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Emmaus e Avvenire - ottobre 2018

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post terremoto Una mano al territorio

www.emmetv.it Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 62100 Macerata telefono 0733.231567 e-mail: redazione@emmetv.it facebook: emmetvmacerata twitter: emmetvmacerata

MACERATA

Martedì, 16 ottobre 2018

Nuovo Anno pastorale: il tema è la liturgia, che segue alla carità e alla catechesi Il vescovo Nazzareno Marconi lo ha presentato alla diocesi nel Santuario di Loreto

e ferite inferte dalle tante scosse sismiche al nostro territorio L sono lungi dall’essere sanate e continuano a pesare sulla vita di molte comunità. Chi desidera contribuire sostenendo le iniziative della diocesi, può farlo effettuando un bonifico a: Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. Causale: Offerta pro terremoto. Iban: IT61Q0605513401000000011753

formazione

«Celebrare la speranza» Perché nella comunità cristiana la seconda virtù teologale sia alimentata e rafforzata l’attenzione si rivolge in particolare alla Santa Messa domenicale

Passi possibili per un servizio più consapevole

Proponiamo di seguito, quasi integralmente, l’introduzione e le proposte conclusive della lettera pastorale Celebrare la speranza che il vescovo Nazzareno Marconi ha presentato al termine della celebrazione di apertura dell’Anno pastorale, a Loreto, lo scorso 23 settembre DI

DI EGIDIO TITTARELLI *

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NAZZARENO MARCONI *

I

Il cammino pastorale della nostra diocesi è tracciato a partire dal 4 agosto 2015, festa del Santo Curato d’Ars, quando con la mia Lettera ad un giovane parroco, primariamente indirizzata alla riflessione del clero, indicavo sulla linea della Evangelii Gaudium un percorso triennale di riflessione sulla Pastorale fondamentale, che si conclude quest’anno con il tema della Liturgia. Dicevo allora: «I tre fondamenti della pastorale fanno riferimento alle tre Virtù teologali. Il Catechismo ci insegna infatti che la vita del credente poggia sulla fede, sulla speranza e sulla carità. Costruire così la vita dei credenti, compito fondamentale della pastorale, comporta che la nostra azione si articoli in vista della crescita della fede nella Evangelizzazione e Catechesi. Si rafforzi in un cammino di educazione ed esperienza di Carità. E renda visibile e sperimentabile attraverso l’esperienza della Liturgia ciò che noi speriamo” (Lgp)». Ecco il titolo scelto per quest’anno pastorale: «Celebrare la speranza», che vuol centrare l’attenzione sulla liturgia vissuta nella celebrazione, ed in particolare nella celebrazione eucaristica domenicale, con la finalità di rafforzare in noi la virtù teologale della Speranza. «La celebrazione liturgica della Chiesa infatti, prima di tutto e più di tutto, è vissuta per aprire il nostro sguardo sulla vita e sul futuro beato. Chi celebra la Liturgia educa lo sguardo contemplativo, che sa vedere Dio in azione nella nostra vita e contemplare le prospettive eterne che il nostro cammino sulla terra ci apre» (Lgp).

Presentazione della Lettera pastorale a Loreto il 23 settembre

Per iniziare a dare concretezza al cammino che ci attende indico alcune proposte: I – Si incoraggi la formazione in ogni Unità pastorale di un gruppo liturgico, che favorisca la ministerialità diffusa (lettori, accoliti, cantori, ministranti...) perché le celebrazioni siano curate, animate, vissute in pienezza e secondo tutta la ricchezza della fede. II – Ripensando la Scuola diocesana di Teologia, potrebbe prendere il via una Scuola di formazione. Dovrebbe articolarsi in due settori: A – “Corso di formazione culturale e teologica permanente”, con 3 corsi tematici che si rinnovano ogni anno, dedicati alla Bibbia, alla Morale ed alla Teologia fondamentale. Una proposta è aperta a tutti coloro che vogliono riflettere sulla fede in una logica di formazione permanente. B – “Corso di formazione diocesana” di base, sui temi di liturgia, carità e catechesi, secondo un percorso triennale, specificamente indirizzato ai catechisti, ai diaconi ed ai ministri istituiti. Questo corso dovrebbe svolgersi con orari favorevoli ai giovani e a chi lavora, sfruttando le tecnologie multimediali per permettere la partecipazione anche a distanza. III – Si attui una revisione saggia e condivi-

sa in ogni Up delle celebrazioni eucaristiche (numero, orari, modalità celebrative). Quantità e qualità sono piuttosto difficili da tenere assieme. La moltiplicazione porta con sé il rischio di celebrazioni con un numero così limitato di fedeli da non permettere di fare una vera esperienza di Chiesa. Il secondo rischio è che il celebrante le viva giungendo in fretta, senza poter attuare il ministero dell’accoglienza e della preparazione, anche offrendosi come confessore. Dovendo poi “fuggire” verso un’altra celebrazione, manca anche lo svolgimento del secondo ministero che è quello dell’ascolto. Terminata la liturgia è infatti prezioso che il celebrante si fermi ad ascoltare le necessità del popolo di Dio, verificando l’efficacia del suo sforzo di comunicazione attuato non solo attraverso l’omelia, ma anche presiedendo i gesti ed i segni che caratterizzano la celebrazione. Si consideri il fatto che molte persone la domenica, pur avendo celebrazioni comode e vicine a casa, si spostano dove sanno di trovare un ambiente accogliente, una comunità numericamente significativa, una predicazione comprensibile ed evangelica, una celebrazione curata e bella.

