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COLLANA LUOGHI VERTICALI

Pietro Buzzoni Eugenio Pesci

LARIO ROCK

i t e r a P

Grigne Medale Valsassina Orobie Resegone Pareti del Lago

EDIZIONI VERSANTE SUD


Prima edizione Dicembre 2011 ISBN 978-88-96634-20-2 Copyright © 2011 VERSANTE SUD S.r.l. Milano via Longhi, 10, tel. 027490163 www.versantesud.it I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.

Copertina

Pizzo d’Eghen, Adriano Selva e Pietro Buzzoni su L4 di Prigionieri dei sogni, 7c+ (foto Andrea Pozzi)

Testi

Pietro Buzzoni, Eugenio Pesci

Disegni

Marco Romelli

Mappa generale

Carolina Quaresima

Stampa

Monotipia Cremonese (CR)

Ringraziamenti Tino Albani, Marco Anghileri, Silvano Arrigoni, Benigno Balatti, Alessio Bastianello, Biblioteca A. Gomba Milano, Don Agostino Butturini, Stefano Canali, iovanni Chiaffarelli, Roby Chiappa, Raffaele Dinoia, Famiglia Fasana, Ivo Ferrari, Marco Ferrazza, Lorenzo Festorazzi, Fondazione Riccardo Cassin, Renato Frigerio, Marco Galli, Roberta Geddo, Alessandro Gogna, Fabio Lenti, Rossano Libéra,

Nota

L’alpinismo è uno sport potenzialmente pericoloso, chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Tutte le notizie riportate in quest’opera sono state aggiornate in base alle informazioni disponibili al momento, ma vanno verificate, e valutate sul posto e di volta in volta, da persone esperte prima di intraprendere qualsiasi scalata.

Eloisa Limonta, Michele Mandelli, Gianluigi Marini, Marino Marzorati, Oscar Meloni, Giovanni Nicoli, Sergio Panzeri, Matteo Piccardi, Andrea Pozzi, Bruno Quaresima, Gerardo Re Depaolini, Norberto Riva, Giancarlo Riva, Giovanni Rivolta, Giuseppe Rocchi, Andrea Savonitto, Adriano Selva, Andrea Spandri, Giorgio Tessari, Fabio Valseschini, Paolo Vitali & Sonja Brambati


Pietro Buzzoni Eugenio Pesci

LARIO ROCK PARETI

Grigna Meridionale Medale Pareti del Lago di Lecco Valsassina Grigna Settentrionale Orobie valsassinesi Resegone

EDIZIONI VERSANTE SUD


Prefazione

Prefazione Il territorio lariano, estremamente ricco di pareti rocciose è, da quasi cento anni, al centro dell’interesse alpinistico lombardo, soprattutto per la presenza di numerose e imponenti pareti, il cui sviluppo arriva talora a 600 metri. Queste pareti, esplorate già nei primi decenni del XX secolo, sono state in seguito salite, nelle diverse epoche, da alpinisti di differenti generazioni, che hanno, a seconda dei periodi e degli stili di scalata, aperto un numero elevatissimo di itinerari di ogni livello tecnico. Molte di queste vie hanno reso la zona lecchese, e quella delle Grigne in particolare, celebre non solo in Italia ma anche in un contesto internazionale. Dagli itinerari storici degli anni 30, alle impegnative salite miste degli anni 60 e 70, sino alle numerose vie moderne attrezzate in modo in genere sicuro, sulle pareti lecchesi esiste oggi una possibilità di azione su roccia estremamente ampia. Anche la tradizione descrittiva e bibliografica inerente quest’area è diventata, con il passare dei decenni, imponente: dalle prime piccole guide dedicate negli anni 20 alle guglie della Grignetta, passando per le due edizioni della Guida dei Monti d’Italia edita dal CAI-TCI, concernente le Grigne, si è arrivati negli ultimi anni a varie pubblicazioni tecniche, tutte curate e valide, che descrivono in dettaglio le vie di più tiri nel lecchese. Proprio entro questa tradizione, si colloca

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il presente volume, che mira a dare un quadro in gran parte esaustivo della situazione tecnica attuale delle pareti lecchesi, spaziando però non solo dalle Grigne al Resegone, al Monte San Martino, alla Valsassina, ma arrivando sino alle Orobie lecchesi e non trascurando strutture minori. Gli autori hanno volutamente dato al lavoro un taglio che unisce alla precisione tecnica una serie di approfondimenti storici relativi alle vicende e ai personaggi che hanno animato nel tempo l’azione verticale su queste pareti. Per la prima volta vengono quindi approfondite, con schede specifiche corredate da un apparato iconografico arricchito da rare immagini, molto spesso inedite, le vicende che hanno portato alla creazione di molte vie celebri o di alta difficoltà. In particolare, con riferimento al Sasso Cavallo, alla Grignetta, alla Corna di Medale e al Pizzo d’Eghen. Notevole spazio è stato inoltre dato alla dettagliata descrizione degli itinerari non solo attraverso un testo analitico ma anche e soprattutto attraverso i tracciati sulle fotografie. Presentando questo lavoro, gli autori si augurano che esso rimanga a lungo come punto di riferimento tecnico e storico per la conoscenza e l’evoluzione dell’arrampicata sulle pareti attorno al Lario. Pietro Buzzoni, Eugenio Pesci


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Introduzione tecnica 6

Introduzione tecnica INFORMAZIONI GENERALI Il territorio prealpino lecchese presenta, come detto precedentemente, un numero molto elevato di pareti rocciose di altezza variabile fra i 60 e i 600 metri. Alcune di queste pareti calcaree si trovano a poca distanza dai centri abitati, come la Corna di Medale o le Pareti del Lago, facilmente raggiungibili da Lecco. Altre, come il Sasso Cavallo o il Pizzo d’Eghen, sono ubicate in zone più remote, o molto remote e necessitano di un approccio più meditato e critico. L’offerta di itinerari di ogni genere spazia dalle vie normali di modesta difficoltà, spesso frequentate da principianti, a itinerari estremi che si collocano fra i più belli e severi delle Prealpi. Enorme il numero di vie moderne,talora di sviluppo notevole (300/400 m.) ben attrezzate a fix o molto spesso a fittoni resinati. Se, per quanto riguarda gli itinerari classici, il livello di difficoltà di rado supera il 5c/6a della scala francese, per gli altri itinerari moderni il livello più rappresentato è quello dei gradi che vanno dal 6b al 7a. Quasi tutte le vie della zona si svolgono su roccia buona o ottima, ove regna sovrana la placca tecnica, anche se non mancano belle fessure e diedri, come sulla Medale, in Grignetta e sul Pizzo d’Eghen, mentre modesta o quasi nulla è la presenza di itinerari fortemente strapiombanti. La titanica opera di richiodatura sistematica a fittoni resinati, svolta alcuni anni fa e riguardante moltissime vie delle Grigne, ha migliorato in modo determinante la sicurezza degli itinerari ma non ha mutato l’impegno globale di varie salite, che spesso si svolgono su terreno esposto ed esigono sempre un approccio alpinistico. E’ possibile determinare una divisione per tipologia delle strutture lecchesi ove sono presenti itinerari di più tiri: Fra le pareti di maggior ampiezza, con vie di sviluppo già notevole, e che richiedono una buona esperienza alpinistica, vanno segnalate: la Corna di Medale, che ha facile accesso in ogni stagione, vie molto belle e frequentate, ma che rimane una parete complessa e da non prendere mai in modo leggero, sia per il pericolo di caduta sassi, sia per la difficoltà di calata su parecchi itinerari. Il Sasso Cavallo presenta splendidi itinerari di notevole sviluppo, con accesso lungo e

faticoso, in un luogo isolato e con vie su cui le protezioni vanno spesso integrate. La solitaria parete del Forcellino, su cui ci si cala per circa 300 metri, benché non particolarmente esposta, obbliga alla risalita e come tale rimane impegnativa. Le vie sono ben chiodate e in genere di soddisfazione. Il Pizzo d’Eghen è la struttura più remota e complessa della zona, accessibile attraverso un lungo zoccolo per nulla banale ed è caratterizzata da vie belle e difficili. I soccorsi sono molto problematici e già in passato si sono rivelati estremamente impegnativi. La parete ha copertura cellulare. Allo stesso modo, soccorsi problematici, che diventano drammatici con cattivo tempo, sono da considerarsi quelli sulla Parete Fasana, in quanto si svolgono su una parete articolata e friabile. Buona la copertura cellulare, che è invece assente sul Sasso Cavallo e sul Sasso dei Carbonari, così come nella zona orobica. Soprattutto per il Pizzo d’Eghen, la Parete Fasana e il Sasso dei Carbonari si sottolinea la necessità di una consolidata esperienza alpinistica che unisca la livello tecnico tutte le astuzie del caso. Per quanto riguarda le pareti minori, cioè di lunghezza inferiore ai 200 metri, va osservato che esse richiedono quasi sempre un approccio alpinistico, legato al terreno e all’ambiente, anche se sono ben chiodate e accessibili in meno di un’ora. In particolare ciò vale per la Grignetta, montagna bellissima ma infida e scoscesa, i cui versanti sono talora friabili - mentre le vie hanno quasi sempre roccia sana o ottima- e presentano grande variabilità di condizioni legate anche ai residui di neve dopo l’inverno. Ciò consiglia, ad inizio stagione, un’adeguata attrezzatura. In genere, per tutte le vie della zona, si consigliano due corde, qualche friend e una dozzina di rinvii. Sempre necessario il casco. VALUTAZIONE DELLA DIFFICOLTÀ Viene proposta come sulle altre guide di alpinismo una classificazione approfondita e completa, con una scala sulla proteggibilità espressa in numeri arabi abbinati alle lettere R o S per riconoscere il tipo di chiodatura (S = spit, R = chiodo, RS = chiodatura mista) affiancata da una scala in numeri romani (I, II, III, IV, V, VI, VII), che definisce lunghezza e impegno ambientale della via e che prende spunto dalla scala


americana in uso per le big wall. Tutto naturalmente va preso con le dovute cautele perché, su queste pareti, non tutte le vie hanno chiodatura a spit sistematica, dove non serve aggiungere altre protezioni; per il resto, si percorre un terreno che lascia spazio all’inventiva, alla fantasia, alla capacità di ognuno e quindi, non completamente preconfezionato. La difficoltà tecnica Questa guida comprende sia itinerari moderni o sportivi protetti a fix o resinati, sia itinerari classici dove sono presenti rare protezioni fisse da integrare. Pochi e ben evidenziati gli itinerari con chiodatura normale a chiodi o sprotetti. Per ogni via si indica il grado massimo e quello obbligatorio, così come gli eventuali passaggi in artificiale.

PROTEGGIBILITÀ S1

S2

S3

S4

S5

S6

Spittatura solo parziale e posizionata lontano dai passaggi chiave, tratti molto lunghi, anche superiori ai 20 m, in cui una caduta può avere conseguenze anche letali.

R1

Facilmente proteggibile con protezioni sempre solide, sicure e numerose. Limitati tratti obbligatori. Lunghezza potenziale caduta qualche metro e volo senza conseguenze.

R2

Mediamente proteggibile con protezioni sempre solide e sicure ma più rade. Tratti obbligatori tra le protezioni. Lunghezza potenziale caduta qualche metro al massimo e volo senza conseguenze.

R3

Difficilmente proteggibile con protezioni non sempre buone e distanti. Lunghi tratti obbligatori. Lunghezza potenziale caduta fino a 7-8 metri al massimo e volo con possibile infortunio.

R4

Difficilmente proteggibile con protezioni scarse o inaffidabili e/o distanti che terrebbero solo una piccola caduta. Lunghi tratti obbligatori. Lunghezza potenziale caduta fino a 15 metri con possibilità di fuoriuscita di ancoraggi e volo con probabile infortunio.

R5

Difficilmente proteggibile con protezioni scarse, inaffidabili e distanti che terrebbero solo una piccola caduta. Lunghi tratti obbligatori. Possibilità di lunghe cadute e di fuoriuscita di ancoraggi che può determinare un volo fino a terra con infortunio sicuro.

R6

Improteggibile se non per brevi e insignificanti tratti lontani dai passaggi chiave del tiro. Una eventuale caduta può avere conseguenze anche letali.

IMPEGNO GLOBALE I

Una via corta richiedente poche ore, nei pressi della strada e con comodo avvicinamento, ambiente solare e ritirata comoda.

II

Via di diverse lunghezze su una parete superiore ai 200 m, avvicinamento facile anche se può richiedere una discreta marcia, comoda ritirata.

III

Via lunga oltre i 300 m, ambiente severo, richiede quasi tutta la giornata per essere superata. Può richiedere un lungo avvicinamento e la ritirata può non essere veloce.

IV

Via molto lunga, superiore ai 500 m, su parete severa e distante dal fondovalle. Richiede un'intera giornata per essere superata. La ritirata può essere complicata e non svolgersi sulla linea di salita.

V

Via molto lunga stile big wall, richiede normalmente un bivacco in parete. Ritirata difficile, ambiente severo.

VI

Big wall che richiede più giorni di permanenza in parete, ambiente di alta montagna, ritirata difficile.

VII

Tutte le caratteristiche proprie del grado VI esasperate, come nel caso di big-wall himalayane che necessitano di una spedizione per essere superate.

