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Spesso la vita ci sembra pesante, complessa, troppo densa di impegni e di obblighi; in realtà siamo noi stessi a complicarci l’esistenza, perché inseguiamo obiettivi fasulli e ci carichiamo di pesi inutili, che bloccano la nostra crescita. Lo stress e l’ansia nascono dal fatto che ci sentiamo obbligati a migliorarci, ad adeguarci ai modelli, a conquistare posizioni, a possedere di più… Ma è uno sforzo che ci lascia insoddisfatti e infelici. Nel libro spieghiamo come spazzare via ciò che complica le nostre giornate: i troppi ragionamenti, le abitudini, i rapporti spenti, il desiderio di assecondare gli altri, la spinta ad accumulare oggetti. Eliminando il superfluo ricaviamo il tempo e lo spazio che servono per dedicarci a ciò che ci rende felici e ci appaga davvero. Se ripuliamo la mente, la gioia di vivere e la salute tornano a portata di mano, perché entra in azione il nostro nucleo profondo, che sa guidarci al benessere.

Impara l’arte di semplificarti la vita

RIZA

Impara l’arte di semplificarti la vita Elimina le gabbie mentali Così realizzi facilmente tutti i tuoi obiettivi “La più grande conquista è diventare semplici”

C.G. Jung

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RIZA

Edizioni Riza - Via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it

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Impara l’arte di semplificarti la vita Elimina le gabbie mentali CosÏ realizzi facilmente tutti i tuoi obiettivi

RIZA


Impara l’arte di semplificarti la vita Testi a cura di Patrizia Peri Editing: Giuseppe Maffeis Grafica di copertina: Roberta Marcante Illustrazione di copertina: Alberto Ruggieri Foto: 123rf, Fotolia © 2017 Edizioni Riza S.p.A. via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it Tutti i diritti riservati. Questo libro è protetto da copyright ©. Nessuna parte di esso può essere riprodotta, contenuta in un sistema di recupero o trasmessa in ogni forma e con ogni mezzo elettronico, meccanico, di fotocopia, incisione o altrimenti senza il permesso scritto dell’editore. Le informazioni contenute nella presente pubblicazione sono a scopo informativo e divulgativo: pertanto non intendono sostituire, in alcun caso, il consiglio del medico di fiducia.


Sommario Introduzione Alleggerisci la tua vita dai pesi che ti frenano ........................................................... 6 Capitolo 1 Siamo noi a complicarci l’esistenza ..................................................... 11 Capitolo 2 Trova te stesso nella naturalezza e spontaneità .......................................31 Capitolo 3 Ti stanchi troppo e ottieni poco? Ecco cosa fare ........................................................................47 Capitolo 4 I ragionamenti continui e ripetuti bloccano la mente ................................................................69 Capitolo 5 Per vivere meglio impara a “selezionare” .......................................................................87 Capitolo 6 Via il superfluo e fai spazio a ciò che ti rende felice .....................................................113


Introduzione

Alleggerisci la tua vita dai pesi che ti frenano In alcuni momenti ci sentiamo stanchi e affannati, come se stessimo correndo con un pesante zaino sulle spalle. Ma i pesi che ci stiamo portando dietro sono davvero utili per noi? Dobbiamo porci questa domanda quando ci lamentiamo perché la nostra esistenza è diventata complicata: troppe cose da fare, troppi pensieri, troppe incombenze… Questo continuo affannarci, però, solo di rado ci dà momenti di felicità; in generale siamo costantemente delusi per i risultati ottenuti e insoddisfatti di come ci sentiamo. Allora perché stressarci così, se non serve a darci la felicità che cerchiamo e la serenità di esserci realizzati? La risposta è che le complicazioni ce le siamo create noi e che la vera felicità sta nella semplicità e nella naturalezza. Occorre dunque semplificarci la vita e non disperdere le nostre energie in sforzi inutili. L’esistenza diventa vuota di significati quando si riempie troppo di impegni superflui; così non riusciamo a concentrarci su ciò che ci serve davvero per sentirci bene, ma ci sforziamo di seguire obiettivi fasulli, che come miraggi svaniscono 6


sempre quando ci sembra di averli a portata di mano. Un fatto è certo: se la nostra vita di ogni giorno ci appare psicologicamente troppo faticosa e i rapporti umani sono insoddisfacenti, significa che stiamo interpretando una parte che non è la nostra. Stiamo recitando un personaggio che non ci corrisponde, non ne siamo contenti e ci indaffariamo sempre di più nell’illusione di migliorare la nostra situazione; col risultato di aumentare l’ansia, lo stress e l’insoddisfazione. Noi siamo ben più di quello che appare, o che vogliamo sembrare, e possediamo risorse interiori che aspettano solo di essere guardate e attivate per aiutarci a diventare con facilità e soddisfazione quello che siamo destinati a diventare.

Come eliminare le complicazioni? Occorre rimuovere gli atteggiamenti e le convinzioni che ci spingono verso mete non nostre. I modelli sociali, gli schemi mentali, le abitudini e i pregiudizi sono i veri burattinai della nostra vita, mentre noi crediamo di essere liberi nelle nostre decisioni e nelle nostre azioni. Lo stress e l’ansia nascono dal fatto che ci sentiamo obbligati a darci da fare per migliorarci, per adeguarci ai modelli, per conquistare posizioni, per avere di più… Per spegnere le voci ingannevoli di queste sirene bisogna dare retta a un’altra voce, quella che ci viene da dentro. Non dobbiamo cambiare, non dobbiamo giudicarci o vergognarci di noi stessi, ma apprezzare l’insieme unico e insostituibile che ci rende quello che siamo. 7


Introduzione

Invece ci troviamo spesso a fare cose che inizialmente non vorremmo, ma che poi ci troviamo a ripetere magari per anni, anche se non ci appartengono per nulla. Così facendo, perdiamo la nostra unicità, la nostra immagine interiore. Per questo diventa importante guardarsi dentro e dirsi la verità: sto sopportando, sto agendo per abitudine o voglio davvero fare le cose che sto facendo? Amo davvero frequentare queste persone? Mi fa sentire meglio coltivare questi rapporti? Se non è così bisogna cambiare rotta, altrimenti la routine, la noia e l’abitudine diventano catene che non si riescono più a spezzare. Liberarsi dai pesi e dai vincoli esterni vuol dire anche acquistare maggiore considerazione per se stessi, un passo importante verso la realizzazione di sé. Quando ci accusiamo, ci critichiamo, non ci andiamo bene, ci stiamo allontanando dalla felicità naturale, proprio perché, correggendoci, non accettiamo quel che realmente e spontaneamente siamo. Ma ce ne allontaniamo anche quando ragioniamo troppo sulla nostra vita, sulla nostra storia, sul passato. Se continuiamo a coltivare nel cervello tanti pensieri su ciò che è accaduto (“Dovevo fare questo o quello”; “Mi sarei aspettato che lui o lei si comportasse diversamente”), oltre a non rilassarci mai, sprechiamo un’eccessiva dose di energia senza ottenere alcun beneficio. Meno pensieri, meno ragionamenti, meno sforzi, meno pesi di ogni genere: questa è la strada da percorrere per essere davvero se stessi. Occorre anche tagliare i rami secchi rappresentati dal8


Alleggerisci la tua vita dai pesi che ti frenano

le relazioni improduttive: gli amici che ci “vampirizzano” tempo ed energie, gli amori ormai passati e soprattutto gli impegni presi solo per assecondare gli altri.

Fai spazio a ciò che ti serve Negli ultimi anni si sta sviluppando sempre più un movimento di pensiero che si chiama “minimalismo”, che consiglia di eliminare dalla propria vita tutto ciò che è superfluo, inutile, non essenziale per sentirsi meglio ed essere felici. Suggerisce di minimizzare tutto il possibile: gli abiti, i mobili, gli oggetti posseduti, gli impegni, i rapporti sociali, le spese, il cibo... Al di là di qualche possibile esagerazione e di alcune ovvietà (come la diffusa considerazione “il denaro e gli oggetti non danno la felicità”), il nucleo di questa filosofia di vita è sicuramente interessante: se ci liberiamo di tutto l’inutile e superfluo che ingombrano la nostra esistenza e la nostra mente (e anche la casa), abbiamo più tempo e più spazio per le cose, le attività e le relazioni che ci fanno essere davvero felici. Nel libro parleremo di tutti i vincoli che ci rendono la vita complicata e ci allontanano dal nostro nucleo naturale, ma dedicheremo un capitolo anche ai consigli su come semplificare la nostra casa e coltivare quel vuoto in cui solo può crescere il seme che è in noi e far così sbocciare la nostra felicità.

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Capitolo 1

Siamo noi a complicarci l’esistenza Perché, mai come in quest’epoca, la vita ci sembra così complicata e difficile? In realtà abbiamo a disposizione molte più risorse e comodità rispetto al passato, ma non siamo mai soddisfatti. Il problema non nasce dall’esterno, ma dal nostro atteggiamento: ci siamo caricati di pesi eccessivi e inutili


Capitolo 1

Abbiamo perso di vista la semplicità Quando la vita smette di essere semplice? Quando costruiamo gabbie mentali rigide e finiamo per restarci chiusi dentro. Ecco perché le giornate diventano pesanti e nascono i disagi. Ma c’è un rimedio: ritrovare il piacere di vivere in modo più spontaneo. «Ma come mai la vita è così complicata?». L’abbiamo pensato tutti almeno una volta. Un difficile periodo lavorativo, il solito litigio con un partner con cui le cose non vanno più tanto bene, un figlio adolescente che ci fa impazzire, o magari semplicemente un appuntamento saltato a causa di un’auto in panne... Naturalmente una giornata può andare storta e un po’ di frustrazione è fisiologica: non è il caso di farne un dramma. Ma se tutti i giorni si ripete la stessa storia e la sensazione di stress e oppressione diventa costante, a volte presente fin dal risveglio, significa che oltre alla normale fatica della routine ci sono anche altre difficoltà. Allora è il momento di chiederci cosa ci sta succedendo. Perché la vita ha smesso di essere piacevole ed è diventata pesante? In genere quando cerchiamo di dare una risposta a questa domanda andiamo alla ricerca di un “nemico” esterno, di una causa al di fuori di noi. Puntiamo il dito sulle troppe pretese che gli altri hanno, sulla fortuna che non gira più, sulle cose su cui avevamo fatto affidamento e che di colpo ci hanno tradito... Ma sono tutte false risposte. La ragione vera sta in noi: abbiamo caricato la vita di pesi inutili e stressanti. 12


Siamo noi a complicarci l’esistenza

Lo stress che ci autoimponiamo Non sono mai “le cose esterne” a stressarci, ma gli atteggiamenti mentali chiusi con cui le affrontiamo. Il rischio è l’assuefazione: non ci rendiamo nemmeno più conto di uno stile innaturale di vita che stiamo seguendo. Ma il corpo e la psiche invece lo sentono. E protestano. Ogni epoca umana ha avuto il suo specifico stress. L’uomo delle caverne era stressato dal dover sopravvivere alla fame, agli animali feroci e alle forze della natura. Le prime tribù agricole dovevano guardarsi dalle tribù nemiche e dagli invasori nomadi. In generale poi i popoli dell’antichità dovevano guardarsi da una serie di pericoli mortali. Il loro era quello che si definisce “stress positivo”, cioè la capacità dell’organismo di attivare tutte le proprie energie nel momento in cui si presenta una situazione. Insomma, l’uomo da sempre convive con lo stress, tanto che si potrebbe pensare che vi si sia ormai adattato. Eppure, se dovessimo stabilire quale sia “l’uomo più stressato della storia”, quello di questi anni sarebbe ai primi posti.

Un condensato di fatiche inutili - Da un lato, infatti, godiamo di risorse, comodità, alimenti, tecnologie e diritti impensabili fino a qualche decennio fa, ma dall’altro la complessità della vita quotidiana attuale esercita su di noi una pressione enorme. Molta di questa pressione deriva dal fatto che ci poniamo delle mete e delle aspettative che poi ci costringono a un continuo stato di tensione per cercare di realizzarle. Ci complichiamo la vita con queste pressioni. 13


Capitolo 1

Ascolta i segnali di allarme Prima di prendere atto che stiamo sostenendo l’impossibile, che la vita è troppo complicata, passano mesi, anni, fino a quando è un sintomo imponente a dirci che dobbiamo cambiare qualcosa. Come fare per accorgerci in tempo che la nostra vita sta diventando troppo intricata e stressante? Ecco alcune indicazioni concrete. • Il primo passo è ascoltarsi di più. Ascoltare innanzitutto il corpo: il suo livello energetico, il suo tono, le sue voglie, i suoi sintomi. Si tratta di ristabilire un contatto più continuo, senza rimuovere ogni sua manifestazione in nome dei doveri e degli impegni. • Il secondo passo è imparare a riconoscere i segni dello stress provenienti dal corpo e dalla mente. Anche se teoricamente ne conosciamo alcuni, non ne riconosciamo l’importanza per il mantenimento della salute. Bisogna considerare che quando essi si presentano con intensità e frequenza, vuol dire che si deve intervenire. • Il terzo passo è prendersi la responsabilità del cambiamento e metterlo in atto. Spesso ci accorgiamo che siamo stressati e ansiosi, ma ci fermiamo lì, senza modificare nulla. In tutti i casi è possibile fare qualcosa per ridurre lo stress. Se non si può cambiare la situazione esterna, infatti, si può sempre modificare il proprio atteggiamento. Scopriremo che non sono mai “le cose” a stressarci, ma il modo in cui le viviamo. E che dunque la nostra salute è nelle nostre mani. 14


Siamo noi a complicarci l’esistenza

Trasforma la tensione in nuova energia • Dai retta alla tua stanchezza La stanchezza è la sensazione corporea a cui forse diamo meno importanza e che invece ne ha più di tutte. Imparare ad ascoltarla e a rispettarla - soprattutto quando è cronica, cioè ci accompagna tutti i giorni, anche nei momenti in cui in realtà non abbiamo faticato poi tanto - è determinante per prevenire molte malattie. • Rivedi la tua organizzazione Lo stress cronico spegne la nostra lucidità e ci impedisce di cambiare le cose, peggiorando ulteriormente lo stress. Spezza questo circolo vizioso rivalutando l’organizzazione del tuo tempo. Tieni presente, in questa revisione, che deve esserci spazio per un tempo completamente libero, non finalizzato a niente, dedicato all’improvvisazione. • Riattiva il senso del piacere Tra i circoli viziosi indotti dallo stress cronico c’è quello che riguarda il senso del piacere, che viene progressivamente eliminato per mancanza di energie. Con fermezza fai il possibile per riprenderti le cose che ti piacciono. Attenzione però: non devono essere “incastonate” tra mille impegni, ma avere un loro spazio legittimo e, per l’appunto, non stressato.

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Capitolo 1

Vivere diventa faticoso se lo rendiamo tale Facciamo tutto noi per complicarci la vita: ci convinciamo di essere chi non siamo; creiamo problemi per cui non troviamo risposte; smettiamo di agire in sintonia con l’interiorità e cerchiamo di imporle la nostra “visione del mondo”. La soluzione è imparare il linguaggio del mondo interno e affidarci a lui. L’essere che siamo nel profondo è già attivo; ciò che siamo veramente è già presente in noi, non c’è alcun lavoro da fare, semmai il contrario, bisogna smettere di impegnarsi in sforzi inutili. Se ti pare di rifare sempre le stesse esperienze, se, pur cambiando posto, rifai uguali errori, se in differenti contesti inneschi le medesime situazioni, significa che non sei sulla strada giusta. Quando ripeti i soliti meccanismi, non è lo sconosciuto ad agire, sei tu. O per la precisione è l’idea falsa che ti sei fatto di te stesso a bloccare il tuo sviluppo, a inchiodarti nel malessere. Se sposti lo sguardo su ciò che sei veramente, sullo sconosciuto presente in te, allora le cose vanno a posto da sole. I sogni e le immagini sono le molecole dell’anima. Per capire come agisce l’anima guarda i sogni. Sono in un’altra atmosfera, in un altro tempo? Un minuto sembra un anno. Ecco, guardare l’interno significa mettere da parte i soliti codici, i soliti giudizi. Significa guardare e basta. Senza cercare di capire! Voler capire l’interiorità la complica e basta, perché cerchi sempre di capire con la tua testa, con l’identità che ti sei cucito addosso. Il cuore non deve studiare per imparare a battere. 16


Siamo noi a complicarci l’esistenza

Il nemico della felicità? Le idee che ti metti in testa Il modo in cui parli a te stesso può allontanarti dalla felicità, alimentando schemi mentali che ti impediscono di vedere le possibilità che potresti cogliere. Puoi ritrovare la felicità ascoltando il linguaggio interiore; emozioni, intuizioni, sogni, immagini ti portano vicino alla vera meta: te stesso. Il linguaggio della tua essenza è dentro di te: affiora nelle immagini che ti vengono in mente senza volerlo, in certe operazioni che fai sempre e ti fanno sentire a casa, a volte anche attraverso i disagi. Parlare questo linguaggio significa saper vedere l’infinito in ogni cosa, ricordarsi di essere parte di una storia più grande, parte del cosmo.

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Capitolo 1

Mentre parli stai creando il tuo mondo - Le cose importanti le peschiamo da dentro. Pescare significa accogliere quello che arriva, assecondare la trama naturale, essere l’eroe della fiaba che non rifiuta il proprio destino, ma gli va incontro. Se non ti affidi al tuo nucleo, continui a girare a vuoto. Il modo in cui guardi il mondo e ne parli, lo crea. Le idee che ti metti in testa producono la tua vita. Nel frattempo un’altra vita scorre accanto a te: non la vedi perché l’hai già giudicata, archiviata, identificata. Qualcosa provvede a te, ti sta facendo vivere ora e ha soluzioni che tu non conosci. Ma invece che affidarti a questa forza infinita, ti chiudi nelle tue idee. L’unico fallimento da temere è allontanarsi dalla propria essenza. Tutto lavora per portarti là dove devi andare, anche i problemi, anche i momenti no, anche le crisi. Soprattutto le crisi, perché smontano le tue false idee! Cedi, lasciati portare, non identificarti nella “persona che ha sbagliato tutto”. Dentro di te c’è qualcosa che sa. Le forze interiori irrompono e ti salvano se glielo consenti.

Non chiuderti in un recinto - Ogni volta in cui sposiamo una convinzione “costi quel che costi”, chiudiamo la mente in una gabbia. Allora tutto diventa complicato e faticoso: viviamo solo per assolvere un dovere. Diventiamo infelici, ma in qualche modo ci sentiamo protetti. L’idea di “essere buono” (anche molto al di là del necessario) si è impossessata di noi e ci fa sentire al sicuro dai sensi di colpa. Ma a caro prezzo: la quotidianità rischia di diventare macchinosa e perdiamo vitalità e reattività. 18


Siamo noi a complicarci l’esistenza

Il perfezionismo ti fa male - Non riesci mai a goderti le cose e trovi sempre un motivo di preoccupazione e di insoddisfazione? Soffri di un eccesso di aspettative e di perfezionismo. Manca sempre qualcosa, le cose non sono come dovrebbero essere, la fregatura è sempre dietro l’angolo... Gli eterni insoddisfatti non sono pochi. Anzi, in almeno un periodo della nostra vita tutti siamo stati così. Ma per qualcuno è la regola. Ne va anche della qualità e della durata delle proprie relazioni, perché un atteggiamento sempre scontento produce disagio in chi sta intorno. L’eterna scontentezza risiede in genere in un problema “tecnico”, cioè nel tipo di richiesta che si fa alla realtà. In pratica l’incontentabile chiede una perfezione che non è in grado di godere. Il suo sguardo sulle cose è in realtà un pregiudizio che “già sa” che esse non saranno come dovrebbero essere e, qualora anche lo siano, potrebbero essere comunque migliorate, pur non sapendo bene come, o saranno di breve durata, o produrranno costi più alti dei benefici e via di questo passo. Tale pregiudizio quindi “pregiudica” il risultato, nel senso che lo compromette, perché gli toglie in ogni caso il suo valore.

È tutta paura - Per altri invece il problema non nasce dal fatto che la realtà, anche quella più positiva, non basta, ma, paradossalmente, dal contrario: è troppo. Si difendono dalla felicità, dalla brillantezza di un risultato, dal fatto che le cose vanno bene. Hanno paura della pienezza e della riuscita. La cercano, ma sentono di non riuscire a sostenerla, perciò la boicottano attraverso la 19


Capitolo 1

scontentezza. Qualcuno teme di essere travolto dalle emozioni, altri non sanno proprio come stare in situazioni in cui non ci sono problemi o conflitti (sono quasi in imbarazzo), altri non possono credere che le cose vadano bene perché sono abituati a sfortune di vario tipo, e altri non vogliono assumersi la responsabilità che deriva da un buon risultato: doverlo confermare in futuro. Non è che la realtà non basta, ma «sono io che non basto alla realtà».

Le abitudini, prigione della gioia Per ritrovare entusiasmo e voglia di vivere non servono rivoluzioni: occorre iniziare dai piccoli gesti quotidiani, essere totalmente presente nelle azioni, soprattutto quelle minime di tutti i giorni. Qualsiasi cosa stiamo facendo, mentre la facciamo dobbiamo essere lì, anima e corpo. Molte volte il problema è pensare che la situazione realmente appagante sia altrove, in un futuro o in un’alternativa da raggiungere. Ma quando la si raggiungerà, le si applicherà lo stesso schema. E così via all’infinito, in una sostanziale, rabbiosa infelicità. L’incontentabile è schiavo di un’immagine ideale di sé e di come dovrebbe essere la realtà. C’è questo grande giudizio che pesa come un macigno sulla libertà di vivere e di esprimersi. Spesso rendersi disponibile, in modo consapevole, a nuove esperienze può modificare l’atteggiamento mentale e di conseguenza lo stesso assetto del sistema nervoso, aprendolo a un appagamento naturale. 20


Siamo noi a complicarci l’esistenza

Azioni piccole attivano grandi cambiamenti Non pensare che per realizzarti, per provare entusiasmo nella vita, tu debba rincorrere chissà quali obiettivi, complessi e difficili. La felicità può nascere in molti momenti del quotidiano. Quel che la crea non è il prestigio o la grandezza di un’azione, ma tutto ciò che, in qualsiasi modo, ti fa sentire vivo, utile o parte di qualcosa che ti piace. Non cercare di impersonare a ogni costo il ruolo di chi si prende carico di tutti i problemi, perché sotto questo peso il tuo entusiasmo rischia di spegnersi e il carico che ti addossi diventa sempre più pesante. È fondamentale poter manifestare il proprio entusiasmo, ma è bene anche tenerne una piccola parte solo per sé, senza subito condividerla (ad esempio buttandola sui social network). Per poterlo fare, per manifestare vitalità e puntare alla felicità, occorre però liberarsi di alcuni pesi che incombono sulla nostra vita.

