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RIZA

Edizioni Riza - Via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it

RIZA

LE RELAZIONI

FELICI

LE RELAZIONI FELICI

Come stare bene con gli altri: partner, amici, familiari e colleghi

RIZA

Nella vita spesso ci lasciamo influenzare dai rapporti con le persone che ci stanno accanto. Le relazioni con il partner, gli amici e i familiari possono aiutarci a realizzare noi stessi, ma possono anche bloccare la nostra crescita, provocarci ansia e insoddisfazione. In questo libro prendiamo in esame tanti casi concreti in cui le relazioni con gli altri possono danneggiarci: l’amico che ti assilla e ti condiziona, il partner che è troppo geloso, il figlio che ti critica e ti giudica. Aiutiamo a capirne le cause e offriamo i consigli per far sì che la situazione sia più felice per noi e per chi ci sta vicino.

PIETRO FORNARI

PIETRO FORNARI

I consigli per non farti condizionare, mantenere la tua indipendenza e vivere in pieno la tua vita


Le relazioni felici Testi: Pietro Fornari Editing: Giuseppe Maffeis Copertina: Roberta Marcante Immagine di copertina: Alberto Ruggieri © 2015 Edizioni Riza S.p.A. via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it Tutti i diritti riservati. Questo libro è protetto da copyright ©. Nessuna parte di esso può essere riprodotta, contenuta in un sistema di recupero o trasmessa in ogni forma e con ogni mezzo elettronico, meccanico, di fotocopia, incisione o altrimenti senza il permesso scritto dell’editore.


LE RELAZIONI

FELICI

Come stare bene con gli altri: partner, amici, familiari e colleghi

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SOMMARIO

CAPITOLO 1 - GLI AMICI VERI SONO QUELLI CHE TI AIUTANO A ESSERE TE STESS0 ...........................7 Non farti condizionare dai giudizi degli altri .........................8 Quelli che a ogni costo vogliono sentirsi accettati ..............13 Un vero amico ti giudica? .................................................18 Il rapporto tra confidente e confessore...............................23 L’amico “scomodo” del nostro passato ..............................28 Non aspettare sempre che ti cerchino gli altri ....................33 Se non ti fidi di nessuno perdi molte opportunità ................38 Cercare il quieto vivere ci fa vivere inquieti ........................43 Quando un’amicizia si rompe di colpo ...............................48 Il sodalizio fra donne: attenzione agli eccessi .....................53


CAPITOLO 2 - VIVERE IN COPPIA SENZA ANNULLARE LE PROPRIE ESIGENZE..................59 Cosa fare se il partner è un Peter Pan ...............................60 Libera il nuovo rapporto dai vecchi schemi ........................65 Quando si vive da separati in casa ....................................70 Le coppie “perfette” che di colpo scoppiano.......................75 Quando la coppia spegne i talenti individuali ......................80 Non scegliere di lasciare, ma di farsi lasciare .....................86 Se la moglie diventa per lui una mamma ...........................91 Fare il “mammo” spegne la coppia ....................................96 Gli argomenti scottanti da non evitare..............................101 Stare insieme ma senza eros ..........................................106 Gelosia: può essere costruttiva o distruttiva .....................111 Trovare i propri spazi senza rompere la coppia .................116 La crisi all’inizio della convivenza ....................................121 I tradimenti virtuali con pc e cellulari ...............................126

CAPITOLO 3 - LASCIA AI TUOI FIGLI SPAZIO E TEMPO PER CRESCERE BENE ..................................133 Goditi senza fretta l’infanzia di tuo figlio ...........................134 Quando i bambini ci giudicano e ci criticano ....................140 Proteggere i figli durante la separazione ..........................145 Aiutiamo gli adolescenti a viver bene la sessualità ............150 Il genitore-adolescente indebolisce il suo ruolo ................155