IV – Come nei due anni appena trascorsi, ci attende un cammino di ascolto della sapienza della Parola di Dio e dei testi della Tradizione, come i vari documenti che hanno riletto e rilanciato la Costituzione conciliare sulla Liturgia. Un testo molto denso e pastoralmente sapiente, che indico alla nostra riflessione, è la nota Cei del 1983 a venti anni dalla Sacrosanctum Concilium: “Il rinnovamento liturgico in Italia”. V – Durante l’Avvento e la Quaresima, nel cammino di Lectio diocesana, seguiremo i vari momenti del Rito della Messa, illuminandoli con brani scelti della Parola di Dio. VI – Il percorso di formazione diocesana con gli incontri all’Aula sinodale tenuti da esperti, sarà indirizzato come al solito ai catechisti e agli operatori pastorali, ma in modo particolare ai ministri istituiti: lettori ed accoliti ed ai ministri straordinari dell’Eucaristia. VII – I ritiri del clero, con lo schema solito di: Adorazione, Lectio e Collatio. per gruppi, saranno guidati da un liturgista che ci farà meditare sui fondamenti dell’Ars Celebrandi. * vescovo

la nomina

sisma. È arrivato il neo-commissario Piero Farabollini iero Farabollini è il nuovo commissario straordinario alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016 che ha colpito il Centro Italia. Il presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche succede a Paola De Micheli che, a sua volta, aveva preso il posto di Vasco Errani. Treiese, 58 anni, docente all’Università di Camerino, dove città e Ateneo hanno risentito pesantemente dei danni provocati dal sisma, ha all’attivo centinaia di pubblicazioni. Referente scientifico presso il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) nell’ambito dello Studio geologico e morfostrutturale delle faglie attive e capaci ricadenti nei Comuni della Regione Marche colpite dal terremoto, nei due anni che separano dalle prime scosse del 24 agosto 2016 è intervenuto spesso sui temi della ricostruzione e del rischio sismico, insistendo per un maggiore coinvolgimento dei geologi anche nell’elaborazione delle normativa di settore. L’ultima sortita poco prima della nomina, in occasione della Giornata della prevenzione del rischio sismico, organizzata da vari ordini professionali tecnici. Martedì 9 ottobre la prima uscita ufficiale al fianco del vice premier Luigi Di Maio ad Accumoli per inaugurare una casa della comunità. Il giorno precedente il nuovo commissario alla ricostruzione aveva visitato la struttura organizzativa di Rieti. Obiettivo conclamato con il quale si avvia a questo gravoso e importante incarico è quello di cambiare approccio, velocizzzando e ottimizzando i tempi della ricostruzione secondo le volontà del Governo. Una mission condivisa dagli Ordini professionali dai quali sono giunti i migliori auguri di buon lavoro, così come dalle forze di maggioranza che sostengono l’esecutivo e da alcuni dei Sindaci del cratere. L’auspicio è che si segua la linea condivisa della semplificazione burocratica. Andrea Mozzoni

P

Abbazia di Fiastra, riapre il chiostro messo in sicurezza «Presto anche i monaci torneranno a casa» Da fine settembre è tornato a spalancarsi il portone che dà accesso al chiostro dell’abbazia di Fiastra. La chiusura, a marzo 2018, aveva inferto un duro colpo ai frequentatori abituali del complesso e ai turisti, un colpo aggravato ad agosto dalla partenza dei monaci. La riapertura ora è stata possibile grazie all’impegno di tutte le realtà cinvolte, come sottolineato dalle autorità presenti alla cerimonia. Ora si attende l’avvio delle opere di ripristino, che non si limiteranno a ridare vita agli ambienti danneggiati ma doneranno

nuove funzionalità. L’ingegnere Gianfranco Ruffini, progettista degli interventi, ha indicato in gennaio-febbraio 2019 il termine di presentazione del progetto completo – la cui elaborazione avviene in stretto dialogo coi tecnici dell’Ufficio ricostruzione regionale –, e subito dopo

l’estate 2019 l’inizio dei lavori. Benedicendo il chiostro riaperto, il vicario generale don Andrea Leonesi, ha ricordato anche il forte impegno del vescovo a far sì che entro l’anno prossimo anche i monaci cistercensi tornino nella loro “casa”. Piero Chinellato

ll’inizio di questo nuovo anno pastorale dedicato al celebrare la speranza, il nostro Vescovo Nazzareno, nella lettera pastorale, ha fatto alcune proposte nell’ottica dei piccoli passi possibili: quello della formazione e della cura dei gruppi liturgici per favorire una ministerialità diffusa, quello del ripensare la Scuola diocesana di Teologia e quello del valutare in ogni unità pastorale gli orari, le modalità e il numero delle celebrazioni eucaristiche. Per quanto riguarda la proposta di un ripensamento della Scuola diocesana di Teologia bisogna fare memoria del dono grande che è stata la formazione di tanti laici attraverso lo studio della teologia a partire dagli anni ’70. Una storia lunga e ricca di frutti che ha accompagnato la crescita di tante persone. Con l’arrivo degli Istituti di scienze religiose in Regione abbiamo assistito ad un calo delle presenze e ad una nuova riqualificazione della scuola diocesana di teologia. Sempre più è emersa la necessità di curare una formazione con una particolare attenzione alla dimensione pastorale, alla ministerialità e alla spiritualità degli operatori pastorali. Abbiamo ascoltato anche la fatica ad essere presenti in un orario non facilmente compatibile con la vita di famiglia. Da tutto questo è nato il desiderio di dare avvio ad una nuova esperienza di formazione in quello spirito di rinnovamento e conversione pastorale a cui tante volte ci invita Papa Francesco, nella disponibilità a rivedere anche gli orari, lo stile e il linguaggio, nell’attenzione al bene delle persone. Si è pensato a un percorso di tre anni con una riflessione sul Mistero di Cristo e della Chiesa, sull’ascolto del Signore, sul cammino con Lui nella vita quotidiana, sulla bellezza del celebrare l’incontro del Signore nella Liturgia e sulla missione di annunciare il suo Amore. Il desiderio è quello di puntare l’attenzione sull’esperienza di fede e di cammino con il Signore, sull’accompagnare ad una vita cristiana matura, sul prendere coscienza che la grazia ricevuta chiede di farsi dono nell’annuncio missionario del Vangelo. Abbiamo speranza che questa piccola proposta possa essere di aiuto ai catechisti, agli animatori della liturgia, agli operatori della carità per vivere nel Signore e nella Chiesa il loro prezioso servizio. Per venire incontro alle necessità delle famiglie si è pensato di fare questa proposta nel dopo cena del martedì dalle ore 21.00 alle 22.30 e alla possibilità di rivedere attraverso il prezioso strumento di EmmeTv gli incontri per coloro che non riescono ad essere presenti. Desideriamo vivere tutto questo come un servizio al bene e della crescita degli operatori pastorali e delle nostre comunità. * vicario diocesano per la Pastorale