Spittatura normale, come quella utilizzata in falesia. Distanza mai superiore ai 3-4 m tra uno spit e l'altro. Lunghezza potenziale caduta qualche metro al massimo e volo senza conseguenze. Spittatura distanziata e tratti obbligatori tra le protezioni. Lunghezza potenziale caduta una decina di metri al massimo e volo senza conseguenze. Spittatura distanziata, passaggi quasi sempre obbligatori. Distanza tra gli spit anche superiore ai 5 metri, voli lunghi ma non eccessivamente pericolosi. Spittatura molto distanziata (oltre i 7 metri), passaggi obbligatori. Una caduta può potenzialmente provocare un infortunio. Spittatura oltre i 10 m, passaggi obbligatori e tratti dove una caduta può sicuramente provocare un infortunio (caduta su terrazzi e cengie o al suolo).

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Introduzione tecnica

ACCESSI E VIABILITÀ LOCALE La zona di Lecco si raggiunge facilmente da sud, via Milano, per la SS36, che si imbocca da Viale Fulvio Testi o dalla bretella della Tangenziale Est. Attualmente (2011) è facile trovare molto traffico nella zona di Monza, a causa di una serie di lavori stradali. Provenendo da nord si può giungere a Lecco sempre dalla SS36 che scende da Colico. Nei pomeriggi festivi è spesso facile trovare molto traffico o code in direzione sud, poco dopo Lecco, o all’altezza del tunnel del Monte Barro o ancora nella zona di Monza. La recente costruzione e apertura della nuova strada che collega Lecco e Ballabio ha facilitato grandemente il raggiungimento della Valsassina, ma si tenga sempre presente che, soprattutto in inverno quando nel pomeriggio ai turisti si sommano gli sciatori è quasi normale, nei giorni festivi, trovare code in direzione sud nel tunnel che porta a Lecco. METEO La zona del lago di Lecco presenta un clima ben definito, con inverni spesso mitigati dal calore del lago e giornate o periodi secchi e temperati. Alcune pareti locali, come la Medale e l’Antimedale, godono di un microclima che permette di arrampicare in maglietta anche in inverno, quando le temperature in pianura sono rigide, mentre risultano assolate e troppo calde in estate. Ovviamente molte pareti più in quota, come la Grignetta o il Sasso Cavallo, risultano inagibili in inverno e comunque una corretta documentazione e informazione meteorologica è obbligatoria per la frequentazione della gran parte delle pareti della zona.

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INFOMETEO - Assai consigliabile e preciso: www.ilmeteo.it (Lecco), che da informazioni a sette giorni con dettaglio nelle ore della giornata. - Bollettino Nivometeo Regione Lombardia 848837077 (numero verde), copre 3 giorni dall’emissione, che viene fatta il lunedì, mercoledì e venerdi dopo le ore 12. - Bollettino Meteo Svizzera Italiana 0041848800162 (emissione con aggiornamento continuo) - http://www.meteosvizzera.ch/web/it.html - Bollettino del Centro Geofisico Prealpino 0332285111 http://www.astrogeo.va.it/prevmete.htm - Bollettino Nivometeo AINEVA 0461230030. INTERNET http://larioclimb.paolo-sonja.net/index.html


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Bibliografia 10

Edmondo Brusoni: GUIDA DELLE PREALPI DI LECCO* - 1903 Gianni Barberi: GRIGNA - ARRAMPICATE GRIGNA MERIDIONALE - 1925 Silvio Saglio: LE GRIGNE - CAI/TCI 1937 Silvio Saglio: PREALPI LOMBARDE da rifugio a rifugio* - CAI/TCI 1957 Claudio Cima: LE GRIGNE - Tamari Editori, Bologna 1971 Walter Pause: 100 SCALATE CLASSICHE - Gorlich Editore, Milano 1974 Claudio Cima: SCALATE NELLE GRIGNE - Tamari Editori, Bologna 1975 Giancarlo Mauri: ESCURSIONI NELLE GRIGNE* - Tamari Editori, Bologna 1976 Giorgio Tessari, Gian Maria Mandelli: VALMADRERA, montagne e it. alpinistici - P. Cattaneo, Oggiono 1979 Alessandro Gogna: 100 NUOVI MATTINI - Zanichelli, Bologna 1981 Andrea Savonitto: LA CHIUSA DELLA VALSASSINA - Ed. Agielle, Lecco 1981 Gruppo Condor Lecco: LE PLACCHE - Studio EmmeBi, Lecco 1982 Sandro Gandola: SENTIERI E FERRATE LECCHESI* - Ed. Il Gabbiano 1984 Valerio Casari, Lele Dinoia: ARRAMPICATE SCELTE NEL LECCHESE - Melograno Edizioni 1985 L. Buzzetti, M. e L. Caenazzo, S. Coradeschi: VALLI DELLE GRIGNE E DEL RESEGONE* CAI/TCI 1986 Ivo Mozzanica: ZUCCONE CAMPELLI - Tipolito Spinelli, Milano 1986 Autori Vari: LUOGHI DELLA LIBERA/1 - Vivalda Editori 1987 Gian Carlo Grassi: 90 SCALATE SU GUGLIE E MONOLITI - Ist. Geografico De Agostini, Novara 1987 Eugenio Pesci: “MEDALE, ARRAMPICARE SOPRA IL LAGO” in ALP, febbraio 1987 Eugenio Pesci: “IL LECCHESE E LA BERGAMASCA”. In I LUOGHI DELLA LIBERA, vol. 1, Vivalda, Torino 1987 Angelo De Battista, Annibale Rota: ALTA VIA DELLE GRIGNE 2a ed.* - A.P.T. Lecco, C.M. Lario Or. 1988 Pietro Corti, Paolo Galli: ZUCCO ANGELONE E PLACCHE DI INTROBIO - Ed. G. Stefanoni, Lecco 1988 Eugenio Pesci, “TUTTI AL LAGO”. Novità dalle falesie lecchesi in ALP, ottobre 1988 Marco Galli: FREE CLIMBING A LECCO E DINTORNI - Ed. Il Gabbiano 1988 Mario Castiglioni: ARRAMPICARE IN BRIANZA - Ed. Il Gabbiano 1988 Enrico Marcandalli: GIOCHI DI ROCCIA - Ed. Albatros, Valmadrera 1989 Dante Porta, Bruno Morandin: ARRAMPICARE IN GRIGNETTA - Ed. Albatros, Valmadrera 1990 Eugenio Pesci: “ARCOBALENI DI GRAVITA’” in Rivista Mensile dei C.A.I., giugno 1990 Dante Porta: TUTTO IL RESEGONE - Ed. Albatros, Valmadrera 1990 Annibale Rota: LE GRIGNE 5a ed.* - A.P.T. Lecco, C.M. Lario Or. 1991 Valerio Casari: LE PERLE DEL LAGO - Ed. Albatros, Valmadrera 1991 Maurizio Orsi: VAL MENAGGIO E DINTORNI - Ed. Albatros, Valmadrera 1991 Lorenzo Meciani, Eugenio Pesci: ARRAMPICATE MODERNE NEL LECCHESE - Melograno Edizioni 1992 Eugenio Pesci: “SASSO CAVALLO. GIGANTE DI CALCARE” in ALP, maggio 1992 Flaviano Bessone: FALESIE/1 - Vivalda Editori 1994 Eugenio Pesci: “C’ERA UNA VOLTA IN GRIGNA” in ALP, 1994 Eugen E. Husler: INTORNO AL LAGO DI COMO* - Rother Editori, Bolzano 1995 Jurg Von Kanel: SCHWEIZ PLAISIR OST - Edition Filidor 1996


Pietro Corti: GRIGNETTA E VALGRANDE - Grafiche Cola, Lecco 1996 Ruggero Dell’Oro: VALMADRERA, escursioni e it. alpinistici - Cattaneo Paolo, Oggiono 1996 Eugenio Pesci, Bruno Tassi, Bruno Quaresima, Roberto Capucciati: ARRAMPICATE SPORTIVE E MODERNE FRA BERGAMO E BRESCIA - Versante Sud, Milano 1996 Enrico Fumagalli: ITINERARI NEI MONTI LECCHESI* - Elemond Editori, Milano 1996 Eugenio Pesci: “LA FEBBRE DELL’INOX” in Rivista della Montagna, Torino 1996 Pietro Corti, Bruno Quaresima, Roberto Capucciati, Edgardo Quadri: ARRAMPICATE SPORTIVE E MODERNE FRA LECCO E COMO - Versante Sud, Milano 1997 Ivo Mozzanica: ITINERARI IN VALSASSINA E VALVARRONE* - Elemond Editori, Milano 1997 Jurg Von Kanel: SCHWEIZ PLAISIR SUD - Edition Filidor 1998 Eugenio Pesci: LE GRIGNE. GUIDA DEI MONTI D’ITALIA - CAI/TCI 1998 Ivo Mozzanica: ITINERARI NEL TRIANGOLO LARIANO* - Elemond Editori, Milano 1998 Andrea Savonitto: LA CHIUSA DELLA VALSASSINA - Editrice lecchese 1999 Ornella Gnecchi: RIFUGI LECCHESI Vol.1,2,3* - Casa Ed. Stefanoni, Lecco 1999/2000 Jurg Von Kanel: SCHWEIZ PLAISIR SUD - Edition Filidor 2000 Pietro Corti: ARRAMPICATE SPORTIVE E MODERNE FRA LECCO E COMO - Versante Sud, Milano 2001 Jurg Von Kanel: SCHWEIZ EXTREME/BAND 2 - Edition Filidor 2001 AAVV: “LE GRIGNE”, ALP – Grandi Montagne, novembre 2001 Pietro Corti, Marco Anghileri: GRIGNETTA UN SECOLO DI ARRAMPICATE - Com. Montana Lario Occidentale, Lecco, 2003 Pietro Corti: GRIGNETTA E MEDALE - Com. Montana Lario Occidentale, Lecco, 2005 Marco Ferrazza: GRIGNA ASSASSINA - CDA & Vivalda, Torino 2006 Eugenio Pesci: ARRAMPICATE SPORTIVE TRA LECCO E COMO - Versante Sud, Milano, 2006 (seconda ed. 2007) Piermauro Soregaroli: GRIGNE. GUIDA ESCURSIONISTICA E ALPINISTICA DELLA GRIGNA SETTENTRIONALE, DELLA GRIGNA MERIDIONALE E DEL COLTIGNONE - Nord Press, Chiari (Bs), 2006 Pietro Buzzoni, Andrea Spandri, Giuseppe Carì: CALCARE D’AUTORE. ARRAMPICARE NELLA GRIGNA DIMENTICATA E SCONOSCIUTA - Bellavite, Missaglia (Lc), 2007 Eugenio Pesci: “GRIGNE FOREVER” in ALP – Arrampicata, n.247, novembre 2007, pagg. 56/64 Pietro Corti: ARRAMPICARE INTORNO AL LARIO ORIENTALE - Novantiqua Multimedia, Lecco 2008 AAVV: “RICCARDO CASSIN”, ALP – Ritratti, settembre 2008 Pietro Buzzoni: IL GRUPPO DEI CAMPELLI – Cattaneo Paolo grafiche, Oggiono, luglio 2009 * guida escursionistica

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Storia alpinistica

Storia alpinistica L’area delle montagne circostanti il Lario è ricca di pareti anche di sviluppo notevole, e tali da raggiungere in alcuni casi i 500 metri. Se sulla Grigna Meridionale le pareti di rado superano i 200 metri di altezza, in altre zone lecchesi, come sul Monte San Martino o sul versante sud del Grignone esse si presentano imponenti, verticali e di notevole interesse alpinistico. Questo vale di sicuro per il Sasso Cavallo, per la Corna di Medale, per il Pizzo d’Eghen, per il Sasso dei Carbonari, sino al solitario Forcellino. L’esplorazione e l’apertura di vie alpinistiche su queste pareti è iniziata in epoca primordiale, già nei primi decenni del 1900, a partire dalle affascinanti guglie della Grignetta, ove arrampicatori lombardi come Eugenio Fasana, che salì il Sigaro, o come Erminio Domes che aprì una difficile via sul Primo Magnaghi nel 1915, dimostrarono doti di coraggio e di capacità tecnica non comuni, superando la logica tardo ottocentesca di un alpinismo ancora legato solo alla pura esplorazione e evidentemente in evoluzione verso l’epoca del chiodo e della ricerca dei tracciati più difficili. Entro gli anni ’20 molte delle guglie della

Eugenio Fasana 12

Emilio Comici

Grigna furono salite, e cominciarono a essere frequentate per le vie normali, data anche la grande vicinanza a Lecco, Como e Milano. Ai rocciatori locali si aggiunsero altri provenienti da fuori, come Arturo Andreoletti, nel 1914 sulla Guglia Angelina, o come Giuseppe Dorn, giovane tedesco che lavorava a Milano e che si avventurava spesso da solo sui Magnaghi, alpinista di capacità fisiche incredibili, espresse soprattutto sul Monte Rosa in salite epiche per quei tempi. Gli anni ’20 videro la conclusione di un periodo pionieristico non ancora indirizzato alla valorizzazione dell’elemento atletico nell’apertura delle vie su roccia nelle Grigne: anche se Fasana e Dones erano valenti atleti dal fisico perfetto, ginnasta alla Forza e Coraggio il primo, campione europeo di canottaggio il secondo. All’inizio degli anni 30 la musica cambiò: un piccolo ma scelto gruppo di giovani operai lecchesi, fra cui si distinsero subito Riccardo Cassin e Mario dell’Oro (Boga), attaccò le pareti lecchesi alla ricerca della difficoltà, lungo linee impensabili fino a poco tempo prima. Sorretti da un entusiasmo eccezionale e da

