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Cooperativa Migros Ticino

G.A.A. 6592 Sant’Antonino

Settimanale di informazione e cultura Anno LXXXI 10 settembre 2018

Azione 37 M sh alle p opping agine 37-4 6/

Società e Territorio Come stanno le capanne alpine in Ticino? Il bilancio della stagione di Giovanni Galli e Giorgio Matasci

Ambiente e Benessere I rischi e benefici di una riserva forestale che sta per nascere sui Denti della Vecchia: 250 ettari di bosco protetto nel Luganese

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Politica e Economia L’ondata populista della Germania lambisce anche le coste del Continente

Cultura e Spettacoli Irriverenza, ironia e colori: il duo Steiner&Lenzlinger in mostra al Tinguely di Basilea

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di Elia Stampanoni pagina 2

Stefano Spinelli

Un’antica tradizione rivive a Curio



Circo Trump di Peter Schiesser Chi guida gli Stati Uniti? O piuttosto: hanno una guida gli Stati Uniti? Il quadro emerso la settimana scorsa sul presidente Trump e sulla compagine di governo è raggelante. Nel libro Fear del giornalista Bob Woodward, in uscita l’11 settembre, l’Amministrazione Trump è definita, attraverso le parole del capo di gabinetto John F. Kelly una «gabbia di matti», il presidente stesso «un’idiota» (J.F. Kelly), «con una capacità di comprensione di un bambino di prima o seconda elementare» (Jim Mattis, ministro della difesa), «un mentitore professionista» (Gary D. Cohn, già consigliere capo per gli affari economici), con una capacità di concentrazione che non supera pochi minuti, un’ignoranza abissale su tutti i temi, senza intenzione di apprendere nulla oltre a quello in cui crede, ondeggiante nelle decisioni, collerico, disprezzante e insultante. Libri critici su Trump ce ne sono già stati (in particolare Fire and Fury, del giornalista Michael Wolff), ma le 448 pagine del libro di Bob Woodward hanno un altro impatto, Woodward è uno dei due giornalisti che per il «Washington Post» si occuparono dell’inchie-

sta Watergate, che poi portò alle dimissioni il presidente Richard Nixon, gode di una credibilità che altri non hanno. Ovviamente Kelly e Mattis smentiscono, il presidente Trump dichiara che è tutto inventato, ma si capisce dalla dovizia di particolari presentata in Fear che Woodward ha avuto accesso a un vasto numero di membri di alto livello dell’Amministrazione Trump, presenti e passati. Che negli Stati Uniti dei giornalisti pubblichino inchieste e libri critici su un presidente non è una novità, ciò che invece non è mai successo è che un anonimo alto esponente dell’Amministrazione descriva su un giornale («New York Times») la fronda interna, i tentativi di rendere inoffensivo un presidente erratico, pericoloso, amorale. Sotto il titolo Faccio parte della resistenza interna all’Amministrazione Trump, l’anonimo alto funzionario scrive che «molti alti funzionari all’interno della sua Amministrazione lavorano diligentemente per frustrare parte della sua agenda politica e le sue peggiori inclinazioni» (Woodward in Fear cita l’esempio del ministro della difesa Mattis che, incaricato da Trump di far assassinare il despota siriano Assad, pur rassicurando il presidente indica ai suoi che non se ne farà nulla). La voce anonima specifica che lui e gli altri frondisti credo-

no nei valori repubblicani – libero mercato, libero pensiero, libere persone – e che di fronte ad un presidente con impulsi anti-liberisti e anti-democratici si sentono in dovere di correre ai ripari. Inizialmente si è persino discusso internamente se avviare una procedura per la destituzione di Trump, ma poi si è optato, scrive l’anonimo, per un lavoro nell’ombra, per cercare di guidare l’Amministrazione nella giusta direzione, «finché – in un modo o nell’altro – sarà finita» (Woodward cita l’esempio di Gary D. Cohn che sottrae una lettera con cui Trump, firmandola, avrebbe autorizzato l’uscita dal NAFTA). Il motto di questi oppositori interni è «Country first», in difesa di valori che uniscano anziché dividere gli Stati Uniti. Se aggiungiamo l’inchiesta sui rapporti con la Russia del procuratore Robert Mueller, cui stanno cadendo preda diverse persone vicine al presidente, si delinea un quadro preoccupante per le sorti politiche della prima potenza mondiale. Ma anche per lo stesso Trump: a novembre ci sono le elezioni di medio termine, i sondaggi danno in netto vantaggio i democratici, se riconquistano la Camera dei rappresentanti il presidente non avrà più la maggioranza per governare. Piuttosto, forse una maggioranza che voterà per il suo impeachment.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Attualità Migros

M Il lino torna a splendere a Curio

Tradizioni S  i consolida nel Malcantone il progetto di recupero di questa coltivazione per ottenere un tessuto pregiato

– Un’iniziativa sostenuta dalla Commissione culturale del Consiglio di Cooperativa di Migros Ticino Elia Stampanoni Il lino è una pianta erbacea annuale che può raggiungere tra i 30 e i 60 centimetri di altezza e oggi, dopo quasi un secolo d’oblio, è tornata a splendere su alcuni campi del Malcantone, più precisamente a Curio. Qui, un gruppo di lavoro all’interno dell’associazione Amici di Casa Avanzini ha sviluppato un progetto per il suo recupero a scopo artigianale, dove l’idea è quella di salvaguardare e valorizzare una coltura del passato, ma anche una cultura e un’arte andate perse attorno agli anni Settanta, quando altre fibre tessili soppiantarono il lino. Utilizzato fin dall’antichità, il lino (Linum usitatissimum) viene coltivato

I progetti premiati Oltre a quello sul recupero del lino a scopo artigianale dell’Associazione di Casa Avanzini di Curio, la Commissione culturale del Consiglio di cooperativa di Migros Ticino ha sostenuto nel 2018 altri tre progetti: sono stati devoluti 5000 franchi al gruppo Capannone Carri Carnevale di Novazzano, per contribuire alla ristrutturazione di un capannone condiviso per la costruzione di carri di Carnevale del Mendrisiotto, all’Associazione Ridere per vivere Ticino per contribuire alla realizzazione di un nuovo sito web, e all’Associazione «Ul Murin da Curzönas» per contribuire al ripristino e alla valorizzazione del vecchio mulino di Corzoneso. La Commissione culturale mette a disposizione ogni anno 20mila franchi per progetti di rilievo in campo culturale e sociale.

sia per la sua fibra sia per i suoi piccoli semi che, di colore bruno scuro o giallo paglierino, sono contenuti in capsule. Dalla prima si ricavano tessuti, carta, medicinali e cordame, mentre dai semi, commestibili, s’ottiene anche un pregiato olio che s’impiega come alimento, vernice oppure ancora nella cosmetica. La destinazione del lino coltivato in Malcantone sarà artigianale, per la creazione di tessuti di design e di moda che fanno così rivivere una tradizione dimenticata, come ci spiega Marianne Lang Meier, presidente dell’associazione Amici di Casa Avanzini che, attraverso il «gruppo lino», coordina il progetto: «L’idea è nata nell’autunno 2016 quando abbiamo saputo che anche Pietro, ultimo discendente della famiglia Avanzini, amava vestirsi con abiti di lino. Da lì è partito il progetto che contempla anche una collaborazione con un gruppo di tessitori e tessitrici, mentre per la coltivazione ci siamo potuti appoggiare a un agricoltore biologico di Curio che ha messo a disposizione, per una cifra irrisoria, un campo e i relativi macchinari». I lavori agricoli sono stati concretizzati con l’indispensabile impegno di una decina di volontari che durante la stagione hanno potuto seguire la crescita dalla pianta. A fine inverno è iniziata la preparazione del terreno a cui è seguita a fine marzo la semina, quindi la sarchiatura, il controllo delle malerbe, il raccolto e, infine, l’essicazione a inizio agosto. Prima di poter essere utilizzata per la tessitura, la pianta del lino ha dovuto però subire ancora diversi lavori, sempre eseguiti manualmente sotto la conduzione di Matteo Gehringer, stampatore, tessitore e anche conoscitore della coltura del lino e dei suoi utilizzi. Un’attività artigianale impressionante per le ore di lavoro necessarie, che ben

Il lino coltivato a Curio servirà per la creazione di tessuti di design e di moda. (Stefano Spinelli)

spiegano il costo finale della stoffa proveniente dai campi di Curio, dove vengono seminati annualmente dai 300 ai 500 metri lineari di lino per ottenere dai 5 ai 7 Kg di fibre tessili. «Un prodotto finale di qualità e molto resistente che ben si adatta per vestiti, sciarpe, cappelli, tovaglie o altri tessuti di moda o di abbigliamento», spiega Matteo Gerhinger che con passione, creatività e competenza ha trasmesso le sue conoscenze a tutto il gruppo. Le tappe principali della lavorazione, tutte svolte manualmente a Curio, ricalcano quanto si faceva il secolo scorso e prevedono la battitura, la macerazione degli steli al lavatoio comunale, la gramolatura, la cardatura e la filatura.

Piccola maratona, grande speranza ManifestazioneLugano, sabato 15 settembre, corre per la ricerca e combatte

Lo scorso 1° settembre, a coronamento del secondo anno di raccolto, si è svolta la prima festa del lino presso Casa Avanzini, un’occasione per assistere ed esercitare alcune di queste fasi che proseguono oggi anche grazie al sostegno ai fondi del Percento culturale di Migros che ha finanziato con 5000 franchi l’acquisto di alcuni attrezzi necessari per il proseguimento del solido progetto, tra cui tre gramole, tre filatoi, dei pettini per cardare e un telaio per la tessitura. «Un progetto – ha concluso la presidente Marianne Lang Meier – che può esistere grazie al gruppo di volontari che con dedizione investe diverse ore al lino di Curio, dal campo al prodotto finale».

I nuovi gerenti delle filiali Migros Ticino

contro il cancro

Per questa edizione 2018 della Corsa della Speranza, le vie e le piazze di Lugano saranno invase da podisti in viola e bianco, palloncini di tutti i colori e tanti sorrisi. Una manifestazione non competitiva, alla quale partecipano con entusiasmo sempre migliaia di persone; persino lo scorso anno, in cui il tempo non è stato clemente, si sono registrati 2000 partecipanti che hanno affrontato i 5 km di percorso sotto la pioggia settembrina. Qualcuno ha raggiunto il traguardo di corsa, qualcuno ha marciato, altri si sono goduti una passeggiata con l’ombrello, ma tutti sono arrivati al termine del percorso per chi ha bisogno di cure, per gli altri. Far fronte alle sfide, non abbattersi e continuare a sognare, a credere e avere fiducia nel progresso scientifico, è il messaggio delle corse della speranza di tutto il mondo. Terry Fox, ventireenne privato di una gamba da un tumore osseo, negli anni 80 ha attraversato il Canada pur di veicolare questo messaggio e sensibiliz-

zare la popolazione raccogliendo fondi per la ricerca contro il cancro. Non ha portato a termine la sua maratona, non ne ha avuto il tempo, ma il suo coraggio, il suo sogno, e i 5000 km percorsi sono la testimonianza che non bisogna mai darsi per vinti. A Lugano questo intento globale viene portato avanti ormai da 13 anni: attraverso le iscrizioni dei «gareggianti» sono stati ricavati finora oltre 800’000 franchi interamente devoluti alla Fon-

Azione

Sede Via Pretorio 11 CH-6900 Lugano (TI) Tel 091 922 77 40 fax 091 923 18 89 info@azione.ch www.azione.ch

Settimanale edito da Migros Ticino Fondato nel 1938 Redazione Peter Schiesser (redattore responsabile), Barbara Manzoni, Manuela Mazzi, Monica Puffi Poma, Simona Sala, Alessandro Zanoli, Ivan Leoni

dazione Ticinese per la Ricerca sul Cancro, che finanzia progetti di ricerca internazionali che si svolgono in Ticino. Sabato 15 settembre dalle 11.00 famiglie, scuole, società, bambini, nonni, nonne, insomma, tutti, potranno ancora iscriversi alla «non-competizione». Dalle 15.00 inizierà la giornata con animazioni, tanta musica, e momenti di informazione rispetto ai progetti di ricerca, prevenzione e sostegno alle malattie tumorali. Rete 1 capitanerà la

Anche nel 2010 la corsa sfoggiava bianco e viola. (Foto di I. Kwee)

La corrispondenza va indirizzata impersonalmente a «Azione» CP 6315, CH-6901 Lugano oppure alle singole redazioni

Editore e amministrazione Cooperativa Migros Ticino CP, 6592 S. Antonino Telefono 091 850 81 11 Stampa Centro Stampa Ticino SA Via Industria 6933 Muzzano Telefono 091 960 31 31

passeggiata, o la corsa che partirà alle 18.30. Dalle 19.00 la cucina offrirà la cena e poi ancora musica con i Ninfea Blues Band. La Corsa della speranza, si terrà si terrà nel vivo della manifestazione enogastronomica più importante della Svizzera che quest’anno si svolge proprio a Lugano dal 13 al 23 settembre. «Lugano Città del Gusto» a cui anche Migros Ticino parteciperà in grande stile, con la presenza di un esclusivo camion vendita Migros «rivisitato» in chiave catering dove tutti i buongustai potranno assaporare originali e succulenti creazioni gastronomiche preparate al momento con prodotti freschissimi e di prima scelta. L’itinerario di questo punto di ristoro mobile si snoderà durante tutta la manifestazione tra le piazze San Rocco, Castello e Riforma. Senza il sostegno e la presenza non si più fare festa insieme, ecco allora che diventa davvero importante partecipare e continuare a lottare per dare nuove speranze a chi ha un sogno. Info: www.corsadellasperanza.ch Tiratura 102’022 copie Inserzioni: Migros Ticino Reparto pubblicità CH-6592 S. Antonino Tel 091 850 82 91 fax 091 850 84 00 pubblicita@migrosticino.ch

Stefano Aili

Luogo di lavoro: Filiale di Grancia Data di nascita: 11.01.1972 Stato civile: Celibe Hobby: Sport, viaggiare, leggere Tre aggettivi per descriversi: Brillante, sorridente, un po’ testardo Cosa voglio offrire alla clientela: Ambiente piacevole, miglior servizio in base al cliente, praticità Abbonamenti e cambio indirizzi Telefono 091 850 82 31 dalle 9.00 alle 11.00 e dalle 14.00 alle 16.00 dal lunedì al venerdì fax 091 850 83 75 registro.soci@migrosticino.ch Costi di abbonamento annuo Svizzera: Fr. 48.– Estero: a partire da Fr. 70.–


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Società e Territorio Donne sole e desiderio di maternità In Svizzera non è possibile per le donne single ricorrere alla donazione di liquido seminale per avere un bambino, ma c’è chi sceglie di rivolgersi a un centro di fertilità all’estero

Patrimonio architettonico Pubblichiamo le precisazioni della Società ticinese per l’arte e la natura in merito a un nostro articolo del 9 luglio dedicato alla protezione dei beni culturali pagina 6

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Robiei: capanna del Basodino. (Ti-Press)

Una bella stagione

Capanne alpineGiovanni Galli e Giorgio Matasci tracciano un bilancio dell’estate appena trascorsa Nicola Mazzi Il bel tempo di questa estate ha sicuramente favorito gli escursionisti e gli alpinisti. La montagna è una risorsa, anche turistica, preziosa e che va valorizzata al meglio. Da decenni sono attivi diversi club che insegnano ad apprezzarla e a conoscerla. Per fare un bilancio della stagione abbiamo sentito Giovanni Galli (presidente del Club Alpino Svizzero-CAS, sezione Ticino) e Giorgio Matasci (presidente della Federazione Alpinistica Ticinese-FAT). Secondo Matasci la stagione è stata «ottima. Ho sentito gli altri presidenti sezionali e devo dire che, in generale, sono molto soddisfatti. Abbiamo avuto un inizio di giugno discreto, ma nelle settimane seguenti, grazie alla meteo favorevole, gli escursionisti sono arrivati in buon numero». Anche Giovanni Galli è sulla stessa lunghezza d’onda: «Il bilancio finora è positivo. La stagione è iniziata un paio di settimane più tardi del solito, a causa della neve presente ancora in quota tra maggio e giugno; non ci ha neppure giovato il fatto che sia stato bello su tutto l’arco alpino. In passato, infatti, il maltempo a nord aveva spostato da noi

diversi turisti, quest’anno è stato bello ovunque e quindi non abbiamo goduto di questi arrivi. Ma in generale, siamo comunque in linea con gli anni scorsi e non possiamo lamentarci». Come aggiunge lo stesso Matasci la situazione è diversa da capanna a capanna. «C’è il custode che ha lavorato bene perché si è fatto conoscere, ha fatto pubblicità e di conseguenza è sempre stato confrontato con un buon numero di visitatori. Altri, che magari sono stati più timidi nel proporsi, hanno avuto meno turisti. Detto ciò aggiungo che tutti fanno un grande lavoro. Ci vuole passione per gestire una capanna alpina e certamente non lo si fa per diventare ricchi». Sempre per quanto riguarda la gestione delle capanne Galli conferma come non sempre sia facile trovare le persone adatte. «Il CAS gestisce 7 rifugi alpini e notiamo una certa difficoltà nel trovare gestori affidabili e competenti. Infatti, di recente, abbiamo messo a concorso un posto di custode per la Capanna Cristallina, la più grande del Ticino, ma non abbiamo notato un grandissimo interesse. Certamente il lavoro è impegnativo e non semplice e occorre soprattutto amare la montagna, ma trovo sia un peccato che siano poche le per-

sone che vogliano almeno provarci». Un altro aspetto interessante è quello della provenienza dei turisti. Da quanto ha potuto notare Galli «quest’anno sono tornati sulle nostre montagne gli escursionisti stranieri come gli olandesi, i francesi che si sono aggiunti ai nostri abituali clienti svizzeri. È una tendenza importante che ci fa ben sperare anche per i prossimi anni». «È vero – riprende Matasci – ma il 70-80% dei nostri avventori è composto da svizzero-tedeschi, germanici e romandi. Sono loro che fanno vivere le nostre capanne alpine. Non voglio dire che non ci siano ticinesi, anzi ne incontro spesso ma sovente tornano a casa la sera dopo l’escursione, è perciò indubbio che il mercato più grande resta quello d’oltre Gottardo». In totale sono una settantina le capanne che, sparse su tutto il territorio cantonale, possono offrire vitto e alloggio. La maggior parte di esse ha un guardiano, ma ce ne sono alcune (soprattutto le più discoste e di piccole dimensioni) che vivono di vita propria e dell’educazione e del rispetto degli escursionisti. Da notare che questa estate, oltre alle abituali escursioni ci sono stati de-

gli eventi particolari e dei nuovi percorsi. Come ci spiega Matasci «dopo lo studio realizzato dall’ing. Gianinazzi su come migliorare l’offerta, abbiamo iniziato a pensare a dei progetti e il primo realizzato è stato quello della Via Alta Idra. Un trekking in quota di circa 100 km, adatto per escursionisti esperti, che da Tenero arriva in Val Bedretto, toccando ben 12 capanne. Un percorso che sta piacendo e del quale abbiamo già riscontri positivi». Da parte sua Galli sottolinea l’importanza di creare sinergie. Sia tra il CAS e la FAT, ma anche con altre organizzazioni legate alla montagna. «Per esempio, siamo presenti al festival dedicato alla montagna di Arzo, abbiamo partecipato a un altro festival del genere a Tesserete». Inoltre non mancano le escursioni particolari. «Questa estate, oltre alla nostra attività classica che si basa sulla formazione in alpinismo, in arrampicata, e sull’aggiornamento, siamo riusciti a organizzare alcune interessanti ascensioni sopra i 4mila metri nell’Oberland bernese e in Vallese». Un capitolo a parte lo meritano i giovani. Con Giovanni Galli e Giorgio Matasci cerchiamo di capire se esiste ancora, nelle giovani generazioni, la

passione per la montagna. «Devo ammettere – ci risponde Galli – che c’è meno frequenza di un tempo. Io credo che oggi i ragazzi siano confrontati con un’offerta talmente ampia che spesso perdono la passione della montagna. E anche i genitori cercano un’attività che abbia una continuità nell’arco dell’anno e noi difficilmente possiamo garantirla. Anche perché siamo molto legati alle stagioni, al clima e non possiamo offrire allenamenti settimanali. Detto questo abbiamo comunque ancora un discreto numero di ragazzi con i quali riusciamo a garantire un certo cambio generazionale, ma non più come 20-30 anni or sono quando i gruppi giovanili erano più numerosi». Anche Matasci conferma questa tendenza: «In effetti l’età media di chi frequenta la montagna è vicina ai 50 anni. Giovani appassionati non ne mancano, tuttavia è vero che sono in calo e credo pure io che sia dovuto alla grande offerta di attività che possono avere durante tutto l’anno». L’obiettivo è quindi che le nuove generazioni, grazie anche al lavoro sul campo e alla formazione professionale offerta dai due club, scoprano il piacere di una bella passeggiata sulle nostre cime.


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Società e Territorio

Donne che fanno figli da sole MaternitàDecidere di andare in un centro di fertilità per avere una donazione di liquido seminale

non è più un tabù, anche se in Svizzera non è ancora possibile per le single Sara Rossi Guidicelli «Ho provato così tante volte che hanno iniziato a farmi lo sconto: solo mille franchi per ogni embrione», ride Maria, perché è simpatica, forte, vitale, e perché adesso può posare lo sguardo su suo figlio, che è il regalo della vita più pieno che lei abbia mai ricevuto. Ha un nome greco questo suo bel figlio biologico, che le assomiglia tanto: è di Maria (non è il suo vero nome) e di un donatore di liquido seminale, che la clinica a Creta conosce, ma a cui loro non potranno mai risalire. Il nome, potrebbe essere Ulisse (non è Ulisse), è un omaggio alla terra dove Maria ha potuto rivolgersi per avere un figlio da single; in Svizzera invece la donazione di sperma è riservata alle coppie sposate. Andare all’estero è legale ma molto costoso, in termini di soldi e di investimento emotivo: «Se ti va bene, come a me, ti accompagna un’amica o un genitore, ma non hai vicino tutta la tua cerchia di affetti; ti chiedi perché devi andare così lontano per fare una cosa tanto bella e difficile. Però per me ne è valsa la pena e non ho mai avuto dubbi che sarei andata fino in fondo». Jolanda (altro nome di fantasia) vive a Madrid e si è lasciata con il suo ragazzo quando aveva 36 anni. Lei voleva figli e lui no; allora quando hanno deciso di separarsi lei ha congelato i suoi ovuli. «So che potrei ancora incontrare l’uomo della mia vita nei prossimi tre, quattro, cinque anni. Allora farò un figlio con lui e chiederò di buttare via gli ovuli congelati; ma so anche che questo potrebbe non succedermi e il mio desiderio di maternità oltrepassa l’idea di coppia, è più forte. Desidero così tanto avere un bambino e so di avere una famiglia vicina che mi aiuterà, che non mi spaventa l’idea di farlo da sola. Ci sono tante donne single che non volevano esserlo ma che alla fine devono tirar su un figlio senza il marito. Non ho nessuna intenzione di prendermi un uomo a caso, usarlo e poi lasciarlo perché non andiamo d’accordo. Cosa potrei spiegare a mio figlio dopo? Che non è nato da un atto d’amore? Che ho visto negli occhi suo padre ma poi non gli ho permesso di vivere sotto lo stesso tetto? Meglio essere chiari: gli dirò che volevo un figlio ma non c’era il papà, allora per fortuna esistono le cliniche con dei semi a disposizione». Jolanda, da quando è single, si è trasferita in un appartamento a Madrid, vicino al centro di salute in cui lavora come medico di famiglia. Sullo stesso pianerottolo vive una ragazza di 43 anni che ha avuto una bambina

da sola. Si invitano spesso a bere il caffè e parlano, di tutto ma anche tanto di questo momento storico dove le ragazze sono indipendenti e possono diventare madri senza un padre. «Anche per le coppie non è sempre facile organizzarsi quando nasce un bambino, soprattutto se entrambi lavorano e non ci sono nonni nelle vicinanze. E per la solita questione che tutti pongono sulla figura paterna, la si trova. C’è il nonno, lo zio, il maestro. Nessuno ha tutto, i bambini crescono bene se sono amati e istruiti e in questo di certo non saranno carenti, né il bimbo della mia vicina di casa, né il mio, se mai lo avrò». Maria un vero fidanzato non lo aveva mai avuto: non di quelli di cui ti fidi al punto da farci insieme una famiglia. Aveva un lavoro a Bellinzona in un’agenzia di sicurezza, era una con la divisa e un carattere deciso. Al compiere dei 40 anni si è detta: ora o mai più. Ha cambiato lavoro, prendendo un posto a metà tempo in una biblioteca, con le vacanze scolastiche. «Era il 2013 e ho iniziato le cure ormonali. Sono andata a Creta perché avevo l’impressione che in quell’Istituto mi avrebbero trattata come una persona e non come un numero. Conosco persone che sono andate in Spagna, in Polonia, in Inghilterra, dove è permesso alle donne sole di beneficiare di una fecondazione assistita, ma le persone con cui ho parlato mi hanno detto che stavano in centri molto grandi e che non avevano un medico di riferimento. Nella mia clinica invece mi sono sentita veramente seguita, e questo era fondamentale, perché ho dovuto passare attraverso tanti insuccessi e con le iniezioni di ormoni in corpo che avevo non era facile restare positivi. Ma il direttore della clinica mi ha detto subito: “Ti giuro che tu avrai un bambino. Te lo giuro, alla fine tu avrai il tuo bambino”». La prima fase, che dura due mesi, è la stimolazione ovarica per produrre molti più ovuli di quanti non ne produca una donna ogni mese. «Due mesi di gonfiori, umore ballerino e mal di testa», ricorda Maria con un sorriso di tenerezza per quel periodo di cinque anni fa. In giugno è partita in Grecia con un’amica per la seconda fase: l’estrazione degli ovuli. «Ne ho prodotti nove e otto li hanno congelati. Uno hanno provato a fecondarlo in vitro e a impiantarlo nel mio utero. Bisogna aspettare due settimane per vedere se attecchisce, non si può stare né in acqua né al sole. È stata un’attesa durissima e poi non è andata bene. C’era una possibilità del 25%, quindi la prima volta non mi sono depressa, ho solo pensato: devo

Per le donne single che si rivolgono a una clinica estera l’iter è lungo e costoso. (Max Pixel)

riprovarci». Nel 2014 è tornata con la sua amica nello stesso istituto e questa volta ha detto: «Impiantatene pure due, se saranno gemelli, me la caverò». Di nuovo non ha funzionato. «Allora ho cominciato a pensare che se non riuscivo a rimanere incinta era perché non sarei stata una brava mamma. Sono andata veramente in crisi. Per fortuna c’era la mia amica con me. Sei mesi dopo sono tornata a Creta, da sola, durante le vacanze di Natale. Non l’ho detto quasi a nessuno, per non dover di nuovo avere la pressione di chi aspetta un esito e ti fa domande. Ho chiesto tre embrioni, per avere più possibilità. Tanto non ci credevo, non mi ero fatta nessuna illusione, provavo per disperazione. E di nuovo, non ha funzionato». L’ultima volta è stata nel luglio del 2015. Rimanevano solo tre ovuli, Maria aveva 43 anni. «Mi ha accompagnata mio papà. Mia mamma ogni volta sperava che non rimanessi incinta: non le piaceva l’idea che io avessi un bambino da sola. Si preoccupava per me, temeva che non ce l’avrei fatta. Lei stessa mi ha allevata da sola, perché i miei hanno divorziato quando ero piccola. Conosce quella fatica. Ma io pensavo: lei aveva la delusione di essersi separata, io no, ho solo la gioia di costruire una famiglia, piccola, ma una famiglia. Mio papà nel 2015 mi ha detto: “Sento che questa è

la volta buona, voglio esserci”. Insieme abbiamo guardato nel monitor il momento della fecondazione. Ci sono dei puntini scintillanti, come stelle, che vengono introdotti nell’utero con una cannula. Era un’emozione fortissima. Ne ho persi due, uno ha resistito. È il mio Ulisse». Jolanda non è ancora sicura di usare i suoi ovuli, ma intanto li ha congelati, perché più sono giovani più è facile che vengano fecondati «alla prima». «Certo che mi mancherà tutta quella parte romantica di quando sei in coppia e dici: “Adesso togliamo le precauzioni e proviamo a diventare genitori”. Con la fecondazione assistita prendi un appuntamento al telefono, provi con tutti gli ausili della tecnologia e poi dopo vari test ricevi una mail per sapere se sei incinta. Però, a chi mi dice che non è naturale rispondo che ‘naturale’ è sposarsi a 18 anni e prendere i figli quando arrivano. La maggior parte delle coppie oggi aspetta quasi vent’anni da quel momento, poi toglie le precauzioni e spera che arrivi subito. Se non funziona, anche loro si rivolgono a soluzioni che aiutano la natura... no? E poi mi dico: quando si tratta di due vite, la mia e quella del mio bambino, cosa sarà mai il momento del concepimento rispetto a tutto quello che ci aspetta? Per questo penso che un giorno chiuderò gli occhi e sentirò un

profumo di pesca, e allora saprò che il momento è arrivato: per me i bambini appena nati hanno la pelle come quella di una pesca». Durante la gravidanza, difficile, la mamma di Maria è stata molto vicina alla figlia. Quando ha visto Ulisse si è dimenticata tutti i suoi principi. Ora è una nonna molto presente, fondamentale. «Per fare una cosa così ci vuole pazienza e convinzione», spiega Maria. «Dopo che ho partorito per me è andato tutto in discesa: il bebè era bravo, dormiva e mangiava bene. Io ero attorniata da aiuti. Mi dispiace un po’ per l’idea di famiglia che avrei preferito: papà, mamma e bambini. Ma forse troverò un compagno che ci prenderà tutti e due e verrà a completare il mio sogno. In ogni caso non ne ho “bisogno”, ne ho voglia. Non desidero “un uomo”, ma se mi innamoro desidererò una persona specifica, “lui” e solo lui. Da soli si può, bisogna essere forti e riuscire a godere di questa indipendenza. La gente che conosco ha accettato la mia scelta, nessuno fa commenti dubbiosi, perché vedono quanto stiamo bene; alla festa del papà festeggiamo il nonno e a Ulisse ho sempre detto la verità. Non deve pensare che ha un papà sconosciuto e assente, deve sapere che è frutto d’amore, un amore però solo mio, perché è così che è andata».

