Dialoghi nr. 271

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Democrazia in crisi?

Se la democrazia è sinonimo di par tecipazione attiva e di responsabilità del cittadino verso lo Stato e il bene comune, preoccupa il crescente asten sionismo. Sintomo di un disagio che deve essere ascoltato, esso deve pre occupare la politica, chiamata a trova re rimedi che finalmente coinvolgano maggiormente il popolo, sempre più confrontato con problemi: la povertà, la crisi ecologica e energetica, il lavo ro, i costi della sanità. In quest’ottica, con il dossier, Dialoghi intende apri re un dibattito, pubblicando tre testi: un giudizio sulla situazione ticinese di Alberto Lepori, un’intervista al politologo Oscar Mazzoleni, una ri flessione di Frei Betto sul ruolo della Teologia della Liberazione in favore della partecipazione attiva del popolo.

Dossier alle pagine 3-6

Sinodo svizzero

Qualche considerazione

La nostra rivista qualifica i propri dialoghi come «di riflessione cristia na», ed è quindi normale che essa dia spazio a ciò che avviene nelle varie co munità delle diverse Chiese cristiane, sia nel nostro Paese sia nell’ocumene del mondo. L’occasione per questo editoriale è data dalla recente pub blicazione del rapporto svizzero per il sinodo dei vescovi cattolici 20231 . Con un ritmo che senza esagerazioni si potrebbe definire frenetico, è partita una consultazione dal basso, comin ciando dalle parrocchie, attraverso

1. Scaricabile all’indirizzo https://www. ivescovi.ch/wp-content/uploads/sites/ 4/2022/08/RAPPORT-SYNODAL-SUISSE-IT. pdf.

una sintesi delle risposte locali a li vello delle varie diocesi, per conflui re in un’assemblea sinodale svizzera tenutasi il 30 maggio scorso all’ab bazia di Einsiedeln. La redazione fi nale di questo incontro e dei rapporti diocesani è stata affidata alla prof. Eva-Maria Faber e al Dott. Philippe Hugo. Questo rapporto è già parti to per Roma, dove la segreteria del sinodo dei vescovi presenterà a bre ve scadenza una sintesi dei rapporti nazionali e metterà così le basi per il dibattito che avverrà nell’incontro plenario previsto per il 2023. Questo testo non è stato purtroppo lar gamente diffuso alle nostre latitudini. Catt.ch non l’ha presentato e commen tato, forse anche perché quest’ultimo

è apparso in piena estate. In questo editoriale facciamo sentire la nostra voce (evidentemente flebile), cercando così di riparare parzialmente al silen zio di fronte a questa fase del processo sinodale, partita dalle comunità loca li, ora arrivata a una sintesi nazionale per poi raggiungere quella mondiale. Va anzitutto salutato con piacere il punto di partenza che ha caratteriz zato gli scambi avvenuti ai vari livelli previsti in tutto l’itinerario sinodale. Esso è stato localizzato a partire dalla condizione battesimale che rende chi ha ricevuto questo sacramento sacer dote, profeta e re. I vari ministeri ordi nati sono a servizio dell’unità fonda mentale che caratterizza la vita di tutti i battezzati. Con enfasi il documento di cui ci occupiamo sottolinea la neces sità di superare radicalmente il cleri calismo che caratterizzava e continua a caratterizzare la distinzione tra il clero e i fedeli della Chiesa cattolica. Non potendo, in un paio di paginette

dialoghi
di riflessione cristiana
271 Locarno Anno 54 Settembre 2022 TRIMESTRALE

della nostra rivista, fare una sintesi del documento svizzero (che a sua vol ta intende riprendere quanto espres so all’interno delle varie diocesi) ci siamo permessi di citare e riprendere alcune sue affermazioni, chiosandole con alcune nostre considerazioni che proponiamo ai nostri lettori e lettrici e che trasmetteremo anche al segreta riato diocesano luganese che ha cer cato di accompagnare fino ad oggi il processo sinodale.

Il processo sinodale in Svizzera va compreso sullo sfondo della situazio ne ecclesiale del Paese. Nonostante le diverse culture di Chiesa nelle varie regioni linguistiche, la situazione ge nerale è paragonabile e può essere descritta con tre esperienze chiave: perdita di rilevanza della tradizione di fede della Chiesa, perdita di fiducia nella Chiesa e crescente allontana mento da questa (1.2.)

Questa affermazione, ripresa dal primo capoverso del documento, è estremamente chiara e intende con durre il processo sinodale a partire da questa diagnosi lucida anche se, nel quadro di questo testo, non inten de essere ulteriormente specificata e approfondita. Salutiamo con piacere questa percezione della situazione attuale come pure l’intenzione di co municarla senza sconti all’assemblea dei vescovi riuniti l’anno prossimo a Roma. Il documento rileva la diver sità culturale nella percezione della situazione interna alla Chiesa catto lica nelle varie regioni linguistiche del Paese, ma sottolinea comunque il fatto che il fenomeno è vissuto con uguale preoccupazione in tutta la Svizzera. Concretamente si rileva che

la Chiesa cattolica sta diventando sempre più un corpo estraneo alla società e alla cultura svizzera. È sempre più senza parole nei confronti del suo ambiente e sempre meno capace di comunicare il significato della fede per la società contemporanea (1.4.6).

Chi legge spassionatamente queste righe potrà pensare che gli estensori del rapporto siano presi da un raptus di pessimismo disfattista. Non è sta ta la nostra percezione, alla lettura completa del testo. Siamo di fronte piuttosto a una analisi realistica della situazione della Chiesa cattolica nel nostro Paese, che non proietta su di essa i nostri fantasmi di persone che vivono intensamente il proprio rap porto alla Chiesa in questione, ma che non chiude i propri occhi di fronte a

fenomeni che i sociologi e altri osser vatori della vita sociale avevano già diagnosticato da tempo. È vero che da decenni mancano, almeno per il Ti cino, inchieste che analizzino la vita religiosa nel nostro Cantone. Anche l’occhio nudo ci conferma comunque che la marginalizzazione dell’adesio ne alla vita ecclesiale è visibile e rile vabile in maniera sempre più evidente.

La Diocesi si è premurata di aderire al processo sinodale incaricando un prete, Sergio Carettoni, di occuparse ne a tempo pieno e di accompagnare il movimento di consultazione in stretto legame con le comunità locali. A li vello svizzero si è notata una reazione ambivalente al processo sinodale. Ai punti 2.1 e 2.2 del rapporto si formu lano queste considerazioni:

Da un lato, in molti luoghi e contesti ecclesiali vi era la speranza che si po tesse effettivamente avviare un pro cesso d’allontanamento dalle rigidità della Chiesa, sia a livello locale che universale. In molti casi, questa speranza coesisteva con un sentimento di «ultima occasione» per intrapren dere i cambiamenti che spesso sono stati richiesti in passato.

D’altra parte, sono stati sollevati dubbi sulla significatività del processo sinodale. Infatti, la mancanza di chiarezza nelle prospettive decisio nali e di azione dovuta all’approccio delle diocesi e della Conferenza dei vescovi, così come la discrepanza tra l’approccio sinodale (ricerca di un accordo) e la concezione democratica culturalmente ben radicata in Svizze ra (procedura di voto), hanno inde bolito la fiducia nel processo stesso.

Queste affermazioni dovrebbero far pensare anche i lettori ticinesi. Da una parte il nostro contesto regio nale non conosce la presenza di una istituzione parlamentare eletta da cittadini e cittadine cattoliche, che si occupi specificamente della vita della propria Chiesa, come è il caso nella maggioranza degli altri canto ni svizzeri. D’altra parte non si può nemmeno affermare che il processo sinodale e la consultazione ad esso legata abbiano portato coloro che vi hanno partecipato attivamente a vo lere un simile organismo o perlomeno a chiedersi se le esperienze fatte al trove in Svizzera possano essere utili anche da noi. È comunque presente anche nel nostro contesto locale una certa sfiducia nei confronti di questa iniziativa partita da papa Francesco e indirizzata a tutte le comunità locali partendo dal basso e invitando a col

legarsi sempre più verso un processo più largo e quindi «cattolico» (cioè universale).

Il documento svizzero, ai punti 3.5 e 3.6, ci propone due considerazioni che, a nostro avviso, valgono anche per il contesto ticinese e dovrebbero farci riflettere ulteriormente.

Solo le persone vicine alla Chiesa, alcune delle quali coinvolte da anni nelle strutture ecclesiastiche e par rocchiali, hanno preso parte alle discussioni. Non è stato possibile raccogliere voci al di fuori di questa cerchia generalmente ristretta. La percentuale di voci che non vogliono cambiamenti di sorta, che sono orientate verso concezioni tradizio nali della Chiesa e che sono scettiche sull’idea di una Chiesa sinodale, è stata complessivamente bassa.

Siamo cioè di fronte a una mancata esperienza di una Chiesa in uscita, ma piuttosto di fronte a una Chiesa fortemente ripiegata su sé stessa e paurosa di essere messa a confronto con un potenziale scisma. Se è vero che la conflittualità interna alla vita delle nostre comunità è presente mag giormente nei media che nel vissuto delle comunità stesse, non si può co munque negare che essa è diventata maggiormente percepibile anche per chi non la vive direttamente. Chi abita ad esempio nel territorio della diocesi di Coira non ha potuto non constata re direttamente la presenza di questo conflitto e le sue conseguenze anche per la vita di diverse parrocchie. La sintesi nazionale inviata a Roma evoca anche la necessità di un rinno vamento liturgico che non si è con cluso negli anni del concilio Vaticano II (1962-1965), ma che va proseguito con coraggio e creatività nelle varie regioni del mondo in cui sono presenti comunità cattoliche. Al punto 4.1 si afferma

Da un lato, la liturgia della Chiesa è vissuta come un luogo di esperienza ecclesiale sinodale e di costruzione della comunità. Essa può essere il luogo di un’esperienza profonda di Dio.

D’altra parte, le espressioni della liturgia, il suo linguaggio e le sue forme, sono vissute come incomprensibili, poco legate all’esperienza quotidiana e all’attualità, così come poco invitanti.

Inoltre, la liturgia spesso raduna solo un nucleo interno di fedeli; per molti

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(Continua a pagina 24)

Democrazia in crisi Possibili rimedi

Nella votazione del 15 maggio scor so, sul pareggio dei conti del Cantone Ticino, ha votato il 33,70 degli aventi diritto, (non hanno ovviamente potuto esprimersi né gli stranieri né i minori); hanno approvato la proposta il 56,87% dei votanti, mentre hanno votato no il 43,13%. La decisione di «controllare le spese» è stata quindi decisa da poco più del 15% dei cittadini, ma ne subi rà le conseguenze l’intera popolazione ticinese. Si pretende che sia stata una decisione democratica: ma come si fa a ritenere che il popolo (il demos) ab bia deciso, se la percentuale al voto è stata solo del 33,70 degli aventi diritto e che questi sono solo una parte mini ma degli abitanti del Cantone?

E lo stesso si può affermare per il risul tato della maggioranza delle consulta zioni popolari, sia a livello cantonale, sia a livello federale. Possiamo ancora affermare (vantarci…) di vivere in una democrazia, dove è il popolo che de cide le scelte fondamentali?

Popolo e cittadini

Dal volume 2021 dell’Ufficio stati stico cantonale, togliamo alcuni dati interessanti per un giudizio sulla ef fettiva democrazia ticinese.

In Ticino le donne hanno ottenuto il diritto di voto e di eleggibilità a livello cantonale e comunale nel 1969. Questi diritti sono stati attribuiti alle donne (cioè alla maggioranza degli adulti) dopo che una proposta analoga era stata respinta dal popolo maschile nel 1966. Il Ticino è stato tra i primi Cantoni svizzeri a concedere il suffra gio femminile, mentre ultimo è stato Appenzello interno nel 1990; il diritto di voto a tutti gli adulti svizzeri in ma teria federale è stato invece esteso nel 1971. I 18-19enni ticinesi, dai canto loro, hanno dovuto attendere fino al 1990 per ottenere il diritto di voto e di eleggibilità in materia cantonale e comunale (un’iniziativa analoga era stata respinta nel 1973), e tale dirit ti nel 1991 sono stati estesi in tutti i cantoni. Fino ad allora la democrazia svizzera era stata piuttosto limitata…

Popolo assente

Negli ultimi quarant’anni si è votato su 342 oggetti a livello federale e in Ticino su 103 oggetti cantonali (stato

30 novembre 2020). Nella storia re cente, la votazione federale con la più alta partecipazione di cittadini è stata quella del 6 dicembre 1992 sull’a desione della Svizzera allo Spazio economico europeo, e il Ticino l’ha rifiutata con il 50,39% dei votanti. Le ultime consultazioni elettorali, nel complesso, hanno fatto registrare dei cali di partecipazione a tutti i livelli

(federale, cantonale, comunale); dopo gli aumenti conseguenti a novità quali la scheda senza intestazione e il voto per corrispondenza agevolato. In Ti cino, la partecipazione tende a essere più elevata per le elezioni cantonali rispetto a quelle federali, mentre nel la maggioranza dei cantoni svizzeri si registra il fenomeno contrario.

Osservando l’evoluzione della parte cipazione cantonale nel tempo, si nota un netto calo percentuale a partire dal 1971, in occasione delle prime elezio ni a cui hanno partecipano le donne. Per le cantonali, dopo quasi trent’an ni di relativa stabilità, si verificarono altre diminuzioni marcate nel 1999 e nel 2003. Per le federali, dopo il minimo storico di partecipazione del 2007 (47,4%), quando il dato ticinese è risultato inferiore anche quello me dio nazionale, si è tornato a superare il 50% nelle due elezioni successive (cosa che non avvenne invece sul pia no federale), per ridiscendere di poco sotto questa soglia del 2019. Per le elezioni comunali ticinesi, infine, si registra una continua diminuzione della partecipazione dagli anni Novan ta fino al 2011/2013. Attualmente, si tende a partecipare di più quando si è acquisito da poco il diritto di voto (1819 anni), poi la tendenza a partecipare diminuisce tra i 20 e i 29 anni d’età. Dai 30 anni si assiste a un incremento che raggiunge il massimo tra i 60 e i 79 anni, mentre nelle classi d’età succes sive la partecipazione ovviamente di minuisce. Il sesso dei votanti influenza la partecipazione solo tra i più giovani (18-19enni) mentre non si notano dif ferenze significative nella tra uomini e donne. Solo dai 50 anni in poi, gli uomini tendono a votare di più del le donne, e con l’aumentare dell’età questa differenza diventa sempre più

marcata. II voto per corrisponden za agevolato, infine, viene utilizzato maggiormente dalle donne, in tutte le fasce di età.

Dagli anni Settanta, la quota di schede intestate ai due partiti storici, PLR e PPD, per il Consiglio di Stato è in calo. Questa erosione ha giovato negli anni Ottanta alle formazioni di sinistra e dagli anni Novanta alla Lega dei Tici nesi. Quest’ultima nel 2011 ha tolto al PLR il primato nell’esecutivo canto nale che lo deteneva da oltre un secolo. Risulta inoltre in crescita la quota di schede senza intestazione: dal 14,7% nel 2007, in occasione dell’introdu zione di questa possibilità di voto, al 18,2% nel 2019, dato che di fatto su pera il risultato in schede ottenuto dal PS (14,9%) e dal PPD (14,4%).

Nelle più recenti consultazioni, il ri sultato del voto è risultato sempre più frammentato, tanto che la somma dei seggi attribuiti nel 2019 ai partiti non governativi (20) è il secondo valore in graduatoria, dopo i 23 del PLR e prima dei 18 della Lega (-4 rispetto al 2015), dei 16 del PPD e dei 13 del PS. A titolo di confronto, si noti che prima del 1987, PLR e PPD ottene vano insieme oltre il 70% dei seggi nel parlamento cantonale. Anche per le elezioni del Gran Consiglio le sche de senza intestazione sono in crescita; questa opzione è stata scelta nel 2019 dal 19,7% dei votanti (il 17,3% nel 2015)1 2

Rimedi possibili

Tra i rimedi si possono distinguere quelli a lungo termine e di serio im pegno e i rimedi o correzioni di effetto immediato anche se ridotto.

Tra i rimedi a lungo termine ne indico due: l’educazione civica (o alla cittadi nanza) e una diversa pratica in mate ria di naturalizzazione (formula quasi insultante) per concedere/riconoscere/ attribuire i diritti di cittadinanza a un numero maggiore di stranieri ormai facenti parte del popolo, che oltretutto pagano i tributi pubblici come chi ha il diritto di decidere sulle spese statali, ma senza avere il diritto di decidere.

Il tema dell’educazione alla cittadi nanza è stato ancorato alla legge scola

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stica. Questo argomento è attualmen te in discussione a livello cantonale, dove è all’esame il risultato della ri forma dell’insegnamento della civica nelle scuole medie, a seguito di una iniziativa popolare3.

L’altra misura da affrontare imme diatamente riguarda la legislazione relativa al riconoscimento dei diritti civici agli stranieri residenti in Ti cino, ed ovviamente (ma esula da questo esame, con i cambiamenti necessari anche a livello federale). Oggi in Ticino la decisione di attri buire la cittadinanza è presa inizial mente a livello comunale, modalità che è in contrasto ormai evidente con la mobilità della popolazione: richiedere un numero anche ridotto di anni di residenza nel comune dove si inizia la procedura, un tempo giu stificato per la necessità di conoscere il candidato, è ora condizione troppo restrittiva e che scoraggia anche il più volonteroso candidato alla citta dinanza. Il primo cambiamento radi cale e indispensabile è abolire quindi la procedura a livello comunale, per una procedura solo cantonale, di fat to trasformandola in una procedura fondamentalmente amministrativa (sia pure con accertamenti giuridi ci ed economici delle candidature), conservando la decisione finale di natura politica al Gran Consiglio, con la possibilità anche di un esame particolare da parte di una commis sione parlamentare (come già oggi praticato). Resterebbero ancora in vigore le disposizioni già attuali sulle procedure di cittadinanza agevolate, eventualmente da migliorare.

Una riforma più radicale sarebbe quella di concedere la cittadinanza a stranieri che sono nel Cantone o che vi abbiano frequentato un numero ade guato di anni nelle scuole, ovviamente su richiesta da parte dei genitori. È una proposta legislativa formulata recente mente in Italia, giunta fino all’esame parlamentare e caduta a causa della fine anticipata della legislatura (estate 2022). La proposta italiana concede va la cittadinanza ai minori stranieri prima del dodicesimo anno di età che abbiano completato un ciclo scolasti co di almeno cinque anni4

Valorizzare i partiti

La nostra democrazia è una democra zia dei partiti: i partiti politici devo no quindi essere promossi, tutelati e regolati. Quest’ultima esigenza è da tempo auspicata, ma sostanzialmente rifiutata in Svizzera, per cui la demo

crazia svizzera, basata sui partiti, ha partiti deboli e anche poco democra tici. Alcuni Cantoni hanno regolato, più o meno ampiamente, i partiti po litici, specialmente per tutelare la loro indipendenza dal potere economico, ampiamente prevalente nella politi ca svizzera (per questo condannata a livello internazionale). In Ticino una legge regola il finanziamento dei par titi, mentre è stato introdotto un finan ziamento cantonale per i gruppi par lamentari. Sono tuttavia misure mol to limitate, non tali da garantire una funzione efficace dei partiti politici. La strada da seguire, per garantire una democrazia vera, è quella del ricono scimento pubblico dei partiti, con una legge speciale, che favorisca e tuteli la loro funzione di mezzi indispensabili alla democrazia; non mancano in Eu ropa leggi al proposito, meritevoli di un attento esame.