Mario dell’Oro (Boga) e Cassin


Giovanni Gandin

Ercole Esposito “Ruchin”

ottimi mezzi fisici questi giovani tempestarono le Grigne di nuove vie, con non rari passaggi in libera intorno al VI° grado, cominciando anche a raffinare la tecnica della scalata artificiale che verrà loro insegnata a dovere da Emilio Comici quando a metà degli anni 30 si presenterà al Corno del Nibbio in compagnia di Mary Varale, la celebre “ragazza dal giubbetto rosso” valente arrampicatrice e moglie del giornalista sportivo Vittorio Varale. Fu Boga, giovanissimo nel settembre del 1930 ad aprire la nuova epoca insieme a Molteni e Villa salendo la Mongolfiera per la via Lario, classificata “estremamente difficile” nella Scala Welzenbach, ossia VI° grado. Mentre altri scalatori storici (come gli aristocratici milanesi Ugo di Vallepiana e Bonacossa, talora accompagnato dal re Alberto dei Belgi che era solito fare campagne estive in Grigna risiedendo al Rifugio Porta) continuavano ad aprire vie di media difficoltà, sul tipo dello Spigolo della Piramide Casati, Cassin e compagni salivano una dopo l’altra non solo le guglie e i torrioni sopra il Pian dei Resinelli, ma anche pareti più importanti, come la Medale. Nei primi anni 30 il valsassinese Giovanni Gandin si distinse come rocciatore puro, e guida alpina, aprendo il 27 giugno 1932 un itinerario difficilissimo sulla estetica parete sud del Torrione del Cinquantenario, sul cui secondo tiro piantò probabilmente il primo chiodo fisso del-

Vittorio Panzeri

la storia, nella forma di un fittone inserito in un buco di roccia migliorato. Al contempo superò passaggi in libera di VI grado. La via rimase irripetuta per circa 30 anni. Ma la caratteristica essenziale di questo alpinismo su roccia tipico dei lecchesi negli anni 30, inserendo nel gruppo anche il minuscolo Ercole Esposito (Ruchin) che morirà sulla Comici al Sassolungo poco prima della fine della seconda guerra, fu di certo la capacità di sperimentare in Grigna difficoltà elevatissime su tratti brevi, come in laboratorio, cosa che permise poi a questi ragazzi di esprimersi ad altissimo livello in Dolomiti e al Monte Bianco. Fra loro vanno ricordati Gigi Vitali, Ratti, fisicamente fortissimo, e soprattutto Vittorio Panzeri il massimo talento tecnico lombardo del periodo prebellico. Seppe dare il meglio di sé con l’apertura della Marinella al Primo Magnaghi, salendo un primo tiro quasi sprotetto e valutabile oggi 6a/6a+, ove fra l’altro ci si è chiesti come sia stato possibile piantare un chiodo su un passo in cui non si può togliere la mano per chiodare: forse venne usato un arcaico rampino di ferro, bisnonno del cliff-hanger attuale. Esaurite le pareti brevi - il Nibbio ormai diventato una palestra ginnica per un club a inviti – Cassin, Boga e gli altri passarono alle pareti più alte, iniziando con la famosa salita della Medale, significativa non per la difficoltà ma perché 13


Storia alpinistica

concettualmente apre di fatto alle vie di fondovalle, in un’ottica in fondo sportiva e non così legata alla vetta, quanto al puro superamento di pareti al di là della loro ubicazione. Lo stesso Cassin spaziò sul Pizzo d’Eghen per il temibile Camino Centrale, sul Sasso Cavallo e dei Carbonari, aprendo queste pareti solitarie e impegnative all’interesse sportivo di altri: fu così che Nino Oppio e Oreste Dell’Era nel 1939 aprirono sulla sud del Sasso Cavallo la “Via delle Cento Ore”, con vari bivacchi e grande uso di chiodi di vario tipo. A lungo classificata come la più difficile e ardita via su roccia delle Alpi Centrali e forse oltre. L’itinerario fu avvolto da un alone di leggenda fino agli anni 50. Tramontati gli astri del ventennio, gli anni 40 furono abbastanza poveri di aperture sulle pareti lariane, e ci si limitò a itinerari di minore interesse, spesso su roccia non buona. Tuttavia, agli inizi degli anni 50 un vento di novità soffiò nuovamente sul lago e sulle sue pareti: il raffinamento delle tecniche di chiodatura e dei materiali, unito alla frequentazione ormai massiva delle Grigne da parte dei rocciatori lombardi aprì nuovi orizzonti a pochi scelti scalatori, come ad esempio i monzesi Walter Bonatti, Andrea Oggioni e Josve Aiazzi, che si diedero da subito alla ripetizione delle vie più difficili, trainati dal fenomenale Bonatti, ventenne, che superò una dopo l’altra la parete

Nino Oppio 14

Walter Bonatti

della Medale, la Torre Costanza, i Magnaghi, per itinerari di concezione innovativa e spesso di alto impegno tecnico. Ma anche gli anni 50 non furono ricchi di novità, e si dovette aspettare la metà del decennio successivo per vedere all’opera in zona apritori di vie creativi e determinati. Finita l’epoca delle prime o seconde ripetizioni delle antiche vie della Grignetta l’attenzione dei più attivi si focalizzò sulla Corna di Medale, una parete chiave nella storia dell’arrampicata su calcare nel nord Italia. La Medale fu attaccata per tracciati dall’estetica accattivante e molto esposti, in genere lungo sistemi di fessure e diedrini (il classico diedrino cieco e liscio della Medale…) ma anche per alcune placche, già a gocce, dove non sempre si poteva chiodare, partendo dall’esempio del forte Giorgio Brianzi che all’inizio del decennio aveva appunto aperto una via in questo stile in cima allo zoccolo sul pilastro sud-ovest. Fra il ’65 e il ’69 arrivano le vie di Tiziano Nardella, fra cui spiccano la Taveggia – in seguito un vero feticcio verticale – e la Milano 68, e di Alessandro Gogna che, in compagnia di Leonardo Cerruti, apre un itinerario storico di notevole impatto non solo locale. Sul finire degli anni 60 e negli anni 70 la Medale diventa una parete di riferimento internazionale, data la comodità e la bellezza delle vie. Agli inizi degli anni 70 si distinguono in zona

Josve Aiazzi e Andrea Oggioni


Tiziano Nardella

Alessandro Gogna

alcuni giovani arrampicatori lecchesi, come Sergio Panzeri e Giancarlo Riva, che di lì a poco apriranno due vie storiche, una sul Pilastro Rosso del lago e l’altra sul Forcellino, seguendo le orme di Gigi e Giuseppe Alippi: quest’ultimo, il mitico Det, da annoverarsi tra i più forti rocciatori lombardi di sempre, a metà degli anni 70 apre sul “suo” Sasso Cavallo la via del Det, itinerario estremo sia in libera che in artificiale. Al fianco di Panzeri e Riva non può essere dimenticato Raffaele Dinoia, milanese, rocciatore di assoluta esperienza, già pronto al balzo sui gradi in arrampicata sportiva, disciplina che nel 1978 era agli albori. Ma gli anni 70 riuscirono in realtà a dire cose nuove, nel lecchese, per quanto riguarda l’apertura di vie su pareti, solo nella loro fase conclusiva, quando le note vicende sociali e politiche che mandarono in risonanza il mondo, attecchirono nella mente creativa di alcuni giovani scalatori decisi a chiudere i conti con un passato grondante retorica e ancora fermo a miti arcaici dell’alpinismo. Attivissimo, in epoca pionieristica, e molto importante per la formazione dei giovani alpinisti lecchesi fu Don Agostino Butturini, insieme al Gruppo Condor: il Don, un vero personaggio chiave, ancor oggi attivo, iniziò all’arrampicata molti futuri talenti, e con alcuni di loro aprì vie spesso impegnative in Antimedale, Medale (via

Sergio Panzeri e Giancarlo Riva

Luci della città, con Pietro Corti), sulla parete di Val Calolden e sul San Martino. Itinerari di rado divenuti classici ma testimonianze di un’epoca particolare di trasformazione dell’alpinismo su roccia nel lecchese. Ciò avvenne soprattutto per merito di un gruppo di milanesi, come Ivan Guerini, Monica Mazzucchi, sua compagna, Tiziano Capitoli, Mario Villa, Renato Comin, Ivano Zanetti, e altri, i quali anche attraverso un uso specifico dell’allenamento e delle logiche rivoluzionarie del movimento del Nuovo Mattino e di quello dei nascenti Sassisti della Val di Mello, iniziarono a ripetere in arrampicata libera tante vie difficili del lecchese, con risultati stupefacenti, che portavano la scala dei gradi in zona fino all’ ottavo grado. Forti di soggiorni in Verdon e in Dolomiti, i membri di questo gruppo, così come non pochi lecchesi, si fecero portatori di un modo nuovo di arrampicare, in fondo uno stile di vita, che privilegiava l’arrampicata in libera. Proprio in questo periodo si distinse per la sua attività esplorativa e di apertura di itinerari in stile free-climbing Andrea Savonitto, vero scopritore e valorizzatore dello Zucco dell’Angelone, in parte legato al gruppo di Guerini, ma sempre coerente con una propria personale impostazione alpinistica, poco legata a schemi e dogmatismi. 15


Storia alpinistica

Anche altri alpinisti lecchesi si distinsero in questi anni nell’apertura di nuovi itinerari, soprattutto nella zona dell’Antimedale, come i fratelli Daniele e Roby Chiappa. Il primo, nel corso di una lunga carriera alpinistica aprì varie vie al Lago, in Grignetta e salì fra l’altro il Cerro Torre con il gruppo di Casimiro Ferrari. La sua figura va inoltre ricordata per l’eccezionale impegno profuso nel Soccorso Alpino, che ricevette dalla sua azione, in zona, una spinta tecnica e operativa fondamentale. Ma verso il 1980/82 si cominciò a capire che per superare le placche verticali tanto tipiche della zona si doveva importare dalla Francia l’uso dell’ormai noto spit, parsimoniosamente presente già in Verdon. Fu Marco Ballerini, sul Sasso di Introbio a provarlo per primo su alcuni monotiri sportivi, lanciando nuove difficoltà e aprendo all’arrampicata sportiva, ben presto esplosa in zona in tre falesie storiche: Antimedale, Lago, Nibbio. L’uso dello spit scatenò in zona, nell’arrampicata sportiva, nella prima metà degli anni 80, molti lecchesi e milanesi, fra cui Giuseppe Bonfanti, i fratelli Dallona, Valerio Casari, Norberto Riva, Massimo Colombo, Carlo Besana, e tanti altri che non è qui possibile enumerare. L’aumento delle capacità tecniche su roccia, dovuto alla frequentazione delle prime falesie lecchesi, portò ben presto a trasferire il gioco

Norberto Riva 16

Marino Marzorati

sulle pareti più alte: si schiusero allora inaspettati orizzonti, ossia la caccia alle placche, ai muri lisci, ove lo spit diventò la naturale guardia dell’arrampicata libera. Fu ancora la Medale a fare la parte del leone, intorno alla fine del 1984, quando, seguendo l’esempio di Manolo e Roberto Bassi (Zanzara e Labbradoro al Colodri di Arco, dall’alto però), Ivano Zanetti, Giovanni Chiaffarelli e Umberto Villotta salirono dal basso Breakdance, splendida via moderna, quasi subito liberata da Ballerini e Casari con difficoltà di 7b, e destinata a uno strepitoso successo internazionale. Da qui la prima rinascita della Medale: Mary Poppins (P.Vitali, 1983, 6c+), Mexico e Nuvole (Meciani, Bambusi, Melacarne, 6c, 1986), Altri Tempi (Pesci e Galli, 6c+, 1986), Sulla Rotta di Poseidone (Galli e Pesci, 1985, 6c), Saronno 87 (Uboldi e Compagni, 1987, 6c), Via dell’Anniversario (Uboldi e Borghi, 1986, 6a+), Gocce Imperiali (Giorgio Anghileri e compagni, 6c+ expò, 1987), Eternium (Panzeri, Garota, Manni, 1989, 6c), precedute però dalla madre di queste vie, Rebus aperta da Zanetti, Chiaffarelli e Pesci nel lungo inverno 1985/86. Questa via, impegnativa, esposta e tecnicamente complessa per alcuni tratti su ganci, è rimasta a lungo la più difficile della zona e anche oggi viene salita di rado e con le dovute cautele. A lato di questa attività massiva vi furono in

Paolo Vitali e Sonja Brambati


Andrea Savonitto

Don Agostino Butturini

questi anni anche aperture in stile più classico sul Grignone (Sasso dei Carbonari, Sasso Cavallo) così come su zone minori del Medale e dell’Antimedale: in particolare va ricordata la figura di Lorenzo Mazzoleni, che scomparirà purtroppo durante la discesa dal K2, impegnato proprio su queste pareti, sia in ripetizioni di prestigio che in vie nuove. Insieme a Giorgio Anghileri e Paolo Crippa “Cipo”, Mazzoleni può essere considerato una figura carismatica per l’alpinismo lecchese degli anni 80. L’inizio degli anni 90 vede una proliferazione di aperture su molte pareti della zona, sostenuta da una frequentazione sempre più massiccia di tutta l’area lecchese che si colloca ben presto fra le più gettonate del nord Italia per l’arrampicata moderna. Inoltre, l’uso del trapano in apertura dà adito da subito alla ricerca di itinerari ben protetti e mai troppo pericolosi, nel tentativo di portare definitivamente lo spirito dell’arrampicata sportiva su vie di più tiri. È tutto un fiorire di belle vie, in particolare in Grignetta (Nastassia Kinsky, 7a Primo Magnaghi, Pesci e Rivolta, 1989, roccia incredibile; Il Fantasma della Libertà, 6c, Torrione del Cinquantenario, Pesci e Zanetti, dall’alto, 1990) ma soprattutto sul Sasso Cavallo, dove Marino Marzorati, arrampicatore tecnicissimo e di alto livello, Norberto Riva e altri aprono numerose e storiche vie: Sognando California, 7a+ e

