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COLLANA LUOGHI VERTICALI

Guido Colombetti

SNOWALP TRENTINO ALTO ADIGE

60

IN

itinerari di Snowboard e Scialpinismo

Dolomiti di Brenta - Ortles-Cevedale Adamello-Presanella - Val Venosta Monti Sarentini - Dolomiti Occidentali deutsche 端bersetzung

EDIZIONI VERSANTE SUD


Prima edizione / Erste Ausgabe Dicembre 2011 / Dezember 2011 ISBN 978-88-96634-42-4 Copyright © 2011 VERSANTE SUD Milano via Longhi, 10, tel. 027490163 www.versantesud.it I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.

Alle Rechte vorbehalten, insbesondere das der Übersetzung, der elektronischen Speicherung, der Vervielfältigung und der teilweisen oder gänzlichen Bedarbeitung.

Copertina / Umschlag

Cresta Croce, Adamello (ph. Nicola Buosi)

Testi / Texte

Guido Colombetti

Traduzione / Übersetzung

Sabrina Krammer

Cartine / Landkarten

Carolina Quaresima

Simbologia / Symbole

Chiara Benedetto, Iacopo Leardini

Stampa / Druck

Lazzati Industria Grafica - Casorate Sempione (VA)

Questo libro è stampato su car ta cer tificata FSC®. Il marchio FSC® identifica i prodotti contenenti legno provenienti da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.

Nota Lo Snowboard e lo Sci Alpinismo sono sport potenzialmente pericolosi, chi li pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Tutte le notizie riportate in quest’opera sono state aggiornate in base alle informazioni disponibili al momento, ma vanno verificate e valutate sul posto e di volta in volta, da persone esperte prima di intraprendere qualsiasi escursione.

Hinwies Snowboard-Alpinismus und Ski-Alpinismus sint potentielle gefährliche Sporte und geschehen immer auf eigene Gefahr. Alle Hinweise in diesem Führer beruhen auf Informationen, die zum Zeitpunkt der Drucklegung aktuell waren. Es wird empfohlen, sich vor der Begehung einer Route über den aktuellen Stand zu informieren.


Guido Colombetti

SNOWALP IN TRENTINO-ALTO ADIGE 60 itinerari di snowboard e sci-alpinismo Ortles - Cevedale Val Venosta Monti Sarentini Dolomiti Occidentali Adamello - Presanella Dolomiti di Brenta - Chiese

SNOWALP IN DER REGION TRENTINO-SĂœDTIROL 60 alpine Snowboard und Skitouren

EDIZIONI VERSANTE SUD


Indice e cartina - Verzeichnis und karte

Indice e cartina - Verzeichnis und karte RINGRAZIAMENTI | DANKSAGUNGEN 8|9 PREMESSA | VORWORT 10 | 12 INTRODUZIONE ALLO SNOWBOARD-ALPINISMO | EINFÜHRUNG ZUM THEMA SNOWALP 14 | 20 MATERIALI E ATTREZZATURA | MATERIAL UND AUSRÜSTUNG 26 | 40 LA SICUREZZA | SICHERHEIT 54 | 76 LA GITA | AUF TOUR 94 | 102 ITINERARI IN TRENTINO - ALTO ADIGE | TOUREN IM GEBIET TRENTINO – SÜDTIROL 110 | 111 SCALA DIFFICOLTÀ | SCHWIERIGKEITSSKALEN 112 | 114 SIMBOLOGIA | SYMBOLE 121 | 121 VALUTAZIONE DI UN ITINERARIO | TOURENBEWERTUNG 122 | 124

I ORTLES - CEVEDALE 126 1 Punta degli Spiriti / Geister Spitze 130 2 Cima Tuckett / Tuckett Spitze 134 3 Madaccio di dentro / Hintere Madatsch 138 4 Nord del Cristallo / Hohe Schneide 142 5 Cevedale 146 6 Gran Zebrù / König Spitze 150 7 Palon de la Mare 154 8 S. Matteo dal ghiacciaio dei Forni 158 9 S. Matteo dal Passo Gavia 162 10 Valle dei Vitelli 166 11 Vedretta del Madaccio / Madatschferner 170 II VAL VENOSTA 174 12 Cima Marmotta / KöllKüppe 176 13 Punta Saldura / Saldur Spitze 180 14 Punta di Oberettes / Oberettes Spitze 184 15 L’Orecchio di Lepre / Hasenöhrl 188 16 La Clava / Kolbenspitze 192 17 Punta Rossa / Rötenspitz 196 18 Cima di Belmonte / Schöngrubspitz 200 III MONTI SARENTINI 204 19 Rifugio Forcella Vallaga 206 / Flaggerschartenhütte 20 Muttanella / Mütnellen 210 21 Punta Lavina / Hörtlaner Spitze 214 22 Cima San Giacomo / Jakobspitze 218 23 Punta della Sciabola / Seeblspitze 222 24 Monte del Pascolo / Königsanger 226 25 Montaccio / Tatschspitze 230 26 Cima Sulz / Sulzspitze 234 27 Cima di Quaira / Karspitze 238 IV DOLOMITI OCCIDENTALI 242 28 Monte Forca Grande / Großer Gabler 244 29 Col di Poma / Zendlerser Kofel 248 30 Canalone del Latemar / Erzlahn Scharte 252

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31 Punta Vallaccia 32 Cima Undici 33 Forcella de la Roa / Roa Scharte 34 Sasso Piatto / Plattkofel 35 Cima Bocche da Nord 36 Cima Bocche da Sud 37 Col Turon / Turon Kofel 38 Forcella di Mesdì / Mittagsscharte 39 Cima di Cece 40 Cima Cadine 41 Marmolada Punta Penia 42 Val Mesdì 43 Val Lasties

256 260 264 268 272 276 280 284 288 292 296 300 304

V ADAMELLO - PRESANELLA 44 Adamello 45 Corno Bianco 46 Cresta Croce 47 Pisgana e Cima Venezia 48 Pisganino e Corno di Bedole 49 Vedretta della Busazza 50 Presanella della Val di Sole 51 Presanella della Val Rendena 52 Presanella Parete Nord 53 Cantiere, Sgualdrina e Passo del Diavolo

308 312 316 320 324 328 332 336 340 344 348

VI DOLOMITI DI BRENTA E VALLI DEL CHIESE 54 Val Gelada 55 Cima Brenta Nord 56 Bocchetta dei Camosci 57 Monte Cengledino 58 Cima Pissola 59 Monte Giuggia 60 Altissimo di Nago

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TABELLA RIASSUNTIVA ITINERARI ROUTENVERZEICHNIS

382 382

354 358 362 366 370 374 378


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14 13

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25 26 21 20 19 22 27 23 24

Merano Meran

15 10

4 12

Bolzano Bozen

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11 3

28

29 38 33 37 42 34 43 41

6 12 5 8 7 9

49 51 44 4748 53 50 52 45 46

Bressanone Brixen

32 40 31 35 36

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54 56 55

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Trento Trient

57 58 59

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Rovereto

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Dedicato a mia madre Adele Polli, per avermi trasmesso dignitĂ , forza e coraggio di vivere ed andare sempre avanti, in montagna, cosĂŹ come nella vita di tutti i giorni.

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Introduzione allo snowboard-alpinismo

Introduzione allo snowboard-alpinismo Sci-alpinismo è una parola di uso comune che noi tutti abbiamo imparato a conoscere e decifrare soprattutto in questi ultimi anni: sci-alpinisti sono coloro che salgono e scendono con le proprie gambe e gli sci ai piedi dalla cima di una qualsiasi montagna innevata del pianeta; sci-alpinisti possono essere escursionisti della domenica che per una volta vogliono provare l’esperienza di potersi muovere sulla neve in assoluta libertà; sci-alpinisti sono quegli atleti che fanno oltre 2000 metri di salita in una volta con l’obbiettivo di spingere sempre oltre i propri limiti fisici e mentali; sci-alpinisti sono tutti coloro che non smettono mai di cercare, scoprire e godere della montagna in inverno, lontani da tutto e da tutti e soprattutto, lontani dalle miserie della società dei consumi. Gioie e dolori in comune

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Quando ci muoviamo con le ciaspole ai piedi e la tavola in spalle alla conquista di una cima, siamo a tutti gli effetti degli Alpinisti, o meglio, degli SnowboarderAlpinisti. Da qui il termine “SnowboardAlpinismo” che a mio parere è l’unico in grado di descrivere al meglio questa attività. Il termine “Backcountry”, molto usato ancora oggi, lo trovo alquanto fuorviante, poco chiaro e non esaustivo. Per questo motivo, non lo troverete mai in questo libro e spero che presto non venga più usato per descrivere l’attività di “SnowboardAlpinismo”!