Il primo peso: la dipendenza Avete presente quelle anziane coppie di coniugi in cui si è stabilito nel tempo un equilibrio un po’ comico, per cui ognuno dei due parla male dell’altro, salvo poi salvare le apparenze con un formale: «Ma in fondo gli voglio bene...»? A causa della simbiosi creatasi, la felicità e l’infelicità di uno sono strettamente legate a quello che l’altro fa o dice. Purtroppo questo stesso schema si ripre21


Capitolo 1

senta in casi in cui non c’è nemmeno l’elemento comico a fare da contrappeso. Sono quelle relazioni (di coppia, ma anche di amicizia o lavoro) in cui una persona dipende in tutto e per tutto dall’approvazione altrui: le mogli che si fanno in quattro per servire un marito e dei figli viziati che nemmeno se ne accorgono, o l’impiegata che scambia il lavoro per una missione e sacrifica perfino il tempo libero per un capo indifferente. E ci sono infine forme ancora più pericolose di dipendenza: i rapporti in cui ogni azione è studiata in funzione dell’altro, allo scopo di provocarlo o di ottenere qualcosa, come in una partita a scacchi. Storie faticose che influiscono sulla salute fisica e mentale. Quando pensiamo di semplificarci la vita adattandoci a una situazione di dipendenza, invece rendiamo più pesante la nostra esistenza.

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Siamo noi a complicarci l’esistenza

Il secondo peso: la rassegnazione «Ognuno è la sua storia». Sembra un pensiero di buon senso. Ma in molti casi, invece che un trampolino o una scala da accantonare una volta usata per salire, l’esperienza diventa un pesante fardello che ti porti dietro, un filtro che ti fa vedere nel futuro nient’altro che una replica di ciò che hai già incontrato. Ti hanno lasciato? Ne deduci che l’amore è una menzogna e l’altro sesso un covo di traditori. Un tuo progetto è fallito? Significa che sei sfortunato e così ogni nuova impresa partirà già compromessa. Fino al paradosso: il “sottile piacere della sofferenza” di chi racconta i propri dolori, quasi fiero della gabbia di autocommiserazione in cui si è rinchiuso.

Il terzo peso: i sogni per il futuro «Ho sempre cullato il sogno di sposarmi e formare una “famiglia felice”. L’ho progettato con cura e alla fine l’ho realizzato... ma con la persona sbagliata». Proiettarsi nel futuro con progetti a lungo termine è un vero e proprio recinto mentale, come quello di cui parla Sonia, lasciata dal marito dopo dieci anni di fidanzamento e sei mesi di matrimonio. I programmi a lunga scadenza ostacolano il destino, bloccando opportunità più in linea con la nostra natura. Proprio come racconta Sonia: «In fondo è anche colpa mia. Un anno prima del matrimonio avevo perso la testa per un collega... Ma ho nascosto tutto, anche a me stessa. Non volevo tradire il mio sogno, e alla fine lui ha tradito me». 23


Capitolo 1

Rendi l’esistenza più lieve • Accetta le cose così come si presentano Prova per una volta, in un ambito per te importante, a non tentare di migliorare le cose, ma ad accettarle così come si presentano. Se “in automatico” ti viene da formulare giudizi prova a sospenderli: ciò che ti accade non è buono o cattivo, “è” e basta. Osserva come ti senti. Dopo un primo spaesamento, vedrai che ti sentirai alleggerito. • Stai alla larga dagli ipercritici Frequenta di più le persone che manifestano gioia per ciò che hanno e per un po’ di tempo “scansa” gli ipercritici e gli insoddisfatti, cioè quelli come te. Poi chiediti: è giusto definire superficiali o ingenui i primi, come fai di solito, e realisti i secondi? E se invece fossero proprio i primi a vedere più lontano? • Ritrova la tua essenza felice Guarda le fotografie di quando eri bambino. Prendine una in cui appari particolarmente felice e osservala bene. Quello che vedi nella foto sei tu, anche adesso. Ciò che ti frena è una maggiore maturità o, piuttosto, il timore di toglierti una corazza? Porta con te quella foto e ogni tanto guardala; se senti nascere un sorriso non reprimerlo: le emozioni devono tornare a scorrere.

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Siamo noi a complicarci l’esistenza

TEST

Come vedi la tua vita: pesante o leggera? Spesso conduciamo la nostra esistenza con il pilota automatico, cioè procediamo seguendo le abitudini, senza renderci conto se la vita che viviamo ci soddisfa oppure no. Tu quale atteggiamento hai nei confronti della tua vita? Ti sembra faticosa o la prendi con leggerezza? Ti senti stanco di come la conduci? Rispondi alle domande del test e poi verifica il risultato.

1. Ecco le chiavi della macchina nuova A B C D

Finalmente un’auto alla moda Speriamo riesca meglio della vecchia Bello, ma quante rate da pagare… Si parte!

2. Ti sei innamorato dell’opposto del tuo ideale A B C D

Stai perdendo colpi… Tanto, anche il tuo ideale… Ti toccherà lavorarci un po’ Meglio così!

3. Visiti una città straniera e ti perdi A B C D

Questa non la racconti a nessuno Col tuo senso dell’orientamento… Ecco cosa succede a vagare senza guida Ti godi la città a sorpresa 25


Capitolo 1

4. Suona la sveglia, il tuo primo pensiero‌ A B C D

Il dovere chiama, mi alzo‌ Uffa, si ricomincia daccapo! Dunque oggi devo fare‌ Un buon caffÊ e si comincia

5. Si sposano due amici. Cosa auguri loro? A B C D

Di essere una bella coppia Di essere piĂš fortunati di te Di costruire una famiglia Di amarsi

6. Il tuo capo ti propone un ruolo che non ti interessa A B C D

Che figura fai a dire no? Mai una cosa che vada bene Ăˆ sempre un’opportunitĂ Declini l’offerta

7. Scegli la tua casa ideale A B C D

Un lussuoso lo Una dimora storica Una villa per le prossime generazioni Quella che ti fa sentire “a casa�

8. Hai appena superato un esame importante A B C D 26

Devi festeggiare Una rivincita su quelli andati male Guardi avanti Ti rilassi, ne hai bisogno


Siamo noi a complicarci l’esistenza

9. Che cosa ti rende più felice? A B C D

Un complimento sincero Dimenticare le cose brutte Raggiungere un obiettivo Le piccole cose

10. Cosa vorresti lasciare a tuo figlio? A B C D

Un buon esempio da ammirare Dei bei ricordi Un patrimonio La libertà di diventare quel che è

Controlla a quale gruppo appartengono le risposte che hai scelto in maggioranza e leggi il tuo profilo nelle pagine seguenti.

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Capitolo 1

I profili Maggioranza di A

Che fatica stare in scena La fatica di vivere nasce dallo sforzo di dimostrare che vali e di diventare migliore. Come se tutto ciò che fai avvenisse di fronte a un pubblico pronto a giudicarti, ad ammirarti, a criticarti. Ma quel pubblico è dentro di te. Perché ti stanchi: devi rendere conto a tutti. Non puoi mai permetterti il lusso di agire spontaneamente e di pensare solo a te stesso. Ogni cosa è calcolata e forzata. Cosa ti toglie energia: • dover dare una buona impressione a tutti • cercare la perfezione e il decoro in ogni cosa • prima il dovere, poi il piacere

Maggioranza di B

Il passato ti sbarra il passo La storia di ognuno è in divenire, da costruire giorno dopo giorno. La tua no, è già scritta nelle premesse poco brillanti, nelle difficoltà che ti hanno segnato e ti hanno lasciato una grande sfiducia in te stesso. Perché ti stanchi: vivi per dovere. Hai tanti desideri, ma dalla vita ti aspetti poco e da te stesso ancora meno. Cosa ti toglie energia: • continuare a rimuginare su errori e delusioni • cercare in ciò che ti manca la causa dell’infelicità • considerarti sfortunato o meno capace degli altri 28


Siamo noi a complicarci l’esistenza

Maggioranza di C

Sei troppo impegnato per vivere Nella tua prospettiva l’oggi è funzionale al domani, il tempo in cui i progetti si compiranno. Ciò ti costringe a sgobbare per fare andare le cose nella “giusta direzione”, specie quando la vita vorrebbe portarti altrove. Perché ti stanchi: sei sempre in cantiere. La tua vita è una grande opera di cui sei l’infaticabile architetto, ma non il destinatario. Ciò ti impedisce di goderti le cose. Cosa ti toglie energia: • pensare che ci vuole impegno e fatica in tutto • cercare di deviare il corso degli eventi • accanirsi quando le cose non vanno

Maggioranza di D

Senza zavorre la vita va leggera Affronti le cose senza inutile dispendio di energie perché hai la capacità di accoglierle per quel che sono. La tua vita scorre facile non perché sei più fortunato, ma perché sei disposto a ricominciare daccapo. Cosa ti dà energia: vivere è un’avventura. La mancanza di aspettative precise su come le cose devono essere o andare, di paraocchi ideologici e di immagini stereotipate di te stesso ti libertà di movimento e di pensiero. Cosa ti ricarica: • pochi progetti e flessibili • amore per il cambiamento, curiosità e disponibilità • pensi a te stesso senza sentirti egoista 29


Capitolo 2

Trova te stesso nella naturalezza e spontaneità Abbiamo una guida infallibile per ritrovare la semplicità della vita: il nucleo naturale e istintivo che è in tutti noi. Quando riesci a liberarti dall’intrico dei pensieri, quando allontani i pregiudizi e i condizionamenti, allora recuperi la tua vera essenza naturale. Dai retta all’istinto, la tua voce più profonda


Capitolo 2

La chiave del benessere è la naturalezza Cosa significa vivere una vita più semplice. In primo luogo vuol dire vivere con maggiore naturalezza, seguendo le proprie caratteristiche naturali e senza cercare di forzare se stessi o gli altri. Ci sono persone che vivono ogni istante preoccupate di piacere, rimediare ai propri errori o offrire al mondo un’immagine perfetta di sé. Altre che accompagnano i propri comportamenti e quelli altrui con continui giudizi e retropensieri relativi a quello che sarebbe corretto, o più opportuno, o conveniente dire e fare, senza concedersi mai il “lusso” di agire con naturalezza, spontaneamente, facendo ciò che sentono, o limitandosi a prendere atto delle posizioni altrui. Si tratta di individui che passano la vita a giudicare tutto e tutti, a cominciare da se stessi. Invece che vivere, analizzano, decretano, subiscono. «Avrei dovuto fare questo o quello...»; «Mi sarei aspettato che lui o lei si comportasse diversamente». In questo modo, oltre a non rilassarsi mai, si ritrovano a sprecare un’eccessiva dose di energia senza ottenere di contro alcun beneficio. Questi atteggiamenti di critica continua infatti difficilmente vengono apprezzati e, anche se ben mascherati, lasciano trasparire un alone di falsità che, alla lunga, induce gli altri a tenere le distanze. Al contrario, chi vive con naturalezza, senza voler giudicare sé o gli altri, ispira istintivamente fiducia e simpatia, facilita i rapporti e mette le persone immediatamente a proprio agio. 32


Trova te stesso nella naturalezza e spontaneità

Oggi mi faccio bastare 10 euro È un automatismo: prima di uscire di casa ti accerti di avere tutto l’occorrente nella borsa, nella valigetta, oppure in tasca. Chiavi, soldi, documenti e poi, a seconda del tuo concetto di “ciò che serve”, agenda, rossetto, fazzoletto e quant’altro, perché non si sa mai... L’importante è non farsi trovare sguarniti senza il necessario. Ma il corredo quotidiano con cui ci muoviamo, se da un lato ci fa da guscio protettivo, dall’altro è un fardello di cui inconsapevolmente ci carichiamo. Possedere qualcosa ci obbliga allo sforzo di mantenerlo: in chiave simbolica, vivere con poco diventa allora una premessa di benessere. Oggi, contravvenendo alle tue abitudini, fai questa prova: esci di casa con 10 euro, e vivi con quelli. 10 euro, niente di più; oggi possiedi solo quello. Ti accorgerai presto che lo stress iniziale di sentire limitate le tue possibilità di acquisto, col passare delle ore lascerà spazio a una sensazione di leggerezza. Allargala dentro di te fino a immaginare di perdere tutto ciò che hai e che sei: la casa dove vivi, l’auto che guidi, il lavoro, la famiglia... Anche in questo caso il disorientamento che ti procura questo pensiero sarà sostituito da uno stato di libertà che ti farà sentire giovane, svincolato, non condizionato. Focalizza l’attenzione su queste sensazioni e rifai l’esercizio ogni volta che ti ritrovi sotto stress, oppresso da troppi fardelli.

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Capitolo 2

Pianificare tutto aumenta lo stress Parti per le ferie con l’idea che bisogna divertirsi un sacco? Attento, rischi la delusione. Se vuoi programmare tutto nel dettaglio aumenti la probabilità di stressarti. Il bisogno di riempire a tutti i costi i momenti vuoti rivela che nei tempi morti ci si sente perduti. Così si diventa ossessivi, impazienti, fastidiosi e stressati. Ciascuno di noi è molto di più di quello che crede di dover essere e può sperimentarlo, al patto di lasciare a casa i propri convincimenti e i propri modelli mentali. Quando abbandoniamo la nostra identità cristallizzata, emergono capacità e inclinazioni che non sapevamo di possedere: diventiamo permeabili al cambiamento, espandiamo i nostri campi di interesse e scopriamo nuovi modi d’essere che ci fanno stare bene.

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La spontaneità non costa niente Spesso i modi artificiosi sono dettati da paure e insicurezze che inducono a ponderare qualsiasi azione con il filtro della ragione. In questo modo, però, invece che piacere - come si vorrebbe - non si fa altro che rendere evidente la propria timidezza. All’opposto, chi agisce con naturalezza senza preoccuparsi del giudizio altrui suscita nei più stupore e attrazione. Basti pensare all’innata simpatia che provoca un bambino quando chiede con naturalezza qualcosa senza temere il giudizio di chi l’ascolta, o manifesta all’esterno entusiasmo e delusione. Difficilmente è possibile preservare la semplicità infantile una volta adulti, eppure i pochi che riescono a farlo attirano gli sguardi come fossero magneti. Il fascino che questi individui sono in grado di suscitare è dato principalmente dalla loro naturalezza e spontaneità, dalla capacità di godere del momento piuttosto che analizzarlo sotto la lente della ragione; sono capaci di esprimere stati d’animo e emozioni senza timore di esibire anche le proprie debolezze e, immancabilmente, chi li incontra ne resta incantato.

La naturalezza ti dà energia e fascino - Per vivere con naturalezza non dobbiamo fare altro che restituire dignità alla nostra natura, assecondarla come fanno i bambini. Non si tratta di imparare, ma di recuperare qualcosa e di valorizzarla; l’abbiamo già fatto nell’infanzia. Chi ha figli o nipoti, per esempio, conosce benissimo la loro naturalezza. I più piccoli non pensano troppo a cosa dire o a come fare, dicono e fanno semplicemente, 35


Capitolo 2

seguendo l’istinto senza troppe preclusioni. Liberi da timori e retro-pensieri possono incanalare le proprie energie unicamente dove desiderano, evitando gli sprechi che finirebbero per ostacolarne desideri ed espressioni. È così che ci conquistano, e spesso ci sfiniscono, con la loro tenacia e sconfinata energia. A ben pensarci, niente impedisce di vivere come loro, seguendo l’istinto senza troppe mediazioni. L’unica “accortezza” che ci si aspetta da un adulto è che sappia usare un po’ di mestiere nel dire e nel fare; non significa essere falsi o diventare macchinosi, ma rispettosi quanto basta di chi abbiamo accanto e delle sue posizioni. Con garbo ed educazione siamo liberi di dire tutto quello che pensiamo suscitando persino apprezzamenti inaspettati. Di certo ne guadagneremo in salute, incrementando, al tempo stesso, benessere ed energia.

Come ottenere una mente leggera Quale è il tipo di mente che corrisponde a un atteggiamento naturale e spontaneo? È una mente più leggera, più aperta, a contatto con l’interiorità, meno controllata, più spontanea. In questo modo sei tu che produci il tuo destino, non le convinzioni che vengono da altri. Ma è un “tu” profondo, quello che non vedi. La soluzione non nasce dai tuoi sforzi mentali, ma dalla libertà d’azione che lasci al mondo interiore. Compito del pensiero non è risolvere ogni cosa, bensì mettersi al servizio dell’interiorità senza interferire. Come? Uscendo da rimuginii e lamenti. Una mente più elastica non teme il domani! 36


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Impara a spegnere i ragionamenti - Spesso ci perdiamo in mille preoccupazioni, che attivano solo l’ansia e ci bloccano nei dubbi. Non servono: a mente vuota i problemi si risolvono prima perché i tuoi veri desideri possono affiorare. «Stasera resto a casa... Magari mi guardo un film... No, meglio di no, chiamo Giovanna e andiamo al ristorante... Quale? Quello dove sono stata con Marco? Adesso che io e lui ci siamo lasciati, meglio evitare i posti pieni di ricordi... Già, Marco mi ha lasciata e non l’ho ancora superata. In amore sono sempre stata sfortunata... Forse perché non ho autostima e non sono stata amata da piccola». Quando segui un pensiero accade proprio così: cominci con l’immaginare il ristorante dove cenerai e ti “svegli” dieci minuti dopo con la convinzione che la tua vita sia un fallimento. E nel frattempo magari sei in ufficio, alla tua scrivania! Una delle più diffuse dipendenze moderne è proprio quella dal pensiero. Non poter smettere di elucubrare è uguale a non poter smettere di bere, fumare o mangiare. Forse peggio, perché le persone che ne soffrono non ne sono consapevoli. Esiste un solo momento per incontrare te stesso: ora. Sono i luoghi comuni, i pregiudizi, i commenti mentali, le spiegazioni forzate, i sogni preconfezionati, gli imperativi a portarti via. A causa loro ti separi dalla tua natura e perdi il tuo posto nel mondo. La maggior parte dell’iperattività mentale è infatti un tentativo di scappare dal momento presente. Prova a pensarci: la tua vita è una lunghissima serie di “adesso”. C’è solo l’adesso. Ma ogni programma mentale o rimuginio ti porta lon37


Capitolo 2

tano dall’adesso, cioè dal solo luogo in cui puoi davvero esistere ed essere felice. Tutto accade ora e soltanto ora: questo momento è ricco di opportunità, incontri e intuizioni a patto che resti “qui”, dove ti trovi, e non solo con il corpo, ma con tutta la tua presenza.

Non aggrovigliare il cervello - Certi pensieri si comportano come calamite: attraggono la tua attenzione e poi ti bloccano dentro un groviglio mentale senza uscita. Ti chiudono in un bozzolo di domande senza risposta. Inizi a pensare a una cosa e quel pensiero ti trascina dentro un altro pensiero, poi in un altro e così via, fino ad attorcigliarti in una sorta di “groviglio mentale” fatto di domande, commenti, dubbi, risposte e nuove domande... Non ti accorgi di tutti i passaggi mentali che ti

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portano da un pensiero all’altro, ininterrottamente; anzi a volte ti sorprendi a chiederti: «Come sono arrivato a pensare a questo?». Il problema è che più aderisci inconsapevolmente a questo lavorio mentale, più lui ti assorbe allontanandoti dalla realtà e dal tempo in cui vivi. La soluzione? Non si può certo pensare di eliminare il pensiero, e l’idea di controllarlo, o bloccarlo, rischia solamente di rinforzarlo.