Inoltre, solo i partiti riconosciuti do vrebbero poter presentare candidatu re, tramite la richiesta preventiva di iscrizione in un catalogo mediante indicazione del nome e dei/del re sponsabile politico. Si potrebbe ag giungere l’obbligo di depositare un documento programmatico e ancora, in occasione di ogni elezione, un pro gramma di partito. Meno democratica è la condizione di un deposito di una adeguata somma di denaro, a parziale copertura delle spese causate all’am ministrazione, che verrebbe restituita qualora il partito superasse una per centuale minima di voti in occasione delle elezioni.

Misure possibili immediate Un tempo in alcuni cantoni chi non andava a votare veniva penalizzato con multe o privato di certi diritti o van taggi. Ma è un rimedio difficilmente applicabile, già per il lavoro ammini strativo che comporterebbe di fronte a centinaia o migliaia di «astenuti».

Misure più applicabili sarebbero, pur con aspetti negativi, disposizioni a tu tela delle decisioni prese dalle autorità (designate democraticamente) qualo ra la partecipazione alle consultazio ni non raggiungesse un determinato quorum. Un risultato potrebbe non essere ritenuto valido se meno della metà degli aventi diritto partecipasse alla votazione, oppure (misura più giustificabile) se non fosse andato alle urne almeno la percentuale di colo ro che avevano concorso ad eleggere l’autorità che ha preso la decisione. Una disposizione analoga decide della validità dei referendum in Italia.

Educare alla politica

I partiti politici potrebbero/dovrebbe ro concorrere all’educazione alla po litica, specialmente a favore dei gio vani cittadini. Una scuola alla politica potrebbe essere organizzata dai partiti stessi, in proprio o in collaborazione con altri. Mentre sarebbe più auspi cabile una scuola di politica neutra o comune (per evitare il tradizionalismo di partito o l’intolleranza politica); è da considerare che una scuola orga nizzata da un singolo partito ha più possibilità di successo, in quanto un certo «patriottismo» di partito, possi bile frutto di scelte tradizionaliste o famigliari, sarebbe uno stimolo alla partecipazione giovanile.

Un secondo aiuto alla vita democrati ca potrebbe verificarsi con una mag giore attenzione dei partiti alle mani festazioni sociali della società civile; i partiti dovrebbero mettersi a dispo sizione per far conoscere le diverse iniziative che dalla società civile, in forma spontanea, sorgono a sostegno o in aiuto alla popolazione. Così i par titi potrebbero offrire il loro appoggio alle attività sportive, alle iniziative di carattere culturale, sociale, assisten ziale, offrendo loro contributo, specie nella propaganda e nelle relazioni con le istanze pubbliche e statali. I partiti potrebbero offrire le loro competen ze organizzative per far conoscere le attività di organizzazioni internazio nali (come Amnesty international, o Azione quaresimale, o associazioni terzomondiste, ecc…) con beneficio delle organizzazioni civili e traendone anche vantaggi.

La rappresentanza femminile Una carenza ticinese è la sottorappre sentanza (per non dire la mancanza) femminile nelle autorità: un po’ me glio nei comuni, a livello municipale, mentre evidente e deplorevole a livello cantonale (Gran Consiglio e governo).

Un rimedio potrebbe essere tentato tramite la legge elettorale, imponendo una parità numerica maschile-femmi nile al momento delle candidature. Si potrebbe esaminare la possibilità di porre l’obbligo per l’elettore di votare uno stesso numero di maschi e femmi ne nelle elezioni di più posti, pena la nullità del voto, oppure una preferenza maggiore per le donne in quanto mag gioranza del corpo elettorale. Ma poi bisogna che ci siano le candidate, e qui torniamo alla difficoltà iniziale della formazione civica mancante.

Le proposte indicate in questo con tributo non pretendono di essere le

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uniche e neppure le migliori per con tribuire a ridurre la crisi della nostra democrazia: vogliono essere uno sti molo ad aprire una discussione per la quale «Dialoghi» offre generosamente le sue pagine.

Note

1. L’Ufficio Cantonale di Statistica ha recen temente pubblicato negli Annuari annuali molti dati interessanti sulla partecipazione politica. Ne segnalo i più recenti:

Dati statistici, Le elezioni comunali ticinesi. Votanti, astenuti, candidati, eletti. Scheda senza intestazione

Dati statistici 2020: Anno elettorale 2019. Partecipazione, risultati, evoluzione

Dati statistici 2018: La trasformazione delle élites svizzere

2018, fascicolo: Le cifre della parità: pari op portunità tra i sessi

Dati statistici 2017: La partecipazione poli tica in Ticino. Donne, giovani, voti, comuni

Dati statistici 2016: Il panorama religioso ti cinese in mutamento

Dati statistici 2012: Civica e cittadinanza nella scuola ticinese

La partecipazione alle consultazioni in Ticino e in Svizzera.

2. Sul numero di aprile 2022 di «Aggiorna menti sociali» sono segnalati tre saggi sulla crisi della democrazia; i dati sopra esposti giustificano ampiamente che anche per quella svizzera e ticinese si può / si deve constatare una seria / quasi mortale crisi. Tom Nichols, Il nemico dentro. Perché sia mo noi stessi a distruggere la democrazia, Roma, Luiss University Press, 2021.

Colin Crouch, Combattere la postdemocra zia, Bari, Laterza, 2020.

Marco Valbruzzi, Come votano le periferie. Comportamento elettorale e disagio sociale nelle città italiane, Bologna, Il Mulino, 2021.

Il tema sta interessando anche nel Ticino: vedi «Corriere del Ticino» del 27 giugno 2022 (D. Campione, «La democrazia occi dentale è ostaggio della ingovernabilità») e del 14 giugno 2022 («Una campagna elet torale sempre più personalizzata» a com mento di una indagine del politologo Oscar Mazzoleni).

3. «Corriere del Ticino» del 3 maggio 2022 (P. Gianinazzi, «La politica si interroga sul fu turo della civica») e del 28 ottobre 2021 (N. Nonella, «L’educazione civica sui banchi del parlamento»).

4. Vedi su «Confronti», Roma, luglio-agosto 2022, pp. 44-45: Maurizio Ambrosini, Ius scholae, per una Italia nuova, più giusta e inclusiva e Michele Lipori, Ius scholae. Ver so una legge di cittadinanza?

Fare i conti con la società che cambia e riflettere sui valori

Il professor Oscar Mazzoleni, di rettore dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna, ha condotto un’indagine («PPD, quali valori per quale nome?»), su incarico del Partito Popolare Democratico, con lo scopo di identificare i temi che uniscono e dividono i militanti, e questo in vista del cambiamento del nome del partito, che il 25 giugno 2022 ha deciso di chiamarsi «Centro». Nell’inter vista che qui riproponiamo, il prof. Mazzoleni presenta i risultati del suo studio, che ha evidenziato la necessità, da parte degli aderenti del partito, di intraprendere una rifles sione sui valori, anche alla luce dei mutamenti della società.

Quale metodo ha utilizzato per con durre l’indagine sul Partito Popolare democratico Ticinese? Perché?

Abbiamo proceduto ad un’indagine scientifica che, nel gergo delle scienze sociali e politiche, è chiamata qualita tiva. Abbiamo raccolto le opinioni di persone appartenenti al partito senza l’obiettivo di una qualche rappresenta tività statistica. Ciò che abbiamo perso sul piano quantitativo, l’abbiamo però guadagnato in approfondimento. Dap prima abbiamo intervistato 6 persone che nel passato erano molto attive nel partito (oggi meno) e che hanno forni to un’ampia riflessione sul tema sulla base della loro esperienza pluriennale. Abbiamo poi usato le loro risposte per confrontarle con chi, oggi, è molto at

tivo nel partito, ossia una quarantina di persone elette in Consiglio comunale e in Municipio, oltre che responsabili di sezioni e distretti del partito e un gruppo di giovani. Ciò ha permesso un articolato confronto intergenera zionale.

Quali sono i risultati ottenuti? Quali sensibilità sono emerse con più vigo re?

L’analisi ha mostrato che ci sono alcu ni valori che fanno da filo conduttore fra le generazioni, come il valore della persona, del rispetto, della solidarietà e della sussidiarietà, oltre che, crucia le, il senso della moderazione e della mediazione.

Può spiegare quali sono invece i co siddetti temi divisivi?

Dall’indagine emerge la centralità del valore della famiglia. Nondimeno, si osservano differenze di sensibilità quando si tratta di definire la famiglia. C’è chi vede la famiglia come unità composta da due persone sposate di sesso diverso con figli biologici, chi ha invece una visione diversa. C’è poi la questione del rapporto con il cri stianesimo: se tutti vi si riconoscono, non tutti lo fanno allo stesso modo o ritengono utile o necessario che tale riferimento sia esplicitamente richia mato in un futuro programma del par tito. Infine, c’è un tema divisivo più tradizionale, quello che distingue l’ala economica da quella sindacale, e che per taluni è una divisione che potreb

be avere conseguenze sull’unità futura del partito.

Per quali ragioni la base del partito si spacca su queste tematiche? Esistono ragioni storiche?

Ci sono ragioni che affondano le ra dici in un passato lontano, altre sono più recenti. Tuttavia, un partito sto rico come il Centro, che nasce oltre un secolo fa, è costretto a fare i conti con i cambiamenti della società che lo circonda. Ma l’adattamento a tali cam biamenti è un fenomeno complesso, vissuto diversamente dalle varie ge nerazioni che hanno fatto e che fanno il partito. Proprio a questo può servire una riflessione sui valori: a far sì che l’adattamento sia attivo e condiviso, che i cambiamenti non siano accettati passivamente. Con la profondità dei mutamenti odierni, il non fare nulla, il lasciarsi andare nella corrente, signifi ca mettere in gioco la propria identità e rischiare di non rendere più distintivo il partito rispetto ai propri concorrenti, soprattutto nei confronti delle future generazioni.

L’inchiesta è quindi solo un punto di partenza?

Certo. Sta al partito e ai suoi organi capire come usare quanto raccolto dalla nostra indagine per contribuire a ripensare il proprio rapporto con il passato e con il futuro.

(da «Popolo e libertà», settembre 2022)

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Il metodo della Teologia della Liberazione

Al servizio del popolo di Dio

In quanto razionalità della fede, tutta la teologia è tributaria del contesto so cioculturale in cui si articola. Non esi ste, nemmeno nel Nuovo Testamento, una teologia «neutra» che trascenda le categorie e gli elementi ideologici pro pri della parola umana – anche quando questa parola traduce la Parola di Dio. Basta ricordare le quattro versioni dell’esistenza storica di Gesù: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Sono quattro diversi approcci teologici, articolati a partire da diverse situazioni e desti natari distinti. Allo stesso modo, oggi l’universo cristiano conta tante teolo gie quante sono le pratiche organizzate delle Chiese.

In America Latina, le Chiese che con servano il patto neocoloniale, ideolo gicamente articolato con il progetto delle classi dominanti, insistono sull’ortofonia, cioè sulla mera ripeti zione dell’ortodossia ufficiale, senza alcun tipo di legame (incarnazione) con la realtà – il che risulta in discor si astratti, dove si diluiscono, a livello epistemologico, le contraddizioni che esistono a livello della realtà.

Tale atteggiamento genera un neocon servatorismo di stampo fascista, ca pace di cogliere, con il suo spiccato faro anticomunista, segni di evidenti eresie in tutto ciò che minaccia que sto modello ecclesiastico che, sotto la copertura della «purezza della fede», nasconde l’intransigente difesa del di ritto alla proprietà privata dalla quale, evidentemente, la maggioranza della popolazione deve rimanere esclusa.

La modernità ha influenzato quelle Chiese aperte ai progetti di riforma sociale e in cui il pensiero cristiano mantiene un dialogo permanente con le nuove idee dei centri accademici.

Frattanto sarebbe però una trasposi zione inadeguata immaginare che la Teologia della Liberazione differisca da questo ultimo modello ecclesiale solo per estendere il suo dialogo anche all’universo marxista, come una sorta di frontiera avanzata del campo dove si stabilisce l’interscambio tra fede e scienza, etica e tecnologia, rivelazione cristiana e progetto politico.

La Teologia della Liberazione non si configura come una corrente all’inter no della Chiesa o una nuova corrente di pensiero che emana dallo sforzo accademico di alcuni teologi simpa tizzanti del socialismo. È questo ap

proccio miope che impedisce a molti di comprenderla nella sua profondità e ampiezza. La Teologia della Libera zione è un nuovo metodo di fare teo logia, che ha come punto di partenza la realtà della povertà in cui vive la stragrande maggioranza della popo lazione dell’America Latina. E, come punto di arrivo, il progetto di libera zione integrale, capace di assicurare a questo popolo il dono più grande di Dio, confermato da Gesù stesso, nel definire l’oggetto della sua missione: «Io sono venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).

di Frei Betto*

Nel nostro continente, la teologia partecipa anche della dipendenza dai centri egemonici del capitalismo, giu stificando modelli ecclesiali che cer cano di legittimare la disuguaglianza sociale.

Tuttavia, la crescente mobilitazione degli oppressi, come soggetti della propria liberazione, in un contesto culturale profondamente segnato dal cristianesimo, fa emergere all’interno di questi processi sociali un nuovo progetto pastorale. Attraverso le Co munità Ecclesiali di Base (CEBs), la pastorale popolare genera tanto il nuovo modello ecclesiale, identificato come Chiesa dei poveri, quanto il frut to di questa riflessione che, all’interno delle lotte liberatrici, articola fede e politica: la Teologia della Liberazione. Pertanto, la Teologia della Liberazio ne non è un atto primario. È un atto secondario, derivato dalla presenza cristiana, con un taglio popolare e liberatore, all’interno dei movimenti che incarnano la proposta di costruzio ne di una nuova società che sradichi la lotta di classe. In questo senso, il teologo della liberazione deve essere organicamente legato alla pratica li

* Frate domenicano brasiliano, Frei Betto è giornalista e ha fatto studi di antropologia, filosofia e teologia. Costante e articolato il suo impegno presso i movimenti popolari, le comunità ecclesiali di base e le pastora li sociali della Chiesa. Nel 2003-04 è stato consulente speciale del presidente Lula e coordinatore della mobilitazione sociale del Programma Fame Zero. Dal 2007 è mem bro della Commissione Giustizia e Pace del la diocesi di São Paulo. È socio fondatore del Programma «Tutti per l’educazione

beratrice, assumendo il campo della politica come ambito mediatore della sua attività evangelica. La Teologia della Liberazione pene tra quasi tutto l’ambito ecclesiastico dell’America Latina. Essa si esprime in modo popolare nelle CEB, nei cir coli biblici, nelle celebrazioni con tadine e operaie, attraverso liturgie che riscattano le tradizioni, le feste e i simboli delle classi popolari. Si espri me anche nel linguaggio pastorale di agenti laici, sacerdoti e religiose che assumono l’opzione preferenziale per i poveri, svolgendo un ruolo profetico all’interno di situazioni e strutture che oggettivamente negano il progetto di Dio nella storia. Infine, acquisisce una connotazione più metodica e scientifi ca nel lavoro di teologi professionisti, come Gustavo Gutiérrez, Pablo Ri chard, Miguel Concha, Júlio de Santa Aria, Elsa Tamez, Maria Clara Bin gemer, Tereza Cavalcanti, Leonardo Boff, Clodovis Boff, Carlos Mesters, Marcelo Barros, Raúl Vidales, Juan José Tamayo, Jon Sobrino e molti altri e altre che, sulla base dei loro legami con la pratica liberatoria, ripensano la fede cristiana nei parametri della Tradizione, della Bibbia e dell’inse gnamento del magistero ecclesiastico dai luoghi sociali ed epistemici degli oppressi.

L’oppresso non è semplicemente un punto di riferimento per la riflessione teologica liberatrice, né solo il suo de stinatario. È, soprattutto, il soggetto e l’attore della liberazione che si realiz za all’interno di una cornice culturale cristiana. Le sue riflessioni si incor porano in quelle del teologo in modo tale che la Teologia della Liberazione finisce per essere un prodotto comu nitario. Prima di rappresentare una nuova qualità dell’ermeneutica della dottrina cristiana, è principalmente un servizio all’emulazione nella fede e nell’amore, uno stimolo alla comu nione con gli altri, con la natura e con Dio. Proposta di inserimento maturo nella Chiesa e fonte di questa spiritua lità, che va dalla preghiera personale, come contemplazione silenziosa, ai sacramenti che ricostituiscono nel Cri sto vivente le energie che – attraverso le mediazioni popolari, sindacali e po litiche – tessono nella storia umana il profilo del Regno promesso da Dio. (da Koinonia, luglio 2022)

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L’ostia non contiene Gesù in miniatura

Pubblichiamo con grata ammirazio ne un contributo del grande teologo romagnolo, scomparso nel febbraio 2022, la cui competenza scientifica, coraggio intellettuale e capacità di dattica erano doti evidenti, come si nota anche dalle righe che seguono, in grado di rendere comprensibile un tema ancora oggi ricco di astrattezze e confusioni di vario genere1 .

Per l’esercizio della fede i credenti en trano in relazione con Cristo risorto attraverso il rito. In questo senso non sono esatte tutte le formule che utiliz zano parametri spaziali, che parlano cioè di Gesù dentro l’ostia o immagi nano una sua presenza in miniatura. Egli infatti non è nello spazio, come l’attore non è dentro il televisore o l’interlocutore dentro la cornetta del telefono.

«Cosa significa o come esprimere oggi l’Eucaristia in quanto sacramento della presenza di Cristo e del suo sa crificio?».

La domanda pervenutami precisava: «ti chiediamo, se possibile di prendere in esame un quesito da tempo dibat tuto e che si ripropone ogni Pasqua, ogni processione con l’Ostia, ogni “in fiorata” devozionale, ogni adorazione eucaristica: che cosa si intende oggi per «presenza reale» del Signore?

La comunione con Dio che abita il cuore dell’uomo, nostalgia a volte inascoltata e inespressa, abita anche e prima il cuore del Padre: come può essere meglio presentata? Dicendo che è un Mistero? E perché abbiamo parlato della transustanziazione, par lato del sacrificio della Messa… Il lin guaggio teologico… va attentamente rivisitato. Ma come?».

Presenza reale attraverso simboli

Prima di tutto vorrei ricordare che non sempre dobbiamo cambiare le parole per rinnovare il messaggio. Le stesse parole cambiano di significato e il loro sviluppo può costituire un passo avanti anche nella comprensione della vita e della dottrina di fede.