Viale dei ciliegi di Letizia Bolzani Peter Brown, Il robot selvatico, Salani. Da 10 anni Il sostantivo «robot» evoca qualcosa di artificiale, di freddo, di programmato; l’aggettivo «selvatico» è invece l’esatto contrario, è natura imprevedibile, calda, viva. Un contrasto che fonda questo bel romanzo, basato su un’idea appassionante: un robot, dopo il naufragio della nave su cui viaggiava con altre macchine, arriva su un’isola piena di vegetazione e di animali. La sua cassa viene aperta da alcune lontre che, esplorando quella cosa metallica adagiata sul fondo, ne premono casualmente un bottone. E la cosa si attiva: «Salve il mio nome è Rozzum, unità 7134, ma potete chiamarmi Roz. Non appena completamente attivata, sarò in grado di muovermi, di comunicare e di apprendere». A questo punto inizia la storia, avventurosa e anche commovente, dell’interazione di questo robot (o meglio

questa robot, perché Roz parla di sé al femminile) con gli animali dell’isola. Dopo la diffidenza iniziale, gli animali entrano in relazione con lei, e Roz, che all’inizio è perfettamente funzionante ma distaccata, perde via via le sue connotazioni di automa, diviene meno performante, più ammaccata, assumendo caratteristiche sempre più vicine a quelle animali (umani o non umani che siano). Ed è proprio la sua

fragilità a farla diventare così simile a una creatura vivente. Ma, ora, Roz cos’è, chi è? Si gioca qui, su questo confine, il fulcro del libro. Certo, tanta narrativa fantascientifica ha messo in evidenza la sottile linea che separa l’essere umano dalla creatura androide. Macchina o organismo capace di emozioni? Creatura libera o creata per essere schiava del suo padrone? Tuttavia questo romanzo ha una sua indubbia originalità, perché racconta di un robot nella foresta, di un ammasso di ferro rovinato, scurito, infragilito, riempito di terra e foglie, che prova dei sentimenti, diventando addirittura la madre adottiva di una piccola oca, e conquistando il cuore dei lettori. Kim Crabeels (testo) – Marije Tolman (illustrazioni), Felicottero, Sinnos. Da 4 anni A Fenicottero manca una zampa, l’ha persa in un incidente di volo. Era un

campione, Fenicottero: un campione di volo veloce, di pesca del gamberetto, e di molto altro. Ma poi i suoi sogni si sono infranti, come la sua zampa, che non è stato più possibile aggiustare. Ora se ne sta in acqua, meditabondo, su una gamba sola. «Per forza!» chiosa il testo, ironico ed efficace, con una schiettezza espressa in particolare nel dialogo con il Millepiedi, che sferruzza centinaia di calzini per le sue innu-

merevoli zampe. A chi troppo e a chi poco. Ma è saggio, Millepiedi, e senza compatirlo riesce a infondere coraggio a Fenicottero, oltre che a spronare gli amici animali a stargli vicino. Già perché la zampa gli mancherà anche, dice Millepiedi, ma «più di tutto gli mancano i suoi amici»: Fenicottero si esercita, prova e riprova, e finalmente riuscirà di nuovo ad alzarsi in volo e a disegnare meravigliose «righe rosa nel cielo rosato dell’alba», ritrovando la felicità. Tanto che ora per tutti sarà «Felicottero». Ispirata alla storia vera del triatleta belga Marc Herremans, quella di Felicottero è una storia ben scritta (il testo è leggero e ironico, come dicevamo), ben illustrata (notevole quel rosa fluo, energico, deciso, che identifica il protagonista) e ben tradotta dal nederlandese, con un buon ritmo, da Laura Pignatti, a cominciare dal titolo, ancor più giocoso dell’originale Flamingo!.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Società e Territorio Il Palazzo del cinema di Locarno. (Ti-Press)

Proteggere, progettare, trasformare Patrimonio architettonico 2

La replica dell’autore dell’articolo del 9 luglio

Alberto Caruso

La STAN e il Palacinema

Patrimonio architettonico 1 Pubblichiamo le precisazioni della Società ticinese per l’arte

e la natura in merito al nostro articolo del 9 luglio scorso sulla protezione dei beni culturali Antonio Pisoni* Nell’articolo «Per una protezione “non protezionistica”», pubblicato su questo settimanale il 9 luglio scorso, l’architetto Alberto Caruso ha presentato sue opinioni sulla conservazione del patrimonio architettonico. Il tema merita di essere trattato con osservazioni generali e riferimenti teorici che non possono trovare spazio in questa sede, ma che svilupperemo con articoli specifici nei prossimi numeri della nostra rivista sociale «Il nostro Paese». Nel suo articolo Caruso cita un solo esempio concreto di intervento su un edificio storico, il Palazzo del Cinema di Locarno, e lo descrive in termini negativi. Si sofferma anche sul ruolo avuto in questa vicenda dalla nostra associazione, la Società ticinese per l’arte e la natura (STAN). La sua ricostruzione è tuttavia inesatta e necessita di precisazioni. La pluridecennale vicenda che nel 2017 ha condotto all’inaugurazione del Palazzo del Cinema, ebbe una svolta quando il Municipio sposò «l’idea di inserire la Casa del Cinema nel palazzo delle ex-Scuole comunali di Piazza Castello» avanzata dall’allora direttore dell’Ufficio federale della cultura Jean-Frédéric Jauslin (cfr. sito internet del Comune di Locarno). Lo «Studio di fattibilità La Casa del Cinema» (2009) concludeva che «il palazzo delle ex scuole è – con il pretorio, l’ex Palazzo del Governo (…), il Grand Hotel e l’ampliamento del convento di San Francesco (…) – uno degli edifici più rappresentativi dell’architettura di fine Ottocento e inizio Novecento rimasti in città. Non fosse che per questo motivo, l’ipotesi di un suo riutilizzo appare dunque assolutamente adeguata» (p. 26). La fallita aggregazione dei Comuni della sponda sinistra della Maggia fermò l’iter, che si sbloccò il 20 marzo 2012 in seguito alla sottoscrizione di un accordo tra il Municipio di Locarno e la Fondazione Stella Chiara. Quest’ultima mise a disposizione del progetto 10 milioni di franchi, ponendo però diverse condizioni, tra le quali la realizzazione all’interno del Palazzo del Cinema di tre sale cinematografiche (una di 500 posti e due con 142 po-

sti ciascuna) e l’inizio dei lavori entro l’ottobre del 2013. Il 20 luglio 2012 il Municipio di Locarno bandì il concorso internazionale di architettura per la progettazione del Palazzo del Cinema sul sito del Palazzo delle vecchie Scuole comunali. Secondo quanto scritto da Caruso, la STAN sarebbe intervenuta allora per chiedere la protezione dell’edificio in questione. Ciò non corrisponde alla realtà. Per cominciare, già nel 2005 la STAN aveva pubblicato sul n. 283 de «Il nostro Paese», nel dossier intitolato «Non cali mai il silenzio sugli edifici storici minacciati», una scheda a firma degli architetti Riccardo Bergossi e George Feistmann, già capo dell’Ufficio tecnico di Locarno, nella quale si indicavano il pregio storico, il valore architettonico e il ruolo urbanistico dell’oggetto e la conseguente necessità di conservarlo. Nel suo comunicato del 13 luglio 2012, precedente, quindi, all’apertura del concorso – contrariamente a quanto sostenuto da Caruso –, la STAN richiamò la necessità di conservare il palazzo. Si ricorda che l’edificio figura nella Guida d’arte della Svizzera italiana, edita dalla Società di Storia dell’Arte in Svizzera nel 2007, e che nell’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS), pubblicato nel 2010,

gli viene attribuito l’obiettivo di salvaguardia massimo (categoria A). L’arch. Caruso sostiene, inoltre, che nella sua presa di posizione la STAN «minaccia ricorsi nel caso di aggiudicazione ad un progetto che ne preveda la demolizione». Il comunicato della STAN, ampiamente ripreso dai tre principali quotidiani ticinesi il 16 luglio 2012, non contiene minacce di alcun genere, si limita, invece, a esprimere preoccupazione per il destino del Palazzo delle scuole. Che la vecchia sede delle Scuole comunali abbia «un valore architettonico davvero scarso» lo sentiamo per la prima volta dall’architetto Caruso. Mai, nemmeno prima che il suo destino incrociasse quello del Palazzo del Cinema i pregi dell’edificio riconosciuti da Jauslin, dalla STAN, dalla Società di storia dell’arte in Svizzera e dall’ISOS sono stati messi in discussione. Al contrario, ad avvalorare le ragioni della STAN, il Censimento dei beni culturali locarnesi, che le autorità comunali hanno dichiarato di aver ricevuto dall’Ufficio cantonale dei beni culturali il 25 luglio 2012, ne proponeva la tutela quale bene culturale di interesse locale. Sempre secondo Caruso, la giuria, interpretando «l’atmosfera cittadina – allarmata dalla minaccia che avreb-

La vecchia sede delle scuole comunali durante il cantiere. (Ti-Press)

be messo a rischio» la nuova sede del Festival, scelse l’unico progetto che «prevedeva il mantenimento integrale dell’involucro edilizio. L’esito è da vedere». Anche in questo caso la ricostruzione dei fatti proposta è inesatta. Il concorso internazionale e il relativo bando avviarono un dibattito pubblico sulla conservazione integrale del palazzo delle ex Scuole comunali, animato da cittadini di Locarno e del Locarnese, da consiglieri comunali e partiti rappresentati in Consiglio comunale che minacciarono di indire un referendum in caso di progetti fondati sulla distruzione dell’edificio. La manifesta avversione per la demolizione del Palazzo delle Scuole fu, quindi, vasta e trasversale ai partiti e alla società civile. Quanto alla STAN, valutato inaccettabile lo snaturamento della sostanza storica dell’edificio che il progetto vincitore comportava, in sede di domanda di costruzione si oppose al progetto. Ritirò il ricorso quando fu trovata una soluzione transattiva con una serie di condizioni relative alle facciate, alle finestre, alla corona metallica, alla terrazza e alla sistemazione del piazzale. In conclusione, se le autorità politiche di Locarno avessero avviato per tempo una campagna di tutele, conformandosi al dettato della Legge sulla protezione dei beni culturali del 13 maggio 1997, non solo si sarebbero salvati tanti edifici pregevoli del Quartiere nuovo, polverizzati dalla speculazione edilizia, ma anche il Palazzo delle Scuole sarebbe stato posto sotto protezione e non saremmo ora a confrontarci con «l’esito» che disturba l’architetto Caruso. Per il Palazzo del Cinema sarebbe stata scelta un’altra ubicazione e il Palazzo scolastico avrebbe continuato a vivere con destinazioni più appropriate alla sua tipologia. Un discorso a sé meriterebbe infine il ruolo della giuria nella scelta del progetto a suo giudizio più meritevole, verso la quale la STAN era evidentemente del tutto estranea, ma non è questa la sede per approfondire questo tema. * Architetto e Presidente della Società ticinese per l’arte e la natura

Come ha precisato il Presidente della STAN arch. Pisoni, la Società Ticinese per l’Arte e la Natura ha indicato la necessità di conservare l’edificio delle ex scuole di Locarno molto tempo prima rispetto all’epoca della sua individuazione come possibile sede del Palazzo del Cinema. La riflessione, tuttavia, che ho cercato di promuovere con il testo pubblicato nel no. 28 di «Azione» è sul valore dell’esito di questa battaglia, che mi sembra fallimentare. Penso, cioè, che l’impegno debba essere finalizzato soprattutto alla realizzazione di progetti di trasformazione che siano compatibili con la sostanza architettonica degli edifici che si chiede di proteggere. Altrimenti l’esito è quello di Locarno, dove del vecchio edificio è rimasta soltanto la crosta. L’art.5.3 del bando del Concorso di progettazione del Palazzo del Cinema recitava: …«Attualmente il fondo è occupato dal Palazzo delle ex scuole comunali, l’edificio non è oggetto di vincoli di protezione e può essere demolito». Lo stesso concetto era ribadito all’art.5.7: …«L’edificio non è oggetto di tutela da parte dell’ufficio dei beni culturali». Il bando è stato oggetto di approvazione da parte delle istituzioni preposte, e quindi mi permetto di contestare che, come afferma l’arch. Pisoni, «la manifesta avversione per la demolizione del Palazzo delle Scuole fu vasta e trasversale ai partiti e alla società civile». A fronte di un programma che prevedeva tre sale di proiezione e tanti altri spazi la cui dimensione era, con evidenza, eccedente le superfici e i volumi dell’edificio preesistente, era ragionevole supporre che la sua piena realizzazione potesse avvenire soltanto attraverso la demolizione dell’edificio o una sua trasformazione così integrale da sfigurarne l’immagine e la sostanza spaziale. L’arte cinematografica è arte moderna per eccellenza. È nata e si è evoluta, sia dal punto di vista tecnologico che espressivo, negli stessi anni dell’architettura moderna. A quasi tutti i partecipanti al concorso per il nuovo Palazzo del Cinema è apparso chiaro che il Festival Internazionale di Locarno (la città di Luigi Snozzi e di Livio Vacchini) dovesse essere rappresentato da un’architettura autenticamente contemporanea. L’alternativa non poteva che essere una trasformazione offensiva della storia e dei caratteri spaziali del vecchio edificio. Sia per chi li riteneva di qualità, sia per chi – come chi scrive – non lo riteneva affatto. Ritenete che questo intervento di «riuso» sia un modello di conservazione e trasformazione virtuosa, che consenta al manufatto di continuare a offrire spazi significativi, ospitando attività nuove e diverse da quelle per le quali è stato al suo tempo progettato? Nutro rispetto per l’attività della STAN e per le istanze che si battono per proteggere e valorizzare i beni culturali. Le loro battaglie assumono un importante valore civile quando sono capaci di valutare le qualità spaziali – cioè la sostanza architettonica – dei manufatti e di promuovere progetti di trasformazione coerenti con le predette qualità.


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Società e Territorio Rubriche

L’altropologo di Cesare Poppi L’altro 11 settembre Si disse allora e si è ripetuto fino a tempi recenti che gli attentati alle Torri Gemelle ed al Pentagono dell’11 settembre avrebbero cambiato per sempre la Storia del mondo. Forse è stato così, e comunque, dati i tempi lunghi della digeribilità della Storia e dunque del suo impatto sul metabolismo di quella che ci riguarda, è probabilmente ancora presto per dirlo. A meno che. A meno che non ci si metta di mezzo la memoria e, di quella, quell’ancora misterioso processo che ne seleziona poi la materia specifica che è l’oblio. Quanto e come ricordiamo, infatti, sono paradossalmente in funzione – anche e soprattutto – di quanto siamo disposti, od inconsciamente propensi/costretti, a dimenticare. Gli eventi dell’11 settembre 1565 segnarono una svolta in quella che avrebbe potuto essere un cambiamento di rotta decisivo per la Storia del cosiddetto Occidente. La scena: l’ampia e complessa baia che circonda e protegge La Vallet-

ta, capitale di Malta. All’alba le truppe ottomane che hanno stretto d’assedio la città per tre mesi, tre settimane e tre giorni, senza peraltro riuscire a spezzarne la resistenza, abbandonano le posizioni, stanche e sfiduciate, e cominciano la ritirata verso la parte Nord dell’isola dove avevano lasciato le navi. La notizia dello sbarco nella baia di St. Paul di ottomila combattenti di rinforzo dalla Sicilia, al comando di Don Garcia de Toledo Osorio, Conte di Villafranca, aveva gettato in ulteriore sconforto gli ottomani, timorosi che fosse loro tagliata fuori la via della ritirata verso le navi. E così fu: quando un gruppo di cavalieri particolarmente inclini a menar le mani si scagliò sulle truppe in ritirata, il comandante Ascanio della Corgna non poté far altro che ordinare una carica generale. Fu ancora una strage: pochi ottomani riuscirono a guadagnare le navi e prendere il largo. Alla Valletta si esultava per una vittoria che aveva di poco scongiurato la caduta

schei di tutti. Cacciati da Rodi caduta in mano agli ottomani nel 1522, nel 1530 i Cavalieri erano di nuovo in business quando Carlo V donò loro l’isola di Malta al prezzo annuale di un falcone da caccia. Ma gli ottomani ai Cavalieri l’avevano giurata: nel 1551 il corsaro Dragut, già protagonista a Rodi e bestia nera del traffico navale del Mediterraneo invase l’isola senza peraltro riuscire a conquistarla. Si rivolse allora alla più abbordabile vicina Gozo: seimila schiavi cristiani furono avviati ai mercati e solo centocinquanta rimasero nell’isola. Ma il Gran Maestro Juan de Homedes era certo che Dragut sarebbe tornato. In soli sei mesi fece rinforzare il Forte Sant’Angelo, sull’isola ora detta Vittoriosa, per poi costruire ex novo il Forte Sant’Elmo, all’ingresso della baia, ed il Forte San Michele a protezione del fronte di terra. Allo sbarco degli Ottomani il venerdì 18 maggio 1565, ai 35/40’000 soldati ottomani si opponevano 6100 fra Cavalieri e Miliziani

maltesi. Epica fu la resistenza di Forte Sant’Elmo, forse chiave strategica dell’intera operazione. Un Dragut esasperato dalla resistenza di quel pugno di difensori stanchi e affamati ordinò la messa in batteria di un gigantesco cannone – opera, pare, di un ingegnere ungherese «rinnegato»: sovraccaricato di polvere, o forse malgestito dagli artiglieri, il mostro esplose facendo strage. Fra i morti lo stesso Dragut. Senza quartiere: agli Ottomani che gettavano nella baia della Valletta i cadaveri dei prigionieri inchiodati alle croci rispondevano i cristiani sparando coi cannoni le teste decapitate dei giannizzeri catturati. Risultato: fra i 10 ed i 35’000 morti in campo ottomano di contro ai 2500 combattenti maltesi – con un supplemento di 7000 civili. Scriveva Voltaire, certo non un baciapile incline ad esaltare la cristianità: «Niente è meglio conosciuto dell’Assedio di Malta». E oggi? Chi ricorda ancora Il Grande Assedio? Sic transit.

degli innamoramenti Elisa avrà bisogno, anche se non lo ammetterà mai, di essere contenuta, di trovare un limite alla onnipotenza dei suoi desideri. Le regole non sono soltanto ostacoli, spesso costituiscono un contenimento protettivo, rassicurante. Nelle ultime generazioni si è costituita, tra madri e figlie, un’alleanza senza precedenti. L’indebolimento della figura paterna, spesso fragile e/o assente, ha provocato un rafforzamento dell’asse femminile che è diventata, contrariamente a quanto avveniva nella famiglia patriarcale, l’architrave della famiglia. Transitano tra le due non solo borse, scarpe e creme di bellezza, ma confidenze, consigli, emozioni e sentimenti. È sicuramente una conquista positiva rispetto all’invidia e alla gelosia che, come mostrano le favole di Biancaneve e Cenerentola, contrapponevano matrigne e figliastre. Ma nessuna relazione è mai perfetta, occorre sempre moderarne le carenze, gli eccessi,

monitorarla, valutarla da diversi punti di vista. È interessante che compaia, in una lettera basata sul presente, la figura della mamma della mamma, rappresentante di un modo diverso, ormai dimenticato di vivere i rapporti reciproci. Ma nulla è mai superato per sempre e permane nell’inconscio collettivo una certa nostalgia per la figura materna tradizionale. Pareva vecchia, stanca, autoritaria e noiosa ma si preoccupava per le occhiaie, il pallore, l’inappetenza, i malumori della figlia. Pronta a ricevere i compagni di scuola con una torta appena sfornata, si ritirava poi con discrezione nella sua camera. Ma, si sa, non ci sono più le mamme di una volta né le figlie di un tempo. Viviamo, com’è ormai riconosciuto, nella «società liquida» ma questo non ci autorizza a lasciarci galleggiare o a girare intorno rimanendo sempre al punto di partenza. Meglio imparare a nuotare con un certo stile per raggiungere i

traguardi che ci siamo prefisse. Che, per la figlia, sono l’autonomia e l’indipendenza e, per la madre, la capacità di accettare il distacco e l’allontanamento della sua creatura senza sospendere la disponibilità e la responsabilità. Comunque la loro distanza non sarà mai fissata una volta per tutte. A seconda delle stagioni della vita e delle circostanze occorrerà prendere le misure sino a raggiungere, nella fase finale, il rovesciamento dei rapporti per cui la figlia diventa la madre e la madre la figlia. Proprio perché è così vitale, il «cordone rosso dell’amore» non si lascia standardizzare ma pulsa con i ritmi irripetibili del nostro cuore.

una prerogativa locale, la nostra tipica litigiosità da fratelli coltelli. In realtà, il rapporto scuola-politica non conosce confini. Attualmente, oltre Gottardo, in un ambiente ben più ampio, è al centro di un dibattito, più che mai polemico. A suscitarlo, la pubblicazione del manuale «Gesellschaften im Wandel» (Società che cambiano), destinato ai docenti, cui spetta il compito d’istruire ed educare giovani all’altezza dei tempi. Cioè, in grado di reagire correttamente a tante sollecitazioni, distinguendo fra positive e negative, infine fra il bene e il male. A questo punto, quando si tratta d’indicare, con esempi concreti, da che parte stare, il manuale rivela la sua identità politica: che fa capo all’esigenza, persino al piacere di andar contro. Non basta schierarsi con i sindacati, bensì con movimenti tipo «Occupy Wall Street» o «Attac». Anche sul fronte ecologista, ci si affianca agli estremisti. Tanto da ribadire che in Svizzera «Il bosco muore», denun-

ciando l’indifferenza e l’inettitudine del «sistema» che, invece, le foreste le ha salvate. Del resto, tutte le attività sociali e umanitarie, qui, vengono attribuite ad associazioni come Amnesty, Greenpeace, Caritas e Ong varie, mentre lo Stato, attraverso i suoi organismi, appare latitante. È una visione della realtà elvetica tendenziosa ma legittima in democrazia. C’è, però, da chiedersi se possa diventare la guida per i docenti di storia nelle scuole pubbliche. Tutt’al più potrebbe figurare marginalmente, alla stregua di un fenomeno collaterale, da non sottovalutare. Infatti, l’episodio sta a dimostrare come fra insegnamento e indottrinamento la linea di demarcazione sia sottile. Non da oggi. Proprio la scuola rappresenta un terreno di conquista per demagoghi e dittatori d’ogni tendenza. Vi trovano una materia prima, per sua natura malleabile, qual è la mente giovanile, pronta a captare le seduzioni dell’avventura fisica e ideologica. Di

quest’ingenua disponibilità a credere ed entusiasmarsi, si sono serviti i regimi dittatoriali del secolo scorso, rossi, neri e bruni. «Libro e moschetto fascista perfetto», da un lato, «Istruirsi per servire la causa sovietica», dall’altro. Mentre, nelle elementari palestinesi i bambini imparavano i calcoli sommando gli israeliani da abbattere. Da queste forme grossolane di propaganda, tramite la scuola, si doveva passare, per nostra fortuna, agli slogan del 68, ispirati a prospettive vaghe del genere «La fantasia al potere». Comunque, hanno lasciato un’impronta su generazioni di docenti , che coltivano l’illusione di un insegnamento della storia improntato all’oggettività, di cui si ritengono i depositari. Mission impossible, per dirla con quel bel film d’avventura. Una scuola, come una cultura o una stampa, perfettamente imparziale, rimane una meta lontana.

dell’ultimo bastione strategico in mano cristiana, ciò che avrebbe non solo lasciato il Mediterraneo in mano al nemico ormai storico, ma avrebbe altresì aperto le porte all’invasione della Sicilia e alla conquista del Regno di Napoli. Protagonisti dell’impresa i Cavalieri di Malta, spina nel fianco dell’Islam in espansione fino dall’XI secolo, quando erano conosciuti come Ospitalieri in quanto assistevano i pellegrini cristiani a Gerusalemme. Il loro braccio armato era stato protagonista delle Crociate per poi, con la fine del Regno di Gerusalemme, riparare a Rodi col nuovo nome di Cavalieri di Rodi. Qui divennero marinai e corsari: spesso figli cadetti dell’aristocrazia europea che non avrebbero ereditato se non la gloria guadagnata in battaglia, i Cavalieri di Rodi divennero la bestia nera del commercio marittimo ottomano, poco propensi, come erano, a cercare quelle vie di compromesso che altri – i veneziani in testa – perseguivano a beneficio del commercio e degli

La stanza del dialogo di Silvia Vegetti Finzi La relazione tra madre e figlia oggi Gentile professoressa, ho seguito con molto interesse il dibattito che ha preso spunto sull’uso indiscriminato del «tu» per passare poi a un’analisi della società attuale incapace di riconoscere dislivelli di autorità e di responsabilità. Le sue osservazioni mi sono sembrate lampanti nel momento in cui mia figlia Elisa, di 14 anni, mi ha urlato dalla camera da letto: «mamma, dove diavolo hai messo il mio impermeabile? Come al solito l’hai preso tu!». È vero, l’avevo preso io perché siamo solite scambiare gli abiti. Abbiamo la stessa taglia e ci viene naturale questa reciprocità. Ma, se mi volto indietro, sarebbe stato impensabile con mia mamma: allora lei vestiva da signora, io da bambina. È chiaro che siamo tutti responsabili, non soltanto i ragazzi, di questo appiattimento. Che, a dir la verità, non è senza conseguenze. Ho cresciuto Elisa da sola dopo un precoce divorzio, e ci vogliamo molto bene ma ora, con l’adolescenza,

avrei bisogno di contare di più, invece lei mi tratta come una coetanea, non come una mamma. Ad esempio, quando va in campeggio non mi telefona, quando esce la sera con i suoi amici, per ora solo compagni di scuola, torna quando torna. Che cosa devo fare? Mi consigli lei. / Olga Cara Olga, a questo punto, a gioco iniziato, è difficile cambiare le carte in tavola. Nella famiglia affettiva, fondata non sul dovere ma sui sentimenti, le regole non possono essere imposte ma vanno contrattate. Se Elisa non vuole comprendere l’ansia che provi quando non sai dove, con chi e come si trova, dille chiaramente che resterà a casa. La tua serenità conta quanto la sua autonomia. Capisco che è difficile diventare «cattiva» quando sei stata considerata l’amica buona che dice sempre «sì» ma, credimi, appena comincerà la stagione

Informazioni

Inviate le vostre domande o riflessioni a Silvia Vegetti Finzi, scrivendo a: La Stanza del dialogo, Azione, Via Pretorio 11, 6900 Lugano; oppure a lastanzadeldialogo@azione.ch

Mode e modi di Luciana Caglio Anche a scuola entra la politica Parte all’insegna di interventi, proprio di matrice politica, il nuovo anno scolastico, nelle nostre medie. Vi prende avvio l’insegnamento della civica, scorporata dalla storia, che realizza un obiettivo difeso, persino con accanimento, da benpensanti della destra. Convinti che, spiegando a questi adolescenti i meccanismi della democrazia parlamentare, si riuscirà a farne cittadini elettori schierati dalla parte giusta, la loro ovviamente. Ed è, del resto, l’obiettivo finale del progetto «La scuola che verrà», elaborato e voluto da pedagogisti e funzionari di sinistra che, a loro volta, sperano d’incidere sulle mentalità dei giovanissimi: rendendole, come usano dire, più aperte e inclusive. Ora, questa concomitanza fra proposte di segno ideologico contrario, entrambe discusse e discutibili, sfociate in referendum, conferma come e quanto la politica sia presente nelle aule ticinesi. Con effetti evidenti nell’opinione pubblica che, intorno al tema scuola si mobilita, dando vita a

Il manuale che sta facendo discutere oltre Gottardo.

partiti del sì e del no, che si affrontano senza esclusione di colpi. E non è, come magari si potrebbe sospettare,


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Ambiente e Benessere Si chiama Arkana Renault intende conquistare il mercato russo con la sua nuova coupé-crossover

Sulle tracce di un vecchio brigante Reportage dalla Via del Mercato, il tratto ticinese del lungo tragitto che, partendo dalle rive del Lago Maggiore, passa dalle Centovalli e dalla Val Vigezzo, per poi sfociare nell’Ossola

La culla del vino spagnolo Il top si trova ad AmpurdánEmpordà, in Catalogna, con 2000 ettari ricoperti da viti pagina 15

Ronron-thérapie Tutti a Parigi per bere un tè in compagnia di amorevoli gatti da bar

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Un’oasi per la foresta luganese BiodiversitàHa preso il via il progetto di

riserva forestale dei Denti della Vecchia, una gestione minimale per i boschi e il pregiato territorio attiguo, inserito nei 250 ettari di superficie

Elia Stampanoni Presto nascerà una superficie boscata di 250 ettari nel Luganese, ai Denti della Vecchia, che sarà la prima riserva forestale visibile da un importante centro città (Lugano) e la seconda del Sottoceneri, dopo quella della Valle della Motta, di dimensioni più modeste con i suoi 34 ettari. Per l’utente di questi boschi cambierà poco o nulla, dato che le attività svolte attualmente su queste pendici saranno possibili anche in futuro: escursioni a piedi, arrampicate su roccia, caccia e pesca nel rispetto delle regole abituali, oppure la raccolta di bacche e funghi. Gli unici mutamenti di rilievo concerneranno la gestione del bosco dal punto di vista forestale, dato che nella zona verranno sospesi i tagli e tutti gli altri tipi di sfruttamento, come la raccolta di strame o il pascolo, pratiche che già sono ridotte al minimo, come ci conferma Patrick Luraschi, capo del circondario forestale del luganese, e coordinatore del progetto: «I patriziati di Villa Luganese e Sonvico, proprietari dei boschi in questione e principali promotori del progetto, rinunceranno per i prossimi 50 anni a qualsiasi forma di sfruttamento per consentire uno sviluppo di queste superfici in modo del tutto naturale, quasi 250 ettari, di cui circa il 90% costituti da bosco fitto e la restante suddivisa tra bosco pioniere, rocce e prati secchi». La riserva è stata suddivisa in riserva forestale integrale (circa il 60% della superficie) e riserva forestale orientata (40%). Nella prima, che si riferisce alla riserva forestale classica, l’area boschiva è lasciata integralmente all’evoluzione naturale e protetta dall’intervento umano. Nella seconda, ci si riallaccia invece al concetto di zona di protezione del paesaggio in bosco, ossia un’area boschiva vincolata a una gestione particolare e mirata per salvaguardare in particolare gli attigui prati secchi d’importanza nazionale. Il territorio coinvolto s’estende dai circa 1000 metri ai 1491 del Sasso Grande (il punto più alto) e permetterà di istituire una zona in cui preservare e

rafforzare le tipologie del bosco locale (riserva integrale) e una in cui gestire i biotopi presenti, i prati secchi in particolare (riserva orientata). Rientrano negli obiettivi anche la tutela di formazioni forestali rare o minacciate, senza dimenticare le possibilità d’accesso pedestre, che verranno mantenute. Ma se poco o nulla cambierà, il cittadino, il turista o l’escursionista, s’accorgeranno di questa riserva forestale a due passi dalla città? «Anche se non saranno realizzati interventi particolari, si procederà alla manutenzione di alcuni sentieri, alla posa di una cartellonistica che spiegherà il progetto e alla stampa di un opuscolo informativo sulla riserva forestale», spiega l’ingegner Luraschi. Verranno inoltre rafforzati alcuni accessi pedestri alle pareti rocciose in modo di canalizzare l’utenza lungo percorsi ben definiti e salvaguardare così alcune specie floristiche di pregio (e minacciate) presenti nei prati secchi inventariati nella zona presso il Sasso Grande, quali il Ranunculus thora, un’erbacea perenne tipica della flora spontanea. Per gli interventi i citati patriziati di Villa Luganese e Sonvico potranno avvalersi della collaborazione dei vari attori coinvolti e anche degli indennizzi per la rinuncia alla gestione del bosco nei prossimi 50 anni. Risorse, si parla di alcune centinaia di migliaia di franchi, che verranno utilizzate anche per la gestione del territorio, per esempio per il recupero di prati, pascoli o selve castanili all’interno del perimetro dei due patriziati, già attivi con progetti analoghi conclusi negli ultimi decenni. Se in altitudine il bosco avanza con l’abbandono di alcuni terreni agricoli da sfalcio o da pascolo, nelle aree di pianura e nei fondovalle urbanizzati è minacciato dall’estensione dello spazio costruito. Lasciato a se stesso, il bosco si avvicina molto a quello primario, dove la struttura e la composizione sono date esclusivamente dalle condizioni naturali. Qui suolo, clima e biocenosi, ossia l’insieme di popolazioni animali e vegetali che vivono e interagiscono fra loro in uno stesso ambiente, non sono

I denti della Vecchia. (Fernando Pescia)

influenzate dallo sfruttamento antropico quale la raccolta del legname o dello strame oppure dal pascolo. S’instaura così un ecosistema particolare e pregiato. Ma quali sono i benefici? «Le riserve forestali sono fondamentali per la salvaguardia della biodiversità, poiché garantiscono i processi naturali di evoluzione e di sviluppo degli ecosistemi boschivi», leggiamo nell’introduzione del progetto elaborato per i Denti della Vecchia. Un ritorno dunque allo stato naturale, anche se ciò potrebbe far temere un indebolimento dello scopo protettivo del bosco dove, grazie agli interventi puntuali dell’uomo, si garantisce sicurezza agli insediamenti e alle vie di comunicazione. «No. È vero che i boschi all’interno del perimetro della riserva sono classificati come boschi di protezione dall’inventario SilvaProtect della Confederazione, tuttavia è

una protezione indiretta (in particolare trattenuta delle acque meteoriche), funzione assicurata anche senza gestione. Diverso sarebbe se il bosco svolgesse una funzione di protezione diretta (come ad esempio tutta la superficie attigua più a sud, alle falde del Monte Boglia): in questo caso una riserva forestale non sarebbe ipotizzabile perché la funzione di protezione è prioritaria su tutte le altre», rassicura l’ingegner Luraschi. Il progetto della riserva forestale dei Denti della Vecchia è stato affidato alla ditta Ecocontrol, mentre la gestione dei sentieri principali inscritti a catasto, nonché la promozione della riserva stessa spetterà agli enti turistici e alle società alpinistiche. Non manca l’appoggio dell’Ufficio natura e paesaggio, impegnato nella gestione dei prati secchi, nella sorveglianza e nel monitoraggio, e dei citati Patriziati che riman-

gono i proprietari e i responsabili della preziosa area boschiva. Allo scopo di far conoscere la riserva e le sue particolarità, il progetto coordinato dalla Sezione forestale prevede la posa, entro l’autunno 2018, di una ventina di pannelli in legno di castagno con stampa in serigrafia, realizzati secondo il concetto cantonale «Aree protette del Canton Ticino-Sistema di segnaletica». Essi saranno realizzati in collaborazione con il Museo cantonale di storia naturale e si troveranno sia nei punti d’accesso, sia in luoghi strategici o particolari della riserva, quali i nuclei limitrofi, gli alpeggi, il prato secco, una carbonaia che verrà ripristinata all’interno della faggeta, la parete di roccia calcarea o in prossimità di un bosco di Pino mugo. Se tutto andrà come previsto, l’inaugurazione ufficiale della riserva è prevista nel mese di ottobre del 2018.


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Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Ambiente e Benessere

Non solo auto di russi per russi

Aucuba o aralia?

MondoverdeEntrambi sono ottimi arbusti

per decorare… l’ombra

MotoriDal 29 agosto al 9 settembre si è svolto all’Expocenter

della capitale russa il biennale «Moscow International Motor Show»; una vetrina sempre più importante

Mario Alberto Cucchi Zavod, Gaz, Aurus, Lada-Vaz, Uaz. Questi alcuni marchi di automobili costruite nell’Unione Sovietica. Auto costruite e pensate dai russi per i russi. D’altronde una volta era quasi impossibile che sulle strade di Mosca circolasse una vettura di una Casa automobilistica straniera. Ma i tempi sono cambiati e la Russia è diventata un mercato di riferimento per tutti.

Renault presenta Arkana, una show-car con cui la casa pensa di conquistare il mercato russo e non solo Pochi giorni fa, dal 29 agosto al 9 settembre si è svolto presso l’Expocenter della capitale russa il «Moscow International Motor Show». Un salone internazionale dell’automobile che si tiene ogni due anni. Una vetrina importante. Lo dimostra il fatto che Renault ha scelto questa kermesse per un’anteprima mondiale: una show-car, un prototipo di nome Arkana. Un mezzo con cui i francesi pensano di conquistare il mercato russo e non solo. Si tratta di un coupé-crossover. In pratica una di quelle auto che vanno tanto di moda oggi. Veicoli caratterizzati da linee filanti da coupé, altezza da Suv e misure da berlina. Sulla falsariga di Mercedes GLC coupé e Bmw X4 ecco quindi che arriva anche Renault. La Casa transalpina ha dalla sua numeri importanti. Basti pensare che nel 2017 ha realizzato circa un terzo delle vendite di automobili del mercato russo. Ovvero 448’270 veicoli venduti, pari al 28% di quota di mercato. D’altronde va detto che la Russia è già oggi il secondo mercato del Gruppo Renault e punta a diventare il primo mercato. Ecco allora che «l’idea di questo

concetto di mezzo innovativo è nata qui, il progetto è stato realizzato con un forte coinvolgimento dei team di Renault Russia» spiega Laurens Van den Acker, l’olandese che è Direttore del Design Renault. Fanali full led, tetto in cristallo, doppi scarichi posteriori, passaruota larghi e grandi cerchi da 19 pollici, una volta riservati solo alle auto sportive, hanno catturato gli occhi dei visitatori dell’esposizione moscovita. Un pubblico che non è più interessato a enormi suv o berlinone di rappresentanza. Una tendenza che arriva da lontano: il downshifting. Una scelta di vita che nel mondo delle quattro ruote si riflette in mezzi meno impegnativi come costi di gestione e dimensioni. Automobili più adatte alle proprie reali necessità di mobilità. Va detto che Renault non ha ancora diffuso le caratteristiche tecniche di Arkana ma ha già confermato la presenza della trazione integrale in opzione. Sicuramente potrà essere equipaggiata con i più recen-

ti propulsori della gamma francese, incluse le versioni più ecologiche e rispettose dell’ambiente. Dal 1.2 TCe e al 1.5 dCi a cui si aggiungerà il 1.3 turbo benzina da 116, 140 o 163 cavalli sviluppato con Mercedes. Una variante sportiva RS da 200 cavalli sarebbe infine già stata approvata. Annunciato anche il debutto di un motore totalmente nuovo pensato per il mercato russo. D’altronde qui ha debuttato questo prototipo a cui presto seguirà un’automobile di serie che arriverà nelle concessionarie nel 2019. Prima in Russia, poi in Asia e nel resto del mondo. Arkana, il cui nome probabilmente deriva dal latino Arcanum (segreto, mistero), fa parte di un piano strategico di Renault il cui scopo è accelerare il ritmo della propria crescita arrivando a cinque milioni di unità annue entro il 2022: Drive the Future (https:/drivethefuture.groupe.renault.com/en/), questo il suo nome. Un piano che punta sul design, sulla tecnologia e sul rispetto dell’ambiente.

