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Settembre 2017 - Emmaus e Avvenire

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dopo sisma Una mano alla comunità

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a Chiesa locale ha avuto la Cattedrale e tantissime altre chiese L gravemente ferite dalle scosse di a-

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

gosto e ottobre 2016, ed è impegnata nell’aiuto a quanti sono stati colpiti. Chi desidera contribuire sostenendo la diocesi, può farlo effettuando un bonifico a: Diocesi di Macerata– Tolentino–Recanati–Cingoli–Treia Causale: Offerta pro terremoto Iban: IT61Q0605513401000000011753

A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567 e-mail: redazione@emmetv.it facebook: emmetvmacerata twitter: emmetvmacerata

MACERATA

Martedì, 19 settembre 2017

Con l’assemblea del 24 settembre nell’Aula sinodale prende il via un anno dedicato all’evangelizzazione, che fa seguito ai mesi durante i quali si è riflettuto sulla carità

«Annunciatelo dai tetti» La diffusa crisi di speranza è conseguenza dell’indebolimento della fede; il mondo adulto crede poco e fatica a trasmettere il messaggio di Gesù ai giovani DI

La Basilica nel giorno della festa

A San Nicola nessuna «crepa» nella devozione

NAZZARENO MARCONI *

C

on il 24 settembre e l’Assemblea Diocesana che vivremo nell’Aula Sinodale quella domenica pomeriggio ripartirà l’Anno Pastorale. La Chiesa è apostolica, cioè si fonda sul ruolo degli apostoli di Gesù e dei vescovi loro successori. Ogni vescovo è così segno di unità di tutta la diocesi e primo animatore del cammino di fede dei cristiani. In una Chiesa che vuol procedere in maniera sinodale, come un coro che canta in accordo, è necessario un direttore che dia la nota e il ritmo: questo è il ruolo dell’apostolo. Per questo all’inizio dell’anno pastorale il vescovo indirizza alla sua Chiesa diocesana una Lettera pastorale, che inciti al cammino e dia le coordinate fondamentali, anche per mantenerci in sintonia con tutta la Chiesa universale. In un cammino triennale, iniziato lo scorso anno con la riflessione comune sul tema della Carità, è giunto il tempo di iniziare a mettere in pratica le scelte comuni che la riflessione di un anno ci ha chiarito. Per questo continuando a rafforzare le Unità Pastorali, ci dovremo impegnare a creare dei punti Caritas in ogni Unità Pastorale. Per migliorare un’azione caritativa fatta sia con la testa che con il cuore, soprattutto coinvolgendo ed integrando sempre più la partecipazione dei giovani. Mentre si opera e si dà concretezza alle riflessioni passate, si deve però continuare a pensare e progettare per il futuro. Per questo la Lettera Pastorale di quest’anno si intitola “Annunciatelo dai tetti” e fa riferimento al compito primario che Gesù ha dato alla sua Chiesa: trasmettere la fede di generazione in generazione.

DI

È

Codex Purpureo di Rossano (Cs), parabola del Samaritano

Gesù aveva una passione per l’evangelizzazione e la catechesi che dovrebbe contagiarci. Eppure nel mondo di oggi i cristiani sembrano spesso vergognarsi di testimoniare la fede e di annunciare i contenuti fondamentali del Vangelo in cui dicono di credere. Certamente oggi parlare di cose come: Dio, il Vangelo, la famiglia, il dono della vita, l’amore fedele, la vita eterna, la Provvidenza divina che guida la storia, non rende popolari, anzi fa etichettare come retrogradi e strani. Eppure tanti segnali dimostrano come il nostro mondo abbia proprio bisogno di un nuovo annuncio della fede e dell’offerta di cammini di approfondimento delle buone ragioni per cui crediamo alla parola di Gesù. La catechesi cristiana insegna che le tre virtù teologali: fede, speranza e carità, sono così profondamente legate che se una di esse si indebolisce anche le altre si incrinano. Pochi potrebbero negare il fatto preoccupante che nella nostra società diventa sempre più fragile la speranza: quella positiva apertura di

fiducia verso l’altro e verso il futuro su cui si fonda la convivenza sociale e ogni collaborazione, anche economica. Così è in crisi la carità: il dono di un amore gratuito e generoso verso chi è nel bisogno, altrettanto fondamentale per la crescita della civiltà. Un mondo unito e pacifico non si può fondare sull’egoismo che disgrega e fomenta le guerre. La radice di questa crisi di speranza e carità, noi cristiani lo sappiamo con certezza, è dovuta all’indebolimento della fede, ad un mondo adulto che crede poco e fatica a trasmettere la fede alle nuove generazioni. Come fare? Questo è l’interrogativo che lancia la nuova Lettera Pastorale: “Annunciatelo dai tetti”. Non si limita però a proporre la domanda, ma presenta delle vie di risposta, alla luce della esperienza e dell’insegnamento della Chiesa. In modo particolare guardando alla nostra realtà diocesana ed al nostro modo di evangelizzare e fare catechesi, con le sue luci e le sue ombre, i modelli da imitare e gli errori da evitare. E’ il mio contributo all’inizio di un

incontro di apertura Invitati clero e laici omenica 24 settembre, dalle 16 alle 18, presso l’Aula sinodale anD nessa alla Domus San Giuliano di Macerata, si svolgerà l’incontro di apertura dell’Anno pastorale 2017–2018. Il tema prescelto è: «Annunciatelo dai tetti! (Mt 10,27» , declinato in «Chiesa sinodale e ministeriale che vive e annuncia il Vangelo». Sono invitati tutti i sacerdoti, le religiose, i religiosi e gli operatori pastorali. Chi lo desidera potrà seguire l’evento su EmmeTv Canale 89 e in diretta streaming sul canale YouTube della diocesi.

cammino di Chiesa che deve portarci avanti con fiducia. Annunciamolo dai tetti e non solo dentro le sacrestie questo Vangelo che salva il mondo. * vescovo

custodia del Creato

Marche, con TgEmme sul canale 89 del Dt diventa quotidiano l’appuntamento con l’informazione

1 ottobre. Pellegrini per ridare valore alla Terra e ai fratelli DI

ELISA MERLINI

«C

erto, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo (Gen. 28, 16) Viaggiatori sulla terra di Dio»: questo il titolo scelto quest’anno dalla Cei per la 12ª Giornata per la Custodia del Creato che in diocesi sarà celebrata il 1° ottobre 2017 a Treia. Una giornata, un tempo, per aprire il nostro sguardo sulla Terra, nostra sorella, sottoposta a violente depredazioni «a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei» (LS 2). Nel 2017, proposto alla comunità internazionale come anno del turismo sostenibile, il Messaggio invita a fare come Gesù, «Lo stesso – lo ricorda ancora la Laudato Si’ – viene presentato come viaggiatore, in cammino sulle strade della Palestina per l’annuncio del Regno, ma anche attento a “contemplare la bellezza seminata dal Padre suo” e pronto ad invitare i discepoli a cogliere nelle cose un messaggio divino» (LS 97) (Sussidio). La giornata diocesana ci vedrà pellegrini in una terra ancora segnata dal terremoto che ha trasformato i nostri paesaggi e le nostre comunità. Il ritrovo è per le ore 14:30 al santuario del Santissimo Crocifisso di Treia per trasferirci con dei pulmini alla chiesa di San Lorenzo. All’inizio rifletteremo sul senso del pellegrinaggio, ascoltando ragazzi e adulti che questa estate hanno percorso il cammino di Santiago di Compostela. Da pellegrini cammineremo «verso un luogo significativo della tradizione religiosa, per rinvigorire la sua spiritualità attraverso un contatto quasi fisico con le fonti della fede»: il santuario del SS. Crocifisso di Treia. Dopo l’accoglienza, vivremo un momento di dialogo interreligioso grazie alla presenza del pastore Luis Giuliani della Chiesa Evangelica Battista e ascolteremo delle testimonianze di giovani, missionari e agricoltori che racconteranno la bellezza delle terre incontrate, il senso del viaggio come pellegrinaggio e la scoperta di una pianeta che è dono di Dio.

