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Martedì, 15 ottobre 2019
Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia
a diocesi ha attivato da qualche tempo un canale Telegram (httL ps://t.me/diocesimacerata). Iscri-
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vendosi si avrà la possibilità di essere informati tempestivamente su eventi e news che riguardano la nostra comunità ecclesiale. Ogni venerdì vengono lanciati, ad esempio, i video YouTube col commento del vescovo al Vangelo della domenica.
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MACERATA
mese missionario. Il vescovo: il cambiamento è una sfida
«Non temere le novità» Marconi: «Creati luoghi per la vita comune dei sacerdoti, in modo che i fedeli li trovino disponibili per confessioni, direzione spirituale, riti sacri» Il 1° ottobre, celebrando nell’Abbazia di Fiastra i Vespri solenni per la festa di santa Teresa di Gesù Bambino, il vescovo Nazzareno Marconi ha aperto in diocesi il Mese missionario straordinario indetto da papa Francesco. Segue l’omelia pronunciata nell’occasione. DI NAZZARENO MARCONI *
arissimi fratelli, il Papa ha indetto questo mese missionario straordinario con una lettera al cardinale Filoni prefetto della Congregazione detta di “Propaganda fide”, cioè per la diffusione della fede nel mondo. Già il nome della Congregazione è significativo: la nostra azione missionaria infatti non punta ad allargare gli spazi di potere della Chiesa o il numero di quanti aderiscono, ma desidera diffondere, far crescere il numero di quanti credono in Cristo e migliorare la qualità della fede di ciascun credente. Per questo la missione della Chiesa per diffondere e far crescere la fede, guarda ad gentes, cioè agli altri popoli, ma guarda anche alle nostre comunità dove la fede ha sempre bisogno di crescere. Per la nostra diocesi questo mese missionario si apre con l’inizio del lavoro dei nuovi parroci nelle parrocchie loro assegnate. Questo è un atto di missione concreta, un segno vero di rinnovamento e di impegno da parte di preti e laici a ripartire nella diffusione della fede. Queste nomine sono state fatte per rispondere alle necessità poste da una realtà che cambia, per la partenza per la missione di vari sacerdoti, per l’invecchiamento e i problemi di salute di molti parroci. Così la nostra diocesi ha vissuto un vero ricambio generazionale. Lo scorso anno hanno cambiato parrocchia 8 sacerdoti e quest’anno 15, mentre almeno 7 sono partiti in missione verso altre parti dell’Italia e del mondo. È stato un tempo di grandi cambiamenti, un vero tempo di partenza in missione, ma che ci fa raggiungere una configurazione che speriamo si mantenga stabile per alcuni anni. La preoccupazione che ci ha guidato nell’affrontare i cambiamenti e anche qui all’Abbadia, è stata prima di tutto quella di diffondere la fede, creando luoghi dove i sacerdoti vivano insieme e si sostengano a vicenda, perché sia più facile anche per i fedeli trovare un sacerdote disponibile per la confessione, la direzione spirituale, la celebrazione curata e devota della liturgia.
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Il Papa nella Lettera di indizione del Mese missionario straordinario ha scritto delle parole che vorrei meditare con voi. Dice Papa Francesco: «Giovanni Paolo II insegnava che l’attività missionaria rappresenta, ancor oggi, la massima sfida per la Chiesa e la causa missionaria deve essere la prima. Che cosa succederebbe se prendessimo realmente sul serio queste parole? Semplicemente riconosceremmo che l’azione missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa». Cioè la Chiesa ha senso e valore solo se ogni sua azione interna ed esterna punta a diffondere e far crescere la fede. Oggi la crisi del mondo, non è crisi economica o crisi di valori umani, ma crisi di fede! Ne sono fermamente convinto, perché solo la fede, solo l’amore a Dio fonda su una base solida l’amore al fratello e l’impegno per il bene comune che aiuta a superare ogni crisi. Continuava il Papa nella sua lettera: «Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una “semplice amministrazione”. Costituiamoci in tutte le regioni della terra in un “stato permanente di missione”». Non temiamo di intraprendere, con fiducia in Dio e tanto coraggio, «una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per
Vespri solenni celebrati all’abbazia di Fiastra il I ottobre
Abbadia di Fiastra
Sei nuovi giovani diaconi saranno ordinati il 31 ottobre iovedì 31 ottobre la chiusura del Mese missionario straordinario coinciderà con l’ordinazione diaG conale di ben sei giovani, quattro dei quali – Gerardo Manuel Salinas García, Isaac Vega Del Pino, Pawel Gajewski, Paulo Renato Mendes Gauto – si sono for-
l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione». Superiamo allora la paura della novità, accettiamo con favore la sfida che ci pone davanti ogni cambiamento che stiamo vivendo. Il Vangelo ricorda che davanti al vino nuovo ci saranno sempre
mati nel Seminario Redemptoris Mater, mentre i restanti due – Antonio Barbaresi e Marco Petracci – sono originari di Macerata, provengono entrambi dalla parrocchia del Buon Pastore di Collevario e si sono formati nel Pontificio seminario regionale “Pio XI”. Sarà il vescovo Nazzareno Marconi a imporre le mani e a pronunciare la preghiera consacratoria durante la celebrazione che avrà inizio alle ore 18. (P.Chin.)
quelli che diranno polemicamente e con nostalgia: «Il vino vecchio era migliore». Questo non deve abbatterci, perché queste presone nostalgiche sono le stesse che, se il vino vecchio diventava aceto – ed è naturale che accada –, si sarebbero egualmente lamentate perché non era stato so-
Giovedì 17 Tolentino festeggia il patrono san Catervo
Dopodomani, giovedì 17 ottobre, Tolentino festeggerà il patrono san Catervo. Si tratterà anche quest’anno di una celebrazione che sconta le tante ferite del terremoto ancora aperte. La struttura polivalente di comunità donata dopo il sisma dalla Caritas, intitolata a San Vincenzo Maria Strambi (nella foto), ha permesso ai fedeli di ritrovare il luogo in cui celebrare l’Eucaristia e
sentirsi famiglia, ma il dolore per l’impossibilità di accedere alla propria concattedrale non si dissolve. A coronamento della festa ci sarà alle ore 18 la Santa Messa presideduta dal vescovo Marconi, con l’ammissione agli ordini di Antimo Gambardella e Carlo Migliorelli, cui seguirà la solenne processione per le vie della città con la reliquia del Santo. (P.Chin.)