Benigno Balatti

A2; L’Altra faccia della Luna, 6b e A2; fino alla fantastica Dieci piani di Morbidezza aperta da Riva, Tantardini e Villotta, lungo placche monolitiche con difficoltà di 6c obbligato, e un breve tratto di A1 liberato a vista da Giuseppe Dallona con difficoltà di 7c+/8a. Indubbiamente la più bella via su calcare delle Prealpi. Marino Marzorati è di sicuro fra i più titolati apritori di vie nel lecchese, sia per il livello degli itinerari, sia per la continuità nel tempo, corroborata da un’attività di ripetizione sulle Alpi svolta ad alto livello. Allo stesso modo non si può dimenticare Benigno Balatti, mandellese, probabilmente il massimo esperto della costiera Cavallo-Carbonari, dove, sin dagli anni 70, in cui fu il compagno principale del Det, ha aperto numerosissime vie nuove di stile classico, esplorandone altre poco ripetute e riportandole spesso a nuova vita storica, come ad esempio quelle del solitario Sasso di Sengg (via Vicenza, aperta negli anni 30 da Eugenio Vinante e, per l’epoca, molto impegnativa in arrampicata libera). Lo stesso Balatti vanta poi un’attività densissima in Grignetta, sul Forcellino e sullo Zucco della Penduliva. A ciò si aggiunga una nota e continua attività di ghiacciatore di alto livello sulle Alpi e non solo. Sempre negli anni 90 il fortissimo Paolo Vitali, insieme a Sonja Brambati apre numerose vie su strutture poco esplorate, come lo Zucco di Teral, 17


Storia alpinistica

la stessa Parete Rossa del San Martino – già salita da Vittorio Panzeri per una via difficilissima e mai ripetuta per una frana successiva – con puntate in Grignetta (Zerowatt, sulla Mongolfiera, con Pietro Corti, 1996, 6c+; Antiche Tracce, ancora con Pietro Corti, uno dei massimi esperti delle pareti lecchesi, ottimo arrampicatore e affidabilissimo estensore di topoguide tecniche, 7a+, 1995). Nel 1993 sul Sasso Cavallo Manlio Motto, allora nel momento d’oro che fece di lui uno dei più forti apritori del decennio a livello internazionale, con Mario Giacherio e Gianni Predan, sale Ibis, splendida via moderna di alta difficoltà. Al contempo fra il 1992 e il 1995 è il turno della impressionante (più che altro a vedersi) Parete del Forcellino, su cui ci si cala dal bordo per 300 metri, dovendo poi per forza risalire… Gli esperti Garbi e Bergliavaz attrezzano dall’alto con un ciclopico e impegnativo lavoro tre vie, tutte divertenti e non facili (6c/7a): Astra, Discovery, Criss Cross, a cui si affianca nel 1996, tramite una voluta e studiata salita dal basso, Eclisse, 7b, aperta da Zanetti, Chiaffarelli e Pesci, dieci anni dopo la storica Rebus. Altre pareti vengono esplorate sul finire degli anni 90: nel 1995 è la volta del remotissimo Pizzo d’Eghen, ove Zanetti, D’Alessio, Chiaf-

Eugenio Pesci 18

Daniele Chiappa

farelli e Tamagni attrezzano dall’alto la bella e mai pericolosa Soffiando nel Vento, al cui primo spit si arriva però dopo quasi cinque ore di complesso avvicinamento. Mentre il Resegone con le sue bastionate diventa meta di un pubblico ampio, già dai primi anni 90, attraverso il continuo lavoro di apertura e attrezzatura svolto da Giuseppe Rocchi, massimo esperto di questa montagna, e da un piccolo gruppo di rocciatori di Calolziocorte, con molte belle vie protette in modo moderno, ancora Paolo Vitali con Corti e Brambati negli anni successivi si dedica a nuovi itinerari al Dente del Lupo, alla Bastionata di Val Verde, in Grignetta, (L’altra faccia della Grigna, 6c+, Torre Costanza, 2003), culminati in tre vie nuove sulle pareti del lago, di notevole sviluppo e difficoltà (Panoramix, 7a+, splendida, Breva e Tivan, Chelidonia Express). Non mancano itinerari sparsi in Grignetta, soprattutto sulla bella e storica parete ovest del Primo Magnaghi, come la via Anna, 7a+, Bianchetti e soci; Il chiodo del Bigio, Quaresima e Pesci, 7a+; La monachella rossa, i medesimi, Cinquantenario, Il sol dell’avvenire, Re Depaolini e Pesci, ancora Primo Magnaghi, 6b+. Lo stesso Gerardo Re Depaolini deve essere considerato fra i più attivi esploratori del gruppo delle Grigne, ove ha alternato negli anni aperture di nuovi itinerari

Lorenzo Mazzoleni


Giorgio Anghileri

Ivano Zanetti

di ampio respiro (Falce e martello, alla Medale, 7b+, 400 metri) con altri più brevi, in Grigna e in Antimedale. Nel contempo, a partire dalla fine degli anni 90, diventa trainante e attivissimo in zona il gruppo degli arrampicatori valsassinesi costituito soprattutto da Pietro Buzzoni, Adriano Selva e Andrea Spandri. Sono loro a fare la parte del leone negli ultimi sette/otto anni, con l’apertura di un alto numero di vie in zona: si inizia con l’esplorazione sistematica delle pareti della cresta di Piancafornia, proseguendo con la più recente area dello Zuccone Campelli, continuando con la Corna di Bobbio, per arrivare ancora al Pizzo d’Eghen, su cui Buzzoni e compagni salgono l’impegnativa Liberi di sognare, 600 metri, 7b+, un gran vione in ambiente remoto, e dove Adriano Selva esprimendosi ai suoi massimi livelli apre nel 2005, insieme ad Andrea Spandri, Prigionieri dei sogni, itinerario moderno estremo che conta due ripetizioni, e che può essere considerato fra i più difficili e impegnativi itinerari delle Alpi (7c+, 7b obbligato lontano dai chiodi). Ancora la Medale, il Sasso Cavallo, il Pilastro Rosso e il Forcellino, riservano novità dell’ultima ora, con quattro vie molto interessanti e di notevole sviluppo per la zona: La sezione aurea, 7b+ e A1, 370 metri, a destra della Cassin in Medale, aperta da Pesci, Chiaffarelli e Bastianel-

Adriano Selva e Pietro Buzzoni

lo nel 2011, e Febbre da Cavallo sul medesimo Sasso, di Buzzoni e Tantardini, 7b, 300 metri, Etica e Deontologia, di Selva e compagni al Pilastro Rosso e una nuova via attrezzata alla Parete del Forcellino; queste vie chiudono per ora le aperture sulle pareti lecchesi. Nel complesso si può dire che l’ormai trentennale attività di apertura di vie moderne nelle Grigne ha prodotto un gran numero di vie sicure e molto belle, di vario stile e sparse in vari ambienti, dal fondovalle, alle coste del lago, agli ambienti alpini. Purtroppo si deve constatare che il numero delle persone dedite a questa impegnativa attività di ricerca e di creazione di nuovi itinerari è limitatissimo, e si chiude in pratica intorno a una decina di storici appassionati che ancor oggi cercano di regalare a tutti gli arrampicatori nuove vie per belle avventure verticali. Eugenio Pesci

19


Indice e cartina

1 PARETI DEL LAGO DI LECCO

23

6 ALPI OROBIE VALSASSINESI

275

Torre striata Sipario ocra Bastionata del Lariosauro Paretone Pilastro Rosso Zucco della Penduliva

24 24 25 26 28 36

Pizzo Tre Signori

279

7 GRIGNA SETTENTRIONALE

301

2 SAN MARTINO – MEDALE

39

Parete Rossa Antimedale Pilastro Irene Corna di Medale Pizzo Boga Cima Calolden Torrione di Val Farina

39 44 50 53 81 82 83

3 GRIGNA MERIDIONALE

85

Sigaro-Magnaghi Torrione Fiorelli Casati- Vitali Palma Campaniletto- Lancia - Torre - Fungo Angelina - Teresita - Clerici Grigna meridionale (vetta) Pertusio - Ratti - Mandello Cecilia - Cinquantenario Giulia - Costanza - Mongolfiera Parete del Forcellino Bastionata di Val Verde

91 115 119 127 136 141 147 159 173 185 192

4 VALSASSINA

199

Dito Dones - Zucco di Teral 199 Scudi di Valgrande 203 Rocca di Baiedo 206 Cima di Fenia 208 Angelone 212 Corna di Bobbio 228 5 CAMPELLI

8 RESEGONE

387 Menaggio

Pala del Cammello 388 Pizzo d’Erna 390 Resegone Bastionata e strutture principali 393

Argegno

Carate Urio Moltrasio

237

Barbisino 239 Dente dei Camosci 255 Pilastri dei Campelli 257 Zucco di Pesciola 259

20

Pizzo d’Eghen 301 Pizzo della Pieve - Parete Fasana 320 Dente della Fasana 330 Torre del Canal Grande 332 Scudi Tremare 334 Sasso dei Carbonari 338 Sasso Cavallo 344 Sasso di Sengg 366 Piancaformia 372 Porlezza

COMO

ER


o

Gravedona

COLICO

Morbegno

Dongo Olgiasca Legnone Dervio Premana Taceno

Bellano Varenna Bellagio

Esino

6

Cortenova

7

Introbio

Grigna Sett.le

Zuccone Campelli

Grigna Merid.le Mandello del Lario

Piani dei Resinelli Abbadia Lariana

Asso Canzo

Barzio

3

1 2

Corni Canzo

P.zo Tre Signori

4

5

Ballabio Piani d’Erna

LECCO

Resegone

Valmadrera Civate

Erve

8

Galbiate

RBA

Calolziocorte Oggiono

Olginate 21


22

1

1 2 3 4 5 6 7 8 9

-

2

5

3

6

7

4

8

9

COSTIERA DELL’AVORIO-IL DIAMANTE ZUCCO DELLA PENDULIVA PUNTA FORCELLINO BASTIONATA DI VAL VERDE FALESIE DI PRADELLO FALESIA DELL’ORSA MAGGIORE/ TORRE DI PRADELLO SETTORE GENGIZ TRIP PILASTRO ROSSO FALESIA DELLA BASTIONATA DEL LAGO

10

11

12

13

10 - SETTORE PANORAMIX 11 - FALESIE DEL LARIOSAURO 12 - TORRE STRIATA/ SIPARIO OCRA 13 - FALESIA DEL SOLARIUM 14 - PARETE ROSSA DEL SAN MARTINO 15 - FALESIA DELLA PALA DEL SAN MARTINO

14

15

Pareti del Lago di Lecco


Pareti del Lago di Lecco Con il nome tecnico di Pareti del Lago si intende, ormai da più di vent’anni, tutta l’imponente e lunga bastionata rocciosa, di altezza variabile – ma in genere alta circa 300 m. – che si estende sulla sponda destra del lago poco dopo Lecco, fino alla zona di Pradello. Queste pareti presentano in genere delle fasce basali compatte e in prevalenza articolate per placche bianche o grigie, e una parte centrale superiore molto più complessa, equamente suddivisa in settori di roccia ottima e in altri invece infestati da vegetazione e non di rado da pilastri instabili. Complessivamente, queste strutture offrono pochi itinerari moderni, alcuni dei quali però sono molto belli e consigliabili, e di difficoltà medio-alta. A partire dagli anni 70 del secolo scorso, sono state inoltre aperte una quindicina di vie di stampo classico, oggi, con rare eccezioni, salite molto di rado o del tutto dimenticate. L’esposizione delle pareti a W/SW le rende più interessanti nelle mezze stagioni, torride in estate e poco 1 2 3 4 5 6

praticabili in inverno, per la poca luce pomeridiana, soprattutto per quanto riguarda le vie di maggior sviluppo. L’accesso molto rapido favorisce comunque la frequentazione di questa zona dove è anche possibile abbinare monotiri e multipitch. Sulle vie sportive la chiodatura è in genere eccellente a fix. Nel complesso queste vie sono comunque molto meno frequentate di quelle della zona del Medale o della Grignetta. Fra i più attivi valorizzatori di queste pareti vanno citati, in ordine cronologico, in primo luogo Ivan Guerini, che negli anni 70 e 80 tracciò diversi itinerari con protezioni veloci rarefatte e difficoltà molto elevate per l’epoca (cfr. Eugenio Pesci, Le Grigne. Guida dei monti d’Italia, CAI-TCI, Milano 1998, pag. 235 e seguenti), Daniele e Roberto Chiappa, Sergio Panzeri, Giacomo Stefani, Giancarlo Riva, e soprattutto, negli ultimi dieci anni, Paolo Vitali, coadiuvato da Sonja Brambati e Pietro Corti.