GABRIELE PEDICINO *

Dall’11 settembre va in onda il TgEmme, il telegiornale di EmmeTv, nuova emittente regionale delle Marche, visibile sul canale 89 del digitale terrestre. Al palinsesto, ricco di contenuti legati al territorio, si aggiunge così l’appuntamento informativo con il tg serale, in onda dal lunedì al venerdì, a partire dalle 19.40 (edizione principale), con tre repliche. Il notiziario intende offrire sintesi e approfondimento sui principali fatti del giorno. L’obiettivo è informare con titoli, servizi, interviste, news e commenti che danno voce al territorio. Il flusso quotidiano di notizie viene gestito

dalla redazione attraverso due canali: l’emittente televisiva, visibile in tutte le Marche, e il quotidiano on–line di emmetv, che ingloba l’esperienza di Emmaus, attraverso l’opera di giornalisti che operano su entrambe le piattaforme. La linea editoriale del gruppo nasce da un progetto

di rinnovamento e integrazione dei media diocesani, sviluppato in collaborazione con l’Ufficio Nazionale della Cei per le Comunicazioni Sociali, un’esperienza che costituisce un prototipo seguito anche da altre diocesi italiane. Tiziana Tiberi

la tredicesima volta che vivo le feste di San Nicola come membro della comunità agostiniana che ne custodisce le reliquie, ma ho dovuto attendere quest’anno, l’anno in cui si è senza la nostra meravigliosa basilica, la suggestiva cappella delle Sante Braccia, l’elegante Cripta, l’artistico Cappellone giottesco e il magnifico chiostro quattrocentesco per giungere a testare veramente la devozione per San Nicola, concludendo, al termine di queste feste, che non è stata per nulla scalfita dalla terribile esperienza del terremoto. Questo, anzi, sembra aver aperto non solo ferite nelle nostre case e nei nostri cuori ma anche feritoie da cui, se uno accetta l’assurdo e doloroso momento come scuola da cui imparare, è possibile ricevere luce, grazia e forza per una vera trasformazione della vita. Certo è che la fatica c’è stata e non poca! In questi mesi e anche in questi ultimi giorni di Festa. Non avere lo spazio per accogliere tutti; vedere persone che durante le Celebrazioni sotto un violento acquazzone come quello del 10 settembre, non avendo posto all’interno sono state sotto la pioggia o costrette ad abbandonare la Messa per tentare la fortuna più tardi, è un colpo al cuore! Vedere il Santo “terremotato” in un garage – per quanto imbellettato e camuffato, ma sempre garage – non ha lasciato indifferenti i tolentinati e non solo loro! Ho visto lacrime sul volto in modo particolare la sera dell’8 settembre, occasione in cui, ricordando il Viatico di San Nicola al termine dell’Eucaristia, abbiamo realizzato una piccola processione verso la piazza dinanzi alla Basilica e lì per la prima volta, pur rimanendo fuori, i fedeli hanno potuto rimirare la Basilica a porte aperte e intravedere il nostro caro Santuario. Per il resto tutto è scorso, come ormai ci siamo abituati a vivere in questo ultimo anno, nella provvisorietà e precarietà di chi sa trasformare il portico di una casa mobile in confessionale, il giardino del convento in un oratorio, un dormitorio in cappella, la Sala medievale in un locale per far organizzare ai giovani la Pesca per raccogliere fondi per le loro attività. Questa esperienza ci ha sicuramente ridimensionati ma non scoraggiati! Come ogni evento della nostra vita possiamo scegliere di leggerlo come un semplice inconveniente o come una possibile opportunità, la nostra comunità agostiniana e tanti devoti e pellegrini hanno voluto cogliervi un’opportunità e così il nostro amico San Nicola non ha mancato di elargire i suoi favori! * religioso Agostiniano

Lampedusa. Quella porta d’Europa ora ridotta a un pertugio DI

GIANCARLO CARTECHINI

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ono le cinque del mattino. Non riesco a dormire per via del caldo. Così decido di alzarmi per attendere l’alba. Fuori c’è una umidità che gocciola ovunque e diffonde un profumo inebriante. Salgo sopra il tetto della casa. Il cielo è ancora scuro. Solo un chiarore sottile, verso levante. Poco lontano ci sono le coste della Tunisia. Lampedusa, propaggine d’Africa, avamposto d’Europa. Eccomi, dunque, nel cuore in affanno del Mediterraneo. Qui nessuno parla del dramma dei migranti, forse per una sorta di pudore o forse chissà, per una comprensibile voglia di normalità. Dove si nasconde la generosità dei lampedusani che hanno aperto le porte delle loro case per sfamare gli stranieri? Nel Medioevo esisteva a Lampedusa un antico eremitaggio di origini islamica condiviso da cristiani e musulmani. Ecco, la

vocazione alla fratellanza viene da lontano. Alla fine della strada principale del paese, si trova la sede dell’associazione culturale Archivio Storico di Lampedusa: un po’ libreria, un po’ museo. Entro, e mi avvicino ad un uomo cortese, di poche parole. Dove sono i richiedenti asilo? – chiedo con discrezione. Attualmente, risponde, ce ne sono solo una cinquantina, ospitati nel centro di accoglienza al centro dell’isola. Oramai non ci sono più sbarchi. Il confine si è spostato, li vanno a prendere vicino alle coste libiche e li smistano altrove. Non dice altro, e io non insisto. Un libro del giornalista Davide Camarrone, “Lampaduza”, mette in risalto un altro lato della medaglia. Descrive l’isola come un concentrato dei problemi italiani,

dalle continue emergenze allo sviluppo sregolato, figlio dell’abusivismo. Bellezza e speculazioni, generosità accogliente e indifferenza verso i beni pubblici, lo stesso contrasto vitale e sciagurato di tante realtà del nostro sud. Eppure ci sono dei luoghi che non è possibile visitare senza commuoversi. All’interno della chiesa di San Gerlando si trova il “Crocifisso del Mediterraneo”, donato da Raul Castro a Papa Francesco, e da questi consegnato alla comunità di Lampedusa. La croce è realizzata con dei remi tenuti insieme da corde. Ha la stessa forza evocativa della “Croce dei dolori del mondo” che si trova all’Arsenale della Pace a Torino. Entro in chiesa mentre è in corso una celebrazione. C’è un clima di profondo raccoglimento. E quel crocifisso,

Un concentrato dei problemi italiani: dalle continue emergenze allo sviluppo sregolato

un braccio alzato a chiedere aiuto… Esco alla luce del tramonto. Una luce che a queste latitudini riesce a trasformare anche una crosta di intonaco sporco in fiammate di colore puro, fino a quando l’incendio del cielo si spegne, e cala improvvisa la notte. Vicino ad un bunker diroccato, nella punta più meridionale dell’isola, si trova un altro dei luoghi simbolo di Lampedusa: la Porta d’Europa. Un grande arco quadrato, eretto proprio di fronte alle coste libiche. Se tendi bene l’orecchio, puoi ascoltare le voci di chi non ce l’ha fatta, le grida dei morti annegati e dei migranti bloccati nei campi profughi dall’altra parte del mare. Sotto questa Porta ho sostato a lungo, e in silenzio, con lo stesso stato d’animo di un fuggitivo. Ho supplicato al vento di cambiare quadrante, e di disperdere lontano la cattiveria senza vergogna che ci sta lentamente soffocando.