stituito con vino nuovo. Sempre il Papa continuava nella sua lettera: «Dobbiamo superare la tentazione ricorrente che si nasconde dietro ad ogni introversione ecclesiale, ad ogni chiusura autoreferenziale nei propri confini sicuri, ad ogni forma di pessimismo pastorale, ad ogni sterile nostalgia del passato, per aprirci invece alla novità gioiosa del Vangelo. Anche in questi nostri tempi, dilaniati dalle tragedie della guerra e insidiati dalla triste volontà di accentuare le differenze e fomentare gli scontri, la Buona Notizia che in Gesù il perdono vince il peccato, la vita sconfigge la morte e l’amore vince il timore sia portata a tutti con rinnovato ardore e infonda fiducia e speranza». Questo è il messaggio con cui vogliamo andare avanti con spirito missionario. Lo spirito missionario non è vivo solo all’estero, ma ovunque la passione per il Vangelo e per la salvezza delle anime muove i cuori di preti, diaconi e laici. Con questo spirito, con cui ho iniziato la mia Visita pastorale in Argentina, Irlanda e Cina, mi preparo a continuarla già da fine ottobre a cominciare da Cingoli e poi Pollenza. Chi il Signore ci benedica e ci accompagni. * vescovo
Ottobre, tempo dedicato al dono della fede a tutti DI
ANNAMARIA CACCIAMANI
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elebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (cfr Mt 10,8), senza escludere nessuno». Per dare corpo alle parole di papa Francesco, l’Equipe missionaria diocesana ha costruito un percorso che ha avuto come avvio la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, celebrata il 29 settembre in diverse comunità parrocchiali e come meta una Scuola di formazione missionaria diocesana. ”Non si tratta solo di migranti. Comunità accoglienti”, è stato lo slogan dell’ultima domenica di settembre in cui si è voluto creare un’occasione d’incontro tra comunità migranti e comunità parrocchiali: Eucaristia, pranzo insieme, racconti e musica. Pochi ingredienti per tradurre in esperienza concreta la parola comunione. Il cammino prosegue con la veglia di venerdì 18 ottobre (ore 21.15), “Battezzati e inviati”, presso il Seminario Redemptoris Mater di Macerata. Due i segni di questa celebrazione: la riscoperta del proprio Battesimo come fonte della propria missione, e il mandato missionario per tutti i presenti. Accanto a questi due momenti, l’ascolto della Parola di Dio e di alcune testimonianze di giovani che quest’estate hanno scelto compiuto scelte di servizio e missione in Italia e all’estero. In continuità con il messaggio della veglia è nata anche la proposta “Voci di missione quotidiana”, due momenti di riflessione, attraverso il programma I-taliani condotto da don Luigi Taliani su Emmetv, sul tema missionarietà nel quotidiano. Alcuni giovani racconteranno se e come l’esperienza missionaria all’estero ha cambiato la loro vita. E anche come sia possibile vivere la missionarietà oggi a scuola, sui social, in famiglia. Infine il percorso continua con quattro appuntamenti al cinema realizzati in collaborazione con il tavolo “La cultura dell’incontro”. “Costretti altrove” è il filo conduttore delle proiezioni di domenica 20 ottobre, 10 novembre, 17 novembre e 1 dicembre dalle 16 alle 19 presso il cine-teatro Don Bosco di Macerata. Un’occasione di confronto sul tema dell’essere straniero, soprattutto legato alla realtà femminile e dei minori, in un contesto spesso vissuto come costrizione e spaesamento, ma che può anche diventare spazio di crescita. Per concludere, da gennaio 2020 fino a giugno si svolgerà, per il secondo anno, la Scuola di formazione missionaria diocesana, che ha l’obiettivo di sviluppare la sensibilità missionaria e la conoscenza della missione della Chiesa; un’occasione per sperimentare il valore dell’incontro con culture diverse. Buon mese missionario straordinario, dunque, con l’augurio che sia un tempo speciale per nutrire il desiderio di fare della propria vita una missione di dono per tutti, nessuno escluso.
Gli adolescenti, l’emergenza ambientale e la politica Manca una cultura idonea ad affrontare la crisi. Ma deve essere evitato il paternalismo DI
GIANCARLO CARTECHINI
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a’ muoviti! Mi devi accompagnare alla fermata dell’autobus!». Sono le 6,20, fuori è quasi notte. Se si fosse alzato per andare a scuola griderei al miracolo, visto che ogni mattina reagisce ai miei tentativi di svegliarlo con la stessa inerzia di un calco di Pompei. Ma oggi, venerdì, è un giorno speciale. Usciamo di casa alle sette meno dieci.
Arriviamo alla fermata e i compagni sono già lì, ad aspettarlo. Non c’è folla, non ci sono striscioni. La maggior parte dei partecipanti al “Friday for future”, manifestazione contro i cambiamenti climatici, deve ancora arrivare. «Ciao pa’ – dice scendendo dall’auto – torno verso le due». «Beh, come è andata?» – gli chiedo quando rientra a casa. «Bene». Come sempre una risposta laconica, dietro la quale possono nascondersi infiniti universi semantici. Non resta che cercare altrove, a tentoni, gli indizi di questa voglia sorprendente di partecipazione. Un germe di consapevolezza. Confuso, allegro, sgrammaticato e impetuoso, proprio come il carattere di un adolescente. In grado di leggere testi di Nietzsche e di Bertrand Russel, e poi di trascorrere ore in compagnia
dei video di “Ciccio Gamer” o di “Favij”. Appassionato di “X Factor” e delle trasmissioni di Alessandro Borghese, e allo stesso tempo interessato ai dibattiti politici su La7. Lettore abituale dei reportage pubblicati dall’Espresso, allettato dalla proposta di ottenere il diritto di voto all’età di sedici anni. Capace di sdraiarsi sul divano, davanti alla Tv sintonizzata ad alto volume su Sky Sport, con l’inseparabile smartphone in una mano, e nell’altra un libro aperto sul quale studiare. Si può pretendere dai protagonisti di questo mondo vitale e magmatico la virtù della coerenza? È il punto su cui si sono soffermati alcuni commenti diffusi sui social dopo la manifestazione del 29 settembre: «Avete un televisore in ogni stanza, passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; sie-
te i maggiori consumatori di tutta la storia; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali ed elettronici. Ragazzi, prima di protestare spegnete l’aria condizionata...». Parole acide, solo apparentemente in contrasto con il paternalismo insopportabile di chi ha affermato: «In fondo sono ragazzi, lasciamoli sognare...». Ha ragione la scrittrice Paola Mastrocola quando afferma che il problema maggiore che la scuola deve affrontare per educare le nuove generazioni è il rapporto con il mondo circostante: gli «esempi di miserevole squallore» – dice proprio così – offerti quotidianamente da politici, giornalisti, uomini di spettacolo. E lo spettacolo peggiore è offerto da quegli adulti incapaci di cogliere la drammaticità della crisi ambientale, e di trasformare le i-
stanze di un movimento nato dalla determinazione di una ragazza di sedici anni, in progetti politici in grado di affrontare – se non di risolvere – la complessità delle sfide in atto. Bisognerebbe riflettere a lungo di fronte alle parole accorate di papa Francesco nella enciclica Laudato si’: la consapevolezza di vivere una stagione drammatica, la denuncia nei confronti della “cultura dello scarto”, l’accento posto sulla stretta correlazione tra i cambiamenti climatici che intaccano le risorse produttive dei più poveri, e il fenomeno delle migrazioni che tanto spaventa il mondo occi-
dentale. I giovani avvertono l’esigenza di un cambiamento – ha scritto – eppure non disponiamo ancora, noi adulti, della cultura necessaria per affrontare questa crisi. C’è bisogno di nuove leadership. Va a finire che sarà proprio un adolescente, lunatico e incoerente, a salvarci dai disastri dell’antropocene.
