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Emmaus e Avvenire dicembre 2017

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emmetv

Le notizie alle 19.40

www.emmetv.it Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567 e-mail: redazione@emmetv.it facebook: emmetvmacerata twitter: emmetvmacerata

MACERATA

Martedì, 19 dicembre 2017

appuntamento con l’inforL’mazione sul territorio di EmmeTv Canale 89 è per ogni sera, dal lunedì al venerdì, alle 19.40. Gli avvenimenti della giornata proposti con un linguaggio sobrio e semplice. In conclusione spazio per le notizie di sport, con particolare attenzione il lunedì al calcio. La trasmissione viene replicata alle ore 20.40 e alle 22.40.

La lettera di auguri del vescovo prende spunto dal capolavoro perduto di Caravaggio

centro d’ascolto

Il Natale in uno sguardo La Natività con i santi Lorenzo e Francesco «Dio nasce per strada, in mezzo alle nostre case, anche se non ce ne accorgiamo. E si incarna nella debolezza dell’uomo» DI

NAZZARENO MARCONI *

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er spedire agli amici gli auguri di un Santo Natale 2017, ho scelto un capolavoro del mio autore preferito, Caravaggio: è la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi. È un’opera che nessuno può più vedere dal vivo, perché fu rubata a Palermo dalla mafia nel 1969. Le ricerche e le indagini susseguitesi negli anni non hanno portato a nulla; l’ipotesi più probabile, suffragata dalla testimonianza di vari pentiti, è che i ladri, incapaci di comprendere il valore e la delicatezza di ciò che avevano tra le mani, l’abbiano prima danneggiata e poi irrimediabilmente distrutta. Ne restano solo delle belle foto scattate per pubblicizzare l’ultimo restauro realizzato poco prima del furto, e che sono così una specie di messaggio di speranza: perché per quanto il male si accanisca ciecamente contro il bene, la vera bellezza trova sempre il modo di non scomparire del tutto. Il mistero del Natale vi è tutto racchiuso in uno sguardo luminoso, posto al centro della composizione, che lega Maria e Gesù. Il pittore sembra suggerire che Maria ha profondamente compreso, come noi potremo fare solo in cielo, la grandezza del fatto che Dio assuma la nostra carne e si metta nelle nostre mani. Questo è il Natale, ed è un messaggio sempre contemporaneo: Dio oggi si incarna nella debolezza dell’uomo, come mostra Caravaggio ritraendo Maria, Giuseppe e il bambino con i volti e gli abiti dei popolani che incontrava ogni giorno per la strada. Dio nasce per la strada, in mezzo alle nostre

case, anche se noi spesso non ce ne accorgiamo. Davanti alla grandezza di questo mistero siamo tutti piccoli e immaturi, facili a distrarci perdendo di vista ciò che è davvero essenziale. Caravaggio lo dice attraverso una delle sue provocazioni artistiche: violando le regole della composizione classica della natività, ritrae un San Giuseppe molto giovane, vestito con un giaccotto e una calzamaglia, come un garzone di bottega. E inoltre, Giuseppe si volge di lato, quasi distratto da una voce o un rumore, a simboleggiare quanto sia facile avere sotto gli occhi la grandezza del mistero che si compie e invece lasciarci distrarre dal mondo e dalle sue voci. Infine, con la presenza nell’azione, come due “strani” pastori appena giunti, di san Lorenzo e san Francesco, viene proposto un ulteriore messaggio. Essere santi, ci dice così Caravaggio, è entrare nella vita di Cristo, vivere con Lui, al ritmo dei suoi passi, come questi san Francesco e san Lorenzo ritratti dentro la stalla di Betlemme. Infine l’angelo, fulgido di una luce soprannaturale, irrompe dall’alto e annuncia, nel cartiglio che tiene in mano, che la gloria di Dio, quella che sta nel più alto dei cieli, è scesa in terra, si è fatta umile come un bambino steso sull’impiantito di una stalla. Questa è la grandezza del Natale che auguro a tutti di vivere nella serenità e nella pace. * vescovo

via Zara. Un posto per chi è in cerca di accoglienza DI

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25 dicembre

Le celebrazioni a Messa nella notte di Natale sarà celebrata da monsignor Marconi nella basilica della L Madonna della Misericordia, con inizio a mezzanotte. Il giorno di Natale il vescovo celebrerà la Messa del giorno nella chiesa di San Giorgio a Macerata, alle ore 10.30. Entrambe le celebrazioni saranno trasmesse in diretta da EmmeTv Canale 89.

Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi

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Cingoli, il 26 dicembre e il 6 gennaio la rappresentazione del Presepe vivente

Messa. Torna su EmmeTv la diretta delle Messe domenicali ra le tante consuetudini sconvolte dal terremoto c’è stata anche quella della Santa Messa che veniva trasmessa in televisione ogni mattina dalla chiesa di San Filippo Neri a Macerata. L’inagibilità della chiesa, il cui recente restauro ha peraltro salvaguardato da crolli e danni irrimediabili, ha comportato l’interruzione di tale apprezzato servizio. Ora ecco un segno di rinascita: su EmmeTv Canale 89 è di nuovo possibile seguire le sante Messe, anche se per il momento limitatamente ai giorni festivi e alle domeniche. Alle 10.30 di ogni festa e di ogni domenica è partito il collegamento con la chiesa di San Giorgio di Macerata, permettendo così a chi è infermo o comunque impossibilitato a raggiungere la propria chiesa, di seguire la liturgia eucaristica celebrata in una chiesa della nostra diocesi. Il giorno di Natale sarà il vescovo a celebrare l’Eucaristia alle 10.30. Confidiamo, nell’arco di breve tempo, di poter riprendere anche la trasmissione della Messa mattutina feriale, recuperando completamente il servizio che veniva reso prima degli eventi sismici. (P.C.)