La parola presenza, per esempio, può essere intesa in modi nuovi corrispon denti alle diverse attività che rendono possibili rapporti inediti. A livello umano, infatti, con il termine presen za, si indica il rapporto che si stabilisce fra persone diverse.

di Carlo Molari

Vi è una presenza spaziale, per per sone che sono nello stesso luogo, una presenza elettronica, per persone che si parlano al telefonino o attraverso qualche programma del computer, una presenza intenzionale, per persone che si pensano, una presenza puramente simbolica, attraverso una foto o un ritratto ecc. secondo il tipo di attività che rende attuale la relazione. Ogni rapporto ha tre componenti co stitutivi: il soggetto operante, il fon damento, cioè l’attività che consente la presenza e il termine a cui l’attività in qualche modo si rivolge Pensiamo a una conferenza con un oratore e ascoltatori presenti nello stesso luogo. Hanno una relazione complessa basata sulle onde sonore (c’è parola e ascolto), sulle onde lu minose (ci si incontra con lo sguar do), e sull’appartenenza allo stesso luogo. Se la conferenza è teletra smessa altre persone possono assiste re all’evento anche se la loro presen za non è locale ma fondata su onde elettromagnetiche (che consentono l’ascolto e la visione).

Diverso è il caso di una presenza vir tuale quando l’evento non accade nel lo stesso tempo in cui viene rappresen tato. Se per esempio viene trasmesso un evento del passato con immagini registrate, il rapporto non si stabilisce con le persone ma con l’evento rac contato e gli attori coinvolti possono essere anche morti. Ciò che accade è presente realmente agli spettatori che si coinvolgono.

Nella trasmissione degli attuali mezzi di comunicazione l’azione è molte plice: gli attori che operano l’evento, l’eventuale telecronista che riprende, la telecamera che trasmette, gli ascol tatori e gli spettatori, più o meno coin volti. Si tratta di una presenza reale. Se nessuno accende la radio o il televisore le onde sono tutte presenti, ma non c’è presenza dell’evento perché non ci sono relazioni.

Presenza eucaristica

Anche nella Eucaristia non si trat ta di presenza spaziale o locale, ma sacramentale, cioè attraverso simboli oggettivi.

Nell’Enciclica Mysterium fidei (3 set tembre 1965) Paolo VI afferma che la presenza eucaristica non si attua «come i corpi che sono nel luogo» (n. 47). Il rapporto tra il credente e Cristo non si realizza per contatto di dimensioni spaziali, bensì attraverso richiami simbolici. Questo tipo di pre senza viene detta sacramentale (che si realizza attraverso segni sacri) o con altri termini nelle diverse tradizioni cristiane.

La relazione che si stabilisce nel sa cramento è reale e dinamica, nel senso che trasforma il fedele che si apre nella fede all’azione salvifica di Dio, che opera attraverso Cristo e il suo Spirito.

1. Ringraziamo vivamente la redazione del la rivista italiana «Rocca» nel cui numero 7 (2017) comparve questo articolo di don Molari (pp. 46-50). Sempre di questo autore ricordiamo, tra i tanti saggi, Il cammino spi rituale del cristiano. La sequela di Cristo nel nuovo orizzonte planetario, Gabrielli, S. Pie tro in Cairano (VR), 2020; Espiazione. L’azio ne misericordiosa e gratuita di un Dio che nulla chiede per offrire perdono, Gabrielli, S. Pietro in Cairano (VR), 2021; Teologia del pluralismo religioso, Pazzini, Villa Verucchio (RN) 2022.

Secondo le diverse possibili attività esistono vari tipi di presenza. Il telefo no, la radio, la televisione, il computer ecc. sono oggi strumenti attraverso i quali si può stabilire una relazione di presenza reale, irrealizzabile nei secoli scorsi.

Tutte queste sono presenze effettua te attraverso simboli (= realtà che ne rappresentano altre) ma sono reali perché consentono in diverse maniere il rapporto e il coinvolgimento delle persone.

Paolo VI riassumendo la dottrina ec clesiale precisa che nella celebrazione eucaristica il pane e il vino «acquista no un nuovo significato e un nuovo fine, non essendo più l’usuale pane e l’usuale bevanda, ma il segno di una cosa sacra e il segno di un elemento spirituale; ma intanto acquistano nuo vo significato e nuovo fine in quanto contengono una nuova realtà, che giu stamente denominiamo ontologica» (Paolo VI, Mysterium fidei, n. 47).

In questa prospettiva deve essere intesa la dottrina tradizionale della Chiesa secondo cui la presenza di

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Cristo nell’Eucarestia è «vera, reale e sostanziale» (Concilio di Trento, Ses sione XIII, Sul sacramento dell’Euca ristia, 4).

È presenza vera perché la relazione tra il fedele e Cristo risorto esiste di fatto. È presenza reale perché ambedue i ter mini sono esistenti nell’atto della rela zione. È presenza sostanziale perché la relazione collega le persone e non solo qualche loro qualità accidentale o una semplice loro immagine. Il Cate chismo degli Adulti della Cei (Roma, 1995) precisa che nel Sacramento «il Crocifisso risorto si fa presente come Agnello immolato e vivente. Il pane è realmente il suo corpo donato, il vino è realmente il suo sangue versato… Il pane e il vino sono diventati nuo va presenza…, dinamica e personale, nell’atto di donare se stesso e non solo della sua efficacia santificante, come negli altri sacramenti». (La verità vi farà liberi, n. 689).

Per l’esercizio della fede i credenti en trano in relazione con Cristo risorto attraverso il rito. In questo senso non sono esatte tutte le formule che utiliz zano parametri spaziali, che parlano cioè di Gesù dentro l’ostia o immagi nano una sua presenza in miniatura. Egli infatti non è nello spazio, come l’attore non è dentro il televisore o l’interlocutore dentro la cornetta del telefono.

La presenza si realizza in modo «sa cramentale», cioè attraverso simboli, come si può dire che alla televisione c’è un determinato personaggio o che al telefono c’è una persona cara. Il ca techismo precisa inoltre che l’Eucari stia non è una ripetizione o un’aggiun ta della croce «ma la ripresentazione, qui e ora, sotto i segni sacramentali, di quello stesso atto di donazione con cui Gesù è morto ed è stato glorificato» (ivi, n. 690).

Questo è il significato che acquista no il pane e il vino all’interno del rito eucaristico. La novità veniva chiamata transustanziazione, ma poiché oggi il termine «sostanza» è riferito in modo esclusivo all’aspetto chimico-fisico, ignoto nel medioevo, è meglio parlare di transignificazione o transfinalizzza zione come suggeriva il Catechismo olandese.

Importante però è ricordare che la re lazione sacramentale non è fine a se stessa, ma è ordinata alla missione del la Chiesa. Gesù ha reso presente Dio nella storia umana con la sua attività e la sua esistenza. Per questo è stato chiamato sacramento di Dio, segno cioè della sua presenza nel mondo. Fare memoria di Cristo significa evo care questa sua missione salvifica e impegnarsi a essere epifanie viventi, ambiti della sua azione nel mondo. Così se chi partecipa all’eucarestia e

non mette in moto la fede, c’è l’azione di Dio, ma il rapporto di presenza non si stabilisce.

Eucaristia sacrificio?

Nelle attuali formule della Messa cat tolica è presente alcune volte il termine «sacrificio». Anche nel racconto della cena è stata introdotta l’espressione un po’ forzata: «offerto in sacrificio per voi» mentre la formula greca del Vangelo dice semplicemente «dato per voi», cioè a vostro favore.

Tutta la dinamica della salvezza è se gnata dalla grazia, cioè dall’azione di Dio a nostro favore. La morte di Gesù non salva perché offre a Dio qualcosa, ma perché rivela la fedeltà dell’amore esercitato da Gesù anche sulla croce.

La sua non corrisponde al volere di Dio perché è un atto di violenza contro Gesù da parte di chi ha rifiutato il suo messaggio.

Da parte di Gesù è un «atto sacro» un «sacrificio», non offerto a Dio ma pervaso dalla sua volontà salvifica nel confronto degli uomini. La fedeltà di Gesù all’amore rende la tragica e ingiusta sua morte un «atto sacro» e consente anche a noi di celebrarla con memoria riconoscente.

È superato il modello di un Dio vio lento ed è messo in risalto il valore redentivo dell’amore, quando resta operante nonostante la sofferenza.

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di Kathrin Benz Morisoli, traduzione italiana di Maria Cristina Coldagelli e Melani Traini 392 pagine con illustrazioni a colori 13,5 x 21,5 cm, Fr. 20.–a cura di Marco Varini, Osvalda Varini e Graziano Martignoni 184 pagine con illustrazioni a colori di Michela Varini 17 x 24 cm, Fr. 25.–Armando Dadò editore Via Orelli 29 - 6601 Locarno - Tel. 091 756 01 20 - Fax 091 752 10 26 - shop@editore.ch - www.editore.ch Biografia storica del Santo patrono svizzero in un Paese in subbuglio Parole sulla cura, parole che curano

Risultati del Sinodo Qualche spunto

Gli Episcopati nazionali stanno in viando a Roma il risultato del processo sinodale ascolto nei diversi Paesi. Qui ne diamo qualche spunto, rinviando ai testi completi facilmente rintracciabili sul sito dei diversi Episcopati.

Dal Sinodo svizzero

Il rapporto evidenzia una difficoltà nel processo consultivo sinodale svizzero, comune a tutte le diocesi: coinvolgere soggetti e realtà esterne alla Chiesa. La maggioranza di coloro che si sono espressi hanno capito che qualcosa deve cambiare. Perché, nonostante il grande impegno profuso, è noto che, come altrove in Europa, la Chiesa in Svizzera sta perdendo fedeli e forse anche il contatto con la società. Se a Nord delle Alpi questo è più palese con le «uscite» formali dalla Chiesa che corrispondono a non pagare l’im posta di culto, a Sud l’uscita è infor male e si concretizza in un crescente disinteresse della popolazione per l’ecclesiale. Una Chiesa che è ritenu ta «vecchia» riguardo ai temi che la contraddistinguono in materia etica e morale. Con accenti diversi, in tutta la Svizzera si sottolinea il desiderio di una maggiore integrazione delle donne, una rinnovata attenzione nei confronti della comunità LGTB, dei migranti e delle categorie per le quali si avverte una lontananza pastorale. Comune in Svizzera la constatazione che occorre superare il clericalismo, cioè l’uso del ministero come pote re fine a sé stesso, una deriva che ri guarda anche i laici non solo i preti. Il documento sinodale svizzero vuo le idealmente ispirarsi al vento del Concilio, pur nelle differenze di toni, culture e sensibilità tra le regioni lin guistiche. Tutti però sottolineano la necessità di un ascolto qualificato, la bellezza della liturgia, la fatica di un certo linguaggio intraecclesiale di difficile comprensione, l’opzio ne chiara a favore di una «Chiesa in uscita».

Dal Sinodo spagnolo

Nel documento vengono segnalati i temi che hanno avuto forte risonanza nel processo sinodale. In primo luogo il riferimento al ruolo della donna nella Chiesa come preoccupazione, neces sità e opportunità. La sua importanza nella costruzione e nel mantenimento

delle comunità è apprezzata e la loro presenza negli organi responsabili e decisionali della Chiesa è considerata essenziale. È inoltre evidente la pre occupazione per la scarsa presenza e partecipazione dei giovani alla vita e alla missione della Chiesa.

La famiglia è vista come un campo prioritario dell’evangelizzazione. Il tema degli abusi sessuali, dell’abuso di potere e di coscienza nella Chiesa ha avuto un’eco importante, evidenzian do la necessità del perdono, dell’ac compagnamento e della riparazione.

La maggioranza ha sentito anche la necessità di istituzionalizzare e raffor zare i ministeri laicali.

Particolare attenzione è chiesta per il tema del dialogo con le altre confes sioni cristiane e con le altre religioni.

Le comunità hanno poca esperienza ecumenica.

Infine, si evidenziano alcune altre questioni che sono emerse nel dialo go sinodale, anche se con minore pre senza: la necessità di promuovere una presenza qualificata della Chiesa nel mondo rurale; la religiosità popolare come canale di evangelizzazione in un mondo secolarizzato; la necessità di promuovere la pastorale degli anziani; il bisogno di aumentare l’assistenza per alcuni gruppi come i detenuti, i malati o gli immigrati.

Altre questioni sollevate solo in alcune diocesi riguardano il celibato facoltati vo dei sacerdoti l’ordinazione di uomi ni sposati e delle donne. Si rileva una chiara richiesta che, come Chiesa, si apra il dialogo su questi temi per per mettere al Magistero di comprenderli meglio e di poter offrire una proposta profetica.

(da «Adista», 25 giugno 2022)

Dal Sinodo francese

A differenza dei vescovi spagnoli, quelli francesi non sembrano soddi sfatti della partecipazione della loro base diocesana al cammino verso i! Sinodo del 2023. Per cui il processo si nodale non ha raggiunto tutto il popolo di Dio nella sua diversità, in particola re le giovani generazioni. Inoltre, essi notano l’assenza di alcuni temi cen trali come quello della missione, e la testimonianza dei cristiani sui grandi temi sociali, ecologici o di solidarietà internazionale e la famiglia. Malgrado ciò, sono state espresse

aspettative della base ecclesiale: come articolare meglio la dimensione uma na della Chiesa […] con la sua natura sacramentale; «cogliere» gli allarmi circa le aspettative e «le sofferenze delle donne nella Chiesa»; «ascoltare la sollecitudine espressa per i sacer doti e le condizioni in cui esercitano il loro ministero»; «comprendere l’ap parente divario tra i sacerdoti e «ciò che ci si aspetta concretamente da loro»; perché alcune ricchezze spiri tuali cristiane vengono ignorate o sva lutate, ad esempio l’Eucaristia come il sacrificio di Gesù, i sacramenti, la vita consacrata, il celibato dei sacerdoti, il diaconato; e infine individuare le ra gioni per cui la liturgia resta un luogo di tensioni.

(da «Adista», 25 giugno 2022)

Il Sinodo italiano continua

Da quando il «cammino» è comin ciato, nell’ottobre 2021, secondo i dati forniti dalla Cei si sono formati circa 50mila gruppi sinodali, con una partecipazione complessiva di mezzo milione di persone. Quindi un numero ridotto rispetto agli oltre 40 milioni che, secondo le statistiche, si profes sano cattolici. Probabilmente si tratta del più eloquente segno che anche quella cattolica, in Italia, è diventata una Chiesa «di minoranza». Al termi ne di questa prima tappa di ascolto, ciascuna diocesi ha trasmesso alla Segreteria generale della Cei una sin tesi di una decina di pagine che poi i referenti diocesani, in diversi incontri sia in presenza che a distanza, hanno sintetizzato in un «testo di servizio», sulla base del quale è stato redatto il documento dei Cantieri di Betania, annunciato durante il Consiglio epi scopale permanente di inizio luglio (v. Adista Notizie n. 26/22) e ora pub blicato, per avviare la seconda tappa della fase di «ascolto». Sono stati in dividuati tre «cantieri», ovvero tre pi ste di lavoro, «da adattare liberamen te a ciascuna realtà», spiega la Cei, scegliendo quanti e quali proporre nel proprio territorio. Il carattere labora toriale ed esperienziale dei cantieri potrà integrare il metodo della «con versazione» spirituale e aprire il cam mino sinodale anche a coloro che non sono stati coinvolti nel primo anno. Tenendo presente «che questo resta un tempo di ascolto e non di letture si

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stematiche e di risposte pastorali a cui saranno invece dedicate le successive fasi, sapienziale e profetico», previste rispettivamente nel 2024 e nel 2025.

Il primo è «il cantiere della strada e del villaggio, dove si darà ascolto ai diversi «mondi» in cui i cristiani vi vono e lavorano, cioè «camminano insieme» a tutti coloro che formano la società». «In particolare occorrerà curare l’ascolto di quegli ambiti che spesso restano in silenzio o inascol tati: innanzitutto il vasto mondo delle povertà: indigenza, disagio, abban dono, fragilità, disabilità, forme di emarginazione, sfruttamento, esclu sione o discriminazione (nella socie tà come nella comunità cristiana), e poi gli ambienti della cultura (scuola, università e ricerca), delle religioni e delle fedi, delle arti e dello sport, dell’economia e finanza, del lavoro, dell’imprenditoria e delle professioni, dell’impegno politico e sociale, delle istituzioni civili e militari, del volon tariato e del Terzo settore».

Il secondo cantiere, «dell’ospitalità e della casa», approfondirà «l’effettiva qualità delle relazioni comunitarie e la tensione dinamica tra una ricca esperienza di fraternità e una spinta alla missione che la conduce fuori. Si interrogherà poi sulle strutture, perché siano poste al servizio della missione e non assorbano energie per il solo automantenimento, e dovrà verificarne so stenibilità e funzionalità».

Infine il terzo cantiere, quello «delle diaconie e della formazione spiri tuale». «Come possiamo «cammina re insieme» nel riscoprire la radice spirituale («la parte migliore») del nostro servizio?». «Come possiamo evitare la tentazione dell’efficienti smo affannato, innestando il servizio dell’ascolto di Dio e del prossimo? Esistono esperienze positive in me rito? Che cosa può aiutarci a «libe rare» il tempo necessario per avere cura delle relazioni? Come coinvol gere le donne e le famiglie nella for mazione e nell’accompagnamento dei presbiteri? Quali esperienze di ascolto della Parola di Dio e cresci ta nella fede possiamo condividere gruppi biblici, incontri nelle case, lectio divina, accompagnamento spi rituale di singole e coppie, processi formativi a tutti i livelli? Quali sono i servizi e i ministeri più apprezzati e quali che si potrebbero promuove re nella comunità cristiana? Quale spazio rivestono o possono rivestire nelle comunità cristiane le persone che vivono di consacrazione e di vita contemplativa?

(da «Adista», 23 luglio 2022)

Incontri ecumenici

Palestina/Israele e la situazione se condo il diritto internazionale», altri lo hanno considerato «inappropriato, non utile e doloroso».

Il CEC, facendo propri i timori espres si da alcune associazioni ebraico-cri stiane, ha dunque evitato di dichiarare Israele uno Stato che applica l’apar theid.

L’11. Assemblea del Consiglio Ecu menico delle Chiese (CEC), svoltasi a Karlsruhe, in Germania, dal 3 all’8 settembre, si è conclusa con un appel lo per la «guarigione del pianeta». Il messaggio finale ha chiesto un’azione congiunta delle Chiese e della comu nità internazionale contro la guerra, le malattie prevenibili, il cambiamento climatico e la fame.

Un tema centrale dell’incontro è stato il conflitto in Ucraina. In conclusione, i delegati hanno condannato con forza la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. La guerra è incompatibile con la natura di Dio, hanno affermato. Ogni abuso del linguaggio e dell’au torità religiosa per giustificare l’ag gressione armata e l’odio deve essere respinto: «Facciamo appello a tutte le parti in conflitto affinché rispettino i principi del diritto umanitario interna zionale». La popolazione civile deve essere protetta, i prigionieri di guerra devono essere trattati umanamente.