Lo snowboard e lo sci-alpinismo hanno in comune moltissime cose. Prime tra tutte la montagna, il meteo, il freddo, il caldo, le condizioni della neve e ovviamente le valanghe e i possibili altri pericoli a cui possiamo andare incontro. Altri elementi in comune tra queste due discipline sono la fatica, il sudore, la sofferenza e la gioia: chiunque, sia esso uno snowboarder o uno sci-alpinista, prova le stesse emozioni e le stesse sensazioni dopo una lunga e faticosa salita fino alla cima ed una piacevole discesa fino al punto di partenza. Non ci sono differenze in questo. Se qualcuno vi ha detto che uno snowboarder in neve fresca si diverte di più di uno sciatore, che un freerider con gli sci larghi gode di più di tutti, che i vecchietti con gli sci d’altri tempi non sanno sciare, che lo scialpinista con la tutina aderente e i materiali più tecnici è un fanatico, vi ha detto fesserie: tutti, e voglio sottolineare la parola “tutti”, proviamo lo stesso piacere 14

per quello che facciamo in montagna e tutti quanti dobbiamo portare rispetto verso le altre persone, indipendentemente dall’attrezzatura usata o dalla velocità con cui ci si muove. La forza e l’energia che la montagna trasmette, è la stessa per chiunque: dal “tavolaro” della domenica con la tavola legata allo zaino con lo scotch, al vecchietto con i bastoni di legno, al freerider attrezzato con gli ultimi ritrovati della tecnologia come ABS e Avalung. In montagna siamo tutti uguali, tutti quanti esposti agli stessi pericoli e tutti quanti siamo in grado di trarne piacere e gioia di vivere in egual modo, nessuno escluso. Da questa breve riflessione si capisce chiaramente come, sia usando lo snowboard sia usando gli sci, siamo Alpinisti nel vero senso della parola. Ovvero, ci muoviamo all’interno di un ambiente montano, per cui siamo esposti a dei pericoli oggettivi e soggettivi, per cui facciamo di tutto per ridurre al minimo l’esposizione a questi pericoli. Come ridurre la nostra esposizione a questi pericoli, lo vedremo nei prossimi capitoli. Differenze e fatica Fin dalla prima uscita con le ciaspole ai piedi e la tavola in spalle, vi accorgerete subito delle notevoli differenze che esistono tra sci e snowboard-alpinismo e di come queste differenze vanno a incidere sullo sforzo fisico complessivo, così come sulle tempistiche. Innanzitutto, la prima grande differenza da cui derivano le diverse modalità di salita e di discesa e soprattutto i diversi sforzi fisici, dipende dall’attrezzatura usata: lo sci-alpinista si muove in salita rapido, silenzioso e molto più velocemente di noi poveri snowboarder costretti ad arrancare e fare il doppio della fatica perché ci portiamo tutto il peso della nostra attrezzatura sulle spalle. Maggiore materiale da portare vuol dire maggiore peso. Maggiore peso, significa maggiore fatica in salita e più impaccio nella discesa. Considerando che un buon paio di ciaspole pesa all’incirca sui 2/3 kg, che la tavola da sola può arrivare a pesarne anche più di 6 e che uno sci-alpinista ha ai suoi piedi non più di 3 chili e sulle spalle uno zaino che solitamente non pesa più di 3/4, la differenza è notevole e si traduce in prestazioni decisamente più ridotte per gli snowboarder-alpinisti. Di conseguenza, durante la salita, è normale essere superati da decine e decine di sciatori mentre arranchiamo con la nostra tavola in spalle. Come è normale non riuscire a fare molte delle gite indicate nelle varie guide di sci-alpinismo in commercio, per via dell’eccessivo dislivello e sviluppo che spesso non è alla portata di un normale snowboarder-alpinista.


Ghiacciai dell’Adamello | Adamello Gletscher

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Introduzione allo snowboard-alpinismo 16

Altra differenza sostanziale tra sci e snowboard-alpinismo è la modalità con cui si sale: lo sciatore fa scivolare facilmente in avanti ad ogni passo i propri sci sulla neve, il povero snowboarder invece, ad ogni passo, deve alzare la sua pesante ciaspola da oltre un chilo e deve andare avanti così passo dopo passo. Bisogna metterselo bene in testa: lo snowboard-alpinismo è una disciplina a se stante, con i suoi limiti, le sue regole e i suoi tempi! Lo sci è nato molto prima dello snowboard in quanto la posizione e i movimenti dello sciatore sono più naturali rispetto a quelli di uno snowboarder, soprattutto quando si praticano attività alpinistiche! Non demordete se non riuscite a stare dietro ai vostri amici con gli sci o se non riuscite ad ottenere le loro stesse prestazioni pur essendo magari più in forma di loro: è assolutamente normale e la motivazione non va cercata in noi stessi ma nelle diverse discipline che stiamo svolgendo. Con la tavola in spalle e le ciaspole ai piedi, quando arriviamo a fare 1000 metri di dislivello possiamo ritenerci già dei buoni snowboarder-alpinisti. Con gli sci, un dislivello di 1000 metri è normale, dislivelli di 1500 metri non sono nulla di eccezionale e si arriva a farne anche oltre 2000 in un giorno; cosa questa che con la tavola in spalle, o siete super allenati e super in forma, oppure non provateci neanche!

Le prime gite di snowboard-alpinismo Per le prime gite, 600/700 metri di dislivello in salita facili e regolari possono essere sufficienti. Se non siete allenati, ovvero non praticate altri sport oltre allo snowboarding in pista o in snowpark, preparatevi a fare una fatica bestiale durante le prime 3/4 uscite, per poi, gita dopo gita, essere sempre più in forma fino a ritrovarvi d’un tratto talmente preparati che 1000 metri di dislivello saranno anche per voi nella norma! La fatica muscolare che sentirete durante le prime gite è assolutamente normale. Tenete conto che anche se siete in forma perché fate altre attività fisiche, quando praticate l’attività di snowboard-alpinismo, muovete dei muscoli che fino ad ora non avete mai utilizzato: salire con le ciaspole ai piedi, gli scarponi da snowboard, la tavola sulle spalle, al freddo e magari su neve che sprofonda ad ogni passo, è molto faticoso e richiede solitamente il 30/40% di energia in più rispetto ad un normale trekking in montagna. Il vostro corpo avrà bisogno di qualche gita per capire quali muscoli usare ed in che modo. La cosiddetta “memoria muscolare”, entra in gioco dopo qualche uscita e serve per adattare il nostro fisico ad uno sforzo specifico e prolungato. Di conseguenza, più gite farete, più il vostro corpo si abituerà ai singoli movimenti facendovi risparmiare ben presto parecchia energia. Se il nostro corpo è in grado di adattarsi ottimamente al tipo di attività che svolgiamo, dobbiamo ricordarci che non bisogna comunque mai esagerare e che a tutto c’è un limite: se tutte le settimane facciamo gite di più giorni in alta quota con uno zaino che può arrivare

Lobbia Alta 3196m, Cresta Croce3276m, Dosson di Genova 3491m


a superare i 20 chili di peso, per quanto allenati e in forma possiamo essere, la nostra povera schiena e le nostre povere ginocchia subiranno dei traumi ripetuti che alla lunga potranno diventare dolori cronici e causa di malessere generale. Vale quindi sempre la regola di non esagerare e di ricordarsi che non siamo sci-alpinisti ma snowboarder-alpinisti, per cui il paragone in prestazioni, carichi, movimenti e velocità va sempre a favore dei nostri colleghi “bipedi”. Un altro elemento fondamentale di cui tenere conto per la nostra “prima volta” sono i materiali che andremo ad utilizzare. Purtroppo, capita spesso che per provare almeno una volta ci affidiamo ad attrezzatura di ripiego che troviamo per caso o che ci impresta magari un nostro zio amante della montagna 20 anni fa. In questo caso, ci ritroveremo a salire con la tavola messa su di uno zaino non adeguato, con delle ciaspole turistiche, dei bastoni da sci non telescopici troppo corti o troppo lunghi, vestiti in modo non adeguato e magari avremo pure scelto una gita poco adatta al nostro livello. Può capitare certo, io le prime volta andavo in giro che sembravo un tipico “tavolaro da snowpark con braghe larghe” che si è messo in testa di fare l’alpinista, ero abbastanza ridicolo lo ammetto! Il problema però non è solamente quello della nostra “immagine” sulla neve. Il problema è che con un’attrezzatura non adeguata, allenamento zero e gita non adatta alle proprie condizioni, torneremo a casa stanchi morti per aver fatto un sacco di fatica oltre il necessario e di ciaspole e snowboard non vorremo più sentirne parlare. Per la vostra “prima volta”, assicuratevi di avere un materiale minimamente decente: se la vostra tavola è da snowpark poco male, riuscirete a scendere comunque, ma se il vostro zaino non hai il porta-tavola o i vostri bastoni sono troppo corti o troppo lunghi e l’abbigliamento è poco adatto, allora si che farete il doppio di fatica e odierete questa attività!