orna anche questo Natale l’appuntamento con la sacra rappresentazione del Presepio vivente di Cingoli, che si svolgerà presso la pineta del convento di San Giacomo apostolo, il 26 dicembre 2017 e il 6 gennaio 2018, dalle 16.30 alle 19. Quest’anno vi parteciperanno i ragazzi dell’oratorio parrocchiale che proporranno delle scene recitate. Il 26 dicembre sarà inaugurato il nuovo Presepio meccanizzato, realizzato da suore e volontari, aperto fino al 10 gennaio 2018. Sarà inoltre aperta una Pesca di beneficienza, organizzata dalle suore e dai giovani dell’Istituto alberghiero, per il progetto “Il servizio come un dono”. Il ricavato sarà im-

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piegato per riparare i danni causati dal terremoto alla chiesa dei frati. L’augurio che accompagna queste iniziative è che il tempo di grazia del Natale possa essere per ognuno l’inizio di una vita nuova, piena, toccata dalla misericordia di Dio che si fa piccolo, povero, umile. «La salvezza di Dio attesa ha il sapore dell’amore. Infatti, preparandoci al mistero del Natale, noi facciamo nuovamente nostro il cammino del popolo di Dio per accogliere il Figlio venuto a rivelarci che Dio non è soltanto Giustizia ma è anche e innanzitutto Amore» (Papa Francesco). la Fraternità del SS. Nome di Gesù e i frati minori delle Marche

economia. Competitività e attenzione alle persone DI

GIANCARLO CARTECHINI

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arà per via del tramonto ormai esausto, ma questo sabato sera che precede il Natale, osservato dal piazzale del piccolo supermercato di quartiere, sembra lontano anni luce dal tripudio di merci e luminarie che attirano falene a frotte. Lontano dai parchi commerciali intorno ai quali gravitano flussi caotici di vetture, acquirenti, transazioni virtuali. Qui non ci sono arterie a scorrimento veloce, ma una strada che passa tra le case dopo avere superato l’ufficio postale e l’ambulatorio medico. Nessuna ressa. I clienti entrano alla spicciolata. Ora è la volta di una coppia, forse marito e moglie. Le porte scorrevoli si aprono al loro passaggio: un gesto di accoglienza automatico, una carezza consueta alla quale non fanno più caso. Sostano davanti al bancone della frutta giusto il tempo per orientarsi, poi scompaiono nel labirinto delle merci in esposizione. Secondo gli esperti, gli anni di crisi hanno modificato in maniera irreversibile i consumi delle famiglie italiane. La necessità di risparmiare ha suggeri-

MANUELA COCCI GRIFONI

to una strategia di diversificazione degli intermediari cui rivolgersi: outlet, discount, e soprattutto operatori di e–commerce. Certo, le merci vivono in un cono d’ombra. Sono frutto di ecosistemi che non conosciamo e che sembrano non riguardarci. Ma è proprio così? Non c’è forse un rapporto molto stretto tra il bene di consumo e il processo produttivo che lo ha generato? Tra le imprese e il territorio nel quale esse operano? Una catena di distribuzione nazionale ha organizzato a Milano un Forum con rappresentanti di imprese, istituzioni pubbliche, associazioni del terzo settore che lavorano per la rinascita dei territori fiaccati dalla crisi. Una impresa – è stato questo l’assunto di partenza – riesce a produrre reddito in maniera direttamente proporzionale al livello di stabilità del tessuto sociale all’interno del quale essa opera. Di qui la necessità di considerare il valore della prossimità e delle relazioni umane come fattori critici di successo, al pari delle altre dimensioni strategiche del fare impresa, come la tecnologia, i flussi finanziari, il marketing. Può una impresa cooperati-

va sostenere politiche di inclusione? Può interessarsi di chi ha perso lavoro, è solo, o vive in condizioni economiche precarie? Secondo il sociologo Aldo Bonomi, la rete commerciale deve e può stabilire relazioni virtuose con le altre reti sociali presenti su territorio, senza contare – precisa – che il supermercato è oggi uno dei pochi luoghi in cui si incontrano generazioni, ceti e generi differenti. Un supermercato, dunque, ci salverà? Mentre cerco risposte, la coppia esce senza avere comprato nulla. Continuano a parlare, marito e moglie, gesticolando animatamente. Salgono in macchina proprio mentre si avvicina un anziano. È solo. Zoppica vistosamente, e prima di varcare la soglia del negozio si toglie il cappello, come se stesse per entrare in chiesa. Alla fine entro anche io. Mi dirigo al reparto dei vini. Acquisto una bottiglia di Lambrusco. È un vino biologico, recita l’etichetta: «Anche i piccoli insetti dei nostri vigneti sono un anello importante dell’ecosistema in cui coltiviamo». La spiegazione mi conforta, stasera potrò brindare sereno…