dibattito. Un’Europa solidale e inclusiva, la sfida è per tutti DI GIANCARLO CARTECHINI

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uesta volta gli eventi non mi sorprenderanno. Non mi farò trovare impreparato. Sto facendo esercizi di respirazione profonda, confido nel mio karma. Per una singolare congiunzione astrale, il prossimo 26 maggio si sovrapporranno nello stesso giorno la conclusione del campionato italiano di calcio e lo svolgimento delle elezioni europee. Mentre per l’assegnazione dello scudetto ho già raggiunto un sufficiente livello di rassegnazione, per quanto riguarda le elezioni mi ostino a pensare che nel segreto dell’urna qualche forma di riscatto sia ancora possibile. Cerco di convincere amici e colleghi di lavoro ad approfondire gli argomenti che riguardano l’Europa e le sue istituzioni. Per dare il buon esempio, sebbene non comprenda quasi nulla di economia, mi interesso alle politiche di

Il principio cristiano dell’unica famiglia umana è diventato valore fondante del nostro continente

bilancio dei paesi dell’Eurozona, studio la governance comunitaria. Partecipo al dibattito sui social; accetto anche qualche colpo di clava, se questo poi mi consente di diffondere informazioni corrette. Lo ritengo necessario, soprattutto in un momento in cui, come ha sottolineato Glauco Giostra, già docente di diritto all’università di Macerata, all’inquinamento cognitivo causato dalle fake news si aggiunge la diffusione martellante di fake truth. Notizie in sé vere, dilatate e ripetute ossessivamente fino ad ingigantire la loro effettiva rilevanza. Forse anche a causa di questa infosfera distorta, si è radicata l’idea di una Europa matrigna, nei confronti della quale sarebbe necessario che l’Italia gonfiasse i poderosi muscoli sovranisti.

Eppure è del tutto evidente (lo abbiamo verificato con il problema dell’immigrazione) come la prospettiva del “tutti contro tutti” sia destinata inevitabilmente a fallire. Va contro i nostri interessi, e rischia seriamente di fare implodere la stessa Unione. Continuo invece a pensare che sia possibile favorire la creazione di una opinione pubblica europea: donne e uomini di diversa provenienza che si riconoscano in una cornice di valori condivisi, e operino per costruire una Europa solidale e inclusiva. Per questo motivo, con la determinazione visionaria di un personaggio di Cervantes, sto cercando di contattare via Skype amici stranieri e italiani che vivono all’estero. Vorrei avviare con loro uno scambio di idee, condividere progetti. Contro un uso della

religione come collante nazionalista, ho mandato a memoria le parole del filosofo Mauro Bonazzi: «Il cristianesimo è una religione orientale, che ha lentamente e inesorabilmente invaso le coste del Mediterraneo. Così è stato e così sempre sarà: le persone e le idee si muovono». I muri non possono fermarle. E il principio cristiano per cui tutti gli esseri umani appartengono a un’unica famiglia, trasformato dall’illuminismo nell’ideale dei diritti umani, è diventato uno dei valori fondanti della civiltà europea. Stiamo affrontando sfide decisive, nessuno può tirarsi indietro. In ogni caso, al netto di possibili ripensamenti dell’ultima ora, ho preso una decisione dolorosa: nella prossima vita rinascerò juventino. Qualora dovesse ripetersi la preoccupante congiunzione astrale che ci attende tra sette mesi, avrei già dimezzato – comunque vada – la fonte delle mie preoccupazioni.


Martedì 16 ottobre 2018

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Redemptoris Mater, ordinazione per due nuovi diaconi Fabio Piombetti e Samuele Sapio saranno consacrati il 27 ottobre nell’abbazia di Fiastra. Hanno già svolto esperienze missionarie DI M. NATALIA MARQUESINI

Il prossimo 27 ottobre alle 18 all’abbazia di Fiastra monsignor Nazzareno Marconi consacrerà due nuovi diaconi provenienti dal seminario diocesano missionario “Redemptoris Mater”. Si tratta di Fabio Piombetti e Samuele Sapio, la cui vocazione si è sviluppata entro l’esperienza del cammino neocatecumenale. È una bella storia di rinascita personale ma anche familiare quella di Fabio, nato 41 anni fa a Macerata; il suo cammino è stato profondamente segnato dalla crisi matrimoniale dei genitori che si sono

separati quando lui aveva 17 anni. Secondo di tre figli, Fabio ha abbandonato gli studi proprio mentre la sua famiglia attraversava questa crisi e ha cercato di soffocare la propria sofferenza buttandosi nel lavoro e nel divertimento. «Penso che in quel periodo il Signore mi stava preparando a una missione – ci racconta il futuro diacono –. Oggi sono desideroso di mettermi al servizio degli altri e di spendermi per i giovani perché lavorando nelle parrocchie vedo tanti ragazzi che soffrono, che sono tentati dalle droghe come è successo a me e che fanno i conti – sempre difficili – con famiglie distrutte com’era la mia». Il grande segno infatti che Piombetti ha ricevuto è stata la riconciliazione della propria famiglia. La riscoperta della fede attraverso l’avvicinarsi al cammino neocatecumenale da parte di sua madre ha permesso che il rapporto matrimoniale dei genitori si ricucisse. Tornando a casa la madre ha non solo