Martedì 15 ottobre 2019
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L’«ingresso» dei tre sacerdoti all’Abbadia di Fiastra Sono don Alberto Forconi, don Rino Ramaccioni e don Salvatore Paparoni «Siamo qui con le braccia aperte» è stato il loro saluto DI
PIERO CHINELLATO
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ui la presenza comincia», sono le parole con cui il vescovo Nazzareno Marconi ha suggellato il passaggio di consegne all’abbazia di Fiastra tra i diaconi – che hanno prestato servizio dalla data di partenza dei monaci cistercensi il 6 agosto 2018 fino alla fine di settembre – e i tre sacerdoti che si apprestano a risiedervi. E così, al termine della celebrazione di apertura del Mese missionario straordinario che si è svolta nella grande chiesa cister-
cense la sera del primo ottobre, sono stati direttamente i tre sacerdoti a presentarsi, salendo all’ambone uno dopo l’altro. Il primo è stato don Alberto Forconi, finora parroco di Santa Croce a Macerata, che si è rivolto all’assemblea riconoscendo che: «La missione che ci viene affidata è grande; ne siamo più che coscienti. Ci sostiene la fiducia del vescovo e della diocesi e di tutti voi. Oggi è la festa di santa Teresa di Gesù Bambino, festeggiata oggi. È una devozione che condividiamo: la santa patrona di tutti i missionari ci sostenga e ci aiuti a sostenerci a vicenda. Grazie». Sull’ambone è quindi salito don Rino Ramaccioni, finora parroco al Cristo Redentore di Recanati. «C’è bisogno di preghiera. Io sogno di vedere questa chiesa affollata di persone a tutte le ore, anche di notte, per pregare. Se vogliamo camminare per il Signore, dobbiamo imitare Gesù che pregava molto e che per amore del Padre ha deciso di percorrere la strada della fratellanza
umana. Ha dato la vita. Vorrei aiutare la comunità cristiana a crescere nella preghiera– ascolto di Dio, a contemplare il Signore. Poi tutto questo deve sfociare nell’amore per il prossimo. Qui è la stazione di servizio: facciamo il pieno di Dio, ma poi bisogna che lo trasferiamo ai fratelli. La vera missionarietà si vive con la santità. Che Dio ci aiuti». È stata quindi la volta di don Salvatore Paparoni: «Sono venuto qui in chiesa con una bambina di seconda elementare che guardava e chiedeva: “Perché ci sono delle finestre rotonde?” (i rosoni sull’abside e sul frontone della Chiesa). Rispondere ai bambini è spesso complicato. E poi cominciava a contare: “Lì il rosone ha 12 spicchi: che significa?”. Beh, ho risposto, rappresentano i 12 apostoli. La bambina è rimasta contenta. Poi guardando il rosone dell’abside, ha contato otto spicchi: “...ma questo 8 che sta a significare?”. E allora, arrampicandosi un po’ sull’esegesi (e sugli specchi) ho
detto che 8 sono le beatitudini proposte dal Signore nel Discorso della montagna. Allora l’insegnamento dei 12 apostoli, comprese le beatitudini, è il tema il contenuto, l’annuncio che don Alberto e don Rino porteranno – rispetto a me hanno voce più potente e più fiato per proclamare il Vangelo –, e io starò ad ascoltare tutte le cose belle, buone e sante che racconteranno. E se poi qualcuno verrà a farci visita, allora saremo con le braccia aperte per accogliere tutti e ciascuno». Il vescovo Marconi li ha ringraziati, commentando: «La cosa più bella mi sembra quel “siamo qui con le braccia aperte” detto da don Salvatore. Chi viene sa che in maniera sempre più stabile e accogliente ci sarà qui la possibilità di ricevere una parola, il perdono del Signore, una benedizione. E sono tre cose molto importanti: la Parola, il Perdono, la Benedizione, tre perle preziose che rendono questo luogo importante. Non perdiamo questa occasione».
Temperatura in aumento anche nella nostra regione dagli anni Sessanta a oggi. Evidente l’amplificarsi di episodi “violenti”: calura, siccità, acquazzoni, gelate e forti nevicate
Le Marche più calde nell’ultimo trentennio
anniversario All’Excelsior due preti in carne e ossa si sono specchiati in quelli del cinema nalizzare il rapporto tra Chiesa e cinema nel Novecento è un’utile chiave di lettura per misurare la reaA zione del cattolicesimo alle grandi trasformazioni avve-
DI ANDREA MOZZONI
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l richiamo ai grandi della terra di Greta Thumberg è risuonato anche nelle Marche quando, alcune settimane fa, nelle città italiane ed europee si sono svolti i cortei del Friday For Future alimentati e guidati da studenti. Manifestazione anche a Macerata per le vie del Centro Storico al grido di: «Non abbiamo un pianeta B». Tra l’impegno di questi giovani e lo scetticismo di chi non crede ai cambiamenti climatici, emergono i dati raccolti dal Centro AgroMeteorologico di Treia, uno dei quattro servizi gestiti dall’Assam (l’Agenzia per i Servizi nel Settore Agroalimentare delle Marche), l’unico presente in provincia di Macerata. Ma come è cambiato realmente il clima nelle Marche tra la fine del Novecento e l’inizio del Terzo Millennio? A rispondere è il meteorologo e matematico dell’Assam Danilo Tognetti, il quale ha confermato che c’è un cambiamento in atto, precisando come, pur reale, questo non abbia ancora mutato sostanzialmente il volto delle stagioni, nonostante l’aumento di episodi estremi che vanno tenuti sotto controllo. La riscoperta di una nuova sensibilità ambientale tra i giovani è certamente buona cosa, ma c’è davvero da preoccuparsi o si è creata una situazione di allarmismo mediatico? Credo che avere una sensibilità rispetto a questi temi sia apprezzabile da parte dei nostri giovani. Devo dire che è opportuno rispondere anche a quanti affermano come «il clima sia sempre cambiato». I dati raccolti dalla metà degli anni Novanta, ovvero da quando è stato istituito il servizio gestito da Assam, confrontati con quelli storici della rete idrografica di Bologna, ora in mano alla Protezione Civile, confermano come si possa rilevare un riscaldamento decisamente repentino negli ultimi 150 anni e, in particolare, dagli anni Ottanta, così come avvenuto a livello globale, non solo nelle Marche o in
Sulla mappa, alcune delle circa settanta stazioni dell’Assam nella Regione Marche
Italia. Questa sua osservazione come può essere tradotta rispetto alla quotidianità? È possibile quantificare questo aumento anche relativamente alle Marche? Va detto che i dati vengono valutati e confrontati in base a una cadenza trentennale. Rispetto a ciò, possiamo affermare che nel confronto col trentennio che va dagli anni Sessanta agli anni Novanta, il successivo (1990–2019) vede un aumento di circa un grado centigrado rispetto alle temperatue medie riscontrate. In questo contesto, la stagione che più si sta riscaldando e in cui le temperature sono più accentuate è quella estiva. Quali effetti ha causato e sta producendo tutto ciò?Gli effetti sono graduali e starei attento a creare allarmismi che a volte non sono
giustificati. Non sono stati ancora rilevati cambiamenti strutturali, ma sono in aumento episodi “violenti”. Posso sottolineare, ad esempio, le ondate di calore delle estati del 2003 e del 2012, o i periodi di siccità con finestre più lunghe, oppure la grande nevicata del febbraio 2012, le gelate di fine febbraio 2018, episodio questo che ha causato danni ingenti all’olivicoltura, o il maggio piovoso di quest’anno. Si tratta di un processo irreversibile? Non possiamo affermarlo. Se è però vero che un certo riscaldamento è stato sempre osservato, è altrettanto importante sottolineare come i tempi si siano notevolmente ristretti rispetto a questi cambiamenti climatici. Come avvengono i vostri rilevamenti? Oltre ai quattro centri regionali di
Treia, Osimo, Fano e Ascoli Piceno, sono distribuite sul territorio circa settanta stazioni. In base alle rilevazioni dei dati meteo relativi alle attività agronomiche che svolgono i nostri addetti tramite i monitoraggi e il confronto con le aziende agricole, l’ufficio Ced elabora un bollettino a cadenza settimanale pubblicato sul nostro sito Internet (www.meteo.marche.it, ndr) oppure inviato direttamente a chi si iscrive al servizio. Il nostro supporto riguarda i trattamenti da effettuare sui vari tipi di coltivazione e nel fornire indicazioni riguardo la cura di certe malattie o sullo stato di avanzamento delle stesse culture. In tutto il personale del Centro è composto da circa venti professionalità, dagli agronomi ai tecnici, fino ai matematici.