Parole chiare e forti, ma che non possono nascondere il fatto che l’e cumene internazionale non è stata in grado esprimere una critica diretta nei confronti di una chiesa membro – la Chiesa Ortodossa Russa – che ha ri tenuto di incoraggiare e benedire una guerra di aggressione nel nome di Dio.

A Karlsruhe, i delegati delle oltre tre centocinquanta Chiese membro del CEC hanno pure chiesto, in una di chiarazione ufficiale, una pace giusta in Medio Oriente: «Crediamo che solo attraverso la fine dell’occupazione e una soluzione di pace giusta, comple ta e duratura possa essere garantita la sicurezza sia dei palestinesi che degli israeliani», si legge nel testo. Diver genze forti sono emerse in merito al termine «apartheid», utilizzato nella dichiarazione per definire il trattamen to riservato alla popolazione palesti nese. Mentre alcune chiese e delegati hanno sostenuto con forza l’uso di questo termine in quanto «descrive accuratamente la realtà del popolo di

Altro tema affrontato a Karlsruhe, quello legato al cambiamento clima tico: la politica e la società devono dare priorità all’emergenza climatica nelle parole e nei fatti, hanno afferma to i delegati. Inoltre, è necessaria una maggiore solidarietà e giustizia nei confronti delle persone che soffrono maggiormente per la distruzione del clima. «Dobbiamo tornare indietro rispetto al nostro continuo egoismo umano», si legge in una dichiarazio ne che invita i politici e la società a promuovere con maggiore determi nazione la transizione verso le fonti di energia rinnovabili, a ridurre le emissioni, a proteggere gli ecosiste mi e a sostenere il «diritto umano a un ambiente pulito, sano e sostenibile». L’undicesima assemblea del CEC, svoltasi all’insegna dello slogan «L’amore di Cristo muove, riconcilia e unisce il mondo», ha visto la parte cipazione di oltre 2.000 delegati pro venienti da tutte le regioni del mondo. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese rappresenta circa 580 milioni di cri stiani; la Chiesa cattolica romana non ne fa parte, ma invia degli osservatori. (p.t.)

75. anniversario della Conferenza di Seelisberg

Dieci tesi contro l’antisemitismo

Nell’estate del 1947, due anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, a Seelisberg, nel Canton Uri, si svolse una conferenza che è considerata, a giusta ragione, come la culla del dia logo ebraico-cristiano. Da quell’in contro emerse, tra l’altro, la proposta di abbandonare, da parte cristiana, l’accusa di deicidio nei confronti de gli ebrei. Scopo della Conferenza – organizzata da istituzioni e personalità americane, britanniche e svizzere – era di combat

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Condanna della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina e compromesso per quanto riguarda il conflitto in Medio Oriente

tere l’antisemitismo a livello politico, sociale e religioso. Una settantina di persone, provenienti da 19 paesi, rag giunsero Seelisberg. La maggior parte dei partecipanti erano ebrei, il secondo gruppo più numeroso era composto da protestanti, i cattolici erano nove. L’idea di convocare una conferenza internazionale era scaturita, l’anno prima, a Oxford, e venne promossa dal pastore presbiteriano statunitense Everett Clinchy, dal sacerdote catto lico John Ross e dal rabbino Morris Lazaron.

Nell’ambito dei dibattiti svoltisi a See lisberg, si distinse in modo particolare lo storico e ricercatore sull’antisemi tismo Jules Isaac – che aveva perduto la moglie e la figlia in un campo di concentramento –, autore di un libro dal titolo significativo: «Gesù e Israe le». Da quell’opera – contenente nu merose proposte concernenti ciò che nella Chiesa e nella teologia deve cambiare affinché l’antisemitismo scompaia – derivarono i «Dieci punti di Seelisberg». Isaac respingeva tra l’altro, storicamente e teologicamente, l’accusa di deicidio nei confronti de gli ebrei e ricordava le radici ebraiche del cristianesimo e quindi che Gesù, Maria, gli apostoli e i primi martiri erano ebrei.

I Dieci punti di Seelisberg

1. Ricordare che è lo stesso Dio vi vente che parla a tutti noi nell’Antico come nel Nuovo Testamento.

2. Ricordare che Gesù è nato da una madre ebrea, della stirpe di Davide e del popolo d’Israele, e che il suo amo re e il suo perdono abbracciano il suo popolo e il mondo intero.

3. Ricordare che i primi discepoli, gli apostoli, e i primi martiri erano ebrei.

4. Ricordare che il precetto fondamen tale del cristianesimo, quello dell’a more di Dio e del prossimo, promul gato già nell’Antico Testamento e con fermato da Gesù, obbliga cristiani ed ebrei in ogni relazione umana senza eccezione alcuna.

5. Evitare di sminuire l’ebraismo bi blico nell’intento di esaltare il cristia nesimo.

6. Evitare di usare il termine «giu dei» nel senso esclusivo di «nemici di Gesù» o la locuzione «nemici di Gesù» per designare il popolo ebraico nel suo insieme.

7. Evitare di presentare la passione in modo che l’odiosità per la morte in flitta a Gesù ricada su tutti gli ebrei o solo sugli ebrei. In effetti non furono tutti gli ebrei a chiedere la morte di Gesù. Né sono solo gli ebrei che ne sono responsabili, perché la croce, che

ci salva tutti, rivela che Cristo è morto a causa dei peccati di tutti noi. Ricordare a tutti i genitori ed educa tori cristiani la grave responsabilità in cui essi incorrono nel presentare il Vangelo e soprattutto il racconto della passione in un modo semplicistico. In effetti essi rischiano in questo modo di ispirare, lo vogliano o no, avversio ne nella coscienza o nel subcosciente dei loro bambini o uditori. Psicologi camente parlando, negli animi sem plici, mossi da un ardente amore e da una viva compassione per il Salvato re crocifisso, l’orrore che si prova in modo così naturale verso i persecuto ri di Gesù si cambierà facilmente in odio generalizzato per gli ebrei di tutti i tempi, compresi quelli di oggi.

8. Evitare di riferire le maledizioni della Scrittura e il grido della folla eccitata: «Che il suo sangue ricada su noi e sui nostri figli», senza ricordare che quel grido non potrebbe prevalere sulla preghiera infinitamente più po tente di Gesù: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».

9. Evitare di dare credito all’empia opinione che il popolo ebraico è ripro vato, maledetto, riservato a un destino di sofferenza.

10. Evitare di parlare degli ebrei come se essi non fossero stati i primi ad ap partenere alla Chiesa. (p.t.)

Gertrud Kurz, madre dei rifugiati

Nell’estate di cinquant’anni moriva Gertrud Kurz, nota per il suo impegno a favore dei profughi.

Originaria di Lutzenberg, Canton Ap penzello, fondatrice del Servizio cri stiano per la pace, nel 1942 Gertrud Kurz (1890-1972) affrontò il consi gliere federale Eduard Von Steiger, il quale aveva decretato la chiusura delle frontiere svizzere affermando che «la barca è piena».

L’impegno di Gertrud Kurz a favore dei profughi iniziò dopo la «Notte dei cristalli», il 9 novembre 1938, quan do i primi rifugiati ebrei raggiunsero la Svizzera. Decise allora di fare il possibile per aiutarli e perciò invi tò una dozzina di persone, nella sua casa di Berna, per una festa natalizia. Durante gli anni della seconda guerra mondiale, aiutò rifugiati provenienti dalla Germania – in particolare ebrei, ma non solo – e divenne nota come la «mamma dei profughi». Più tardi affermò: «Avrei voluto fare di più». La porta della sua casa era sempre

aperta. Quotidianamente riceveva vi site e rispondeva alle lettere di persone in cerca d’aiuto. Ciò rendeva talvolta caotica la vita familiare. Come affer mò sua figlia Anni, in un intervento radiofonico alla SRF, «per nostra ma dre quel lavoro era semplicemente più importante del nostro pranzo».

Gertrud Kurz dava ascolto ai raccon ti dei rifugiati, ma ancora più spesso interpellava le autorità o i funzionari dell’ufficio stranieri affinché i profu ghi potessero entrare in Svizzera e ri manervi. Insieme con i volontari della sua organizzazione di soccorso forni va aiuti materiali, reperiva alloggi e si preoccupava in generale del benessere dei profughi.

Quando nel 1942 il Consiglio federale chiuse le frontiere, Kurz prese il treno e raggiunse Mont Pélerin, località del canton Vaud dove l’allora consiglie re federale Eduard von Steiger stava trascorrendo le vacanze. Gli parlò con insistenza, gli raccontò le storie dei profughi, ma non riuscì a dissuaderlo dalla restrittiva politica dei rifugiati. Tuttavia alcuni giorni dopo il Con siglio federale allentò il blocco alle frontiere.

L’impegno civile era per Gertrud Kurz naturale e motivato cristianamente. Già prima della guerra faceva parte del movimento religioso per la pace «Kreuzritter». A Berna si occupava dei cosiddetti Brüder der Landstrasse: mendicanti, senzatetto ed ex detenuti. «Mamma Kurz» era rispettata per la sua caparbietà. Tuttavia non era una ribelle. Nel suo impegno era ostinata, ma operava sempre all’interno del si stema e non metteva in discussione le autorità. Dopo la guerra, rimase fedele al suo impegno per la pace. Operò a favore dei profughi ungheresi e algeri ni e la sua organizzazione di soccorso estese la sua attività al Vicino Oriente e a paesi africani.

Gertrud Kurz fu più volte insignita di premi e onorificenze. Ricevette una laurea honoris causa e il premio Albert Schweitzer. Fu nominata due volte per il premio Nobel per la pace. Fu la prima donna a cui la Confede razione dedicò una moneta comme morativa, nel 1992. Col passare degli anni il suo ricordo è andato tuttavia gradualmente sbiadendo.

Col senno di poi, Gertrud Kurz avreb be probabilmente preferito essere una ribelle. In un intervento alla televisio ne svizzera nel 1966, disse di sé e della popolazione svizzera: «Avremmo do vuto fare più rumore. Ma con il passa re del tempo mi sono stancata. E oggi quello mi appare come un errore». (p.t.)

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Per una Chiesa cattolica davvero evangelica che guardi al futuro

A Vicenza, il 29 maggio 2022 due teologi italiani autorevoli, la biblista Marinella Perroni e l’esperto di sa cramentaria e liturgia Andrea Grillo nel quadro del Festival Biblico, hanno rivolto una lettera aperta alla Chiesa cattolica in Italia. Crediamo che possa essere indirizzata almeno alla Chiesa cattolica in tutte le zone in cui si parla italiano…

Alla Chiesa italiana scrivi…

Andrea Grillo (= AG) e Marinella Perroni (= MP)

Che cosa significa e che cosa compor ta, allora, anche per noi oggi esercita re la profezia in forza del battesimo, guardare alla realtà della nostra Chiesa italiana che ha intrapreso il cammino sinodale e immaginare, sulla falsari ga delle sette lettere alle sette chiese dell’Apocalisse, di indirizzarle una lettera che la richiami al coraggio della testimonianza?

AG: Non ti manchi il coraggio. Se guardi al futuro, e lo fai come Chiesa, devi avere coraggio. Un co raggio che non è prima di tutto forza di negazione. Il coraggio di negare non sempre è coraggio. Spesso è paura ma scherata da coraggio. Guardare avanti con coraggio e senza paura vuol dire entrare nel gioco di luci dei segni dei tempi.

Ospitare nel reale le cose nuove e mediante esse rileggere la tradizione in modo più ricco, più completo, più profondo. I tempi mandano segni a te, in quanto comunità di uomini e donne rigenerati dalla morte e dalla vita, dal dolore e dalla gioia. E i segni parlano nuovi linguaggi, che tu sei in grado di imparare, ma solo se avrai coraggio, se non ti lascerai paralizzare dalla paura.

MP: Sei nata, come tutte le altre chie se nazionali, nei giorni del Concilio. I giorni della primavera, i giorni in cui, caduto finalmente l’interdetto, anche tu hai richiamato la Bibbia da quell’esilio a cui l’aveva costretta una secolare guerra di religione tra fratelli. E la Parola ha ripreso a risuonare al

cuore delle nostre liturgie, nella vita delle nostre comunità e nella vita di ciascuno di noi.

Perché, lentamente, hai di nuovo spin to fuori dalla tua vita quella Scrittura da cui ogni ecclesialità prende vita e forza, da cui nessuna predicazione e nessuna catechesi possono prescinde re? Perché preferisci cedere al fascino di antiche superstizioni?

Ricorda i giorni in cui sei nata e ri prendi con coraggio la strada: lampada per i tuoi passi e luce sul tuo cammino potrà essere solo la sua Parola (cfr. Sal 119,105). E torneranno i giorni della primavera e dell’entusiasmo. Così infatti dice il Signore: «Invece di spini cresceranno cipressi, invece di ortiche cresceranno mirti; ciò sarà a gloria del Signore, un segno eterno che non sarà distrutto» (Is 55,13).

L’ascolto è esigente, chiede attento discernimento e risoluta volontà di cambiamento

AG: Mentre riaprivi le orecchie e gli occhi sui tesori che la parola poteva assicurarti, tornavi lentamente all’an tica arte del celebrare. Riconoscevi, di nuovo, che è il Signore con la sua Chiesa il centro della liturgia. Che tut ti celebrano insieme al Signore Gesù. E che il Vescovo e il prete sono solo coloro che presiedono un atto di tutti, nessuno escluso. Hai saputo ritrovare, nella liturgia, la forma del ministero diffuso e del movimento di popolo.

Il coraggio di questo ricordo vivo e fresco deve frenare tutte quelle paure che sanno solo correre indietro, vivere di nostalgia per il passato, di insof ferenza verso il futuro, di sufficienza verso il presente. La liturgia comincia dal tatto: tu, come Chiesa, ricordati che tocchi le vite di uomini e donne concreti e ti fai toccare dalle loro vite anzitutto nel rito eucaristico.

MP: Ascolta, prima di parlare, e le tue parole torneranno a essere autorevoli.

Ma impara che l’ascolto non è un atto paternalistico, non tradisce condiscen dente sufficienza, ma pretende autenti

co riconoscimento e profondo rispetto. L’ascolto è esigente, chiede attento discernimento e risoluta volontà di cambiamento. Non è forse proprio questa la strada per lasciarsi dietro le spalle l’epoca del clericalismo? Non è forse questa la prima, grande riforma di cui anche la nostra Chiesa, come tutte le altre chiese, ha enorme biso gno? Generazioni di adulti che hanno creduto nel Concilio, generazioni di donne per le quali fede e consapevo lezza di sé maturano al cuore l’una dell’altra, generazioni di giovani che non accettano di restare orfani di Dio ancora sperano che tu sia capace di aprire spazi di confronto. Perché non hai paura di cambiare.

AG: Con grande coraggio puoi di sporti a scoprire il sesso come ses sualità. Ossia ad uscire da una lettura riduttiva della relazione sessuale, orientata solo alla generazione. Qui devi combattere con molti pregiudi zi, che hanno preteso di identificarTi come il baluardo contro ogni libertà. La rigida chiusura del sesso nell’am bito del matrimonio non è più soltan to «ordinamento sociale», ma inca pacità di percezione. Le forme della relazione sessuale, che trovano il loro compimento nel matrimonio, esistono anche fuori di esso e non sono sem plicemente un male. Il processo che porta le persone alla vita fraterna di coniugi esigono rispetto e pazienza, accompagnamento e pochi formali smi. Se di burocrazia ferisci, di buro crazia perirai. Potresti invece trovare la autorità di riconoscere la comu nione che c’è, piuttosto che quella di distribuire autorizzazioni a destra e a manca, ma senza autorità.

MP: Hai sempre pensato che gli sci smi e le scomuniche sono quelli che si consumano tra i capi delle chiese. E spesso è stato così. Ora, però, non più. E lo scisma silenzioso delle donne e dei giovani rende le nostre comunità esangui. È vero: una Chiesa che difen de strenuamente la gerarchia dei sessi, non ce la fa ad accettare la forza delle donne; e per una Chiesa patriarcale quella dei giovani è una lingua incom prensibile. Eppure, proprio questo per te può diventare il tempo della fiducia: dai fiducia alle istanze delle donne: non sono pericolose, sono vitali; dai

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fiducia all’inquietudine dei giovani: è seme che marcisce nella terra e darà il suo frutto al tempo opportuno. Non permettere che se ne vadano e, se de cideranno lo stesso di andare, almeno dà loro la parte di eredità che gli spetta.

AG: Hai da imparare un nuovo lin guaggio, quello del tempo relazionale e dello spazio sociale. Siamo entra ti ormai, da più di un secolo, in un «tempo tutto omogeneo» che ci per mette molto, ma ci leva altrettanto. Tempo omogeneo e tempo irrever sibile non lasciano spazio alla festa. Tutto nel tempo può essere diverso, tutto uguale, tutto libero o tutto vin colato, ma solo la festa dischiude il fratello, svela la sorella. Fraternità, sororità e tempo festivo si corrispon dono. Sei Chiesa e per questo madre

e maestra di fraternità e sororità. In segnare lo spazio e il tempo di vera fraternità/sororità: a questo oggi i di scepoli di Cristo potrebbero lavorare in Italia con una nuova e sorprendente capacità culturale. Trova il coraggio di fare cultura, di uscire dalla nicchia, di navigare in mare aperto. Imparan do a fondo proprio nel momento in cui insegni davvero. Non è altro, in fondo, che il tuo coraggio di essere Chiesa.

MP: Non ti manchi il coraggio, Chiesa che vivi il vangelo in Italia. Dopo Ge rusalemme e Antiochia, Roma è stata la terza Chiesa-madre della cristia nità. Ricordalo, Chiesa italiana. Non per inseguire antichi fasti imperiali, né per proporti come modello per tutte le chiese: ogni Chiesa ha la sua storia,

In memoria

percorre la sua strada, vive e con-vive in uno degli angoli del mondo. Piutto sto, ascolta l’invito di Papa Francesco: ricorda il tuo passato per essere «una Chiesa adulta, antichissima nella fede, solida nelle radici e ampia nei frutti» (Firenze, 10 novembre 2015).

AG: Che i tuoi duemila anni di storia ti rendano sapiente, non vecchia, pru dente nel movimento, non nella stasi: «Poiché così mi ha detto il Signore: «Va’, metti una sentinella che annunci quanto vede». […] «Sentinella, quan to resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?».

MP: La sentinella risponde: «Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!» (Is 2,6.12).