l messaggio di speranza del Natale passa attraverso l’esperienza di Giuseppe e di Maria e lo stupore dei pastori… da allora «generazione dopo generazione, giorno dopo giorno, siamo invitati a vivere la… rivoluzione della tenerezza… a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo» (EG). Tenerezza, prossimità, mitezza: questi i doni che dobbiamo chiedere a Gesù per questo Natale, per riuscire a vedere la sua “grande luce”, quella stessa che scorsero, duemila anni fa, i puri di cuore, la gente semplice, disposta ad accogliere il dono di Dio. Ieri come oggi i piccoli e i poveri sono i protagonisti della storia di Dio, i costruttori del suo regno di giustizia, di amore e di pace. Il Natale ci ricorda che Dio ha scelto di entrare nella storia con le sembianze di un bambino, con la sua debolezza e la sua fragilità! Perciò il Natale è sempre la sfida di un nuovo inizio possibile che parte dalle periferie, dalle fragilità e povertà umane, è la sfida a guardare il mondo, le cose e le persone con occhi nuovi, arricchiti di positività e di benevolenza, di stupore e di meraviglia, è la sfida a intrecciare i nostri sogni con il sogno di Dio! E il sogno di Dio è fare dell’umanità una sola famiglia, fare del mondo la casa di Dio… E che questo è possibile lo scopriamo se, con occhi e cuore attenti, riconosciamo i luoghi dove questa dimensione familiare viene già vissuta quotidianamente! In via Zara a Macerata da quasi trenta anni è aperto il Centro di ascolto e di accoglienza promosso dalla Caritas diocesana proprio come luogo, segno di vicinanza e di attenzione della Chiesa locale verso chi fa più fatica.…All’inizio erano soprattutto gli obiettori di coscienza della Caritas a garantire il servizio, poi l’attività è stata strutturata e agli operatori stabili si sono affiancati i volontari, donne e uomini, adulti e giovani, famiglie intere a volte… persone comuni che la domenica o nei giorni festivi indossano il grembiule e cucinano il pasto che poi serviranno e condivideranno con chi si presenterà al Centro! Il numero dei volontari che in questi anni si sono avvicendati è sempre stato piccolo, eppure il Centro anche a Natale è rimasto sempre aperto. Anche quest’anno nell’atrio qualcuno avrà allestito l’albero e il presepio e il giorno di Natale la porta sarà aperta e la tavola imbandita. Età diverse, ma anche lingue, tradizioni, religioni diverse e il pranzo di Natale sarà l’immagine concreta che è possibile vivere insieme, servire ed essere serviti con rispetto e amicizia. Diceva Madre Teresa: «…il mondo va in rovina per mancanza di dolcezza e di gentilezza. La gente è affamata d’amore!». Ed è bello sapere che lontano dai clamori, dalle luci abbaglianti dei riflettori e dal fracasso dei social… ci sono dei luoghi speciali dove l’amore e la tenerezza non vengono proclamati e strombazzati, ma semplicemente vissuti e condivisi! Non bisogna cercare eventi sensazionali o imprese eroiche, la brace arde anche vicino a noi se sappiamo “togliere” la cenere che la ricopre e spesso scopriamo con nostra grande sorpresa che a mantenere vivo quel fuoco sono proprio i poveri, i piccoli, gli ultimi… e le persone semplici che indossano il grembiule per servirli!


Martedì 19 dicembre 2017

2 Edificio danneggiato dal terremoto, è stato il primo cantiere del centro storico Intervento concluso a tempo di record

A Tolentino riaperta la chiesa del Sacro Cuore I lavori finanziati dal governo ungherese

Sacro Cuore: apertura del portone

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TIZIANA TIBERI

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n rigido sabato decembrino non è bastato a smorzare il fervore delle tante persone convenute anche da molto lontano per festeggiare la riapertura della Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino. Il tempio, lesionato dai terremoti del 2016, è stato restaurato – primo tra gli edifici storici del centro cittadino – grazie a un generoso contributo di 480mila euro del governo ungherese al quale si era rivolto subito dopo il sisma il priore della Confraternita del Sacro Cuore di Gesù, detta anche dei “Sacconi”, Andrea Carradori. Poco dopo le 16 il vescovo Nazzareno Marconi accompagnato dal parroco don Andrea Leonesi ha spinto il battente del portone e la croce sorretta e seguita dai membri della Confraternita, ha varcato l’ingresso. L’edificio sacro si è subito riempito, nell’ammirazione per l’eccellente opera di ripristino e restauro che ha riguardato sia la parte muraria che le opere d’arte che adornano le pareti. Sono seguite le parole grate e soddisfatte del vescovo Marconi e del sindaco Pezzanesi. È stata quindi la volta di Zoltan Balog ministro ungherese per le risorse umane, giunto

a Tolentino per l’evento alla guida di una numerosa delegazione: «Un gesto che nasce dalle radici cristiane che legano il passato e il futuro dell’Europa». È stato quindi letto un messaggio alla comunità tolentinate del premier magiaro Orban che ha sottolineato come «le difficoltà della vita mettono a dura prova l’umanità e ci rafforzano, ma ci sono prove che da soli non riusciamo a superare, per questo siete un esempio di perseveranza». Il Maestro Carradori dopo aver ancora una volta tributato gratitudine all’Ungheria per il dono, ha sottolineato come il cantiere per la chiesa del Sacro Cuore sia stato finora l’unico aperto dopo il sisma nella città di san Nicola, testimoniando la gratitudine delle maestranze e delle aziende coinvolte. Sono stati quindi celebrati i Vespri solenni, officiati dal vescovo Giuseppe Sciacca, segretario in Vaticano del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica. Oltre a monsignor Marconi era presente anche il vescovo ungherese Lajos Varga, ausiliare di Vac. Alla fine del rito il vescovo Marconi ha scoperto una lapide in ricordo della donazione che ha consentito l’opera di recupero.