Anita Negretti Vi sono delle zone in giardino o sotto ai porticati che presentano angoli poco luminosi, dove le classiche piante da pieno sole deperiscono nel giro di poche settimane. Un’ottima soluzione decorativa potrebbe essere l’uso di ortensie dalle corolle simili a pizzi, ma poi durante i mesi freddi rimarrebbero nude, senza nemmeno una fogliolina. Fortunatamente vengono in nostro aiuto le aucube, arbusti sempreverdi con foglie grandi, ovali e appuntite, dai margini seghettati e con lamine verdi puntinate di giallo crema. Originarie di Cina e Giappone e appartenenti alla famiglia delle Aucubacee, la specie più conosciuta e coltivata è Aucuba japonica, una pianta che raggiunge tre metri di altezza, con una chioma larga e densa, in grado di crescere molto bene anche in vasi e cassette. Ama essere innaffiata con regolarità, anche se resiste bene alla siccità; predilige un terreno ricco, ben drenato e leggermente acido. Per favorire lo sviluppo di foglie è bene prevedere una concimazione durante il periodo primaverile o estivo mediante un prodotto ricco di azoto, che favorisce lo sviluppo della chioma. Rustiche, resistono fino a –10°C e

soffrono il sole diretto durante l’estate, che può causare dannose e antiestetiche bruciature sulle foglie. In aprile-maggio appaiono i piccoli fiori bianchi sia per le piante maschili sia per le piante femminili (sono dioiche). Se impollinate, le piante femminili portano in tarda estate e per tutto l’inverno delle drupe decorative rosso vivo e riunite in grappoli. Per avere sempre aucube in piena forma, è opportuno provvedere a una potatura per evitare che le piante si spoglino alla base, cimando in tarda primavera i fusti che si sono allungati troppo e stimolando così l’emissione di nuovi getti basali dalle gemme dormienti del fusto. Ogni quattro o cinque anni, in marzo, si devono rinvasare per garantire un buono sviluppo dell’apparato radicale. Altrettanto bella e decorativa, la Fastia o Aralia giapponese è una sempre verde dalle grandi foglie a forma di mano (palmato-lobata), color verde scuro, molto lucide e che producono rami fioriti con boccioli bianco crema. Alta fino a quattro metri, l’aralia viene coltivata all’esterno sempre in posizione a mezz’ombra od ombra e con le stesse esigenze dell’Aucuba. Semplice da mantenere, vi consiglio di cercare nei vivai la cultivar «Variegata», dalle foglie con margini crema, molto appariscenti e inusuali.

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Gabrielle Bergamaz (57 anni) sta cercando un lavoro stabile


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Ambiente e Benessere

Il brigante Scigolètt sulla Via del mercato

ItinerariLungo il Sentierone delle Centovalli tra vicende, narrazioni, leggende e storie vere Romano Venziani La casa dello Scigolètt è un rudere con le occhiaie vuote in cui s’insinuano i rami impertinenti di un vecchio sambuco. Il tetto è crollato, seppellendo gli spazi interni e quel che resta delle sue memorie sotto un mucchio di piode incrostate di muschio e monconi di travi, su cui si protende un groviglio di rovi. Criminale eclettico, Scigolètt era un brigante che imperversava lungo la «Via del mercato», l’antico percorso utilizzato in passato dai contadini delle Centovalli per portare le loro merci a Locarno. Di lui si racconta che rubasse il bestiame in valle, per andare a venderlo di là dal confine, e che offrisse alloggio ai viandanti, per poi ammazzarli nel sonno e rapinarli di ogni loro avere. Ed è forse la sua storia a farmi tornare dopo anni, in una velata giornata d’inizio primavera, a ripercorrere questa piacevole mulattiera che, nel frattempo, è stata riscoperta e consegnata agli escursionisti. A dire il vero, avevo avuto qualche dubbio che Scigolètt fosse vissuto proprio lì, come mi aveva spiegato, una volta, un anziano contadino incontrato sul sentiero. Mi era poi bastata una veloce verifica bibliografica per confermare le mie perplessità e sapere che tale Pietro Maggetti, detto Scigolètt, abitava in realtà a qualche chilometro da lì, a Borgnone, dove possedeva un’osteria. Il racconto dell’anziano contadino aveva però un tale potere di suggestione da indurmi comunque a concedergli il beneficio del dubbio, tanto più che nessuno sapeva con certezza se il soprannome si riferisse a una sola persona oppure ai membri di un’intera famiglia, gli Scigolìtt. In tal caso, mi ero detto, uno di questi potrebbe aver vissuto lì, in quell’edificio ormai cadente, sotto gli occhi umidi di lacrime e sangue dell’insolita Madonna ungherese di Verdasio. Così, quel diroccato è diventato per me il palcoscenico di vicende i cui contorni si stemperano in un nebuloso miscuglio di realtà e fantasia, mentre l’ombra inquietante dello Scigolètt (o degli Scigolìtt) torna a infestare i boschi delle Centovalli, spiandomi tra gli alberi lungo il cammino. La sua storia si snoda nella prima metà dell’Ottocento e non ha nulla di sorprendente. Fino al diciannovesimo secolo inoltrato, infatti, mettersi in cammino su molte strade è un’avventura densa di pericoli, che ogni viaggiatore affronta con l’angosciosa consapevolezza di essere una facile preda per le bande di lestofanti, che infestano le vie di comunicazione. E quella che percorre le Centovalli non fa eccezione. «A ponente del paese di Camedo, in fondo alla Valle Ribellasca, esiste tuttora una grotta denominata Balm du Ghiga, ossia la grotta del Ghiga. Situata sul fianco di un burrone è difficilmente accessibile e venne scelta or sono moltissimi anni da un temuto bandito quale suo sicuro ricovero», scrive sull’«Illustrazione Ticinese», nel giugno del 1931, il Dr. Walter Keller, il quale racconta la storia-leggenda del temibile brigante Ghiga, vissuto da quelle parti tra il Sei e il Settecento. Autore di una serie impressionante di ruberie e aggressioni, sarà catturato solo grazie a un sotterfugio ideato da chi gli era amico e lo conosceva molto bene. La chiamano anche il «Sentierone», la Via del Mercato, il tratto ticinese del lungo tragitto che, partendo dalle rive del Lago Maggiore, passa dalle Centovalli e dalla Val Vigezzo, per poi sfociare nell’Ossola e da lì puntare decisamente verso meridione e la pianura padana o

verso il nord e il Vallese, attraverso i passi del Gries e del Sempione. Così descritto e confortato da un’occhiata alla carta geografica, il percorso rappresenta il collegamento più diretto tra il Ticino e la Svizzera occidentale. Eppure, pare non ci siano stati in passato grandi scambi commerciali tra le due regioni, che privilegiavano la via del lago relativamente più veloce e sicura. E così, quello che potrebbe sembrare un importante collegamento transfrontaliero si riduce, fino agli sgoccioli dell’Ottocento, a un intrico di «miseri sentieri a stento transitabili con i cavalli». La Via del mercato è uno di questi, il più conosciuto e utilizzato. Il tracciato originario, che toccava i villaggi della sponda sinistra delle Melezza, costruiti in alto, a metà versante della montagna, tra Camedo e Intragna, è stato in buona parte cancellato dall’arrivo della strada carrozzabile nel 1895. Ne rimangono alcuni tratti, discontinui, tra Borgnone e Verdasio; da lì in avanti, scendendo verso Intragna, è completamente scomparso. Percorrerlo è una sorta di appassionante immersione nell’antropologia storica delle Centovalli, ma non solo. Ad ogni passo, ci s’imbatte nelle testimonianze di un mondo oggi difficile anche solo da immaginare, seppure a noi così vicino. Un mondo fatto di uno sfruttamento capillare del territorio, dell’uso razionale delle scarse risorse, dell’ingegnosità figlia del bisogno. Un mondo che ti sfianca e ti costringe a emigrare. Un mondo di fatiche, mitigate appena da una fede viva e profondamente permeata nel tessuto sociale. Quella fede, espressa essenzialmente nella quotidiana religiosità della gente, che è riuscita a produrre pregevoli edifici sacri, come le chiese e le cappelle, che trovo strada facendo: l’oratorio dedicato a San Lorenzo, che incontro all’inizio del cammino lasciando Camedo, ingentilito dall’essenzialità di un portico in stile toscano, o la parrocchiale di Santa Maria Assunta, attorniata dai begli esempi di edilizia tradizionale del nucleo di Borgnone,

«Il tetto è crollato, seppellendo gli spazi interni e quel che resta delle sue memorie». Su www.azione.ch, la galleria fotografica, la descrizione dell’itinerario e tutte le precedenti escursioni pubblicate solo online. (Romano Venziani)

oppure ancora, poco più su, la cappella di Salée, dove pare sia andato una volta a nascondersi lo Scigolètt inseguito da un manipolo di guardie armate. Ed è proprio qui, che inizia il tratto superstite dell’originario tracciato della Via del mercato arrivato intatto fino a noi. La mulattiera si stacca dalla strada carrozzabile che porta a Lionza e scende verso il Riale di Mulìtt, dove è possibile ammirare un’antica «area artigianale», con i resti di alcuni mulini (ce n’erano sette, funzionanti fino alla fine dell’Ottocento), di un maglio per la lavorazione del ferro, il lavatoio «dell’acqua calda», lo spazio circolare di una «carbonèra» e quel che rimane di un forno per il pane del 1884. Dopo vari interventi di riqualifica, il Parco dei mulini è stato inaugurato nel 2002. Un masso erratico con incisa la scritta, Via Locarno K191884, mi con-

Sentiero sospeso sopra pareti rocciose. (Romanzo Venziani)

La Via del Mercato, Centovalli. (Illustrazione di Romano Venziani)

ferma che sono sulla buona strada. Quella strada calcata dal viavai secolare dei poveri contadini della valle, i quali, soddisfatte, bene o male, le esigenze primarie, portavano le scarse mercanzie in eccesso, un po’ di burro, qualche formaggella, un sacco di castagne, un carico di legna da ardere, al mercato settimanale di Locarno, dove le vendevano o barattavano con ciò di cui avevano più bisogno. Potremmo anche battezzarlo la Via delle donne, il «Sentierone», in una sorta di omaggio postumo alle contadine, di ogni età, a cui, generalmente, spettava il lavoro più duro e il ruolo degradante di «bestie da soma». Il «modo con cui si lavora mi sorprende assai», scrive nel 1893, un giovane di Verscio, nato e cresciuto in California, in visita in Ticino. «Uomini e donne lavorano come muli, tutto portano sulle spalle – le donne più degli uomini. Io non so come esse possono scendere dalle montagne con dei carichi di fieno o di strame alti per lo meno sei piedi, senza perdere l’equilibrio e cadere a rompicollo da qualche precipizio». Lascio alle mie spalle il Rì di Mulìtt, che rumoreggia impaziente rotolando giù verso il lago di Palagnedra in un susseguirsi di vaporose cascate, e m’incammino lungo il sentiero inoltrandomi nel bosco. Gli alberi stanno risvegliandosi dal torpore invernale e sono ancora spogli, ma ti concedono trasparenze e visioni altrimenti impossibili in altre stagioni: il campanile di Borgnone, che svetta sopra i tetti grigi, più lontano la mole massiccia del Ghiridone, chiazzato di neve, con il costone di Moneto ricoperto di prati ancora gialli con appena qualche pennellata di verde chiaro. Questo è anche il sentiero degli emigranti, perlopiù spazzacamini, molti dei quali ancora bambini, che lasciavano la valle o vi tornavano dopo lunghi mesi passati a grattar caligine nelle case dei ricchi piemontesi e lombardi. Come i fratelli Pietro e Antonio Tondü, tra i pochi ad aver fatto fortuna, che nel 1692 fanno erigere la cappella della Tesa, che mi appare al margine superiore di una larga radura qua e là arruffata dal passaggio di branchi di cinghiali. La storia dei due fratelli è un impasto singolare tra realtà e leggenda. Quest’ultima racconta che, nella prima metà del Seicento, uno spazzacamino

di Lionza muore asfissiato nel camino di una dimora signorile di Parma. I due figlioletti, che aveva con sé, rimasti orfani, sono adottati dalla ricca famiglia di banchieri, di cui, più tardi e ormai adulti, ereditano i beni. Ritornati a rivedere il loro villaggio d’origine, e questa è storia, vi costruiscono la loro residenza estiva, il Palazz, un fabbricato monumentale, in cui si fondono architettura rustica della valle e ricercati dettagli decorativi, frutto del gusto raffinato dei Tondü. A fine Settecento, l’edificio è lasciato per legato alla comunità di Lionza e amministrato dai locali terrieri. Oggi, una fondazione ha in progetto di restaurarlo e riqualificarlo. Attorno al Palazz si dirama un reticolo di stretti viottoli, affiancati dalle belle case contadine, molte delle quali deliziosamente ristrutturate. Non c’è anima viva, per cui ridiscendo sui prati spruzzati di primule e narcisi fino a riprendere il sentiero per Verdasio. La Via del mercato prosegue piacevolmente a mezza costa, attraversando senza aggiungere dislivello boschi misti di latifoglie. Ogni tanto un ponticello supera un riale, qua e là frammenti dell’antico selciato e vecchi muri di sostegno. Come dev’essere cambiato, il paesaggio, penso. «Su questi terrazzi un tempo si coltivava la vite», mi aveva raccontato anni fa Silvio Montebello, che avevo incontrato in località Vignascia, mentre stava potando i viluppi ribelli di una pergola. «Avevano Bondola e Clinton, un vitigno che produceva un’uva dolce e gradevole, come l’Americana». La pergola non c’è più (o forse non l’ho vista), rimane qualche vecchia vite disperata, aggrappata al muro di una lunga cascina, che intreccia nel cielo i lunghi rami secchi. La mulattiera riprende a salire prima di Verdasio. Ancora un paio di cappelle in cattivo stato e poi, a una curva, ritrovo il diroccato che mi hanno venduto come la dimora dello Scigolètt. Quel che rimane della primitiva Via del mercato finisce qui, perdendosi nei boschi a valle del paese. Un sentiero più recente scende verso la strada cantonale, ma vale la pena di fare un ultimo sforzo e salire a visitare quello che Bernhard Anderes, qualche annetto fa, ha definito «uno dei villaggi più pittoreschi e intatti del Ticino». E si può solo dargli ragione.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Ambiente e Benessere

Le dieci zone vinicole della Catalogna

Scelto per voi

Bacco giramondo Nel Priorat si trova il meglio perché l’impronta minerale di certe zone

che il terreno dà al vino permette di produrre veri gioielli enologici Davide Comoli La Catalogna (Cataluña in castigliano o Catalunya in catalano) ha dietro di sé una lunga storia d’indipendenza: prima che la Spagna fosse un Paese unificato (1492), Barcellona era la sede del Governo. Il porto di questa città ha giocato un ruolo chiave a partire dal XII sec. per l’esportazione del vino, anche se – aggiungiamo – non erano certo dei vini di grande qualità. Fino alla metà del XIX sec., i vini bianchi prodotti in queste zone erano ottenuti da vitigni diversi e male adattati, ossidati; inoltre l’invecchiamento avveniva in fusti di legno seminterrati nella sabbia, per cui ben presto assumevano un colore scuro e un odore di noci. Il grande cambiamento avvenne nel 1872, allorché la prima bottiglia di Cava – ottenuto con il metodo classico (vedi lo champagne) – fu prodotto dalla famiglia Raventós. J. Raventós aveva in effetti constatato la crescente popolarità degli Champagnes e aveva quindi pensato che anche la Catalogna avrebbe potuto produrre un vino che gli somigliasse, così da rivaleggiare con il più blasonato vino francese. Raventós si concentrò sui viti-

gni catalani prima di optare per il Maccabeo (Viura), il Parellada e la Xarel.lo, e nel 1872 nacque il primo Codorniù che prese il nome della cantina fondata appunto nel 1551 dalla famiglia Raventós. Tra il 1950 e il 1960 s’incominciò a pensare anche a produrre vini rossi, visto che i bianchi, soprattutto gli spumanti, avevano conquistato il gusto mondiale (oggi Freixenet è il secondo produttore di Cava, ma è al primo rango mondiale come produttore di spumanti). La Catalogna è formata da dieci zone a DO: Catalunya, Pla de Bages, Penedès, Conca de Barberà, Costers del Segre, Alella, Empordá-Costa Brava, Priorat, Tarragona e Terra Alta. La culla della viticoltura spagnola la troviamo a Ampurdán/Empordà, in Catalogna dove 2000 ettari sono ricoperti da viti. Già nel Medioevo qui, come nella vicina Banjul, regione francese, si producevano vini dolci molto alcolici con il vitigno Garnatxa (Garnacha). Più recentemente questa zona ha perso un po’ il treno per entrare a far parte dell’élite vinicola catalana; la produzione di rosati per i turisti ha un po’ fatto passare in secondo piano questa zona, anche se ad onor del vero, qualche

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Il Priorat è una delle più prestigiose regioni vinicole della Spagna.

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produttore cerca di produrre dei rossi armonici con vitigni francesi, la Garnacha e la Cariñena. La zona di Pla de Bages, è situata sulle zone montuose a nord ovest di Barcellona, dove su circa 500 ettari influenzati dal Mediterraneo, si producono vini rossi equilibrati con il Merlot, il Cabernet, il Tempranillo con o senza il Sumoll o la Garnacha. I vigneti dell’Alella verso la fine degli anni ’80 erano minacciati dall’espansione della città di Barcellona, ma nel 1989 fortunosamente la DO Costa Brava fu estesa su quattro pianori situati su un’altezza massima di 250 m (vallés). Oggi, pochi produttori hanno ricavato una produzione di nicchia con lo Chardonnay e la Xarel.lo, chiamato in loco Pansa Blanca con i quali si fanno dei vini freschi e beverini. Il Penedès si trova a sud di Barcellona, i suoi vigneti sono distribuiti su tre grandi terrazze di differenti livelli: la zona costiera il Bajo-Penedès, che culmina a 250 m, gode di un clima caldo e produce dei vini piuttosto ordinari. Il Medio-Penedès, che raggiunge i 500 m, gode di un clima più fresco che permette la produzione di uve di migliore qualità (la maggior parte delle uve per il Cava si trovano a questo livello). Infine troviamo l’Alto-Penedès dove le vigne vengono coltivate a 800 m d’altezza, sui contrafforti che circondano il plateau centrale della Meseta: è qui che crescono le migliori uve, soprattutto quelle per la produzione di vini rossi. La legislazione per la DO, è molto generosa nel Penedès e permette la coltivazione di 121 vitigni diversi, anche se di fatto i viticoltori ne usano molto meno. Per i rossi, in fatto di popolarità troviamo: Ull de Llebre (Tempranillo), Garnatxa (Grenache), Moscatell o Cariñena (Carignan), Cabernet-Sauvignon e Samsò. Tra i bianchi: Parellada, Maccabeo, Xarel.lo e Subirat-Parent (Malvasia-Riojana), Chardonnay e Sauvignon.

2017, California, Stati Uniti, 6 x 75 cl

Rating della clientela:

Stone Barn White Zinfandel Rosé 2017, California, Stuzzichini insalate, Stati Uniti,da6 aperitivo, x 75 cl tofu ecc., grigliate, cibi americani Rating della clientela:

Stone Barn White Zinfandel Rosé Zinfandel (Primitivo) 2017, California, Stati Uniti, 6 x 75 cl Stuzzichini da aperitivo, insalate, Rating1–3 della clientela: anni tofu ecc., grigliate, cibi americani Zinfandel (Primitivo) Stuzzichini da aperitivo, insalate, tofu ecc., grigliate, cibi americani 1–3 anni Zinfandel (Primitivo) 1–3 anni

4.20 a bottiglia invece di 6.65

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Enoteca Vinarte, Centro Migros S. Antonino

Il San Vincenzo è un vino prodotto principalmente con uve del vitigno Garganega, che è sicuramente la varietà a bacca bianca più importante coltivata nella provincia di Verona. Infatti questo delizioso nettare è prodotto lungo la fascia collinare tra i comuni di Soave e Monteforte d’Alpone, dove le vigne si estendono per quasi 2000 ettari nel territorio dei due comuni. Anselmi (il produttore), ha voluto creare un vino che possa evolvere nel tempo, oltre all’80% di Garganega, troviamo infatti un 20% diviso tra Chardonnay che apporta struttura e Sauvignon blanc che ne enfatizza i profumi. Affinato per 6 mesi in acciaio, il San Vincenzo è un vino dai profumi di ginestra, pera, limoncello, con una netta impronta minerale. Fresco d’acidità e con un lungo finale, è un vino perfetto con un trancio di salmone alla griglia e pesci d’acqua dolce in genere, e visto che siamo in stagione, lo consigliamo con un risotto ai porcini, mantecato con burro e parmigiano, con tagliolini alle chanterelles, ma meglio ancora su delle lamelle di porcini crudi conditi con olio extra vergine, melograno e scaglie di parmigiano. / DC

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Castelbarco Ripasso della Valpolicella DOC Superiore

Söhnlein Brillant

Castelbarco Ripasso della Valpolicella DOC Superiore

Söhnlein Brillant

2016, Veneto, Italia, 75 cl

Rating della clientela:

2016, Veneto, Carne rossa, pasta, Italia, 75 cl formaggio a pasta dura, Ratingratatouille della clientela: Corvina Veronese, 2016, Veneto, Rondinella, Italia, 75 clMolinara Carne rossa, pasta, Rating formaggio della clientela: a pasta dura, 2–4 anni ratatouille Corvina Veronese, Carne rossa,Molinara pasta, Rondinella, formaggio a pasta dura, ratatouille 2–4 anni Corvina Veronese, Rondinella, Molinara

Castelbarco Ripasso della Valpolicella DOC Superiore

50% 6.65 50% 6.65 50% 2–4 anni

invece di 39.90

4.20 a bottiglia invece di 6.65

San Vincenzo (Anselmi)

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Stone Barn White Zinfandel Rosé

37% 24.95 37% 24.95 37%

Nell’entroterra aspro e montuoso della Tarragona, si producono vini rossi molto strutturati, ma oggi si preferisce concentrarsi su bianchi freschi, profumati e molto fruttati, anche qui i vigneti si trovano su tre zone che vanno dai 100 ai 400 m d’altitudine. Terra Alta è la più meridionale e la più elevata DO della Catalogna, in media le vigne si trovano a 450 m d’altitudine, ciò che impedisce un grosso riscaldamento; particolari sono i vini prodotti con la Garnacha Bianca e quella Nera, che ricordano un po’ i vini liquorosi prodotti nel sud della Francia, da provare assolutamente la celeberrima Crema Catalana con una coppa di Altamar, vino prodotto con uve Maccabeo e Garnacha Peluda. Il Priorat, nell’ultimo decennio, ha ottenuto una folgorante ascesa, con l’obiettivo nel 2000 di aggiudicarsi il marchio D.O.Ca. (Denominación de Origen Calificada). I suoi prodotti sono divenuti tra i più cari e ricercati vini spagnoli. Grazie in buona parte a René Barbier, che alla fine degli anni ’70, innamoratosi del Priorat, fece restaurare Clos Mogador e rimpiazzare con nuove viti il vecchio vigneto che si apre come un antico anfiteatro romano sulla vallata della Siurana. Il Priorat gode di un’eccellente situazione geologica, circondato da montagne scoscese che si addolciscono scendendo verso il mare, un paesaggio affascinante di colline ripide, con un’altezza che va dai 250 ai 600 m sul livello marino. La vigna non può che essere lavorata a mano, su un terreno scistoso qui chiamato licorella che permette solo una resa molto bassa per ceppo. L’impronta minerale che il terreno dà al vino permette di produrre veri gioielli enologici. La Garnacha, il CabernetSauvignon, il Syraz, danno vini sontuosi e prosperosi, che assolutamente cari lettori, dovete gustare.

invece di 13.45*

Spumante, secco, Germania, 75 cl

ORO ASIA WINE TROPHY

Spumante, secco, Germania, 75 cl Rating della clientela:

Söhnlein Brillant ORO ASIA WINE TROPHY

Spumante, secco, Stuzzichini Germania,da 75 aperitivo, cl antipasti, tapas, dessert, ORO Rating della clientela: ASIA cibi indiani WINE TROPHY

Diversi vitigni Stuzzichini da aperitivo, Rating antipasti, della clientela: tapas, dessert, 1 anno dall’acquisto cibi indiani Diversi vitigni Stuzzichini da aperitivo, antipasti, tapas, dessert, cibi indiani 1 anno dall’acquisto

30% 4.85 30% 4.85 30% Diversi vitigni

1 anno dall’acquisto

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Offerte valide dall’11 al 17 settembre 2018 / fino a esaurimento / i prezzi promozionali delle singole bottiglie sono validi solo nella rispettiva settimana promozionale / decliniamo ogni responsabilità per modifiche di annata, errori di stampa e di composizione / iscrivetevi ora: denner.ch/shopvini/newsletter

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Enoteca Vinarte, Centro Migros Agno Enoteca Vinarte, Migros Locarno Offerte valide dall’11 al 17 settembre 2018 / fino a esaurimento / i prezzi promozionali delle singole bottiglie sono validi solo nella rispettiva settimana promozionale /

6.65 +invece 13.45* 36.60 invece di 73.20 24.95 /invece di 39.90 Orari d’apertura: lun.–mer. + ven. 9.00–18.30 Orari d’apertura: lun.–mer. ven. di 8.00–18.30 / con la concorrenza *Confronto

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Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Ambiente e Benessere

I profumi della cucina romagnola Un mese fa vi ho parlato della cucina dell’Emilia. Oggi completo con la cucina della Romagna. Sono simili, ma meno di quanto si pensi. Cavallo di battaglia della cucina romagnola sono le piadine, un tempo cotte sul «testo» (il tradizionale piatto di terracotta) appoggiato su braci ardenti e oggi in una padella di ferro. La piadina può essere variamente farcita e comprendere ingredienti diversi nell’impasto, come formaggio morbido o ciccioli; quando è fritta viene detta pjê freta.

Rientrano nel gruppo delle paste fresche anche tre particolari preparazioni: la minestra matta, la minestra imbottita e i bazott o bassotti Con l’Emilia condivide l’estro per la pasta fresca: ne sono un esempio i maltagliati con i fagioli, i malfattini (pasta fresca tagliata a pezzetti) in brodo di carne o di verdure, le tagliatelle al ragù o condite con le acciughe, i cappelletti di magro (con ricotta, formaggio tenero bazzotto, uova e parmigiano); rientrano nel gruppo delle paste fresche anche tre particolari preparazioni: la minestra matta, la minestra imbottita e i bazott o bassotti. La prima consiste in tagliolini lessati nel brodo e conditi con pancetta e pomodoro; la seconda è un brodo con i ravioli di magro; i bassotti sono tagliolini brevemente scottati e poi disposti in una teglia a strati alterni con il burro, bagnati con mestoli di brodo e cotti in forno finché non sono asciutti e non hanno formato una bella crosticina. Con la sfoglia fresca si preparano anche i garganelli, sorta di maccheroni rigati da condire con il ragù o gusta-

re in brodo, e gli strozzapreti, conditi normalmente con fagioli e conserva di pomodoro. Nell’ambito dei primi, occorre segnalare due zuppe particolari, che si preparano con pangrattato mescolato a uova e parmigiano: la prima, detta tardura, è tipica del periodo pasquale e si ottiene cuocendo il composto finché non diventa granuloso; la seconda, invece è un brodo di carne dove vengono cotti i passatelli, preparati appunto con quell’impasto e con l’ausilio di un apparecchio che produce dei piccoli vermicelli corti. Tra i condimenti per i primi, oltre al ragù romagnolo (manzo, pancetta, odori, fegatini di pollo e pomodori) si segnalano il sugo di prugnoli (funghi primaverili) e pomodoro, che prende il nome di boscaiola se arricchito da carne trita. I prugnoli sono graditi anche fritti o come farcia per le scaloppine. A differenza di quella emiliana, la gastronomia romagnola cucina poco la carne (pollo e coniglio alla cacciatora, coniglio in porchetta, quaglie allo spiedo, al forno o ripiene, e lo stufato con la fava, un umido di manzo e pomodoro cui vengono aggiunte fave fresche) e predilige, come è ovvio, il pesce dell’adriatico, con cui prepara un ampio assortimento di pietanze: il brodetto alla romagnola, preparato con scorfani, sogliole, trigliette, seppie, canocchie, gamberi e cozze, cotti in una salsa di pomodoro e serviti con pane raffermo; seppie in umido, cefalo in graticola, anguille al forno o fritte, sarde fritte, calamari ripieni, polpi in insalata e altre ancora. E per finire, ravioli dolci ripieni di castagne arrostite, cacao e scorza d’arancia; tortelli ripieni di fagioli e castagne lessi; castagnaz arricchito da fichi secchi, pinoli, noci, uvetta e mandorle; crema fritta o all’arancia (mescolata allora con panna montata); sugal, mosto cotto mescolato con mele cotogne e aromatizzato con anice; migliaccio, o burleng, preparato con mosto, sangue di maiale, mandorle e canditi.

CSF (come si fa)

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Allan Bay

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Gastronomia Pasta a parte, si cucina pesce al posto della carne, un paio di zuppe saporite e le intramontabili piadine

Nel 2011 vi avevo dato delle ricette di uova sode. Vediamo come se ne fanno altre. Insalata di uova sode. Ingredienti per 4 persone. Cuocete 8 uova sode, passatele sotto l’acqua fredda per fermare la cottura e sgusciatele. Tagliatele a spicchi, mettetele in una larga ciotola, nappate con maionese e con 1 giro di olio. Non mescolate per evitare che si disfino troppo. Prima variante. Al posto della maione-

se mettete la salsa che più vi aggrada. Seconda variante. In alternativa, mettetele sopra un letto di insalata mondata e spezzettata a mano e guarnite con 4 ravanelli tagliati a fettine e una manciata di fagiolini sbollentati per 3’. Nappate con poco pesto e irrorate con un’emulsione di olio, sale e pepe. Terza variante. In alternativa a insalata, ravanelli e fagiolini, nappatele con le verdure cotte che più vi aggradano. Uova sode al tonno. Per 4. Preparate 8 uova sode, raffreddatele sotto l’acqua fredda corrente, quindi sgusciatele, tagliatele a metà ed estraete i tuorli. Frullate con i tuorli 120 g di tonno sottolio ben sgocciolato, 1 cucchiaio di senape in crema e 6 cucchiai di panna fresca. Regolate di sale e, con una forchetta, amalgamate al composto 4 cetriolini sottaceto tritati. Riempite i mez-

zi albumi con il composto e servite. Uova sode con besciamella. Per 4. Preparate 8 uova sode, raffreddatele sotto l’acqua corrente e sgusciatele. Preparate una besciamella con 30 g di burro, 30 g di farina e 3 dl di latte, aromatizzandola con origano, 2 cucchiai di salsa di pomodoro e 2 cucchiai di grana grattugiato. Sbucciate le uova e tagliatele a metà. Imburrate leggermente una piccola teglia da forno, cospargetela di pangrattato e disponetevi le mezze uova in modo che ci sia poco spazio fra una e l’altra, copritele con la besciamella e fate gratinare in forno a 200° fino a quando si formerà in superficie una crosticina. Variante. Potete arricchire il piatto con qualsiasi avanzo di verdura cotta, spezzettata e ripassata in casseruola con poco grasso.

Ballando coi gusti Oggi due proposte di pasta che in assoluto sono le più facili da preparare.

Spaghetti burro e limone

Trenette con salsa di pinoli

Ingredienti per 4 persone: 320 g di spaghetti (ma potete usare tutta la pasta che volete, anche integrale) · 1 limone non trattato · prezzemolo · basilico · 100 g di burro, sale e pepe.

Ingredienti per 4 persone: trenette 320 g (ma potete usare tutta la pasta che volete, anche integrale) · pinoli g 150 · 2 fette di pancarrè · ricotta · latte · olio di oliva · sale.

Lavorate a crema il burro in una ciotola; aggiungete il prezzemolo e il basilico tritati finemente (tenendone da parte due cucchiai), il succo del limone, la buccia di metà del limone tritata o tagliata a julienne, sale e pepe, e mescolate delicatamente fino a ottenere una crema morbida. Cuocete gli spaghetti in abbondante acqua salata al bollore, scolateli al dente e versateli nella ciotola del condimento. Mescolate con cura, unendo pochissima acqua di cottura. Cospargete con il prezzemolo e il basilico tritati tenuti da parte.

Eliminate la crosta delle fette del pancarrè, ammollate la mollica in poco latte, scolatela, strizzatela e mettetela in un mortaio. In un padellino antiaderente tostate leggermente i pinoli, mescolando con un piccolo cucchiaio di legno, poi metteteli nel mortaio. Lavorate il tutto con il pestello fino a ottenere un composto omogeneo. Salate e unite 1 cucchiaio di ricotta. Mescolate e unite tanto olio quanto ne occorre per ottenere una salsa morbida. Cuocete le trenette in abbondante acqua salata al bollore. Scolatele al dente, trasferitele in una zuppiera e conditele con la salsa di pinoli, stemperandola, se necessario, con un mestolino di acqua di cottura della pasta. Mescolate e servite.


Date semplicemente ascolto al vostro corpo.