Lascia andare i pensieri - Cercare di bloccare i pensieri con la “forza”, imponendosi di non pensarli, ottiene il risultato opposto. Occorre imparare a lasciarli fluire e scorrere, come un fiume: lasciare che arrivino e se ne vadano, così come sono venuti. Ecco alcuni consigli utili. • Accorgiti di loro. Devi avvertire “le chiacchiere mentali” di troppo. Immagina che ci sia una musica di sottofondo che ti accompagna durante tutta la giornata a cui di colpo presti attenzione: tu non sei quei pensieri, ma il loro ascoltatore. • Non bloccarli. Quando sei presente al fluire del rumore mentale, osservalo come se fosse lo scorrere di un fiume di persone. Se cerchi di arginare questo flusso ti ritroverai in un’altra trappola: quella di “pensare che non devi pensare”! • Spostati sui sensi. Mentre il fiume di pensieri scorre, posa l’attenzione sulle sensazioni fisiche: cerca di percepire la vitalità del corpo, ascolta i rumori intorno a te, guarda gli oggetti. Immagina di indossare il tuo corpo come si fa con un guanto. Il corpo ti aiuterà a tornare nel presente. 39


Capitolo 2

Via i pregiudizi che ci bloccano Siamo tutti convinti di essere liberi, nel nostro modo di pensare. I pregiudizi li vediamo negli altri. E ci fanno arrabbiare. Ma in noi stessi facciamo una gran fatica a riconoscerli e, di conseguenza, a impedire loro di influenzare la nostra vita. Eppure, quasi sempre, ne siamo pieni. Andiamo in giro carichi di convinzioni acquisite chissà quando e giudichiamo, decidiamo, evitiamo... Agiamo spesso non sulla base di come è la realtà, ma di come “già sappiamo” che sia. Iniziamo qualcosa “già sapendo” come andrà a finire, frequentiamo qualcuno già credendo di sapere cosa pensa e come si comporterà. E non li abbiamo solo sugli altri, i pregiudizi. Forse, ancor di più, li abbiamo su noi stessi: quel che crediamo di essere o di non essere, quel che siamo convinti di saper o di non saper fare, di potere o di non poter imparare. Ed ecco così una serie infinita di luoghi comuni e di generalizzazioni. Si tratta per lo più di convinzioni negative, la cui forza tuttavia non si esercita solo nel momento in cui le pensiamo o le esprimiamo, ma che albergano costantemente in noi e orientano le nostre azioni, senza che ce ne accorgiamo, proprio nella direzione prevista dalle convinzioni stesse. In tal modo, l’avverarsi della “profezia” rinforza ulteriormente il pregiudizio che ne costituisce il nucleo. I pregiudizi possono riguardare uno o più ambiti (i sentimenti, il denaro, la socialità, il lavoro, il sesso), oppure possono riguardare un atteggiamento generale che “pregiudica” le cose sempre nello stesso modo. Occorre prenderne le distanze e non ascoltare quello che ci stanno dicendo. 40


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No alle verità preconcette - Il pregiudizio è in genere un fossile, un pensiero anacronistico formatosi sulla base di una realtà diversa da quella odierna, ed è fondato in genere su teorie e convinzioni sbagliate. Si tratta, in pratica, di provare a pensare e ad agire in modo differente, anche se esso è presente e si fa sentire con forza. Quello di cui abbiamo bisogno è una verità vissuta e non una preconfezionata. Fare questo, inizialmente, può risultare faticoso, perché sembra difficile scorgere una vera “sapienza interna”, ma col passare del tempo noteremo che, non seguendo certe convinzioni che prima davamo per scontate, ci accadono cose nuove, diverse. Che possono essere sia belle sia brutte, ma che sono attuali, ci appartengono, e su di esse potremo agire per davvero.

Idee fisse che condizionano la vita • «A me le cose belle non capitano mai» • «Prima o poi un amico ti delude» • «Non sarò mai capace di fare questa cosa» • «Chi ti fa un regalo vuole sempre qualcosa indietro» • «Non sono fatto per essere amato» • «Sono fatto così» • «La vera passione dura poco» • «Mi sono fatto un’idea precisa su di te, e non me la fai cambiare»

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Capitolo 2

Se vedi nero, usa occhiali a colori Smetti di “esibire” la tua insoddisfazione. Tutti ormai si aspettano che noi siamo così, ipercritici e insoddisfatti, e anche a noi di riflesso viene da esserlo. Come se indossassimo sempre occhiali che fanno vedere tutto nero. Dobbiamo cambiare questa abitudine, che nutre le relazioni in modo distorto. Il primo passo: l’insoddisfazione non deve più essere argomento di conversazione e soprattutto non deve essere esibita al “pubblico”. Usciamo da questo personaggio e lasciamo posto ad altri modi di essere. C’è solo da guadagnarci. Dietro la continua insoddisfazione potrebbe esserci il fatto che, senza accorgercene, cerchiamo di appagare bisogni che non ci appartengono, indotti dai media e dall’ambiente in cui viviamo, che ci persuadono su cosa dobbiamo deside-

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rare. Cerchiamo di sentire meglio cosa è nostro e cosa non lo è, e stiamo attenti alle nostre emozioni profonde, prima di proclamarci insoddisfatti. A volte c’è un solo ambito nel quale siamo insoddisfatti (ad esempio sentimenti o lavoro), ma è così importante o ci pesa così tanto che l’insoddisfazione si dilata in automatico a tutto. Allora diventa fondamentale riconoscere il vero problema e risolvere quella frustrazione, altrimenti niente potrà superare la barriera di cinismo che abbiamo alzato.

Non giudicare in automatico - Per iniziare a sganciarti dai tuoi pregiudizi, la cosa migliore è prendere atto dei risultati che hanno prodotto. Grazie a quelle convinzioni sei più felice? Hai creato gioia e serenità intorno a te? Ti piace la tua visione del mondo? In molti casi, vedrai che essi sono stati un ostacolo, motivo di sofferenza e incomprensione. I pregiudizi agiscono in automatico dentro di noi e ci fanno cercare ad ogni costo la conferma del loro contenuto, per poi cinicamente farci dire: «Come volevasi dimostrare...». Fai il possibile per non alimentare questa parte della mente, cerca una tua visione libera delle cose. Esercitati a usare parole diverse dalle solite quando esprimi dei giudizi e impegnati a non cadere nei soliti luoghi comuni. Quanto più un pregiudizio è rigido tanto più nasconde una grande paura proprio di ciò che giudica. Passa in rassegna i tuoi pregiudizi e prova a intuire se ciò che combatti non è per caso un tuo oggetto di desiderio proibito, o se non esprime un conflitto irrisolto. Così, i pregiudizi diventano la chiave di accesso al tuo lato “ombra”, la parte di te che non vedi. 43


Capitolo 2

L’istinto ti dà naturalezza Sensazioni, percezioni, pensieri strani: tutto ciò che viene dalla nostra interiorità contiene informazioni preziose che parlano del tuo nucleo profondo. Grazie a loro entri in diretto contatto con la tua vera natura. Troppo spesso dimentichiamo che gli istinti costituiscono uno degli aspetti più vitali dell’uomo: molto più del ragionamento ci permettono di entrare in diretto contatto con la nostra vera natura e con la naturalezza e la spontaneità dell’agire, quella che abbiamo perso complicandoci l’esistenza. Tutte le percezioni incontrollate e impreviste provengono infatti da un misterioso spazio interno, che ci aiuta a ”fiutare” il mondo esterno per mezzo dell’istinto. Le sensazioni a “fior di pelle”, le emozioni inaspettate, le premonizioni, le coincidenze inspiegabili e le intuizioni ci regalano una visione più profonda e completa dell’esistenza. Allora è più che mai necessario stare in allerta quando un pensiero fuori dal comune irrompe nell’ordinario, o quando proviamo desideri e nostalgie impreviste: qualcosa di nuovo si sta per affacciare lungo il nostro cammino. Nei momenti di caos e confusione spesso è proprio l’istinto che ci aiuta a orientarci nella nebbia: infatti è dal disordine che si partorisce una nuova evoluzione di noi stessi. Come diceva Nietzsche, bisogna avere il caos dentro per partorire una stella danzante.

Attento ai suoi segnali - L’istinto si manifesta in diversi modi nelle tue giornate, tutto sta nel dare ascolto alle sue avvisaglie, che sono le seguenti. 44


Trova te stesso nella naturalezza e spontaneità

• Emozioni improvvise. Senza un motivo sgorgano dall’interno emozioni incontrollabili come l’ansia, la tristezza o una malinconia inattese. Sono segnali dell’istinto, non elementi di disturbo. • Brutti pensieri. Irrompono pensieri aggressivi e rabbiosi? Non temerli, l’istinto ti segnala che stai dicendo troppi “sì” a cose che non ti piacciono. • Sensazioni di pelle. Davanti a una persona provi un senso di fastidio ovvero una sensazione di familiarità e simpatia? Fidati dei tuoi sensi. • Strane percezioni. Entri in una stanza e capti una tensione nell’aria quasi palpabile. Forse qualcuno ha appena litigato? Occorre essere prudenti? Ascolta i suggerimenti dell’istinto. • Reazioni incontrollate e gaffe. Ti scappa un nome anziché un altro: forse, senza saperlo, tieni molto al soggetto in questione o hai qualcosa in sospeso con lui. Ti dimentichi un appuntamento? Può essere una decisione “inconsapevole”: dentro di te non vuoi affatto incontrare quella persona...

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Capitolo 3

Ti stanchi troppo e ottieni poco? Ecco cosa fare Se gli sforzi che fai non sono compensati da risultati adeguati e ti senti esaurito, significa che stai usando male le tue energie e ti stai affaticando in azioni sbagliate; cambia bersaglio e indirizza meglio le tue forze, su obiettivi piĂš legati alla tua natura, liberandoti dai ruoli suggeriti dagli altri


Capitolo 3

Non aumentare gli sforzi ma usa meglio l’energia La vita ci appare faticosa quando il bilancio tra impegno profuso e risultati ottenuti è negativo. Questo però vuol dire che le azioni che compi non sono quelle giuste. Inutile “impegnarsi sempre di più” o forzare i tempi: occorre invece trovare “le tue azioni”. Perché le soluzioni maturano quando è il loro momento. Quanto otteniamo rispetto agli sforzi che produciamo? In fisica c’è una grandezza che si chiama rendimento: quantifica la resa rispetto all’energia impiegata. Nella vita pratica spesso non solo non c’è una buona corrispondenza, ma addirittura c’è grande distanza tra le due cose. Ci diamo tanto da fare, ma concludiamo poco. E non ce ne accorgiamo. O meglio: ce ne accorgiamo, ma rispondiamo al problema semplicemente aumentando gli sforzi, invece di cambiare la strategia. È questa l’origine di gran parte dello stress che proviamo alla fine delle nostre giornate.

Scegli i tuoi impegni - Questo errore nella gestione delle energie si manifesta per lo più, come è ovvio, nel lavoro. C’è ad esempio chi avrebbe la possibilità di organizzarsi la giornata e la settimana nel modo migliore (grazie al tipo di lavoro indipendente che svolge), con alternanza di pause e di attività, e invece riempie ogni momento fino al punto da avere troppe cose a cui star dietro. C’è chi fa un lavoro di tipo dipendente, e quindi avrebbe il tempo scandito dai doveri lavorativi e dagli 48


Ti stanchi troppo e ottieni poco? Ecco cosa fare

orari fissi, ma non riesce a dire di no alle richieste aggiuntive che arrivano a getto continuo e si ritrova subissato ben oltre l’orario previsto, finendo per dover fare in fretta anche le attività del tempo extralavorativo. E c’è chi, pur essendo “il capo” sul luogo di lavoro e potendo dettare i tempi, imprime ritmi forsennati a se stesso e agli altri, finendo per tenere lo stesso ritmo anche nel resto della giornata. È una tendenza compulsiva a fare troppo. Il risultato è che la persona finisce per non fare veramente bene nessuna delle tante cose che fa, e per non ottenere niente, o quasi. Nel tempo si instilla nella persona una tendenza depressiva: dapprima arrivano insoddisfazione e frustrazione, poi giunge un crollo delle energie, e infine si fa strada l’idea che tutto questo gran daffare non abbia senso. Ma attenzione: si tratta di uno stop del tutto benefico. Siamo su un treno lanciato verso un precipizio, chiunque tiri il freno compie una buona azione, anche se al momento ci saranno forti scossoni. A questo punto, quando tutto lo stress accumulato viene a galla e andiamo di colpo al tappeto, cosa possiamo fare? Una cosa semplice, che ci può evitare sensi di colpa e lunghi periodi di confusione: cambiare atteggiamento mentale e introdurre uno stile diverso nello svolgere i nostri impegni.

Impara a distrarti - Occorre imparare due cose, che possono apparire quasi scandalose, e invece sono un vero toccasana non solo per la salute della mente, ma anche per raggiungere risultati migliori: distrarsi e rimandare. Stai facendo da ore un lavoro? Prenditi una pausa e fai altro. Puoi ad esempio stabilire una gerarchia delle 49


Capitolo 3

cose da fare, dalla più importante alla più futile, e se sei impegnato a lungo con una che sta in cima alla lista, sospendila assolutamente e per un po’ fanne una che sta in fondo, che sia giocare a un videogioco, fare una passeggiata, telefonare a un amico solo per il gusto di farlo. Nella tua agenda l’impegno numero uno è prioritario? Rimandalo per un’ora. È certo che, quando tornerai “sul pezzo”, lo vedrai in modo diverso, ti accorgerai di carenze che non avevi notato e potrai correggerle o introdurre varianti migliori. La varietà, l’alternanza di pieni e di vuoti, di tempo libero e occupato è fondamentale non solo per la salute, ma anche per migliorare l’efficienza.

L’armonia deriva dal senso di misura Gli antichi Greci inventarono una parola per descrivere il buon uso delle energie: misura. Il “senso della misura” nasce dalla conoscenza dei limiti: ogni cosa ha infatti un proprio limite, cioè un proprio confine. Quando sta in quel confine è perfetta, come lo erano infatti le statue greche, rappresentazioni perfettamente misurate di azioni perfette. Uscire da quel limite significa guastare tutto il processo. L’antico senso della misura non chiede un dispendio di sforzi ed energie “in più”, ma addirittura un risparmio, una moderazione, una delicatezza che, non a caso, i Greci chiamavano “armonia”.

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Ti stanchi troppo e ottieni poco? Ecco cosa fare

Interventismo faticoso e inutile Chi ha detto che i migliori risultati si ottengono impegnandosi testardamente? Se vai contro la realtà come un ariete, non ottieni niente e ti rompi la testa. Le ricerche delle neuroscienze intorno alle varie capacità e sfere d’azione del cervello suggeriscono che la verità sia piuttosto l’opposto: il cervello opera costantemente in uno stato di “distrazione”, quasi fosse una danza. Gestisce miriadi di operazioni, non aumentando la capacità di concentrazione, di lavoro e di calcolo, come farebbe un computer, ma all’opposto estendendo e disperdendo tutte le sue propaggini neuronali e lasciando che operino autonomamente, ma tutte insieme, come un’orchestra affiatata che non ha più bisogno di leggere uno spartito. In piccolo è quello che ci succede quando dimentichiamo in giro le chiavi, o quando non ci viene in mente una parola o una poesia imparata da piccoli: più ci concentriamo, meno la soluzione arriverà. Ma basta distrarci, impegnarci in altre operazioni, e per magia ecco la risposta esatta.

“Situazioni” e non problemi - Una delle peggiori trappole in cui puoi cadere è quella di credere di avere un problema. Infatti nella vita esistono “situazioni”, ma non problemi: questa non è soltanto una sfumatura di significato, ma una totale “virata” da un modo di vivere che ti fa sentire ai margini ad un altro in cui sei protagonista e partecipe degli eventi. Le situazioni, infatti, si possono affrontare e sono necessarie alla nostra crescita. Invece quando davanti a 51


Capitolo 3

te vedi soltanto un problema, entri in una mentalità meccanicistica, fatta di un continuo rimuginio mentale, un’inutile ricerca delle cause, l’ansia crescente di trovare soluzioni, tentativi faticosi di correggere le cose. Ti adoperi per trovare soluzioni secondo un’idea prestabilita di come dovrebbero andare le cose, ma così non fai altro che impedirti di vedere il senso degli eventi e i loro possibili aspetti evolutivi: forse l’evento vuole portarti in un altro spazio, in una nuova situazione o relazione, ma tu persisti e giri a vuoto, accumulando stress, delusioni e insoddisfazione.

Non bloccare i cambiamenti possibili - La funzione dei disagi è quella di accantonare o ridimensionare l’identità irrigidita della persona, per fare emergere i suoi aspetti più autentici e con essi le funzioni naturali

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Ti stanchi troppo e ottieni poco? Ecco cosa fare

che la abitano. Certi dolori sono delle tappe della nostra crescita che si affacciano alla coscienza, tappe di un destino unico: il nostro. Il vero motivo per cui stiamo male è uno soltanto: l’essenza non si sta esprimendo e il nostro occhio vede solo apparenze, non vede più la magia che lo abita. Pensare e ripensare alle ferite dell’anima, alle frustrazioni che abbiamo subito, identificarle in eventi o cause esterne come se il problema fosse rimuovere quelle cause non può che aggravare la situazione: finiamo per vivere in una realtà alternativa che somiglia da vicino a un incubo. È un atteggiamento che impedisce e blocca il processo di metamorfosi che si serve della sofferenza per farci rinascere.

Dai spazio alle soluzioni - Quelli che noi identifichiamo come “problemi” spesso sono solo la superficie del mare della vita. A di sotto si muovono correnti energetiche che li hanno spinti su, e, finché non ci immergiamo in profondità, restiamo in alto cercando di riordinare figure su un’acqua che continua a muoversi e cambiare: impossibile. Proviamo a cambiare atteggiamento con una tecnica immaginativa. • Chiudi gli occhi e pensa a ciò che ti ha fatto star male. Un litigio, una situazione complicata con una persona... Ora immagina la superficie del mare. Immagina che quel problema galleggi sulla superficie. Lo vedi. Ora immagina di immergerti. Scendi nell’acqua, verso il mare profondo. Fai qualche metro poi alza la testa: il problema è là che galleggia, lì in alto. 53


Capitolo 3

Guardi in profondità e scendi ancora, lentamente. Sempre più giù. Più scendi, più vai verso il buio, un buio sempre più intenso, un silenzio sempre più avvolgente… Immagina che questo buio sia come un manto che ti avvolge e contenga tutte le soluzioni… La tua mente non è del tutto sgombra e non le vede, ci sono ancora dei pensieri che arrivano, ma mentre li vedi arrivare, li lasci tramontare… La mente si svuota sempre di più, scivoli dolcemente in un altro strato di buio, i tuoi problemi sono lassù, sempre più lontani, più sfocati. Fino a che non li vedi più, non li percepisci più. C’è solamente una grande pace. Adesso puoi visualizzare una fonte d’acqua che scintilla nel buio e tu puoi bere da questa fonte. Sei in contatto con le tue risorse inesauribili e senti una grande energia che ti circola dentro, un grande slancio vitale. Ora sai che i tuoi problemi potranno risolversi da soli…

Guarda i problemi da altri punti di vista - Non si possono risolvere i problemi di oggi con lo stesso modo di pensare che li ha generati, sosteneva il filosofo Ervin Laszlo. Una frase che contiene perlomeno tre spunti interessanti. Il primo è che il nostro malessere deriva dal sistema mentale in cui siamo immersi, una forma mentis mutuata dall’esterno che ci impedisce di vivere in linea con la nostra natura profonda. Il secondo è che molti provano a risolvere i propri problemi con gli stessi strumenti che li hanno generati: non può funzionare. Il terzo è che se vogliamo essere felici, dobbiamo cominciare oggi. 54


Ti stanchi troppo e ottieni poco? Ecco cosa fare

Non vivere col paraocchi C’è un te stesso che vedi e uno che non vedi. Il secondo risolve i problemi. Osserva un oggetto che hai di fronte. Poi spostati di venti centimetri intorno a lui: la sua forma già cambia, cambia il modo in cui è illuminato, cambia il rapporto con lo sfondo. Ogni definizione che dai di te stesso ti fissa e ti fa vedere le cose da un solo punto di vista. Ma tu puoi guardare te stesso da infiniti punti. Senza rendertene conto ti identifichi in una soltanto delle possibilità che potrebbero dischiudersi con un semplice cambio di prospettiva. Una visione unilaterale limita la tua esistenza ai ruoli stabiliti dalla mentalità comune, che ti rendono incompleto. C’è sempre un lato di te opposto a quello che guardi. È proprio lui che ha le soluzioni migliori, quelle che non vedi. Reprimerlo vuol dire sprigionare disagi e disturbi che rendono complicata la tua vita.

Usa “l’abito” giusto - L’atteggiamento che adottiamo nei confronti delle situazioni che stiamo vivendo è come un abito che indossiamo. Se indossi l’abito giusto, il cervello trova tutte risposte che stai cercando e risolve le situazioni che ti creano disagio. Non trovi la soluzione giusta? Prova a cambiare abito... Chiudi gli occhi e al buio immaginati con un abito che ti piace. Com’è? Di che colore? È un abito antico o un abito moderno? È sexy? Forse non lo metteresti mai, ma non dare giudizi, accogli solo l’immagine. Ogni giorno, quando hai un problema con gli altri, non 55


Capitolo 3

pensare a risolverlo, ma chiudi gli occhi e immagina il vestito. Ogni tanto “travestiti” per davvero e percepisci i tuoi stati mentre lo fai.

Liberati dai ruoli - Come il cervello è in grado di far produrre il latte alla donna che ha appena partorito, così contiene le soluzioni ai problemi evolutivi che nella vita naturalmente si presentano. Possono bloccarlo solo le identificazioni, i labirinti mentali. Ecco perché è utile travestirsi: il travestimento, come la danza o il gioco, accende un fuoco interiore, evoca cioè uno stato di eccitazione e nell’eccitazione, proprio come nel sogno, l’anima si disidentifica, si stacca dall’io, entra in un diverso stato energetico, si spoglia dei ruoli, dei pensieri, delle convinzioni; e in questo stato il cervello può attivare le funzioni pratiche che già contiene.

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Ti stanchi troppo e ottieni poco? Ecco cosa fare

TEST

Usi le tue risorse in azioni che fruttano? Scopri se stai usando bene le tue energie. La stanchezza che provi è solo una fase di passaggio oppure sei impantanato in un atteggiamento mentale che ti esaurisce, senza ottenere i risultati che ti proponi? Rispondi alle domande e verifica i risultati.

1. Quando ti senti stanco A B C

Stringi i denti e vai avanti Ti trascini apatico Ti riposi

2. La primavera è… A B C

Sonno e allergie Desideri frustrati Rinascita

3. La sera rientri stanco e… A B C

Ti tocca l’ultima corvée Vorresti fare tante cose ma… Hai voglia di svagarti

4. Dicono di te… A B C

Che persona ammodo! Come sei complicato! Certo che sei un bel tipo! 57


Capitolo 3

5. Appena alzato al mattino A B C

Ripassi il piano della giornata Ti senti uno straccio Sei in forma

6. Hai un mal di testa martellante A B C

Prendi una pillola Accidenti, ne hai sempre una! Ti devi fermare un attimo

7. Per fare bene l’amore A B C

Ci vuole l’amore Ci vuole intesa e relax Basta il desiderio

8. Tu e i sacrifici A B C

Siete in ottimi rapporti Lotti, ma vincono loro Siete incompatibili

9. I tuoi progetti A B C

Importanti e a lunga scadenza Pochi e travagliati Tutti a breve scadenza

10. Di fronte a un’impresa difficile A B C

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Ti carichi: ce la devi fare! Getti la spugna subito Ti appassioni


Ti stanchi troppo e ottieni poco? Ecco cosa fare

I profili Maggioranza di A: sei in riserva

Sprechi le forze per essere chi non sei Sei in riserva di “carburante” fisico e mentale perché le tue riserve energetiche vengono depauperate per rimanere nei panni di un personaggio che ti è estraneo. È come deviare un corso d’acqua dal suo percorso naturale e fargli seguire un andamento lungo e tortuoso; alla fine la sua portata e la sua forza sono ridotte: tanta fatica, troppi sprechi. Quel che fai è sempre studiato, ponderato, proiettato nel futuro, plasmato sulle aspettative altrui… Il tuo nucleo, intanto, rimane a secco di energie. Ecco perché ti senti stremato.