CAPITOLO 1

Gli amici veri sono quelli che ti aiutano a essere te stesso


Non farti condizionare dai giudizi degli altri

«G

li altri mi dicono che», «Tutti pensano che io», «Nessuno è d’accordo con me». Sono tre inizi di ragionamento che di solito segnalano l’esistenza di conflitti interiori, i quali a loro volta sfociano in scelte sbagliate e frustrazioni. Eppure molti di noi vi fanno ricorso quasi di continuo, tutti orientati su ciò che gli altri pensano e dicono, come se essi fossero l’oracolo, i portatori della verità, il parametro di ciò che è buono e giusto. È un modello di pensiero che pone il suo baricentro tutto all’esterno e che dall’esterno fa dipendere gran parte dell’autostima e del valore di sé. «Se lo dicono gli altri, vuol dire che è vero…». È la frase che sancisce questo atteggiamento, seguita a ruota dal famoso: «Se tutti pensano che io…, ci sarà un motivo». Queste persone non pensano neanche per un istante che magari gli altri si stiano sbagliando: li trattano come un totem il cui “verbo” abbia un valore assoluto, a cui dar retta acriticamente. Magari non condividono ciò che “il totem” dice e spesso non cercano neanche di capire se le loro valutazioni siano obiettive: se ne fanno invadere emotivamente, con la soggezione che un bambino può avere per l’autorità. 8


Gli amici veri sono quelli che ti aiutano a essere te stesso

Non delegare le decisioni Ora, se in diversi casi è opportuno confrontarsi con gli altri, in questi è evidente che non si tratta di un confronto ma di una delega assoluta, di uno sbilanciamento del dialogo fra se stessi e l’esterno. E ciò può creare problemi. Innanzitutto la persona ha il pensiero continuamente disturbato dai giudizi che giungono “da fuori”. Giudizi che peraltro non sono solo quelli espressi volutamente dagli altri, ma anche quelli che la persona capta, intuisce o crede di intuire, senza che gli altri vogliano tentare di influenzarla. In pratica, sia che il giudizio arrivi sia che non arrivi, essa comunque “lo sente” perché è orientata non sul proprio pensiero ma su quello altrui. In tal modo la persona non riesce a fare il punto sulla situazione, né a conoscere le proprie idee fino in fondo e a portarle avanti in modo determinato e progettuale. Prestando ascolto agli altri, perde l’ascolto di sé, che è la cosa più preziosa per muoverci nella realtà di ogni giorno.

Chiedere al “primo che passa” Ma chi sono “gli altri”, per questa persona? Stando all’atteggiamento fin qui descritto, la conclusione incredibile è che gli altri sono chiunque: chiunque esprima o faccia percepire un giudizio, o parli con decisione di una propria scelta. Gli altri a cui essa dà retta non 9


sono dunque individui più stimati di altri, ma un’entità impersonale, incarnata di volta in volta dal “primo che passa”. Questo problema nasce in genere da un’insicurezza profonda, che in molti casi ha radici nelle esperienze dell’infanzia e dell’adolescenza, vissute o in modo traumatico o, paradossalmente, in un eccesso di comodità, cioè senza i necessari ostacoli che aiutano il ragazzo a formarsi e a conoscersi.

Quando le opinioni altrui sono invasive Tuttavia, al di là delle cause antiche dell’insicurezza, da un certo punto in poi questo atteggiamento diventa una sorta di abitudine di cui ci si ritrova schiavi senza accorgersene. La persona, diventata adulta, vorrebbe avere le sue idee ma continua a considerare in modo eccessivo

SE ASCOLTI TROPPO GLI AMICI • • • •

Non persegui dei progetti o segui quelli sbagliati. Aumenti l’insicurezza e la sfiducia in te stesso. Sviluppi atteggiamenti di dipendenza dagli altri. Puoi essere facilmente manipolato e indotto a fare azioni non sentite. • Dai agli altri responsabilità che non desiderano.

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Gli amici veri sono quelli che ti aiutano a essere te stesso

quelle degli altri. È ormai abituata a considerare troppo gli altri e poco se stessa, sulle varie decisioni che deve prendere, come anche su tutto il resto della sua attività di relazione. In effetti, se ci pensiamo, qualcosa può agire su di noi, almeno a livello cosciente, solo se noi gli attribuiamo una valenza: le parole degli altri sono “attive” su di noi solo se diamo loro importanza e attenzione. Ma come è possibile ridurre la considerazione “assoluta” delle parole altrui senza cadere nell’atteggiamento opposto, anch’esso molto frequente, che porta a non ascoltare più nessuno e a chiudersi al dialogo?