Pollenza, con il monastero delle clarisse la città ritrova il suo piccolo tesoro ioia per il paese di Pollenza ma anche per l’intera diocesi che ha potuto riaprire ai fedeli la chiesa del monastero San Giuseppe delle soG relle povere di Santa Chiara. Un «piccolo miracolino» come l’ha definito il vescovo, monsignor Nazzareno Marconi, durante la Messa che ha ufficializzato la riapertura, resa possibile dalle donazioni di tanti, della chiesa che è un vero gioiello incastonato nel centro storico. Sorta nel 1562 per volontà di un nobile che lasciò in eredità la propria villa a condizione che fosse trasformata in monastero, era stata danneggiata dal recente sisma, subendo anche il distacco della facciata. La comunità si è impegnata nella raccolta di fondi per conservare la presenza delle Clarisse, che risale alla fine del XIII secolo Ora la chiesa è riaperta, ma la maggior parte del monastero rimane inagibile e si dovranno attendere finanziamenti ben più sostanziosi. Nel frattempo, ha detto suor Eleonora, superiora del monastero, «speriamo che la gioia che viviamo noi oggi si possa estendere presto anche ad altre comunità». M. Natalia Marquesini

A un anno dall’avvio del piano di riorganizzazione della Chiesa locale si affacciano i primi germogli che confermano la bontà della via intrapresa

L’«unità» che fa crescere la diocesi DI

M. NATALIA MARQUESINI

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primi passi per le unità pastorali erano stati quelli che, all’inizio dell’anno giubilare della misericordia, avevano condotto i fedeli ad attraversare in comunione la soglia della porta santa diocesana. I cambiamenti culturali degli ultimi decenni ci mostrano una società in cui ci si sposta molto più liberamente e gli spazi e le distanze sembrano accorciate: se già il vescovo Luigi Conti, alla guida della diocesi di Macerata dal 1996 al 2006, parlava ai fedeli della possibilità di avere «una parrocchia di elezione», monsignor Marconi ha avviato con l’istituzione di 20 unità pastorali, un processo che vuole far crescere la vita comunitaria delle parrocchie, sollecitate a una sempre più proficua collaborazione per ottimizzare i servizi ed evitare doppioni o sovrapposizioni. Nella recente lettera scritta a più mani con la presidenza diocesana di Azione cattolica, il vescovo invita a superare i confini della parrocchia: «L’Unità pastorale ingloba nella sua dimensione più ampia scuole, supermercati, uffici: andrà incontro a tutti. Sarà possibile il confronto tra più preti, la missionarietà sarà più vissuta e con un maggior spazio di azione, ci saranno più realtà laicali impegnate». In che modo però le parrocchie possono avviare questo nuovo modo di collaborazione e come si stanno muovendo e strutturando le Unità pastorali (Up) in diocesi? In primo luogo sono stati designati per ogni Up un parroco chiamato a svolgere le funzioni di coordinatore e un sacerdote responsabile della catechesi, ed è stata spronata la nascita dei consigli pastorali di Up, desiderio del vescovo rimarcato anche nella lettera pastorale 2017/2018. In questi mesi monsignor Marconi sta incontrandoi singoli consigli pastorali di Up, per incoraggiarne il lavoro e conoscerne le difficoltà in vista di poter organizzare una vera e propria visita pastorale. Qualche segnale di questi cambiamenti comincia a farsi notare, come la scelta dell’Up maceratese che coinvolge le parrocchie di Santa Croce e dell’Immacolata nel realizzare un unico portale internet (www.immacolatasantacroce.it) dove le due realtà convidono in un unico spazio web. Altro esempio positivo è quello dell’unità pastorale che raggruppa le parrocchie di San Donato a Montefano e San Biagio in Montefiore di Recanati, che condividono la pagina Facebook «Unità pastorale 15 MC». Non mancano poi percorsi dedicati ai più piccoli come il catechismo o gli incontri organizzati per i giovani che spesso vengono proposti e programmati da catechisti e educatori delle diverse parrocchie in collaborazione stretta sviluppando un percorso comune. Sono processi spesso favoriti dalla presenza di sacerdoti destinati dalla curia non a una singola parrocchia ma come collaboratori delle Up. Tra

le iniziative che maggiormente coinvolgono le unità pastorali ci sono i percorsi dedicati ai fidanzati; ne è esempio il cammino che viene proposto a Treia, già avviato negli anni scorsi dall’ex vicaria e che vede coinvolte le up 19 (Treia, Passo di Treia e San Lorenzo) e 20 (Chiesanuova, Santa Maria in Selva, Grottaccia di Cingoli e Appignano). Per un’organicità maggiore è stato designato un coordinatore diocesano di tutte le up. L’incarico è attualmente gestito da don Franco Pranzetti che organizza incontri periodici con i parroci delle varie unità pastorali. In questo processo di riorganizzazione della Diocesi promosso dal Vescovo non manca chi, lasciandosi bonariamente contagiare da una punta di campanilismo, teme che la propria parrocchia ne esca fuori impoverita di qualche celebrazione, o sacerdote, e fa fatica a vedere in questo cammino un percorso di arricchimento; si tratta in realtà di cambiamenti quasi naturali dovuti anche alla realtà della società moderna e ai nuovi stili di vita. Un percorso che richiede tempi lunghi ma richiama ogni fedele a mettersi in discussione e che si è già dimostrato fruttuoso in altre diocesi italiane. Concludiamo quindi con l’incoraggiamento del vescovo Marconi: «Forse fare Unità Pastorale significa un po’ morire come parrocchietta, ma non spaventiamoci: prendiamoci tempo per farlo!»