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Un consiglio da amico è senza dubbio quello di affidarvi a una guida alpina per la vostra “prima volta” o, ancora meglio, partecipare a un fine settimana organizzato dove non sarete da soli e dove viene tenuto conto della vostra inesperienza. In questo caso, la scelta della gita, il dislivello ed il materiale, vengono preparati da persone esperte ed in grado di farvi affrontare questa prima esperienza nel modo più corretto e piacevole possibile. Interessanti a tal proposito sono i fine settimana “Wild Wild Motion” organizzati da Snowmotion che si tengono tutte le primavere sui ghiacciai dell’Adamello: oltre ad essere tutto organizzato ed in sicurezza, lo “sbattimento” consiste solamente nel

presentarsi con la propria tavola e con tanta voglia di camminare in salita e fare un po’ di fatica. La ricompensa è il piacere di poter scendere lungo incredibili itinerari snowboard-alpinistici tra i più lunghi delle Alpi in totale sicurezza. Per maggiori informazioni, potete consultare il sito www.snowmotion.it oppure scrivere una email a info@snowmotion.it

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Quando lo snowboard è superiore allo sci-alpinismo Fino ad ora abbiamo visto che lo snowboard-alpinismo è un’attività particolare che richiede parecchio impegno fisico e che pur avendo dei punti di contatto con lo sci-alpinismo, si dimostra, nel suo aspetto più pratico, completamente differente dalla attività sci-alpinistica. Tuttavia, anche per noi snowboarder-alpinisti esistono dei particolari momenti in cui possiamo dare il meglio di noi stessi e far ingelosire un po’ i nostri amici con gli sci. Questi momenti sono piuttosto rari e comunque non fanno diventare lo snowboard-alpinismo più adatto alla frequentazione della montagna invernale di quanto lo sia già lo sci-alpinismo. Facciamo un esempio: ci troviamo ad affrontare una gita primaverile con tipica neve “firn” ancora gelata. Ai piedi abbiamo le nostre super ciaspole in acciaio ramponate lateralmente e con alza tacco. Il pendio che dobbiamo affrontare non è molto ripido, attorno ai 30° e le nostre ciaspole si dimostrano super “grippanti”. In questo caso, possiamo permetterci di uscire dalla traccia principale di salita a zig-zag seguita da tutti gli sci-alpinisti e possiamo permetterci di salire dritti lungo la linea di massima pendenza. Così facendo, incredibile ma vero, riusciremo ad andare più veloci dei nostri colleghi sciatori e riusciremo a muoverci con un ritmo più naturale risparmiando energie e inutili metri di zig-zag! Questo è uno dei pochi casi in cui è possibile uscire dalla traccia di salita. Se per esempio ci sono 20 centimetri di neve fresca o neve crostosa che sfonda e stiamo salendo seguendo la traccia esistente, ci accorgeremo presto che camminare al di fuori di essa sarà molto più impegnativo e faticoso. Per questo motivo, quando presente, è sempre meglio rimanere rigorosamente all’interno della traccia di salita. Nel capitolo dedicato alla gita in dettaglio, vedremo alcuni trucchi e consigli per procedere in salita risparmiando il massimo di energie possibili. Il momento in cui lo snowboarder-alpinista gode maggiormente della fatica che ha fatto per portarsi fin su in cima la propria tavola, è il momento della discesa. A meno che assieme a voi non ci siano degli sciatori “freerider” con sci larghissimi e mezzo metro di neve fresca (cosa assai rara sulle classiche gite sci-alpinisti17


Introduzione allo snowboard-alpinismo

che), al momento della discesa, se proprio non siete delle schiappe, lascerete dietro di voi tutti quanti gli sciatori che vi hanno superato in salita. Se poi siamo in primavera e la neve si è già trasformata, vedrete gli sci-alpinisti fare moltissima fatica per riuscire a scendere in mezzo alla “pappa”, mentre voi avrete il piacere di tracciare velocissimi facendo slalom tra i numerosi sciatori alle prese con la discesa. Il motivo per cui solitamente in fuoripista uno snowboarder è più veloce a scendere di uno sciatore è molto semplice e dipende dalla tecnica di discesa: lo sciatore deve effettuare molte più curve di uno snowboarder e di conseguenza allunga notevolmente lo sviluppo della propria traccia impiegando molto più tempo a percorrere lo stesso dislivello. Al primo falso piano però, se magari dobbiamo procedere one-foot o spingendo con i bastoni, gli sciatori ci riprenderanno immediatamente facendoci subito dimenticare la nostra presunta “superiorità” avuta qualche istante prima...

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Qualche anno fa mi è capitato di trovarmi di ritorno dalla cima dell’Adamello in salita verso il Passo Venezia che divide la vedretta del Mandrone da quella del Pisgana: decine e decine di sci-alpinisti mi superavano in continuazione. Faceva caldo e con oltre 15 chili sulle spalle non era facile avanzare al loro ritmo leggero e dinamico. Sudavo tantissimo nonostante indossavo il minimo indispensabile; era il 25 di Aprile e il sole picchiava forte. Arrivai al Passo Venezia cotto come un carciofo, era piuttosto tardi e la neve aveva già mollato parecchio. Di corsa sistemai lo zaino, infilai la tavola ai piedi ed in breve, durante la discesa, curva dopo curva, superai decine e decine di sciatori letteralmente alle prese con la discesa nella “pappa”. La scena era piuttosto comica: era divertente fare lo slalom tra tutti gli sci-alpinisti che mi avevano superato in salita e che adesso, non per colpa loro ma per colpa dell’attrezzatura non adeguata alle condizioni della neve (sci stretti e leggeri), facevano una gran fatica a scendere in mezzo a quella neve marcia. Considerando che bisognava scendere per oltre 2000 metri di dislivello in quelle condizioni, ricordo bene che io in meno di 30 minuti ero al bar con una grande birra in mano e che solamente dopo aver bevuto, mangiato e preso il caffè, cominciai a vedere i primi sciatori arrivare esausti! Quella fu una delle poche volta per cui mi sentii decisamente “superiore” ai miei colleghi sci-alpinisti; ben cosciente che era comunque un caso particolare il quale purtroppo non si ripete molto spesso.