Medale Pizzo Boga Parete di S. Martino Bastionata del Lago Pilastro Rosso Torrione Realba

7 Zucco della Penduliva 8 Bastionata di Valverde 9 Forcellino 10 Antimedale 11 Manobong 12 Falesia della Pala 13 Pilastro Val Farina Grignetta Dones Teral

Piano dei Resinelli Scudi di Valgrande 8

Ballabio

9 13

7

2 10

3 12 city tunnel

6

4

11

1

Laorca nuova strada (gallerie)

5

P Ristorante

Discoteca Orsa Maggiore

LECCO

23


Pareti del Lago di Lecco

ACCESSO Da Lecco si segue il lungolago in direzione Colico. Dopo circa 2 km. prima di immettersi nella SS36 si esce verso destra sotto una massicciata ferroviaria, poco oltre la quale si trova un ampio parcheggio, utilizzabile anche per la zona di Pradello (spesso grande affollamento soprattutto nei giorni festivi). Si ritorna verso la massicciata e si imbocca un sentierino che sale a monte a lato di un muretto. Oltrepassata una prima deviazione a sinistra (Falesia della Discoteca, cfr. LARIO ROCK Falesie), si prosegue per un pendio oltre un tratto con vecchia corda fissa, e poi verso destra incontrando dapprima il canale sassoso al cui termine superiore si trova il Pilastro Rosso (10 min.). Il sentiero prosegue e oltrepassa la zona di falesie della Bastionata del Lago. Poco dopo il secondo settore di queste si incontrano gli attacchi delle vie del Paretone (Chelidonia Express; Panoramix; Breva e

Torre Striata 300 m. ca.

Sperone biancastro alto circa 90 m. posto in pratica quasi all’inizio del versante Ovest delle Pareti del Lago, poco dopo Lecco. Vi si trova un solo itinerario, di un certo rilievo storico. 1 I FESSURIANI Ivan Guerini e Marco Marantonio, 5 marzo 1980 100 m. (3L) 6b+ (obb.)/R2+/II Materiale: friend medio grandi, nut Interessante e storica via per fessura, difficile e impegnativa, aperta da Guerini con poche protezioni veloci, in arrampicata completamente libera. Può essere considerata una delle vie brevi più importanti salite nelle Grigne nei primi anni 80. Talora ripetuta, spesso in abbinamento con la vicina Manobong. Roccia in genere buona. Dal sentiero di accesso si costeggiano le rocce portandosi sotto la fessura strapiombante, presso un macigno. L1: 5a 30 m. Ci si alza oltre una pianta e si sale su un diedro. L2: 6b+ 35 m. Per la fessura-diedro fino a una pianta. L3: 5a 15 m. Canalino con uscita verso destra ad albero. Discesa: ci si sposta a destra su erba e si scende (2a) per 20 m. a un terrazzino alberato, con una doppia 24

Tivan): 15 min.. Per gli itinerari ubicati nella zona destra delle Pareti del Lago, ad esempio Torre Striata e Sipario Ocra, conviene seguire il seguente accesso: da Lecco si raggiunge Viale Turati e lo si segue sino alla Chiesa dei Cappuccini. Si svolta a destra e poi subito a sinistra in via S. Stefano che si percorre completamente, parcheggiando ove possibile prima di una stretta curva a gomito. (N-45°52.146’; E 009°22.744.) Rimontare il dosso con macigni ingabbiati e, dallo spiazzo successivo, piegare a destra, imboccando, dopo 20 m., una traccia verso sinistra, segnata con bolli rossi. Per questa, nel bosco con tratti ripidi, si raggiunge la base delle prime rocce (poco a destra si sale alla Falesia del Solarium). In 5 min. scarsi si perviene verso sinistra alla Torre Striata e al Sipario Ocra.

da 25 m. alla base. Oppure dalla S2 ci si cala verso sinistra sulle calate dell’it. seguente.

Sipario Ocra 300 m. ca.

Altro roccione di altezza di poco inferiore al precedente, ubicato leggermente più in basso e a sinistra di esso. Presenta due itinerari interessanti, sebbene molto brevi, di cui uno recente. Talora frequentato. Vi si accede dal sentiero basale spostandosi di poco rispetto alla Torre Striata. 2 MANOBONG Ivan Guerini e Daniele Faeti, 29 febbraio1980 75 m. (2L) 6b (6a obb.)/R2/II Materiale: friend medio grandi, nut Classica e storica via in diedro e fessura, spesso ripetuta. Come la precedente, appartiene al novero degli itinerari pionieristici di arrampicata libera con protezioni veloci, aperti negli anni 80. Roccia non sempre ottima. Si attacca una trentina di metri a sinistra dell’it. prec. sotto un visibile diedro sbarrato da un piccolo tetto. L1: 5c 40 m. Bel diedro. L2: 6b 35 m. Si scala tutta la fessura, difficile all’inizio e poi successivo diedro fino a un albero a destra. Discesa: si traversa a destra 10 m. e da qui con due doppie alla base.


3 VOLO E MAGIA Michele Mandelli e Christian Meretto, 18 aprile 2009 100 m. (4L) 7b (?)/S1/I Materiale: friend, nut Recente itinerario su roccia discreta che sale per placche bombate a sinistra del prec.. Attrezzatura ottima a fix. Non ancora percorso in completa arrampicata libera. Si attacca sotto il primo visibile fix. Informazioni: Michele Mandelli. L1: 6a+ 20 m. Muretto e fessura sino a cengia. L2: ? 30 m. A destra poi diritti e indi a sinistra. L3: 7b 30 m. Placca poi a destra di un tettino, indi a sinistra a cengia. L4: 6b+ 25 m. A un tettino che si supera diritti uscendo in cima. Tiro non liberato. Discesa: in doppia sulla via, con due corde saltando le soste dispari. Altre possibilità: VIA SCURBATT Giorgio Anghileri e Paolo Bolis, 1989 110 m. (4L) 6a e A1/RS2/II Itinerario forse mai ripetuto, che sale a sinistra del prec. partendo poco sotto una pianta di fico visibile a pochi metri dal suolo e seguendo poi una fessura a sinistra. Necessari dadi e friend fino al 4. Sono necessarie due corde per la discesa. In via diversi chiodi e due spit di passaggio. Soste con uno spit. VIA DEL TRIENNIO Michele Mandelli e Davide Guerra, 27 ottobre 2007 100 m. (3L) 6a/R2/I Materiale: friend, nut Itinerario recente, che supera un torrione posto a destra del Sipario Ocra, e denominato dai primi salitori Torrione Zufranel. In via alcuni chiodi. Informazioni: Michele Mandelli. L1: 6a 45 m. Si superano alcuni massi, poi una lama, indi in traverso a destra, lasciando poi la fessura verso destra sino a un’altra. L2: 4c 35 m. Camino a destra sino a cengia. Roccia friabile. L3: 5c 25 m. A destra verso un canale, poi per placca e indi a sinistra. Discesa: con due doppie dalla S3 fino a una pianta e da qui a terra.

Bastionata del Lariosauro 250 m. ca.

Si tratta in pratica di una porzione di parete posta sopra un canale ghiaioso ubicato nella zona della nota Falesia del Lariosauro (cfr LARIO ROCK Falesie). Vi si trovano due itinerari aperti negli anni 80 del secolo scorso. La roccia è discreta o buona, ma tutta la zona è fortemente esposta a caduta di sassi anche di ampie dimensioni. Riportiamo comunque le relazioni delle due vie presenti, che sono state ripetute qualche rara volta sul finire degli anni 80. 4 SOLI DI GHIACCIO Claudio Gorla e Virgilio Plumari, 1987 150 m. (6L) 6b e A0/R2+/II Materiale: friend, nut, qualche chiodo normale. itinerario che presenta una chiodatura discreta a chiodi e rare clessidre, da integrare con dadi e friend. L’attacco è posto poco sopra il settore di arrampicata sportiva denominato Lo Cubano, a destra del Lariosauro, in cima a un canale ghiaioso e boscoso. Si sale tutto il canale e si esce a sinistra sotto un piccolo diedro. L1: 5a 50 m. Si superano due diedrini successivi. L2: 5c 35 m. Diritto e poi a destra in un diedro. L3: 6a 15 m. Ancora diritti e poi per placca a destra. L4: 6a 20 m. Si sale a una placca e poi a una seconda. L5: 5c 20 m. A destra a un pilastrino e oltre un piccolo strapiombo. L6: 6b 15 m. A sinistra evitando lo strapiombo e poi lungo un diedro. Discesa: sulla via, con due corde, saltando la S5 e la S2. 5 SUL LAGO DORATO F. Colombo e C. Invernizzi, 1987 200 m. (7L) 6b+ (5b obb.)/R2+/II+ Materiale: friend medio grandi, nut Itinerario protetto quasi esclusivamente con rare clessidre da integrare. Utile qualche chiodo normale. Alcuni passaggi piuttosto difficili e impegnativi. Un tratto atletico in fessura. Conta pochissime ripetizioni, come il precedente. L1: 5a 20 m. Dalla S1 dell’it. prec. si sale a sinistra a un ripiano e poi ancora a sinistra per uno spigolo e un diedro. L2: 6b+ 15 m. Difficile strapiombo fessurato. L3: 5c 20 m. Diedro uscendo a destra. L4: 3c 45 m. Brutto tiro sino a una nicchia, erba. L5: 5c 25 m. Pilastrini e placca a sinistra, poi a destra. L6: 5b 10 m. A sinistra per placche. Discesa: in doppia con alcuni tratti obliqui.

25


Pareti del Lago di Lecco

NOTA: Nel settore di parete ubicato a sinistra della falesia dello Strippopollo (vedi LARIO ROCK Falesie), sono attualmente (inverno 2010) in fase di apertura due itinerari moderni. Difficoltà imprecisate, ch. a fix.

Paretone 250 m. ca.

È l’evidente e ampia zona di grandi placche lisce alte circa 250 m. poste a destra delle classiche falesie della Bastionata del Lago (vedi LARIO ROCK Falesie). Oltre ad alcune interessanti e mai banali vie classiche, si trovano qui tre notevoli vie moderne di Paolo Vitali, molto consigliabili e nel complesso tecnicamente difficili. Questo settore si raggiunge come detto traversando da sinistra a destra la parte centrale delle Pareti del Lago sino a girare l’estremo angolo destro della falesia della Bastionata. Si presti attenzione a non confondere gli attacchi delle tre vie sportive. Questa zona rimane molto bagnata dopo piogge e risulta spesso infestata da vegetazione nella stagione calda. 6 VIA DEGLI AMICI Daniele e Roberto Chiappa, Sergio Panzeri e Giacomo Stefani, 7 dicembre 1974 200 m. (6L) 6a (5b obb.)/RS2/II Materiale: friend fino al n.3, nut. Utile qualche chiodo, a lama, piatto e a U Itinerario classico per diedri e fessure su roccia discreta, che sale poco a destra dello spigolo della Falesia della Bastionata, e poco oltre un grande diedro, in corrispondenza di un avancorpo erboso, presso un caminetto obliquo, a destra. Talora ripetuto. In via diversi chiodi e 6 fix di passaggio. È stata riattrezzata alle soste, con fix da Michele Mandelli, Christian Meretto e Davide Guerra nel 2009. Si tratta nel complesso di una via di difficoltà omogenea, che presenta un’arrampicata varia e mai banale. Informazioni e relazione: Michele Mandelli. L1: 3c 50 m. Si sale una placca a destra del caminetto (attacco originale a sinistra, nel caminetto 5b, sprotetto), sino a uno spit, poi fessura. L2: 5c 30 m. Si supera una fessura e poi una placca uscendo a una pianta: vari chiodi. L3: 5a 40 m. Diedro e lama staccata fino a superare una pianta: 3 ch. e una clessidra. L4: 6a 40 m. Diedro poi a destra su bella placca a graspole e diritti a una cengia: 2 spit e 5 chiodi, eventualmente un passo in A1. L5: 6a 40 m. A sinistra in placca poi diedro e indi a destra dell’evidente strapiombo, su roccia sporca: 4

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fix e 5 chiodi: il terzo fix è poco sicuro. Discesa: in doppia sulla via. 7 CHELIDONIA EXPRESS Paolo Vitali e Sonja Brambati 2003-2004. 150 m. (6L) 7b + 3 p.a., (6b+ obb.)/S2/II Materiale: nut Via sostenuta su muri lisci a tacchette, ch.ottima a fix. Attacca per una placca facile a destra delle ultime vecchie vie sportive del settore precedente. L1: 5c 15 m. Muretto su buoni appigli. L2: 6b+ 30 m. Placca nerastra. L3: 7b e A0 30 m. Placca con due strapiombini. L4: 7a 35 m. Muro lavorato di continuità. L5: 7b 30 m. Muro concrezionato. L6: 7a 30 m. Tiro in comune con Panoramix. Discesa: in doppia sulla via. 8 PANORAMIX Paolo Vitali, Sonja Brambati e Pietro Corti, marzo 2002. 160 m. (7L) 7a+ (6b+ obb.)/S2/II Materiale: rinvii Secondo i numerosi ripetitori si tratta di una via molto bella su roccia ottima. Arrampicata varia spesso assai tecnica. Nel suo livello, elevato, è di sicuro fra le più valide e interessanti vie sportive del lecchese. Chiodatura ottima ma numerosi passi obbligati difficili. Molto consigliabile. Attacca subito a destra della precedente. L1: 5a 15 m. Breve muretto. L2: 6c 30 m. Placca tecnica, con fix lontani. L3: 7a 28 m. Placca a tacchette. L4: 7a+ 20 m. Placca e diedrino difficile.  L5: 6c 15 m. Sottile fessura poi placca. Si può unire al precedente (7b). L6: 7a+ 35 m. Notevole muro leggermente strapiombante, di resistenza. L7: 7a 30 m. Difficile placca con passaggi in aderenza e spigolo finale.  Discesa: in doppia sulla via. 9 BREVA E TIVAN Paolo Vitali, Sonja Brambati e Pietro Corti, ottobre 2002. 140 m. (5L) 7a+ e 4 fix A1 (6b+ obb.)/S2/I Materiale: rinvii Di stile simile al prec., questo interessante itinerario attacca in comune con esso poi sale a destra su placche e bombè molto esposti. Roccia ottima.