Un momento di formazione per catechisti nell’Up 15

Consiglio pastorale, spazio e strumento per custodire la vita di fede DI FRANCESCO

GIACCHETTA

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a fede è senz’altro espressione del nostro desiderio di lasciarci condurre dallo Spirito anche per strade a noi sconosciute, ma non penso affatto che la fede narrata dal Vangelo si esaurisca nel credere dell’uomo a Dio, essa è rintracciabile anche nella direzione inversa: la volontà di Dio di affidarsi all’uomo. La Beata Vergine, icona della Chiesa, è descritta da papa Francesco così: «Maria è colei che sa trasformare una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza» (Evangelii gaudium, 286). Questa delicata immagine racchiude una verità ecclesiologica che va messa in luce: la Chiesa, come la Madre di Gesù, è colei alla quale il Padre affida il Figlio. È proprio questo ciò che stenta a venire alla luce nei nostri discorsi riguardo la fede: l’affidarsi di Dio alle donne e agli uomini. La Chiesa è la storica concretezza dell’instancabile fiducia che Dio ripone nel suo Popolo; sentirsene parte significa prolungare il nostro affidarci a Dio con la consapevolezza di quanto anch’Egli, pensando bene di noi, si consegni attraverso il Figlio alla nostra responsabilità. È questa la riflessione che mi ha attraversato quando mi

è stato chiesto di coordinare i lavori dell’unità pastorale “Immacolata–Santa Croce”. Non mi sono domandato se avevo le carte in regola per farlo (e infatti sapevo già di non averle), ma ho lasciato che il sorridente affidarsi di Dio alla mia sollecitudine mi attraversasse il cuore e mi riempisse di gioia fino a scacciare ogni timore. Forse è questa l’esperienza racchiusa nel Magnificat! Con questa consapevolezza mi sono incamminato a fianco di molti altri e insieme abbiamo avviato la costruzione della nostra unità pastorale: preghiera, riflessione e... convivialità hanno accompagnato i nostri lavori. Innanzitutto ci siamo liberati la mente dal pensare l’unità pastorale come una strategia meramente organizzativa; essa è piuttosto un’esperienza di comunione ecclesiale che risponde a mutate esigenze storiche, ma anche un sincero desiderio di riforma o, come direbbe papa Giovanni XXIII, di “aggiornamento” del territorio delle parrocchie coinvolte. Il Vaticano II ha infatti promosso il rinnovamento della liturgia, del collegio episcopale e, parzialmente, della catechesi, ma ha lasciato immutate la curia romana, i seminari e la parrocchia. Sulla prima papa Francesco ha appena messo mano, sui secondi sono in corso alcune esperienze innovatrici, circa la terza, il ten-

tativo di costruire unità pastorali potrebbe rivelarsi capace di portare dei frutti duraturi. In secondo luogo abbiamo costituito il Consiglio di unità pastorale pensandolo non come uno spazio di rappresentanza dove ciascuno, facendosi portatore delle esigenze particolari del gruppo o movimento di appartenenza, compie un’azione di negoziazione, ma un luogo dove si impara a custodire la vita di fede di ciascuna persona presente in tutto il territorio parrocchiale, anche di quelle che solitamente vivono la loro relazione con Dio lontano dai consueti appuntamenti della parrocchia: non si deve mai far coincidere il Popolo di Dio con i collaboratori pastorali! Oggi, sono diversi i fronti aperti su cui si sta lavorando: la creazione e la crescita del sito web per intercettare una comunicazione giovane del Vangelo, il rafforzamento d’una pastorale culturale diversificata e attenta alle diverse sensibilità sociali e generazionali, la costruzione di una catechesi per i giovani che possa contare sulla sinergia delle parrocchie coinvolte, ma soprattutto la creazione d’un punto di ascolto che, in sintonia con la Caritas diocesana, sappia offrire risposte a chi è solo o a chi vive ai margini: il Dio che viene a noi affidandosi, si avvicina con il volto dei più poveri.

Don Egidio Pietrella abbracciato dalla Misericordia Rettore fino a poco tempo fa della basilica della Madonna della Misericordia, si è spento a 81 anni. Era stato un docente DI

PIO PESARESI

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n’altra vita sacerdotale intensa, ricca di fedeltà e di esemplare impegno, si è conclusa nella nostra diocesi, la vita terrena di monsignor Egidio Pietrella, già rettore della Basilica della Madonna della Misericordia. Nato nella parrocchia dei SS. Lorenzo e Ilario di Colbuccaro, Corridonia, diocesi di Fermo l’1 settembre 1936, nel 1947 entra nel Seminario diocesano di Macerata, dove compìe la sua formazione

spirituale e culturale, prima frequentando il ginnasio–liceo nella sede di Piazza Strambi, e conseguendo la maturità classica presso il Liceo Statale, poi frequentando gli studi teologici presso lo stesso seminario nella nuova sede di via Cincinelli (l’attuale Casa San Giuliano). Il 2 aprile 1960 riceve l’ordinazione sacerdotale dal vescovo diocesano Silvio Cassulo. Dal ’60 al ’63 sarà vice–parroco ad Urbisaglia e nel frattempo conseguirà la laurea in Lettere all’Università di Macerata. Dal ’63 al ’67 è vicerettore e insegnante al Seminario vescovile di Macerata e insegnante di religione presso il locale Istituto magistrale S. Giuseppe Dal ’67 al’69 sarà vicerettore della teologia e insegnante presso il Seminario Regionale di Fano. Fruitore di una borsa di studio, nel ’69 si

recherà a Torino e mentre svolge l’ufficio di viceparroco presso la parrocchia della Madonna del Carmine, è borsista– ricercatore in Letteratura cristiana antica e Filologia classica presso l’Università di Torino e consegue la specializzazione in Storia delle origini cristiane all’Università Cattolica di Milano. Nella stesso tempo sarà per cinque anni insegnante di Lettere nel Liceo scientifico presso l’Istituto parificato “Faà di Bruno” di Torino. Ritornato a Macerata nel 1977, mentre per svolge il compito di viceparroco presso la parrocchia di S.Maria

della Pace, fondando anche una fiorente associazione Scout tuttora esistente, per due anni sarà insegnante di Lettere presso il Liceo scientifico di Recanati; per sei presso l’Istituto Magistrale “Costanza Varano” di Camerino e per altri due presso il Liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Tolentino. Per quattro anni insegnerà anche Patrologia presso il Seminario Pio XI di Fano. Nell’ 87 viene nominato parroco di S.Maria delle Grazie a Tolentino e nello stesso tempo, fino al pensionamento, insegna Lettere presso il locale Liceo scientifico.