Freeride non vuol dire alpinismo La parola “Freeride”, viene usata sempre di più dai giovani e da chi ha cominciato da poco a uscire dai recinti delle piste da sci per spostarsi verso luoghi più liberi ed incontaminati. Purtroppo, la parola “Freeride” viene sempre più spesso usata anche per descrivere itinerari alpinistici dove, oltre alla indubbia capacità dello sciatore/snowboarder di scendere su qualsiasi tipo di neve, vengono implicitamente date per scontate alcune qualità che sono tipiche dell’alpinismo e per cui bisogna avere un’adeguata preparazione ed esperienza. Da qui il bisogno di fare un po’ di chiarezza su questa tematica senza voler prendere posizioni o voler dire che la parola Freeride è meglio della parola Alpinismo o viceversa. Per quanto riguarda l’attrezzatura di autosoccorso in caso di valanghe, con sempre più piacere vedo che chi si definisce “Freerider” non ne è mai sprovvisto ed anzi, oltre alla consueta attrezzatura come Arva, Pala e Sonda, il Freerider è spesso dotato di ulteriori dispositivi di sicurezza quali l’ABS (pallone gonfiabile tipo AirBag in grado di sostenere il peso di una persona fuori dalla neve se colpita da una valanga di neve fredda. Eccezionale in questo senso lo Snowpulse R.A.S. di Mammut) e l’Avalung (tubo respiratore da cacciare in bocca nel malaugurato caso si venisse travolti da una valanga). Freeride però non vuol dire Alpinismo. Freeride significa essenzialmente cercare la linea da tracciare che ci ispira di più, quella più polverosa, quella più logica, quella più veloce ed elegante e via dicendo. Al Freerider non interessa fare fatica, esso è concentrato solo ed esclusivamente sulla linea da percorrere in discesa. Per questo motivo, quasi sempre il Freerider sale in quota usando gli impianti di risalita e per raggiungere il posto da dove cominciare la discesa, effettua dei minimi spostamenti spesso senza l’uso nè di ciaspole nè di pelli. Una linea che richiede 2 ore di avvicinamento e che magari attraversa un ghiacciaio, non è una linea freeride ma è una linea alpinistica che richiede conoscenze ed attrezzature alpinistiche specifiche: una corda per legarsi in modo corretto durante l’attraversamento del ghiacciaio; saper usare la piantina e l’altimetro per orientarsi nel caso di scarsa visibilità e traccia da battere; una buona preparazione fisica per la salita; la capacità, in caso di incidente, di sapersi muovere e comportare in modo adeguato e via discorrendo. Per questi motivi, la parola “Freeride”, secondo il mio personale punto di vista, va usata esclusivamente per descrivere quegli itinerari/percorsi che si possono raggiungere facilmente, senza particolare attrezzatura ed anche più volte al giorno. L’Alpinismo è un’altra cosa e presuppone l’uso di attrezzatura specifica e di conoscenza dell’ambiente montano ben differente e sicuramente più approfondita. Il canale Pericle-Sacchi al Passo del Tonale non è un percorso freeride nonostante la bellissima linea ed il


corto avvicinamento. Per arrivare alla selletta sommitale, sia che si salga da davanti o da dietro, è necessaria attrezzatura alpinistica come picozza, ramponi e spesso anche la corda e quant’altro possa essere utile per la sicurezza del gruppo. La Val Lasties nel gruppo dolomitico del Sella, è un itinerario freeride in quanto per raggiungerla praticamente non si cammina e per affrontarla in discesa non è necessario avere attrezzatura alpinistica specifica. Tra Freeride e Alpinismo, esiste più o meno la stessa differenza che c’è tra un arrampicatore da falesia, per cui è fondamentale il grado, il riuscire a chiudere il “tiro duro”, e uno scalatore classico per cui è invece più importante arrivare in cima sano e salvo senza badare troppo se si è “tirato” un rinvio o fatto un passaggio in artificiale. Il falesista e il freerider trovano gioia e godimento nel riuscire a fare bene un singolo tiro o una singola linea; l’arrampicatore classico e lo snowboarder/sciatore-alpinista, trovano invece la stessa gioia e lo stesso godimento lungo tutto il percorso di salita, così come lungo la discesa, senza troppo badare alla stile dell’arrampicata o alla bellezza della linea appena tracciata. A noi snowboarder-alpinisti non interessa la traccia fine a se stessa. A noi snowboarder-alpinisti interessa vivere intensamente ciò che stiamo facendo, aumentando di volta in volta le nostre abilità percettive verso la natura e tutto ciò che essa è in grado di offrirci e da cui siamo

in grado di trarne gioia e motivo di vita. Un vero snowboarder-alpinista, preferisce una bella giornata di sole in alta quota con neve dura e crostosa ad una giornata con poca visibilità ma con un metro di neve fresca. Al diavolo chi molte volte mi ha detto “no non vengo, non c’è neve fresca...”, peggio per lui! Così facendo si è perso la possibilità di acquisire conoscenze, godere dello spettacolo della natura da vicino e di allenarsi per quando sarà il momento di andare a tracciare mezzo metro di pura polvere per centinaia e centinaia di metri di dislivello! Attenzione! E’ fondamentale tenere sempre a mente che sia la pratica del Freeride sia la pratica dello Snowboard-Alpinismo, sono due attività pericolose soggette ai pericoli della montagna: nessuna delle due discipline è esente da possibili valanghe, scariche di sassi, ghiaccio, accumuli, pietre nascoste, ecc. Questo deve essere sempre chiaro a chi pratica il fuoripista: che ci troviamo a decine e decine di chilometri dal primo luogo abitato, o a poche centinaia di metri di distanza da una pista da sci, la nostra esposizione ai pericoli non cambia!

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Rifugio Mandrone 2449m | Mondrone Hütte

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La sicurezza

PRECONCETTI E LUOGHI COMUNI SULLE VALANGHE Fondamentale per ridurre la nostra esposizione ai pericoli della montagna in inverno, è la lettura di questo semplice paragrafo in cui sono riassunti luoghi comuni e preconcetti che accompagnano l’ingenuo snowboarder-alpinista così come anche moltissimi sci-alpinisti ed escursionisti invernali. Leggete bene le seguenti regole e fatene tesoro! Il freddo consolida la neve, quindi non si rischia Questa è una delle convinzioni più false, pericolose e diffuse. Questa condizione è valida solamente quando dopo un periodo caratterizzato da rialzo termico, segue una diminuzione della temperatura dovuto alla normale escursione termica giornaliera. In questo caso, il manto nevoso si consolida in quanto l’acqua, rigelando al suo interno, crea solidi legami tra i cristalli. Questo scenario è tipico della primavera quando durante il giorno la neve firn si scioglie e durante la notte, se sereno, rigela. Quando dopo un’intensa nevicata permane un periodo con temperature rigide, il freddo conserva l’instabilità ritardando l’assestamento del manto nevoso. Spessori ridotti di manto nevoso e temperature fortemente negative inoltre, favoriscono la formazione della cosiddetta “brina” che può creare pericolosi strati di scorrimento. Non ha più nevicato da parecchio tempo, la neve si è stabilizzata Dopo una nevicata, se fa freddo, la coltre nevosa si stabilizza solo lentamente e si possono trovare dei pendii esposti a nord pericolosi anche parecchi giorni dopo. I lastroni da vento inoltre, possono rimanere pericolosi molto a lungo, anche per tutto l’inverno! C’è poca neve quindi non c’è pericolo Non è vero! Lo snowboarder e gli sci-alpinisti, quando c’è poca neve, preferiscono scendere in conche e canali dove si trova spesso la neve accumulata dal vento che si può staccare facilmente sotto forma di valanga a lastroni. Ha tenuto il passaggio del primo, terrà anche i successivi Un pendio instabile non si rompe necessariamente al passaggio del primo snowboarder. Ogni persona, con il proprio passaggio, può compromettere la stabilità del manto nevoso fino alla rottura. Un lastrone può resistere al passaggio di due snowboarder che tengono una certa distanza, ma staccarsi se procedono ravvicinati. Per questo motivo, nelle zone a rischio, vale sempre la regola di procedere a distanze ragionevoli, in salita come in discesa.

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Il pendio è poco ripido Ma la valanga può cadere da molto più in alto! La neve fresca messa in movimento, può continuare a scivolare su pendii anche solamente di 10/20 gradi d’inclinazione. È fondamentale saper valutare a livello locale l’inclinazione dei pendii sovrastanti da dove si possono staccare valanghe anche di grosse dimensioni. Il bosco protegge dalle valanghe, al suo interno non c’è pericolo Solo il bosco fitto nel quale uno snowboarder passa con difficoltà è sicuro da valanghe. Un bosco rado, nel quale grandi parti di cielo sono visibili, non è sicuro. In caso di valanga, la presenza di alberi aumenta il rischio di collisione contro tronchi e sassi. È mattino presto non si rischia Questo è vero in primavera quando la notte è stata fredda e serena; al contrario, se la notte è stata coperta da nebbia e nuvole basse, il pericolo può essere maggiore che il giorno prima. In ogni caso, per il distacco di lastroni non c’è orario. Asperità del terreno trattengono il manto nevoso Ciò vale solo per le valanghe di fondo. La tipica valanga dello sciatore/snowboarder-alpinista è quella di superficie a lastroni, la quale si stacca indipendentemente dalle asperità del terreno sottostante. Le valanghe si staccano spontaneamente in modo casuale Nel 90% dei casi di incidente, sono gli stessi snowboarder e sciatori a staccare la valanga per colpa del loro passaggio e del loro peso. Solo nel 10% dei casi si tratta di fatalità. Le valanghe si staccano spontaneamente soprattutto quando i bollettini segnalano: «pericolo forte e generalizzato di valanghe». Consultando i bollettini si possono evitare queste valanghe rimanendo a casa. Le valanghe sono un enigma delle montagne, a niente valgono guide esperte e bollettini Sbagliatissimo! Con le misure di prevenzione che vedremo nel prossimo capitolo, si può fare molto per ridurre il nostro rischio di esposizione ad esse. Il fatto che professionisti della montagna come guide alpine e ricercatori vengono spesso travolti, è dovuto alla loro più lunga permanenza in montagna ed al fatto che devono andare per primi valutando di persona ed a proprio rischio la stabilità di un pendio. Il sordo rumore “whoom” è rassicurante perché indica un assestamento del manto nevoso Al contrario! Il tipico rumore “whoom” è un chiaro segnale della presenza di strati molto deboli poggianti l’uno sull’altro e pertanto è da considerarsi il segnale


