventi. alta l’attenzione, consapevoli evince una sofferenza Prima di Ancona è stato che i marchigiani hanno la finanziaria che potrebbe Sergio Sottani (Fotogramma) procuratore capo dal 2011 a forza per riconoscere e far ricorrere a forme di Forlì-Cesena dove ha riacceso fermare ogni tipo di approvvigionamento i riflettori sul caso Pantani e illegalità. Procure coinvolte (Ascoli non tradizionali, ma sui movimenti di denaro tra Lei è arrivato nelle Marche mentre ci Piceno, Fermo e Macerata soprattutto mi ha Italia e San Marino. troviamo davanti a una sfida di rinascita e oltre che con la Procura colpito che nelle Marche sviluppo, in seguito al terremoto del 2016. distrettuale di Ancona) e si ci sia un alto tasso di Pensa che i flussi finanziari legati al post sono già effettuati e mortalità dovuto a sisma possano attirare interessi non calendarizzati incontri con il prefetto overdose e sappiamo che il traffico degli proprio trasparenti? Quali sono le azioni Trovato, a capo della struttura di missione stupefacenti è una delle principali attività già messe in campo? antimafia 2016 per garantire la legalità delle delle organizzazioni criminali. Sono segnali Il terremoto rappresenta per le Marche e per attività di ricostruzione nei territori del che ci devono far riflettere. le altre regioni coinvolte un importante Centro Italia colpiti dal sisma nel 2016, con Cosa possiamo dire ai marchigiani per le banco di prova, sia in termini di coesione il compito di verificare la documentazione sfide che li riguarderanno nei prossimi sociale nelle aree colpite, sia in termini di antimafia di chi è impegnato nei lavori. mesi? attenzione sul tema della ricostruzione. Non Sempre nell’ottica di migliorare la La crisi economica che ha investito l’Italia è una novità che laddove ci siano imponenti collaborazione tra uffici e velocizzare i intera è stata aggravata nelle Marche anche flussi finanziari, molti sono gli interessi che procedimenti, ma non solo, in vista della dal sisma, ma sono certo che i marchigiani, li seguono. Per questo, sono già stati attivati ricostruzione post sisma, è stato firmato un cittadini operosi e laboriosi, hanno le strumenti di monitoraggio sui territori protocollo da Procura generale, Procura capacità per riconoscere le speculazioni, per maggiormente colpiti nella regione: è stato presso la Corte dei Conti, Procure di difendersi e ricostruire le proprie comunità, sottoscritto un protocollo tra Anac e le tre Ancona (che è anche distrettuale), Pesaro sotto ogni punto di vista.
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dal 2005. Beni confiscati, l’impegno dei giovani
«21 Marzo»: l’appuntamento è a Jesi
primi passi di “Libera” nelle Marche si muovono nel ad Ascoli Piceno, grazie a dei volontari che doIpo2005 tre anni e un lungo periodo di formazione, nel 2008
Il movimento fondato da Don Ciotti ricorda ogni anno le vittime della criminalità
decidono di costituire formalmente il coordinamento. Nasce così la prima iniziativa pubblica grazie alla Carovana Antimafia. Il coordinamento provinciale ascolano incontra nel 2006 il presidio di Jesi, composto da giovani studenti universitari che hanno vissuto le esperienze dei campi di impegno e formazione sui beni confiscati. Oggi nelle Marche ci sono tre coordinamenti provinciali (Ascoli Piceno, Pesaro Urbino, Ancona) e cinque presidi (Fermo, Jesi, Ancona, Fabriano, Senigallia). I presidi sono coordinati da referenti giovani con un’età media di trent’anni, che si incontrano mediamente una volta al mese per coordinare le attività regionali con le attività di ciascun territorio. Ogni presidio di “Libera” è dedicato a una vittima innocente delle mafie, per riconsegnare a tutti noi la storia delle persone che hanno perso la vita a causa della violenza criminale.