Nel 2001 viene richiamato dal vescovo a Macerata dove svolgerà vari compiti: moderatore delle comunità dei neopresbiteri, responsabile del Centro studi diocesano padre Matteo Ricci; collaboratore nella parrocchia della S. Madre di Dio e per tre anni anche vicario pastorale della Vicaria di Macerata. Di don Egidio, uomo di cultura, possediamo anche diverse pubblicazioni in collaborazione a varie riviste di storia, letteratura e antichità Cristiane, in particolare su san Gregorio di Nissa, suo amore particolare, interesse che lo aveva portato più volte anche in Germania e Olanda per approfondirne la figura. Nel 2009 è nominato Rettore della Basilica della Madonna della Misericordia e vi resta fino a che la salute glielo consente. Nell’ultimo anno il tumore che sembrava debellato si ripresenta e la vita di don Egidio diventa un calvario, da lui affrontato con ammirevole serenità e con la corona del rosario fra le mani. Si spegne il 4 dicembre, all’età di 81 anni.


Martedì 19 dicembre 2017

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Il vescovo e l’Ac: lettera su parrocchie e politica DI FRANCESCO

GARBUGLIA *

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dicembre 2017, l’Ac di Macerata riceve un regalo inaspettato. Viene divulgata una “Lettera all’Ac”, firmata dal vescovo, dalla Presidenza e dal Consiglio diocesani. Si tratta di un testo intenso, dai contenuti alti e provocatori. Nasce su iniziativa di monsignor Marconi, che sollecita l’Ac chiedendole di prendere a cuore con urgenza l’annuncio del Regno di Dio per «fare nuove tutte le cose». Ci si chiede di adottare uno sguardo coraggioso e deciso verso il futuro, e il vescovo vi si mette in gioco, fiducioso che l’Ac possa essere all’altzza della sfida. La lettera è stata scritta a più mani: la bozza iniziale è del vescovo, sono seguite discussioni con la Presidenza, momenti di ascolto e di discernimento. Il testo finale mantiene una forma aperta e positivamente interrogativa. Il pensiero, la preghiera si fanno perle da

cui partire. Si parla di un futuro con i piedi per terra e gli occhi al cielo. Ci si chiede di non rifugiarsi in un’Ac calda e accogliente, ma di vivere fiduciosi che la fragilità sperimentata sia la strada per riempire di senso il presente. Nella lettera si respira un’aria autenticamente conciliare. E anche i giovani sognano una Chiesa così, che dà dignità al pensiero e alla vita dei laici. Nel testo ci si interroga sulle parole che il Papa ha rivolto all’Ac in occasione dei 150 anni dalla fondazione, il 30 aprile 2017, senza sconti, disposti ad abbandonare ogni sovrastruttura. Ci si chiede che cosa significhi ripartire dalle parrocchie e mettersi in politica con la P maiuscola. Sogniamo una parrocchia aperta e missionaria, allargata, in cui i laici siano disposti a far fruttare le personali inclinazioni senza cedere al clericalismo. Politica con la maiuscola si fa in primo luogo con la competenza tanto umana

Macerata per padre Ricci

quanto professionale e di fede, che si forma con lo studio e con la collaborazione di giovani e amici che mettono i valori e il servizio prima delle voglie e delle passioni, e per questo si differenziano da lobby e gruppi di potere. La politica fatta a partire da un libro fa parte delle ideologie ottocentesche, ma «la realtà è più importante dell’idea» (EG 231–233). Da dove partire smettendola di lamentarsi e coinvolgendosi in scelte che cambino il mondo in cui viviamo? L’Ac, palestra di democrazia, può costruire spazi in cui si studino e si ascoltino i problemi della città. I giovani possono elaborare un pensiero nuovo e libero, hanno solo bisogno di qualcuno che creda in loro. Si tratta di una politica che riparte dal basso, e per questo potrebbe, un giorno, mettere la maiuscola davanti. Siamo grati a Dio e al nostro pastore per questo atto di fiducia. * presidente diocesano Ac

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TIZIANA TIBERI

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acerata città di padre Matteo Ricci»: un cartello all’ingresso della città ricorderà a tutti la figura del grande gesuita. Il progetto è stato confermato dal vice sindaco e assessore alla cultura di Macerata Stefania Monteverde con la risposta a un’interrogazione presentata dalla consigliera del Pd e presidente del consiglio delle Donne, Ninfa Contigiani. «Nel corso dei lavori sul dossier Macerata Estroversa, per la candidatura a capitale italiana della cultura 2020, ci sono vari segmenti dedicati proprio a padre Matteo Ricci – ha spiegato l’assessore Monteverde –. Il progetto centrato sullo sviluppo culturale della città guarda infatti a Oriente e riconosce proprio in padre Matteo Ricci un modello di riferimento». Nel 2018 ci saranno incontri per approfondire questo percorso e si pensa al 10 maggio, anniversario della morte del gesuita avvenuta nel 1610, quale giornata in cui ufficializzare l’intitolazione della città.