d’allarme più evidente. Questo rumore accompagna quasi sempre il distacco di valanghe a lastroni: la natura non potrebbe metterci in guardia in modo più evidente! Se mentre camminate in salita sentite un rumore “whoom” di sprofondamento, tornate subito indietro! La carta delle valanghe è un elemento molto utile per la pratica dello sci e snowboard-alpinismo Le carte delle valanghe indicano il percorso delle grosse valanghe abituali, distogliendo l’attenzione da pendii localmente pericolosi e non visibili sulla carta. Un pendio già tracciato è più sicuro di uno ancora vergine Questa è una regola valida ma non esente da eccezioni. Solitamente, un pendio molto tracciato durante l’inverno, come ad esempio un itinerario freeride molto frequentato, è piuttosto sicuro in quanto la neve si assesta grazie al continuo passaggio di sciatori anche durante la nevicata stessa. Al contrario, pendii mai tracciati durante l’inverno, possono risultare molto pericolosi per chi fa la prima traccia in quanto nessun elemento esterno ha modificato la strutturazione del manto nevoso. La valanga è già caduta, quindi non c’è più pericolo Non è detto in quanto se a monte c’è ancora neve instabile, questa può scendere in un secondo momento in quanto il suo equilibrio può essere stato ulteriormente indebolito dal movimento della prima valanga. Possiamo andare tranquilli, tanto abbiamo gli Arva L’Arva non è un amuleto o un porta fortuna che ci protegge dal rischio valanghe: il 20% delle persone travolte da valanga muore immediatamente per le ferite riportate nel movimento della valanga stessa ed il 73% dei decessi avviene per soffocamento o asfissia in tempi brevissimi dell’ordine di pochi minuti. In questo caso l’Arva non serve a nulla! Conosco la montagna e sono prudente, quindi sono esperto Le condizioni della montagna cambiano in modo molto repentino, rendendo un pendio sicuro estremamente pericoloso da un giorno all’altro. Inoltre si deve considerare che non è la prudenza a fare un esperto. Tanto capita solo agli altri perché se le vanno a cercare Non è quasi mai vero: troppo sovente siamo convinti di essere prudenti e di “non andarcela a cercare” facendo ugualmente degli errori gravissimi senza riconoscere le possibili situazioni di pericolo.

Le valanghe cadono solo quando il tempo è brutto Il preconcetto che al termine delle nevicate anche il pericolo di valanghe cesserebbe è ogni inverno la causa di un importante numero di vittime. Il pericolo maggiore si incontra solitamente durante i primi giorni di bel tempo dopo la nevicata. Se si verifica un aumento della temperatura subito dopo la nevicata, il pericolo è ancora maggiore. Per non parlare se ha soffiato vento durante o subito dopo! Ho dei dubbi, facciamo la prova del bastoncino Questa prova, pur essendo un utile complemento ad altre informazioni, ci fornisce esclusivamente segnali sulla durezza degli strati interni e non sul loro legame, aspetto questo molto più interessante. Può tuttavia, se siamo degli esperti nel riconoscerlo, segnalarci la presenza di un accumulo di neve ventata. Ho fatto un test di valutazione stratigrafico quindi sono tranquillo I test hanno valore puntiforme e le informazioni che ne scaturiscono sono significative solamente per il pendio nel quale la prova è stata fatta. Inoltre, una corretta valutazione dei test richiede molta pratica ed esperienza. Non si vede nessun lastrone I lastroni più insidiosi sono quelli che non si vedono perché costituiti da neve a debole coesione o peggio perché ricoperti da neve fresca caduta in assenza di vento. Qui è una buona zona, non si stacca mai niente Anche le zone più sicure, in certe situazioni particolari, possono diventare pericolose magari anche soltanto per qualche ora. Qui è pericoloso, accendiamo l’Arva L’Arva deve essere acceso fin dall’inizio della gita quando siamo ancora accanto alla macchina. Quando capiamo di esserci addentrati in una zona pericolosa, spesso è troppo tardi e in quelle circostanze diventa difficile pensare a tutte le cose che dobbiamo fare. Inoltre, può capitare di subire un incidente senza rendercene conto perché provocato a distanza da altre persone. Le slavine scivolano e sono piccole, le valanghe rotolano e sono grandi, quindi più pericolose In realtà i due termini indicano esattamente lo stesso fenomeno, hanno solo due origini linguistiche diverse: la prima dal tedesco “lawinen” e la seconda dal francese “avalanche”.

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Ortles-Cevedale

I Ortles-Cevedale Il gruppo Ortles-Cevedale è il più alto massiccio delle Alpi Orientali: con i suoi 3905 metri di altezza, la cima dell’Ortles domina dall’alto tutte quante le prestigiose vette di questo gruppo quali ad esempio il Gran Zebrù, il Cevedale, il San Matteo, la Punta Thurwieser, il Cristallo e molte altre cime che insieme formano questo incredibile mare di roccia e di ghiaccio. Teatro di guerra tra il 1915 e il 1918, queste cime nascondono ancora oggi numerosi cimeli e oggetti appartenuti a coraggiosi soldati che non avevano paura né del freddo né della morte e che oggi, a causa dello scioglimento dei ghiacciai, sempre più spesso vengono ritrovati da appassionati ed escursionisti. Il gruppo Ortles-Cevedale è patria dell’alpinismo primaverile e di inizio estate: quando in giro per le Alpi circostanti le condizioni di innevamento obbligano lo sci-alpinista a concludere la stagione, su queste cime e Passo dello Stelvio

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ghiacciai è spesso possibile continuare l’attività alpinistica anche a giugno inoltrato e spesso anche in luglio. Cime come la Punta degli Spiriti o la Nord del Cristallo possono rimanere in condizioni anche per tutta l’estate. Per questo motivo, durante i mesi estivi, Ortles e Cevedale sono diventati in questi ultimi anni una vera e propria palestra di alpinismo d’alta quota. Al Passo dello Stelvio inoltre, da giugno a novembre, grazie agli impianti di risalita sempre aperti, è possibile salire in quota per mantenere il fisico allenato e per provare un po’ di manovre o qualche paretina ripida da fare in salita con i ramponi e la picca, e in discesa con la tavola o gli sci ai piedi. Personalmente, tutte le estati mi alleno su queste cime e su queste pareti provando materiali, configurazioni e manovre che possono tornare utili durante l’inverno. A livello di gite, Ortles e Cevedale offrono ben poco ai

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Rifugio Livrio

Ortles

3 4

1

2 Gran Zebrù

6 Rifugio Casati Rifugio Pizzini

5 Cevedale

Albergo Ghiacciaio dei Forni

Rifugio Larcher

7

P

S. Caterina Valfurva

Rifugio Branca

Malga Mare

Pejo

9 8 S. Matteo Rifugio Berni

Passo Gavia

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neofiti e principianti: data la notevole altezza delle cime e la presenza di enormi ghiacciai, muoversi attraverso questo territorio richiede parecchia esperienza alpinistica, allenamento e abitudine alle condizioni estreme dell’alta montagna. Per questo motivo, oltre alle grandi classiche dedicate ai più esperti, ho inserito un paio gite non troppo impegnative e due itinerari freeride adatti ad essere percorsi a inizio estate quando in città ci sono già 30 gradi mentre quassù sembra ancora inverno. Per qualsiasi gita all’interno del gruppo Ortles-Cevedale, per facile che possa sembrare, sono sempre indispensabili ramponi e piccozza. Il più delle volte inoltre, per attraversare i vari ghiacciai, è necessaria la corda e tutta l’attrezzatura alpinistica di riferimento per l’alta quota. Se non siete abbastanza esperti, affidatevi a qualche guida alpina del posto per le vostre prime ascensioni in questo magnifico ambiente di alta montagna! Se decidete di affrontare gli itinerari che si raggiungono dal Passo dello Stelvio, vi consiglio di pernottare per una o più notti direttamente al passo a 2760 metri di quota presso l’albergo Pirovano dotato di tutti i comfort (www.pirovano.it oppure 0342 210040/904421). Pernottando in questo hotel per qualche giorno, (al momento della prenotazione dite che siete alpinisti e che avete comprato questo libro per avere un trattamento riservato), potrete sfogare i vostri istinti snowboardalpinistici di fine stagione in un ambiente più unico che raro. Inoltre, se avvertite il giorno prima, il personale dell’hotel sarà felice di venirvi a recuperare in macchina ai punti di arrivo dei vari itinerari (Hotel Franzenshöhe e lungo i tornanti che salgono da Bormio).