ACTIV FITNESS BELLINZONA Viale Stazione 18, tel. +41 91 821 78 70 Orari d’apertura: Lunedì, Mercoledì 07.00 – 22.00 Martedì, Giovedì, Venerdì 08.00 – 22.00 Sabato, Domenica 09.00 – 18.00 Festivi 09.00 – 18.00 ACTIV FITNESS LOSONE Via dei Pioppi 2A, tel. +41 91 821 77 88 Orari d’apertura: Lunedì – Venerdì 08.00 – 22.00 Sabato, Domenica 09.00 – 18.00 Festivi 09.00 – 18.00 ACTIV FITNESS LUGANO Via Pretorio 15, tel. +41 91 821 70 90 Orari d’apertura: Lunedì, Mercoledì, Venerdì 08.00 – 22.00 Martedì, Giovedì 07.00 – 22.00 Sabato, Domenica 09.00 – 18.00 Festivi 09.00 – 18.00 ACTIV FITNESS MENDRISIO Piazzale alla Valle, tel. +41 91 821 75 50 Orari d’apertura: Lunedì – Venerdì 08.00 – 22.00 Sabato, Domenica 09.00 – 18.00 Festivi 09.00 – 18.00 Seguici anche su

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Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Ambiente e Benessere

Le fusa nel caffè

MondoanimaleA Parigi si consolida il bizzarro «progetto felino» che contempla la compagnia dei gatti nel bistrò

Maria Grazia Buletti «La prego di indicare ai suoi lettori che abbiamo cambiato indirizzo e ora ci troviamo al numero 9 di rue Sedaine, nell’11mo arrondissement di Parigi», Anne-Sophie ci saluta così, al Café des Chats, che si trova poco distante dalla fermata Métro Bastille o da quella ancora più vicina di Breguet-Sabin. L’avventura di questo gioiello di «progetto imprenditoriale felino» nasce nel 2013 in uno dei quartieri più significativi della Ville Lumière, il Marais, per opera dell’imprenditrice francese grande amante dei felini Margaux Gandelon, che a suo tempo raccolse i fondi necessari a creare quello che sarebbe diventato a pieno titolo il paradiso dei gatti. «Siamo obbligati a chiudere velocemente la porta d’entrata, Marguerite prova subito a scappare», ci spiega accogliendoci la «responsable chat». Marguerite, una piccola gattina grigia di soli tre mesi, è l’ultima arrivata al Café. Un colpo d’occhio più professionale agli spazi ci permette di vedere come tutti i tavoli siano occupati; un gatto tigrato dorme beato nella sua cesta, un altro si lascia accarezzare sornione da una cliente che sorseggia una tazza di tè. «Mi sono ispirata ai «café neko» giapponesi (ndr: neko significa gatto in giapponese); ne ho sentito tanto parlare che ho deciso di attivarmi per aprirne uno analogo a Parigi, ed ecco le Café des Chats», racconta Margaux. Si tratta di un ristorantino in cui si può spiluccare qualcosa a qualsiasi ora, con delizie biologiche e bevande squisite, ma nel quale le vere attrazioni sono loro: Djenko, Khaleesie, Pattenrond, Rosa, Saha, Pepite, Habby, Oreo e qual-

Giochi

che altro ancora, insieme naturalmene a una vita serena». In compenso, loro te all’ultima arrivata Marguerite. «Per creano un’atmosfera quasi fiabesca, adottare i nostri gatti ci siamo rivolte ad dilettando e rasserenando i numeroassociazioni di protezione degli animasissimi clienti che lì, in fondo, ci vanno li; alcuni erano stati abbandonati, altri proprio per quei felini. sarebbero andati incontro all’eutanasia Al Café des Chats non ci sono gabse le associazioni di volontariato non li biette e tutti i mici vivono giorno e notavessero salvati, altri ancora erano rante liberi di spostarsi ovunque all’interdagi recuperati per le stradine di Parino dei locali, ad eccezione della cucina gi», racconta la titolare nello sciorinare che è out per ovvie ragioni di igiene. alcune delle regole che permettono ai Sempre per il benessere felino, ai visiparigini accorsi da ogni angolo della tatori è proibito dare loro da mangiare: città di accedere al Café des Chats per «Si sa che l’ottimo cibo del vostro piatto godersi un’esperienza di fusa e rilassanon è sempre adatto a un gatto e dobmento. biamo evitare che ciascun cliente dia «Ha mai sentito parlare della Ronloro anche solo un piccolo bocconcino: ron-thérapie?» Fin troppo scontato sulimmaginiamoci un bocconcino moltila carta, ci rendiamo conto che siamo plicato per 50 o 60 ogni giorno!». davvero in un posto dove i felini fanno Oltre a una sorta di pet therapy, ai la differenza e invitano a prendere pogatti di questo luogo è delegato pure un sto, nella speranza che uno di loro ci indiretto compito educativo: «I bambifaccia l’onore di saltarci in braccio, di ni sono sempre i benvenuti, ma quelli strusciarsi contro la nostra gamba, di sotto i 12 anni devono essere sorvegliati salutarci con le fusa. Sì, perché qui è asdai genitori e non possono andare da 1 2 3 4 5 6 7 8 solutamente proibito disturbare i gatti soli a importunare i gatti». Anche queche ronfano comodi sul sofà, su un tasto, dicevamo, è un modo responsabile 10 volino9 o nella loro cesta, e si può giustaper imparare ad avvicinarci già da picmente solo accettare che qualcuno di coli a degli animali così speciali, che 11 voglia di regalarci 12 un po’ del 13 loro abbia al Café des Chats di Parigi si possono proprio tempo e delle sue coccole. Mar- Gavroche, uno dei tanti gatti del bistrò parigino. (Anne-Sophie – Le Café des Chats) semplicemente ammirare oppure con gaux è14perentoria: «Tutti noi dobbiamo cui si può scegliere di interagire nel pie15 16 rispettare i loro bisogni e i loro spazi, lo abita». Anche ai cani è vietato entra- vivere in gruppo con altri consimili». no rispetto reciproco. così abbiamo fatto in modo che abbia- re, per ovvie ragioni di pace domestiForse è superfluo sottolineare che Una cosa non da poco se pensiano parecchie17 nicchie poste in alto, fuori ca. A parte18 queste elementari regole di tutti i mici presenti sono identificati, mo all’adagio che dice: «Dio ha creato dalla portata di noi umani, per soddi- convivenza, volte a tutelare la pace di vaccinati, sterilizzati e seguiti regolar- il gatto per darci l’illusione di poter acsfare i19 loro bisogni di tutti,21ogni gatto che abita il Café è sta- mente dal veterinario di riferimento, e carezzare una tigre». 20indipendenza e di SUDOKU PER AZIONE - AGOSTO 2018 Ci congediamo a quiete». to scelto con attenzione, ma con crite- che il luogo è regolarmente visitato dai malincuore da questo posto un po’ maN. 29 FACILE Intanto scopriamo che non è pos- 24 ri molto diversi da quelli consueti di servizi pubblici di igiene e di protezione gico e molto rilassante, che speriamo 22 23 sibile portarvi con sé il proprio gatto: colore del pelo, sesso o simpatia: «Per degli animali:Schema «Il benessere dei gatti che abbia solleticato Soluzione la curiosità di chi do«Essi sono animali molto territoriali noi era importante adottare gatti con vivono 9da noi ci sta a cuore sopra ogni vesse recarsi nella 1 9 8 2Ville 4 Lumière 7 3 6e ma5 8 4 7 3 5 26 al e non25sarebbe possibile introdurre un carattere aperto, che apprezzassero cosa; il nostro compito nasce con il gari riesce a farci una capatina. Come 7 2 3 6 1 5 4 8 9 7 6 1 8 9 Café altri soggetti che nulla hanno a il contatto con i numerosi clienti e vi- donare loro una seconda possibilità di dire: se Parigi val ben una messa, il Café 5 val 4 bene 6 3una 9 visita 8 2 7 1 9 2 4 che vedere con la colonia felina che già sitatori di tutti i giorni e che amassero vita, insieme a un’alimentazione sana des Chats felina! 27 28

Giochi per “Azione” - Settembre 2018 Stefania Sargentini

(N. 33 - Furetto potpotta - Alce bramisce) F I D O

U T I L I

C O O P P A F A T L O T B O L I R A R I U S A N Z 1E T I9 L8 4

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E N A T O R E O T T O S I O C A T L U C E R M I E C E 2 5 9 4 7 1 6 3 4

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Vinci una delle 3 carte regalo da 50 franchi con il3 cruciverba 6 SUDOKU 1 8 5 2 9 4PER 7 6 8 5 2 8 1 2 7 3 4 5 9 6 e una delle 2 carte regalo da 50 franchi con il sudoku 7 3 4 6 (N. 34 - ... prestagli le tue scarpe) 6

Cruciverba «Quando qualcuno giudica il tuo cammino…» Completa l’aforisma nascosto in questo cruciverba, risolvendolo e leggendo le lettere evidenziate. (Frase: 9, 2, 3, 6)

3

R A S T A

1

2

3

4

7

5

6

N. 30 MEDIO Soluzione:9 3

8

9

5 1 Sudoku

Scoprire i 3 1 6 numeri corretti 2 da inserire nelle caselle colorate.

10 11

2

7

4 12

13

14

15

17

16

18

19

20

21

22 24

23 25

L5 O6 D 7 8 EN. 31 S T DIFFICILE N 8E1 9 T S 9 O R A 1

3

2

6 7 4 1 3 FACILE N.8 33 9 3 5 6 Schema

P R 58 6 R E 8 45 U M 7 119 7 9 A 2 3 9 6 I P 4 2 1 C U 8 4 3 S O N 5 3A R7 T 5 6 9 2 R7 I O 8

1

4

E S A 9 814 43 95 T56 O 62 7 2 1 2S 9 4 E8 3 6 8 2 G 73E5 1N4 5 98 1 7 3 A 5 L8 6E9 R 4 V2 3O7 7 69 7 11 9 D 3 A8 9 2 1 A 4 2 5A1 1 9 4 68 2S 6 8P3 55

7

3

ORIZZONTALI 1. Premonizioni 7. Se si pesca si mette al fresco... 8. Il signor dei tali 9. Si alternano nell’uomo 10. Viene sempre gettato a terra 11. Particella cromosomica 12. Fa piacere riceverne 15. Evidente 17. Si distingue all’alba 18. Arcuato 19. Particella negativa 20. Strumento per esplorazioni 21. Le iniziali della giornalista Parodi 22. Lavora con un piccolissimo arnese 23. Espressione di dolore

9 3 7 24. Si controlla alla stazione 18. Complessi polifonici Giochi per “Azione” - Settembre 2018 25. Fanno il doppio gioco 20. Davanti al nome del Principe Soluzione precedente 8 4 della settimana 3 6 8 4 2 Stefania Sargentini VERTICALI 21. Pronome IL LINGUAGGIO DEGLI 5 9 2 ANIMALI – Animali e loro 5 versi: 1 6 1. Fende l’onda 22.33 Le-iniziali dell’attrice Autieri FURETTO POTPOTTA, ALCE BRAMISCE.7 (N. Furetto potpotta - Alce bramisce) 1 2 3 4 5 6 7 8 9 N. 32 GENI 2. Una fase del sonno 23.2 Le3iniziali dell’attore Preziosi 1 4 5 6 7 8 3. Due vocali 5 3 8 F U3 C O 9 R E N A T O 5 1 2 9 10 10 11 4. Università 2 8 6 7 2 9 I T O P A R E O T 5. Giochi inglesi 11 12 13 72 D1 I P A S T8 O S I 1 1 4 6 6. Isola 12francese 13 14 15 16 8 5 2 O L F A T T O 1 C A T 10. Oscura, nel primo canto dell’Inferno 17 18 Vincitori del concorso Cruciverba dantesco 8 C E 9 7 3 I L O T2 A5 L U 14 italiano 15 16 35», del 27.08.2018 11. Lago 19 su «Azione 20 21 4 1 2 4 6 1 B O L I R 12. Flemmatico S. Regazzi, M. Ruggiero, E. Ottolini 22 23 24 6 8 3 5 8 6 2 1 7 R A R I M I Vincitori del concorso 13. Spinto... 17 18 Sudoku 25 26 14. È detta senza età... su «Azione 35», del 27.08.2018 6 8 5 U 6 S8 A N Z E 1 4 6 15. Ente geometrico fondamentale 27 E. Frolli, A. 28 Benedetti 4 E L C E 19 20 3 9 4 T3 I 16. Malvagie, crudeli

Regolamento per i concorsi a premi pubblicati su «Azione» e sul sito web www.azione.ch

34 le tue inserire scarpe) 21- ... prestagli 22 la I premi, cinque carte regalo Migros (N. Partecipazione online: del valore di 50 franchi, saranno sor- soluzione del 1cruciverba o del sudoku 2 3 4 5 6 teggiati tra i partecipanti che avranno pubblicato 23 24 nell’apposito 7 formulario 25 8 fatto pervenire la soluzione corretta sulla pagina del sito. entro il venerdì seguente la pubblica- Partecipazione postale: 9 10 la lettera o 26 27 zione del gioco. la cartolina postale che riporti la so11

(N. 35 - “... se vuoi inizio con quelle in croato”

I vincitori

S I L O S

E N O N E

N. 34 MEDIO

6

G I 3 2 1 6 7 1 3 9A7 4L 2 8 4 8 63 9 5 5M3 6E 7 1 7 1 49 5 4 6E9 2 8 3 2 5 8 4 76 S E 1 4 7 3 2 8 6 95 1 9 M 5 8 2 4 3 C7 1P 6 5 4 6 5 9 6H3 9 I 8 7 7 5 6 3 42 1 I 4 7E 5 9 78 1 24

R V O U M O 7 R9 1 I6 2 4 3 4 8 6 3 5 1 E S S M I L 5 Z3 2 O8 7 9 9 9 6 4 7 1 3 I O N I C E 1 12 5 I4 698 7 3D 2 9 5 8 O E R E D I 7 3 5 8 9 4 6 Q U E L A I 2 L4 9 E1 3 7 6 1 7 5 8 2 F L I9 N 3I 6 luzione, corredata da nome, cognome, è possibile un pagamento in contanti indirizzo, email del partecipante dei premi. saranno A I vincitori R M Eavvertiti 6 I Adeve 9 C 1 R E S Azione, G I per iscritto. Il nome dei vincitori sarà essere spedita a P«Redazione Concorsi, C.P. 6315, Lugano». pubblicato su «Azione». Partecipazione R E 6901 O C A I P O 8T R 2 LA Non si intratterrà corrispondenza sui riservata esclusivamente a lettori che U M S E M E concorsi. Le vie legali sono escluse. Non risiedono in Svizzera. T O O S A G EI N A E


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Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Politica e Economia Argentina nel caos Un grande scandalo giudiziario si abbatte sul Paese attraversato da una crisi economica e sociale

L’Italia cova il rancore I sondaggi raccontano che i due terzi degli italiani appoggiano il governo M5S-Lega. Per quali ragioni? La loro rabbia deriva dal desiderio di vendetta nei confronti di coloro che li hanno fatti sprofondare nelle difficoltà attuali

La precarietà libica Stato d’emergenza a Tripoli: dopo che il premier ha deciso di mettere fine all’anarchia delle varie milizie pagina 21

Imprescindibile Strasburgo La Convenzione europea e la Corte europea dei diritti dell’uomo difendono anche i cittadini elvetici

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50 mila persone hanno partecipato a un concerto anti-nazista a Chemnitz in risposta ai violenti fatti della settimana precedente. (AFP)

Sui sentieri stretti d’Europa

XenofobiaOltre alle manifestazioni violente che hanno investito Chemnitz e la Germania, anche nel resto

del Continente si assiste a un’ondata pericolosa e odiosa di populisti e sovranisti

Lucio Caracciolo La regola della politica nell’età dei media è che l’immaginazione supera sempre la realtà. Non contano i dati, i fatti, i numeri. Prevalgono le percezioni. Che eventualmente producono propri fatti. È il caso oggi bruciante della presunta «invasione» dell’Europa a opera di migranti – o peggio di terroristi che si spacciano per tali – impegnati a minare le basi della nostra pace sociale, anzi della civiltà occidentale. In quanto allogeni, spesso colorati, portatori di istanze e credenze – islam – incompatibili con lo stile di vita cui siamo usi. Poco importa che le statistiche denuncino un crollo dei flussi Nord-Sud di circa quattro quinti fra quest’anno e il precedente. Quando le idee di massa si diffondono, non si guarda troppo per il sottile, si scarta a priori tutto ciò che le contraddice. Nel caso in questione, su questa mispercezione di massa si stanno costruendo movimenti razzisti o comunque xenofobi in diversi paesi europei. E soprattutto, i governi delle nostre democrazie – o meglio, di ciò che ne resta – si sentono in dovere di

rispondere alle pressioni di chi si sente «invaso» con misure tendenzialmente adattive, più o meno emergenziali, che non solo non calmano le paure ma le eccitano. Ora è chiaro che le paure di massa in Europa non vanno mai prese sottogamba, come dimostravano già gli studi dello storico francese Jean Delumeau sui «treni di paura», il cui capolavoro è appena stato ripubblicato in italiano. E non c’è niente di più stupido dell’impancarsi a retta coscienza morale distribuendo dalla propria presunta cattedra perle di saggezza liberale e tollerante al popolo insipiente. Ma all’opposto, mettere la testa nella sabbia può produrre danni irreparabili. Prendiamo il caso principale, quello tedesco. Principale perché riguarda il più importante Stato europeo, e perché sulla Germania pesa ancora lo stigma del passato nazista che non passa e non passerà mai completamente, almeno per qualche generazione. Qui nel settembre 2015 la cancelliera Angela Merkel, all’insaputa del suo governo e probabilmente anche del marito, decise di aprire improv-

visamente le porte ai migranti in fuga dalla guerra di Siria. Per qualche settimana i tedeschi risposero all’appello rassicurante («wir schaffen das», «ce la facciamo») e generoso di Merkel. Rapidamente questo clima si volse nel suo opposto, costringendo la cancelliera alla retromarcia. E al clamoroso accordo con il sultano turco Recep Tayyip Erdoğan, che in cambio di soldi e promesse di visti gratis d’ingresso nello spazio comunitario per i turchi si incaricò – tuttora si incarica – di trattenere sul suo territorio circa tre milioni di profughi. Potenziale bomba a orologeria, con cui ricatta Merkel e tutti i governi europei. Fu lì che cominciò il declino della stella merkeliana, tanto che molti dubitano che la cancelliera possa concludere il suo ultimo quadriennio di governo. E fu da quell’episodio che prese slancio in tutta la Germania, ma soprattutto in quella già comunista, un movimento xenofobo e islamofobo assai diramato, la cui sigla più visibile è Pegida. Nel frattempo, il partito nazional-conservatore Alternativa per la Germania si è installato al parlamento

con una corposa delegazione. I sondaggi lo danno in ascesa, fino al 15% dei voti. È nata una nuova Bundesrepublik, perché la vecchia si fondava sulla regola non scritta ma decisiva «nessuno a destra della CDU-CSU». Le manifestazioni xenofobe che quest’estate hanno avuto il loro epicentro a Chemnitz – già ribattezzata Karl-Marx Stadt dal regime di Walter Ulbricht – e le contromanifestazioni della sinistra hanno surriscaldato il clima politico in Germania. Come storia ricorda, i tedeschi non danno il meglio di sé nelle crisi, ne sono anzi sconcertati. In questo caso, il rischio è fra l’altro che si bollino come neonazisti dei conservatori di destra, eredi di Stresemann o del pensiero tedesconazionale, non del regime delle SS. Allo stesso tempo, nell’Alternativa per la Germania si incistano militanti tendenzialmente neonazisti, in particolare inquadrati nel gruppo giovanile «Junge Alternative». Per tacere dei ripetuti «casi individuali» («Einzelfälle») di fanatici neonazisti attivi nella Bundeswehr. Ma non è solo Germania. Il raz-

zismo, l’islamofobia, l’antisemitismo, forme più vellutate e prudenti di xenofobia sono visibili dappertutto, dal Nordeuropa scandinavo ai paesi dell’ex Patto di Varsavia, dall’Italia alla Grecia o alla Francia. Nemmeno lo Svizzera è del tutto immune. Per chi ancora si illudesse circa le possibilità di una maggiore integrazione europea, sono campane a morto. La storia non si ripete mai, anche se talvolta fa rima – come ricordava Mark Twain. Sarebbe davvero una gran brutta rima, se ricordasse il catastrofico passato degli anni Trenta e Quaranta, quando regimi fondati sull’intolleranza e sulla presunta superiorità razziale dell’uomo bianco «ariano» portò al suicidio dell’Europa. Il sentiero è stretto: per impedirlo occorre intercettare e sedare le paure dell’altro, senza demonizzarle; insieme, è opportuno vigilare, con tutti gli strumenti della legge e nello spirito liberale delle nostre istituzioni, per stroncarne ogni deriva violenta. Con le idee pericolose e odiose si può convivere, finché non vanno al potere. Con o senza violenza.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Politica e Economia

Argentina fra venti e tempeste Default? U  n grande scandalo giudiziario si abbatte sul Paese attraversato da una pesante crisi economica e sociale Angela Nocioni Venti di crisi si stanno abbattendo sull’Argentina già in balìa di una drammatica tempesta giudiziaria. Il presidente Mauricio Macri ha annunciato un piano di pesanti misure per tentare di limitare le conseguenze del serio deprezzamento della moneta nazionale, il peso argentino, che ha perso più della metà del suo valore negli ultimi otto mesi. Gli esportatori, che ovviamente guadagnano molto dal deprezzamento della moneta nazionale perché gli acquirenti pagano in dollari, dovranno versare dal 12% al 28% di tasse sui guadagni da export. Macri, un liberale di destra, ha definito le nuove tasse «cattive e terribili» ma comunque necessarie. La tensione sociale in questi giorni è salita alle stelle dopo che un ragazzino di 13 anni è stato ucciso durante scontri tra la polizia e una cinquantina di persone apparentemente durante un tentativo di saccheggio di un supermercato a Sáenz Peña, nella provincia di Chaco, alla frontiera con il Paraguay. Secondo il portale «Diario Chaco» il ragazzino è stato colpito da «un proiettile di gomma» al petto ed è morto dopo il ricovero. Ma il direttore dell’ospedale «4 de Junio», Rolando Gauna, ha detto che «si è trattato di una ferita da un’arma da fuoco». Nelle ultime settimane, in piena crisi economica, l’opinione pubblica è stata scossa dalle notizie su un grande scandalo politico giudiziario. L’in-

chiesta per corruzione non ha investito direttamente il governo in carica, ma quello precedente, guidato dall’ex presidente neoperonista Cristina Fernandez de Kirchner, capo dell’attuale opposizione e finora considerata la sicura sfidante di Mauricio Macri nelle presidenziali del 2019. Cristina Kirchner è indagata per associazione illecita e amministrazione fraudolenta. L’accusano di aver creato insieme a suo marito, l’ex presidente Nestor Kirchner, un sistema di finanziamento illegale alle loro campagne elettorali e a se stessi attraverso una gestione truffaldina dell’assegnazione dei lavori pubblici. Mazzette in cambio di commissioni pubbliche. Si ipotizza, su indicazione di imprenditori coinvolti nell’indagine decisisi a collaborare con gli inquirenti, un ricarico oscillante tra il 10% e il 20% del valore dei lavori pubblici assegnati. Uno degli imprenditori indicati come principali protagonisti del sistema è il costruttore Lazaro Baez, considerato dagli inquirenti un socio occulto dei Kirchner. Baez, secondo le carte dell’inchiesta, avrebbe riciclato una parte delle tangenti attraverso aziende fantasma in vari paradisi fiscali. Secondo l’atto di accusa presentato dal giudice Julian Ercolini l’associazione illecita sarebbe cominciata pochi giorni dopo l’elezione di Nestor Kirchner, nel 2003, quando Baez – fino ad allora sconosciuto impiegato bancario di Santa Cruz, la provincia della Patagonia governata per anni da Kirchner – creò la Austral Construcciones.

Cristrina Kirchner al centro delle accuse, considerata finora la sfidante alle presidenziali del 2019. (AFP)

A quest’impresa venne assegnato l’82% dei lavori pubblici a Santa Cruz, grazie all’appoggio dell’amministrazione federale garantito da Julio De Vido, potente ministro della Pianificazione dal 2003 al 2015 (arco di tempo nel quale hanno governato l’Argentina prima Nestor e poi Cristina Kirchner), e da José Lopez, segretario ai Lavori Pubblici. Baez è stato arrestato per riciclaggio ad aprile, dopo la diffusione di un video nel quale si vede uno dei suoi figli e un suo commercialista di fiducia con-

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tare milioni di dollari in un ufficio di Buenos Aires. Lopez, a sua volta, è stato arrestato a giugno, mentre sembrava stesse cercando disperatamente di far sparire 8 milioni di dollari in un monastero di Buenos Aires. Baez avrebbe versato fondi illeciti alla famiglia presidenziale attraverso affitti fittizi e vari affari immobiliari. Cristina Kirchner ha sempre negato queste accuse. Dice di non essere socia e nemmeno amica di Baez e si dice «vittima di un linciaggio mediatico». L’inchiesta ha avuto una grande accelerazione mediatica nel mese d’agosto dopo che la moglie di Centeno, l’autista di Roberto Baratta, braccio destro dell’ex ministro (carcerato) Julio de Vido, ha rivelato agli inquirenti l’esistenza di una serie di quaderni nei quali suo marito, spalla di Baratta nella consegna delle mazzette, teneva appuntati meticolosamente indirizzi, orari, nomi, cognomi e cifre consegnate, si suppone per farne poi un’arma di ricatto. «Una assicurazione sulla vita» ha detto la signora Centeno, che non si sa, al momento, perché abbia deciso di tradire il segreto e consegnare suo marito agli inquirenti. Baratta era lo smistatore ufficiale delle mazzette e girava per Buenos Aires per compiere le sue consegne in un’utilitaria guidata da Centeno. Sarebbero andati più volte fino alla casa di Buenos Aires di Cristina Kirchner per consegnare valigie piene di soldi. Punto debole dell’inchiesta è l’assenza dei quaderni originali. Agli inquirenti e ai giornali (lo scandalo è scoppiato con lo scoop fatto dal giornalista Diego Cabot sul quotidiano «La Naciòn») sono arrivate solo le copie dei quaderni, che in quanto tali potrebbero facilmente essere state contraffatte. Su questo punterà la difesa degli indagati per smontare le accuse. La polizia argentina ha già perquisito più volte tre case di proprietà della ex presidente Kirchner in cerca di riscontri alle confidenze ricevute dagli imprenditori inquisiti. Il giudice Claudio Bonadio, che guida l’inchiesta, ha chiesto e ottenuto la revoca parziale dell’immunità per Kirchner, senatorice, per procedere con le indagini e le perquisizioni. La revoca dell’immunità è stata concessa dopo un voto al Senato durante il quale la stessa Kirchner ha votato a favore. Come senatrice, Kirchner può essere indagata ma non arrestata. L’inchiesta sfiora anche il presidente Macri: suo cugino Angelo Calcaterra, a capo di una delle tante imprese di famiglia (i Macri sono una delle più ricche famiglie argentine, l’impero è stato creato dal nulla dal papà di Macri, Franco Macri, emigrato dall’Italia a Buenos Aires nel secondo dopoguerra) ha ammesso di aver pagato per ottenere opere pubbliche nella provincia di Misiones.

Hanno deciso di parlare con gli inquirenti anche due dirigenti della grande ditta italo-argentina Techint: il presidente Paolo Rocca ha negato che l’impresa abbia fatto parte del sistema di corruzione, ma avrebbe ammesso di aver pagato per sbloccare la situazione della Sidor, impresa dei Rocca in Venezuela nazionalizzata anni fa dal governo chavista. Avrebbe pagato perché i Kirchner gli facessero il favore di sbloccargli la situazione e facilitargli l’uscita da Caracas. Intanto l’impatto dell’inchiesta si misura non solo sull’opinione pubblica, inferocita, ma anche sulla salute economica già compromessa dell’Argentina. Le banche, per esempio, hanno sospeso i crediti alle undici grandi imprese di costruzioni coinvolte a vario titolo nell’indagine perché hanno tutte contratti per la realizzazione di opere pubbliche. Non presteranno loro più soldi finché non arriveranno a conclusione le inchieste giudiziarie in corso. Il governo Macri ha proposto che le banche prestino lo stesso quei soldi, non alle imprese bensì a un fondo amministrato dallo Stato che si incaricherà poi di ripartirlo tra le imprese titolari di contratti per la costruzione di opere pubbliche. Il governo si trova in un grande conflitto: non può permettersi il congelamento delle opere pubbliche, ma pagherebbe troppo caro dare l’impressione di non sostenere l’inchiesta più popolare del momento. La paralisi dei lavori pubblici si sommerebbe ai problemi già abbondanti dovuti ad una ripresa economica che non arriva. Confermata negli ultimi mesi la tendenza alla riduzione dell’attività industriale. Le piccole e medie imprese hanno avuto a luglio una caduta del 7,3 per cento. La pressione fiscale e l’alto costo del finanziamento, con il tasso ufficiale di sconto al 45%, sono le principali cause della crisi produttiva, segnala il rapporto della Camera argentina delle piccole e medie imprese. La produzione, secondo quel rapporto, ha toccato il punto più basso degli ultimi dieci anni. Nel mese di luglio solo il 26 per cento delle imprese ha avuto una crescita del livello di attività mentre la capacità produttiva è scesa al 57,9 per cento. Aumenta invece la competitività grazie soprattutto alla svalutazione della moneta locale. In questo senso è migliorata la redditività del 38 per cento delle imprese, soprattutto tra quelle esportatrici. Il governo ha deciso di ricorrere a una seconda tranche del prestito del Fondo monetario internazionale. Preoccupa però il deprezzamento della moneta nazionale. Preoccupa soprattutto le persone comuni, costrette a veder ridursi costantemente il potere d’acquisto del loro reddito per il decollare dell’inflazione.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Politica e Economia

L’Italia del rancore

Clima politicoLa maggioranza degli italiani sostiene il governo

M5S-Lega poiché sa sfruttare al meglio il loro desiderio di vendetta Alfio Caruso I sondaggi raccontano che due terzi degli italiani appoggiano il governo M5S-Lega, con quest’ultima che ha quasi raddoppiato i consensi ricevuti nelle elezioni di marzo, dal 17 al 31 per cento. Un sostegno così radicato da irridere alle rilevanti perdite della Borsa, –15 per cento, da quando in maggio si è insediata la compagine guidata dal premier Conte; alla crescita vertiginosa dello spread, da 150 a quasi 300 punti; ai rilevanti interessi del debito pubblico: i titoli decennali rendono il 3 per cento, mentre ai tempi del centrosinistra stavano appena sopra l’1 per cento. Né il così detto «governo del cambiamento» si è distinto per qualche radicale modifica che non sia l’avere un presidente del consiglio nella sostanza vice reale dei suoi vice nominali, Di Maio e Salvini.

L’unica via di salvezza indicata da Salvini e Di Maio sta nella negazione del progresso, causa di ogni male Quisquilie per la massa dei sostenitori: la loro rabbia inesausta pretende soprattutto la punizione, la derisione, la cancellazione di quanti sono imputati di averli fatti sprofondare nelle difficoltà attuali, cioè i vecchi partiti. In primis quello democratico, a onta dei buoni risultati raggiunti, con il suo leader Renzi dipinto e trattato come un novello Craxi e buon per lui che non abbia avuto cedimenti sia sul versante femminile, sia sul versante dei quattrini. Ma tra le tante colpe di Renzi, che purtroppo si è rivelato un gagà di paese, la principale è quella di aver agevolato con inutili favoritismi i suoi defenestratori. Grillo da un lato e Salvini dall’altro sono stati intelligenti nel capire che viviamo nell’età del rancore; che la globalizzazione ha lasciato dietro di sé una moltitudine incarognita dai problemi, dalle difficoltà, dall’improvviso impoverimento del livello di vita; che tanti di essa antepongono la possibilità di vendicarsi dei presunti colpevoli a qualunque scelta razionale. Entrambi hanno saputo sfruttare al meglio questo desiderio di vendetta. Grillo diventando il paladino di tutti i movimenti del No: all’alta velocità ferroviaria, al gasdotto sottomarino, ai vaccini obbligatori, alle perforazioni petrolifere, alle grandi opere, all’Expo di Milano, alle Olimpiadi di Roma. Salvini creando la psicosi del nemico alle porte: dagl’immigrati ai burocrati europei, dai miliardari stranieri in agguato alle organizzazioni non governative. E che non sia stato mandato via nemmeno

uno dei 500mila irregolari, che aveva promesso di buttare fuori in un mese, viene giudicato poco meno di una licenza poetica. L’unica via di salvezza è stata indicata da Lega e M5S nella negazione del progresso, causa di ogni male a confronto con il rassicurante passato, dove si era tutti più poveri, ma quasi nella stessa misura. Viene proposto un modello da «piccolo mondo antico»: i negozi chiusi la domenica, l’Alitalia e i monopoli di nuovo in mano allo Stato, il ritorno della vecchia lira svalutata. E se in taluni paragoni si precipita dentro imbarazzanti similitudini con il ventennio fascista, con talune prese di posizione dal sapore mussoliniano, che problema c’è? L’assoluta ignoranza della Storia provvede a far assolvere l’incauto esegeta. Proprio l’ultima tragedia, il crollo del ponte Morandi a Genova, ha fornito l’esatta misura del sentimento dominante. Qualunque altro governo ne sarebbe uscito ammaccato, quello di Conte ne ha ricevuto un benefico rilancio. Il peso dei 43 morti, la responsabilità della catastrofe sono stati per intero attribuiti a quanti firmarono la privatizzazione della società Autostrade in favore dei Benetton. Sono stati chiamati in causa e additati alla pubblica riprovazione, D’Alema, Berlusconi, Monti, Letta, l’immancabile Renzi. Nessun accenno a Salvini, che nel 2008 votò a favore dei Benetton; nessun accenno all’indifferenza del ministero dei Trasporti, guidato dal pentastellato Toninelli, per gli allarmi degli ultimi mesi. La minacciata, ma improbabile revoca della concessione ai Benetton ha rilanciato un piano di nazionalizzazioni, che fa a pugni con le mille magagne dello Stato imprenditore. Le inchieste giudiziarie hanno stabilito che l’Anas, cui si vorrebbe affidare la gestione autostradale, è la società con il più alto tasso di corruzione e d’indagati. Nella loro voglia della libbra di carne gl’italiani si costruiscono verità di comodo. L’imponente studio realizzato da Bobby Duffy, direttore della sezione inglese di Ipsos, su un campione di oltre 50 mila interviste realizzate dall’istituto di ricerca in 13 Paesi, ha stabilito che siamo i primi nel distorcere i fatti. Siamo convinti che tra i carcerati il 48 per cento siano stranieri, in realtà il 34,4 per cento; che i musulmani rappresentino il 20 degli abitanti, in realtà il 3,7. Un recente sondaggio dell’istituto Cattaneo ha appurato che la presenza degli immigrati sul territorio nazionale è sovrastimata al quadruplo. Eppure nel 2018 in Italia ne sono arrivati meno di 15mila contro i 119’369 del 2017 e i 181’436 del 2016. Quelli residenti rappresentano circa il 9 per cento della popolazione, mentre sono il 12 in Germania e Francia, il 13 in Gran Bretagna, il 18 in Svezia, oltre il 22 in Svizzera.