Maggioranza di B: livello medio-basso

Consumi energia per frenare gli impulsi La tua energia non è ancora al lumicino, ma non te ne resta più molta. I conflitti che ti lacerano sono la falla da cui le tue forze si disperdono, niente di ciò che fai è lineare, semplici e istintivo, ma è sempre contrastato da dubbi, indecisione, insoddisfazione… Se non hai forze e ti senti stanco, in realtà non è colpa di quello che fai, ma di come lo fai: lamentandoti, resistendo, pensando ad altro… Per concentrare le energie basterebbe convogliarle su un unico obiettivo: imparare a darti retta! Solo così i tuoi sforzi potranno andare a buon fine.

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Capitolo 3

Maggioranza di C: livello alto

Più spendi energia, più ne guadagni Di certo non ti risparmi, perché ti impegni decisamente nelle cose che fai nella tua vita. Eppure l’energia non ti manca mai: ti basta una buona dormita o una pausa per recuperare. Il motore della tua energia è l’entusiasmo, il contatto diretto con te stesso e un rapporto naturale con tutto ciò che ti circonda. La tua vita e lineare perché fluisce con spontaneità e naturalezza; non ci sono ostacoli che interrompono il tuo flusso vitale, tutto scorre, si trasforma, ma ogni processo dà l’impulso a nuovi cambiamenti di crescita e di consapevolezza. È il segnale che la tua energia è ben investita e, infatti, frutta dei risultati positivi.

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Fai crescere l’autostima Ti sembra di non riuscire a fare nulla di buono e che la tua vita sia piena solo di complicazioni non risolte, anche perché tendi a sottovalutare le tue capacità e i risultati che ottieni. Ti giudichi con un metro troppo severo e non tieni presente che la cosa più importante è la tua unicità: ci sono cose che sai fare solo tu! Capita sovente di non considerare le tue qualità, perché ti sei identificato con un’idea di te stesso infondata o con un modello ideale da raggiungere che non le contempla. Tanto che in genere sono gli altri a fartele notare, con apprezzamenti che ti sorprendono. Spesso quelle particolarità ti sono state utili, magari per risolvere un problema o per dare una mano a qualcuno. C’è chi sa essere paziente e fantasioso con i bambini; chi ha un’innata capacità di mediazione tanto da essere considerato dagli amici un paciere perfetto in caso di liti, o chi è visto come un punto di riferimento nei momenti bui; chi ha uno spirito intuitivo e sa capire al volo le situazioni complicate; chi possiede un’ottima manualità. Sono infiniti gli esempi: attenzione dunque a non giudicare difetti delle caratteristiche che, se ben utilizzate, possono rivelarsi in realtà preziosi pregi!

Come vedere i propri punti di forza - Osserva le tue giornate senza il filtro distorto dei modelli ideali: non è vero che ci vogliono sforzo e fatica per far emergere le doti innate. È un pregiudizio assorbito dall’esterno, che ci costringe a confrontarci con modelli di riferimen61


Capitolo 3

to irraggiungibili. Prova invece a osservarti: ti accorgerai che nel quotidiano metti in campo attitudini e risorse che tu sottovaluti, ma che possono rivelarsi veri e propri talenti. Magari sei abile nell’organizzazione o nel far quadrare il bilancio familiare, o eccelli in qualche sport, oppure hai tatto con gli anziani... Ti sei mai fermato a riflettere su cosa si attiva in te nei momenti di emergenza o negli imprevisti? Quasi sempre in quei casi mettiamo in campo un volto di noi opposto a quello che riteniamo di possedere. Pensa infine a cosa gli altri dicono di te, alle qualità che loro vedono e che tu non prendi in considerazione per rincorrere altre aspettative: ti accorgerai che ciò che reputi superfluo è in realtà una dote.

Ti senti instabile perché sei diviso in due - Fiducia in se stessi significa essere saldi sulle radici, senza cercare all’esterno continue conferme del proprio valore. Rimproverarsi perché non siamo come il mondo ci vuole crea invece una spaccatura che fa crollare la fiducia. Un albero si sviluppa dal suo seme e segue il progetto del seme. Se è un abete diventa abete, non quercia. Cresce in un bosco in mezzo ad altri alberi, in parte si adatta al terreno e al clima, ma ciò che è dipende sempre dal seme. Non passa il tempo a dirsi: «Il mio vicino è cresciuto meglio, guarda che bell’albero! Che invidia, lo odio, io non sarò mai come lui. Accidenti perché non sono anche io così? Cosa ho sbagliato? Perché gli altri alberi non mi amano? Forse è colpa di mio papà che non mi ha amato abbastanza? La verità è che sono nel posto sbagliato, se fossi sulla collina invece... Devo affermarmi 62


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di più, diventare un albero migliore e sicuro di sé, devo lavorare su me stesso!». L’albero non lo fa. Tutti noi invece lo facciamo di continuo. Insicurezza e poca fiducia in se stessi, scarso apprezzamento verso le proprie capacità, frustrazione e fantasie su quanto sarebbe bello essere “più qualcosa” (più ricchi, più affermati, più sicuri, più intelligenti, più belli...) sono diffusissimi. Siamo una foresta di alberi un po’ strani che passano il tempo a dire a se stessi quanto sono scadenti. Perché lo facciamo e come smettere? Quando dici così infatti tratti il tuo mondo interno come se fosse composto da due figure: una superiore e una inferiore. Il superiore vuole correggere l’inferiore, dominarlo, domarlo, lo guarda dall’alto e lo giudica. Ovviamente pensi che il vero te stesso sia quello che guarda dall’alto, l’altro è solo un ostacolo, un’ombra da

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Capitolo 3

eliminare. In pratica sei spaccato, in conflitto. Ti tratti da bambino impotente, o da cagnolino alla catena. E il conflitto interno, lo sforzo di rimettere a posto ciò che non va bene, di correggere l’essere inferiore che c’è in te, è purtroppo senza fine, perché nessuno può eliminare la propria ombra. Così finisci per dirti continuamente come dovresti essere, come dovresti vestirti, come dovresti sentirti, come dovrebbe andare un rapporto, come dovresti parlare... E lo fai sulla base di una norma assorbita dall’esterno. Quando il tuo sguardo è costantemente rivolto all’esterno, perdi di vista la tua naturalezza. E quando perdi la naturalezza non puoi che diventare insicuro. La sfiducia nasce proprio dal volersi condurre, nelle cose della vita, sulla base di un’idea di normalità, di una norma esterna da rispettare. La fiducia coincide con ciò che sei, senza alcun residuo.

Il punto di vista sbagliato - L’uomo è misura di tutte le cose, diceva un filosofo. Il problema è quando quell’uomo non sei tu, ma è il tuo amico che ha avuto successo, la tua vicina di casa che non la smette di giudicare tutti, la sorella sempre perfettina, il padre che è impossibile eguagliare... Girare con un metro in tasca e scoprirsi sempre troppo piccoli è un modo molto faticoso di vivere. «Alla mia età dovrei avere un figlio e una relazione stabile. Alla mia età dovrei aver capito cosa fare della vita. Alla mia età certe cose non si fanno più». Gli esempi sono infiniti, ma hanno una cosa in comune: si basano sempre su principi morali, convenzioni, abitudini che as64


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sorbi, che non vengono da te. È la psicologia del recinto: sei bravo se resti dentro, nel perimetro stabilito da altri. E non si sa se è peggio fare di tutto per non sgarrare o non riuscire mai a essere “come si deve”. Ognuno ha in mente la carenza che lo cruccia di più. Ma non sa che quel difetto è in realtà un tesoro prezioso, lo scrigno della propria originalità. E combattendolo fa traballare proprio la fiducia in se stesso. È un corollario dell’idea precedente, ma particolarmente insidioso: l’idea che la fiducia dipenda da quanto ti sforzi, da quanto ti convinci che ce la puoi fare. Invece di farti le prediche, ti fai lunghi discorsi motivazionali per convincerti che devi eliminare le tue debolezze. Ma chi ha deciso che sono debolezze e non caratteristiche uniche? E se l’anima avesse bisogno proprio di loro per farti trovare la tua strada nella vita?

Le parole che cambiano la prospettiva • «Ebbene sì, non sono perfetto» • «Non posso farci niente» • «Sia quel che sia» • «Smetto di farmi domande» • «Smetto di cercare risposte» • «Non ho progetti» • «Non voglio sistemare le cose» • «Cedo e mi affido alla vita»

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Capitolo 3

Rinforza la tua autonomia Mettersi sempre al servizio degli altri per timore di perderli o per buonismo vuol dire recitare un ruolo finto: il rischio di soffrire è alto. Se metti in campo un po’ di “sano egoismo” realizzare te stesso diventa più semplice e i benefici sono immediati. Se prima di un’azione ci interroghiamo su quanto davvero ci piaccia o ci prema, entriamo in contatto con le nostre esigenze più profonde, andiamo incontro alla nostra natura e al sano bisogno di autoaffermazione. Se invece ci imponiamo costantemente di prendere in considerazione solo le esigenze degli altri finiremo per entrare nel ruolo fasullo del “buono a ogni costo”, che a lungo andare ci starà stretto: cercheremo di continuo l’approvazione altrui, con il rischio di invischiarci in relazioni sbagliate e di essere manipolati. Al contrario un po’ di “sano egoismo” ci induce a contare sulle nostre risorse interne e ci aiuta a esprimere il massimo potenziale creativo. È un atteggiamento che promuove relazioni sane, limpide e senza secondi fini. Quando impariamo ad ascoltarci, mettiamo sullo sfondo i condizionamenti esterni e le cose accadono più spontaneamente.

Il “sano egoismo” semplifica la vita - Ecco alcuni esempi di vicende in cui pensare un po’ di più a se stessi ha aiutato a semplificare la vita a e a stare meglio. • «Da quando ho chiarito con Lucia le cose tra noi vanno decisamente meglio e non mi sento più “obbligata” nei suoi confronti. Lucia è l’amica che vorrebbero avere tutti, 66


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ti ricopre di mille attenzioni, si mette a disposizione senza riserve, ma pretende che tu con lei faccia lo stesso e sia sempre pronta e rispondere alle sue esigenze. A lungo andare mi sono sentita in trappola: le sue richieste erano un vero e proprio ricatto. Così mi sono ribellata alle sue pressioni. Sul momento ho temuto di essere un po’ egoista, ma sorprendentemente il rapporto è migliorato! Lei ha capito e tra di noi ora è tutto più sincero e autentico». • «Quando ho conosciuto Bruno ho pensato subito che fosse la persona giusta per me. Così ho cercato di adattarmi a lui in tutto e per tutto. Mi sono proposta di seguirlo nelle sue frequenti uscite con gli amici. Il risultato? Pessimo. I suoi amici non mi piacciono e odio il calcio, mentre loro vanno sempre allo stadio. Ma quando gli ho parlato è stato un sollievo. Mi ha detto: “Ma dove sta scritto che dobbiamo fare tutto insieme?”. Aveva ragione! Ho ripreso a svagarmi con lo shopping, lasciandolo andare da solo con gli amici. Abbiamo scoperto di avere altre cose in comune e la relazione è anche migliorata!». • «Da quando ho imparato a spegnere il cellulare prima di uscire di casa sto proprio meglio! Il tempo che dedicavo a me stessa era davvero poco. Adoro mio marito e i miei bambini, ma ero arrivata al punto di non sopportarli. Quando mi capitava di uscire con le mie amiche e lasciavo i bambini con lui, puntualmente mi chiamava per inezie. E io non resistevo al senso di colpa e mi affrettavo a tornare. Un giorno, esasperata, mi sono resa irraggiungibile: è stato un toccasana, al ritorno mi sono accorta che erano “sopravvissuti” e io ero carica e di buon umore!». 67


Capitolo 4

I ragionamenti continui e ripetuti bloccano la mente Se vuoi renderti la vita più semplice occorre che impari a liberare la testa dal continuo rimuginare e dalle domande incessanti, che bloccano il fluire delle energie, fisiche e mentali, complicandoci l’esistenza. La sola domanda da farti, decisiva, è questa: sto realizzando davvero ciò per cui sono nato?


Capitolo 4

Non chiedere consigli, la risposta è già in te I pensieri sono acqua versata sul fuoco dell’energia. Quando ci capita di passare mesi e mesi immersi in un’atmosfera mentale fatta di desideri inappagati, aspettative deluse, doveri che non sentiamo nostri, la vita si complica e si spegne. Il mondo si ammala di rassegnazione perché non è più naturale, è diventato cerebrale. Per questo si è perso, non sa più quali sono le sue radici. Osserva la ghianda: fa la quercia e non si pone domande, non chiede consigli, non fa paragoni con le ghiande vicine, non aspira a diventare la migliore ghianda del circondario, e tantomeno sogna di diventare un abete… Ogni consiglio che chiedi, ogni correzione che apporti, ogni “miglioramento” che ti imponi ostacola il processo naturale della tua evoluzione, perché non viene dal nucleo: non è la tua linfa, ma un prodotto delle mentalità assorbite dall’esterno.

Affidati alla tua energia interiore - Il contadino semina e aspetta, non fa altro. Non smuove la terra ogni cinque minuti per controllare lo stato di crescita, tormentandosi con mille domande. Se ti senti deluso e senza spinta significa che ti giudichi troppo, che vuoi controllarti e direzionarti: questo atteggiamento ti sfinisce, perché è come remare controcorrente. Ti stai complicando inutilmente il percorso. Affidati all’energia custodita al tuo interno. Al momento giusto, produrrà, con semplicità, le azioni necessarie al tuo pieno sviluppo. 70


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Ecco i pensieri che ti sfiniscono • Il mito dello stress. “Faccio troppo e mi stanco, basta, devo riposare!”. Non è la quantità di azioni che ci fa sentire svuotati, ma il fatto che siamo assenti quando le facciamo. La verità è che non sono le “nostre” azioni: ecco perché non ci appassionano. • Le aspettative, i doveri. “Chiedo tanto a me stesso, ma è per uno scopo nobile, per il mio futuro”. Non conta chiedere tanto o poco, ma se ogni singola azione ti fa sentire bene in quel momento. • Le domande. “Sono stato bravo? Dovevo reagire così o all’opposto? Cosa penseranno gli altri?”. La mente calcolatrice va bene per calcolare: se la usi per farti guidare nella vita finisci in un labirinto. È l’istinto a suggerirti la tua vera strada. • I falsi sogni. “Certo se vincessi al totocalcio... Allora sì che la vedrebbero! Mollo tutto e vado in Thailandia!”. Niente allontana più dal presente che le autoillusioni. Soltanto nel presente c’è la vita. Questi falsi sogni contengono una rinuncia mascherata. • La rassegnazione. “Ho avuto delle occasioni, quello che potevo fare... Cosa vuoi che faccia... Alla mia età!” Ancora peggiori delle illusioni sul futuro, sono quelle sul passato.

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Capitolo 4

Lascia scorrere la primavera Ciò che non è spontaneo non è tuo: eliminalo! Così di colpo ritrovi naturalezza, semplicità e gioia di vivere. Non sulla luna, ma nei gesti di tutti i giorni si trova il nutrimento per la tua felicità. Cosa facevano i popoli antichi (molto più in sintonia di noi con la natura) quando arrivava la primavera? Digiuni e pulizie di casa, ossia operazioni e riti allo stesso tempo concreti e simbolici, capaci di depurare corpo e coscienza portandoli su un altro piano: il piano del “Senza Tempo” e dell’energia. Attraverso i rituali “primaverili” gli antichi si liberavano dalle scorie del passato affacciandosi sul nuovo. Per non impaludarsi la primavera deve scorrere: se vuoi agevolarla non devi aggiungere, semmai togliere, rimuovere il tappo. Questo antico insegnamento

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può essere declinato anche oggi in alcune esperienze che vi proponiamo nelle prossime pagine. Un filo le unisce tutte: ripulire la mente e scrostarla dalle “false identità”. L’effetto è benefico: non sei più vincolato alle aspettative, diventi ogni giorno più aperto a possibilità sconosciute, fai sempre meno fatica e le cose succedono da sole.

Attiva le tue capacità innate - Quando ti senti carico è bello perdersi in ogni gesto, gustarlo, perché anche il più comune diventa nutrimento della tua felicità. Del resto lo vedi ogni giorno: quando sei stressato finisci per considerare ogni incombenza come una vera e propria scocciatura, un ostacolo fastidioso tra te e la felicità, che tuttavia appare sempre troppo lontana... Quando invece la vita ti sorride, ogni momento, anche il più banale, diventa l’occasione per incontrare il piacere di vivere e, anche se magari non ci rifletti al momento, un “lato cosmico” nascosto tra le pieghe dell’esistenza. In ogni gesto attivi infatti funzioni che puoi scorgere solo quando la mente è libera dalle tossine dei pensieri vecchi. Sì, anche mentre cuoci la pasta puoi essere felice! Stai usando l’acqua che è il grembo della vita, la madre di tutte le madri. La stai facendo bollire, così come l’eros infiamma il corpo di tutte le donne. Lo fai per nutrirti: sei la dea nutrice, la dea del focolare che gli antichi chiamavano Vesta, e stai nutrendo la madre del mondo che vive in te e in cui l’energia della vita scorre ribollendo! Vedi come tutto si allarga, come le strettoie dei pensieri sfumano, come l’energia si affaccia... 73


Capitolo 4

Hai in testa zavorre o aquiloni? Il tuo modo di pensare può facilitarti o complicarti la vita: scopri da che parte stai con il nostro test. Ogni evento che ti tocca affrontare, ogni scelta che compi, dalla più importante alla più banale, può essere l’occasione per maturare e prendere il volo, o per ristagnare addirittura regredire. Dipende da quale tipo di pensiero metti in campo. Il tuo modo di interpretare la realtà condiziona non solo l’umore, ma anche la realtà stessa, regalandoti o rubandoti preziose opportunità. Per questo abbiamo individuato, per il nostro test, una situazione quotidiana e immaginato alcune reazioni che corrispondono ad altrettanti errori di approccio, gli stessi che descriveremo nel dettaglio nelle prossime pagine. Sono

È la mente che ci fa ingrassare Una psiche appesantita da schemi rigidi e luoghi comuni non è mai un terreno favorevole per raggiungere il peso forma. Perché il corpo rifiorisca, infatti, bisogna che il cervello ritrovi flessibilità e naturalezza. Per dimagrire i primi pesi da togliere sono quelli presenti nella nostra mente, nei nostri pensieri, nelle nostre identificazioni. Se accogli la naturalezza nella vita, elimini centimetri dal girovita.

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errori tipici in cui ognuno di noi può incorrere: conoscerli è fondamentale per imparare a evitarli. Questa la situazione: finalmente il lui (o la lei) dei tuoi sogni, quello con cui vorresti vivere la tua vita, ti ha invitato a cena, parlate e vi confidate come se vi conosceste da sempre. Ti senti bene come non ti capitava da tanto tempo. Poi però la doccia fredda: «Tu mi piaci molto, ma non sono pronto per un impegno serio». Tu come reagiresti? Di seguito ti presentiamo quattro differenti reazioni che corrispondono ad altrettante modalità “pesanti” di pensare e di affrontare la realtà, che descriveremo nelle pagine seguenti. Prova a immaginare quella che corrisponde meglio al tuo modo di essere. Reazione A: «Forse è rimasto ferito in passato, magari col tempo si ricrederà… Certo, non sarà facile, dovrò darmi da fare; ma in realtà lo so che anche lui vuole la stessa cosa che voglio io». Reazione B: «Sono la solita ingenua, avrei dovuto capirlo subito. Se solo non fossi così bisognosa di affetto… Devo diventare più autonoma, lavorare su me stessa». Reazione C: «Ma per chi mi ha preso? Io non sono una donna da portare a letto quando gli va senza impegni. Io voglio un uomo che non abbia paura di amare…». Reazione D: «A quest’ora la mia famiglia io potrei avercela già, e non sarei qui. Ma ci sono ferite che non si risanano, evidentemente sono destinata a rimanere sola… O a incontrare chi non mi desidera davvero». 75


Capitolo 4

Reazione A Vuoi correggere gli altri. Lo fai per adattarli alla tua visione del mondo, cerchi sempre di intervenire per pilotare le situazioni. Se mantieni la concentrazione sull’obiettivo a cui punti e sugli sforzi che devi fare per raggiungerlo, allora perdi di vista la realtà e così crei dei falsi problemi. Il pensiero che ti libera: «Accetto le cose così come sono. Non è detto sia un male se vanno diversamente da come vorrei. Magari avrò una bella sorpresa».

Reazione B Cerchi cause e colpevoli, e li trovi in te stesso. Tendi a riportare ogni cosa alla tua persona, a giudicarti sempre inadeguato e a ritenere che tutto dipenda da ciò che ti manca. Lo sforzo di cambiare, però, innesca un’incessante lotta interiore, fragilità e insicurezza. Il pensiero che ti libera: «Vado bene così come sono, devo fidarmi di ciò che provo. Non mi oppongo, non lotto, sia quel che sia. Non tutto dipende da me».

Reazione C Misuri ogni evento con il metro dei tuoi ideali. La tua è una visione ideologica che divide nettamente le cose in giuste e sbagliate. A ciò si aggiunge il fatto che hai di te un’immagine prefabbricata, che rappresenta solo un aspetto: come vorresti essere e non come sei realmente. Il pensiero che ti libera: «Quel che conta è che ora sto 76


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bene. Voglio una famiglia, ma desidero anche conoscere quest’uomo/questa donna. Comunque andrà questa esperienza mi servirà a crescere».