Martedì 19 settembre 2017

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Calcio: per la Maceratese è suonato il «de profundis» DI

ENRICO MARIA SCATTOLINI

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uesta è la triste storia di una centenaria società di calcio che ha impiegato quasi mezzo secolo per agguantare il professionismo e poi se l’è giocato in soli due anni. Con un crollo talmente vertiginoso da essere addirittura cancellata dal proscenio del calcio italiano. È accaduto alla “Ss. Maceratese 1922”. Prima balzata agli onori della cronaca per la strepitosa promozione, ottenuta nel 2014, a conclusione di un Campionato Nazionale Dilettanti senza l’ombra di una sconfitta e, l’anno dopo, in Lega Pro, in conseguenza dei playoff per la Serie B disputati, anche se finiti male, con il Pisa di Gennaro Gattuso.

Ma poi, nell’annus horribilis 2017, precipitata in fondo agli scalini dei tornei federali. Anzi, peggio ancora, fuori dalla comunità calcistica italiana per la mancata iscrizione alla Terza categoria. In mezzo una stagione propedeutica dei successivi guai. Orgogliosa sotto il profilo agonistico per la salvezza raggiunta dai giocatori di Federico Giunti (ora al Perugia, in Serie B, e successore di Cristian Bucchi, attualmente in Serie A con il Sassuolo) nonostante i magri stipendi nel frattempo percepiti, ma devastante sul piano economico–finanziario per una serie di eventi oscillanti fra reale (purtroppo) e surreale. Causa scatenante il passaggio, a

novembre 2016, della proprietà della Maceratese da Maria Francesca Tardella allo sconosciuto imprenditore italo– svizzero Filippo Spalletta. Decisione che era nell’aria per i logoranti impegni sostenuti dalla Presidentessa a beneficio di oltre un lustro di eccellenti risultati tecnici, puntualmente al vertice dei desideri della tifoseria (due successi finali). L’ultimo salasso, di diverse centinaia di migliaia di euro, subito nel precedente mese di giugno, per mantenere l’iscrizione della “Rata” in Serie C. Però rivelatasi catastrofica per l’incapacità dell’industriale d’Oltralpe di gestire decentemente il club. Da quel momento, un incredibile groviglio di errori

provocherà l’inevitabile implosione degli assetti societari. Massime il trasferimento del controllo della Maceratese, dopo mesi di stallo, da Spalletta a Claudio Liotti, altro operatore economico, questa volta napoletano. Il cui ultimo atto, a tempo praticamente scaduto per conservare la partecipazione alla terza divisione, invece orgogliosamente difesa dai biancorossi sul campo, sarà la conclusiva, inutile vendita della “Rata”, per l’ormai simbolico euro, al tifoso maceratese Carlo Crucianelli. Al quale è rimasta l’incombenza della tumulazione. Con il cordoglio, ma solo formale, di una città indifferente. A tutti i livelli.

Supporter compresi. Salvo un recentissimo “colpo di coda”: nesi giorni scorsi, sono stati diffusi in città due voltantini firmati da un sedicente “comitato clandestino” contenenti minacce nei riguardi di quelli che sono ritenuti i colpevoli del disastro della Maceratese. Incominciando dai suoi proprietari e proseguendo con direttori sportivi, dirigenti, tecnici, collaboratori, avvocati e giornalisti. I quali, si legge, appunto, nei manifesti, «saranno processati e puniti moralmente e fisicamente». Nel mirino anche i responsabili del settore giovanile, ed il richiamo a circostanze burocratico– amministrative relative al recente passato della società biancorossa.

orizzonti. Dall’Africa alla Spagna, passando per l’Italia: una serie di panorami ed esperienze diverse per vacanze «impegnate», capaci di arricchire lo spirito

Un’estate vissuta a cuore aperto In Togo per ascoltare le storie di chi non perde la speranza DI

ANNAMARIA CACCIAMANI

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a chi avrà perseverato sarà salvato». Con questa frase scritta nel cuore siamo partiti lunedì 7 agosto alla volta dell’Africa. In un giorno e mezzo di viaggio, abbiamo raggiunto Lomè, in Togo. Abbiamo trovato una terra “scura” soprattutto di sofferenza e povertà, eppure al tempo stesso intrisa di colori di vita. Anche di fronte a una donna che partorisce a terra una nuova piccola vita destinata alla polvere e alla fame, tu cogli tutta la forza della vita che grida la propria esistenza. Questa è la voce forte dell’Africa, la voce di un popolo mite, che cammina, che lotta, che spera. Poveri e pieni di fede: una verità che non ti lascia in pace e ti cambia. Perseverare… per questo siamo tornati nella terra dei frati minori della Provincia del Verbo Incarnato, religiosi che donano la vita per i più poveri. Con giovani delle diocesi di Macerata e di Osimo abbiamo trascorso tre settimane tra Lome e Dapaong. La prima settimana è trascorsa leggera, con tempi tranquilli, il servizio di due giorni alla casa dei bambini orfani, e giri per la città incontrando bambini, con cui semplicemente giocare. Bello anche condividere la festa delle clarisse di Akepè, dove il 12 agosto abbiamo celebrato i voti perpetui di una suora. Il 16 agosto, stipati nel pulmino francescano, si prende l’unica strada, sconnessa e infinita, che collega Lome a Dapaong. Dopo dodici interminabili ore, raggiungiamo la casa del noviziato di Dapaong. Il nord ci attende per raccontarci il volto più vero dell’Africa scura, quella della miseria, della fatica, della fragilità, del coraggio, soprattutto di tante donne madri,

Famiglie con occhi nuovi a “settimana estiva” sta diventando una consuetudine per le famiglie della Diocesi. La scelta di un tempo dedicato al contatto stretto con il Creato e alla cura delle relazioni, nella coppia, tra famiglie, tra sacerdoti è occasione per rileggere la nostra vita e vedervi i segni di Dio. Così anche quest’anno, in agosto, un nutrito numero di famiglie, accompagnate dal vescovo Nazzareno, ha trascorso una settimana a Folgarida, in Trentino. «Il segreto sta in uno sguardo…» dice papa Francesco, e così abbiamo voluto fare anche noi, coinvolgendoci nella riflessione e nella comunicazione della nostra fede, chiamati ad avere uno sguardo nuovo sul sacramento del matrimonio, per poter essere buona notizia per il mondo e percorrere nuove “strade di felicità”. Laura e Gabriele Cardinali

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madri nonostante tutto. A Dapaong restiamo fino al 24 agosto. I bambini, arrivano ogni pomeriggio nella scuola, a frotte, pronti a giocare, cantare, urlare. Abbiamo incontrato storie straordinarie, di donne e di uomini che si spendono per donare e restituire speranza di vita: mamma Rita con i bambini malati di Aids, la suora polacca dell’ospedale per bambini e madri di Najundi, Simeon e Raul custodi del college. Sono volti e sguardi che non dimenticheremo mai. Perchè sono il volto straordinario di quel Dio che qui senti davvero Padre e a cui chiedi, implori, gridi aiuto, soprattutto se in una notte scura d’ospedale sei sola, accanto a una vita febbricitante e bagnata di sudore che puoi solo affidare a chi di quella vita è il vero autore. Abbiamo lasciato il Togo, nella “Notte della creazione”, festa che ogni anno i frati minori vivono nella parrocchia di Anoukope, salutando tutti con una canzone che sa di speranza: «Domani, domani lo so che si passa il confine e davvero la vita sembra fatta per te!».