Sostenitori del M5S in piazza a Roma. (AFP)

Tuttavia Salvini continua a invocare misure drastiche, chiusure dei porti, estradizioni in Libia. Minaccia gli alleati europei di terrificanti rappresaglie e un numero cospicuo di connazionali gli va dietro, lo approva, promette di votarlo al punto da fargli valutare una crisi di governo per indire subito nuove elezioni e monetizzare il consenso. Nell’immediato la sua opera, i suoi proclami hanno prodotto un preoccupante aumento degli episodi d’intolleranza contro zingari, neri, omosessuali. Paradossalmente i più allarmati sono i piccoli imprenditori, che hanno votato compattamente per la Lega, ma per i quali la manodopera straniera è di fondamentale importanza. In talune acciaierie del bresciano, dove Salvini stravince, costituiscono il 73 per cento degli addetti. Sul lavoro purtroppo il Paese annaspa. Non a caso se ne occupa Di Maio, uno dei massimi beneficiati dall’involuzione in atto: in pochi anni si è trasformato da steward dello stadio San Paolo in sussiegoso economista, che però ignora totalmente il valore della ricerca scientifica. Ha spacciato la disoccupazione quale «decreto dignità»; tra incompetenza e arroganza è stato sul punto di mandare all’aria una buona soluzione per l’Ilva di Taranto con il rischio di lasciare a casa i 12 mila dipendenti; asseconda Salvini nel voler contrastare l’evasione fiscale abbassando le imposte agli evasori e introducendo varie sanatorie, invece di ridurre la spesa pubblica e di applicare agli evasori la stessa «cattiveria» con cui sono stati trattati i profughi eritrei. In compenso Di Maio continua a sostenere il reddito di cittadinanza: significa concedere 780 euro netti al mese a molti evasori fiscali, magari a più di un pregiudicato, a chi mai ha cercato un lavoro con il pericolo d’innescare pericolose reazioni in un’Italia che non brilla per senso civico. Perché preoccuparsi di versare i contributi previdenziali avendo comunque la certezza d’incassare una cifra rilevante, 780 euro rappresentano oggi la pensione di chi percepisce una retribuzione da 25mila euro l’anno? Ma è l’attuale sistema pensionistico a essere sotto la scure di M5S e Lega: avevano promesso ai loro elettori di abolirlo per metterli in quiescenza alla stessa età di quando la vita media durava quindici anni di meno. Significa creare un peso fiscale sempre maggiore per i giovani e per le generazioni future. In linea con la «decrescita felice» strombazzata da Grillo, cioè una povertà accompagnata da sorrisi obbligatori, più o meno ciò che capitava nell’Urss, dove Putin faceva l’apprendistato da agente del Kgb. Lo stesso Putin nel cuore di Grillo, di Salvini; l’amico fedele, cui rivolgersi se l’Europa dovesse contrastare la totale mancanza di un progetto economico vantata quale cambiamento. Lo stesso Putin profeta di un autoritarismo, che non dispiace a Davide Casaleggio, il quale ha già proclamato l’inutilità del Parlamento. E il suo unico merito è di esser figlio di Gianroberto, l’inventore dei 5 Stelle, e di aver quindi ereditato le chiavi della «piattaforma Rousseau», il complesso sistema operativo che controlla, a guisa di Grande Fratello, l’intero movimento. Gli italiani però apprezzano. Grazie a Salvini e a Di Maio hanno trovato il perfetto capro espiatorio di ogni fallimento, pubblico e privato, contro il quale indirizzare il proprio risentimento. Sono convinti che le promesse anticipino la realtà. E se non dovesse accadere, la responsabilità sarà di quelli che c’erano prima. Siamo stati male e c’è la quasi certezza di stare peggio.

A Tripoli è battaglia fra 7. brigata e Gna Stato d’emergenzaIl disarmo delle

milizie è sempre stato una priorità dei vari governi che si sono succeduti dalla caduta di Gheddafi

Il premier alSerraj non può fare affidamento su un esercito compatto ma solo su un coacervo di milizie. (AFP)

Marcella Emiliani Tutto è incominciato – o sarebbe meglio dire ricominciato – il 27 agosto scorso quando miliziani della Settima Brigata, che fa capo alle tribù leali all’ex regime di Gheddafi e adesso vicine al generale Khalifa Haftar, si sono scontrati nei quartieri meridionali della capitale libica con milizie rivali legate al Governo di Accordo Nazionale (con acronimo inglese Gna) guidato dal premier Fayez al-Sarraj, sostenuto oltre che dall’Onu da Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. La ragione di questa nuova fiammata di guerra civile starebbe tutta nella possibilità di accedere agli introiti petroliferi del Paese e ai finanziamenti che arrivano alla Libia soprattutto dall’Unione europea. Con le parole di Abdel Rahim al-Kani, comandante della Settima Brigata, la sua missione è sconfiggere «l’Isis dei soldi pubblici» che attualmente fa mancare beni di prima necessità ai cittadini e non paga nemmeno gli stipendi ai dipendenti della traballante macchina di governo di al-Sarraj. Fino all’aprile scorso, peraltro, la Settima Brigata era al soldo del Ministero della Difesa dello Gna, ma poi è stata disciolta. Non si capisce quindi se oggi si stia vendicando per motivi legati al suo scioglimento o – peggio – non sia lo strumento di un vero e proprio tentativo di colpo di Stato teso a liquidare al-Sarraj. Non è un caso infatti che la rivolta della Settima Brigata arrivi proprio quando il premier ha cominciato ad affrontare l’annoso problema delle milizie (e della loro anarchia) che dalla caduta di Gheddafi fanno il bello e il cattivo tempo in Libia. I vari governi del dopodittatura, peraltro, non essendo ancora stato completamente ricostruito un esercito nazionale, per garantire la propria sicurezza sono stati e sono costretti ad arruolare i signori della guerra e i loro scherani che hanno effettivamente il controllo del territorio e saldi legami con le autorità tribali locali. Così il 31 agosto scorso al-Sarraj aveva nominato due militari responsabili dei rapporti tra milizie e Forze armate: il generale Mohammed al-Haddad e il generale Osama Al-Juwaili, nella speranza che cominciassero a fare pulizia e garantissero la calma soprattutto a Tripoli. Così non è stato e si è giunti alla proclamazione dello stato di emergenza. Il futuro di al-Sarraj e della stessa Tripoli a questo punto dipende soprattutto dalla lealtà verso il premier di quella che al-Kani definisce l’«Isis dei soldi pubblici» (che con l’Isis non ha

niente a che vedere) cioè l’insieme delle milizie che sostengono ancora il Governo di Accordo Nazionale. Si tratta delle Brigate Rivoluzionarie di Tripoli o «Prima Divisione» che fanno capo al Ministero dell’Interno, comandate da Haitham al-Tajouri; della Forza di sicurezza centrale Abu Salim, guidata da AbdulGhani Al-Kikli, detto «Ghneiwa» (e con questo soprannome viene spesso indicata la stessa Forza di sicurezza); della Brigata Al Nawasi o Ottava Divisione guidata da Abdul Raouf Kara, una formazione islamista di Tripoli che però ha sempre combattuto il Califfato, come del resto le Rada, Forze Speciali di deterrenza della polizia militare che fanno capo al Ministero dell’Interno. La Brigata al Nawasi e le Rada oltre che per la loro posizione anti-Isis si sono sempre distinte anche per l’ostilità contro l’uomo forte della scena politica libica, il generale Khalifa Haftar, ministro della Difesa e Capo di Stato maggiore del governo cirenaico di Tobruk antagonista di quello tripolino di al-Sarraj. Più difficile da definire la posizione della Brigata 301 di Misurata, una delle formazioni più forti nel panorama delle milizie libiche, che è stata determinante per la sconfitta dell’Isis a Sirte nel 2016 e che fino ad agosto ha garantito il proprio appoggio, anche se un po’ defilato, al Governo di Accordo Nazionale. AlSarraj sabato 1. settembre aveva inviato a Misurata per chiedere aiuto il generale Mohammed al-Haddad. Ebbene, di lui si sono perse completamente le tracce. Inutile dire che sono risultati inascoltati gli appelli alla tregua del segretario generale dell’Onu António Guterres nonché dei quattro paesi che sostengono al-Sarraj: Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. In tutto questo l’ambasciata italiana a Tripoli continua a rimanere aperta, in attesa che si chiarisca se la Settima Brigata sta agendo motu proprio o per conto ad esempio del generale Haftar che da tempo manovra per portare la milizia nel proprio campo. Si sa di suoi contatti con i suoi leader, Abdel Rahim al-Kani e il fratello, nonché con esponenti della tribù più importante della Tripolitania, i Warfalla, il cui sostegno fu cruciale per il regime di Gheddafi. Il tutto per far cosa? E se davvero Haftar, o chi per lui, stesse pianificando un colpo di Stato, oppure il governo di al-Sarraj crollasse in virtù della propria debolezza, cosa farebbe il quartetto che attualmente garantisce il proprio appoggio al premier? L’Italia, per il momento, ha escluso di far intervenire in Libia le proprie Forze speciali.


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Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Politica e Economia

Ultima istanza per i diritti umani

Strasburgo La Corte europea dei diritti dell’uomo difende tutti i cittadini dei paesi del Consiglio d’Europa, quindi

anche gli svizzeri. L’iniziativa popolare per l’autodeterminazione su cui voteremo il 25 novembre porterebbe la Svizzera su una rotta di collisione con il Consiglio d’Europa e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo

Marzio Rigonalli La nostra Costituzione federale deve essere superiore al diritto internazionale? Risponderemo a questa domanda il prossimo 25 novembre, quando andremo alle urne per pronunciarci sull’iniziativa popolare federale dell’UDC: «Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l’autodeterminazione)». Depositata il 12 agosto 2016, l’iniziativa chiede che il diritto svizzero prevalga sul diritto internazionale. Di conseguenza, tutti i trattati che la Svizzera ha firmato e che contraddicono la Costituzione federale devono essere rinegoziati e, se necessario, anche denunciati. L’obbligo si applica a tutti gli accordi internazionali vigenti e, ovviamente, anche a quelli futuri. Non si applica, invece, soltanto in due casi: nei confronti dei trattati che sono stati sottoposti al referendum popolare, e nei confronti dello «Jus cogens», ossia di quelle disposizioni che sono generalmente accettate dalla comunità internazionale, come il divieto di genocidio, il divieto della schiavitù e della tratta degli schiavi, o la rinuncia alla tortura. Mancano più di due mesi al voto

popolare, ma il dibattito pubblico è già in corso. Molti sono gli aspetti che quest’iniziativa solleva, dalla sicurezza giuridica all’interno della Svizzera, all’immagine internazionale del nostro paese ed alle possibili ripercussioni sull’economia nazionale. L’aspetto più centrale riguarda il rispetto dei diritti umani e merita una particolare attenzione sia sulla situazione vigente che sui cambiamenti che potrebbero intervenire qualora il progetto dell’UDC venisse approvato dal popolo e dai cantoni. A livello internazionale, il perno della protezione dei diritti umani è costituito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, da due convenzioni approvate dall’Assemblea generale dell’ONU nel 1966, la prima relativa ai diritti economici, sociali e culturali, la seconda centrata sui diritti civili e politici, nonché da un buon numero di accordi internazionali. A livello europeo, il massimo organo deputato alla tutela dei diritti umani è il Consiglio d’Europa, creato nel 1949 da un primo gruppo di 12 stati che, con il trascorrere degli anni, si è poi allargato. Oggi, gli Stati membri sono 47, con una popolazione com-

plessiva di 800 milioni di persone. Vi partecipano praticamente tutti i paesi del continente europeo, ad eccezione della Bielorussia. Il Consiglio d’Europa ha sede a Strasburgo. Nel 1950, il Consiglio approvò la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali, un testo entrato in vigore tre anni dopo e che proprio negli ultimi giorni ha ricordato i suoi sessantacinque anni di esistenza. La Convenzione comprende una lunga lista di diritti umani che gli Stati membri del Consiglio d’Europa devono rispettare, come per esempio il diritto alla vita, la libertà di coscienza, la libertà di espressione e di riunione, il diritto ad avere un equo processo, il diritto al rispetto della vita privata e famigliare. Per garantire l’applicazione della Convenzione da parte dei paesi firmatari, il Consiglio d’Europa, nel 1959, creò la Corte europea dei diritti dell’uomo, un tribunale che oggi è composto di 47 giudici, uno per ciascuno degli Stati membri. È un’istanza giudiziaria permanente molto sollecitata. Ogni anno rilascia un alto numero di sentenze. Le sue decisioni sono vincolanti per tutti i paesi membri del Consiglio d’Europa.

Strasburgo, la Corte europea dei diritti dell’uomo: fra i 47 giudici c’è anche uno svizzero. (Keystone)

La Svizzera entrò a far parte del Consiglio d’Europa soltanto nel 1963, ossia quattordici anni dopo la creazione del Consiglio. Due sono le ragioni invocate per questo ritardo: la neutralità che impediva di aderire ad un’organizzazione che allora veniva ritenuta politica e l’obbligo d’introdurre il diritto di voto e di eleggibilità delle donne, che nel nostro paese divenne realtà soltanto nel 1971. La ratifica della Convenzione europea dei diritti dell’uomo avvenne nel 1974. Il Consiglio federale agì autonomamente, senza offrire al popolo la possibilità di esprimersi con un referendum. Dopo il 1974, la Svizzera è stata condannata circa cento volte. Un numero apparentemente alto, ma considerato basso rispetto alle numerose sentenze che hanno colpito tanti altri paesi. La maggior parte dei ricorsi concerneva questioni legate all’equità delle procedure e alle infrazioni del diritto al rispetto della vita familiare, con l’espulsione od il rinvio di un membro della famiglia. Due sono i principali vantaggi che la Svizzera trae dalla sua partecipazione alla Convenzione europea dei diritti umani. In primo luogo, consente al singolo cittadino di ricorrere al tribunale di Strasburgo ogni volta che si sente leso dalle autorità giudiziarie elvetiche in uno dei diritti fondamentali elencati nella Convenzione. Il diritto di ricorso è esteso anche alle persone giuridiche, come le aziende o le associazioni. Non mancano gli esempi di persone che hanno ottenuto dalla Corte di Strasburgo quello che era stato loro negato in Svizzera dai tribunali chiamati a pronunciarsi sulle loro situazioni. È stato così con la revoca del divieto di trasmissione di un film documentario sul ruolo della Svizzera nel secondo conflitto mondiale, con il riconoscimento alle vittime dell’amianto del diritto di avere un equo processo, anche se i termini di prescrizione non lo consentivano, con la condanna di pratiche lesive della libertà personale, legate a decisioni dell’autorità tutoria, con l’annullamento di

decisioni contrarie al principio della parità di trattamento. Il secondo vantaggio risiede nell’evoluzione del diritto elvetico. La Convenzione europea e le sentenze della Corte hanno consentito un’evoluzione che ha portato a colmare alcune lacune legislative, a correggere errori nella giurisprudenza e, in fin dei conti, ad avere una migliore protezione dei diritti umani, che rappresentano la base dello stato di diritto e della democrazia. L’accettazione da parte del popolo e dei cantoni dell’iniziativa per l’autodeterminazione avrebbe sicuramente conseguenze sui rapporti tra la Svizzera ed il Consiglio d’Europa da cui dipendono la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Corte europea dei diritti dell’uomo. È noto che l’iniziativa mira i giudici stranieri, come sta scritto nel suo titolo, e in primo luogo i giudici della Corte di Strasburgo, accusati di prendere decisioni contrarie alla legislazione elvetica. L’accettazione del testo in votazione non porterebbe automaticamente alla revoca da parte di Berna della Convenzione europea. Un simile passo non è previsto esplicitamente dall’iniziativa. Aprirebbe, però, la porta a conflitti dall’esito incerto. Basandosi sul primato del diritto interno, la Svizzera potrebbe adottare leggi o prendere iniziative contrarie ai diritti umani elencati nella Convenzione ed alla giurisprudenza della Corte e, quindi, ritrovarsi in una situazione che non le consenta più di soddisfare gli standard richiesti a livello europeo in materia di tutela dei diritti umani. In una simile ipotesi, il conflitto potrebbe sbocciare o nella revoca della Convenzione da parte della Svizzera o nell’espulsione del nostro paese dal Consiglio d’Europa. Nei due casi, il cittadino elvetico perderebbe un importante diritto di ricorso di cui dispone oggi, e la credibilità della Svizzera, per quanto concerne la difesa dei diritti umani, nonché la sua immagine internazionale nei confronti degli altri paesi europei, ne uscirebbero fortemente intaccate.

Il postino suona sempre meno Pubblicazioni Un saggio critico di Graziano Pestoni sull’impronta liberista impressa alla

Posta, alla luce delle mutazioni avvenute dopo lo scorporo dalle PTT della Swisscom Orazio Martinetti Non è facile definire oggi la Posta. Un tempo bastava dire: è un’azienda pubblica, retta e controllata dalle autorità federali competenti, poste sotto l’alta vigilanza dei poteri centrali, governo e parlamento. Parole non molto distanti da quanto fissava l’art. 33 della Costituzione del 1848: «l’amministrazione postale su tutto il territorio della Confederazione viene assunta dalla Confederazione stessa...». Detto fatto, il servizio postale iniziava l’esercizio l’anno successivo. L’integrazione delle ferrovie private negli organismi centrali fu più lenta, le cinque principali compagnie furono trasferite allo Stato solo tra Otto e Novecento. Un cammino analogo, dai cantoni al «Bund», ebbe luogo nell’organizzazione militare. Tratto distintivo: la divisa, il berretto, la croce federale, la «montura» che rendeva il funzionario immediatamente riconoscibile, e anche rispettato per i servizi che forniva a tutta la cittadinanza. Oggi la Posta si presenta come una «società anonima di diritto speciale», i

cui obiettivi sono: comunicazione, logistica, servizi finanziari, mobilità. La mutazione genetica avvenne nel 1998, con la scorporo dalle PTT delle telecomunicazioni, divenute «Swisscom», il ramo più remunerativo e promettente, legato alle nuove tecnologie, la gallina dalle uova d’oro che tutti amano allevare con generoso becchime. Per le attività tradizionali – gestione degli uffici postali, distribuzione delle lettere, contatto diretto con la clientela – iniziava invece una lunga marcia, non ancora terminata, fatta di razionalizzazioni, tagli, chiusure, aumento dei ritmi di lavoro. A giudizio della direzione sono mutate le abitudini e le esigenze della popolazione in conseguenza dell’avvento della posta elettronica e delle reti sociali. Fine della discussione. Graziano Pestoni, nel suo ultimo saggio, contesta questa interpretazione. I cellulari hanno certamente ridotto il traffico epistolare, ma questo calo di buste e lettere non giustifica il programma di ristrutturazione che i dirigenti si sono dati negli ultimi anni

con il benestare del Consiglio federale. Per l’autore sono altri i motivi che hanno minato alla base questo pilastro della coesione federale, storico fiore all’occhiello del modello elvetico: l’imperante ideologia liberista, ostile allo «Stato manager»; la ricezione pedissequa delle direttive comunitarie sulle privatizzazioni, che pur non essendo vincolanti per la Svizzera hanno tuttavia indicato la strada; le nuove dottrine d’impresa, ritenute superiori per reattività, puntualità e convenienza, e che promettono agli utenti un servizio più celere e a miglior prezzo. Pestoni è un ex sindacalista che crede nella Posta, il «gigante giallo» che, con le FFS, ha contribuito a far maturare nel paese un senso civico ineguagliabile, universalmente ammirato. Ne misura l’importanza scrutandolo dal basso, a partire dai turni dei postini, dagli affanni degli sportellisti costretti a svolgere il maggior numero di operazioni nel minor tempo possibile. Per contro non nutre quasi nessuna fiducia nei confronti dei vertici; anzi, li considera artefici di «uno dei più gran-

di espropri della storia: la cessione ai privati dell’azienda della Posta, ossia di un prezioso patrimonio nazionale». La sua diffidenza giunge al punto di sospettare un complotto volto ad indebolire persino un settore trainante come PostFinance, da attuarsi attraverso la cessione di azioni ai privati. Da notare che il saggio non menziona lo scandalo AutoPostale, venuto alla luce a pubblicazione avvenuta. Per arrestare il declino ed evitare altri, rovinosi guai, Pestoni non vede che una soluzione: il ritorno della Posta nelle mani della Confederazione. Una ri-nazionalizzazione totale che metta fine alla scriteriata politica di chiusure e che restituisca alla Posta i galloni guadagnati sul campo. Questa la proposta, che a taluni parrà fuori luogo, anacronistica, nostalgica, e troppo sganciata dal ruolo che sta assumendo la digitalizzazione, un processo che, se guidato con lungimiranza, può tornar utile anche alle regioni periferiche e alle valli. Ma al di là degli scenari e delle accuse che l’autore muove all’odierna dirigenza, resta

l’invito a tenere gli occhi ben aperti. Un compito che spetta ai partiti, ai sindacati, alla politica, ma anche alla società civile in tutte le sue articolazioni. Perché la Posta rimane un «bene comune» da tutelare e da difendere da chi vorrebbe spolparla fino all’ultima cartilagine, vanificando i tentativi di tenere assieme innovazione tecnologica, servizio pubblico e coesione nazionale. Bibliografia

Graziano Pestoni, La privatizzazione della posta svizzera. Origine, ragioni, conseguenze. Syndicom e Fondazione Pellegrini-Canevascini, Lugano, 2018.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Politica e Economia

Verso la soppressione del valore locativo?

Politica dell’alloggioLa Commissione dell’economia del Consiglio degli Stati ha trovato un accordo per la

soppressione del reddito presunto dell’abitazione in proprio che contempla anche la deduzione degli interessi ipotecari

Ignazio Bonoli Del problema del «valore locativo», cioè il reddito fittizio che viene tassato a chi vive in casa propria, si parla da tempo in Svizzera. Finora non si è, però, mai riusciti a trovare una soluzione, soprattutto a causa degli ambienti della sinistra che si oppongono a una riforma talvolta chiedendo anche una riduzione sul reddito tassabile dell’affitto pagato dagli inquilini. La questione viene poi complicata anche dalle deduzioni che sono concesse sul valore locativo: in ogni caso gli interessi sul debito ipotecario e le spese per la manutenzione dello stabile in una certa proporzione. Ma, come accennato, benché la discussione duri ormai da oltre venti anni, una soluzione concordata non è ancora stata possibile. Questo probabilmente perché il concetto di valore locativo non è così negativo come si vuol far credere. Intanto perché rende possibile la deduzione degli interessi sul debito ipotecario e delle spese di manutenzione, nel senso di una certa parità di trattamento fra proprietari e inquilini, nonché il finanziamento in proprio e quello di terzi. Ma poi anche perché i precedenti tentativi di abolirlo prevedevano sempre le stesse deduzioni. Dall’anno scorso si sono, però, delineate alcune novità. L’Associazione

svizzera dei proprietari di case si è detta disposta ad accettare anche la soppressione di ogni deduzione fiscale dopo la soppressione del valore locativo. Questo perché l’attuale livello molto basso dei tassi di interesse non rende più così interessante la deduzione degli interessi ipotecari e delle spese, al punto da rendere più attraente una soppressione pura e semplice del concetto di valore locativo in campo fiscale. Lo stesso anno, le Commissioni dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati e del Consiglio Nazionale hanno accettato un’iniziativa per un cambiamento del sistema di tassazione del reddito dell’abitazione in proprio che avesse effetti neutri a lunga scadenza. A metà agosto di quest’anno la Commissione del Consiglio degli Stati ha fatto sapere di aver trovato un accordo di ampia maggioranza su alcuni punti importanti della riforma. In particolare la soppressione della tassazione del valore locativo dell’abitazione in proprietà comporta anche la soppressione della deduzione delle spese di manutenzione dell’abitazione. A livello di Confederazione è prevista anche la soppressione delle deduzioni per il risparmio energetico e per la protezione dell’ambiente. I cantoni possono però mantenere la deduzione delle spese per questi investimenti. Tuttavia la nuova proposta chiede di mantenere la pos-

Niedergösgen, canton Argovia; il compromesso in discussione favorirà i piccoli proprietari? (Keystone)

sibilità di dedurre le spese per interessi ipotecari. Già oggi vi sono però alcuni limiti. La Confederazione autorizza una deduzione massima di 50’000 franchi sul totale del reddito della sostanza tassabile. La Commissione propone, in una prima variante, una deduzione del 100% degli interessi sui debiti ipotecari dal reddito della sostanza (che non contiene più il valore locativo). In una

seconda variante una deduzione massima dell’80% del reddito della sostanza totale tassabile. È inoltre prevista una deduzione degli interessi ipotecari per i nuovi proprietari dell’alloggio. La misura vuole favorire l’acquisizione della propria abitazione e si adegua a una precedente proposta del Consiglio federale che prevedeva una deduzione massima di 10’000 franchi per il primo anno, seguita da una ridu-

zione progressiva sull’arco di 10 anni. La proposta favorisce i giovani proprietari e corrisponde all’articolo costituzionale sulla promozione dell’abitazione in proprio. Cosa che non verrebbe realizzata con la soppressione pura e semplice del valore locativo, che comunque è di regola già molto inferiore agli affitti di mercato. Questa promozione costerebbe circa 800 milioni di franchi all’anno alla Confederazione, ma tutta la riforma, a lunga scadenza, sarebbe finanziariamente neutra. Molto dipende però dal livello dei tassi di interesse. Il cambiamento di sistema proposto diventerebbe neutrale per il bilancio della Confederazione a partire da un tasso di interesse ipotecario tra il 3 e il 4%. Nel 2017, il tasso medio dei debiti ipotecari sulle abitazioni era ancora vicino all’1,5%. Dalle primissime reazioni, si può constatare una certa soddisfazione tra i proprietari di case, mentre i rappresentanti degli inquilini si dichiarano piuttosto scettici, ma attendono il risultato finale della riforma. Il testo finale dovrebbe essere pronto nel primo trimestre 2019 per la consultazione. Le prospettive di una riuscita, grazie al basso livello dei tassi di interesse, dovrebbero essere migliori che in passato. Il discorso sulle deduzioni fiscali sarà però ancora una volta difficile. Publireportage

Publireportage

La Banca Migros da 30 anni a Bellinzona: festeggiate con noi l’anniversario Nel 1988 la Banca Migros aprì la sua succursale di Bellinzona. Venite a trovarci il 20 e il 21 settembre in Via Camminata 1 per brindare insieme al nostro 30° anniversario. Nascevano il pilota italo-svizzero Sébastien Buemi e Rihanna, alle Olimpiadi invernali di Calgary la Svizzera vinceva 15 medaglie, veniva introdotto l’indice azionario svizzero SMI... e la Banca Migros apriva la succursale di Bellinzona: correva l’anno 1988. Nel 2018 celebriamo dunque il nostro terzo decennio e vi invitiamo a festeggiare insieme a noi. Celebrate con noi – vi aspettano tante sorprese Venite a trovarci il 20 e il 21 settembre in Via Camminata 1: vi aspettano tante sorprese e un gioco a premi. Alla ruota della borsa la vittoria è dolce: con una mano fortunata potete accrescere il vostro patrimonio in monete di cioccolato. Giocando scoprite inoltre strategie e possibilità d’investimento e partecipate all’estrazione finale di due marenghi d’oro.

«I nostri valori cooperativi restano immutati e più attuali che mai» Nel realizzare la sua rete di filiali in tutta la Svizzera, la Banca Migros approdò in Ticino ancora prima di aver aperto la prima sede in Romandia. Già nel 1973 e nel 1974 si insediò a Lugano e a Chiasso, mentre alcuni anni dopo seguirono le succursali di Bellinzona (1988) e Locarno (2009). «Dall’apertura della nostra sede di Bellinzona molte cose sono sicuramente cambiate», spiega il Responsabile della succursale Marco Menghini. «Sono però rimasti immutati i nostri valori cooperativi, che risultano più attuali che mai.» È per questo che la Banca Migros non punta alla massimizzazione dei propri profitti, bensì desidera offrire ai clienti condizioni vantaggiose.

Marco Menghini, Responsabile della succursale marco.menghini@bancamigros.ch

30 anni a Bellinzona, 60 anni di Banca Migros Questa filosofia non esiste solo da 30 anni, ma sin dal 1958, quando il pioniere della Migros, Gottlieb Duttweiler, fondò la Banca Migros. Brindate dunque con noi al doppio anniversario: 30 anni a Bellinzona, 60 anni di Banca Migros. Orari di apertura: Lunedì-venerdì 8.30-12.15, 13.30-17 Banca Migros SA Via Camminata 1, 6500 Bellinzona Service Line 0848 845 400, bancamigros.ch


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Politica e Economia Rubriche

Il Mercato e la Piazza di Angelo Rossi Competitivi? Per il momento non ancora Da qualche anno UBS pubblica e rivede regolarmente il suo indicatore di competitività dei Cantoni. Precisiamo che questo indicatore più che la competitività delle economie cantonali misura l’attrattiva dei Cantoni come possibili localizzazioni di nuove aziende. Si tratta di una misura che si ottiene mescolando e ponderando i valori di più di 50 variabili che possono influenzare la scelta della localizzazione da parte di un’azienda. Si tratta di variabili che informano sulla situazione in materia di innovazione tecnologica, struttura economica, livello di formazione della popolazione attiva, mercato del lavoro, accessibilità, dimensioni del mercato, finanze dello Stato e costi di produzione. Come nella grande cucina, anche nel calcolo di questo indicatore degli indicatori l’arte sta naturalmente nel modo di mescolare gli ingredienti. Nel

nostro caso, la «giusta» combinazione delle variabili viene calcolata con metodi statistici che stimano, partendo dai valori disponibili, il peso che sarà attribuito a ciascuna variabile in ciascun Cantone nel calcolo del valore dell’indicatore aggregato, limitando al minimo, quindi, la soggettività nelle scelte. Ricordiamo ancora che il valore massimo che questo indicatore può raggiungere raggiungere è 100 mentre il minimo, ovviamente, è zero. Stando alle stime per il 2018, pubblicate un paio di settimane fa, il Cantone più competitivo, con un indicatore di competitività uguale a 100, è Zugo. Il meno competitivo, invece, è il Giura, con un indicatore pari a 35. UBS ha anche stabilito delle classi di competitività. I Cantoni top competitivi sono quelli che hanno un indicatore superiore a 90, ossia Zugo, Zurigo e Basilea. Vengono poi, con valori

dell’indicatore tra 75 e 90, 4 Cantoni altamente competitivi. In posizione solida, con un valore dell’indicatore tra 60 e 75 sono invece 11 Cantoni. Questa è la categoria mediana, quella che raccoglie il maggior numero di Cantoni. Ci sono poi ancora due categorie con 5, rispettivamente 3 Cantoni, che hanno un valore dell’indicatore di competitività moderato o modesto. L’indicatore è moderato se il suo valore si trova tra 50 e 60 e modesto invece quando è inferiore a 50. Il Ticino guida il gruppo dei Cantoni con competitività moderata. Con un valore dell’indicatore di competitività pari a 57,9 è arrivato oramai quasi alla soglia della categoria dei Cantoni con competitività solida, migliorando le sue posizioni da un anno di stima all’altro. Ricordiamo che, nel 2016, il nostro Cantone si trovava ancora in coda ai Cantoni con competitività

moderata, con un valore dell’indicatore pari a 51,4. È certo che la realizzazione dell’Alptransit ha contribuito a migliorare la sua accessibilità. Stando ai ricercatori dell’UBS con le riforme fiscali dello scorso anno è migliorata in Ticino, rispetto agli altri Cantoni, anche la situazione in materia di costi per le aziende. È pure possibile che la migliorata situazione delle finanze del Cantone abbia incentivato di qualche punto il valore dell’indicatore di competitività del Ticino. Tuttavia è difficile che il Cantone, con la struttura economica che si ritrova possa, in futuro, far aumentare ancora di molto il suo indicatore di competitività. E questo perché si tratta di un Cantone periferico rispetto al resto del paese. Se consideriamo infatti la distribuzione dei valori dell’indicatore per sottoregioni ci accorgiamo che i valori più bassi si ritrovano nei distretti dei

Cantoni alpini e del Giura , mentre i più alti riguardano i distretti dei Cantoni di quella che ci si è abituati a chiamare la «Greater Zurich Area». Di conseguenza, ulteriori miglioramenti nell’indice di competitività del Ticino potranno essere ottenuti solo nella misura in cui migliora ancora di più la sua accessibilità nei confronti del polo economico zurighese. Almeno sino a quando UBS continuerà a dare un peso così importante alla possibilità di accedere al mercato nazionale. Se dovesse invece tener conto nel suo calcolo anche della propensione dell’economia cantonale verso l’esportazione, è probabile che si arriverebbe a una classifica ben diversa. In questo caso il Giura, grazie all’industria degli orologi, non occuperebbe più l’ultimo posto e il Ticino si installerebbe almeno nel bel mezzo della categoria dei Cantoni con valori solidi di competitività.

dei profughi eritrei a bordo della nave Diciotti? Salvini supera il 30 per cento nei sondaggi. I giudici bloccano i fondi della Lega dopo la megatruffa ordita – secondo la sentenza di primo grado – da Bossi e dal suo tesoriere? L’opinione pubblica è comprensiva (verso la Lega s’intende). Il cattivismo, all’evidenza, paga. Poi ci sono le contestazioni. La manifestazione di Milano contro il vertice Salvini-Orban. Il confronto a Rocca di Papa tra Casa Pound e il comitato di accoglienza ai migranti. In entrambe le occasioni qualche tg ha usato l’espressione «manifestanti antifascisti». Mi pare una semplificazione non opportuna. Come se chi non era in piazza a Milano o a Rocca di Papa non fosse antifascista. Per quanto mi riguarda, sono antifascista da quando, bambino, ascoltavo i miei nonni – non due radical chic: un macellaio e un contadino – raccontare quale orrore di violenza e sopraffazione sia stato il fascismo; ma non per questo penso di scontrarmi a Rocca di Papa con Casa Pound. Il punto è che l’antifascismo

e l’anticomunismo sono come l’aria e l’acqua. Due cose necessarie e sempre valide, che dovrebbero essere scontate, di cui si sente la mancanza quando latitano. L’antifascismo non è una «cosa di sinistra» e l’anticomunismo non è una «cosa di destra»: sono, o dovrebbero essere, due valori condivisi da tutti. Contestare Salvini è lecito; trattarlo da fascista è sbagliato e fuorviante. È vero che Salvini talora strizza l’occhio al neofascismo italiano, che esiste, per quanto marginale. Sono atteggiamenti da capetto di un partitino del 3 per cento, non da un leader che ha l’ambizione di rappresentare non solo la destra dura ma anche i moderati, i cattolici, i conservatori. Anche da queste cose si misurerà la capacità di Salvini di diventare il nuovo capo del centrodestra. È utile rileggere un libro straordinario, L’Italia in camicia nera. Indro Montanelli e Mario Cervi raccontano quasi giorno per giorno l’ascesa al potere di Benito Mussolini. Tutto è completamente diverso: il contesto storico, le personalità in campo, le caratteristiche del Paese. Certo, qualche punto in

comune si può trovare: la violenza con cui si liquidano gli avversari politici e in genere chi non la pensa allo stesso modo; cent’anni fa era una violenza fisica, oggi è una violenza verbale. Ma leggere il presente con le categorie ideologiche del passato non aiuta a capire. Invece l’analisi dei ricorsi storici è una sorta di tic nazionale. Il fascismo viene tirato in causa spesso a sproposito. Lo si è fatto anche venticinque anni fa, quando apparve sulla scena Berlusconi, e quando l’Italia non era governata dalla rete, ma dalla televisione. Si è cantato Bella Ciao in situazioni che non c’entravano niente. Si è evocata la Resistenza in battaglie come quella contro l’alta velocità che nulla avevano a che fare con il No detto da tante italiane e tanti italiani ai nazifascisti. In questo modo si sono costruite reputazioni e carriere, ma si sono logorati parole e valori – ad esempio l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso, etnia, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali – che dovrebbero appartenere a ogni partito, a ogni coscienza.

addetti erano impegnati a nascondere, ad abbellire o riciclare il vuoto, quando invece avrebbero dovuto pensare ai rapporti, alle energie e ai valori umani che se ne stavano andando: prima per scelte proprie, poi per mai osteggiate politiche dei datori che riducevano o spostavano i posti di lavoro, infine per l’aggravarsi della crisi. Non sto dando fondo al pessimismo. Sto solo cercando di arrivare ai numeri che contano, alla luna nascosta. Moltiplicando 3000 persone che non hanno più domicilio, o un posto o legami di lavoro in centro (e sono ottimista, credo, se non conteggio quelle sostituite da frontalieri), per 5 giorni della settimana e ancora per una cinquantina di settimane si supera di sicuro il mezzo milione di presenze annue (quindi costanti, non «da autosilo» o da mordi e fuggi) che sono svanite. È questo, a mio avviso, il peso dell’anima che Lugano ha perso. Ed è anche il volume della luna a cui bisognerebbe oggi saper guardare con un legislativo

e un esecutivo schierati, piuttosto che seguendo una task force. A fine agosto, su questa stessa pagina il professor Angelo Rossi in un magistrale sorvolo sui dati dell’andamento demografico delle città svizzere, dopo aver annotato che l’età media della popolazione di Zurigo, nel corso degli ultimi 6 anni, è scesa da 42 a 38 anni, ha indicato anche lui la luna luganese: Lugano è «città in perdita di attrattiva, che continua ad invecchiare e che detiene, tra le maggiori città svizzere, il primato di longevità media della sua popolazione: 46 anni nel 2016». Da questi dati, piuttosto che dai miei azzardi, dai numeri dei posteggi o delle cifre d’affari in picchiata, è possibile derivare la traccia di una potenziale proposta di «elemento caratterizzante»: sconfiggere il tasso di denatalità. Certo, niente a che vedere con arti, commerci o turisti, e nessuna promessa di risultati immediati sotto il profilo economico. Eppure pensare e costruire una Lugano «young friendly»

(o addirittura «kids friendly») per chi torna ad abitarla o chi la visita è una visione che allargherebbe il respiro. Oggi è proprio grazie al ringiovanimento della sua popolazione che Zurigo conosce una crescita caratterizzata da fervore giovanile e garantita da decine di dinamiche «start up» che offrono nuove opportunità di lavoro e fanno rivivere interi quartieri dettando i trend più moderni alla città, dall’architettura sino ai servizi. Un obiettivo, quello del ringiovanimento demografico, che difficilmente verrebbe scelto da esperti obbligati (dalle girandole del marketing) a proporre soluzioni... realistiche. Potrebbe invece entusiasmare una amministrazione che in parallelo sappia impegnarsi anche a smuovere la nostra riluttanza verso l’imprenditorialità e verso il rischio, nonché a convincere i cittadini che l’elemento costitutivo del nostro futuro non potrà più arrivare, come è capitato con il turismo e il finanziario, per grazia ricevuta.