nute nella società. È questa una delle considerazioni che monsignor Dario Edoardo Viganò, vice cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, espone nel libro “Il cinema dei Papi” (edizioni Marietti 1820), uscito di recente per i 60 anni delle Filmoteca Vaticana, ente istituito da papa Giovanni XXIII appena un anno dopo l’elezione al soglio pontificio. L’anniversario e l’analisi di monsignor Viganò sono stati la spinta per l’organizzazione dell’incontro dello scorso 27 settembre svolto nella sala Excelsior di Macerata sul tema “Il prete nel cinema”. L’appuntamento, cui ha presenziato il vescovo Nazzareno Marconi, è stato un omaggio della Diocesi a due sacerdoti che hanno tagliato il traguardo dei cinquant’anni di sacerdozio: l’arcivescovo Renzo Fratini e don Luigi Taliani. Due preti quasi coetanei, con storie parallele, ma differenti. Entrambi “figli” del Concilio Vaticano II (in quegli anni erano tutti e due in seminario, Fratini a Tolentino e poi Roma, Taliani a Osimo e poi a Fano), sono stati ordinati sacerdoti nel settembre del 1969, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, dall’allora neo vescovo di Macerata, Ersilio Tonini. Dopo alcuni anni di attività nelle parrocchie della Diocesi, la vita dei due preti, differenti per indole e attitudini, hanno preso strade diverse. Continuo contatto con la gente e soprattutto con i giovani per don Taliani, che è stato per molti anni docente di religione nelle scuole superiori di Macerata; ambiente diplomatico per don Fratini, che per oltre quarant’anni ha lavorato in varie nunziature vaticane in Africa, Asia, America centrale, fino alla nomina a Nunzio Apostolico, rappresentando il Papa in molte capitali, anche europee. Due modi di servire la Chiesa e annunciare il Vangelo quelli di Luigi Taliani e Renzo Fratini che sono però espressioni comuni di quell’umanità, spiritualità e missione del prete che abbiamo imparato a conoscere e che sono state ben esaltate in tanti film rimasti famosi. Don Andrea Verdecchia, sacerdote fermano, docente di Teologia pastorale, che ha condotto l’incontro nella sala Excelsior, ha ricordato come l’attenzione della Chiesa verso il cinema sia iniziata addirittura nel 1936 con l’enciclica di Pio XI “Vigilanti cura”, per proseguire poi con Pio XII nel 1957 (“Miranda Prorsus”), fino al decreto del Concilio del 1963 “Inter Mirifica”. Nel corso della serata sono stati presentati spezzoni di una dozzina di film che nel tempo hanno avuto il prete come figura centrale: da “Diario di un curato di campagna” di Bresson a “Roma città aperta” di Rossellini, da “State buoni se potete” di Luigi Magni (film ispirato alla figura di san Filippo Neri) alla popolarissima serie cinematografica di “Don Camillo”, fino al più recente “Io, loro e Lara” di e con Carlo Verdone. Storie di preti diversi per temperamento – come appunto don Luigi e don Renzo – accomunati in un’unica missione da vivere “dove abita l’uomo”. Lo ha sottolineato anche il vescovo Marconi attraverso una citazione dal suo libro “Imita ciò che celebri” (Cittadella editrice 2009): «Il presbiterato non è un mestiere da vivere singolarmente, ma un ingresso in quella compagnia degli apostoli che continua la missione dei Dodici e di tutti i discepoli, l’ingresso in una comunità dove ognuno porta i suoi doni e li offre in una fraterna collaborazione con gli altri». Alessandro Feliziani
Unimc: i timori del terremoto sono ormai alle spalle Un’immagine del Welcome Day, la giornata di benvenuto per gli studenti da tutto il mondo, che si è svolta lo scorso 9 ottobre
La realtà universitaria resta dinamica e il clima è improntato all’ottimismo Tante le opportunità formative ben tarate sulle opportunità occupazionali
DI LUCIA
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MATANO
orte bisogno di stimoli dal punto di vista formativo e personale e tanta voglia di approfondire le conoscenze e responsabilizzarsi, realtà universitaria dinamica e fervente di ottimismo: questo è emerso dalla voce diretta di alcuni universitari che vivono il loro percorso tra sogni e paure. Numerosi sono i servizi offerti dall’Università di Macerata, seppur forse non adeguatamente pubblicizzati e quindi non da tutti conosciuti: l’orientamento in entrata e in uscita, le opportunità che favoriscono l’esercizio del diritto allo studio, il Casb (Centro d’Ateneo per i servizi
bibliotecari) con la possibilità di studiare fino a mezzanotte, il prestito interbibliotecario, le consulenze psicologiche, gli scambi accademici, i tutor, il ben funzionante Info Point, il “servizio 2000+”, numero telefonico che offre informazioni sull’iscrizione, docenti reperibili al ricevimento settimanale, la possibilità di ottenere certificazioni linguistiche e la patente europea del computer, le attività culturali patrocinate, le possibilità, ambite da molti studenti, di andare in Erasmus e svolgere tirocini formativi in Italia e all’estero, i corsi di dottorato in inglese e vari corsi di laurea a doppio titolo. Tra le novità di quest’anno è il nuovo
corso in “Scienze giuridiche per l’innovazione”, con due indirizzi di grande appetibilità per il mercato del lavoro, incentrati su “Diritto e sicurezza delle nuove tecnologie” e “Trasporti marittimi e logistica portuale”. Come ogni anno, in più, la scuola di Studi Superiori “Giacomo Leopardi” seleziona i migliori diplomati degli istituti secondari destinandoli a un percorso di eccellenza con l’esenzione delle tasse e l’ospitalità gratuita negli alloggi universitari. A conferma della “vocazione internazionale” e del dinamismo dell’università ha di recente avuto luogo il “welcome day”, dove oltre cento studenti provenienti da
13 nazionalità, principalmente dall’Europa, ma anche da Cina, Brasile, Stati Uniti e Russia sono stati accolti dal rettore Francesco Adornato, dalla delegata per le Relazioni internazionali Giovanola insieme ai coordinatori Erasmus dei dipartimenti. Gli studenti, così motivati e determinati, non si sono lasciati scoraggiare nemmeno dal terremoto del 2016 che, seppure abbia inizialmente destato «tristezza, traumi psicologici e nostalgia» anche per l’inagibilità di alcune aule, li ha comunque spinti a iscriversi e a portare avanti nel minor tempo possibile la loro carriera. Sicuramente nel percorso non sono mancati
ostacoli, specie per le matricole. È anche emersa la paura di non essere all’altezza, di non riuscire a laurearsi in tempo, di «stancarsi e abbandonare gli studi a poco dalla fine». Nonostante ciò, prevale una curiosità e voglia di godersi da cima a fondo quel «futuro dal cuore antico» – questo il pay off di quest’anno – con aspettative che vanno oltre: dal «fare sport della cultura personale per se stessi» a, chiosa uno studente, «andare oltre i programmi d’esame per approfondire ciò che piace così da poter arricchire il proprio percorso e trovare un potenziamento, una marcia in più per affrontare il lavoro riflettendo sul perché di ciò che si sta studiando».