Reazione D Dai la colpa a un passato difficile. Credi che ogni problema dipenda dalla tua storia, che grava sul presente come un’ipoteca che non si può estinguere. Rinnovando la sofferenza impedisci al dolore di fare il suo corso e di trasformarti; rinforzi un’immagine di te ferito, “segnato” e destinato a soffrire. Il pensiero che ti libera: «Ogni esperienza è unica e accade per la prima volta. Neanche io sono lo/a stesso/a di un tempo. Il passato non torna: i ricordi rimarranno soltanto finché io li terrò in vita».

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Capitolo 4

I problemi? Vanno scordati! Fidati di ciò che accade, anche se ora ti sembra sbagliato e la tua vita si arricchirà. Spesso ci manteniamo in una condizione di sofferenza perché abbiamo bisogno di un’identità: sul momento, magari, riusciamo a vederci solo come la persona “ferita”, oppure “depressa”, o ancora “stressata” per le troppe cose da fare e perché la vita è diventata troppo complicata da gestire. Se però concediamo tutta la nostra attenzione al personaggio che abbiamo dipinto come sofferente, depresso, stressato, allora finiamo davvero per diventarlo. I problemi non si risolvono: si... dimenticano! Proprio così: se affrontiamo un ostacolo con l’atteggiamento giusto, evolviamo e dopo un po’ ci ritroviamo oltre, e non sappiamo nemmeno noi come. Essere razionali non aiuta in questi casi: la logica, infatti, vede le cose in un rapporto di causa-effetto e fa collegamenti banali. Ma c’è un profondo “lavoro dell’anima” che si serve degli eventi per farci sviluppare le qualità che possediamo in embrione. Proprio come avviene in natura: l’albero incontra un ostacolo e sposta le radici per continuare a crescere. L’evoluzione personale non dipende dai progetti della mente o dai suoi modelli di perfezione, ma da come la nostra energia vitale riesce a esprimersi là dove viviamo. Non conta nulla preoccuparci se le cose non vanno secondo i nostri piani e sforzarci di indirizzarle, ma occorre invece chiederci: qui, ora, sto facendo il mio frutto? In questo modo la vita si semplifica perché ci concentriamo solo sui nostri veri obiettivi. 78


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Agisci come un bambino Fai gli esercizi che ti suggeriamo qui di seguito come fossero un gioco: solo così il risultato sarà assicurato. C’è un’immagine bellissima che riassume il modo in cui, secondo gli antichi, agiscono gli dei. Scrive il filosofo Eraclito 2.500 anni fa: «Il corso del mondo è un bambino che gioca con i pezzi di una scacchiera: di un bimbo è il regno». Significa che il tuo istinto ha saperi e poteri che tu, con tutta la tua razionalità, non hai più. Lascia fare a lui! E per cominciare un percorso di “depurazione mentale” è importante ispirarsi proprio ai bambini. Dedicati a questi esercizi senza fare calcoli o porti obiettivi immediati, altrimenti diventano inutili. Non sono una pastiglia! Anzi, proprio spegnere la mente razionale che mira a risultati immediati è la scintilla che sprigiona l’energia. Una scintilla che si chiama “Senza Tempo”: le operazioni che ti proponiamo, come i giochi dei bambini, ti aiutano a portare la coscienza “fuori dal tempo”, fuori dai rapporti di causa-effetto, dal “faccio questo per ottenere quello”. Solo ciò che non è nel tempo può funzionare e cambiarti la vita, perché ti porta in una dimensione “allargata”, nel regno della natura e dell’energia. Quando esci dai soliti pensieri liberi la mente dalle scorie e la fai tornare naturale e operativa.

Elimina le fissazioni - Vedere il nuovo significa innanzitutto mettersi davanti ai fatti così come sono, senza il desiderio di dirigerli, e accettare la vita per quello che è: la cosa più bella che potesse capitarci. Certi pensieri, atteggiamenti, ricordi, aspirazioni agiscono infatti 79


Capitolo 4

come lievito nella nostra psiche: moltiplicano ciò che è ormai superato, ingombrano tutto lo spazio mentale e ci costringono a ripetere sempre le stesse esperienze. Richiama allora alla mente i progetti e i desideri che sogni e per cui magari lotti da anni, senza essere mai riuscito a realizzarli: il grande amore delle favole, il lavoro super-interessante a cui aspiri, la fama, i soldi, scrivere un romanzo, fuggire lontano, cambiare vita… Scrivili su dei biglietti di carta e a ognuno associa un piccolo oggetto simbolico. Adesso procurati un contenitore nero, anche una semplice scatola da scarpe: puoi dipingerlo o decorarlo, l’importante è che susciti l’idea della notte, di uno spazio buio e misterioso. Infine riponi tutti i tuoi desideri, i biglietti e gli oggetti, nella scatola, chiudila con uno spago e nascondila nell’armadio, come se al suo contenuto - cioè ai tuoi sogni - non dovessi pensarci mai più. Puoi bruciare un incenso per suggellare l’evento, come in una vera cerimonia di cui sei il sacerdote. È un gioco, ma anche un gesto rituale, capace di produrre una risonanza nella tua psiche. Seppellire i desideri equivale ad affidarli alla tua anima. Pensarci sempre, al contrario, significa mandarli in fumo. Pensando e ripensando a ciò che desideri ottieni infatti di essere sempre in tensione, di disperdere energie e di allontanare da te il benessere e ogni buona occasione. Se desideri davvero qualcosa di nuovo, metti da parte la mente ordinaria e logica, che può fare solo danni. I processi interni sono molto simili ai fenomeni naturali. Ragionandoci di continuo è come se ogni momento dissotterrassi un seme per vedere se è spuntato il germoglio: lo faresti morire. 80


I ragionamenti continui e ripetuti bloccano la mente

Riduci le ripetizioni - Se vedi sempre le solite cose e ripeti sempre le stesse parole, accumuli nel cervello sostanze nocive che lo rallentano. Prova ogni giorno ad aprire nuovi orizzonti e l‘energia sgorgherà come un fiume in piena. A seconda di come guardi il mondo, condizioni la chimica del cervello che a sua volta determinerà il tuo destino. Esistono diversi modi di osservare: quando siamo ripetitivi il nostro sguardo si riduce, e così anche il nostro campo di azione. In questo caso per un problema esisterà un’unica soluzione. Se usciamo dalla ripetitività il nostro sguardo si amplia e ci accorgeremo che per un problema esistono tante soluzioni differenti. Le parole che usiamo con noi stessi e con gli altri causano talvolta un corto circuito mentale che ci porta a ripeterci e ad attivare schemi sempre uguali. Per questo, ogni tanto, quando stai per dire una frase prova a fermarti e chiediti: questa l’ho già detta? Ho già dato questa risposta? Ho già espresso in questi termini la mia opinione? Se qualcuno mi registrasse, sembrerei un po’ un disco rotto? Quando ad esempio stai per raccontare l’ennesimo episodio del passato, anche se sai che “funziona sempre”, trattieni la lingua e riporta l’attenzione sul presente e sulle sensazioni che provi: spesso diciamo e facciamo sempre le stesse cose solo per farci accettare dagli altri, ma così invece che rinnovarci finiamo per chiuderci in gabbia da soli!

Fai spazio alla fantasia - Può succedere di attraversare periodi in cui ci sentiamo saturi ed esasperati. Quando stai male, sei sfiduciato e non vedi via d’uscita, 81


Capitolo 4

non usare i pensieri, sono inutili: invece prova a immaginare. Nutrire la vita di tutti i giorni con le immagini appropriate produce una profonda alchimia nella psiche: la fatica della quotidianità entra in un altro spazio, in un altro tempo, il tempo dell’anima e delle sue soluzioni. Al mattino, ancora sdraiato, prova a chiudere gli occhi e svuotare il più possibile la mente. Per aiutarti puoi concentrarti per qualche minuto sul tuo corpo allungato sulla superficie d’appoggio: la testa, le spalle, le braccia, il respiro… In questo modo produci un leggero senso di vuoto in cui è più facile avere accesso al mondo immaginario. Lascia quindi affiorare spontaneamente un’immagine, quella che associ al tuo disagio. La prima che ti si presenta alla mente: ti focalizzi sulle tue sensazioni mattutine, la nausea, l’amarezza, l’ansia, e lasci che “partoriscano” un’immagine. Può essere qualsiasi cosa: un luogo deserto, una scala altissima, un carcere, le nubi nere di un temporale... Qualsiasi essa sia, inizia a osservarla dolcemente e lascia che si arricchisca di dettagli, immergendoti nella fantasia: com’è fatta? Che cosa accade intorno a te? Incontri qualcuno? Prosegui per qualche minuto, poi riprendi le tue normali attività. A cadenza regolare, mentre la tua giornata trascorre, vai ogni tanto a visitare la tua immagine e continua ad arricchirla di particolari, di eventi. È comparso qualcosa o qualcuno? Cosa ti evoca? Sensazioni, ricordi... Portala con te tutto il giorno e anche nei giorni successivi.

Stop al rimuginio - Il “rimuginio mentale” è un modo di pensare automatico che trasforma la tua mente in una nemica. Strappa la persona dal “suo” presente, 82


I ragionamenti continui e ripetuti bloccano la mente

l’unico tempo in cui possono affacciarsi soluzioni creative ai problemi. Se rimuginare diventa una costante, non solo sarà più difficile risolvere i problemi, ma se ne creeranno di nuovi! La tendenza a ruminare pensieri ci trasporta in un mondo parallelo in cui non c’è spazio per la realtà, l’azione e l’incontro. Molto presto ci ritroviamo a terra, stanchi e privi di risorse, senza nemmeno capire il perché. Ragionare in automatico è un meccanismo che si attiva quando sei lontano dal tuo centro: causa stress, stanchezza mentale e un abbassamento drastico delle energie psicofisiche. Quello che ti proponiamo è una semplice tecnica, mutuata dall’antica sapienza Sufi, che può aiutarti a “spegnere” l’attività superficiale e frenetica della mente, motivo soltanto di stress.

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Capitolo 4

In questo modo rimuovi il materiale di scarto che proviene dagli automatismi del pensiero intasando la mente e impedendole di agire in modo più lineare e naturale. Ecco come fare. Per la durata di sette giorni, svegliati ogni mattina con questo proposito: «Mi accorgerò durante la giornata di ogni momento in cui la mia mente è occupata da pensieri riguardanti il futuro o il passato». Mentre svolgi le tue attività quotidiane, sentirai immancabilmente arrivare pensieri che non c’entrano niente con quello che stai facendo... È così comune farlo che spesso è difficile anche solo accorgersene: il semplice fatto di fare attenzione, invece, già ti aiuta a riportarti in una condizione di presenza. Di solito, infatti, siamo completamente identificati con il flusso dei pensieri. Adesso, puoi passare alla seconda fase dell’esercizio: prova ogni tanto durante la giornata a immaginarti... senza testa! Sì, visualizzati proprio come se dal collo in su fossi trasparente e tutto ciò che di solito avviene “lì” non esistesse, per primi i pensieri. Cammina, vai a lavoro, parla, continua a fare tutte le tue attività, ma lasciati accompagnare da quest’immagine curiosa. Sulle prime questo stratagemma ti farà un po’ sorridere, ma piano piano ti accorgerai che può aiutarti parecchio a ridurre il flusso di pensieri inutili e automatici.

Ritrova concentrazione - Non è la quantità di cose che facciamo a sfinirci, semmai la loro qualità: quante delle azioni che ripetiamo ogni giorno sono davvero funzionali alla nostra realizzazione? Sono molte le azioni inutili, indotte dai condizionamenti esterni: le nostre 84


I ragionamenti continui e ripetuti bloccano la mente

gambe ci portano al solito appuntamento, altrimenti l’altro si sente trascurato. Siamo capaci di compiere sforzi disumani nella speranza di ricevere una gratificazione. Queste azioni bruciano ogni giorno preziose riserve di energia. La mente “incantata” attinge a informazioni, saperi e poteri inimmaginabili. Pensate allo sciamano o agli stregoni delle popolazioni antiche che, immergendosi nella natura e nelle sue forze, sviluppavano uno stato mentale differente, grazie al quale trovavano la conoscenza e le cure. Chi ricama o chi dipinge conosce bene la distrazione “incantata”: uno stato di assenza di pensieri, in cui il tempo sembra dilatarsi. Di norma infatti lo stato di distrazione o di incanto scatta da solo, ma può essere favorito da condizioni particolari: un profumo, una musica, un ricordo spontaneo, un’azione... Ci sono cose di fronte alle quali non si può non restare meravigliati: il viso della persona amata, un’opera d’arte, un paesaggio al tramonto... L’incanto può nascere da un gesto quotidiano, che consideriamo banale e ripetitivo, talvolta perfino dalla noia. Se ti sembra di non saper più andare soprappensiero, se da troppo tempo non vivi attimi di atmosfera sognante, prova con qualcosa che ti ricordi la tua infanzia: un oggetto, la creta o un pastello, oppure un’attività che facevi con le mani (costruire, impastare, disegnare…). Talvolta è sufficiente anche rivisitare un luogo che consideravi magico: un bosco, una piazza o un posto dove giocavi. Vedrai che la sua funzione è ancora viva e immediata.

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Capitolo 5

Per vivere meglio impara a “selezionare” Non abbiamo tempo per noi stessi e ci sentiamo oppressi da mille impegni e legami perché continuiamo a tenere in vita rapporti che ormai non sono più utili alla nostra crescita e che non ci fanno sentire felici; se vogliamo una vita più leggera e “nostra” dobbiamo tagliare i rapporti sterili e nocivi


Capitolo 5

Scegli con cura ciò a cui ti vuoi dedicare Ti sembra che la tua vita sia troppo complessa e difficile da vivere? Occorre cominciare a... fare preferenze. Fare tante cose senza farne bene neanche una, proprio come stabilire troppi legami, ma nessuno davvero “importante”, lascia un senso di vuoto, di inadeguatezza o di fallimento. Certo non bisogna chiudersi, ma è necessario dedicarsi a persone e cose in modo preferenziale. Non si può trattare tutto nello stesso modo. Se inizi a preferire, la bulimia dell’agire passerà. Per smettere di dissiparsi, di buttarsi a fare troppo e al massimo, è fondamentale fare cose che nutrono l’anima e fanno star bene il corpo. Capire che cosa fa sentire ricchi di senso, sia interiore che fisico, aiuterà a orientare le scelte e decidere meglio come convogliare tempo ed energie. E non importa se sembrano cose “poco importanti”: ciò che fa star bene non è mai banale.

Taglia i rami secchi Elimina dalla tua vita le relazioni faticose, i pensieri snervanti e le azioni tortuose. Diventa essenziale e purifica il cervello. Così lasci spazio ad azioni più semplici e dirette, che ti portano verso ciò che ti piace. In natura ogni essere si nutre del cibo più adatto a lui e poi elimina le scorie. Esiste un albero che conserva i frutti marci della stagione precedente? 88


Per vivere meglio impara a “selezionare”

Invece l’uomo ha la capacità di “trattenere” anche ciò che dovrebbe abbandonare fino a intossicarsi: conserviamo relazioni ormai esaurite, abitudini sbagliate, pensieri logoranti. Tendiamo a non disfarci di nulla. L’abitudine è proprio un abito (“habitus” come indica l’etimologia della parola), qualcosa di cui “vestirsi”, in cui identificarsi: ci offre una maschera e un’armatura, ci dà garanzia di continuità e ci rende sicuri di essere qualcuno. Ma, se quando è il momento non ci svestiamo dei “vecchi panni”, non vivremo mai un vero rinnovamento. Come un contadino con le piante, anche noi dobbiamo potare i “rami secchi” dalla nostra vita, altrimenti continueremo ad accumulare ciò che è morto avvelenandoci.

I sintomi delle relazioni che intossicano - Anche un veleno può creare assuefazione: spesso non è facile individuare le situazioni, le persone o gli atteggiamenti di cui ci si deve liberare. Ecco i sintomi “spia”. • Fatica. In quella situazione o con quella persona ci si sente appesantiti. Si ha l’impressione che tutto si ripeta sempre uguale. C’è una sensazione di monotonia soffocante che fa crescere lo sconforto. • Sofferenza. Aumentano i disagi legati a certe situazioni o persone: rabbie incontenibili o ansie improvvise, pianti, pensieri ripetitivi che ingombrano la mente. • Dipendenza. Senza quella persona, situazione o abitudine, ci sentiamo insicuri e incompleti, oscilliamo tra l’ansia di perdere qualcosa o qualcuno e l’aspettativa di trovare nuovo appagamento, ma di fatto rimaniamo impantanati. 89


Capitolo 5

Smaschera i falsi vantaggi - Le situazioni “tossiche” e nocive per la nostra autonomia non sono mai solamente un veleno: proprio come le droghe innescano sempre una compensazione subdola, apparentemente “positiva”. Ecco perché ci cadiamo dentro. Vediamo quali sono i falsi vantaggi che offrono. • Danno sicurezza. Anche se la vita si trasforma in una palude stagnante, preferiamo il quieto vivere delle cose conosciute rispetto all’ignoto. • Ti fanno sentire buono. Spesso certi rapporti sono tenuti in vita per rinforzare l’immagine di “brava persona” ed evitare sensi di colpa, critiche e accuse. Ma in realtà è molto più sano festeggiare i successi degli altri anziché offrire sempre una “spalla” su cui piangere. • Allontanano la paura dell’autonomia. «Ok, non lo

È giunta l’ora di tagliare l’inutile! È facile, basta eliminare: • vecchi amori e routine che annoiano • relazioni amorose ormai finite • ripetizioni continue di gesti o parole • routine con amici e parenti tenute in piedi solo per dovere • chiacchiere vuote e frasi fatte

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Per vivere meglio impara a “selezionare”

amo più, ma meno male che c’è lui. Io da sola non ce la faccio...». In realtà stai facendo tutto da sola e con il doppio della fatica.

Ecco come fare - Non è difficile, devi solo mettere in pratica le iniziative più giuste ed efficaci, come quelle che qui ti suggeriamo. • Crea la giusta distanza. Senza “spazio” qualsiasi situazione diventa soffocante. Prova a non renderti sempre disponibile, fai un uso mirato del telefono e inventa qualche scusa in più. Le piante crescono meglio alla giusta distanza. • Impara a dire no. Prima di dire un “sì” rifletti per qualche istante e lascia che gli altri aspettino: vuoi davvero farlo o non dici “no” solo per evitare l’imbarazzo? Quella pausa disattiva i meccanismi mentali che ti fanno credere che sia impossibile liberarti dei vecchi schemi a cui eri abituato. • Prendi l’iniziativa. Impiega il tempo libero a esplorare attività che ti incuriosiscono e quando se ne presenta l’occasione declina i “soliti” inviti e rilancia con altre e diverse proposte! Nessuno pretenderà che tu rinunci alle tue attività e chi vorrà ti seguirà.

Supera la dipendenza affettiva “E adesso che sono da solo, come farò?”; “Ho bisogno di persone su cui poter contare”; “Per fortuna che c’era lui, se no chissà come avrei fatto!” e via dicendo. 91


Capitolo 5

Queste sono solo alcune delle espressioni tipiche di chi vive se stesso come fragile, bisognoso di “appoggi” esterni, non autosufficiente a livello emotivo. Una percezione di sé che ha certo radici lontane nel tempo, e che obbliga chi la vive a stabilire dei rapporti di forte dipendenza psicologica da altre persone. L’obbligo nei confronti di altri limita fortemente le libertà di scelta e di azione e inquina talora irrimediabilmente sia la qualità sia della vita della persona, sia le relazioni con le “figure di riferimento”. Ma questa fragilità così limitante può svanire davvero, se siamo disposti a “sperimentare” un altro sguardo su noi stessi. Come fare?

Se la fragilità è un’idea (sbagliata) di sé - Le persone che si considerano più fragili, dipendenti e bisognose spesso sono proprio quelle che nei momenti più

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difficili si dimostrano forti e determinate: ad esempio dover prestare soccorso, restare lucidi quando qualcuno ha bisogno, offrire presenza e aiuto in condizioni anche impossibili. Situazioni con due caratteristiche significative. Esistono situazioni reali nelle quali il cervello dell’insicuro produce una “chimica” della sicurezza, della forza e dell’autonomia. Non è un segreto che chi soffre d’ansia o di panico non prova mai una crisi davanti a una persona che a sua volta ha un attacco di panico: anzi, lucidamente la aiuta a superare quel momento, diventando per lei un forte punto di riferimento. Ciò dimostra ancora una volta che in realtà la nostra presunta fragilità è un’idea, è il modo in cui nel tempo abbiamo imparato a vedere noi stessi, uno sguardo deviato prodotto in altri tempi da un’altra coscienza, quella sì più fragile. Appena si abbandona quell’idea, l’autonomia sgorga con la sicurezza dell’energia vitale.

Nella dipendenza spesso ci si crogiola - Purtroppo le esperienze di forza e autonomia che la persona fa in condizioni “estreme” non “sedimentano”, non creano un’autostima stabile: non bastano a cambiare un modo di essere. Anche perché nella dipendenza c’è comunque una sorta di comodità e di compiacimento. Ognuno si sceglie i suoi riferimenti: genitori, fratelli maggiori, partner, amici, maestri, guru, che diventano così, volenti o nolenti “salvagenti”, àncore, appoggi, appigli, guide o stelle polari per vite che non hanno imparato a esistere sulle proprie gambe. Occorre perciò un “lavoro attivo” su se stessi che cambi 93


Capitolo 5

le cose, perché il cervello - che sceglie sempre la cosa che trova più comoda, o la meno dispendiosa - lasciato a se stesso continuerà al solito modo.