rimesso ordine nella famiglia, ma anche portato l’esperienza dell’incontro con Cristo. Ha un’esperienza familiare del tutto diversa invece Samuele, ultimo di tre figli di una famiglia che vive in un paesino vicino Roma. Il cammino neocatecumenale che vivono tutti i componenti della sua famiglia – i suoi genitori e la famiglia di suo fratello sono attualmente in missione – gli ha permesso di crescere nella fede fin da piccolo. Nonostante ciò Samuele ha vissuto un’adolescenza ribelle, in conflitto con la famiglia e con la chiamata del Signore che ha tentato di respingere per molto tempo. «Per me è stata una grazia avere una Chiesa che attraverso la comunità e i catechisti mi ha aiutato, difeso e consigliato – confessa – . Ma durante la prima adolescenza mi portavo dietro una grande ferita d’amore; mai mi sentivo amato, non accettavo il mio aspetto, non sopportavo nemmeno di essere cristiano. Mi portavo dentro un buco

d’amore così grande che cercavo di riempirlo ovunque. Ma quando ho capito davvero che l’unico che mi amava così com’ero, era Gesù Cristo, la mia vita ne è uscita trasformata». Gli anni di formazione al Seminario Redemptoris Mater ha portato i due a compiere esperienze missionarie molto diverse. Fabio è rientrato lo scorso maggio da un’esperienza di due anni in Lombardia, mentre Samuele, come tanti futuri sacerdoti formatisi in quel seminario, è stato per tre anni in Cina. Ora che si apprestano a vivere l’Ordinazione diaconale sono in già in forza alla diocesi: Piombetti attraverso il sostegno all’unità pastorale che unisce le parrochie di Piediripa, Sforzacosta, Casette Verdini e La Rancia e segue anche la pastorale giovanile di Urbisaglia; mentre Samuele si trova a Recanati nella parrocchia Cristo Redentore e contemporaneamente sta anche studiando Lingue presso l’università di Macerata.

«Apriremo ulteriormente le porte ai giovani per intercettare le esigenze emergenti. E ci sarà un confronto costante con i servizi sociali locali per individuare meglio le urgenze»

Per ricevere il sacramento del Matrimonio occorre seguire un percorso di preparazione

Sposarsi, convinti, in chiesa: tanti percorsi per prepararsi DI M. NATALIA MARQUESINI

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erché il “Sì” degli sposi sia un atto libero e responsabile, e l’alleanza matrimoniale abbia delle basi umane e cristiane solide e durature, la preparazione al Matrimonio è di fondamentale importanza». È il catechismo della Chiesa cattolica a porre l’accento sull’esigenza di offrire ai fidanzati strumenti per vivere al meglio il sacramento, «tanto più che nel nostro tempo molti giovani conoscono l’esperienza di focolari distrutti che non assicurano più sufficientemente questa iniziazione». Non è una novità infatti che due giovani che si presentano al parroco chiedendo di essere uniti in matrimonio vengano invitati a frequentare un percorso che li accompagni in questa scelta di vita cristiana. «È un dono che la Chiesa offre ai fidanzati – ci spiega Gabriele Cardinali, direttore insieme alla moglie Laura Palmucci dell’Ufficio famiglia della diocesi di Macerata –. La coppia vive durante il fidanzamento un momento particolarmente bello ma altrettanto delicato; un’esperienza intensa nell’amore di coppia che vale la pena approfondire perché i due abbiano la giusta percezione della bellezza che stanno vivendo». Anche quest’anno la diocesi di Macerata propone un calendario che raccoglie le tante iniziative di preparazione al matrimonio avviate nelle varie zone. Alcuni di questi cammini sono messi in piedi da u-

na o più unità pastorali, mentre altri nascono in parrocchia. Ci sono realtà che occupano un arco temporale che va da ottobre fino alla Pasqua e convergono poi a un incontro diocesano del vescovo, che nel 2019 avrà luogo il 24 marzo; altri invece concentrano i 12/13 incontri in tre mesi, scegliendo una cadenza settimanale. Le modalità insomma sono diverse, ma tutte prevedono un accompagnamento da parte di famiglie desiderose di condividere il loro essere già sposi e i valori dell’essere famiglia cristiana. È bene rivolgersi a una delle parrocchie di origine o a quella dove si andrà a vivere. «È auspicabile farlo in un tempo che non sia troppo vicino alle nozze – spiega Laura Palmucci – ma adeguatamente distante per permettere ai fidanzati di vivere questo momento senza un affastellamento di impegni e scadenze da rispettare, ma in modo da poterlo gustare come un tempo dedicato alla coppia». Proprio in quest’ottica è impostata l’iniziativa promossa dall’Oasi Buon Pastore; si tratta di una preparazione “remota” alla quale sono invitate coppie di fidanzati che desiderano vivere cristianmente questo momento della loro vita. «Attraverso un incontro che facciamo ogni ultima domenica del mese – racconta don Egidio Tittarelli, vicario per la pastorale della Diocesi e direttore del centro Famiglia – i giovani hanno l’opportunità di muoversi con calma e serenità verso la scelta del Matrimonio, con ampi spazi di preghiera e confronto tra le coppie».