Mons Marconi con le famiglie della diocesi

Santiago, zaini e sguardi pieni di vita so: un gruppo un po’ strano, anomalo, pensavo. Prima smentita: iniziando a camminare ci siavevo sentito molte volte parlare del Cammo accorti che il gruppo “funzionava” alla permino di Santiago. E mi aveva da sempre fezione, nonostante le differenze anagrafiche; e incuriosito, attratto. Ciò che da sempre mi sono meravigliato di questo. Abbiamo inimi ha colpito sono stati i racconti, e soprattutto ziato a conoscerci, a condividere cose imporgli occhi di chi l’ha percorso. E così, quest’antanti delle nostre vite, ad aiutarci nelle tappe più no, sapendo che la pastorale giovanile di Madifficili, quando i piedi e le gambe iniziavano cerata partiva e che le date casualmente coinad essere pesanti e le vesciche a scoraggiarci. E cidevano proprio con il mio pela cosa bella è stata che è avvenuto riodo di ferie estive, mi sono agtutto molto spontaneamente, sengregato. Non conoscevo nessuno, za costrizioni o sacrifici particolari. Macinando chilometri ti rendi conma in cuor mio sentivo che sarei to che per essere “vero”, un pelledovuto andare, e cosi è stato. Prima della partenza pensi, e sengrino non deve badare a riempire ti dire, molte cose sul Cammino, lo zaino, deve lasciarsi guidare e come: «Ma chi te lo fa fare?!», «I riempire il cuore. Camminando si chilometri sono tanti!». Si pensa capisce quanto poco basti per esallora a cosa mettere nello zaino, sere felici. E arrivati alla meta agoGiovani pellegrini scorta di cerotti antivesciche, pognata comprendi che, come dice mate miracolose... le cose più imCuratolo ne “La via di Santiago”, portanti sembra siano relegate a questioni meil «vero Cammino interiore (ri)comincia proramente pratiche. E invece, per fortuna, non è prio da qui, ritornando rinnovati verso la mecosì. Il 15 luglio ci siamo ritrovati a Ponferrata della vostra quotidianità». Per me nel Camda, da dove ci siamo messi in cammino fisicamino ho sperimentato il perdono, il conforto, mente e spiritualmente. il sentirmi amato nonostante sbagli e piccoUn gruppo molto eterogeneo. Un giovane prelezze. È stato un fidarmi e un affidarmi quotisbitero ordinato appena due mesi prima, Giadiano, un aprimi a Lui, al nostro gruppo, alle como (la nostra guida), un trentunenne inferpersone conosciute lungo la strada, che forse miere, Giulia, Giorgia, Irene, Martina e Caterinon rivedrò mai più, ma che nel poco tempo na, giovani studentesse ventenni e lavoratrici. A di cammino insieme hanno impreziosito con dire il vero, la cosa mi lasciava un po’ perplesi loro racconti la mia vita. Ultreya! DI

ALESSANDRO FRANCIONI

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Azione cattolica Campo scuola a Loreto o slogan #seiunagioia ha accompagnato, dal 6 al 12 agosto, 86 giovani di Azione Cattolica, 15 educatori e 2 sacerdoti durante il L campo diocesano presso il centro Giovanni Paolo II di Loreto. I ragazzi hanno vissuto esperienze di servizio e momenti di riflessione personale. Si sono resi prossimi verso realtà “povere”: hanno giocato e donato sorrisi ai bambini dell’Hotel House, hanno cantato con gli anziani o con le ragazze disabili del don Guanella, si sono sporcati le mani nei campi della cooperativa Terra e Vita dove hanno respirato la serenità dell’integrazione dei ragazzi disabili nel lavoro. La bellezza più grande di questo campo sono stati proprio i ragazzi che hanno saputo “scommettere” su Dio e che alla fine sono tornati a casa con molto più di quello che desideravano. Roberta Tacconi

Dopo terremoto, Porto Recanati (è) Solidale DI

ELEONORA TISENI

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Raccolti e portati aiuti ad Amatrice, Ussita, Visso, Pieve Torina, San Severino, Castelsantangelo sul Nera, Gagliole. Interventi anche per i profughi sul confine Siria-Turchia

ll’inizio speravano di riuscire a riempire almeno un paio di furgoncini, invece sono partite dieci tonnellate di beni di prima necessità raccolti in sole trentasei ore: così, un anno fa, tanti portorecanatesi e turisti hanno risposto al grido di aiuto delle popolazioni terremotate. Un’onda di solidarietà spontanea che si è levata il 24 agosto e da allora non si è più arrestata: anzi, subito dopo la scossa devastante del 30 ottobre, ha dimostrato che insieme alla forza distruttrice del sisma se ne era sprigionata un’altra di segno opposto, salvifica e generosa.

Oggi, quei giovani, quelle donne e quegli uomini continuano la loro opera attraverso l’associazione non–profit “Porto Recanati Solidale”, nata con una mission semplice solo sulla carta: aiutare chi ha avuto la sfortuna di perdere tutto. «Ad Amatrice abbiamo svolto lavori di falegnameria per la costruzione di un nucleo di casette in legno che verranno realizzate nell’immediata periferia – raccontano i ragazzi dell’associazione –, e abbiamo promosso una raccolta fondi per acquistarne le finestre». Non solo la cittadina laziale quasi completamente rasa al suolo, anche tanti centri del Maceratese, come Ussita, Vis-

so, Pieve Torina, San Severino, Castelsantangelo sul Nera, Gagliole: in questi dodici mesi “Porto Recanati Solidale” non ha mai smesso di visitare le zone terremotate, per cercare di soddisfare i bisogni materiali di chi è rimasto, ma anche per donare un sorriso, un abbraccio o parole di incoraggiamento, tanto importanti quanto una stufetta quando fuori c’è un metro e mezzo di neve. «Abbiamo incontrato persone che hanno bisogno solo di scambiare due chiacchiere – proseguono –, di qualcuno che dica loro che quando i riflettori dei media si spegneranno, non saranno lasciati soli, mai». Solitudine, sconforto e sfiducia

sono sentimenti ancora molto diffusi, in particolare tra coloro che sono costretti a vivere lontani dai familiari che si trovano nelle località costiere: «Solo nelle ultime settimane – continua la testimonianza – sono iniziati i lavori per rendere di nuovo fruibili arterie fondamentali per la circolazione nell’entroterra, e anche se in alcuni centri si stanno predisponendo i terreni che ospiteranno le tanto agognate casette, in tanti hanno smesso di credere all’efficienza di uno Stato che si è mosso con una lentezza spesso difficile da comprendere». Se il cuore dell’Associazione batte nelle zone terremotate, è

anche vero che la solidarietà non ha confini. L’esigenza di reagire, di non restare con le mani in mano di fronte alle notizie e alle immagini provenienti dalla Siria ha portato il presidente Giampiero Cappetti per due volte a Kilis, città al confine turco–siriano, dove centinaia di migliaia di profughi, tra cui molti minori, vivono in fatiscenti strutture di fortuna. Alla spedizione di un container di aiuti si è affiancata l’adozione a distanza di quattro bambini: in questo modo, altrettante famiglie hanno la possibilità di consumare almeno due pasti caldi al giorno. Goccia dopo goccia, l’onda solidale avanza.