Alla scoperta della forza innata - Se decidiamo di cambiar rotta dobbiamo essere consapevoli che all’inizio occorrerà un grande sforzo di volontà e di costanza. Sembrerà certamente difficile pensarsi più forti, ma in realtà non si tratta che di provare: non è vero che ci vogliono anni per liberarsi da questa idea di se stessi. Possono bastare pochi momenti di autonomia vissuti consapevolmente per fissare in noi la percezione della nostra naturale capacità di stare al mondo. • Fai qualcosa da solo. Ricavati momenti e spazi in cui non è presente la persona a cui di solito ti appoggi. • Non spostare la dipendenza. Nel creare ambiti solo tuoi stai attento a non riproporre il solito schema: tu che ti appoggi a un’altra figura “forte e carismatica”. • Riscopri i tuoi interessi. Ci sono cose che appartengono al tuo talento, vecchie passioni da ritrovare oppure nuove da scoprire. Sii disponibile e curioso. • Fai ciò che ti piace. Nello sperimentarti come “persona singola”, senza “stampelle”, fai cose che ti appassionano. Il tuo cervello attingerà a un’energia capace di ampliare i suoi limiti. • Via i sensi di colpa. Se per anni ti sei appoggiato a qualcuno - che dunque era disponibile - potresti sentire di tradirlo se non ti appoggi più a lui. Non importa: scoprirai se ti vuole bene o se il tuo bisogno di lui serviva alla sua autostima. 94


Per vivere meglio impara a “selezionare”

Uscire da una relazione infelice Quante persone accettano una relazione infelice a causa di un mix di paure e aspettative mal riposte? Sono legami che impediscono di seguire il proprio destino. Spesso in un rapporto “malato” sembra subito evidente chi è la vittima e chi il carnefice. Ma l’apparenza inganna. In realtà ognuno dei due è il carnefice di se stesso. Questo è il segreto della durata di rapporti in cui pare, dall’esterno, regnare un grande squilibrio e una generale infelicità. “Non riesco a staccarmi anche se soffro” è sempre un alibi: chi vuole andarsene da un rapporto se ne va, senza fare tanti complimenti. Chi rimane evidentemente è legato da fili più sottili e pensa di ricevere da quel legame più di quanto gli viene sottratto. Spegne il senso di insicurezza, la paura dell’abbandono e dà sostegno ai propri alibi («Non posso prendere in mano la mia vita, sono troppo schiacciato da questo rapporto che mi consuma»). Per uscirne c’è una sola strada: riconoscere il proprio ruolo attivo nel diventare la vittima di turno.

Fai l’elenco di ciò che non funziona - Quando al posto di un amore libero si crea un legame fatto di attaccamento e dipendenza occorre voltare lo sguardo e ritrovare la propria fonte interna di autostima. Per uscire da un rapporto di dipendenza emotiva occorre prima di tutto renderti conto di tutti gli effetti negativi che la relazione sta producendo su di te. Qui di seguito forniamo un elenco che può esserti utile per chiarirti le idee. 95


Capitolo 5

• Da quando il tuo mondo e il suo si sono sovrapposti, i tuoi spazi si sono ridotti fino a non esistere più: fatichi a dedicarti a passioni e a interessi che non coinvolgano anche l’altro. • Ti senti psicologicamente fermo, bloccato, impantanato nel solito schema: un’alternanza di momenti di rabbia, litigi, separazioni in cui ti sfoghi con amici o confidenti e ti lamenti, per poi cercare una riappacificazione e vivere di nuovo brevi frangenti in cui ti pare che le cose potrebbero tornare a funzionare. • Sono frequenti pensieri ipocondriaci e timori per la tua salute: rappresentano su un piano simbolico le energie vitali che non stai esprimendo, il fatto che stai alimentando un lato mortifero della personalità. • Non riesci a concentrarti nelle tue attività professionali perché il primo pensiero è quello di tenere sotto controllo l’altro. • Il tuo stato d’animo è totalmente determinato dall’andamento del rapporto, la tua felicità o infelicità è esclusivamente riposta nella mani dell’altro. • Credi che la tua vita senza l’altro non possa avere senso e gli riconosci delle capacità che in realtà appartengono anche a te. Dopo questa analisi, scrivi dunque cosa temi di perdere e smetti una volta per tutte di delegare ogni cosa all’altro.

Cosa accadrebbe se lo lasciassi ora? - In un rapporto in cui siamo emotivamente coinvolti, spesso inconsapevolmente riconosciamo all’altro una serie di ruoli e capacità che crediamo di non possedere. Questa 96


Per vivere meglio impara a “selezionare”

proiezione ci costa molto cara perché ci unisce a doppio filo, anche quando il rapporto non funziona più. Prova allora a stilare una lista delle motivazioni che ti portano a continuare: cose temi di perdere se rompi la relazione? Scrivila di getto e poi rileggila con calma. Ti accorgerai subito che ciò a cui sei legato di più sono una serie di abitudini, ma soprattutto una serie di “vantaggi” pratici che non hanno niente a che vedere con quello che senti nel profondo. Quante di queste cose stai delegando, ma saresti in grado di fare anche da solo? Mettiti alla prova e comincia a occuparti proprio degli aspetti che credi di non essere in grado di affrontare. Ti stupirai nel vedere che sarai all’altezza della situazione, ma soprattutto sperimenterai un senso di autonomia inaspettato, che ti porterà a riflettere.

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Capitolo 5

Via il freno mentale - Uno dei freni mentali a chiudere un rapporto esaurito e doloroso è l’idea che, insistendo, potrai ritrovare un giorno l’incanto e la magia dei primi tempi, l’emozione dei primi appuntamenti, quello stato che provavi le prime volte assieme al partner. Tutto questo oggi non c’è più, ma non solo: se guardi bene, quello che vorresti riconquistare non è tanto il partner, ma quei lati di te che erano emersi allora e che ora sono svaniti. Di fatto la relazione si è evoluta in modo deleterio e sta ora spegnendo le tue energie vitali. È illusorio pensare di recuperare quella magia nel rapporto, va cercata al di fuori, dentro di te. • Prova ogni tanto ad immedesimarti in una persona diversa da quella che sei attualmente, una persona più libera, senza vincoli, e a ragionare come se il tuo attuale partner non ci fosse: mentalmente ti si aprirà un mondo di possibilità che per il momento sono blindate, ma soprattutto scoprirai che è proprio lì, in quelle possibilità solo tue, che ha le sue radici l’incanto che credevi di avere perso!

Relazioni trappola: perché ci cadi? Ci sono persone capaci di mandarci in confusione. Quando siamo con loro va sempre tutto storto. Scatenano in noi reazioni emotive di cui spesso non capiamo il motivo. Se poi vogliamo loro bene, il rischio di finire in una trappola di amore-odio è altissimo. Perché i rapporti più problematici li viviamo proprio con 98


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le persone a cui teniamo di più? Genitori, figli, fratelli, amici di una vita… Non riusciamo a intenderci nonostante la nostra buona volontà: risentimenti, scontri, parole non dette, reazioni di pancia, incomprensioni, ripicche sono all’ordine del giorno. Non sono semplici litigi. Quelli vanno e vengono. Qui c’è una strisciante ostilità che non cessa mai. Nascosti o alla luce del sole i contrasti sono permanenti, non conoscono tregua. C’è qualcosa nell’altra persona che fa scattare delle emozioni incontrollabili: rabbia, paura, fastidio, timore, disagio, vergogna, imbarazzo... E anche se ci allontaniamo, è come se ci fosse un invisibile elastico tra noi e loro. Il risultato è una situazione logorante, faticosa, spesso avvilente. Perché questi rapporti, non si smuovono di un millimetro. Anzi, più ci impegniamo a migliorarli e più i problemi si cronicizzano.

Le difficoltà emotive nascoste Vecchie rivalità, questioni di soldi, gelosie, ripicche infantili: «Mamma ha sempre voluto più bene a te!»; «Deve essere lui a fare il primo passo!». I fratelli litigano per chi si deve far carico di un anziano genitore, le figlie si infiammano per l’invadenza delle madri, il vecchio amico cova un rancore sordo perché «Ho sempre fatto di tutto per lui, e mai un ringraziamento». Le giustificazioni possono essere infinite. Ma sotto c’è anche altro: difficoltà emotive che non riusciamo a comprendere del tutto. E se osserviamo bene ci accorgeremo che certe emozioni, istintive e incontrolla99


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bili, che siano rabbia o timore, “scoppiano” persino con sconosciuti al primo incontro. «A pelle non mi piace. Il suo modo di fare... non lo so, mi infastidisce!». In questi casi basta evitare quella persona e il problema è risolto. Con coloro a cui vogliamo bene invece si crea un conflitto di sentimenti che ci fa star male. Ma è in queste reazioni spontanee, di pelle, che dobbiamo cercare la motivazione profonda che rende certi rapporti così complicati.

Litighi perché nell’altro vedi la tua ombra - È questa l’origine delle relazioni complicate: senza saperlo, nell’altro riscontri un aspetto di te che rifiuti, un aspetto nascosto, sepolto, che ti attrae, ma insieme ti respinge, la tua “parte ombra”. È con lei che hai problemi, l’altro è solo... un interruttore. Ogni volta che abbiamo a che fare con una persona, entriamo contemporaneamente in rapporto con la nostra anima. L’altro ci fa da specchio e in lui vediamo una parte di noi. Ciò che accade all’esterno è insomma un riflesso della nostra attività interna. Ma a volte accade qualcosa di strano: la parte di noi che vediamo in controluce nell’altro è una parte che non vorremmo proprio avere, con cui per qualche motivo abbiamo grandi difficoltà. La temiamo, o la odiamo, o ci disturba in qualche modo... Può essere un lato bisognoso di affetto, la cui presenza non vogliamo ammettere, cosa che per contrasto ci porta a recitare all’infinito la parte della figlia ribelle, anche se lo scontro coi genitori è finito da un pezzo. O un versante un po’ irresponsabile che rifiutiamo e che quel fratello, che spende e spande allegramente i, mentre noi guardiamo il centesimo, ci riporta davanti agli occhi facendoci imbestialire! Il punto 100


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però è: ci urta, la rifiutiamo, ma... quella parte c’è, depositata in fondo a noi stessi. Altrimenti vederla in un altro non ci colpirebbe in questo modo.

Le reazioni nate da “zone sensibili” Jung diceva che ognuno possiede una “parte ombra”, cioè l’insieme dei volti non sviluppati della personalità, e quindi i più sensibili e problematici. Oscar Wilde, con la consueta ironia, affermava che i difetti che odiamo di più sono i nostri visti negli altri. Le persone con cui siamo cronicamente in conflitto toccano il nostro lato in ombra, un lato che non trova voce nella quotidianità, nascosto o represso. La reazione che il contatto con questi lati suscita in noi può essere molto varia. Se sono lati che temiamo, ad esempio una parte aggressiva, ci metterà a disagio e farà scattare paure e senso di impotenza verso le persone che comunicano grande sicurezza. Se è una parte che rifiutiamo, che minaccia l’immagine di noi stessi, accenderà in noi un fastidio esagerato verso le persone che la riflettono. O ancora, se si tratta di aspetti che non ci concediamo mai, come l’abbandono al piacere che non bada alle conseguenze, il risultato può essere che un figlio spensierato e disobbediente ci farà uscire dai gangheri, trasformandoci in genitori sempre arrabbiati.

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Vivere in conflitto con se stessi Tutti conosciamo persone che, ormai adulte, vivono un perenne conflitto con un padre che ricordano come molto severo nella loro infanzia: in questi casi è in atto una vera e propria proiezione esterna di un conflitto che la persona vive con una sorta di “padre interiore”, un conflitto cioè con la dimensione dell’autorità. Lui decide mentre tu non ne sei capace e questo ti manda in bestia! Ma non è lui, il “vero padre”, il problema: il dissidio interno si riflette nella realtà attraverso un dissidio esteriore apparente. Tanto è vero che quel conflitto si ripropone identico anche con altre figure che lo ricordano, ad esempio il capoufficio, spingendo la persona a litigare con tutti quelli che trova sul suo cammino e rovinandosi la carriera!

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Cambia strategia Quando viviamo un rapporto complicato, abbiamo due strade: o tentare per l’ennesima volta di risolvere il problema, o... non considerarlo più un problema, cioè cambiare modo di guardarlo. I rapporti difficili non sono un incidente di percorso da eliminare, ma un’occasione preziosa per incontrare e conoscere una parte essenziale di noi! Fare pace con tutti i volti che ci abitano senza vincitori né vinti: questo è il migliore dei risultati che puoi ottenere! Ogni relazione difficile è lo spunto per riscoprire e integrare una faccia del diamante che è la tua anima. Attraverso tuo figlio impari a rapportarti con il bambino presente dentro di te. Attraverso tuo padre puoi conoscere la tua parte autoritaria, mentre lui può intrattenersi con quella femminile. Grazie a un compagno imprevedibile puoi riscoprire il tuo lato ribelle, e lui, viceversa, può dialogare con la sua parte affidabile. Ti innervosisce la calma imperturbabile di una certa persona, così lontana dal tuo attivismo positivo? La rabbia verso di lui ti costringe ad avere un rapporto con il lato passivo che hai messo in minoranza dentro di te. Se lo guardi, se gli lasci spazio, può insegnarti che a volte si arriva al risultato lasciando che le cose vadano per la loro strada. E così via… Mentre parlo con te intrattengo un rapporto con me! È come se mi accudissi. Il fine di tutto ciò è il completamento, la realizzazione di tutte le premesse contenute nel mio seme. Immagina tutti questi rapporti come i fili di quell’enorme e meraviglioso arazzo che è la tua vita. Se li recidi, i 103


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contorni si smagliano e il disegno finisce per perdersi. Se invece li accogli, la trama può svilupparsi pienamente: è a un capolavoro che sei chiamato!

L’errore è voler cambiare l’altro - Non devi cambiare gli altri e nemmeno te stesso, ma diventare consapevole delle emozioni in gioco e far loro spazio dentro di te. Così ti arricchisci enormemente, affronti ogni situazione senza zavorre mentali e migliori i tuoi rapporti. Quando certi rapporti diventano tormentati e ripetitivi, quando gli amori sono sempre sbagliati, vuol dire che c’è una parte inascoltata di te che sta premendo per venire alla luce: riportandoti vicino a ciò che la attiva vuole che tu ti accorga che... anche lei esiste! Perché è così difficile migliorare le relazioni complicate? Perché non riusciamo a separarci dalle persone che ci fanno soffrire? Perché, pur cambiando fidanzato, troviamo sempre lo stesso tipo e i soliti problemi? La ragione di queste ripetizioni è che, in tutti questi casi, attribuiamo all’altro l’origine dei problemi. «È lui che è fatto così». Ma il vero conflitto, come abbiamo visto, non riguarda l’altro, bensì noi stessi: il nodo da sciogliere non è nel rapporto esterno, ma in quello interno. Finché questo nodo originario non è sciolto, continuerà a ripresentarsi identico, con la persona che lo ha scatenato o con altre che la ricordano. In questo modo i conflitti nascosti finiscono per condizionare il tuo modo di fare e di conseguenza anche tutta la tua esistenza. Quella parte che hai negato prende il sopravvento e decide al posto tuo, continuando a tornare “sul luogo del 104


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delitto”, costringendoti a recitare relazioni standard, a mettere in scena lo stesso copione, a cercare persone che inneschino proprio lei, la parte che ti ostini a non vedere.

Un copione che puoi evitare solo tu - Amici o amanti che siano, non perdono l’occasione per trattarti male e usarti. Ma ci ricaschi sempre. Qui è in gioco la tua parte autonoma, ed “egoista” (in senso positivo), una parte che anche tu hai, come tutti, ma che non ti concedi, come se non ne avessi il diritto o non la approvassi. Più la eviti, più pensi che «la colpa è degli altri che sono cattivi, superficiali, egoisti», più lei lavora in profondità per farsi ascoltare e finisce per essere così forte da “possederti” e farti recitare sempre lo stesso copione, a tua insaputa.

Osservati da fuori Ecco la sola via per arrivare a una svolta: fermati e inizia a osservare quello che succede nella vostra relazione. Così fermi gli atteggiamenti sbagliati che di solito partono in automatico. Sei ingombro di pregiudizi e per questo cerchi, pur non del tutto consapevolmente di importi sull’altro, in maniera un po’ obliqua, e perciò scattano le solite reazioni. In apparenza la modalità che hai adottato finisce per provocare reazioni opposte a quelle che speravi: lui non si convince, non ti tratta in modo diverso, non migliora. Ma è proprio vero? Adottare quegli atteggiamenti non è forse il modo più sicuro per ottenere quelle reazioni? Possibile che “dopo tutti questi anni” 105


Capitolo 5

tu non lo sappia? In realtà sì, lo sai. Ma evidentemente una parte di te ha bisogno proprio di provocare quella reazione, ha bisogno di rispecchiarsi in essa per poter venire alla luce. Persino malgrado te... Tutto questo però è ancora il segno del conflitto che avviene dentro di te, tra la parte che vuole essere adulta e quella che non ci riesce. Negare il problema non serve. Bisogna iniziare a guardarlo in faccia.

In te il lupo e l’agnello, ma amici Quando impari a vedere anche in te ciò che ti fa arrabbiare o ti spaventa nell’altro, tutto può cambiare. Ecco un esercizio che ti aiuta a farlo in modo dolce attraverso il supporto di un animale-guida. • Ti accorgi che sei preda dei soliti pensieri e delle solite emozioni? Siediti e con calma inizia a scrivere su un quaderno le caratteristiche dell’altro che ti fanno scattare. Ad esempio: «Vuole sempre avere ragione»; «Non sa prendere decisioni e mi sfrutta»; «Gira sempre i discorsi a suo vantaggio», e così via. • Componi un quadro completo, fatto di modi di dire, di fare, di atteggiamenti. Ora chiudi gli occhi e cerca, in base alle caratteristiche che hai scritto, di visualizzare un animale che vi corrisponda. Fallo senza ragionare, al volo. Chi è la persona con cui hai problemi, un serpente o un leone? Un avvoltoio o un cane? Disegna quell’animale, oppure immaginalo ogni tanto durante la giornata. 106


Per vivere meglio impara a “selezionare”

• Piano piano imparerai a trovare anche in te le caratteristiche dell’animale che hai visualizzato. Sappi che ci sono, anche se depositate sul fondo. A tutti piace pensare di essere un lupo solitario, un gatto, un leone. Difficile ammettere che in te c’è anche un po’ di pecora... Invece c’è, perché senza pecore i lupi non esisterebbero. Devi convivere anche con le parti che rifiuti. Se le neghi, le scacci, gli effetti saranno distruttivi. Se vuoi essere solo aquila, la parte oca si affaccerà in modi che tu non saprai nemmeno vedere.

Ciò che ti disturba ti rende più ricco - Accogliere le diverse anime della tua personalità, anche quelle che ti disturbano: ecco il segreto per vivere relazioni più semplici con gli altri e per liberarti dalle zavorre mentali che i litigi cronici portano con sé. Come dice la psicoanalista Marie-Louise von Franz: «Uno degli obiettivi della psicoterapia è quello di aiutare le persone a mantenere un costante senso di identità e a convivere con le diverse anime della loro famiglia interiore senza esserne possedute».

Se la coppia scricchiola Cosa fare quando, in una coppia che si ama, iniziano a moltiplicarsi equivoci, frustrazioni, parole non dette? Quando la comunicazione non è più fluida occorre spostare lo sguardo dai motivi di dissidio e trovare altri terreni di incontro. Ritrovare il bandolo della matassa. È un’espressione che, 107


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di solito, si usa per le situazioni che si sono “ingarbugliate” al punto che diventa quasi impossibile individuare la causa prima. E, di conseguenza, lo diventa anche il trovare una soluzione. Ebbene, la vita di coppia è l’ambito in cui le “matasse” si formano più facilmente. In molti casi, dopo qualche tempo dall’inizio di una storia, le cose cominciano in effetti a ingarbugliarsi in modo imprevisto. Non ci si intende più, si interpreta in modo erroneo il comportamento del partner, si accumulano frustrazioni e cose non dette, si fissano nella mente le frasi offensive, cominciano i rinfacci, si fa una cosa con un intento buono e si ottiene il contrario, si cade nella sopportazione reciproca. E il tutto mentre ci si ama ancora. Si può ben dire che fra i due si frappone una vera e propria matassa di problemi irrisolti, trascurati o mal affrontati, che rischia di far saltare tutto, perché i due ormai non si vedono più: quel che vedono sono i problemi, e, immersi nella fatica del quotidiano, rischiano di non trovare né le forze né la lucidità per individuare il bandolo e risolvere la situazione.

Deficit comunicativo - Alla base della situazione ci possono essere molti fattori: ad esempio le incomprensioni e le diverse vedute su come educare i figli; oppure una forte gelosia, condita di sospetti e di diffidenza; oppure il problema può essere fondato sulla mentalità di uno dei due partner, permeata da modelli mentali pessimistici e lamentosi. L’elenco, come è immaginabile, sarebbe lungo. Ma tutte le varianti hanno in comune una cosa: un difetto comunicativo. A prescindere da quale sia 108


Per vivere meglio impara a “selezionare”

il problema “ufficiale” che ha dato il via al peggioramento della relazione, l’ingarbugliamento nasce sempre da una carenza sul piano del dialogo.