Martedì 15 ottobre 2019
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Tante chiese antiche, tutte lesionate dal terremoto La pala di Lorenzo Lotto “Madonna del Rosario e Santi” dopo le scosse è stata trasferita nel palazzo municipale DI GIANFILIPPO CENTANNI
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uanto prolungata e più coinvolgente sarebbe stata la passeggiata compiuta per visitare le chiese di Cingoli, se non fossero state lesionate dalle scosse di terremoto. Ancora chiusa al culto è la Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, che ha una storia legata alla chiesa di San Filippo Neri, anch’essa ora inagibile: fino alla seconda metà del Cinquecento era Pieve intitolata alla Vergine traslata in cielo. Ma per le sue dimensioni, pur sontuoso l’interno barocco, non poteva accogliere la folla
dei fedeli, ricordando che nel 1267 vi fu ordinato sacerdote san Nicola da Tolentino. Quindi nel 1615 si decise di demolire, nella piazza maggiore, la chiesa di San Salvatore e le adiacenti abitazioni per costruire la Cattedrale inaugurata nel 1654. Vicina alla Piazza Vittorio Emanuele II è situata l’ex chiesa di Santo Spirito ora adibita ad Auditorium per manifestazioni e incontri pubblici. Da qui, scendendo verso Via Filati, dopo un tratto sulla sinistra si prospetta la chiesa di San Francesco, già eretta nel Duecento, anch’essa chiusa: si ammira il portale romanico addossato quasi al termine della facciata di destra. Ancora quattro passi a ritroso per Via Filati, fino alla breve Via Bruschetti che confluisce nel Piazzale Mestica ove sorge la chiesa di San Domenico poi Auditorium, in cui si conservava la pala di Lorenzo Lotto “Madonna del Rosario e Santi”
trasferita, dopo le lesioni alla struttura provocate dal sisma, nella Sala degli Stemmi del palazzo municipale. Più giù, in Via Pietro Leoni, la chiesa di San Benedetto edificata nel 1327, adesso chiusa, in cui si conservano le reliquie del patrono San Bonfilio. E allora bisogna lasciare il centro storico. Accanto all’ospedale, la duecentesca chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, non più praticata. Privo di chiese accessibili il centro storico, nelle adiacenze sono aperti al culto due edifici sacri: il Santuario di Santa Sperandia protettrice di Cingoli e l’insigne Collegiata di Sant’Esuperanzio, protettore della città. Nella chiesa (sec. XIII, successivamente ristrutturata) accorpata al monastero delle benedettine, è venerata Santa Sperandia (1216–1276) : il suo corpo incorrotto si conserva dal 1639 nell’artistica urna sovrastante l’altare laterale. Dietro a
quello maggiore si ammira il dipinto con cui Pier Simone Fanelli ha celebrato “Il miracolo delle ciliegie”, prodigio operato da Santa Sperandia che in pieno inverno ai muratori impegnati per lavori nel convento recò, esaudendo la loro estemporanea richiesta, un cesto di ciliegie. La chiesa di Sant’Esuperanzio è il più rilevante edificio religioso cingolano. Risale al 1100 la sua ammirata costruzione in stile romanico–gotico: nell’interno, pregevoli affreschi, il Crocifisso in legno (il Cristo ha le braccia protese in avanti , quasi a voler accogliere i fedeli), una tavola (“Flagellazione”) di Sebastiano del Piombo e sotto all’altare maggiore, la cripta (1777) che del Santo contiene esposta l’effigie corporea contenente i suoi resti mortali. Al culto sono aperte le periferiche chiese di San Giuseppe e dei Cappuccini, situate nei rispettivi quartieri.
Parte da Cingoli un viaggio nei centri toccati dal vescovo Marconi nel corso della visita pastorale, da ora fino al dicembre 2020
Tappa
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Chiesa di Sant’Esuperanzio
Sul Balcone delle Marche Prima c’era un’impresa ogni 5 abitanti, ora servono misure eccezionali. Tante famiglie in crisi e i giovani vanno via
40 battesimi contro 70 funerali; 15 matrimoni civili e 8 religiosi L’impegno caritativo deve crescere oltre la sola assistenza
Il sindaco Vittori: il sisma ci ha feriti, salvate le tradizioni DI
TIZIANA TIBERI
C
hiediamo al sindaco di Cingoli, Michele Vittori, come la città vive l’attesa della visita pastorale. È un appuntamento importante anche dal punto di vista civile e sociale. C’è anche un elemento di affinità storica: uno dei nostri patroni, il vescovo san Bonfilio, quando tornò dalla I crociata trovò la sua diocesi, Foligno, occupata e si ritirò proprio qui a Cingoli. Quali i disagi e le fragilità presenti? Le principali fragilità sono legate all’invecchiamento, alla bassa natalità, alla scarsità di lavoro, al crescere di una società multirazziale e multireligiosa che stenta a legarsi intorno a valori condivisi. Cresce la diffusione di stupefacenti e acolismo che cerco di contrastare con politiche di prevenzione. Com’è il post–terremoto? Abbiamo tante chiese chiuse e la maggior parte degli edifici privati attende la sistemazione. Ci manca la normalità della vita. Fra qualche mese contiamo di partire con la progettazione del nuovo polo scolastico Liceo e Alberghiero per quasi mille studenti e con una serie di opere pubbliche molto importanti. Com’è la realtà produttiva e occupazionale? Cingoli aveva il record del rapporto tra imprese e cittadini: una ogni 5 abitanti, ma il terremoto ci ha colpito duramente. Se non otterremo delle leggi speciali le difficoltà si accentueranno. Dopo un periodo di tagli, pur avendo ancora i conti in rosso, ci avviamo a finanziare nuove opere pubbliche, come un casa di riposo. Il “Balcone delle Marche” su quali risorse turistiche può contare? Dal paesaggio, all’architettura, alla storia, all’enogastronomia, al turismo religioso: a Cingoli non manca nulla. Tutto il centro storico parla di bellezza, di armonia. Poi c’è la “Madonna
Il parroco don Santinelli: occorre ritrovare speranza
del rosario” di Lorenzo Lotto che l’anno scorso ha richiamato migliaia di turisti. E poi gli alberghi, i ristoranti, gli agriturismi, il parco acquatico, strutture sportive di ogni tipo, oltre 200 km di piste per mountain bike e, non ultimi, il verde dei boschi e una tradizione culinaria prestigiosa. E il vino, un mulino storico ad acqua e l’unico museo italiano del sidecar. Cosa vorrebbe chiedere al vescovo Marconi? La nostra preghiera è di continuare a restare vicino a noi edai nostri sacerdoti. Ne parlo in modo laico. Monsignor Marconi, ma anche i vescovi che l’hanno preceduto, ha contribuito a mantenere vive qui tradizioni altrove scomparse. Quasi tutte le parrocchie organizzano feste che si rifanno alla tradizione contadina, richiamandoci alla solidarietà, alla carità, alla moderazione nei consumi e alla tutela dell’ambiente. Quando si parla dei rifiuti dovremmo tutti ricordarci per esempio della festa del creato del 1° settembre.
DI LUIGI TALIANI
«L’
unità pastorale che il vescovo visiterà comprende circa 4.500 persone che appartengono alle parrocchie di Cingoli, Avenale, Castel Sant’Angelo e Moscosi»: i dati ce li fornisce don Patrizio Santinelli, da quattro anni parroco della cattedrale di Cingoli dedicata a Santa Maria Assunta. «È una popolazione anziana, con molti over 60 – prosegue don Patrizo –: nell’ultimo anno sono stati celebrati 40 battesimi contro 70 funerali. E i giovani? I giovani per studio o lavoro tendono ad allontanarsi: molti con progetti Erasmus vanno all’estero, soprattutto Inghilterra e Francia. Altri si spostano a lavorare a Jesi, Macerata, Tolentino... Qui qualche opportunità di lavoro è ancora offerta dalla Fileni e in aziende agrituristiche. Sono presenti forme di aggregazione? Ci sono un paio di circoli di ritrovo per anziani; per i giovani un punto di ag-
il giovane «Per chi ha voglia il lavoro non manca»
l’anziano
Cingoli, uno scorcio del centro cittadino visto dall’alto
«Qui si vive bene, serve la casa di riposo»
e uno ha voglia d’impegnarsi, il lavoro c’è. Se « S invece si ha la pretesa del posto fisso…». Pensiero e parole di Fe-
acifico Tantucci, per tutti Sergio, è un settantenne P che non porta solo a scuola i nipoti. Ex penna nera, ha incarichi
derico Bolletta che, impegnato nell’impresa di famiglia (“Hotel Tetto delle Marche-Ristorante dei Conti”) aggiunge: «Qui un giovane può vivere perché con la fibra ottica sei al centro del mondo. Puoi sviluppare contatti, valutare opportunità. L’ambiente è vivibilissimo, Istituto alberghiero e Liceo linguistico offrono un’istruzione che offre sbocchi a chi ha voglia di mettersi in gioco». «Certo, il giovane deve avere l’umiltà di iniziare con qualsiasi tipo di lavoro, poi di specializzarsi in modo da progredire. Qui, ad esempio, è attivo l’artigianato edile: uno può anche iniziare facendo il manovale, però ha modo di crescere, di allargare l’attività, di qualificarla. Ancora: l’Alberghiero propone cinque indirizzi: c’è chi, nel settore del turismo enogastronomico, ha ottenuto soddisfazioni personali e professionali». (G.Cent.)