Solitamente, gli itinerari con partenza dal Passo dello Stelvio sono percorribili da fine maggio a fine giugno. Se c’è brutto tempo non disperate, approfittatene per fare allenamento con i ramponi e la piccozza o per fare qualche prova Arva che non guasta mai! Tutti gli itinerari proposti per questo gruppo attraversano ghiacciai; per questo motivo, il grado minimo della scala di esposizione ai pericoli oggettivi (EXP), è 3 o superiore. Per tutti gli itinerari proposti è fondamentale partire presto la mattina ed essere sicuri del meteo per evitare di trovarsi immersi nella nebbia nel bel mezzo di un ghiacciaio. Le strade per il Passo dello Stelvio e per il Passo Gavia aprono al traffico solitamente verso fine maggio: prima di mettersi in macchina, assicurarsi che le strade siano aperte! Per questo motivo, alcuni itinerari sono frequentabili solamente a partire da fine maggio ed in genere rimangono in condizioni fino a fine giugno. Carpe Diem! 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Punta degli Spiriti / Geister Spitze Cima Tuckett / Tuckett Spitze Madaccio di Dentro / Hintere Madatsch Nord del Cristallo / Hohe Schneide Nordwand Cevedale Gran Zebrù / König Spitze Palon de la Mare San Matteo del ghiacciaio dei Forni / von Forni Gletscher San Matteo del Passo Gavia / von Gavia Joch Valle dei Vitelli Vedretta del Madaccio / Madatschferner

Vedretta del Madaccio | Madatschferner

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01

700

N W

Punta degli Spiriti / Geister Spitze 3467m 700

01

Ortles-Cevedale - Punta degli Spiriti

I Ortles-Cevedale / Ortlergruppe

Ortles Cevedale - Tabacco Carta N° 08 1:25000

2

3

4

5

6

SKI ALP EXP 3.2PD-

3

Merano > Val Venosta > Prato allo Stelvio > Passo Stelvio Itinerario estivo di media difficoltà attraverso i ghiacciai dello Stelvio. La Punta degli Spiriti è la cima dello Stelvio per eccellenza: di forma triangolare appuntita, domina dall’alto l’intero comprensorio sciistico sottostante ed offre al tempo stesso diverse alternative per la salita così come per la discesa. Il panorama dalla cima è sensazionale: Ortles, Cristallo, Gran Zebrù, Cevedale, Bernina, Adamello, Palla Bianca, il susseguirsi di cime e ghiacciai che si vedono da qui sembra non finire mai. Il panorama che si vede dalle piste da sci sottostanti, in confronto, è niente rispetto a quello che si gode dai 3467 metri di altezza della Punta degli Spiriti! Loc. di partenza Salita

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12 1

3h

Passo dello Stelvio, 2760 m Per la salita, partendo dal Passo dello Stelvio, ci sono diverse alternative che dipendono sia dalla situazione neve sia dalla nostra voglia di fare fatica: se la pista da sci che arriva fino al passo è ancora innevata, si può risalirla fino all’arrivo del primo troncone di funivia e da qui continuare lungo il ghiacciaio dello Stelvio risalendo le piste fin sotto la Punta. In alternativa, se al passo non c’è più neve così come sul tratto inferiore del ghiacciaio, si possono usare gli impianti di risalita per arrivare in 10 minuti al rifugio Livrio a quota 3174 metri da dove si può procedere in direzione della Punta a cui si arriva in meno di un ora. Una volta arrivati alla base della Punta degli Spiriti, le possibilità per arrivare in cima sono innumerevoli: risalendo la cresta nord-est, diretti per la parete nord, oppure, per la via meno impegnativa ma più lunga che risale l’ampia parete ovest. In ogni caso, da qualsiasi parte si salga, sono necessari ramponi e piccozza per eventuali tratti ghiacciati che si possono spesso trovare a queste quote e in questa stagione.

Franzenshöhe P

Passo Stelvio Rifugio Thöni Rifugio Livrio

Punta degli Spiriti

Ortles


Aufstieg 端ber die Nordseite Salita per la parete nord

Salita per la parete ovest Aufstieg 端ber die Westseite

Salita per la parete est Aufstieg 端ber die Ostseite

Piste da sci del Passo Stelvio Stilfserjoch Skipisten

Punta degli Spiriti | Geisterspitze 3467m

131


01

Ortles-Cevedale - Punta degli Spiriti

Solitamente gli sci-alpinisti scelgono di risalire per la cresta nord-est, io solitamente salgo e scendo direttamente dalla nord mentre con la tavola è decisamente più comodo e sicuro salire lungo la parete ovest. Per fare questo, arrivati alla stazione a monte degli skilift, scendere in direzione ovest per 50 metri e da qui andare in fuoripista in direzione dell’enorme pianoro che divide le due piste da sci. Da qui, in direzione est, salire il ripido pendio che abbiamo davanti e che porta alla cresta da dove si raggiunge la vetta. Note

Discesa

Beschreibung

Ausgangspunkt

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Attenzione agli enormi crepacci che ci sono in questa zona: assicurarsi che siano tutti chiusi e possibilmente legarsi in cordata seguendo le tradizionali regole dell’alpinismo d’alta quota. Per la discesa le alternative sono due: diretti per la parete nord che supera i 45 gradi di inclinazione (Ski 4.2), oppure per la meno ripida parete ovest.

Mittelschwere Sommerhochtour über den Stilfser Gletscher. Bei der Geisterspitze handelt es sich um DEN Gipfel am Stilfser Joch schlechthin: mit ihrer dreieckigen, spitzen Form thront sie über dem Skigebiet zu ihren Füßen. Das sich am Gipfel darbietende Panorama ist sensationell: Ortler, Hohe Schneide, Königsspitze, Cevedale, Bernina, Adamello, Weißkugel… die Aufeinanderfolge von Gipfeln und Gletschern scheint nicht enden zu wollen. Das Panorama von der unterhalb liegenden Skipiste ist nichts im Vergleich zu dem sich auf der 3467 m hohen Geisterspitze darbietenden Spektakel! Dieser Berg wartet mit mehreren Aufstiegs- und Abfahrtsvarianten auf. Stilfserjoch, 2760 m

Aufstieg

Vom Stilfserjoch gibt es mehrere Aufstiegsmöglichkeiten, die je nach Schneebedingungen und der eigenen Anstrengungsbereitschaft in Betracht zu ziehen sind: wenn auf der Skipiste zum Pass noch Schnee liegt, kann man über diese zur ersten Seilbahnstütze aufsteigen und von dort den Pisten entlang über den Stilfser Gletscher zum Gipfel aufsteigen. Sollte am Pass und dem unteren Gletscherabschnitt kein Schnee mehr liegen, kann man die Seilbahn nehmen, auf diese Weise in 10 min das Rifugio Livrio auf 3174 m und von dort in einer knappen Stunde die Geisterspitze erreichen. Am Fuß der Geisterspitze angekommen, bieten sich zahlreiche Möglichkeiten, um auf den Gipfel zu gelangen: entweder über den Nordostgrat, direkt über die Nordseite oder über den einfachsten, aber längsten Weg – die Westseite. Ganz egal von welcher Seite man aufsteigt, für eventuelle eisige Passagen, wie man sie in solchen Höhenlagen und zu dieser Jahreszeit häufig antrifft, sind Steigeisen und Pickel zwingend erforderlich.

Anmerkung

Skitourengeher wählen normalerweise den Aufstieg über den Nordostgrat. Ich persönlich steige gern über die Nordseite auf und fahre wieder über diese ab. Als die mit dem Snowboard sicherste und bequemste Variante gilt eindeutig die Westseite. Für diese fährt man vom Ausstieg des Skiliftes 50 m in westlicher Richtung ab und peilt abseits der Piste die enorme Ebene zwischen den beiden Skipisten an. Von dieser steigt man in östlicher Richtung über den vor der Nase liegenden Steilhang auf und erreicht so erst den Gipfelgrat und in weiterer Folge den Gipfel. Vorsicht: in dieser Zone befinden sich riesige Gletscherspalten – vergewissert euch, dass sie geschlossen sind, geht am besten angeseilt und haltet euch an alle „Hochtouren-Regeln“.