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Martedì 19 settembre 2017

Un Dio sorprendente che sorride e non digrigna i denti DI LUIGI TALIANI

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La Lectio magistralis del vescovo Marconi

ra le macerie del terremoto sbocciano germogli di speranza. Dopo un anno di sospensione, sono ripresi gli incontri di Popsophia e Biumor nel suggestivo Castello della Rancia di Tolentino. Il filo conduttore è la Filosofia dell’umorismo, di cui si prende cura come sempre Lucrezia Ercoli, ideatrice e direttrice artistica dell’evento culturale. Ad “aprire i lavori”, venerdì 25 agosto, è stato il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, che ha ripercorso in una ampia sintesi il tema biblico del “Dio che sorride”. Di fronte a un uomo che spesso è disorientato, il presule ha presentato “eventi” del Primo e Secondo Testamento dove non c’è un «Dio arcigno che digrigna i denti», ma un Dio che dimostra la sua tenerezza nei confronti dell’uomo che, spesso, rimane sorpreso di questa presenza. La Lectio magistralis di Marconi si è i-

spirata alla concretezza che incontra l’uomo nel suo vissuto, come era nella metodologia medievale. Il vescovo ricorda come la lectio si tenesse in piazza per dialogare con la realtà e questo, ha sottolineato, può valere anche per il mondo contemporaneo e con le persone: uno dei punti chiave dell’intreccio del romanzo “Il nome della rosa” di Umberto Eco è costituito dallo scontro tra Guglielmo di Baskerville che è l’indagatore pieno di dubbi e amante della ragione e Jorge da Burgos che è il bibliotecario del monastero ovvero l’assassino di questo racconto. Il film che rende molto bene il romanzo ha posto una domanda: Cristo ha riso o no? Ha mai riso? Jorge che è un francescano dice che tratta il riso con troppa apertura e pensa che Dio abbia riso e su questo riso non si scherza. Jorge dice «riso e sapienza si oppongono», citando a sproposito la regola di san Benedetto: il riso è pericoloso perché uccide la paura e senza paura non c’è fede,

perché ferisce la paura del diavolo. Guglielmo invece spera di poter ritrovare il secondo libro – smarrito – della poetica di Aristotele, quello dedicato alla commedia, presentata come via per trovare la verità. La riflessione che Eco fa sul racconto è che c’è chi crede come Guglielmo da Baskerville che la fede passi per la via della verità e allora non ha paura di un Dio che sorride e chi invece è convinto che la fede passi per la via della paura e allora ha paura di un Dio che sorride. Questo è l’approccio che il presule ha dato alla riflessione che non è irridente nei confronti di dio, nella convinzione «che Lui abbia molti motivi per ridere di noi». Ricorda poi Aristotele che scrive come «Dio ride e lo fa sempre a fin di bene». Il sorriso è, dunque, legato alla gioia, mentre il ghigno è un sorriso falso che deriva da un intimo malvagio. Il “sorriso di Dio” è quello di Isacco, quando fa degli scherzi alle sue creature. Il sorriso è perdono perché esclude la

paura. Il male tende a spaventare l’uomo: c’è paura di Gesù quando Pilato gli ricorda che ha potere su di lui e Cristo gli risponde, ironicamente, «che non avrebbe nessun potere se non gli fosse dato dall’Alto». Il richiamo di Cristo alla correzione fraterna con l’immagine della pagliuzza e della trave esprime poi ironia e umorismo da parte di Cristo. Ne è esempio l’episodio di Giona, che faceva di tutto per rifiutarsi di accogliere il messaggio di Dio e che sorride di fronte alle paure dell’uomo. Il sorriso è legato alla gioia, il male tende a spaventare l’uomo. Questi sono solo alcuni spunti di riflessione tratti dall’ampia Lectio del Vescovo. Il numeroso pubblico che gremiva l’aula del Castello della Rancia ha seguito con attenzione e partecipazione l’ampia esposizione del presule che ha comunicato con l’assemblea attraverso un linguaggio diretto e non paludato, in “tono” con l’argomento, ed è stato apprezzato con un prolungato applauso.

Festa di San Giuliano: la visita del presidente Cei a Tolentino e Macerata dove ha celebrato la Messa

Bassetti: «Solidarietà per costruire il futuro» DI

Il vescovo Marconi (a sinistra) ascolta l’intervento del cardinal Bassetti

PIERO CHINELLATO

L’

anno trascorso dal terremoto ci ha abituati alle periodiche visite di personaggi importanti, specialmente politici e membri delle istituzioni. Visite accompagnate da grande spiegamento di forze di sicurezza, e vissute con dosi mal mescolate di speranza, diffidenza, delusione e, alla fine, assuefazione. Stavolta è andata diversamente. Quello arrivato fra noi è stato un “potente” sui generis, il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana Gualtiero Bassetti, ma purtuttavia uno di coloro che su tanti media e nelle sconclusionate chiacchiere e maldicenze da bar viene assimilato alla mai abbastanza deprecata “casta”: «Tutti uguali...». E invece stavolta no. Se talvolta tra i tanti visitatori blasonati era difficile cogliere la qualità, l’integrità, la sincerità, stavolta l’empatia è scattata istantanea. Davanti a noi non c’era un’algida “eminenza” costretta a gesti di circostanza, ma solo un padre e un fratello, uno come noi anche nella stanchezza visibile colta alla fine di quel per lui lungo 31 agosto iniziato di buon mattino all’Eremo del Beato Rizzerio a Muccia. Nessun distacco, nessuna lontananza, nessun formalismo; anche la ritualità di certi saluti ufficiali si è subito dissolta nel calore dell’affetto e della condivisione sincera di chi, come il presidente della Cei si è presentato nel saluto pronunciato a Macerata, ha «sempre cercato di camminare a fianco. Né davanti, né dietro». La vicinanza sperimentata è stata quella di cui si è fatta sempre interprete la Chiesa in questi mesi, quella di chi non potrebbe agire diversamente perché non è un estraneo, sia pur animato da sentimenti amichevoli, che viene a trovarci, ma uno di noi, della nostra stessa famiglia, che ci ha a cuo-