Lorenzo Cerquetella e Franco Berardi, diaconi permanenti, succedono a Marina e Mario Bettucci come direttori della realtà che promuove, anima e coordina il servizio di carità in diocesi

Nuovi timonieri per la Caritas

a novità è stata annunciata durante la celebrazione che ha dato inizio al nuovo anno pastorale in diocesi: cambio di vertici in Caritas dove succedono a Mario e Marina Bettucci, per 17 anni direttori, Lorenzo Cerquetella e Franco Berardi, due diaconi permanenti. Protagonista della puntata di Emmesera che andrà in onda questa sera alle 21 su EmmeTv – Canale 89 il nuovo direttore

intervistato da Tiziana Tiberi. Come ha accolto questo nuovo incarico? Prima di tutto con Spirito di fede e di obbedienza. Fede perché per questo incarico così delicato è necessario chiedere l’aiuto del Signore; con spirito di obbedienza perché in realtà in questo momento della mia vita pensavo di fare altre cose. In primis l’impegno familiare, poi quello in parrocchia e il coordinamento dei diaconi permanenti sia a livello diocesano che regionale. Infatti lei è un po’ un diacono “storico” per la diocesi… Storico forse perché proprio una settimana fa ho festeggiasto i 28 dalla mia Ordinazione diaconale, che è avvenuta con monsignor Carboni il quale fin da subito mi affidò la formazione dei diaconi permanenti che in quel periodo si stavano formando in Diocesi. Quali indicazioni le ha dato il vescovo Nazzareno Marconi, nell’affidarle la direzione della Caritas? La prima è quella di coordinare le varie attività delle Caritas parrocchiali

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ciclo di incontri

Famiglie in cammino per «celebrare la speranza» on mancheranno durante l’anno pastorale gli incontri N diocesani proposti a coppie e famiglie organizzati dall’Ufficio Famiglia della Diocesi di Macerata. Alla luce della lettera pastorale di Mons. Nazzareno Marconi i tre appuntamenti previsti hanno come tema centrale “Celebrare la speranza” e saranno itineranti. Il pri-

mo incontro, tenutosi domenica scorsa a Recanati ha visto protagonista don Bernardino Giordano, coordinatore della pastorale familiare del santuario di Loreto e responsabile di quella del Piemonte. Tre incontri per accompagnare le coppie in un cammino di riflessione sulla preghiera; al primo incontro recanatese dal titolo «Signore,

insegnaci a pregare in coppia», seguiranno quello a Tolentino «Signore, insegnaci a pregare... in famiglia» fissato per il prossimo 27 gennaio e «Signore, insegnaci a pregare... nella comunità» che si terrà il 7 aprile tra Cingoli e Treia. Gli incontri si svolgono dalle 15.30 e i figli delle coppie che partecipano sono coinvolti in percorsi paralleli.

che operano nel territorio diocesano. Ci chiede poi di aprire ulteriormente degli spazi – soprattutto dedicati ai giovani – per percepire le nuove esigenze che stanno emergendo. Un’altra richiesta è quella di confrontarsi con i servizi sociali dei singoli comuni in modo da comprendere meglio le urgenze e di collaborare con tutte le onlus, i gruppi e le associazioni che si interessano dell’aspetto caritativo. Quali saranno le novità quindi per la Caritas? Prima di tutto mi sento di ringraziare Mario e Marina, e tutti i vari collaboratori che hanno lavorato intensamente in questi 17 anni, affrontando situazioni anche difficili e lavorando sempre al meglio. La nuova struttura è composta, oltre da me anche da Franco Berardi, diacono anche lui, che sta andando in pensione e che mette a disposizione il suo tempo per aiutarmi. Inoltre ci sarà, in qualità di segretario, Carlo Tirabassi, generale dell’aeronautica in pensione, che già da tempo collabora in Diocesi e ci darà una mano a livello organizzativo. Ci sono poi i di-

versi collaboratori che lavorano ai vari progetti; si tratta di progetti in essere che sono tutti confermati e che spaziano in tanti ambiti: dalle necessità di chi perde il lavoro, alle famiglie in difficoltà, alle situazioni personali o l’accoglienza. C’è anche la mensa per chi non ha una fissa dimora, fatta in collaborazione con il centro d’ascolto e di prima accoglienza di Rampa Zara. Una cosa particolarmente importante è il lavoro nelle scuole e nel mondo giovanile per sensibilizzare ad un corretto approccio con il cibo e la natura. Un lavoro che crediamo importante perché si lavora per una società futura migliore della nostra. Un’altra attività importante è quella del servizio civile che ci dà l’opportunità di entrare in progetti specifici come oratori o vicinanza al disagio adulto. È stato bello incontrarli insieme al Vescovo per capire cosa ha significato per loro questo anno e ci hanno fatto capire come questo servizio abbia un po’ cambiato la loro vita rendendoli più sensibili ai bisogni degli altri.

«Attratti» e «invitati»: i verbi dell’ottobre missionario DI ANNAMARIA CACCIAMANI

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In diocesi si celebrerà una Veglia il 19 ottobre nella parrocchia dello Spirito Santo a Tolentino; il 28 appuntamento regionale a Montorso

ssere attratti ed essere invitati sono i due movimenti che il nostro cuore, soprattutto quando è giovane in età, sente come forze interiori dell’amore che promettono futuro e spingono in avanti la nostra esistenza. Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida. Ognuno di noi è chiamato a riflettere su questa realtà: «Io sono una missione in questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo». Essere attratti e invitati, due semplici parole ingrado però di esprimere compiutamente tutto il senso dell’ essere missionari. Attratti da una Parola che chiama alla vita, perché vita essa stessa, e invitati a vivere una sfida: essere responsabili di questo mondo.