di responsabilità nell’Associazione nazionale alpini (Ana). «Anche perché – spiega – Cingoli per chi ha una certa età, è un ambiente ottimale: riposanti passeggiate lungo i viali e percorsi agevoli nei boschi. Insomma, la vita non è convulsa. E non mancano le occasioni per fare del volontariato. Per esempio, la Polisportiva Cingoli con la settore della pallamano è quasi una scuola per giovani e giovanissimi. Sostenerla dà soddisfazione». Tantucci non manca quindi di segnalare un paio di problemi: «È fondamentale la realizzazione d’una nuova Casa di riposo, che se tale da accogliere un’ottantina di persone, offrirebbe tutt’altro che trascurabili possibilità di lavoro. Poi mi piacerebbe che venisse riattivato l’albergo ex comunale “Balcone delle Marche”: era un fiore all’occhiello per il turismo cingolano». (G.Cent.)
gregazione culturale è il cinema Farnese. Sono presenti delle compagnie teatrali e un’università della terza età. Una delle feste più note è “Cingoli 1848” promossa dalla Pro Loco, poi non mancano giochi popolari tipo la festa dei patroni Santa Sperandia e sant’Esuperanzio... Sono attivi quattro comitati di festeggiamento. Come si presenta la situazione delle famiglie? Non si discosta da quella generale italiana. Sono in aumento le convivenze e, più generalmente, le situazioni di disagio e anche quelle conflittuali che sfociano in separazioni e divorzi. Quest’anno ci sono stati 15 matrimoni civili e 8 religiosi. Quali le urgenze principali? Mi pare importante l’accompagnamento dei più giovani a cogliere il valore dell’esperienza religiosa anche oggi. Un problema è la persistenza di antichi campanilismi tra comunità che rendono urgente un cammino di crescita nell’unità. Si fa già qualcosa per i giovani? C’è l’Oratorio guidato da don Paul Felice. Con orari distinti è aperto ai ragazzi delle elementari e a quelli delle medie. L’assistenza è garantita da una quindicina di famiglie. Quali le iniziative sul versante della carità? C’è la Caritas, animata da alcune signore che collaborano alla distribuzione di abiti e di cibo: sono 128 le persone che usufruiscono dei servizi. Ci sarebbe bisogno di far crescere la solidarietà con un maggiore coinvolgimento della comunità, non limitandosi all’assistenza. Un pensiero sulla Visita pastorale... Il vescovo sarà tra noi dal 27 ottobre al 10 novembre: giorni caratterizzati dalle liturgie dei santi e dei defunti. Ci aspettiamo una parola di incoraggiamento e di vicinanza dal nostro pastore, che incontrerà persone, visiterà scuole, ospedale, malati, casa di riposo, fabbriche...
Fa luce in cima alla Torre civica il faro più alto di tutto il Bel Paese
Per essere sicuri di tornare presto bere alla Fontana del maltempo
Un mulino di più di 500 anni ancora gira solo con la forza idrica
i tesori artistici e monumentali, Cingoli abbina un’offerta di curiosità gradevoli, non foss’altro per la loro originalità. Partiamo dall’alto: dalla sommità della torre civica in cui è installato il faro (sì, un faro a quota 631: per posizione, dovrebbe essere il più alto in Italia) inaugurato il 17 agosto 1959, presente Mike Bongiorno che alla radio – Rai ovviamente – conduceva il gioco “Bianco e Nero” . Vi partecipò l’indimenticato insegnante cingolano Aldo Santa-
cendendo fino alla metà di Corso Garibaldi, la via principale del centro storico, sulla destra si ammira la Fontana del maltempo, la cui presenza è attestata già dal 1513, restaurata nel 1568 da maestranze lombarde, rese esperte dal Sansovino. La denominazione deriverebbe dall’acqua che fluiva, finché non è stata collegata all’impianto idrico pubblico, prevalentemente dopo le piogge, mentre, in assenza di precipitazioni, la vena tendeva a prosciugarsi. Il getto fluisce dalla raffigurazione d’un cervo scolpito sotto a un tasso, con evidente riferimento alla pianta raffigurata nello stemma civico. La Fontana del maltempo è paragonabile alla più famosa Fontana di Trevi della capitale: in que-
e si vuole avere un’idea di come nell’antichità facevano diventare farina il grano, il granturco e altri cereali, a un quarto d’ora di auto da Cingoli lungo la strada per Jesi una deviazione prima della zona industriale conduce a Molino nuovo. Nuovo, perché nel 1565 il mulino – quello vecchio – venne rimodernato. E da allora lo storico complesso in cui si macina a pietra (a palmenti, attivati dall’acqua proveniente da una derivazione dal fiume Musone) è ri-
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Il faro sopra la Torre
marianova che, vincendo, chiese come premio la realizzazione del faro, per far vedere di notte dov’è Cingoli. Il suo straordinario panorama dall’anno scorso ha un ammiratore in più: Tito Labieno, condottiero dell’antica Roma e riedifi-
catore di Cingoli al quale l’amministrazione comunale ha dedicato la statua realizzata dall’artista Nazareno Rocchetti e inaugurata il 4 maggio 2018. L’opera è collocata nello slargo davanti al panorama che ha regalato a Cingoli il titolo di “balcone delle Marche”, sancito con decreto ministeriale. Dal 13 al 18 dello scorso agosto è stato celebrato il 60° della collocazione del faro con una mostra di grande successo, curata da Giovanni Sbergamo. (G.Cent.)
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sta, gettando un soldino, secondo un vecchio adagio, ci si assicura di tornare a Roma. Invece il ritorno a Cingoli è propiziato gratuitamente: stando al proverbio, «Chi beve alla Fontana del maltempo, torna a Cingoli ogni poco tempo». E non è casuale anche il riferimento al tasso. Chi ama le passeggiate, può effettuarne una – ma l’escursione è praticabile anche in auto – lungo la strada verso San Severino. A cinque chilometri c’è la galleria “il Foro” e il Bosco delle Tassinete, un’area floristica protetta di più di 160 ettari dov’è stato individuato un maestoso esemplare di tasso (Taxus baccata) alto quasi 15 m, 4.95 m di circonferenza, di età tra i 900 e i 1000 anni. (G.Cent.)
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Mulino Bravi
masto immutato ed è sempre gestito dalla famiglia Bravi. Deceduto il padre Guido, i figli Andrea, Ubaldo e Francesco mantengono in attività l’impianto: può essere visitato ogni sabato mattina o negli altri giorni previa prenotazione. Dal
2017 la famiglia Bravi produce farine da materie prime provenienti da colture biologiche locali. E dall’acqua che fa girare le macine: l’attività ha un impatto ambientale pari a zero. Giova ricordare che nell’Ottocento l’energia idraulica a Molino Nuovo venne impiegata anche per la produzione di materiale pirico, autorizzata dall’Imperiale regio comando austriaco di Ancona: nella polveriera accorpata al mulino, lavoravano 80 operai. (G.Cent.)