Pietro Lepori servitore della cosa pubblica

Lutto. Si è spento il 27 luglio a Fai do, all’età di 91 anni, un caro ex-col laboratore di «Dialoghi», di cui resse per vari anni l’amministrazione: Pie tro Lepori. La rivista lo ricorda non solo per questo ma per l’esemplare dedizione a quell’Azione cattolica che, negli anni precedenti il Con cilio Vaticano II, anticipava, se così si può dire, i temi della fede e della riforma della Chiesa nella Diocesi ticinese. Pietro Lepori fu soprattutto, per molti giovani e ragazzi di Massa gno, un amico prezioso prima ancora che un dirigente. I ragazzi nati negli anni Quaranta e seguenti lo ricorda no come guida a indimenticabili gite sulle nostre Alpi, organizzatore di carnevali giovanili e di tornei di cal cio sull’ampio terreno verde che si stendeva davanti alla chiesa di San ta Lucia (oggi occupato dalle scuole comunali), fedele alle occasioni di formazione che si davano nella sede del Circolo San Maurizio di Azione cattolica nel vecchio (ora demolito) centro di Massagno. Commerciante (addirittura produtto re in proprio, nell’azienda familiare, di caffè tostato), fu in seguito attivo come segretario comunale di Manno. Ritiratosi a Tengia di Rossura, ne fu l’ultimo sindaco. Sempre sereno e modesto, Pietro Lepori fu un attivo

servitore della cosa pubblica in nome dei principi di solidarietà cattolica che aveva appreso nella casa di suo padre, il sindaco Pierre Lepori, fratello di un consigliere federale. Ai figli, fratelli, sorelle e famigliari, il riconoscente ricordo di «Dialoghi».

Ivo Fürer vescovo dinamico e aperto

Ci ha lasciati il 12 luglio scorso e all’e tà di 92 anni, il vescovo emerito di San Gallo Ivo Fürer. Chi ha seguito le attività del sinodo 72 a livello svizzero lo ricorderà come presidente dinami co, comunicativo e desideroso di un profondo rinnovamento della Chiesa cattolica nel nostro Paese. Dopo aver accompagnato le attività del Concilio Vaticano II come esperto del vescovo di San Gallo mons. Hasler, fu nomi nato alla testa di questa diocesi nel 1995. Dal 1977 fino alla sua nomina episcopale aveva operato come segre tario generale del Consiglio europeo delle conferenze episcopali, cono scendo così la situazione variegata della Chiesa cattolica nei vari Paesi del continente. Soprattutto ebbe l’op portunità di seguire da vicino l’attività di questo organismo europeo sotto la presidenza del cardinal Martini. Ebbi la possibilità di invitarlo, a settembre 2013, a un convegno che organizzai a Trento in memoria di Carlo Maria

Martini. Pur in età avanzata, ci lasciò un intervento molto «fresco» sulla sua figura e il suo pensiero, il tutto in ita liano. Ivo Fürer è stato uno dei vescovi più dinamici ed aperti nella Svizzera del periodo postconciliare. Nota e ap prezzata la sua apertura nei confronti del movimento ecumenico, del dialo go interreligioso. Lo ricorderemo con affetto e riconoscenza.

Albert Longchamp gesuita giornalista

E morto a Ginevra, lo scorso 4 ago sto, il gesuita Albert Longchamp Nato nel 1941 a Echallens (VD), Albert Longchamp entrò nel noviziato dei gesuiti a Friburgo nel 1962. Studiò poi filosofia a Monaco e teologia a Lione, dove venne ordinato prete; pronunciò i voti definitivi nel 1978.

Come giornalista diresse il settimana le «Echo Illustré» dal 1985 al 2005; e dal 2010 al 2013 la rivista ginevrina «Choisir». Incaricato di corsi di etica del giornalismo all’università di Fri burgo, presiedette la Commissione dei media dell’episcopato svizzero e la Commissione svizzera Giustizia e Pace. Superiore della comunità dei gesuiti di Carouge (Ginevra), fu pro vinciale dei gesuiti svizzeri dal 2005 al 2009. «Dialoghi» lo festeggiò confe rendogli una medaglia per i suoi meriti di giornalista.

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(a.b.)

BIBLIOTECA

Passaggio in libreria in piena estate

Andare in libreria in piena estate pro cura un piacere del tutto particolare: pochi clienti permettono al visitatore di rimanere più a lungo senza distur bare e al contempo egli può meglio soppesare le sue scelte. Ora, per la curiosità di chi legge «Dialoghi», se gnalo alcune pubblicazioni recenti che mi sono apparse significative e degne della nostra attenzione e lettura.

Il tema della recente pandemia virale continua a stimolare autori e lettori, anche se una parte dell’opinione pub blica manifesta un’insofferenza cre scente sia nei confronti del tema sia delle misure proposte dalla autorità sanitarie locali, nazionali e interna zionali. Mi permetto, ciononostante, di segnalare due pubblicazioni che si avvicinano a questa problematica con uno sguardo sufficientemente ampio e critico in modo da mantenere un inte resse al di là delle singole stagioni che questo morbo ci ha provocato.

Le pubblicazioni di Habermas non abbisognano di particolari presenta zioni, anche se esse coinvolgono so prattutto filosofi di professione o in tellettuali interessati alle discussioni alle società contemporanee. Per caso noto un suo recente intervento sulla pandemia covid, ripreso dall’editorie italiano da una rivista scientifica tede sca e introdotto da un lungo testo per la penna di Gustavo Zagrebelsky. Il filosofo tedesco interviene sui proble mi connessi alla pandemia non tanto per curiosità scientifica quanto per mettere a tema un problema generale di filosofia politica e di etica: come vanno articolati, nell’interpretazione e applicazione dei diritti fondamentali, i criteri legati all’autonomia di ogni cittadino e al suo dovere di solidarietà verso tutti gli altri membri della socie tà umana? La pandemia è dunque solo l’occasione per questo esercizio della mente e delle nostre emozioni, eser cizio stavolta arduo quando la sfida è data da un fenomeno particolarmente complesso come appunto quello di un’epidemia di cui si conoscono solo alcune caratteristiche e meccanismi di

diffusione. Habermas, pur non essen do uno specialista di politica sanitaria, localizza con precisione l’interroga tivo etico-politico legato alle misure che vari governi europei hanno messo in opera. In questo contesto, secondo Habermas, «lo Stato ha bisogno in maniera insolita di una cooperazio ne maggiore da parte dei cittadini, ai quali impone considerevoli limitazioni e dai quali esige un contributo di so lidarietà, che però vincola in misura diversa i vari gruppi sociali» (p. 51).

Al di là di questa difficoltà di fondo, Habermas mette a tema anche il limite interno alla democrazia che deve poter legittimare, oltre ai diritti fondamenta li legati all’autonomia di ogni cittadi no e al dovere di solidarietà verso ogni altro membro della società, anche la divisione di competenze tra gli organi di governo e quelli dei tribunali che de vono dirimere i conflitti mediante eque sentenze. Le brevi pagine del filosofo tedesco oggi più che novantenne sono particolarmente dense, ma ci invitano efficacemente alla riflessione e all’a zione, anche alle nostre latitudini.

Pur non essendo ancora usciti dalla sfida di queste epidemia (il recensore scrive durante la falsa tranquillità della pausa estiva e non può ancora sapere cosa ci attende in autunno) il mercato librario propone contributi legati alle conseguenze a lungo termine di queste prime ondate della pandemia virale. Harari e Martinella, sotto il titolo di Post covid, cercano di descrivere quali potrebbero essere i fenomeni che si manifesteranno nei prossimi tempi e che possono essere ricondotti alla diffusione del virus nelle varie parti del mondo. Il libro si lascia leggere con qualche difficoltà, perché esso presenta un linguaggio familiare agli specialisti di politica sanitaria ma al quanto indigesto per chi non è addetto a questi lavori. Una pubblicazione co munque utile per chi vuol informarsi in maniera corretta con questa sfida che non sembra volerci lasciare. Maggiormente appetibile mi è sem brato invece il libro a più mani curato da E. Lello e N. Bertuzzi sotto il ti tolo Dissenso informato. Al centro di questi contributi stanno le strategie di informazione da parte delle autorità sanitarie nei confronti della popola zione confrontata recentemente con varie misure legate alla pandemia di covid. Le analisi qui raccolte si ri feriscono soprattutto, anche se non esclusivamente, all’Italia, ma valgo no analogamente anche per altri con testi. Vengono qui messi in evidenza sia le false sicurezze legate all’invito alla vaccinazione sia il legame tra mi

sure diverse di cui non si spiegano a sufficienza le connessioni: esempio tra i molti quello della necessità della vaccinazione e quello di continuare a portare comunque la mascherina. Il volume mi è sembrato particolarmente utile per sopperire alla frammentarietà dell’informazione ricevuta anche da noi durante questi ultimi mesi.

Habermas, J.: Proteggere la vita. I diritti fondamentali alla prova della pandemia . Bologna: Il Mulino ed. 2022, 117 pp.

Harari, S. – Martinella, V.: Post Co vid. Che cosa dobbiamo sapere sulle conseguenze a lungo termine del virus per corpo e mente. Milano: Solferino libri 2022, 279 pp.

Dissenso informato. Pandemia: il di battito mancato e le alternative possi bili. A cura di E. Lello e N. Bertuzzi. Roma: Castelvecchi ed. 2022, 424 pp.

* * *

Cambio ora scenario, pur rimanendo nel contesto di dibattiti contempora nei. Gli abusi sessuali su minori, ad opera non solo di alcuni membri del clero cattolico ma anche di altre per sone a stretto contatto con minoren ni, continua a interessare il mercato librario. Visto che il fenomeno non riguarda solo il momento presente, ma è di antica data, troviamo sui ta voli delle librerie anche pubblicazioni a carattere storico che ci presentano le reazioni manifestatasi nei secoli che ci precedono.

Il volume curato da L. Benadusi e V. Lagioia mi è sembrato particolarmente ben strutturato, perché esamina i cam biamenti parziali di rotta da parte delle autorità ecclesiastiche cattoliche verso gli abusi da parte del clero nei confron ti sia di minori socialmente marginali sia di donne, pure senza alcun potere. Elementi essenziali di queste diverse risposte all’abuso sono l’imposizione generalizzata del segreto delle istrut torie messe in atto, lo spostamento dei chierici oggetto delle inchieste in luoghi diversi da quelli in cui sono avvenuti i fatti, come pure una riven dicazione di una propria giurisdizione penale da parte delle autorità ecclesia stiche. I saggi qui riuniti spaziano dal medioevo fino ai nostri giorni, esami nando anche periodi non ancora inten samente esplorati, come ad esempio l’ottocento. Anche chi non è storico di mestiere trarrà profitto dalla lettura di questo volume, perché i saggi qui rac colti mettono chiaramente in evidenza

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il rapporto esistente tra le modalità di abuso e le mentalità imperanti sia nella società civile sia negli ambienti cleri cali attorno alla sessualità in genere. Viene presa in considerazione anche la recentissima evoluzione del pensie ro e delle pratiche messe in opera dai responsabili della Chiesa cattolica in questo ambito, evoluzione ancora in corso e i cui esiti rimangono tuttora aperti.

Le relazioni sessuali non sono co munque connotate da chiaro consenso reciproco solo in ambito cattolico. I recenti dibattiti anche a livello legi slativo, tesi a sapere se sia necessa rio un consenso esplicito o se sia se sufficiente una mancanza di diniego («solo un sì è sì» oppure «solo il no è davvero no») sono oggetto di dibatti to giuridico e politico in vari Paesi. Il libro di M. Garcia, edito recentemente da Einaudi, cerca di ricostruire gli ele menti essenziali di questo dibattito e di metterne in evidenza sia le dimensioni morali che quelle politiche.

In segreto. Crimini sessuali e clero tra età moderna e contemporanea. A cura di L. Benadusi e V. Lagioia. Milano: Mimesis ed. 2022, 410 pp.

Garcia, M.: Di cosa parliamo quando parliamo di consenso. Sesso e rappor ti di potere. Torino: Einaudi ed. 2022, 397 pp.

* * *

Il momento presente ci confronta quotidianamente non solo attraverso la frequentazione dei media, ma anche tramite la lettura di numerosi libri, con il fenomeno della guerra, presente nel mondo in varie regioni e con modalità a cui non eravamo finora abituati. Tra le numerose pubblicazioni apparse in questi ultimi mesi, ho dovuto operare una scelta, visto il carattere alquanto effimero di alcune di esse. Mi limito dunque a segnalare l’intervento di un autore americano molto noto anche dalle nostre parti e due pubblicazio ni che riportano posizioni presenti attualmente nelle Chiese cristiane d’occidente nei confronti della guerra russo-ucraina, sempre in corso e che lacera tutti.

Chomsky interviene sul conflitto con considerazioni che non possono esse re facilmente ricondotte a una teoria o a una dottrina politica precisa, ma che costituiscono comunque un chiaro stimolo per la nostra riflessione e per il nostro impegno. Il libro raccoglie il testo di sette interviste che il pen satore americano ha rilasciato dopo

l’inizio della cosiddetta «operazione speciale» russa in Ucraina. Chomsky localizza il conflitto in corso nel con testo dell’allargamento della presen za della NATO nelle aree dell’Europa orientale a partire già dal momento del crollo dell’Unione Sovietica a inizio degli anni ’90 del secolo scorso. Que sto allargamento è stato operato senza tener conto delle forti differenze non solo politiche bensì anche culturali e religiose tra i vari Paesi europei di quest’area. I vari paesi che compon gono la variegata Federazione russa si sono sentiti minacciati pur coesi stendo in un sistema politico partico larmente fragile. Il regime autocratico di Putin ha comunque potuto costruire la propria teoria politica e la propria identità storica facendo leva su questa fragilità diffusa. Chomsky, studioso dalla memoria lunga, rammenta a chi lo intervista, la promessa che l’am ministrazione americana aveva fatto a Gorbacev di non far espandere la NATO al di là della Germania riuni ficata. Promessa evidentemente non mantenuta e che alimentò, durante gli ultimi decenni, l’erosione dei rap porti tra mondo occidentale e la Fe derazione russa. Il conflitto aperto tra quest’ultima e l’Ucraina non è che il risultato finale di questo confitto lar vato, presente fin dagli anni ’90. La lettura delle varie interviste rilasciate da Chomsky mi è apparsa come un ripasso della storia europea recente, ripasso necessario alla nostra gene razione particolarmente priva di me moria. Non posso che raccomandare questa pubblicazione per chi intende rinfrescare anche la propria. Anche i giornalisti maggiormente di sattenti che seguono gli eventi bellici in Ucraina sottolineano il ruolo che svolgono le credenze religiose in que sto contesto. Non potendo accedere fa cilmente a testimonianze provenienti dalle Chiese ortodosse, mi limito qui a segnalare due pubblicazioni che testi moniano delle posizioni presenti nelle Chiese d’occidente. Si tratta di testi di papa Francesco, voce autorevole della Chiesa cattolica, e di testi e documenti di varie Chiese protestanti, soprattutto di area tedesca. I testi di Francesco sono stati raccolti in un volume coe dito da Solferino libri e dalla Libreria editrice vaticana. L’opzione dell’at tuale vescovo di Roma è chiaramente di stampo pacifista e perora la causa di una non partecipazione, con invio di armi e veicoli blindati, pur appro vando in linea di principio il diritto di ogni popolo alla difesa del proprio territorio. Posizione difficile quella del Papa e che non trova solo assensi an

che all’interno della Chiesa cattolica stessa. Egli è comunque convinto che «con la guerra tutto si perde, tutto. Non c’è vittoria in una guerra: tutto è sconfitto» (p. 17). Le sue parole ci fanno vedere che, anche in caso di una vittoria autoproclamata da una delle parti contendenti, non si arriverebbe a una pace giusta, ma solo a una ul teriore prevaricazione di una potenza sull’altra. Anche chi vede le cose in maniera diversa, poco importa se cat tolico o meno, deve confrontarsi con gli interrogativi che Bergoglio si pone e che propone alla riflessione di tutti. Anche le Chiese sorte dalla Riforma si pongono i medesimi interrogativi e dobbiamo essere riconoscenti a Fulvio Ferrario per aver raccolto vari docu menti, provenienti soprattutto dalle Chiese protestanti tedesche, che riflet tono sul conflitto in corso formulando criteri etici per scelte responsabili. La lacerazione è presente anche qui e la lettura di questi documenti non na sconde questa realtà visibile per noi tutti perché ci abita pure interiormen te. Il tempo passato su queste pagine non è certamente tempo perso, bensì stimolo a fare un po’ più di chiarezza anche nelle nostre menti così sovente onnubilate, quando esse vengono quo tidianamente confrontate con i nume rosi bollettini di guerra che ci vengono proposti.

Chomsky, N.: Perché l’Ucraina. Fi renze: Ponte alle grazie ed. 2022, 116 pp.

Papa Francesco: Contro la guerra. Il coraggio di costruire la pace. Milano: Solferino libri 2022, 167 pp.

Guerra, pace, giustizia. Le chiese protestanti e la guerra in Ucraaina A cura di F. Ferrario. Roma: COMNuovi Tempi ed. 2022, 78 pp.

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(a.b.)

CRONACA SVIZZERA

Rosso diocesano. Con un comunica to stampa, la Curia di Lugano ha reso noto che conti del 2020 della Diocesi si sono chiusi con un deficit di gestio ne pari a CHF 904.924,83. Per quan to riguarda il conto economico, esso presenta costi per attività generali pari a CHF 3.308.085,91, e costi per la ge stione finanziaria pari a CHF 85.581, parzialmente coperti dalla gestione immobiliare. Da notare che la gestio ne immobiliare rappresenta la maggior fonte di reddito per la Diocesi, che nel la prospettiva di recupero del capitale investito sta applicando una politica di ammortamento, in particolare sui beni non alienabili. Infatti, sono stati regi strati ammortamenti ordinari per CHF 1.071.635,25. Le attività straordina rie hanno generato entrate per CHF 1.568.811,95 derivate da scioglimenti di riserve, dall’alienazione di un im mobile e da donazioni ed eredità. Que sto ha permesso di registrare ammor tamenti straordinari per 776.017,71 e coprire costi straordinari per CHF 24.031,01. A bilancio, inoltre, va se gnalato il rimborso di capitali terzi di oltre CHF 3,5 Mio e investimenti immobiliari per oltre 2 Mio tramite mezzi propri, parzialmente coperti da entrate di terzi. L’Assemblea dioce sana dei Delegati ha approvato i conti della Diocesi di Lugano il 17 febbraio scorso. Mentre i conti del 2020 si sono chiusi con un deficit, nel Preventivo 2022 si ipotizzano conti in rosso per l,71 milioni di franchi La situazione ha indotto la Diocesi a iniziare un percor so per risanare le proprie finanze. In un comunicato, riferito dalla stampa (CdT del 14.2.2022) si informa che «la Commissione finanziaria diocesana e il Consiglio diocesano per gli Affari economici hanno già deliberato prime urgenti misure di contenimento della spesa (da sviluppare e migliorare) e stanno cercando strategie per ottimiz zare le entrate, come per esempio la valutazione del parco immobiliare».

L’addetto stampa della Diocesi, Luca Montagner, dopo aver precisato che le difficoltà economiche dipendono da «un deficit strutturale presente da diversi anni», ha evidenziato come le cause che hanno portato a questa situazione siano molteplici. Da una

parte, c’è la gestione corrente, con i costi amministrativi che aumentano, dall’altra ci sono i numerosi contributi che la Diocesi eroga a favore di enti esterni, come ad esempio la Facoltà di Teologia e il Collegio diocesano di Lucino. E ci sono anche parrocchie aiutate dalla diocesi. Montagner ha informato che ci si sta muovendo nel settore immobiliare, investendo in progetti che riguardano la socialità, come la Casa Brenni a Mendrisio, che oggi è in affitto al Cantone, o la Casa Nazareth di Claro, o lo stabile dell’ex Giornale del popolo; cioè l’intenzione è di vaIorizzare il parco immobiliare di proprietà della Diocesi. Inoltre, «ci sarà una revisione generale dei costi di gestione, per fare in modo che il per sonale venga valorizzato al meglio». Infine, si cercherà di aiutare le parroc chie a valorizzare al meglio i loro beni. «Lo scopo a medio e lungo termine –conclude l’addetto stampa – è arrivare ad avere finanze solide e sostenibili». Si intende «raggiungere una gestione finanziaria equilibrata, con un conto economico che magari non si chiuderà in un perfetto pareggio».