In&outlet di Aldo Cazzullo L’estate di Salvini In Italia è stata l’estate di Matteo Salvini. Salvini al Palio di Siena, città per settant’anni amministrata dalla sinistra e ora conquistata dalla Lega. Salvini a Viterbo per la Macchina di Santa Rosa, la gigantesca ed effimera torre attorno a cui viene organizzata una grande festa popolare, che ha accolto il ministro dell’Interno come

un trionfatore. Salvini al festival del cinema di Venezia con la compagna e star televisiva Elisa Isoardi. Ovunque tripudio, selfie, applausi; persino al funerale delle vittime del ponte di Genova. Paradossalmente, più sono negative le situazioni, più cresce il consenso attorno al leader della Lega. Il mondo si scandalizza per il sequestro

Zig-Zag di Ovidio Biffi Una «task force» per la luna In pieno agosto, con il Municipio garante e con il supporto dei vari ambienti interessati, Lugano ha deciso di dotarsi di una task force che avrà un compito poco comune: individuare un elemento in grado di caratterizzare la città agli occhi del turista svizzero e internazionale. Il «Corriere del Ticino», già nel lancio della notizia in prima pagina, precisava che il traguardo dovrà risultare una componente trainante «come lo è il jazz per Montreux o la musica classica per Lucerna». «Vaste programme» direbbero i francesi. Compito decisamente arduo (e aggravato dalle ricadute del caso «SkyWork») ma che rischia di diventare il solito esercizio «a secco» visto che si limita a guardare il dito e a non interessarsi della luna. Giustamente ci si preoccupa di strade con palazzi, uffici e negozi vuoti e delle conseguenze che ne derivano per i commerci e il turismo. Ma stiamo guardando solo il dito, forse la mano.

Continuiamo a trascurare la luna che sta dietro, le migliaia di uomini e donne che nell’ultimo decennio hanno detto addio alla città, al centro e alla sua attrattiva. È questa, a mio avviso, l’anima che si vorrebbe recuperare e che è svanita («sfrigüiada» si direbbe in dialetto) svuotando di vita i centri cittadini (sto parlando di Lugano, ma è fin troppo chiaro che il discorso si addice ad altri centri del cantone). È l’essenza – o la fattura se volete – costituita da migliaia di posti di lavoro, oggi soprattutto del terziario avanzato, ma prima ancora di tante nicchie dei servizi e dell’artigianato, persi per colpa delle «scelte di vita» sinonimi di prepensionamenti, di attività scomparse o di altre legittime opzioni a cui nessuno ha mai badato prima della crisi. Per decenni politici e amministratori hanno badato solo a incertezze ed equilibri dei contributi fiscali, quasi mai agli uomini, alle donne e alle famiglie, alle migliaia di persone «perse» dalla città. Municipi e


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Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Cultura e Spettacoli Dalla cronaca alla scena Nadir Vassena, Anahì Traversi e Fabrizio Rosso presto in scena al Foce con Rosa, il caso Vercesi

Gli animali? Un po’ più vicini Adelphi inaugura una nuova collana, forse per lei un po’ insolita: «Animalia» intende esplorare quanto ci accomuna al mondo animale, si parte con gli elefanti pagina 33

La musica ritorna in grande stile Ricominciano gli appuntamenti da non perdere e le grandi rassegne del Cantone: dal Barbiere di Siviglia alle Settimane musicali di Ascona pagina 35

pagina 31

Königliche Regenwürmer, (Lombrichi reali, Ndr) di Steiner& Lenzlinger.

La premiata ditta Steiner & Lenzlinger MostreLa prima retrospettiva del famoso duo di artisti svizzeri allestita al Museum Tinguely di Basilea

Emanuela Burgazzoli «La creazione è importante per noi, sia nel senso di fare nascere qualcosa, sia nel senso di fare arte». Gerda Steiner e Jörg Lenzlinger, dopo Fischli e Weiss (scomparso nel 2012), sono certamente il duo di artisti svizzeri più noto a livello internazionale. Anche per questa coppia – attiva dai primi anni Novanta – creare significa reinterpretare oggetti della quotidianità nel segno dell’ironia, significa giocare e soprattutto invitare il pubblico a giocare, a vivere un’esperienza e ad agire per poter cambiare qualcosa, anche soltanto per un momento. Non stupisce quindi ritrovare a Basilea, come due anni or sono all’ultima Biennale di Sidney, una strana macchina (e non a caso siamo nel Museo dedicato al maestro delle macchine surrealiste Tinguely) a metà fra l’attrezzo ginnico e la macchina scenica, in cui lo spettatore è chiamato a entrare in scena come il regista di un pezzo di mondo fiabesco. E come tutte le fiabe che si rispettino, anche questa nasconde lati inquietanti, come i cadaveri (finti) di

animali infilati in grandi congelatori che si possono intravedere a ogni battito di coperchio (che si sollevano in sincrono), movimento accompagnato dal sottofondo sonoro di strani versi e gridi. Anche qui, come nella sala fitness allestita in Australia, l’esercizio fisico provoca sottili torsioni, lievi movimenti di oggetti sospesi al soffitto, visibili per esempio sdraiandosi comodamente sotto una volta di rami e fiori in cui si sbuca dopo aver percorso un tunnel di carta stagnola, dalle pareti fruscianti. Una bosco-giardino che richiama quello famoso e realizzato per primo per la Biennale di Venezia del 2003 nella Chiesa barocca di San Stae. Siamo nella sala al centro di una mostra che si presenta anche come la summa di oltre venticinque anni di carriera di questo duo, che ha sempre cercato di tenersi alla larga dalle trappole del mercato dell’arte. Oggi Steiner e Lenzlinger, lucernese lei, zurighese lui, sono i felici proprietari di una grande casa nella campagna basilese, a Langenbruck, circondati da oggetti e piante che crescono e vivono in libertà come in un anarchico giardino dell’Eden

del fantastico, tanto che in una recente intervista, alla domanda «Vi sentite artisti, giardinieri o piuttosto Dio?», la risposta è stata: «Forse siamo un po’ tutto questo». Per la mostra di Basilea la formula scelta è stata quella di un giardino-labirinto, al quale si accede attraverso tre porte che immettono in tre diverse dimensioni temporali: il passato, il presente e il futuro. Chissà perché mi viene in mente il celebre Canto di Natale di Dickens, racconto in cui il protagonista si ritrova a vivere lo spirito del Natale passato, presente e futuro. E dunque viaggio temporale sia: aprendo la prima porta, si attraversa una casetta degli attrezzi, e il passato ci porta in una Wunderkammer (termine molto, forse troppo in voga ai nostri giorni), ovvero in una stanza delle meraviglie in cui la passione per gli oggetti quotidiani e per una loro reinterpretazione in chiave ludica (come il giradischi con le puntine-fungo) appare componente fondamentale nell’universo creativo di Steiner&Lenzlinger; in queste opere si colgono le dirette ascendenze del surrealismo, della pop-art, del kitsch. Ironia sembra la parola d’ordine; quell’ironia

leggera, ma non frivola, che si ritrova nelle opere di altre celebrità artistiche elvetiche, come Pipilotti Rist e Markus Raetz. Ma emerge già in queste prime opere l’interesse per i processi di trasformazione e di crescita in quel laboratorio infinito che è la natura. Il presente è esplorato invece sotto il segno della bellezza: i visitatori sono accolti in un ipotetico e surreale istituto di bellezza, dove è possibile farsi inoculare il virus della bellezza, lasciare le proprie lacrime in un laboratorio di ricerca (un lavoro che continua la raccolta già iniziata nella Fukushima post catastrofe nucleare), scoprire a quale tipo di fiore (artificiale) corrisponde la propria personalità producendo un suono in una conchiglia, passare in rassegna i rimedi al mal di testa di alcuni paesi del mondo e infine curarsi sdraiandosi sotto un frammento di meteorite. Nel futuro invece si entra in una sala in cui regna l’incompiuto, il caso, l’incontrollabile, come il giardino di cristalli che crescono e mutano di forma con il passare dei giorni: una tipica opera di Steiner&Lenzlinger;

qualcuno ricorderà alcune mostre alla Galleria Buchmann di Montagnola. Si è nel cuore della poetica della coppia, là dove regna la convinzione che i confini fra naturale e artificiale siano estremamente labili; in una dimensione di nascita, crescita, decadenza e morte presenti in ogni lavoro del duo, con esiti artistici diversi; tutto il lavoro si crea con materiali raccolti sul posto, osservando usanze e abitudini locali, riciclando oggetti e materiali trovati camminando per boschi e città, così da ricreare un cosmo ibrido da vivere con tutti i cinque sensi. Un caotico universo in cui gli oggetti più disparati sembrano vivere in equilibrio effimero e precario, incompiuto e incerto. Too Early to Panic: niente paura, le cose della vita troveranno il loro ordine. Dove e quando

Gerda Steiner & Jörg Lenzlinger. Too Early to Panic. Basilea, Museo Tinguely (Paul Sacher-Anlage 1). Orari: ma-do 11.00-18.00; lunedì chiuso. Fino al 23 settembre 2018. www.tinguely.ch


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Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Cultura e Spettacoli

La voce si fa suono per Rosa, l’omicida In scena Il prossimo fine settimana al Foce la nuova produzione di Nadir Vassena

con Anahì Traversi e Fabrizio Rosso

Solo effetti collaterali NetflixAmbizione

tecnologica e salute in The Bleeding Edge Alessandro Panelli

Zeno Gabaglio «L’ascolto è un esercizio di fantasia, un viaggio. Chi non sa ascoltare, rinuncia». Un brillante aforisma? Un epitaffio a effetto? Una trovata estetico-comunicativa? Niente di tutto ciò: la frase tanto efficace quanto profonda è parte dell’argomentazione che Nadir Vassena – compositore ticinese dalla ricca attività internazionale e già distintosi al Premio svizzero di musica – costruisce attorno a ROSA, il caso Vercesi, lo spettacolo che andrà in scena i prossimi sabato 15 e domenica 16 settembre al Teatro Foce di Lugano. «Una produzione al confine tra due “generi” – la danza e la performance – ma sempre con un’unica figura umana al centro e con un importante connubio fra la musica e gli aspetti visivi e testuali». Un po’ com’era stato per La forme de l’âme, spettacolo presentato nel 2015 al LAC e poi al Modern Body Festival den Hague nei Paesi Bassi. E – guarda caso – anche in quell’occasione l’aspetto scenico-visivo era stato curato dal poliedrico ideatore Fabrizio Rosso. «Con ROSA, il caso Vercesi ci spostiamo decisamente di più verso il teatro» prosegue Vassena «ma non è né teatro musicale né opera. L’idea – non troppo originale, per la verità – è quella di stabilire una vera relazione di necessità fra le varie componenti sceniche: la musica non è solo appiccicata (come molto spesso accade) ma nasce insieme alla regia e dirige l’azione scenica dell’attore». Se si tratta anche di teatro è quasi inevitabile la presenza di attori, ed ecco dunque Anahì Traversi (che con Rosso aveva già lavorato a La Extravagancia #0, selezionata allo Schweizer Theatertreffen 2015) qui impegnata in «un approccio interdisciplinare. Non tanto per usare una parola di moda ma proprio perché, se qualcuno avesse

Anahì Traversi è la protagonista di Rosa, il caso Vercesi. (Teatro Foce)

assistito alle prove, avrebbe sentito il regista chiedere un certo tipo di sonorità, il compositore chiedere all’attrice di restare immobile all’ascolto di un momento musicale, l’attrice domandare un certo tipo di trattamento sonoro della propria voce, e via di seguito».

L’intento di Vassena è di riuscire a creare un tutt’uno organico, in cui lo spettatore possa immergersi Verrebbe quasi da dubitare che in ROSA, il caso Vercesi sia in atto una confusione di ruoli. «Una confusione però proficua – da non confondere con il dilettantismo dell’improvvisazione –

che è possibile solo quando le persone che lavorano insieme si conoscono e si rispettano da tempo. La speranza è ovviamente quella di aver creato un tutt’uno organico in cui lo spettatore possa immergersi, senza quasi più “sentire” le varie componenti teatrali che singolarmente vanno a formare il tutto». L’intera azione si basa su un caso di cronaca: la famosa vicenda omicida di Rosa Vercesi che scosse l’Italia degli anni ’30 per la propria natura torbida, misteriosa, moralmente inaccettabile. Avvenimenti reali che saranno resi in modo narrativo o piuttosto evocativo? La storia di Rosa Vercesi sarà testo o pretesto? «La storia è semplicemente una storia come tante altre: importante, paradossalmente, per la banalità dei suoi presupposti, e tragica perché trasformata (dal palcoscenico dei mass media dell’epoca) in un “caso”. Come

spesso capita in queste situazioni rimane sempre più interessante quello che non si sa della vicenda che non i fatti di cronaca, e soprattutto cercare di indagare come noi spettatori ci rapportiamo a eventi così eclatanti, che sentiamo lontani ma che sono sempre molto vicini e “possibili” nella vita di ciascuno». In che modo Nadir Vassena è riuscito a sorpassare – nella sua scrittura musicale, che da sempre si distingue per rigore e coerenza propri – l’eterno dilemma teatrale, per cui se c’è parola questa dev’essere innanzitutto capita, e la musica passa immediatamente in secondo piano? «L’aspetto dell’ascolto è centrale in questo come in tutti i miei lavori e la voce dell’attrice – anche se vi sono molti suoni vocalici trattati e rielaborati nella scrittura musicale – non è una vocestrumento ma soprattutto un corpo che risuona nella musica che lo circonda».

A grandi aspettative grandi risposte Mostra del CinemaQuest’anno la kermesse veneziana è svolta all’insegna della qualità:

la scelta di includere piattaforme come Netflix risulta vincente Nicola Falcinella

Film molto lunghi, spesso di durata eccessiva, sovente ambientati in epoche passate, ma di livello medio alto. La 75esima Mostra del cinema di Venezia che ha consegnato il Leone d’oro sabato sera si presentava con un carico elevato di aspettative, che è riuscita nell’insieme a mantenere. Se si guarda alle aree geografiche, poco presente l’Asia, con il solo Zan del giapponese Shin’ya Tsukamoto in concorso, passato negli ultimi giorni a giornale già in stampa. Presenti gli Stati Uniti e soprattutto il Messico, con Roma di Alfonso Cuaron, forse l’unico a mettere d’accordo tutti. Una storia familiare dal sapore autobiografico tra il 1970 e il 1971, nel quartiere bene di Città del Messico che dà il titolo al film. La signora Sofia ha quattro figli, un marito sempre assente e due domestiche indigene che amano andare al cinema. Di queste, Cleo, abbandonata dal fidanzato quando resta incinta, vive emozioni simili alla padrona, pur nella differenza sociale e di ruolo. Un bianco e nero elegantissimo, un utilizzo portentoso della profondità di campo, almeno due sequenze (al cinema e il salvataggio in mare) memorabili, in un’opera commovente sulla quotidianità, oltre a protagoniste che lasciano il segno.

La locandina di 22 July di Paul Greengrass, presto su Netflix.

Le donne dominano, e si scontrano ferocemente, in La favorita di Yorgos Lanthimos, ambientato nell’Inghilterra di inizio ’700, alla corte della regina Anna. Sarah, consigliera della sovrana e moglie del comandante dell’esercito, assume come domestica Abigail, cugina caduta in disgrazia che vuole riscattarsi e farà di tutto per ingraziarsi il trono. Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz incrociano

spade e fioretti in una gara di bravura, al servizio del film più equilibrato e meno programmaticamente irritante del regista greco. Ancora dal Messico, ambientato in un ranch poco distante dalla capitale, arriva Nuestro tiempo di Carlos Reygadas, un anomalo triangolo amoroso di tre ore con la durata giustificata dall’atmosfera e dallo sviluppo delle tematiche. Come si cambia durante un matrimonio? Come rivitalizzare la passione? Cos’è il tradimento? L’amore è manipolazione? Domande che il regista messicano pone a ragazzini che giocano liberi all’aperto tra cavalli da domare e tori che corrono e si scornano, sotto un cielo che sembra dipinto e tempeste che scuotono anche gli animi. Sei episodi costituiscono The Ballad Of Buster Scruggs di Ethan e Joel Coen che tornano al western ironico e crepuscolare, dove non ci sono certezze e non si salva quasi nessuno: non tutti i segmenti sono allo stesso livello, ma almeno quattro sono scoppiettanti e affilati. Con il duro West si confronta anche Jacques Audiard, Palma d’oro a Cannes per Dheepan, in The Sisters Brothers, e ne esce bene. Due fratelli assassini sulle tracce di un cercatore d’oro, tra paure e avidità e un ribaltamento di ruoli tra i due. L’altro francese in

gara, Olivier Assayas rivela una vena ironica e di commedia molto apprezzabile in Doubles vies – Non-Fiction, che riflette con leggerezza e profondità sui sentimenti e sul ruolo della cultura e degli scrittori, anche alla luce dell’imporsi di nuove tecnologie negli ultimi decenni. In 22 July l’inglese Paul Greengrass ricostruisce le stragi di Oslo compiute il 22 luglio 2011 dal terrorista Anders Behring Breivik, che uccise 77 persone come gesto di lotta al multiculturalismo e all’immigrazione e per la difesa dell’«identità europea» e di uno «stile di vita». Il regista di Captain Phillips e dei Bourne realizza un’opera tesa e incalzante, che ricostruisce i fatti dalla vigilia fino alla sentenza finale, contrapponendo la fredda follia dell’attentatore al coraggio del giovane Viljar, che testimoniò nonostante le gravi ferite riportate. Un film molto attuale, su ciò che a livello più o meno sotterraneo agita l’Europa, e che trova un’inquietante conferma nel documentario American Dharma di Errol Morris. Un’intervista a Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump e teorico della lotta alle élite e alla globalizzazione, che usa molti termini e concetti impiegati da Breivik nelle sue farneticanti tesi.

Kirby Bryan Dick, noto documentarista americano due volte nominato agli Academy Awards per Twist of Faith e The Invisible War, anche questa volta affronta un tema delicato che fa leva sulla sensibilità umana. Assieme alla distribuzione Netflix e al suo braccio destro Amy Ziering, Kirby ha il compito, attraverso questo film, di svelare il segreto che si cela dietro i nuovi dispositivi tecnologici in campo medico. Il documentario si apre con un discorso convincente al Global Summit for Medical Technology da parte di un industriale che sottolinea i grandi traguardi raggiunti dalla tecnologia nell’ambito della salute e come gli attori del settore si stiano impegnando per rendere migliori le vite delle persone in tutto il mondo. L’inizio, apprezzabile, mette in evidenzia il modo spettacolare ed efficacemente persuasivo con cui gli industriali promuovono i loro prodotti. Lo spettatore ignaro ci crede fiducioso poiché ancora non sa delle vite potenzialmente in pericolo e delle cospirazioni che si celano dietro queste parole. Il film ha una struttura ben organizzata: si focalizza su cinque o sei dispositivi medici che hanno danneggiato in modo irreversibile le persone che testimonieranno nell’opera, prendendo successivamente come riferimento dati globali agghiaccianti e mettendo così in luce le temibili relazioni tra aziende ed enti statali. Negli Stati Uniti è la FDA (Food and Drugs Administration) che si occupa di controllare l’affidabilità e quindi la sicurezza dei dispositivi medici utilizzati in campo chirurgico. Inizialmente sembrava facesse controlli attendibili, ma con i primi problemi (come il mal funzionamento della spirale contraccettiva, il danno al cervello che può creare una protesi all’anca di cobalto o la pericolosità di robot chirurgici come il Da Vinci) molti medici e specialisti iniziarono ad indagare. Scoprirono che i test venivano effettuati per due o tre anni su dispositivi impiantati in modo permanente e che il campione di esame si limitava a una ventina di persone, contro le centinaia testate per i prodotti farmaceutici. Ogni storia inizia sempre con una pubblicità ingannevole e rassicurante e finisce con la testimonianza di persone dalla vita stravolta. Ci sono medici che si preoccupano della salute del proprio paziente, e altri invece, collusi con l’industria per la quale lavorano o intrattengono malati rapporti di interesse. In un mondo che si innova sempre più velocemente, e dove le grandi compagnie hanno un potere sempre più totale, si oscura quella sicurezza che in campo medico dev’essere imposta, e dovrebbe essere una certezza, perché a pagarne le pericolosissime conseguenze è sempre la popolazione, inerme.


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Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino • 10 settembre 2018 • N. 37

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Cultura e Spettacoli

Dal Brasile non solo realismo magico

Saramago, la morte e il Grande Giro

bellinzonese di traduzione e di letteratura Babel

spiritosa, ironica e paradossalmente viva

IncontriA colloquio con il professor Roberto Francavilla che sarà ospite del Festival

Matteo Campagnoli Dopo l’edizione dello scorso anno, dedicata all’Aldilà, il festival di letteratura e traduzione Babel (Bellinzona, 13-16 settembre) torna a occuparsi di una nazione, il Brasile. Tra gli ospiti, il professor Roberto Francavilla, scrittore, traduttore e docente di letteratura portoghese e brasiliana presso l’Università degli studi di Genova. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il suo Brasile. Visto che ho il piacere di conoscerti, lascio da parte il «lei» riservato al professor Francavilla e passo subito al tu con cui siamo più a nostro agio: Com’è cominciata la tua passione per la letteratura brasiliana?

Un doppio viaggio iniziatico: il primo reale, in lungo e in largo per quel paese continente, zaino in spalla, tanti anni fa, alla ricerca di corrispondenze fra l’immaginario letterario che le mie letture giovanili avevano prodotto in me (Jorge Amado in primis) e le geografie fisiche e soprattutto umane che andavo attraversando e incontrando; il secondo, squisitamente letterario, compiuto durante le lezioni di Antonio Tabucchi

– il mio maestro – su João Guimarães Rosa e il suo sertão allegorico, su due grandi poeti come João Cabral de Melo Neto e Carlos Drummond de Andrade. Quel viaggio «reale», fra l’altro, aveva segnato l’improvvisa, e a tratti perfino contundente, decostruzione forzata di una serie di stereotipi che avevo alimentato prima della conoscenza empirica del Brasile. Mi sconvolse, ad esempio, la differenza abissale fra la dimensione rurale, sertaneja, ancora profondamente arcaica e la modernità aggressiva e cosmopolita delle grandi metropoli del sud, in particolare San Paolo, ancora oggi mio riferimento personale. Il Brasile è una nazione vasta quanto un continente, popolata dai discendenti dei nativi sopravvissuti alla colonizzazione e da quelli dei portoghesi e degli schiavi africani. Che tipo di letteratura ha prodotto questo ambiente? Esiste una cifra comune?

C’è un tema che oserei definire ossessivo ma che si spiega considerando la storia coloniale: la ricerca di identità. Tre grandi matrici (una endogena, l’amerindio, e due esogene, il porto-

Jorge Amado, fra i protagonisti indiscussi della letteratura brasiliana. (Keystone)

ghese e l’africano) hanno originato la società brasiliana a cui, da fine Ottocento, si sono andati unendo altri universi linguistici e culturali (italiani, tedeschi, russi, polacchi, ebrei, libanesi, giapponesi ecc.). Da qui i tentativi (non tutti riusciti) di elaborare un’originale cifra identitaria: dall’indio da operetta prodotto dal Romanticismo, per fare un esempio, alla rapsodia modernista del Macunaíma di Mario de Andrade (un’opera imperdibile!), attraverso il manifesto-dilemma dell’altro genio dell’avanguardia, Oswald de Andrade: Tupy or not Tupy? (il riferimento è al grande gruppo linguistico amerindio tupi-guarani).

A Babel si darà particolare attenzione alla letteratura dei «margini» e anche a voci non prettamente letterarie, come quella dello sciamano yanomamo Devi Kopenawa. Quali difficoltà incontrano gli autori che non appartengono all’élite letteraria o che non vivono nei grandi centri urbani?

Penso al grido lanciato dagli scrittori della cosiddetta «letteratura marginale» non solo per raccontare la loro geografia del disagio e della resistenza ma anche per sancire definitivamente, aspetto per me fondamentale in termini teorici, la loro auto-legittimazione. Chi decide che «sì, questa è letteratura»? L’accademia, l’editoria e il pubblico, trittico essenzialmente urbano, borghese, maschio e bianco! Il discorso prevede la messa in discussione e possibilmente la sovversione di categorie secolari e riguarda la dialettica canonica fra egemonia e subalternità. Anche il più noto scrittore di favela (ma sarebbe meglio chiamarla comunidade), apprezzato, premiato e tradotto, esiste perché l’interazione fra gli elementi di quel trittico gli permette di esistere. Ho l’impressione che a livello internazionale la letteratura non

solo brasiliana ma di tutto il Sud America sia rappresentata da pochi nomi, dai quali si fatica a scostarsi. L’ombra di giganti come Borges, Neruda, Amado, Garcia Márquez, Cortázar, Vargas Llosa è davvero troppo grande o secondo te ci sono altre ragioni?

Con il sorriso e con un po’ di esagerazione, potrei dire che si tratta dei danni collaterali del Realismo magico! Ancora oggi il lettore medio (ammesso che esista) «si aspetta» quel tipo di atmosfere. È l’immediata riconoscibilità sui cui ha buon gioco un certo marketing editoriale. A ciò si aggiunga l’imperituro fascino degli scenari esotisti e non ultima l’incapacità (o pigrizia, o mancanza di volontà) di comprendere la complessità di quei mondi. Vale per l’America Latina in generale: almeno un paio di generazioni di eccellenti narratori ormai svincolati, in senso positivo, dalle loro rispettive tradizioni, che ancora pagano lo scotto di essere accostati, in un caso perverso di immobilità culturale, ai mostri sacri che hai citato e che li hanno preceduti. Oltre a insegnare letteratura portoghese e brasiliana, hai tradotto alcuni grandi autori, tra cui Clarice Lispector, della quale parlerai al festival. Cosa la rende una scrittrice così speciale?

La sua natura. Certo, potremmo indagare la sua biografia, le sue origini di ebrea ucraina sfuggita al pogrom, la malattia, le nefaste disavventure accidentali che l’hanno minata. Ma la sua unicità risiede dentro di lei. Un animale insondabile, profondissimo, complesso. Una figura unica, in tutti i sensi. Dove e quando

Brasil Babel, Bellinzona, 13-16 settembre 2018. Per maggiori informazioni: www.babelfestival.com

Il linguaggio degli elefanti PubblicazioniChe cosa provano e, soprattutto, come comunicano

gli elefanti e gli altri animali? Le meravigliose settecento pagine del libro del biologo americano Carl Safina Stefano Vassere «Se fossero qui gli EB, sarebbe stata una cosa immensa, piena di concitazione e di barriti, con moltissimi strofinamenti e toccamenti… Noi li chiamiamo la famiglia italiana, perché sono enormemente espansivi. I JA, una piccola famiglia, hanno i loro motivi per contenersi». Con questo indimenticabile Al di là delle parole, del biologo e pubblicista americano Carl Safina, la casa editrice Adelphi inaugura una collana inusuale, almeno per l’Adelphi stessa, che si chiama «Animalia». Un libro che a prima vista spaventa, nella mole e nel vestito editoriale: con la bibliografia e gli indici fa circa settecento pagine e l’intento è enorme, perché si tratta di esplorare come tutto ciò che condividiamo con gli animali a livello di patrimonio genetico-evolutivo possa per sue strade ancora misteriose nascondere una dimensione cognitiva. In altri termini, si sappia che gli animali sono fatti come noi, e in particolare lo sono in parti cruciali del corpo e queste parti producono sostanze che sono come le nostre in contesti «biochimici» simili. «Sigmund Freud osservò che i neuroni di un gambero sono fondamentalmente identici a

quelli che si trovano negli esseri umani», mentre Oliver Sacks precisò che ciò che distingue i nostri neuroni dai loro è il numero e l’organizzazione. Fatto il numero e fatta l’organizzazione, chissà che, in un modo a noi ancora inaccessibile, tutto questo apparato non possa produrre sentimenti, stati d’animo, linguaggio. Quindi, figuriamoci gli elefanti! Perché agli elefanti africani è dedicata tutta l’ampia apertura di questo libro, che poi ci porterà con stile saggistico veramente stellare al cospetto dei lupi del parco di Yellowstone e di alcuni cetacei del Pacifico nord-occidentale nella loro comunicazione con l’uomo. Bisogna certo avere gran pazienza e abbondanza di tempo e di denari per cogliere parentele famigliari, comportamenti, differenze, abitudini di diversi branchi; per capire per esempio che gli elefanti sanno riconoscere «chi è parente di chi», che sanno godersi la vita appagati da situazioni estetiche e climatiche favorevoli, che piangono e sono tristi quando un esemplare muore e invano gli altri tentano di sollevarlo o lo coprono con rametti, che imparano a correre scuotendo il capo di qua e di là per avvisare gli altri che ci sono in giro delle api

moleste. Però, raccolti tutti questi dati, raccontarli diventa uno spasso per chi scrive e anche per chi legge. Qui ci sono elefanti, ma poi anche, detto, lupi e cetacei. Cercopitechi, uccellini di vario tipo, delfini. Senza dimenticare gli scimpanzé di uno dei grandi parchi della Tanzania: due furono osservati «arrampicarsi separatamente in cima a una collina al tramonto per poi accorgersi l’uno dell’altro, salutarsi, prendersi per mano e sedersi insieme a guardare calare il sole. Uno studioso scrisse di uno scimpanzé, libero in natura, che osservò per un quarto d’ora un tramonto particolarmente spettacolare». Certo di regola rimaniamo nell’ambito delle esigenze primarie: nutrisi, sopravvivere alle minacce, riprodursi, tutta l’eventuale comunicazione animale ruota attorno a queste tre semplici necessità. Ma Safina (e bisognerà credergli talmente la racconta bene) ci dice che alcuni delfini in cattività delle Hawaii conoscono la differenza tra «prendi l’anello da John e dallo a Susan» e «prendi l’anello a Susan e dallo a John» mostrando di potere accedere ad alcune primarie regole della regina del sistema linguistico, la signora sintassi.

TeatroUna morte

Il libro di Safina inaugura la collana «Animalia» di Adelphi.

Il procedere testuale di taluna saggistica anglosassone non rigorosamente e stucchevolmente scientifica ma sostenuta di verità ci colpisce sempre nel suo carattere straordinario. Un testo quasi narrativo, una serie interminabile di esempi tutti protetti da rinvii scientifici tanto rigorosi quanto discreti; quasi nascosti al lettore ma lì, se si vuole, pronti a essere presi e ascoltati. Per dirla alla Roland Barthes, esagerando un po’, «questo testo mi commuove perché, semplicemente, è così che vorrei scrivere». Settecento pagine. Volate. Bibliografia

Carl Safina, Al di là delle parole, Milano, Adelphi, 2018.

Giorgio Thoeni Seguire gli sviluppi di una compagnia teatrale composta esclusivamente di giovani prima o poi riserva sorprese. E se la strada verso la professionalità non è sempre lastricata da produzioni di successo, è anche vero che bisogna lasciare che la tenacia e l’esperienza riescano a dare quel giusto contributo per modellare la presenza artistica in forme e contenuti convincenti. Come nel caso della compagnia Grande Giro fondata nel 2013 da Lea Lechler, Valentina Bianda e Daniele Bianco, che riunisce differenti percorsi formativi finalizzati all’uso di linguaggi espressivi, dalla parola al movimento, dalla musica alla danza al video, con il proposito di acquisire identità garantendo le diversità: un processo sul quale costruire una cifra stilistica di cui tener conto. Il palco del Teatro Foce di Lugano ha recentemente ospitato il debutto di Firmato M., spettacolo ispirato al romanzo Le intermittenze della morte di José Saramago (2005), un’affascinante allegoria che il grande scrittore portoghese ha costruito nell’ipotesi che la morte potesse un giorno smettere di agire. Saramago l’immagina in un paese sconosciuto, a partire dallo scoccare della mezzanotte di un qualsiasi 31 dicembre. Inizia così una situazione paradossale che mette a scompiglio la comunità coinvolgendo tutto e tutti: dal governo alle assicurazioni, dalle agenzie di pompe funebri… alla chiesa che si ritrova senza poter nutrire la prospettiva, peraltro fondamentale, della resurrezione. Il Nobel per la Letteratura portoghese aveva già percorso le vie dell’inquietudine collettiva che condiziona il vivere sociale con Cecità (1995). Anche in quel romanzo il luogo e il tempo erano indefiniti e facevano da cornice a un’improvvisa e inspiegabile epidemia a causa della quale la popolazione diventava cieca liberando istinti primitivi e incontrollabili. Un saggio, come l’aveva definito Saramago, che in filigrana poneva interrogativi filosofici. Analogamente ne Le intermittenze della morte ritroviamo l’angoscia di una società privata dal suo riferimento per la fine di una vita. Una morte che nel romanzo assume sembianze umane per venire a patti con lo Stato che a sua volta delega a un’organizzazione criminale per non sporcarsi le mani. L’adattamento sviluppato dal Grando Giro si è inserito nell’attività di Young Lab, un laboratorio di ricerca fra Ticino, Losanna, Zurigo formato da tredici ragazzi tra i 20 e i 24 anni. Ne è scaturito un gioco teatrale in cui risalta l’uso del modello del coro classico dove il collettivo diventa protagonista attorno a occasionali corifei. Lo spettacolo risulta fresco ed efficace grazie certamente a un lavoro accurato sull’affiatamento del gruppo per restituire al pubblico emozioni, ironia e umorismo. Sono i fattori che hanno convinto maggiormente durante l’affollato e applaudito debutto di Firmato M., che venerdì prossimo (14.9) parteciperà a Fanfaluca, il Festival teatrale svizzero della gioventù di Aarau.