re e si prodiga per noi: «Com’è bello – sono ancora sue parole –, se c’è qualcuno da consolare, non aver paura di farlo». E così questo vescovo di una Chiesa vicina, Perugia, con la sua presenza ha dato risalto e riconoscimento alla presenza e al servizio reso in tutti questi mesi dai sacerdoti e dalle diocesi terremotate come la nostra e anche a quello dei sindaci «che in questi mesi coi nostri sacerdoti spesso si sono scambiati i compiti», come ha poi detto all’inizio dell’omelia. Una presenza che ha sperimentato le stesse fragilità, le stesse paure, gli stessi disagi, gli stessi danni gravosi, spendendosi con tutte le proprie forze, le proprie – modeste – risorse, i tanti volontari. Questo nella consapevolezza che solo «dai gesti di solidarietà può nascere la vita futura delle nostre comunità» come ha ricordato dopo il riconoscimento di essere rimasto «impressionato per la dimensione della terri-

la visita

bile calamità» del terremoto toccata con mano in due intensi giorni di visita nelle località più colpite e che ha avuto un sigillo emblematico proprio nella Messa celebrata in piazza, davanti al duomo di Macerata gravemente lesionato al pari di tantissime altre chiese. E quindi l’appello indirizzato alle autorità con un fermo «Serve di più!», che imprima un’accelerazione alla ricostruzione e a una diversa politica a tutela del territorio, ricollegandosi alle parole con cui il vescovo Marconi lo aveva accolto (cfr il box qua sotto, ndr). Così, se serpeggia il rischio che venga meno la speranza di farcela, se, come con tono accorato il cardinale Bassetti ha riconosciuto, «il guaio più grande è che la gente perda la speranza», il rischio può essere evitato «tenendoci per mano, camminando insieme, condividendo quello che si ha, perché, come insegna il Vangelo, solo dividendo si può moltiplicare.

Il cardinal Bassetti con mons.Brugnaro

Il vescovo: tra noi per condividere i problemi

Tolentino, prima tappa, il cardinal Bassetti è stato salutato dal vescovo Marconi, che ha sottolineato le drammatiche conseguenze del terremoto: «Tolentino ha subito i danni più seri e tante famiglie hanno dovuto trovare una abitazione alternativa. Tra questi i nostri preti, le suore, le monache carmelitane e anche i padri agostiniani. Qui le istituzioni e la Chiesa hanno collaborato intensamente e sono stati molto vicini alla gente. Anche per questo il sisma ci ha scossi, ma non spezzati. Ora ci attende il tempo della ricostruzione. Speriamo che anche le istituzioni nazionali comprendano sempre meglio che la vastità e complessità di

A

questo sisma non potrà essere risolta se non si valorizzano le competenze e le collaborazioni locali, che sono tante e di qualità. Vogliamo ringraziare la Caritas Nazionale che ci sta sostenendo nel realizzare a San Catervo un Centro di Comunità che servirà per la parrocchia e resterà come oratorio quando l’emergenza sisma sarà terminata». Anche a Macerata, nell’accogliere il presidente della Cei, monsignor Marconi ha parlato del dramma vissuto l’anno scorso: «Purtroppo il sisma ha ferito il nostro centro storico e le chiese più belle: la Cattedrale, san Filippo, san Giovanni, il Santuario delle Vergini. Anche altre strutture importanti della città sono

state lesionate, così come le abitazioni di tante famiglie. Il nostro patrimonio culturale era stato già profondamente ferito dal terremoto del ’97 e i lavori di allora hanno evitato vittime e crolli: il modello allora adottato, che dava fiducia alle competenze locali e all’operosità dei marchigiani, potrebbe ispirare positivamente anche la nuova ricostruzione. Altrimenti la vastità e complessità degli interventi rischia di bloccare una macchina centralistica, che sembra intimorita nel dare fiducia all’onestà e competenza del nostro popolo. Su questa fiducia si deve costruire il vivere civile, non sulla cultura del sospetto e del controllo burocratico asfissiante».

Anffas Macerata festeggia i suoi primi cinquant’anni DI

M. NATALIA MARQUESINI

A

Un momento della festa del sabato

nffas (Associazione nazionale famiglie di disabili intellettivi e relazionali) Macerata continua il cammino iniziato nel 1967 e lo fa con la consapevolezza che l’importante anniversario dei cinquant’anni festeggiato lo scorso weekend rappresenta anche, e soprattutto, un nuovo punto di partenza. All’ormai tradizionale appuntamento con “Kartisti”, la gara su go– kart che vede coinvolti ogni anno numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, il compleanno speciale si è arricchito di un’importante iniziativa di formazione dedicata al mondo delle persone con disabilità e a quanti di queste si prendono cura. Nella mattinata di sabato 16 settembre nei propri spazi, è stato presentato “Matrici 2.0”, un prodotto informatico integrato in grado di realizzare il Progetto di Vita Individuale

citato nell’art. 14 della legge 328, con l’obiettivo di massimizzare l’efficacia di tutti gli interventi riabilitativi, sanitari ma anche sociali, per offrire alla persona con disabilità la migliore qualità possibile dell’inclusione. A conclusione della giornata di lavoro, Anffas Macerata ha potuto innaugurare il rinnovato centro ambulatoriale intitolato alla sostenitrice Luisa Pallotta, che offre, in convenzione con l’Asur territoriale, servizi riabilitativi rivolgendosi prevalentemente a bambini in età evolutiva. La festa è continuata con la cena offerta dall’Associazione e lo spetta-

Nel weekend spazio alla formazione, all’inclusione e al divertimento, senza arrendersi al maltempo

colo talk–show condotto da Maria Francesca e Dj Pigi, conduttori su Radio Città Futura della trasmissione “OnDe Read”. A minacciare il successo dei festeggiamenti, prima le nuvole e poi la pioggia battente che ha costretto a tenere lo spettacolo serale nei locali interni di Anffas. La domenica invece ha visto le nuvole dissiparsi un’ora prima dell’inizio della gara di Go kart, allestita come di consueto, ai giardini Diaz del capoluogo. Testimonial fedele di Anffas Macerata è stato ancora una volta Cesare Bocci, che è sceso in pista nonostante fosse reduce da un lieve infortunio, l’attore ha portato con sé Angelo Russo, “l’agente Catarella” della serie televisiva “Il commissario Montalbano”; sorpresa dell’ultimo minuto è stata la presenza in gara di Fabrizio Frizzi, già tante volte a Macerata per condurre Musicultura, che quest’anno ha potuto raccogliere l’invito del sindaco Roma-

Fabrizio Frizzi insieme a Gianni Ugolini

no Carancini per essere di sostegno a Anffas. Dj Pigi, dopo aver condotto la serata di sabato ha avuto anche la soddisfazione di aggiudicarsi il primo premio nella gara. Ora, soffiate le 50 candeline, l’associazione continua la sua corsa sempre vicino alle persone con disabilità e alle loro famiglie.


MARCHE

le

Martedì, 19 settembre 2017

Redazione Avvenire piazza Carbonari, 3 – 20125 Milano e-mail: speciali@avvenire.it

santi marchigiani

San Terenzio martire issuto tra il 210 e il 251 d.C., è onorato il 24 settembre. Patrono di Pesaro, era originario della Pannonia (ora Ungheria), già conquistata dai romani fin dall’anno 7 dopo Cristo. Per sfuggire alle persecuzioni approdò alle rive del mare Adriatico. Venne ucciso a causa della sua fede cristiana in una località detta «acqua mala», presso Pesaro nel 251. San Terenzio subì il martirio vicino alla

V

Badia di San Tomaso in Foglia, sul confine fra Pesaro ed Urbino. In quei posti c’è una polla perenne di acqua sulfurea, che non solo zampilla anche nelle più grandi siccità, ma che più volte deviata o distrutta è tornata sempre a risgorgare. È chiamata «l’acqua di san Terenzio», perché si ritiene che qui fosse stato ucciso il Santo patrono nel vicino gorgo dell’«acqua mala». Il corpo del santo verso il VI secolo fu trasferito nella cripta della nuova Cattedrale.