Vedersi in campo neutro - Ma la matassa di incomprensioni è veramente inestricabile? Per fortuna non lo è. Certo, se i partner si incaponiscono sui singoli problemi, cercando in tutti i modi di aver ragione volta per volta, non ne escono più: col tempo non si sa più neanche bene qual era la causa originaria del problema e le difficoltà aumentano ancora di più. Per uscirne i due devono “guardare la situazione” dall’esterno: assieme cioè devono stabilire una tregua, mollare la presa sui singoli motivi di dissidio e concentrarsi sul proprio dialogo. Può essere utile visualizzare, all’inizio, la seguente situazione: immaginate che su un tavolo vi siano due pupazzetti (l’uomo e la donna), distanziati tra loro, voltati l’uno verso l’altra. In mezzo a loro c’è una grande matassa di filo di lana ingarbugliata che impedisce ai due di vedersi. Lo spazio che questa occupa è il luogo della relazione attuale. Inutile tentare di penetrarla: ci affonderanno dentro sempre di più e basta. Per vedersi è necessario spostarsi, trovare un “campo neutro”, insomma darsi appuntamento su un altro luogo del tavolo, quasi “di nascosto”. Questo atto può venire deciso ed esplicitato dai due con semplici frasi come: «Non ha importanza chi ha ragione»; «Parliamo di noi, non dei problemi». Ciò ricrea un clima di complicità e intimità positivo, senza il quale una relazione di coppia non può vivere a lungo. Si può ulteriormente proseguire la “tattica di aggiramento della situazione” attraverso dei semplici giochi comu109


Capitolo 5

nicativi. Si può ad esempio decidere di comune accordo di dedicare un tempo stabilito per fare un semplice gioco di ruolo: lui si immedesima in lei e viceversa e, sapendo che è un gioco, si prova a esplicitare le contrarietà, le frustrazioni, le aspettative, le speranze che si intuisce albergano nell’animo dell’altro, si prova insomma a “parteggiare per lui”. Oppure, se la materia del contendere è troppo complessa, si può decidere di “staccare” dicendosi: stasera lasciamo il groviglio di problemi in quella stanza (si può anche farlo fisicamente, con un semplice gomitolo di lana che diventa il simbolo delle difficoltà in corso), e in questa invece mettiamo in campo altri canali comunicativi: il gioco, un hobby in comune, la lettura di un libro. Sono esercizi che aiutano a ritrovare il proprio posto dentro la coppia, a snebbiare l’atmosfera, a vedere con gli occhi dell’altro.

Diventa difficile parlarsi Le difficoltà di comunicazione nella coppia hanno spesso un andamento “progressivo”: all’inizio sono piccole, poi si accumulano e si ingigantiscono come una valanga. In genere l’escalation è la seguente: si comincia col tacere un piccolo disagio o una contrarietà rispetto a un comportamento del partner; si continua col sopportare qualcosa che in realtà non si accetta di lui; si prosegue col mentire “per il quieto vivere” o per paura di non essere accettati o di provocare un litigio; si finisce per entrare in pieno in una “matassa comunicativa”, fino a quando essa appare inestricabile. 110


Per vivere meglio impara a “selezionare”

Non conta chi ha torto o ragione Una matassa di incomprensioni e scarsa comunicazione di coppia è esattamente come una matassa reale: se per sbrogliarla si tirano i nodi, il risultato sarà di stringerli ancora di più. In concreto: voler avere ragione a tutti i costi, cioè voler predominare, peggiora drasticamente le cose. L’atteggiamento giusto è l’opposto: bisogna insomma “fregarsene” di chi ha torto o ragione, di chi ha cominciato per primo, di chi ha sbagliato di più, di chi ha detto una cosa o ne ha fatta un’altra. Tutto questo è il passato: un nuovo dialogo non deve partire da ciò che già si conosce, né dai rancori, altrimenti fallisce in partenza. In queste situazioni, non si può fare da soli: l’iniziativa di uno dei due partner non porta a niente, anche se parte con le migliori intenzioni. Bisogna collaborare, perché c’è bisogno di mettere insieme entrambe le prospettive e non di uno sguardo unico, monoculare. Insomma, bisogna parlarsi e decidere insieme un passo comune: non cerchiamo di sciogliere i nodi stretti tra accuse e contro-accuse, non guardiamoli più, torniamo a guardarci tra noi.

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Capitolo 6

Via il superfluo e fai spazio a ciò che ti rende felice Troppi impegni, troppe cose di cui curarsi... Ma siamo sicuri che siano tutte necessarie? Il minimalismo suggerisce di eliminare dalla nostra casa e dalla nostra vita tutto ciò che non è indispensabile; così avremo più spazio e più tempo per ciò che ci fa star meglio e ci fa crescere. Ecco come fare


Capitolo 6

Il minimalismo: un modo per semplificare la vita Le nostre vite sono diventate troppo frenetiche: un sacco di cose da fare, un mucchio di faccende da seguire, per il lavoro, la famiglia, il tempo libero. Abbiamo riempito la nostra giornata di impegni, così come la nostra casa di oggetti, di apparecchi, di mobili, di vestiti. Non c’è da meravigliarsi che molti di noi siano stressati, insoddisfatti e stanchi. Una vita troppo densa, complicata e difficile da gestire provoca problemi fisici e psicologici. Proprio per questo negli ultimi anni si stanno affermando sempre più movimenti di pensiero che invitano a semplificare la vita, a ridurre le nostre esigenze e incombenze, per ottenere una serie di vantaggi pratici. Le parole d’ordine di questi movimenti sono “semplificare”, “minimalismo”, e “decluttering”; quest’ultima parola significa togliere di mezzo il “clutter”, una parola che non ha una traduzione precisa in italiano, ma significa più o meno “cianfrusaglie”, tutto ciò che non serve e occupa spazio; però non si riferisce solo agli oggetti, ma anche a tutti gli ingombri mentali: i pensieri, i ragionamenti, le preoccupazioni superflue... Il significato di “minimalismo” invece è abbastanza chiaro: significa ridurre al minimo le nostre esigenze, eliminando ciò che non è strettamente necessario, per fare spazio a ciò che ci serve davvero, per sentirci bene e per assecondare le nostre esigenze profonde. L’eliminazione di ciò che non serve può essere difficile inizialmente, perché tutti noi tendiamo a conservare og114


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getti e ricordi e siamo internamente convinti che avere di più significa valere di più. Però, man mano che ci alleggeriamo delle cose che non servono, proviamo sempre più una sensazione di pace, libertà e leggerezza. Anche il successo del libro di Marie Kondo “Il magico potere del riordino” si spiega con il fatto che molte persone sentono fortissima l’esigenza di fare ordine nelle proprie case e nella propria vita; il che non vuole dire solamente mettere a posto, ma soprattutto eliminare la confusione, gli oggetti inutili e inutilizzati, che ingombrano i locali, creando una sensazione di sovraccarico e confusione. Infatti, dopo i libri dedicati al riordino, ne sono seguiti altri che puntavano sulla necessità non tanto di mettere a posto i cassetti e gli armadi, quanto piuttosto di sgombrare la casa, ridurre gli oggetti che la affollano, liberandosene nei modi più adatti.

Meno è meglio In fondo le idee del minimalismo corrispondono a molti principi filosofici e anche religiosi, cioè sostanzialmente all’idea che il desiderio di possesso non potrà mai essere saziato e che cercare di accumulare beni e oggetti per sentirci più ricchi, più ammirati e realizzati non potrà mai essere appagato fino in fondo e ci porterà inevitabilmente a delusioni e insoddisfazioni. L’idea che saremo felici solo quando conquisteremo i beni e i ruoli socialmente più riconosciuti e apprezzati è molto diffusa ed è all’origine dell’infelicità, altrettanto diffusa. I minimalisti sono molto drastici in questo 115


Capitolo 6

senso e sono convinti che accumulare oggetti non renda felice, che comprare di più e possedere di più non abbia senso. Apprezzano la qualità degli oggetti e della vita, non la quantità di beni e di attività. Ritengono che non porti alla felicità riempire la vita di impegni frenetici. Uno slogan molto diffuso in questo movimento è infatti “meno è meglio”, ovvero in inglese “less is better”.

Fai ciò che ti dà felicità I minimalisti condividono le riflessioni che abbiamo esposto nei capitoli precedenti: la cosa fondamentale per avere una vita felice e realizzata è capire che cosa ci piace davvero, che cosa corrisponde alle nostre esigenze primarie. Per scoprirlo dobbiamo lasciare che il nostro corpo e il nostro istinto si esprimano e ci facciano capire ciò che va bene per noi. Una volta che l’abbiamo scoperto, dobbiamo praticare il più possibile ciò che ci rende felici, liberandoci da tutto il resto, in modo da avere tempo e spazio per ciò che conta davvero per noi. Non ci sono regole generali che valgano per tutti: ciò che piace a me perché corrisponde alle mie esigenze è diverso da ciò che dà gioia agli altri; anche per questo è inutile seguire dei modelli, adattarsi agli obiettivi altrui, ma occorre prima di tutto identificare ciò che ci rende noi stessi, che realizza la nostra unicità e che ci appaga. Non è sempre facile, perché siamo abituati a ragionare con gli schemi comuni e non ad ascoltare le nostre sensazioni. Per percepire ciò che è essenziale per noi non servono i ragionamenti e i consigli, basta stare ad ascoltare cosa 116


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ci dicono il nostro cuore e il nostro istinto quando ci poniamo le domande fondamentali che servono a guidare la nostra vita sulla strada giusta. • Che cosa è più importante per te? • Di cosa non puoi fare a meno davvero? • Che cosa ti rende felice? • Che cosa ha un impatto positivo sulla tua vita? Minimizzare e semplificare quindi non vuol dire svuotare la propria vita, ma al contrario riempirla di tutto ciò a cui tieni veramente e che ti può dare felicità.

Cosa ottieni accumulando di meno Secondo i minimalisti, l’eliminazione del superfluo permette di ottenere una serie di benefici pratici. Ecco quali sono i principali, in sintesi. • Più spazio (nella propria casa e nella propria vita) • Più tempo (per dedicarsi a sé piuttosto che agli altri o alle cose che possediamo) • Più libertà (dagli impegni, dalle incombenze legate al prendersi cura degli oggetti) • Più salute (perché si riduce lo stress e si rinuncia anche agli eccessi di cibo) • Più soldi (perché non si fanno spese inutili, si riduce tutto al minimo indispensabile)

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Capitolo 6

Quello che ti serve lo hai già Tendiamo a lamentarci di quello che ci manca nella vita, e questo è uno dei motivi per cui andiamo sempre alla ricerca di qualcosa in più, qualcosa da aggiungere, sperando che cancelli il senso di insoddisfazione che proviamo. Così non ci rendiamo conto che in realtà abbiamo molto, anche troppo, e che ciò che aggiungiamo non migliora la nostra vita, ma la rende ancora più ingolfata e meno soddisfacente. Per arrivare alla nostra essenza centrale, al nostro nucleo naturale, dobbiamo togliere e non aggiungere, come hanno sempre sostenuto pensatori, filosofi e artisti del passato. A partire da Michelangelo, secondo cui - come è noto - l’opera dello scultore consiste nel togliere dal blocco di marmo ciò che è di troppo, per far emergere la forma che in esso è già contenuta. Lo stesso è per noi: la nostra essenza è già presente, non dobbiamo andarla a cercare, ma dobbiamo farla emergere. Per farlo dobbiamo toglierci di dosso le convinzioni sbagliate, gli atteggiamenti e i comportamenti legati a modelli che abbiamo accumulato nel tempo, che si sono sovrapposti al nostro centro vitale, fino a farlo scomparire dalla nostra vista. Occorre in primo luogo prendere coscienza di ciò che siamo davvero e di tutto il superfluo che abbiamo accumulato. Questo vale non solo per la coscienza di noi stessi, ma anche per i nostri oggetti e tutto ciò che possediamo, dagli abiti ai soprammobili. In sostanza abbiamo già tutto ciò che serve; se arriviamo a esserne convinti non andremo incessantemente alla ricerca di altro. 118


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Parti dall’accettazione di te - Prima di puntare a semplificare la nostra vita in modo profondo occorre essere coscienti di quello che siamo e accettare tutto di noi stessi. L’accettazione è fondamentale, perché altrimenti l’intenzione di avere una vita più semplice sarà oscurata da sentimenti di inadeguatezza e da continui tentativi di confronto con gli altri. Accettarsi significa capire che il nostro compito non è quello di conformarci a modelli ideali, esterni a noi, ma di riuscire a corrispondere a quella che è la nostra essenza naturale, diversa da quella di tutti gli altri. Se raggiungiamo questa convinzione eliminiamo la tentazione di volerci cambiare, di voler fare qualcosa in più, di riempire le nostre presunte mancanze accumulando cose e impegni. Siamo noi stessi quando ci togliamo di dosso le sovrastrutture che abbiamo creato, quando eliminiamo il superfluo.

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Elimina le distrazioni che impegnano la mente Quando si comincia a vivere semplicemente e a sperimentare i vantaggi che questa scelta ci dà, poi si procede facilmente su questa strada, rimuovendo ciò che ci distrae e concentrandoci sull’essenziale. Se ci pensiamo bene, semplificare la vita significa infatti in primo luogo cancellare le distrazioni. Eliminando ciò che ci fa deviare dal nostro percorso, abbiamo la possibilità di dedicare il tempo a quello che è più importante per noi. Le distrazioni nascono soprattutto nella nostra mente, dalle convinzioni che ci siamo formati e che ci fanno sentire la necessità di fare di più, di accumulare impegni e oggetti, di ammassare il più possibile. Occorre quindi in primo luogo rimuovere queste “distrazioni mentali”. Ecco alcuni consigli per riuscire a farlo.

Trova ciò che è importante per te - Facendo un elenco delle tue priorità e delle cose che sono importanti per te, sarai in grado di sentire la tua vera voce interiore e di seguirla, eliminando il “rumore di fondo” aggiuntivo che nel tempo l’ha coperta. Così saprai e vedrai esattamente ciò che è importante per te, e sarai in grado di distinguere meglio tra le cose importanti e quelle che non lo sono.

Cerca di placare il flusso di pensieri - Uno dei modi più efficaci per placare i pensieri superflui che intasano il cervello e calmare la mente è quello di iniziare 120


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a praticare la meditazione. È la forma più concentrata di consapevolezza ed è molto utile per ottenere il nostro obiettivo: una mente più tranquilla e libera.

Rallenta il ritmo - Non è possibile, nonostante tutti gli sforzi, essere in moto costante, a pieno ritmo, e ottenere i risultati migliori. Semplificare la vita vuol dire anche rallentare il ritmo di quello che facciamo, non solo per poter eseguire meglio i lavori che ci competono, ma anche e soprattutto, per assaporare di più i momenti di felicità che la vita quotidiana ci offre e che ci lasciamo scappare nella fretta e nella distrazione.

Dimentica il multitasking - Il multitasking viene spesso esaltato come la possibilità di eseguire più compiti contemporaneamente, aumentando la produttività e sfruttando meglio il tempo. In realtà oggi molti mettono in discussione l’efficacia e l’utilità di svolgere contemporaneamente più attività, perché questo in realtà porta a una perdita di tempo e a una minore precisione. Quando si passa da un’attività all’altra infatti il cervello impiega diversi minuti per resettarsi, “adattarsi” al nuovo ambiente e al nuovo lavoro. Fare multitasking dà l’impressione di fare molto e dà anche un certo piacere al cervello, perché si annoia a rimanere a lungo sullo stesso lavoro, ma questo non significa che sia anche più efficiente e produttivo. Quindi non sforzarti di fare più cose insieme, perché questo vuol dire cominciare tante attività, ma non completarne nessuna. Significa anche che non siamo pienamente impegnati in che ciò che stiamo facendo, ma già col pensiero andiamo 121


Capitolo 6

a quello che dovremo fare dopo, a ciò che è successivo. Dimentica il multitasking e concentrati su una cosa alla volta, stai pienamente in quello che fai, fino a completarlo. Anche questo ha l’effetto di farci vivere meglio le situazioni positive.

Non ragionare troppo sulle scelte - Il paradosso del nostro tempo è che abbiamo a nostra disposizione tante scelte, perfino troppe, tanto che molti di noi faticano a scegliere l’opzione da adottare. Di fronte a tante possibili alternative, si innesca il meccanismo del ragionamento che comincia a fare confronti tra un’opzione e l’altra, valutando tutti i pro e i contro in una serie di valutazioni molto complicate e lunghe. Alla fine si arriva a una decisione che poi molto spesso si rivela sbagliata. Invece di complicarsi la vita in eccessivi ragionamenti, in molti casi è opportuno invece affidarsi all’intuizione e all’istinto, che sanno indicarci immediatamente qual è la scelta migliore per noi.

Crea del tempo per te - “Non ho tempo” sta diventando una delle frasi più usate nelle nostre giornate. In realtà quest’espressione significa che non abbiamo delle priorità precise, per cui disperdiamo le nostre energie e il nostro tempo, senza concentrarci su ciò che dovrebbe avere davvero la priorità, oppure conferendola a tutto e quindi a conti fatti a niente. Dobbiamo trovare il tempo per quelle cose e le persone che sono veramente importanti per noi, dedicandone in minor quantità ad altre attività meno rilevanti. 122


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Cerca di stare un po’ più “disconnesso” - Stiamo spendendo sempre più tempo a controllare ossessivamente messaggi, fotografie e filmati sullo smartphone o sul portatile; What’sApp, blog, mail, tweet, ecc. ci tengono costantemente collegati con parenti, amici, conoscenti, ma anche con assoluti sconosciuti. A nostra volta siamo impegnati a inviare messaggi, mail, fotografie e video, in un traffico continuo. Questa connessione ininterrotta, oltre a consumare molto del nostro tempo, ci mantiene perennemente in stato di allerta, contribuendo ad aumentare lo stress e l’ansia. Difficile rinunciare allo smartphone oggi se si vuole avere una vita sociale, ma certamente è possibile ridurre le complicazioni e la tensione trovando dei semplici modi per consultare meno spesso il cellulare e il computer. Cerca di non far parte di tanti gruppi di What’sApp, consulta la mail

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Capitolo 6

solo a orari precisi, una o due volte al giorno (se non è necessario per lavoro). Riduci il numero delle app sullo smartphone, tenendo solo quelle che usi davvero e che ti servono. Anche la televisione assorbe molto tempo, ci espone a un bombardamento di messaggi pubblicitari e crea molte “cianfrusaglie” mentali. Se vuoi semplificarti la vita, evita di metterti spesso davanti alla tv. Scegli le trasmissioni che davvero ti interessano o ti piacciono, e guarda solo quelle, magari in streaming sul pc, per non avere la tentazione poi di cambiare canale e guardare altro, restando così ore davanti al televisore.

Frequenta le persone che ti migliorano - Riempi la tua vita con le persone che ami. Elimina le relazioni tossiche e tronca i rapporti che non funzionano per te. Avrai più tempo a disposizione e le relazioni che coltiverai davvero saranno più sane, significative, amorevoli e positive. Cerca di capire quali persone tra quelle che frequenti, ti stanno “vampirizzando”, perché ti sottraggono tempo, energie e impegno emotivo. Chiediti come ti senti quando sei con le persone in questione. Ti incoraggiano, ti migliorano, ti fanno sentire bene o al contrario ti tolgono energie, ti fanno perdere tempo e ti provocano disagio? Per semplificare la vita, è importante riconoscere quali sono gli amici che ti aiutano a crescere e a trascorrere momenti di gioia. I rapporti con questi amici sono di scambio reciproco e di parità; non c’è la dipendenza di uno dall’altro. La tua vita non ha lo spazio per le persone che ti “esauriscono”. Mantieni solo i rapporti che servono alla tua vita, piuttosto che quelli che ti provocano ulteriore stress. 124


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Liberarci delle cose inutili porta molti vantaggi Vivere in semplicità, eliminando il superfluo e l’inutile ci permette di ottenere diversi benefici. Significa che vogliamo vivere per meno in generale. Significa che ci siamo concentrati sull’importante e ci siamo liberati delle cose che non sono essenziali. Quando ti obblighi a scegliere quello che per te conta, sei capace di apprezzare veramente la qualità delle cose nella tua vita, molto più che la quantità. Il vecchio detto “meno è meglio” è vero. Avere meno “roba” può significare avere più felicità. Ecco alcuni dei vantaggi ottenuti col vivere secondo lo stile minimalista e col rinunciare ad accumulare oggetti. • Più denaro disponibile per le cose che ami. Quando scegli di acquistare solo quello di cui hai veramente bisogno o che davvero desideri, scopri di avere una maggiore libertà finanziaria. • È più facile tenere pulita e in ordine la casa: meno “roba” hai meno ti devi preoccupare di sistemarla bene e di prendertene cura affinché non si rovini. • Avrai più tempo per quello che è davvero importante per te. La verità è che tu non possiedi effettivamente gli oggetti, ma sono gli oggetti a possedere te, in quanto condizionano il tuo tempo, i tuoi impegni e i tuoi spazi. Liberandotene avrai più tempo libero. • Lo stile di vita minimalista fa bene anche all’ambiente, in quanto meno si consuma, meno si inquina e meno danni si fanno all’ecosistema. 125


Capitolo 6

• Se compri di meno, potrai permetterti di acquistare oggetti di maggiore qualità. Le convenzioni sociali e i modelli di vita, tendono sempre a convincerci che è meglio avere di più. In realtà è meglio avere cose di qualità, piuttosto che cose in quantità. Quindi, risparmia il tuo denaro, in modo da poterti permettere qualcosa di meglio, invece di spenderlo tutto comprando qualcosa di nuovo ad ogni ultimo lancio sul mercato. • Non ti sentirai più obbligato a confrontarti con gli amici e i vicini di casa. La società ti dice: “di più, di più, di più”. D’altra parte, quando scegli di vivere da minimalista, scopri che non t’importa più se il tuo vicino ha comprato una nuova auto o l’ultimo computer. Sarai felice esattamente come sei. • La tua casa sarà esteticamente più gradevole. Invece di avere quel disordine derivante da tutte le tue cose, potrai rendere più piacevole la tua casa da un punto di vista estetico. • Non sarai più bloccato nel passato. Non ti sentirai costretto a trattenere gli oggetti acquistati in determinate occasioni o che sono legati a un ricordo particolare. Questo significa anche una maggiore possibilità di ripulire il tuo cuore e lasciar andare il passato in modo da creare un miglior futuro per te stesso. • Troverai gli oggetti in casa molto più facilmente. Quando possiedi meno cose, hai anche minor disordine in cui frugare per trovarle. Non perderai più di vista le cose importanti. • Ti basterà anche una casa più piccola, non avrai bisogno di tanto spazio per stipare tutto quello che possiedi, e che spesso non usi. 126


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Via il superfluo in casa per sentirsi meglio Il decluttering è diventato un modo di vivere, specialmente nei Paesi anglosassoni. Liberare la casa dal superfluo e dall’inutile è un modo per cominciare anche a liberare la propria vita da ciò che non serve e vivere meglio, sentendosi più liberi e felici. Il decluttering non è la semplice eliminazione degli oggetti superflui: è un vero e proprio atteggiamento mentale e pratico orientato all’essenziale. Capita a tutti di acccorgersi di aver ammucchiato molti oggetti sulle mensole, di aver riempito l’armadio di abiti tanto che non ce ne stanno più, di avere i cassetti pieni e di non sapere ormai più dove mettere le cose che si

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Capitolo 6

aggiungono in casa. Fare la polvere diventa difficile, così come trovare quello che ci serve. Ma, al di là dei problemi pratici e delle perdite di tempo che questo comporta, è innegabile che questa sensazione di “troppo pieno” ha delle ripercussioni anche sul nostro stato d’animo. Sentiamo una sorta di oppressione e di mancanza d’aria. Selezionare gli oggetti ed eliminare ciò che non si usa porta un reale beneficio anche a livello interiore, ci libera dal legame con le cose del presente e soprattutto del passato e ci dà la sensazione di aver creato lo spazio per cose nuove e per cominciare un altro modo di vivere più pieno e felice.