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Cultura e Spettacoli Una scena de Il Barbiere di Siviglia, regia di Carmelo Rifici. (M. Pasquali)

Kate Nash, un po’ più di grinta MusicaL’innegabile potere dell’irriverenza:

Kate Nash, torna a deliziare i suoi fan Benedicta Froelich

Un Barbiere à la page MusicaAl Lac di Lugano il trionfo memorabile del Barbiere

di Siviglia; nomi di spicco alle Settimane Musicali di Ascona

Enrico Parola Si sono spenti ieri gli applausi per il Barbiere di Siviglia, il capolavoro di Rossini con cui la lirica ha fatto il suo debutto al LAC ed è tornata dopo lunghi decenni a Lugano. Un debutto felice, salutato da un grande consenso del pubblico e un costante sold out non solo alla prima di lunedì scorso ma anche nelle repliche andate in scena fino a domenica. Per i tanti che frequentano le stagioni concertistiche (Lugano Musica e Orchestra della Svizzera Italiana) ma non quella di teatro, la prima sorpresa e il più evidente piacere è stato vedere il palco del LAC non come conchiglia acustica ma come spazio scenico. Uno spazio esibito volutamente in tutta la sua volumetria: le scene, create da Guido Buganza, contornavano i tre lati con porticati e altri elementi architettonici (con tanto di statue) disegnate in bianco e azzurro, nel mezzo un enorme clavicembalo come elemento architettonico, con scale ai lati della tastiera e la coda a far da palco, mentre case, stanze e ambienti che avrebbero dovuto occupare la scena erano evocate dai soli profili, parallelepipedi al neon che scendevano dall’alto. Il movimento dei diversi piani è stata una scelta insistita del regista Carmelo Rifici, che guida la programmazione in prosa ma non è nuovo al teatro d’opera: insegne che calano dall’alto, scale e porte che entrano dai lati e caschi da permanente dal retro, personaggi e oggetti che emergono dal pavimento. Il Conte d’Almaviva spunta dal cembalo, esilarante l’emersione di Figaro su una sedia da barbiere dorata, mentre dal fondo quattro clienti entrano su sedie uguali ma bianche. Il colore aureo non è solo il simbolo della regalità del Barbiere nel suo negozio, ma rimanda alla febbre dell’oro che nella visione di Rifici è il vero, assoluto motore delle azioni di tutti i personaggi ad eccezione di Rosina. La folla che prima accompagna e poi intralcia la serenata del Conte al verone di Rosina smania esageratamente per le monete e le banconote elargite dal nobile, durante

l’aria in cui Figaro dichiara quanto l’oro sia capace di ispirargli piani ed espedienti («All’idea di quel metallo») ecco comparire (licenza registica: non è indicato nell’originale ed è una felice invenzione di Rifici) da un pozzo la personificazione dell’oro, una ragazza in abiti aurei che si dinoccola suadente e suggerisce al barbiere il piano da dettare al Conte. Non è un dettaglio: Figaro non è qui il furbo e rivoluzionario burattinaio, bensì anch’egli una maschera manovrata dalla cupidigia. Tra i pregi di questo allestimento c’è quello di evitare il provincialismo: il rischio era che l’opera a Lugano debuttasse in una versione tradizionale ma dal sapore provinciale, un’imitazione in scala ridotta della Scala o di un altro grande teatro d’opera; invece la versione di Rifici-Buganza si pone in confronto con il teatro d’oggi (il neon richiama lo stile di Damiano Michieletto, uno dei registi lirici attualmente più à la page) e risulta appetibile per un pubblico internazionale e per altri palcoscenici. La parte musicale vedeva protagonista Diego Fasolis con i suoi Barocchisti, per un Rossini filologico che il maestro ticinese sta portando con successo in tutto il mondo, assieme a dive come Cecilia Bartoli. Il suono è sempre bello, talvolta di una morbidezza mozartiana e in alcuni momenti venato da un pathos degno di Donizetti; Fasolis conosce Rossini nel profondo e ne vuole far risaltare il lato più intimo e nostalgico, ma la pacatezza ritmica che ne consegue va a scapito, in alcuni momenti (cadenze, concertati), del ritmo teatrale, che perde la verve e la brillantezza trascinante tipiche del linguaggio rossiniano. Ottima la prova del Coro della RSI, discreta quella dei solisti: il timbro più convincente è quello del Conte d’Almaviva (Edgardo Rocha), appassionato e nobile a un tempo; poderoso il Figaro di Giorgio Caoduro, brillante nella recitazione ma con poche sfumature tra i fortissimi tonitruanti del «Largo al factotum» e i piani del registro mediano non sempre ben udibili; volonterosa soprattutto negli acuti la Rosina di Lucia Cirillo, ma

anche lei non certo ineccepibile nelle sfumature e nelle mezze tinte. Riccardo Novaro ha recitato un Bartolo simpatico e credibile, anche se non sempre la voce seguiva le intenzioni dei gesti. Nel complesso uno spettacolo godibile e un primo passo promettente sulla via della lirica. Grandi note ad Ascona

Anche le Settimane Musicali di Ascona hanno compiuto il primo passo nella 73a edizione, giovedì scorso, con l’orchestra zurighese della Tonhalle diretta da Krystof Urbanski in Schumann e Brahms. Stasera al Collegio Papio il secondo appuntamento, sostenuto dal Percento Culturale di Migros Ticino, con Jérémie Rhorer sul podio dell’Orchestra della Svizzera Italiana a dirigere un programma in cui si riassume il tema delle Settimane: «Vogliamo omaggiare Bach avvicinandoci a lui senza paraocchi dogmatici» illustra il direttore artistico Francesco Piemontesi. «Ci saranno interpreti di riferimento mondiale come Ton Koopman e la sua Amsterdam Baroque Orchestra con la Messa in Si minore e Mahan Esfahani con le Variazioni Goldberg, ma proponiamo anche brani di Bach trascritti da compositori novecenteschi e opere di autori che da Bach furono ispirati». Ad esempio György Ligeti e Mendelssohn, stasera rappresentati dal Concerto per violino e orchestra (solista Augustin Hadelich) e dalla sinfonia «Scozzese», mentre tre corali di Bach echeggiano nelle trascrizioni di Ottorino Respighi. Venerdì sarà Piemontesi ad affrontare Corali, Fughe e Cantate trascritte da Busoni. Il 21 ancora Mendelssohn con la sinfonia «Italiana» interpretata dall’Orchestra Nazionale della Rai; in programma anche il Concerto per violoncello di Dvorak con Enrico Dindo. Spiccano due serate mozartiane con Heinz Holliger sul podio della Kammerorchester Basel e con la stella del violino Renaud Capuçon accompagnato dalla Mahler Chamber Orchestra. Gran finale il 15 ottobre con Markus Poschner e la Osi impegnati nella Messa da Requiem di Verdi.

È probabile che, per la maggior parte degli appassionati di musica residenti in terra elvetica, il nome di Kate Nash non rivesta particolare significato; eppure, al tempo dei suoi primi grandi successi, nel 2007, la giovane londinese (allora appena ventenne), era stata effettivamente salutata dal pubblico e dalla critica inglesi come il nuovo fenomeno della scena pop nazionale, tanto da ricevere un ambito Brit Award come migliore artista femminile del 2008. In seguito, la personalità forte e indipendente della Nash si è scontrata, come da copione, con gli oscuri e spesso squallidi meccanismi dell’industria musicale, che hanno portato la sua casa discografica ad abbandonarla da un giorno all’altro (e via sms, nientemeno). Ma l’artista, il cui animo combattivo ed emancipato è ben noto ai media, non si è persa d’animo: reinventatasi come attrice televisiva, è presto riuscita, tramite il crowdfunding, ad autoprodurre il suo quarto lavoro, Yesterday Was Forever, il quale la conferma una volta di più come reginetta del cosiddetto «indie pop» made in UK – oltre che un’erede di quella branca della musica al femminile definita dai critici come «riot grrrl», tipica delle cantanti «arrabbiate» e intransigenti, la cui arte, come nel caso di Kate, trabocca di agguerriti aneliti al femminismo. E del resto, fin dagli esordi, ogni particolare della musica firmata dalla Nash – a partire dal suo marcato accento londinese, fino alla struttura più che tradizionale della forma canzone e agli irresistibili ritornelli orecchiabili – è sempre stato pervaso dal più puro gusto britannico, al punto che anche questo nuovo disco potrebbe definirsi come la quintessenza del pop radiofonico anglosassone; e tuttavia, la peculiare forma di ironia prediletta dalla performer, riflessa dai semi-demenziali e sempre arguti videoclip e dalle liriche quantomeno sarcastiche, resta invece profondamente personale, tanto da costituire una vera boccata d’aria fresca. Lo dimostra anche l’ultimo tra i singoli estratti da quest’album, l’irresistibile Life in Pink: un evidente omaggio al garage rock anni ’90, le cui

Kate Nash, un ruggito da grunge rock; qui sulla cover del nuovo cd.

liriche agrodolci riescono nella difficile impresa di affrontare in modo scanzonato un tema delicato come quello della malattia mentale. E seppur con minor efficacia, Kate tenta di trasmettere il medesimo spirito anche in brani agrodolci e sprezzanti come Hate You e Drink About You, che beneficiano perfino di qualche inserto elettronico a enfatizzarne il carattere rabbiosamente ironico. Eppure, ci sono momenti, nella tracklist di Yesterday Was Forever, in cui la miscela finisce purtroppo per apparire in qualche modo risaputa e, infine, monotona: è il caso di exploit quali Karaoke Kiss e Body Heat – le cui sonorità elettropop non bastano a nascondere una linea melodica francamente ritrita – o di Call Me e Take Away, troppo simili a jingle pubblicitari per riuscire a coinvolgere davvero l’ascoltatore. Le cose, tuttavia, cambiano radicalmente quando la Nash sceglie di rischiare, avventurandosi in terreni meno noti e sicuri: ne è esempio un pezzo sorprendente come Musical Theatre, sorta di ipnotico recitativo (quasi una versione britannica di un inciso rap) che la vede immergersi nei panni di una vera storyteller, scandendo con invidiabile abilità liriche graffianti e dai forti accenti drammatici, in grado di dipingere un affresco efficace quanto inquietante dell’alterazione nei processi mentali causata dal disturbo ossessivo-compulsivo. Lo stesso vigore espressivo caratterizza anche brani potenti e destabilizzanti quali California Poppies e Always Shining, in cui la voce di Kate finisce per sfociare in un ruggito da grunge rock d’altri tempi. E in effetti, ascoltando attentamente i testi di quest’album, si scopre che, al di là dei ritmi scanzonati e accattivanti, la Nash sembra riversare un’ampia dose di sofferenza in molti dei pezzi presenti nella tracklist, spesso occultando il palpabile disagio emotivo espresso dalle liriche tramite melodie solo in apparenza spensierate: si veda To the Music I Belong – bruciante ritratto della sofferenza psichica causata dalla fine di un rapporto, che però diviene, per volere di Kate, orgogliosa rivendicazione di come l’arte (nello specifico, la musica) sia l’unica compagna davvero fidata della propria vita, su cui poter sempre contare e da cui dipendere. Il che spinge a una duplice considerazione: se, da un lato, resta infatti difficile reprimere un certo disappunto nel notare come lo spirito vigoroso e battagliero della Nash venga riflesso solo in parte nelle sue incisioni, è pur vero che alcuni sprazzi creativi presenti in Yesterday Was Forever paiono smentire tale impressione. Così, sebbene sia lecito, in fondo, aspettarsi che Kate infonda maggiore grinta nella sua musica questo CD sembra promettere bene per il futuro di un’artista che ha tutto il tempo per maturare ed evolversi, nonché l’intelligenza per riuscirci. Annuncio pubblicitario

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Idee e acquisti per la settimana

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Un classico nostrano tra tradizione e innovazione Attualità Gnocchi nostrani all’insegna di freschezza e sostenibilità

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Gli gnocchi del Pastificio Di Lella si potranno assaggiare da giovedì a sabato di questa settimana nelle filiali Migros di Agno, Locarno, Lugano, S. Antonino, Grancia e Serfontana. Inoltre sabato 15 settembre Jeremy Gehring vi aspetta presso supermercato di Locarno.

Foto Flavia Leuenberger Ceppi; Testo Luisa Jane Rusconi

Gnocchi in degustazione

Jeremy Gehring, Pastificio Di Lella, Sementina, produttore degli gnocchi di riso nostrani

«La lavorazione dello gnocco è molto delicata e tutti i diversi passaggi devono essere eseguiti con maestria. Ho una formazione di cuoco ma è anche grazie alla generosità della famiglia Di Lella che il nostro prodotto è ineccepibile. L’eredità del pastificio è rimasta intatta e tutta la produzione è stata mantenuta con le ricette base originali. Nel caso degli gnocchi la differenza la fa la prima fase di lavorazione, durante la quale gli ingredienti sono mescolati a caldo. Questa lavorazione contribuisce a mantenerli più morbidi nella consistenza, facendoli risultare più leggeri. Inoltre permette di ottenere un prodotto naturalmente vegano in quanto per amalgamare gli ingredienti non è necessaria l’aggiunta di uova. Gli gnocchi vengono leggermente asciugati prima del confezionamento per evitare che si incollino tra di loro, vista l’estrema morbidezza. Siamo molto attenti alle

economie locali e alla sostenibilità, per questo ci riforniamo alla Riseria di Taverne, che macina la farina speciale di riso per i nostri prodotti. Il nostro pastificio è l’unico in Ticino che produce questi gnocchi di riso, che sono una valida alternativa per tutti coloro che hanno problemi di intolleranza al glutine. Lo gnocco spicca più per la sua consistenza, per questo consiglio di abbinarlo a un sapore deciso. Importante è l’uso di un grasso, meglio se burro, necessario per equilibrarne la consistenza con il sapore che lo accompagna. Personalmente prediligo il classico gnocco burro e salvia. Il burro va fatto fondere a bassa temperatura fino a farlo colorare di nocciola e in seguito si aggiungono le foglie di salvia tagliate non troppo fini, che si fanno cuocere fino a farle diventare croccanti. Tuttavia, sono ottimi anche con un sughetto al pomodoro».


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Idee e acquisti per la settimana

Imparare divertendosi

Novità Quattro originali nuovi giochi educativi «ambientali» arricchiscono l’assortimento del reparto giocattoli

Migros. Ne è ideatore Bryan Mundell, esperto di simulazioni di giochi da più di trent’anni. Lo abbiamo incontrato Signor Mundell, come è nata l’idea di questi giochi?

Fin da piccolo ho frequentato i Boy Scout dove ho imparato ad apprezzare e rispettare la natura. L’altra mia passione è sempre stata quella per i giochi di società, e nel mondo accademico ho inventato diversi giochi didattici per facilitare l’apprendimento in aula. Diversi anni fa, quando iniziai a soffrire di problemi respiratori causati dallo smog, mi sono chiesto: cosa posso fare per combattere questo problema che colpisce diverse persone? Ecco allora che un giorno ho avuto l’idea di inventare giochi educativi per cercare di combattere l’inquinamento e rallentare il riscaldamento climatico, unendo così le mie due più grandi passioni! Qual è la loro valenza educativa?

Tutti i giochi ambientali di Adventerra Games nascono con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto del nostro pianeta. Ciò che caratterizza e rende unici i giochi di Adventerra Games è il focus sui cambiamenti comportamentali. Infatti, tutti i prodotti sono pensati per insegnare e correggere piccoli comportamenti quotidiani che, se adottati con frequenza, possono ridurre la propria impronta ecologica in modo significativo. Per vincere il gioco, bisogna imparare i comportamenti virtuosi da mettere in pratica e quelli di «spreco» da non fare,

Watergame Un percorso ricco di sfide e imprevisti per conoscere e imparare a risparmiare l’acqua. L’aspetto di cooperazione è molto forte ed è bello vedere come i bambini imparino fin da subito che l’acqua è un bene prezioso da condividere con la comunità. Watergame Fr. 29.90

Powerhaus Una sfida per rendere noi stessi e la casa più efficienti dal punto di vista energetico, cambiando i propri comportamenti e facendo scelte e acquisti intelligenti, risparmiosi e sostenibili. Powerhaus Fr. 29.90

tutto per risparmiare acqua, energia, ed altre risorse naturali. Inoltre, i giochi insegnano l’importanza della collaborazione sociale e del lavoro di squadra. Ma ci si diverte anche?

Certo! Da tanti anni ormai i questionari che ci vengono restituiti dicono che il livello di divertimento è in media 4 sulla scala da 1 (noioso) a 5 (il massimo di divertimento). Il valore dei prodotti di Adventerra Games sta proprio nel legare l’apprendimento con il gioco, ovvero nel trasformare qualcosa potenzialmente noioso in qualcosa di piacevole ed educativo. Avete anche collaborato con la SUPSI?

Esatto. Per noi la SUPSI è una risorsa importante da diversi anni. Nel 2015 quattro gruppi di studenti di un corso di marketing hanno fatto brevi progetti per Adventerra Games. L’anno dopo un paio di studenti Master nel Dipartimento di Tecnologie Innovative ha creato prototipi di giochi digitali sotto la guida dei ricercatori, e nel 2017 ho assunto tre neo-laureati Master come comanager di Adventerra dopo che loro avevano effettuato un’analisi strategica e presentato un piano di crescita aziendale. Trovo i docenti, i ricercatori e gli studenti SUPSI preparati e motivati, e sono molto contento di collaborare con loro.

Dr. Bryan Mundell, ha vissuto per 23 anni nello Stato di New York. È inventore di numerose simulazioni, software e giochi didattici per lauree triennali e master, nonché ideatore di giochi educativi ambientali tradotti in diverse lingue europee. Dal 2008 vive in Svizzera dove ha fondato l’azienda Adventerra Games a Melide.

Global Warning Una corsa contro il tempo per salvare la Terra dal surriscaldamento! Un gioco ricco di contenuti caratterizzato da forti tematiche di attualità. Per vincere, è necessario il gioco di squadra, condizione essenziale per risolvere i problemi ambientali che affliggono la Terra! Global Warning Fr. 29.90

Spazza via la spazzatura Una gara tra le vie della città per riciclare il maggior numero di rifiuti. I bambini imparano a riconoscere i diversi tipi di rifiuti e a effettuare una corretta raccolta differenziata. Spazza via la spazzatura Fr. 29.90

In vendita nelle filiali Migros di Faido*, Taverne*, Locarno, Lugano, S. Antonino, SportXX Serfontana e Do it + Garden Agno. *escluso PowerHaus


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Idee e acquisti per la settimana

Ecco i Verzetti

Corsi in panetteria per bambini e adulti

Novità Scoprite nuovi sapori grazie alle salsiccette di maiale da grigliare in differenti

stuzzicanti gusti

Non c’è pericolo di annoiarsi a tavola con i nuovi Verzetti di suino proposti da questa settimana nei supermercati Migros con banco a servizio. I Verzetti non sono nient’altro che saporite salsiccette di insaccato crudo disponibili in ben cinque varietà per la gioia di ogni buongustaio: al naturale per chi preferisce i sapori semplici; al peperoncino o al pepe della Vallemaggia per gli amanti delle spezie e degli aromi piccanti oppure ancora arricchite con marsala o finocchietto selvatico per coloro che hanno una predilezione per una certa delicatezza. I Verzetti sono preparati a partire da un impasto simile a quello della tradizionale luganighetta, con l’utilizzo di ottima carne svizzera di maiale e li produce il rinomato salumificio Salumi del Pin di Mendrisio, il quale già rifornisce Migros Ticino con numerose specialità di salumeria fresca e stagionata. Tutte e cinque le varietà sono ottime cucinate per pochi minuti sulla griglia o rosolate in padella e possono essere anche l ’ingrediente saporito di altre ricette più sostanziose come risotti, paste o sughi. Inoltre sono perfette per la preparazione di un grande classico a base di verza e salsiccia: la cazzöla.

Migros Ticino offre la possibilità ai lettori di Azione di partecipare ad alcuni corsi di panetteria in filiale rivolti a bambini e adulti, previsti nelle date seguenti: Pomeriggio in panetteria per bambini

Migros S. Antonino, mercoledì 19 settembre, dalle 14.00 alle 16.30, 10 partecipanti. Serate in panetteria per adulti

Migros S. Antonino e Serfontana, martedì 25 settembre, dalle 18.30 alle 21.00 (10 partecipanti per filiale). Per partecipare occorre iscriversi, telefonando mercoledì 12 settembre 2018 dalle ore 14.00 al numero 091 850 82 76. La partecipazione è riservata a chi non ha beneficiato di vincite in altri concorsi promossi da «Azione» negli scorsi mesi.

Verzetti Nature, Finocchio, Peperoncino, Marsala e Pepe Vallemaggia 100 g Fr. 2.10. In vendita presso i banchi a servizio Migros. Annuncio pubblicitario

% 50

i t e p p a t i u s i l a t n e i r o o t n e m i r u a s e d a Fino k c o t s o l l de

In vendita presso il Centro Agno Due e Do it+Garden Migros Losone.


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Idee e acquisti per la settimana

Actilife

Vitamine per ogni occorrenza

Azione 20%

Chi segue una dieta equilibrata e mantiene uno stile di vita salutare si fa del bene. Ma a volte ciò non basta. Nel qual caso le vitamine e i sali minerali aggiuntivi di un integratore alimentare possono essere d’aiuto

Per i vegetariani La vitamina B12 sostiene il sistema immunitario e contribuisce tra l’altro a ridurre la stanchezza. Ideale per vegani, vegetariani e persone anziane.

Le cellule devono essere protette Gli oligoelementi selenio e ferro, unitamente alle vitamine C, A e B6, contribuiscono al mantenimento delle normali funzioni del sistema immunitario. Le fiale contengono dieci vitamine e sette sali minerali.

su tutti i prodotti Actilife a partire da 2 confezioni a scelta fino al 24 settembre

Verena Egger è assistente di farmacia e Category Manager Selfcare presso la Federazione delle cooperative Migros.

Novità Actilife Vitamin B12 in fiale* 10 pezzi da 7 ml (1 al giorno) Fr. 9.90

Verena Egger

«La salute in un colpo d‘occhio»

Novità Actilife Immun Pro in fiale* 7 pezzi da 25 ml Fr. 9.90

Actilife Magnesium al limone* 20 compresse effervescenti (1 al giorno) Fr. 5.90

Verena Egger, ora i prodotti Actilife sono esposti negli scaffali del reparto cosmetica assieme ai prodotti per la salute. Come mai? L’assortimento per la salute, in particolare gli integratori alimentari, sono stati raggruppati così che chi acquista può confrontare. Se per esempio si cerca un preparato con il magnesio, ora si trovano uno vicino all’altro le proposte Actilife, Kneipp, Axamine e Doppelherz e si può quindi scegliere velocemente il prodotto più idoneo. Con un solo colpo d’occhio di può prendere visione dell’offerta completa che ruota attorno alla salute. Nelle maggiori filiali sulle scansie dei prodotti per la salute si trovano anche quelli per lo sport e i pasti sostitutivi.

La vitamina del sole Soprattutto in inverno è importante un sufficiente apporto di vitamine. La vitamina D è utile poiché contribuisce al mantenimento delle ossa e sostiene il sistema immunitario così come l’assimilazione del calcio.

Quali le novità nell’ambito degli integratori alimentari? Le vitamine sono ora disponibili anche come gummy. I bambini in particolare apprezzano gli orsetti gommosi Health-iX. Una innovazione è costituita da «Senior Mobile» di Actilife, una bibita in polvere ricca di proteine con vitamina D e calcio, per il normale funzionamento dei muscoli e il mantenimento della massa muscolare.

Per muscoli e nervi Il magnesio contribuisce al normale funzionamento di muscoli e nervi. La compressa non sostituisce tuttavia un’alimentazione equilibrata.

Dalla A alla Z Le capsule contengono 21 nutrienti per una vita attiva – dalla vitamina A ai sali minerali e fino allo zinco. Le vitamine A, C e D supportano il sistema immunitario. Actilife All in one Depot 40 compresse (2 al giorno) Fr. 4.20

* Disponibile nelle maggiori filiali Adesso su iMpuls

La grande guida alle vitamine Come trovarla: • apri Discover nell’app Migros • scansiona questa pagina • trova ulteriori informazioni www.migros-impuls.ch/ vitamina

Actilife Vitamin D3* 30 compresse (1 al giorno) Fr. 3.90

Mobilità in età avanzata Gli ingredienti di Actilife Senior Mobile – pregiate proteine, vitamina D e calcio – in età avanzata possono offrire un contributo al mantenimento della mobilità. Actilife Senior Mobile* 300 g (1 porzione al giorno) Fr. 17.90

iMpuls è l’iniziativa della Migros in favore della salute.

In caso di intolleranza al lattosio Lactase assume la funzione dell’enzima prodotto dal corpo, la lattasi, e supporta la digestione. È ideale per le persone con intolleranza al lattosio. Novità Actilife Lactase 6000* 100 mini compresse (da 1 a 3 compresse prima o durante il consumo di pasti contenenti lattosio) Fr. 11.50

Vista potente La vitamina A viene anche chiamata «balsamo per gli occhi», perché contribuisce a mantenere le normali facoltà visive. Le capsule contengono luteina, colorante vegetale giallo-arancio. Actilife Vision Plus 30 capsule (1 al giorno) Fr. 8.90

Per chi sono utili gli integratori alimentari? Per le persone che mangiano in modo molto unidirezionale o che si trovano in una particolare situazione di vita, per esempio durante la gravidanza o in caso di un importante carico di stress. Anche per le persone che praticano molto sport. Gli integratori alimentari non devono in ogni caso andare a sostituire un’alimentazione sana.


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Actilife

Vitamine per ogni occorrenza

Azione 20%

Chi segue una dieta equilibrata e mantiene uno stile di vita salutare si fa del bene. Ma a volte ciò non basta. Nel qual caso le vitamine e i sali minerali aggiuntivi di un integratore alimentare possono essere d’aiuto

Per i vegetariani La vitamina B12 sostiene il sistema immunitario e contribuisce tra l’altro a ridurre la stanchezza. Ideale per vegani, vegetariani e persone anziane.

Le cellule devono essere protette Gli oligoelementi selenio e ferro, unitamente alle vitamine C, A e B6, contribuiscono al mantenimento delle normali funzioni del sistema immunitario. Le fiale contengono dieci vitamine e sette sali minerali.

su tutti i prodotti Actilife a partire da 2 confezioni a scelta fino al 24 settembre

Verena Egger è assistente di farmacia e Category Manager Selfcare presso la Federazione delle cooperative Migros.

Novità Actilife Vitamin B12 in fiale* 10 pezzi da 7 ml (1 al giorno) Fr. 9.90

Verena Egger

«La salute in un colpo d‘occhio»

Novità Actilife Immun Pro in fiale* 7 pezzi da 25 ml Fr. 9.90

Actilife Magnesium al limone* 20 compresse effervescenti (1 al giorno) Fr. 5.90

Verena Egger, ora i prodotti Actilife sono esposti negli scaffali del reparto cosmetica assieme ai prodotti per la salute. Come mai? L’assortimento per la salute, in particolare gli integratori alimentari, sono stati raggruppati così che chi acquista può confrontare. Se per esempio si cerca un preparato con il magnesio, ora si trovano uno vicino all’altro le proposte Actilife, Kneipp, Axamine e Doppelherz e si può quindi scegliere velocemente il prodotto più idoneo. Con un solo colpo d’occhio di può prendere visione dell’offerta completa che ruota attorno alla salute. Nelle maggiori filiali sulle scansie dei prodotti per la salute si trovano anche quelli per lo sport e i pasti sostitutivi.

La vitamina del sole Soprattutto in inverno è importante un sufficiente apporto di vitamine. La vitamina D è utile poiché contribuisce al mantenimento delle ossa e sostiene il sistema immunitario così come l’assimilazione del calcio.

Quali le novità nell’ambito degli integratori alimentari? Le vitamine sono ora disponibili anche come gummy. I bambini in particolare apprezzano gli orsetti gommosi Health-iX. Una innovazione è costituita da «Senior Mobile» di Actilife, una bibita in polvere ricca di proteine con vitamina D e calcio, per il normale funzionamento dei muscoli e il mantenimento della massa muscolare.

Per muscoli e nervi Il magnesio contribuisce al normale funzionamento di muscoli e nervi. La compressa non sostituisce tuttavia un’alimentazione equilibrata.

Dalla A alla Z Le capsule contengono 21 nutrienti per una vita attiva – dalla vitamina A ai sali minerali e fino allo zinco. Le vitamine A, C e D supportano il sistema immunitario. Actilife All in one Depot 40 compresse (2 al giorno) Fr. 4.20

* Disponibile nelle maggiori filiali Adesso su iMpuls

La grande guida alle vitamine Come trovarla: • apri Discover nell’app Migros • scansiona questa pagina • trova ulteriori informazioni www.migros-impuls.ch/ vitamina

Actilife Vitamin D3* 30 compresse (1 al giorno) Fr. 3.90

Mobilità in età avanzata Gli ingredienti di Actilife Senior Mobile – pregiate proteine, vitamina D e calcio – in età avanzata possono offrire un contributo al mantenimento della mobilità. Actilife Senior Mobile* 300 g (1 porzione al giorno) Fr. 17.90

iMpuls è l’iniziativa della Migros in favore della salute.

In caso di intolleranza al lattosio Lactase assume la funzione dell’enzima prodotto dal corpo, la lattasi, e supporta la digestione. È ideale per le persone con intolleranza al lattosio. Novità Actilife Lactase 6000* 100 mini compresse (da 1 a 3 compresse prima o durante il consumo di pasti contenenti lattosio) Fr. 11.50

Vista potente La vitamina A viene anche chiamata «balsamo per gli occhi», perché contribuisce a mantenere le normali facoltà visive. Le capsule contengono luteina, colorante vegetale giallo-arancio. Actilife Vision Plus 30 capsule (1 al giorno) Fr. 8.90

Per chi sono utili gli integratori alimentari? Per le persone che mangiano in modo molto unidirezionale o che si trovano in una particolare situazione di vita, per esempio durante la gravidanza o in caso di un importante carico di stress. Anche per le persone che praticano molto sport. Gli integratori alimentari non devono in ogni caso andare a sostituire un’alimentazione sana.


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Idee e acquisti per la settimana

Rivella

Il piacere di bere gratis a volontà Salire in vetta con la cabinovia senza pagare nulla e poi bersi gratis una Rivella nel ristorante alpino: «Rivella Unlimited Bottle» realizza il sogno di qualsiasi escursionista assetato

Zaino giornaliero o «Daypack»

Zaino da escursione

Zaino da trekking

• Impiego: per (tutti) gli usi quotidiani, dalla gita di un giorno alla passeggiata in città  aratteristiche: dalla •C forma più semplice allo zaino multitasche. •V  olume: 15-30 litri •A  datto a carichi fino a 8 kg

• Impiego: dalla passeggiata di un giorno alle escursioni di settimane • Caratteristiche: ampio spazio, innumerevoli dettagli e possibilità di fissaggio, migliore sistema portante per carichi pesanti. • Volume: 30-50 litri • Adatto a carichi fino a circa 15 kg

• Impiego: per escursioni e viaggi con bagaglio completo, da tre giorni a tre mesi • Caratteristiche: ampio spazio, diversi comparti e tasche, sistema portante adatto a carichi pesanti • Volume: 50-100 litri • Adatto a carichi tra 15 e 35 kg

Concorso

Una borraccia all’ora La «Rivella Unlimited Bottle» può essere solo vinta e non comprata. Fino a metà ottobre, sul sito Internet di Rivella sarà assegnata ogni ora una splendida borraccia. In totale, saranno quindi circa 2000 i vincitori di una «Unlimited Bottle». I codici vincenti per i partecipanti al concorso si trovano su tutti i tappi delle bottiglie di Rivella Rossa e Rivella Blu con l’etichetta speciale. Maggiori informazioni e partecipazione: www.rivella.ch/win Periodo della promozione: dal 18 agosto al 22 ottobre 2018.

Suggerimento

Se potete scegliere, comprate il modello più piccolo. Perché con gli zaini succede la stessa cosa che con i garage: sono sempre pieni. Uno zaino più piccolo costringe a disciplinarsi e a imballare il bagaglio con efficienza.

Con un po’ di fortuna questa bottiglia sarà presto vostra. Annuncio pubblicitario

25% di riduzione.

25%

Concorso a premi

Il piacere del carico Gli zaini sono fedeli compagni di grandi e piccole avventure. Sono costruiti per adattarsi correttamente all’uso e all’utente, poiché distribuiscono i pesi in modo equilibrato sulle anche e sulle spalle. Chi al momento dell’acquisto presta attenzione ad alcuni dettagli e si fa consigliare dai competenti specialisti di SportXX Outdoor, porterà il carico con più piacere.

Da alcune settimane, sugli scaffali della Migros fanno bella mostra di sé le bottiglie di Rivella in confezione speciale: si tratta di esemplari recanti sull’etichetta una borraccia color oro e la scritta «unlimited» (senza limiti). Le etichette attirano l’attenzione sull’attuale concorso a premi del produttore. In palio c’è la «Rivella Unlimited Bottle», un’edizione speciale della famosa

borraccia d’alluminio della rinomata azienda svizzera SIGG. Ma ecco la cosa più speciale: fino alla fine dell’autunno 2018 questa bottiglia può essere riempita ripetutamente gratis in oltre 20 destinazioni escursionistiche di tutta la Svizzera. Contemporaneamente, la bottiglia funziona da biglietto degli impianti di risalita delle destinazioni che partecipano all’iniziativa.