Martedì 15 ottobre 2019
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Ricchi cartelloni di prosa e musica DI ALESSANDRO FELIZIANI
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ei prossimi sei mesi sono una novantina gli appuntamenti di prosa e di musica programmati nelle tre maggiori città della diocesi. Macerata con il teatro Lauro Rossi, Recanati con il Persiani e Tolentino – dove al Vaccaj si affianca il Politeama – offrono rassegne teatrali e musicali di qualità. Proprio lo spazio polivalente di Tolentino propone da giovedì 17 una rassegna jazz che fino ad aprile si alternerà con concerti di blues e di musica classica, con famosi pianisti come Gino Brandi (3 novembre) e Bruno Canino (8 dicembre). A Macerata, dove domenica 27 ottobre prenderà il via la 51ª rassegna d’arte drammatica “Angelo Perugini”, il Lauro Rossi alzerà il sipario sulla prosa il 24 con “Si nota all’imbrunire”, con l’attore Silvio Orlando. Tra i protagonisti figurano Alessandro Preziosi e Anna Bonaiuto, i regi-
sti Ferzan Ozpetek ed Emma Dante, che porta sul palcoscenico “Le Baccanti” di Euripide. Il cartellone di prosa si alternerà fino a marzo con i concerti di “Appassionata”: tredici appuntamenti a partire dal 20 ottobre, quando salirà sul palco l’Orchestra d’Archi dell’Accademia di Santa Cecilia, con un programma di celebri musiche da film. Nei concerti successivi si esibiranno famosi solisti, quali il violinista Massimo Quarta, i pianisti Beatrice Rana, Bertrand Chamayou, Roberto Prosseda e Samson Tsoy, oltre a piccole formazioni come il Quartetto van Kuijk, il Trio Kanon, il Quartetto di flauti Fata e i solisti dell’Orchestra Mozart. Il teatro Persiani di Recanati aprirà la stagione di prosa a metà novembre con “Figlie di Eva”, commedia con Maria Grazia Cucinotta, Vittoria Belvedere e Michela Andreozzi. Tra gli altri spettacoli: il musical “La piccola bottega degli orrori” con Giampiero Ingrassia (regia di Saverio Mar-
Il Vangelo è sempre lo stesso, ma la vita, le persone, i rapporti, la mentalità, sono mutati e continuano a cambiare
coni), la commedia musicale “A che servono gli uomini?” con Nancy Brilli” e “I Miserabili” di Victor Hugo, nell’interpretazione di Franco Branciaroli. “Il Misantropo” di Molière, con Giulio Scarpati, aprirà il 15 dicembre la stagione al Vaccaj di Tolentino. Saliranno poi sul palco, tra gli altri, Veronica Pivetti, Anna Foglietta, Simona Marchini, Gianluca Guidi a Paolo Ruffini. A novembre prenderà il via la nuova tournée del musical “Grease” e a febbraio sarà la volta di “Bella figura”, di Yasmina Reza. Non mancherà il balletto. Il 28 dicembre al Lauro Rossi di Macerata si potrà assistere a “Il lago dei cigni” con la compagnia “Russian Classical Ballet”. I singoli cartelloni, completi di date e prezzi di abbonamenti e biglietti, possono essere consultati sui siti internet dei comuni, oltre che dell’Amat (amatmarche.net), del Politeama (politeama.org) e di Appassionata (appassionataonline.it).
Allo Sferisterio nel 2020 il tema del #biancocoraggio opo #verdesperanza (2018) e #rossodesiderio D (2019), sarà #biancocoraggio il tema del Macerata Opera Festival 2020. Tre le opere programmate per declinare e approfondire il filo conduttore delle dodici complessive serate (dal 17 luglio al 9 agosto dell’anno prossimo) nella grande arena a cielo aperto che ha già lo sguardo proiettato al 2021, quando sarà festeggiato il centenario della prima rappresentazione lirica allo Sferisterio. Le opere della prossima stagione, che puntano a bissare il successo di critica e di pubblico del 2019, saranno “Tosca” di Giacomo Puccini, con la direzione di Francesco Lanzillotta e la regia dell’argenti-
Uno scorcio del Politeama di Tolentino
na Valentina Carrasco; “Don Giovanni” di Wolfgang Amadeus Mozart, che sarà diretta sul podio da Diego Fasolis, con la regia di Davide Livermore; “Il trovatore” di Giuseppe Verdi con la firma di due spagnoli, Jordi Bernàcer (direttore) e Francisco Negrin (regista). Protagonisti vocali saranno il soprano sloveno Rebeka Lokar (Tosca), Pietro Pretti (Cavaradossi), Mattia Olivieri (Don Giovanni), Luciano Ganci (Manrico nel Trovatore). Per tutte e tre le opere, nel golfo mistico e sul palco ci saranno, presenze oramai consolidate, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana e il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”. (Ale. Fel.)
Va ricercato il modo per comunicare la Buona Novella così da renderla comprensibile ai nostri contemporanei
Catechesi coi social? la sfida. È il Web la “piazza” dove i giovani oggi si fermano, parlano, intrecciano relazioni rocchie si sono dotate da anni di un sito Internet; in alcuni casi le diocelike». «I phone». Io chatto si hanno provveduto a creare delle dunque sono. Qualche giorpiattaforme allargate contenenti i no fa sono rimasto colpito dalink delle varie parrocchie. Recentevanti a una trasmissione televisiva. mente più di qualche comunità parIl programma volgeva al termine ma rocchiale ha optato per la soluzione mancava ancora il giudizio sugli ointermedia di una pagina Facebook spiti intervenuti; qui la sorpresa: non parrocchiale. In altri casi però tutto il vecchio “televoto” o il più anziaquesto è ancora distante e molti – no Sms ; «I like» urlava la conduttrisacerdoti e laici – fanno fatica a coce. Ripetendo: «Pubblico da casa: doglier nel nuovo contesto comunicavete votare con i vostri “I like”». E tivo delle opportunità positive, o più già! Marshall McLuhan ben profesemplicemente non si sentono altizzò quando – stul’altezza o capaci di diando i media – da Non si tratta entrarvi per l’età o per subito si rese conto convizioni personali. che nessuno stru- di eliminare Certamente l’attegmento, supporto tec- il vecchio, né di giamento più dannonico, piattafroma, soso tra quelli elencati stituisce il preceden- lasciarsi colonizzare è l’indifferenza. Molte: semmai lo integra. dal nuovo. Serve uno to meglio una sana E allora: Internet encritica, oppure un’asguardo che colga le tra nella Tv. Il video desione attenta e saentra in Internet: You- nuove dinamiche piente a questo fenoTube. Nelle pagine meno, piuttosto che comunicative, per dei quotidiani fanno l’indifferenza, sinoniincursione dei sim- abitare meglio mo a volte del non bolici “link” che involersi sporcare le l’ambiente digitale dirizzano al sito delmani. In particolare il la testata per maggiofenomeno dei social ri approfondimenti. Ogni nuovo menetwork non si può ignorare quandia necessita del suo ante–nato per do si parla di catechesi giovanile e di fare colpo nella galassia della comuformazione e crescita nella fede delnicazione. Una dinamica affascile nuove generazioni. Sant’Ignazio nante che la Chiesa fin dai tempi di di Loyola indica la via della ricerca Pio XII ha vissuto da protagonista. Fu di Dio come possibile in ogni realtà proprio Papa Pacelli a irrompere neumana: secondo il principio dell’Ingli schermi delle Tv di tutto il moncarnazione: «Caro salutis cardo» (la do con la sua figura ieratica, e con carne è il cardine della salvezza, ndr). l’enciclica Miranda prorsus (1957) a Ignazio negli “Esercizi spirituali” tracdefinire come magistero le «meravicia un cammino per «trovare Dio in gliose invenzioni della scienza e deltutte le cose». Anche il mondo dei la tecnica». Sono passati molti anni; social network è parte dell’espresla Chiesa ha sviluppato un vasto lasione e della creatività umane. Quelboratorio epistemologico di pensiela via dell’uomo che è via della Chiero e di azione “nel” e “con” il contesa, tracciata da San Giovanni Paolo sto dei media. Ma a che punto siaII nella magnifica enciclica Redempmo? Soprattutto: l’annuncio della fetor hominis. Papa Francesco nell’ede, la catechesi, il confronto tra la fesortazione post–sinodale Christus vide creduta e la fede vissuta, come vit nei numeri 86 e 90 ci offre una sinvengono interrogati, performati, tratetica riflessione sull’ambiente digisformati dai linguaggi dei social tale. Colpisce la lucidità della pur network? breve analisi del Pontefice. I social Possiamo raccogliere tre atteggiamedia hanno creato un nuovo momenti di fondo: di complicità, di difdo di stabilire legami: è questa una fidenza, di indifferenza. Molte parrealtà fattuale e rappresenta una granDI