Abfahrt

Für die Abfahrt bestehen zwei Möglichkeiten: entweder fährt man direkt über die mehr als 45° steile Nordseite (Ski 4.2) oder über die weniger steile Westseite ab.


Punta degli Spiriti, Parete Ovest | Geisterspitze, Westseite

La Punta degli Spiriti vista dalla cresta del Cristallo | Die Geisterspitze vom Grat der Hohen Schneide gesehen

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02

1280

N E W

Cima Tuckett / Tuckett Spitze 3462m 670/1280

02

Ortles-Cevedale - Cima Tuckett

I Ortles-Cevedale / Ortlergruppe

3

4

5

6

SKI ALP EXP 3.2

PD+

3

Splendida cima di inizio estate in alta quota. Quando arrivi sulle piste del Passo dello Stelvio, la Cima Tuckett è la prima che vedi e quella che ti attrae maggiormente: bella, bianca, circondata soltanto da ghiacciai, questa cima è l’ideale per il primo assaggio di vera alta montagna. Fanno da contorno la possibilità di ridurre notevolmente il dislivello sfruttando gli impianti di risalita e l’incredibile discesa che in giugno (qualche estate anche in luglio) è ancora in grado di offrire 1000 metri di dislivello da fare tavola ai piedi; incredibile Stelvio! Hotel Franzenshöhe, 2190 m – Passo dello Stelvio, 2760 m

Salita

Ortles Cevedale - Tabacco Carta N° 08 1:25000

2

Merano > Val Venosta > Prato allo Stelvio > Passo Stelvio

Loc. di partenza

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12 1

4.30/2.00 h

Per la salita ci sono due possibilità: partire dall’hotel Franzenshöhe e risalire per intero il ghiacciaio fino alla cima (itinerario piuttosto impegnativo per la quota, i pericoli oggettivi e il dislivello), oppure, prendere gli impianti di risalita dal Passo dello Stelvio fino ad arrivare al rifugio Livrio, a quota 3174 e da qui scendere verso il pianoro della vedretta del Madaccio (fantastica discesa per 300 metri da brivido, attenzione a possibili grossi crepacci). Una volta arrivati nel bel mezzo del pianoro della vedretta, mettere le ciaspole o i ramponi, legarsi in cordata e cominciare la salita. In questo punto arriva anche chi sale dal Franzenshöhe. Dal pianoro in cui ci troviamo, procedere in direzione est portandosi verso il ripido pendio che risulta maggiormente crepacciato sulla parte sinistra. Risalirlo sulla destra fino ad arrivare ad un tratto piuttosto pianeggiante sempre su ghiacciaio. Da qui, in direzione sudovest, dirigersi verso l’evidente Cima Tuckett che si trova sulla destra. Per affrontare l’ultimo tratto ripido di circa 100 metri che porta in vetta, sono necessari i ramponi, la piccozza e buona tecnica: un eventuale scivolone su questo pendio potrebbe avere gravi conseguenze.

Franzenshöhe P

Passo Stelvio Rifugio Thöni Rifugio Livrio

Madaccio di Fuori

Cima Tuckett

Ortles


Madaccio di dentro Hintere Madatsch

Cima Tuckett Tuckett Spitze

Discesa dalle piste da sci dello Stelvio verso il pianoro e la Vedretta del Madaccio

pianoro Hochebene

Abfahrt von den Stilfserjoch Skipisten in Richtung der Hochebene am Madatsch Ferner

L’ultimo ripido pendio prima della cima | Der letzte Steilhang vor dem Gipfel

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02

Ortles-Cevedale - Cima Tuckett

Note

È fortemente sconsigliato risalire dal pianoro della vedretta del Madaccio al rifugio Livrio per via dei numerosi grossi crepacci che si trovano in questo tratto di ghiacciaio. Per affrontare questa gita, assicurarsi che le condizioni del ghiacciaio e di innevamento permettano di arrivare in sicurezza con la tavola ai piedi fino alla fine del ghiacciaio per poi, tavola in spalle, arrivare al Franzenshöhe.

Discesa

Per la discesa seguire il tracciato di salita. Dopo il pianoro sulla vedretta del Madaccio, si continua la discesa tenendosi sulla sinistra fino ad arrivare ad un ulteriore ripido pendio molto crepacciato sulla destra che quindi va affrontato rimanendo sulla sinistra. Disceso anche questo pendio, si continua in direzione nord fino ad imboccare uno stretto ma piuttosto pianeggiante canalino tra le rocce che si segue fino a quando non finisce la neve facendo attenzione a non andare troppo in basso. Arrivati a questo punto, ci si toglie la tavola e si fa rientro a piedi, in circa mezz’ora, all’hotel Franzenshöhe. Per il rientro a piedi, andare in direzione ovest cercando di non perdere quota e scavalcare l’evidente rilievo che ci separa dal Franzenshöhe (Costone Davanti). Una bellissima variante di discesa da fare con condizioni assolutamente sicure è quella che si trova ai piedi dell’ultimo tratto di salita alla cima: invece di andare verso destra seguendo le tracce di salita, si può tagliare sulla sinistra per affrontare il ripido pendio che porta diretto al pianoro della vedretta del Madaccio (Ski 4.1).

Beschreibung

Herrliche Frühsommerhochtour. Von den Skipisten des Stilfserjochs aus gesehen sticht einem der schöne, weiße und von Gletschern umgebene Gipfel der Tuckettspitze als erstes ins Auge. Es handelt sich hierbei um einen optimalen Einstieg in erste richtige Hochgebirgserfahrungen. Zudem bietet sich die Möglichkeit, die Liftanlagen in Anspruch zu nehmen und somit den zu bewältigenden Höhenunterschied drastisch zu verringern. Die Krönung stellt die herrliche, selbst im Juni (manchmal sogar im Juli) noch über 1000 Höhenmeter verlaufende Abfahrt dar – einfach unglaublich!

Ausgangspunkt

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Hotel Franzenshöhe, 2190 m – Stilfserjoch, 2760 m

Aufstieg

Es gibt zwei Aufstiegsmöglichkeiten: entweder startet man beim Hotel Franzenshöhe und steigt über den gesamten Gletscher zum Gipfel auf (relativ anspruchsvoll aufgrund der Höhenlage, der objektiven Gefahren und des Höhenunterschieds), oder man nimmt die Liftanlagen vom Stilfserjoch zum Rifugio Livrio auf 3174 m und fährt von der Bergstation zur Hochebene am Madatsch Ferner (Vedretta del Madaccio) ab (fantastische 300 m Abfahrt, Vorsicht auf mögliche große Gletscherspalten). Ist man inmitten der Ebene am Ferner angelangt, zieht man die Schneeschuhe oder Steigeisen an, bindet sich ins Seil ein und beginnt den Aufstieg. An diese Stelle stößt man außerdem auf jene, die vom Hotel Franzenshöhe aufsteigen. Von der Ebene geht es in östlicher Richtung auf einen Steilhang zu, dessen linke Seite vermehrt von Gletscherspalten durchsetzt ist. Es gilt folglich, über seine rechte Seite zu einem relativ eben verlaufenden Flachstück (nach wie vor am Gletscher) aufzusteigen. Von dort peilt man in südwestlicher Richtung die eindeutig zu erkennende, rechts gelegene Tuckettspitze an. Zur Bewältigung des letzten steilen ungefähr 100 m langen und zum Gipfel führenden Abschnitts sind Steigeisen, Pickel sowie gute Technik erforderlich. Ein Ausrutscher könnte hier gravierende Folgen nach sich ziehen.

Anmerkung

Angesichts der zahlreichen großen Gletscherspalten ist dringendst davon abzuraten, von der Ebene am Madatsch Ferner zum Rifugio Livrio aufzusteigen. Sichere Schnee- und gute Gletscherverhältnisse sind Voraussetzung für eine Begehung dieser Tour.