Post sisma, dare voce a chi non si arrende Sarà trasmessa su EmmeTv Canale 89 la rubrica «Terra ferma» dedicata alle associazioni nate dopo il terremoto

Uno scatto concesso da «Adotta una stalla»

«Adotta una stalla» Grazie all’impegno e alla solidarietà innescati a Sant’Elpidio a Mare sono stati consegnati agli allevatori colpiti dal sisma diversi box per ospitare il bestiame. Negli studi di EmmeTv i promotori hanno raccontato come «nella fase di emergenza ci siamo impegnati per portare agli allevatori fieno per gli animali. Poi abbiamo montato 13 box: a Visso per Lamberto un anziano allevatore, uno a Valfornace, uno a

Bolognola...; inoltre abbiamo acquistato un garage per un abitante di Fiastra e da ultimo una stalla in legno ancora a Valfornace. Stiamo ora iniziando una raccolta fondi per altre due stalle che vorremo fare ad Amandola e a Bolognola». Per gli allevatori restano problemi come: «la distruzione dei laboratori con una perdita economica pesante; lo spostamento della gente sulla costa ha fatto crollare le vendite di carne e tanti sperimentano un forte senso di abbandono». (C.V.)

DI

MILENA PORFIRI E CHIARA VIRGILI

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all’esperienza di stage presso la redazione di EmmeTv, è scaturita la possibilità di sviluppare un progetto per dar voce alle associazioni che lavorano in prima linea per la rinascita dei luoghi colpiti dal terremoto dello scorso anno. Grazie a un lavoro sinergico di tutta la redazione è così nata «Terra ferma – testimoni del sisma», una piccola rubrica, che andrà in onda sul canale 89 nei prossimi giorni. La scelta del nome, nettamente in contrasto con lo scuotimento del terremoto, interpreta la situazione che stiamo vivendo e costituisce il fulcro del progetto: ferma perché le scosse sembrano essersi placate ma con loro anche l’interesse delle istituzioni; ferma come la volontà delle popolazioni che non si sono arrese e continuano a lavorare e lottare quotidianamente per risollevare i territori, le comunità e l’economia profondamente feriti dal sisma. Molte delle associazioni contattate si sono rese subito disponibili, anche dovendo spesso percorrere non pochi chilometri, per regalare una piccola testimonianza del lavoro svolto durante questo lungo anno. L’impegno da loro profuso per aiutare le persone è stato alimentato dalla volontà di non fermarsi all’emergenza ma di continuare con l’intento di non lasciar disgregarsi le strutture economiche e sociali, nonché dal desiderio di poter rivedere un giorno i borghi e le città ricostruite e ripopolate. Durante le interviste spesso il lato emotivo delle esperienze personali è emerso a ricordarci che il terremoto può portare via tutto in un solo secondo ma non può sottrarci la grinta e la speranza di un nuovo futuro. La prima associazione intervistata in studio

giovani. Ad Avenale un incontro di amicizia e ricarica spirituale In 60 si troveranno dal 27 al 30 dicembre per riflettere, pregare e confrontarsi Il tema è «Maestro, dove abiti?» DI

GIACOMO POMPEI

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li esercizi spirituali per giovani rappresentano ormai un appuntamento tradizionale e molto atteso da quanti hanno negli anni imparato ad apprezzarli, vivendoli come coronamento del

cammino natalizio. Così anche quest’anno, dal 27 al 30 dicembre, circa 60 giovani della nostra diocesi, nell’età delle scuole superiori, avranno l’occasione di vivere tre giorni di riflessione, preghiera e crescita spirituale nella parrocchia di Sant’Elena, ad Avenale di Cingoli. L’esperienza è promossa e costruita dagli educatori, i responsabili e i sacerdoti del coordinamento dell’Azione cattolica giovani diocesana, i quali organizzano la tre giorni pensata in continuità ideale con il campo estivo

proposto alla stessa fascia di età. L’appuntamento non rimane però appannaggio esclusivo di chi ha partecipato al campo estivo ma allarga l’invito alla partecipazione a tutti i ragazzi e le ragazze che vogliono avere un’occasione per accostarsi al Signore e conoscerlo in un ambiente e con una compagnia che favorisca il raccoglimento e la riflessione, in un clima di amicizia e allegria. «Maestro, dove abiti?» è il tema scelto che fungerà da filo rosso per le riflessioni e che si integra nel cammino che tutta la Chiesa sta compiendo in preparazione al prossimo Sinodo per i giovani che si svolgerà a Roma

è stata «Ricostruiamo San Placido», Rita Lebboroni e Sandra Tarducci hanno messo in luce le peculiarità di questa piccola frazione di Ussita e come, grazie al forte il legame affettivo verso il borgo, si stiano battendo per riportarlo al suo vecchio splendore. L’associazione, oltre ad aver creato un legame fra i proprietari delle abitazioni (completamente inagibili), punta a essere un tramite tra essi e le amministrazioni e a costituirsi insieme alle circostanti frazioni, in una consulta. Da Camerino è partita invece «La terra trema noi no». Diego Camillozzi e Sante Elisei hanno raccontato come è nata l’associazione «da un gruppo Facebook con la volontà di organizzare una manifestazione a Roma, dove siamo stati ricevuti dalle più alte cariche dello Stato e abbiamo illustrato i problemi che affrontiamo». Hanno raccontato del desiderio di costruire una struttura per an-

ziani a Castelraimondo dalle caratteristiche ecosostenibili e che si caratterizzerà per l’integrazione tra anziani e bambini. L’architetto Fulvio Santoni e Ludvina Cinti hanno sottolineato inoltre l’importanza delle reti di solidarietà per la riuscita del progetto, che è stato pensato come attuabile attraverso fondi privati di beneficienza. A Sant’Elpidio a Mare, un gruppo di ragazzi spinti dalla voglia di aiutare chi era in difficoltà, ha invece costituito l’associazione «Adotta una stalla» e in studio Andrea Ponticello e Rossano Orsili hanno spiegato, come si intende dal nome, che il loro obiettivo principale è il sostegno agli allevatori che dopo il sisma si sono trovati di fronte a gravi problematiche (vedi anche box a fianco). Non solo associazioni ma anche reti di persone che si sono messe insieme per collaborare alla ricostruzione. «Terre in moto»