Erika Giacomelli, Giulia Merelli e Alessandro Mari
«Laboratorio dell’incontro»: giovani che provano a fare tv
ANDREA VERDECCHIA *
«I
DI GIULIA MERELLI
mmaginiamo una “scuola televisiva” Iso,che non parta dai vertici ma dal basda studenti che abbiano il desiderio di fare un’esperienza di stage in televisione portando nello schermo e online le loro idee e interrogativi sul mondo, oggi. Tutto questo è una proposta lanciata da EmmeTv, che a fine ottobre diventerà una realtà, per proseguire fino alla fine di febbraio 2020. Giulia Merelli, borsista presso EmmeTv, insieme a don Luigi Taliani e la tutor Tiziana Tiberi, sta per dare il via al “Laboratorio dell’incontro”, progetto educativo formativo che prevede l’accompagnamento di un gruppo redazionale di giovani under 25 nella realizzazione di un format televisivo fatto di laboratori che coinvolgeranno docenti e professionisti di vari settori. Ogni laboratorio svilupperà una modalità didattica creativa specifica volta a sollecitare le capacità dei ragazzi. Inoltre verranno affrontati temi di rilevanza sociale, con l’ausilio di diverse forme comunicative (social media, tea-
tro, video ecc.). Sono previsti 6 temi per 6 laboratori: “Selfie artistico” (identità, immagine e indagine sul volto), “Poesia social–e” (la scrittura e la parola fra reale e virtuale), “Match–point” (io, l’altro e la dinamica del gioco), “Food mood!” (relazione fra cibo ed emozioni, alimentazione e piacere), “Il creato armonico” (armonia fra musica e ambiente), “Naufragar in quest’A–mare” (spiritualità e amore oggi). L’intento è rendere itinerante il laboratorio fra le città della diocesi, attraversando scuole, centri di aiuto allo studio e oratori, luoghi che permettano di dire e dare a ogni puntata un contributo storico e culturale. Al termine di ogni laboratorio, il “gruppo redattori” andrà a realizzare la puntata ad hoc da caricare nel sito web di EmmeTv, che funzionerà come una learning lesson per insegnanti o educatori interessati ad incrementare la propria competenza pedagogica con suggerimenti creativi e innovativi. Invitiamo tutti i ragazzi interessati a fare esperienza in un gruppo redazionale scrivendo a: redazione.emmetv@gmail.com
riconoscimento
Del Balzo Ruiti è la Fornarina a presidente della Croce Rossa di Macerata e della Fondazione Carima Rosaria Del Balzo Ruiti è stata insignita dalla Confraternita dei Sacconi L di San Ginesio del riconoscimento “La Fornarina 2019”. Il prestigioso titolo de opportunità per essere incisivi nel contesto giovanile. I social sono la nuova “piazza” dove i giovani si fermano, parlano, comunicano, intrecciano e sciolgono relazioni. Allo stesso tempo – raccogliendo le sollecitazioni dei giovani – papa Francesco definisce questo fenomeno sociale come «attraversato da limiti e carenze», al pari di tutti i fenomeni umani. La catechesi può trovare molte opportunità nell’ambiente digitale.
In questo senso non si tratta di eliminare il vecchio, né di lasciarsi invadere pienamente dal nuovo. Fruttuoso sarebbe invece uno sguardo capace di trattenere dal mondo dei social le nuove dinamiche comunicative, lasciare che i metodi già sperimentati vengano performati e integrati dai nuovi linguaggi, per abitare sempre di più e meglio la “piazza” digitale. * sacerdote
viene assegnato ogni anno da ventidue edizioni a una personalità femminile che si è distinta nel campo della solidarietà. Alla cerimonia, oltre al priore della Confreternita Giovanni Petrelli, presente anche il sindaco di San Ginesio Giuliano Ciabocco e il presidente del Centro Studi Gentiliani Luigi Lacché. Il premio risale a una leggenda cittadina del 1300 che vide protagonista proprio una fornarina del paese che aiutò i suoi concittadini contro l’invasione fermana. «Mi ritrovo appieno in questo riconoscimento – ha affermato Del Balzo Ruiti –, così come penso che sia necessario restare accanto come presenza fattiva a questo territorio che tanto ha sofferto dopo il terremoto del 2016. Un compito che come Croce Rossa e Fondazione Carima svolgiamo sempre al servizio dei più bisognosi e delle comunità». Concordi le autorità nel vedere rappresentata la fornarina nella persona scelta per il 2019: «Nessuno meglio di lei – hanno affermato –, incarna l’ideale del volontariato». (And.Moz.)
A lezione dalla supercampionessa Valentina Vezzali Tappa a Macerata per promuovere la scherma, uno sport dalle grandi opportunità finora non pienamente valorizzate DI
PINO CIAPPELLONI
N
Valentina Vezzali
ata a Jesi, la città che ha etichettato per sempre il suo destino, Valentina Vezzali pluricampionessa di scherma è l’atleta italiana più medagliata di tutti i tempi. Jesi la cittadina marchigiana del maestro Ezio Triccoli (1915– 1996). Ezio, durante la seconda guerra mondiale in un campo di prigionia impara la meravigliosa arte della
scherma, si innamora di questo sport e nel 1947 torna a Jesi dove fonda il “Club scherma Jesi”. Triccoli in un piccolo scantinato nel centro della città inizia a formare la futura schiera di campioni. Ezio in quel di Jesi è stato maestro di numerosi campioni del calibro di Susanna Batazzi, Doriana Pigliapoco, Annarita Sparaciari, Stefano Cerioni, Giovanna Trillini. Valentina jesina non poteva certo rimanere insensibile al richiamo di tale maestro e da subito fu chiaro a tutti che la ragazza aveva la stoffa della campionessa... ma non campionessa normale: era la più brava di tutte! La campionessa delle campionesse era veloce, rapida, scaltra, intelligente; sembrava capisse in anticipo le mosse delle avversarie! A soli 15 anni nella categoria “cadette” comincia a mietere
medaglie, tanto che anche la squadra nazionale inizia a interessarsi a lei. Da qui una carriera eccezionale, una serie ininterrotta di vittorie che farebbero impallidire anche le dee di Olimpia. Ai giochi olimpici ha vinto 9 Medaglie di cui 6 d’oro 1 argento e 2 di bronzo. Questi successi la collocano tra gli sportivi italiani con il maggior numero di medaglie e di medaglie d’oro! Alle Olimpiadi è salita sul podio da Atlanta ‘96 a Londra 2012 (dove è stata anche la porta bandiera degli azzurri); in carriera ha vinto 16 titoli mondiali, 13 titoli europei, 5 Universiadi, 2 Giochi del Mediterraneo, 11 volte la Coppa del Mondo, 30 titoli nazionali. Valentina è la schermitrice più vincente di sempre. Dal 1999 è in forza al gruppo sportivo Fiamme Oro della Polizia di
Stato. Altruista e generosa nel 2013 ha accettato di candidarsi al Parlamento e per una legislatura è stata deputata della Repubblica italiana. Tra una vittoria e l’altra ha trovato anche il tempo di scrivere due libri autobiografici. Nel 2009 esordisce come personaggio televisivo a “Ballando con le stelle” in coppia con il ballerino Samuel Peron. La Vezzali si è ritirata dalle pedane nel 2016 e ora gira l’Italia per la Federazione Italiana Scherma e per le Fiamme Oro, dove cura il settore giovanile. E anche adesso che ho conosciuto Valentina mentre gioca a tirare di scherma con i ragazzini le ragazzine di Macerata, posso solo sorridere perché lei è questa e tante altre cose ancora... Ma è così soltanto se vi piace!