Come liberare gli spazi Le librerie e i siti internet sono pieni di manuali, di articoli e di blog che danno consigli per riuscire a mettere ordine in casa, nel senso di eliminare il superfluo una volta per tutte, e non accumularlo più. Le tecniche e le regole proposte sono tantissime. Ne proponiamo alcune, ma ciascuno può adottare gli accorgimenti che preferisce, l’importante è riuscire a sbarazzarsi per sempre degli oggetti inutili e ingombranti. • Fai una “classifica” delle stanze o degli spazi più disordinati, procedendo poi in sequenza nel liberarli e ponendo l’attenzione su una zona per volta. Puoi partire anche solo da una mensola o da un cassetto, l’importante è agire con continuità, un pezzo per volta, ma de128


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finitivamente. Alcuni suggeriscono di cominciare dalla stanza in cui trascorri più tempo, può essere la sala, la cucina oppure la stanza da letto. Quando liberi questo spazio ti senti subito più a tuo agio e sei invogliato a continuare nell’operazione. • Veniamo all’azione concreta dello “sgombero”: prendi tutto quello che si trova sulla mensola, nel cassetto o nell’anta dell’armadio che vuoi sistemare. Metti tutti gli oggetti su un piano diverso, non quello che stai pulendo, oppure sul pavimento. Poni davanti a te tre contenitori, per dividere le cose: quelli da buttare, quelli da regalare e quelli da tenere. Poi esamina rapidamente, senza pensarci molto, uno ad uno gli oggetti che hai nel mucchio, per fare la selezione. Di ciascuno chiediti se davvero ti piace e soprattutto se lo usi davvero; lo hai adoperato almeno una volta negli ultimi 6 mesi? Se è così, tienilo. Se ti rendi conto di non usarlo da più di 6 mesi, allora è giunto il momento di liberartene: o lo butti, o lo regali oppure, se riesci, puoi provare a rivenderlo su eBay o nei negozi dell’usato. • Per gli armadi e il guardaroba, i periodi migliori per il riordino sono il cambio di stagione e di abbigliamento. Anche per gli abiti vale la regola delle tre scatole: “da tenere”, “da gettare”, “da regalare”. Se non riesci a decidere se buttare alcuni vestiti o no, mettili in uno scatolone e datti un termine di tempo: sei mesi (un anno se si tratta di abiti della stagione successiva); se scaduto il periodo ti accorgi di non averlo mai aperto, è davvero giunta l’ora di gettare il suo contenuto. 129


Capitolo 6

• Le cose da eliminare devono uscire da casa, subito. Metti in macchina la scatola degli oggetti da regalare, deposita negli spazi appositi della raccolta differenziata quelli che vuoi buttare. Per quel che riguarda gli oggetti da tenere, rimettili a posto, dopo aver pulito la mensola, lo scaffale o l’armadio, facendo in modo che abbiano il giusto spazio e una precisa collocazione, che sia sempre la stessa. • Ricorda che puoi vendere su internet le cose che non hanno più valore per te, ma che possono averlo per altri. Gli abiti vecchi possono essere depositati nei container appositi collocati dalle organizzazioni che poi si occupano di usarli per fini benefici. La cosa principale da evitare è quella di cedere alla tentazione di portare tutto in soffitta!

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Che cosa fare se hai tanti libri? Se ti rendi conto di aver accumulato molti libri, tanto che non stanno più nelle tue librerie e si stanno accumulando su ripiani e mensole, è giunta l’ora di liberarti almeno anche di una parte di essi. È un’operazione dolorosa e triste per chi ama leggere, ma diventa inevitabile, anche perché i libri sulle mensole prendono polvere, si rovinano e richiedono una certa manutenzione. Scegli i libri che ami davvero e che hanno avuto importanza nella tua vita, e scarta quelli che hai comprato per sbaglio, che non hai letto e non leggerai, che non ti hanno lasciato traccia. La cosa migliore è regalarli: ad amici, ad appassionati, alle biblioteche, alle scuole, alle case di riposo, ad enti caritatevoli. Se si tratta di libri di pregio puoi provare a venderli attraverso siti appositi specializzati in compravendita di libri usati. Anche se è spiacevole dirlo per chi ama sfogliare le pagine e soffermarsi su di esse nella lettura, è innegabile che i libri in formato digitale sono molto comodi, soprattutto da archiviare e da tenere da parte senza creare ingombri. Ma sono comodi anche da leggere in viaggio, sul treno andando al lavoro... Potresti usare un criterio di questo genere: per i libri degli autori che preferisci, per i libri che consideri “importanti”, scegli il cartaceo, per i romanzi leggeri, i gialli, i manuali, va benissimo la versione ebook. Un’altra opportunità molto utile è quella offerta dalle biblioteche: prendi in prestito un libro per leggerlo; se poi davvero ti piace e lo vuoi tenere a portata di mano, puoi acquistarlo con la sicurezza di aver preso quello giusto. 131


Capitolo 6

I consigli di Marie Kondo Il libro “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo contiene numerosi consigli sulla sistemazione della casa e sulla liberazione dal superfluo. Eccone alcuni.

Scegli ciò che vuoi eliminare - Per prima cosa è necessario decidere ciò che vogliamo eliminare e ciò che invece desideriamo conservare, ma che sia strettamente necessario. È la fase più dolorosa, perché ci sentiamo legati ad alcuni oggetti del passato, oppure pensiamo che “non si sa mai”, potrà servire in futuro.

Non partire da ciò a cui sei legato - Molte delle cose che abbiamo in casa ci richiamano ricordi ed emozioni: non cominciamo da oggetti del genere, perché rischiamo di arrenderci subito e di non buttare nulla. Partiamo da ciò che siamo sicuri di eliminare e così acquistiamo maggiore sicurezza anche sul resto.

Tieni solo quello che ti piace realmente - Molti degli oggetti acquistati sono stati comprati d’impulso, senza reale necessità e magari ora non ci piacciono più. Abituiamoci a valutare le cose con sincerità pensando se sinceramente ci piacciono oppure no.

Butta anche i regali brutti - A Natale e per il compleanno qualcuno dei regali ricevuti probabilmente non ci piaceva ed era oggettivamente brutto. Non facciamoci scrupoli e buttiamolo. Non serve certo a ricordarci in modo favorevole la persona che ce lo ha regalato! 132


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Dividi la selezione in gruppi - Cominciamo a prendere in esame i vestiti, passiamo poi alle scarpe e infine facciamo la scelta tra gli oggetti. All’inizio di quest’opera, sembrerà esserci più confusione di prima, ma finita la selezione e buttate le cose che non vogliamo tenere, ci sarà più ordine e più spazio.

Riduci i documenti cartacei - Tendiamo a conservare tanti documenti cartacei, ma ormai si possono scannerizzare e conservare nelle memorie digitali o nei servizi cloud. Si guadagnerà moltissimo spazio e si potranno trovare più facilmente.

Adopera meno contenitori e piccoli - Non riempiamo la casa di scatoloni di oggetti, pensando di fare ordine, perché così invece tendiamo a conservare ciò che non serve. Meglio usare scatole piccole, perché sarà più facile trovare al loro interno ciò che cerchiamo.

Negli armadi soltanto gli abiti che usi - Nel riordinare gli armadi è fondamentale eliminare tutti gli indumenti che non ci vanno più o che non abbiamo mai indossato nell’ultimo anno. Anche i vestiti che ci piacevano, o ci ricordano qualcosa o qualcuno, a cosa servono, se non li mettiamo più?

Non fermarti fino a quando hai finito - È importante finire di sistemare tutta la casa. Non dobbiamo fermarci e lasciare in sospeso uno o più locali, perché così l’opera non si potrà dire ultimata. Si può fare la sistemazione piano piano, ma con continuità, fino a finirla. 133


Capitolo 6

Liberarsi degli oggetti-ricordo Spesso quando stiamo buttando via il superfluo ci troviamo in difficoltà a liberarci degli oggetti ricordo, quelli che sono legati a qualche persona o situazione del nostro passato e da cui facciamo fatica a liberarci. Per farlo è possibile ricorrere ad alcune strategie. Prima di tutto dobbiamo renderci conto che l’oggetto ci è caro non in se stesso, ma solo in quanto simbolo. Il suo valore monetario o concreto è irrilevante; sappiamo anche che l’oggetto in questione risulta inutile e fastidioso sul piano pratico, ma lo teniamo perché è il segno tangibile di un’esperienza vissuta, una persona, un risultato ottenuto, un fatto che ha per noi un valore particolare. Ad esempio, un vecchio giocattolo di nostro figlio può avere un valore affettivo notevole, in quanto ci ricorda la sua infanzia, tante occasioni felici, i diversi momenti della sua crescita… Ma costituisce anche un ingombro notevole, che occupa spazio e genera disordine. In queste situazioni occorre rendersi conto che ciò a cui siamo attaccati non è l’oggetto in sé, ma l’esperienza che esso ci ricorda. Un’esperienza che ha già agito su di noi ed ha lasciato la propria traccia, che non potrà essere aumentata dalla presenza dell’oggetto né diminuita dal fatto di non averlo più in casa. L’accumulo di oggetti, come sappiamo, corrisponde spesso a un’esigenza psicologica più che a un bisogno reale, e questo vale in particolare per quelli che non hanno un’utilità pratica, ma servono solo a collegarci al passato. La difficoltà nel separarci da loro deriva semplicemente dal fatto che preservano in qualche modo il ricordo 134


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dell’esperienza positiva. Se riusciamo a fare in modo che quest’ultimo si attivi anche senza l’oggetto, allora possiamo sbarazzarcene senza difficoltà. Come fare? Una soluzione facile e concreta sta nel fotografare l’oggetto (o filmarlo) e archiviare l’immagine in una memoria digitale, o meglio ancora in un archivio internet, di quelli che vengono messi a disposizione gratuitamente. Lì sappiamo che si potrà conservare senza problemi e che potremo andare a vedere la fotografia o il video quando vorremo. Per maggiore completezza possiamo archiviare anche un testo digitale in cui descriviamo i ricordi collegati a quella fotografia. Per esempio, nel caso del giocattolo di nostro figlio potremo descrivere alcuni episodi curiosi o simpatici legati a quell’oggetto, oppure le parole che il bambino diceva o altri ricordi piacevoli. Fatto questo,

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probabilmente non avremo difficoltà a buttare via l’oggetto in se stesso, in quanto il suo significato simbolico è stato preservato ed è disponibile ancora per noi. Ma è anche probabile che poi non andremo mai a guardare quella fotografia, così come in realtà non abbiamo mai tirato fuori quella cosa dall’armadio o dal cassettone in cui era risposto, per guardarlo e rievocare i ricordi a esso collegati. Lo stesso si può fare anche per molti altri tipi di oggetti che conserviamo come ricordo: vecchie fotografie, poster, cartoncini di auguri, le creazioni dei figli all’asilo o a scuola… Quanto spazio occupano? Per riappropriarci di quello spazio e disfarci degli oggetti basta anche in questo caso fotografarli e archiviare le immagini. È un metodo comodo, facile e sicuro.

Staccarsi dal passato - Il decluttering che ci libera dagli oggetti legati a ricordi del passato ha anche una sua specifica utilità psicologica. Ripensare troppo a quanto è accaduto, a come eravamo e agli avvenimenti che pensiamo abbiano segnato la nostra vita, è un processo mentale che ci impedisce di vivere pienamente i presente e fa sprecare le nostre energie senza farci muovere di un passo. Se in casa sono esposti alla vista oggetti che ci riportano al passato, come fotografie, soprammobili e poster, essi inevitabilmente contribuiscono a riportarci con la mente in luoghi in cui invece sarebbe opportuno che ci allontanassimo. Toglierli di casa può essere uno strumento per liberarci da legami rigidi col passato. 136


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Sfrutta l’occasione dei traslochi Quando si trasloca da una casa all’altra è il momento in cui ci si scontra più drammaticamente con il problema dell’eccessivo accumulo di oggetti. Non ci si rende conto con precisione di quante cose abbiamo ammucchiato nel corso degli anni fino a quando abbiamo la necessità di spostarle in un’altra abitazione. Allora tiriamo fuori tutto dai cassetti, dagli armadi, dagli scaffali, dai ripostigli e dai mobili vari e ci accorgiamo di avere un mucchio di oggetti da spostare. È il momento ideale per fare la selezione e per liberarci da ciò che è inutile e superfluo, perché siamo costretti a riprendere in mano tutto e perché così evitiamo lo sforzo (e anche la spesa) di portarci dietro ingombri in più. Evitiamo anche il problema di doverli sistemare nella nuova casa e il rischio di riempire subito i locali in cui andremo a vivere con “cianfrusaglie”. Sfrutta quindi l’occasione del trasloco per fare in grande stile una bella pulizia, fisica e mentale, da tutto quello che ti stai portando dietro. Ripeti in tutta la casa l’operazione che abbiamo descritto in precedenza, per scegliere cosa tenere, cosa regalare e cosa buttare. Nel caso fai anche una o più scatole con gli oggetti “forse da tenere“ o “forse da buttare”. Portale nella casa nuova e non aprirle. Se dopo qualche mese ti accorgi che non le hai aperte perché gli oggetti che contenevano non ti servivano, allora liberati di tutto il loro contenuto. Entrare in una casa nuova è l’occasione migliore per adottare una vita più leggera e libera, perché segna un 137


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passaggio significativo della nostra vita, uno “stacco” netto che può diventare anche un modo per liberarci dei pesi fisici e mentali che stanno ingombrando l’esistenza. Ci si sente meglio perché si percepisce di avere di fronte nuove possibilità e nuovi spazi.

Impariamo dai viaggiatori È possibile apprendere alcune regole e alcune funzioni del minimalismo da coloro che viaggiano molto, per necessità o per scelta. Per loro è d’obbligo fare stare tutto il necessario, anche per lunghi periodi, in pochissimo spazio: una o due valigie, o anche uno zaino solo. Secondo alcuni pareri, il senso di felicità, di liberazione e di leggerezza che sperimentiamo in viaggio deriva anche dal fatto che ci portiamo appresso poche cose: abbiamo lasciato a casa oggetti che in realtà non sono funzionali alla nostra vita, abbiamo fatto delle scelte, liberandoci di pesi superflui. I viaggiatori, eliminando ciò che è legato alla loro casa e al loro passato, hanno fatto spazio per “ospitare” le novità e le esperienze che incontreranno in viaggio. Chi è costretto a lunghi e frequenti viaggi acquista un’attenzione particolare per la leggerezza, la compattezza e la funzionalità, che poi può trasferire anche nella propria vita domestica, “semplificando” ciò che ha in casa.

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Il vuoto ti aiuta a stare meglio Per avere una casa libera e “ariosa”, che aiuti anche a sentirci meglio, è importante infine ripensare all’arredamento. Il “troppo pieno” che ci complica la vita di impegni e di pensieri, si ripercuote anche nelle case. Ci lasciamo trascinare dalla voglia di acquistare mobili perché ci piacciono, perché ci sembrano necessari per collocare gli oggetti. Non ci rendiamo conto che spesso così compriamo mobili che servono solo a contenere oggetti che non sono necessari. Se ci liberiamo delle cose inutili e superflue, eliminiamo anche il bisogno di trovare il posto dove metterle, e quindi riduciamo i mobili. Il minimalismo è infatti uno “stile” di arredamento delle case; ma, senza spingerci agli eccessi, è sicuramente importante resistere alla tentazione di comprare mobili se non sono strettamente indispensabili, perché ingombrano molto, anche visivamente. Osserva con attenzione ogni locale di casa tua e chiediti se i mobili in esso contenuti sono davvero necessari. Cosa si trova al loro interno? Se sono ingombri di oggetti inutili, che non usi mai, hai già trovato la risposta. In effetti spesso abbiamo comprato un mobile perché ci piaceva, ci siamo lasciati trascinare, senza pensare all’utilizzo che ne avremmo fatto e a dove l’avremmo collocato. Così quando arriviamo a casa con il mobile nuovo lo piazziamo a fatica in un angolo, spostandone altri per fargli posto, e solo poi decideremo cosa metterci dentro o sopra. Così col passare degli anni la casa si riempie di cassettiere, armadietti, poltrone, divani... 139


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Gli effetti benefici di avere pochi mobili - Quindi quello che abbiamo detto per gli oggetti, vale ancora di più per i mobili, perché sono persino più ingombranti. Ecco i vantaggi che puoi ottenere riducendone la quantità al minimo indispensabile. • Più ordine e più spazio vitale. Quando ci sono meno mobili in giro, la casa appare più ordinata ed è più difficile creare disordine su di essi con degli oggetti. • Valorizza i dettagli migliori. La casa minimalista non deve essere vuota, disadorna o spoglia, ma al contrario appare più elegante ed esteticamente piacevole, perché permette di scegliere attentamente gli oggetti, da mettere in luce sui pochi mobili o sulle pareti: dipinti, stampe d’arte, piccole sculture, opere di alto artigianato. Pochi, ma molto belli; possono essere più costosi, ma se risparmiamo sull’acquisto dei mobili possiamo permetterceli più facilmente. • Più relax. Gli spazi liberi e non ingombri all’eccesso danno la sensazione di calma e di benessere, aiutano a placare lo stress. Il vuoto in generale è una condizione necessaria per la nostra evoluzione, ci aiuta a crescere. Abbiamo visto che è necessario cercare di fare il vuoto nella nostra mente per liberarci dei pensieri inutili e ripetitivi, che ci complicano la vita e aumentano l’ansia. La meditazione è uno strumento per ottenere questo risultato, ma occorre anche un ambiente adatto per poterla praticare. Un locale arioso, che non dia la sensazione di oppressione, ma al contrario di leggerezza e di spazi liberi può favorire anche la meditazione e sicuramente il rilassamento. 140


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Attenzione ai nuovi acquisti Resisti in generale alla tentazione di comprare cose che non servono. Quando hai la tentazione di acquistare qualcosa di nuovo, scrivilo su una lista, con la data in cui ti è venuto questo desiderio. Se dopo un mese hai davvero ancora voglia di comprare quell’oggetto, allora prendi in considerazione l’acquisto seriamente, altrimenti lascia perdere, era una voglia passeggera. Applica la regola classica, che si chiama “one in two out”, ovvero “uno dentro, due fuori”; significa che per ogni oggetto nuovo che entra in casa, due devono uscirne, cioè essere eliminati. Questa regola vale soprattutto per i vestiti e per le scarpe.

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Una versione ridotta e più semplice di questa buona abitudine consiste nell’eliminare un oggetto vecchio per ognuno nuovo che arriva. Molti si impegnano per cercare di guadagnare di più, ma in realtà possiamo avere più soldi a disposizione semplicemente spendendo di meno. È impressionante pensare che, secondo alcune statistiche, un americano adulto possiede circa 300.000 oggetti. E bisogna tenere conto che ognuno di questi oggetti occupa spazio, richiede attenzione, provoca distrazione. Per fare una semplice questione di costi: quanto ci costa avere una casa più grande per poter dedicare metri quadri ad armadi, cassettoni e contenitori, nei quali sono stipati oggetti che stanno lì solo a occupare spazio? È difficile in molti casi resistere alla tentazione di acquistare qualcosa, perché questo desiderio fa leva non tanto su una nostra effettiva esigenza, quanto su bisogni psicologici indotti nel tempo e profondamente instillati in noi. Siamo abituati a tenere per valido il fatto che possedere oggetti considerati pregiati dia pregi anche alla nostra persona, migliori la considerazione che gli altri hanno di noi e la nostra stessa autostima. L’acquisto di certi oggetti attrae il nostro cervello come un cucchiaino di zucchero, un pezzo di cioccolato, un piatto di patatine fritte: un appagamento immediato e fine a stesso, un piacere effimero, legato a meccanismi psico-fisici e destinato a durare poco. Ma così come poi questi cibi invitanti fanno depositare nell’organismo sostanze nocive (glucosio, calorie, grassi…), allo stesso modo gli oggetti “appetitosi” si depositano nella nostra casa e la ostruiscono. 142


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Oggetti “vivi” e oggetti “morti” - Alcuni oggetti non hanno effettivamente una utilità pratica, ma li si acquista solo per averli, non per usarli. In effetti sono essi stessi che usano noi per farsi comprare, giusto il tempo poi per essere sostituiti da altri oggetti nuovi, più attuali, più di moda. Invece altre cose le usiamo davvero e servono per la nostra vita e per la nostra crescita, come uno strumento musicale, un libro, un attrezzo da ginnastica, gli strumenti per dipingere, le scarpe per correre o camminare, il trapano o la sega elettrica per fare lavoretti… Questi oggetti servono per le nostre necessità e per sviluppare i nostri interessi. Sono quelli che il minimalista tiene in casa e non elimina. Sono oggetti “vivi” in quanto hanno una funzione utile, mentre in casa abbiamo anche molti oggetti “morti”, che non hanno alcun utilizzo funzionale, giacciono semplicemente negli spazi che abbiamo dedicato loro e li ingombrano.

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L’arte di semplificarti la vita Finito di stampare nel mese di luglio 2017 per conto delle Edizioni Riza S.p.A. da GRAFICA VENETA S.p.A. 35010 Trebaseleghe (PD)

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