Basta questa intuizione per comprendere l’invito alla Veglia missionaria che si celebrerà il 19 ottobre alle ore 21.15 presso la parrocchia dello Spirito Santo a Tolentino. Una serata di preghiera, in una terra provata dalle fatiche del terremoto, per mettersi in ascolto dell’unica Parola che dona vita e di alcune parole che traducono la capacità di giovani vite di accettare la sfida e vivere fino in fondo la propria missione. Attraverso i racconti di Antonio, Sofia, Elisa, Fabio e Samuele, potremo cogliere la forza di piccoli e grandi sì tale da nutrire la speranza di un’esistenza vissuta con coraggio e fiducia. Se “Io sono una missione”, come ci ricorda papa Francesco, significa che

non sono in questo mondo per me, ma per servire la vita che mi è stata donata. Non sono in questa terra per scoprire come posso realizzarmi, né per trovare un lavoro, una casa, un posto, ma per restituire ad ogni persona che incontro una buona notizia, per portare il Vangelo. Non sono chiamato a fare qualcosa, ma a essere per qualcuno e con qualcuno. “Giovani per il Vangelo”, è infatti lo slogan della veglia missionaria e di un altro importante appuntamento a cui non solo la nostra Chiesa locale, ma tutte le diocesi delle Marche sono chiamate: l’incontro missionario regionale del 28 ottobre a Montorso. Un pomeriggio, dalle 15 alle 20, di condivisione, di animazione e di preghiera in cui scoprire insieme che il Vangelo è parola di vita, ma soprattutto

è parola sempre viva. Essere missione ogni giorno non è dunque un invito per alcuni, pochi, non è una possibilità tra le tante, ma è attrazione di vita per tutti, è vivere in pienezza il proprio Battesimo, il proprio essere figli di un unico Dio, in quella parte di terra che ci è stata donata per questo. Missione è partire ma anche tornare e annunciare le meraviglie di un’esperienza e di un Dio che è sempre parola incarnata, Vangelo. Da questa certezza nasce la proposta del centro missionario diocesano di coinvolgere i giovani, che hanno vissuto un tempo di servizio missionario estivo, nelle Messe del mese di ottobre. In ogni parrocchia dove ci sarà una tela con l’icona della Giornata missionaria mondiale, giovani per il vVangelo, ci sarà un giovane pronto a raccontare una buona notizia.


Martedì 16 ottobre 2018

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I social media, la democrazia e la comunicazione al convegno di sabato nella Domus San Giuliano DI

PIERO CHINELLATO

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egli ultimi due anni la politica e l’opinione pubblica si sono scontrate con l’impatto deflagrante di una comunicazione che porta la parola dei leader politici direttamente al cittadino, pretendendo di offrire così direttamente la “verità” sottratta a interpretazioni e screditando di conseguenza chi come i giornalisti è il principale soggetto di tali mediazioni. La democrazia guadagna o perde da questo mutamento? Abbiamo una società più partecipata e responsabilizzata o si è innescata una deriva che ha sostituito il ragionamento e il confronto con le parole d’ordine o le affermazioni perentorie? Aiuteranno ad analizzare le tante, spesso controverse sfaccettature dell’argomento Luigi Alici, filosofo morale dell’Università di Macerata e già presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Marco Tarquinio, direttore di Avvenire e il

vescovo di Macerata Nazzareno Marconi. Lo faranno sabato prossimo, nella Sala Rossa della Domus San Giuliano, alle ore 10, ragionando su «Democrazia e informazione al tempo dei social media». A chi avesse dubbi sull’importanza del tema basterebbe ricordare come l’esito pro–Brexit sia stato anche il risultato di fake news rilanciate milioni di volte come quella secondo cui lasciare la Ue avrebbe «permesso al Regno Unito di risparmiare 350 milioni di sterline che il Paese “invia” settimanalmente all’Unione». Chi se n’è servito sapeva trattarsi di notizia falsa, ma non ha esitato a servirsene, perfino con impudenza. Sui media ufficiali i dati veri erano presenti, ma gli slogan falsi di Nigel Farage hanno funzionato meglio dell’informazione accurata e verificata fornita dalla Bbc. Questo è solo un esempio di una realtà che ha già raggiunto esiti deflagranti in vari contesti elettorali, non ultima l’Italia e che merita quindi accostare con

consapevolezza. Veicolo privilegiato è Facebook e i cosiddetti meme, quelle immagini corredate da pochissime parole, di solito scritte col carattere “Impact” che già nel nome dichiara l’intenzione di colpire il lettore, nella “pancia” prima che nel cervello. «Lo sapevi?»; «Indignati!»; «Fatti sentire!»... sono le frasi con cui si introducono notizie faziose, spesso stravolte e altrettanto spesso fasulle. Di soggetto politico, a proporle sono pagine unofficial, non riconducibili cioè a un partito ufficiale, ma a soggetti il cui unico scopo, che si scopre se appena si gratta sotto la superficie, è raccattare “mi piace” e condivisioni, così da raggranellare soldi con la pubblicità che accompagna ogni pagina Facebook. Ma chi mette quei “mi piace” e li condivide a sua volta, se ne fa evidentemente influenzare. A chi preme continuare a ragionare e scegliere con la propria testa, l’incontro di sabato può fornire utile materiale di riflessione.