Largo ai laici bis. La Curia di Lugano ha annunciato i cambiamenti negli in carichi parrocchiali: per la scarsità di preti, sono necessari gli incarichi plu rimi. Così il nuovo parroco di Agno, dovrà servire anche Iseo, Cimo, Neg gio e Vernate, e l’amministratore par rocchiale di Aranno dovrà occuparsi anche di Arosio, Breno, Fescoggia, Cademario, Miglieglia, Mugena e Vezio. Altri incarichi plurimi si ag giungono a quelli degli anni scorsi. È ovvio che ormai i parroci non possono più assicurare da soli tutte le presta zioni necessarie alle singole comunità locali, per cui e sempre più urgente af fidare a laici e laiche precisi incarichi a livello locale (come la catechesi ai giovani, la visita a malati e anziani, la cura degli edifici ecclesiali, l’ammi nistrazione della parrocchia, ecc…). È tempo che la Chiesa ticinese si ade gui a quanto fanno già diocesi sviz zere ed estere, affidando la gerenza delle parrocchie a laici/e; esemplare in tal senso l’iniziativa del vescovo di Pinerolo segnalata a pagina 32 di «Dialoghi 269».

Ecumenismo svizzero. La Comu nità di lavoro delle Chiese cristiane in Svizzera (CLCCS), piattaforma nazionale di dialogo ecumenico volta a favorire il dialogo e la collaborazio ne tra le Chiese e a promuovere l’u nità dei cristiani, è stata fondata il 21 giugno 1971 a Basilea da sei Chiese:

evangelica riformata, cattolica ro mana, cattolica cristiana, metodista, Esercito della Salvezza e Federazione delle comunità battiste della Svizzera tedesca. Da allora se ne sono aggiun te a pieno titolo a questo organismo altre sei: evangelica luterana, serboortodossa, siro-ortodossa, greco-orto dossa, ortodossa romena e anglicana. Ad esse si aggiungono, con lo statuto di ospiti senza diritto di voto, la Chiesa neo-apostolica, l’Associazione delle Chiese libere della Svizzera tedesca VFG-Freikirchen, la Chiesa avven tista del settimo giorno e l’Alleanza evangelica-Rete evangelica svizzera. Presidente della CLCCS per il bien nio 2021-2022 è Milan Kostresevic, laico serbo-ortodosso originario della Bosnia-Erzegovina. Dell’ufficio pre sidenziale fa parte anche un rappre sentante del Ticino: padre Abramo Unal, della chiesa siro-ortodossa. Tra le varie iniziative messe in atto dalla CLCCS, la celebrazione il 21 aprile 2014 a Riva San Vitale, di un vespro ecumenico nel corso del quale è stato firmato un documento sull’estensione del riconoscimento reciproco del bat tesimo. I festeggiamenti per il giubi leo della CLCCS, rinviati di qualche mese a causa della pandemia, si sono svolti il 17 novembre a Basilea, con una celebrazione ecumenica e una ta vola rotonda sul tema «Per la vita del mondo – futura collaborazione tra le Chiese». (da «Voce Evangelica», n. 11, novembre 2021)

Cinquantesimo. La Conferenza cen trale cattolica romana della Svizzera, organizzazione nazionale delle Chiese cantonali, ha celebrato lo scorso marzo i 50 anni di esistenza. Si tratta di un organismo che finanzia, in collabora zione coi vescovi svizzeri, le attività comuni in sede nazionale e sussidia at tività locali di interesse nazionale, gra zie al contributo finanziario delle sin gole comunità cattoliche dei cantoni.

No alla caserma. Domenica 25 settembre il Canton Lucerna ha det to «no» a una donazione di 400.000 franchi per la costruzione di una nuo va caserma della Guardia Svizzera in Vaticano. Tuttavia, la decisione non mette a rischio il progetto. Lo indica La Fondazione per il restauro della Caserma in una nota, precisando che finora sono stati raccolti 37,5 milioni di franchi tra donazioni e promesse. La Fondazione si dice «fiduciosa di poter raccogliere nei prossimi mesi i 7,5 milioni franchi ancora neces sari per coprire i costi di costruzio ne». Nella nota afferma di rispettare

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la decisione uscita dalle urne ma di rammaricarsi «che il Canton Lucerna, che tradizionalmente ha stretti legami con la Guardia, non contribuisca al fi nanziamento del progetto». Con uno schiacciante 71,5% di «no», i votanti hanno accolto il referendum lanciato dall’Associazione svizzera dei liberi pensatori e sostenuto dalla sinistra: Partito socialista, Verdi e Verdi-li berali. Nessuno degli 80 comuni del cantone ha approvato la «donazione al Vaticano». La nuova caserma, del costo di 45 milioni di franchi, è stata disegnata degli architetti ticinesi Du risch e Nolli. La Confederazione ha promesso un contributo di 5 milioni di franchi e da diversi cantoni sono finora arrivati promesse per circa 4 milioni. Il Vaticano non finanzia direttamente la nuova caserma, ma mette a dispo sizione cinque milioni per i lavori di pianificazione e per l’alloggio delle guardie svizzere durante la costru zione della nuova struttura che dovrà tra l’altro soddisfare i piani che pre vedono di aumentare il numero delle Guardie da 110 a 135.

Doverosa rettifica. Nel 1937 l’Uni versità di Losanna conferì la laurea honoris causa a Benito Mussolini, da 15 anni al governo dell’Italia e già responsabile di numerosi atti antide mocratici e criminali. Il professor Jean Wintsch fu l’unico dell’ateneo ad op porsi al conferimento dell’onorificen za; un postulato è stato recentemente presentato nel Gran Consiglio vodese per chiedere all’Università di revocare la laurea h.c. a Mussolini e di onorare adeguatamente l’opposizione solitaria del professor Wintsch.

Protezione giovani. È stato presen tato lo scorso giugno il primo pro gramma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei gio vani attraverso 21 misure concrete di un strategia cantonale. Il programma è stato elaborato da una direzione in terdipartimentale di tre dipartimenti in collaborazione con la magistratura dei minorenni e il ministero pubblico. È preventivato un credito di fr. 450.000 annui per il periodo 2021-2024 ed è prevista la collaborazione con enti privati senza scopo di lucro.

Migliora la parità di genere. Nel 2021, secondo anno del coronavirus, il divario salariale tra stipendi si è leg germente ridotto: in media lo scorso anno il reddito da lavoro dei dipenden ti si è attestato a fr. 70.000. Le donne hanno guadagnato 1.500 franchi in

più, gli uomini fr. 400 in più. Per chi è impiegato a tempo pieno, il salario medio è di 87.000 franchi, 12.500 più alto delle colleghe.

Matrimonio per tutti. Il Sinodo del la Chiesa vodese ha deciso di adottare la stessa cerimonia religiosa sia per il matrimonio tradizionale sia per coppie dello stesso sesso. Lo scorso maggio la stessa decisione era stata presa dal le Chiese riformate di Berna-GiuraSoletta, mentre la stessa decisione era stata adottata da quella di Ginevra già nel 2019. Nelle chiese riformate di Neuchâtel e Friburgo il cerimoniale per il matrimonio non specifica il ses so dei coniugandi, mentre in Vallese la decisione circa il sesso degli sposi è lasciata al celebrante. Ora anche la Chiesa cattolica-cristiana (vecchi cat tolici) si è dichiarata favorevole alla benedizione nuziale per ogni tipo di coppia.

Svizzeri lavoratori. In Svizzera, nel 2021 sono state lavorate 7,8 miliardi di ore, il 2,5% in più dell’anno prece dente. Dato che il numero di impieghi è rimasto pressoché stabile (-0,1%), la crescita è dovuta all’incremento della durata effettiva dell’attività professio nale. Il volume di ore lavorative rima ne comunque inferiore dell’1,3% a quello del 2019, anno pre-pandemico. Il carico di lavoro più elevato è stato rilevato nel settore primario (45h08), seguito dai rami delle finanze e delle assicurazioni (41h24), dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (40h20) e dall’amministrazione pub blica (pure 40h20). La durata più corta è stata registrata nel settore alloggio e ristorazione, poiché la disoccupazione parziale era ancora molto frequente.

Per i sordi. La lingua dei segni do vrebbe essere riconosciuta giuridica mente mediante una norma ad hoc. Lo chiede una mozione, adottata dal Con siglio Nazionale con 134 voti contro 32, per il riconoscimento e la promo zione delle tre lingue dei segni usate in Svizzera. L’obiettivo è di fornire pari opportunità alle persone con difficol tà uditive, in particolare nell’accesso all’informazione, alla comunicazione, alla partecipazione politica, ai servizi, all’istruzione, al lavoro, alla cultura e alla salute.

Lavori in corso. Nel 2021, a livello di commesse attribuite dall’Ufficio fede rale delle strade (USTRA), il Canton Ticino ha fatto la parte del leone con contratti del valore di 481,6 milioni di franchi, somma in buona parte legata

alla realizzazione del secondo tubo al San Gottardo. Seguono, distanzia ti, Berna, Zurigo, San Gallo, Uri, Ar govia, Vaud. Globalmente, lo scorso anno sono stati conferiti 3.630 appalti (3.662 nel 2020) per un totale di oltre 2,2 miliardi (1,9 miliardi nel 2020); la parte più consistente in termini di im porto (78%) è stata assegnata con pro cedura di gara. Ad appaltatori stranieri sono andati ordini per 21,8 milioni, circa l’1% del valore totale, nonostan te la partecipazione alle gare sia aperta anche a loro. L’USTRA ha stipulato contratti con più di 1.800 aziende, dall’impresa di costruzione attiva a livello internazionale fino alla ditta in dividuale in campo informatico.

Dove abitiamo. In Svizzera, quasi due terzi della popolazione nel 2020 viveva in affitto; solo il 36% di tutte le economie domestiche era costitui to da proprietari e una buona metà di loro viveva in una casa unifamiliare. In concreto, 1,4 milioni di economie domestiche abitavano spazi propri, mentre 2,3 milioni stavano a pigione. Gli inquilini hanno pagato in media 1.373 franchi al mese per l’alloggio: per quasi il 90% l’affitto era inferiore a 2.000 franchi mensili.

Formazione contro disoccupazio ne. In Svizzera ci sono oltre quattro milioni di posti di lavoro a tempo pieno, mentre 110.000 posizioni ri sultano non occupate, a fronte di più di 200.000 persone registrate in cerca di impiego. Nel mese di aprile 1,36 milioni di lavoratrici e lavoratori era no in lavoro ridotto. In gennaio 2021, 261.000 persone erano registrate in cerca di impiego. Solo qualche mese più tardi, grazie alla rapida ripresa economica si è parlato soprattutto di carenza di lavoratori qualificati e di manodopera. Non mancano soltanto medici, ingegneri o informatici, ma anche e sempre di più lavoratrici e lavoratori per l’industria metalmec canica, l’industria alberghiera e della ristorazione e altri rami professionali. La cosa più irritante di tutta la faccen da è che presso gli Uffici Regionali di Collocamento (URC) sono attualmen te registrate oltre 200.000 persone in cerca di impiego. Le statistiche mo strano chiaramente che in quasi tutti i settori il numero di impieghi vacanti è significativamente inferiore al numero di persone in cerca di lavoro: nell’edi lizia, ad esempio, ci sono 20.000 per sone in cerca di lavoro su 6.000 posti vacanti. La situazione è simile nell’in dustria alberghiera e della ristorazione e nel commercio al dettaglio. Quindi,

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in questi settori mancano impieghi. Ciò può essere spiegato nel fatto che le persone in cerca di un lavoro non soddisfano i profili dei posti vacanti: di qui l’evidenza di un enorme proble ma di formazione di base e continua. Alla luce dell’attuale carenza di lavo ratrici e lavoratori qualificati e di ma nodopera in generale, essa non è solo nell’interesse dei dipendenti, ma an che dei datori di lavoro. Ecco perché la formazione di base e la formazione continua diventano una necessità per tutte le parti sociali. Nell’industria al berghiera e della ristorazione, il Con tratto Collettivo Nazionale prevede tre giorni di perfezionamento professio nale rimunerati all’anno. Anche l’as sicurazione contro la disoccupazione dovrebbe avere tutto l’interesse a fa vorire la qualificazione della popola zione attiva, eppure non sono previste opportunità formative. Alla luce della disoccupazione attualmente osservata, ma anche dei cambiamenti indotti dal la digitalizzazione e dalla svolta eco logica, queste opportunità andrebbero estese senza indugio.

Anziani maltrattati. In Svizzera ogni anno quasi mezzo milione di pensionati è vittima di maltrattamenti e abusi. È quanto ha denunciato recen temente la Pro Senectute, che ha lan ciato un appello al mondo politico per affrontare questo tema e migliorare la prevenzione. Negli ultimi dieci anni il numero di episodi di violenza a dan no di persone anziane è raddoppiato, e sono solo le segnalazioni effettiva mente pervenute. Secondo Pro Senec tute, quasi un terzo degli anziani ha subito almeno una volta nella vita un maltrattamento. Quello dell’ageismo – termine coniato nel 1969 dall’antro pologo americano Robert Blatter – è un fenomeno di dimensioni globali che mette a rischio lo stato di salute della terza e quarta età. Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite sull’ageismo, una persona su due nel mondo avrebbe degli atteggiamenti ageisti, che influenzano negativamen te la salute fisica e mentale e la qualità della vita degli anziani, con elevatissi mi costi per le società. Il Covid-19 ha ulteriormente peggiorato il quadro e rivelato quanto siano frequenti queste discriminazioni, alla cui base ci sono stereotipi duri da scalfire. Pro Senec tute ha avanzato proposte concrete. Lo sviluppo per esempio delle cure a domicilio e dei servizi di assistenza giocano un ruolo chiave nella preven zione. Molte persone però non hanno i mezzi per ricorrere a questi servizi, in quanto non sono coperti dall’assicura

zione malattia di base. L’associazione invita i politici a fare di più; in questo settore le Chiese hanno senz’altro un importante ruolo da svolgere, tanto sul piano pastorale, quanto su quello più in generale della tutela dei diritti e della dignità delle persone anziane.

Pensionati. Più dei due terzi dei pen sionati svizzeri non vedono la loro si tuazione economica deteriorarsi quan do lasciano la professione, a differenza di un quinto degli over 65 che faticano a far quadrare il bilancio, mentre un terzo riesce persino ad aumentare i ri sparmi. Nel confronto internazionale, solo i pensionati danesi, norvegesi e svedesi sono più soddisfatti finanzia riamente di quelli svizzeri. L’intero sistema è tuttavia sotto pressione per l’allungamento della durata della vita, per il sopraggiungere della generazio ne del baby boom e per le incertezze del mercato dei capitali.

Conti in tasca. Il reddito medio di sponibile di un’economia domestica elvetica è di 7.069 franchi al mese, ma il 60% ha a disposizione meno di que sta somma. I dati sono relativi al 2018, ossia a prima della pandemia. Il red dito disponibile (si parla di nuclei in media di 2,2 persone) è composto dal reddito lordo (10.114), meno spese ob bligatorie (2.872) come contributi ad assicurazioni sociali, imposte, premi per la cassa malattia e alimenti (a figli o ex coniuge). Il reddito è soprattutto dovuto al lavoro (75%) o a rendite e prestazioni sociali (19%). I rendimenti patrimoniali hanno in media un ruolo unicamente marginale, pari a poco più del 4%: superano il 5% solo per una economia domestica su sette. Il 52% del reddito lordo viene usato per le spese di consumo: la quota più impor tante è quella costituita dall’abitazio ne e dell’energia, con 1.456 franchi. Altre voci rilevanti sono alimentari (6%), trasporti (7%), ristoranti e per nottamenti (6%), nonché tempo libero, svago e cultura (5%).Una volta coperte tutte le spese alle economie domesti che, rimangono in media 1.589 franchi al mese: cioè l’equivalente del 16% del reddito lordo può essere destinata al risparmio. Le fasce meno abbienti, con reddito lordo inferiore a 5.000 franchi, non riescono a mettere da parte nulla; anzi, spesso spendono più di quanto hanno percepito Questo è riconducibi le tra l’altro al fatto che nel segmento con reddito basso figura una quota ele vata (60%) di economie domestiche composte da pensionati, il cui budget domestico è finanziato in parte dall’e rosione della sostanza.

Saremo dieci milioni. L’Ufficio federale di statistica (UST) prevede che nel 2050 la popolazione svizze ra passerà dagli attuali 8,6 milioni di residenti a 10,4 milioni. Ticino e Grigioni saranno gli unici cantoni in calo demografico, mentre la crescita più marcata sarà a Zurigo e Ginevra. L’aumento sarà in gran parte dovuto alle migrazioni e la portata dipenderà dall’andamento del contesto socioe conomico e politico della Svizzera. Tra il 2020 e il 2030 l’invecchiamento della popolazione sarà rapido, per poi rallentare un po’, pur senza fermarsi, spiega l’UST. La popolazione potreb be anche raggiungere gli 11,4 milioni nel 2050, secondo uno scenario defi nito «alto», che presuppone un saldo migratorio più elevato, un aumento della fecondità più forte e una progres sione della speranza di vita un po’ più rapida. Lo scenario più «basso» (meno migrazione, fecondità in lieve calo e speranza di vita in aumento più lento) prevede che i residenti fra trent’anni siano 9,5 milioni. Secondo lo scena rio di riferimento, nei prossimi tre decenni i residenti nei cantoni di Gi nevra, Argovia, Zugo, Vaud, Zurigo, Sciaffusa e San Gallo aumenteranno di oltre il 25%, a fronte di una crescita media svizzera del 20%. La popola zione continuerà a essere concentrata attorno all’agglomerato di Zurigo e nell’Arco lemanico. «Ticino e Gri gioni saranno gli unici a registrare una leggera decrescita demografica, pari a circa il 5%». Tra il 2020 e il 2030, le generazioni più numerose del baby-boom raggiungeranno progressi vamente la cosiddetta terza età, e l’au mento del numero degli ultra 65.enni sarà molto forte: di quasi il 30%. Tra il 2018 e il 2050 la crescita dei pensiona ti ammonterà a circa il 70%. Secondo Io scenario di riferimento, nel 2050 in Svizzera ci saranno 2,7 milioni di persone di 65 anni o più, contro 1,6 milioni alla fine del 2019. La quota di pensionati passerà quindi dal 18,6% al 26%. Nei prossimi trent’anni la po polazione attiva aumenterà del 12% e sarà di 5,6 milioni di persone (4,8 milioni in equivalenti a tempo pieno).