risollevarsi L’«Associazione 108» Ospiti nello studio di EmmeTv per la rubrica «Terra ferma», alcuni rappresentanti dell’associazione, composta principalmente da genitori, hanno raccontato com’è stato scelto il nome: «108 era il numero della roulotte dove ci ritrovavamo dopo il sisma per cui è diventato il simbolo di una comunità costretta a ritrovarsi intorno a una casa mobile, che in quel momento era il simbolo dell’emergenza. Ci eravamo già costituiti in comitato dopo le scosse

nell’ottobre del prossimo anno. Si cercherà infatti attraverso i momenti di formazione, riflessione e condivisione di affrontare i tre verbi legati al discernimento, cioè alla ricerca della propria strada, e indicati nel documento preparatorio dello stesso Sinodo: riconoscere, interpretare, scegliere. Si cercherà di fare in modo che chi partecipa venga guidato dalla Parola di Dio, dalla preghiera comune e dall’amicizia che sempre accompagna questi giorni di particolare ricchezza per i ragazzi. Proprio nel segno di questa amicizia, desideriamo incontrare e far incontrare il Signore Gesù.

dell’agosto 2016, perché ritenevamo che la scuola dei nostri figli fosse in un edificio vulnerabile: non volevamo far ritornare i bambini in un luogo pericoloso, così abbiamo cercato soluzioni alternative. Forte il sostegno ricevuto da tutta Italia, «come gli Apini, le associazioni emiliane “Vola nel cuore” e “Sorriso”, l’associazione “Tambaba” di Bologna, gli Angeli di Grosseto, il comune di Cassano d’Adda nella figura di Chiara Manzoni e il sostegno continuo degli “Angeli di San Giuliano”». (M.P)

con l’imprenditrice Emanuela Leli di Ussita, che ha un’attività commerciale a San Lorenzo di Fiastra, ha raccontato l’impegno per la ripartenza economica e turistica dei paesi di montagna; essendo un’imprenditrice ha affrontato in prima persona le difficoltà che si sono create dopo il terremoto e ha testimoniato come la gente non si sia arresa ma anzi si sia rimessa in gioco per poter ricominciare. L’avvocato Bruno Pettinari di «Officina 2630» di Camerino, associazione nata per dare aiuto in ambito legale, ha focalizzato l’attenzione sulla questione legalità nella ricostruzione, dimensione essenziale per ridare strutture e abitazioni a norma alle popolazioni. «Ricostruiamo Fiastra» è un’associazione partita nel paese omonimo. A noi ne hanno parlato Roberta Carnevali e Caterina Belli. Il gruppo formatosi il 28 novembre 2016 ha avviato varie iniziative tra le quali a un anno dal terremoto “Buio–luce”: quattro giorni di convegni e confronti di esperienze. Lo scopo principale dell’associazione è quello di alimentare il legame e il rapporto tra i cittadini e le istituzioni. Infine l’«Associazione 108. Una scuola per la vita» formata da mamme e papà di San Severino preoccupati di dare una scuola sicura ai propri figli e a tutti i bambini presenti nel territorio (vedi box in basso). La rubrica ha aperto la possibilità di un confronto con queste comunità capaci di cose eccezionali, che si adoperano per riportare alla vita luoghi in cui per ora si respira solo un forte senso di abbandono e di paura profonda per futuro incerto, nella speranza di dare una nuova linfa vitale alla difficile ma possibile rinascita dell’entroterra maceratese.

adesione. Unitalsi, a Piediripa tre gruppi per una festa unica DI FRANCO PRANZETTI

er tradizione la festa di adesione P dell’Unitalsi di Macerata si svolge la prima domenica di Avvento. Quest’an-

Per la prima volta assieme Macerata, Tolentino e Recanati. All’orizzonte la speranza della fusione dei gruppi in un’unica sottosezione diocesana

no però la ricorrenza assumeva un valore tutto particolare, dato che era la prima volta che riuscivamo a viverla assieme anche alle sottosezioni di Recanati e Tolentino, e per poter avere con noi il vescovo Marconi, l’abbiamo posticipata di una settimana. Ne è valsa la pena: l’incontro è stato davvero bello. Ci siamo sentiti una associazione più vera, più completa. Ci siamo sentiti uniti nella celebrazione e nel momento conviviale, dove abbiamo potuto conoscerci meglio. In prospettiva ci ripromettiamo di condividere più iniziative. Fra due anni eleggeremo i nuovi responsabili e speriamo che

il cammino di preparazione ponga le basi per una futura fusione in un’unica sottosezione. Vedremo se sarà possibile, assecondando così il desiderio che è sia dell’associazione sia del nostro vescovo. Iniziative comuni e anche un’eventuale fusione sono pienamente coerenti col rinnovamento pastorale che ha portato alla creazione delle Unità pastorali. A noi che ci prendiamo cura dei malati o diversamente abili il compito di guardare lontano, con sguardo limpido, andando oltre l’individualismo che permea la nostra società. Ci aiuterà a rafforzare e vivacizzare la nostra opera; sarà un segno di una più profonda comunione tra noi, con i fratelli cui prestiamo attenzione, con la comunità, con la Chiesa diocesana. A tutti gli amici di questa associazione l’invito a non avere paura di affrontare questo piccolo rinnovamento che ci darà anche una spinta a inventare, rivedere, scoprire il nuovo cammino propostoci dal Signore. Maria Immacolata ci protegga, ci benedica e ci accompagni.


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