PARETI DEL LAGO PARETONE

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7a+

6c

7a

7a 7a+ 7a

1 p.a.

7a 7b A0

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5c 5a 7

8

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Pareti del Lago di Lecco Pilastro Rosso

L1: 5a 15 m. In comune con la precedente  L2: 6c+ 40 m. Bella placca tecnica verticale. L3: 7a e A0 30 m. Tratto non liberato sul lieve bombamento centrale. L4: 7a 30 m. Placca tecnica e poi diedro. L5: 7a+ 40 m. Bel muro verticale seguito da una fessura. Discesa: in doppia sulla via. Altre possibilità: VIA ALPINI DELLA MEDALE Daniele Chiappa, Carlo Duchini e Giacomo Stefani, 6 aprile 1974 330 m. (10L) 5c/R2+/II Itinerario pressoché dimenticato ma su roccia discreta. In via vari chiodi. Arrampicata per fessure, talora faticosa. Sale per il grande diedro posto dietro lo spigolo che delimita a destra la falesia della Bastionata. VIA DEGLI SPENDASCIOUNI Aldo Anghileri, Annibale Borghetti, Maurizio Villa e Giuseppe Lanfranchi, 1983 200 m. (8L) 5a e A2/R2+/II Itinerario forse mai ripetuto che attacca circa 80 m. a destra della Via degli Amici sotto un pilastro che si supera sul lato destro. Roccia buona. In via qualche chiodo.

Pilastro Rosso

Il settore del Pilastro Rosso, situato a sinistra della falesia della Bastionata, in cima a un ampio canale, prende il nome dal grande pilier roccioso alto circa 300 m., di roccia rossastra striata, verticalissimo e strapiombante, su cui negli anni 70 venne aperta una via di grande rilievo storico. La fascia basale del pilier, alta circa 80 m. presenta una splendida roccia bianca a gocce, ove sono presenti una decina di vie sportive molto belle e tecniche, assai consigliabili. Qualche rischio di caduta sassi. Cfr LARIO ROCK Falesie. Descriviamo qui anche alcuni itinerari posti sulle strutture ubicate a sinistra del Pilastro Rosso, e ad esso in pratica contigue: la prima a sinistra è denominata Torre di Pradello e alla sua base sinistra si trova la nota falesia della Discoteca. La seconda denominata Settore Acapulco si trova circa 100 m. a sinistra della suddetta falesia, esattamente sopra l’ingresso del tunnel della SS36, poco a destra della verticale ove si trova lo spiazzo del Ristoro PradelloGiazzima, ed è riconoscibile per un enorme antro strapiombante la cui parte superiore presenta delle lisce placche bianche monolitiche: nella sua base destra si trova il settore di monotiri denominato Scivolo striato (Idolo di Acapulco; vedi LARIO ROCK Falesie). ACCESSO Vedi accesso generale: si segue la traccia nel bosco sino al canale sassoso sotto il Pilastro. Lo si risale fino alla base. Ore 0.15. La base è comoda. Pericolo di caduta di sassi se ci sono cordate sul Pilastro. PILASTRO ROSSO 10 CERCASI SUSAN DISPERATAMENTE Giuseppe Bonfanti, Norberto Riva dall’alto, anni 80 70 m. 7c (7a obb.)/S1/I Via di alta difficoltà pochissimo ripetuta e su roccia ottima. L1: 7c 20 m. Diedro strapiombante e svasato che obbliga a movimenti aleatori. L2: 7a+ 25 m. Lama obliqua molto fisica L3: 6b+ 25 m. Placca a gocce 11 VIA PANZERI-RIVA Sergio Panzeri, Giancarlo Riva e Franco Passerini 1975 230 m. (7L) 6c (5c obb.)/S2/II Materiale: friend, nut

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Adriano Selva sul secondo tiro di Etica e Deontologia al Pilastro Rosso (foto P. Buzzoni)

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Pareti del Lago di Lecco Pilastro Rosso

Celebre itinerario che supera nella sua parte centrale il pilastro, sfruttando una logica linea di fessure. Arrampicata molto bella e sostenuta, esposta, su roccia ottima. La via è stata richiodata a resinati nel 2003. Molto consigliabile. Famoso il primo tiro, che supera una fessura-camino svasata e impegnativa in libera. Questa lunghezza, liberata ufficialmente da Marco Ballerini nel 1982, fu in quegli anni oggetto di diversi tentativi di prima libera, molti dei quali falliti. Si attacca nel centro della parete sotto l’evidente camino. L1: 6c 35 m. Si sale una rampa e si entra nel camino che si supera tutto. L2: 6a 40 m. Per due fessure-diedro, poi a destra. L3: 5b 35 m. Diedrino e lungo obliquo a sinistra su cornici. L4. 5a 25 m. Diedro uscendo a sinistra. L5: 6b+ 55 m. Si superano due diedri e due successive fessure. L6: 4c 35 m. Camino. È possibile tenersi più a dePILASTRO ROSSO

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12 ETICA E DEONTOLOGIA Adriano Selva, Alessandro Lafranconi, Bruno Mottini, Giorgio Molteni, Matteo Motta, Lorenzo estate 2011 130 m. (6L) + 30 m. L1 Panzeri Riva 7b+ (6c obb)/R2/I RP Adriano Selva Materiale: Due corde da 60 m o 1 da 70 m., friend fino al n° 0,5 L1: 6c 30 m. Prima lunghezza della via Panzeri Riva L2: 6c 30 m. Si raggiunge il primo resinato della Panzeri Riva e si traversa poi a sinistra. Muro a gocce con passo di decisione. L3: 7a 35 m. Si continua per un muro verticale di roccia marrone raggiungendo un diedrino e uno strapiombo che si passa direttamente (tratto chiave obbligato) su belle gocce. Si prosegue in placca a gocce e incrociando di nuovo la Panzeri (si rinvia un resinato di quest’ultima) si raggiunge la sosta. L4: 7a 32 m. Muro verticale di resistenza, con passo obbligato a metà. L5: 7b+ 20 m. Raggiungere una lama e salirla, traversare poi orizzontalmente a destra, aggirare uno spigolo raggiungendo la sosta. L6: 6a 15 m. Pilastrino tecnico su roccia mediocre VARIANTE L’AVARIANTE Adriano Selva, Rossano Libera (dall’alto) settembre 2011 30 m (1L) 7c/8a (7a obb)/R3/I RP Adriano Selva Dalla L5 della via precedente salire la lama (come nell’originale) ma al posto che traversare a destra (al 6° fix) si sale dritti su muro sovrastante, raggiungendo una marcata canna. Tratto obbligato in traverso, sostenuto e su prese piatte. Discesa: in doppia sulla via

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stra (6c, 35 m.) su bel muro verticale con arrampicata sostenuta. Discesa: dalla cima si traversa verso destra per cengia (viso a monte) sino a una catena di calata posta 5 m. sotto il bordo. Da qui con 4 doppie su catene, esposte alla caduta di sassi, si arriva alla base. Necessarie anche qui due corde. dalla sosta della variante finale di 6c si effettuano 4 doppie, di cui una obliqua dalla S4 alla S3, moschettonando alcuni fix, e dalla S3 alla base. Sono necessarie due corde.

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TORRE DI PRADELLO 13 SPIGOLO DELLE CIVETTE Enrico Mascheroni, Tarcisio Bonfanti, Claudio Mandressi e Maurizio Riva, 28 giugno 1975 160 m. (6L) 4c/R2/II Materiale: friend, nut Itinerario talora ripetuto, che supera su roccia buona lo spigolone ubicato a sinistra del Pilastro Rosso, sulla struttura denominata Torre di Pradello. In via qualche chiodo. Attacco: dal canale sassoso sotto il Pilastro Rosso ci si sposta a sinistra verso lo spigolo ove si deve reperire una freccia verde sbiadita, presso un masso appoggiato. L1: 3b 25 m. Si sale a una rampa, poi per un diedrino allo spigolo. L2: 5a 25 m. A sinistra e poi a sinistra dello spigolo sino a degli arbusti, roccia cattiva. L3: 4a 22 m. Diedro poi fessurina, indi a destra dello spigolo. L4: 4a 35 m. Si gira lo spigolo poi a sinistra di esso e infine per un diedrino. L5: 4a 10 m. Ancora per lo spigolo. L6: 4a 30 m. Placca sino a degli alberi. Discesa: dalla S6 si procede a destra fino a un albero, da qui una doppia da 40 m. sino a una sosta e con altri 40 m. a una cengia. Un’ultima doppia da 40 m. porta alla base. 14 GENGIS TRIP Paolo Vitali,  Sonja Brambati, Pietro Corti, novembre 2006 190 m. (7L) 7a (6b obb.)/S1/II Materiale: nut Interessante itinerario moderno per placche e piccoli bombamenti, su roccia in genere ottima ma con tratti delicati. Attrezzatura eccellente a fix. Arrampicata varia con qualche passo obbligato non facile. L1: 6a+ 45 m. Placca e singolo finale su muretto. L2: 6c 25 m. Partenza difficile, poi a sinistra e uscita fisica. L3: 6c+ 25 m. Inizio delicato poi strapiombo e muro. L4: 6c+ 15 m. Si aggira un tettino seguito da una lunga placca con un rinviaggio precario. L5: 7a 20 m. Dapprima per una lama poi piccolo strapiombo e placca a gocce. L6: 6a 20 m. Fessure e lame. L7: 6b 40 m. Rampa poi placca e diedro, qualche tratto delicato. Discesa: in doppia sulla via, saltando S2 ed S4. Pre-

stare attenzione nel recupero della corda sulla prima calata, a causa di un macigno instabile. Nota: molto vicino al precedente itinerario saliva, nei primi due tiri, la Via Ordalia, iniziata ma non conclusa nel 1998 da Giovanni Rivolta e Michele Anghileri. Altre possibilità: AMAZZONIA PRADELLIANA Ivan Guerini e Daniele Faeti, 11 maggio 1980 220 m. (8L circa) 6c/R3/II Materiale: friend, nut eventualmente qualche chiodo. Notevole itinerario in arrampicata libera per fessure e diedri, che raggiunge la cosiddetta Sella di Pradello, ossia l’ampia forcella boscosa posta a destra della parte centrale del Pilastro Rosso, tenendosi a destra del limite destro della fascia ove salgono le vie sportive. Da qui la via prosegue per lo spigolo del pilastro con difficoltà minori. Forse mai ripetuta. VIA DELL’ORSA MAGGIORE Claudio Adamoli e Giorgio Missaglia, 30 settembre 1974 150 m. (6L) 5a/R2/II Itinerario non più ripreso, che sale uno spigolo posto a sinistra della base sinistra del Pilastro Rosso. Arrampicata varia su roccia spesso incerta. In via qualche chiodo. ATTRAVERSO L’OCCHIO DELLA CIVETTA Giorgio Anghileri ed Eugenio Manni, marzo 1989 130 m. (3L) 6a/R2/II Via forse mai ripetuta su roccia discreta, che supera la parete posta a destra del canale soprastante il Ristoro Pradello. PASSI DI DANZA Ivano Zanetti, Tiziano Capitoli e Flavio Poratelli, 1982 60 m. (2L) 6c/R2+/I Itinerario storico oggi dimenticato, ma importante per l’epoca in cui fu salito, data l’attrezzatura a soli chiodi e microdadi. Questo itinerario è in realtà ubicato nella zona della Falesia di Pradello e come il successivo è stato fagocitato dalle vie sportive. Lo citiamo per completezza d’informazione.

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Pareti del Lago di Lecco Pilastro Rosso

PROMESSE NEL SOLE Tiziano Capitoli, Ivan Guerini e Paolo Orsenigo, 19 aprile 1981 65 m. (2L) 6a/7a/R2+/I Altra via pionieristica dell’epoca della nascita del free-climbing: attaccava 30 m. sotto la via prec. a sinistra. Il passo chiave era evitabile a sinistra con difficoltà di 6a. IL TIPICO CROTTINO TIROLESE Giorgio Anghileri e Andrea Pozzi, 30 aprile 1990 200 m. (6L) 6b+/R2+/II Itinerario ripetuto forse una o due volte che supera la parete posta sopra la zona centrale della Falesia di Pradello. Alcuni passaggi tecnici molto belli, ma spesso zone erbose e massi pencolanti. In via vari chiodi. Necessari dadi e friend. Attacca in pratica

dalla catena finale del monotiro denominato “Cioccoblocco”. E da qui si procede verso destra. VIA LONGONI-VITALI Gigi Vitali e Angelo Longoni, 12 ottobre 1941 150 m. (5L) 6a (in origine 5a e A1)/R2+/II. Ripetuta da Ivan Guerini nel 1981 Itinerario dimenticato ma di notevole valore storico locale. Supera con un’arrampicata impegnativa il tratto di parete posta all’estrema sinistra della grande grotta-antro sovrastante il Ristoro Pradello, partendo a destra degli ultimi due monotiri di destra del settore denominato Placca del Domenico (vedi LARIO ROCK Falesie). Roccia non buona e 5 chiodi in via.