Abfahrt

Die Abfahrt erfolgt über den Aufstiegsweg. Im Anschluss an die Hochebene am Madatsch Ferner hält man sich links und gelangt auf diese Weise zu einem auf der rechten Seite von zahlreichen Gletscherspalten durchsetzten Steilhang, den es folglich auf der linken Seite zu bewältigen gilt. Hat man diesen Hang hinter sich gelassen, geht es Richtung Norden zu einer schmalen, relativ flachen, zwischen Felsen gelegenen kleinen Rinne weiter, über die man solange abfährt, bis kein Schnee mehr liegt. Achtung: nicht zu weit abfahren! Zu Fuß macht man sich nun auf den Weg zum Hotel Franzenshöhe (Gehzeit: zirka eine halbe Stunde). Dabei bewegt man sich Richtung Westen, versucht, nicht an Höhe zu verlieren und überwindet die Geländeerhebung, die einen vom Hotel Franzenshöhe trennt. Eine sehr lohnende Abfahrtsvariante für absolut sichere Bedingungen bietet sich im Anschluss an den letzten Gipfelabschnitt: anstatt rechts den Aufstiegsspuren zu folgen, schneidet man nach links und fährt über einen Steilhang direkt zur Hochebene am Madatsch Ferner ab (Ski 4.1).

Il passaggio finale attraverso lo stretto canalino tra le rocce | Die Schlusspassage durch die schmale, zwischen Felsen liegende Rinne

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03

1240

N W

Madaccio di Dentro / Hintere Madatsch 3428m 630/1240

03

Ortles-Cevedale - Madaccio di Dentro Ortles Cevedale - Tabacco Carta N° 08 1:25000 138

I Ortles-Cevedale / Ortlergruppe

12 1

2

3

4

5

6

SKI ALP EXP 3.3

4.30/2.00 h

PD+

3

Merano > Val Venosta > Prato allo Stelvio > Passo Stelvio Grandioso itinerario di inizio estate. Poco distante dalla Cima Tuckett, il Madaccio di Dentro offre ancora più panorama in quanto si trova nel bel mezzo della vedretta del Madaccio e di quella di Trafoi, circondato da uno spettacolo di ghiaccio e roccia come pochi se ne possono vedere da queste parti. Loc. di partenza

Hotel Franzenshöhe, 2190 m – Passo dello Stelvio, 2760 m

Salita

Per la salita ci sono due possibilità: partire dall’hotel Franzenshöhe e risalire per intero il ghiacciaio fino alla cima (itinerario piuttosto impegnativo per la quota, i pericoli oggettivi e il dislivello), oppure, prendere gli impianti di risalita dal Passo dello Stelvio fino ad arrivare al rifugio Livrio, a quota 3174 e da qui scendere verso il pianoro della vedretta del Madaccio (fantastica discesa per 300 metri da brivido, attenzione a possibili grossi crepacci). Una volta arrivati nel bel mezzo del pianoro della vedretta, mettere le ciaspole o i ramponi, legarsi in cordata e cominciare la salita. In questo punto arriva anche chi sale dal Franzenshöhe. Dal pianoro in cui ci troviamo, procedere in direzione est portandosi verso il ripido pendio che risulta maggiormente crepacciato sulla parte sinistra. Risalirlo sulla destra fino ad arrivare ad un tratto piuttosto pianeggiante sempre su ghiacciaio. Da qui, in direzione est, dirigersi verso un’evidente forcella che separa la vedretta del Madaccio dalla vedretta di Trafoi. Raggiunta la forcella (ramponi indispensabili), girare a destra e in direzione sud per cresta, portarsi alla base del breve pendio finale da cui si raggiunge rapidamente la vetta.

Note

È fortemente sconsigliato risalire dal pianoro della vedretta del Madaccio al rifugio Livrio per via dei numerosi grossi crepacci che si trovano in questo tratto di ghiacciaio. Per affrontare questa gita, assicurarsi che le condizioni del ghiacciaio e di innevamento permettano di arrivare in sicurezza con la tavola ai piedi fino alla fine del ghiacciaio per poi, tavola in spalle, arrivare al Franzenshöhe.

Franzenshöhe P

Passo Stelvio Rifugio Thöni Rifugio Livrio

Madaccio di Fuori Ortles Madaccio di Dentro


La parte superiore della Vedretta del Madaccio Livigno, Monte | Derdelle obere Mine. Teil Ph. des Giuliano Madatschferners Bordoni

139


03

Ortles-Cevedale - Madaccio di Dentro 140

Discesa

Per la discesa seguire il tracciato di salita. Dopo il pianoro sulla vedretta del Madaccio, si continua la discesa tenendosi sulla sinistra fino ad arrivare ad un ulteriore ripido pendio molto crepacciato sulla destra che quindi va affrontato rimanendo sulla sinistra. Disceso anche questo pendio, si continua in direzione nord fino ad imboccare uno stretto ma piuttosto pianeggiante canalino tra le rocce che si segue fino a quando non finisce la neve facendo attenzione a non andare troppo in basso. Arrivati a questo punto, ci si toglie la tavola e si fa rientro a piedi, in circa mezz’ora, all’hotel Franzenshöhe. Per il rientro a piedi, andare in direzione ovest cercando di non perdere quota e scavalcare l’evidente rilievo che ci separa dal Franzenshöhe (Costone Davanti).

Beschreibung

Grandiose Frühsommertour. Die nahe der Tuckettspitze gelegene Hintere Madatschspitze bietet durch ihre Lage inmitten des Madatsch und des Trafoier Ferners ein äußerst spektakuläres Ambiente – ein Panorama aus Fels und Eis, wie man es sonst kaum findet.

Ausgangspunkt

Hotel Franzenshöhe, 2190 m – Stilfserjoch, 2760 m

Aufstieg

Es gibt zwei Aufstiegsmöglichkeiten: entweder startet man beim Hotel Franzenshöhe und steigt über den gesamten Gletscher zum Gipfel auf (relativ anspruchsvoll aufgrund der Höhenlage, der objektiven Gefahren und des Höhenunterschieds), oder man nimmt die Liftanlagen vom Stilfserjoch zum Rifugio Livrio auf 3174 m und fährt von der Bergstation zur Hochebene am Madatsch Ferner (Vedretta del Madaccio) ab (fantastische 300 m Abfahrt, Vorsicht auf mögliche große Gletscherspalten). Ist man inmitten der Ebene am Ferner angelangt, zieht man die Schneeschuhe oder Steigeisen an, bindet sich ins Seil ein und beginnt den Aufstieg. An diese Stelle stößt man außerdem auf jene, die vom Hotel Franzenshöhe aufsteigen. Von der Ebene geht es in östlicher Richtung auf einen Steilhang zu, dessen linke Seite vermehrt von Gletscherspalten durchsetzt ist. Es gilt folglich, über seine rechte Seite zu einem relativ eben verlaufenden Flachstück (nach wie vor am Gletscher) aufzusteigen. Von dort peilt man in östlicher Richtung die offensichtliche, zwischen dem Madatsch und dem Trafoier Ferner gelegene Scharte an (Steigeisen zwingend erforderlich). Hat man die Scharte erreicht, zweigt man nach rechts ab und setzt in südlicher Richtung über den Grat zum Fuß des kurzen Schlusshanges fort, über den in Kürze der Gipfel zu erlangen ist.

Anmerkung

Angesichts der zahlreichen großen Gletscherspalten ist dringendst davon abzuraten, von der Ebene am Madatsch Ferner zum Rifugio Livrio aufzusteigen. Sichere Schnee- und gute Gletscherverhältnisse sind Voraussetzung für eine Begehung dieser Tour.

Abfahrt

Die Abfahrt erfolgt über den Aufstiegsweg. Im Anschluss an die Hochebene am Madatsch Ferner hält man sich links und gelangt auf diese Weise zu einem auf der rechten Seite von zahlreichen Gletscherspalten durchsetzten Steilhang, den es folglich auf der linken Seite zu bewältigen gilt. Hat man diesen Hang hinter sich gelassen, geht es Richtung Norden zu einer schmalen, relativ flachen, zwischen Felsen gelegenen kleinen Rinne weiter, über die man solange abfährt, bis kein Schnee mehr liegt. Achtung: nicht zu weit abfahren! Zu Fuß macht man sich nun auf den Weg zum Hotel Franzenshöhe (Gehzeit: zirka eine halbe Stunde). Dabei bewegt man sich Richtung Westen, versucht, nicht an Höhe zu verlieren und überwindet die Geländeerhebung, die einen vom Hotel Franzenshöhe trennt.


Punta Thurwieser 3641 m. | Thurwieserspitze 3641m

Vedretta del Madaccio | Madatschferner

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