Il marchio Rivella è di casa tra le Alpi: dopo una bella sciata o anche una semplice passeggiata, una Rivella è la bibita rifrescante per eccellenza. Ed è stato subito trovato anche il partner ideale per la borraccia speciale: come Rivella anche SIGG è un tipico marchio svizzero. Entrambi sono sinonimo di stile di vita attivo e sono molto popolari tra gli escursionisti.

Partecipate al nostro concorso sulla pagina Facebook di Rivella entro venerdì 14 settembre e vincete uno dei 10 zaini da escursione Trevolution di SportXX. Dovete semplicemente votare quale dei due modelli è il vostro preferito e con un po’ di fortuna potrete aggirarvi nella natura con uno zaino nuovo. www.facebook.com/rivella

10.80 invece di 14.40 Destinazioni partner:

OFFERTA VALIDA SOLO DAL 11.9 AL 17.9.2018, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

Su tutti i multipack Rivella 6 × 150 cl


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Rivella

Il piacere di bere gratis a volontà Salire in vetta con la cabinovia senza pagare nulla e poi bersi gratis una Rivella nel ristorante alpino: «Rivella Unlimited Bottle» realizza il sogno di qualsiasi escursionista assetato

Zaino giornaliero o «Daypack»

Zaino da escursione

Zaino da trekking

• Impiego: per (tutti) gli usi quotidiani, dalla gita di un giorno alla passeggiata in città  aratteristiche: dalla •C forma più semplice allo zaino multitasche. •V  olume: 15-30 litri •A  datto a carichi fino a 8 kg

• Impiego: dalla passeggiata di un giorno alle escursioni di settimane • Caratteristiche: ampio spazio, innumerevoli dettagli e possibilità di fissaggio, migliore sistema portante per carichi pesanti. • Volume: 30-50 litri • Adatto a carichi fino a circa 15 kg

• Impiego: per escursioni e viaggi con bagaglio completo, da tre giorni a tre mesi • Caratteristiche: ampio spazio, diversi comparti e tasche, sistema portante adatto a carichi pesanti • Volume: 50-100 litri • Adatto a carichi tra 15 e 35 kg

Concorso

Una borraccia all’ora La «Rivella Unlimited Bottle» può essere solo vinta e non comprata. Fino a metà ottobre, sul sito Internet di Rivella sarà assegnata ogni ora una splendida borraccia. In totale, saranno quindi circa 2000 i vincitori di una «Unlimited Bottle». I codici vincenti per i partecipanti al concorso si trovano su tutti i tappi delle bottiglie di Rivella Rossa e Rivella Blu con l’etichetta speciale. Maggiori informazioni e partecipazione: www.rivella.ch/win Periodo della promozione: dal 18 agosto al 22 ottobre 2018.

Suggerimento

Se potete scegliere, comprate il modello più piccolo. Perché con gli zaini succede la stessa cosa che con i garage: sono sempre pieni. Uno zaino più piccolo costringe a disciplinarsi e a imballare il bagaglio con efficienza.

Con un po’ di fortuna questa bottiglia sarà presto vostra. Annuncio pubblicitario

25% di riduzione.

25%

Concorso a premi

Il piacere del carico Gli zaini sono fedeli compagni di grandi e piccole avventure. Sono costruiti per adattarsi correttamente all’uso e all’utente, poiché distribuiscono i pesi in modo equilibrato sulle anche e sulle spalle. Chi al momento dell’acquisto presta attenzione ad alcuni dettagli e si fa consigliare dai competenti specialisti di SportXX Outdoor, porterà il carico con più piacere.

Da alcune settimane, sugli scaffali della Migros fanno bella mostra di sé le bottiglie di Rivella in confezione speciale: si tratta di esemplari recanti sull’etichetta una borraccia color oro e la scritta «unlimited» (senza limiti). Le etichette attirano l’attenzione sull’attuale concorso a premi del produttore. In palio c’è la «Rivella Unlimited Bottle», un’edizione speciale della famosa

borraccia d’alluminio della rinomata azienda svizzera SIGG. Ma ecco la cosa più speciale: fino alla fine dell’autunno 2018 questa bottiglia può essere riempita ripetutamente gratis in oltre 20 destinazioni escursionistiche di tutta la Svizzera. Contemporaneamente, la bottiglia funziona da biglietto degli impianti di risalita delle destinazioni che partecipano all’iniziativa.

Il marchio Rivella è di casa tra le Alpi: dopo una bella sciata o anche una semplice passeggiata, una Rivella è la bibita rifrescante per eccellenza. Ed è stato subito trovato anche il partner ideale per la borraccia speciale: come Rivella anche SIGG è un tipico marchio svizzero. Entrambi sono sinonimo di stile di vita attivo e sono molto popolari tra gli escursionisti.

Partecipate al nostro concorso sulla pagina Facebook di Rivella entro venerdì 14 settembre e vincete uno dei 10 zaini da escursione Trevolution di SportXX. Dovete semplicemente votare quale dei due modelli è il vostro preferito e con un po’ di fortuna potrete aggirarvi nella natura con uno zaino nuovo. www.facebook.com/rivella

10.80 invece di 14.40 Destinazioni partner:

OFFERTA VALIDA SOLO DAL 11.9 AL 17.9.2018, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

Su tutti i multipack Rivella 6 × 150 cl


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Idee e acquisti per la settimana

Per saperne di più

Con «aha!» andate sul sicuro

aha!

Spuntini deliziosi

Con l’etichetta «aha!» la Migros propone innumerevoli prodotti privi di sostanze che scatenano intolleranze, come il glutine o il lattosio. Con essi si possono preparare gustosi spuntini e insalate per grandi e piccini

Azione 20% di sconto su tutto l’assortimento aha! dall’11 al 17 settembre

Sempre più persone soffrono di intolleranze alimentari. Oggi si stima che in Svizzera esse siano oltre due milioni. Da anni la Migros è impegnata a favore delle persone con allergie e intolleranze e amplia costantemente la gamma di prodotti a loro destinati. Dal 2008 esiste una collaborazione con aha! Centro Allergie Svizzera. Attualmente, l’offerta con l’etichetta «aha!» comprende 185 articoli, tra generi alimentari e prodotti per la cura e l’igiene del corpo. I segni di spunta colorati sull’imballaggio rappresentano un ottimo aiuto per orientarsi: indicano quali sostanze non vi sono contenute.

Suggerimento

Prima di tutto preparate una salsa di yogurt fatta in casa. In seguito aggiungetevi un po’ alla volta della Quinoa Tricolore, olive, peperoni, strisce di prosciutto, mozzarella e insalata a foglia piccola.

I prodotti sono raccomandati da aha! Centro Allergie Svizzera ed analizzati e controllati dal servizio di certificazione indipendente Service Allergie Suisse (SAS).

aha! Blévita Mini Zoo senza lattosio 45 g* Fr. 1.40

L’etichetta aha! contrassegna prodotti particolarmente indicati in caso di allergia o intolleranza.

Suggerimento

Dapprima versate in un bicchiere del condimento all’aceto balsamico. Poi aggiungete couscous, broccoli bolliti, pomodorini cherry, dadini di barbabietola cotta, spinaci e crostini.

Consiglio iMpuls

Cosa devono mangiare gli le persone colpite? Ecco come scoprirlo: • apri Discover nell’app Migros • scansiona questa pagina • maggiori informazioni su www.migros-impuls.ch/allergie

*Nelle maggiori filiali

aha! Quinoa Tricolore senza glutine, senza frumento 400 g Fr. 4.95

aha! Bio Couscous senza glutine, senza frumento 375 g* Fr. 2.90

aha! Muffin Cioccolato senza glutine, senza frumento, senza lattosio 75 g* Fr. 1.90

aha! Mozzarella senza lattosio 150 g* Fr. 2.40

aha! Pane Quinoa senza glutine, senza frumento, senza lattosio 300 g* Fr. 4.95

aha! Rapelli Prosciutto cotto Puccini senza lattosio, senza latte per 100 g Fr. 3.35

aha! Bio Soja Tofu Provençale senza lattosio, senza latte 200 g* Fr. 3.05

iMpuls è l’iniziativa della Migros in favore della salute.


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Idee e acquisti per la settimana

Per saperne di più

Con «aha!» andate sul sicuro

aha!

Spuntini deliziosi

Con l’etichetta «aha!» la Migros propone innumerevoli prodotti privi di sostanze che scatenano intolleranze, come il glutine o il lattosio. Con essi si possono preparare gustosi spuntini e insalate per grandi e piccini

Azione 20% di sconto su tutto l’assortimento aha! dall’11 al 17 settembre

Sempre più persone soffrono di intolleranze alimentari. Oggi si stima che in Svizzera esse siano oltre due milioni. Da anni la Migros è impegnata a favore delle persone con allergie e intolleranze e amplia costantemente la gamma di prodotti a loro destinati. Dal 2008 esiste una collaborazione con aha! Centro Allergie Svizzera. Attualmente, l’offerta con l’etichetta «aha!» comprende 185 articoli, tra generi alimentari e prodotti per la cura e l’igiene del corpo. I segni di spunta colorati sull’imballaggio rappresentano un ottimo aiuto per orientarsi: indicano quali sostanze non vi sono contenute.

Suggerimento

Prima di tutto preparate una salsa di yogurt fatta in casa. In seguito aggiungetevi un po’ alla volta della Quinoa Tricolore, olive, peperoni, strisce di prosciutto, mozzarella e insalata a foglia piccola.

I prodotti sono raccomandati da aha! Centro Allergie Svizzera ed analizzati e controllati dal servizio di certificazione indipendente Service Allergie Suisse (SAS).

aha! Blévita Mini Zoo senza lattosio 45 g* Fr. 1.40

L’etichetta aha! contrassegna prodotti particolarmente indicati in caso di allergia o intolleranza.

Suggerimento

Dapprima versate in un bicchiere del condimento all’aceto balsamico. Poi aggiungete couscous, broccoli bolliti, pomodorini cherry, dadini di barbabietola cotta, spinaci e crostini.

Consiglio iMpuls

Cosa devono mangiare gli le persone colpite? Ecco come scoprirlo: • apri Discover nell’app Migros • scansiona questa pagina • maggiori informazioni su www.migros-impuls.ch/allergie

*Nelle maggiori filiali

aha! Quinoa Tricolore senza glutine, senza frumento 400 g Fr. 4.95

aha! Bio Couscous senza glutine, senza frumento 375 g* Fr. 2.90

aha! Muffin Cioccolato senza glutine, senza frumento, senza lattosio 75 g* Fr. 1.90

aha! Mozzarella senza lattosio 150 g* Fr. 2.40

aha! Pane Quinoa senza glutine, senza frumento, senza lattosio 300 g* Fr. 4.95

aha! Rapelli Prosciutto cotto Puccini senza lattosio, senza latte per 100 g Fr. 3.35

aha! Bio Soja Tofu Provençale senza lattosio, senza latte 200 g* Fr. 3.05

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Idee e acquisti per la settimana

Anna’s Best

Un piacere ancora più grande, molta meno plastica La linea Saladbowl di Anna’s Best si amplia con le nuove insalate croccanti abbinate a tonno, pomodori cherry, prosciutto, pollo o formaggio e molti altri squisiti ingredienti. Inoltre, tutti i prodotti di questo assortimento sono ora confezionati in modo più ecologico, dal momento che il materiale utilizzato è stato ridotto di quasi il 50 percento. Con l’eccezione della salsa, gli ingredienti non sono più imballati separatamente, così che la confezione contiene nettamente meno plastica

Azione 20X Punti Cumulus su tutte le Saladbowl di Anna’s Best

Anna’s Best Saladbowl Ham & Gruyère DOP 240 g Fr. 5.20

Anna’s Best Saladbowl Tuna 240 g Fr. 4.90

Anna’s Best Saladbowl Chicken Caprese 260 g Fr. 5.90

Anna’s Best Saladbowl Grecque vegetariana 280 g Fr. 5.20

poiché il succo latteo delle sue foglie contiene lattucopirina. Si tratta di una sostanza amara, che si dice abbia un effetto rinvigorente. Dovrebbe inoltre incentivare la combustione dei grassi e attenuare i problemi di bile. Dal momento che le sostanze amare stimolano l’appetito, la scarola è un’insalata particolarmente adatta come antipasto.

Foto e Styling Ruth Küng

dall’11 al 24 settembre


Azione 50%

40%

2.90 invece di 4.90

3.80 invece di 7.60

Prugne Svizzera, al kg

40%

1.95 invece di 3.50 Pere Williams Svizzera, al kg

Entrecôte di manzo Paraguay, imballato, per 100 g

30% Tutto l’assortimento Galbani per es. Mozzarella, in conf. da 150 g, 1.35 invece di 1.95

30% Prosciutto crudo e salame di Felino dell'Emilia Romagna, affettati per es. prosciutto crudo, Italia, per 100 g, 5.05 invece di 7.25

conf. da 3

Hit

a par tire da 2 pe z zi

– .2 0

di riduzione

2.90 invece di 3.10 Il Burro panetto, 250 g, a partire da 2 pezzi, –.20 di riduzione l'uno

20% Tutto l'assortimento Farmer per es. Soft Choc alla mela, 290 g, 3.60 invece di 4.50, offerta valida fino al 24.9.2018

Migros Ticino Da tutte le offerte sono esclusi gli articoli M-Budget e quelli già ridotti. OFFERTE VALIDE SOLO DALL’11.9 AL 17.9.2018, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

3.90

Strofinacci in microfibra in conf. da 3 offerta valida fino all'1.10.2018


. a z z e h c s e fr lo o s e e r p m Se 33%

15.– invece di 22.60 Sminuzzato di pollo Optigal Svizzera, in conf. da 3 x 222 g / 666 g

30%

25%

6.60 invece di 9.50

2.25 invece di 3.–

Pollo intero Optigal, 2 pezzi Svizzera, al kg

Spezzatino di manzo TerraSuisse Svizzera, imballato, per 100 g

50%

33%

1.– invece di 2.–

4.95 invece di 7.50

Carne macinata di manzo M-Classic in conf. speciale Germania, per 100 g

Bresaola Alta Salumeria Italia, affettata, in conf. da 80 g

25%

2.85 invece di 3.85 Salametti di cervo prodotti in Ticino, in conf. da 2 x 90 g / ca. 180 g, per 100 g

20%

3.50 invece di 4.40 Arrosto spalla di vitello TerraSuisse Svizzera, imballato, per 100 g

HIT DELLA SETTIMANA PER IL GRILL. conf. da 5

25%

2.– invece di 2.70 Orata reale 300–600 g Croazia/Grecia, per 100 g, offerta valida fino al 15.9

40%

9.90 invece di 16.90 Salmone affumicato scozzese in conf. speciale d'allevamento, Scozia, 260 g

Migros Ticino OFFERTE VALIDE SOLO DALL’11.9 AL 17.9.2018, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

30%

2.40 invece di 3.50 Filetto di merluzzo MSC pesca, Atlantico nordorientale, per 100 g

50%

6.10 invece di 12.25 Cervelas TerraSuisse in conf. da 5 5 x 2 pezzi, 1 kg

20%

3.70 invece di 4.75 Vitello tonnato prodotto in Ticino, in confezione take away, per 100 g


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2.30 invece di 3.90 Uva Italia Italia, al kg

40%

2.70 invece di 4.50 Peperoni misti Paesi Bassi, 500 g

20%

3.90 invece di 4.90 Pesche gialle extra Italia, sciolte, al kg

33%

3.95 invece di 5.90 Pomodori cherry grappolo Ticino, in conf. da 500 g

20%

1.60 invece di 2.05 Emmentaler bio semistagionato per 100 g

40%

1.30 invece di 2.20 Raccard al naturale in blocco maxi per 100 g

conf. da 2

20%

20%

6.70 invece di 8.40

4.70 invece di 5.90 Fagiolini verdi bio Svizzera, imballati, 500 g

Insalata autunnale Anna’s Best in conf. da 2 2 x 250 g

30%

1.65 invece di 2.40 Blenio Caseificio prodotto in Ticino, in self-service, per 100 g

conf. da 2 conf. da 2

30% Tutte le rose Fairtrade, mazzo da 7 disponibili in diversi colori, lunghezza dello stelo 60 cm, 13.90 invece di 19.90

40% Phalaenopsis, 2 steli, in conf. da 2, vaso, Ø 12 cm disponibile in diversi colori, per es. fucsia, 19.90 invece di 33.80

Migros Ticino OFFERTE VALIDE SOLO DALL’11.9 AL 17.9.2018, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

20%

3.90 invece di 4.90 Zucca a fette Ticino, imballata, al kg

20%

1.60 invece di 2.– Formaggella ticinese 1/4 grassa prodotta in Ticino, in self-service, per 100 g

20%

3.65 invece di 4.60 Philadelphia in conf. da 2 al naturale, balance o alle erbe aromatiche, per es. alle erbe aromatiche, 2 x 200 g

25% Tutto l’assortimento i Raviöö prodotti in Ticino, per es. col pién da Brasaa (al brasato), 250 g, 5.10 invece di 6.80


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I nostri superprezzi. 20% Quark alla frutta M-Classic per es. ai lamponi, 4 x 125 g, 1.90 invece di 2.40

Hit

20%

3.90 Berliner 6 x 70 g

conf. da 2

40% Tortelloni M-Classic in conf. da 2 per es. Tricolori, 2 x 500 g, 7.– invece di 11.80

Tutto l’assortimento Assortimento per es. latte senza lattosio UHT, 1 l, 1.55 invece di 1.95

conf. da 4

40% Pizza M-Classic in conf. da 4 per es. pizza del padrone, 4 x 400 g, 12.90 invece di 21.60

OFFERTE VALIDE SOLO DALL’11.9 AL 17.9.2018, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

– .4 0

di riduzione

2.10 invece di 2.50 Pane ticinese TerraSuisse 400 g

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10.60

Leckerli finissimi 1,3 kg

15% Tutti i praliné Ferrero per es. Mon Chéri, 16 pezzi, 4.20 invece di 4.95

conf. da 3

conf. da 2

33%

20%

Croccantini alle mandorle, Nobilé o snack al burro Créa d’Or in conf. da 3 per es. croccantini alle mandorle, 3 x 103 g, 7.60 invece di 11.40

20% Intero assortimento Actilife (müesli escluso), per es. Breakfast, 1 l, 1.45 invece di 1.85, offerta valida fino al 24.9.2018

Gherigli di noci o datteri Sun Queen in conf. da 2 per es. gherigli di noci, 2 x 130 g, 6.20 invece di 7.80

20% Tutti i caffè istantanei Cafino, Noblesse e Zaun, UTZ per es. Cafino Classic in bustina, 550 g, 8.60 invece di 10.80

30% Tutti i tipi di zucchero fino cristallizzato da 1 kg e in conf. da 10 x 1 kg per es. zucchero fino cristallizzato Cristal, 1 kg, –.70 invece di 1.–


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a par tire da 2 pe z zi

33%

30%

Tutto l'assortimento di sottaceti e di antipasti Condy a partire da 2 pezzi, 30% di riduzione

3.90 invece di 5.85 Snacketti Zweifel in conf. speciale 225 g, per es. paprika shells

conf. da 6

30% Tutta la pasta Agnesi per es. spaghetti, 500 g, 1.40 invece di 2.05

20%

conf. da 3

33%

7.20 invece di 9.–

Funghi prataioli e misti M-Classic in conf. da 3 3 x 200 g, per es. funghi misti, 7.80 invece di 11.70

Fleischkäse Malbuner in conf. da 6 disponibile in diverse varietà, 6 x 115 g, per es. Delikatess

a par tire da 2 pe z zi

30%

Tutte le tortine e gli strudel M-Classic nonché le tortine bio surgelate, a partire da 2 pezzi, 30% di riduzione

50% Patate fritte o patate fritte al forno M-Classic surgelate, 2 kg, per es. patate fritte, 3.90 invece di 7.85

conf. da 12

50%

conf. da 2

30%

9.– invece di 18.– MegaStar in conf. da 12 mandorla, vaniglia e cappuccino, per es. alla mandorla, 12 x 120 ml

13.70 invece di 19.60 Capesante Pelican, MSC surgelate, 2 x 200 g

conf. da 24

25%

10.80 invece di 14.40 Tutti i tipi di Rivella in conf. da 6 x 1,5 l per es. rossa

33%

4.– invece di 6.– San Pellegrino in conf. da 6 x 1,25 l

OFFERTE VALIDE SOLO DALL’11.9 AL 17.9.2018, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

35%

25.90 invece di 40.80 Red Bull standard o sugarfree in conf. da 24 24 x 250 ml, per es. standard

30% Tutti i succhi Gold da 1 l e in conf. da 3 x 25 cl per es. multivitaminico, Fairtrade, 1 l, 1.35 invece di 1.95

a par tire da 2 pe z zi

20%

Tutto l’assortimento Knorr a partire da 2 pezzi, 20% di riduzione


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conf. da 12

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30% Tutti gli articoli di calzetteria da donna DIM per es. collant Teint de soleil, terracotta, tg. 2, il pezzo, 11.10 invece di 15.90, offerta valida fino al 24.9.2018

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15% Assorbenti e salvaslip Molfina nonché tamponi o.b. in confezioni multiple per es. salvaslip Bodyform Air, 2 x 45 pezzi, 2.80 invece di 3.30, offerta valida fino al 24.9.2018

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50% Tutto l’assortimento di posate Cucina & Tavola per es. cucchiaino da caffè Primo, il pezzo, –.45 invece di –.95, offerta valida fino al 24.9.2018

conf. da 2

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Detergenti Migros Plus in confezioni multiple per es. crema detergente in conf. da 2, 2 x 750 ml, 5.60 invece di 7.–, offerta valida fino all'1.10.2018

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4.80 invece di 6.– Carta per uso domestico M-Classic in conf. da 2 offerta valida fino all'1.10.2018

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30% Carta per uso domestico Twist in confezioni multiple Recycling Deluxe e Style, per es. Recycling Deluxe in conf. da 12, 9.20 invece di 13.20, offerta valida fino al 24.9.2018

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her o S en z a z u cc aggiunto.

–.95 Himbo e Arancia-mango Zero Jarimba 50 cl, per es. Himbo Zero Jarimba, offerta valida fino al 24.9.2018, in vendita nelle maggiori filiali

di durata F r e s ch e z z a ta. quadruplica C o n a r o mi n

aturali.

1.55 Aproz Fruity 50 cl al lampone, alla mela e alla pera o Exotic, per es. alla mela e alla pera, offerta valida fino al 24.9.2018

o Con ossigen aggiunto.

1.50 Aproz O2 Cranberry 50 cl, offerta valida fino al 24.9.2018, in vendita solo nelle maggiori filiali

OFFERTE VALIDE SOLO DALL’11.9 AL 17.9.2018, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

6.50 Ammorbidente Exelia Peach & Citrus 1,5 l, offerta valida fino al 24.9.2018


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Idee e acquisti per la settimana

Oh!

Per una sferzata di energia I nuovi latticini senza lattosio della linea «Oh!» e «High Protein» non contengono zucchero raffinato, ma in compenso una buona porzione di proteine, per esempio, nel quark ve ne sono ben 10 grammi e nel latte 7 grammi per 100 grammi prodotto. Le proteine forniscono energia al corpo e sono necessarie per la formazione e il mantenimento dei muscoli. Con il loro basso contenuto di grassi, tutti i prodotti sono pensati per inserirsi nel piano nutrizionale dei buongustai particolarmente attenti alla linea. Il quark è disponibile nei gusti fragola, banana e cioccolato.

Oh! High Protein Milk 1 l Fr. 2.40

Azione 20X Punti Cumulus su tutte le novità Oh! fino al 17 settembre

Oh! High Protein Fragola 150 g Fr. 1.35

Oh! High Protein Banana 150 g Fr. 1.35

Per iniziare la giornata con brio: quark alle fragole con müesli, noci e una porzione di frutta.

Oh! High Protein Cioccolato 150 g Fr. 1.35


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Idee e acquisti per la settimana

Aproz

Rinfrescanti novità

Azione 20X Punti Cumulus per ognuna delle novità Aproz qui presentate

Per gli amanti della frutta Come dice il nome, le nuove Fruity di Aproz sono davvero molto fruttate. Un contenuto di frutta del dieci percento garantisce un gusto naturale. Si può scegliere tra tre varietà: Exotic, mela-pera e lampone-fragola. Aproz Fruity 0.5 l Fr. 1.55

Nelle maggiori filiali

Nelle maggiori filiali

dall’11 al 24 settembre

Nelle maggiori filiali

Nelle maggiori filiali

Ad Aproz, tra le Alpi vallesane, si produce un’infinita varietà di bibite spumeggianti, tra cui le acque minerali aromatiche alla frutta con o senza anidride carbonica. Ad esempio, per la nuova linea Fruity, sono stati aggiunti puro succo di frutta e aromi naturali. Così diventa più facile servire ai vostri ospiti e familiari qualcosa che sia davvero di loro gusto.

Per gli sportivi Il classico senza anidride carbonica ora ha il tappo sportivo. Così la bottiglia è sempre a portata di mano durante l’allenamento.

Per spiriti brillanti Quando il cocco incontra l’ananas e l’arancia. Nella borsa della piscina ce ne vanno almeno due: bibita rinfrescante con il 30 percento di frutta e pratico tappo.

Aproz Cristal con tappo sportivo 0.75 l Fr. –.95

Aproz Schorle Ananas-acqua di cocco 0.5 l Fr. 1.50

Per attivi A basso contenuto di calorie, Aproz O2 con aroma naturale contiene dieci volte più ossigeno di una normale acqua minerale. Aproz O2 Cranberry 0.5 l Fr. 1.50

M-Industria crea numerosi prodotti wwwwww Migros, tra cui anche le bibite Aproz.


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Aproz

Rinfrescanti novità

Azione 20X Punti Cumulus per ognuna delle novità Aproz qui presentate

Per gli amanti della frutta Come dice il nome, le nuove Fruity di Aproz sono davvero molto fruttate. Un contenuto di frutta del dieci percento garantisce un gusto naturale. Si può scegliere tra tre varietà: Exotic, mela-pera e lampone-fragola. Aproz Fruity 0.5 l Fr. 1.55

Nelle maggiori filiali

Nelle maggiori filiali

dall’11 al 24 settembre

Nelle maggiori filiali

Nelle maggiori filiali

Ad Aproz, tra le Alpi vallesane, si produce un’infinita varietà di bibite spumeggianti, tra cui le acque minerali aromatiche alla frutta con o senza anidride carbonica. Ad esempio, per la nuova linea Fruity, sono stati aggiunti puro succo di frutta e aromi naturali. Così diventa più facile servire ai vostri ospiti e familiari qualcosa che sia davvero di loro gusto.

Per gli sportivi Il classico senza anidride carbonica ora ha il tappo sportivo. Così la bottiglia è sempre a portata di mano durante l’allenamento.

Per spiriti brillanti Quando il cocco incontra l’ananas e l’arancia. Nella borsa della piscina ce ne vanno almeno due: bibita rinfrescante con il 30 percento di frutta e pratico tappo.

Aproz Cristal con tappo sportivo 0.75 l Fr. –.95

Aproz Schorle Ananas-acqua di cocco 0.5 l Fr. 1.50

Per attivi A basso contenuto di calorie, Aproz O2 con aroma naturale contiene dieci volte più ossigeno di una normale acqua minerale. Aproz O2 Cranberry 0.5 l Fr. 1.50

M-Industria crea numerosi prodotti wwwwww Migros, tra cui anche le bibite Aproz.


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Idee e acquisti per la settimana

Potz detergente universale 1 for All animali domestici 1 l* Fr. 4.40 Potz

Ben più di una pulizia superficiale Foto Yves Roth

Nelle case in cui vivono animali domestici, una regolare pulizia accurata è particolarmente importante. Migros offre un’ampia proposta di detergenti universali, con un nuovo prodotto adatto in modo specifico per chi ha animali

*Nelle maggiori filiali

È dolce vedere il gatto o il cane che si rotolano sul pavimento e si lasciano accarezzare dal loro proprietario. Poiché gli animali trascorrono molto tempo all’esterno e talvolta tornano a casa sporchi, la pulizia dei locali è importante. Il nuovo detergente universale per una casa pulita garantisce a uomini e animali l’igiene dei pavimenti. Nello sviluppo della composizione è stata posta particolare attenzione affinché il detergente

abbia un effetto che neutralizza gli odori e diffonda una fragranza gradevole e rispettosa degli animali. Allo scopo è stato utilizzato un profumo a ridotto contenuto di allergeni. Il prodotto Potz non contiene coloranti ed è ben biodegradabile. Migros dispone di un’ampia scelta di detergenti universali adatti per tutti i tipi di superfici lavabili. Ognuno può decidere cosa è meglio per sé (e per i propri animali domestici).

Potz detergente universale 1 for All 1 l Fr. 3.50

Potz detergente universale 1 for All ricarica 1 l Fr. 3.25

Potz Fresh Mint & Green Tea 1 l Fr. 3.20

Migros Plus detergente universale 1 l Fr. 3.05

Migros Plus detergente universale Sensitive 1 l* Fr. 3.60

Ciò che ci sta più a cuore lo facciamo noi stessi. L’Industria Migros elabora circa 10’000 prodotti.


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Idee e acquisti per la settimana

Potz detergente universale 1 for All animali domestici 1 l* Fr. 4.40 Potz

Ben più di una pulizia superficiale Foto Yves Roth

Nelle case in cui vivono animali domestici, una regolare pulizia accurata è particolarmente importante. Migros offre un’ampia proposta di detergenti universali, con un nuovo prodotto adatto in modo specifico per chi ha animali

*Nelle maggiori filiali

È dolce vedere il gatto o il cane che si rotolano sul pavimento e si lasciano accarezzare dal loro proprietario. Poiché gli animali trascorrono molto tempo all’esterno e talvolta tornano a casa sporchi, la pulizia dei locali è importante. Il nuovo detergente universale per una casa pulita garantisce a uomini e animali l’igiene dei pavimenti. Nello sviluppo della composizione è stata posta particolare attenzione affinché il detergente

abbia un effetto che neutralizza gli odori e diffonda una fragranza gradevole e rispettosa degli animali. Allo scopo è stato utilizzato un profumo a ridotto contenuto di allergeni. Il prodotto Potz non contiene coloranti ed è ben biodegradabile. Migros dispone di un’ampia scelta di detergenti universali adatti per tutti i tipi di superfici lavabili. Ognuno può decidere cosa è meglio per sé (e per i propri animali domestici).

Potz detergente universale 1 for All 1 l Fr. 3.50

Potz detergente universale 1 for All ricarica 1 l Fr. 3.25

Potz Fresh Mint & Green Tea 1 l Fr. 3.20

Migros Plus detergente universale 1 l Fr. 3.05

Migros Plus detergente universale Sensitive 1 l* Fr. 3.60

Ciò che ci sta più a cuore lo facciamo noi stessi. L’Industria Migros elabora circa 10’000 prodotti.


TM, ®, © 2018 KELLOGG Company

Novità

Come spuntino

3.70 Kellogg’s® Tresor ® Break Chocolat Noisette confezione da 130 g

*In vendita nelle maggiori filiali Migros. OFFERTE VALIDE SOLO DAL 11.9. AL 17.9.2018, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK


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Idee e acquisti per la settimana

DIM

Avere sempre delle belle gambe Esistono dei collant estivi sottili per quando c’è molto caldo? Questa domanda sorge spontanea non solo tra le donne obbligate a portare i collant sul lavoro, ma anche in caso di gambe con qualche difetto estetico oppure pallide. DIM possiede la soluzione ideale: BB Cream, un sottilissimo collant che indossato diventa invisibile, ma che copre le irregolarità come un leggero trucco cosmetico. E Teint de Soleil: con questo collant le gambe sembrano appena tornate da una vacanza al mare.

Azione 30% di sconto su tutti i collant DIM dall’11 al 24 settembre

BB Cream perfetto collant coprente 16 DEN Fr. 9.–* invece di 12.90

Gambe abbronzate e ben proporzionate: i collant estivi invisibili sono la scelta perfetta.

Teint de Soleil leggero collant estivo 17 DEN Fr. 11.10* invece di 15.90


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Idee e acquisti per la settimana

Jarimba

Per festaioli assetati Le apprezzatissime bevande Jarimba Himbo e Arancia-Mango, buone e fruttate, sono disponibili anche nella versione senza zucchero aggiunto. Il loro sapore è dato da aromi naturali, mentre la variante Arancia-Mango, oltre ad acqua minerale svizzera, contiene puro succo di frutta. La leggera bottiglietta in PET da mezzo litro di entrambe le bevande è comoda da portare con sé durante una festa con bambini nel verde. Tutte le bevande Jarimba sono prodotte in Vallese dall’azienda del Gruppo Migros Aproz.

Azione 20X Punti Cumulus per Jarimba Zero Himbo e Arancia-Mango dall’11 al 24 settembre

Jarimba Zero Arancia-Mango 0.5 l* Fr. –.95 *Nelle maggiori filiali

Jarimba Zero Himbo 0.5 l* Fr. –.95

Le amate bevande Jarimba ora esistono anche senza l’aggiunta di zucchero.

M-Industria crea numerosi prodotti Migros, tra cui anche le bevande Jarimba.


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Festival svizzero dei rösti

Patate con spirito svizzero «Cervelat, pancetta, knöpfli, formaggio e carne secca dei Grigioni» sono golose specialità che noi svizzeri gustiamo sempre molto volentieri. E allora perché non miscelare questi ingredienti con uno dei più classici piatti nazionali, i rösti? Detto, fatto! I gastronomi Migros si sono dati da fare e hanno creato tre varianti speciali di rösti, tanto caratteristici quanto le alpi svizzere: rösti con cervelat, formaggio e pancetta; con knöpfli e formaggio come pure con carne secca grigionese. Ma attenzione, affrettatevi a procurarveli: questi rösti caratteristici saranno infatti disponibili solamente per un breve periodo.

Bündner Rösti con carne secca dei Grigioni 500 g* Fr. 2.90

Älpler Rösti con knöpfli e formaggio 500 g* Fr. 2.90

Disponibili per un breve periodo: tre varianti di rösti a base di ingredienti svizzeri.

Schweizer Rösti con cervelat, formaggio e pancetta 500 g* Fr. 2.90

*In filiali selezionate


Ăˆ tornato il mitico Camion Vendita Migros rivisitato... 2.0 Vieni a trovarci a Lugano CittĂ del Gusto

Le tappe 13 settembre 14 settembre 15 settembre 16-17-18 settembre 19 settembre 20-21-22-23 settembre

Piazza San Rocco Piazza Castello Piazza Riforma Piazza Castello Piazza San Rocco Piazza Castello

LA PROPOSTA Succulenti creazioni gastronomiche preparate al momento con prodotti freschissimi!

Azione 37 del 10 settembre 2018  
Azione 37 del 10 settembre 2018