Pagina a cura della delegazione regionale della Federazione Italiana Settimanali Cattolici in collaborazione con l'Ufficio regionale Comunicazioni Sociali e l'Unione Cattolica Stampa Italiana Telefono 3286325380 e-mail: fiscmarche@gmail.com

Fisc, Ucsi e Ucs regionali si uniscono in un progetto editoriale originale e collaborativo. Questa pagina mensile nasce come strumento per guardare ai fatti e ai problemi del nostro territorio oltre i campanilismi

«Le Marche», un seme di speranza uesta pagina rappresenta la risposta a una sfida importante che vede da tempo impegnata tutta la Chiesa: una risposta informativa a una domanda di riorganizzazione, collaborazione fra chiese locali e anche rappresentazione di valori di unità pastorale, ai quali, spesso, richiama papa Bergoglio. Le Marche sono definite “L’Italia in una regione” da un antico messaggio turistico che vuol regalare l’immagine di una terra che unisce in sé mare e montagna, le tradizioni con l’innovazione, la storia e la cultura, la spiritualità e la ricerca. Una regione che ha il suo centro spirituale nel santuario della Santa Casa di Loreto, definita da Giovanni Paolo II «il vero cuore mariano della cristianità», la terra dove lungo i secoli sono nati e hanno vissuto santi, beati e papi. Oggi purtroppo, come segnaliamo al piede di questa pagina, le Marche sono toccate, oltre che da una crisi economica, comunitaria e sociale, anche da una crisi di fede. L’iniziativa di questa pagina traccia un nuovo solco, perché è un primo tangibile segno di collaborazione fra gli operatori della comunicazione che prestano il loro servizio in diverse realtà ecclesiali regionali: emittenti e periodici diocesani, uffici delle Comunicazioni Sociali, giornalisti associati nell’Ucsi. Non ci nascondiamo che “il portafoglio aguzza l’ingegno”, come ha affermato il nuovo Delegato pontificio di Loreto Fabio Dal Cin citando un’espressione familiare. Abbiamo cercato di trasformare un problema in una risorsa. La nuova situazione ci sprona a raggiungere un risultato che probabilmente si sarebbe dovuto conseguire prima. L’impennata delle spese di produzione e di diffusione della stampa su carta, che per molte

Madonna di Loreto

Q

Un aviatore guarisce senza spiegazioni: si indaga sul caso DI

Q

Parte della redazione insieme a Giovanni D’Ercole, vescovo delegato per le comunicazioni sociali

realtà sono diventati proibitivi, ha già portato alcune diocesi a ridurre o cancellare le edizioni cartacee dei loro periodici. La virata verso il digitale non è più rinviabile. Non è, tuttavia, possibile ignorare che con il solo digitale si emargina una fetta consistente di utenza che spesso da sola giustifica l’esistenza dei nostri giornali, alcuni dei quali anche su carta mantengono una vigorosa diffusione. Dagli anni ‘80 si discute sull’opportunità di un periodico unico regionale, sulla scia di altre esperienze regionali, ma finora non è stato possibile realizzarlo. E allora nasce questa esperienza, che speriamo si riveli interessante. Abbiamo provato a costruire uno spazio di approfondimento e di

avvicendamento

Ad Ancona il vescovo Angelo Spina succede al cardinale Edoardo Menichelli o scorso 14 luglio papa Francesco ha nominato monsignor Angelo Spina, finora vescovo di Sulmona–Valva, nuovo arcivescovo metropolita di Ancona–Osimo. L’ingresso del nuovo pastore avrà luogo la prossima domenica 1 ottobre. Ordinato sacerdote il 5 gennaio 1980, Spina venne subito nominato parroco di Campochiaro e San Polo Matese (Cb), docente di religione al Liceo Scientifico e consulente etico al Consultorio diocesano «La Famiglia». Dopo 16 anni venne chiamato a Campobasso, come vicario episcopale, per dare inizio al Centro pastorale diocesano e preparare la diocesi al grande Giubileo del 2000. Dopo tre anni al centro diocesi, nel dicembre del 1999, don Angelo venne designato parroco della Cattedrale di Bojano (Cb), dove continuò la sua opera pastorale. Rimanendo parroco a Bojano venne nominato anche vicario episcopale per il Santuario di Castelpetroso, faro regionale per la devoIl vescovo Spina zione mariana. Eletto vescovo di Sulmona– Valva il 3 aprile 2007, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 9 giugno dello stesso anno. Gli anni di ministero episcopale sono stati così riassunti, in estrema sintesi, dallo stesso monsignor Spina: «Questi dieci anni, con voi, sono stati anni molto belli e intensi, ricchi di grazia. Tutto ciò che c’è di buono è solo opera di Dio, ciò che non è buono è responsabilità del pastore di cui renderà conto a Dio». Marino Cesaroni

L

VITO PUNZI

riflessione che possa portare, per ora mensilmente, il lettore a soffermarsi su alcune tematiche che interessano il nostro territorio: sanità, ricostruzione post–terremoto, lavoro, condizione carceraria, crisi economica, mafia, immigrazione, gioco d’azzardo... Un nuovo spazio in grado di arricchire l’offerta informativa già esistente e che

Un tentativo per raccordare a livello di informazione 13 diocesi con storia, fisionomie ed esperienze variegate

possa essere segno di unione, di collaborazione e di speranza per l’intero territorio marchigiano. Siamo consapevoli che una pagina nell’attuale galassia della comunicazione può essere considerato piccola cosa. Per noi invece è un seme che viene piantato e che confidiamo potrà portare frutti inaspettati. Siamo sempre convinti che la carta mantenga spazio e valore nel firmamento dell’informazione e la conferma viene da esperienze qualificate, come la crescita di diffusione di “Avvenire” e di numerosi giornali diocesani che resistono bene alla crisi. C’è quindi ancora spazio per produzioni di qualità. Fra gli obiettivi di questa pagina, gestita da una redazione di una decina di

Pennacchio arcivescovo a Fermo ell’attesa di incontrarvi, conoscervi, amarvi, chiedo fin « N d’ora di accogliermi con semplicità e amicizia». Con queste parole inizia la lettera con cui monsignor Rocco Pennacchio, nominato arcivescovo di Fermo, si è presentato ai suoi nuovi fedeli. Succede a monsignor Luigi Conti, che ha guidato la diocesi per 11 anni. Monsignor Pennacchio è nato a Matera il 16 giugno 1963. È entrato nel Seminario di Potenza a trent’anni e il 4 luglio 1998 è stato ordinato presbitero. Dal 2011 al 2016 è stato economo generale della Cei. Fino alla nomina è stato parroco di San Pio X a Matera. Per il suo nuovo ministero, in conclusione della lettera, invoca che «La potenza della grazia di Cristo sostenga la mia debolezza». Nicola Del Gobbo