Secondo l’ufficio federale, l’aumen to temporaneo del numero di decessi dovuto all’epidemia di Covid-19 non dovrebbe inoltre quasi avere impatto sul futuro sviluppo demografico. Gli esperti ipotizzano tra i 2.000 e i 3.000 decessi per coronavirus. Su un totale di circa 60.000 all’anno, 3.000 costi tuiscono un aumento relativo, scrive l’UST: alcune delle persone, soprat tutto anziane, che muoiono a causa del virus, hanno in effetti altre patologie.

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CRONACA INTERNAZIONALE

Ai vescovi italiani. Per iniziativa della Rete Viandanti, è stata rivolta la seguente richiesta ai vescovi italiani: «Analogamente ad altre realtà laicali che si sono già espresse e in profon da sintonia con il recente documento delle teologhe e dei teologi italiani, chiediamo anche noi ai Vescovi ita liani di promuovere, come già hanno fatto diverse Conferenze episcopali europee, una indagine indipendente (che non attinga cioè a componen ti interne al mondo ecclesiale) sugli eventuali abusi nella Chiesa italiana e che porti alla denuncia alle autorità competenti dei reati che emergeran no; di attivare tutte le forme di accom pagnamento e sostegno delle vittime accertate (cfr. art. 5 del Motu proprio Vos estis lux mundi); di procedere con tempestività alla riforma dei percorsi di valutazione vocazionale e di for mazione nei seminari con particolare attenzione alla struttura della perso nalità e alla formazione umana; di mantenere uno sguardo di misericor dia e vicinanza nei confronti di coloro che sono coinvolti nei procedimenti giudiziari». Mons. Matteo Zuppi, ve scovo di Bologna, recentemente no minato da papa Francesco presidente dell’episcopato italiano, ha disposto una prima indagine sul clero italiano, affidata tuttavia ai soli organismi ec clesiastici, ciò che ha deluso le aspet tative di coloro che chiedono una in dagine indipendente.

Ministre polacche. La Chiesa evan gelica della Confessione di Augusta in Polonia ha compiuto un passo storico il 7 maggio scorso, quando il vescovo presiedente Jerzy Samiec ha ordinato al ministero pastorale nove donne durante una celebrazione avve nuta nella chiesa della Santa Trinità di Varsavia. L’evento ha segnato una pietra miliare che conclude la discus sione sull’ordinazione delle donne che è in corso nella Chiesa polacca da decenni.

Primizia Usa. Ketanji Brown Jackson sarà la prima donna afroamericana a far parte della Corte Suprema, la terza persona afroamericana e la sesta don na, nonché la prima giudice negli ulti

mi trent’anni ad aver lavorato soprat tutto come avvocata d’ufficio prima di intraprendere la carriera da giudice. Ketanji Brown Jackson è nata 51 anni fa a Washington, D.C., ed è cresciuta a Miami, in Florida. La Jackson viene da una lunga carriera come avvocata e giudice e fa parte dell’organo di rettivo della prestigiosa università di Harvard, in cui si laureò cum laude nel 1996. La strada verso la nomina alla Corte Suprema non è stata facile. I Repubblicani hanno cercato in tutti i modi di rallentare il processo di con ferma, attaccando la Jackson – duran te le audizioni – con domande in cui era presente un sottile razzismo. La nomina è arrivata grazie all’appoggio di tre senatori repubblicani che hanno votato insieme ai democratici: i voti a favorevoli sono stati 53, 47 i con trari. Sebbene la nomina della giudi ce Jackson non influirà nel concreto sull’orientamento politico della Corte (con lei, i giudici che possono essere definiti progressisti sono soltanto tre, contro i 6 conservatori, espressi dai Repubblicani), rappresenta pur sem pre una decisione storica.

Prima donna pastore. È morta a ot tant’anni Gianna Scilicone, una delle prime donne consacrate pastore del la Chiesa valdese italiana durante il sinodo del 1967. Ha svolto un’inten sa azione pastorale, e ha fatto parte dell’esecutivo del Kek (conferenza delle Chiese europee) e della com missione che redasse il testo della Charta oecumenica.

Compleanno. La rivista «Il tetto» di Napoli ha festeggiato i 60 anni di pubblicazione. Fondato nel 1963 da un gruppo di giovani universitari come strumento di confronto e di dia logo tra cattolici e non credenti, nel numero 347-350 il mensile ripercorre la sua storia. Il responsabile editoriale è da molti anni Pasquale Colella, in gioventù dirigente dell’Azione Catto lica. A Pasquale (che festeggia anche i novant’anni) ed agli amici redattori di oggi e di ieri, gli auguri di poter continuare ad essere una voce libera nella e per la Chiesa.

Pulizia in Vaticano. Continua in Vaticano ed è giunto all’inizio di lu glio alla 24ª udienza il procedimento contro diversi imputati già ammini stratori e coinvolti nella vicenda di sastrata di un acquisto immobiliare milionario a Londra. Papa Francesco ha deplorato l’irresponsabilità della precedente struttura economica della Santa Sede, da lui ora affidata al Se

gretariato dell’economia, composto da persone esperte, non da ecclesia stici senza formazione e con amici e collaboratori non disinteressati. Purtroppo non sembra imminente la conclusione giudiziaria che faccia chiarezza sulla vicenda.

Cristianità in calo. Due tendenze, ormai pluriennali, segnano la dimi nuzione del cattolicesimo in Italia. Infatti continua il calo dei contri buenti che assegnano alla Chiesa cattolica l’8 per mille dell’imposta (13.520.527 nel 2018, 13.156.156 nel 2019); in diminuzione anche il nume ro degli allievi che frequentano il cor so scolastico gestito dalla Chiesa cat tolica (1.014.841 studenti non hanno frequentato il corso nel 20/21, pari al 14,07%, contro 13,53 nel 19/20).

Le tendenze sono ormai pluriennali e solo lievemente influenzate dalla di minuzione della popolazione totale e dalla accresciuta presenza di stranieri di religione diversa da quella tradi zionale (maggiori dati in «Adista» 25 giugno 2022).

Novità alle Dehoniane. La casa editrice dehoniana con la casa Ma rietti, caduta in fallimento, è stata acquistata da una cordata bolognese, condotta dallo storico Alberto Mel loni, professore di storia del cristia nesimo a Modena e Reggio Emilia e segretario della Fondazione Giovanni XXIII, fondata da Giuseppe Dossetti. Della nuova proprietà farebbero parte il vescovo di Bologna Matteo Zuppi e il professor Romano Prodi, già pre sidente del governo italiano e della Commissione europea.

Cosa pensano i Tedeschi. 11,724 persone hanno partecipato a un son daggio e l’89,9% attribuisce un’ele vata priorità alla risoluzione dei casi di abuso, all’equo risarcimento delle vittime e a chiari meccanismi di pre venzione; il 68,7% degli intervistati è per un maggiore coinvolgimento dei laici, a parità di condizioni, nelle de cisioni nella Chiesa; per tre cattolici su quattro è importante l’abolizione del celibato obbligatorio per il clero, con la libera scelta del modo di vive re. Arche la questione della parità di dignità e di opportunità per le donne ha ricevuto molto consenso: il 78,9% chiede l’inclusione delle donne a pieno titolo nel ministero ordinato. Il 75,1% degli interpellati ritiene poi che i tempi del controllo e della segre tezza, di finanze opache e bilanci om bra, di flussi finanziari non trasparen ti, di risorse e sussidi incrociati, ecc.

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a cura di Alberto Lepori

internazionale

dovrebbero finalmente essere un ri cordo del passato. Il sondaggio rivela poi un enorme scetticismo nella pos sibilità che il clero possa riformarsi in modo indipendente (88,2%); il 54,1% sarebbe disposto a abbandonare tem poraneamente la Chiesa in segno di protesta fino a quando non saranno stati implementati cambiamenti si gnificativi, donando nel frattempo il corrispettivo della propria tassa ecclesiastica ad altri organismi. Da un punto di vista ecumenico, più del 90% ritiene accettabile e compatibile con la propria coscienza accettare gli inviti dell’altra confessione (cattolica o protestante) a partecipare alla cele brazione dell’Eucarestia o della Cena del Signore.

Cristiani perseguitati. Non cessa la persecuzione dei cristiani in tutte le parti del mondo. Lo scorso anno è sta to specialmente il caso dell’Afghani stan, tornato in mano ai talebani, ma la persecuzione colpisce più di 360 milioni di cristiani, cioè un cristiano su sette: in Africa un cristiano su 5, in Asia due ogni 5. Secondo la lista dei primi 50 Paesi dove più si perse guitano i cristiani nel mondo, curata ogni anno dall’organizzazione Porte Aperte-Open Doors, nel periodo tra il primo ottobre 2020 e il 30 settem bre 2021, risulta che in un centinaio di Stati la persecuzione è aumentata in termini assoluti: i cristiani uccisi o discriminati per ragioni legate alla fede superano i 5.800, circa il 23% in più rispetto alle cifre dell’anno pre cedente. La Nigeria è sempre in testa per i massacri (4.650) assieme ad al tre nazioni dell’Africa subsahariana. Sono state 5.110 le chiese attaccate, 6.175 cristiani arrestati e 3.829 i rapi ti; dati, questi in aumento. Tragica è la vita della piccola e nascosta comunità cristiana dell’Afghanistan: gli uomini rischiano la morte se la loro fede vie ne scoperta; donne e ragazze possono sopravvivere se date in moglie come «bottino di guerra» a giovani combat tenti talebani, o violentate e vittime della tratta; il nuovo governo talebano ha ottenuto l’accesso a documenti che hanno contribuito all’identificazione dei cristiani, cercati casa per casa, spesso arrestati al fine di scovare reti di cristiani, e poi uccisi; gran parte della popolazione cristiana è scappata nelle regioni rurali o nei campi pro fughi delle nazioni vicine, comunque ostili ai cristiani. Seguono: Corea del Nord, Somalia, Libia, Yemen, Eritrea, Nigeria, Pakistan, Iran, India e Arabia Saudita, solo per citare i primi dieci Paesi. L’Africa è il continente che

registra il numero maggiore di morti. Nella classifica di Open Doors, tra i primi 10 posti ci sono ben sette na zioni africane, laddove i movimenti jihadisti si stanno sviluppando sem pre più. Preoccupante anche la situa zione in India, Paese democratico, ma sempre più influenzato dall’ideolo gia nazionalista induista, secondo la quale essere indiano significa essere indù. Altro fenomeno grave è quello di una Chiesa che nel rapporto vie ne definita «profuga», quello cioè dei cristiani in fuga: centinaia di migliaia di persone che lasciano i propri Paesi a causa delle aggressioni dirette, op pure per l’instabilità o l’oppressione da parte dei governi, come in Iran; oppure come nel Myanmar.

Missionari uccisi. Secondo i dati raccolti dalla agenzia vaticana Fides, nel 2021 nel mondo sono stati uccisi 21 missionari, il maggior numero in Africa e in Sudamerica. Dal 2000 al 2020, sono stati 536 i missionari che sarebbero stati uccisi nel mondo. Per il 2021 si tratta di 12 preti, un religio so, due religiose e sei laici. In Europa è stato ucciso padre Olivier Maire, Provinciale di Francia della comunità dei Missionari Montfortiani, vittima di un migrante d’origine ruandese, già noto alla polizia per aver provo cato un incendio nella cattedrale di Nantes e ospitato dalla comunità re ligiosa.

Per l’Afghanistan. Gli Stati Uniti hanno nominato un delegato specia le per le donne dell’Afghanistan, per sottolineare una priorità dell’ammi nistrazioni statunitense dopo che i talebani hanno preso il controllo del Paese. Si tratta di Rina Amiri, una americana nata nell’Afghanistan e che aveva già lavorato nell’ammini strazione del presidente Barack Oba ma; sarà la rappresentante speciale del presidente Joe Biden per i diritti delle donne afgane: Il rispetto dei di ritti delle donne è la condizione per la ripresa dell’aiuto internazionale al Paese.

Chi è povero. Le cifre riguardano la concentrazione della ricchezza nel mondo negli anni che vanno dal 1999 al 2019 e sono disaggregate per aree geografiche. Il parametro è la percen tuale di reddito generato dal 10% più ricco ed è quindi collegabile appunto all’andamento della diseguaglianza: più alta è la percentuale, più alta è la concentrazione della ricchezza, più alta è la diseguaglianza. Un primo dato è che nel ventennio considera

to la concentrazione-diseguaglianza a livello mondiale non è aumentata, al contrario: era al 56,4% nel 1999 ed era al 52% nel 2019 La riduzione c’è stata grazie all’andamento nelle aree emergenti e in via di sviluppo, che continuano ad avere tassi di dise guaglianza più alti rispetto alle aree più sviluppate, ma che hanno visto calare questi tassi. Il Medio OrienteNord Africa è passato dal 59,5% al 55,8%, l’Africa Subsahariana dal 56,6% al 55,1%, l’America Latina dal 55% al 54,4%, la Russia e al tri dal 50,1% al 47%, l’Asia (senza Medio Oriente) dal 49,7% al 48,6%.

Sulla base di questi dati, si può affer mare che la riduzione non sia ancora sufficiente. Ma non si può affermare che ci sia stato un aumento. Diverso è il quadro delle aree più sviluppate, che rimangono quelle dove i tassi di diseguaglianza sono nettamente più bassi, ma che hanno visto questi tassi aumentare nel ventennio considerato. Il Nord America è passato dal 42,1% al 45,3%, l’Oceania dal al l’Europa dell’Est dal 32,7% al 36,4%, l’Europa Occidentale dal 32,5% al 34,4%. Per essere più precisi, bisogna peraltro dire che l’aumento concerne soprat tutto il Nord America e l’Oceania, i cui incrementi sono stati contenuti ma continuati. Per quel che riguarda l’Eu ropa Occidentale e l’Europa dell’Est, dopo i picchi del biennio 2007-2008 la tendenza è invece tornata ad essere di quasi costante riduzione della con centrazione di diseguaglianza. Un’al tra analisi considera il quinquennio 2008-2013 e le aree geografiche sono aggregate in modo parzialmente di verso. Il parametro utilizzato è l’in dice Gini, riferito al reddito familia re disponibile, pro capite, in dollari 2011 a parità di potere d’acquisto. In una scala da 0 a 100, più il valore è alto, più la diseguaglianza è elevata. Secondo questa analisi, nel mondo c’è stato un calo delle diseguaglianze, dal 66,40 del 2008 al 61,60 del 2013. Nell’area Asia c’è stata una discesa dal 59 al 55, in Africa l’indice è ri masto stabile a 55, nell’area America

Latina-Caraibi c’è stato un calo da 53 a 52, nell’aggregato Europa Occiden tale-NordAmerica-Oceania c’è stata stabilità a quota 41, nell’area Europa

Orientale-Asia Centrale c’è stata una discesa da 41 a 40. Anche da questa analisi esce quindi una conferma del fatto che non si può affermare che a livello complessivo le diseguaglianze siano sempre cresciute: sì in singoli Paesi, in altri no. E la tendenza della media mondiale è stata semmai verso il ribasso, seppur moderato.

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No. 271

NOTIZIARIO (IN)SOSTENIBILE

Verdi cattolici. La Chiesa cattolica di Lucerna ha un fondo «Energia e ecologia» volto a finanziare misure e investimenti per abbassare il suo con sumo di energia e per aumentare la sua parte di energie rinnovabili in quanto unità pastorale. Così dal 1960 a oggi ha ridotto il suo consumo di energia del 22%; da qui al 2030 vuole arrivare al 50%. Recentemente il fondo è stato dotato di un milione di franchi supple mentari prelevati sull’utile d’esercizio 2021. Andranno per esempio a soste nere le sue 8 parrocchie nel raggiun gere contemporaneamente ed entro la fine dell’anno corrente lo standard Gallo Verde di gestione ambientale per le Chiese. Il gruppo appositamente istituito per dedicarsi alle tematiche ambientali è formato sia da persone che si occupano della sfera spiritua le sia da personale amministrativo e della logistica. Il suo compito è fare proposte e portarle ad attuazione. In programma la valorizzazione degli spazi esterni per crearvi più biodiver sità, orti comunitari aperti alle perso ne del quartiere, la sensibilizzazione delle circa 300.000 parrocchiane e parrocchiani affinché si attivino an che individualmente per contrastare il surriscaldamento globale che causa il mutamento climatico.

Rivedere il sistema. La ricercatrice Magdalena Klotz del Politecnico di Zurigo ha dimostrato con uno studio che non è possibile risolvere il pro blema dei rifiuti plastici solamente raccogliendone e riciclandone di più. Per farlo ha creato in un modello una Svizzera del 2025 in cui, invece del reale 21%, la plastica raccolta è 80% di quella immessa sul mercato. Per il resto nel modello tutto rimane come lo è oggi, ossia la catena del riciclo e re-immissione di materiale grezzo per nuove produzioni. I dati mostrano che malgrado un quadruplo di mate riale plastico raccolto, l’incremento di nuovi prodotti plastici sarebbe solo del 14%. La spiegazione sta nel come oggi la plastica è riciclata: rifiuti plastici provenienti da differenti fonti sono fusi insieme. Il materiale riciclato ha così caratteristiche differenti da quelle dei materiali di base usati e può essere

impiegato solo per alcune tipologie di prodotti. La ricercatrice conclude che è necessario rivedere tutto il sistema. Già al momento della progettazione di un prodotto in plastica si deve pen sare a come un domani le sue parti riciclate saranno utilizzabili. Inoltre, bisogna trovare il modo di usare anche materiale riciclato misto. Altrimenti, ai sensi della protezione ambientale, riciclare la plastica non avrà mai alcun senso.

Sementi per la pace. Longo Mai da mezzo secolo agisce, in piccole e medie cooperative agricole in Fran cia, Romania e Svizzera, per un’agri coltura a misura umana e rispettosa dell’ambiente. All’inizio di marzo ha lanciato un appello alla sue rete di pro duttori di sementi locali per sostenere le famiglie contadine in Ucraina. Così, già in primavera, ha trasportato 25 t di patate da semina nel Paese in guer ra. In seguito ha raccolto 2 t di mais di diverse qualità, tra cui anche 500 kg della «ticinese» Mergoscia offerte dalla cooperativa svizzera produttrice di sementi Sativa. I trasporti sono sta ti effettuati da contadine e contadini, motivati dall’idea di sostenere così piccole realtà agricole nella loro so vranità alimentare e mostrarsi solidali con un gesto concreto e utile.