Inaugurate le strutture italiana e patrimonio di tutta di Colmurano, Tolentino e la diocesi. Soddu: «Miracolosa» Montefano donate dalla Caritas la raccolta di solidarietà

Scuola: una tappa di successo con Futura Macerata Tappa a Macerata di #FuturaItalia, l’iniziativa nazionale del Miur legata al piano Scuola digitale. Sono stati due giorni intensi di incontri, performance, approfondimenti ed esperienze dove, come evidenzia il titolo “Umanesimo futuro”, le tradizioni umanistiche si sono connesse con le prospettive innovative e con le soluzioni digitali. 25 le tappe in tutta Italia del progetto che come una grande staffetta unisce le eccellenze del mondo della scuola. Per Macerata è stato scelto il Liceo Classico Linguistico Leopardi, che nell’organizzazione ha coinvolto altre scuole del territorio: l’Ite Gentili Macerata, il Liceo Filelfo Tolentino, l’Alberghiero Varnelli Cingoli e il Convitto nazionale. Alcuni numeri per rendere l’idea della due giorni maceratese: 13 scuole, 78 gli studenti che si sono cimentati, 7 città

«I tre Centri di comunità un’opera dello Spirito» DI

ANDREA MOZZONI

«G

uai a quella comunità che si disinteressa dei poveri». Ha scelto le parole di papa Francesco il presidente di Caritas italiana, monsignor Francesco Soddu, nel saluto portato durante le inaugurazioni dei tre centri di comunità di Colmurano (in piazza Umberto I), Tolentino (viale Cesare Battisti) e Montefano (in località Osteria Nuova) nel pomeriggio di sabato 6 ottobre. Strutture realizzate grazie alla Cei e al contributo della Caritas a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma del 2016. Accompagnato dal vescovo Nazzareno Marconi, monsignor Soddu ha portato il saluto di Caritas italiana e di tutta la Chiesa del nostro Paese insieme a don Marino Callegari, responsabile delle Caritas del Nord Est: «Siamo qui oggi – ha ricordato –, perché il 17 ottobre di due anni fa venne promossa una colletta nazionale in seguito alle prime scosse del 24 agosto che in particolare riguardarono i centri di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Poi però vennero le scosse del 26 agosto e del 30 ottobre – ha ricordato Soddu – e il cratere si è purtroppo esteso notevolmente: le Marche che fino a quel momento furono territorio di “accoglienza” si sono ritrovate territorio terremotato. Non tutti in Italia hanno capito questo». Il fatto che si sia svolta soltanto una raccolta («con la quale stiamo andando ancora avanti) per il presidente di Caritas italiana rappresenta «un miracolo»: «Si tratta di un’opera dello Spirito Santo – ha aggiunto –, noi non potremo fare nulla da soli, a parte distruggere le cose. Abbiamo però anche la capacità di costruire e lo testimoniano questi Centri di comunità». E alla “comunità” tiene molto il Papa «talmente importante – ha sottolineato Soddu citandolo –, che è capace di generare se stessa nella misura in cui è accogliente a cominciare dai più poveri». All’inaugurazione dei centri di

L’interno del Centro di Comunità “San Giovanni Paolo II” di Colmurano

comunità hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi, il sindaco di Pollenza Luigi Monti, il sindaco di Colmurano Ornella Formica, il commissario prefettizio di Montefano, Marco Cacciaguerra, il presidente di Confindustria Macerata Gianluca Pesarini, il vicario generale della diocesi don Andrea Leonesi e il nuovo direttore della Caritas diocesana Lorenzo Cerquetella. Con loro anche i rappresentanti dell’Ufficio sisma della diocesi, Osvaldo Calzolaio e Giacomo Alimenti. Le tre strutture hanno rispettivamente una metratura di 160, 350 e 160 mq, e sono realizzate in

legno secondo standard progettuali di qualità, utilizzando una tecnica costruttiva all’avanguardia (x–lam) che garantisce elevate prestazioni strutturali (classe d’uso IV), risparmio energetico ed ecosostenibilità (classe energetica A1). Sono dei veri e propri dei centri “polifunzionali” destinati alle attività socio-pastorali, aggregative e liturgiche. Intervendo e portando la preghiera e il saluto di tutta la Diocesi per questi segni concreti di rinascita, il vescovo Marconi ha spiegato come siano state presentate «delle realtà che già funzionano da tempo», ribadendo come per la Diocesi sia importante «prima realizzare le cose e poi fare le

cerimonie». Attorno a questi centri, «queste comunità hanno ricominciato a ritrovare la capacità di sentirsi unite attraverso dei punti di riferimento – ha sottolineato monsignor Marconi –, e il fatto che siano in tre punti diversi della diocesi rappresenta appieno questo territorio diffuso e diversificato». Significativa anche l’intitolazione dei tre centri a Santi avvertiti come particolarmente vicini: a san Giovanni Paolo II è dedicato il centro di Colmurano, mentre il nome di san Vincenzo Maria Strambi campeggia nella struttura di Tolentino e quello di santa Teresa di Calcutta a Montefano.

partecipanti, 3 province, 12 team di cui 8 approdati alla finalissima. Tra le attività gli studenti sono stato coinvolti nel progetto Civic Hack che prevedeva lo sviluppo di un progetto sui temi assegnati: “luoghi sicuri” e “ricominciamo”; decisamente vicini alle esigenze del territorio delle Marche sud, profondamente toccato e ferito dal sisma. Ha vinto il progetto CulturAR Center. Altre iniziative lo Stim (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) e la gara di Orienteering digitale. Dopo Macerata il testimone è passato a una scuola di Rapallo: un’altra tappa fatta di educazione digitale per dare agli studenti le chiavi del futuro. Tiziana Tiberi