LARIO ROCK i t e r a P +

Falesie

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www.versantesud.it


PILASTRO ROSSO

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San Martino - Medale – Corna di Medale 52

Giovanni Chiaffarelli su L3 di La sezione aurea alla Corna di Medale (foto E. Pesci)


Corna di Medale 1029 m. La Corna di Medale, grande pala calcarea a forma concava, alta circa 400 m, e posta poco a Nord di Lecco, è una delle pareti di fondovalle più note d’Italia. Venne salita per la prima volta negli anni 30 da Riccardo Cassin e Mario Dell’Oro (Boga), per una via che, all’epoca, era fuori da ogni schema strettamente alpinistico, superando una struttura rocciosa quasi urbana. A quella prima celeberrima via (forse la più ripetuta e unta delle Prealpi) negli stessi anni 30 si affiancarono altri itinerari più difficili, fra cui proprio la via Boga. La parete, in genere molto calda, poiché esposta a Sud, venne frequentata regolarmente per queste due vie nel primo dopoguerra, ma solo negli anni 50 iniziò a diventare di moda, dato lo sviluppo notevole dei suoi itinerari. Fra il 1950 e il 1970 vengono aperte altre vie, difficili, impegnative e belle, sempre da rocciatori di gran fama, come Walter Bonatti, per l’ardito spigolo SW, Giorgio Brianzi, da SW, via temutissima allora, per un tratto di VI obbligato, in placca; Tiziano Nardella (per la storica Taveggia, e per la Milano ’68 lungo gli strapiombi del settore sinistro), Alessandro Gogna e Leo Cerruti per l’espostissima e celebre via

a un dipresso dalla Milano ‘68. Dopo un periodo di frequentazione massiva, legata anche alla presenza, poco sotto la parete, del rifugio Da Zaccheo, oggi chiuso, la Medale ebbe una seconda importante giovinezza con la comparsa sistematica dello spit. Fra il 1984 e il 1990 vennero attaccate dal basso, e all’inizio chiodando a mano appesi ai cliff hanger, le placche più compatte e belle, che regalarono agli apritori e ai ripetitori passaggi molto interessanti. I principali artefici di quella rinascita furono Ivano Zanetti e Giovanni Chiaffarelli (Rebus, Breakdance), Eugenio Pesci (Rebus, Poseidone, Altri tempi, Susanna sotto le gocce, Il cammino dello Xian), Marco Galli (Poseidone, Altri Tempi, Susanna sotto le gocce), Giuliano Uboldi (Anniversario e Saronno 87), Giorgio Anghileri e pochi altri bellicosi apritori. Dopo un ulteriore boom nella seconda metà dei mitici anni 80, con il deteriorarsi delle piastrine e con la mancanza di nuove vie la Medale ebbe una improvvisa stasi alpinistica. Soccorsa dagli abili dottori locali, cioé dalle istituzioni e dal titanico lavoro delle Guide alpine di Lecco, attraverso fondi regionali per l’anno della montagna, la Medale, nel 2002-2003 è stata riportata agli antichi fasti (e oltre!) con una sistematica

CORNA DI MEDALE

PILASTRO IRENE

53


San Martino - Medale – Corna di Medale 54

richiodatura a fittoni resinati di molte vie, in pratica tutte quelle sportive e diverse classiche, sulle quali sono comunque sempre necessari dadi e qualche friend. Oggi la parete in primavera e tardo autunno è molto frequentata, e non di rado su alcune vie classiche si trova coda di cordate. Ciò impone una frequentazione intelligente, e soprattutto attenzione alla caduta di sassi, rara sulle vie, sanissime o ormai ripulite, ma frequente ai lati di esse e nelle aree di attacco, in particolare nel settore destro della parete. In estate la parete è torrida, anche se all’ombra in parte nel pomeriggio. In inverno si possono salire tutte le vie, ma si tenga presente che per le

più impegnative le ore di luce sono relativamente poche. Nel complesso, anche se comoda e solare, la Medale rimane un terreno impegnativo e tecnicamente difficile, non scevro di pericoli oggettivi, poco adatto a chi è solito muoversi solo in falesia. Le discese avvengono sempre per sentiero sul retro della parete o dalla Via Ferrata. Assolutamente sconsigliabile la calata sulle vie, su alcune molto difficile o impossibile. In inverno assicurarsi sempre che i sentieri non siano innevati, poiché sono ripidi e diventano infidi. Meglio allora scendere dalla Via Ferrata (ore 0.50 dalla cima) Sempre necessarie due corde, casco, qualche dado, fettucce.

ACCESSI PILASTRO DI SINISTRA (vie 1-11) Da Lecco salire verso la Valsassina, lungo la vecchia strada che si imbocca nella zona N della città all’altezza di viale Adamello, presso un grosso incrocio (indicazioni). Al rione Malavedo superare una curva a sinistra sul torrente Gerenzone (Bar Sole) e, al successivo tornante verso destra, si prende a sinistra per Via Quarto; al termine piccolo parcheggio con vista sul silente cimitero. Proseguire per la viuzza tra le abitazioni tenendo la sinistra a lato di alcuni orti che poi diventa una scalinata (n°52) e porta su una strada. Ora verso sinistra e poi a destra su sterrata; seguire quindi una ripida scalinata (n°52) e un sentiero acciottolato sbucando su una sterrata di servizio alle reti paramassi. Qui a sinistra; al bivio lasciare il n°52 per salire a destra su una ripida sterrata che diventa sentiero, fino a una radura dove si sale a sinistra per una traccia nel bosco fino al ghiaione sotto l’Antimedale. Il sentiero volge infine nettamente a destra in orizzontale raggiungendo l’inizio della Ferrata “Alpini della Medale”, che si segue per 250 metri (tratti molto ripidi, esposti e un po’ faticosi; nei giorni festivi tassativo salire molto presto, mai dopo le 9, per evitare le code degli escursionisti, e le eventuali cadute di sassi) fino a una zona terrazzata, posta in cima al grande pilastro che borda la Medale a sinistra (guardandola). Qui si abbandonano i cavi per traversare 50 m a destra su traccia a un pulpito molto esposto con albero e cordoni, dove iniziano le vie n° 2–5. La via n° 1 inizia poco prima, (scritta e spit) nell’anfiteatro sotto la grande grotta. Ore 1.15. Per la via n° 6, e per la n° 7, dal pulpito ove parte la via n° 2, breve doppia di 15 m a un’albero secco posto sotto la verticale di una nicchia marrone. Per le vie n. 8 e 9 si oltrepassa l’inizio della ferrata per un marcato sentiero ver-

so destra per abbandonarlo in corrispondenza del grande diedro bianco visibile a 150 metri da terra. Un canale di roccette ed erba in parte attrezzato con corda fissa conduce alla partenza. Per le vie n.10 e 11, Via Boga e Via dei Ragni, si prosegue ancora per il sentiero basale risalendo poco dopo a sinistra per una traccia, poco prima di alcuni macigni, mirando a uno sbiadito bollo giallo sulla roccia. La via n.10 attacca 20 m. a sinistra di esso. PILASTRO DI DESTRA (vie 12-26) Dal rione Malavedo di Lecco salire verso la Valsassina sino a Laorca. Oltrepassate le abitazioni si prende l’uscita a sinistra prima del grande tornante, seguendo una strada in salita, via Paolo VI, che poi svolta a sinistra e scende a un ampio parcheggio, ove si lascia l’auto. Si segue il viottolo che scende alla piazzetta della Chiesa di Laorca. Da qui a destra per una stradina che costeggia il minuscolo cimitero di Laorca e porta sotto l’exrifugio Medale (15 minuti). Qui si sale a sinistra su gradini fino a un prato e si prosegue poi per un breve tratto nel bosco sbucando sulla strada sterrata. Seguirla in salita verso destra, ignorando i due bivi successivi, sino a uno spiazzo con panchine. Alcuni scalini portano a un’altra sterrata sotto due massicciate, che si segue a sinistra fino a un bivio (da destra arriva il sentiero di discesa). Ora a sinistra lungo un sentiero ghiaioso (bolli a vernice), poi prendere una delle diramazioni più marcate che portano sotto la parete. Costeggiarla verso sinistra con saliscendi (attenzione, possibili cadute di sassi) fino a un salto roccioso a gradoni con albero in partenza: lo zoccolo della Via Taveggia (vie dalla 21 alla 24). Procedendo a destra si incontrano le altre vie n. 25 e 26. Costeggiando la parete verso sinistra per 50 m., si trova e si sale un


canalino fino a un comodo terrazzo sotto una placchetta: vie n. 19-20. Per le altre vie, invece di prendere il canalino si continua a sinistra, per poi salire decisamente verso la parete fino a una piazzuola da cui partono dei gradoni a sinistra che portano (20

m, II) allo spiazzo alla base della Via Cassin (inizio della n.16). Dalla piazzuola si traversa brevemente a destra su traccia scoscesa a una vecchia croce metallica in cima a uno speroncino, nei pressi delle via n.18, e poco a sinistra, della n.17. Ore 0.30-0.40.

CORNA DI MEDALE SETTORE SINISTRO

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PILASTRO IRENE

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San Martino - Medale – Corna di Medale

CORNA DI MEDALE SETTORE SINISTRO

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6a 1

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6a 6

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1 ALTRI TEMPI Eugenio Pesci e Marco Galli, estate 1986 180 m. (6L) 6c+ (6b obb.)/S1/II Materiale: nut Itinerario molto bello e interessante, che sale sull’ultimo pilastro sinistro della Medale, a destra della Via Ferrata. Arrampicata tecnica in placca su roccia eccellente. Chiodatura perfetta a resinati anche alle soste. Gli ultimi due tiri sono stati aggiunti dai richiodatori, mentre l’originale usciva a sinistra verso la Ferrata con un traverso. Ripetuta e molto consigliabile, in particolare concatenando un itinerario del Pilastro Irene. L1: 6a 25 m. Placchetta fessurata e spigolino. L2: 6a 25 m. Diedro e spigolo. L3: 6c 30 m. Placca, tettino, placca e fessura lavorata. L4: 6c+ 35 m. Difficile passo in aderenza poi muro su roccia splendida: se si sale sull’asse dei chiodi, passaggi obbligati severi. Stando a sinistra e poi rientrando sul passo centrale, il tiro è valutabile 6c. L5: 6a 25 m. Fessura e muretto a destra. L6: 6b 25 m. Singolo su muretto e diedrino finale. Discesa: dall’uscita si raggiunge la Ferrata a sinistra e per essa o si scende o si sale in vetta in 10 minuti. Da qui si può scendere a piedi in circa 45 minuti verso Rancio, oppure sempre per sentiero, verso N, in 30 minuti si raggiunge l’ex-rifugio Medale. D’inverno con neve è consigliabile scendere dalla Ferrata.

L4: 4c 40 m. Diritti poi a sinistra in obliquo. L5: 5c 45 m. Placchette e bel muro a destra, oppure più facilmente a sinistra per un canalino. Discesa: vedi it. n.1.

2 SPIGOLO BONATTI Walter Bonatti e Carlo Casati 1950 200 m. (5L) 6a (5c obb.)/RS1/II Materiale: nut Celebre itinerario, ardito nella concezione e molto esposto in almeno due tiri, che supera lo spigolo S della Medale, in origine raggiunto attraverso l’infido zoccolo, e oggi invece accessibile, come tutte le vie di questa zona di parete, per mezzo della più comoda e sicura Via Ferrata. Classica scalata su roccia ottima, con un bel traverso su gocce e un divertente diedro più fisico. Consigliabile e molto frequentata. Eventualmente utile qualche dado. Nella parte alta è stata attrezzata una breve ma bella variante. Chiodatura perfetta a resinati anche alle soste. Attacca dal ballatoio posto 30 m. a destra della cengia mediana della Via Ferrata. L1: 4c 25 m. Diedrino e blocchi. L2: 6a 30 m. In obliquo e traverso a destra, sino a un ballatoio prima dello spigolo. L3: 6a 45 m. Diritti per il bel diedro uscendone a destra.

4 IL CAMMINO DELLO XIAN Eugenio Pesci e Alessandro Monti 1993 190 m. (6L) 6c+ e A0 (6c+ obb.)/S2+/II+. RP Francesco Gherlenda, 1993, eccetto 2 spit. Materiale: nut, friend Itinerario severo ma molto valido, aereo e sostenuto, su roccia generalmente ottima, con qualche lametta friabile nel penultimo tiro, tuttavia ormai ripulito dai passaggi. Si diparte a destra della L1: dell’it. prec., su un muro a gocce. Il passo chiave della via, sul secondo tiro, è obbligato e chiodato lungo (eventualmente utile un cliff ma la caduta risulterebbe più pericolosa). Nel complesso si tratta di una via che offre un’arrampicata varia, con un gran tiro in placca, fra i più belli della parete. Portare 15 rinvii. L1: 6b 20 m. Dalla S1 della Via Bonatti si procede a sinistra e si supera un muro a gocce. L2: 7a+ 26 m. Fotogenico traverso a destra e lunga placca tecnica con spit talora distanti. S2 in comune con S1 della Via Brianzi. L3: 7a+ 25 m. A sinistra dello strapiombo uscendo per un diedro liscio a una sosta sul filo.