in dal 1996, il 21 marzo di ogni anno Libera ha indiviS duato una città in cui celebrare la memoria delle vittime innocenti delle mafie. È stato scelto il 21 marzo perché, in quel giorno di risveglio della natura, si rinnovi la primavera della verità e della giustizia sociale: solo facendo memoria si getta il seme di una nuova speranza. Il 21 marzo 1996 si svolse a Roma, piazza del Campidoglio, la prima edizione. In tanti luoghi in
Italia e nel mondo, in quel giorno, viene letto il lungo elenco delle vittime innocenti delle mafie, frutto della raccolta paziente dei volontari che scavando nella storia dei territori in cui vivono hanno chiesto, negli anni, l’inserimento dei nomi che ne fanno parte. Il 21 marzo 2015 a Bologna si decide di realizzare la manifestazione a livello regionale. Ogni coordinamento aveva così la possibilità di individuare nel proprio territorio una città che potesse aggregare le forze sociali e i compagni di strada di Libera. Nel 2016 Libera Marche ha realizzato la giornata nella città di Fano e nel 2017 nella città di Grottammare ed entrambe le edizioni hanno visto una grande parte-
cipazione di scuole, sindacati, associazioni e comunità. Nel 2018 verrà realizzata per la prima volta la giornata riconosciuta a livello nazionale dal punto di vista legislativo: infatti dopo ventidue anni, il 1° marzo 2017, con voto unanime alla Camera dei Deputati, è stata approvata la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Il 21 Marzo 2018 nelle Marche la giornata si terrà a Jesi, per raccontare l’esperienza consolidata del campo di volontariato e di impegno coordinato dai volontari del Presidio. Il campo si svolge da sei anni nel-
ono tante le esperienze che i presidi e i coordinamenti nelle Marche di Libera stanno curando soprattutto con l’obiettivo di crescere in una cultura del bene comune e delle giustizia. Per esempio a Jesi, attraverso il circuito “E!State Liberi”, organizza annualmente un campo di volontariato sul bene confiscato di Cupramontana, sito in contrada Tufi, a suo tempo proprietà della Banda della Magliana e oggi, grazie all’applicazione della Legge 109/96, comunità residenziale per utenti con disagio psicologico gestita dalla cooperativa “Vivicare” per gli aspetti sanitari e dalla “Pane e Tulipani” per le attività agricole sul terreno circostante, in qualità di supporto alla riabilitazione degli utenti. Il campo si svolge nel mese di luglio e ospita 12 partecipanti di età sempre diverse e provenienza da tutta Italia. Le attività sono suddivise in tre momenti principali: alla mattina, lavoro manuale nell’orto biologico del podere Tufi; al pomeriggio, formazione su mafie, antimafia e impegno sociale a cura dei volontari di Libera e grazie agli interventi di vari ospiti; alla sera, momenti di svago, visione di film e occasioni di approfondimento del territorio e delle realtà locali. Il Presidio “Rocco Chinnici” di Ancona ha promosso il progetto “Ecomafie: Conoscere i sintomi per creare anticorpi”, nato dall’esigenza di trattare un argomento sempre più di primo piano nel panorama nazionale e locale, quale le ecomafie, gli ecoreati e le agromafie. Il coordinamento Libera di Pesaro e Urbino ha svolto incontri a tema partecipando alle iniziative del programma “primavera della Legalità”. Presso il bene confiscato “Fattoria delle legalità” a Isola del piano si è fatta formazione con i giovani partecipanti al campo dello Spi proveniente da varie regioni d’Italia. Il presidio di Fermo ha organizzato un appuntamento dal titolo “Essere madri e figli in terre di mafia” con l’intervento centrale dell’avv. Enza Rando che ha raccontato qual è oggi la realtà delle madri e dei figli che si vogliono sottrarre all’educazione mafiosa e quello che Libera sta facendo per aiutarli. Il presidio di Fabriano, tra le varie attività, si è interessato in particolare alla questione dell’immigrazione e dell’antirazzismo e all’importante tema della memoria. Quest’anno, in particolare, l’incontro pubblico è stato con Daniela Marcone, vice presidente di Libera e familiare di vittima delle mafie che ha portato la sua testimonianza e ha aiutato tutti a riflettere sull’importanza della costruzione di una memoria collettiva e condivisa. Insieme alla Cgil di Ascoli Piceno, il coordinamenti provinciale di Libera ha organizzato una serie di incontri per informare i richiedenti asilo e i rifugiati che usufruiscono dei servizi del Gus nella provincia di Ascoli Piceno sui temi del diritto al lavoro ed del caporalato. Obiettivo di ogni incontro è fornire ai ragazzi dati e testimonianze su questo fenomeno e in particolare su come sia collegato alla criminalità organizzata, per evitare che in futuro vadano incontro a fenomeni di sfruttamento lavorativo e per far capire loro l’importanza ed il senso del lavoro legale come strumento di dignità umana. Infine il presidio di Senigallia fa formazione nelle scuole come tutti gli altri presidi, ma quest’anno è stato il tutor in una esperienza di alternanza scuola lavoro, accompagnando due classi del Liceo Sociale nella formazione di due associazioni di volontariato dedicate ai temi della giustizia e della legalità.
la città di Cupramontana che ospita un bene confiscato alla criminalità organizzata e che è stato restituito alla collettività attraverso il lavoro di due cooperative: Vivicare e Pane e Tulipani. Ogni anno il campo vede protagonisti ragazzi provenienti da tutta Italia, in una esperienza unica a straordinaria. A livello nazionale il 21 Marzo si terrà a Foggia. Libera ha scelto Foggia come luogo in cui celebrare la giornata della Memoria e dell’Impegno: per raccontare le mafie del foggiano e la loro radicata pericolosità, per raccontare le vittime innocenti che per troppo tempo sono state considerate come vittime di serie B perché uccise da una mafia sconosciuta. Ma anche per essere al
Manifestazione di Libera
fianco di chi si oppone alle mafie quotidianamente in questa terra, come le cooperative sociali che gestiscono terreni confiscati alle mafie a Cerignola, le donne e gli uomini delle istituzioni che ce la mettono tutta, gli imprenditori che con coraggio denunciano le estorsioni, ma anche gruppi di volontari che provano a contrapporre alla gravità di quanto accade progettualità che negli anni hanno prodotto faticosi cambiamenti.