Il silenzio che guarisce La soluzione è ritrovare il silenzio. Un atteggiamento che all’inizio, per chi è abituato a lasciar entrare la voce di chiunque, è impegnativo. Ma è un impegno speso bene, perché solo così si può tornare a sentire la voce interiore. Nulla di mistico, sia chiaro. Con questo termine intendiamo una cosa molto semplice: il contatto con quella parte di noi stessi che ci dice cosa ci piace veramente, di cosa abbiamo realmente bisogno, che cosa vogliamo raggiungere. Solo tornando a percepire questa voce dal profondo possiamo muoverci sapendo che stiamo portando qualcosa di vero e di nostro. Molti pensano che bisogna fare chissà che cosa per riuscire a sentire questa voce, ma in realtà si tratta solo di concedere a se stessi un’attenzione più diretta, meno mediata 11


dalla continua consultazione del mondo intorno a noi. E per sapere se si è sulla strada giusta, ogni tanto basta osservare cosa accade quando “gli altri” non sono d’accordo con noi rispetto a una nostra decisione: se la cosa non ci influenza e, al limite, ci fa solo riflettere un po’ di più, allora è fatta. Abbiamo il baricentro in noi stessi.

CONSIGLI Parla meno di te - La prima regola per diventare meno influenzabili è esporsi di meno, raccontare poco di sé, così da non ricevere continui pareri e consigli che, anche quando espressi in buona fede, ti distraggono da ciò che pensi veramente. Cerca di tenere i “fatti tuoi” solo per te e di avere dei segreti. Prova nuovi contesti - Per diventare più autonomi è necessario sperimentarsi al di fuori dei contesti consueti. Ad esempio fare anche un breve viaggio da solo potrebbe metterti più in contatto con te stesso, senza bisogno di continue conferme esterne. Ritrova le pause - La frenesia del quotidiano e una routine molto intensa ci allontanano da noi stessi rendendoci più influenzabili. Non sacrifichiamo i momenti di pausa, di silenzio e di meditazione a un funzionalismo esasperato. Questi momenti sono aspetti fondamentali per l’equilibrio psichico: la loro presenza ci fortifica e ci rende più sicuri, più vicini alla nostra realtà interiore. 12


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Quelli che a ogni costo vogliono sentirsi accettati

A

ll’inizio sembrano simpatici ed empatici, aperti e socievoli. Poi, dopo poco tempo che li si frequenta, ci si accorge che questa loro apertura non esprime tanto una disponibilità e una propensione alle relazioni, ma è soprattutto un bisogno irrefrenabile di sentirsi compresi, umanamente e mentalmente. Sono le persone che, in ogni rapporto che instaurano, cercano una sorta di approvazione per ciò che sono, che pensano e che fanno. Certo, a ognuno di noi non può che far piacere vedere che l’interlocutore coglie la nostra situazione e la accetta benevolmente, ma questo non dovrebbe diventare un bisogno spasmodico. Dobbiamo essere capaci di relazionarci anche con chi non è d’accordo con noi, con chi non ci approva o anche soltanto non ci ha ancora manifestato la sua opinione. Alcuni invece, e non sono pochi, non riescono mai a essere a proprio agio se prima non hanno avuto la conferma di essere “capiti” e accettati dal loro interlocutore, e tale necessità è così strutturata e pressante che essi, piuttosto che sottoporsi a una relazione neutra (o addirittura “freddina”), spesso fanno davvero di tutto pur di evitarla. 13


La comprensione forzata è ipocrisia Il meccanismo di ricerca della comprensione segue in genere uno schema stereotipato, che è il seguente. La persona, chiunque abbia davanti e di qualunque cosa si stia parlando, porta velocemente il discorso su di sé per creare una situazione confidenziale. E per farlo espone qualcosa di privato e di personale: può esprimere il suo stato d’animo del momento, può raccontare qualcosa che ha fatto, un problema che l’attanaglia, un errore che ha commesso, un senso di colpa che la ossessiona. In molti casi, questa persona cerca di far conoscere subito un proprio difetto o fragilità, in altri continua a portare esempi e aneddoti relativi al proprio vissuto, che nel suo intento dovrebbero creare una “sintonia di vedute” con l’interlocutore. In ogni caso, essa sembra volersi subito “spogliare” di fronte all’altro e dirgli: «Ti informo che io sono così: mi puoi accogliere, capire, legittimare? Altrimenti andare avanti nel discorso sarà per me un tormento». Sebbene mascherato di confidenzialità e sentimentalismo, un atteggiamento del genere è una sorta di estorsione, un voler strappare a tutti i costi un’accettazione, un giudizio benevolo che magari non c’è o che spesso è del tutto prematuro. In tal modo, mentre con dolcezza cercano umanità e calore, di fatto queste persone che cercano approvazione a ogni costo impongono con intransigenza i loro bisogni sull’altro. 14