3 VIA BRIANZI Giorgio Brianzi e Lino Tagliabue 1960 190 m. 7L, di cui 2 in comune con la precedente 6b (5b obb.)/RS2/II RP Tiziano Capitoli, 1980. Materiale: nut, friend Itinerario storico, un tempo assai temuto, ma in seguito molto ripetuto, e diventato presto classico. Brianzi superò in libera passaggi notevoli per l’epoca, come la placca a gocce del secondo tiro. In origine la via venne aperta con molti chiodi. Roccia ottima, arrampicata varia con tratti obbligati. Chiodatura a chiodi e qualche raro spit vecchio, integrabile con qualche friend. Consigliabile. L1: 6b 40 m. Dalla S1 della Via Bonatti, si sale a sinistra per un diedrino e un lungo muro compatto con tratti su gocce. L2: 6a+ 40 m. A destra sotto uno strapiombo che si contorna per una lama entrando in un vago canale. L3: 5c 40 m. Diritti, poi a sinistra su un muro lavorato, fino a un terrazzo. Possibile spezzare il tiro. L4: 4b 40 m. A destra oltre uno spigolo a inserirsi sul canalino d’uscita dell’it. prec. Oppure uscire a sinistra dall’ultimo tiro (6b) dell’it. n.1. Discesa: vedi it. n.1.

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San Martino - Medale – Corna di Medale

CORNA DI MEDALE SETTORE SINISTRO

5c 6a

6b

6b 7a+ 6b+ 6b

4b

6a A2

7a 4a

6b 6c 6b

6a

6c A2

6b 7a+ 5b

6b A0

5c

6c+

7a+

6a

6b

7a+

4a 6b+

6b

3

5b

7b

6a 3c

4 5

4a

5b

6a+

6c+

4c

5c

6a

2

6b

1

3c

5b

6c

5a

6

7

4a

9 5c 8

3c 10

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L4: 6b e A0 25 m. Si supera lo spigolo e si entra in un diedro delicato e preceduto da una lama staccata. Il tratto in A0, lungo 4 m., presenta roccia molto liscia, e venne superato top-rope con probabili difficoltà di 7c. L5: 6c 45 m. Lungo muro di dita e movimento. Qualche lametta fragile: 15 fix. L6: 6b 25 m. Si esce per l’ultimo tiro dell’it. n.1 oppure a destra per il facile ultimo tiro dell’it. prec.: oppure diritti per la via originale lungo un breve camino sprotetto di 5c. Discesa: vedi it. n.1. 5 REBUS Ivano Zanetti, Giovanni Chiaffarelli ed Eugenio Pesci 1986. Prima libera: Roland Mittersteiner 1992 - Prima solitaria Marco Anghileri 1995 280 m. (11L) 7b e A1 (6c obb. e A3)/RS3+/III Materiale: nut, friend Celebre itinerario di elevata difficoltà, aperto a metà degli anni 80 con uso spinto dei cliff-hanger e mettendo gli spit a mano. Per l’epoca, soprattutto il secondo tiro in placca, deve essere ritenuto un vero capolavoro di apertura in arrampicata mista (6b/A3 cliff) da parte del capocordata Ivano Zanetti, che lo superò in 7 ore di ingaggio e precari equilibri. La via supera il pilastro bianco a placche e strapiombi nella parte alta, posto a destra della Via Bonatti e a sinistra della Via Gogna. Arrampicata severa con continui passaggi obbligati, tecnici e di dita in basso, più faticosi e fisici nella parte superiore. La via conta in media 3/4 ripetizioni all’anno. In un punto l’itinerario non è evidente ma una seria ripetizione integrale impone la sua ricerca senza uscire sulla soprastante Via Bonatti. Attrezzatura originaria a spit e qualche chiodo, da integrare con microdadi ed eventualmente qualche chiodo. Necessari 2 cliff e 2 staffe per il capocordata. Cordini per allungare alcuni rinviaggi. Qualche friend. Relazione aggiornata di Eugenio Pesci e Marco Anghileri (2010). L1: 6c+ 25 m. Dalla S0 della Via Bonatti, sotto il diedrino, si traversa a destra salendo in obliquo in una svasatura con roccia delicata (2 ch.), poi a destra sulla placca. L2: 7b (o 6b e A2+) 30 m. A sinistra poi diritti in placca oltrepassando una lama e il traverso della Via Bonatti. S2 scomoda in un diedrino. Spit distanti. Un solo passo precario su buchetto, eventualmente in top spin, con cliff da fermare con il palmo della mano. Per il resto A1 cliff abbastanza facile per gli esperti in questo tipo di progressione. L3: 6b+ 30 m. Si passa una difficile paretina, poi con

spostamenti si supera un muro a gocce. L4: 6c+ 35 m. Tiro chiave. Diritti per 3 spit (6c) poi a sinistra senza protezione sino a un chiodo difficilmente visibile alla base di un diedrino sporco. Da qui girare lo spigolo (orizzontalmente) rinviando lunghissimo, e superare un diedrino bianco. Sosta al suo termine su uno spit e un chiodo. Questo è il percorso originale. Tiro impegnativo, eventualmente utili 2 chiodi nel tratto di traverso. È pure possibile, dal chiodo, alzarsi diritti nel diedrino (variante BuzzoniSpandri) sino a un microdado incastrato e con cavetto danneggiato, da cui si esce a sinistra a un chiodo e da questo con altri 5 m. diritti a una sosta su un gradino. Passaggio molto pericoloso. Se dal terzo spit si prosegue a destra, si rientra sulla Via Bonatti. L5: 6b 30 m. Diedrino poi a destra a una fessura che si segue sino a un chiodo rosso a lama: da questo si doppia uno spigolo strapiombante a destra, uscendo a un chiodo e a una sosta presso un albero secco: 6b obb. Passaggio expo., consigliabile non cadere. L6: 6a 20 m. In traverso orizzontale a prendere un muretto entrando in sosta alla S4 dell’it. seguente. L7: 6c e A2 25 m. Diedro faticoso poi a destra (necessari un microdado e un chiodo universale) per un diedrino cieco, seguito da una placca verticale a gocce. L8: 6b 20 m. Placca e diedrino a sinistra. L9: 6a e A2 20 m. Fessura e tettino a mezzaluna da cui si esce a destra. L10: 6b+ 25 m. Placca a destra e vago camino con protezioni lontane. Eventualmente utile qualche microdado. Sosta presso una nicchia. L11: 6b 30 m. A sinistra oltre un muretto aggettante, utile un friend, poi diedrino di uscita alla cresta. Discesa: vedi it. n.1. 6 BREAKDANCE Ivano Zanetti, Giovanni Chiaffarelli e Umberto Villotta 1984. RP Marco Ballerini, 1985 240 m. (7L) 7b (6a+ obb.)/RS1/III Materiale: nut, friend Una delle prime vie moderne delle Grigne, bellissima, aerea, spesso atletica e su roccia ottima. Supera lo splendido pilastro di 200 m. che si trova poco a destra della cima del Pilastro Irene, e che costituisce di fatto l’ampio spigolo SW della Medale. Arrampicata varia ma in genere fisica con due tiri per marcati strapiombi fessurati. La chiodatura originaria, a spit e chiodi vetusta, è stata integrata con rari resinati, e risulta nel complesso piuttosto corta permettendo di forzare la libera. Soste a resinati. Portare 15 rinvii. Alcuni passaggi risultano un po’ unti. Molto consigliabile.

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Corna di Medale - Storia di una via 76

via

Taveggia

Gianluigi Marini e Carlo Pedroni nel freddo bivacco di fine dicembre durante l’apertura della via Taveggia (foto arch. Marini)

Testo di Eugenio Pesci

Medale

Nell’autunno del 1968 Tiziano Nardella, noto e forte rocciatore milanese, già esperto della Medale, si risolse ad attaccare una linea di diedri posta nella parte destra della parete; una linea che già da tempo era sotto gli occhi degli arrampicatori, e che sembrava poter essere superata senza grande uso di mezzi artificiali. Si sapeva tuttavia che in quella porzione di parete esisteva già una vecchia via d’anteguerra aperta da Serafino Colnaghi, che aveva superato un netto diedro di ottima roccia. Restava dunque il dubbio che l’itinerario fosse già stato tracciato. Nardella, spirito libero e personaggio molto vivace, celebre anche per la sua progressione sempre ricca di grida e in un certo modo rumorosa, riunì altri due compagni molto validi, come l’amico Gianluigi Marini, legato al C.A.I. Melzo, e in quegli anni compagno anche di Giorgio Brianzi, e Carlo Pedroni, promettente giovane che avrà un grande avvenire alpinistico ma che perirà purtroppo negli anni 80 sul Canale del Cengalo. Il team non affrontò la nuova via con spirito eroico, ma anzi, forse in linea con l’atmosfera di quegli anni, considerò l’itinerario come una bella esperienza di salita in palestra, vicino alla città e con pochi pericoli oggettivi. Fu approntato tutto il materiale necessario, che non era poco, vista anche l’intenzione di salire la via in dicembre, magari bivaccando. Una prima ricognizione portò i tre, insieme a Rebuzzini, sino a poco sopra il tetto triangolare, all’altezza della cengia mediana. Qui con sorpresa fu trovato un vecchio chiodo in una fessura. Che si trattasse forse della via di Colnaghi? Quest’ultimo fu interpellato qualche giorno dopo, e spiegò l’esatta ubicazione della sua via: il chiodo era suo, ma lo aveva piantato prima di scendere, per le troppe difficoltà del tratto superiore. Era salito molto più a destra per un diedro, raggiungendo la cengia nella sua zona destra e traversandola tutta a sinistra sin sotto il muro strapiombante centrale. Accertata la non coincidenza delle vie, il 28 e 29 dicembre Nardella, Marini e Pedroni tornarono in parete decisi a chiudere i conti con l’itinerario. Nel


gelo decembrino, bivaccarono sulle amache avvolti in grandi sacchi da bivacco, e il giorno successivo uscirono in cima. Nardella, capocordata, utilizzò un chiodo a pressione all’inizio del tiro a sinistra del tetto. In seguito i tre aprirono anche una variante, sino a oggi ignota, che aggira il tetto da destra: secondo i ricordi di Marini, vi dovrebbero essere 4 o 5 chiodi in via. La via apparve subito molto bella e venne immediatamente ripetuta già in gennaio da nomi prestigiosi dell’alpinismo lombardo, amici e compagni dei primi salitori: Angelo Pizzocolo (Bufera), Josve Aiazzi e Vasco Taldo; seguiti da Leonardo Cerruti, Romano Palvarini e Andrea Cenerini. L’itinerario fu salito in solitaria da Aldino Anghileri già nel 1970, e vide in seguito un gran numero di altro solitari legati e slegati, anche con alcuni gravi incidenti. In breve divenne la via più ripetuta della Medale e una delle più note vie di bassa quota nel Nord Italia, non facile, verticale, esposta, ma ben chiodata e nel complesso di difficoltà accessibile a molti rocciatori. Con il passare del tempo soprattutto i diedri della prima parte divennero molto patinati. Gli stessi Nardella e Marini furono poco tempo dopo protagonisti di un’altra variante medalesca praticamente ignota fino a oggi: tentarono di forzare la parte alta degli strapiombi della Milano ’68, da poco aperta da Nardella e Ettore Pagani, e salirono alcuni tiri, fin dove fu possibile. Indi abbandonarono il tentativo che dovrebbe essere rimasto chiodato. Anni dopo Renato Casarotto tentò una variante solitaria sulla medesima linea, rinunciando dopo un tratto. Oggi qui sale la via Rachel e Davide di G. Re Depaolini e compagni: difficile dire se ci sia vicinanza di percorso. Di certo si sa, come ricorda Gianluigi Marini, che avrebbero voluto chiamare la variante “Super ‘69”. Tiziano Nardella è stato un arrampicatore molto noto negli anni 70, soprattutto per ripetizioni e aperture di vie notevoli, sull’Aguille Noire al Bianco, nelle Alpi centrali e in Dolomiti, ed ha avuto, sul finire degli anni 60, il merito di dare una scossa all’ambiente della Medale con l’apertura delle due classiche Milano ’68 e Taveggia. Negli stessi giorni in cui Nardella e Marini tentavano la Supe ’69, Gogna e Cerruti salivano poco a sinistra nell’apertura dell’altro celebre itinerario del Medale di quegli anni. È curioso osservare le fotografie di quei giorni, con rocciatori abbigliati in modo serioso e con scarponi rigidissimi, soprattutto se si pensa a quanto accadeva contemporaneamente nel mondo orizzontale, che era in preda a ben altre trasformazioni, che avrebbero poi cambiato in una decina d’anni anche il vetusto e paludato ambiente dell’alpinismo.

Dicembre 1968. G. Marini sui tiri finali della Taveggia durante l’apertura della via (foto arch. Marini)

La foto originale con il tracciato fatta dai primi salitori dopo l’apertura della via nel 1968 (foto arch. Marini)

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LARIO ROCK - Pareti - Grigne, Medale, Valsassina, Orobie, Resegone, Pareti del Lago  

Molte delle vie tracciate sulle bastionate rocciose dei monti lariani, hanno reso la zona lecchese, e quella delle Grigne in particolare, ce...

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