Su due ruote è meglio. Ai suoi al bori, ossia nella prima metà del XIX secolo, la bicicletta (che si chiamava velocipede) era attrezzo di svago, usato dai nobili e da chi aveva abba stanza tempo per dedicarsi ad attività di questo tipo. Il suo costo era infatti elevato, 300-500 franchi, pari all’af fitto annuale di un appartamento di tre locali. Verso il 1910 la bicicletta meno cara di fabbricazione svizze ra costava però già solo 82 franchi. Questo fatto, associato alla semplifi cazione meccanica, rese la bicicletta sempre più accessibile e utilizzata da una larga fascia della popolazione. Fu addirittura una vera rivoluzione della mobilità, perché permise di dissocia re il luogo di domicilio da quello del lavoro nella costruzione e nella pro duzione. Per decenni i pendolari in bicicletta furono un elemento impre scindibile del paesaggio urbano: nel 1935 rappresentavano quasi i 3/4 degli spostamenti. E infatti il Touring Club svizzero, fondato a Ginevra nel 1896, alle sue origini era una associazione di difesa degli interessi dei ciclisti. Nel 1910 il Consiglio federale propose di inserire nella Costituzione un artico lo sulla circolazione della automobi li e delle biciclette, che fu adottato

nel 1921 dagli uomini votanti e dai Cantoni. Questo ritardo non fu però dovuto allo scetticismo nei confronti della bicicletta, come ben dimostra la dichiarazione del portavoce della Commissione competente degli Sta ti: «Il mondo di oggi non esisterebbe senza la bicicletta».

Ecologia integrale. L’Africa non fa eccezioni all’ondata di conseguenze che il mutamento climatico sta por tando a tutte le latitudini del pianeta. Perciò la Chiesa dei Paesi dell’Africa orientale vuole lavorare più intensa mente per l’ecologia integrale. Lo afferma il documento finale in otto punti dell’assemblea dell’AMECEA, l’unione delle Conferenze episcopali di Etiopia, Eritrea, Kenya, Malawi, Tanzania, Uganda, Sudan e Sud Su dan, Zambia, Gibuti e Somalia. La Dichiarazione sottolinea l’impatto del mutamento climatico e si impegna a lavorare per un’ecologia a tutela della natura e dell’umano in linea con gli in segnamenti della Laudato Si’ di papa Francesco. Le foreste decimate dalla deforestazione, l’inadeguata regola mentazione delle attività estrattive, il degrado generale dovuto all’incuria sono evidenziate come situazioni da cui partire per ripristinare la «giusti zia economica» e l’«equità». Le fonti di energia rinnovabili, solare, eolico, biomassa, sono da promuovere a be neficio anche di chi non ha grandi mezzi. I Vescovi ribadiscono al loro disponibilità a collaborare con tutti gli organismi istituzionali, le ONG e le comunità di altre fedi in tutte le iniziative per la tutela dell’ambiente. Auspicata è un’intensa campagna di sensibilizzazione nelle comunità loca li e soprattutto nelle scuole. La dichia razione si conclude con un messaggio di solidarietà alle popolazioni nelle regioni interessate maggiormente dagli impatti negativi del mutamento climatico.

Accensione. La crisi geopolitica in atto sta facendo crescere la paura di avere freddo nelle case questo inver no. Non pochi hanno quindi in previ sione di fare ricorso al riscaldamento a legna in caminetti o stufe. In base a come e cosa verrà bruciato, si rischia però di ricreare un serio problema di inquinamento. Tra il 1990 e il 2019, grazie anche all’introduzione di filtri anti-particolato negli impianti di me dia e grande dimensione, le emissioni annuali di polveri sottili causate dai riscaldamenti a legna sono passate da circa 5.400 a 1.500 t. Un dato ral legrante perché le scorie che escono

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a cura di Daria Lepori

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dalle canne fumarie si depositano all’esterno degli immobili nel raggio di pochi metri: chi non brucia corretta mente avvelena se stesso e i suoi vici ni. La combustione inefficace è causa di emissione di sostanze cancerogene e polveri fini che attraverso i polmoni raggiungono il sistema venoso e i tes suti. La legna da ardere, ben secca e ta gliata nella giusta misura, è senz’altro un combustibile sostenibile dal punto di vista ambientale, ma solo se si ri spettano alcune regole. Innanzitutto è proibito bruciare legna di scarto edile, mobilio, verniciata o trattata in qual siasi modo (per non parlare di carta, cartoni del latte, resti di cucina, imbal laggi di plastica). Fondamentale è la tecnica di accensione. Per iniziare si impilano orizzontalmente 4-6 ciocchi di legno asciutto, su cui si dispongono 4 pezzi di legnetta a croce sormontati da un «gomitolo» di segatura impre gnato di cera d’api a cui si dà fuoco. In questo modo, dall’alto verso il bas so, il processo di combustione inizia velocemente e può essere mantenuto facilmente. Il risultato: 0 emissioni di fumo, ed emissione di solo vapore ac queo e CO2. Giova ricordare che una combustione efficace non è possibile in camini aperti e quindi sono da so stituire con soluzioni chiuse.

Energia fossile no. Nell’ottobre 2021 la maggior cassa pensione eu ropea, la olandese ABP, ha annunciato voler vendere tutte le sue partecipazio ni a fondi legati all’energia fossile. Si tratta di circa 15 miliardi di euro. Il fatto è sorprendente, ma lo è ancora di più il «come» si è arrivati a tanto perché la decisione di operare que sto disinvestimento è da attribuire in massima parte all’ONG «Fossielvrij» che nel 2013 ha iniziato una campa gna con questo obiettivo. Affiliati alla ABP sono più di 3 milioni di funziona rie e funzionari, docenti, personale del corpo insegnante delle università che non possono scegliere a quale cassa aderire. L’ONG ha contribuito a met tere in rete una gran parte di queste persone in modo che fossero in grado di portare avanti la rivendicazione e di fare pressione: con successo. Un altro elemento ne è la condanna inflitta dal tribunale regionale dell’Aia al gigante petrolifero Shell che ha dovuto ridurre del 50% le sue emissioni di CO2. Un mese dopo l’annuncio di ABP, Hore ca & Catering, una cassa pensione per il settore della ristorazione, ha a sua volta ceduto alla pressione di centi naia di ristoranti, caffè e hôtel. L’ini ziativa questa volta è venuta da «Cafè de Ceuvel» di Amsterdam, fondato

con l’obiettivo di operare completa mente all’insegna della sostenibilità ambientale. Resisi conto che i 1.000 euro mensili di prestazioni assisten ziali versati alla cassa finivano diret tamente a finanziare le energie fossili, il collettivo ha insistito per discuterne con la direzione. Quando finalmente qualcuno si è fatto vivo per ascoltare la richiesta, questi ha risposto che si trattava di «fantasie da hippie». Perciò il caffè ha dato inizio alla campagna «Vies Pensionen» (pensioni sporche), ripresa da un gran numero altri eser centi e personale affiliato, arrivando a ottenere il cambiamento di strategia.

Come mangeremo. In un documen to del Consiglio federale, presentato su richiesta del parlamento, ci si oc cupa dell’intero sistema alimentare, dalla produzione agricola al consu mo. Secondo il governo, i contadini continueranno a produrre oltre la metà degli alimenti, ma i consumatori do vranno ridurre di tre quarti lo spreco alimentare. Tra le misure da prendere, quella della protezione dell’acqua del sottosuolo, la riduzione dei fertiliz zanti e l’aumento delle rinnovabili.

E sai cosa mangi. I pomodori spa gnoli hanno un’impronta ecologica migliore rispetto a quelli coltivati in Svizzera, fin verso la metà di giugno, perché questi ultimi sono maturati in serre riscaldate. Tuttavia, se si tratta di strutture che utilizzano il calore resi duo di un’impresa o di un inceneritore di rifiuti il danno in termini di emissio ni di CO2 si riduce sensibilmente. Nei mesi estivi, per contro, i pomodori che crescono nei tunnel sono di gran lunga più virtuosi di quelli importati dalla Spagna, Marocco o Italia, perché non hanno dovuto percorrere chilometri e chilometri su gomma. Quelli miglio ri di tutti sono quelli dell’orto o del balcone.

Holcim & CO. In Svizzera esistono 6 cementifici che impiegano 699 perso ne. Il consumo medio di cemento per abitante è di 539 kg all’anno; il 14,6% del consumo non è coperto dalla pro duzione indigena. Se nel 1990 per la produzione di 1 tonnellata di cemento erano emessi 813 kg di CO2, nel 2021 sono stati «solo» 570; l’obiettivo è arrivare alla neutralità già prima del 2050, cosa che potrà avvenire solo con misure di compensazione. La sua pro duzione è infatti energivora: nel 2021 ha richiesto 13,178 petajoule (1015 j). Questa energia è ricavata nella misu ra dell’88,3% da una moltitudine di sostanze combustibili, spesso scarti

da altri processi industriali: grassi e farine animali, fanghi di depurazio ne, plastiche non riciclabili, pneuma tici usati, solventi e oli di scarto. Un nodo dolente del cemento in materia di emissioni di CO2 è il suo trasporto. Se già in Svizzera la parte trasporta ta su binari è solo del 38% rispetto a quella trasportata su gomma (62%), nell’UE solo il 7% viaggia su binari, il 10% su nave e l’83% su strada. Al tro aspetto critico è l’estrazione delle materie prime, il calcare e la marna, con gravi effetti sul paesaggio e gli ecosistemi. La notte tra il 16 e il 17 ottobre 2020 attivisti occuparono ter reni dell’impresa cementifera Holcim sulla collina del Mormont (VD) per bloccare l’estensione di una cava si tuata in un’importante zona naturale. La ZAD (Zone à Défendre) è poi stata smantellata il 30 marzo 2021 dalla po lizia che ha posto in arresto una cin quantina di persone. Il processo a loro carico è iniziato a metà gennaio 2022. Delle prime 7 persone processate, 2 sono state totalmente prosciolte e 5 parzialmente. L’unica infrazione rite nuta è stata l’impedimento a pubblico ufficiale. Il procuratore aveva chiesto dai 2 ai 6 mesi di carcere, ma i giudi ci hanno ritenuto «onorevoli» i motivi dei partecipanti e le pene inflitte sono state dagli 8 ai 15 giorni di indennità lavorative, sospese condizionalmente. Per concludere questa notizia sui ce mentifici svizzeri, salta all’occhio che le uniche tre donne che figurano tra i ranghi dell’associazione di categoria CemSuisse sono le due segretarie e la responsabile delle relazioni pubbliche.

Calo agricolo. Diminuisce il numero di aziende agricole presenti in Svizze ra. Lo scorso anno erano 48.864, ossia 499 in meno rispetto al 2020 (-1%). Stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica, a subire la diminuzio ne in modo più marcato sono state le aziende più piccole. Il Ticino, per contro, è stato registrato un leggero aumento, passando da 1.055 a 1.059 aziende. Anche gli impieghi nel set tore sono saliti da 2.932 a 3.033, un dato in controtendenza rispetto a quanto è accaduto in Svizzera. La si tuazione è tuttavia difficile: nel 2000 in Svizzera si potevano contare oltre 70mila aziende agricole con poco più di 200.000 addetti; in vent’anni, il set tore ha perso più di 20.000 aziende e 50.000 impiegati. Anche in Ticino si è registrata una flessione notevole: sono scomparse circa 500 aziende e 1.000 impieghi. Tuttavia, tra il 2020 e il 2021, il numero delle aziende agri cole è aumentato di quattro unità.

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No.

NOTIZIE BELLE E BUONE

Direttrice poliglotta. La Conferenza dei vescovi sviz zeri ha nominato la spagnola Isabella Vasquez nuova di rettrice nazionale di Migratio: è subentrata a Karl-Anton Wohlwend a metà agosto. Insegnante e psicologa, ha una ricca esperienza nel sociale; sposata con un austriaco, ha due figli e vive a Zurigo; parla spagnolo, tedesco, fran cese, inglese, italiano e portoghese. Ora dovrà imparare l’ucraino…

Portavoce donna. La Conferenza dei vescovi svizzeri ha nominato la spagnola Julia Moreno quale responsabile del servizio informazione, finora portavoce della Chiesa di Neuchâtel e titolare di un brevetto federale in relazioni pubbliche.

Esercito tollerante. Erin Lederrey, informatica trentenne a Ginevra, è stata incorporata nel 2019 come uomo nell’e sercito svizzero dalla scorsa estate esercita il servizio come donna quale prima cappellano/a militare e sogna di poter un giorno lavorare nella Chiesa, colla tunica clericale o senza. Le vie del Signore sono infinite…

Vescovi e donne. Papa Francesco il 13 luglio ha nomi nato tre donne (la religiosa francese Yvonne Reungoat, la religiosa italiana Raffaella Petrini, l’argentina Maria Lia Zervino) tra i quattordici nuovi membri del dicastero per i vescovi, incaricato di preavvisare i candidati all’episcopa to. È la prima volta che delle donne fanno parte di questo importante organo ecclesiale e quindi grazie a Francesco per questo ulteriore riconoscimento della pari dignità delle

donne nella Chiesa. La parità sarà ancora maggiore quando tre donne (come già avviene in diverse Chiese cristiane) saranno nominate vescovo nella Chiesa cattolica.

Nomina femminile. Nuova nomina femminile da par te di papa Francesco: la storica austriaca Cristiane Maria Grafinger fa ora parte del comitato pontificio delle scienze storiche, dopo aver lavorato per più di 20 anni agli archivi della Biblioteca vaticana.

Confermata la presidente. Rita Famos è stata conferma ta dal sinodo presidente della Chiesa evangelica riformata svizzera per il periodo 2023-2026; altre due pastore e un pastore completano il consiglio delle 25 Chiese membro. Al sinodo è stato presentato uno studio sul futuro delle finanze ecclesiastiche: il numero dei membri si dimezzerà entro il 2045 e così le entrate delle tasse e dei contributi cantonali diminuiranno di circa un quarto; ciò che impone un riesame delle priorità.

Nuovo segretario. Il pastore Jerry Pillary, originario del Sudafrica, è il nuovo segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese ed entrerà in carica il prossimo anno. Nato nel 1965, è attualmente decano della facoltà di teologia all’Università di Pretoria. Sostituisce padre Ioan Sauca, in carica dall’aprile 2020.

Nuova chiesa eritrea. Sopra Losanna sarà costruita, entro il 2024, una nuova chiesa per la comunità ortodossa eritrea che conta circa 300 fedeli attivi. Finora la comunità era ospitata dal tempio protestante di Chailly.

Primo cardinale dalit. Tra i nuovi cardinali nominati da papa Francesco, c’è mons. Anthony Poola, di 60 anni, appartenente alla casta indiana dei dalit («gli intoccabi li»), che conta 18 milioni di cattolici. È anche il primo cardinale di lingua telugu, parlata da più di 75 milioni di indiani.

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I conti 2021 di «Dialoghi»

CONTO ECONOMICO

COSTI 2021 2020

Stampa rivista 12’505,00 15’887,50

Spedizione rivista 2’448,00 3’102,80

Rimborsi spese forfettarie 300,00

Interessi e costi CCP 80,70 241,55

TOTALE COSTI 15’033,70 19’531,85

RICAVI 2021 2020

Abbonamenti ordinari 8’590,00 7’910,00

Abbonamenti sostenitori 2’350,00 5’840,00

Contributo cantonale 2’250,00 4’500,00

TOTALE RICAVI 13’190,00 18’250,00

TOTALE COSTI 15’033,70 19’531,85

Utile / Perdita -1’843,70 -1’281,85

BILANCIO

ATTIVI 31.12.2021 31.12.2020 CCP 6’280,75 11’120,95

TOTALE ATTIVI 6’280,75 11’120,95

PASSIVI 31.12.2021 31.12.2020 Anticipi 11’500,00 11’500,00

Ratei e risconti passivi 310,00 120,00

Ratei passivi, costi non ancora pagati 3’802,10 6’988,60

Capitale proprio / capitale sociale -3’885,36 -3’885,36

Utile o perdita riportata -3’602,29 -2’320,44

Utile / Perdita -1’843,70 -1’281,85

TOTALE PASSIVI 6’280,75 11’120,95

Rita Ballabio, amministratrice

In questo numero

Editoriale

SINODO SVIZZERO QUALCHE CONSIDERAZIONE 1

Dossier

DEMOCRAZIA IN CRISI. POSSIBILI RIMEDI (A. Lepori) 3

FARE I CONTI CON LA SOCIETÀ CHE CAMBIA E RIFLETTERE SUI VALORI 5 IL METODO DELLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE (F. Betto) 6

Articoli

L’OSTIA NON CONTIENE GESÙ IN MINIATURA (C. Molari) 7

RISULTATI DEL SINODO. QUALCHE SPUNTO 9

INCONTRI ECUMENICI 10

ALLA CHIESA ITALIANA SCRIVI… (A. Grillo e M. Perroni) 12

IN MEMORIA 13

I CONTI 2021 DI «DIALOGHI» 24

BIBLIOTECA 14

CRONACA SVIZZERA 16

CRONACA INTERNAZIONALE 19 NOTIZIARIO (IN)SOSTENIBILE 21

NOTIZIE BELLE E BUONE 23

dialoghi di riflessione cristiana www.dialoghi.ch

altri, anche per quelli che si impegna no nella Chiesa, rimane incomprensibile e inaccessibile.

Durante gli anni che hanno preceduto e seguito il Concilio, il Ticino instaurò un intenso processo di rinnovamento delle proprie forme di culto. La popo lazione cattolica seguì con interesse questi cambiamenti promossi soprat tutto da alcuni preti e laici partico larmente preparati in materia. Ora questa fase si è in gran parte arenata, portando a fenomeni di routine poco creativa e a un disinteresse crescente. Le affermazioni del documento sviz zero, se viste anche alla luce della nostra situazione locale, ci sembrano del tutto pertinenti e degne di essere perseguite anche nel nostro contesto specifico.

Concludendo queste nostre somma rie considerazioni, citiamo i due pa ragrafi finali del documento che ben manifestano lo spirito entro cui esso è stato redatto e fatto proprio dai ve scovi svizzeri. Auguriamo a chi legge Dialoghi un’attenta lettura dell’inte ro documento e la partecipazione (sia sulle nostre colonne che in altre sedi) a uno scambio fecondo per la vita delle nostre comunità e al di là di esse.

La forte partecipazione dei battezzati al processo decisionale è una delle caratteristiche centrali di una Chiesa sinodale. Al fine di promuovere la partecipazione di tutto il popolo di Dio ai processi e alle decisioni si nodali, uomini e donne dovrebbero essere inclusi con diritto di voto nelle assemblee sinodali continentali e nei sinodi mondiali.

Comitato: Alberto Bondolfi, Ernesto Borghi, Gaia De Vecchi, Alberto Lepori, Daria Lepori, Margherita Noseda Snider, Marina Sartorio, Carlo Silini, Paolo Tognina

Redattori responsabili: Alberto Bondolfi e Margherita Noseda Snider

Redazione: Margherita Noseda Snider, margherita.noseda@gmail.com, Alberto Bondolfi, alberto.bondolfi@unige.ch

Amministratrice: Rita Ballabio, via Girora 26, 6982 Agno, rita.ballabio@bluewin.ch

Stampa: Tipografia Stazione SA, Locarno

Con il contributo dell’Aiuto federale per la lingua e la cultura italiana.

I collaboratori occasionali o regolari non si ritengono necessariamente consenzienti con la linea della rivista.

L’abbonamento ordinario annuale (quattro numeri) costa fr. 60.–, sostenitori da fr. 100.–Un numero separato costa fr. 12.–Conto corr. post. 65-7205-4, Bellinzona.

24 i conti 2021 di «Dialoghi» No. 271
(Continua da pagina 24
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