Gli amici veri sono quelli che ti aiutano a essere te stesso

Uno schema infantile Tale schema appartiene all’infanzia: il bambino, infatti, parla innanzitutto di sé e del suo mondo, interrompe i discorsi degli adulti per attirare l’attenzione, rapito dalle proprie esigenze, e può accettare contraddittori o critiche solo se prima viene preso in braccio e coccolato: deve sentire di essere amato e capito, allora forse non piangerà e sarà disposto ad ascoltare. È come se in queste persone, che pure sono adulte in tutto il resto, la modalità relazionale di base sia rimasta fossilizzata in quel tempo infantile e oggi riproposta tutto sommato identica. Esse ancora oggi vogliono essere rassicurate: «Innanzitutto mi devi accettare, devo sapere che non il nostro rapporto non è in discussione, che l’immagine buona che (forse) hai di me non cambierà, che anche se ho sbagliato in qualcosa tu mi capirai, e soltanto dopo potrò essere tranquillo per poter dialogare in modo paritario», sembrano dire.

Occorre fare un salto di crescita Chi fa così in genere è testardo proprio come un bambino, e se gli si fa notare che il suo atteggiamento è controproducente si oppone con forza al cambiamento. Si sente, ovviamente, incompreso. Forse, per uscire da questa modalità che gli crea ben più problemi di quanto non voglia riconoscere, bisogna fare in modo 15


che veda i “disastri” relazionali che così produce. A partire dall’essere obbligato a frequentare solo persone accondiscendenti che non lo possono trattare da adulto e dirgli quello che pensano veramente. Ma non solo: parlare sempre di sé espone al rischio di essere manipolati. L’interlocutore infatti, che non sempre è in buona fede, ha accesso a tantissime informazioni private che gli danno il potere di fare il proprio interesse e di influenzare la vita di chi si espone in modo così eccessivo. Inoltre questo atteggiamento rischia di irritare anche gli interlocutori meglio disposti: vengono continuamente interrotti dalle richieste di comprensione, non si sentono liberi di esprimersi perché devono occuparsi di accudire psicologicamente e umanamente l’altro. Una responsabilità inutile, assurda, che annoia e

COSA CERCANO NELL’AMICO • Una madre che ci accetti incondizionatamente. • Un amico fedele che giustifichi qualsiasi nostro comportamento. • Un prete che perdoni errori e limiti e ci dia infine l’assoluzione. • Uno psicoterapeuta che sappia comprenderci. • Un giudice bonario e disposto a fare continue eccezioni per noi.

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Gli amici veri sono quelli che ti aiutano a essere te stesso

allontana e che, in fin dei conti, mostra tutto l’egocentrismo di questi “falsi empatici”. Se perciò ci accorgiamo di avere questo problema cerchiamo di uscire dalla bambagia protettiva del voler essere capiti ad ogni costo e affrontiamo un dialogo vero. Il rapporto che ne uscirà sarà migliore e se anche non ci sentiremo “amati” a ogni costo, saremo più sicuri di noi stessi.

CONSIGLI No alle confidenze immediate - Quando conosci qualcuno non mettere subito in piazza vita privata, difetti e fragilità. Poniti in ascolto o parla di cose più superficiali e meno intime. Scoprirai che la confidenzialità non è per forza necessaria. Più rispetto per l’altro - Tieni presente che l’interlocutore ha il diritto di non giustificarti e di non comprenderti sempre e comunque, di non accoglierti nel modo incondizionato che tu ti aspetti. Se lo obblighi non riuscirà a essere spontaneo, magari si allontanerà o il rapporto sarà in ogni caso sfalsato fin dall’inizio. Imparare a comprendersi - Spesso si cerca negli altri quello che non si trova in se stessi. In questo caso cerchiamo quell’accettazione che non siamo in grado di offrirci. Perciò è necessario conoscersi meglio e imparare a voler bene alle proprie caratteristiche. 17

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Le relazioni felici  

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