Monsignor Pennacchio

giornalisti, c’è l’approfondimento di temi che difficilmente troviamo nell’informazione di tutti i giorni. Nel prossimo numero, che uscirà alla vigilia della “Settimana sociale” di Cagliari, ci soffermeremo sul lavoro, approfondendo gli aspetti che coinvolgono la nostra complessa realtà regionale. Alcuni ringraziamenti: alla diocesi di Macerata, con il suo vescovo Nazzareno Marconi che ha deciso di condividere una parte del suo spazio mensile su “Avvenire” con le altre diocesi; al cardinale Edoardo Menichelli, che fin dall’inizio ci ha incoraggiato a sviluppare questo progetto e al vescovo Giovanni D’Ercole, che ci sta accompagnando in questa nuova avventura. Complessivamente, un grande grazie a tutta la Conferenza episcopale marchigiana che ha permesso al progetto di vedere la luce. Il nostro benvenuto anche ai tre nuovi vescovi marchigiani: Angelo Spina, in ingresso ad Ancona; Fabio Dal Cin appena arrivato a Loreto e Rocco Pennacchio, appena nominato a Fermo. Ai lettori chiediamo di starci vicini, sostenendoci, scrivendoci e inviandoci impressioni e riflessioni, in modo da avviare un confronto che possa servirci da continua verifica in questo nuovo percorso. Simone Incicco Vincenzo Varagona Piero Chinellato Dino Cecconi

uello di Christian Nardoni, un giovane pilota d’aviazione civile con una grande devozione per la Madonna di Loreto, patrona di tutti coloro che solcano i cieli, è solo l’ultimo, il più recente caso di guarigione “miracolosa” sottoposto all’attenzione dell’équipe dell’Osservatorio Medico “O. Paleani”. Voluto nel 2012 dall’arcivescovo di allora, mons. Giovanni Tonucci, l’Osservatorio Medico, per definire le condizioni necessarie per poter dichiarare una guarigione come inspiegata dal punto di vista naturale, ha adottato i sette criteri stabiliti dal cardinale Prospero Lambertini (poi Benedetto XIV) in analogia con quanto già offerto da anni dal Bureau des Constatations Médicales presente a Lourdes. Quello dei medici che vi sono impegnati è innanzitutto un servizio alla Chiesa intesa come comunità di credenti attenta ai segni di misericordia del Padre, ma anche desiderosa di difendere l’integrità della fede. Istruttore di professione, poco più di un anno fa Nardoni stava pilotando un aereo biposto monomotore, quando un’improvvisa avaria in volo lo costrinse a un atterraggio d’emergenza all’interno di un fittissimo bosco, nel Lazio. Salvata in quel modo la vita dell’equipaggio, Nardoni fu ricoverato d’urgenza presso il Policlinico Gemelli di Roma. Dopo circa 8 ore di operazione, la prognosi risultava molto delicata, poiché erano preMadonna di Loreto senti gravi fratture esposte ad ambedue le caviglie. La prospettiva, secondo la valutazione dei medici, era una vita sulla sedia a rotelle con perdita della sensibilità totale alla caviglia sinistra e parziale alla caviglia destra. Sua madre, devota come Christian stesso alla Vergine lauretana, affrontò i terribili giorni successivi all’incidente pregando incessantemente la Madonna. È stato durante una delle notti successive al suo risveglio che per Nardoni è accaduto qualcosa d’inspiegabile, una specie di “sogno”, durante il quale ha rivissuto l’incidente, per filo e per segno, tranne che nel momento dell’impatto: «Tanta è stata la luce fortissima e accecante», racconta il pilota, «tanto è stato l’immediato dolore avuto e sentito alle caviglie che sembrava come se qualcuno le avesse prese, strette forte con le mani e rotte nuovamente strappandole lasciandomi all’interno un calore elevatissimo come se avessi un fuoco dentro». L’esito imprevisto e sorprendente è che al risveglio, l’indomani, con grande stupore dei medici curanti, Nardoni ha scoperto di aver riacquistato la sensibilità delle caviglie. Tanto che da lì a pochi mesi, oltre a camminare normalmente, il giovane pilota è tornato anche a volare. Compito dell’Osservatorio lauretano è ora quello di approfondire l’accaduto.

Parrocchie semivuote e tanti preti anziani, cosa fare? Solo l’11% dei fedeli frequenta la Messa domenicale Ma dove c’è testimonianza di autenticità, la Chiesa ritrova vitalità. E anche le celebrazioni tornano ad affollarsi DI

VINCENZO VARAGONA

«C

iviltà cattolica», nel 1973, riprendendo un’indagine Doxa, cita un dato: il 35% degli uomini e il 45% delle donne va a Messa tutte le settimane; l’11% due o tre volte al mese; l’8% una volta al mese; uno su tre affermava di non avere mai assistito alla Messa negli ultimi mesi.

Credo non ci sia bisogno di cifre per verificare come il dato si sia modificato in quasi mezzo secolo. In alcune diocesi il dato attuale si attesta sul 10%. Parrocchie semivuote, sacerdoti sempre più anziani, una difficoltà crescente anche a gestire l’ordinario. L’esigenza forte di una riorganizzazione. Quello che in quegli anni era un problema, in questi decenni è diventata un’emergenza pastorale, che sta interrogando le comunità locali e la chiesa regionale, che a questi temi tra l’altro ha dedicato profonde riflessioni; le ultime con il convegno ecclesiale regionale del 2013, che ha sottolineato l’esigenza di ripartire dai giovani e dalle famiglie. È possibile “misurare” la fede dalla frequenza domenicale? Solitamente il dato dei sondaggi non è sempre attendibile. C’è allora chi, come la Conferenza episcopa-

le polacca, indice la “domenica delle statistiche” che vede dei volontari contare, chiesa per chiesa, le presenze effettive. E ci sono così i dominicantes, i praticanti effettivi, i praticanti dichiarati, quelli “irregolari” (una volta al mese) e quanti, battezzati, si dichiarano appartenenti alla Chiesa, ma non praticano. Resta, al di là del metodo statistico, la sostanza. Oggi la frequenza, liturgica e sacramentale è indice reale di quello che si muove realmente nella nostra Chiesa? Certo, in qualche modo lo è, ma ci sono altri elementi dai quali scaturiscono riflessioni importanti e altre ne impongono. Ne cito solo alcuni. C’è un’esperienza, in diocesi di Ancona, di profondo rinnovamento della catechesi, che aiuta con nuovi strumenti ad accostarsi all’esperienza di fede in modo non solo

contenutistico, ma anche con un contatto emozionale. La sua sperimentazione ha di fatto rivitalizzato la comunità e creato molto interesse. Cambio versante: il pellegrinaggio Macerata – Loreto, esperienza unica nel panorama internazionale, che richiama 100.000 persone ogni anno, catturando anche l’affettuosa attenzione del Pontefice, presente in voce, in diretta a tutte le ultime edizioni. Per finire, esperienze ecclesiali come quella di Montefano: divulgazione biblica aperta a tutti, popolare, ma soprattutto esperienza di fede che trasforma le persone, risollevandole dal dolore più profondo. Pochi mesi fa la benedizione di Francesco. Tre esempi, tutti riconducibili alle esortazioni di papa Bergoglio, che ci dicono che, dove c’è testimonianza di autenticità, la Chiesa riesce a essere viva. E anche le chiese a riempirsi nuovamente.


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Settembre 2017 - Emmaus e Avvenire by EmmausOnline - Issuu