Porto Recanati Aiuto per i bimbi dell’Hotel House rima ancora che la politica nazionale si interessasse del «caso Hotel House», è stata la soP cietà civile a tentare di radicare una speranza di umanità e futuro all’interno del grattacielo di Porto Recanati. Non un’iniziativa estemporanea ma oltre dieci anni di attività ludiche e di dopo scuola in favore dei tanti bambini, dalle più svariate etnie, che scorrazzano di ritorno da scuola sporcando le proprie scarpe, ma non la propria dignità, dalla fermata dell’autobus all’ingresso del palazzaccio. Violenza, droga, insomma una criminalità che percorre gradino dopo gradino, scala dopo scala, i piani dell’Hotel House nonostante il lavoro senza soste delle forze dell’ordine. Non da meno è l’impegno dei volontari dell’associazione Tabor, attiva fin dal 2000, così come quello di altre realtà di cui quasi mai si sente parlare dentro la struttura. «Il servizio di doposcuola ha preso forma grazie alla collaborazione con l’Istituto “Enrico Medi” di Porto Recanati – racconta Rosy Settimio, vice presidente di Tabor (il presidente è padre Roberto Zorzolo, già parroco della città costiera, oggi a Recanati) –, ed è garantito grazie a 20 operatori, tra i quali alcuno insegnanti in pensione, che aiutano gruppi di bambini stranieri (ma anche italiani) della scuola primaria con varie difficoltà didattiche». In principio, il salone interno dell’Hotel House accoglieva tutti i 60 bambini impegnati in queste speciali “ripetizioni”; poi, per garantire un miglior servizio, i ragazzi e le ragazze di terza, quarta e quinta elementare sono ogni volta trasportati nelle due parrocchie locali, accolti anche lì dalla generosità di operatori e volontari. «In collaborazione con altre realtà cerchiamo di curare sia la parte educativa, che quella ludica – aggiunge Settimio –; ad esempio il Csi “Arcobaleno” consente a questi ragazzi di fare sport giocando a palla a mano. Non sono mancanti momenti di festa e anche di scambi culturali o gastronomici». Nessun episodio di violenza o aggressioni in questi anni: «Quello che succede all’Hotel House è sotto l’occhio di tutti – afferma –, ma queste famiglie e questi bambini cercano soltanto un clima di normalità». Vittime due volte, del pregiudizio e del malaffare. «Ho sempre usato l’espressione del “muro invisibile” per descrivere la linea di confine invisibile che separa la città dal palazzone – racconta Eleonora Tiseni, una delle volontarie –: credo che il fatto che l’attività di dopo scuola si svolga nelle aule al piano terra del condominio sia utile per noi volontari “insegnanti”, perché ci costringe a oltrepassare quel muro, ed è un’attività che va incontro a quelle che sono le prime vittime del “problema” Hotel House, i bambini». Non c’è paura nelle parole dei tanti che operano in questa situazione: «L’istruzione è la possibilità di un futuro degno che tutti i bambini si meritano – continua la volontaria –; non ho paura di entrare nel piazzale, ma l’attenzione rimane sempre alta; la maggior parte dei bambini viene accompagnata dai genitori, non ci permettono di salire con loro ai piani superiori». (A.Mozz.)

Universitari nel post-terremoto tra problemi e speranze La testimonianza: nella Città della Pace, minacciati dalla droga e dall’affiorare del razzismo, rassicurati dalle forze dell’ordine DI MATTEO LONGO *

N

egli ultimi due anni la città di Macerata è stata messa a dura prova da avvenimenti che hanno “scosso” non solo gli edifici, ma anche gli animi dei cittadini. Sì, proprio la “Città della Pace”, oltre ad essere stata colpita più volte dal sisma, è stata anche teatro di violenza dettata dal risentimento e dalla paura del diverso: l’omicidio di Pamela Mastropietro, prima, l’attentato di Luca Traini, poi. Tutto questo ha avuto, senz’altro, un impatto notevole sui

cittadini maceratesi e sugli studenti universitari. I “fatti” di Macerata, in quanto fattispecie, non hanno sconvolto più di tanto un giovane del XXI secolo, saturo di cronaca nera (a causa o) grazie all’imbuto dei media. La riflessione, quindi, si pone in merito alle cause di questi avvenimenti: la droga e il razzismo. La prima è una vera e propria piaga che si insinua nelle menti dei giovani e si propone loro come un oracolo, che è in grado di dare la risposta giusta al momento giusto. Un falso idolo, questo, a cui, tuttavia, molti giovani ancora credono. La seconda, invece, rientra tra le top hits del momento, un nuovo modo di essere perché, molto spesso, conveniente. In questo i social network giocano un ruolo fondamentale, perché è sufficiente una fake news a generare paura e a incitare all’odio.

Droga e razzismo sono, quindi, temi di cui si parla tanto e agisce poco perché non vi sono ancora delle politiche sociali dirette a sensibilizzare rispettivamente la bellezza della vita e l’integrazione. È questo ciò che hanno pensato in quei giorni gli studenti maceratesi. Soprattutto grazie allo straordinario lavoro delle Forze di Polizia, non c’era più spazio, né tempo per la paura. Si sono sentiti al sicuro e la sicurezza ha permesso loro di fare ricerca e studiare lucidamente tali avvenimenti, perché è questa la vocazione di ciascuno studente. Infine, per tutte quelle persone che non lo hanno mai vissuto, il terremoto genera un sentimento di dura consapevolezza; di fronte a esso anche l’uomo più grande diventa come il più piccolo. Uscire in strada subito dopo il boato e cercare nel volto dell’altro un barlume di

compassione e solidarietà. Almeno in questo noi studenti fuori sede siamo fortunati: abbiamo un altro posto dove andare, un’altra casa che, ansiosamente, ci aspetta. Occorre, poi, trovare le parole giuste per tranquillizzare i propri genitori, che sono venuti a conoscenza dell’accaduto tramite l’edizione straordinaria del Tg. Il ritorno nella casa universitaria sembra essere un flashback di ciò che è stato, perché i vetri delle finestre sono in frantumi e il frigo è stato svuotato. Il terremoto irrimediabilmente chiama a sé gli sciacalli, neanche avesse l’odore di una putrida carcassa. Ma la vera catastrofe viene dopo il boato, dopo la scossa: ognuno di noi pensa a come poter andare avanti, rassicurando l’altro e temendo intimamente che ciò possa riaccadere. * studente fuori sede Unimc


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